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Magistratura (storia Romana)

Magistratura (storia romana)

Con il termine magistratura, dal latino magister (maestro), si definiva nell'antica Roma ogni carica pubblica, per lo più elettiva e temporanea. La medesima espressione ha in seguito designato una specifica funzione pubblica, quella dei magistrati preposti all'amministrazione della giustizia, ovvero all'esercizio della giurisdizione. Nell'antica Roma l'ordine sequenziale delle cariche pubbliche era detto cursus honorum. Erano magistrati:
- Questore (storia romana)
- Edile (storia romana)
- Pretore (storia romana)
- Console (storia romana)
- Censore (storia romana)

Voci correlate


- Repubblica Romana
- Impero romano
- Diritto romano
- cursus honorum Categoria:Roma antica

Latino

Questo articolo tratta della figura storica romana del re dei latini. In linguistica, latino è sinonimo di lingua latina.
Secondo la leggenda sull'origine dei Romani da Enea, particolarmente coltivata sotto i Giulio-Claudi, Latino era il re eponimo dei Latini, antico popolo dell'Italia centrale. Secondo l'Eneide di Virgilio, per esaltare il nuovo Impero Romano e in particolare Augusto, Latino ospitò Enea e Anchise in fuga da Troia, quando approdarono sul litorale dell'attuale Lazio (la regione ne deriverebbe pertanto il nome). Categoria:Mitologia romana

Antica Roma

La storia di Roma è antica e complessa. La parte qui delineata si occupa principalmente delle origini della città, dello sviluppo della Repubblica romana, della nascita e declino dell'Impero romano. =Preistoria= Le prime tracce di insediamenti risalgono alla cultura dell'uomo di Neanderthal.
Seguì un periodo di stasi, che solo nell'età del ferro sfociò in una nuova colonizzazione della regione. Questa non sembra potersi riferire a genti autoctone, ma a migrazioni di genti di stirpe indo-europea, i Latini.
La migrazione del gruppo latino-falisco fu antecedente a quella del gruppo umbro-sabello, di cui facevano parte i sanniti, anch'esso di origine indo-europea; sembra comunque che entrambe furono determinate dal successivo arrivo degli illirici nelle rispettive zone d'origine. =Storia antica=

Insediamenti latino-falisco

I primi stanziamenti della zona del Lazio da parte della popolazione indoeuropea dei Latini risalgono all'età del ferro, una colonizzazione successiva all'arrivo nelle loro zone d'origine delle popolazioni illiriche. All'inizio i Latini occupavano solo una piccola zona, detta "Latius vetus", e vicino vivevano molte popolazioni, di cui la più influente era quella degli Etruschi. I primi accampamenti sorsero sul colle Palatino attorno al X secolo A.C. ma presto si allargarono alle aree circonvicine. La primitiva scelta fu probabilmente dettata dalla più agevole possibilità di guado del fiume Tevere ma, successivamente, essa si rivelò preziosa in funzione della buona posizione lungo le rotte commerciali dell'epoca. Quando iniziò la fase "storica" delle popolazioni stanziate nella penisola, mentre i falisci occupavano la valle del Tevere tra i monti Cimini e i Sabatini, i latini occupavano solo una piccola zona, detta "latius vetus", che andava dalla riva destra della parte finale del Tevere, ai Colli Albani fino alla costa del Mar Tirreno.
Il loro terriotorio confinava con quello di influenza di diverse altre popolazioni, la più importante delle quali era sicuramente quella degli Etruschi la cui zona d'influenza iniziava sin dalla riva settentrionale del Tevere.
I volsci, di origine osca, occupavano la parte meridionale del Lazio e i monti Lepini; gli Aurunci la costa tirrenica a cavallo dell'attuale confine tra Lazio e Campania; a nord, sull'Appennino, si trovavano i sabini; a est gli Equi. Nella valle del Trero, gli ernici controllavano la via commerciale per la Campania e tra Ardea ed Anzio erano stanziati i Rutuli.
I primi accampamenti della futura Roma sorsero sul Palatino (X secolo a.C.) e successivamente sull'Esquilino e sul Quirinale. La località scelta non era certamente la più salubre; la zona era coperta da paludi e stagni, per cui anche se coltivabile per l'ampia disonibilità di acqua, probabilmente fu scelta in forza della sua posizione in prossimità dell'isola Tiberina.
L'isola che era il guado più agevole per traversare il fiume, era diventato il punto di intersezione di due importanti direttrici commerciali; una che andava dalla costa alle zone interne della Sabina utilizzata per il commercio del sale che in antichità rappresentava un'alimento fondamentale per la vita degli uomini ed un'altra che andava dall'Etruria fino alla Campania delle città greche utilizzata per gli scambi commerciali tra queste due popolazioni. Controllare l'isola significava controllare i traffici che vi si svolgevano e molto probabilemente da qui deriva l'importanza di Roma ai suoi albori.

Fondazione della città

Campania Inizia così il periodo della Roma quadrata, così detta per la forma quadrata del Palatino, anche se non si può ancora parlare di una vera e propria città.
Lo sviluppo dell'insediamento inizia con la dominazione etrusca. Si ritiene che Roma sia nata dall'associazione delle tribù della zona (e dall'unione dei villaggi che occupavano le cime dei colli) intorno all'VIII sec. a.C.; la tradizione maggiormente condivisa - e ripresa anche da Marco Terenzio Varrone (che con il suo De lingua latina gettò le basi per lo studio linguistico del popolo latino) - vuole che sia stata fondata da Romolo e Remo il 21 aprile del 753 AC; di parere contrario si dice Quinto Ennio il quale nei suoi Annales colloca la fondazione nell'875, mentre Fabio Pittore (che nel III secolo AC prese parte alla Seconda Guerra Punica), si riavvicina alle posizioni di Varrone individuandola nell'anno 748. 748 A dimostrazione che individuare la data esatta della nascita di Roma non è stato mai compito facile per gli storiografi, va detto poi che Lucio Cincio Alimento (autore di scritti in forma di Annali) e lo storico greco Timeo di Tauromenio (vissuto circa trecento anni prima di Cristo) vedono rispettivamente nel 729 nel 814 la fondazione di quella che sarà la città eterna (per Timeo, quindi, pressoché contemporanea a quella di Cartagine). Tutto quello che storicamente si può dire è che la città fu opera etrusca. Lo stesso nome è etrusco (Ruma), da questo può essere dedotto il nome di chi fortificò unitariamente le alture, dando una salda organizzazione interna alle varie tribù, probabilmente un certo Romulius (che diventerà Romolo), in corrispondenza, forse, di una gens romana, i Romilii. Romolo sarà il primo re di Roma e a lui faranno seguito altri sei monarchi, anch'essi probabilmente di origine Etrusca. Ad ogni sovrano viene generalmente attribuito un particolare contributo nella nascita e nello sviluppo delle istituzioni romane e dello sviluppo socio-politico dell'urbe: Romolo viene ricordato come il fondatore della città, a cui diede le principali istituzioni civili e il Senato, Numa Pompilio creò la principali istituzioni religiose (tra cui il tempio di Giano, il culto delle vestali, la carica di pontefice massimo - pontifex maximus - la suddivisione dell'anno in dodici mesi con, precisamente regolamentate, tutte le feste e le celebrazioni religiose), Tullo Ostilio, sconfiggendo i sabini e conquistando Alba Longa, iniziò l'espansione territoriale nel Lazio, ad Anco Marzio si deve la fondazione del porto di Roma per eccellenza, Ostia, Tarquinio Prisco eresse il Tempio di Giove e costruì la cloaca massima, Servio Tullio divise in cinque classi di censo la popolazione cittadina e costruì la prima cinta muraria (le mura serviane di cui è possibile osservare dei piccoli resti all'interno del Forum Termini); l'ultimo di questi fu Tarquinio il Superbo che, a causa dei suoi atteggiamenti arroganti e del disprezzo verso i suoi concittadini e verso le istituzioni romane, sarà cacciato dal popolo nel 509 AC. La cacciata dell'ultimo re di Roma, coincide con un periodo di forte declino per gli Etruschi: essi infatti, espandendosi a sud, vennero a contatto con i Greci. Dopo un iniziale conflitto con i coloni, cominciò la decadenza. Roma riuscì così, evidentemente, a liberarsi dal giogo etrusco, con la cacciata di Tarquinio il Superbo. In ogni caso, gli Etruschi lasciarono un'influenza durevole su Roma. I romani impararono a costruire templi, e venne introdotto il culto di una triade di dei (Giunone, Minerva e Giove) dagli dei Etruschi: Uni, Menrva e Tinia. Trasformarono Roma da una comunità di pastori in una città. Fecero anche da tramite nel passare elementi presi dalla cultura Greca, come la versione occidentale dell'alfabeto greco.

Organizzazione sociale

Il fulcro dell'organizzazione sociale era costituito dalla famiglia , che non era fondata solo sulle relazioni di sangue, ma anche da un rapporto giuridico di patria potestas. Il capo era il pater familias, cui facevano capo i figli, la moglie, le figlie, i nipoti, le mogli dei figli, gli schiavi, i liberti e i clienti.
Le varie famiglie, in funzione dei vincoli di sangue, costituivano le gentes. Il diritto romano riconosceva solo queste genti come dotati di personalità giuridica. Ben presto Roma si riempi di altre persone, che non erano schiavi e nemmeno appartenevano alle gentes: non erano patrizi e quindi vennero chiamati plebei. I plebei erano uomini liberi, ma giuridicamente non esistevano, quindi non potevano compiere alcun negozio giuridico. Da qui nasce l'istituzione della clientela: il plebeo si raccomandava ad un patrizio ed entrava a far parte della sua famiglia (in senso giuridico), mediante la mediazione del patrizio poteva compiere atti giuridici. Tutto ciò che possedeva, lo doveva alla gens gentilizia, non gli era permesso fondare a sua volta una gens. L'autorità del pater familias all'interno della famiglia stessa era illimitata, sia nel diritto civile che in quello penale. L'autorità del re era circoscritta ai compiti militari, alla politica estera e a dirimere le controversie fra le gentes. La primitiva divisione del popolo di Roma era in tre tribù (Ramnenses, Titientes, Luceres), con lo scopo principe legato al reclutamento militare, con la primitiva divisione centuriata.
I re tentarono di indebolire il potere del patriziato, con lo scopo di riconoscere gentes di origine straniera, le cosiddette genti minori.

Repubblica romana

Dopo il 500 AC, Roma si unì alle altre città latine in una difesa comune contro le incursioni dei Sabini, mentre intanto, entro il 400 AC il potere etrusco veniva limitato ai confini dell'Etruria. Roma cominciava ad emergere come la città dominante del Lazio, ma nel 387 AC (o 390?) venne saccheggiata dagli invasori Galli guidati da Brenno che con successo avevano già invaso l'Etruria. Successivamente, e durante tutta l'età repubblicana Roma, prese l'offensiva e condusse una lunga serie di guerre: conquistò l'Etruria, si impadronì di territori dei Galli a nord, e respinse gli altri latini e le popolazioni sannite a sud. Nel 290 AC più della metà della penisola italiana era controllata da Roma. Nel III secolo AC anche le poleis greche vennero portate sotto il suo controllo. Le guerre contro le diverse popolazioni italiane, contro i galli, i cartaginesi e i macedoni, porteranno a consolidare il dominio sull'Italia e a iniziare l'espansione in Spagna e in Macedonia. Data simbolo di questa espansione nel Mediterraneo è il 146 AC, anno in cui, dopo un assedio durato tre anni e altrettante guerre combattute nell'arco di più di un secolo contro Roma, cade definitivamente Cartagine, la quale viene completamente rasa al suolo e cosparsa di sale dalle truppe romane comandate da Publio Cornelio Scipione Emiliano; viene conquistata e distrutta anche Corinto, città simbolo della resistenza greca alla politica di espansione romana; con queste due grandi vittorie, Roma abbandona il ruolo di potenza regionale nel Mediterraneo Occidentale per assurgere a superpotenza incontrastata di tutto il bacino, il quale d'ora in poi, non a caso, verrà rinominato mare nostrum. Le classi dirigenti si aprono all'influenza della cultura greca e vengono importate opere d'arte e di artigianato artistico in gran numero dalla Grecia e dalle province orientali di cultura ellenistica. I problemi connessi ad una espansione così grande e repentina che la Repubblica dovette affrontare furono enormi e di vario genere: le istituzioni romane erano fino ad allora concepite per amministrare un piccolo stato; adesso le province (paragonabili alle colonie degli stati moderni, da non confondere con le colonie romane propriamente dette, le quali erano stanziamenti di cittadini romani a pieno titolo, cives optimo iure in territori extracittadini soggetti all'amministrazione e organizzazione diretta dello stato romano) si stendevano dall'Iberia, all'Africa, alla Grecia, all'Asia. Le continue guerre in patria e all'estero, inoltre, immisero sul "mercato" una quantità enorme di schiavi, i quali vennero usualmente impiegati nelle aziende agricole dei patrizi romani, con ripercussioni tremende nel tessuto sociale romano. Infatti la piccola proprietà terriera andò rapidamente in crisi a causa della maggior competitività dei latifondi schiavistici (che ovviamente producevano praticamente a costo zero), ciò provocò da una parte la concentrazione dei terreni coltivabili in poche mani e una grande quantità di merci a buon mercato, dall'altra generò la nascita del cosiddetto sottoproletariato urbano: tutte quelle famiglie costrette a lasciare le campagne si rifugiarono nell'urbe, dove non avevano un lavoro, una casa e di che sfamarsi dando origine a pericolose tensioni sociali abilmente sfruttate dai politici più scaltri. Anche la struttura originale della famiglia, delle relazioni sociali e della cultura romana subirono profondi sconvolgimenti : il contatto con la superiore civiltà greca e l'arrivo nella città di moltissimi schiavi ellenici (in molti casi più colti e istruiti dei loro stessi padroni!) generò nel popolo romano, specialmente tra la classe dirigente, sentimenti e passioni ambivalenti: da una parte si desiderava (e alla fine in buona parte ci si riuscirà) a svecchiare, rinnovare "sprovincializzare" i costumi rurali romani -mos maiorum- introducendo usanze e conoscenze provenienti dall'Oriente. Questo comportamento farà sì effettivamente che il livello culturale dei romani, almeno dei patrizi, crebbe significativamente -basta pensare all'introduzione della filosofia, della retorica, della letteratura e scienza greca- ma ciò generò indubbiamente anche una decadenza dei valori morali, testimoniata dalla diffusione di costumi e abitudini perfino oggi moralmente discutibili. Tutto ciò naturalmente non accadde senza provocare una strenua opposizione e resistenza da parte degli ambienti più conservatori, reazionari e anche retrivi della comunità romana. Costoro si scagliarono contro le culture extraromane, tacciate di corruzione dei costumi, di indecenza, di immoralità, di sacrilegio nei confronti delle abitudini religiose romane. Questi due opposti schieramenti furono ben rappresentati da due gruppi di potere di eguale importanza ma di radicalmente opposta visione: il circolo culturale degli Scipioni, che diede a Roma alcuni tra i più dotati comandanti militari della storia (l'Africano su tutti), e il circolo di Catone, il quale lottò accanitamente contro l'ellenizzazione del modo di vivere romano con una tenacia e un vigore che diventarono leggendarie (o famigerate a seconda dei punti di vista), tutto a favore del ripristino del più antico, genuino ed originale mos maiorum, quell'insieme di costumi e usanze tipiche della Roma arcaica che, secondo Catone, avevano permesso al popolo romano di rimanere unito di fronte alle avversità, di sconfiggere ogni sorta di nemico, di piegare il mondo al proprio volere. Questo scontro tra nuovo e antico, come è facile immaginare, non si placò fino alla fine della repubblica, anzi possiamo dire che questo scontro tra "conservatorismo" e "progressismo" (termini da usare, quando si discute di vicende romane, con molta accortezza, infatti parlare di ideologia progressista in senso moderno nella società romana, una società, al di là di ogni romanticismo, basata sullo schiavismo di massa, sulla romanizzazione anche forzata dei popoli, sull'autoritarismo, sulla repressione e su un atteggiamento intollerante e a volte anche feroce su chiunque osasse mettere in discussione il potere romano e le sue leggi, è a dir poco fuorviante) è stato presente in tutta la storia romana, anche nel periodo imperiale, a testimonianza di quale trauma deve essere stato la scoperta, il contatto e il confronto con civiltà al di fuori dei brulli paesaggi laziali. La piccola proprietà terriera messa in crisi dalle aziende agricole patrizie (che sfruttano il lavoro degli schiavi), e le nuove influenze culturali provocano forti tensioni sociali all'interno della società romana. Nel I secolo AC la Repubblica inizia a scricchiolare, si affermano forti poteri personali dei personaggi più influenti che, facendosi interpreti dei bisogni delle masse meno favorite o della necessità di mantenere il controllo nelle mani delle principali e più ricche gentes, porteranno alla guerra civile. La Repubblica dovrà affrontare anche una rivolta degli schiavi capeggiata da Spartaco. Arriveranno altre conquiste, la Gallia e la Britannia da parte di Giulio Cesare, ma i romani arriveranno fino in Siria ed in Armenia.

Il Principato

Armenia]] La tesi secondo cui il dominio di Roma ormai si estenda su un territorio troppo vasto e sia troppo complicato per le strutture della Repubblica gestirlo, provocando la nascita del Principato è ampiamente superata. Le ragioni dell'ascesa di un modello di governo centrale su base sempre più spiccatamente personale si devono ricercare nel declino del governo senatoriale della Repubblica Romana, il cui primo atto va riallacciato alla figura emblematica di Scipione Emiliano. La diffusione di un sempre più marcato senso individualistico a Roma ha sicuramente traccia della diffusione di effigi monetali ritraenti non più solo il più rappresentativo degli antenati del magistrato in carica, ma spesso il magistrato medesimo. Questo processo si manifesta in concomitanza con la penetrazione dei valori della civiltà ellenistica, favorita indubbiamente dalla conquista romana delle pòleis elleniche sulle coste della Magna Grecia (Italia meridionale) e della Sicilia, e sospinta dalla conquista romana della Macedonia, della Grecia moderna e di gran parte del mondo ellenistico, ad eccezione dell'Egitto dominato dalla dinastia Lagide, posto comunque sotto un sempre più pressante protettorato. Il ricorso sempre più assiduo al mandato dittatoriale incominciato con Gaio Mario stravolge la portata costituzionale della magistratura dittatoriale, prevista dall'ordinamento repubblicano, fino all'esito della dittatura sillana, intesa come mandato a restaurare lo Stato romano in senso conservatore-oligarchico (a favore degli optimates) e non pervenuta ad un esito monarchico per l'esclusiva volontà di Silla. La dittatura cesariana (46-44 a.C.) riprende in pieno il modello sillano, seppur partendo da un campo politico opposto (quello dei populares, gli oligarchi più propensi ad usare la demagogia sul popolino, il vulgus, per assumere il potere) e formalizza il rifiuto di un esito monarchico naturale adducendo la ragione del rifiuto culturale della Romanità per l'istituto monarchico ufficiale. L'ascesa di Ottaviano (44-30), attraverso la partecipazione ad un istituto apertamente sovversivo come il "secondo" Triumvirato, si formalizza nel 27 a.C. nella rinuncia ai poteri dittatoriali ormai estesissimi in cambio di un cooptato riconoscimento senatoriale di un "bisogno dello Stato romano" ad una figura di guida e di ispirazione politica del governo: con l'appellativo di Augusto, Ottaviano inaugura quel particolare istituto costituzionale romano noto come Principato (erroneamente talvolta chiamato Impero per la presenza effettiva di imperatori, dimenticando che la carica di "imperator" è appellativo già repubblicano per il generale vittorioso, e che la creazione di un'amministrazione decentrata attraverso la creazione di provinciae risale al 237 a.C., col caso siculo). Per tutto il primo secolo continua l'accrescimento territoriale dell'impero, sotto le dinastie dei Giulio-Claudii, e dei Flavi. Sotto Traiano, con la conquista della Dacia e di nuovi territori in Oriente, l'impero raggiunge la sua massima espansione. Sotto la dinastia degli Antonini si ha un periodo di pace e prosperità, sebbene verso la fine comincia ad essere sempre più pressante il compito di difendere i confini dell'impero dalla pressione dei nemici esterni. La crisi del Principato, avviatasi già alla morte di Marco Aurelio, si concretizza nell'ascesa di Settimio Severo (193-211) e nella riforma dell'istituto del principato, ormai estraneo alle dinamiche dell'ambito senatoriale e dominato da quelle dell'esercito. La monarchia militare severiana (193-235), seppure ripesca talvolta la necessità di una legittimazione senatoria, prelude all'avvento del Dominato (285-641), dopo la fase assai dinamica dell'anarchia militare (235-285). 641] Dopo la dinastia dei Severi, per tutto il III secolo saranno le legioni a proclamare imperatori che spesso regnano solo per brevi periodi e sono perennemente impegnati nelle campagne militari. La crisi economica è anche crisi ideale e si diffonde il Cristianesimo, in parte combattuto ed in parte tollerato. Con la Tetrarchia voluta da Diocleziano inizia la divisione dell'impero e vengono sviluppate profonde riforme nel tentativo di fissare lo status quo. Roma perde il suo ruolo di sede imperiali a favore di metropoli più vicine alle frontiere da difendere. Viene fondata da Costantino sul sito della città di Bisanzio la "Nuova Roma", Costantinopoli. La progressiva adozione della religione cristiana (che di converso si istituzionalizza a contatto con lo Stato romano, assumendone tratti organizzativi e alcuni modelli iconografici) avviata da Costantino (306-337), si conclude, dopo periodi di oscillazione tra scelte protoereticali (Costanzo II,337-361) e tentativi di restaurazione dei culti tradizionali, mediante l'organizzazione di un istituzione ecclesiale parallela a quella cristiana (Giuliano II,361-363), con l'adozione ufficiale del culto cristiano (Teodosio I Magno,379-395). Nel successivo IV secolo il cristianesimo diviene progressivamente l'unica religione e gli imperatori sono costretti ad accettare lo stanziamento dei barbari nei territori dell'impero, cercando di farne degli alleati. Nel V secolo l'impero d'Oriente e quello d'Occidente sono ormai stabilmente divisi. L'impero d'Occidente è ridotto quasi alla sola Italia e Roma subisce il sacco dei Visigoti di Alarico nel 410 e quello dei Vandali di Genserico nel 455. Sono ormai i generali barbari che difendono l'impero ed esercitano un enorme potere, arrivando a creare e deporre imperatori a loro piacimento. Nel 476 il re barbaro Odoacre depone l'imperatore Romolo Augustolo e rimanda le insegne imperiali all'imperatore d'Oriente, segnando anche formalmente la fine dell'Impero romano. = Storia medievale =

Roma sotto il controllo dei Barbari e dei Bizantini

Romolo Augustolo La caduta dell'Impero Romano d'Occidente non cambiò molto le cose per Roma. Odoacre e quindi gli Ostrogoti continuarono, come gli altri imperatori, a governare l'Italia da Ravenna. Nel frattempo, il Senato, sebbene da lungo tempo privato dei poteri che aveva, continuava ad amministrare Roma da solo, e il Papa in genere veniva da una famiglia senatoria. Questa situazione continuò finché l'Impero Romano d'Oriente, sotto Giustiniano I, catturò la città nel 536. Si inacerbì però il confronto tra Ostrogoti e Bizantini, con una serie di guerre che devastarono Roma e i territori circostanti. Nel 546 gli Ostrogoti di Totila ricatturarono e saccheggiarono la città. Il generale bizantino Belisario riprese Roma, ma ancora una volta gli Ostrogoti la ricatturarono, nel 549. Belisario venne rimpiazzato da Narses, che strappò una volta per tutte Roma dalle mani degli Ostrogoti nel 552. Come risultato della costante guerra attorno a Roma tra il 530 e il 550, la città cadde nello sfacelo, diventando abbandonata e desolata. L'imperatore bizantino Giustiniano I (527-565) garantì sussidi a Roma per mantenere le costruzioni pubbliche, gli acquedotti e i ponti. Questi, nello scenario di un'Italia impoverita dalle recenti guerre, non erano sempre sufficienti. Giustiniano si fece anche patrono dei rimanenti studiosi, oratori, fisici e legislatori statali sperando che presto più giovani avrebbero ricercato una migliore educazione. Dopo le guerre, il Senato sulla carta venne ripristinato, ma sotto la supervisione di un prefetto e altri ufficiali appuntati dalle autorità bizantine a Ravenna Comunque, il Papa era diventato una delle principali figure religiose nell'intero Impero Bizantino, ed effettivamente più potente a Roma dei rimanenti senatori, o degli ufficiali bizantini. In pratica, il potere locale di Roma era nelle mani del Papa, e nei successivi decenni, molti dei rimanenti possedimenti dell'aristocrazia senatoriale e dell'amministrazione bizantina vennero assorbiti dalla Chiesa. Il regno del nipote di Giustiniano e suo successore, Giustino II (565 - 578) avrebbe visto le invasioni dei Longobardi guidati da Alboino (568), che catturarono le regioni di Lombardia, Piemonte, Toscana, Spoleto e Benevento, restringendo il potere imperiale a piccoli territori prevalentemente costieri, come quelli di Ravenna, Napoli e Roma. L'unica città dell'entroterra rimasta sotto il controllo bizantino era Perugia, centro dell'ultima esile via di terra che collegava Roma a Ravenna. Nel 578 e nel 580, il Senato, nei suoi ultimi atti registrati, dovette chiedere il supporto di Tiberio II Costantino (578-582), contro i minacciosi vicini, il duca Faroaldo di Spoleto e il duca Zotto di Benevento. Maurizio (582 - 602) diede un nuovo corso al conflitto formando un'alleanza con Childelberto II di Austrasia (579 - 595). Le armate del re franco invasero i territori dei longobardi nel 584, 585, 588 e 590. Intanto Roma soffriva molto per una disastrosa inondazione del Tevere nel 589, seguita da una pestilenza nel 590. E' da notare una leggenda dell'avvistamento di un angelo, mentre l'appena eletto Papa Gregorio I (590 - 604) passava in processione presso la Tomba di Adriano, librarsi sulle costruzioni e sguainare la sua spada fiammeggiante come segno che la pestilenza stava per cessare. Almeno la città fu salva dalla conquista dei barbari. Agilulfo comunque, il nuovo re longobardo (591 - 616) riuscì ad assicurarsi una pace con Childelberto, riorganizzò i suoi territori e riprese le ostilità contro Napoli e Roma dal 592. Con l'imperatore preoccupato da guerre sul confine orientale e i vari e successivi esarchi incapaci di proteggere Roma dalle invasioni, Gregorio prese un'iniziativa personale per cominciare le negoziazioni di un trattato di pace. Venne completato nell'autunno del 598 ma soltanto dopo venne riconosciuto da Maurizio. Ma durò fino alla fine del suo regno. La posizione del Patriarca di Roma si rafforzò ancora sotto il regno dell'usurpatore Foca (602 - 610). Foca riconobbe il suo primato sopra il Patriarca di Costantinopoli e decretò Papa Bonifacio III (607) il "capo di tutte le Chiese". Durante il VII secolo, un afflusso di ufficiali e clericali bizantini da altre parti dell'impero rese le alte posizioni della chiesa in gran parte di lingua greca. Comunque, la forte influenza culturale bizantina non portò sempre all'armonia tra Roma e Costantinopoli. Nella controversia sul Monoteismo i Papi incontravano severe pressioni (a volte costrizioni con la forza) quando non stavano al passo con le posizioni teologiche variabili di Costantinopoli. Nel 653, Papa Martino I venne deportato a Costantinopoli e, dopo un processo, esiliato in Crimea, dove morì. Quindi, nel 663, Roma ebbe la sua prima visita imperiale dopo due secoli, da Costante II. Fu il suo peggiore disastro dall'epoca delle guerre contro i Goti, in quanto l'imperatore provvedette a spogliare Roma da tutto il metallo che possedeva, anche dagli edifici e dalle statue, in quanto serviva agli armamenti da usare contro i Saraceni. Comunque, per il mezzo secolo che seguì, a parte poche tensioni, Roma e il Papato preferirono continuare a seguire il governo Bizantino, in parte perché l'alternativa era il governo Longobardo, e in parte perché il cibo di Roma proveniva per lo più da tenute Papali in altre parti dell'Impero, in particolare dalla Sicilia. Comunque, nel 727, Papa Gregorio II si rifiutò di accettare il decreto dell'imperatore Leone III che stabiliva l'iconoclastia. Leone procedette, senza successo, ad imporre l'iconoclastia a Roma con la forza militare, confiscò le tenute papali in Sicilia e trasferì le aree precedentemente ecclesiastiche all'interno dell'impero al Patriarca di Costantinopoli. In pratica, Roma veniva espulsa dall'Impero Bizantino. Questo lasciò Roma completamente in mano alle sue forze locali nel proteggersi contro le invasioni dei Longobardi, adesso anzi incoraggiati dai Bizantini. Erano necessari nuove protezioni, e finalmente, nel 753, Papa Stefano III indusse Pipino il Breve, re dei Franchi ad attaccare i Longobardi con la benedizione del Papato. Nel IX secolo, Papa Leone IV commissionò la costruzione di un muro attorno ad un area dalla parte opposta del Tevere dei sette colli di Roma, che venne chiamata la Città Leonina.

La Roma papale e rinascimentale

Gli storici parlano di una sorta di scambio fra l'ambiente papalino e quello franco, con la prima che concesse, a Pipino il Breve dapprima e a Carlo Magno poi, il carisma imperiale, che voleva ricollegarsi a quello romano "d'Occidente", in difesa però della Cristianità, ricevendo in contraccambio il riconoscimento di una pretesa "donazione di Costantino" a favore del potere temporale della Chiesa sulla città di Roma e sui territori circonvicini. Il crescente potere del Papa veniva inevitabilmente a scontrarsi con l'Impero Bizantino, infastidito dal ruolo politico sempre più apertamente e autonomamente assunto dalla Chiesa, finché gli scontri culminarono nella controversia sull'iconoclastia, rifiutata da papa Gregorio II. L'imperatore bizantino Leone III, alla fine, escluse Roma dall'Impero, sicché Roma poté a quel punto contare solo sulla sua alleanza con i Franchi, grazie ai quali la città non cadde nelle mani dei numerosi nemici circostanti. È in questo periodo che fu effettivamente costituito lo Stato Pontificio, di cui Roma era capitale, che presto divenne il centro mondiale del Cristianesimo di rito latino. Il potere del Papa non era ancora tale da governare e difendere lo Stato, ma esso presto si accrebbe e le esperienze repubblicane diventarono sempre meno significative, fino a scomparire del tutto. Inoltre, nell'epoca del Rinascimento, Roma divenne anche un importantissimo centro culturale, che disputava a Firenze e Venezia le più significative innovazioni artistiche. Quando Pipino III sconfisse i Longobardi nel 756, Roma divenne la capitale dello Stato Pontificio, un'entità territoriale almeno nominalmente governata dal Papato. In pratica, comunque, il governo della città era disputato tra molte fazioni dlla nobiltà romana, il Papa, il Sacro Romano Imperatore e occasionalmente insurrezioni repubblicane. Dopo la soppressione della repubblica del 1434, il papato piegò il governo di Roma alla burocrazia ecclesiastica. In questo periodo Roma divenne il centro mondiale del Cristianesimo e sviluppò un ruolo politico che la rese una delle città più importanti del vecchio continente. Nell'arte, sebbene Firenze divenne centro dell'umanesimo e del Rinascimento, Roma fu il centro del barocco, la cui architettura influenzò molto la sua area centrale. Nel XVI secolo, un'area nella zona del centro venne delimitata dal Portico di Ottavia, per la creazione del famoso Ghetto Romano, dove vennero costretti a vivere gli Ebrei della città. = Storia contemporanea =

Roma durante l'unificazione d'Italia

Ebrei Alla fine del XVIII e nel XIX secolo, i moti rivoluzionari che caratterizzarono l'epoca non esclusero Roma. Il governo dei Papi venne interrotto dalla breve vita della Repubblica Romana (1798) che fu costruita sul modello della Rivoluzione francese. Un'altra Repubblica Romana sorse nel 1849, nell'intelaiatura delle rivoluzioni del 1848. Due delle più influenti figure dell'unificazione italiana, Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi combatterono per la breve repubblica. In particolare il Papa si scontrò con il processo di unificazione dell'Italia che stava portando a riunire tutta la penisola sotto il controllo dei Savoia. Il ritorno del Papa Pio IX a Roma, con l'aiuto delle truppe francesi, escluse Roma dal processo di unificazione che coinvolse la seconda guerra di indipendenza italiana e la spedizione dei Mille, dopo la quale tutta la penisola italiana, eccetto Roma e Venezia veniva riunita sotto il regno dei Savoia. Nel 1870, cominciò la guerra franco-prussiana, e l'imperatore francese Napoleone III non poteva più proteggere lo Stato Pontificio. L'armata italiana entrò a Roma (presa di Roma) il 20 settembre, dopo tre ore di colpi di cannone, attraverso Porta Pia. Roma ed il Lazio erano annessi al Regno d'Italia. Inizialmente il governo italiano aveva offerto a Pio IX di conservare per sé la Città Leonina, ma il Papa rifiutò l'offerta perché sottoscrivere avrebbe significato accettare il controllo dell'Italia sul suo dominio. Pio IX si dichiarò prigioniero nel Vaticano, anche se non gli era in realtà impedito di entrare e uscire. Ufficialmente, la capitale del regno venne spostata da Firenze a Roma solo nel 1871. La città che i Savoia scelsero per capitale d'Italia era ben lontana, nel 1871, dal possedere le qualità di una capitale europea. Storia, ruderi e pittoresco a volontà - ma nessuna traccia di borghesia liberale, una nobiltà bigotta e ignorante, stuoli di preti e monache che vivevano delle rendite dei beni ecclesiastici, un popolo ignorante e misero (quello stesso a cui il Belli aveva eretto il monumento dei suoi Sonetti) - meno di 250mila abitanti analfabeti al 70%, malaria e briganti che cominciavano subito fuori Porta San Paolo, niente industrie nel senso moderno del termine. In trent'anni, fino al 1900, la popolazione raddoppia, e anche la città costruita. Non si può negare che il nuovo regno d'Italia investa su Roma (non senza speculare, e in questo le classi proprietarie cittadine non sono seconde a nessuno). Ma insomma, l'essere capitale è un'attività produttiva in sè - e Roma entra nella civiltà moderna e torna a crescere.

La città contemporanea

1900 La Roma di oggi riflette le stratificazioni delle epoche della sua lunga storia, ma è anche una grande e moderna metropoli. Il vasto centro storico contiene molti resti dell'antica Roma, poche aree hanno resti medievali, ci sono molti tesori artistici dal Rinascimento, molte chiese e palazzi barocchi, come molti esempi di Art Nouveau, Neoclassico, Modernismo, Razionalismo e altri stili artistici del XIX e XX secolo, la città si può considerare una sorta di enciclopedia vivente degli ultimi 3000 anni di arte occidentale. Il centro storico si identifica con i limiti delle antiche mura imperiali. Alcune aree vennero riorganizzate dopo l'unificazione (1880-1910 Roma Umbertina), e alcune aggiunte e adattamenti furono effettuati durante il periodo fascista, con la creazione di Via dei Fori Imperiali e Via della Conciliazione di fronte al Vaticano (per la costruzione della quale larga parte del Borgo adiacente fu distrutto; e la fondazione di nuovi quartieri (tra i quali Eur (costruito in vista dell'Esposizione Universale del 1942), San Basilio, Garbatella, Cinecittà, Trullo, Quarticciolo, e, sulla costa, la ristrutturazione di Ostia) e l'inclusione di villaggi confinanti (Labaro, Osteria del Curato, Quarto Miglio, Capannelle, Pisana, Torrevecchia, Ottavia, Casalotti). Ciò ha determinato un'estensione verso sud-est, lungo le vie Tiburtina, Prenestina, Casilina, Appia Nuova. La città ha superato il corso dell'Aniene da una parte e dall'altra si è spinta verso il mare, a nord-ovest ha inglobato Monte Mario. Queste espansioni erano necessarie ad affrontare la grande crescita della popolazione dovuta alla centralizzazione dello stato italiano. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Roma ha sofferto dei pesanti bombardamenti (notevolmente a San Lorenzo) e di battaglie (Porta San Paolo, La Storta) e venne considerata una "città aperta". Comunque, a Roma fu risparmiata la completa distruzione accaduta a Berlino o Varsavia. Roma cadde nelle mani degli Alleati il 4 giugno 1944. Fu la prima capitale di una nazione dell'Asse a cadere. Dopo la guerra, Roma continuò ad espandersi a causa della crescente amministrazione e industria italiana, con la creazione di nuovi quartieri e sobborghi. La corrente popolazione è ufficialmente attorno ai 2.8 milioni, ma nei giorni lavorativi si stima che superi i 3.5 milioni. E' una crescita notevole rispetto al passato, in quanto gli abitanti erano 138.000 nel 1825, 244.000 nel 1871, 692.000 nel 1921 e 1.600.000 nel 1961. Tutto attorno alla città si è creata una rete di quartieri periferici in continua espansione, che hanno creato una serie di problemi sociali ed economici. Roma ospitò le Olimpiadi del 1960, usando molti siti antichi come Villa Borghese e le Terme di Caracalla come sedi. Per i giochi olimpici vennero create nuove strutture, come il grande Stadio Olimpico (che in seguito fu ancora rinnovato e allargato per ospitare le qualificazioni e la finale della Coppa del Mondo di calcio del 1990 della FIFA), il Villaggio Olimpico (creato per ospitare gli atleti e trasformato dopo i giochi in un quartiere residenziale). Molti monumenti di Roma vennero ristrutturati dallo stato italiano e dal Vaticano per il Giubileo del 2000. Essendo la capitale dell'Italia, Roma ospita tutte le principali istituzioni della nazione, come la Presidenza della Repubblica, il Governo e i Ministeri, il Parlamento, le principali Corti Giudiziarie, e le delegazioni diplomatiche di tutte le nazioni per gli stati d'Italia e Città del Vaticano (curiosamente, Roma ospita, nella parte italiana del suo territorio, l'ambasciata italiana di Città del Vaticano, unico caso di un'ambasciata entro il confine del suo stesso paese). Molte isituzioni internazionali hanno sede a Roma. Istituzioni culturali, di scienza o umanitarie come ad esempio la FAO. Oggi Roma è una delle più importanti destinazioni turistiche del mondo, a causa del suo immenso patrimonio archeologico e dei tesori artistici, come per le sue tradizioni uniche, e la bellezza delle sue viste e delle ville. Tra le sue risorse più interessanti, ci sono musei in abbondanza (Musei Capitolini, Musei del Vaticano, Galleria Borghese, e molti altri), chiese, costruzioni storiche, monumenti e rovine del Foro Romano e delle Catacombe. Tra le centinaia di Chiese, Roma ospita le cinque principali basiliche della Chiesa Cattolica: San Pietro in Vaticano, San Paolo fuori le mura, Santa Maria Maggiore, San Lorenzo fuori le mura e San Giovanni in Laterano, sede della diocesi di Roma e centro spirituale dell'intera Chiesa Cattolica. Il Vescovo di Roma è il Papa, coadiuvato da un vicario (normalmente un cardinale) per la sua attività pastorale. Roma è probabilmente l'unica città al mondo a contenere al suo interno uno stato: Città del Vaticano

Voci correlate


- Assedio di Roma (536-547)
- Assedio di Roma (1849)
- Stato Pontificio
- Consoli Repubblicani Romani
- Imperatori Romani
- Strade Romane
- Monetazione romana
- Nomi geografici latini
- Cucina nell'antica Roma

Collegamenti esterni


- [http://www.info.roma.it/monumenti_di_roma.asp Sito sulla storia, i monumenti ed i personaggi storici della città, con foto, mappe, documenti]
- [http://www.storiaspqr.it/ Sito sulla storia di Roma antica]
- [http://www.tibursuperbum.it/note/romani/index.htm Notizie e curiosità sull'antica Roma] Categoria:Storia di Roma

Giurisdizione

La giurisdizione, in latino iurisdictio da ius dicere, è la potestà di applicare la legge (interpretandone la portata e rendendola operante nel caso concreto) attribuita ai giudici allorchè risolvono controversie in posizione di indipendenza rispetto alle parti e di indifferenza rispetto all'esito delle medesime. Si distingue in:
- ordinaria, esercitata da giudici in senso proprio, appartenenti all'ordine giudiziario,
- e speciale, esercitata da giudici non appartenenti a tale ordine. La giurisdizione può inoltre essere distinta in
- civile quando risolve le controversie tra privati, ovvero tra privati e pubblica amministrazione, allorchè si discuta della lesione di un diritto soggettivo da parte di quest'ultima;
- penale, quando risolve le controversie relative all'innocenza o colpevolezza di un imputato e alla sua eventuale sottoposizione a pena;
- amministrativa, quando risolve le controversie promosse da privati contro la pubblica amministrazione per la violazione di loro interessi legittimi;
- costituzionale, quando risolve principalmente le controversie relative alla conformità delle leggi alla costituzione e i conflitti tra stato e regioni o tra i poteri dello stato. Nell'ordinamento italiano le giurisdizioni civile e penale sono per lo più demandate agli organi della giurisdizione ordinaria (giudice di pace, tribunali, in composizione monocratica (giudice unico) o in composizione collegiale (tre giudici), corti d'assise (solo penali), d'appello e di cassazione), mentre la giurisdizione amministrativa è demandata agli organi della giurisdizione speciale (tribunali amministrativi regionali, consiglio di stato, e corte dei conti). La giurisdizione costituzionale è esercitata dalla corte costituzionale. Categoria:Diritto processuale civile Categoria:Diritto processuale penale Categoria:Diritto amministrativo

Questore (storia romana)

Nella storia romana, i questori erano magistrati dello stato destinati alla supervisione e alla gestione del tesoro e delle finanze. Le origini dell'incarico possono essere fatte risalire ai tempi dei re di Roma. Cerca dopo il 420 DC esistevano a Roma quattro questori, eletti annualmente; dopo i 267 DC il numero fu elevato a 10. Alcuni venivano assegnati a compiere il loro servizio all'interno della capitale, mentre altri entrano distaccati assieme a governatori delle province o generali dell'esercito; altri ancora erano assegnati alla supervisione delle finanze militari. Dopo le riforme di Silla del 81 DC, l'età per candidarsi alla questura fu elevata a 28 anni per i patrizi e 30 per i plebei: l'elezione a quest'ora attribuita automaticamente lo status di senatore; contestualmente il numero dei questori fu elevato a 20.

Vedi anche


- Cursus honorum categoria:Roma antica ja:クァエストル

Pretore (storia romana)

Il Pretore, in latino praetor, era un magistrato romano dotato di imperium e iurisdictio. Secondo Cicerone Pretore era anche un titolo che designava i consoli come capi dell'esercito dello stato; ed egli riteneva che il termine contenesse le stesse componenti elementari del verbo praeire. Il periodo e l'incarico di comando dei consoli può essere appropriatamente chiamato Pretorio. Pretore era anche il titolo di un incarico presso i Latini, ed è anche il nome che Livio dà allo stratego degli Achei. Il primo pretore, inteso quale magistrato romano, venne creato nel 356 AC. A tale onore potevano ambire solo i patrizi, che crearono questo nuovo ruolo come una specie di risarcimento per il fatto di essere stati costretti a condividere il consolato con i plebei. Nessun pretore plebeo venne nominato fino al 337 AC. Il pretore veniva chiamato collega consulibus, e veniva eletto con gli stessi auspici nei Comitia Centuriata. I consoli venivano eletti per primi, e dopo toccava ai pretori. Il pretorato era in origine una specie di consolato, e le funzioni dei pretori erano una parte di quelle dei consoli che, secondo Cicerone, venivano chiamati anche judices a judicando. I pretori a volte comandavano l'esercito dello stato; e mentre i consoli erano assenti con le loro armate, esercitavano le funzioni di questi ultimi all'interno della città. Era anche un Magistratus Curulis e possedeva l'Imperium, e di conseguenza era uno dei Magistratus Majores: ma doveva rispetto e obbedienza ai consoli. Le insegne del suo ufficio erano sei littori. In un periodo successivo il pretore, a Roma, aveva solo due littori. Il pretorato venne inizialmente dato al console dell'anno precedente, come risulta da Livio,. L. Papirio fu pretore dopo essere stato console. Nell'anno 246 AC, venne nomimato un altro pretore, il cui incarico era di amministrare la giustizia, in materia di dispute tra peregrini, o tra peregrini e cittadini Romani; veniva perciò chiamato Praetor Peregrinus. L'altro pretore veniva quindi chiamato Praetor Urbanus "qui jus inter cives dicit", e talvolta semplicemente Praetor Urbanus e Praetor Urbis. I due pretori determinavano per sorteggio quali funzioni dovessero rispettivamente esercitare. Se uno dei due era alla guida dell'esercito, l'altro esercitava le funzioni di entrambi all'interno della città. A volte l' imperium di un pretore veniva prolungato per un secondo anno. Quando i territori dello stato si estesero oltre i confini dell'Italia, vennero creati nuovi pretori. Perciò due pretori vennero creati nel 227 AC, per l'amministrazione di Sicilia e Sardegna, e altri due vennero aggiunti con la formazione delle due province spagnole nel 197 AC. Quando c'erano sei pretori, due restavano in città, e gli altri quattro erano inviati fuori. Il Senato determinava le loro province, che venivano distribuite per sorteggio. Dopo la perdita delle funzioni giudiziarie nella città, un pretore spesso aveva l'amministrazione di una provincia con il titolo di Propretore, e talvolta con il titolo di Proconsole. Silla portò il numero di pretori a otto, che Giulio Cesare innalzò successivamente a dieci, dodici, quattordici e sedici. Augusto, dopo diversi cambi, fissò il numero a dodici. Sotto Tiberio ce ne furono sedici. Due pretori vennero nominati da Claudio per questioni relative alla Fideicommissa, quando il lavoro in questo dipartimento della legge divenne considerevole, ma Tito ridusse il numero a uno; e Nerva aggiunse un pretore per le decisioni sulle diatribe tra fisco e individui. Marco Aurelio, secondo il Capitolinus (M. Ant. c10), nominò un pretore per le questioni relative alla tutela, che doveva prendere servizio dopo che Pomponio scrisse le Pandectae. I principali doveri dei pretori erano giudiziari, e sembra che si ritenne necesario di volta in volta, incrementare il loro numero, per assegnarli a particolari dipartimenti dell'amministrazione della giustizia. Talvolta venivano loro assegnati dei doveri straordinari, come nel caso del Praetor Peregrinus (144 AC) che venne nominato da un Senatusconsultum per sorvegliare la riparazione di certi acquedotti e per impedire l'utilizzo improprio dell'acqua. Il Praetor Urbanus era chiamato Pretore, ed era il primo del suo grado. I suoi doveri lo confinavano a Roma, come è implicito nel suo nome, e poteva lasciare la città solo per dieci giorni alla volta. Era parte dei suoi compiti di sovraintendere ai Ludi Apollinares. Era anche il capo dell'amministrazione della giustizia, e grazie agli Edicta dei pretori che si susseguirono, il Diritto Romano deve buona parte del suo sviluppo e miglioramento. Sia il Praetor Urbanus che il Praetor Peregrinus avevano Jus Edicendi, e le loro funzioni in questo senso, non sembra siano state limitate dalla costituzione del potere imperiale, anche se devono essere stati gradualmente limitati con il divenire comune della pratica della Costituzione e delle Riscritture Imperiali. I limiti dell'amministrazione di questi due pretori erano espressi dai termini della Urbanae Provinciae. Le principali funzioni giudiziarie dei pretori nelle questioni civili, consistevano nel dare un judex. Era solo nel caso delle interdizioni, che decidevano in maniera sommaria. I procedimenti davanti al pretore erano tecnicamente detti essere in jure. I pretori presiedevano anche i processi penali. Questi erano le Quaestiones perpetuae, o i processi per Repetundae, Ambitus, Majestas, e Peculatus, i quali, quando c'erano sei pretori, erano assegnati a quattro di essi. Silla aggiunse a queste Quaestiones quelle di Falsum, De Sicariis et Veneficis, e De Parricidis, e a questo scopo aggiunse due, o secondo altre fonti, quattro pretori; i resoconti di Pomponio e di altri scrittori non concordano su questo punto. In queste occasioni il pretore presiedeva, ma un corpo di giudici determinava, per maggioranza dei voti, la condanna o l'assoluzione dell'accusato. Il pretore, quando amministrava la giustizia, sedeva su una sella Curulis, in un Tribunale, che era quella parte della Corte, assegnata al pretore e ai suoi assessori e amici, ed è opposto alla Subsellia, la parte occupata dai giudici e dagli altri presenti. Ma il pretore poteva compiere molti atti ministeriali al di fuori della corte o, come si diceva, e plano, o ex aequo loco, termini che si contrapponevano a e tribunali o ex superiore loco: ad esempio, poteva in alcuni casi dare validità all'atto di manomissione quando era al di fuori della corte, sulla via per i bagni o per il teatro. Una persona che era stata espulsa dal Senato poteva recuperare il suo grado venendo nominato pretore. Sallustio divenne pretore con questo sistema. I pretori esistettero in vario numero fino a un tardo periodo dell'Impero, anche se la funzione del Pretore era ormai quella di organizzare i pubblici spettacoli, ed aveva perso quasi ogni altra prerogativa. Categoria:Diritto romano ja:プラエトル

Censore (storia romana)

Il censore era, nell'antica Roma, un membro della Censura, la magistratura istituita nel 443 AC e operante fino al 350 AC. Tale carica poteva essere ricoperta solo dai patrizi. A contraddistinguere l'atto della loro elezione era la cosiddetta cerimonia della lustratio, la purificazione della città (il termine lustrum, da allora, designa un periodo di cinque anni, ovvero il lasso di tempo che intercorreva da una elezione e la successiva). I censori erano eletti direttamente dai comizi centuriati, appunto ogni cinque anni, e restavano in carica diciotto mesi; si occupavano principalmente del censimento della popolazione, della cura morum (cioè della sorvaglianza sui comportamenti individuali e collettivi), e della lectio senatus. Le funzioni del censore, con il declino e la caduta della Repubblica Romana vennero poi assunte direttamente dagli imperatori, spesso in chiave anti-senatoriale. categoria:Diritto romano categoria:Roma antica

Impero romano

L'Impero romano succedette alla Repubblica Romana, controllò il mondo Mediterraneo e gran parte del Nord Europa dopo il 31 AC; entrò in crisi nel III secolo DC e si riorganizzò su basi autocratiche, spostando il proprio baricentro in oriente, dove con l'imperatore Costantino ebbe una nuova capitale. In seguito l'impero venne diviso in un impero d'oriente e un impero d'occidente, ma Roma non fu più capitale, neanche dell'occidente. L'ultimo imperatore romano nella metà occidentale dell'Impero fu deposto nel 476. La parte orientale dell'Impero sopravvisse senza interruzioni, ma con graduale perdita di territori fino al 1453 quando Costantinopoli cadde sotto il dominio dei Turchi (si veda Impero Bizantino). Gli stati successori in occidente (Regno franco e Sacro romano impero) ed in oriente (la Russia degli Zar) continuarono ad usare i titoli adottati dall'Impero romano, fino all'epoca delle rivoluzioni. Influenze dell'Impero romano sul modo di governare, la legge, l'architettura e molti altri aspetti della vita risultano inevitabili.

L'ascesa di Augusto e gli imperatori Giulio-Claudi

Quando la Repubblica Romana (509 AC - 31 AC) arrivò alla fine, Caio Giulio Cesare Ottaviano, pronipote di Giulio Cesare e da lui adottato, rafforzò la sua posizione con la sconfitta del suo unico rivale per il potere, Marco Antonio, nella battaglia di Azio. Anni di guerra civile avevano lasciato Roma quasi senza legge. Tuttavia Roma non era ancora preparata ad accettare il controllo di un despota. Ottaviano agì astutamente. Per prima cosa sciolse il suo esercito ed indisse elezioni. Ottaviano fu eletto alla prestigiosa carica di console. Nel 27 AC, ufficialmente restituì il potere al Senato di Roma, e si offrì di rinunciare alla sua personale supremazia militare ed egemonia sull'Egitto. Non solo il Senato respinse la proposta, ma gli fu anche dato il controllo della Spagna, Gallia e Siria. Poco dopo Il Senato gli concesse anche l'appellativo di "Augusto". Augusto sapeva che il potere necessario per un governo assoluto non sarebbe derivato dal consolato. Nel 23 AC, rinunciò a questa carica, ma si assicurò il controllo effettivo assumendo alcuni poteri legati alle antiche magistrature repubblicane.
- Gli fu garantita a vita la tribunicia potestas, legata in origine alla magistratura di tribuno della plebe, che gli permetteva di convocare il Senato e decidere e porre questioni avanti ad esso.
- Ricevette inoltre limperium, ossia il comando militare, che gli dava autorità suprema in tutte le questioni riguardanti il governo del territorio. Il 27 AC e il 23 AC segnano le principali tappe di questa vera e propria riforma costituzionale, con la quale si considera che Augusto assumesse concretamente i poteri propri di imperatore di Roma. Egli tuttavia più tipicamente usò titoli come "Principe" o "Primo Cittadino". Con i nuovi poteri che gli erano stati conferiti, Augusto organizzò l'amministrazione dell'Impero con molta padronanza. Stabilì moneta e tassazione standardizzata; creò una struttura di servizio civile formata da cavalieri ed uomini liberi (mentre in precedenza erano prevalentemente schiavi) e previde benefici per i soldati al momento del congedo. Fu un maestro nell'arte della propaganda, favorendo il consenso dei cittadini alle sue riforme. La pacificazione delle guerre civili fu celebrata come una nuova età dell'oro dagli scrittori e poeti contemporanei, come Orazio, Livio e soprattutto Virgilio. La celebrazione di giochi ed eventi speciali rafforzavano la sua popolarità. Augusto inoltre per primo creò un corpo di vigili del fuoco, ed una forza di polizia per la città di Roma, che fu suddivisa amministrativamente in 14 regioni. Il controllo assoluto dello stato gli permise di indicare il suo successore, nonostante il formale rispetto della forma repubblicana. Inizialmente si rivolse al nipote Marco Claudio Marcello, figlio della sorella Ottavia, al quale diede in sposa la figlia Giulia. Marcello morì tuttavia nel 23 AC: alcuni degli storici successivi ventilarono l'ipotesi, probabilmente infondata, che fosse stato avvelenato da Livia. Augusto maritò quindi la figlia alla sua "mano destra", Agrippa. Da questa unione nacquero tre figli Caio Cesare, Lucio Cesare e Postumo (così chiamato perché nato dopo la morte del padre) e i due maggiori furono adottati dal nonno con l'intento di farne i suoi successori, ma morirono anch'essi in giovane età. Augusto mostrò anche favore per i suoi figliastri (figli del primo matrimonio di Livia) Tiberio e Druso, che conquistarono a suo nome nuovi territori nel nord. Dopo la morte di Agrippa nel 12 AC, il figlio di Livia, Tiberio, divorziò dalla prima moglie, figlia di Agrippa e ne sposò la vedova, Giulia. Tiberio fu chiamato a dividere con l'imperatore la tribunicia potestas, che era fondamento del potere imperiale, ma poco dopo si ritirò in esilio volontario a Rodi. Dopo la morte precoce di Caio e Lucio nel 4 AC e 2 AC rispettivamente, e la precedente morte del fratello Druso maggiore (9 AC), Tiberio fu richiamato a Roma, e venne adottato da Augusto, che lo designava in tal modo proprio erede. Roma Il 9 agosto 14, Augusto morì. Poco dopo il Senato decretò il suo inserimento fra gli dei di Roma. Postumo Agrippa e Tiberio erano stati nominati coeredi. Tuttavia Postumo era stato esiliato e venne ben presto ucciso. Si ignora chi ordinasse la sua morte, ma Tiberio ebbe la via libera per assumere lo stesso potere che aveva avuto il padre adottivo. I primi anni del regno di Tiberio furono pacifici e relativamente tranquilli. Tiberio assicurò il potere di Roma e la sua ricchezza. Nel 19 fu accusato della morte del nipote, il popolare Germanico. Nel 23 morì suo figlio, Druso minore. Sempre più Tiberio si ritirava in se stesso e diede il via ad una serie di processi ed esecuzioni per tradimento. Lasciò il potere nelle mani del comandante della guardia pretoriana, Elio Seiano. Tiberio stesso si ritirò a vivere nella sua villa di Capri nel 26 lasciando Seiano al potere. Seiano proseguiva le persecuzioni. Anche lui cominciò a consolidare il proprio potere; nel 31 fu nominato console insieme a Tiberio e sposò Livilla, nipote dell'Imperatore. Ma la sua potenza divenne eccessiva e la paranoia dell'Imperatore che aveva sfruttato tanto abilmente per il suo interesse, colpì questa volta lui. Seiano fu messo a morte, insieme a molti dei suoi amici lo stesso anno. Le persecuzioni continuarono fino alla morte di Tiberio nel 37. 37 Al momento della morte di Tiberio, molti dei personaggi che avrebbero potuto succedergli erano stati brutalmente uccisi. Il successore più logico (scelto anche da Tiberio) era il suo pronipote e figlio di Germanico, Caio (meglio conosciuto col nome di Caligola). Caligola iniziò il regno ponendo fine alle persecuzioni e bruciando gli archivi dello zio. Ma sfortunatamente cadde presto malato e a partire dal tardo 37 gli storici successivi riportano una serie di suoi atti insensati, alterando probabilmente in parte le vicende storiche. Pare che avesse ordinato ai suoi soldati di invadere la Britannia, ma avesse cambiato parere all'ultimo minuto, mandandoli invece a raccogliere conchiglie sulla riva del mare. Vernivano inoltre riportati i rapporti incestuosi che avrebbe avuto con le sue sorelle. Il suo ordine di erigere una sua statua nel tempio di Gerusalemme, sebbene fosse di normale amministrazione nelle province orientali il culto riservato al sovrano, scatenanò l'opposizione degli Ebrei. Nel 41, Caligola cadde vittima di una congiura, assassinato dal comandante della guardia Cassio Cherea. L'unico membro rimasto della famiglia imperiale era un altro nipote di Tiberio: Tiberio Claudio Druso Nerone Germanico, meglio noto come Claudio. Claudio era stato a lungo considerato un debole ed un pazzo dal resto della famiglia. E tale fama, alla quale contribuì anche lo scrittore Tacito, gli rimase per tradizione. Egli non fu tuttavia né paranoico come lo zio Tiberio, né pazzo come il nipote Caligola, e fu invece capace di amministrare con responsabile capacità. Riorganizzò la burocrazia e mise ordine nella cittadinanza e nei ruoli senatoriali. Proseguì la conquista e colonizzazione della Britannia, creando nel 43 la nuova provincia, ed aggiunse all'Impero molte provincie orientali. In Italia costruì un porto invernale ad Ostia, creando magazzini per accumulare granaglie e cereali provenienti da altre parti dell'Impero e da usare nella cattiva stagione. Sul fronte familiare, Claudio ebbe meno successo. La moglie Messalina lo tradiva e fu quindi messa a morte; successivamente sposò la nipote Agrippina. Questa, insieme con molti dei suoi liberti aveva uno straordinario potere su di lui e probabilmente lo uccise nel 54. Claudio nello stesso anno fu inserito fra gli dei. La morte di Claudio spianò la strada al figlio di Agrippina, il sedicenne Lucio Domizio Enobarbo, che adottato da Claudio aveva preso il nome di Tiberio Claudio Nerone Domiziano, noto come Nerone. Inizialmente, Nerone lasciò il governo di Roma a sua madre ed ai suoi tutori, in particolare a Seneca. Tuttavia divenendo adulto, il suo desiderio di potere aumentò; fece giustiziare la madre ed i tutori. Durante il regno di Nerone ci fu una serie di rivolte e ribellioni in tutto l'Impero: in Britannia, Armenia, Partia e Giudea. L'incapacità di Nerone di gestire le ribellioni e la sua sostanziale incompetenza divennero rapidamente evidenti e nel 68, cosicché perfino la guardia Imperiale lo abbandonò. Nerone si suicidò, e l'anno 69 (noto come l'anno dei quattro Imperatori) fu un anno di guerra civile, con gli Imperatori Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano al trono in rapida successione. Alla fine dell'anno, Vespasiano riuscì a consolidare il suo potere come Imperatore di Roma.
Si veda anche Albero genealogico Giulio-Claudio e
[http://www.wikipedia.org/wiki/Roman_Emperors/JulioClaudian (l'albero genealogico degli Imperatori Giulio Claudi in inglese)]

Gli Imperatori Flavi

Vespasiano era stato un Generale Romano di notevole successo ed aveva amministrato molte parti esterne dell'Impero. Aveva sostenuto la candidatura imperiale di Galba; tuttavia alla sua morte, Vespasiano divenne il maggior aspirante al trono. Dopo il suicidio di Otone, Vespasiano riuscì a dirottare la fornitura invernale del grano per Roma, mettendosi in ottima posizione per sconfiggere l'ultimo rivale, Vitellio. Il 20 dicembre 69, alcuni sostenitori di Vespasiano occuparono Roma. Vitellio fu ucciso dalle sue truppe, ed il giorno successivo il Senato confermò Imperatore Vespasiano. Vespasiano fu praticamente un autocrate, ed ebbe molto meno appoggio dal Senato dei suoi predecessori Giulio-Claudii. Questo è esemplificato dal fatto che lui stesso riferisce la sua salita al potere l'1 luglio quando fu proclamato Imperatore dalle truppe, invece del 21 dicembre quando fu confermato dal Senato. Egli volle, negli anni successivi, espellere i Senatori a lui contrari. Vespasiano riuscì a liberare Roma dai problemi finanziari creati dagli eccessi di Nerone e dalle guerre civili. Aumentando le tasse in modo drammatico (talvolta più che raddoppiate), egli riuscì a raggiungere una eccedenza di bilancio ed a realizzare progetti di lavori pubblici. Egli fu il primo committente del Colosseo e costruì un Foro il cui centro era il Tempio della Pace. Vespasiano fu inoltre effettivamente imperatore delle provincie. I suoi generali soffocarono ribellioni in Siria e Germania. Infatti in Germania riuscì ad allargare le frontiere dell'Impero, e gran parte della Bretagna fu portata sotto il dominio di Roma. Inoltre estese la Cittadinanza romana agli abitanti della Spagna. Un altro esempio delle sue tendenze monarchiche fu la sua insistenza che gli succedessero i figli Tito e Domiziano; il potere imperiale non era visto allora come ereditario. Tito, che aveva avuto qualche successo militare all'inizio del regno di Vespasiano, fu visto come il supposto erede al trono; Domiziano era visto come meno disciplinato e responsabile. Tito affiancò il padre nei compiti di censore e console e lo aiutò nel riorganizzare i ruoli del Senato. Il 23 giugno 79, alla morte di Vespasiano, Tito fu immediatamente confermato imperatore. Il breve regno di Tito fu marcato dai disastri: nel 79 l'eruzione del Vesuvio distrusse Pompei, e nell'80 un incendio distrusse gran parte di Roma. La sua generosità nella ricostruzione dopo le tragedie, lo rese molto popolare. Tito fu molto fiero dei suoi progressi nella costruzione del grande anfiteatro cominciato dal padre. Egli tenne la cerimonia inaugurale nell'edificio non ancora terminato durante gli anni 80, con un grandioso spettacolo in cui si esibirono 100 gladiatori e che durò 100 giorni. Tuttavia il Colosseo fu completato solo durante il regno di Domiziano. Tito morì nell'81 a 41 anni e ci furono voci che fosse stato assassinato dal fratello impaziente di succedergli.
Fu con Domiziano che i rapporti già tesi tra la dinastia flavia ed il senato si andarono sempre più logorando. Le cause di questo difficile sodalizio furono dapprima la divinizzazione del culto personale dell'imperatore secondo modalità tipicamente ellenistiche ed in seguito il divorzio dalla moglie Domizia, di estrazione senatoria. Anche sul fronte esterno le cose non andavano meglio; nonostante i successi della guerra britannica, finita nell'84, e la vittoria sui Catti, la guerra dacica (85-89) finì col pagamento dell'alleanza con Decebalo. Nell'89 Domiziano dovette reprimere la ribellione di Antonino Saturnino a Magonza. La parte finale del suo regno fu macchiata dalla condanna dei filosofi e, nel 95, dalla persecuzione contro i Cristiani. L'anno seguente Domiziano morì, vittima di una congiura.

Gli imperatori adottivi

Il periodo che va dalla fine del I alla fine del II secolo è caratterizzato da una successione non più dinastica, ma adottiva, basata sui meriti dei singoli scelti dagli imperatori come loro successori. Nerva (96-98), un anziano senatore scelto come successore di Domiziano, adottò un eminente personaggio militare, Traiano. Durante l'impero di quest’ultimo (98-117), le conquiste derivanti dalle guerre daciche e dalle campagne contro i Parti, con la creazione di tre nuove provincie (Armenia, Mesopotamia e Assiria), consentirono all'impero di raggiungere la sua massima estensione. A lui succedette Adriano (117-138), che accrebbe i poteri del principe rispetto a quelli del senato ed unificò la legislazione dell'impero. Negli anni del suo regno vi fu un periodo di pace, turbata esclusivamente dalla seconda rivolta giudaica (132-135), e l'imperatore si occupò della fortificazione dei confini settentrionali, con la realizzazione del Vallo di Adriano in Britannia ed il consolidamento del confine germanico. Antonino Pio (138-161), capostipite della Dinastia degli Antonini, continuò la politica pacifica del predecessore, fu un saggio amministratore e riconfermò al senato le prerogative passate, tanto da meritarsi l'appellativo di
pio. Alla sua morte gli succedettero Marco Aurelio (161-180) e Lucio Vero, morto nel 169. Il periodo del regno dell'imperatore filosofo non fu felice come i precedenti: dal 162 al 165 vi fu una guerra contro i Parti, nel 166 scoppiò una pestilenza, dal 167 al 175 le campagne contro Marcomanni e Quadi e la rivolta di Avidio Cassio in Oriente misero a dura prova le finanze dell'impero. I prodromi della crisi che investì l'impero romano nel III secolo si fecero maggiormente sentire con la successione al trono di Commodo (180-192). Il figlio di Marco Aurelio incrinò l'equilibrio istituzionale raggiunto e con il suo atteggiamento dispotico favorì il malcontento delle province e dell'aristocrazia. Il suo assassinio diede il via ad un periodo di guerre civili. L'ultimo periodo della pax romana può essere considerata l'età più felice dell'impero romano: tramite la politica di pace instaurata e la prosperità derivatane il governo imperiale attirò consensi unanimi, tanto che Nerva ed i suoi successori sono anche noti come i cinque buoni imperatori. Lo sviluppo economico e la coesione politica ed ideale, raggiunta anche per l'adesione delle classi colte ellenistiche, che contraddistinsero il secondo secolo, non devono, comunque, trarre in inganno, in quanto da lì a poco l'impero comincerà a mostrare i primi sintomi della decadenza.

La tarda età imperiale

Durante il III secolo, le guerre civili, la crisi economica conseguente, l'indebolimento delle difese, la pressione dei barbari, i cambiamenti sociali e religiosi mettono in pericolo l'esistenza stessa dell'impero. Da tale crisi l'impero esce trasformato, ma saldo con Diocleziano, che ne modifica profondamente l'ordinamento. Nei primi anni del secolo la dinastia dei Severi attua una politica accentratrice ed un processo di relativa democratizzazione. In tale programma si inserisce la
Constitutio antoniniana promulgata da Caracalla (Marco Aurelio Antonino) nel 212 che, concedendo la cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi residenti nell'impero, sana le disparità giuridiche, fiscali ed amministrative. Nel 235, l'assassinio di Alessandro Severo apre un periodo di anarchia militare, durante il quale si susseguono numerosissimi imperatori che restano in carica pochi mesi, o anche pochi giorni. In tale situazione prevalgono gli interessi particolari delle differenti parti dell'impero che cercano di risolvere con interventi pragmatici i problemi che il potere centrale non è in grado di risolvere. Le spinte eccentriche vengono in qualche modo frenate dall'imperatore Diocleziano istituendo la tetrarchia, un regime collegiale di due Augusti e due Cesari che amministrano raggruppamenti distinti di province dell'Impero, accresciute in numero e riunite in diocesi. In questa circostanza anche l'Italia viene suddivisa in province. Più in generale si verifica in questi anni una progressiva marginalizzazione delle aree più antiche dell'impero a vantaggio di un oriente, forte della tradizione ellenistica, assai più prospero quanto a politica amministrazione e cultura. Ciò crea i presupposti per il frazionamento dell'impero che avviene di fatto nel 395, alla morte di Teodosio I. La pressione dei barbari ai confini e l'enorme estensione degli stessi rende l'esercito garante della sopravvivenza dello Stato ed il comando delle truppe è affidato ad ufficiali di carriera, che sostituiscono nell'incarico i senatori, spezzando il già labile legame fra il potere costituzionale e quello militare ed aprendo agli ufficiali la possibilità di ottenere cariche di notevole importanza nell'amministrazione dello Stato. Inoltre la necessità di frequenti leve estende il reclutamento a cittadini di tutto l'impero e, poi, anche ai barbari. Lo spopolamento delle campagne, dovuto sia alla crisi militare, sia alla scarsità di manodopera servile, porta ad una crisi economica, aggravata dall'insicurezza delle vie di comunicazione che causa la riduzione dei commerci. La necessità di mantenere in efficienza gli eserciti comporta un inasprimento fiscale e la conseguente inflazione provoca un aumento dei prezzi che colpisce soprattutto le città. Pestilenze e catastrofi naturali aggravano la situazione con un imponente calo della popolazione.

Storici antichi dell'Impero

In latino


- Livio - la sua è una storia della Repubblica Romana, ma scritta durante il regno di Augusto [http://www.thelatinlibrary.com/florus2.html Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Svetonio [http://www.biblio-net.com/lett_cla/svetonio.htm Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Tacito [http://www.biblio-net.com/lett_cla/tacito.htm Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Ammiano Marcellino

In greco


- Eusebio di Cesarea
- Sozomen

Letteratura latina del periodo imperiale


- Lucio Apuleio
- sant'Agostino d'Ippona
- Orazio
- Virgilio

Studi del XVIII secolo e XIX secolo


- The History of the Decline and Fall of the Roman Empire, Edward Gibbon (1776 - 1788)

Studi moderni sull'Impero romano


- Brown, P.,
Società romana e impero tardo-antico, Roma-Bari 1986.
- J.B. Bury,
A History of the Roman Empire from its Foundation to the death of Marcus Aurelius, 1913
- Jacques, F. - Scheid, J.,
Roma e il suo impero. Istituzioni, economia, religione, Laterza, Roma-Bari 1992.
- Jones, A.H.M.,
Il tardo impero romano. 284-602 d.C., Milano 1973-1981.
- Luttwak, E.N.,
La grande strategia dell'impero romano, Milano 1991.
- Mazzarino, S.,
L'impero romano, Roma-Bari 1995.
- Rémondon, R.,
La crisi dell'impero romano, Milano 1975.
- Rostovzev, M.,
Storia economica e sociale dell'Impero romano, Firenze 1980.
- Wacher, J. (a cura di),
Il mondo di Roma imperiale, Roma-Bari 1989.
- Wheeler, M.,
La civiltà romana oltre i confini dell'impero, Torino 1963.

Voci correlate


- Consoli Repubblicani Romani
- Imperatori romani
- Limes
- Costantinopoli
- Impero Bizantino
- Imperatori Bizantini
- Pax Romana
- Strade Romane
- Letteratura latina Sulle battaglie:
- Lista battaglie romane

Collegamenti esterni


- [http://www.imperium-romanum.it/IR/impero/urbe_colonie.htm Le città romane]
- [http://www.imperium-romanum.it/IR/principale.htm Imperium-Romanum]
- [http://www.signainferre.it Signa Inferre] Categoria:Roma antica Categoria:Storia d'Italia ja:ローマ帝国 ko:로마 제국 simple:Roman Empire


Cursus honorum

Il cursus honorum era l'ordine sequenziale degli uffici pubblici tenuti dall'aspirante politico sia nella Repubblica Romana che nei primi anni dell'Impero romano. Fu progettato per gli uomini di rango senatoriale. Il cursus honorum conteneva una miscela di incarichi militari e politici. Ogni ufficio aveva un'età minima per l'elezione. C'erano intervalli minimi per tenere uffici successivi e leggi che proibivano di ripetere un ufficio. Queste regole furono alterate e ignorate nel corso dell'ultimo secolo della Repubblica. Per esempio, Mario fu console per cinque anni consecutivi tra il 104 e il 100 AC. Presentati ufficialmente come opportunità per un servizio pubblico, gli uffici si sono spesso trasformati in mere occasioni di auto gratificazione. Dopo le riforme di Lucio Cornelio Silla era richiesto un intervallo di due anni per un nuovo ufficio o per tenere un'altra volta lo stesso ufficio. Il cursus honorum cominciava ufficialmente con dieci anni di servizio militare nella cavalleria romana (gli equites) o nello staff di un generale che era un parente o un amico della famiglia. Il nepotismo non veniva condannato; era una parte integrante del sistema. Questi dieci anni erano considerati obbligatori per essere qualificato ad un incarico politico, ma in pratica la regola non era applicata rigidamente. A Roma non c'era niente che assomigliasse ad un moderno partito politico. I candidati erano scelti per la reputazione personale e per quella della loro famiglia. I candidati che provenivano dalle famiglie più anziane erano favoriti perché potevano usare le abilità dei loro antenati per la loro propaganda elettorale. I seguenti passaggi del cursus honorum erano realizzati tramite elezioni dirette che si svolgevano annualmente. Il primo passo era quello di Questore (quaestor). I candidati dovevano avere almeno 30 anni. Tuttavia i patrizi potevano anticipare la loro candidatura di due anni sia per questa che per la altre cariche. Da otto a dodici questori servivano nella amministrazione finanziaria a Roma o come secondi dei governatori. L'elezione a questore portava con sé, a partire dalla tarda repubblica, l'automatica ammissione tra i membri del Senato. A 36 anni, gli ex questori si potevano candidare per l'elezione ad una delle quattro cariche di Edile (aedilis). Gli edili avevano responsabilità amministrative a Roma. Questo passaggio era facoltativo. Sei Pretori (Praetor) erano eletti tra uomini di almeno 39 anni. Principalmente avevano responsabilità giudiziarie a Roma. Tuttavia potevano anche comandare una legione e avere l'incarico di governare, alla fine del loro mandato, province non assegnate ai consoli. La carica di Console (consul) era la più prestigiosa di tutti ed rappresentava il vertice di una carriera riuscita. L'età minima era 42. I nomi dei due consoli eletti identificavano l'anno. I consoli erano responsabili dell'agenda politica della città, comandavano eserciti di grandi dimensioni e governavano, alla fine del loro mandato, province importanti. Un secondo mandato come console poteva essere tentato solo dopo un intervallo di 10 anni. L'ufficio di Censore (censor) era l'unico con una durata di 18 mesi anziché i 12 usuali. I censori venivano eletti ogni cinque anni ed anche se la carica non aveva l'imperium militare, era considerata un grande onore. I censori erano responsabili della stato morale della città, iniziavano grandi lavori pubblici e, nei primi anni della repubblica, selezionavano i membri del Senato. La carica di Tribuno della plebe era un passo importante nella carriera politica di un plebeo, anche se non faceva parte del cursus honorum. Aver tenuto ogni carica all'età più giovane possibile (in suo anno) era considerato un successo grande politico, poiché mancare la pretura a 39 anni significava che uno sarebbe potuto essere a console a 42. Cicerone espresse il suo estremo orgoglio sia per essere un novus homo cioè una persona che era diventata console senza che nessuno dei suoi antenati lo fosse diventato in precedenza, sia nell'essere stato eletto console "in suo anno". Altre importanti cariche Romane, al di fuori del cursus honorum erano: : Governatore (gubernator), : Pontefice massimo (pontifex maximus), : Princeps senatus (leader del Senato), : Tribuno della plebe.

Voci correlate


- Repubblica Romana
- Impero romano

Collegamenti esterni


- [http://www.vroma.org/~bmcmanus/romangvt.html Diagramma del cursus honorum] Categoria:Roma antica Categoria:Diritto romano categoria:Frasi latine ja:古代ローマの公職一覧

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