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Somme (fiume)

Somme (fiume)

La Somme (da latino Samara a sua volta derivante da una parola celtica che significa tranquillità) è un fiume del nord della Francia, che scorre nella regione della Piccardia. La sua sorgente è vicino a Saint-Quentin, nel dipartimento dell'Aisne e la sua foce nella Baia della Somme, nel dipartimento che porta il suo nome. I suoi affluenti sono: per la riva destra, l'Omignon, l'Hallue, la Nièvre e lo Scardon ; per la riva sinistra, l'Avre, la Selle, il Saint-Landon, l'Airaine, l'Ambroise e l'Ancre. La Somme è caratterizzata da una pendenza lieve e una portata regolare. È accompagnata da molti stagni e paludi. Altrimenti sfruttati per la torba, sono luogo di caccia e pesca. La costruzione del canale della Somme, lungo 156 km, inziato nel 1770 per finire nel 1843, ha favorito l'uso del fiume come via d'acqua. Il nome del fiume è legato a quello della famosa battaglia svoltasi qui nel 1916 nel quadro della Prima Guerra Mondiale fra Triplice Intesae Imperi Centrali. Categoria:Fiumi della Francia

Francia

La Francia o Repubblica francese (in francese, France o République française) è una nazione dell'Europa Occidentale, confinante con Belgio, Lussemburgo, Germania, Svizzera, Italia, Monaco, Andorra, e Spagna. È uno dei membri fondatori dell'Unione Europea.

Storia

I confini della Francia moderna coincidono molto con quelli dell'antico territorio della Gallia, abitata dai Galli, una popolazione celtica. I Galli vennero sottomessi nel I secolo AC dai Romani, con i quali si fusero adottandone linguaggio e cultura. Anche il Cristianesimo mise radici, nel II e III secolo DC. Le frontiere orientali della Gallia, lungo il Reno, vennero invase dalle tribú germaniche nel IV secolo, principalmente dai Franchi, dai quali deriva l'antico nome di "Francie", il nome moderno, "Francia" deriva dal nome del dominio feudale dei Re Capetingi di Francia, attorno a Parigi (vedi Île-de-France). Anche se la monarchia francese viene spesso datata al V secolo, l'esistenza continua della Francia come entità a se stante inizia con il IX secolo e la divisione dell'Impero Franco di Carlomagno in una parte orientale e una occidentale. La parte orientale può essere vista come l'inizio di quella che oggi è la Germania, quella occidentale come la Francia. I discendenti di Carlomagno governarono la Francia fino al 987, quando Ugo Capeto, Duca di Francia e Conte di Parigi, venne incoronato Re di Francia. I suoi discendenti iniziarono la dinastia dei Capetingi, che governò la Francia fino al 1792, quando la rivoluzione Francese fondò una Repubblica, in un periodo di cambiamenti sempre piú radicali che iniziò nel 1789. Napoleone Bonaparte prese il controllo della Repubblica nel 1799, autoproclamandosi Imperatore. Le sue armate si impegnarono in diverse guerre attraverso l'Europa, conquistarono molte nazioni e fondarono nuovi regni, guidati dai familiari di Napoleone. A seguito della sua sconfitta nel 1815, la monarchia venne restaurata in Francia, per essere successivamente abolita legislativamente e sostituita dalla Seconda Repubblica francese. La Seconda Repubblica finí quando il nipote del primo Imperatore, Luigi Napoleone Bonaparte, venne eletto Presidente e proclamò un Secondo Impero. Meno ambizioso dello zio, il secondo Napoleone venne anch'egli spodestato, e la Repubblica tornò per la terza volta. Anche se vincitrice nella prima e nella seconda guerra mondiale, la Francia soffrí gravi perdite in termini di vite, impero, benessere, forza lavoro e grado di nazione dominante. Dal 1958, ha costruito una democrazia presidenziale (nota come Quinta Repubblica) che non ha ceduto alle instabilità sperimentate nei precedenti regimi parlamentari. Negli ultimi decenni, la riconciliazione e la cooperazione della Francia con la Germania si è rivelata centrale per l'integrazione economica dell'Europa, compresa l'introduzione dell'Euro nel gennaio 1999. Oggi, la Francia è in prima fila tra gli stati europei che cercano di sfruttare lo slancio dato dall'unione monetaria per portare avanti la creazione d'un apparato politico, di difesa e di sicurezza europeo piú unificato ed efficace. La Francia è anche uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Politica

La costituzione della Quinta Repubblica venne approvata tramite referendum il 28 settembre 1958. Essa rafforzava fortemente l'autorità dell'esecutivo in relazione al Parlamento. In base alla costituzione, il Presidente viene eletto direttamente per un mandato di 5 anni (in origine 7 anni). L'arbitraggio presidenziale assicura il regolare funzionamento dei poteri pubblici e la continuità dello stato. Il Presidente nomina il Primo Ministro, presiede il gabinetto, comanda le forze armate e conclude i trattati. L'Assemblea Nazionale (Assemblée Nationale) è il principale corpo legislativo. I suoi deputati sono eletti direttamente con mandato di 5 anni, tutti i seggi vengono votati ad ogni elezione. I senatori vengono scelti da un collegio elettorale per un mandato di 6 anni (prima 9 anni), e un terzo del senato viene rinnovato ogni 2 anni (prima ogni 3). Il potere legislativo del Senato è limitato; l'Assemblea Nazionale ha l'ultima parola in caso di disaccordo tra le due camere. Il governo ha una forte influenza sulla stesura dell'ordine del giorno del Parlamento. Vedi anche:
- Costituzione francese
- Elenco di monarchi francesi
- Capi di stato francesi
- Elenco di Primi Ministri della Francia
- Elenco di Ministri degli Esteri della Francia

Divisioni amministrative

La Francia è divisa in 26 regioni (in francese: région), che sono ulteriormente suddivise in 100 dipartimenti (in francese départements). I dipartimenti sono numerati (principalmente in ordine alfabetico) e i numeri vengono usati ad esempio per i codici postali o le targhe automobilistiche. Tra parentesi sono indicati i capoluoghi. dipartimenti I dipartimenti sono ulteriormente suddivisi in 342 zone (in francese arrondissements). I dipartimenti d'oltremare sono ex-colonie che ora godono d'uno status simile a quello della Francia Europea o metropolitana. Sono considerati una parte della Francia (e dell'UE) piuttosto che territori dipendenti. I paesi e territori d'oltremare formano parte della Repubblica francese, ma non sono parte del territorio europeo della Repubblica o dell'area fiscale dell'UE. Continuano ad usare il Franco francese del pacifico come valuta, che non è stata influenzata dalla sostituzione del Franco francese con l'Euro nel 2002. Le collettività territoriali hanno uno status a metà tra i dipartimenti d'oltremare e i territori d'oltremare. La Francia inoltre mantiene il controllo su numerose piccole isole dell'Oceano Indiano e dell'Oceano Pacifico, comprese Bassas da India, Isola Clipperton, Isola Europa, Isole Glorioso, Isola Juan de Nova, Isola Tromelin. Si veda Isole controllate dalla Francia nell'oceano indiano e nel pacifico.

Geografia

La Francia possiede un'ampia varietà di paesaggi, che vanno dalle pianure costiere a nord e ad ovest, dove la Francia confina con il Mare del Nord e l'Oceano Atlantico, fino alle catene montuose dei Pirenei a sud e delle Alpi a sud-est; queste ultime contengono la seconda montagna piú alta d'Europa, le cui pendici orientali sono in territorio italiano: il Monte Bianco (4.810 m) (la montagna piú alta d'Europa è il monte Elbrus (5.642 m), in Russia, nella catena del Caucaso). Nel mezzo si trovano altre regioni elevate, come il Massiccio Centrale o le Montagne dei Vosgi, e vasti bacini fluviali come quelli della Loira, del Rodano, della Garonna e della Senna. Le principali città della Francia sono: :Aix-en-Provence, Ajaccio, Albi, Amiens, Angers, Angouleme, Bastia, Belfort, Besançon, Bordeaux, Brest, Caen, Calais, Cannes, Carcassonne, Charleville-Mézières, Clermont-Ferrand, Colmar, Digione, Dunkerque, Evreux, Grenoble, La Rochelle, Le Havre, Le Mans, Lilla, Limoges, Lione, Marsiglia, Metz, Montpellier, Mulhouse, Nancy, Nantes, Nizza, Nîmes, Orléans, Parigi, Perpignan, Poitiers, Quimper, Reims, Rennes, Roubaix, Rouen, Saint-Étienne, Saint-Nazaire, Strasburgo, Tarbes, Tolone, Tolosa, Tourcoing, Tours e Valence. Vedi anche:
- la lista città della Francia per le schede ancora da sviluppare
- la :categoria:Città della Francia per le schede già categorizzate.

Economia

L'economia francese combina un'estesa imprenditoria privata, con un sostanziale, ma in declino, intervento governativo. Ampi tratti di terra fertile, l'applicazione delle tecnologie moderne e i sussidi, si sono combinati per rendere la Francia il principale produttore agricolo dell'Europa Occidentale. Il governo mantiene una considerevole influenza sui segmenti chiave del settore delle infrastrutture, con quote di maggioranza in ferrovie, elettricità, aeronautica, e telecomunicazioni. Ha comunque gradualmente rilasciato il controllo su questi settori fin dai primi anni '90. Il governo sta lentamente vendendo le sue partecipazioni in France Telecom, Air France, e nei settori assicurativo, bancario e della difesa. La Francia si uní ad altri 10 paesi UE per lanciare l'Euro il 1 gennaio 1999, valuta che ha rimpiazzato completamente il franco francese all'inizio del 2002.

Demografia

la lingua ufficiale è il francese. Esistono diverse lingue locali (basco, bretone, catalano, corso, olandese (fiammingo), alsaziano, occitano), ma il governo francese e il sistema scolastico ne hanno scoraggiato l'uso fino a poco tempo fa. Le lingue regionali vengono ora insegnate in alcune scuole, anche se il francese rimane l'unica lingua ufficiale in uso dal governo, locale o nazionale.

Religione

A seguito della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, la Francia garantisce la libertà di religione come diritto costituzionale. Una legge del 1905 istituisce la separazione di chiesa e stato e proibisce al governo di riconoscere, stipendiare o sussidiare qualsiasi religione. Nella situazione precedente, stabilita nel 1801-1808 dal Concordat, lo stato appoggiava la Chiesa cattolica, la Chiesa luterana, la Chiesa calvinista e la Religione ebraica e forniva l'insegnamento scolastico delle suddette (per ragioni storiche, questa situazione vige ancora nell'Alsazia-Mosella). Il governo francese non mantiene statistiche sulla religione. Il CIA World Factbook del 2003 elenca le religioni in Francia come: Cattolici Romani 83-88%, Protestanti 2%, Ebrei 1%, Musulmani 5-10%, non affiliati 4%. Non è chiaro da dove provengano queste cifre. Comunque, in un [http://a1692.g.akamai.net/f/1692/2042/1h/medias.lemonde.fr/medias/pdf_obj/sondage030416.pdf sondaggio del 2003] il 41% dichiara che l'esistenza di Dio è "esclusa" o "improbabile". Il 33% dichiara che il termine "ateo" li descrive abbastanza o molto bene, mentre il 51% si dichiara "Cristiano". Quando interrogati sulla loro religione, il 62% ha risposto Cattolico Romano, il 6% Musulmano, il 2% Protestante, l'1% ebraico, il 2% "altre religioni" (eccetto per Ortodossi o Buddisti, che avevano percentuali trascurabili), il 26% "nessuna religione" e l'1% si è rifiutato di rispondere. La discrepanza tra il numero di "atei" (41%) e il numero di "nessuna religione" (26%) può essere attribuito a persone che si sentono culturalmente vicine a una religione, seguono i suoi valori morali e le sue tradizione, ma difficilmente credono in Dio. In Francia esiste una forte distinzione tra religione e vita civile. La religione è considerata come un fatto privato. I francesi in generale si oppongono al potere clericale ed alla sua influenza nella politica. Il fondamentalismo islamico è considerato una reale minaccia per la coesione della società francese, dove il comunitarismo non è accettato. Questo è già successo con i Cattolici prima della Rivoluzione Francese del 1789. Vedi anche:
- Chiesa cattolica francese
- Islam in Francia.

Cultura


- Académie française
- Letteratura francese
- Francesi celebri
- Cucina francese
- Cinema francese
- Musica francese Il governo sta considerando la soppressione del lunedi di Pentecoste come festività pubblica.

Voci correlate


- Comunicazioni in Francia
- Trasporti in Francia
- Esercito Francese
- Educazione in Francia
- Elenco d'università francesi
- Relazioni estere della Francia
- Turismo in Francia
- Impero coloniale francese
- Parchi Nazionali (Francia)

Classifiche internazionali


- Indice di sviluppo umano, 2003: 17a (su 175)
- [http://www.rsf.fr/article.php3?id_article=4116 indice della libertà di stampa] 11a su 139 nazioni

Collegamenti esterni


- [http://www.assemblee-nat.fr/italiano/index.asp Assemblée Nationale] - L'assemblea nazionale francese
- [http://www.elysee.fr/ Sito ufficiale dell'ufficio del Presidente francese] - Il Palazzo dell'Eliseo
- [http://www.premier-ministre.gouv.fr/fr/ Sito ufficiale dell'ufficio del Primo Ministro francese]
- [http://www.senat.fr/international/english/ Sénat] - Il senato francese
- [http://www.service-public.fr/etranger/english.html Sito ufficiale del servizio pubblico francese] - Contiene molti link a diverse istituzioni e amministrazioni als:Frankreich fiu-vro:Prantsusmaa ja:フランス ko:프랑스 ms:Perancis simple:France th:ประเทศฝรั่งเศส zh-min-nan:Hoat-kok

Saint-Quentin

Saint-Quentin è un comune francese di 60.644 abitanti situato nel dipartimento dell'Aisne della regione della Picardia. Categoria:Comuni del dipartimento dell'Aisne Categoria:Comuni della regione della Picardia

Aisne

L'Aisne è un dipartimento francese, facente parte della regione della Picardia. Il nome del dipartimento deriva dal nome del fiume omonimo che scorre nel suo territorio, percorrendolo da est ad ovest bagnando Soissons. Il dipartimento comprende 5 circoscrizioni (arrondissements), 42 cantoni e 816 comuni.

Geografia

Il territorio del dipartimento confina coi dipartimenti di Nord, Somme, Oise, Senna e Marna, Marna, Ardenne e con il Belgio (provincia dell'Hainaut). Il territorio è costituito da altopiani di scarsa altitudine (la quota sul livello del mare va dai 284 m nella parte settentrionale ai 57 m della valle dell'Oise) o da catene di colline separate da valli con fiumi e torrenti. Da nord a sud si attraversano in successione le vallate dei fiumi Somme, Oise, Serre, Ailette, Aisne, Vesle, Ourcq e Marna. Il paesaggio ha scarse grandiosità, ma è ricco di note foreste. Climaticamente appartiene alla zona parigina, con scarse escursioni termiche e tempo umido e variabile. Le temperature tendono a diminuire verso nord-est, in direzione delle alture delle Ardenne e del Belgio. Le principali città sono: la prefettura Laon, Château-Thierry, Vervins, Saint-Quentin e Soissons.

Storia

Il dipartimento è stato creato dopo la Rivoluzione francese, il 4 marzo del 1790, in applicazione della legge del 22 dicembre del 1789, a partire da una suddivisione dei territori dell'Île-de-France e della Picardia. Al momento della conquista cesariana nel territorio del dipartimento risiedevano diverse tribù galliche, tra le quali quella dei Suessi, che in passato, con il capo Diviziaco, avevano esteso il proprio dominio su una gran parte della Gallia e persino su parte delle Isole britanniche. Dopo la sconfitta di Vercingetorige nel 52 AC, il re Galba si alleò con i Romani fornendo loro delle truppe contro la confederazione dei Belgi, che furono sconfitti nella battaglia di Bibrax presso Laon. La capitale Noviodunum (Soissons), prese il nome di Augusta Suessionum e divenne dopo Reims la città più importante della provincia romana della Gallia Belgica. Laudunum (Laon) fu fondata dai Romani, che tracciarono anche una rete viaria, conosciuta più tardi con il nome di "chaussées Brunehaut" (strade della regina Brunehaut) per le opere di restauro da lei intraprese. Le popolazioni galliche acquisirono rapidamente usi, costumi e lingua dei Romani e più tardi si diffuse largamente il cristianesimo. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, i Franchi, guidati dal re merovingio Clodoveo sconfissero il generale romano Siagro sotto le mura di Soissons nel 486. Alla battaglia è legata la tradizionale narrazione dell'episodio del "vaso di Soissons". L'imperatore bizantino Zenone, che aveva un diritto ormai solo nominale sulle province galliche, le cedette quindi a Clodoveo, che più tardi (496) si convertì al cristianesimo. Soissons continuò ad essere la capitale del regno dei Franchi, e successivamente del regno di Neustria (o occidentale) dopo la suddivisione seguita alla morte di Clotario I, figlio di Clodoveo, nel 561. La sede regale non fu spostata a Parigi da Clotario II. Una seconda battaglia combattuta sotto le mura di Soissons nel 718 segnò la sconfitta del regno di Neustria che fu ricongiunto al regno di Austrasia sotto Carlo Martello, ufficialmente "maestro di palazzo" o "maggiordomo" del re merovingio. Il figlio, Pipino il Breve, si fece riconoscere re. da un'assemblea di nobili ("leudes") e vescovi tenutasi a Soissons nel 752, al posto dell'ultimo dei Merovingi, Childerico III, e venne riconosciuto immediatamente da papa Zaccaria. Sotto la dinastia dei Carolingi iniziarono gli attacchi dei Normanni: dopo i saccheggi di Saint-Quentin e di Château-Thierry, la stessa Soissons resistette con difficoltà al loro attacco nell'886. Nel 991 Ugo Capeto, che si era proclamato re di Francia nel 987, prese Laon, ultimo possesso carolingio, inaugurando la dinastia dei Capetingi. Nel XII secolo e fino agli inizi del XIII le maggiori città si costituirono in comuni indipendenti, e tra il 1225 e il 1230, Engherardo III, sire di Coucy fece costruire l'omonimo castello, di cui si conservano ancora le rovine. Durante la Guerra dei Cento anni (1340-1453), il territorio subì devastazioni e carestie, in seguito ai quali scoppiò nel 1358 la rivolta contadina dei "Jacques" (o dei "Jacques bonhomme") con massacri e saccheggi delle città. Durante le Guerre di Religione (1559-1598), il re di Spagna Filippo II, in risposta al sostegno che il re di Francia accordava ai protestanti della Germania e dei Paesi Bassi prese nel 1557 Saint-Quentin dopo l'eroica resistenza dei suoi abitanti, abbandonandola per cinque giorni al saccheggio delle sue truppe. Solo nel 1559 la città tornò alla Francia. Nel 1814 Napoleone I combattè nel dipartimento le battaglie di Craonne e di Laon, mentre Soissons veniva presa e perduta a più riprese. Dopo la sconfitta di Waterloo Laon cedette all'esercito russo nel 1814. Nel 1870 e 1871 l'esercito prussiano dopo la presa di Laon e di Saissons e la sconfitta del generale francese Faidherbe a Saint-Quentin, occupò l'intero dipartimento, da cui ricavò una grande quantità di denaro come contributo di guerra. Il dipartimento ritornò alla Francia solo dopo la firma del trattato di pace.

Personaggi celebri


- Robert de Coucy, architetto della cattedrale di Reims (XII secolo)
- Padre Marquette, gesuita, scopritore della Louisiana e del fiume Mississippi (1607-1677)
- Jean de La Fontaine autore di celebri favole (1621-1695)
- Jean Racine drammaturgo (1639-1699)
- Condorcet, matematico e filosofo (1743-1794)
- Camille Desmoulins, scrittore e uomo politico (1762-1794)
- Alexandre Dumas, romanziere e autore drammatico (1803-1870).

Voci correlate


- Arrondissement dell'Aisne
- Cantoni dell'Aisne
- Elenco dei comuni del dipartimento

Collegamenti esterni


- [http://www.cg02.fr/ Consiglio generale dell'Aisne]
- [http://www.evasion-aisne.com/ Turismo nell'Aisne] ja:エーヌ県

Somme (dipartimento francese)

Il dipartimento della Somme è un dipartimento francese, facente parte della regione della Picardia (Picardie). Il nome del dipartimento deriva dal nome del fiume omonimo che scorre nel suo territorio. Il territorio del dipartimento confina coi dipartimenti dello Stretto di Calais (Pas-de-Calais) a nord, del Nord a nord-est, dell'Aisne a est, dell'Oise a sud e della Senna marittima (Seine-Maritime) a ovest. Lungo la sua costa, bagnata dal Canale della Manica, si crea il Golfo di Somme. Le principali città, oltre al capoluogo Amiens, sono Abbeville, Montdidier e Péronne Il dipartimento è stato creato dopo la Rivoluzione francese, il 4 marzo del 1790, in applicazione della legge del 22 dicembre del 1789, a partire da una suddivisione della provincia della Picardia.

Voci correlate

Elenco dei comuni del dipartimento ja:ソンム県

Avrée

Avrée è un comune francese di 93 abitanti situato nel dipartimento della Nièvre nella regione della Borgogna. Avree Avree

1770

Eventi


- 11 giugno - La nave di James Cook si arena sulla Grande barriera corallina

Nati


- 27 agosto - Georg Wilhelm Friedrich Hegel, filosofo tedesco
- 17 dicembre - Ludwig Van Beethoven, compositore tedesco († 1827)

Morti


- 30 maggio - François Boucher, pittore francese 070 ko:1770년 ms:1770

1843

Eventi

Nati


- 9 giugno - Bertha von Suttner, pacifica radicale Premio Nobel per la pace nel 1905
- 4 agosto - Aureliano Faifofer, matematico italiano († 1909)
- 8 novembre - Moritz Pasch, matematico tedesco
- 28 novembre - Matteo Renato Imbriani, politico italiano
- 24 dicembre - Lydia Koidula, poetessa estone

Morti

043 ko:1843년 ms:1843

1916

Eventi


- Italia: nel Paese (in guerra) viene introdotta per la prima volta l'ora legale
- 9 marzo - Messico: Pancho Villa conduce millecinquecento guerriglieri messicani in un attacco contro la città di Columbus, nel New Mexico, scatenando la reazione armata degli Stati Uniti
- 24 aprile - Irlanda: inizia la Easter Rising, la ribellione di Pasqua, guidata dagli indipendentisti irlandesi
- 28 giugno - Germania: Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, vengono condannati a due anni di reclusione

Prima Guerra Mondiale


- 24 febbraio - Francia: inizia la battaglia di Verdun
- 15 maggio - Comincia l'offensiva austriaca sul fronte degli altipiani trentini nota in seguito come Strafexpedition.

Nati


- 4 gennaio - Sidney Siegel, studioso delle scienze comportamentali e studioso della statistica non parametrica († 1961)
- 2 febbraio - Silvana Jachino, attrice italiana († 2004)
- 24 febbraio - Guglielmo Gabetto, calciatore italiano († 1949)
- 4 marzo - Giorgio Bassani, scrittore italiano († 2000)
- 17 aprile - Helenio Herrera, giocatore e allenatore di calcio argentino, naturalizzato francese († 1997)
- 28 aprile - Ferruccio Lamborghini, industriale automobilistico († 1993)
- 11 maggio - Camilo José Cela, scrittore spagnolo, Premio Nobel per la letteratura († 2002)
- 20 maggio - Ondina Valla, atleta italiana
- 8 giugno - Francis Crick, scienziato inglese, Premio Nobel, aiutò a scoprire la struttura molecolare del DNA († 2004).
- 18 settembre - Rossano Brazzi, attore italiano († 1994)
- 23 settembre - Aldo Moro, politico italiano († 1978)

Morti


- 13 gennaio - Victoriano Huerta, militare e uomo politico messicano (n. 1854)
- 6 febbraio - Rubén Darío, poeta nicaraguense (n. 1867)
- 12 febbraio - Richard Dedekind, matematico tedesco (n. 1831)
- 4 marzo - Franz Marc, pittore tedesco (n. 1880)
- 6 luglio - Odilon Redon, pittore francese (n. 1840)
- 6 agosto - Enrico Toti, eroe italiano (n. 1882)
- 9 agosto - Guido Gozzano, poeta italiano (n. 1883)
- 10 ottobre - Antonio Sant'Elia, architetto italiano (n. 1888)
- 15 novembre - Henryk Sienkiewicz, scrittore polacco (n. 1846)
- 27 novembre - Carolina Invernizio, scrittrice italiana (n. 1851)

Premi Nobel


- per la Pace: non assegnato
- per la Letteratura: Carl Gustaf Verner Von Heidenstam
- per la Medicina: non assegnato
- per la Chimica: non assegnato
- per la Fisica: non assegnato 016 ja:1916年 ko:1916년 simple:1916

Prima guerra mondiale

Con l'espressione prima guerra mondiale (per i contemporanei Grande guerra) si intende il conflitto cominciato il 4 agosto 1914 a seguito dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero austro-ungarico, compiuto a Sarajevo (Bosnia) il 28 giugno 1914 da parte del nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip. La guerra vide inizialmente lo scontro degli Imperi Centrali: Germania e Impero Austro-Ungarico contro le nazioni dell'Intesa: Francia Gran Bretagna e Russia. Con lo svolgersi del conflitto, a seguito di varie alleanze altre nazioni vi presero parte. Tra queste: Italia, Impero Ottomano, Belgio, Canada, Australia, Stati Uniti, Serbia, Romania, Sud Africa e Nuova Zelanda. Il numero dei continenti coinvolti fu tale da poter definire la Guerra come Mondiale, prima nella storia dell'umanità. L'Italia decise di intervenire nel conflitto il 24 maggio 1915, dichiarando guerra all'Impero Austro-Ungarico. La decisione di intervenire fu presa dal parlamento dopo che il ministro degli esteri Sidney Sonnino ebbe stipulato con la Triplice Intesa il 26 aprile un patto segreto, detto Patto di Londra, nel quale l'Italia si impegnava ad entrare in guerra entro un mese in cambio di alcune conquiste territoriali che avrebbe ottenuto dopo la guerra: il Trentino, il Tirolo meridionale, Trieste, Gorizia, l'Istria (a eccezione della città di Fiume) e parte della Dalmazia. La guerra si concluse l'11 novembre 1918, quando la Germania firmò l'armistizio con le forze dell'Intesa. Il numero di morti della Prima Guerra Mondiale è stato di oltre quindici milioni.

Paesi coinvolti:


- Imperi Centrali e loro alleati:
  - Germania
  - Impero Austro-Ungarico
  - Impero Ottomano
  - Bulgaria
- Triplice Intesa e loro alleati:
  - Gran Bretagna
  - Francia
  - Russia
  - Belgio
  - Italia (24 maggio 1915 fino 4 novembre 1918)
  - Stati Uniti d'America
  - Serbia
  - Romania
  - Giappone
  - Canada
  - Australia
  - Sud Africa
  - Cina

Origini diplomatiche

Lo scoppio della guerra è storicamente associato all'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria il 28 giugno 1914, ma le origini della guerra giacciono in realtà nel complesso delle relazioni tra le potenze europee tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, e soprattutto nelle politiche di colonizzazione promosse dalle varie nazioni. La Guerra Franco-Prussiana del 1870-71 aveva portato non solo alla fondazione di un potente e dinamico Impero Germanico, ma anche ad un'eredità di animosità tra la Francia e la Germania, a seguito dell'annessione a quest'ultima dei territori francesi di Alsazia e Lorena (di questi territori si parlerà per decenni). Sotto la guida politica del suo primo Cancelliere, Otto von Bismarck, la Germania assicurò la sua nuova posizione in Europa tramite l'alleanza con l'Impero Austro-Ungarico e ad un'intesa diplomatica con la Russia. L'ascesa al trono (1888) dell'Imperatore Guglielmo II portò sul trono tedesco un giovane governante determinato a dirigere da sé la politica, nonostante i suoi dirompenti giudizi diplomatici. Dopo le elezioni del 1890, nelle quali i partiti del centro e della sinistra ottennero un grosso successo, ed in parte a causa della disaffezione nei confronti del Cancelliere che aveva guidato suo nonno per gran parte della sua carriera, Guglielmo II fece in modo di ottenere le dimissioni di Bismarck. Gran parte del lavoro dell'ex-cancelliere venne disfatto nei decenni seguenti, quando Guglielmo II fallì nel rinnovare gli accordi con la Russia, permettendo alla Francia repubblicana l'opportunità di concludere (1891-94) una completa alleanza con l'Impero Russo. Ma il peggio doveva ancora venire: Guglielmo intraprese (1897-1900) la creazione di una Marina militare in grado di minacciare il secolare predominio navale britannico, favorendo lEntente Cordiale Anglo-Francese del 1904 e la sua espansione (1907), che portò all'inclusione della Russia. La rivalità tra le potenze venne esacerbata negli anni '80 (1880) dalla corsa alle colonie, che portò gran parte dell'Africa e dell'Asia sotto la dominazione europea nel successivo quarto di secolo. Anche Bismarck, un tempo esitante sull'imperialismo, divenne un sostenitore dell'Impero d'oltremare, aggiungendo alla tensione Anglo-Tedesca le acquisizioni della Germania in Africa e nel Pacifico, che minacciavano di interferire con gli interessi strategici e commerciali britannici. Il supporto di Guglielmo all'indipendenza del Marocco dalla Francia, il nuovo partner strategico della Gran Bretagna, provocò la Crisi di Tangeri del 1905. Durante la seconda crisi marocchina (o Crisi di Agadir 1911), la presenza navale tedesca in Marocco mise di nuovo alla prova la coalizione Anglo-Francese. Un ingrediente chiave dell'emergente polveriera diplomatica, fu la crescita delle forti aspirazioni nazionalistiche degli stati balcanici: ognuno dei quali guardava a Germania, Austria-Ungheria o Russia per ottenere supporto. La nascita di circoli anti-austriaci in Serbia, contribuì a un ulteriore crisi nel 1908 riguardante l'annessione unilaterale della Bosnia ed Erzegovina da parte dell'Austria, oltre alla pressione tedesca per forzare un umiliante declino da parte della Russia, indebolita dalla sconfitta del 1905 contro il Giappone e dai susseguenti disordini rivoluzionari. L'allarme per l'inaspettatamente rapido recupero della Russia dopo il 1909, alimentò i sentimenti dei circoli di governo tedeschi a favore di una guerra preventiva che spezzasse il presunto accerchiamento da parte dell'Intesa, prima che il riarmo russo potesse far pendere la bilancia strategica contro la Germania e l'Austria-Ungheria. Per il 1913 sia la Francia sia la Germania stavano pianificando di estendere il servizio militare, mentre la Gran Bretagna era entrata in una convenzione navale e in colloqui militari con la Francia, negli anni precedenti. Questo scenario di tensioni internazionali alimentò le ragioni della guerra, c'era solo bisogno di un valido espediente per manifestarle. L'omicidio dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria per mano del rivoluzionario serbo Gavrilo Princip fu probabilmente la scintilla migliore, e la polveriera scoppiò.

Lo scoppio della guerra

La preoccupazione sulla sicurezza regionale dell'Austria, crebbero con il quasi raddoppio del territorio della vicina Serbia, che risultò dalle Guerre Balcaniche del 1912-1913. Molti nella
leadership austriaca, non ultimo l'Imperatore Francesco Giuseppe, e Conrad von Hötzendorf, erano preoccupati dal nazionalismo serbo e dai suoi agitatori nelle province meridionali dell'impero; anche perché tormentati dal ricordo delle campagne Piemontesi contro le province italiane dell'Austria, che culminarono nella Battaglia di Solferino, erano inoltre preoccupati che la Russia avrebbe appoggiato la Serbia nell'annessione delle aree slave dell'Austria. Il sentimento predominante era quello che fosse meglio distruggere la Serbia prima che le venisse data l'opportunità di lanciare una tale campagna. Alcuni membri del governo austriaco pensavano inoltre che la campagna contro la Serbia sarebbe stata il rimedio perfetto ai problemi politici interni dell'impero. Molti erano frustrati dal potere del governo Ungherese. Nel 1914 il governo dell'Impero Austro-Ungarico aveva una struttura "dualistica". Austria e Ungheria avevano essenzialmente due governi separati sotto lo stesso monarca. Il governo austriaco manteneva il controllo sulla politica estera, ma era dipendente da quello ungherese per questioni come l'approvazione del bilancio. Spesso la leadership ungherese, sotto István Tisza rifiutò le richieste austriache per questioni tipo l'incremento delle spese militari. Nella speranza di terminare il blocco politico che ciò comportava, molti si auguravano la formazione di una federazione, o almeno una monarchia trialistica. La soluzione veniva vista nell'incremento del numero di Slavi all'interno dell'impero. L'assassinio di Francesco Ferdinando, nel giugno del 1914 creò l'opportunità tanto cercata da alcuni leader austriaci di poter contare su un piccolo regno slavo. I cospiratori di Sarajevo vennero accusati dalle autorità Austro-Ungariche di essere stati armati dalla fantomatica Mano Nera, un raggruppamento nazionalista pan-serbo collegato ai circoli di governo della Serbia. Con il supporto della Germania, l'Austria-Ungheria, che agì principalmente sotto l'influenza del Ministro degli Esteri Leopold von Berchtold, inviò un ultimatum in 15 punti, praticamente irrealizzabile, alla Serbia, il 23 luglio 1914, che doveva essere accettato nel giro di 48 ore.. Il governo Serbo accettò tutte le richieste meno una. L'Austria-Ungheria nondimeno ruppe le relazioni diplomatiche il 25 luglio e dichiarò guerra il 28, tramite telegramma inviato al governo serbo. Il governo Russo, che nel 1909 si era impegnato a sostenere l'indipendenza serba in cambio dell'accettazione serba dell'annessione della Bosnia all'Austria, mobilizzò le sue riserve militari il 30 luglio a seguito dell'interruzione nelle cruciali comunicazioni telegrafiche tra Guglielmo II e Nicola II di Russia, che era sotto pressione da parte del suo staff per prepararsi alla guerra. La Germania, richiese il 31 luglio, che la Russia ritirasse le sue forze, ma il governo russo persistette, in quanto la demobilitazione avrebbe reso impossibile riattivare la pianificazione militare in tempi brevi. La Germania dichiarò guerra alla Russia il 1 agosto e due giorni dopo contro il suo alleato, la Francia. Lo scoppio del conflitto è spesso attribuito alle alleanze stipulate nei decenni precedenti: Germania-Austria-Italia contro Francia-Russia; con Gran Bretagna e Serbia allineate a queste ultime. In effetti nessuna delle alleanze venne attivata all'inizio, anche se la mobilitazione generale russa e la dicharazione di guerra tedesca contro la Francia furono motivate dalla paura che l'alleanza avversa venisse posta in gioco. La dichiarazione di guerra britannica contro la Germania (4 agosto) non fu ufficialmente il risultato dei suoi intendimenti con Russia e Francia (fondamentalmente non era alleata a nessuna delle due), ma fu causata dall'invasione tedesca del Belgio, la cui indipendenza la Gran Bretagna aveva garantito di sostenere (1839), il quale si trovava sul percorso pianificato dai tedeschi per l'invasione della Francia.

Le prime Battaglie

Il piano tedesco (denominato Piano Schlieffen) per affrontare l'alleanza Franco-Russa prevedeva lo sferrare un colpo mortale alla Francia, per poi rivolgersi contro il più lentamente mobilizzato esercito russo. Invece di attaccare la Francia direttamente, fu ritenuto prudente attaccarla da nord. Per fare questo l'esercito tedesco dovette marciare attraverso il Belgio. La Germania chiese al governo belga il libero passaggio, promettendogli in cambio che sarebbe stato considerato un suo alleato. Quando il Belgio rifiutò, la Germania lo invase e iniziò a marciare attraverso di esso in ogni caso, dopo aver prima invaso e assicurato il piccolo Lussemburgo. Incontrò subito la resistenza davanti ai forti della città belga di Liegi. La Gran Bretagna inviò un'armata in Francia, che avanzò nel Belgio. I ritardi portati dalla resistenza dei Belgi, dalle forze francesi e britanniche, e dalla inaspettatamente rapida mobilitazione della Russia, sconvolsero i piani tedeschi. La Russia attaccò la Prussia Orientale, deviando così forze tedesche previste per il fronte occidentale. La Germania sconfisse la Russia in una serie di battaglie collettivamente conosciute come Battaglia di Tannenburg, ma questa diversione, permise alle forze francesi e britanniche di fermare l'avanzata tedesca su Parigi nella Prima battaglia della Marna (Settembre 1914), mentre gli Imperi Centrali (l'Impero Germanico e quello Austro-Ungarico) furono costretti a combattere una guerra su due fronti. La prima occupazione alleata del territorio nemico non fu in Europa, ma in Africa: le forze britanniche attaccarono e catturarono la sede amministrativa tedesca dell'odierna Namibia, al tempo colonia tedesca

L'allargamento del conflitto

1914


- 28 luglio - L'Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia;
- 1 agosto - La Germania dichiara guerra alla Russia;
- 2 agosto - Le truppe tedesche occupano il Lussemburgo;
- 3 agosto - La Germania dichiara guerra alla Francia;
- 4 agosto - La Germania invade il neutrale Belgio;
- 4 agosto - Il Regno Unito dichiara guerra alla Germania dopo che questa non rispetta la neutralità belga;
- 20 agosto - Le forze tedesche occupano Bruxelles.
- 23 agosto - Il Giappone dichiara guerra alla Germania;
- Settembre 1914 - un patto di unità viene firmato da Francia, Gran Bretagna e Russia;
- 9 ottobre - Assedio di Anversa - Anversa, in Belgio cede alle truppe tedesche.
- novembre 1-5 - L'Impero Ottomano entra in guerra dalla parte della Germania e dell'Austria-Ungheria.

1915


- 23 maggio - L'Italia dichiara guerra all'Austria-Ungheria;
- Ottobre - La Bulgaria entra in guerra dalla parte della Germania e dell'Austria-Ungheria;

1916


- 27 agosto - La Romania dichiara guerra all'Austria-Ungheria;
- 28 agosto - L'Italia dichiara guerra alla Germania;

1917


- 24 febbraio - All'ambasciatore degli Stati Uniti nel Regno Unito, Walter H. Page, viene consegnato il Telegramma Zimmermann, Nel quale l'Impero Germanico offre la restituzione del Sudovest Americano al Messico se questo dichiarerà guerra agli Stati Uniti;
- 6 aprile, gli Stati Uniti dichiarano guerra alla Germania;
- 14 agosto, la Cina dichiara guerra alla Germania.

Partecipazione Italiana

Dalla Neutralità all'entrata in guerra

L'Ambasciatore Austro-Ungarico a Roma, von Merey, al Conte Berchtold
Roma, 30 luglio 1914
Telegramma: Il Ministro degli Affari Esteri ha spontanemente introdotto oggi la questione dell'atteggiamento italiano nell'eventualità di una guerra europea.
Dato che il carattere della Triplice Allenza è puramente difensivo; dato che le nostre misure contro la Serbia possono precipitare una conflagrazione europea; e infine, dato che non abbiamo preventivamente consultato questo governo, l'Italia non sarebbe stata obbligata a unirsi a noi nella guerra. Questo, tuttavia, non preclude l'alternativa che l'Italia possa, nell'eventualità, dover decidere per se stessa se i suoi interessi fossero serviti meglio alleandosi con noi in una operazione militare o rimanendo neutrale. Personalemente si sente più incline a favore della prima soluzione, che gli appare la più probabile, purché gli interessi italiani nella Penisola Balcanica siano salvaguardati e purché noi non cerchiamo cambiamenti che probabilmentre ci daranno un predominio dannoso agli interessi italiani nei Balcani.
L'Italia, dal 1882 nominalmene alleata della Germania e dell'Austria-Ungheria nella Triplice Alleanza, ma con dei piani propri nei confronti dei territori austriaci di Sudtirolo, Istria e Dalmazia, e un accordo segreto del 1902 con la Francia, che in pratica annullava i suoi impegni di alleanza, restò inizialmente neutrale. La decisione fu presa sulla base del fatto che, considerando l'azione austriaca contro la Serbia come un puro atto di aggressione, non era vincolata dalla natura difensiva del trattato della Triplice Alleanza ad intervenire a fianco degli "alleati". L'opinione pubblica italiana invece si divise tra coloro i quali erano favorevoli all'intervento in guerra dell'Italia (Interventisti) e quelli che volevano che la nazione restasse neutrale. Tra gli interventisti il dibattito era incentrato sulla parte da prendere nel caso si fosse entrati in guerra, ovvero su quale parte avrebbe garantito meglio gli interessi dell'Italia. Il primo ministro italiano Antonio Salandra (sotto il governo di Giovanni Giolitti), iniziò - segretamente - a contrattare con ambedue le parti le condizioni dell'intervento, e gli eventuali premi all'Italia in caso di vittoria. La necessità di "prendere tempo" e le due fazioni, interventista e neutrale, sospinsero la neutralità dell’Italia, che venne dichiarata ufficialmente il 2 agosto dal ministro degli esteri San Giuliano, appellandosi al succitato carattere esclusivamente difensivo della Triplice Alleanza. La maggioranza del parlamento era contraria all’intervento, ma importante era anche la componente interventista, che raccoglieva ampi consensi nell’opinione pubblica, in particolare tra gli intellettuali. Con il passare del tempo il numero di interventisti crebbe sempre più, tra i tanti un certo Benito Mussolini (allora direttore dell'"Avanti!", piccolo ma pungente giornale del partito socialista, e in seguito del "Popolo d'Italia"), che, partito da posizioni fermamente neutrali, si schierò poi apertamente per l'intervento in guerra. Il governo italiano, intanto, continuava a trattare con entrambe le parti l'ingresso nel conflitto. Nell'aprile del 1915, al termine di una ardua trattativa, l'accordo con l'Intesa si concretizzò nel Patto di Londra, firmato il 26 aprile dal ministro degli esteri Sonnino all'insaputa del parlamento italiano. Con il Patto di Londra l'Italia ricevette la promessa di ottenere, in caso di vittoria, il Trentino e il territorio attiguo fino al Brennero, Gorizia, Trieste, Gradisca, l'Istria fino al Quarnaro e parte della Dalmazia, la sovranità su Valona, la zona di Adalia in Turchia, e parte delle colonie tedesche. Il 4 maggio l'Italia disdice la Triplice Alleanza. Nei giorni seguenti Giolitti e il parlamento (in maggioranza neutralista) combattono l'ultima battaglia per tenere l'Italia fuori dalla guerra. Il 13 maggio Salandra presenta al Re le dimissioni. Giolitti, nel timore di approfondire una frattura istituzionale, rinuncia alla successione, e si dimette. L'Italia entra perciò in guerra, per volontà di un gruppo di relativa minoranza, chiamando a combattere i militari italiani lungo più di 650 chilometri di fronte. Va inoltre considerato il fatto che l'Austria-Ungheria era la potenza contro la quale si era combattuto durante le guerre d'indipendenza e che entrare in guerra al suo fianco avrebbe smentito tutta la tradizione risorgimentale, sulla quale si fondavano in gran parte le motivazioni degli interventisti.

Interventisti e neutralisti in Italia

Alla vigilia della guerra, l'opinione pubblica italiana era così spaccata:
- Interventisti
  - I
liberal-conservatori, che speravano in un rafforzamento delle istituzioni in senso autoritario. (Salandra e Sonnino)
  - Gli
irredentisti, che vedevano la guerra come una prosecuzione del Risorgimento, una occasione per liberare le terre rimaste in mano austriaca.
  - I
socialisti rivoluzionari, che speravano che la guerra avrebbe accelerato il compimento della rivoluzione socialista. (Benito Mussolini)
  - I
nazionalisti, che esaltavano la guerra come strumento per dare potenza e prestigio alla Nazione.
  - Gli industriali dellindustria pesante
, che avrebbero fatto ingenti guadagni attraverso la produzione bellica.
  - I letterati come D'Annunzio e Corradini
- Neutralisti
  - I cattolici, sia per i principi evangelici sia per non andare contro la cattolicissima Austria.
  - I socialisti, che vedevano la guerra come una inutile strage.
  - Giolitti e i giolittiani, che ritenevano di poter ottenere le terre irredente in cambio della neutralità italiana.
  - Gli industriali che producevano per l'esportazione, che speravano di poter sostituire sui mercati internazionali la Germania impegnata nella guerra.

L'Italia entra in Guerra

Germania L'Italia dichiarò guerra all'Austria-Ungheria il 23 maggio 1915, e alla Germania quindici mesi più tardi, all'alba del 24 maggio l'esercito Italiano spara la prima salva di cannone contro le postazioni austriache asseragliate a Cervignano del Friuli che poche ore più tardi diverrà la prima città liberata. Il comando delle forze armate italiane viene affidato al generale Luigi Cadorna. Il nuovo fronte aperto dall'Italia ebbe come teatro l'arco alpino dallo Stelvio al mare Adriatico, lo sforzo principale tendente allo sfondamento del fronte fu attuato nella regione della valli isontine in direzione di Lubiana. Anche qui, dopo un'iniziale avanzata italiana gli austriaci ricevettero l'ordine di trincerarsi e resitere e si verificò la stessa guerra di trincea che si svolgeva sul fonte occidentale. L'unica differenza è che mentre sul fronte occidentale le trincee erano scavate nel fango, sul fronte italiano erano scavate nelle rocce e nei ghiacciai delle Alpi, anche ed oltre ai 3.000 metri di altitudine. Nei primi mesi di guerra l'Italia sferrò quattro offensive contro gli austriaci ad est, queste furono:
- Prima battaglia dell'Isonzo: 23 giugno-7 luglio 1915
- Seconda battaglia dell'Isonzo: 18 luglio-4 agosto 1915
- Terza battaglia dell'Isonzo: 18 ottobre-4 novembre 1915
- Quarta battaglia dell'Isonzo: 10 novembre- 1915 In queste prime quattro battaglie le perdite italiane ammonteranno a oltre 60.000 morti e più di 150.000 feriti, il che equivaleva a circa un quarto delle forze mobilitate. Degna di menzione è l'offensiva nell'alto Cadore sul Col di Lana tendente a tagliare una delle principali vie di rifornimento al settore Trentino attraverso la Val Pusteria. Questo teatro di operazioni fu secondario rispetto alla spinta ad est tuttavia ebbe in seguito il merito di bloccare contingenti austroungarici in quanto la zona di operazioni si avvicinava più di ogni altro settore del fronte a vie di comunicazione strategiche per l'aprovvigionamento del fronte tirolese e trentino ( val Pusteria Valle dell'Isarco ).

Tanti caduti, pochi risultati

Si arriva così all'inizio del 1916. Mentre in febbraio gli austriaci ammassano truppe in Trentino, l'11 marzo, per otto giorni, si svolge la Quinta battaglia dell'Isonzo, che non porterà ad alcun risultato. A metà maggio gli austriaci sfondano in Trentino arrivando ad occupare tutto l'altipiano di Asiago, l'esercito italiano riuscì comunque a contenere l'offensiva e gli austriaci si ritirarono tornando a rinforzare le loro posizioni sul Carso. Il 4 agosto inizia la Sesta battaglia dell'Isonzo che porterà il 9 alla conquista di Gorizia che pur non essendo di importanza strategica verrà presa ad un prezzo altissimo (20.000 morti e 50.000 feriti). L'anno si conclude con altre tre offensive:
- Settima battaglia dell'Isonzo: 14 settembre-16 settembre 1916
- Ottava battaglia dell'Isonzo: 1 novembre- 1916
- Nona battaglia dell'Isonzo: 4 novembre- 1916 Anche queste senza risultati apprezzabili ma con 37.000 morti e 88.000 feriti. Nell'ultima parte dell'anno gli italiani riescono ad avanzare un poco in Trentino ma per tutto l'inverno del 1916-17, sul fronte dell'Isonzo, tra il Carso e Monfalcone, la situazione è stazionaria. Il più grande merito dell'Italia fino a questo momento fu quello di aver inchiodato su questo fronte grandi quantitativi di truppe nemiche che altrimenti si sarebbero concentrate sul fronte occidentale e contro la Russia. La ripresa delle operazioni arrivò in maggio. Dal 12 al 28 si svolse la Decima battaglia dell'Isonzo. Dal 10 al 25 giugno si svolse invece la Battaglia del Monte Ortigara voluta da Cadorna per riconquistare alcuni territori del Trentino rimasti in mano austriaca. Il 18 agosto ebbe inizio la più imponente delle offensive italiane l'Undicesima battaglia dell'Isonzo, anche questa non sara decisiva e verrà pagata a caro prezzo, sia come perdite che come conseguenze.

La disfatta di Caporetto

Visti gli esiti dell'ultima offensiva italiana austriaci e tedeschi decisero di contrattaccare. Il 24 ottobre gli Austro-Tedeschi sfondarono il fronte dell'Isonzo a nord convergendo su Caporetto e accerchiando la Seconda Armata Italiana, in particolare il Quarto corpo d'Armata ed il Ventisettesimo Corpo d'Armata comandato dal generale Badoglio che poi cercò in tutti i modi di mettere a tacere il suo operato durante lo svolgimento della battaglia. Da lì avanzeranno per 150 km in direzione sud ovest raggiungendo Udine in quattro giorni. La Disfatta di Caporetto provocò il crollo del fronte italiano sull'Isonzo con la conseguente ritirata delle armate schierate dall'Adriatico fino alla Valsugana, oltre alle perdite umane e di materiale, 350.000 soldati si diedero a una ritirata scomposta assieme a 400.000 civili che scappavano dalle zone invase. La ritirata si fermerà solo sulla Linea del Piave, l'11 novembre 1917. A seguito della disfatta il Generale Cadorna verrà sostituito dal Generale Armando Diaz.

Da Caporetto alla fine della Guerra

Gli Austro-Tedeschi chiudono l'anno 1917 con le offensive sul Piave, sull'Altipiano di Asiago e sul Monte Grappa. Gli italiani sono costretti per riempire i vuoti d'organico ad impiegare i Ragazzi del '99, mentre si decide di conservare la classe 1900 per il presunto sforzo finale del 1919. La ritirata sul fronte del Grappa-Piave consente all'esercito italiano di concentrare le sue forze su di un fronte più breve, meglio difendibile, e soprattutto il mutato atteggiamento tattico, impostato alla difesa del territorio nazionale, ricopre di un nuovo significato morale la guerra degli Italiani, e consente il compattamento delle truppe e della nazione, presupposto per la cosiddetta "Vittoria finale" Gli austriaci si fermano in attesa della primavera del 1918, preparando un altro grosso attacco che li dovrebbe portare a occupare la pianura veneta. Arriva il 15 giugno e gli Austro-Ungarici attaccano con 66 divisioni. La Battaglia del Solstizio (15-23 giugno 1918) vedrà gli italiani resistere all'assalto e gli austriaci veder sfumare le loro speranze. Si tratta dell'ultimo sforzo offensivo per un paese sull'orlo del crollo, assillato dall'impossibilità di continuare a sostenere lo sforzo bellico sul piano economico e soprattutto su quello morale, data l'incapacità della monarchia di farsi garante dell'integrità dello stato multinazionale asburgico A questo punto è il turno dell'Italia nel portare un'offensiva, si discute se portarla ad ottobre o aspettare la primavera del 1919. Agli inizi di ottobre si decide di attaccare subito, anche per impegnare le riserve austro-ungariche ed impedire loro la prosecuzione dell'offensiva sul fronte francese. Il 23 ottobre parte l'offensiva, con condizioni climatiche pessime. Gli italiani avanzano in Veneto,Friuli ed in Cadore. Il 29 ottobre l'Austria chiede l'armistizio e il 3 novembre i soldati italiani entrano a Trento mentre i bersaglieri sbarcano a Trieste, il giorno seguente con la firma degli austriaci la guerra dell'Italia giunge a termine...

Teatri meridionali

Ingresso dell'Impero Ottomano

L'Impero Ottomano si unisce agli Imperi Centrali nell'ottobre-novembre del 1914, minacciando i territori russi del Caucaso e le comunicazioni britanniche con l'India e l'Oriente tramite il Canale di Suez. L'azione britannica apre un altro fronte a sud con le campagne di Gallipoli (1915) e della Mesopotamia, nonostante i turchi avessero inizialmente successo nel respingere le incursioni nemiche. Ma in Mesopotamia, dopo il disastro dell'Assedio di Kut (1915-16), i britannici si riorganizzano e catturano Baghdad nel marzo 1917. Più a ovest, in Palestina, gli iniziali fallimenti britannici vennero ribaltati con la cattura di Gerusalemme nel dicembre 1917 e la Forza di spedizione egiziana guidata da Edmund Allenby che sconfisse le forze ottomane nella Battaglia di Megiddo (settembre 1918).

La caduta della Serbia

Dopo aver respinto tre invasioni austriache nell'agosto-dicembre 1914, la Serbia cedette all'invasione combinata di Germania, Austria e Bulgaria dell'ottobre 1915. Le truppe serbe continuarono a resistere in Albania e Grecia, dove una forza Franco-Britannica era sbarcata per offrire assistenza e per spingere il governo greco in guerra contro gli Imperi Centrali.

Prime fasi: dal romanticismo alle trincee

La percezione della guerra nel 1914 era quasi romantica, e la sua dichiarazione venne accolta con grande entusiasmo da molte persone. La visione comune era che sarebbe stata una breve guerra di manovre, con poche azioni pungenti (per "impartire una lezione al nemico"") e sarebbe finita con un vittorioso ingresso nella capitale (ovviamente quella nemica), seguita da una o due parate celebrative a casa, per poter poi tornare alla vita normale. C'erano alcuni pessimisti (come Lord Kitchener) che predissero che la guerra sarebbe durata a lungo, ma "tutti sapevano" che la guerra sarebbe "finita per Natale....". Arruolamento nell'esercito britannico durante la prima guerra mondiale

Inizia il trinceramento

Dopo l'iniziale successo nella Prima battaglia della Marna, le forze tedesche e dell'Intesa iniziarono una serie di snervanti manovre per cercare di costringere gli avversari alla ritirata, nella cosidetta Corsa verso il mare. Francia e Gran Bretagna si trovarono ben presto ad affrontare le posizioni tedesche trincerate, dalla Lorena fino alle coste belghe nelle Fiandre. Entrambi gli schieramenti presero posizione, i francesi e i britannici cercando di andare all'attacco, mentre i tedeschi cercavano di difendere il territorio da loro occupato. Una delle conseguenze fu che le trincee tedesche erano molto meglio costruite di quelle dei loro nemici: le trincee Anglo-Francesi erano pensate solo per essere "temporanee", prima che le loro forze spezzassero le difese tedesche. Nessuno dei due schieramenti si dimostrò in grado di assestare un colpo decisivo nei quattro anni seguenti, per quanto la protratta azione tedesca nella Battaglia di Verdun (1916) e il fallimento alleato della primavera successiva, portarono l'esercito francese sull'orlo del collasso, mentre le diserzioni di massa minavano la linea del fronte. Circa 800.000 soldati dalla Gran Bretagna e dall'Impero Britannico si trovavano contemporaneamente sul fronte occidentale, 1.000 battaglioni, ognuno occupante un settore del fronte, dal Belgio fino all'Arne, che operavano su in sistema mensile a quattro stadi, a meno che non ci fosse un offensiva in corso. Il fronte conteneva quasi 10.000 chilometri di trincee. Ogni battaglione teneva il suo settore per quattro settimane prima di tornare nelle retrovie, quindi nella riserva e infine per una settimana in licenza, spesso nella zona di Poperinge o di Amiens.

Le Somme e Passchendaele

Sia la Battaglia della Somme (1916), che la Battaglia di Passchendaele (1917), sempre sul fronte occidentale, risultarono in enormi perdite di vite da entrambe le parti, ma in minimi progressi nella situazione della guerra. È interessante notare che, quando i britannici attaccarono nel primo giorno della battaglia della Somme, e persero un enorme numero di uomini sotto le continue raffiche delle mitragliatrici tedesche, riuscirono comunque a guadagnare del terreno. Ciò fece sì che il comando tedesco ordinò ai suoi soldati di riprendersi il terreno perso, con risultati molto simili dal punto di vista delle perdite. Quindi, invece di un combattimento sbilanciato, con i soli britannici all'attacco, che avrebbe causato enormi perdite solo dalla loro parte, il volume degli attacchi fu equamente distribuito, così come le perdite sofferte.

Gas tossici e nuove armi

Come in ogni conflitto il settore di ricerca maggiormente sviluppato fu quello bellico, che raggiunse livelli impensabili nel giro di pochi anni. Le nuove armi furono numerose, tutte ugualmente letali. - I gas tossici (principalmente yprite, fosgene, cloropicrina) furono utilizzati per la prima volta dai tedeschi contro i soldati russi, senza molto successo, nella Battaglia di Bolimow del 1 gennaio 1915, ma divennero celebri a partire dal 22 aprile 1915, in una battaglia a Ypres in cui per la prima volta si fece uso di gas asfissianti al cloro, che provocarono il terrore tra le truppe nemiche, i cui uomini morivano accecati e soffocati, con i polmoni e gli occhi bruciati, tra indicibili sofferenze. Il primo rudimentale rimedio agli attacchi chimici fu costituito da fazzoletti bagnati con acqua e/o urina. In seguito sarebbero state sperimentate le prime maschere anti-gas (distribuite in massa tra i soldati). Nel corso della guerra i gas al cloro sarebbero stati poi sostituiti da un tipo di gas più evoluto, sparato da proiettili, denominato "iprite" (dal nome della città Ypres). - I lanciafiamme, introdotti dai tedeschi a Hooge il 30 luglio 1915. - I carri armati (utilizzati inizalmente dai britannici nella Somme il 15 settembre 1916), che suscitarono lo stesso stupore e terrore provocato dal gas a Ypres, pur non essendo usati per lo sfondamento delle linee nemiche (come avverrà poi nella seconda guerra mondiale), ma solo per il semplice supporto alla fanteria. Ognuna di queste nuove armi produsse inizialmente panico e sconcerto tra i nemici, ma non riuscì a produrre un vantaggio sostanziale e duraturo. Uso dei gas nella prima guerra mondiale

Aeroplani e U-Boot

L'aviazione militare ottenne rapidi progressi, dallo sviluppo delle (inizialmente primitive) mitragliatrici sincronizzate per poter sparare in avanti, introdotte dall'aviazione tedesca nell'autunno del 1915, allo sviluppo dei bombardieri usati contro Londra (luglio 1917): ancor più drammatico, almento per i britannici, fu l'uso dei sottomarini tedeschi (U-Boot, dal tedesco Unterseeboote) contro i mercantili alleati in acque internazionali dal febbraio 1915. La decisione tedesca di togliere le restrizioni all'attività sottomarina (1 febbraio 1917) fu strumentale all'entrata in guerra degli Stati Uniti dalla parte degli alleati (6 aprile). L'affondamento del transatlantico Lusitania fu un successo controverso per gli U-Boot.

Il fronte orientale e la Russia

Mentre sul fronte occidentale si era raggiunto lo stallo nelle trincee, la guerra continuò ad est.

Vittorie tedesche ad est

I piani di guerra iniziali dei russi prevedevano l'invasione simultanea della Galizia austriaca e della Prussia Orientale tedesca. Anche se l'iniziale avanzata in Galizia fu di ampio successo, i russi vennero respinti dalla Prussia Orientale, dalle vittorie dei generali tedeschi Hindenburg e Ludendorff a Tannenberg e ai Laghi Masuriani nell'agosto e settembre del 1914. L'organizzazione militare ed economica russe, meno sviluppate, si rivelarono presto insufficienti davanti alle forze combinate di Germania e Austria-Ungheria. Nella primavera del 1915 i russi vennero respinti in Galizia, e in maggio gli Imperi Centrali ottennero un importante sfondamento ai confini meridionali della Polonia, catturando Varsavia il 5 agosto e costringendo i russi a ritirarsi dalla Polonia.

Russia in subbuglio

L'insoddisfazione nei confronti della condotta di guerra del governo russo crebbe, nonostante i successi del giugno 1916, Offensiva Brusilov, nella Galiza Orientale, contro gli austriaci, quando i successi russi furono minati dalla riluttanza degli altri generali di impegnare le loro forze a supporto del comandante vittorioso. Le fortune alleate si ravvivarono solo temporaneamente con l'ingresso in guerra della Romania, il 27 agosto. Le forze tedesche arrivarono in aiuto delle unità austriache impegnate in Transilvania, e Bucarest cadde ai piedi degli Imperi Centrali il 6 dicembre. Nel frattempo, l'instabilità interna crebbe in Russia, e lo Zar rimase isolato al fronte, mentre il sempre più incompentente governo delll'Imperatrice provocò proteste da tutti i segmenti della vita politica russa, risultando nell'assassinio del favorito di Alessandra, Rasputin, da parte di nobili conservatori alla fine del 1916.

La Rivoluzione Russa

Nel marzo 1917 (febbraio per il calendario russo che mai ha accettato la riforma gregoriana), le dimostrazioni di San Pietroburgo culminarono nell'abdicazione dello Zar Nicola II e alla nomina di un debole Governo provvisorio centrista, che condivise il potere con i socialisti del Soviet di Pietrogrado. Questa divisione dei poteri portò alla confusione e al caos, sia al fronte che a casa, e l'esercito divenne sempre meno capace di resistere efficacemente alla Germania. Nel frattempo, la guerra e il governo, divennero sempre più impopolari, e il malcontento venne usato strategicamente dal Partito Bolscevico, guidato da Vladimir Lenin, allo scopo di prendere il potere. Il trionfo dei Bolscevichi, in novembre (ottobre per il calendario russo), fu seguito in dicembre da un armistizio e da negoziati con la Germania. All'inizio, i Bolscevichi rifiutarono i duri termini imposti dalla Germania, ma quando questa riprese la guerra e cominciò a marciare impunita attraverso l'Ucraina, il nuovo governo accettò il Trattato di Brest-Litovsk il 3 marzo 1918, che portò la Russia fuori dalla guerra dietro cessione agli Imperi Centrali di vasti territori comprendenti la Finlandia, le Province Baltiche, la Polonia e l'Ucraina.

Rovesciamento delle sorti

Il 1917 vide l'ingresso in guerra degli Stati Uniti. Mentre con la sconfitta russa sul fronte orientale, la Germania era libera di spostare truppe a ovest. Con i rinforzi tedeschi e le truppe americane che piombavano sul fronte occidentale, l'esito finale della guerra si sarebbe deciso su questo fronte.

Ingresso degli Stati Uniti

All'inizio del 1917 la Germania riprese la sua politica di guerra sottomarina indiscriminata. Questo, combinato con l'indignazione pubblica circa il Telegramma Zimmermann, portò alla finale rottura delle relazioni tra Stati Uniti e Imperi Centrali. Il presidente Woodrow Wilson richiese al congresso degli Stati Uniti di dichiarare guerra, il che avvenne il 6 aprile 1917. (Solo un membro del Congresso, Jeanette Rankin del Montana, votò contro). L'esercito statunitense e la Guardia Nazionale erano stati mobilizzati nel 1916 per dare la caccia al rivoluzionario messicano Pancho Villa, il che rese la mobilitazione più veloce. La Marina statunitense, fu in grado di inviare un gruppo di navi da guerra a Scapa Flow per unirsi alla flotta britannica, e un gruppo di incrociatori a Queenstown, in Irlanda, per aiutare a scortare i convogli. Comunque, occorse del tempo prima che le forze statunitensi fossero in grado di contribuire significativamente sul fronte occidentale e su quello italiano. Britannici e francesi insistettero sull'invio di fanteria statunitense per rinforzare le linee. Durante la guerra, le forze americane furono a corto di una propria artiglieria, aviazione e di unità del genio. Comunque il Generale John J. Pershing, comandante della forza di spedizione americana, resistette al disgregamento delle unità americane per utilizzarle come rinforzo di quelle francesi e britanniche, come suggerito dagli alleati.

Offensiva tedesca del 1918

L'entrata degli USA in guerra nell'anno precedente, aveva reso certo l'eventuale arrivo delle truppe americane, mentre il ritiro della Russia e la disfatta italiana di Caporetto aveva permesso il trasporto di truppe tedesche ad ovest. Quattro successive offensive tedesche seguirono quella del 27 maggio, portando a guadagni in direzione di Parigi, comparabili a quelli della prima avanzata. Il 21 marzo 1918 la Germania lanciò una grossa offensiva, l'"Operazione Michael", contro le truppe britanniche e del Commonwealth. L'esercito tedesco aveva sviluppato una nuova tattica che prevedeva l'utilizzo di incursori addestrati ad infiltrarsi nelle trincee e catturarle. Gli alleati reagirono incaricando il Maresciallo di campo francese Ferdinand Foch di coordinare le attività alleate in Francia, e in seguito nominandolo comandante supremo di tutte le forze alleate. L'offensiva tedesca si mosse in avanti di 60 km e premette talmente le truppe della Forza di spedizione britannica (BEF), che il loro comandante, il Maresciallo di campo Sir Douglas Haig, emise un Ordine Generale l'11 aprile che dichiarava: "Con le spalle al muro, e credendo nella giustezza della nostra causa, ognuno di noi deve combattere fino alla fine". Comunque, per quel momento, l'offensiva tedesca si era fermata, a causa di problemi logistici. I contrattacchi dei canadesi e delle forze dell'ANZAC spinsero indietro i tedeschi.

Vittoria alleata

11 aprile La Forza di spedizione americana, comandata dal Generale John J. Pershing, entrò in battaglia in numeri significativi nell'aprile 1918. Nella Battaglia di Bosco Belleau, dal 1 giugno al 30 giugno 1918, la seconda divisione, comprendente il Corpo dei Marines, aiutò ad annullare l'offensiva tedesca che minacciava Parigi. Il 18 luglio 1918, alla Battaglia di Chateau-Thierry, le forze francesi e americane andarono all'offensiva. L'esercito britannico, usando un grosso numero di carri armati, attaccò ad Amiens l'8 agosto causando tale sorpresa e confusione che il comandante in capo tedesco, Generale Ludendorff, disse che fu "il giorno più nero dell'esercito tedesco". Il 12 settembre la Prima Armata Statunitense, che era stata recentemente costituita dalla Forza di spedizione americana, andò all'attacco del saliente di Saint-Mihiel, che la Germania occupava dal 1914. Questo saliente minacciava la linea ferroviaria Parigi-Nancy. Le forze americane erano carenti di supporto dell'artiglieria, che veniva fornito da francesi e britannici. Questa fu anche la prima occasione in cui vennero usati i carri armati americani, guidati dal tenente Colonnello George S. Patton. Quattro giorni dopo il saliente era stato ripulito. Il 26 settembre le forze americane iniziavano l'Offensiva Mosa-Argonne, che continuò fino alla fine della guerra. Un posto di osservazione chiave dei tedeschi, sulla quota 305 a Montfaucon d'Argonne venne catturato il 27 settembre. Circa 18.000 americani caddero durante l'offensiva. Fu la prima condotta dagli Stati Uniti come esercito indipendente. Il Generale Pershing puntava al fiume Reno, che si aspettava di oltrepassare all'inizio del 1919. Il 24 ottobre l'esercito italiano, con un limitato supporto americano, inizio l'offensiva di Vittorio Veneto contro l'Impero Austro-Ungarico, che durò fino al 4 novembre.

Fine della Guerra

La Bulgaria fu il primo tra gli Imperi Centrali a firmare l'armistizio (29 settembre 1918), seguito dalla Turchia (30 ottobre) La Germania richiese un cessate il fuoco il 3 ottobre 1918, seguita dall'Austria-Ungheria. I combattimenti terminarono con l'armistizio concordato l'11 novembre a Compiègne. Austria e Ungheria firmarono due armistizi separati a seguito del rovesciamento della monarchia asburgica. Il maggiore Harry S.Truman fece sparare i cannoni al suo battaglione fino agli ultimi secondi. Circa trent'anni dopo, il maggiore era diventato presidente degli U.S.A. Fu lui a ordinare il lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, che pose fine alla seconda guerra mondiale. Si può dire che Truman fece terminare entrambe le guerre mondiali. Quando Guglielmo II ordinò alla Flotta d'alto mare tedesca una sortita contro le navi alleate, questa si ammutinò a Wilhelmshaven il 29 ottobre 1918. Il 9 novembre, venne proclamata la repubblica, segnando la fine dell'Impero Germanico del 1871. Il Kaiser volò il giorno seguente nei Paesi Bassi, che gli garantirono asilo politico. Si veda Repubblica di Weimar per i dettagli.

Caratteristiche distintive della guerra

La Prima Guerra mondiale è considerata come la prima guerra moderna su larga scala. In realtà si presentava come una

Triplice intesa

La Triplice intesa è stata un sistema di alleanze politico-militare tra Francia, Inghilterra e l'Impero russo. Nel 1894 Francia e Russia, appena uscita dal sistema bismarckiano, stipularono un alleanza militare ed economico. Nel 1904, dopo aver superato la crisi fashioda e risolti i contrasti coloniali in Africa, le due democrazie occidentali Francia e Inghilterra si allinearono su medesime direzioni: "Entente Cordiale". Nel 1907 anche Inghilterra e Russia risolsero i loro contrasti coloniali in Asia. Questo sistema diede vita alla Triplice Intesa contrapponendosi alla Triplice Alleanza comprendente l'Impero Germanico, l'Impero Austriaco e l'Italia Allo scoppio della prima guerra mondiale - nel 1914 - l'Italia decise di non mantenere l'alleanza con Germania e Austria e di mantenersi neutrale, decidendo di entrare in guerra il 24 maggio 1915 schierandosi con i paesi dell'Intesa (Trattato di Londra). categoria:Prima guerra mondiale categoria:Storia contemporanea europea

Categoria:Fiumi della Francia

Categoria:Francia Francia

Beaumont-du-Périgord (Kanton)

Der Kanton Beaumont-du-Périgord ist eine Untergliederung des Arrondissements Bergerac im Département Dordogne in der Region Aquitanien in Frankreich.

Geschichte

Der Kanton wurde am 4. März 1790 im Zuge der Einrichtung der Départements als Teil des damaligen "Distrikts Bergerac" gegründet. Mit der Gründung der Arrondissements am 17.Februar 1800 wurde der Kanton als Teil des damaligen Arrondissements Bergerac neu zugeschnitten. Siehe auch Geschichte Dordogne und Geschichte Arrondissement Bergerac.

Geografie

Der Kanton grenzt im Norden an die Kantone Lalinde und Le Buisson-de-Cadouin, im Osten an den Kanton Monpazier, im Süden an den Kanton Villeréal im Arrondissement Villeneuve-sur-Lot im Département Lot-et-Garonne und im Westen an den Kanton Issigeac.

Kommunen

Die größte Kommune des Kantons ist (Einwohner (1999)):
- Beaumont-du-Périgord (1.150) siehe auch: Kommunen im Kanton Beaumont-du-Périgord Kategorie:Französischer Kanton

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