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Petronio

Petronio

Il nome Petronio può essere associato a:
- Petronio: nome proprio di persona maschile
- Petronio Arbitro: scrittore latino
- San Petronio: santo patrono di Bologna
- Petronio torrente della Liguria

Nome proprio

In linguistica con il termine nome proprio si intende una notazione specifica adottata da una comunità o da un organismo amministrativo allo scopo di identificare e distinguere una persona (in questo caso si parla di antroponimo), un luogo o un'altra entità geografica (si tratta ora di un toponimo), una istituzione, un evento, un movimento culturale, un fenomeno sociale, un fenomeno oggetto di studio scientifico, una grandezza fisica, una entità matematica. Sul piano della denotazione, i nomi propri si distinguono, talora si giustappongono (e qualche volta si contrappongono) ai nomi comuni ed agli appellativi. Il nome proprio di una persona viene attribuito alla nascita ed ha la funzione di identificare, da solo all'interno del nucleo familiare o in situazioni informali, insieme al cognome e ad altri dati (luogo e data di nascita), nella società civile. Recentemente a questi dati, in Italia, si è unito il codice fiscale come sistema di identificazione univoca.
In quasi tutte le religioni esistono particolari cerimonie legate all'assegnazione del nome al neonato; nella religione cristiana, ad esempio, il nome viene imposto in occasione del battesimo. Fino alla metà del XX secolo, in Italia, l'identificazione avveniva invece che attraverso l'indicazione del luogo e della data di nascita, attraverso l'indicazione del nome proprio del padre (ed anche della madre nei documenti ufficiali) attraverso la forma di (es. Giovanni Rossi di Mario) oppure fu (es. Giovanni Rossi fu Mario) nel caso di padre già deceduto.
In Italia, i nomi propri sono, molto spesso, quelli della tradizione cattolica, ma non mancano nomi derivanti da tradizioni precedenti (ebraica, greca, romana), da culture straniere o da consuetudini locali. I nomi più diffusi sono circa 17.000, ma sono solo 300 quelli veramente comuni, tanto che da soli sono utilizzati da oltre 3/4 della popolazione. La consuetudine di utilizzare un nome risale probabilmente ad un'età precedente all'inizio della civiltà nell'antica Grecia, dove gli abitanti già venivano identificati dal nome proprio, da quello del padre e, a volte, dalla località d'origine. L'onomastica in generale e le più specifiche antroponimia, toponomastica ed etno-toponomastica, studiano i nomi e le loro origini e significato, utilizzando molte delle ricerche metodologiche proprie della linguistica e le necessarie ricerche di ordine storico e antropologico. Per gli antroponimi un aiuto molto valido viene dai documenti presenti in ogni archivio quali quelli diocesani (liber baptizorum, liber matrimoniorum, liber mortuorum), quelli comunali (anagrafe) e quelli religiosi (Martyrologium romanum).

Voci correlate


- Cognome categoria:antroponimi ja:人名

Petronio Arbitro

Petronio Arbitro, o anche semplicemente Petronio (2066) è stato uno scrittore latino. È quasi certamente l'autore del Satyricon, attribuito storicamente a T. Petronius Niger, console verso il 62, suicida per volontà di Nerone nel 66. Il cognome Arbiter, attestato nella tradizione manoscritta del Satyricon e in qualche testimonianza indiretta, deriva forse dalla definizione presente in Tacito: elegantiae arbiter. L'identificazione dell'autore del Satyricon è stata a lungo oggetto di un complesso dibattito critico. Oggi la maggior parte degli studiosi è concorde con l'ipotesi di datare il Satyricon come opera del I secolo d.C. e di identificare il suo autore appunto con Petronio, un personaggio molto in vista della corte di Nerone. Tacito parla di lui, definendolo un uomo raffinato, amante della bella vita, che, grazie alle sue particolari qualità e alla sua cultura riuscì a divenire uno dei pochi intimi di Nerone, e ad essere conosciuto a corte con il soprannome di "arbitro del buon gusto". Come abbiamo detto, sulla vita di Petronio non ci sono molte notizie. In mancanza di notizie dirette, i critici hanno identificato l'autore con un personaggio, Gaio Petronio, che appare negli "Annales" di Tacito. Secondo la storia di Tacito, Gaio Petronio si suicidò per l'accusa di cospirazione mossagli da Tigellino, prefetto del pretorio: ma prima di darsi alla morte, rese pubbliche alcune tavole, in cui raccontava le turpi abitudini sessuali del principe Nerone. Tacito ci descrive Petronio come uomo di lusso, amante del bello e dell'ozio. Ciò nonostante era proconsole in Britinia e più tardi console. In seguito fu ammesso nel circolo dei pochi intimi di Nerone, tra i quali divenne arbitro di raffinatezza (Arbiter elegantiae), al punto che Nerone non riteneva bello ciò che non era stato approvato da Petronio. Da questo scattò l'invidia di Tigellino, il quale raccontò a Nerone che Petronio faceva parte della congiura dei Pisoni. Il personaggio descritto da Tacito per molti punti coincide da quel poco che si può dedurre dal Satyricon del suo autore.

Satyricon

Nulla si sa dell'ampiezza originaria dell'opera: secondo una testimonianza di Fulgenzio, l'attuale capitolo 20 apparterrebbe al libro XIV, mentre attribuisce la famosa Cena di Trimalchione ai libri XV e XVI. I frammenti del Satyricon a noi giunti si aprono con una discussione in una scuola di retorica fra il protagonista e il narratore, Enclopio, un giovane costretto a una vita precaria e avventurosa, e il retore Agamennone, sulle cause della corruzione dell'eloquenza nelle scuole di declamazione: per Enclopio la colpa è dei maestri, che fanno esercitare gli allievi su stravaganti temi di fantasia, per Agamennone è dei genitori, che esigono per i figli una rapida e frettolosa istruzione, in modo da vederli subito all'opera nelle contese forensi. Il seguito dice che Enclopio si trova in una città del Meridione, probabilemente Pozzuoli: lo accompagnano Ascilto e Gitone, il quale diviene causa di litigio fra Ascilto ed Enclopio. I tre sono catturati da Quartilla, sacerdotessa di Priapo che li costringe a sottostare alle sue voglie. Quando si organizza la fuga, un messo di Agamennone li conduce alla cena offerta da Trimalchione. Rimane la sua principale ed importante opera letteraria per la quale è stato tramandato ai posteri. Petronio Petronio

Bologna

Bologna (Bulåggna in bolognese) è un comune di 369.955 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia nonché della regione Emilia-Romagna. Antichissima città universitaria, ancora oggi è meta di moltissimi studenti che le conferiscono una ricchezza culturale e di idee nuove ed alternative, invidiabile per molte città del mondo. Famosa anche per le sue torri. Grande nodo ferroviario, con le due stazioni principali seguenti:
- Bologna Centrale (stazione viaggiatori di passaggio),
- Bologna San Donato (scalo di smistamento di testa, situato nel nord-est della città alla cintura ferroviaria merci).

Geografia

Bologna è situata in zona pianeggiante e collinare presso lo sbocco della valle del Reno.
Il territorio provinciale si estende dai margini meridionali della Pianura Padana ai monti degli Appennino tosco-emiliano, spaziando dai 54 m s.l.m. del centro città, ai 300 m s.l.m. di Sabbiuno e del Colle della Guardia (sempre in territorio comunale) ai 1945 m s.l.m. del Corno alle Scale. Il comune si suddivide amministrativamente in nove circoscrizioni di decentramento, a cui lo statuto attribuisce il nome di "quartieri": Borgo Panigale, San Donato, San Vitale, Sàvena, Navile, Porto, Saragozza, Santo Stefano, Reno. Il quartiere Navile corrisponde a parte del quartiere Lame e ai quartieri Corticella e Bolognina della suddivisione amministrativa precedente alla revisione statutaria, il quartiere Saragozza corrisponde all'ex quartiere Costa-Saragozza, il quartiere Reno agli ex quartieri Barca e Santa Viola, il quartiere Porto agli ex quartieri Marconi e Saffi e a parte dell'ex quartiere Lame, il quartiere Savena agli ex quartieri San Ruffillo, Murri e Mazzini.

Clima

Bologna presenta un clima continentale. Gli inverni sono rigidi e non mancano le precipitazioni nevose. Le estati calde e particolarmente afose a causa dell'umidità dell'aria. Le mezze stagioni sono miti e molto piovose.

Storia

circoscrizioni di decentramento La zona di Bologna risulta abitata fin dal IX secolo AC, come risulta dagli scavi effettuati a partire da metà '800 nella vicina Villanova, frazione di Castenaso. In questo periodo, e fino al VI secolo AC, l'insediamento appartiene alla fase indicata appunto come villanoviana ed è sparso in vari nuclei. Nel VII-VI secolo AC abbiamo testimonianze di un'apertura ai modelli artistici della vicina Etruria: anche la composizione etnica della popolazione cambia, passando dagli umbri agli Etruschi che la battezzarono Felsina. Successivamente (V-IV secolo AC), con la discesa dei Galli nella penisola gli Etruschi vengono progressivamente messi in minoranza, e il dominio gallico sulla zona durerà fino al 196 AC, anno in cui i Galli Boi vengono scacciati dai Romani. Nel 189 AC questi ultimi fondarono sul sito una colonia di diritto latino a cui diedero il nome di Bononia. Bononia Dopo la caduta dell'Impero, fu soggetta ad Odoacre, a Teodorico (493-526), a Bisanzio e infine, nel 727, ai Longobardi, nella cui ottica era solo un centro militare. Nel 774 la città capitola davanti a Carlo Magno, che la consegna al papa Adriano I. Ripopolatasi nel X secolo, Bologna inizia a nutrire aspirazioni comunali, che riuscirà ad affermare alla morte di Matilde di Canossa, nel 1115, ottenendo l'anno successivo una serie di concessioni giurisdizionali ed economiche dall'imperatore Enrico V. Il comune partecipò alla lotta contro il Barbarossa, conclusasi con la pace di Costanza nel 1183, dopo la quale conobbe una forte espansione, anche edilizia (periodo delle case-torri): fu uno dei principali centri di scambio commerciale grazie a canali che permettevano il transito di grandi quantità di merci. Il complesso sistema di approvvigionamento idrico di cui era dotata la città, mediante una sviluppata rete di canali tra le più avanzate in Europa, si riforniva d'acqua dai torrenti Savena e Aposa e dal fiume Reno. Questa energia idraulica serviva ad alimentare numerosi mulini per la fiorentissima industria tessile serica e per il trasporto di merci. Dei canali di Bologna (ora quasi tutti interrati) rimangono oggi tracce nella toponomastica. Nel 1088 fu fondata a Bologna quella che è riconosciuta come la prima università del mondo occidentale (Alma mater studiorum). Nel XIII secolo, Bologna fu coinvolta nelle lotte tra guelfi e ghibellini, con alterne fortune. Ad esempio: se, nel 1249, i bolognesi riuscirono addirittura a catturare Re Enzo, figlio di Federico II del Sacro Romano Impero; nel 1275, invece, dopo un tentativo, fallito, della guelfa Bologna di attaccare la ghibellina Forlì, le truppe ghibelline di Guido da Montefeltro, di Maghinardo Pagani e di Teodorico degli Ordelaffi, misero in fuga i bolognesi presso il fiume Senio, al ponte di San Procolo. La rotta fu tanto grave che il carroccio dei bolognesi venne portato in trionfo a Forlì. Forlì Nel 1337 ha inizio la signoria dei Pepoli, definita da alcuni studiosi una "criptosignoria" perché la famiglia cerca di governare ponendosi come primi tra pari piuttosto che come veri e propri signori della città. La signoria presenta forti elementi di continuità col passato, e resisterà fino al 28 marzo 1401 quando diventeranno signori di Bologna i Bentivoglio. Nel 1500 passa allo Stato Pontificio fino al 1796 quando arrivano a Bologna le truppe francesi ma, dopo il Congresso di Vienna (1815) la città ritorna alla Chiesa. Vi si stabiliranno gli Austriaci, per essere poi annessa al Regno d'Italia nel 1860. 1860 Gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale, protagonista nella resistenza, dal dopoguerra la città è stata sempre un baluardo e fiore all'occhiello delle amministrazioni di sinistra (da cui l'appellativo Bologna la rossa). Bologna è stata fra le prime a sperimentare il concetto di trasporto pubblico gratuito e a istituire una rete civica con la fornitura di connessione Internet gratuita per i cittadini. Durante l'amministrazione di Renato Zangheri, il 2 agosto 1980 alle ore 10.25 una bomba esplose alla stazione centrale di Bologna causando 85 morti, per quella che passerà alla storia come Strage di Bologna. Nel 1999, con grande sorpesa, il centro sinistra perse le elezioni comunali a favore della coalizione di Giorgio Guazzaloca, ma dal 2004 il governo della città è di nuovo nelle mani del centro sinistra con Sergio Cofferati.

Monumenti e luoghi di interesse

Sergio Cofferati

I portici, le mura e l'architettura

Sergio Cofferati Bologna è la città dei portici. Li si trova in quasi tutte le vie del centro e la loro origine è da attribuirsi alla forte espansione che ebbe la città nel tardo medioevo, quando la città e la fiorente università divennero un polo ambito per studiosi e letterati di tutta l'Europa, ma anche per la popolazione proveniente dalla campagna. Di qui la necessità di sfruttare al meglio gli spazi e aumentare la capienza delle case espandendo i piani superiori al piano terra, dapprima con la creazione di sporti in legno sorretti da travature, e successivamente da portici sorretti da colonne. Peraltro i portici, come anche in altre città vicinanti, costituirono anche un sistema pressoché spontaneo di camminamenti coperti, consentendo perciò di percorrere buona parte delle strade al riparo da pioggia e neve. La struttura romana della città non è più visibile dato che la fisionomia attuale del vasto centro storico si è sviluppata nel XI e XII secolo. Bologna ebbe tre cerchie di mura: la più antica era costruita in selenite e risale all'epoca di Teodorico. Queste furono distrutte per ordine di Federico Barbarossa e al loro posto vennero costruite le più ampie mura dei Torresotti (XII secolo). La terza e ultima più grande cerchia di mura risale al XIII e XIV secolo: e non ebbe mai una efficacia difensiva. Di essa - dopo il discutibile abbattimento avvenuto all’inizio del XX secolo - sono rimaste le dodici porte e alcuni piccoli tratti. Entro il tracciato di queste mura il tessuto urbano della città è rimasto in gran parte intatto: è questo che lo rende particolare, con i suoi 37 chilometri di portici.

Le torri

XX secolo Le torri gentilizie di Bologna di origine medioevale sono uno dei tratti più caratteristici della città. Nel medioevo si contavano più di 180 torri (una enormità rispetto all'estensione della città di allora). Di esse purtroppo se ne sono salvate solo diciassette. Fra le torri superstiti si possono citare la Torre Altabella (61 metri di altezza), la Torre Prendiparte (60 m), e le ben più note Torre degli Asinelli e Garisenda.
Le due torri sono i monumenti simbolo della città: la Torre degli Asinelli (alta 97 metri) e la Torre della Garisenda (in origine alta 60 metri, ora 48) edificate per volere di nobili ghibellini nel XII secolo. La più pendente delle due, la Garisenda, fu citata più volte da Dante, nella Divina Commedia (Inferno, XXXI, 136-140) e nelle Rime, a riprova del suo soggiorno a Bologna.

Le chiese

Divina Commedia In Piazza Maggiore si trova la gotica e imponente (è la quinta chiesa più grande del mondo) basilica di San Petronio (costruita fra il 1390 ed il 1659), che presenta un portale decorato da bassorilievi di Jacopo della Quercia: all'interno vi si trova una meridiana progettata da Giovanni Domenico Cassini.
Nella stessa area si trovano la fontana del Nettuno, opera del Giambologna; il Palazzo del Podestà (riedificato nel 1845); il duecentesco Palazzo di Re Enzo ed il Palazzo Comunale (XIII e XV secolo). Di notevole interesse le chiese di San Francesco (del XIII secolo, primo esempio di gotico francese in Italia, con adiacenti i monumenti funebri dei glossatori), e la chiesa di San Domenico (del XIII secolo, con la preziosa arca in cui sono conservate le spoglie del santo, realizzata da Nicola Pisano e recante statue di Michelangelo). Molto suggestivo il complesso di Santo Stefano, noto anche come "le Sette Chiese" (il nucleo originale fu edificato nel VIII secolo su un tempio pagano dedicato ad Iside; qui erano conservate fino al 2000 le spoglie di San Petronio, ora traslate nella omonima basilica). 2000 Notevoli anche la cattedrale San Pietro (ricostruita al XVII secolo); San Giacomo Maggiore (gotica, del 1263, con elegante portico rinascimentale); Santa Maria dei Servi (eretta tra il XIV ed il XVI secolo, con una Maestà di Cimabue e un suggestivo quadriportico); Santa Maria della Vita (è la chiesa del primo ospedale di Bologna, fondato nel 1260, al cui interno si trovano le preziosissime terracotte delle Marie Piangenti (il Compianto sul Cristo morto) realizzate da Niccolò dell'Arca nel 1463). Sul Colle della Guardia (a circa 300 m s.l.m. a sud-ovest del centro storico), si trova il caratteristico santuario della Madonna di San Luca (del 1723), che si raggiunge per una via porticata (del XVII e XVIII secolo) di 666 archi, che con i suoi 3,7 km pare essere il portico più lungo al mondo.

L'Archiginnasio

L'Archiginnasio di Bologna è uno dei palazzi più significativi della città: fu sede dell'antica Università, dal 1563 al 1803. Il palazzo fu costruito nel 1562 su progetto di Antonio Morandi (detto il Terribilia), ed è ricchissimo di storia e opere d'arte. Citiamo il complesso araldico murale (che si compone di più di 6000 stemmi studenteschi), ed il teatro anatomico (che risale al 1637, sala dedicata allo studio dell'anatomia a forma di anfiteatro, costruita in legno d'abete, soffitto a cassettoni, e decorata con statue). Dal 1838 è sede della Biblioteca Comunale.

Cultura

Nel 2000 Bologna è stata Capitale europea della cultura.

Musei e biblioteche

Bologna è una città dal sistema museale molto attivo ed espanso, costituito da ben 43 musei (per lo più Comunali e Universitari) sempre curati ed aggiornati e nei quali, accanto alle ricche collezioni permanenti, stazionano spesso importanti e interessanti mostre.
I pricipali musei sono: le Collezioni Comunali d'Arte, il Museo Civico Archeologico (con collezioni di epoca romana, etrusca e preistorica), il Museo Civico Medievale, la Pinacoteca Nazionale di Bologna (con opere dei Carracci, Giotto, Vitale da Bologna, Raffaello, Guido Reni, Parmigianino), il Museo Morandi, il Museo Civico d'Arte Industriale Davia Bargellini, il Museo del Patrimonio Industriale alla Fornace Galotti, la Galleria Comunale d'Arte Moderna di Bologna. L'Università ha un numero elevatissimo di propri musei e biblioteche, quasi uno per ogni facoltà, a cui si aggiungono i musei religiosi.
Fra le biblioteche si segnalano la Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio e la moderna Biblioteca Sala Borsa (inaugurata nel 2001).
Di notevole interesse è anche la Cineteca di Bologna, istituzione comunale dedicata al cinema ed alla filmografia.
Cineteca di Bologna ]] Di recente costituzione è anche l'interessante Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, che, insieme al Conservatorio Giovanni Battista Martini detiene un notevole insieme di collezioni musicali (libri, strumenti musicali, quadri).

Teatri

Il teatro è stata una forma di intrattenimento molto diffusa a Bologna fino dal Cinquecento. Il primo teatro pubblico fu il Teatro della Sala, attivo a partire dal 1547 nel Palazzo del Podestà. Una figura molto importante del teatro bolognese e italiano fu Alfredo Testoni, il commediografo autore del "Cardinale Lambertini", grande successo teatrale sin dal 1905, riproposto poi sullo schermo dall'attore bolognese Gino Cervi. Nel 1998 il Comune di Bologna ha dato vita al progetto "Bologna dei Teatri", un'associazione che riunisce le principali strutture teatrali della città. Si tratta di un circuito di teatri dall'offerta culturale variegata, che spazia dalla commedia dialettale bolognese alla danza contemporanea, ma con una strategia di comunicazione e promozione unitaria. In concreto, gli spettacoli in cartellone nei vari teatri aderenti al progetto vengono pubblicizzati settimanalmente attraverso una locandina unica. I principali teatri di Bologna sono:
- Arena del Sole, dotato di due sale, con un repertorio generalista popolare e internazionale
- Teatro Alemanni, il tempio della commedia dialettale bolognese
- Teatro delle Celebrazioni, con un cartellone dedicato ai comici e alla danza contemporanea
- Teatro Comunale di Bologna, che ospita spettacoli musicali di opera lirica e musica sinfonica
- Teatro Dehon, che offre il cartellone più ampio, come generi teatrali e durata della stagione, e ospita le produzioni della compagnia del teatro
- Teatro Duse, teatro di prosa
- Teatro Testoni, dedicato agli spettacoli per i bambini e i ragazzi Altri teatri o luoghi di spettacolo:
- Europauditorium
- Humusteater
- Teatro Manzoni, che ospita il programma di balletto organizzato dal Teatro Comunale
- Teatro Medica Palace
- Teatro del Navile
- Teatro delle Moline
- Teatro Polivalente Occupato (T.P.O.)
- Teatro San Leonardo, laboratorio permanente di ricerca e sperimentazione affidato a Leo de Berardinis
- Teatro Ridotto
- Teatri di Vita, teatro-danza contemporaneo

Università

Teatri di Vita, antica sede dell'Ateneo]] L'Alma mater studiorum - Università di Bologna è considerata la più antica università del mondo occidentale. La data della sua fondazione è stata fissata convenzionalmente nell'anno 1088 da una commissione composta, tra gli altri, da Giosuè Carducci. Attualmente conta più di 100.000 studenti (che su meno di 400.000 abitanti sono un numero considerevole) e 23 facoltà. La vita della città e quelle dall'Università sono intimamente connesse fin dal medioevo, facendole meritare l'appellativo di Bologna la dotta.

Sport

Lo sport di vertice a Bologna è la pallacanestro. Negli anni Novanta la città si è guadagnata l'appellativo di Basket City ("la città della pallacanestro") grazie alla contemporanea militanza ai vertici della Serie A1 delle due squadre bolognesi Virtus e Fortitudo. Anche il calcio, come in tutte le città italiane, è molto popolare. Il Bologna Football Club 1909, la principale squadra della città, nel corso della sua storia ha vinto 7 scudetti; tuttavia, a causa della retrocessione avvenuta nella stagione 2004/2005, attualmente milita in Serie B. Bologna ha, e ha avuto in passato, squadre di vertice in altri sport. La Fortitudo Baseball ha vinto sette campionati italiani (l'ultimo nel 2005), quattro Coppe Italia e due Coppe dei Campioni. Tra le personalità bolognesi dello sport, si ricordano la velocista Ondina Valla (la prima donna italiana a vincere un oro olimpico), il calciatore Giacomo Bulgarelli, lo sciatore Alberto Tomba, l'arbitro di calcio Pierluigi Collina, il pilota automobilistico Alex Zanardi Bologna è stata sede delle due semitappe della 1^ tappa del Giro d'Italia 1994 (22 maggio), una prova in linea vinta da Endrio Leoni ed una cronometro individuale vinta dal francese Armand De Las Cuevas.

Gastronomia

Armand De Las Cuevas La fama gastronomica di Bologna risale al medioevo: erano presenti in città potenti famiglie signorili, presso le cui corti servivano i cuochi più celebrati. Ma la tradizione gastronomica bolognese è strettamente legata all'Università: la mescolanza di numerosissimi studenti e professori di nazionalità diverse arricchì la cultura gastronomica, e rese necessaria una buona organizzazione dell'approvvigionamento alimentare. Nel trecento si contavano in città ben 150 osterie e 50 alberghi, che venivano riforniti dalle fertili campagne circostanti ma anche da lontano, per vie d'acqua (tramite i canali della città, che erano collegati al Po e di qui al mare).
Il detto Bologna la grassa va quindi a braccetto con il detto Bologna la dotta.
La cucina Bolognese (così come la cucina emiliana in genere) è nota per la sua varietà ed opulenza: i piatti tipici sono a base di carne (in particolare maiale) e pasta all'uovo. Sono particolarmente famosi i saporiti la mortadella, i tortellini, le lasagne, il ragù (tipicamente usato per condire le tagliatelle).
La leggenda racconta che i tortellini siano stati modellati sulla forma dall'ombelico di Venere. Le tagliatelle, sempre secondo la leggenda, furono create a somiglianza dei lunghi capelli biondi di Lucrezia Borgia in occasione delle sue nozze con il Duca di Ferrara, Alfonso I d'Este. L'Accademia Italiana della Cucina e l'associazione Confraternita del Tortellino hanno depositato a partire dagli anni 70 le ricette ufficiali di alcuni piatti tipici presso la Camera di Commercio di Bologna. Si tratta di:
- La tagliatella di Bologna
- Ripieno dei tortellini di Bologna
- Ragù bolognese
- Certosino di Bologna
- Lasagne verdi alla bolognese
- Il friggione
- Spuma di mortadella
- Galantina di pollo (o di cappone)
- Cotoletta alla bolognese
- Gran fritto misto alla bolognese

Amministrazione


- Sindaco: Sergio Gaetano Cofferati, dal giugno 2004.
- Comune: Centralino 051 20.31.11
- Classificazione climatica: zona E, 2259 GR/G

Voci correlate


- Aeroporto di Bologna
- Dialetto bolognese
- Processo di Bologna
- Scuola bolognese dei cantautori


- [http://maps.google.com/maps?q=Bologna,+Italy&ll=44.494286,11.344113&spn=0.023157,0.035306&t=k&hl=en Googlemap: Mappa satellitare del centro di Bologna]
- [http://sit.comune.bologna.it/turismo/ricerca.htm Mappa turistica di Bologna]
- [http://www.bibliotecasalaborsa.it/home.php Biblioteca Sala Borsa]
  - [http://www.bibliotecasalaborsa.it/content/percorsi/raccontoresistenza.html Episodi di guerra e resistenza a Bologna]
- [http://www.cinetecadibologna.it/ Cineteca di Bologna]
- [http://www.museomusicabologna.it/info.htm Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna]
- [http://www.bookfair.bolognafiere.it/ Mostra degli Illustratori di Libri per Ragazzi]
- [http://www.bulgnais.com/fotobologna.html Foto di Bologna]
- [http://www.bolognalacittadelcibo.it/ Bologna la città del cibo]
- [http://www.itineraribologna.it Itinerari Bologna]
- [http://www.bologna-in.com Alla Scoperta di Bologna]
- [http://www.bolognaracconta.com/ bolognaracconta.com]
- [http://www.amicidelleacque.com/ Associazione amici delle vie d'acqua e dei sotterranei di Bologna]
-
Categoria:Comuni della provincia di Bologna Categoria:Comuni dell'Emilia-Romagna Categoria:Comuni italiani ja:ボローニャ

Liguria

La Liguria è una regione italiana dell'Italia Nord-Occidentale di 1,7 milioni di abitanti, con capoluogo Genova. Confina a sud con il Mar Ligure a ovest con la Francia (regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra), a nord con il Piemonte e con l'Emilia-Romagna, e a est con la Toscana. Comprende anche le province di Imperia, Savona e La Spezia. È una regione di grande richiamo turistico per le sue bellezze naturali, fra cui - vicino alla Spezia - le notissime Cinque terre costituite dai cinque borghi marinari di Corniglia, Manarola, Monterosso al Mare, Riomaggiore, Vernazza od ancora la Riviera dei Fiori, intorno a Sanremo.

Storia

Gli antichi Liguri si sistemarono sul litorale mediterraneo dal Rodano all'Arno, ma successivamente le migrazioni celtiche, come pure le colonizzazioni di fenici, greci e cartaginesi, hanno rimpiazzato i liguri a partire dal IV secolo AC. La regione è stata sottomessa ufficialmente dai romani durante il II secolo AC. Durante il Medio Evo, Genova ha preso gradualmente il controllo della maggior parte della Liguria. Nel 1815 è stata annessa al Regno di Sardegna. Dal 1860 è parte dell'Italia.

Preistoria e epoca più antica

Vicino a Loano si sono trovate tracce dell'Uomo di Neandertal. Nella Grotta dei balzi rossi di Ventimiglia sono apparsi resti che ricordano l'Uomo di Cro-Magnon. A partire dal secondo millennio AC (neolitico) si hanno notizie della presenza dei liguri su un territorio molto vasto, corrispondente alla maggior parte dell'Italia settentrionale. Comunemente si pensa che gli antichi Liguri si sistemarono sul litorale mediterraneo dal Rodano all'Arno spingendo la propria presenza fino alla costa mediterranea spagnola ad occidente ed al Tevere verso sud Est, colonizzando le principali isole come la Corsica, la Sardegna e la Sicilia. Poteva essere una popolazione di circa 200.000 persone, suddivise in varie tribù. Di loro ci restano numerosi prodotti ceramici. Successivamente le migrazioni celtiche (che parlavano il leponzio o lepontico), come pure le colonizzazioni di fenici, greci e cartaginesi, hanno rimpiazzato i liguri a partire dal IV secolo AC.

Epoca romana

Con la prima guerra punica (II secolo AC) i liguri si sono divisi tra alleati di Cartagine e alleati di Roma. Fu quando i romani conquistarono questo territorio, con l'aiuto dei Genuates, loro federati, che lo si chiamò Liguria, e che corrispondeva alla IX Regio dell'Impero romano, che si estendeva dalla costa fino alle rive del Po. Nel 180 a. C. i Romani, per poter "disporre" della Liguria nella loro conquista della Gallia, devono deportare 47.000 Liguri Apuani, irriducibili ribelli, confinandoli nel Sannio (Avellino-Benevento).

Alto medio evo

L'Alto Medio Evo è un periodo importante per Genova e la sua regione. Infatti, fatta salva per la puntata dei Longobardi di Rotari, la parte di regione protetta dagli Appennini resta salva dalle invasioni e viene, per così dire, ristretta sulla fascia costiera, perdendo tutto l'oltregiogo e quindi "obbligata" al mare. In tal modo si delina il suo futuro. Ad un ormai formale governo bizantino, viene sostituita la diluizione nelle tre marche Aleramica, Arduinica ed Obertenga, che originano il primissimo ceto nobiliare viscontile, e la successiva assegnazione alla Marca Marittima, con compiti di contenimento e vigilanza sull'alto tirreno da quello che era nel frattempo diventato un grande problema per la cristianità postcarolingia: i mori islamici.

L'ascesa di Genova

Il contatto, più spesso lo scontro, con questo problema fu per la Liguria e per Genova, le cui storie da ora in poi sono identificate, un evento ricchissimo di conseguenze. Certo, prima di tutto significò sangue e lacrime per le popolazioni, vittime di ripetute e terribili scorrerie ed abbandonate in prima linea. Ma con gli arabi arrivò, e fu magistralmente acquisito dai genovesi, una nuova e straordinaria dimensione culturale, fatta di conoscenza, tecniche ed esperienze di navigazione e di commerci, contatti mercantili con il resto di un Mediterraneo che diventava improvvisamente piccolo, che proiettò in meno di un secolo la città dalla pigra e lontano periferia di un impero in crisi al centro delle vicende di una cristianità in espansione. Furono infatti le crociate che riconobbero di fatto a Genova il ruolo di protagonista marittima che la accompagnerà nei secoli successivi.

La Repubblica di San Giorgio

Questo evento porta i genovesi nel centro del mondo, dove sono decisivi nella conquista di Gerusalemme (Præpotens Genuensium præsidium), dove acquisiscono colonie e mercati, dove incassano ricchezze straordinarie. Dopo le vittorie della Meloria su Pisa e, successivamente, della Curzola su Venezia, il Mar Nero è un lago genovese, la Croce di San Giorgio domina sul Mediterraneo, ed il Banco di San Giorgio arriverà a gestire un patrimonio superiore a quello delle più importanti dinastie europee, che al Banco ricorreranno per avere credito ed appoggi. Saldamente attestata sui valichi montani alle sue spalle e lungo le due Riviere ai suoi lati, tra Monaco e Portovenere, Genova dà al suo dominio di terra la forma della Regione che conosciamo oggi. Le sue colonie, i suoi contatti cosmopoliti, le sue rotte mercantili le danno quelle ricchezze e quelle competenze che rimarranno nella sua storia fino ad oggi. Le vicende storiche internazionali e la ricerca di nuovi sbocchi commerciali portano i genovesi fuori dai limiti casalinghi del Mediterraneo. Sono in Cina alla corte mongola, sono alle Canarie ed a Capo Verde, costeggiano l'Africa verso Sud: soprattutto sono in Spagna, da dove il più famoso di loro partirà per cercare una nuova rotta per le Indie e tornerà con la rotta per un Mondo Nuovo.

Il secolo dei genovesi (El siglo de los genoveses)

I rapporti fra Genova e la Penisola Iberica hanno una tradizione consolidata, che inizia con la liberazione di Tortosa dai Mori da parte dei genovesi, passa attraverso i rapporti con il Portogallo di Enrico, in particolare con la famiglia genovese Pessagno, ed arriva a quello che viene definito "el siglo de los genoveses"; compreso il feroce conflitto che vide prevalere gli Aragonesi nel dominio del Mediterraneo Occidentale ed in Sardegna. Non è quindi un caso che Colombo fosse in Spagna. E non è un caso che i genovesi, più di un terzo dei quali aveva residenza in Spagna, da queste loro basi, da Siviglia in particolare, gestissero i ricchissimi traffici provenienti dai nuovi terrori che gli spagnoli andavano conquistando. Perduto il Mar Nero e le loro colonie nel Levante a causa dei Turchi, i genovesi capirono che era necessario spostare di 180° il loro asse commerciale, girare lo sguardo dall'oriente all'occidente come aveva fatto Colombo, sostituendo le ricchezze delle spezie con quelle dell'argento che, si diceva infatti, nascesse in America, splendesse a Siviglia ma venisse seppellito a Genova. Il simbolo di questo processo ha il nome di Andrea Doria, sorta di padre della patria genovese, uomo di fiducia di Carlo V, che giocando su questo ingente flusso economico, seppe dare alla Repubblica risorse economiche e strutture politiche che durarono fino a Napoleone.

Il declino fino a Napoleone

La Liguria, inadeguata a giocare una propria politica estera, vive inserita nell'orbita spagnola, gestendone di fatto le finanze per un lungo periodo: sostanzialmente finchè c’e qualcosa da amministrare. Ma le ricchezze spagnole, come la sua potenza, vanno in esaurimento, e per l'impero iberico, sotto attacco l'inglese ed olandese, Genova diventa sempre più marginale. La tutela si allenta, la Repubblica Oligarchica si ritrova isolata, asfittica ed esclusa dai traffici importanti; tenterà una spedizione in Indonesia alla ricerca del proprio futuro, ma l'iniziativa verrà annientata dagli olandesi. Nel Mediterraneo la presenza dei Barbareschi e l'incapacità di contrapporvisi efficacemente, la bassa redditività dei traffici rispetto a quelli oceanici, la povertà dei mercati partecipano ad un quadro dove la presenza genovese è l'ombra del protagonismo di un tempo. In più, la Liguria deve fare i conti con gli appetiti dei francesi, ai quali è costretta a cedere la Corsica, e dei piemontesi, per i quali la Regione diventa sempre di più un irrinunciabile sbocco al mare. La Repubblica di San Giorgio, incapace di rinnovarsi, trascorre malinconicamente gli ultimi tempi della propria storia a difendere la propria indipendenza dai Savoia, combattendo per brandelli della propria terra dai nomi altisonanti di marchesati e principati ma poveri e piccoli come fazzoletti. Poco significano gli scatti d'orgoglio che si consumano in episodi come quello di Balilla. Finchè Napoleone ne formalizza la cancellazione, trasformandola prima in Repubblica Ligure, di fatto satellite francese, per poi annetterla tout court. Ironia della storia, a cancellare l'ultima delle Repubbliche Marinare Italiane fu un suo figlio mancato; infatti la Corsica fu presa ai genovesi dai francesi pochi anni prima che il Bonaparte vi nascesse francese anziché genovese.

Con i Savoia verso l'unita’ d'Italia

Quella che uscì dalle grandi bufere napoleoniche era un'Europa diversa, con nuovi protagonisti e senza spazi per stati piccoli, deboli e non finalizzati agli interessi dei Grandi. Nonostante gli impegni presi ed i disperati tentativi operati a Vienna dai pochi genovesi ammessi, la Repubblica inerme viene regalata ai Savoia, che la trasformano in Ducato aggregandolo al loro Regno di Sardegna. Curiosamente la Liguria, insieme alla Sardegna ed a differenza di tutte le altre regioni italiane, non hai mai approvato l'annessione ai Savoia con plebisciti o altre forme di democrazia. Chi volesse visitare i forti costruiti dai Savoia a "difesa" di Genova, potrà notare le cannoniere rivolte non verso l'esterno delle mura ma verso l'interno, verso la città. Comunque, dopo un primo periodo di profonde incomprensioni fra gli ex nemici, culminato con gravi scontri urbani e la calata dei bersaglieri a Genova, le complementarietà territoriali, sociali ed economiche danno i loro frutti, e le reciproche convenienze emergono evidenti a fondere liguri e piemontesi nella nascente prospettiva risorgimentale ed in seguito nella visione unitaria. Notevole ed articolato il contributo della Liguria alla causa unitaria: solo i nomi più noti sono Mazzini, Mameli, Garibaldi, Bixio, e più avanti, il Partito Socialista Italiano nascerà a Genova. Notevoli sono i vantaggi che la Liguria acquisisce nel processo, e solo il sogno della singola Genova città-stato sotto l'egida inglese, vagheggiato nella Superba a Vienna, li può mettere in discussione rispetto al pigro e decadente periodo di indipendenza repubblicana precedente. La realtà regala alla città il ruolo di "Manchester Italiana", la sua Borsa è una delle più importanti d'Europa ed il suo porto rinasce, specialmente dopo l'apertura di Suez.

In Italia e la Grande Guerra

Il passaggio da Regno di Sardegna a Regno d'Italia si rivela un percorso molto difficile e complesso, al quale molte strutture neo-nazionali si rivelano inadeguate. Nelle mille problematiche amministrative ed istituzionali qualcuno trova il tempo per sottrarre gli ultimi lembi di terreno alla Liguria per assegnarli al Piemonte, come se si fosse ancora nel settecento. Comunque la regione, Genova, in particolare, gode di una consistente presenza di imprenditori e di capitali esteri, inglesi prima (che qui fonderanno nel 1893 il Genoa, prima squadra di calcio italiana) e tedeschi poi, che, combinata con le notevoli risorse proprie che la città si era costruita nel tempo, in qualche misura le danno una marcia in più rispetto ad altre zone del Paese. Questo non la salva dal pagare un alto tributo ai problemi del paese con l'emigrazione, rivolta principalmente verso il Plata; ed oggi nel Boca si parla ancora zeneize e si mangia un ottimo pesto. La Prima Guerra Mondiale porta alla Liguria, a Genova e Spezia dove avevano sede le grandi industrie belliche pesanti, una opportunità economica molto consistente. Il dopoguerra e la profonda crisi che porta alla gestazione del fascismo non risparmia il capoluogo, che vede il suo patrimonio industriale cooptato dall'IRI, che sbarca pesantemente in città con il più grande progetto siderurgico nazionale, realizzato poi dopo la guerra. La struttura territoriale ed amministrativa della città è ormai inadeguata al peso della sua dimensione economica, e Genova si allarga inglobando nei propri confini amministrativi alcuni paesi limitrofi: il litorale urbano è ora lungo 35 km e la città cresce all'ombra delle Partecipazioni Statali.

La seconda guerra mondiale ed il dopoguerra

Dall'illusione tutta italiana di una guerra breve e "conveniente" Genova si risveglia bruscamente una mattinata di febbraio: la flotta inglese colpisce indisturbata per ore, ed i micidiali pezzi da marina squarciano il suo centro antico con ferite irrimediabili. Pesanti e ripetuti sono i bombardamenti aerei che tutta la città e la regione subiscono durante il conflitto, pagando un prezzo tra i più alti in Italia di sangue e rovine. Nelle montagne dell'Appennino alle sue spalle si organizzano i Resistenti, che insieme ai piemontesi da una parte ed agli emiliani dall'altra, combattono per un'Italia diversa. Il 25 aprile la storia si ripete e la memoria di Balilla guida Genova all'insurrezione. La città ottiene, unica fra le città italiane, la resa degli occupanti alle forze della Resistenza, liberandosi da sola. Terminata la guerra, la regione ripara rapidamente i danni e si inserisce a pieno regime nella ripresa economica che vedrà nascere il "Miracolo Italiano" degli anni sessanta. La regione diventa la capitale nazionale delle PP.SS. Genova uno dei poli del "Triangolo Industriale" e meta di una consistente immigrazione dall'Italia meridionale. Genova rimane anche uno dei poli della Resistenza e quando i neofascisti tenteranno di radunarsi provocatoriamente in città per il loro congresso, ancora una volta Genova insorgerà liberandosi. Durante gli "anni di piombo" la città è vittima di numerosi episodi di terrorismo, che vede Genova come una sorta di laboratorio e vi mantiene una forte attività.

Oggi – problemi e risorse

La Liguria attraversa un periodo di difficoltà.. Sono entrati in crisi i modelli economici che la avevano sostenuta fino a ieri, lasciando però le loro scorie su un territorio ristretto e orograficamente tormentato e delicato. Il turismo di massa, insostenibile per questo territorio, ha lasciato una interminabile traccia di cemento sulle coste. L'industria pesante ha lasciato produzioni altamente inquinanti nel mezzo delle città. Le portualità cercano spazi indispensabili che è difficile reperire. E’ una regione piccola, che non riesce più a trovare una sua dimensione nemmeno nel contesto nazionale, data anche l'assenza di rappresentanze adeguate, quando sarebbe invece necessario avere un orizzonte europeo. Ha pochi abitanti, quanti una città media europea, per lo più anziani ed appagati e senza stimoli. Ben dotata di capitali, sono raramente posti sul mercato e per la gran parte investiti in rendite o addirittura sono conferiti nel vicino Principato di Monaco. Il quadro è critico, di una regione un po’ smarrita che si rannicchia ed aspetta invece di cercare le sue risorse proprie per valorizzarle. Come ogni crisi, anche questa porterà dei cambiamenti; e, se ben gestiti, saranno utili e terapeutici a svegliare una Liguria orfana delle PP.SS , che forse, come ai tempi di Colombo, ha bisogno di nuovo di spostare di 180° lo sguardo per trovare un futuro diverso, che è dalla parte opposta a quella a cui era abituata. Forse il futuro potrebbe nascere dal suo clima e dal suo territorio, ancora di straordinaria bellezza e capace di produzioni prelibate, e dalle sue città, scrigni ancora sconosciuti di ricchezze monumentali, per un'ospitalità di qualità. Forse i suoi storici istinti mercantili e la sua ragguardevole esperienza commerciale, insieme alla notevole disponibilità di capitali, possono riaccostarla alla ribalta di un'economia globalizzata ed accessibile. Forse le vestigia industriali possono essere selezionate e, raccolte quelle eccellenze ad alta tecnologia ed oriente alla ricerca, possono essere proposte redditivamente su un mercato remunerativo su tali argomenti. Forse si può provare, bisogna crederci e rischiare. In mancanza di ricette miracolose e di bacchette magiche, il primo passo è dimenticare mugugni (brontolii) e maniman (paura di rischiare) che, insieme al presumin (orgoglio, spocchia) sono sempre stati il primo dei problemi sotto la Croce di San Giorgio.

Economia

(sezione da scrivere)

Cultura


- Dialetto ligure
- Festival teatrale di Borgio Verezzi
- San Remo musica italiana

Amministrazioni


- Comuni della provincia di Genova (67)
- Comuni della provincia di Imperia (67)
- Comuni della provincia della Spezia (32)
- Comuni della provincia di Savona (69)

Voci correlate


- Elenco dei Presidenti della Liguria Categoria:Regione Liguria ja:リグーリア州 ko:리구리아 주

Ocean Grove, NJ

Ocean Grove, New Jersey

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