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Cassio Dione

Cassio Dione

Dione Cassio Cocceiano (155 – dopo il 229), noto come Dione Cassio o Cassio Dione, fu un famoso storico e funzionario Romano. Figlio di Cassio Aproniano, un Senatore romano, nacque a Nicea in Bitinia. Il suo nome vero era Cassio, ma assunse gli altri due nomi, poiché il nonno materno era Dione Crisostomo. Quindi, benché fosse da parte di madre di discendenza greca e comunque, nei suoi scritti, abbia adottato in prevalenza la lingua greca della sua provincia natale, deve essere comunque considerato come un romano. Dione Cassio ha passato la maggior parte della sua vita nel servizio pubblico. Era senatore sotto Commodo e governatore di Smirne dopo la morte di Settimio Severo; ed in seguito console suffetto verso il 205, come anche proconsole in Africa e in Pannonia. Alessandro Severo lo teneva nella più alta stima e le fece eleggere console per la seconda volta, con sé nel 229, benché la Guardia Pretoriana, irritata contro di lui per la sua severità, avesse richiesto la sua vita. Dopo il suo secondo consolato, essendo avanti con gli anni, si ritirò nel suo paese natale, dove morì. Dione pubblicò una storia romana, in ottanta libri, il frutto delle sue ricerche e del lavoro di ventidue anni. Abbracciava un periodo di 983 anni, dall'arrivo di Enea in Italia e la successiva fondazione di Roma, fino al 229 d.C. Fino al periodo di Cesare, egli dà solo un resoconto degli eventi; dopo, entra di più nei particolari ed a partire dal periodo di Commodo è molto attento nel riportare che cosa era passato sotto i suoi propri occhi. Ci sono rimasti frammenti dei primi trentasei libri: ma c'è una parte considerevole del trentacinquesimo libro, sulla guerra di Lucullo contro Mitridate e del trentaseiesimo, sulla guerra contro i pirati e la spedizione di Pompeo contro il re del Ponto. I libri che seguono, fino al LIV compreso, sono quasi tutti completi: riguardano il periodo dal 65 AC al 12 AC, o dalla campagna orientale di Pompeo e la morte di Mitridate alla morte di Marco Vipsanio Agrippa. Il libro LV presenta una considerevole lacuna. Dal cinquantasei al sessanta, entrambi inclusi, che comprendono il periodo dal 9 d.C. al 54, sono completi e contengono gli eventi dalla sconfitta di Varo in Germania alla morte di Claudio. Dei seguenti venti libri abbiamo soltanto frammenti ed un magro compendio di Giovanni Xiphilinus, un monaco dell'undicesimo secolo. L'ottantesimo ed ultimo libro comprende il periodo da 222 al 229, durante il principato di Alessandro Severo. Il compendio di Xiphilinus, come ci è rimasto, comincia con il trentacinquesimo e continua alla fine dell'ottantesimo libro. È molto mediocre ed è stato fatto per ordine dell'imperatore Michele VII Parapinace. I frammenti dei primi trentasei libri, come sono ora raccolti, sono di quattro generi: # Fragmenta Valesiana, come erano dispersi tra vari scrittori, scoliasti, grammatici e lessicografi, ecc. e che sono stati raccolti da Henri de Valois. # Fragmenta Peiresciana, contenente grandi estratti, trovati nella sezione intitolata "Delle virtù e dei vizi," nella grande raccolta o biblioteca portatile compilata per ordine di Costantino VII Porfirogenito. Il manoscritto è appartenuto a Nicolas-Claude Fabri de Peiresc, uno studioso del 17° secolo. # Frammenti dei primi del 34 libri, conservati nella seconda sezione dello stesso lavoro di Costantino, intitolati "Delle ambasciate." Questi sono conosciuti con il nome di Fragmenta Ursiniana, perché il manoscritto che le contiene fu trovato in Sicilia da Fulvio Orsini. # Excerpta Vaticana, raccolti da Angelo Mai, che contengono frammenti dei libri dall'uno al trentacinque e dal sessantuno all'ottanta. A questi sono aggiunti i frammenti di un continuatore sconosciuto di Dione, che arriva fino al periodo di Costantino I. Altri frammenti di Dione, che appartengono principalmente ai primi trentacinque libri, sono stati trovati da Mai in due MSS Vaticani e contengono una collezione fatta da Massimo Planude. Gli annali di Joannes Zonaras contengono inoltre numerosi estratti da Dione. Dione ha preso Tucidide a suo modello, ma l'imitatore non è paragonabile con l'originale nella disposizione e nella distribuzione dei materiali o nella solidità della visione e nel ragionamento accurato. Il suo stile è generalmente chiaro, almeno dove non sembra che ci sia corruzione del testo, tuttavia pieno di Latinismi. La sua diligenza è fuor di dubbio e grazie alle sue opportunità è ben informato delle circostanze dell'impero durante il periodo in cui è un contemporaneo. Il testo originale inglese di questa voce è basata sul Harpers Dictionary of Classical Antiquities di H. T. Peck (1898)

Collegamenti esterni


- [http://penelope.uchicago.edu/Thayer/E/Roman/Texts/Cassius_Dio/home.html Cassius Dio: History] (traduzione in Inglese)
- [http://www.gutenberg.org/browse/authors/d#a3339 Opere di Cassius Dio] dal Project Gutenberg Category:Storici latini

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Impero romano

L'Impero romano succedette alla Repubblica Romana, controllò il mondo Mediterraneo e gran parte del Nord Europa dopo il 31 AC; entrò in crisi nel III secolo DC e si riorganizzò su basi autocratiche, spostando il proprio baricentro in oriente, dove con l'imperatore Costantino ebbe una nuova capitale. In seguito l'impero venne diviso in un impero d'oriente e un impero d'occidente, ma Roma non fu più capitale, neanche dell'occidente. L'ultimo imperatore romano nella metà occidentale dell'Impero fu deposto nel 476. La parte orientale dell'Impero sopravvisse senza interruzioni, ma con graduale perdita di territori fino al 1453 quando Costantinopoli cadde sotto il dominio dei Turchi (si veda Impero Bizantino). Gli stati successori in occidente (Regno franco e Sacro romano impero) ed in oriente (la Russia degli Zar) continuarono ad usare i titoli adottati dall'Impero romano, fino all'epoca delle rivoluzioni. Influenze dell'Impero romano sul modo di governare, la legge, l'architettura e molti altri aspetti della vita risultano inevitabili.

L'ascesa di Augusto e gli imperatori Giulio-Claudi

Quando la Repubblica Romana (509 AC - 31 AC) arrivò alla fine, Caio Giulio Cesare Ottaviano, pronipote di Giulio Cesare e da lui adottato, rafforzò la sua posizione con la sconfitta del suo unico rivale per il potere, Marco Antonio, nella battaglia di Azio. Anni di guerra civile avevano lasciato Roma quasi senza legge. Tuttavia Roma non era ancora preparata ad accettare il controllo di un despota. Ottaviano agì astutamente. Per prima cosa sciolse il suo esercito ed indisse elezioni. Ottaviano fu eletto alla prestigiosa carica di console. Nel 27 AC, ufficialmente restituì il potere al Senato di Roma, e si offrì di rinunciare alla sua personale supremazia militare ed egemonia sull'Egitto. Non solo il Senato respinse la proposta, ma gli fu anche dato il controllo della Spagna, Gallia e Siria. Poco dopo Il Senato gli concesse anche l'appellativo di "Augusto". Augusto sapeva che il potere necessario per un governo assoluto non sarebbe derivato dal consolato. Nel 23 AC, rinunciò a questa carica, ma si assicurò il controllo effettivo assumendo alcuni poteri legati alle antiche magistrature repubblicane.
- Gli fu garantita a vita la tribunicia potestas, legata in origine alla magistratura di tribuno della plebe, che gli permetteva di convocare il Senato e decidere e porre questioni avanti ad esso.
- Ricevette inoltre limperium, ossia il comando militare, che gli dava autorità suprema in tutte le questioni riguardanti il governo del territorio. Il 27 AC e il 23 AC segnano le principali tappe di questa vera e propria riforma costituzionale, con la quale si considera che Augusto assumesse concretamente i poteri propri di imperatore di Roma. Egli tuttavia più tipicamente usò titoli come "Principe" o "Primo Cittadino". Con i nuovi poteri che gli erano stati conferiti, Augusto organizzò l'amministrazione dell'Impero con molta padronanza. Stabilì moneta e tassazione standardizzata; creò una struttura di servizio civile formata da cavalieri ed uomini liberi (mentre in precedenza erano prevalentemente schiavi) e previde benefici per i soldati al momento del congedo. Fu un maestro nell'arte della propaganda, favorendo il consenso dei cittadini alle sue riforme. La pacificazione delle guerre civili fu celebrata come una nuova età dell'oro dagli scrittori e poeti contemporanei, come Orazio, Livio e soprattutto Virgilio. La celebrazione di giochi ed eventi speciali rafforzavano la sua popolarità. Augusto inoltre per primo creò un corpo di vigili del fuoco, ed una forza di polizia per la città di Roma, che fu suddivisa amministrativamente in 14 regioni. Il controllo assoluto dello stato gli permise di indicare il suo successore, nonostante il formale rispetto della forma repubblicana. Inizialmente si rivolse al nipote Marco Claudio Marcello, figlio della sorella Ottavia, al quale diede in sposa la figlia Giulia. Marcello morì tuttavia nel 23 AC: alcuni degli storici successivi ventilarono l'ipotesi, probabilmente infondata, che fosse stato avvelenato da Livia. Augusto maritò quindi la figlia alla sua "mano destra", Agrippa. Da questa unione nacquero tre figli Caio Cesare, Lucio Cesare e Postumo (così chiamato perché nato dopo la morte del padre) e i due maggiori furono adottati dal nonno con l'intento di farne i suoi successori, ma morirono anch'essi in giovane età. Augusto mostrò anche favore per i suoi figliastri (figli del primo matrimonio di Livia) Tiberio e Druso, che conquistarono a suo nome nuovi territori nel nord. Dopo la morte di Agrippa nel 12 AC, il figlio di Livia, Tiberio, divorziò dalla prima moglie, figlia di Agrippa e ne sposò la vedova, Giulia. Tiberio fu chiamato a dividere con l'imperatore la tribunicia potestas, che era fondamento del potere imperiale, ma poco dopo si ritirò in esilio volontario a Rodi. Dopo la morte precoce di Caio e Lucio nel 4 AC e 2 AC rispettivamente, e la precedente morte del fratello Druso maggiore (9 AC), Tiberio fu richiamato a Roma, e venne adottato da Augusto, che lo designava in tal modo proprio erede. Roma Il 9 agosto 14, Augusto morì. Poco dopo il Senato decretò il suo inserimento fra gli dei di Roma. Postumo Agrippa e Tiberio erano stati nominati coeredi. Tuttavia Postumo era stato esiliato e venne ben presto ucciso. Si ignora chi ordinasse la sua morte, ma Tiberio ebbe la via libera per assumere lo stesso potere che aveva avuto il padre adottivo. I primi anni del regno di Tiberio furono pacifici e relativamente tranquilli. Tiberio assicurò il potere di Roma e la sua ricchezza. Nel 19 fu accusato della morte del nipote, il popolare Germanico. Nel 23 morì suo figlio, Druso minore. Sempre più Tiberio si ritirava in se stesso e diede il via ad una serie di processi ed esecuzioni per tradimento. Lasciò il potere nelle mani del comandante della guardia pretoriana, Elio Seiano. Tiberio stesso si ritirò a vivere nella sua villa di Capri nel 26 lasciando Seiano al potere. Seiano proseguiva le persecuzioni. Anche lui cominciò a consolidare il proprio potere; nel 31 fu nominato console insieme a Tiberio e sposò Livilla, nipote dell'Imperatore. Ma la sua potenza divenne eccessiva e la paranoia dell'Imperatore che aveva sfruttato tanto abilmente per il suo interesse, colpì questa volta lui. Seiano fu messo a morte, insieme a molti dei suoi amici lo stesso anno. Le persecuzioni continuarono fino alla morte di Tiberio nel 37. 37 Al momento della morte di Tiberio, molti dei personaggi che avrebbero potuto succedergli erano stati brutalmente uccisi. Il successore più logico (scelto anche da Tiberio) era il suo pronipote e figlio di Germanico, Caio (meglio conosciuto col nome di Caligola). Caligola iniziò il regno ponendo fine alle persecuzioni e bruciando gli archivi dello zio. Ma sfortunatamente cadde presto malato e a partire dal tardo 37 gli storici successivi riportano una serie di suoi atti insensati, alterando probabilmente in parte le vicende storiche. Pare che avesse ordinato ai suoi soldati di invadere la Britannia, ma avesse cambiato parere all'ultimo minuto, mandandoli invece a raccogliere conchiglie sulla riva del mare. Vernivano inoltre riportati i rapporti incestuosi che avrebbe avuto con le sue sorelle. Il suo ordine di erigere una sua statua nel tempio di Gerusalemme, sebbene fosse di normale amministrazione nelle province orientali il culto riservato al sovrano, scatenanò l'opposizione degli Ebrei. Nel 41, Caligola cadde vittima di una congiura, assassinato dal comandante della guardia Cassio Cherea. L'unico membro rimasto della famiglia imperiale era un altro nipote di Tiberio: Tiberio Claudio Druso Nerone Germanico, meglio noto come Claudio. Claudio era stato a lungo considerato un debole ed un pazzo dal resto della famiglia. E tale fama, alla quale contribuì anche lo scrittore Tacito, gli rimase per tradizione. Egli non fu tuttavia né paranoico come lo zio Tiberio, né pazzo come il nipote Caligola, e fu invece capace di amministrare con responsabile capacità. Riorganizzò la burocrazia e mise ordine nella cittadinanza e nei ruoli senatoriali. Proseguì la conquista e colonizzazione della Britannia, creando nel 43 la nuova provincia, ed aggiunse all'Impero molte provincie orientali. In Italia costruì un porto invernale ad Ostia, creando magazzini per accumulare granaglie e cereali provenienti da altre parti dell'Impero e da usare nella cattiva stagione. Sul fronte familiare, Claudio ebbe meno successo. La moglie Messalina lo tradiva e fu quindi messa a morte; successivamente sposò la nipote Agrippina. Questa, insieme con molti dei suoi liberti aveva uno straordinario potere su di lui e probabilmente lo uccise nel 54. Claudio nello stesso anno fu inserito fra gli dei. La morte di Claudio spianò la strada al figlio di Agrippina, il sedicenne Lucio Domizio Enobarbo, che adottato da Claudio aveva preso il nome di Tiberio Claudio Nerone Domiziano, noto come Nerone. Inizialmente, Nerone lasciò il governo di Roma a sua madre ed ai suoi tutori, in particolare a Seneca. Tuttavia divenendo adulto, il suo desiderio di potere aumentò; fece giustiziare la madre ed i tutori. Durante il regno di Nerone ci fu una serie di rivolte e ribellioni in tutto l'Impero: in Britannia, Armenia, Partia e Giudea. L'incapacità di Nerone di gestire le ribellioni e la sua sostanziale incompetenza divennero rapidamente evidenti e nel 68, cosicché perfino la guardia Imperiale lo abbandonò. Nerone si suicidò, e l'anno 69 (noto come l'anno dei quattro Imperatori) fu un anno di guerra civile, con gli Imperatori Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano al trono in rapida successione. Alla fine dell'anno, Vespasiano riuscì a consolidare il suo potere come Imperatore di Roma.
Si veda anche Albero genealogico Giulio-Claudio e
[http://www.wikipedia.org/wiki/Roman_Emperors/JulioClaudian (l'albero genealogico degli Imperatori Giulio Claudi in inglese)]

Gli Imperatori Flavi

Vespasiano era stato un Generale Romano di notevole successo ed aveva amministrato molte parti esterne dell'Impero. Aveva sostenuto la candidatura imperiale di Galba; tuttavia alla sua morte, Vespasiano divenne il maggior aspirante al trono. Dopo il suicidio di Otone, Vespasiano riuscì a dirottare la fornitura invernale del grano per Roma, mettendosi in ottima posizione per sconfiggere l'ultimo rivale, Vitellio. Il 20 dicembre 69, alcuni sostenitori di Vespasiano occuparono Roma. Vitellio fu ucciso dalle sue truppe, ed il giorno successivo il Senato confermò Imperatore Vespasiano. Vespasiano fu praticamente un autocrate, ed ebbe molto meno appoggio dal Senato dei suoi predecessori Giulio-Claudii. Questo è esemplificato dal fatto che lui stesso riferisce la sua salita al potere l'1 luglio quando fu proclamato Imperatore dalle truppe, invece del 21 dicembre quando fu confermato dal Senato. Egli volle, negli anni successivi, espellere i Senatori a lui contrari. Vespasiano riuscì a liberare Roma dai problemi finanziari creati dagli eccessi di Nerone e dalle guerre civili. Aumentando le tasse in modo drammatico (talvolta più che raddoppiate), egli riuscì a raggiungere una eccedenza di bilancio ed a realizzare progetti di lavori pubblici. Egli fu il primo committente del Colosseo e costruì un Foro il cui centro era il Tempio della Pace. Vespasiano fu inoltre effettivamente imperatore delle provincie. I suoi generali soffocarono ribellioni in Siria e Germania. Infatti in Germania riuscì ad allargare le frontiere dell'Impero, e gran parte della Bretagna fu portata sotto il dominio di Roma. Inoltre estese la Cittadinanza romana agli abitanti della Spagna. Un altro esempio delle sue tendenze monarchiche fu la sua insistenza che gli succedessero i figli Tito e Domiziano; il potere imperiale non era visto allora come ereditario. Tito, che aveva avuto qualche successo militare all'inizio del regno di Vespasiano, fu visto come il supposto erede al trono; Domiziano era visto come meno disciplinato e responsabile. Tito affiancò il padre nei compiti di censore e console e lo aiutò nel riorganizzare i ruoli del Senato. Il 23 giugno 79, alla morte di Vespasiano, Tito fu immediatamente confermato imperatore. Il breve regno di Tito fu marcato dai disastri: nel 79 l'eruzione del Vesuvio distrusse Pompei, e nell'80 un incendio distrusse gran parte di Roma. La sua generosità nella ricostruzione dopo le tragedie, lo rese molto popolare. Tito fu molto fiero dei suoi progressi nella costruzione del grande anfiteatro cominciato dal padre. Egli tenne la cerimonia inaugurale nell'edificio non ancora terminato durante gli anni 80, con un grandioso spettacolo in cui si esibirono 100 gladiatori e che durò 100 giorni. Tuttavia il Colosseo fu completato solo durante il regno di Domiziano. Tito morì nell'81 a 41 anni e ci furono voci che fosse stato assassinato dal fratello impaziente di succedergli.
Fu con Domiziano che i rapporti già tesi tra la dinastia flavia ed il senato si andarono sempre più logorando. Le cause di questo difficile sodalizio furono dapprima la divinizzazione del culto personale dell'imperatore secondo modalità tipicamente ellenistiche ed in seguito il divorzio dalla moglie Domizia, di estrazione senatoria. Anche sul fronte esterno le cose non andavano meglio; nonostante i successi della guerra britannica, finita nell'84, e la vittoria sui Catti, la guerra dacica (85-89) finì col pagamento dell'alleanza con Decebalo. Nell'89 Domiziano dovette reprimere la ribellione di Antonino Saturnino a Magonza. La parte finale del suo regno fu macchiata dalla condanna dei filosofi e, nel 95, dalla persecuzione contro i Cristiani. L'anno seguente Domiziano morì, vittima di una congiura.

Gli imperatori adottivi

Il periodo che va dalla fine del I alla fine del II secolo è caratterizzato da una successione non più dinastica, ma adottiva, basata sui meriti dei singoli scelti dagli imperatori come loro successori. Nerva (96-98), un anziano senatore scelto come successore di Domiziano, adottò un eminente personaggio militare, Traiano. Durante l'impero di quest’ultimo (98-117), le conquiste derivanti dalle guerre daciche e dalle campagne contro i Parti, con la creazione di tre nuove provincie (Armenia, Mesopotamia e Assiria), consentirono all'impero di raggiungere la sua massima estensione. A lui succedette Adriano (117-138), che accrebbe i poteri del principe rispetto a quelli del senato ed unificò la legislazione dell'impero. Negli anni del suo regno vi fu un periodo di pace, turbata esclusivamente dalla seconda rivolta giudaica (132-135), e l'imperatore si occupò della fortificazione dei confini settentrionali, con la realizzazione del Vallo di Adriano in Britannia ed il consolidamento del confine germanico. Antonino Pio (138-161), capostipite della Dinastia degli Antonini, continuò la politica pacifica del predecessore, fu un saggio amministratore e riconfermò al senato le prerogative passate, tanto da meritarsi l'appellativo di
pio. Alla sua morte gli succedettero Marco Aurelio (161-180) e Lucio Vero, morto nel 169. Il periodo del regno dell'imperatore filosofo non fu felice come i precedenti: dal 162 al 165 vi fu una guerra contro i Parti, nel 166 scoppiò una pestilenza, dal 167 al 175 le campagne contro Marcomanni e Quadi e la rivolta di Avidio Cassio in Oriente misero a dura prova le finanze dell'impero. I prodromi della crisi che investì l'impero romano nel III secolo si fecero maggiormente sentire con la successione al trono di Commodo (180-192). Il figlio di Marco Aurelio incrinò l'equilibrio istituzionale raggiunto e con il suo atteggiamento dispotico favorì il malcontento delle province e dell'aristocrazia. Il suo assassinio diede il via ad un periodo di guerre civili. L'ultimo periodo della pax romana può essere considerata l'età più felice dell'impero romano: tramite la politica di pace instaurata e la prosperità derivatane il governo imperiale attirò consensi unanimi, tanto che Nerva ed i suoi successori sono anche noti come i cinque buoni imperatori. Lo sviluppo economico e la coesione politica ed ideale, raggiunta anche per l'adesione delle classi colte ellenistiche, che contraddistinsero il secondo secolo, non devono, comunque, trarre in inganno, in quanto da lì a poco l'impero comincerà a mostrare i primi sintomi della decadenza.

La tarda età imperiale

Durante il III secolo, le guerre civili, la crisi economica conseguente, l'indebolimento delle difese, la pressione dei barbari, i cambiamenti sociali e religiosi mettono in pericolo l'esistenza stessa dell'impero. Da tale crisi l'impero esce trasformato, ma saldo con Diocleziano, che ne modifica profondamente l'ordinamento. Nei primi anni del secolo la dinastia dei Severi attua una politica accentratrice ed un processo di relativa democratizzazione. In tale programma si inserisce la
Constitutio antoniniana promulgata da Caracalla (Marco Aurelio Antonino) nel 212 che, concedendo la cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi residenti nell'impero, sana le disparità giuridiche, fiscali ed amministrative. Nel 235, l'assassinio di Alessandro Severo apre un periodo di anarchia militare, durante il quale si susseguono numerosissimi imperatori che restano in carica pochi mesi, o anche pochi giorni. In tale situazione prevalgono gli interessi particolari delle differenti parti dell'impero che cercano di risolvere con interventi pragmatici i problemi che il potere centrale non è in grado di risolvere. Le spinte eccentriche vengono in qualche modo frenate dall'imperatore Diocleziano istituendo la tetrarchia, un regime collegiale di due Augusti e due Cesari che amministrano raggruppamenti distinti di province dell'Impero, accresciute in numero e riunite in diocesi. In questa circostanza anche l'Italia viene suddivisa in province. Più in generale si verifica in questi anni una progressiva marginalizzazione delle aree più antiche dell'impero a vantaggio di un oriente, forte della tradizione ellenistica, assai più prospero quanto a politica amministrazione e cultura. Ciò crea i presupposti per il frazionamento dell'impero che avviene di fatto nel 395, alla morte di Teodosio I. La pressione dei barbari ai confini e l'enorme estensione degli stessi rende l'esercito garante della sopravvivenza dello Stato ed il comando delle truppe è affidato ad ufficiali di carriera, che sostituiscono nell'incarico i senatori, spezzando il già labile legame fra il potere costituzionale e quello militare ed aprendo agli ufficiali la possibilità di ottenere cariche di notevole importanza nell'amministrazione dello Stato. Inoltre la necessità di frequenti leve estende il reclutamento a cittadini di tutto l'impero e, poi, anche ai barbari. Lo spopolamento delle campagne, dovuto sia alla crisi militare, sia alla scarsità di manodopera servile, porta ad una crisi economica, aggravata dall'insicurezza delle vie di comunicazione che causa la riduzione dei commerci. La necessità di mantenere in efficienza gli eserciti comporta un inasprimento fiscale e la conseguente inflazione provoca un aumento dei prezzi che colpisce soprattutto le città. Pestilenze e catastrofi naturali aggravano la situazione con un imponente calo della popolazione.

Storici antichi dell'Impero

In latino


- Livio - la sua è una storia della Repubblica Romana, ma scritta durante il regno di Augusto [http://www.thelatinlibrary.com/florus2.html Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Svetonio [http://www.biblio-net.com/lett_cla/svetonio.htm Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Tacito [http://www.biblio-net.com/lett_cla/tacito.htm Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Ammiano Marcellino

In greco


- Eusebio di Cesarea
- Sozomen

Letteratura latina del periodo imperiale


- Lucio Apuleio
- sant'Agostino d'Ippona
- Orazio
- Virgilio

Studi del XVIII secolo e XIX secolo


- The History of the Decline and Fall of the Roman Empire, Edward Gibbon (1776 - 1788)

Studi moderni sull'Impero romano


- Brown, P.,
Società romana e impero tardo-antico, Roma-Bari 1986.
- J.B. Bury,
A History of the Roman Empire from its Foundation to the death of Marcus Aurelius, 1913
- Jacques, F. - Scheid, J.,
Roma e il suo impero. Istituzioni, economia, religione, Laterza, Roma-Bari 1992.
- Jones, A.H.M.,
Il tardo impero romano. 284-602 d.C., Milano 1973-1981.
- Luttwak, E.N.,
La grande strategia dell'impero romano, Milano 1991.
- Mazzarino, S.,
L'impero romano, Roma-Bari 1995.
- Rémondon, R.,
La crisi dell'impero romano, Milano 1975.
- Rostovzev, M.,
Storia economica e sociale dell'Impero romano, Firenze 1980.
- Wacher, J. (a cura di),
Il mondo di Roma imperiale, Roma-Bari 1989.
- Wheeler, M.,
La civiltà romana oltre i confini dell'impero, Torino 1963.

Voci correlate


- Consoli Repubblicani Romani
- Imperatori romani
- Limes
- Costantinopoli
- Impero Bizantino
- Imperatori Bizantini
- Pax Romana
- Strade Romane
- Letteratura latina Sulle battaglie:
- Lista battaglie romane

Collegamenti esterni


- [http://www.imperium-romanum.it/IR/impero/urbe_colonie.htm Le città romane]
- [http://www.imperium-romanum.it/IR/principale.htm Imperium-Romanum]
- [http://www.signainferre.it Signa Inferre] Categoria:Roma antica Categoria:Storia d'Italia ja:ローマ帝国 ko:로마 제국 simple:Roman Empire


Senato romano

Il Senato romano era la più autorevole assemblea dello stato nell'antica Roma, un'istituzione rimasta invariata nel corso delle trasformazioni politiche della storia dell'impero romano. Secondo la tradizione, il senato fu riunito per la prima volta da Romolo, il mitico fondatore di Roma Romolo decise che il senato (Curia) fosse composto da 100 (poi ampliato a 200) patres (padri fondatori) nominati dal Re, formato esclusivamente dai capofamiglia di rango Patrizio di Roma per assistere il Rex nelle sue decisioni. Il termine senato deriva da "senex", che segnifica vecchi e quindi i membri del senato erano solitamente anziani (che si credeva fossero i più saggi). Comunque, il senato riuscì a essere veramente importante solo con l'instaurazione della repubblica nel 509 AC. Questo organo (il senato) ebbe formalmente il solo potere consultivo, ovvero il diritto di essere consultato prima di far passare una legge. Ma in pratica, siccome i senatori erano l'unica carica che durava a vita, avevano molto più potere perché potevano controllare l'ordinamento romano passo passo e avere maggiori possibilità di difendersi delle altre istituzioni, che duravano solo un anno. I senatori provennero sempre da famiglie aristocratiche e quindi fecero gli interessi dei patrizi. Per diventare senatori si doveva aver ricoperto tutte le altre cariche e avere almeno 43 anni. Per ricoprire una carica pubblica un cittadino doveva aver prestato almeno 10 anni di servizio nell'esercito. Nell'esercito ci si poteva entrare minimo a 17 anni, e quindi un cittadino doveva avere almeno 27 anni per essere eletto a una magistratura. Con Costantino I la capitale viene spostata a Costantinopoli dove viene creato un Senato proprio speculare a quello Romano, il Senato romano ormai trascurato diventa una sorta di consiglio cittadino che resterà in vita fino al VI secolo

Voci correlate


- Senatore
- Senatoconsulto Categoria:Storia

Bitinia

La Bitinia è un'antica regione, nella parte nordoccidentale dell'Asia Minore. È un'area montuosa che si affaccia sul Mar Nero e sul Mare di Marmara.
Svolse un ruolo egemeno sul Mar Nero per diversi secoli, fu lungamente contesa dai regni di Lidia e di Pergamo.
Tra le principali città: Nicomedia e Bursa. Categoria:Geografia Categoria:Storia Categoria:Roma antica Categoria:Province romane

Lingua greca

Questo articolo tratta sia del greco antico che del greco moderno. ---- Per lingua greca (Ελληνικά) si intende la lingua (o le lingue) parlata dalle popolazioni greche, sia nella Grecia propria sia nei vari territori in cui i Greci si insediarono nel corso dei secoli, in un arco di tempo che va almeno dalla metà del II millennio AC al giorno d'oggi. Lingua con 3500 anni di storia, il greco ha conosciuto profonde trasformazioni nel corso dei secoli ed è possibile individuare nel corso della sua ininterrotta evoluzione almeno tre grosse fasi linguistiche: greco antico (dal XIV secolo AC sino al V secolo DC, greco medioevale o bizantino (dal VI secolo al XV secolo e il greco moderno o neogreco (dal XVI secolo fino ad oggi); ognuna di queste fasi, a sua volta, ha conosciuto tanto un'evoluzione storica che una diversificazione geografica, con l'esistenza di una serie di dialetti distinti.

Storia

È possibile suddividere la storia del greco in una serie di fasi:

Protogreco

Con tale nome si indica la fase più remota della lingua greca, conosciuta solo tramite ricostruzione interna, da cui derivano tutti i dialetti greci di età storica, ma già distinto dall'antenato comune protoindoeuropeo. Si ritiene che fosse parlato all'inizio del II millennio AC nella penisola balcanica, ma gli esatti tempi di insediamento dei Greci nella penisola ellenica rimangono discussi.

Miceneo

È il greco conosciuto tramite le tavolette in lineare B, e risale ad un'epoca compresa tra il XIV secolo AC e il XII secolo AC. Tale lingua presenta caratteri propri che rendono impossibile considerarla la comune antenata di tutti i dialetti del I millenio AC, anche se il suo status (dialetto greco effettivamente parlato oppure linguaggio stilizzato della scrittura) e la sua collocazione nella classificazione dei dialetti greci è discussa. In genere, la si ritiene affine all'arcadico-cipriota.

Greco arcaico e classico

La caratteristica di questa fase della storia e della lingua greca è un'estrema frammentazione, con un gran numero di varietà locali. I linguisti raggruppano di solito questi dialetti in cinque grossi gruppi: dialetti nord-occidentali, dorico, eolico, arcadico-cipriota, e ionico, di cui l'attico costituisce una varietà dai tratti peculiari. È da notare che accanto ai dialetti parlati, estremamente diversificati, esistono una serie di "dialetti letterari", forme codificate, di uso panellenico, e legate a specifici generi letterari e non alla lingua parlata dall'autore: così esiste una "lingua omerica" (a base ionica ma con elementi eolici), per la poesia epica, una lingua della lirica corale, basata sul dorico e così via.

greco ellenistico o koiné diálektos ("lingua comune")

Le conquiste di Alessandro Magno e la diffusione della cultura greca in una vastissima area favoriscono lo sviluppo di un linguaggio comune, che superi le divisioni dialettali del greco arcaico e classico. Questa lingua comune, o koiné, si basa sull'attico, depurato dai suoi tratti più caratteristici e con interferenze da parte di altri dialetti (soprattutto lo ionico). Questa lingua rimase in uso per tutta l'età ellenistica e romana, costituendo la lingua franca di tutta la parte orientale dell'Impero Romano.

Greco medioevale o greco bizantino

Il greco bizantino costituisce la naturale evoluzione della koiné sotto l'impero bizantino, generalizzando i mutamenti fonetici e la semplificazione grammaticale iniziata nel periodo precedente. Caratteristico di quest'epoca è anche il divario tra la lingua parlata e la lingua letteraria, rimasta legata ai modelli classici e fortemente arcaizzante.

Neogreco o greco moderno

La dominazione turca riduce drasticamente la produzione scritta in greco, mentre la lingua parlata è pesantemente influenzata dal turco e dalle altre lingue vicine (numerosi anche i prestiti dall'italiano). Un nuovo impulso alla lingua greca è dato solo nel XIX secolo dall'indipendenza, anche se il nuovo Stato crea una barriera tra la lingua parlata (o dhimotikì), con i suoi dialetti, e la lingua ufficiale, la katharevousa (o Katharévussa) , una forma artificiale, "purificata" di greco. La prima era la lingua usata dal popolo, la seconda era invece ricca di parole prese in prestito da altre lingue, ed era una lingua molto simile al greco antico ed era la lingua ufficiale dello stato. Per tale motivo era fatto comune che un oggetto avesse due nomi, uno ufficiale e uno usato comunemente dalla gente. Tale situazione si mantenne sino al 1976, anno in cui, grazie ad una riforma linguistica, la dhimotikí diviene lingua ufficiale. Nel 1982 venne semplificata l'accentazione. Attualmente nel greco post-moderno le parole polisillabiche vengono tutte accentate con l'accento acuto, mentre i monosillabi non vengono accentati (sistema unitonico di accentazione).

Classificazione

Il greco costituisce un ramo autonomo della famiglia indoeuropea, ma la sua esatta posizione nell'albero genealogico rimane oggetto di discussione. Essa infatti appartiene alle lingue centum, ma presenta numerose caratteristiche proprie di una lingua satem. Accanto ad accostamenti con lingue illiriche e della Tracia, troppo poco conosciute per poter trarre conclusioni certe, si è ipotizzata una particolare vicinanza tra il greco e la lingua armena. Tra le tra le lingue indoeuropee è la seconda lingua più antica per attestazione, dopo l'ittita, e quella in assoluto documentata per il più ampio arco di tempo.

Distribuzione geografica

La distribuzione geografica della lingua ha conosciuto profonde variazioni: originariamente parlata nella Grecia propria e nelle isole greche, si espanse con le ondate successive della colonizzazione greca prima sulle coste dell'Asia Minore, e quindi per tutto il bacino del Mediterraneo e penetrando in particolar modo in Sicilia e nell'Italia Meridionale (la Magna Grecia). Sono però le conquiste di Alessandro Magno a sancire la massima diffusione del greco, sia come lingua parlata (le città di fondazione ellenistica come Alessandria d'Egitto, o Antiochia, erano città greche), sia come lingua veicolare, diffusa sino all'India. Se nei territori più orientali dell'ex-impero di Alessandro, a seguito della nascita dell'impero partico, l'uso del greco declina piuttosto rapidamente, la sua funzione di lingua franca nel bacino del Mediterraneo Orientale resta indiscusso anche sotto la dominazione romana. In epoca bizantina, il greco sostituisce completamente il latino come lingua ufficiale, ma le conquiste arabe del VII secolo, e il progressivo declino dell'Impero Bizantino nel corso dei secoli successivi ne riducono progressivamente l'area di influenza e la caduta di Costantinopoli nel 1453 ne costituisce il tracollo. Anche sotto la dominazione turca però il greco resiste come lingua parlata in Grecia e presso le comunità greche sparse per l'Asia Minore; un'ulteriore contrazione dell'area di influenza greca si è avuta con gli eventi successivi alla distruzione di Smirne e allo "scambio di popolazione" tra Grecia e Turchia. Attualmente, il greco moderno è parlato da una popolazione di circa 15 milioni di persone, prevalentemente in Grecia e a Cipro, ma anche in alcune comunità dell'Albania ed è ancora molto diffuso presso le numerose comunità greche di tutto il mondo. Nella stessa Italia meridionale sono presenti alcune isole linguistiche parlanti greco (griko), nel Salento e in Calabria.

Dialetti

Il greco in tutte le sue fasi ha conosciuto ampie diversificazioni dialettali, ed essi vanno considerati in un ambito cronologico preciso. Si distinguono allora due fasi:
- greco antico: in età arcaica e classica la diversificazione dialettale era la norma e gli antichi greci stessi ne avevano piena consapevolezza. I moderni studiosi di dialettologia hanno radunato i dialetti greci antichi in cinque grossi gruppi: i dialetti nord-occidentali, il dorico, l'eolico, l'arcadico-cipriota e lo ionico, di cui l'attico costituisce una variante ampiamente autonoma. :Una serie di tratti condivisi legano i dialetti nord occidentali e il dorico, da una parte, lo ionico e l'arcadico-cipriota dall'altro; l'eolico invece appare di classificazione più problematica, in posizione mediana tra i due gruppi. Questi dialetti declinarono rapidamente in età ellenistica, e furono soppiantati dalla koiné senza lasciare discendenti: sono per il moderno Tsaconico è accertata una ascendenza chiaramente dorica.
- greco medioevale e moderno. Sulle divisioni linguistiche dell'età bizantina siamo meno informati; in epoca moderna è però possibile distinguere una serie di dialetti:
  - la dhimotikí, parlata nello stato greco, che presenta a sua volta una serie di differenziazioni locali (si distingue tra varianti settentrionali e meridionali, a loro volta con ulteriori differenziazioni)
  - il greco cipriota, affine ai dialetti meridionali della dhemotikí.
  - lo tsaconico: parlato in un'area ristretta della Laconia, questo dialetto è l'unico dialetto moderno a discendere direttamente da un dialetto antico, il dorico.
  - il pontico e il cappadocio: originariamente parlati rispettivamente nella zona settentrionale della Turchia e nella Cappadocia, questi dialetti, pur derivando dalla koiné avevano preservato caratteristiche tipicamente ioniche. I parlanti di queste varietà furono costretti a trasferirsi nella Grecia propria con lo "scambio di popolazione" avvenuto negli anni '20 tra Grecia e Turchia.
  - il grico: parlato in due isole linguistiche italiane, nel Salento e in Calabria, la posizione di questo dialetto non è chiara: essi preservano certe caratteristiche degli antichi dialetti italioti, ma la loro derivazione è discussa.

Sistemi di scrittura

La più antica (II millennio AC) forma di scrittura nota per il greco è la lineare B, derivata a sua volta dalla lineare A, usata dai minoici, che si ritiene non parlassero una lingua indoeuropea. Si tratta di un sistema di scrittura prevalentemente sillabico, corredato da una certa quantità di ideogrammi, usato esclusivamente per scopi amministrativi, strutturalmente inadatto per la scrittura di una lingua come il greco: in esso infatti non era possibile distinguere le consonanti occlusive in sorde, sonore e sorde aspirate, che venivano rese tutte con uno stesso segno, e non c'era modo di contrassegnare i gruppi consonantici o le consonanti finali. L'uso di questa forma di scrittura fu abbandonato con il crollo della civiltà micenea. Solo alcuni secoli dopo, nell'VIII secolo AC, dopo un periodo di alcuni secoli in cui mancano testimonianze scritte, i greci svilupparono un nuovo sistema di scrittura, adattando alla propria lingua l'alfabeto fenicio con l'introduzione di simboli distinti per le vocali: nasceva così l'alfabeto greco. Di tale alfabeto esistettero in età arcaica numerose varianti, ma a partire dal V secolo AC l'alfabeto ionico si impose, divenendo in età ellenistica l'unico alfabeto del mondo greco. Questo alfabeto, seppure con piccole modifiche rispetto agli esempi più antichi, è quello tutt'ora usato per il greco moderno.

Influenza sulle altre lingue

La lingua greca classica è alla base della morfologia di molte delle parole moderne delle lingue indoeuropee, soprattutto di quelle romanze. Molte parole composte italiane del lessico scientifico – in medicina quasi tutti i nomi delle patologie (termine stesso coniato dal greco) – sono state coniate da essa. Qualche esempio: astronomia, democrazia, filosofia, antropologia, spinterogeno, metafisica, isterectomia, morfologia. Ma nella lingua italiana sono presenti anche moltissime parole non composte di origine greca, diffusesi spontaneamente e non coniate, poiché alcuni idiomi parlati localmente nella penisola italica, come i dialetti campani, derivano dalla stratificazione di altre lingue (nello specifico latino, castigliano e dialetti franchi) sul greco e a loro volta hanno influenzato il toscano, poi divenuto lingua nazionale. Le stesse parole "patologia" e "dialetto" sono di origine greca.

Greco classico e greco moderno

È tendenza diffusa tra gli studiosi considerare il greco classico e il greco moderno due lingue differenti. In Italia, uno dei pochi paesi europei in cui è diffuso lo studio delle lingue classiche nell'àmbito dell'istruzione secondaria, si tende a chiamare semplicemente "greco" il greco classico e a utilizzare l'aggettivo "moderno" per indicare la lingua oggi ufficiale della Grecia. Non a caso i vocabolari di greco classico si chiamano semplicemente "vocabolari di greco", mentre sulle copertine di quelli di greco moderno viene aggiunto l'aggettivo "moderno". Il greco moderno adotta la pronuncia cosiddetta itacistica, che prende il nome dalla pronuncia del grafema η (che si chiama "ita" e si legge i), mentre la maggior parte dei grecisti ritiene che la pronuncia del greco classico corretta, o quantomeno più vicina a quella originale, sia quella cosiddetta etacistica, in cui appunto il grafema η si chiama "eta" e si legge e.
La pronuncia etacistica è quella utilizzata per lo studio del greco classico ovunque, tranne che nella Grecia stessa, dove la lingua antica viene studiata adoperando la stessa pronuncia di quella moderna, non per una semplice questione convenzionale ma perché in Grecia si ritiene che le due lingue siano molto più simili tra loro rispetto a quanto ritengono i grecisti di fama internazionale, che sono quasi tutti italiani e tedeschi. In effetti è molto difficile risalire alla pronuncia effettivamente in uso in età classica, specie se consideriamo che la lingua greca classica non è altro che un insieme di dialetti (eolico, dorico, ionico e attico oppure eolico, dorico e ionico-attico) unificati da Alessandro Magno con la κοινή διάλεκτος (koinè diálektos, idioma comune).

Voci correlate


- Isola linguistica greca (Lingua grecanica parlata nell´Italia meridionale)
- Alfabeto greco
- Segni diacritici dell'alfabeto greco categoria:Lingua greca als:Griechische Sprache ja:ギリシア語 ko:그리스어 ms:Bahasa Greek simple:Greek language th:ภาษากรีก

Commodo

Marco Aurelio Commodo Antonino noto semplicemente come Commodo (31 agosto 161 - 31 dicembre 192), regnante dal 180 al 192, è spesso considerato il peggiore degli Imperatori Romani. Membro della dinastia degli Antonini, il suo regno chiuse l'era detta dei cinque buoni imperatori. La sua salita al trono, dopo la morte del popolare e vittorioso padre Marco Aurelio, fu inizialmente vista dal popolo di Roma come un presagio di fortuna. Tuttavia, per quanto generoso e magnanimo fosse suo padre, Commodo si dimostrò l'opposto. Molti pensano che Commodo fosse pazzo, ma comunque fu certamente dedito agli eccessi. Cominciò il suo regno con un trattato di pace sfavorevole concordato con la tribù dei Marcomanni (una delle tribù dei Germani), che era stata in guerra contro Marco Aurelio. Più tardi egli stesso intraprese guerre contro i Germani, riportando spesso parziali vittorie per le quali pretendeva onori dal Senato. Commodo ebbe inoltre la passione per i combattimenti di gladiatori, al punto da scendere egli stesso nell'arena vestito da gladiatore. Questo era considerato scandaloso dal popolo di Roma che considerava i gladiatori al rango più basso della scala sociale. A peggiorare le cose le sue prestazioni erano comiche: entrava nell'arena armato di tutto punto a combattere contro disgraziati armati solo con spade di legno. Vestito come l'eroe mitologico greco Ercole, Commodo pretendeva di aver ucciso 12.000 uomini in combattimenti gladiatorii. Per ogni apparizione nell'arena, addebitava alla città di Roma un milione di sesterzi. L'instabilità di Commodo non fu, tuttavia, limitata a questo. Una volta fece massacrare gli abitanti di una città perché uno di loro lo avrebbe guardato con espressione non amichevole. Egli voleva essere adorato come un dio, e trascurava completamente gli affari di stato mentre si dedicava ad un suo harem di circa 300 donne e giovani uomini. Incaricò i suoi amici di amministrare l'Impero e divideva con loro i soldi che questi rubavano. Nel 190, una parte della città di Roma fu distrutta da un incendio, e Commodo colse l'opportunità di "rifondarla", chiamandola in suo onore Colonia Commodiana. Anche i mesi del calendario furono rinominati in suo onore, e perfino al Senato si cambiò il nome in Senato della Fortuna Commodiana, mentre l'esercito divenne Esercito Commodiano. Un anno più tardi, Commodo fu strangolato nel sonno, il giorno prima di quello in cui aveva programmato di recarsi al Senato vestito da gladiatore per farsi proclamare console. Dopo la sua morte il Senato decretò la damnatio memoriae contro di lui ripristinando il nome corretto delle instituzioni. Tuttavia nel 195, l'Imperatore Settimio Severo, cercando il favore della famiglia di Marco Aurelio, riabilitò la memoria di Commodo ed il Senato lo dichiarò dio. Nel 2000 il film Il gladiatore si ispirò liberamente alla vita di Commodo, senza essere tuttavia molto fedele alla storia. Immagine:Commodo.jpg|Commodo - Imperatore Romano Immagine:Commodo183.jpg|Commodo, Imperatore Romano (Moneta del 183) Categoria:Imperatori romani Categoria:Biografie ja:コンモドゥス ko:콤모두스

Smirne

Smirne, in turco İzmir, terza città per numero di abitanti (quasi un milione) e secondo porto della Turchia, dopo Istanbul. Sorge sulla estremità orientale del golfo che da lei prende il nome e che è situato nella parte centro-orientale del Mare Egeo. Anche nome di un fisico Italiano del XXI secolo, Giuseppe Smirne. http://www-matterwave.physics.ox.ac.uk/giuseppe/

Cenni storici

Fu un importante centro commerciale e marittimo di origine eolica e risalente almeno al 1000 AC, conquistata da Ioni di Colofone e di Efeso verso il 688 AC, entrò a far parte della Confederazione ionica. Dal II secolo AC appartenne ai Romani; decadde sotto il dominio bizantino e nel 1261 fu ceduta ai Genovesi; dopo un periodo di torbidi passò ai Turchi Ottomani nel 1415. Nonostante i gravi terremoti (178, 166 e 1778) la città rimase fiorente. Caduto l'Impero turco, occupata dai Greci per il trattato di pace di Sèvres (1920), venne ripresa dai Turchi (1922) riorganizzati da Kemal Pascià, cui fu definitivamente riconosciuta dal trattato di Losanna (1923).

La attuale İzmir

Centro commerciale e importante porto per l'esportazione di prodotti agricoli (frumento, mais, olio, agrumi, uva, fichi, tabacco, cotone, pelli, ...). Sede di industrie cantieristiche, meccaniche, petrolchimiche, alimentari e tessili. Categoria:Città della Turchia ja:イズミル

Console

Il termine console può avere diversi significati:
- per la carica pubblica di cònsole nell'antica Roma (sia Repubblica che Impero), vedi console (storia romana)
- per la carica pubblica di cònsole nella burocrazia e nella politica moderne, vedi console (burocrazia moderna)
- "console" è la parola inglese, tavolta usata anche in italiano, per consolle

Guardia pretoriana

La guardia pretoriana era un reparto militare dell'Impero Romano che svolgeva compiti di guardia del corpo dell'imperatore.

Introduzione

I pretoriani per la loro funzione di guardia del corpo dell'imperatore furono protagonisti (spesso negativamente) della storia dell'impero romano. Il corpo costituito da ottimi soldati fu un mezzo per affermare nuovi imperatori o mantenere i vecchi al potere. La storia dei pretoriani quindi segue, se non è l'artefice, la storia imperiale in tutti i suoi risvolti.

Storia

Sappiamo con certezza che esistevano delle coorti pretorie nella repubblica, formate da fanteria scelta e utilizzate come guardia del comandante della legione. Non si trattava comunque di un corpo permanente: dalle fonti letterarie sappiamo infatti che la milizia vera e propria venne creata da Augusto in una data imprecisata tra il 29 e il 20 AC. Furono create 9 coorti che per motivi di sicurezza erano stanziate 3 a Roma e le rimanenti 6 in altre città della penisola. Queste coorti erano agli ordini del prefetto del pretorio (in alcuni momenti più di uno). La carica era l'apice della carriera equestre ed ebbe spesso un ruolo di primo piano nelle vicende dell'impero, a causa dello strettissimo contatto con l'imperatore. Ogni coorte era inquadrata da un tribuno e da sei centurioni, tra cui il "trecenarius", che era il primo di tutti, e il cui nome deriva dal fatto che egli comandava anche i 300 "speculatores" (un'altra guardia del principe), e del "princeps castrorum", che ne era il secondo. Le coorti pretorie sono dette "equitatae", in quanto ne facevano parte alcuni cavalieri (1/5?) accanto a una maggioranza di fanti (4/5?). Sotto il principato di Tiberio, quando era prefetto del pretorio Seiano, verso il 20-23, i pretoriani presenti a Roma furono riuniti in un unico grande accampamento costruito appositamente sul Viminale, alla periferia della città, noto con il nome "castra praetoria", per questa ragione i pretoriani assunsero il "vexillum" dello scorpione (Tiberio aveva lo scorpione come segno zodiacale). I pretoriani intervennero per eleggere e deporre imperatori per la prima volta nel 41 con l'uccisione di Caligola e l'acclamazione di Claudio da parte delle truppe. Il nuovo imperatore si mostrò molto generoso donando ben 15.000 sesterzi a ciascuno dei pretoriani.
Il 15 gennaio del 69 i pretoriani insieme ad altri reparti dell'esercito uccisero Galba ed acclamarono imperatore Ottone. In seguito, er un lungo periodo che va da Vespasiano a Marco Aurelio i pretoriani non si intromisero nel gestione dell'impero, ma questo periodo di pace finì quando salì al trono Commodo: i pretoriani dopo avergli salvato la vita e averlo sostenuto nei primi anni di governo furono coinvolti nella sua uccisione. Dopo l'eliminazione del suo successore Pertinace, la porpora imperiale fu addirittura misa all'asta e l'impero fu "venduto" a Didio Giuliano nel 193, che aveva promesso donativi maggiori del suo oppositore, Flavio Sulpiciano. All'avvicinarsi a Roma di Settimio Severo, proclamato imperatore dalle legioni, i pretoriani abbandonarono tuttavia il loro protetto e obbligarono il senato a dichiararlo decaduto. Il nuovo imperatore, dichiaratosi vendicatore di Pertinace, fece sfilare i pretoriani disarmati fuori le mura di Roma e li sostituì con truppe di origini asiatiche, africane e in particolare danubiane. Sotto Caracalla il prefetto del pretorio Macrino lo eliminò e ne prese il posto (217). Anche Eliogabalo, fu ucciso dai pretoriani che proclamarono Alessandro Severo come imperatore il 22 marzo del 222. Dopo un periodo di anarchia militare in cui gli imperatori venivano proclamati dalle legioni, nel 238 in accordo con il Senato i pretoriani elessero Gordiano III imperatore, inizialmente sotto la tutela della madre e del prefetto del pretorio Timesiteo. Morto Timesiteo, il nuovo prefetto Filippo l'Arabo nel marzo del 244 uccise Gordiano nella marcia verso Ctesifonte, con l'appoggio dei soldati esausti della lunga campagna militare. Nel 249 dopo la sconfitta di Filippo contro Decio i pretoriani eliminarono il figlio del vecchio imperatore, Severo Filippo, che era stato precedentemente nominato cesare. Si racconta che durante il regno di Gallieno per difendere Roma da un pericolo il Senato si avvalse della guardia pretoriana, ma l'imperatore invece di dargliene merito proibì quindi ai senatori di comandare corpi militari: il racconto è probabilmente frutto dell'ostilità senatoria contro Gallieno. Nel giugno del 276 il prefetto del pretorio Floriano, alla notizia della morte dell'imperatore Marco Claudio Tacito, di cui era fratellastro, si autoproclamò augusto, ma solo 2 mesi più tardi venne ucciso dai suoi stessi soldati per acclamare imperatore Probo. Nel 312 i pretoriani, fedeli a Massenzio, combatterono con grande eroismo nella battaglia di ponte Milvio; di conseguenza il vincitore Costantino, dopo l'ingresso trionfale a Roma, sciolse definitivamente la guardia e fece smantellare l'accampamento del Viminale.

Dettagli

La consistenza numerica

Gli specialisti si sono scontrati sulla questione di quanti uomini contassero le coorti pretoriane: 1000 fin dall'inizio per Theodor Mommsen, A. Passerini e, più recentemente, D. L. Kennedy, 500 soltanto per M. Durry e H. G. Pflaum, con aumento a 1000 sotto Settimio Severo. Fonti letterarie ed epigrafiche non aiutano a risolvere il problema ma l'archeologia può fornirci qualche indizio: se un "castra" legionario, che ospitava 5000 uomini, misurava in media tra i 18 e i 20 ha, si deve concludere che le dodici coorti di Roma, che riunite insieme occupavano solo 16,72 ha, non era probile contassero ciascuna mille uomini per un totale di 12.000: si trattava quindi più probabilmente di coorti "quingenarie" e non "miliarie". Il numero delle coorti variò nel corso del tempo. Le iniziali 9 coorti augustee, passarono a 12 prima del 47, quindi a 16 nel corso del 69 ad opera di Vitellio che aumentò anche l'effettivo di ogni coorte a 1000 uomini). Furono riportate ancora a 9 da Vespasiano, che ritornò all'ordinamento augusteo. Il numero delle coorti aumentà nuovamente a 10 sotto (Domiziano) rimasero così fino quasi all'abolizione del corpo. Se le coorti avevano ciascuna 500 uomini possiamo dunque ricostruire un corpo di 4500 uomini sotto Augusto, di 16.000 sotto Vitellio, di 5000 con Domiziano] e infine di 10.000 con Settimio Severo.

Il reclutamento

Il corpo fu inizialmente arruolato tra i migliori legionari italici (meglio ancora, fino a Tiberio, se provenienti dall'Etruria, il Lazio, l'Umbria e le colonie più antiche (Tac., Ann., IV, 5, 5)). Con Claudio i pretoriani provenivano anche dalla Gallia Cisalpina. Nel II secolo ancora l'86/89 % dei pretoriani era di origine italica. Con la riforma di Settimio Severo gli italici furono sostituiti da provinciali comunque di cittadinanza romana. Secondo M. Durry si trattava complessivamente di persone di basso livello, mentre A. Passerini pensa che provenissero da famiglie di ceto elevato: il posto di pretoriano, per diversi motivi, era molto ambito e quindi i notabili facevano di tutto per farvi entrare i loro figli. Dopo Caracalla (a causa della Constitutio Antoniniana, che concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell'impero) la possibilità di servire nella guardia pretoriana era ormai aperta a tutti.

La durata del servizio

La durata del servizio era la prima importante differenza rispetto le legioni e gli altri corpi militari. I pretoriani restavano in servizio solo 16 anni, invece dei 20-25 anni dei legionari, e naturalmente questo ne faceva un corpo privilegiato e ambito. Il congedo avveniva ogni 2 anni il 7 gennaio.

La paga

La paga era la seconda differenza. Fissata da Augusto a 750 denari annui, alla fine del I secolo era arrivata a 1000 (con aumenti sotto Claudio e Domiziano), Nel III secolo era divenuta di 1500 denari sotto Settimio Severo e sotto Caracalla raggiunse i 2500 Inoltre al normale stipendio vanno aggiunti i premi che diversi imperatori nel I e nel II secolo diedero a questo corpo per assicurarsene la fedeltà, con un uso che si generalizzò nel III secolo. Inoltre non va scordata la liquidazione che era superiore a quella delle legioni.

La vita quotidiana

Come nelle legioni i pretoriani alloggiavano nell'accampamento dove si svolgevano le esercitazioni militari: la differenza stava nel fatto che i castra praetoria si trovavano non sul confine, esposti agli attacchi dei barbari, ma a Roma, il centro politico ed economico dell'impero, dove i pretoriani potevano usufruire delle terme e dei giochi dell'anfiteatro.

I castra praetoria

Il campo dei pretoriani era costruito tra il Viminale e l'Esquilino, al di là delle mura serviane, ossia, come diremo noi, nell'immediata periferia (Tac., Ann., IV, 5, 5 – Dio. Cass., LVII, 19, 6). Il campo misurava m 440 x 380, cioè 16,72 ha e presentava verso ovest un'area per le esercitazioni o "campus". Le mura del "castra", alte sotto Tiberio 3/5 metri, furono danneggiate durante la guerra civile e ricostruite da Vespasiano. Quando Aureliano fornì di mura la città, l'accampamento dei pretoriani fu inglobato nel loro percorso.

L'armamento

Il carattere unico della guardia pretoriana si rifletteva anche nell'equipaggiamento. I pretoriani, infatti, pur essendo un'unità militare a tutti gli effetti e che, come tale, poteva prendere parte a battaglie campali o a operazioni belliche, era dotata di una propria uniforme: grazie alle fonti archeologiche, sappiamo che disponeva di diversi equipaggiamenti, utilizzati a seconda delle circostanze. La prima è più originale caratteristica dell'equipaggiamento dei pretoriani era il suo carattere arcaizzante, che si richiamava volutamente all'età repubblicana. All'epoca dell'istituzione del corpo sotto Augusto, benché fosse di fatto una monarchia, l'impero romano restava infatti formalmente una repubblica e la continuità con la forma di governo repubblicana era evocata dall'uso di simbologie tipiche di quell'età. La guardia pretoriana, quindi, che accompagnava sempre l'imperatore nelle cerimonie pubbliche, doveva simboleggiare con il proprio aspetto questo carattere di continuità con la repubblica.
A Roma i pretoriani portavano quindi un elmo di tipo attico, una corazza anatomica in bronzo, e uno scudo ovale, invece del classico scudo legionario rettangolare dell'età imperiale. In particolari occasioni, come mostra il bassorilievo di età claudia, portavano un tipo di elmo dotato di una vistosa cresta. Nello stesso bassorilievo alcuni indossano sopra la corazza una semplice tunica, che probabilmente era di colore rosso, a somiglianza della tunica dei littori, i funzionari che accompagnavano i magistrati repubblicani come simboli della loro autorità In guerra, i pretoriani portavano un equipaggiamento più pratico, simile a quello degli altri legionari, con il classico gladius (corta spada), ei si distinguevano per l'utilizzo del simbolo dello scorpione, dipinto su scudi e vessilli. Lo storico Tacito racconta infatti, a proposito degli eventi della guerra civile del 69 DC, che alcuni legionari scambiarono i pretoriani di Otone, appartenenti allo schieramento nemico, per alcuni di loro, nel corso di alcuni combattimenti notturni.

Bibliografia


- Collezioni di Iscrizioni
  - AE L'Année Èpigraphique (Parigi, 1888)
  - CIL Corpus Iscriptionum Latinarum (Berlino, 1863)
  - ILS Inscriptiones Latinae Selectae ed. H. Dessau, 2^ ed. (Berlino, 1954)
- Lavori Moderni
  - Durry, M. Les cohortes pretoriennes (Parigi, 1938)
  - Howe, L. L. The Praetorian Prefecture from Commodus to Diocletian (Chicago, 1942)
  - Passerini, A. Le coorti pretorie (Roma, 1939)
  - Rankov, B. The Praetorian Guard (Londra, 1994) Categoria:Storia di Roma

Enea

Enea è una figura della mitologia greca e di quella romana, era figlio del mortale Anchise e della dea Afrodite. Era il nipote di Priamo, re di Troia.

La leggenda

Troia, Roma]] Appare nellIliade, dove prende parte alla battaglia, affrontando Diomede, Achille e Idomeneo. Nel poema omerico è un eroe protetto dagli dei, soprattutto durante lo scontro con Achille, dove Poseidone gli salva la vita. Nonostante la caduta di Troia, Enea sopravvive.
Guidato dalla madre divina Afrodite, salvando il vecchio padre Anchise e il figlioletto Ascanio (conosciuto anche col nome di "
Julo"), fuggì dalla città in fiamme. Durante la fuga recuperò gli dei Penati e le sacre funzioni, ma perse la moglie Creusa nell'incendio. Il viaggio verso l'Italia non fu semplice: affrontò le Arpie, udendo i faticosi destini dalle fauci di Celeno; dovette poi rifugiarsi presso le coste dell'Epiro, ospite di Eleno il profeta e di Andromaca; muore Anchise presso le coste di Segesta, le donne stanche bruciarono le navi; a causa di un forte fortunale nel mezzo del Canale di Sicilia dovette approdare forzatamente sulle coste della Libia, fu ospite forzato di Didone regina di Cartagine.
Se non fosse stato per l'intervento di Afrodite, che scatenò il fuoco fatuo tra i capelli di Ascanio, Enea sarebbe rimasto a Cartagine disobbedendo al suo fato. Giunto alle coste italiche perse due persone a lui care il timoniere Palinuro e la nutrice Caieta. Ma approdò anche a capo Miseno dove incontrò la Sibilla che l'accompagnò nella discesa negli Inferi attraverso una grotta del lago Averno: qui vide le grandi anime che segneranno il destino di Roma. Giunto alle coste presso l'attuale Lavinio vide l'avverarsi della profezia di Celeno, i compagni di Enea e persino Julo svuotarono la stiva e colti dalla fame divorarono pure le mense fatte di pane nero duro.
Ma non poterono riposarsi a lungo: Turno, re dei locali Rutuli, non potè tollerare l'arrivo degli stranieri. Enea dovette così stringere patti con re locale, Latino, che promise sua figlia ad Enea per la nuova stirpe, d'accordo con alcuni lucumoni etruschi e con il re di origine arcadica Evandro che stava in un villaggio sul colle Palatino. La furia Aletto innescò la guerra facendo uccidere la Cerva Sacra dei Rutuli da Pallante e Iulo. La guerra italica si scatenò falciando innumerevoli persone ed eroi: Camilla, Pallante, Eurialo, Niso e Mesenzio trovarono l'Ade nei campi di battaglia. Il duello tra Enea e Turno sigillò la guerra con la vittoria del primo.
Ascanio fondò Albalonga. Da Numitore discesero Romolo e Remo. Romolo cingendo l'area sacra del colle Palatino con l'aratro fondò Roma. Era, secondo la tradizione, il 21 aprile del 753 AC.

La critica storica

Le prime versioni del mito di Enea sono antiche, tanto che sono già note in Etruria prima del VI secolo AC e in Grecia nel V secolo AC e farebbero derivare il nome di "Roma" da quello di una donna troiana con il significato di "forza". Enea è re dei Dardani, alle falde del monte Ida nella Troade, e partecipa solo alla fase finale della guerra di Troia in aiuto di Priamo, con il quale è imparentato avendone sposato la figlia Creusa. Non essendo un troiano, Enea piace ai Romani quale capostipite perché gli permette di affondare le radici in una civiltà dal passato fulgido pur distinguendosi dai Greci. Allo stesso tempo questa "soluzione" non fa dei Romani i più fieri antagonisti dei Greci e verrebbe oggi chiamata "
politically correct". Anche la leggenda di Romolo e Remo, all'inizio separata da quella di Enea, viene successivamente integrata nel suo mito. In un primo momento i due gemelli vengono indicati come suoi figli o nipoti. Eratostene di Cirene si accorge tuttavia che, essendo la data della caduta di Troia all'incirca il 1184 AC, né Enea né i suoi più diretti discendenti potevano aver fondato Roma nel 754 AC. Catone il Censore rende plausibile la storia. Secondo la sua versione, accettata poi come definitiva, Enea fugge da Troia e giunge nel Lazio. Qui, dopo aver sposato Lavinia, fonda Lavinio (Lavinium). Ascanio è invece il fondatore di Alba Longa e i suoi successori danno origine alla dinastia dalla quale, dopo varie generazioni, Rea Silvia darà alla luce Romolo e Remo e in seguito la gens Julia, con Giulio Cesare e il primo imperatore Augusto. Secondo la leggenda, dopo quattro anni di regno, Enea sarebbe stato assunto in cielo tra lampi e tuoni durante una battaglia contro gli Etruschi nelle vicinanze del fiume Numicio e ricevuto nell'Olimpo insieme agli dei. È interessante notare che anche a Romolo viene decretata la stessa fine, permettendo successivamente di deificare anche Giulio Cesare e Augusto, suoi lontani discendenti. Le origini divine dei fondatori di Roma sarebbero quindi incontrovertibili. Accettando Enea quale capostipite, si trovano Venere e Marte come antenati. Nelle leggende più arcaiche, Romolo non ha un gemello ed è figlio di Zeus; le successive elaborazioni sono analoghe, ponendo Romolo e Remo come figli di Marte e Rea Silvia, e perciò di discendenza divina. Un'ulteriore versione della leggenda, indica Rea Silvia come figlia di Enea e un suo nome aggiuntivo sarebbe Ilia, per ricordare il collegamento di Roma con Troia ("Ilio" in greco).

Enea nella letteratura

Il poeta greco Ellanico ne descrive il suo arrivo nel Lazio, la provincia italica che vedrà gli inizi dell'impero romano, mentre Virgilio ne narra la leggenda nella sua
Eneide. Categoria:Personaggi della mitologia greca Categoria:Personaggi della mitologia romana ja:アイネイアス ko:아이네아스

Roma

Roma (RM) è la capitale d'Italia, comune capoluogo della provincia omonima e della regione Lazio. È tra le metropoli più grandi d'Europa, con circa due milioni e ottocentomila abitanti. __TOC__

Geografia

Il nucleo urbano sorse sulle alture fiancheggianti il Tevere in corrispondenza dell'ansa in cui si trova l'isola Tiberina.
Sia a destra che a sinistra del fiume si trovano rilievi di modesta entità, che rappresentano i resti dell'antico apparato vulcanico complessivamente denominato Vulcano Laziale, come i monti Tiburtini e i monti Prenestini, mentre i più vicini sono i Castelli romani tra i quali svetta il Monte Cavo. La valle del Tevere è in genere larga circa 3 km, ma, in prossimità dell'isola Tiberina, si restringe a meno di 1 km.
I pendii dei colli anticamente erano più scoscesi, rendendoli facilmente fortificabili. Oggi i colli, tranne alcune pendici del Campidoglio e dell'Aventino, sono molto più dolci e il fondovalle è stato colmato sia dai detriti fluviali sia artificialmente. Roma è attraversata anche da un altro fiume, l'Aniene, che confluisce nel Tevere in territorio urbano.

Territorio

Il comune comprende molte borgate e frazioni, tra cui Ostia cresciute insieme alla città nel '900 . Roma, al contrario di altre grandi città europee, ha un'area metropolitana modesta se paragonata con il suo stesso comune. Infatti, la superficie comunale è vastissima, inglobando alcune zone urbane che in seguito al fenomeno spontaneo dell'abusivismo crebbero dal nulla grazie all'immigrazione che non trovava spazi abitativi ufficiali nella città. Ne risulta, quindi, che l'effettiva area metropolitana della capitale italiana supera di poco i 3.600.000 abitanti. Il vantaggio che, però, deriva da una tale vastità di superficie è notevole; infatti, dove altre città hanno difficoltà a trovare accordi con le altre municipalità dell'area metropolitana, questo problema è totalmente assente a Roma, dove un'unica amministrazione comunale governa un'area che per dimensione è paragonabile alla provincia di Milano o a quella di Napoli. Conosciuta universalmente come l'Urbe o la Città eterna, Roma sorge sulle rive del fiume Tevere ed il suo centro storico comprende i sette colli: Palatino, Aventino, Campidoglio, Quirinale, Viminale, Esquilino e Celio.

Storia

Celio

Popolazione e lingua

La popolazione ha sempre parlato il romanesco che però, come la maggior parte dei dialetti italiani, non ha alcuna ufficialità. Il romanesco, come tutte le lingue, si è evoluto negli anni, tanto che, per esempio, il Belli (prima metà del 1800) usa delle forme linguistiche che non vengono utilizzate da Trilussa (inizio '900). Questa evoluzione non ha alterato profondamente il dialetto almeno fino agli anni cinquanta, a partire dai quali Roma fu meta di ingenti migrazioni dalle altre regioni italiane. Il dialetto subì allora contaminazioni soprattutto dall'italiano formando la parlata che spesso si sente : il cosiddetto "romano moderno". Oramai il dialetto romanesco come era quello del Belli è praticamente scomparso, poiché ha perso molte delle sue parole e modi di dire a favore dell'italiano, ma su di esso si è sviluppato un tipo di dialetto che, se è utilizzato correttamente in tutte le sue caratteristiche piú tipiche, è una parlata allegra e vivace di cui i romani vanno molto fieri. La forte immigrazione degli anni Cinquanta, oltre a riflettersi sul linguaggio, ha cambiato le componenti della popolazione: al "romano de Roma", di origine romana, si sono affiancati i nuovi arrivati. Capita così che spesso nelle famiglie oggi più che il romano si parli l'italiano o, al più la lingua nazionale con leggere influenze dialettiche.

Amministrazione, suddivisioni e quartieri


- Sindaco: Walter Veltroni, dal 05/2001.
- Comune: Centralino 06 06 06
- Sindaci di Roma
- Classificazione climatica: zona D, 1415 GR/G

Suddivisioni

Per scopi amministrativi e per aumentare la decentralizzazione, il grande territorio del comune di Roma è stato ufficialmente diviso in 19 Municipi. Ogni Municipio riunisce parti di diversi quartieri. I rioni invece sono le ripartizioni in cui è suddiviso il centro storico. L'istituzione dei rioni risale all'Antica Roma, e il loro numero è cresciuto con la crescita della città. Tutti tranne uno (Prati) si trovano all'interno delle Mura aureliane. Il comune di Roma utilizza sia la divisione in quartieri che in zone.

Città Gemellate


- Parigi, Francia 20px, dal 1956
- New York, Stati Uniti 20px

Trasporti e mobilità urbana

20px Come recita il noto proverbio, "Tutte le strade conducono a Roma". E sono molte e varie, queste strade.

Trasporto su strada

La città è al centro di una struttura radiale di vie di comunicazione che ricalcano le direttrici delle antiche vie consolari, che partendo dal Campidoglio congiungevano Roma antica a tutti gli angoli dell'impero. Il punto di partenza delle strade che partono da Roma - il km 0 fisico - rimane il miliarium, la colonna un tempo dorata e posta nel Foro, ora di marmo e posta in cima alla Cordonata. Lo spazio urbano, un tempo delimitato dalle mura, è oggi definito dall'anello esterno di raccordo tra le vie di penetrazione, il Grande Raccordo Anulare.

Trasporto su ferro

Essendo posta al centro della penisola, Roma è anche il principale nodo ferroviario dell'Italia centrale. Le direttrici di traffico sono 4 e ricalcano - almeno nella parte iniziale del percorso - il tracciato delle principali consolari: quella tirrenica (Roma-Genova, lungo la via Aurelia), quella verso nord (Roma-Firenze-Bologna, lungo la via Salaria), quella adriatica (Roma-Pescara, lungo la via Tiburtina) e quella meridionale (Roma-Napoli, lungo la via Appia). Le principali stazioni sono Roma Termini (che è la stazione ferroviaria più grande e trafficata d'Europa con più di 600'000 transiti giornalieri, con al suo interno un centro commerciale, chiamato "Forum Termini", di oltre cento negozi), Roma Tiburtina (dove è previsto l'arrivo della nuova linea ad alta capacità), Roma Ostiense, Roma Trastevere, Roma Tuscolana, Roma S. Pietro.

Trasporto aereo

La città è servita attualmente da tre aeroporti:
- Aeroporto intercontinentale Leonardo da Vinci (più noto semplicemente come Fiumicino, nome del comune che lo ospita, dopo essere stato scorporato dal comune di Roma nel 1992, a cui era stato aggregato sotto il Fascismo);
- Aeroporto internazionale Giovan Battista Pastine (più noto come Ciampino), situato ancora in territorio romano nei pressi del confine tra Roma e Ciampino (già frazione di Marino). È un areoporto sia civile che militare lungo la Via Appia, che riceve molti voli di linea da tutt'Europa inclusi voli di compagnie a basso costo.
- Aeroporto dell'Urbe, situato sulla via Salaria a soli 6 km dal centro e utilizzato come scalo secondario e come eliporto. L'Aeroporto di Centocelle, nella parte orientale di Roma tra la Via Tuscolana e Via Casilina, fino a qualche anno fa in funzione, adesso è stato abbandonato, e verrà riadattato come un grande parco pubblico.

Trasporti pubblici urbani

Roma è attualmente dotata di due linee di metropolitana, aperte nel 1955, che servono gli assi di traffico est-ovest (linea A) e nord-sud (linea B). Altre linee sono in costruzione (linea B1 e linea C) e in progettazione (linea D). La lunghezza totale attuale è di 38 km. Le due linee si intersecano solo in un punto, alla stazione di Roma Termini. Il sistema dei trasporti pubblici urbani integra anche una ventina di stazioni urbane della rete ferroviaria. Le più utilizzate sono Roma Tuscolana, Roma Trastevere, Roma San Pietro, Roma Nomentana, Roma Nuovo Salario, Roma Magliana, Roma Muratella, Roma Aurelia. Nelle stazioni interne fermano sia i treni a media percorrenza (lunga nelle stazioni Termini, Ostiense e Tiburtina) che i treni metropolitani (detti "trenini effeemme"), che sono parte integrante del trasporto urbano e si possono prendere con il relativo biglietto ATAC. Esiste inoltre una linea espressa che collega la città all'aeroporto di Fiumicino. L'altro ramo del servizio di trasporti pubblici urbano è costituito dalla rete ATAC di autobus, tram e filobus (ritornati in uso nel 2005). La forte presenza di macchine negli ultimi decenni hanno portato alla creazione di una zona a traffico limitato nella parte centrale del centro nei giorni lavorativi dalle 6 alle 18. Il traffico anche durante la notte ha poi portato alla creazione di un'altra zona a traffico limitato notturna in Trastevere e S. Lorenzo, e ci sono progetti per allargarla al quartiere di Testaccio. I parcheggi sono sempre più spesso convertiti a pagamento, e allo stesso tempo sono pochi,ma si continuano a costruirne di sotterranei. La situazione del traffico romano è comunque difficile per molte cause, come ad esempio:
- la scarsità della rete di trasporto pubblico su ferro (dovuta alla difficoltà di realizzazione di metropolitane per la conformazione del territorio) e, secondo alcuni, anche per decenni di mancanza di investimenti nel trasporto pubblico;
- l'altissima densità di automobili (si pensi che il Lazio è la seconda regione d'Italia per automobili ogni 100 persone) insieme alla carenza di parcheggi;
- la strutturazione dei quartieri creati o rimodellati nel dopoguerra, destinati ad edilizia intensiva ma con sistema viario inadeguato;
- l'assenza di sufficienti direttrici interne (sebbene di recente siano state aperte nuove strade di scorrimento nel settore nord-orientale);
- la frequenza quasi giornaliera di manifestazioni di vario tipo e ragione, dovuta ai ruoli istituzionali e simbolici di Roma (scioperi, manifestazioni, eventi religiosi, visite di stato, eventi sportivi o di spettacolo e altro); la creazione di nuovi insediamenti abitativi distanti dal centro e difficili da servire con la rete pubblica.

Economia

Roma, sviluppatasi inizialmente intorno all'artigianato dei rioni e successivamente allaamministrazione pubblica (statale, regionale, provinciale, comunale) e agli enti parastatali storicamente presenti nella città e , possiede oggigiorno un'economia dinamica e diversificata che produce il 6,5% del PIL nazionale (più di ogni altra città della nazione) e continua a crescere con un tasso superiore alla media nazionale. Oltre ai servizi ed all'indotto generato dalla presenza delle strutture amministrative, è l'edilizia a rappresentare il settore economico più importante per la città. Questa, da un lato ha comportato la crescita scriteriata delle periferie romane (dando luogo alla figura "professionale" dei palazzinari) e dall'altro ha favorito lo sviluppo di alcuni tra i più grossi gruppi nazionali del settore. Ovviamente, anche il turismo rappresenta una delle voci più importanti per il bilancio cittadino, perché l'offerta culturale di Roma ha pochi eguali nel mondo. La città è anche il centro di molte istituzioni finanziarie (banche ed assicurazioni), di centri di produzione televisiva e cinematografica (tra cui spicca la cittadella artistica di Cinecittà), di aziende operanti nella moda e nella pubblicità. La presenza di tre poli universitari insieme ai dieci a carattere privato recentemente ha favorito lo sviluppo di attività legate alla ricerca e ai servizi tecnologici avanzati. Forse inaspettatamente, a Roma è presente una forte realtà industriale, costituita di aziende di medio-piccole dimensioni, che si è sviluppata intorno ad alcuni poli di sviluppo, come la via Tiburtina o Acilia tanto da scavalcare Torino nel ruolo di secondo polo industriale. L'agricoltura e l'allevamento (soprattutto la pastorizia) stanno sempre più perdendo d'importanza, stante la connotazione sempre più urbana assunta dal territorio comunale, anche se non è infrequente ancor'oggi trovare greggi pascolare nelle zone periferiche della città ma la città. Roma è il comune d'Europa maggiore per le attività agricole.

Educazione e cultura

pastorizia Roma continua ad essere il più grande centro di istruzione italiano con molte delle maggiori università del territorio:
- Università degli studi di Roma "La Sapienza" (fondata nel 1303), è uno dei centri più prestigiosi e anche la più grande università d'Europa con quasi 150.000 studenti. Anche detta Roma 1 [http://www.uniroma1.it/]
- Università degli studi di Roma "Tor Vergata", anche conosciuta come Roma 2 [http://www2.uniroma2.it/index.shtml]
- Università degli studi Roma Tre [http://www.uniroma3.it/]
- Istituto universitario di scienze motorie. [http://www.iusm.it/] Anche molte università private si trovano a Roma, come:
- LUISS - Libera università internazionale degli studi sociali "Guido Carli", probabilmente la più prestigiosa università privata di Roma; [http://www.luiss.it/]
- Università Cattolica del Sacro Cuore, molto rinomata in tutta Italia;
- Università Campus bio-medico di Roma [http://www.unicampus.it/]
- Università John Cabot, un'università privata americana;
- LUMSA - Libera università Maria Ss. Assunta [http://www.lumsa.it/]
- Università di Malta, un'università internazionale;
- Leonardo da Vinci Libera Università di Roma;
- Libera Università Degli Studi S. Pio V;
- Università UPTER;
- Università I.S.S.A.S. Sempre a Roma si trova l'Accademia di Santa Cecilia, la più antica accademia di musica al mondo (fondata nel 1584). La facoltà di Medicina e chirurgia "Agostino Gemelli" dell'Università Cattolica del Sacro Cuore è anche la prima facoltà di Medicina italiana ad essersi dotata di un policlinico proprio. Inoltre sono presenti sedi di enti che hanno finalità (esclusiva o meno) di ricerca (lista da completare):
- Consiglio Nazionale delle Ricerche [http://www.cnr.it]
- ISTAT [http://www.istat.it]
- Istituto Superiore di Sanità [http://www.iss.it]
- Istituto italiano per l'Africa e l'Oriente (IsIAO) [http://www.isiao.it/]
- Istituto per l'Oriente Carlo Alfonso Nallino (IPOCAN) [http://www.ipocan.it/] ed alcuni IRCCS
- Istituto per lo Studio e la Cura dei Tumori Regina Elena - Istituto Dermatologico Santa Maria e San Gallicano
- Istituto per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani (Istituto Nazionale Malattie Infettive)
- Ospedale pediatrico Bambin Gesù (territorio dello Stato della Città del Vaticano)
- Fondazione Santa Lucia
- Istituto Dermopatico dell'Immacolata (IDI).

Ricorrenze, Feste e Fiere

Stato della Città del Vaticano
- Epifania, il 6 gennaio, che si festeggia a Piazza Navona tra le caratteristiche bancarelle;
- San Giuseppe, il 19 marzo, con i classici "Bignè di San Giuseppe" preparati un tempo nei friggitori per le strade;
- Natale di Roma, il 21 aprile; è la data tradizionale di fondazione della città;
- Primo maggio, la festa dei lavoratori: i sindacati unitari organizzano un concerto gratuito in Piazza San Giovanni, a cui assistono centinaia di migliaia di spettatori;
- Festa della Repubblica, il 2 giugno, con parata militare in via dei Fori Imperiali;
- San Giovanni, il 24 giugno, con la famosa notte "di streghe ed incantesimi"; festività antichissima e mitologica di cui si è persa la memoria; <