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| Blowin' In The Wind |
Blowin' in the WindBlowin' in the Wind è il titolo di una famosa canzone di contenuto pacifista scritta da Bob Dylan nel 1962. È considerato il manifesto della generazione dei giovani statunitensi disillusi dalla politica portata avanti negli anni Sessanta dal loro paese e sfociata nella Guerra del Vietnam.
Quando scrisse questo motivo, Dylan non era ancora quel paladino della controcultura che avrebbe pochi anni dopo rimesso in discussione - con la propria attività artistica di poeta e musicista - antichi pregiudizi e nuove paure; ma già si dimostrava cosciente e padrone - in termini di comprensione del senso delle cose - dei mutamenti susseguenti alla Guerra fredda e al pericolo nucleare del fall-out (illustrati con amara e sofferta poeticità dai cantori della beat generation, da Jack Kerouac ad Allen Ginsberg).
Tre semplici strofe sono sufficienti al compositore per interrogarsi reiteratamente su tematiche sociali ed esistenziali. In particolare, al centro della sua visionaria poeticità sono il senso della condizione umana e l'incapacità dell'uomo di ripudiare in maniera definitiva e totale la guerra.
Nel ritornello - rivolto metaforicamente ad un ipotetico amico, nel quale si potrebbe identificare l'intera umanità - viene data una risposta che lascia uno spiraglio all'ottimismo: una risposta c'è, e a portarla sarà sufficiente un soffio di vento.
Voci correlate
- Bob Dylan
- Freewheelin' Bob Dylan
Collegamenti esterni
- [http://bobdylan.com/songs/blowin.html Il testo della canzone sul sito ufficiale di Bob Dylan]
- [http://www.homolaicus.com/arte/dylan/ Approfondimento]
- [http://www.prato.linux.it/~lmasetti/canzonicontrolaguerra/canzone.php?id=101&lang=it Testo e traduzioni in varie lingue]
categoria:Brani musicali
Bob Dylan
Bob Dylan, pseudonimo di Robert Allen Zimmerman (nato a Duluth, Minnesota, 24 maggio 1941), è un famoso compositore, musicista e cantante statunitense. Forte di una carriera ultraquarantennale, e autore di ballate entrate a far parte dell'immaginario collettivo di più di una generazione (Blowin' in the Wind o Mr Tambourine Man, per citarne solo un paio) è anche attore, regista cinematografico e autore di colone sonore.
Nel 2004 ha dato alle stampe la prima parte della sua trilogia autobiografica: Chronicles - Volume 1.
Secondo la prestigiosa rivista musicale Rolling Stone - che ha chiamato a giudicarle centosettantadue fra rockstar, produttori e critici discografici - la sua canzone Like A Rolling Stone è la migliore fra le principali 500 di tutti i tempi.
Dylan è considerato una delle stelle maggiori nel firmamento della pop music. Per molti è un poeta tout court. Ha scritto di sé: "Posso accettare il caos, ma non sono sicuro che il caos accetti me".
Biografia
Durante la sua carriera ha spesso spiazzato estimatori e detrattori innovando - con repentine ed improvvise inversioni di rotta - sia il suo stile musicale che le tematiche dei suoi versi. Accadde una prima volta nel cambio di decade fra gli anni Sessanta e anni Settanta quando un suo album doppio - intitolato in senso autoironico Selfportrait (Autoritratto), privo praticamente di sue composizioni - si limitava a contenere classici del repertorio traditional.
Probabilmente si trattava di uno dei tanti messaggi cifrati che avrebbe poi reiterato nel corso degli anni successivi ai suoi fan: non sarebbe stato il portavoce di alcuno, eccetto che di se stesso. In tempi recenti, a destare scalpore è stato l'annuncio di una sua partecipazione ad uno spot pubblicitario: senza dubbio, un duro colpo alla sua fama di (ormai sorpassato?) punto di forza della (contro)cultura americana.
"Chronicles"
anni Settanta
Alla fine del 2004, Dylan ha rotto il suo lungo silenzio dando alle stampe (in ottobre sul mercato statunitense, a gennaio 2005 su quello europeo) il primo volume della sua trilogia autobiografica, "Chronicles - Volume 1". In esso, racconta in prima persona del suo arrivo a New York da Minneapolis nel pieno dell'inverno del 1961, dopo un viaggio in autostop a bordo di una Impala del '57 durato un giorno ed una notte attraverso il middle-west innevato.
Lo scopo del viaggio era quello di conoscere i cantanti blues e folk in voga a quel tempo (fra gli altri, Sonny Terry, Dave von Ronk, i New Lost City Ramblers ed il reverendo Gary Davis) ma soprattutto conoscere il suo idolo Woody Guthrie.
Più precisamente, nella Grande mela Dylan avrebbe tracciato il suo destino, approdando - sconosciuto ma pieno di aspettative, con la mente tesa come una trappola e con la consapevolezza di non aver bisogno dell'approvazione di alcuno - al Café Wha?, al Greenwich Village.
Greenwich Village
Dalla nativa città di Duluth (Minnesota), Dylan si era trasferito ancora giovanissimo insieme alla famiglia nel vicino centro metallurgico di Hibbing, in pieno Iron Range minerario; qui poté avvicinarsi allo studio della chitarra, dell'armonica e del pianoforte fondando un suo piccolo gruppo d'esordio, i Golden Chords.
L'esordio discografico - dopo il passaggio nella vicina Minneapolis e dopo l'arrivo a New York e i primi spettacoli nei café del Village (il debutto sul palco avvenne l'11 aprile 1961) - giunse nel '62 con un album che porta semplicemente il suo nome.
Si trattava di un album, prodotto dalla Columbia (l'importante casa discografica diretta da John Hammond per la quale inciderà nell'intera carriera, tranne poche eccezioni), ideale per un debuttante, ricco com'era di cover di motivi tradizionali sullo stile talkin' blues del celebre hobo Woody Guthrie.
Dal successivo long playing (Freewheelin' Bob Dylan del 1963, nella cui foto in copertina appare al fianco della sua fidanzata dell'epoca Suze Rotolo), i suoi dischi conterranno - con poche eccezioni - solo canzoni da lui scritte.
Più giovane che ieri
Nel 1964 - a ventitré anni di età - è in grado di avvertire che i tempi stanno cambiando (e lo dice nell'album The Times They'Are A-Changin', che contiene anche una sorta di visionaria autobiografia in versi, 4 Outlined Epitaphs) e di presentare unaltra parte di se stesso (in Another Side of Bob Dylan); quest'album serve a Dylan per raccontare sue pagine passate e affermare di sentirsi più giovane che ieri (My Back Pages).
Come per lellepì precedente, anche nell'album Another Side of Bob Dylan vengono inseriti dei testi poetici non musicati (Some other kinds of songs ..., Alcuni altri tipi di canzoni ...). Anche in questo caso, tali testi - di notevole valore letterario a detta dei critici - sono considerati alla stregua di un vero e proprio testo poetico.
Vastissima è diventata da allora la discografia di Bob Dylan, ricca anche di incisioni pirata che in alcuni casi, nel tempo, hanno raggiunto un qualche carattere di ufficialità essendo stati recuperati dalla sua stessa casa discografica.
Sodalizi artistici e sentimentali
discografia
Gli inizi di carriera del cantante di Duluth vedono crescere rapidamente il fenomeno Dylan, inteso come punto di riferimento per i nascenti movimenti giovanili; ma l'artista stesso smorza gli entusiasmi, poiché molto spesso - manda a dire in versi, tra l'ironico ed il profetico - You don't need a weather man / To know which way the wind blows, non hai bisogno di un meteorologo per sapere dove spira il vento (Subterranean Homesick Blues).
Questa fase di carriera, ancora fresca ma piena di significati (anche politici, se si considera l'impegno di Dylan nelle lotte per i diritti civili, anche a fianco di Joan Baez) è ben documentata nel film Don't Look Back, girato in bianco e nero nel corso della tournée nel Regno Unito del 1965. Il film venne prodotto solo un paio di anni dopo dal suo manager Albert Grossman e per lungo tempo non ha avuto una circolazione commerciale.
La pellicola è importante perché illustra bene - in maniera quasi didascalica tra prove, estratti da concerti ed intervista ai media - il nuovo personaggio Dylan (attorniato da una corte di manager, tecnici del suono e delle luci, colleghi musicisti già pronti a venerarlo), e perché lascia intravvedere la fine del suo rapporto sentimentale con Joan Baez, rapporto del quale - sebbene non fosse mai stato ufficializzato - erano a conoscenza gli amici e l'intero entourage della coppia.
Emarginata artisticamente (ben poco spazio le venne lasciato nei set dei concerti attraverso il Regno Unito), la Baez si trovò, al ritorno dalla tournée, "scaricata" anche dal punto di vista affettivo dal cantante, forse troppo preso nel vortice dell'improvviso (e non previsto?) successo.
Circa una decade dopo - intorno al 1975 - i rapporti tra i due verranno riallacciati e il sodalizio artistico (ma secondo alcuni anche quello sentimentale) con Joan Baez riprenderà con vigore in occasione del fortunato tour della Rolling Thunder Revue.
Restando alla metà degli anni '60, va detto che quel periodo segna per Bob Dylan anche un periodo di forte maturazione, grazie alla conoscenza e alla frequentazione - avvenute appunto durante il tour inglese - con i componenti del gruppo dei Beatles e con cantanti allora molto in voga, fra i quali l'altro menestrello scozzese Donovan. E a quegli anni risale anche la collaborazione con il gruppo californiano The Byrds, considerati la risposta americana al fenomeno inglese dei Beatles, cui Dylan farà interpretare molte delle sue celebri ballate.
Misterioso incidente motociclistico ("Motorpsyco Nightmare")
Nell'estate del 1966 - quando il suo nome veniva ormai accostato a quello di star quali Elvis Presley, The Rolling Stones e Beatles - di ritorno da una tournée in Europa, rimase vittima di un grave incidente motociclistico che lo tenne per un paio di anni lontano dalla ribalta. Curiosamente, lincubo di un incidente motoristico era stato da lui cantato alcuni anni prima nel brano "Motorpsyco Nightmare" contenuto nell'album Another Side of Bob Dylan). Il suo rientro nell'attività live avviene nell'agosto 1969 al Festival musicale dell'Isola di Wight, quando si esibisce in concerto con il suo gruppo storico The Band (già i The Hawks di Robbie Robertson).
Quel lasso di tempo servì però al menestrello di Duluth - cresciuto nell'ammirazione del cantante-hobo Woody Guthrie e frequentando al Greenwich Village i poeti della beat generation - di rivedere il proprio stile musicale (approfondendo il concetto di suono mercuriale affrontato nei suoi primi dischi da vera e propria pop-star) e le proprie tematiche esistenziali.
Mentre molti suoi scritti non musicati (come si è detto considerati veri e propri poemi) figurano sulle note di copertina di diversi LP, l'unico libro vero da lui scritto - Tarantula - ha avuto vita controversa: quella che era una raccolta di appunti visionari stesi intorno alla metà degli anni '60, è stata pubblicata diversi anni dopo nonostante la contrarietà dell'autore stesso.
Neverending tour
In tempi recenti, guarito da una grave malattia, ha cantato (agosto 1997), al congresso eucaristico di Bologna, davanti a Papa Giovanni Paolo II. Dopo una fugace apparizione ad inizio carriera al Folk Studio di Roma, numerose sono state in anni recenti le tappe italiane di quello che viene definito il Neverending tour, il "tour senza fine".
I "fratelli" Wilburys
Questo continuo peregrinare sui palcoscenici di tutto il mondo non gli ha impedito - specie a cavallo degli Anni ottanta - di dare vita a collaborazioni discografiche estemporanee, quasi una sorta di divertissment: assieme agli scanzonati colleghi dei Traveling Wilburys (Jeff Lynn, Roy Orbison, George Harrison e Tom Petty) - cui si aggiungevano in occasione di performance dal vivo anche cantanti come Eric Clapton e Neil Young (memorabile una versione del gruppo della canzone My Back Pages) - ha ridato lustro al country-rock.
Dylan, il cinema e il suo privato
La carriera cinematografica di Bob Dylan (la cui vita è stata raccontata in molteplici biografie, autorizzate e non) annovera - oltre al già citato Don't Look Back e ai film Renaldo e Clara (sulla fortunata tournèe anni '70 della Rolling Thunder Revue), e Hearts of Fire - una partecipazione, anche attraverso la colonna sonora, al film Pat Garret e Billy the Kid di Sam Peckinpah). In tempi recenti ha girato un nuovo film, Masked at Anonymous.
Nel 1974 partecipa al concerto "The Last Waltz", ultimo spettacolo dal vivo della sua band d'elezione, The Band. Il concerto viene filmato da Martin Scorsese.
Sempre in campo cinematografico Dylan ha ricevuto nel 2000 un Oscar per la migliore canzone nel film The Wonder Boys".
Poco si sa della vita privata di Bob Dylan sebbene su di lui siano stati scritti interi volumi, saggi e tesi di laurea.
Jesse e Jakob, i figli avuti dalla moglie Sarah Lowndes, sposata in gioventù e da cui ha divorziato a fine Anni '70, sulle orme del padre sono avviati alla carriera artistica: il primo come regista cinematografico (American Pie - Il matrimonio), l'altro come musicista e leader del complesso degli Wallflowers.
Riconoscimenti
Fra i molti riconoscimenti che gli sono stati attribuiti vi è il Grammy Award del 1998 per la canzone Cold Iron Bounds, mentre - sempre nel '98 - l'album Time Out of Mind ha vinto il premio come miglior disco di musica folk per quell'anno.
In virtù della qualità dei suoi testi il nome di Bob Dylan è circolato più volte in occasione dell'assegnazione dei Premi Nobel.
Discografia
La discografia di Bob Dylan - articolata in un arco di carriera di oltre quarant'anni - consta di innumerevoli titoli che includono anche incisioni effettuate su vinile e quindi rimasterizzate su cd. Ciò è dovuto sia alla prolificità dell'autore sia anche alla realizzazione, con il passare del tempo, di numerosi bootleg, ovvero incisioni pirata di registrazioni di concerti ed edizioni non ufficiali (alcune delle quali peraltro successivamente pubblicate dalla stessa casa discografica del cantante). Queste produzioni - il cui elenco è facilmente rintracciabile su numerosi siti internet - hanno trovato facile diffusione attraverso lo scambio peer-to-peer di file musicali in formato mp3.
Qui di seguito ci si limita pertanto a riportare la discografia ufficiale di Dylan (in corsivo sono indicati gli album doppi, le colonne sonore, le registrazioni live e i greatest hits; fra parentesi la data di pubblicazione):
- Bob Dylan (1962)
- The Freewheelin' Bob Dylan (1963)
- The Times They Are A-Changin' (1964)
- Another Side of Bob Dylan (1964)
- Bringing It All Back Home (1965)
- Highway 61 Revisited (1965)
- Blonde on Blonde (1966)
- Bob Dylan's Greatest Hits (1967)
- John Wesley Harding (1967)
- Nashville Skyline (1969)
- Self Portrait (1970)
- New Morning (1970)
- Bob Dylan's Greatest Hits, Vol. 2 (1971)
- Pat Garrett and Billy the Kid (1973, colonna sonora dell'omonimo film)
- Dylan (1973)
- Planet Waves (1974)
- Before the Flood (1974)
- Blood on the Tracks (1975)
- The Basement Tapes (1975)
- Desire (1976)
- Hard Rain (1976)
- Street Legal (1978)
- At Budokan (1979)
- Slow Train Coming (1979)
- Saved (1980)
- Shot of Love (1981)
- Infidels (1983)
- Real Live (1984)
- Empire Burlesque (1985)
- Biograph (1985)
- Knocked Out Loaded (1986)
- Dylan & the Dead (1988)
- Down in the Groove (1988)
- Oh Mercy (1989)
- Under the Red Sky (1990)
- The Bootleg Series Volumes 1-3 (1991)
- Good as I Been to You (1992)
- The 30th Anniversary Concert Celebration (1993)
- World Gone Wrong (1993)
- Bob Dylan's Greatest Hits, Vol. 3 (1994)
- MTV Unplugged (1995)
- Time Out Of Mind (1997)
- Live 1966 (1998)
- The Essential Bob Dylan (2000)
- Love and Theft (2001)
- Live 1975 (2002)
- Masked and Anonymous (2003)
- Live 1964 (2003)
- No direction Home (2005)
- Live At Gaslight 1962 (2005)
- Live At Carnegie Hall 1963 (2005)
- No Direction Home - The Bootleg series Vol. VII (2005)
Filmografia
- The Madhouse On Castle Street ([963) - Film TV
- - Newport Folk Festival (1965)
- - D. A. Pennebaker: Don't Look Back (1) (1965)
- - Concert fo Bangladesh (1971)
- - Bob Dylan and Howard Alk: Eat the Document (1972)
- Pat Garrett e Billy the Kid (Pat Garrett and Billy the Kid) (1973)
- - Martin Scorzese: The Last Waltz (1976)
- Hard Rain (1976) - Film TV
- - Bob Dylan: Renaldo e Clara (1978)
- - Richard Marquand: Hearts of Fire (1987)
- Ore contate (Catchfire) (1990)
- Paradise Cove (1999)
- - Larry Charles: Masked and Anonymous (2003)
- - Martin Scorzese: No Direction Home (2005)
(1) - Il titolo esatto del film-documentario, ancorché scritto nella sua originalità in maniera errata, è Dont Look Back
Bibliografia
- Numerosi i libri scritti su Bob Dylan, in particolare le biografie. Si segnala qui quella scritta dal giornalista Anthony Scaduto, ricca di particolari per quanto riguarda la prima decade di attività del cantante, e pubblicata in Italia nel 1972 da Arcana Editrice.
- Per il formato inusuale (a forma di long playing) è diventato quasi un oggetto da collezionismo il libro "Bob Dylan - Profeta, poeta, musicista e mito" ("The Illustrated Record"), su testo di Alan Rinzler e design di Jon Goodchild edito da Sonzogno nel 1980.
- Per una esaustiva bibliografia si rimanda alla [http://www.maggiesfarm.it/bobibliografia.htm Maggie's Farm].
- "Bob Dylan" - biografia di Howard Sounes (2001, titolo originale "Down the Highway. The Life of Bob Dylan" - 2002, Ugo Guanda Editore)
- "La voce di Bob Dylan. Una spiegazione dell'America" - Alessandro Carrera (2001, Feltrinelli)
- "Chronicles - Volume 1" - Autobiografia (Simon & Schuster, Inc. 2004, Feltrinelli 2005)
- "No Direction Home" - The Bob Dylan Scrapbook 1956-1966 (2005)
Note
- La citazione in apertura è tratta dal brano Maggie's Farm, 1965
Collegamenti esterni
- [http://www.bobdylan.com/ Sito ufficiale]
- [http://www.google.it/search?q=bob+dylan&start=0&ie=utf-8&hl=it&oe=utf-8&client=firefox-a&rls=org.mozilla:it:official Pagine web su Bob Dylan]
- [http://search.dmoz.org/cgi-bin/search?search=bob+dylan&all=yes&cs=UTF-8&cat=World%2FItaliano Pagine web in lingua italiana su Bob Dylan]
- [http://www.bobsboots.com/ Bob Dylan Bootleg Museum]
- [http://italian.imdb.com/name/nm0001168/ Scheda dell'Internet Movie Database]
- [http://www.bjorner.com/Covers.htm Lista delle cover di Bob Dylan]
- [http://images.google.com/images?client=opera&rls=it&q=bob%20dylan&sourceid=opera&ie=utf-8&oe=utf-8&sa=N&tab=wi Galleria di immagini sul web]
Dylan B
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simple:Bob Dylan
1962
Eventi
- 18 marzo - Évian (Francia, Alta Savoia): firma dell'accordo tra Repubblica francese e Fronte di Liberazione Nazionale per il riconoscimento dell'indipendenza dell'Algeria.
- 13 maggio - Italia: nasce a Bologna il Conad (Consorzio Nazionale Dettaglianti) per iniziativa di alcuni dirigenti della cooperazione di consumo.
- 5 ottobre
- esce in Inghilterra il primo singolo a 45 giri dei Beatles
- esce in Inghilterra il primo film della serie dell'Agente 007, James Bond
- 11 ottobre - si apre a Roma il Concilio Ecumenico Vaticano II
- 27 ottobre - in circostanze misteriose precipita a Bascapè (PV) l'aereo di Enrico Mattei
- 1 novembre
- esce in edicola il primo numero del fumetto Diabolik
- viene lanciata nello spazio la prima sonda diretta verso Marte, ma la missione russa "Mars 1" sarà un fallimento: la sonda si perde a 106 milioni di chilometri dalla Terra
- nasce il Premio Campiello
Nati
- 3 gennaio - Gavin Hastings, giocatore di rugby scozzese
- 11 gennaio - Brian Moore, giocatore di rugby inglese
- 12 gennaio - Gunde Svan, fondista svedese
- 22 gennaio - Cesareo, all'anagrafe Davide Civaschi, chitarrista nel gruppo Elio e le storie tese
- 10 febbraio - Cliff Burton, bassista dei Metallica († 1986)
- 14 febbraio - Philippe Sella, giocatore di rugbyfrancese
- 26 marzo - John Stockton, cestista statunitense
- 6 giugno - Grant Fox, giocatore di rugbyneozelandese
- 22 giugno - Stephen Chow, attore e regista cinese
- 27 giugno - Tony Leung, attore cinese
- 12 luglio - Feiez, all'anagrafe Paolo Panigada, musicista nel gruppo Elio e le storie tese († 1998)
- 3 agosto - Tiina Lehtola, prima donna a superare i 100 metri nel salto con gli sci
- 5 agosto - Patrick Ewing, cestista statunitense
- 12 settembre - Michel Qissi, artista marziale, regista ed attore marocchino
- 5 ottobre - Michael Andretti, pilota automobilistico statunitense
- 21 ottobre - David Campese, giocatore di rugbyaustraliano
- 18 novembre - Kirk Hammett, musicista statunitense, chitarrista della rock band "Metallica"
- 11 dicembre - Denise Biellmann, pattinatrice svizzera
- 29 dicembre - Cristiano De André, cantante e musicista italiano
Morti
- 15 marzo - Arthur Compton, fisico statunitense
- 29 luglio - Ronald Fisher, statistico
- 7 settembre - Karen Blixen, scrittrice danese (n. 1885)
- 7 ottobre - Henri Oreiller, sciatore e pilota automobilistico francese
- 27 ottobre - Enrico Mattei, presidente dell'ENI in seguito ad un incidente aereo che ancora oggi resta misterioso
- 18 novembre - Niels Bohr, fisico danese
- per la Pace: Linus Carl Pauling
- per la Letteratura: John Steinbeck
- per la Medicina: Francis Harry Compton Crick, James Dewey Watson, Maurice Hugh Frederick Wilkins
- per la Fisica: Lev Davidovich Landau
- per la Chimica: John Cowdery Kendrew, Max Ferdinand Perutz
062
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simple:1962
th:พ.ศ. 2505
Anni 1960
Eventi, invenzioni e scoperte
In Italia
- I primi governi di centrosinistra
- Il disastro del Vajont
- Il Terrorismo in Alto Adige
- Il Sessantotto
In Europa
- Guerra d'Algeria
- Nel 1968, i moti studenteschi in Francia (il cosiddetto Maggio francese) lanciano una rivoluzione culturale che influirà sull'evoluzione dei valori sociali delle società occidentali.
- Primavera di Praga
Nel Mondo
- Crisi di Cuba
- Guerra del Vietnam
- Il 21 luglio 1969, con una missione della NASA, l'uomo conquista la Luna. L'astronauta Neil Armstrong infigge la bandiera degli Stati Uniti sul suolo del satellite.
Società
- The Beatles
- Concerto di Woodstock
- I movimenti hippy
Personaggi
- Charles De Gaulle
- Enrico Mattei
- Martin Luther King
07
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ko:1960년대
simple:1960s
Guerra del Vietnam
La Guerra del Vietnam venne combattuta tra il 1964 e il 1975 sul territorio del Vietnam del Sud e delle aree confinanti di Cambogia e Laos (vedi anche, Guerra Segreta), e in missioni di bombardamento (Operazione Rolling Thunder) sul Vietnam del Nord.
Una parte delle forze in conflitto era la coalizione di forze composta da Vietnam del Sud, Stati Uniti, Corea del Sud, Tailandia, Australia, Nuova Zelanda, e Filippine.
Dall'altra parte c'era la coalizione formata da Vietnam del Nord e Fronte di Liberazione Nazionale del Vietnam (FLN) conosciuto anche come Viet Cong, un movimento di guerriglia Sudvietnamita. L'Unione Sovietica e la Repubblica Popolare Cinese fornirono aiuti militari a Vietnam del Nord e FLN, ma non presero parte alla guerra con le loro truppe.
La guerra fece parte di un più ampio conflitto regionale che coinvolse le nazioni confinanti di Cambogia e Laos, conosciuto come Seconda Guerra Indocinese.
In Vietnam, questo conflitto è conosciuto come Guerra Americana (in vietnamita Chiến Tranh Chống Mỹ Cứu Nước, letteralmente Guerra contro gli americani per salvare la nazione).
È disponibile una Cronologia della guerra del Vietnam.
Origini della guerra
La guerra del Vietnam fu per molti versi considerata come la prosecuzione della Guerra d'Indocina, talvolta indicata come Prima guerra d'Indocina, nella quale i francesi combatterono, con il supporto logistico e finanziario degli Stati Uniti, per riprendere il controllo della loro ex-colonia in Indocina.
Durante la seconda guerra mondiale, la Francia di Vichy aveva collaborato con le forze di occupazione giapponesi, ed il Vietnam era sotto effettivo controllo anche amministrativo giapponese, anche se i francesi di Vichy continuarono a servire come amministratori ufficiali. Dopo la resa giapponese, i francesi combatterono per riprendere il controllo della loro ex-colonia, contro il movimento indipendentista dei Viet Minh, guidato dal leader del Partito Comunista Ho Chi Minh.
Dopo che i Viet Minh sconfissero l'esercito coloniale francese nella Battaglia di Dien Bien Phu nel 1954, alla colonia venne garantita l'indipendenza.
In base alla successiva Conferenza di Ginevra del 1954, La penisola indocinese venne divisa in tre Stati indipendenti: Laos, Cambogia e Vietnam.
Il Vietnam fu diviso a sua volta in due lungo il 17° parallelo:
- Vietnam del Nord nel quale viene riconosciuta una repubblica democratica guidata da Ho Chi-Min (con capitale Hanoi)
- Vietnam del Sud, affidato al cattolico Ngo Dinh DIEM (capitale Saigon, sotto il controllo americano).
Nel 1955 la monarchia sudvietnamita venne abolita e il Primo Ministro Ngo Dinh Diem divenne Presidente della nuova Repubblica del Vietnam del Sud.
Ngo Dinh Diem
Gli accordi di Ginevra specificavano che si sarebbero dovute programmare delle elezioni per unificare la nazione, da svolgersi nel giugno 1956, ma tali elezioni non si tennero mai.
Il governo della Repubblica Sudvietnamita (RVN), del Presidente Diem, con l'appoggio degli USA sotto l'amministrazione Eisenhower, interpretò il Sud-est Asiatico come un altro campo di battaglia della Guerra Fredda e quindi non aveva interesse a far tenere elezioni democratiche che avrebbero favorito l'influenza comunista sul governo del Sud. Questo era particolarmente vero, dopo che il Nord implementò un massiccio programma di riforma agraria, che distribuì la terra ai contadini poveri, con un ovvia conseguenza sull'elettorato del Sud. Il Presidente Eisenhower annotò nelle sue memorie che se si fosse tenuta un elezione su base nazionale, i comunisti avrebbero vinto. In aggiunta si disse che i comunisti probabilmente non avrebbero permesso elezioni libere nella loro parte di Vietnam. Indipendentemente da ciò, né gli USA né i due Vietnam avevano firmato la clausola elettorale dell'accordo.
Inizialmente, sembrò che un Vietnam diviso sarebbe diventato la norma, con una natura simile a quella delle due Coree, separate da una divisione creata qualche anno prima.
L'FLN (o Viet Cong) guidò l'insurrezione popolare contro il corrotto governo Sudvietnamita. (L'RVN e gli USA si riferivano all'FLN come Viet Cong, abbreviazione di Viet Nam Cong San, ovvero "Comunisti Vietnamiti". L'FLN non usò mai questo nome). Per salvare l'inefficente e corrotto RVN, gli Stati Uniti iniziarono ad inviare consiglieri militari.
Il Vietnam del Nord, che era appoggiato da Unione Sovietica e Repubblica Popolare Cinese, appoggiò a sua volta l'FLN con armi e rifornimenti, consiglieri, e unità regolari dell'Esercito del Vietnam del Nord, che furono trasportati attraverso una estesa rete di strade e sentieri, attraverso il neutrale Laos, che divenne nota come il Sentiero di Ho Chi Minh.
Combattenti nella guerra
Anche se la guerra venne dipinta come lo sforzo di una coalizione, la gran parte degli stati coinvolti a fianco del Vietnam del Sud mandarono pro forma, un contingente simbolico, per onorare gli obblighi con gli Stati Uniti, previsti dai patti di mutua difesa come quelli della SEATO.
Nei combattimenti principali c'erano, a seconda dei punti di vista, da due a quattro principali organizzazioni combattenti; le quattro erano: le forze armate statunitensi; l'esercito della Repubblica del Vietnam (ARVN — i Sudvietnamiti); i Viet Cong, un gruppo di guerriglieri sudvietnamiti; e l'esercito popolare del Vietnam (PAVN — i nordvietnamiti).
Le discussioni su quali di questi quattro fossero gli effettivi combattenti furono uno dei punti di interesse politico della guerra. Gli Stati Uniti cercarono di ritrarre la guerra come una tra i difensori dell'ARVN, aiutati dagli USA, contro le forze del PAVN, considerando quindi i Viet Cong come dei burattini o un esercito ombra e la guerra come la difesa dei Sudvietnamiti contro un aggressione del Nord.
I Nordvietnamiti ritrassero il conflitto come uno scontro tra i Sudvietnamiti dell'FLN contro gli Stati Uniti e i loro alleati. Questa visione considerava l'ARNV come un burattino degli USA.
Queste dichiarazioni propagandistiche in contrasto vennero sfruttate nei primi colloqui di pace, nei quali il dibattito ruotava attorno alla "forma del tavolo delle trattative", nel quale ognuna delle parti cercava di dipingere se stessa come due entità distinte opposte a una singola entità, ignorandone i "burattini".
Stato legale: "Guerra" o "Conflitto"
Anche se oggi viene universalmente descritta come la Guerra del Vietnam, all'epoca veniva indicata come il conflitto del Vietnam. Ciò rifletteva il concetto che, non essendo stata dichiarata, quella guerra era un'azione di minore o differente natura, continuando la tendenza del dopoguerra di proiettare il termine guerra in un nuovo contesto, come nella Guerra di Corea, che venne definita come una: azione di polizia sotto gli auspici delle Nazioni Unite.
Le Leggi di guerra terrestre, l'insieme di trattati espressi dalla tradizione e dalla pratica, incluse le varie Convenzioni di Ginevra e Convenzioni dell'Aia, richiedono che le ostilità non possano cominciare senza una Dichiarazione di guerra.
:Le Potenze contraenti riconoscono che le ostilità fra esse non devono cominciare senza un avvertimento preliminare e non equivoco, che avrà sia la forma d'una dichiarazione di guerra motivata, sia quella di un ultimatum con dichiarazione di guerra condizionale. (Convenzione dell'Aia III, articolo 1, 18 ottobre 1907)
La Costituzione degli Stati Uniti specifica il potere di dichiarare guerra:
:Il Congresso avrà facoltà di: [...] Di dichiarare la guerra, di concedere permessi di preda e rappresaglia, e di stabilire norme relative alle prede in terra e in mare.
Nessuna dichiarazione venne richiesta o concessa dal Congresso, il Presidente Johnson si affidò al suo ruolo di Comandante in Capo delle Forze Armate e alla Risoluzione del Golfo del Tonchino come giustificazione per l'intensificazione del conflitto.
I sostenitori della guerra affermarono che il conflitto era poco meno di una guerra formale, che gli USA stavano assistendo nella difesa un alleato in deciso pericolo, e che la mancanza di una dichiarazione era una pura formalità. Gli oppositori dissero che, in aggiunta ad altre considerazioni, la mancanza di una dichiarazione rendeva quella del Vietnam una guerra illegale. Questa questione avrebbe dovuto ragionevolmente essere risolta dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, ma nessun caso venne mai portato all'attenzione della corte.
Escalation statunitense fino al 1964
Corte Suprema degli Stati Uniti
Il coinvolgimento degli USA nella guerra fu un processo graduale, con personale militare che arrivò già nel 1950. Il coinvolgimento militare incrementò lungo il corso degli anni e sotto successivi presidenti, sia Democratici che Repubblicani (Eisenhower, Kennedy, Johnson, e Nixon), nonostante gli avvertimenti del comando militare statunitense contro una grossa guerra di terra in Asia. Non ci fu mai una dichiarazione formale di guerra, ma ci furono una serie di decisioni presidenziali che incrementarono il numero di "consiglieri militari" nella regione.
Nella campagna per la presidenza del 1960, la percepita minaccia sovietica e l'erosione della posizione statunitense a livello mondiale furono una questione prominente e Kennedy ne fece uno dei principali argomenti della campagna. Le Carte del Pentagono (Capitolo I, "Impegni e programmi di Kennedy, 1961"), elaborano questo punto:
:Un ulteriore elemento del problema sovietico influì direttamente sul Vietnam. La nuova amministrazione, anche prima di entrare in carica, era inclinata a credere che una guerra non convenzionale avrebbe probabilmente avuto enormemente importanza negli anni '60. Nel gennaio, Khrushchev assecondò quella visione con il suo discorso che prometteva il supporto sovietico alle "guerre di liberazione nazionale". Il Vietnam fu il luogo dove questa guerra si stava effettivamente svolgendo. In effetti, da quando la guerra in Laos si era mossa ben oltre la fase insurrezionale, il Vietnam era l'unico posto del mondo dove l'amministrazione affrontò un ben sviluppato sforzo comunista per far cadere un governo filo-occidentale, con un'insurrezione filo-comunista aiutata dall'esterno.
Noam Chomsky sostiene che Kennedy ordinò all'Aviazione USA di iniziare a bombardare il Vietman del Sud già nel 1962, usando insegne sudvietnamite, per mascherare il coinvolgimento statunitense. Egli inoltre accusò Kennedy di aver autorizzato l'uso del napalm, assieme ad altri programmi di distruzione delle coltivazioni, sempre in quella data, piuttosto che in una fase successiva della guerra. La visione tradizionale sostiene che "il reale e aumentato coinvolgimento statunitense nella Guerra del Vietnam", non avvenne fino al 1964.
Il programma di operazioni coperte del GVN (Sudvietnamiti), secondo le fonti tradizionali, venne progettato per imporre una "pressione progressiva e crescente" sul Nord, e iniziò su una scala piccola e sostanzialmente inefficace nel febbraio 1964. Il ruolo attivo degli USA nelle poche operazioni coperte che vennero portate avanti, fu essenzialmente limitato alla pianificazione, equipaggiamento ed addestramento delle forze del GVN coinvolte, ma le responsabilità degli USA per aver lanciato e condotto queste attività fu inequivoco e portò con se una implicita, simbolica e psicologica intensificazione dell'impegno statunitense.
Il Vietnam del Sud e Kennedy
Gli sforzi dell'amministrazione Kennedy per contenere il vietnam del Nord avvennero simultaneamente agli sforzi di modernizzare il regime del Sud. Kennedy era fortemente convinto che il Vietnam del Sud fosse una nazione stabile e democratica, e screditò ampiamente il Nord e la sua retorica comunista. L'aiuto al Sud venne spesso concesso a condizione che il governo intraprendesse determinate riforme politiche. Ben presto, i consiglieri del governo statunitense giocarono un ruolo determinante in ogni livello del governo Sudvietnamita. Il Presidente del Vietnam del Sud, Ngo Dinh Diem, ebbe poco tempo per queste riforme, e fu abbastanza poco cooperativo. Spesso attuò pro forma queste riforme prescritte dagli USA, in un modo molto superficiale che finì per essere abbastanza imbarazzante per gli Stati Uniti. Ad esempio, quando corse per le elezioni, venne permesso solo un candidato dell'opposizione, e ci furono diffuse accuse di brogli elettorali. Diem non credeva che le idee statunitensi di democrazia fossero applicabili al suo governo, in quanto la nazione era ancora giovane e instabile. Kennedy venne accusato di essere eccessivamente naif e utopico nel suo convincimento che i valori americani potessero essere importati istantaneamente in un altro paese, indipendentemente dalla sua cultura o storia.
Alla fine, l'amministrazione Kennedy venne sempre più frustrata da Diem. In un incidente imbarazzante che venne ampiamente riportato dalla stampa statunitense, le forze di Diem scatenarono una violenta repressione contro i monaci buddisti. Poiché il Vietnam del Sud era una nazione prevalentemente buddista, e Diem e gran parte della classe dirigente era cattolica, questa azione venne vista come un ulteriore prova che Diem aveva perso completamente il contatto con il suo popolo. Dagli Stati Uniti vennero inviati messaggi ai generali sudvietnamiti, che li incoraggiavano ad agire contro gli eccessi di Diem. Anche se c'è dibattito sul fatto che questa fosse o meno l'intenzione di Kennedy, l'esercito sudvietnaminta interpretò questi messaggi come una chiamata alle armi e inscenò un violento colpo di stato, rovesciando e uccidendo Diem il 1 novembre 1963.
Lontana dall'unire la nazione sotto la nuova leadership, la morte di Diem rese il Sud ancor più instabile. I nuovi governanti militari erano molto poco esperti nelle questioni politiche, e non furono in grado di fornire la forte autorità centrale del governo di Diem. Colpi e contro-colpi piagarono la nazione, il che, in cambio, funse da grande ispirazione agli sforzi del Nord.
Tre settimane dopo la morte di Diem, Kennedy stesso venne assassinato e il Vice Presidente Lyndon B. Johnson venne improvvisamente spinto a interpretare il ruolo principale della guerra. L'appena insediato Presidente Johnson confermò, il 24 novembre 1963, che gli Stati Uniti intendevano continuare ad appoggiare il Vietnam del Sud, militarmente ed economicamente.
Il Golfo del Tonchino e Johnson
Johnson alzò il livello del coinvolgimento statunitense il 27 luglio 1964, quando altri 5.000 consiglieri militari vennero inviati nel Vietnam del Sud, il che portò il numero totale di forze statunitensi in Vietnam a 21.000.
Il 31 luglio 1964 l'incrociatore americano USS Maddox riprese una missione di ricognizione nel Golfo del Tonchino, che era stata sospesa per sei mesi. Lo scopo della missione era di provocare una reazione da parte delle forze della difesa costiera nordvietnamita, da usare come pretesto per una guerra più ampia. Rispondendo ad un presunto attacco, e con l'aiuto della vicina portaerei USS Ticonderoga, la Maddox distrusse un torpediniere nordvietnamita e ne danneggiò altri due. La Maddox soffrì solo un danno superficiale causato da un singolo proiettile di mitragliatrice da 14,5 mm e si ritirò nelle acque del Vietnam del Sud, dove venne raggiunta dalla USS C. Turner Joy.
USS C. Turner Joy
Il 3 agosto, il GVN attaccò nuovamente il Vietnam del Nord; l'estuario del fiume Rhon e l'installazione radar di Vinh Sonh furono bombardate con il favore del buio.
Il 4 agosto, venne iniziato un nuovo pattugliamento DESOTO sul Vietnam del Nord, con la Maddox e la C. Turner Joy. Quest'ultima ricevette dei segnali radar che vennero in seguito dichiarati come un altro attacco dei nordvietnamiti. Per circa due ore le navi fecero fuoco su bersagli radar e manovrarono vigorosamente in mezzo ad avvistamenti radar e visuali di siluri. In seguito il Capitano John J. Herrick ammise che non si trattò d'altro che di un "addetto radar troppo attento" che "stava udendo il battito dei propulsori della nave stessa".
Il Senato statunitense approvò quindi la Risoluzione del Golfo del Tonchino, il 7 agosto 1964, che diede un ampio supporto al Presidente Johnson per aumentare il coinvolgimento statunitense nella guerra "come il Presidente riterrà opportuno". In un messaggio televisivo Johnson sostenne che "la sfida che stiamo affrontando oggi, nel sud-est asiatico , è la stessa che affrontammo con coraggio in Grecia e Turchia, a Berlino e in Corea, in Libano e a Cuba", una lettura pericolosamente errata delle questioni politiche del conflitto vietnamita. I membri del Consiglio di Sicurezza Nazionale, compreso Robert McNamara, Dean Rusk, e Maxwell Taylor concordarono il 28 novembre 1964 di raccomandare che il Presidente Johnson adottasse un piano per una escalation in due fasi del bombardamento del Vietnam del Nord.
L'8 marzo 1965, 3.500 US Marines divennero la prima forza combattente americana a sbarcare nel Vietnam del Sud, aggiungendosi ai 25.000 consiglieri militari statunitensi che erano già sul posto. Anche la guerra aerea crebbe d'intensità; il 24 luglio 1965, quattro F-4C Phantom di scorta a un incursione di bombardamento a Kang Chi vennero fatti bersaglio di missili antiaerei, nel primo attacco di questo tipo contro aeroplani americani nel corso della guerra. Un aereo venne abbattuto e gli altri tre furono danneggiati. Quattro giorni dopo Johnson annunciò un altro ordine per incrementare le truppe statunitensi in Vietnam da 75.000 a 125.000. Il giorno dopo, 29 luglio, i primi 4.000 paracadutisti della 101a divisione aviotrasportata USA arrivarono in Vietnam, atterrando a Cam Ranh Bay.
Quindi il 18 agosto 1965, iniziò l'Operazione Starlite, come la prima grossa battaglia di terra della guerra, quando 5.500 Marines distrussero una roccaforte Viet Cong sulla penisola di Van Tuong, nella Provincia di Quang Ngai. I Marines ricevettero una soffiata da un disertore Viet Cong che disse che era progettato un attacco contro la base statunitense di Chu Lai. L'NVA apprese dalla loro sconfitta e cercò da allora in poi, di evitare i combattimenti nello stile degli statunitensi.
Il Pentagono disse al Presidente Johnson il 27 novembre 1965 che, se le principali operazioni pianificate per neutralizzare le forze Viet Cong durante l'anno seguente volevano avere successo, il numero di truppe americane necessarie in Vietnam doveva essere aumentato da 120.000 a 400.000. Per la fine del 1965 184.000 soldati americani si trovavano in Vetnam. Nel febbraio 1966 ci fu una riunione tra il comandante della missione USA, capo del Comando Assistenza Militare Vietnam (MACV), il Generale William Westmoreland e Johnson a Honolulu. Westmoreland sostenne che la presenza statunitense aveva prevenuto una sconfitta ma che erano necessarie più truppe per poter passare all'offensiva, egli sostenne che un aumento immediato poteva portare a raggiungere il "punto di svolta" nelle perdite di Viet Cong e NVA per gli inizi del 1967. Johnson autorizzò un incremento delle truppe a 429.000 unità per l'agosto 1966.
Il 12 ottobre 1967 Il Segretario di Stato statunitense Dean Rusk dichiarò, nel corso di una conferenza stampa, che le proposte del Congresso degli Stati Uniti per un'iniziativa di pace erano futili, a causa dell'opposizione Nordvietnamita. Johnson tenne quindi una riunione segreta, con un gruppo dei più prestigiosi uomini della nazione ("I Saggi"), il 2 novembre, e chiese loro di suggerire dei modi per riunire il popolo americano attorno allo sforzo bellico. Questi conclusero che al popolo americano andavano forniti rapporti più ottimistici sul progredire della guerra. Quindi, basandosi sui rapporti che gli vennero consegnati il 13 novembre, Johnson disse alla nazione, il 17 novembre, che mentre molto rimaneva da fare, "stiamo infliggendo perdite più grosse di quelle che subiamo...Stiamo facendo progressi". Facendo seguito a questa dichiarazione, il Generale William Westmoreland, il 21 novembre disse ai cronisti: "Io sono assolutamente certo che dove il nemico nel 1965 stava vincendo, oggi sta certamente perdendo". Due mesi dopo, l'offensiva del Têt fece rimpiangere ad entrambi le loro parole.
offensiva del Têt]
Il continuo incremento del coinvolgimento militare americano avvenne mentre l'amministrazione Johnson e Westmoreland assicuravano ripetutamente il pubblico americano che il successivo incremento di truppe avrebbe portato alla vittoria. La fede dell'opinione pubblica nella "luce alla fine del tunnel" venne però frantumata, il 30 gennaio 1968, quando il nemico, apparentemente sull'orlo del collasso, inscenò l'offensiva del Têt (che prendeva il nome dal Tết Nguyên Ðán, l'anno nuovo lunare, che è la più importante festività vietnamita) nel Vietnam del Sud. Durante l'offensiva, quasi tutte le città principali de Vietnam del Sud vennero attaccate. Anche se nessuna di queste offensive conseguì degli obbiettivi militari, la sorprendente capacità di un nemico ormai dato per spacciato, di riuscire semplicemente a lanciare una tale offensiva, convinse molti americani che la vittoria era impossibile. Ci fu un crescente sentimento, tra gli americani, che il governo stesse fuorviando il popolo su una guerra priva di un chiaro inizio e di una fine. Quando il Generale Westmoreland richiese un ulteriore invio di truppe in Vietnam, Clark Clifford, un membro del gabinetto di Johnson, si schierò contro la guerra.
Dovendo fronteggiare una scarsità di truppe, il 14 ottobre 1968 il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti annunciò che l'Esercito Statunitense e i Marines, avrebbero rimandato circa 24.000 uomini in Vietnam, per un secondo periodo non volontario. Due settimane più tardi, il 31 ottobre, citando i progressi nei colloqui di pace di Parigi, il Presidente Johnson annunciò alla sua nazione che aveva ordinato una completa cessazione di "tutti i bombardamenti aerei, navali e di artiglieria sul Vietnam del Nord", effettivo dal 1 novembre. I colloqui di pace alla fine si interruppero, e un anno dopo, il 3 novembre 1969, il Presidente Richard M. Nixon si rivolse alla nazione in una trasmissione radio-televisiva, chiedendo alla "maggioranza silenziosa" di unirsi a lui in solidarietà con lo sforzo bellico in Vietnam e per appoggiare la sua politica.
La credibilità del governo soffrì, quando il New York Times, e successivamente il Washington Post e altri quotidiani, pubblicarono le Carte del Pentagono. Si trattava di uno studio storico segreto sulla guerra, commissionato dal Pentagono, che mostrava come il governo stesse fuorviando l'opinone pubblica statunitense, compreso il supporto segreto alla Francia nella prima guerra in Vietnam.
Opposizione alla guerra
Un'opposizione alla guerra su piccola scala iniziò nel 1964 nei campus delle università. Ciò avvenne durante un periodo senza precedenti di attivismo politico studentesco di sinistra, e con l'arrivo all'età dell'università, della numerosa generazione dei cosiddetti "Baby Boomers". La crescente opposizione alla guerra è attribuibile in parte al più ampio accesso alle informazioni sul conflitto, disponibile agli americani in età universitaria, se confrontato con quello delle generazioni precedenti, soprattutto grazie all'estesa copertura televisiva.
Migliaia di giovani americani scelsero l'auto-esilio in Canada o in Svezia, piuttosto che rischiare la coscrizione. A quel tempo, solo una frazione di tutti gli uomini in età di leva venivano effettivamente chiamati alle armi; gli uffici del sistema di reclutamento, in ogni località, avevano ampia discrezionalità su chi arruolare e chi dispensare, in quanto non c'erano delle linee guida chiare per l'esonero. Le accuse di ingiustizia portarono all'istituzione di una "lotteria di leva" per l'anno 1970, nella quale, il giorno di nascita di un ragazzo, determinava il rischio relativo di essere arruolato.
Allo scopo di guadagnarsi l'esenzione o il rinvio, molti ragazzi ottennero un rinvio studentesco frequentando l'università, anche se ci dovevano rimanere fino al compimento del 26° compleanno, per essere sicuri di evitare l'arruolamento. Alcuni si sposarono, il che rimase motivo di esenzione per tutto il corso della guerra. Altri trovarono dei dottori accondiscendenti che sostenevano le basi mediche per una esenzione "4F" (inadeguatezza mentale), anche se i medici dell'esercito potevano dare, e davano, un loro giudizio. Altri ancora si unirono alla Guardia Nazionale o entrarono nei Corpi della Pace, come sistema per evitare il Vietnam. Tutte queste questioni sollevarono preoccupazioni sull'imparzialità con cui le persone venivano scelte per un servizio non volontario, in quanto toccava spesso ai poveri o a quelli che non avevano appoggi, di essere arruolati. Ironicamente, alla luce delle moderne questioni politiche, un'esenzione certa veniva data da una convincente dichiarazione di omosessualità, ma in pochi tentarono questa strada, a causa dell'etichettatura che tale dichiarazione comportava.
Gli arruolati stessi iniziarono a protestare, quando il 15 ottobre 1965, l'organizzazione studentesca "Comitato di coordinamento nazionale per la fine della guerra in Vietnam", inscenò la prima manifestazione pubblica negli USA, in cui vennero bruciate le cartoline di leva. La prima "lotteria di leva" negli USA, dalla seconda guerra mondiale, si tenne il 1 dicembre 1969 e fu accolta da grandi proteste e controversie; l'analisi statistica indicò che la metodologia di estrazione svantaggiava involontariamente i ragazzi nati verso la fine dell'anno. [http://www.amstat.org/publications/jse/v5n2/datasets.starr.html] La questione venne trattata estesamente in un articolo del New York Times del 4 gennaio 1970 intitolato: "Gli statistici accusano che la lotteria di leva non è casuale".
Molti di quelli che non ricevettero mai un rinvio o un'esenzione, non prestarono servizio. Questo semplicemente perché il parco degli eleggibili era enorme, se comparato al numero di persone richieste per il servizio, e gli uffici di leva non si ponevano il problema di arruolarli o perché era disponibile una nuova annata di leva (fino al 1969) o perché avevano un numero della lotteria troppo alto (dal 1970 in poi).
La popolazione statunitense si polarizzò attorno alla guerra. Molti sostenitori della guerra ritenevano corretta quella che era conosciuta come la "Teoria del domino", la quale sosteneva che se il Vietnam del Sud cedeva alla guerriglia comunista, altre nazioni, principalmente nel Sud-est Asiatico, sarebbero cadute in rapida successione, come pezzi del domino appunto. I militari critici verso la guerra puntualizzarono che il conflitto era politico e che la missione militare mancava di obbiettivi chiari. I critici civili argomentarono che il governo del Vietnam del Sud mancava di legittimazione politica, o che il supporto alla guerra era immorale. George Ball, sottosegretario di stato del Presidente Johnson, fu una delle voci solitarie dell'amministrazione, ammonendo contro la guerra in Vietnam.
Le agghiaccianti immagini di due attivisti pacifisti che si diedero fuoco nel novembre 1965, fornirono un simbolo di quanto fortemente alcune persone ritenessero che la guerra era immorale. Il 2 novembre il 32-enne Quacchero, Norman Morrison si diede fuoco davanti al Pentagono e il 9 novembre il 22-enne cattolico Roger Allen LaPorte fece lo stesso davanti al palazzo delle Nazioni Unite. Entrambe le proteste erano consapevoli imitazioni di proteste simili condotte in precedenza da monaci buddisti nel Vietnam del Sud.
Il crescente movimento pacifista allarmò molti all'interno del governo statunitense. Il 16 agosto 1966 il Comitato della Camera sulle Attività Antiamericane iniziò le indagini sugli americani che erano sospettati di aiutare i Viet Cong, con l'intenzione di introdurre una legislazione che rendesse queste attività illegali. I dimostranti pacifisti interruppero l'incontro e in 50 vennero arrestati.
Comitato della Camera sulle Attività Antiamericane]]
Il 1 febbraio 1968, un sospetto ufficiale Viet Cong venne giustiziato sommariamente da Nguyen Ngoc Loan, un capo della polizia nazionale sudvietnamita. Loan sparò in testa al sospettato, sulla pubblica piazza, davanti a dei giornalisti. L'esecuzione venne filmata e fotografata e fornì un'altra immagine simbolo che aiutò a far spostare l'opinione pubblica statunitense contro la guerra.
Il 15 ottobre 1969, centinaia di migliaia di persone presero parte alla dimostrazione pacifista a livello nazionale detta "National Moratorium".
Gli USA realizzarono che il governo sudvietnamita necessitava di una solida base di supporto popolare, se voleva sopravvivere all'insurrezione. Allo scopo di ottenere questo obiettivo di "vincere i cuori e le menti" dei vietnamiti, unità dell'esercito statunitense, indicate come unità per gli "Affari Civili", vennero utilizzate estensivamente, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale.
Queste unità, pur rimanendo armate e sotto diretto controllo militare, si impegnarono in quella che venne definita la "costruzione di una nazione": costruendo (o ricostruendo) scuole, edifici pubblici, strade e altre infrastrutture fisiche; conducendo programmi medici per i civili che non avevano accesso alle strutture mediche; facilitando la cooperazione tra i vari leader civili locali; conducendo corsi di formazione per i civili e attività simili.
Questa politica del cercare di vincere i "cuori e le menti" del popolo vietnamita, comunque, si scontrò spesso con altri aspetti della guerra che servirono ad inimicarsi molti civili. Questi comprendevano l'enfasi sulla "conta dei corpi", come mezzo per misurare il successo militare sul campo di battaglia, il bombardamento di villaggi (simboleggiato dalla famosa frase del giornalista Peter Arnett, "fu necessario distruggere il villaggio, allo scopo di salvarlo"), e l'uccisione di civili in incidenti come il Massacro di My Lai. Nel 1974 il documentario "Hearts and Minds" ("cuori e menti") affrontò questi problemi, e vinse un Premio Oscar al miglior documentario tra notevoli controversie. Anche il governo sudvietnamita si inimicò molti cittadini con la soppressione delle opposizioni politiche, attraverso misure come la detenzione di molti prigionieri politici, e il tenere elezioni presidenziali con un solo candidato nel 1971.
Nonostante le notizie sempre più deprimenti sulla guerra, molti americani continuarono ad appoggiare gli sforzi del Presidente Johnson. A parte la teoria del domino, precedentemente menzionata, era diffuso il sentimento che impedire una conquista del governo filo-occidentale sudvietnaminta, da parte dei comunisti, fosse un obbiettivo nobile. Molti americani erano anche preoccupati di "salvare la faccia" in caso di un disimpegno dalla guerra o, come venne successivamente detto da Nixon, "ottenere la pace con onore".
Comunque anche i sentimenti contro la guerra iniziarono a crescere. Molti americani si opposero alla guerra per questioni morali, vedendola come un conflitto distruttivo contro l'indipendenza vietnamita, o come un intervento in una guerra civile straniera; altri la opposero perché sentivano che mancava di obbiettivi chiari e appariva come non vincibile. Alcuni attivisti pacifisti erano essi stessi veterani del Vietnam, come evidenziato dall'organizzazione Veterani del Vietnam Contro la Guerra.
Molti degli oppositori alla Guerra del Vietnam erano visti all'epoca, e sono visti tuttora, più come sostenitori dei vietnamiti che come contrari alla guerra; il più famoso di questi fu l'attrice Jane Fonda. Molti dei contestatori vennero accusati di "sputare sui soldati del Vietnam" dopo il loro ritorno; comunque, la validità di queste accuse è obiettabile.
Nel 1968, Lyndon Johnson iniziò la sua campagna di rielezione. Un membro del suo stesso partito, Eugene McCarthy, corse contro di lui per la candidatura, con una piattaforma contro la guerra. McCarthy non vinse le iniziali elezioni primarie nel New Hampshire, ma fece sorprendentemente bene contro il Presidente in carica. Il colpo che ne risultò per la campagna di Johnson, preso assieme ad altri fattori, portò il Presidente, in un discorso televisivo del 31 marzo, ad annunciare il suo ritiro dalla corsa elettorale. Sempre nello stesso discorso annunciò anche l'avvio dei colloqui di pace di Parigi con il Vietnam. Quindi, il 4 agosto 1969, il rappresentante statunitense Henry Kissinger e quello nordvietnamita Xuan Thuy iniziarono dei negoziati segreti di pace, nell'appartamento parigino dell'intermediario francese Jean Sainteny. I negoziati comunque fallirono.
Afferrando l'opportunità creata dall'abbandono di Johnson, Robert Kennedy entrò in scena concorrendo alla candidatura, anch'egli con una piattaforma pacifista. Il vice di Johnson, Hubert Humphrey, si candidò invece promettendo di continuare l'appoggio al governo del Vietnam del Sud.
Kennedy venne assassinato in quella stessa estate, ed Eugene McCarthy non fu in grado di vincere il supporto di cui Humphrey godeva, all'interno dell'elite del partito. Humphrey vinse la candidatura e corse contro Richard Nixon nell'elezione generale. Durante la campagna, si disse che Nixon avesse sostenuto di conoscere un piano segreto per porre fine alla guerra; questo fatto non avvenne mai. Si pensò che ciò fosse accaduto perché, a un certo punto, il suo avversario per la candidatura repubblicana, Gov. George Romney del Michigan, gli chiese: "Dov'è il tuo piano segreto?"
L'opposizione alla guerra del Vietnam in Australia si svolse su linee simili a quelle degli USA, in particolare con l'opposizione alla coscrizione. Mentre il disimpegno australiano iniziò nel 1970 sotto John Gorton, non fu fino all'elezione di Gough Whitlam, nel 1972, che l'arruolamento di leva ebbe fine.
Gough Whitlam
Vietnamizzazione
Nixon venne eletto Presidente ed iniziò la sua politica di lento disimpegno dalla guerra. Lo scopo era quello di rafforzare gradualmente l'esercito sudvietnamita, di modo che potesse combattere la guerra da solo. Questa politica divenne la chiave di volta della cosiddetta "Dottrina Nixon", che applicata al Vietnam venne chiamata "Vietnamizzazione". L'obbiettivo dichiarato della Vietnamizzazione era di mettere l'esercito sudvietnamita in grado di reggere sempre più, contro l'FLN e l'esercito nordvietnamita; l'obbiettivo non dichiarato era che il fardello principale dei combattimenti sarebbe ritornato alle truppe dell'ARVN, diminuendo quindi l'opposizione interna alla guerra, da parte dei cittadini statunitensi.
Durante questo periodo, gli USA condussero un graduale ritiro delle truppe dal Vietnam. Nixon continuò a usare la forza aerea per bombardare il nemico, e i soldati americani continuarono a morire in combattimento. In fin dei conti durante la presidenza di Nixon, morirono più soldati americani e vennero sganciate più bombe, che durante quella di Johnson.
Durante l'amministrazione Nixon, vennero comunque fatti molti significativi passi avanti nella guerra. Uno di particolare importanza fu l'indebolimento del supporto che l'esercito nordvietnamita riceveva da Unione Sovietica e Cina. Uno degli scopi principali della politica estera di Nixon fu quello di aprire una breccia nelle relazioni tra le due nazioni, creando un nuovo spirito di cooperazione. Sotto molti aspetti lo scopo venne raggiunto. Cina e URSS erano stati i principali sostenitori dell'esercito del Vietnam del Nord, grazie a un abbondante supporto militare e finanziario. Il desiderio di entrambe le nazioni di migliorare le loro relazioni con gli USA, di fronte a una sempre maggiore divisione nell'alleanza inter-comunista, portò alla riduzione del loro aiuto ai nordvietnamiti.
La moralità della condotta di guerra statunitense continuò ad essere un problema anche sotto la presidenza Nixon. Nel 1969, venne alla luce che il Tenente William Calley, un capo plotone in Vietnam, aveva guidato un massacro di civili vietnamiti (compresi bambini) a My Lai un anno prima. Il massacro venne fermato solo dopo che l'equipaggio di un elicottero americano notò la carneficina e intervenne per impedire ai suoi commilitoni di uccidere altre persone. Anche se molti rimasero sconvolti dall'uccisione in massa di My Lai, Calley fu condannato a una pena leggera dopo il suo processo davanti alla corte marziale nel 1970, e venne in seguito graziato da Nixon.
Nel 1970, Nixon ordinò un'incursione militare in Cambogia allo scopo di distruggere i santuari dell'FLN lungo il confine con il Vietnam del Sud. Questa azione sollecitò ulteriori proteste nei campus delle università americane. Diversi studenti vennero uccisi dai soldati della Guardia Nazionale durante una manifestazione alla Kent State University.
Un effetto dell'incursione fu quello di spingere le forze comuniste più in profondità nella Cambogia, il che destabilizzò la nazione e potrebbe aver incoraggiato la sollevazione dei Khmer Rossi, che presero il potere nel 1975. Lo scopo degli attacchi, comunque, era di riportare i negoziatori nordvietnamiti al tavolo delle trattative, con più flessibilità nelle loro richieste che il governo sudvietnamita venisse rovesciato come parte dell'accordo. Si è anche presunto che le perdite americane e sudvietnamite vennero ridotte dalla distruzione dei rifornimenti militari che i comunisti conservavano in Cambogia.
In uno sforzo di alleviare il crescente malcontento sulla guerra, Nixon annunciò, il 12 ottobre 1970 che gli Stati Uniti avrebbero ritirato altri 40.000 uomini prima di Natale. Alla fine dello stesso mese, il 30 ottobre, il peggior monsone degli ultimi sei anni colpì il Vietnam, causando vaste inondazioni, facendo 293 vittime e lasciando senza tetto 200.000 persone, oltre a fermare virtualmente la guerra.
Appoggiati dall'aviazione e dall'artiglieria statunitense, le truppe sudvietnamite invasero il Laos il 13 febbraio 1971. Il 18 agosto dello stesso anno, Australia e Nuova Zelanda decisero di ritirare le loro truppe dal Vietnam. Il numero totale di truppe americane nel Vietnam scese a 196.700 il 29 ottobre 1971, il livello più basso dal gennaio 1966. Il 12 novembre 1971, Nixon fissò il 1 febbraio 1972, come scadenza per rimuovere altre 45.000 unità americane dal Vietnam.
Nelle elezioni del 1972, la guerra fu nuovamente una delle principali questioni politiche negli USA. Un candidato contro la guerra, George McGovern, corse contro il Presidente Nixon. Il Segretario di Stato di Nixon, Henry Kissinger, dichiarò che la "pace era a portata di mano", poco prima che gli elettori si recassero alle urne, sferrando un colpo mortale alla campagna di McGovern, che già aveva affrontato una corsa in salita. Comunque, l'accordo di pace non venne firmato fino all'anno successivo, portando molti a concludere che l'annuncio di Kissinger fosse solo uno stratagemma politico. I difensori di Kissinger asserirono che i negoziatori nordvietnamiti avevano utilizzato l'annuncio di Kissinger come un opportunità di mettere in imbarazzo l'amministrazione Nixon e indebolirla al tavolo delle trattative. L'addetto stampa della Casa Bianca, Ron Zeigler, il 30 novembre 1972 disse ai giornalisti che non ci sarebbero più stati annunci riguardanti il ritiro di truppe americane dal Vietnam, a causa del fatto che il loro livello era sceso sotto le 27.000 unità. Gli USA cessarono i bombardamenti sul Vietnam del Nord il 30 dicembre 1972.
La minaccia di una campagna di bombardamento delle dighe vietnamite che avrebbe distrutto le scorte di cibo, venne impiegata per indurre le forze del Vietnam del Nord a cedere. I dettagli di questa mossa iniziarono ad affiorare solo molto più tardi.
La fine della guerra
Il 15 gennaio 1973, citando i progressi nei negoziati di pace, Nixon annunciò la sospensione dell'azione offensiva nel Vietnam del Nord, che venne fatta seguire da un ritiro unilaterale delle truppe statunitensi dal Vietnam. Gli accordi di pace di Parigi vennero firmati il 27 gennaio 1973, il che pose ufficialmente fine all'intervento statunitense nel conflitto del Vietnam. Il primo prigioniero di guerra americano venne rilasciato l'11 febbraio e a tutti i soldati statunitensi venne ordinato di andarsene entro il 29 marzo. Contrariamente alle precedenti guerre americane, i soldati di ritorno in genere non vennero trattati come eroi, e i soldati vennero talvolta addirittura condannati per la loro partecipazione alla guerra.
29 marzo
L'accordo di pace non durò.
Anche se Nixon aveva promesso al Vietnam del Sud che avrebbe fornito supporto militare, nel caso di una situazione militare sgretolata, il Congresso votò contro ogni ulteriore sovvenzionamento dell'azione militare nella regione. Nixon stava anche lottando per la sua carriera politica, nel crescente scandalo Watergate. In questo modo, nessuno degli aiuti promessi ai sudvietnamiti era in arrivo. Anche se qualche piccolo aiuto economico continuò ad arrivare, la maggior parte venne incamerato da elementi corrotti del governo sudvietnamita, e poco venne effettivamente impiegato per lo sforzo bellico. Il 94° Congresso, alla fine, votò per un taglio totale di tutti gli aiuti, a partire dall'inizio dell'anno fiscale 1975-76 (1 luglio 1975). Allo stesso tempo gli aiuti al Vietnam del Nord da parte di URSS e Cina iniziarono ad aumentare, in quanto con l'abbandono degli americani, le due nazioni non vedevano più la guerra come importante per le loro relazioni con gli USA. L'equilibrio del potere pendeva decisamente dalla parte del Nord.
All'inizio del 1975 il Nord invase il Sud e consolidò rapidamente il suo controllo sulla nazione. Saigon venne catturata il 30 aprile 1975. Il Vietnam del Nord si unì al Vietnam del Sud il 2 luglio 1976, per formare la Repubblica Socialista del Vietnam. Saigon venne ribattezzata Città Ho Chi Minh, in onore dell'ex Presidente nordvietnamita. Centinaia di sostenitori del governo sudvietnamita vennero arrestati e giustiziati, molti di più vennero imprigionati. Il governo comunista resiste tutt'oggi.
Il 21 gennaio 1977 il presidente statunitense Jimmy Carter graziò praticamente tutti quelli che si erano sottratti alla coscrizione per la guerra del Vietnam.
Vittime
Stimare il numero di vittime del conflitto è estremamente difficile. Le registrazioni ufficiali sono difficili da reperire o inesistenti, e molti degli uccisi vennero letteralmente fatti a pezzi dai bombardamenti. Per molti anni i nordvietnamiti soppressero il vero numero delle loro perdite per motivi di propaganda. È altresi difficile dire chi vada contato come "vittima della guerra del Vietnam"; la gente muore ancora oggi a causa degli ordigni inesplosi, in particolare dalle bombe a grappolo. Gli effetti sull'ambiente prodotti dagli agenti chimici e i colossali problemi sociali causati da una nazione devastata, con così tanti morti, hanno sicuramente prodotto la perdita di ulteriori vite. Inoltre, i Khmer Rossi non avrebbero probabilmente preso il potere e commesso i loro massacri, se non ci fosse stata la destabilizzazione causata dalla guerra, in particolare dalle campagne di bombardamenti americani per 'ripulire i santuari' in Cambogia.
La più bassa stima delle vittime, basata su dichiarazioni nordvietnamite che vengono ora scartate dal Vietnam stesso, e di circa 1,5 milioni di vietnamiti uccisi. Il Vietnam ha rilasciato delle cifre, il 3 aprile 1995, che parlano di un milione di combattenti vietnamiti e 4 milioni di civili uccisi durante la guerra. L'accuratezza di queste cifre, in genere non è mai stata contestata. Non è chiaro quanti vietnamiti vennero feriti nel corso del conflitto.
Da parte degli americani, 58.226 vennero uccisi in azione o classificati come dispersi in azione. Altri 153.303 americani vennero feriti, dando un totale di 211.529. L'Esercito degli Stati Uniti si prese la maggior parte delle perdite, con 38.179 morti e 96.802 feriti; il Corpo dei Marines soffrì 14.836 morti e 51.392 feriti; la Marina 2.556 e 4.178; l'Aviazione subì le perdite più basse sia in termini di numeri che di percentuale, con 2.580 uccisi e 931 feriti.
Anche gli alleati degli americani subirono perdite. L'Australia perse quasi 500 uomini e 2.400 feriti su un totale di 47.000 soldati dispiegati in Vietnam. La Nuova Zelanda ebbe 38 morti e 187 feriti. La Tailandia ebbe 351 vittime. Le perdite della Corea del Sud furono quantomeno nell'ordine delle centinaia ma, come per le Filippine e in effetti la Tailandia, è difficile individuare cifre accurate per le loro perdite. Anche se il Canada non fu coinvolto nella guerra, decine di migliaia di canadesi si arruolarono nell'esercito statunitense e prestarono servizio in Vietnam. Tra i morti americani ci sono almeno 56 cittadini canadesi.
Nel periodo successivo alla guerra, molti americani arrivarono a pensare che alcuni dei 2.300 soldati americani elencati come "dispersi in azione", fossero in realtà stati fatti prigionieri dal Vietnam del Nord e trattenuti indefinitamente. "Disperso in azione" è un termine che si applica a soldati il cui status non può essere determinato attraverso una testimonianza oculare della loro morte, o tramite il recupero del corpo. Mentre poche prove credibili sono state fornite per questi fatti, i prigionieri di guerra emaciati (si pensi alla serie di Rambo), continuano a provocare rabbia in molti americani. I vietnamiti elencano oltre 200.000 dispersi, tra i loro soldati, e soldati "dispersi in azione" della prima e seconda guerra mondiale, continuano ad essere disseppelliti in Europa.
Sia durante che dopo la guerra, si ebbero significative violazioni dei diritti umani. Sia i nord che i sudvietnamiti detenevano molti prigionieri politici, molti dei quali vennero uccisi o torturati. Nel 1970, due membri del Congresso in visita nel Vietnam del Sud, scoprirono l'esistenza delle "gabbie di tigre", che erano piccole celle usate per torturare i prigionieri politici del Vietnam del Sud. Dopo la guerra, le azioni intraprese dai vincitori in Vietnam, compresi plotoni d'esecuzione, torture, campi di concentramento e "rieducazione", portarono all'esodo di centinaia di migliaia di vietnamiti. Molti di questi rifugiati scapparono con barche, facendo nascere il termine "boat people". Queste persone emigrarono verso Hong Kong, Francia, Stati Uniti, Canada, e altre nazioni, creando comunità di espatriati di dimensioni considerevoli, soprattutto negli USA.
Tra le molte vittime della guerra ci furono anche le persone che vivevano nella confinante Cambogia. Circa 600.000 morirono come risultato diretto delle campagne di bombardamento americane. Queste campagne portarono anche molti cambogiani nelle braccia dei Khmer Rossi, nazionalisti e comunisti, che presero il potere e continuarono a massacrare i loro oppositori (reali o presunti). Circa 1,7 milioni di cambogiani vennero assassinati o caddero vittime dell'inedia e delle malattie, prima che il regime venisse rovesciato dalle forze vietnamite nel 1979.
Molti effetti dell'animosità e del rancore generati durante la guerra del Vietnam, sono sentiti ancora oggi, tra coloro che vissero in quell'epoca turbolenta per la storia degli USA e dell'Indocina.
1979
Analisi dell'impatto sugli Stati Uniti
La guerra del Vietnam ebbe molte ripercussioni a lungo termine sulla società statunitense e sulla sua politica estera.
In primo luogo, la guerra fu la prima significativa sconfitta militare degli USA. Ciò fu molto dannoso per la reputazione degli Stati Uniti di essere la prima superpotenza mondiale, che in precedenza era stata vista come praticamente invincibile. Le massicce perdite americane e la mancanza di una vittoria decisiva crearono anche un grande disgusto dell'opinione pubblica americana nei confronti delle guerre all'estero. In effetti, non fu che fino alla Guerra del Golfo, 18 anni dopo la fine della guerra del Vietnam, che gli Stati Uniti si sarebbero impegnati, con un numero paragonabile di soldati, a combattere in una nazione straniera.
Politicamente, la scarsa pianificazione della guerra e l'"assegno in bianco" alla legislazione, portarono il congresso a rivedere il modo in cui gli USA possono dichiarare guerra. A causa del montare della guerra del Vietnam, il Congresso passò la Risoluzione sui poteri di guerra del 1973, che ridusse la capacità del Presidente di impegnare truppe in azione, senza aver prima ottenuto l'approvazione del Congresso.
L'uso del defoliante noto come Agente Arancio, designato a distruggere i rifugi dei Viet Cong, continua a causare molte malattie e difetti alla nascita, per le persone che furono su entrambi i lati del conflitto.
Dal punto di vista sociale, la guerra fu un periodo chiave per molti giovani americani, specialmente per quelli della generazione del cosiddetto baby boom. Per i dimostranti così come per i soldati, la guerra creò molte opinioni forti a riguardo della politica estera americana e della giustezza della guerra. Come risultato, la guerra del Vietnam fu significativa anche nel mostrare che l'opinione pubblica poteva influenzare la politica del governo, attraverso la mobilitazione e la protesta.
La guerra e le sue conseguenze portarono a una massiccia emigrazione dal Vietnam verso gli Stati Uniti. Questa comprendeva sia i figli di soldati americani e giovani donne sudvietnamite, che i rifugiati vietnamiti, che scappar
Controcultura
Controcultura è un termine usato in antropologia e in sociologia e si riferisce a movimenti o gruppi di persone i cui valori e modelli culturali e di comportamento sono molto differenti (e spesso opposti) da quelli del paradigma dominante nella società (a cui spesso ci si riferisce con il termine di matrice anglofona "mainstream").
Questo termine viene usato nella maggior parte dei casi per riferirsi ai movimenti di contestazione giovanile scatenatisi in Nord America e in Europa negli anni '60 e anni '70. In un senso più generale, le controculture possono essere viste come l'espressione culturale di alcune componenti minoritarie della società che esprimono un rifiuto più o meno radicale alla visione del mondo e allo stile di vita comunemente condiviso. Il termine è da non confondersi con subcultura.
Molti dei tipici modi di espressione delle controculture sono a tutt'oggi di fatto stati assorbiti dalla società e entrati nel costume, come nel caso del cambiamento del rapporto tra uomo e donna, nei costumi sessuali, nell'arte, nella musica e nello spettacolo.
Categoria:Antropologia
Categoria:Sociologia
Beat generationBeat redirige qui. Se stai cercando l'album dei King Crimson, vedi Beat (album)
La beat generation fu un movimento artistico sviluppatosi attorno agli anni Cinquanta e Sessanta negli Stati Uniti, soprattutto in ambito letterario, con nomi di grande valore nella cultura americana del tempo come Allen Ginsberg, William Borroughs, Jack Kerouac, Gregory Corso, Neal Cassidy e Lawrence Ferlinghetti.
Origine del nome
Il termine beat viene coniato da J.Kerouac nel 1947, ma l'atto di nascita ufficiale è il 1952, anno di pubblicazione di Go, un racconto di John Clellon Holmes, che viene considerato il primo racconto beat, e dell'articolo "This is the Beat Generation" ( Holmes, New York Times, novembre 1952), che segna l'avvio dell'esistenza "pubblica" del beat.
Beat è ribellione. Beat è battito. Beat è ritmo. Quello della musica jazz, che si ascolta in quegli anni, quello del be-bop, quello della cadenza dei versi nelle poesie. Beat è la scoperta di se stessi, della vita sulla strada, del sesso liberato, della droga, dei valori umani, della coscienza collettiva.
Nel ventennio che segna l'avvento e la crescita della Beat Generation accadranno molte cose: dalla bomba atomica alla guerra del Vietnam. In mezzo scorreranno i fiumi della rivendicazione razziale e dei movimenti pacifisti.
Definizione del genere
Gli autori beat riprendono e amplificano i temi della contestazione giovanile della loro epoca che, partendo da una critica radicale alla guerra del Vietnam, si estendono all'intero sistema americano mettendo in discussione la segregazione razziale dei neri, la condizione subordinata della donna, le discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale.
Scrivono di viaggi mentali - atraverso anche la sperimentazione psichedelica di droghe quali l'LSD - e fisici attraverso le strade americane in lungo e in largo, come ad esempio Sulla strada di Kerouac, scritta attraversando le miglia che separano le due coste degli Stati Uniti.
Voci correlate
- Musica beat
Categoria:Letteratura
Jack KerouacJack Kerouac (12 marzo 1922 - 21 ottobre 1969) è stato uno scrittore statunitense.
Biografia
Nasce a Lowell (MA) il 12 marzo del 1922 da una famiglia di emigranti franco-canadese (Gabrielle e Leo Kerouac). Nel 1939 si diploma alla scuola superiore Lowell High School; poi frequenta tra il 1939 e il 1940 la Horace Mann Preparatory School a New York e poi il Columbia College (1940-41). Tra il 1942-43 si arruola nella marina mercantile e militare degli Stati Uniti.
Nel 1944 incontra Lucien Carr, William Burroughs e Allen Ginsberg e sposa la sua prima moglie, Edith Parker. Nel 1946 incontra Neil Cassady. Nel 1948 incontra John Clellon Holmes e inventa il termine beat generation.
Tra il 1947-50 compie il primo viaggio attraverso l'America con Neal Cassady e cerca di scrivere Sulla Strada. Dopo l'interruzione di una carriera sportiva a causa di un infortunio e nuove amicizie nell'area newyorchese, Jack (Jean Louis) Kerouac, esordì come scrittore nel 1946-48 con il romanzo -la Città e la Metropoli- ("the Town and the City"),che verrà pubblicato solo nel 1950 e ricalcava lo stile dello scrittore americano Thomas Wolfe. Fu un immediato successo, ma pochi credevano nella sua effettiva permanenza nella sfera della letteratura statunitense.
Nel 1950 si sposa anche con la senconda moglie, Joan Haverty.
Tra gennaio e aprile del 1951 legge in manoscritto Junkie di Burroughs e Go di Holmes; in aprile scrive Sulla strada in sole tre settimane; in ottobre elabora il suo metodo di scrittura che definisce "prosa spontanea" e comincia a riscrivere Sulla strada e il romanzo sperimentale Visioni di Cody.
Tra il 1951-52 scrive Visioni di Cody a New York e a San Francisco. Inoltre scrive il Dottor Sax a Città del Messico; lavora come apprendista frenatore e scrive La terra della ferrovia a San Francisco; sua figlia Jan Kerouac nasce a Albany, nello stato di New York.
Nel 1953 scrive Maggie Cassady e I sotterranei a New York.
Nel 1954 inizia a studiare il buddhismo a New York e in California; scrive San Francisco Blues a San Francisco, Some of the Dharma a New York e nel North Carolina.
Nel 1955 scrive Mexico City Blues e comincia Tristessa a Città del Messico.
Nel 1956 finisce Tristessa a Città del Messico e scrive Le visioni di Gerard nel North Carolina; scrive la prima parte di Angeli di desolazione a Washington e a Città del Messico.
Nel 1957 Sulla strada viene pubblicato dalla Viking Press di New York; in Florida scrive I vagabondi del Dharma.
Tra il 1958 e il 1960 scrive Il viaggiatore solitario.
Nel 1959 racconta il film Pull My Daisy a New York.
Nel 1961 scrive la seconda parte di Angeli di desolazione a Città del Messico; scrive poi Big Sur in Florida.
Nel 1965 scrive Satori a Parigi. Nel 1966 si sposa per la terza volta , con Stella Sampas e si trasferisce da Hyannis a Lowell.
A Lowell scrive La vanità di Duluoz nel 1967.
In realtà, Kerouac cercava altro: altre città percorse, da solo o in scapestrate compagnie, per tutti gli States; altre amicizie che saranno il battito beat; e un nuovo e personalissimo modo di scrivere. Sono gli albori della sua prosodia bop, ispirata dall'amato bebop di Charlie Parker, Dizzie Gillespie e Thelonious Monk.
Kerouac morì a causa di complicazioni dovute all'abuso di alcol il 21 ottobre del 1969 a St. Petersburg (Florida).
Romanzi
Nel 1951 scrive il romanzo che lo renderà poi famoso: On the road (Sulla Strada) che tratta del suo incontro con Neal Cassady e di quella che lui stesso definisce la mia vita sulla strada.
Questo romanzo, pubblicato solo nel 1957, viene classicamente definito il manifesto della beat generation, ovvero quel movimento culturale americano che gravitava attorno ad autori quali Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, Gary Snyder, Michael McClure, Charles Olson e ovviamente Jack Kerouac, che influenzò profondamente la società del tempo.
Le altre principali opere di Kerouac sono: I sotterranei, Big Sur, I Vagabondi del Darma, Il dottor Sax (1959), Maggie Cassidy (1959), Visioni di Cody (1959), Viaggiatore solitario (1960), Tristessa (1960), Visioni di Gerard (1963), Vanità di Duluoz (1968), Pic (postumo, 1972), Angeli di desolazione, Mexico City Blues e il recentemente pubblicato postumo- Orfeo Emerso.
Kerouac
ja:ジャック・ケルアック
Allen GinsbergAllen Ginsberg (3 giugno 1926 - 5 aprile 1997) fu un poeta beat americano, nato a Paterson (New Jersey). La poesia di Ginsberg venne fortemente influenzata dal modernismo, dal ritmo e dalle cadenze del jazz, dalla sua fede Buddista e dal suo retroterra Ebraico. Inoltre, Ginsberg formò un ponte ideale tra il movimento beat degli anni '50 e gli Hippy degli anni '60, stringendo amicizia con Jack Kerouac, Neal Cassady e Bob Dylan, tra gli altri.
Il suo lavoro principale, "Howl", venne considerato scandaloso all'epoca della sua pubblicazione, a causa della crudezza del linguaggio, che era spesso esplicito. Poco dopo la sua pubblicazione nel 1956, da parte del City Lights Bookstore di San Francisco, venne messo al bando per oscenità. Il bando divenne una cause célèbre tra i difensori del Primo Emendamento, e venne in seguito tolto dopo che un giudice dichiarò che il poema possedeva un aspetto di importanza sociale. Le idee politiche liberali e generalmente contro le istituzioni di Ginsberg, attrassero l'attenzione dell'FBI che lo considerava una grossa minaccia alla sicurezza. (È di qualche interesse notare che la seconda parte di Howl venne ispirata e scritta principalmente durante delle visioni indotte dal peyote.)
Tra le altre opere principali di Ginsberg troviamo "Kaddish", una meditazione sulla morte di sua madre, Naomi Ginsberg (questa scritta sotto l'effetto di amfetamine), e "Hadda be Playin' on a Jukebox", un poema che ruota attorno a determinati eventi degli anni '60 e '70. "Plutonian Ode" è un poema contro gli armamenti nucleari. Ginsberg fu un finalista per il Premio Pulitzer per il suo libro "Cosmopolitan Greetings: Poems 1986-1992".
La diffusione della poesia di Ginsberg in Italia deve molto all'opera di divulgazione e traduzione svolta da Fernanda Pivano.
Opere
- Howl and Other Poems (1956)
- Kaddish and Other Poems (1961)
- Reality Sandwiches (1963)
- Planet News (1968)
- The Gates of Wrath: Rhymed Poems 1948-1951 (1972)
- The Fall of America: Poems of These States (1973)
- Iron Horse (1974)
- Mind Breaths (1978)
- Plutonian Ode: Poems 1977-1980 (1982)
- Collected Poems: 1947-1980 (1984)
- White Shroud Poems: 1980-1985 (1986)
- Cosmopolitan Greetings Poems: 1986-1993 (1994)
- Howl Annotated (1995)
- Iluminated Poems (1996)
- Selected Poems: 1947-1995 (1996)
- Death and Fame: Poems 1993-1997 (1999)
Collegamenti esterni
- [http://www.ginzy.com/ "The clearing house for all things Ginsberg"]
- [http://www.inform.umd.edu/EdRes/Colleges/HONR/HONR269J/.WWW/projects/kaeufer.html/ ""Urlo": Come nacque il poema e come rese famoso Ginsberg"] (in inglese)
- [http://www.theatlantic.com/issues/66nov/hoax.htm "The Great Marijuana Hoax -- Allen Ginsberg"](in inglese)
Ginsberg, Allen
Ginsberg, Allen
Ginsberg, Allen
ja:アレン・ギンズバーグ
Bob Dylan
Bob Dylan, pseudonimo di Robert Allen Zimmerman (nato a Duluth, Minnesota, 24 maggio 1941), è un famoso compositore, musicista e cantante statunitense. Forte di una carriera ultraquarantennale, e autore di ballate entrate a far parte dell'immaginario collettivo di più di una generazione (Blowin' in the Wind o Mr Tambourine Man, per citarne solo un paio) è anche attore, regista cinematografico e autore di colone sonore.
Nel 2004 ha dato alle stampe la prima parte della sua trilogia autobiografica: Chronicles - Volume | | |