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Bonajo

Bonajo

Bonajo indikas kozo-qualeso ed opozas su ofte ad nociono di servio. Ica povas tegar tam multa vivanta kam nevivanta objekto, de reala karaktero o kontree plu nematerio ed imaginala. Nociono di bonajo esas ofte konfrontata kun to di posedo. Category:Filozofio

Kozo

Kozo esas toto konceptita ecepte persono (de Immanuel Kant).
- La mikra kozo (Le petit chose) esas autobiografio da Alphonse Daudet. Category:Metafiziko simple:Thing

Niccolò Tartaglia

Niccolò Tartaglia (Brescia, 1499 ca - Venezia, 13 dicembre 1577), è il soprannome e lo pseudonimo utilizzato da Niccolò Fontana, eclettico matematico italiano, il cui nome è legato al noto Triangolo.

Biografia

Di umilissime origini (era figlio di un Michelotto "cavallaro", forse postino), divenne balbuziente per una profonda ferita infertagli da bambino da un soldato francese durante il sacco di Brescia (1512), che gli procurò danni permanenti alla lingua e al palato. Dato per morto, sopravvisse grazie alle cure della madre, ma gli rimase una evidente difficoltà ad articolare le parole. Per questo ebbe il soprannome "Tartaglia" che accettò e lui stesso utilizzò tutta la vita per firmare le sue opere. Non poté frequentare alcuna scuola da giovane ed era molto fiero di essere autodidatta. Nei suoi scritti, si vanta infatti di essere andato a scuola di scrittura solo per 15 giorni, all'età di 14 anni. Grazie alla sua abilità, poté comunque guadagnarsi da vivere a Verona prima e poi a Venezia, insegnando matematica elementare; e fu a Venezia che con il tempo si fece una reputazione di matematico promettente, partecipando con successo a numerose polemiche. Il suo nome è legato alla formula per la soluzione della equazione cubica o equazione di terzo grado. In realtà la formula era stata trovata, ma non pubblicata, da Scipione Dal Ferro nei primi del 1500, e fu nuovamente inventata dal Tartaglia una ventina di anni dopo, mentre sullo stesso problema lavoravano anche il professore Gerolamo Cardano e al suo discepolo Ludovico Ferrari più o meno nello stesso periodo. A Tartaglia dobbiamo tra l'altro la prima traduzione italiana degli Elementi di Euclide (1543). In un trattato Quesiti e inventioni diverse si interessa anche di balistica e di fortificazioni.

L'invenzione della formula risolutiva dell'equazione cubica

Il primo matematico che arrivò ad una formula risolutiva per le equazioni di terzo grado fu Scipione Dal Ferro nel 1515: la sua formula era generale perché, pur riferendosi ad equazioni ridotte, ossia prive del termine di secondo grado e scritte nella forma: x^_ = nx+m con l'esclusione del casus irriducibilis, nel quale le soluzioni sono in numero inferiore a tre, tutte le cubiche sono riconducibili a questa tramite la sostituzione x = z-\frac b 3 dove b è il coefficiente di secondo grado. Di fatto, a quel tempo non erano stati studiati ancora i numeri negativi, i numeri immaginari non erano ancora stati inventati, e neanche il piano cartesiano; infine anche la relazione fra il numero di radici e il grado della equazione non era stata ancora dimostrata. In più, accadeva a quel tempo che i matematici custodissero gelosamente le proprie scoperte, oppure le rendessero note solo a una stretta cerchia di amici o discepoli; altre volte, enunciato un principio, omettevano di pubblicare parte o tutta la dimostrazione. Fu così che Dal Ferro non pubblicò la formula risolutiva, ma la lasciò ad un suo allievo fidato ma non molto geniale, Antonio Maria del Fiore, che dopo anni cominciò a vantarsi della propria capacità di risolvere le equazioni cubiche. Questo stimolò il Tartaglia che, in maniera indipendente, riscoprì la formula di Dal Ferro e, nel febbraio del 1535, accettò una cartello di matematica disfida dello stesso Fiore. La disfida era un evento pubblico in cui ciascuno degli sfidanti sottoponeva all'altro problemi di vario tipo, depositandoli da un notaio e distribuendoli ai testimoni; il vincitore veniva deciso da giudici scelti di comune accordo. In questo caso particolare, Tartaglia risolse tutti i problemi posti da Fiore in due ore, mentre questi non ne risolse alcuno fra quelli posti da Tartaglia; la disfida si concluse dunque con un pieno successo di Tartaglia. L'evento ebbe larga risonanza, e Niccolò Tartaglia fu oggetto di attenzioni da parte di Gerolamo Cardano, che nel marzo del 1539 lo invitò a Milano, dove era introdotto abbastanza bene, e si fece confidare la famosa formula, dietro la promessa che non ne avrebbe parlato ad alcuno. Probabilmente Tartaglia si era mosso da Venezia con la speranza di ottenere una qualche introduzione nel mondo accademico milanese, che invece non arrivò. Cardano, con l'aiuto del suo allievo Ludovico Ferrari, approfondì le formule dell'equazione cubica e la migliorò, trovandone una anche per il caso generale. Il Tartaglia non si decideva a pubblicare i suoi risultati; e qualche anno dopo il Cardano, con l'aiuto di Fiore, scoprì da alcune carte che erano in possesso del genero di Dal Ferro che la formula era stata inventata anche da quest'ultimo. Pertanto si ritenne libero dalla promessa fatta al Tartaglia e si decise a comprendere i suoi risultati nella Ars Magna che pubblicò nel 1545, ben sapendo che avrebbe così suscitato le ire di Tartaglia, così come di fatto avvenne. Nel 1546 infatti Tartaglia pubblicò la sua opera "Quesiti et Inventioni diverse" dove, con parole offensive verso Cardano, denunciava la violazione del giuramento fattogli; il Ferrari, in difesa del suo amico e professore, lanciò il primo cartello di disfida contro Tartaglia, seguito da altri cinque nel giro di due anni. Tartaglia, per le sue difficoltà di parola, intendeva disputare per iscritto, Ferrari invece insisteva per uno scontro verbale e per tenere la disputa a Milano, dove lui poteva contare su amicizie e conoscenze. L'ultimo scontro si concluse il 10 agosto 1548; a Tartaglia non fu permesso di esporre le proprie ragioni e per questo motivo il giorno seguente ritornò a Brescia, dove si era trasferito da poco. Gli scontri non ebbero esito positivo per Tartaglia, che perse anche il lavoro a Brescia, ebbe difficoltà finanziarie e dovette far ritorno poco dopo a Venezia. Comunque i posteri hanno riconosciuto a Cardano parte della paternità dell'invenzione della formula risolutiva dell'equazione cubica, chiamandola formula di Cardano-Tartaglia.

Opere

"La Nova Scientia" (1537): divisa in tre volumi, tratta di balistica esterna ed è la prima che tenta una trattazione matematica del moto dei proiettili. "L'Euclide Megarese" (1543): è la prima traduzione in italiano degli Elementi di Euclide, con i commenti del Tartaglia medesimo. "Le opera archimedis" (1543): anche questa è una traduzione dell'opera di Archimede attraverso la versione latina di Guglielmo di Morbecca. "Quesiti et inventioni diverse" (1546): opera in nove volumi, che tratta di problemi di varia natura: aritmetica, algebra, geometria, statica, topografia, fortificazioni, artiglieria e tattica bellica. "Le risposte a Ludovico Ferrari" (1547-1548): si tratta dei sei opuscoli con cui il Tartaglia risponde ai cartelli di matematica disfida di Ferrari. "La travagliata Inventione" (1551): in tre libri, con tre "Ragionamenti" e un "Supplimento": si tratta di piccoli scritti, contenenti ad esempio il procedimento per riportare a galla una nave affondata e un commento sull'opera di Archimede. "Il general trattato di numeri et misure" (1556-1560): è un trattato in sei libri, di aritmetica, geometria e algebra; neanche in quest'opera Tartaglia affronta il problema della soluzione delle equazioni cubiche. "De insidentibus aquae" e "De ponderositate" (pubblicati postumi nel 1565): due volumi rispettivamente di Archimede e di Nemorario, che furono tratti dalle carte lasciate da Tartaglia. Tartaglia Tartaglia Categoria:Brescia ko:니콜로 타르탈리아

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Verweise

Genie - Giuseppe Mezzofanti - Emil Krebs -
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Weblinks


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