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1088
Eventi
- Inizia il pontificato di Papa Urbano II
- Vittoriosa spedizione pisana contro la città tunisina di El Mehedia
- Data convenzionale della fondazione dell'Università di Bologna, la prima del mondo occidentale
Nati
Morti
ttorio
088
ko:1088년
Papa Urbano II
Urbano II, nato Ottone di Lagery (o Otto, o Odo) (morto il 29 luglio 1099), fu Papa dal 1088 alla sua morte. Nato da una famiglia nobile francese a Lagery (nei pressi di Châtillon-sur-Marne) venne educato in chiesa. Era arcidiacono di Reims quando, sotto l'influenza di San Bruno suo insegnante, lasciò l'incarico ed entrò nel convento di Cluny dove divenne priore. Nel 1078, Gregorio VII lo convocò in Italia e lo nominò cardinale di Ostia.
Ottone fu uno dei più importanti ed attivi sostenitori delle riforme gregoriane, in particolare come legato in Germania nel 1084, e fu tra i pochi che Gregorio nominò come possibili successori al soglio di Pietro. Desiderio, abate di Monte Cassino (che prese il nome di Vittore III) venne scelto inizialmente come Papa, ma dopo il suo breve regno Ottone venne eletto per acclamazione (marzo 1088) nel corso di un piccolo raduno di cardinali ed altri prelati tenutosi a Terracina. Egli proseguì le politiche di Papa Gregorio VII, e mentre le perseguì con grande determinazione, mostrò anche una grande flessibilità e finezza diplomatica. Inizialmente dovette fare i conti con la presenza del potente Antipapa Clemente III a Roma; ma una serie di sinodi ben presenziati, tenuti a Roma, Amalfi, Benevento, e Troina lo appoggiarono nelle sue rinnovate dichiarazioni contro la simonia, l'investitura laica, il celibato del clero, e la continuata opposizione a Enrico, Sacro Romano Imperatore.
In accordo con quest'ultima politica, venne promosso il matrimonido della Contessa Matilde di Toscana con Guelfo di Baviera, il Principe Corrado venne aiutato nella sua ribellione contro il padre e incoronato Re dei Romani a Milano nel 1093, e l'imperatrice (Adelaide o Prassede) venne incoraggiata nelle sue accuse contro il marito. In una lotta protratta contro Filippo I di Francia, da lui scomunicato, Urbano II riuscì infine ad essere vittorioso.
Crociate
Urbano è noto soprattutto per aver dato il via alla prima crociata.
L'impegno di Urbano per le crociate prese forma pubblicamente per la prima volta al Concilio di Piacenza, dove nel marzo 1095 Urbano ricevette un ambasciatore dell'Imperatore Bizantino Alessio I Comneno, che chiedeva aiuto contro i Musulmani. Si riunì un grande concilio, cui parteciparono numerosi vescovi provenienti da Italia, Francia e Borgogna. La partecipazione fu così alta che l'incontro si dovette svolgere all'aria aperta, fuori dalla città. Al Concilio di Clermont tenuto nel novembre dello stesso anno, il sermone di Urbano si rivelò efficace, incitando il popolo francese a strappare la Terra Santa dalle mani dei Turchi. La Francia, disse, era già sovraffollata e le terre sante di Canaan erano stracolme di latte e miele. Urbano chiese ai francesi di volgere le loro spade a favore del servizio di Dio, e l'assemblea replicò Dieu le veult! ("Dio lo vuole!").
Urbano II morì il 29 luglio 1099, quattordici giorni dopo la caduta di Gerusalemme nelle mani dei crociati, ma prima che la notizia avesse raggiunto l'Italia. Il suo successore fu Papa Pasquale II.
Urbano II e la Sicilia
Molto più sottile delle crociate, ma di maggior successo nel lungo periodo, fu il programma di Urbano per portare Campania e Sicilia saldamente nella sfera d'influenza cattolica, dopo generazioni di controllo bizantino e di egemonia degli emiri arabi in Sicilia. Il suo agente nelle marche siciliane era il governante normanno Ruggero II. Nel 1098 Urbano conferì a Ruggero prerogative straordinarie, alcuni degli stessi diritti che venivano negati ai sovrani temporali in altre parti d'Europa. Ruggero era libero di nominare vescovi ("investitura laica"), libero di raccogliere le rendite della Chiesa e di inoltrarle al papato (una posizione sempre lucrativa), libero di avere voce nel giudizio di questioni ecclesiastiche. Ruggero era virtualmente un legato papale in Sicilia. Nella ricristianizzazione della Sicilia si dovettero fondare nuove diocesi, nonché i loro confini, con una gerarchia ecclesiastica rifondata dopo secoli di dominazione musulmana. La consorte longobarda di Ruggero, Adelaide, portò dei coloni dalla valle del Po nella Sicilia orientale. Ruggero come governante secolare sembrò una proposta sicura, in quanto era un semplice vassallo del suo parente Conte di Puglia, a sua volta vassallo di Roma, perciò, in quanto ben sperimentato comandante militare sembrò sicuro concedergli questi poteri straordinari, che in seguito sarebbero giunti ad un confronto finale tra gli Hohenstaufen, eredi di Ruggero e il papato del XIII secolo.
Urbano 02
ja:ウルバヌス2世 (ローマ教皇)
ko:교황 우르바노 2세
Pisa
Pisa è un comune della Toscana ed il capoluogo della omonima provincia. Ospita l'aeroporto "Galileo Galilei".
Tra i monumenti più importanti della città vi è - nella celebre piazza del Duomo, dichiarata patrimonio dell'umanità - la cattedrale costruita in marmo tra il 1068 ed il 1118, in stile romanico, con i suoi portali in bronzo di Bonanno Pisano ed il pulpito di Giovanni Pisano. Nella piazza svetta la caratteristica Torre pendente del XII secolo, alta 55 metri, che acquisì la sua caratteristica inclinazione immediatamente dopo l'inizio della sua costruzione.
Da notare la presenza di almeno due torri pendenti, una, la più nota, in Piazza dei Miracoli vicina all'estremità nord della centrale Via Santa Maria, accanto al duomo; l'altra a metà strada del lungofiume delle Piagge, campanile della chiesa San Michele degli Scalzi (in questo caso anche la chiesa è pendente).
duomo
Storia
Repubblica marinara assieme ad Amalfi, Venezia e Genova, Pisa ha tracce antiche che, per quanto riguarda la presenza dell'uomo nell'area cittadina, sembrano risalire al Paleolitico superiore.
Antichità
La città sorse in prossimità della confluenza delle foci dei fiumi Arno ed Auser, oggi scomparso, in una zona all'epoca lagunare. Le origini di Pisa state nel tempo attribuite ai Pelasgi, ai greci (Teuti o della Focide), ai Greci, agli Etruschi e ai Liguri e sono tuttora incerte. In base ai ritrovamenti archeologici si può sostenere con certezza l'esistenza di una città marittima e dedita a traffici con i Greci, i Fenici e i Galli almeno dalla metà del VI secolo AC. Anche gli autori romani attribuiscono a Pisa una non giovane età.
Tra questi in particolare Virgilio, Plinio, Strabone e Servio. Servio sostiene che i fondatori della città furono i Teuti mentre secondo Plinio la città sarebbe stata fondata dai Teuti oppure da Pelope, Re dei Pisei, tredici secoli prima di Cristo. Strabone ne attribuisce invece le origini a Nestore, Re di Pilo, successivamente alla caduta di Troia, mentre in quello stesso periodo, stando all'Eneide, Pisa appare già una città grande e potente.
Il ruolo marittimo della città era già spiccato all'epoca se è vero che gli autori antichi attribuivano ad un pisano l'invenzione del rostro. Studi recenti sostengono che l'espansione della città abbia comportato la necessità di utilizzare, oltre al porto fluviale, nuovi porti marittimi tra i quali uno a S.Piero a Grado, uno nella zona di S.Rossore e uno nei pressi di Livorno. I primi due furono in seguito abbandonati per l'interramento della laguna e gli scali furono trasferiti lungo il corso dell'Arno.
Col passare del tempo entrò nell'orbita politica di Roma e fu base di numerose imprese navali romane contro Liguri, Galli e Cartaginesi. Nel 180 AC divenne colonia romana. e sotto il consolato di Giulio Cesare ottenne lo status di colonia Julia Obsequens e una maggiore autonomia.
Alto medioevo
Con la caduta dell'impero romano Pisa non subì la decadenza di altre città probabilmente a causa della complessità del suo sistema fluviale di allora, che permetteva una facile difesa della città, e del possesso di una flotta. Il rilievo militare della città pare non essere stato scarso se, agli inizi del 600, tale flotta sembra aver minacciato la prosecuzione delle trattative di pace tra Bizantini e Longobardi. Inizialmente unico avamposto bizantino nella Tuscia conquistata dai Longobardi, entrò poi a far parte della Tuscia stessa probabilmente non a causa di una guerra ma in quanto lentamente assorbita nel periodo successivo al confronto tra i due regni. Da questo momento inizia l'ascesa di Pisa al ruolo di porto principale del Tirreno e di centro degli scambi della Tuscia con Corsica, Sardegna e coste meridionali di Francia e Spagna.
Con la sconfitta di Re Desiderio cui Pisa era fedele, l'avvento dei Franchi e la vittoria di Carlo Magno, la città ebbe una crisi dalla quale si risollevò presto. Dal punto di vista politico essa fu inserita nella contea-ducato di Lucca. Nel 930 fu trasformata in centro di contea, status che perdurò fino all'avvento di Ottone I, all'interno della Marca di Tuscia che aveva in Lucca la sua capitale ma in Pisa la città più importante se è vero che a metà del 900 Liutprando, vescovo di Verona, chiamava Pisa "Tusciae provinciae caput" e un secolo dopo il marchese di Tuscia veniva comunemente chiamato "marchese di Pisa". Proprio ai danni di Lucca, Pisa fu vittoriosa protagonista, nel 1003 della prima guerra comunale in Italia. Dal punto di vista navale invece, l'emergere dei saraceni nel IX secolo indusse Pisa ad allestire autonome flotte per contrastare i pirati. E furono tali flotte la garanzia dell'espansione della città.
La prima fase dello sviluppo della potenza pisana vede la città impegnata nel contenimento dei pirati saraceni nel Mediterraneo occidentale. Le imprese navali iniziano nell'828 con una spedizione contro le coste africane. Nell'871 Pisa partecipò in forze alla difesa di Salerno dall'attacco dei saraceni. Nel 970, dette un importante contributo alla spedizione dell'imperatore Ottone I che sconfigge una flotta bizantina in Calabria.
Il secolo XI
Nel 1005 occupò e saccheggiò Reggio Calabria. Altre spedizioni antiarabe furono la conquista e l'occupazione di Bona, in Africa settentrionale, nel 1034, la vittoriosa spedizione contro la città tunisina di El Mehedia nel 1088 ed il saccheggio di Palermo del 1063 con i cui marmi si dette inizio alla costruzione della Piazza dei miracoli. Nel corso dello scontro con gli arabi vi furono i grandi accrescimenti territoriali della città che nel 1016 strappò la Sardegna a Mugahid, detto Musetto, nel 1052 conquistò la Corsica e nel 1115 le Baleari. Quest'ultima impresa, peraltro non duratura, avvenne a seguito di una guerra iniziata nel 1113 e promossa da Pisa insieme a Papa Pasquale II e a cui parteciparono anche il conte di Barcellona, e contingenti di altri alleati provenzali ed italiani poi quasi interamente ritiratisi. Tra questi, a differenza delle precedenti spedizioni in Sardegna e Corsica, non vi furono i genovesi.
Dalla metà del secolo XI, l'accresciuto potere della città le valse diversi riconoscimenti papali e imperiali. Gregorio VII concesse la "legazia" sulla Corsica nel 1077, Urbano II elevò il rango della città a dignità arcivecovile nel 1092 mentre Enrico IV nel 1081 concesse alla città il diritto di eleggere i propri consoli. Quest’ultima concessione rispecchiava in realtà una situazione di fatto dal momento che, negli anni precedenti, una forte crisi istituzionale si era conclusa con l'accordo tra l'arcivescovo e il visconte, dal quale rimase escluso il Marchese, e a seguito del quale Pisa iniziò a governarsi tramite dei consoli assistiti da un Consiglio degli Anziani.
La crescita del potere economico e politico Pisa la ebbe principalmente con l'acquisizione di possedimenti e diritti commerciali verso l'est del Mediterraneo durante il periodo delle Crociate. A meno di due mesi dalla prima crociata del 1099, una flotta pisana di 120 navi giunse in Terrasanta a portare rifornimenti ai crociati. Durante il tragitto i crociati pisani, a cui si accompagnava l'arcivescovo Daiberto, futuro patriarca di Gerusalemme, colsero l'occasione per attaccare e saccheggiare varie isole dell'impero bizantino. Giuseppe Setaioli, nella sua "Historie dell'antichissima città di Pisa" scrive "Patriarca Pisano qual fece ritorno per allhora alla Patria stette in quel tempo l'armata Pisana quattro anni continui in quelle parti e volendo far ritorno a i patrij lidi ricordevoli di alcune ingiurie ricevute da Colajanni Imperatore di Constantinopoli risolvettero (benchè da longhe fatiche indeboliti) volere andare a i danni di detto Imperatore e luoghi e scorrere fino a Costantinopoli del che intimorito mandò sei ambasciatori a chieder paci alli Pisani dalli quali benignamente fulli concessa con alcuni pochi di tributi quali dovesse detto imperatore pagare fra i quali furono cinquanta capi di paramenti per la lor Chiesa del Duomo de i quali ven'era alcuni che per la quantità dell'oro si reggevano ritti". La presenza pisana e delle altre repubbliche ovviamente non si limitò al sostegno ai crociati ma fu volta allo stabilimento di colonie commerciali presso Siria, Libano e Palestina.
Il secolo XII
Nello specifico del caso pisano le concessioni ottenute permisero di fondare colonie ad Antiochia, Acri, Giaffa, Tripoli di Siria, Tiro, Gioppe, Laodicea ed Accone. A queste di aggiungevano possessi a Gerusalemme e Cesarea ed altre colonie, con un minor grado di autonomia, al Cairo, Alessandria e Costantinopoli. In tutte queste città i pisani avevano grandi privilegi ed esenzioni fiscali ma l'obbligo di contribuire alla difesa in caso di attacco esterno. Nel corso del secolo successivo l'importanza della presenza pisana aumentò anche nell'impero bizantino e a Costantinopoli in particolare. Qui fu messo a disposizione un quartiere, nella parte orientale della città, che potrebbe aver visto la presenza di un migliaio di pisani. Nel corso del XII secolo i rapporti con l'Impero migliorarono a tal punto che Pisa, anche se per pochi decenni, ottenne la posizione di nazione preferita, tradizionalmente assegnata a Venezia.
Dalla metà del XII secolo Pisa, tramite le acquisizioni della chiesa locale, ebbe un'espansione anche terrestre in Toscana e particolarmente nella Valdera, nel Valdarno inferiore e a Sud in direzione di Piombino. Contemporaneamente cresceva la rivalità con Lucca per il castello di Montignoso e per la via Francigena.
Sul mare, arginata la minaccia saracena nel Mediterraneo occidentale e proiettata verso i mercati dell'oriente, Pisa concentrò i suoi sforzi nella costruzione di nuovi scali e nel conseguimento di nuovi rapporti diplomatici ed economici usando la forza semplicemente per garantirsi trattati più vantaggiosi o monopòli in antagonismo con le città rivali. Tale rivalità si manifestò, in momenti diversi, con tutte le altre repubbliche marinare ma particolarmente con Genova. Successivamente alla spedizione delle Baleari, a cui seguì la concessione della primazìa sulla Sardegna, l'ostilità tra Pisa e Genova si trasformò in guerra. Questo a causa del contrasto tra i reciproci interessi in tutto il Tirreno che, negli anni immediatamente precedenti la guerra si era esteso ad occidente spingendosi anche a Linguadoca e Provenza. La città toscana aveva infatti intrecciato proficui rapporti commerciali con Noli, Savona e Montpellier mentre Genova con Hyerés, Fos, Antibes e Marsiglia. Le ostilità ebbero inizio nel 1119, con l'attacco genovese ad alcune galee che si dirigevano a Pisa, e si protrassero fino al 1133. Il conflitto fu combattuto per mare e per terra ma non vide battaglie cruciali quanto un susseguirsi di scorrerie piratesche sulle coste sarde, corse e tirreniche. L'accordo successivo, favorito dall'intercessione di Papa Innocenzo II previde la spartizione dei vescovati della Corsica: a Genova Mariana, Nebbio ed Acca; a Pisa, che mantenne la legazìa sulla Sardegna, Aleria, Aiaccio e Sagona. Contemporaneamente, svolgendosi un conflitto tra il legittimo Papa e l'antipapa Anacleto sostenuto da Ruggero II di Sicilia, Pisa partecipò alle spedizioni militari connesse e, il 6 agosto 1135, attaccò Amalfi. Con la città campana era in vigore una convenzione stipulata nel 1126 ma questa venne considerata invalida per la sopravvenuta soggezione ai normanni. Nel corso dell'attacco vennero saccheggiate le navi nel porto, espugnati i castelli circostanti e sconfitto un esercito di Ruggero II proveniente da Aversa. Due anni dopo, in una spedizione alleata del Papa e dell'Imperatore Lotario II, Pisa partecipò operando nuovamente nella zona di Amalfi. Seguì una fase di relativa tranquillità durante la quale Pisa si legò ancor di più agli imperatori tedeschi ottenendo importanti concessioni nei due diplomi del 1162 e 1165. Con essi Federico I riconosceva alla città, oltre alla giurisdizione sul contado pisano e la libertà di commercio nei territori dell'Impero, anche il lido del mare da Civitavecchia a Portovenere, la metà di Palermo, Messina, Salerno e Napoli, tutta Gaeta, Mazzarri e Trapani e una strada con case per i mercanti in ogni città del Regno di Sicilia. Alcuni di questi riconoscimenti vennero successivamente riconfermati da Enrico VI, Ottone IV e Federico II. L'editto ebbe due conseguenze. Esso determinò un certo risentimento anche da parte di Massa, Volterra, Lucca e Firenze che aspiravano ad un autonomo sbocco al mare. Inoltre contribuì, unitamente ai patti stretti tra Pisa e i giudicati sardi, allo scoppio di una nuova guerra con Genova.
Genova
Oggetto del contendere con la città ligure erano nuovamente le reciproche posizioni in Sardegna e Corsica nonché l'accaparramento dei mercati del Sud della Francia, dove Genova aveva assunto una posizione nettamente predominante, e di Spagna. Le ostilità ebbero probabilmente inizio nell'agosto 1165 sul Rodano, dove erano presenti stanziamenti pisani, con un fallito attacco dei genovesi alleati con il conte di Tolosa, verso un convoglio pisano supportato dai provenzali. Le ostilità si protrassero quindi fino al 1175 senza episodi eclatanti. Un altro fronte dei contrasti tra Pisa e Genova fu la Sicilia. Qui, a causa dei privilegi concessi da Enrico VI ad entrambe le città, si ebbero vari scontri iniziati con la conquista pisana dell'intera città di Messina nel 1192 a cui seguirono scontri armati in tutta l'isola fino alla conquista genovese di Siracusa nel 1204.
Le posizioni commerciali in Sicilia furono successivamente perdute con l'accordo tra la Lega Guelfa toscana, guidata da Firenze, e Papa Innocenzo III il quale, pur avendo revocato la scomunica lanciata poco tempo prima da Celestino III, si accordò poco dopo anche con Genova indebolendo ulteriormente le posizioni pisane nel Sud Italia. Negli anni seguenti si posero le premesse per ulteriori successivi scontri con l'intensificazione maggiore penetrazione commerciale pisana nel Sud della Francia. Dal 1208 Pisa stipula accordi commerciali con i borghi di Fos e Hyères, si accorda col conte di Barcellona per rinnovare i privilegi ad Arles e S.Egidio, stipula un trattato di pace trentennale col comune di Marsiglia, uno cinquantennale con quello di Narbonne ed altri accordi con Gras ed Accone.
All'incirca nello stesso periodo Pisa tentava una politica di penetrazione nell'Adriatico e di sfida alla supremazia veneziana in quel settore. Nel 1180 veniva stipulato tra le due città un accordo di non aggressione nel Tirreno e nell'Adriatico ma nello stesso anno la morte a Costantinopoli di Emanuele Commeno mutò gli equilibri e si verificarono varie azioni contro convogli veneziani. Contemporaneamente la volontà di contrastare la potenza veneziana in Adriatico si concretizzava in iniziative, sia commerciali che diplomatiche, verso le città di Ancona, Pola, Zara, Spalato e Brindisi. Nel 1188 si ebbe la firma di un trattato di pace con Zara, che si rese indipendente da Venezia per qualche anno, e nel 1195 una spedizione pisana si avventurò fino a Pola nel tentativo di indurla a ribellarsi contro Venezia anche se quest'ultima riuscì a riconquistare subito la città.
L'anno successivo fu firmata una pace decennale a condizioni favorevoli per i pisani. Il trattato ebbe vita breve in quanto nel 1199 i pisani tornarono all'attacco con un blocco navale nei pressi di Brindisi che si concluse con una battaglia vittoriosa per i veneziani. In ogni caso non si arrivò ad una vera e propria guerra e nel 1206 le due città stipularono un trattato con il quale Pisa rinunciava alle sue mire espansionistiche in Adriatico pur mantenendo il controllo degli sbocchi già acquisiti. Il trattato aveva funzione antigenovese e nel corso del tempo i rapporti tra Pisa e Venezia divennero generalmente di collaborazione quando non di alleanza per la conquista del mercato di Costantinopoli.
Il secolo XIII
All'inizio del XIII secolo Pisa si impegnò nella normalizzazione dei rapporti con la rivale Genova. Dopo essersi accordata con Venezia per poter eventualmente sostenere uno scontro prolungato con i liguri, Pisa si impegnò in un tentativo di pacificazione. Nel 1209 e nel 1217, vi furono dei convegni di pace a Lerici con i genovesi che si conclusero positivamente con la firma di trattati che garantirono un periodo ventennale di pace tra le due potenze marinare. La pacificazione non fu peraltro generalizzata in quanto nel 1220 Federico II confermò a Pisa il possesso della costa tirrenica da Civitavecchia a Portovenere rinnovando i motivi di ostilità verso Pisa non solo di Genova ma anche delle città toscane. Negli anni seguenti vi furono infatti scontri con Lucca in Garfagnana e Versilia ed una vittoria fiorentina a Castel del Bosco. Inoltre il legame indissolubile con l'Impero, che vedeva acuire le tensioni col papato, portò quest'ultimo ad ostacolare le ambizioni pisane cercando di far perdere alla città ghibellina le posizioni acquisite nei giudicati sardi di Gallura, Arborea e Torres. Nel corso degli anni trenta del XIII secolo il papato accusò diverse sconfitte militari tra cui quella della Lega lombarda.
Nel 1238 tuttavia, grazie all'insoddisfazione di Genova per la politica di Federico II, papa Gregorio IX riuscì a formare un'alleanza che vedeva Genova e Venezia unite contro chi disobbediva al papato, vale a dire l'Imperatore e con esso Pisa. L'anno dopo procedette a scomunicare Federico II e indisse poi per il 1241 un concilio antimperiale da tenersi a Roma. Il precedente accordo con Genova ebbe modo di concretizzari con la scorta che la città ligure concesse per il trasporto dei prelati dell'Italia del Nord e della Francia verso la città eterna. Dopo aver cercato inutilmente di impedire la partenza attaccando Genova via terra e conquistando Lerici, una flotta pisana a cui si unì una flotta imperiale proveniente dalla Sicilia e guidata da Enzo, figlio di Federico II, affrontò la scorta. La battaglia si svolse il 3 maggio 1241 presso l'isola del Giglio e si concluse con una pesante sconfitta per Genova e le costò la cattura di 25 galee e di alcune migliaia di marinai di prigionieri tra i quali due cardinali e vari vescovi. I prelati furono successivamente liberati ma conseguenza della loro cattura fu il fallimento del Concilio, che non ebbe luogo, e la scomunica della città di Pisa, accompagnata dalla revoca dei privilegi ecclesiastici concessi in passato. Tale scomunica venne a sua volta revocata solo nel 1257. La città toscana cercò comunque di sfruttare il momento favorevole conquistando la città corsa di Aleria e, nel 1243, addirittura cingendo Genova d'assedio se pur inutilmente.
La città repubblica ligure si riprese tuttavia abbastanza velocemente e nel 1256 riuscì a riconquistare Lerici.
Con l'espansione della presenza pisana nel Mediterraneo e il consolidarsi degli interessi delle classi mercantili pisane, divenne necessario modificare l'assetto istituzionale della città. Scomparve quindi la carica di console e intorno al 1230 tali classi individuarono una figura che li rappresentasse sul piano politico e li difendesse su quello militare nella nuova istituzione del Capitano del popolo. Nonostante l'opera riformatrice in città così come nei territori ad essa sottoposti rimase una forte tensione dovuta alla rivalità tra le famiglie Della Gherardesca e Visconti. Dopo vari tentativi di pacificazione, tra cui quella del 1237, da parte degli arcivescovi e dell'Imperatore Federico II, nel 1254 il popolo con una rivolta impose la nuova istituzione dei dodici Anziani del Popolo come loro rappresentanti alla guida del Comune. Inoltre affiancarono ai Consigli legislativi, composti da nobili, i nuovi Consigli del Popolo formati da rappresentanti delle arti principali e dai capi delle Compagnie del Popolo con la funzione di ratificare le leggi approvate dal Consiglio Maggiore Generale e dal Senato.
Il declino della potenza marinara
Nel 1284 nel corso dell'ennesimo confronto militare con Genova, Pisa subì una disastrosa sconfitta nella battaglia della Meloria. La potenza terrestre non ne risentì immediatamente e ancora nel 1315 truppe pisane sconfiggevano duramente i fiorentini nella battaglia di Montecatini. Il lento declino era tuttavia iniziato e nel 1406 i fiorentini riuscivano ad impossessarsi della città. Nel 1494 il duro regime a cui la città fu sottoposta e l'orgoglio dei cittadini pisani fece sì che al calare in Italia del Re francese Carlo VIII scoppiasse la rivolta. La riconquistata libertà non durò tuttavia che quindici anni e nel 1509 Pisa dovette definitivamente piegarsi a Firenze.
Università
Pisa è sede di tre istituzioni universitarie: l'Università degli Studi, la Scuola Normale Superiore, la Scuola Superiore Sant'Anna.
Amministrazione comunale
- Classificazione climatica: zona D, 1694 GR/G
Voci correlate
- Provincia di Pisa
- Toscana
- Torre pendente di Pisa
- Università di Pisa
- Scuola Normale Superiore di Pisa
- Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa
- Pisa calcio
- [http://www.pisa-airport.com/ Aeroporto Galileo Galilei]
- [http://www.compart-multimedia.com/virtuale/it/pisa/pisa.htm Visita Virtuale di Pisa]: Panoramiche virtuali e Photo Gallery (ita/ing)
- [http://www.unipi.it/ Università Statale di Pisa]
- [http://www.sns.it/ Scuola Normale Superiore di Pisa]
- [http://www.sssup.it/ Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa]
- [http://digilander.libero.it/fotogian/pisa.html Fotografie di Pisa]
- [http://www.comune.pisa.it/doc/webcam.htm La WEB-Cam sulla torre dell'orologio]
Categoria:Comuni della provincia di Pisa
Categoria:Comuni della Toscana
Categoria:Comuni italiani
Pisa
Categoria:Patrimoni dell'umanità in Italia
ja:ピサ
Categoria:Anni del XI secoloIl XI secolo comprende gli anni che vanno dal 1001 al 1100
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01-11
ja:Category:11世紀
Pasteurella pestis
Yersinia pestis bacterium, belonging to the family Enterobacteriaceae. It is the infectious agent of bubonic plague, and can also cause pneumonic plague and septicemic plague. All forms have been responsible for enormous mortality in many fearsome epidemics throughout the history of mankind (without treatment, patients with the bubonic form die, and almost 100% with the pneumonic form), such as the Great Plague and the Black Death, the latter of which accounted for the death of approximately 25% of the European population. The role of Y. Pestis in the Black Death is today highly debated amongst historians, as scientific evidence is pointing away from it as the cause.
The genus Yersinia is Gram negative, bipolar staining coccobacilli, and, similarly to other Enterobacteriaceae, it has a fermentative metabolism. Yersinia pestis produces a antiphagocytic slime. The organism is motile when isolated, but becomes nonmotile in the mammalian host.
History
Y. pestis was discovered in 1894 by Swiss/French physician and bacteriologist from the Pasteur Institute, Alexandre Yersin, during an epidemic of plague in Hong-Kong. Yersin was a member of the Pasteur school of thought. Shibasaburo Kitasato, a Germany-trained Japanese bacteriologist who practiced Koch's methodology was also engaged at the time in finding the causative agent of plague. However, it was Yersin who actually linked plague with Yersinia pestis. This was originally called Pasteurella pestis, and was renamed after Yersin in 1967.
Pathogenicity and immunity
Pathogenicity is due to two antiphagocytic antigens, named F1 and VW, both required for virulence. They are produced by the bacterium at the temperature of 37°C, so this explains why insects, such as the flea, harbor non-virulent bacteria. Furthermore, Y. pestis survive and produce F1 and VW antigens within blood cells such as monocytes, but not in polymorphonuclear neutrophils. Natural or induced immunity is achieved by the production of specific opsonic antibodies against F1 and VW antigens. They induce phagocytosis neutrophils.
There is a formalin-inactivated vaccine available for adults at high risk, but it is not very effective and may cause severe inflammatory reactions. Experiments with genetic engineering of a vaccine based on F1 and VW antigens is underway and shows great promise.
Genome
The genome of the CO92 strain obtained from clinical isolate from the USA was recently sequenced. The chromosome sequence is 4,653,728 base pairs long. Like its cousins Yersinia pseudotuberculosis and Yersinia enterocolitica, Y. pestis is host to the plasmid pCD1. In addition, it also hosts two other plasmids, pPCP1 and pMT1 which are not carried by the other Yersinia species. Together, these plasmids, and a pathogenicity island called HPI, encode several proteins which cause the pathogenicity for which Y. pestis is famous. Among other things, these virulence factors are required for bacterial adhesion and injection of proteins into the host cell, invasion of bacteria into the host cell, and acquisition and binding of iron harvested from red blood cells. Y. pestis is thought to be descendant from Yersinia pseudotuberculosis, and is different only because of the presence of the virulence plasmids.
Susceptibility
Y. pestis is highly susceptible to several antibiotics, mainly streptomycin and chloramphenicol.
Related topics
- Great Plague
- Black Death
- Pasteur Institute
References
- [http://www.nature.com/cgi-taf/DynaPage.taf?file=/nature/journal/v413/n6855/abs/413523a0_fs.html Parkhill, J. et al.. Genome sequence of Yersinia pestis, the causative agent of plague" Nature, 413: 523-527.]
- Bacterial Pathogenesis: A Molecular Approach, Second Edition, Abigail A. Salyers and Dixie D. Whitt, 2002, ASM Press, Washington D.C., pp207-212.
External links
- [http://www.bacteriamuseum.org/species/ypestis.shtml Yersinia pestis]. Virtual Museum of Bacteria.
Category:EnterobacteriaCategory:Infectious diseases
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