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| 12 Aprile |
12 aprile
Il 12 aprile è il 102° giorno del Calendario Gregoriano
(il 103° negli anni bisestili).
Mancano 263 giorni alla fine dell'anno.
Eventi
- 467 - Antemio Procopio viene proclamato imperatore romano d'occidente
- 1204 - Quarta Crociata sacco di Costantinopoli
- 1334 - La Repubblica Fiorentina nomina Giotto di Bondone Capomastro del Duomo e Architetto delle fortificazioni
- 1633 - Galileo è accusato di eresia (Index Librorum Prohibitorum)
- 1815 - L'eruzione del Monte Tambora iniziata il 5 aprile provoca la morte di 92.000 persone
- 1861 - Guerra civile americana: inizio del conflitto con l'attacco da parte delle forze confederate di Fort Sumter, nel porto di Charleston, Carolina del Sud
- 1864 - Guerra civile americana: Massacro di Fort Pillow, Tennessee
- 1865 - Guerra civile americana: la città di Mobile, Alabama è conquistata dall'armata unionista
- 1871 - Guerra Franco-Prussiana: la capitale, parzialmente in mano ai Prussiani, viene riconquistata dalla Comune, che ordina l'abbattimento della colonna di place Vendome
- 1877 - Il Regno Unito annette il Transvaal
- 1944 - Italia, re Vittorio Emanuele III di Savoia annuncia alla radio la sua abdicazione in favore del figlio, non appena gli alleati entreranno a Roma
- 1945 - Harry S. Truman inizia il suo mandato come 33.mo presidente degli Stati Uniti
- 1946 - La Siria ottiene l'indipendenza dalla Francia
- 1961 - URSS, Yuri Gagarin è il primo uomo nello spazio: a bordo della Vostok I resta in orbita per 108 minuti
- 1966 - Oceano Atlantico: un'onda anomala colpisce il transatlantico italiano Michelangelo durante una burrasca, causando 3 morti e numerosi feriti
- 1968 - USA: incidente con il gas nervino nella Skull Valley, Utah
- 1973 - Milano, durante una manifestazione neofascista non autorizzata, Vittorio Loi e Maurizio Murelli lanciano alcune bombe a mano contro la polizia. L'agente Antonio Marino resta ucciso
- 1975 - Guerra del Vietnam: l'ambasciata USA a Phnom Penh, Cambogia, è evacuata in conseguenza dell'accerchiamento della città da parte dei Khmer rossi
- 1981 - USA: viene lanciato il primo Space Shuttle: lo Space Shuttle Columbia fa parte della missione STS-1
- 1982 - Gerusalemme, un israeliano spara sui raccolti davanti alla moschea di Al Aqsa, causando 2 morti e 30 feriti: all'episodio si ispira il movimento terrorista Martiri di Al Aqsa
- 1990 - Christian Bernard, diviene Imperator dello AMORC (Ordine della Rosa-Croce)
- 1992 - Francia: apre a Marne-la-Vallee Euro Disney
- 1995 - Italia: sospende le pubblicazioni il giornale "La voce", fondato e diretto da Indro Montanelli: le cause sono da ricondurre allo scarso interesse del pubblico ed ai debiti accumulati.
- 2003 - Ungheria: referendum per l'adesione all'UE; partecipa il 45% degli aventi diritto al voto; l'84% dei votanti vota a favore di un ingresso nell'Unione Europea.
- 2004 - Il presidente egiziano Hosni Mubarak incontra il presidente degli USA George W. Bush in Texas, per definire un piano riguardo la pace in Medio Oriente e la politica da attuare nella regione
Nati
- 599 AC - Mahavira, fondatore del Giainismo
- 812 - Muhammad at-Taqi, imam sciita
- 1577 - Cristiano IV di Danimarca
- 1832 - Hugo Adolph Steinheil, ottico
- 1847 - Egor Ivanovich Zolotarev, matematico russo
- 1856 - William Martin Conway, critico d'arte inglese
- 1867- Sindo Garay, cantante e musicista cubano
- 1884 - Otto Meyerhof, biochimico Premio Nobel in fisiologia e medicina
- 1885 - Robert Delaunay, pittore francese († 1941)
- 1888 - Cecil Kimber, fondatore della MG
- 1892 - Johnny Dodds, musicista jazz († 1940)
- 1895 - Lily Pons, soprano
- 1904 - Paul Dahlke, attore
- 1907 - Felix de Weldon, scultore
- 1913 - Lionel Hamptom, musicista
- 1916 - Beverly Cleary, scrittore
- 1922 - Tiny Tim, musicista
- 1933 - Montserrat Caballé, soprano
- 1935 - Francesco Saverio Borrelli, giudice di Tangentopoli
- 1939 - Alan Ayckbourn, scrittore
- 1940 - Herbie Hancock, musicista
- 1941 - Bobby Moore, giocatore di calcio inglese
- 1944 - John Kay, componente degli Steppenwolf
- 1947 - David Letterman, conduttore di talk show
- 1947 - Tom Clancy, scrittore
- 1948 - Joschka Fischer, ministro degli Esteri tedesco
- 1949 - Scott Turow, scrittore
- 1950 - David Cassidy, cantante ed attore
- 1956 - Herbert Grönemeyer, cantante, pianista ed attore
- 1956 - Andy Garcia, attore
- 1957 - Vince Gill, musicista country
- 1962 - Danilo Bestagno, sintesista, compositore italiano
- 1968 - Stephanie Haumueller, disegnatrice di moda
- 1971 - Shannen Doherty, attrice
- 1979 - Claire Danes, attrice
Morti
- 65 - Lucio Anneo Seneca, filosofo, drammaturgo, statista
- 238 - Gli Imperatori Romani Gordiano I (suicida) e Gordiano II (ucciso in battaglia)
- 1555 - Giovanna di Castiglia, regina di Castiglia
- 1782 - Pietro Metastasio, poeta italiano
- 1910 - Robert Giffen, statistico ed economista britannico
- 1938 - Feodor Chaliapin, cantante d'opera
- 1945 - Franklin Delano Roosevelt, 32.mo presidente degli Stati Uniti
- 1962 - Mokshagundam Visvesvaraya, uomo politico indiano ed ingegnere morto all'età di 101 anni
- 1975 - Josephine Baker, ballerina
- 1981 - Joe Louis, campione di pugilato
- 1988 - Alan Paton, scrittore di novelle
- 1989 - Sugar Ray Robinson, campione di pugilato
- 1989 - Abbie Hoffman, attivista politico e sociale statunitense
- 2001 - Harvey Ball, inventore dello Smiley
- 2003 - Cecil H. Green, fondatore della Texas Instruments, morto a 102 anni
Feste e ricorrenze
Nazionali
Religiose
Santi cattolici:
- Sant'Alferio, abate
- San Damiano di Pavia, vescovo
- San Giulio I, Papa
- San Giuseppe Moscati, laico
- Santa Sofia di Fermo, vergine e martire
- Santa Vissia di Fermo, vergine e martire
- San Zenone da Verona, vescovo
Laiche
12
ja:4月12日
ko:4월 12일
simple:April 12
th:12 เมษายน
Calendario gregorianoIl Calendario gregoriano è in vigore dal 15 ottobre 1582,
che è seguito al 4 ottobre del Calendario giuliano.
Il 4 ottobre 1582 fu infatti stabilito che il giorno successivo sarebbe stato non il 5 ottobre, ma il 15 ottobre. Questa decisione si rese necessaria in quanto essendo un anno giuliano lungo 365 giorni e 6 ore, e dunque in eccesso di 11 minuti e 14 secondi rispetto all'anno solare, il calendario giuliano accumulava un giorno di ritardo ogni 128 anni.
Come conseguenza di ciò, al 4 ottobre 1582 la differenza accumulata nei secoli era ormai di 10 giorni; questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche effettuate, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo.
Per rimettere le cose a posto, si decise di compiere il "salto" di giorni, e di modificare il metodo di computo del tempo in modo da tener conto del ritardo accumulato.
La nuova regola prevedeva che venissero saltati gli anni bisestili degli anni terminanti con 00 (multipli di 100) salvo quelli multipli di 400.
Quindi sono bisestili tutti gli anni divisibili per 4 (per i quali la divisione per 4 ha come resto zero), tranne gli anni multipli di 100, ma non di 400. Da questo si deduce che 1700 e 1800 non sono bisestili, mentre 1600 è bisestile come anche 1604. Questa suddivisione porta nel calendario gregoriano una periodicità di 400 anni equivalenti a 365 - (300 + 3) + 366 - (96 + 1) = 146.097 giorni (dove 300 sono gli anni non divisibili per 4; 3 sono gli anni terminanti con 100, 200, 300; 96 sono gli anni divisibili per 4; e 1 l'anno terminante con 400). Poiché 146.097 è divisibile per 7 si ha anche la ciclicità settimanale ogni 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali ogni 400 anni; il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, ...
È stata introdotta questa regola, che sembra abbastanza contorta, per poter creare un calendario che fosse abbastanza preciso ed evitasse di effettuare aggiustamenti vari (soppressione o creazione di giorni ogni tot di mesi, per far coincidere le stagioni con i mesi). Il calendario gregoriano apporta una discreta precisione, di molto superiore a tutti i calendari che l'hanno preceduto nel vecchio mondo; infatti tale calendario, in media sui 400 anni, è di solo 26 secondi circa più lungo del periodo di orbita della Terra intorno al Sole. Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905 per non avere, per esempio, che la primavera inizi il 20 di marzo al posto del 21.
Il calendario gregoriano entrò subito in vigore in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo. Nell'arco di due anni venne adottato pure nei territori cattolici tedeschi, dei Paesi Bassi e svizzeri e in Belgio e, nel 1587, in Ungheria.
In seguito, ma non immediatamente, si uniformarono anche gli stati luterani, calvinisti e anglicani: gli stati tedeschi incominciarono ad introdurlo agli inizi del 1700 e in maniera completa nel 1775, in Gran Bretagna e colonie inglesi nel 1752 (una legge del 1751 stabiliva che dall'anno successivo tutti i territori di tutto il mondo sotto il dominio inglese adottassero tale calendario) e in Svezia nel 1753.
In altri paesi, tra cui quelli di confessione ortodossa, il vecchio calendario è rimasto in vigore fino ai primi decenni del secolo scorso: in Russia è stato introdotto dal governo rivoluzionario nel 1918, mentre la Chiesa Ortodossa russa (con quella di Serbia e di Gerusalemme) ha continuato a mantenere il calendario giuliano. Da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane.
A dire il vero, il calendario entrato in uso nei paesi ortodossi ha una regola leggermente diversa per decidere quali anni multipli di 100 sono bisestili: sono infatti quelli per cui, prendendo il numero dei secoli e dividendolo per 9, il resto è 2 oppure 6. Il primo anno in cui ci sarà una differenza con il calendario gregoriano sarà il 2800. La scelta dovrebbe servire ad accordare meglio la durata dell'anno con quella astronomica.
Le Chiese Ortodosse (ad eccezione di quella finlandese) hanno, invece, mantenuto il vecchio metodo di calcolo della festività di Pasqua e di quelle ad essa collegate, Ascensione e Pentecoste.
Nel calendario gregoriano è stato scelto come anno 1 (anno iniziale) l'anno di nascita di Gesù (anche se ci si accorse poi che i calcoli fatti erano errati in eccesso di circa 7 anni, quindi Gesù dovrebbe essere nato intorno all'anno 7 AC). Ne consegue che tutti gli anni dall'anno 1 in poi sono detti anni dopo la nascita di Cristo e possono essere indicati con la sigla finale DC (Dopo Cristo). Invece per gli anni precedenti alla nascita di Cristo sono seguiti dalla scritta AC (Avanti Cristo). Tutti gli anni senza sigla finale si intendono anni successivi alla nascita di Gesù, mentre quelli precedenti si possono indicare anche con un numero negativo. Il primo anno prima dell'anno 1 DC è l'anno 1 AC e quindi nel calendario gregoriano non esiste l'anno zero, inoltre ogni nuovo decennio, centennio, millennio, ... inizia sempre con l'anno terminante con uno e non con zero, altrimenti il primo decennio, centennio, millennio, ... non sarebbe composto rispettivamente da dieci, cento, mille, ... anni. Per esempio il primo decennio deve essere composto da 10 anni e quindi comprende gli anni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e quindi il secondo decennio inizia con l'anno 11. Così il terzo millennio inizia con l'anno 2001.
il 1° gennaio 4713 AC è il Giorno Giuliano (JD) zero (il giorno 1 inizia alle 12AM del detto giorno) che fu introdotto dall'astronomo francese di Agen Josephus Justus Scaliger nel 1583. Egli assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo, in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto. Lo chiamò "Giuliano" dal nome di suo padre: il padovano Giulio Cesare della Scala.
Il 4713 AC è il minimo anno che in teoria può assumere il calendario gregoriano ed è anche l'anno minimo possibile in molti programmi.
Voci correlate
- Calendario giuliano
- Calendario romano
- anno bisestile
- calcolo della Pasqua
Collegamenti esterni
Maggiori dettagli si possono trovare sul sito [http://www.liceofoscarini.it/didattic/astronomia/astro/cal_giuliano.html dettagli sul Calendario giuliano]
Gregoriano
als:Gregorianischer Kalender
ja:グレゴリオ暦
ko:그레고리력
ms:Kalendar Gregory
simple:Gregorian calendar
th:ปฏิทินเกรกอเรียน
AnnoUn anno indica un periodo di tempo pari a quello impiegato dalla Terra per completare la sua orbita attorno al Sole. Un anno è diviso in 365 giorni, ma poiché la Terra completa la sua orbita in un tempo leggermente superiore si è reso necessario introdurre degli anni bisestili composti da 366 giorni, per correggere la discrepanza. Per estensione il termine anno si applica al periodo orbitale di qualsiasi pianeta, nel qual caso anno viene fatto seguire da un aggettivo (come in anno marziano).
In astronomia, vengono definiti diversi tipi di anno:
- anno siderale: definisce il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della propria orbita, misurata relativamente a un insieme di punti di riferimento (come le stelle fisse). La sua durata media è di 365,256363051 giorni (365g 6h 9m 10s).
:La reale durata dell'anno varia, in quanto il movimento della Terra è influenzato dalla gravità della Luna e degli altri pianeti.
- anno tropico: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione, con riferimento alla struttura formata dall'intersezione tra l'ellittica (il piano su cui orbita la Terra) e il piano dell'equatore (il piano perpendicolare all'asse di rotazione della Terra). A causa della precessione, questa struttura arretra leggermente lungo l'ellittica, rispetto alle stelle fisse. Come conseguenza, l'anno tropico è leggermente più breve di quello siderale. La sua durata media corrisponde a 365,24218967 giorni (365d 5h 48m 45s).
- anno anomalo: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della sua orbita con rispetto ai suoi apsidi. L'orbita terrestre è ellittica; i punti estremi dell'ellisse, chiamati apsidi, sono:
# il perielio, dove la Terra è più vicina al Sole (attorno al 2 gennaio)
# l'afelio, quando la Terra è più lontana dal Sole (attorno al 2 luglio).
:A causa dell'interferenza gravitazionale degli altri pianeti, la forma e l'orientamento dell'orbita non sono fissi, e gli apsidi si spostano lentamente rispetto ai punti di riferimento. Per questo, l'anno anomalo è leggermente più lungo dell'anno siderale. In media 365,259635864 giorni (365g 6h 13m 52s).
- anno eclittico: il periodo impiegato dal Sole (come viene visto dalla Terra) per completare una rivoluzione con riferimento a un nodo lunare, dell'orbita della Luna (il punto in cui l'orbita lunare interseca l'ellittica). Questo periodo è associato con le eclissi: avviene solo quando sia il Sole che la Luna sono vicini a uno di questi nodi; quindi le eclissi avvengono entro circa un mese ogni mezzo anno eclittico. Ci sono quindi due stagioni eclittiche ogni anno. La durata media dell'anno eclittico è di 346,620075883 giorni.
- similarmente all'anno eclittico, viene definito un periodo in cui il Sole (come viene visto dalla Terra) completa una rivoluzione con riferimento al perigeo dell'orbita lunare. Questo periodo, poco citato nella letteratura astronomica, è associato con la dimensione apparente della Luna piena, e anche con la durata variabile del mese sinodico. La durata di questo periodo è di 411,78443029 giorni.
Il Calendario normalmente cerca di adeguarsi all'anno tropico, poiché le stagioni sono determinate da questo tipo di anno.
Per ragioni pratiche l'anno del calendario è composto da un numero intero di giorni. Nel calendario attualmente in uso della società occidentale, il calendario gregoriano, gli anni hanno 365 giorni. Allo scopo di tenerlo sincronizzato con l'anno tropico, ogni quattro anni il calendario conta 366 giorni.
La principale eccezione al calendario gregoriano è il calendario islamico, un calendario lunare senza anni bisestili, nel quale le ricorrenze si spostano attraverso le stagioni.
L'anno giuliano: base del calendario giuliano aveva una durata di 365,25 giorni.
L'anno gaussiano dura 365,2568983 giorni, ed è derivato dalla "costante gravitazionale gaussiana" che viene espressa in unità del sistema solare.
L'anno besseliano: è un anno tropico che inizia quando il Sole raggiunge la longitudine ellittica di 280°. Tale longitudine viene sempre raggiunta attorno al 1 gennaio. Prende il nome dall'astronomo e matematico del XIX secolo Friedrich Bessel.
Voci correlate
- Anno luce
Categoria:Astronomia e Astrofisica
Categoria:Unità di tempo
ja:年
ms:Tahun
simple:Year
zh-min-nan:Nî
1204
Eventi
- Febbraio - L'imperatore bizantino Alessio IV viene detronizzato in una rivoluzione, e Alessio V viene proclamato imperatore.
- 12 aprile - Cavalieri della Quarta crociata e veneziani conquistano, per la seconda volta, Costantinopoli.
- 16 maggio - Baldovino IX di Fiandra viene incoronato primo imperatore dell'Impero latino d'oriente.
Nati
- Haakon IV, Re di Norvegia
Morti
- 9 febbraio - Alessio IV, imperatore bizantino
- Febbraio - Isacco II Angelo, imperatore bizantino
- 31 marzo - Eleonora d'Aquitania, regina di Francia e Inghilterra (nata nel 1121)
- 13 dicembre - Moshe ben Maimonide, filosofo ebreo
- Minamoto no Yoriie - Secondo shogun dello Shogunato Kamakura del Giappone
- Amalrico di Bène - Teologo francese
Capi di stato
- Inghilterra - Giovanni I Re d'Inghilterra (regnò dal 1199 al 1216)
- Francia - Filippo II, Augusto Re di Francia (regnò dal 1180 al 1223)
004
ko:1204년
Costantinopoli
Costantinopoli (nome latino: Constantinopolis; greco: Kostantinoupolis) è il vecchio nome di Istanbul, maggiore città della Turchia. Il suo nome originale era Bisanzio (greco Byzantion).
Costantinopoli è una italianizzazione di "Kostantinoupolis", che in greco significa "Città di Costantino"; il nome le fu dato in onore dell'imperatore romano Costantino I quando la città divenne capitale dell'Impero romano l'11 maggio dell'anno 330. Costantino la ribattezzò Nova Roma, ma questo nome non entrò mai nell'uso comune. Roma continuò a mantenere sull'antica Bisanzio i suoi diritti politici e commerciali.
Costantinopoli divenne successivamente la capitale dell'Impero Bizantino e fu espugnata il 29 maggio 1453 dai Turchi (Caduta di Costantinopoli).
Quando nel 1923 fu fondata la Repubblica di Turchia, la capitale venne spostata da Istanbul ad Ankara. La città fu chiamata, nel corso dei secoli, con svariati nomi: Costantinopoli (nome ufficiale), Neà Romè o Nuova Roma, Polis o La Città (per eccellenza, come già Roma), Rumiyya al-Khubra (Roma la nuova in Arabo), Qostantiniyye (Costantinopoli in Arabo e in Turco), Istanbul, Stambul, Islambol (centro dell'Islam, perché sede del Califfato), Michaelgard (città di Michele, nome di alcuni Imperatori, nella lingua dei mercenari Vareghi, cioè Vichinghi, che parlavano l'antico germanico norreno), Zarigrado (cioè città degli Imperatori in Russo e in Bulgaro), Gostandnubolis (il suo nome in Armeno). Istanbul divenne il nome ufficiale solo nel 1930. Il nome Istanbul, a sua volta, deriva dalle parole greche stin poli che significano "alla Città": infatti questo era il modo di riferirsi dei Greci alla "Città delle Città", così come Costantinopoli era conosciuta durante l'era bizantina.
Costantinopoli è sede del famoso patriarcato di Costantinopoli, una delle antiche sedi apostoliche.
Categoria:Turchia
Categoria:Città antiche
Categoria:Medioevo
ja:コンスタンティノポリス
ko:콘스탄티노폴리스
1334
Eventi
Nati
Morti
034
ko:1334년
Giotto]]
Giotto di Bondone, alcune fonti riportano Ambrogio Bondone, conosciuto semplicemente come Giotto che sarebbe il diminutivo di Ambrogiotto o Angiolotto (Colle di Vespignano, FI, ca. 1267 - Firenze, 1337) è stato uno dei più influenti pittori e architetti del Trecento.
Vita e Opere
Giotto Di Bondone nasce da una famiglia contadina che come molte altre si era inurbata a Firenze e aveva affidato il figlio alla bottega di un pittore, Cenni di Pepi detto Cimabue, iscritto alla potente Arte della Lana che abitava nella parrocchia di Santa Maria Novella.
Sembra dunque solo una leggenda l'aneddoto della "scoperta" del giovane pittore da parte di Cimabue mentre disegnava le pecore a cui badava riferita da Lorenzo Ghiberti e da Giorgio Vasari.
Sul fatto che Cimabue sia stato maestro di Giotto non ci sono dubbi anche soltanto per ragioni stilistiche, la collaborazione nella bottega del maestro fiorentino consentì a Giotto di seguirlo a Roma nel 1280 circa, dove era presente anche Arnolfo di Cambio, e successivamente ad Assisi.
La tradizione storiografica a partire dalle testimonianze più antiche (Riccobaldo Ferrarese, Ghiberti e Vasari) indica negli affreschi del ciclo francescano della Basilica di Assisi, databili tra l’ultimo decennio del XIII secolo e i primi anni del XIV, l'inizio della sua carriera artistica autonoma, anche se studi più recenti, di origine anglosassone, mettono in dubbio l'attribuzione di tutto il ciclo, che sarebbe opera di maestri romani, indicando la mano di Giotto soltanto negli affreschi della Basilica Inferiore, gli unici che mostrano lo stesso stile e la medesima tecnica degli affreschi di Padova.
Padova
La prima tavola conosciuta è la "Madonna col Bambino" di San Giorgio alla Costa (Fi, Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte) che è in rapporto di dipendenza dagli affreschi di Assisi, così come la Tavola firmata proveniente da Pisa e conservata al Louvre di Parigi raffigurante le "Stigmate di San Francesco" in cui le storie della predella sono direttamente riprese dalle scene di Assisi.
Il primo capolavoro fiorentino è il "Crocifisso" di Santa Maria Novella, citato come opera giottesca in un documento del 1312 e anche dal Ghiberti, ma databile attorno al 1290.
In quegli anni Giotto è già un pittore affermato, capace di creare una schiera di imitatori in città pur rappresentando soltanto l'anticipatore di una corrente d'avanguardia che si imporrà più tardi.
Si sposa verso il 1287 con Ciuta (Ricevuta) di Lapo del Pela dalla quale ha quattro figli tra i quali uno, Francesco, diventerà pittore.
Giotto lavora anche a Roma tra il 1297 e il 1300, di questa esperienza molto importante per lui e per l'ambiente artistico della città Papale non rimangono tracce significative e per questo non è possibile ancora giudicare la sua influenza sui pittori romani e viceversa quanto questa espererienza abbia arricchito la sua pittura.
Nella Basilica di San Giovanni in Laterano è conservato tuttavia un piccolo frammento di un ciclo ben più vasto dipinto in occasione del Giubileo del 1300 indetto da Papa Bonifacio VIII.
Da documenti catastali del 1301 e 1304 si conoscono le sue proprietà in Firenze che erano cospicue e per questo si ipotizza che all’incirca verso i trent'anni Giotto era già un pittore affermato a capo di una bottega capace di ovviare alle più prestigiose commissioni del tempo, in questo periodo dipinge il Polittico di Badia (Museo dell’Opera di Santa Croce).
In virtù della fama diffusa in tutta l’Italia Giotto viene chiamato a lavorare a Rimini e Padova.
A Rimini rimane soltanto il Crocifisso della Chiesa di San Francesco (Tempio Malatestiano dipinto prima del 1309, i restanti affreschi sono perduti, ma la sua presenza fu determinante per lo sviluppo della scuola riminese di Giovanni e Pietro da Rimini.
Del soggiorno padovano invece rimane intatto il ciclo di affreschi con Storie di Maria e Storie di Gesù, Allegorie dei Vizi e Giudizio Universale della Cappella di Enrico Scrovegni dipinta tra il 1303 e il 1305. L'intero ciclo è considerato un capolavoro assoluto della storia della pittura e soprattutto il metro di paragone per tutte le opere di dubbia attribuzione giottesca visto che sull'autografia del maestro fiorentino non ci sono dubbi. Perduti invece gli affreschi della Basilica di Sant'Antonio e del Palazzo della Ragione che furono però realizzati in un secondo soggiorno padovano .
Anche i pittori dell'Italia del nord subirono l'influenza di Giotto: Guariento, Giusto de'Menabuoi, Jacopo Avanzi e Altichiero, fondendo il suo linguaggio plastico e naturalistico con le tradizioni locali.
Tra il 1306 e il 1311 è di nuovo ad Assisi per gli affreschi della zona del transetto della Basilica inferiore che comprendono: le Storie della Vita di Cristo (Giotto), le Allegorie Francescane sulle vele e la Cappella della Maddalena.
La Commissione è del Vescovo Teobaldo Pontano in carica dal 1296 al 1329 si protraggono per molti anni coinvolgendo numerosi aiuti: Parente di Giotto, Maestro delle Vele Francescane e Palmerino di Guido citato assieme al maestro in un documento del 1309 in cui si impegna a pagare un debito.
Nel 1311 è già tornato a Firenze, ci sono anche documenti del 1314 relativi alle sue attività economiche extra pittoriche.La presenza a Firenze è sicura negli anni 1314, 1318, 1320, 1325, 1326, 1327 (anno in cui è iscritto all'Arte dei Medici e degli Speziali che per la prima volta accoglie i pittori).
Nel 1313 in una lettera incarica Benedetto di Pace di recuperare le masserizie presso la propirietaria della casa affittata Roma; il documento testimonia il terzo soggiorno romano avvenuto entro quell’anno in cui esegue il Mosaico della Navicella degli Apostoli per la facciata dell’antica Basilica di San Pietro su commissione del Cardinale Jacopo Stefaneschi, perduto e conservato solo in frammenti.
Nel periodo Fiorentino dipinge le opere della sua maturità artistica come la Maestà degli Uffizi, la Dormitio Virginis della Gemaldegalerie di Berlino , Il Crocifisso della Chiesa d'Ognissanti.
Nel 1318, secondo quanto attesta Ghiberti, comincia a dipingere quattro cappelle e i relativi polittici per quattro diverse famiglie fiorentine nella chiesa dei francescani di Santa Croce: Cappella Bardi (Vita di San Francesco), Peruzzi (Vita di San Giovanni Battista e L'Evangelista più il polittico), e le perdute: Giugni (storie degli Apostoli) e Tosinghi Spinelli (storie della Vergine) di cui rimane l'Assunta del Maesto di Figline.
Il 1320 è l'anno del Polittico Stefaneschi (Musei vaticani) commissionato dal Cardinale Jacopo che l'incarica anche di decorare la tribuna dell’abside della Basilica di San Pietro con un ciclo di affreschi perduto nel rifacimento del XVI secolo. Secondo Vasari Giotto a Roma sarebbe rimasto sei anni, parlando anche di commissioni in molte altre città italiane fino alle sede Papale di Avignone citando opere spesso non sue ma comunque fornendo l'immagine verosimile di un pittore moderno impegnato su diversi fronti di committenza e circondato da molti aiuti.
Avignone
Nel 1328, dopo aver terminato il Polittico Baroncelli, è chiamato dal Re Roberto d'Angiò a Napoli e vi rimane fino al 1333, insieme ad un gruppo di allievi, anche a Napoli rimane poco dei suoi lavori: un frammento di affresco raffigurante la Lamentazione sul Cristo Morto in Santa Chiara e le figure di Uomini Illustri dipinte negli strombi delle finestre della Cappella di Santa Barbara in Castelnuovo, che per disomogeneità stilistiche sono attribuibili ai suoi allievi, molti di questi diverranno affermati maestri diffondendo e rinnovando il suo stile nei decenni successivi (Parente di Giotto, Maso di Banco, Taddeo Gaddi, Bernardo Daddi).
Nel 1332 Roberto d'Angio, che era circondato da una corte raffinata e dai molti interessi culturali tanto da anticipare i modelli rinascimentali lo nomina "primo pittore di corte e nostro fedele" e gli assegna uno stipendio annuo.
A Firenze intanto agisce come procuratore del padre il figlio Francesco che verrà immatricolato nel 1341 nell'arte dei Medici e degli Speziali.
Dopo Napoli Giotto fa una sosta a Bologna dove lascia il Polittico per la Chiesa di Santa Maria degli Angeli e dove secondo le fonti dipinge una cappella nel Castello del Cardinal Legato
Ritornato a Firenze, Giotto, che svolgeva anche opera d'architetto, è nominato capomaestro dell’Opera di Santa Reparata (Il Duomo) e soprintendente alle opere del comune nel 1334, per cui percepisce uno stipendio annuo di cento fiorini, in particolare sovraintese alla costruzione del Campanile la cui fondazione è datata 18 luglio 1334.
Nello stesso anno firma il Polittico Baroncelli in Santa Croce.
Prima del 1337 data della morte Giotto è Milano presso Azzo Visconti, anche se le opere sono scomparse rimane traccia della sua presenza soprattutto nell’influenza esercitata sui pittori lombardi del trecento.
L'ultima opera Fiorentina terminata dagli aiuti è la Cappella del Podestà del Bargello.
Muore l’8 gennaio del 1337 e viene sepolto in Santa Reparata con una cerimonia solenne a spese del comune.
Cappella del Podestà del Bargello
L'attività artistica
La fama di Giotto è testimoniata dalle parole di molti suoi contemporanei a partire da quelle celebri di Dante nel canto XI del Purgatorio “Credette Cimabue nella pittura tener lo campo e ora ha Giotto il grido sì che la fama di colui è scura”
Giotto diventa ancora in vita artista-simbolo vero e proprio mito culturale, detentore di una considerazione che non muterà, anzi crescerà nei secoli successivi.
Giovanni Villani poco dopo la morte del pittore nella Nova Cronica lo definisce “ Il più sovrano maestro stato in dipintura che si trovasse al suo tempo, e quegli che più trasse ogni figura e atti al naturale.”
Cennino Cennini nel “Libro dell’arte” alla fine del XIV secolo scrive “Rimutò l’arte di greco in latino e ridusse al moderno” alludendo al superamento degli schemi bizantini e all’apertura verso una rappresentazione che introduce il senso dello spazio, del volume e del colore e che anticipa l’età dell’Umanesimo.
L’esperienza di apprendistato presso Cimabue fu senz’altro di stimolo per il giovane pittore in quanto Cimabue all’epoca era un artista innovativo e dal linguaggio assolutamente moderno che si liberava dai moduli bizantineggianti evolvendo verso una pittura che assimilava l’arte classica e contemporaneamente e ricercava effetti realistici ed espressivi..
Importante in questo senso fu il viaggio a Roma, che offrì la possibilità di un confronto con la classicità, ma anche per la contemporanea presenza di artisti come lo scultore Arnolfo di Cambio e i pittori della scuola locale : Pietro Cavallini, Jacopo Torriti e Filippo Rusuti in pittura, che erano animati dallo stesso spirito di innovazione e sperimentazione e operavano nei cantieri delle grandi Basiliche inaugurati da Papa Niccolò III e da Papa Niccolò IV.
Le prime opere
La Madonna di San Giorgio alla Costa
La prima opera del catalogo giottesco, la Madonna col Bambino di San Giorgio alla Costa mostra una solida resa della volumetria dei personaggi le cui attidudini sono più naturali che in passato, il trono con la sua prospettiva centrale forma quasi una “nicchia” architettonica suggerendo il senso della profondità.
La novità del linguaggio di questa piccola e frammentaria tavola si comprende meglio facendo un raffronto con gli esempi fiorentini che lo avevano preceduto, come Coppo di Marcovaldo.
Il Crocifisso di Santa Maria Novella
Coppo di Marcovaldo
Citato in un testamento di tale Ricuccio di Puccio del Mugnaio nel 1312 è il primo soggetto che Giotto affronta in maniera rivoluzionaria, il Crocifisso di Santa Maria Novella databile nel corso del decennio che va dal 1290 al 1300.
Nella figura del Cristo il cui corpo morto cade facendone intuire tutto il peso, non c'è più l'inarcatura dei precedenti cimabueschi e di Giunta Pisano. La forma non più nobilitata, senza i consueti stilemi è anzi assolutamente umana e popolare contiene tutto il senso della sua arte e della nuova sensibilità religiosa che restituisce al Cristo la sua dimensione terrena e da questa trae il senso spirituale più profondo, non ha nulla di regale nell'aspetto eccetto l'aureola ma mostra le sembianze di un uomo umile realmente inchiodato.
L'esperienza di Giotto si arrichiva nel contesto toscano e Fiorentino animato in quel periodo da grandi fermenti innovativi. A Pisa la bottega di Nicola Pisano e poi del Figlio Giovanni Pisano aveva cominciato un percorso di recupero della pienezza della forma e dei valori dell'arte classica, mentre Siena in contatto privilegiato con molti centri culturali europei, aveva visto oltre ai Pisano, lo sviluppo della pittura di un artista del calibro di Duccio di Boninsegna.
Giotto ad Assisi
Le fonti antiche tutte concordi nell’esaltarne la figura e il ruolo di innovatore della pittura, sono state anche la causa di questioni controverse che dividono gli studiosi soprattutto riguardo ai suoi esordi e all’attribuzione delle “Storie di San Francesco” nella Basilica dei Frati Minori di Assisi .
In uno dei testi più citati quello del Ghiberti scritto : “Dipinse nella chiesa d’Asciesi nell’ordine de’ frati minori quasi tutta la parte di sotto” il che è stato inteso da molti come una indicazione del ciclo francescano lungo la fascia in basso della Basilica Superiore, mentre chi non crede che Giotto ne sia l’autore, lo intende come riferimento alla Basilica Inferiore, attribuendo gli affreschi ad un autore di scuola romana, prosegue così da più di due secoli una delle diatribe più appassionanti della storia dell’arte: la “Questione Giottesca”.
Questione Giottesca
Giorgio Vasari nelle Vite afferma che Giotto fu chiamato da Giovanni Mincio da Morrovalle che fu generale dell’ordine francescano dal 1296 al 1304 date entro le quali furono dipinti gli affreschi.
L’arrivo di Giotto in cantiere lascerebbe un vuoto di qualche anno tra la partenza dei pittori romani al seguito di Jacopo Torriti avvenuta nel 1290 e il suo arrivo, che potrebbe essere stato riempito dal cosidetto Maestro d’Isacco autore delle due scene : Isacco benedice Giacobbe e Isacco ed Esaù che si trovano nella terza campata all’altezza della finestra.
Queste due scene sono rispetto alle precedenti dipinte nelle due prime campate a partire dalla zona del transetto, diverse sia per la tecnica (per la prima volta si usa l’affresco a giornate anziché a pontate) ma soprattutto per la capacità di resa dei valori di spazio e di volume.
Le storie d’Isacco rappresentano una svolta all’interno non soltanto nel contesto del cantiere di Assisi ma nel corso della storia figurativa medievale perché è da quel momento che nasce quella rivoluzione formale che pone le basi degli sviluppi dei secoli successivi.
Al maestro d’Isacco si attribuiscono anche le prime scene del ciclo francescano, ma la sua personalità è ancora misteriosa alcuni indizi formali hanno fatto ipotizzare che si tratti di Pietro Cavallini o di Arnolfo di Cambio gli unici che avevano mostrato di saper esprimere in maniera credibile i valori di volume e di coerenza spaziale nelle loro opere precedenti.
Giotto invece sarebbe stato presente ad Assisi una prima volta nel 1297 per eseguire la Cappella di San Nicola nella Basilica Inferiore con l’Annunciazione sulla parete d’ingresso, e le due scene dei miracoli post mortem di San Francesco Morte e Resurrezione del Fanciullo di Suessa che mostrano evidenti affinità tecniche ed esecutive con la Cappella degli Scrovegni mentre si differenziano dal ciclo Francescano .
Cappella degli Scrovegni
La Tavola conservata nel Museo del Louvre di Parigi proveniente da Pisa che rappresenta le Stimmate di San Francesco contiene delle scenette uguali a quelle di Assisi il che viene considerato motivo a sostegno della attribuzione a Giotto.
Indipendentemente dal fatto che si tratti di Giotto o di un altro pittore le scene non mostrano sempre la stessa qualità esecutiva, il Ciclo francescano presenta cominque delle soluzioni formali rivoluzionarie. Con un sapiente dosaggio del chiaroscuro si rende l’evidenza plastica delle figure mentre l’uso di architetture scorciate che svolgono il ruolo di quinte prospettiche creano degli spazi praticabili in cui i personaggi si muovono con naturalezza e coerenza, ad esempio possono girarsi di spalle rispetto all’osservatore cosa prima inconcepibile. La composizione è libera dagli schematismi e simmetrie della pittura precedente, anche se accanto a scenari naturali ed architettonici realistici troviamo ancora delle rappresenzazioni dal gusto arcaico, non tutti gli scorci sono resi con la stessa sicurezza più incerte appaiono le città dipinte in lontananza e gli edifici delle prime tre campate della parete sinistra.
Giotto a Padova
Gli affreschi della Cappella dell’Arena di Padova sono fondamentali per la conoscenza dell’arte giottesca perché sono quelli in cui l’autografia e la datazione sono certe e dove il ricorso agli aiuti è limitato all’esecuzione delle idee del maestro.
Enrico Scrovegni nobile patavino acquistò il terreno nel 1300, nel 1302 cominciò la costruzione della cappella che si trovava a ridosso del palazzo di famiglia poi distrutto. Nel 1304 il Papa Benedetto XI promulgava un’indulgenza in favore di coloro che l’avessero visitata, infine l’edificio fu consacrato nel 1305 e presumibilmente gli affreschi dovevano essere terminati per quella data.
Giotto dipinse l’intera superficie con un progetto iconografico e decorativo unitario, ispirandosi alla “leggenda Aurea “ di Jacopo da Varazze e alle “Meditazioni sulla vita di Gesù” dello Pseudo-Bonaventura.
Dipinge dividendolo in 37 scene , un ciclo incentrato sul tema della salvezza che parte dalla storia di Gioacchino ed Anna e prosegue con quelle di Maria e Gesù lungo le pareti e termina col Giudizio Universale della controfacciata.
Giudizio Universale
Sullo zoccolo in basso alcuni specchi in finto marmo si alternano a figure monocrome simboleggianti Vizi e Virtù.
Nella cappella la pittura di Giotto ha raggiunto la piena maturità espressiva, la composizione rispetta il principio del rapporto organico tra architettura e pittura ottenendo il risultato di un complesso unitario, i riquadri sono tutti di identica dimensione, i partimenti decorativi, le architetture simulate e i due finti coretti prospettici che simulano un’apertura sulla parete, sono tutti elementi che obbediscono alla logica della visione unitaria, non solo prospettica ma anche cromatica, ad esempio il blu intensissimo della volta che sembra più un colore di sfondo che un cielo reale si ripete in ogni scena.
Rispetto agli affreschi di Assisi si notano molti progressi, le figure sono solide e voluminose e rese ancora più salde dalle variazioni cromatiche, i toni dei colori si schiariscono nelle zone sporgenti.Alcuni accorgimenti tecnici come lo stucco lucido o stucco romano usato per i finti marmi o l’inserimento di parti metalliche nell’aureola del Cristo Giudice nel Giudizio, le tavole inserite nel muro e l’uso dell’encausto nelle figure a finto rilievo, arrichiscono di effetti materici tutto l’ambiente.
encausto
Ci sono numerose citazioni dall’arte classica e dalla scultura gotica francese, incentivata dal confronto con le statue sull’altare di Giovanni Pisano, ma soprattutto una maggiore espressività negli sguardi intensi dei personaggi e nella loro gestualità .
Lo stile di Giotto evolve tramite la ricerca di una pittura capace di rendere l’umanità dei personaggi sacri.
Tra i brani più suggestivi ci sono gli ambienti naturali e le architetture costruite come vere e proprie scatole prospettiche, che a volte vengono ripetute per non contraddire il rispetto dell’unità di luogo, come la casa di Anna, o il Tempio la cui architettura è ripetuta identica anche se ripresa da diverse angolature.
Molte sono le notazioni narrative e i particolari anche minori di grande suggestione, gli oggetti, gli arredi le vesti che rispecchiano l’uso la moda del tempo. Alcuni personaggi sono veri e propri ritratti a volte caricaturali che danno il senso della trasposizione cronachistica della vita reale nella rappresentazione sacra.
Nel Museo civico di Padova è conservato un Crocifisso proveniente dall’altare della cappella raffinatissimo per la ricchezza decorativa dei colori smaltati e per l’andamento sagomato della croce dal disegno gotico, non è però meno realistico nella figura del Cristo, e nell’atteggiamento sofferente di Maria e di San Giovanni nei tabelloni laterali.
Gli affreschi residui della Basilica di Sant’Antonio (Stigmate di San Francesco, Martirio di Francescani a Ceuta, Crocifissione e Teste di Profeti) sono per quel poco che è possibile intuire, frutto del lavoro dei collaboratori e molto simili tecnicamente a quelli della Cappella della Maddalena.
Gli affreschi perduti del Palazzo della ragione terminato nel 1309 sono citati in un libello del 1350 “Visio Aegidii Regis Patavi” del notaio Giovanni da Nono, che li descrive con toni entusiastici, testimoniando che il soggetto astrologico del ciclo era tratto da un testo molto diffuso nel XIV secolo , il “ Lucidator”, che spiegava i temperamenti umani in funzione degli influssi degli astri, Padova era al tempo un centro universitario culturalmente molto fervido, luogo di incontro e di confronto tra umanisti e scienziati e Giotto è partecipe di questa atmosfera.
Giotto a Rimini
XIV secolo
La presenza di Giotto a Rimini non è databile con precisione ma si presume possa essere collocata tra gli anni di Padova, e il ritorno ad Assisi. A Rimini come ad Assisi, lavora in un contesto francescano nella Chiesa nota oggi come Tempio Maltestiano, dipinge un ciclo di affreschi perduto e il Crocifisso dipinto, che si trova ancora nell’abside, ma è mancante della cimasa e delle estremità ritrovate da Federico Zeri nel 1957 nella collezione Jeckyll a Londra. L’autografia del crocifisso non è condivisa da tutti gli studiosi pur mostrando le qualità tipiche della sua pittura, potrebbe trattarsi di un’opera di bottega come molte uscite con la sua firma e dipinta da un suo disegno.
Il soggiorno di Rimini è importante soprattutto per l’influenza esercitata sulla locale scuola pittorica e miniatoria di Giovannie Pietro da Rimini che fu fiorente nel trecento.
Ritorno ad Assisi
La seconda presenza di Giotto nella città umbra inizierebbe nel 1305-1306 e durerebbe fino al 1311 cioè dopo il soggiorno padovano per dipingere la Cappella della Maddalena dove è ritratto il committente Teobaldo Pontano vescovo dal 1296 al 1329.
La storia e tratta dalla “Legenda aurea” di Jacopo da Varazze , per la Maddalena i Francescani avevano un culto particolare, Giotto trasporta ad Assisi i progressi fatti a Padova, nelle soluzioni scenografiche e nella spazialità, nella tecnica e soprattutto nella qualità dei colori chiari e caldi.
Agli episodi della vita di Maddalena vengono aggiunti quelli di Marta e di Lazzaro.
Le Allegorie Francescane occupano le vele della volta del transetto: (Povertà, Castità, Obbedienza e la Gloria di San Francesco) e le scene del ciclo della “Vita di Cristo” lungo le pareti e le volte del transetto destro.
Un documento del 4 giugno del 1309 testimonia la presenza dell’artista in città insieme all’aiuto Palmerino di Guido ma i collaboratori erano sicuramente numerosi viste le dimensioni dell’impresa, le loro identità sono ancora celate dietro nomi come Parente di Giotto, Maestro delle Vele e Maestro della Cappella di San Nicola.
La vivacità delle scene, le soluzioni scenografiche e spaziali di ampio respiro e alcune citazioni dirette del ciclo padovano hanno messo d’accordo studiosi e critici sull’appartenenza degli affreschi alla bottega di Giotto; pur individuando in molte figure le mani dei suoi allievi, alcuni dei quali probabilmente umbri che diffondono lo stile giottesco nelle chiese della zona, tra di loro c'è il Maestro Espressionista di Santa Chiara attivo soprattutto nella Cappella della Maddalena.
Giotto a Roma
Prima del ritorno a Firenze nel 1311 Giotto è a Roma per realizzare il mosaico del portico dell’antica Basilica di San Pietro “la Navicella degli Apostoli” poi distrutta , fu disegnata da due artisti del quattrocento Pisanello e Parri di Spinello il disegno si trova Metropolitan Museum of Art di New York , mentre due tondi con i volti di angeli sono conservati rispettivamente a San Pietro Ispano a Boville Ernica (Frosinone) e nelle Grotte vaticane.
Fu commissionata dal cardinale Jacopo Caetani Stefaneschi arciprete e benefattore della Basilica oltre che Diacono di San Giorgio al Velabro , che lo pagò ben duecento fiorini e per l’occasione compose dei versi da inserire nel mosaico.
Dai disegni fatti prima della sua distruzione si può ricostruire la composizone; raffigurava la barca degli apostoli in piena tempesta , sulla destra Pietro salvato da Cristo mentre a sinistra si vedeva una città turrita.Il soggetto era ispirato da opere tardoantiche e paleo-cristiane che Giotto aveva avuto sicuramente occasione di vedere a Roma alimentando un rapporto di dialogo continuo col mondo classico.
I Due tondi sono realizzati con una tecnica identica a quella delle botteghe romane della fine del duecento e probabilmente sono opera di maestranze locali che eseguirono i cartoni dell’artista fiorentino il cui stile è riconoscibile dalla solidità del modellato dall’aspetto monumentale delle figure.
Polittico Stefaneschi
Il Polittico Stefaneschi della Pinacoteca Vaticana è un’ opera appartenente ad una fase successiva l’anno è il 1320 come testimonia la descrizione seicentesca dell’archeologo Grimaldi, era destinato all’altar maggiore della Basilica di San Pietro e fu commissionato insieme a degli affreschi che si trovavano nella zona della tribuna.
L’opera è ideata dal maestro ma dipinta insieme agli aiuti , l’importanza del luogo a cui era destinata imponeva l’uso del fondo oro dal quale le figure monumentali si stagliano con grande sicurezza, ed è caratterizzata da una grande varietà cromatica a scopo decorativo.
Dipinto su entrambi i lati rappresenta sul verso il Cristo in trono con i Martirii di San Pietro e di San Paolo (simboli della Chiesa stessa) , sul recto San Pietro in Trono , negli scomparti e nelle predelle la Vergine col bambino in Trono con diverse figure di Santi ed Apostoli.
Ritorno a Firenze
A Firenze verso il 1314-1315 Giotto dipinge alcuni capolavori della sua maturità, opere su tavola per la Chiesa di Ognissanti dell’Ordine degli Umiliati La Dormitio Virginis della Gemaldegalerie di Berlino , un tema ed una composizione antica che riesce ad innovare grazie alla disposizione dei personaggi nello spazio e il Crocifisso Dipinto ancora in loco simile alle analoghe figure di Assisi tanto che si è pensato al cosidetto “Parente di Giotto”.
La Maestà degli Uffizi che va confrontata con due celebri precedenti di Cimabue e Duccio di Boninsegna nella stessa sala del Museo, per comprenderne la modernità di linguaggio.
Il trono di gusto gotico, in cui si inserisce la figura possente e monumentale di Maria è disegnato con una prospettiva centrale, la Vergine è accerchiata da una schiera di Angeli e da quattro santi che si stagliano evidenziandosi plasticamente dal fondo oro.
Lorenzo Ghiberti riporta che Giotto per la Chiesa francescana di Santa Croce eseguì gli affreschi di quattro cappelle e altrettanti polittici , tre situati nella zona alla destra del presbiterio e una in quella alla sinistra.
Si sono salvate dalla distruzione due cappelle: la Bardi con la “Vita di San Francesco” e la Peruzzi con storie di San Giovanni Battista ed Evangelista, perdute invece la Cappella Giugni con le Storie degli Apostoli e Tosinghi Spinelli con le Storie della Vergine in quest’ultima rimane un frammento trecentesco attribuito al Maestro di Figline.
La Cappella Peruzzi ebbe una grande considerazione anche nel rinascimento al punto che Michelangelo Buonarroti la studiò attentamente disegnando diverse figure.
Lo stato di conservazione attuale è fortemente compromesso da diversi fattori succedutisi nel tempo, ma non impedisce di vedere la qualità delle figure rese plasticamente da un attento uso del chiaroscuro e caratterizzate dallo studio approfondito dei problemi di resa e rappresentazione spaziale.
I brani più suggestivi sono le stupende architetture degli edifici contemporanei dilatati in prospettiva che continuano anche oltre le cornici delle scene fornendo un’istantanea dello stile urbanistico del tempo di Giotto .
All’interno di queste quinte prospettiche si sviluppano le storie sacre composte in maniera calibrata nel numero e nel movimento dei personaggi. La sapienza compositiva di Giotto diventerà motivo di ispirazione per artisti successivi come ad esempio Masaccio negli affreschi della Chiesa del Carmine.
Dalla stessa cappella proviene il Polittico Peruzzi che fu smembrato e disperso in diverse collezioni fino al ricongiungimento nell’attuale collocazione presso il Museum of Art di Raleight (North Carolina) che rappresenta la Madonna con figure di Santi tra cui i due Giovanni e San Francesco, lo stile figurativo è simile a quello della cappella anche se i Santi sono inseriti in un contesto neutro e non ricco di elementi decorativi ma comunque molto saldi nella loro volumetria.
Chiesa del Carmine
L’altra Cappella di Santa Croce è la Bardi che narra episodi della vita di San Francesco e figure di Santi francescani, è stata recuperata dopo uno scialbo operato nel settecento ed è interessante perché si notano differenze stilistiche evidenti con l’analogo ciclo assisano di più di 20 anni prima, mentre l’iconografia è sostanzialmente la stessa.
Giotto preferisce dare maggiore importanza alla figura umana, accentuandone i valori espressivi, probabilmente per assecondare la svolta in senso pauperistico dei Conventuali operata in quegli anni, le composizioni sono molto semplificate, è la disposizione delle figure a dare il senso della profondità spaziale come nel caso delle “Esequie di san Francesco”, lo stesso santo appare insolitamente imberbe in tutte le storie,
Sull’altare della Cappella Baroncelli (poi affrescata da Taddeo Gaddi) è situato il Polittico databile al 1328, mancante della cuspide che si trova nella Timken Art Gallery di San Diego (California) , mentre la cornice originale è stata sostituita da una quattrocentesca. Il soggetto rappresentato è l’incoronazione della Vergine attorniato da una Gloria di Angeli e Santi.
Il ricorso agli aiuti per l’esecuzione è ampio, c’è un accentuato gusto scenografico e cromatico creato da una infinità di tinte finissime, ma minore profondità visto che lo spazio è riempito di figure che sono varie sia per le tipologie dei volti che per le espressioni.
Di questo periodo sono conservate molte altre tavole giottesche, spesso parti di polittici smembrati, nei quali si presenta sempre il problema dell’autografia che non è mai sicura.
Una delle più dibattute in questo senso è la Croce dipinta di San Felice di Piazza. Il Polittico di Santa Reparata è attribuito al Maestro con la collaborazione del “Parente di Giotto”, il Santo Stefano della Collezione Horne di Firenze è probabilmente opera autografa e viene associata come resto di un’unica opera a due frammenti : il San Giovanni Evangelista e il San Lorenzo entrambi del Museo Jacquemart-André di Chalis (Francia) e alla bellissima Madonna col Bambino della National gallery di Washington.
In vari musei sono sparse anche tavolette di piccole dimensioni : La Natività e Adorazione dei Magi dei Metropolitan Museum of Art di New York (simile alle scene di Assisi e Padova), la Presentazione di Gesù al Tempio (Boston, Isabella Stewart Gardner Museum) , lUltima Cena, Crocifissione e Discesa al Limbo della Alte Pinakothek di Monaco, la Deposizione della Collezione Berenson di Firenze e la Pentecoste (National Gallery di Londra) che secondo lo storico Ferdinando Bologna faceva parte di un polittico ricordato dal Vasari a Borgo san Sepolcro.
Poco prima della sua partenza da Firenze nel 1327 l’artista si iscrive per la prima volta all’arte dei Medici e degli Speziali insieme agli allievi più fedeli Bernardo Daddi e Taddeo Gaddi che lo seguono nelle ultime imprese.
Giotto a Napoli e Bologna
Il viaggio che ha lasciato meno tracce nel catalogo giottesco è senz’altro quello napoletano, ricordato tuttavia da molte fonti.
Nel 1328 è invitato dal Re Roberto D’Angiò che lo nomina nel 1333 “famigliare” ovvero pittore di corte a testimoniare l’enorme considerazione che aveva ormai raggiunto.
Delle opere raccontate dai cronisti locali e confermate dai pagamenti non rimane nulla : La Cappella della Chiesa di Santa Chiara e la sala di Re Roberto affrescata con immagini di Uomini Illustri nel Castello Angioino.
La sua presenza fu importante per la formazione dei pittori locali Maestro di Giovanni Barrile, Roberto d’Oderisio e Pietro Orimina.
Dopo il 1333 è a Bologna dove rimane il Polittico firmato proveniente dalla Chiesa di Santa Maria degli Angeli , su fondo oro, con lo scomparto centrale raffigurante la Madonna in Trono e sui laterali San Pietro, l’Arcangelo Gabriele, Michele Arcangelo e San Paolo , tutte figure solide, come consuetudine in questa fase ultima della sua attività, dai panneggi fortemente chiroscurati, dai colori brillanti e con un liguaggio che lo avvicina alla cultura figurativa padana come nella figura di Michele Arcangelo che ricorda quelli di Guariento.
Sulla scia di queste considerazioni è possibile collocare nella fase ultima della sua carriera altri pezzi erratici come : la Crocifissione di Strasburgo (Museo Civico) e quella della Statliche Museen Gemaldgalerie di Berlino.
Ultimi anni
Trascorre gli ultimi anni lavorando anche come architetto, quasi sempre a Firenze dove è nominato il 12 Aprile del 1334 Capomaestro dell’Opera di Santa Reparata e soprintendente delle opere pubbliche del Comune, secondo il Villani comincia il 18 luglio dello stesso anno il lavoro di fondazione del Campanile del Duomo che dirige fino alla costruzione dell’ordine inferiore con i bassorilievi.
Nella Cappella del Podestà del Bargello c’è un ciclo di Affreschi a lui attribuito ma purtroppo in cattivo stato di conservazione che raffigura “Storie della Maddalena” e “Il Giudizio Universale”
Nel 1336 è invitato a Milano presso Azzone Visconti , non ci sono tracce della sua presenza se non in opere di autori locali come la Crocifissione della Chiesa di San Gottardo in Corte , infine sempre il Villani riporta la data della morte avvenuta all’inizio del 1336 secondo il calendario fiorentino, cioè il 1337.
I seguaci
Giotto aveva condotto i lavori e le numerose commissioni della sua bottega con una organizzazione del lavoro guidata con una logica imprenditoriale, che necessitava del coordinamento del lavoro di numerosi collaboratori.
Questo metodo prima usato solo nei cantieri architettonici e dalle maestranze di scultori e scalpellini attivi nelle cattedrali romaniche e gotiche, era una delle maggiori innovazioni apportate in pittura dalla sua equipes e che spiega anche la difficoltà di lettura e di attribuzione di molte sue opere.
Vasari cita i nomi di alcuni dei più stretti aiutanti non tutti celebri: Taddeo Gaddi. Puccio Capanna, Ottaviano da Faenza, Guglielmo da Forlì a cui bisogna aggiungere i molti seguaci e continuatori del suo stile che creano delle scuole locali nelle zone dove era transitato.
A Firenze e in toscana operavani i cosidetti “Protogiotteschi” i seguaci che avevano visto all’opera Giotto nella sua città : Maso di Banco, Giottino, Bernardo Daddi, Maestro della Santa Cecilia, Maestro di Figline, Pacino di Bonaguida, Jacopo del Casentino, Stefano Fiorentino. Le vicende biografiche di molti di questi pittori non sono ancora state bene documentate, alcune come Giottino o Stefano Fiorentino sono ancora misteriose
In Umbria lo stile giottesco assume una connotazione devozionale e popolare riconoscibile nelle opere del Maestro di Santa Chiara da Montefalco, del Maestro Espressionista di Santa Chiara e di Puccio Capanna ovvero il Maestro Colorista un artista di grande livello.
A Rimini nasce una scuola che avrà un breve periodo di splendore Neri da Rimini, Giuliano Da Rimini, Giovanni da Rimini, Maestro dell’Arengario e degli autori di opere molto interessanti come il Maestro della Cappella di San Nicola e i suoi affreschi della Basilica di San Nicola da Tolentino e dell’Abbazia di Pomposa che filtrano la matrice giottesca con influenze locali e soprattutto bolognesi che produce dei capolavori nel campo della miniatura.
L’influenza di Giotto si estenderà poi anche alle scuole settentrionali come dimostra l’arte di Altichiero, Guariento e Giusto de’ Menabuoi.
Bibliografia
- Giorgio Vasari - Le vite de più eccellenti pittori, scultori e architetti 1568
- R.Salvini - Giotto Bibliografia 1938
- P.Toesca - Giotto 1941
- C.Gnudi - Giotto 1958”
- R. Longhi - Giotto spazioso in Paragone n 31, 1958.
- G.Previtali - La fortuna dei Primitivi 1964
- D.Gioseffi - Giotto Architetto 1968
- A. M. Romanini Arnolfo di Cambio e lo Stil nuovo del gotico italiano 1969
- L. Hueck - Le opere di Giotto per la Chiesa di Ognissanti 1992
- G.Previtali - Giotto e la sua bottega 1993
- Castel Franchi Vegas - L'arte medievale in Italia e nell'occidente europeo 1993
- A.Tartuferi - Giotto catalogo Mostra 2000
- B.Zanardi - Giotto e Pietro Cavallini, la questione di Assisi e il cantiere medievale della pittura a fresco 2002
- G.Basile - Giotto agli Scrovegni, la cappella restaurata 2002
Musei
Elenco dei musei che espongono opere dell'artista:
- Museo di Belle Arti di Budapest
Collegamenti esterni
- [http://www.cappelladegliscrovegni.it Cappella degli Scrovegni]
Giotto
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Giotto
ja:ジョット・ディ・ボンドーネ
Duomo di Firenze
La chiesa di Santa Maria del Fiore è il duomo di Firenze.
Iniziato sulle antiche fondamenta della chiesa di San Reparata nel 1296 da Arnolfo di Cambio, fu continuato da Giotto a partire dal 1302 fino alla sua morte nel 1337. Nel 1357 Francesco Talenti e Giovanni di Lapo Ghini continuarono la costruzione. Nel 1412 il nome fu cambiato in Santa Maria del Fiore (con riferimento al giglio fiorentino). La chiesa fu consacrata il 25 marzo del 1436 al termine dei lavori della cupola del Brunelleschi da papa Eugenio IV.
La chiesa ha una pianta di croce latina a tre navate. E' lunga 153 metri mentre il transetto misura 90 metri. Sopra i pilastri del transetto poggia la cupola del Brunelleschi, alta 114 metri.
Maria del Fiore, Duomo di Santa
1633
Eventi
- 22 giugno - Galileo Galilei viene obbligato ad abiurare le teorie eliocentriche
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Morti
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ko:1633년
Galileo Galilei
Galileo Galilei (Pisa, 15 febbraio 1564 - Firenze, 8 gennaio 1642) è stato uno dei più grandi scienziati italiani.
Il suo nome viene associato alle scoperte e alle relative teorizzazioni che elaborò in campo astronomico : le montagne della Luna; le macchie solari; la rotazione a trottola del Sole; la Via Lattea composta da una miriade di Stelle; i satelliti di Giove; gli anelli di Saturno, pur non riconoscendoli come tali; le fasi di Venere; una stella apparentemente fissa e di bassissima luminosità, che in realtà era Nettuno.
Rifondatore della Scienza
Ma la fondamentale importanza che la sua figura riveste, riguarda il suo ruolo nel recupero del metodo scientifico sviluppato in epoca ellenistica e successivamente quasi dimenticato, grazie al suo attento studio di alcune opere scientifiche, in particolare quelle di Archimede.
La sua importanza per la rinascita della scienza in generale e della fisica in particolare, è riferibile alle scoperte che fece per mezzo di esperimenti terrestri:
- il principio di relatività;
- le quattro lune principali di Giove, dette appunto satelliti galileiani: Io, Europa, Ganimede e Callisto.
- il principio di inerzia
- che la velocità di caduta dei gravi è la stessa per tutti i corpi, indipendentemente dalla massa o dal materiale.
Invenzioni fra stelle e corpi in movimento
Nel corso della sua vita, Galileo riprese dalla scienza e dalla tecnologia ellenistiche e propose originalmente alcune invenzioni, utili non solo nello studio delle stelle, ma anche dei corpi in movimento:
- il piano inclinato per misurare l'accelerazione di gravità;
- il pendolo per studiare il moto dei corpi senza attrito;
- il cannocchiale di alta risoluzione;
- la bilancia idrostatica che permette la misura della densità dei corpi;
- il microscopio;
- lo strumento per misurare il peso dell'aria;
- il termoscopio per misurare la temperatura e la pressione atmosferica;
- una macchina azionata da energia animale per trasportare l'acqua ad alti livelli;
- il compasso proporzionale per fare calcoli sulla quadratura del cerchio e risolvere problemi di matematica e geometria;
- lorologio celeste usando i satelliti di Giove.
E ancora si interessò del problema della velocità della luce, deducendo che non potesse essere infinita: ne provò, infatti, a misurare il modulo. Riflettendo sui moti lungo i piani inclinati scoprì il problema del tempo minimo nella caduta dei corpi materiali. Indusse un suo allievo, Bonaventura Cavalieri, a studiare gli indivisibili, intuendo le conseguenze del calcolo infinitesimale nello studio del moto.
In matematica scoprì la prima proprietà dell'infinito: una parte è uguale al tutto.
Ebbe a scrivere (Opere VI)
:"... questo grandissimo libro [della natura] che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l'universo), non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intendere umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto".
Biografia
infinito]
Nasce a Pisa il 15 febbraio 1564 da Vincenzo Galilei e Giulia Ammannati.
Il padre Vincenzo, nato a Firenze nel 1520, ex liutista ed ex insegnante di musica (aveva fatto parte della Camerata fiorentina dei Bardi), in passato era entrato in conflitto con la tradizione classica che attribuiva la consonanza tra tutti i suoni al controllo delle proporzioni numeriche ed aveva proposto alcune sue idee al riguardo. Era quindi ferrato in matematica, ma, intuendo le difficoltà pratiche per tale professione, spinse il figlio a studiare medicina, proprio come un loro avo, quel Galileo Bonaiuti che nel XV secolo si era distinto nell'esercizio dell'arte medica ed in onore del quale un ramo della famiglia aveva preso il nome di Galilei.
Il giovane Galileo viene quindi inviato come novizio al Convento di Santa Maria in Vallombrosa a Firenze, dove rimase fino all'età di quindici anni quando, a causa di una infermità agli occhi, il padre lo riporta a casa.
Il 5 settembre 1580 Vincenzo lo iscrive all'Università di Pisa per fargli studiare l'arte della medicina. Nonostante l'interesse di Galileo per i progressi sperimentali di quegli anni, dopo quattro anni il giovane rinuncia a qualsiasi titolo accademico e ritorna a Firenze, dove diviene discepolo di Ostilio Ricci da Fermo, un seguace della scuola matematica di Niccolò Tartaglia: fu a questa scuola che Galileo studiò i problemi di matematica applicata, di meccanica e di idraulica.
Galileo, pur costretto per motivi economici a impartire lezioni private, cerca di farsi conoscere nel mondo accademico diffondendo, privatamente, i suoi scritti e partecipando attivamente alla vita culturale del suo tempo con lezioni e conferenze pubbliche. Su invito dell'Accademia Fiorentina tratta, poi, argomenti letterari, come discussioni sull'Inferno di Dante o valutazioni sull'opera di Ludovico Ariosto e Torquato Tasso.
Durante la sua permanenza a Pisa, tra il 1585 e il 1586, Galilei arriva alle sue prime conclusioni sul centro di gravità dei solidi con Theoremata circa centrum gravitatis solidorum e risolve il problema della Corona di Erone inventando uno strumento per la determinazione idrostatica del peso specifico dei corpi: ne descrive i dettagli nel breve trattato La bilancetta.
Alla fine del 1587, nonostante l'appoggio del Marchese Guidobaldo Del Monte, che leggendo le prime opere galileiane era rimasto entusiasticamente coinvolto dalla sua genialità, non riesce ad ottenere alcuna cattedra dall'Università di Bologna. Diverso il discorso nel 1589, quando, sempre con l'appoggio di Del Monte, l'Università di Pisa gli assegna la cattedra di Matematica. Nonostante lo stipendio di sessanta scudi fosse appena sufficiente per sopravvivere, Galileo riuscì a produrre ottime idee e strumenti. Negli anni seguenti, infatti, lavora intensamente, studiando il pendolo, che gli consentirà di stabilire la legge dell'isocronismo nelle oscillazioni. Studia, poi, il moto dei corpi materiali ed enuncia il principio di azione e reazione (terza legge della Dinamica). Inventa il piano inclinato ed esegue esperimenti, usando sfere di materiale diverso, per stabilire che la velocità di caduta non dipende dal peso: stabilisce che la massa che si oppone al moto (inerziale) e quella che produce il moto (gravitazionale) sono equivalenti.
Purtroppo, nell'estate del 1591, muore il padre Vincenzo. Gli restano, così, a carico la madre e i fratelli minori: Michelangelo, Lena e Livia. A ciò si aggiungono le richieste del marito della sorella maggiore, Virginia, tal Benedetto Landucci, che esigeva il rispetto degli impegni promessi in dote. Lo stipendio pisano, però, non dava molte prospettive per il futuro e la risoluzione dei molti problemi, così Galilei si rivolge ancora al Marchese Del Monte che, grazie anche all'appoggio del Cardinale Francesco Maria, suo fratello, riesce a convincere l'Università di Padova a chiamare Galileo Galilei come Professore di Matematica. Il 26 settembre 1592 viene quindi emanato il decreto di nomina, con uno stipendio di 180 fiorini l'anno. Il 7 dicembre Galileo tiene il discorso introduttivo e dopo pochi giorni inizia un corso destinato ad avere un grande seguito presso gli studenti. Resterà a Padova per 18 anni.
È del 1593 la macchina per portare l'acqua ai livelli più alti, per la quale ottiene, dal Senato Veneto, un brevetto per l'utilizzazione pubblica per un periodo di venti anni. L'importanza di Galileo, in quegli anni, però, va oltre le semplici lezioni accademiche: è infatti con le lezioni private che il suo pensiero si diffonde e diventa sempre più forte, grazie agli importanti studenti che ne seguono queste lezioni: Vincenzo Gonzaga, Giovanni Federico Principe d'Alsazia, i futuri Cardinali Guido Bentivoglio e Federico Cornaro, e altri ancora.
Proprio nel periodo padovano incontra Marina Gamba, con la quale avrà tre figli: Virginia, che gli resterà accanto fino alla morte, Livia e Vincenzo.
Tra il Luglio e l'Agosto del 1609 perfeziona il cannocchiale, dotandolo di lenti ottiche lavorate con alta precisione, facendone uno strumento scientifico. Galilei è il vero inventore del telescopio, strumento che migliora il già esistente astrolabio, probabilmente realizzato dall'artigiano fiorentino Ignazio Dondi, utilizzandolo per determinare la posizione del Sole, della Luna e degli altri corpi celesti: nasce uno dei primi strumenti scientifici per l'osservazione celeste. È in questo modo che porta a compimento tutta una serie di scoperte astronomiche, importanti per confermare la giustezza del modello cosmologico copernicano. Nel 1611 fu convocato a Roma, dove presentò le sue scoperte ai gesuiti del Collegio Romano che lo onorarono con una conferenza in cui riconoscevano le sue scoperte.
Nel Marzo 1614 inventa il metodo per determinare il peso dell'aria, scoprendo che pesa poco, pochissimo, ma non zero. L'aria è infatti settecentosessanta volte più leggera dell'acqua: i pensatori della sua epoca, al contrario, pensavano che l'aria non avesse peso.
Tra il 12 e il 15 novembre 1614 Galilei riceve, a Firenze, la visita di Giovanni Tarde, cui parla del suo microscopio, invenzione alla quale non può dedicare molto tempo. Ci impiegherà, infatti, ben dieci anni per perfezionarla.
Nel 1618 compaiono nel cielo tre comete: questo fatto sembra mettere in discussione il modello copernicano, ma a Galileo interessa solo un fatto: le comete si muovono negli spazi oltre la Luna, e quindi in quella porzione ritenuta imperturbabile dal pensiero antropocentrico dominante.
Nel frattempo, nel 1616, il Santo Uffizio ([http://galileo.imss.firenze.it/museo/a/isenten.html vedi]) metteva all'indice dei libri proibiti (Index librorum prohibitorum)
della Chiesa Cattolica sia la cosmologia copernicana sia le opere di Galileo, il quale venne convocato a Roma per rispondere delle sue teorie. Qui provò a difendere le idee copernicane, nonché le sue, dall'accusa di essere contrarie agli insegnamenti della Bibbia, ma allo scienziato venne intimato di non professare più tali idee.
Galileo fu ridotto al silenzio. La Chiesa Cattolica era contro di lui, per cui egli semplicemente si dedicò alla ricerca. Nel 1623 cambiò il papa,il nuovo pontefice, Papa Urbano VIII, era un intellettuale ed un estimatore di Galileo. A Galileo giunse voce che il papa non avrebbe obiettato a un nuovo libro. Egli ebbe anche un’udienza con il papa. Dopo questo apparente segno di apertura mentale da parte del papa, Galileo si mise al lavoro.
Egli pubblicò, nel 1623, Il Saggiatore, nel quale polemizzava con il padre gesuita Orazio Grassi, che nel 1618, allorché vennero scoperte quelle tre nuove comete, attaccò il sistema copernicano.
Nel 1632 pubblica il Dialogo di Galileo Galilei sopra i due Massimi Sistemi del Mondo Tolemaico e Copernicano in cui espone il principio di Relatività e il suo metodo per determinare la velocità della luce. Questo libro fu pubblicato con la licenza di stampa delle autorità ecclesiastiche, ma l'appoggio del papa svanì presto. Galileo, ormai settantenne, fu chiamato a comparire una seconda volta davanti al tribunale dell’Inquisizione nel 1632. Essendo ammalato rinviò il viaggio. Si recò a Roma nel 1632, Galileo, già malato, ritrattò. In ginocchio giurò: Abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria alla Santa Chiesa; e giuro che per l’avvenire non dirò mai più [...] cose tali per le quali si possa aver di me simil sospizione. Secondo la leggenda, una volta alzatosi in piedi, colpì la terra e mormorò: “Eppur si muove!”.
La pena fu scontata prima nel palazzo dell'Arcivescovado di Siena, poi nella sua villa di Arcetri.
Arcetri
Nel 1638 quando era già completamente cieco, poi, pubblica il suo lavoro più importante: Discorsi e Dimostrazioni Matematiche intorno a due nuove scienze: in esso tratta le leggi del moto e la struttura della materia.
È del 1640 la spinta decisiva data al suo allievo Bonaventura Cavalieri con la scoperta della proprietà caratteristica dell'infinito.
Il padre del metodo scientifico si spegne l'8 gennaio 1642, a Firenze, circondato dai suoi allievi e nella quasi totale cecità. Venne tumulato nella basilica di Santa Croce a Firenze]]. Venne infine assolto dall'accusa di eresia solo nel 1992, 350 anni dopo la sua morte. Due anni prima, il 15 Marzo 1990 il cardinale Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI, affermo in un discorso nella città di Parma:«All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto.»
Grandissima mi par l'inezia di coloro che vorrebbero che Iddio avesse fatto l'universo più proporzionato alla piccola capacità del lor discorso...
(Opere VII)
Opere e idee galileiane
Come detto in precedenza sono molte le opere e le idee che Galileo ha dato alla fisica. In questa sezione cercheremo di riassumerne alcune.
Moti parabolici, moti circolari e quadratura del cerchio
Gli studi dei moti parabolici, pendolari e lungo piani inclinati permisero a Galilei di scoprire l'universalità del moto.
Gli studi sul moto delle pietre levigate a sfera lungo i piani inclinati e le misure di come gli oggetti in movimento aumentano e diminuiscono le loro velocità consentirono a Galileo di scoprire che le loro traiettorie erano parabole. Elaborando i dati con un metodo matematico scoprì che, volendo lanciare una palla di cannone il più lontano possibile, l'inclinazione della canna deve essere di 45°. Variando in alto o in basso l'inclinazione, per valori identici, la gittata è la stessa: la | | |