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12 Settembre

12 settembre

Il 12 settembre è il 255° giorno del Calendario Gregoriano (il 256° negli anni bisestili). Mancano 110 giorni alla fine dell'anno.

Eventi


- 490 AC - Gli Ateniesi sconfiggono i Persiani nella Battaglia di Maratona
- 1609 - Henry Hudson scopre il fiume Hudson.
- 1683 - Battaglia di Vienna.
- 1846 - Elizabeth Barrett fugge con Robert Browning.
- 1890 - Fondazione di Salisbury (oggi Harare), in Rhodesia (oggi Zimbabwe).
- 1919 - Impresa di Fiume: Gabriele d'Annunzio a capo di 2500 legionari al motto di "O Fiume o morte" libera la città di Fiume.
- 1933 - Leó Szilárd, mentre aspetta ad un semaforo rosso di Southampton Row, a Bloomsbury (Londra), concepisce l'idea di reazione nucleare a catena.
- 1938 - Adolf Hitler richiede l'autonomia per i tedeschi dei Sudeti, una regione della Cecoslovacchia.
- 1940 - Pitture rupestri vengono scoperte a Lascaux, in Francia.
- 1943 - Benito Mussolini, viene liberato dal luogo dove si trovava agli arresti da commando tedeschi guidati da Otto Skorzeny.
- 1947 - Negli USA lo Screen Actors Guild adotta un giuramento di lealtà in chiave anti-comunista.
- 1953 - Nikita Khruščёv viene eletto primo segretario del Partito Comunista dell'Unione Sovietica.
- 1953 - John F. Kennedy sposa Jackie Bouvier
- 1962 - Il Presidente statunitense John F. Kennedy dichiara che gli USA spediranno un uomo sulla Luna entro la fine del decennio.
- 1974 - L'Imperatore Etiope Haile Selassie viene deposto.
- 1980 - Colpo di stato militare in Turchia.
- 1990 - Le due Germanie e le Quattro Potenze alleate firmano a Mosca il trattato che apre la strada alla riunificazione tedesca.
- 1992 - Mae Carol Jemison diventa la prima donna afro-americana ad andare nello spazio.
- 1992 - L'esploratore Ambrogio Fogar è vittima di un incidente durante una spedizione: rimarrà paralizzato
- 1994 - Viene rilasciato il browser Netscape
- 2001 - L'articolo V dell'accordo NATO viene invocato per la prima volta in risposta all'Attacco terroristico dell'11 settembre contro gli USA.

Nati


- 1494 - Francesco I di Francia
- 1812 - Richard Hoe, inventore, industriale (m. 1886)
- 1818 - Richard Gatling, inventore della mitragliatrice Gatling (m. 1903)
- 1880 - H.L. Mencken, giornalista, scrittore (m. 1956)
- 1888 - Maurice Chevalier, cantante e attore francese (m. 1972)
- 1891 - Don Pedro Albizu Campos, sostenitore dell'indipendenza di Portorico (m. 1965)
- 1892 - Alfred A. Knopf, editore statunitense (m. 1984)
- 1897 - Irene Joliot-Curie, scienziato (m. 1956)
- 1901 - Ben Blue, stella del vaudeville (m. 1975)
- 1902 - Margaret Hamilton, attrice (m. 1985)
- 1912 - Jacques Fath, stilista francese (m. 1954)
- 1913 - Jesse Owens, atleta statunitense (m. 1980)
- 1914 - Desmond Llewelyn, attore (m. 1999)
- 1915 - Frank McGee, giornalista (m. 1974)
- 1916 - Tony Bettenhausen, pilota di auto da corsa (m. 1961)
- 1918 - Chaim Herzog, Presidente di Israele (m. 1997)
- 1921 - Stanislaw Lem, scrittore di fantascienza polacco
- 1931 - Sir Ian Holm, attore
- 1931 - George Jones, cantante country
- 1934 - Glenn Davis, campione olimpico di atletica leggera
- 1937 - George Chuvalo, pugile Croato-Canadese
- 1942 - Delme Thomas, giocatore di rugby gallese
- 1943 - Maria Muldaur, cantante
- 1943 - Michael Ondaatje, scrittore e poeta
- 1944 - Barry White, cantante (m. 2003)
- 1951 - Joe Pantoliano, attore
- 1952 - Neil Peart, musicista
- 1954 - Peter Scolari, attore
- 1956 - Ricky Rudd, pilota di formula NASCAR
- 1957 - Rachel Ward, attrice
- 1958 - Wilfredo Benitez, pugile
- 1962 - Michel Qissi, artista marziale, regista ed attore marocchino
- 1966 - Ben Folds, musicista
- 1972 - Anders Aukland, fondista norvegese
- 1973 - Paul Walker, attore
- 1973 - Darren Campbell, atleta britannico
- 1976 - Jolanda Čeplak, atleta slovena
- 1980 - Yao Ming, cestista cinese
- 1985 - Laura Vernizzi, ginnasta italiana
- 1988 - Dario Bertrando, lavavetri giamaicano

Morti


- 1213 - Re Pietro II d'Aragona
- 1362 - Papa Innocenzo VI
- 1683 - Alfonso VI di Portogallo
- 1764 - Jean-Philippe Rameau, compositore
- 1895 - Cristoforo Bonavino, sacerdote, scrittore, teologo e filosofo italiano (n. 1821)
- 1918 - George Reid, quarto Primo Ministro d'Australia
- 1927 - Sarah Frances Whiting, fisico e astronomo (n. 1847)
- 1968 - Tommy Armour, golfista (n. 1894)
- 1972 - William Boyd, attore
- 1973 - Gino Campese, musicista italiano
- 1977 - Steve Biko, attivista anti-apartheid sudafricano
- 1990 - Giancarlo Pajetta, politico italiano (n. 1911)
- 1992 - Anthony Perkins, attore
- 1981 - Eugenio Montale, poeta italiano
- 1992 - Anthony Perkins, attore statunitense
- 1993 - Raymond Burr, attore canadese (n. 1917)
- 1994 - Tom Ewell, attore
- 1994 - Boris Yegorov, astronauta
- 2003 - Johnny Cash, chitarrista e cantante country
- 2004 - Fred Ebb, musicista statunitense

Feste e ricorrenze

Nazionali

Religiose

Santi cattolici:
- San Guido di Anderlecht, pellegrino
- San Silvino di Verona, vescovo

Laiche

12 ja:9月12日 ko:9월 12일 simple:September 12

Calendario gregoriano

Il Calendario gregoriano è in vigore dal 15 ottobre 1582, che è seguito al 4 ottobre del Calendario giuliano. Il 4 ottobre 1582 fu infatti stabilito che il giorno successivo sarebbe stato non il 5 ottobre, ma il 15 ottobre. Questa decisione si rese necessaria in quanto essendo un anno giuliano lungo 365 giorni e 6 ore, e dunque in eccesso di 11 minuti e 14 secondi rispetto all'anno solare, il calendario giuliano accumulava un giorno di ritardo ogni 128 anni. Come conseguenza di ciò, al 4 ottobre 1582 la differenza accumulata nei secoli era ormai di 10 giorni; questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche effettuate, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo. Per rimettere le cose a posto, si decise di compiere il "salto" di giorni, e di modificare il metodo di computo del tempo in modo da tener conto del ritardo accumulato. La nuova regola prevedeva che venissero saltati gli anni bisestili degli anni terminanti con 00 (multipli di 100) salvo quelli multipli di 400. Quindi sono bisestili tutti gli anni divisibili per 4 (per i quali la divisione per 4 ha come resto zero), tranne gli anni multipli di 100, ma non di 400. Da questo si deduce che 1700 e 1800 non sono bisestili, mentre 1600 è bisestile come anche 1604. Questa suddivisione porta nel calendario gregoriano una periodicità di 400 anni equivalenti a 365
- (300 + 3) + 366
- (96 + 1) = 146.097 giorni (dove 300 sono gli anni non divisibili per 4; 3 sono gli anni terminanti con 100, 200, 300; 96 sono gli anni divisibili per 4; e 1 l'anno terminante con 400). Poiché 146.097 è divisibile per 7 si ha anche la ciclicità settimanale ogni 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali ogni 400 anni; il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, ... È stata introdotta questa regola, che sembra abbastanza contorta, per poter creare un calendario che fosse abbastanza preciso ed evitasse di effettuare aggiustamenti vari (soppressione o creazione di giorni ogni tot di mesi, per far coincidere le stagioni con i mesi). Il calendario gregoriano apporta una discreta precisione, di molto superiore a tutti i calendari che l'hanno preceduto nel vecchio mondo; infatti tale calendario, in media sui 400 anni, è di solo 26 secondi circa più lungo del periodo di orbita della Terra intorno al Sole. Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905 per non avere, per esempio, che la primavera inizi il 20 di marzo al posto del 21. Il calendario gregoriano entrò subito in vigore in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo. Nell'arco di due anni venne adottato pure nei territori cattolici tedeschi, dei Paesi Bassi e svizzeri e in Belgio e, nel 1587, in Ungheria. In seguito, ma non immediatamente, si uniformarono anche gli stati luterani, calvinisti e anglicani: gli stati tedeschi incominciarono ad introdurlo agli inizi del 1700 e in maniera completa nel 1775, in Gran Bretagna e colonie inglesi nel 1752 (una legge del 1751 stabiliva che dall'anno successivo tutti i territori di tutto il mondo sotto il dominio inglese adottassero tale calendario) e in Svezia nel 1753. In altri paesi, tra cui quelli di confessione ortodossa, il vecchio calendario è rimasto in vigore fino ai primi decenni del secolo scorso: in Russia è stato introdotto dal governo rivoluzionario nel 1918, mentre la Chiesa Ortodossa russa (con quella di Serbia e di Gerusalemme) ha continuato a mantenere il calendario giuliano. Da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane. A dire il vero, il calendario entrato in uso nei paesi ortodossi ha una regola leggermente diversa per decidere quali anni multipli di 100 sono bisestili: sono infatti quelli per cui, prendendo il numero dei secoli e dividendolo per 9, il resto è 2 oppure 6. Il primo anno in cui ci sarà una differenza con il calendario gregoriano sarà il 2800. La scelta dovrebbe servire ad accordare meglio la durata dell'anno con quella astronomica. Le Chiese Ortodosse (ad eccezione di quella finlandese) hanno, invece, mantenuto il vecchio metodo di calcolo della festività di Pasqua e di quelle ad essa collegate, Ascensione e Pentecoste. Nel calendario gregoriano è stato scelto come anno 1 (anno iniziale) l'anno di nascita di Gesù (anche se ci si accorse poi che i calcoli fatti erano errati in eccesso di circa 7 anni, quindi Gesù dovrebbe essere nato intorno all'anno 7 AC). Ne consegue che tutti gli anni dall'anno 1 in poi sono detti anni dopo la nascita di Cristo e possono essere indicati con la sigla finale DC (Dopo Cristo). Invece per gli anni precedenti alla nascita di Cristo sono seguiti dalla scritta AC (Avanti Cristo). Tutti gli anni senza sigla finale si intendono anni successivi alla nascita di Gesù, mentre quelli precedenti si possono indicare anche con un numero negativo. Il primo anno prima dell'anno 1 DC è l'anno 1 AC e quindi nel calendario gregoriano non esiste l'anno zero, inoltre ogni nuovo decennio, centennio, millennio, ... inizia sempre con l'anno terminante con uno e non con zero, altrimenti il primo decennio, centennio, millennio, ... non sarebbe composto rispettivamente da dieci, cento, mille, ... anni. Per esempio il primo decennio deve essere composto da 10 anni e quindi comprende gli anni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e quindi il secondo decennio inizia con l'anno 11. Così il terzo millennio inizia con l'anno 2001. il 1° gennaio 4713 AC è il Giorno Giuliano (JD) zero (il giorno 1 inizia alle 12AM del detto giorno) che fu introdotto dall'astronomo francese di Agen Josephus Justus Scaliger nel 1583. Egli assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo, in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto. Lo chiamò "Giuliano" dal nome di suo padre: il padovano Giulio Cesare della Scala. Il 4713 AC è il minimo anno che in teoria può assumere il calendario gregoriano ed è anche l'anno minimo possibile in molti programmi.

Voci correlate


- Calendario giuliano
- Calendario romano
- anno bisestile
- calcolo della Pasqua

Collegamenti esterni

Maggiori dettagli si possono trovare sul sito [http://www.liceofoscarini.it/didattic/astronomia/astro/cal_giuliano.html dettagli sul Calendario giuliano] Gregoriano als:Gregorianischer Kalender ja:グレゴリオ暦 ko:그레고리력 ms:Kalendar Gregory simple:Gregorian calendar th:ปฏิทินเกรกอเรียน

Anno

Un anno indica un periodo di tempo pari a quello impiegato dalla Terra per completare la sua orbita attorno al Sole. Un anno è diviso in 365 giorni, ma poiché la Terra completa la sua orbita in un tempo leggermente superiore si è reso necessario introdurre degli anni bisestili composti da 366 giorni, per correggere la discrepanza. Per estensione il termine anno si applica al periodo orbitale di qualsiasi pianeta, nel qual caso anno viene fatto seguire da un aggettivo (come in anno marziano). In astronomia, vengono definiti diversi tipi di anno:
- anno siderale: definisce il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della propria orbita, misurata relativamente a un insieme di punti di riferimento (come le stelle fisse). La sua durata media è di 365,256363051 giorni (365g 6h 9m 10s). :La reale durata dell'anno varia, in quanto il movimento della Terra è influenzato dalla gravità della Luna e degli altri pianeti.
- anno tropico: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione, con riferimento alla struttura formata dall'intersezione tra l'ellittica (il piano su cui orbita la Terra) e il piano dell'equatore (il piano perpendicolare all'asse di rotazione della Terra). A causa della precessione, questa struttura arretra leggermente lungo l'ellittica, rispetto alle stelle fisse. Come conseguenza, l'anno tropico è leggermente più breve di quello siderale. La sua durata media corrisponde a 365,24218967 giorni (365d 5h 48m 45s).
- anno anomalo: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della sua orbita con rispetto ai suoi apsidi. L'orbita terrestre è ellittica; i punti estremi dell'ellisse, chiamati apsidi, sono: # il perielio, dove la Terra è più vicina al Sole (attorno al 2 gennaio) # l'afelio, quando la Terra è più lontana dal Sole (attorno al 2 luglio). :A causa dell'interferenza gravitazionale degli altri pianeti, la forma e l'orientamento dell'orbita non sono fissi, e gli apsidi si spostano lentamente rispetto ai punti di riferimento. Per questo, l'anno anomalo è leggermente più lungo dell'anno siderale. In media 365,259635864 giorni (365g 6h 13m 52s).
- anno eclittico: il periodo impiegato dal Sole (come viene visto dalla Terra) per completare una rivoluzione con riferimento a un nodo lunare, dell'orbita della Luna (il punto in cui l'orbita lunare interseca l'ellittica). Questo periodo è associato con le eclissi: avviene solo quando sia il Sole che la Luna sono vicini a uno di questi nodi; quindi le eclissi avvengono entro circa un mese ogni mezzo anno eclittico. Ci sono quindi due stagioni eclittiche ogni anno. La durata media dell'anno eclittico è di 346,620075883 giorni.
- similarmente all'anno eclittico, viene definito un periodo in cui il Sole (come viene visto dalla Terra) completa una rivoluzione con riferimento al perigeo dell'orbita lunare. Questo periodo, poco citato nella letteratura astronomica, è associato con la dimensione apparente della Luna piena, e anche con la durata variabile del mese sinodico. La durata di questo periodo è di 411,78443029 giorni. Il Calendario normalmente cerca di adeguarsi all'anno tropico, poiché le stagioni sono determinate da questo tipo di anno. Per ragioni pratiche l'anno del calendario è composto da un numero intero di giorni. Nel calendario attualmente in uso della società occidentale, il calendario gregoriano, gli anni hanno 365 giorni. Allo scopo di tenerlo sincronizzato con l'anno tropico, ogni quattro anni il calendario conta 366 giorni. La principale eccezione al calendario gregoriano è il calendario islamico, un calendario lunare senza anni bisestili, nel quale le ricorrenze si spostano attraverso le stagioni. L'anno giuliano: base del calendario giuliano aveva una durata di 365,25 giorni. L'anno gaussiano dura 365,2568983 giorni, ed è derivato dalla "costante gravitazionale gaussiana" che viene espressa in unità del sistema solare. L'anno besseliano: è un anno tropico che inizia quando il Sole raggiunge la longitudine ellittica di 280°. Tale longitudine viene sempre raggiunta attorno al 1 gennaio. Prende il nome dall'astronomo e matematico del XIX secolo Friedrich Bessel.

Voci correlate


- Anno luce Categoria:Astronomia e Astrofisica Categoria:Unità di tempo ja:年 ms:Tahun simple:Year zh-min-nan:Nî

490 AC

Eventi


- Dario I di Persia ritenta la conquista della Grecia e manda una spedizione sotto il comando del generale Dati e di Artaferne.
- La flotta persiana passa per Samo, espugna Nasso, sottomette il resto delle isole Cicladi.
- Distuzione di Eretria da parte dei persiani
- 12 settembre - Avviene la battaglia di Maratona dove gli ateniesi soto il comando di Milziade sconfiggono i persiani
- Filippide annuncia la vittoria correndo da Maratona ad Atene (40 km circa). Nascita della maratona.

Nati


- Fidia, scultore
- Empedocle, filosofo
- Zenone di Elea, filosofo

Morti


- Filippide, corridore ateniese 011 nb:490 f.Kr.

Battaglia di Maratona

La Battaglia di Maratona (settembre 490 a.C.) fu il momento culminante del primo tentativo del re Dario I di Persia volto alla conquista della Grecia. L'unione della Grecia all'impero persiano avrebbe reso sicura la porzione più debole del confine occidentale.

Antefatti

Nel 510 AC i cittadini di Atene con l'aiuto di Cleomene I re di Sparta espulsero dalla città Ippia (figlio di Pisistrato), loro tiranno. Ippia quindi scappò e raggiunse la corte di Dario in cerca di assistenza. Dopo il fallimento della Rivolta ionica (499 AC - 494 AC), Dario aveva l'intenzione di soggiogare Ateniesi ed Eretriesi e punirli per la loro partecipazione alla rivolta, ma principalmente di espandersi quanto più possibile nell'area greca, vista la tendenza espansionistica dell'impero Achemenide. Nel 492 AC Dario quindi spedì un esercito verso la Grecia sotto il comando di suo genero Mardonio. Questa armata indebolì la Tracia e costrinse Alessandro I di Macedonia a sottomettersi di nuovo alla Persia. Comunque, nel tentativo di avanzare in Grecia la maggior parte della flotta di Mardonio naufragò a causa di una tempesta costringendolo alla ritirata in Asia. Dario venne a conoscenza da Ippia che gli Alcmeonidi, una potente famiglia ateniese, erano contrari a Milziade ed erano pronti ad aiutare Ippia. Essi erano anche pronti ad accetare le richieste persiane ottenendo in cambio il perdono per il loro ruolo nella rivolta ionica. Dario sperava di trarne vantaggio per catturare Atene, isolando così Sparta e permettendogli di prendere il resto della Grecia. Per ottenere la ribellione degli ateniesi sarebbero dovute accadere due cose: bisognava spingere la popolazione alla rivolta e l'esercito avrebbe dovuto lasciare la città. Per realizzare il primo presupposto, Dario pianificò la cattura di Eretria, la città avrebbe offerto una scarsa resistenza e la sua caduta avrebbe terrificato gli ateniesi. Per realizzare il secondo presupposto l'esercito di Dario, ora guidato da Artaferne, figlio di un satrapo di Sardis e da Dati un ammiraglio proveniente dalla regione asiatica chiamata Media (Mardonio era stato ferito nell'attacco precedente) ai primi di settembre del 490 AC fu fatto sbarcare nella Baia di Maratona per minacciare un attacco terrestre verso Atene. Questo esercito probabilmente era composto al massimo da 25.000 fanti e da 1.000 cavalieri. Le navi da trasporto persiane, scortate dalla flotta da guerra, salparono da Samo dirette a Naxos e raggiunsero Carystos nella costa sud dell'Eubea. Da qui navigarono nel canale eubeo verso Eretria, arrivati ad Eretria i propositi di questa flotta divennero chiari ai greci. Gli eretriani inviarono una richiesta urgente di aiuto ad Atene. Gli ateniesi accettarono, ma realizzarono di avere necessità di aiuto. Inviarono quindi un corriere verso Sparta e probabilmente un messaggero verso Platea. Il corriere arrivò a Sparta il 9 settembre e gli spartani acconsentirono ad aiutare gli ateniesi ma fecero notare che non avrebbero potuto partire per la guerra dopo la festa di Carnea cioè il primo giorno di luna piena (la notte tra il 19 e il 20 settembre). Artaferne prese una parte dell'esercito persiamo e pose sotto assedio Eretria. Il resto dell'esercito, guidato da Dati salpò di nuovo e sbarcò nella Baia di Maratona, zona pianeggiante e ricca d'acqua. L'esercito ateniese, composto di circa 9.000 - 10.000 uomini, guidato da Callimaco il polemarco e accompagnato da 10 generali marciò verso nord. Quando Callimaco seppe che i persiani erano approdati nella Baia di Maratona voltò a destra e raggiunse la valle di Avlona accampandosi vicino al tempio di Ercole, qui circa mille plateesi raggiunsero Avlona e si unirono ad Artaferne. Dalla disposizione dell'esercito persiano era chiaro che non avevano intenzione di marciare su Atene, gli ateniesi quindi rimasero sulle loro posizioni aspettando per otto giorni l'arrivo degli spartani.

La battaglia

Durante il nono giorno divenne chiaro agli ateniesi che, grazie ad un inganno, Eretria era stata catturata. Questo significava che Artaferne era libero di muoversi e poteva attaccare Atene. Il 21 settembre, l'esercito ateniese uscì allo scoperto e fronteggiò l'esercito persiano. Probabilmente fu una decisione presa da tutti i generali, benché Erodoto riferisce che gli ateniesi si avvicendavano al comando e quel giorno il comandante fosse Milziade e che ebbe un ruolo importante nel convincere gli altri comandanti ad attaccare. Secondo il racconto di Erodoto cinque strateghi votarono per l'attacco e cinque contro, ma essendo Callimaco il polemarco il suo voto favorevole all'attacco diede il via alla battaglia. Per evitare gli arceri, che formavano il grosso dell'esercito persiano, il piano dei greci consisteva nell'avanzare in formazione fino al limite della gittata degli arceri nemici, circa a 200 metri di distanza, quindi avanzare di corsa per serrare i ranghi velocemente e portare la fanteria pesante a distanza d'attacco. Questa tattica avrebbe condotto i greci ad un attacco disordinato, ma questo era preferibile rispetto alla pioggia di frecce degli arcieri. Il centro dell'esercito greco fu ridotto a quattro linee rispetto alle solite otto per rendere la linea più lunga e ridurre la sovrapposizione con le linee persiane. Le ali invece furono mantenute ad otto linee. La fanteria pesante greca, gli opliti, era molto più pesantemente corazzata rispetto alle truppe persiane e la loro picca dava un raggio d'attacco maggiore rispetto alla corta lancia e alla spada dei soldati persiani. D'altra parte i persiani avevano il vantaggio dell'arco che quasi tutti loro portavano (vantaggio reso nullo dall'armatura pesante dei greci) e del numero. Mentre il centro greco avanzava sotto una violenta pioggia di frecce le ali avanzando si mossero più avanti superandolo. Quando i centri degli schieramenti arrivarono a contatto i persiani si aprirono una breccia e spinsero indietro i greci. Ma mentre al centro i greci si ritiravano inseguiti dall'esercito persiano, le ali greche si mossero verso l'interno riducendo la linea di battaglia. Il risultato fu una manovra a tenaglia e la battaglia finì quando l'intero esercito persiano ruppe le linee e scappò verso le navi e furono inseguiti dai greci. Ecco il resoconto di Erodoto: "La battaglia ingaggiata a Maratona durò lungo tempo. E al centro, dove erano schierati i Persiani e i Saci, loro alleati, avevano la meglio i barbari: sicché da questa parte essi vincevano e, sgominate le file avversarie, inseguivano i nemici all'interno del paese. Alle due ali invece erano più forti ateniesi e plateesi. Ma questi, pur essendo vincitori, non si diedero ad inseguire la parte dei barbari che sfuggiva, mentre, facendo una conversione delle due ali, presero a combattere contro quelle truppe che in quel momento avevano la meglio sugli ateniesi al centro, e la vittoria così arrise agli ateniesi". Erodoto racconta anche che morirono 6.400 persiani e 192 ateniesi.

Conseguenze

Appena Dati prese il mare, gli ateniesi marciarono verso Atene. Arrivarono in tempo per prevenire l'attacco di Artaferne. Vedendo persa l'opportunità Artaferne riprese il largo e se ne andò in Asia. Gli spartani arrivarono a giochi fatti, visitarono il luogo della battaglia e furono d'accordo nell'affermare che gli ateniesi avevano avuto una grande vittoria. I greci sconvolsero i persiani, che non erano stati sconfitti in una battaglia campale da molte decadi. Vedendo che i persiani non erano imbattibili, a seguito della sconfitta di Maratona molte popolazioni soggette alla loro legge si sollevarono e l'ordine fu ristabilito solo dopo alcuni anni. Il comune nemico persiano aiutò le città stato a creare una sorta di solidarietà tra loro. La vittoria solidificò il credo che i greci fossero "civilizzati" e gli asiatici fossero solamente dei "barbari".

Conclusioni

La battaglia di Maratona non fu una vittoria decisiva sui persiani. Comunque fu la prima volta che i greci ebbero la meglio sui persiani in una battaglia terrestre, e "la loro vittoria diede ai greci la fiducia nel loro destino: resistere per tre secoli durante i quali nacque la cultura occidentale" (J. F. C. Fuller "Storia militare del mondo occidentale") La leggenda vuole che quando i cittadini di Atene furono consci dell'invasione persiana, mandarono un soldato chiamato Filippide il quale, secondo Erodoto (libro IV, 105) corse dalla città di Maratona fino a Sparta chiedendo aiuto. Un'altra leggenda racconta che Filippide corse da Maratona fino ad Atene annunciando la vittoria e poi collassò e morì. Questa leggenda fu la base per la moderna maratona. La distanza della maratona moderna è basata sulla distanza tra Maratona e Atene.

Voci correlate


- Battaglie famose Maratona, battaglia di ja:マラトンの戦い

1609

Eventi


- Galileo Galilei utilizza per la prima volta un cannocchiale per osservare il cielo.
- Garcilaso de la Vega, discendente di un nobile spagnolo e di una principessa Inca, pubblica a Lisbona la prima parte dei suoi Comentarios reales de los Incas.

Nati

Morti


- 15 luglio - Annibale Carracci, pittore italiano 009 ko:1609년

1683

Eventi

assedio di Vienna

Nati


- 25 settembre - Jean-Philippe Rameau, compositore francese

Morti

083 ko:1683년

1846

Eventi


- 22 giugno - Adolphe Sax brevetta il Sassofono.

Nati


- 5 maggio - Henryk Sienkiewicz, scrittore polacco
- 19 giugno - Antonio Abetti, astronomo e fisico italiano († 1928)
- 21 ottobre - Edmondo de Amicis, scrittore italiano
- 29 ottobre - Auguste Escoffier, cuoco francese († 1935)

Morti


- 17 marzo - Bessel, filosofo e matematico tedesco
- 25 agosto - Giuseppe Acerbi, esploratore italiano. 046 ko:1846년 nb:1846 th:พ.ศ. 2389

Elizabeth Barrett Browning

Elizabeth Barrett Browning (6 marzo 180629 giugno 1861) è stata una celebre poetessa britannica dell'epoca vittoriana.

Biografia

Nacque nel 1806 a Durham. Visse un’infanzia privilegiata con i suoi undici fratelli. Il padre aveva fatto fortuna grazie a delle piantagioni di zucchero in Giamaica e aveva comprato una grande tenuta a Malvern Hills, dove Elizabeth trascorreva il tempo andando a cavallo e allestendo spettacoli teatrali con la sua famiglia. Elizabeth, non ancora adulta, aveva già letto gli autori latini, Milton, Shakespeare e Dante. All’età di dodici anni scrisse un poema epico. La sua passione per i classici e i metafisici fu bilanciata da un forte spirito religioso. Fra il 1832 e il 1837, a seguito di dissesti finanziari, la famiglia Barrett traslocò tre volte per poi sistemarsi definitivamente a Londra. Nel 1838 fu pubblicata la raccolta The Seraphim and Other Poems. Nello stesso periodo, Elizabeth Barrett ebbe gravi problemi di salute che la resero invalida e la costrinsero a casa e a vedere solo due o tre persone oltre ai famigliari. Nel 1844, l’uscita dei Poems la rende una delle più popolari scrittrici del momento. La lettura della raccolta di poesie spinge il poeta Robert Browning a scriverle per dirle che le aveva apprezzate molto. Nel 1845 si incontrarono e poco dopo, avendo il padre di Elizabeth proibito il matrimonio con Robert, fuggirono insieme a Firenze dove si sposarono ed ebbero un figlio nel 1861. Elizabeth Barret Browning pubblicò in seguito Sonnets from Portuguese (1850), Casa Guidi Windows (1851), Aurora Leigh (1856) e Poems before Congress (1860).
Morì a Firenze nel 1861. È sepolta al Cimitero inglese di Firenze. Barrett Browning, Elizabeth Barrett Browning, Elizabeth

1890

Eventi


- Fondazione della rivista letteraria Mercure de France di Alfred Vallette
- Il Congresso americano emana lo "Sherman Antitrust Act", la prima legge antitrust del mondo

Nati


- 9 gennaio - Karel Čapek, giornalista e scrittore ceco († 1938)
- 17 febbraio - Ronald Fisher, statistico († 1962)
- 4 marzo - Tito Acerbo, capitano 152° Rgt. Brigata Sassari, medaglia d'oro al valor militare(† 1918)
- 9 marzo - Vyacheslav Mikhailovich Molotov, rivoluzionario, politico e diplomatico sovietico
- 30 marzo - Norman Bethune, medico canadese
- 12 giugno - Egon Schiele, pittore e grafico austriaco († 1918)
- 16 giugno - Stan Laurel, attore comico statunitense, con Oliver Hardy ha formato la celebre coppia Stanlio e Ollio.
- 17 giugno - Ludlow Griscom, ornitologa statunitense († 1959)
- 24 agosto - Duke Kahanamoku, nuotatore e surfista statunitense († 1968)
- 27 agosto - Man Ray, fotografo, artista
- 15 settembre - Agatha Christie, scrittrice inglese († 1976)
- 23 settembre - Friedrich Paulus, militare tedesco
- 21 ottobre - Francesco Arata, artista e pittore († 1956)
- 22 novembre - Charles de Gaulle, uomo politico francese († 1970)

Morti


- 10 aprile - Aurelio Saffi, politico e patriota italiano (n. 1819)
- 13 luglio - Johann Voldemar Jannsen, giornalista e poeta estone
- 29 luglio - Vincent Van Gogh, pittore
- 26 dicembre - Heinrich Schliemann, archeologo tedesco 090 ko:1890년 simple:1890

Harare

Harare (in passato Salisbury), popolazione stimata 1.485.615 abitanti (1992), è la capitale dello Zimbabwe. La città è la più grande della nazione e ne è il centro amministrativo, commericale e delle comunicazioni. Funge da centro di commercio per tabacco, mais, cotone e agrumi. La produzione industriale comprende tessile, acciaio e prodotti chimici. Nelle vicinanze viene estratto l'oro. Harare si trova a coordinate 17°51'50" Sud e 31°1'47" Est [http://earth-info.nga.mil/gns/html/cntry_files.html]. La città venne fondata nel 1890 come forte dalla Pioneer Column, una forza mercenaria organizzata da Cecil Rhodes. La città venne in origine chiamata Salisbury, in onore del III Marchese di Salisbury, l'allora Primo Ministro britannico. Divenne una città nel 1935. Salisbury fu la capitale della Federazione della Rhodesia e del Nyasaland dal 1953 al 1963. Il nome della città venne cambiato in Harare il 18 aprile 1982, secondo anniversario dell'indipendenza dello Zimbabwe, e prende il suo nome dal capo-tribù Shona, Neharawa. Alcuni sobborghi della città, comunque, hanno mantenuto i loro nomi europei, come Warren Park 'D', Borrowdale, Mount Pleasant, Tynwald, Rotten Row e Rietfontein. Harare è famosa per i suoi bei viali su cui sono allineati alberi di jacaranda, in particolare quelli nei sobborghi immediatamente a nord del centro città. Recentemente Harare è stata colpita da una crisi politica ed economica che sta piagando lo Zimbabwe, a seguito delle contestate elezioni presidenziali del 2002 e parlamentari del 2005. Harare è sede dell'Università dello Zimbabwe. L'8 marzo 2004 le forze dello Zimbabwe catturarono 64 combattenti armati di varie nazionalità, tra cui degli statunitensi, su un aeroplano fermo ad Harare. Funzionari dello Zimbabwe dichiararono che il passaggio di di combattenti sovvenzionati dagli USA attraverso gli aeroporti africani è cosa comune. I funzionari dissero che tali incursioni equivalgono a una violazione della sovranità dello Zimbabwe. Categoria:Capitali di stato Categoria:Zimbabwe ja:ハラレ ko:하라레

Zimbabwe

La Repubblica dello Zimbabwe è una nazione dell'Africa meridionale, situata tra il fiume Zambesi e il fiume Limpopo]; non ha sbocchi sul mare. Confina con il [[Sudafrica]] a sud, il [[Botswana ad ovest, lo Zambia a nord e il Mozambico a est.

Clima e ambiente

Il territorio è piuttosto uniforme e consta in una parte dell'altopiano compreso tra il fiume Limpopo (Sud) e lo Zambesi (Nord). Le vette più alte, che si trovano a N e NE sulle dorsali Mavuradona e Inyangani, digradano in direzione del Mozambico senza mai superare i 2500-2600 metri di altitudine. Il territorio è diviso in tre fasce in base all'altitudine: basso Veld(0-700 metri)medio Veld(700-1200 metri), alto Veld per quanto riguarda le altitudini siperiori. Il territorio dello Zimbabwe fa parte della zolla continentale dell'Africa meridionale, e presentamasse cristalline archeozoiche ricoperte in seguito da sedimenti; a cauda delle vicende tettoniche che interessano la porzione di zolla corrispondente al territorio dello Zimbabwe, si è sciluppata una attività vulcanica la quale ha a sua volta provocato la formazione di giacimenti diamantiferi, numerosissimi in tutto il paese. Il clima è di tipo tropicale, presenta quindi due stagioni, una secca da Aprile a Ottobre(Inverno australe), l'altra piovosa tra Novembre e Marzo (Estate australe). La temperatura varia a seconda della fascia di altitudine, per cui si hanno escursioni termiche ridottissime nell'alto e nel medio Veld, mentre si ha un'accentuazione nello scarto tra temperatura invernale ed estiva nel basso Veld; la piovosità annua si tiene su una media di 700mm. Sicuramente il fiume principale del paese è lo Zambesi, il quale funge da confine col limitrofo stato dello Zambia; esso alimenta il bacino idroelettrico di Kariba, inoltre è il fiume che da vita alle cascate Vittoria. La sezione occidentale versa le acque nel Nata, quella di SE, attraverso il Limpopo e fiumi minori, nell'oceano Indiano. A fronte dell'avanzare delle coltivazioni, il manto forestale ha ceduto terreno provocando anche un impoverimento della fauna; la vegetazione è costituita da foreste decidue(tree Veld)e savana. Attualmente la fauna sopravvive nei parchi naturali, dove vivono elefanti, leoni, ippopotami, antilopi eccetera.

Società ed economia

La denistà popolativa, come evidenziato nella tabella, è di 30 ab/km, con la popolazione concentrata per il 64,7% nelle campagne, cifra però destinata a diminuire. Nonostante un'alta mortalità infantile(61 su mille) e una speranza di vita bassa (39 anni), lo Zimbabwe si posiziona intermediamente nella classifica dell'indice di sviluppo umano grazie a un bass analfabetismo (7,3%) e un buon reddito pro capite. L'etnia prevalente è quella bantu, di cui fa parte oltre il 95% della popolazione, e la principale minoranza è quella bianca, che si attesta al 2% circa. Per quanto riguarda l' economia, all'agricoltura di sussistenza si affiancano l'esportazione di alcuni prodotti, attività estrattive, taglio di legni pregiati e un settore terziario abbastanza sviluppato. La percentuale di terra coltivata è alquanto bassa(7,5%) le colture più diffuse sono: mais, frumento, canna da zucchero, sorgo, frutta. Vengono inoltre esportati il tabacco, il caffè, le arachidi, il cotone ed il tè. Il sottosuolo è ricco di oro, nichel, amianto, e cromo. Si può dire che nel complesso l'industria soddisfi i bisogni interni nella loro totalità, fatto inconsueto per un paese del terzo Mondo; ultimamente ha avuto una ripresa il turismo, che si concentra sulle rovine di zimbabwe e sulle cascate Vittoria.

Storia

Le rovine di Zimbabwe testimoniano la presenza di una civiltà dall'elevato sviluppo fin dal XII secolo, quindi i popoli che vennero a contatto con i primi portoghesi disponevano già di una cultura avanzata. Il regno di Zimbabwe cadde ad opera degli zulù Matabele, e nel 1889 il britannico C.Rhodes ottenne il permesso dalla corona inglese per lo sfruttamento delle risorse minerarie, e sempre da C.Rhodes venne la denominazione Rhodesia; Rhodesia meridonale(Zimbabwe, Rhodesia settentrionale (Zambia). Nel 1953 le due Rhodesie e il Nyasaland furono incoroporati nella 'Federazione della Rhodesia e del Nyasalnd', sciolta dieci anni dopo con la seguente dichiarazione di indipendenza di Malawi e Zambia, mentre in Zimbabwe si affermava un governo guidato dalla minoranza bianca che escludeva i bantu. Solo nel 1979, grazie all'opera della Gran Bretagna, si arrivò ad una elezione con suffragio universale; nel 198o fu assunto il nome odierno e nel 1987 salì al potere Mugabe, presidente tuttora in carica. ja:ジンバブエ ko:짐바브웨 ms:Zimbabwe simple:Zimbabwe zh-min-nan:Zimbabwe

Rijeka

Fiume (in croato Rijeka e nei dialetti locali Rika e Reka) è il principale porto della Croazia, situato nel Golfo del Quarnero, una rientranza del Mare Adriatico. Ha 144.043 abitanti (2001), ed è la terza città della Croazia. È il capoluogo della regione Litoraneo-montana (Primorsko-goranska) e sede universitaria. regione

La popolazione

All'ultimo censimento del 2001, la maggiorità della popolazione sono i croati con 80,39%. Il 4,76% (6850 persone) della popolazione si è dichiarata di nazionalità italiana (i fiumani, da distinguere dai riječani, ossia i cittadini di origine croata o slava in generale). I serbi rappresentano il 6,21% dei residenti. L'1,45% si è dichiarato "altro" e gli indecisi sono ben il 5,02%. Altri gruppi nazionali rilevanti sono i bosniaci (1,37%) e gli sloveni (1,09%). Gli altri gruppi etnici sono presenti in numeri irrilevanti.

Storia

Dai Romani agli Asburgo

Fondata prima o durante, il periodo dell'Impero Romano con il nome di Tarsatica. L'antica Tarsatica fu conquistata nel 600 circa dai croati che nei pressi della foce del fiume Rečina (Eneo in italiano e Fiumara in fiumano, il dialetto veneto parlato dai fiumani di etnia italiana) fondarono un borgo detto Rijeka. La città passò sotto il successivo controllo Franco, Croato e Ungherese, prima di finire all'Austria degli Asburgo durante il XV secolo. La Repubblica di Venezia, che fu una forza importante nella zona, non ne ebbe mai il controllo, ma la distrusse due volte. Tra le tante lingue parlate in città si usò, fino alla fine della Seconda guerra mondiale, il fiumano, ossia il veneziano "de mar", di cui esiste anche un dizionario fiumano/italiano, ed è una lingua tutt'ora parlata (in prevalenza dai fiumani over 50, le generazioni successive quando usano l'idioma materno, si servono prevalentemente dell'italiano standard). Costituita come porto franco nel 1719, Fiume passò durante il XVIII e il XIX secolo sotto mano Austriaca, Croata, e Ungherese, finché venne unita a quest'ultimo regno per la terza ed ultima volta nel 1870. Il notevole sviluppo portuale, l'espansione generale dei commerci internazionali e il collegamento della città (1873) alle ferrovie austriache e ungheresi, contribuirono alla rapida crescita demografica, dai 21.000 abitanti del 1880 fino ai 50.000 del 1910.

La prima guerra mondiale e la Questione di Fiume

La sconfitta dell'Impero Austro-Ungarico nella prima guerra mondiale, e la sua conseguente disintegrazione, portarono alla costituzione di due amministrazioni rivali (italiana e croata), in quanto sia l'Italia che il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (la futura Jugoslavia) rivendicavano la sovranità sulla città. Dopo una breve occupazione italiana, una forza internazionale Anglo-Franco-Statunitense occupò la città (novembre 1918), mentre il suo futuro della città venne discusso alla Conferenza di Pace di Parigi nel corso del 1919. L'Italia avanzava le sue pretese sulla base del fatto che gli italiani erano in maggioranza all'interno della città, anche se erano una minoranza nella zona. I croati componevano gran parte della restante popolazione cittadina ed erano la maggioranza nell'area circostante, compresa la vicina città di Sušak (oggi parte integrante di Fiume/Rijeka).

La "Reggenza Italiana del Carnaro" e l'annessione all'Italia

I negoziati si interruppero bruscamente con la presa della città, il 12 settembre 1919, da una forza irregolare di nazionalisti italiani, guidata dal celebre scrittore Gabriele d'Annunzio, i quali fondarono uno stato (che faceva intravedere aspetti del successivo sistema dell'Italia Fascista). Va ricordato che l'italianità di Fiume era rivendicata con orgoglio dagli stessi abitanti della città, i quali erano per la maggior parte italiani (46,9%, secondo il criterio della lingua d'uso, nei risultati del censimento alla vigilia della guerra). La ripresa del governo italiano, da parte del liberale Giovanni Giolitti, nel giugno 1920, indicò un indurirsi dell'atteggiamento ufficiale nei confronti dello stato D'Annunziano. Il 12 novembre, Italia e Jugoslavia conclusero il Trattato di Rapallo, che rendeva Fiume uno stato indipendente sotto un regime accettabile a entrambe le parti. La risposta di D'Annunzio fu tipicamente stravagante: la sua dichiarazione di guerra all'Italia provocò un bombardamento da parte delle forze italiane che lo condusse a consegnare la città alla fine dell'anno. Le truppe italiane presero Fiume nel gennaio 1921. L'elezione di un'assemblea costituente guidata dagli autonomisti non pose fine alla contesa: una breve presa del potere da parte di nazionalisti italiani venne terminata dall'intervento di un questore reale italiano, e una breve occupazione da parte di fascisti locali, nel marzo 1922, finì con una terza occupazione militare italiana. Sette mesi dopo l'Italia cadde sotto il regime fascista. Un periodo di acrimonia diplomatica si chiuse con il Trattato di Roma (27 gennaio 1924), che assegnò Fiume all'Italia e Sušak alla Jugoslavia, con una amministrazione portuale congiunta. La formale annessione italiana (16 marzo 1924) inaugurò 20 anni di governo italiano, seguiti da 20 mesi di occupazione militare nazista.

L'annessione alla Jugoslavia

L'epilogo della seconda guerra mondiale vide ancora una volta il destino della città determinato da una combinazione di forza e diplomazia. Questa volta, le truppe jugoslave avanzarono (ai primi di maggio del 1945) fino a Trieste, nella loro campagna contro gli occupanti tedeschi di entrambe le nazioni: Fiume divenne infine croata (fino al giugno 1991, jugoslava), una situazione formalizzata dal Trattato di Pace di Parigi tra Italia e le Forze Alleate del 10 febbraio 1947. ---- Nacque a Fiume, città davvero multi-culturale, anche Janos Kadar, il leader comunista ungherese che prese il potere dopo la rivoluzione fallita del 1956, e lo mantenne fino alla fine (morì poco prima della caduta del Muro di Berlino).

Gli Italiani

Gran parte della popolazione italiana della città scelse allora la dolorosa via dell'esodo, e si sparpagliò in tutta l'Italia (soprattutto a Trieste, Venezia, Roma e Genova) e anche oltre oceano (Australia, Canada, Argentina, Uruguay). Tra le persone nate a Fiume che si sono distinte dopo l'esodo, ricordiamo il politico Leo Valiani, gli sportivi Abdon Pamich (marciatore), Ezio Loik e Giovanni Udovicich (calciatori), la regista Luciana d'Asnasch Veschi, la scrittrice Marisa Madieri. Oggi la Comunità degli Italiani di Fiume comprende circa 7000 persone, ed ha sede nell'antico Palazzo Modello, a pochi passi dalla Torre Civica, uno dei simboli storici della città. Gli italiani rappresentano quasi il 5% della popolazione totale di Fiume. La comunità degli italiani di Fiume è guidata da Alessandro Lecovich Categoria:Città della Croazia ja:リエカ

Gabriele d'Annunzio

] Gabriele d'Annunzio (12 marzo 1863 a Pescara, 1° marzo 1938 a Gardone Riviera), poeta e drammaturgo italiano, simbolo del decadentismo ed eroe di guerra, oltre a quella letteraria ebbe anche un'eccentrica carriera politica.

Biografia

Gli anni di formazione

Gabriele d'Annunzio nacque a Pescara il 11 marzo 1863. Il padre, un ricco commerciante dedito a una vita dispendiosa, in pochi anni dissipò il patrimonio familiare lasciando agli eredi solo la casa di famiglia.
Se vogliamo trovare un segno dell'ambiente familiare nelle vicende biografiche del poeta, sicuramente questo aspetto esuberante ed edonistico del carattere paterno non può passare inosservato.
D'altronde il giovane Gabriele non tardò a manifestare una personalità priva di complessi e inibizioni, portata al confronto competitivo con la realtà. Per comprendere meglio il senso di questa osservazione, è bene leggere la lettera che il sedicenne Gabriele scrisse a Giosue Carducci, mentre frequentava il liceo all'istituto Cicognini di Prato, ricordando che allora Carducci era il più rinomato poeta italiano. Proprio il padre sovvenzionò nel 1879 la pubblicazione della prima raccolta di poesie del giovane studente,"Primo vere", attorno alla quale nacque immediatamente quello che sarebbe diventato il "fenomeno dannunziano".
Accompagnato da un'entusiastica recensione critica sulla rivista romana «Fanfulla della Domenica», il successo del libro venne gonfiato dallo stesso D'Annunzio che fece diffondere la falsa notizia della propria morte per una caduta da cavallo; notizia che ebbe l'effetto, insieme alle successive smentite, di richiamare l'attenzione del pubblico romano sul romantico studente abruzzese, facendone un personaggio da leggenda. E sulle ali di questa leggenda, D'Annunzio giunse a Roma nel 1881.

Il "mondo" secondo d'Annunzio

I dieci anni trascorsi nella capitale furono decisivi per la formazione dello stile comunicativo di D'Annunzio, e nel rapporto con il particolare ambiente culturale e mondano della città si formò quello che possiamo definire il nucleo centrale della sua visione del mondo. L'accoglienza nella città fu favorita dalla presenza in essa di un folto gruppo di scrittori, artisti, giornalisti di origine abruzzese, che fece parlare in seguito di una "Roma bizantina". La cultura provinciale e vitalistica di cui il gruppo si faceva portatore appariva al pubblico romano, chiuso in un ambiente ristretto e soffocante - ancora molto lontano dall'effervescenza intellettuale che animava le altre capitali europee -, una novità "barbarica" eccitante e trasgressiva; D'Annunzio seppe condensare perfettamente, con uno stile giornalistico esuberante, raffinato e virtuosistico, gli stimoli che questa opposizione "centro-periferia" "natura-cultura" offriva alle attese di lettori desiderosi di novità.
Attratto alla frequentazione della Roma "bene" dal suo gusto per l'esibizione della bellezza e del lusso, D'Annunzio si era dovuto adattare al lavoro giornalistico soprattutto per esigenze economiche; infatti nel 1883 aveva dovuto sposare, con un "matrimonio di riparazione", la contessina Maria Gallese, da cui ebbe tre figli (Mario, Gabriellino e Ugo Venerio). Ma le esperienze per lui decisive furono quelle trasfigurate negli eleganti e ricercati resoconti giornalistici. In questo rito di iniziazione letteraria egli mise rapidamente "a fuoco" il proprio mondo di riferimento culturale, nel quale si immedesimò fino a trasfondervi tutte le sue energie creative ed emotive, condannandosi così per tutta la vita ad accumulare debiti e a fuggire dai creditori. Si può quindi parlare, tanto nelle opere quanto nella vita di D'Annunzio, di una idealizzazione del mondo, che viene ed essere circoscritto nella dimensione del mito; la sua fantasia lottò prepotentemente per imporre sulla realtà del presente, vissuto con disprezzo, i valori "alti" ed "eterni" di un passato visto come modello assoluto di vita e di bellezza. Il conflitto tra realtà presente e ideali è ben espresso in questa pagina de Le vergini delle rocce: "Vivendo in Roma, io ero testimonio delle più ignominiose violazioni e dei più osceni connubii che mai abbiano disonorato un luogo sacro. Come nel chiuso di una foresta infame, i malfattori si adunavano entro la cerchia fatale della città divina dove pareva non potesse novellamente levarsi tra gli smisurati fantasmi d'imperio se non una qualche magnifica dominazione armata d'un pensiero più fulgido di tutte le memorie [...] La cupola solitaria nella sua lontananza transtiberina, abitata da un'anima senile ma ferma nella consapevolezza dei suoi scopi, era pur sempre il massimo segno, contrapposta a un'altra dimora inutilmente eccelsa dove un Re di stirpe guerriera dava esempio mirabile di pazienza adempiendo l'officio umile e stucchevole assegnatogli per decreto fatto dalla plebe ". Uno dei risultati più impressionanti della sua apparizione nel mondo letterario, consolidatasi con la pubblicazione del primo romanzo Il piacere nel 1889, fu la creazione di un vero e proprio "pubblico dannunziano", condizionato non tanto dai contenuti quanto dalla forma divistica, un vero e proprio star system, che lo scrittore costruì attorno alla propria immagine. Egli inventò uno stile immaginoso e appariscente di vita da "grande divo", con cui nutrì il bisogno di sogni, di misteri, di "vivere un'altra vita", di oggetti e comportamenti-culto che stava connotando in Italia la nuova cultura di massa. Dopo un breve soggiorno a Napoli - dal 1891 al 1893 - dove compose il suo secondo romanzo, "L'innocente", seguito dal "Trionfo della morte" e dalle liriche del "Poema paradisiaco", D'Annunzio intraprese un'esistenza più movimentata che lo condusse dapprima nella sua terra d'origine e poi ad un lungo viaggio in Grecia. Nel 1897 volle provare l'esperienza politica, vivendo anch'essa, come tutto il resto, in un modo soggettivo e clamoroso: eletto deputato della destra, passò quasi subito, con la famosa e tutta dannunziana affermazione "vado verso la vita", nelle file della sinistra. Sempre nel '97 conobbe la celebre attrice Eleonora Duse, con la quale ebbe inizio la "stagione" centrale della sua vita. Per vivere accanto alla sua nuova compagna, D'Annunzio si trasferì nei dintorni di Firenze, a Settignano, dove comprò la villa "La Capponcina", trasformandola in un monumento del gusto estetico decadente.

Le fonti dell'immaginario dannunziano: le letture e gli amori

Alcune volte la fortuna di cui un autore gode è il frutto di scelte consapevoli, di una capacità strategica di collocarsi nel centro di un sistema culturale che possa garantirgli le migliori opportunità che il suo tempo ha da offrirgli. D'Annunzio aveva cominciato a "immaginarsi" poeta leggendo Giosuè Carducci negli anni del liceo; ma la sua sensibilità per la trasgressione e il successo dal 1885 lo portò ad abbandonare un modello come quello carducciano, già provinciale e superato in confronto a quanto si scriveva e si dibatteva in Francia, culla delle più avanzate correnti di avanguardia - Decadentismo e Simbolismo. Il suo giornale gli assicurava l'arrivo di tutte le riviste letterarie parigine, e attraverso i dibattiti e le recensioni in esse contenuti, D'Annunzio poté programmare le proprie letture cogliendo i momenti culminanti dell'evoluzione letteraria del tempo.
Fu così che conobbe non solo Baudelaire a Théophile Gautier, ma soprattutto Guy de Maupassant, Max Nordau e Joris-Karl Huysmans, il cui romanzo "À rebours" costituì il manifesto europeo dell'estetismo decadente. In un senso più generale, le scelte di D'Annunzio furono condizionate da un utilitarismo che lo spinse non verso ciò che poteva rappresentare un modello di valore "alto", ideale, assoluto, ma verso ciò che si prestava a un riuso immediato e spregiudicato, alla luce di quelli che erano i suoi obbiettivi di successo economico e mondano.
D'Annunzio non esitava a "saccheggiare" ciò che colpiva la sua immaginazione e che conteneva quegli elementi utili a soddisfare il gusto borghese ed elitario insieme del "suo pubblico". D'altronde, a dimostrazione del carattere unitario del "mondo dannunziano", è significativo il fatto che egli usò nello stesso modo anche il pensiero filosofico. Gli autori contemporanei più letti in Europa negli Anni 1880 e 1890 furono senza dubbio Arthur Schopenhauer e Friedrich Nietzsche; da essi lo scrittore trasse non più che spunti e motivi per nutrire un universo di sentimenti e valori che appartenevano già a lui da sempre, e che facevano parte dell'atmosfera culturale che si respirava in un continente agitato da venti di crisi nazionalistiche, preannunzio della Grande guerra. La scelta di nuovi modelli narrativi e soprattutto linguistici - elemento questo fondamentale nella produzione dannunziana - comportò anche, e forse soprattutto, l'attenzione verso nuove ideologie. Ciò favorì lo spostamento del significato educativo e formativo che la cultura positivista aveva attribuito alla figura dello scienziato verso quella dell'artista, diventato il vero "uomo rappresentativo" di fine ottocento - primo novecento: "è più l'artista che fonde i termini che sembrano escludersi: sintetizzare il suo tempo, non fermarsi alla formula, ma creare la vita".
Spregiudicatezza e narcisismo, slanci sentimentali e calcolo furono alla base anche dei rapporti di D'Annunzio con le numerose donne della sua vita. Quella che sicuramente più di ogni altra rappresentò per lo scrittore un nodo intricato di affetti, pulsioni e di artificiose opportunità fu Eleonora Duse, l'attrice di fama internazionale con cui egli si legò dal 1898 al 1901. Non c'è dubbio infatti che a questo nuovo legame debba essere fatto risalire il suo nuovo interesse verso il teatro e la produzione drammaturgica in prosa (Sogno di un mattino di primavera, La città morta, Sogno di un tramonto d'autunno, La Gioconda, La gloria) e in versi (Francesca da Rimini, La figlia di Jorio, La fiaccola sotto il moggio, La nave e Fedra). In quegli stessi anni, la terra toscana ispirò al poeta la vita del "signore del Rinascimento fra cani, cavalli e belli arredi", e una produzione letteraria che rappresenta il punto più alto raggiunto da D'Annunzio nel repertorio poetico. Nei tre libri delle "Laudi", ma soprattutto in Alcyone, si riflettono i momenti più felici della sua panica immersione nel paesaggio fiorentino e versiliese. Un'esistenza segnata, per altro verso, da quell'edonismo sperperatore di cui parlavamo a proposito dell'impronta ricevuta dal padre; incurante della realtà e dei sentimenti altrui, D'Annunzio oscillò tra Firenze e la Versilia curando le proprie pubblicazioni, che non erano comunque sufficienti a coprire le spese del suo esagerato tenore di vita, e intrecciando ripetuti rapporti sentimentali con diverse donne. Ma quel periodo si chiuse bruscamente nel 1910 con una vera e propria fuga in Francia per sfuggire all'esercito di creditori che con la sua follia dissipatrice il poeta si era creato. L'arredamento della villa fu messo all'asta e D'Annunzio non poté più rientrare in Italia fino allo scoppio della guerra, nel 1915.

Il rapporto tra "mondo" e codice. Guerra e retorica

Nei cinque anni che D'Annunzio trascorse in Francia, compose libretti d'opera ("Le martyre de Saint Sèbastien" per la musica di Claude Débussy), soggetti per film ("Cabiria" di Pastrone) e inviò al «Corriere della sera» prose d'invenzione e di ricordo (tra cui l'opera in versi per la celebrazione della guerra di Libia). In quelli che furono gli anni immediatamente precedenti il conflitto mondiale, in tutta Europa e soprattutto in Italia si diffusero nel gusto e nella mentalità collettiva quei contenuti politico-ideologici di carattere superomistico che avevano avuto origine nell'attività artistica delle avanguardie e sulle riviste letterarie. Fu un fenomeno di massa che lo stesso D'Annunzio aveva contribuito a creare; un processo che si avvalse, per la prima volta in modo sistematico, dei mezzi di comunicazione di massa, così adatti a diffondere contenuti emotivi e irrazionali per il prevalere della retorica che sottostà ai loro particolari codici comunicativi. Il "mito di Roma" e nazionalistico in generale divenne un'arma politica sfrenata per una battaglia in cui le parole avevano il preciso scopo di offendere e colpire. Una retorica che D'Annunzio riuscì sempre a mantenere nel sistema dei mass media, dando ad essa tuttavia l'apparenza di un modello espressivo elitario. Un'intuizione, questa, che anticipò lo stile della propaganda fascista. L'"uso" della parola nella produzione dannunziana seguì un'evoluzione estremamente particolare, la cui descrizione viene a coincidere perfettamente da un lato col carattere dell'"uomo" D'Annunzio, dall'altro con gli aspetti più concreti del mondo che egli contribuì a edificare. Il piacere fisico e gestuale della parola ricercata, della sonorità quasi fine a se stessa, della materialità del suono come aspetto della sensualità, aveva già caratterizzato la poetica delle "Laudi"; ma con l'opera teatrale D'Annunzio aveva successivamente maturato uno stile retorico-linguistico il cui scopo era conquistare fisicamente il pubblico in un rapporto sempre più diretto e meno letterario. Questo cammino, che con la guerra sfociò nell'oratoria politica, testimonia di un atteggiamento carismatico e mistico che si fece quasi parossistico, in una vera e propria escalation narcisistica. L'abbandono della prosa letteraria e l'immersione nel rito collettivo della guerra fu un vero e proprio tentativo di conquistare la folla, sia per dominarla che per annullarsi in essa in quella comunione totale tra capo (Duce) e popolo che si manifestò nell'immaginario collettivo italiano, dagli anni della propaganda interventista a buona parte del ventennio fascista. Il poeta non si appagava più dell'"usuale effetto d'una comunicazione elettrica stabilita tra il dicitore e l'uditorio" che caratterizza il proprio teatro; egli cercava "l'incarnazione" della parola, "l'incantesimo" che prende forza dal "contatto" con un'"umanità agglomerata e palpitante". Gli stessi eventi si fecero "testo": rifiutata la cattedra di letteratura italiana che era stata di Giovanni Pascoli, partecipò come volontario alla Prima guerra mondiale con alcune azioni dimostrative navali ed aeree e il volo su Vienna). Nel 1919 organizzò un clamoroso colpo di mano para-militare, guidando una spedizione di "legionari" (ex combattenti nazionalisti, sindacalisti di sinistra e anarchici) all'occupazione della città istriana di Fiume, che le potenze alleate vincitrici non avevano assegnato all'Italia. Con questo gesto D'Annunzio raggiunse l'apice del processo di edificazione del proprio mito personale - "immaginifico" e politico. Costretto dal governo italiano a ritirarsi nel 1920, D'Annunzio si "esiliò", con un gesto altrettanto carico di significati retorici, in un'esistenza solitaria nella sua villa di Gardone - il Vittoriale degli Italiani. Qui lavorò e visse fino alla morte, avvenuta nel 1938, curando con gusto teatrale un mausoleo di ricordi e di simboli mitologici di cui la sua stessa persona costituiva il momento di attrazione centrale. Ai visitatori, ammessi a pagamento per poter sostenere le spese di un tenore di vita esibizionistico e dispendioso da cui non riuscì a staccarsi fino all'ultimo, egli si mostrava velato dietro le tende di casa, apparendo come una divinità misteriosa e muta in forma di ombra. Dopo la scrittura e la voce, egli dunque scelse il silenzio del mistero per delimitare i confini del "proprio mondo"; e mai un possessivo fu più adeguato per indicare una visione della vita così egocentrica e assoluta. Non avendo più strumenti comunicativi adatti alla realtà, D'Annunzio trovò in quel silenzio l'unica possibilità in grado di mantenere in vita il proprio personaggio.

Opere

Romanzi


- Il piacere (1889)
- Giovanni Episcopo (1891)
- L'innocente (1892)
- Il trionfo della morte (1894)
- La vergine delle rocce (1895)
- Il fuoco (1900)
- Forse che sì forse che no (1910)

Tragedie


- La città morta (1899)
- La Gioconda (1899)
- Francesca da Rimini (1902)
- La figlia di Iorio (1904)
- La fiaccola sotto il moggio (1905)
- La nave (1908)
- Fedra (1909)

Alcune poesie


- Primo vere (1879)
- Canto novo (1882)
- Poema paradisiaco (1893)
- I quattro libri delle Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi, scritti fra il 1903 ed il 1912:
  - Maia
  - Elettra
  - Alcyone
  - Merope

Opere autobiografiche


- La Leda senza cigno
- Notturno
- Le faville del maglio

Postumo l'epistolario


- Solus ad solam

Collegamenti esterni


- [http://www.italialibri.net/autori/dannunzio.html Biografia Approfondimento]
- [http://h1.ath.cx/muvi/museodannunzio/ Casa D'Annunzio ]
- [http://www.cronologia.it/storia/biografie/dannunz3.htm D'Annunzio e l'impresa di Fiume]
- [http://www.retecivica.trieste.it/triestecultura/dannunzio/etrieste.asp D'Annunzio e Trieste ] D'Annunzio, Gabriele D'Annunzio, Gabriele D'Annunzio, Gabriele D'Annunzio, Gabriele D'Annunzio, Gabriele D'Annunzio, Gabriele ja:ガブリエーレ・ダンヌンツィオ

Rijeka

Fiume (in croato Rijeka e nei dialetti locali Rika e Reka) è il principale porto della Croazia, situato nel Golfo del Quarnero, una rientranza del Mare Adriatico. Ha 144.043 abitanti (2001), ed è la terza città della Croazia. È il capoluogo della regione Litoraneo-montana (Primorsko-goranska) e sede universitaria. regione

La popolazione

All'ultimo censimento del 2001, la maggiorità della popolazione sono i croati con 80,39%. Il 4,76% (6850 persone) della popolazione si è dichiarata di nazionalità italiana (i fiumani, da distinguere dai riječani, ossia i cittadini di origine croata o slava in generale). I serbi rappresentano il 6,21% dei residenti. L'1,45% si è dichiarato "altro" e gli indecisi sono ben il 5,02%. Altri gruppi nazionali rilevanti sono i bosniaci (1,37%) e gli sloveni (1,09%). Gli altri gruppi etnici sono presenti in numeri irrilevanti.

Storia

Dai Romani agli Asburgo

Fondata prima o durante, il periodo dell'Impero Romano con il nome di Tarsatica. L'antica Tarsatica fu conquistata nel 600 circa dai croati che nei pressi della foce del fiume Rečina (Eneo in italiano e Fiumara in fiumano, il dialetto veneto parlato dai fiumani di etnia italiana) fondarono un borgo detto Rijeka. La città passò sotto il successivo controllo Franco, Croato e Ungherese, prima di finire all'Austria degli Asburgo durante il XV secolo. La Repubblica di Venezia, che fu una forza importante nella zona, non ne ebbe mai il controllo, ma la distrusse due volte. Tra le tante lingue parlate in città si usò, fino alla fine della Seconda guerra mondiale, il fiumano, ossia il veneziano "de mar", di cui esiste anche un dizionario fiumano/italiano, ed è una lingua tutt'ora parlata (in prevalenza dai fiumani over 50, le generazioni successive quando usano l'idioma materno, si servono prevalentemente dell'italiano standard). Costituita come porto franco nel 1719, Fiume passò durante il XVIII e il XIX secolo sotto mano Austriaca, Croata, e Ungherese, finché venne unita a quest'ultimo regno per la terza ed ultima volta nel 1870. Il notevole sviluppo portuale, l'espansione generale dei commerci internazionali e il collegamento della città (1873) alle ferrovie austriache e ungheresi, contribuirono alla rapida crescita demografica, dai 21.000 abitanti del 1880 fino ai 50.000 del 1910.

La prima guerra mondiale e la Questione di Fiume

La sconfitta dell'Impero Austro-Ungarico nella prima guerra mondiale, e la sua conseguente disintegrazione, portarono alla costituzione di due amministrazioni rivali (italiana e croata), in quanto sia l'Italia che il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (la futura Jugoslavia) rivendicavano la sovranità sulla città. Dopo una breve occupazione italiana, una forza internazionale Anglo-Franco-Statunitense occupò la città (novembre 1918), mentre il suo futuro della città venne discusso alla Conferenza di Pace di Parigi nel corso del 1919. L'Italia avanzava le sue pretese sulla base del fatto che gli italiani erano in maggioranza all'interno della città, anche se erano una minoranza nella zona. I croati componevano gran parte della restante popolazione cittadina ed erano la maggioranza nell'area circostante, compresa la vicina città di Sušak (oggi parte integrante di Fiume/Rijeka).

La "Reggenza Italiana del Carnaro" e l'annessione all'Italia

I negoziati si interruppero bruscamente con la presa della città, il 12 settembre 1919, da una forza irregolare di nazionalisti italiani, guidata dal celebre scrittore Gabriele d'Annunzio, i quali fondarono uno stato (che faceva intravedere aspetti del successivo sistema dell'Italia Fascista). Va ricordato che l'italianità di Fiume era rivendicata con orgoglio dagli stessi abitanti della città, i quali erano per la maggior parte italiani (46,9%, secondo il criterio della lingua d'uso, nei risultati del censimento alla vigilia della guerra). La ripresa del governo italiano, da parte del liberale Giovanni Giolitti, nel giugno 1920, indicò un indurirsi dell'atteggiamento ufficiale nei confronti dello stato D'Annunziano. Il 12 novembre, Italia e Jugoslavia conclusero il Trattato di Rapallo, che rendeva Fiume uno stato indipendente sotto un regime accettabile a entrambe le parti. La risposta di D'Annunzio fu tipicamente stravagante: la sua dichiarazione di guerra all'Italia provocò un bombardamento da parte delle forze italiane che lo condusse a consegnare la città alla fine dell'anno. Le truppe italiane presero Fiume nel gennaio 1921. L'elezione di un'assemblea costituente guidata dagli autonomisti non pose fine alla contesa: una breve presa del potere da parte di nazionalisti italiani venne terminata dall'intervento di un questore reale italiano, e una breve occupazione da parte di fascisti locali, nel marzo 1922, finì con una terza occupazione militare italiana. Sette mesi dopo l'Italia cadde sotto il regime fascista. Un periodo di acrimonia diplomatica si chiuse con il Trattato di Roma (27 gennaio 1924), che assegnò Fiume all'Italia e Sušak alla Jugoslavia, con una amministrazione portuale congiunta. La formale annessione italiana (16 marzo 1924) inaugurò 20 anni di governo italiano, seguiti da 20 mesi di occupazione militare nazista.

L'annessione alla Jugoslavia

L'epilogo della seconda guerra mondiale vide ancora una volta il destino della città determinato da una combinazione di forza e diplomazia. Questa volta, le truppe jugoslave avanzarono (ai primi di maggio del 1945) fino a Trieste, nella loro campagna contro gli occupanti tedeschi di entrambe le nazioni: Fiume divenne infine croata (fino al giugno 1991, jugoslava), una situazione formalizzata dal Trattato di Pace di Parigi tra Italia e le Forze Alleate del 10 febbraio 1947. ---- Nacque a Fiume, città davvero multi-culturale, anche Janos Kadar, il leader comunista ungherese che prese il potere dopo la rivoluzione fallita del 1956, e lo mantenne fino alla fine (morì poco prima della caduta del Muro di Berlino).

Gli Italiani

Gran parte della popolazione italiana della città scelse allora la dolorosa via dell'esodo, e si sparpagliò in tutta l'Italia (soprattutto a Trieste, Venezia, Roma e Genova) e anche oltre oceano (Australia, Canada, Argentina, Uruguay). Tra le persone nate a Fiume che si sono distinte dopo l'esodo, ricordiamo il politico Leo Valiani, gli sportivi Abdon Pamich (marciatore), Ezio Loik e Giovanni Udovicich (calciatori), la regista Luciana d'Asnasch Veschi, la scrittrice Marisa Madieri. Oggi la Comunità degli Italiani di Fiume comprende circa 7000 persone, ed ha sede nell'antico Palazzo Modello, a pochi passi dalla Torre Civica, uno dei simboli storici della città. Gli italiani rappresentano quasi il 5% della popolazione totale di Fiume. La comunità degli italiani di Fiume è guidata da Alessandro Lecovich Categoria:Città della Croazia ja:リエカ

1933

Eventi

Gennaio


- 5 gennaio - San Francisco (USA): inizia la costruzione del Golden Gate Bridge
- 29 gennaio - Germania: il presidente della repubblica Paul von Hindenburg nomina Adolf Hitler cancelliere tedesco
- 30 gennaio - Germania: Adolf Hitler forma il suo gabinetto

Febbraio


- 27 febbraio - Germania: nella notte al 28 brucia il Reichstag a Berlino. Marinus van der Lubbe viene ritenuto colpevole. Seguiranno rappresaglie e arresti come conseguenza

Marzo


- 3 marzo - Germania: Ernst Thälmann viene arrestato
- 4 marzo - Stati Uniti: Franklin Delano Roosevelt diventa il 32° presidente
- 24 marzo - Germania: il parlamento da i pieni poteri a Hitler (Ermächtigungsgesetz)

Aprile

Maggio


- Karl Jansky annuncia la ricezione di onde radio dal centro della galassia
- 10 maggio - Germania/Berlino: I nazisti bruciano in piazza dell'opera (Opernplatz) 20.000 libri di autori messi all'indice

Giugno

Luglio


- 20 luglio - Stato del Vaticano: la Santa Sede firma un concordato con la Germania a tutela dei diritti dei cattolici tedeschi

Agosto

Settembre

Ottobre


- 14 ottobre - Germania: il governo nazionalfascista annuncia il ritiro del Paese dalla Società delle Nazioni

Novembre

Dicembre


- 26 dicembre - Giappone/Tokyo: viene fondata la Nissan
- 26 dicembre - Stati Uniti:viene brevettata la radio FM
- Per gli Stati Uniti è il peggior anno della Grande Depressione
- Viene creato l'IRI al fine di salvare dalla bancarotta le maggiori banche italiane.
- Scienze e tecnologia
  - Kolmogorov pubblica Grundbegriffe der Wahrscheinlichkeitsrechnung (Concetti fondamentali del Calcolo delle Probabilità) dove viene introdotto l'approccio assiomatico alle probabilità
  - Enrico Fermi battezza il neutrino
  - E.H. Armstrong brevetta il sistema di trasmissione radio a modulazione di frequenza.

Nati


- 6 gennaio - Emil Steinberger, cabarettista
- 8 gennaio - Charles Osgood, giornalista, editorialista
- 9 gennaio - Wilbur Smith, scrittore
- 16 gennaio - Susan Sontag, scrittore
- 17 gennaio
  - Renzo Alverà, bobbista italiano
  - Dalida, cantante francese
- 18 gennaio - John Boorman, regista
- 23 gennaio - Chita Rivera, attrice, ballerino
- 25 gennaio - Corazon Aquino, Presidente delle Filippine
- 28 gennaio - Susan Sontag, scrittore, filosofo, essayist, regista, commediografo
- 29 gennaio - Sacha Distel, cantante francese
- 6 febbraio - Giuseppe Vita detto Martinez, pittore italiano
- 12 febbraio - Costa-Gavras, regista, scrittore
- 13 febbraio - Kim Novak, attrice
- 7 aprile - Claude de Givray, regista e sceneggiatore francese
- 9 aprile
  - Gian Maria Volontè, attore italiano († 1994)
  - Jean-Paul Belmondo, attore francese
- 26 aprile - Arno Penzias, fisico statunitense
- 3 maggio - James Brown, cantante statunitense
- 20 maggio - Danny Aiello, attore americano
- 30 maggio - Sergio Citti († 2005), attore e regista
- 15 giugno - Sergio Endrigo, cantautore italiano
- 26 giugno - Claudio Abbado, direttore d'orchestra italiano
- 8 luglio - Marty Feldman, comico britannico, attore, regista, sceneggiatore
- 15 luglio - Guido Crepax, fumettista italiano
- 18 agosto - Roman Polanski, regista
- 11 settembre - Nicola Pietrangeli, tennista italiano
- 28 ottobre - Garrincha, calciatore brasiliano
- 23 novembre - Krzysztof Penderecki, compositore polacco
- 31 dicembre - Edward Bunker, scrittore, sceneggiatore ed attore statunitense († 2005)

Morti

Gennaio


- 5 gennaio - Calvin Coolidge, Presidente degli Stati Uniti
- 31 gennaio - John Galsworthy, scrittore

Febbraio


- 15 febbraio - Pat Sullivan, regista e produttore di disegni animati, alleged co-creatore di Felix the Cat

Marzo

Aprile


- 3 aprile - Rear Admiral