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| 13 Aprile |
13 aprile
Il 13 aprile è il 103° giorno del Calendario Gregoriano
(il 104° negli anni bisestili).
Mancano 262 giorni alla fine dell'anno.
Eventi
- 1111 - Enrico V, Sacro Romano Imperatore è incoronato imperatore del Sacro Romano Impero
- 1180 - Federico I Barbarossa emette la Gelnhausen Charter
- 1204 - Costantinopoli capitola all'assedio posto dalle milizie della 4° crociata.
- 1769 - James Cook arriva a Tahiti, era partito oltre un anno prima dall'Inghilterra.
- 1598 - Enrico IV di Francia emette l'Editto di Nantes concedendo libertà di religione agli Ugonotti
- 1791 - Rivoluzione Francese: Papa Pio VI dichiara non dovuto il giuramento di fedeltà di preti e religiosi al regime
- 1829 - Il parlamento inglese accorda la libertà di religione al cattolicesimo romano
- 1849 - L'Ungheria diventa una repubblica
- 1863 - Caprera, nell'isola del suo esilio volontario a nord della Sardegna, il generale Giuseppe Garibaldi, ancora costretto al letto dalla ferita alla gamba, riceve 37 visitatori
- 1895 - A Boscoreale, paesino alle falde del Vesuvio si ritrovano i resti della villa romana di Lucio Erennio Floro, sepolta dall'eruzione del 79. I reperti, venduti all'asta, alla morte dell'acquirente andranno al museo del Louvre di Parigi
- 1919 - Massacro dell'Amritsar: India, il generale inglese Reginald Dyer, al comando di truppe britanniche e Gurkha fa aprire il fuoco contro la folla durante una manifestazione nell'Amritsar, causando 379 morti ed oltre 1.000 feriti
- 1920 - A Trieste i nazionalisti italiani incendiarono la Narodni Dom (Casa Nazionale), centro culturale degli sloveni
- 1941 - Seconda Guerra Mondiale: viene firmato a Mosca il patto di non aggressione tra URSS e Giappone
- 1943 - Seconda Guerra Mondiale: radio Berlino annuncia il ritrovamento di fosse comuni nelle foreste di Katyn presso Smolensk, in URSS. Anni dopo si confermerà trattarsi di oltre 10.000 ufficiali polacchi uccisi dalla polizia segreta di Stalin
- 1945 - Seconda Guerra Mondiale: i resti dell'esercito tedesco, asserragliati a Vienna, si arrendono dopo 10 giorni di assedio alle truppe sovietiche dei generali Malinovski e Tolbuckhin, aiutate anche dalla popolazione
- 1966 - Iraq: il presidente Abd el Salam Aref muore precipitando con l'elicottero durante una tempesta di sabbia
- 1970 - Esplosione del deposito di ossigeno a bordo dell'Apollo 13
- 1986 - Papa Giovanni Paolo II visita la sinagoga di Roma: è la prima volta nella storia che un papa entra in un tempio ebraico
- 1990 - Unione Sovietica, in linea con la Perestrojka, Mikhail Gorbaciov ammette la verità sul massacro di Katyn
- 1997 - Tiger Woods è il più giovane vincitore del Masters Tournament di golf
- 1998 - Hawaii, durante un lancio di prova per una modifica alla sua tuta alare, muore Patrick de Gayardon, detentore del primato di lancio con paracadute in assenza di ossigeno. I due paracadute (principale e riserva) si erano annodati con le funi di un deflettore che aveva montato per eliminare le turbolenze dovute alla sacca
- 2003 - Guerra in Iraq: ritrovati e liberati i prigionieri USA. La città di Tikrit, da cui proviene la famiglia di Saddam, resta ancora in mano al regime
- 2004
- Iraq, quattro italiani delle agenzie di sicurezza private sono presi in ostaggio dai guerriglieri Sciiti
- Istanbul, Primo congresso dei democratici islamici, a cui partecipano tra gli altri il Primo Ministro turco Tayyip Erdogan e il Ministro degli Esteri giordano Marwan Muasher
- USA: emissione del francobollo commemorativo di Henry Mancini
Nati
- 1519 - Caterina de' Medici, regina di Francia
- 1570 - Guy Fawkes, cospiratore della Congiura delle polveri
- 1743 - Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti
- 1771 - Richard Trevithick, ingegnere meccanico e progettista della prima locomotiva
- 1808 - Antonio Meucci, inventore italiano († 1889)
- 1860 - James Ensor, pittore belga († 1949)
- 1866 - Butch Cassidy, fuorilegge del selvaggio west
- 1872 - Alexander Roda Roda, scrittore
- 1879 - Francesco Severi, matematico italiano († 1961)
- 1880 - Charles Christie, pioniere del cinema a Hollywood
- 1881 - Ludwig Binswanger, psichiatra
- 1887 - Gordon S. Fahrni, fisico canadese
- 1889 - Herbert Osborne Yardley, crittografo
- 1892 - Robert Watson-Watt, inventore del radar
- 1894 - Arthur Fadden, trentesimo primo ministro dell'Australia
- 1901 - Jacques Lacan, psicanalista francese
- 1906 - Samuel Beckett, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1969
- 1909 - Eudora Welty, scrittrice vincitrice del premio Pulitzer per la fiction
- 1919 - Howard Keel, attore e cantante
- 1920 - Roberto Calvi, banchiere
- 1920 - Liam Cosgrave, quinto Taoiseach d'Irlanda
- 1923 - Don Adams, attore
- 1924 - Stanley Donen, regista
- 1926 - John George Vanderbilt Spencer-Churchill, duca di Marlborough
- 1935
- Erich von Däniken, scrittore
- Lyle Waggoner, attore
- 1937 - Lanford Wilson, commediografo
- 1939 - Paul Sorvino, attore
- 1944 - Jack Casady, musicista degli Jefferson Airplane
- 1946 - Al Green, cantante di musica soul e pastore
- 1949 - Ricardo Zunino, pilota argentino
- 1950 - Ron Perlman, attore
- 1951
- Peabo Bryson, cantante pop
- Peter Davison, attore
- 1954 - Jimmy Destri, musicista
- 1960
- Rudi Völler, campione di Calcio (sport)
- Michel Faber, scrittore olandese
- 1963 - Garry Kasparov, campione di scacchi
- 1964 - Caroline Rhea, attrice
- 1970 - Rick Schroder, attore
- 1974 - Martin Höllwarth, saltatore con gli sci austriaco
- 1976 - Jonathan Brandis, attore
Morti
- 1695 - Jean de La Fontaine, scrittore
- 1906 - Walter Frank Raphael Weldon, statistico britannico
- 1925 - Elwood Haynes, pioniere dell'automobile
- 1956 - Emil Nolde, pittore tedesco (n. 1867)
- 1966 - Carlo Carrà, pittore
- 1984 - Ralph Kirkpatrick, musicista, musicologo e clavicembalista statunitense (n. 1911)
- 1998 - Patrick de Gayardon, re degli sport estremi (n. 1960)
- 2000 - Giorgio Bassani, scrittore italiano (n. 1916)
- 2002
- Damon Knight, autore di science fiction
- Jon Gustafson, editore
Feste e ricorrenze
Nazionali
Religiose
Santi cattolici:
- Sant'Albertino da Montone, abate
- Sant'Ermenegildo, martire
- San Marice
- San Martino I, Papa e martire
- San Marzio, abate
- San Sabas Reyes Salazar, martire
Laiche
- primo giorno del nuovo anno per le popolazioni Thai
13
ja:4月13日
ko:4월 13일
simple:April 13
th:13 เมษายน
Calendario gregorianoIl Calendario gregoriano è in vigore dal 15 ottobre 1582,
che è seguito al 4 ottobre del Calendario giuliano.
Il 4 ottobre 1582 fu infatti stabilito che il giorno successivo sarebbe stato non il 5 ottobre, ma il 15 ottobre. Questa decisione si rese necessaria in quanto essendo un anno giuliano lungo 365 giorni e 6 ore, e dunque in eccesso di 11 minuti e 14 secondi rispetto all'anno solare, il calendario giuliano accumulava un giorno di ritardo ogni 128 anni.
Come conseguenza di ciò, al 4 ottobre 1582 la differenza accumulata nei secoli era ormai di 10 giorni; questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche effettuate, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo.
Per rimettere le cose a posto, si decise di compiere il "salto" di giorni, e di modificare il metodo di computo del tempo in modo da tener conto del ritardo accumulato.
La nuova regola prevedeva che venissero saltati gli anni bisestili degli anni terminanti con 00 (multipli di 100) salvo quelli multipli di 400.
Quindi sono bisestili tutti gli anni divisibili per 4 (per i quali la divisione per 4 ha come resto zero), tranne gli anni multipli di 100, ma non di 400. Da questo si deduce che 1700 e 1800 non sono bisestili, mentre 1600 è bisestile come anche 1604. Questa suddivisione porta nel calendario gregoriano una periodicità di 400 anni equivalenti a 365 - (300 + 3) + 366 - (96 + 1) = 146.097 giorni (dove 300 sono gli anni non divisibili per 4; 3 sono gli anni terminanti con 100, 200, 300; 96 sono gli anni divisibili per 4; e 1 l'anno terminante con 400). Poiché 146.097 è divisibile per 7 si ha anche la ciclicità settimanale ogni 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali ogni 400 anni; il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, ...
È stata introdotta questa regola, che sembra abbastanza contorta, per poter creare un calendario che fosse abbastanza preciso ed evitasse di effettuare aggiustamenti vari (soppressione o creazione di giorni ogni tot di mesi, per far coincidere le stagioni con i mesi). Il calendario gregoriano apporta una discreta precisione, di molto superiore a tutti i calendari che l'hanno preceduto nel vecchio mondo; infatti tale calendario, in media sui 400 anni, è di solo 26 secondi circa più lungo del periodo di orbita della Terra intorno al Sole. Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905 per non avere, per esempio, che la primavera inizi il 20 di marzo al posto del 21.
Il calendario gregoriano entrò subito in vigore in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo. Nell'arco di due anni venne adottato pure nei territori cattolici tedeschi, dei Paesi Bassi e svizzeri e in Belgio e, nel 1587, in Ungheria.
In seguito, ma non immediatamente, si uniformarono anche gli stati luterani, calvinisti e anglicani: gli stati tedeschi incominciarono ad introdurlo agli inizi del 1700 e in maniera completa nel 1775, in Gran Bretagna e colonie inglesi nel 1752 (una legge del 1751 stabiliva che dall'anno successivo tutti i territori di tutto il mondo sotto il dominio inglese adottassero tale calendario) e in Svezia nel 1753.
In altri paesi, tra cui quelli di confessione ortodossa, il vecchio calendario è rimasto in vigore fino ai primi decenni del secolo scorso: in Russia è stato introdotto dal governo rivoluzionario nel 1918, mentre la Chiesa Ortodossa russa (con quella di Serbia e di Gerusalemme) ha continuato a mantenere il calendario giuliano. Da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane.
A dire il vero, il calendario entrato in uso nei paesi ortodossi ha una regola leggermente diversa per decidere quali anni multipli di 100 sono bisestili: sono infatti quelli per cui, prendendo il numero dei secoli e dividendolo per 9, il resto è 2 oppure 6. Il primo anno in cui ci sarà una differenza con il calendario gregoriano sarà il 2800. La scelta dovrebbe servire ad accordare meglio la durata dell'anno con quella astronomica.
Le Chiese Ortodosse (ad eccezione di quella finlandese) hanno, invece, mantenuto il vecchio metodo di calcolo della festività di Pasqua e di quelle ad essa collegate, Ascensione e Pentecoste.
Nel calendario gregoriano è stato scelto come anno 1 (anno iniziale) l'anno di nascita di Gesù (anche se ci si accorse poi che i calcoli fatti erano errati in eccesso di circa 7 anni, quindi Gesù dovrebbe essere nato intorno all'anno 7 AC). Ne consegue che tutti gli anni dall'anno 1 in poi sono detti anni dopo la nascita di Cristo e possono essere indicati con la sigla finale DC (Dopo Cristo). Invece per gli anni precedenti alla nascita di Cristo sono seguiti dalla scritta AC (Avanti Cristo). Tutti gli anni senza sigla finale si intendono anni successivi alla nascita di Gesù, mentre quelli precedenti si possono indicare anche con un numero negativo. Il primo anno prima dell'anno 1 DC è l'anno 1 AC e quindi nel calendario gregoriano non esiste l'anno zero, inoltre ogni nuovo decennio, centennio, millennio, ... inizia sempre con l'anno terminante con uno e non con zero, altrimenti il primo decennio, centennio, millennio, ... non sarebbe composto rispettivamente da dieci, cento, mille, ... anni. Per esempio il primo decennio deve essere composto da 10 anni e quindi comprende gli anni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e quindi il secondo decennio inizia con l'anno 11. Così il terzo millennio inizia con l'anno 2001.
il 1° gennaio 4713 AC è il Giorno Giuliano (JD) zero (il giorno 1 inizia alle 12AM del detto giorno) che fu introdotto dall'astronomo francese di Agen Josephus Justus Scaliger nel 1583. Egli assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo, in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto. Lo chiamò "Giuliano" dal nome di suo padre: il padovano Giulio Cesare della Scala.
Il 4713 AC è il minimo anno che in teoria può assumere il calendario gregoriano ed è anche l'anno minimo possibile in molti programmi.
Voci correlate
- Calendario giuliano
- Calendario romano
- anno bisestile
- calcolo della Pasqua
Collegamenti esterni
Maggiori dettagli si possono trovare sul sito [http://www.liceofoscarini.it/didattic/astronomia/astro/cal_giuliano.html dettagli sul Calendario giuliano]
Gregoriano
als:Gregorianischer Kalender
ja:グレゴリオ暦
ko:그레고리력
ms:Kalendar Gregory
simple:Gregorian calendar
th:ปฏิทินเกรกอเรียน
Anno bisestileL'anno bisestile è un accorgimento utilizzato nel Calendario Giuliano e nel Calendario Gregoriano per mantenere in sincronia l'anno civile con il ciclo delle stagioni.
Le stagioni si ripetono una volta ogni anno tropico (il tempo che intercorre tra due equinozi o solstizi dello stesso tipo). Questo periodo è di circa 365.2422 giorni, cosicché un calendario di solo 365 giorni farebbe pian piano slittare le stagioni. Intercalando ogni 4 anni di calendario un anno bisestile, lungo 366 giorni anziché 365, questo slittamento può essere corretto con sufficiente approssimazione. Il giorno "aggiuntivo" viene inserito alla fine del mese di Febbraio, con l'addizione del 29 febbraio. Inoltre, per evitare la necessità di ulteriori slittamenti di sincronizzazione, il giorno non viene aggiunto agli anni divisibili per 100 (anno zero del secolo), escluso quelli divisibili per 400; in questo modo, in media, la mancata sincronizzazione si mantiene sempre minore di un giorno.
C'è quindi una semplice regola per verificare se un dato anno è bisestile solo conoscendo il suo numero:
:Un anno è bisestile se il suo numero è divisibile per 4, tranne che se sia divisibile per 100 (ma è bisestile se è divisibile per 400).
Categoria:Calendari
als:Schaltjahr
ja:閏年
ko:윤년
simple:Leap year
th:ปีอธิกสุรทิน
AnnoUn anno indica un periodo di tempo pari a quello impiegato dalla Terra per completare la sua orbita attorno al Sole. Un anno è diviso in 365 giorni, ma poiché la Terra completa la sua orbita in un tempo leggermente superiore si è reso necessario introdurre degli anni bisestili composti da 366 giorni, per correggere la discrepanza. Per estensione il termine anno si applica al periodo orbitale di qualsiasi pianeta, nel qual caso anno viene fatto seguire da un aggettivo (come in anno marziano).
In astronomia, vengono definiti diversi tipi di anno:
- anno siderale: definisce il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della propria orbita, misurata relativamente a un insieme di punti di riferimento (come le stelle fisse). La sua durata media è di 365,256363051 giorni (365g 6h 9m 10s).
:La reale durata dell'anno varia, in quanto il movimento della Terra è influenzato dalla gravità della Luna e degli altri pianeti.
- anno tropico: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione, con riferimento alla struttura formata dall'intersezione tra l'ellittica (il piano su cui orbita la Terra) e il piano dell'equatore (il piano perpendicolare all'asse di rotazione della Terra). A causa della precessione, questa struttura arretra leggermente lungo l'ellittica, rispetto alle stelle fisse. Come conseguenza, l'anno tropico è leggermente più breve di quello siderale. La sua durata media corrisponde a 365,24218967 giorni (365d 5h 48m 45s).
- anno anomalo: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della sua orbita con rispetto ai suoi apsidi. L'orbita terrestre è ellittica; i punti estremi dell'ellisse, chiamati apsidi, sono:
# il perielio, dove la Terra è più vicina al Sole (attorno al 2 gennaio)
# l'afelio, quando la Terra è più lontana dal Sole (attorno al 2 luglio).
:A causa dell'interferenza gravitazionale degli altri pianeti, la forma e l'orientamento dell'orbita non sono fissi, e gli apsidi si spostano lentamente rispetto ai punti di riferimento. Per questo, l'anno anomalo è leggermente più lungo dell'anno siderale. In media 365,259635864 giorni (365g 6h 13m 52s).
- anno eclittico: il periodo impiegato dal Sole (come viene visto dalla Terra) per completare una rivoluzione con riferimento a un nodo lunare, dell'orbita della Luna (il punto in cui l'orbita lunare interseca l'ellittica). Questo periodo è associato con le eclissi: avviene solo quando sia il Sole che la Luna sono vicini a uno di questi nodi; quindi le eclissi avvengono entro circa un mese ogni mezzo anno eclittico. Ci sono quindi due stagioni eclittiche ogni anno. La durata media dell'anno eclittico è di 346,620075883 giorni.
- similarmente all'anno eclittico, viene definito un periodo in cui il Sole (come viene visto dalla Terra) completa una rivoluzione con riferimento al perigeo dell'orbita lunare. Questo periodo, poco citato nella letteratura astronomica, è associato con la dimensione apparente della Luna piena, e anche con la durata variabile del mese sinodico. La durata di questo periodo è di 411,78443029 giorni.
Il Calendario normalmente cerca di adeguarsi all'anno tropico, poiché le stagioni sono determinate da questo tipo di anno.
Per ragioni pratiche l'anno del calendario è composto da un numero intero di giorni. Nel calendario attualmente in uso della società occidentale, il calendario gregoriano, gli anni hanno 365 giorni. Allo scopo di tenerlo sincronizzato con l'anno tropico, ogni quattro anni il calendario conta 366 giorni.
La principale eccezione al calendario gregoriano è il calendario islamico, un calendario lunare senza anni bisestili, nel quale le ricorrenze si spostano attraverso le stagioni.
L'anno giuliano: base del calendario giuliano aveva una durata di 365,25 giorni.
L'anno gaussiano dura 365,2568983 giorni, ed è derivato dalla "costante gravitazionale gaussiana" che viene espressa in unità del sistema solare.
L'anno besseliano: è un anno tropico che inizia quando il Sole raggiunge la longitudine ellittica di 280°. Tale longitudine viene sempre raggiunta attorno al 1 gennaio. Prende il nome dall'astronomo e matematico del XIX secolo Friedrich Bessel.
Voci correlate
- Anno luce
Categoria:Astronomia e Astrofisica
Categoria:Unità di tempo
ja:年
ms:Tahun
simple:Year
zh-min-nan:Nî
1180
Eventi
Nati
Morti
080
ko:1180년
Federico I del Sacro Romano Impero
Federico I, anche noto come Federico Barbarossa (1125 - 10 giugno 1190) salì al trono di Germania il 4 marzo 1152 succedendo allo zio Corrado III, e fu incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero il 18 giugno 1155.
Come il figlio di Federico di Hohenstaufen, duca di Svevia, e Giuditta di Baviera, della rivale dinastia Guelfa, Federico discendeva da una delle due principali famiglie tedesche, e ciò lo rendeva agli occhi dei principali elettori dell'Impero una scelta accettabile per la corona imperiale.
Egli intraprese, a partire dal 1154, ben sei spedizioni in Italia, durante la prima delle quali fu incoronato Imperatore in Roma dal Papa Adriano IV. Dopo di ciò, le relazioni fra l'Imperatore ed il Papa precipitarono in un duro conflitto culminato con la disfatta di Federico nella Battaglia di Legnano presso Milano (1176) per mano della filo-papale Lega Lombarda delle città del nord Italia. La pace, che prevedeva numerosi privilegi per i comuni lombardi, arrivò a Costanza nel 1183.
Dopo la pace stipulata con il Papa Alessandro III, Federico si imbarcò per la Terza Crociata (1189) con Filippo Augusto di Francia e Riccardo I d'Inghilterra (noto anche come Riccardo Cuor di Leone) ma affogò traversando il fiume Saleph in Cilicia nel Sud-Est dell'Anatolia.
Anatolia
Tuttavia Federico divenne il soggetto della leggenda dell'Eroe dormiente. Si dice infatti che non sia morto, ma giaccia addormentato con i suoi cavalieri in una grotta del monte Kyffhäuser in Sassonia, e che quando i corvi smetteranno di volare intorno alla montagna, egli si sveglierà e riporterà la Germania alla sua antica grandezza. Secondo la leggenda la sua barba rossa è cresciuta attraverso la tavola dietro la quale egli siede. I suoi occhi sono chiusi nel sonno, ma di tanto in tanto alza una mano e manda un ragazzo a vedere se i corvi hanno smesso di volare.
Sassonia
A Federico successe sul trono reale e imperiale il figlio Enrico VI
L'invasione tedesca dell'Unione Sovietica nel 1941 fu chiamata Operazione Barbarossa in ricordo di Federico I.
Categoria:Sovrani tedeschi
Categoria:Biografie
Categoria:Imperatori del Sacro Romano Impero
ja:フリードリヒ1世 (神聖ローマ皇帝)
1204
Eventi
- Febbraio - L'imperatore bizantino Alessio IV viene detronizzato in una rivoluzione, e Alessio V viene proclamato imperatore.
- 12 aprile - Cavalieri della Quarta crociata e veneziani conquistano, per la seconda volta, Costantinopoli.
- 16 maggio - Baldovino IX di Fiandra viene incoronato primo imperatore dell'Impero latino d'oriente.
Nati
- Haakon IV, Re di Norvegia
Morti
- 9 febbraio - Alessio IV, imperatore bizantino
- Febbraio - Isacco II Angelo, imperatore bizantino
- 31 marzo - Eleonora d'Aquitania, regina di Francia e Inghilterra (nata nel 1121)
- 13 dicembre - Moshe ben Maimonide, filosofo ebreo
- Minamoto no Yoriie - Secondo shogun dello Shogunato Kamakura del Giappone
- Amalrico di Bène - Teologo francese
Capi di stato
- Inghilterra - Giovanni I Re d'Inghilterra (regnò dal 1199 al 1216)
- Francia - Filippo II, Augusto Re di Francia (regnò dal 1180 al 1223)
004
ko:1204년
1769
Eventi
Nati
- 15 agosto - Napoleone Bonaparte, imperatore di Francia († 1821)
Morti
- Antonio Genovesi, filosofo, matematico ed economista italiano
069
ko:1769년
ms:1769
simple:1769
th:พ.ศ. 2312
James Cook
James Cook (27 ottobre 1728 - 14 febbraio 1779) fu un esploratore, cartografo e navigatore britannico. Fece tre viaggi nell'Oceano Pacifico durante i quali scoprì varie isole e ne disegnò le coste.
Nacque a Marton in Cleveland, che ai tempi faceva parte dello Yorkshire, vicino alla città di Middlesbrough. Ancora bambino, si trasferì con la sua famiglia a Great Ayton. Durante l'adolescenza nacque l'amore per il mare e imparò la cartografia.
Durante la Guerra dei sette anni servì nella Royal Navy (la marina militare britannica) partecipando all'assedio della città di Quebec prima della battaglia delle pianure di Abraham nel 1759. Mostrò un ottimo talento per le ricognizioni e la cartografia e durante l'assedio divenne responsabile per la creazione delle mappe della foce del fiume San Lorenzo. La mappatura delle coste di Terranova lo portò all'attenzione della Royal Society.
I suoi successi possono essere ricondotti ad un insieme di caratteristiche: ottime capacità marinaresche, eccellenti abilità cartografiche, coraggio nell'effettuare esplorazioni anche pericolose, capacità di leadership e di comando e una certa spregiudicatezza nell'interpretare gli ordini dell'Ammiragliato.
Il primo viaggio (1768-1771)
Nel 1766, la Royal Society lo incaricò di effettuare un viaggio nell'Oceano Pacifico per osservare il transito di Venere davanti al Sole. Salpò nel 1768 sulla nave HM Bark Endeavour, (il cui nome fu ispirazione per il nome dello Space Shuttle Endeavour) e il 13 aprile 1769 giunse a Tahiti, dove costruì un piccolo forte ed osservatorio per osservare il transito, a causa della mancanza di strumentazione scientifica precisa non fu in grado di misurarlo con esattezza.
Si dedicò all'eplorazione del Pacifico del sud e alla ricerca del mitico continente Terra australis, sull'esistenza del quale nutriva dei dubbi ma che la Royal Society, in particolre Alexander Dalrymple, sosteneva esistesse.
Con l'aiuto di un indigeno tahitiano chiamato Tupaia che aveva ampie conoscenze della geografia locale raggiunse la Nuova Zelanda. Era il secondo europeo (dopo Abel Tasman nel 1642) a raggiungere la Nuova Zelanda. Cook ne tracciò le coste facendo solo errori minimi, chiamò penisola di Banks quella che in realtà era un'isola e non comprese che l'Isola di Stewart era un'isola a se stante.
Scoprì lo stretto di Cook che separa North Island da South Island e del quale Tasman non aveva intuito l'esistenza.
Si recò poi verso l'Australia della quale esplorò la costa orientale. Il luogo del suo primo attracco fu la penisola di Kurnell presso la Botany Bay, destinato ad essere la prima colonia britannica in Australia, quando il capitano Arthur Phillip arrivò con la Prima Flotta nel 1788 ritenne però la baia poco idonea e attraccò più a nord dove attualmente si trova la città di Sydney.
Cook scoprì inoltre la Grande barriera corallina (Great Barrier Reef) quando la sua nave andò in secca l'11 giugno 1770 (lEndeavour fu seriamente danneggiata e le attività di riparazione ritardarono il suo viaggio di due mesi). In seguito navigò attraverso lo stretto di Torres tra Australia e Nuova Guinea, anche questa volta fu il secondo europeo dopo il passaggio di Luis Vaez de Torres nel 1604.
Un altro aspetto notevole di questo viaggio fu che fino a questo punto nessun uomo dell'equipaggio era caduto vittima dello scorbuto, fatto eccezionale per quei tempi. Cook costringeva gli uomini a nutrirsi di agrumi e crauti. Sfortunatamente la tappa successiva fu Batavia la capitale delle Indie Orientali olandesi nota per le sue epidemie di malaria. La maggior parte dell'equipaggio di Cook morì di malaria prima del ritorno nel 1771.
I diari di Cook furono pubblicati al suo ritorno e Cook divenne una sorta di eroe nella comunità scientifica.
1771
Il secondo viaggio (1772-1775)
A Cook fu nuovamente commissionato da parte della Royal Society un viaggio alla ricerca della Terra Australis. Nonostante lo scetticismo e l'insuccesso del primo viaggio Dalrymple si rifiutò di credere che non esistesse un contintente meridionale.
Cook assunse il comando della HMS Resolution mentre Tobias Furneaux comandava la HMS Adventure. Cook circumnavigò il globo ad una latitutidine molto meridionale, fu il primo europeo a superare il Circolo polare antartico il 17 gennaio 1773 raggiungendo i 71°10' Sud.
Dopo aver trascorso la stagione invernale del 1774 in Nuova Zelanda Cook salpò nel novembre 1774 attraversando il Pacifico meridionale a giungendo, cinque settimane dopo, in Terra di Fuoco dove rimase per due settimane. Si diresse poi nell'Atlantico verso nord-est. Inaspettatamente avvistò una terra ricoperta di neve e ghiaccio sulla quale sbarcò il 17 gennaio 1775 in una baia riparata che chiamò Possession Bay. Ne tracciò parte della costa ma non rimase particolarmente affascinato dalla scoperta, ne descrisse anzi la desolazione:
:"Not a tree was to be seen, nor a shrub even big enough to make a toothpick."
Arrivato all'estremo meridionale di quella terra si rese conto che non era il tanto ricercato continente antartico, chiamò quindi il capo meridionale Cape Disappointment e diede all'isola il nome di Georgia del Sud.
Poseguendo la navigazione scoprì la Nuova Caledonia (4 settembre) e le isole Sandwich Australi. Nella nebbia antartica perse i contatti con Furneaux che proseguì per la Nuova Zelanda dove perse alcuni uomini in uno scontro coi maori.
Cook proseguì l'esplorazione del mare antartico e arrivò in prossimità dell'Antartide ma tornò a Tahiti per fare rifornimento di viveri. Si recò nuovamente a sud nel tentativo di trovare il continente portando nuovamente con sé un indigeno tahitiano, Omai, che però si rivelò meno competente di Tupaia. Al ritorno attraccò a Tonga e sull'Isola di Pasqua. Il suo ritorno pose fine temporaneamente alle ricerche di Terra Australis.
Un altro risultato positivo del secondo viaggio fu il collaudo di uno strumento segnatempo ideato da John Harrison che facilitò la misura accurata delle longitudini.
Al suo ritorno Cook ottenne un congedo con tutti gli onori dalla Marina ma ciò non lo tenne lontano dal mare e dalla navigazione. Un terzo viaggio alla ricerca del Passaggio a nord-ovest era già pianificato. Cook avrebbe dovuto navigare attraverso il Pacifico e sempre verso est per tornare all'Atlantico e un'altra nave avrebbe fatto il percorso contrario.
Il terzo viaggio (1776-1779)
Nel suo ultimo viaggio Cook era nuovamente al comando della HMS Resolution mentre il capitano Charles Clerke era al comando della HMS Discovery. Lo scopo dichiarato del viaggio era di accompagnare a Tahiti Omai; questo è ciò che credeva la gente e divenne una sorta di curiosità a Londra.
Londra
Dopo lo sbarco di Omai Cook navigò verso nord e nel 1778 divenne il primo europeo a visitare le isole Hawaii, che lui chiamò "Isole Sandwich" in onore del Primo Lord dell'Ammiragliato il 4° conte di Sandwich. Dalle Hawaii proseguì ed esplorò la costa occidentale americana attraccando presso il Nootka Sound sull'Isola di Vancouver, passando lo Stretto di Juan de Fuca. Esplorò è tracciò le mappe della costa dalla California allo Stretto di Bering.
Lo stretto di Bering nonostante gli svariati tentativi fatti si rivelò impenetrabile. Per Cook questo viaggio fu molto frustrante e iniziò a soffrire di problemi di stomaco che secondo alcune teorie furono all'origine del suo comportamento viepiù irrazionale nei confronti dell'equipaggio.
Cook tornò alle Hawaii nel 1779. Il 14 febbraio presso la baia di Kealakekua alcuni indigeni rubarono una delle scialuppe. Questo genere di furti era abbastanza normale e solitamente alcuni indigeni venivano presi in ostaggio per ottenere la restituzione del maltolto. Cook, in preda all'irrazionalità, ebbe un violento alterco con un folto gruppo di locali, nella disputa furono esplosi alcuni colpi d'arma da fuoco e Cook venne accoltellato.
Clerke prese il comando della spedizione e fece un altro tentativo di passaggio attraverso lo stretto di Bering. La Resolution e la Discovery rientrarono nel 1780.
Bibliografia
- Richard Hough Captain James Cook
- Arthur Kitson The Life of Captain James Cook ISBN 1414289189
- A. Kippis Narrative Of The Voyages Round The World Performed By Captain James Cook ISBN 1419136674
- Roger Morriss Captain Cook and His Exploration of the Pacific ISBN 1860074707
- John Ledyard The Last Voyage of Captain Cook
Luoghi che portano il suo nome
- le Isole Cook, stato dell'Oceania associato alla Nuova Zelanda
- il Monte Cook, il più alto (3754 m) della Nuova Zelanda
- il Ghiacciaio Cook, il principale delle Isole Kerguelen
Collegamenti esterni
- [http://www.win.tue.nl/~engels/discovery/cook.html Pagina di link su James Cook]
- [http://www.collectionscanada.ca/explorers/kids/h3-270-e.html Le mappe dei viaggi dell'Explorer]
- [http://nla.gov.au/nla.ms-ms1 I diari di bordo dellEndeavour]
- [http://southseas.nla.gov.au/index_voyaging.html I diari del primo viaggio di Cook, 1768-1771]
- [http://www.gutenberg.org/etext/8106 Diario di Cook durante il suo primo viaggio intorno al mondo]
Cook, James
Cook, James
ja:ジェームズ・クック
th:เจมส์ คุก
Tahiti
Tahiti è la più grande (1.048 km²) e più popolata (circa 169 mila abitanti nel 2002) delle isole della Polinesia Francese, situata più precisamente nell'arcipelago delle isole della Società, nel Pacifico meridionale. Tahiti è stata anche storicamente conosciuta come Otaheite. La capitale della Polinesia Francese, Papeete, si trova a Tahiti, nella costa nordoccidentale.
Il punto più elevato dell'isola (Monte Orohena) raggiunge i 2.241 metri s.l.m. La vegetazione è rigogliosa, la stagione delle pioggie va da novembre ad aprile. L'isola è servita dall'aeroporto internazionale di Faaa.
Categoria:Isole della Francia
simple:Tahiti
1598
Eventi
Nati
- 7 dicembre - Gian Lorenzo Bernini, artista († 1680)
Morti
- 7 gennaio - Fedor I di Russia, zar di Russia
- 13 settembre - Filippo II, re di Spagna
098
ko:1598년
simple:1598
Enrico IV di Francia
Enrico III di Navarra e in seguito Enrico IV di Francia (in francese Henri IV) (13 dicembre 1553 - 14 maggio 1610) fu detto il Grande. Pose fine alla guerra di religione iniziata diversi anni prima tra cattolici ed ugonotti. A lui è associata la frase: "Parigi val bene una messa". Enrico che era ugonotto si convertì al cattolicesimo per poter salire sul trono francese.
La politica economica di Enrico IV
Per quanto riguarda la politica economica, Enrico IV si affidò al suo ministro duca di Sully, un ugonotto capostipite di una scuola economica molto importante e famosa: riuscì sostanzialmente a realizzare l'opera di ricostruzione interna in una Francia stremata da più di trent'anni di guerre civili.
Nel 1604 introdusse la tassa della "paulette", dal nome del primo finanziere che ne ebbe l'appalto, Charles Paulet: pagando la quale il funzionario acquistava, oltre agli emolumenti che gli sarebbero derivati dalla sua attività, anche la possibilità di trasmettere in eredità il suo ufficio. Nasceva in questo modo una nuova nobiltà di servizio la Noblesse de Robe (nobiltà di toga), un corpo di funzionari distinto e contrapposto all'antica nobiltà feudale, la Noblesse d'Epèe (nobiltà di spada), la quale si vedeva lentamente sottrarre potere e prestigio soprattutto a livello locale. In questa prospettiva, la monarchia poteva disporre, per i suoi progetti assolutistici, della fedeltà di questo nuovo ceto contro le spinte centrifughe dell'antica nobiltà: infatti, l'obiettivo che la monarchia si proponeva era esattamente quello di dissociare a livello locale le vecchie clientele dagli obblighi verso l'aristocrazia feudale. Così facendo però, siccome il denaro guadagnato non veniva più investito ma finiva in terreni e titoli, si assistette ad una graduale frenata dello sviluppo economico del paese.
Raggiunta una certa stabilità interna Enrico IV nuovamente si occupò di politica estera secondo un programma anti spagnolo: prese accordi con gli Olandesi, con Venezia, con Carlo Emanuele di Savoia e con principi calvinisti. Il progetto era ormai pronto quando nel 1610 un frate cattolico, di nome Ravaillac, invasato dalle teorie del legittimo tirannicidio, uccise Enrico IV, mandando a monte il disegno del re.
Matrimoni
Il 18 Agosto 1572 sposò, in prime nozze, Margherita di Valois, annullate nel 1599; non ebbero figli.
Il 17 Dicembre 1600, sposò, in seconde nozze, Maria de' Medici; ebbero sei figli:
Figli
- Luigi XIII (27 Settembre, 1601 - 14 Maggio, 1643)
- Elisabetta di Francia (22 Novembre, 1602 - 6 Ottobre, 1644) - sposò Filippo IV di Spagna il 25 Novembre, 1615 a Bordeaux.
- Christine Marie (12 Febbraio, 1606 - 27 Dicembre, 1663) - sposò Vittorio Amedeo I di Savoia il 10 Febbraio, 1619 a Parigi.
- Nicholas Henri, Duca d'Orléans (16 Aprile, 1607 - 17 Novembre, 1611).
- Gastone d'Orleans (25 Aprile, 1608 - 2 Febbraio, 1660) - che si sposò in prime nozze (1626) con Maria di Bourbon, duchessa di Montpensier (1605 - 1627), che morì in gravidanza, e in seconde nozze (1632) Margherita di Lorraine (1615 - 1672).
- Maria Enrichetta (25 Novembre, 1609 - 10 Settembre, 1669) - che sposò Carlo I d'Inghilterra il 13 Giugno, 1625, nella Cattedrale di Canterbury.
Enrico IV ha avuto in più 11 figli illegittimi, 3 dei quali con Gabrielle d'Estrée.
Collegamenti esterni
- [http://www.hfac.uh.edu/gbrown/philosophers/leibniz/BritannicaPages/Henri-IV/Henri-IV.html Biografia]
- [http://genealogy.euweb.cz/capet/capet40.html Genealogia]
categoria:sovrani francesi
categoria:biografie
ja:アンリ4世 (フランス王)
simple:Henry IV of France
Editto di NantesL'editto di Nantes fu un decreto emanato dal re di Francia Enrico IV il 13 aprile 1598 e revocato da Luigi XIV nel 1685 (Editto di Fontainbleau); pose termine alla serie di guerre di religione che devastarono la Francia dal 1562 al 1598, regolando la posizione degli ugonotti (calvinisti).
L'editto riconosceva la libertà di coscienza in tutto il territorio francese, la libertà di culto (tranne che a Parigi) e la possibilità di accedere a cariche pubbliche e scuole; concedeva inoltre ai protestanti un centinaio di piazzaforti, tra cui quella di La Rochelle.
I provvedimenti contenuti nell'editto non furono mai pienamente posti in atto e alcune clausole vennero abrogate dal cardinale Richelieu, primo ministro di Luigi XIII (1629). La persecuzione contro gli ugonotti riprese durante il regno di Luigi XIV, in particolare dopo il 1681; l'editto fu revocato quattro anni dopo.
Categoria:Storia
ja:ナントの勅令
UgonottiGli Ugonotti sono una confessione protestante francese. Vanno ricordati perché vennero perseguitati dalla Corona di Francia a partire dal 1572; tale persecuzione culminò con la Strage di san Bartolomeo.
Origine del nome
In origine il termine aveva scopo di derisione, ma la sua etimologia rimane incerta. Si crede che possa essere ricercata nella parola tedesca Eidgenossen (cospiratore o confederato): il termine deriverebbe dal cognome di Besançon Hugues, il leader del "Partito della Confederazione" in Ginevra, in combinazione con la corruzione francese del vocabolo tedesco. Il partito di Hugues venne chiamato, infatti, "i confederati", perché favoriva l'alleanza tra la città-stato di Ginevra e la Confederazione Elvetica. Questa ipotesi sull'etimologia del nome sembra confermata dal fatto che il termine Huguenot apparve per la prima volta in Francia per indicare i cospiratori (tutti membri aristocratici della Chiesa Riformata) implicati nella Congiura di Amboise del 1560. La congiura consisteva in un tentativo sventato di usurpazione del potere in Francia dall'influenza della casata di Guisa, che avrebbe avuto come effetto un'accentuazione delle relazioni con la Svizzera. Quindi Hugues più eidgenot diventa Huguenot, con l'intento di associare i Protestanti con alcuni politici molto impopolari.
Owen I.A. Roche, nel suo libro The Days of the Upright, A History of the Huguenots (New York, 1942), scrisse che "Huguenot" è
:"una combinazione di fiammingo e tedesco. Nell'area fiamminga della Francia, gli studenti che si raccoglievano in una casa privata per studiare segretamente la Bibbia erano chiamati Huis Genooten (colleghi di casa) mentre nella zona tedesca e svizzera erano chiamati Eid Genossen (colleghi di giuramento) che indicava le persone legatesi sotto giuramento. Francesizzato in "Huguenot", spesso usato con tono di disapprovazione, la parola divenne, in due e tre secoli di trionfo e di terrore, un simbolo di paziente onore e coraggio".
Altri, invece, affermano che il termine derivi dal nome di un luogo in cui i protestanti francesi celebravano il loro culto; questo luogo era detto “Torre di Hugon” e si trovava a Tours.
Credo religioso
I predecessori degli Ugonotti includevano elementi cattolici riformatori e gallicani, come Jacques Lefevre. In seguito gli Ugonotti seguirono il movimento luterano e infine quello calvinista. Condividevano con la riforma calvinista quanto veniva obiettato sul clero, sui sacramenti e sulla dottrina della Chiesa Cattolica. Credevano nella salvezza dell'anima come atto di Dio così come la creazione, e così solo la misericordia predestinata di Dio verso leletto procurava la salvezza. Alcuni vedono in questa dualità sulla creazione e sulla salvezza, e la sovranità di Dio su entrambi, come un pilastro ideologico su cui si basò lo sviluppo economico degli Ugonotti nell'architettura, nell'industria e nel commercio.
Gli Ugonotti, comunque, divennero noti per il loro fiero criticismo verso il servizio religioso presente nella Chiesa Cattolica Romana. Credevano che la liturgia, le immagini, i santi, i pellegrinaggi, le preghiere e la gerarchia della Chiesa Cattolica non aiutavano per la redenzione (salvezza attraverso le opere). Dicevano che la fede cristiana si concretizzava nella vita pia e fedele in ottemperanza agli insegnamenti biblici, al di là della speranza nella misericordia divina e non come esecuzione dei rituali e ossessione per la morte. Come gli altri Protestanti credevano in quel tempo, pensavano che la Chiesa Romana richiedesse una radicale depurazione dalle sue impurità e che il papa rappresentasse un sovrano del potere temporale che siede come tiranno sulle cose di Dio. Argomentazioni come questa divennero più violente con l'accentuarsi dell'ostilità delle gerarchie ecclestiastiche cattoliche.
Gli Ugonotti fronteggiarono persecuzioni periodiche fin dall'inizio della Riforma, ma Francesco I (1515 - 1547) inizialmente li protesse dalle misure parlamentari emanate per il loro sterminio. L'Affare dei Placard (i Placard erano manifesti che qui vennero affissi per imporsi alla liturgia della messa) del 1534, cambiò la posizione del sovrano verso di loro: si mosse a ristabilire le persecuzioni verso il movimento. Intanto il numero degli Ugonotti cresceva rapidamente tra il 1555 e il 1562, soprattutto tra la nobiltà e gli abitanti delle città. In questo periodo gli oppositori chiamarono per la prima volta i Protestanti Ugonotti con questo nome, ma loro stessi si appellavano come reformés, "Riformati". Organizzarono il loro primo sinodo nazionale a Parigi nel 1558. Nel 1562 avevano un numero totale di membri che si poteva stimare in almeno un milione di persone, specialmente nel sud e nel centro del paese.
Violentemente opposti alla Chiesa Cattolica, gli Ugonotti erano iconoclasti, contrari al monachesimo e alle costruzioni ecclesiastiche. Molte delle città tenute dagli Ugonotti subirono attacchi iconoclasti, e in queste particolarmente furno colpiti gli altari e le immagini nelle chiese e qualche volta le stesse costruzioni. Bourges, Montauban e Orleans soffrirono particolarmente.
Guerre di religione
In reazione alla crescita dell'influenza degli Ugonotti e allo straordinario zelo dei Protestanti, la violenza dei Cattolici nei loro confronti crebbe nello stesso momento in cui le varie concessioni ed i vari editti di tolleranza divenivano sempre più liberali. Nel 1561 l'editto di Orléans, per esempio, dichiarò il termine delle persecuzioni; e l'editto di Saint Germain del 17 gennaio 1562 li riconobbe per la prima volta; ma queste misure smascherarono la crescente tensione nelle relazioni tra Cattolici e Protestanti. Questi tentativi di conciliazione su cui si tentava di creare una pace divennero al contrario le cause della guerra; e quando la violenza degenerò, le divisioni divennero ormai inconciliabili.
Le tensioni condussero a otto guerre civili, interrotte da periodi di relativa calma, tra il 1562 e il 1598. Ad ogni pausa la fiducia degli Ugonotti verso il seggio papale diminuiva e la violenza si faceva sempre più profonda e le richieste senpre maggiori, fino all'ultima cessazione delle ostilità nel 1598. Le guerre gradualmente prendevano un carattere dinastico, sviluppandosi in una faida estesa tra la casata dei Borboni e quella di Guisa, che - in aggiunta alla presa di posizione dal punto di vista religioso da parte del rivale - entrambi puntavano al trono di Francia. La corona era tenuta dalla casata dei Valois,che generalmente parteggiavano per i Cattolici ma in più occasioni passavano dalla parte dei Protestanti con espedienti politici.
Oltre alla lotta tra le due grandi famiglie sopra citate per la successione al trono, vi erano anche i problemi dei nobili, che tentavano di difendere i propri privilegi feudali, della borghesia, che sperava in un’organizzazione che fosse favorevole al commercio, e degli artigiani, i quali desideravano ottenere una posizione più elevata nella scala sociale.
Gli ugonotti acquistavano sempre più forza e cercarono di escludere i Guisa dalla corte, facendo accettare Luigi di Condè (la loro guida) come reggente nel periodo in cui Carlo IX non era ancora maggiorenne.
Sfortunatamente il tentativo non ebbe buon esito: la parte cattolica reagì imprigionando e giustiziando numerosi ugonotti.
Le Guerre di Religione Francesi iniziarono con il massacro di Vassy il 1 Marzo 1562, nel quale i seguaci del duca di Guisa massacrarono un gruppo di ugonotti (ci furono circa 200 feriti e almeno 300 morti, anche se altre fonti affermano che furono più di 1000); tutto ciò avvenne all’insaputa dello stesso duca.. Gli Ugonotti si trasformarono definitivamente in un movimento politico. I predicatori protestanti raggrupparono una considerevoile armata e una formidabile cavalleria, che fu posta sotto il comando dell'Ammiraglio Gaspard de Coligny. Enrico di Navarra e la casata dei Borboni si allearono con gli Ugonotti, aggiungendo ricchezze e commerci alla forza ugonotta, tra cui sessanta città fortificate che posero una seria minaccia alla corona cattolica e a Parigi per le successive 3 decadi.
In quello che è conosciuto come Massacro di San Bartolomeo del 24 Agosto - 17 Settembre 1572 i Cattolici uccisero molti Ugonotti a Parigi; lo stesso massacro ebbe luogo in altre città nelle settimane successive, con una stima totale dei morti che raggiungeva le 70.000 persone. Un'amnistia emanata nel 1573 perdonava quelli che avevano preso parte al massacro. La quinta guerra santa contro gli Ugonotti si è tenuta il 23 febbraio 1574, e il conflitto è continuato periodicamente fino al 1598 quando Enrico di Navarra, convertitosi al Cattolicesimo, divenne re di Francia come Enrico IV. Celebre è la frase pronunciata in questa occasione: "Parigi val bene una messa". Egli emise in seguito l'Editto di Nantes che garantiva ai Protestanti uguaglianza con i Cattolici e la libertà religiosa e politica. L'Editto contemporaneamente proteggeva i Cattolici scoraggiando la nascita di nuove chiese protestanti nelle regioni cattoliche.
Non tutti, però, accettarono pienamente questo editto: a La Rochelle (che si poteva definire come “capitale dei riformati”) venne ristabilita la religione cattolica (prima dell’editto di Nantes essa non esisteva in questa città). Nel 1621, i riformati si unirono nonostante il divieto del re e crearono una sorta di costituzione valida solamente per lo stato Calvinista in cui erano presenti ordini e regolamenti a proposito della politica e della finanza.
Tutti coloro che parteciparono a quest’assemblea vennero dichiarati da Luigi XIII “ribelli e colpevoli di lesa maestà”.
Il Richelieu, ministro di Luigi XIII, era deciso ad affermare i diritti del trono; nel 1627, tutte le condizioni per iniziare la lotta contro La Rochelle (che aveva preso il nome di “metropoli dell’eresia”) erano pronte. Nel 1628 la lotta si concluse con la disfatta degli ugonotti i quali, grazie all’editto di Nantes del 1629, riuscirono a conservare la libertà di culto.
Migrazione
Luigi XIV (1643 - 1715), che aveva assunto il controllo del governo francese nel 1661, riprese la persecuzione dei Protestanti e rese la loro vita talmente intollerabile che parecchi preferirono abbandonare la patria. Alla fine revocò l'"irrevocabile" Editto di Nantes nel 1685 e dichiarò il Protestantesimo illegale con l'Editto di Fontainebleau. Dopo di questo, enormi masse di Ugonotti (stimati tra i 200.000 e i 500.000) migrarono nelle confinanti nazioni protestanti: Inghilterra, Olanda, Svizzera, Danimarca e Prussia, zona quest'ultima dove il calvinista Grande Elettore Federico Guglielmo I di Brandenburgo li ricevette con piacere per ricostruire le sue terre spopolate e distrutte dalla guerra. Il 31 Dicembre 1687 un gruppo di Ugonotti salpò dalla Francia verso la colonia del Capo di Buona Speranza.
Uno dei principali teologi e scrittori Ugonotti che guidò la comunità in esilio a Londra, Andre Lortie (o Andrew Lortie), divenne famoso per aver definito il criticismo ugonotto verso la Santa Sede e la transustanziazione.
I rifugiati Ugonotti si ammassarono a Shoreditch nella zona nord di Londra in gran numero. Stabilirono importanti filande intorno Spitalfields e Wandsworth. The Truman Brewery, poi conosciuto come Black Eagle Brewery, apparve nel 1724. I rifugiati ugonotti che lasciarono Tours in Francia, virtualmente distrussero l'importante tessitura della seta che qui avevano stabilito. Alcuni misero le loro conoscenze al servizio della neonata industria del lino che si andava formando nell'Irlanda del Nord.
L'esodo degli Ugonotti dalla Francia produsse una specie di fuga dei cervelli da cui il regno non si riprese completamente per diversi anni.
Molti fra coloro che emigrarono erano infatti commercianti, operai e industriali; con la loro partenza, l’economia della Francia peggiorò sempre più.
Per coloro che restavano, Luigi XIV e il suo ministro avevano riservato un trattamento speciale: si tentò di far convertire gli ugonotti con la forza utilizzando metodi piuttosto violenti. Questi episodi vengono definiti “dragonnade” (dragoni: soldati rozzi e indisciplinati)
La persecuzione dei Protestanti finì nel 1764 e la Rivoluzione Francese del 1789 alla fine li rese cittadini francesi a tutti gli effetti.
Gli Ugonotti e gli Stati Uniti
Essendo vietato loro di insediarsi nella Nuova Francia, parecchi Ugonotti si mossero verso le 13 colonie della Gran Bretagna in Nord America, la prima migrazione si ebbe nel 1624 (nel 1924 un mezzo dollaro commemorativo, conosciuto come Huguenot-Walloon Half Dollar, è stato coniato negli Stati Uniti per celebrare il 300mo anniversario di questa migrazione), in mezzo a loro c'era un argentiere chiamato Apollos Rivoire, che poi anglicizzò il nome in Paul Revere. Egli avrebbe, in seguito, trasmesso il suo nome e la sua professione a suo figlio, Paul Revere, il famoso rivoluzionario statunitense. Gli Ugonotti fondarono New Rochelle, New York (secondo il nome della loro roccaforte di La Rochelle in Francia), e un sobborgo di New York City sulla Staten Island è stato chiamato "Huguenot" in loro ricordo.
Il rifiuto della corona francese a permettere il loro stabilirsi nella Nuova Francia fu un fattore per il quale tali colonie crescevano lentamente come popolazione, cosa che favorì la conquista inglese. Dai tempi della Guerra Franco-Indiana, c'erano più persone di origine francese che viveva nelle colonie britanniche d'America di quante ce ne fossero prima nella Nuova Francia.
Il terzo presidente degli Stati Uniti, Thomas Jefferson, aveva alcuni sicuri antenati ugonotti, così come Alexander Hamilton, John Jay e altri uomini di Stato e, secondo come si dice spessissimo, un quarto o più di inglesi.
Le Chambon-sur-Lignon
Durante la Seconda guerra mondiale, la popolazione a maggioranza protestante di Le Chambon-sur-Lignon nel sud della Francia nascose tra i 3.000 e i 5.000 ebrei proteggendoli dalla persecuzione nazista. Il pastore André Trocmé guidò la comunità in questo impegno. Nel Yad Vashem, il memoriale israeliano delle vittime ebree della Shoah, Trocmé e trentaquattro altri residenti dell'area sono ricordati tra i "Giusti tra le nazioni".
Collegamenti esterni
- [http://www.huguenotsocietyofamerica.org Huguenot Society of America]
- [http://www.huguenotsocietyoflondon.org Huguenot Society of London]
Filmografia
Un film del genere storico, che ben rende il clima e le ragioni politiche presenti alla corte di Francia nel periodo in questione, è La Regina Margot [http://www.imdb.com/title/tt0110963/], produzione italo-francese del 1994.
ja:ユグノー
Rivoluzione francese
Con Rivoluzione francese si indica quel periodo della Storia della Francia che copre gli anni 1789-1799, lasso di tempo nel quale la monarchia venne rovesciata e una ristrutturazione radicale venne imposta alla Chiesa Cattolica Romana. Mentre la Francia sarebbe oscillata tra repubblica, impero e monarchia per i settantacinque anni successivi alla caduta della Prima Repubblica francese, per mano di Napoleone Bonaparte, la rivoluzione metterà comunque la parola fine all'ancien régime.
Cause
Molti fattori portarono alla rivoluzione; per certi versi, il vecchio ordine dovette soccombere alla sua stessa rigidità di fronte a un mondo in evoluzione; per altri, cadde sotto l'ambizione di una borghesia rampante, alleata con i contadini e i salariati, e con individui di tutte le classi che furono influenzati dalle idee dell'illuminismo. Con il procedere della rivoluzione e il passaggio del potere dalla monarchia ai corpi legislativi, gli interessi contrastanti di questi gruppi inizialmente alleati divenne fonte di conflitti e di bagni di sangue.
Certamente, tutte le seguenti ragioni devono essere considerate come cause della rivoluzione:
- Risentimento per l'assolutismo reale.
- Risentimento per il sistema signorile da parte di contadini, salariati e borghesia rampante.
- Il sorgere degli ideali dell'illuminismo.
- Un debito nazionale ingestibile, causato (e esacerbante) dal peso di un sistema di tassazione grossolanamente inequo.
- La scarsità di cibo negli anni immediatamente precedenti alla rivoluzione.
Storia
Preludio, 1770 -1787: Crisi finanziaria
Tutto ebbe inizio quando il re Luigi XVI di Francia affrontò una crisi nelle finanze reali. La corona francese, che era fiscalmente una cosa sola con lo stato, era profondamente indebitata. Durante i regni di Luigi XV e Luigi XVI diversi ministri, soprattutto Turgot, proposero senza successo di rivedere il sistema di tassazione francese per tassare i nobili. Tali misure incontratono una consistente resistenza da parte dei parlements (corti legislative), che la nobiltà dominava.
Il bisogno di aumentare le tasse pose il re in disaccordo con la nobiltà poiché i suoi ministri delle finanze erano tipicamente uomini rampanti, generalmente di origine non nobile. Turgot, Chrétien de Malesherbes, e Jacques Necker, l'uno dopo l'altro cercarono di rivedere il sistema di tassazione e di introdurre nuove riforme, come per il tentativo di Necker di ridurre la prodigalità della corte reale. Ognuno di questi venne rifiutato.
Per contro, Charles Alexandre de Calonne, nominato ministro delle finanze nel 1783, ripristinò le spese dissolute reminescenti dell'età di Luigi XIV. Nel momento in cui Calonne riunì un'assemblea di notabili, il 22 febbraio 1787, per descrivere la situazione finanziaria, la Francia era in bancarotta: nessuno voleva prestare al Re fondi sufficienti per andare incontro alle spese del governo e della corte. Secondo Mignet, i prestiti ammontavano a "milleseicentoquarantasei milioni... e... c'era un deficit annuale di quarantasei milioni (presumibilmente di livres)". [http://www.outfo.org/literature/pg/etext06/8hfrr10.txt] Calonne venne sostituito dal suo principale critico, Etienne Charles de Loménie de Brienne, arcivescovo di Sens, ma la situazione sostanziale restò immutata: il governo non aveva credito. Per cercare di porre rimedio, l'assemblea "sancì la costituzione di assemblee provinciali, una regolamentazione del commercio dei cereali, l'abolizione delle corvée, e una nuova marca da bollo; si ruppe il 25 maggio 1787". [http://www.outfo.org/literature/pg/etext06/8hfrr10.txt]
La lotta susseguente con i parlements in un tentativo senza successo di applicare queste misure, mostrò i primi segni aperti che l' ancien régime stava cedendo. Nella lotta seguente,
- ai protestanti vennero restituiti i loro diritti.
- Luigi XVI promise una pubblicazione annuale dello stato delle finanze.
- Luigi XVI promise di convocare gli Stati Generali nel giro di cinque anni
I parlements contestarono questa come "tirannia ministeriale". In risposta, diversi nobili, incluso Luigi Filippo II, Duca d'Orleans vennero banditi, il che provocò un'altra serie di decreti in conflitto tra il Re e i parlements. Il conflitto uscì dalle corti e (oltre la nobiltà) con turbolenze in Delfinato, Bretagna, Provenza, Fiandre, Linguadoca, e Béarn.
Nonostante la teoria che vedeva lancien régime della Francia come una monarchia assoluta, divenne chiaro che il governo reale non poteva fare i cambi che desiderava senza il consenso della nobiltà. La crisi finanziaria era diventata anche crisi politica.
Preludio, 1788 - maggio 1789: Luigi XVI convoca gli Stati Generali
Il 13 luglio 1787 il parlamento e la nobiltà avevano richiesto che il Re chiamasse gli Stati Generali; questa richiesta era stata assecondata dagli Stati del Delfinato nell'assemblea di Vizille; il 18 dicembre 1787, il Re promise di convocare gli Stati Generali nel giro di cinque anni; dopo le dimissioni di Brienne, il 25 agosto 1788, e con Necker di nuovo in carica per le finanze nazionali, il Re, l'8 agosto 1788, acconsentì a convocare gli Stati generali nel maggio 1789, per la prima volta dal 1614.
La prospettiva degli Stati generali evidenziò il conflitto di interessi tra il Secondo Stato (la nobiltà) e il Terzo stato (in teoria, tutta la gente comune, in pratica la borghesia). Gli aristocratici pensarono di servirsi del loro predominio nell'assemblea per riconquistare i propri tradizionali privilegi, mentre i borghesi, ispirandosi al modello inglese, sperarono trasformare la monarchia assoluta in una monarchia costituzionale più rispondente alle reali necessità del Paese. La borghesia, in contrasto con la nobiltà e con l'alto clero, rappresentava gli interessi e le aspirazioni della maggioranza della popolazione francese. La società era cambiata dal 1614. Il Primo Stato (il clero) assieme al Secondo Stato rappresentavano solo il 2 percento della popolazione francese. Il Terzo Stato, teoricamente rappresentante del restante 98%, e in pratica rappresentante di una fetta crescente del benessere nazionale, poteva ancora essere messo in minoranza dagli altri due, che storicamente avevano spesso votato assieme. Molti nella classe emergente videro la chiamata degli Stati Generali come una possibilità di guadagnare potere.
In base al modello del 1614, gli Stati Generali sarebbero consistiti di un numero uguale di rappresentanti per ogni Stato. Il Terzo Stato chiese una rappresentanza doppia (che già aveva nelle assemblee provinciali). Questo divenne un soggetto per gli opuscolisti, l'opuscolo più notevole fu quello dell'abate Emmanuel Joseph Sieyès: "Cos'è il Terzo Stato?". Necker, sperando di evitare il conflitto, riunì una seconda assemblea di notabili il 6 novembre 1788, ma, per il suo imbarazzo, questi rigettarono il concetto di rappresentanza doppia. Chiamando l'assemblea, Necker aveva meramente sottolineato l'opposizione dei nobili all'inevitabile politica.
Un decreto reale del 27 novembre 1788 annunciò che gli Stati generali sarebbero ammontati ad almeno un migliaio di deputati; garantiva inoltre la rappresentazione doppia. In aggiunta, i semplici sacerdoti (curés) potevano servire come deputati per il Primo Stato, e i protestanti per il Terzo Stato.
Secondo Mignet, dopo delle elezioni ragionevolmente oneste, "I deputati della nobiltà erano composti da 242 gentiluomini e 28 membri del parlamento; quelli del clero, di 48 vescovi e arcivescovi, 35 abati e decani, e 208 curati; e quelli del Terzo Stato, di due ecclesiastici, 12 nobili, 18 magistrati cittadini, 200 membri delle contee, 212 avvocati, 16 medici e 216 mercanti e agricoltori". Altre fonti danno cifre leggermente differenti, vedi Stati Generali.
5 maggio 1789 - 17 giugno 1789: Dagli Stati Generali all'Assemblea Nazionale
Quando gli Stati Generali convennero a Versailles il 5 maggio 1789, tra l'acclamazione generale, molti nel Terzo Stato videro la rappresentanza doppia come una rivoluzione gia pacificamente conseguita. Comunque, con l'etichetta del 1614 strettamente rinforzata, il clero e la nobiltà in pompa magna, l'ubicazione fisica dei deputati dei tre Stati dettata dal protocollo di un'era precedente, ci fu un immediato suggerimento che in realtà era stato ottenuto molto meno. I rappresentanti del Terzo stato portarono dalle città e dalle province i "quaderni di doglianza" (cahiers de doléance) in cui erano elencati i soprusi ai quali contadini e borghesi erano ancora sottoposti.
Quando Luigi XVI e Barentin (il guardasigilli) si rivolsero ai deputati il 6 maggio, il Terzo Stato scoprì che il decreto reale che garantiva la rappresentanza doppia celava un trucco. Si, avevano più rappresentanti degli altri due Stati combinati, ma il voto si sarebbe svolto "per ordini": i 578 rappresentanti del Terzo Stato, dopo aver deliberato, avrebbero avuto il loro voto collettivo pesato esattamente come quello di uno degli altri Stati. L'intento apparente del Re e di Barentin era quello che tutti andassero direttamente al problema delle tasse. La maggior rappresentanza del Terzo Stato doveva essere solo simbolica, senza dargli nessun potere extra. Necker aveva più simpatia per il Terzo Stato, ma in quell'occasione parlò solo della situazione fiscale, lasciando a Barentin il compito di parlare su come gli Stati Generali avrebbero operato.
Cercando di evitare il problema della rappresentanza e di focalizzarsi unicamente sulle tasse, il Re e i suoi ministri avevano gravemente malgiudicato la situazione. Il Terzo Stato voleva che gli stati si incontrassero come un unico corpo e votassero per deputato. Gli altri due stati, pur avendo le loro doglianze contro l'assolutismo reale, credevano, correttamente, come la storia avrebbe dimostrato, che avrebbero perso più potere verso il Terzo Stato di quello che avrebbero guadagnato dal Re. Il ministro del Re, Necker, simpatizzò con il Terzo Stato, ma l'astuto finanziere era un politico non altrettanto astuto. Decise di far continuare l'impasse fino al punto di stallo prima di entrare nella mischia. Il risultato fu che per il momento in cui il Re cedette alle domande del Terzo Stato, sembrò a tutti una concessione estorta alla monarchia, piuttosto che un dono magnanimo che avrebbe convinto la popolazione della buona volontà del Re.
L'impasse fu immediata. Il primo argomento di trattativa degli Stati Generali fu la verifica dei poteri. Mirabeau, nobile egli stesso ma eletto per rappresentare il Terzo Stato, cercò senza riuscirci di tenere tutti e tre gli ordini in un'unica sala per la discussione. Invece di discutere le tasse del Re, i tre Stati iniziarono a discutere sull'organizzazione della legislatura. La spola diplomatica andò avanti senza successo fino al 27 maggio 1789, quando i nobili votarono per prendere una posizione ferma sulla verifica separata. Il giorno seguente, l'abate Sieyès (un membro del clero ma, come Mirabeau, eletto a rappresentare il Terzo Stato) mosse affinché il Terzo Stato, che ora si riuniva come i Communes (It.: "Comuni"), procedesse con la verifica e invitasse gli altri Stati a prendere parte, invece di aspettare gli altri due Stati.
Il 17 giugno 1789, con il fallimento degli sforzi per riconciliare i tre Stati, i Communes completarono il loro processo di verifica, diventando l'unico stato i cui poteri fossero stati appropriatamente legalizzati. I Communes quasi immediatamente votarono una misura molto più radicale: essi si dichiararono come Assemblea Nazionale, un'assemblea non degli Stati ma del popolo. Essi invitarono gli altri ordini ad unirsi, ma resero chiaro che intendevano fare gli interessi della nazione con o senza di loro.
Assemblea Nazionale
17 giugno 1789 - 1791: L'Assemblea Costituente e la Presa della Bastiglia
Questa assemblea costituita di fresco si collegò immediatamente ai capitalisti -- la fonte del credito necessario per finanziare il debito pubblico -- e alla gente comune. Essi consolidarono il debito pubblico e dichiararono che tutte le tasse esistenti erano state precedentemente imposte illegalmente, ma votarono le stesse provvisoriamente, solo fintanto che l'assemblea continuava a riunirsi. Questo ridiede fiducia al capitale e gli diede un forte interesse nel tenere l'assemblea in sessione. Per quanto riguarda la gente comune, un comitato di sussistenza venne stabilito per affrontare la carenza di cibo.
Il precedente piano di conciliazione di Necker -- uno schema complesso di concessioni ai comuni su alcuni punti e di forte resistenza su altri -- era stato superato dagli eventi. Non più interessato ai consigli di Necker, Luigi XVI, sotto l'influenza dei cortigiani del suo consiglio privato, si risolse a rivolgersi all'assemblea, annullare il suo decreto, comandare la separazione degli ordini, e dettare che le riforme fossero effettuate dagli Stati Generali restorati.
È (a malapena) immaginabile che se Luigi avesse semplicemente marciato dentro la Salle des États, dove l'Assemblea Nazionale si incontrava, il suo piano avrebbe potuto riuscire. Invece, se ne restò a Marly e ordinò la chiusura della sala, aspettandosi di impedire all'assemblea di riunirsi per diversi giorni, mentre lui si preparava. L'Assemblea spostò semplicemente le proprie deliberazioni nel campo da pallacorda del Re, dove procedette al Giuramento della Sala della Pallacorda (20 giugno 1789), con il quale si accordò per non sciogliersi finche non fosse stata data una costituzione alla Francia.
Due giorni dopo, privata anche dell'uso della Sala della Pallacorda, l'Assemblea Nazionale si riunì nella chiesa di Saint-Louis, dove venne raggiunta dalla maggioranza dei rappresentanti del clero: gli sforzi per ripristinare il vecchio ordine erano serviti solo per accelerare gli eventi. Quando, il 23 giugno 1789, in accordo con il suo piano, il Re si rivolse finalmente ai rappresentanti dei tre Stati, si trovò di fronte a un silenzio di pietra. Egli concluse ordinando a tutti di disperdersi, e venne obbedito dai nobili e dal clero. I deputati della gente comune rimasero seduti in un silenzio che venne finalmente rotto da Mirabeau, il cui breve discorso così culminò, "Una forza militare circonda l'Assemblea! Dove sono i nemici della nazione? C'è Catilina alle nostre porte? Io richiedo, investite voi stessi con la vostra dignità, con il vostro potere legislativo, accludete a voi la religione del vostro giuramento. Questo non vi permette di sciogliervi finché non avrete formato una costituzione". [http://www.outfo.org/literature/pg/etext06/8hfrr10.txt] I deputati resistettero.
Necker, cospicuo con la sua assenza dal partito reale in quel giorno, si trovò in disgrazia con Luigi, ma nuovamente nelle grazie dell'Assemblea Nazionale. Quelli del clero, che si erano uniti all'Assemblea nella chiesa di Saint-Louis, rimasero; 47 membri della nobiltà, incluso il Duca d'Orléans, si unirono a loro; per il 27 giugno, il partito reale aveva ceduto apertamente, anche se la probabilità di un contraccolpo militare rimase nell'aria. I militari francesi incominciarono ad accorrere in grande numero attorno a Parigi e Versailles.
Messaggi di supporto inondarono l'Assemblea da Parigi e da altre città della Francia. Il 9 luglio 1789 l'Assembea si ricostituì come Assemblea Nazionale Costituente, rivolgendosi al re in termini educati ma fermi, richiedendo la rimozione delle truppe (che ora includevano reggimenti stranieri, la cui obbedienza al Re era molto più grande di quella delle truppe francesi), ma Luigi dichiarò che lui solo poteva giudicare il bisogno delle truppe, e li rassicurò che queste erano una misura strettamente precauzionale. Luigi "offrì" di muovere l'Assemblea a Noyon o Soissons: il che vale a dire, di porla in mezzo a due eserciti e privarla del supporto dei parigini.
Parigi fu unanime nel supportare l'Assemblea, vicina all'insurrezione e, nelle parole di Mignet, "intossicata di libertà ed entusiasmo". [http://www.outfo.org/literature/pg/etext06/8hfrr10.txt] La stampa pubblicò i dibattiti dell'Assemblea; la discussione politica si estese oltre ad essa e arrivò nelle piazze e nei salotti della capitale. Il Palais Royal e l'area circostante divennero il luogo di continui incontri. La folla, con l'autorità degli incontri al Palais Royal, aprì le prigioni dell'Abbazia per rilasciare alcuni granatieri delle Guardie Francesi che erano stati imprigionati per essersi rifiutati si aprire il fuoco sulla gente. L'Assemblea li raccomandò alla clemenza del Re, questi tornarono in prigione e ricevettero il perdono. Il loro reggimento ora pendeva dalla parte della causa popolare.
Presa della Bastiglia
Incendi nelle campagne
Soissons
Mentre la borghesia si impadroniva del potere, in provincia, bande armate di contadini percorrevano le campagne, incendiando i raccolti e soprattutto i castelli dei nobili, nelle cui biblioteche erano da secoli custoditi i documenti che imponevano ai contadini i diritti signorili. Fu questa la grande paura che per diverse settimane esplose spesso con inconsulta violenza anche contro borghesi e mercanti, accusati di accaparrare le derrate, contro magistrati invisi, contro gli agenti delle imposte che rappresentavano l'odiato potere regio. Di fronte alla grave situazione determinatasi nelle campagne, il 4 agosto 1789, l'Assemblea Nazionale deliberò l'abolizione del feudalesimo, abolendo sia i diritti signorili del Secondo Stato che le decime raccolte dal Primo Stato. Il 26 agosto pubblicò la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, che negli anni a venire avrebbe costituito l'ideale delle lotte politico-civili per la libertà dei popoli. A tali principi s'ispirò l'Assemblea Nazionale, che elaborò una costituzione monarchica simile a quella inglese, fondata sulla separazione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario.
Per porre rimedio alla crisi economica, le leggi passate il 2 novembre 1789, 13 febbraio 1790 e 19 aprile 1790, confiscavano i terreni della Chiesa in favore dello Stato. La Costituzione civile del clero venne passata il 12 luglio 1790 e firmata dal Re il 26 dicembre 1790, trasformando la restante parte del clero in impiegati dello Stato ai quali veniva richiesto un giuramento di fedeltà alla costituzione. In base a questa decisione vescovi e parroci, in quanto funzionari dello stato, avrebbero dovuto prestare giuramento di fedeltà alla nazione e alla legge. Il pontefice Pio VI diffidò i vescovi e i parroci francesi dal prestare il giuramento. In Francia il clero si divise: una minoranza di vescovi e un buon numero di parroci aderirono alla Costituzione civile del clero e prestarono giuramento (clero giurato), ma una maggioranza obbedì agli ordini del pontefice e rifiutò di giurare (clero refrattario). Tale fatto creò una grave crisi religiosa, perché il clero refrattario andò ad accrescere le file dei controrivoluzionari, i quali in tal modo potevano adesso atteggiarsi, oltre che a difensori del sovrano assoluto, anche a paladini della fede cattolica perseguitata, mentre tra i più accesi sostenitori della rivoluzione si andavano diffondendo violenti sentimenti anticlericali che cominciarono presto a manifestarsi con atti di violenza contro i parroci ostili alla Costituzione civile. Delle nuove banconote vennero introdotte lo stesso anno, causando un'alta inflazione.
Tra il 1790 e il 1791, l'Assemblea Nazionale Costituente lavorò per dare alla Francia un assetto monarchico costituzionale, ma dovette anche affrontare gravi problemi politici ed economici. Nell’assemblea, alla destra del presidente sedevano gli aristocratici e i rappresentanti dell'alto clero, che costituivano la parte reazionaria dell'assemblea; al centro sedevano i cosiddetti costituzionali, cioè i rappresentanti dell'alta borghesia e qualche nobile come la Fayette, che volevano fermamente una costituzione monarchica e la divisione dei tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario); alla sinistra del presidente, sedevano elementi della borghesia radicale, più ansiosa di riforme, mentre all'estrema sinistra si trovavano i democratici più intransigenti, tra le cui fila sedeva Maximilien Robespierre. Il dibattito delle idee avveniva nei club che riunivano gli aderenti ai differenti gruppi politici. Nei club si mettevano a confronto le idee e si discutevano le proposte da presentare all'Assemblea. Il club dei Giacobini riuniva i rappresentanti della borghesia e i democratici, come Robespierre e Desmoulins. Il club dei Cordiglieri raccoglieva uomini di più accese idee democratiche, come Danton e Marat. L'Assemblea Nazionale tentò inutilmente di convincere il re alla collaborazione.
1791-1792: L'Assemblea Legislativa e la caduta della monarchia
La nuova costituzione fu emanata nel 1791. Il sovrano, deteneva il potere esecutivo. In aperta contraddizione con i principi della dichiarazione dei diritti dell'uomo, l'Assemblea, in cui prevaleva la borghesia conservatrice, stabilì che la pienezza dei diritti politici sarebbe spettata solo ai cittadini attivi, cioè a coloro che godevano di un certo reddito; tutti gli altri, i cosiddetti cittadini passivi, non potevano eleggere propri rappresentanti. Nella prima fase del processo rivoluzionario, guidata dalla borghesia più facoltosa, il re non seppe cogliere l'opportunità di una valida collaborazione con l'Assemblea Nazionale, anzi si irrigidì nell'assurdo rifiuto di concedere la propria sanzione sia alla Dichiarazione dei diritti, sia all'abolizione dei privilegi feudali, inoltre il sovrano si lasciò convincere dagli aristocratici a radunare attorno a Versailles nuove truppe. A questo stato di cose si aggiungeva il malumore popolare per il rincaro dei prezzi, causato dai torbidi dell'estate nelle campagne. A Parigi il malcontento serpeggiava, alimentato dagli agitatori che diffidavano, non a torto, del re e della corte.
Il re, però, si legò agli aristocratici più intransigenti, spinto anche dagli scrupoli religiosi che gli vietavano di approvare i provvedimenti contro il clero refrattario, infine decise di fuggire con tutta la famiglia per unirsi ai nobili in esilio. La fuga fu attuata il 20 giugno 1791, ma il sovrano fu riconosciuto e arrestato a Varennes. L'Assemblea decretò la chiusura delle frontiere, ma, temendo che la detronizzazione di Luigi XVI avrebbe provocato una guerra con le monarchie europee e che la proclamazione della repubblica avrebbe scatenato la guerra civile, cercò di riabilitare il re sostenendo la tesi di un tentativo di rapimento, mentre i Cordiglieri raccoglievano firme per una pubblica petizione con la quale si chiedeva la fine della monarchia.
Il 17 luglio 1791, al campo di Marte, una folla si riunì per firmare, ma, a causa di un grave incidente, l'Assemblea ordinò alla Guardia nazionale di disperdere la folla causando la morte di una cinquantina di persone. In settembre la nuova Costituzione, che rendeva la Francia una monarchia constituzionale, era pronta, il re l'accettò e l'assemblea Costituente si sciolse, trasmettendo il potere ad un'Assemblea Legislativa.
Il Re doveva dividere i poteri con l'Assemblea Legislativa eletta (che succedeva all'Assemblea Nazionale), ma manteneva il veto reale e la possibilità di scegliere i ministri. Alla fine del 1791 la situazione interna era ancora problematica, mentre i prezzi dei generi di prima necessità continuava a salire e sia nelle province, sia nella capitale, serpeggiava il malcontento. All'inizio del 1792, furono confiscati i beni del clero refrattario e degli emigrati.
Emersero nuove fazioni come i Foglianti (monarchici costituzionali), i Girondini (repubblicani liberali) e i Giacobini (radicali rivoluzionari). Il re sperava in un intervento straniero, ma l'imperatore d'Austria, fratello della regina, e il re di Prussia esitavano ad intraprendere una guerra. L'Assemblea invece sperava che una guerra obbligasse il re ad accettare la nuova realtà costituzionale. Il Re, i Foglianti , i Girondini e i Cordiglieri volevano andare in guerra. Il Re voleva la guerra per diventare popolare o essere sconfitto: entrambi i casi lo avrebbero reso più forte. I Girondini volevano esportare la Rivoluzione in tutta Europa. Infine i Cordiglieri desideravano la guerra perchè questa avrebbe costretto il Re a palesare le sue reali intenzioni riguardo alla rivoluzione.Robespierre e parte dei giacobini, invece, temevano una guerra, sapendo che l'esercito francese era male organizzato.
Nel 1792, morì Leopoldo II d'Austria e salì al trono il figlio Francesco I. Quando a Parigi presero il potere i Girondini, Austria e Prussia scesero in guerra contro la Francia (20 aprile 1792), iniziarono così le Guerre Rivoluzionarie Francesi.
1792: La Repubblica
L'offensiva francese fallì, molti ufficiali aristocratici disertarono e si sospettò che il re avesse tradito. A Parigi la comune, cioè l'autorità municipale, catalizzò i malumori del popolo. L'assemblea legislativa, guidata dai Girondini, votò a favore della deportazione dei preti refrattari e dell'acquartieramento di soldati federati (provenienti dalla provincia) per proteggere la capita | | |