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13 Luglio

13 luglio

Il 13 luglio è il 194° giorno del Calendario Gregoriano (il 195° negli anni bisestili). Mancano 171 giorni alla fine dell'anno.

Eventi


- 1558 - Battaglia di Gravelines: In Francia, le forze spagnole guidate dal Conte Lamoral di Egmont sconfiggono i francesi del Maresciallo Paul des Thermes a Gravelines.
- 1643 - Guerra civile inglese: Battaglia di Roundway Down - In Inghilterra, Lord Henry Wilmot, Conte di Rochester, comandante delle forze Realiste, ottiene una schiacciante vittoria su quelle del Parlamento, guidate da Sir William Waller.
- 1787 - Il Congresso degli Stati Uniti emana la Northwest Ordinance che stabilisce le regole di governo del Territorio del nord-ovest. Essa stabilisce anche le procedure per l'ammissione dei nuovi stati e limita l'espansione della schiavitù.
- 1854 - Nella Battaglia di Guaymas, il Generale messicano Jose Maria Yanez ferma l'invasione francese guidata dal Conte Gaston de Raousset Boulbon.
- 1859 - Italia: esce il primo numero del quotidiano La Nazione, di Firenze.
- 1862 - Con la legge n.710/1862, viene istituito il Monopolio di Stato sui tabacchi
- 1863 - Guerra civile americana: A New York, gli oppositori al reclutamento iniziano tre giorni di rivolte che verranno un seguito considerate come le peggiori nella storia degli Stati Uniti d'America.
- 1878 - Il Trattato di Berlino rende la Serbia completamente independente.
- 1900 - Rivolta dei Boxer: In Cina, Tientsin viene strappata dagli alleati europei ai Boxer in rivolta.
- 1908 - Le donne competono per la prima volta nei Giochi Olimpici moderni.
- 1909 - L'oro viene scoperto a Cochrane (Ontario).
- 1930 - Il primo Campionato mondiale di calcio inizia in Uruguay.
- 1942 - Seconda guerra mondiale: Gli U-Boat tedeschi affondano tre mercantili nel Golfo di San Lorenzo.
- 1973 - Alexander Butterfield rivela l'esistenza dei Nixon tapes al comitato speciale del senato che investiga sull'effrazione del Watergate.
- 1977 - Il Blackout di New York del 1977 dura per 25 ore e produrrà saccheggi ed altri disordini.
- 1978 - Il Presidente della Ford Motor Company, Lee Iacocca, viene licenziato da Henry Ford II, terminando una lunga disputa tra i due.
- 1985 :- Il concerto di beneficenza chiamato Live Aid si svolge a Londra e Philadelphia. :- Parigi: Sergei Bubka è il primo atleta a superare la barriera dei 6 metri nel salto con l'asta
- 2001 - Mosca (Russia): il CIO assegna a Pechino (Cina) la XIX Olimpiade e le Paraolimpiadi estive 2008.
- 2004 - Italia: approvata la legge sul conflitto d'interessi per chi ricopre cariche di governo.

Nati


- 100 a.C. - Gaio Giulio Cesare († 44 AC)
- 40 - Gneo Giulio Agricola, governatore romano della Britannia
- 1527 - John Dee, consigliere scientifico di Elisabetta I d'Inghilterra († 1608)
- 1590 - Papa Clemente X († 1676)
- 1816 - Gustav Freitag, scrittore († 1895)
- 1821 - Nathan Bedford Forrest, Generale Confederato e capo del Ku Klux Klan dopo la guerra civile americana († 1877)
- 1826 - Stanislao Cannizzaro, chimico italiano († 1910)
- 1841 - Otto Wagner, architetto († 1918)
- 1864 - John Jacob Astor, imprenditore († 1912)
- 1895 - Carlo Speroni, mezzofondista italiano († 1969)
- 1900 - George Lewis, musicista jazz († 1969)
- 1900 - Vladimiro Bernstein, matematico russo († 1936)
- 1918 - Alberto Ascari, pilota di automobilismo († 1955)
- 1927 - Simone Veil, politico
- 1928
  - Bob Crane, attore, († 1978)
  - Mace Neufeld, produttore cinematografico
  - Tommaso Buscetta, mafioso siciliano poi collaboratore di giustizia († 2000)
- 1933 - David Malcolm Storey, scrittore
- 1934
  - Wole Soyinka, scrittore
  - Aleksei Yeliseyev, astronauta
- 1940 - Patrick Stewart, attore
- 1941 - Robert Forster, attore
- 1942
  - Harrison Ford, attore
  - Roger McGuinn, musicista
  - Giancarlo Giannini, attore
- 1944 - Ernő Rubik, inventore del Cubo di Rubik
- 1946 - Cheech Marin, attore, comico
- 1950 - Piergiorgio Odifreddi, matematico italiano
- 1953 - Johnny Clegg, compositore, musicista
- 1957 - Cameron Crowe, regista, scrittore
- 1963 - Spud Webb, cestista statunitense
- 1974 - Jarno Trulli, pilota di Formula 1
- 1979 - Lucinda Ruh, pattinatrice svizzera
- 1980 - Nicoletta Goracci, pilota di Citroen 2CV

Morti


- 939 - Papa Leone VII
- 1705 - Titus Oates, cospiratore protestante
- 1793 - Jean Paul Marat, rivoluzionario francese (assassinato da Charlotte Corday)
- 1881 - Billy the Kid, pistolero (a 21 anni per opera di Pat Garrett).
- 1890 - Johann Voldemar Jannsen, giornalista e poeta estone
- 1896 - Friedrich August Kekulé, chimico tedesco
- 1946 - Alfred Stieglitz, fotografo americano
- 1951 - Arnold Schoenberg, compositore, inventore della musica dodecafonica
- 1954 - Frida Kahlo, pittrice messicana
- 1967 - Tom Simpson, ciclista professionista
- 1983 - Gabrielle Roy, scrittore

Feste e ricorrenze

Nazionali


- Kiribati - Festa dell'Indipendenza, 2° giorno (non è un festivo)
- Mongolia - Festa del Naadam, 3° giorno

Religiose

Santi cattolici:
- Sant'Anacleto
- Santa Clelia Barbieri
- Sant'Enrico II, Imperatore
- Sant'Esdra, sacerdote dell'Antico Testamento
- Santa Giovanna Fernandez Solar
- San Sila, discepolo degli Apostoli
- Santa Teresa di Gesù, monaca carmelitana

Laiche

13 ja:7月13日 ko:7월 13일 ms:13 Julai simple:July 13 th:13 กรกฎาคม

Calendario gregoriano

Il Calendario gregoriano è in vigore dal 15 ottobre 1582, che è seguito al 4 ottobre del Calendario giuliano. Il 4 ottobre 1582 fu infatti stabilito che il giorno successivo sarebbe stato non il 5 ottobre, ma il 15 ottobre. Questa decisione si rese necessaria in quanto essendo un anno giuliano lungo 365 giorni e 6 ore, e dunque in eccesso di 11 minuti e 14 secondi rispetto all'anno solare, il calendario giuliano accumulava un giorno di ritardo ogni 128 anni. Come conseguenza di ciò, al 4 ottobre 1582 la differenza accumulata nei secoli era ormai di 10 giorni; questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche effettuate, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo. Per rimettere le cose a posto, si decise di compiere il "salto" di giorni, e di modificare il metodo di computo del tempo in modo da tener conto del ritardo accumulato. La nuova regola prevedeva che venissero saltati gli anni bisestili degli anni terminanti con 00 (multipli di 100) salvo quelli multipli di 400. Quindi sono bisestili tutti gli anni divisibili per 4 (per i quali la divisione per 4 ha come resto zero), tranne gli anni multipli di 100, ma non di 400. Da questo si deduce che 1700 e 1800 non sono bisestili, mentre 1600 è bisestile come anche 1604. Questa suddivisione porta nel calendario gregoriano una periodicità di 400 anni equivalenti a 365
- (300 + 3) + 366
- (96 + 1) = 146.097 giorni (dove 300 sono gli anni non divisibili per 4; 3 sono gli anni terminanti con 100, 200, 300; 96 sono gli anni divisibili per 4; e 1 l'anno terminante con 400). Poiché 146.097 è divisibile per 7 si ha anche la ciclicità settimanale ogni 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali ogni 400 anni; il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, ... È stata introdotta questa regola, che sembra abbastanza contorta, per poter creare un calendario che fosse abbastanza preciso ed evitasse di effettuare aggiustamenti vari (soppressione o creazione di giorni ogni tot di mesi, per far coincidere le stagioni con i mesi). Il calendario gregoriano apporta una discreta precisione, di molto superiore a tutti i calendari che l'hanno preceduto nel vecchio mondo; infatti tale calendario, in media sui 400 anni, è di solo 26 secondi circa più lungo del periodo di orbita della Terra intorno al Sole. Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905 per non avere, per esempio, che la primavera inizi il 20 di marzo al posto del 21. Il calendario gregoriano entrò subito in vigore in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo. Nell'arco di due anni venne adottato pure nei territori cattolici tedeschi, dei Paesi Bassi e svizzeri e in Belgio e, nel 1587, in Ungheria. In seguito, ma non immediatamente, si uniformarono anche gli stati luterani, calvinisti e anglicani: gli stati tedeschi incominciarono ad introdurlo agli inizi del 1700 e in maniera completa nel 1775, in Gran Bretagna e colonie inglesi nel 1752 (una legge del 1751 stabiliva che dall'anno successivo tutti i territori di tutto il mondo sotto il dominio inglese adottassero tale calendario) e in Svezia nel 1753. In altri paesi, tra cui quelli di confessione ortodossa, il vecchio calendario è rimasto in vigore fino ai primi decenni del secolo scorso: in Russia è stato introdotto dal governo rivoluzionario nel 1918, mentre la Chiesa Ortodossa russa (con quella di Serbia e di Gerusalemme) ha continuato a mantenere il calendario giuliano. Da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane. A dire il vero, il calendario entrato in uso nei paesi ortodossi ha una regola leggermente diversa per decidere quali anni multipli di 100 sono bisestili: sono infatti quelli per cui, prendendo il numero dei secoli e dividendolo per 9, il resto è 2 oppure 6. Il primo anno in cui ci sarà una differenza con il calendario gregoriano sarà il 2800. La scelta dovrebbe servire ad accordare meglio la durata dell'anno con quella astronomica. Le Chiese Ortodosse (ad eccezione di quella finlandese) hanno, invece, mantenuto il vecchio metodo di calcolo della festività di Pasqua e di quelle ad essa collegate, Ascensione e Pentecoste. Nel calendario gregoriano è stato scelto come anno 1 (anno iniziale) l'anno di nascita di Gesù (anche se ci si accorse poi che i calcoli fatti erano errati in eccesso di circa 7 anni, quindi Gesù dovrebbe essere nato intorno all'anno 7 AC). Ne consegue che tutti gli anni dall'anno 1 in poi sono detti anni dopo la nascita di Cristo e possono essere indicati con la sigla finale DC (Dopo Cristo). Invece per gli anni precedenti alla nascita di Cristo sono seguiti dalla scritta AC (Avanti Cristo). Tutti gli anni senza sigla finale si intendono anni successivi alla nascita di Gesù, mentre quelli precedenti si possono indicare anche con un numero negativo. Il primo anno prima dell'anno 1 DC è l'anno 1 AC e quindi nel calendario gregoriano non esiste l'anno zero, inoltre ogni nuovo decennio, centennio, millennio, ... inizia sempre con l'anno terminante con uno e non con zero, altrimenti il primo decennio, centennio, millennio, ... non sarebbe composto rispettivamente da dieci, cento, mille, ... anni. Per esempio il primo decennio deve essere composto da 10 anni e quindi comprende gli anni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e quindi il secondo decennio inizia con l'anno 11. Così il terzo millennio inizia con l'anno 2001. il 1° gennaio 4713 AC è il Giorno Giuliano (JD) zero (il giorno 1 inizia alle 12AM del detto giorno) che fu introdotto dall'astronomo francese di Agen Josephus Justus Scaliger nel 1583. Egli assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo, in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto. Lo chiamò "Giuliano" dal nome di suo padre: il padovano Giulio Cesare della Scala. Il 4713 AC è il minimo anno che in teoria può assumere il calendario gregoriano ed è anche l'anno minimo possibile in molti programmi.

Voci correlate


- Calendario giuliano
- Calendario romano
- anno bisestile
- calcolo della Pasqua

Collegamenti esterni

Maggiori dettagli si possono trovare sul sito [http://www.liceofoscarini.it/didattic/astronomia/astro/cal_giuliano.html dettagli sul Calendario giuliano] Gregoriano als:Gregorianischer Kalender ja:グレゴリオ暦 ko:그레고리력 ms:Kalendar Gregory simple:Gregorian calendar th:ปฏิทินเกรกอเรียน

Anno bisestile

L'anno bisestile è un accorgimento utilizzato nel Calendario Giuliano e nel Calendario Gregoriano per mantenere in sincronia l'anno civile con il ciclo delle stagioni. Le stagioni si ripetono una volta ogni anno tropico (il tempo che intercorre tra due equinozi o solstizi dello stesso tipo). Questo periodo è di circa 365.2422 giorni, cosicché un calendario di solo 365 giorni farebbe pian piano slittare le stagioni. Intercalando ogni 4 anni di calendario un anno bisestile, lungo 366 giorni anziché 365, questo slittamento può essere corretto con sufficiente approssimazione. Il giorno "aggiuntivo" viene inserito alla fine del mese di Febbraio, con l'addizione del 29 febbraio. Inoltre, per evitare la necessità di ulteriori slittamenti di sincronizzazione, il giorno non viene aggiunto agli anni divisibili per 100 (anno zero del secolo), escluso quelli divisibili per 400; in questo modo, in media, la mancata sincronizzazione si mantiene sempre minore di un giorno. C'è quindi una semplice regola per verificare se un dato anno è bisestile solo conoscendo il suo numero: :Un anno è bisestile se il suo numero è divisibile per 4, tranne che se sia divisibile per 100 (ma è bisestile se è divisibile per 400). Categoria:Calendari als:Schaltjahr ja:閏年 ko:윤년 simple:Leap year th:ปีอธิกสุรทิน

1558

Eventi

Nati

Morti


- 21 settembre - Carlo V d'Asburgo, Imperatore del Sacro Romano Impero (n. 1500)
- 17 novembre - Maria I, regina d'Inghilterra e d'Irlanda 058 ko:1558년

Francia

La Francia o Repubblica francese (in francese, France o République française) è una nazione dell'Europa Occidentale, confinante con Belgio, Lussemburgo, Germania, Svizzera, Italia, Monaco, Andorra, e Spagna. È uno dei membri fondatori dell'Unione Europea.

Storia

I confini della Francia moderna coincidono molto con quelli dell'antico territorio della Gallia, abitata dai Galli, una popolazione celtica. I Galli vennero sottomessi nel I secolo AC dai Romani, con i quali si fusero adottandone linguaggio e cultura. Anche il Cristianesimo mise radici, nel II e III secolo DC. Le frontiere orientali della Gallia, lungo il Reno, vennero invase dalle tribú germaniche nel IV secolo, principalmente dai Franchi, dai quali deriva l'antico nome di "Francie", il nome moderno, "Francia" deriva dal nome del dominio feudale dei Re Capetingi di Francia, attorno a Parigi (vedi Île-de-France). Anche se la monarchia francese viene spesso datata al V secolo, l'esistenza continua della Francia come entità a se stante inizia con il IX secolo e la divisione dell'Impero Franco di Carlomagno in una parte orientale e una occidentale. La parte orientale può essere vista come l'inizio di quella che oggi è la Germania, quella occidentale come la Francia. I discendenti di Carlomagno governarono la Francia fino al 987, quando Ugo Capeto, Duca di Francia e Conte di Parigi, venne incoronato Re di Francia. I suoi discendenti iniziarono la dinastia dei Capetingi, che governò la Francia fino al 1792, quando la rivoluzione Francese fondò una Repubblica, in un periodo di cambiamenti sempre piú radicali che iniziò nel 1789. Napoleone Bonaparte prese il controllo della Repubblica nel 1799, autoproclamandosi Imperatore. Le sue armate si impegnarono in diverse guerre attraverso l'Europa, conquistarono molte nazioni e fondarono nuovi regni, guidati dai familiari di Napoleone. A seguito della sua sconfitta nel 1815, la monarchia venne restaurata in Francia, per essere successivamente abolita legislativamente e sostituita dalla Seconda Repubblica francese. La Seconda Repubblica finí quando il nipote del primo Imperatore, Luigi Napoleone Bonaparte, venne eletto Presidente e proclamò un Secondo Impero. Meno ambizioso dello zio, il secondo Napoleone venne anch'egli spodestato, e la Repubblica tornò per la terza volta. Anche se vincitrice nella prima e nella seconda guerra mondiale, la Francia soffrí gravi perdite in termini di vite, impero, benessere, forza lavoro e grado di nazione dominante. Dal 1958, ha costruito una democrazia presidenziale (nota come Quinta Repubblica) che non ha ceduto alle instabilità sperimentate nei precedenti regimi parlamentari. Negli ultimi decenni, la riconciliazione e la cooperazione della Francia con la Germania si è rivelata centrale per l'integrazione economica dell'Europa, compresa l'introduzione dell'Euro nel gennaio 1999. Oggi, la Francia è in prima fila tra gli stati europei che cercano di sfruttare lo slancio dato dall'unione monetaria per portare avanti la creazione d'un apparato politico, di difesa e di sicurezza europeo piú unificato ed efficace. La Francia è anche uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Politica

La costituzione della Quinta Repubblica venne approvata tramite referendum il 28 settembre 1958. Essa rafforzava fortemente l'autorità dell'esecutivo in relazione al Parlamento. In base alla costituzione, il Presidente viene eletto direttamente per un mandato di 5 anni (in origine 7 anni). L'arbitraggio presidenziale assicura il regolare funzionamento dei poteri pubblici e la continuità dello stato. Il Presidente nomina il Primo Ministro, presiede il gabinetto, comanda le forze armate e conclude i trattati. L'Assemblea Nazionale (Assemblée Nationale) è il principale corpo legislativo. I suoi deputati sono eletti direttamente con mandato di 5 anni, tutti i seggi vengono votati ad ogni elezione. I senatori vengono scelti da un collegio elettorale per un mandato di 6 anni (prima 9 anni), e un terzo del senato viene rinnovato ogni 2 anni (prima ogni 3). Il potere legislativo del Senato è limitato; l'Assemblea Nazionale ha l'ultima parola in caso di disaccordo tra le due camere. Il governo ha una forte influenza sulla stesura dell'ordine del giorno del Parlamento. Vedi anche:
- Costituzione francese
- Elenco di monarchi francesi
- Capi di stato francesi
- Elenco di Primi Ministri della Francia
- Elenco di Ministri degli Esteri della Francia

Divisioni amministrative

La Francia è divisa in 26 regioni (in francese: région), che sono ulteriormente suddivise in 100 dipartimenti (in francese départements). I dipartimenti sono numerati (principalmente in ordine alfabetico) e i numeri vengono usati ad esempio per i codici postali o le targhe automobilistiche. Tra parentesi sono indicati i capoluoghi. dipartimenti I dipartimenti sono ulteriormente suddivisi in 342 zone (in francese arrondissements). I dipartimenti d'oltremare sono ex-colonie che ora godono d'uno status simile a quello della Francia Europea o metropolitana. Sono considerati una parte della Francia (e dell'UE) piuttosto che territori dipendenti. I paesi e territori d'oltremare formano parte della Repubblica francese, ma non sono parte del territorio europeo della Repubblica o dell'area fiscale dell'UE. Continuano ad usare il Franco francese del pacifico come valuta, che non è stata influenzata dalla sostituzione del Franco francese con l'Euro nel 2002. Le collettività territoriali hanno uno status a metà tra i dipartimenti d'oltremare e i territori d'oltremare. La Francia inoltre mantiene il controllo su numerose piccole isole dell'Oceano Indiano e dell'Oceano Pacifico, comprese Bassas da India, Isola Clipperton, Isola Europa, Isole Glorioso, Isola Juan de Nova, Isola Tromelin. Si veda Isole controllate dalla Francia nell'oceano indiano e nel pacifico.

Geografia

La Francia possiede un'ampia varietà di paesaggi, che vanno dalle pianure costiere a nord e ad ovest, dove la Francia confina con il Mare del Nord e l'Oceano Atlantico, fino alle catene montuose dei Pirenei a sud e delle Alpi a sud-est; queste ultime contengono la seconda montagna piú alta d'Europa, le cui pendici orientali sono in territorio italiano: il Monte Bianco (4.810 m) (la montagna piú alta d'Europa è il monte Elbrus (5.642 m), in Russia, nella catena del Caucaso). Nel mezzo si trovano altre regioni elevate, come il Massiccio Centrale o le Montagne dei Vosgi, e vasti bacini fluviali come quelli della Loira, del Rodano, della Garonna e della Senna. Le principali città della Francia sono: :Aix-en-Provence, Ajaccio, Albi, Amiens, Angers, Angouleme, Bastia, Belfort, Besançon, Bordeaux, Brest, Caen, Calais, Cannes, Carcassonne, Charleville-Mézières, Clermont-Ferrand, Colmar, Digione, Dunkerque, Evreux, Grenoble, La Rochelle, Le Havre, Le Mans, Lilla, Limoges, Lione, Marsiglia, Metz, Montpellier, Mulhouse, Nancy, Nantes, Nizza, Nîmes, Orléans, Parigi, Perpignan, Poitiers, Quimper, Reims, Rennes, Roubaix, Rouen, Saint-Étienne, Saint-Nazaire, Strasburgo, Tarbes, Tolone, Tolosa, Tourcoing, Tours e Valence. Vedi anche:
- la lista città della Francia per le schede ancora da sviluppare
- la :categoria:Città della Francia per le schede già categorizzate.

Economia

L'economia francese combina un'estesa imprenditoria privata, con un sostanziale, ma in declino, intervento governativo. Ampi tratti di terra fertile, l'applicazione delle tecnologie moderne e i sussidi, si sono combinati per rendere la Francia il principale produttore agricolo dell'Europa Occidentale. Il governo mantiene una considerevole influenza sui segmenti chiave del settore delle infrastrutture, con quote di maggioranza in ferrovie, elettricità, aeronautica, e telecomunicazioni. Ha comunque gradualmente rilasciato il controllo su questi settori fin dai primi anni '90. Il governo sta lentamente vendendo le sue partecipazioni in France Telecom, Air France, e nei settori assicurativo, bancario e della difesa. La Francia si uní ad altri 10 paesi UE per lanciare l'Euro il 1 gennaio 1999, valuta che ha rimpiazzato completamente il franco francese all'inizio del 2002.

Demografia

la lingua ufficiale è il francese. Esistono diverse lingue locali (basco, bretone, catalano, corso, olandese (fiammingo), alsaziano, occitano), ma il governo francese e il sistema scolastico ne hanno scoraggiato l'uso fino a poco tempo fa. Le lingue regionali vengono ora insegnate in alcune scuole, anche se il francese rimane l'unica lingua ufficiale in uso dal governo, locale o nazionale.

Religione

A seguito della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, la Francia garantisce la libertà di religione come diritto costituzionale. Una legge del 1905 istituisce la separazione di chiesa e stato e proibisce al governo di riconoscere, stipendiare o sussidiare qualsiasi religione. Nella situazione precedente, stabilita nel 1801-1808 dal Concordat, lo stato appoggiava la Chiesa cattolica, la Chiesa luterana, la Chiesa calvinista e la Religione ebraica e forniva l'insegnamento scolastico delle suddette (per ragioni storiche, questa situazione vige ancora nell'Alsazia-Mosella). Il governo francese non mantiene statistiche sulla religione. Il CIA World Factbook del 2003 elenca le religioni in Francia come: Cattolici Romani 83-88%, Protestanti 2%, Ebrei 1%, Musulmani 5-10%, non affiliati 4%. Non è chiaro da dove provengano queste cifre. Comunque, in un [http://a1692.g.akamai.net/f/1692/2042/1h/medias.lemonde.fr/medias/pdf_obj/sondage030416.pdf sondaggio del 2003] il 41% dichiara che l'esistenza di Dio è "esclusa" o "improbabile". Il 33% dichiara che il termine "ateo" li descrive abbastanza o molto bene, mentre il 51% si dichiara "Cristiano". Quando interrogati sulla loro religione, il 62% ha risposto Cattolico Romano, il 6% Musulmano, il 2% Protestante, l'1% ebraico, il 2% "altre religioni" (eccetto per Ortodossi o Buddisti, che avevano percentuali trascurabili), il 26% "nessuna religione" e l'1% si è rifiutato di rispondere. La discrepanza tra il numero di "atei" (41%) e il numero di "nessuna religione" (26%) può essere attribuito a persone che si sentono culturalmente vicine a una religione, seguono i suoi valori morali e le sue tradizione, ma difficilmente credono in Dio. In Francia esiste una forte distinzione tra religione e vita civile. La religione è considerata come un fatto privato. I francesi in generale si oppongono al potere clericale ed alla sua influenza nella politica. Il fondamentalismo islamico è considerato una reale minaccia per la coesione della società francese, dove il comunitarismo non è accettato. Questo è già successo con i Cattolici prima della Rivoluzione Francese del 1789. Vedi anche:
- Chiesa cattolica francese
- Islam in Francia.

Cultura


- Académie française
- Letteratura francese
- Francesi celebri
- Cucina francese
- Cinema francese
- Musica francese Il governo sta considerando la soppressione del lunedi di Pentecoste come festività pubblica.

Voci correlate


- Comunicazioni in Francia
- Trasporti in Francia
- Esercito Francese
- Educazione in Francia
- Elenco d'università francesi
- Relazioni estere della Francia
- Turismo in Francia
- Impero coloniale francese
- Parchi Nazionali (Francia)

Classifiche internazionali


- Indice di sviluppo umano, 2003: 17a (su 175)
- [http://www.rsf.fr/article.php3?id_article=4116 indice della libertà di stampa] 11a su 139 nazioni

Collegamenti esterni


- [http://www.assemblee-nat.fr/italiano/index.asp Assemblée Nationale] - L'assemblea nazionale francese
- [http://www.elysee.fr/ Sito ufficiale dell'ufficio del Presidente francese] - Il Palazzo dell'Eliseo
- [http://www.premier-ministre.gouv.fr/fr/ Sito ufficiale dell'ufficio del Primo Ministro francese]
- [http://www.senat.fr/international/english/ Sénat] - Il senato francese
- [http://www.service-public.fr/etranger/english.html Sito ufficiale del servizio pubblico francese] - Contiene molti link a diverse istituzioni e amministrazioni als:Frankreich fiu-vro:Prantsusmaa ja:フランス ko:프랑스 ms:Perancis simple:France th:ประเทศฝรั่งเศส zh-min-nan:Hoat-kok

1643

Eventi


- Evangelista Torricelli costruì il primo barometro

Nati

Morti


- Girolamo Frescobaldi, Roma, compositore italiano
- 29 novembre - Claudio Monteverdi, Venezia, compositore italiano
- 14 Maggio - Luigi XIII di Francia, Re di Francia 043 ko:1643년 ms:1643 simple:1643

Guerra civile inglese

Nella prima metà del XVII secolo la borghesia inglese, in via di rapida ascesa, non era più disposta a lasciare nelle mani del re il potere esclusivo di decidere sulle condizioni generali dell'agricoltura, dell'industria, dei commerci e, sulla politica complessiva del regno. Gli scontri fra la Camera dei Comuni e la Corona, portarono alla rivoluzione durante il regno di Carlo I (1625-1649). Il governo di Carlo I rimase senza il controllo del Parlamento dal 1629 al 1640 e impose al Paese un regime assolutistico. Un'insurrezione in Scozia, fra il 1638 e il 1639, costrinse il re a riconvocare il Parlamento per ottenere i finanziamenti necessari a condurre l'azione repressiva contro i rivoltosi, ma dovette affrontare l'opposizione dei deputati, decisi a porre fine all'arbitrio del sovrano. Nonostante lo scioglimento precoce del Corto Parlamento (maggio 1640), la guerra contro la Scozia lo costrinse a riconvocarlo e le rivendicazioni dell'assemblea furono riprese dal Lungo Parlamento (1640-1653). Il Parlamento, guidato da John Pym, nel 1641, presentò una "Grande Rimostranza", chiedendo riforme e condannando gli abusi, mentre i cattolici irlandesi si sollevavano. Un tentativo fallito di Carlo I di arrestare i maggiori esponenti dell'opposizione parlamentare (gennaio 1642) scatenò la guerra civile. Dalla parte del re si schierarono i nobili e le regioni più arretrate del Paese, dalla parte del Parlamento la borghesia e le regioni più progredite, facenti capo a Londra. Oliver Cromwell, uomo di profonda fede puritana e di grande intelligenza politica, organizzò l'esercito parlamentare (New Model Army) e lo guidò alla vittoria; poi, epurato il Parlamento dei deputati moderati e decapitato il re (febbraio 1649), stroncò brutalmente l'insurrezione irlandese (1650), sconfisse gli Scozzesi e, mentre il Paese, diviso fra monarchici e radicali, rischiava di sgretolarsi, salvò la rivoluzione esercitando un potere dittatoriale, sancito dalla sua nomina a Lord Protettore (1653). Mediante una fortunata politica estera (guerra contro l'Olanda per imporle l'Atto di navigazione del 1651; accordi vantaggiosi con Danimarca, Svezia e Portogallo), Cromwell favorì lo sviluppo economico dell'Inghilterra, che acquisì una posizione di primaria importanza sul piano internazionale; nella politica interna egli impose però al paese un pesante controllo, ispirato a rigidi principi religiosi e morali. Alla sua morte (1658), dopo un breve periodo di caos, la monarchia fu restaurata e salì al trono Carlo II (1660-1685), ma quando Giacomo II, successore di Carlo II, tentò di ristabilire l'assolutismo, fu deposto. Gli successe Guglielmo III d'Orange (1689-1702), che fu riconosciuto come sovrano dal Parlamento solo a patto ch'egli accettasse una Dichiarazione dei diritti, intesa a stabilire in modo univoco i limiti del potere regio. Il nuovo regime fu, dunque, una monarchia costituzionale, sottoposta ad un effettivo controllo del Parlamento. Entro i limiti imposti dalla situazione concreta, si attuavano così i principi elaborati da John Locke che, contestando le dottrine di Thomas Hobbes, teorico dell'assolutismo, concepì lo Stato come istituzione rivolta a salvaguardare la libertà e i "diritti naturali" dei cittadini.

Classi e idee nella rivoluzione inglese

I contrasti fra la Corona e il Parlamento si inasprirono durante il regno di Carlo I Stuart (1625-1649), e si tradussero nella guerra civile, nel regicidio e nella proclamazione della repubblica. Da una parte si schierarono il re ed i suoi sostenitori: i nobili che ricavavano le proprie rendite da ciò che sopravviveva del sistema feudale, i loro fittavoli, i loro servi e l'alta borghesia, legata alla monarchia perché ne aveva ottenuto privilegi e monopoli a scapito della rimanente classe media. Dall'altra si allinearono la piccola e media borghesia e la folla eterogenea delle classi più infime, in particolare il nuovo proletariato, prodotto dal recente sistema delle enclosure (la recinzione delle terre che in precedenza erano di uso comune). I grandi proprietari terrieri infatti, dalla seconda metà del XVI secolo, modificarono radicalmente le pratiche agrarie recintando i terreni coltivabili, espellendo i piccoli possidenti e sfrattando gli affittuari, negando l'accesso alla terra a migliaia di persone che andarono ad ingrossare le fila del proletariato urbano producendo il caratteristico disordine sociale dell'epoca. Il Parlamento aveva l'appoggio dell'Est e del Sud, zone ricche e relativamente sviluppate, e di quasi tutte le città di qualche importanza, mentre il re controllava le zone arretrate del Nord e dell'Ovest, dove il feudalesimo era più forte, ma in queste stesse zone, i distretti della produzione tessile ed i maggiori porti di mare furono fortezze della resistenza parlamentare. La borghesia inglese, alla quale molto avevano giovato la vittoria sull'Invincibile Armata (1588) e l'indebolimento della Spagna ormai incapace di controllare l'Atlantico e il Mediterraneo, si stava affermando come la più potente d'Europa: commercio, industria ed allevamento prosperavano. La prosperità dei borghesi che grazie alla proprietà fondiaria partecipavano all'amministrazione del Paese, diventavano influenti nelle elezioni e nel Parlamento ed aspiravano alle cariche nella Chiesa, nell'esercito, nello Stato, fomentò l'ostilità dei nobili, le cui rendite erano rimaste fisse e ed erano ormai inadeguate all'aumento dei prezzi. Lo sviluppo del capitalismo nelle campagne e nelle città stava progressivamente riducendo le fonti vitali cui attingevano la nobiltà e la Corona, e l'impegno di Carlo I nella difesa delle prerogative regie nasceva dalla consapevolezza che l'abbandono dell'assolutismo avrebbe significato la cessione del potere alla nuova classe dirigente borghese. La borghesia, d'altronde, non poteva accettare i controlli che la monarchia tentava di imporre all'attività economica e rifiutava il metodo dei monopoli che il re vendeva a ristrette oligarchie di mercanti. Perciò la borghesia chiedeva una costituzione, e si batteva contro l'episcopalismo anglicano, supporto dell'assolutismo regio. Inoltre nella coscienza dei capi della rivoluzione prevalevano gli argomenti politici e soprattutto religiosi.

L'assolutismo di Carlo I

Il contrasto di classe si manifestò in un primo tempo come tensione fra Corona e Parlamento. I rappresentanti della Camera dei Comuni pretesero di controllare il potere esecutivo e di approvare i ministri del re, si ribellarono contro gli arresti ordinati arbitrariamente dal re e contro ogni tentativo regio di imporre tasse che non fossero state approvate dai rappresentanti stessi, avversarono l'episcopalismo della monarchia in nome di una concezione più democratica (presbiteriana) della vita religiosa. Il Parlamento, sciolto più volte fra il 1625 e il 1626, dovette però essere nuovamente convocato da Carlo I nel 1628, perché approvasse le tasse necessarie a finanziare una spedizione in appoggio degli ugonotti assediati dal Richelieu a La Rochelle. Ma la Camera dei Comuni rifiutò di votare la contribuzione se non venivano prima riconosciuti i suoi diritti, e formulò una Petizione dei diritti, che il re approvò, pensando di eluderla nella pratica. La spedizione in aiuto degli ugonotti di La Rochelle fallì, nel marzo del 1629, Carlo I sciolse ancora una volta la Camera e, per undici anni, governò senza Parlamento, tentando di edificare un solido regime assolutistico. Per eludere ogni controllo il re ricorse ad una serie di artifici fiscali che, senza essere formalmente dei veri e propri tributi, per i quali sarebbe occorsa l'approvazione del Parlamento, gli garantirono delle entrate costanti. Carlo I procedette sulle vie dell'assolutismo anche nel campo della giustizia: attribuendo la massima importanza ai tribunali speciali, docili strumenti della sua volontà. Nel Consiglio privato, costituito da pochi uomini scelti dal re e fidatissimi, primeggiavano Thomas Wentworth conte di Strafford che era stato fra i capi dell'opposizione, ma che, convintosi della necessità di un forte governo centrale, rimase fino all'ultimo fedelissimo servitore del sovrano e William Laud, arcivescovo di Canterbury, che organizzò attivamente la repressione di ogni tendenza religiosa non conformista. Ancora una volta l'episcopalismo anglicano sostenne il potere regio: consacrò il diritto divino del re, considerò come peccaminosa ogni affermazione rivolta a limitare le prerogative reali, proclamò che ogni resistenza al re era da condannare come atto di ribellione a Dio. La politica di Carlo I, rivolta alla sistematica edificazione dell'assolutismo, non trovò però sostegno nelle condizioni oggettive del Paese, perciò l'assolutismo non riuscì ad imporsi realmente in tutto il regno. Nulla vi era in Inghilterra che si avvicinasse agli eserciti continentali, strumento necessario di ogni assolutismo. Lo stesso rigoglio economico della Gran Bretagna, favorito dal non aver preso parte alla guerra dei trent'anni che imperversa in Europa, rafforzò la borghesia e la rese più capace di resistere all'arbitrio regio. Mentre in Inghilterra l'opposizione all'assolutismo regio si acuiva, in Scozia, dove Laud aveva voluto introdurre, ad umiliazione del presbiterianesimo locale, le strutture episcopali della Chiesa anglicana, mentre Carlo I aveva minacciato di confiscare i beni cattolici che erano stati distribuiti ai nobili ai tempi dello scisma da Roma, il malcontento esplose in aperta ribellione. La nobiltà e il clero presbiteriano scozzesi formarono un blocco compatto, che per motivi religiosi, economici e politici fra il 1638 e il 1639 passò dalla denuncia contro il "papismo" del sovrano alla guerra armata vera e propria. Pertanto, per reperire i mezzi finanziari indispensabili a reprimere la ribellione scozzese, dopo undici anni di assolutismo, Carlo I dovette convocare di nuovo il Parlamento (aprile 1640).

Dal "Corto Parlamento" alla guerra civile

Guidata da John Pym e da Hampden, la nuova Camera pose come condizione l'annullamento di tutta la legislazione assolutistica del precedente decennio. Perciò, dopo meno di due mesi, Carlo I sciolse l'assemblea che, per la sua brevissima durata fu detta "Corto Parlamento", ma la minaccia scozzese diveniva sempre più pericolosa, mentre le poche truppe mercenarie del re subivano una serie di sconfitte che resero necessario un governo sostenuto dall'appoggio dei rappresentanti del popolo. Così, ai primi di novembre dello stesso 1640, Carlo I fu costretto a convocare una nuova Camera che durò, con alterne vicende, sino al 1653 e fu perciò detta "Lungo Parlamento" (1640-1653). Il Parlamento procedette prima di tutto al sistematico smantellamento del sistema assolutistico costruito da Carlo I fra il 1629 e il 1640: gli artifici fiscali furono abrogati, i tribunali speciali furono sciolti, la Chiesa anglicana fu sottoposta ad una Commissione di controllo, ai vescovi fu interdetta ogni interferenza negli affari politici. Strafford e Laud furono condannati a morte. Nel 1641, i cattolici Irlandesi insorsero contro l'esoso dominio degli Inglesi protestanti, ne sterminarono alcune migliaia e minacciarono di spazzarli via dalla propria isola. Il comando dell'esercito da reclutare per la repressione della rivolta sarebbe spettato di diritto al re, ma poiché egli lo avrebbe usato non contro gli Irlandesi ma contro il Parlamento questo esitava ad ordinare il reclutamento. Il re, il 3 gennaio del 1642, irruppe con una scorta armata nell'aula parlamentare con l'intenzione di arrestare Pym, Hampden e altri esponenti dell'opposizione. L'atto provocatorio fallì, perché gli oppositori, avvertiti avevano avuto modo di mettersi in salvo, ma Carlo I dovette abbandonare Londra, rifugiandosi al Nord, mentre il Parlamento accantonava la questione irlandese e s'apprestava ad affrontare l'ormai inevitabile guerra civile.

Le guerre civili

Le forze più vive e più ricche della nazione appoggiavano il Parlamento: le città manifatturiere e commerciali, i porti, gli squires (gentiluomini di campagna) che avevano più stretti contatti col mondo degli affari, alcuni esponenti della nobiltà, come i conti di Essex e di Manchester che assunsero inizialmente il comando degli eserciti parlamentari e Londra stessa. La natura composita delle forze sociali che costituivano il blocco rivoluzionario fu però fonte di divisioni che emersero nel corso della guerra. L'avversione all'assolutismo regio e all'episcopalismo anglicano era il denominatore comune di tutte le correnti, ma ben diverse sono le prospettive dei due partiti che si stavano formando: il moderato e il radicale. I moderati, guidati dai conti di Essex e di Manchester, rappresentavano i grandi proprietari terrieri e i mercanti più ricchi; essi professavano la religione presbiteriana e volevano una Chiesa di Stato, benché non più controllata dai vescovi, ma retta da un consiglio degli anziani e da un'assemblea generale. I radicali rappresentavano la borghesia terriera e imprenditoriale, gli artigiani e tutti coloro che non erano disposti a venire a compromessi col re: pur appartenendo a diverse confessioni protestanti, essi si dichiararono indipendenti, perché erano fautori di una Chiesa decentrata e democratica, che lasciasse ampio margine di libertà alle singole congregazioni e ai singoli individui (fatta eccezione per i cattolici). Dal punto di vista militare, la situazione immediata era favorevole al re, perché era appoggiato dalla maggioranza dei nobili, ben più esperti degli avversari nell'arte della guerra. L'esercito dei Cavalieri, così detto per l'estrazione sociale dei suoi comandanti, ottenne infatti, nel 1643, notevoli successi. Fra il 1643 e il 1645, però, Oliver Cromwell, riuscì a realizzare una riforma nell'esercito parlamentare (detto delle Teste Rotonde, perché i borghesi, al contrario dei nobili, usavano portare i capelli corti) non solo tecnica, ma anche etico–politica (mira a reclutare uomini che abbiano timor di Dio e coscienza di ciò che fanno). L'Esercito Nuovo Modello (New Model Army), rinnovato nello spirito, nell'armamento, nell'organizzazione, fu lo strumento della vittoria della rivoluzione sul re e della vittoria di Cromwell sui moderati presbiteriani. Duramente sconfitto a Marston Moor (luglio 1644) e a Naseby (giugno 1645), Carlo I si rifugiò presso gli Scozzesi (maggio 1646) che, nel gennaio del 1647, lo consegnano al Parlamento. La prima fase della guerra civile era conclusa. La maggioranza moderata del Parlamento, d'accordo con gli Scozzesi, chiedeva semplicemente che il re rinunciasse all'episcopalismo, aderendo all'introduzione della Chiesa presbiteriana in tutto il regno (Inghilterra, Scozia, Irlanda) e accettando che l'esercito finisse posto sotto il controllo del Parlamento per vent'anni, Ma il re non era disposto a nessuna concessione mentre l'esercito premeva per una soluzione radicale. Cromwell con il suo immenso prestigio riuscì ad indurre le truppe alla calma. Quando il Parlamento intimò l'immediato scioglimento dell'esercito, senza neppure pagare alle truppe gli arretrati (maggio 1647), Cromwell abbandonò Londra e raggiunse il Nuovo Modello, pur continuando a svolgere opera moderatrice. Nel giugno del 1647 egli contribuì a far approvare una dichiarazione dell'esercito, che si limitava a chiedere che la Camera dei Comuni fosse sciolta e che fossero indette nuove elezioni. Né Carlo, né il Parlamento, né la cittadinanza di Londra, schierata ora dalla parte dei moderati presbiteriani, erano però disposti alla minima concessione, sicché il Paese, precipitò di nuovo nel caos. Cromwell ,convinto che il seguito degli avvenimenti avesse dimostrato che Dio condannava il re e i suoi sostenitori, guidò il Nuovo Modello contro gli Scozzesi, li sconfisse a Preston (agosto 1648). Il re sembrava ormai disposto alle più ampie concessioni nelle trattative col Parlamento (settembre 1648), ma gli esponenti del Nuovo Modello, diffidarono della manovra e presentarono al Parlamento una Rimostranza, tutta riassumibile nel suo primo, chiarissimo articolo: "Il re sia portato davanti alla giustizia, perché egli è la causa di tutti i mali". Rimasti senza risposta, occuparono Londra e epurarono il Parlamento di tutti i deputati moderati - presbiteriani - filomonarchici (dicembre 1648). Ridotto a un centinaio di membri, il Troncone di Parlamento (Rump Parliament) condannò a morte il re: la sentenza, recante la firma di Cromwell, venne eseguita il 9 febbraio 1649. La decapitazione del re sconvolse buona parte della popolazione e il rischio di una rinnovata insurrezione monarchica consentì a Cromwell di instaurare un potere dittatoriale. Gli Scozzesi avevano riconosciuto come sovrano Carlo II, figlio di Carlo I, l'insurrezione irlandese era ancora in corso perché le guerre civili avevano impedito di organizzare una spedizione repressiva: I Levellers, fautori di una democrazia basata sul suffragio universale e di un rinnovamento sociale a favore delle classi più disagiate, d'accordo col Cromwell solo a proposito del destino da riservare al re, erano di nuovo all'apposizione. Essi persero però ogni rilevanza, dopo che l'ammutinamento di alcuni reparti da loro subornati fu duramente represso fra l'aprile e il maggio del 1649. Cromwell provvide prima di tutto a reprimere l'insurrezione in Irlanda, (1650) ricorrendo a stragi di intere popolazioni, infatti, ritenne che non si dovesse usare misericordia verso i cattolici-papisti. Le uccisioni e le confische di terre a favore dei vincitori ridussero gli Irlandesi in condizioni tali, che buona parte di loro dovette abbandonare la patria e cercare rifugio in America. Cromwell guidò quindi il Nuovo Modello contro gli Scozzesi e, mentre Carlo II si rifugiava in Francia, li costrinse alla resa. Alla Scozia fu però riservato un trattamento ben diverso da quello toccato all'Irlanda, tanto che il paese poté presto riprendersi e iniziare il processo di fusione con la nazionalità inglese. Al suo rientro in Londra (settembre 1651), Cromwell si impose come la massima autorità del paese, dapprima con un difficile rapporto col Rump Parliament, poi, dopo lo scioglimento di questo (aprile 1653), con sempre maggiore peso. Al colmo del suo prestigio, egli ottenne il titolo di Lord Protettore (1653), che, riconoscendogli il diritto di nominare un successore, gli conferì un potere quasi monarchico. Dopo la sconfitta dell'Irlanda e della Scozia, Cromwell poté consolidare il nuovo regime. I suoi ripetuti tentativi di farsi assistere da rinnovati organi parlamentari, ebbero però esiti negativi, perché si fondavano sul contraddittorio proposito di evitare il soverchio accentramento del potere, ma nello stesso tempo di non fornire nessuna occasione di rivincita ai monarchici, che in elezioni veramente libere avrebbero ottenuto notevoli successi. Efficace fu invece l'azione promossa dal Lord Protettore per la moralizzazione del clero, che fu affidata a una commissione, incaricata di allontanare i sacerdoti moralmente indegni, senza operare però discriminazioni di carattere ideologico. Ciò corrispondeva puntualmente al disegno del Cromwell, rigidissimo sulla questione morale, ma favorevole alla tolleranza religiosa nell'ambito del protestantesimo e nei limiti compatibili col regime. Le leggi furono aggiornate e semplificate, i costi dei procedimenti giudiziari abbassati, la qualità dei giudici decisamente migliorata. Le Province Unite Olandesi, uscite vittoriose dalla lotta contro la Spagna e ottenuto con la Pace di Westfalia (1648) il riconoscimento della propria indipendenza, erano diventate uno dei più ricchi e dei più progrediti Paesi d'Europa. Nell'agricoltura, nell'allevamento del bestiame, nella pesca, nell'industria tipografica, nell'attività bancaria, nella marina mercantile gli Olandesi non erano secondi a nessuno. Le Province Unite erano perciò il naturale concorrente dell'Inghilterra, che peraltro, sin dai tempi di Elisabetta, le aveva efficacemente aiutate a liberarsi dal dominio spagnolo. In nome della tradizionale amicizia, l'Inghilterra offrì all'Olanda un trattato di unione commerciale e politica così vincolante che l'Olanda, alla quale la libertà di movimento era assolutamente necessaria, fu costretta a rifiutarlo. Cromwell intraprese una guerra economica. Nell'ottobre del 1651 egli fece votare dal Rump Parliament un Atto di navigazione che vietava l'accesso in Inghilterra di qualsiasi merce che non fosse trasportata o da naviglio inglese o da naviglio appartenente al Paese di provenienza delle merci stesse. L'Atto di navigazione mentre favoriva lo sviluppo della marina mercantile inglese, era chiaramente rivolto contro gli Olandesi, per i quali il trasporto delle merci era una delle principali attività. Nonostante i successi la dittatura di Cromwell ebbe anche aspetti negativi. Entro certi limiti il dissenso dottrinario era ammesso (e perciò il non conformismo, ma ogni libertà nei costumi fu negata sino al punto di chiudere i teatri e le taverne come luoghi di perdizione). Quando Cromwell morì, nel settembre del 1658, per un breve periodo governò suo figlio Riccardo, poi l'Inghilterra rischiò di precipitare nuovamente nell'anarchia. Si fece allora strada l'ipotesi di una restaurazione monarchica. Carlo II che si trovava a Breda, nelle Province Unite, per accattivarsi l'opinione pubblica, promise l'amnistia per i rivoluzionari e pieno rispetto dei diritti del Parlamento e della libertà di coscienza. Il nuovo Parlamento, nel quale prevalevano i moderati invitò Carlo II a riassumere la corona a tali condizioni (1660). La restaurazione non significava un ritorno al passato: la differenza fra la monarchia restaurata e quella precedente la rivoluzione era evidente nel fatto che non era stato Carlo II a convocare il Parlamento, ma il Parlamento a "convocare" Carlo II. Nei primi anni del regno di Carlo II (1660-1685), gli Inglesi godettero di una libertà assai più ampia di quella concessa dalla dittatura del Cromwell. I primi screzi fra Corona e Parlamento si manifestarono nel 1672, quando il re emanò un Decreto di indulgenza che concedeva libertà religiosa a tutti i dissidenti, compresi di fatto i cattolici. L'iniziativa, fece nascere il sospetto che la tolleranza nei confronti dei cattolici fosse rivolta a compiacere la Francia di Luigi XIV, alla quale Carlo II vendette Dunkerque e da dove venivano pressioni e finanziamenti, intesi a favorire lo sviluppo di una politica assolutistica in Inghilterra. Perciò il Parlamento rispose al Decreto di indulgenza con l'approvazione di un Atto di prova (Test act) che precludeva ogni carica pubblica a chiunque non professasse le dottrine della Chiesa ufficiale inglese (1673). Il Parlamento successivo nel 1679 approvò un Atto di esclusione che toglieva i diritti di successione a Giacomo Stuart, fratello del re e suo erede presunto, a tutti noto come cattolico e come fautore dell'assolutismo. In questo periodo si costituirono due partiti: # i sostenitori delle prerogative reali (Tories) # coloro che rivendicano i diritti del Parlamento e avversano lo strapotere del re (Whigs). Il primo era il partito dei grandi proprietari terrieri e del clero anglicano, nel secondo prevalevano le classi medie mercantili, guidate da una parte dell'alta aristocrazia. La lotta fra Corona e Parlamento si inasprì tanto che Carlo II, dal 1681, governò senza Parlamento. Ciò nondimeno, quand'egli morì nel 1685, per evitare nuovi disordini, nonostante l'Atto di esclusione, Giacomo II (1685-1688) ottenne il trono. Il sovrano non aveva, infatti, figli maschi, e le due figlie, erano sposate l'una a Guglielmo d'Orange, statolder d'Olanda, e l'altra a Giorgio di Danimarca, entrambi protestanti. Ciò rassicurò gli Inglesi, infatti, sembrava escluso il pericolo di una dinastia cattolica ossia filofrancese e assolutistica. Il regno di Giacomo Il esordì con una ribellione nelle regioni dell'Ovest (1685), nella quale i ceti inferiori della popolazione, di religione puritana, presero le armi nel tentativo di porre termine alle persecuzioni cui erano sottoposti. La repressione ordinata dal re fu eccessiva e gli alienò le simpatie anche dei suoi più convinti sostenitori. Negli anni successivi il re moltiplicò gli arresti arbitrari, distribuì a cattolici di sua fiducia importanti cariche nell'esercito e nell'amministrazione, e reclutò truppe fra gli Irlandesi, coll'evidente proposito di utilizzarle contro i suoi sudditi inglesi. Nel giugno del 1688, dalla seconda moglie del re nacque un figlio maschio, battezzato secondo il rito cattolico col nome di Giacomo. Gli Inglesi non accettarono il perpetuarsi di una dinastia cattolica, assolutistica e legata alla Francia di Luigi XIV (che proprio in quegli anni aveva revocato l'editto di Nantes e perseguitato gli ugonotti e conduceva una politica di egemonia sull'intero continente europeo, in contrasto con gli interessi dell'Inghilterra). I Tories stessi abbandonarono il re . Gli Inglesi offersero il trono al genero di Giacomo II, il protestante Guglielmo d'Orange, che, avendo già dovuto combattere contro Luigi XIV offriva le migliori garanzie di abbandonare la politica filofrancese degli Stuart. Guglielmo d'Orange accettò la proposta e nel 1688 sbarcò sulle coste d'Inghilterra. Giacomo II lasciò Londra e si rifugiò in Francia, presso Luigi XIV. Il Parlamento lo dichiarò decaduto e proclamò sovrani d'Inghilterra Guglielmo III d'Orange (16891702). e sua moglie Maria II Stuart. Non fu però, semplicemente una sostituzione di sovrani, ma un radicale mutamento del regime: i nuovi sovrani dovettero, infatti, accettare non una Petizione, ma una Dichiarazione dei diritti, dettata dal Parlamento, che poneva precisi limiti all'esercizio della loro autorità. La dichiarazione, infatti, proclamava fra l'altro, che è illegale sospendere l'esecuzione delle leggi senza l'approvazione del Parlamento, che ogni tassa doveva essere sancita dal Parlamento, che solo il Parlamento poteva autorizzare il re ad arruolare un esercito in tempo di pace, che i membri della Camera dei Comuni e della Camera dei Lord erano responsabili solo di fronte alle Camere stesse dei discorsi tenuti nei dibattiti parlamentari. Il nuovo regime era una monarchia costituzionale, controllata dalla borghesia e dalla stessa nobiltà. Sarebbe del tutto anacronistico parlare di "democrazia" nell'accezione attuale del termine, perché il Parlamento non rappresentava affatto l'intero corpo della nazione, ed era, anzi, lo strumento di potere di una minoranza, ma si trattava di una minoranza capace di promuovere lo sviluppo delle forze produttive e quindi di esercitare un'effettiva egemonia anziché un semplice dominio imposto con la forza. Si compiva così un passo significativo verso un regime nel quale la sovranità della legge si sostituisce all'arbitrio regio. Da quel momento nessun sovrano inglese osò più governare senza il Parlamento o contro di esso. Nel 1695 fu abolita la censura sulla stampa. Nel 1701 un Atto di successione, per evitare che l'ultimo erede di Giacomo II potesse rivendicare il trono stabilì che, poiché Guglielmo III non aveva eredi, alla sua morte gli sarebbe succeduta Anna di Danimarca (sorella di Maria II), e a questa i discendenti di Sofia Stuart, una nipote di Giacomo I andata sposa al principe di Hannover (madre di Giorgio I). Secondo la volontà del Parlamento, dopo i regni di Guglielmo III, morto nel 1702, e di Anna Stuart (1702-1714) - Giorgio I (1714-1727, figlio di Sofia) diede inizio alla nuova dinastia hannoverese. In definitiva bisogna notare che le voci radicali della rivoluzione inglese vennero messe a tacere. La maggioranza dei soldati del New Model Army tornò a casa povera e oppressa come prima, i miglioramenti per le classi sociali più basse furono irrisori. La rivoluzione avrebbe potuto avere un esito assai diverso: ripristino delle terre di uso comune, trionfo di valori diversi da quelli della società mercantile e della produzione di merci, ripudio della visione del lavoro come condizione della salvezza umana, abbandono del patriarcato nella famiglia e pieno riconoscimento del lavoro delle donne, proliferazione delle assemblee popolari aperte a tutti, mutuo sostegno anzichè accumulazione individuale come base dell'attività economica e abolizione della schiavitù (in un'epoca nella quale non esisteva ancora il concetto di razza, la schiavitù non era legata al colore della pelle). Tutti valori che hanno portato migliaia di poveri e straccioni a combattere sotto Cromwell.

Assolutismo e liberalismo

Fra le due rivoluzioni non ci furono solo i ripetuti tentativi degli Stuart di instaurare un regime assolutistico, ma fu anche proposta da Thomas Hobbes (1588-1679) la teoria che li giustificava e quando fu fondata una monarchia costituzionale e parlamentare, John Locke (1632-1704) elaborò l'ideologia del nuovo modo d'intendere la società politica.

Ideologia dell'assolutismo

Thomas Hobbes estese a tutta la realtà il metodo interpretativo proprio delle scienze secondo il filosofo, anche i più complessi fenomeni umani e "spirituali" devono essere interpretati in chiave meccanicistica (esclude il fatalismo). La realtà deriva solo da forze fisiche e materiali, perché la materia, retta da leggi rigorosamente deterministiche (ogni fenomeno ha una causa diretta e necessaria), è l'unica vera realtà. L'uomo stesso, che si crede libero, è mosso per natura solo dal proprio egoismo e aspira a godere di tutto ciò che gli dà piacere. Poiché da ciò deriverebbe la continua lotta di tutti contro tutti, gli uomini, spinti da un calcolo puramente utilitario, decisero di sottostare al solo egoismo del sovrano, piuttosto che conservare la propria libertà vivendo nell'angoscia dell'anarchia. Da questo contratto ideale fra i sudditi nasce dunque lo stato, nel quale l'arbitrio del sovrano, che non ha partecipato al contratto e ha dunque conservato il diritto naturale su tutto, non ha né deve avere limiti di sorta. È nell'interesse dei sudditi che il potere del sovrano sia assoluto e quindi atto a stroncare sul nascere ogni motivo di contesa e di disordine. Dove nasce la società, ivi cessano i diritti naturali dell'uomo, che secondo l'autore sarebbero solo fonte di anarchia e di tormentosa guerra.

Ideologia del liberalismo

Alle teorie laiche dei diritti naturali e dell'origine contrattualistica dello stato s'ispirò anche Locke, che però non condivise il pessimismo hobbesiano sulla natura spietata dell'uomo. Secondo Locke l'uomo è legato ai suoi simili da un sentimento fondamentale di simpatia. I diritti naturali alla libertà, alla vita, alla proprietà e all'autodifesa non portano necessariamente alla guerra di tutti contro tutti, ma ciascuno può esercitarli ordinatamente senza ledere quelli del prossimo. Perciò la società non nasce sull'abrogazione di tali diritti, ma anzi ha il fine di garantire la loro difesa efficace e sistematica. I cittadini devono solo rinunciare a farsi giustizia da sé, perché una giustizia pubblica è certamente più capace di imporsi e nello stesso tempo più serena di una giustizia privata. Se i cittadini pattuiscono di vivere in società e rinunciano all'autodifesa proprio perché l'esercizio dei loro diritti naturali sia meglio assicurato, allora è chiaro che lo Stato deve a sua volta rispettare tali diritti. Se esso li viola, il contratto fra sovrano e cittadini (contratto che Locke considera bilaterale) viene meno, ed i cittadini hanno il diritto-dovere di ribellarsi.

Bibliografia


- I ribelli dell'Atlantico. La storia perduta di un'utopia libertaria, Peter Linebaugh e Marcus Rediker, Feltrinelli, Campi del sapere, 2004
- Il mondo alla rovescia. Idee e movimenti rivoluzionari nell'Inghilterra del '600, Christopher Hill, Einaudi, 1981

Inghilterra

L'Inghilterra è la più vasta, più popolosa e più densamente popolata nazione del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord. È situata nella parte sud-orientale dell'Isola della Gran Bretagna. Il nome Inghilterra deriva dagli Angli, una delle numerose popolazioni di origine germanica che vi si insediarono nel V e VI secolo. Il capoluogo dell'Inghilterra è Londra.

Storia

Vedi articolo principale (e serie di articoli): Storia dell'Inghilterra

Geografia fisica

L'Inghilterra comprende la parte meridionale dell'isola della Gran Bretagna più le isole situate a sud della Gran Bretagna, fra cui l'isola di Wight. Confina a nord con la Scozia, a ovest con il Galles e il Mare d'Irlanda, a est con il Mare del Nord e a sud con il canale della Manica. È collegata al continente europeo tramite il tunnel sotto la Manica. Il territorio è per lo più collinare, a nord vi si trovano alcune aree montuose. La linea di demarcazione fra le due aree è nota come Tees-Exe line. Nella parte orientale del paese si trova una zona pianeggiante le cui paludi sono state bonificate per consentirne la coltivazione. Le città più grandi sono: Londra, Birmingham, Leeds, Sheffield, Liverpool, e Manchester. I fiumi principali sono:
- Tamigi
- Severn
- Trent
- Humber
- Yorkshire Ouse
- Tyne
- Mersey
- Dee
- Avon

Geografia umana

L'Inghilterra, con i suoi 49 milioni di abitanti, non è solo la più popolosa ma anche la nazione con più gruppi etnici: un decimo circa della popolazione appartiene a etnie diverse da quella britannica. Le ondate di immigrazione sono state molte, a partire dai Celti intorno al 600 AC. I Romani con le loro legioni composte da soldati di molte etnie giunsero tra il 50 AC e il 300 DC; Seguirono nel periodo 350–550 gli Angli, i Sassoni e gli Iuti; nel periodo 800900, i Vichinghi e i Danesi; nel 1066, i Normanni; nel 16501750, rifugiati dall'Europa continentale ed Ugonotti; tra il 1880 e il 1940, molti Ebrei; negli anni 19501985, persone originarie dell'area Caraibica, dell'Africa e dell'Asia; dal 1985 ci sono state ondate di abitanti est europei e rifugiati Curdi. La prosperità della nazione ha anche attirato flussi di immigrazione dalle vicine Scozia e Irlanda.

Politica

La sede del governo si trova a Londra, anche se tecnicamente la città è la capitale di Inghilterra e Galles. Contrariamente alla Scozia, al Galles (entrambe a partire dal 1999) e all'Irlanda del Nord, l'Inghilterra non ha un governo e un parlamento propri: le funzioni di governo sono esercitate da parlamento e governo del Regno Unito. Nelle decisioni riguardanti la sola Inghilterra i rappresentanti delle altre parti del regno si astengono.

Suddivisione amministrativa

L'Inghilterra è suddivisa in 9 regioni tra le quali l'area di "Greater London", escludendo quest'ultima le 8 regioni sono divise in 35 contee (counties) e 6 contee metropolitane (Metropolitan counties). Le 35 contee sono ulteriormente suddivise in 283 distretti non-urbani (Non-Metropolitan districts). Le 6 aree metropolitane, che dal 1986 non hanno organi amministrativi e consigli di governo, sono suddivise in 36 distretti metropolitani (Metropolitan districts). Contando anche i 32 distretti londinesi (boroughs) e la città di Londra (City of London, che ha status a parte) si ha un totale di 353 distretti, 354 con l'Isola di Wight. Le regioni sono:

Voci correlate


- Gran Bretagna
- Regno Unito

Collegamenti esterni


- [http://www.enjoyengland.com/ Turismo in Inghilterra - Enjoy England]
- [http://www.thecep.org.uk/ Campagna per un parlamento inglese] categoria:Regno Unito ja:イングランド ko:잉글랜드 ms:England simple:England th:แคว้นอังกฤษ zh-min-nan:England

1854

Eventi


- William Wilkinson inventa il cemento armato
- Eugenio Barsanti e Felice Matteucci depositano a Londra il brevetto del primo motore a scoppio

Nati


- 18 luglio - Angelo Morbelli, pittore italiano († 1919)
- 20 ottobre - Arthur Rimbaud, poeta francese († 1891)
- 28 ottobre - Michele Rajna, astronomo italiano

Morti

054 ko:1854년 ms:1854 simple:1854 th:พ.ศ. 2397

Italia

L'Italia è una repubblica dell'Europa meridionale, che si distende a sud delle Alpi, lungo una penisola tradizionalmente chiamata stivale per la sua forma, e con due isole principali: Sicilia (che costituisce un'estensione peninsulare con la Calabria) e Sardegna. La capitale della Repubblica italiana è Roma, che divenne tale nel 1870, durante il Regno d'Italia; le precedenti capitali furono Torino (dal 1861 al 1865), e Firenze (dal 1865 al 1870). L'Italia conta circa 58 milioni di abitanti (stime ISTAT del 2005), con due milioni in più di donne, per una densità di quasi 196 abitanti per km2. L'Italia è amministrativamente suddivisa in 20 regioni (di cui 5 a statuto speciale) e 110 province (una senza ente associato), alcune delle quali in fase di creazione.

Storia

La storia dell'Italia ha pesantemente influenzato la cultura e lo sviluppo sociale in Europa e nel resto del mondo. In Italia sono stati trovati importanti resti archeologici di attività umane risalenti alla preistoria. Molte civiltà sono nate in Italia: in particolare è importante lo sviluppo che si è avuto nelle zone del Lazio, della Toscana, della Basilicata e delle zone definite Magna Grecia. La civiltà più importante che è nata e si è sviluppata in Italia è ovviamente la civiltà Romana che con il suo Impero ha conquistato gran parte dell'Europa e del nord Africa e tutte le regioni che si affacciavano sul Mare Mediterraneo. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, in Italia si assistette a un lungo interregno dove moltissime forze locali si combatterono per centinaia d'anni per cercare di ottenere la supremazia. Durante questo periodo si formarono le signorie e i vari stati che costellavano il suolo italiano. Sotto le signorie ebbe inizio il Rinascimento, un periodo storico costellato da relativa pace tra i vari stati e da un'esplosione delle arti che permisero ad artisti come Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Palladio, ecc. di realizzare dei capolavori per abbellire le corti dei principi. L'Italia moderna nacque come stato quando il 17 marzo 1861 la maggior parte degli stati della penisola e le due isole principali vennero unite sotto il re Vittorio Emanuele II della dinastia dei Savoia. Architetto dell'unificazione dell'Italia è il primo ministro del Re, Camillo Benso Conte di Cavour che dando mezzi e supporto (seppur non riconoscendolo direttamente) a Giuseppe Garibaldi consentì l'annessione del regno delle Due Sicilie all'Italia. Dall'unificazione rimaneva esclusa Roma e i territori limitrofi, che erano sotto il controllo del Papa; ma grazie a una rapida guerra il 20 settembre 1870 anche Roma venne annessa all'Italia. In seguito, con i Patti lateranensi del 1929, il Papa ottenne il possedimento di un'enclave dentro Roma che divenne lo Stato del Vaticano. Un'altra entità autonoma all'interno dei confini italiani è la citta di San Marino. Dopo la prima guerra mondiale si affermò in Italia il partito Fascista che con l'appoggio delle classi agiate e con intimidazioni e colpi di mano prese il governo della nazione. Dopo la fine della seconda guerra mondiale il 2 giugno 1946 un referendum stabilì l'abbandono della monarchia come forma di governo e l'adozione della Repubblica parlamentare. La nuova costituzione venne resa operativa il 1 gennaio 1948. L'Italia è un membro fondatore della NATO e dell'Unione Europea e ha partecipato a tutti i principali trattati di unificazione europea compreso l'ingresso dell'Euro nel 1999. L'Italia è l'unica regione geografica che nonostante i cambiamenti apportati dalle varie rivoluzioni che si sono svolte nei millenni di storia abbia sempre mantenuto lo stesso nome: fin dal tempo dei Romani questa regione veniva chiamata Penisola Italica.

Geografia

L'Italia è una vasta penisola che si estende nel Mare Mediterraneo. Il suo territorio comprende anche la Sardegna e la Sicilia, due isole di grandi dimensioni, oltre a una serie di isole minori. Il mare che si trova a est della penisola è il mar Adriatico, a sud-est si estende il mar Ionio, a ovest, lungo tutta la penisola, si trova il mar Tirreno mentre a nord-ovest della penisola si estende il mar Ligure. Le catene montuose coprono buona parte della nazione. Del sistema alpino appartiene all'Italia tutto il versante meridionale per una lunghezza di circa 1.000 km. Le vette più elevate si trovano nelle Alpi Occidentali, dove numerose sono le cime che superano i 4.000 m tra cui il Monte Rosa (4.637 m.), il Cervino (4.476 m.) e il Monte Bianco che con i suoi 4.810 m è la montagna più alta d'Italia. A sud delle Alpi si trova la Pianura Padana, una grande distesa alluvionale formata dal Po e dai suoi affluenti. La catena degli Appennini percorre tutta la lunghezza della penisola, dalla Liguria alla Sicilia, fino a concludersi nelle Madonie in quest'ultima regione, raggiungendo l'altezza massima con il Gran Sasso (2.912 m). L'Italia è famosa anche per la presenza di numerosi vulcani: i più famosi sono il Vesuvio vicino a Napoli, l'Etna vicino Catania che con i suoi 3.323 m. è il vulcano più alto d'Europa, e lo Stromboli.

Regioni italiane

L'Italia è suddivisa in venti regioni, cinque di queste (con asterisco) sono a statuto speciale. regioni
- Valle d'Aosta / Vallée d'Aoste
-
- Piemonte
- Liguria
- Lombardia
- Trentino - Alto Adige / Trentino-Südtirol
-
- Veneto
- Friuli-Venezia Giulia
-
- Emilia-Romagna
- Toscana
- Umbria
- Marche
- Lazio
- Abruzzo
- Molise
- Campania
- Puglia
- Basilicata
- Calabria
- Sicilia
-
- Sardegna
-

Principali aree metropolitane italiane

Clima

La regione italiana (compresa tra il 47° ed il 36° parallelo nord) si trova quasi al centro della zona temperata dell'emisfero boreale. Da punto di vista climatico è, inoltre, favorita dalla grande massa d'acqua dei mari mediterranei che la circondano quasi da ogni lato. Tali mari costituiscono soprattutto per la nostra penisola (meno per quelle ellenica, iberica ed anatolica) un benefico serbatoio di calore e di umidità. Determinano infatti, nell'ambito della zona temperata, un clima particolare detto temperato mediterraneo.

Montagne

In quanto stretta tra la placca africana e la placca euroasiatica, l'Italia è territorio soggetto a terremoti. La pressione delle due placche ha provocato con il trascorrere dei millenni le formazioni rocciose che attraversano tutto il territorio Italiano. Per fare un esempio, le rocce che formano le Dolomiti in realtà sono dei minuscoli molluschi che per millenni hanno vissuto sul fondo del mare; la pressione della placca africana ne ha prodotto il sollevamento del fondo del mare.

Pianure

Solo 1/4 della superficie della regione italiana è occupato da pianure vere e proprie: tali infatti non possono essere considerate le conche appenniniche dell'Italia centrale, le strisce costiere dei golfi del mar Tirreno, le maremme, o le foci pianeggianti dei fiumi appenninici lungo l'Adriatico. Le vere e proprie pianure italiane sono: # la Pianura padana # la Pianura pisana (val d'Arno inferiore) # la Campagna romana (che si prolunga in direzione sud est nella bonifica pontina) # la Pianura campana che si estende dal Golfo di Gaeta fino a sud del Vesuvio, verso Nocera e Torre Annunziata # il Tavoliere delle Puglie retrostante al Golfo di Manfredonia # la Piana di Catania in Sicilia, a sud dell'Etna # il Campidano (Sardegna, che si estende dal Golfo di Cagliari a quello di Oristano)

Mari e arcipelaghi

quello di Oristano]] Mar Mediterraneo
- Mar Adriatico
- Canale d'Otranto
- Mar Ionio (Stretto di Messina)
- Canale di Malta
- Stretto di Sicilia
- Mar Tirreno (Stretto di Messina), (Bocche di Bonifacio)
- Mar di Sardegna (Bocche di Bonifacio)
- Mar Ligure

Isole italiane


- Isole maggiori
  - Sicilia
  - Sardegna
- Arcipelago Toscano
  - Gorgona, Capraia, Isola d'Elba, Pianosa, Isola di Montecristo, Isola del Giglio, Giannutri
- Isole Ponziane (o Pontine)
  - Ponza, Palmarola, Ventotene
- Isole Flegree
  - Ischia, Procida
- Capri
- Isole Eolie (o Lipari)
  - Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Panarea, Alicudi, Filicudi
- Ustica
- Isole Egadi
  - Levanzo, Favignana, Marettimo
- Pantelleria
- Isole Pelagie
  - Lampedusa, Linosa (v.a. Malta)
- Isole Tremiti
  - Caprara, Cretaccio, Pianosa, San Domino, San Nicola
- Arcipelago della Maddalena
  - Sant'Antioco, San Pietro, Asinara, La Maddalena, Caprera, Tavolara

Fiumi

Tavolara La conformazione fisica dell'Italia, con un elevato numero di montagne, fa sì che sia attraversata da molti fiumi, anche se nessuno di essi è estremamente lungo. Il maggiore come lunghezza e portata è il Po. Il Po attraversa la pianura padana e con i suoi affluenti l'ha creata, essendo la pianura padana di origine alluvionale (cioè prodotta dai detriti trascinati a valle dai fiumi). Come si può notare dalla cartina a destra la maggior parte delle montagne dotate di ghiacciai si concentrano nel nord del paese. Infatti la parte centrale del paese è attraversata dagli Appennini, montagne relativamente basse e quindi di norma dotate di fiumi dalla ridotta portata, tanto che nelle regioni meridionali spesso durante le estati si assiste in molte zone a una parziale mancanza d'acqua che crea notevoli disagi alla popolazione e alle coltivazioni.

Laghi e Lagune


- Laghi alpini e prealpini: Lago d'Orta (Cusio), Lago Maggiore (Verbano), Lago di Como (Lario), Lago di Lugano (Ceresio), Lago d'Iseo (Sebino), Lago d'Idro (Eridio), Lago di Garda (Benaco)
- Laghi dell'Italia centrale: Lago Trasimeno, Lago di Bolsena, Lago di Vico, Lago di Bracciano, Lago Albano, Lago di Nemi
- Laghi della penisola flegrea e del litorale domitio: Averno, Fusaro, Lucrino, Miseno, Patria
- Lagune e laghi costieri: Laguna di Grado, Laguna di Marano, Laguna di Venezia, Valli di Comacchio, Lago di Lesina, Lago di Varano Mare Piccolo di Taranto, Mare Grande di Taranto, Laguna di Sabaudia, Laguna di Orbetello, Stagno di Cagliari, Stagno di Marceddi, Stagno di Santa Giusta

Vulcani

Il numero dei vulcani, sia attivi che spenti, è una caratteristica della regione italiana. I principali vulcani tuttora attivi sono almeno quattro: # il maggiore è l'Etna, che domina la Sicilia nord-orientale con il suocratere principale (3279m). Esso mantiene attivi pure altri crateri secondari, i quali si aprono sul lento declivio delle sue pendici. # il Vesuvio (1277m) domina la città di Napoli ed il golfo omonimo, di cui costituisce un elemento paesaggistico noto in tutto il mondo. Famosa è la sua erezione avvenuta nel 79 a.C., quando venne completametne sepolta sotto la lava e le ceneri la regione di Ercolano e Pompei. # Lo Stromboli eleva direttamente dal