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| 14 Marzo |
14 marzo
Il 14 marzo è il 73° giorno del Calendario Gregoriano
(il 74° negli anni bisestili).
Mancano 292 giorni alla fine dell'anno.
Eventi
- 1489 - La Regina di Cipro, Caterina Cornaro, vende il suo regno a Venezia.
- 1492 - La Regina Isabella I di Castiglia ordina ai suoi 150.000 sudditi ebrei di convertirsi al cristianesimo o venire espulsi.
- 1647 - Guerra dei trent'anni: Baviera, Colonia, Francia e Svezia firmano la Tregua di Ulma.
- 1757 - A bordo della HMS Monarch, l'ammiraglio John Byng viene fucilato per aver trascurato i suoi doveri.
- 1794 - Eli Whitney ottiene un brevetto per la sgranatrice del cotone.
- 1800 - Il Cardinale Barnaba Chiaramonti viene eletto Papa. Prenderà il nome di Pio VII
- 1847 - A Firenze viene rappresentato per la prima volta il Macbeth di Giuseppe Verdi.
- 1861 - Il tricolore diviene la bandiera del Regno d'Italia.
- 1903 - Il Trattato Hay-Herran, che garantisce agli Stati Uniti il diritto di costruire il Canale di Panama, viene ratificato dal Senato statunitense. Il Senato colombiano in seguitò rigetterà il trattato.
- 1903 - Theodore Roosevelt emana un'ordine esecutivo che rende Pelican Island, in Florida, una "riserva e luogo di riproduzione per gli uccelli autoctoni", segnando la nascita del sistema del National Wildlife Refuge.
- 1915 - Prima guerra mondiale: Accerchiato al largo della costa cilena dalla Royal Navy, dopo essere fuggito dalla disastrosa Battaglia delle Isole Falkland, l'incrociatore leggero tedesco SMS Dresden viene abbandonato e affondato dal suo equipaggio.
- 1951 - Guerra di Corea: Per la seconda volta, le truppe delle Nazioni Unite ricatturano Seul.
- 1964 - Una giuria di Dallas trova Jack Ruby colpevole dell'uccisione di Lee Harvey Oswald, l'assassino di John F. Kennedy.
- 1967 - Il corpo del presidente statunitense John F. Kennedy viene spostato nel Cimitero Nazionale di Arlington.
- 1972 - Giangiacomo Feltrinelli, editore ed ideologo dei Gruppi di azione proletaria rimane ucciso in una esplosione vicino ad un traliccio dell'alta tensione a Segrate (Milano). Il cadavere viene scoperto il giorno dopo
- 1984 - Gerry Adams, capo del Sinn Féin, viene ferito gravemente durante un tentativo di assassinio.
- 1989 - Il Presidente statunitense George H. W. Bush vieta l'importazione di fucili da assalto negli Stati Uniti.
- 1991 - Dopo 16 anni in prigione per un presunto attentato dinamitardo dell'IRA ad un pub, i "Sei di Birmingham" vengono scarcerati, quando un tribunale determina che la polizia aveva fabbricato le prove.
- 1995 - Norman Thagard diventa il primo astronauta statunitense a viaggiare nello spazio a bordo di un veicolo russo.
- 1996 - Il presidente statunitense Bill Clinton si impegna in un accordo da 100 milioni di dollari con Israele, per individuare ed estirpare i terroristi.
- 1998 - Un terremoto di magnitudo 6,9 della Scala Richter, colpisce l'Iran meridionale.
- 2004
- Vladimir Putin viene rieletto presidente della Russia.
- In Spagna il PSOE vince le elezioni svoltesi pochi giorni dopo gli attacchi terroristici a Madrid.
- 2005 - L'astrofisico Riccardo Giacconi riceve la National Medal of Science dal Presidente USA George W. Bush
Nati
- 1681 - Georg Philipp Telemann, compositore († 1767)
- 1727 - Johann Gottlieb Goldberg, compositore e clavicembalista tedesco († 1756)
- 1755 - Louis Couperin, compositore
- 1804 - Johann Strauss (padre), compositore († 1849)
- 1835 - Giovanni Virginio Schiaparelli, astronomo italiano († 1910)
- 1844 - Umberto I di Savoia, Re d'Italia († 1900)
- 1853 - Ferdinand Hodler, pittore († 1918)
- 1854 - Paul Ehrlich, chimico tedesco Premio Nobel per la medicina 1908 († 1915)
- 1868 - Maksim Gorkij, scrittore russo
- 1869 - Algernon Blackwood, scrittore († 1951)
- 1874 - Anton Philips, industriale
- 1879 - Albert Einstein, fisico austriaco Premio Nobel per la fisica 1921 († 1955)
- 1887 - Sylvia Beach, editrice († 1962)
- 1903 - Mustafa Barzani, politico curdo († 1979)
- 1912 - Les Brown, musicista († 2001)
- 1914 - Bill Owen, attore britannico († 1999)
- 1916 - Horton Foote, scrittore
- 1918 - Dennis Patrick, attore
- 1920 - Hank Ketcham, fumettista († 2001)
- 1921 - Lis Hartel, cavallerizza danese
- 1928 - Frank Borman, astronauta
- 1933
- Michael Caine, attore
- Quincy Jones, produttore discografico, compositore
- 1934 - Eugene Cernan, astronauta
- 1941 - Wolfgang Petersen, regista
- 1945 - Jasper Carrot (nato Bob Davies), comico britannico
- 1946 - Steve Kanaly, attore
- 1947
- Billy Crystal, attore, comico
- Pam Ayres, poeta
- 1958 - Principe Alberto di Monaco
- 1965
- Kevin Williamson, sceneggiatore statunitense
- Billy Sherwood, musicista americano
- 1975 - Roberto Andreoli, artista grafico
- 1978 - Pieter van den Hoogenband, nuotatore olandese
- 1979 - Carina Raich, sciatrice austriaca
- 1983 - Taylor Hanson, musicista
- 1986 - Jamie Bell, attore
Morti
- 1757 - John Byng, ammiraglio
- 1981 - Paolo Grassi, operatore teatrale italiano
- 1883 - Karl Marx, filosofo, economista e pensatore politico tedesco (n. 1818)
- 1884 - Quintino Sella, studioso e statista (n. 1827)
- 1932 - George Eastman, inventore (n. 1854)
- 1967 - Enrico Porro, campione olimpico di lotta greco-romana italiano
- 1972 - Giangiacomo Feltrinelli, editore italiano
- 1973
- Rafael Godoy, compositore colombiano (n. 1907)
- Chic Young, fumettista (n. 1901)
- Howard H. Aiken, ingegnere (n. 1900)
- 1975 - Susan Hayward, attrice (n. 1917)
- 1976 - Busby Berkeley, coreografo, regista (n. 1895)
- 1977 - Fannie Lou Hamer, attivista per i diritti civili statunitense (n. 1917)
- 1991
- Doc Pomus, compositore (n. 1925)
- Howard Ashman, poeta (n. 1950)
- 1997 - Fred Zinnemann, regista (n. 1907)
- 2002 - Cherry Wilder, scrittore (n. 1930)
- 2003
- Jack Goldstein, artista (n. 1945)
- Jean-Luc Lagardère, editore (n. 1928)
- Roberto Murolo, cantautore italiano (n. 1912)
Feste e ricorrenze
Nazionali
Religiose
Santi cattolici:
- Sant'Ilario di Aquileia, vescovo e martire
- San Leone, vescovo e martire a Roma
- Santa Matilde di Germania, regina
- San Taziano, diacono e martire
Laiche
- Giappone - Giorno Bianco, festa giapponese simile a San Valentino
14
ja:3月14日
ko:3월 14일
simple:March 14
th:14 มีนาคม
Calendario gregorianoIl Calendario gregoriano è in vigore dal 15 ottobre 1582,
che è seguito al 4 ottobre del Calendario giuliano.
Il 4 ottobre 1582 fu infatti stabilito che il giorno successivo sarebbe stato non il 5 ottobre, ma il 15 ottobre. Questa decisione si rese necessaria in quanto essendo un anno giuliano lungo 365 giorni e 6 ore, e dunque in eccesso di 11 minuti e 14 secondi rispetto all'anno solare, il calendario giuliano accumulava un giorno di ritardo ogni 128 anni.
Come conseguenza di ciò, al 4 ottobre 1582 la differenza accumulata nei secoli era ormai di 10 giorni; questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche effettuate, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo.
Per rimettere le cose a posto, si decise di compiere il "salto" di giorni, e di modificare il metodo di computo del tempo in modo da tener conto del ritardo accumulato.
La nuova regola prevedeva che venissero saltati gli anni bisestili degli anni terminanti con 00 (multipli di 100) salvo quelli multipli di 400.
Quindi sono bisestili tutti gli anni divisibili per 4 (per i quali la divisione per 4 ha come resto zero), tranne gli anni multipli di 100, ma non di 400. Da questo si deduce che 1700 e 1800 non sono bisestili, mentre 1600 è bisestile come anche 1604. Questa suddivisione porta nel calendario gregoriano una periodicità di 400 anni equivalenti a 365 - (300 + 3) + 366 - (96 + 1) = 146.097 giorni (dove 300 sono gli anni non divisibili per 4; 3 sono gli anni terminanti con 100, 200, 300; 96 sono gli anni divisibili per 4; e 1 l'anno terminante con 400). Poiché 146.097 è divisibile per 7 si ha anche la ciclicità settimanale ogni 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali ogni 400 anni; il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, ...
È stata introdotta questa regola, che sembra abbastanza contorta, per poter creare un calendario che fosse abbastanza preciso ed evitasse di effettuare aggiustamenti vari (soppressione o creazione di giorni ogni tot di mesi, per far coincidere le stagioni con i mesi). Il calendario gregoriano apporta una discreta precisione, di molto superiore a tutti i calendari che l'hanno preceduto nel vecchio mondo; infatti tale calendario, in media sui 400 anni, è di solo 26 secondi circa più lungo del periodo di orbita della Terra intorno al Sole. Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905 per non avere, per esempio, che la primavera inizi il 20 di marzo al posto del 21.
Il calendario gregoriano entrò subito in vigore in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo. Nell'arco di due anni venne adottato pure nei territori cattolici tedeschi, dei Paesi Bassi e svizzeri e in Belgio e, nel 1587, in Ungheria.
In seguito, ma non immediatamente, si uniformarono anche gli stati luterani, calvinisti e anglicani: gli stati tedeschi incominciarono ad introdurlo agli inizi del 1700 e in maniera completa nel 1775, in Gran Bretagna e colonie inglesi nel 1752 (una legge del 1751 stabiliva che dall'anno successivo tutti i territori di tutto il mondo sotto il dominio inglese adottassero tale calendario) e in Svezia nel 1753.
In altri paesi, tra cui quelli di confessione ortodossa, il vecchio calendario è rimasto in vigore fino ai primi decenni del secolo scorso: in Russia è stato introdotto dal governo rivoluzionario nel 1918, mentre la Chiesa Ortodossa russa (con quella di Serbia e di Gerusalemme) ha continuato a mantenere il calendario giuliano. Da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane.
A dire il vero, il calendario entrato in uso nei paesi ortodossi ha una regola leggermente diversa per decidere quali anni multipli di 100 sono bisestili: sono infatti quelli per cui, prendendo il numero dei secoli e dividendolo per 9, il resto è 2 oppure 6. Il primo anno in cui ci sarà una differenza con il calendario gregoriano sarà il 2800. La scelta dovrebbe servire ad accordare meglio la durata dell'anno con quella astronomica.
Le Chiese Ortodosse (ad eccezione di quella finlandese) hanno, invece, mantenuto il vecchio metodo di calcolo della festività di Pasqua e di quelle ad essa collegate, Ascensione e Pentecoste.
Nel calendario gregoriano è stato scelto come anno 1 (anno iniziale) l'anno di nascita di Gesù (anche se ci si accorse poi che i calcoli fatti erano errati in eccesso di circa 7 anni, quindi Gesù dovrebbe essere nato intorno all'anno 7 AC). Ne consegue che tutti gli anni dall'anno 1 in poi sono detti anni dopo la nascita di Cristo e possono essere indicati con la sigla finale DC (Dopo Cristo). Invece per gli anni precedenti alla nascita di Cristo sono seguiti dalla scritta AC (Avanti Cristo). Tutti gli anni senza sigla finale si intendono anni successivi alla nascita di Gesù, mentre quelli precedenti si possono indicare anche con un numero negativo. Il primo anno prima dell'anno 1 DC è l'anno 1 AC e quindi nel calendario gregoriano non esiste l'anno zero, inoltre ogni nuovo decennio, centennio, millennio, ... inizia sempre con l'anno terminante con uno e non con zero, altrimenti il primo decennio, centennio, millennio, ... non sarebbe composto rispettivamente da dieci, cento, mille, ... anni. Per esempio il primo decennio deve essere composto da 10 anni e quindi comprende gli anni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e quindi il secondo decennio inizia con l'anno 11. Così il terzo millennio inizia con l'anno 2001.
il 1° gennaio 4713 AC è il Giorno Giuliano (JD) zero (il giorno 1 inizia alle 12AM del detto giorno) che fu introdotto dall'astronomo francese di Agen Josephus Justus Scaliger nel 1583. Egli assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo, in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto. Lo chiamò "Giuliano" dal nome di suo padre: il padovano Giulio Cesare della Scala.
Il 4713 AC è il minimo anno che in teoria può assumere il calendario gregoriano ed è anche l'anno minimo possibile in molti programmi.
Voci correlate
- Calendario giuliano
- Calendario romano
- anno bisestile
- calcolo della Pasqua
Collegamenti esterni
Maggiori dettagli si possono trovare sul sito [http://www.liceofoscarini.it/didattic/astronomia/astro/cal_giuliano.html dettagli sul Calendario giuliano]
Gregoriano
als:Gregorianischer Kalender
ja:グレゴリオ暦
ko:그레고리력
ms:Kalendar Gregory
simple:Gregorian calendar
th:ปฏิทินเกรกอเรียน
Anno bisestileL'anno bisestile è un accorgimento utilizzato nel Calendario Giuliano e nel Calendario Gregoriano per mantenere in sincronia l'anno civile con il ciclo delle stagioni.
Le stagioni si ripetono una volta ogni anno tropico (il tempo che intercorre tra due equinozi o solstizi dello stesso tipo). Questo periodo è di circa 365.2422 giorni, cosicché un calendario di solo 365 giorni farebbe pian piano slittare le stagioni. Intercalando ogni 4 anni di calendario un anno bisestile, lungo 366 giorni anziché 365, questo slittamento può essere corretto con sufficiente approssimazione. Il giorno "aggiuntivo" viene inserito alla fine del mese di Febbraio, con l'addizione del 29 febbraio. Inoltre, per evitare la necessità di ulteriori slittamenti di sincronizzazione, il giorno non viene aggiunto agli anni divisibili per 100 (anno zero del secolo), escluso quelli divisibili per 400; in questo modo, in media, la mancata sincronizzazione si mantiene sempre minore di un giorno.
C'è quindi una semplice regola per verificare se un dato anno è bisestile solo conoscendo il suo numero:
:Un anno è bisestile se il suo numero è divisibile per 4, tranne che se sia divisibile per 100 (ma è bisestile se è divisibile per 400).
Categoria:Calendari
als:Schaltjahr
ja:閏年
ko:윤년
simple:Leap year
th:ปีอธิกสุรทิน
1489
Eventi
Nati
- Correggio, pittore italiano († 1534)
Morti
089
ko:1489년
Caterina CornaroCaterina Cornaro (Venezia 1454 - 10 Luglio 1510), nobildonna veneziana, fu regina di Cipro ed Armenia.
Figlia del veneziano Marco Cornaro e di Fiorenza Crispo, apparteneva a una delle famiglie più ricche ed influenti della Serenissima, i Corner.
Venne educata in monastero fino all'età di 14 anni, quando fu concessa in sposa per procura al re di Cipro e di Armenia Giacomo II Lusignano. Il matrimonio venne però ritardato di 4 anni, al 1472. Un anno dopo il re morì lasciando la vedova incinta. Cipro cadde quindi sotto l'influenza veneziana.
Nella notte del 13 Novembre 1473, un gruppo di nobili catalani capeggiati dal vescovo di Nicosia, che si volevano liberare del dominio veneziano, entrarono nel palazzo e rapirono il piccolo facendo strage. Caterina continuò a regnare sotto la costante protezione della Repubblica di Venezia e sotto stretta sorveglianza.
Nell'ottobre 1488 fu scoperta un'altra congiura, ordita ancora dai nobili catalani. Venezia richiamò Caterina e annetté il regno di Cipro. Il 26 febbraio 1489 avvenne l'atto ufficiale dell'abdicazione di Caterina in favore della Repubblica veneta.
Tornata a Venezia fu nominata, nel 1489, domina Aceli, signora di Asolo, conservando tuttavia anche negli atti ufficiali il titolo e il rango di regina. Sul territorio di Asolo Caterina aveva gli stessi poteri del doge.
Tuttavia il suo potere aveva dei limiti imposti Repubblica Veneta: non poteva far subire ai sudditi nessun onere o angheria e non poteva ospitare chi non fosse gradito al doge.
Caterina chiamò alla sua corte artisti e letterati, tra cui Pietro Bembo, che qui ambientò Gli Asolani.
Nel 1509, dopo l'invasione di Asolo da parte delle truppe della Lega di Cambrai, Caterina si rifugiò a Venezia. Dopo la cacciata dei Tedeschi fece un breve ritorno ad Asolo, prima della morte l'anno successivo.
Teatro d'opera
Alla figura di Caterina Cornaro è dedicato il grand-opéra La Reine de Chypre di Fromental Halévy, su libretto di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges, andato in scena a Parigi il 22 dicembre 1841.
Sul libretto di Saint-Georges si basa quello di Giacomo Sacchero per Caterina Cornaro di Gaetano Donizetti, andata in scena al Teatro San Carlo di Napoli il 18 gennaio 1844.
Nell'opera si narra l'episodio storico che determina la morte di Lusignano, intrecciato ad una storia d'amore tra Caterina e Gerardo, un giovane cavaliere francese.
Cornaro, Caterina
Repubblica di Venezia
Repubblica di Venezia o Serenissima Repubblica di Venezia (da cui il termine La Serenissima) è il nome di un antico stato dell'Italia nordorientale, la cui capitale era Venezia.
Storia
La repubblica veneta, inizialmente sviluppatasi da territori già della X regio Romana "Venetia e Histria", si sviluppò, per lo più senza guerre, in molte isole e territori dell'adriatico e del mediterraneo, comprendendo per secoli quasi tutte le isole dell'adriatico (oggi della Croazia), ma anche le grandi isole di Creta ("Candia" per i veneti), Cipro e l'intera Grecia ("Morea" per i veneti) ecc. Le sue propaggini arrivano fino al Bosforo dove alcune località parlano ancora oggi veneto (come in molte delle sue ex isole). Per circa 3 secoli la Repubblica Veneta è stata primariamente uno stato composto di isole, e solo dal 1200 iniziano a votarsi ad essa le città dell'entroterra italiano, per ottenerne protezione e buon governo. Dal 1500 Venezia governava in modo federale tutte le città fra Bergamo e Udine, ma anche Cremona, Forlì, Cesena, Monopoli ecc. Acquisizioni pacifiche tanto che Bologna venne rifiutata dalla Repubblica Veneta per motivi di difendibilità militare.
La città di Venezia, già dipendenza dell'Impero Bizantino, aveva stabilito la propria indipendenza, sia dall'impero d'oriente che da quello d'occidente. già nel IX secolo.
Nell'Alto Medioevo, Venezia divenne estremamente ricca, grazie al controllo dei commerci con il levante, ed iniziò ad espandersi nel Mar Adriatico ed oltre. La flotta veneziana fu cruciale nel sacco di Costantinopoli, durante la Quarta crociata del 1204. Come risultato della partizione dell'Impero bizantino che ne conseguì, Venezia guadagnò molti territori nel Mar Egeo, tra cui le isole di Creta ed Eubea. Successivamente, nel 1489, venne annessa l'isola di Cipro, precedentemente uno stato crociato.
All'inizio del XV secolo, i veneziani iniziarono ad espandersi anche in Italia, in risposta alla minacciosa espansione di Gian Galeazzo Visconti, Duca di Milano dal 1395. Nel 1410, Venezia aveva già conquistato gran parte del Veneto, comprese importanti città come Verona e Padova. I veneziani entrarono in conflitto anche con i Papi per il controllo della Romagna. Questo portò nel 1508 alla formazione della Lega di Cambrai contro Venezia, nella quale il Papa, il Re di Francia, l'Imperatore del Sacro Romano Impero, e il Re d'Aragona di unirono per distruggere Venezia. Anche se i francesi furono vittoriosi nella Battaglia di Agnadello, nel 1509, la coalizione si ruppe ben presto, e Venezia si ritrovo salva senza aver subito gravi perdite territoriali.
Contemporaneamente, comunque, l'espansione dell'Impero Ottomano nei balcani e nel Mediterraneo orientale si rivelò una minaccia per i Veneziani. Nel 1570, i turchi invasero Cipro, che venne conquistata nel 1571, nonostante la vittoria della Lega Santa (che comprendeva significative forze veneziane) nella Battaglia di Lepanto. I veneziani poco dopo giunsero ad un accordo di pace, che confermava la perdita di Cipro. Nel XVII secolo, dopo un lungo conflitto, venne persa anche Creta.
Per il XVIII secolo la "Serenissima" era ormai diventata il fantasma di se stessa. Nel 1797 venne invasa dalle truppe francesi di Napoleone Bonaparte, che si spartì la Repubblica con gli austriaci.
Governo
La sovranità apparteneva formalmente all'Arengo (il popolo veneziano), che la esercitava nel momento dell'approvazione del Doge, eletto con un complicato sistema, elaborato per impedire brogli. Il Doge esercitava la sovranità della Repubblica, ma aveva poco potere, ed il governo veniva realmente esercitato dal Maggior Consiglio, un organismo abbastanza pletorico, i cui membri erano provenienti dalle grandi famiglie aristocratiche di Venezia e - soprattutto - da Consigli con un minor numero di componenti, come il Senato (o Consiglio dei Pregadi) o il Consiglio dei X. L'aristocrazia veneziana, cui appartenevano di diritto i figli maschi degli aristocratici stessi, era una categoria sociale relativamente aperta: ad essa si poteva accedere per grandi meriti e servigi offerti alla Repubblica. In pochi casi, per rimpinguare le finanze in tempo di guerra, la Repubblica vendette l'iscrizione al "libro d'or" dell'aristocrazia. L'aristocrazia non era solo una classe di privilegiati, ma anche di servitori professionisti dello Stato, educati nell'università di Padova.
Infatti i nobili veneziani lavoravano nell'amministrazione anche come segretari di ufficio, contabili, capitani di porto, e anche giudici. Per impedire il concentrarsi del potere in poche mani, garantire un certo ricambio e consentire al maggior numero di aristocratici di avere un impiego, tutte queste cariche erano di breve durata, spesso di un solo anno. Erano spesso mal pagate, tanto che molti nobili sopravvivevano grazie alla assistenza pubblica per gli aristocratici poveri.
Un capitolo a parte merita l'amministrazione della Giustizia, ammirata per secoli in tutto il mondo tanto da meritare alla Repubblica il titolo di Serenissima, proprio per la maniera equilibrata di fare giustizia. Essa si basava su un ridotto ruolo degli avvocati, su giudici non di carriera (aristocratici nominati per 1 o 2 anni, anche nelle alte gerarchie), e sopratutto per il modo di applicare le leggi al singolo caso concreto, che teneva conto delle decisioni precedenti (giurisprudenza) ma sopratutto mirava a realizzare la giustizia sostanziale, anche negando la applicabilità di certe leggi se queste ledevano i principi superiori di giustizia, ossia la verità, il buon senso, la fede e l'equilibrio naturale delle cose.
Voci correlate
- Elenco dei Dogi di Venezia
- Lega Italica
- Pace di Lodi
- Stati italiani preunitari
- Storia di Venezia
- Gonfaloni della Repubblica Serenissima
Collegamenti esterni
- [http://www.vene.to.it/cultura/serenissima_governo.asp Sistema di governo della Serenissima]
Categoria:Storia di Venezia
Categoria:Repubbliche marinare
ja:ヴェネツィア共和国
1492
Eventi
- 2 gennaio - Caduta di Granada, ultima roccaforte araba in Spagna, fine della Reconquista e della Unificazione della Spagna
- 3 Agosto - Gli Ebrei vengono espulsi dalla Spagna
- 3 Agosto - Cristoforo Colombo, a capo di una spedizione di tre caravelle, salpa da Palos alla volta delle Indie
- 12 ottobre - Cristoforo Colombo scopre le Americhe; con questa evento, convenzionalmente, si conclude il Medioevo e inizia l'Età moderna.
- Papa Alessandro VI Borgia succede a Papa Innocenzo VIII
- Inizia la costruzione dell'Addizione Erculea a Ferrara
Nati
- 20 aprile - Data di nascita attribuita a Pietro Aretino (secondo altre fonti ricorrente il 19 aprile)
Morti
- Piero della Francesca
- 8 aprile - Lorenzo il Magnifico, letterato e statista fiorentino (n. 1449)
092
ko:1492년
nb:1492
simple:1492
Ebrei)]]
Il termine ebrei è un termine molto difficile da definire. Si rifà, infatti, ad una domanda la cui risposta è molto controversa: se cioè gli ebrei siano semplicemente un gruppo religioso, un popolo o semplicemente i seguaci di una cultura.
L'ebraismo è effettivamente una religione e l'identità ebraica è basata su questa fede, ma allo stesso tempo sarebbe sbagliato affermare che solo chi segue tale religione è un ebreo. In questi termini, sarebbe forse più corretto parlare di un incrocio tra un gruppo religioso e una stirpe, che traccia la sua origine leggendaria in Giacobbe, divenuto poi Israele.
Gli ebrei si sono sempre visti anche come un popolo a causa delle comuni leggi religiose anche fra la popolazione in diaspora. Anche se è possibile convertirsi all'ebraismo, bisogna dire che l'ebraismo deriva quasi sempre dalla discendenza.
Allo stesso tempo sarebbe sbagliato definire gli ebrei come etnia specifica. Nel mondo ci sono ebrei con tratti somatici e colori della pelle diversi, fino ad arrivare al caso degli ebrei etiopi con la pelle nera. Ciò nonostante, bisogna dire che alcune ricerche hanno scoperto che buona parte degli ebrei dell'Europa portano ancora tracce di un origine genetica comune.
Secondo le leggi religiose ebraiche, chi ha una madre ebrea è a sua volta un ebreo, indipendentemente dalle sue credenze. Questo perché la madre è incaricata, nella tradizione, di educare i figli secondo le tradizioni e consuetudini ebraiche.
Storia
Nei tempi biblici gli ebrei risiedevano soprattutto nel territorio che fu poi chiamato Palestina dall'imperatore romano Tito al tempo della seconda diaspora, nel tentativo di far dimenticare agli ebrei la loro terra d'origine (in maniera analoga cambiò Gerusalemme in Aelia Capitolina).
Le loro origini si perdono nella leggenda. La religione da loro creata è la più antica religione monoteistica del globo.
Quasi venti secoli or sono, i romani cacciarono la quasi totalità degli ebrei dalla Palestina, probabilmente per punire la loro insubordinazione costante al potere Romano.
Da quel momento in poi la maggior parte degli ebrei sono vissuti sparsi per il mondo, nella diaspora. Spesso perseguitati e cacciati da paese in paese, le loro peregrinazioni sono state molteplici.
In un primo periodo vi furono anche molti casi di conversioni all'ebraismo. Detto ciò, gli ebrei non sono mai stati interessati a fare proselitismo e a trovare convertiti. Con l'andare dei secoli, gli ebrei si sono sparsi soprattutto in Medio Oriente, in Nord Africa e in Europa, anche se alcune comunità raggiunsero l'India e la Cina.
In Europa la loro vita fu sempre molto difficile, per via dei pregiudizi e delle misure discriminatorie nei confronti dell'unica minoranza religiosa non-cristiana, mosse in parte dall'accusa che gli ebrei erano i responsabili dell'uccisione di Gesù Cristo.
Con il tempo si sono distinti due gruppi di ebrei: gli ashkenazi, cioè gli ebrei dell'Europa nord-orientale, ed i sefarditi, cioè i discendenti degli ebrei cacciati dalla Spagna dopo la riconquista cattolica, che si sono sparsi in tutto il bacino Mediterraneo.
Ci sono inoltre gli ebrei mizrachi, cioè "orientali", che vivevano soprattutto in Mesopotamia e nella Persia, ma a volte anche loro vengono chiamati erroneamente sefarditi.
La lingua usata originariamente dagli ebrei era l'ebraico, ma nella diaspora gli ebrei cessarono presto di parlare questa lingua, conservandone l'uso solo per i rituali religiosi. verso il 1400-1500 gli ebrei dell'Europa orientale svilupparono l'yiddish, una lingua con ampie acquisizioni lessicali tedesche ma scritta con l'alfabeto ebraico.
Nell'Africa del nord tra i sefarditi si sviluppò invece il ladino, una lingua ricca di lessemi spagnoli e arabi. In Italia si sviluppò, a Roma ma anche nelle comunità toscane (e in particolare a Livorno), il bagitto, molto simile ad un dialetto italiano.
Gli ebrei si sono spesso distinti per il loro grande rigore intellettuale e per il loro successo nelle arti, nelle scienze e nel commercio, soprattutto nell'Europa occidentale, nonostante le condizioni decisamente svantaggiate in cui erano costretti a vivere, interdetti quasi sempre dal poter procacciarsi titoli di proprietà immobiliare, e costretti quindi solo ai mestieri "liberali" e, a partire dall'esempio di Venezia e Roma, obbligati a vivere in ghetti chiusi anche per sfuggire ad atti d'intolleranza di molti concittadini cristiani.
Per tutto ciò le fortune degli ebrei sono spesso state altalenanti, e non tutte le comunità ebraiche della storia si sono potute distinguere nei campi della cultura, dell'artigianato, del commercio o delle professioni finanziarie cui erano sovente pressantemente esortati ad operare dai vari regimi cristiani e musulmani medievali vista l'interdizione religiosa (presente anche nell'Ebraismo) del cosiddetto "commercio del denaro" finalizzata alla concessione di prestiti pecuniari dietro interesse. In numerosi paesi infatti, specialmente dell'Est europeo, i casi di comunità ebraiche costrette a vivere al limite dell'indigenza e dedite quindi a forme artigianali sostanzialmente povere e a un'agricoltura e a un allevamento di sussistenza, sono stati tutt'altro che episodici.
Oggi
Al giorno d'oggi gli ebrei del mondo sono sempre più inseriti nelle società moderne di cui quasi tutti loro fanno parte, ed i matrimoni misti tra ebrei e non-ebrei sono in continuo aumento, come i casi di abbandono del proprio retaggio culturale.
Si calcola che attualmente vi siano dai 15 ai 20 milioni di ebrei nel mondo, anche se precise stime sono molto difficili. Di questi, 6 milioni vivono negli USA e 5 milioni in Israele. In Europa il paese con il maggior numero di ebrei è la Francia con 600.000 appartenenti.
In Italia la comunità ebraica conta circa 35.000 membri.
Collegamenti esterni
;Siti istituzionali:
In rete si trovano centinaia di siti sull'ebraismo che possono anche essere inattendibili, per completezza qui vengono riportati quelli istituzionali nazionali in ordine alfabetico:
- http://www.chabad.it/ (Ebraismo Lubavitch in Italia)
- http://www.cdec.it/ (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea)
- http://www.e-brei.net/ (Ebraismo in rete - Newsgroup it.cultura.ebraica)
- http://www.levchadash.it/ (Ebraismo Liberale in Italia)
- http://www.ucei.it/ (Unione delle Comunità ebraiche italiane)
- http://www.ugei.it/ (Unione Giovani Ebrei d'Italia)
Voci correlate
- Religione ebraica
- Antisemitismo
- Olocausto
Categoria:Ebraismo
categoria:popoli
ja:ユダヤ人
ko:유대인
Guerra dei trent'anniLa guerra dei trent'anni (1618-1648) fu un conflitto bellico dell'Europa centrale dovuto a diverse cause politiche e religiose, fra le quali l'opposizione fra cattolici e protestanti nei territori del Sacro Romano Impero.
Origine
Enrico IV di Francia continuò la politica antiasburgica dei predecessori e si alleò con i principi protestanti tedeschi. Nel 1618 l'imperatore del Sacro Romano Impero Mattia II impose come re alla Boemia, prevalentemente protestante, il cattolico Ferdinando II, che vietò la costruzione in Boemia di alcune chiese protestanti, provocando una violenta ribellione, che culminò con la "defenestrazione di Praga" (due luogotenenti dell'imperatore furono scaraventati giù dalle finestre del palazzo reale). Da tale episodio ebbe origine la Guerra dei Trent'Anni che si divide in quattro periodi:
# Boemo-palatino (1618–1623)
# Danese (1623–1629)
# Svedese (1630–1635)
# Francese (1635–1648)
Periodo boemo – palatino (1618–1623)
I Boemi insorti offrirono la corona del loro Paese all'elettore Federico V del Palatinato, disconoscendo Ferdinando d'Asburgo.
La ribellione boema si estese ad altre regioni del Sacro Romano Impero, ma non riuscì a contrastare gli eserciti imperiali, anche perché le venne a mancare la solidarietà del mondo protestante, infatti, alla morte dell'imperatore (1619) i Grandi Elettori, benché fossero in maggioranza protestanti, conferirono la corona imperiale a quello stesso Ferdinando II (1610-1637) che, con la sua intolleranza, aveva scatenato la rivolta boema.
Solidamente appoggiato dalla Spagna e dal duca Massimiliano di Baviera, questi stroncò le truppe boeme nella battaglia della Montagna Bianca (novembre 1620), alla quale fece seguire una spietata repressione: i beni dei ribelli furono confiscati e rivenduti a compratori tedeschi e la persecuzione contro i protestanti fece numerosissime vittime sia fra i nobili sia nelle classi popolari. Federico V fu costretto ad andare in esilio, mentre il Palatinato fu in gran parte assegnato al duca di Baviera, al quale passò anche il titolo di Grande Elettore.
Periodo danese (1623–1630)
L'antagonista dell'impero fu Cristiano V di Danimarca. Sul trono di Spagna, morto Filippo III, era salito, a soli sedici anni, il figlio Filippo IV (1621-1665), del quale era onnipotente ministro il conte di Olivares. Questi proseguì la politica di egemonia asburgica in Europa e riprese la guerra contro le Province Unite olandesi, suscitando l'ostilità degli inglesi, sempre interessati alla sorte dei Paesi Bassi. In Francia, terminato il periodo della reggenza e della politica filospagnola di Maria de' Medici, Richelieu, ministro di Luigi XIII, era ben deciso ad impedire un nuovo accerchiamento asburgico come ai tempi di Carlo V, perciò era pronto ad appoggiare tutti i nemici degli Asburgo. Il cardinale favorì un'alleanza antiasburgica fra Olanda, Danimarca ed Inghilterra, stipulata all'Aia nel 1625. Le truppe dell'Impero riuscirono ad occupare parzialmente la Danimarca e Cristiano IV dovette firmare la pace di Lubecca (maggio 1629) con la quale egli si impegnava a non ingerirsi nelle vicende germaniche, in cambio della restituzione dei territori invasi.
Lo spostamento della guerra nel Nord e l'occupazione imperiale di importanti porti sul Mar Baltico provocarono l'intervento della Svezia. Per non perdere la fedeltà dei principi cattolici, l'imperatore nel marzo 1629 emanò I'Editto di restituzione, che imponeva la restituzione alla Chiesa delle terre secolarizzate dopo la Pace di Augusta che aveva concesso la libertà di culto ai luterani, ma il provvedimento suscitò la reazione anche dei principi luterani che erano rimasti neutrali.
Periodo svedese (1630-1635) Gustavo Adolfo di Svezia intraprese una guerra contro l'Impero per difendere i protestanti e per impadronirsi di una testa di ponte in Pomerania che gli assicurasse l'egemonia sul Baltico
Alleato della Francia, Gustavo Adolfo passò di successo in successo grazie al suo ottimo esercito, e proseguì in un'avanzata che terminò solo con la battaglia di Lùtzen (novembre 1632), nella quale gli Svedesi vinsero, ma il loro sovrano perse la vita.
La giovanissima regina Cristina, figlia del defunto re, fece però continuare le operazioni militari, e gli Svedesi migliorarono le posizioni conquistate. Solo nel settembre del 1634 gli eserciti imperiali, rafforzati da contingenti militari spagnoli, ottennero a Nördlingen una vittoria decisiva.
La grave sconfitta svedese indusse i principi protestanti ad accettare la pace di Praga (1635), con la quale essi si sottomettevano all'imperatore, ottenendo a loro volta che l'Editto di restituzione fosse sospeso per quarant'anni. La Francia, però, alleata della Svezia, avanzò verso il Reno, occupò la Lorena e concordò con le Province Unite la spartizione delle Fiandre spagnole, entrando come protagonista in quel conflitto che aveva fino allora condotto tramite i suoi alleati.
Periodo francese (1635-1648)
L'ultima fase della guerra, si risolse in ambito politico, infatti, mentre la situazione militare era equilibrata, lo stesso non poteva dirsi delle condizioni economiche e finanziarie della Francia e della Spagna. Lo sforzo imposto dalla guerra era stato gravosissimo per entrambi i Paesi, ma la Francia riuscì a reggere a tutti gli inasprimenti fiscali, la Spagna, invece, già provata dalla politica di Filippo II, impoverita nei commerci dalla cacciata degli ebrei e nell'agricoltura dalla cacciata dei moriscos, precipitò in una spaventosa miseria, mentre la carestia e la fame imperversavano, il flusso dell'argento americano si stava riducendo e gli eserciti erano ridotti, per mancanza di mezzi, ad un'accozzaglia di uomini radunati con la violenza.
In Catalogna insorse Barcellona, i funzionari castigliani furono uccisi e fu proclamata la repubblica (1640). Anche il Portogallo, si ribellò e riuscì a scacciare gli Spagnoli e a insediare sul trono la dinastia nazionale dei Braganza (1641).
Il nuovo imperatore, Ferdinando III d'Asburgo (1637-1657), si rese conto che il Paese era stremato e che non c'era più alcuna speranza di vittoria, intavolò perciò, sin dal 1642, le trattative di pace, che si svolsero in Westfalia, mentre i maggiori responsabili della guerra scomparivano dalla scena politica: il Richelieu morì alla fine del 1642, e fu sostituito dal Mazarino, l'Olivares si ritirò a vita privata all'inizio del 1643, ma la guerra durò ancora per anni. Solo quando la supremazia francese fu indiscutibile, Ferdinando III, vedendosi minacciato non solo come imperatore, ma negli stessi domini ereditari di Casa d'Asburgo, firmò, nell'ottobre del 1648, la pace di Westfalia. La sola Spagna continuò per oltre un decennio una lotta ormai disperata.
Categoria:Guerre
ja:三十年戦争
La guerra dei Trent’anni e le rivoluzioni contemporanee
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1.1 La defenestrazione di Praga
Alla vigilia del 1618, data d’inizio della guerra dei Trent’anni, le lacerazioni erano ancora vive ed era diffusa la convinzione che la Tregua dei dodici anni, che scadeva nell’aprile 1621, non sarebbe stata rinnovata. Inoltre l’equilibrio tra protestanti e cattolici era precario, cresceva il malcontento per il monopolio spagnolo del commercio coloniale ed erano evidenti le preoccupazioni di Inghilterra e Francia per l’eccessivo potere della coalizione di Spagna e Asburgo. La guerra si dimostrò deleteria per la società, molto più che in passato, e la presenza del ceto medio fu sicuramente la più grande novità.
Finché gli Asburgo svolsero una politica di tolleranza, la situazione dell’impero si mantenne stabile. Rientravano in questa linea la concessione della libertà religiosa fatta dall’arciduca Mattia ai suoi sudditi in seguito ad un’insurrezione e La lettera di Maestà con la quale l’imperatore Rodolfo autorizzò la pratica della confessione boema, una forma di protestantesimo derivante dalla dottrina di Hus arricchita da elementi luterani e calvinisti. Quando, nel 1612, Mattia fu eletto imperatore, si manifestò un atteggiamento antiprotestante, che divenne ancora più evidente quando l’arciduca Fernando salì al trono di Boemia (1617). L’abbattimento di due chiese protestanti ancora in costruzione fece insorgere i rappresentanti degli stati boemi, sotto la guida del conte Mattia di Thurn. Il 23 maggio 1618 nella capitale della Boemia i conti Martinić e Slavata, luogotenenti governatori e consiglieri del re cattolico di Boemia, l'imperatore tedesco Mattia d'Asburgo (in effetti già sostituito dal suo successore designato, Ferdinando II d'Asburgo), furono interpellati al Palazzo Reale di Hradcany a Praga da un centinaio di nobili protestanti, che contestavano, in nome della Lettera di Maestà del 1609, l'amministrazione del paese da parte dei cattolici. Di fronte alla resistenza dei consiglieri, i gentiluomini li aggredirono, insieme al loro segretario Fabricius, e li gettarono dalla finestra.
L'incidente fornì l'occasione ai protestanti di ribellarsi apertamente contro l'autorità imperiale cattolica e fu sfruttato da entrambe le parti: dai protestanti, che vi vedevano il simbolo della loro liberazione, e dai cattolici, che lo consideravano un segno della barbarie dei loro antagonisti. I nobili cechi, designando un re effimero e insignificante nella persona del calvinista Federico V, elettore della Renania-Palatinato, trascinarono l'Europa in un drammatico conflitto che fece risorgere rivalità politiche, economiche e religiose: la Guerra dei Trent’anni.
Il re Ferdinando decise di promuovere un’azione militare e l’ambasciatore spagnolo a Vienna scrisse a Madrid sollecitando l’invio di un esercito di 15 o 20 mila uomini per reprimere la rivolta. A Praga intanto fu eletto dagli stati un nuovo governo formato da nobili e borghesi che prese subito la decisione di formare una milizia nazionale mobilitando un soldato ogni cinque cittadini e ogni venti contadini, e affidandone il comando al conte di Thurn. Le iniziali vittorie protestanti boeme spianarono la strada alla rivolta in altre regioni dei domini asburgici, ma nel 1619 la nobiltà protestante boema offrì all'elettore del Palatinato, il calvinista Federico V, la corona del regno, determinando così il ritiro dell'appoggio di molti membri dell'Unione evangelica, a maggioranza luterana. Approfittando di queste divergenze e della contemporanea invasione spagnola dell'Alto Palatinato (Baviera), il deposto Ferdinando II (nell'agosto del 1619 divenuto imperatore) passò alla controffensiva: l'8 novembre del 1620 l’esercito della lega cattolica, al comando di Jan T’serclaes conte di Tilly, sconfisse i ribelli nella battaglia della Montagna Bianca, vicino a Praga. La religione cattolica fu l'unica ammessa in Boemia, mentre le sfortunate operazioni militari nel Palatinato portarono allo scioglimento dell'Unione evangelica (1621) e alla perdita per Federico del potere e della dignità di elettore in favore di Massimiliano I di Baviera (1624).
La Francia, alle prese con delle difficoltà interne in seguito alla morte di Enrico IV, si limitò a dare un sostegno politico e morale, mentre l’intervento della Spagna diede avvio ad un ampliamento della guerra. La repressione fu poi attuata con violenza e le conseguenze furono evidenti per un lungo periodo. Il re Federico V scappò e fu privato di tutti i titoli mentre le truppe della lega continuarono la guerra invadendo e saccheggiando il Palatinato. Più della metà delle proprietà di commercianti e cittadini furono espropriate e utilizzate per pagare le ingenti spese di guerra, a ricompensare i comandanti militari e a sostenere la restaurazione cattolica in Boemia. La repressione determinò un profondo sconvolgimento della società boema e un gravissimo collasso dell’economia nazionale, che saranno le cause di rivolte successive.
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1.2 L’ampliamento della guerra fino all’uccisione di Wallenstein e alla battaglia di Nordlingen
Fin dalla sua prima fase, comunemente definita boemo-palatina, la guerra superava i confini della Boemia e i domini asburgici. Una duplice iniziativa spagnola confermò e ampliò le dimensioni europee del conflitto. In Spagna prese il sopravvento la linea politica di Olivares, che puntava sulla ripresa dell’azione militare per riaffermare la supremazia spagnola in Europa. La tregua con le Province Unite non fu rinnovata e la Spagna intervenne nella Valtellina, che collega la Lombardia e il Tirolo, suscitando la reazione della Francia. L’occasione dell’intervento spagnolo fu dato da controversie religiose fra protestanti e cattolici. Dopo una rivolta che sfociò nel massacro di 600 protestanti, il sacro macello della Valtellina (1620), la Spagna intervenne a sostegno degli insorti. Francia, Venezia e il duca di Savoia costituirono una lega anti-spagnola e col trattato di Monçon fu riconfermata l’autonomia della Valle, anche se la netta prevalenza del partito cattolico filospagnolo fece sì che di fatto gli Asburgo vi avessero mano libera.
In quel momento era già in atto la fase danese della guerra (1625-1629). Un appello dei principi protestanti tedeschi contro la restaurazione cattolica in atto venne raccolto dal re di Danimarca e Norvegia Cristiano IV, interessato a estendere i suoi possedimenti nell'Europa baltica e a porre fine al controllo asburgico sul ducato danese di Holstein, in Germania. Forte dell’appoggio dei principi tedeschi luterani e calvinisti, il sovrano danese organizzò un ingente esercito e invase la Sassonia nella primavera del 1625 incontrando limitata resistenza, fino a quando il duca di Friedland Albrecht von Wallenstein mobilitò a sua volta un poderoso contingente di mercenari al servizio dell'imperatore Ferdinando II che, unitamente alle forze della Lega cattolica comandate dal generale Tilly, liberò prima i territori occupati, quindi costrinse Cristiano ad arretrare fino alla penisola dello Jütland (1627). La vittoria venne sancita il 6 marzo 1629 dall'Editto di Restituzione, che annullava i diritti dei nobili protestanti sulle proprietà tolte ai cattolici a partire dal 1552, e dal Trattato di Lubecca (22 maggio 1629), con il quale Cristiano perdeva numerosi possedimenti tedeschi. Questo fu, per la Germania, uno dei periodi più tragici della sua storia, furono numerosissimi i saccheggi, le violenze e gli abusi di ogni sorta.
La piena affermazione dell'imperatore accrebbe le preoccupazioni di Richelieu che promise assistenza al sovrano svedese Gustavo II Adolfo (di fede luterana e al quale si erano già rivolti anche i principi protestanti dei regni tedeschi settentrionali) se avesse attaccato il potente vicino. Nel 1630 questi raggiunse le coste della Pomerania affiancato dai principi di Brandeburgo, Sassonia, Assia-Kassel e Brema, si impose ripetutamente sulle armate cattolico-imperiali (ora sotto l’unico comando del generale Tilly), che nel frattempo avevano assediato e conquistato la città di Magdeburgo, insorta contro l’impero. L’esercito imperiale fu sconfitto a Breitenfeld (17 settembre 1631) e nei pressi del fiume Lech (14 aprile 1632), battaglia nella quale Tilly fu ferito a morte e che permise agli svedesi di conquistare Monaco. Il 16 novembre, nello scontro decisivo contro gli imperiali trincerati a Lützen sotto il comando di Wallenstein, Gustavo Adolfo vinse, ma perse la vita. Il suo esercito, ora condotto da Bernardo duca di Sassonia-Weimar, invase la Baviera ma nel corso del 1633 subì ripetuti attacchi nemici nelle posizioni conquistate in Slesia. La guerra si avvantaggiò di un periodo di tregua a causa della destituzione di Wallenstein alla fine del 1633, sospettato da Ferdinando II di essere passato al campo avversario per aver promosso negoziati di pace (fatto per cui venne poi assassinato nel 1634 dai suoi stessi ufficiali). In seguito la pesante sconfitta subita dall’esercito svedese a Nördlingen il 6 settembre 1634 convinse i principi protestanti tedeschi a chiedere la pace (firmata a Praga nell'aprile successivo).
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1.3 Dall’intervento della Francia alla pace di Westfalia
A questo punto il contrasto per l'egemonia in Europa tra corona francese e Asburgo venne pienamente alla luce. L'imperatore Ferdinando II dichiarò guerra alla Francia, sostenitrice di tutti i precedenti tentativi antiasburgici: Richelieu, alleatosi con la Svezia e con vari principi protestanti tedeschi, attaccò senza successo la Spagna. Dopo la morte di Richelieu e l'ascesa del cardinale Mazzarino (1642), le forze francesi vinsero gli spagnoli a Rocroi (19 maggio 1643) sotto la guida di Henri de La Tour d'Auvergne e del principe di Condé. Le successive sconfitte subite dalle truppe bavaresi e austriache da parte degli eserciti guidati da Condé e Turenne portarono a negoziati di pace (avviati a Münster e a Osnabrück) che rimasero tuttavia infruttuosi per molto tempo. L’imperatore Ferdinando III si rifiutò di capitolare e sporadici scontri proseguirono nel corso del 1647; il duca Massimiliano I, che dopo l’invasione della Baviera aveva firmato il 14 marzo 1647 l’armistizio di Ulma con Francia e Svezia, entrò in guerra a fianco dell’impero, ma l’esercito austro-bavarese subì una definitiva disfatta nel maggio 1648. I successivi assedi di Praga e Monaco a opera delle forze franco-svedesi e la vittoria francese il 20 agosto a Lens (unitamente alla minaccia di un possibile attacco a Vienna), costrinsero Ferdinando ad accettare le condizioni di pace dei vincitori.
La pace di Westfalia, firmata il 24 ottobre 1648, fu decisiva per la successiva storia d'Europa. Francia e Svezia ottennero numerose acquisizioni territoriali, ma soprattutto frantumarono il potente blocco asburgico indebolendone l'influenza nei territori tedeschi: furono infatti riconosciute la totale indipendenza della Svizzera e delle Province Unite (i Paesi Bassi ex spagnoli) e un'ampia autonomia dei principi nei confronti del potere imperiale (ciò che risultò poi essere un fattore ritardante per l'unificazione della Germania); molti regni appartenenti all'impero risultarono inoltre fortemente rafforzati a scapito del predominio austriaco, sino ad allora incontrastato. La pace di Westfalia siglò la fine della guerra dei Trent’anni come conflitto europeo generalizzato, ma la rivalità tra la Francia (ora potenza egemone nel continente europeo) e la Spagna si sarebbe conclusa solo nel 1659, con la firma della pace dei Pirenei. Il problema religioso venne regolato con la conferma delle clausole della pace di Augusta, alle quali si aggiunse il riconoscimento del calvinismo e delle secolarizzazioni di beni ecclesiastici avvenuta nel 1624. Si stabilì inoltre che i sudditi potessero professare, in privato, una fede diversa da quella del principe, ma questa legge rimase in gran parte degli Stati lettera morta.
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1.4 Le rivoluzioni per l’indipendenza della Spagna: Catalogna, Portogallo, Napoli
La Spagna , in seguito alla guerra dei Trent’anni, era divenuta particolarmente debole dal punto di vista politico ed economico. La Catalogna fu la prima regione a reagire alla politica di Olivares. Per obbligare i catalani a contribuire alla difesa della monarchia, Olivares attaccò la Francia dalla frontiera della Catalogna. La rivolta ebbe come causa immediata la reazione degli alloggiamenti di truppe ed ebbe inizio nelle campagne e nell’attuale capitale Barcellona. L’adesione di parte degli strati sociali più alti improntò alla rivolta una spinta indipendentistica. I ribelli decisero il distacco dalla monarchia spagnola e proclamarono la repubblica indipendente mettendosi sotto la protezione del re di Francia, al quale offrirono il titolo di conte di Barcellona. Le componenti fondamentali della rivolta erano due: la lotta del proletariato contro nobiltà e borghesia barcellonese e la protesta delle classi dirigenti contro l’ingente pressione fiscale. A queste si aggiunsero anche le lotte contro la Francia, le cui truppe di occupazione commisero eccessi, tuttavia queste diverse idee erano accomunate dalla voglia di indipendenza e di distacco dalla monarchia. Il governo centrale fu eliminato e diverse regioni furono sul punto di seguire l’esempio catalano: Madrid riprese il controllo solo dodici anni dopo.
Anche in Portogallo furono le conseguenze della guerra a far precipitare i preesistenti motivi di contrasto, che erano perlopiù di carattere nazionale. La guerra aveva infatti provocato un aumento della pressione fiscale e una crisi nei rapporti con l’impero coloniale. La rivolta cominciò nel 1640, quando una giunta riunitasi a Lisbona proclamò l’indipendenza e offrì la corona a Giovanni IV di Braganza, appartenente a un ramo della dinastia che aveva regnato in Portogallo prima della conquista spagnola. L’idea dominante tra i rivoluzionari era che una volta libero dalla Spagna, il Portogallo avrebbe potuto riprendere le espansioni coloniali, grazie alle quali si era laureato leader del commercio mondiale. Le agitazioni si espansero anche all’Andalusia, dove fu scoperta una congiura del marchese di Ayamonte, che venne giustiziato. L’indipendenza portoghese venne riconosciuta dalla Spagna nel 1668, durante il regno di Carlo II, col trattato di Lisbona.
Nel regno di Napoli la rivolta antispagnola non fu sostenuta da tutti i ceti sociali, ma fu solo il ceto popolare a schierarsi contro dominio spagnolo, mentre le classi dominanti si schierarono, per la maggior parte, con gli spagnoli. L’enorme pressione fiscale aveva messo in ginocchio il popolo e anche la borghesia soffriva, e questo aveva permesso il fiorire di speculazioni da parte dei nobili. Per assicurarsi, in un periodo non facile, il sostegno della classe dominante locale, la Spagna aveva lasciato mano libera al baronaggio accrescendone i privilegi a danno delle altre classi. Servilismo e corruzione di parte della nobiltà avevano reso possibile la realizzazione del disegno della corona, con conseguenze disastrose per la società napoletana. Molti comuni furono venduti e l’autorità della monarchia era in caduta libera. Il primo moto scoppiò nel 1647 sotto la guida di Masaniello, e rivendicava la riforma dell’ordinamento politico della capitale e l’abolizione delle nuove imposte (come la gabella, una tassa sulla vendita della frutta). Ottenuta la promessa della riforma, i capi moderati avrebbero voluto la consegna delle armi, ma Masaniello manifestò qualche resistenza alla richiesta di sciogliere le milizie popolari. Il viceré duca d’Arcos organizzò allora un complotto per l’uccisione di Masaniello, che avvenne dieci giorni dopo l’inizio dei moti.
Le rivoluzioni continuarono, e assunsero come tema l’indipendenza dalla Spagna, che nell’ottobre del 1647 venne proclamata repubblica prendendo come modello quello delle Province Unite. I capi della rivolta, tra cui il generale Annese, si rivolsero alla Francia per chiedere dei finanziamenti e delle milizie, e contemporaneamente la flotta, su ordine del governo madrileno, si diresse a Napoli per ristabilire l’ordine. Il premier francese Mazzarino era incerto se concedere o meno gli aiuti alla Spagna, si fece avanti Enrico di Guisa, che riuscì a farsi nominare capo della repubblica e cominciò a fare opera di divisione fra i rivoluzionari, cercando di mettersi d’accordo con la parte più faziosa della nobiltà per esercitare il suo potere personale. Napoli tentò di resistere agli assedi e ai bombardamenti, ma le capacità di resistenza della capitale erano ormai indebolite. I gruppi della borghesia che avevano aderito alla rivoluzione accettarono il compromesso proposto dai rappresentanti del re e dal conte di Onate, nuovo viceré. Egli aveva attuato una politica moderata, accogliendo alcune rivendicazioni sostenute dagli insorti. La repubblica cadde il 5 aprile 1648.
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1.5 La fronda, rivolta dei privilegiati
Dopo la morte del cardinale Richelieu, durante la reggenza d’Anna d’Austria, fu primo ministro il cardinale Giulio Mazzarino. Egli seguì la politica del suo predecessore, sia all’interno che all’estero, che aveva come temi centrali l’impegno antispagnolo e antiasburgico e la lotta contro l’anarchismo dei grandi signori. Durante il suo incarico si aggravarono le contestazioni che avevano caratterizzato quello di Richelieu. Con Mazzarino le proteste si inasprirono e si diffusero anche nella borghesia e nei parlamenti, specialmente in quello di Parigi. Originariamente corti supreme di giustizia, i parlamenti avevano il compito di registrare gli editti regi dopo averne esaminato la conformità alle tradizioni legislative del regno; questi avevano anche il diritto di rimostranza, ovvero potevano rinviare al re gli editti non conformi.
Lo spunto per la ribellione venne anche in questo caso da ragioni fiscali: il governo promulgò una tassa, la paulette, e decise di trattenere quattro annate di stipendio agli officiers. Per tutta risposta il parlamento di Parigi elaborò un programma di riforma che prevedeva un più ampio controllo sull’amministrazione finanziaria e sull’imposizione delle tasse e la soppressione degli intendenti.
Vi era inoltre in parlamento una forte opposizione alla guerra; appena fu nota la vittoria ottenuta dall’esercito sugli spagnoli a Lens, il consiglio del re fece arrestare alcuni parlamentari fra cui Broussel, uno dei principali ispiratori della rivolta. L’indomani ebbe inizio la fase parlamentare della fronda: i parlamentari seguirono l’esempio dei loro colleghi parigini e in breve tempo tutta la Francia era in rivolta. Non essendo riuscita a contenere le proteste, la corte fuggì nel gennaio del 1649. Tra le rivolte delle varie province aveva particolare importanza quella di Bordeaux, caratterizzata dall’organicità e da un programma repubblicano e popolare. La fase parlamentare della fronda si concluse con la Pace di Rueil nel 1649.
Il principe di Condé si mise poi a capo di una ribellione di grandi signori che esprimeva i risentimenti dell’aristocrazia contro il potere personale di Mazzarino. Anche la Fronda dei principi mise in movimento il popolo, che abbandonato dai parlamentari credeva di trovare nei feudatari dei sostenitori. Mazzarino fu costretto a rifugiarsi a Colonia, da cui continuava a sostenere l’azione della reggente, che contava sulla fedeltà del generale Turenne. Il 2 luglio 1652 le armate di Turenne e del principe di Condé si scontrarono sotto le mura di Parigi: il principe venne sconfitto e si ritirò con gli spagnoli. A ottobre la reggente e il figlio Luigi XIV tornarono a Parigi, quando la calma era stata ormai ristabilita, e più avanti tornò anche Mazzarino. La guerra e le rivoluzioni avevano ridotto la Francia in condizioni disastrose.
Quando Mazzarino riprese il potere, egli si mostrò clemente verso i responsabili delle fronde, e affidò a Nicolas Fouquet il compito di restaurare le finanze, compito che assolse abilmente, senza però trascurare anche le sue tasche.
Restava da risolvere il problema del conflitto con la Spagna: con la Pace dei Pirenei la Spagna cedette alla Francia il Rossiglione, la regione dell’Artois e alcune piazzeforti in Fiandra e nel Lussemburgo. La pace fu poi consolidata dal matrimonio di Luigi XIV con la figlia di Filippo IV di Spagna, Maria Teresa, che rinunciò alla successione sul trono spagnolo.
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1.6 La rivoluzione parlamentare e repubblicana in Inghilterra
L’avanzata dei nuovi ceti produttivi era avvenuta soprattutto durante la dinastia dei Tudor, che aveva sostenuto lo sviluppo economico del paese, ma dopo la morte di Elisabetta I, il distacco tra la corte degli Stuart e il paese era profondo. La diffusione del puritanesimo tra la gentry e la borghesia rese più marcato il solco tra gli strati sociali e la classe dominante, il cui potere si basava anche sul legame con la chiesa anglicana. Il puritanesimo sostanzialmente si opponeva a questo legame, ma anche all’apparato gerarchico della chiesa stessa, ai poteri e alle funzioni delle autorità religiose e ai tribunali ecclesiastici. Le ragioni di queste tendenze sono legate soprattutto al ruolo che aveva la chiesa nell’ambito cittadino, un ruolo di primo piano, che oltre a rappresentare un luogo di incontro e socialità aveva anche una certa influenza sull’economia. A riguardo il re Giacomo I disse ai vescovi “So bene che cosa accadrebbe della mia supremazia se voi foste mandati via e al posto vostro ci fossero i presbiteriani”. Questi ultimi erano i puritani che sostenevano che le comunità religiose dovessero eleggere i loro pastori tra i fedeli anziani (presbiteri). Erano queste aspirazioni basate sull’idea di eguaglianza spirituale tra gli uomini e sulla concezione della religiosità come rapporto tra la divinità e l’individuo. Il contenuto innovatore di queste posizioni andava oltre il terreno puramente religioso, e comportava una maggiore libertà di parola, di opinione e di riunione anche in ambito politico ed economico. Le critiche più insistenti riguardavano la concessione di privilegi, benefici e monopoli economici da parte della corona ad aristocratici, mercanti e dignitari ecclesiastici, la politica fiscale, la tradizionale concezione della gerarchia.
La politica di Carlo I dei suoi ministri Strafford e Laud esasperò i contrasti tra la corona e le correnti riformatrici e il parlamento. Una vasta rivolta, promossa dai calvinisti, scoppiò in Scozia nel 1638, allorché il Laud cercò di imporre alla chiesa scozzese il cerimoniale imposto a quella anglicana. Con un patto solenne gli scozzesi si impegnarono a respingere ogni tentativo di riforma del rito calvinista. Un’altra manifestazione caratteristica dell’atteggiamento nei confronti della corona fu il rifiuto di pagare le imposte non autorizzate attraverso la normale procedura; questa opposizione è riconducibile all’azione di un gentiluomo che si rifiutò pubblicamente di pagare le tasse non votate dal parlamento. Quando, per avere il denaro necessario a reprimere la rivolta scozzese, fu convocato il parlamento, le rivendicazioni furono tali che il re sciolse rapidamente la camera (corto parlamento, aprile – maggio 1640). Convinto di poter risolvere le controversie facendo arrestare alcuni parlamentari e corrompendone altri, il re convocò nuovamente il parlamento, che dimostrò posizioni ancora più radicali e, di fronte all’atteggiamento del sovrano, riuscì a creare una vera e propria forza militare grazie soprattutto alla solidarietà popolare. Il re si trovò impotente di fronte alla rivolte, gli oppositori arrestati furono liberati e Strafford e Laud uccisi: prese così il via una sostanziale riforma della chiesa anglicana. Si crearono poi, nel movimento di opposizione, differenti tendenze politiche, infatti mentre la maggior parte degli insorti riteneva necessaria la presenza di una monarchia controllata, come i presbiteriani, alcuni gruppi più radicali invece sostenevano la necessita di instaurare una repubblica. Si costituì più tardi il movimento dei levellers, guidato da John Lilburne, di tendenza democratica, fautore della soppressione della Camera dei Lords e della tolleranza religiosa.
Approfittando di queste divergenze e dell’allarme suscitato da una rivolta anti-protestante in Irlanda, il re tentò di rovesciare la situazione con un colpo di Stato: il 4 gennaio 1642 si presentò in parlamento con un gruppo di soldati armati per far arrestare gli oppositori, ma le reazioni del mondo politico e del popolo costrinsero il re alla fuga ed ebbe inizio la guerra civile.
Nobili, una parte della gentry e i religiosi conservatori si schierarono col re (cavalieri), mentre la borghesia cittadina, i puritani e i proprietari terrieri con il parlamento (teste rotonde). Inizialmente i rivoluzionari si trovarono in difficoltà, finché Cromwell, indipendentista, riuscì a organizzare un corpo di cavalleria e successivamente un forte esercito, che sconfisse le truppe di Carlo I nella battaglia di Naseby (14 giugno 1645). Il re cadde nelle mani dei nemici. Nel 1647 venne imposto l’Accordo del Popolo, una sorta di costituzione che sanciva la piena sovranità popolare, la libertà religiosa e il suffragio universale. Contrario a questo accordo, il parlamento avrebbe voluto sciogliere l’esercito, come d'altronde lo stesso Cromwell. Egli agì epurando il parlamento dei presbiteriani e reprimendo le tendenze estremistiche dell’esercito. Venne creata una corte di giustizia davanti alla quale Carlo I fu condannato a morte. Cromwell governò per quattro anni con l’aiuto del Rump Parliament.
In Irlanda la repressione fu tragica, gli abitanti furono costretti a fuggire e le terre vennero assegnate a sudditi inglesi che si insediarono nell’isola. Venne dato ai nuovi arrivati il potere esclusivo mentre gli irlandesi venivano tenuti ad uno stato di inferiorità. La repressione della rivolta scozzese diede poi a Cromwell l’occasione per imporre alla Scozia l’unione con l’Inghilterra. Cromwell trasformò l’oligarchia in governo personale, proclamandosi Lord protettore della repubblica d’Inghilterra, Scozia e Irlanda. La morte di Cromwell e il breve governo del figlio aprirono la via alla restaurazione della monarchia.
Particolarmente efficace fu la politica economica di Cromwell, basata sul sostegno del commercio internazionale. Rappresentava però un problema l’Olanda, detentrice del monopolio dei commerci.
La repubblica inglese con l'Atto di navigazione del 1651 mise in atto una politica protezionistica: le merci potevano essere importate in Inghilterra solo su navi inglesi o su navi del paese d'origine. La guerra diventò inevitabile e le flotte dei due paesi si scontrarono nel maggio del 1652. Tra il 1652 e il 1653 gli olandesi persero diversi convogli mercantili. Gli inglesi imposero un blocco dei porti olandesi, costringendo i nemici ad arrendersi nell'aprile del 1654. I termini di resa offerti da Cromwell furono tuttavia miti: con la pace di Westminster le Province Unite accettarono di porre termine all'appoggio che prestavano al re Carlo II Stuart, ma le dispute commerciali rimasero una questione aperta.
Furono gettate allora le basi per la dominazione inglese in India. Importante per l’espansione coloniale e commerciale inglese fu l’alleanza col Portogallo: l’Inghilterra trovò in essa un largo compenso alle perdite provocate dalla rottura con la Spagna. In cambio della protezione accordata al Portogallo, in lotta con la Spagna per l’indipendenza, l’Inghilterra si aprì un varco al sistema coloniale portoghese.
Nel 1660 fu convocata una nuova Camera dei Comuni, che chiamò sul trono il figlio del re decapitato Carlo II Stuart, che si impegnò a rispettare la libertà religiosa e concesse un’amnistia, ma il parlamento fu restaurato nella forma in cui era prima della rivoluzione.
Baviera
Con una superficie di 70.553 km² e 11,6 milioni di abitanti, la Baviera (in tedesco Bayern o Freistaat Bayern) è il più vasto dei 16 Länder della Germania, e il secondo per popolazione dopo il Nord Reno-Vestfalia. La sua capitale è Monaco di Baviera.
Geografia
La Baviera confina con l'Austria (Länder Vorarlberg, Tirolo, Salisburghese e Alta Austria) a sud, con la Repubblica Ceca (Boemia meridionale, Regione di Pilsen e Regione di Karlovy Vary) a est.
I länder confinanti sono Baden-Württemberg a ovest, Assia a nord-ovest, Turingia a nord e Sassonia a nord-est.
I due principali fiumi che scorrono attraverso lo stato sono il Danubio (Donau) e il Meno (Main).
Le principali città della Baviera sono: Monaco di Baviera (München), Norimberga (Nürnberg), Augusta (Augsburg), Würzburg, Ingolstadt, Ratisbona (Regensburg), Fürth ed Erlangen.
Vedi anche: Lista di luoghi della Baviera.
Politica
La Baviera ha un Landtag (parlamento di stato) unicamerale, eletto con suffragio universale. Fino al dicembre 1999, esisteva anche un Senat o Senato i cui membri erano scelti da gruppi economici e sociali della Baviera, ma a seguito di un referendum del 1998, questa istituzione venne abolita. Il capo del governo è il Ministerpräsident o primo ministro.
Amministrazione
La Baviera è suddivisa in 71 distretti (vedi sotto) e 25 città indipendenti:
immagine:Mappa-Baviera.png Mappa: Baviera
I distretti sono raggruppati in sette regioni amministrative (Regierungsbezirke), che sono:
Regierungsbezirke]
- Bassa Franconia (Unterfranken) (Würzburg)
- Alta Franconia (Oberfranken) (Bayreuth)
- Media Franconia (Mittelfranken) (Ansbach)
- Svevia (Schwaben) (Augusta)
- Alto Palatinato (Oberpfalz) (Regensburg)
- Alta Baviera (Oberbayern) (Monaco di Baviera)
- Bassa Baviera (Niederbayern) (Landshut).
Cultura e accento del linguaggio differiscono leggermente da regione a regione.
Inoltre, la Baviera comprende 25 città indipendenti, che non appartengono ad alcun distretto:
Storia
Landshut]
Articolo principale: Storia della Baviera
La famiglia Wittelsbach governò la Baviera dal 1180 al 1918. La Baviera divenne un regno nel 1806. Nel 1815 il Palatinato Renano divenne parte del Regno di Baviera.
Ludovico II di Baviera (1845 - 1886) regnò come Re di Baviera dal 1864 al 1886.
Vedi anche: Lista di governanti della Baviera, Lista di primi ministri della Baviera
Varie
Tra i molti bavaresi celebri troviamo:
- il Santo Padre Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger
- Pittori come Hans Holbein il Vecchio, Albrecht Dürer, Lucas Cranach e Franz Marc
- Musicisti come Franz Liszt, Richard Wagner e Richard Strauss
- Musicisti moderni come Klaus Doldinger e Barbara Dennerlein
- Scrittori come Bertolt Brecht
- Noti scienziati come i vincitori del Premio Nobel Konrad Lorenz e Wilhelm Conrad Röntgen
- Famosi inventori come Werner von Siemens e Levi Strauss che inventò i jeans.
- Il neurologo Alois Alzheimer, che descrisse il morbo che porta il suo nome.
Il produttore di automobili e motociclette BMW (il nome è un acronimo di Bayerische Motoren-Werke, ovvero "Fabbrica Motoristica Bavarese"), l'Audi, la Grundig (elettronica di consumo) e la Siemens AG (elettricità, telefonia, informatica, medicale) hanno una base industriale bavarese.
Un famoso festival annuale: lOktoberfest, è il più grande festival pubblico del mondo, celebrato fin dal 1811, durante le ultime due settimane di settembre.
Collegamenti esterni
- [http://www.bayern.de/ Sito ufficiale del land]
- [http://www.oktoberfest.de/ Sito ufficiale dellOktoberfest]
- [http://www.tuttobaviera.it Tutto Baviera - tutto (o quasi) sulla Baviera]
- [http://www.bayern.by bayern.by Portale sulla Baviera]
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Categoria:Baviera
als:Bayern
ja:バイエルン州
ko:바이에른 주
simple:Bavaria
Colonia (città)
Colonia, (Köln am Rhein in tedesco, Kölle in dialetto, Cologne in francese e inglese, Keulen in olandese, Kolonia in polacco) è la quarta più grande città in Germania e la più grande nel Land del Nord Reno-Westfalia (Nordrhein-Westfalen).
È considerata la capitale economica, culturale e storica della Renania. La sua posizione sulle rive del Reno (Rhein in tedesco), in prossimità di uno dei principali itinerari commerciali fra Europa orientale ed occidentale, rese la sua fondazione di importanza capitale. Nel Medioevo, inoltre, crebbe la sua importanza come centro ecclesiastico, d'arte e di cultura.
Colonia fu distrutta per oltre il 90% durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre oggi è la sede di un'importante università e di un arcivescovado della Chiesa cattolica.
arcivescovado
La cattedrale di Colonia, la più grande chiesa gotica del Nord-Europa, è stata indicata come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1996, divenendone il luogo principale e il simbolo.
La popolazione di Colonia è al 43% cattolica, al 18% protestante e al 39% aconfessionale o di altra fede.
Storia
Colonia venne fondata dai romani, inizialmente con l'appellativo di Ara Ubiorum. Quando divenne colonia romana prese il nome di Colonia Claudia Ara Agrippinensium, spesso abbreviata in Colonia Agrippina, da cui deriva il nome moderno, in onore di Agrippina minore, moglie dell'imperatore Claudio e figlia di Germanico, nata in quella città.
Voci collegate
- Arcidiocesi di Colonia
- Città della Germania
Collegamenti esterni
- [http://www.stadtpanoramen.de/koeln/koeln.html Panorama di Colonia]
Categoria:Città del Nord Reno-Westfalia
als:Köln
ja:ケルン
simple:Cologne
Svezia
Il Regno di Svezia (Konungariket Sverige in Svedese) è un paese che si trova nell'Europa del Nord, nella penisola Scandinava. Confina con la Norvegia ad ovest e con la Finlandia a nord-est; per il resto i confini del paese sono bagnati dal Mar Baltico e dal Golfo di Botnia ad est e dagli stretti dello Skagerrak e del Kattegat a sud-ovest. A causa del numero relativamente piccolo di abitanti, la Svezia ha ovunque una bassa densità di popolazione, tranne che nelle principali aree metropolitane. Per il resto, il paese è caratterizzato da ampie foreste e da montagne selvagge.
Fino al XIX secolo la Svezia era uno dei paesi più poveri d'Europa. In seguito, lo sviluppo dei trasporti permise un intenso sfruttamento delle sue risorse naturali (legname e ferro), fattore che portò ad un vigoroso sviluppo. Nei primi decenni del XX secolo furono caratterizzati dall'affemarsi del welfare state che, ancora oggi, rimane uno dei più efficienti al mondo. La Svezia attuale si distingue per l'alto livello di vita dei suoi abitanti (è saldamente ai primi posti nelle classifiche dell'ONU sullo sviluppo umano), per la loro mentalità progressista ed il grande rilievo che danno all'uguaglianza.
Storia
Vedi anche: Storia della Svezia
- Elenco di monarchi svedesi
- Elenco dei Primi Ministri Svedesi
Esistono prove sufficienti a sostenere che l'area comprendente l'attuale Svezia fu colonizzata durante l'età della pietra, quando i ghiacciai dell'ultima era glaciale si ritirarono. Si crede che i primi abitanti fossero cacciatori e raccoglitori, che vivevano principalmente di quello che il mare offriva loro.
Alcuni indizi supportano la teoria che la Svezia meridionale fosse densamente popolata durante l'età del bronzo, in quanto sono stati rinvenuti i resti di alcune grosse comunità commerciali.
Durante il IX e X secolo, la cultura vichinga fiorì in Svezia, con commerci, incursioni e colonizzazioni che si estendevano principalmente verso est in direzione degli Stati Baltici, della Russia e del Mar Nero.
Nel 1389, le tre nazioni di Norvegia, Danimarca e Svezia erano unite sotto un unico monarca. L'Unione di Kalmar ebbe carattere personale e non politico, e durante il XV secolo, la Svezia resistette ai tentativi di centralizzare il governo sotto il re danese, fino al punto di giungere alla ribellione armata. La Svezia successivamente si separò nel 1523, quando Gustav Eriksson Vasa, più tardi conosciuto come Gustavo I di Svezia ristabilì la separazione della Corona Svedese dall'Unione.
Il XVII secolo vide la Svezia emergere come una delle grandi potenze europee, a causa della sua vittoriosa partecipazione, iniziata dal Re Gustavo Adolfo, nella Guerra dei Trent'Anni. Questa posizione sarebbe crollata nel XVIII secolo quando la Russia prese le redini del nord Europa durante la Grande Guerra del Nord. Decisiva fu la Battaglia di Poltava, nell'Ucraina centrale, combattuta nel luglio 1709, nella quale l'esercito svedese, comandato dal Feldmaresciallo Rehnskiöld e dal re Carlo XII, costretto su una barella da una ferita, venne pesantemente sconfitto dall'esercito russo di Pietro il Grande. Cent'anni dopo, nel 1809, inoltre, la Russia divise la metà orientale della Svezia, creando la Finlandia come un granducato Russo.
La storia recente della Svezia è stata pacifica, l'ultima guerra e stata la campagna contro la Norvegia nel 1814 che stabilì una unione dei due paesi dominata dalla Svezia. L'unione venne dissolta pacificamente nel 1905. La Svezia rimase neutrale durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale (con l'eccezione della Guerra d'inverno).
La prima cerimonia di consegna del Premio Nobel si tenne alla vecchia Accademia Reale di Musica a Stoccolma nel 1901; a partire dal 1902, i premi sono stati formalmente consegnati dal Re di Svezia.
Politica
La Svezia è una monarchia da quasi un millennio, con la fiducia controllata del parlamento fino al 1866, e il potere legislativo condiviso tra il Re e il Parlamento (fino al 1975). Il potere esecutivo era diviso tra il Re e un nobile fino al 1680, successivamente si passò al governo autocratico del Re. Come reazione al fallimento della grande Guerra del Nord, venne introdotto il parlamentarismo nel 1719, seguito da tre differenti versioni di monarchia costituzionale nel 1772, 1789 e 1809, quest'ultima garantiva svariate libertà civili.
Il parlamentarismo venne reintrodotto nel 1917 quando Gustavo V di Svezia, dopo decenni di lotta, accettò di nominare dei gabinetti supportati dalla maggioranza del parlamento, seguito dal suffragio semplice e universale, introdotti nel 1918-21. Il Parlamentarismo fu sostenuto dal suo successore Gustavo VI Adolfo di Svezia fin quando una nuova costituzione nel 1975 aboli il potere politico del monarca. Il Re rimane come formale, ma puramente simbolico, capo dello stato, con funzioni principalmente cerimoniali.
La Socialdemocrazia ha giocato un ruolo politico dominante sin dal 1917, dopo che i riformisti confermarono la loro forze e i rivoluzionari lasciarono il partito. L'influenza Socialdemocratica sulla società e il governo è spesso descritta come egemonica. Dopo il 1932 i gabinetti sono stati guidati e dominati dai Socialdemocratici con l'eccezione di pochi mesi nel 1936; sei anni dal 1976 al 1982; e tre anni dal 1991 al 1994.
Costituzionalmente, il Parlamento unicamerale o Riksdag, di 349 membri, detiene autorità suprema in Svezia. Può alterare la costituzione e i suoi atti non sono soggetti a revisione giudiziaria. Nuove leggi possono essere promulgate dal gabinetto o dai membri del parlamento. I parlamentari sono eletti con il sistema proporzionale e dispongono di un mandato quadriennale.
La costituzione può essere modificata dal Riksdag, che richiede una maggioranza qualificata e una conferma dopo le elezioni generali successive.
Il sistema giudiziario e diviso tra corti con una regolare giurisdizione civile e criminale, e corti speciali con responsabilità sui contenziosi tra il pubblico e il governo o le autorità municipali. La legge Svedese è codificata e il sistema giuridico consiste di corti locali, corti d'appello regionali e una corte suprema.
Regioni
La Svezia è divisa in 21 regioni o län. In ogni regione c'è un Consiglio Amministrativo Regionale o länsstyrelse che viene nominato dal governo. In ogni regione c'è anche un Consiglio Regionale separato (landsting), che è una rappresentanza municipale nominata dall'elettorato della regione. Ogni regione si divide ulteriormente in comuni (kommuner), per un totale di 289 nel 2002. Esistono inoltre antiche divisioni storiche del Reame di Svezia in province e terre.
- Blekinge
- Dalarna
- Gotland
- Gävleborg
- Halland
- Jämtland
- Jönköping
- Kalmar
- Kronoberg
- Norrbotten
- Scania (Skåne)
- Smaland ( Smaland)
- Stoccolma
- Södermanland
- Uppsala
- Värmland
- Västerbotten
- Västernorrland
- Västmanland
- Västra Götaland
- Örebro
- Östergötland
Geografia
Östergötland
La Svezia presenta un clima freddo, nonostante quella che può essere l'influenza della Corrente del Golfo. Nella Svezia settentrionale predomina un clima artico, in quella centrale molto più riscaldato fino ad arrivare ad un clima freddo temperato, per poi raffreddarsi drasticamente nella Svezia Meridionale, dove predomina un clima subartico. In alcuni periodi dell'anno, come al Circolo Polare Artico, il sole non tramonta durante l'estate e in inverno la notte non termina.
A est della Svezia si trovano il Mar Baltico e il Golfo di Botnia, che bagnano una lunga costa e ammorbidiscono ulteriormente il clima. A ovest si trovano le montagne della Catena Scandinava, una barriera naturale che separa la Svezia dalla Norvegia.
La parte meridionale del paese è principalmente agricola, con foreste che coprono una percentuale crescente del territorio man mano che ci si sposta verso nord. La densità della popolazione è maggiore nella Svezia meridionale, soprattutto nella valle del lago Mälaren e nella regione di Öresund.
Gotland e Öland sono le due principali isole svedesi.
Economia
Aiutata da pace e neutralità per tutto il XX secolo, la Svezia ha raggiunto un invidiabile standard di vita tramite un sistema mi | | |