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| 15 Maggio |
15 maggio
Il 15 maggio è il 135° giorno del Calendario Gregoriano
(il 136° negli anni bisestili).
Mancano 230 giorni alla fine dell'anno.
Eventi
Fino al 1889
- 1602 - Bartholomew Gosnold diventa il primo europeo a scoprire Capo Cod.
- 1618 - Johannes Kepler conferma la sua scoperta (in precedenza rigettata) della terza legge del movimento dei pianeti (la scoprì per la prima volta l'8 marzo, ma ben presto la scartò dopo aver fatto alcuni calcoli iniziali).
- 1718 - James Puckle, un avvocato di Londra, brevetta la prima mitragliatrice.
- 1756 - Guerra dei sette anni: La guerra inizia quando l'Inghilterra dichiara guerra alla Francia.
- 1795 - Prima coalizione: Napoleone I di Francia entra a Milano in trionfo.
- 1811 - Il Paraguay ottiene l'indipendenza dalla Spagna.
- 1836 - Francis Baily osserva i "Grani di Baily", durante un'eclisse solare annulare.
- 1851 - Rama IV viene incoronato Re di Tailandia.
- 1858 - La terza Royal Opera House apre ufficialmente a Londra.
- 1862 - Il presidente statunitense Abraham Lincoln firma una legge che istituisce il Dipartimento dell'agricoltura degli Stati Uniti.
- 1864
- Guerra civile americana: finisce la Battaglia di Resaca, Georgia.
- Guerra civile americana: Battaglia di New Market, Virginia - Studenti del Virginia Military Institute combattono assieme all'esercito Confederato, per costringere il generale dell'Unione, Franz Sigel, fuori dalla Shenandoah Valley.
- 1869 - Suffragio femminile: A New York, Susan B. Anthony ed Elizabeth Cady Stanton formano la National Woman Suffrage Association.
Fino al 1999
- 1902 - In un campo fuori Grass Valley (California), secondo le testimonianze, Lyman Gilmore diventa la prima persona a far volare un apparecchio a motore (un aliante a vapore).
- 1905 - Las Vegas (Nevada) viene fondata quando 110 acri (di quello che diventerà il centro città) vengono venduti all'asta.
- 1911 - La Corte Suprema degli Stati Uniti dichiara che la Standard Oil possiede un "irragionevole" monopolio, in base allo Sherman Antitrust Act, e ordina il discioglimento della compagnia.
- 1916 - Comincia l'offensiva austriaca sul fronte degli altipiani trentini nota in seguito come Strafexpedition.
- 1918
- Finisce la guerra civile finlandese.
- Le poste statunitensi iniziano il primo servizio regolare al mondo di posta aerea, tra New York, Philadelphia e Washington, DC).
- 1928 - Uscita del cartone animato Plane Crazy, nel quale compaiono per la prima volta Topolino e Minnie.
- 1930 - A bordo di un trimotore Boeing, Ellen Church diventa la prima hostess (il volo era da Oakland (California) a Chicago (Illinois)).
- 1932 - In Giappone: incidente del 15 maggio.
- 1934 - Il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti offre una ricompensa di $25,000 per John Dillinger.
- 1940
- Le calze di nylon vengono messe in vendita per la prima volta negli USA.
- Seconda guerra mondiale: le truppe tedesche occupano Amsterdam e invadono la Francia settentrionale.
- 1942 - Seconda guerra mondiale: Negli Stati Uniti, un progetto di legge per la creazione del Corpo Ausiliario Femminile dell'Esercito (Women's Auxiliary Army Corps o WAAC), diventa legge.
- 1943 - Josif Stalin scioglie il Comintern (o Terza Internazionale)
- 1948 - Egitto, Transgiordania, Libano, Siria, Iraq e Arabia Saudita attaccano Israele.
- 1955 - Prima ascesa del Makalu, quinta vetta più alta del mondo.
- 1957 - Il Regno Unito prova la sua prima bomba all'idrogeno nell'Operazione Grapple.
- 1958 - L'Unione Sovietica lancia lo Sputnik 3.
- 1960 - Lo Sputnik 4 viene lanciato nell'orbita terrestre.
- 1963 - Programma Mercury: la NASA lancia l'ultima missione del programma, la Mercury 9 (il 12 giugno l'Amministratore della NASA, James E. Webb, fa rapporto al Congresso dichiarando completato il programma).
- 1970 - L'ultimo LP dei Beatles, Let it Be, viene pubblicato negli Stati Uniti.
- 1972 - A Laurel (Maryland) un bidello disoccupato, con problemi psichici, spara al Governatore dell'Alabama, George Wallace, mentre questi sta conducendo la sua campagna per le elezioni presidenziali. Wallace rimarrà paralizzato.
- 1974 - Massacro alla Maalot High School in Israele, il 15 maggio.
- 1988 - Invasione sovietica dell'Afghanistan: dopo più di otto anni di combattimenti, l'Armata Rossa inizia il ritiro dall'Afghanistan.
- 1990 - Il Ritratto del Doctor Gachet di Vincent van Gogh viene venduto per al cifra record di 82,5 milioni di dollari.
- 1991 - Edith Cresson diventa la prima Primo ministro donna della Francia.
- 1991 - Il blocco serbo disapprova l'elezione di un croato, Stijepan Mesić, come presidente della Jugoslavia.
- 1992 - L'Expo '92 di Genova apre a Genova.
Fino al 2099
- 2004 - Israele/Striscia di Gaza: le milizie israeliane iniziano l'operazione arcobaleno. Per l'ONU si tratta di un crimine contro l'umanità: John Dugard, l'inviato speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani a Gaza e in Cisgiordania, ha commentato: "Queste azioni costituiscono crimini di guerra, chiedo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di prendere le azioni opportune per fermare la violenza, se necessario con l'imposizione di un embargo sulle armi"
Nati
Fino al 1899
- 1048 - Omar Khayyam, poeta
- 1567 - Claudio Monteverdi, compositore
- 1773 - Principe Klemens Wenzel von Metternich, statista
- 1856 - L. Frank Baum, autore
- 1859 - Pierre Curie, fisico e vincitore del Premio Nobel per la fisica nel 1903
- 1862 - Arthur Schnitzler, drammaturgo e romanziere austriaco († 1931)
- 1889 - Bessie Hillman, fondatore della Almalgamated Clothing Workers of America
- 1890 - Katherine Anne Porter, autrice
- 1891 - Mikhail Bulgakov, scrittore
- 1898 - Arletty, modella, attrice
Fino al 1999
- 1902 - Richard J. Daley, sindaco di Chicago (Illinois)
- 1905 - Joseph Cotten, attore
- 1909 - James Mason, attore
- 1911 - Max Frisch, autore
- 1915
- Mario Monicelli, regista
- Paul Samuelson, economista, vincitore del Premio Nobel per l'economia nel 1970
- 1918 - Eddy Arnold, cantante
- 1926 - Peter Shaffer, commediografo
- 1930 - Jasper Johns, pittore
- 1931 - Ken Venturi, giocatore di golf
- 1934 - Alvin F. Poussaint, fisico, psichiatra, educatore
- 1936
- Anna Maria Alberghetti, attrice
- Paul Zindel, romanziere, commediografo
- 1937
- Madeline Albright, diplomatico, Segretario di Stato degli USA (1997-2000)
- Trini López, musicista
- 1941 - K.T. Oslin, musicista country
- 1945 - Duarte, Duca di Braganza e presunto pretendente alla corona del Portogallo
- 1948 - Brian Eno, musicista, produttore discografico
- 1951 - Jonathan Richman, musicista
- 1953
- George Brett, stella del baseball
- Mike Oldfield, musicista e compositore
- 1959
- Kaokor Galaxy, pugile
- Khaosai Galaxy, pugile
- 1965 - Lizi Rodriguez, psicologa e psicoterapeuta
- 1967 - John Smoltz, giocatore di baseball
- 1969 - Emmitt Smith, giocatore di Football Americano
- 1972 - Hiroyuki Takei, autore di fumetti giapponese
- 1981 - Jamie-Lynn DiScala, attrice
Morti
- 1634 - Hendrick Avercamp, pittore olandese
- 1782 - Marchese di Pombal, primo ministro portoghese
- 1886 - Emily Dickinson, poetessa e scrittrice nordamericana.
- 1937 - Phillip Snowden, politico britannico
- 1948 - Padre Edward Flanagan, prete, fondatore di Boys Town
- 1967 - Edward Hopper, pittore realista statunitense
- 1971 - Sir Tyrone Guthrie, regista, produttore, scrittore
- 1983 - Meyer Lansky, gangster
- 1986 - Theodore H. White, scrittore
- 1994 - Gilbert Roland, attore
- 1995 - Eric Porter, attore
- 1998
- Earl Manigault, giocatore di pallacanestro
- Gunter d'Alquen, giornalista tedesco
- 2003 - June Carter Cash, musicista, cantante, moglie di Johnny Cash
- 2005 - Paul Cassidy, fumettista statunitense, primo autore di Superman (personaggio)
Feste e ricorrenze
Nazionali
- Paraguay - Festa dell'Indipendenza
Religiose
Santi cattolici:
- Santa Cesarea, eremita ad Otranto
- Sant'Ellero di Galeata, abate
- Sant'Eutizio di Ferento, martire
- Sant'Isidoro, l'agricoltore
- San Liberatore, vescovo e martire
- San Possidonio, venerato a Mirandola
- San Simplicio di Pausania, vescovo e martire
- Si tiene a Gubbio la tradizionale Corsa dei Ceri
Laiche
- Impero Romano - Mercuralia, tenuti in onore di Mercurio.
- Giornata internazionale della famiglia, promossa dall'ONU
15
ja:5月15日
ko:5월 15일
simple:May 15
th:15 พฤษภาคม
Calendario gregorianoIl Calendario gregoriano è in vigore dal 15 ottobre 1582,
che è seguito al 4 ottobre del Calendario giuliano.
Il 4 ottobre 1582 fu infatti stabilito che il giorno successivo sarebbe stato non il 5 ottobre, ma il 15 ottobre. Questa decisione si rese necessaria in quanto essendo un anno giuliano lungo 365 giorni e 6 ore, e dunque in eccesso di 11 minuti e 14 secondi rispetto all'anno solare, il calendario giuliano accumulava un giorno di ritardo ogni 128 anni.
Come conseguenza di ciò, al 4 ottobre 1582 la differenza accumulata nei secoli era ormai di 10 giorni; questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche effettuate, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo.
Per rimettere le cose a posto, si decise di compiere il "salto" di giorni, e di modificare il metodo di computo del tempo in modo da tener conto del ritardo accumulato.
La nuova regola prevedeva che venissero saltati gli anni bisestili degli anni terminanti con 00 (multipli di 100) salvo quelli multipli di 400.
Quindi sono bisestili tutti gli anni divisibili per 4 (per i quali la divisione per 4 ha come resto zero), tranne gli anni multipli di 100, ma non di 400. Da questo si deduce che 1700 e 1800 non sono bisestili, mentre 1600 è bisestile come anche 1604. Questa suddivisione porta nel calendario gregoriano una periodicità di 400 anni equivalenti a 365 - (300 + 3) + 366 - (96 + 1) = 146.097 giorni (dove 300 sono gli anni non divisibili per 4; 3 sono gli anni terminanti con 100, 200, 300; 96 sono gli anni divisibili per 4; e 1 l'anno terminante con 400). Poiché 146.097 è divisibile per 7 si ha anche la ciclicità settimanale ogni 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali ogni 400 anni; il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, ...
È stata introdotta questa regola, che sembra abbastanza contorta, per poter creare un calendario che fosse abbastanza preciso ed evitasse di effettuare aggiustamenti vari (soppressione o creazione di giorni ogni tot di mesi, per far coincidere le stagioni con i mesi). Il calendario gregoriano apporta una discreta precisione, di molto superiore a tutti i calendari che l'hanno preceduto nel vecchio mondo; infatti tale calendario, in media sui 400 anni, è di solo 26 secondi circa più lungo del periodo di orbita della Terra intorno al Sole. Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905 per non avere, per esempio, che la primavera inizi il 20 di marzo al posto del 21.
Il calendario gregoriano entrò subito in vigore in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo. Nell'arco di due anni venne adottato pure nei territori cattolici tedeschi, dei Paesi Bassi e svizzeri e in Belgio e, nel 1587, in Ungheria.
In seguito, ma non immediatamente, si uniformarono anche gli stati luterani, calvinisti e anglicani: gli stati tedeschi incominciarono ad introdurlo agli inizi del 1700 e in maniera completa nel 1775, in Gran Bretagna e colonie inglesi nel 1752 (una legge del 1751 stabiliva che dall'anno successivo tutti i territori di tutto il mondo sotto il dominio inglese adottassero tale calendario) e in Svezia nel 1753.
In altri paesi, tra cui quelli di confessione ortodossa, il vecchio calendario è rimasto in vigore fino ai primi decenni del secolo scorso: in Russia è stato introdotto dal governo rivoluzionario nel 1918, mentre la Chiesa Ortodossa russa (con quella di Serbia e di Gerusalemme) ha continuato a mantenere il calendario giuliano. Da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane.
A dire il vero, il calendario entrato in uso nei paesi ortodossi ha una regola leggermente diversa per decidere quali anni multipli di 100 sono bisestili: sono infatti quelli per cui, prendendo il numero dei secoli e dividendolo per 9, il resto è 2 oppure 6. Il primo anno in cui ci sarà una differenza con il calendario gregoriano sarà il 2800. La scelta dovrebbe servire ad accordare meglio la durata dell'anno con quella astronomica.
Le Chiese Ortodosse (ad eccezione di quella finlandese) hanno, invece, mantenuto il vecchio metodo di calcolo della festività di Pasqua e di quelle ad essa collegate, Ascensione e Pentecoste.
Nel calendario gregoriano è stato scelto come anno 1 (anno iniziale) l'anno di nascita di Gesù (anche se ci si accorse poi che i calcoli fatti erano errati in eccesso di circa 7 anni, quindi Gesù dovrebbe essere nato intorno all'anno 7 AC). Ne consegue che tutti gli anni dall'anno 1 in poi sono detti anni dopo la nascita di Cristo e possono essere indicati con la sigla finale DC (Dopo Cristo). Invece per gli anni precedenti alla nascita di Cristo sono seguiti dalla scritta AC (Avanti Cristo). Tutti gli anni senza sigla finale si intendono anni successivi alla nascita di Gesù, mentre quelli precedenti si possono indicare anche con un numero negativo. Il primo anno prima dell'anno 1 DC è l'anno 1 AC e quindi nel calendario gregoriano non esiste l'anno zero, inoltre ogni nuovo decennio, centennio, millennio, ... inizia sempre con l'anno terminante con uno e non con zero, altrimenti il primo decennio, centennio, millennio, ... non sarebbe composto rispettivamente da dieci, cento, mille, ... anni. Per esempio il primo decennio deve essere composto da 10 anni e quindi comprende gli anni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e quindi il secondo decennio inizia con l'anno 11. Così il terzo millennio inizia con l'anno 2001.
il 1° gennaio 4713 AC è il Giorno Giuliano (JD) zero (il giorno 1 inizia alle 12AM del detto giorno) che fu introdotto dall'astronomo francese di Agen Josephus Justus Scaliger nel 1583. Egli assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo, in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto. Lo chiamò "Giuliano" dal nome di suo padre: il padovano Giulio Cesare della Scala.
Il 4713 AC è il minimo anno che in teoria può assumere il calendario gregoriano ed è anche l'anno minimo possibile in molti programmi.
Voci correlate
- Calendario giuliano
- Calendario romano
- anno bisestile
- calcolo della Pasqua
Collegamenti esterni
Maggiori dettagli si possono trovare sul sito [http://www.liceofoscarini.it/didattic/astronomia/astro/cal_giuliano.html dettagli sul Calendario giuliano]
Gregoriano
als:Gregorianischer Kalender
ja:グレゴリオ暦
ko:그레고리력
ms:Kalendar Gregory
simple:Gregorian calendar
th:ปฏิทินเกรกอเรียน
Anno bisestileL'anno bisestile è un accorgimento utilizzato nel Calendario Giuliano e nel Calendario Gregoriano per mantenere in sincronia l'anno civile con il ciclo delle stagioni.
Le stagioni si ripetono una volta ogni anno tropico (il tempo che intercorre tra due equinozi o solstizi dello stesso tipo). Questo periodo è di circa 365.2422 giorni, cosicché un calendario di solo 365 giorni farebbe pian piano slittare le stagioni. Intercalando ogni 4 anni di calendario un anno bisestile, lungo 366 giorni anziché 365, questo slittamento può essere corretto con sufficiente approssimazione. Il giorno "aggiuntivo" viene inserito alla fine del mese di Febbraio, con l'addizione del 29 febbraio. Inoltre, per evitare la necessità di ulteriori slittamenti di sincronizzazione, il giorno non viene aggiunto agli anni divisibili per 100 (anno zero del secolo), escluso quelli divisibili per 400; in questo modo, in media, la mancata sincronizzazione si mantiene sempre minore di un giorno.
C'è quindi una semplice regola per verificare se un dato anno è bisestile solo conoscendo il suo numero:
:Un anno è bisestile se il suo numero è divisibile per 4, tranne che se sia divisibile per 100 (ma è bisestile se è divisibile per 400).
Categoria:Calendari
als:Schaltjahr
ja:閏年
ko:윤년
simple:Leap year
th:ปีอธิกสุรทิน
AnnoUn anno indica un periodo di tempo pari a quello impiegato dalla Terra per completare la sua orbita attorno al Sole. Un anno è diviso in 365 giorni, ma poiché la Terra completa la sua orbita in un tempo leggermente superiore si è reso necessario introdurre degli anni bisestili composti da 366 giorni, per correggere la discrepanza. Per estensione il termine anno si applica al periodo orbitale di qualsiasi pianeta, nel qual caso anno viene fatto seguire da un aggettivo (come in anno marziano).
In astronomia, vengono definiti diversi tipi di anno:
- anno siderale: definisce il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della propria orbita, misurata relativamente a un insieme di punti di riferimento (come le stelle fisse). La sua durata media è di 365,256363051 giorni (365g 6h 9m 10s).
:La reale durata dell'anno varia, in quanto il movimento della Terra è influenzato dalla gravità della Luna e degli altri pianeti.
- anno tropico: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione, con riferimento alla struttura formata dall'intersezione tra l'ellittica (il piano su cui orbita la Terra) e il piano dell'equatore (il piano perpendicolare all'asse di rotazione della Terra). A causa della precessione, questa struttura arretra leggermente lungo l'ellittica, rispetto alle stelle fisse. Come conseguenza, l'anno tropico è leggermente più breve di quello siderale. La sua durata media corrisponde a 365,24218967 giorni (365d 5h 48m 45s).
- anno anomalo: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della sua orbita con rispetto ai suoi apsidi. L'orbita terrestre è ellittica; i punti estremi dell'ellisse, chiamati apsidi, sono:
# il perielio, dove la Terra è più vicina al Sole (attorno al 2 gennaio)
# l'afelio, quando la Terra è più lontana dal Sole (attorno al 2 luglio).
:A causa dell'interferenza gravitazionale degli altri pianeti, la forma e l'orientamento dell'orbita non sono fissi, e gli apsidi si spostano lentamente rispetto ai punti di riferimento. Per questo, l'anno anomalo è leggermente più lungo dell'anno siderale. In media 365,259635864 giorni (365g 6h 13m 52s).
- anno eclittico: il periodo impiegato dal Sole (come viene visto dalla Terra) per completare una rivoluzione con riferimento a un nodo lunare, dell'orbita della Luna (il punto in cui l'orbita lunare interseca l'ellittica). Questo periodo è associato con le eclissi: avviene solo quando sia il Sole che la Luna sono vicini a uno di questi nodi; quindi le eclissi avvengono entro circa un mese ogni mezzo anno eclittico. Ci sono quindi due stagioni eclittiche ogni anno. La durata media dell'anno eclittico è di 346,620075883 giorni.
- similarmente all'anno eclittico, viene definito un periodo in cui il Sole (come viene visto dalla Terra) completa una rivoluzione con riferimento al perigeo dell'orbita lunare. Questo periodo, poco citato nella letteratura astronomica, è associato con la dimensione apparente della Luna piena, e anche con la durata variabile del mese sinodico. La durata di questo periodo è di 411,78443029 giorni.
Il Calendario normalmente cerca di adeguarsi all'anno tropico, poiché le stagioni sono determinate da questo tipo di anno.
Per ragioni pratiche l'anno del calendario è composto da un numero intero di giorni. Nel calendario attualmente in uso della società occidentale, il calendario gregoriano, gli anni hanno 365 giorni. Allo scopo di tenerlo sincronizzato con l'anno tropico, ogni quattro anni il calendario conta 366 giorni.
La principale eccezione al calendario gregoriano è il calendario islamico, un calendario lunare senza anni bisestili, nel quale le ricorrenze si spostano attraverso le stagioni.
L'anno giuliano: base del calendario giuliano aveva una durata di 365,25 giorni.
L'anno gaussiano dura 365,2568983 giorni, ed è derivato dalla "costante gravitazionale gaussiana" che viene espressa in unità del sistema solare.
L'anno besseliano: è un anno tropico che inizia quando il Sole raggiunge la longitudine ellittica di 280°. Tale longitudine viene sempre raggiunta attorno al 1 gennaio. Prende il nome dall'astronomo e matematico del XIX secolo Friedrich Bessel.
Voci correlate
- Anno luce
Categoria:Astronomia e Astrofisica
Categoria:Unità di tempo
ja:年
ms:Tahun
simple:Year
zh-min-nan:Nî
1618
Eventi
- A Praga inizia la Guerra dei Trent'Anni
Nati
Morti
018
ko:1618년
ms:1618
1718
Eventi
- Abraham de Moivre pubblica Doctrine des chances, dove introduce la variabile casuale Poissoniana antelitteram
Nati
- 16 maggio - Maria Gaetana Agnesi, matematica e studiosa
- Anna II di Russia, reggente dell'impero russo († 1746)
Morti
- 30 luglio - William Penn, fondatore della colonia della Pennsylvania
018
ko:1718년
ms:1718
Mitragliatrice
La mitragliatrice è un arma automatica capace di sparare pallottole in una rapida continuità. Ha un calibro da fucile (7,62; 7,92; 12,7) e quella con calibro superiore a 12,7 è definita mitragliera.
A differenza delle armi semiautomatiche (come può essere un pistola, un revolver o un fucile semiautomatico) che si servono di un colpo di grilletto per sparare un singolo colpo, le mitragliatrici si servono di uno o due grilletti capaci di sparare pallottole per tutto il tempo in cui il grilletto rimane tirato.
Le mitragliatrici sono erroneamente scambiate e confuse con i fucili automatici e i mitragliatori, che sono delle armi individuali.
Quest’ultime sono comunque chiamate mitragliatrici in termini militari per indicare tutte le armi automatiche capaci di sparare del fuoco di soppressione, anche se sarebbe più corretto chiamarle ”automatiche”.
Ogni singolo colpo sparato da una mitragliatrice, equivale a un colpo di fucile:di conseguenza queste armi si possono surriscaldare facilmente.
Dato che le canne delle mitragliatrici possono raggiungere temperature anche molto superiori ai 100° C, quasi tutte hanno un sistema di raffreddamento ad acqua o ad aria.
Quelle più recenti hanno reso obsoleto il sistema di raffreddamento ad acqua, perciò quasi tutte le armi moderne hanno un raffreddamento ad aria.
Per questo motivo, i mitraglieri (sono chiamati così gli operatori delle mitragliatrici, e non i soldati in possesso di fucili automatici o mitragliatori) vengono addestrati a sparare brevi raffiche precise per non surriscaldare l’arma, anche se alcune armi moderne hanno un sistema di raffreddamento moderno e una canna heavy-barreled (canna pesante) che rendono impossibile il surriscaldamento.
Le mitragliatrici sono suddivise in due tipi:
- Mitragliatrici leggere: sono usate come armi d’attacco, ma possono essere usate anche per situazioni difensive. Sono mobili e possono essere trasportate da un uomo forte e dalla sua squadra. Raramente usate come fosse un normale fucile, vengono utilizzate soprattutto stando proni e con l’uso di un bipiede, e sono generalmente raffreddate ad aria.
- Mitragliatrici pesanti: sono di solito delle armi con il raffreddamento a acqua, montate su grandi treppiedi. Possono sparare una grande quantità di pallottole, ma non sono molto mobili. Generalmente usate per la difesa piuttosto che per l’attacco.
Sono armi di supporto che hanno un grande raggio d’azione. Possono essere usate anche come armi anti-aeree secondarie.
Tutte le mitragliatrici pesanti sono alimentate con dei nastri di pallottole, ovvero 50-250 pallottole legate assieme, mentre quelle leggere sono alimentate sia a nastri, sia a caricatori.
Come già detto, le mitragliatrici sono designate per porre del fuoco di soppressione sulle posizioni difensive nemiche, e per fermare un attacco di fanteria.
Per questa ragione, molte mitragliatrici non sono progettate per essere precise, come ci si aspetta per un fucile.
Molte sono designate per avere un piccolo grado di inaccuratezza, modo che i colpi si spargano attorno al bersaglio.
Categoria:Armi
ja:機関銃
Guerra dei sette anniLa guerra dei sette anni fu combattuta tra il 1756 e il 1763.
Cause
1763
1763
La prima metà del XVIII secolo si era conclusa con il trattato di pace di Aquisgrana, sottoscritto il 18 ottobre 1748 tra tutte le maggiori potenze d’Europa, che aveva messo fine alla lunga guerra per la successione al trono d’Austria. Gli accordi di Aquisgrana, come è noto, avevano sostanzialmente premiato soltanto la Prussia e il Regno Sardo, oltre ad aver restituito il Ducato di Parma e Piacenza alla sua erede legittima.
Infatti, Federico II Hohenzollern, Re di Prussia, si era visto confermare il possesso della Slesia a danno dell’Austria. Carlo Emanuele III di Savoia, Re di Sardegna, si era visto assegnare l’alto novarese, Vigevano e Voghera oltre a Nizza e la Savoia. Elisabetta Farnese, vedova da tre anni di Re Filippo V di Spagna, si era visto riconoscere i propri diritti ereditari sul Ducato di Parma e Piacenza, che ebbe a riassegnare, a sua volta, al proprio figlio secondogenito, don Felipe, dando origine, in tal modo, alla quarta dinastia Borbone in Europa.
Tutte le altre potenze firmatarie del trattato si videro confermato, di fatto, soltanto quanto già era in loro possesso prima del conflitto, dando origine ad un generalizzato stato di insoddisfazione. Solo il riassetto geo-politico degli Stati italiani aveva soddisfatto i plenipotenziari firmatari del trattato di pace, avendo posto le premesse per una stabilità della penisola che si protrasse per circa cinquant’anni, fino all’intervento napoleonico nel 1796.
Particolare insoddisfazione manifestava Maria Teresa d’Asburgo, Imperatrice d'Austria, che non aveva mai accettato, in cuor suo, la perdita della Slesia a favore della Prussia, soprattutto perché il sacrificio territoriale era stato compensato soltanto con una semplice riconferma della ‘prammatica sanzione’ il cui riconoscimento era già avvenuto a seguito della pace di Parigi che aveva chiuso, nel 1739, la guerra di successione al trono di Polonia.
Il quadro delle alleanze delineatosi al tavolo dei negoziati di Aquisgrana aveva visto schierati da una parte la Francia e la Prussia, dall’altro l’Inghilterra e l’Austria. Queste ultime con il sostegno del Regno Sardo, della Spagna di Ferdinando VI di Borbone, nonché dell’Olanda e della Russia. In buona sostanza, le due grandi e solide alleanze che si erano confrontate ad Aquisgrana erano quelle tra la Francia di Luigi XV di Borbone e la Prussia di Federico II Hoenzollern da un lato e, dall’altro l’Austria di Maria Teresa d'Asburgo e l’Inghilterra di Giorgio II di Hannover. E tali alleanze erano uscite grandemente rafforzate a conclusione della guerra di successione austriaca.
Ma la decisa volontà di Maria Teresa di riappropriarsi della Slesia per riportarla nell’ambito del corpo territoriale del Granducato d’Austria sarebbe stata determinante per una brillante manovra diplomatica passata alla Storia con il nome di ‘rovesciamento delle alleanze’ che avrebbe portato ad un nuovo conflitto, su basi mondiali, conosciuto come ‘guerra dei sette anni’, che ebbe inizio nel 1756 e vide la conclusione nel 1763.
La Slesia
L’oggetto del desiderio di rivincita di Maria Teresa era la prosperosa provincia della Slesia. Ubicata a Nord Est della Boemia e della Moravia, ai confini con il Regno di Polonia, possedeva una estensione di circa 20000 Kmq. Adagiata tra la Sassonia e il fiume Oder aveva per capoluogo la città di Breslavia. Ricca di miniere di carbone e di sorgenti di acque minerali possedeva terra fertile e una fiorente agricoltura.
Regione ricca di storiche testimonianze monumentali e di complessi architettonici medioevali, costituiva, per l'Austria, una zona strategica di frontiera quale cerniera di raccordo con la Prussia e la Polonia, e, per la Prussia, una necessità vitale data la propria ridotta estensione territoriale. Oggi l’intera regione appartiene alla Repubblica di Polonia.
Per poter rientrare in possesso della ‘sua’ Slesia, l’Imperatrice Maria Teresa fece appello alle notevoli capacità politico-diplomatiche del suo primo ministro, ovvero Cancelliere di Stato, il conte Anton Wenzel von Kaunitz-Rietberg. Questi si lanciò nell’impresa ed ebbe l’intuito che, per poter raggiungere lo scopo, era necessario scardinare la solida e ben collaudata alleanza franco-prussiana.
Anton Wenzel von Kaunitz
Di nobili natali si dedicò agli studi giuridici nella città di Lipsia e si perfezionò in Italia, Olanda e Francia. Nato nel 1711, all’età di 31 anni fu nominato ambasciatore presso i Savoia e, due anni dopo, fu nominato ministro presso il Governatore dei Paesi Bassi austriaci. Fu il ministro plenipotenziario per conto dell’Austria ad Aquisgrana, nel 1748, per la firma del trattato di pace a conclusione della guerra di successione austriaca.
Un anno dopo, nella sua qualità di componente della cosiddetta ‘conferenza segreta’, ebbe a suggerire all’Imperatrice Maria Teresa che, per poter rientrare in possesso della Slesia, si rendeva necessario spezzare l’alleanza franco-prussiana.
Il piano proposto dal Kaunitz fu immediatamente condiviso dalla sovrana che nel 1750 lo inviò a Parigi come ambasciatore d’Austria con il preciso obiettivo di guadagnare alla causa asburgica Re Luigi e sottrarlo all’alleanza con Federico II che a Vienna veniva definito ‘il brigante di Potsdam’.
Kaunitz restò a Parigi fino al 1752 ma non riuscì a convincere Re Luigi della inaffidabilità del prussiano, a causa della ritrosia del Borbone ad abbandonare il suo tradizionale alleato e, contemporaneamente, a convincerlo ad abbracciare la causa degli Asburgo, dal momento che costoro erano, ed erano sempre stati, gli storici nemici della Francia.
Pur tuttavia, al suo rientro a Vienna, l’ambasciatore poté rassicurare Sua Maestà Imperiale che ormai il sovrano francese era pronto a rivedere tutto il quadro delle alleanze o, quanto meno, che il Re di Francia aveva cominciato a porsi il problema della inaffidabilità del Re di Prussia.
L'alleanza tra l'Inghilterra e la Russia
Immagine:George_ii_england.jpg|Giorgio II d'Inghilterra
Immagine:Elizabeth_empress.jpg|Elisabetta di Russia
Parallelamente all’Austria, impegnata in complesse manovre diplomatiche per rientrare in possesso della Slesia, anche l’Inghilterra era impegnata a risolvere un problema di carattere territoriale, ovverosia la sicurezza dell’Hannover, terra d’origine di Re Giorgio II.
L’Hannover, oggi coincidente con la Bassa Sassonia, era il territorio germanico posto tra il confine nordorientale delle Province Unite olandesi, il fiume Elba ad Oriente e il ducato di Assia a Sud ed era adagiato lungo il fiume Weser. Esso costituiva il punto debole dell’Inghilterra dal momento che apparteneva territorialmente alla Germania ed era difficilmente difendibile.
La terra natale della dinastia regnante in Inghilterra, essendo ricca di miniere di carbone e dotata di terreni estremamente fertili, destava gli appetiti di vari regnanti. In modo particolare, secondo gli inglesi, di Re Federico II di Prussia. I sovrani europei, infatti, ritenevano che gli inglesi non fossero in grado di difenderla a causa della loro secolare politica che li aveva sempre visti impegnati a difendere le rotte marittime per la sicurezza dei propri approvvigionamenti più che a difendere territori sul continente europeo. La qual cosa rispondeva al vero, soprattutto perché l’Inghilterra era, tra i grandi stati, quello a minor popolazione, per cui non era in grado di mantenere contingenti militari sufficientemente adeguati alla difesa di territori sul continente.
Il primo ministro di Re Giorgio II, Newcastle, dopo aver verificato che l’Austria non era in grado di sostenere militarmente una difesa congiunta dell’Hannover, chiese il sostegno della Russia, ove regnava la zarina Elisabetta Petrovna, figlia di Pietro I il Grande.
La Russia, poiché temeva le mire espansionistiche del piccolo ma agguerrito Stato prussiano, nel 1755 strinse un accordo con la Gran Bretagna, la cosiddetta Convenzione di San Pietroburgo, mediante la quale, in caso di invasione, si offriva di intervenire militarmente nell’Hannover con la clausola che i costi dell’intervento militare e della permanenza del contingente zarista sul posto fossero sostenuti dall’Inghilterra.
L'alleanza tra l'Inghilterra e la Prussia
Federico II, forte ancora dell’alleanza con la Francia, considerò l’accordo anglo-russo come una minaccia di accerchiamento, soprattutto in virtù del fatto che la Francia stava subendo una serie di sconfitte militari ad opera dell’Inghilterra, per cui non sembrava in grado di poter intervenire militarmente a sostegno della Prussia, in caso di aggressione di quest'ultima da parte di una qualsiasi potenza straniera. La qual cosa lo indusse a rompere gli indugi per cercare sicurezza mediante altre alleanze.
Attraverso i canali diplomatici, Federico II fece pervenire a Londra la propria assicurazione di non possedere alcuna mira espansionistica sull’Hannover e si offrì di garantire la propria neutralità in un eventuale conflitto anglo-francese attraverso la sottoscrizione anche di un formale impegno diretto. Il 16 gennaio del 1756, infatti, Giorgio II e Federico II sottoscrissero la Convenzione di Westminster mediante la quale i due contraenti si impegnavano ad impedire il passaggio di qualunque esercito straniero sul suolo della Germania. La qual cosa significava non solo una Germania neutrale, ma anche un disimpegno della Prussia da un eventuale conflitto anglo-francese che avesse avuto come obiettivo la conquista dell’Hannover da parte della Francia. In buona sostanza, l’alleanza franco-prussiana cominciava già a vacillare.
L'alleanza tra la Francia e l'Austria
Germania
Durante tutto il corso delle trattative che nell’anno 1755 aveva visto impegnate l’Inghilterra, la Prussia e la Russia, alla ricerca di una nuova situazione di equilibrio e di sicurezza per l’Hannover, anche tra la Francia e l’Austria si erano instaurati negoziati diplomatici, sollecitati essenzialmente dal Kaunitz, al fine di demolire l’alleanza che univa ancora Re Luigi a Federico II.
Il Cancelliere austriaco, il 21 agosto 1755, consegnò un memoriale al Re di Francia nel quale pianificava addirittura lo smembramento dello Stato prussiano con conseguenti accrescimenti territoriali per tutti gli alleati compreso la Francia. Sarebbe stato sufficiente, per l’Austria, che la Francia avesse dato soltanto il proprio assenso al progetto; non era necessario alcun intervento diretto nelle operazioni militari.
Nonostante il memoriale di Kaunitz e nonostante il comportamento tutt’altro che irreprensibile di Federico II nei confronti dell’alleato Francese, Luigi XV comunque non riteneva di dover rompere l’alleanza con la Prussia. Allorquando, però, venne a conoscenza che la Prussia e l’Inghilterra avevano sottoscritto la Convenzione di Westminster, il Re di Francia ruppe gli indugi ed avviò una lunga trattativa diplomatica per cercare di riequilibrare il quadro delle alleanze diplomatiche in Europa che, allo stato, appariva troppo sbilanciato verso l’Austria e l’Inghilterra.
Il Borbone, rifiutando ogni tentativo di chiarimento da parte della Prussia, teso a dimostrare che l’accordo con l’Inghilterra era limitato alla sicurezza dell’Hannover e non in funzione anti-francese, avviò trattative diplomatiche con l’Austria. L’obiettivo non era tanto la ricerca di una pura e semplice alleanza che avrebbe, di fatto, riportato l’Austria in una posizione egemone sul continente, bensì quello di evitare l’isolamento diplomatico in cui era caduta la Francia.
I negoziati tra Francia e Austria si conclusero con la firma del trattato di Versailles, il 1° maggio 1756, mediante il quale l’Austria si impegnava a restare neutrale nel conflitto in atto, tra la Francia e l’Inghilterra, nelle colonie d’oltremare; mentre la Francia rinunciava a qualsiasi aggressione ai territori di Maria Teresa, compreso i Paesi Bassi. Il trattato prevedeva, inoltre, anche una parte difensiva nella quale ciascuna delle due potenze si impegnava ad accorrere in difesa dell’altra nell’eventualità di una aggressione da parte di terzi. Il trattato di Versailles si configurava sostanzialmente come un accordo difensivo
La reazione della Russia
Una delle conseguenze della Convenzione di Westminster fu la reazione della Zarina Elisabetta che vide vanificate tutte le certezze conseguite con la Convenzione di San Pietroburgo, sottoscritta con l’Inghilterra. Ormai la Prussia, forte degli accordi sottoscritti con gli inglesi, avrebbe potuto riprendere facilmente la politica espansionistica verso oriente a danno della Russia. La qual cosa indusse la Zarina a riprendere e a stringere ancor di più i rapporti di alleanza con l’Austria e la Francia, a cui si allearono anche la Sassonia, la Polonia e la Svezia.
Il cosiddetto ‘rovesciamento delle alleanze’ era ormai un fatto compiuto. Le due dinastie che si erano sempre combattute, cioè gli Asburgo e i Borboni, ora si ritrovavano alleati. Mentre l’Inghilterra, tradizionale alleato dell’Austria, ora si ritrovava alleata della Prussia, sul fronte opposto.
L'invasione della Sassonia
Re Federico di Prussia, avendo preso coscienza dell’alleanza tra la Francia, l’Austria e la Russia e ritenendo l’Inghilterra non in grado di intervenire sul continente, si sentì accerchiato e, ad evitare una più che probabile aggressione, effettuò lui la prima mossa invadendo la Sassonia, tradizionale alleato francese, il 29 agosto 1756, senza preavviso e senza una formale dichiarazione di guerra. Ripeté, in sostanza, lo stesso gesto che nel 1740 lo aveva portato ad invadere la Slesia asburgica e che poi aveva dato inizio alla guerra di successione austriaca.
Con l’invasione della Sassonia ebbe inizio il lungo conflitto passato alla Storia come “guerra dei sette anni”.
Le operazioni belliche
In Europa
Sul piano strettamente militare, i prussiani conseguirono due immediate vittorie nel mese di ottobre 1756. La prima sugli austriaci nella battaglia di Lobositz, in Boemia, e la seconda sui Sassoni nella battaglia di Pirna, sul fiume Elba presso Dresda.
In Nord America
'pagina principale: guerra franco-indiana'
Il conflitto si era esteso immediatamente in Nord America, ove francesi e inglesi avevano cominciato a darsi battaglia immediatamente e dove i francesi, al comando del maresciallo Montcalm, aveva sconfitto le truppe di Re Giorgio, liberando completamente la regione dei Grandi Laghi dalla presenza britannica.
Sull’onda emotiva delle sconfitte inglesi in terra americana, entrava nel governo Newcastle il laburista William Pitt, assumendone nel 1757 la guida. Con l’avvento del Pitt le operazioni miltari in terra americana subirono un netto rovesciamento. Dalle iniziali sconfitte si passò ad una lenta ma costante ripresa a favore della Gran Bretagna, soprattutto perché William Pitt riteneva che la potenza britannica dovesse esplicitarsi nelle terre d’oltre mare e non sul continente europeo. In altri termini, per Pitt l’Inghilterra era una nazione coloniale di matrice imperiale.
Ripetuti invii di contingenti militari verso il Nord America portarono alla conquista dell’intero Quebec nel mese di settembre del 1759 e alla presa della città di Montreal nel 1760, decretando, in tal modo, la definitiva uscita di scena della Francia da tutto il Nord America.
Nell’America centrale
Anche nell’area caraibica la Francia dové accusare altre sconfitte per mano britannica, cedendo, di conseguenza, la Martinica ed altre isole, compreso la Guadalupa. Mentre l’Avana fu conquistata alla Spagna, entrata nel conflitto nel 1762.
In Africa e nel Sud-Est asiatico
La Gran Bretagna riuscì a conquistare il Senegal in Africa strappandolo ai francesi e Manila nelle Filippine strappandola alla Spagna.
Ripresa delle operazioni belliche in Europa
Contemporaneamente allo svolgimento del conflitto in terra americana, William Pitt ritenne opportuno e necessario aprire un nuovo fronte con la Francia sul continente europeo, al fine di impedire ulteriori invii di truppe francesi oltre Atlantico e consentire il consolidamento delle conquiste britanniche.
In vero, il conflitto in terra d’Europa non aveva avuto un inizio eccessivamente favorevole per la corona britannica. I francesi avevano, infatti, ottenuto una smagliante vittoria sugli inglesi nella battaglia di Hastenbeck, nell’Hannover, il 26 luglio 1757, seguita dall’occupazione sia dell’Hannover stesso che del Brunswick. Ma il Pitt provvide a ricostruire l’esercito dell’Hannover che, un anno dopo, il 23 giugno 1758, sotto il comando del Duca Ferdinando di Brunswick riuscì a sconfiggere i francesi nella battaglia di Krefeld, nella Renania-Westfalia, il 23 giugno 1758, respingendo le truppe nemiche fino al fiume Reno presso il quale si attestarono fino al termine del conflitto.
Consolidamento dell'alleanza austro-francese
L’atteggiamento aggressivo di Federico II che lo aveva portato ad invadere la Sassonia, a sbaragliarne l’esercito e ad incorporarne i residui nei propri contingenti militari, ottenne come effetto il rafforzamento dell’alleanza austro-francese che ebbe il suo momento di sintesi nella firma del secondo trattato di Versailles, il 1° maggio 1757, mediante il quale l’alleanza si trasformava da difensiva in offensiva, con l’obiettivo dello smembramento dello stato prussiano. In cambio del sostegno militare all’Austria, Luigi XV otteneva la promessa di assegnazione di una parte dei territori dei Paesi Bassi.
A seguito di questo secondo trattato di alleanza, le operazioni belliche contro la Prussia subirono una violenta impennata, con risultati alterni, a volte a favore della Prussia, ormai isolata e priva dell’aiuto inglese, e a volte degli austro-francesi, forti dei loro alleati.
La condotta militare di Federico II
1758
1758
Re Federico conobbe una prima sconfitta per mano austriaca nella battaglia di Kolin in Boemia, il 18 giugno 1757, che portò anche all’occupazione della Slesia e di Berlino. Subito dopo, il 5 novembre 1757, conseguì, invece, una trionfale vittoria sui francesi nella battaglia di Rossbach, forse la vittoria più fulgida della sua storia. Un mese dopo, il 5 dicembre 1757, fu invece la volta degli austriaci, guidati da Carlo di Lorena, ad essere sconfitti nella battaglia di Leuthen, a seguito della quale il re prussiano riconquistò la Slesia perduta.
Una volta riconquistate le posizioni perdute, Re Federico poté dedicarsi alla condotta delle operazioni belliche con più accortezza, soprattutto perché ormai gli schieramenti in campo erano molto meglio delineati. L’area del conflitto si estendeva dal fiume Reno ad occidente fino ai confini con la Polonia ad oriente, ovvero per tutta la Germania. Così, mentre Ferdinando di Brunswick teneva impegnati i francesi sul fronte occidentale, Re Federico aveva come avversari, sul fronte orientale, gli austriaci sostenuti dalla Russia, oltre che dalla Svezia e dall’esercito imperiale. Anche se doveva affrontare il nemico in condizioni di inferiorità numerica, il fronte, però era uno soltanto.
Dopo aver sconfitto i Russi nella battaglia di Zorndorf, il 25 agosto 1758, Federico II dové registrare il 12 agosto 1759 una sconfitta decisiva e senza precedenti nella battaglia di Kunersdorf. La situazione era ormai compromessa e si andava delineando una definitiva sconfitta per il piccolo ma agguerrito stato prussiano. Federico II, da quel grande stratega e condottiero che era e al quale la Storia ha tributato il titolo di “il grande”, riuscì, tuttavia ,ad ottenere altre due importanti vittorie sull’esercito austriaco, a Liegnitz il 15 agosto 1760 e a Torgau il 3 novembre dello stesso anno.
Nonostante queste vittorie, messo alle corde dagli eserciti congiunti di Austria, Russia e dei loro alleati imperiali, Federico II si avviava nel novembre 1761 ad una mesta sconfitta e a alla definitiva uscita di scena. Ma un fatto inaspettato stava per soccorrere il re prussiano ormai alla fine.
Agli inizi di gennaio del 1762 moriva la zarina Elisabetta Petrovna a cui succedeva il nipote Carlo Pietro Ulrico di Holstein-Gottorp, come zar Pietro III. Questi, grande ammiratore di Federico II, si affrettò a sottoscrivere (5 maggio 1762) un trattato di pace con la Prussia sottraendosi definitivamente dal conflitto e inviandogli anche truppe per riprendere la guerra all’Austria. Pochi giorni dopo, il 22 maggio, anche la Svezia si disimpegnava dal conflitto sottoscrivendo un analogo trattato di pace e restituendo tutti i territori occupati.
Ma il regno di Pietro III durò molto poco. Pochi mesi dopo la sua incoronazione, nello stesso anno 1762, lo zar fu eliminato a seguito di una congiura di palazzo. Gli successe la moglie, Sofia Augusta di Anhalt-Zerbst, che ascese al trono con il nome di Caterina II, passata alla Storia come Caterina la Grande.
La nuova zarina non condivideva affatto l’amore del defunto marito per il Re di Prussia. Pur tuttavia non riprese le operazioni belliche contro di lui. Si limitò semplicemente a denunciare gli accordi di alleanza sottoscritti da Pietro III e a disimpegnare definitivamente la Russia dal conflitto proclamando la propria neutralità.
La fine del conflitto tra Austria e Prussia
Nel momento in cui la Russia uscì definitivamente dal conflitto, l’Austria si rese conto che, da sola, non avrebbe mai potuto vincere la guerra. Così come la Prussia, preso atto che la propria organizzazione statale era stata profondamente compromessa e che la sua economia era stata fortemente dissestata, cominciò a rendersi conto che, anche senza l’appoggio della Russia, l’Austria difficilmente sarebbe stata sconfitta da una Prussia fortemente in disarmo economico-politico, ancorché militarmente sempre agguerrita.
Entrambe le potenze decisero, così, di sedersi al tavolo dei negoziati cercando di avviare a conclusione un conflitto che era durato fin troppo e che non era più sostenibile da alcuno. Le trattative per il raggiungimento della pace furono guidate da Augusto III di Sassonia, Re di Polonia, e si svolsero presso il suo castello di Hubertusburg.
Il 15 febbraio 1763 le due potenze sottoscrissero in questo castello l’omonimo trattato di pace che, sostanzialmente, riportava l’assetto geo-politico dell’Europa allo status quo ante, cioè alla situazione esistente, nel 1756, alla vigilia del conflitto. A seguito degli accordi sottoscritti, la Prussia si vedeva riconfermata come stato sovrano nella sua integrità territoriale e manteneva il possesso della Slesia. L’Austria doveva abbandonare definitivamente ogni velleità di rientrare in possesso della Slesia, per la quale aveva speso ben sette anni di inutile guerra.
La fine del conflitto tra Francia e Inghilterra
1763
Il 10 febbraio del 1763, pochi giorni prima della firma del trattato di Hubertusburg, anche la Francia e l’Inghilterra avevano sottoscritto a Parigi un trattato di pace che aveva definitivamente posto fine anche al loro lungo conflitto.
In vero, gli accordi di Parigi ebbero una gestazione alquanto più travagliata di quelli di Hubertusburg. Infatti, alcuni anni prima, nel marzo 1759, la Francia aveva stipulato con l’Austria un terzo trattato di Versailles mediante il quale Luigi XV si era parzialmente disimpegnato dai legami con l’Imperatrice Maria Teresa, concentrando tutte le sue risorse più nel conflitto con gli inglesi in terra d’oltremare che sul continente europeo. Inoltre Re Luigi aveva concluso il 15 agosto 1761 un nuovo ‘patto di Famiglia’ con Carlo III di Borbone nuovo Re di Spagna succeduto a Ferdinando VI nel 1759.
Nel 1760 era deceduto anche Giorgio II d’Inghilterra e gli era succeduto Giorgio III. Fu proprio quest’ultimo che, nel mese di gennaio del 1762, sostenuto dal suo Primo Ministro Conte di Bute, conservatore, ebbe a dichiarare guerra alla Spagna sul continente americano. Il conflitto fu molto breve perché il contingente spagnolo dislocato nelle terre americane, del tutto inadeguato a tener testa alle truppe britanniche, fu rapidamente e facilmente sconfitto.
Il Bute fu molto risoluto nell’avviare a conclusione il conflitto con la Francia, soprattutto dopo essersi reso ben conto che Federico II si era dimostrato un alleato non del tutto affidabile, soprattutto perché utilizzava le sovvenzioni inglesi per tramare assieme alla Russia di Pietro III a salvaguardia dei suoi soli interessi territoriali, senza tenere in alcun conto gli obblighi derivanti dalla Convenzione di Westminster, sottoscritta nel lontano 1756.
Il trattato di pace di Parigi, preceduto dai preliminari di Fontainebleau tenutisi nell’autunno dell’anno prima, anche se imponeva un prezzo abbastanza alto alla Francia, non fu affatto umiliante, tant’è che il Parlamento inglese, nel ratificare gli accordi ebbe a rilevare che l’ex nemico era stato trattato con eccessiva indulgenza perché le erano stati restituiti troppi territori sul continente europeo, caduti in mano britannica lungo il corso del conflitto. Altri, invece, ebbero a far rilevare che una nazione come la Francia non andava umiliata, ad evitare, in futuro, propositi di rivalsa. Pur tuttavia la Francia si sentì ugualmente umiliata, iniziando da questo momento a covare propositi di vendetta che avrebbe attuato negli anni a venire soprattutto sui mari.
Conclusioni
Parlamento
Il conflitto durato sette anni, combattuto su tre continenti, Europa, America ed Asia, primo vero conflitto mondiale della storia, di fatto ebbe un solo vero vincitore, la Gran Bretagna.
Con la Pace di Parigi, Giorgio III riuscì ad estromettere completamente la Francia dall’America settentrionale, sottraendole interamente il Canada. La Francia dovette cedere anche alcune isole delle Antille caraibiche, tra cui la Guadalupa e la Martinica, nonché il Senegal e il Senegambia in Africa occidentale. Sul continente asiatico le acquisizioni inglesi risultarono ancora più consistenti, con la conquista di Calcutta, del Bengala e della regione del Bhiar, della città di Pondichery e dell’intera regione del Deccan. Dalla Spagna l’Inghilterra ottenne l’Avana e la città di Manila nelle Filippine.
La Prussia riuscì soltanto a salvare se stessa e la Slesia. In vero, se l’obiettivo dell’alleanza franco-prussiana era quello dello smembramento della Prussia, l’aver mantenuto invece la propria integrità territoriale unitamente alla conferma del proprio status sovrano, non può certamente dirsi un risultato trascurabile, soprattutto se, accanto alla integrità territoriale, Federico II era riuscito a mantenere anche il possesso della Slesia.
Altra grande sconfitta fu l’Imperatrice Maria Teresa che, dopo ben sette anni di guerre che avevano scosso le finanze anche di uno stato ben solido come l’Austria, dovette rassegnarsi alla definitiva perdita della Slesia, accontentandosi di aprire mire espansionistiche verso altri territori come la Baviera e i Balcani.
L’alleanza tra la Francia e l’Austria fu ripresa e ulteriormente rafforzata ed ebbe il suo punto di massimo nel matrimonio, celebrato nel 1770, tra l’arciduchessa Maria Antonietta, figlia di Maria Teresa, con il Delfino di Francia che sarebbe diventato Re con il nome di Luigi XVI.
Questa alleanza costituì uno dei capisaldi della politica asburgica che consentì un ventennio di pace in tutta l’Europa occidentale. Cosa che non poté dirsi, invece, per l’Europa orientale ove, di lì a poco, si sarebbe aperto un nuovo scenario di crisi sia per le contemporanee mire espansionistiche della Prussia, della Russia e dell’Austria sul regno più instabile del continente, la Polonia, e che avrebbe portato allo smembramento di quest'ultima, sia per l'aggressiva politica della zarina, che progettava un'espansione russa anche verso sud, sulle provincie balcaniche dell'Impero ottomano.
Voci correlate
- Guerra di successione austriaca 1741-1748
- Federico II di Prussia
Sette anni
Europa
ja:七年戦争
Inghilterra
L'Inghilterra è la più vasta, più popolosa e più densamente popolata nazione del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord. È situata nella parte sud-orientale dell'Isola della Gran Bretagna.
Il nome Inghilterra deriva dagli Angli, una delle numerose popolazioni di origine germanica che vi si insediarono nel V e VI secolo.
Il capoluogo dell'Inghilterra è Londra.
Storia
Vedi articolo principale (e serie di articoli): Storia dell'Inghilterra
Geografia fisica
L'Inghilterra comprende la parte meridionale dell'isola della Gran Bretagna più le isole situate a sud della Gran Bretagna, fra cui l'isola di Wight.
Confina a nord con la Scozia, a ovest con il Galles e il Mare d'Irlanda, a est con il Mare del Nord e a sud con il canale della Manica. È collegata al continente europeo tramite il tunnel sotto la Manica.
Il territorio è per lo più collinare, a nord vi si trovano alcune aree montuose. La linea di demarcazione fra le due aree è nota come Tees-Exe line. Nella parte orientale del paese si trova una zona pianeggiante le cui paludi sono state bonificate per consentirne la coltivazione.
Le città più grandi sono: Londra, Birmingham, Leeds, Sheffield, Liverpool, e Manchester.
I fiumi principali sono:
- Tamigi
- Severn
- Trent
- Humber
- Yorkshire Ouse
- Tyne
- Mersey
- Dee
- Avon
Geografia umana
L'Inghilterra, con i suoi 49 milioni di abitanti, non è solo la più popolosa ma anche la nazione con più gruppi etnici: un decimo circa della popolazione appartiene a etnie diverse da quella britannica.
Le ondate di immigrazione sono state molte, a partire dai Celti intorno al 600 AC. I Romani con le loro legioni composte da soldati di molte etnie giunsero tra il 50 AC e il 300 DC; Seguirono nel periodo 350–550 gli Angli, i Sassoni e gli Iuti; nel periodo 800–900, i Vichinghi e i Danesi; nel 1066, i Normanni; nel 1650–1750, rifugiati dall'Europa continentale ed Ugonotti; tra il 1880 e il 1940, molti Ebrei; negli anni 1950–1985, persone originarie dell'area Caraibica, dell'Africa e dell'Asia; dal 1985 ci sono state ondate di abitanti est europei e rifugiati Curdi.
La prosperità della nazione ha anche attirato flussi di immigrazione dalle vicine Scozia e Irlanda.
Politica
La sede del governo si trova a Londra, anche se tecnicamente la città è la capitale di Inghilterra e Galles. Contrariamente alla Scozia, al Galles (entrambe a partire dal 1999) e all'Irlanda del Nord, l'Inghilterra non ha un governo e un parlamento propri: le funzioni di governo sono esercitate da parlamento e governo del Regno Unito. Nelle decisioni riguardanti la sola Inghilterra i rappresentanti delle altre parti del regno si astengono.
Suddivisione amministrativa
L'Inghilterra è suddivisa in 9 regioni tra le quali l'area di "Greater London", escludendo quest'ultima le 8 regioni sono divise in 35 contee (counties) e 6 contee metropolitane (Metropolitan counties).
Le 35 contee sono ulteriormente suddivise in 283 distretti non-urbani (Non-Metropolitan districts).
Le 6 aree metropolitane, che dal 1986 non hanno organi amministrativi e consigli di governo, sono suddivise in 36 distretti metropolitani (Metropolitan districts). Contando anche i 32 distretti londinesi (boroughs) e la città di Londra (City of London, che ha status a parte) si ha un totale di 353 distretti, 354 con l'Isola di Wight.
Le regioni sono:
Voci correlate
- Gran Bretagna
- Regno Unito
Collegamenti esterni
- [http://www.enjoyengland.com/ Turismo in Inghilterra - Enjoy England]
- [http://www.thecep.org.uk/ Campagna per un parlamento inglese]
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Francia
La Francia o Repubblica francese (in francese, France o République française) è una nazione dell'Europa Occidentale, confinante con Belgio, Lussemburgo, Germania, Svizzera, Italia, Monaco, Andorra, e Spagna.
È uno dei membri fondatori dell'Unione Europea.
Storia
I confini della Francia moderna coincidono molto con quelli dell'antico territorio della Gallia, abitata dai Galli, una popolazione celtica. I Galli vennero sottomessi nel I secolo AC dai Romani, con i quali si fusero adottandone linguaggio e cultura. Anche il Cristianesimo mise radici, nel II e III secolo DC. Le frontiere orientali della Gallia, lungo il Reno, vennero invase dalle tribú germaniche nel IV secolo, principalmente dai Franchi, dai quali deriva l'antico nome di "Francie", il nome moderno, "Francia" deriva dal nome del dominio feudale dei Re Capetingi di Francia, attorno a Parigi (vedi Île-de-France).
Anche se la monarchia francese viene spesso datata al V secolo, l'esistenza continua della Francia come entità a se stante inizia con il IX secolo e la divisione dell'Impero Franco di Carlomagno in una parte orientale e una occidentale. La parte orientale può essere vista come l'inizio di quella che oggi è la Germania, quella occidentale come la Francia.
I discendenti di Carlomagno governarono la Francia fino al 987, quando Ugo Capeto, Duca di Francia e Conte di Parigi, venne incoronato Re di Francia. I suoi discendenti iniziarono la dinastia dei Capetingi, che governò la Francia fino al 1792, quando la rivoluzione Francese fondò una Repubblica, in un periodo di cambiamenti sempre piú radicali che iniziò nel 1789.
Napoleone Bonaparte prese il controllo della Repubblica nel 1799, autoproclamandosi Imperatore. Le sue armate si impegnarono in diverse guerre attraverso l'Europa, conquistarono molte nazioni e fondarono nuovi regni, guidati dai familiari di Napoleone. A seguito della sua sconfitta nel 1815, la monarchia venne restaurata in Francia, per essere successivamente abolita legislativamente e sostituita dalla Seconda Repubblica francese. La Seconda Repubblica finí quando il nipote del primo Imperatore, Luigi Napoleone Bonaparte, venne eletto Presidente e proclamò un Secondo Impero. Meno ambizioso dello zio, il secondo Napoleone venne anch'egli spodestato, e la Repubblica tornò per la terza volta.
Anche se vincitrice nella prima e nella seconda guerra mondiale, la Francia soffrí gravi perdite in termini di vite, impero, benessere, forza lavoro e grado di nazione dominante. Dal 1958, ha costruito una democrazia presidenziale (nota come Quinta Repubblica) che non ha ceduto alle instabilità sperimentate nei precedenti regimi parlamentari.
Negli ultimi decenni, la riconciliazione e la cooperazione della Francia con la Germania si è rivelata centrale per l'integrazione economica dell'Europa, compresa l'introduzione dell'Euro nel gennaio 1999.
Oggi, la Francia è in prima fila tra gli stati europei che cercano di sfruttare lo slancio dato dall'unione monetaria per portare avanti la creazione d'un apparato politico, di difesa e di sicurezza europeo piú unificato ed efficace.
La Francia è anche uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Politica
La costituzione della Quinta Repubblica venne approvata tramite referendum il 28 settembre 1958. Essa rafforzava fortemente l'autorità dell'esecutivo in relazione al Parlamento. In base alla costituzione, il Presidente viene eletto direttamente per un mandato di 5 anni (in origine 7 anni). L'arbitraggio presidenziale assicura il regolare funzionamento dei poteri pubblici e la continuità dello stato. Il Presidente nomina il Primo Ministro, presiede il gabinetto, comanda le forze armate e conclude i trattati.
L'Assemblea Nazionale (Assemblée Nationale) è il principale corpo legislativo. I suoi deputati sono eletti direttamente con mandato di 5 anni, tutti i seggi vengono votati ad ogni elezione. I senatori vengono scelti da un collegio elettorale per un mandato di 6 anni (prima 9 anni), e un terzo del senato viene rinnovato ogni 2 anni (prima ogni 3). Il potere legislativo del Senato è limitato; l'Assemblea Nazionale ha l'ultima parola in caso di disaccordo tra le due camere.
Il governo ha una forte influenza sulla stesura dell'ordine del giorno del Parlamento.
Vedi anche:
- Costituzione francese
- Elenco di monarchi francesi
- Capi di stato francesi
- Elenco di Primi Ministri della Francia
- Elenco di Ministri degli Esteri della Francia
Divisioni amministrative
La Francia è divisa in 26 regioni (in francese: région), che sono ulteriormente suddivise in 100 dipartimenti (in francese départements). I dipartimenti sono numerati (principalmente in ordine alfabetico) e i numeri vengono usati ad esempio per i codici postali o le targhe automobilistiche. Tra parentesi sono indicati i capoluoghi.
dipartimenti
I dipartimenti sono ulteriormente suddivisi in 342 zone (in francese arrondissements).
I dipartimenti d'oltremare sono ex-colonie che ora godono d'uno status simile a quello della Francia Europea o metropolitana. Sono considerati una parte della Francia (e dell'UE) piuttosto che territori dipendenti.
I paesi e territori d'oltremare formano parte della Repubblica francese, ma non sono parte del territorio europeo della Repubblica o dell'area fiscale dell'UE. Continuano ad usare il Franco francese del pacifico come valuta, che non è stata influenzata dalla sostituzione del Franco francese con l'Euro nel 2002.
Le collettività territoriali hanno uno status a metà tra i dipartimenti d'oltremare e i territori d'oltremare.
La Francia inoltre mantiene il controllo su numerose piccole isole dell'Oceano Indiano e dell'Oceano Pacifico, comprese Bassas da India, Isola Clipperton, Isola Europa, Isole Glorioso, Isola Juan de Nova, Isola Tromelin. Si veda Isole controllate dalla Francia nell'oceano indiano e nel pacifico.
Geografia
La Francia possiede un'ampia varietà di paesaggi, che vanno dalle pianure costiere a nord e ad ovest, dove la Francia confina con il Mare del Nord e l'Oceano Atlantico, fino alle catene montuose dei Pirenei a sud e delle Alpi a sud-est; queste ultime contengono la seconda montagna piú alta d'Europa, le cui pendici orientali sono in territorio italiano: il Monte Bianco (4.810 m) (la montagna piú alta d'Europa è il monte Elbrus (5.642 m), in Russia, nella catena del Caucaso).
Nel mezzo si trovano altre regioni elevate, come il Massiccio Centrale o le Montagne dei Vosgi, e vasti bacini fluviali come quelli della Loira, del Rodano, della Garonna e della Senna.
Le principali città della Francia sono:
:Aix-en-Provence, Ajaccio, Albi, Amiens, Angers, Angouleme, Bastia, Belfort, Besançon, Bordeaux, Brest, Caen, Calais, Cannes, Carcassonne, Charleville-Mézières, Clermont-Ferrand, Colmar, Digione, Dunkerque, Evreux, Grenoble, La Rochelle, Le Havre, Le Mans, Lilla, Limoges, Lione, Marsiglia, Metz, Montpellier, Mulhouse, Nancy, Nantes, Nizza, Nîmes, Orléans, Parigi, Perpignan, Poitiers, Quimper, Reims, Rennes, Roubaix, Rouen, Saint-Étienne, Saint-Nazaire, Strasburgo, Tarbes, Tolone, Tolosa, Tourcoing, Tours e Valence.
Vedi anche:
- la lista città della Francia per le schede ancora da sviluppare
- la :categoria:Città della Francia per le schede già categorizzate.
Economia
L'economia francese combina un'estesa imprenditoria privata, con un sostanziale, ma in declino, intervento governativo. Ampi tratti di terra fertile, l'applicazione delle tecnologie moderne e i sussidi, si sono combinati per rendere la Francia il principale produttore agricolo dell'Europa Occidentale.
Il governo mantiene una considerevole influenza sui segmenti chiave del settore delle infrastrutture, con quote di maggioranza in ferrovie, elettricità, aeronautica, e telecomunicazioni. Ha comunque gradualmente rilasciato il controllo su questi settori fin dai primi anni '90. Il governo sta lentamente vendendo le sue partecipazioni in France Telecom, Air France, e nei settori assicurativo, bancario e della difesa.
La Francia si uní ad altri 10 paesi UE per lanciare l'Euro il 1 gennaio 1999, valuta che ha rimpiazzato completamente il franco francese all'inizio del 2002.
Demografia
la lingua ufficiale è il francese. Esistono diverse lingue locali (basco, bretone, catalano, corso, olandese (fiammingo), alsaziano, occitano), ma il governo francese e il sistema scolastico ne hanno scoraggiato l'uso fino a poco tempo fa. Le lingue regionali vengono ora insegnate in alcune scuole, anche se il francese rimane l'unica lingua ufficiale in uso dal governo, locale o nazionale.
Religione
A seguito della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, la Francia garantisce la libertà di religione come diritto costituzionale. Una legge del 1905 istituisce la separazione di chiesa e stato e proibisce al governo di riconoscere, stipendiare o sussidiare qualsiasi religione. Nella situazione precedente, stabilita nel 1801-1808 dal Concordat, lo stato appoggiava la Chiesa cattolica, la Chiesa luterana, la Chiesa calvinista e la Religione ebraica e forniva l'insegnamento scolastico delle suddette (per ragioni storiche, questa situazione vige ancora nell'Alsazia-Mosella).
Il governo francese non mantiene statistiche sulla religione.
Il CIA World Factbook del 2003 elenca le religioni in Francia come:
Cattolici Romani 83-88%, Protestanti 2%, Ebrei 1%, Musulmani 5-10%, non affiliati 4%. Non è chiaro da dove provengano queste cifre.
Comunque, in un [http://a1692.g.akamai.net/f/1692/2042/1h/medias.lemonde.fr/medias/pdf_obj/sondage030416.pdf sondaggio del 2003] il 41% dichiara che l'esistenza di Dio è "esclusa" o "improbabile". Il 33% dichiara che il termine "ateo" li descrive abbastanza o molto bene, mentre il 51% si dichiara "Cristiano". Quando interrogati sulla loro religione, il 62% ha risposto Cattolico Romano, il 6% Musulmano, il 2% Protestante, l'1% ebraico, il 2% "altre religioni" (eccetto per Ortodossi o Buddisti, che avevano percentuali trascurabili), il 26% "nessuna religione" e l'1% si è rifiutato di rispondere. La discrepanza tra il numero di "atei" (41%) e il numero di "nessuna religione" (26%) può essere attribuito a persone che si sentono culturalmente vicine a una religione, seguono i suoi valori morali e le sue tradizione, ma difficilmente credono in Dio. In Francia esiste una forte distinzione tra religione e vita civile. La religione è considerata come un fatto privato. I francesi in generale si oppongono al potere clericale ed alla sua influenza nella politica. Il fondamentalismo islamico è considerato una reale minaccia per la coesione della società francese, dove il comunitarismo non è accettato. Questo è già successo con i Cattolici prima della Rivoluzione Francese del 1789.
Vedi anche:
- Chiesa cattolica francese
- Islam in Francia.
Cultura
- Académie française
- Letteratura francese
- Francesi celebri
- Cucina francese
- Cinema francese
- Musica francese
Il governo sta considerando la soppressione del lunedi di Pentecoste come festività pubblica.
Voci correlate
- Comunicazioni in Francia
- Trasporti in Francia
- Esercito Francese
- Educazione in Francia
- Elenco d'università francesi
- Relazioni estere della Francia
- Turismo in Francia
- Impero coloniale francese
- Parchi Nazionali (Francia)
Classifiche internazionali
- Indice di sviluppo umano, 2003: 17a (su 175)
- [http://www.rsf.fr/article.php3?id_article=4116 indice della libertà di stampa] 11a su 139 nazioni
Collegamenti esterni
- [http://www.assemblee-nat.fr/italiano/index.asp Assemblée Nationale] - L'assemblea nazionale francese
- [http://www.elysee.fr/ Sito ufficiale dell'ufficio del Presidente francese] - Il Palazzo dell'Eliseo
- [http://www.premier-ministre.gouv.fr/fr/ Sito ufficiale dell'ufficio del Primo Ministro francese]
- [http://www.senat.fr/international/english/ Sénat] - Il senato francese
- [http://www.service-public.fr/etranger/english.html Sito ufficiale del servizio pubblico francese] - Contiene molti link a diverse istituzioni e amministrazioni
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Napoleone I di Francia
Napoleone Bonaparte (15 agosto 1769 - 5 maggio 1821) - Figura storica assai discussa ma di straordinaria importanza: di fatto impose dal 1799 una dittatura alla Francia, come Imperatore dei Francesi con il nome di Napoleone I dal 18 maggio 1804 al 6 aprile 1814.
Governò inoltre sulla maggior parte dell'Europa occidentale e centrale di inizio XIX secolo. Fu il primo regnante della dinastia dei Bonaparte. Sposò in seconde nozze l'Arciduchessa Maria Luisa d'Austria l'11 febbraio 1810. Ebbe come figlio Napoleone Luigi detto il re di Roma (1811-1832). Napoleone ebbe inoltre almeno due figli illegittimi: Carlo, Conte Leone 1806 - 1881 (figlio di Catherine Eléonore Denuelle
de la Plaigne 1787 - 1868) e Alessandro Giuseppe Colonna, Conte Walewski (1810 - 1868) (figlio di Maria, Contessa Walewski 1789 - 1817), ministro degli esteri di Napoleone III.
La sua figura ispirò artisti, letterati, musicisti, politici e storici per tutto l'Ottocento fino ad oggi.
Primi anni e carriera nell'esercito
Napoleone Bonaparte nacque ad Ajaccio in Corsica appena dopo la vendita dell'isola alla Francia da parte della Repubblica di Genova. La sua famiglia apparteneva alla piccola nobiltà corsa. Suo padre, di origine toscana, Carlo Maria Buonaparte (solo più tardi il cognome fu mutato in Bonaparte), organizzò l'istruzione di Napoleone, ma morì giovane nel 1785. La madre, Letizia Ramolino, sopravviverà allo stesso Napoleone, vivendo poi gli ultimi anni della sua vita a Roma. Letizia Ramolino ebbe 13 figli, di cui solo otto sopravvissero: i fratelli Giuseppe, Luciano, Luigi e Gerolamo; le sorelle Elisa, Paolina e Carolina. Ad ognuno di essi Napoleone darà poi un titolo nobiliare durante il suo impero.
All'età di nove anni, il padre Carlo portò Napoleone in Francia, alla Scuola militare di Brienne, dove rimarrà per cinque anni. Napoleone inizialmente si considerava straniero ed estraneo; anzi, l'accusa di essere straniero l'avrebbe inseguito per tutta la vita. Egli era un ufficiale dell'esercito francese quando cominciò la Rivoluzione Francese nel 1789.
Napoleone tornò in Corsica quando un movimento nazionalista proclamò la separazione dalla
Francia. Scoppiò la guerra civile, capitanata dall'eroe nazionale Pasquale Paoli, e la famiglia di Napoleone - accusata di tradimento - dovette fuggire in Francia, stanziandosi a Nizza.
Napoleone sostenne la Rivoluzione e rapidamente salì di grado. Nel dicembre 1793, col ruolo di tenente colonnello addetto all'artiglieria, liberò Tolone (Toulon) dai monarchici e dalle truppe inglesi che li sostenevano. Fu il suo primo clamoroso successo militare, che gli valse la nomina a generale di brigata e l'attenzione del futuro membro del Direttorio, Barras, che lo aiuterà nella scalata al potere. La sua amicizia con Augustin Robespierre, fratello di Maximilien, lo portò a cadere in disgrazia all'indomani della giornata del 9 Termidoro e la conseguente caduta del Terrore. Tuttavia, la fortuna gli arrise quando il 13 Vendemmiaio del 1795 Barras lo nominò improvvisamente comandante della piazza di Parigi con l'incarico di salvare la Convenzione Nazionale dalla minaccia dei monarchici, che in quella spaventosa giornata vi marciavano contro. Con l'aiuto di Gioacchino Murat al comando della cavalleria, Napoleone colpì duramente i rivoltosi salvando la Francia da un nuovo colpo di Stato. Immediatamente, Barras lo nominava generale del Corpo d'armata dell'Interno.
La Campagna d'Italia
Gioacchino MuratIl 9 marzo 1796 Napoleone | | |