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16 Gennaio

16 gennaio

Il 16 gennaio è il 16° giorno del Calendario Gregoriano, mancano 349 giorni alla fine dell'anno (350 negli anni bisestili).

Eventi


- 27 AC - Ottaviano ottiene il titolo di "Augusto" dal Senato Romano.
- 1362 - Una delle più grandi mareggiate del Mare del nord distrugge l'isola di Strand e la città di Rungholt.
- 1547 - In Russia viene incoronato zar Ivan il Terribile.
- 1556 - Carlo V cede le corone di Spagna, Castiglia, Sicilia e delle Nuove Indie al figlio Filippo II.
- 1572 - Il Duca di Norfolk viene processato per tradimento, per il ruolo svolto nel piano Ridolfi che mirava a ripristinare il cattolicesimo in Inghilterra.
- 1581 - Il Parlamento inglese mette fuori legge la Chiesa Cattolica Romana.
- 1605 - La prima edizione di El ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha (Libro Primo del Don Chisciotte della Mancia), di Miguel de Cervantes, viene pubblicata a Madrid.
- 1761 - I britannici strappano Pondicherry (India) ai francesi.
- 1777 - Il Vermont dichiara l'indipendenza dallo stato di New York.
- 1780 - Rivoluzione Americana: Battaglia di Cape St. Vincent.
- 1795 - I francesi occupano Utrecht, nei Paesi Bassi.
- 1809 - I britannici sconfiggono i francesi nella Battaglia di La Coruña.
- 1847 - John C. Fremont viene nominato Governatore del nuovo Territorio di California.
- 1900 - Il Senato degli Stati Uniti accetta il trattato Anglo-Tedesco del 1899, nel quale il Regno Unito rinuncia alle sue pretese sulle ISole Samoa.
- 1909 - La spedizione di Ernest Shackleton trova il Polo Sud magnetico.
- 1919 - Il XVIII emendamento che autorizza il Proibizionismo, viene approvato dal Congresso degli Stati Uniti. Entrerà in vigore l'anno seguente, il 16 gennaio 1920.
- 1920 - Entra in vigore negli USA il Proibizionismo.
- 1938 - Memorabile concerto di Benny Goodman alla Carnegie Hall, con Gene Krupa alla batteria. Il pezzo finale è Sing, sing, sing (scritta da Louis Prima), che diventerà uno standard jazz.
- 1945 - Adolf Hitler si trasferisce nel suo bunker sotterraneo, il cosiddetto Führerbunker.
- 1956 - Il presidente egiziano Gamal Abdal Nasser of Egypt promette di riconquistare la Palestina.
- 1957 - Il Cavern Club apre a Liverpool.
- 1966 - La Metropolitan Opera House di New York apre al Lincoln Center.
- 1970 - Buckminster Fuller riceve la medaglia d'oro dall'American Institute of Architects.
- 1977 - I Fratelli Marx vengono introdotti nella Motion Picture Hall of Fame.
- 1979 - Lo Scià Mohammed Reza Pahlevi lascia l'Iran e si rifugia in Egitto.
- 1991 - Gli Stati Uniti e 27 paesi alleati attaccano l'Iraq per l'invasione del Kuwait.
- 1992 - Funzionari governativi e ribelli di El Salvador firmano gli Accordi di pace di Chapultepec, a Città del Messico, che pongono fine a 12 anni di guerra civile costata almeno 75.000 morti.
- 1995 - Giappone: un violento terremoto colpisce la regione del Kansai, provocando più di 4 mila morti.
- 1998 - La NASA annuncia che John Glenn ritornerà nello spazio con un volo dello Space Shuttle Discovery nell'ottobre di quell'anno.
- 2002 - John Ashcroft annuncia che il cosiddetto "Talebano Americano", John Walker Lindh, verrà processato negli Stati Uniti.
- 2002 - Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite stabilisce all'unanimità un embargo sulle armi e il congelamento dei beni di Osama bin Laden, Al-Qaida, e dei Talebani restanti.
- 2003 - Lo Space Shuttle Columbia decolla per la missione STS-107 che sarà la sua ultima. Il Columbia si disintegrerà in fase di rientro 16 giorni dopo.

Nati


- 1728 - Niccolò Piccinni, compositore italiano († 1800)
- 1821 - John C. Breckenridge, generale confederato
- 1838 - Franz Brentano, filosofo e psicologo tedesco († 1917)
- 1853 - Andrè Michelin, inventore francese
- 1874 - Robert W. Service, poeta († 1958)
- 1881 - Sir Arthur Percy Morris Fleming, pioniere della radio
- 1885 - Enrico Porro, campione olimpico di lotta greco-romana italiano
- 1898 - Margaret Booth, cineasta († 2002)
- 1901 - Fulgencio Batista, dittatore e presidente cubano († 1973)
- 1902 - Eric Liddell, corridore scozzese
- 1909 - Ethel Merman, cantante, attrice († 1984)
- 1918 - Stirling Silliphant, scrittore, produttore († 1996)
- 1921 - Francesco Scavullo, fotografo statunitense († 2004)
- 1922 - Ernesto Bonino, cantante italiano
- 1924 - Katy Jurado, attrice († 2002)
- 1928 - William Kennedy, scrittore
- 1931 - Johannes Rau, politico tedesco
- 1932 - Dian Fossey, zoologo († 1985)
- 1933 - Susan Sontag, scrittrice statunitense
- 1934 - Marilyn Horne, mezzo-soprano statunitense
- 1935
  - Udo Lattek, allenatore di calcio tedesco
  - A.J. Foyt, pilota di auto da corsa
- 1943 - Brian Ferneyhough, compositore
- 1944 - Jim Stafford, cantante
- 1946
  - Kabir Bedi, attore indiano
  - Ronnie Milsap, cantante
  - Katia Ricciarelli, soprano italiana
- 1947 - Laura Schlessinger, psichiatra, conduttrice radiofonica
- 1948 - John Carpenter, regista
- 1950 - Debbie Allen, attrice, ballerina, coreografa
- 1959 - Sade, cantante
- 1969 - Roy Jones Jr., pugile
- 1974 - Kate Moss, modella
- 1979 - Aaliyah, cantante († 2001)

Morti


- 1343 - Roberto d'Angiò, re di Napoli
- 1747 - Barthold Heinrich Brockes, poeta tedesco (n. 1680)
- 1794 - Edward Gibbon, storico (n. 1737)
- 1806 - William Pitt il Giovane, politico britannico (n. 1759)
- 1876 - Edmund H. Sears, compositore
- 1886 - Amilcare Ponchielli, compositore italiano
- 1917 - George Dewey, ammiraglio (n. 1837)
- 1922 - Henri Brocard, matematico francese (n. 1845)
- 1942 - Carole Lombard, attrice (n. 1908)
- 1957 - Arturo Toscanini, direttore d'orchestra italiano (n. 1867)
- 1962 - Ivan Meštrović, scultore (n. 1883)
- 1995 - Eric Mottram, poeta, insegnante, critico, editore (n. 1924)
- 2001 - Laurent-Desire Kabila, presidente della Repubblica Democratica del Congo
- 2002
  - Michael Bilandic, politico statunitense (n. 1923)
  - Eddie Meduza, musicista svedese
  - Bobo Olson, pugile statunitense
  - Ron Taylor, attore statunitense

Feste e ricorrenze

Nazionali

Religiose

Santi cattolici:
- Santi Berardo, Pietro, Accursio, Adiuto e Ottone, protomartiri dell'Ordine Serafico
- San Goffredo di Cappenberg, monaco
- San Marcello I, Papa
- San Panfilo e compagni, martiri di Cesarea di Palestina
- Santa Priscilla di Roma, matrona
- San Tiziano, vescovo di Oderzo

Laiche

16 ja:1月16日 ko:1월 16일 simple:January 16

Calendario gregoriano

Il Calendario gregoriano è in vigore dal 15 ottobre 1582, che è seguito al 4 ottobre del Calendario giuliano. Il 4 ottobre 1582 fu infatti stabilito che il giorno successivo sarebbe stato non il 5 ottobre, ma il 15 ottobre. Questa decisione si rese necessaria in quanto essendo un anno giuliano lungo 365 giorni e 6 ore, e dunque in eccesso di 11 minuti e 14 secondi rispetto all'anno solare, il calendario giuliano accumulava un giorno di ritardo ogni 128 anni. Come conseguenza di ciò, al 4 ottobre 1582 la differenza accumulata nei secoli era ormai di 10 giorni; questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche effettuate, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo. Per rimettere le cose a posto, si decise di compiere il "salto" di giorni, e di modificare il metodo di computo del tempo in modo da tener conto del ritardo accumulato. La nuova regola prevedeva che venissero saltati gli anni bisestili degli anni terminanti con 00 (multipli di 100) salvo quelli multipli di 400. Quindi sono bisestili tutti gli anni divisibili per 4 (per i quali la divisione per 4 ha come resto zero), tranne gli anni multipli di 100, ma non di 400. Da questo si deduce che 1700 e 1800 non sono bisestili, mentre 1600 è bisestile come anche 1604. Questa suddivisione porta nel calendario gregoriano una periodicità di 400 anni equivalenti a 365
- (300 + 3) + 366
- (96 + 1) = 146.097 giorni (dove 300 sono gli anni non divisibili per 4; 3 sono gli anni terminanti con 100, 200, 300; 96 sono gli anni divisibili per 4; e 1 l'anno terminante con 400). Poiché 146.097 è divisibile per 7 si ha anche la ciclicità settimanale ogni 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali ogni 400 anni; il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, ... È stata introdotta questa regola, che sembra abbastanza contorta, per poter creare un calendario che fosse abbastanza preciso ed evitasse di effettuare aggiustamenti vari (soppressione o creazione di giorni ogni tot di mesi, per far coincidere le stagioni con i mesi). Il calendario gregoriano apporta una discreta precisione, di molto superiore a tutti i calendari che l'hanno preceduto nel vecchio mondo; infatti tale calendario, in media sui 400 anni, è di solo 26 secondi circa più lungo del periodo di orbita della Terra intorno al Sole. Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905 per non avere, per esempio, che la primavera inizi il 20 di marzo al posto del 21. Il calendario gregoriano entrò subito in vigore in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo. Nell'arco di due anni venne adottato pure nei territori cattolici tedeschi, dei Paesi Bassi e svizzeri e in Belgio e, nel 1587, in Ungheria. In seguito, ma non immediatamente, si uniformarono anche gli stati luterani, calvinisti e anglicani: gli stati tedeschi incominciarono ad introdurlo agli inizi del 1700 e in maniera completa nel 1775, in Gran Bretagna e colonie inglesi nel 1752 (una legge del 1751 stabiliva che dall'anno successivo tutti i territori di tutto il mondo sotto il dominio inglese adottassero tale calendario) e in Svezia nel 1753. In altri paesi, tra cui quelli di confessione ortodossa, il vecchio calendario è rimasto in vigore fino ai primi decenni del secolo scorso: in Russia è stato introdotto dal governo rivoluzionario nel 1918, mentre la Chiesa Ortodossa russa (con quella di Serbia e di Gerusalemme) ha continuato a mantenere il calendario giuliano. Da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane. A dire il vero, il calendario entrato in uso nei paesi ortodossi ha una regola leggermente diversa per decidere quali anni multipli di 100 sono bisestili: sono infatti quelli per cui, prendendo il numero dei secoli e dividendolo per 9, il resto è 2 oppure 6. Il primo anno in cui ci sarà una differenza con il calendario gregoriano sarà il 2800. La scelta dovrebbe servire ad accordare meglio la durata dell'anno con quella astronomica. Le Chiese Ortodosse (ad eccezione di quella finlandese) hanno, invece, mantenuto il vecchio metodo di calcolo della festività di Pasqua e di quelle ad essa collegate, Ascensione e Pentecoste. Nel calendario gregoriano è stato scelto come anno 1 (anno iniziale) l'anno di nascita di Gesù (anche se ci si accorse poi che i calcoli fatti erano errati in eccesso di circa 7 anni, quindi Gesù dovrebbe essere nato intorno all'anno 7 AC). Ne consegue che tutti gli anni dall'anno 1 in poi sono detti anni dopo la nascita di Cristo e possono essere indicati con la sigla finale DC (Dopo Cristo). Invece per gli anni precedenti alla nascita di Cristo sono seguiti dalla scritta AC (Avanti Cristo). Tutti gli anni senza sigla finale si intendono anni successivi alla nascita di Gesù, mentre quelli precedenti si possono indicare anche con un numero negativo. Il primo anno prima dell'anno 1 DC è l'anno 1 AC e quindi nel calendario gregoriano non esiste l'anno zero, inoltre ogni nuovo decennio, centennio, millennio, ... inizia sempre con l'anno terminante con uno e non con zero, altrimenti il primo decennio, centennio, millennio, ... non sarebbe composto rispettivamente da dieci, cento, mille, ... anni. Per esempio il primo decennio deve essere composto da 10 anni e quindi comprende gli anni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e quindi il secondo decennio inizia con l'anno 11. Così il terzo millennio inizia con l'anno 2001. il 1° gennaio 4713 AC è il Giorno Giuliano (JD) zero (il giorno 1 inizia alle 12AM del detto giorno) che fu introdotto dall'astronomo francese di Agen Josephus Justus Scaliger nel 1583. Egli assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo, in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto. Lo chiamò "Giuliano" dal nome di suo padre: il padovano Giulio Cesare della Scala. Il 4713 AC è il minimo anno che in teoria può assumere il calendario gregoriano ed è anche l'anno minimo possibile in molti programmi.

Voci correlate


- Calendario giuliano
- Calendario romano
- anno bisestile
- calcolo della Pasqua

Collegamenti esterni

Maggiori dettagli si possono trovare sul sito [http://www.liceofoscarini.it/didattic/astronomia/astro/cal_giuliano.html dettagli sul Calendario giuliano] Gregoriano als:Gregorianischer Kalender ja:グレゴリオ暦 ko:그레고리력 ms:Kalendar Gregory simple:Gregorian calendar th:ปฏิทินเกรกอเรียน

Anno bisestile

L'anno bisestile è un accorgimento utilizzato nel Calendario Giuliano e nel Calendario Gregoriano per mantenere in sincronia l'anno civile con il ciclo delle stagioni. Le stagioni si ripetono una volta ogni anno tropico (il tempo che intercorre tra due equinozi o solstizi dello stesso tipo). Questo periodo è di circa 365.2422 giorni, cosicché un calendario di solo 365 giorni farebbe pian piano slittare le stagioni. Intercalando ogni 4 anni di calendario un anno bisestile, lungo 366 giorni anziché 365, questo slittamento può essere corretto con sufficiente approssimazione. Il giorno "aggiuntivo" viene inserito alla fine del mese di Febbraio, con l'addizione del 29 febbraio. Inoltre, per evitare la necessità di ulteriori slittamenti di sincronizzazione, il giorno non viene aggiunto agli anni divisibili per 100 (anno zero del secolo), escluso quelli divisibili per 400; in questo modo, in media, la mancata sincronizzazione si mantiene sempre minore di un giorno. C'è quindi una semplice regola per verificare se un dato anno è bisestile solo conoscendo il suo numero: :Un anno è bisestile se il suo numero è divisibile per 4, tranne che se sia divisibile per 100 (ma è bisestile se è divisibile per 400). Categoria:Calendari als:Schaltjahr ja:閏年 ko:윤년 simple:Leap year th:ปีอธิกสุรทิน

Augusto (imperatore romano)

Gaio Giulio Cesare Ottaviano (Roma, forse Velletri, 23 settembre 63 AC - Nola, 19 agosto 14) fu il primo imperatore romano. Ci si riferisce a lui, prima che divenga imperatore, come a Ottaviano. Il nome/titolo di Augusto gli fu accordato dal Senato il 27 AC, ed a lui come imperatore ci si riferisce come Cesare Augusto, Ottaviano Augusto o semplicemente Augusto.

Biografia

Apparteneva per nascita alla gens Octavia, una ricca famiglia di Velletri, e fu adottato per testamento da Giulio Cesare, suo prozio, come figlio ed erede. La madre di Ottaviano, Azia era infatti figlia della sorella di Giulio Cesare. Il suo nome era in origine Caio Ottavio Taurino, ma secondo l'usanza romana, Ottavio prese il nome dello zio come parte del suo al momento dell'adozione. Quando Giulio Cesare morì Ottaviano aveva 18 anni. Insieme a Marco Antonio e Lepido formò il Secondo Triumvirato per governare Roma. Nel 42 AC Antonio e Ottaviano si scontrarono con Cassio e Bruto, che avevano partecipato alla congiura per uccidere Cesare, e li sconfissero nella battaglia di Filippi (Macedonia orientale). Successivamente nacquero i primi contrasti: il fratello di Antonio, Lucio Antonio si ribellò ad Ottaviano e fu sconfitto a Perugia nel 40 AC (bellum perusinum) e il trattato di Brindisi definì i limiti della sfera di influenza dei triumviri: ad Antonio l'Oriente, ad Augusto l'Occidente e a Lepido l'Africa. L'accordo fu suggellato dal matrimonio di Antonio con Ottavia, sorella di Ottaviano. Nonostante il rinnovarsi degli accordi formali, i contrasti aumentarono, finché Ottaviano non sconfisse definitivamente Marco Antonio e la sua alleata Cleopatra, regina d'Egitto, nella Battaglia di Azio il 2 settembre del 31 AC. Nel frattempo Ottaviano, già marito di Claudia, figlia di prime nozze di Fulvia, in seconde nozze moglie di Antonio (ripudiata nel 41 AC), aveva sposato prima Scribonia, madre dell'unica figlia Giulia, e poi, nel 38 AC, Livia Drusilla che dovette appositamente divorziare da Tiberio Claudio Nerone, dal quale aveva già avuto i figli Tiberio, il futuro imperatore, e Druso. Dopo Azio, Ottaviano è di fatto il padrone dello stato, anche se formalmente Roma era ancora una Repubblica. Il Senato gli va man mano conferendo onori e privilegi. La svolta si ha nel 27 AC: Ottaviano restituisce formalmente i poteri straordinari, che aveva assunto per la guerra contro Marco Antonio, nelle mani del Senato e del popolo Romano. In cambio gli vengono conferiti il titolo di Augusto e limperium (comando militare) sulle province non pacificate. Da questo momento le province sono dunque suddivise tra senatorie, rette dal Senato, e imperiali, rette da Augusto.

Potere imperiale

La costituzione del potere imperiale si andrà poi rafforzando negli anni successivi. In particolare nel 23 AC (ma secondo alcuni già dal 28 AC), gli fu conferita a vita la
tribunicia potestas (gli speciali poteri dei tribuni della plebe nella costituzione repubblicana). Questa divenne la vera base costituzionale del potere degli imperatori: comportava infatti l'inviolabilità della persona e il diritto di intervenire in tutti i rami della pubblica amministrazione, e questo senza i vincoli repubblicani della collegialità della carica e della sua durata annuale. Infine, quando il Pontefice Massimo di Roma, Lepido, morì egli ne prese il titolo divenendo il capo religioso di Roma. La politica estera di Augusto fu dominata in Oriente dalla risoluzione diplomatica del conflitto con i Parti, con la restituzione nel 20 AC, da parte del re parto Fraate IV, delle insegne perdute da Crasso. In Occidente il tentativo di conquista della Germania fu fermato da Arminio che nel 9 DC annientò tre legioni guidate dal generale Varo nella Battaglia della Foresta di Teutoburgo. n

L'"optimum status"

L'ambizione di Augusto fu quella di essere fondatore di un
optimus status, facendo rivivere le più antiche tradizioni romane e nel contempo tenendo conto delle problematiche dei tempi. Il mantenimento formale delle forme repubblicane, nelle quali si inseriva il nuovo concetto della personale auctoritas del Principe, serviva a risolvere i conflitti per il potere vissuti nell'ultimo secolo della Repubblica. A questo sforzo politico si affiancò l'elaborazione in tutti i campi di una nuova cultura, di impronta classicistica, che fonde gli elementi tradizionali in nuove forme consone ai tempi. In campo letterario la rielaborazione del mito delle origini di Roma e la prefigurazione di una nuova età dell'oro trovano voce in Virgilio, Orazio, Livio, Ovidio, il circolo di letterati raccolto attorno a Mecenate. Augusto preparò per tempo la propria successione: inizialmente pensò al nipote Marcello, figlio della sorella Ottavia e del suo primo marito, Claudio Marcello, al quale diede in sposa la figlia Giulia. Alla precoce morte di Marcello nel 23 AC Giulia andò in sposa a Marco Vipsanio Agrippa, suo generale e collaboratore e nel 17 AC Augusto ne adotta i figli, Caio e Lucio Cesari. Dopo la morte prima di Agrippa, nel 12 AC e poi dei nipoti, nel 2 e nel 4 DC adottò quindi il figliastro Tiberio che effettivamente gli succederà alla sua morte, dando origine alla Dinastia Giulio-Claudia.

Atti del Divino Augusto (Res Gestae Divi Augusti)

Augusto stesso lasciò alla sua morte un dettagliato resoconto delle sue opere nel testamento. Il testo ci è giunto trascritto in un'iscrizione incisa sulle pareti del tempio di Roma e Augusto ad Ancyra in Asia Minore (Monumentum Ancyranum) sia in latino che nella traduzione greca. Secondo il volere di Augusto il testo era stato inciso in origine su tavole di bronzo all'ingresso del suo Mausoleo. Altre copie incise sulle pareti dei templi a lui dedicati sono giunte ad oggi frammentarie. In uno stile volutamente stringato e senza concessioni all'abbellimento letterario, Augusto riportava gli onori che gli erano stati via via conferiti dal Senato e dal Popolo Romano e per quali servizi da lui resi, le elargizioni e i benefici concessi con il suo patrimonio personale allo stato, ai veterani e alla plebe, e i giochi e rappresentazioni dati a sue spese, e infine gli atti da lui compiuti in pace e in guerra. Il documento non menziona il nome dei nemici e neppure di nessun membro della sua famiglia, ad eccezione dei successori designati, Agrippa, Caio e Lucio Cesari e Tiberio, Racconta Augusto che all'età di 19 anni costituì un esercito a sue spese e con la benedizione del Senato. Nello stesso anno fu eletto Console. Con questi mezzi riuscì ad esiliare e punire gli assassini di Giulio Cesare, suo padre adottivo. Si rende conto quindi delle sue conquiste militari e si ricorda l'atteggiamento verso i popoli vinti, ai quali venne concesso di continuare a seguire i propri costumi e di mantenere le precedenti forme di governo purché pagassero i tributi a Roma. Questi passi delle Res Gestae mostrano i cardini dell'ideologia augustea. Ottaviano, uscito vincitore dalle guerre civili, impone la propria lettura storica. Il suo intervento nelle guerre civili non è di parte, ma in difesa e per conto del senato e dello stato. I provvedimenti e la guerra contro gli uccisori di Cesare, da cui Ottaviano era stato adottato, sono un atto di diritto e di pietà filiale. Ottaviano insiste sulla sua opera di pacificazione e sulle donazioni di terre ai veterani, con cui cerca di riportare un ordine sociale dopo anni di guerre. L'elenco delle cariche ricoperte e di quelle offerte, ma non accettate mostra il potere di acquisto a Roma e fa luce sulla situazione di asservimento della classe dirigente. Lo scrupolo con cui elenca le cariche religiose è indice di un nascente processo di sacralizzazione del potere, che trova espressione anche nel titolo di Augustus, degno di venerazione, ottenuto dal senato. Fondamentale nell'ideologia politica del principato la differenza che Ottaviano definisce auctoritas e potestas ("autorità" e "potere"). ---- All'età di diciannove anni per mia sola deliberazione ed a mie spese formai un esercito con il quale restituii la libertà alla repubblica dominata e oppressa da una fazione. Per questo il senato con decreti mi accolse nell'ordine suo attribuendomi il diritto di esprimere fra i consolari la mia sentenza e mi conferì il comando militare; e ordinò che io provvedessi, in qualità di pretore, insieme con i consoli, affinché lo stato non patisse danno. Il popolo in quell'anno medesimo mi fece console, essendo in guerra entrambi i consoli caduti, e triumviro con l'incarico di riordinare la repubblica. Quelli che il mio padre trucidarono mandai in esilio punendo il loro delitto con procedimenti legali; e movendo poi essi guerra alla repubblica li vinsi due volte in battaglia. Guerre per terra e per mare civili ed esterne in tutto il mondo combattei spesso; e vincitore lasciai in vita tutti quei cittadini che implorarono grazia. Quasi cinquecentomila cittadini romani in armi sotto le mie insegne; dei quali più di trecentomila inviai in colonie o rimandai nei loro municipi, compiuto il servizio militare; e a essi tutti assegnai terre o donai denaro in premio del servizio. Due volte ricevette l'onore trinfale dell'ovazione e tre curili trionfi celebrai; e fui ventuno volte acclamato imperator, pur decretando altri numerosi trionfi a me il senato, ai quali tutti i rinunziai. [...] Triumviro per riordinare lo stato fui per dieci anni continui. Princeps senatus fui fino al giorno in cui scrissi queste memorie per anni quaranta. E fui pontefice massimo, augure, quidecemviro alle sacre cerimonie, settemviro degli epuloni, fratello arvale, sodale Tizio, feziale. [...] Nel mio sesto e settimo consolato, dopo di aver estinto l'avvampare delle guerre civili, avendo io per consenso universale assunto il potere supremo, trasferii dalla mia persona al senato e al popolo romano il governo della repubblica. Per questo mio atto, in segno di riconoscenza, mi fu dato il titolo di Augusto per deliberazione del senato. Dopo di allora a tutti sovrastai per autorità, ma potere non ebbi più ampio di quelli che in ogni magistratura mi furono colleghi. - Ottaviano Augusto - ----

Roma antica, un milione di abitanti

Nel resoconto della sua ascesa al potere si mette in evidenza il suo rifiuto di contrastare le regole tradizionali dello stato repubblicano e di assumere poteri arbitrari in modo illegittimo. Si narra inoltre che sotto il suo governo venne incrementato il numero dei patrizi e fu ordinato un censimento della popolazione, da cui risultò che gli abitanti di Roma sfioravano il milione. Narrando dei propri donativi, si asserisce che le elargizioni erano sempre dirette a più di 250.000 persone e che in quattro occasioni avesse aiutato la tesoreria pubblica. Vengono poi citati gli edifici costruiti, tra cui la Curia (sede del Senato) ed i Templi di Apollo e del Divo Giulio. Su alcuni di questi edifici non fece apporre il suo nome.

Collegamenti esterni


- http://classics.mit.edu/Augustus/deeds.html
- http://www.usask.ca/antharch/cnea/DeptTransls/ResGest.html
- http://www.roman-emperors.org/auggie.htm Augusto Augusto ja:アウグストゥス ko:아우구스투스


1362

Eventi

Nati

Morti

062 ko:1362년

Mare del Nord

Il Mar del Nord o Mare del Nord fa parte dell'Oceano Atlantico ed è situato tra le coste norvegesi e danesi ad est; le coste delle isole britanniche ad ovest; le coste tedesche, olandesi, belghe e francesi a sud; con il Mar di Norvegia a nord. Skagerrak è una baia nel Mare del Nord che separa Danimarca, Norvegia e Svezia; e che attraverso Kattegat e Oresund arriva al Mar Baltico. A sud, il Mare del Nord è connesso con l'Oceano Atlantico tramite il Canale della Manica ed a nord tramite il Mare di Norvegia. Sono presenti grossi giacimenti petroliferi e di gas naturali sotto il fondo del mare. Nel periodo classico queste acque sono state chiamate oceano o mare germanico. Questo nome è stato comunemente usato fino al diciottesimo secolo. Il suo nome moderno è dovuto dagli abitanti della Frisia una regione compresa tra il nord dell'Olanda e della Germania. I principali fiumi che sfociano nel Mare del Nord sono:
- della Gran Bretagna
  - Tamigi
  - Nene
  - Derwent
  - Tweed
  - Tay
  - Dee
  - Don
  - Spey
- della Norvegia
  - Otra
- della Svezia
  - Gota
- della Danimarca
  - Skjern
- dei Paesi Bassi
  - Reno
- della Germania
  - Elba
  - Weser
  - Ems
- della Francia
  - Aa Le principali isole nel Mare del Nord sono:
- Isole Orcadi
  - Mainland
  - Sanday
  - Westray
  - Rousay
  - South Ronaldsay
  - Hoy
- Isole shetland
  - Unst
  - Fetlar
  - Yell
- Isole Fair
- Isole Frisone
  - Isole Frisone Occidentali
    - Texel
    - Terschelling
    - Ameland
    - Schiermonnikoog
    - Rottumeroog
  - Isole Frisone Orientali
    - Borkum
    - Memmert
    - Juist
    - Norderney
    - Baltrum
    - Langeoog
    - Spiekeroog
    - Wangerooge
  - Isole Frisone Settentrionali
    - Sylt
    - Fohr

Voci correlate


- Mare
- Costa Nord als:Nordsee ja:北海 ko:북해 zh-min-nan:Pak-hái

1547

Eventi


- 16 gennaio - Mosca: incoronazione di Ivan IV di Russia, detto il Terribile.

Nati


- 29 settembre - Miguel de Cervantes, scrittore spagnolo

Morti


- Francesco I di Francia, Re di Francia
- 21 giugno - Sebastiano del Piombo, pittore italiano
- 10 settembre - Pier Luigi Farnese, 1° duca di Parma e Piacenza 047 ko:1547년

Ivan IV di Russia

Ivan IV (25 agosto 153018 marzo 1584) fu il primo sovrano della Moscovia ad assumere il titolo di zar. Conosciuto anche come Ivan il Terribile ( Ива́н Гро́зный, Ivan Grozny). Nella tradizione popolare russa è noto semplicemente come Ivan Vasilyevich (Ива́н Васи́льевич), figlio di Vassily III

L'infanzia

Ivan diviene zar in tenera età (tre anni) e viene poi incoronato all'età di sedici anni il 16 gennaio 1547.
I suoi primi anni di vita sono caratterizzati dalle continue lotte dei boiari per la conquista di posizioni di potere e questo clima di sospetto ed intrigo in cui vive perennemente la corte segnano fortemente la psiche del giovane zar.

I primi anni di regno

Al momento dell'incoronazione si rivela comunque intelligente ed ambizioso, al punto da affermare che globo e scettro, simboli del potere, provengono da Costantinopoli giustificando così la sua decisione di assumere il titolo di zar ossia Cesar (Imperatore come quelli romani).
I primi anni del suo regno sono caratterizzati, comunque, dalla pace e dalle riforme volte a modernizzare lo stato. Viene rivisto il codice penale, creato un esercito stabile, convocato lo Zemsky Sobor (assemblea dei rappresentanti delle classi sociali) e viene definita la subordinazione della chiesa allo stato creando un complesso sistema di rituali e regole.
In questi anni viene importata in Russia la prima pressa da stampa tipografica (sebbene i primi due stampatori Ivan Fedorov e Pyotr Mstislavests siano costretti a fuggire da Mosca ed a rifugiarsi nel Granducato di Lituania).
Ivan apre nuovi contatti commerciali, aprendo ai mercanti inglesi il porto di Archangel sul Mar Bianco, ed ingrandisce lo stato annettendo i khanati di Kazan ed Astrakhan (nati dalla dissoluzione del Khanato dell'Orda d'Oro). La presa di Kazan viene commemorata, da Ivan IV, con l'erezione della cattedrale di S.Basilio a Mosca.
La prima parte del regno di Ivan IV non è solo caratterizzata da aspetti positivi: infatti è di questo periodo la promulgazione delle prime leggi che restringono la libertà di spostamento dei contadini, leggi che daranno poi origine alla servitù della gleba.

L'Oprichnina

cattedrale di S.Basilio Nel 1565 viene formata lOprichnina, sostanzialmente l'insieme delle terre che non sono sottoposte al controllo di nessun signore feudale (boiaro) ma solo dello zar; queste terre vengono governate dagli Oprichniks, funzionari scelti dallo zar; in pratica si tratta di uno stato nello stato. Il sistema è visto come uno strumento di antagonismo contro il potere dei feudatari ereditari (boiari) che si oppongono al governo assolutista dello zar. In breve tempo gli Oprichnicks si evolvono in una forza militare al diretto servizio di Ivan (gli "strelizzi").
La seconda metà del regno di Ivan IV è più povera di successi e segnata dalle tragedie.

Tragedie, tradimenti e follia

La guerra, inizialmente vittoriosa, scatenata per l'espansione del controllo sui mari, si trasforma in un interminabile conflitto con svedesi, lituani, polacchi e cavalieri teutonici di Livonia. Per ventidue anni la guerra consuma risorse danneggiando la Russia sia dal punto di vista economico che militare senza portare alcun vantaggio territoriale.
Il miglior amico e consigliere di Ivan, il principe Andrei Kurbsky, defeziona e fugge in Polonia. Nello stesso periodo la prima moglie di Ivan, una delle poche persone di cui si fidasse completamente, muore assassinata dai boiari. Anche Ivan rishia la morte a causa di una malattia.
Questo insieme di situazioni aumenta la tensione mentale di Ivan portandolo a diventare squilibrato e violento. Gli Oprichniks gli sfuggono di mano diventando un potere, quasi criminale, a sé. Ivan ordina l'uccisione di molti nobili e contadini e introduce la coscrizione obbligatoria per rinsaldare l'esercito che combatte in Livonia. Spopolamento e carestie si susseguono. Quelle che erano state le più ricche zone della Moscovia diventano le più povere.
A causa di una disputa con la repubblica di Novgorod Ivan ordina agli Strelizzi di massacrare la popolazione della città. I morti si contano tra i trentamila e i quarantamila anche se, a livello ufficiale, si contano 1500 caduti tra i nobili e lo stesso numero tra la gente comune.

Gli ultimi anni di regno

Novgorod La tradizione vuole che, nel 1581, in uno scatto d'ira, lo zar uccida accidentalmente suo figlio Ivan Ivanovich. Le vere cause della morte del figlio Ivan IV sono attualmente argomento di discussione tra gli strorici.
Questo ultimo evento è rappresentato nel famoso dipinto di Ilya Repin
Ivan il Terribile uccide suo figlio.
Dopo la morte di Ivan IV la Moscovia, indebolita e devastata, passa in eredità a suo figlio Fedor di salute cagionevole.
La vita di Ivan IV è soggetto di due famosi film di Sergei Mikhailovic Eisenstein: Ivan il Terribile (film) e la Rivolta dei boiari. categoria:Biografie categoria:Sovrani russi ja:イヴァン4世


Carlo V del Sacro Romano Impero

Carlo V d'Asburgo (Gand, 24 febbraio 1500 - Yuste, 21 settembre 1558). Una delle più grandi figure della Storia d'Europa è certamente rappresentata da Carlo di Gand, meglio conosciuto come Carlo V, Re di Spagna, Arciduca d'Austria e Imperatore del Sacro Impero Romano-Germanico (S.R.I.), vissuto dal 1500 al 1558 e padrone di un Impero talmente vasto ed esteso su tre continenti, che lo indusse ad affermare che sul proprio regno il sole non tramontava mai.

Note Biografiche

Dalla nascita (1500) alla incoronazione di Aquisgrana (1520)

Nell'anno 1496, Massimiliano I d'Asburgo, Arciduca d'Austria, nonché Imperatore del S.R.I., mediante una accorta "politica matrimoniale", fece in modo che il proprio figlio ed erede al trono, Filippo, detto "il bello", prendesse in moglie Giovanna di Castiglia, detta "la pazza", figlia dei cattolicissimi sovrani di Spagna Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia. Da questa unione, il 24 febbraio 1500, a Gand, cittadina del Ducato delle Fiandre, nacque Carlo, perciò detto Carlo di Gand. Oltre a Carlo, nacquero altri cinque figli. Eleonora, la primogenita, che andò in sposa prima ad Emanuele I di Aviz, Re del Portogallo e poi a Francesco I di Valois-Angouleme, Re di Francia. Dopo di lui, in successione, nacquero: Isabella che andò in sposa a Cristiano II Oldenburg, Re di Danimarca; Ferdinando che sposò Anna Jagellone d'Ungheria dando inizio al ramo austriaco degli Asburgo; Maria che andò sposa a Luigi II Re d'Ungheria, e Caterina che andò sposa a Giovanni III di Aviz, Re del Portogallo. Giovanni III Carlo era predestinato a diventare, in breve tempo, il sovrano più potente del mondo, seppure aiutato in ciò da una serie di fortuite circostanze. Infatti, l'unico figlio maschio dei nonni materni era già scomparso nel 1497, senza lasciare eredi. Immediatamente dopo, scomparve anche la loro figlia primogenita e nello stesso anno 1500 scomparve anche l'unico figlio maschio di quest'ultima ed erede di Castiglia e d'Aragona. Per cui, nell'anno 1504, con la morte della Regina Isabella, sua figlia Giovanna, madre di Carlo, divenne l'erede di tutti i beni di Castiglia e Carlo stesso ne divenne, a sua volta, erede potenziale. Subito dopo, Giovanna venne colpita da follia e si trovò nella impossibilità di governare. A causa di questa infermità, Giovanna di Castiglia era ed è più comunemente nota come "Giovanna la pazza". Nel 1506 scomparve prematuramente anche Filippo, padre di Carlo, per cui, quest'ultimo, all'età di soli sei anni, si trovò ad essere il potenziale erede non solo dei beni di Castiglia, ma anche di quelli d'Austria e di Borgogna; questi ultimi quale eredità dei nonni paterni, in quanto il nonno Massimiliano d'Asburgo aveva sposato Maria Bianca di Borgogna, ultima erede dei Duchi di Borgogna. Carlo fu educato prima da Guillaume de Croy, Signore di Chièvres, poi da Adriaan Florensz di Utrecht, Vescovo di Tortosa e futuro Papa Adriano VI, e dalla zia l'Arciduchessa Margherita d'Austria. Tutta l'educazione del giovane principe si svolse nelle Fiandre e fu ammantata di cultura fiamminga, nonostante i suoi natali austro-ispanici. Il Ducato delle Fiandre costituì la "culla" di Carlo. Nelle Fiandre risiedeva, infatti, il padre Filippo fin da quando ne aveva ereditato il possesso dalla madre Maria Bianca, morta all'età di venticinque anni a causa di una caduta da cavallo. E nelle Fiandre Carlo trascorse l'infanzia e l'adolescenza. Il 5 gennaio 1515, a Bruxelles, Carlo fu dichiarato maggiorenne e fu proclamato nuovo Duca di Borgogna. Gli fu quindi affiancato un consiglio ristretto di cui facevano parte Guillaume de Croy, Adriano di Utrecht e il Gran Cancelliere Jean de Sauvage. Carlo fu affiancato, come consigliere, anche da Erasmo da Rotterdam, il quale, in una lettera inviata a Tommaso Moro, si dimostrava alquanto perplesso circa le effettive capacità intellettuali del principe. Egli, infatti, non fu mai molto amante degli studi, preferendo le arti cavalleresche e la caccia. Pur essendo Re di Spagna, la sua lingua era il francese e lo spagnolo lo imparò in maniera superficiale. Nell'anno 1516, con la morte del nonno materno Re Ferdinando d'Aragona, Carlo, a soli sedici anni, ereditò anche il trono d'Aragona, concentrando nelle sue mani tutta la Spagna, per cui poté fregiarsi del titolo di Re di Spagna a tutti gli effetti, assumendo il nome di CARLO I. Occorre precisare, però, che la vera erede al trono di Castiglia rimaneva pur sempre sua madre Giovanna, la quale, a causa della sua riconosciuta infermità mentale, dovette cedere i suoi poteri effettivi al figlio Carlo, anche se dal punto di vista dinastico fu Regina fino alla sua morte, avvenuta nell'anno 1555. Con Carlo I ebbe inizio la dinastia asburgica sul trono di Spagna, che si concluse soltanto nell'anno 1700, con la morte senza eredi di Carlo II, allorquando il trono passò nelle mani dei Borboni di Francia, attraverso il ramo degli Angiò. Una volta ereditato il trono di Spagna, Carlo aveva necessità di essere riconosciuto Re dai propri sudditi, in quanto, pur avendo come ascendenti i sovrani castigliano-aragonesi, Egli era pur sempre un Asburgo. A tal fine convocò le Cortes di Castiglia sul finire del 1517 nella città di Valladolid. Dopo varie trattative, all'inizio dell'anno successivo prestò giuramento e fu riconosciuto Re. Analogamente si comportò con le Cortes d'Aragona e di Catalogna, convocate a fine 1518 a Saragozza e Barcellona. Anche qui, nel 1519, dopo varie trattative, il sovrano prestò giuramento e fu riconosciuto Re. Dopo di che dovette recarsi in Austria per raccogliere anche l'eredità asburgica. Nell'anno 1519, infatti, con la morte del nonno paterno Massimiliano I, Carlo, che era già Re di Spagna da tre anni, a soli diciannove anni ascese anche al trono d'Austria, entrando in possesso, a pieno titolo, anche dell'eredità borgognona della nonna paterna. Nello stesso anno, precisamente il 28 giugno 1519 nella città di Francoforte, sostenuto dai banchieri tedeschi Fugger, fu eletto Imperatore del S.R.I., prevalendo sull'altro candidato alla corona imperiale che era Francesco I, Re di Francia. Carlo fu incoronato Imperatore dall'Arcivescovo di Colonia nell'autunno del 1520 nella cattedrale di Aquisgrana. Carlo di Gand, come Imperatore del S.R.I., assunse il nome di CARLO V, e come tale è passato alla Storia.

Dalla incoronazione di Aquisgrana (1520) alla incoronazione di Bologna (1530)

Come si vede, la scomparsa prematura di tutta la discendenza maschile della dinastia castigliano-aragonese, unitamente alla scomparsa prematura del padre Filippo "il bello" ed alla infermità della madre Giovanna di Castiglia, fece sì che Carlo V, all'età di soli 19 anni, entrasse in possesso di un "impero" talmente vasto come non si era mai visto prima d'allora, neppure ai tempi di Carlo Magno. Nel dettaglio i possedimenti di Carlo V erano così composti:
- Eredità di Isabella di Castiglia: la Castiglia, la Navarra, Granada, le Asturie, i possedimenti in Africa settentrionale, nell'America centrale ed in quella caraibica.
- Eredità di Ferdinando d'Aragona: il Regno d'Aragona nonché i Regni di Napoli, Sicilia e Sardegna.
- Eredità di Maria di Borgogna: I Paesi Bassi, le Fiandre, l'Artois e la Franca contea (Besançon).
- Eredità di Massimiliano I d'Asburgo: Arciducato d'Austria con Stiria, Carinzia e Tirolo, nonché il Wurttemberg, la Boemia e l'Ungheria. Contrariamente a quanto avveniva comunemente in quei tempi, contrasse un solo matrimonio, con la cugina Isabella del Portogallo da cui ebbe sei figli: Filippo, che sarà Re di Spagna con il nome di Filippo II; Maria che andrà sposa al cugino Massimiliano II d'Austria, Imperatore del S.R.I.; Ferdinando, Giovanni e Giovanna che andrà sposa a Giovanni Emanuele del Portogallo; ed un altro figlio morto prematuramente. Generò anche sette figli illegittimi di cui si conoscono Margherita, legittimata, nata dalla damigella fiamminga Jeanne van der Gheyst; e Giovanni d'Austria, nato dalla nobildonna tedesca Barbara Blomberg, riconosciuto soltanto alla morte di Carlo e maggiormente noto come Don Giovanni d'Austria, colui che sarà il comandante in capo della flotta che sconfiggerà i Turchi nella battaglia di Lepanto del 1571. Carlo V aveva ereditato dalla nonna paterna anche il titolo di Duca di Borgogna che era stato appannaggio, per pochi anni, anche di suo padre Filippo. Come Duca di Borgogna era vassallo del Re di Francia, in quanto la Borgogna era territorio appartenente, ormai da tempo, alla corona francese. Inoltre i Duchi di Borgogna, suoi antenati, appartenevano ad un ramo cadetto dei Valois, dinastia regnante in Francia proprio in quel momento. La Borgogna era un vasto territorio ubicato nel Nord-Est della Francia, al quale, in passato e per interessi comuni, si erano uniti altri territori come la Lorena, il Lussemburgo la Franca Contea e le province olandesi e fiamminghe, facendo di queste terre le più ricche e prospere d'Europa. Esse erano situate, infatti, al centro delle linee commerciali europee ed erano il punto di approdo dei traffici d'oltremare da e verso l'Europa. Tant'è che la città di Anversa era diventata il più grande centro commerciale e finanziario d'Europa. Suo nonno l'Imperatore Massimiliano, alla morte della consorte Bianca nel 1482, tentò di riappropriarsi del Ducato per condurlo sotto il governo diretto degli Asburgo, cercando di sottrarlo alla corona di Francia. A tal fine intraprese un conflitto con i francesi protrattosi per oltre un decennio, dal quale ne uscì sconfitto. Fu quindi costretto, nell'anno 1493, a sottoscrivere con Carlo VIII Re di Francia la Pace di Senlis, con la quale rinunciava definitivamente ad ogni pretesa sul Ducato di Borgogna, mantenendo però la sovranità sui Paesi Bassi, l'Artois, e la Franca Contea. Questa forzata rinuncia non fu mai veramente accettata da Massimiliano e il desiderio di rivalsa verso la Francia, si trasferì parimenti al nipote Carlo V, il quale, nel corso della sua vita, neppure lui rinunciò mai all'idea di riappropriarsi della Borgogna. Carlo, come Re di Spagna, era affiancato da un Consiglio di Stato che esercitava una notevole influenza sulle decisioni regie. Il Consiglio di Stato era composto di otto membri: un italiano, un savoiardo, due spagnoli e quattro fiamminghi. Fin dalla sua costituzione, nel Consiglio si formarono due schieramenti, uno faceva capo al Viceré di Napoli Charles de Lannoy e l'altro al piemontese Mercurino di Gattinara che era anche il Gran Cancelliere del Re. Mercurino Arborio di Gattinara, nella sua veste di Gran Cancelliere (carica che mantenne ininterrottamente dal 1519 al 1530) e uomo di fiducia di Carlo, ebbe molta influenza sulle decisioni regie, anche se all'interno del Consiglio di Stato sussistevano quei due schieramenti abbastanza discordanti, soprattutto circa la conduzione della politica estera. Infatti, lo schieramento capeggiato da Lannoy era filo francese ad anti italiano; quello capeggiato dal Gattinara era anti francese e filo italiano. Nel corso del suo governo Carlo V non raccolse molti successi. Una delle cause che ebbe a determinare la mediocre attività politica dell'Imperatore fu probabilmente la lentezza delle comunicazioni, dovuta alla vastità dei suoi possedimenti. Altra causa fu certamente la presenza di altre realtà contemporanee e conflittuali con l'Impero, come il Regno di Francia e l'Impero Ottomano, le quali costituirono l'impedimento più forte alla politica dell'Imperatore che tendeva alla realizzazione di un governo universale sotto la guida degli Asburgo. Egli, infatti, intendeva legare agli Asburgo, permanentemente ed in forma ereditaria, il titolo imperiale, ancorché sotto forma elettiva, in conformità delle disposizioni contenute nella Bolla d'oro emanata nel 1356 dall'Imperatore Carlo IV di Lussemburgo, Re di Boemia. Il Re di Francia, Francesco I di Valois-Angouleme, infatti, attraverso la sua posizione fortemente autonomistica, unitamente alle sue mire espansionistiche verso le Fiandre ed i Paesi Bassi, oltre che verso l'Italia, si oppose sempre ai tentativi dell'Imperatore di ricondurre la Francia sotto il controllo dell'Impero. Questa opposizione egli la esercitò mediante numerosi e sanguinosi conflitti. Così come l'Impero Ottomano di Suleyman il Magnifico, che, con le sue mire espansionistiche verso l'Europa centrale, costituì sempre una spina nel fianco dell'Impero. Infatti, Carlo V fu costretto a sostenere diversi conflitti anche contro i Turchi; spesso su due fronti contemporaneamente: ad oriente contro gli ottomani e ad occidente contro i francesi. Su entrambi i fronti Carlo uscì vittorioso, sebbene non tanto per merito suo quanto dei suoi luogotenenti. Vittorioso, sì, ma dissanguato economicamente, soprattutto perché agli enormi costi delle campagne militari si aggiungevano i faraonici costi per il mantenimento della sua corte nella quale egli aveva introdotto il lusso sfrenato delle usanze borgognone. Per tutto il corso della sua vita, Carlo V dovette affrontare anche i problemi sollevati prima in Germania e, subito dopo, anche in altre parti del suo Impero e nell'Europa in generale, dalla neonata dottrina religiosa dovuta al monaco tedesco Martin Lutero, in opposizione alla Chiesa cattolica. Tali problemi si manifestarono non soltanto nelle dispute dottrinali, ma sfociarono anche in conflitti aperti. Carlo, che sul piano religioso si autoproclamava il più strenuo difensore della Chiesa cattolica, non fu in grado né di sconfiggere la nuova dottrina, né, tanto meno, di limitarne la diffusione. Tant'è che due Diete, quella di Augusta del 1530 e quella di Ratisbona del 1541, si conclusero con un nulla di fatto, rinviando ogni decisione sulle dispute dottrinali ad un futuro Concilio ecumenico. Carlo poté accrescere i possedimenti oltreatlantico della corona di Spagna attraverso le conquiste operate da due tra i più abili conquistadores dell'epoca: Francisco Pizarro e Hernán Cortez. Il primo sconfisse l'Impero Inca e conquistò il Perù e il Cile, cioè tutta la costa del Pacifico dell'America meridionale. Il secondo sconfisse gli Aztechi e conquistò la Florida, Cuba, il Messico, il Guatemala, l'Honduras e lo Yucatan. Carlo nominò Cortez anche Governatore dei territori conquistati, i quali andarono così a costituire la Nuova Spagna. All'indomani della sua incoronazione imperiale Carlo V dovette fronteggiare, negli anni 1520-1522, le rivolte in Castiglia e in Aragona, dovute essenzialmente al fatto che la Spagna non solo era nelle mani di un sovrano di origini tedesche, ma anche che quest'ultimo era stato eletto Imperatore del S.R.I., e, come tale, tendeva ad occuparsi maggiormente dei problemi legati all'Europa austro-germanica che non a quelli della Spagna. In Castiglia vi fu la rivolta dei comuneros (o comunidades castigliane) che aveva come obiettivo il raggiungimento di un maggior peso politico nell'Impero da parte della Castiglia stessa. In Aragona vi fu la rivolta della germanìa contro la nobiltà. La "germanìa" era una confraternita che riuniva tutte le corporazioni cittadine. Carlo riuscì a sedare queste rivolte senza danno alcuno per il suo trono. Due anni dopo la sua incoronazione d'Aquisgrana, Carlo raggiunse un accordo segreto con il fratello Ferdinando, circa i diritti ereditari spettanti a ciascuno dei due. In base a tale accordo fu stabilito che Ferdinando e i suoi discendenti avrebbero avuto i territori austriaci e la corona imperiale, mentre ai discendenti di Carlo sarebbero andati la Borgogna, le Fiandre, la Spagna e i territori d'oltremare. Dal 1521 al 1529, Carlo V combatté ben due lunghe e sanguinose guerre contro la Francia per il possesso del Ducato di Milano. Decisiva per la conclusione della prima, fu la battaglia di Pavia, nella quale, grazie al capitano di ventura forlivese Cesare Hercolani fu catturato il re Francesco I. In entrambe, dunque, Carlo uscì vittorioso: la prima conclusasi con la Pace di Madrid e la seconda con la Pace di Cambrai. Nel corso della seconda guerra tra i due sovrani, nel 1527, si ricorda l'invasione della città di Roma ad opera dei Lanzichenecchi al comando del generale von Frundsberg. Le soldataglie germaniche devastarono e saccheggiarono completamente la città, distruggendo tutto ciò che era possibile distruggere e costringendo il Papa ad asserragliarsi in Castel Sant'Angelo. Questa vicenda è tristemente nota come il "sacco di Roma". Questi fatti suscitarono moti di sdegno talmente aspri in tutto il mondo civile, da indurre Carlo V a prendere le distanze dai suoi mercenari e a condannarne fermamente l'operato, giustificandosi col fatto che essi avevano operato senza il controllo del loro comandante che era dovuto rientrare in Germania per motivi di salute. In ottemperanza ai patti sottoscritti a Cambrai, il 22 febbraio 1530, a Bologna, nel palazzo di città, Clemente VII incoronò Carlo V, come Re d'Italia, con la corona ferrea dei Re longobardi. Due giorni dopo, nella Chiesa di San Petronio, Carlo V fu incoronato anche Imperatore del S.R.I., anche se la corona imperiale gli era stata già imposta dieci anni prima in Aquisgrana dal Vescovo di Colonia. Questa volta, però, la consacrazione imperiale gli venne direttamente imposta dalle mani del Pontefice. Nello stesso anno della sua incoronazione bolognese vi fu la scomparsa del Gran Cancelliere Mercurino di Gattinara, il consigliere più influente ed ascoltato del Re. Dopo la scomparsa del Gattinara, Carlo V non si lasciò più influenzare da alcun altro consigliere e le decisioni che Egli prenderà d'ora in avanti, saranno il frutto quasi esclusivo dei suoi convincimenti. Il processo di maturazione del sovrano era compiuto.

Dalla incoronazione di Bologna (1530) alla spedizione di Algeri (1541)

L'anno 1530 costituisce per Carlo V una svolta significativa, per la sua persona e per il suo ruolo di Re ed Imperatore. Infatti, come persona, si affranca completamente dalla tutela di qualsivoglia consigliere e inizia a prendere tutte le sue decisioni da solo, sulla scorta dell'esperienza maturata al fianco del Gattinara. Come Sovrano, attraverso l'imposizione della corona imperiale per mano del Pontefice, egli si sente investito del primario compito di doversi dedicare completamente alla soluzione dei problemi che il luterismo aveva creato in Europa e in Germania in particolare, col preciso scopo di salvare l'unità della fede cristiana. A tal fine, nel medesimo anno 1530, convocò la Dieta di Augusta, nella quale si confrontarono i luterani e i cattolici attraverso vari documenti. In particolare i luterani attraverso la "Confessio Augustana". Carlo V confermò l'Editto di Worms del 1521, cioè la scomunica per i luterani, minacciando la ricostituzione della proprietà ecclesiastica. Per tutta risposta i luterani, rappresentati dai cosiddetti "ordini riformati", reagirono dando vita, nell'anno 1531, alla Lega di Smalcalda. Tale lega, dotata di un esercito federale e di una cassa comune, fu detta anche "Lega dei Protestanti", ed era guidata dal Duca Filippo d'Assia e dal Duca Giovanni Federico di Sassonia. Va chiarito che i seguaci della dottrina di Lutero assunsero la denominazione di "protestanti" in quanto essi, riuniti in "ordini riformati", nel corso della seconda Dieta di Spira del 1529, protestarono contro la decisione dell'Imperatore di ripristinare l'Editto di Worms (lèggi scomunica e ricostituzione dei beni ecclesiastici): editto che era stato sospeso nella precedente prima Dieta di Spira del 1526. Il decennio che si aprì all'indomani dell'incoronazione di Carlo V a Bologna, e che si concluse nel 1540, fu denso di avvenimenti, che crearono all'Imperatore non poche difficoltà. Infatti si riaprì il conflitto con la Francia; vi fu una recrudescenza delle continue aggressioni dell'Impero Ottomano verso l'Europa e si dovette registrare una notevole espansione della dottrina luterana. Carlo V, come estremo baluardo dell'integrità dell'Europa e della fede cattolica, dovette destreggiarsi su tutti e tre i fronti, contemporaneamente e con notevoli difficoltà. All'inizio degli anni trenta, sia Carlo V che Francesco I cominciarono ad attuare la cosiddetta "politica matrimoniale" attraverso la quale intendevano acquisire quel controllo territoriale sugli Stati d'Europa che non avevano potuto acquisire attraverso il ricorso alle armi. Carlo V, infatti, progettò il matrimonio della propria figlia naturale Margherita con il Duca di Firenze, nonché quello della nipote Cristina di Danimarca con il Duca di Milano. Francesco I, dal canto suo, diede in sposa la cognata Renata di Francia al Duca di Ferrara Ercole II d'Este. Ma il capolavoro, in questo campo, fu compiuto dal Papa Clemente VII, il quale organizzò il matrimonio tra sua nipote Margherita de' Medici con il figlio secondogenito di Francesco I, Enrico, il quale, a causa della morte prematura dell'erede al trono Francesco, sarebbe diventato a sua volta Re di Francia con il nome di Enrico II. Questo matrimonio spinse Francesco I ad essere più intraprendente ed aggressivo nei confronti di Carlo V; tant'è che concluse un'alleanza con il Sultano di Costantinopoli spingendo quest'ultimo ad aprire un secondo fronte di conflitto contro l'Imperatore, nel Mediterraneo, ad opera dell'ammiraglio turco Khair-ad-Din, detto Barbarossa, suddito del Sultano. Questa mossa provocò la decisione di Carlo V di intraprendere una campagna militare contro i musulmani in Nord Africa, che si concluse, nel 1535, con la conquista di Tunisi e la sconfitta del Barbarossa, ma non la sua cattura, avendo quest'ultimo trovato rifugio nella città di Algeri. Di ritorno dalla spedizione di Tunisi, Carlo V decise di fermarsi in Italia e giunse a Roma nell'Aprile del 1536, anche per conoscere, e cercare di farselo alleato, il nuovo Pontefice Paolo III (Alessandro Farnese), succeduto a Clemente VII che era scomparso nel 1534. Il nuovo Pontefice si dichiarò neutrale nella ultradecennale contesa tra la Francia e l'Impero, per cui, Francesco I, forte di questa neutralità, riprese le ostilità, dando inizio al terzo conflitto con l'Imperatore, che si concluse soltanto due anni dopo, nel 1538, con l'armistizio di Bomy e la Pace di Nizza, che non portarono a nessun risultato, lasciando inalterate le risultanze della Pace di Madrid e della Pace di Cambrai, che avevano concluso i due precedenti conflitti. Contemporaneamente a questi avvenimenti, Carlo V dovette fronteggiare, come abbiamo detto, anche l'espansione della dottrina luterana che aveva trovato il suo punto di massima nella formazione della Lega di Smalcalda nel 1531, alla quale cominciavano ad aderire sempre più numerosi i Principi germanici. L'Imperatore si impegnò nuovamente anche contro i Turchi in un conflitto che si concluse con molta sfortuna in una sconfitta, maturata nella battaglia navale di Prevesa del 27 settembre 1537, dove lo schieramento turco, guidato dal Barbarossa ebbe la meglio sulla flotta degli imperiali, composta da navi genovesi e veneziane. Questa sconfitta indusse Carlo V a riprendere i rapporti con gli Stati della Germania, di cui aveva comunque bisogno, sia da un punto di vista finanziario che militare. Il suo atteggiamento più conciliante verso i rappresentanti luterani, tenuto nelle diete di Worms (1540) e Ratisbona (1541), gli valsero l'appoggio di tutti i Principi, oltre che l'alleanza di Filippo d'Assia. Ciò portò alla realizzazione di un'altra spedizione contro i musulmani, sia per recuperare una sua immagine e una sua credibilità e sia perché l'eterno rivale Francesco I Re di Francia si era alleato con il Sultano. Questa volta l'obiettivo fu Algeri, base logistica del Barbarossa e punto di partenza di tutte le navi corsare che infestavano con le loro scorrerie i porti della Spagna. Carlo V raccolse una forza d'invasione estremamente ragguardevole, affidata ai comandi di valorosi ed esperti condottieri quali Andrea Doria, Ferrante Gonzaga e Hernan Cortés. Nonostante ciò la spedizione dell'ottobre 1541 fu un completo fallimento, in quanto le avverse condizioni del mare distrussero ben 150 navi cariche di armi, soldati ed approvvigionamenti. Con quel che restava Carlo V non fu in grado di concludere vittoriosamente l'impresa e dovette rientrare in Spagna, ai primi di dicembre dello stesso anno, dando l'addio definitivo alla sua politica di controllo del Mediterraneo.

Dalla spedizione di Algeri (1541) alla morte di Francesco I (1547)

A seguito di questa sconfitta, Francesco I, nel mese di luglio del 1542, diede l'avvio alla quarta guerra contro l'Imperatore che si concluse soltanto nel mese di settembre del 1544 con la firma della Pace di Crepy, dalla quale il Re di Francia uscì nettamente sconfitto ancora una volta, anche se poté mantenere alcuni territori occupati durante il conflitto e appartenenti al Ducato di Savoia. Francesco, infatti, non solo dovette rinunciare definitivamente ai suoi sogni di conquista dell'Italia, ma dovette impegnarsi anche ad appoggiare l'apertura di un Concilio sulla questione luterana. La qual cosa puntualmente avvenne. Il Pontefice Paolo III convocò, infatti, un Concilio Ecumenico nella città di Trento, i cui lavori furono ufficialmente aperti il 15 dicembre 1545. Fu un Concilio del quale sia il Re che l'Imperatore non avrebbero mai visto la conclusione, così come neppure il Pontefice che lo aveva convocato. Poiché i protestanti si rifiutarono di riconoscere il Concilio di Trento, l'Imperatore mosse loro guerra nel mese di giugno del 1546, forte di un esercito composto dai pontifici al comando di Ottavio Farnese, dagli austriaci di Ferdinando d'Austria, fratello dell'Imperatore, e dai soldati dei Paesi Bassi al comando del Conte di Buren. L'Imperatore era affiancato da Maurizio di Sassonia che era stato abilmente sottratto alla Lega Smalcaldica. Carlo V conseguì una schiacciante vittoria nella battaglia di Mühlberg nel 1547, a seguito della quale i principi tedeschi si ritirarono e si sottomisero all'Imperatore. Celebre è il ritratto eseguito da Tiziano nel 1548 e conservato al Museo del Prado di Madrid per celebrare questa vittoria. In esso l'Imperatore è raffigurato a cavallo, con armatura, cimiero e una picca nelle mani, nell'atto di guidare le sue truppe in battaglia. Invero, le cronache dell'epoca riferirono che l'Imperatore seguì la battaglia da molto lontano, steso su una lettiga, in quanto impossibilitato a muoversi a causa di uno dei suoi frequenti attacchi di gotta. Un male che lo afflisse per tutta la vita, causato dalla sua smodata passione per i piaceri della buona tavola. Per i primi due anni il Concilio si dibatté su questioni di carattere procedurale, mancando l'accordo tra il Papa e l'Imperatore: infatti mentre l'Imperatore cercava di portare il dibattito su temi riformisti, il Papa cercava di portarlo, invece, più su temi di carattere teologico. Il 31 maggio del 1547 vide la morte del Re Francesco I e, poiché il Delfino Francesco era morto prematuramente nel 1536 all'età di 18 anni, salì sul trono di Francia il secondogenito di Francesco I, col nome di Enrico II. Non solo, ma, nello stesso anno, Paolo III trasferì la sede del Concilio da Trento a Bologna, col preciso scopo di sottrarlo all'influenza dell'Imperatore.

Dalla morte di Francesco I (1547) all'assedio di Metz (1552)

Carlo V era ormai giunto al culmine della sua potenza. Il suo grande antagonista, Francesco I, era scomparso. La Lega di Smalcalda era stata vinta. Il Ducato di Milano, nelle mani di Ferdinando Gonzaga, era agli ordini dell'Imperatore, così come Genova, la Savoia e i Ducati di Ferrara, Toscana e Mantova, oltre alle Repubbliche di Siena e Lucca. L'Italia meridionale era già da tempo un viceregno spagnolo. Papa Paolo III, per opporsi a tale strapotere, null'altro poteva fare se non stringere un accordo con il nuovo Re di Francia. Il culmine della sua potenza, però, coincise anche con l'inizio del suo declino. Infatti, nel biennio 1546-1547, Carlo V dovette fronteggiare alcune congiure antispagnole in Italia. A Lucca, nel 1546, Francesco Burlamacchi tentò di instaurare in tutta la Toscana uno Stato repubblicano. A Genova, Gianluigi Fieschi organizzò, senza successo, una rivolta a favore della Francia. A Parma, infine nel 1547, Ferdinando Gonzaga conquistò Parma e Piacenza a spese del Duca Pier Luigi Farnese (figlio del Pontefice), ma la conquista fallì per mano del Duca Ottavio Farnese che riconquistò il Ducato, il quale fu successivamente riconquistato ancora una volta dal Gonzaga. Papa Paolo III morì il 10 novembre del 1549. Gli successe il Cardinal Giovanni Maria Ciocchi del Monte che assunse il nome di Giulio III. Il nuovo Papa, la cui elezione era stata favorita dai cardinali Farnese presenti in Conclave, come ringraziamento verso il casato dei Farnese, dispose la restituzione ad Ottavio Farnese del Ducato di Parma che era stato riconquistato nel 1551 da Ferdinando Gonzaga. Ottavio Farnese, per far valere i suoi diritti sanciti dal consenso papale, strinse alleanza con la Francia di Enrico II, a seguito della quale il Papa dichiarò Ottavio decaduto dal titolo. Infatti il Pontefice intravedeva in questa alleanza un coinvolgimento della Santa Sede che l'avrebbe condotta a schierarsi a fianco del Re. La qual cosa contrastava con il principio di neutralità che il Papa si era imposto al momento della sua elezione, a salvaguardia del proprio potere temporale. Questa alleanza, infatti, provocò un nuovo conflitto tra il Regno e l'Impero, nel quale il Pontefice si trovò legato, giuocoforza, a Carlo V. Qualche anno dopo, però, il Papa strinse un accordo con Enrico II, passando, di fatto, nell'altro campo, adducendo, a sostegno della sua scelta, il fatto che il luterismo si stava espandendo anche in Francia e che le casse dello Stato Pontificio erano ormai esaurite. Questo accordo, però, per patto tra i due, avrebbe dovuto essere ratificato dall'Imperatore. Carlo V, trovandosi in difficoltà per ragioni di carattere interno nei suoi territori in Germania, ratificò l'accordo e ritenne che il conflitto con la Francia fosse esaurito. Invece Enrico II cominciò una nuova avventura: la conquista di Napoli; a tanto sollecitato da Ferdinando di Sanseverino, Principe di Salerno, il quale riuscì a convincere il Re di Francia ad un intervento militare nel meridione d'Italia con lo scopo di liberarla dall'oppressione spagnola. Allo stesso modo come fece il suo predecessore Antonello di Sanseverino allorquando spinse Carlo VIII alla conquista di Napoli. Re Enrico, ben sapendo che da solo non sarebbe mai riuscito a strappare l'Italia meridionale a Carlo V, si alleò con i Turchi, e progettò l'invasione attraverso una operazione congiunta della flotta turca e di quella francese. Nell'estate del 1552, la flotta turca, al comando di Sinan Pascià, sorprese la flotta imperiale, al comando di Andrea Doria e don Giovanni de Mendoza, al largo di Ponza. La flotta imperiale fu clamorosamente sconfitta. Ma poiché la flotta francese non riuscì a ricongiungersi con quella turca, l'obiettivo dell'invasione del napoletano fallì. In Germania, intanto, l'Imperatore, dopo la vittoria di Mühlberg, aveva adottato una politica estremamente autoritaria, la quale ebbe come conseguenza la formazione di una alleanza tra i Principi riformati della Germania del Nord, il Duca d'Assia e il Duca Maurizio di Sassonia, in funzione anti-imperiale. Questa Lega, nel mese di Gennaio del 1552, a Chambord, sottoscrisse un accordo con il Re di Francia. Questo accordo prevedeva il finanziamento delle truppe della Lega da parte della Francia, in cambio della riconquista delle città di Cambrai, Toul, Metz e Verdun. Il permesso accordato al Re di Francia da parte della lega dei Principi protestanti, per l'occupazione delle città di Cambrai, Toul, Metz e Verdun, fu un vero e proprio tradimento verso l'Imperatore, La guerra con la Francia scoppiò, quindi, inevitabilmente nel 1552, con l'invasione dell'Italia del Nord da parte delle truppe francesi. Ma il vero obiettivo di Re Enrico era l'occupazione delle Fiandre, sogno mai appagato anche del padre Francesco I. Infatti Enrico si mise personalmente alla testa delle sue truppe e diede inizio alle operazioni militari nelle Fiandre e in Lorena. L'iniziativa di Enrico II colse di sorpresa l'Imperatore, il quale, non potendo raggiungere i Paesi Bassi a causa dell'interposizione dell'esercito francese, dovette ripiegare sul Nord Tirolo, con una fuga precipitosa e, invero, alquanto indecorosa verso Innsbruck. Rientrato in Austria Carlo V iniziò il rafforzamento del suo contingente militare facendo affluire rinforzi e danaro sia dalla Spagna che da Napoli; la qual cosa indusse Maurizio di Sassonia, condottiero delle truppe francesi, ad aprire trattative con l'Imperatore, nel timore di una sconfitta. Nei colloqui, svoltisi a Passau, tra i principi protestanti capeggiati da Maurizio di Sassonia e l'Imperatore, si giunse ad un accordo che prevedeva maggiori libertà religiose per i riformati in cambio dello scioglimento dell'alleanza con Enrico II. La qual cosa avvenne nell'agosto del 1552. Con il Trattato di Passau l'Imperatore riuscì ad annullare gli accordi di Chambord tra i principi protestanti e il Re di Francia, ma vide annullate tutte le conquiste ottenute con la vittoria di Mühlberg. Una volta ottenuto l'isolamento della Francia, Carlo V, nell'autunno dello stesso anno, iniziò una campagna militare contro i francesi per la riconquista della Lorena, mettendo sotto assedio la città di Metz, difesa da un contingente comandato da Francesco di Guisa. L'assedio, durato praticamente fino alla fine dell'anno, si concluse con un fallimento e il successivo ritiro delle truppe imperiali. Questo episodio è storicamente considerato l'inizio del declino di Carlo V. Fu a seguito di questa circostanza, infatti, che l'Imperatore cominciò a pensare alla propria successione.

Dall'assedio di Metz (1552) all'abdicazione (1556)

All'indomani del fallimento dell'assedio di Metz e della mancata riconquista della Lorena, Carlo V entrò in una fase di riflessione: su se stesso, sulla sua vita e sulle sue vicende oltre che sullo stato dell'Europa. La vita terrena di Carlo V si stava avviando alla conclusione. I grandi protagonisti che assieme a lui avevano calcato la scena europea nella prima metà del XVI sec. erano tutti scomparsi: Enrico VIII d'Inghilterra e Francesco I di Francia nel 1547, Martin Lutero nel 1546, Erasmo da Rotterdam dieci anni prima e Papa Paolo III nel 1549. Il bilancio della sua vita e di ciò che aveva compiuto non poteva dirsi del tutto positivo, soprattutto in rapporto agli obiettivi che si era prefissato. Il suo sogno di Impero universale sotto la guida asburgica era fallito; così come era fallito il suo obiettivo di riconquistare la Borgogna. Egli stesso, pur professandosi il primo e più fervente difensore della Chiesa di Roma, non era stato in grado di impedire l'affermarsi della dottrina luterana. I suoi possedimenti oltre-atlantico si erano accresciuti enormemente ma senza che i suoi governatori fossero stati in grado di dar loro delle valide strutture amministrative. Aveva però consolidato il dominio spagnolo sull'Italia, che sarà ufficializzato soltanto dopo la sua morte con la pace di Cateau-Cambresis nel 1559, e che sarebbe durato per centocinquanta anni. Così come era riuscito, con l'aiuto del Granduca Ferdinando suo fratello a fermare l'avanzata dell'Impero ottomano verso Vienna e il cuore dell'Europa. Carlo V cominciava a prendere coscienza che l'Europa si avviava ad essere governata da nuovi Principi i quali, in nome del mantenimento dei propri Stati, non intendevano minimamente alterare l'equilibrio politico-religioso all'interno di ciascuno di essi. La sua concezione dell'Impero stava tramontando e cominciava ad affermarsi il potere della Spagna. Nel 1554 si celebrarono le nozze tra Maria Tudor (Maria la sanguinaria), Regina d'Inghilterra e figlia di Enrico VIII, con Filippo; nozze fortemente volute da Carlo V che vedeva nell'unione tra la Regina d'Inghilterra e il proprio figlio, futuro Re di Spagna, un'alleanza fondamentale in funzione antifrancese e a difesa anche dei territori delle Fiandre e dei Paesi Bassi. Per accrescere il prestigio del proprio figlio ed erede, l'Imperatore assegnò a Filippo, definitivamente, il Ducato di Milano e il Regno di Napoli, che andavano ad aggiungersi alla reggenza del Regno di Spagna di cui Filippo era già in possesso da alcuni anni. Questa crescita di potere nelle mani di Filippo non fece altro che aumentare l'ingerenza di quest'ultimo nella conduzione degli affari di stato che causò un incremento della conflittualità con il proprio genitore. Questa conflittualità ebbe come conseguenza una cattiva gestione delle operazioni militari contro la Francia che erano riprese proprio nel 1554. Il teatro del conflitto era costituito dai territori fiamminghi. L'esercito francese e quello imperiale si confrontarono in aspre battaglie fino all'autunno inoltrato, quando iniziarono le trattative per una tregua di cui tutti avevano bisogno, soprattutto a causa del dissanguamento finanziario di entrambe le parti. La tregua fu conclusa, dopo estenuanti trattative, a Vauchelles nel mese di febbraio 1556 e, ancora una volta, così come spesso era accaduto in passato, le ostilità si conclusero con un nulla di fatto, nel senso che restavano congelate le posizioni acquisite. Ciò significava che la Francia manteneva l'occupazione del Piemonte e delle città di Metz, Toul e Verdun. Carlo V, a questo punto degli avvenimenti, fu costretto a dover prendere decisioni importanti per il futuro, della sua persona, della sua famiglia e degli Stati d'Europa sui quali si stendeva il suo dominio. Era giunto a 56 anni di età e la sua salute era alquanto malferma. L'anno precedente, il 25 di settembre, aveva sottoscritto con i Principi protestanti, tramite il fratello Ferdinando, la Pace di Augusta, a seguito della quale si pervenne alla pacificazione religiosa in Germania, con l'entrata in vigore del principio "cuius regio, eius religio", mediante il quale le regioni dovevano professare la religione scelta dal loro Principe. Era il riconoscimento ufficiale della nuova dottrina luterana. Questi avvenimenti indussero il nuovo Papa, Paolo IV, al secolo Gian Pietro Carafa, napoletano, eletto appena l'anno precedente, a stringere una solida alleanza con il Re di Francia in funzione anti-imperiale. Paolo IV, infatti, era un "cattolico integralista" il quale riteneva che l'Imperatore non fosse più il baluardo della Chiesa di Roma contro gli attacchi provenienti dalla nuova dottrina luterana, soprattutto dopo il Trattato di Passau e la Pace di Augusta. Ecco perché ritenne opportuno stringere alleanza con la Francia. Il Principe Filippo ormai governava sia sulla Spagna che sulle Fiandre oltre che nel Regno di Napoli e nel Ducato di Milano. Il matrimonio di Filippo con la Regina d'Inghilterra assicurava una salda alleanza antifrancese. Il fratello Ferdinando aveva acquistato potere in tutti i possedimenti asburgici e li esercitava con competenza e saggezza oltre che con notevole autonomia dall'Imperatore. I legami con il Papa si erano ormai allentati, sia a causa delle risultanze della Pace di Augusta e sia per la svolta integralista subita dalla Chiesa di Roma con l'avvento del Carafa al soglio pontificio. Tutte queste considerazioni lo indussero a decidere per la propria abdicazione che ebbe luogo con una serie di passaggi successivi. Come Duca di Borgogna aveva già abdicato in favore del figlio Flippo II, nella città di Bruxelles il 25 ottobre 1555. Il 16 gennaio del 1556 Carlo V cedette le corone di Spagna, Castiglia, Sicilia e delle Nuove Indie ancora al figlio Filippo, al quale cedette anche la Franca Contea nel giugno dello stesso anno e la corona aragonese nel mese di luglio. Il 12 settembre dello stesso anno cedette la corona imperiale al fratello Ferdinando. Subito dopo, accompagnato dalle sorelle Eleonora e Maria, partì per la Spagna diretto al monastero di San Jeronimo di Yuste nell'Estremadura.

Gli ultimi anni (1556-1558)

Carlo salpò dal porto fiammingo di Flessinga il 15 settembre 1556 con una flotta di oltre sessanta navi ed un seguito di 2500 persone, destinate a diminuire via via nel corso del viaggio. Tredici giorni dopo, l'ex sovrano sbarcò nel porto spagnolo di Lardo. Il sei di ottobre iniziò il viaggio attraverso la Castiglia che lo condusse prima a Burgos dove giunse il 13 ottobre e poi a Valladolid dove giunse il 21 dello stesso mese. Dopo due settimane di sosta, accompagnato da alcuni cavalieri e cinquanta alabardieri, riprese il viaggio verso l'Estremadura che lo avrebbe condotto in una località chiamata Vera de Plasencia, nei pressi della quale sorgeva il monastero di San Jeronimo di Yuste, ove giunse il 3 febbraio 1557. Qui i monaci lo accolsero in processione, intonando il Te deum. Iniziava, così, l'ultima parte della vita terrena di Carlo di Gand. Carlo non risedette mai all'interno del monastero, bensì in una modesta palazzina che si era fatto costruire, anni addietro, in adiacenza al muro di cinta, ma all'esterno, orientata a Sud, e ben soleggiata. Nonostante il luogo piuttosto lontano dai centri di potere, Egli continuò a mantenere rapporti con il mondo politico, senza per questo venir meno alla sua volontà di soddisfare l'aspetto ascetico della propria indole. Continuò ad essere prodigo di consigli sia alla figlia Giovanna, reggente della Spagna, e sia al figlio Filippo che governava i Paesi Bassi. Soprattutto in occasione del conflitto scoppiato con Enrico II di Francia, nel quale Carlo, dal suo eremo di Yuste e con l'aiuto della Spagna, riuscì a riorganizzare l'esercito di Filippo il quale ottenne una schiacciante vittoria sui francesi a San Quintino il 10 agosto 1557. Va ricordato che il comandante in capo dell'esercito di Filippo II era il Duca Emanuele Filiberto di Savoia, detto "Testa di Ferro". Il 28 febbraio del 1558, i Principi tedeschi, riuniti nella Dieta di Francoforte, presero atto delle dimissioni dal titolo di Imperatore che Carlo V aveva presentato due anni prima e riconobbero in Ferdinando il nuovo Imperatore. Carlo usciva definitivamente dalla scena politica. Il 18 febbraio 1558 morì la sorella Eleonora. Carlo, presago che la sua vita terrena volgeva ormai al termine, accentuò ancor più il suo carattere ascetico, assorto sempre più nella penitenza e nella mortificazione. Ciò nonostante non disdegnava i piaceri della buona tavola, cui si lasciava andare, nonostante fosse afflitto da gotta e diabete, e sordo ai consigli dei medici che lo spingevano ad una dieta meno ricca. Nel corso dell'estate la sua salute diede segni di peggioramento che si manifestarono con febbri sempre più frequenti che lo costringevano spesso a letto, dal quale poteva assistere ai riti religiosi attraverso una finestra che aveva fatto aprire in una parete della sua camera da letto e che prospettava direttamente nella Chiesa. Il 19 di settembre chiese l'estrema unzione, dopo di che si sentì rianimato e la sua salute manifestò qualche segno di ripresa. Il giorno successivo, stranamente, quasi avesse avuto un presentimento, chiese ed ottenne l'estrema unzione per la seconda volta. Morì il 21 settembre 1558, probabilmente di malaria, dopo tre settimane di agonia. Le cronache riferirono che, approssimandosi il momento del trapasso, Carlo, stringendo al petto un crocefisso ed esprimendosi in lingua spagnola, abbia esclamato: "Ya, voy, Señor" (Sto venendo Signore). Dopo una breve pausa, urlando, abbia esclamato ancora: "¡Ay Jesus!" ed esalò l'ultimo respiro. Erano le due del mattino. Il suo corpo fu immediatamente imbalsamato e sepolto sotto l'altare della piccola Chiesa di Yuste. Sedici anni dopo, la sua salma fu traslata dal figlio Filippo nel monastero di San Lorenzo, all'interno del grande palazzo dell'Escorial che lo stesso Filippo aveva fatto costruire sulle colline a Nord di Madrid, e destinato a luogo di sepoltura di tutti i sovrani Asburgo di Spagna.

Voci correlate


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Eventi


- 2 giugno - Inghilterra: La regina Elisabetta fa decapitare il 4° Duca di Norfolk, accusato di tradimento
- 17 agosto - Francia: Enrico IV di Francia sposa Margherita di Valois, che i francesi chiameranno la reine Margot, figlia di Caterina de' Medici ed Enrico II. Lo stesso Enrico chiederà lo scioglimento del matrimonio nel 1599 perché Margherita non gli darà alcun figlio maschio.
- 22 agosto - Francia: dopo le nozze di Enrico IV di Francia con la cattolica