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20 settembre
Il 20 settembre è il 263° giorno del Calendario Gregoriano (il 264° negli anni bisestili).
Mancano 102 giorni alla fine dell'anno.
Eventi
- 451 - Attila, Re degli Unni, invade la Gallia, ma viene sconfitto da Ezio con l'aiuto dei Federati Romani nella Battaglia di Chalons.
- 1519 - Ferdinando Magellano inizia il suo viaggio attorno al mondo.
- 1565 - Gli spagnoli catturano la francese Fort Caroline, nei pressi dell'odierna Jacksonville (Florida)
- 1596 - Diego de Montemayor fonda la città di Monterrey, in Messico.
- 1643 - Guerra civile inglese: Battaglia di Newbury - Robert Devereux, Conte di Essex, sconfigge l'esercito realista comandato da Carlo I d'Inghilterra a Newbury (Berkshire).
- 1644 - Shunzhi, Imperatore della Cina sposta la capitale da Shenyang a Pechino.
- 1792 - Battaglia di Valmy, la Francia sconfigge la Prussia.
- 1797 - La USS Constitution viene varata a Boston
- 1850 - La tratta degli schiavi viene abolita nel Distretto di Columbia.
- 1854 - Battaglia di Alma: truppe britanniche e francesi sconfiggono i russi in Crimea.
- 1860 - Il Principe di Galles (in seguito Re Edoardo VII del regno Unito) visita gli Stati Uniti.
- 1863 - Fine della Battaglia di Chickamauga.
- 1870 - Le truppe dell'Esercito Piemontese (Bersaglieri) entrano in Roma attraverso la breccia di Porta Pia e completano l'unificazione d'Italia.
- 1881 - Chester A. Arthur diventa il 21° Presidente degli Stati Uniti d'America.
- 1937 - Guerra civile spagnola: vien presa Peña Blanca; finisce la Battaglia di El Mazuco.
- 1942 - Göteborg, Svezia: Gunder Hägg infrange la barriera dei 14 minuti sui 5000 metri, fermando il cronometro a 13.58,20.
- 1946 - Primo Festival cinematografico di Cannes.
- 1954 - Viene eseguito il primo programma in FORTRAN.
- 1958 - Italia: entra in vigore la legge Merlin con cui, decretando la chiusura delle "case di tolleranza", si intendeva porre termine al fenomeno dello sfruttamento della prostituzione.
- 1962 - A James Meredith, un afro-americano, viene impedito l'ingresso all'Università del Mississippi
- 1973 - Billie Jean King batte Bobby Riggs in un incontro di tennis uomo contro donna.
- 1977 - Azione Rivoluzionaria rivendica l'ordigno esplosivo che causa otto contusi nella sede de La Stampa di Torino.
- 1979
- Lee Iacocca viene eletto presidente della Chrysler Corporation
- Colpo di stato nell'Impero Centro Africano, viene rovesciato l'Imperatore Bokasa I
- 1984 - Un attentatore suicida a bordo di un'auto-bomba assalta l'ambasciata statunitense di Beirut in Libano, uccidendo dodici persone.
- 2003 - Referendum di adesione all'Unione Europea in Lituania: 69% favorevoli, 31% contrari (Votanti 72,5%)
- 2004 - Gli Stati Uniti d'America revocano l'embargo militare e commerciale con la Libia. Lo stesso giorno Romano Prodi propone all'attenzione dell'Unione Europea la fine dell'embargo europeo.
Nati
- 1778 - Fabian Gottlieb von Bellingshausen, esploratore russo († 1852)
- 1842 - Sir James Dewar, chimico († 1923)
- 1853 - Chulalongkorn (Rama V), Re di Tailandia († 1910)
- 1861 - Herbert Putnam, bibliotecario del Congresso statunitense († 1955)
- 1873 - Sidney Olcott, regista († 1949)
- 1878 - Upton Sinclair, scrittore, politico († 1968)
- 1879 - Victor Sjöström, regista ed attore svedese († 1960)
- 1880 - Nazario Sauro, patriota italiano († 1916)
- 1889 - Charles Reidpath, atleta statunitense
- 1890 - Jelly Roll Morton, compositore († 1941)
- 1899 - Elliott Nugent, attore, regista
- 1902
- Nunzio Filogamo, conduttore radio-televisivo († 2002)
- Cesare Zavattini, sceneggiatore italiano († 1989)
- 1917 - Red Auerbach, allenatore di pallacanestro e dirigente dell'NBA
- 1918 - Peg Phillips, attrice
- 1922 - William Kapell, pianista († 1953)
- 1924 - Gogi Grant (Audrey Brown), cantante
- 1925 - James Galanos, stilista
- 1927 - Johnny Dankworth, musicista, compositore
- 1927 - Rachel Roberts, attrice († 1980)
- 1928 - Joyce Brothers, psicologo
- 1928 - Donald A. Hall, scrittore
- 1929 - Anne Meara, attrice, comica
- 1931 - Peter Palmer, attore
- 1934 - Sophia Loren, attrice
- 1938 - Pia Lindstrom, giornalista
- 1948 - George R. R. Martin, scrittore di fantascienza
- 1951 - Guy Lafleur, giocatore di hockey su ghiaccio
- 1956 - Gary Cole, attore
- 1971 - Henrik Larsson, calciatore svedese
- 1975
- Asia Argento, attrice italiana
- Thorsten Schmitt, combinatista tedesco
- 1975 - Juan Pablo Montoya, pilota di Formula 1
- 1976 - Michael Ballack, calciatore tedesco
- 1950 - Loredana Bertè, cantante
Morti
- 1460 - Gilles Binchois, compositore
- 1586 - Chidiock Tichborne, poeta e cospiratore inglese
- 1590 - Lodovico Agostini, compositore italiano
- 1630 - Claudio Saracini, compositore italiano
- 1803 - Robert Emmet, patriota irlandese
- 1863 - Jacob Grimm, scrittore
- 1898 - Theodor Fontane scrittore tedesco
- 1902 - Matteo Renato Imbriani politico italiano
- 1908 - Pablo de Sarasate, violinista
- 1930 - Moritz Pasch, matematico tedesco
- 1947 - Fiorello LaGuardia, ex sindaco di New York
- 1949 - Nikolaos Skalkottas, compositore
- 1957 - Jean Sibelius, compositore
- 1973 - Jim Croce, cantante, musicista
- 1996 - Paul Erdös, matematico
- 1999 - Raisa Gorbachev, First Lady dell'Unione Sovietica
- 2000 - Gherman Titov, astronauta
- 2003 - Simon Muzenda, vice presidente dello Zimbabwe sotto Robert Mugabe
- 2004
- Eddie Adams, fotografo statunitense premio Pulitzer
- Michael Donaghy, poeta statunitense
- 2005
- Simon Wiesenthal, dedicò la vita ad assicurare alla giustizia i criminali nazisti
- Joel Hirschhorn, compositore statunitense
Feste e ricorrenze
Nazionali
Religiose
Santi cattolici:
- Sant'Agapio, martire
- Santi Andrea Kim Taegon, Paolo Chong Hasang e compagni, martiri coreani
- Santa Candida, martire a Cartagine
- Sant'Eustachio Placido, martire
- Santa Fausta di Narni, martire
- San Giancarlo Cornay, martire nel Tonchino
- San José María de Yermo y Parres
- Santa Susanna di Eleuteropoli, monaca e martire
- San Teopista, martire
Laiche
Festa della laicità dello Stato, in ricordo della fine del potere temporale della Chiesa cattolica
20
ja:9月20日
ko:9월 20일
ms:20 September
simple:September 20
th:20 กันยายน
Calendario gregorianoIl Calendario gregoriano è in vigore dal 15 ottobre 1582,
che è seguito al 4 ottobre del Calendario giuliano.
Il 4 ottobre 1582 fu infatti stabilito che il giorno successivo sarebbe stato non il 5 ottobre, ma il 15 ottobre. Questa decisione si rese necessaria in quanto essendo un anno giuliano lungo 365 giorni e 6 ore, e dunque in eccesso di 11 minuti e 14 secondi rispetto all'anno solare, il calendario giuliano accumulava un giorno di ritardo ogni 128 anni.
Come conseguenza di ciò, al 4 ottobre 1582 la differenza accumulata nei secoli era ormai di 10 giorni; questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche effettuate, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo.
Per rimettere le cose a posto, si decise di compiere il "salto" di giorni, e di modificare il metodo di computo del tempo in modo da tener conto del ritardo accumulato.
La nuova regola prevedeva che venissero saltati gli anni bisestili degli anni terminanti con 00 (multipli di 100) salvo quelli multipli di 400.
Quindi sono bisestili tutti gli anni divisibili per 4 (per i quali la divisione per 4 ha come resto zero), tranne gli anni multipli di 100, ma non di 400. Da questo si deduce che 1700 e 1800 non sono bisestili, mentre 1600 è bisestile come anche 1604. Questa suddivisione porta nel calendario gregoriano una periodicità di 400 anni equivalenti a 365 - (300 + 3) + 366 - (96 + 1) = 146.097 giorni (dove 300 sono gli anni non divisibili per 4; 3 sono gli anni terminanti con 100, 200, 300; 96 sono gli anni divisibili per 4; e 1 l'anno terminante con 400). Poiché 146.097 è divisibile per 7 si ha anche la ciclicità settimanale ogni 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali ogni 400 anni; il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, ...
È stata introdotta questa regola, che sembra abbastanza contorta, per poter creare un calendario che fosse abbastanza preciso ed evitasse di effettuare aggiustamenti vari (soppressione o creazione di giorni ogni tot di mesi, per far coincidere le stagioni con i mesi). Il calendario gregoriano apporta una discreta precisione, di molto superiore a tutti i calendari che l'hanno preceduto nel vecchio mondo; infatti tale calendario, in media sui 400 anni, è di solo 26 secondi circa più lungo del periodo di orbita della Terra intorno al Sole. Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905 per non avere, per esempio, che la primavera inizi il 20 di marzo al posto del 21.
Il calendario gregoriano entrò subito in vigore in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo. Nell'arco di due anni venne adottato pure nei territori cattolici tedeschi, dei Paesi Bassi e svizzeri e in Belgio e, nel 1587, in Ungheria.
In seguito, ma non immediatamente, si uniformarono anche gli stati luterani, calvinisti e anglicani: gli stati tedeschi incominciarono ad introdurlo agli inizi del 1700 e in maniera completa nel 1775, in Gran Bretagna e colonie inglesi nel 1752 (una legge del 1751 stabiliva che dall'anno successivo tutti i territori di tutto il mondo sotto il dominio inglese adottassero tale calendario) e in Svezia nel 1753.
In altri paesi, tra cui quelli di confessione ortodossa, il vecchio calendario è rimasto in vigore fino ai primi decenni del secolo scorso: in Russia è stato introdotto dal governo rivoluzionario nel 1918, mentre la Chiesa Ortodossa russa (con quella di Serbia e di Gerusalemme) ha continuato a mantenere il calendario giuliano. Da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane.
A dire il vero, il calendario entrato in uso nei paesi ortodossi ha una regola leggermente diversa per decidere quali anni multipli di 100 sono bisestili: sono infatti quelli per cui, prendendo il numero dei secoli e dividendolo per 9, il resto è 2 oppure 6. Il primo anno in cui ci sarà una differenza con il calendario gregoriano sarà il 2800. La scelta dovrebbe servire ad accordare meglio la durata dell'anno con quella astronomica.
Le Chiese Ortodosse (ad eccezione di quella finlandese) hanno, invece, mantenuto il vecchio metodo di calcolo della festività di Pasqua e di quelle ad essa collegate, Ascensione e Pentecoste.
Nel calendario gregoriano è stato scelto come anno 1 (anno iniziale) l'anno di nascita di Gesù (anche se ci si accorse poi che i calcoli fatti erano errati in eccesso di circa 7 anni, quindi Gesù dovrebbe essere nato intorno all'anno 7 AC). Ne consegue che tutti gli anni dall'anno 1 in poi sono detti anni dopo la nascita di Cristo e possono essere indicati con la sigla finale DC (Dopo Cristo). Invece per gli anni precedenti alla nascita di Cristo sono seguiti dalla scritta AC (Avanti Cristo). Tutti gli anni senza sigla finale si intendono anni successivi alla nascita di Gesù, mentre quelli precedenti si possono indicare anche con un numero negativo. Il primo anno prima dell'anno 1 DC è l'anno 1 AC e quindi nel calendario gregoriano non esiste l'anno zero, inoltre ogni nuovo decennio, centennio, millennio, ... inizia sempre con l'anno terminante con uno e non con zero, altrimenti il primo decennio, centennio, millennio, ... non sarebbe composto rispettivamente da dieci, cento, mille, ... anni. Per esempio il primo decennio deve essere composto da 10 anni e quindi comprende gli anni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e quindi il secondo decennio inizia con l'anno 11. Così il terzo millennio inizia con l'anno 2001.
il 1° gennaio 4713 AC è il Giorno Giuliano (JD) zero (il giorno 1 inizia alle 12AM del detto giorno) che fu introdotto dall'astronomo francese di Agen Josephus Justus Scaliger nel 1583. Egli assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo, in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto. Lo chiamò "Giuliano" dal nome di suo padre: il padovano Giulio Cesare della Scala.
Il 4713 AC è il minimo anno che in teoria può assumere il calendario gregoriano ed è anche l'anno minimo possibile in molti programmi.
Voci correlate
- Calendario giuliano
- Calendario romano
- anno bisestile
- calcolo della Pasqua
Collegamenti esterni
Maggiori dettagli si possono trovare sul sito [http://www.liceofoscarini.it/didattic/astronomia/astro/cal_giuliano.html dettagli sul Calendario giuliano]
Gregoriano
als:Gregorianischer Kalender
ja:グレゴリオ暦
ko:그레고리력
ms:Kalendar Gregory
simple:Gregorian calendar
th:ปฏิทินเกรกอเรียน
AnnoUn anno indica un periodo di tempo pari a quello impiegato dalla Terra per completare la sua orbita attorno al Sole. Un anno è diviso in 365 giorni, ma poiché la Terra completa la sua orbita in un tempo leggermente superiore si è reso necessario introdurre degli anni bisestili composti da 366 giorni, per correggere la discrepanza. Per estensione il termine anno si applica al periodo orbitale di qualsiasi pianeta, nel qual caso anno viene fatto seguire da un aggettivo (come in anno marziano).
In astronomia, vengono definiti diversi tipi di anno:
- anno siderale: definisce il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della propria orbita, misurata relativamente a un insieme di punti di riferimento (come le stelle fisse). La sua durata media è di 365,256363051 giorni (365g 6h 9m 10s).
:La reale durata dell'anno varia, in quanto il movimento della Terra è influenzato dalla gravità della Luna e degli altri pianeti.
- anno tropico: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione, con riferimento alla struttura formata dall'intersezione tra l'ellittica (il piano su cui orbita la Terra) e il piano dell'equatore (il piano perpendicolare all'asse di rotazione della Terra). A causa della precessione, questa struttura arretra leggermente lungo l'ellittica, rispetto alle stelle fisse. Come conseguenza, l'anno tropico è leggermente più breve di quello siderale. La sua durata media corrisponde a 365,24218967 giorni (365d 5h 48m 45s).
- anno anomalo: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della sua orbita con rispetto ai suoi apsidi. L'orbita terrestre è ellittica; i punti estremi dell'ellisse, chiamati apsidi, sono:
# il perielio, dove la Terra è più vicina al Sole (attorno al 2 gennaio)
# l'afelio, quando la Terra è più lontana dal Sole (attorno al 2 luglio).
:A causa dell'interferenza gravitazionale degli altri pianeti, la forma e l'orientamento dell'orbita non sono fissi, e gli apsidi si spostano lentamente rispetto ai punti di riferimento. Per questo, l'anno anomalo è leggermente più lungo dell'anno siderale. In media 365,259635864 giorni (365g 6h 13m 52s).
- anno eclittico: il periodo impiegato dal Sole (come viene visto dalla Terra) per completare una rivoluzione con riferimento a un nodo lunare, dell'orbita della Luna (il punto in cui l'orbita lunare interseca l'ellittica). Questo periodo è associato con le eclissi: avviene solo quando sia il Sole che la Luna sono vicini a uno di questi nodi; quindi le eclissi avvengono entro circa un mese ogni mezzo anno eclittico. Ci sono quindi due stagioni eclittiche ogni anno. La durata media dell'anno eclittico è di 346,620075883 giorni.
- similarmente all'anno eclittico, viene definito un periodo in cui il Sole (come viene visto dalla Terra) completa una rivoluzione con riferimento al perigeo dell'orbita lunare. Questo periodo, poco citato nella letteratura astronomica, è associato con la dimensione apparente della Luna piena, e anche con la durata variabile del mese sinodico. La durata di questo periodo è di 411,78443029 giorni.
Il Calendario normalmente cerca di adeguarsi all'anno tropico, poiché le stagioni sono determinate da questo tipo di anno.
Per ragioni pratiche l'anno del calendario è composto da un numero intero di giorni. Nel calendario attualmente in uso della società occidentale, il calendario gregoriano, gli anni hanno 365 giorni. Allo scopo di tenerlo sincronizzato con l'anno tropico, ogni quattro anni il calendario conta 366 giorni.
La principale eccezione al calendario gregoriano è il calendario islamico, un calendario lunare senza anni bisestili, nel quale le ricorrenze si spostano attraverso le stagioni.
L'anno giuliano: base del calendario giuliano aveva una durata di 365,25 giorni.
L'anno gaussiano dura 365,2568983 giorni, ed è derivato dalla "costante gravitazionale gaussiana" che viene espressa in unità del sistema solare.
L'anno besseliano: è un anno tropico che inizia quando il Sole raggiunge la longitudine ellittica di 280°. Tale longitudine viene sempre raggiunta attorno al 1 gennaio. Prende il nome dall'astronomo e matematico del XIX secolo Friedrich Bessel.
Voci correlate
- Anno luce
Categoria:Astronomia e Astrofisica
Categoria:Unità di tempo
ja:年
ms:Tahun
simple:Year
zh-min-nan:Nî
Attila
Attila (circa 406 - 453) fu re del popolo degli Unni.
Per la sua ferocia fu soprannominato flagellum dei (flagello di Dio).
Attila; (Atle, Atli in norvegese antico; Etzel in tedesco, nato nel 406 e morto nel 453), fu l’ultimo e più potente re degli Unni in Europa, dove, dal 434 fino alla sua morte, governò un vastissimo impero che si estendeva dall’ Europa Centrale al Mar Nero, e dal Danubio al Baltico. Durante il suo regno divenne il più irriducibile nemico dell’ Impero Romano d’Oriente e dell' Impero Romano d'Occidente; invase due volte i Balcani e, nella seconda incursione, cinse d’assedio Costantinopoli; marciò attraverso la Francia spingendosi fino ad Orleans prima di essere respinto a battaglia di Chalôns e nel 452 scacciò da Ravenna l’imperatore Valentiniano III.
Nonostante il suo impero si sia disgregato alla sua morte per la mancanza di successori di un certo rilievo, è diventato una figura leggendaria nella storia europea, che lo ricorda soprattutto come esempio di crudeltà e cupidigia. In alcuni racconti viene celebrato come un grande e nobile re, ed è il personaggio principale di tre saghe norvegesi.
Origini ed esordio
Pare che gli Unni europei fossero il ramo occidentale della stirpe degli Xiongnu (Xiōngnú, 匈奴), tribù nomadi antenate dei Mongoli e dei Turchi, originarie della Cina nord-orientale e dell’Asia centrale. Gli Unni riuscirono ad ottenere la supremazia militare sulle popolazioni rivali, più acculturate e civilizzate, grazie alla loro abilità nel combattimento, alla capacità di spostarsi con una straordinaria facilità e di usare armi come l’arco unno.
La data di nascita di Attila si aggira intorno al 406; non esistono dati certi sulla sua infanzia; è probabile, ma non accertato, che già in gioventù fosse un glorioso condottiero ed un guerriero invincibile.
La divisione del regno
406
A partire dal 432 gli Unni furono riunificati sotto un unico impero governato da Rua; alla sua morte, nel 434, i nipoti Attila e Bleda, figli del fratello Mundjuk, assunsero il dominio di tutte le tribù, nel periodo in cui gli Unni stavano concordando con gli ambasciatori dell’imperatore Teodosio II il ritorno di numerosi fuggiaschi rifugiatisi entro i confini dell’Impero Bizantino. Un anno dopo, Attila e Bleda si incontrarono con i legati imperiali a Margus (l’odierna Požarevac) e, seduti a cavallo secondo l’usanza unna, conclusero un accordo molto vantaggioso con il quale i Romani accettarono non solo di riconsegnare le tribù dei fuggitivi, dai quali avevano ottenuto l’appoggio contro i Vandali, ma anche raddoppiarono il tributo allora pari a 350 libbre d’oro romane (circa 114,5 Kg) d'oro, aprirono i mercati ai commercianti unni e pagarono un riscatto di otto solidi per ogni Romano fatto da loro prigioniero. Soddisfatti dell’accordo, gli Unni levarono gli accampamenti dall’impero spostandosi verso i territori interni del continente, forse con l’intento di consolidare e rafforzare il proprio dominio. Teodosio ne approfittò per fortificare le mura di Costantinopoli, costruire le prime mura verso il mare ed erigere baluardi difensivi lungo il corso del Danubio.
Gli Unni non ebbero scontri con i Romani durante i cinque anni successivi, e mirarono all’invasione della Persia; ma una sconfitta subita in Armenia per la controffensiva persiana, li costrinse a rinunciare alla conquista del paese. Nel 440 fecero di nuovo la loro comparsa sui confini dell’impero sanciti con il trattato aggredendo i mercanti sulla sponda settentrionale del Danubio. Attila e Bleda minacciarono una nuova guerra, asserendo che i Romani non avevano rispettato gli accordi presi e che il vescovo di Margus, nei pressi dell’odierna Belgrado, aveva attraversato il Danubio per saccheggiare e violare le tombe dei re degli Unni sulla riva settentrionale. Passarono il fiume e devastarono le città dell’Illiria e le fortezze, tra cui, secondo lo storico Prisco, Viminacium, iniziando la loro offensiva da Margus, poiché, quando i Romani negoziarono la liberazione del vescovo che li aveva offesi, costui passò in segreto dalla parte dei barbari ai quali, a tradimento, consegnò la città.
trattato.
Poiché Teodosio aveva rimosso i baluardi sul fiume dopo la presa di Cartagine da parte di Gianserico, re dei Vandali nel 440, e l’invasione dell’Armenia da parte di Yazdegerd II della dinastia dei Sassanidi nel 441, nello stesso anno fu facile per Attila e Bleda aprirsi un varco attraverso l’Illiria per raggiungere i Balcani. L’esercito degli Unni, dopo aver saccheggiato Margus e Viminacium occuparono Sigindunum, l’attuale Belgrado e Sirmium, e poi sospesero le operazioni militari. Seguì un periodo di stasi fino al 442, anno in cui Teodosio richiamò le truppe dal nord Africa ed ordinò che fosse coniata una nuova moneta per finanziare l’azione offensiva contro gli Unni; con questi preparativi, riteneva fosse meglio rifiutare le richieste dei loro re.
La risposta di Attila e Bleda fu la ripresa della campagna d’invasione nel 443; compiendo razzie lungo il Danubio sottomisero i campi militari di Ratiera e conquistarono Naissus, oggi Nis con l’uso di arieti e torri d’assedio, equipaggiamenti militari di nuova concezione. In seguito, si impossessarono di Serica (Sofia), Philippopolis (Plovdiv), e Arcadiopolis,nell'odierna Serbia; affrontarono e sconfissero l’esercito romano alle porte di Costantinopoli e soltanto la mancanza di mezzi di combattimento in grado di far breccia nelle mura massicce della città li costrinse a fermarsi. Teodosio ammise la sconfitta ed inviò l’ufficiale di corte Anatolio a negoziare le condizioni di pace, questa volta più pesanti del trattato precedente. L’imperatore acconsentì a cedere oltre 6.000 libbre d’oro romane (1.963 kg) come sanzione per non aver rispettato i patti durante l’invasione; il tributo annuale fu triplicato fino a 2.100 libbre d’oro (687 kg) e l’ammontare del riscatto di ogni prigioniero romano aumentò fino a 12 solidi.
Soddisfatte per un po’ le loro pretese, gli Unni fecero ritorno nel loro impero. Secondo Giordano (che riporta quanto riferito da Prisco), qualche tempo dopo, nel periodo di pace che seguì alla ritirata da Bisanzio, forse intorno al 445, Bleda morì ed Attila divenne l’unico re; alcuni storici si chiedono se Attila fu il suo assassinò o se la morte fu causata da un’altra ragione; in ogni modo, Attila divenne il capo indiscusso degli Unni e rivolse di nuovo le sue attenzioni verso
l'Impero d'Oriente.
- [http://www29.homepage.villanova.edu/christopher.haas/embassy.htm Prisco: frammenti dell'ambasciata di Attila] (in inglese).
Un monarca assoluto
Dopo la partenza degli Unni, la città di Costantinopoli attraversò un periodo di gravi calamità sia naturali sia causate dall’uomo: lotte sanguinarie tra le fazioni dell' Ippodromo, epidemie nel 445 e nel 446, quest’ultima a seguito di una carestia; quattro mesi di terremoti che distrussero gran parte delle mura causando migliaia di vittime, e dando origine, nel 447, ad una nuova epidemia, proprio quando Attila, consolidato il suo potere, si mise di nuovo in marcia verso il sud dell’impero attraverso la Mesia. L’ esercito romano, capeggiato dal magister militum Arnegisclo, lo sfidò sul fiume Vit subendo una sconfitta, non senza aver inflitto pesanti perdite. Gli Unni non trovarono più ostacoli e proseguirono le loro scorribande nei Balcani fino alle Termopili. La stessa Costantinopoli fu salvata dall’intervento del prefetto Flavio Costantino, che coinvolse la cittadinanza nella ricostruzione delle mura abbattute dal terremoto e nella costruzione di alcuni tratti di una nuova linea fortificata davanti alle antiche mura. Ecco un brano del racconto dell’invasione, tratto dalla Vita di San Ipazio di Callinico:
La stirpe barbarica degli Unni in Tracia diventò talmente potente da conquistare oltre cento città, mettendo Costantinopoli quasi in ginocchio e facendo fuggire molti abitanti...Omicidi e spargimenti di sangue furono talmente numerosi da non riuscire a contare le vittime; occuparono chiese e monasteri e trucidarono monaci e giovani donne.
:— Callinico, nella sua Vita di Sant'Ipazio
Tracia
Come condizione per la pace, Attila pretese che i Romani continuassero a pagare il tributo in oro e lasciassero libera una striscia di terra che si estendeva per 480 km ad est di Sigindunum (Belgrado) e oltre 100 km a sud del Danubio. Le trattative di pace tra Unni e Romani proseguirono per circa tre anni. Prisco fu inviato nell’accampamento di Attila in qualità di ambasciatore nel 448, ed alcuni brani delle sue cronistorie conservati dallo storico Giordano offrono un’immagine reale di Attila in mezzo alle sue numerose mogli, al giullare sciita ed al nano moresco, pacifico e sobrio nello splendore della sua corte imperiale:
Abbondanti pietanze erano state preparate per noi e per gli ospiti barbari e servite su piatti d’argento, ma Attila mangiò soltanto della carne da un tagliere di legno; inoltre, dimostrò in tutto una grande modestia: bevve da una coppa di legno, mentre agli ospiti furono dati calici d’oro e argento. Anche gli abiti erano molto semplici e puliti; la spada al fianco, le borchie delle calzature, e la bardatura del cavallo non erano adorne, come quelle degli altri Sciiti, di guarnizioni d’oro o pietre preziose né di altro materiale pregiato.Prisco citò inoltre: Il pavimento era ricoperto di stuoie di lana su cui camminare.
Fu in questo periodo, secondo una leggenda raccontata da Giordano, che Attila scoprì la "Spada di Marte", e
Prisco narra come avvenne la scoperta: "Un pastore vide zoppicare una giovenca del suo gregge e non capendo la causa della ferita, seguì con ansia le tracce di sangue ed alla fine trovò una spada su cui l’animale era inciampato inavvertitamente mentre brucava l’erba; la estrasse dal terreno e la portò subito ad Attila, il quale apprezzò molto il dono e, essendo ambizioso, si convinse di essere stato eletto padrone assoluto del mondo intero e che la spada di Marte gli avrebbe garantito la vittoria in tutte le battaglie.
::— Giordano, Le origini e le imprese dei Goti cap. XXXV [http://www.boudicca.de/jordanes3-e.htm (Vedi testo in inglese)]
Più tardi gli studiosi avrebbero identificato la leggenda come un esempio di culto religioso per la spada, diffuso tra le popolazioni nomadi delle steppe dell’Asia Centrale.
Attila in occidente
Asia
Già nel 450, Attila aveva proclamato la sua intenzione di attaccare il potente regno dei Visigoti a Tolosa stringendo un’alleanza con l’imperatore Valentiniano III. In precedenza, c’erano stati buoni rapporti con l’Impero d’Occidente ed il suo governatore di fatto Flavio Ezio, il quale aveva trascorso un breve periodo in esilio tra gli Unni nel 443, meritandosi in occidente l’appellativo onorifico di magister militum per le truppe messe a disposizione da Attila contro Goti e Burgundi. Le profferte e la tattica diplomatica di Gianserico, nemico dei Visigoti, un popolo che incuteva timore, avevano probabilmente influenzato i piani di Attila.
Ad ogni modo, Onoria, sorella di Valentiniano, nella primavera del 450 aveva inviato al re degli Unni una richiesta d’aiuto, insieme al proprio anello, perché voleva sottrarsi all’obbligo di fidanzamento con un senatore: la sua non era una proposta di matrimonio, ma Attila interpretò il messaggio in questo senso, ed accettò pretendendo in dote metà dell’Impero d’Occidente. Quando Valentiniano scoprì l’intrigo, fu solo l’intervento della madre Galla Placidia a convincerlo a mandare in esilio, piuttosto che ad uccidere Onoria, e ad inviare un messaggio ad Attila, in cui disconosceva assolutamente la legittimità della presunta proposta matrimoniale. Attila, per nulla persuaso, inviò un’ambasciata a Ravenna per affermare che Onoria non aveva alcuna colpa, che la proposta era valida dal punto di vista legale e che sarebbe venuto per esigere ciò che era un suo diritto.
Nel frattempo, Teodosio era morto cadendo da cavallo; il suo successore Marciano aveva annullato il tributo agli Unni verso la fine del 450; numerose invasioni da parte degli Unni e di altre popolazioni avevano devastato i Balcani e non c’era quasi niente da saccheggiare. Alla morte del re dei Franchi la lotta tra i due figli per la successione sancì la rottura tra Attila ed Ezio, poiché l’uno dava il suo appoggio al figlio maggiore, e l’altro al figlio minore. Secondo J.B.Bury, quando Attila si mise in marcia verso ovest la sua intenzione era quella di ingrandire il proprio regno, già allora il più forte sul continente, fino all’Oceano Atlantico attraversando la Gallia. Dopo aver radunato i suoi sudditi, Gepidi, Ostrogoti, Rugi, Sciri, Eruli, Turingi, Alani, Burgundi, intraprese la marcia verso occidente prendendo in considerazione un’alleanza con i Visigoti ed i Romani.
Le sue mire apparvero ben presto evidenti quando, nel 451, (come riferisce Giordano) arrivò in Belgio a capo di un esercito di 500 mila uomini. Metz cadde sotto l’assedio il sette aprile, mentre Ezio mosse la controffensiva radunando le truppe tra Franchi, Burgundi e Celti. L’inarrestabile marcia verso occidente convinse Teodorico, re dei Visigoti, ad allearsi con i Romani; i due eserciti raggiunsero insieme Orleans prima di Attila, per tenere sotto controllo e così respingere l’avanzata unna. Ezio inseguì e bloccò gli Unni in una località nei pressi di Chalôn; i due eserciti combatterono una battaglia che terminò con la vittoria degli alleati e la morte di Teodorico durante gli scontri. Attila si ritirò oltre il confine e l’alleanza in breve tempo si sciolse.
L'invasione dell'Italia e la morte
Orleans
Attila tornò nel 452 per reclamere nuovamente le sue nozze con Onoria, invadendo e devastando l'Italia lungo la via; il suo esercito saccheggiò numerose città e rase al suolo Aquileia, senza lasciare più nessuna traccia della sua esistenza. Valentiniano fuggì da Ravenna a Roma; Ezio rimase sul campo ma mancava della potenza necessaria per ingaggiare battaglia. Attila si fermò finalmente sul Po, dove incontrò, nell'attuale Governolo frazione di Roncoferraro, un ambasciata formata dal prefetto Trigezio, il Console Avienno e Papa Leone I (la leggenda vuole che proprio il papa abbia fermato Attila mostrandogli il Crocifisso). Comunque, dopo l'incontro Attila tornò indietro con le sue truppe senza pretese né sulla mano di Onoria né sulle terre in precedenza reclamate. Sono state date diverse interpretazioni della sua azione. La fame e le malattie che accompagnavano la sua invasione potrebbero aver ridotto la sua armata allo stremo, oppure le truppe che Marciano mandò oltre il Danubio potrebbero avergli dato ragione di retrocedere, o forse entrambe le cose sono concausali alla sua ritirata. Prisco riporta che la paura superstiziosa della fine di Alarico - che morì poco dopo aver saccheggiato Roma nel 410 - diede all'Unno una battuta di arresto. La "favola che è stata rappresentata dalla matita di Raffaello e dallo scalpello di Algardi" (come l'ha chiamata Edward Gibbon) di Prospero di Aquitania dice che il Papa, aiutato da San Pietro e San Paolo, lo convinse a girare al largo dalla città. Vari storici (tra cui Isaac Asimov) hanno supposto che l'ambasciata portasse un ingente quantità d'oro al leader unno e che lo abbia persuaso ad abbondonare la sua campagna.
Qualunque fossero le sue ragioni, Attila lasciò l'Italia e ritornò al suo palazzo attraverso il Danubio. Da lì pianificò di attaccare nuovamente Costantinopoli e reclamare il tributo che Marciano aveva tagliato. Comunque, morì nei primi mesi del 453; la tradizione, secondo Prisco, dice che la notte dopo un banchetto che celebrava il suo ultimo matrimonio (con una gota di nome Ildico), egli ebbe una copiosa epistassi e morì soffocato. I suoi guerrieri, dopo aver scoperto la sua morte, si tagliarono i capelli e e si sfregiarono con le loro spade in segno di lutto così che, dice Giordano, "il più grande di tutti i guerrieri dovette essere pianto senza lamenti femminili e senza lacrime, ma con il sangue degli uomini". Fu seppellito in un triplo sarcofago d'oro, argento e ferro con il bottino delle sue conquiste e il corteo funebre fu ucciso per mantenere segreto il suo luogo di sepoltura. Dopo la sua morte, continuò a vivere come figura leggendaria: i personaggi di Etzel nella Saga Nibelunga e di Atli nella Saga Volsunga e nell'Edda poetica sono (seppur in maniera vaga e decisamente alterata) basati sulla sua vita.
Una storia alternativa della sua morte, registrata per la prima volta ottant'anni dopo il fatto dal cronista romano il Conte Marcellino, riporta: "Attila rex Hunnorum Europae orbator provinciae noctu mulieris manu cultroque confoditur" ("Attila, Re degli Unni e devastazione delle province d'Europa, fu trafitto a morte dalla mano e dalla lama di sua moglie"). La saga Volsunda e lEdda Poetica raccontano che Re Atli morì per mano di sua moglie Gudrun. La maggioranza degli studiosi rifuta comunque queste versioni come racconti leggendari, preferendo invece la versione data da Prisco, contemporaneo di Attila.
I suoi figli Ellak (il successore designato), Dengizik ed Ernak comabatterono per la successione e, divisi, furono sconfitti e dispersi l'anno seguente nella Battaglia di Nedao (in Pannonia). L'impero di Attila non sopravvisse al suo fondatore.
L'aspetto, il carattere, il nome
Pannonia]
La fonte principale di informazioni su Attila è Prisco, uno storico che viaggiò con Massimino in un'ambasciata mandata da Teodosio II nel 448. Egli descrive il villaggio che i nomadi Unni hanno costruito e in cui si sono insediati come una grande città dalle solide mura di legno. Descrisse lo stesso Attila così:
:"basso di statura, con un largo torace a una testa grande; i suoi occhi erano piccoli, la sua barba sottile e brizzolata; e aveva un naso piatto e una carnagione scura, che metteva in evidenza la sua origine."
L'aspetto fisico di Attila era probabilmente più sul tipo asiatico orientale o mongolo, o forse un misto di questo tipo e quello delle popolazioni turche centrasiatiche. Comunque egli probabilmente aveva
i lineamenti tipici orientali, che gli Europei non erano abituati a vedere, e questi quindi lo descrissero spesso con termini amari.
Attila è conosciuto nella storia occidentale e nella tradizione come il "Flagello di Dio", e il suo nome è diventato sinonimo di crudeltà e barbarie; a questa fama può aver contribuito il fatto che la sua figura sia stata nel tempo assimiliata a quella di altri condottieri della steppa: Mongoli come Genghis Khan e Tamerlano, noti come signori della guerra abili in combattimento, crudeli e sanguinari, e dediti al saccheggio; la figura di Attila, in realtà, è più complessa.
Gli Unni all'epoca di Attila avevano avuto modo di interagire con la civiltà romana, principalmente tramite i Germani che abitavano al confine tanto che Prisco, all'epoca dell'ambasciata di Teodosio nel 448, identificò il gotico, l'unno ed il latino come i tre principali idomi del popolo di Attila. Prisco riferisce anche di un suo incontro con un prigioniero Romano che si era così integrato nello stile di vita degli Unni da non voler più ritornare a casa, ed il resoconto che lo storico fa di Attila, della sua semplicità ed umiltà è chiaramente intriso di ammirazione.
Il contesto storico in cui Attila visse fu determinante per la sua immagine pubblica, così come si venne a creare in seguito: nell'epoca di declino dell'Impero d'Occidente i suoi conflitti con Ezio (spesso chiamato "l'ultimo dei Romani") uniti alla stranezza della sua cultura, favorirono l'immagine del barbaro feroce e nemico della civiltà che è stata rappresentata in seguito in innumerevoli opere d'arte. Le saghe epiche in cui egli appare ci danno invece un'immagine più sfumata: un nobile e generoso alleato, come l'Etzel dei Nibelunghi, o il crudele Atli della Saga Voslunga e dell'Edda poetica. Alcune storie nazionali comunqe lo dipingono sempre in modo positivo: in Ungheria e Turchia i nomi di Attila (o "Atilla" in turco) e della sua ultima moglie Ildikó sono tutt'ora popolari. Sullo stesso piano si inserisce l'opera A láthatatlan ember (pubblicata in inglese come Slave of the Huns) dell'autore turco Géza Gárdonyi, ampiamente basata sull'opera di Prisco, che fornisce un'immagine di Attila come capo saggio ed amato.
Il nome "Attila" molto probabilmente origina da atta ("padre") e il ("nazione") e significare quindi "padre della patria"; il nome potrebbe anche essere di origine pre-turca (lo si confronti con Atatürk: "padre dei turchi" ed Alma-Ata, ora Almaty). Atil in lingua altaica è il nome del Volga, da cui Attila potrebbe aver preso il nome.
"Attila" potrebbe significare in lingua gotica "piccolo padre" (atta: "padre" più il suffisso diminutivo -la), dato che molti Goti servirono sotto di lui.
Note
# Il figlio più giovane avrebbe potuto essere Merovech, capostipite dei Merovingi anche se le fonti (Gregorio di Tours e i resoconti successivi della Battaglia di Chalons) non sono certi a riguardo.
#J.B. Bury, The Invasion of Europe by the Barbarians, lecture IX [http://www.northvegr.org/lore/bury/017.php (e-text)]
# Resoconti successivi della battaglia sostengono che gli Unni fossero già entrati in città, o la stessero già saccheggiando, quando arrivò l'esercito dei Romani e dei Visigoti. Giordano non fa menzione della cosa. Cfr. Bury, ibid.
#Conte Marcellino, Chronicon [http://www.thelatinlibrary.com/marcellinus.html (e-text)], citato in Hector Munro Chadwick: The Heroic Age (London, Cambridge University Press, 1926), p. 39 n. 1.
# Saga Voslunga, [http://www.northvegr.org/lore/volsunga/021.php Chapter 39]; Edda poetica, [http://www.sacred-texts.com/neu/poe/poe35.htm Atlamol En Grönlenzku, The Greenland Ballad of Atli]
Voci correlate
- Unni
- Storia dell'Europa
- Storia dei Balcani
- Attila flagello di Dio
Riferimenti bibliografici
Testi di epoca classica:
- Prisco: Storia Bizantina, disponibile in lingua originale greca in Ludwig Dindorf: Historici Graeci Minores (Leipzig, B.G. Teubner, 1870) e online come traduzione in J.B. Bury: [http://ccat.sas.upenn.edu/jod/texts/priscus.html Priscus at the court of Attila]
- Jordanes: [http://www.ucalgary.ca/~vandersp/Courses/texts/jordgeti.html The Origin and Deeds of the Goths]
Testi moderni raccomandati (in inglese):
- Blockley, R.C.: The Fragmentary Classicising Historians of the Later Roman Empire, vol. II (ISBN 0905205154) (collezione di frammenti testuali da Prisco, Olimpiodoro ed altri, con testo originale a fronte)
- C.D. Gordon: The Age of Attila: Fifth-century Byzantium and the Barbarians (Ann Arbor, University of Michigan Press, 1960) traduzioni, con commenti ed annotazioni, di scritti antichi sull'argomento (inclusi quelli di Prisco)
- J. Otto Maenchen-Helfen (ed. Max Knight): The World of the Huns: Studies in Their History and Culture (Berkeley, University of California Press, 1973) utile studio dottrinale
- E. A. Thompson : A History of Attila and the Huns (London, Oxford University Press, 1948) il più autorevole studio in materia in lingua inglese. Ristampato nel 1999 con il titolo The Huns nella collana Peoples of Europe (ISBN 0631214437). Thompson non entra nelle controverise relative all'origine degli Unni e rilegge le vittorie di Attila come ottenute grazie alla mancanza di un opposizione concertata.
Collegamenti esterni
- Ricostruzione del ritratto di Attila di Marco Bakker: [http://www.reportret.info/gallery/attilathehun1.html Reportret: Attila the Hun].
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UnniGli Unni erano un popolo guerriero, nomade di stirpe turco-mongola proveniente dall'Asia Centrale che giunse in Europa nel IV secolo. Secondo fonti locali della loro zona d'origine, gli Unni sarebbero stati padroni incontrastati di tutta l'Asia Centrale dal tardo I secolo alla metà del V secolo.
Il nucleo originario forse risale a una tribù della Cina occidentale nota col nome di Xiongnu 匈奴 (variante arcaica: 玁狁 Xiǎnyǔn) che durante la dinastia Han 漢 (206 AC-220 DC), fondò un regno nelle regioni a nord dell'impero cinese sconfiggendo nel 162 AC gli Yuezhi (cinese: Yuèzhī 月氏). Il potere degli Xiongnu, si indebolì durante i secoli seguenti e alla fine si scisse in due gruppi, uno dei quali, i Xiongnu Meridionali, migrò verso occidente attraverso la valle dell'Ili dopo essere stato sconfitto dai cinesi, stabilendosi lungo il corso del Volga, invadendo i territori degli Alani (in cinese: Ālánliáo 阿蘭聊), degli Ostrogoti e dei Visigoti. I Xiongnu Occidentali invece rimasero sotto l'influenza politica dell'impero cinese.
Origini
Da quando Joseph de Guignes nel XVIII secolo ha identificato gli Unni con gli (H)siung-nu), il dibattito sulle loro origini asiatiche si è acceso. Recenti ricerche hanno mostrato che nessuna delle grandi confederazioni di guerrieri della steppa era etnicamente pura, e a rendere le cose più difficili, molti clan affermavano di essere Unni, basandosi semplicemente sul prestigio del loro nome; o era attribuito da estranei che li descrivevano con comuni caratteristiche, presunti luoghi d'origine o reputazione. Sebbene sia molto difficile risalire ad un luogo di origine degli Unni, sembra che all'inizio il nome designasse un prestigioso gruppo di guerrieri della steppa la cui origine etnica è sconosciuta.
In alcuni antichi scritti si sostiene che gli Unni erano collegati agli Xiongnu, un gruppo nomade che si trovava nell'attuale Mongolia ai tempi della dinastia Han. Comunque, l'identificazione degli Unni, (pronunciato Hun'i nel moderno mandarino) con tale gruppo nomade è, per quanto plausibile, carente di prove. Gli Unni non devono essere confusi con gli Aparni ("Unni Bianchi") di Procopio, in quanto si tratta di un ramo culturale e fisico completamente diverso.
Storia
Terzo-quinto secolo
Dioniso Periegete parla di popoli che potrebbero essere gli Unni che vivevano lungo il Mar Caspio attorno al 200, e inoltre nel 214, Choronei Mozes nella sua "storia dell'Armenia", presenta gli Hunni vicino ai Sarmati e prosegue descrivendo come catturarono la città di Balk (Kush in armeno) in un periodo tra il 194 e il 214, spiegando perché i greci chiamavano quella città Hunuk. Senza la presenza degli Xiongnu, la Cina visse un secolo di pace, interrotto quindi dalla famiglia Liu di Unni Tiefu che tentò di ristabilire la sua presenza nella Cina occidentale. I Chioniti comparvero sulla scena in Transoxiana quando gli Unni di Kidara cominciarono a fare pressione sui confini dei Kushani nel 320. Ad ovest, i romani invitarono gli Unni ad ovest dell'Ucraina, alla colonizzazione della Pannonia nel 361 e 372, sotto il governo del loro capo Balimir, così che essi sconfissero gli Alani. Ad est invece, all'inizio del V secolo, Tiefu Xia è l'ultima dinastia degli Unni nella Cina orientale, mentre invece sono presenti gli Alchon e gli Huna in Afghanistan e Pakistan. Da qui in poi, decifrare la storia degli Unni e dei loro successori diventa più semplice per via degli eventi relativamente bene documentati da fonti bizantine, armene, iraniane, indiane e cinesi.
Unni Europei
Non fu improvvisa la comparsa degli Unni in Europa nel quarto secolo, e loro non erano interessati al continente finchè nel 361 i Romani li invitarono a stabilirsi in Pannonia. Kama Tarkhan era un loro re-antenato leggendario, ed il nome non appare correlato a nessun sovrano Xiongnu. Se questo mitico re è esistito, il suo reame si estendeva dalle steppe di Kuban fino alla Battriana.
Nel V secolo gli Unni costituirono un regno nell'Europa centrorientale, e come gli orientali Xiongnu, incorporarono gruppi di popolazioni tributarie. Nel caso europeo, Alani, Gepidi, Scrir, Rugi, Sarmati, Slavi e specialmente le tribù gotiche, vennero tutti uniti sotto la supremazia militare della famiglia degli Unni. Guidati dai re Rua, Attila e Bleda, gli Unni si rafforzarono molto. Attila (406-453) apparteneva alla famiglia reale. Nel 432 gli Unni avevano un tale potere che lo zio di Attila, il re Rua, riceveva un consistente tributo dall'impero. Ottennero la supremazia sui loro rivali, molti dei quali altamente civilizzati, grazie alla loro abilità militare, mobilità e ad armi come l'arco Unno.
Attila, che succedette allo zio, dapprima regnò con il fratello Bleda, ma nel 445 lo fece uccidere, unificò le tribù unne e, ponendosi alla loro guida, nel 447 avanzò nell'Illiria devastando gran parte dei territori tra il Mar Nero e il Mar Mediterraneo, e costringendo gli abitanti a prestare servizio nel suo esercito. Nel 447 sconfisse l'imperatore bizantino Teodosio II, ma non riuscì a espugnare Costantinopoli poiché il suo esercito non era esperto nelle tecniche d'assedio. Tuttavia, Teodosio fu costretto a cedere parte del territorio a sud del Danubio e a pagare agli Unni un tributo annuale.
Attila sottomise e costrinse ad arruolarsi nel proprio esercito un contingente di ostrogoti (goti orientali) e nel 451 invase la Gallia insieme a Genserico, re dei Vandali. Fu però sconfitto dal generale romano Flavio Ezio nella battaglia dei Campi Catalaunici (tra Châlons e le Argonne). Ezio, alleato con i Visigoti (goti occidentali) guidati da Teodorico I (419-451) costrinse gli Unni a ritirarsi fino al Reno.
Ripresosi solo in parte dalla sconfitta, nel 452, Attila invase l'Italia devastando Aquileia, Milano, Padova e altre città, ma il suo esercito era ormai stremato dalla fame e dalle malattie e, quando un'ambasceria di Valentiniano III, guidata dal Papa Leone I gli andò incontro presso il Mincio, Attila, ormai ammalato e temendo l'arrivo di aiuti dall'Impero di Oriente, accettò una tregua e si ritirò in Pannonia.
Nel 453, Attila si preparava a invadere nuovamente l'Italia, ma morì prima che il suo piano potesse attuarsi. Una delle conseguenze dell'invasione degli unni in Italia fu che gli abitanti di Aquileia si rifugiarono nel territorio, affacciato sull'Adriatico, costituito da isole, paludi e lagune, che sarebbe diventato Venezia. La potenza degli Unni si dissolse con la morte di Attila (453), a causa delle discordie per la successione e per le ribellioni delle popolazioni sottomesse.
La memoria dell'invasione degli Unni è stata trasmessa oralmente fra le tribù germaniche, ed è una componente importante nella Völsunga Saga e Hervarar Saga, in norvegese antico, e nel Nibelungenlied, in antico germanico. Tutte ritraggono gli eventi di questo periodo di migrazioni, avvenute circa un millennio prima della loro trascrizione. Nella Hervar Saga, i Goti hanno i loro primi contatti con gli arcieri Unni, e si incontrano in un'epica battaglia sulle rive del Danubio. Nella Völsunga Saga e in Nibelungenlied, re Attila (Atli in Norvegese e Etzel in Germanico) sconfigge il re franco Sigisberto I (Sigurðr o Siegfried) e il re burgundo Gontran I (Gunnar or Gunther) ma è successivamente assassinato dalla regina Crimilde (Gudrun or Kriemhild), sorella di quest'ultimo e moglie di Attila.
Avari
Una situazione caotica seguì all'ascesa al potere degli Avari in Europa dopo il 550.
La dinastia avara Onoghur (580-685) ha mischiato il patrimonio Avaro-Bulgaro, ma il nome deriva probabilmente da "Unno". Il nome "Ungheria" usato oggi deriva da Onogur.
Germania
Nel 27 luglio 1901, durante la Ribellione dei Boxer in Cina, il Kaiser Guglielmo II diede l'ordine di "far ricordare il nome 'tedesco' in Cina per un migliaio di anni, così che nessun cinese oserà mai anche solo guardare male un tedesco". Questo discorso, in cui Guglielmo invocava la memoria degli Unni del V secolo, si accoppiava al Pickelhaube, l'elmetto indossato dall'esercito tedesco fino al 1916, una reminescenza degli elmetti degli antichi Unni (e ungheresi), fece nascere, specialmente da parte degli inglesi, la pregiudiziosa usanza di dare dei soprannomi ai tedeschi durante la Prima Guerra Mondiale. Questa usanza venne rinforzata dalla propaganda Alleata durante la guerra, che cercava di infondere odio verso i tedeschi invocando l'idea che fossero selvaggi brutali.
Etnicamente Unni al giorno d'oggi
Nel 2005, un gruppo di circa 2.500 ungheresi petizionò al governo di essere riconosciuti come minoranza in quanto diretti discendenti di Attila. Non ottennero lo scopo, piuttosto guadagnarono una certa fama.
Con tutte le insicurezze, si possono ritrovare delle nazioni possibili successori degli Unni in:
- Bulgaria
- Mongolia
- Ungheria
- Turchia
categoria:popoli antichi
categoria:storia
ja:フン族
ko:훈족
Gallia
La Gallia corrisponde grossomodo all'attuale territorio francese.
In realtà il nome Gallia venne dato dagli abitanti di Roma ad una zona assai più vasta che comprendeva l'attuale Italia settentrionale e il Belgio.
Il nome Gallia deriva dal modo in cui i Romani chiamavano le popolazioni celtiche ivi stanziate.
Queste popolazioni sono di origine indoeuropea e pertanto giunsero in Europa contemporaneamente alle altre.
Di queste antiche popolazioni celtiche non è rimasto molto se non qualche menhir in Bretagna e alcune costruzioni in pietra al di là della Manica.
Oggi le popolazioni che più si avvicinano a quelle che colonizzavano la Francia 2000 anni fa si trovano proprio in Bretagna e, nel Regno Unito in Galles e Irlanda.
Le odierne popolazioni francesi invece sono i discendenti della fusione tra civiltà latina e celtica, mescolatesi dopo la conquista di Cesare. È un errore pensare che i Franchi abbiano contribuito in modo determinante nel mutare la composizione etnica della Gallia, dal momento che essi furono assimilati quasi subito nello strato celto-latino preesistente. L'unica traccia che lasciarono nella nazione francese è il suo stesso nome, che tra l'altro era inizialmente riferito alla sola area parigina.
La società gallica era contraddistinta da un frazionamento del territorio in tribù ma questo non impediva la presenza di contatti fra le diverse tribù.
Questi contatti erano per lo più tenuti dai druidi che tanto hanno affascinato nei secoli successivi gli scrittori. Questi erano il tramite tra il cielo e l'uomo e cercavano di placare l'ira degli dei oppure ottenere favori mediante sacrifici di animali.
Inoltre si riteneva che fossero capaci di leggere il futuro nelle viscere degli animali o nel volo degli uccelli mediante la cosiddetta aruspicina.
Erano inoltre considerati dei medici e si credeva conoscessero i poteri delle erbe officinali.
I Galli erano già noti ai Greci e ai Fenici che navigando erano già giunti ad avere contatti commerciali con i Galli soprattutto in Provenza.
La loro prima apparizione nella storia però si ha con il sacco di Roma del 390 AC in cui le popolazioni celtiche guidate da Brenno attaccarono la città e la saccheggiarono. La storiografia latina riporta l'episodio associato a quello delle oche capitoline che secondo la leggenda facendo rumore avrebbero svegliato i soldati romani scongiurando l'occupazione del Campidoglio.
Viene però anche riportata la cocente umiliazione inferta ai Romani quando Brenno chiese oro in cambio della sua ritirata da Roma; i Romani non avrebbero mai più dimenticato questa lezione e fino all'arrivo di Attila, Roma non sarebbe più stata saccheggiata.
Quasi due secoli dopo ritroviamo i Galli che aiutano l'esercito d'Annibale proveniente dalla Spagna ad attraversare le Alpi e in seguito a combattere nella pianura padana contro le truppe inviate contro di lui dai consoli Romani.
La sconfitta di Annibale e la progressiva espansione della repubblica portò prima all'occupazione della Gallia Cisalpina (attuale pianura padana), e poi al consolidamento di una testa di ponte oltralpe in Provenza.
Ancora oggi il nome di questa regione francese ricorda la sua origine (Provence: da provincia nome con cui i romani indicavano i territori al di fuori dell'Italia).
La cosiddetta Gallia Narbonese avrebbe rappresentato il punto di partenza per le conquiste di Gaio Giulio Cesare ed era unita alla capitale mediante la via Aurelia.
Fattosi nominare proconsole e governatore di questa provincia, Giulio Cesare, partì alla conquista del territorio ancora non occupato spingendosi fin sulla Manica ed in Belgio.
Le sue gesta sono narrate in un'opera da lui intitolata "de bello gallico".
In questa opera riporta anche i costumi e le usanze delle molteplici tribù galliche che via via incontrò e sconfisse.
L'ultimo sussulto della resistenza gallica all'occupazione avvenne nel 52 AC quando i Galli si coalizzarono sotto la guida del carismatico Vercingetorige che venne però sconfitto nell'assedio di Alesia catturato e portato a Roma in catene per sfilare dietro al carro del vincitore ed essere giustiziato.
Da questo momento i destini della Gallia e dell'impero andranno di pari passo con la romanizzazione dei Galli e la costruzione di cittadine, strade ed acquedotti.
Ancora oggi si possono ammirare le opere romane ad Aix-en-Provence, Arles e Nimes. Inoltre le città di Lione e di Parigi furono fondate su siti preesistenti di villaggi gallici.
Il confine sul Reno sarà il punto massimo di espansione verso la Germania.
Con la ristrutturazione dell'impero da parte di Diocleziano in tetrarcati la Gallia divenne uno dei due territori affidati ai cesari, imperatori subordinati, destinato a diventare poi augusti.
A questo punto però l'impero inizia ad essere attaccato da nuove tribù di stirpe germanica che attraversano sempre più spesso il confine. Queste tribù si stanziano nei territori che precedentemente appartenevano ai Galli e la più forte e determinata risulta essere quella dei Franchi.
All'inizio del V secolo in ogni caso Attila decise di muovere guerra contro l'esercito Romano di stanza in Gallia ma fu sconfitto dal generale Ezio nella battaglia dei Campi Catalaunici.
La sorte della Gallia si sarebbe ufficialmente divisa da quella di Roma solo nel 476 alla caduta dell'impero ma di fatto Roma non controllava più da tempo questa regione.
Da questo momento in poi la storia della Gallia e quella della Francia coincidono e il nome Gallia dato alla Francia resisterà per tutto il medioevo negli scritti in latino.
Categoria:Province romane
ja:ガリア
ko:갈리아
Federati
Venivano chiamati federati quegli stati o quelle popolazioni che, all'epoca romana, non facevano parte dell' impero, ma che, prima di tutto erano alleati e, in secondo luogo, rievevano ospitalità nelle regioni romane, in cambio di prestazioni militari contro gli invasori. Al tempo di Teodosio, l' imparatore operò un' ottima scelata strategica, ovvero, quella di combattere i barbari con i barbari (iniziativa che già era partita subito dopo le invasioni barbarcihe ma che con Teodosio si realizzò ancora di più). Essa però influì anche negativamente sullì impero, dato che, si venne ad accentuare sempre più la diseguaglianza etnica all' interno dell' impero (una delle cause del suo disfacimento).
1519
Eventi
- 28 giugno - Carlo V eletto Imperatore
Nati
- 13 aprile - Caterina de' Medici, regina di Francia
- 6 giugno - Andrea Cesalpino, botanico, medico e anatomista italiano († 1603)
Morti
- 2 maggio - Leonardo da Vinci, pittore e inventore italiano
019
ko:1519년
simple:1519
Ferdinando MagellanoFerdinando Magellano, in portoghese Fernão de Magalhães (Sabrona, Portogallo, 1480 - Mactan, Filippine, 27 aprile 1521), era un esploratore portoghese. Intraprese la prima circumnavigazione del globo al servizio della corona spagnola. Fu il primo a partire dall'Europa verso Ovest diretto in Asia e il primo Europeo a navigare nell'Oceano Pacifico.
La storia del suo viaggio è giunto a noi soprattutto grazie agli appunti di un partecipante, il vicentino Antonio Pigafetta.
Antonio Pigafetta
Gioventù e primi viaggi per la corona portoghese
Fernão de Magalhães (o Magalhãens) nacque da una famiglia aristocratica impoverita a Sabrona nella provincia dell'Alto Trás-os-Montes, in Portogallo settentrionale. Suo padre, Pedro Rui de Magalhães, sposato con Alda des Mesquita, era il sindaco del paese. Magellano aveva un fratello, Diego de Sousa, e una sorella, Isabel.
All'età di dieci anni Magellano perse i genitori. Due anni più tardi, seguendo il fratello, divenne pagetto alla corte di re Giovanni II a Lisbona. Qui godette dell'ampia educazione spettante ai giovani nobili dell'epoca. Nel 1505, a 25 anni, fu spedito in India, dove servì sotto il vicerè Francisco de Almeida. Presto si meritò una menzione per aver sventato un ammutinamento e salvato delle vite umane. Dal 1506 partecipò a una spedizione diretta alle Isole delle Spezie. Nel corso di questa spedizione si guadagnò la promozione a capitano (1510), ma già poco dopo perse il brevetto di capitano per essersi allontanato con la sua nave dalla flottiglia per cercare nuove terre più ad est.
Sotto il comando di Alfonso de Albuquerque partecipò alla conquista del strategico porto di Malacca nell'odierna Malesia.
Tornato in patria, partecipò nel 1513 a una spedizione in Marocco, dove combatté nella battaglia di Azamor, riportando la lesione di un ginocchio. Venne successivamente accusato di aver intrattenuto commerci con i mori: vicenda questa che il 15 maggio 1514 portò al suo licenziamento con disonore dal servizio per la corona portoghese.
La circumnavigazione
Inizio del viaggio
1514
Nello stesso periodo Magellano entrò in possesso di una carta geografica che ipotizzava una passaggio verso l'Oceano Pacifico al Rio de la Plata. Si convinse di poter in questo modo trovare una via per l'Asia più breve di quella intorno all'Africa.
Una scoperta del genere sarebbe tornata utile alla Spagna, che era rimasta tagliata fuori dalla corsa per le pregiate spezie del lontano oriente dopo il Trattato di Tordesillas. Il trattato aveva assegnato il controllo sull'emisfero orientale al Portogallo, che in questo modo rivendicava anche il possesso delle Molucche, le leggendarie Isole delle Spezie. L'occidente sapeva che lì si trovava la fonte delle più pregiate spezie come la noce moscata o i chiodi di garofano - tesori con i quali all'epoca nemmeno l'oro delle Americhe poteva concorrere nell'immaginario europeo.
Tuttavia, solo il limite atlantico tra i due emisferi controllati da Spagna e Portogallo cominciava all'epoca a concretizzarsi dopo le sempre nuove scoperte nel Nuovo Mondo. Non essendo noto il perimetro del globo terrestre, nessuno sapeva dire se le Molucche rientravano ancora nei territori spettanti ai portoghesi.
Magellano si disse convinto del contrario e, con il sostegno dell'astronomo Ruy Faleiro, anch'egli portoghese caduto in disgrazia in patria, si recò in Spagna per offrire i suoi servizi a re Carlo I. Cambiò anche il suo nome in Fernando de Magallanes.
In breve tempo riuscì a guadagnarsi la fiducia di uomini d'affari influenti che promossero i suoi piani. Il 22 marzo 1518, a Valladolid, siglò un contratto con Carlo I, che gli mise a disposizione cinque navi per trovare le Isole delle Spezie: a Magellano e a Ruy Faleiro sarebbe spettata la quinta parte dei proventi della spedizione, mentre i loro eredi sarebbero stati nominati governatori nelle terre scoperte. Inoltre il re garantì di non avvallare un altro viaggio con lo stesso scopo per dieci anni a venire.
Il 10 agosto 1519 il viaggio ebbe inizio da Siviglia. La flotta di Magellano era composta da cinque navi:
- Trinidad, 130 tonnellate, 55 uomini, capitano: Ferdinando Magellano
- San Antonio, 130 tonnellate, 60 uomini, capitano: Juan de Cartagena
- Concepción, 90 tonnellate, 45 uomini, capitano: Gaspar de Quesada
- Victoria, 90 tonnellate, 42 uomini, capitano: Luis de Mendoza
- Santiago, 60 tonnellate, 32 uomini capitano: Giovanni Serrano
Tra i 234 uomini della spedizione figurarono 170 spagnoli, 40 portoghesi, 20 italiani e quattro interpreti africani ed asiatici. Le provviste erano formate da 7240 kg di pane biscottato, 194 kg di carne essicata, 163 kg di olio, 381 kg di formaggio, 200 barili di sarde salate e 2856 pezzi di pesce essicato.
Da Siviglia le navi seguirono il corso del Guadalquivir fino a Sanlúcar de Barrameda, dove furono costretti a fermarsi per cinque settimane, per le riluttanze delle locali autorità spagnole a far partire la spedizione sotto il comando di un ammiraglio portoghese. Solo il 20 settembre 1519 Magellano poté affrontare l'oceano.
Ben presto si trovò inseguito da un gruppo di navi mandati da re Emanuele I di Portogallo, deciso a sventare il tentativo spagnolo di trovare una via alternative in Oriente.
Atlantico e Sud America
Magellano riuscì a raggiungere le Isole Canarie, appartenenti alla Spagna, senza farsi prendere dagli inseguitori. Dopo aver preso a bordo nuove provviste, prese la rotta del Brasile. Il 20 novembre la sua flotta attraversò l'equatore. Sull'Atlantico si trovò sfidato da un ammutinamento dei suoi ufficiali spagnoli, al quale pose fine mettendo in catena il primo ufficiale della Trinidad, capo degli ammutinati. Il 6 dicembre venne raggiunta la costa del Sud America, dove la flotta mise l'ancora nella baia di Rio de Janeiro. Gli indigeni credevano i bianchi degli dei, poiché avevano portato la prima pioggia da lungo tempo. Il trattamento riservato ai marinai fu di conseguenza oltre ogni aspettativa, un fatto che avrebbe ritardato la continuazione del viaggio. Ormai si stava avvicinando l'inverno australe e quando Magellano dopo settimane di ricerche dovette amettere che il Rio de la Plata non nascondeva nessun passaggio verso il Pacifico, decise di svernare in una baia in Patagonia raggiunta il 30 marzo 1520 e chiamata Puerto San Julián.
A San Julián le provviste cominciarono a scarseggiare e si rese necessario un taglio delle razioni. Scoppiò un nuovo ammutinamento su tre delle cinque navi. La rivolta fu debellata e i capitani Luis de Mendoza della Victoria e Gaspare de Quesada della Concepción furono giustiziati; il capitano Juan de Cartagena della San Antonio e un clerico che aveva capeggiato l'ammutinamento vennero abbandonati sulla costa.
A maggio la Santiago venne spedita in avanscoperta, ma naufragò dopo poco tempi. Solo uno sparuto gruppo di marinai riuscì a trarsi in salvo e a tornare via terra da Magellano. L'ammiraglio si rassegnò ad aspettare la fine dell'inverno nella baia di San Julián, che le quattro navi superstiti lasciarono ad ottobre.
Tutte le baie e le bocche dei fiumi vennero esaminati, fino a raggiungere Cabo Vírgenes (Capo delle Vergini) il 21 ottobre. La Concepcion e la San Antonio furono mandate avanti e tornarono infine con l'agognata notizia di aver trovato il passaggio ad ovest.
Prima di partire Magellano concedette agli altri capitani la scelta di seguirlo ancora o di tornare in Spagna. Inizialmente tutti declinarono l'offerta, ma qualche notte dopo la San Antonio sotto il comando di Esteban Gomez lasciò la spedizione ed invertì la rotta dopo un nuovo ammutinamento a bordo.
Tre navi attraversarono il passaggio che oggi è noto come Stretto di Magellano e raggiunsero l'Oceano Pacifico il 28 novembre 1520.
Il Pacifico e la morte di Magellano
Magellano a questo punto credette di poter arrivare alle Isole delle Spezie in non più di un mese. Ma passarono tre mesi e venti giorni in alto mare durante i quali si avvistarono solo due isolotti disabitati. La maggior parte degli uomini si ammalò di scorbuto: non erano rimasti altri viveri che pane biscottato pregno di salsedine, vermi ed escrementi di topi. Dicianove uomini morirono durante la traversata.
Il 6 marzo 1521 la flottiglia raggiunse le Isole Marianne. Magellano le battezzò Islas de los Ladrones, quando su una isola (forse Guam) gli indigeni cercarono di impossessarsi di una delle scialuppe. L'ammiraglio ne fece giustiziare alcuni e bruciò le loro case.
Dopo essersi rifornite di nuove provviste, le navi di Magellano continuarono il viaggio fino alle Filippine, dove il 16 marzo raggiunsero Homonhon. In quel momento 150 degli 234 marinai erano ancora in vita. La lingua degli abitanti era nota all'interprete di Magellano, Enrique di Molucca. Così si arrivò ad uno scambio di doni con il re di Limasawa, Rajah Kolambu. Questi accompagnò gli spagnoli fino all'isola di Cebu, dove riuscirono nell'intento di convertire il re, Rajah Humabon e molti dei suoi sudditi al Cristianesimo. Quando Cebu si sottomise alla corona spagnola, scoppiò una rivolta sulla vicina isola di Mactan. Magellano decise di usare la forza per conquistare Mactan alla Spagna e al Cristianesimo. Quando sbarcò la mattina del 27 aprile 1521 a Mactan, venne ucciso dagli abitanti dell'isola.
Dopo la morte di Magellano
Poco dopo il re di Cebu rinnegò il Cristianesimo e ordinò un attacco agli spagnoli. Quasi trenta fra questi persero la vita. Gli spagnoli, ormai in numero troppo esiguo per governare tre navi, decisero di affondare la Concepcion ed elessero Juan Sebastián Elcano capitano della Victoria. Con le due navi rimaste fuggirono a Borneo, dove rimasero per 35 giorni a Brunei.
Il 6 novembre la spedizione raggiunse finalmente le Molucche. Sull'isola di Tidore il sultano locale si disse disposto a vendere loro finalmente le agognate spezie.
A questo punto le sorti delle navi superstite si divisero definitivamente:
La Trinidad scelse la strada del ritorno attraverso il Pacifico, ma già dopo poco fu attaccato da una flottiglia portoghese e privata del prezioso carico. Con solo cinque uomini ancora in vita e dopo un'odissea durata più di quattro anni, sarebbe tornata in Spagna solo nel 1525.
La Victoria con capitan Elcano e altri quaranta marinai continuò il viaggio verso ovest, doppiando il Capo di Buona Speranza il 6 maggio 1522 e facendo ritorno in Spagna il 6 settembre. Venti uomini di quest'ultimo equipaggiamento erano morti durante il viaggio, mentre altri tredici erano stati lasciato in ostaggio ai portoghesi da Elcano alle isole di Capo Verde per salvare il suo carico di 26 tonnellate di spezie. I 18 uomini rimasti erano i primi europei ad aver circumnavigato la terra in un unico viaggio.
Scoperte e imprese
Prima circumnavigazione della terra
La circumnavigazione non era stato il fine di Magellano, che aveva solo voluto trovare il passagio ad Ovest verso le Isole delle Spezie e le Indie. Questo traguardo lo vide realizzato in vita.
Solo Juan Sebastián Elcano riconobbe la vera importanza del viaggio intorno alla terra. A lui ed ai suoi 17 uomini superstiti spetta l'onore di aver compiuto il primo viaggio continuo intorno alla terra. Questo vale anche per i 13 uomini che rimasero prigionieri dei portoghesi a Capo Verde, che si trova più ad Occidente rispetto alla Spagna.
Ma anche Magellano stesso nella sua vita aveva circumnavigato la terra completamente: dal 1505 al 1511 era già stato in Oriente, dove aveva visitato anche le Molucche. Anche se non vi sarebbe tornato, nel 1521 era arrivato alle Filippine avendo quindi già tagliato il meridiano delle Molucche.
Tuttavia, la prima persona ad aver attraversato tutti i meridiani potrebbe essere stato lo schiavo ed interprete Enrique, probabilmente di origine filippina. Acquistato nel 1511 da Magellano a Sumatra, aveva accompagnato questo in tutti i suoi viaggi successivi. Alla morte dell'ammiraglio a Mactan, Enrique fuggì a casa aiutato dal re di Cebu; così almeno il racconto di Antonio Pigafetta. Ma Enrique potrebbe anche essere stato di origine malese: in questo caso forse non ha mai compiuto la circumnavigazione (vedi anche il corrispondente articolo in inglese).
Quando la Victoria fece ritorno in Spagna, ci fu da risolvere un conflitto con il calendario: il diario di bordo era indietro di un giorno (nel diario di Pugafetta si legge che arrivati alle Isole di Capo Verde "mercore, a nove de iulio" si sentono dire che è invece "iove", cioè giovedì 10). Così l'equipaggio di Elcano fu il primo a vedersi confrontato con la necessità di una linea del cambio di data.
Passaggio a Sud-Ovest
Magellano aveva raggiunto il suo traguardo, la via per l'Asia intorno al Sud America. Viste però le lunghe distanze (la Victoria aveva impiegato tre anni e 69.000 km per tornare in Spagna) e le alte perdite durante il viaggio, questa non poteva rappresentare una valida alternativa a quella intorno all'Africa, la cosiddetta Rotta delle Spezie, controllata dai portoghesi.
Spagna e Portogallo rivendicarono ora entrambe il possesso delle Molucche in base al Trattato di Tordesillas. Solo nel 1529 la controversia poté essere risolta con il Trattato di Saragozza, nel quale la Spagna dovette rinunciare alle proprie pretese sulle Molucche.
Ma ancora nel XVI secolo gli spagnoli erano in grado di conquistare le Filippine e Guam, che sarebbero rimasti in mano loro fino al 1898, per più di tre secoli.
Altro
- Lo Stretto di Magellano fu chiamata così in onore del suo scopritore.
- Era il primo europeo a notare le Nubi di Magellano.
- Il pinguino di Magellano fu avvistato dalla spedizione al largo delle coste argentine e descritto accuratamente da Pigafetta.
- Portano il nome del navigatore anche una sonda spaziale e un'azienda.
- Altri nomi ancora in uso sono stati introdotti da Magellano stesso: Patagonia significa "terra dei piedi grossi" a causa degli indigeni insolitamenti alti che vi aveva incontrato; al largo della Terra del Fuoco aveva scorti alcuni fuochi sulla costa.
Voci correlate
- Esploratori celebri
- Scoperte geografiche
Magellano, Ferdinando
Magellano, Ferdinando
ja:フェルディナンド・マゼラン
ko:페르디난드 마젤란
ms:Ferdinand Magellan
simple:Ferdinand Magellan
1565
Eventi
Nati
- 28 settembre - Alessandro Tassoni, scrittore e poeta italiano
Morti
065
ko:1565년
Jacksonville (Florida)
Jacksonville è una città che si trova nella Duval County, Florida, USA. E' il capoluogo di contea della Duval County. Secondo le stime del 2004 dell' U.S. Census Bureau, la città è cresciuta fino ad arrivare ai 777,704 abitanti. E' la città principale sulla First Coast nella regione della Florida.
Geograficamente, è la città più grande nei 48 stati contigui degli Stati Uniti in termini di territorio. E' anche la città più grande della Florida in termini di popolazione. L'area metropolitana di Jacksonville ha raggiunto oltre un milione di residenti nel 1996. Jacksonville ha anche la caratteristica di essere la città più grande del sud, escluso il Texas.
Jacksonville e la Duval County sono consolidate. Tutte le aree della Duval County sono considerate parte di Jacksonville, ma le comunità di Baldwin, Neptune Beach, Atlantic Beach e Jacksonville Beach hanno anche loro il proprio governo municipale.
L'area totale di Jacksonville è di 2.264,5 km² (874,4 mi²). Jacksonville originariamente si chiamava Cowford perchè il fiume St. Johns è stretto in quella zona, permettendo così agli allevatori di guadarlo con il bestiame. La città fu rinominata nel 1822 con il nome del primo governatore territoriale della Florida e futuro 7° presidente degli Stati Uniti, Andrew Jackson. Jacksonville qualche volta è abbreviato con Jax.
Geografia e clima
Geografia
Jacksonville si trova a 30°19’10 Nord, 81°39’36 Ovest (30.319406, -81.659999).
Secondo l’U.S. Census Bureau, la città ha un’area totale di 2.264,5 km² (874,3 mi²). 1.962,4 km² (757,7 mi²) di terra e 302,1 km² (116,7 mi²) d’acqua. L’area totale è del 13,34% d’acqua
Clima
Jacksonville gode di un clima mite in inverno e di un clima caldo in estate. Le alte temperature sono mediamente tra i 50 e i 90 gradi Farhenheit (10 – 32 gradi Celsius) per tutto l’anno. Alti indici di caldo sono rari per i mesi estivi nella zona di Jacksonville. Le alte temperature possono raggiungere il massimo di 90 F con un indice di scala di calore di 105 – 115 F. Al contrario, l’area può subire molte gelate e grandi ghiacciate durante la notte nei mesi invernali. Alcuni anni, l’area vede la neve, anche se questo è raro e la neve di solito si scioglie prima che tocchi terra.
Jacksonville è una delle poche città della costa Orientale che è stata risparmiata dalla collera di numerosi uragani. L’unico grande uragano che colpì la città fu l’Uragano Dora, nel 1964 con venti che furono appena ridotti a 110 mph, formando una forte Categoria 2 sulla Scala Saffir - Simpson. Quest’area riceve una “spazzolata” con una Tempesta Tropicale ogni 3,05 anni. Anche se non è direttamente influenzata, quest’area ebbe maggiori danni a causa del vento dagli Uragani Frances e Jeanne nel 2004.
La piovosità media è di circa 52 pollici l’anno, con i mesi più piovosi tra Giugno e Settembre.
Storia
Pre Coloniale
Testimonianze archeologiche indicano 6.000 anni di insediamenti umani nella zona. Gli Indiani Timucua erano la tribù locale predominante quando arrivarono gli esploratori Europei. La più grande cittadina Timucua nella regione era Ossachite, che sorgeva approssimativamente dove ora si trova il palazzo di giustizia. Il nome è uno dei primi registrati nella zona.
Storia coloniale e territoriale
Nel 1513, esploratori Spagnoli arrivarono in Florida e attribuirono il diritto della loro scoperta alla Spagna. Nel 1562, l’esploratore Ugonotto Francese Jean Ribault esplorò l’area del fiume St. Johns e nel 1564 il francese edificò Fort Caroline. Truppe Spagnole, guidate da Pedro Menéndez de Avilés, dalla vicina St. Augustine attaccarono il forte e costrinsero i francesi ad allontanarsi nel 1565. La Spagna cedette la Florida agli Inglesi nel 1763, che successivamente ridiedero il controllo alla Spagna nel 1783. Il primo insediamento permanente fu fondato da Cow Ford nel 1791 e la Florida divenne territorio degli Stati Uniti nel 1821. Il 15 Giugno 1822 i coloni mandarono una petizione al segretario di stato degli Stati Uniti chiedendo che Jacksonville venisse nominata come porto d’entrata; questo è il primo uso registrato del nome. La carta per avere un governo cittadino fu approvato dal Concilio Legislativo della Florida il 9 Febbraio 1823.
Guerra Civile
Durante la guerra civile, Jacksonville fu il punto chiave di rifornimento per suini e bovini che lasciavano la Florida, contribuendo alla causa Confederata. Per quasi tutta la durata della guerra, la Marina degli Stati Uniti mantenne un blocco attorno ai porti della Florida, tra cui Jacksonville. Nell’Ottobre del 1862 le forze dell’Unione catturarono una batteria Confederata a St. Johns Bluff e occuparono Jacksonville. Per tutta la durata della guerra Jacksonville passò di mano diverse volte, anche se mai con una battaglia. Il 20 Febbraio 1864 i soldati dell’Unione marciarono da Jacksonville nell’entroterra e affrontarono L’esercito Confederato nella Battaglia di Olustee la quale si concluse con la vittoria Confederata. Alla fine della guerra nel 1865, un comandante dell’Unione spiegò che Jacksonville era diventata “pateticamente dilaniata, un mero scheletro di ciò che era, una vittima di guerra.”
L'epoca di Jacksonville come luogo di svago invernale
Successivamente alla Guerra Civile, durante la Ricostruzione e in seguito, Jacksonville e la vicina St. Augustine divennero popolari luoghi di svago invernale per i ricchi e famosi dell’ | | |