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| 24 Marzo |
24 marzo
Il 24 marzo è l'83° giorno del Calendario Gregoriano
(l'84° negli anni bisestili).
Mancano 282 giorni alla fine dell'anno.
Eventi
- 1603 - Giacomo I d'Inghilterra viene proclamato re
- 1810 - Parigi: in seguito ad una parata che lo ha colpito favorevolmente, Napoleone Bonaparte ordina che i Pupilles de la Garde vengano aggiunti alla Guardia Imperiale. Era formata da bambini abbandonati od orfani, per lo più di soldati morti in servizio
- 1849 - Novara: l'ex re di Sardegna Carlo Alberto fugge all'una del mattino diretto in Portogallo, dopo aver abdicato in favore del figlio Vittorio Emanuele II
- 1871 - A Marsiglia viene proclamata la Comune
- 1878 - Naufragio della fregata inglese "Eurydice": muoiono trecento marinai
- 1882 - il biologo tedesco Robert Koch annuncia la scoperta del batterio responsabile della tubercolosi (mycobacterium tuberculosis, TBC)
- 1883 - Inghilterra: a Leicester si disputa la prima gara internazionale di ciclismo, vinta dal francese Federico De Cevry
- 1940 - Papa Pio XII concede l'indulgenza plenaria via etere
- 1944 - Eccidio delle Fosse Ardeatine: 335 prigionieri sono fucilati per rappresaglia all'attentato di via Rasella del 23 marzo
- 1945 - La rubrica statunitense Billboard pubblica la prima top ten
- 1969 - Viene lanciata la sesta sonda diretta verso Marte, nell'ambito della missione americana Mariner 7: raggiungerà il pianeta il 5 agosto dello stesso anno
- 1973 - Viene pubblicato Dark Side of the Moon, l'album più venduto dei Pink Floyd che vanta ben 723 settimane consecutive di permanenza nella top 200 U.S.A.
- 1976 - Argentina: forze militari depongono il presidente Isabel Perón
- 1980 - L'arcivescovo di El Salvador Oscar Romero viene ucciso mentre celebra una messa
- 1998 - A Jonesboro Arkansas, due ragazzi rispettivamente di 11 e 13 anni sparano sugli studenti della "Westside Middle School": quattro studenti ed una insegnante rimangono uccisi
- 1999
- Jugoslavia: inizio dei bombardamenti da parte delle forze NATO
- Italia/Francia - Nel tunnel del Monte Bianco un incidente scatena un incendio che causa 39 morti
- 2001 - La Apple Computer distribuisce il Mac OS X versione 10.0
- 2003
- Viene mostrato il controverso video in cui si vedono cadaveri dei soldati americani e i prigionieri USA interrogati in Iraq.
- La Lega araba vota pressoché all'unanimità una risoluzione con cui chiede un immediato e incondizionato ritiro delle forze alleate dall'Iraq
Nati
- 1797 - Antonio Rosmini Serbati, religioso († 1855)
- 1823 - Nepomuceno Bolognini, alpinista italiano
- 1834 - John Wesley Powell, esploratore
- 1835 - Joseph Stefan, fisico, matematico e poeta sloveno
- 1874
- Luigi Einaudi, economista e primo Presidente della Repubblica italiana
- Harry Houdini (Ehrich Weisz), mago
- 1887 - Roscoe Arbuckle, attore statunitense († 1933)
- 1891 - John Knittel, drammaturgo
- 1897 - Wilhelm Reich, psicoterapeuta
- 1901 - Ub Iwerks, autore di cartoon statunitense († 1971)
- 1911 - Joseph Barbera, autore di cartoon statunitense
- 1919 - Lawrence Ferlinghetti, poeta della beat generation
- 1923 - Kermit Schafer, umorista († 1979)
- 1926 - Dario Fo, drammaturgo ed attore italiano, Premio Nobel per la letteratura 1997
- 1927 - Martin Walser, scrittore tedesco
- 1930 - Steve McQueen, attore statunitense († 1980)
- 1949
- Ruud Krol, calciatore
- Nick Lowe, musicista britannico
- 1958 - Kelly le Brock, attrice statunitense
- 1964 - Maria Luisa Busi, giornalista italiana
- 1967 - Gianluca Guidi, figlio di Johnny Dorelli e Catherine Spaak
- 1970 - Lara Flynn Boyle, attrice statunitense
- 1974 - Alyson Hannigan, attrice statunitense
- 1983 - Clare Pollard, cantante
Morti
- 809 - Harun al-Rashid, califfo
- 1455 - Papa Niccolò V
- 1603 - Regina Elisabetta I d'Inghilterra
- 1882 - Henry Wadsworth Longfellow, scrittore statunitense (n. 1807)
- 1905 - Jules Verne, scrittore francese (n. 1828)
- 1909 - John Millington Synge, commediografo irlandese (n. 1871)
- 1945 - la rubrica statunitense Billboard pubblica la prima top ten
- 1946
- Alexander Alekhine, campione di scacchi
- Carl Schuhmann, ginnasta e lottatore tedesco (n.1869)
- 1953 - Mary di Teck, moglie di re Giorgio V del Regno Unito
- 1962
- Jean Goldkette, musicista jazz
- Auguste Piccard, fisico ed esploratore
- 1972 - Cristobal Balenciaga, sarto d'alta moda
- 1976 - Bernard Montgomery, comandante NATO in Europa
- 1980 - Oscar Romero, arcivescovo di El Salvador
- 1990 - An Wang, pioniere dei computer
- 1993 - John Hersey, scrittore statunitense (n. 1914)
Feste e ricorrenze
- Giornata mondiale contro la tubercolosi
Nazionali
Religiose
Santi cattolici:
- Santa Caterina di Svezia, religiosa
Laiche
- Giornata mondiale contro la tubercolosi, promossa dall'OMS
24
ja:3月24日
ko:3월 24일
simple:March 24
th:24 มีนาคม
Calendario gregorianoIl Calendario gregoriano è in vigore dal 15 ottobre 1582,
che è seguito al 4 ottobre del Calendario giuliano.
Il 4 ottobre 1582 fu infatti stabilito che il giorno successivo sarebbe stato non il 5 ottobre, ma il 15 ottobre. Questa decisione si rese necessaria in quanto essendo un anno giuliano lungo 365 giorni e 6 ore, e dunque in eccesso di 11 minuti e 14 secondi rispetto all'anno solare, il calendario giuliano accumulava un giorno di ritardo ogni 128 anni.
Come conseguenza di ciò, al 4 ottobre 1582 la differenza accumulata nei secoli era ormai di 10 giorni; questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche effettuate, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo.
Per rimettere le cose a posto, si decise di compiere il "salto" di giorni, e di modificare il metodo di computo del tempo in modo da tener conto del ritardo accumulato.
La nuova regola prevedeva che venissero saltati gli anni bisestili degli anni terminanti con 00 (multipli di 100) salvo quelli multipli di 400.
Quindi sono bisestili tutti gli anni divisibili per 4 (per i quali la divisione per 4 ha come resto zero), tranne gli anni multipli di 100, ma non di 400. Da questo si deduce che 1700 e 1800 non sono bisestili, mentre 1600 è bisestile come anche 1604. Questa suddivisione porta nel calendario gregoriano una periodicità di 400 anni equivalenti a 365 - (300 + 3) + 366 - (96 + 1) = 146.097 giorni (dove 300 sono gli anni non divisibili per 4; 3 sono gli anni terminanti con 100, 200, 300; 96 sono gli anni divisibili per 4; e 1 l'anno terminante con 400). Poiché 146.097 è divisibile per 7 si ha anche la ciclicità settimanale ogni 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali ogni 400 anni; il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, ...
È stata introdotta questa regola, che sembra abbastanza contorta, per poter creare un calendario che fosse abbastanza preciso ed evitasse di effettuare aggiustamenti vari (soppressione o creazione di giorni ogni tot di mesi, per far coincidere le stagioni con i mesi). Il calendario gregoriano apporta una discreta precisione, di molto superiore a tutti i calendari che l'hanno preceduto nel vecchio mondo; infatti tale calendario, in media sui 400 anni, è di solo 26 secondi circa più lungo del periodo di orbita della Terra intorno al Sole. Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905 per non avere, per esempio, che la primavera inizi il 20 di marzo al posto del 21.
Il calendario gregoriano entrò subito in vigore in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo. Nell'arco di due anni venne adottato pure nei territori cattolici tedeschi, dei Paesi Bassi e svizzeri e in Belgio e, nel 1587, in Ungheria.
In seguito, ma non immediatamente, si uniformarono anche gli stati luterani, calvinisti e anglicani: gli stati tedeschi incominciarono ad introdurlo agli inizi del 1700 e in maniera completa nel 1775, in Gran Bretagna e colonie inglesi nel 1752 (una legge del 1751 stabiliva che dall'anno successivo tutti i territori di tutto il mondo sotto il dominio inglese adottassero tale calendario) e in Svezia nel 1753.
In altri paesi, tra cui quelli di confessione ortodossa, il vecchio calendario è rimasto in vigore fino ai primi decenni del secolo scorso: in Russia è stato introdotto dal governo rivoluzionario nel 1918, mentre la Chiesa Ortodossa russa (con quella di Serbia e di Gerusalemme) ha continuato a mantenere il calendario giuliano. Da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane.
A dire il vero, il calendario entrato in uso nei paesi ortodossi ha una regola leggermente diversa per decidere quali anni multipli di 100 sono bisestili: sono infatti quelli per cui, prendendo il numero dei secoli e dividendolo per 9, il resto è 2 oppure 6. Il primo anno in cui ci sarà una differenza con il calendario gregoriano sarà il 2800. La scelta dovrebbe servire ad accordare meglio la durata dell'anno con quella astronomica.
Le Chiese Ortodosse (ad eccezione di quella finlandese) hanno, invece, mantenuto il vecchio metodo di calcolo della festività di Pasqua e di quelle ad essa collegate, Ascensione e Pentecoste.
Nel calendario gregoriano è stato scelto come anno 1 (anno iniziale) l'anno di nascita di Gesù (anche se ci si accorse poi che i calcoli fatti erano errati in eccesso di circa 7 anni, quindi Gesù dovrebbe essere nato intorno all'anno 7 AC). Ne consegue che tutti gli anni dall'anno 1 in poi sono detti anni dopo la nascita di Cristo e possono essere indicati con la sigla finale DC (Dopo Cristo). Invece per gli anni precedenti alla nascita di Cristo sono seguiti dalla scritta AC (Avanti Cristo). Tutti gli anni senza sigla finale si intendono anni successivi alla nascita di Gesù, mentre quelli precedenti si possono indicare anche con un numero negativo. Il primo anno prima dell'anno 1 DC è l'anno 1 AC e quindi nel calendario gregoriano non esiste l'anno zero, inoltre ogni nuovo decennio, centennio, millennio, ... inizia sempre con l'anno terminante con uno e non con zero, altrimenti il primo decennio, centennio, millennio, ... non sarebbe composto rispettivamente da dieci, cento, mille, ... anni. Per esempio il primo decennio deve essere composto da 10 anni e quindi comprende gli anni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e quindi il secondo decennio inizia con l'anno 11. Così il terzo millennio inizia con l'anno 2001.
il 1° gennaio 4713 AC è il Giorno Giuliano (JD) zero (il giorno 1 inizia alle 12AM del detto giorno) che fu introdotto dall'astronomo francese di Agen Josephus Justus Scaliger nel 1583. Egli assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo, in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto. Lo chiamò "Giuliano" dal nome di suo padre: il padovano Giulio Cesare della Scala.
Il 4713 AC è il minimo anno che in teoria può assumere il calendario gregoriano ed è anche l'anno minimo possibile in molti programmi.
Voci correlate
- Calendario giuliano
- Calendario romano
- anno bisestile
- calcolo della Pasqua
Collegamenti esterni
Maggiori dettagli si possono trovare sul sito [http://www.liceofoscarini.it/didattic/astronomia/astro/cal_giuliano.html dettagli sul Calendario giuliano]
Gregoriano
als:Gregorianischer Kalender
ja:グレゴリオ暦
ko:그레고리력
ms:Kalendar Gregory
simple:Gregorian calendar
th:ปฏิทินเกรกอเรียน
AnnoUn anno indica un periodo di tempo pari a quello impiegato dalla Terra per completare la sua orbita attorno al Sole. Un anno è diviso in 365 giorni, ma poiché la Terra completa la sua orbita in un tempo leggermente superiore si è reso necessario introdurre degli anni bisestili composti da 366 giorni, per correggere la discrepanza. Per estensione il termine anno si applica al periodo orbitale di qualsiasi pianeta, nel qual caso anno viene fatto seguire da un aggettivo (come in anno marziano).
In astronomia, vengono definiti diversi tipi di anno:
- anno siderale: definisce il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della propria orbita, misurata relativamente a un insieme di punti di riferimento (come le stelle fisse). La sua durata media è di 365,256363051 giorni (365g 6h 9m 10s).
:La reale durata dell'anno varia, in quanto il movimento della Terra è influenzato dalla gravità della Luna e degli altri pianeti.
- anno tropico: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione, con riferimento alla struttura formata dall'intersezione tra l'ellittica (il piano su cui orbita la Terra) e il piano dell'equatore (il piano perpendicolare all'asse di rotazione della Terra). A causa della precessione, questa struttura arretra leggermente lungo l'ellittica, rispetto alle stelle fisse. Come conseguenza, l'anno tropico è leggermente più breve di quello siderale. La sua durata media corrisponde a 365,24218967 giorni (365d 5h 48m 45s).
- anno anomalo: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della sua orbita con rispetto ai suoi apsidi. L'orbita terrestre è ellittica; i punti estremi dell'ellisse, chiamati apsidi, sono:
# il perielio, dove la Terra è più vicina al Sole (attorno al 2 gennaio)
# l'afelio, quando la Terra è più lontana dal Sole (attorno al 2 luglio).
:A causa dell'interferenza gravitazionale degli altri pianeti, la forma e l'orientamento dell'orbita non sono fissi, e gli apsidi si spostano lentamente rispetto ai punti di riferimento. Per questo, l'anno anomalo è leggermente più lungo dell'anno siderale. In media 365,259635864 giorni (365g 6h 13m 52s).
- anno eclittico: il periodo impiegato dal Sole (come viene visto dalla Terra) per completare una rivoluzione con riferimento a un nodo lunare, dell'orbita della Luna (il punto in cui l'orbita lunare interseca l'ellittica). Questo periodo è associato con le eclissi: avviene solo quando sia il Sole che la Luna sono vicini a uno di questi nodi; quindi le eclissi avvengono entro circa un mese ogni mezzo anno eclittico. Ci sono quindi due stagioni eclittiche ogni anno. La durata media dell'anno eclittico è di 346,620075883 giorni.
- similarmente all'anno eclittico, viene definito un periodo in cui il Sole (come viene visto dalla Terra) completa una rivoluzione con riferimento al perigeo dell'orbita lunare. Questo periodo, poco citato nella letteratura astronomica, è associato con la dimensione apparente della Luna piena, e anche con la durata variabile del mese sinodico. La durata di questo periodo è di 411,78443029 giorni.
Il Calendario normalmente cerca di adeguarsi all'anno tropico, poiché le stagioni sono determinate da questo tipo di anno.
Per ragioni pratiche l'anno del calendario è composto da un numero intero di giorni. Nel calendario attualmente in uso della società occidentale, il calendario gregoriano, gli anni hanno 365 giorni. Allo scopo di tenerlo sincronizzato con l'anno tropico, ogni quattro anni il calendario conta 366 giorni.
La principale eccezione al calendario gregoriano è il calendario islamico, un calendario lunare senza anni bisestili, nel quale le ricorrenze si spostano attraverso le stagioni.
L'anno giuliano: base del calendario giuliano aveva una durata di 365,25 giorni.
L'anno gaussiano dura 365,2568983 giorni, ed è derivato dalla "costante gravitazionale gaussiana" che viene espressa in unità del sistema solare.
L'anno besseliano: è un anno tropico che inizia quando il Sole raggiunge la longitudine ellittica di 280°. Tale longitudine viene sempre raggiunta attorno al 1 gennaio. Prende il nome dall'astronomo e matematico del XIX secolo Friedrich Bessel.
Voci correlate
- Anno luce
Categoria:Astronomia e Astrofisica
Categoria:Unità di tempo
ja:年
ms:Tahun
simple:Year
zh-min-nan:Nî
Giacomo I d'Inghilterra
Giacomo VI di Scozia e I di Inghilterra, (Edimburgo 19 giugno 1566 - Londra 27 marzo 1625), fu il primo sovrano a governare contemporaneamente, tramite unione dinastica, sui tre regni di Inghilterra, Irlanda e Scozia. Regnò in Scozia, con il nome di Giacomo VI dal 24 luglio 1567, anno il cui la madre, Maria Stuart (o Maria Stuarda) fu costretta ad abdicare, fino alla morte; e sull'Inghilterra e l'Irlanda, con il nome di Giacomo I, dal 24 marzo 1603, succedendo a Elisabetta I, ultima rappresentante della dinastia Tudor, che morì nubile e senza figli.
Giacomo fu un monarca popolare in Scozia, ma la stessa cosa non si verificò in Inghilterra. Fu incapace di trattare con un Parlamento ostile; il rifiuto da parte della Camera dei Comuni di imporre tasse sufficientemente elevate mise in seria difficoltà le finanze reali. Il suo gusto per l'assolutismo, la sua cattiva gestione dei fondi del regno e i suoi impopolari favoriti sono all'origine della Rivoluzione inglese, che scoppiò durante il regno del figlio e successore, Carlo I d'Inghilterra. Durante la vita di Giacomo I, tuttavia, il governo del regno rimase relativamente stabile.
Assieme ad Alfredo il Confessore, Giacomo I è ritenuto uno dei più colti sovrani sia d'Inghilterra che di Scozia. Durante il suo regno continuò la fioritura culturale dell'Età Elisabettiana, nella letteratura, nelle arti e nelle scienze, (talvolta la critica parla, per questa fase, di Età Giacobita, distinta da quella elisabettiana vera e propria). Giacomo stesso era uno studioso di talento, autore di opere politiche, religiose e anche mediche; e alla sua iniziativa si deve anche la più importante e più fortunata traduzione in inglese della Bibbia, nota come Bibbia di re Giacomo.
Primi anni
Giacomo era il figlio maggiore di Maria, Regina di Scozia e del suo secondo marito, Henry Stuart, Duca di Albany, (più comunemente noto come Lord Darnley). Sulla sua legittimità alcuni hanno avanzato dubbi, dal momento che Maria amava anche James Hepburn, quarto conte di Bothwell, ma in quanto riconosciuto legittimo, oltre ad essere erede al trono di Scozia poteva avanzare pretese anche sul trono di Inghilterra, discendendo sia per parte di madre che di padre da Margherita Tudor, figlia maggiore di Enrico VII d'Inghilterra.
La situazione della Scozia, all'epoca della nascita di Giacomo, non era delle più tranquille: l'autorità di Maria era precaria e tanto lei quanto il marito, cattolici, dovevano fronteggiare il malcontento e le ribellioni dei nobili protestanti, né c'era una grande intesa (nemmeno politica) tra i due sposi.
Giacomo nacque il 19 giugno 1566 nel Castello di Edimburgo e divenne automaticamente duca di Rothesay e principe e Gran Sovrintendente di Scozia, in quanto erede apparente al trono. Ricevette il nome di Carlo Giacomo, il primo in onore del suo padrino, Carlo IX di Francia. Il padre di Giacomo fu assassinato il 10 febbraio 1567, a causa di alcuni intrighi di corte, e il nuovo matrimonio della madre con il conte Bothwell, sospettato dell'assassinio del Duca di Albany, la rese ancora più impopolare. Nel giugno 1567, i ribelli protestanti arrestarono Maria, la imprigionarono nel Castello di Loch Leven e la costrinsero ad abdicare al trono il 24 giugno; le succedeva Giacomo, che aveva poco più di un anno.
Reggenze
Giacomo fu formalmente incoronato re nella chiesa di Holy Rude, Stirling, il 29 luglio 1567. Conformemente alla fede religiosa della maggioranza della classe dominante scozzese, fu educato come un membro della Chiesa di Scozia e educato da uomini di simpatie presbiteriane. Durante questi primi anni, il potere fu detenuto da una serie di reggenti, il primo tra i quali fu Giacomo Stuart, conte di Moray, fratello illegittimo di Maria. Questa riuscì a fuggire di prigione nel 1568, dando inizio a un breve periodo di violenze. Moray sconfisse le truppe di Maria nella Battaglia di Langside, costringendola a fuggire in Inghilterra, dove fu imprigionata da Elisabetta.
Moray fu assassinato da uno dei sostenitori di Maria nel 1570 e gli successe alla reggenza il nonno paterno di Giacomo, Mattew Steward, quarto conte di Lennox, che fu a sua volta assassinato l'anno successivo; e così fu anche per il terzo reggente, John Erskine, primo conte di Mar. Infine la reggenza passò a James Duglas, quarto conte di Morton, che durante le due precedenti reggenze, era stato il più potente nobiluomo scozzese, più degli stessi reggenti. Lo storico e poeta George Buchanan fu responsabile dell'educazione di Giacomo.
Lord Morton ebbe successo nello sconfiggere definitivamente le famiglie che continuavano a supportare Maria. La sua caduta non fu causata dai sostenitori di questa, ma dai cortigiani più vicini al re, che sottolinearono al giovane re l'estensione dei suoi potere ed lo incoraggiarono ad assumere il controllo di se stesso. I cortigiani accusarono Morton di aver preso parte all'assassinio del padre di Giacomo: questi fu processato, condannato e giustiziato nel 1581; il potere fu da allora, almeno in teoria, detenuto dal re stesso, piuttosto che da un reggente.
Ciononostante, Giacomo VI non regnò direttamente, ma si appoggiò ai consigli dei suoi cortigiani più intimi, come il cugino Esmé Steward, Duca di Lennox, o James Stuart, che ricevette il titolo di conte di Arran per la sua testimonianza contro Morton. Poiché Lennox era cattolico, e Arran incline all'episcopalismo, i lord scozzesi presbiteriani non trovarono di loro gradimento il governo. Nel corso del raid di Ruthven 1582, alcuni nobili presbiteriani, guidati da William Ruthven, primo conte di Gowriel, catturarono Giacomo e lo tennero prigioniero per quasi un anno nel castello di Ruthven, ora conosciuto con il nome di Huntingtower Castle, nel Perthshire. Anche Arran fu tenuto prigioniero, mentre Lennox fu bandito in Francia. Nel 1583 il re ed Arran riuscirono a scappare: Gowrie fu giustiziato e i ribelli costretti a fuggire in Inghilterra. Il parlamento scozzese, asservito al re, promulgò gli "Atti neri", che ponevano la Chiesa di Scozia sotto il controllo reale. Gli atti erano estremamente popolari e il clero si oppose e lo denunciò, tentando di tenere la sua influenza sotto controllo, prima che divenisse abbastanza potente ed audace da attaccare il Presbiterianesimo.
La successione inglese
Nel 1586 Giacomo VI e Elisabetta I divennero alleati, grazie al Trattato di Berwick. Giacomo pensò di rimanere nel favore della nubile regina d'Inghilterra, dal momento che era un potenziale successore alla sua corona, come discendente di Margherita Tudor. Enrico VIII aveva temuto che la corona inglese giungesse nelle mani degli Stuart, e nel suo testamento aveva escluso Margherita e la sua discendenza dalla linea di successione. Sebbene tecnicamente esclusi a causa del testamento, che, con un atto del Parlamento, aveva forza di legge, sia Maria che Giacomo erano seri pretendenti alla Corona d'Inghilterra, in qualità di parenti più stretti di Elisabetta, e dopo che quest'ultima fece giustiziare Maria, per il suo coinvolgimento in un complotto contro la sua persona, Giacomo divenne, di fatto, il suo erede presunto.
Dopo la sua esecuzione, i sostenitori scozzesi di Maria divennero deboli e Giacomo poté agire in modo da ridurre l'influenza dei nobili cattolici in Scozia. Egli si rese ancora più gradito ai protestanti sposando Anna di Danimarca, una principessa di una nazione protestante, figlia di Federico II di Danimarca. Il matrimonio fu celebrato per procura nel 1589 e nel 1590 di persona, quando Giacomo visitò la Danimarca. Presto rientrato il patria, presenziò al processo delle streghe di North Berwick, in cui alcune persone furono condannate per aver usato la stregoneria nel tentativo di causare una tempesta e far naufragare la nave in cui viaggiavano il re e la regina. Questo lo rese molto preoccupato per la minaccia che streghe e stregoneria rappresentavano per lui: scrisse un trattato di demonologia e, come conseguenza, centinaia di donne furono condannate a morte per stregoneria.
In principio, Giacomo e la sua regina erano molto legati, ma i due gradualmente si estraniarono. La coppia ebbe otto figli, di cui uno nato morto e tre che sopravvissero all'infanzia, e si separò dopo la morte della figlia Sofia.
Giacomo fronteggiò una ribellione cattolica nel 1588 e fu costretto a riconciliarsi con la Chiesa di Scozia, acconsentendo ad abolire gli Atti Neri nel 1592. Giacomo, temendo che infierendo eccessivamente con i cattolici ribelli potesse provocare l'ostilità dei cattolici inglesi, concesse il perdono ad alcuni dei suoi oppositori, causando l'ostilità, di conseguenza, dei protestanti. Fronteggiò nel 1600 una cospirazione capeggiata da John Ruthven, conte di Gowriel (figlio del conte giustiziato nel 1584), che dopo il fallimento della congiura, fu giustiziato assieme ai suoi complici, ed in seguito anche i nobili protestanti giunsero a trattenersi davanti al re.
Dopo la morte di Elisabbetta I nel 1603, la corona avrebbe dovuto passare, secondo il testamento di Enrico VIII, a Lady Anne Stanley, ma Giacomo era, di fatto, l'unico pretendente abbastanza potente da difendere la sua rivendicazione. Così un Consiglio di Successione incontrò e proclamò Giacomo Re di Inghilterra ed Irlanda, ed egli fu incoronato il 25 giugno nell'Abbazia di Westmister. La Scozia e l'Inghilterra non divenivano però un unico regno, cosa che avverrà con l'Atto di unione del 1707.
Primi anni di regno in Inghilterra
Il consigliere capo di Giacomo fu Robert Cecil, figlio minore del ministro favorito di Elisabetta I William Cecil, primo barone di Burghley che divenne conte di Salisbury nel 1605. Giacomo amava le spese stravaganti: solo l'abilità di Cecil poteva evitare il disastro finanziario. Il re creò anche nuovi titoli di nobiltà per ricompensare i suoi cortigiani: in totale furono sessantadue, mentre Elisabetta I, in cinquant'anni di regno, ne aveva creato solo otto. Inoltre Giacomo si invischiò in una serie di conflitti con il Parlamento. Prima di succedere al trono, egli aveva scritto La vera legge delle libere monarchie (The True Law of Free Monarchies) in cui egli sosteneva che il diritto divino dei re era sanzionato dalla successione apostolica: abituato al timido parlamento scozzese, non amò lavorare con la sua più aggressiva controparte inglese.
Uno dei primi atti di Giacomo fu quello di porre fine al coinvolgimento inglese nella guerra degli otto anni, con la firma del Trattato di Londra, nel 1604. Dovette inoltre quasi immediatamente confrontarsi con i conflitti religiosi dell'Inghilterra: dopo il suo arrivo, gli fu subito presentata una petizione che chiedeva la tolleranza per i Puritani. Nel 1604, nel corso della conferenza di Hampton Cour, Giacomo dimostrò di non voler acconsentire alle richieste dei Puritani. Acconsentì invece ad esaudire la richiesta di una traduzione ufficiale della Bibbia, versione nota come Bibbia di re Giacomo ed ampliò e rese ancora più severe le pene previste dall'Atto contro la Stregoneria (Witchcraft Act).
Giacomo incorse anche nella collera dei cattolici. Sebbene fosse stato attento nell'accettare il cattolicesimo, i suoi sudditi protestanti si erano assicurati che non ottenessero uguali diritti, e così, nei suoi primi anni di regno, quando i suoi sudditi ignoravano le sue politiche e conoscevano solo la sua educazione rigorosamente protestante ci furono svariati complotti per rimuoverlo dal potere, il più famoso dei quali è la Congiura delle Polveri del 1605. I cospiratori, capeggiati da Guy Fawkes progettarono di causare un'esplosione nella Camera dei Lord, quando il re e i membri di entrambe le Camere sarebbero stati presenti e di porre sul trono la figlia di Giacomo, Elisabetta, che speravano potesse essere convertita al cattolicesimo. La congiura fu però scoperta, causando grande sensazione, ma la politica di Giacomo, che decise di non reprimere i cattolici ulteriormente garantì la fine dei complotti.
Conflitto con il Parlamento
Elisabetta
Il parlamento entrò in uno stato di paranoia anticattolica dopo la fallita congiura e votò nuovi sussidi al re, che rimase però insoddisfatto dei suoi introiti. Giacomo impose tasse senza il consenso parlamentare sebbene nessun monarca avesse preso una decisione così ardita dal tempo di Riccardo II. L' illegalità di un simile procedimento fu denunciata da un mercante, John Bates, ma la Corte dello Scacchiere sentenziò in favore del re. La decisione della corte fu denunciata dal parlamento, i cui rapporti con il re si erano ulteriormente raffreddati a causa del rifiuto dell'assemblea di approvare il piano del Re che prevedeva libero commercio tra Inghilterra e Scozia.
Nel 1610 Salisbury propose al parlamento il Grande Contratto un progetto in cui la Corona avrebbe rinunciato a tutti i suoi introiti feudali in cambio di un sussidio parlamentare annuale. Il piano, tuttavia, fallì a causa delle divisioni del Parlamento e Giacomo, frustrato, lo sciolse nel 1611.
Gravemente indebitato, Giacomo cominciò a vendere onori e titoli per raccogliere soldi. Nel 1611 egli usò lettere patenti per inventare una nuova dignità, quella di Baronetto, concessa al prezzo di 1080 £. Una baronia costava circa 5000 £, una viscontea 10000£ e una contea £20000.
Lord Salisbury morì nel 1612; un altro dei suoi più stretti consiglieri, Robert Carr, conte di Somerset, fu costretto ad abbandonare il suo ufficio in seguito ad uno scandalo. Privato di questi aiutanti, Giacomo iniziò ad occuparsi di persona di problemi che prima aveva lasciato ai suoi ministri e la sua gestione si rivelò disastrosa per le sue finanze. Un nuovo Parlamento dovette essere eletto nel 1614, per imporre nuove tasse, che però questi si rifiutò di approvare. Incollerito, il re dissolse il Parlamento poco dopo averlo convocato, quando fu chiaro che non era possibile compiere progressi.
Ultimi anni
Dopo lo scioglimento del Parlamento, Giacomo governò senza il suo ausilio per sette anni. Di fronte alle difficoltà finanziarie causate dalla mancata approvazione di nuove tasse da parte del Parlamento, Giacomo pensò di stringere un'utile alleanza con la Spagna facendo sposare al figlio Carlo la figlia del re di Spagna. La possibilità di un'alleanza con un regno cattolico non fu ben accolta dall'Inghilterra protestante: l'impopolarità di Giacomo fu ulteriormente aumentata dall'esecuzione di Walter Raleigh. In Scozia, Giacomo era osteggiato per la sua insistenza riguardo all'approvazione dei cinque articoli di Perth, che erano considerati come un tentativo di introdurre pratiche cattoliche e anglicane nella Scozia presbiteriana.
Dal 1618 la Guerra dei Trent'Anni sconvolse l'Europa. Giacomo I fu coinvolto a forza perché sua figlia, Elisabetta, era sposata con il protestante Federico V, Elettore Palatino, uno dei protagonisti della prima fase della guerra. Nel corso del conflitto tra cattolici e protestanti, il tentativo del re di allearsi con la Spagna cattolica causò molta sfiducia nei suoi confronti.
La regina Anna morì il 4 marzo 1619 a Hampton Court, e fu sepolta a Westmister. In seguito si diffusero voci che Giacomo fu poco turbato dalla morte a causa dei suoi romantici sentimenti per George Villiers. I due si incontrarono nel 1614 e Villiers rapidamente conquistò il favore del re, ottenendo onori su onori, fino ad essere creato duca di Buckingam nel 1623, il primo duca non reale da oltre un secolo.
Il terzo Parlamento di Giacomo fu convocato nel 1621. La Casa dei Comuni acconsentì a garantire a Giacomo un piccolo sussidio, ma quindi, con dispiacere del re, passarono ad altri argomenti. Villiers, che era divenuto il principale consigliere del re, fu attaccato per il suo progetto di far sposare al Principe di Galles un'Infanta di Spagna, e la pratica di vendere monopoli e altri onori fu deprecata. La Camera dei Comuni fece processare Francesco Bacone, allora Lord Cancelliere per corruzione, e la Camera dei Lord (Bacon era visconte St Albans), lo dichiarò colpevole. Sebbene un simile evento non si verificasse da secoli, il processo non incontrò l'opposizione di Giacomo, che riteneva, sacrificando Bacone, di ammorbidire l'opposizione parlamentare. A Bacone, in ogni caso, il re garantì il pieno perdono.
Una nuova disputa costituzionale sorse poco dopo. Giacomo voleva aiutare il genero, l'Elettore Palatino, e chiese al Parlamento nuovi fondi. La Camera dei Comuni, in risposta, richiese di abbandonare il progetto di alleanza matrimoniale con la Spagna. Quando Giacomo dichiarò che la Camera aveva superato i suoi limiti offrendo consigli non richiesti, questa protestò replicando di avere il diritto di dibattere ogni argomento relativo al benessere del Regno. Giacomo ordinò che la protesta fosse strappata dal Giornale dei Comuni e dissolse il Parlamento.
Il tentativo di nozze con la Spagna, ciononostante, si risolse in un fallimento per Villiers e il principe di Galles, che ritornati umiliati da una missione diplomatica a Madrid chiesero guerra contro la Spagna. I protestanti li appoggiarono e Giacomo convocò il Parlamento, che garantì alcuni fondi per la guerra. Il parlamento fu prorogato
In 1623, the Duke of Buckingham and the Prince of Wales travelled to Madrid in an attempt to secure a marriage between the latter and the daughter of the King of Spain. They were snubbed, however, by the Spanish courtiers, who demanded that the Prince of Wales convert to Roman Catholicism. They returned to England humiliated, and called for war with Spain. The Protestants backed them and James summoned Parliament, which granted some funding for the war. Parliament was prorogued, on the understanding that it would later return to grant more funds.
Il Parlamento tuttavia non si riunì mai quando previsto: Carlo, principe di Galles aveva promesso che, anche se avesse sposato una cattolica, non avrebbe revocato le restrizioni politiche che pesavano sui cattolici. Quando, tuttavia acconsentì a sposare Enrichetta Maria di Francia egli rinnegò le sue precedenti promesse: Carlo si assicurò che il parlamento non si riunisse, per evitare un confronto sulla questione.
Giacomo diede segni di demenza senile durante l'ultimo anno del suo regno: il potere di fatto passò nelle mani del principe di Galles e del duca di Backingham, sebbene il re mantenne abbastanza potere per evitare che la guerra avvenisse durante il suo regno. Morì nel 1625 e fu sepolto a Westminster, e gli successe il figlio con il nome di Carlo I.
Omosessualità
Uno degli aspetti più chiacchierati della vita di Giacomo fu la sua presunta omosessualità: di cui già nel 1603, all'epoca della sua incoronazione, i londinesi si prendevano gioco, dicendo Rex fuit Elisabeth, nunc est regina Jacobus (Elisabetta fu re: ora è regina Giacomo).
È fuori questione che il re, nello scegliere i suoi favoriti, privilegiasse i gentiluomini giovani e belli, anche se di famiglia non particolarmente importante: la carriera di Robert Carr, poi conte di Somerset, e di George Villiers, divenuto duca di Buckingham, ne sono uno esempio; ma se tali voci corrispondessero a verità oppure no resta argomento discusso ed alcuni sostengono che tali voci furono diffuse da inglesi desiderosi di screditare il re scozzese.
Immagine:Giacomo I d'Inghilterra.jpg|Giacomo I d'Inghilterra
Immagine:Elisabetta I d'Inghilterra.jpg|La regina Elisabetta I
Voci correlate
- Età elisabettiana
- Storia dell'Inghilterra
Categoria:biografie
categoria:sovrani britannici
ja:ジェームズ1世 (イングランド王)
Parigi
Parigi (in francese Paris; anticamente Lutèce, dal latino Lutetia) è la capitale della Francia e della regione dell'Île-de-France.
La città, costruita su un'ansa della Senna, oltre che fondamentale snodo di trasporti e traffici del continente europeo, è una delle più importanti metropoli mondiali e centro culturale, politico ed economico molto forte sia a livello nazionale che internazionale
Lo stemma della città presenta i gigli di Francia sopra Scilicet (la nave che simboleggiava l'ordine dei mercanti che commerciavano sulla Senna).
Il motto è Fluctuat nec mergitur.
I patroni della città sono San Germano (Saint Germain) e Santa Genoveffa (sainte Geneviève), accreditata di aver convinto Attila a risparmiare la città, nel V secolo.
Gli abitanti della città sono detti Parigini.
Cronologia essenziale
V secolo
Si dà qui di seguito solo un breve racconto della storia della città, che comincia così: tribù celtiche sono stanziate da molti secoli in un'ansa della Senna. Il sito è paludoso. Cesare le incontra mentre dà la caccia a Vercingetorige, durante la campagna di conquista della Gallia, nel 53 AC.
Forse sono anche nomadi, se il loro nome Parisii viene da kwar che vuol dire strada. O forse sono semplicemente tribù che i romani hanno incontrato lungo la strada.
E' certo che la posizione dello stanziamento è interessante: aiuta la mobilità delle truppe lungo il fiume e ricorda perfino quella dell'isola Tiberina di Roma, con quei due isolotti che facilitano il guado tra una riva e l'altra del fiume. I romani vi stabiliscono un proprio insediamento e lo chiamano Lutetia Parisiorum (la palude dei Parisii).
Conquistata e pacificata la Gallia, Lutetia diventa una città romana, nelle aspirazioni e nello stile civile: il sito è in posizione favorevole per i commerci e i traffici fluviali, le popolazioni locali sono avvantaggiate dall'espansione economica portata dai romani - già dopo circa cinquant'anni Lutetia la palude si presenta come un insediamento in via di espansione sulla riva sinistra della Senna, nel luogo ora conosciuto come Quartiere Latino, e Lutetia sta diventando un nome di città.
La città romana si dota delle strutture essenziali per essere degna di questo nome: anzitutto il foro, poi le terme (i cui resti sono visibili, ben scavati, all' Hotel de Cluny), poi l'anfiteatro e un teatro.
Poi arrivano i cristiani, e siccome Lutetia è una città romana, nel 250 fa anch'essa il suo protomartire, il vescovo Dionigi che, come Pietro, qualche secolo dopo sarà eletto a patrono della città (Saint Denis).
La cristianizzazione tuttavia procede alla grande, e probabilmente accentua il senso di identità della città, che verso il 300 prende il nome della propria gente, e diventa Paris, e inoltre si converte così fortemente al cristianesimo romano da divenire il principale baluardo del cristianesimo pietrino contro l'eresia ariana che per alcuni secoli sarà invece la forma dominante di cristianesimo presso i germani.
Arrestata l'avanzata di Attila nel 451 grazie a Geneviève, la città si dà ai Franchi Merovingi, nella persona di Clodoveo I che diventa il suo primo re: la civilizzazione romana si tramuta in civiltà romano-barbarica, e Parigi riesce a sopravvivere al Medioevo, tra carestie e faticosa civilizzazione: il IX secolo passa sotto le ripetute estorsioni e la continua minaccia di vichinghi e normanni, ma attorno alle istituzioni cristiane si coagula la nuova civiltà: nel 1021 il capitolo di Notre-Dame è già meta di molti clerici vagantes; nel 1246 l'università di Parigi vedrà riconosciuta la propria autonomia, e nel 1257 nasce la scuola della Sorbona: Parigi si avvia a diventare uno dei centri della cultura europea, nel cuore della Francia medioevale.
Il XII e il XIII secolo vedono Parigi al centro di una forte crescita economica, e la corporazione dei mercanti come sua protagonista.
Fino a Filippo Augusto l'urbanizzazione di Parigi può sintetizzarsi nella costruzione delle prime cinte murarie e nel prosciugamento delle paludi. Dell'edilizia romanica restano tuttavia pochissime tracce, ad esempio nell'abside di St-Martin-des-Champs. L'Île de France è invece la culla dell'arte e dell'architettura gotica, che tra il XII secolo e il XV evolve dal gotico primitivo al flamboyant.
A metà del XIV secolo, Parigi cerca di fare la propria politica municipale: ha già più di 150mila abitanti e, attraverso sollevazioni e alleanze (la Guerra dei cent'anni) mostra di non voler rinunciare alla propria indipendenza. La città si estende soprattutto sulla riva destra, e le mura di Carlo V (1371-1380) comprendono l'insieme del 3.o e 4.o arrondissement.
Bisogna arrivare al 1437, perché Carlo VII possa fare di Parigi, indiscutibilmente, la capitale dei Valois. La storia della città si intreccia da lì in poi inestricabilmente con la storia di Francia.
La città cattolica scaccia l'ugonotto Enrico III nel 1588, ed Enrico IV dovrà convertirsi al cattolicesimo e pagare 200.000 scudi per rientrarvi.
Sotto i Borboni, Parigi è scenario e protagonista della Fronda: Luigi XIV sposta la corte a Versailles, per sottrarsi in un solo colpo agli intrighi dei nobili e alle barricate del popolo parigino e procedere liberamente nella propria politica accentratrice.
Alla vigilia della Rivoluzione Parigi occupa 1.100 ettari e conta oltre 600mila abitanti. Al di fuori della cinta daziaria (le mura dei Fermiers généraux), i sobborghi sono costituiti da 24 villaggi.
Di nuovo protagonista, non meno che testimone, il popolo parigino gioca la propria rivoluzione. Lo spirito di ribellione e d'indipendenza dei parigini viene di nuovo duramente represso, con l'esecuzione della prima Commune rivoluzionaria - il consiglio della città - che segna l'inizio del Terrore di Robespierre: per più di un anno, tra il 1793 e il 1794, le piazze di Parigi ospitano il lavoro indefesso della ghigliottina.
Come molti prima e dopo di lui, anche Napoleone cerca di assoggettare la città al potere centrale, nel quadro della propria riforma amministrativa. Questo non impedirà ai parigini di insorgere di nuovo contro Carlo X, nel 1833.
Nel 1845 la città ha superato il milione di abitanti, e Thiers allarga di nuovo la cinta muraria, includendo alcuni dei villaggi prima esterni. Ma la vera grande rivoluzione urbanistica è quella condotta da Haussmann per conto di Napoleone III: in trent'anni la città raddoppia, e nel 1876 è arrivata a 2 milioni, nonostante la guerra con la Prussia e il disastro della Comune.
La città continua crescere. All'inizio della Prima guerra mondiale, nel 1914, la battaglia della Marna la salva dall'invasione tedesca, ma non andrà così nel 1940, quando il Terzo Reich occupa la città, nel 1940, dichiarandola "città aperta": il governo non oppone alcuna resistenza e si ritira a Vichy, da dove collaborerà con i nazisti.
Il 19 agosto del 1944 la città insorge, il 25 i tedeschi si arrendono, il 26 il generale de Gaulle entra in Parigi liberata con le truppe del generale Leclerc e degli alleati.
Il 27 ottobre 1946 all'Hotel de Ville viene proclamata la IV Repubblica.
Lo spirito rivoluzionario parigino si ridesta nel maggio 1968, nel quartiere latino, con lo sciopero generale avviato dagli studenti, che per qualche giorno si estende all'intera Francia.
Il risultato, sul piano dell'organizzazione della città, è lo smembramento della Sorbonne in 13 università nella regione di Parigi.
La città torna a dedicarsi al proprio sviluppo. Già negli anni Sessanta si era aperto, con il trasferimento dei mercati generali (les Halles) a Rungis, un periodo di grandi lavori pubblici, teso a liberare il centro storico della città dalla pressione del traffico e dagli insediamenti popolari, e a riqualificarlo con funzioni prevalentemente culturali e di rappresentanza.
Le tappe principali della ristrutturazione sono:
- 1969: il trasferimento delle Halles;
- 1970: la creazione delle 13 università della Région parisienne;
- 1973: il completamento del Boulevard périphérique (che diventa il limite della nuova cintura metropolitana, come il raccordo anulare a Roma);
- 1977: l'inaugurazione del Centre Pompidou;
- 1986: l'inaugurazione del Musée d'Orsay;
- 1989: nel bicentenario della Rivoluzione, l'inaugurazione della Pyramide del Louvre, della Grande Arche de la Défense e dell'Opéra Bastille;
- 1995: l'inaugurazione della nuova Bibliothèque nationale de France (che sarà intitolata a François Mitterrand);
- 2003: il nuovo quartiere Paris Rive Gauche attorno alla Biblioteca nazionale.
Grandi protagonisti di questa riqualificazione furono i presidenti Georges Pompidou e François Mitterrand.
Geografia
François Mitterrand
La città di Parigi occupa una superfice di 105 chilometri quadrati ma la sua agglomerazione è molto più grande.
L'altitudine di Parigi varia a seconda delle diverse colline del territorio municipale:
- Montmartre - 130 metri s. l. m.
- Belleville - 115 metri s. l. m.
- Menilmontant
- Buttes-Chaumont
- Passy
- Chaillot
- Montagne Ste-Genevieve
- Butte-aux-Cailles
- Montparnasse (la collina venne spianata nel XVIII secolo)
La metropoli
Parigi, con 2.125.246 abitanti al censimento del 1999, è la città più grande di Francia. Assieme ai suoi sobborghi e città satellite forma l'area metropolitana della Grande Parigi (in francese: aire urbaine de Paris) che copre 14.518 km², ed ha una popolazione di 11.174.743 abitanti (dati del censimento del 1999). L'area metropolitana della Grande Parigi è la più ampia d'Europa (assieme a Londra e Mosca), ed è all'incirca la ventesima al mondo.
L'area metropolitana della Grande Parigi, con un PIL complessivo superiore a quello dell'Australia, è il più grande centro economico e finanziario d'Europa alla pari con Londra. Ospita più del 30% dei "colletti bianchi" francesi, e più del 40% delle sedi centrali delle compagnie francesi, con il più grande distretto finanziario d'Europa per dimensioni (La Défense), e la seconda più grande borsa d'Europa (Euronext).
Nota in tutto il mondo come la Ville Lumière (la "città delle luci"), Parigi è una delle principali destinazioni turistiche mondiali. La città è rinomata per la bellezza della sua architettura, i suoi viali e i suoi scorci, oltre che per l'abbondanza dei suoi musei. Costruita su un'ansa della Senna, è divisa in due parti la Rive droite a nord e la più piccola Rive gauche a sud.
Un tempo capitale di un impero coloniale che si estendeva su cinque continenti, Parigi è tuttora considerata come il centro del mondo francofono ed ha mantenuto una forte posizione internazionale, ospitando il quartier generale dell'OECD e dell'UNESCO, tra gli altri. Questo, combinato alle sue attività finanziarie, affaristiche, politiche e turistiche, ha reso la città uno dei principali "hub" del mondo, e Parigi è riconosciuta come una delle poche "città mondiali".
la città
l'area metropolitana
Di area metropolitana di Parigi si può parlare, sia pure anticipando l'uso del termine, solo da dopo il 1870. Nella tabella che segue, i dati fino al 1982 sono stime ricavate da diverse fonti, mente quelli relativi al 1990 e al 1999 sono ufficiali, forniti dall'"Ufficio nazionale francese di statistica" INSEE.
L'immigrazione
Fin dal medioevo, periodo nel quale era la città più grande del mondo occidentale, Parigi ha sempre attratto forestieri. Dagli studenti olandesi e svedesi del Quartiere Latino nel XIV secolo, ai rifugiati giacobiti inglesi del XVII secolo, dai rifugiati nazionalisti polacchi dell'inizio del XIX secolo, agli operai belgi della fine dello stesso, dagli ebrei sefarditi del Nord Africa della metà del XX secolo agli africani ed est-asiatici dei giorni nostri, Parigi ha ricevuto ondate su indate di immigranti, che la hanno arricchita. Oggi, come altre città del mondo, Parigi è una città multiculturale.
I censimenti francesi non fanno mai domande riguardanti l'etnia o la religione, perciò non è possibile conoscere la composizione etnica dell'area metropolitana di Parigi. Ciononostante alcuni dati interessanti possono essere estratti da tali censimenti. In quello del 1999, c'erano 2.169.406 persone nell'area metropolitana della Grande Parigi, che erano nate fuori dalla Francia Metropolitana, ovvero il 19,4% del totale. Come termine di paragone: nel censimento britannico del 2001, il 19,5% della popolazione dell'area metropolitana della Grande Londra era nata fuori dal Regno Unito, mentre nel censimento statunitense del 2000, il 27,8% della popolazione dell'area metropolitana di New York-New Jersey Settentrionale-Long Island era nata fuori dagli Stati Uniti, così come il 31,8% della popolazione dell'area metropolitana di Los Angeles-Riverside-Orange County.
I gruppi più numerosi di residenti parigini nati all'estero sono i seguenti (elencati approssimativamente in ordine decrescente):
- immigranti dal Portogallo: arrivati tra il 1960 e il 1980
- Arabi e Berberi provenienti dal Nord Africa (Algeria, Marocco, Tunisia): arrivati tra il 1950 e 2000
- Neri africani (Musulmani e Cristiani) dall'Africa Centrale e Occidentale: arrivati tra il 1970 e il 2000
- Ebrei Sefarditi del Nord Africa: arrivati negli anni '60, da 300.000 a 400.000 di loro vivono nell'area metropolitana di Parigi, la più alta concentrazione di ebrei nel mondo occidentale dopo New York e Los Angeles
- Asiatici sud-orientali provenienti dall'Indocina (Vietnam, Cambogia, Laos), principalmente cinesi etnici: giunti tra il 1975 e il 1985
- Neri provenienti dai Caraibi (essenzialmente Guadalupa e Martinica): arrivati tra il 1960 e il 2000.
Al censimento del 1999 vi abitavano 474.768 persone che al censimento precedente del 1990 erano risultate residenti fuori dalla Francia Metropolitana, circa il 4.2% del totale della popolazione dell'area metropolitana nel 1999.
Le correnti migratorie verso Parigi sono cambiate in maniera significativa negli anni '90. L'immigrazione portoghese si è completamente interrotta, mentre sono apparsi nuovi gruppi di immigranti. I gruppi più importanti al 1990 sono i seguenti:
- Cinesi dalla Repubblica Popolare Cinese: Provenienti in gran parte dalla Manciuria e dalla regione di Wenzhou nella provincia di Zhejiang. Questa immigrazione è relativamente recente, apparsa a metà degli anni '90, è per la gran parte illegale, ed è stata eclatante negli anni più recenti, portando il gruppo cinese a rimpiazzare quello nord-africano e dell'Africa nera come gruppo più numeroso a Parigi. Nonostante la polizia francese stia combattendo l'immigrazione clandestina (e lo sfruttamento del lavoro ad essa connesso) e un trattato sia stato stipulato tra la Francia e la Repubblica Popolare Cinese per contrastare l'immigrazione illegale, le ricerche più recenti suggeriscono come l'immigrazione cinese verso Parigi sia ancora in crescita. Le cifre differiscono sostanzialmente a seconda delle fonti, ma sembra ci possano essere all'incirca 250.000 immigrati cinesi che vivono nell'area metropolitana di Parigi 2004 (includendo i cinesi provenienti dall'Indocina arrivati meno recentemente), la più grande concentrazione di cinesi in Europa, maggiore persino a quella della Grande Londra dove, secondo le stime del governo britannico, vivono solamente 60.000 Cinesi.
- Arabi dal Nord Africa e neri africani: l'immigrazione di questi due gruppi è stata sostanzialmente ridotta da una serie di restrizioni inserite da parte di vari governi francesi. Negli anni '90 gli immigrati dal Nord Africa e dall'Africa nera erano per la maggior parte limitati ai ricongiungimenti familiari (donne o bambini che andavano a vivere con il marito o padre che già viveva in Francia). Un numero sconosciuto di nord-africani e neri africani sono entrati illegalmente nel paese al di fuori delle regole del ricongiungimento familiare. Parte di essi è stata rimpatriata, ma la maggior parte vive ancora in Francia senza validi documenti e sotto la continua minaccia di essere rimpatriati in caso venissero scoperti (nonostante a migliaia di questi immigrati illegali sia stato dato il permesso di soggiorno all'epoca del governo di centro-sinistra di Lionel Jospin verso la fine degli anni '90 grazie alla pressione esercitata dalle associazioni francesi che difendono i diritti degli immigrati).
- Europei dell'Est, molti dei quali rumeni, un gruppo in forte crescita a partire della caduta del Muro di Berlino
In confronto con il Regno Unito, gli immigrati dal Sud-est Asiatico non sono ancora molto numerosi a Parigi, anche se il loro numero è aumentato sostanzialmente neglianni '90. In confronto agli Stati Uniti, c'è un numero molto limitato di immigrati di origine latino-americana e filippina. Anche gli immigrati dal Medio Oriente non sono molti, ma tra questi c'è una numerosa comunità libanese (per la maggior parte ricchi libanesi di religione Cristiana esiliati), grazie ad antichi legami tra la Francia e il Libano. Anche i russi sono poco numerosi a Parigi, nonostante un'antica tradizione di presenza russa a Parigi prima della Rivoluzione Russa del 1917.
Infine, bisogna ricordare che le stime qui indicate si riferiscono a persone che vivono stabilmente nell'area metropolitana di Parigi. Parigi è la città più frequentata da turisti al mondo, con un afflusso sostanzioso in ogni periodo dell'anno. La maggior parte dei turisti sono stranieri, portando quindi il dato riguardante gli stranieri presenti nell'area metropolitana di Parigi ad essere in realtà più alto del 19,4% indicato. Questo fatto è evidente nel centro della città, dove è possibile camminare in alcune strade dove la maggior parte dei passanti è composta da turisti stranieri.
Amministrazione
1917
Prima del 1964, Parigi faceva parte del dipartimento della Seine, che conteneva la città ed i sobborghi circostanti.
1964]
Dal 1965, la città di Parigi è il capoluogo e uno degli 8 dipartimenti della regione dell'Ile-de-France. Il suo identificativo assoluto è 75 (lo si trova anche nelle targhe delle macchine, oltre che nei codici postali).
Con la riforma amministrativa furono infatti creati 3 nuovi dipartimenti che formano un anello attorno a Parigi, e costituiscono la prima cintura periferica (la petite couronne): Hauts-de-Seine, Seine-Saint-Denis e Val-de-Marne. Al di là, i dipartimenti di Val-d'Oise, Yvelines e dell' Essonne costituiscono le grande couronne. L'insieme costituisce la région parisienne, cioè la metropoli di Parigi.
L'ottavo dipartimento dell'Île-de-France, che da solo rappresenta circa la metà del territorio regionale, è quello orientale di Seine-et-Marne.
Seine-et-Marne
Mentre normalmente i dipartimenti sono divisi in cantoni, la città di Parigi è divisa in 20 arrondissement municipali, numerati in ordine progressivo partendo dal centro e muovendosi a spirale verso l'esterno, ciascuno dei quali è un municipio (mairie), con il suo consiglio e il suo sindaco. Ogni mairie, d'altra parte, elegge anche i propri rappresentanti al Consiglio di Parigi (Conseil de Paris), che è anche il consiglio generale del dipartimento.
Bertrand Delanoë, esponente del Partito socialista francese (PS), è il sindaco di Parigi dal 18 marzo 2001.
Come eccezione alla regola usuale per le città francesi, alcuni poteri normalmente esercitati dal sindaco sono invece affidati ad un rappresentante del governo nazionale, il prefetto di Polizia. Ad esempio, Parigi non ha una forza di polizia municipale, anche se ha alcuni controllori del traffico. Questo fatto è una eredità della situazione vigente fino al 1977, in cui Parigi non aveva un sindaco, ma era in pratica governata dall'amministrazione prefettizia.
Va ricordato che alla radice dello smembramento del Dipartimento della Senna (Département de la Seine) ci fu proprio lo straordinario potere che il prefetto della Senna si trovava a gestire, quasi pari a quello del Primo ministro.
Trasporti
1977
Parigi è servita da due aeroporti principali: l'Aeroporto di Orly (dipartimento 94), che si trova a sud della città, e l'Aeroporto internazionale Charles De Gaulle, nella vicina Roissy-en-France (dipartimento 95). Un terzo aeroporto più piccolo, nella città di Beauvais (dipartimento 60), 70 km a nord di Parigi, viene utilizzato per i voli charter e dalle compagnie low-cost. L'Aeroporto di Le Bourget (dipartimento 93) attualmente ospita solo jet privati, fiere aeronautiche e un museo dell'aerospazio.
Parigi è densamente coperta da un sistema di metropolitana, il Métro (14 linee) così come da un grande numero di linee di autobus. Queste si interconnettono con una rete regionale ad alta velocità, la RER (Réseau Express Régional), e con la rete ferroviaria: treni pendolari, linee nazionali e TGV (o simili come Thalys ed Eurostar). Esistono due tramvie tangenziali nei sobborghi: la linea T1 va da Saint-Denis a Noisy-le-Sec, la linea T2 va da La Défense a Issy. una terza linea lungo la tangenziale sud è attualmente in costruzione.
La città è il nodo principale della rete autostradale francese, ed è circondata da una tangenziale, il Périphérique o il "périph" (35 km). Gli svincoli della tangenziale sono chiamati 'Portes', in quanto corrispondono alle porte della città. La maggior parte di queste 'Portes' dispone di parcheggi, dove i non residenti sono consigliati di lasciare l'auto, e di una stazione della metropolitana. Il traffico di Parigi è notoriamente lento e snervante.
Punti notevoli per arrondissement
Ogni arrondissement è composto di quartieri: si indicano qui distintamente, insieme ad alcuni dei luoghi notevoli che ospitano, senza alcuna pretesa di completezza, cercando però di non dimenticare nessuna delle vie e delle piazze dove non si può non passare, e i più impotanti spazi verdi e giardini (Parigi conta 426 spazi verdi, tra giardini e parchi pubblici, di varie dimensioni).
Negozi, grandi magazzini e hotel
Secondo Impero
- Specialità alimentari
- Fauchon, Place de la Madeleine
- Hédiard, Place de la Madeleine
- Berthillon (gelati), Île Saint-Louis
- Grandi magazzini
- Galeries Lafayette
- Printemps
- Hotel famosi
- Hôtel de Crillon, Place de la Concorde
- Hôtel George V, Avenue Georges V
- Hôtel Ritz Paris, Place Vendôme
Vita notturna
- Le Lido - cabaret sui Champs-Élysées noto per i suoi spettacoli esotici, fu frequentato da Elvis Presley.
- Moulin Rouge, Le Crazy Horse, Paris Olympia, Folies Bergères, Bobino - famosi nightclub.
- Le Buddha Bar, Barfly, El Barrio Latino, Hotel Costes, Georges – ristoranti e bar alla moda.
Squadre sportive
Le squadre sportive parigine più famose sono
Paris Saint-Germain, una squadra di calcio e
Stade Français, una squadra di rugby
Periferia e regione della Grande Parigi (Île-de-France)
rugby
- quartiere degli affari
- La Défense – a ovest, ospita le sedi delle principali aziende, cinema e centri commerciali.
- parchi di divertimento
- Disneyland Resort Paris – nella periferia est di Marne-la-Vallée
- Parc Astérix a nord (in Piccardia)
- Monumenti
- Arco de La Défense (Grande Arche de la Fraternité o Arche de la Défense).
- Palazzo di Versailles – il palazzo reale di Luigi XIV e dei sovrani successivi, nella località di Versailles a sudest. È la maggiore attrazione turistica di Francia.
- Vaux-le-Vicomte, presso Melun, un palazzo più piccolo che fu preso a modello per il Palazzo di Versailles.
- basilica di Saint Denis - una antica cattedrale gotica e luogo di sepoltura per molti monarchi Francesi, a nord della città.
Nomi di Parigi e dei suoi abitanti
In lingua francese la pronuncia del nome della città, Paris, nella convenzione dell'alfabeto fonetico internazionale è /paʀi/.
Il nome latino della città era Lutetia(/lutetja/), traslitterato dai francesi in Lutèce (/lytɛs/).Il nome fu poi cambiato in "Paris", derivato dal nome della tribù gallica dei parisi.
Parigi è nota come Paname (/panam/) nel Francese informale, ma questo termine sta gradualmente uscendo dall'uso.
Gli abitanti di Parigi sono detti Parisiens (/paʀizjɛ̃/) in Francese e Parigots (/paʀigo/) nel Francese informale.
Voci correlate
- Parigi (dipartimento francese)
- Arrondissement di Parigi
- Antichi arrondissement di Parigi
- Quartieri di Parigi
Relazioni internazionali
Città gemellate
Parigi è gemellata solo con 20px Roma (Italia), dal 1956. « Seule Paris est digne de Rome ; seule Rome est digne de Paris» (Solo Parigi è degna di Roma; solo Roma è degna di Parigi).
Citta partner
- 20px Kyoto, Giappone, 1958
- 20px Tokyo, Giappone, 1982
- 20px Il Cairo, Egitto, 1985
- 20px Amman, Giordania, 1987
- 20px Sana'a, Yemen, 1987
- 20px Berlino, Germania, 1987
- 20px Seoul, Corea del Sud, 1991
- 20px Mosca, Russia, 1992
- 20px Beirut, Libano, 1992
- 20px Jakarta, Indonesia, 1995
- 20px Chicago, Illinois, Stati Uniti d'America, 1996
- 20px Città di Québec, Québec, Canada, 1996
- 20px San Francisco, California, Stati Uniti d'America, 1996
- 20px Santiago del Cile, Cile, 1997
- 20px Tblisi, Georgia, 1997
- 20px Riyad, Arabia Saudita, 1997
- 20px Pechino, Cina, 1997
- 20px San Pietroburgo, Russia, 1997
- 20px Praga, Repubblica Ceca, 1997
- 20px Lisbona, Portogallo, 1998
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- 20px Città del Messico, Messico, 1999
- 20px Varsavia, Polonia, 1999
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1849
Eventi
- 23 marzo - Iniziano le Dieci giornate di Brescia contro gli austriaci
- 12 giugno - L.P. Haslett brevetta la maschera antigas.
Nati
- 12 gennaio - Jean Béraud, pittore francese impressionista († 1935)
Morti
- 28 maggio - Anne Brontë, scrittrice britannica
- 25 settembre - Johann Strauss (padre), compositore austriaco
- 17 ottobre - Frédéric Chopin, compositore polacco
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Carlo Alberto di Savoia
Carlo Alberto di Savoia (Torino 2 ottobre 1798 - Oporto 28 luglio 1849), principe di Carignano, re di Sardegna (1831-1849)
Biografia
Figlio di Carlo Emanuele e Maria Cristina Albertina di Sassonia, divenne Re di Sardegna nel 1831 a seguito della morte senza eredi di Carlo Felice. Ricevette la prima educazione a Ginevra ed in seguito a Parigi dove subì l'influsso delle idee della Rivoluzione. Nominato sottotenente dei dragoni da Napoleone I nel 1814, rientrò nei domini della sua famiglia dopo il Congresso di Vienna che lo riconobbe principe ereditario.
Nel 1817 sposò Maria Teresa di Toscana dalla quale ebbe tre figli: Vittorio Emanuele (1820 - 1878), Maria Cristina (1826-1827), e Ferdinando, (1822-1855), duca di Genova, padre della futura regina Margherita. Assunse un ruolo di primaria importanza nel 1821 quando in seguito all'abdicazione di Vittorio Emanuele I, divenne reggente per conto del nuovo Re Carlo Felice in quel momento a Modena. In questa occasione i liberali italiani che avevano promosso i moti nella capitale piemontese lo convinsero ad emanare, previa accettazione del sovrano, lo statuto che faceva diventare il regno di Sardegna una monarchia costituzionale sul modello di quella spagnola.
Modena
Un anno prima era nato a Torino il primo figlio Vittorio Emanuele che diventerà Re d'Italia. Disconosciuto il suo operato dal nuovo monarca fu costretto a raggiungere le truppe fedeli a Carlo Felice a Novara e in seguito a rifugiarsi presso il suocero Ferdinando III di Toscana dopo che il Re di Sardegna aveva rifiutato di incontrarlo.
Qualche tempo dopo fu costretto a lasciare l'Italia e per assecondare la politica del Metternich combattè nella battaglia del Trocadero (1823) in Spagna al fianco delle truppe francesi che intendevano soffocare la rivoluzione liberale. Questa operazione gli alienò le simpatie dei suoi amici precedenti, ma servì per ottenere la successione al trono con il favore austriaco (anche a seguito dell'impegno a non modificare la costituzione vigente).
Divenuto Re di Sardegna si dedicò al riordinamento dello Stato, risanando le finanze, promuovendo lo sviluppo economico del Regno, riorganizzando l'esercito e dando impulso alle riforme amministrative. Inoltre stipulò un'alleanza con l'Austria.
Creò una Corte sontuosa, protesse gli artisti, fece erigere monumenti alla memoria dei suoi predecessori, rinnovò gli Ordini cavallereschi, fondò l'Ordine Civile dei Savoia e aiutò la Chiesa. Nei confronti dei movimenti rivoluzionari e libertari condusse una severa politica reazionaria e represse duramente la cospirazione della Giovine Italia (1833) firmando numerose condanne a morte.
In un primo tempo quindi tenne un atteggiamento conservatore e filoclericale simile a quello del suo predecessore facendo svanire le speranze di quanti credevano in lui ma dal 1843 assunse un atteggiamento più liberale aprendo il Piemonte ad un cauto riformismo sotto la spinta di personalità come Vincenzo Gioberti e Massimo D'Azeglio. Iniziò a promuovere una serie di riforme miranti a rafforzare lo stato e a svecchiarne le strutture: riformò i codici, abolì i diritti feudali, diede impulso all'agricoltura e al commercio, permise le sviluppo di una vita politica in Piemonte, facilitò i congressi scientifici, fondò la biblioteca reale, il medagliere, la Galleria delle Armi (una collezione di armature dei secoli precedenti), la pinacoteca, l'accademia Albertina delle Belle Arti e la Deputazione reale della storia patria. Inoltre nel 1846 costituì la Corte di Cassazione.
Questo atteggiamento riformista lo portò il 4 marzo del 1848 ad emanare a seguito dei moti scoppiati in tutta la penisola e sul continente, lo statuto (sulla base di quelli belga e francese) che porta il suo nome (Statuto Albertino) e che rimase in vigore in tutta Italia fino all'emanazione della nuova costituzione repubblicana del 1948. In questa stessa data fu adottato come bandiera il tricolore italiano che salvo l'eliminazione dello scudo sabaudo resta la bandiera dello stato italiano.
Il suo nome è legato anche alla infruttuosa campagna del 1848-49 contro gli austriaci. In questa occasione l'esercito del piccolo Regno di Sardegna affiancato da un numero notevole di volontari dichiarò guerra all'Impero Austriaco per liberare il Lombardo-Veneto a seguito delle rivolte scoppiate in quei territori. Decise infatti di prestare soccorso ai milanesi insorti durante le Cinque giornate di Milano (dal 18 al 22 marzo del 1848) e il 24 marzo dichiarava guerra all'Austria.
Questa guerra sarebbe passata alla storia con il nome di Prima guerra d'Indipendenza. Dopo una prima fase di vittorie e la conquista delle importanti piazzeforti di Pastrengo, Peschiera e Goito, la crescente ostilità del Papa e degli altri monarchi italiani contribuirono alla disfatta dell'esercito piemontese, che non più sostenuto se non da pochi volontari, venne sconfitto a Custoza il 25 luglio 1848. Carlo Alberto abbandonò Milano e la Lombardia firmando l'armistizio di Vigevano il 9 agosto.
Un anno più tardi, Carlo Alberto intimorito dal crescente peso dei repubblicani, riprese le ostilità ma l'esercito del maresciallo Radetzky sconfisse definitivamente quello piemontese a Novara il 23 marzo. La sera stessa, Carlo Alberto abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele e lasciò l'Italia diretto ad Oporto sotto mentite spoglie. Morì dopo pochi mesi nel luglio dello stesso anno per il dolore. Il suo corpo riposa nell'ultima dimora di tutti i Savoia nella basilica di Superga a Torino.
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categoria:biografie categoria:casa Savoia
ja:カルロ・アルベルト
Vittorio Emanuele II di Savoia
Vittorio Emanuele II di Savoia (Torino, 23 marzo 1820 - Roma, 9 gennaio 1878), re di Sardegna (1849), primo re d'Italia (1861).
Biografia
Vittorio Emanuele era il primogenito di Carlo Alberto di Savoia-Carignano e di Maria Teresa d'Asburgo Lorena. Nacque a Torino nel palazzo della famiglia paterna e appena nato seguì il padre a Firenze, dove soggiornò per alcuni anni.
Partecipò alla Prima guerra d'Indipendenza agli ordini del padre e in seguito alla sconfitta di Novara, quando Carlo Alberto abdicò, si ritrovò sulle spalle la responsabilità del regno. In questa occasione si dimostrò risoluto con il maresciallo Radetzky, evitando al Piemonte un'umiliazione più pesante.
Fu principe di Piemonte, duca di Savoia e re di Sardegna dal 1849 al 1861 e re d'Italia dal 1861 al 1878. Durante gli anni che lo separano dalla proclamazione a re d'Italia fu affiancato da validi ministri quali Massimo D'Azeglio e Camillo Benso conte di Cavour che modernizzarono il regno e portarono la questione italiana agli occhi delle grandi potenze liberali partecipando nel 1854 alla guerra di Crimea contro la Russia a fianco di Francia e Inghilterra.
In questo modo il piccolo regno di Sardegna ottenne visibilità sul piano internazionale al congresso di pace che si svolse a Parigi. Queste manovre politiche portarono agli accordi di Plombières del 1858 con i quali la Francia si impegnava ad intervenire militarmente in Italia qualora il Regno di Sardegna fosse stato attaccato per liberare il Lombardo-Veneto.
In seguito ad alcuni espedienti messi in atto da Cavour nel 1859 scoppiò la Seconda guerra d'Indipendenza condotta a fianco dei francesi di Napoleone III e che portò alle vittorie di Magenta, Solferino e San Martino. In seguito all'armistizio di Villafranca voluto da Napoleone III i dissapori tra il re e Cavour spinsero questi alle dimissioni. Nel frattempo il re non ostacolava la spedizione dei Mille (1860) di | | |