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25 Settembre

25 settembre

Il 25 settembre è il 268° giorno del Calendario Gregoriano (il 269° negli anni bisestili). Mancano 97 giorni alla fine dell'anno.

Eventi


- 275 - Marco Claudio Tacito viene nominato Imperatore romano dal Senato.
- 1066 - La Battaglia di Stamford Bridge, segna la fine dell'era vichinga in Inghilterra.
- 1513 - L'esploratore spagnolo Vasco Núñez de Balboa raggiunge l'Oceano Pacifico.
- 1555 - La Pace di Augusta viene firmata da Carlo V d'Asburgo e dal Principe della Lega di Smalcada.
- 1690 - "Publick Occurrences Both Foreign and Domestick", il primo giornale pubblicato nelle Americhe, esce per la prima ed ultima volta. Venne considerato offensivo e al suo editore, Benjamin Harris, venne ordinato di non farlo più uscire.
- 1789 - La Carta dei diritti degli Stati Uniti viene approvata dal Congresso degli Stati Uniti.
- 1846 - Truppe statunitensi guidate da Zachary Taylor catturano la città messicana di Monterrey.
- 1890 - In California viene istituito lo Yosemite National Park.
- 1912 - A New York viene fondata la scuola di giornalismo della Columbia University.
- 1981 - Sandra Day O'Connor diventa la prima donna a essere nominata giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti.
- 1996 - In Irlanda viene chiuso l'ultimo dei Magdalen Asylum.
- 2003 - Terremoto di magnitudo 8,0 della Scala Richter al largo della costa di Hokkaido, in Giappone.
- 2005 - Fernando Alonso diventa il pilota più giovane (24 anni, 1 mese) che vince un campionato di Formula 1.

Nati


- 1599 - Francesco Borromini, architetto italiano († 1667)
- 1644 - Ole Rømer, astronomo danese († 1710)
- 1683 - Jean-Philippe Rameau, compositore († 1764)
- 1725 - Nicolas-Joseph Cugnot, pioniere dell'automobile
- 1773 - Agostino Bassi, biologo italiano
- 1825 - Joachim Heer, politico svizzero († 1879)
- 1862 - Billy Hughes, settimo Primo Ministro d'Australia († 1952)
- 1866 - Thomas Morgan, genetista († 1945)
- 1881 - Lu xun, scrittore cinese
- 1896 - Sandro Pertini, ex Presidente della Repubblica († 1990)
- 1897 - William Faulkner, scrittore († 1962)
- 1901 - Robert Bresson, regista francese
- 1903 - Mark Rothko, pittore († 1970)
- 1906 - Dmitri Shostakovich, compositore († 1975)
- 1920 - Sergei Bondarchuk, attore († 1994)
- 1922 - Hammer DeRoburt, primo Presidente di Nauru († 1992)
- 1926 - Aldo Ray, attore († 1991)
- 1929 - Delia Scala, attrice e soubrette
- 1930 - Shel Silverstein, umorista, scrittore († 1999)
- 1932 - Glenn Gould, pianista canadese († 1982)
- 1936 - Juliet Prowse, attrice, ballerina († 1996)
- 1938 - Jonathan Motzfeldt, primo Primo Ministro della Groenlandia
- 1942 - Henri Pescarolo, pilota francese
- 1943 - Robert Gates, direttore della CIA
- 1944 - Michael Douglas, attore, produttore
- 1947 - Cheryl Tiegs, modella
- 1952
  - Christopher Reeve, attore
  - Mark Hamill, attore
- 1955
  - Adelmo Fornaciari, più conosciuto come Zucchero, cantautore
  - Karl-Heinz Rummenigge, calciatore tedesco
- 1958 - Michael Madsen, attore
- 1961 - Heather Locklear, attrice, modella
- 1962 - Aida Turturro, attrice
- 1964 - Sandra Truccolo, arciera italiana
- 1965 - Scottie Pippen, cestista
- 1968 - Will Smith, attore, cantante rap
- 1969 - Catherine Zeta-Jones, attrice
- 1970 - Dean Ween, musicista
- 1971 - Hal Sparks, attore
- 1976 - Chauncey Billups, cestista

Morti


- 1066 - Harald III di Norvegia
- 1086 - Guglielmo VIII, Duca d'Aquitania
- 1506 - Filippo il bello
- 1534 - Papa Clemente VII
- 1617 - Francisco Suárez, filosofo spagnolo
- 1630 - Ambrosio Spinola, generale spagnolo
- 1777 - Johann Heinrich Lambert, matematico, fisico, astronomo e filosofo svizzero
- 1849 - Johann Strauss (padre), compositore austriaco
- 1925 - Emilio Lunghi, atleta italiano
- 1954 - Vitaliano Brancati, scrittore italiano
- 1968 - Cornell Woolrich, scrittore
- 1970 - Erich Maria Remarque, scrittore
- 1979 - Tapio Rautavaara, atleta, attore, cantante
- 1980 - John Bonham, batterista (Led Zeppelin)
- 1980 - Lewis Milestone, regista
- 1983 - Re Leopoldo III del Belgio
- 1984 - Walter Pidgeon, attore
- 1987 - Mary Astor, attrice
- 1987 - Emlyn Williams, attore
- 1993 - Bruno Pontecorvo, fisico italiano rifugiato in Russia
- 1996 - Nicu Ceausescu, politico rumeno
- 1999 - Marion Zimmer Bradley, scrittore di fantascienza
- 2000 - R. S. Thomas, poeta gallese (b. 1913)
- 2001 - Lani O'Grady, attrice
- 2003 - Franco Modigliani, economista, vincitore del Premio Nobel per l'economia 1985
- 2003 - Edward Said, docente della Columbia University
- 2004
  - Giorgio Moser, regista e documentarista italiano
  - Marvin Davis, miliardario statunitense, ex proprietario della 20th Century Fox
- 2005 - Fulvia Colombo, prima annunciatrice RAI (n. 1926)

Feste e ricorrenze

Nazionali

Religiose

Ebraismo:
- 2004 - Yom Kippur 10 Tisri 5765 Santi cattolici:
- Sant'Alberto di Gerusalemme
- Sant'Anatalone di Milano, vescovo
- Sant'Aurelia
- San Cleofa, discepolo di Gesù
- San Domenico in Soriano
- San Firmino di Amiens, vescovo
- Santa Neomisia
- San Nicola di Flue, eremita
- San Sergio di Radonez

Laiche


- Giornata mondiale del cuore, promossa dall'OMS 25 ja:9月25日 ko:9월 25일 simple:September 25

Calendario gregoriano

Il Calendario gregoriano è in vigore dal 15 ottobre 1582, che è seguito al 4 ottobre del Calendario giuliano. Il 4 ottobre 1582 fu infatti stabilito che il giorno successivo sarebbe stato non il 5 ottobre, ma il 15 ottobre. Questa decisione si rese necessaria in quanto essendo un anno giuliano lungo 365 giorni e 6 ore, e dunque in eccesso di 11 minuti e 14 secondi rispetto all'anno solare, il calendario giuliano accumulava un giorno di ritardo ogni 128 anni. Come conseguenza di ciò, al 4 ottobre 1582 la differenza accumulata nei secoli era ormai di 10 giorni; questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche effettuate, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo. Per rimettere le cose a posto, si decise di compiere il "salto" di giorni, e di modificare il metodo di computo del tempo in modo da tener conto del ritardo accumulato. La nuova regola prevedeva che venissero saltati gli anni bisestili degli anni terminanti con 00 (multipli di 100) salvo quelli multipli di 400. Quindi sono bisestili tutti gli anni divisibili per 4 (per i quali la divisione per 4 ha come resto zero), tranne gli anni multipli di 100, ma non di 400. Da questo si deduce che 1700 e 1800 non sono bisestili, mentre 1600 è bisestile come anche 1604. Questa suddivisione porta nel calendario gregoriano una periodicità di 400 anni equivalenti a 365
- (300 + 3) + 366
- (96 + 1) = 146.097 giorni (dove 300 sono gli anni non divisibili per 4; 3 sono gli anni terminanti con 100, 200, 300; 96 sono gli anni divisibili per 4; e 1 l'anno terminante con 400). Poiché 146.097 è divisibile per 7 si ha anche la ciclicità settimanale ogni 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali ogni 400 anni; il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, ... È stata introdotta questa regola, che sembra abbastanza contorta, per poter creare un calendario che fosse abbastanza preciso ed evitasse di effettuare aggiustamenti vari (soppressione o creazione di giorni ogni tot di mesi, per far coincidere le stagioni con i mesi). Il calendario gregoriano apporta una discreta precisione, di molto superiore a tutti i calendari che l'hanno preceduto nel vecchio mondo; infatti tale calendario, in media sui 400 anni, è di solo 26 secondi circa più lungo del periodo di orbita della Terra intorno al Sole. Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905 per non avere, per esempio, che la primavera inizi il 20 di marzo al posto del 21. Il calendario gregoriano entrò subito in vigore in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo. Nell'arco di due anni venne adottato pure nei territori cattolici tedeschi, dei Paesi Bassi e svizzeri e in Belgio e, nel 1587, in Ungheria. In seguito, ma non immediatamente, si uniformarono anche gli stati luterani, calvinisti e anglicani: gli stati tedeschi incominciarono ad introdurlo agli inizi del 1700 e in maniera completa nel 1775, in Gran Bretagna e colonie inglesi nel 1752 (una legge del 1751 stabiliva che dall'anno successivo tutti i territori di tutto il mondo sotto il dominio inglese adottassero tale calendario) e in Svezia nel 1753. In altri paesi, tra cui quelli di confessione ortodossa, il vecchio calendario è rimasto in vigore fino ai primi decenni del secolo scorso: in Russia è stato introdotto dal governo rivoluzionario nel 1918, mentre la Chiesa Ortodossa russa (con quella di Serbia e di Gerusalemme) ha continuato a mantenere il calendario giuliano. Da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane. A dire il vero, il calendario entrato in uso nei paesi ortodossi ha una regola leggermente diversa per decidere quali anni multipli di 100 sono bisestili: sono infatti quelli per cui, prendendo il numero dei secoli e dividendolo per 9, il resto è 2 oppure 6. Il primo anno in cui ci sarà una differenza con il calendario gregoriano sarà il 2800. La scelta dovrebbe servire ad accordare meglio la durata dell'anno con quella astronomica. Le Chiese Ortodosse (ad eccezione di quella finlandese) hanno, invece, mantenuto il vecchio metodo di calcolo della festività di Pasqua e di quelle ad essa collegate, Ascensione e Pentecoste. Nel calendario gregoriano è stato scelto come anno 1 (anno iniziale) l'anno di nascita di Gesù (anche se ci si accorse poi che i calcoli fatti erano errati in eccesso di circa 7 anni, quindi Gesù dovrebbe essere nato intorno all'anno 7 AC). Ne consegue che tutti gli anni dall'anno 1 in poi sono detti anni dopo la nascita di Cristo e possono essere indicati con la sigla finale DC (Dopo Cristo). Invece per gli anni precedenti alla nascita di Cristo sono seguiti dalla scritta AC (Avanti Cristo). Tutti gli anni senza sigla finale si intendono anni successivi alla nascita di Gesù, mentre quelli precedenti si possono indicare anche con un numero negativo. Il primo anno prima dell'anno 1 DC è l'anno 1 AC e quindi nel calendario gregoriano non esiste l'anno zero, inoltre ogni nuovo decennio, centennio, millennio, ... inizia sempre con l'anno terminante con uno e non con zero, altrimenti il primo decennio, centennio, millennio, ... non sarebbe composto rispettivamente da dieci, cento, mille, ... anni. Per esempio il primo decennio deve essere composto da 10 anni e quindi comprende gli anni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e quindi il secondo decennio inizia con l'anno 11. Così il terzo millennio inizia con l'anno 2001. il 1° gennaio 4713 AC è il Giorno Giuliano (JD) zero (il giorno 1 inizia alle 12AM del detto giorno) che fu introdotto dall'astronomo francese di Agen Josephus Justus Scaliger nel 1583. Egli assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo, in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto. Lo chiamò "Giuliano" dal nome di suo padre: il padovano Giulio Cesare della Scala. Il 4713 AC è il minimo anno che in teoria può assumere il calendario gregoriano ed è anche l'anno minimo possibile in molti programmi.

Voci correlate


- Calendario giuliano
- Calendario romano
- anno bisestile
- calcolo della Pasqua

Collegamenti esterni

Maggiori dettagli si possono trovare sul sito [http://www.liceofoscarini.it/didattic/astronomia/astro/cal_giuliano.html dettagli sul Calendario giuliano] Gregoriano als:Gregorianischer Kalender ja:グレゴリオ暦 ko:그레고리력 ms:Kalendar Gregory simple:Gregorian calendar th:ปฏิทินเกรกอเรียน

Anno

Un anno indica un periodo di tempo pari a quello impiegato dalla Terra per completare la sua orbita attorno al Sole. Un anno è diviso in 365 giorni, ma poiché la Terra completa la sua orbita in un tempo leggermente superiore si è reso necessario introdurre degli anni bisestili composti da 366 giorni, per correggere la discrepanza. Per estensione il termine anno si applica al periodo orbitale di qualsiasi pianeta, nel qual caso anno viene fatto seguire da un aggettivo (come in anno marziano). In astronomia, vengono definiti diversi tipi di anno:
- anno siderale: definisce il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della propria orbita, misurata relativamente a un insieme di punti di riferimento (come le stelle fisse). La sua durata media è di 365,256363051 giorni (365g 6h 9m 10s). :La reale durata dell'anno varia, in quanto il movimento della Terra è influenzato dalla gravità della Luna e degli altri pianeti.
- anno tropico: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione, con riferimento alla struttura formata dall'intersezione tra l'ellittica (il piano su cui orbita la Terra) e il piano dell'equatore (il piano perpendicolare all'asse di rotazione della Terra). A causa della precessione, questa struttura arretra leggermente lungo l'ellittica, rispetto alle stelle fisse. Come conseguenza, l'anno tropico è leggermente più breve di quello siderale. La sua durata media corrisponde a 365,24218967 giorni (365d 5h 48m 45s).
- anno anomalo: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della sua orbita con rispetto ai suoi apsidi. L'orbita terrestre è ellittica; i punti estremi dell'ellisse, chiamati apsidi, sono: # il perielio, dove la Terra è più vicina al Sole (attorno al 2 gennaio) # l'afelio, quando la Terra è più lontana dal Sole (attorno al 2 luglio). :A causa dell'interferenza gravitazionale degli altri pianeti, la forma e l'orientamento dell'orbita non sono fissi, e gli apsidi si spostano lentamente rispetto ai punti di riferimento. Per questo, l'anno anomalo è leggermente più lungo dell'anno siderale. In media 365,259635864 giorni (365g 6h 13m 52s).
- anno eclittico: il periodo impiegato dal Sole (come viene visto dalla Terra) per completare una rivoluzione con riferimento a un nodo lunare, dell'orbita della Luna (il punto in cui l'orbita lunare interseca l'ellittica). Questo periodo è associato con le eclissi: avviene solo quando sia il Sole che la Luna sono vicini a uno di questi nodi; quindi le eclissi avvengono entro circa un mese ogni mezzo anno eclittico. Ci sono quindi due stagioni eclittiche ogni anno. La durata media dell'anno eclittico è di 346,620075883 giorni.
- similarmente all'anno eclittico, viene definito un periodo in cui il Sole (come viene visto dalla Terra) completa una rivoluzione con riferimento al perigeo dell'orbita lunare. Questo periodo, poco citato nella letteratura astronomica, è associato con la dimensione apparente della Luna piena, e anche con la durata variabile del mese sinodico. La durata di questo periodo è di 411,78443029 giorni. Il Calendario normalmente cerca di adeguarsi all'anno tropico, poiché le stagioni sono determinate da questo tipo di anno. Per ragioni pratiche l'anno del calendario è composto da un numero intero di giorni. Nel calendario attualmente in uso della società occidentale, il calendario gregoriano, gli anni hanno 365 giorni. Allo scopo di tenerlo sincronizzato con l'anno tropico, ogni quattro anni il calendario conta 366 giorni. La principale eccezione al calendario gregoriano è il calendario islamico, un calendario lunare senza anni bisestili, nel quale le ricorrenze si spostano attraverso le stagioni. L'anno giuliano: base del calendario giuliano aveva una durata di 365,25 giorni. L'anno gaussiano dura 365,2568983 giorni, ed è derivato dalla "costante gravitazionale gaussiana" che viene espressa in unità del sistema solare. L'anno besseliano: è un anno tropico che inizia quando il Sole raggiunge la longitudine ellittica di 280°. Tale longitudine viene sempre raggiunta attorno al 1 gennaio. Prende il nome dall'astronomo e matematico del XIX secolo Friedrich Bessel.

Voci correlate


- Anno luce Categoria:Astronomia e Astrofisica Categoria:Unità di tempo ja:年 ms:Tahun simple:Year zh-min-nan:Nî

Marco Claudio Tacito

Marco Claudio Tacito, (c.200 - 276) Imperatore Romano dal 25 settembre 275 all'Aprile 276, era nativo di Terni in Umbria.
Nel corso della sua lunga vita, ricoprì diversi incarichi pubblici, incluso il consolato nel 273, con universale rispetto. Sei mesi dopo l'uccisione di Aureliano fu riconosciuto suo legittimo successore dal Senato, e la sua ascesa fu cordialmente ratificata anche dall'esercito.
La sua politica interna fu atta a riportare il Senato al suo antico splendore ma, dopo la vittoria sugli Alani e su Palus Maeotis, morì a Tyana in Cappadocia.
Tacito era un uomo di immenso valore e con un'incredibile cultura, diceva di essere il discendente di Publio Cornelio Tacito, il più grande storico latino.

Bibliografia


- Eutropio, Breviarium ab Urbe condita lib. IX,16 Categoria:Imperatori romani Categoria:Biografie ja:タキトゥス (ローマ皇帝)

Imperatore romano

Quello che segue è l'elenco degli imperatori romani. Per ciascuno si riportano il nome con cui sono più comunemente conosciuti, il nome ufficiale, la data di nascita, le date di regno (in cui ricevono il titolo di augusto). Accanto sono citati gli usurpatori (a volte la distinzione è dubbia, e in generale si segue la tradizione storica consolidata), gli imperatori che regnano insieme, le date di eventuale associazioni al trono con il titolo di cesare. Malgrado molti lo credano, Giulio Cesare non fu mai imperatore: tuttavia fu nominato dittatore a vita nel 45 AC (ma non era il primo romano a godere di quel titolo) e fu ritenuto tale dagli storici romani.

Augusto e i Giulio-Claudi

I Flavi

Gli imperatori adottivi e gli Antonini

I Severi

Gli imperatori della crisi del III secolo

Gli imperatori della Tetrarchia

I secondi Flavi

I Valentiniani

Gli imperatori d'Occidente

La fine dell'mpero romano di occidente si fa coincidere tradizionalmente con la riconsegna delle insegne imperiali da parte di Odoacre all'imperatore d'Oriente Zenone, nel 476. Tuttavia va considerato che l'imperatore Giulio Nepote continua dalla Dalmazia a considerarsi il legittimo imperatore d'Occidente fino alla sua morte nel 480, e secondo alcuni questa è la vera data della fine dell'impero. a continuazione si veda: Re barbari di Roma, Imperatori Bizantini

Voci correlate


- [http://www.wikipedia.org/wiki/Julio-Claudian_family_tree Genealogia Giulio-Claudia (in inglese)]
- Impero delle Gallie
- Albero genealogico Giulio-Claudio
- Dinastia Giulio-Claudia
- Albero genealogico degli Antonini
- Dinastia degli Antonini
- Albero genealogico dei Severi
- Dinastia dei Severi

Collegamenti esterni


- Si possono trovare buone biografie (in inglese) di molti imperatori romani in: [http://www.roman-emperors.org/impindex.htm De Imperatoribus Romanis]. V. anche [http://www.gruppoarcheologico.it/imperatori/introduzione.htm Lista con brevi biografie di imperatori e usurpatori] categoria:liste di persone Categoria:Dinastie ja:ローマ皇帝一覧 ko:로마 황제 연대표

1066

Eventi


- 14 ottobre - Battaglia di Hastings. I Normanni guidati da Guglielmo il Conquistatore sconfiggono l'esercito inglese

Nati

Morti


- 5 gennaio - re Edoardo d'Inghilterra (canonizzato un secolo dopo come Sant'Edoardo il Confessore) 066 ko:1066년 simple:1066

1513

Eventi


- 6 giugno - Battaglia di Novara (I Francesi furono sconfitti dagli Svizzeri della Lega Santa.)
- 16 agosto - Battaglia di Guinegatte (I Francesi furono sconfitti dagli anglo-tedeschi della Lega Santa.)

Nati

Morti

013 ko:1513년

Oceano Pacifico

L'Oceano Pacifico, il più grande oceano del mondo, occupa circa un terzo della superficie terrestre, con un'area di 179 milioni di chilometri quadrati. Si estende da nord a sud per circa 15.500 chilometri, dal Mar di Bering nell'Artico fino ai margini ghiacciati del Mare di Ross nell'Antartide. La maggior larghezza in senso est-ovest viene raggiunta a circa 5 gradi di latitudine nord, con una distanza di 19.800 chilometri dall'Indonesia alle coste della Colombia. Il limite occidentale dell'oceano è in genere posto presso lo Stretto di Malacca. Il luogo più basso della superficie terrestre si trova nel Pacifico, presso la Fossa delle Marianne. Il Pacifico contiene circa 25.000 isole (più di quante ce ne siano in tutti gli altri oceani messi insieme), la maggior parte nell'emisfero sud. Lungo i bordi del Pacifico si trovano molti mari. I più grandi sono il Mar Cinese orientale, il Mar del Giappone, il Mar di Sulu, il Mar di Tasmania e il Mar Giallo. Lo Stretto di Malacca unisce il Pacifico con l'Oceano Indiano ad ovest, mentre lo Stretto di Magellano lo unisce con l'Oceano Atlantico ad est. L'esploratore portoghese Ferdinando Magellano chiamò questo oceano Pacifico, a causa del mare molto calmo che trovò durante la sua traversata dallo Stretto di Magellano fino alle Filippine. Ma l'oceano non è sempre fedele al suo nome. Molti tifoni ed uragani tormentano le isole del pacifico, e le terre che lo circondano sono piene di vulcani e spesso scosse da terremoti. Gli tsunami, causati da terremoti sottomarini, hanno devastato molte isole e cancellato intere città.

Il fondo oceanico

Il fondo oceanico del bacino centrale del Pacifico è relativamente uniforme, con una profondità media di 4.270 metri. Le irregolarità più grandi sono in genere montagne sottomarine estremamente ripide, con una cima piatta. La parte occidentale del fondo consiste di archi montagnosi che emergono dalla superficie dell'acqua come gruppi di isole, come le Isole Salomone e la Nuova Zelanda, e di profonde fosse, come la Fossa delle Marianne e la Fossa delle Filippine. La maggior parte delle fosse profonde si trova accanto ai margini della larga piattaforma continentale del Pacifico occidentale. Lungo il margine orientale del bacino del Pacifico si trova il Rialzo Est del Pacifico, che è parte del sistema mondiale di dorsali sottomarine. Largo circa 3.000 km, il rialzo si trova a circa 3 km di altezza rispetto al fondo marino adiacente. Poiché il bacino idrografico del Pacifico è relativamente piccolo, e a causa dell'immensità di questo oceano, la maggior parte dei sedimenti sono di origine autogenica o pelagica. I sedimenti terragenici, originatisi dall'erosione delle masse terrestri, sono confinati in piccole zone vicine alla terraferma.

Caratteristiche dell'acqua

La temperatura dell'acqua nel Pacifico varia da poco più del punto di congelamento nelle zone polari fino a circa 29°C vicino all'equatore. Anche la salinità varia con la latitudine. l'acqua vicina all'equatore è meno salata di quella alle medie latitudini, a causa delle abbondanti precipitazioni equatoriali durante tutto l'anno. Più a nord delle latitudini temperate la salinità torna a scendere. La circolazione di superficie delle acque del Pacifico si svolge generalmente in senso orario nell'emisfero nord, e in senso antiorario nell'emisfero sud. La Corrente Equatoriale Nord, guidata verso ovest alla latitudine 15° nord dai venti, gira verso nord vicino alle Filippine e parte delle sue acque si muovono a nord con il nome di Corrente Auletiana, mentre il resto ritorna verso sud per riunirsi alla Corrente Equatoriale Nord. La Corrente Aleutiana si divide quando raggiunge il Nordamerica e forma la base della circolazione in senso antiorario nel Mare di Bering. Il suo braccio meridionale diventa la Corrente della California, che si muove lentamente verso sud. La Corrente Equatoriale Sud, scorrendo verso ovest lungo l'equatore, si sposta verso sud ad est della Nuova Guinea, gira ad est alla latitudine di 50 gradi sud, e si unisce alle correnti principali del Pacifico del Sud, tra cui la Corrente Circumpolare Antartica che compie l'intero giro del globo. Quando si avvicina alle coste cileni, la Corrente Equatoriale Sud si divide: un ramo sorpassa il Capo Horn e finisce nell'Atlantico, mentre l'altro gira a nord per formare la Corrente del Perù (o di Humboldt).

Clima

Solo le zone più interne delle masse terrestri dell'Australia, della Nuova Guinea e della Nuova Zelanda evitano l'influenza climatica del Pacifico. Esistono cinque differenti regioni climatiche: la zona ovest, the trades, la regione dei monsoni, la regione dei tifoni, e the doldrums. A latitudini intermedie, sia a nord che a sud, flussi d'aria che si spostano verso ovest portano grandi variazioni stagionali di temperatura. Più vicino all'equatore, dove si trovano la maggior parte delle isole, venti stabili permettono di avere temperature relativamente costanti tutto l'anno, tra 21 e 27 gradi Celsius. La regione dei monsoni si trova nel Pacifico occidentale, tra il Giappone e l'Australia. Le caratteristiche di questa regione climatica sono venti che soffiano dall'interno del continente verso l'oceano in inverno, e in direzione opposta d'estate. A causa di questo comportamento, la copertura nuvolosa e le precipitazioni sono molto influenzate dalla stagione. I tifoni causano spesso estesi danni nelle parti occidentali e sudoccidentali del Pacifico. Anche se meno definite rispetto alle altre, due grandi aree di bonaccia si estendono nell'oceano, una al largo delle coste occidentali dell'America Centrale, e l'altra nelle acque equatoriali del Pacifico occidentale. Entrambe si distinguono per la loro alta umidità, notevole copertura nuvolosa, deboli venti e frequenti bonacce.

Geologia

La Linea dell'Andesite è la principale caratteristica geologica del Pacifico. Separa le rocce profonde ed ignee del Bacino del Pacifico Centrale, per lo più basiche, dalle zone continentali parzialmente sommerse composte da rocce ignee acide. La Linea dell'Andesite segue il bordo occidentale delle isole al largo della California e passa a sud delle Isole Aleutine, lungo il bordo est della penisola della Kamchatka, le Isole Kurili, il Giappone, le Isole Marianne, le Isole Solomon, e la Nuova Zelanda. La discontinuità prosegue in direzione nordest lungo il bordo occidentale della Cordigliera degli Albatros dal Sudamerica al Messico, ritornando alle isole al largo della California. Tutte le estensioni orientali dei continenti dell'Asia e dell'Australia (Indonesia, Filippine, Giappone, Nuova Guinea, Nuova Zelanda) si trovano fuori dalla Linea dell'Andesite. Lungo l'anello chiuso della Linea dell'Andesite si trovano la maggior parte delle fosse profonde, delle montagne vulcaniche sottomarine, e delle isole oceaniche vulcaniche che caratterizzano il Bacino del Pacifico Centrale. È qui che le lave basaltiche scorrono lentamente dalle fratture per formare enormi montagne vulcaniche a forma di cupola, la cui sommità erosa forma isole in archi, catene e gruppi. Fuori dalla Linea dell'Andesite, i fenomeni vulcanici sono invece di tipo esplosivo, e il cosiddetto cerchio di fuoco ha la maggior concentrazione mondiale di vulcani esplosivi.

Terraferma

L'estensione più grande di terra all'interno dell'Oceano pacifico è il continente australiano, che ha un'area leggermente più piccola di quella dell'Europa. Ad una distanza di 3.200 chilometri, in direzione sudest, si trova il grande gruppo di isole della Nuova Zelanda. Quasi tutte le altre isole del Pacifico si trovano tra 30 gradi di latitudine nord e 30 di latitudine sud, dall'Asia sudorientale all'Isola di Pasqua. Il resto del Bacino del Pacifico non contiene in pratica terraferma. Il grande triangolo della Polinesia, che unisce le Hawaii, l'Isola di Pasqua e la Nuova Zelanda, contiene al suo interno i gruppi delle Marchesi, le Samoa, Tonga. A nord dell'equatore e ad ovest della linea di cambio di data si trovano le numerose piccole isole della Micronesia, incluse le Kiribati, le Isole Caroline, le Isole Marshall, e le Isole Marianne. Nell'angolo sudovest del Pacifico si trovano le isole della Melanesia, dominate dalla Nuova Guinea. Altri gruppi importanti nella Melanesia includono le Isole Bismarck, le Figi, la Nuova Caledonia, le Isole Salomone e Vanuatu. Questa suddivisione in Polinesia, Micronesia e Melanesia, vecchia del 1831 (Jules Dumont d'Urville), non corrisponde alle realtà bio-geografiche: le due zone ora riconosciute dagli scienziati sono l'Oceania vicina e l'Oceania lontana, zone che corrispondono a realtà diverse dal punta di vista botanico, zoologico e anche umano e culturale. Le isole del Pacifico sono di quattro tipi fondamentali: isole continentali, isole alte, barriere coralline, e piattaforme coralline rialzate. Le isole continentali si trovano fuori dalla Linea dell'Andesite e includono la Nuova Guinea, le isole della Nuova Zelanda e le Filippine. Queste isole sono fisicamente associate con i continenti vicini. Le isole alte sono di origine vulcanica, e possono contenere dei vulcani attivi. Tra queste le Hawaii e le Isole Solomon. Gli altri due tipi di isole sono il risultato del lavoro dei coralli. Le barriere coralline sono strutture subacquee che sono state costruite dai corali sopra la lava basaltica sotto la superficie dell'oceano. Una delle più grandi è la Grande Barriera Corallina, al largo dell'Australia nordorientale. Un secondo tipo è quello di una piattaforma corallina rialzata, che è in genere un po' più grande. Ne sono esempi Banaba e Makatea nel gruppo di Tuamotu nella Polinesia Francese.

Storia ed economia

In tempi preistorici vi furono importanti migrazioni umane nel Pacifico, prima tra tutte quella dei Polinesiani da Tahiti fino alle Hawaii e la Nuova Zelanda. L'oceano fu visto per la prima volta dagli Europei all'inizio del XVI secolo, prima da Vasco Nunez de Balboa (1513) e poi da Ferdinando Magellano, che attraversò il Pacifico durante la sua circumnavigazione (1519-22). Per il resto del XVI secolo, l'esplorazione fu condotta principalmente dalla Spagna, con navi che raggiungevano le Filippine, la Nuova Guinea e le Isole Solomon. Durante il XVII secolo la scena fu dominata dagli olandesi; Abel Janszoon Tasman scoprì nel 1642 la Tasmania e la Nuova Zelanda. Il XVIII secolo vide l'esplorazione russa in Alaska e nelle Isole Aleutine, i francesi in Polinesia, e gli inglesi con tre viaggi del capitano James Cook. L'imperialismo crescente del XIX secolo risultò nell'occupazione della maggior parte del Pacifico da parte delle potenze occidentali. La nave esploratrice HMS Beagle portò importanti contributi scientifici negli anni 1830, con a bordo Charles Darwin. Un'altra nave famosa fu la HMS Challenger. Anche se gli Stati Uniti presero le Filippine nel 1898, arrivati al 1914 il Giappone controllava la maggior parte del Pacifico occidentale, ed occupò molte altre isole durante la Seconda guerra mondiale. Alla fine della guerra, l'oceano era dominato dalla marina militare americana. Il pacifico comprende diciassette stati indipendenti: Australia, Fiji, Giappone, Kiribati, le Isole Marshall, Micronesia, Nauru, Nuova Zelanda, Palau, Papua Nuova Guinea, Filippine, Samoa, le Isole Salomone, Taiwan (disputata dalla Repubblica Cinese), Tonga, Tuvalu e Vanuatu. Undici di queste nazioni sono totalmente indipendenti solo dal 1960. Le Isole Marianne del Nord hanno un proprio governo, ma dipendono dagli Stati Uniti per la politica estera, e le Isole Cook e Niue hanno una relazione simile con la Nuova Zelanda. Inoltre nel Pacifico si trova lo Stato americano delle Hawaii e numerosi territori e possessioni di Australia, Cile, Francia, Giappone, Nuova Zelanda, Gran Bretagna e Stati Uniti. Lo sfruttamento delle risorse minerarie del Pacifico è ostacolato dalle grandi profondità dell'oceano. Nelle acque basse al largo delle coste australiane e neozelandesi, vengono estratti gas naturale e petrolio, mentre le perle vengono raccolte o coltivate lungo le coste di Australia, Giappone, Nuova Guinea, Nicaragua, Panama e Filippine, anche se si tratta di un industria in declino. La risorsa maggiore del Pacifico sono i suoi pesci. Le acque costiere dei continenti e delle isole più temperate forniscono salmone, sardine, pesce spada e tonno, più numerosi crostacei. Nel 1986, le nazioni che fanno parte del Forum del Sud Pacifico hanno dichiarato l'area libera dal nucleare, nel tentativo di fermare gli esperimenti nucleari e di prevenire lo stoccaggio delle scorie nucleari nel pacifico.

Bibliografia


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1555

Eventi


- Pace di Augusta detta anche Pace di religioni

Nati

Morti

055 ko:1555년 nb:1555

Carlo V del Sacro Romano Impero

Carlo V d'Asburgo (Gand, 24 febbraio 1500 - Yuste, 21 settembre 1558). Una delle più grandi figure della Storia d'Europa è certamente rappresentata da Carlo di Gand, meglio conosciuto come Carlo V, Re di Spagna, Arciduca d'Austria e Imperatore del Sacro Impero Romano-Germanico (S.R.I.), vissuto dal 1500 al 1558 e padrone di un Impero talmente vasto ed esteso su tre continenti, che lo indusse ad affermare che sul proprio regno il sole non tramontava mai.

Note Biografiche

Dalla nascita (1500) alla incoronazione di Aquisgrana (1520)

Nell'anno 1496, Massimiliano I d'Asburgo, Arciduca d'Austria, nonché Imperatore del S.R.I., mediante una accorta "politica matrimoniale", fece in modo che il proprio figlio ed erede al trono, Filippo, detto "il bello", prendesse in moglie Giovanna di Castiglia, detta "la pazza", figlia dei cattolicissimi sovrani di Spagna Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia. Da questa unione, il 24 febbraio 1500, a Gand, cittadina del Ducato delle Fiandre, nacque Carlo, perciò detto Carlo di Gand. Oltre a Carlo, nacquero altri cinque figli. Eleonora, la primogenita, che andò in sposa prima ad Emanuele I di Aviz, Re del Portogallo e poi a Francesco I di Valois-Angouleme, Re di Francia. Dopo di lui, in successione, nacquero: Isabella che andò in sposa a Cristiano II Oldenburg, Re di Danimarca; Ferdinando che sposò Anna Jagellone d'Ungheria dando inizio al ramo austriaco degli Asburgo; Maria che andò sposa a Luigi II Re d'Ungheria, e Caterina che andò sposa a Giovanni III di Aviz, Re del Portogallo. Giovanni III Carlo era predestinato a diventare, in breve tempo, il sovrano più potente del mondo, seppure aiutato in ciò da una serie di fortuite circostanze. Infatti, l'unico figlio maschio dei nonni materni era già scomparso nel 1497, senza lasciare eredi. Immediatamente dopo, scomparve anche la loro figlia primogenita e nello stesso anno 1500 scomparve anche l'unico figlio maschio di quest'ultima ed erede di Castiglia e d'Aragona. Per cui, nell'anno 1504, con la morte della Regina Isabella, sua figlia Giovanna, madre di Carlo, divenne l'erede di tutti i beni di Castiglia e Carlo stesso ne divenne, a sua volta, erede potenziale. Subito dopo, Giovanna venne colpita da follia e si trovò nella impossibilità di governare. A causa di questa infermità, Giovanna di Castiglia era ed è più comunemente nota come "Giovanna la pazza". Nel 1506 scomparve prematuramente anche Filippo, padre di Carlo, per cui, quest'ultimo, all'età di soli sei anni, si trovò ad essere il potenziale erede non solo dei beni di Castiglia, ma anche di quelli d'Austria e di Borgogna; questi ultimi quale eredità dei nonni paterni, in quanto il nonno Massimiliano d'Asburgo aveva sposato Maria Bianca di Borgogna, ultima erede dei Duchi di Borgogna. Carlo fu educato prima da Guillaume de Croy, Signore di Chièvres, poi da Adriaan Florensz di Utrecht, Vescovo di Tortosa e futuro Papa Adriano VI, e dalla zia l'Arciduchessa Margherita d'Austria. Tutta l'educazione del giovane principe si svolse nelle Fiandre e fu ammantata di cultura fiamminga, nonostante i suoi natali austro-ispanici. Il Ducato delle Fiandre costituì la "culla" di Carlo. Nelle Fiandre risiedeva, infatti, il padre Filippo fin da quando ne aveva ereditato il possesso dalla madre Maria Bianca, morta all'età di venticinque anni a causa di una caduta da cavallo. E nelle Fiandre Carlo trascorse l'infanzia e l'adolescenza. Il 5 gennaio 1515, a Bruxelles, Carlo fu dichiarato maggiorenne e fu proclamato nuovo Duca di Borgogna. Gli fu quindi affiancato un consiglio ristretto di cui facevano parte Guillaume de Croy, Adriano di Utrecht e il Gran Cancelliere Jean de Sauvage. Carlo fu affiancato, come consigliere, anche da Erasmo da Rotterdam, il quale, in una lettera inviata a Tommaso Moro, si dimostrava alquanto perplesso circa le effettive capacità intellettuali del principe. Egli, infatti, non fu mai molto amante degli studi, preferendo le arti cavalleresche e la caccia. Pur essendo Re di Spagna, la sua lingua era il francese e lo spagnolo lo imparò in maniera superficiale. Nell'anno 1516, con la morte del nonno materno Re Ferdinando d'Aragona, Carlo, a soli sedici anni, ereditò anche il trono d'Aragona, concentrando nelle sue mani tutta la Spagna, per cui poté fregiarsi del titolo di Re di Spagna a tutti gli effetti, assumendo il nome di CARLO I. Occorre precisare, però, che la vera erede al trono di Castiglia rimaneva pur sempre sua madre Giovanna, la quale, a causa della sua riconosciuta infermità mentale, dovette cedere i suoi poteri effettivi al figlio Carlo, anche se dal punto di vista dinastico fu Regina fino alla sua morte, avvenuta nell'anno 1555. Con Carlo I ebbe inizio la dinastia asburgica sul trono di Spagna, che si concluse soltanto nell'anno 1700, con la morte senza eredi di Carlo II, allorquando il trono passò nelle mani dei Borboni di Francia, attraverso il ramo degli Angiò. Una volta ereditato il trono di Spagna, Carlo aveva necessità di essere riconosciuto Re dai propri sudditi, in quanto, pur avendo come ascendenti i sovrani castigliano-aragonesi, Egli era pur sempre un Asburgo. A tal fine convocò le Cortes di Castiglia sul finire del 1517 nella città di Valladolid. Dopo varie trattative, all'inizio dell'anno successivo prestò giuramento e fu riconosciuto Re. Analogamente si comportò con le Cortes d'Aragona e di Catalogna, convocate a fine 1518 a Saragozza e Barcellona. Anche qui, nel 1519, dopo varie trattative, il sovrano prestò giuramento e fu riconosciuto Re. Dopo di che dovette recarsi in Austria per raccogliere anche l'eredità asburgica. Nell'anno 1519, infatti, con la morte del nonno paterno Massimiliano I, Carlo, che era già Re di Spagna da tre anni, a soli diciannove anni ascese anche al trono d'Austria, entrando in possesso, a pieno titolo, anche dell'eredità borgognona della nonna paterna. Nello stesso anno, precisamente il 28 giugno 1519 nella città di Francoforte, sostenuto dai banchieri tedeschi Fugger, fu eletto Imperatore del S.R.I., prevalendo sull'altro candidato alla corona imperiale che era Francesco I, Re di Francia. Carlo fu incoronato Imperatore dall'Arcivescovo di Colonia nell'autunno del 1520 nella cattedrale di Aquisgrana. Carlo di Gand, come Imperatore del S.R.I., assunse il nome di CARLO V, e come tale è passato alla Storia.

Dalla incoronazione di Aquisgrana (1520) alla incoronazione di Bologna (1530)

Come si vede, la scomparsa prematura di tutta la discendenza maschile della dinastia castigliano-aragonese, unitamente alla scomparsa prematura del padre Filippo "il bello" ed alla infermità della madre Giovanna di Castiglia, fece sì che Carlo V, all'età di soli 19 anni, entrasse in possesso di un "impero" talmente vasto come non si era mai visto prima d'allora, neppure ai tempi di Carlo Magno. Nel dettaglio i possedimenti di Carlo V erano così composti:
- Eredità di Isabella di Castiglia: la Castiglia, la Navarra, Granada, le Asturie, i possedimenti in Africa settentrionale, nell'America centrale ed in quella caraibica.
- Eredità di Ferdinando d'Aragona: il Regno d'Aragona nonché i Regni di Napoli, Sicilia e Sardegna.
- Eredità di Maria di Borgogna: I Paesi Bassi, le Fiandre, l'Artois e la Franca contea (Besançon).
- Eredità di Massimiliano I d'Asburgo: Arciducato d'Austria con Stiria, Carinzia e Tirolo, nonché il Wurttemberg, la Boemia e l'Ungheria. Contrariamente a quanto avveniva comunemente in quei tempi, contrasse un solo matrimonio, con la cugina Isabella del Portogallo da cui ebbe sei figli: Filippo, che sarà Re di Spagna con il nome di Filippo II; Maria che andrà sposa al cugino Massimiliano II d'Austria, Imperatore del S.R.I.; Ferdinando, Giovanni e Giovanna che andrà sposa a Giovanni Emanuele del Portogallo; ed un altro figlio morto prematuramente. Generò anche sette figli illegittimi di cui si conoscono Margherita, legittimata, nata dalla damigella fiamminga Jeanne van der Gheyst; e Giovanni d'Austria, nato dalla nobildonna tedesca Barbara Blomberg, riconosciuto soltanto alla morte di Carlo e maggiormente noto come Don Giovanni d'Austria, colui che sarà il comandante in capo della flotta che sconfiggerà i Turchi nella battaglia di Lepanto del 1571. Carlo V aveva ereditato dalla nonna paterna anche il titolo di Duca di Borgogna che era stato appannaggio, per pochi anni, anche di suo padre Filippo. Come Duca di Borgogna era vassallo del Re di Francia, in quanto la Borgogna era territorio appartenente, ormai da tempo, alla corona francese. Inoltre i Duchi di Borgogna, suoi antenati, appartenevano ad un ramo cadetto dei Valois, dinastia regnante in Francia proprio in quel momento. La Borgogna era un vasto territorio ubicato nel Nord-Est della Francia, al quale, in passato e per interessi comuni, si erano uniti altri territori come la Lorena, il Lussemburgo la Franca Contea e le province olandesi e fiamminghe, facendo di queste terre le più ricche e prospere d'Europa. Esse erano situate, infatti, al centro delle linee commerciali europee ed erano il punto di approdo dei traffici d'oltremare da e verso l'Europa. Tant'è che la città di Anversa era diventata il più grande centro commerciale e finanziario d'Europa. Suo nonno l'Imperatore Massimiliano, alla morte della consorte Bianca nel 1482, tentò di riappropriarsi del Ducato per condurlo sotto il governo diretto degli Asburgo, cercando di sottrarlo alla corona di Francia. A tal fine intraprese un conflitto con i francesi protrattosi per oltre un decennio, dal quale ne uscì sconfitto. Fu quindi costretto, nell'anno 1493, a sottoscrivere con Carlo VIII Re di Francia la Pace di Senlis, con la quale rinunciava definitivamente ad ogni pretesa sul Ducato di Borgogna, mantenendo però la sovranità sui Paesi Bassi, l'Artois, e la Franca Contea. Questa forzata rinuncia non fu mai veramente accettata da Massimiliano e il desiderio di rivalsa verso la Francia, si trasferì parimenti al nipote Carlo V, il quale, nel corso della sua vita, neppure lui rinunciò mai all'idea di riappropriarsi della Borgogna. Carlo, come Re di Spagna, era affiancato da un Consiglio di Stato che esercitava una notevole influenza sulle decisioni regie. Il Consiglio di Stato era composto di otto membri: un italiano, un savoiardo, due spagnoli e quattro fiamminghi. Fin dalla sua costituzione, nel Consiglio si formarono due schieramenti, uno faceva capo al Viceré di Napoli Charles de Lannoy e l'altro al piemontese Mercurino di Gattinara che era anche il Gran Cancelliere del Re. Mercurino Arborio di Gattinara, nella sua veste di Gran Cancelliere (carica che mantenne ininterrottamente dal 1519 al 1530) e uomo di fiducia di Carlo, ebbe molta influenza sulle decisioni regie, anche se all'interno del Consiglio di Stato sussistevano quei due schieramenti abbastanza discordanti, soprattutto circa la conduzione della politica estera. Infatti, lo schieramento capeggiato da Lannoy era filo francese ad anti italiano; quello capeggiato dal Gattinara era anti francese e filo italiano. Nel corso del suo governo Carlo V non raccolse molti successi. Una delle cause che ebbe a determinare la mediocre attività politica dell'Imperatore fu probabilmente la lentezza delle comunicazioni, dovuta alla vastità dei suoi possedimenti. Altra causa fu certamente la presenza di altre realtà contemporanee e conflittuali con l'Impero, come il Regno di Francia e l'Impero Ottomano, le quali costituirono l'impedimento più forte alla politica dell'Imperatore che tendeva alla realizzazione di un governo universale sotto la guida degli Asburgo. Egli, infatti, intendeva legare agli Asburgo, permanentemente ed in forma ereditaria, il titolo imperiale, ancorché sotto forma elettiva, in conformità delle disposizioni contenute nella Bolla d'oro emanata nel 1356 dall'Imperatore Carlo IV di Lussemburgo, Re di Boemia. Il Re di Francia, Francesco I di Valois-Angouleme, infatti, attraverso la sua posizione fortemente autonomistica, unitamente alle sue mire espansionistiche verso le Fiandre ed i Paesi Bassi, oltre che verso l'Italia, si oppose sempre ai tentativi dell'Imperatore di ricondurre la Francia sotto il controllo dell'Impero. Questa opposizione egli la esercitò mediante numerosi e sanguinosi conflitti. Così come l'Impero Ottomano di Suleyman il Magnifico, che, con le sue mire espansionistiche verso l'Europa centrale, costituì sempre una spina nel fianco dell'Impero. Infatti, Carlo V fu costretto a sostenere diversi conflitti anche contro i Turchi; spesso su due fronti contemporaneamente: ad oriente contro gli ottomani e ad occidente contro i francesi. Su entrambi i fronti Carlo uscì vittorioso, sebbene non tanto per merito suo quanto dei suoi luogotenenti. Vittorioso, sì, ma dissanguato economicamente, soprattutto perché agli enormi costi delle campagne militari si aggiungevano i faraonici costi per il mantenimento della sua corte nella quale egli aveva introdotto il lusso sfrenato delle usanze borgognone. Per tutto il corso della sua vita, Carlo V dovette affrontare anche i problemi sollevati prima in Germania e, subito dopo, anche in altre parti del suo Impero e nell'Europa in generale, dalla neonata dottrina religiosa dovuta al monaco tedesco Martin Lutero, in opposizione alla Chiesa cattolica. Tali problemi si manifestarono non soltanto nelle dispute dottrinali, ma sfociarono anche in conflitti aperti. Carlo, che sul piano religioso si autoproclamava il più strenuo difensore della Chiesa cattolica, non fu in grado né di sconfiggere la nuova dottrina, né, tanto meno, di limitarne la diffusione. Tant'è che due Diete, quella di Augusta del 1530 e quella di Ratisbona del 1541, si conclusero con un nulla di fatto, rinviando ogni decisione sulle dispute dottrinali ad un futuro Concilio ecumenico. Carlo poté accrescere i possedimenti oltreatlantico della corona di Spagna attraverso le conquiste operate da due tra i più abili conquistadores dell'epoca: Francisco Pizarro e Hernán Cortez. Il primo sconfisse l'Impero Inca e conquistò il Perù e il Cile, cioè tutta la costa del Pacifico dell'America meridionale. Il secondo sconfisse gli Aztechi e conquistò la Florida, Cuba, il Messico, il Guatemala, l'Honduras e lo Yucatan. Carlo nominò Cortez anche Governatore dei territori conquistati, i quali andarono così a costituire la Nuova Spagna. All'indomani della sua incoronazione imperiale Carlo V dovette fronteggiare, negli anni 1520-1522, le rivolte in Castiglia e in Aragona, dovute essenzialmente al fatto che la Spagna non solo era nelle mani di un sovrano di origini tedesche, ma anche che quest'ultimo era stato eletto Imperatore del S.R.I., e, come tale, tendeva ad occuparsi maggiormente dei problemi legati all'Europa austro-germanica che non a quelli della Spagna. In Castiglia vi fu la rivolta dei comuneros (o comunidades castigliane) che aveva come obiettivo il raggiungimento di un maggior peso politico nell'Impero da parte della Castiglia stessa. In Aragona vi fu la rivolta della germanìa contro la nobiltà. La "germanìa" era una confraternita che riuniva tutte le corporazioni cittadine. Carlo riuscì a sedare queste rivolte senza danno alcuno per il suo trono. Due anni dopo la sua incoronazione d'Aquisgrana, Carlo raggiunse un accordo segreto con il fratello Ferdinando, circa i diritti ereditari spettanti a ciascuno dei due. In base a tale accordo fu stabilito che Ferdinando e i suoi discendenti avrebbero avuto i territori austriaci e la corona imperiale, mentre ai discendenti di Carlo sarebbero andati la Borgogna, le Fiandre, la Spagna e i territori d'oltremare. Dal 1521 al 1529, Carlo V combatté ben due lunghe e sanguinose guerre contro la Francia per il possesso del Ducato di Milano. Decisiva per la conclusione della prima, fu la battaglia di Pavia, nella quale, grazie al capitano di ventura forlivese Cesare Hercolani fu catturato il re Francesco I. In entrambe, dunque, Carlo uscì vittorioso: la prima conclusasi con la Pace di Madrid e la seconda con la Pace di Cambrai. Nel corso della seconda guerra tra i due sovrani, nel 1527, si ricorda l'invasione della città di Roma ad opera dei Lanzichenecchi al comando del generale von Frundsberg. Le soldataglie germaniche devastarono e saccheggiarono completamente la città, distruggendo tutto ciò che era possibile distruggere e costringendo il Papa ad asserragliarsi in Castel Sant'Angelo. Questa vicenda è tristemente nota come il "sacco di Roma". Questi fatti suscitarono moti di sdegno talmente aspri in tutto il mondo civile, da indurre Carlo V a prendere le distanze dai suoi mercenari e a condannarne fermamente l'operato, giustificandosi col fatto che essi avevano operato senza il controllo del loro comandante che era dovuto rientrare in Germania per motivi di salute. In ottemperanza ai patti sottoscritti a Cambrai, il 22 febbraio 1530, a Bologna, nel palazzo di città, Clemente VII incoronò Carlo V, come Re d'Italia, con la corona ferrea dei Re longobardi. Due giorni dopo, nella Chiesa di San Petronio, Carlo V fu incoronato anche Imperatore del S.R.I., anche se la corona imperiale gli era stata già imposta dieci anni prima in Aquisgrana dal Vescovo di Colonia. Questa volta, però, la consacrazione imperiale gli venne direttamente imposta dalle mani del Pontefice. Nello stesso anno della sua incoronazione bolognese vi fu la scomparsa del Gran Cancelliere Mercurino di Gattinara, il consigliere più influente ed ascoltato del Re. Dopo la scomparsa del Gattinara, Carlo V non si lasciò più influenzare da alcun altro consigliere e le decisioni che Egli prenderà d'ora in avanti, saranno il frutto quasi esclusivo dei suoi convincimenti. Il processo di maturazione del sovrano era compiuto.

Dalla incoronazione di Bologna (1530) alla spedizione di Algeri (1541)

L'anno 1530 costituisce per Carlo V una svolta significativa, per la sua persona e per il suo ruolo di Re ed Imperatore. Infatti, come persona, si affranca completamente dalla tutela di qualsivoglia consigliere e inizia a prendere tutte le sue decisioni da solo, sulla scorta dell'esperienza maturata al fianco del Gattinara. Come Sovrano, attraverso l'imposizione della corona imperiale per mano del Pontefice, egli si sente investito del primario compito di doversi dedicare completamente alla soluzione dei problemi che il luterismo aveva creato in Europa e in Germania in particolare, col preciso scopo di salvare l'unità della fede cristiana. A tal fine, nel medesimo anno 1530, convocò la Dieta di Augusta, nella quale si confrontarono i luterani e i cattolici attraverso vari documenti. In particolare i luterani attraverso la "Confessio Augustana". Carlo V confermò l'Editto di Worms del 1521, cioè la scomunica per i luterani, minacciando la ricostituzione della proprietà ecclesiastica. Per tutta risposta i luterani, rappresentati dai cosiddetti "ordini riformati", reagirono dando vita, nell'anno 1531, alla Lega di Smalcalda. Tale lega, dotata di un esercito federale e di una cassa comune, fu detta anche "Lega dei Protestanti", ed era guidata dal Duca Filippo d'Assia e dal Duca Giovanni Federico di Sassonia. Va chiarito che i seguaci della dottrina di Lutero assunsero la denominazione di "protestanti" in quanto essi, riuniti in "ordini riformati", nel corso della seconda Dieta di Spira del 1529, protestarono contro la decisione dell'Imperatore di ripristinare l'Editto di Worms (lèggi scomunica e ricostituzione dei beni ecclesiastici): editto che era stato sospeso nella precedente prima Dieta di Spira del 1526. Il decennio che si aprì all'indomani dell'incoronazione di Carlo V a Bologna, e che si concluse nel 1540, fu denso di avvenimenti, che crearono all'Imperatore non poche difficoltà. Infatti si riaprì il conflitto con la Francia; vi fu una recrudescenza delle continue aggressioni dell'Impero Ottomano verso l'Europa e si dovette registrare una notevole espansione della dottrina luterana. Carlo V, come estremo baluardo dell'integrità dell'Europa e della fede cattolica, dovette destreggiarsi su tutti e tre i fronti, contemporaneamente e con notevoli difficoltà. All'inizio degli anni trenta, sia Carlo V che Francesco I cominciarono ad attuare la cosiddetta "politica matrimoniale" attraverso la quale intendevano acquisire quel controllo territoriale sugli Stati d'Europa che non avevano potuto acquisire attraverso il ricorso alle armi. Carlo V, infatti, progettò il matrimonio della propria figlia naturale Margherita con il Duca di Firenze, nonché quello della nipote Cristina di Danimarca con il Duca di Milano. Francesco I, dal canto suo, diede in sposa la cognata Renata di Francia al Duca di Ferrara Ercole II d'Este. Ma il capolavoro, in questo campo, fu compiuto dal Papa Clemente VII, il quale organizzò il matrimonio tra sua nipote Margherita de' Medici con il figlio secondogenito di Francesco I, Enrico, il quale, a causa della morte prematura dell'erede al trono Francesco, sarebbe diventato a sua volta Re di Francia con il nome di Enrico II. Questo matrimonio spinse Francesco I ad essere più intraprendente ed aggressivo nei confronti di Carlo V; tant'è che concluse un'alleanza con il Sultano di Costantinopoli spingendo quest'ultimo ad aprire un secondo fronte di conflitto contro l'Imperatore, nel Mediterraneo, ad opera dell'ammiraglio turco Khair-ad-Din, detto Barbarossa, suddito del Sultano. Questa mossa provocò la decisione di Carlo V di intraprendere una campagna militare contro i musulmani in Nord Africa, che si concluse, nel 1535, con la conquista di Tunisi e la sconfitta del Barbarossa, ma non la sua cattura, avendo quest'ultimo trovato rifugio nella città di Algeri. Di ritorno dalla spedizione di Tunisi, Carlo V decise di fermarsi in Italia e giunse a Roma nell'Aprile del 1536, anche per conoscere, e cercare di farselo alleato, il nuovo Pontefice Paolo III (Alessandro Farnese), succeduto a Clemente VII che era scomparso nel 1534. Il nuovo Pontefice si dichiarò neutrale nella ultradecennale contesa tra la Francia e l'Impero, per cui, Francesco I, forte di questa neutralità, riprese le ostilità, dando inizio al terzo conflitto con l'Imperatore, che si concluse soltanto due anni dopo, nel 1538, con l'armistizio di Bomy e la Pace di Nizza, che non portarono a nessun risultato, lasciando inalterate le risultanze della Pace di Madrid e della Pace di Cambrai, che avevano concluso i due precedenti conflitti. Contemporaneamente a questi avvenimenti, Carlo V dovette fronteggiare, come abbiamo detto, anche l'espansione della dottrina luterana che aveva trovato il suo punto di massima nella formazione della Lega di Smalcalda nel 1531, alla quale cominciavano ad aderire sempre più numerosi i Principi germanici. L'Imperatore si impegnò nuovamente anche contro i Turchi in un conflitto che si concluse con molta sfortuna in una sconfitta, maturata nella battaglia navale di Prevesa del 27 settembre 1537, dove lo schieramento turco, guidato dal Barbarossa ebbe la meglio sulla flotta degli imperiali, composta da navi genovesi e veneziane. Questa sconfitta indusse Carlo V a riprendere i rapporti con gli Stati della Germania, di cui aveva comunque bisogno, sia da un punto di vista finanziario che militare. Il suo atteggiamento più conciliante verso i rappresentanti luterani, tenuto nelle diete di Worms (1540) e Ratisbona (1541), gli valsero l'appoggio di tutti i Principi, oltre che l'alleanza di Filippo d'Assia. Ciò portò alla realizzazione di un'altra spedizione contro i musulmani, sia per recuperare una sua immagine e una sua credibilità e sia perché l'eterno rivale Francesco I Re di Francia si era alleato con il Sultano. Questa volta l'obiettivo fu Algeri, base logistica del Barbarossa e punto di partenza di tutte le navi corsare che infestavano con le loro scorrerie i porti della Spagna. Carlo V raccolse una forza d'invasione estremamente ragguardevole, affidata ai comandi di valorosi ed esperti condottieri quali Andrea Doria, Ferrante Gonzaga e Hernan Cortés. Nonostante ciò la spedizione dell'ottobre 1541 fu un completo fallimento, in quanto le avverse condizioni del mare distrussero ben 150 navi cariche di armi, soldati ed approvvigionamenti. Con quel che restava Carlo V non fu in grado di concludere vittoriosamente l'impresa e dovette rientrare in Spagna, ai primi di dicembre dello stesso anno, dando l'addio definitivo alla sua politica di controllo del Mediterraneo.

Dalla spedizione di Algeri (1541) alla morte di Francesco I (1547)

A seguito di questa sconfitta, Francesco I, nel mese di luglio del 1542, diede l'avvio alla quarta guerra contro l'Imperatore che si concluse soltanto nel mese di settembre del 1544 con la firma della Pace di Crepy, dalla quale il Re di Francia uscì nettamente sconfitto ancora una volta, anche se poté mantenere alcuni territori occupati durante il conflitto e appartenenti al Ducato di Savoia. Francesco, infatti, non solo dovette rinunciare definitivamente ai suoi sogni di conquista dell'Italia, ma dovette impegnarsi anche ad appoggiare l'apertura di un Concilio sulla questione luterana. La qual cosa puntualmente avvenne. Il Pontefice Paolo III convocò, infatti, un Concilio Ecumenico nella città di Trento, i cui lavori furono ufficialmente aperti il 15 dicembre 1545. Fu un Concilio del quale sia il Re che l'Imperatore non avrebbero mai visto la conclusione, così come neppure il Pontefice che lo aveva convocato. Poiché i protestanti si rifiutarono di riconoscere il Concilio di Trento, l'Imperatore mosse loro guerra nel mese di giugno del 1546, forte di un esercito composto dai pontifici al comando di Ottavio Farnese, dagli austriaci di Ferdinando d'Austria, fratello dell'Imperatore, e dai soldati dei Paesi Bassi al comando del Conte di Buren. L'Imperatore era affiancato da Maurizio di Sassonia che era stato abilmente sottratto alla Lega Smalcaldica. Carlo V conseguì una schiacciante vittoria nella battaglia di Mühlberg nel 1547, a seguito della quale i principi tedeschi si ritirarono e si sottomisero all'Imperatore. Celebre è il ritratto eseguito da Tiziano nel 1548 e conservato al Museo del Prado di Madrid per celebrare questa vittoria. In esso l'Imperatore è raffigurato a cavallo, con armatura, cimiero e una picca nelle mani, nell'atto di guidare le sue truppe in battaglia. Invero, le cronache dell'epoca riferirono che l'Imperatore seguì la battaglia da molto lontano, steso su una lettiga, in quanto impossibilitato a muoversi a causa di uno dei suoi frequenti attacchi di gotta. Un male che lo afflisse per tutta la vita, causato dalla sua smodata passione per i piaceri della buona tavola. Per i primi due anni il Concilio si dibatté su questioni di carattere procedurale, mancando l'accordo tra il Papa e l'Imperatore: infatti mentre l'Imperatore cercava di portare il dibattito su temi riformisti, il Papa cercava di portarlo, invece, più su temi di carattere teologico. Il 31 maggio del 1547 vide la morte del Re Francesco I e, poiché il Delfino Francesco era morto prematuramente nel 1536 all'età di 18 anni, salì sul trono di Francia il secondogenito di Francesco I, col nome di Enrico II. Non solo, ma, nello stesso anno, Paolo III trasferì la sede del Concilio da Trento a Bologna, col preciso scopo di sottrarlo all'influenza dell'Imperatore.

Dalla morte di Francesco I (1547) all'assedio di Metz (1552)

Carlo V era ormai giunto al culmine della sua potenza. Il suo grande antagonista, Francesco I, era scomparso. La Lega di Smalcalda era stata vinta. Il Ducato di Milano, nelle mani di Ferdinando Gonzaga, era agli ordini dell'Imperatore, così come Genova, la Savoia e i Ducati di Ferrara, Toscana e Mantova, oltre alle Repubbliche di Siena e Lucca. L'Italia meridionale era già da tempo un viceregno spagnolo. Papa Paolo III, per opporsi a tale strapotere, null'altro poteva fare se non stringere un accordo con il nuovo Re di Francia. Il culmine della sua potenza, però, coincise anche con l'inizio del suo declino. Infatti, nel biennio 1546-1547, Carlo V dovette fronteggiare alcune congiure antispagnole in Italia. A Lucca, nel 1546, Francesco Burlamacchi tentò di instaurare in tutta la Toscana uno Stato repubblicano. A Genova, Gianluigi Fieschi organizzò, senza successo, una rivolta a favore della Francia. A Parma, infine nel 1547, Ferdinando Gonzaga conquistò Parma e Piacenza a spese del Duca Pier Luigi Farnese (figlio del Pontefice), ma la conquista fallì per mano del Duca Ottavio Farnese che riconquistò il Ducato, il quale fu successivamente riconquistato ancora una volta dal Gonzaga. Papa Paolo III morì il 10 novembre del 1549. Gli successe il Cardinal Giovanni Maria Ciocchi del Monte che assunse il nome di Giulio III. Il nuovo Papa, la cui elezione era stata favorita dai cardinali Farnese presenti in Conclave, come ringraziamento verso il casato dei Farnese, dispose la restituzione ad Ottavio Farnese del Ducato di Parma che era stato riconquistato nel 1551 da Ferdinando Gonzaga. Ottavio Farnese, per far valere i suoi diritti sanciti dal consenso papale, strinse alleanza con la Francia di Enrico II, a seguito della quale il Papa dichiarò Ottavio decaduto dal titolo. Infatti il Pontefice intravedeva in questa alleanza un coinvolgimento della Santa Sede che l'avrebbe condotta a schierarsi a fianco del Re. La qual cosa contrastava con il principio di neutralità che il Papa si era imposto al momento della sua elezione, a salvaguardia del proprio potere temporale. Questa alleanza, infatti, provocò un nuovo conflitto tra il Regno e l'Impero, nel quale il Pontefice si trovò legato, giuocoforza, a Carlo V. Qualche anno dopo, però, il Papa strinse un accordo con Enrico II, passando, di fatto, nell'altro campo, adducendo, a sostegno della sua scelta, il fatto che il luterismo si stava espandendo anche in Francia e che le casse dello Stato Pontificio erano ormai esaurite. Questo accordo, però, per patto tra i due, avrebbe dovuto essere ratificato dall'Imperatore. Carlo V, trovandosi in difficoltà per ragioni di carattere interno nei suoi territori in Germania, ratificò l'accordo e ritenne che il conflitto con la Francia fosse esaurito. Invece Enrico II cominciò una nuova avventura: la conquista di Napoli; a tanto sollecitato da Ferdinando di Sanseverino, Principe di Salerno, il quale riuscì a convincere il Re di Francia ad un intervento militare nel meridione d'Italia con lo scopo di liberarla dall'oppressione spagnola. Allo stesso modo come fece il suo predecessore Antonello di Sanseverino allorquando spinse Carlo VIII alla conquista di Napoli. Re Enrico, ben sapendo che da solo non sarebbe mai riuscito a strappare l'Italia meridionale a Carlo V, si alleò con i Turchi, e progettò l'invasione attraverso una operazione congiunta della flotta turca e di quella francese. Nell'estate del 1552, la flotta turca, al comando di Sinan Pascià, sorprese la flotta imperiale, al comando di Andrea Doria e don Giovanni de Mendoza, al largo di Ponza. La flotta imperiale fu clamorosamente sconfitta. Ma poiché la flotta francese non riuscì a ricongiungersi con quella turca, l'obiettivo dell'invasione del napoletano fallì. In Germania, intanto, l'Imperatore, dopo la vittoria di Mühlberg, aveva adottato una politica estremamente autoritaria, la quale ebbe come conseguenza la formazione di una alleanza tra i Principi riformati della Germania del Nord, il Duca d'Assia e il Duca Maurizio di Sassonia, in funzione anti-imperiale. Questa Lega, nel mese di Gennaio del 1552, a Chambord, sottoscrisse un accordo con il Re di Francia. Questo accordo prevedeva il finanziamento delle truppe della Lega da parte della Francia, in cambio della riconquista delle città di Cambrai, Toul, Metz e Verdun. Il permesso accordato al Re di Francia da parte della lega dei Principi protestanti, per l'occupazione delle città di Cambrai, Toul, Metz e Verdun, fu un vero e proprio tradimento verso l'Imperatore, La guerra con la Francia scoppiò, quindi, inevitabilmente nel 1552, con l'invasione dell'Italia del Nord da parte delle truppe francesi. Ma il vero obiettivo di Re Enrico era l'occupazione delle Fiandre, sogno mai appagato anche del padre Francesco I. Infatti Enrico si mise personalmente alla testa delle sue truppe e diede inizio alle operazioni militari nelle Fiandre e in Lorena. L'iniziativa di Enrico II colse di sorpresa l'Imperatore, il quale, non potendo raggiungere i Paesi Bassi a causa dell'interposizione dell'esercito francese, dovette ripiegare sul Nord Tirolo, con una fuga precipitosa e, invero, alquanto indecorosa verso Innsbruck. Rientrato in Austria Carlo V iniziò il rafforzamento del suo contingente militare facendo affluire rinforzi e danaro sia dalla Spagna che da Napoli; la qual cosa indusse Maurizio di Sassonia, condottiero delle truppe francesi, ad aprire trattative con l'Imperatore, nel timore di una sconfitta. Nei colloqui, svoltisi a Passau, tra i principi protestanti capeggiati da Maurizio di Sassonia e l'Imperatore, si giunse ad un accordo che prevedeva maggiori libertà religiose per i riformati in cambio dello scioglimento dell'alleanza con Enrico II. La qual cosa avvenne nell'agosto del 1552. Con il Trattato di Passau l'Imperatore riuscì ad annullare gli accordi di Chambord tra i principi protestanti e il Re di Francia, ma vide annullate tutte le conquiste ottenute con la vittoria di Mühlberg. Una volta ottenuto l'isolamento della Francia, Carlo V, nell'autunno dello stesso anno, iniziò una campagna militare contro i francesi per la riconquista della Lorena, mettendo sotto assedio la città di Metz, difesa da un contingente comandato da Francesco di Guisa. L'assedio, durato praticamente fino alla fine dell'anno, si concluse con un fallimento e il successivo ritiro delle truppe imperiali. Questo episodio è storicamente considerato l'inizio del declino di Carlo V. Fu a seguito di questa circostanza, infatti, che l'Imperatore cominciò a pensare alla propria successione.

Dall'assedio di Metz (1552) all'abdicazione (1556)

All'indomani del fallimento dell'assedio di Metz e della mancata riconquista della Lorena, Carlo V entrò in una fase di riflessione: su se stesso, sulla sua vita e sulle sue vicende oltre che sullo stato dell'Europa. La vita terrena di Carlo V si stava avviando alla conclusione. I grandi protagonisti che assieme a lui avevano calcato la scena europea nella prima metà del XVI sec. erano tutti scomparsi: Enrico VIII d'Inghilterra e Francesco I di Francia nel 1547, Martin Lutero nel 1546, Erasmo da Rotterdam dieci anni prima e Papa Paolo III nel 1549. Il bilancio della sua vita e di ciò che aveva compiuto non poteva dirsi del tutto positivo, soprattutto in rapporto agli obiettivi che si era prefissato. Il suo sogno di Impero universale sotto la guida asburgica era fallito; così come era fallito il suo obiettivo di riconquistare la Borgogna. Egli stesso, pur professandosi il primo e più fervente difensore della Chiesa di Roma, non era stato in grado di impedire l'affermarsi della dottrina luterana. I suoi possedimenti oltre-atlantico si erano accresciuti enormemente ma senza che i suoi governatori fossero stati in grado di dar loro delle valide strutture amministrative. Aveva però consolidato il dominio spagnolo sull'Italia, che sarà ufficializzato soltanto dopo la sua morte con la pace di Cateau-Cambresis nel 1559, e che sarebbe durato per centocinquanta anni. Così come era riuscito, con l'aiuto del Granduca Ferdinando suo fratello a fermare l'avanzata dell'Impero ottomano verso Vienna e il cuore dell'Europa. Carlo V cominciava a prendere coscienza che l'Europa si avviava ad essere governata da nuovi Principi i quali, in nome del mantenimento dei propri Stati, non intendevano minimamente alterare l'equilibrio politico-religioso all'interno di ciascuno di essi. La sua concezione dell'Impero stava tramontando e cominciava ad affermarsi il potere della Spagna. Nel 1554 si celebrarono le nozze tra Maria Tudor (Maria la sanguinaria), Regina d'Inghilterra e figlia di Enrico VIII, con Filippo; nozze fortemente volute da Carlo V che vedeva nell'unione tra la Regina d'Inghilterra e il proprio figlio, futuro Re di Spagna, un'alleanza fondamentale in funzione antifrancese e a difesa anche dei territori delle Fiandre e dei Paesi Bassi. Per accrescere il prestigio del proprio figlio ed erede, l'Imperatore assegnò a Filippo, definitivamente, il Ducato di Milano e il Regno di Napoli, che andavano ad aggiungersi alla reggenza del Regno di Spagna di cui Filippo era già in possesso da alcuni anni. Questa crescita di potere nelle mani di Filippo non fece altro che aumentare l'ingerenza di quest'ultimo nella conduzione degli affari di stato che causò un incremento della conflittualità con il proprio genitore. Questa conflittualità ebbe come conseguenza una cattiva gestione delle operazioni militari contro la Francia che erano riprese proprio nel 1554. Il teatro del conflitto era costituito dai territori fiamminghi. L'esercito francese e quello imperiale si confrontarono in aspre battaglie fino all'autunno inoltrato, quando iniziarono le trattative per una tregua di cui tutti avevano bisogno, soprattutto a causa del dissanguamento finanziario di entrambe le parti. La tregua fu conclusa, dopo estenuanti trattative, a Vauchelles nel mese di febbraio 1556 e, ancora una volta, così come spesso era accaduto in passato, le ostilità si conclusero con un nulla di fatto, nel senso che restavano congelate le posizioni acquisite. Ciò significava che la Francia manteneva l'occupazione del Piemonte e delle città di Metz, Toul e Verdun. Carlo V, a questo punto degli avvenimenti, fu costretto a dover prendere decisioni importanti per il futuro, della sua persona, della sua famiglia e degli Stati d'Europa sui quali si stendeva il suo dominio. Era giunto a 56 anni di età e la sua salute era alquanto malferma. L'anno precedente, il 25 di settembre, aveva sottoscritto con i Principi protestanti, tramite il fratello Ferdinando, la Pace di Augusta, a seguito della quale si pervenne alla pacificazione religiosa in Germania, con l'entrata in vigore del principio "cuius regio, eius religio", mediante il quale le regioni dovevano professare la religione scelta dal loro Principe. Era il riconoscimento ufficiale della nuova dottrina luterana. Questi avvenimenti indussero il nuovo Papa, Paolo IV, al secolo Gian Pietro Carafa, napoletano, eletto appena l'anno precedente, a stringere una solida alleanza con il Re di Francia in funzione anti-imperiale. Paolo IV, infatti, era un "cattolico integralista" il quale riteneva che l'Imperatore non fosse più il baluardo della Chiesa di Roma contro gli attacchi provenienti dalla nuova dottrina luterana, soprattutto dopo il Trattato di Passau e la Pace di Augusta. Ecco perché ritenne opportuno stringere alleanza con la Francia. Il Principe Filippo ormai governava sia sulla Spagna che sulle Fiandre oltre che nel Regno di Napoli e nel Ducato di Milano. Il matrimonio di Filippo con la Regina d'Inghilterra assicurava una salda alleanza antifrancese. Il fratello Ferdinando aveva acquistato potere in tutti i possedimenti asburgici e li esercitava con competenza e saggezza oltre che con notevole autonomia dall'Imperatore. I legami con il Papa si erano ormai allentati, sia a causa delle risultanze della Pace di Augusta e sia per la svolta integralista subita dalla Chiesa di Roma con l'avvento del Carafa al soglio pontificio. Tutte queste considerazioni lo indussero a decidere per la propria abdicazione che ebbe luogo con una serie di passaggi successivi. Come Duca di Borgogna aveva già abdicato in favore del figlio Flippo II, nella città di Bruxelles il 25 ottobre 1555. Il 16 gennaio del 1556 Carlo V cedette le corone di Spagna, Castiglia, Sicilia e delle Nuove Indie ancora al figlio Filippo, al quale cedette anche la Franca Contea nel giugno dello stesso anno e la corona aragonese nel mese di luglio. Il 12 settembre dello stesso anno cedette la corona imperiale al fratello Ferdinando. Subito dopo, accompagnato dalle sorelle Eleonora e Maria, partì per la Spagna diretto al monastero di San Jeronimo di Yuste nell'Estremadura.

Gli ultimi anni (1556-1558)

Carlo salpò dal porto fiammingo di Flessinga il 15 settembre 1556 con una flotta di oltre sessanta navi ed un seguito di 2500 persone, destinate a diminuire via via nel corso del viaggio. Tredici giorni dopo, l'ex sovrano sbarcò nel porto spagnolo di Lardo. Il sei di ottobre iniziò il viaggio attraverso la Castiglia che lo condusse prima a Burgos dove giunse il 13 ottobre e poi a Valladolid dove giunse il 21 dello stesso mese. Dopo due settimane di sosta, accompagnato da alcuni cavalieri e cinquanta alabardieri, riprese il viaggio verso l'Estremadura che lo avrebbe condotto in una località chiamata Vera de Plasencia, nei pressi della quale sorgeva il monastero di San Jeronimo di Yuste, ove giunse il 3 febbraio 1557. Qui i monaci lo accolsero in processione, intonando il Te deum. Iniziava, così, l'ultima parte della vita terrena di Carlo di Gand. Carlo non risedette mai all'interno del monastero, bensì in una modesta palazzina che si era fatto costruire, anni addietro, in adiacenza al muro di cinta, ma all'esterno, orientata a Sud, e ben soleggiata. Nonostante il luogo piuttosto lontano dai centri di potere, Egli continuò a mantenere rapporti con il mondo politico, senza per questo venir meno alla sua volontà di soddisfare l'aspetto ascetico della propria indole. Continuò ad essere prodigo di consigli sia alla figlia Giovanna, reggente della Spagna, e sia al figlio Filippo che governava i Paesi Bassi. Soprattutto in occasione del conflitto scoppiato con Enrico II di Francia, nel quale Carlo, dal suo eremo di Yuste e con l'aiuto della Spagna, riuscì a riorganizzare l'esercito di Filippo il quale ottenne una schiacciante vittoria sui francesi a San Quintino il 10 agosto 1557. Va ricordato che il comandante in capo dell'esercito di Filippo II era il Duca Emanuele Filiberto di Savoia, detto "Testa di Ferro". Il 28 febbraio del 1558, i Principi tedeschi, riuniti nella Dieta di Francoforte, presero atto delle dimissioni dal titolo di Imperatore che Carlo V aveva presentato due anni prima e riconobbero in Ferdinando il nuovo Imperatore. Carlo usciva definitivamente dalla scena politica. Il 18 febbraio 1558 morì la sorella Eleonora. Carlo, presago che la sua vita terrena volgeva ormai al termine, accentuò ancor più il suo carattere ascetico, assorto sempre più nella penitenza e nella mortificazione. Ciò nonostante non disdegnava i piaceri della buona tavola, cui si lasciava andare, nonostante fosse afflitto da gotta e diabete, e sordo ai consigli dei medici che lo spingevano ad una dieta meno ricca. Nel corso dell'estate la sua salute diede segni di peggioramento che si manifestarono con febbri sempre più frequenti che lo costringevano spesso a letto, dal quale poteva assistere ai riti religiosi attraverso una finestra che aveva fatto aprire in una parete della sua camera da letto e che prospettava direttamente nella Chiesa. Il 19 di settembre chiese l'estrema unzione, dopo di che si sentì rianimato e la sua salute manifestò qualche segno di ripresa. Il giorno successivo, stranamente, quasi avesse avuto un presentimento, chiese ed ottenne l'estrema unzione per la seconda volta. Morì il 21 settembre 1558, probabilmente di malaria, dopo tre settimane di agonia. Le cronache riferirono che, approssimandosi il momento del trapasso, Carlo, stringendo al petto un crocefisso ed esprimendosi in lingua spagnola, abbia esclamato: "Ya, voy, Señor" (Sto venendo Signore). Dopo una breve pausa, urlando, abbia esclamato ancora: "¡Ay Jesus!" ed esalò l'ultimo respiro. Erano le due del mattino. Il suo corpo fu immediatamente imbalsamato e sepolto sotto l'altare della piccola Chiesa di Yuste. Sedici anni dopo, la sua salma fu traslata dal figlio Filippo nel monastero di San Lorenzo, all'interno del grande palazzo dell'Escorial che lo stesso Filippo aveva fatto costruire sulle colline a Nord di Madrid, e destinato a luogo di sepoltura di tutti i sovrani Asburgo di Spagna.

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1690

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1846

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- 22 giugno -