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| 28 Luglio |
28 luglio
Il 28 luglio è il 209° giorno del Calendario Gregoriano (il 210° negli anni bisestili).
Mancano 156 giorni alla fine dell'anno.
Eventi
- 1493 - Grande incendio di Mosca
- 1540 - Una delle più importanti figure politiche del regno di Enrico VIII d'Inghilterra, Thomas Cromwell, viene giustiziato su ordine del Re con l'accusa di tradimento. Enrico sposa la sua quinta moglie, Catherine Howard, nello stesso giorno.
- 1794 - Maximilien Robespierre viene ghigliottinato davanti a una folla plaudente, per aver mandato migliaia di persone davanti a un destino simile durante la Rivoluzione Francese.
- 1821 - Il Perù dichiara l'indipendenza dalla Spagna.
- 1864 - Guerra civile americana: Inizia la battaglia di Ezra Church - truppe confederate guidate dal generale John Bell Hood eseguono un terzo infruttuoso tentativo di scacciare le forze unioniste del generale William T. Sherman da Atlanta (Georgia).
- 1866 - L'Atto metrico del 1866 diventa legge e legalizza la standardizzazione di pesi e misure negli Stati Uniti.
- 1868 - L'adozione del XIV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti garantisce agli aforamericani la piena cittadinanza.
- 1904 - Roma: inaugurazione della Sinagoga, il Tempio Maggiore
- 1914 - Scoppia la prima guerra mondiale: l'Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia, dopo che questa non è riuscita a rispettare tutte le condizioni dell'ultimatum del 23 luglio, posto dall'Austria-Ungheria a seguito dell'assassinio dell Arciduca Francesco Ferdinando per mano di un nazionalista serbo.
- 1932 - Il presidente statunitense Herbert Hoover ordina all'Esercito statunitense di sfrattare con la forza la "Bonus Army" di veterani della prima guerra mondiale, radunata a Washington DC.
- 1943 - Bari: un reparto dell'esercito schierato a protezione della sede del Pnf, spara sui manifestanti che festeggiano la caduta del Fascismo: 20 morti.
- 1965 - Guerra del Vietnam: il presidente statunitense Lyndon B. Johnson annuncia il suo ordine di incrementare il numero di truppe statunitensi nel Vietnam del Sud da 75.000 a 125.,000.
- 1973 - Al concerto di Watkins Glen (New York) 600.000 spettatori vedono l'esibizione della The Band, gli Allman Brothers Band, e i The Grateful Dead.
- 1976 - Un terremoto di magnitudo tra i 7,8 e gli 8,2 gradi della Scala Richter rade al suolo Tangshan in Cina, uccidendo 242.769 persone e ferendone 164.851.
- 1984 - Cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Los Angeles
- 1990 - Alberto Fujimori diventa presidente del Perù
- 1992 - Mary J. Blige pubblica il suo album What's the 411?. Viene considerato come l'album che da il via a un nuovo genere, l'hip-hop soul.
- 1995 - La Network Solutions annuncia una nuova politica per aiutare le compagnie a proteggere i propri marchi registrati su Internet.
- 1996 - L'Uomo di Kennewick, i resti di un uomo preistorico, vengono scoperti nei pressi di Kennewick (Washington).
- 1998 - Scandalo Lewinsky: L'ex-stagista della Casa Bianca, Monica Lewinsky riceve l'immunità in cambio della sua testimonianza di fronte al gran giurì, circa le sue relazioni con il presidente Bill Clinton.
- 2005 - Belfast: L'IRA annuncia la fine dell ostilità a partire dalle 16 BST, le 17 ora italiana.
Nati
- 1712 - Jean-Jacques Rousseau, filosofo e scrittore francese
- 1804 - Ludwig Feuerbach, filosofo († 1872)
- 1866 - Beatrix Potter, scrittrice († 1943)
- 1867 - Charles Dillon Perrine, astronomo († 1951)
- 1868 - Giuseppe Pellizza da Volpedo, pittore († 1907)
- 1874 - Ernst Cassirer, filosofo († 1945)
- 1887 - Marcel Duchamp, pittore († 1968)
- 1891 - Maurice Blitz, pallanuotista belga
- 1896 - Richard Heidrich, militare tedesco
- 1902 - Karl Raimund Popper, filosofo della scienza († 1994)
- 1907 - Dolf Sternberger, pubblicista († 1989)
- 1909 - Malcolm Lowry, romanziere († 1957)
- 1914 - Carmen Dragon, compositore († 1984)
- 1915 - Frankie Yankovic, musicista († 1998)
- 1922 - Jacques Piccard, espoloratore
- 1923 - Lea Padovani, giornalista sprotiva
- 1927 - John Ashbery, poeta
- 1929 - Jacqueline Bouvier Kennedy, editrice e moglie di John F. Kennedy († 1994)
- 1934 - Jacques d'Amboise, ballerino, coreografo
- 1935 - Lisa Gastoni attrice
- 1937 - Peter Duchin, pianista
- 1940 - Phil Proctor, comico
- 1941 - Riccardo Muti, direttore d'orchestra
- 1943
- Bill Bradley, giocatore di pallacanestro, ex senatore degli Stati Uniti
- Paolo De Andreis, produttore televisivo
- 1945 - Jim Davis, fumettista
- 1949
- Stefania Ariosto, teste Omega nei processi a Silvio Berlusconi
- Marco Ferradini, cantante
- 1956 - Luca Barbareschi, conduttore
- 1962
- Patrizia Pellegrino, conduttrice
- Rachel Sweet, cantante
- 1965 - Lori Loughlin, attrice
- 1972 - Elizabeth Berkley, attrice
- 1977 - Manu Ginobili, cestista argentino
Morti
- 1057 - Papa Vittore II
- 1655 - Savinien Cyrano de Bergerac, poeta e scrittore francese (n. 1619)
- 1741 - Antonio Vivaldi, compositore italiano (n. 1678)
- 1750 - Johann Sebastian Bach, compositore (n. 1685)
- 1794 - Maximilien Robespierre, rivoluzionario francese
- 1817 - Jane Austen, scrittrice
- 1934 - Marie Dressler, attrice, vincitrice del Premio Oscar
- 1942 - Flinders Petrie, archeologo (n. 1853)
- 1969 - Frank Loesser, compositore
- 2004
- Tiziano Terzani, giornalista e scrittore italiano
- Francis Crick, scienziato inglese, Premio Nobel, aiutò a scoprire la struttura molecolare del DNA.
Feste e ricorrenze
Nazionali
- Isole Faroe - Vigilia di Olavsoka
- Perù - Giorno dell'indipendenza
- San Marino - Caduta del governo fascista
- Canada - Commemorazione della deportazione degli Acadiani
Religiose
Santi cattolici:
- San Celso, martire
- Sant'Innocenzo I, Papa
- San Lucido di Aquara
- San Nazario, martire
- San Nicanore, diacono
- San Pedro Poveda Castroverde, fondatore, martire
- San Sansone, abate e vescovo
- San Vittore I, Papa e martire
Laiche
28
ja:7月28日
ko:7월 28일
simple:July 28
th:28 กรกฎาคม
Calendario gregorianoIl Calendario gregoriano è in vigore dal 15 ottobre 1582,
che è seguito al 4 ottobre del Calendario giuliano.
Il 4 ottobre 1582 fu infatti stabilito che il giorno successivo sarebbe stato non il 5 ottobre, ma il 15 ottobre. Questa decisione si rese necessaria in quanto essendo un anno giuliano lungo 365 giorni e 6 ore, e dunque in eccesso di 11 minuti e 14 secondi rispetto all'anno solare, il calendario giuliano accumulava un giorno di ritardo ogni 128 anni.
Come conseguenza di ciò, al 4 ottobre 1582 la differenza accumulata nei secoli era ormai di 10 giorni; questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche effettuate, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo.
Per rimettere le cose a posto, si decise di compiere il "salto" di giorni, e di modificare il metodo di computo del tempo in modo da tener conto del ritardo accumulato.
La nuova regola prevedeva che venissero saltati gli anni bisestili degli anni terminanti con 00 (multipli di 100) salvo quelli multipli di 400.
Quindi sono bisestili tutti gli anni divisibili per 4 (per i quali la divisione per 4 ha come resto zero), tranne gli anni multipli di 100, ma non di 400. Da questo si deduce che 1700 e 1800 non sono bisestili, mentre 1600 è bisestile come anche 1604. Questa suddivisione porta nel calendario gregoriano una periodicità di 400 anni equivalenti a 365 - (300 + 3) + 366 - (96 + 1) = 146.097 giorni (dove 300 sono gli anni non divisibili per 4; 3 sono gli anni terminanti con 100, 200, 300; 96 sono gli anni divisibili per 4; e 1 l'anno terminante con 400). Poiché 146.097 è divisibile per 7 si ha anche la ciclicità settimanale ogni 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali ogni 400 anni; il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, ...
È stata introdotta questa regola, che sembra abbastanza contorta, per poter creare un calendario che fosse abbastanza preciso ed evitasse di effettuare aggiustamenti vari (soppressione o creazione di giorni ogni tot di mesi, per far coincidere le stagioni con i mesi). Il calendario gregoriano apporta una discreta precisione, di molto superiore a tutti i calendari che l'hanno preceduto nel vecchio mondo; infatti tale calendario, in media sui 400 anni, è di solo 26 secondi circa più lungo del periodo di orbita della Terra intorno al Sole. Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905 per non avere, per esempio, che la primavera inizi il 20 di marzo al posto del 21.
Il calendario gregoriano entrò subito in vigore in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo. Nell'arco di due anni venne adottato pure nei territori cattolici tedeschi, dei Paesi Bassi e svizzeri e in Belgio e, nel 1587, in Ungheria.
In seguito, ma non immediatamente, si uniformarono anche gli stati luterani, calvinisti e anglicani: gli stati tedeschi incominciarono ad introdurlo agli inizi del 1700 e in maniera completa nel 1775, in Gran Bretagna e colonie inglesi nel 1752 (una legge del 1751 stabiliva che dall'anno successivo tutti i territori di tutto il mondo sotto il dominio inglese adottassero tale calendario) e in Svezia nel 1753.
In altri paesi, tra cui quelli di confessione ortodossa, il vecchio calendario è rimasto in vigore fino ai primi decenni del secolo scorso: in Russia è stato introdotto dal governo rivoluzionario nel 1918, mentre la Chiesa Ortodossa russa (con quella di Serbia e di Gerusalemme) ha continuato a mantenere il calendario giuliano. Da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane.
A dire il vero, il calendario entrato in uso nei paesi ortodossi ha una regola leggermente diversa per decidere quali anni multipli di 100 sono bisestili: sono infatti quelli per cui, prendendo il numero dei secoli e dividendolo per 9, il resto è 2 oppure 6. Il primo anno in cui ci sarà una differenza con il calendario gregoriano sarà il 2800. La scelta dovrebbe servire ad accordare meglio la durata dell'anno con quella astronomica.
Le Chiese Ortodosse (ad eccezione di quella finlandese) hanno, invece, mantenuto il vecchio metodo di calcolo della festività di Pasqua e di quelle ad essa collegate, Ascensione e Pentecoste.
Nel calendario gregoriano è stato scelto come anno 1 (anno iniziale) l'anno di nascita di Gesù (anche se ci si accorse poi che i calcoli fatti erano errati in eccesso di circa 7 anni, quindi Gesù dovrebbe essere nato intorno all'anno 7 AC). Ne consegue che tutti gli anni dall'anno 1 in poi sono detti anni dopo la nascita di Cristo e possono essere indicati con la sigla finale DC (Dopo Cristo). Invece per gli anni precedenti alla nascita di Cristo sono seguiti dalla scritta AC (Avanti Cristo). Tutti gli anni senza sigla finale si intendono anni successivi alla nascita di Gesù, mentre quelli precedenti si possono indicare anche con un numero negativo. Il primo anno prima dell'anno 1 DC è l'anno 1 AC e quindi nel calendario gregoriano non esiste l'anno zero, inoltre ogni nuovo decennio, centennio, millennio, ... inizia sempre con l'anno terminante con uno e non con zero, altrimenti il primo decennio, centennio, millennio, ... non sarebbe composto rispettivamente da dieci, cento, mille, ... anni. Per esempio il primo decennio deve essere composto da 10 anni e quindi comprende gli anni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e quindi il secondo decennio inizia con l'anno 11. Così il terzo millennio inizia con l'anno 2001.
il 1° gennaio 4713 AC è il Giorno Giuliano (JD) zero (il giorno 1 inizia alle 12AM del detto giorno) che fu introdotto dall'astronomo francese di Agen Josephus Justus Scaliger nel 1583. Egli assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo, in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto. Lo chiamò "Giuliano" dal nome di suo padre: il padovano Giulio Cesare della Scala.
Il 4713 AC è il minimo anno che in teoria può assumere il calendario gregoriano ed è anche l'anno minimo possibile in molti programmi.
Voci correlate
- Calendario giuliano
- Calendario romano
- anno bisestile
- calcolo della Pasqua
Collegamenti esterni
Maggiori dettagli si possono trovare sul sito [http://www.liceofoscarini.it/didattic/astronomia/astro/cal_giuliano.html dettagli sul Calendario giuliano]
Gregoriano
als:Gregorianischer Kalender
ja:グレゴリオ暦
ko:그레고리력
ms:Kalendar Gregory
simple:Gregorian calendar
th:ปฏิทินเกรกอเรียน
Anno bisestileL'anno bisestile è un accorgimento utilizzato nel Calendario Giuliano e nel Calendario Gregoriano per mantenere in sincronia l'anno civile con il ciclo delle stagioni.
Le stagioni si ripetono una volta ogni anno tropico (il tempo che intercorre tra due equinozi o solstizi dello stesso tipo). Questo periodo è di circa 365.2422 giorni, cosicché un calendario di solo 365 giorni farebbe pian piano slittare le stagioni. Intercalando ogni 4 anni di calendario un anno bisestile, lungo 366 giorni anziché 365, questo slittamento può essere corretto con sufficiente approssimazione. Il giorno "aggiuntivo" viene inserito alla fine del mese di Febbraio, con l'addizione del 29 febbraio. Inoltre, per evitare la necessità di ulteriori slittamenti di sincronizzazione, il giorno non viene aggiunto agli anni divisibili per 100 (anno zero del secolo), escluso quelli divisibili per 400; in questo modo, in media, la mancata sincronizzazione si mantiene sempre minore di un giorno.
C'è quindi una semplice regola per verificare se un dato anno è bisestile solo conoscendo il suo numero:
:Un anno è bisestile se il suo numero è divisibile per 4, tranne che se sia divisibile per 100 (ma è bisestile se è divisibile per 400).
Categoria:Calendari
als:Schaltjahr
ja:閏年
ko:윤년
simple:Leap year
th:ปีอธิกสุรทิน
1493
Eventi
- Sandro Botticelli dipinge la "Madonna del padiglione" o "Madonna con il Bambino e tre angeli", conservata presso la Pinacoteca di Brera.
- Marco Palmezzano dipinge la "Madonna con il Bambino e Santi", conosciuta anche come "Sacra conversazione" e conservata presso la Pinacoteca di Brera.
Nati
- 14 novembre - Paracelso, alchimista († 1541)
Morti
- Túpac Yupanqui, imperatore Inca.
093
ko:1493년
Mosca (Russia)
Mosca (in russo: Москва́, Moskva), è una città con una popolazione in rapida crescita di 11,2 milioni di abitanti (nel 2004, ciò la rende residenza di 1/10 dei russi e più popolosa città d'Europa), nonché la capitale della Russia. Sorge sulle sponde del fiume Moscova, ed occupa una superficie di 878,7 chilometri quadrati alle coordinate .
chilometri
Si trova nel distretto federale chiamato Russia Centrale (che si trova in realtà nella Russia Occidentale). Fu la capitale dell'ex Unione Sovietica e della Muscovia, la Russia pre-imperiale. Al suo centro si trova il famoso Cremlino, che funge da centro del governo nazionale.
Mosca ospita anche la famosa Cattedrale di San Basilio, con le sue eleganti cupole. Il Patriarca di Mosca, funge da capo della chiesa ortodossa russa.
La città è stata fondata nell'anno 1147 da Jurij Dolgorukij. Estesa quindi nel 1960 fino ad includere i paesi limitrofi di Babuškin, Kuncevo, Ljublino, Perovo, Tušino e, nel 1986 di Solncevo.
Si compone di 10 distretti: orientale, occidentale, Zelenograd, settentrionale, nord-orientale, nord-occidentale, centrale, sud-occidentale, sud-orientale, meridionale. I distretti si dividono in giunte. Fino al 1992 Mosca era amministrativamente suddivisa in quartieri.
È un nodo centrale delle reti autostradali e ferroviarie; annovera inoltre porti fluviali, due aeroporti civili ed un sistema di metropolitana inaugurato nel 1935.
Da Mosca parte la direttrice Transiberiana che porta a Vladivostok.
È un importante centro industriale tra le cui attività si annoverano la meccanica, l'elettronica, l'ingegneria navale e la meccanica di precisione. Tra gli impianti industriali vi sono la metallurgia leggera e pesante (produzione di leghe d'alluminio), la chimica e la produzione poligrafica.
A Mosca si trovano l'Accademia russa delle scienze, numerosi istituti di ricerca scientifica, musei e loro filiali, teatri, biblioteche.
Durante la seconda guerra mondiale la città ha subìto l'assedio delle truppe nazi-fasciste, che riuscirono a spingersi fino al vicino comune di Khimki, a circa 20 Km ad ovest del centro di Mosca. Un monumento che raffigura tre enormi cavalli di Frisia è stato posto sul punto più orientale raggiunto dalle truppe nemiche.
Storia
Il primo riferimento storico a Mosca è datato 1147 quando era un'oscura città di una piccola provincia con una popolazione ugro-finnica, i Merya. Nel 1156, il principe Yury Dolgoruky fortificò la citta, cingendola di mura. Dopo il saccheggio del 1237-1238, quando i Mongoli la rasero al suolo uccidendone tutti gli abitanti, Mosca fu ricostruita e divenne la capitale di una municipalità indipendente.
Nel 1300 Mosca fu conquistata da Daniil Aleksandrovich, il figlio di Alexander Nevsky e membro della dinastia Rurik. La sua posizione favorevole sulle rive del fiume Volga contribuì ad una rapida espansione. Mosca fu anche stabile e prospera per diversi anni successivi attraendo di conseguenza un gran numero di immigrati dall'intera Russia.
Intorno al 1304 Yury di Mosca entrò in competizione con Mikhail di Tver per il trono del principato di Vladimir. Con Ivan I Mosca ebbe finalmente la meglio su Tver assumendo il ruolo di capitale del principato, e di unico centro di raccolta delle tasse destinate ai governanti Mongoli. Attraverso il pagamento di un cospicuo tributo, Ivan ottenne un'importante concessione dal Khan. Al contrario di altri principati, Mosca non fu divisa fra i figli del principe, ma passò interamente al maggiore di essi.
Se inizialmente il Khan dell'Orda d'Oro tentò di limitare l'influenza di Mosca, in seguito, quando l'ascesa del Granducato di Lituania cominciò a minacciare l'intera Russia, il Khan stesso, per controbilanciare la Lituania, rinforzò Mosca, consentendole di diventare una delle città più potenti in Russia. Nel 1380, il principe Dmitry Donskoy di Mosca condusse un'armata panrussa ad un'importante vittoria sui Mongoli nella Battaglia di Kulikovo. Da quel momento Mosca assunse un ruolo di primo piano nella liberazione della Russia dalla dominazione Mongola. Nel 1480, Ivan III sottrasse definitivamente i Russi al controllo Tataro (i due eserciti si confrontarono sul fiume Ugra) e Mosca divenne la capitale di un impero destinato a racchiudere, oltre all'intera Russia e alla Siberia, molte altre terre.
La tirannia dei successivi zar, come Ivan il Terribile, portò alla decadenza dello stato, benché allo stesso tempo l'impero andasse espandendosi. Nel 1571 i Tartari del Khanato di Crimea s'impadronirono di Mosca, dandola alle fiamme. Dal 1610 al 1612 Mosca fu occupata da truppe del regno polacco-lituano, il cui sovrano Sigismondo III tentò di usurpare il trono russo. Nel 1612, gli abitanti di Nizhny Novgorod e di altre città russe si sollevarono contro gli occupanti polacchi, assediarono il Cremlino e li uccisero. Nel 1613, un'assemblea dell'Impero elesse lo zar Michele Romanov, instaurando la Dinastia Romanov.
Dinastia Romanov
Mosca cessò d'essere la capitale della Russia nel 1703, quando Pietro il Grande costruì San Pietroburgo sulla costa del mar Baltico. Quando Napoleone invase il paese nel 1812, i moscoviti evacuarono e incendiarono la città il 14 settembre, mentre le forze di Napoleone si avvicinavano. L'esercito di Napoleone, stremato dalla fame, dal freddo, e dalla mancanza di approvvigionamenti, si ritirò.
Nel gennaio del 1905, l'istituzione del governatore della Città, o sindaco, fu introdotta ufficialmente a Mosca, e Aleksandr Adrianov divenne il primo sindaco ufficiale di Mosca (il sindaco attuale è Yuri Luzhkov). Dopo il successo della Rivoluzione Russa nel 1917, Lenin, nel timore di possibili invasioni straniere, spostò la capitale da St. Petersburg di nuovo a Mosca, il 5 marzo 1918.
Snodo vitale delle ferrovie e delle linee di rifornimento dell'URSS, Mosca, insieme a Leningrado e a Kiev, venne individuata come uno dei tre obiettivi strategici dell'offensiva tedesca del 1941. Nel Novembre 1941, i tedeschi dell'Heeresgruppe Mitte vengono fermati nei sobborghi della città e successivamente respinti nel corso della Battaglia di Mosca.
Battaglia di Mosca
La popolazione nella storia
Clima
La città di Mosca ha un clima continentale freddo. Lontana da mari e laghi di grande dimensione che mitigano il clima, Mosca ha un clima continentale con inverni molto rigidi e lunghi ed estati calde e afose. Le precipitazioni sono abbondanti durante tutto l'anno ma raggiungono i picchi durante la primavera e l'autunno. Durante l'inverno le precipitazioni nevose sono abbondanti e la temperatura può scendere anche a 30-35° Celsius sotto lo zero; Mosca è nota per essere una delle metropoli più fredde del mondo e viene collegata subito alla neve.
Le estati sono calde (si possono raggiungere anche i 36° Celsius)e afose.
I simboli della città
Battaglia di Mosca
In accordo alla legge cittadina del 1° ottobre 1995, nr.4-12 "Sul simbolo e sulla bandiera della città di Mosca", lo stemma cittadino presenta su uno scudo araldico a sfondo rosso scuro avente rapporto larghezza per altezza di 8:9 l'effigie di "San Giorgio vittorioso" con armartura argentea e mantello azzurro, su un cavallo argenteo, che trafigge con una lancia dorata un drago nero.
La bandiera della città di Mosca si presenta rettangolare, con un rapporto tra larghezza e altezza di 2:3, di colore rosso scuro con raffigurati al centro delle due facciate gli elementi sopra elencati dello stemma con proporzioni tali da occupare 2/5 della larghezza della bandiera.
L'inno della città di Mosca è la composizione formata dalla base musicale scritta da I. O. Dunaevskij per i versi di M. C. Lisjanskij e S. I. Agranjan "Моя Москва" ("Mosca mia").
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1540
Eventi
- Francesco Menzocchi, Camillo Mantovano e Francesco Salviati affrescano la Sala di Psiche al Palazzo Grimani di Venezia.
Nati
Morti
- 24 agosto - Il Parmigianino, pittore
040
ko:1540년
Tradimento
- Tradimento (Her Husband's Secretary), film diretto da Frank McDonald (1937)
- Tradimento (Up Tight!), film diretto da Jules Dassin (1968)
- Tradimento, film diretto da Alfonso Brescia (1982)
Maximilien Robespierre
Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre (Arras, 6 maggio 1758 - Parigi, 28 luglio 1794) è stato un uomo politico francese. Probabilmente è il più noto tra i protagonisti della Rivoluzione Francese e del Terrore Rosso.
Biografia
Terrore Rosso
Democratico, progressista, repubblicano rivoluzionario e seguace delle correnti filosofiche di Jean-Jacques Rousseau, Robespierre fu eletto deputato negli Stati Generali del 1789, come rappresentante del Terzo Stato. Successivamente fece parte dell'Assemblea nazionale costituente, dove si distinse per l'eloquenza e la combattività, battendosi con fermezza per la libertà di stampa, il suffragio universale e l'istruzione gratuita e obbligatoria.
Le sue doti non passarono inosservate ai vari club giacobini che stavano nascendo in Francia. Nell'aprile del 1790 gli venne data la presidenza del Partito Giacobino, che egli spostò su posizioni rivoluzionarie (oggi si direbbe di estrema sinistra). Inoltre, in questa veste, egli chiese a gran voce l'abolizione della monarchia e l'approvazione di alcune riforme che abrogavano i privilegi della nobiltà e del clero. Si guadagnò così il favore delle correnti più estremiste che in quel momento realizzavano la Rivoluzione Francese.
Contrario all'esportazione frettolosa della Rivoluzione negli altri paesi ("si farà, ma con calma", disse lui stesso in un circolo politico), si oppose con fermezza alla guerra che il Partito Girondino dichiarò (tra l'altro con risultati militari ottimi) all'Austria. Iniziò così la sua grande rivalità con i girondini, che erano nati proprio da una scissione a destra del Partito Giacobino.
Strenuo difensore dei diritti dei più deboli (soprattutto operai e contadini), Robespierre entrò nel Comitato di Salute Pubblica il 27 luglio 1793, ed in questa veste iniziò una manovra politica volta ad alleviare la miseria dei sanculotti e a rafforzare militarmente l'esercito repubblicano attraverso provvedimenti di economia controllata (per esempio, la razione minima sul pane, sul sale e sulla farina). Questi ed altri provvedimenti, tutti di carattere democratico, saranno immortalati nella Costituzione del 1793 e saranno ricordati come le riforme più giuste e più equee dell'intero sistema costituzionale francese.
Preoccupato dagli eventi bellici, dai tentativi contro-rivoluzionari (come ad esempio la rivolta "realista" in Vandea) e deciso a dare un colpo mortale alla monarchia e all'ancien régime, egli decise di sostenere il periodo del Terrore rosso, così chiamato per distinguerlo da quello "bianco", eseguito sia prima che dopo l'esperienza politica di Robespierre. Il Terrore rosso mirava ad eliminare fisicamente tutti i possibili rivali della Rivoluzione Francese, tuttavia il numero dei morti causato dal Terrore è difficilmente numerabile, ma pare che si aggiri intorno ai 70.000 uomini (in maggioranza appartenenti alla media borghesia).
Furono ghigliottinati, tra gli altri, Georges Danton, il popolare capo rivoluzionario appartenente al Partito della Montagna, Jacques-René Hébert, anch'egli popolare capo rivoluzionario, e il duca Filippo d'Orleans, soprannominato Filippo Egalitè (uguaglianza). Per questo si disse che la rivoluzione divora i suoi figli. Con molta leggerezza furono condannati a morte anche povere persone favorevoli alla politica di Robespierre anche se, probabilmente, egli non era a conoscenza di certe estremizzazioni del Terrore.
Contrario a ogni affievolimento e a ogni tentativo moderato (fu per questo soprannominato L'incorruttibile), Robespierre, temendo la perdita di un controllo morale, proclamò religione dello stato il culto laico dell'Ente Supremo basato sulle teorie deistiche di Rousseau, ma il suo decreto gli attirò l'ostilità sia dei cattolici sia degli atei.
Conscio dell'odio che la Convenzione Nazionale provava per lui, egli era convinto che il suo destino era nelle mani dell'esercito francese. Paradossalmente sarà invece, proprio la vittoria dell'esercito repubblicano a Fleurus (in Belgio) contro le armate della Prussia e dell'Austria, avvenuta il 25 giugno 1794, a segnare il destino dell'Incorruttibile. Scampato definitivamente il pericolo di un'invasione straniera, buona parte dei francesi si stancò delle misure eccezionali emanate durante il Terrore, e ciò diede ai suoi avversari politici la giustificazione ad un eventuale golpe.
La caduta
1794
1794
Il 27 luglio 1794 (9 termidoro secondo il calendario repubblicano), mentre si accingeva ad effettuare un discorso, la Convenzione gli levò la parola e gli proibì ogni tipo di comunicazione verbale con i membri. Poco dopo la seduta, alcuni deputati procedettero al suo arresto.
Inizialmente i suoi partigiani (tra cui spicca, per cultura e per levatura morale, Louis Saint-Just) riuscirono a liberarlo, ma la soverchiante forza numerica dei ribelli permise un nuovo arresto, stavolta definitivo, nei confronti di Robespierre. Il 28 luglio dello stesso anno, Robespierre e Louis Saint-Just, insieme ad altri 18 partigiani, furono ghigliottinati. Il giorno dopo, altri 80 seguaci di Robespierre, facendo quindi diminuire nettamente l'influenza giacobina in Francia. La nazione transalpina, che perse la guida politica che, nel bene e nel male, aveva più autorità e carisma, si trovò in una situazione politica confusa che favorì e facilitò la scalata al potere di Napoleone Bonaparte.
La figura di Robespierre tra gli storici
Robespierre è una figura storiografia molto controversa, ma che comunque ha affascinato gli storici, non soltanto fracesi. Albert Soboul, ad esempio, ha sottolineato la bontà delle sue riforme, ma ha anche ricordato la sua severità durante il periodo del Terrore rosso. Simon Schama, invece, punta il dito contro i collaboratori di Robespierre, e rimprovera all'Incorrutibile l'estremizzazione del concetto rivoluzionario.
L'Enciclopedia Britannica del 1911 dipinge Robespierre come un teorico giovane ed intelligente, la cui profondità di pensiero derivava dall'esperienza politica maturata negli anni immediatamente precedenti alla Rivoluzione Francese. Nella vita privata, è storicamente provato che egli fosse caritatevole, gentile ed elegante. Inoltre, fu un sincero nemico della corruzione.
Secondo alcune moderne teorie storiografie la figura di Robespierre influenzò Mao Zedong, che in effetti lesse da giovane tutte le sue opere. Inoltre, il motto di Robespierre "imporre la virtù, anche con la forza" è diventato un caposaldo del maoismo.
Scritti di Robespierre
La principale opera letteraria di Robespierre è Il terrore e la virtù (1793), nel quale egli sosteneva con grinta le motivazioni che lo avevo spinto ad attuare il Terrore rosso e la necessità di prolungarlo ad interim. I suoi scritti precedenti, invece, non ci sono giunti in maniera organiga: sappiamo solo che piacquero al conte Honoré-Gabriel de Mirabeau. Interrogato a tal proposito, il conte Mirabeau disse di Robespierre: "Andrà lontano, perché egli crede in tutto ciò che dice".
Robespierre
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Ghigliottina(Nota: il presente articolo contiene particolari che potrebbero turbare la sensibilità di chi legge)
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La ghigliottina è stata una macchina per la decapitazione di persone condannate alla pena capitale. Fu elaborata – nella sua versione ultima - da Joseph-Ignace Guillotin, medico e fisico francese da cui prende il nome, che ne propose l'uso in Francia nel 1789; fino ad allora, in quella nazione si usava decapitare i condannati a morte con la scure o con la spada. Venne messa in uso il 25 aprile del 1792, in piena rivoluzione francese: le cronache raccontano che il primo ad esserne vittima fu Nicholas Jacques Pelletier.
La storia
Dell'uso di macchine analoghe alla ghigliottina si ha notizia attraverso una stampa del 1307 conservata al British Museum di Londra che raffigura la morte per decapitazione, appunto, in Irlanda, di un certo Murdoc Ballag.
Anche in Inghilterra era in funzione una macchina simile chiamata Patibolo di Halifax, mentre in Scozia ne era in vigore una già dalla metà del '500 chiamata Scottish Maiden (curiosamente traducibile in Donzella scozzese).
Anche in Germania ed in Italia - sempre nel 1500 - si usava dare la morte per decapitazione. In Italia, il marchingegno in uso portava il nome comune di mannaia e restò in uso almeno per un paio di secoli.
In Francia entrò in vigore nel 1792 e quella che fu elaborata da Guillotin, dal quale prese poi il nome, non fu altro che una evoluzione della vecchia antenata. Va detto che in Francia venivano usati diversi tipi di esecuzione per condannati a morte, a seconda del rango sociale: i nobili venivano giustiziati per decapitazione, i plebei per impiccagione, per i nemici della chiesa vi era il rogo (un nome su tutti: Giovanna d'Arco), ecc.
A realizzare materialmente la ghigliottina furono tuttavia il medico Antoine Louis e il costruttore di strumenti musicali e falegname di origini tedesche Tobias Schmidt (compensato pare con una cifra di 960 franchi). Dapprima fu provata con la decapitazione di alcune pecore, poi si passò ai cadaveri e poi direttamente su condannati a morte. La bravura o professionalità del boia stava nell'eseguire la manovra più in fretta possibile in modo da evitare inutili sofferenze al condannato.
Infatti, quando per i nobili condannati a morte veniva usata la scure non sempre lo scopo veniva raggiunto al primo colpo. Guillotin, proponendo la macchina da lui stesso elaborata, pare intendesse far adottare un metodo di morte più veloce e meno dolorosa. Di certo si portò per tutta la vita il rimorso vivendo con un senso di infamia la sua elaborazione, che prese il suo nome, lo stesso con il quale viene ricordata ancora oggi. Per tutta la vita tentò, invano, di discoscerne la paternità.
L'orrore della ghigliottina
Con la decapitazione si pensava, quindi, di dare una morte veloce e indolore, ma in realtà non era così. Alcuni medici hanno sostenuto che la morte cerebrale avviene dopo due o tre minuti dalla decapitazione e che il cervello, a causa dell'intensa emozione dovuta all'angoscia e alla paura, viene irrorato maggiormente di sangue e per questo continua a vivere anche se la testa è staccata dal corpo. Si racconta inoltre che alcune teste appena mozzate continuassero a roteare gli occhi con espressione di terrore per alcuni istanti.
Alcune curiosità
La fama della ghigliottina venne tristemente alla ribalta – e per questo ancora la si ricorda oggi - con la rivoluzione francese. Ad essa sono associati curiosi nomi con cui veniva appellata: legno di giustizia, Louisette o Louison (dal nome di chi la progettò materialmente, appunto Antoine Louis) per poi prendere più tardi il nome definitivo di guillotine, dal nome di colui che ne elaborò l'ultima versione.
Paradossalmente, mentre Guillotin faceva di tutto per disconoscerne la paternità, il signor Schmidt, il falegname che la costruì, passerà tutta la sua vita a rivendicare - anch'egli invano - la paternità dello strumento da lui costruito, per poterne trarre profitti in termini sia economici che di gloria.
Si dice che il prototipo della ghigliottina avesse denunciato qualche problema di funzionamento e che il re Luigi XVI – esperto per passione di meccanica - vide nella lama un problema: infatti la lama era fatta a mezzaluna, cosicché lui consigliò di usarne una di linea obliqua. L'ignaro non poteva sapere che qualche tempo dopo l'avrebbe sperimentata personalmente sul suo collo.
Anche se effettivamente usata fin dal medioevo, è dopo la rivoluzione francese che la ghigliottina diventa un prodotto da esportazione: molti saranno i governi che adotteranno questa macchina per la pena di morte: fra gli altri, Cina, Algeria, Madagascar e quasi tutta l'Europa; in alcuni paesi è stata usata una sola volta (è il caso della Svezia), ma in altri - come ad esempio la Germania, che col regime nazista fece cadere oltre diecimila teste – assai più volte. La stessa Germania abolì, peraltro, la pena di morte nei primi anni '50, poco dopo la fine della seconda guerra mondiale.
L'ultimo uso pubblico in Francia risale al 1939, fuori dalla prigione Saint Pierre a Versailles, quando venne utilizzata per l'esecuzione di Eugene Weidmann, un assassino decapitato davanti ad una grande folla la mattina del 17 giugno.
La macchina venne usata per l'ultima volta il 10 settembre 1978 per l'esecuzione (avvenuta nella prigione di Marsiglia) di Amida Djandoubi reo di torture ed omicidio.
La pena capitale venne abolita in Francia solo nel 1981.
Collegamenti esterni
- [http://www.museoscienza.org/leonardo/paratoieghigliottina.html Museo Scienza]
- [http://www.girando.it/montepescali/ghigliottina.htm approfondimento/1]
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Categoria:Metodi di esecuzione capitale
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Rivoluzione francese
Con Rivoluzione francese si indica quel periodo della Storia della Francia che copre gli anni 1789-1799, lasso di tempo nel quale la monarchia venne rovesciata e una ristrutturazione radicale venne imposta alla Chiesa Cattolica Romana. Mentre la Francia sarebbe oscillata tra repubblica, impero e monarchia per i settantacinque anni successivi alla caduta della Prima Repubblica francese, per mano di Napoleone Bonaparte, la rivoluzione metterà comunque la parola fine all'ancien régime.
Cause
Molti fattori portarono alla rivoluzione; per certi versi, il vecchio ordine dovette soccombere alla sua stessa rigidità di fronte a un mondo in evoluzione; per altri, cadde sotto l'ambizione di una borghesia rampante, alleata con i contadini e i salariati, e con individui di tutte le classi che furono influenzati dalle idee dell'illuminismo. Con il procedere della rivoluzione e il passaggio del potere dalla monarchia ai corpi legislativi, gli interessi contrastanti di questi gruppi inizialmente alleati divenne fonte di conflitti e di bagni di sangue.
Certamente, tutte le seguenti ragioni devono essere considerate come cause della rivoluzione:
- Risentimento per l'assolutismo reale.
- Risentimento per il sistema signorile da parte di contadini, salariati e borghesia rampante.
- Il sorgere degli ideali dell'illuminismo.
- Un debito nazionale ingestibile, causato (e esacerbante) dal peso di un sistema di tassazione grossolanamente inequo.
- La scarsità di cibo negli anni immediatamente precedenti alla rivoluzione.
Storia
Preludio, 1770 -1787: Crisi finanziaria
Tutto ebbe inizio quando il re Luigi XVI di Francia affrontò una crisi nelle finanze reali. La corona francese, che era fiscalmente una cosa sola con lo stato, era profondamente indebitata. Durante i regni di Luigi XV e Luigi XVI diversi ministri, soprattutto Turgot, proposero senza successo di rivedere il sistema di tassazione francese per tassare i nobili. Tali misure incontratono una consistente resistenza da parte dei parlements (corti legislative), che la nobiltà dominava.
Il bisogno di aumentare le tasse pose il re in disaccordo con la nobiltà poiché i suoi ministri delle finanze erano tipicamente uomini rampanti, generalmente di origine non nobile. Turgot, Chrétien de Malesherbes, e Jacques Necker, l'uno dopo l'altro cercarono di rivedere il sistema di tassazione e di introdurre nuove riforme, come per il tentativo di Necker di ridurre la prodigalità della corte reale. Ognuno di questi venne rifiutato.
Per contro, Charles Alexandre de Calonne, nominato ministro delle finanze nel 1783, ripristinò le spese dissolute reminescenti dell'età di Luigi XIV. Nel momento in cui Calonne riunì un'assemblea di notabili, il 22 febbraio 1787, per descrivere la situazione finanziaria, la Francia era in bancarotta: nessuno voleva prestare al Re fondi sufficienti per andare incontro alle spese del governo e della corte. Secondo Mignet, i prestiti ammontavano a "milleseicentoquarantasei milioni... e... c'era un deficit annuale di quarantasei milioni (presumibilmente di livres)". [http://www.outfo.org/literature/pg/etext06/8hfrr10.txt] Calonne venne sostituito dal suo principale critico, Etienne Charles de Loménie de Brienne, arcivescovo di Sens, ma la situazione sostanziale restò immutata: il governo non aveva credito. Per cercare di porre rimedio, l'assemblea "sancì la costituzione di assemblee provinciali, una regolamentazione del commercio dei cereali, l'abolizione delle corvée, e una nuova marca da bollo; si ruppe il 25 maggio 1787". [http://www.outfo.org/literature/pg/etext06/8hfrr10.txt]
La lotta susseguente con i parlements in un tentativo senza successo di applicare queste misure, mostrò i primi segni aperti che l' ancien régime stava cedendo. Nella lotta seguente,
- ai protestanti vennero restituiti i loro diritti.
- Luigi XVI promise una pubblicazione annuale dello stato delle finanze.
- Luigi XVI promise di convocare gli Stati Generali nel giro di cinque anni
I parlements contestarono questa come "tirannia ministeriale". In risposta, diversi nobili, incluso Luigi Filippo II, Duca d'Orleans vennero banditi, il che provocò un'altra serie di decreti in conflitto tra il Re e i parlements. Il conflitto uscì dalle corti e (oltre la nobiltà) con turbolenze in Delfinato, Bretagna, Provenza, Fiandre, Linguadoca, e Béarn.
Nonostante la teoria che vedeva lancien régime della Francia come una monarchia assoluta, divenne chiaro che il governo reale non poteva fare i cambi che desiderava senza il consenso della nobiltà. La crisi finanziaria era diventata anche crisi politica.
Preludio, 1788 - maggio 1789: Luigi XVI convoca gli Stati Generali
Il 13 luglio 1787 il parlamento e la nobiltà avevano richiesto che il Re chiamasse gli Stati Generali; questa richiesta era stata assecondata dagli Stati del Delfinato nell'assemblea di Vizille; il 18 dicembre 1787, il Re promise di convocare gli Stati Generali nel giro di cinque anni; dopo le dimissioni di Brienne, il 25 agosto 1788, e con Necker di nuovo in carica per le finanze nazionali, il Re, l'8 agosto 1788, acconsentì a convocare gli Stati generali nel maggio 1789, per la prima volta dal 1614.
La prospettiva degli Stati generali evidenziò il conflitto di interessi tra il Secondo Stato (la nobiltà) e il Terzo stato (in teoria, tutta la gente comune, in pratica la borghesia). Gli aristocratici pensarono di servirsi del loro predominio nell'assemblea per riconquistare i propri tradizionali privilegi, mentre i borghesi, ispirandosi al modello inglese, sperarono trasformare la monarchia assoluta in una monarchia costituzionale più rispondente alle reali necessità del Paese. La borghesia, in contrasto con la nobiltà e con l'alto clero, rappresentava gli interessi e le aspirazioni della maggioranza della popolazione francese. La società era cambiata dal 1614. Il Primo Stato (il clero) assieme al Secondo Stato rappresentavano solo il 2 percento della popolazione francese. Il Terzo Stato, teoricamente rappresentante del restante 98%, e in pratica rappresentante di una fetta crescente del benessere nazionale, poteva ancora essere messo in minoranza dagli altri due, che storicamente avevano spesso votato assieme. Molti nella classe emergente videro la chiamata degli Stati Generali come una possibilità di guadagnare potere.
In base al modello del 1614, gli Stati Generali sarebbero consistiti di un numero uguale di rappresentanti per ogni Stato. Il Terzo Stato chiese una rappresentanza doppia (che già aveva nelle assemblee provinciali). Questo divenne un soggetto per gli opuscolisti, l'opuscolo più notevole fu quello dell'abate Emmanuel Joseph Sieyès: "Cos'è il Terzo Stato?". Necker, sperando di evitare il conflitto, riunì una seconda assemblea di notabili il 6 novembre 1788, ma, per il suo imbarazzo, questi rigettarono il concetto di rappresentanza doppia. Chiamando l'assemblea, Necker aveva meramente sottolineato l'opposizione dei nobili all'inevitabile politica.
Un decreto reale del 27 novembre 1788 annunciò che gli Stati generali sarebbero ammontati ad almeno un migliaio di deputati; garantiva inoltre la rappresentazione doppia. In aggiunta, i semplici sacerdoti (curés) potevano servire come deputati per il Primo Stato, e i protestanti per il Terzo Stato.
Secondo Mignet, dopo delle elezioni ragionevolmente oneste, "I deputati della nobiltà erano composti da 242 gentiluomini e 28 membri del parlamento; quelli del clero, di 48 vescovi e arcivescovi, 35 abati e decani, e 208 curati; e quelli del Terzo Stato, di due ecclesiastici, 12 nobili, 18 magistrati cittadini, 200 membri delle contee, 212 avvocati, 16 medici e 216 mercanti e agricoltori". Altre fonti danno cifre leggermente differenti, vedi Stati Generali.
5 maggio 1789 - 17 giugno 1789: Dagli Stati Generali all'Assemblea Nazionale
Quando gli Stati Generali convennero a Versailles il 5 maggio 1789, tra l'acclamazione generale, molti nel Terzo Stato videro la rappresentanza doppia come una rivoluzione gia pacificamente conseguita. Comunque, con l'etichetta del 1614 strettamente rinforzata, il clero e la nobiltà in pompa magna, l'ubicazione fisica dei deputati dei tre Stati dettata dal protocollo di un'era precedente, ci fu un immediato suggerimento che in realtà era stato ottenuto molto meno. I rappresentanti del Terzo stato portarono dalle città e dalle province i "quaderni di doglianza" (cahiers de doléance) in cui erano elencati i soprusi ai quali contadini e borghesi erano ancora sottoposti.
Quando Luigi XVI e Barentin (il guardasigilli) si rivolsero ai deputati il 6 maggio, il Terzo Stato scoprì che il decreto reale che garantiva la rappresentanza doppia celava un trucco. Si, avevano più rappresentanti degli altri due Stati combinati, ma il voto si sarebbe svolto "per ordini": i 578 rappresentanti del Terzo Stato, dopo aver deliberato, avrebbero avuto il loro voto collettivo pesato esattamente come quello di uno degli altri Stati. L'intento apparente del Re e di Barentin era quello che tutti andassero direttamente al problema delle tasse. La maggior rappresentanza del Terzo Stato doveva essere solo simbolica, senza dargli nessun potere extra. Necker aveva più simpatia per il Terzo Stato, ma in quell'occasione parlò solo della situazione fiscale, lasciando a Barentin il compito di parlare su come gli Stati Generali avrebbero operato.
Cercando di evitare il problema della rappresentanza e di focalizzarsi unicamente sulle tasse, il Re e i suoi ministri avevano gravemente malgiudicato la situazione. Il Terzo Stato voleva che gli stati si incontrassero come un unico corpo e votassero per deputato. Gli altri due stati, pur avendo le loro doglianze contro l'assolutismo reale, credevano, correttamente, come la storia avrebbe dimostrato, che avrebbero perso più potere verso il Terzo Stato di quello che avrebbero guadagnato dal Re. Il ministro del Re, Necker, simpatizzò con il Terzo Stato, ma l'astuto finanziere era un politico non altrettanto astuto. Decise di far continuare l'impasse fino al punto di stallo prima di entrare nella mischia. Il risultato fu che per il momento in cui il Re cedette alle domande del Terzo Stato, sembrò a tutti una concessione estorta alla monarchia, piuttosto che un dono magnanimo che avrebbe convinto la popolazione della buona volontà del Re.
L'impasse fu immediata. Il primo argomento di trattativa degli Stati Generali fu la verifica dei poteri. Mirabeau, nobile egli stesso ma eletto per rappresentare il Terzo Stato, cercò senza riuscirci di tenere tutti e tre gli ordini in un'unica sala per la discussione. Invece di discutere le tasse del Re, i tre Stati iniziarono a discutere sull'organizzazione della legislatura. La spola diplomatica andò avanti senza successo fino al 27 maggio 1789, quando i nobili votarono per prendere una posizione ferma sulla verifica separata. Il giorno seguente, l'abate Sieyès (un membro del clero ma, come Mirabeau, eletto a rappresentare il Terzo Stato) mosse affinché il Terzo Stato, che ora si riuniva come i Communes (It.: "Comuni"), procedesse con la verifica e invitasse gli altri Stati a prendere parte, invece di aspettare gli altri due Stati.
Il 17 giugno 1789, con il fallimento degli sforzi per riconciliare i tre Stati, i Communes completarono il loro processo di verifica, diventando l'unico stato i cui poteri fossero stati appropriatamente legalizzati. I Communes quasi immediatamente votarono una misura molto più radicale: essi si dichiararono come Assemblea Nazionale, un'assemblea non degli Stati ma del popolo. Essi invitarono gli altri ordini ad unirsi, ma resero chiaro che intendevano fare gli interessi della nazione con o senza di loro.
Assemblea Nazionale
17 giugno 1789 - 1791: L'Assemblea Costituente e la Presa della Bastiglia
Questa assemblea costituita di fresco si collegò immediatamente ai capitalisti -- la fonte del credito necessario per finanziare il debito pubblico -- e alla gente comune. Essi consolidarono il debito pubblico e dichiararono che tutte le tasse esistenti erano state precedentemente imposte illegalmente, ma votarono le stesse provvisoriamente, solo fintanto che l'assemblea continuava a riunirsi. Questo ridiede fiducia al capitale e gli diede un forte interesse nel tenere l'assemblea in sessione. Per quanto riguarda la gente comune, un comitato di sussistenza venne stabilito per affrontare la carenza di cibo.
Il precedente piano di conciliazione di Necker -- uno schema complesso di concessioni ai comuni su alcuni punti e di forte resistenza su altri -- era stato superato dagli eventi. Non più interessato ai consigli di Necker, Luigi XVI, sotto l'influenza dei cortigiani del suo consiglio privato, si risolse a rivolgersi all'assemblea, annullare il suo decreto, comandare la separazione degli ordini, e dettare che le riforme fossero effettuate dagli Stati Generali restorati.
È (a malapena) immaginabile che se Luigi avesse semplicemente marciato dentro la Salle des États, dove l'Assemblea Nazionale si incontrava, il suo piano avrebbe potuto riuscire. Invece, se ne restò a Marly e ordinò la chiusura della sala, aspettandosi di impedire all'assemblea di riunirsi per diversi giorni, mentre lui si preparava. L'Assemblea spostò semplicemente le proprie deliberazioni nel campo da pallacorda del Re, dove procedette al Giuramento della Sala della Pallacorda (20 giugno 1789), con il quale si accordò per non sciogliersi finche non fosse stata data una costituzione alla Francia.
Due giorni dopo, privata anche dell'uso della Sala della Pallacorda, l'Assemblea Nazionale si riunì nella chiesa di Saint-Louis, dove venne raggiunta dalla maggioranza dei rappresentanti del clero: gli sforzi per ripristinare il vecchio ordine erano serviti solo per accelerare gli eventi. Quando, il 23 giugno 1789, in accordo con il suo piano, il Re si rivolse finalmente ai rappresentanti dei tre Stati, si trovò di fronte a un silenzio di pietra. Egli concluse ordinando a tutti di disperdersi, e venne obbedito dai nobili e dal clero. I deputati della gente comune rimasero seduti in un silenzio che venne finalmente rotto da Mirabeau, il cui breve discorso così culminò, "Una forza militare circonda l'Assemblea! Dove sono i nemici della nazione? C'è Catilina alle nostre porte? Io richiedo, investite voi stessi con la vostra dignità, con il vostro potere legislativo, accludete a voi la religione del vostro giuramento. Questo non vi permette di sciogliervi finché non avrete formato una costituzione". [http://www.outfo.org/literature/pg/etext06/8hfrr10.txt] I deputati resistettero.
Necker, cospicuo con la sua assenza dal partito reale in quel giorno, si trovò in disgrazia con Luigi, ma nuovamente nelle grazie dell'Assemblea Nazionale. Quelli del clero, che si erano uniti all'Assemblea nella chiesa di Saint-Louis, rimasero; 47 membri della nobiltà, incluso il Duca d'Orléans, si unirono a loro; per il 27 giugno, il partito reale aveva ceduto apertamente, anche se la probabilità di un contraccolpo militare rimase nell'aria. I militari francesi incominciarono ad accorrere in grande numero attorno a Parigi e Versailles.
Messaggi di supporto inondarono l'Assemblea da Parigi e da altre città della Francia. Il 9 luglio 1789 l'Assembea si ricostituì come Assemblea Nazionale Costituente, rivolgendosi al re in termini educati ma fermi, richiedendo la rimozione delle truppe (che ora includevano reggimenti stranieri, la cui obbedienza al Re era molto più grande di quella delle truppe francesi), ma Luigi dichiarò che lui solo poteva giudicare il bisogno delle truppe, e li rassicurò che queste erano una misura strettamente precauzionale. Luigi "offrì" di muovere l'Assemblea a Noyon o Soissons: il che vale a dire, di porla in mezzo a due eserciti e privarla del supporto dei parigini.
Parigi fu unanime nel supportare l'Assemblea, vicina all'insurrezione e, nelle parole di Mignet, "intossicata di libertà ed entusiasmo". [http://www.outfo.org/literature/pg/etext06/8hfrr10.txt] La stampa pubblicò i dibattiti dell'Assemblea; la discussione politica si estese oltre ad essa e arrivò nelle piazze e nei salotti della capitale. Il Palais Royal e l'area circostante divennero il luogo di continui incontri. La folla, con l'autorità degli incontri al Palais Royal, aprì le prigioni dell'Abbazia per rilasciare alcuni granatieri delle Guardie Francesi che erano stati imprigionati per essersi rifiutati si aprire il fuoco sulla gente. L'Assemblea li raccomandò alla clemenza del Re, questi tornarono in prigione e ricevettero il perdono. Il loro reggimento ora pendeva dalla parte della causa popolare.
Presa della Bastiglia
Incendi nelle campagne
Soissons
Mentre la borghesia si impadroniva del potere, in provincia, bande armate di contadini percorrevano le campagne, incendiando i raccolti e soprattutto i castelli dei nobili, nelle cui biblioteche erano da secoli custoditi i documenti che imponevano ai contadini i diritti signorili. Fu questa la grande paura che per diverse settimane esplose spesso con inconsulta violenza anche contro borghesi e mercanti, accusati di accaparrare le derrate, contro magistrati invisi, contro gli agenti delle imposte che rappresentavano l'odiato potere regio. Di fronte alla grave situazione determinatasi nelle campagne, il 4 agosto 1789, l'Assemblea Nazionale deliberò l'abolizione del feudalesimo, abolendo sia i diritti signorili del Secondo Stato che le decime raccolte dal Primo Stato. Il 26 agosto pubblicò la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, che negli anni a venire avrebbe costituito l'ideale delle lotte politico-civili per la libertà dei popoli. A tali principi s'ispirò l'Assemblea Nazionale, che elaborò una costituzione monarchica simile a quella inglese, fondata sulla separazione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario.
Per porre rimedio alla crisi economica, le leggi passate il 2 novembre 1789, 13 febbraio 1790 e 19 aprile 1790, confiscavano i terreni della Chiesa in favore dello Stato. La Costituzione civile del clero venne passata il 12 luglio 1790 e firmata dal Re il 26 dicembre 1790, trasformando la restante parte del clero in impiegati dello Stato ai quali veniva richiesto un giuramento di fedeltà alla costituzione. In base a questa decisione vescovi e parroci, in quanto funzionari dello stato, avrebbero dovuto prestare giuramento di fedeltà alla nazione e alla legge. Il pontefice Pio VI diffidò i vescovi e i parroci francesi dal prestare il giuramento. In Francia il clero si divise: una minoranza di vescovi e un buon numero di parroci aderirono alla Costituzione civile del clero e prestarono giuramento (clero giurato), ma una maggioranza obbedì agli ordini del pontefice e rifiutò di giurare (clero refrattario). Tale fatto creò una grave crisi religiosa, perché il clero refrattario andò ad accrescere le file dei controrivoluzionari, i quali in tal modo potevano adesso atteggiarsi, oltre che a difensori del sovrano assoluto, anche a paladini della fede cattolica perseguitata, mentre tra i più accesi sostenitori della rivoluzione si andavano diffondendo violenti sentimenti anticlericali che cominciarono presto a manifestarsi con atti di violenza contro i parroci ostili alla Costituzione civile. Delle nuove banconote vennero introdotte lo stesso anno, causando un'alta inflazione.
Tra il 1790 e il 1791, l'Assemblea Nazionale Costituente lavorò per dare alla Francia un assetto monarchico costituzionale, ma dovette anche affrontare gravi problemi politici ed economici. Nell’assemblea, alla destra del presidente sedevano gli aristocratici e i rappresentanti dell'alto clero, che costituivano la parte reazionaria dell'assemblea; al centro sedevano i cosiddetti costituzionali, cioè i rappresentanti dell'alta borghesia e qualche nobile come la Fayette, che volevano fermamente una costituzione monarchica e la divisione dei tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario); alla sinistra del presidente, sedevano elementi della borghesia radicale, più ansiosa di riforme, mentre all'estrema sinistra si trovavano i democratici più intransigenti, tra le cui fila sedeva Maximilien Robespierre. Il dibattito delle idee avveniva nei club che riunivano gli aderenti ai differenti gruppi politici. Nei club si mettevano a confronto le idee e si discutevano le proposte da presentare all'Assemblea. Il club dei Giacobini riuniva i rappresentanti della borghesia e i democratici, come Robespierre e Desmoulins. Il club dei Cordiglieri raccoglieva uomini di più accese idee democratiche, come Danton e Marat. L'Assemblea Nazionale tentò inutilmente di convincere il re alla collaborazione.
1791-1792: L'Assemblea Legislativa e la caduta della monarchia
La nuova costituzione fu emanata nel 1791. Il sovrano, deteneva il potere esecutivo. In aperta contraddizione con i principi della dichiarazione dei diritti dell'uomo, l'Assemblea, in cui prevaleva la borghesia conservatrice, stabilì che la pienezza dei diritti politici sarebbe spettata solo ai cittadini attivi, cioè a coloro che godevano di un certo reddito; tutti gli altri, i cosiddetti cittadini passivi, non potevano eleggere propri rappresentanti. Nella prima fase del processo rivoluzionario, guidata dalla borghesia più facoltosa, il re non seppe cogliere l'opportunità di una valida collaborazione con l'Assemblea Nazionale, anzi si irrigidì nell'assurdo rifiuto di concedere la propria sanzione sia alla Dichiarazione dei diritti, sia all'abolizione dei privilegi feudali, inoltre il sovrano si lasciò convincere dagli aristocratici a radunare attorno a Versailles nuove truppe. A questo stato di cose si aggiungeva il malumore popolare per il rincaro dei prezzi, causato dai torbidi dell'estate nelle campagne. A Parigi il malcontento serpeggiava, alimentato dagli agitatori che diffidavano, non a torto, del re e della corte.
Il re, però, si legò agli aristocratici più intransigenti, spinto anche dagli scrupoli religiosi che gli vietavano di approvare i provvedimenti contro il clero refrattario, infine decise di fuggire con tutta la famiglia per unirsi ai nobili in esilio. La fuga fu attuata il 20 giugno 1791, ma il sovrano fu riconosciuto e arrestato a Varennes. L'Assemblea decretò la chiusura delle frontiere, ma, temendo che la detronizzazione di Luigi XVI avrebbe provocato una guerra con le monarchie europee e che la proclamazione della repubblica avrebbe scatenato la guerra civile, cercò di riabilitare il re sostenendo la tesi di un tentativo di rapimento, mentre i Cordiglieri raccoglievano firme per una pubblica petizione con la quale si chiedeva la fine della monarchia.
Il 17 luglio 1791, al campo di Marte, una folla si riunì per firmare, ma, a causa di un grave incidente, l'Assemblea ordinò alla Guardia nazionale di disperdere la folla causando la morte di una cinquantina di persone. In settembre la nuova Costituzione, che rendeva la Francia una monarchia constituzionale, era pronta, il re l'accettò e l'assemblea Costituente si sciolse, trasmettendo il potere ad un'Assemblea Legislativa.
Il Re doveva dividere i poteri con l'Assemblea Legislativa eletta (che succedeva all'Assemblea Nazionale), ma manteneva il veto reale e la possibilità di scegliere i ministri. Alla fine del 1791 la situazione interna era ancora problematica, mentre i prezzi dei generi di prima necessità continuava a salire e sia nelle province, sia nella capitale, serpeggiava il malcontento. All'inizio del 1792, furono confiscati i beni del clero refrattario e degli emigrati.
Emersero nuove fazioni come i Foglianti (monarchici costituzionali), i Girondini (repubblicani liberali) e i Giacobini (radicali rivoluzionari). Il re sperava in un intervento straniero, ma l'imperatore d'Austria, fratello della regina, e il re di Prussia esitavano ad intraprendere una guerra. L'Assemblea invece sperava che una guerra obbligasse il re ad accettare la nuova realtà costituzionale. Il Re, i Foglianti , i Girondini e i Cordiglieri volevano andare in guerra. Il Re voleva la guerra per diventare popolare o essere sconfitto: entrambi i casi lo avrebbero reso più forte. I Girondini volevano esportare la Rivoluzione in tutta Europa. Infine i Cordiglieri desideravano la guerra perchè questa avrebbe costretto il Re a palesare le sue reali intenzioni riguardo alla rivoluzione.Robespierre e parte dei giacobini, invece, temevano una guerra, sapendo che l'esercito francese era male organizzato.
Nel 1792, morì Leopoldo II d'Austria e salì al trono il figlio Francesco I. Quando a Parigi presero il potere i Girondini, Austria e Prussia scesero in guerra contro la Francia (20 aprile 1792), iniziarono così le Guerre Rivoluzionarie Francesi.
1792: La Repubblica
L'offensiva francese fallì, molti ufficiali aristocratici disertarono e si sospettò che il re avesse tradito. A Parigi la comune, cioè l'autorità municipale, catalizzò i malumori del popolo. L'assemblea legislativa, guidata dai Girondini, votò a favore della deportazione dei preti refrattari e dell'acquartieramento di soldati federati (provenienti dalla provincia) per proteggere la capitale da un colpo di Stato. Il re pose il veto a tali provvedimenti. La folla il 20 luglio 1792 invase il palazzo reale, ma l'opinione pubblica si sollevò a favore del re e questi mantenne il veto, mentre gli Austro-prussiani passavano all'offensiva e i Girondini, sperando di tornare al governo, facevano capire di essere contrari alla deposizione del re. La Fayette propose al re di abbandonare Parigi, dove Robespierre propugnava l'abbattimento della monarchia. Nella notte tra il 9 ed il 10 agosto 1792 fu creata una comune insurrezionale, gli insorti assalirono il palazzo reale delle Tuileries, l'Assemblea legislativa dichiarò decaduto Luigi XVI che fu arrestato ed imprigionato con la famiglia. I deputati dell'assemblea legislativa convocarono una nuova assemblea, la Convenzione, eletta a suffragio universale maschile, con il compito di trasformare la Francia in Repubblica.
1792-26 settembre 1795: La Convenzione
I drammatici e sanguinosi avvenimenti del 10 agosto 1792 segnarono la scomparsa della monarchia assoluta in Francia. L'Assemblea Legislativa, che non aveva saputo controllare la situazione, era ormai screditata e si impose in Parigi e sul movimento rivoluzionario, la Comune, che aveva organizzato le forze popolari per dare il colpo di grazia alla monarchia e per orientare la rivoluzione nel senso voluto dalla piccola borghesia giacobina, dagli operai e dagli artigiani, ossia una politica radicalmente antinobiliare, capace anche di limitare il potere della ricca borghesia e di colpire gli avversari della rivoluzione. In attesa di una Convenzione, cioè di una nuova assemblea costituente, il potere esecutivo passò nelle mani di un Consiglio Esecutivo Provvisorio, costituito dai Girondini e dominato da Danton e il potere legislativo, formalmente riservato alla Legislativa, era esercitato dalla Comune, ma tra la Comune e la Legislativa esistevano forti tensioni, perché i membri dell’Assemblea si erano sempre dimostrati troppo riguardosi nei confronti del re. Alla fine dell'agosto 1792 la situazione era drammatica perché ormai Prussiani e Austriaci erano penetrati in terra francese, mentre in alcuni dipartimenti si verificavano violenti tentativi controrivoluzionari.
La Comune e l'Assemblea adottarono misure straordinarie: nuovi volontari furono reclutati, le case furono perquisite alla ricerca di armi e di persone sospette, attorno a Parigi si approntarono opere di difesa, mentre aumentavano i sospetti, l'odio, i timori. Tra il 2 e il 5 settembre, bande armate, tra l'indifferenza della popolazione e dei governanti, invasero le prigioni e massacrarono aristocratici, preti refrattari, delinquenti comuni, innocenti, dopo processi farseschi e ignobili. Danton, ministro della giustizia, non intervenne. La nuova assemblea costituente, la Convenzione, si riunì il giorno 20 settembre, mentre a Valmy la superiorità dell'artiglieria francese costringeva gli invasori e gli emigrati a retrocedere.
Il 21 settembre fu proclamata la repubblica mentre si susseguivano le vittorie francesi e, a novembre, iniziava l'occupazione francese del Belgio. Il potere legislativo della nuova repubblica venne conferito alla Convenzione Nazionale, mentre il potere esecutivo andò al Comitato di Sanità Pubblica. I Girondini divennero il partito più influente della convenzione e del Comitato. La Convenzione, i cui membri erano stati eletti senza distinzioni tra cittadini attivi e passivi, era più aperta dell'assemblea precedente alle esigenze popolari e democratiche. L'ala destra era rappresentata adesso dai Girondini, interpreti soprattutto delle esigenze della borghesia benestante, repubblicana, ma contraria a ogni riforma sociale che potesse compromettere la posizione di predominio delle classi più agiate. Al centro sedevano i deputati indipendenti della cosiddetta Pianura o Palude. La sinistra era rappresentata dalla cosiddetta Montagna, costituita dai Giacobini appoggiati dai club popolari e democratici della capitale.
Nel gennaio del 1793 il sovrano venne condannato alla pena capitale, per "cospirazione contro le libertà pubbliche e la sicurezza generale" per un voto di maggioranza alla convenzione (361 a 360). In gran parte i Montagnardi erano borghesi intellettuali seguaci delle teorie illuministiche. I rapporti tra Gironda e Montagna divennero difficili a causa del processo al sovrano, infatti, i Girondini cercarono di salvare Luigi XVI mentre i Montagnardi, erano decisi a votare la condanna a morte. I Girondini allora chiesero che la condanna fosse sottoposta alla ratifica popolare, ma questo estremo tentativo fallì. Il 21 gennaio 1793 l’ex sovrano di Francia Luigi XVI fu ghigliottinato. Quest'uomo, che in fondo scontava colpe non sue, affrontò la fine coraggiosamente, e la sua morte scavò un abisso incolmabile tra il presente e il passato, tra la Francia repubblicana e le potenze monarchiche europee.
La guerra e la controrivoluzione vandeana
Nel febbraio 1793, l'Inghilterra, guidata da William Pitt il Giovane (figlio dell'omonimo ministro), prendendo a pretesto l'esecuzione di Luigi XVI, ma in realtà preoccupata dall'avanzata francese nel Belgio verso l'Olanda, entrò in guerra, alleandosi con l'Austria e la Prussia e trascinando con sé la Russia, la Spagna, il Portogallo, lo Stato Pontificio e gli altri stati italiani: nacque così la prima coalizione antifrancese, che costrinse le truppe francesi ad abbandonare il Belgio. Poco tempo dopo, la Vandea e le altre province dell'ovest, di sentimenti monarchici, colpite dall'esecuzione del sovrano, dai provvedimenti contro il clero refrattario e dalla coscrizione imposta dai Convenzionali, si ribellarono e massacrarono i repubblicani devoti al governo parigino. Sotto la guida degli aristocratici, le bande armate dei contadini in rivolta assunsero il controllo di vaste zone dell'ovest della Francia e occuparono anche alcune città, superando la resistenza della Guardia Nazionale.
L'entrata in guerra dell'Inghilterra, che appoggiava una rivolta indipendentista in Corsica costituiva un grave colpo per la Francia, che ben presto risentì delle conseguenze negative del blocco dei mari e vide quindi acuirsi la crisi economica interna, che contribuì a esasperare il popolo. La Convenzione prese qualche provvedimento per contenere gli effetti più dannosi della crisi, varando un prestito pubblico obbligatorio e un calmiere sui prezzi del grano, ma quando si trattò di procedere oltre, i Girondini si irrigidirono e, anche se molti di essi, impauriti dalla piazza, si schierarono con la Montagna, una minoranza rimase salda nella difesa dei principi sociali tradizionali, pertanto alcuni Girondini, in seguito ai tumulti scoppiati furono arrestati e qualche mese più tardi ghigliottinati. La Montagna rimaneva così la dominatrice della Convenzione, mentre Danton, che invano aveva tentato dl stabilire un accordo con la Gironda, vedeva diminuire il proprio prestigio alla Convenzione a tutto vantaggio di Robespierre che si era energicamente battuto a favore delle esigenze popolari.
Terrore e congiura termidoriana
Montagna]
La Montagna, vittoriosa contro la Gironda, ereditò una situazione politica assai difficile. Gli eserciti nemici riportarono durante l'estate del 1793 numerosi successi, la Vandea era in rivolta, in numerosi dipartimenti del Centro-Sud i Girondini fuggiaschi provocavano la rivolta contro la capitale. Nel luglio del 1793 Charlotte Corday, uccise Marat, uno dei più sanguinari capi della rivoluzione, poco dopo, le città del Sud, massacrati i Giacobini, chiesero l'intervento degli Inglesi, che occuparono Tolone.
Con il peggiorare della guerra, i prezzi salirono ulteriormente e i sanculotti (lavoratori poveri e giacobini radicali) si ribellarono.
Questo portò i giacobini a prendere il potere con un colpo parlamentare.
I Giacobini, a Parigi, decretarono leva in massa e il calmiere sui beni di maggior consumo e adottarono disposizioni a favore dei contadini. Nel giugno 1793, entrò in vigore la Costituzione dell'anno I che eliminava ogni distinzione tra i cittadini e riformava il calendario (Calendario Rivoluzionario Francese), assumendo come data di riferimento il 21 settembre 1792, giorno in cui era stata proclamata la repubblica. La guida del Paese fu assunta dal Comitato di Salute Pubblica, di cui faceva parte Maximilien Robespierre, che cercò di creare un sistema di sicurezza che impedisse ogni tentativo controrivoluzionario.
Attraverso una catena di Comitati di sorveglianza i sospetti furono arrestati e giudicati da sbrigativi Tribunali rivoluzionari inappellabili. Inoltre fu riorganizzato l'esercito. Almeno 1200 persone trovarono la morte sotto la ghigliottina dopo accuse di attività contro-rivoluzionaria. Il minimo indizio di pensiero o attività contro-rivoluzionaria (o, come nel caso di Jacques Hébert, zelo rivoluzionario superiore a quello di coloro che avevano il potere) poteva porre una persona sotto sospetto, e i processi non erano troppo scrupolosi. Questa serie di eventi può essere ragionevolmente paragonata alla Rivoluzione Culturale Cinese.
Tra la fine del 1793 e la prima metà dell'anno successivo, l'esercito francese, guidato dai nuovi ufficiali formatisi con la rivoluzione, ricacciò oltre i confini gli invasori, la rivolta vandeana dei realisti fu domata con inflessibile energia. Il Comitato di Salute Pubblica inoltre attenuò i provvedimenti demagogici presi per accontentare la piazza, che avevano gravemente danneggiato il commercio e l'industria, e ridiede respiro all'economia del Paese. Robespierre nel frattempo eliminava chiunque ostacolasse i suoi obbiettivi e adottò leggi di una durezza eccezionale, che aprirono il periodo detto del Grande terrore. Nel giugno 1794 la vittoria di Fleurus e la riconquista del Belgio convinsero i membri della Convenzione che ormai si poteva fare a meno delle misure d'emergenza e del predominio opprimente di Robespierre e del suo gruppo. Il 27 luglio 1794 (9 Termidoro), il popolo francese si ribellò agli eccessi del Regno del Terrore, in quella che divenne nota come la Rivolta di Termidoro. Questa risultò nella deposizione ed esecuzione di Robespierre e molti altri membri di spicco del Comitato di Salute Pubblica, da parte dei membri moderati della Convenzione.
La Convenzione, ormai guidata dai Termidoriani mirò soprattutto a rafforzare il dominio della borghesia riaffermando la pienezza della libertà economica individuale, il principio della proprietà privata e il privilegio del censo. Fu abrogata la Costituzione dell’anno I e si preparò una nuova costituzione, detta Costituzione dell’anno III, perché fu approvata il 17 agosto del 1795, ed entrò in vigore il 26 settembre 1795. Tale costituzione ristabiliva la distinzione tra cittadini attivi e passivi e rafforzava il centralismo amministrativo e politico. Fu adottato un sistema bicamerale, fondato su due assemblee legislative, capaci di controllarsi reciprocamente: il Consiglio dei Cinquecento e il Consiglio degli Anziani, il potere esecutivo fu affidato a un Direttorio di cinque membri. La Convenzione termidoriana tollerò, se non favori, un nuovo Terrore bianco rivolto contro i Giacobini. L'ondata antigiacobina rischiò però di favorire una ripresa dei realisti, e la Convenzione dovette reprimere, il 5 ottobre 1795, una tentata insurrezione monarchica a Parigi. Fu domata da un giovane generale, Napoleone Bonaparte che già si era distinto come capitano di artiglieria durante l’assedio di Tolone, occupata dagli Inglesi. Mentre i Termidoriani erano impegnati a domare la minaccia realista, cercarono di concludere anche la pace con le potenze della coalizione guidate dall'Inghilterra e dall'Austria (Granducato di Toscana, Prussia, Spagna, e riconoscimento dell'Olanda) La Convenzione commise però l'errore di annettere alla Francia il Belgio, che era un possesso austriaco, e tale decisione non permise di raggiungere la pace né con l'Austria, che continuò a impegnare la Francia sulla terraferma, nè con l'Inghilterra che proseguì la guerra sul mare.
26 settembre 1795 - 9 novembre 1799 Il Direttorio
La nuova costituzione installò il Directoire e creò la prima legislatura bicamerale della storia francese. Il parlamento consisteva di 500 rappresentanti (il Conseil des Cinq-Cent) e 250 senatori (il Conseil des Anciens). Il potere esecutivo era conferito a cinque "directors" che venivano nominati annualmente dal Conseil des Anciens in base a una lista proposta dal Conseil des Cinq-Cent.
Il Direttorio era espressione della borghesia affaristica e moderata la stampa attaccava tutti coloro che avevano appoggiato la politica di Robespierre ed erano guardati con sospetto i simpatizzanti giacobini. Il Direttorio, nonostante la miseria delle classi popolari schiacciate dall'aumento dei prezzi e dall'inflazione, non volle colpire i grandi speculatori e non seppe prendere i provvedimenti necessari per frenare l'ascesa dei prezzi. I Giacobini più radicali, guidati di François-Noèl Babeuf organizzarono la congiura degli Eguali che, al di là della semplice uguaglianza civile e politica, intendeva realizzare un'uguaglianza economica e sociale di fatto, ma nel maggio la congiura fu scoperta e repressa ed il Babeuf fu condannato a morte. In questo clima ormai scopertamente antigiacobino finì col rafforzarsi la destra monarchica che nel 1797 organizzò un complotto. Il Direttorio reagì appoggiandosi ai militari tra i quali vi era il generale Buonaparte, impegnato nella campagna d'Italia contro gli Austriaci. Fu quindi ripresa una politica persecutoria contro i monarchici e i preti refrattari, che furono deportati in Guyana.
Il 9 novembre 1799 (18 Brumaio dell'anno VIII) Napoleone esegui un colpo che portò all'installazione del Consolato; ciò porto effettivamente alla sua dittatura e in seguito alla sua proclamazione come Imperatore, il che portò alla chiusura della fase specificamente repubblicana della Rivoluzione Francese.
La rivoluzione, nata da ideali di libertà e di giustizia elaborati dalla cultura europea del '700, aveva avuto un immediato precedente nella Rivoluzione Americana, dalla quale erano sorti gli Stati Uniti d'America. Gli eventi di Francia allarmarono i governi assoluti e accesero le speranze di tutti coloro che speravano in un futuro più giusto. L'Italia illuminista era pronta ad accogliere le idee rivoluzionarie. Alcuni studiosi elaborarono progetti di costituzioni che suscitarono energiche reazioni governative. In questi anni trono e altare si allearono per una difesa comune. Le simpatie per la rivoluzione si diffusero invece tra borghesi e intellettuali. Negli anni immediatamente successivi al 1789, molti uomini di cultura si resero conto che anche in Italia si poteva e si doveva tentare una trasformazione rivoluzionaria politica e sociale. Allo scoppio della rivoluzione si formarono in Italia, a imitazione di quelli francesi, i primi club frequentati da borghesi e anche da qualche rappresentante del clero più modesto.
Voci correlate
- Calendario Rivoluzionario Francese
- Guerre Rivoluzionarie Francesi
- Glossario della Rivoluzione Francese
- Lista di personaggi associati alla Rivoluzione Francese
- Linea temporale della Rivoluzione Francese
- Napoleone Bonaparte
Questo articolo fa uso del testo fuori copyright: [http://www.outfo.org/literature/pg/etext06/8hfrr10.txt History of the French Revolution from 1789 to 1814], di François Mignet (1824), così come viene reso disponibile dal Project Gutenberg.
categoria:rivoluzione francese
ja:フランス革命
ko:프랑스 혁명
th:การปฏิวัติฝรั่งเศส
1821
Eventi
- La Spagna riconosce l'indipendenza del Messico (che l'aveva dichiarata 11 anni prima)
Nati
- 10 febbraio - Roma, Roberto Bompiani, pittore italiano
- 27 febbraio - Cristoforo Bonavino, sacerdote, scrittore, teologo e filosofo italiano († 1895)
- 11 marzo - Churchill Babington, archeologo inglese († 1889)
- 9 aprile - Charles Baudelaire, poeta francese
- 16 aprile - Ford Madox Brown, pittore inglese († 1893)
- 16 maggio - Pafnuti Cebicev, matematico russo
- 30 ottobre - Fëdor Mikhailovič Dostoevskij, scrittore russo
- 8 novembre - Thomas Bateman, antiquario e archeologo britan | | |