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3 Settembre

3 settembre

Il 3 settembre è il 246° giorno del Calendario Gregoriano (il 247° negli anni bisestili). Mancano 119 giorni alla fine dell'anno.

Eventi


- 301 - Indipendenza della Repubblica di San Marino.
- 590 - San Gregorio I diventa Papa.
- 1189 - Riccardo I d'Inghilterra viene incoronato a Westminster.
- 1260 - I Mongoli vengono sconfitti dai Mameluchi nella battaglia di Ain Jalut.
- 1651 - Guerra civile inglese: Battaglia di Worcester - Carlo II d'Inghilterra viene sconfitto nell'ultima grande battaglia della guerra.
- 1777 - La bandiera statunitense sventola in battaglia per la prima volta a Cooch's Bridge nel Maryland.
- 1783 - Guerra di indipendenza americana: Il Trattato di Parigi, firmato da Stati Uniti e Regno Unito, pone fine alla guerra.
- 1826 - La USS Vincennes comandata da William Finch, salpa da New York e diviene la prima nave da guerra statunitense a circumnavigare il globo.
- 1855 - Guerre indiane: Nel Nebraska, 700 soldati guidati dal generale William Harney vendicano il Massacro di Grattan, attaccando un villaggio sioux e uccidendo 100 uomini, donne e bambini.
- 1861 - Guerra civile americana: Il generale confederato Leonidas Polk invade il neutrale Kentucky, spingendo le autorità dello stato a chiedere assistenza all'Unione.
- 1895 - Si gioca la prima partita professionistica di football americano, a Latrobe (Pennsylvania).
- 1911 - Parma: Dorando Pietri corre e vince la sua gara d'addio.
- 1935 - Sir Malcolm Campbell raggiunge 304,331 miglia orarie sulla Bonneville Salt Flats nello Utah, diventando la prima persona a guidare un'automobile sopra le 300 miglia orarie
- 1939 - Seconda guerra mondiale: Francia, Australia e Regno Unito dichiarano guerra alla Germania.
- 1941 - Seconda guerra mondiale: nel campo di concentramento di Auschwitz i nazisti usano per la prima volta il gas tossico Zyklon B per sterminare i prigionieri.
- 1943 - Seconda guerra mondiale: L'Italia continentale viene invasa dalle truppe alleate, per la prima volta nel corso della guerra. Il maresciallo Pietro Badoglio firma a Cassibile l'armistizio; verrà reso noto l'8 settembre.
- 1954 - L'Esercito di liberazione popolare inizia il bombardamento dell'isola di Quemoy e delle Isole Matsu, controllate dalla Repubblica Cinese.
- 1967 - Nguyen Van Thieu viene eletto presidente del Vietnam del Sud.
- 1967 - "Dagen H" ("Giorno H") in Svezia: il traffico passa dalla guida a sinistra a quella a destra.
- 1971 - Il Qatar riottiene l'indipendenza dal Regno Unito.
- 1976 - Programma Viking: La sonda Viking 2 atterra a Utopia Planitia, su Marte e scatta le prime foto ravvicinate a colori della superficie del pianeta.
- 1989 - Panamá: intervento militare statunitense con l'obiettivo dichiarato di catturare Antonio Noriega
- 1992 - Nei cieli della Bosnia-Erzegovina viene abbattuto un G-222 dell'aereonautica militare italiana, muoiono i 4 membri dell'equipaggio.
- 1994 - Russia e Cina si accordano per disattivare le armi nucleari che si puntano l'un l'altra.

Nati


- 1499 - Diane de Poitiers, amante di Enrico II di Francia
- 1734 - Joseph Wrigth, pittore britannico
- 1781 - Eugène de Beauharnais, figlio di Josephine de Beauharnais (m. 1824)
- 1810 - Paul Kane, pittore canadese
- 1849 - Sarah Orne Jewett, scrittrice
- 1875 - Ferdinand Porsche, ingegnere automobilistico tedesco (m. 1951)
- 1883 - Harold DeForest Arnold, pioniere del telefono
- 1887 - Frank Christian, musicista jazz (m. 1973)
- 1902 - Mantan Moreland, attore (m. 1973)
- 1907 - Lorne Eiseley, antropologo
- 1910 - Kitty Carlisle, attrice
- 1913 - Alan Ladd, attore (m. 1964)
- 1918 - Helen Wagner, attrice
- 1923 - Mort Walker, fumettista
- 1926 - Anne Jackson, attrice
- 1927 - Hugh Sidey, redattore di Time Magazine
- 1929 - Irene Papas, attrice
- 1930 - Cherry Wilder, scrittrice
- 1933 - Tompall Glaser, cantante country
- 1938 - Caryl Churchill, commediografo
- 1938 - Ryoji Noyori, chimico giapponese
- 1938 - Eileen Brennan, attrice
- 1942 - Al Jardine, musicista rock (Beach Boys)
- 1943 - Valerie Perrine, attrice statunitense
- 1947 - Kjell Magne Bondevik Primo Ministro della Norvegia
- 1955 - Steve Jones, musicista (Sex Pistols)
- 1965 - Charlie Sheen, attore statunitense
- 1967 - Skin, cantante inglese di origine giamaicana
- 1971 - Paolo Montero, calciatore uruguaiano

Morti


- 1658 - Oliver Cromwell, Lord Protettore d'Inghilterra
- 1857 - John McLoughlin, agente della Hudson's Bay Company
- 1877 - Adolphe Thiers, uomo politico e storico francese
- 1883 - Ivan Turgenev, scrittore
- 1893 - James Harrison, pioniere australiano della refrigerazione meccanica (n. 1816)
- 1914 - Albéric Magnard, compositore
- 1948 - Edvard Benes, Presidente della Cecoslovacchia
- 1949 - Eugenio Lazzareschi, storico italiano
- 1962 - e. e. cummings, poeta
- 1964 - Stewart Holbrook, scrittore statunitense
- 1967 - Woody Guthrie, musicista e cantautore statunitense
- 1969 - Ho Chi Minh, rivoluzionario vietnamita
- 1970 - Vince Lombardi, allenatore di football americano
- 1974 - Harry Partch, compositore di musica microtonale
- 1980 - Duncan Renaldo, attore
- 1982 - Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale dei Carabinieri e Prefetto di Palermo, ucciso dalla mafia assieme alla moglie ed all'agente di scorta.
- 1989 - Gaetano Scirea, calciatore (n. 1953)
- 1991 - Frank Capra, regista statunitense
- 2001 - Pauline Kael, critica cinematografica statunitense
- 2003 - Rudolf Leiding, progettista d'auto, CEO della Volkswagen
- 2005 - Ekkehard Schall, attore e drammaturgo tedesco (n. 1930)

Feste e ricorrenze

Nazionali

Religiose

Santi cattolici:
- Santa Febe, coadiutrice di San Paolo
- San Gregorio I detto Magno, Papa e dottore della Chiesa
- San Mansueto di Toul, vescovo
- San Marino

Laiche

03 ja:9月3日 ko:9월 3일 simple:September 3 th:3 กันยายน

Calendario gregoriano

Il Calendario gregoriano è in vigore dal 15 ottobre 1582, che è seguito al 4 ottobre del Calendario giuliano. Il 4 ottobre 1582 fu infatti stabilito che il giorno successivo sarebbe stato non il 5 ottobre, ma il 15 ottobre. Questa decisione si rese necessaria in quanto essendo un anno giuliano lungo 365 giorni e 6 ore, e dunque in eccesso di 11 minuti e 14 secondi rispetto all'anno solare, il calendario giuliano accumulava un giorno di ritardo ogni 128 anni. Come conseguenza di ciò, al 4 ottobre 1582 la differenza accumulata nei secoli era ormai di 10 giorni; questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche effettuate, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo. Per rimettere le cose a posto, si decise di compiere il "salto" di giorni, e di modificare il metodo di computo del tempo in modo da tener conto del ritardo accumulato. La nuova regola prevedeva che venissero saltati gli anni bisestili degli anni terminanti con 00 (multipli di 100) salvo quelli multipli di 400. Quindi sono bisestili tutti gli anni divisibili per 4 (per i quali la divisione per 4 ha come resto zero), tranne gli anni multipli di 100, ma non di 400. Da questo si deduce che 1700 e 1800 non sono bisestili, mentre 1600 è bisestile come anche 1604. Questa suddivisione porta nel calendario gregoriano una periodicità di 400 anni equivalenti a 365
- (300 + 3) + 366
- (96 + 1) = 146.097 giorni (dove 300 sono gli anni non divisibili per 4; 3 sono gli anni terminanti con 100, 200, 300; 96 sono gli anni divisibili per 4; e 1 l'anno terminante con 400). Poiché 146.097 è divisibile per 7 si ha anche la ciclicità settimanale ogni 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali ogni 400 anni; il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, ... È stata introdotta questa regola, che sembra abbastanza contorta, per poter creare un calendario che fosse abbastanza preciso ed evitasse di effettuare aggiustamenti vari (soppressione o creazione di giorni ogni tot di mesi, per far coincidere le stagioni con i mesi). Il calendario gregoriano apporta una discreta precisione, di molto superiore a tutti i calendari che l'hanno preceduto nel vecchio mondo; infatti tale calendario, in media sui 400 anni, è di solo 26 secondi circa più lungo del periodo di orbita della Terra intorno al Sole. Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905 per non avere, per esempio, che la primavera inizi il 20 di marzo al posto del 21. Il calendario gregoriano entrò subito in vigore in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo. Nell'arco di due anni venne adottato pure nei territori cattolici tedeschi, dei Paesi Bassi e svizzeri e in Belgio e, nel 1587, in Ungheria. In seguito, ma non immediatamente, si uniformarono anche gli stati luterani, calvinisti e anglicani: gli stati tedeschi incominciarono ad introdurlo agli inizi del 1700 e in maniera completa nel 1775, in Gran Bretagna e colonie inglesi nel 1752 (una legge del 1751 stabiliva che dall'anno successivo tutti i territori di tutto il mondo sotto il dominio inglese adottassero tale calendario) e in Svezia nel 1753. In altri paesi, tra cui quelli di confessione ortodossa, il vecchio calendario è rimasto in vigore fino ai primi decenni del secolo scorso: in Russia è stato introdotto dal governo rivoluzionario nel 1918, mentre la Chiesa Ortodossa russa (con quella di Serbia e di Gerusalemme) ha continuato a mantenere il calendario giuliano. Da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane. A dire il vero, il calendario entrato in uso nei paesi ortodossi ha una regola leggermente diversa per decidere quali anni multipli di 100 sono bisestili: sono infatti quelli per cui, prendendo il numero dei secoli e dividendolo per 9, il resto è 2 oppure 6. Il primo anno in cui ci sarà una differenza con il calendario gregoriano sarà il 2800. La scelta dovrebbe servire ad accordare meglio la durata dell'anno con quella astronomica. Le Chiese Ortodosse (ad eccezione di quella finlandese) hanno, invece, mantenuto il vecchio metodo di calcolo della festività di Pasqua e di quelle ad essa collegate, Ascensione e Pentecoste. Nel calendario gregoriano è stato scelto come anno 1 (anno iniziale) l'anno di nascita di Gesù (anche se ci si accorse poi che i calcoli fatti erano errati in eccesso di circa 7 anni, quindi Gesù dovrebbe essere nato intorno all'anno 7 AC). Ne consegue che tutti gli anni dall'anno 1 in poi sono detti anni dopo la nascita di Cristo e possono essere indicati con la sigla finale DC (Dopo Cristo). Invece per gli anni precedenti alla nascita di Cristo sono seguiti dalla scritta AC (Avanti Cristo). Tutti gli anni senza sigla finale si intendono anni successivi alla nascita di Gesù, mentre quelli precedenti si possono indicare anche con un numero negativo. Il primo anno prima dell'anno 1 DC è l'anno 1 AC e quindi nel calendario gregoriano non esiste l'anno zero, inoltre ogni nuovo decennio, centennio, millennio, ... inizia sempre con l'anno terminante con uno e non con zero, altrimenti il primo decennio, centennio, millennio, ... non sarebbe composto rispettivamente da dieci, cento, mille, ... anni. Per esempio il primo decennio deve essere composto da 10 anni e quindi comprende gli anni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e quindi il secondo decennio inizia con l'anno 11. Così il terzo millennio inizia con l'anno 2001. il 1° gennaio 4713 AC è il Giorno Giuliano (JD) zero (il giorno 1 inizia alle 12AM del detto giorno) che fu introdotto dall'astronomo francese di Agen Josephus Justus Scaliger nel 1583. Egli assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo, in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto. Lo chiamò "Giuliano" dal nome di suo padre: il padovano Giulio Cesare della Scala. Il 4713 AC è il minimo anno che in teoria può assumere il calendario gregoriano ed è anche l'anno minimo possibile in molti programmi.

Voci correlate


- Calendario giuliano
- Calendario romano
- anno bisestile
- calcolo della Pasqua

Collegamenti esterni

Maggiori dettagli si possono trovare sul sito [http://www.liceofoscarini.it/didattic/astronomia/astro/cal_giuliano.html dettagli sul Calendario giuliano] Gregoriano als:Gregorianischer Kalender ja:グレゴリオ暦 ko:그레고리력 ms:Kalendar Gregory simple:Gregorian calendar th:ปฏิทินเกรกอเรียน

Anno

Un anno indica un periodo di tempo pari a quello impiegato dalla Terra per completare la sua orbita attorno al Sole. Un anno è diviso in 365 giorni, ma poiché la Terra completa la sua orbita in un tempo leggermente superiore si è reso necessario introdurre degli anni bisestili composti da 366 giorni, per correggere la discrepanza. Per estensione il termine anno si applica al periodo orbitale di qualsiasi pianeta, nel qual caso anno viene fatto seguire da un aggettivo (come in anno marziano). In astronomia, vengono definiti diversi tipi di anno:
- anno siderale: definisce il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della propria orbita, misurata relativamente a un insieme di punti di riferimento (come le stelle fisse). La sua durata media è di 365,256363051 giorni (365g 6h 9m 10s). :La reale durata dell'anno varia, in quanto il movimento della Terra è influenzato dalla gravità della Luna e degli altri pianeti.
- anno tropico: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione, con riferimento alla struttura formata dall'intersezione tra l'ellittica (il piano su cui orbita la Terra) e il piano dell'equatore (il piano perpendicolare all'asse di rotazione della Terra). A causa della precessione, questa struttura arretra leggermente lungo l'ellittica, rispetto alle stelle fisse. Come conseguenza, l'anno tropico è leggermente più breve di quello siderale. La sua durata media corrisponde a 365,24218967 giorni (365d 5h 48m 45s).
- anno anomalo: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della sua orbita con rispetto ai suoi apsidi. L'orbita terrestre è ellittica; i punti estremi dell'ellisse, chiamati apsidi, sono: # il perielio, dove la Terra è più vicina al Sole (attorno al 2 gennaio) # l'afelio, quando la Terra è più lontana dal Sole (attorno al 2 luglio). :A causa dell'interferenza gravitazionale degli altri pianeti, la forma e l'orientamento dell'orbita non sono fissi, e gli apsidi si spostano lentamente rispetto ai punti di riferimento. Per questo, l'anno anomalo è leggermente più lungo dell'anno siderale. In media 365,259635864 giorni (365g 6h 13m 52s).
- anno eclittico: il periodo impiegato dal Sole (come viene visto dalla Terra) per completare una rivoluzione con riferimento a un nodo lunare, dell'orbita della Luna (il punto in cui l'orbita lunare interseca l'ellittica). Questo periodo è associato con le eclissi: avviene solo quando sia il Sole che la Luna sono vicini a uno di questi nodi; quindi le eclissi avvengono entro circa un mese ogni mezzo anno eclittico. Ci sono quindi due stagioni eclittiche ogni anno. La durata media dell'anno eclittico è di 346,620075883 giorni.
- similarmente all'anno eclittico, viene definito un periodo in cui il Sole (come viene visto dalla Terra) completa una rivoluzione con riferimento al perigeo dell'orbita lunare. Questo periodo, poco citato nella letteratura astronomica, è associato con la dimensione apparente della Luna piena, e anche con la durata variabile del mese sinodico. La durata di questo periodo è di 411,78443029 giorni. Il Calendario normalmente cerca di adeguarsi all'anno tropico, poiché le stagioni sono determinate da questo tipo di anno. Per ragioni pratiche l'anno del calendario è composto da un numero intero di giorni. Nel calendario attualmente in uso della società occidentale, il calendario gregoriano, gli anni hanno 365 giorni. Allo scopo di tenerlo sincronizzato con l'anno tropico, ogni quattro anni il calendario conta 366 giorni. La principale eccezione al calendario gregoriano è il calendario islamico, un calendario lunare senza anni bisestili, nel quale le ricorrenze si spostano attraverso le stagioni. L'anno giuliano: base del calendario giuliano aveva una durata di 365,25 giorni. L'anno gaussiano dura 365,2568983 giorni, ed è derivato dalla "costante gravitazionale gaussiana" che viene espressa in unità del sistema solare. L'anno besseliano: è un anno tropico che inizia quando il Sole raggiunge la longitudine ellittica di 280°. Tale longitudine viene sempre raggiunta attorno al 1 gennaio. Prende il nome dall'astronomo e matematico del XIX secolo Friedrich Bessel.

Voci correlate


- Anno luce Categoria:Astronomia e Astrofisica Categoria:Unità di tempo ja:年 ms:Tahun simple:Year zh-min-nan:Nî

301

Eventi


- Conversione al cristianesimo del re d'Armenia Tiridate
- Editto dei prezzi di Diocleziano
- Sant'Antonio Abate fonda l'ordine degli anacoreti
- 3 settembre: Indipendenza della Repubblica di San Marino.

Nati

Morti

001

San Marino

(Nota: Se cercavi informazioni sul santo di nome Marino vedi San Marino martire) ---- La Serenissima Repubblica di San Marino è un piccolo Stato (60,5 km², 28.880 abitanti, capitale Città di San Marino) dell’Europa meridionale. È un’enclave dell'Italia, compresa tra l'Emilia-Romagna a nord (provincia di Rimini) e le Marche a sud (provincia di Pesaro e Urbino). San Marino è ritenuta la più antica repubblica del mondo: la tradizione ne fa risalire la fondazione al 301 d.C. La lingua ufficiale è l’italiano.

Storia

La tradizione fissa la fondazione dello Stato il 3 settembre 301 d.C. ad opera del Santo Marino, rifugiatosi sul Monte Titano per fuggire dalle persecuzioni anticrisitane. La Repubblica è stata sottoposta al vincolo feudale del vescovo di San Leo fino al 1351, quando dopo essere già stata riconosciuta dallo Stato della Chiesa, diviene un libero comune. Già agli inizi del secolo XIV secolo, infatti, San Marino partecipa ad una lega ghibellina insieme alle città di Arezzo, Cagli, Forlì, Osimo, Urbino. Durante il Medioevo e l’età rinascimentale, San Marino sviluppa peculiari istituzioni di autogoverno, che tuttavia si indeboliscono a partire dal 1700, quando il potere viene sostanzialmente preso dalle famiglie patrizie. Questa situazione perdura fino al 1906. Durante il Risorgimento, San Marino costituì un rifugio sicuro per molti dei personaggi che parteciparono ai moti di quegli anni. L’appoggio fornito a Garibaldi permise di negoziare e ottenere la garanzia dell’indipendenza dall’Italia. Subito dopo l’Unità il riconoscimento della sovranità venne sancito un trattato di amicizia. San Marino conobbe un regime fascista, che ispirandosi a quello italiano si pose a tutela degli interessi della classe borghese e patrizia. Durante la Seconda Guerra Mondiale, San Marino rimase neutrale. Ciò consentì di accogliere oltre 100.000 rifugiati. Tuttavia, la neutralità non impedì al Paese di essere bombardato e invaso. Nel dopoguerra si alternano governi di sinistra, con la presenza del Partito Comunista, e di centro, supportati dal Partito Democratico Cristiano. Nel 1960 venne riconosciuto il voto alle donne. Dal 1992 San Marino è membro effettivo dell’ONU.

Geografia

San Marino () è il terzo Paese più piccolo d’Europa. Lo Stato sorge sull’Appennino_tosco-emiliano: il Monte Titano è il punto più alto del Paese. Il clima è mediterraneo, con estati calde e inverni miti. Il territorio dello Stato è suddiviso in 9 municipalità dette Castelli. La popolazione di 28.880 abitanti (2005, stima) è composta in prevalenza da cittadini sammarinesi e italiani. La religione prevalente è quella cattolica, la lingua è l’italiano. L’economia è fondata sul turismo, le altre principali attività sono l’intermediazione finanziaria, l’industria leggera, l’emissione di francobolli e di monete da collezione. La Repubblica può contare su un costante avanzo di bilancio e non ha debito pubblico.

Politica

San Marino è una repubblica parlamentare. Gli organi costituzionali della Repubblica sono:
- il Consiglio Grande e Generale, il parlamento monocamerale di 60 membri eletti con sistema proporzionale
- il Congresso di Stato, l’organo esecutivo formato da 10 Segretari di Stato
- i Capitani Reggenti, i due Capi di Stato che esercitano collegialmente funzioni prevalentemente simboliche
- il Consiglio dei XII, organo giudiziario
- le Giunte di Castello La maggioranza al governo è composta dal 2003 da Partito Democratico Cristiano, Partito Socialista e Partito dei Democratici. Il sistema giudiziario è di diritto civile, che risente dell’influenza del diritto italiano; è previsto che i giudici ordinari siano stranieri. La Repubblica di San Marino detiene un primato nel mondo. E' infatti la Nazione che ha il più breve periodo di permanenza in carica del suo capo dello Stato. I due capi dello Stato - i Capitani Reggenti - durano in carica solo sei mesi. Ogni aprile e ogni ottobre vengono eletti i nuovi Capitani. In Europa, solo la Svizzera (altro Paese confinante con l'Italia) ha una breve durata del capo dello Stato: un anno.

Viabilità

Le norme per la guida e la circolazione sono sostanzialmente analoghe a quelle previste per l'Italia.

Voci correlate

2003 2003
- Difesa a San Marino
- Cultura di San Marino
- Comunicazioni a San Marino
- Trasporti a San Marino
- Chiesa cattolica di San Marino

Collegamenti esterni


- [http://www.sanmarinonotizie.com Tutte le notizie dalla Repubblica]
- [http://www.omniway.sm Il Portale di San Marino]
- [http://www.sanmarinosite.com Il Portale della Repubblica di San Marino]
- [http://www.elezioni.sm/src/elezioni La Pagina dedicata alle elezioni]
- [http://www.sanmarinortv.sm RTV San Marino]
- [http://www.educazione.sm/scuola/servizi/CD_virtuali/lavori_scuole/sanmarino/fascismo.htm Il Fascismo a San Marino]
- [http://www.consigliograndeegenerale.sm Consiglio Grande e Generale]
- [http://www.fsgc.sm/ FGCS]
- [http://www.cia.gov/cia/publications/factbook/geos/sm.html]
- [http://www.bandaserravalle.sm La secolare Banda di Serravalle]
- [http://www.sanmarinoconcertband.sm San Marino Concert Band]
- [http://www.rsm.splinder.com Il blog di informazione e cultura sammarinese]
-
ja:サンマリノ ko:산마리노 ms:San Marino simple:San Marino th:ประเทศซานมารีโน zh-min-nan:San Marino

590

Eventi


- Autari, re dei Longobardi, termina il suo regno

Nati

Morti

090 ko:590년 nb:590

Papa

), Giovanni Paolo II]] Papa è il titolo detenuto dal vescovo di Roma e dai patriarchi di Alessandria d'Egitto. Ad assumere il titolo di papa fu Siricio, mentre il suo predecessore, Damaso, fu verosimilmente il primo vescovo di Roma ad essere acclamato pontefice, dopo la rinuncia dell'imperatore Graziano a tale carica. Attualmente il soglio pontificio è occupato da Joseph Alois Ratzinger con il nome da lui scelto, Papa Benedetto XVI.

Nella Chiesa antica

Già al Primo concilio di Nicea (19 giugno 325) venne riconosciuta la preminenza di alcune sedi patriarcali: "In Egitto, nella Libia e nella Pentapoli siano mantenute le antiche consuetudini per cui il vescovo di Alessandria abbia autorità su tutte queste province; anche al vescovo di Roma infatti è riconosciuta una simile autorità. Ugualmente ad Antiochia e nelle altre province siano conservati alle chiese gli antichi privilegi." Mentre la sede di Roma si ritiene fondata dall'apostolo Pietro, quella di Alessandria fu fondata dall'evangelista Marco, sebbene la tradizione relativa non sia antica come quella di Roma.

Il ruolo del papa nella Chiesa cattolica

evangelista Marco evangelista Marco Nella Chiesa cattolica il papa di Roma ha compiti a diversi livelli, locale e universale: Alla base il papa è il vescovo della diocesi di Roma. Questo ufficio determina tutti gli altri, cioè il papa è tale in quanto vescovo di Roma e non viceversa. Il papa è inoltre arcivescovo metropolita della provincia ecclesiastica romana, una delle antiche sedi apostoliche. Poichè la fondazione della sede di Roma viene fatta risalire a San Pietro, il papa viene anche detto successore del principe degli apostoli. Il papa è anche il primate della chiesa cattolica italiana. Egli è inoltre il patriarca della Chiesa latina, la più estesa fra le chiese cattoliche. Questo ruolo viene riconosciuto anche dalle Chiese ortodosse separate da Roma, ma che hanno mantenuto la disciplina canonica della chiesa antica. Da questo ruolo patriarcale derivano i titoli condivisi con altri patriarchi di sua santità o santo padre. Nella Chiesa cattolica al papa viene assegnato un ruolo universale, non accettato dalle altre chiese, derivato dall'essere successore di Pietro. Egli è capo del collegio episcopale ed è una fonte del magistero ecclesiastico che può esercitare da solo o con i vescovi nel Concilio ecumenico; in particolare egli è infallibile quando definisce ex cathedra verità essenziali circa la fede e la morale. Nell'esercizio del suo potere il Papa è coadiuvato dal collegio dei cardinali e dalla Curia romana. Il Codice di diritto canonico definisce il Papa Organo supremo della potestà di giurisdizione e in lui si assommano i poteri legislativo, esecutivo e amministrativo; oggetto della sua giurisdizione sono: la fede, i costumi e la disciplina ecclesiastica; la sua giurisdizione si estende a tutte le singole chiese, a tutta la gerarchia ecclesiastica e a tutti i fedeli. In questa veste viene anche chiamato sommo pontefice della Chiesa Universale e Servo dei servi di Dio. Il papa riveste anche un ruolo "secolare" in quanto sovrano della Santa Sede e dello stato della Città del Vaticano, che è un soggetto della diplomazia e del diritto internazionale.

L'infallibilità papale

Il dogma dell'infallibilità papale, contenuto nella costituzione dogmatica della Chiesa Pastor Aeternus approvato dal Concilio Vaticano Primo il 18 luglio 1870, nell'imminenza della fine del potere temporale, afferma che il papa deve essere considerato infallibile quando parla ex cathedra, cioé quando esercita il "suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani" [...] e "definisce una dottrina circa la fede e i costumi". Pertanto quanto da lui stabilito "vincola tutta la Chiesa". Tale prerogativa non è generalmente accettata dalle altre confessioni cristiane.

L'elezione del papa

Le modalità di elezione del papa hanno subito numerose trasformazioni nel corso dei secoli. Inizialmente veniva eletto dal popolo e dal clero romano. Alcuni papi vennero nominati dall'imperatore del Sacro romano Impero. Attualmente l'elezione del Papa viene decisa dai cardinali riuniti in conclave (diritto risalente al 1059) tramite votazione segreta che richiede la maggioranza dei due terzi. Il conclave si riunisce non prima di quindici giorni e non oltre i ventidue dalla morte del precedente pontefice. Per gli scrutini si tengono quattro votazioni al giorno e il loro esito è segnalato ai fedeli all'esterno con una fumata, nera se negativo, bianca se positivo. Qualsiasi maschio battezzato può essere eletto Papa e se non ha ancora ricevuto gli ordini sacri gli vengono subito conferiti e viene consacrato vescovo. Le norme in vigore per la sede vacante, per lo svolgimento del conclave e per l'elezione del nuovo papa sono state promulgante nella costituzione apostolica Universi Dominici Gregis da Papa Giovanni Paolo II nel 1996.

Il nome dei papi

È tradizione che il nuovo papa scelga per sé un nuovo nome. Il primo papa a cambiare il suo nome di battesimo fu, nel 533, papa Giovanni II che in realtà si chiamava Mercurio e ritenne perciò inappropriato che il vescovo di Roma avesse il nome di una divinità pagana. Dopo di lui anche altri papi scelsero un nuovo nome, o perché avevano nomi sgradevoli o perché stranieri. Nessuno di nome Pietro volle poi chiamarsi Pietro II come forma di rispetto per San Pietro. Alla fine cambiare il nome divenne una regola che ebbe tuttavia qualche eccezione. Ad esempio Adriano Breakspear fu Adriano IV, Marcello Cervini fu Marcello II.

Voci correlate


- Diocesi di Roma
- Patriarcato di Alessandria
- Elenco dei Papi
- I 10 pontificati più lunghi
- I 10 pontificati più brevi
- Anello del pescatore
- Profezia sui papi
- Papi riformatori

Collegamenti esterni


- [http://145.253.206.229/benedetto/ - Benedetto XVI a Colonia nel 2005]
- [http://www.tuttipapi.it/index.htm Tuttipapi.it] cronologia - ritratti, cenni biografici, stemmi dei sommi pontefici, palazzi, tombe, epitaffi, mausolei e curiosità Categoria:Diritto canonico Categoria:Ministeri della Chiesa Cattolica Categoria:Vaticano als:Papst ja:ローマ教皇 ko:교황 ms:Paus (Katholik) simple:Pope th:พระสันตะปาปา

Riccardo I d'Inghilterra

Riccardo I d'Inghilterra (8 settembre 11576 aprile 1199) fu re d'Inghilterra dal 1189 al 1199. È noto anche con il nome di Riccardo Cuor di Leone. Venne considerato un eroe ai suoi tempi e, successivamente, è descritto così in molti lavori letterari.

Biografia

Terzo figlio legittimo di Enrico II d'Inghilterra, Riccardo non si sarebbe mai aspettato di arrivare fino al trono d'Inghilterra. Tuttavia era il figlio favorito da sua madre, Eleonora d'Aquitania. Nonostante fosse nato a Oxford, considerava la Francia come sua patria. Quando i suoi genitori si separarono, rimase con la madre Eleanora e venne investito del ducato di Aquitania nel 1168 e di Poitiers nel 1172. Ciò era il premio di consolazione per il fatto che suo fratello più anziano, Enrico il Giovane, era stato designato come successore alla corona dal loro padre. Nel 1170, il quindicenne Enrico il Giovane venne incoronato re congiunto d'Inghilterra come Enrico III, quando ancora il padre era in vita. Non avendo mai realmente regnato non viene annoverato tra i sovrani britannici. Viene definito il Giovane per distinguerlo dal sovrano Enrico III suo nipote. Nel 1173, Riccardo e i suoi fratelli Enrico e Goffredo entrarono in rivolta con il loro padre, istigati dalla madre e dal re di Francia Filippo II Augusto. Il loro obiettivo era quello di detronizzare Enrico II e lasciare Enrico il Giovane come unico re d'Inghilterra. Enrico II invase l'Aquitania due volte. Riccardo fu l'ultimo dei suoi fratelli ad arrendersi al padre, benché alla fine si rifiutasse di affrontarlo faccia a faccia. Dopo diciotto mesi, nel 1174, chiese il perdono del padre e gli giurò fedeltà. Dopo il fallimento della rivolta, Riccardo fu impegnato a sedare le sommosse interne dei nobili insoddisfatti di Aquitania, soprattutto nel territorio della Guascogna. La crudeltà nel suo regno aumentò e portò a una rivolta maggiore nel 1183. La reputazione di Riccardo si fece terribile a causa di stupri e omicidi. I ribelli cercarono di detronizzare Riccardo e per farlo, chiesero l'aiuto proprio dei suoi fratelli Enrico e Goffredo. Il loro padre, temendo che la guerra potesse portare alla distruzione del regno, intervenne con l'esercito a favore del figlio Riccardo. La morte di Enrico il Giovane l'11 giugno 1183, concluse la sommossa e Riccardo poté rimanere nel suo trono. | width="30%" align="center" rowspan="2"|Predecessore:
Enrico II | width="40%" align="center"|Re d'Inghilterra
1189–1199 | width="30%" align="center" rowspan="3"|Successore:
Giovanni |- | width="40%" align="center"|Duca di Normandia
1189–1199 |- | width="30%" align="center" rowspan="2"|… con Enrico il Giovane | width="40%" align="center"|Conte del Maine
1189–1199 |- | width="40%" align="center" | Conte d'Angiò
1189–1199 | width="30%" align="center" | Successore:
Arturo |- | width="30%" align="center" |… con Eleonora | width="40%" align="center" | Duca d'Aquitania
1189–1199 | width="30%" align="center" | Successore:
Giovanni Categoria:Biografie Categoria:Sovrani britannici Categoria:Duchi di Normandia Categoria:Conti d'Angiò ja:リチャード1世 (イングランド王) simple:Richard I of England th:ริชาร์ดที่ 1 แห่งอังกฤษ

Westminster

Westminster è un quartiere nel centro di Londra, all'interno della City of Westminster.

Altri usi

Il nome "Westminster" è spesso utilizzato per riferirsi a:
- il Palazzo di Westminster, che ospita il parlamento del Regno Unito;
- l'Abbazia di Westminster, il luogo tradizionale di incoronazione e di funerale per i monarchi britannici;
- la Scuola di Westminster, una scuola pubblica con una lunga storia;
- il sistema di Westminster, il sistema democratico di governo come si è evoluto al Regno Unito. Questo sistema è utilizzato anche in altre nazioni, in particolare nel Commonwealth. Westminster è anche il nome di altre città, negli Stati Uniti:
- Westminster, California
- Westminster, Colorado
- Westminster, Maryland
- Westminster, Massachusetts
- Westminster, Carolina del Sud
- Westminster, Vermont Categoria:Londra

1260

Eventi


- 4 settembre - Battaglia di Montaperti

Nati

Morti

060 ko:1260년

Guerra civile inglese

Nella prima metà del XVII secolo la borghesia inglese, in via di rapida ascesa, non era più disposta a lasciare nelle mani del re il potere esclusivo di decidere sulle condizioni generali dell'agricoltura, dell'industria, dei commerci e, sulla politica complessiva del regno. Gli scontri fra la Camera dei Comuni e la Corona, portarono alla rivoluzione durante il regno di Carlo I (1625-1649). Il governo di Carlo I rimase senza il controllo del Parlamento dal 1629 al 1640 e impose al Paese un regime assolutistico. Un'insurrezione in Scozia, fra il 1638 e il 1639, costrinse il re a riconvocare il Parlamento per ottenere i finanziamenti necessari a condurre l'azione repressiva contro i rivoltosi, ma dovette affrontare l'opposizione dei deputati, decisi a porre fine all'arbitrio del sovrano. Nonostante lo scioglimento precoce del Corto Parlamento (maggio 1640), la guerra contro la Scozia lo costrinse a riconvocarlo e le rivendicazioni dell'assemblea furono riprese dal Lungo Parlamento (1640-1653). Il Parlamento, guidato da John Pym, nel 1641, presentò una "Grande Rimostranza", chiedendo riforme e condannando gli abusi, mentre i cattolici irlandesi si sollevavano. Un tentativo fallito di Carlo I di arrestare i maggiori esponenti dell'opposizione parlamentare (gennaio 1642) scatenò la guerra civile. Dalla parte del re si schierarono i nobili e le regioni più arretrate del Paese, dalla parte del Parlamento la borghesia e le regioni più progredite, facenti capo a Londra. Oliver Cromwell, uomo di profonda fede puritana e di grande intelligenza politica, organizzò l'esercito parlamentare (New Model Army) e lo guidò alla vittoria; poi, epurato il Parlamento dei deputati moderati e decapitato il re (febbraio 1649), stroncò brutalmente l'insurrezione irlandese (1650), sconfisse gli Scozzesi e, mentre il Paese, diviso fra monarchici e radicali, rischiava di sgretolarsi, salvò la rivoluzione esercitando un potere dittatoriale, sancito dalla sua nomina a Lord Protettore (1653). Mediante una fortunata politica estera (guerra contro l'Olanda per imporle l'Atto di navigazione del 1651; accordi vantaggiosi con Danimarca, Svezia e Portogallo), Cromwell favorì lo sviluppo economico dell'Inghilterra, che acquisì una posizione di primaria importanza sul piano internazionale; nella politica interna egli impose però al paese un pesante controllo, ispirato a rigidi principi religiosi e morali. Alla sua morte (1658), dopo un breve periodo di caos, la monarchia fu restaurata e salì al trono Carlo II (1660-1685), ma quando Giacomo II, successore di Carlo II, tentò di ristabilire l'assolutismo, fu deposto. Gli successe Guglielmo III d'Orange (1689-1702), che fu riconosciuto come sovrano dal Parlamento solo a patto ch'egli accettasse una Dichiarazione dei diritti, intesa a stabilire in modo univoco i limiti del potere regio. Il nuovo regime fu, dunque, una monarchia costituzionale, sottoposta ad un effettivo controllo del Parlamento. Entro i limiti imposti dalla situazione concreta, si attuavano così i principi elaborati da John Locke che, contestando le dottrine di Thomas Hobbes, teorico dell'assolutismo, concepì lo Stato come istituzione rivolta a salvaguardare la libertà e i "diritti naturali" dei cittadini.

Classi e idee nella rivoluzione inglese

I contrasti fra la Corona e il Parlamento si inasprirono durante il regno di Carlo I Stuart (1625-1649), e si tradussero nella guerra civile, nel regicidio e nella proclamazione della repubblica. Da una parte si schierarono il re ed i suoi sostenitori: i nobili che ricavavano le proprie rendite da ciò che sopravviveva del sistema feudale, i loro fittavoli, i loro servi e l'alta borghesia, legata alla monarchia perché ne aveva ottenuto privilegi e monopoli a scapito della rimanente classe media. Dall'altra si allinearono la piccola e media borghesia e la folla eterogenea delle classi più infime, in particolare il nuovo proletariato, prodotto dal recente sistema delle enclosure (la recinzione delle terre che in precedenza erano di uso comune). I grandi proprietari terrieri infatti, dalla seconda metà del XVI secolo, modificarono radicalmente le pratiche agrarie recintando i terreni coltivabili, espellendo i piccoli possidenti e sfrattando gli affittuari, negando l'accesso alla terra a migliaia di persone che andarono ad ingrossare le fila del proletariato urbano producendo il caratteristico disordine sociale dell'epoca. Il Parlamento aveva l'appoggio dell'Est e del Sud, zone ricche e relativamente sviluppate, e di quasi tutte le città di qualche importanza, mentre il re controllava le zone arretrate del Nord e dell'Ovest, dove il feudalesimo era più forte, ma in queste stesse zone, i distretti della produzione tessile ed i maggiori porti di mare furono fortezze della resistenza parlamentare. La borghesia inglese, alla quale molto avevano giovato la vittoria sull'Invincibile Armata (1588) e l'indebolimento della Spagna ormai incapace di controllare l'Atlantico e il Mediterraneo, si stava affermando come la più potente d'Europa: commercio, industria ed allevamento prosperavano. La prosperità dei borghesi che grazie alla proprietà fondiaria partecipavano all'amministrazione del Paese, diventavano influenti nelle elezioni e nel Parlamento ed aspiravano alle cariche nella Chiesa, nell'esercito, nello Stato, fomentò l'ostilità dei nobili, le cui rendite erano rimaste fisse e ed erano ormai inadeguate all'aumento dei prezzi. Lo sviluppo del capitalismo nelle campagne e nelle città stava progressivamente riducendo le fonti vitali cui attingevano la nobiltà e la Corona, e l'impegno di Carlo I nella difesa delle prerogative regie nasceva dalla consapevolezza che l'abbandono dell'assolutismo avrebbe significato la cessione del potere alla nuova classe dirigente borghese. La borghesia, d'altronde, non poteva accettare i controlli che la monarchia tentava di imporre all'attività economica e rifiutava il metodo dei monopoli che il re vendeva a ristrette oligarchie di mercanti. Perciò la borghesia chiedeva una costituzione, e si batteva contro l'episcopalismo anglicano, supporto dell'assolutismo regio. Inoltre nella coscienza dei capi della rivoluzione prevalevano gli argomenti politici e soprattutto religiosi.

L'assolutismo di Carlo I

Il contrasto di classe si manifestò in un primo tempo come tensione fra Corona e Parlamento. I rappresentanti della Camera dei Comuni pretesero di controllare il potere esecutivo e di approvare i ministri del re, si ribellarono contro gli arresti ordinati arbitrariamente dal re e contro ogni tentativo regio di imporre tasse che non fossero state approvate dai rappresentanti stessi, avversarono l'episcopalismo della monarchia in nome di una concezione più democratica (presbiteriana) della vita religiosa. Il Parlamento, sciolto più volte fra il 1625 e il 1626, dovette però essere nuovamente convocato da Carlo I nel 1628, perché approvasse le tasse necessarie a finanziare una spedizione in appoggio degli ugonotti assediati dal Richelieu a La Rochelle. Ma la Camera dei Comuni rifiutò di votare la contribuzione se non venivano prima riconosciuti i suoi diritti, e formulò una Petizione dei diritti, che il re approvò, pensando di eluderla nella pratica. La spedizione in aiuto degli ugonotti di La Rochelle fallì, nel marzo del 1629, Carlo I sciolse ancora una volta la Camera e, per undici anni, governò senza Parlamento, tentando di edificare un solido regime assolutistico. Per eludere ogni controllo il re ricorse ad una serie di artifici fiscali che, senza essere formalmente dei veri e propri tributi, per i quali sarebbe occorsa l'approvazione del Parlamento, gli garantirono delle entrate costanti. Carlo I procedette sulle vie dell'assolutismo anche nel campo della giustizia: attribuendo la massima importanza ai tribunali speciali, docili strumenti della sua volontà. Nel Consiglio privato, costituito da pochi uomini scelti dal re e fidatissimi, primeggiavano Thomas Wentworth conte di Strafford che era stato fra i capi dell'opposizione, ma che, convintosi della necessità di un forte governo centrale, rimase fino all'ultimo fedelissimo servitore del sovrano e William Laud, arcivescovo di Canterbury, che organizzò attivamente la repressione di ogni tendenza religiosa non conformista. Ancora una volta l'episcopalismo anglicano sostenne il potere regio: consacrò il diritto divino del re, considerò come peccaminosa ogni affermazione rivolta a limitare le prerogative reali, proclamò che ogni resistenza al re era da condannare come atto di ribellione a Dio. La politica di Carlo I, rivolta alla sistematica edificazione dell'assolutismo, non trovò però sostegno nelle condizioni oggettive del Paese, perciò l'assolutismo non riuscì ad imporsi realmente in tutto il regno. Nulla vi era in Inghilterra che si avvicinasse agli eserciti continentali, strumento necessario di ogni assolutismo. Lo stesso rigoglio economico della Gran Bretagna, favorito dal non aver preso parte alla guerra dei trent'anni che imperversa in Europa, rafforzò la borghesia e la rese più capace di resistere all'arbitrio regio. Mentre in Inghilterra l'opposizione all'assolutismo regio si acuiva, in Scozia, dove Laud aveva voluto introdurre, ad umiliazione del presbiterianesimo locale, le strutture episcopali della Chiesa anglicana, mentre Carlo I aveva minacciato di confiscare i beni cattolici che erano stati distribuiti ai nobili ai tempi dello scisma da Roma, il malcontento esplose in aperta ribellione. La nobiltà e il clero presbiteriano scozzesi formarono un blocco compatto, che per motivi religiosi, economici e politici fra il 1638 e il 1639 passò dalla denuncia contro il "papismo" del sovrano alla guerra armata vera e propria. Pertanto, per reperire i mezzi finanziari indispensabili a reprimere la ribellione scozzese, dopo undici anni di assolutismo, Carlo I dovette convocare di nuovo il Parlamento (aprile 1640).

Dal "Corto Parlamento" alla guerra civile

Guidata da John Pym e da Hampden, la nuova Camera pose come condizione l'annullamento di tutta la legislazione assolutistica del precedente decennio. Perciò, dopo meno di due mesi, Carlo I sciolse l'assemblea che, per la sua brevissima durata fu detta "Corto Parlamento", ma la minaccia scozzese diveniva sempre più pericolosa, mentre le poche truppe mercenarie del re subivano una serie di sconfitte che resero necessario un governo sostenuto dall'appoggio dei rappresentanti del popolo. Così, ai primi di novembre dello stesso 1640, Carlo I fu costretto a convocare una nuova Camera che durò, con alterne vicende, sino al 1653 e fu perciò detta "Lungo Parlamento" (1640-1653). Il Parlamento procedette prima di tutto al sistematico smantellamento del sistema assolutistico costruito da Carlo I fra il 1629 e il 1640: gli artifici fiscali furono abrogati, i tribunali speciali furono sciolti, la Chiesa anglicana fu sottoposta ad una Commissione di controllo, ai vescovi fu interdetta ogni interferenza negli affari politici. Strafford e Laud furono condannati a morte. Nel 1641, i cattolici Irlandesi insorsero contro l'esoso dominio degli Inglesi protestanti, ne sterminarono alcune migliaia e minacciarono di spazzarli via dalla propria isola. Il comando dell'esercito da reclutare per la repressione della rivolta sarebbe spettato di diritto al re, ma poiché egli lo avrebbe usato non contro gli Irlandesi ma contro il Parlamento questo esitava ad ordinare il reclutamento. Il re, il 3 gennaio del 1642, irruppe con una scorta armata nell'aula parlamentare con l'intenzione di arrestare Pym, Hampden e altri esponenti dell'opposizione. L'atto provocatorio fallì, perché gli oppositori, avvertiti avevano avuto modo di mettersi in salvo, ma Carlo I dovette abbandonare Londra, rifugiandosi al Nord, mentre il Parlamento accantonava la questione irlandese e s'apprestava ad affrontare l'ormai inevitabile guerra civile.

Le guerre civili

Le forze più vive e più ricche della nazione appoggiavano il Parlamento: le città manifatturiere e commerciali, i porti, gli squires (gentiluomini di campagna) che avevano più stretti contatti col mondo degli affari, alcuni esponenti della nobiltà, come i conti di Essex e di Manchester che assunsero inizialmente il comando degli eserciti parlamentari e Londra stessa. La natura composita delle forze sociali che costituivano il blocco rivoluzionario fu però fonte di divisioni che emersero nel corso della guerra. L'avversione all'assolutismo regio e all'episcopalismo anglicano era il denominatore comune di tutte le correnti, ma ben diverse sono le prospettive dei due partiti che si stavano formando: il moderato e il radicale. I moderati, guidati dai conti di Essex e di Manchester, rappresentavano i grandi proprietari terrieri e i mercanti più ricchi; essi professavano la religione presbiteriana e volevano una Chiesa di Stato, benché non più controllata dai vescovi, ma retta da un consiglio degli anziani e da un'assemblea generale. I radicali rappresentavano la borghesia terriera e imprenditoriale, gli artigiani e tutti coloro che non erano disposti a venire a compromessi col re: pur appartenendo a diverse confessioni protestanti, essi si dichiararono indipendenti, perché erano fautori di una Chiesa decentrata e democratica, che lasciasse ampio margine di libertà alle singole congregazioni e ai singoli individui (fatta eccezione per i cattolici). Dal punto di vista militare, la situazione immediata era favorevole al re, perché era appoggiato dalla maggioranza dei nobili, ben più esperti degli avversari nell'arte della guerra. L'esercito dei Cavalieri, così detto per l'estrazione sociale dei suoi comandanti, ottenne infatti, nel 1643, notevoli successi. Fra il 1643 e il 1645, però, Oliver Cromwell, riuscì a realizzare una riforma nell'esercito parlamentare (detto delle Teste Rotonde, perché i borghesi, al contrario dei nobili, usavano portare i capelli corti) non solo tecnica, ma anche etico–politica (mira a reclutare uomini che abbiano timor di Dio e coscienza di ciò che fanno). L'Esercito Nuovo Modello (New Model Army), rinnovato nello spirito, nell'armamento, nell'organizzazione, fu lo strumento della vittoria della rivoluzione sul re e della vittoria di Cromwell sui moderati presbiteriani. Duramente sconfitto a Marston Moor (luglio 1644) e a Naseby (giugno 1645), Carlo I si rifugiò presso gli Scozzesi (maggio 1646) che, nel gennaio del 1647, lo consegnano al Parlamento. La prima fase della guerra civile era conclusa. La maggioranza moderata del Parlamento, d'accordo con gli Scozzesi, chiedeva semplicemente che il re rinunciasse all'episcopalismo, aderendo all'introduzione della Chiesa presbiteriana in tutto il regno (Inghilterra, Scozia, Irlanda) e accettando che l'esercito finisse posto sotto il controllo del Parlamento per vent'anni, Ma il re non era disposto a nessuna concessione mentre l'esercito premeva per una soluzione radicale. Cromwell con il suo immenso prestigio riuscì ad indurre le truppe alla calma. Quando il Parlamento intimò l'immediato scioglimento dell'esercito, senza neppure pagare alle truppe gli arretrati (maggio 1647), Cromwell abbandonò Londra e raggiunse il Nuovo Modello, pur continuando a svolgere opera moderatrice. Nel giugno del 1647 egli contribuì a far approvare una dichiarazione dell'esercito, che si limitava a chiedere che la Camera dei Comuni fosse sciolta e che fossero indette nuove elezioni. Né Carlo, né il Parlamento, né la cittadinanza di Londra, schierata ora dalla parte dei moderati presbiteriani, erano però disposti alla minima concessione, sicché il Paese, precipitò di nuovo nel caos. Cromwell ,convinto che il seguito degli avvenimenti avesse dimostrato che Dio condannava il re e i suoi sostenitori, guidò il Nuovo Modello contro gli Scozzesi, li sconfisse a Preston (agosto 1648). Il re sembrava ormai disposto alle più ampie concessioni nelle trattative col Parlamento (settembre 1648), ma gli esponenti del Nuovo Modello, diffidarono della manovra e presentarono al Parlamento una Rimostranza, tutta riassumibile nel suo primo, chiarissimo articolo: "Il re sia portato davanti alla giustizia, perché egli è la causa di tutti i mali". Rimasti senza risposta, occuparono Londra e epurarono il Parlamento di tutti i deputati moderati - presbiteriani - filomonarchici (dicembre 1648). Ridotto a un centinaio di membri, il Troncone di Parlamento (Rump Parliament) condannò a morte il re: la sentenza, recante la firma di Cromwell, venne eseguita il 9 febbraio 1649. La decapitazione del re sconvolse buona parte della popolazione e il rischio di una rinnovata insurrezione monarchica consentì a Cromwell di instaurare un potere dittatoriale. Gli Scozzesi avevano riconosciuto come sovrano Carlo II, figlio di Carlo I, l'insurrezione irlandese era ancora in corso perché le guerre civili avevano impedito di organizzare una spedizione repressiva: I Levellers, fautori di una democrazia basata sul suffragio universale e di un rinnovamento sociale a favore delle classi più disagiate, d'accordo col Cromwell solo a proposito del destino da riservare al re, erano di nuovo all'apposizione. Essi persero però ogni rilevanza, dopo che l'ammutinamento di alcuni reparti da loro subornati fu duramente represso fra l'aprile e il maggio del 1649. Cromwell provvide prima di tutto a reprimere l'insurrezione in Irlanda, (1650) ricorrendo a stragi di intere popolazioni, infatti, ritenne che non si dovesse usare misericordia verso i cattolici-papisti. Le uccisioni e le confische di terre a favore dei vincitori ridussero gli Irlandesi in condizioni tali, che buona parte di loro dovette abbandonare la patria e cercare rifugio in America. Cromwell guidò quindi il Nuovo Modello contro gli Scozzesi e, mentre Carlo II si rifugiava in Francia, li costrinse alla resa. Alla Scozia fu però riservato un trattamento ben diverso da quello toccato all'Irlanda, tanto che il paese poté presto riprendersi e iniziare il processo di fusione con la nazionalità inglese. Al suo rientro in Londra (settembre 1651), Cromwell si impose come la massima autorità del paese, dapprima con un difficile rapporto col Rump Parliament, poi, dopo lo scioglimento di questo (aprile 1653), con sempre maggiore peso. Al colmo del suo prestigio, egli ottenne il titolo di Lord Protettore (1653), che, riconoscendogli il diritto di nominare un successore, gli conferì un potere quasi monarchico. Dopo la sconfitta dell'Irlanda e della Scozia, Cromwell poté consolidare il nuovo regime. I suoi ripetuti tentativi di farsi assistere da rinnovati organi parlamentari, ebbero però esiti negativi, perché si fondavano sul contraddittorio proposito di evitare il soverchio accentramento del potere, ma nello stesso tempo di non fornire nessuna occasione di rivincita ai monarchici, che in elezioni veramente libere avrebbero ottenuto notevoli successi. Efficace fu invece l'azione promossa dal Lord Protettore per la moralizzazione del clero, che fu affidata a una commissione, incaricata di allontanare i sacerdoti moralmente indegni, senza operare però discriminazioni di carattere ideologico. Ciò corrispondeva puntualmente al disegno del Cromwell, rigidissimo sulla questione morale, ma favorevole alla tolleranza religiosa nell'ambito del protestantesimo e nei limiti compatibili col regime. Le leggi furono aggiornate e semplificate, i costi dei procedimenti giudiziari abbassati, la qualità dei giudici decisamente migliorata. Le Province Unite Olandesi, uscite vittoriose dalla lotta contro la Spagna e ottenuto con la Pace di Westfalia (1648) il riconoscimento della propria indipendenza, erano diventate uno dei più ricchi e dei più progrediti Paesi d'Europa. Nell'agricoltura, nell'allevamento del bestiame, nella pesca, nell'industria tipografica, nell'attività bancaria, nella marina mercantile gli Olandesi non erano secondi a nessuno. Le Province Unite erano perciò il naturale concorrente dell'Inghilterra, che peraltro, sin dai tempi di Elisabetta, le aveva efficacemente aiutate a liberarsi dal dominio spagnolo. In nome della tradizionale amicizia, l'Inghilterra offrì all'Olanda un trattato di unione commerciale e politica così vincolante che l'Olanda, alla quale la libertà di movimento era assolutamente necessaria, fu costretta a rifiutarlo. Cromwell intraprese una guerra economica. Nell'ottobre del 1651 egli fece votare dal Rump Parliament un Atto di navigazione che vietava l'accesso in Inghilterra di qualsiasi merce che non fosse trasportata o da naviglio inglese o da naviglio appartenente al Paese di provenienza delle merci stesse. L'Atto di navigazione mentre favoriva lo sviluppo della marina mercantile inglese, era chiaramente rivolto contro gli Olandesi, per i quali il trasporto delle merci era una delle principali attività. Nonostante i successi la dittatura di Cromwell ebbe anche aspetti negativi. Entro certi limiti il dissenso dottrinario era ammesso (e perciò il non conformismo, ma ogni libertà nei costumi fu negata sino al punto di chiudere i teatri e le taverne come luoghi di perdizione). Quando Cromwell morì, nel settembre del 1658, per un breve periodo governò suo figlio Riccardo, poi l'Inghilterra rischiò di precipitare nuovamente nell'anarchia. Si fece allora strada l'ipotesi di una restaurazione monarchica. Carlo II che si trovava a Breda, nelle Province Unite, per accattivarsi l'opinione pubblica, promise l'amnistia per i rivoluzionari e pieno rispetto dei diritti del Parlamento e della libertà di coscienza. Il nuovo Parlamento, nel quale prevalevano i moderati invitò Carlo II a riassumere la corona a tali condizioni (1660). La restaurazione non significava un ritorno al passato: la differenza fra la monarchia restaurata e quella precedente la rivoluzione era evidente nel fatto che non era stato Carlo II a convocare il Parlamento, ma il Parlamento a "convocare" Carlo II. Nei primi anni del regno di Carlo II (1660-1685), gli Inglesi godettero di una libertà assai più ampia di quella concessa dalla dittatura del Cromwell. I primi screzi fra Corona e Parlamento si manifestarono nel 1672, quando il re emanò un Decreto di indulgenza che concedeva libertà religiosa a tutti i dissidenti, compresi di fatto i cattolici. L'iniziativa, fece nascere il sospetto che la tolleranza nei confronti dei cattolici fosse rivolta a compiacere la Francia di Luigi XIV, alla quale Carlo II vendette Dunkerque e da dove venivano pressioni e finanziamenti, intesi a favorire lo sviluppo di una politica assolutistica in Inghilterra. Perciò il Parlamento rispose al Decreto di indulgenza con l'approvazione di un Atto di prova (Test act) che precludeva ogni carica pubblica a chiunque non professasse le dottrine della Chiesa ufficiale inglese (1673). Il Parlamento successivo nel 1679 approvò un Atto di esclusione che toglieva i diritti di successione a Giacomo Stuart, fratello del re e suo erede presunto, a tutti noto come cattolico e come fautore dell'assolutismo. In questo periodo si costituirono due partiti: # i sostenitori delle prerogative reali (Tories) # coloro che rivendicano i diritti del Parlamento e avversano lo strapotere del re (Whigs). Il primo era il partito dei grandi proprietari terrieri e del clero anglicano, nel secondo prevalevano le classi medie mercantili, guidate da una parte dell'alta aristocrazia. La lotta fra Corona e Parlamento si inasprì tanto che Carlo II, dal 1681, governò senza Parlamento. Ciò nondimeno, quand'egli morì nel 1685, per evitare nuovi disordini, nonostante l'Atto di esclusione, Giacomo II (1685-1688) ottenne il trono. Il sovrano non aveva, infatti, figli maschi, e le due figlie, erano sposate l'una a Guglielmo d'Orange, statolder d'Olanda, e l'altra a Giorgio di Danimarca, entrambi protestanti. Ciò rassicurò gli Inglesi, infatti, sembrava escluso il pericolo di una dinastia cattolica ossia filofrancese e assolutistica. Il regno di Giacomo Il esordì con una ribellione nelle regioni dell'Ovest (1685), nella quale i ceti inferiori della popolazione, di religione puritana, presero le armi nel tentativo di porre termine alle persecuzioni cui erano sottoposti. La repressione ordinata dal re fu eccessiva e gli alienò le simpatie anche dei suoi più convinti sostenitori. Negli anni successivi il re moltiplicò gli arresti arbitrari, distribuì a cattolici di sua fiducia importanti cariche nell'esercito e nell'amministrazione, e reclutò truppe fra gli Irlandesi, coll'evidente proposito di utilizzarle contro i suoi sudditi inglesi. Nel giugno del 1688, dalla seconda moglie del re nacque un figlio maschio, battezzato secondo il rito cattolico col nome di Giacomo. Gli Inglesi non accettarono il perpetuarsi di una dinastia cattolica, assolutistica e legata alla Francia di Luigi XIV (che proprio in quegli anni aveva revocato l'editto di Nantes e perseguitato gli ugonotti e conduceva una politica di egemonia sull'intero continente europeo, in contrasto con gli interessi dell'Inghilterra). I Tories stessi abbandonarono il re . Gli Inglesi offersero il trono al genero di Giacomo II, il protestante Guglielmo d'Orange, che, avendo già dovuto combattere contro Luigi XIV offriva le migliori garanzie di abbandonare la politica filofrancese degli Stuart. Guglielmo d'Orange accettò la proposta e nel 1688 sbarcò sulle coste d'Inghilterra. Giacomo II lasciò Londra e si rifugiò in Francia, presso Luigi XIV. Il Parlamento lo dichiarò decaduto e proclamò sovrani d'Inghilterra Guglielmo III d'Orange (16891702). e sua moglie Maria II Stuart. Non fu però, semplicemente una sostituzione di sovrani, ma un radicale mutamento del regime: i nuovi sovrani dovettero, infatti, accettare non una Petizione, ma una Dichiarazione dei diritti, dettata dal Parlamento, che poneva precisi limiti all'esercizio della loro autorità. La dichiarazione, infatti, proclamava fra l'altro, che è illegale sospendere l'esecuzione delle leggi senza l'approvazione del Parlamento, che ogni tassa doveva essere sancita dal Parlamento, che solo il Parlamento poteva autorizzare il re ad arruolare un esercito in tempo di pace, che i membri della Camera dei Comuni e della Camera dei Lord erano responsabili solo di fronte alle Camere stesse dei discorsi tenuti nei dibattiti parlamentari. Il nuovo regime era una monarchia costituzionale, controllata dalla borghesia e dalla stessa nobiltà. Sarebbe del tutto anacronistico parlare di "democrazia" nell'accezione attuale del termine, perché il Parlamento non rappresentava affatto l'intero corpo della nazione, ed era, anzi, lo strumento di potere di una minoranza, ma si trattava di una minoranza capace di promuovere lo sviluppo delle forze produttive e quindi di esercitare un'effettiva egemonia anziché un semplice dominio imposto con la forza. Si compiva così un passo significativo verso un regime nel quale la sovranità della legge si sostituisce all'arbitrio regio. Da quel momento nessun sovrano inglese osò più governare senza il Parlamento o contro di esso. Nel 1695 fu abolita la censura sulla stampa. Nel 1701 un Atto di successione, per evitare che l'ultimo erede di Giacomo II potesse rivendicare il trono stabilì che, poiché Guglielmo III non aveva eredi, alla sua morte gli sarebbe succeduta Anna di Danimarca (sorella di Maria II), e a questa i discendenti di Sofia Stuart, una nipote di Giacomo I andata sposa al principe di Hannover (madre di Giorgio I). Secondo la volontà del Parlamento, dopo i regni di Guglielmo III, morto nel 1702, e di Anna Stuart (1702-1714) - Giorgio I (1714-1727, figlio di Sofia) diede inizio alla nuova dinastia hannoverese. In definitiva bisogna notare che le voci radicali della rivoluzione inglese vennero messe a tacere. La maggioranza dei soldati del New Model Army tornò a casa povera e oppressa come prima, i miglioramenti per le classi sociali più basse furono irrisori. La rivoluzione avrebbe potuto avere un esito assai diverso: ripristino delle terre di uso comune, trionfo di valori diversi da quelli della società mercantile e della produzione di merci, ripudio della visione del lavoro come condizione della salvezza umana, abbandono del patriarcato nella famiglia e pieno riconoscimento del lavoro delle donne, proliferazione delle assemblee popolari aperte a tutti, mutuo sostegno anzichè accumulazione individuale come base dell'attività economica e abolizione della schiavitù (in un'epoca nella quale non esisteva ancora il concetto di razza, la schiavitù non era legata al colore della pelle). Tutti valori che hanno portato migliaia di poveri e straccioni a combattere sotto Cromwell.

Assolutismo e liberalismo

Fra le due rivoluzioni non ci furono solo i ripetuti tentativi degli Stuart di instaurare un regime assolutistico, ma fu anche proposta da Thomas Hobbes (1588-1679) la teoria che li giustificava e quando fu fondata una monarchia costituzionale e parlamentare, John Locke (1632-1704) elaborò l'ideologia del nuovo modo d'intendere la società politica.

Ideologia dell'assolutismo

Thomas Hobbes estese a tutta la realtà il metodo interpretativo proprio delle scienze secondo il filosofo, anche i più complessi fenomeni umani e "spirituali" devono essere interpretati in chiave meccanicistica (esclude il fatalismo). La realtà deriva solo da forze fisiche e materiali, perché la materia, retta da leggi rigorosamente deterministiche (ogni fenomeno ha una causa diretta e necessaria), è l'unica vera realtà. L'uomo stesso, che si crede libero, è mosso per natura solo dal proprio egoismo e aspira a godere di tutto ciò che gli dà piacere. Poiché da ciò deriverebbe la continua lotta di tutti contro tutti, gli uomini, spinti da un calcolo puramente utilitario, decisero di sottostare al solo egoismo del sovrano, piuttosto che conservare la propria libertà vivendo nell'angoscia dell'anarchia. Da questo contratto ideale fra i sudditi nasce dunque lo stato, nel quale l'arbitrio del sovrano, che non ha partecipato al contratto e ha dunque conservato il diritto naturale su tutto, non ha né deve avere limiti di sorta. È nell'interesse dei sudditi che il potere del sovrano sia assoluto e quindi atto a stroncare sul nascere ogni motivo di contesa e di disordine. Dove nasce la società, ivi cessano i diritti naturali dell'uomo, che secondo l'autore sarebbero solo fonte di anarchia e di tormentosa guerra.

Ideologia del liberalismo

Alle teorie laiche dei diritti naturali e dell'origine contrattualistica dello stato s'ispirò anche Locke, che però non condivise il pessimismo hobbesiano sulla natura spietata dell'uomo. Secondo Locke l'uomo è legato ai suoi simili da un sentimento fondamentale di simpatia. I diritti naturali alla libertà, alla vita, alla proprietà e all'autodifesa non portano necessariamente alla guerra di tutti contro tutti, ma ciascuno può esercitarli ordinatamente senza ledere quelli del prossimo. Perciò la società non nasce sull'abrogazione di tali diritti, ma anzi ha il fine di garantire la loro difesa efficace e sistematica. I cittadini devono solo rinunciare a farsi giustizia da sé, perché una giustizia pubblica è certamente più capace di imporsi e nello stesso tempo più serena di una giustizia privata. Se i cittadini pattuiscono di vivere in società e rinunciano all'autodifesa proprio perché l'esercizio dei loro diritti naturali sia meglio assicurato, allora è chiaro che lo Stato deve a sua volta rispettare tali diritti. Se esso li viola, il contratto fra sovrano e cittadini (contratto che Locke considera bilaterale) viene meno, ed i cittadini hanno il diritto-dovere di ribellarsi.

Bibliografia


- I ribelli dell'Atlantico. La storia perduta di un'utopia libertaria, Peter Linebaugh e Marcus Rediker, Feltrinelli, Campi del sapere, 2004
- Il mondo alla rovescia. Idee e movimenti rivoluzionari nell'Inghilterra del '600, Christopher Hill, Einaudi, 1981

1777

Eventi


- Viene pubblicata la seconda edizione della Encyclopaedia Britannica

Nati


- 30 aprile - Carl Friedrich Gauss, matematico, astronomo e fisico tedesco
- 14 agosto - Hans Christian Ørsted, fisico e chimico danese († 1851)
- 23 dicembre - Alessandro I di Russia († 1825)

Morti


- Johann Heinrich Lambert, matematico, fisico, astronomo e filosofo svizzero 077 ko:1777년 ms:1777

Bandiera statunitense

La bandiera statunitense consiste di tredici strisce orizzontali rosse e bianche alternate (la prima dall'alto è rossa); nel quadrante superiore sul lato dell'asta è presente un rettangolo blu con 50 piccole stelle bianche a cinque punte, disposte su nove file da sei o cinque stelle che si alternano (la prima è da sei). Le 50 stelle rappresentano i 50 stati confederati degli Stati Uniti, e le 13 strisce rappresentano le 13 colonie originali. Viene comunemente chiamata "Stars and Stripes" o, meno comunemente, "Old Glory". Il termine "Old Glory" tecnicamente si riferisce alla versione con 48 stelle usata dal 1912 al 1959. La bandiera ha subito molti cambiamenti da quando le 13 colonie inglesi dell'Nord America la adottarono per la prima volta. Per i cittadini statunitensi, la loro bandiera simboleggia molte cose. Rappresenta le libertà e i diritti garantiti dalla Costituzione americana e dalla "Carta dei diritti". Per molti di essi è un simbolo di libertà personale e individuale. La bandiera ha sventolato in battaglia per la prima volta a Cooch's Bridge nel Maryland il 3 settembre 1777 durante la Guerra d'indipendenza americana. La bandiera originale aveva tredici stelle. Man mano che altri stati si aggiungevano all'Unione, sono state aggiunte altre stelle, ma il numero di strisce è rimasto quello originale. Un'eccezione fu la bandiera a 15 stelle che aveva anche 15 strisce. Fu questa bandiera che ispirò Francis Scott Key a scrivere "The Star-Spangled Banner", l'inno nazionale degli Stati Uniti d'America. Quando la bandiera viene modificata, il cambiamento avviene sempre il 4 luglio a Filadelfia in Pennsylvania, come conseguenza del Flag Act del 4 aprile 1818. Il 4 luglio, il giorno dell'indipendenza degli Stati Uniti, commemora la fondazione della nazione. Il cambiamento più recente, da 49 a 50 stelle, avvenne nel 1960, dopo che le Hawaii diventarono uno stato. Prima di questo, l'ammissione dell'Alaska nel 1959 fece debuttare una bandiera a 49 stelle che ebbe vita breve. Il metodo approvato per distruggere una bandiera vecchia o consunta consiste nel bruciarla in una semplice cerimonia. Bruciare la bandiera è stato anche usato come atto deliberato di mancanza di rispetto, in tempi di protesta contro le azioni del governo statunitense. Lo storico inglese Sir Charles Fawcett ha suggerito che il disegno della bandiera sia derivato da quello della bandiera della Compagnia Britannica delle Indie Orientali.

Influenza sulle altre bandiere

Il disegno e i colori della "Stars and Stripes" sono stati la base per alcune altre bandiere del passato e del presente, alcune delle quali appaiono qui di seguito:
Immagine:stripeflags.jpg
Si noti anche l'eco nei colori e nel disegno di molte delle bandiere degli Stati Confederati d'America.

Alcune bandiere passate

Image:Grand union flag large.png|Grand Union flag Image:us flag large Betsy Ross.png|13 stelle
(1776) Betsy Ross flag Image:us flag large 44 stars.png|44 stelle
(18911896) Image:us flag large.png|50 (1960–oggi) Attuale bandiera

Voci correlate


- Bandiere degli stati americani
- Bandiere delle forze armate statunitensi Stati Uniti ja:アメリカ合衆国の国旗 ko:미국의 국기 simple:Flag of the United States

Maryland

Il Maryland è uno stato degli USA, che si trova sull'Oceano Atlantico. È uno degli stati del South Atlantic, anche se spesso viene considerato parte del Middle Atlantic e, a volte, del Northeast. La sua sigla postale è MD, quella dell'Associated Press Md. Il Maryland fu una delle tredici colonie che si ribellarono al governo britannico, dando inizio alla rivoluzione americana.

Storia

Nel 1632, il cattolico George Calvert, primo barone Baltimore, richiese al re d'Inghilterra Carlo I la patente a creare la Provincia del Maryland. La Carta venne concessa, nominando il Baltimore "assoluto signore ed unico proprietario" della Colonia del Maryland, col diritto di farsi rappresentare da un Conte palatino. George Calvert morì nell'aprile di quell'anno, ma la patente venne rinnovata in capo al figlio, Cecilius, secondo barone Baltimore, il 20 giugno dello stesso 1632. Il nome della nuova colonia (in latino, Terra Mariae) venne scelto non tanto in onore della Vergine Maria - come a volte si dice - bensì in quello della regina Henrietta Maria, consorte di Carlo I. La colonia venne, infine, fondata il 25 marzo 1634, da un gruppo di circa duecento persone, guidate da Leonard Calvert, fratello di Cecilius. La nuova colonia, il cui primo governatore fu proprio Leonard Calvert, divenne una delle poche aree del Nord America britannico in cui i cattolici fossero in maggioranza. Il Maryland, con l'Atto di Tolleranza del 1649, fu uno dei primi paesi al mondo a consentire in maniera esplicita la libertà religiosa, sebbene unicamente alle varie confessioni cristiane che riconoscessero la Trinità. Gli ebrei e gli unitari vennero ammessi nei pieni diritti politici solo nel 1826. L' Atto di tolleranza è anche stato visto come una delle matrici su cui verrà elaborato il primo emendamento della costituzione americana, che garantisce, tra l'altro, la libertà religiosa. St. Mary's City, il più ampio insediamento originario, fu la capitale della colonia fino al 1708. Quando la Virginia rese obbligatorio il culto anglicano, molti Puritani emigrarono da lì al Maryland, dove gli fu concesso il terreno per un insediamento, Provvidence (l'odierna Annapolis). Nel 1650, i puritani si ribellarono al governo dei Calvert e presero il potere, mettendo fuori legge cattolici ed anglicani. Durante il governo rivoluzionario dei puritani, la persecuzione dei cattolici portò alla distruzione di tutte le chiese cattoliche del Maryland meridionale. Nel 1658 i Calvert ripresero il controllo della colonia, ripristinando l'atto di tolleranza. Nel 1708 la capitale della colonia fu spostata a Provvidence, ribattezzata Annapolis in onore della regina Anna. Di St. Mary's City, rimangono oggi solo resti archeologici. La regia patente, basandosi su una carta geografica approssimativa, aveva incluso nella nuova colonia i territori tra il fiume Potomac ed il quarantesimo parallelo. Philadelphia, la maggiore città della Pennsylvania, sarebbe così venuta a trovarsi nel Maryland. La famiglia Calvert si accordò così con la famiglia Penn, che controllava la Pennsylvania, per nominare due supervisori, Charles Mason e Jeremiah Dixon, di tracciare un nuovo confine tra le due colonie, che verrà appunto denominato linea Mason-Dixon. La Mason-Dixon, tracciata nel 1763, in seguito, dividerà gli stati schiavisti (a sud), da quelli non schiavisti (a nord). ja:メリーランド州 ko:메릴랜드 주 ms:Maryland simple:Maryland

Guerra di indipendenza americana

Per Guerra di indipendenza americana (o Rivoluzione americana) si intende l'insieme di eventi che per vent'anni, fra il 1763 e il 1783, vide su fronti opposti la Gran Bretagna e le sue tredici colonie dislocate sulla costa atlantica dell'America del Nord, a sud del Canada. Alla base del conflitto - che portò il 4 luglio 1776 alla dichiarazione di indipendenza e all'incarico a George Washington di costituire un esercito regolare - vi erano motivi di ordine economico, politico e militare.

Motivazioni della rivoluzione

Uno dei sostegni della prosperità dell'impero inglese era il commercio con le colonie nordamericane, dalle quali la madrepatria importava materie prime a basso costo e dove esportava manufatti, arricchiti da un alto contenuto di lavoro. Alle colonie era preclusa ogni prospettiva di sviluppo industriale autonomo. Una legge del 1750 vietava alle colonie di costruire laminatoi, fonderie, acciaierie e in generale fabbriche adibite alla siderurgia. Fra le tredici colonie atlantiche, sussistevano però anche profondi motivi di divisione. Le differenze di prospettiva nascevano da differenze strutturali. Da questo punto di vista, le colonie possono essere distinte in tre gruppi: # nelle quattro colonie del Nord che costituivano la Nuova Inghilterra (New Hampshire, Massachusetts, Rhode lsland, Connecticut) prevalevano le attività commerciali e industriali: segherie, lavorazione del pesce conservato fornito dalla pesca molto abbondante, cantieri navali; qui la vita culturale e gli interessi politici erano particolarmente vivaci, sicché la Nuova Inghilterra ebbe un peso determinante nello svolgimento della storia americana. # nelle quattro colonie del Centro (New York, Pennsylvania, New Jersey, Delaware) l'attività era molto varia: aziende contadine di modeste proporzioni, attività commerciali riguardanti soprattutto le pellicce; i coloni di origine inglese costituivano il gruppo più numeroso della popolazione, ma erano in minoranza rispetto agli Olandesi, Svedesi e Tedeschi presi nel loro complesso. # nelle cinque colonie del Sud (Maryland, Virginia, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Georgia), nettamente differenziate da quelle del Nord e del Centro, prevalevano le attività agricole: canna da zucchero, tabacco, riso e, più tardi, cotone, coltivati in grandi piantagioni con massiccio impiego di schiavi neri, erano le maggiori fonti di ricchezza del Sud. Londra esigeva che i sudditi d'America contribuissero al pagamento delle spese dell'impero, ribadiva il monopolio e il divieto a uno sviluppo industriale autonomo delle colonie e si preoccupava, com'era ovvio, non tanto dei loro particolari interessi, quanto degli interessi globali dell'impero, ma né da una parte né dall'altra esisteva una aperta volontà di scontro. Se si giunse alla completa rottura fra le colonie e la madrepatria, alla dichiarazione d'indipendenza e alla guerra, è perché agivano ragioni profonde e oggettive da individuare come cause reali della rivoluzione americana però le colonie non si sarebbero potute sviluppare sino a diventare il primo nucleo degli Stati Uniti d'America, se fossero rimaste inquadrate e soffocate nell'organizzazione imperiale inglese. Fin dal 1743, Benjamin Franklin aveva proposto d'inventariare le risorse agricole, minerali, industriali che la scienza avrebbe permesso di mettere a buon frutto. George Washington per quanto appartenente a una famiglia di ricchi proprietari di piantagioni della Virginia, aveva esperienza sufficiente per ragionare non nei termini provinciali del profondo Sud, ma secondo prospettive globali di sviluppo. La guerra dei sette anni aveva posto fine alla dominazione francese sui territori americani, cosicché i coloni non avevano più quel bisogno di protezione che era stato uno dei principali motivi di attaccamento alla patria di origine. Ciò li rendeva più insofferenti dei privilegi che l'Inghilterra si era riservati, che risultavano tanto più odiosi in quanto la cultura illuministica diffusasi anche oltreoceano, denunciava l'assurdità delle restrizioni frapposte alla libertà di commercio. La conclusione della guerra fu per i coloni un'amara delusione: essi si aspettavano che la Louisiana fosse aperta alla loro libera espansione, mentre una disposizione regia precluse immediatamente questa possibilità dichiarando che le terre di recente conquista appartenevano all'impero. A ciò si aggiunsero molteplici iniziative del Parlamento, intese, come abbiamo detto, a imporre anche ai coloni l'obbligo di contribuire alle spese dell'impero. Si trattava di imposte indirette su generi che, avevano per gli Americani un'importanza non trascurabile. Le dogane percepite dal governo inglese non erano sufficienti a pagare le spese dei corpi militari e dei funzionari stanziati in America. D'altra parte i coloni erano abituati a pagare soltanto le imposte locali. Nel 1765 il governo inglese volle estendere alle colonie una tassa del bollo, già in vigore nella madrepatria, per la quale ogni uso della carta, nei giornali, nei documenti commerciali, negli atti legali, eccetera, era sottoposto a un tributo, che veniva pagato mediante l'apposizione di un bollo. Poiché il consenso dei contribuenti nella determinazione delle imposte era uno dei cardini tradizionali della libertà inglese, i coloni si rifiutarono di ottemperare alla legge e posero l'alternativa o di poter inviare i propri rappresentanti in Parlamento, o di essere esonerati da ogni tassa non approvata dai loro rappresentanti. Di fronte alla protesta dei coloni, la legge sul bollo fu abrogata, ma fu sostituita con una serie di imposte indirette su alcune merci (carta, vernici, piombo, ), che le colonie importavano dall'Inghilterra. La portata economica di questi provvedimenti era molto limitata, ma con essi il Parlamento intendeva porre una questione di principio, facendo valere concretamente il suo diritto di tassare tutti i sudditi dell'impero. I coloni non accettarono l'impostazione del Parlamento e la questione di principio rimase irrisolta, nel 1770 le imposte indirette furono tutte abolite, salvo quella sul tè.
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Scontri di Boston (1773) - stampa di Paul Revere

Le prime avvisaglie

Nel 1773 la Compagnia Britannica delle Indie Orientali ottenne dal Parlamento il diritto di vendere in esclusiva e mediante i suoi stessi agenti il tè ch'essa importava dalla Cina, tagliando fuori gli intermediari americani che avevano fino allora goduto di un ampio e fruttuoso giro di affari. I commercianti americani di tè, sostenuti dall'opinione pubblica e dalle organizzazioni popolari dei Figli della libertà, organizzarono di rimando il boicottaggio delle merci inglesi. Un boicottaggio che culminò in un episodio particolarmente clamoroso che scatenò la fase acuta del conflitto: lo scontro fra i coloni americani e le truppe britanniche, specia