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7 Aprile

7 aprile

Il 7 aprile è il 97° giorno del Calendario Gregoriano (il 98° negli anni bisestili). Mancano 268 giorni alla fine dell'anno.

Eventi


- Giornata mondiale della salute indetta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)

Fino al 1899


- 529 - Con la costituzione Summa rei publicae, Giustiniano annuncia il compimento del Codex Iustinianus
- 924 - Verona: davanti la chiesa di san Pietro Rodolfo II di Borgogna fa assassinare Berengario I, primo re d'Italia, il quale lo aveva spodestato dopo la vittoria di Fiorenzuola
- 1167 - A Pontida i delegati delle città di Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova e Ferrara si riuniscono e fondano la Lega Lombarda per contrastare Federico I di Hohenstaufen, detto il Barbarossa
- 1348 - Viene fondata l'Università di Praga
- 1520 - Roma, il corpo di Raffaello Sanzio da Urbino viene tumulato al Pantheon, nella cappella della Madonna del Sasso
- 1795 - La Francia adotta il metro come unità di misura
- 1805
  - Ludwig Van Beethoven dirige per la prima volta la sua terza sinfonia (conosciuta come Eroica)
  - Spedizione di Lewis e Clark sul fiume Missouri
- 1820 - Il generale venezuelano Simon Bolivar inizia la liberazione dell'Ecuador
- 1831 - Pietro I di Braganza, imperatore del Brasile abdica a favore del figlio Pietro II di Braganza
- 1862 - Guerra civile americana: termina la Battaglia di Shiloh L'armata unionista del generale Ulysses S. Grant sconfigge le truppe confederate presso Shiloh, Tennessee
- 1875 - New York, inaugurazione della prima scuola per figli di emigrati italiani

Fino al 1999


- 1906 - Eruzione del Vesuvio devasta Napoli
- 1916 - Prima Guerra Mondiale, nel cielo di Palmanova Francesco Baracca colpisce un Aviatik austriaco che è costretto ad atterrare: è la sua prima vittoria
- 1927 - Prima trasmissione televisiva a lunga distanza fra Washington e New York: viene trasmessa l'immagine del ministro per il Commercio USA Herbert Hoover
- 1933 - Germania, il Cancelliere Adolf Hitler promulga la prima legge antisemita, che esclude gli ebrei dagli uffici pubblici
- 1939 - Seconda guerra mondiale: l'Italia invade l'Albania
- 1940 - Booker T. Washington diviene il primo Afro-americano ad essere effigiato su un francobollo degli Stati Uniti
- 1943 - Albert Hofmann sintetizza in laboratorio l'LSD, Lysergic acid diethylamide
- 1945 - Seconda guerra mondiale: la nave da guerra Yamato viene affondata 200 miglia a nord di Okinawa mentre è in rotta per una missione suicida
- 1948 - L'ONU istituisce l'Organizzazione mondiale della sanità
- 1953 - Dag Hammarskjöld viene eletto segretario generale delle Nazioni Unite
- 1954 - Il presidente USA Dwight D. Eisenhower parla della Domino theory(Teoria del Domino), durante una conferenza stampa
- 1956 - La Spagna rinuncia al protettorato sul Marocco
- 1963 - La Jugoslavia è proclamata repubblica socialista e Josip Broz Tito presidente a vita
- 1964 - La IBM produce il System/360
- 1967 - Guerra dei sei giorni: le truppe israeliane abbattono sette MIG-21 siriani
- 1968 - Il pilota di Formula 1 Jim Clark muore in un incidente durante una corsa di Formula 2 ad Hockenheim, Germania
- 1969 - La pubblicazione del primo RFC (Request for comments) fissa la data simbolica di nascita di Internet (nata come parte del più generale progetto ARPANET)
- 1973
  - Firenze, inaugurazione del "corridoio del Vasari" che collega gli Uffizi a Palazzo Vecchio
  - Genova, sul direttissimo Torino-Roma un terrorista di 22 anni resta ferito per l'esplosione del detonatore della bomba che stava piazzando, programmata per esplodere alle ore 12.25
- 1980
  - Gli USA rompono le relazioni diplomatiche con l'Iran imponendo sanzioni economiche dopo che cittadini americani sono tenuti in ostaggio dal 4 novembre '79
  - Cuba, a L'Avana 10000 persone che vogliono lasciare il paese occupano l'ambasciata del Perù
- 1983 - Prima passeggiata nello spazio degli astronauti Story Musgrave e Don Peterson (Space shuttle): durata 4 ore e 10 minuti
- 1989
  - Italia, la Corte di Cassazione stabilisce definitivamente il divieto di trasmettere in televisione i film vietati ai minori
  - Il sottomarino sovietico Komsomolets affonda a causa di un incendio nel Mare di Barents al largo della costa norvegese: 42 marinai morti
- 1990
  - Vilnius (Lituania), 300.000 simpatizzanti del movimento indipendentista Sajudis chiedono l'indipendenza dall'URSS
  - Scandalo Iran Contra: John Poindexter viene riconosciuto colpevole ma sarà poi riabilitato in appello
- 1994 - Inizia il massacro di Tutsi a Kigali, Ruanda
- 1998 - Citicorp e Travelers Group annunciano l'intenzione di fondersi per dare vita al più grosso gruppo di financial-services al mondo: il Citigroup
- 1999 - Guerra del Kosovo: i confini del Kosovo vengono interdetti da forze serbe per prevenire l'uscita di cittadini albanesi

Fino al 2099


- 2000 - Lancio di Mars Odyssey
- 2001: Giornata mondiale della salute mentale
- 2003 - Guerra in Iraq
  - A Baghdad il ministro dell'informazione di Saddam Hussein, Mohammed Said al Saaf nega che nella capitale ci siano soldati americani
  - Mentre lasciavano la capitale, l'ambasciatore russo e il suo entourage finiscono sotto il fuoco incrociato di soldati USA e soldati iracheni
- 2004
  - Giornata mondiale della sicurezza stradale
  - Esce in Italia il discusso film «La passione di Cristo» di Mel Gibson, che ha polverizzato negli USA ogni record d'incasso
  - Pubblicato in Gran Bretagna un racconto inedito di Joseph Rudyard Kipling, dal titolo Scilla e Cariddi, che nelle intenzioni dell'autore doveva far parte della saga di «Stalky & Co»
  - La stampa francese dà notizia del ritrovamento nel mare al largo della Corsica dei resti dell'aeroplano dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry precipitato il mare il 31 luglio 1944

Nati


- 1506 - San Francesco Saverio, cofondatore della compagnia dei Gesuiti
- 1652 - Papa Clemente XII
- 1770 - William Wordsworth, poeta inglese
- 1772 - Charles Fourier, filosofo francese († 1837)
- 1879 - Ardengo Soffici, scrittore futurista italiano († 1964)
- 1880 - Evgenij Evgen'evic Slutsky, economista e statistico russo
- 1891 - Ole Kirk Christiansen, inventore dei Lego
- 1893 - Allen Dulles, direttore della Central Intelligence Agency (CIA)
- 1908 - Percy Faith, compositore e musicista
- 1912 - Herbert Franzoni Berla ornitologo ed acarologo brasiliano († 1985)
- 1915
  - Billie Holiday, cantante di jazz e blues
  - Henry Kuttner, scrittore di science fiction
- 1920 - Ravi Shankar, musicista
- 1922 - Mongo Santamaria, musicista di Jazz latino
- 1924 - Johannes Mario Simmel, scrittore
- 1928
  - James Garner, attore
  - Alan J. Pakula, regista e produttore
- 1931 - Donald Barthelme, scrittore statunitense († 1989)
- 1933 - Claude de Givray, regista e sceneggiatore francese
- 1939 - Francis Ford Coppola, regista cinematografico
- 1944 - Gerhard Schröder, cancelliere tedesco
- 1949 - John Oates, musicista del duo Hall and Oates
- 1951 - Janis Ian, cantautrice
- 1954
  - Jackie Chan, attore
  - Tony Dorsett, stella del Football americano
  - Ezio Greggio, attore - regista - cabarettista
- 1964 - Russell Crowe, attore
- 1965 - Faso, all'anagrafe Nicola Fasani, bassista nel gruppo Elio e le storie tese

Morti


- 30 (data probabile) - Gesù Cristo, fondatore della religione cristiana
- 1498 - Carlo VIII di Francia, re
- 1614 - El Greco, pittore
- 1739 - Dick Turpin bandito inglese
- 1789 - Abdul Hamid I, sultano ottomano
- 1858 - Anton Diabelli, compositori ed editore di musica
- 1891 - P. T. Barnum, impresario del circo omonimo
- 1938 - Suzanne Valadon, pittrice francese
- 1939 - Joseph Lyons, decimo primo ministro d'Australia
- 1947 - Henry Ford, industriale dell'automobile
- 1950 - Walter Huston, attore Premio Oscar
- 1955 - Theda Bara, attrice del cinema muto
- 1961 - Marian Jordan, attrice
- 1966 - Walt Hansgen, pilota automobilistico statunitense
- 1968 - Jim Clark, pilota automobilistico
- 1970 - William Wordsworth, poeta
- 1981 - Norman Taurog, regista
- 1994 - Sigmund Ruud, sciatore norvegese
- 1997 - Georgi Shonin, cosmonauta
- 1998 - Marjory Stoneman Douglas, morto all'età di 108 anni
- 2003
  - Ferdinand Seibt, storico
  - Jutta Hipp, pianista
- 2004 - Enrico Ameri, giornalista e radiocronista sportivo

Feste e ricorrenze

Nazionali


- Ruanda: Giornata nazionale del genocidio

Religiose

Santi cattolici:
- Sant'Ermanno Giuseppe di Colonia
- San Giovanni Battista de La Salle, sacerdote, protettore degli insegnanti

Laiche

07 ja:4月7日 ko:4월 7일 simple:April 7 th:7 เมษายน

Calendario gregoriano

Il Calendario gregoriano è in vigore dal 15 ottobre 1582, che è seguito al 4 ottobre del Calendario giuliano. Il 4 ottobre 1582 fu infatti stabilito che il giorno successivo sarebbe stato non il 5 ottobre, ma il 15 ottobre. Questa decisione si rese necessaria in quanto essendo un anno giuliano lungo 365 giorni e 6 ore, e dunque in eccesso di 11 minuti e 14 secondi rispetto all'anno solare, il calendario giuliano accumulava un giorno di ritardo ogni 128 anni. Come conseguenza di ciò, al 4 ottobre 1582 la differenza accumulata nei secoli era ormai di 10 giorni; questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche effettuate, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo. Per rimettere le cose a posto, si decise di compiere il "salto" di giorni, e di modificare il metodo di computo del tempo in modo da tener conto del ritardo accumulato. La nuova regola prevedeva che venissero saltati gli anni bisestili degli anni terminanti con 00 (multipli di 100) salvo quelli multipli di 400. Quindi sono bisestili tutti gli anni divisibili per 4 (per i quali la divisione per 4 ha come resto zero), tranne gli anni multipli di 100, ma non di 400. Da questo si deduce che 1700 e 1800 non sono bisestili, mentre 1600 è bisestile come anche 1604. Questa suddivisione porta nel calendario gregoriano una periodicità di 400 anni equivalenti a 365
- (300 + 3) + 366
- (96 + 1) = 146.097 giorni (dove 300 sono gli anni non divisibili per 4; 3 sono gli anni terminanti con 100, 200, 300; 96 sono gli anni divisibili per 4; e 1 l'anno terminante con 400). Poiché 146.097 è divisibile per 7 si ha anche la ciclicità settimanale ogni 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali ogni 400 anni; il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, ... È stata introdotta questa regola, che sembra abbastanza contorta, per poter creare un calendario che fosse abbastanza preciso ed evitasse di effettuare aggiustamenti vari (soppressione o creazione di giorni ogni tot di mesi, per far coincidere le stagioni con i mesi). Il calendario gregoriano apporta una discreta precisione, di molto superiore a tutti i calendari che l'hanno preceduto nel vecchio mondo; infatti tale calendario, in media sui 400 anni, è di solo 26 secondi circa più lungo del periodo di orbita della Terra intorno al Sole. Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905 per non avere, per esempio, che la primavera inizi il 20 di marzo al posto del 21. Il calendario gregoriano entrò subito in vigore in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo. Nell'arco di due anni venne adottato pure nei territori cattolici tedeschi, dei Paesi Bassi e svizzeri e in Belgio e, nel 1587, in Ungheria. In seguito, ma non immediatamente, si uniformarono anche gli stati luterani, calvinisti e anglicani: gli stati tedeschi incominciarono ad introdurlo agli inizi del 1700 e in maniera completa nel 1775, in Gran Bretagna e colonie inglesi nel 1752 (una legge del 1751 stabiliva che dall'anno successivo tutti i territori di tutto il mondo sotto il dominio inglese adottassero tale calendario) e in Svezia nel 1753. In altri paesi, tra cui quelli di confessione ortodossa, il vecchio calendario è rimasto in vigore fino ai primi decenni del secolo scorso: in Russia è stato introdotto dal governo rivoluzionario nel 1918, mentre la Chiesa Ortodossa russa (con quella di Serbia e di Gerusalemme) ha continuato a mantenere il calendario giuliano. Da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane. A dire il vero, il calendario entrato in uso nei paesi ortodossi ha una regola leggermente diversa per decidere quali anni multipli di 100 sono bisestili: sono infatti quelli per cui, prendendo il numero dei secoli e dividendolo per 9, il resto è 2 oppure 6. Il primo anno in cui ci sarà una differenza con il calendario gregoriano sarà il 2800. La scelta dovrebbe servire ad accordare meglio la durata dell'anno con quella astronomica. Le Chiese Ortodosse (ad eccezione di quella finlandese) hanno, invece, mantenuto il vecchio metodo di calcolo della festività di Pasqua e di quelle ad essa collegate, Ascensione e Pentecoste. Nel calendario gregoriano è stato scelto come anno 1 (anno iniziale) l'anno di nascita di Gesù (anche se ci si accorse poi che i calcoli fatti erano errati in eccesso di circa 7 anni, quindi Gesù dovrebbe essere nato intorno all'anno 7 AC). Ne consegue che tutti gli anni dall'anno 1 in poi sono detti anni dopo la nascita di Cristo e possono essere indicati con la sigla finale DC (Dopo Cristo). Invece per gli anni precedenti alla nascita di Cristo sono seguiti dalla scritta AC (Avanti Cristo). Tutti gli anni senza sigla finale si intendono anni successivi alla nascita di Gesù, mentre quelli precedenti si possono indicare anche con un numero negativo. Il primo anno prima dell'anno 1 DC è l'anno 1 AC e quindi nel calendario gregoriano non esiste l'anno zero, inoltre ogni nuovo decennio, centennio, millennio, ... inizia sempre con l'anno terminante con uno e non con zero, altrimenti il primo decennio, centennio, millennio, ... non sarebbe composto rispettivamente da dieci, cento, mille, ... anni. Per esempio il primo decennio deve essere composto da 10 anni e quindi comprende gli anni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e quindi il secondo decennio inizia con l'anno 11. Così il terzo millennio inizia con l'anno 2001. il 1° gennaio 4713 AC è il Giorno Giuliano (JD) zero (il giorno 1 inizia alle 12AM del detto giorno) che fu introdotto dall'astronomo francese di Agen Josephus Justus Scaliger nel 1583. Egli assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo, in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto. Lo chiamò "Giuliano" dal nome di suo padre: il padovano Giulio Cesare della Scala. Il 4713 AC è il minimo anno che in teoria può assumere il calendario gregoriano ed è anche l'anno minimo possibile in molti programmi.

Voci correlate


- Calendario giuliano
- Calendario romano
- anno bisestile
- calcolo della Pasqua

Collegamenti esterni

Maggiori dettagli si possono trovare sul sito [http://www.liceofoscarini.it/didattic/astronomia/astro/cal_giuliano.html dettagli sul Calendario giuliano] Gregoriano als:Gregorianischer Kalender ja:グレゴリオ暦 ko:그레고리력 ms:Kalendar Gregory simple:Gregorian calendar th:ปฏิทินเกรกอเรียน

Anno bisestile

L'anno bisestile è un accorgimento utilizzato nel Calendario Giuliano e nel Calendario Gregoriano per mantenere in sincronia l'anno civile con il ciclo delle stagioni. Le stagioni si ripetono una volta ogni anno tropico (il tempo che intercorre tra due equinozi o solstizi dello stesso tipo). Questo periodo è di circa 365.2422 giorni, cosicché un calendario di solo 365 giorni farebbe pian piano slittare le stagioni. Intercalando ogni 4 anni di calendario un anno bisestile, lungo 366 giorni anziché 365, questo slittamento può essere corretto con sufficiente approssimazione. Il giorno "aggiuntivo" viene inserito alla fine del mese di Febbraio, con l'addizione del 29 febbraio. Inoltre, per evitare la necessità di ulteriori slittamenti di sincronizzazione, il giorno non viene aggiunto agli anni divisibili per 100 (anno zero del secolo), escluso quelli divisibili per 400; in questo modo, in media, la mancata sincronizzazione si mantiene sempre minore di un giorno. C'è quindi una semplice regola per verificare se un dato anno è bisestile solo conoscendo il suo numero: :Un anno è bisestile se il suo numero è divisibile per 4, tranne che se sia divisibile per 100 (ma è bisestile se è divisibile per 400). Categoria:Calendari als:Schaltjahr ja:閏年 ko:윤년 simple:Leap year th:ปีอธิกสุรทิน

Anno

Un anno indica un periodo di tempo pari a quello impiegato dalla Terra per completare la sua orbita attorno al Sole. Un anno è diviso in 365 giorni, ma poiché la Terra completa la sua orbita in un tempo leggermente superiore si è reso necessario introdurre degli anni bisestili composti da 366 giorni, per correggere la discrepanza. Per estensione il termine anno si applica al periodo orbitale di qualsiasi pianeta, nel qual caso anno viene fatto seguire da un aggettivo (come in anno marziano). In astronomia, vengono definiti diversi tipi di anno:
- anno siderale: definisce il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della propria orbita, misurata relativamente a un insieme di punti di riferimento (come le stelle fisse). La sua durata media è di 365,256363051 giorni (365g 6h 9m 10s). :La reale durata dell'anno varia, in quanto il movimento della Terra è influenzato dalla gravità della Luna e degli altri pianeti.
- anno tropico: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione, con riferimento alla struttura formata dall'intersezione tra l'ellittica (il piano su cui orbita la Terra) e il piano dell'equatore (il piano perpendicolare all'asse di rotazione della Terra). A causa della precessione, questa struttura arretra leggermente lungo l'ellittica, rispetto alle stelle fisse. Come conseguenza, l'anno tropico è leggermente più breve di quello siderale. La sua durata media corrisponde a 365,24218967 giorni (365d 5h 48m 45s).
- anno anomalo: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della sua orbita con rispetto ai suoi apsidi. L'orbita terrestre è ellittica; i punti estremi dell'ellisse, chiamati apsidi, sono: # il perielio, dove la Terra è più vicina al Sole (attorno al 2 gennaio) # l'afelio, quando la Terra è più lontana dal Sole (attorno al 2 luglio). :A causa dell'interferenza gravitazionale degli altri pianeti, la forma e l'orientamento dell'orbita non sono fissi, e gli apsidi si spostano lentamente rispetto ai punti di riferimento. Per questo, l'anno anomalo è leggermente più lungo dell'anno siderale. In media 365,259635864 giorni (365g 6h 13m 52s).
- anno eclittico: il periodo impiegato dal Sole (come viene visto dalla Terra) per completare una rivoluzione con riferimento a un nodo lunare, dell'orbita della Luna (il punto in cui l'orbita lunare interseca l'ellittica). Questo periodo è associato con le eclissi: avviene solo quando sia il Sole che la Luna sono vicini a uno di questi nodi; quindi le eclissi avvengono entro circa un mese ogni mezzo anno eclittico. Ci sono quindi due stagioni eclittiche ogni anno. La durata media dell'anno eclittico è di 346,620075883 giorni.
- similarmente all'anno eclittico, viene definito un periodo in cui il Sole (come viene visto dalla Terra) completa una rivoluzione con riferimento al perigeo dell'orbita lunare. Questo periodo, poco citato nella letteratura astronomica, è associato con la dimensione apparente della Luna piena, e anche con la durata variabile del mese sinodico. La durata di questo periodo è di 411,78443029 giorni. Il Calendario normalmente cerca di adeguarsi all'anno tropico, poiché le stagioni sono determinate da questo tipo di anno. Per ragioni pratiche l'anno del calendario è composto da un numero intero di giorni. Nel calendario attualmente in uso della società occidentale, il calendario gregoriano, gli anni hanno 365 giorni. Allo scopo di tenerlo sincronizzato con l'anno tropico, ogni quattro anni il calendario conta 366 giorni. La principale eccezione al calendario gregoriano è il calendario islamico, un calendario lunare senza anni bisestili, nel quale le ricorrenze si spostano attraverso le stagioni. L'anno giuliano: base del calendario giuliano aveva una durata di 365,25 giorni. L'anno gaussiano dura 365,2568983 giorni, ed è derivato dalla "costante gravitazionale gaussiana" che viene espressa in unità del sistema solare. L'anno besseliano: è un anno tropico che inizia quando il Sole raggiunge la longitudine ellittica di 280°. Tale longitudine viene sempre raggiunta attorno al 1 gennaio. Prende il nome dall'astronomo e matematico del XIX secolo Friedrich Bessel.

Voci correlate


- Anno luce Categoria:Astronomia e Astrofisica Categoria:Unità di tempo ja:年 ms:Tahun simple:Year zh-min-nan:Nî



Giustiniano

Giustiniano I, nato Flavio Pietro Sabbatio (11 maggio 48313 o 14 novembre 565), fu imperatore dell'Impero Romano d'Oriente dal 1 agosto 527 alla sua morte.

Biografia

Giustiniano I nacque in un piccolo villaggio chiamato Tauresina (Taor), nell'Illiria (vicino a Skopje), probabilmente l'11 maggio 483, da Vigilantia, sorella del molto stimato generale Giustino, che fece carriera tra i gradi dell'esercito fino a diventare imperatore. Suo zio lo adottò assicurandogli l'educazione. Giustiniano completò il classico corso di studi, occupandosi di giurisprudenza e filosofia. La sua carriera militare fu contrassegnata da rapidi avanzamenti, ed un grande futuro si aprì per lui quando, nel 518, Giustino divenne imperatore. Giustiniano venne nominato console nel 521, e più tardi comandante dell'esercito d'oriente. Funse da reggente virtuale molto prima che Giustino lo rendesse imperatore associato il 1 aprile 527. Quattro mesi dopo, Giustiniano divenne l'unico sovrano. Il suo regno ebbe un impatto mondiale, costituendo un'epoca distinta della storia dell'Impero Bizantino e della Chiesa Ortodossa d'Oriente. Giustiniano fu un uomo di insolita abilità al lavoro, e possedeva un carattere moderato affabile e vitale; ma era anche privo di scrupoli e scaltro quando occorreva. Fu l'ultimo imperatore a tentare di restaurare l'Impero Romano riportandolo all'espansione territoriale che aveva avuto sotto Teodosio I. A questo scopo diresse le sue grandi guerre e la sua colossale attività di costruzione. Partendo dalla premessa che l'esistenza del bene comune era affidata alle armi e alla legge, prestò particolare attenzione alla legislazione, e scrisse quello che sarebbe diventato un monumento a sua perenne memoria, codificando il diritto romano nel Corpus iuris civilis. Nel 523 sposò Teodora, un'ex attrice. Le attrici erano socialmente paragonate alle prostitute prima del regno di Giustino I, e Giustiniano, in un epoca precedente non sarebbe stato in grado di sposarla. Giustino promulgò una legge che permetteva il matrimonio tra appartenenti a classi sociali diverse, il quale, durante il regno di Giustiniano, portò a sfumare la distinzione in classi alla corte bizantina. Teodora sarebbe divenuta molto imfluente nelle politiche dell'impero, e gli imperatori successivi avrebbero seguito l'esempio di Giustiniano sposandosi al di fuori della classe aristocratica. Procopio ci fornisce la fonte primaria per la storia del regno di Giustiniano, anche se le cronache di Giovanni da Efeso (che sopravvive come base per molte cronache successive) contribuiscono molti preziosi dettagli. Entrambi gli storici divennero molto aspri nei confronti di Giustiniano e Teodora. A fianco della sua opera principale, Procopio scrisse anche una Storia Segreta, che relaziona dei molti scandali alla corte di Giustiniano. Teodora morì nel 548; Giustiniano le sopravvisse per quasi 20 anni e morì il 13 o il 14 novembre 565.

L'attività legislativa

Giustiniano conquistò una fama duratura per la sua rivoluzione giudiziaria, che organizzò il diritto romano in una forma e uno schema organico, che rimane alla base della legge di diverse nazioni odierne. Le sue autorità emisero la prima stesura del Corpus iuris civilis, il 7 aprile 529 in tre parti: Digesto (o Pandectae), Institutiones, e Codex. Un gruppo di commissari guidati dal questore Triboniano scrisse il Corpus in latino, la lingua tradizionale dell'Impero romano, che molti cittadini dell'Impero d'Oriente comprendevano, ma scarsamente. LAuthenticum o Novellae, una collezione di nuove leggi emanate durante il regno di Giustiniano, andò successivamente a integrare il Corpus. Le Novellae comparvero in greco, la lingua comune dell'impero. Il Corpus forma la base della giurisprudenza latina (compreso il diritto canonico: ecclesia vivit lege romana) e, per gli storici, fornisce una preziosa visione dall'interno, delle preoccupazioni e delle attività dei resti dell'Impero Romano. Come collezione raccoglie assieme le molte fonti in cui le leges (leggi) e le altre regole erano espresse o pubblicate: leggi vere e proprie, senatoconsulti (senatusconsulta), decreti imperiali, rescritti, opinioni e interpretazioni dei giuristi (responsa prudentum).

Le attività militari e le campagne di Belisario

Come i suoi predecessori romani e successori bizantini, Giustiniano si impegnò in guerra contro la Persia della dinastia Sassanide. Comunque, le sue principali ambizioni militari si concentrarono sul Mediterraneo occidentale, dove il suo generale Belisario guidò la riconquista di parti del territorio del vecchio Impero Romano. Belisario ottenne questo compito come ricompensa per esser riuscito a sedare la rivolta di Nika, a Costantinopoli, nel gennaio del 532, nella quale fanatici della corsa con le bighe avevano costretto Giustiniano a dimettere l'impopolare Triboniano, ed avevano tentato di rovesciare l'imperatore stesso. Giustiniano considerò l'idea di abbandonare la capitale, ma rimase in città su consiglio di Teodora, e Belisario giunse per schiacciare la rivolta pochi giorni dopo. Nel 533 Belisario riconquistò il Nord Africa ai Vandali, dopo la Battaglia di Ad Decimum, vicino a Cartagine. Belisario avanzò quindi in Sicilia ed Italia, ricatturando Roma (536) e la capitale degli Ostrogoti, Ravenna (540). Belisario era in disaccordo con Giustiniano sul cosa fare con i territori riconquistati; Giustiniano voleva lasciare che gli Ostrogoti governassero uno stato tributario, ma Belisario preferiva fare dell'Italia un territorio imperiale romano. Scontento di Belisario, Giustiniano lo inviò ad oriente, a difendere l'impero dai rinnovati attacchi dei persiani. Dopo aver stabilito una nuova pace ad est nel 545, Belisario fece ritorno in Italia, dove gli Ostrogoti avevano riconquistato Roma. Il generale eunuco Narsete strappò il comando a Belisario, e lo storico Procopio, ex ufficiale dell'esercito di Belisario, accusò Narsete di tradimento. Belisario venne imprigionato per un breve periodo, ma Giustiniano lo perdonò, ed egli sconfisse i Bulgari quando questi comparvero per la prima volta sul Danubio nel 549. Nel 551, le forze bizantine conquistarono parte della Spagna meridionale ai Visigoti. Narsete non riuscì a difendere l'Italia dagli Ostrogoti e dai Longobardi. Cionondimeno, sotto Giustiniano. il territorio dell'impero si espanse notevolmente, anche se solo per un breve periodo.

Soppressione delle religioni non cristiane

La politica religiosa di Giustiniano rifletteva la convinzione imperiale che l'unità dell'impero presupponesse incondizionatamente l'unità della fede; e con lui sembrò un dato di fatto che questa fede potesse essere solo l'Ortodossia. Gli appartenenti ad un credo differente dovettero riconoscere che il processo iniziato a partire da Costantino II sarebbe continuato con vigore. Il
Codice Giustiniano conteneva due statuti (Cod., I., xi. 9 e 10) i quali decretavano la totale distruzione dell'Ellenismo, anche nella vita civile; queste disposizioni vennero attuate con zelo. Le fonti contemporanee: (Giovanni Malala, Teofane, Giovanni di Efeso) ci parlano di gravi persecuzioni, anche di uomini altolocati. Forse, l'evento più degno di nota avvenne nel 529, quando gli insegnamenti dell'Accademia di Platone di Atene vennero posti sotto il controllo dello stato per ordine di Giustiniano, soffocando in pratica questa scuola di formazione dell'ellenismo. Il Paganesimo venne soppresso attivamente. Solo in Asia Minore, Giovanni di Efeso sostenne di aver convertito 70.000 pagani (cf. F. Nau, in Revue de l'orient chretien, ii., 1897, 482). Altre popolazioni accettarono la cristianità: gli Eruli (Procopius, Bellum Gothicum, ii. 14; Evagrio, Hist. eccl., iv. 20), gli Unni che dimoravano nei pressi del Don (Procopio, iv. 4; Evagrio, iv. 23), gli Abasgi (Procopio, iv. 3; Evagrio, iv. 22) e gli Tzani (Procopio, Bellum Persicum, i. 15) in Caucasia. L'adorazione di Amon ad Augila, nel deserto libico (Procopio, De Aedificiis, vi. 2), venne abolita; così come i resti del culto di Iside sull'isola di Philae, sulle prime cataratte del Nilo (Procopio, Bellum Persicum, i. 19). Il Presbitero Giuliano (DCB, iii. 482) e il Vescovo Longino (Giovanni di Efeso, Hist. eccl., iv. 5 sqq.) condussero una missione tra i Nabatei, e Giustiniano tentò di rafforzare la cristianità nello Yemen inviandovi un ecclesiastico dall'Egitto (Procopio, Bellum Persicum, i. 20; Malala, ed. Niebuhr, Bonn, 1831, pp. 433 sqq.). Anche gli Ebrei soffrirono; non solo le autorità restrinsero i loro diritti civili (Cod., I., v. 12), e minacciarono i loro privilegi religiosi (Procopio, Historia Arcana, 28); ma l'imperatore interferì negli affari interni della sinagoga (Nov., cxlvi., Feb. 8, 553), vietando ad esempio l'uso della lingua ebraica nel culto. I recalcitranti vennero minacciati con punizioni corporali, esilio e perdita delle proprietà. Gli ebrei di Borium, non lontano dalla Syrtis Major, che resistettero a Belisario nella sua campagna contro i Vandali, dovettero abbracciare la cristianità; la loro sinagoga divenne una chiesa. (Procopio, De Aedificiis, vi. 2). L'imperatore ebbe molti problemi con i Samaritani, trovandoli refrattari alla cristianità e ripetutamente in insurrezione. Giustiniano gli si oppose con editti rigorosi, ma non potè impedire che si avessero ostilità nei confronti dei cristiani in Samaria, verso la fine del suo regno. L'uniformità della politica di Giustiniano significò che anche i Manichei soffrirono dure persecuzioni, sperimentando sia l'esilio che la minaccia della pena capitale (Cod., I., v. 12). A Costantinopoli, in una occasione, non pochi manichei, dopo una dura inquisizione, vennero giustiziati alla presenza dell'imperatore: alcuni sul rogo, altri per affogamento (F. Nau, in Revue de l'orient, ii., 1897, p. 481).

Politica ecclesiastica

Manichei)]] Come per l'amministrazione secolare, il dispotismo apparve anche nella politica ecclesiastica dell'imperatore. Egli regolava tutto, sia nella religione che nella legge. Agli inizi del suo regno, ritenne appropriato promulgare per legge il suo credo nella Trinità e nell'Incarnazione; e di minacciare tutti gli eretici con delle punizioni (
Cod., I., i. 5); dove successivamente dichiarava che aveva stabilito di privare tutti i disturbatori dell'ortodossia dell'opportunità, per tale offesa, di un giusto processo di legge (MPG, lxxxvi. 1, p. 993). Giustiniano rese il credo Niceno-Costantinopoliano l'unico simbolo della Chiesa (Cod., I., i. 7), e concesse valore legale ai canoni dei quattro concili ecumenici (Novellae, cxxxi.). I vescovi che parteciparono al Secondo concilio di Costantinopoli del 536, riconobbero che non poteva essere fatto niente nella Chiesa, che fosse contrario alla volontà e agli ordini dell'imperatore (Mansi, Concilia, viii. 970B); mentre, da parte sua, l'imperatore, nel caso del Patriarca Antimo, rafforzò il bando della Chiesa con la proscrizione temporale (Novellae, xlii). Diversi vescovi dovettero subire l'ira del tiranno. D'altra parte è vero che non negò alcuna opportunità per assicurare i diritti della Chiesa e del clero, e per proteggere ed ampliare il monachesimo. In realtà, se il carattere despotico delle sue misure non fosse stato così discutibile, si potrebbe essere tentati di chiamarlo un padre della Chiesa. Sia il Codex che le Novellae contengono molti decreti riguardanti donazioni, fondazioni, e l'amministrazione della proprietà ecclesiastica; elezioni e diritti di vescovi, sacerdoti ed abati; vita monastica, obblighi residenziali del clero, condotta del servizio divino, giurisdizione episcopale, ecc. Giustiniano inoltre ricostruì la Chiesa di Hagia Sophia, il cui sito originale era stato distrutto durante la rivolta di Nika. La nuova Hagia Sophia, con le sue numerose cappelle e sacrari, la cupola ottagonale dorata, e i mosaici, divenne il centro e il monumento più visibile dell'Ortodossia Orientale a Costantinopoli.

Relazioni con Roma

Dalla metà del V secolo in poi, compiti sempre più ardui dovettero essere affrontati dagli imperatori d'oriente, nella provincia della gestione ecclesiastica. I radicali di tutte le parti sentivano la costante repulsione per il credo che era stato adottato dal concilio di Calcedonia, con lo scopo di mediare tra le parti dogmatiche. La lettera di Papa Leone I a Flaviano di Costantinopoli, ad oriente veniva ampiamente considerata come opera di Satana, quindi nessuno si curava di dare ascolto a ciò che proveniva dalla Chiesa di Roma. Gli imperatori, comunque, dovevano lottare con un duplice problema. In primo luogo avevano una politica di preservare l'unione tra Oriente ed Occidente, tra Bisanzio e Roma; e questo rimaneva possibile solo se non si discostavano dalla linea definita a Calcedonia. In secondo luogo, le fazioni ad oriente, che erano divenute inquiete e disaffezionate a causa di Calcedonia richiedevano di essere tenute sotto controllo e pacificate. Questo problema si dimostrò il più difficile, poiché i gruppi dissidenti ad Oriente, eccedevano il partito che appoggiava Calcedonia, sia in termini di numeri, che di abilità intellettuale; e così il corso degli eventi dimostrò l'incompatibilità dei due obbiettivi: chiunque sceglieva Roma e l'Occidente doveva rinunciara all'Oriente e viceversa. Giustiniano entrò nell'arena dello statismo ecclesiastico poco dopo l'ascesa dello zio, nel 518, e pose fine allo scisma monofisita, che durava, tra Roma e Bisanzio, sin dal 483. Il riconoscimento della sede romana come della più alta autorità ecclesiastica (cf.
Novellae, cxxxi.), rimase la chiave di volta della sua politica occidentale, nonostante suonasse offensiva a molti ad oriente -- cionondimeno, egli si sentì completamente libero di prendere posizioni despotiche nei confronti di Papi quali Silvero e Vigilio. Le sue politiche nei confronti di Roma, benché a volte discrepanti, recavano il segno della grandezza. Mentre nessun compromesso poteva essere accettato dall'ala dogmatica della Chiesa, i suoi sforzi sinceri di riconciliazione gli fecero ottenere l'approvazione della maggior parte della Chiesa. Una prova di ciò fu il suo atteggiamento nella controversia teopaschita. All'inizio era dell'opinione che la questione rivolgeva attorno a parole di poca importanza. Per gradi comunque, Giustiniano venne a comprendere che la formula in questione non solo appariva ortodossa, ma poteva anche servire come misura conciliatoria nei confronti dei monofisiti, e fece un vano tentativo per usarla nella conferenza religiosa con i seguaci di Severo di Antiochia, nel 533. Ancora, Giustinaiano rivide la stessa con approvazione nell'editto religioso del 15 marzo 533 (Cod., L, i. 6), e si congratulò con se stesso poiché Papa Giovanni II aveva ammesso l'ortodossia della confessione imperiale (Cod., I., i. 8). Il grave errore che Giustiniano fece all'inizio, incitando, dopo l'ascesa di Giustino, una grave persecuzione dei vescovi e del monaci monofisiti, inasprendo così la popolazione di vaste regioni e province, venne infine rimediato. Il suo obbiettivo costante rimaneva quello di vincere i monofisiti, senza dover arrendere la fede calcedoniana. Per molti a corte, non si spinse abbastanza in la: Teodora in particolare avrebbe gioito nel vedere i monofisiti favoriti senza riserve. Giustiniano, comunque, si sentì limitato in tale politica dalle complicazioni che questa avrebbe provocato con l'occidente. Ne tantomeno, poteva sfuggire a questì problemi; ad esempio, la Controversia dei tre capitoli (si veda anche: Papa Vigilio). Nella condanna dei tre capitoli Giustiniano cercò di soddisfare sia l'Oriente che l'Occidente, ma finì col non soddisfare nessuno. Anche se il Papa acconsentì alla condanna, l'Occidente credeva che l'imperatore avesse agito in maniera contraria ai decreti di Calcedonia; e anche se molti delegati ad Oriente riusltarono asserviti a Giustiniano, molti altri, specialmente i monofisiti, rimasero insoddisfatti. Così l'imperatore sprecò i suoi sforzi per un compito impossibile; il più amaro per lui poiché durante i suoi ultimi anni ebbe grande interesse per le questioni teologiche.

Scritti religiosi

Non ci sono dubbi che Giustiniano mise mano personalmente a manifeti teologici che portò avanti come imperatore; anche se, in ragione della posizione dell'autore, diventa difficile discernere se i doccumenti attualmente attribuiti al suo nome provenivano anche dalla sua penna. Ad eccezione delle lettere ai Papi Ormisida, Giovanni II, Agapeto I, e Vigilio, e a varie altre composizioni (raccolte in
MPL, lxiii., lxvi. e lxix.), i seguenti documenti sono degni di nota (trovabili tutti in MPG, lxxxvi. 1, pp. 945-1152):
- L'editto sulle eterodossie di Origene, del 543 o 544;
- richiami ai vescovi riuniti a Costantinopoli in occasione del concilio del 553, con riferimento alla loro seduta di giudizio degli errori circolanti tra i seguaci monastici di Origene a Gerusalemme;
- un editto sulla controversia dei tre statuti, probabilmente emesso nel 551;
- un discorso al concilio del 553,riguardante la teologia antiocana;
- un documento, probabilmente antedatato al 550, indirizzato ad alcuni difensori innominati dei tre capitoli;
- uno scritto di scomunica contro Antimo, Severo e compagni;
- un appello ai monaci egiziani, con una confutazione degli errori monofisiti;
- un frammento di un documento, inviato al Patriarca Zoilo di Alessandria. La teologia sostenuta in questi scritti concordava, in generale, con quella di Leonzio di Bisanzio; in quanto mirava alla soluzione finale del problema, interpretando il simbolo Calcedoniano in termini della teologia di Cirillo di Alessandria. Due punti si devono notare a riguardo. Primo, il modo furbo in cui l'imperatore, o i suoi rappresentanti, riuscirono a difendere la reputazione e la teologia di Cirillo; secondo, l'antagonismo con Origene: un chiaro segno della caratteristica mancanza di inclinazione di quell'epoca per il pensiero indipendente; almeno tra personaggi di peso ed infuenza. Si deve anche menzionare l'Aftartodocetismo, una dottrina professata dall'imperatore verso la fine della sua vita. Evagrio riporta (
Hist. eccl., iv. 39) (e altre fonti confermano) che Giustiniano promulgò un editto nel quale dichiarava il corpo di Cristo incorruttibile e non suscettibile di sofferenza naturale, e comandò ai suoi vescovi di accettare tale dottrina. La caduta del Patriarca Eutizio si collega a questa fase finale della politica imperiale. Le fonti lamentano un declino dalla giusta fede nell'ultima condotta di Giustiniano. Il pensiero che è alla base dell'aftartodocetismo, comunque, non si oppone necessariamente all'ortodossia (si veda Giuliano di Alicarnasso); poiché non nega l'accettazione dell'identità essenziale della natura di Cristo con quella umana. Quindi non è necessario considerare le ultime opinioni teologiche di Giustiniano come quelle di un uomo anziano, ne screditarle come funzionali alla sua attività.

Voci correlate


- Esarcato d'Italia
- Impero Romano d'Oriente
- Piaga di Giustiniano
- Prammatica Sanzione

Bibliografia


- Bury, J. B. (1958).
History of the later Roman Empire, Vol. 2. New York (ristampa).
- Cameron, Averil et al., eds. (2002).
The Cambridge Ancient History, Vol. 14, Seconda Edizione. Cambridge.
- Rubin, Berthold (1960).
Das Zeitalter Iustinians. Berlin. —Parzialmente obsoleto, ma ancora utile. Categoria:Imperatori bizantini Categoria:Biografie ja:ユスティニアヌス1世

924

Eventi

Nati

Morti

024

Verona

Verona è un comune di 256.110 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia.
Situato sul fiume Adige, ad una trentina di chilometri ad est del Lago di Garda, è uno dei pochi comuni dell'Italia presenti in ogni sua fase storica.

Geografia

Verona costituisce un nodo geografico importante (stradale, ferroviario ed autostradale) in quanto è situato al crocevia tra le direttrici che provengono dall'Italia centrale e nord-occiodentale con il passo del Brennero.
È sempre stata punto nodale di ogni sistema di trasporto terrestre e acquatico del nord-est. All'epoca dei romani era il punto di incontro di quattro strade consolari: la via Gallica, la via Augusta, il Vicum Veronensium e la via Postumia. Il nodo ferroviario ha cinque direttrici.
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Storia

La fondazione, la preistoria ed il nome

Verona è stata abitata fin dalla preistoria, ed è difficile risalire al primo insediamento.
Nelle molte ipotesi che si fanno si parla di Reti, Etruschi, Paleoveneti, Galli Cenomani e perfino Romani.
Il fatto importante è che a Verona, sull'Adige, presso il ponte romano (Ponte Pietra) vi è sempre stato il miglior guado di tutto il corso del fiume e che fin dalla preistoria gli insediamenti erano presenti sull'altura che lo domina: il colle San Pietro. L'ipotesi dei Reti è finora la più sostenuta ed il primo a formularla fu Plinio il Vecchio; quella dei Galli Cenomani fu sostenuta da Tito Livio mentre quella etrusca potrebbe nascere dalla presenza in zona degli Arusnati, popolo di origini non certe, che qualcuno ipotizza etrusco; l'ipotesi paleoveneta (o meglio Euganea) è infine ugualmente possibile, mentre quella romana, certamente infondata, nasce solo dal fatto che i monumenti ed edifici più antichi della città ancora visibili ed in parte utilizzati sono di quel periodo. In virtù di tale posizione geografica, il dominio di un popolo su quel territorio non poteva precludere il passaggio ad altri pena la guerra, ed è più che probabile che nel periodo preromano il guado fosse praticato da tutti, soggetti al massimo ad un dazio e/o controlli millitari. Sul nome di Verona esistono diverse ipotesi: l'etrusca da Vera, una non ben chiara fonte gallica (moltissimi fiumi e fiumicciatoli oggi ancora portano nomi derivati da parecchi radici preceltici
- ver-
,
- var-
, ecc.); il nome di una famiglia romana; o dal termine latino ver primavera. Una leggenda vuole anche che il nome sia scaturito da una maledizione del capo Gallico Brenno contro i nemici romani: "Vae Roma", cioé "Maledetta Roma". L'ipotesi più accreditata è che il nome derivi da VE (parola etrusca per indicare le popolazioni venete) RO (dal greco reo cioè scorro, per indicare il fiume Adige che attraversa la città) e NA (radice sillabica etrusca che indica un centro abitato); quindi Verona "tradotto" sarebbe: la città veneta sul fiume.

Verona romana

Brenno I rapporti fra Roma e Verona iniziarono intorno al III secolo AC.
Non vi furono mai scontri, ma piuttosto - specialmente in principio - rapporti di amicizia ed alleanza.
Leggermente a nord di Verona vi erano gli Arusnati, nella parte sud i Galli Cenomani e vi era la presenza di Veneti e Reti. Tale alleanza portò le popolazioni locali, compresi i Galli Cenomani, a combattere a fianco di Roma contro i Galli nel 225 AC, come già a Canne contro i Cartaginesi nel 216 AC.
Nel I secolo AC gli abitanti di Verona furono sempre alleati di Roma contro gli invasori Teutoni e Cimbri, da non confondere - come fecero gli storici rinascimentali con gli tzimber del XII secolo che ripopolarono la Lessinia centro-orientale nell'alto medioevo. Fu cosa naturale l'estensione alla cittadinanza romana delle colonie locali (il Senato Romano nel 90 AC, in seguito alla Guerra Sociale).
Verona divenne colonia con la Lex Pompeia nell'89 AC. Nel 41 o 42 AC, in seguito alle campagne militari di Cesare che portarono all'annessione della Gallia Cisalpina (l'attuale Pianura Padana) e poi di quella transalpina (all'incirca la Francia odierna), Verona cessò di essere colonia ed entrò a far parte dell'Impero Romano. Fu, questo, l'inizio di secoli di grande splendore, in cui Verona città romana fu ricostruita nell'ansa dell'Adige: il suo importante guado venne sostituito da due ponti, il Ponte Pietra, ricostruito con le pietre originali dopo la seconda guerra mondiale, ed il Postumio, da secoli distrutto, che aveva anche altre funzioni: fungeva infatti da diga per il Teatro Romano per allestire battaglie navali e da acquedotto per portare acqua corrente in molte case della città. Il Foro era non distante l'odierna Piazza delle Erbe.
Fuori dalla città vi erano l'anfiteatro Arena e il Teatro Romano. Teatro Romano Verona era all'incrocio di quattro strade romane importanti: la Gallica da Torino ad Aquileia, la Claudia Augusta da Modena alla Germania, la Postumia dalla Liguria all'Illiria ed il Vicum Veronensium, appunto da Verona ad Ostiglia. Essendo un importante Municipio romano al centro dei passaggi verso le frontiere, Verona fu spesso teatro delle lotte civili romane. Si ricordano Vespasiano e Vitellio (anno 69), Marco Giulio Filippo e Decio (249), Carino e Sabino Giuliano (283), Costantino I e Ruricio Pompeiano, vinto dopo lungo assedio (312). Gallieno nel 265 allargò le mura della città fino ad includervi l'Arena (I sec. D.C.), fortificandola in soli sette mesi dall'aprile al dicembre dello stesso anno, come è attestato dalla scritta sull'architrave di Porta Borsari (vedi la lunga difesa successiva già citata di Ruricio Pompeiano verso l'imperatore).
Con Gallieno si aprì un periodo di tranquillità per la città, ma garantirne la sicurezza comportò oneri e tasse sui cittadini che la resero meno fiorente. La città fu spesso luogo di lunghi soggiorni da parte degli imperatori, da dove spesso amministravano l'impero. Verona ebbe una lenta conversione al cristianesimo e talora si trovò su posizioni delle prime eresie: Ario, Fotino di Sirmio ed Elvidio. Fu solo con San Zeno vescovo che il cattolicesimo si impose.
Il passaggio dalla Verona romana a quella barbarica non non fu brusco come si potrebbe pensare e la città fu spesso governata da barbari alleati in sostituzione di Roma; altre volte da barbari invasori, infine anche per conto dell'Impero Romano d'Oriente, cioè dai Bizantini .

Verona barbarica

Nel IV secolo i barbari erano oramai un tutt'uno nella vita civile e militare con l'Impero.
Nel 403 Alarico, re dei Visigoti, dalla Dalmazia venne in Pianura Padana e si asseragliò in Verona. Fu però sconfitto da Stilicone, barbaro ma romanizzato.
Nel 452 Attila, re degli Unni, con mezzo milione di uomini lasciò una scia di distruzione che terminò proprio a Verona. Fu fermato a Salionze sul Mincio da Papa Leone I e da una legazione imperiale. Fu convinto dalle parole del Santo e dalla promessa di un tributo annuo. Ritornò in Pannonia. Odoacre, capo degli Eruli e dei Turcilingi, che facevano parte dell'esercito imperiale, depose Romolo Augustolo e mise fine all'Impero Romano d'Occidente nel 476.
Odoacre non ebbe investiture ma governò di fatto e lasciò un buon ricordo nei Veronesi. Non mutò nulla del governo precedente, e da ariano non avversò i cattolici. Applicò una regola romana del passato per pacificare il suo esercito, confiscò ai latifondisti un terzo delle terre e le distribuì ai suoi soldati, rilanciando l'agricoltura e l'economia. Diede all'Italia pace e sicurezza. Fermò i Rugi; ma non poté fermare gli Ostrogoti di Teodorico, mandati in Italia da Zenone, imperatore d'Oriente. Odoacre si fortificò a Verona nel 489 ma fu sconfitto e poi ucciso. Sotto Teodorico (493-526), Verona fu praticamente capitale dei Goti: era il centro militare più importante e la sede preferita del re, che le restituì il suo splendore e rialzò le mura atterrate dalle precedenti incursioni barbariche. Seguì la strategia di Odoacre, ariano come lui, ma come ritorsione alla persecuzione da parte di Giustino verso gli Ariani a Bisanzio, vessò i Romani divenuti sospetti uccidendo il fedele consigliere Simmaco e fece arrestare Albino e Boezio, suo segretario che in prigione scrisse il famoso De Consolatione Philosophiae.
Con la morte di Teodorico i Bizantini, con un esercito di soli 10.000 uomini, occuparono con Narsete l'Italia fino a Brescia. Alboino, re dei Longobardi, interruppe il breve dominio greco su Verona. Nel 568 si fortificò in Verona dominando l'Italia settentrionale e lasciò ai Bizantini Ravenna ed il resto d'Italia. Questi fatti furono raccontati nella Historia Langobardorum sotto il regno di re Desiderio. Per alcuni anni i Longobardi imposero con violenza il loro potere, uccidendo, distrussero chiese e vescovadi, rapinarono ed espropriarono il possibile. In una ventina d'anni però si convertirono al cristianesimo e cambiarono atteggiamento, al punto di proibire i matrimoni fra parenti anche lontani al fine di favorire la fusione fra i popoli (Liutprando nel 730 circa).
Autari, re longobardo, pur legatissimo a Verona, spostò la capitale a Pavia. Da questo punto i longobardi cattolici si slegarono dalla storia veronese e si legarono a quella italiana.
Come una specie di rifusione, fecero nascere con lasciti abazie e conventi. Pavia E fu nel 774, proprio a Verona, che Carlo Magno sconfisse l'ultimo re dei Longobardi: Adelchi, fatto che segnò la fine del periodo Longobardo. Manzoni ha trasposto questo fatto storico in nella sua tragedia omonima, spostando tuttavia l'accento sul dramma personale di Ermengarda, figlia di desiderio ripudiata e abbandonata da Carlomagno. Il figlio di Carlo Magno, Pipino che soggiornò a lungo nell'Abbazia di San Zeno e fu seppellito a Verona. Diede un nuovo grande impulso allo sviluppo della città con l'aiuto di Ireneo Pacifico, arcidiacono della Cattedrale ed in particolare, in mezzo ad altri monumenti costruì la Basilica di San Zeno sui resti di una primitiva chiesa paleocristiana sorta presso la tomba del santo . Alla caduta dei Carolingi iniziò sulla città il dominio straniero e Verona entrò a far parte della Marca di Baviera e successivamente della Marca di Carinzia. Di questo periodo il vescovo Raterio, uno dei più illustri studiosi del medio evo italiano, che venne più volte rimosso e reinsediato per i cattivi rapporti con i governanti e il clero locale, di cui contestò severamente le malversazioni e l'eccessivo interesse ai beni materiali.
Intorno al 950 fu creata la Marca Veronese con l'inizio del potere della famiglia Sanbonifacio. Con l'unione delle corone di Germania e d'Italia (961) Verona fu l'unica città italiana dove i re tedeschi soggiornarono, sempre presso l'abbazia di San Zeno. Vi si svolsero numerose diete e furono stipulati numerosi accordi con altri governanti italiani.

Verona comunale

Solo nel 1136 Verona divenne Comune a tutti gli effetti con la nomina dei primi consoli. Nella fase di transizione dal feudalesimo al comune si creò una oligarchia di una decina di famiglie che sancirono il loro potere nella fase comunale. Vi fu dapprima un governo collegiale di consoli (dapprima 3 poi 6), sostituiti da un rettore e alla fine si arrivò ad un podestà. Verona si trovò a fianco di Federico Barbarossa nella sua discesa in Italia per ricevere la corona imperiale. Barbarossa attaccò alcuni comuni lombardi, creando l'ostilità dapprima latente dei veronesi, poi - sulla via del ritorno a Verona - subì alcuni incidenti per i quali incolpò i veronesi e pretese per il perdono una forte somma in denaro e la promessa di aiuti contro Milano. Nell'anno 1164 la città si ribellò apertamente: costituì con Vicenza, Padova e Treviso la Lega Veronese, seguita poi dalla Lega Lombarda. La presenza delle truppe delle Leghe costrinse il Barbarossa a non attraversare i territori presidiati nelle sue scorrerie in Italia. Federico alla quinta calata in Italia (settembre 1174), tentò l'attacco alle città della Lega. Trecento cavalieri veronesi vinsero la battaglia di Legnano, con la fanteria a difesa di Milano (1176).
L'imperatore sconfitto dopo lunghe trattative riconobbe le autonomie comunali (pace di Costanza, 1183). Della Lega in funzione antiimperiale fu il Carroccio, carro riccamente addobbato con i simboli della città portato in processione per Verona in occasione delle grandi festività e custodito gelosamente nella cattedrale di San Zeno fino al 1583, quando i monaci tedeschi dell'Abbazia, probabilmente umiliati dai ricordi che esso evocava non lo vendettero come ferro vecchio. Fra il 1181 e il 1185 Verona fu sede del Papato, fu sede di Sinodo nel 1184 in cui vennero condannati Catari, Patarini, Valdesi e Arnaldisti e sede di Conclave che nominò Papa_Urbano III alla morte di Papa Lucio III, seppellito a Verona.
Urbano III tentò di scomunicare il Barbarossa, ma fu costretto dai veronesi che temevano ritorsioni a rifugiarsi, spostando la sede del Papato, a Ferrara.
Nel 1205 scoppiò una guerra civile fra le famiglie dominanti per il controllo della città, solo con interventi esterni si trovò alla fine la pace fra le famiglie ed un nuovo periodo di prosperità. Nel 1230 le lotte ripresero con vigore. Nel 1232 Ezzelino da Romano fece catturare il podestà, lo sostituì con un altro cui impose fedeltà all'imperatore; infine introdusse in città un presidio tedesco. Ezzelino con l'aiuto dell'imperatore Federico II conquistò Vicenza, Padova e Trento, e successivamente altri comuni.
Alla morte di Ezzelino, nel 1259, si trovò podestà Mastino della Scala che riportò fiducia e pace a Verona. Concentrò su di sé tutte le cariche del comune che furono ininterrottamente confermate.

Verona Scaligera, Viscontea e dei Carrara

Con Mastino della Scala si passò in forma non traumatica da comune a Signoria. La signoria fu di tendenza Ghibellina e popolare. Durò dal 1262 al 1387. Nel 1267 Mastino fu a Verona per sancire l'alleanza Corradino di Svevia. Il Papa Clemente IV colpì con la scomunica Corradino, i suoi aderenti e la stessa città di Verona. Fu un duro colpo che mise in difficoltà gli alleati. Nel 1267 furono ritirate le scomuniche ma ad un prezzo altissimo. Mastino fece catturate a Sirmione circa 170 Vescovi, preti e perfetti Catari che furono imprigionati e posti al rogo. In Italia i Catari erano Ghibellini in opposizione ai Guelfi papisti. Nonostante la signoria nascesse con un battesimo di sangue, essa ebbe una discreta struttura democratica. La base dell'ordinamento era il Consiglio Maggiore costituito da 500 cittadini scelti annualmente dal Signore. È nello Statuto Albertino, fatto da Alberto della Scala l'ordinamento per tutta l'organizzazione di governo per Verona. Fu un periodo florido per Verona ma pur sempre con scaramucce con i comuni guelfi dei dintorni. Ad Alberto succedettero Bartolomeo della Scala, Alboino della Scala e Cangrande della Scala. Cangrande fu Signore illuminato e rispettato, divenne capo della Lega Ghibellina. Fu lui che ospitò Dante esiliato da Firenze nella sua reggia fatta allestire apposta per i grandi rifugiati politici o gli scienziati, poeti e artisti di talento che coprì generosamente di denaro e doni. A Cangrande Dante dedicò appunto il canto XVII del Paradiso nella Divina Commedia sperando che questo principe valoroso e potente potesse realizzare l'unificazione italiana, politica e linguistica. Alla sua morte il potere passò al nipote Mastino II della Scala che portò la signoria fino a Pontremoli e sul Mar Tirreno. Fu l'inizio della decadenza, sia politica sia economica. Il primo sintomo di questo malessere si percepì nel 1337, quando una lega fra Venezia, Firenze, Milano, Mantova ed Este portò a guerra che contro verona con la cattura di Alberto II. Il conflitto si concluse dopo due anni, rischiando la fine della Signoria scaligera. Solo una accorta manovra che coinvolse con prezzi alti Lodovico il Bavaro e una gestione di paci separate con i contendenti, Mastino II riuscì a salvare la Signoria con un forte ridimensionamento territoriale: Verona, Vicenza, Parma (persa successivamente a favore di Azione da Correggio) e Lucca (separata dal territorio, indifendibile e pertanto venduta a Firenze). Si creò con Mastino II una situazione ambivalente, in cui una città sconfitta, sotto il peso di costi altissimi per il ridimensionamento territoriale e nuovamente divisa da discordie fra le famiglie influenti dovette all'altezza con la fama di città-rifugio dei numerosi esuli delle lotte fratricide tra italiani. Per via di parentele con Lodovico il Bavaro Verona divenne una sorta di protettorato: furono tempi in cui gli Scaligeri avevano sempre meno potere ma, ironia della sorte, in cui eressero i monumenti che più li ricordano: Castelvecchio, il ponte scaligero, le Arche Scaligere che custodiscono i loro resti. Mastino II morì nel 1351 e la Signoria passò ai figli Cangrande II della Scala, Cansignorio della Scala e Paolo Alboino della Scala. Il primo detto Can rabbioso il vero e proprio governante della città. Si comportò come alcuni dittatori moderni, ammassò ricchezze fuori Verona per i figli tutti illegittimi, impoverendola, ed ebbe scontri interni fino alla sua morte nel 1359 per mano del fratello Cansignorio, il quale rientrò signore di Verona con l'aiuto dei Carrara] di Padova. Cansignorio governò in una relativa pace e abbellì Verona al punto di farla soprannominare Marmorina per l'abbondante uso di antichi marmi e statue romane sull'esempio di Cangrande I, fece il primo ponte in muratura sull'Adige, il ponte Navi, e pose il primo orologio su una torre in Italia, la torre del Gardello, mosso con meccanismi ad acqua. Prima della sua morte, nel 1375, ordinò di uccidere il fratello Paolo Alboino al fine di garantire la successione ai figli illegittimi [[Bartolomeo Il della Scala]] ed [[Antonio della Scala, allora adolescenti. I due ragazzi entrarorono però in una sorta di protettorato dei Visconti, che approfittarono della debolezza politica del momento e del forte indebitamento in cui era caduta la città. Bernabò Visconti invase quindi il territorio scaligero reclamando l'eredità per la moglie Regina della Scala sorella di Cansignorio e successivamente permise il governo ai due fratelli in cambio di un tributo. Bartolomeo Il governò con moderazione e fu a sua volta ucciso dal fratello Antonio nel 1381, che mise a ferro e fuoco la città per dimostrare l'inesistenza del fratricidio. Pochi anni dopo Antonio, nel 1387, fuggì e la città passò sotto il controllo diretto dei Visconti consegnandosi da parte dei cittadini speranzosi di trovare la pace. I 15 anni di dominio di Gian Galeazzo Visconti furono terribili per la città. Fu fortificata specialmente con il rinforzo delle mura chiamate allora viscontee, in provincia di Borghetto, frazione di Valeggio sul Mincio. Modificò quasi tutte le strutture democratiche della città e represse nel sangue le rivolte dei cittadini. Alla morte del Visconti nel 1402 la città passò sotto il dominio dei Carrara di Padova. Un periodo di solo tre anni, che coinmcise con la fine della signoria padovana. E forse finì con i Carrara la temporanea "maledizione" che avvolse Verona per tanti anni.

Verona veneziana

Nel 1405 iniziò per Verona il periodo veneziano. Fu probabilmente la fine del ruolo della città in Italia che assunse più volte e brevemente dignità di capitale o della città più importante per alcuni occupanti stranieri. Fu un periodo lungo con brevi interruzioni, in cui la città fu da una parte pacificata e dall'altra ebbe una diminuzione di floridezza con l'imposizione veneziana sul divieto delle esportazioni. Venezia tenne per sé e per i suoi patrizi le cariche pubbliche più importanti lasciando ai veronesi le condizioni della resa di un forte autogoverno. Verona fu riuccupata dai Visconti in guerra con Venezia per soli tre giorni nel 1439 dove poi subirono una disfatta. Il primo secolo veneziano a Verona fu ricco di costruzioni di chiese e monumenti, la presenza del monaco Giovanni da Verona degli olivetani di Santa Maria in Organo portò la stampa a Verona che da quel momento entra di forza nella storia locale. Lega di Cambrai, alleanza in funzione antiveneziana di numerosi sovrani europei, porta conseguenze a Verona, nel 1509, in accordo con i Veneziani i cittadini si consegnarono all'imperatore Massimiliano I. L'occupazione durò fino al 1516. Nelle intenzioni di Massimiliano la città doveva ritornare ad essere la capitale del regno tedesco in Italia. Fu un periodo di dura occupazione, e per di più la città ebbe 13.000 morti nella peste del 1511-1512. Alla fine del 1516, dopo un duro assedio veneziano, l'imperatore, dopo il trattato di Bruxelles del 3 dicembre 1516 inizio un giro di valzer, l'imperatore regalò Verona al nipote Carlo V di Spagna, Carlo la cedette ai francesi i quali dopo un anno la restituirono ai veneziani. I veneziani, memori della divenuta fragilità delle difese della Verona militare, di fronte alle nuove armi, riiniziarono un'opera di fortificazione in linea coi tempi e fece di nuovo diventare Verona una città militare, la più importante fra quelle di terra che assorbiva circa la metà delle sue truppe non di mare. Questa deterrenza portò tre secoli di pace per Verona. Nel XVI secolo Verona ebbe un rifiorire dell'economia e un vigore enorme nella costruzione di chiese e di palazzi importanti, uno degli artefici più importanti fu l'architetto Michele Sammicheli. La popolazione della città in questi secoli ebbe forti escursioni, dai 38.000 abitanti prepeste del 1511 scese ai 25.000 del 1512, salì ai 55.000 del 1626 che con la peste del 1630 scesero a circa 20.000. L'ultimo secolo veneziano riportò la popolazione a 50.000 persone e fu il secolo della Verona sociale. Nacquero decine di accademie e fece fiorire una attività culturale di dimensione europea.

Verona francese ed austriaca

Dopo la dichiarazione di neutralità disarmata da parte di Venezia, Verona fu più volte conquistata e riconquistata da austriaci e dai francesi di Napoleone. Fu un periodi di occupazione con caratteristiche diverse, sotto i francesi vi era un numero enorme di soldati da mantenere, oltre 50.000 che creava molti problemi per gli approvigionamenti. La dichiarazione di uguaglianza fra tutti i cittadini, compresa la forte minoranza israelita di 1000 persone, la continua ricerca di bottino e un non rispetto delle libertà religiose e delle proprietà. Sotto gli austriaci vi era il rispetto di tutto o quasi, ma vi era per la prima volta la coscrizione obbligatoria. La massa della popolazione si sentiva ancora veneziana e delle minoranze aderirono alle due fazioni. Nel veronese Napoleone vinse due battaglie fra le più importanti della sua storia di condottiero: Rivoli ed Arcole. Napoleone dimorò più volte ed a lungo a Verona ed ebbe l'unico episodio nel veneto di resistenza, le Pasque Veronesi, da 17 aprile 1797 vi fu una sollevazione popolare durata sette giorni in cui le truppe francesi furono costrette a rifugiarsi nelle caserme. Seguì una dura repressione. Dopo la pace di Lunéville del 1801 Verona fu divisa in due divisa dall'Adige per quattro lunghi anni fu come Berlino dell'ultimo dopoguerra. Nel 1805 entrò a far parte del Regno Italico. Nel maggio del 1814, Verona tornò sotto gli austriaci. In 17 anni 7 governi! Verona rimase austriaca fino al 1866. Prima dell'abbandono i francesi distrussero tutte le opere di difesa della città. Gli austriaci con Verona ebbero diversi tipi di approccio. Quello militare: La città fu il cardine del famoso Quadrilatero, Un sistema di difesa munitissimo basato su quattro città fortificate: Verona, Mantova, Legnago e Peschiera. Verona era il perno di tutto, oltre alla città fortificata vi erano una miriade di forti e fortini intorno alla città molti dei quali ancora esistenti ed usati per altri scopi. Vi furono a Verona in quel periodo fino a 35.000 soldati. Un approccio logistico: Verona fu al centro di sistemi di comunicazione sia stradali sia ferroviari.
Nel 1822 fu sede del Congresso della Santa Alleanza. I sovrani di Austria, Russia, Prussia, Inghilterra, Sardegna, Toscana, Napoli, Modena e Parma da ottobre a dicembre si riunirono per stabilire iniziative comuni per difendere lo status quo dalle iniziative liberali che tendevano a sovvertire la restaurazione seguente il dominio Napoleonico. Ci fu un fiorire della Carboneria, che portò alla nascita a Verona nel 1850 del Comitato rivoluzionario il cui capo era Carlo Montanari. La scoperta del comitato porto' all'arresto, esilio, imprigionamento e morte di numerosi veronesi e non. Una parte di essi, quelli fucilati a Belfiore sono passati alla storia come Martiri di Belfiore. La presenza del Quadrilatero ritardò l'unificazione all'Italia di Verona e del triveneto. Vi fu bisogno di tre ondate di attacchi, con numerose sconfitte, per annettere Verona all'Italia. Intorno a Verona si ricordano, nella memoria e per i numerosi ossari: Peschiera, Pastrengo, Rivoli, S. Lucia, Custoza nel 1848, a San Martino e Solferino nel 1859 con il conseguente armistizio di Villafranca e finalmente di nuovo a Custoza nel 1866. Nel bene da ricordare la battaglia di Solferino, dove per merito degli abitanti e di Henry Dunant nacque la Croce Rossa Internazionale.

Verona italiana

La storia di Verona italiana inizia il 16 ottobre 1866 con l'ingresso dei bersaglieri da porta Vescovo, in una città già in festa da alcuni giorni; il 21 ottobre e 22 ottobre seguenti il plebiscito sancì l'unione al Regno d'Italia con 88.864 voti favorevoli e 2 contrari, come testimonia la lapide all'ingresso dell'odierno Municipio. La fine del primo secolo italiano vede Verona soggetta a forti alluvioni da parte dell'Adige, che portano alla costruzione di argini in città, aree di esondazione fuori e la chiusura del ramo secondario dell'acqua morta; tutto questo porta alla sparizione dei mulini sull'acqua. La prima guerra mondiale la vede nelle retrovie, forse per la prima volta, e viene colpita solo da attacchi aerei, uno in particolare la vede colpita con numerosi morti in piazza delle erbe. La seconda guerra mondiale coinvolge Verona in pieno. È una delle città più bombardate, un quarto delle case furono distrutte dalle bombe degli alleati, tutti i ponti furono distrutti dai tedeschi in fuga. Un numero elevato di civili morirono.
Fu testimone di molti atti della fine del fascismo, era la città più importante vicina a Salò durante la Repubblica Sociale Italiana e fu sede del Processo di Verona e delle fucilazioni successive. Nel dopoguerra la città mantenne le caratteristiche, che stanno scemando ora, di luogo dai forti connotati militari. Una caratteristica rara per le città è la presenza di un forte demanio sociale, ovvero la presenza di svariati enti comunali o locali, creati per la gestione dei servizi. Una ricchezza collettiva che ha dato e sta dando alla città spinta per lo sviluppo. Queste istituzioni sono diventate quasi tutte di diritto privato, ma sono ancora tutte di controllo pubblico.

Verona ebraica

È difficile datare la presenza ebraica nella città di Verona. Certamente erano presenti ebrei nel X secolo, tanto che nel 965 il vescovo veronese, come conseguenza di una disputa teologica, ne causò l'espulsione.
Si trovano nuove tracce documentali della loro presenza nei territori circostanti la città ancora alla fine del XII secolo. I nomi riportati in questi documenti fanno pensare che l'origine di questi ebrei fosse germanica e quindi di rito askenazita. Famosi filosofi e poeti ebbero modo di passare da Verona. Tra questi il poeta Abrahàm ibn Ezra, il talmudista Hillèl ben Shemuel e già nel 1239 sembra essere presente un tribunale rabbinico. Benché si possa ritenere certo che ebrei abbiano risieduto a Verona anche durante il dominio scaligero, un documento ufficiale che ne attesti la presenza è datato 31 dicembre 1406. La Repubblica di Venezia autorizzò la residenza ebraica a Verona. Come per nel resto dei territori Veneziani, gli ebrei erano autorizzati esclusivamente al prestito. Con il medesimo atto venne assegnata, quale area di residenza, contrada San Sebastiano, nei pressi di Piazza delle Erbe.
Sempre condividendo il destino dei propri correligionari in territorio veneziano, anche a Verona gli ebrei vennero ripetutamente espulsi e richiamati a seconda degli umori della popolazione e delle casse della Serenissima. La consistenza della presenza ebraica a Verona non è definibile, sia a causa delle continue espulsioni, sia per il fatto che nessun censimento venne effettuato sino al 1539. La comunità stessa prese vita solo nella seconda metà del XVI secolo. Nel 1539, comunque, una conta dei cittadini effettuata per il calcolo delle tasse stimava la presenza ebraica in circa 400 persone. L'iniziale costrizione al solo mestiere del prestito, venne via via ad alleggerirsi consentendo l'ingresso ebraico nel commercio e nel campo della tessitura. È anche in conseguenza dell'aumentare della presenza ebraica nei commerci, che su spinta del vescovo Valerio, nel 1600, viene istituito il Ghetto. A differenza di Venezia, dove gli ebrei vennero costretti in ghetto forzatamente nel 1516, la creazione del ghetto incontrò i favori della popolazione ebraica. Non erano infatti rari i casi di violenze antisemite. Venne destinata a ghetto la zona che oggi si trova tra via Mazzini e via dei Pellicciai, sempre in prossimità di Piazza delle Erbe. L'acuirsi della pressione sugli ebrei veneziani causò alcune ondate immigratorie tra il 1638 ed il 1655 che portarono a Verona numerose famiglie sefardite in prevalenza dedite al commercio. Come già avvenne a Venezia, anche a Verona l'integrazione tra la comunità sefardita e quella originale impiegò parecchi anni ma, già nel 1675 venne istituita una scuola comune. La comunità crebbe numericamente e, a fine secolo, contava circa 900 persone. Gli ebrei iniziarono nuove attività entrando nel commercio del tabacco, nell'esattoria, nella mediazione. Quando, nel 1797, le truppe napoleoniche aprirono il ghetto, la comunità ebraica era ben inserita nella vita veronese: molte botteghe erano di poprietà, il commercio delle stoffe era ben avviato, commercianti partecipavano senza problemi al mercato di Campo Marzio. Neppure il passaggio sotto l'Austria-Ungheria modificò lo status dei cittadini ebrei. L'emanciapazione legale venne ottenuta, però, con il passaggio sotto il Regno d'Italia nel 1866. In questi stessi anni la comunità visse il suo momento di massima espansione avendo raggiunto le 1400 persone. Subito però la comunità cominciò a rimpicciolirsi e, nel 1931, contava poco più di 400 persone. Verona paga dazio al regime nazifascista ed alle deportazioni: 31 furono gli ebrei veronesi che non scamparono all'odissea della deportazione perdendo la vita. Al termine della seconda guerra mondiale la comunità contava un centinaio di persone e tale è rimasta a tutt'oggi. La sinagoga, di rito tedesco, si trova in centro ed è stata ristrutturata nel 2002. Annessa alla sinagoga si trova un piccolo museo.

Cultura

Musei


- Fondazione Miniscalchi-Erizzo
- Museo Africano
- Museo Archeologico
- Museo Archeologico al Teatro Romano
- Museo Canonicale
- Museo Civico di Castelvecchio
- Museo Civico di Scienze Naturali
- Museo degli affreschi staccati
- Museo di Palazzo Forti
- Museo ferroviario Porta Vescovo
- Museo Lapidario maffeiano
- Museo Miniscalchi-Erizzo

Chiese


- Basilica di San Zeno
- Abbazia di San Zeno
- Chiesa degli Scalzi
- Chiesa dei Padri Filippini
- Duomo di Verona, più propriamente Cattedrale di Santa Maria Assunta
- Chiesa delle Sante Teuteria e Tosca
- Chiesa di San Bernardino
- Chiesa di San Domenico
- Chiesa di San Fermo Piccolo
- Chiesa di San Giorgio in Braida
- Chiesa di San Giovanni in Foro
- Chiesa di San Giovanni in Valle
- Chiesa di San Luca
- Chiesa di San Mattia
- Chiesa di San Michele Extra
- Chiesa di San Nazaro e Celso
- Chiesa di San Nicolò
- Chiesa di San Paolo
- Chiesa di San Pietro Incarnario
- Chiesa di San Rocchetto a Quinzano
- Chiesa di San Tomaso Cantuariense
- Chiesa di San Zeno in Oratorio
- Chiesa di Santa Anastasia
- Chiesa di Santa Caterina alla Ruota
- Chiesa di Santa Chiara
- Chiesa di Santa Maria Antica
- Chiesa di Santa Maria del Paradiso
- Chiesa di Santa Maria della Scala
- Chiesa di Santa Maria in Organo
- Chiesa di Santa Toscana
- Chiesa di Sant'Elena
- Chiesa di Santo Stefano
- Chiesa di San Salvatore Vecchio (ortodossa)

Palazzi


- Loggia del Consiglio o di frà Giocondo
- Palazzo Barbieri
- Palazzo Bevilacqua
- Palazzo Boldieri-Malaspina
- Palazzo Canossa
- Palazzo Carlotti
- Palazzo Da Sacco-Pincherle
- Palazzo dei Diamanti
- Palazzo del Mercato Vecchio
- Palazzo del Podestà
- Palazzo della Gran Guardia
- Palazzo della Torre-Ederle
- Palazzo di Cansignorio
- Palazzo Giusti e Giardino
- Palazzo Marogna
- Palazzo Miniscalchi-Erizzo
- Palazzo Pompei
- Palazzo Radice
- Palazzo Realdi-Monga
- Palazzo Turchi
- Villa Francescatti

Piazze e vie

Santa Maria in Organo
- Piazza Brà
- Piazza dei Signori
- Piazza delle Erbe
- Piazza San Zeno

Ponti

I ponti di Verona preesistenti al periodo bellico sono stati tutti ricostruiti dopo la seconda guerra mondiale, due di essi col materiale originario raccolto sul greto del fiume e negli spazi intorno. Fu lunga e laboriosa la ricostruzione del ponte Romano che durò circa venti anni. La storia dei ponti di Verona è collegata al rapporto della città con l'acqua, con il fiume che è all'origine delle città più antiche.
- Ponte Catena
- Ponte del Risorgimento
- Ponte Scaligero
- Ponte della Vittoria
- Ponte Garibaldi
- Ponte Pietra
- Ponte Postumio (il ponte che non c'è)
- Ponte Nuovo
- Ponte Navi
- Ponte Aleardi
- Ponte San Francesco
- Ponte della Ferrovia <