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7 Febbraio

7 febbraio

---- Il 7 febbraio è il 38° giorno del Calendario Gregoriano, mancano 327 giorni alla fine dell'anno (328 negli anni bisestili).

Eventi


- 457 - Leone I diventa imperatore dell'Impero Bizantino.
- 1301 - Edoardo di Caernarvon (in seguito Re Edoardo II d'Inghilterra) diventa il primo Principe di Galles.
- 1550 - Giulio III diventa Papa.
- 1613 - Michele Romanov diventa Zar di Russia.
- 1795 - Viene approvato l'XI emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.
- 1882 - A Mississippi City, si svolge l'ultimo incontro di pugilato dei pesi massimi disputato a mani nude.
- 1898 - Emile Zola viene processato per diffamazione per aver pubblicato J'Accuse.
- 1900 - Viene fondato il Partito Laburista Britannico.
- 1904 - Un incendio a Baltimore (Maryland) distrugge oltre 1.500 edifici in 30 ore.
- 1943 - Seconda guerra mondiale: Negli Stati Uniti viene annunciato il razionamento delle scarpe.
- 1944 - Seconda guerra mondiale: Ad Anzio le truppe naziste lanciano la controffensiva.
- 1962 - Il governo degli Stati Uniti vieta tutti i commerci con Cuba.
- 1964 - I Beatles arrivano per la prima volta negli USA.
- 1971 - Le donne ottengono il diritto di voto in Svizzera.
- 1974 - Grenada ottiene l'indipendenza dal Regno Unito.
- 1977 - L'Unione Sovietica lancia la Soyuz 24.
- 1984 - Gli astronauti Bruce McCandless II e Robert L. Stewart eseguono la prima camminata nello spazio senza "guinzaglio".
- 1985 - "New York, New York" diventa l'inno ufficiale di New York.
- 1986 - Jean-Claude Duvalier, presidente di Haiti, fugge dalla nazione.
- 1990 - Collasso dell'Unione Sovietica: Il Comitato Centrale del Partito Comunista Sovietico accetta di cedere il monopolio del potere.
- 1991 - Il primo presidente democraticamente eletto di Haiti, Jean-Bertrand Aristide, viene insediato.
- 1992 - I dodici Stati della CEE firmano il Trattato sull'Unione Europea noto come Trattato di Maastricht.
- 1998 - Inizia la XVIII Olimpiade Invernale a Nagano (Giappone).
- 1999 - Abdullah II diventa Re di Giordania dopo la morte del padre, Re Hussein.
- 2003 - Inviata la risposta all'ultimo contatto della sonda Pioneer 10.

Nati


- 1102 - Imperatrice Maud
- 1478 - Tommaso Moro, scrittore, filosofo e statista inglese († 1535)
- 1693 - Anna I di Russia, imperatrice russa († 1740)
- 1741 - Johann Heinrich Füssli, pittore svizzero († 1825)
- 1812 - Charles Dickens, scrittore († 1870)
- 1834 - Dmitri Mendeleev, chimico russo († 1907)
- 1867 - Laura Ingalls Wilder, scrittrice († 1957)
- 1874 - Luigi Barzini Senior, giornalista italiano
- 1883 - Eubie Blake, musicista, compositore († 1983)
- 1885 - Sinclair Lewis, scrittore († 1951)
- 1904 - Ernst Ginsberg, attore e regista († 1964)
- 1905 - Paul Nizan, scrittore († 1940)
- 1908 - Buster Crabbe, nuotatore e attore († 1983)
- 1910 - Max Bense, filosofo († 1990)
- 1914 - Ramón Mercader, assassino di Leon Trotsky († 1978)
- 1920 - An Wang, pioniere dell'informatica († 1990)
- 1922 - Hattie Jacques, attrice († 1980)
- 1926 - Konstantin Feoktistov, astronauta
- 1927
  - Juliette Greco, cantante e attrice francese
  - Vladimir Kuts, maratoneta sovietico
- 1932
  - Gay Talese, scrittore
  - Alfred Worden, astronauta statunitense
- 1943 - Gareth Hunt. attore
- 1945 - Pete Postlethwaite, attore
- 1952 - Vasco Rossi, cantautore italiano
- 1953
  - Francesco Salvi, attore comico
  - Lige Curry, musicista (P Funk)
- 1954 - Dieter Bohlen musicista (Modern Talking)
- 1960 - James Spader, attore
- 1962
  - Garth Brooks, musicista
  - Eddie Izzard, attore, comico
- 1967 - Chris Rock, attore, comico
- 1974 - Steve Nash, cestista canadese
- 1978 - Ashton Kutcher, attore
- 1987 - Giulia Serafini, attrice

Morti


- 780 - Nicete, Patriarca di Costantinopoli
- 1801 - Daniel Chodowiecki, pittore tedesco
- 1812 - Sant'Egidio Maria di San Giuseppe, Santo tarantino (n. 1729)
- 1823 - Ann Radcliffe, scrittrice (n. 1764)
- 1837 - Re Gustavo IV Adolfo di Svezia (n. 1778)
- 1873 - Joseph Sheridan Le Fanu, scrittore (n. 1814)
- 1878 - Papa Pio IX (n. 1792)
- 1920 - Aleksandr Vasilevich Kolchak, comandante militare russo (n. 1874)
- 1938 - Harvey Firestone, imprenditore (n. 1868)
- 1942 - Dorando Pietri, maratoneta italiano
- 1979 - Josef Mengele, medico e criminale di guerra tedesco (n. 1911)
- 1980 - Secondo Campini, ingegnere italiano (n. 1904)
- 1985 - Matt Monro, cantante (n. 1932)
- 1987 - Claudio Villa, cantante italiano
- 1993 - Lillian Gish, attrice (n. 1893)
- 1994
  - Joseph Cotten, attore statunitense
  - Stephen Milligan, giornalista e politico britannico (n. 1948)
- 1998 - Lawrence Sanders, scrittore
- 1999
  - Re Hussein di Giordania (n. 1935)
  - Bobby Troup, musicista, attore
- 2000
  - Doug Henning, prestigiatore (n. 1947)
  - Big Pun, cantante (n. 1971)
- 2001
  - Dale Evans, attrice, cantante
  - Anne Morrow Lindbergh, scrittrice e aviatrice (n. 1906)
- 2003 - Augusto Monterroso, scrittore
- 2004 - John Hench, creatore artistico della Walt Disney
- 2005
  - Paul Rebeyrolle, pittore francese
  - Barbara Chapman, archeologa britannica

Feste e ricorrenze

Nazionali

Religiose

Santi cattolici:
- San Constabile Quarto, abate di Cava
- Sant'Egidio Maria da Taranto, professo frate minore
- San Giovanni da Triora
- San Guarino, vescovo
- San Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto
- San Riccardo, re degli Inglesi
- San Teodoro di Amasea, generale e martire

Laiche

07 ja:2月7日 ko:2월 7일 simple:February 7 th:7 กุมภาพันธ์

Calendario gregoriano

Il Calendario gregoriano è in vigore dal 15 ottobre 1582, che è seguito al 4 ottobre del Calendario giuliano. Il 4 ottobre 1582 fu infatti stabilito che il giorno successivo sarebbe stato non il 5 ottobre, ma il 15 ottobre. Questa decisione si rese necessaria in quanto essendo un anno giuliano lungo 365 giorni e 6 ore, e dunque in eccesso di 11 minuti e 14 secondi rispetto all'anno solare, il calendario giuliano accumulava un giorno di ritardo ogni 128 anni. Come conseguenza di ciò, al 4 ottobre 1582 la differenza accumulata nei secoli era ormai di 10 giorni; questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche effettuate, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo. Per rimettere le cose a posto, si decise di compiere il "salto" di giorni, e di modificare il metodo di computo del tempo in modo da tener conto del ritardo accumulato. La nuova regola prevedeva che venissero saltati gli anni bisestili degli anni terminanti con 00 (multipli di 100) salvo quelli multipli di 400. Quindi sono bisestili tutti gli anni divisibili per 4 (per i quali la divisione per 4 ha come resto zero), tranne gli anni multipli di 100, ma non di 400. Da questo si deduce che 1700 e 1800 non sono bisestili, mentre 1600 è bisestile come anche 1604. Questa suddivisione porta nel calendario gregoriano una periodicità di 400 anni equivalenti a 365
- (300 + 3) + 366
- (96 + 1) = 146.097 giorni (dove 300 sono gli anni non divisibili per 4; 3 sono gli anni terminanti con 100, 200, 300; 96 sono gli anni divisibili per 4; e 1 l'anno terminante con 400). Poiché 146.097 è divisibile per 7 si ha anche la ciclicità settimanale ogni 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali ogni 400 anni; il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, ... È stata introdotta questa regola, che sembra abbastanza contorta, per poter creare un calendario che fosse abbastanza preciso ed evitasse di effettuare aggiustamenti vari (soppressione o creazione di giorni ogni tot di mesi, per far coincidere le stagioni con i mesi). Il calendario gregoriano apporta una discreta precisione, di molto superiore a tutti i calendari che l'hanno preceduto nel vecchio mondo; infatti tale calendario, in media sui 400 anni, è di solo 26 secondi circa più lungo del periodo di orbita della Terra intorno al Sole. Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905 per non avere, per esempio, che la primavera inizi il 20 di marzo al posto del 21. Il calendario gregoriano entrò subito in vigore in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo. Nell'arco di due anni venne adottato pure nei territori cattolici tedeschi, dei Paesi Bassi e svizzeri e in Belgio e, nel 1587, in Ungheria. In seguito, ma non immediatamente, si uniformarono anche gli stati luterani, calvinisti e anglicani: gli stati tedeschi incominciarono ad introdurlo agli inizi del 1700 e in maniera completa nel 1775, in Gran Bretagna e colonie inglesi nel 1752 (una legge del 1751 stabiliva che dall'anno successivo tutti i territori di tutto il mondo sotto il dominio inglese adottassero tale calendario) e in Svezia nel 1753. In altri paesi, tra cui quelli di confessione ortodossa, il vecchio calendario è rimasto in vigore fino ai primi decenni del secolo scorso: in Russia è stato introdotto dal governo rivoluzionario nel 1918, mentre la Chiesa Ortodossa russa (con quella di Serbia e di Gerusalemme) ha continuato a mantenere il calendario giuliano. Da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane. A dire il vero, il calendario entrato in uso nei paesi ortodossi ha una regola leggermente diversa per decidere quali anni multipli di 100 sono bisestili: sono infatti quelli per cui, prendendo il numero dei secoli e dividendolo per 9, il resto è 2 oppure 6. Il primo anno in cui ci sarà una differenza con il calendario gregoriano sarà il 2800. La scelta dovrebbe servire ad accordare meglio la durata dell'anno con quella astronomica. Le Chiese Ortodosse (ad eccezione di quella finlandese) hanno, invece, mantenuto il vecchio metodo di calcolo della festività di Pasqua e di quelle ad essa collegate, Ascensione e Pentecoste. Nel calendario gregoriano è stato scelto come anno 1 (anno iniziale) l'anno di nascita di Gesù (anche se ci si accorse poi che i calcoli fatti erano errati in eccesso di circa 7 anni, quindi Gesù dovrebbe essere nato intorno all'anno 7 AC). Ne consegue che tutti gli anni dall'anno 1 in poi sono detti anni dopo la nascita di Cristo e possono essere indicati con la sigla finale DC (Dopo Cristo). Invece per gli anni precedenti alla nascita di Cristo sono seguiti dalla scritta AC (Avanti Cristo). Tutti gli anni senza sigla finale si intendono anni successivi alla nascita di Gesù, mentre quelli precedenti si possono indicare anche con un numero negativo. Il primo anno prima dell'anno 1 DC è l'anno 1 AC e quindi nel calendario gregoriano non esiste l'anno zero, inoltre ogni nuovo decennio, centennio, millennio, ... inizia sempre con l'anno terminante con uno e non con zero, altrimenti il primo decennio, centennio, millennio, ... non sarebbe composto rispettivamente da dieci, cento, mille, ... anni. Per esempio il primo decennio deve essere composto da 10 anni e quindi comprende gli anni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e quindi il secondo decennio inizia con l'anno 11. Così il terzo millennio inizia con l'anno 2001. il 1° gennaio 4713 AC è il Giorno Giuliano (JD) zero (il giorno 1 inizia alle 12AM del detto giorno) che fu introdotto dall'astronomo francese di Agen Josephus Justus Scaliger nel 1583. Egli assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo, in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto. Lo chiamò "Giuliano" dal nome di suo padre: il padovano Giulio Cesare della Scala. Il 4713 AC è il minimo anno che in teoria può assumere il calendario gregoriano ed è anche l'anno minimo possibile in molti programmi.

Voci correlate


- Calendario giuliano
- Calendario romano
- anno bisestile
- calcolo della Pasqua

Collegamenti esterni

Maggiori dettagli si possono trovare sul sito [http://www.liceofoscarini.it/didattic/astronomia/astro/cal_giuliano.html dettagli sul Calendario giuliano] Gregoriano als:Gregorianischer Kalender ja:グレゴリオ暦 ko:그레고리력 ms:Kalendar Gregory simple:Gregorian calendar th:ปฏิทินเกรกอเรียน

Anno

Un anno indica un periodo di tempo pari a quello impiegato dalla Terra per completare la sua orbita attorno al Sole. Un anno è diviso in 365 giorni, ma poiché la Terra completa la sua orbita in un tempo leggermente superiore si è reso necessario introdurre degli anni bisestili composti da 366 giorni, per correggere la discrepanza. Per estensione il termine anno si applica al periodo orbitale di qualsiasi pianeta, nel qual caso anno viene fatto seguire da un aggettivo (come in anno marziano). In astronomia, vengono definiti diversi tipi di anno:
- anno siderale: definisce il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della propria orbita, misurata relativamente a un insieme di punti di riferimento (come le stelle fisse). La sua durata media è di 365,256363051 giorni (365g 6h 9m 10s). :La reale durata dell'anno varia, in quanto il movimento della Terra è influenzato dalla gravità della Luna e degli altri pianeti.
- anno tropico: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione, con riferimento alla struttura formata dall'intersezione tra l'ellittica (il piano su cui orbita la Terra) e il piano dell'equatore (il piano perpendicolare all'asse di rotazione della Terra). A causa della precessione, questa struttura arretra leggermente lungo l'ellittica, rispetto alle stelle fisse. Come conseguenza, l'anno tropico è leggermente più breve di quello siderale. La sua durata media corrisponde a 365,24218967 giorni (365d 5h 48m 45s).
- anno anomalo: il periodo in cui la Terra completa una rivoluzione della sua orbita con rispetto ai suoi apsidi. L'orbita terrestre è ellittica; i punti estremi dell'ellisse, chiamati apsidi, sono: # il perielio, dove la Terra è più vicina al Sole (attorno al 2 gennaio) # l'afelio, quando la Terra è più lontana dal Sole (attorno al 2 luglio). :A causa dell'interferenza gravitazionale degli altri pianeti, la forma e l'orientamento dell'orbita non sono fissi, e gli apsidi si spostano lentamente rispetto ai punti di riferimento. Per questo, l'anno anomalo è leggermente più lungo dell'anno siderale. In media 365,259635864 giorni (365g 6h 13m 52s).
- anno eclittico: il periodo impiegato dal Sole (come viene visto dalla Terra) per completare una rivoluzione con riferimento a un nodo lunare, dell'orbita della Luna (il punto in cui l'orbita lunare interseca l'ellittica). Questo periodo è associato con le eclissi: avviene solo quando sia il Sole che la Luna sono vicini a uno di questi nodi; quindi le eclissi avvengono entro circa un mese ogni mezzo anno eclittico. Ci sono quindi due stagioni eclittiche ogni anno. La durata media dell'anno eclittico è di 346,620075883 giorni.
- similarmente all'anno eclittico, viene definito un periodo in cui il Sole (come viene visto dalla Terra) completa una rivoluzione con riferimento al perigeo dell'orbita lunare. Questo periodo, poco citato nella letteratura astronomica, è associato con la dimensione apparente della Luna piena, e anche con la durata variabile del mese sinodico. La durata di questo periodo è di 411,78443029 giorni. Il Calendario normalmente cerca di adeguarsi all'anno tropico, poiché le stagioni sono determinate da questo tipo di anno. Per ragioni pratiche l'anno del calendario è composto da un numero intero di giorni. Nel calendario attualmente in uso della società occidentale, il calendario gregoriano, gli anni hanno 365 giorni. Allo scopo di tenerlo sincronizzato con l'anno tropico, ogni quattro anni il calendario conta 366 giorni. La principale eccezione al calendario gregoriano è il calendario islamico, un calendario lunare senza anni bisestili, nel quale le ricorrenze si spostano attraverso le stagioni. L'anno giuliano: base del calendario giuliano aveva una durata di 365,25 giorni. L'anno gaussiano dura 365,2568983 giorni, ed è derivato dalla "costante gravitazionale gaussiana" che viene espressa in unità del sistema solare. L'anno besseliano: è un anno tropico che inizia quando il Sole raggiunge la longitudine ellittica di 280°. Tale longitudine viene sempre raggiunta attorno al 1 gennaio. Prende il nome dall'astronomo e matematico del XIX secolo Friedrich Bessel.

Voci correlate


- Anno luce Categoria:Astronomia e Astrofisica Categoria:Unità di tempo ja:年 ms:Tahun simple:Year zh-min-nan:Nî

457

Eventi

Nati

Morti


- Flavio Marciano, imperatore bizantino 057 ko:457년

Leone I di Bisanzio

Leone I di Bisanzio (457 - 474), noto anche come Leone il Trace, fu l'ultimo di una serie di imperatori posti sul trono da Aspare, l'Alano che serviva come comandante in capo dell'esercito. La sua incoronazione come imperatore, il 7 febbraio 457, fu la prima di cui si ha notizia che coinvolse il Patriarca di Costantinopoli. Leone I strinse un'alleanza con gli Isauriani e fu quindi in grado di eliminare Aspare. Il prezzo di questa alleanza fu il matrimonio della figlia di Leone con Tarasicodissa, capo degli Isauriani, che divenne imperatore bizantino con il nome di Zenone I, nel 474. Durante il regno di Leone, i Balcani vennero depredati diverse volte dai Goti e dagli Unni. Comunque, questi attaccanti non furono in grado di prendere Costantinopoli, grazie alle mura che erano state ricostruite e rinforzate durante il regno di Teodosio II, contro le quali non disponevano di una tecnologia adatta. Il suo regno fu degno di nota anche per la sua influenza sull'Impero Romano d'Occidente, segnato dalla sua nomina di Antemio come Imperatore Romano nel 467. Questi tentò di ampliare i suoi conseguimenti politici con una spedizione contro i Vandali nel 468, ma questa venne sconfitta a causa del tradimento e dell'incompetenza del cognato di Leone, Basilisco. Questo disastro prosciugò l'impero di uomini e denari. Mentre l'impero di Leone è ben noto per la sua tecnologia militare, ottenne importanti innovazioni anche in altri campi, tra i più curiosi una specie di fermaglio per raccogliere i documenti ufficiali. Leone morì di dissenteria, all'età di 73 anni, il 18 gennaio 474. Categoria:Imperatori bizantini Categoria:Biografie ja:レオ1世 (東ローマ皇帝)



1301

Eventi

Nati

Morti

001 ko:1301년

Edoardo II d'Inghilterra

Edoardo II, (25 Aprile, 1284Ottobre, 1327), di Caernarvon, fu re d'Inghilterra dal 1307 fino alla sua deposizione nel Gennaio del 1327. Sposò Isabella di Francia, figlia di Filippo IV il Bello. É ricordato per il brutale modo in cui fu assassinato; morte collegata alla sua omosessualità. Categoria:Biografie Categoria:Sovrani britannici

1550

Eventi


- 7 febbraio - Gian Maria del Monte viene eletto Papa col nome di Giulio III.
- Gustav Vasa fonda la città di Helsinki, futura capitale della Finlandia.

Nati


- 17 settembre - Papa Paolo V († 1621)

Morti


- 8 dicembre - Gian Giorgio Trissino, letterato 050 ko:1550년

Papa Giulio III

Giulio III, nato Gian Maria del Monte (10 settembre 1487 - 23 marzo 1555), fu Papa dal 7 febbraio 1550 al 1555. Ultimo dei pontefici dell'alto rinascimento, era nato a Roma, figlio di un famoso giurista. Successe a suo zio come arcivescovo di Siponto (Manfredonia) in Puglia, nel 1512, ed aggiunse la diocesi di Pavia nel 1520. Durante il Sacco di Roma del 1527, fu uno degli ostaggi dati da Clemente VII alle forze dell'imperatore, e avrebbe potuto restare ucciso assieme agli altri a Campo dei Fiori, se non fosse stato liberato in segreto dal Cardinale Pompeo Colonna. Campo dei Fiori nel 1555. ]] Nel 1536 venne nominato vescovo cardinale di Palestrina da Paolo III, dal quale venne impiegato in diverse ed importanti missioni; fu il primo presidente del Concilio di Trento, aprendone la prima sessione, il 13 dicembre 1545, con una breve orazione. Al concilio, fu a capo del partito pontificio, contro l'imperatore Carlo V, col quale venne in conflitto in diverse occasioni, in particolare quando, il 26 marzo 1547, trasferì il concilio a Bologna. Nel conclave successivo alla morte di Paolo III (10 novembre 1549) i quarantotto cardinali erano divisi in tre fazioni: gli Imperiali, i Francesi, e i sostenitori dei Farnese. I cardinali francesi furono abili a prevenire l'elezione di un candidato delle altre due fazioni, e il Cardinal del Monte venne prontamente eletto, il 7 febbraio 1550, come candidato di compromesso, dopo dieci settimane di conclave, benché l'imperatore l'avesse escluso espressamente da una lista di candidati accettabili. Ottavio Farnese, nipote di Paolo III, venne immediatamente confermato come Duca di Parma. Come Papa, Giulio III è ricordato più dagli storici dell'architettura e dagli amanti dell'arte, che dai teologi. Giulio era dotato di un buon orecchio, e portò immediatamente a Roma il grande compositore rinascimentale Giovanni Pierluigi da Palestrina, nominandolo maestro di cappella. Giulio acconsentì, su richiesta dell'imperatore Carlo V, alla riapertura del concilio di Trento (nel 1551), ed entrò inoltre in lega con lui, contro il Duca di Parma ed Enrico II di Francia; ma subito dopo trovò consigliabile scendere a patti con il nemico, e nel 1553 sospese nuovamente gli incontri del concilio. (Per la storia dei conflitti papali con i concili, si veda: movimento conciliare.) Nel 1555 accetta la richiesta di Maria I di abrogazione dell'Atto di Supremazia inglese e fa tornare l'Inghilterra parte della cristianità cattolica. Come Papa, Giulio perse interesse nelle questioni politiche ed ecclesiastiche. In precedenza aveva acquisito una reputazione per l'impetuosa energia con cui portava avanti la posizione papale, ma ora poteva esprimere pienamente il suo amore per gli agi ed il lusso, negli intrattenimenti che offriva, in particolare a Villa Giulia, e che il Vignola creava per lui, in modo tale da sconvolgere le idee riguardanti la decenza ecclesiastica. Egli inoltre sollevò molto scandalo nominando come suo primo cardinale Innocenzo del Monte, un giovane diciassettenne che aveva raccolto per le strade di Parma qualche anno prima, ed era stato adottato dal fratello del Papa, Balduino, e che in quanto nipote adottivo del Papa, era divenuto uno dei suoi paggi; per via del coraggio mostrato quando venne morso da una scimmia, dissero i critici più prudenti. Giulio difese la sua scelta, e a Villa Giulia l'affresco sul soffitto di un portico ritrae, un pergolato ricoperto da viti, dove dei putti giocano con i rispettivi genitali. Joachim du Bellay il poeta francese al seguito del Cardinale du Bellay, espresse la sua opinione scandalizzata in due sonetti della serie Les regrets (pubblicati dopo la scomparsa del Papa, nel 1558). Giulio fu un amico dei Gesuiti, ai quali concesse una nuova conferma nel 1550, inoltre nominò Ippolito d'Este come governatore di Tivoli, dove Ippolito diede immediatamente il via alla creazione di Villa d'Este.

Bibliografia


- Dizionario biografico degli italiani: "Del Monte, Innocenzo"

Voci correlate


- Carlo V e i Papi - i due poteri Giulio 03 ja:ユリウス3世 (ローマ教皇) ko:교황 율리오 3세

1613

Eventi

Nati


- 15 settembre - François de la Rochefoucauld, scrittore francese

Morti

013 ko:1613년 th:พ.ศ. 2156

Zar

Zar (in bulgaro цар&#, in russo царь; czar o tzar), fu il titolo usato per i governanti dell'Impero Russo dal 1546 al 1917, anno in cui lo zar Nicola II Romanov venne spodestato e ucciso dai rivoluzionari bolscevichi. Il primo ad adottare ufficialmente il titolo fu Ivan IV, come simbolo del cambiamento della natura della monarchia russa; fino a quel momento il titolo era quello di Principe di Moscovia. Nel 1721 Pietro I adottò il titolo di imperatore con cui lui ed i suoi discendenti sono conosciuti e che era considerato interscambiabile con il termine zar.
Nelle lingue slave spesso è stato usato il termine zar per tradurre la parola imperatore; per esempio il titolo di Imperatore del Giappone veniva tradotto come Zar del Giappone.
Il termine è stato usato anche in altri stati come la Serbia e la Bulgaria.

Titolatura completa

La titolatura completa degli zar di Russia iniziava con: Per grazia di Dio, Imperatore e Autocrate di tutte le Russie seguiva poi una lista delle terre governate.
Ad esempio, in accordo con l'articolo 56 della Costituzione Russa del 23 aprile 1906, il titolo completo della Sua Maestà Imperiale è il seguente: Noi ------- per grazia di Dio, Imperatore ed Autocrate di tutte le Russie, di Mosca, Kiev, Vladimir, Norgorod, Zar di Kazan, Zar di Astrakhan, Zar di Polonia, Zar di Siberia, Zar del Chersoneso Taurico, Zar di Georgia, Signore di Pskov, Granduca di Smolensk, Lituania, Volinia, Podolia e Finlandia, Principe di Estonia, Livonia, Curlandia e Semigalia, Samogitia, Bielostock, Carelia, Tver, Jugra,Perm, Kirov, Bulgaria e altri territori, Signore e GranDuca di Novgorod, Chernigov; sovrano di Ryazan, Polotsk, Rostov, Jaroslav, Bielozero, Udoria, Odboria, Kondia, Vitebsk, Mstilav e di tutti i territori del nord; Sovrano di Iveria, Kartalinia e delle terre di Kabardinia e dei territori Armeni – sovrano ereditario e Signore della Circassia e Principe delle montagne e altro; Signore del Turkestan, erede di Norvegia, Duca di Schleswig-Holstein, Stormarn, Ditmarsch, Oldenburg, e così via, così via, così via.

Etimologia

La parola Zar deriva dal titolo latino Caesar attraverso l' antico slavo tsesar (цесарь).
Il termine è imparentato con la parola tedesca
Kaiser e con Kaisar in Goto.
La contrazione della parola deriva dall'abitudine di abbreviare i titoli nei manoscritti ecclesiastici in
antico slavo.

Titolatura della famiglia imperiale

Tsaritsa (Zarina) era il termine utilizzato per la consorte dello Zar.
Tsesarevich (letteralmente
figlio dello zar) era usato per primogenito maschio. Il titolo completo era Naslednik Tsesarevich (erede dello zar), in modo informale veniva abbreviato in Nadlednik (Erede).
Tsarevich (Zarevich) era il termine per un figlio maschio. In origine il termine veniva usato al posto di
Tsesarevich. Un figlio che non era erede al trono aveva formalmente il titolo di Velikii Kniaz (GranDuca). In seguito il termine fu anche utilizzato per i nipoti (solo per linea maschile).
Tsarevna era il termine utilizzato per indicare la figlia di uno zar, o di una zarina.
Tsesarevna era il termine per indicare la moglie dell'Erede (Tsesarevich). Categoria:Russia ja:ツァーリ


Russia

La Federazione Russa è, fra tutti, lo stato più grande nel mondo e va dall'Europa all'Asia. La Russia confina con Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Bielorussia, Lituania, Polonia, Ucraina, Georgia, Azerbaijan, Kazakistan, Cina, Mongolia e Corea del Nord. È bagnata sulle coste esterne dal Mare Glaciale Artico fino all'Oceano Pacifico, sulle coste interne è bagnata dal Mar Baltico, il Mar Nero ed il Mar Caspio. Come principale successore dell'Unione Sovietica, la Russia è ancora uno stato con una forte influenza politica, specialmente all'interno della CSI, che comprende molti stati della ex Unione Sovietica.

Storia

Il primo stato della regione fu quello del Granducato di Kiev (Rus' di Kiev) fondato intorno all'anno 850 da genti normanne provenienti da Novgorod. Nei secoli che seguono il Granducato estende le sue frontiere giungendo ad interagire con altri stati dell'Europa del tempo. Nel 1132, alla morte del figlio di Vladimiro II Monomaco, il potere centrale si disgrega. Allo stato unitario si sostituiscono tre centri di potere: Volinia, Novgorod e Vladimir. Nel 1237 i Tartari irrompono nella Russia Europea suggellando la loro conquista nel 1240 con la distruzione di Kiev. Dal quel momento e per più di due secoli tutti i principi russi agiscono come vassalli e tributari dell'Orda d'Oro . Nel frattempo altre nazioni rivolgono i loro interesse alle terre russe: Svedesi, Livoni (Cavalieri Teutonici), Lituani. Una delle figure più famose della storia russa del periodo è Alessandro detto Nevskij granduca di Vladimir e principe di Novgorod (sconfigge gli Svedesi sulla Neva ed i Livoni sul Lago Peipus).Nel 1280 Daniele, figlio di Alessandro, assume il titolo di Granduca di Mosca. Con Ivan I (1332 - 1341) il granducato di Mosca si avvia a divenire il più importante principato russo. Nel 1380 Dimitrij, principe di Mosca (1358-1389), sconfigge i Tartari al "Campo delle Queglie" ponendo così fine al tabù della loro imbattibilità. Figura di spicco in questo periodo è IvanIV (detto il terribile, 1533-1584), primo a fregiarsi del titolo di Zar, dal latino Caesar, che ridimensionando il potere dei Boiari, ossia dei signori feudali, pose le basi dello stato autocratico in cui si evolse il granducato di Mosca. Sotto Ivan IV la Russia si estese verso est a scapito dei Tartari occupando Kazan ed Astrakan. Alla sua morte seguì un periodo di turbolenze dovute ai tentativi dei boiari di recuperare il potere perduto ed anche all'ingerenza polacca. Nel 1613, con la salita al trono del primo dei Romanov inizia una nuova fase di potenziamento dello stato russo. Sotto il regno degli Zar, la Russia divenne una delle maggiori potenze europee, conosciuta come Russia Imperiale, ammodernata e sempre più espansa a ovest, a partire dal XVIII secolo. Comunque, all'inizio del XX secolo il potere della Russia stava scemando e nel contempo montava lo scontento fra la popolazione, a questo si aggiunga anche la sconfitta militare subita durante la prima guerra mondiale. Tutti questi eventi precipitarono drammaticamente nel 1917 quando la rivoluzione di febbraio, d'ispirazione borghese, spazzò via il regime zarista di Nicola II e la seguente Rivoluzione d'Ottobre portò al potere il partito bolscevico sotto la guida di Vladimir Ulianov detto Lenin. Nel 1918 venne fondata l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche abbreviata in URSS, in cui entrò a far parte anche la Repubblica Russa. Gli anni che seguirono, fino al 1922, videro lo scontro tra l'esercito sovietico, la cosiddetta Armata Rossa, organizzato e comandato da Troskji ed i vari eserciti che si rifacevano al potere zarista, le Armate Bianche. Lenin soffrì una serie di infarti che portarono alla sua morte nel 1924. Dopo una breve lotta per il potere, la guida dell'Unione Sovietica venne consolidata nelle mani del dittatore Josif Dzugasvili, detto Stalin. Il regno brutale di Stalin costò milioni di vittime, tra le quali oppositori politici, noti o sospettati, e ufficiali militari che vennero giustiziati o esiliati in Siberia durante le Grandi Purghe degli anni '30. A seguito della vittoria Sovietica sulla Germania Nazista, durante la seconda guerra mondiale, l'Unione Sovietica si sarebbe sviluppata in una delle due potenze dominanti della Guerra Fredda, fungendo da principale avversario ideologico degli Stati Uniti. Le due nazioni ingaggiarono una lunga lotta geopolitica per il controllo dei cuori e delle menti del Terzo Mondo a partire dalla Crisi di Suez del 1956. I sovietici crearono il Patto di Varsavia per opporsi alla NATO, e le due parti si imbarcarono in una lunga e costosa corsa per accumulare il maggior numero possibile di armi nucleari. Nel 1962 con la crisi dei missili di Cuba, il leader sovietico Nikita Khruščёv quasi fece scoppiare una guerra con gli Stati Uniti, quando fece posizionare delle armi atomiche offensive a Cuba. I sovietici diedero anche il via alla corsa allo spazio lanciando lo Sputnik 1, il primo satellite a orbitare attorno alla Terra, e rendendo il Colonnello Yuri Gagarin, il primo uomo a viaggiare nello spazio. Alla fine degli anni '80, il leader sovietico Mikhail Gorbačëv introdusse delle riforme come la glasnost e la perestroika, ma queste misure non furono in grado di di prevenire il collasso dell'Unione Sovietica, dopo un fallito colpo di stato militare nel 1991. La RSFS Russa dichiarò la sua indipendenza il 24 agosto dello stesso anno come Federazione Russa. In quanto principale erede dell'Unione Sovietica, ha da allora cercato di mantenere la sua influenza globale, ma è stata ostacolata da difficoltà economiche.

Politica

La Federazione Russa è una democrazia federativa con un presidente, eletto direttamente per un mandato di quattro anni, che detiene un notevole potere esecutivo. Il presidente, che risiede al Cremlino, nomina le più alte cariche ufficiali dello stato, compreso il primo ministro, che deve essere approvato dalla Duma, la camera bassa del parlamento. Se la Duma respinge per tre volte la candidatura proposta, il presidente può decretarne lo scioglimento. La Duma può approvare una mozione di sfiducia al governo a maggioranza assoluta, ma il presidente può manifestare il suo dissenso; se la Duma approva entro tre mesi un'altra mozione di sfiducia, il presidente può optare tra l'accettazione delle dimissioni del governo e lo scioglimento dell'assemblea. Il presidente può far passare dei decreti, senza il consenso del parlamento; è il capo delle forze armate e del consiglio nazionale di sicurezza. I forti poteri di cui è titolare hanno determinato una definizione della forma di governo russa come "presidenzialistica". La Russia ha un parlamento bicamerale. L'Assemblea Federativa o Federalnoye Sobraniye consiste in una camera alta conosciuta come Consiglio Federativo (Soviet Federatsii), composta da 178 delegati che prestano un servizio quadriennale (ognuna delle 89 suddivisioni amministrative ne nomina due), e in una camera bassa conosciuta, appunto, come Duma di Stato (Gosudarstvennaya Duma) che comprende 450 deputati, anch'essi in carica per quattro anni, dei quali 225 sono eletti dal voto popolare diretto su base maggioritaria, mentre gli altri 225 sono eletti con il sistema proporzionale da liste di partito a base nazionale.

Presidenti della repubblica Russa


- Boris Eltsin 1991 - 2000
- Vladimir Putin 2000 - in carica

Suddivisioni

La Federazione Russa consiste di un grande numero di differenti suddivisioni politiche, che formano un totale di 89 componenti costituenti. Ci sono 21 repubbliche all'interno della federazione, che godono di un alto livello di autonomia su vari argomenti, e che corrispondono ad alcune delle minoranze etniche russe. I rimanenti territori sono 49 provincie, conosciute come oblast e 6 regioni (krai), nelle quali si trovano 10 distretti autonomi e 1 oblast autonomo. Oltre a queste ci sono due città federali, Mosca e San Pietroburgo. Recentemente, sette estesi distretti federali sono stati aggiunti come nuovo strato tra le suddivisioni di cui sopra e il livello nazionale. Tutte le suddivisioni sono elencate di seguito, raggruppate sotto a questi distretti, con le repubbliche indicate da un
- :

Geografia

La Federazione Russa si estende su gran parte dell'area settentrionale del supercontinente Eurasiatico e per questo motivo conosce una grande varietà di paesaggi e climi. Gran parte del paesaggio consiste di vaste pianure, sia nella parte europea che in quella asiatica. Queste pianure sono predominantemente steppa nella parte meridionale, foresta a nord, e tundra lungo la costa settentrionale. Le catene montuose si trovano lungo i confini meridionali, come il Caucaso (che contiene il Monte Elbrus, il punto più elevato della Russia, a 5.633 m) e i monti Altai, e nella parte orientale, come il massiccio di Verkhoyansk o i vulcani della Kamchatka. Degna di nota è anche la più centrale catena degli Urali, che forma la principale linea di demarcazione tra Europa e Asia. La Russia ha una linea costiera di oltre 37.000 km, lungo il Mare Glaciale Artico e l'Oceano Pacifico, così come lungo i mari interni, come il Baltico, il Mar Nero e il Mar Caspio. Bacini più piccoli fanno parte degli oceani; Mare di Barents, Mar Bianco, Mare di Kara, Mare di Laptev e Mare Siberiano Orientale sono parte dell'Artico, mentre Mare di Bering, Mare di Okhotsk e Mar del Giappone appartengono al Pacifico. Le isole principali che vi si possono trovare comprendono: Novaya Zemlya, la Terra di Francesco-Giuseppe, le Nuove Isole Siberiane, Wrangel, le Isole Kurili e Sakhalin. Molti grandi fiumi scorrono attraverso le pianure per finire nei mari e negli oceani. In Europa ci sono il Volga, il Don, la Kama, la Oka e la Dvina Settentrionale, mentre molti altri fiumi hanno le sorgenti in Russia ma scorrono attraverso altre nazioni, come il Dnepr e la Dvina Occidentale. In Asia si trovano: Ob, Irtysh, Yenisei, Angara, Lena e Amur. I laghi principali comprendono il Lago Baikal, il Lago Ladoga e il Lago Onega.
- Città della Russia

Economia

Un decennio dopo il collasso dell'Unione Sovietica del 1991, la Russia sta ancora lottando per stabilire una moderna economia di mercato e ottenere una forte crescita economica. La Russia ha visto la sua economia contrarsi per cinque anni, mentre l'esecutivo e la legislatura tentennavano di fronte all'implementazione delle riforme e la base industriale russa affrontava un serio declino. La Russia ottenne una leggera ripresa nel 1997. La crisi finanziaria del 1998 culminò ad agosto nel deprezzamento del rublo, nel default del debito governativo, e in un netto deterioramento degli standard di vita per la gran parte della popolazione. L'economia è in seguto rimbalzata, crescendo con una media annuale di oltre il 6%, nel periodo 1999-2002, supportata da un più alto prezzo del petrolio e dal rublo debole. Questa ripresa, unita a un rinnovato sforzo governativo, nel 2000 e 2001, per portare avanti le riforme strutturali lasciate indietro, hanno innalzato la confidenza della finanza e degli investitori sulle prospettive della Russia nel secondo decennio di transizione. La Russia rimane pesantemente dipendente dall'esportazione di materie prime, specialmente petrolio, gas naturale, metalli, e legno, che rappresentano l'80% dell'export, lasciando la nazione vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi mondiali.

Demografia

La Russia è scarsamente popolata a causa della sua enorme estensione; La densità della popolazione è maggiore nella parte europea della Russia, nella zona delle Montagne degli Urali, e nella parte sud-orientale della Siberia. La Federazione Russa ospita molti differenti gruppi etnici e popolazioni indigene. Più dell'80% della popolazione è composta da Russi etnici, il resto comprende Bashkiri, Ceceni, Chuvasci, Cosacchi, Evenki, Tedeschi, Ingushezi, Inuit, Ebrei, Calmucchi, Careliani, Coreani, Mordvini, Osseziani, Taimyri, Tatari, Tuvani, Yakutzi e molti altri. La lingua russa è l'unica lingua ufficiale di stato, ma le singole repubbliche hanno spesso reso il loro linguaggio nativo co-ufficiale con il russo. La Chiesa Russa Ortodossa è la confessione cristiana dominante nella Federazione, altre religioni comprendono: Islam, diverse chiese protestanti, Cattolici Romani, Buddhismo ed Ebraismo. Vedi anche: Crisi demografica della Russia

Cultura


- Russi celebri
- Letteratura russa
- Poeti russi

Altri argomenti


- Comunicazioni in Russia
- Trasporti in Russia
- Esercito della Russia
- Relazioni estere della Russia
- Turismo in Russia
- Legge della Federazione Russa
- Targhe automobilistiche russe als:Russland ja:ロシア ko:러시아 ms:Russia roa-rup:Rusii simple:Russia th:สหพันธรัฐรัสเซีย zh-min-nan:Lō·-se-a



Pugilato

Il pugilato (o boxe, dal termine inglese boxing) è uno fra gli sport più antichi. Attualmente disciplina olimpica, veniva praticato già al tempo delle olimpiadi antiche a partire dal 668 AC. Nel pugilato - conosciuto anche come la noble art - viene ravvisata una certa somiglianza con la scherma, per il particolare tipo di studio preparatorio fra i contendenti in rapporto al successivo scambio dei colpi. Per la sua intrinseca pericolosità, questo sport è spesso al centro di discussioni e polemiche da parte di sociologi ed esperti di diritto, nonché degli stessi appassionati: il duro combattimento fra gli atleti e il pesante scambio di colpi (anche potenti nelle categorie di maggiore peso) causano la morte di un certo numero di cellule celebrali dei contendenti. In realtá praticare questo sport non porta inevitabilmente a diventare un pugile "suonato", ma é vero che alcuni pugili accusano, dopo anni, la fatica che questo sport richiede. Muhammad Alí, forse il pugile piú grande di tutti i tempi, adesso icona del pugilato e dello sport in genere, soffre di morbo di Parkinson, favorito probabilmente dagli incontri (match) che ha sostenuto in gioventú. Ma certamente quelli erano e saranno incontri memorabili che rappresentano la forma piú alta di pugilato mai espressa. Il pugilato e' comunque uno sport impegnativo e completo, le doti fisiche richieste sono infatti velocitá, agilitá, forza e resistenza. Il pugilato richiede sia sforzi aerobici che anaerobici,pertanto l'allenamento mira sia al miglioramento della resistenza, ovvero alla durata dello sforzo fisico nel tempo, tramite corsa, salto della corda, allenamento a corpo libero, sia al miglioramento della forza e allo sviluppo della massa muscolare.[http://www.ottres.ca/tmach/globalbir/06jun/jun30tyson.jpg] Il pugilato richiede peró anche una conoscenza della tecnica pugilistica, fatta di attacchi ma anche difesa, e soprattutto di una notevole forza di sopportazione e carattere per poter affrontare gli sforzi durante l'allenamento e l'eventuale dolore fisico durante gli incontri. Al contrario degli altri sport di squadra o di altri sport, la perdita nel pugilato é accompagnata , come in tutti gli altri sport da combattimento, da dolore fisico e ció richiede una ferrea volontá a non darsi per vinto davanti alla fatica del match. Per le sue influenze sul corpo e sulla mente il pugilato puó essere consigliato ai giovani che in tutta sicurezza e sotto la supervisione di un buon allenatore posso sviluppare un corpo sano e una mente allenata e preparata a non abbandonarsi alle prime difficoltá dello sport e della vita.

Collegamenti esterni


- [http://www.fpi.it/ Federazione Pugilistica Italiana] Categoria:Atletica pesante Categoria:Sport olimpici Categoria:Sport individuali ja:ボクシング

Emile Zola

Émile Zola (Parigi, 2 aprile 1840 - 29 settembre 1902) è stato un giornalista e romanziere francese.
È considerato il creatore del filone naturalista. Figlio di un ingegnere italiano, trascorse l'infanzia e la prima giovinezza ad Aix-en-Provence, dove il padre dirigeva la costruzione di un canale. A questo periodo risale la sua amicizia con Paul Cézanne.

Biografia

Le ristrettezze finanziarie della famiglia lo obbligarono a lasciare presto gli studi, e a tornare a Parigi, dove fece lavori di ogni genere. Assunto alla casa editrice Hachette come fattorino, fu presto promosso all'ufficio pubblicità, e venne quindi in contatto con il mondo letterario ed artistico del tempo. Intrapresa la carriera di giornalista e scrittore, dopo i suoi primi romanzi divenne un seguace del Realismo e studiò le opere di Honoré de Balzac e di Gustave Flaubert. Si interessò anche alle teorie scientifiche più moderne, come quelle di Charles Darwin e di Claude Bernard. Sviluppò quindi la sua concezione del romanzo come "opera sperimentale", applicando una metodologia scientifica all'osservazione della realtà sociale. Tale teoria lo avvicinò ad altri scrittori come Guy de Maupassant e Joris-Karl Huysmans, divenendo il caposcuola del Naturalismo. Negli anni 1870-1893 Zola compose una serie di romanzi incentrati sulla realtà sociale del tempo, i cui personaggi ed ambienti sono osservati e descritti con attenzione spietata. Aderì al socialismo, e nel 1898 intervenne con passione nell'affare Dreyfus in difesa dell'accusato, con una celebre lettera aperta al Presidente, intitolata J'accuse, che fu pubblicata su L'Aurore. Questo intervento lo costrinse a fuggire in Inghilterra, per sfuggire il carcere, e potè rientrare in seguito ad un'amnistia. Morì nel 1902, soffocato dalle esalazioni di una stufa.

Bibliografia

1902]

Romanzi


- Racconti a Ninon (1864)
- La confessione di Claude (1865)
- Teresa Raquin (1867)
- Maddalena Ferrat (1867)

Ciclo de I Rougon-Macquart (1870-1893)

# La fortuna dei Rougon (1871) # La cuccagna (1872) # Il ventre di parigi (1873) # La conquista di Plassans (1874) # La colpa dell'abate Mouret (1875) # Sua eccellenza Eugène Rougon (1876) # L'ammazzatoio (1877) # Una pagina d'amore (1878) # Nanà (1880) # Quel che bolle in pentola (1882) # Al paradiso delle signore (1883) # Gioia di vivere (1884) # Germinale (1885) # L'opera (1886) # La terra (1887) # Il sogno (1888) # La bestia umana (1890) # Il denaro (1891) # La disfatta (1892) # Il dottor Pascal (1893)

Ciclo de I quattro Vangeli

# Fecondità (1900) # Lavoro (1901) # Verità (1903)

Saggi


- Il romanzo sperimentale (1880)
- I romanzieri naturalisti (1881)
- Il naturalismo in teatro (1881)

Collegamenti esterni


- [http://www.cahiers-naturalistes.com/ cahiers-naturalistes.com] - Sito consacrato a Zola e al Naturalismo
- [http://expositions.bnf.fr/zola/ Mostra virtuale della Bibliothèque Nationale de France dedicata a Zola]
- [http://www.biblioweb.org/-ZOLA-Emile-.html Sito su Émile Zola] Zola, Emile Zola, Emile ja:エミール・ゾラ ko:에밀 졸라

J'accuse

J'accuse è il titolo dato dallo scrittore Emile Zola alla lettera al Presidente della Repubblica pubblicata dal giornale "L'Aurore" nel 1894 con la quale si denunciava l'illegalità del processo contro Albert Dreyfus. J'ACCUSE - LETTERA A FÉLIX FAURE, PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Pubblicata su L'Aurore il 13 gennaio 1898. Ciò che nessuno sa è che, dapprima, venne stampata in un opuscolo, come le due lettere precedenti. Al momento di mettere in vendita l'opuscolo, mi venne l'idea di dare alla mia lettera una pubblicità più vasta, più risonante, pubblicandola su un giornale. L'Aurore aveva già preso partito, con un'indipendenza, un coraggio ammirevoli, e naturalmente mi rivolsi a loro. Da quel giorno, quel quotidiano è diventato per me il rifugio, la tribuna di libertà e di verità dalla quale ho potuto dire tutto. Conservo verso il direttore, Ernest Vaugham, una grande riconoscenza. Dopo la vendita de L'Aurore in ben trecentomila copie, e i procedimenti giudiziari che seguirono, l'opuscolo rimase addirittura in magazzino. D'altra parte, all'indomani dell'atto che avevo deciso e compiuto, mi sembrò doveroso serbare il silenzio, nell'attesa del mio processo e delle conseguenze che ne speravo. Mi permette, Signor presidente, nella mia gratitudine per la benevola accoglienza che Lei un giorno mi ha riservato, di darmi pensiero della Sua gloria e di dirle che la Sua stella, finora così luminosa, è minacciata da una macchia assolutamente vergognosa e incancellabile? Lei è uscito sano e salvo dalle vili calunnie, ha conquistato i cuori. E' apparso raggiante nell'apoteosi di questa festa patriottica che l'alleanza russa è stata per la Francia, e ora si prepara a presiedere al trionfo solenne della nostra Esposizione universale che coronerà il nostro grande secolo di lavoro, di verità e di libertà. Ma quale macchia di fango sul Suo nome - starei per dire sul Suo regno - rappresenta questo abominevole caso Dreyfus! Un tribunale militare ha appena osato, in seguito a un ordine, assolvere un Esterhazy, schiaffo supremo a qualsiasi verità, a qualsiasi giustizia. E' finita, la Francia ha sul volto questa sozzura, la storia scriverà che proprio sotto la sua presidenza è stato possibile commettere un crimine del genere. Poiché essi hanno osato, oserò anch'io. La verità io la dirò, perché ho promesso di dirla, se la giustizia, dopo regolare processo, non l'avesse acclarata, piena e intera. E' mio dovere parlare, non intendo rendermi complice. Le mie notti sarebbero ossessionate dallo spettro dell'innocente che espia laggiù, con la tortura più orribile, un crimine che non ha commesso. E' a Lei, Signor presidente, che io la griderò questa verità e con tutta la forza della mia ribellione di galantuomo. Per il Suo onore, sono convinto che Lei la ignori. E a chi potrei mai denunciare la turba malefica dei veri colpevoli se non a Lei, primo magistrato del paese? Prima di tutto, la verità sul processo e sulla condanna di Dreyfus. Un individuo nefasto ha diretto tutto, ha fatto tutto, ed è il tenente colonnello du Paty de Clam, allora semplice comandante. Il caso Dreyfus è lui; un caso che sarà possibile comprendere soltanto dopo che un'inchiesta leale avrà stabilito con esattezza le azioni e le responsabilità di costui. Appare come un animo quanto mai fumoso, quanto mai complicato, con l'ossessione degli intrighi romanzeschi, che si compiace dei mezzi cari al romanzo d'appendice, i documenti rubati, le lettere anonime, gli appuntamenti in luoghi appartati, donne misteriose che riferiscono, di notte, prove schiaccianti. E' lui quello che ebbe l'idea di dettare il bordereau a Dreyfus; è lui quello che sognava di chiuderlo dentro una stanza completamente rivestita di vetri per osservarlo; è lui quello che il comandante Forzinetti ci rappresenta armato di una lanterna cieca, deciso a farsi introdurre nella cella dell'accusato immerso nel sonno, per proiettargli sul viso un brusco fiotto di luce e smascherare così il suo crimine, nella confusione del risveglio. E non occorre che io dica tutto, chi vuole cerchi, e troverà. Mi limito a dichiarare che il comandante du Paty de Clam, incaricato di istruire il caso Dreyfus come ufficiale giudiziario, è, in ordine di date e di responsabilità, il primo colpevole del tremendo errore giudiziario che è stato commesso. Il bordereau era già da qualche tempo nelle mani del colonnello Sandherr, direttore dell'ufficio informazioni, in seguito morto di paralisi. Avvenivano fughe, sparivano carte, come ne spariscono ancora oggi; e l'autore del bordereau era ricercato, quando a poco a poco nacque l'idea, a priori, il concetto che quell'autore altri non potesse essere che un ufficiale dello Stato maggiore e per di più di artiglieria: doppio errore manifesto, che mostra con quale superficialità era stato studiato quel bordereau, poiché un esame ragionato dimostra che doveva invece trattarsi di un ufficiale di fanteria. Si cercava dunque in casa, si esaminavano le grafie, era un po' un affare di famiglia, un traditore da smascherare dentro gli uffici stessi, per espellerlo. Ed ecco, senza ripercorrere qui per intero una storia in parte già nota, che non appena un primo sospetto cade su Dreyfus, entra in scena il comandante du Paty de Clam. Da quel momento, è lui che inventa Dreyfus, il caso diventa il suo caso, egli si dice sicuro di confondere il traditore, di indurlo a rendere piena confessione. C'è pure il ministro della Guerra, generale Mercier, la cui intelligenza sembra mediocre; c'è il capo dello Stato maggiore, generale de Boisdeffre, che sembra abbia ceduto al suo fanatismo clericale, e il vicecapo dello Stato maggiore, generale Gonse, la cui coscienza si è adattata facilmente a una quantità di cose. Ma, in sostanza, da principio c'è soltanto il comandante du Paty de Clam, che li manovra tutti, li ipnotizza, visto che si occupa anche di spiritismo, di occultismo, e conversa con gli spiriti. Sembrerebbero inconcepibili le esperienze alle quali ha sottoposto il malcapitato Dreyfus, i tranelli in cui ha cercato di farlo cadere, le inchieste folli, le fantasie mostruose, frutto di una demenza straziante. Ah! questa prima fase è un incubo, per chi ne conosce veramente i dettagli! Il comandante du Paty de Clam arresta Dreyfus, lo mette in cella di rigore. Corre a casa della signora Dreyfus, la terrorizza, le dice che, se lei parla, suo marito è perduto. Nel frattempo, l'infelice si strappava i capelli, urlava la sua innocenza. E l'istruttoria è stata condotta così, come in una cronaca del quindicesimo secolo, nel più assoluto mistero, con la complicazione di truci espedienti, il tutto basato su un'unica accusa infantile, quel ridicolo bordereau, che non era soltanto un volgare tradimento, ma era anche una frode di impudenza inaudita, perché i famosi segreti venduti erano tutti, o quasi, privi di valore. Se insisto, è perché è qui il nocciolo dal quale uscirà in seguito il vero crimine, lo spaventoso rifiuto di giustizia di cui la Francia è malata. Vorrei far toccare con mano come si è potuto produrre l'errore giudiziario, come sia nato dalle macchinazioni del comandante du Paty de Clam, come il generale Mercier, i generali de Boisdeffre e Gonse abbiano potuto lasciarsi invischiare, abbiano potuto impegnare un po' alla volta la loro responsabilità in questo errore che, in seguito, hanno ritenuto loro dovere imporre come verità sacrosanta, una verità da non mettere neppure in discussione. All'inizio, quindi, da parte loro c'è stata soltanto incuria e mancanza d'intelligenza. Tutt'al più, si ha l'impressione che abbiano ceduto al fanatismo religioso dell'ambiente e ai pregiudizi dello spirito di corpo. Hanno lasciato commettere una bestialità. Ma ecco Dreyfus dinnanzi al tribunale militare. Si esige nel modo più assoluto che l'udienza sia a porte chiuse. Neppure se un traditore avesse aperto le frontiere al nemico, per condurre l'imperatore tedesco fino a Notre Dame, si sarebbero prese misure di silenzio e di mistero così rigorose. La nazione è allibita per lo stupore; sente voci di fatti terribili, di tradimenti mostruosi, tali da indignare la storia; e, naturalmente, s'inchina. Non c'è castigo che le sembri abbastanza severo, applaude alla degradazione pubblica, approva che il colpevole resti sulla sua rupe d'infamia, divorato dai rimorsi. Sono vere le cose indicibili, pericolose, capaci di mettere in fiamme l'Europa, che è stato necessario seppellire con cura dietro quelle porte chiuse? Macché! dietro quelle porte, c'era soltanto la fantasia romanzesca e demente del comandante du Paty de Clam. Tanta messinscena al solo fine di nascondere un assurdo romanzo d'appendice. Per assicurarsene, basta leggere con attenzione l'atto d'accusa, letto davanti al tribunale militare. Ah! l'inconsistenza di quell'atto d'accusa! Che si sia potuto condannare qualcuno in base a un atto come quello, è un autentico prodigio d'iniquità. Sfido la gente onesta a leggerlo senza fremere d'indignazione e senza levare un grido di rivolta al pensiero dell'espiazione smisurata, laggiù all'isola del Diavolo. Dreyfus conosce diverse lingue, delitto; in casa sua non si sono trovate delle carte compromettenti, delitto; si reca talvolta nel suo paese d'origine, delitto; è laborioso, si preoccupa di sapere tutto, delitto; non si scompone, delitto; si scompone, delitto. E le ingenuità di redazione, le asserzioni formali campate in aria! Avevamo sentito parlare di quattordici capi d'accusa: stringi stringi, ne troviamo uno solo, quello del bordereau; e veniamo addirittura a sapere che gli esperti non erano d'accordo, che uno di loro, Gobert, è stato strapazzato militarmente per essersi permesso di non concludere nel senso desiderato. Si è anche parlato di ventitré ufficiali che avevano contribuito a schiacciare Dreyfus con la loro testimonianza. Non conosciamo ancora i loro interrogatori, ma è certo che non tutti l'avevano accusato; e non va dimenticato, inoltre, che appartenevano tutti agli uffici del ministero della Guerra. Un processo di famiglia, insomma, svoltosi tra quattro mura, ed è bene tenerlo presente; lo Stato maggiore ha voluto il processo, ha giudicato e ha appena finito di giudicare per la seconda volta. Come dicevo, non rimane che il bordereau, su cui gli esperti non si sono trovati d'accordo. Si dice che, in camera di consiglio, i giudici intendessero assolvere, naturalmente. E, di conseguenza, è più che comprensibile l'ostinazione disperata con la quale, per giustificare la condanna, si afferma oggi l'esistenza di un documento segreto, schiacciante, il documento che non è possibile mostrare, che legittima tutto, davanti al quale dobbiamo inchinarci, il buon Dio invisibile e inconoscibile. Io lo nego, questo documento, lo nego con tutte le mie forze! Un ridicolo pezzo di carta, sì, dove forse si parla di donnicciole, e in cui si accenna a un certo D. diventato troppo esigente: qualche marito, scommetto, che accampava pretese perché la moglie non gli veniva pagata a sufficienza. Ma un documento interessante ai fini della difesa nazionale, che sarebbe impossibile produrre senza che all'indomani venisse dichiarata la guerra, no, no! è una menzogna! E una menzogna tanto più odiosa e cinica in quanto costoro mentono impunemente senza che sia possibile accusarli di falso. Ammutinando la Francia, si nascondono dietro il suo legittimo turbamento, sconvolgono i cuori e pervertono gli spiriti pur di chiudere le bocche. Non esiste crimine civico peggiore di questo. Ecco, Signor presidente, i fatti che spiegano come si sia potuto commettere un errore giudiziario; e le prove morali, le condizioni patrimoniali di Dreyfus, l'assenza di moventi, il suo continuo grido d'innocenza non fanno che mostrarcelo come una vittima della straordinaria fantasia del comandante du Paty de Clam, dell'ambiente clericale in cui questi si muove, della caccia agli sporchi ebrei che disonora la nostra epoca. E veniamo al caso Esterhazy. Sono passati tre anni e molte coscienze continuano a essere profondamente turbate, si tormentano, cercano, finiscono per convincersi dell'innocenza di Dreyfus. Non farò la storia dei dubbi, poi della convinzione del senatore Scheurer-Kestner. Ma, mentre dal canto suo egli indagava, nello Stato maggiore stesso accadevano fatti gravi. Il colonnello Sandherr era morto, e a capo dell'ufficio informazioni gli era succeduto il tenente colonnello Picquart. E a questo titolo, ossia nell'esercizio delle sue funzioni, quest'ultimo si trovò un giorno tra le mani una lettera-telegramma, indirizzata al comandante Esterhazy da parte di un agente di una potenza straniera. Era suo preciso dovere aprire un'inchiesta. Quel che è certo è che egli non ha mai agito in contrasto con la volontà dei suoi superiori. Di conseguenza, sottopose i suoi aspetti ai suoi diretti superiori gerarchici, il generale Gonse, poi il generale de Boisdeffre, infine il generale Billot che, nel frattempo, era succeduto al generale Mercier come ministro della Guerra. Il famoso dossier Picquart, di cui si è tanto parlato, altro non era, in sostanza, che il dossier Billot, vale a dire l'incartamento preparato da un subordinato per il suo ministro, incartamento che deve esistere tuttora al ministero della Guerra. Le ricerche durano dal maggio al settembre 1896 e, particolare che va proclamato a gran voce, il generale Gonse era convinto della colpevolezza di Esterhazy, così come i generali de Boisdeffre e Billot non mettevano affatto in dubbio che il bordereau fosse di pugno di Esterhazy. L'inchiesta del tenente colonnello Picquart era approdata a questa constatazione certa. L'ansia, tuttavia, era grande, poiché la condanna di Esterhazy traeva con sé inevitabilmente la revisione del processo Dreyfus; e questo, lo Stato maggiore voleva evitarlo a qualunque costo. Dev'essersi trattato di un momento psicologico pieno d'angoscia. Tenga presente che il generale Billot non era minimamente compromesso, era giunto da poco, poteva fare piena luce. Non osò, sicuramente per paura dell'opinione pubblica, altrettanto sicuramente per paura di doverle dare in pasto l'intero Stato maggiore, il generale di Boisdeffre, il generale Gonse, per non parlare dei subalterni. Poi, tra la sua coscienza e ciò che riteneva essere l'interesse militare, si creò un conflitto, che sarà durato un minuto al massimo. Trascorso quel minuto, ahimè! era già troppo tardi. Billot si era ormai impegnato, era compromesso. E, da allora, la sua responsabilità non ha fatto altro che aumentare, egli ha preso a suo carico i crimini altrui, è colpevole quanto gli altri, anzi è più colpevole, perché è stato padrone di far giustizia, e non ha fatto niente. Se ne rende conto? E' un anno, ormai, che il generale Billot, che i generali de Boisdeffre e Gonse sanno che Dreyfus è innocente e hanno serbato per sé questa spaventosa realtà! E costoro dormono, e hanno mogli e figli che amano! Il tenente colonnello Picquart aveva compiuto il suo dovere di galantuomo. Egli insisteva presso i suoi superiori, in nome della giustizia. Li supplicava, perfino, facendo notare quanto i loro indugi fossero impolitici, di fronte alla terribile tempesta che si addensava via via, che non poteva non scoppiare, una volta che la verità fosse venuta a galla. Lo stesso linguaggio, in seguito, lo usò il senatore Scheurer-Kestner nei confronti del generale Billot, scongiurandolo in nome del patriottismo di prendere le redini del caso, di non permettere che si aggravasse al punto da trasformarsi in un pubblico disastro. No! il crimine era stato commesso, lo Stato maggiore non poteva più confessarlo. E il tenente colonnello Picquart venne mandato in missione, allontanato sempre di più, fino in Tunisia dove, un giorno, vollero addirittura onorare il suo coraggio affidandogli una missione che sicuramente l'avrebbe condotto al massacro, nei paraggi in cui ha trovato la morte il marchese de Morès. Non era in disgrazia; il generale Gonse era in cordiale corrispondenza con lui. Solo che ci sono segreti di cui non conviene essere a conoscenza. A Parigi, la verità si faceva strada, irresistibile, e sappiamo bene in che modo la tempesta attesa scoppiò. Mathieu Dreyfus denunciava il comandante Esterhazy come vero autore del bordereau e, contemporaneamente, il senatore Scheurer-Kestner consegnava nelle mani del guardasigilli una domanda di revisione del processo. Ed è qui che appare in scena il comandante Esterhazy. Alcune testimonianze ce lo mostrano dapprima sconvolto, pronto al suicidio o alla fuga. Poi, di punto in bianco, gioca d'audacia, sbalordisce Parigi con la violenza del suo atteggiamento. In realtà qualcuno gli era venuto in soccorso, aveva ricevuto una lettera anonima che lo avvertiva degli intrighi dei suoi amici, una dama misteriosa si era addirittura presa il disturbo, nottetempo, di consegnargli un documento sottratto allo Stato maggiore, un documento che lo avrebbe salvato. E non posso fare a meno di ritrovare in tutto questo il tenente colonnello du Paty de Clam, poiché riconosco gli espedienti della sua fertile immaginazione. La sua opera, la colpevolezza di Dreyfus, era in pericolo e senza dubbio avrà voluto difendere la propria opera. La revisione del processo? Ma significava il crollo del romanzo d'appendice così grottesco e tragico, la cui conclusione abominevole si svolge all'isola del Diavolo! E lui certo non poteva permetterlo. Da quel momento, il duello ha per protagonisti il tenente colonnello Picquart e il tenente colonnello du Paty de Clam, l'uno a viso scoperto, l'altro mascherato. Prossimamente, li ritroveremo entrambi davanti alla giustizia civile. In realtà, è sempre lo Stato maggiore quello che si difende, che non può confessare il suo delitto, di un abominio che cresce di ora in ora. Qualcuno si è chiesto, con stupore, quali siano i protettori del comandante Esterhazy. Prima di tutto, nell'ombra, c'è il tenente colonnello du Paty de Clam che ha macchinato e diretto tutto. Che ci sia la sua mano, lo rivelano i mezzi bizzarri. Poi, c'è il generale de Boisdeffre, c'è il generale Gonse, c'è lo stesso generale Billot, che sono assolutamente obbligati a far assolvere il comandante, poiché non possono permettere che venga riconosciuta l'innocenza di Dreyfus senza che il ministero della Guerra venga sommerso dal pubblico biasimo. E il bel risultato di questa situazione che ha del prodigioso è che il galantuomo, là in mezzo, l'unico che abbia fatto il suo dovere, finisce per essere la vittima, quello che dev'essere schernito e punito. O giustizia, quanta desolante disperazione ci stringe il cuore! Si arriva al punto di asserire che è lui il falsario, che quel documento- telegramma l'ha fabbricato lui, per perdere Esterhazy. Ma perché, gran Dio! a che scopo? Dateci un motivo. Forse pure lui sarebbe stato pagato dagli ebrei? Il lato più divertente è che si tratta, per l'appunto, di un antisemita. Sì! assistiamo a questo spettacolo infame e cioè che si proclama l'innocenza di individui carichi di debiti e di reati, mentre si colpisce l'onore stesso, ossia un uomo dalla vita integerrima! Quando una società arriva a tanto, cade in decomposizione. Ecco, Signor presidente, questo è il caso Esterhazy: un colpevole da dichiarare innocente a tutti i costi. Da ben due mesi, possiamo seguire ora per ora la bella impresa. Abbrevio, perché questo è soltanto il riassunto, per sommi capi, di una storia le cui pagine roventi verranno scritte un giorno per esteso. E abbiamo visto prima il generale de Pellieux, poi il comandante Ravary, condurre un'inchiesta scellerata da cui i mascalzoni escono trasfigurati e la gente onesta infangata. Infine, è stato convocato il tribunale militare. Come si poteva sperare che un tribunale militare disfacesse ciò che un tribunale militare aveva fatto? Non accenno neanche alle scelte sempre possibili dei giudici. Il concetto superiore di disciplina, che quei soldati hanno nel sangue, non è già sufficiente in sé a infirmare il loro potere d'equità? Chi dice disciplina, dice obbedienza. Quando il ministro della Guerra, il capo supremo, ha stabilito pubblicamente, tra le acclamazioni della rappresentanza nazionale, l'autorità del giudizio dato, vuole che un consiglio di guerra gli dia una smentita formale? E' gerarchicamente impossibile. Il generale Billot con la sua dichiarazione ha suggestionato i giudici ed essi hanno giudicato così come si va all'attacco, senza ragionare. L'opinione preconcetta che essi hanno portato sui loro scranni, è stata evidentemente: Dreyfus è stato condannato per alto tradimento da un tribunale militare, ragion per cui è colpevole; e noi, tribunale militare, non possiamo certo dichiararlo innocente; ora, sappiamo bene che riconoscere la colpevolezza di Esterhazy equivarrebbe a proclamare l'innocenza di Dreyfus. Niente li poteva smuovere da quell'atteggiamento. Hanno emesso una sentenza iniqua, che peserà per sempre sui nostri tribunali militari, che d'ora in poi vizierà tutte le loro sentenze come sospette. Il primo tribunale militare potrebbe anche avere peccato di poca intelligenza, il secondo è per forza di cose criminale. La sua scusa, lo ripeto, è che aveva parlato il capo supremo, dichiarando che il giudizio già espresso era inattaccabile, santo al di sopra degli uomini, ragion per cui chi era al di sotto non poteva sostenere il contrario. Ci parlano dell'onore dell'esercito, vogliono che lo amiamo, che lo rispettiamo. Ah sì, certo, l'esercito che insorgerebbe alla prima minaccia, quello che difenderebbe la terra francese, rappresenta il popolo tutto, e per esso non possiamo che avere tenerezza e rispetto. Ma non si tratta dell'esercito, di cui, nel nostro bisogno di giustizia, vogliamo per l'appunto la dignità. Si tratta del potere militare, il padrone che domani, forse, ci sarà dato. E baciare devotamente il pugno di ferro del potere militare, del dio, questo no! Del resto, l'ho dimostrato: il caso Dreyfus era il caso degli uffici del ministero della Guerra, di un ufficiale dello Stato maggiore denunciato dai suoi colleghi dello Stato maggiore e condannato sotto la pressione dei capi dello Stato maggiore. Lo ripeto ancora, egli non può tornare innocente senza che l'intero Stato maggiore sia colpevole. Così quegli uffici, con tutti i mezzi immaginabili, con le campagne di stampa, le comunicazioni, l'ascendente personale, hanno coperto Esterhazy solo e unicamente per perdere una seconda volta Dreyfus. Che repulisti dovrebbe fare il governo repubblicano in questo covo di gesuiti, come lo stesso generale Billot li definisce! Dov'è il ministero veramente forte e di un saggio patriottismo che oserà fare piazza pulita e rinnovare tutto? Quanta gente conosco che, al pensiero di una possibile guerra, trema d'angoscia sapendo in che mani è la difesa nazionale! e che nido di bassi intrighi, di pettegolezzi e di dilapidazioni è diventato quel dannato manicomio nel quale si decidono le sorti della patria! C'è da tremare al pensiero della luce orribile che vi ha appena gettato il caso Dreyfus, vero sacrificio umano di un infelice, di uno sporco ebreo! Ah! che cosa non si agitava là dentro di demenza e di idiozia, di fantasie assurde, di pratiche di bassa polizia, di comportamenti da inquisizione, da tirannide, e tutto perché pochi gallonati potessero mettersi sotto gli stivali la nazione, cacciandole in gola la sua invocazione di verità e di giustizia col pretesto menzognero e sacrilego della ragion di stato! Ed è un delitto anche l'essersi appoggiati alla stampa ignobile, l'essersi lasciati difendere da tutta la teppaglia di Parigi, per cui eccola che trionfa insolentemente, la teppaglia, di fronte alla disfatta del diritto e della semplice probità. E' un delitto aver accusato di turbare la Francia quelli che la vogliono generosa, alla testa delle nazioni libere e giuste, quando gli accusatori stessi ordinavano l'impudente complotto di imporre l'errore davanti al mondo intero. E' un delitto fuorviare l'opinione pubblica, utilizzarla per un'impresa di morte, quest'opinione pubblica, dopo averla pervertita al punto di farla delirare. E' un delitto avvelenare gli oscuri e gli umili, esasperare le passioni di reazione e d'intolleranza barricandosi dietro l'odioso antisemitismo, di cui la grande Francia liberale dei diritti dell'uomo morirà, se non ne è ancora guarita. E' un delitto sfruttare il patriottismo ai fini dell'odio, è un delitto, infine, fare del potere militare il dio moderno, quando tutta la scienza umana è al lavoro per il progresso della verità e della giustizia. Questa verità, questa giustizia che abbiamo voluto con tanta passione, che angoscia vederle schiaffeggiare così, più misconosciute e oscurate che mai! Immagino il crollo che ci sarà stato nell'animo di Scheurer-Kestner, e sono certo che egli finirà per provare un rimorso, quello di non aver agito in modo rivoluzionario, il giorno dell'interpellanza al Senato, lanciando l'intero pacchetto per fare piazza pulita. Ha voluto agire da quel gran galantuomo che è stato in tutta la sua leale vita, si è illuso che la verità bastasse a se stessa, dato soprattutto che a lui appariva chiara come la luce del giorno. A che scopo turbare gli animi, se da un momento all'altro avrebbero visto splendere il sole? Ed è proprio per questa fiduciosa serenità che ora viene così crudelmente punito. Lo stesso si dica del tenente colonnello Picquart, il quale, per alto senso di dignità, non ha voluto pubblicare le lettere del generale Gonse. E questi scrupoli tanto più l'onorano in quanto, mentre lui si manteneva rispettoso della disciplina, i suoi superiori lo facevano coprire di fango, istruivano essi stessi il suo processo nel modo più inaspettato e più oltraggioso. Ci sono due vittime, due brave persone, due cuori semplici, che hanno lasciato fare a Dio intanto che il diavolo era all'opera. E nel caso del tenente colonnello Picquart si è assistito addirittura a questa cosa ignobile: che un tribunale francese, dopo avere permesso al giudice relatore di incriminare pubblicamente un testimone e di gettare su di lui tutte le colpe, ha poi proceduto a porte chiuse quando questo testimone è stato chiamato a spiegarsi e a difendersi. Io dico che questo è un delitto in più e che questo delitto solleverà la coscienza universale. Decisamente, i tribunali militari hanno un concetto singolare della giustizia. Questa è dunque la pura verità, Signor presidente, ed è spaventosa, e rimarrà una macchia per la sua presidenza. Sono convinto che Lei non ha alcun potere in questa faccenda, che è prigioniero della Costituzione nonché del suo entourage. Ciò nondimeno Lei ha un dovere d'uomo, al quale pensare, e da adempiere. D'altronde, non creda che io disperi minimamente del trionfo. Lo ripeto con certezza più veemente: la verità è in cammino e niente potrà fermarla. Il caso comincia soltanto oggi, poiché oggi soltanto le posizioni sono nette: da una parte, i colpevoli i quali non vogliono che si faccia luce; dall' altra i giustizieri i quali daranno la vita perché luce sia fatta. Del resto, l'ho detto, e lo ripeto: quando la verità viene rinchiusa sotto terra, ci si ammassa, acquista una forza d'esplosione tale che, quando scoppia, tutto salta in aria. Poi vedremo se non è vero che si sono create le premesse di un'esplosione che, quando avverrà, sarà totale. Ma questa lettera è lunga, Signor presidente, ed è tempo di concludere. Accuso il tenente colonnello du Paty de Clam di essere stato l'artefice diabolico dell'errore giudiziario, incoscientemente, voglio sperare, e di avere in seguito difeso la sua opera nefasta, per ben tre anni, ricorrendo alle macchinazioni più bizzarre e più colpevoli. Accuso il generale Mercier di essersi reso complice, non fosse che per debolezza di spirito, di una delle peggiori iniquità del secolo. Accuso il generale Billot di aver avuto tra le mani le prove certe dell'innocenza di Dreyfus e di averle soffocate, di essersi reso colpevole del delitto di lesa umanità e di lesa giustizia, a fini politici e per salvare lo Stato maggiore. Accuso il generale de Boisdeffre e il generale Gonse di essersi resi complici dello stesso delitto, l'uno sicuramente per fanatismo clericale, l'altro forse per quello spirito di corpo che fa degli uffici del ministero della Guerra l'arca santa, inattaccabile. Accuso il generale de Pellieux e il comandante Ravary di aver condotto un'inchiesta scellerata, intendo, con questo, dominata dalla parzialità più mostruosa, di cui, nel rapporto del secondo, abbiamo un monumento imperituro di ingenua audacia. Accuso i tre esperti calligrafi, i signori Belhomme, Varinard e Couard, di aver fatto rapporti menzogneri e fraudolenti, a meno che un esame medico non li dichiari affetti da malattie della vista e del giudizio. Accuso gli uffici del ministero della Guerra di aver condotto sulla stampa, e in particolare su L'Eclair e L'Echo de Paris, una campagna abominevole, per fuorviare l'opinione pubblica e nascondere la propria colpa. Accuso infine il primo tribunale militare di aver violato il diritto, condannando un accusato in base a un documento rimasto segreto, e accuso il secondo tribunale militare di avere coperto, in obbedienza agli ordini, questa illegalità, commettendo a sua volta il delitto giuridico di assolvere scientemente un colpevole. Nel muovere queste accuse, non ignoro affatto di incorrere negli articoli 30 e 31 della legge sulla stampa del 29 luglio 1881, che punisce i reati di diffamazione. E vi incorro per mia precisa volontà. Quanto alle persone che accuso, non le conosco, non le ho mai viste, non ho contro di loro né rancore né odio. Per me sono soltanto delle identità, degli spiriti di malvagità sociale. E l'atto che qui io compio altro non è che un mezzo rivoluzionario per affrettare l'esplosione della verità e della giustizia. Sono mosso da un'unica passione, che si faccia luce, in nome dell'umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto alla felicità. La mia infiammata protesta è soltanto il grido della mia anima. Osino pure, perciò, tradurmi in Corre d'assise, e che l'inchiesta si svolga sotto gli occhi di tutti! Aspetto, Voglia gradire, Signor presidente, l'espressione del mio profondo rispetto.

1900

Eventi


- 14 gennaio - Roma: prima della Tosca di Giacomo Puccini
- Dal 14 maggio al 28 ottobre: a Parigi si svolge la II Olimpiade
- 10 luglio - Parigi: nella II Olimpiade, Ray Ewry vince 3 ori olimpici nello stesso giorno nei salti da fermo (in alto, in lungo, triplo).
- 29 luglio: l'anarchico Bresci uccide a Monza Umberto I di Savoia.

Pubblicazioni


- Karl Pearson: On the criterion that a given system of deviations from the probable in the case of a correlated system of variables is such that it can be reasonably supposed to hove arisen from random sampling: in statistica è l'articolo di riferimento per il Chi quadrato) (χ²)

Nati


- 1 gennaio - Paola Borboni, attrice († 1995)
- 5 gennaio - Yves Tanguy, pittore francese († 1955)
- 13 gennaio - Gertrude Mary Cox, statistica statunitense
- 2 marzo - Kurt Weill, compositore tedesco († 1950)
- 25 aprile - Wolfgang Ernst Pauli, fisico, Premio Nobel per la fisica nel 1945 († 1958)
- 28 aprile - Jan Hendrik Oort, astronomo olandese
- 5 maggio - Charles Jewtraw, pattinatore statunitense, primo campione olimpico invernale
- 25 giugno - Marta Abba, attrice italiana († 1988)
- 29 giugno - Antoine de Saint-Exupery, aviatore e scrittore francese († 1944)
- 10 luglio - Mitchell Parish, paroliere statunitense († 1993)
- 13 luglio - Vladimiro Bernstein, matematico russo († 1936)
- 20 novembre -