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7 Settembre

7 settembre

Il 7 settembre è il 250° giorno del Calendario Gregoriano (il 251° negli anni bisestili). Mancano 115 giorni alla fine dell'anno.

Eventi


- 1191 - Terza Crociata: Battaglia di Arsuf - Riccardo I d'Inghilterra sconfigge Saladino ad Arsuf.
- 1539 - Guru Angad Dev diventa il secondo Guru dei Sikh.
- 1776 - Primo attacco sottomarino della storia. Il sommergibile americano Turtle tenta di fissare una bomba a orologeria alla chiglia dell'ammiraglia britannica Eagle, dell'ammiraglio Richard Howe, nel Porto di New York.
- 1812 - Guerre Napoleoniche: Battaglia di Borodino - Napoleone Bonaparte sconfigge l'esercito russo di Alexander I nei pressi del villaggio di Borodino.
- 1818 - Carlo III di Svezia-Norvegia viene incoronato Re di Norvegia a Trondheim.
- 1822 - Il Brasile dichiara l'indipendenza dal Portogallo.
- 1864 - Guerra civile americana: Atlanta (Georgia) viene evacuata su ordine del generale unionista William Tecumseh Sherman.
- 1893 - Nasce il Genoa Cricket and Football Club, prima squadra di calcio in Italia.
- 1901 - Finisce ufficialmente in Cina la Ribellione dei Boxer, con la firma del Protocollo di Pechino.
- 1911 - Il poeta francese Guillaume Apollinaire viene arrestato e imprigionato poiché sospettato di aver rubato la Monna Lisa dal museo del Louvre.
- 1940 - Seconda guerra mondiale: Il Blitz - La Germania nazista inizia a tempestare di bombe Londra. Questa fu la prima di 57 notti consecutive di bombardamenti aerei.
- 1953 - Nikita Khruščёv diventa capo del Comitato Centrale dei Soviet.
- 1965 - Guerra del Vietnam: Come continuazione dell'Operazione Starlight effettuata ad agosto, i Marines statunitensi e le forze del Vietnam del Sud iniziano l'Operazione Pirahna, sulla Penisola di Batangan, 37 km a sud della base navale di Chu Lai.
- 1977 - Vengono firmati dei trattati tra Panama e gli Stati Uniti sullo status del Canale di Panama. Gli USA concordano nel trasferire il controllo del canale a Panama, alla fine del XX secolo.
- 1979 - Debutto del canale televisivo statunitense di sport e intrattenimento ESPN.
- 1979 - La Chrysler Corporation chiede al governo degli Stati Uniti 1 miliardo di dollari per evitare la bancarotta.
- 1986 - Desmond Tutu diventa il primo nero a guidare la Chiesa Anglicana in Sud Africa.
- 1988 - Abdul Ahad Mohmand, il primo afgano nello spazio, rientra a terra a bordo della navetta sovietica Soyuz TM-5, dopo nove giorni passati sulla stazione spaziale Mir.
- 1996 - A Las Vegas (Nevada), l'attore e musicista Tupac Shakur viene colpito ripetutamente con colpi di arma da fuoco, dopo aver assistito ad un incontro di pugliato.
- 1997 - Primo volo di prova dell'F/A-22 Raptor.

Nati


- 1533 - Regina Elisabetta I d'Inghilterra (m. 1603)
- 1701 - Georges-Louis Leclerc, Comte de Buffon, naturalista (m. 1788)
- 1829 - Friedrich August Kekulé, chimico tedesco (m. 1896)
- 1860 - Anna Mary Robertson Moses, pittrice (m. 1961)
- 1866 - Tristan Bernard, scrittore (m. 1947)
- 1867 - J. P. Morgan, finanziere (m. 1943)
- 1885 - Elinor Wylie, scrittrice
- 1900 - Taylor Caldwell, scrittore (m. 1985)
- 1908 - Michael DeBakey, chirurgo cardiaco e inventore del MASH
- 1909 - Elia Kazan, regista (m. 2003)
- 1912 - David Packard, ingegnere automobilistico
- 1913 - Sir Anthony Quayle, attore
- 1923 - Peter Lawford, attore, membro della Famiglia Kennedy (m. 1984)
- 1929 - Sonny Rollins, sassofonista jazz
- 1930 - Re Baldovino I del Belgio (m. 1993)
- 1936 - Buddy Holly, cantante statunitense (m. 1959)
- 1937 - John Phillip Law, attore
- 1939 - Donnie Allison, pilota di formula NASCAR
- 1940 - Dario Argento, regista
- 1946 - Francisco Varela, biologo
- 1949 - Lee McGeorge Durrell scrittore, conduttore televisivo, direttore di zoo
- 1949 - Gloria Gaynor, cantante
- 1951 - Chrissie Hynde, chitarrista, cantante
- 1952 - Susan Blakely, attrice
- 1954 - Corbin Bernsen, attore
- 1954 - Sergio Rendine, musicistae compositore italiano
- 1954 - Benmont Tench, tastierista
- 1955 - Mira Furlan, attrice croata
- 1956 - Michael Feinstein, musicista, compositore
- 1962 - Thomas L. Beard, musicista, compositore
- 1968 - Marcel Desailly, calciatore francese
- 1976 - Shannon Elizabeth, attrice
- 1983 - Benoit Baby, rugbysta francese
- 1984 - Vera Zvonareva, tennista

Morti


- 1312 - Ferdinando IV di Castiglia, re di Castiglia (n. 1285 circa)
- 1552 - Guru Angad Dev, Secondo Guru dei Sikh.
- 1548 - Catherine Parr, vedova di Enrico VIII d'Inghilterra
- 1559 - Robert Estienne, uno dei primi stampatori della Bibbia
- 1644 - Guido Bentivoglio, cardinale (n. 1579)
- 1892 - John Greenleaf Whitter, poeta
- 1945 - Charles Spearman, psicologo britannico (n. 1863)
- 1951 - Maria Montez, attrice (n. 1912)
- 1962 - Karen Blixen, scrittrice (n. 1885)
- 1971 - Spring Byington, attrice
- 1976 - Daniel F. Galouye, scrittore di fantascienza
- 1978 - Keith Moon, musicista
- 1991 - Edwin Mattison McMillan, fisico
- 1994
  - James Clavell, scrittore
  - Terence Young - regista inglese (n. 1915)
- 1997 - Mobutu Sese Seko, dittatore dello Zaire (n. 1930)
- 2002 - Erma Franklin, cantante
- 2003 - Warren Zevon, cantante statunitense (n. 1947)
- 2005 - Sergio Endrigo, cantautore italiano (n. 1933)

Feste e ricorrenze

Nazionali

Religiose

Santi cattolici:
- San Calcedonio, martire
- San Chiaffredo di Saluzzo, venerato nel Santuario di Crissolo
- Santi Festo e Desiderio, martiri a Pozzuoli
- San Grato di Aosta, vescovo
- San Paragorio e compagni, martiri di Noli
- Santa Regina di Alise, vergine e martire
- Santo Stefano di Chatillon, certosino, vescovo
- San Ventura di Città di Castello, martire

Laiche

07 ja:9月7日 ko:9월 7일 simple:September 7 th:7 กันยายน

Calendario gregoriano

Il Calendario gregoriano è in vigore dal 15 ottobre 1582, che è seguito al 4 ottobre del Calendario giuliano. Il 4 ottobre 1582 fu infatti stabilito che il giorno successivo sarebbe stato non il 5 ottobre, ma il 15 ottobre. Questa decisione si rese necessaria in quanto essendo un anno giuliano lungo 365 giorni e 6 ore, e dunque in eccesso di 11 minuti e 14 secondi rispetto all'anno solare, il calendario giuliano accumulava un giorno di ritardo ogni 128 anni. Come conseguenza di ciò, al 4 ottobre 1582 la differenza accumulata nei secoli era ormai di 10 giorni; questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche effettuate, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo. Per rimettere le cose a posto, si decise di compiere il "salto" di giorni, e di modificare il metodo di computo del tempo in modo da tener conto del ritardo accumulato. La nuova regola prevedeva che venissero saltati gli anni bisestili degli anni terminanti con 00 (multipli di 100) salvo quelli multipli di 400. Quindi sono bisestili tutti gli anni divisibili per 4 (per i quali la divisione per 4 ha come resto zero), tranne gli anni multipli di 100, ma non di 400. Da questo si deduce che 1700 e 1800 non sono bisestili, mentre 1600 è bisestile come anche 1604. Questa suddivisione porta nel calendario gregoriano una periodicità di 400 anni equivalenti a 365
- (300 + 3) + 366
- (96 + 1) = 146.097 giorni (dove 300 sono gli anni non divisibili per 4; 3 sono gli anni terminanti con 100, 200, 300; 96 sono gli anni divisibili per 4; e 1 l'anno terminante con 400). Poiché 146.097 è divisibile per 7 si ha anche la ciclicità settimanale ogni 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali ogni 400 anni; il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, ... È stata introdotta questa regola, che sembra abbastanza contorta, per poter creare un calendario che fosse abbastanza preciso ed evitasse di effettuare aggiustamenti vari (soppressione o creazione di giorni ogni tot di mesi, per far coincidere le stagioni con i mesi). Il calendario gregoriano apporta una discreta precisione, di molto superiore a tutti i calendari che l'hanno preceduto nel vecchio mondo; infatti tale calendario, in media sui 400 anni, è di solo 26 secondi circa più lungo del periodo di orbita della Terra intorno al Sole. Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905 per non avere, per esempio, che la primavera inizi il 20 di marzo al posto del 21. Il calendario gregoriano entrò subito in vigore in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Lussemburgo. Nell'arco di due anni venne adottato pure nei territori cattolici tedeschi, dei Paesi Bassi e svizzeri e in Belgio e, nel 1587, in Ungheria. In seguito, ma non immediatamente, si uniformarono anche gli stati luterani, calvinisti e anglicani: gli stati tedeschi incominciarono ad introdurlo agli inizi del 1700 e in maniera completa nel 1775, in Gran Bretagna e colonie inglesi nel 1752 (una legge del 1751 stabiliva che dall'anno successivo tutti i territori di tutto il mondo sotto il dominio inglese adottassero tale calendario) e in Svezia nel 1753. In altri paesi, tra cui quelli di confessione ortodossa, il vecchio calendario è rimasto in vigore fino ai primi decenni del secolo scorso: in Russia è stato introdotto dal governo rivoluzionario nel 1918, mentre la Chiesa Ortodossa russa (con quella di Serbia e di Gerusalemme) ha continuato a mantenere il calendario giuliano. Da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane. A dire il vero, il calendario entrato in uso nei paesi ortodossi ha una regola leggermente diversa per decidere quali anni multipli di 100 sono bisestili: sono infatti quelli per cui, prendendo il numero dei secoli e dividendolo per 9, il resto è 2 oppure 6. Il primo anno in cui ci sarà una differenza con il calendario gregoriano sarà il 2800. La scelta dovrebbe servire ad accordare meglio la durata dell'anno con quella astronomica. Le Chiese Ortodosse (ad eccezione di quella finlandese) hanno, invece, mantenuto il vecchio metodo di calcolo della festività di Pasqua e di quelle ad essa collegate, Ascensione e Pentecoste. Nel calendario gregoriano è stato scelto come anno 1 (anno iniziale) l'anno di nascita di Gesù (anche se ci si accorse poi che i calcoli fatti erano errati in eccesso di circa 7 anni, quindi Gesù dovrebbe essere nato intorno all'anno 7 AC). Ne consegue che tutti gli anni dall'anno 1 in poi sono detti anni dopo la nascita di Cristo e possono essere indicati con la sigla finale DC (Dopo Cristo). Invece per gli anni precedenti alla nascita di Cristo sono seguiti dalla scritta AC (Avanti Cristo). Tutti gli anni senza sigla finale si intendono anni successivi alla nascita di Gesù, mentre quelli precedenti si possono indicare anche con un numero negativo. Il primo anno prima dell'anno 1 DC è l'anno 1 AC e quindi nel calendario gregoriano non esiste l'anno zero, inoltre ogni nuovo decennio, centennio, millennio, ... inizia sempre con l'anno terminante con uno e non con zero, altrimenti il primo decennio, centennio, millennio, ... non sarebbe composto rispettivamente da dieci, cento, mille, ... anni. Per esempio il primo decennio deve essere composto da 10 anni e quindi comprende gli anni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e quindi il secondo decennio inizia con l'anno 11. Così il terzo millennio inizia con l'anno 2001. il 1° gennaio 4713 AC è il Giorno Giuliano (JD) zero (il giorno 1 inizia alle 12AM del detto giorno) che fu introdotto dall'astronomo francese di Agen Josephus Justus Scaliger nel 1583. Egli assunse la stessa data d'inizio così lontana nel tempo, in modo da comprendere ogni avvenimento storico od astronomico conosciuto. Lo chiamò "Giuliano" dal nome di suo padre: il padovano Giulio Cesare della Scala. Il 4713 AC è il minimo anno che in teoria può assumere il calendario gregoriano ed è anche l'anno minimo possibile in molti programmi.

Voci correlate


- Calendario giuliano
- Calendario romano
- anno bisestile
- calcolo della Pasqua

Collegamenti esterni

Maggiori dettagli si possono trovare sul sito [http://www.liceofoscarini.it/didattic/astronomia/astro/cal_giuliano.html dettagli sul Calendario giuliano] Gregoriano als:Gregorianischer Kalender ja:グレゴリオ暦 ko:그레고리력 ms:Kalendar Gregory simple:Gregorian calendar th:ปฏิทินเกรกอเรียน

Anno bisestile

L'anno bisestile è un accorgimento utilizzato nel Calendario Giuliano e nel Calendario Gregoriano per mantenere in sincronia l'anno civile con il ciclo delle stagioni. Le stagioni si ripetono una volta ogni anno tropico (il tempo che intercorre tra due equinozi o solstizi dello stesso tipo). Questo periodo è di circa 365.2422 giorni, cosicché un calendario di solo 365 giorni farebbe pian piano slittare le stagioni. Intercalando ogni 4 anni di calendario un anno bisestile, lungo 366 giorni anziché 365, questo slittamento può essere corretto con sufficiente approssimazione. Il giorno "aggiuntivo" viene inserito alla fine del mese di Febbraio, con l'addizione del 29 febbraio. Inoltre, per evitare la necessità di ulteriori slittamenti di sincronizzazione, il giorno non viene aggiunto agli anni divisibili per 100 (anno zero del secolo), escluso quelli divisibili per 400; in questo modo, in media, la mancata sincronizzazione si mantiene sempre minore di un giorno. C'è quindi una semplice regola per verificare se un dato anno è bisestile solo conoscendo il suo numero: :Un anno è bisestile se il suo numero è divisibile per 4, tranne che se sia divisibile per 100 (ma è bisestile se è divisibile per 400). Categoria:Calendari als:Schaltjahr ja:閏年 ko:윤년 simple:Leap year th:ปีอธิกสุรทิน

1191

Eventi

Nati

Morti

091 ko:1191년 simple:1191

Riccardo I d'Inghilterra

Riccardo I d'Inghilterra (8 settembre 11576 aprile 1199) fu re d'Inghilterra dal 1189 al 1199. È noto anche con il nome di Riccardo Cuor di Leone. Venne considerato un eroe ai suoi tempi e, successivamente, è descritto così in molti lavori letterari.

Biografia

Terzo figlio legittimo di Enrico II d'Inghilterra, Riccardo non si sarebbe mai aspettato di arrivare fino al trono d'Inghilterra. Tuttavia era il figlio favorito da sua madre, Eleonora d'Aquitania. Nonostante fosse nato a Oxford, considerava la Francia come sua patria. Quando i suoi genitori si separarono, rimase con la madre Eleanora e venne investito del ducato di Aquitania nel 1168 e di Poitiers nel 1172. Ciò era il premio di consolazione per il fatto che suo fratello più anziano, Enrico il Giovane, era stato designato come successore alla corona dal loro padre. Nel 1170, il quindicenne Enrico il Giovane venne incoronato re congiunto d'Inghilterra come Enrico III, quando ancora il padre era in vita. Non avendo mai realmente regnato non viene annoverato tra i sovrani britannici. Viene definito il Giovane per distinguerlo dal sovrano Enrico III suo nipote. Nel 1173, Riccardo e i suoi fratelli Enrico e Goffredo entrarono in rivolta con il loro padre, istigati dalla madre e dal re di Francia Filippo II Augusto. Il loro obiettivo era quello di detronizzare Enrico II e lasciare Enrico il Giovane come unico re d'Inghilterra. Enrico II invase l'Aquitania due volte. Riccardo fu l'ultimo dei suoi fratelli ad arrendersi al padre, benché alla fine si rifiutasse di affrontarlo faccia a faccia. Dopo diciotto mesi, nel 1174, chiese il perdono del padre e gli giurò fedeltà. Dopo il fallimento della rivolta, Riccardo fu impegnato a sedare le sommosse interne dei nobili insoddisfatti di Aquitania, soprattutto nel territorio della Guascogna. La crudeltà nel suo regno aumentò e portò a una rivolta maggiore nel 1183. La reputazione di Riccardo si fece terribile a causa di stupri e omicidi. I ribelli cercarono di detronizzare Riccardo e per farlo, chiesero l'aiuto proprio dei suoi fratelli Enrico e Goffredo. Il loro padre, temendo che la guerra potesse portare alla distruzione del regno, intervenne con l'esercito a favore del figlio Riccardo. La morte di Enrico il Giovane l'11 giugno 1183, concluse la sommossa e Riccardo poté rimanere nel suo trono. | width="30%" align="center" rowspan="2"|Predecessore:
Enrico II | width="40%" align="center"|Re d'Inghilterra
1189–1199 | width="30%" align="center" rowspan="3"|Successore:
Giovanni |- | width="40%" align="center"|Duca di Normandia
1189–1199 |- | width="30%" align="center" rowspan="2"|… con Enrico il Giovane | width="40%" align="center"|Conte del Maine
1189–1199 |- | width="40%" align="center" | Conte d'Angiò
1189–1199 | width="30%" align="center" | Successore:
Arturo |- | width="30%" align="center" |… con Eleonora | width="40%" align="center" | Duca d'Aquitania
1189–1199 | width="30%" align="center" | Successore:
Giovanni Categoria:Biografie Categoria:Sovrani britannici Categoria:Duchi di Normandia Categoria:Conti d'Angiò ja:リチャード1世 (イングランド王) simple:Richard I of England th:ริชาร์ดที่ 1 แห่งอังกฤษ

1776

Eventi


- 4 luglio, dichiarazione di indipendenza americana

Nati


- 1 aprile - Sophie Germain, studiosa di matematica († 1831)
- 11 giugno - John Constable, pittore inglese († 1837)
- 6 agosto - Amedeo Avogadro, scienziato italiano († 1856)

Morti


- David Hume, filosofo dell'empirismo (n. Edimburgo Scozia 26 aprile 1711) 076 ko:1776년 ms:1776 simple:1776

1812

Eventi


- 24 febbraio - Alleanza tra Prussia e Francia.

Nati


- 22 agosto - Marina Videmari, fondatrice delle Suore di Santa Marcellina († 1891)
- 14 novembre - Aleardo Aleardi, poeta italiano († 1878)
- 10 dicembre - Paul Abadie, architetto francese

Morti

012 ko:1812년 ms:1812 simple:1812

Alessandro I di Russia

Alessandro I Romanov Pavlovič ( Александр I Романов Павлович) (23 dicembre 1777 - 1 dicembre 1825), imperatore e zar di Russia dal 23 marzo 1801 fino alla morte, figlio di Paolo I e di Maria Fedorovna, figlia di Federico Eugenio di Wurttemberg.

Una personalità misteriosa

Le strane contraddizioni del suo carattere fanno di Alessandro I una delle figure più interessanti del XIX secolo. Autocrate e giacobino, uomo di mondo e mistico, egli appare ai suoi contemporanei come un enigma che ciascuno può cercare di decifrare in accordo con il proprio temperamento.
Napoleone I si riferisce a lui definendolo uno scaltro bizantino e chiamandolo il Talma del Nord, in grado di recitare qualsiasi parte. Per Metternich egli è un pazzo che deve essere assecondato. Robert Steward scrive di lui a Lord Liverpool dandogli credito di grandi qualità ma aggiungendo che è sospettoso e indeciso.

Educazione

La complessità del suo carattere deriva, in effetti, dai contrasti esistenti nella sua educazione. Allevato nell'atmosfera di libero pensiero della corte della madre Caterina la Grande, egli fu imbevuto dei principi illuminati di Rousseau dal suo tutore svizzero Federic Cesar de Laharpe, introdotto dal suo istruttore militare, Generale Soltikov, alle tradizioni dell'autocrazia russa, reso amante delle parate militari dal padre e portato quindi a combinare un amore teorico per l'umanità con il disprezzo per gli individui. Queste contraddizioni comportano poi le oscillazioni nella sua politica interna ed estera.

L'uccisione del padre e la salita al trono

Un altro aspetto del carattere controverso di Alessandro I emerge quando il 23 marzo 1801 egli sale al trono scavalcando il corpo assassinato del padre: una melanconia mistica pronta in qualsiasi momento ad esternarsi in azioni stravaganti.
Nei primi tempi di regno questa tendenza esercita una limitata influenza sulla vita dell'imperatore. Giovane, emozionabile, impressionabile, ben intenzionato ed egoista Alessandro, sulle prime, decide di voler giocare una parte importante nello scenario mondiale e si lancia con tutto l'ardore della gioventù nello sforzo di mettere in pratica le sue idee politiche. Mentre mantiene ai loro posti i ministri che hanno servito sotto il padre come primo atto del suo regno costituisce un comitato segreto chiamato ironicamente Comitato di salute pubblica costituito da suoi amici: Victor Gavovich Kochubey, Nikolai Nikolaevich Novosiltsov, Paul Alexandrovich Strogonov e Adam Tsartorski, per disegnare lo schema delle necessarie riforme interne. Il liberale Mikhail Speransky diviene uno dei più intimi collaboratori dello zar e a lui si deve la stesura dei piani di riforma.
I suoi obiettivi, ispirati dalla sua ammirazione per le istituzioni inglesi, sono però troppo distanti dalla realtà del tempo ed anche quando raggiunge la posizione di ministro riuscire a tradurne in realtà solo una piccola parte.

Le riforme

La definizione delle nuove leggi, iniziata subito da Alessandro non giunge mai la termine, in realtà nulla fu fatto per migliorare la condizione dei servi della gleba. La costituzione delineata da Speransky rimane priva della firma dell'imperatore. Alessandro, in effetti, pur senza diventare, forse, coscientemente repressivo possiede tutte le caratteristiche del tiranno: non si fida di coloro che hanno capacità ed esprimono giudizi indipendenti; manca anche del requisito fondamentale per un sovrano riformatore: la confidenza con il suo popolo. Questa carenza compromette anche le poche riforme che vengono realmente attuate. Alessandro sperimenta queste riforme nelle province esterne dell'impero ed i russi mormorano apertamente che "non contento di governare con metodi stranieri" concede a polacchi, finlandesi ed abitanti delle province baltiche vantaggi che a loro sono negati. Alcune delle riforme comunque attuate non riescono però a superare la mentalità autocratica dello zar. Il Consiglio dei Ministri ed il Senato, investi inizialmente, almeno in teoria, di alcuni poteri diventano in breve schiavi dei favoriti del momento. La complessa riforma del sistema educativo culminata con la fondazione ( o rifondazione) delle università di Dorpat, Vilna, Kazan e Kharkov è strangolata da supposti motivi di ordine e di devozione religiosa, mentre le colonie militari, che Alessandro proclama essere una benedizione sia per i soldati che per lo stato, imposte a riluttanti contadini e soldati con crudele violenza. Persino la Società Biblica a cui Alessandro, nel suo zelo evangelizzatore, propone di proteggere il popolo viene trattata con la stessa crudeltà. L'arcivescovo cattolico ed il metropolita ortodosso vengono costretti ad entrare in un comitato insieme a pastori protestanti, ed i preti dei villaggi, abituati a considerare qualsiasi intromissione nei testi sacri come un peccato mortale diventano i riluttanti propagatori di ciò che essi ritengono opera del demonio.

Politica europea

La grandiosa immaginazione di Alessandro è fortemente attratta dalle grandi questioni della politica europea più che dalle riforme interne che alla fine feriscono il suo orgoglio e mostrano i limiti del suo potere assoluto.
Immediatamente dopo la sua ascesa al trono egli ribalta la politica del padre, Paolo I, denunciando l'accordo con la Francia e stipulando la pace (aprile 1801) con la Gran Bretagna ed allo stesso tempo aprendo negoziati con Francesco II, imperatore del Sacro Romano Impero. In seguito all'affare di Memel stipula una stretta alleanza con la Prussia non per motivi politici ma per puro spirito di cavalleria e di amicizia verso il giovane re Federico Guglielmo III e la sua affascinante moglie Luisa di Mecklenburg-Strelitz. Lo sviluppo di questa alleanza fu interrotto dalla breve pace stipulata nel ottobre 1801 quando sembra che Francia e Russia possano cominciare a comprendersi. Spinto dall'entusiasmo di Laharpe, appena tornato in Russia da Parigi, Alessandro inizia a proclamare apertamente la sua ammirazione per le istituzioni francesi e per la persona di Napoleone Bonaparte. Presto, comunque, inizia a cambiare atteggiamento. Laharpe, dopo una nuova visita a Parigi, presenta allo zar la sua opera Riflessioni sulla vera natura del consolato a vita che, come dice Alessandro, apre i suoi occhi e rivela che Napoleone non è un vero patriota a solo il più famoso tiranno che il mondo ha prodotto.
La sua disillusione è completata dall'uccisione dell'ambasciatore francese. La corte russa viene sospettata di essere coinvolta in tale atto e le relazioni diplomatiche con Parigi sono interrotte.

La guerra contro Napoleone in Europa

In opposizione a Napoleone, da lui stesso definito come "l'oppressore dell'Europa ed il disturbatore della pace mondiale", Alessandro si convince di essere il mandante di una missione divina. Nelle sue istruzioni a Novosiltsov, suo inviato speciale a Londra lo zar elabora le motivazioni della sua politica con un linguaggio che, come quello successivo del trattato della Santa Alleanza fa più appello all'etica che alla politica.
Secondo Alessandro lo scopo della guerra non è solo la liberazione della Francia bensì il trionfo dei sacri diritti dell'umanità, per fare questo è necessario "dopo aver attaccato la nazione (la Francia) e il suo governo allo scopo di renderla incapace di agire, nel maggior interesse dei suoi sudditi, fissare le relazioni tra gli stati secondo precise regole".
Nel frattempo Napoleone, poco impressionato dall'ideologia del giovane autocrate russo, non abbandona la speranza di staccarlo dalla coalizione. Dopo la battaglia di Austerlitz (2 dicembre 1805) ha più fretta di trattare con Alessandro I che di entrare trionfante in Vienna. L'impero russo e la Francia afferma essere alleati geografici in quanto tra essi non vi sono veri conflitti d'interesse ed insieme possono governare il mondo.
Ma Alessandro è ancora determinato a "persistere nell'imparzialità verso tutti gli stati d'Europa che egli ha fin qui seguito", e rimane alleato della Prussia.
Dopo le battaglie di Jena e Eylau Napoleone, sempre interessato all'alleanza con la Russia coinvolge polacchi, turchi e persiani nel tentativo di vincere l'ostinazione dello zar. In Russia un gruppo di opinione capeggiato dal fratello dello zar, il granduca Costantino, chiede a gran voce la pace ma Alessandro, dopo un vano tentativo di formare una nuova coalizione fa appello alla nazione russa per una guerra santa contro Napoleone, nemico della fede ortodossa. Il risultato è una completa disfatta nella battaglia di Friedland (13 giugno 1807). Napoleone si rende conto di avere una chance e decide di afferrarla. Invece di imporre pesanti condizioni di pace egli offre ad Alessandro la sua alleanza.
I due imperatori si incontrano a Tilsit il 25 giugno 1807. Alessandro, abbagliato dal genio di Napoleone e sopraffatto dalla sua apparente generosità e completamente vinto. L'imperatore francese sa bene come fare appello all'esuberante immaginazione del suo nuovo amico. Egli propone allo zar di dividersi il governo del mondo; come primo passo gli lascia il possesso dei principati danubiani e mano libera con la Finlandia ed in seguito gli promette che, quando i tempi saranno maturi, i due imperatori dell'est e dell'ovest spingeranno i turchi fuori dall'Europa e marceranno attraverso l'Asia per conquistare l'India. Un simile programma risveglia nella mente impressionabile di Alessandro un'ambizione che finora non ha conosciuto. Il suo interesse per le sorti dell'Europa è dimenticato ed egli afferma all'ambasciatore francese "Cos'è l'Europa?" "Dov'è se non dove siamo noi?".

I rapporti con la Prussia

Lo splendore di questa nuova visione non rende comunque cieco Alessandro verso i doveri dell'amicizia; egli non accetta i principati danubiani come prezzo per un'ulteriore smembramento della Prussia. "Noi abbiamo combattuto una guerra leale" afferma " ora dobbiamo fare una pace leale". Non passa molto tempo perché l'entusiasmo di Tilsit incominci a svanire, Napoleone è prodigo di promesse ma tirchio nel realizzarle. I francesi rimangono in Prussia, i russi nella regione del Danubio e ciascuno accusa l'altro di minare la fiducia reciproca. Comunque le relazioni personali tra Alessandro e Napoleone rimangono cordiali e lo zar spera in un nuovo incontro allo scopo appianare le divergenze.

L'alleanza Franco-Russa

L'incontro avviene a Ertfurt nell'ottobre 1808 ed ha come risultato un trattato che definisce la politica comune dei due imperatori benché i sentimenti di Alessandro verso Napoleone incomincino a mutare. Egli comprende che in Napoleone i sentimenti non hanno mai la meglio sulla ragione e cosa veramente importante, che non intende proporgli veramente di compiere insieme "grandi imprese", miraggio che ha usato per tenere occupata la mente dello zar mentre lui consolida il suo potere nell'Europa centrale. Da questo momento l'alleanza con la Francia diventa anche per Alessandro, non più una fraterna intesa per governare, ma una questione di pura politica. Infatti la usa per rimuovere un "nemico geografico" dalle porte di San Pietroburgo strappando la Finlandia alla Svezia, nel 1809, e sperando di poterla usare per portare la frontiera sud della Russia al Danubio.

La rottura dell'alleanza

Gli eventi precipitano rapidamente verso la rottura dell'alleanza. Alessandro collabora con Napoleone nella guerra del 1809 ma dichiara apertamente di non voler permettere la distruzione dell'Impero Austriaco e Napoleone protesa amaramente per l'inoperosità della truppe russe durante la campagna. Lo zar protesta a sua volte perché Napoleone appoggia le rivendicazioni polacche.
Riguardo l'alleanza con la Francia lo zar sa di essere praticamente isolato in Russia e dichiara di non aver intenzione di sacrificare gli interessi del suo popolo e dell'impero al suo affetto per Napoleone. Il tratto di Vienna, che espande generosamente il ducato di Varsavia viene commentato negativamente da Alessandro che ammorbidisce la sua posizione solo in seguito ad una dichiarazione di Napoleone che afferma di non voler restaurare la Polonia ed alla convenzione, firmata il 4 gennaio 1810, ma mai ratificata, che abolisce il nome Polonia ed i suoi ordini cavallereschi.
Ma se Alessandro non si fida di Napoleone, questi non è meno sospettoso nei confronti dello zar e per testarne la sincerità gli invia una richiesta di matrimonio tra lui e la granduchessa Anna, figlia minore dello zar. Alessandro risponde con un educato rifiuto giustificandolo con la troppo giovane età della principessa e le perplessità dell'imperatrice. Napoleone risponde con il rifiuto di ratificare la convenzione del 4 gennaio 1810 e con l'annuncio del suo matrimonio con Maria Luisa d'Austria.
L'annessione dell'Oldenburg alla Francia aggiunge un altro motivo di attrito personale tra i due imperatori in quanto il duca spodestato è lo zio di Alessandro, mentre la politica del "blocco continentale" provoca gravissimi danni al commercio estero della Russia al punto da rendere impossibile il mantenimento della politica di alleanza con la Francia.
Questo insieme di contrasti culmina, nell'estate 1812 con l'invasione della Russia da parte di Napoleone.

La campagna del 1812

La guerra russo-francese del 1812 è un punto di svolta nella vita di Alessandro, ed i suoi orrori, per i quali la natura sensibili di Alessandro, si sente responsabile, contribuiscono a sbilanciare la sua mente. Quando Napoleone attraversa i confini russi con la Grande Armee Alessandro proclama la guerra patriottica in difesa della terra dei padri e mentre Mosca brucia dichiara che la sua anima ha trovato l'illuminazione ed ha compreso, per rivelazione divina, che la sua missione è pacificare l'Europa. Cerca di placare la sua coscienza corrispondendo con i propugnatori di una rinascita evangelica nel continente e cerca nelle scritture presagi consigli.

Il congresso di Vienna e la Santa Alleanza

Con la caduta di Napoleone Alessandro diventa il più potente sovrano d'Europa. Con la memoria degli accordi di Tilsit ancora viva nella mente dei contemporanei non vi è nulla di strano se ad una personalità cinica come quella di Klemens Wenzel von Metternich egli sembri solamente aver nascosto "sotto il linguaggio della abnegazione evangelica" ampi e pericolosi progetti.
Sebbene lo zar abbia dichiarato guerra alla rivoluzione, Laharpe è ancora al suo fianco e gli slogan sulla dottrina dell'umanità sono ancora sulle sua labbra. Nel proclama con cui denuncia Napoleone come "genio" del male" lo denuncia in nome della "libertà" e "dell'uguaglianza".
Questi comportamenti fanno sospettare l'esistenza di un piano di alleanza con i movimenti giacobini europei per rimpiazzare il dominio francese con quello russo.
Durante il Congresso di Vienna l'atteggiamento di Alessandro non fa che rafforzare questi sospetti, l'inviato inglese, Castlereagh, che punta ad una semplice restaurazione più che ad un "giusto equilibrio" in Europa, rimprovera allo zar di usare la sua coscienza per coprire la minaccia che lui stesso genera all'equilibrio di potere raggiunto continuando ad occupare la Polonia in violazione agli impegni assunti. Durante il congresso Alessandro si oppone allo smembramento della Francia anche se tale posizione può essere letta in modi diversi sia dal punto di vista delle considerazioni etiche dello zar sia dal desiderio di non lasciare troppo spazio a Gran Bretagna, Prussia e Austria nell'Europa Occidentale. Per mettere a tacere le polemiche sulla Polonia lo zar concede infine una costituzione che almeno sancisce l'esistenza della Polonia coma nazione, seppur occupata.

Dal liberismo all'autoritarismo

A partire dal 1818 la visione di Alessandro incomincia a cambiare nuovamente. Una cospirazione rivoluzionaria tra gli ufficiali della della guardia imperiale ed un tentativo di rapirlo mentre si reca al Congresso di Aix-la-Chapelle, scuotono le fondamenta della sua visione del liberalismo. Al congresso entra fin dall'inizio in stretto contatto con Metternich e l'astuto austriaco è veloce ad approfittare del momento e dello stato psicologico dello zar. Non si tratta comunque di un voltafaccia improvviso, infatti benché allarmato dalle agitazioni rivoluzionarie in Germania Alessandro approva la protesta di Castlereagh contro la politica di Metternich "governi alleati contro i popoli" come formulata nel decreto di Carlsbad del luglio 1819 e depreca ogni intervento in Europa di supporto "a coalizioni il cui solo obiettivo sia l'assurda pretesa del potere assoluto".
Lo zar dichiara ancora di credere in "libere istituzioni" ma con molti limiti. "La libertà" egli sostiene" deve essere confinata nei giusti limiti. E i giusti limiti della libertà sono i principi dell'ordine".
L'apparente trionfo del disordine che segna le rivolte di Napoli ed in Piemonte combinate con l'aumento di sintomi di scontento in Francia, Germania e persino in Russia che completano la conversione autoritaria di Alessandro.
Nella solitudine della piccola città di Troppau, dove nell'ottobre 1820, i potenti d'Europa si danno convegno, Metternich trova la strada per cementare la sua influenza sullo zar. Il momento è ormai propizio: in gennaio Alessandro ha ancora ipotizzato di una libera confederazione degli stati europei simbolizzata dalla Santa Alleanza in opposizione alla politica dittatoriale delle grandi potenze simbolizzate dal Quadruplice Intesa ed ha ancora contestato il diritto d'intervento negli stati sovrani, il 19 novembre con la firma del protocollo di Troppau il principio dell'intervento allo scopo di mantenere lo status quo è definito.

La rivolta della Grecia

Al congresso di Laibach dove nella primavera del 1821 in convegno di Troppau è stato aggiornato Alessandro sente, per la prima volta parlare della rivolta in Grecia. Da questo momento fino alla sua scomparsa è lacerato tra l'ansietà di realizzare il suo sogno di una confederazione di stati europei e quella che vede coma le sua missione di guidare gli ortodossi nella crociata contro l'Impero Ottomano. Inizialmente, sotto l'attenta sorveglianza di Metternich, che non desidera sconvolgimenti nei Balcani, prevale il primo interesse.
Sotto l'influenza del cancelliere austriaco Alessandro da direttive al suo ministro degli esteri per negare qualsiasi simpatia russa per la rivolta di Grecia e l'anno seguente una deputazione di greci della Morea in viaggio per presenziare al congresso di Verona viene costretto, per ordine dello zar, a tornare indietro.
Come sempre, però, altalenando tra le diverse posizioni asserisce che il sultano ottomano Mahmud deve essere escluso dalla Santa Alleanza e gli affari dell'Impero Ottomano esclusi dalle deliberazioni del congresso di Vienna in quanto "affari interni alle questioni domestiche russe" e che lui avrebbe marciato nell'Impero Ottomano così come l'Austria aveva marciato a Napoli.
La netta opposizione di Metternich a questi argomenti incomincia a far vedere ad Alessandro la politica austriaca sotto un diverso punto di vista al punto che, tornato in Russia, lontano dall'influenza del cancelliere austriaco, riprende le primitive posizioni anti-ottomane.

La scomparsa di Alessandro I

Nel autunno 1825, con la motivazione ufficiale di far cambiare clima all'imperatrice, la cui salute peggiora continuamente, si trasferisce a sud dove già si trova il grosso dell'esercito russo.
Quando ormai tutto sembra andare verso uno scontro tra Russia e Impero Ottomano Alessandro muore improvvisamente a Taganrog il 18 novembre 1825. È stato ipotizzato da alcuni che in realtà Alessandro I non sia morto il 18 novembre 1825 ma abbia inscenato tale fato allo scopo di potersi ritirare a vita privata.
Secondo una versione di tali dicerie l'ex zar avrebbe vissuto ancora lunghi anni sotto le spoglie di un monaco eremita di nome Fomich, vivendo a Tomsk, una città della Siberia, fino al 1870. A supporto di tale teoria vi sarebbero la deferenza che i successori di Alessandro I: Nicola I e Alessandro II, hanno per tale monaco e la testimonianza dell'ambasciatore inglese in Russia che afferma di aver visto Alessandro I a bordo di una nave dopo la sua presunta morte.
Unico fatto certo è l'assenza delle spoglie dello zar nella sua presunta tomba, aperta durante il periodo sovietico. categoria:biografie categoria:Sovrani russi ja:アレクサンドル1世 (ロシア皇帝) ko:러시아의 알렉산드르 1세

1818

Eventi


- Mary Shelley scrive Frankenstein

Nati


- 17 aprile - Alessandro II di Russia († 1881)
- 5 maggio - Karl Marx, filosofo, economista e pensatore politico tedesco († 1883)
- 30 luglio - Emily Brontë, scrittrice inglese († 1848)
- 15 settembre - beato Giuseppe Benedetto Dusmet, cardinale italiano († 1894)
- 17 settembre - Rudolf von Jhering, giurista tedesco.
- 23 ottobre - Michele Novaro, musicista genovese e dell'Inno di Mameli († 1885)

Morti


- 20 marzo - Johann Nikolaus Forkel, musicista e musicologo tedesco (n. 1749) 018 ko:1818년 ms:1818

Norvegia

La Norvegia è un paese Scandinavo, nell'Europa del Nord. Confina con la Svezia, con la Finlandia e con la Russia; il resto del paese è bagnato dal Mar di Norvegia, dal Mar di Groenlandia e dal Mare di Barents.

Storia


- Elenco di monarchi norvegesi
- Elenco dei Primi Ministri Norvegesi Il periodo Vichingo (IX-XI secolo) è stato un era di unione nazionale e di espansione. Con l'estinzione del ramo reale norvegese nel 1387, il paese contrae un'alleanza con la Danimarca, che venne sigillata da un trattato a partire dal 1450. Questa data segna l'inizio di un periodo conosciuto in Norvegia come la "notte lunga 400 anni". Dopo che Danimarca e Norvegia si schierarono al fianco di Napoleone, quest'ultima fu ceduta al re di Svezia il 14 gennaio 1814. La Norvegia adottò una costituzione, dichiarò la sua indipendenza e elesse il proprio re il 17 maggio 1814. Ma dopo una breve guerra con la Svezia, la Norvegia si trovò obbligata ad un'unione con questo paese ma conservò la sua costituzione e le sue istituzioni indipendenti. Nel 1905 finalmente la Norvegia acquistò la propria indipendenza. Come primo re della Norvegia indipendente fu scelto un principe danese, il secondogenito di Federico VIII di Danimarca, che assunse il nome di Håkon VII di Norvegia, e diede inizio al casato dei Glücksburg, tuttora regnante. Per evitare ogni pericolo di guerre e dispute sovrane tra i due paesi, le due case regnanti di Svezia e di Norvegia hanno stipulato un accordo che prevede, in caso di matrimonio tra principi ereditari delle rispettive case, la rinuncia al trono da parte di uno dei due sposi.

Politica

La Norvegia è una monarchia costituzionale. Ha scelto di non aderire all'Unione Europea

Regioni

LA Norvegia è divisa in 19 regioni amministrative, chiamate fylker (al singolare fylke) e in 433 comuni, chiamati kommuner (al singolare kommune).
- Akershus
- Aust-Agder
- Buskerud
- Finnmark
- Hedmark
- Hordaland
- Møre og Romsdal
- Nordland
- Nord-Trøndelag
- Oppland
- Oslo
- Østfold
- Rogaland
- Sogn og Fjordane
- Sør-Trøndelag
- Telemark
- Troms
- Vest-Agder
- Vestfold

Geografia

Le città più importanti dopo Oslo sono Bergen, di circa 235,000 abitanti, e Trondheim, di circa 150.000 abitanti ed importante città universitaria. In Norvegia si trova il punto più a nord dell'Europa continentale, il promontorio di Knivskjellodden, situato sulla penisola di Magerøya, a una latitudine di 71°11'08". Da notare che il più famoso Capo Nord (Nordkapp), situato poco distante, e da molti considerato il "tetto" del continente, si trova invece a una latitudine minore (71°10'21"). La montagna più alta della Norvegia è il Galdhøpiggen (2469 m.), superato solo per la presenza di un ghiacciaio dal Glittertind (2465m.) entrambe site nello Jotunheimen.

Economia

Importantissimo il petrolio estratto dal Mare del Nord. Altre attività importanti sono la pesca (in particolare merluzzo e salmone), la produzione di legname e di carta. In crescita il turismo.

Statistiche

Cultura

Il maggiore centro culturale del paese è Oslo dove sono presenti le maggiori università, biblioteche e musei come il Museo di storia naturale e la Galleria nazionale.

Festività

La Festa D'Indipendenza celebrata il 17 maggio (data in cui nel 1814 La Norvegia ottenne una Costituzione propria) è la ricorrenza più importante del calendario Norvegese.

Voci correlate


- Targhe automobilistiche norvegesi
- Elenco di monarchi norvegesi
- Elenco dei Primi Ministri Norvegesi
- Norvegesi celebri

Collegamenti esterni


- [http://www.visitnorway.com Ente del turismo norvegese]
- [http://www.vikjavev.no Sognefjord : webcam & fotos] als:Norwegen [[got:

Brasile

Il Brasile (República Federativa do Brasil) è una repubblica federale (8.511.966 km² 180.000.000 abitanti, capitale Brasilia) di tipo presidenziale dell'America meridionale. Confina a nord con Colombia, Venezuela, Guyana, Suriname e Guyana Francese, a est con l'Oceano Atlantico, a sud con l'Uruguay, a ovest con Argentina, Paraguay, Bolivia e Perù. Comprende 26 stati e un distretto federale. Il suo nome deriva da quello del legno tintorio chiamato "pau brasil" (Caesalpinia echinata).

Storia

Popoli precolombiani

Prima dell'arrivo degli europei, le popolazioni erano alquanto primitive, vivevano raggruppate in villaggi e tribù localizzate sia lungo la costa che nell'interno.
Il Brasile fu scoperto dal navigatore Pedro Alvares Cabral nell'aprile del 1500, quando approdò a Porto Seguro, a sud dell'attuale Salvador (Bahia), la denominò come Isola di Vera Cruz.

Scoperta e colonizzazione

I portoghesi trovarono un popolo senza alcuna organizzazione militare che poterono assoggettare facilmente. Il loro interesse non era però legato alla costituzione di un impero coloniale, ma doveva servire come base per il loro commercio con le Indie, per cui l'interesse iniziale fu veramente scarso. I primi a comprendere l'importanza dei territori brasiliani, furono francesi e spagnoli, che fecero numerosi tentativi di occupazione.
In base al Trattato di Tordesillas (7 giugno 1494), precisato da quello successivo di Saragozza (1529), il nuovo territorio fu ufficialmente incluso nella zona d'espansione territoriale del Portogallo. Nel 1533 re Giovanni III adottò la prima struttura politica ed amministrativa per il Brasile basata sulle Capitanias: queste erano concessioni terriere di tipo feudale date dal sovrano ad un nobile, al quale venivano assegnati pieni poteri sulla terra, con l'obbligo di pagare un tributo al sovrano. Il sistema aveva però il difetto di creare comunità separate, prive di interessi comuni, che nuoceva al commercio e alla difesa del paese dagli interessi stranieri.

Governatorato portoghese

Andrea Barra III fu così costretto nel 1549 a costituire un potere centrale, nominò un governatore generale e stabilì la capitale della colonia a Bahia. I governatori si dimostrarono degni del loro compito, specialmente nel respingere i tentativi di infiltrazione dei francesi. Nel 1567 fu fondata la città di Rio de Janeiro.

Passaggio alla Spagna

Nel 1580 il Brasile finì, insieme con il Portogallo, sotto il dominio spagnolo fino al 1640; durante questo periodo dovette difendersi con le proprie forze dalle nuove insidie portate da inglesi, francesi e olandesi. Particolarmente dura fu la lotta con gli olandesi, che riuscirono a creare un dominio vasto ed organico, con una efficiente organizzazione politica e militare. Contro l'invasione olandese, i coloni di origine portoghese si armarono, questo indusse il governo olandese, a mandare in Brasile il principe Giovanni Maurizio di Nassau (1637), nel tentativo di rendere possibile la coabitazione tra olandesi, portoghesi e indigeni. Giovanni fece bene il suo lavoro, ma quando il Portogallo riacquistò la sua indipendenza, e quindi la supremazia sul Brasile, venne accusato di accordi con i portoghesi per staccare la Nuova Olanda dalla madrepatria, e fu costretto a dimettersi. Il dominio spagnolo non fu comunque del tutto inutile, in quanto portò ad una coscienza nazionale ed all'apertura di nuovi orizzonti. Da una parte i Gesuiti erano penetrati all'interno per convertire gli indigeni, dall'altra gli abitanti della zona di San Paolo si diedero alla ricerca di nuove terre e di mano d'opera per le loro piantagioni.

Ritorno al Portogallo

Un conflitto tra le due correnti fu inevitabile quando i paulisti arrivarono ai confini dell'attuale repubblica del Paraguay, dove i Gesuiti avevano fondato colonie autonome di Indios, per sottrarli alla schiavitù. I tentativi paulisti di asservirli fallirono e quindi si rivolsero verso il bacino del Paraná, che colonizzarono nella prima metà del XVI secolo. Nel frattempo le popolazioni di Rio de Janeiro e di Bahia penetrarono al centro e al nord, attirati dall'oro e dalle pietre preziose. Alla fine del XVII secolo i coloni portoghesi si riunirono per combattere la Repubblica di Palmares, formata da schiavi neri fuggiti dalle piantagioni, costituiti in comunità autonoma ed indipendente, che sconfissero solo nel 1695. Molte altre le imprese dei coloni portoghesi, che penetrarono nel Minas Gerais, nel Mato Grosso e nel Goias, aprendo queste terre alla civilizzazione occidentale e procurando al Portogallo grandi quantità d'oro e di gemme preziose. Nel periodo di regno di Giuseppe I (1750-1777), il governo fu nella mani del Marchese di Pombal, che introdusse riforme che riguardavano il Brasile. Diminuì i donatori locali, creò due corti di giustizia, portò la capitale a Rio de Janeiro (1763). Sul piano sociale abolì nel 1758 la schiavitù degli indios, ma il decreto venne praticamente annullato dall'espulsione dei Gesuiti, molti degli indios che vissero nelle loro comunità preferirono tornare alla vita della foresta piuttosto che sottostare alla dominazione bianca. I vantaggi delle riforme di Pombal, vennero annullati dopo la sua morte dalla politica dura e reazionaria della nuova regina Maria I, che sollevò le ostilità dei coloni. Nel 1789 un gruppo di patrioti di Minas Gerais provocò una rivolta per creare una repubblica democratica ed indipendente, ma fu duramente repressa.

Riparo dei reali portoghesi in Brasile

Nel 1807, quando Napoleone si accinse a conquistare il Portogallo, i regnanti rifugiarono in Brasile, a Rio de Janeiro. Qui il reggente Giovanni VI svincolò le industrie dai limiti e dai controlli di cui erano gravati ed aprì i porti al traffico con l'estero, facendo rifiorire il Brasile e calmando gli interessi indipendentistici. Nel 1816 conquistò anche l'attuale Uruguay, che divenne una provincia brasiliana.

Indipendenza

Caduto Napoleone, Giovanni tornò in Portogallo, lasciando la reggenza del Brasile al figlio Don Pedro, a cui venne imposto di ripristinare gli ordinamenti della vecchia colonia. Il giovane principe si oppose, sostenuto dall'intera popolazione, e il 7 settembre 1822 proclamò l'indipendenza del Brasile. Represse però le intenzioni liberali dei suoi sudditi e fece redigere una costituzione di tipo paternalistico, in base alla quale l'imperatore aveva il potere di opporsi a qualsiasi legge votata dall'organico legislativo, di sciogliere le camere (una di nomina imperiale e una popolare) del parlamento in qualsiasi momento. Nel 1831 scoppiò una conflitto con l'Argentina sulla provincia dell'Uruguay, che porto ad un accordo sull'indipendenza della regione. I brasiliani si rivoltarono (7 aprile 1831) e costrinsero Pedro I ad abdicare in favore del figlio Don Pedro de Alcantara (Pedro II), che allora aveva solo 5 anni e che quindi fu affiancato ad un consiglio di reggenza. Il periodo della reggenza fu caratterizzato da rivolte interne (Pará, Minas Gerais, Mato Grosso e Maranhao) che furono sedate concedendo poteri delegati alle singole province. Nel 1840 Don Pedro fu dichiarato maggiorenne con due anni di anticipo ed eletto imperatore col nome di Pedro II; egli fu sovrano colto e abile politico, seppe imporre una politica di grande espansione economica favorevole all'aristocrazia terriera che, dopo il 1860, intraprese su larga scala la coltivazione del caffè. Favorì l'immigrazione europea, aprendo ai principi di liberalismo. Curò molto la politica estera, cercando l'amicizia dei paesi esteri, ma non riuscì a guadagnarsi quella dell'Inghilterra, che giunse persino a bloccare i porti brasiliani (1860). Il Brasile entrò in conflitto con l'Argentina, per assicurare l'indipendenza all'Uruguay, indipendenza che venne riaffermata, con vantaggi territoriali per il Brasile.

Repubblica

Il contrasto tra il nord, retrogrado e sonnolento, e il sud, liberale e attivo, determinò forti problemi politici. Nel sud nacquero circoli politici liberali, che miravano ad ottenere nuove strutture statali, di cui Pedro II non comprese l'importanza e, dopo essersi inimicato esercito e clero, continuò ad appoggiarsi ai coltivatori del nord ed ai conservatori, finché nel 1871 la situazione precipitò. A San Paolo venne costituito il Partito Repubblicano e fu abolita la schiavitù. Il 15 novembre 1889 il capo dell'esercito impose all'imperatore di ritirarsi e, poiché egli non oppose resistenza, il Brasile si trasformò pacificamente in una repubblica. Il colpo di stato fu facilitato dalla circostanza che la classe dirigente e addirittura lo stesso sovrano non sembravano più credere ai valori e alla funzione della monarchia. Con la nuova costituzione repubblicana fu creato uno stato laico e federale con istituzioni analoghe e quelle degli USA. La nuova repubblica seppe resistere alle invadenze dell'esercito e della flotta (1893) e dal 1894 (elezione del presidente Barros) al 1930, dodici presidenti si succedettero nella più rigorosa legalità mentre il paese raggiungeva notevole prosperità economica soprattutto grazie all'esportazione del caffè e all'arrivo di immigranti europei sempre più numerosi (italiani, spagnoli, portoghesi, tedeschi, etc).

Prima guerra mondiale

Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale il Brasile era incontestabilmente la principale potenza dell'America latina, il governo brasiliano decise di restare neutrale, cambiando posizione solo all'ingresso nella guerra degli USA, schierandosi contro gli "Imperi centrali" (26 ottobre 1917) e dando un importante contributo alla vittoria delle forze alleate. Al termine della guerra, segui un breve periodo di prosperità economica a cui ne subentrò uno di crisi. La chiusura dei mercati europei, il crollo del prezzo del caucciù e soprattutto del caffè (1929), provocarono una profonda modifica nel sistema di governo e la nascita delle prime forze comuniste. Questa situazione porto il Brasile quasi alla rovina, finché, il capo dei liberali, Getúlio Vargas costituì un governo provvisorio e dittatoriale: il suo scopo era colpire i signori delle province e le loro clientele ed attuare una completa centralizzazione del potere stroncando le tendenze autonomistiche locali.

Seconda guerra mondiale

L'inizio della seconda guerra mondiale vide il Brasile combattere con gli alleati. ma al termine di questa (1945), Vargas venne deposto per iniziativa di un gruppo di generali, e nelle elezioni successive venne eletto presidente il generale Enrico Dutra, candidato del partito social-democratico. Nel 1946 fu adottata una nuova costituzione democratica e federalista. Tra il 1950 e il 1960 si affermò una fase di prosperità nell'ambito dei governi democratici. Nel 1950 fu rieletto Vargas, al quale venne però imposto un programma democratico, che, pur mantenendo gli impegni presi, diede alla sua politica un carattere chiusamente nazionalistico, che portarono ad una campagna di protesta degli avversari politici, che culminarono con il suo suicidio nel 1954. Gli succede alla presidenza J. Cafè Filho e quindi Juscelino Kubitschek. Egli dedicò ogni sforzo all'industrializzazione, fece costruire sull'altopiano di Goias la città di Brasilia (che diviene capitale il 21 aprile 1960). A Kubitschek succede Janio Quadros che adottò una politica interna austera, mentre sul piano internazionale affermò l'indipendenza della politica estera brasiliana. Il suo sistema di governo venne aspramente criticato, tanto da costringerlo alle dimissioni dopo solo sette mesi, sostituito da Joao Goulart nell'autunno del 1961, affiancato da un consiglio di ministri responsabile di fronte al governo. Il 3 gennaio 1963 venne ripristinato il precedente sistema e Goulart riebbe i pieni poteri.

Governi militari

Dopo un colpo di stato, il potere venne assunto dal generale Castelo Branco. Nell'ottobre 1966 il Congresso Federale brasiliano elesse presidente della repubblica il maresciallo Arthur Da Costa e Silva, che si insediò il 15 marzo 1967, rimanendo al potere fino al 1969. Il governo fu caratterizzato da una rilevante presenza di militari, che costrinsero il presidente a revocare le garanzie costituzionali. Viene sostituito alla presidenza da Emilio Garrastazu Medici (1969-1974). Una crisi petrolifera mondiale segna la fine, nel 1974, del boom economico brasiliano; nel frattempo viene eletto presidente della repubblica Ernesto Geisel (1974-1979).

Ritorno alla democrazia

Nel 1979 vengono ammessi più partiti alle competizioni elettorali, alla presidenza arriva João Baptista Figueiredo (1979-1985). Con l'elezione di Tancredo Neves (1985), il governo tornò ai civili; il ritorno alla democrazia fu funestato dalla morte improvvisa del neoeletto presidente, al quale succedette il vicepresidente José Sarney (1985-1989). Questi fece approvare un emendamento per l'elezione del presidente della repubblica a suffragio universale diretto (fino ad allora gli analfabeti erano esclusi dal voto). Il nuovo governo ha comunque cercato di fronteggiare la grave situazione socio-economica, deliberando il piano per la riforma agraria (ottobre 1985). Questa doveva, entro il 1989, portare alla distribuzione di 43 milioni di ettari di terreno appartenenti allo stato o a proprietari assenteisti, al fine di creare un vasto ceto di piccoli proprietari terrieri. La riforma ha però incontrato l'opposizione, anche armata, dei latifondisti. La nuova costituzione (1988), oltre alla riforma agraria, promette ingenti spese sociali; in quest'anno fu assassinato Chico Mendes, capo del sindacato dei lavoratori della gomma.

Storia recente

Nel 1989 nacque il primo programma di protezione ambientale, ma l'inflazione tocca il 1000%.
Fernando Collor de Mello (1989-1992) vince le prime elezioni completamente democratiche. Il governo vara programmi economici per ridurre l'inflazione e la povertà (1990); Nel 1992 si svolge a Rio de Janeiro il summit mondiale ambientale, il presidente Mello è costretto alle dimissioni in quanto accusato di corruzione, viene sostituito ad interim dal vicepresidente Itamar Franco (1992-1994) (attuale ambasciatore del Brasile in Italia, 2004). L'elezione a presidente di Fernando Henrique Cardoso (1995-2003) porta ad un piano di stabilizzazione monetaria che ferma l'iperinflazione del 1994-1995; il Congresso si oppone ad una modifica della Costituzione, ma approva la privatizzazione dei monopoli chiave. Una nuova crisi economica impone la svalutazione del real nel 1999. Nel gennaio del 2003, viene eletto a presidente della Repubblica Luiz Inácio da Silva, detto Lula. Luglio del 2005, gravi scandali coinvolgono il partito al governo (PT) e altri partiti dell´area del governo.

Geografia

Geografia fisica

La maggior parte del Brasile è costituito da uno zoccolo precambriano inegualmente ricoperto da rocce sedimentarie.
Il territorio ha i suoi fondamenti strutturali in tre elementi che sono la base della stessa America meridionale:
- il massiccio della Guyana
- l'altopiano del Brasile
- la depressione amazzonica. I due elementi orografici rappresentano le strutture arcaiche del subcontinente e affiorano per ampi tratti. Si possono distinguere cinque grandi regioni geografiche:
- il Nord o Amazzonia (Norte)
  - è la regione in cui confluiscono le acque ed è limitata a nord dal massiccio delle guyane (Serra Parima, Pacaraima, Uassari, Acarai, Tumucumaque). Il bacino del Rio delle Amazzoni è colmato da sedimenti nell'ampio imbuto che si apre a monte della città di Manaus.
- il Nord-Est (Nordeste)
  - in questa zona vi sono tavolati limitati da cuestas: chapadas, del Maranhão, del Plauí, del Ceará, con la Serra di Ibiapa e la Serra do Araripe. L'altitudine è inferiore ai 1.000 m. Alcuni grandi fiumi (Gurupi, Turiaç, Mearim, Itapecuru, Parnaiba) hanno formato larghe valli.
- il Sud-Est (Sudeste)
  - regione d'altitudine abbastanza elevata, con rilievi che si ergono a picco direttamente sull'Oceano Atlantico. La costa, con le baie di Guanabara, Angra dos Reis, Santos, Paranaguá, è dominata dalla scarpata della Serra do Mar.
  - Nel retroterra si estende la valle del Paraiba, dominata dalla scarpata che limita verso valle la Serra da Mantiqueida; in quest'ultima si trova il Pico da Bandeira (2.890 m), seconda cima nazionale. La maggior parte delle acque che scorrono in questa regione confluiscono verso ovest nel Río Grande, che forma il Paraná.
- il Sud (Sul)
  - è la regione delle dolci colline del Rio Grande do Sul. I terreni formano grandi cuestas sinuose, attraversate dai fiumi nati sul dorso della Serra do Mar.
- il Centro-Ovest (Centro-Oeste)
  - caratterizzato dall'estensione delle chapadas (Goiás e Mato Grosso) e vi scorre il Paraná da nord a sud.

Morfologia

Altopiani
Il massiccio della Guyana è costituito da un altopiano non elevato (500 m di media) sormontato da montagne granitiche che, al confine con il Venezuela, superano di poco i 3.000 m (Pico da Neblina 3.014 m), massima elevazione nazionale). Gli altopiani sono morfologicamente più vari. Essi si estendono dalla costa atlantica fino alle grandi depressioni continentali interne dell'Amazzonia e del Paraná, divise tra loro dall'altopiano del Mato Grosso che continua ad ovest dei penepiani che anticipano le Ande. In genere per questi altipiani si parla di planaltos, ma le loro forme sono diverse. Non mancano le strutture tabulari (chapadas) che terminano con tipiche scarpate a cuestas e sono costituite sia da formazioni sedimentarie sia da formazioni vulcaniche. In altri casi si hanno superfici pianeggianti od ondulate dominate da residui affioramenti cristallini. Considerati nel loro insieme gli altopiani presentano una caratteristica disimmetria, sono cioè inclinati verso l'interno, terminando ad est con un orlo rilevato; qui si succedono delle sierras ben marcate e di uguale orientamento come la Sierra do Mar, la Sierra da Mantiqueira, la Sierra do Paranapiacaba e la Sierra do Espinhaço, che toccano in media i 2.000 metri e che raggiungono le massime altezze con il Pico da Bandeira (2.890 m). Queste montagne, che rappresentano l'orlatura del subcontinente, sono prevalentemente formate da rocce granitiche e dominano da vicino il litorale. In taluni casi il rilievo termina direttamente sul mare, originando un contorno costiero roccioso e vario, con insenature come la baia di Guanabara. In altri casi la scarpata termina su brevi pianure costiere (restingas) tra le quali si aprono spesso delle lagune (lagoas) chiuse da cordoni sabbiosi: la più vasta è la Lagoa dos Patos (Laguna delle Anatre), lunga 300 km.
Depressione amazzonica
Le pianure costiere si fanno naturalmente ampie sul lato settentrionale, dove inizia la depressione amazzonica, morfologicamente rappresentata da un piatto territorio con substrato archeozoico, orlato dalle scarpate del massiccio della Guyana a nord e dalle chapadas dell'altopiani brasiliano e del Mato Grosso a sud. Tutta la parte centrale dove scorre il Rio delle Amazzoni è costituita da depositi alluvionali; per il resto predomino i terreni sedimentari cenozoici che lasciano il posto, intorno al massiccio guyanense ed all'altopiano del Brasile, al penepiano cristallino o alle formazioni paleozoiche. Nella parte più interna la depressione amazzonica è delimitata dal penepiano del Mato Grosso, regione archeozoica alta non più di 500 m, che continua verso ovest della Sierra do Parecis, bordo settentrionale del bacino del Paraguay-Paraná, solo in parte incluso in territorio brasiliano.

Idrografia

Il Brasile è inserito nella rete dei due maggiori fiumi sudamericani, il Rio delle Amazzoni e il Paraná. Il resto raggiunge l'Atlantico tramite i fiumi che dall'altopiani scendono direttamente verso la costa. Il corso d'acqua più importante è il Rio delle Amazzoni (6.280 km con l'Ucayali), che attraversa il territorio nazionale per oltre 3.000 km, offrendo un percorso sempre navigabile; il suo bacino idrografico copre più della metà dell'area del Brasile. L'enorme quantità d'acqua sfocia nell'Oceano Atlantico, in un esteso estuario. Principali affluenti sono: Madeira (3.350 km), Rio Negro (2.150 km), Xingù (2.000 km), Purus, Tapajós; il Tocantins ha in comune con il Rio delle Amazzoni, soltanto la foce. Un altro importante fiume è il San Francisco (2.900 km), che scorre tra gli altipiani. Il Paraná sviluppa la parte elevata del suo bacino sugli altopiani brasiliani; il suo spartiacque orientale corre sulle sierre marginali, non lontano dalle coste atlantiche, con importanti affluenti (Paranaiba, Río Grande, Uguaçu, Uruguay; fuori dal suo confini, viene raggiunto dal Paraguay, che però nasce nell'altopiano del Mato Grosso.

Clima

Il Brasile rientra per intero nell'area tropicale e questa tropicalità costituisce il carattere più marcato della sua geografia per le incidenze che essa ha sul paesaggio oltre che sugli uomini e le loro attività. Vi sono peraltro diversità notevoli tra una regione e l'altra; si può iniziare da una prima distinzione riconoscendo un clima equatoriale umido nella regione amazzonica, uno subequatoriale nella fascia immediatamente a sud e un clima tropicale a due stagioni, più o meno piovoso, nel resto del paese, il cui settore più meridionale fa presentire il clima temperato (clima subtropicale). In quanto ai meccanismo che determinano il clima occorre tenere conto della conformazione del territorio, che è aperto, privo di formazioni montuose elevate e quindi largamente esposto all'Atlantico, da cui provengono le masse d'aria che portano le precipitazioni. Nella regione amazzonica. situata nella fascia delle convergenze intertropicali, tale apporto è dovuto agli alisei di nord-est e di sud-est, i cui effetti si sommano dando luogo alle condizioni di equatorialità che fanno di questa regione una delle più umide e piovose della Terra con valori annui di precipitazione che si aggirano sui 2.030 mm e con temperature quasi costanti di 26° C. Anche in Amazzonia vie è tuttavia una attenuazione delle piogge che si verifica nei mesi dell'inverno australe, cioè in corrispondenza della massima zenitazione del sole nell'emisfero boreale. In questa stessa stagione le superfici continentali tropicali sono dominate da formazioni anticicloniche che mantengono condizioni stabili e che rientrano perciò come fattori responsabili del clima a due stagioni di gran parte del Brasile. La stagione secca, che in Amazzonia è molto effimera e relativa, a sud di essa diviene marcata e si prolunga fino a sei mesi. Le precipitazioni si verificano massimamente nell'estate australe (novembre-marzo) e apportano intorno ai 1.500 mm annui di pioggia. Anche le temperature, specie nella parte interna, variano molto, con escursioni termiche annue sino a 7-8° C e con escursioni termiche giornaliere che raggiungono i 15° C sugli altopiani interni più meridionali. Nella regione costiera è di nuovo elevata la piovosità, in quanto le scarpate continentali hanno un effetto di cattura nei confronti delle masse d'aria umide atlantiche; si ha un clima di tipo monsonico con precipitazioni complessive che superano i 2.000 mm sui rilievi (4.524 mm nella Serra do Mar); tra Salvador e il Capo São Roque, le piogge cadono da marzo a settembre, cioè durante la stagione più fresca. Nell'interno degli stati del Nord-Est regna un clima semiarido.

Temperatura e precipitazioni

marzo

Geografia umana

Popolazione

Gli indios rappresentano ormai una piccola percentuale, difficile da valutare. I gesuiti ne avevano iniziato l'evangelizzazione già nel XVI secolo. Ma i coloni portoghesi intrapresero contro di loro razzie. La lenta ma inesorabile penetrazione dei bianchi e le malattie che questi portarono contribuirono a decimare la massa degli indios. Tuttavia la civiltà brasiliana deve molto agli indios, e il contadino per eccellenza è il meticcio (caboclo), i cui metodi di coltura sono ancora quelli degli indios Tupí. Oggi metà della popolazione è di razza bianca, il resto è costituito da neri, mulatti, meticci, amerindi e asiatici (giapponesi, cinesi, coreani). Circa 20% della popolazione brasiliana è di origine italiana (25 milioni di persone). È la più numerosa popolazione di origine italiana nel mondo. Densità: 20 per km²

Etnie

La popolazione brasiliana cambia nelle differenti regioni:
- Nella regione Nordest, la maggioranza dei Brasiliani sono Meticci e Neri.
- Nella regione Norte, la maggioranza dei Brasiliani sono Meticci e Índios.
- Nella regione Sud, la maggioranza dei Brasiliani sono Bianchi, discendenti dei milioni di immigranti europei che sono arrivato nel Brasile alla fine del secolo XIX e inizio del secolo XX. La maggioranza della popolazione brasiliana è di razza Bianca (53%), discendenti degli immigranti Portoghesi e al secondo posto discendenti degli Italiani. Dopo vengono i discendenti di Tedeschi, Spagnoli, Polacchi e altre europei. I meticci sono inoltre un gruppo molto numeroso in Brasile. La maggior parte dei meticci brasiliani sono Mulatti (Nero+Bianco), Caboclo (Índio+Bianco) e Cafuzo (Nero+Índio). Circa il 38% dei brasiliani sono meticci. I brasiliani di razza Nera sono inoltre numerosi, discendenti degli schiavi africani. La popolazione di Índios del Brasile è composta da 700.000 persone. Circa il 10% del territorio del Brasile sono terre di índios, che vivono nelle foreste del paese. La popolazione brasiliana di origine Asiatica è inoltre importante. Circa 2 millioni di Giapponesi e discendenti vivono nel Brasile. È la più numerosa popolazione Giapponese all'estero. La popolazione di origine Araba del Brasile è molto importante. Circa 10 millioni di Libanesi, Siriani e discendenti vivono nel Brasile. La maggioranza di loro è cristiana.

Religione

La religione predominante è quella cattolica (89%); assai più modeste percentuali praticano confessioni e culti tradizionali dei paesi d'origine (protestantesimo 6%, ortodossia, buddhismo, ebraismo, islamismo, ecc.) e gli indios delle foreste seguono ancora culti animistici.

Geografia politica

Il Brasile è composto da 26 stati, più un distretto federale nel quale si trova la capitale. cristiana Da un punto di vista geografico il paese è inoltre diviso in 5 regioni (região, pl. regiões), queste sono usate talvolta anche per fini statistici non hanno però rilevanza da un punto di vista amministrativo, gli stati sono così distribuiti:
- (Região Norte): Acre, Amapá, Amazonas, Pará, Rondônia, Roraima, Tocantins
- (Região Nordeste): Alagoas, Bahia, Ceará, Maranhão, Paraíba, Pernambuco, Piauí, Rio Grande do Norte, Sergipe
- (Região Centro-Oeste): Goiás, Mato Grosso, Mato Grosso do Sul, Distrito Federal do Brasil, Brasília
- (Região Sudeste): Espírito Santo, Minas Gerais, Rio de Janeiro, São Paulo
- (Região Sul): Paraná, Santa Catarina, Rio Grande do Sul

Geografia economica


- Prodotto Nazionale Lordo: 4.790$ pro capite (8° posto della classifica mondiale).
- Bilancia dei pagamenti: -33,8 miliardi di $.
- Inflazione: 6,9%.
- Disoccupazione: 7%. Punti di forza. L'industria locale è ben sviluppata e assicura al paese una posizione dominante nella regione. Immense le risorse naturali. Ampi giacimenti d'oro, d'argento e di ferro. È uno dei più importanti produttori di acciaio. Punti di debolezza. Le dissestate finanze regionali rischiano di mettere a repentaglio la stabilità economica. Gli investimenti esteri sono frenati dalle imposte sulle attività economiche e dalla corruzione. La priorità è data alla privatizzazione di compagnie statali. La vulnerabilità dell'economia è causata dalle fluttuazione dei prezzi delle materie prime.

Risorse


- Produzione di energia elettrica: 59.000.000 kw.
- Pesca: 850.000 tonnellate.
- Petrolio: 630.732 b/g.
- Allevamento: pecore 18,3 milioni, capre 12,6 milioni, bovini 161 milioni, suini 31,4 milioni.
- Minerali: ferro, manganese, carbone, bauxite, nichel, petrolio, stagno, argento, diamanti, oro. La colonia portoghese, soggetta al regime del patto coloniale, fu aperta all'immigrazione degli stranieri solo all'inizio del XIX secolo. Il Brasile divenne per l'Europa, e in seguito per l'America Settentrionale, un fornitore di derrate tropicali ed un acquirente di manufatti. Dopo la prima guerra mondiale si verificò tuttavia un cambiamento dovuto al rapido progresso dell'industrializzazione e all'inizio degli anni settanta si è assistito al cosiddetto "miracolo economico brasiliano". Purtroppo si è anche trattato di un fenomeno più apparente che reale, cui ha fatto seguito una recessione economica che è andata sempre più aggravandosi con il passare degli anni.
Agricoltura
Solo una porzione relativamente modesta del territorio viene sfruttata in modo adeguato. In linea di massima, fatta eccezione per le grandi piantagioni di canna da zucchero e di una gran parte di quelle di cacao, soia (attualmente primo produttore mondiale) e caffè, le grandi proprietà sono dedicate all'allevamento, mentre le piccole praticano un'agricoltura abitudinaria di colture di uso alimentare. In testa alle produzioni agricole vengono la soia, il mais (terzo produttore mondiale), quindi frumento e fagioli neri (alimento base nazionale insieme al riso). La coltura del cacao è concentrata negli stati di Bahia e di Espirito Santo. Tipica è la coltura della manioca e della batata. Largamente diffusa la coltivazione di piante oleifere come le arachidi, la soia, il ricino, il cotone e il lino; le ultime due sono anche piante tessili che si uniscono alla coltivazione di sisal e iuta. La coltivazione del tabacco è concentrata nello stato di Bahia. Ovviamente importantissima la produzione forestale con il legname dell'Amazzonia; essenza tipica di quest'area è il caucciù. L'essenza più ricercata è il pino del Paraná. Nel nord-est la pianta tipica è la palma carnauba, coltivata per la produzione della cera. Altra coltivazione tipica è quella dell'erva-mate, della quale vengono utilizzate le foglie per ricavarne infusi. E´un grande produttore di frutta tropicale.
Allevamento
Nell'allevamento, prevalgono i bovini, quindi seguono suini, ovini e caprini. Il Brasile è il primo allevatore mondiale di cavalli. Dall'importante patrimonio zootecnico si ricavano lana, latte e uova. Nello stato di Sao Paulo è importante l'allevamento del baco da seta.
Pesca
I maggiori centri per la pesca si trovano negli stati di Maranhao, Ceará, Bahia, Rio de Janeiro, San Paolo e Amazonas. Diffusa specialmente nel Nordest la pescicoltura ( gamberi)
Risorse minerarie
Di antica tradizione è la produzione aurifera, con il centro più importante a Nova Lima. Anche la produzione diamantifera è di origine antica, concentrata nel Bahia e nel Minas Gerais. Più importanti economicamente i giacimenti ferrosi, cosi come quelli di magnetite e nichel. La produzione di uranio è concentrata nello stato di Pernambuco. Nel Minas Gerais sono presenti depositi di bauxite, mentre quelli di rame si trovano nel Rio Grande do Sul. La produzione di tungsteno non riveste più l'importanza di un tempo, mentre poco importante economicamente la produzione di carbone, petrolio. L'estrazione di gas naturale è localizzata nello stato di Bahia e di Rio de Janeiro (specialmente in acque profonde marine). Una produzione pressoché monopolistica è quella del quarzo ialino. Il Brasile è anche ai primi posti nella produzione di mica. Altri prodotti minerari: columbite, berillio, manganese, magnesite, cromite, zirconio, ecc.
Industria
Nel settore industriale il progresso fu più equilibrato grazie allo sviluppo delle industrie produttrici di beni strumentali; con la scoperta dei giacimenti amazzonici (bauxite e ferro) e con gli investimenti stranieri fiorirono a ritmo sostenuto. Si è andato generalizzando il sistema delle società a capitale misto, per cui le società straniere sostengono tutte le spese delle infrastrutture e si rivalgono poi su una parte della produzione senza mai controllare finanziariamente le società brasiliane. La siderurgia è ormai poderosa. Invece nel settore energetico che più si è manifestato il dinamismo brasiliano; alla trascurabile importanza del carbone, fa riscontro il poderoso potenziale idroelettrico. La gamma delle industrie di trasformazione è assai varia: prevalgono le industrie siderurgiche, quelle tessili ed automobilistiche e negli ultimi anni l ´industria aerea ( Embraer). L'industria cotoniera è concentrata in San Paolo, Rio de Janeiro e Porto Alegre, quella serica (quasi la totalità della produzione) e quella laniera (ben oltre la metà) sempre nello stato di San Paolo. Importante anche la produzione di fibre di iuta, sviluppata su tutto il territorio nazionale. Oltre alle fibre tessili naturali, si è sviluppata anche quella di fibre artificiali (soprattutto raion). Il settore alimentare è sviluppato negli zuccherifici, nell'industria molitoria, delle carni e dei latticini. Attiva l'industria della concia e del cuoio, unitamente alla connessa industria calzaturificia. L'industria della gomma è sviluppata grazie alla presenza della materia prima in loco; notevole la produzione di pneumatici (Rio de Janeiro, Guanabara). Ben sviluppata è anche l'industria che sfrutta le risorse forestali (legname, cellulosa, carta). Importante lo sviluppo del settore metallurgico, con produzione di ghisa, acciaio, piombo e alluminio.

Trasporti


- Reti autostradali: 5.000 km.
- Reti stradali: 224.397 km.
- Reti ferroviarie: 30.379km.
- Reti navigabili interne: 50.000 km.

Turismo

Un visitatore all'anno per ogni 55 abitanti. Paesi di provenienza: Argentina 43%, Uruguay 9%, USA 9%, Paraguay 5%, Germania 5%, altri 30% Principali poli turistici: Rio de Janeiro, Bahia, Foz do Iguaçu, Regione Amazzonica, Nordeste, Pantanal. Parchi nazionali: Foz de Iguacu, Lencois Maranhenses, Chapada Diamantina, Parco Marino Fernando de Noronha, Itatiaia, Jericoacoara, Monte Pascoal, Monte Roraima, Pau Brasil, Tijuca, Serra dos Orgãos, Sete Cidades, Serra da Canasta, Ubajara, Pico da Neblina.

Esportazioni

USA 17%, Argentina 14%, Olanda