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| Acropoli |
Acropoli
Acropoli è un termine derivato dal greco (akros, alto, polis, città) che indica la parte più alta di una città.
In Grecia indicava quella parte della città che veniva costruita per ragioni difensive sulla sommità di una altura e spesso cinta da mura.
La "parte alta" delle città greche, come Atene, Argo (città), Micene e Tirinto, in età micenea era il luogo di residenza del re, ma col tempo divenne il centro religioso dell'abitato, sede di templi e luoghi di riunione.
L'acropoli per antonomasia è quella di Atene: è un pianoro posto a 60 m di altezza, largo 140 m e lungo quasi 280 m.
Categoria:Architettura
Categoria:Luoghi della mitologia greca
Categoria:Urbanistica
ja:アクロポリス
CittàQuesto articolo tratta la città nel senso dell'urbanistica; per altri significati del termine città vedi Città (disambigua)
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Una città è un'insediamento umano esteso e stabile, un'area urbana che si differenzia da un paese o un villaggio per dimensione, densità di popolazione, importanza o stato legale. Il termine italiano città deriva dall'analogo latino civitas, e deriva dalla stessa etimologia di civiltà.
Introduzione
In genere una città consiste di aree residenziali, industriali e commerciali nonché di funzioni amministrative che possono anche interessare una più ampia area geografica. La maggior parte dell'area di una città è occupata dal tessuto urbano (case, vie, strade); laghi, fiumi ed aree verdi sono spesso minoritarie.
In Italia, il termine città è assegnato ad un comune con un decreto del Presidente della Repubblica. Un'unica definizione generale di città, nel mondo, non esiste. Il termine può essere usato per una località urbana la cui popolazione è superiore ad un dato limite o per una località urbana dominante su altre nella stessa area in termini economici, politici o culturali. Benché città sia adatto ad una realtà comprendente aree suburbane e satellite, il termine non è adatto per indicare un agglomerato urbano di entità distinte né per indicare una più vasta "area metropolitana" composta da più città, in cui ognuna funge da centro per la propria parte.
Nel Regno Unito ad esempio, una city è un comune che è noto come città da "tempo immemore", o che ha ricevuto lo status di città tramite statuto reale — il quale viene normalmente concesso in base alle dimensioni, all'importanza o a connessioni con la monarchia (indicatori tradizionali sono la presenza di una cattedrale o di una università). Alcune città sedi di Cattedrale, ad esempio St. David's nel Galles, sono abbastanza piccole, e non sono conosciute come città. Un sistema simile esisteva nei Paesi Bassi del medioevo, dove un signore concedeva a degli insediamenti certi diritti (diritti cittadini) che altri invece non possedevano. Questi comprendevano il diritto di innalzare fortificazioni, tenere mercati o darsi una corte di giustizia.
Un fenomeno interessante è quello statunitense, nel quale il termine "città" viene applicato in generale a tutti gli insediamenti. Una ragione possibile è che, quando l'America venne colonizzata, i nuovi abitanti diedero entusiasticamente il nome di "città" ai loro nuovi insediamenti, predicendo (giusto o sbagliato che fosse) che questi sarebbero un giorno diventati molto grandi. Ad esempio, Salt Lake City era un villaggio di 148 anime, che immediatamente pianificò un sistema stradale e fondò Great Salt Lake City. Un secolo e mezzo dopo, il villaggio ha raggiunto in effetti le dimensioni di cuna città.
La stessa prassi di attribuire il titolo di città anche ad insediamenti piuttosto piccoli è giustificata in maniera generale da alcuni filoni di pensiero dell'urbanistica e della sociologia urbana secondo cui il titolo di città è subordinato non alle dimensioni dell'abitato o al numero di abitanti, bensì al verificarsi del cosidetto "problema-città", ovvero al manifestarsi di un'esigenza o di un'opportunità di vita sociale comune, e di conseguenza al costituirsi di una comunità socialmente coesa. In tale senso sono da considerarsi città anche tutti i centri rurali, tutte le frazioni, tutti i paesi montani che possano dimostrare l'esistenza di una comunità radicata nel territorio che identifica il piccolo centro abitato come centro della vita sociale. Sono quindi città in questo senso anche tutti i centri di fondazione, anche se (inizialmente o definitivamente) caratterizzati da un perimetro urbano minimo e da una popolazione ridotta.
Il titolo di città attribuito con questo criterio è evidentiemente non insindacabile.
Geografia
centri di fondazione
Le città hanno geografie diverse. Spesso sono sulla costa e hanno un porto, o sono situate nei pressi di un fiume, ottenendone un vantaggio economico. I trasporti mercantili su fiumi e mari erano (e in molti casi sono ancora) più economici e più efficenti del trasporto su strada su lunghe distanze.
I nuclei delle vecchie città europee, che non sono stati massicciamente ricostruiti, tendono ad avere centri cittadini dove le strade sono disposte in ordine sparso, senza un apparente piano strutturale. Questa è un'eredità di sviluppi organici e non pianificati. Oggi questa struttura viene tipicamente percepita dai turisti come curiosa e pittoresca.
La pianificazione delle città moderne ha visto molti schemi differenti su come l'agglomerato urbano debba apparire. La struttura più comune è quella a griglia, quasi una regola in parti degli Stati Uniti, ed utilizzata per centinaia di anni in Cina. Altre forme possono includere una struttura radiale, nella quale molte strade convergono in un punto centrale, spesso effetto di crescite successive su un lungo periodo di tempo, con tracce concentriche di mura cittadine e cittadelle, a cui recentemente si sono aggiunte tangenziali che portano il traffico al di fuori del centro urbano. Molte città olandesi sono struttuate in questo modo: una piazza centrale circondata da canali concentrici. Ogni espansione della città implica una nuova cerchia (canali e mura cittadine). In città come Amsterdam e Haarlem questa struttura è ancora chiaramente visibile.
Storia delle città
Città e cittadine hanno una lunga storia, sebbene ci siano diverse opinioni riguardo ai casi in cui un certo particolare insediamento antico possa essere considerato una città. Le prime vere città sono a volte indicate come grandi insediamenti nei quali gli abitanti non si limitavano a coltivare le terre circostanti, ma cominciavano ad avere occupazioni specializzate, e nelle quali il commercio, l'immagazzinamento dei cibi ed il potere erano centralizzati. Le società basate sulla vita nelle città vengono spesso chiamate civiltà.
Secondo questa definizione, le prime città di cui abbiamo notizia erano situate in Mesopotamia, come Uruk e Ur, o lungo il Nilo, la vallata dell'Indo e la Cina. Prima di queste sono rari gli insediamenti che raggiungessero dimensioni significative, sebbene ci siano eccezioni come Gerico, Çatalhöyük e Mehrgarh.
La crescita degli imperi antichi e medioevali condusse a città capitali o sedi delle amministrazioni provinciali ancora più grandi: Roma, la sua emula orientale, Costantinopoli e le successive capitali cinesi e indiane si avvicinarono al mezzo milione di abitanti o lo superarono. Allo stesso modo, anche in altre aree emersero grandi centri amministrativi e cerimoniali, sebbene a scala minore.
Durante il Medioevo europeo, una città era tanto un entità politica quanto una raccolta di case. La residenza cittadina portava alla libertà dai tradizionali doveri rurali verso il signore e verso la comunità: "Stadtluft macht frei" ("L'aria di città ti rende libero"), in Germania era un detto. Nell'Europa continentale non erano infrequenti le città con una loro propria legislazione, con le leggi cittadine che costituivano un codice separato da quello per le campagne, e il signore cittadino spesso differiva da quello del territorio circostante. Nel Sacro Romano Impero, cioè la Germania medioevale e l'Italia, alcune città non avevano altro signore che l'imperatore.
In casi eccezionali, come quelli di Venezia, Genova o Lubecca, le città stesse divennero stati potenti, che a volte prendevano sotto il loro controllo le aree circostanti, oppure stabilivano estesi imperi marittimi, sebbene questo possa aver talvolta impedito il successivo sviluppo di un ampio stato nazionale con la sua economia. Simili fenomeni si ripeterono anche altrove, come è il caso di Sakai, che godette di una considerevole autonomia nel Giappone tardo medioevale.
La maggior parte delle città erano di gran lunga più piccole, tanto che nel 1500 solo circa due dozzine di località nel mondo ospitavano più di 100.000 abitanti: ancora nel 1700 ce n'erano meno di cinquanta, una quota che sarebbe poi salita a 300 nel 1900. Una piccola città del primo periodo moderno poteva ospitare solo 10.000 abitanti e le cittadine ancora di meno.
Mentre le città-stato del Mediterraneo o del Mar Baltico andavano languendo a partire dal XVI secolo, le maggiori capitali d'Europa beneficiavano della crescita del commercio che era seguita all'emergere di un'economia atlantica, alimentata dall'argento del Perù, Nel XVIII secolo, Londra e Parigi rivaleggiavano con le ben sviluppate tradizionali capitali regionali di Baghdad, Pechino, Istanbul e Kyoto.
Lo sviluppo della moderna industria a partire dalla fine del XVIII secolo produsse massicce urbanizzazioni e portò alla crescita di nuove grandi città, prima in Europa e poi nel resto del Mondo: le nuove opportunità producevano infatti un alto numero di immigranti dalle comunità rurali nelle aree urbane. Oggi la popolazione mondiale è urbana per circa metà, con milioni di persone che ogni anno continuano a riversarsi nelle città in crescita dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina.
Concezioni moderne
Approccio tradizionale
Per lungo tempo è stata accettata ed adottata una definizione lineare universale delle città; ma dato che questo approccio ha difficoltà nello spiegare una serie di aspetti della vita urbana, tra cui la diversità tra le città, sono state cercate nuove vie. Nacque così una nuova definizione, influenzata dal pensiero post-strutturalista: l'uso del concetto di spazio è possibile non solo per colmare le lacune della vecchia definizione, ma per rimpiazzarla completamente.
Tre caratteristiche sono state identificate per definire una città: il numero di abitanti nell'area considerata (densità di popolazione), la rete di collegamenti, oltre ad un particolare stile di vita. Nessuno di questi aspetti da solo può fare di un luogo una città.
Fino a poco tempo fa le città venivano analizzate quasi esclusivamente come fossero parti a se stanti in progressione lineare. A cominciare dalle città-stato in Grecia, questo approccio veniva applicato su ogni città in ogni luogo e si credeva fosse solo una questione di tempo prima di arrivare allo stadio successivo lungo il percorso di sviluppo predefinito. Per ogni stadio si identificava un luogo esemplare. Passo dopo passo, da Atene a Venezia, poi a Londra fino a Los Angeles, definita come l'ultimo stadio della città postmoderna. Ma un simile approccio vede ogni urbe come una singola entità statica, e può studiarne gli aspetti svincolati dallo spazio e dal tempo. Ciò conduce a un costrutto teorico con ben poche connessioni all'aspetto reale della questione, che viene considerato semplicemente come fonte di esempi poco limpidi. A dispetto delle evidenti controindicazioni questo metodo è ancora comune tra studiosi e scrittori.
Difetti del metodo
Nonostante la sua diffusa accettazione, questo approccio tradizionale alle città possiede seri difetti. In primo luogo, non considerandone l'ultimo stadio, era completamente eurocentrico. Si pensava che ogni città del mondo potesse essere paragonata a uno degli stadi passati di una città europea. In secondo luogo non esisteva una spiegazione concreta di come e quando avvenissero i cambiamenti, di come si raggiungesse uno stadio successivo nella linea evolutiva. Sembrava non fosse necessario seguire i cambiamenti di una città, bastava rivolgere l'attenzione su di un altro esemplare. In terzo luogo, la visione svincolata delle città pone dei problemi. Implica che la storia, la cultura e i collegamenti di un luogo non lo influenzino, il che è quantomeno discutibile. Alcuni pensatori sostengono che una storia che ignori i collegamenti è necessariamente incompleta. Quarto, l'approccio tradizionale non definisce cosa costituisce una città. Non è chiaro perché un luogo venga definito città mentre un altro no. Lewis Mumford nel 1937 sostenne una dimensione sociale, descrivendo le città come plessi geografici. Infine, vedere le città come corpi singoli non coglie la moderna concezione, che sostiene che esiste più di una storia per un luogo. La città di un aristocratico differirà certamente da quella di uno schiavo. Questo riflette altresì lo spostamento dalla singola storia della élite dei potenti a una percezione multidimensionale della storia. La nozione dei ritmi cittadini è stata introdotta per evidenziare i diversi aspetti della vita cittadina.
Un approccio moderno
Come approccio moderno alle città, l'attuale pensiero urbano si ripromette di soddisfare queste esigenze.
La nuova percezione della città è dovuta soprattutto ad una maggiore attenzione alle connessioni del sistema-città e alle sue divisioni interne. Usando questo nuovo pensiero spaziale si può comprendere come molteplici aspetti del pensiero tradizionale manchino di una spiegazione soddisfacente.
Un aspetto decisivo del pensiero spaziale riguarda le connessioni della città. Ciò permette di spiegare il carattere unico di un determinato luogo. I siti vengono visti in interconnessione con una rete culturale, economica, commerciale o storica, e non trattano allo stesso modo tutti gli agglomerati urbani. Quindi, mentre Londra e Tokyo sono collegate da un punto di vista economico attraverso la borsa, Stoccolma e Graz lo sono attraverso il legame culturale di Capitale Europea della Cultura.
Queste reti si sovrappongono e si concentrano nelle città. Presumibilmente tale concentrazione di reti crea un feeling unico in un luogo. Le suddette reti, comunque, non collegano solo le città fra di loro, ma anche con i loro dintorni. La nozione di "impronta cittadina" riflette l'idea che la città da sola non sia sostenibile: dipende dai prodotti dei dintorni, necessita di collegamenti commerciali e connessioni per la viabilità economica. Osservando le reti diviene possibile spiegare l'ascesa e la caduta delle città. Questo ha a che fare con l'importanza delle connessioni, e può essere ben illustrato con l'arrivo dei colonizzatori spagnoli nelle Americhe. In breve tempo le connessioni con Madrid divennero più importanti di quelle con l'antica capitale Tenochtitlán.
La concentrazione delle reti nelle città può essere usata come spiegazione per l'urbanizzazione. È l'accesso a determinate reti che attrae le persone. Così come varie reti si uniscono spazialmente in un'area delimitata, la popolazione si riunisce nelle città. Allo stesso tempo questa concentrazione di persone implica l'introduzione di nuove reti, come i collegamenti sociali, ed aumenta la creazione di nuove possibilità all'interno delle città. I movimenti sociali urbani sono uno dei diretti risultati di questa possibilità di creazione di nuove connessioni. È l'apertura verso nuove connessioni a rendere le città sia attraenti che - fino ad un certo punto - imprevedibili.
Un altro aspetto importante del pensiero urbano moderno è l'osservazione delle divisioni interne alla città. Questa differenziazione interna è collegata alle connessioni esterne della città. Essendo luoghi di incontro della storia, le città sono ibride ed eterogenee. Sono ibride perché le connessioni che uniscono i luoghi sono bilaterali, e implicano un dare e ricevere in ambedue le direzioni. Sono eterogenee per il dinamismo delle città. I nuovi incontri sono processi in divenire, in cui le relazioni sociali e le differenze vengono costantemente negoziate e delineate, riflettendo il potere disuguale coinvolto.
Né le differenziazioni interne né le connessioni e le reti di un luogo definiscono da sole una città. Le divisioni interne sono causate da collegamenti esterni, ma allo stesso tempo i collegamenti verso l'esterno aprono la possibilità di nuove divisioni sociali. Divisioni e connessioni sono intrecciati in ogni città, e si può approcciare la complessità delle città solo considerando ambedue gli aspetti del pensiero spaziale. L'immigrazione illustra efficacemente questa interconnessione delle reti esterne e delle divisioni interne. Le reti concentrate nel cuore della città attraggono gli immigranti. Al suo arrivo il nuovo venuto porta con sé le sue storie, estendendo nuove reti e rafforzando quelle esistenti. Allo stesso tempo la sua storia offre opportunità per identificarsi o similmente per escluderlo. Divisione e collegamento viaggiano mano nella mano. Il pensiero urbano moderno, influenzato dal pensiero post-strutturalista, piuttosto che eradicare queste tensioni e contraddizioni dal costrutto teorico, spiega ambedue gli aspetti. I corpi statici universali sono soppiantati da reti multidimensionali, che consentono fluidità e dinamismo.
Le città globali
Le città globali sono il centro di snodo per commerci, finanza, attività bancarie, innovazioni e sbocchi economici. Il termine "città globale", che differisce da "megalopoli", fu coniato da Saskia Sassen in un seminario di lavoro del 1991. Se "megalopoli" si riferisce a città di enormi dimensioni, una "città globale" è invece una metropoli di gran potere o influenza. Le città globali, secondo la Sassen, hanno molto più in comune le une con le altre che con le città coesistenti nella medesima nazione. New York, Tokyo, Parigi, Londra, Seul, Pechino, Shangai e Bruxelles sono normalmente considerate come città globali, ma il termine viene applicato anche ad altre metropoli.
La nozione riguarda il potere della città creato al suo interno. È vista come un vero e proprio contenitore dove vengono concentrate abilità e risorse e la città con più successo è proprio quella che riesce ad incanalarne una gran parte. Questo la rende più potente in termini di influenza su quel che avviene nel mondo. Seguendo quest'ottica è possibile suddividere le metropoli del mondo gerarchicamente (John Friedmann and Goetz Wolff, "World City Formation: An Agenda for Research and Action", International Journal of Urban and Regional Research 6, no. 3 (1982): 319.).
Chi critica tale considerazione punta sulla differenza di ambiti del potere. Il termine "città globale" si focalizza sull'economia. Città come Roma invece sono potenti da un punto di vista religioso. Inoltre, c'è chi ha avuto da ridire sul fatto che una città in se potesse esser vista quasi come fosse un attore.
Nel 1995 Kanter introdusse una nuova teoria, ovvero che le città di successo possono essere identificate da tre fattori. Una città deve essere un'abile pensatrice (idee), buona creatrice (competenza) o un'abile commerciante (rete di mercati). L'interscambio tra questi tre elementi dimostra che le buone città non sono progettate ma gestite.
Effetti sull'ambiente
È noto che le città moderne creano un proprio microclima. La causa di ciò è la diffusione nelle stesse di ampie superfici rigide che si scaldano al sole e che incanalano l'acqua piovana in condotti sotterranei. Per questo il clima è spesso più ventoso e più nuvoloso di quanto non sia nella campagna circostante. D'altro canto, poiché tali fenomeni tendono a riscaldare le città rispetto alle campagne (formando il cosiddetto scudo termico cittadino, o isola termica cittadina), i tornado aggirano spesso gli agglomerati urbani. Inoltre i paesi o le cittadine possono causare effetti meteorologici di un certo rilievo legati alle correnti d'aria.
I rifiuti e le fognature sono due problemi rilevanti per le città, così come l'inquinamento dell'aria proveniente dai motori a combustione interna (v. anche trasporto pubblico). L'impatto delle città su altri luoghi, siano questi l'hinterland o luoghi più remoti, viene considerato nel concetto di impronta ecologica della città.
La "città interna"
Articolo specifico in inglese: Inner city
Negli USA e in Gran Bretagna il termine "città interna" viene usato in alcuni contesti per definire un'area, quasi un ghetto, in cui gli abitanti sono meno eruditi e benestanti e dove il tasso di criminalità è più elevato. Tali connotazioni sono meno comuni negli altri Paesi occidentali, dove aree depresse si riscontrano in parti diverse degli agglomerati urbani. E in effetti si può assistere al fenomeno inverso, con l'afflusso di popolazione alto-borghese in aree centrali della città, originariamente di basso livello (questo fenomeno in inglese viene definito gentrification - ad esempio in Australia la denominazione suburbano esterno si riferisce a persona poco sofisticata nei modi e nel livello culturale. A Parigi il centro città è la parte più ricca dell'area metropolitana, dove le abitazioni sono più care e dove vive la popolazione a più elevato reddito.
In particolar modo negli USA è diffusa una cultura di anti-urbanizzazione, che alcuni fanno risalire a Thomas Jefferson, che scrisse che "Le folle delle grandi città contribuiscono al supporto del puro governo come le piaghe aiutano la forza di un corpo umano". Parlando degli uomini d'affari che portavano le industrie manufatturiere nelle città, incrementando quindi la densità di popolazione necessaria per fornire forza lavoro, scrisse "i produttori delle grandi città ... hanno generato una tale depravazione nella morale, una tale dipendenza e corruzione che li rendono un'aggiunta indesiderabile ad un Paese la cui morale è solida". L'attitudine anti-urbana moderna si ritrova negli Stati Uniti sotto forma di una pianificazione che continua a impegnare aree suburbane a bassa densità di popolazione, nelle quali l'accesso alle attività per il tempo libero, al lavoro e agli acquisti viene fornito qualsi esclusivamente attraverso l'uso dell'auto, e non a piedi.
Esiste comunque un movimento crescente nel Nordamerica chiamato "Nuovo Urbanismo", che sostiene un ritorno ai metodi tradizionali di pianificazione urbana, nei quali una gestione a zone di tipo misto consenta agli abitanti di accedere camminando da un tipo di uso dello spazio ad un altro. L'idea di fondo è che gli spazi abitativi, dedicate agli acquisti, agli uffici e alle attività ricreative siano disponibili a breve distanza, riducendo la richiesta di strade carrozzabili e quindi aumentando l'efficienza e la funzionalità del trasporto pubblico.
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Il contributo iniziale per la stesura di questo articolo è stato fornito dalla traduzione di City da Wikipedia in Inglese
Voci correlate
Saggi
- La città (The City), saggio di sociologia di Max Weber
- Città Sostenibile
Narrativa e media
- Anni senza fine (City), romanzo di fantascienza di Clifford D. Simak
- The City (film)
- The City (serie tv)
Liste
- Città del Mondo
Voci correlate
- Infrastruttura
- Patrimoni dell'umanità
Collegamenti esterni
- [http://www.populationdata.net/palmaresvilles.html All 1M+ major urban areas]
- [http://www.p.lodz.pl/I35/personal/jw37/EUROPE/europe.html Place Names of Europe]
- [http://www.nationmaster.com/graph-T/geo_lar_cit&int=-1&b_ac=1 Most populous city of each country]
- [http://www.nationmaster.com/graph-T/geo_lar_cit_pop_cap&int=-1 For each country, part of its population that lives in its most populous city] (with some odd figures due to the comparison of data of different years)
- [http://www.nlc.org/nlc_org/site/ The National League of Cities] (United States)
- [http://etext.lib.virginia.edu/cgi-local/DHI/dhi.cgi?id=dv1-52 Dictionary of the History of ideas:] The City
Categoria:Città
Categoria:Urbanistica
ja:都市 simple:city tokipona:ma tomo zh-tw:市(繁) zh-cn:市
Atene
Atene (in greco Αθήνα, traslitterato come Athína) è la capitale della Grecia e capoluogo dell'Attica.
In antichità il nome della città era Ἀθῆναι, plurale di Ἀθήνη, nome greco della dea Atena. Il nome nella forma moderna di Αθήνα fu ufficialemente adottato nel 1970.
Fu la prima città ad adottare la prima forma di governo democratica attestata storicamente.
Attualmente la città ha una popolazione di circa 750.000 abitanti, con un area metropolitana estesa di circa 3,7 milioni abitanti.
Storia
1970
1970]
La storia degli Ateniesi comincia con un mito. Gli abitanti di Atene, come per la maggioranza delle persone di tutto il mondo e di tutti i tempi, affidano le proprie origini storiche a situazioni molto simili alle favole; ma non si trattava del tutto di storie inventate: erano un riflesso di verità parziali, deformate e remote, di fatto irrecuperabili, trasmesse a voce da generazione a generazione per mezzo di canti e balli.
In queste leggende l'origine di tutto era una dea, che in principio formava un tutt'uno con la città che creò, e dalla quale prende il nome: Atena. È un nome molto antico, non greco, come indicato dalla sillaba finale -na, un suffisso etrusco.
Atena fu fondata dal leggendario Cecrope, che era un mezzo uomo e mezzo serpente. Viene considerato l'autentico primo re di Atene.
L'antica polis, città stato
Cecrope]
Atene ebbe origine come roccaforte acheo-micenea. Della sua storia prima del 594 a.C. si sa solo che vi fu un periodo monarchico (che ricalca la leggenda dei sette re di Roma) durante il quale regnarono dieci re di cui il primo fu Teseo mentre l'ultimo fu Kodro, non più seguito da altri monarchi per la sua ottima condotta (considerata irripetibile in un altro regnante futuro). In realtà questa è una leggenda; molto probabilmente infatti la fine della monarchia avvenne perché il potere non fosse concentrato nelle mani di un'unica persona. Quindi si passò da un governo monarchico ad oligarchico dove governavano i nove arconti (dal greco coloro che governano) e il popolo (con sola funzione consultiva) mediante lekklesía. La situazione però non era ancora del tutto stabile infatti nel 636-632 a.C. si verifica un colpo di stato e cominciano i primi conflitti a livello politico tra aristocrazia e demos (il popolo). Quindi nel 594 AC fu designato Solone come arconte con pieni poteri per arrivare ad una conciliazione. Egli fu il primo di una serie di importanti legislatori che si successero ad Atene Clistene, Efialte e Pericle, che segnarono le tappe che portarono alla democrazia. Nonostante Atene nel corso della storia fosse riuscita ad ottenere l'egemonia su tutta quanta la Grecia con la formazione della Lega Delio-Attica (477 a.C.), divenuta col tempo impero ateniese, era destinata a perdere questa posizione a causa della rovinosa guerra del Peloponneso, vero e proprio conflitto tra la lega ateniese e quella peloponnesiaca. Questa guerra trentennale (431-404 a.C.) si concluse quindi col declino della famosa pólis, la quale non riuscì più a tornare la potenza di un tempo. Nonostante Atene avesse formato una nuova Lega nel 377 a.C., l'egemonia sulla Grecia passò, dopo un periodo di continue guerre intestine, alla Macedonia con l'avanzare di Filippo II il grande.
Età moderna
Economia
Sport
Il 18 maggio 1996 la 1^ tappa del Giro d'Italia 1996 si è conclusa ad Atene con la vittoria di Silvio Martinello.
Nel 2004 ad Atene si è svolta la 28a edizione dei Giochi Olimpici.
Monumenti
Giochi Olimpici]
- Acropoli
Mitologia
Cecrope, figlio della Terra, fu il primo re mitico della regione di cui Atene era il centro, l'Attica.
Durante il suo regno si scontrarono fra loro due divinità, Atena e Poseidone. Entrambi volevano assicurare protezione alla città, che allora portava il nome di Cecropia: Poseidone spaccò l'acropoli con un colpo di tridente offrendo alla città una fonte di acqua salata, mentre Atena piantò il primo olivo dalle foglie argentate.
La leggenda indica che fu il popolo a decidere la divinità "eponima" (che dà il suo nome) della città: le donne votarono Atena, gli uomini Poseidone. Cecrope fu eletto arbitro, che indicò nell'olivo il regalo più bello.
Poseidone, preso dall'ira, allagò la regione, ma Atena salvò la città.
Il figlio di Cecrope, Cranao, ebbe una figlia che andò in sposa a Anfizione, figlio di Deucalione e Pirra. Questi detronizzò il suocero e consacrò la città ad Atena, dandole il nome di Atene.
Collegamenti esterni
Categoria:Capitali di stato
Categoria:Città della Grecia
Categoria:Luoghi della mitologia greca
ja:アテネ
ko:아테네
simple:Athens
th:เอเธนส์
zh-min-nan:Athína
Micene]
Micene è una città della Grecia antica, situata a nord-est, nella pianura di Argo, a circa 12 km dal mare e a 9 dalla città di Argo.
È inserita nell'elenco dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Storia
Micene non è un nome greco, fu quasi certamente fondata da un popolo proveniente da Creta o da un'altra isola.
Nella mitologia, la città fu fondata da Miceneo, mentre le fortificazioni furono eseguite da Perseo.
Perseo
La civiltà minoica che si introdusse nella penisola subì profonde modificazioni, assumendo il nome di civiltà micenea. Si diffonderà così all'intera Grecia, assumendo un ruolo di primo piano tra il 2000 a.C. e il 1200 a.C..
In quel periodo Micene era retta dagli invasori Achei venuti dal nord.
Città descritta da Omero, perse la propria preminenza, quando i Dori irruppero nella penisola e si impadronirono del potere.
Ricerche archeologiche dimostrarono che Micene scomparve al tempo del suo massimo splendore in seguito ad un gigantesco incendio.
Ci restano le sue meravigliose rovine, su cui aleggia il ricordo di Agamennone, Clitennestra, Oreste ed Elettra.
Elettra
Archeologia
Gli scavi archeologici furono iniziati da Heinrich Schliemann, che nel 1874 vi trovò alcune tombe regali dotate di un ricchissimo corredo datati tra i secoli XVI e XII a.C..
Sul colle è riconoscibile l'acropoli, di forma triangolare, che comprende la porta dei Leoni, la tomba di Agamennone e il palazzo reale.
Sono anche stati ritrovati sigilli, ceramiche e tavolette con iscrizioni.
Collegamenti esterni
Categoria:Grecia
Categoria:Patrimoni dell'umanità in Grecia
Categoria:Siti archeologici
ja:ミケーネ
Tirinto
Tirinto è un'antica città dell'Argolide, in Grecia.
È inserita nell'elenco dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Della città rimangono solo alcuni resti archeologici, come le spesse mura e le rovine del Palazzo reale, ritrovato con gli scavi compiuti da Heinrich Schliemann nel 1884-1885.
Storia
La zona era abitata già dal III millennio AC. La città raggiunse il suo massimo splendore in età micenea, tra il 1400 AC e il 1200 AC.
Fu sottomessa ad Argo e distrutta completamente da questa verso la prima metà del V secolo AC.
Mitologia
La leggenda narra che la città fu fondata da Proteo, fratello di Acrisio.
Letteratura
Esiodo la descrive come città santa, mentre Omero la ricorda nellIliade: «Seguìa l'eletta de' guerrier, cui d'Argo mandava la pianura e la superba d'ardue mura Tirinto e le di cupo golfo custodi Ermïone ed Asìne.»
Categoria:Grecia
Categoria: Siti archeologici
Categoria:Luoghi della mitologia greca
Categoria:Patrimoni dell'umanità in Grecia
Civiltà micenea
Mentre a Creta iniziava il suo declino la cosiddetta civiltà minoica (da Minosse), nel Peloponneso cominciava a fiorire la civiltà preistorica che sarebbe stata chiamata civiltà micenea, in quanto la sua esistenza fu per la prima volta resa nota dagli scavi di Heinrich Schliemann a Micene nel 1878, benché in realtà fosse diffusa in tutto il Peloponneso.
Attualmente a quello di civiltà micenea si tende a preferire il termine civiltà egea, in quanto le scoperte che seguirono hanno reso evidente che Micene non ne fu il centro principale ai suoi primi stadi o, forse, in qualsiasi periodo e, di conseguenza, è ora di uso più comune adottare un titolo geografico più ampio.
Suddivisioni
La civiltà micenea, al pari di quella minoica, è stata suddivisa in tre periodi:
# Miceneo antico: dal 1570 AC al 1400 AC
# Miceneo medio: dal 1400 AC al 1200 AC
# Miceneo tardo: dal 1200 AC al 1100 AC
Architettura e arte
Benché sia stata fortemente influenzata da Creta, la civiltà micenea presenta notevoli differenze dal punto di vista architettonico ed artistico. Quella micenea fu, infatti, un'arte prevalentemente ispirata dalla guerra. I fastosi palazzi cretesi furono sostituiti da costruzioni robuste circondate da enormi mura di fortificazione, realizzate con una serie di blocchi di pietra irregolari.
Caratteristico in questo senso è, certamente, il palazzo reale di Tirinto la cui particolare struttura, impostata essenzialmente sul megaron, sembra abbia ispirato la forma del tempio greco classico. Si tratta, infatti, di una grande sala, al cui centro era disposto un camino, circondata da quattro colonne disposte a quadrato che sostenevano, probabilmente, il tetto. L'ambiente era, poi, preceduto da due grandi vestiboli il primo dei quali aperto sul lato anteriore dove erano disposte due grandi colonne.
Il campo più produttivo fu, certamente, quello dell'arte orafa. Suggestive sono le grandissime maschere funerarie in oro massiccio, come quella ritrovata nella Tomba di Agamennone.
Al pari della civiltà minoica, quella cretese eccelse anche nella lavorazione della ceramica. Sono stati, infatti, ritrovati numerose statuine di idoli e guerrieri. Di particolare interesse sono, poi, i vasi elegantemente dipinti con temi naturalistici, tra i quali il più ricorrente è certamente la piovra.
Declino
Il declino di questa civiltà avvenne, probabilmente, attorno al 1100 AC a causa delle invasioni delle popolazioni del Nord. Il suo splendore e la sua magnifica cultura sono, però, state un modello per la civiltà greca al punto che lo stesso Omero, nel suo splendido ciclo epico, ne esalta il ricordo.
Nella Grecia continentale il territorio è montuoso, Lungo il corso dei maggiori fiumi, vi si aprono pianure separate tra loro da montagne. Anche le isole sono piccole e adatte poco all' agricoltura. Il clima si presenta con al sud con inverni brevi, mentre a nord con inverni freddi, in estate invece il clima si presenta caldo e secco, anche le precipitazioni sono scarse. Nella grecia crescono viti, olivi, fichi, in pianura frumento, orzo, mandorli. Mentre nelle boscaglie vengono coltivati cereali. L' uso del legname, pero' porta al disboscamento delle foreste, vi erano poi, pure molti minerali estraibili in molti posti. Le condizioni ambientali greche porteranno alla scarsità delle terre coltivabili, tanto che , viste come bene prezioso, per conquistarle si arrivo' persino a delle guerre.L' eccessiva concentrazione nelle terre provoco' l' emigrazione, la presenza di montagne ostacolo' i commerci, che con lo spostamento via mare i commerci marittimi divennero fondamentali. La civiltà urbana vi si stabilisce nel 1600 a.C. parlava la lingua indoeuropea. Tra gli indigeni e popolazione di indoeuropei nasce una nuova cultura. La civiltà che si sviluppo' a micene chiamata micenea. Nell’ Iliade e l’ Odissea, poemi dell VIII secolo a.C. si parlava che gli Achei avessero creato dei regni a Troia e in Asia minore, quest’ ultima con Agamennone. Ma gli storici le consideravano per lo piu’ leggende, fino al 1871, quando Heinrich Schliemann, un appassionato di antichi reperti, comincio’ a muoversi sulla pianura di Hissarlik con l’ Iliade alla ricerca di Troia, e in effetti seppure ancora oggi vi sono discussioni al riguardo, venne ritrovata la Troia di cui parlava Omero. Schliemann porto’ alla luce a Peloponneso i centri di Micene e Tirinto. La vicenda ebbe piu’ forme, quando nel 1900 l’ inglese Arthur Evans scopri’ a Creta le rovine di Crosso , quindi, venne formulata l’ ipotesi che ci fu un espansione della civilta’ minoica in Grecia. Prima che nel 1930 si scoprissero le tavolette con il lineare B, l’ ipotesi di un dominio minoico sulla grecia, allora venne rovesciata poiché le tavolette di Crosso testimoniavano l’ occupazione di creta, e quindi sui minoici, da parte dei micenei. La civiltà micenea non s riferiva a uno stato unitario, ma a vari centri urbani aventi caratteristiche sociali, culturali, economiche comuni; Mentre le caratteristiche politiche non erano comuni, poiché i regni micenei furono indipendenti e in guerra tra loro, essi erano invece ricchi , da potersi permettere di seppellire accanto ai defunti, grandi quantità di oro, argento, girelli. Grazie alla scrittura aveva portato a un alto livello di specializzazione. i micenei avevano preso dai minoici l’organizzazione sociale e il palazzo. Nei micenei vi sono comunque alcuni fattori originali, come gli armamenti, i carri da guerra, l’ architettura funeraria, che prevedeva due tipi di tombe, quelle a fossa costituite da un pozzo dove vi era la camera sepolcrale, e le tombe tholos formate da una camera con una pseudocupola, alla camera si accede attraverso un corridoio, il dromos. Anche i palazzi, pero’ erano simili a quelli minoici, tranne che per la presenza di cinte murarie, e la loro alta posizione. L’ organizzazione dei miceni era basata sulla centralizzazione, la burocratizzazione, e la ridistribuzione. La società era divisa in una gerarchia, il cui vertice era occupato dal re o wanax, poi dal lavaghetas, chi dirigeva l’ esercito. Poi gli aristocratici come i sacerdoti, le campagne o demi erano amministrate dai basileis, che assegnavano le terre al villaggio e riscuotevano tributi.Al gradino piu’ basso, infine vi erano i douloi o schiavi.Al wanax e al lawaghetas spettava il temos, o una parte di terra. Il resto della terra veniva dato ai grandi dignitari , dietro al pagamento di un tributo. A loro volta i grandi dignitari e il tempio affidavano le terre a dei funzionari minori.
Il controllo e l’ organizzazione delle attività veniva fatto attraverso la burocrazia capillare. Il palazzo controllava la riscossione di tributi, distribuiva le materie prime, l’ agricoltura era solo una delle attività svolte dai micenei, vi era l’ allevamento ovino, la produzione di tessuti di lana, svolti dai douloi l’ oreficeria, la metallurgia, la produzione di olio, profumi svolti, invece, dai damos, che svolgevano attività specialistiche. . Grazie a questa organizzazione, i micenei accumularono molta ricchezza, essa veniva distribuita agli individui che ne facevano parte.
Il wanax è sia re che capo religioso, infatti dirigeva le offerte, i riti,la figura del re è vista come colui che comunica tra il mondo umano e la benevolenza degli dei. Proprio per questo ruolo religioso cosi’ importante riesce ad essere piu’ notevole del lavagheras e degli altri sacerdoti. I templi, infine dipendevano dal palazzo. I micenei conquistarono pure le isole di Rodi, Creta e Cipro.Ancora piu’ vaste furono le lotte per i commerci , che servivano per reperire metalli, Esse furono dirette in Spagna in Europa, in Oriente, Le ceramiche dei micenei furono ritrovate anche in Italia, dove nel sud, i mercanti micenei fondarono basi commerciali. La civiltà micenea scomparve tra uil 1200 e 1100 a.C. forse a causa dell’ arrivo dei Dori un gruppo di indoeuropei. A Micene e Atene furono innalzate cinte murarie. Ma la catastrofe distrusse tutti i palazzi, tranne che Atene e Tebe che furono abbandonati. Cosi’ la Grecia tornava ad essere un mondo di villaggi.
Categoria:Storia dell'antica Grecia
Acropoli di Atene
L'Acropoli di Atene si può considerare la più rappresentativa delle acropoli greche (acropoli significa "città alta" e in Grecia il termine indicava quelle parti della città che venivano costruite sulle alture). È una roccia, spianata nella parte superiore, che si eleva di 156 metri sul livello del mare sopra la città di Atene. Il pianoro è largo 140 m e lungo quasi 280 m.
È anche conosciuta come Cecropia in onore del leggendario uomo-serpente Cecrope, il primo re atenese.
L'Acropoli è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
In origine era circondata da mura, ma queste furono distrutte dai Persiani nel 480 a.C., insieme ai monumenti che esse proteggevano. Dopo la sconfitta dei Persiani, Temistocle le fece ricostruire. Man mano ripresero il loro posto anche i templi.
Il Partenone fu iniziato nel 447 a.C., fu seguito dai Propilei. L' Eretteo, con le Cariatidi che sostengono il portico sud, e il piccolo Tempio di Atena Nike furono eretti nel 421 a.C..
Al centro si ergeva una statua colossale di Atena Promaco, dotata di una lunga lancia d'oro, che i marinai scorgevano dal mare.
oro
Collegamenti esterni
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categoria:siti archeologici
nb:Akropolis, Athen
Categoria:Luoghi della mitologia greca Luoghi delle mitologia greca
Mitologia greca
Categoria:UrbanisticaCategoria:Tecnologia e scienze applicate R.A.F. PenroseR. A. F. Penrose, Jr. (December 17, 1863 – July 31, 1931) was an American mining geologist and entrepreneur.
After graduating in 1886 with a Ph.D. from Harvard for work on phosphates, he performed Geological Surveys in Texas and Arkansas until 1892, and then traveled the country doing mining surveys, most notably his survey of Cripple Creek, Colorado. During that period he purchased some mines and made around a million dollars. After his father died in 1908, he turned his skills entirely to entrepreneurship and had $8 million by the end of his life in 1931. He established the Penrose Medal in 1927 and was President of the Geological Society of America in 1930. With no heirs, his will divided his estate equally among the Geological Society of America and the American Philosophical Society of Philadelphia, with nearly $4 million going to each.
References
- Helen R. Fairbanks and Charles P. Berkey, [http://www.questia.com/PM.qst;jsessionid=Byf7QQ5LmtpJS2LHlp1jPChCblL1jwZyxK1TfRJcl8L9NJsnTMWV!-1111770757?a=o&d=3575172 Life and Letters of R. A. F. Penrose, Jr.]
- [http://academic.emporia.edu/aberjame/histgeol/penrose/penrose.htm Penrose's relation to the GSA]
- [http://academic.emporia.edu/aberjame/histgeol/penrose/collect.htm Cross and Penrose Rock Collection at Cripple Creek]
- [http://www.lib.utexas.edu/books/dumble/publications/05/05a003a.html Texas Geological Survey by R.A.F. Penrose]
- [http://www.stategeologists.org/Awards/AASGAwardsGuidelinesRev.pdf A Directory of Selected Awards and Medals for the Geosciences]
Penrose Jr., R.A.F.
Penrose Jr., R.A.F.
Penrose Jr., R.A.F.
Penrose Jr., R.A.F.
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