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Al Qaeda

Al Qaeda

Al-Qaida (in arabo القاعدة, conosciuto anche come al-Qaeda, al-Qā'ida, el-Qaida o anche - per evidente incomprensione del valore traslitterativo della "qaf" araba, segnalata con una "q" - al-Quaida) è il nome di un movimento paramilitare, fautore del fondamentalismo islamico, guidato dal miliardario saudita Osama bin Laden, ma che si avvale della guida ideologica di Ayman al-Zawàhiri (ex medico del Cairo), a loro volta connessi con l'attivismo ideologico-politico dello shaykh ‘Abd Allāh ‘Azzām. Il mullah ‘Omar ‘Abd al-Rahmān (guida spirituale dei Talebani) è molto spesso confuso per un affiliato ad al-Qā'ida perché ha offerto protezione a tale organizzazione ed è solo per questo motivo, in seguito agli attentati dell'11 settembre 2001, che l'Afghanistan è stato il primo paese a subire la reazione militare degli Stati Uniti, proseguita poi contro l'Iraq di Saddam Husayn. Il gruppo di al-Qā'ida (il nome ha il significato di "la Base") porta avanti da tempo, in nome del jihad islamico, un attacco terroristico specialmente nei confronti di paesi occidentali, anche se il suo obiettivo strategico principale rimane quello di abbattere i governi islamici complici, a suo dire, dell'Occidente (Arabia Saudita, Pakistan, Egitto o della stessa Autorità Nazionale Palestinese, a leggere alcuni documenti diffusi in arabo su Internet).

Attentati

Malgrado al-Qā'ida sia diventata un'etichetta cui fa riferimento un'imprecisata serie di organizzazioni armate, favorevoli alla visione del cosiddetto fondamentalismo islamico, essa è ritenuta diretta responsabile (e in vari casi ha rivendicato esplicitamente le proprie responsabilità) o indiretta ispiratrice di feroci atti terroristici che, negli ultimi anni, hanno duramente colpito in Kenia, in Somalia, in Libano, in Indonesia o, in Iraq, gli USA e gli esponenti civili e militari dei regimi ad essa alleati. In assoluto il più sconvolgente di tutti gli attentati è stato però il dirottamento di alcuni aerei di linea, abbattutisi l'11 settembre 2001 contro le Torri gemelle di New York e sul Pentagono con tutto il loro carico umano, ivi compresi i dirottatori. Altrettanto agghiaccianti sono stati gli attentati ai treni di Madrid dell'11 marzo 2004, compiuti ad opera di una sua affiliata probabilmente marocchina, gli attentati di Londra il 7 luglio 2005 e pochi giorni dopo, il 23 luglio 2005, a Sharm el-Sheikh.

Storia

Al-Qā'ida è nata come organizzazione di guerriglia al tempo dell'invasione sovietica dell'Afghanistan ed è per questo stata aiutata e istruita dagli USA, favorevoli a tutto ciò che potesse creare difficoltà all'URSS. Dopo la caduta del regime filo-sovietico, Osama Bin Laden inviò una lettera al re dell'Arabia Saudita proponendogli di appoggiare al-Qā'ida per bloccare l'invasione irachena del Kuwait e impedire il conflitto. Il re rifiutò dichiarando l'organizzazione fuori legge. Da allora al-Qā'ida ha mosso guerra verso gli USA e i paesi loro alleati. Robin Cook, l'ex ministro degli Esteri laburista che si dimise per protesta contro l'aggressione all'Iraq di Tony Blair, ha scritto sul Guardian dell'8 luglio 2005 quanto segue: "Per quanto ne so io, 'Al-Qaeda' (letteralmente "La Base") è originariamente il nome di un database del governo USA, con i nomi di migliaia di mujaheddin arruolati dalla CIA per combattere contro i Russi in Afghanistan".

Voci correlate


- Osama bin Laden
- Fondamentalismo islamico
- Wahhabismo Categoria:11 settembre 2001 Categoria:Organizzazioni terroristiche Categoria:Islam Categoria:Antisemitismo ja:アルカーイダ ko:알카이다

Arabo

La parola Arabo viene comunemente utilizzata per indicare una persona proveniente dal Medio Oriente o dall'Africa del Nord che ha come lingua madre la lingua araba. In questo senso viene usata quando si parla del mondo arabo o della Lega Araba; secondo questa definizione, è possibile dire che ci sono quasi 300 milioni di arabi nel mondo. Il termine viene anche utilizzato, in modo non corretto, quando ci si riferisca a qualsiasi persona che abbia origini in quest'area, in quanto esistono popolazioni locali che non hanno la lingua araba come lingua madre: ad esempio i berberi del Maghreb o gli assiri presenti in Iraq. Il termine arabo è anche soggetto di dispute ideologiche: molti membri di certi gruppi che hanno come lingua madre l'arabo - come i cristiani maroniti o i copti in Egitto o gli ebrei di lingua araba - rifiutano questa definizione preferendone una non tanto basata sulla lingua ma su caratteristiche più ristrette come la religione o la storia comune condivisa. Nel senso di una definizione ancora più antica, un arabo è una persona di discendenza arabica, cioè proveniente dalla penisola arabica. Secondo questa definizione il numero di arabi è molto minore di quanto detto sopra, e tanti possono essere identificati con persone che sono, o erano, beduini del deserto. Questa definizione era spesso usato fra persone di lingua araba nel medioevo; Ibn Khaldun usava la parola appunto quasi come sinonimo di beduino Gli arabi sono di origine semita e possono tracciare la loro discendenza da Ishmael, figlio dell'anziano patriarca Abramo, e da Hagar. I genealogisti medievali arabi dividevano gli arabi in due gruppi: gli arabi originali dell'Arabia del Sud, che discendevano da Qahtan (identificato con il biblico Joktan), e gli arabi "arabizzati" (musta'ribah) dell'Arabia del Nord, discendenti di Adnan, probabile figlio di Ishmael. La maggioranza degli arabi sono di fede islamica ma esistono delle comunità consistenti di arabi cristiani in Siria, Palestina e Libano e in Egitto. categoria:Islam als:Araber ja:アラブ人

Fondamentalismo islamico

Con l'espressione Fondamentalismo islamico (ampiamente contestabile per la tendenza a ricollegare il fenomeno a consimili esperienze del pensiero ebraico o cristiano) si usa definire sui media occidentali, almeno a partire dalla nascita della Repubblica Islamica nell'Iran sciita, quella corrente di attivismo politico e teoretico che si richiama esplicitamente ai pretesi valori fondanti dell'Islam delle origini.

Definizione

Malgrado si corra per di più il rischio di impostare il discorso in modo eurocentrico, l'espressione "fondamentalismo" ha una qualche giustificazione se si ricorderà l'auto-definizione dei "militanti" islamici che usano il sostantivo asāsiyyūn (dall'arabo asās: "basi, fondamenta"). Solo e soltanto in questo delimitato senso, dunque, sarà lecito usare un termine (fondamentalismo) che, correttamente, dovrebbe attribuirsi al solo fenomeno cristiano nordamericano, sviluppatosi a partire dal XIX secolo. Del pari imprecisa sarà la definizione - spesso adottata dai mass media - di "integralismo" islamico dal momento che il sostantivo "integralismo" e l'aggettivo "islamico" costituiscono né più né meno che una tautologia, per la difficoltà tutta islamica di accettare un sistema religioso la cui visione degli aspetti mondani e ultramondani non sia, per definizione, "integrale". I musulmani, infatti, vogliono dare (e finora danno) del mondo una òlettura basata sull'inseparabile connubio fra fede extra-mondana e obbligatorietà di operare nel mondo in accordo con i principi professati, racchiusa dall'espressione dīn wa dunya, ovvero "religione e mondo", realtà entrambe nelle quale si deve esprimere qualsiasi credente musulmano. È infatti miscredenza per un credente musulmano riserbare l'espressione della propria fede a una sfera puramente intima o emozionale della propria coscienza, agendo in modo mimetico nella realtà fenomenologica. L'unica eccezione ammessa per separare i due aspetti della propria fede è quando il musulmano venga a trovarsi in una condizione di grave e imminente pericolo per sé e la propria fede, in ambienti quindi fortemente ostili. In questo caso è perfettamente legittimo il ricorso all'espediente della taqiya che prevede la prudente dissimulazione della fede: fenomeno questo particolarmente sviluppatosi in ambito sciita. Una definizione del fenomeno che potrebbe essere maggiormente accettabile è quella di "Islam radicale" (nel puro senso letterale di ritorno alle "radici" della fede islamica") o - per quanto maggiormente ambiguo - di "Islam militante". Una considerazione che fa comunque preferire la definizione di "fondamentalismo" potrebbe scaturire dalla somiglianza fra il valore protestante della lettura "autonoma" e non guidata dei Testi Sacri. In ambito islamico infatti, per la mancanza di una Chiesa docente, il fedele musulmano è autorizzato a dare un'interpretazione personale dei testi sacri (Corano e Sunna), pur in stretta connessione con la tradizione ininterrotta degli studi di "scienze religiose" prodotti in oltre 14 secoli di lavoro intellettuale. L'Islam "radicale" ha datto negli ultimi decenni nuova spinta a un'autonoma re-interpretazione della Tradizione islamica, ripudiando ciò che essi definiscono "moderatismo" delle gerarchie informali religiose (ulema, mufti e simili), accusate di complicità col potere costituito nel mondo islamico, nella stragrande maggioranza dei casi fortemente autoritario, se non addirittura dittatoriale, e accusato di complicità con l'Occidente agnostico o ateo (la polenmica contro il Cristianesimo o l'Ebraismo) appartiene solo ad alcune frange del movimento "fondamentalista" islamico). Il potere vigente nei Paesi islamici è per questo giudicato "empietà" e del tutto incapace di rispondere ai bisogni reali della Umma islamica, lacerata dall'urto e dal confronto con una modernità che viene considerato del tutto estraneo e antagonistico rispetto ai valori fondanti dell'Islam. Il fine principale del "fondamentalismo" musulmano appare dunque quello del "ritorno" alla pietas dei primi musulmani ( salafiyyūn ) per ricreare le condizioni operanti all'età in cui visse e operò il profeta Muhammad (VII secolo) con i suoi fedeli Compagni. Da questo punto di vista appare corretto l'uso del sostantivo-aggettivo "salafita". L'aspetto teoretico più interessante del salafismo è quello della sua volontà di dar corso a una nuova interpretazione (ijtihād) autentica dei dati coranici e della Tradizione etico-giuridico (Sunna) e per questo i suoi miltanti usano per se stessi anche l'altro termine di Islāmiyyūn (lett. "Islamici"): espressione che, di per sé, sembrerebbe il perfetto equivalente di muslimūn (musulmani). I mass media occidentali hanno privilegiato sovente tale traduzione, col rischio però di confondere tali militanti con gli studiosi della realtà islamica.

La questione dellijtihād

Centrale, per capire l'intera questione, una volta che questa sia stata spogliata dai più banali e non di rado fuorvianti elementi politologici che limitano tutto il discorso alle difficoltà dell'armonizzare i modelli islamici alla sfida della modernità, è la questione dell'interpretazione del Corano e degli altri testi di riferimento islamici. Quali strumenti avrà quindi la cultura islamica (in stragrande maggioranza ostile al terrorismo) per accettare un sistema di valori sociali e di produzione economica d'impronta agnostica (se non atea) che talora appare in palese contrasto o che semplicemente sembra ignorare il portato più profondo dei valori dell'Islam? In mancanza di un clero che possa indicare senza ombra di dubbio cosa sia peccato e cosa non lo sia, cosa sia bene e cosa sia male, cosa sia ben visto da Dio e cosa Dio vieti, l'Islam ha creato nel suo sviluppo storico un peculiare strumento ermeneutico (lijmā‘, o "consenso" dei dotti) atto a determinare l'ambiente normativo in cui opereranno tutte le società che intendano qualificare se stesse come islamiche. Il primo pilastro è infatti il Corano che tuttavia è spesso di ardua decifrazione. Il secondo pilastro, non meno complesso da percorrere, è l'insieme delle tradizioni giuridiche ( hadith ) che compongono la Sunna, più duttile del Corano per indagare se un erto comportamewnto sia o meno da considerare il linea con i valori dell'Islam. La massa delle tradizioni è però davvero gigantesca e rende non di rado anch'essa difficoltosa un responso preciso e non equivoco, visto che è tutt'altro che infrequente il caso di tradizioni che affermano una cosa e tradizioni che sostengono l'esatto opposto. Una tradizione generalmente riconosciuta autentica dall'Islam afferma però che Muhammad avrebbe detto: «La mia Comunità non si troverà mai d'accordo su un errore». Ciò a portato appunto alla costituzione del pilastro dellijmā‘, inteso come consenso delle scuole giuridiche (madhhab, pl. madhāhib) e dei dotti giurisperiti (faqīh, pl. fuqahā’) che le hanno animate e seguitano a vivificarle. Il parere dei giurisperiti è il laborioso frutto di un'attenta analisi dei dati coranici o, in seconda battuta, di quelli della Sunna. Per far questo si ricorre alla linguistica, alla storia o alla logica e lo sforzo interpretativo si chiama ijtihād: parola che non a caso assomiglia a jihād, provenendo dalla medesima radice trilitera araba che significa "sforzarsi, impegnarsi". Una volta che l'ijtihād sia stato espresso e risulti tanto convincente da aggregare intorno a sé un vasto consenso, quella interpretazione avrà allora pieno valore di legge, almeno fin quando non si crei un diverso consenso, elaborato da una nuova e diversa maggioranza. Ciò che fino a un certo momento storico è quindi giudicato rispondente alle necessità della società non è detto quindi che sia intangibile e immutabile, visto che sarà il "consenso" a intervenire, modulandosi, sulle nuove necessità della societàislamica, purché non in contrasto con Corano e Sunna. Si formerà allora un nuovo e diverso ijtihād che avrà cogenza legale. Un accentuato conservatorismo ha portato a una scarsa flessibilità del pensiero islamico, poco incline a rivedere in profondità alcuni aspetti del suo pensiero e favorevole a riproporre piuttosto modelli comportamentali ed etici fortemente conservatori, visti come legati alla prima e migliore tradiuzione della Umma islamica delle origini. Ciò non è però sempre stata una regola senza eccezioni e la storia del mondo islamico, anzi, è stata caratterizzata da momenti di grande innovazione, pur nel quadro anzidetto. I movimenti maggiormente inclini allijtihād sono quelli che fanno capo allo Sciismo e all'hanbalismo. I "dotti" sciiti sono infatti non a caso chiamati "mujtahid e la loro capacità d'intervenire con grande coraggio interpretativo viene spiegato col fatto di essere in ineffabile rapporto con lImām occultatosi agli occhi del mondo e in attesa di manifestarsi alla fine dei tempi. Il hanbalismo, o meglio il neo-hanbalismo, ha scelto come suo vate Ibn Taymiyya, teologo e giurista vissuto in età mamelucca nel XIII secolo della nostra era. Tale scuola teologico-giuridica rivendica decisamente il proprio diritt-dovere di ricorrere allijtihād e non è quindi un caso che questi proprio lo Sciismo e il neo-hanbalismo "salafita" siano stati indotti, più di altri nel mondo islamico, a tentare un'operazione di "islamizzazione della modernità", secondo l'espressione usata dallo studioso algerino Mohammed Arkoun che potrebbe in teoria condurre a una forma di "modernismo" maggiormente in grado di dialogare col resto del mondo non islamico, una volta depuratosi dalle tentazioni terroristiche.

Voci correlate


- Teocrazia
- Corano
- Sunna
- Sharīa
- Ibn Taymiyya
- Wahhabismo
- ijtihād

Bibliografia


- B. Etienne, L'Islamismo radicale, Milano, Rizzoli, 1988 (trad. dell'orig. L'islamisme radical, Parigi, Hachette, 1987)
- G. Kepel, Le Prophète et Pharaon, Parigi, Seuil, 1993
- G. Kepel, Jihad, ascesa e declino. Storia del fondamentalismo islamico, Roma, Carocci 2004, ISBN 8843030892
- M. Arkoun, L'islam, morale et politique, Parigi, UNESCO-Desclée, 1986 Categoria:Islam Categoria:Ideologie politiche Categoria:Religione e politica ja:イスラム原理主義



Ulema

Ulema (in lingua araba 'Ulamā', singolare 'Ālim) sono i dotti musulmani di "scienze religiose" (‘ulùm al-diniyya). Letteralmente il termine significa "sapienti, dotti, saggi" ma la loro scienza non è quella delle cosiddette scienze esatte bensì quella, ritenuta dall'Islam più significante della conoscenza della Volontà di Dio, il più delle volte difficile da penetrare. Di conseguenza al termine non può riferirsi il filosofo faylasuf che ama certamente la conoscenza nel convincimento che la ragione umana possa giungere a comprendere in tutto o in parte il Mistero divino. Cosa che, invece, la stragrande maggioranza dei musulmani considera assai improbabile, se non addirittura impossibile. Questo iter gnoseologico (conoscitivo) quindi può e deve avvenire secondo i dotti, solo percorrendo e applicando la lettera della Rivelazione, senza mai allontanarsene. Studi del Corano e della Sunna (che insieme formano, sotto un profilo giuridico, la Sharì‘a) sono quelli che formano la conoscenza della Via che Dio impone all'uomo di percorrere. Quanti si rifanno al misticismo - che meglio sarebbe definire per la realtà del pensiero islamico, "esoterismo" (sufismo) - o alla filosofia non sarebbero tecnicamente definibili col termine ‘ulamà’ .

Voci correlate


- Faylasuf Categoria:Islam ja:ウラマー ko:울레마

Mullah Omar

Il Mullah Mohammed Omar (ملا محمد عمر; nato nel 1959) è la guida spirituale dei talebani, ex-regime afgano, ed è stato di fatto il capo di stato di tale paese dal 1996 al 2001. Molto spesso viene confuso per un affiliato di al Qaida, perché ha offerto protezione a tale organizzazione ed al suo leader Osama bin Laden. Per questo motivo, in seguito agli Attentati dell'11 settembre 2001 è stato il primo paese a subire guerra da parte degli Stati Uniti. Omar, Mohammed Omar, Mohammed ja:ムハンマド・オマル



Saddam Husayn

Saddam Hussein al-Tikriti o, più correttamente, Saddam Husayn al-Tikrītī (nato il 28 aprile 1937), è stato un dittatore iracheno, presidente dell'Iraq dal 1979 al 2003.

Primi anni

Nato nel villaggio di al-Auja, nel distretto iracheno di Tikrit, da una famiglia di pastori di pecore, all'età di dieci anni si trasferì a Baghdad per vivere con lo zio, Khayrallah Tulfah. Si iscrisse al Partito Ba'th (Partito della Rinascita) e nel 1956, prese parte al fallito tentativo di colpo di Stato contro Re Faisal II. Il 14 luglio 1958, un grupppo non-ba'thista d'idee repubblicane, condotto dal Generale ‘Abd al-Karīm Qāsim (Abd el-Karim Kassem), abbatté la monarchia e uccise il re e il Primo Ministro Nūrī Al Sa‘īd. Nel 1959, dopo un tentativo fallito di assassinare Kassem, Saddam Hussein fuggì in Egitto attraverso la Siria e fu condannato a morte in contumacia. In Egitto conseguì un titolo di studio nella Facoltà di legge dell'Università del Cairo.

Il colpo di stato

Tornò in Iraq a seguito del quattordicesimo anniversario del colpo di Stato militare del Ramadan (8 febbraio 1963) che aveva abbattuto e ucciso Kassem, ma fu imprigionato nel 1964 a causa di un nuovo mutamento al vertice dello Stato iracheno causato dalla morte violenta del gen. Abd al-Salam Aref, riuscendo però a evadere nel 1967. Nel 1968 contribuì al colpo di Stato non violento realizzato dal partito Ba'th ai danni del regime militare filo-nasseriano di Abd al-Rahman Aref, fratello del precedente Presidente iracheno. Nel 1968 Saddam ottenne anche la laurea in giurisprudenza conferitagli dall'università di Baghdad. Rivestì il ruolo di vicepresidente del Consiglio del Comando Rivoluzionario dal 1968 e fu elevato al ruolo di Generale dell'esercito iracheno nel 1973, malgrado facesse parte dell'ala cosiddetta "civile" del partito Ba'th. Nel 1979 il Presidente dell Repubblica Ahmed Hasan Al Bakr annunciò il suo ritiro e Saddam Hussein - imparentato con Al Bakr, lo sostituì nella carica.

La dittatura

Impiegò i proventi petrolifieri per ottenere la leadership dell'area vicino-orientale, scontrandosi così con l'Iran dove nel 1979 era salito al potere l'ayatollah Khomeini (1900 - 1989), cacciando dal trono lo scià Mohammad Reza Pahlavi (1919 - 1980). Entrambi gli Stati ambivano a un ruolo egemonico nell'area del Golfo Persico e nel Vicino Oriente e, prendendo a pretesto la questione delle frontiere fra i due Paesi e la discussa linea di confine che correva nello Shatt al-Arab, fino ad allora regolamentata dall'accordo bilaterale di Algeri, l'Iraq attaccò l'Iran nel 1980 in quella che fu definita la "Prima guerra del Golfo" o guerra Iran-Iraq, durata dal 1980 al 1988, anche se solo nel 1990 le operazioni belliche cessarono del tutto. L'Iraq fu appoggiato sia dagli Stati Uniti - perché Khomeini era loro notoriamente avverso - sia, ma solo parzialmente, dall'URSS che preferiva un governo laico a uno di matrice islamica. Le truppe irachene nel periodo 1980 - 1986 avanzarono celermente nel territorio iraniano grazie agli aiuti militari ricevuti e a una discreta assistenza degli USA che permisero agll'Iraq di usufruire delle fotografie del teatro bellico prese dai loro satelliti militari, ma dal 1986 l'Iran riuscì a organizzare un'accanita resistenza richiamando gli Iraniani ai loro più profondi sentimenti patriottici contro quello che ritenevano un aggressore. Gli Iracheni nel 1988 furono ricacciati quasi interamente dal territorio iraniano anche se il restante territorio occupato fu sgomberato solo dopo la fine del conflitto, a seguito di appositi accordi bilaterali. Saddam Hussein accettò una tregua e la pace fu stipulata nel 1990, anno in cui entrambi i paesi erano ormai stremati per la lunghissima guerra.

La guerra del Golfo

Saddam non rinunciò però a svolgere un ruolo egemonico nella regione e, riprendendo mai accantonate pretese di sovranità irachena sul territorio dell'emirato, nell'agosto 1990 invase il Kuwait che si arrese dopo soli 2 giorni. Allora il presidente degli Stati Uniti George Bush (1924 ), a capo di una coalizione internazionale, dichiarò guerra all'Iraq per ottenere lo sgombero iracheno dell'emirato del Kuwait. La guerra fu brevissima e i bombardamenti provocarono numerosi morti tra i civili iracheni e distruzione di moltissime infrastrutture militari e civili. Nel 1991 la guerra finì; gli iracheni contavano 100.000 morti (compresi i civili) e gli Statunitensi ne contavano circa 230 (si deve precisare che gli Iracheni avevano perso più civili che militari; questi ultimi ebbero circa 35.000 caduti).

Azioni politiche

Saddam è sopravvissuto a numerosi colpi di Stato, tentativi di assassinio e complotti. Il 1 giugno 1972, portò a compimento il processo di nazionalizzazione delle compagnie petrolifere occidentali che avevano il monopolio sul petrolio iracheno. Saddam favorì la modernizzazione dell'economia irachena, affrettando la costruzione di industrie e seguendone il loro sviluppo. Supervisionò anche la modernizzazione dell'agricoltura conseguita con una massiccia meccanizzazione agricola e corroborata da un'ampia distribuzione di terre ai contadini. Favorì una rivoluzione globale delle industrie energetiche, così come lo sviluppo dei servizi pubblici, dal trasporto all'educazione. Avviò e perfezionò una campagna nazionale per lo sradicamento dell'analfabetismo e a favore dell'istruzione obbligatoria gratuita. L'embargo proclamato dalle Nazioni Unite a seguito della guerra ha pesato fortemente sull'economia irachena, vista la difficoltà per l'apposito Ufficio dell'ONU incaricato di vagliare la rilevanza militare di ogni componente elettronica e ad alto contenuto tecnologico la cui impoprtazione veniva sollecitata dall'Iraq e che, tra l'altro, ha a lungo impedito al Paese di sfruttare appieno la sua potenzialità energetica e idrica che in forte misura dipendevano proprio da un corretto impiego e da un'utilizzazione appropriata di tali apparecchiature. Il degrado dell'efficienza industriale fu notevole e di questo pagò le conseguenze la popolazione civile, anche se la componente militare del regime iracheno fu messa al riparo col massimo dell'impegno possibile. Nel 1996 il parlamento iracheno ha accettato un piano del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che autorizzava la vendita di quantità limitate di petrolio per far fronte alle necessità primarie alimentari e farmaceutiche del Paese (cosiddetto piano Oil for food). In base ai rapporti ufficiali, la popolarità di Saddam Hussein sarebbe rimasta anche in tali momenti molto alta tra la popolazione irachena che veniva convinta dagli strumenti della propaganda del regime che le difficoltà patite scaturivano dalle decisioni giugulatorie assunte dalle Nazioni Unite. Nel 2002 un referendum, che chiedeva la riconferma di Hussein come leader dello stato iracheno, ottenne il 100% di voti favorevoli. D'altra parte, Saddam era l'unico candidato e il voto era obbligatorio. Saddam è sposato con Sajida Talfah ed aveva tre figlie e due figli, Udai Saddam Hussein e Qusayy Hussein, entrambi deceduti nelle ultime azioni militari statunitensi in Iraq.

La caduta

Qusayy Hussein Nel 2003 l'Iraq venne attaccato da una coalizione formata prevalentemente dall'esercito statunitense e britannico per presunte violazioni degli accordi legati all'eliminazione delle armi distruzione di massa di cui sarebbero state ancora in possesso le forze armate. Gli accordi prevedevano che l'Iraq avrebbe dovuto distruggere infatti tutte le sue armi chimiche e batteriologiche possedute al termine del conflitto del 1991 ma il governo statunitense, ritenendo che gli accordi non fossero stati rispettati, pur in assenza di risultanze scaturenti dalle ispezioni ordinate dalle Nazioni Unite in Iraq, guidò un'azione bellica (Terza guerra del Golfo) che in circa un mese assunse il controllo militare dell'Iraq. Malgrado l'incontrollata azione delle attività di resistenza armata e di un terrorismo che spesso ha radici esterne all'Iraq, Saddam fu catturato grazie al tradimento delle sue guardie del corpo che, allettate dalla taglia di 20 milioni di dollari, decisero di denunciarlo. Venne imprigionato e attualmente sta subendo un processo in Iraq in cui i capi di imputazione vanno dallo sterminio di massa fino al furto di denaro pubblico. L'Iraq ha indetto ed è riuscito a far parzialmente svolgere elezioni generali politiche per la formazione di un'Assemblea legislativa nel gennaio 2005 che ha poi identificato un Presidente della Repubblica e un Primo Ministro.

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Jihad

Jihad ( جهاد) è una parola araba che deriva dalla radice araba " che significa "esercitare il massimo sforzo" o "combattere". La parola connota un ampio spettro di significati, dalla lotta interiore spirituale per attingere una perfetta fede fino alla guerra santa. Durante il periodo della rivelazione coranica, allorché Maometto si trovava alla Mecca, il jihad si riferiva essenzialmente alla lotta non violenta e personale. In seguito al trasferimento (Egira) dalla Mecca a Medina nel 622, e alla fondazione di uno Stato islamico, il Corano (22:39) autorizzò il combattimento difensivo. Il Corano iniziò a incorporare la parola qitāl (combattimento o stato di guerra), e due degli ultimi versi rivelati su questo argomento (9:5, 29) suggeriscono, secondo studiosi classici come Ibn Kathīr, una continua guerra di conquista contro i nemici non credenti. Tra i seguaci dei movimenti liberali interni all'Islam, comunque, il contesto di questi versi è quello di una specifica "guerra in corso" e non una serie di precetti vincolanti per il fedele. Questi musulmani liberali tendono a promuovere una comprensione del jihad che rigetti l'identificazione del jihad con la lotta armata, scegliendo invece di porre in risalto principi di non violenza. Tali musulmani citano la figura coranica di Abele a sostegno della credenza per cui chi muore in conseguenza del rifiuto di usare violenza può ottenere perdono dei peccati. Questa non è comunque l'interpretazione prevalente del punto in questione per la maggioranza dei musulmani. Nonostante le interpretazioni posteriori di queste porzioni del Corano, i passaggi in questione sottolineavano chiaramente, all'epoca, l'importanza dell'autodifesa nella comunità musulmana.

Come sforzo in generale

I musulmani spesso si rifanno a due significati di jihad citando un hadith riportato da Imam Bayhaqi e al-Khatib al-Baghdadi, benché il suo isnad (la catena di tradizioni che può ricondurre sino alle parole di Maometto) sia classificato come "debole":
- "jihad minore (esteriore)" - uno sforzo militare, cioè una guerra legale
- "jihad maggiore (interiore)" - lo sforzo per l'automiglioramento personale contro i desideri basilari dell'io Altri esempi di azioni che potrebbero essere considerati jihad (sulla base di hadith con migliore isnad) includono:
- Parlare francamente contro un governante oppressivo ("Sunan" di Abu Dawud, libro 37, numero 4330)
- Andare in Hajj]] (pellegrinaggio alla Mecca) - per le donne, questa è la migliore forma di jihad ("Sahih" di [[Bukhari]], volume 2, libro 26, numero 595).
- Prendersi cura dei genitori anziani, come il profeta Muhammad ordinò di fare a un giovane, invece di unirsi a una campagna militare (Narrato da Bukhari, [[Muslim
, Abu Dawud, al-Tirmidhi e al-Nasa'i). Il significato più letterale di jihad è semplicemente "sforzo", e così è talvolta soprannominato il "jihad interiore". Questo "jihad" interiore" si riferisce essenzialmente a tutti gli sforzi che un musulmano potrebbe affrontare aderendo alla religione. Per esempio, uno studio erudito dell'Islam è uno sforzo intellettuale cui qualcuno può fare riferimento come "jihad" , benché non sia comune per uno studioso dell'islam di fare riferimento ai suoi studi come "impegnarsi in un jihad". Inoltre, esiste una dimensione del "jihad" maggiore" che include motivi personali ineludibili, desideri, emozioni, e la tendenza a garantire il primato a piaceri e gratificazioni terrene. La tradizione di identificare lo sforzo interiore come "jihad maggiore" (cioè, non militare) pare essere stato profondamente influenzato dal sufismo, un movimento mistico interno all'Islam antico e diversificato. Oggi, la parola jihad è tuttavia usata in numerosi circoli come se avesse una dimensione esclusivamente militare. Per quanto questa sia l'interpretazione più comune di jihad, è degno di nota che la parola non è usata strettamente in questo senso nel Corano, il testo sacro dell'Islam. È anche vero, tuttavia, che la parola è usata in numerosi hadith sia in contesti militari che non militari. Segue una discussione sulle dimensioni militari del jihad all'interno dell'islam.

Guerra nell'Islam

Jihad difensivo

È importante distinguere tra due tipi di guerra religiosa armata nell'Islam, ovvero il jihad offensivo e il jihad difensivo. La maggioranza dei musulmani considera la lotta armata contro l'occupazione straniera o l'oppressione da parte di un governo interno degne di jihad difensivo. In effetti, sembra che il Corano richieda la difesa militare della comunità islamica assediata. In epoca coloniale le popolazioni musulmane insorsero contro le autorità coloniali sotto la bandiera del jihad (gli esempi includono il Daghestan, la Cecenia, la rivolta indiana contro la Gran Bretagna e la guerra d'indipendenza algerina contro la Francia). In questo senso, il jihad difensivo non è diverso dal diritto di resistenza armata contro l'occupazione, che è riconosciuto dall'ONU e dal diritto internazionale. La tradizione islamica ritiene che quando i musulmani vengono attaccati diventi obbligatorio per tutti i musulmani difendersi dall'attacco, partecipare al jihad. Quando l'Unione Sovietica invase l'Afghanistan nel 1979, l'eminente militante islamico Abd Allah Yusuf Azzam (che influenzò in modo determinante Ayman al-Zawahiri e Usama bin Ladenemise una fatwa chiamata, Difesa delle terre islamiche, il primo dovere secondo la Legge [http://www.religioscope.com/info/doc/jihad/azzam_defence_1_table.htm], dichiarando che tanto la lotta afghana quanto quella palestinese erano jihad nelle quali l'azione militare contro i kuffar (miscredenti) sarebbe stata fard ayn (obbligo personale) per tutti i musulmani. L'editto fu appoggiato dal Gran mufti dell'Arabia Saudita, Abd al-Aziz Bin Bazz. Nella fatwa, Azzam spiegò: :... gli ‘Ulamā’ [studiosi religiosi] dei quattro Madhahib [le scuole di giurisprudenza religiosa] (Malikiti, Hanafiti, Shafeiti e Hanbaliti), i Muhaddithi e i commentatori (Mufassirun, da Tafsir, i commentatori classici del Corano) concordano che in tutte le epoche islamiche il jihad in queste condizioni diventa fard ayn (obbligo individuale) per i musulmani del luogo in cui gli infedeli hanno attaccato e per i musulmani più prossimi, per cui i fanciulli agiranno senza il permesso dei genitori, la moglie senza il permesso del marito e il debitore senza il permesso del creditore. E se i musulmani di questo luogo non sono in grado di espellere gli infedeli per mancanza di forze, perché sono distratti, perché sono indolenti o semplicemente non agiscono, allora il fard ayn si diffonde radialmente dai più vicini ai più prossimi. Se anch'essi si distraggono o, ancora, gli uomini scarseggiano, allora spetta marciare al popolo loro accanto, e al popolo successivo a quest'ultimo. Il processo continua finché diventi fard ayn per il mondo intero. Benché tali editti di eruditi contemporanei possano influenzare alcune comunità di credenti, il miliardo e duecento milioni di musulmani odierni è così diversificato che l'azione unificata riguardo ad istruzioni come questa è, in pratica, impossibile da conseguire. Tra gli obiettivi di alcuni gruppi che promuovono l'islamismo radicale (il cosiddetto fondamentalismo islamico) c'è il ristabilimento di un califfo con autorità politica e militare globale che realizzi (tra le altre cose) queste campagne militari in larga scala. La questione riguardo al se, quando e come realizzare una difesa militare di una comunità musulmana oppressa, resta una questione emozionale, su cui i musulmani restano divisi.

Jihad offensivo

Il jihad offensivo è l'intraprendere guerra di aggressione e conquista contro non-musulmani al fine di sottomettere questi e i loro territori al dominio islamico. Secondo la Encylopedia of the Orient, "il jihad offensivo, cioè l'aggressione, è pienamente permesso dall'islam sunnita" [http://i-cias.com/e.o/]. Un teologo islamico considerato il padre del moderno movimento islamista, Abd Allah Yusuf Azzam, dichiarava nella fatwa "Difesa dei territori islamici: il primo obbligo secondo la fede": :"Il jihad contro gli infedeli è di due tipi: il jihad offensivo (dove il nemico è attaccato sul suo territorio) ... [e] il jihad difensivo. Questo consiste nell'espulsione degli infedeli dalla nostra terra, ed è fard ayn [obbligo religioso personale per ciascun musulmano], un dovere assolutamente obbligatorio..." :"Laddove gli infedeli non si uniscono per combattere i musulmani, combattere diventa fard kifaya [obbligo religioso per la società musulmana] col requisito minimo di arruolare fedeli a guardia delle frontiere, e di inviare un esercito almeno una volta all'anno a terrorizzare i nemici di Allah. È dovere dell'Imam radunare e inviare un'unità dell'esercito nella Casa della guerra [le terre non musulmane] una o due volte all'anno. Inoltre, assisterlo è responsabilità della popolazione musulmana, e se egli non invia un esercito commette peccato. - E gli ulema hanno ricordato che questo tipo di jihad serve a mantenere il pagamento della Jizya [la tassa pro capite per i non musulmani]. Gli studiosi dei principi religiosi hanno detto inoltre: "Il jihad è Daw'ah [chiamata all'Islam] con l'uso della forza, ed è obbligatorio prestarlo con ogni potenzialità disponibile, finché rimarranno soltanto musulmani o gente che si sottomette all'islam" [http://www.religioscope.com/info/doc/jihad/azzam_defence_3_chap1.htm]. I musulmani che non aderiscono a questa interpretazione militante del jihad mettono in dubbio la necessità e l'obbligazione del jihad offensivo in epoca contemporanea. Essi argomentano che la tradizionale "Casa della guerra" riportata nella fatwa di Sheykh Azzam si riferisce ai regimi ostili e agli imperi che circondavano le prime comunità islamiche. Secondo questa interpretazione, il jihad offensivo era praticato solo al fine di preservare l'Islam dalla distruzione, ed è oggigiorno obsoleto. A sostegno di questo punto di vista, coloro che rigettano l'Islamismo militante tendono a opporsi all'affermazione secondo cui l'Islam nel suo complesso è oggetto di attacco ostile. Pur riconoscendo tanto le turbolenze politiche che le sofferenze, essi fanno notare che i pellegrini musulmani vanno e vengono a loro piacimento al pellegrinaggio annuale del Hajj, che la libertà religiosa dei musulmani di praticare la loro fede esiste in moltissimi paesi e che numerose comunità islamiche sono emerse in paesi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Essi propendono a porre in risalto, inoltre, tradizioni islamiche a sostegno della tolleranza per altri gruppi religiosi e sociali. Invece l'interpretazione militante del jihad è propensa a suggerire una visione del mondo in cui forze ostili antiislamiche impediscono oggigiorno all'Islam di realizzare il suo pieno potenziale per un'espansione globale pacifica — una visione del mondo in cui l'Islam sarà alla fine adottato dall'intera umanità se queste forze ostili verranno affrontate socialmente e militarmente. Questo stesso conflitto tra due punti di vista può essere visto come "lotta", o jihad, per l'anima dell'islam contemporaneo.

Chi può autorizzare il jihad offensivo?

L'interpretazione militante del jihad dello Shaykh Azzam descrive il "jihad offensivo" come una campagna che può essere dichiarata solo da un'autorità musulmana legittima e legale, tradizionalmente il Califfo. Secondo questa interpretazione, nessuna autorità è richiesta per intraprendere il "jihad difensivo" — poiché, secondo questa opinione, quando i musulmani vengono attaccati, diventa automaticamente obbligatorio per tutti i maschi musulmani in età militare, entro un certo raggio dall'attacco, prendere le difese. La questione di quale autorità musulmana, ammesso che ve ne sia, possa adempiere doveri come dichiarare il jihad è divenuta problematica da quando, il 3 marzo 1924, Kemal Ataturk abolì il califfato, che i sultani Ottomani detenevano dal 1517. In seguito alle strategie di divide et impera dell'ordine mondiale coloniale e postcoloniale, non esiste oggi un'unica autorità politica costituita che governi la maggioranza del mondo musulmano. A causa della mancanza di organizzazione ecclesiatica all'interno della vasta maggioranza dei musulmani, qualsiasi aderente può autoproclamarsi ‘ālim (esperto in materia di religione) e proclamare un jihad difensivo per mezzo di una fatwa. Il riconoscimento è a discrezione di colui che riceve il messaggio. In assenza di un Califfo, i soli leader politici islamici di fatto sembrerebbero essere i governi dei moderni stati-nazione musulmani emersi dagli sconvolgimenti della prima parte del ventesimo secolo. Comunque, a causa dell'alleanza e della sudditanza degli Stati-nazione secolari e pseudo-democratici o monarchici del Vicino e Medio Oriente alle superpotenze economiche e militari mondiali non islamiche, Stati Uniti, Europa e Russia, i militanti islamisti reputano che gli Stati-nazione moderni emersi a metà XX secolo siano non-islamici e non rappresentativi di società islamiche. Il secolarismo è ampiamente percepito dagli islamisti militanti come rappresentativo di interessi politici americani ed europei ostili all'Islam. Di conseguenza, movimenti islamisti (come al-Qa'ida e Hamas) si sono presi il compito di dichiarare jihad, scavalcando l'autorità tanto degli Stati-nazione quanto degli esperti religiosi tradizionali. Analogamente, alcuni musulmani (specialmente i takfiristi) hanno dichiarato jihad contro specifici governi che percepiscono come corrotti, oppressivi e antiislamici.

Jihadisti contemporanei

Sia per i musulmani che per i non musulmani gli attacchi dei militanti sotto l'egida del jihad possono essere percepiti come atti di terrorismo. Due gruppi islamisti si chiamano "Jihad islamico": l'Egyptian Islamic Jihad e il Palestinian Islamic Jihad. I fiancheggiatori di questi gruppi percepiscono una giustificazione religiosa forte per una interpretazione militante del termine jihad quale risposta adeguata all'occupazione israeliana della Cisgiordania (o West Bank, all'inglese) e della Striscia di Gaza I musulmani credono che un posto in Paradiso (Jannah) sia assicurato a colui che muore come parte in lotta contro l'oppressione in qualità di shahid (martire, cioè testimone). Descrizioni del Paradiso, nell'Islam come nel Cristianesimo, sono intrinsecamente problematiche. Considerazioni negli hadith e nel Corano circa le ricompense spettanti allo shahid — i settantadue "puri spiriti" conosciuti come Huri, i fiumi che scorrono, l'abbondanza di freschi frutti — possono, a seconda delle prospettive, essere considerati realtà letterali o metafore per un'esperienza trascendente l'umana espressione. Anche qualora la morte di un martire in una operazione militare sia sicura, gli islamisti militanti considerano l'atto un martirio anziché un suicidio. Qualora musulmani non combattenti periscano in tali operazioni militari, i militanti considerano queste persone shahid, anch'essi con un posto assicurato in paradiso. Stando a questa concezione, solo il nemico kafir, o i miscredenti, ricevono danno dalle operazioni di martirio. La maggioranza degli eruditi islamici rigetta questa interpretazione. Il suicidio è un peccato nell'Islam. La dottrina maggioritaria degli studiosi discorda dall'approccio militante islamista in materia, e ritiene che le operazioni di martirio siano equivalenti al peccato di suicidio, che uccidere civili sia un peccato e che la Sunna (il costume, la Retta Via) non permetta né l'uno né l'altro. Per questi studiosi, e per la vasta maggioranza dei musulmani, né le missioni suicide né gli attacchi ai civili sono considerati legittime conseguenze del jihad. Praticamente tutti i musulmani, tuttavia, ritengono che la legittima difesa dell'Islam comporti ricompense nell'Altra Vita. La base dello shahid può essere rintracciata nelle parole di Muhammad prima della battaglia di Badr, quando disse: :"Giuro in Colui che tiene tra le mani l'anima di Muhammad che Allah farà entrare in Paradiso chiunque oggi li [i nemici] combatterà e sarà ucciso soffrendo nella dura prova e ricercando il piacimento di Allah, avanzando e non indietreggiando. Ci sono alcuni chierici musulmani che autorizzano operazioni di martirio come forma valida di jihad, specialmente contro Israele, i suoi alleati e i suoi sostenitori, in quanto credono che questi attacchi siano risposte legittime all'occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza [http://www.memri.org/bin/articles.cgi?Page=subjects&Area=jihad&ID=SP54203]. Eppure l'impermissibilità di operazioni di bombe-suicide è suggerita dal seguente hadith: :"Chiunque deliberatamente si getti da una montagna uccidendosi, starà nel Fuoco (nell'Inferno), eternamente cascandovi dentro e rimanendovi in perpetuo; e chiunque beva veleno per uccidersi lo porterà con sé e lo berrà nel Fuoco, dove rimarrà per sempre; e chiunque si uccida col ferro porterà con sé quell'arma e con essa si pugnalerà l'addome nel Fuoco dove rimarrà in eterno" (Bukhari 7:670) Le organizzazioni militanti islamiste non costituiscono uno Stato autonomo o una autorità di fatto; nondimeno esse considerano i bersagli economici come obiettivi militari, citando come prova le numerose incursioni carovaniere (vedi la Battaglia di Badr per una descrizione di tale incursione, e della guerra cui condusse). Resta il fatto, comunque, che la tradizione islamica più antica proibisce espressamente di attaccare donne, bambini, anziani ed edifici civili nel corso di una campagna militare. Il Corano, l'indiscutibile fonte di autorità nell'Islam, denuncia con veemenza l'uccisione di innocenti: "Chiunque uccida una persona - a meno che essa non stia per uccidere una persona o per creare disordine sulla terra - sarà come se uccidesse l'intera umanità; e chiunque salvi una vita, sarà come se avrà salvato la vita di tutta l'umanità." (5:32) Pertanto, in base a questo verso del Corano, se un essere umano non ha # ucciso un'altra persona # creato conflitto o disordine nel mondo ... ne consegue che quell'essere umano è innocente. Ucciderlo sarebbe l'equivalente di un massacro dell'intera razza umana, un delitto inconcepibilmente barbaro e un peccato enorme. Per la maggior parte dei musulmani questo verso è decisamente abbastanza chiaro da togliere ogni dubbio o ambiguità sul rango morale degli attacchi contro civili.

Il trattamento dei prigionieri di guerra

L'invasione militare dell'Iraq da parte degli USA nel 2003 ha suscitato una violenta rappresaglia da parte di partigiani musulmani, che hanno catturato e condannato a morte sospetti agenti nemici. La decapitazione di civili, anche di quelli che intrattenevano contatti con l'esercito statunitense, è stata unanimemente condannata perfino da gruppi militanti islamisti. Per esempio, nel mondo musulmano l'omicidio di Nick Berg è stato fortemente condannato. Studiosi dell'Università al-Azhar del Cairo hanno emesso una dichiarazione di condanna [http://www.islam-online.net/English/News/2004-05/12/article08.shtml], e così hanno fatto numerosi gruppi musulmani in occidente, compreso il Consiglio delle relazioni americano-islamiche. Il gruppo islamista sciita Hezbollah e il gruppo nazionalista palestinese Hamas hanno denunciato l'omicidio. Hezbollah ha emesso una dichiarazione in cui l'avvenimento è detto "atto orribile che fa un torto immenso all'Islam e ai musulmani da parte di un gruppo che finge falsamente di seguire i precetti della religione del perdono". Anche capi religiosi conservatori e fondamentalisti iracheni hanno denunciato l'assassinio. Muthanna al-Dhari, membro del Consiglio del clero musulmano, ha detto che l'atto "rende un cattivo servizio alla nostra religione e alla nostra causa. Anche se si trattava di un militare, egli doveva essere trattato come un prigioniero che, in accordo con la Shariah (la legge islamica), non deve essere ucciso". Iyaad Samarrai del Partito Islamico ha commentato "Questo è assolutamente sbagliato. L'Islam invero proibisce l'uccisione o il maltrattamento dei prigionieri" [http://www.islam-online.net/English/News/2004-05/12/article03.shtml]. Come era pratica comune nel Medioevo, l'Islam in effetti considera i prigionieri di guerra un bottino. Quando Maometto e i suoi eserciti risultavano vittoriosi in battaglia, i prigionieri di guerra maschi o venivano restituiti alle tribù dietro riscatto, o scambiati con prigionieri di guerra musulmani, oppure venduti come schiavi, com'era costume dell'epoca. Anche le donne e i bambini catturati e fatti prigionieri correvano il rischio di cadere in schiavitù, benché la conversione all'Islam fosse una strada per ottenere la libertà. Il trattamento di prigionieri di guerra ai tempi di Maometto in persona sembra fosse decisamente più umano di quello riservato dalle generazioni successive della dirigenza islamica. Dopo la Battaglia di Badr, alcuni prigionieri furono condannati a morte per i loro trascorsi delitti a Mecca, ma ai restanti furono date le seguenti opzioni: o di convertirsi all'Islam e guadagnare così la libertà; o di pagare il riscatto e guadagnare la libertà; o di insegnare a leggere e a scrivere a 10 musulmani e guadagnare così la libertà. Anche l'orientalista William Muir, non propriamente amichevole verso l'Islam ha scritto di questo periodo: :"A seguito delle decisioni di Muhammad i cittadini di Medina e coloro tra i rifugiati che possedevano case ricevettero i prigionieri e li trattarono con molta considerazione. 'Siano benedetti gli uomini di Medina' disse uno dei prigionieri in epoca successiva, 'ci hanno fatto cavalcare mentre essi camminavano, ci hanno dato pane lievitato quando ce n'era poco, mentre loro si accontentavano di datteri"

Brani dal Corano sulla guerra

Il Corano usa il termine "jihad" solo quattro volte, nessuna delle quali fa riferimento alla lotta armata. Come tale, l'uso della parola jihad in riferimento alla guerra canonica islamica, fu un'invenzione posteriore dei musulmani. Tuttavia, il concetto di guerra legale islamica non fu a sua volta una invenzione posteriore, e il Corano contiene passaggi che si riferiscono a specifici eventi storici e che possono chiarire la teoria e la pratica dalla lotta armata (qitāl) per i musulmani. Ecco di seguito alcuni esempi: :"Combatti per la causa di Dio chi ti combatte, ma non superare i limiti; poiché Dio non ama coloro che eccedono." (2:190) :"Perché non dovreste combattere per la causa di Dio e di coloro che, deboli, sono maltrattati e oppressi?- Uomini, donne e bambini che urlano "O Signore, salvaci da questa città il cui popolo ci opprime; e innalza da te per noi qualcuno che ci proteggerà. E innalza da te per noi qualcuno che ci aiuterà". (4:76) :"Getta terrore nei nemici di Allah e nei vostri nemici. Ma se il nemico inclina alla pace, anche tu inclina alla pace, e abbi fede in Allah. Egli è Uno che ascolta e sa tutto". (8:60-61) :"Cosa! Non vuoi combattere un popolo che ha rotto i patti e mirato all'espulsione del Messaggero, e ti ha attaccato per primo; li temi? Ma Allah ha ben più diritto di essere temuto, se siete credenti combatteteli, e Allah li tormenterà per mano vostra, li ricoprirà di infamia". (9:13-14) :"E quando il tuo Signore ispirò agli angeli: «Invero sono con voi: rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! E ciò avvenne perché si erano separati da Allah e dal Suo Messaggero». Allah è severo nel castigo con chi si separa da Lui e dal Suo Messaggero...!". (8:12-13) :"Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso. E se qualche associatore ti chiede asilo, concediglielo affinché possa ascoltare la Parola di Allah, e poi rimandalo in sicurezza. Ciò in quanto è gente che non conosce!". (9:5-6) :"Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati...". (9:29) :"Il permesso (di combattere) è dato a coloro ai quali la guerra è fatta perché sono oppressi ... coloro i quali sono stati cacciati dalle loro case senza un motivo diverso da quello di aver detto: il nostro Signore è Allah". (22:39-40) :"O Profeta, ti abbiamo reso lecite le spose alle quali hai versato il dono nuziale, le schiave che possiedi che Allah ti ha dato dal bottino. Le figlie del tuo zio paterno e le figlie delle tue zie paterne, le figlie del tuo zio materno e le figlie delle tue zie materne che sono emigrate con te e ogni donna credente che si offre al Profeta, a condizione che il Profeta voglia sposarla. Questo è un privilegio che ti è riservato, che non riguarda gli altri credenti. Ben sappiamo quello che abbiamo imposto loro a proposito delle loro spose e delle schiave che possiedono, così che non ci sia imbarazzo alcuno per te. Allah è perdonatore, misericordioso...". (33:50) :"Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. In seguito liberateli gratuitamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine. Questo è [l'ordine di Allah]. Se Allah avesse voluto, li avrebbe sconfitti, ma ha voluto mettervi alla prova, gli uni contro gli altri. E farà sì che non vadano perdute le opere di coloro che saranno stati uccisi sulla via di Allah". (47:4)

Voci correlate


- Islamismo
- Maometto
- Ibn Taymiyyah
- Cinque pilastri dell'Islam
- Dhimmi
- Guerra santa
- Terrorismo
- Prigioniero di guerra
- Convenzione di Ginevra
- Guerra giusta
- Diritti umani
- Ali ibn Tahir al-Sulami
- Steven Emerson
- Jihad Butleriana

Collegamenti esterni

Siti Neutrali


- [http://encarta.msn.com/encnet/refpages/RefArticle.aspx?refid=761582255 Jihad] Encyclopedia article, Encarta
- [http://www.britannica.com/ebc/article?tocId=9368558 Jihad] on Britannica.com

Siti islamici


- [http://www.islamonline.net/fatwa/english/FatwaDisplay.asp?hFatwaID=51346 Jihad: Its True Meaning and Purpose] (IslamOnline)
- [http://www.islamonline.net/fatwa/english/FatwaDisplay.asp?hFatwaID=79793 War and Islam] (IslamOnline)
- [http://www.islamonline.net/fatwa/english/FatwaDisplay.asp?hFatwaID=96325 Jihad: Not Only Fighting] (IslamOnline)
- [http://www.islamonline.net/fatwa/english/FatwaDisplay.asp?hFatwaID=79793 War Ethics in Islam] (IslamOnline)

Siti non-islamici


- [http://atheism.about.com/library/FAQs/islam/blfaq_islam_jihad.htm What is Jihad?] atheist site
- [http://www.danielpipes.org/article/990 What is Jihad?] by Daniel Pipes
- [http://www.yahoodi.com/peace/jihad.html The Peace Encyclopedia: Jihad] (Jewish site)
- [http://www.memri.org/jihad.html MEMRI: Jihad and Terrorism Study Project] (Another Israeli site)
- [http://www.wlo-usa.org/Opinion/Phares/Jihad.htm Opinione] sull'interpretazione politica (in inglese)
- [http://it.danielpipes.org/article/1529 un'utile definizione] da parte di Daniel Pipes uno dei massimi esperti in materia. In italiano. Categoria:Islam ja:ジハード

Arabia Saudita

Il Regno dell'Arabia Saudita è uno stato della penisola araba. Confina con l'Iraq, la Giordania, il Kuwait, l'Oman, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e lo Yemen. È bagnato dal Golfo Persico a nordest e dal Mar Rosso ad ovest.

Storia

Articolo principale: storia dell'Arabia Saudita Lo stato saudita nacque nell'Arabia centrale circa nel 1750. Un dominatore locale, Muhammad bin Saud, unì le sue forze con quelle di un riformatore islamico, Muhammad Abd Al-Wahhab, con lo scopo di creare una nuova entità politica. Nei centocinquanta anni successivi, le fortune della famiglia Saud sono cresciute e decadute molte volte, poiché la famiglia Saud contendeva il potere ed il territorio sulla penisola araba con l'Egitto, l'impero ottomano e altre famiglie arabe. Il moderno stato della famiglia Saud venne fondato dal re Abdul Aziz Al-Saud (conosciuto internazionalmente come Abdul Aziz Ibn Saud). Nel 1902 Abdul Aziz Ibn Saud cattura la città di Riyadh, la capitale ancestrale della dinastia degli Al-Saud, sottraendola alla famiglia rivale degli Al-Rashid. Successivamente Abdul Aziz sottomette Al-Ahsa, Al-Qatif, il resto di Nejd e Hijaz fra il 1913 ed il 1926. L'8 gennaio 1926 Abdul Aziz Ibn Saud diventa il re di Hijaz. Il 29 gennaio 1927 assume il titolo di Nejd (il suo titolo precedente era sultano). Dal trattato di Jedda, firmato il 20 maggio 1927, il Regno Unito ha riconosciuto l'indipendenza del regno di Abdul Aziz (allora conosciuto come il regno di Hijaz e di Nejd). Nel 1932 queste regioni sono state unificate come il regno dell'Arabia Saudita. La scoperta del petrolio nel marzo del 1938 ha trasformato economicamente il paese ed ha dato al regno la grande legittimità che ora gode. Oggi l'Arabia Saudita ha strette relazioni con le molte nazioni occidentali che comprano il petrolio saudita.

Politica

Articolo principale: politica dell'Arabia Saudita La forma di governo dell'Arabia Saudita è di tipo monarchico. Le leggi principali furono adottate nel 1992 con la dichiarazione che l'Arabia Saudita è una monarchia governata dai figli e nipoti del re Abd Al Aziz Al Saud. Le leggi del governo sono basate sulla legge islamica (Shari'a). Non sono presenti elezioni popolari o partiti politici nel paese.

Province

Shari'a Articolo principale: Province dell'Arabia Saudita L'Arabia Saudita è suddivisa in 13 provincie (in arabo mintaqat; singolare: mintaqah) #Al Bahah #Al Hudud ash Shamaliyah #Al Jawf #Al Madinah #Al Qasim #Ar Riyad #provincia dell'est #'Asir #Ha'il #Jizan #Makkah #Najran #Tabuk

Geografia

Articolo principale: geografia dell'Arabia Saudita Il regno saudita occupa circa l'ottanta per cento della penisola araba. La maggior parte dei confini con gli Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen non sono definiti, così la dimensione esatta del paese resta sconosciuta. Il governo saudita stima la dimensione del suo stato tra i 2.217.949 e i 2.240.000 chilometri quadrati. Meno dell'1% percento dell'area è adatta alla coltivazione.
All'inizio degli anni 1990 la distribuzione della popolazione variava notevolmente fra le città sulle zone costiere ad est e ad ovest del paese; le oasi interne sono densamente abitate, mentre la maggior parte del territorio interno è desertico e quasi totalmente disabitato. :Si veda anche: :
- il deserto del Rub' al Khali :
- il deserto del An - Nafud Il clima è asciutto di tipo desertico con grandi sbalzi di temperature ed il terreno è principalmente composto da sabbia. Nella maggior parte del paese la vegetazione è composta da erbacce ed arbusti. La zona costiera del mar Rosso, specialmente le barriere coralline, ha una fauna marina molto ricca. L'Arabia Saudita è considerata uno dei quindici stati in cui si è sviluppata l'umanità; per questo motivo questa zona è denominata la "culla dell'umanità".

Economia

Articolo principale: economia dell'Arabia Saudita L'Arabia Saudita ha un'economia basata sul petrolio con forti controlli statali sulle attività economiche più importanti. L'Arabia Saudita possiede il 24% del totale stimato delle riserve del petrolio mondiale; figura come la più grande esportatrice di petrolio e svolge un ruolo principale nell'OPEC.
Il settore del petrolio rappresenta approssimativamente il 75% delle entrate del bilancio, il 40% del PIL ed il 90% degli incassi dovuti all'esportazione. Circa il 35% del PIL viene dal settore privato.
Nel 1999 l'Arabia Saudita fu un rappresentante chiave negli sforzi dell'OPEC e di altri paesi, culminati con un successo, per aumentare il prezzo del petrolio ai livelli più alti dalla guerra del golfo. Questo intento venne attuato riducendo la produzione. Anche se i prezzi del petrolio rimangono elevati, Riyadh ha grandi disavanzi di bilancio in parte causati dagli aumenti della spesa per la formazione ed altri programmi sociali.
L'Arabia Saudita ha annunciato i programmi per cominciare la privatizzazione delle aziende produttrici di elettricità nel 1999, che è seguita alla privatizzazione delle aziende delle telecomunicazioni.
Il governo si aspetta di continuare a spingere lo sviluppo del settore privato per diminuire la dipendenza del regno dal petrolio e per poter così anche aumentare le possibilità d'impiego per la popolazione saudita che sta aumentando costantemente. La scarsità d'acqua e la veloce crescita della popolazione obbligheranno il governo a modificare i propri sforzi per aumentare l'autosufficienza nella produzione di prodotti agricoli. Negli anni recenti, l'Arabia Saudita ha sperimentato una significativa contrazione dei proventi dal petrolio, combinata con un un elevato tasso di crescita della popolazione. Queste cause hanno fatto precipitare il reddito pro capite da 25.000$ nel 1980 a 8.000$ nel 2003; nel 1999 era di circa 7.000$. Il declino avuto tra il 1980 ed il 1999 segnò un record mondiale negativo: fu il peggior declino sofferto da una nazione o stato conosciuto nella storia dell'umanità.

Demografia

Articolo principale: demografia dell'Arabia Saudita La popolazione saudita nel 2003 è stimata di essere circa 24,3 milioni, includendo circa 6,4 milioni di stranieri residenti. Fino agli anni 1960, la maggior parte della popolazione era nomade o semi-nomade; a causa del veloce sviluppo economico ed urbano, più del 95% della popolazione ora è sedentario. Il tasso di natalità è di 29,74 nascite per 1.000 abitanti. Il tasso di mortalità è soltanto 2,66 morti ogni 1.000 abitanti. Alcune oasi hanno una densità di popolazione maggiore 1.000 abitanti per chilometro quadrato. La maggior parte dei sauditi sono di etnia araba. Alcuni hanno un'origine etnica mista e sono discendenti dai turchi, dagli iraniani, dagli indonesiani, dagli indiani, dagli africani e da altre etnie, la maggior parte sono immigrati come pellegrini e risiedono nella regione di Hijaz lungo il litorale di mar Rosso. Molti arabi dei paesi vicini lavorano nel regno saudita. Ci sono inoltre numerosi asiatici espatriati principalmente dall'India, dal Pakistan, dal Bangladesh, dall'Indonesia e dalle Filippine. Ci sono meno di 100.000 occidentali in Arabia Saudita. La distribuzione delle religioni in Arabia Saudita è molto difficile da calcolare, perché il governo indica come musulmani il 100% dei cittadini.

Cultura

Articolo principale: cultura dell'Arabia Saudita Il patrimonio culturale è celebrato nella festività annuale: Jenadriyah
- Musica dell'Arabia Saudita
- L'islam nell'Arabia Saudita La coltura saudita si svolge quasi interamente intorno all'islam. Due dei luoghi più santi degli islamici sono nel regno saudita, e l'Arabia Saudita viene considerata il luogo di nascita della religione islamica. Ogni giorno, cinque volte al giorno, i musulmani sono chiamati alla preghiera dai minareti delle moschee sparse per tutto il paese. Venerdì è il sabbath, giorno festivo. L'islam deriva dalle stesse radici monoteistiche del giudaismo e del cristianesimo; i musulmani considerano generalmente i cristiani con rispetto - nell'islam, Gesù (chiamato Isa nell'islamismo) è considerare come uno dei profeti] di [[Allah]] ed ebrei e cristiani sono considerati seguaci 'gente del libro'. Il libro santo degli islamici è il [[Qur'an e fa parte della costituzione dell'Arabia Saudita e la Shari'ah (la legge islamica) è il fondamento del relativo sistema legislativo. Uno dei rituali folcloristico più rappresentativo dell'Arabia Saudita è il Ardha, il ballo nazionale del paese. Questo ballo della spada è basato sulle tradizioni antiche dei beduini: i suonatori di tamburi tengono ritmo sostenuto e un poeta canta i versi mentre gli uomini che portano la spada ballano spalla a spalla. La musica ha origini nell'Andalusia araba, una regione della Spagna medioevale. Alla Mecca, a Medina e a Jedda, il ballo e la canzone sono eseguite al suono dell'Al-mizmar, uno strumento di legno simile all'oboe. Il vestito saudita è fortemente simbolico, rappresenta i legami della gente alla terra, il passato e l'islam. Gli indumenti sono principalmente larghi ed ondeggianti, riflettono la praticità della vita in un paese desertico così come l'enfasi del conservazionismo islamico. Tradizionalmente, gli uomini portano solitamente una camicia lunga fino alla caviglia, tessuta con fibre di lana o cotone (conosciuto come thawb), con una ghutra (un grande quadrato di cotone tenuto fermo da una corda) portata sulla testa. Per i rari giorni freddi, gli uomini sauditi portano un mantello di capelli di cammello indossato sopra ai vestiti.
I vestiti delle donne sono decorati con i motivi tribali, le monete, i lustrini, fili metallici e paramenti. Tuttavia, le donne saudite devono portare un cappotto nero lungo (abaya) e il velo (niqab) quando lasciano la casa per proteggere il loro pudore. La legge islamica proibisce il consumo della carne di maiale e le bevande alcoliche; questa legge è seguita in modo rigoroso nell'Arabia Saudita. Il pane azzimo arabo, detto khobz, è mangiato durante quasi tutti i pasti. Altre generi di consumo principale includono il pollo alla griglia, il felafel (ceci fritti), lo shwarma (agnello affettato) ed il fuul (una pasta di fave, aglio e limone). I teatri e i cinema pubblici sono proibiti, perché ritenuti incompatibili con l'islam. In ogni caso, in alcune città come Dhahran, Ras Tanura, Abqaiq, e Udhailiya i teatri e i cinema pubblici non sono proibiti. ja:サウジアラビア ko:사우디아라비아 ms:Arab Saudi th:ประเทศซาอุดีอาระเบีย zh-min-nan:Saudi Arabia


Egitto

La Repubblica Araba dell'Egitto (arabo: Jumhūriyya Misr al-‘Arabiyya, جمهوريّة مصر العربيّة, dove con Misr (مصر) s'intende l'Egitto) è una vasta nazione dell'Africa nordorientale. Include la Penisola del Sinai, da che, pure, è parte dell'Asia. La principale parte abitata del paese giace ai lati del fiume Nilo. Vaste aree dell'Egitto sono coperte dalle sabbie del Sahara e disabitate. La capitale è Il Cairo (القاهرة).

Storia

Per approfondimenti vedi l'articolo principale: Storia dell'Egitto La storia dell'Egitto viene convenzionalmente fatta iniziare con l'unione di Alto e Basso Egitto da parte di Narmer, primo sovrano della I dinastia, intorno al 3200 AC anche se questi eventi vennero preceduti da una fase urbana preparatoria durata alcuni secoli.
Attraverso momenti imperiali ed altri di profonda anarchia l'Egitto mantenne la sua indipendenza fino alla metà del I millennio AC quando cadde sotto il controllo persiano.
Conquistato da Alessandro di Macedonia nel IV secolo AC rimase sotto il controllo dei suoi successori, [Tolomei]], fino alla conquista romana.
Alla divisione dell'impero romano l'Egitto divenne parte dell'impero d'oriente.
Nel VII secolo d.C. fu conquistato dagli Arabi, cui seguirono i curdi Ayyubidi e successivamente i Turchi mamelucchi e infine ottomani nel XVI secolo.
Nel 1881, sfruttando l'estrema debolezza del dominio turco e giustificando il tutto con la necessità di proteggere gli investimenti europei nella zona del Canale di Suez, la Gran Bretagna occupò l'Egitto reggendolo fino al 1922 senza definirne uno stato giuridico preciso, indicandolo come un possedimento della Corona.
Nel 1922 venne riconosciuta una formale indipendenza, come monarchia, pur perdurando, di fatto, l'occupazione militare britannica. Questo stato di cose proseguì fino al 1952 con la proclamazione della repubblica e il definitivo ritiro delle truppe britanniche e francesi, dalla penisola del Sinai.
Nel 1956, (29 ottobre), in seguito alla nazionalizzazione del canale di Suez, truppe britanniche e francesi occuparono nuovamente la zona del Canale ma i combattimenti furono arrestati dalla reazione dell'URSS e degli USA. Il successivo mancato finanziamento del progetto dell'Alta Diga di Aswān da parte della Banca Mondiale fu una delle cause dell'avvicinamento dell'Egitto, governato da Nasser, all'URSS.

Guerre arabo-israeliane

Nella seconda metà del XX secolo l'Egitto ha combattuto tre guerre contro lo Stato d'Israele, avendo come alleati prima Siria e Giordania, poi solamente la Siria. Il primo scontro avvenne nel 1948 al momento della costituzione dello stato d'Israele e si risolse in una sconfitta per i paesi arabi.
Il secondo confronto avvenne nel 1967 (guerra dei sei giorni) ed ancora una volta Israele occupò la penisola del Sinai di cui mantenne il controllo fino al terzo scontro nel nel 1973 (guerra del Kippur). A quest'ultimo scontro seguirono trattative che permisero, nel 1975, la riapertura del Canale di Suez, bloccato dal 1967 e poi nel 1979 la firma del trattato di pace tra Egitto ed Israele, trattato di Camp David.

Geografia

Il territorio

Monti

trattato di Camp David

Città e località importanti


- Abu Simbel
- Abydos
- Alessandria d'Egitto
- Assuan (Aswan)
- Asyut
- Dendara/Dendara
- Deir Sant Karterin - monastero
- Edfu
- El-Mahalla
- El-Kubra
- Fayyum
- Giza
- Hurghada
- Il Cairo
- Luxor
- Karnak
- Kom Ombo
- Philae
- Port Safaga
- Port Said
- Saqqara
- Sharm el Sheikh
- Shubra-El-Khema
- Siwa
- Suez
- Zagazig

Politica

Economia

Nonostante il recente sviluppo delle attività industriali e turistiche l'economia egiziana è ancora basata sul settore primario.

- Addetti all'agricoltura: 32%
- Addetti all'industria: 22%
- Addetti al terziario: 46%

Settore primario

La maggior parte dei campi è irrigata artificialmente ma l'Alta Diga non permette ormai più al Nilo di fertilizzare i terreni e di ottenere fino ai tre raccolti tradizionali che precedentemente si potevano avere ogni anno.
Le colture sono diversificate a seconda della stagione:
- Invernali (frumento legumi)
- Estive (cotone, canna da zucchero, riso, arachidi, sesamo, mais)
- Autunnali (miglio e mais)

Industria

Grazie a petrolio e gas naturale l'industria energetica è abbastanza sviluppata. Sono importanti anche il settore siderurgico, meccanico e chimico. Il settore più sviluppato è comunque quello tessile.

Terziario


- Strade: 64.000 km
- Ferrovie: 8.600 km
- Vie navigabili interne: 3.100 km
La navigazione interna (lungo il Nilo e canali ad esso collegati) è molto intensa.
Il Canale di Suez, lungo 120 chilometri, è stato terminato nel 1869 e da allora costituisce una via di comunicazione di somma importanza strategica.
I trasporti su gomma sono sviluppati solo nella zona della valle del Nilo.
La bilancia commerciale egiziana è in passivo, anche perché le esportazioni riguardano solo il petrolio, il cotone e i datteri.

Turismo

Il turismo, attualmente l'attività più importante del settore terziario, è ripreso dopo gli attentati degli anni '90. Anche in passato (prima della nascita di Cristo) l'Egitto era meta di pellegrinaggi dal sud del continente africano e popolazioni orientali.

Lingue

La lingua parlata nell'antichità, in Egitto, detta egiziano o egizio, costituisce un gruppo linguistico a se stante all'interno della famiglia di lingue camito-semitiche. Attualmente si ritiene che tale lingua si sia sviluppata in loco. L'egizio ha posseduto, quasi fin dalla comparsa di documenti scritti, due forme grafiche: il geroglifico usato principalmente nelle incisioni e lo ieratico, più adatto alla scrittura con pennello e inchiostro. I due sistemi erano comunque solo forme grafiche differenti in quanto ogni glifo possedeva il suo equivalente segno ieratico.
Intorno al I millennio AC entrò in uso una forma semplificata dello ieratico: il demotico. Dalla fusione di quest'ultima forma grafica con le influenze greche ebbe origine il copto.
Con l'invasione araba tutte queste lingue e forme grafiche furono soppiantate appunto dall'arabo.
La conoscenza del copto fu salvata grazie all'azione di alcuni linguisti europei del XVI secolo mentre la decifrazione della scrittura geroglifica e ieratica fu opera di Jean-François Champollion nel 1822 grazie alla scoperta di un testo trilingue: geroglifico, demotico, greco (stele di Rosetta)...

Religioni

1822 Oltre all'Islam la Chiesa ortodossa copota (monofisita) è la più importante e rilevante minoranza cristiana del paese, e il Patriarcato di Alessandria è una delle più antiche e storicamente importanti sedi apostoliche. La Chiesa che ha il magggior numero di fedeli è la Chiesa Copta.

Cultura

Nome del linkmasika araba 4ever

Musica

Arte

Antico Egitto

Letteratura

Varia

Cucina

L'alimentazione nell'antichità

Il nutrimento principale nell'antico Egitto era il pane, fabbricato in forme e in tipi numerosi e diversi, a cui si associavano verdure come la cipolla
Le carni provenivano o dalla caccia (principalmente volatili) e pesca o dall'allevamento, bovini e uccelli da cortile.
I campi disposti lungo le rive del Nilo producevano anche varie verdure, legumi ed una grande quantità di frutta.
Essendo sconosciuto lo zucchero per dolcificare si utilizzava il miele o, talvolta, il succo dei datteri.
Il sale veniva ricavato dai depositi del Wadi Natrun, nel deserto libico, ed era usato principalmente come conservante per le carni.
L'olio, utilizzato per alimentazione, come unguento e per illuminazione veniva ricavato dai semi di varie piante, tra cui, principalmente, sesamo e ricino. Il più pregiato era ricavato dai gigli.
L’olio d’oliva era in gran parte importato dalla Siria, essendo insufficienti le piantagioni di olivi in Egitto. Bevanda usuale, oltre l’acqua e i succhi di frutta, era la birra, che si otteneva facendo fermentare nell’acqua - e forse con datteri - pagnotte d’orzo. La birra aveva anche un valore rituale e faceva parte fissa delle offerte ai defunti ed alle divinità, insieme al pane e alle carni.
Il vino era conosciuto in Egitto dall’età più antica. I vigneti più antichi erano nel Delta, ma anche nelle oasi e in Nubia si coltivava la vite. Nella tomba di Tutankhamon furono trovate 26 giare di vino, ognuna con l'indicazione della data e del luogo di produzione, oltre al nome del produttore.

Piatti Moderni

Vita dell'egitto antico

La vita nell'Egitto antico era molto legata al gruppo sociale a cui si apparteneva. Il Faraone (termine che andrebbe utilizzato solo dalla 16a dinastia in poi) era al vertice di tutta la società. Tramite gli scribi il Faraone poteva controllare il buon funzionamento dell'economia del paese. Costoro, conoscendo la scrittura e la matematica, mantenevano in ordine i registri della produzione agricola consegnata al Faraone e calcolavano la parte spettante per ogni abitante dell'Egitto in base al lavoro svolto, alle necessità della famiglia, alla parte da destinare al magazzino per far pronte alle possibili carestie. Il popolo era per la maggior parte detito all'agricoltura. La fertilità del terreno permetteva diversi raccolti l'anno, ma durante il periodo delle esondazioni del Nilo gli agricoltori si impegnavano per la costruzione delle grandi opere, ad esempio le grandi piramidi, in cambio di un compenso

Collegamenti esterni


- [http://www.sis.gov.eg/ Sito dello Stato dell'Egitto] Categoria:Egitto als:Ägypten ja:エジプト ko:이집트 ms:Mesir simple:Egypt th:ประเทศอียิปต์ zh-min-nan:Ai-ki̍p

Internet

Internet (pr. Ìn-ter-net, composto del latino inter, "fra" e dell'inglese net, "rete") è percepita come la più grande rete telematica mondiale, ed unisce alcune centinaia di milioni di elaboratori per suo mezzo interconnessi. In realtà è nata nelle intenzioni dei suoi inventori come "la" rete delle reti. Nell'arco di alcuni decenni è oggi divenuta la rete globale. Nata negli anni Sessanta come progetto del Dipartimento della Difesa statunitense per lo sviluppo di una rete telematica decentrata, alla fine della guerra fredda, è stata messa a disposizione di impieghi civili all'inizio degli anni Novanta, collegando dapprima i principali centri universitari e raggiungendo poi, in modo ampio, l'utenza casalinga.

L'origine del nome

Curiosa è la circostanza - storicamente documentata - secondo cui la definizione ufficiale di Internet viene coniata e pubblicata solo nel 1995, passati circa 35 anni dai primi esperimenti realizzativi, dopo approvazione all'unanimità, da parte della FNC (Federal Networking Council - oggi National Coordination Office for Information Technology Research and Development). Tra i partecipanti di quella sessione della FNC troviamo Vinton Cerf e Robert Kahn, giustamente ritenuti due tra le persone più direttamente responsabili della invenzione di Internet. Questa definizione, l'unica ufficiale e reperibile in modo deliziosamente ricorsivo, su Internet stessa, recita così: :RISOLUZIONE: Il Federal Networking Council (FNC) concorda che il seguente linguaggio riflette la nostra definizione del termine "Internet". "Internet" si riferisce al sistema di informazione globale che :
- è logicamente interconnesso da un address space unico e globale, basato sull'Internet Protocol (IP) o le sue successive estensioni/sviluppi; :
- è in grado di supportare la comunicazione tramite la suite Transmission Control Protocol/Internet Protocol (TCP/IP) o le sue successive estensioni/sviluppi, e/o altri protocolli compatibili con l'IP; e :
- fornisce, utilizza o rende accessibili, sia pubblicamente che privatamente, servizi di comunicazione di alto livello stratificati e basati sulla correlata infrastruttura qui descritta. (Notare come si sia volutamente fatto uso di una definizione ricorsiva)

Struttura

Internet può essere vista come una rete logica di enorme complessità, appoggiata a strutture fisiche e collegamenti di vario tipo (fibre ottiche, cavi coassiali, collegamenti satellitari, doppino telefonico, link su radiofrequenza (WiFi), su ponti radio, su raggi laser e su onde convogliate su condotte elettriche o addirittura idrauliche) che interconnette un agente umano o automatico ad un altro agente tramite, praticamente, qualsiasi tipo di computer o elaboratore elettronico oggi o in futuro esistente o immaginabile. Ogni dispositivo connesso direttamente ad Internet si chiama host o end system mentre la struttura che collega i vari host si chiama link di comunicazione. Da qualche anno è ormai possibile collegarsi a questa grande rete da dispositivi mobili come un palmare o da un telefono cellulare. In breve dovrebbe essere possibile per uno di questi dispositivi non solo accedere ad Internet, ma anche subire l'accesso da parte di altri host in Internet.

L'evoluzione: Internet2

Fino all'anno 2000 si è temuto di dover reingegnerizzare ex-novo l'intera Internet (si parlava di Internet 2) perché il numero degli host indirizzabile attraverso il protocollo IP era vicino ad essere esaurito (IP shortage) dal numero di host realmente collegati (oltre alla necessaria ridondanza e alle perdite per motivi
sociali). Il problema è stato parzialmente evitato con l'utilizzo della tecnica del NAT mediante la quale una rete aziendale non ha bisogno di un range ampio di indirizzi IP fissi, ma possono utilizzarne uno più ridotto con anche un buon risparmio economico. Oggi si è fiduciosi nella possibilità di migrare in modo non traumatico alla versione 6.0 di IP (IPv6) che renderà disponibili alcune centinaia di miliardi di numeri IP indirizzabili, sufficienti probabilmente per tutto il resto della durata dell'umanità. La natura globale con la quale è stata concepita Internet ha fatto sì che oggi, non solo apparati di calcolo in senso stretto, ma una enorme varietà di processori, a volte anche incorporati in maniera invisibile (embedded) in elettrodomestici e in apparecchi dei più svariati generi, abbiano tra le proprie funzionalità quella di connettersi ad Internet e attraverso Internet a qualche servizio di aggiornamento, di distribuzione di informazione e dati; dal frigorifero, al televisore, all'impianto di allarme, al forno, alla macchina fotografica: ogni processore oramai è abilitato a comunicare via Internet.

La rete delle reti

Generalmente Internet è definita
la rete delle reti, infatti Internet è costituita da tutta una serie di reti, private, pubbliche, aziendali, universitarie, commerciali, connesse tra di loro, in effetti già prima della sua nascita esistevano reti locali, principalmente nei centri di ricerca internazionali, nei dipartimenti universitari. Un grande risultato della nascita e dell'affermazione di Internet è stato quello di creare uno standard de facto tra i protocolli di comunicazione tra le varie reti, consentendo ai più diversi enti e agenti (diversi governi, diverse società nazionali o sovranazionali, tra i vari dipartimenti universitari) di scambiare dati mediante un protocollo comune, il TCP/IP, relativamente indipendente da specifiche hardware proprietarie, da sistemi operativi, dai formati dei linguaggi di comunicazione degli apparati di comunicazione (modem, router, switch, hub, bridge, gateway, repeater, multiplexer). Ciò che viaggia in Internet, infatti, sono i pacchetti, che costituiscono l'unità minima in questo sistema di comunicazione. Tali pacchetti viaggiano usando una tecnica conosciuta come commutazione di pacchetto (packet switching) che consente di condividere un cammino piuttosto che fare uso di percorso dedicato. In pratica un pacchetto che parte da un host e giunge ad un altro host non segue un percorso predefinito, ma quello più congeniale in un preciso momento. L'utenza casalinga accede ad Internet mediante l'uso di ISP (Internet Service Provider) i quali sono connessi a loro volta ad ISP di livello superiore che utilizzano router ad alta velocità e link in fibra ottica. Come si comprende, la struttura di Internet non è uniforme ma la "ragnatela" è composta da un'ossatura molto veloce e potente a cui si connettono sottoreti a volte più deboli e lente. Queste sottoreti possono anche essere protette e, quindi, consentono l'accesso a Internet (e viceversa) solo in maniera condizionata. Si tratta delle Intranet e la protezione è stabilita da un firewall.

Funzionamento

I collegamenti tra i vari nodi Internet sono appoggiati su criteri statistici di disponibilità e non su criteri totalmente deterministici altrimenti tipici della tecnologia informatica, tanto che spesso vengono definiti più caotici; ed i processi sono distribuiti piuttosto che centralizzati. Molti nodi sono collegati tra loro in diversi modi e tramite diversi path. Questo tipo di collegamento può essere compreso alla luce delle motivazioni che negli anni Sessanta dettarono la nascita di Internet (allora denominata ARPANET): creare una rete di elaboratori decentrata che potesse resistere ad un attacco nucleare da parte dell'Unione Sovietica. Una tale rete decentrata sarebbe sopravvissuta a molti attacchi visto che un attacco ad un singolo elaboratore non ne avrebbe impedito il funzionamento generale, ed i collegamenti ridondanti avrebbero sostituito quelli distrutti. Per potersi collegare ad Internet, il solo requisito richiesto ad un qualsiasi agente o dispositivo elettronico è quello di poter "dialogare" con i protocolli. Tali protocolli controllano l'invio e la ricezione dei pacchetti. I protocolli più importanti sono il TCP (
Transmission Control Protocol) e l'IP (Internet Protocol). La struttura di comunicazione è a livelli per cui sopra e sotto questi due protocolli ne funzionano degli altri. In pratica un pacchetto che parte da un host attraversa i diversi strati protocollari che aggiungono informazioni al pacchetto, quando questo raggiunge la destinazione, avviene uno spacchettamento al contrario e ogni livello legge le sue informazioni. Quindi, come si comprende, un pacchetto è composto da un'informazione base incapsulata in una struttura di informazioni di servizio. Tale struttura si basa sugli Internet Standard che sono sviluppati dall'Internet Engineering Task Force (IETF) con documenti noti come RFC (Request for Comments) e, ad un livello della pila dei protocolli, il W3C (World Wide Web Consortium). Le modalità di utilizzo di Internet differiscono a seconda del tipo di servizio che si richiede e al tipo di server a cui ci si collega; per citarne solo alcune: ; posta elettronica (e-mail) : consente di inviare e ricevere (a/da utenti) messaggi contenenti testo ed altri formati (es.: immagini, video, audio). La modalità di funzionamento dei server di posta elettronica e di molti programmi client viene detta store-and-forward ; FTP (file transfer protocol) : consente di inviare e ricevere (a/da sistemi) file, cioè insiemi di informazioni codificate in maniera binaria (es.: testi, immagini, filmati, programmi, ecc.) ; WWW (World Wide Web) : consente di organizzare le informazioni e le risorse presenti in rete in maniera non-sequenziale (hyperlink), come meglio descritto in seguito.

Storia di Internet

ARPANET (1969)

Il progenitore della rete Internet è considerato il progetto ARPANET, finanziato dalla
Advanced Research Projects Agency (ARPA), una agenzia del Dipartimento della Difesa statunitense. In una nota del 25 aprile 1963, Joseph C.R. Licklider aveva espresso l'intenzione di collegare tutti i computer e i sistemi di time-sharing in una rete continentale. Avendo lasciato l'ARPA per un posto all'IBM l'anno seguente, furono i suoi successori che si dedicarono al progetto ARPANET. Il contratto fu assegnato all'azienda da cui proveniva Licklider, la Bolt, Beranek and Newman (BBN) che utilizzò i minicomputer di Honeywell come supporto. La rete venne fisicamente costruita nel 1969 collegando quattro nodi: l'Università della California di Los Angeles, l'SRI di Stanford, l'Universita della California di Santa Barbara, e l'Università dello Utah. L'ampiezza di banda era di 50 Kbps. Negli incontri per definire le caratteristiche della rete, vennero introdotti i fondamentali Request for Comments (RFC), tutt'ora i documenti fondamentali per tutto ciò che riguarda i protocolli informatici della rete. I primi nodi si basavano su un'architettura client/server, e non supportavano quindi connessioni dirette (host-to-host). Le applicazioni eseguite erano fondamentalmente il Telnet e i programmi di File Transfer Protocol (FTP). La posta elettronica fu inventata da Ray Tomlinson della BBN nel 1971, derivando il programma da altri due: il SENDMSG per messaggi interni e CPYNET, un programma per il trasferimento dei file. L'anno seguente Arpanet venne presentata al pubblico, e Tomlinson adattò il suo programma per funzionarvi: divenne subito popolare, grazie anche al contributo di Larry Roberts che aveva sviluppato il primo programma per la gestione della posta elettronica, RD.

Da Arpanet a Internet (anni Settanta e Ottanta)

In pochi anni, ARPANET allargò i suoi nodi oltreoceano, contemporaneamente all'avvento del primo servizio di invio pacchetti a pagamento: Telenet della BBN. In