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| Alma Mater Studiorum |
Alma mater studiorumleftL'Alma mater studiorum - Università di Bologna (UNIBO) è considerata la più antica università del mondo occidentale.
università
Nonostante i primi statuti universitari risalgano al 1317, una fiorente scuola giuridica esisteva già dal XI secolo: la data di fondazione dello Studium è stata fissata convenzionalmente nell'anno 1088 da una commissione composta, tra gli altri, da Giosuè Carducci.
Attualmente nelle sue 23 facoltà ospita più di 100mila studenti e ha sedi didattiche a Reggio nell'Emilia e Imola e quattro poli scientifico-didattici in Romagna: rispettivamente a Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini.
Storia dell'Alma mater
La più antica università europea, lo Studium, nacque come libera e laica organizzazione fra studenti che sceglievano e finanziavano in prima persona i docenti. Essi si organizzarono in collegi per l'aiuto reciproco fra compagni della stessa nazionalità (nationes), divise in intramontani (o citramontani) ed ultramontani. Già nel XII secolo erano ben 17 le subnationes intramontane e 14 le ultramontane. A testimonianza di ciò, nel palazzo dell'Archiginnasio (che fu sede dell'Università), è presente un complesso araldico di quasi 6000 stemmi studenteschi. È inoltre attivo ancora oggi il pregevole Collegio di Spagna.
Il modello bolognese si contrapponeva a quello parigino delle università di maestri legati alla Chiesa e all'autorità monarchica. In seguito lo stipendio dei professori fu messo a carico del Comune di Bologna.
L'origine dello Studium si deve all'incontro di insigni studiosi di diritto detti glossatori che furono chiamati a commentare gli antichi Codici del Diritto Romano. I primi studi furono quindi incentrati sul diritto e fra i primi eruditi di cui si ha documentazione sono Pepone, Irnerio e Graziano (autore del Concordantia discordantium canonum, primo manuale di diritto canonico).
Nel 1158 Federico I promulgò la Costitutio Habita con cui l'Università venne tutelata come luogo di ricerca e studio indipendentementi da ogni altro potere.
A partire dal XIV secolo si aggiunsero ai giuristi anche studiosi di logica, astronomia, medicina, filosofia, aritmetica, retorica, grammatica e poi teologia, greco ed ebraico.
Nel XV secolo l'ateneo si ridimensionò un poco ma mantenne giuristi di prestigio come ad esempio Andrea Alciato.
Nel XVI secolo vennero istituiti i primi insegnamenti di "magia naturale", ovvero ciò che conosciamo oggi come scienza sperimentale. Figure di rilievo furono Pietro Pomponazzi, che sfidò le posizioni tradizionaliste della teologia sostenendo lo studio delle leggi naturali e Ulisse Aldrovandi, che fondò le basi delle scienze naturali.
Nello stesso periodo l'università divenne un centro di eccellenza per l'algebra, con esponenti di spicco come Gerolamo Cardano e Scipione del Ferro.
La medicina fece progressi enormi grazie al contributo di Gaspare Tagliacozzi e di Marcello Malpighi.
Marcello Malpighi ]]
La fama dell'Università fece diventare Bologna meta di ospiti e studiosi illustri.
Negli oltre nove secoli di storia, si ricordano fra i suoi studenti personaggi di spicco Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Guido Guinizelli, Cino da Pistoia, Cecco d'Ascoli, Re Enzo, Salimbene da Parma, Coluccio Salutati e poi Thomas Becket, Paracelso, Erasmo da Rotterdam, Papa Niccolò V, Raimundo de Pegñafort, Albrecht Dürer, san Carlo Borromeo, Torquato Tasso, Carlo Goldoni.
Studiarono a Bologna anche Pico della Mirandola e Leon Battista Alberti mentre Nicolò Copernico vi studiò diritto pontificio.
Nel XVIII secolo le scienze e la tecnologia mostrarono il loro sviluppo con gli studi pionieristici di Luigi Galvani sull'elettricità.
Nei secoli seguenti spiccarono figure come Giovanni Capellini, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Augusto Righi, Federigo Enriques, Giacomo Ciamician e Augusto Murri.
L'Università continuò a mantenere un posizione fondamentale nel campo della ricerca e della formazione fino alla prima guerra mondiale quando altre realtà presero il sopravvento nella scena culturale europea.
Come eredità della sua lunga storia l'Università possiede oggi numerosissime raccolte e musei, oltre alla biblioteca universitaria, che risale al 1712 ed ha sede presso il notevole palazzo dell'Archiginnasio, che comprende un enorme quantità di volumi e manoscritti.
Oggi l'Università di Bologna resta una istituzione di grande prestigio ed un punto di riferimento in campo nazionale ed internazionale.
Proprio a Bologna è stato ratificato recentemente un trattato per il rinnovo e l'armonizzazione dei sistemi universitari europei (Dichiarazione di Bologna).
Professori notevoli dell'Università di Bologna
- XV secolo
- Scipione del Ferro
- XVI secolo
- Girolamo Cardano
- Gaspare Tagliacozzi
- XVII secolo
- Ulisse Aldrovandi
- Giovanni Cassini
- Bonaventura Cavalieri
- Marcello Malpighi
- XVIII secolo
- Maria Gaetana Agnesi
- Laura Bassi
- Luigi Galvani
- XIX secolo
- Giosuè Carducci
- Giacomo Ciamician
- Camillo Golgi
- Giovanni Pascoli
- XX secolo
- Umberto Eco
- Romano Prodi
- Augusto Righi
Voci correlate
- Bologna
- Collegio Superiore
- Lista delle più antiche università tuttora in attività
- Lista di università
- Nascita delle Università nel XII secolo
- Processo di Bologna
Collegamenti esterni
- [http://www.unibo.it/Portale/default.htm Sito ufficiale Unibo.it]
Poli
- [http://www.polorimini.unibo.it/Polo+Rimini/default.htm Polo di Rimini]
- [http://www.poloravenna.unibo.it/Polo+Ravenna/default.htm Polo di Ravenna]
- [http://www.polocesena.unibo.it/Polo+Cesena/default.htm Polo di Cesena]
- [http://www.poloforli.unibo.it/Polo+Forli/default.htm Polo di Forlì]
Categoria:Bologna
Bologna
ja:ボローニャ大学
ko:볼로냐 대학교
Bologna
Bologna (Bulåggna in bolognese) è un comune di 369.955 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia nonché della regione Emilia-Romagna.
Antichissima città universitaria, ancora oggi è meta di moltissimi studenti che le conferiscono una ricchezza culturale e di idee nuove ed alternative, invidiabile per molte città del mondo. Famosa anche per le sue torri.
Grande nodo ferroviario, con le due stazioni principali seguenti:
- Bologna Centrale (stazione viaggiatori di passaggio),
- Bologna San Donato (scalo di smistamento di testa, situato nel nord-est della città alla cintura ferroviaria merci).
Geografia
Bologna è situata in zona pianeggiante e collinare presso lo sbocco della valle del Reno.
Il territorio provinciale si estende dai margini meridionali della Pianura Padana ai monti degli Appennino tosco-emiliano, spaziando dai 54 m s.l.m. del centro città, ai 300 m s.l.m. di Sabbiuno e del Colle della Guardia (sempre in territorio comunale) ai 1945 m s.l.m. del Corno alle Scale.
Il comune si suddivide amministrativamente in nove circoscrizioni di decentramento, a cui lo statuto attribuisce il nome di "quartieri": Borgo Panigale, San Donato, San Vitale, Sàvena, Navile, Porto, Saragozza, Santo Stefano, Reno. Il quartiere Navile corrisponde a parte del quartiere Lame e ai quartieri Corticella e Bolognina della suddivisione amministrativa precedente alla revisione statutaria, il quartiere Saragozza corrisponde all'ex quartiere Costa-Saragozza, il quartiere Reno agli ex quartieri Barca e Santa Viola, il quartiere Porto agli ex quartieri Marconi e Saffi e a parte dell'ex quartiere Lame, il quartiere Savena agli ex quartieri San Ruffillo, Murri e Mazzini.
Clima
Bologna presenta un clima continentale. Gli inverni sono rigidi e non mancano le precipitazioni nevose. Le estati calde e particolarmente afose a causa dell'umidità dell'aria. Le mezze stagioni sono miti e molto piovose.
Storia
circoscrizioni di decentramento
La zona di Bologna risulta abitata fin dal IX secolo AC, come risulta dagli scavi effettuati a partire da metà '800 nella vicina Villanova, frazione di Castenaso.
In questo periodo, e fino al VI secolo AC, l'insediamento appartiene alla fase indicata appunto come villanoviana ed è sparso in vari nuclei. Nel VII-VI secolo AC abbiamo testimonianze di un'apertura ai modelli artistici della vicina Etruria: anche la composizione etnica della popolazione cambia, passando dagli umbri agli Etruschi che la battezzarono Felsina.
Successivamente (V-IV secolo AC), con la discesa dei Galli nella penisola gli Etruschi vengono progressivamente messi in minoranza, e il dominio gallico sulla zona durerà fino al 196 AC, anno in cui i Galli Boi vengono scacciati dai Romani. Nel 189 AC questi ultimi fondarono sul sito una colonia di diritto latino a cui diedero il nome di Bononia.
Bononia
Dopo la caduta dell'Impero, fu soggetta ad Odoacre, a Teodorico (493-526), a Bisanzio e infine, nel 727, ai Longobardi, nella cui ottica era solo un centro militare. Nel 774 la città capitola davanti a Carlo Magno, che la consegna al papa Adriano I.
Ripopolatasi nel X secolo, Bologna inizia a nutrire aspirazioni comunali, che riuscirà ad affermare alla morte di Matilde di Canossa, nel 1115, ottenendo l'anno successivo una serie di concessioni giurisdizionali ed economiche dall'imperatore Enrico V.
Il comune partecipò alla lotta contro il Barbarossa, conclusasi con la pace di Costanza nel 1183, dopo la quale conobbe una forte espansione, anche edilizia (periodo delle case-torri): fu uno dei principali centri di scambio commerciale grazie a canali che permettevano il transito di grandi quantità di merci.
Il complesso sistema di approvvigionamento idrico di cui era dotata la città, mediante una sviluppata rete di canali tra le più avanzate in Europa, si riforniva d'acqua dai torrenti Savena e Aposa e dal fiume Reno. Questa energia idraulica serviva ad alimentare numerosi mulini per la fiorentissima industria tessile serica e per il trasporto di merci.
Dei canali di Bologna (ora quasi tutti interrati) rimangono oggi tracce nella toponomastica.
Nel 1088 fu fondata a Bologna quella che è riconosciuta come la prima università del mondo occidentale (Alma mater studiorum).
Nel XIII secolo, Bologna fu coinvolta nelle lotte tra guelfi e ghibellini, con alterne fortune. Ad esempio: se, nel 1249, i bolognesi riuscirono addirittura a catturare Re Enzo, figlio di Federico II del Sacro Romano Impero; nel 1275, invece, dopo un tentativo, fallito, della guelfa Bologna di attaccare la ghibellina Forlì, le truppe ghibelline di Guido da Montefeltro, di Maghinardo Pagani e di Teodorico degli Ordelaffi, misero in fuga i bolognesi presso il fiume Senio, al ponte di San Procolo. La rotta fu tanto grave che il carroccio dei bolognesi venne portato in trionfo a Forlì.
Forlì
Nel 1337 ha inizio la signoria dei Pepoli, definita da alcuni studiosi una "criptosignoria" perché la famiglia cerca di governare ponendosi come primi tra pari piuttosto che come veri e propri signori della città.
La signoria presenta forti elementi di continuità col passato, e resisterà fino al 28 marzo 1401 quando diventeranno signori di Bologna i Bentivoglio.
Nel 1500 passa allo Stato Pontificio fino al 1796 quando arrivano a Bologna le truppe francesi ma, dopo il Congresso di Vienna (1815) la città ritorna alla Chiesa. Vi si stabiliranno gli Austriaci, per essere poi annessa al Regno d'Italia nel 1860.
1860
Gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale, protagonista nella resistenza, dal dopoguerra la città è stata sempre un baluardo e fiore all'occhiello delle amministrazioni di sinistra (da cui l'appellativo Bologna la rossa).
Bologna è stata fra le prime a sperimentare il concetto di trasporto pubblico gratuito e a istituire una rete civica con la fornitura di connessione Internet gratuita per i cittadini.
Durante l'amministrazione di Renato Zangheri, il 2 agosto 1980 alle ore 10.25 una bomba esplose alla stazione centrale di Bologna causando 85 morti, per quella che passerà alla storia come Strage di Bologna.
Nel 1999, con grande sorpesa, il centro sinistra perse le elezioni comunali a favore della coalizione di Giorgio Guazzaloca, ma dal 2004 il governo della città è di nuovo nelle mani del centro sinistra con Sergio Cofferati.
Monumenti e luoghi di interesse
Sergio Cofferati
I portici, le mura e l'architettura
Sergio Cofferati
Bologna è la città dei portici. Li si trova in quasi tutte le vie del centro e la loro origine è da attribuirsi alla forte espansione che ebbe la città nel tardo medioevo, quando la città e la fiorente università divennero un polo ambito per studiosi e letterati di tutta l'Europa, ma anche per la popolazione proveniente dalla campagna.
Di qui la necessità di sfruttare al meglio gli spazi e aumentare la capienza delle case espandendo i piani superiori al piano terra, dapprima con la creazione di sporti in legno sorretti da travature, e successivamente da portici sorretti da colonne. Peraltro i portici, come anche in altre città vicinanti, costituirono anche un sistema pressoché spontaneo di camminamenti coperti, consentendo perciò di percorrere buona parte delle strade al riparo da pioggia e neve.
La struttura romana della città non è più visibile dato che la fisionomia attuale del vasto centro storico si è sviluppata nel XI e XII secolo. Bologna ebbe tre cerchie di mura: la più antica era costruita in selenite e risale all'epoca di Teodorico. Queste furono distrutte per ordine di Federico Barbarossa e al loro posto vennero costruite le più ampie mura dei Torresotti (XII secolo).
La terza e ultima più grande cerchia di mura risale al XIII e XIV secolo: e non ebbe mai una efficacia difensiva. Di essa - dopo il discutibile abbattimento avvenuto all’inizio del XX secolo - sono rimaste le dodici porte e alcuni piccoli tratti.
Entro il tracciato di queste mura il tessuto urbano della città è rimasto in gran parte intatto: è questo che lo rende particolare, con i suoi 37 chilometri di portici.
Le torri
XX secolo
Le torri gentilizie di Bologna di origine medioevale sono uno dei tratti più caratteristici della città.
Nel medioevo si contavano più di 180 torri (una enormità rispetto all'estensione della città di allora).
Di esse purtroppo se ne sono salvate solo diciassette.
Fra le torri superstiti si possono citare la Torre Altabella (61 metri di altezza), la Torre Prendiparte (60 m), e le ben più note Torre degli Asinelli e Garisenda.
Le due torri sono i monumenti simbolo della città: la Torre degli Asinelli (alta 97 metri) e la Torre della Garisenda (in origine alta 60 metri, ora 48) edificate per volere di nobili ghibellini nel XII secolo.
La più pendente delle due, la Garisenda, fu citata più volte da Dante, nella Divina Commedia (Inferno, XXXI, 136-140) e nelle Rime, a riprova del suo soggiorno a Bologna.
Le chiese
Divina Commedia
In Piazza Maggiore si trova la gotica e imponente (è la quinta chiesa più grande del mondo) basilica di San Petronio (costruita fra il 1390 ed il 1659), che presenta un portale decorato da bassorilievi di Jacopo della Quercia: all'interno vi si trova una meridiana progettata da Giovanni Domenico Cassini.
Nella stessa area si trovano la fontana del Nettuno, opera del
Giambologna; il Palazzo del Podestà (riedificato nel 1845); il duecentesco Palazzo di Re Enzo ed il Palazzo Comunale (XIII e XV secolo).
Di notevole interesse le chiese di San Francesco (del XIII secolo, primo esempio di gotico francese in Italia, con adiacenti i monumenti funebri dei glossatori), e la chiesa di San Domenico (del XIII secolo, con la preziosa arca in cui sono conservate le spoglie del santo, realizzata da Nicola Pisano e recante statue di Michelangelo).
Molto suggestivo il complesso di Santo Stefano, noto anche come "le Sette Chiese" (il nucleo originale fu edificato nel VIII secolo su un tempio pagano dedicato ad Iside; qui erano conservate fino al 2000 le spoglie di San Petronio, ora traslate nella omonima basilica).
2000
Notevoli anche la cattedrale San Pietro (ricostruita al XVII secolo); San Giacomo Maggiore (gotica, del 1263, con elegante portico rinascimentale); Santa Maria dei Servi (eretta tra il XIV ed il XVI secolo, con una Maestà di Cimabue e un suggestivo quadriportico); Santa Maria della Vita (è la chiesa del primo ospedale di Bologna, fondato nel 1260, al cui interno si trovano le preziosissime terracotte delle Marie Piangenti (il Compianto sul Cristo morto) realizzate da Niccolò dell'Arca nel 1463).
Sul Colle della Guardia (a circa 300 m s.l.m. a sud-ovest del centro storico), si trova il caratteristico santuario della Madonna di San Luca (del 1723), che si raggiunge per una via porticata (del XVII e XVIII secolo) di 666 archi, che con i suoi 3,7 km pare essere il portico più lungo al mondo.
L'Archiginnasio
L'Archiginnasio di Bologna è uno dei palazzi più significativi della città: fu sede dell'antica Università, dal 1563 al 1803.
Il palazzo fu costruito nel 1562 su progetto di Antonio Morandi (detto il Terribilia), ed è ricchissimo di storia e opere d'arte.
Citiamo il complesso araldico murale (che si compone di più di 6000 stemmi studenteschi), ed il teatro anatomico (che risale al 1637, sala dedicata allo studio dell'anatomia a forma di anfiteatro, costruita in legno d'abete, soffitto a cassettoni, e decorata con statue).
Dal 1838 è sede della Biblioteca Comunale.
Cultura
Nel 2000 Bologna è stata Capitale europea della cultura.
Musei e biblioteche
Bologna è una città dal sistema museale molto attivo ed espanso, costituito da ben 43 musei (per lo più Comunali e Universitari) sempre curati ed aggiornati e nei quali, accanto alle ricche collezioni permanenti, stazionano spesso importanti e interessanti mostre.
I pricipali musei sono: le Collezioni Comunali d'Arte, il Museo Civico Archeologico (con collezioni di epoca romana, etrusca e preistorica), il Museo Civico Medievale, la Pinacoteca Nazionale di Bologna (con opere dei Carracci, Giotto, Vitale da Bologna, Raffaello, Guido Reni, Parmigianino), il Museo Morandi, il Museo Civico d'Arte Industriale Davia Bargellini, il Museo del Patrimonio Industriale alla Fornace Galotti, la Galleria Comunale d'Arte Moderna di Bologna.
L'Università ha un numero elevatissimo di propri musei e biblioteche, quasi uno per ogni facoltà, a cui si aggiungono i musei religiosi.
Fra le biblioteche si segnalano la Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio e la moderna Biblioteca Sala Borsa (inaugurata nel 2001).
Di notevole interesse è anche la Cineteca di Bologna, istituzione comunale dedicata al cinema ed alla filmografia.
Cineteca di Bologna ]]
Di recente costituzione è anche l'interessante Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, che, insieme al Conservatorio Giovanni Battista Martini detiene un notevole insieme di collezioni musicali (libri, strumenti musicali, quadri).
Teatri
Il teatro è stata una forma di intrattenimento molto diffusa a Bologna fino dal Cinquecento. Il primo teatro pubblico fu il Teatro della Sala, attivo a partire dal 1547 nel Palazzo del Podestà.
Una figura molto importante del teatro bolognese e italiano fu Alfredo Testoni, il commediografo autore del "Cardinale Lambertini", grande successo teatrale sin dal 1905, riproposto poi sullo schermo dall'attore bolognese Gino Cervi.
Nel 1998 il Comune di Bologna ha dato vita al progetto "Bologna dei Teatri", un'associazione che riunisce le principali strutture teatrali della città. Si tratta di un circuito di teatri dall'offerta culturale variegata, che spazia dalla commedia dialettale bolognese alla danza contemporanea, ma con una strategia di comunicazione e promozione unitaria. In concreto, gli spettacoli in cartellone nei vari teatri aderenti al progetto vengono pubblicizzati settimanalmente attraverso una locandina unica.
I principali teatri di Bologna sono:
- Arena del Sole, dotato di due sale, con un repertorio generalista popolare e internazionale
- Teatro Alemanni, il tempio della commedia dialettale bolognese
- Teatro delle Celebrazioni, con un cartellone dedicato ai comici e alla danza contemporanea
- Teatro Comunale di Bologna, che ospita spettacoli musicali di opera lirica e musica sinfonica
- Teatro Dehon, che offre il cartellone più ampio, come generi teatrali e durata della stagione, e ospita le produzioni della compagnia del teatro
- Teatro Duse, teatro di prosa
- Teatro Testoni, dedicato agli spettacoli per i bambini e i ragazzi
Altri teatri o luoghi di spettacolo:
- Europauditorium
- Humusteater
- Teatro Manzoni, che ospita il programma di balletto organizzato dal Teatro Comunale
- Teatro Medica Palace
- Teatro del Navile
- Teatro delle Moline
- Teatro Polivalente Occupato (T.P.O.)
- Teatro San Leonardo, laboratorio permanente di ricerca e sperimentazione affidato a Leo de Berardinis
- Teatro Ridotto
- Teatri di Vita, teatro-danza contemporaneo
Università
Teatri di Vita, antica sede dell'Ateneo]]
L'Alma mater studiorum - Università di Bologna è considerata la più antica università del mondo occidentale.
La data della sua fondazione è stata fissata convenzionalmente nell'anno 1088 da una commissione composta, tra gli altri, da Giosuè Carducci.
Attualmente conta più di 100.000 studenti (che su meno di 400.000 abitanti sono un numero considerevole) e 23 facoltà. La vita della città e quelle dall'Università sono intimamente connesse fin dal medioevo, facendole meritare l'appellativo di Bologna la dotta.
Sport
Lo sport di vertice a Bologna è la pallacanestro. Negli anni Novanta la città si è guadagnata l'appellativo di Basket City ("la città della pallacanestro") grazie alla contemporanea militanza ai vertici della Serie A1 delle due squadre bolognesi Virtus e Fortitudo.
Anche il calcio, come in tutte le città italiane, è molto popolare. Il Bologna Football Club 1909, la principale squadra della città, nel corso della sua storia ha vinto 7 scudetti; tuttavia, a causa della retrocessione avvenuta nella stagione 2004/2005, attualmente milita in Serie B.
Bologna ha, e ha avuto in passato, squadre di vertice in altri sport. La Fortitudo Baseball ha vinto sette campionati italiani (l'ultimo nel 2005), quattro Coppe Italia e due Coppe dei Campioni.
Tra le personalità bolognesi dello sport, si ricordano la velocista Ondina Valla (la prima donna italiana a vincere un oro olimpico), il calciatore Giacomo Bulgarelli, lo sciatore Alberto Tomba, l'arbitro di calcio Pierluigi Collina, il pilota automobilistico Alex Zanardi
Bologna è stata sede delle due semitappe della 1^ tappa del Giro d'Italia 1994 (22 maggio), una prova in linea vinta da Endrio Leoni ed una cronometro individuale vinta dal francese Armand De Las Cuevas.
Gastronomia
Armand De Las Cuevas
La fama gastronomica di Bologna risale al medioevo: erano presenti in città potenti famiglie signorili, presso le cui corti servivano i cuochi più celebrati.
Ma la tradizione gastronomica bolognese è strettamente legata all'Università: la mescolanza di numerosissimi studenti e professori di nazionalità diverse arricchì la cultura gastronomica, e rese necessaria una buona organizzazione dell'approvvigionamento alimentare. Nel trecento si contavano in città ben 150 osterie e 50 alberghi, che venivano riforniti dalle fertili campagne circostanti ma anche da lontano, per vie d'acqua (tramite i canali della città, che erano collegati al Po e di qui al mare).
Il detto Bologna la grassa va quindi a braccetto con il detto Bologna la dotta.
La cucina Bolognese (così come la cucina emiliana in genere) è nota per la sua varietà ed opulenza: i piatti tipici sono a base di carne (in particolare maiale) e pasta all'uovo.
Sono particolarmente famosi i saporiti la mortadella, i tortellini, le lasagne, il ragù (tipicamente usato per condire le tagliatelle).
La leggenda racconta che i tortellini siano stati modellati sulla forma dall'ombelico di Venere. Le tagliatelle, sempre secondo la leggenda, furono create a somiglianza dei lunghi capelli biondi di Lucrezia Borgia in occasione delle sue nozze con il Duca di Ferrara, Alfonso I d'Este.
L'Accademia Italiana della Cucina e l'associazione Confraternita del Tortellino hanno depositato a partire dagli anni 70 le ricette ufficiali di alcuni piatti tipici presso la Camera di Commercio di Bologna. Si tratta di:
- La tagliatella di Bologna
- Ripieno dei tortellini di Bologna
- Ragù bolognese
- Certosino di Bologna
- Lasagne verdi alla bolognese
- Il friggione
- Spuma di mortadella
- Galantina di pollo (o di cappone)
- Cotoletta alla bolognese
- Gran fritto misto alla bolognese
Amministrazione
- Sindaco: Sergio Gaetano Cofferati, dal giugno 2004.
- Comune: Centralino 051 20.31.11
- Classificazione climatica: zona E, 2259 GR/G
Voci correlate
- Aeroporto di Bologna
- Dialetto bolognese
- Processo di Bologna
- Scuola bolognese dei cantautori
- [http://maps.google.com/maps?q=Bologna,+Italy&ll=44.494286,11.344113&spn=0.023157,0.035306&t=k&hl=en Googlemap: Mappa satellitare del centro di Bologna]
- [http://sit.comune.bologna.it/turismo/ricerca.htm Mappa turistica di Bologna]
- [http://www.bibliotecasalaborsa.it/home.php Biblioteca Sala Borsa]
- [http://www.bibliotecasalaborsa.it/content/percorsi/raccontoresistenza.html Episodi di guerra e resistenza a Bologna]
- [http://www.cinetecadibologna.it/ Cineteca di Bologna]
- [http://www.museomusicabologna.it/info.htm Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna]
- [http://www.bookfair.bolognafiere.it/ Mostra degli Illustratori di Libri per Ragazzi]
- [http://www.bulgnais.com/fotobologna.html Foto di Bologna]
- [http://www.bolognalacittadelcibo.it/ Bologna la città del cibo]
- [http://www.itineraribologna.it Itinerari Bologna]
- [http://www.bologna-in.com Alla Scoperta di Bologna]
- [http://www.bolognaracconta.com/ bolognaracconta.com]
- [http://www.amicidelleacque.com/ Associazione amici delle vie d'acqua e dei sotterranei di Bologna]
-
Categoria:Comuni della provincia di Bologna
Categoria:Comuni dell'Emilia-Romagna
Categoria:Comuni italiani
ja:ボローニャ
UniversitàUna università (dal latino universitas, -atis) è un'istituzione costituita da un gruppo di strutture scientifiche finalizzate alla didattica e alla ricerca. Le università attribuiscono dei titoli accademici che si conseguono a sèguito di corsi cui si accede dopo aver terminato gli studi secondari.
Per quanto in tutto il mondo siano esistite istituzioni di questo tipo, che possono farsi risalire all'Accademia platonica e alla Schola medica salernitana, oltre che ai vari simposi culturali presenti in Grecia (i più celebri dei quali sono l’etería di Alceo e il tíaso di Saffo), il termine “università” designa un preciso modello culturale che ha le sue origini nelle chiese e nei conventi europei, dove, nell'alto Medioevo, cominciarono a tenersi lezioni, con letture e commento di testi filosofici e giuridici. Presso i conventi più prestigiosi, varie categorie di docenti e studenti cominciarono ad organizzarsi in corporazioni o "universitates".
Storia
Nel XII secolo la Chiesa era divenuta la guida intellettuale, spirituale e culturale del mondo. Questo nuovo importante ruolo fu la conseguenza del lavoro di riappropriazione del bagaglio culturale eredità del mondo antico, soprattutto attraverso il contatto tra l’Europa ed il mondo arabo. Cominciarono a tenersi lectiones magistralis in cui si discuteva prevalentemente di filosofia aristotelica, la parte più sistematizzata del sapere dell'antichità. Queste lezioni si diffusero rapidamente in Europa, acquistando ben presto il carattere di vere e proprie riunioni assembleari, tanto frequentate che richiesero ben presto una organizzazione più razionale. Esse vennero perciò regolamentate e protette da bolle imperiali e papali.
A Bologna, dall'istituzionalizzazione di uno di questi primi nuclei, nasce l'Alma mater studiorum (tale denominazione è stata sostituita a quella ufficiale data dal Ministero, "Università degli studi di Bologna", con decreto rettorale del 2000), considerata la più antica università del mondo. Non è nota una data certa di fondazione e il 1088 è stato scelto convenzionalmente nell'Ottocento da un comitato di storici guidato da Giosue Carducci per festeggiarne l'ottocentesimo anniversario. Una data certa è il 1158, quando Federico I promulga la costitutio habita, a sèguito della quale l'università diventa un luogo in cui la ricerca si sviluppa in modo indipendente da ogni altro potere. La presenza di numerosi studenti stranieri a Bologna (tuttora i fuorisede costituiscono la maggioranza della popolazione studentesca) conduce alla creazione di associazioni, chiamate appunto "universitates", costituite dagli studenti a tutela dei propri diritti. Sorgono così prima due universitates, quella dei citramontani (o italiani) e quella degli ultramontani. Con l'aumento degli studenti si produce una suddivisione prima in "nationes" (romani, campani, toscani e lombardi), poi in "subnationes". Queste ultime ammontavano a ben 17 nel XII secolo per gli italiani a 14 per gli ultramontani.
Prima della fondazione dell'Alma mater studiorum a Salerno esisteva già da una cinquantina di anni la Ippocratica Schola medica salernitana, istituzione accademica che godeva di grandissima fama ma ebbe una vita discontinua. Secondo alcuni storici, inoltre, l'Università di Pavia sarebbe più antica di quella di Bologna, poiché sorta da una cattedra di diritto presente da circa duecento anni prima. Un'università istituita di proposito, e non sorta da preesistenti scuole di diritto e retorica o nuclei sorti dall'accordo informale di discepoli e maestri, è stata la prima delle cinque università partenopee, voluta nel 1224 da Federico II e a lui intitolata nel 1987. Pochi anni dopo sorse l'Università di Padova, attorno a un nucleo di studenti costituitosi in uno studium a Vicenza nel 1222 a sèguito di contrasti sorti con le autorità locali a partire dal 1204 e successivamente trasferitosi.
Il successo dell'Università di Bologna induce clero e governanti a moltiplicare le scuole e ad assumerne il controllo. Tutte le grandi università del XII secolo nascono per aggregazione, ufficializzata da atti governativi ed ecclesiali, di collegi e cattedre. Così, nel corso del '200 e del '300, negli stati europei vengono attivati numerosi istituti di istruzione superiore, anche se molti di breve vita.
Ad esempio nel 1180, con due decreti di papa Alessandro III, nasce il primo nucleo dell'Università di Parigi; ai decreti seguono un privilegio di Filippo Augusto del 1200, un concordato del 1206 e l'assegnazione degli statuti ufficiali del legato del Papa nel 1215.
Nel 1167 re Enrico II richiama da Parigi un gruppo di studenti per fondare l'Università di Oxford, la cui fondazione ufficiale risale al 1284. L'aveva preceduta, nel 1249, l'Università di Cambridge, prima università britannica.
Nel 1218 viene fondata in Spagna l'Università di Salamanca, che nel corso del XVI secolo fu, con 6700 studenti, la più grande d'Europa. Da quest'università passò gran parte della cultura scientifica araba, prima di diffondersi nell’Europa centrale.
Anche l'ateneo federiciano nasce in contrapposizione a quello bolognese, a sèguito di contrasti tra l'impero romano e il papato.
Nel 1285 viene fondata l'Università di Coimbra, la prima del Portogallo.
Nel XIV secolo una preparazione teorica era ormai indispensabile per ricoprire gli incarichi di podestà nei comuni e per lo svolgimento delle professioni forensi e notarile.
Il 20 aprile 1303 papa Bonifacio VIII emana la bolla di istituzione a Roma di uno studium da cui avrà origine l'odierna università La Sapienza.
Uno dei criteri che trasforma un'istituzione accademica in università è la trasformazione da "studio particolare", cioè che rilascia titoli a nome dell'autorità locale, in "studio generale", con validità dei titoli conferiti estesa a tutto il mondo cristiano o comunque all'intera nazione in cui è situata l'università. Ad esempio da un frammento degli statuti di Camerino, redatto presumibilmente nel 1355, pare che fossero attivi corsi di diritto canonico e civile, medicina e lettere, mentre la teologia veniva insegnata nei rispettivi conventi dai lettori agostiniani e domenicani. Lo status di università viene raggiunto nel 1377 con l'attribuzione di "studio generale" da parte di papa Gregorio XI.
Nella seconda metà del '300 dall'Italia e dalla Spagna la cultura universitaria si diffonde verso l'Europa centrale e orientale. Nel 1348 viene fondata l'Università di Praga, nel 1364 l'Università Jagellonica a Cracovia, nel 1365 l'Università di Vienna e nel 1367 l'Università di Pécs, in Ungheria.
Nel 1386 nasce la prima università tedesca, l'Università di Heidelberg.
Nel nuovo mondo la prima università è la Universidad national autónoma de México, istituita nel 1551.
La fondazione di università nelle colonie britanniche è relativamente recente: l'università della Pennsylvania viene fondata nel 1749 e quella di Sydney nel 1850.
Vedi anche: Lista delle più antiche università tuttora in attività
L'università italiana
Il Regno Sabaudo emana nel 1848 la prima legge organica di riforma degli studi superiori (detta legge Boncompagni), di indirizzo centralistico e laicistico. La legge prevede un controllo governativo delle scuole di ogni ordine e grado, sia statali sia libere, attraverso il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, cui competono gli ordinamento degli studi, i piani didattici, l'approvazione dei programmi dei corsi e dei libri e dei trattati adottati. La legge elimina anche il nulla osta vescovile per la nomina dei professori.
Con la legge 22 Giugno 1857 e con il successivo regolamento furono aboliti i consigli universitari e i loro compiti affidati ai rettori e, per le parti di competenza, ai consigli di facoltà.
Allo scopo di centralizzare e uniformare le varie realtà del regno in via di formazione, con il Regio Decreto n. 3725 del 13 Novembre 1859 (Legge Casati) e relativo regolamento venne rinnovata profondamente tutta la materia della pubblica istruzione. Viene introdotta l'obbligatorietà e la gratuità scolastica per i primi due anni per maschi e femmine.
Per l'università, si introduce la nomina regia per i docenti ordinari, straordinari e i membri delle commissioni che devono esaminarli.
Le legge istituì a Milano un istituto tecnico superiore (il futuro Politecnico), che conferiva i diplomi di ingegnere agronomo e meccanico.
La legge Casati, variamente integrata ed emendata, costituirà l'orientamento dell'istruzione del Regno d'Italia sino alla riforma di Giovanni Gentile del 1923.
Dal 1860 al 1861 è Ministro dell'Istruzione Terenzio Mamiani.
Con l'aumentare degli stati annessi al Regno di Sardegna nel processo di unificazione nazionale aumentava anche il numero di università. L'annessione di gran parte dello Stato Pontificio apportò al Regno le università di Bologna, Ferrara, Urbino, Perugia, Macerata e Camerino. Università molto diverse tra loro per potenzialità e mezzi fatto che indusse molti a chiedere la soppressione di quelle minori accusate di poca serietà e di fare concorrenza alle più importanti con il ribasso delle tasse. Giosuè Carducci, Gobetti ed altri ancora si espressero in questo senso. In particolare, il senatore e professore di fisica dell'Università di Pisa Carlo Matteucci, aveva avuto la fortuna di conoscere a Parigi Humboldt, affermò: «poche università, ma buone!», intendendo esprimere la preoccupazione di mantenere allo Stato grandi istituti scientifici di importanza nazionale senza disperdere nelle autonomie l'istruzione superiore. In un suo disegno di legge, presentato al Senato 1861, individuava nell'eccesso degli istituti, «creati in ogni Stato della penisola in concorrenza gli uni con gli altri, con la conseguente dispersione degli uomini migliori, e nella ricerca di originalità nelle forme di organizzazione, il difetto principale delle istituzioni universitarie italiane e propone di costituire pochi e completi centri di studi superiori, gli unici abilitati a rilasciare le lauree, nei quali si raccogliessero i docenti più affermati, le collezioni più ricche e le migliori dotazioni per la ricerca e le applicazioni pratiche.
Nel 1861, alla proclamazione del Regno d'Italia, sotto il governo Cavour, Francesco De Sanctis diventa il primo Ministro della Pubblica Istruzione dell'Italia unita, carica che manterrà anche sotto il governo Ricasoli fino al 1862.
De Sanctis presentò al Senato, nel 1862, una proposta di legge sull'istituzione di scuole «normali» per la prepararazione dei docenti di ginnasi e licei. Egli si ispirava ad esempi come l'École normale di Parigi, i liberi seminari in Germania, il "seminario filologico" di Pavia e la Scuola Normale Superiore di Pisa.
Il progetto, di soli cinque articoli, proponeva l'istituzione presso alcune università di scuole normali superiori, in cui l'insegnamento sarebbe stato affidato, con una piccola indennità aggiuntiva, agli stessi docenti universitari.
Nel 1862 Carlo Matteucci viene nominato Ministro della Pubblica Istruzione, incarico che manterrà fino al 8 Dicembre dello stesso anno. Nel 1862, la legge predisposta da Matteucci e dal matematico Francesco Brioschi, suo collaboratore, stabilì che la direzione amministrativa e disciplinare fossero affidate al Consiglio accademico, organismo collegiale composto dal rettore e dai presidi delle facoltà. Si divisero inoltre le università italiane in due categorie, con una sensibile differenza nel trattamento economico dei professori, più elevati ai professori delle università di primo ordine e più modesti nelle altre. Gli insegnamenti rimasero però uguali, così come le tasse dovute dagli studenti.
Il 1868 assume la carica di Ministro della Pubblica Istruzione sotto il Gabinetto di Luigi Menabrea, Emilio Broglio, che la ricoprirà fino al 1869. Broglio emana un nuovo "Regolamento universitario" tendente ad armonizzare quello di Brioschi e Matteucci con lo spirito della legge Casati. In esso, le facoltà, pur essendo suscitatrici di libera cultura, dovevano altresì provvedere ai fini professionali.
Nel 1872 vengono soppresse le facoltà di Teologia delle Università del Regno. Questo fatto, oltre a vari episodi come la destituzione di professori che si rifiutarono di giurare fedeltà al re ed allo Stato italiano culminati il 12 marzo 1876 con la chiusura dell'università di Palazzo Altemps a Roma, costituita dai professori che avevano rifiutato il giuramento di fedeltà al re, costituisce la base delle spinte per la fondazione di un'università cattolica, che si vedranno concretizzate solo nel 1921 con l'inaugurazione dell'Università Cattolica di Milano e poi nel 1924 dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
Il 1873 diventa ministro Ruggero Bonghi che rimarrà in carica fino al 1876. Il 25 Marzo 1876 il ministro Michele Coppino succede a Bonghi, rimanendo in carica fino alla fine del 1877.
Nel 1873, diverse scuole veterinarie del Regno d'Italia furono autorizzate a rilasciare la laurea in Zooiatria, che fino a quel momento era prerogativa esclusiva della Scuola veterinaria di Parma. Al tempo, la zooiatria e la zootecnica erano considerate attività strategiche per gli stati, oltre che per le necessità delle attività agricole e di allevamento, soprattutto per gli usi militari della cavalleria.
Con decreto del 21 gennaio 1874, vengono create "Scuole Normali" presso le università di Napoli, Roma, Padova e Torino.
Nel gennaio 1881, dopo ripetute richieste, entra nel governo come ministro della Pubblica Istruzione il medico Guido Baccelli, che ricoprirà il mandato fino al 1884, poi nuovamente dal 1893 al 1896 e infine tra il 1898 e il 1900.
Nel 1888 diventa ministro Paolo Boselli che rimarrà in carica fino al 1891. Gli succede Pasquale Villari, in carica fino al 1892.
Dall'inizio del Novecento, con la diffusione del movimento socialista si creò in Italia una fitta rete di "Università popolari". Queste avevano lo scopo di diffondere l'istruzione e la cultura a livello popolare, agendo come elementi di stimolo per una piena cittadinanza politica e culturale. Per quanto non riconosciute ufficialmente come istituti di istruzione, le università popolari rappresentavano, in un certo senso, il ritorno alle origini della cultura universitaria. L'avvento del fascismo ne decretò la chiusura.
Il 15 giugno 1920 Benedetto Croce viene nominato Ministro della Pubblica Istruzione, carica che manterrà fino al 1921.
Nel 1923, sotto la guida del ministro Giovanni Gentile viene varata una riforma dell'Università. La riforma si imperniava sul liceo classico come scuola "principale", che dava accesso a tutte le facoltà universitarie. Il ginnasio era concepito come la via da percorrere, dopo gli studi elementari, da parte delle future classi dirigenti. Il ginnasio infatti preparava a tutti i gradi di istruzione secondaria, tra i quali primeggiava, il liceo classico, che, fornendo la più ampia cultura generale, era l'unico che permetteva l'accesso a tutte le facoltà universitarie.
Il decreto Gentile, prevede inoltre l'esistenza di università libere, vincolando il riconoscimento giuridico e il valore legale dei titoli di studio all'adeguamento degli ordinamenti al disposto della stessa legge. Tra queste vi erano Perugia, Urbino, Camerino e Ferrara.
Sempre nel 1923, viene costituito il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR); per la prima volta, l'Italia ha un ente di coordinamento e promozione della ricerca su scala nazionale parallelo alle università. Il primo presidente è il matematico Vito Volterra.
Nell'anno accademico 1931/32 gli studenti iscritti alle università italiane erano 47.614.
Nel 1931 viene imposto ai professori universitari il giuramento di fedeltà al Fascismo. Sotto ricatto, su oltre milleduecento accademici, soltanto dodici opposero un rifiuto. Furono Ernesto Buonaiuti, Marco Carrara, Fabio Luzzatto, Francesco Ruffini, Edoardo Ruffini, Giorgio Levi Della Vida, Gaetano De Sanctis, Vito Volterra, Bartolo Nigrisoli, Lionello Venturi, Giorgio Errera e Piero Martinetti, che furono esclusi dall'insegnamento universitario. A questi va aggiunto Giuseppe Antonio Borgese che al momento dell'imposizione del giuramento era negli Stati Uniti dove decise di rimanere rinunziando alla cattedra di Estetica presso l'Università di Milano.
Nel 1935, gli istituti superiori di agricoltura, fino ad allora dipendenti dal Ministero dell'agricoltura e delle foreste, passarono al Ministero della pubblica istruzione e divennero facoltà universitarie di Agraria.
Nel 1938, a causa delle leggi razziali, numerosi professori, assistenti e studenti che furono esclusi dall'Università in quanto ebrei. L'Italia perse alcune delle sua menti più brillanti, come Emilio Segré, Enrico Fermi, Giuseppe Levi, Salvador Luria, Silvano Arieti, Bruno Rossi e Franco Rasetti, costretti a lasciare il paese.
Nell'anno accademico 1941/42 gli studenti iscritti alle università italiane erano 145793; le donne non superavano il 15-20% del totale.
Nel dopoguerra, gli atenei riprendono lentamente la loro normale attività, conservando tuttavia, il rigido ordinamento imposto dal fascismo. Il diritto all'autonomia universitaria viene previsto dall'art. 33 della Costituzione dove è riconosciuto alle istituzioni di alta cultura, università e accademie, il diritto di darsi ordinamenti autonomi.
In realtà, soltanto nel clima dei governi di centro-sinistra agli inizi degli anni ’60 viene elaborato un piano organico di riforma, il progetto Maranini-Miglio, che verrà attuato nel 1969. Per l'autonomia, occorrerà invece attendere gli anni '90.
Nell'anno accademico 1951/52, gli studenti iscritti alle università italiane erano 226.543.
In Italia, nel 1967 appaiono i primi episodi di rivolta studentesca con l'occupazione dell'Università Cattolica di Milano, nata peraltro da motivi pratici, in particolare dall'aumento delle tasse di iscrizione deliberato in estate dal senato accademico. L'anno successivo il movimento degli studenti, allargatosi alle Università di Stato, coinvolse anche le scuole secondarie. Tra le rivendicazioni, si trova un decisa critica ai vecchi organi di rappresentanza degli studenti.
Sotto la spinta della contestazione studentesca, con il decreto del presidente della Repubblica n. 1236 del 31 ottobre 1969, viene varata la prima grande riforma universitaria del secondo dopoguerra, che, in particolare, liberalizzava gli accessi eliminando il vincolo imposto da Gentile sul passaggio attraverso i liceo classico.
Con la Legge n. 168 del 9 maggio 1989, viene creato il creato il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica (MURST), separando così l'attività delle università da quella delle istituzioni di istruzione preparatoria, primaria e secondaria.
Nell'anno accademico 1991/92, gli studenti iscritti alle università italiane erano 1.474.719.
Verso la fine degli anni '90, un forte impulso alla trasformazione dell'università in "senso europeo" (per quanto il termine sia stato usato in sensi molto spesso contrapposti), viene dato dalla riforma che introduce l'autonomia degli atenei. La riforma rimodella anche i corsi di studio, introducendo la cosiddetta formula del 3+2, basata sul modello angloamericano (legge 15 maggio 1997, n. 127, attuata con decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509).
L'autonomia didattica introdotta consente ai singoli atenei e agli organi collegiali di stabilire:
- la denominazione e gli obiettivi formativi caratterizzanti i corsi di studio;
- i criteri d'accesso (accesso libero, numero programmato, accertamento delle competenze iniziali vincolante o orientativo);
- la tipologia delle attività formative e il corrispondente numero di Crediti Formativi Universitari (già sperimentati per i programmi di scambio Socrates/Erasmus con il progetto "ECTS", European credit transfer system);
- l'individuazione di forme alternative di didattica, come quelle a distanza;
- la modalità di svolgimento di attività curriculari di tipo professionalizzante (laboratori, tirocini interni, stages etc.);
- le modalità della prova finale per conseguire il titolo di studio.
La riforma si proprone di garantire la libertà a ogni singolo ateneo di costruire percorsi di studio adeguati alle esigenze della locale realtà economica e sociale. In ogni caso, i percorsi di studio progettati delle singole università devono rispettare alcuni criteri generali in termini di obiettivi da raggiungere e di aspetti generali delle attività formative, definiti a livello nazionale. Per tal motivo sono state introdotte, con successivi decreti ministeriali, le cosiddette classi (42 di laurea, 104 di laurea specialistica, 4 di laurea e 4 di laurea specialistica per le professioni sanitarie, 1 di laurea ed 1 di laurea specialistica per la formazione di ufficiali militari). Per ogni classe sono definiti gli obiettivi formativi qualificanti, comuni a tutti i corsi di studio attivati dagli atenei in riferimento alla medesima classe, e i titoli di studio afferenti alla medesima classe hanno identico valore legale (il valore legale non va confuso con il valore abilitante; alcune lauree sono infatti direttamente abilitanti – non necessitano cioè del previo superamento di apposito esame di Stato atto ad accertare l'idoneità professionale – a determinate e specifiche professioni sanitarie, e parimenti ai sensi della legge 53/2003 possono essere attivati, in convenzione con il Ministero, corsi di laurea a numero chiuso abilitanti all'insegnamento secondario).
Sotto il governo D'Alema, la struttura organizzativa della ricerca scientifica e dell'istruzione superiore si rinnova e, con il d.lgs. 30 luglio 1999, n. 300, il Ministero della pubblica istruzione (MPI) e il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica (MURST) si riunificano nel Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (MIUR). Riunificazione che entrerà in vigore con il secondo governo Berlusconi, formatosi nel 2001.
Le università in Italia e nel mondo
- Università in Italia
- Università in Belgio
- Università in Canada
- Università in Corea del sud
- Università in Francia
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- Università in Giappone
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- Università in Svizzera
- Classifica accademica delle università mondiali
Voci correlate
- College
- Diploma universitario
- Facoltà
- Istruzione superiore
- Laurea
- Laurea triennale
- Laurea specialistica
- Master universitario
- Dottorato di ricerca
- Lista di università
- Professore
- Rettore
- Ricerca
categoria:Università
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Eventi
Nati
Morti
- Ultime notizie certe di Scarpetta Ordelaffi, signore di Forlì, capo dei ghibellini. E' incerto il giorno esatto della morte.
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XI secoloI millennio | II millennio | III millennio
VIII secolo | IX secolo | X secolo | XI secolo | XII secolo | XIII secolo | XIV secolo
Anni 1000 | Anni 1010 | Anni 1020 | Anni 1030 | Anni 1040
Anni 1050 | Anni 1060 | Anni 1070 | Anni 1080 | Anni 1090
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Avvenimenti
- Nell' anno 1000 nasce il Reame d'Ungheria (fondazione dello stato cristiano)
- Battaglia di Hastings: Guglielmo il Conquistatore sconfigge il re dei sassoni Harold
- I Normanni occupano l'Europa, arrivando in Francia, Italia e Inghilterra
- Si accresce il potere papale: inizia la lotta per le investiture
- La Crociata dei pezzenti precede tutte le altre.
- Con l'avvento delle crociate nascono gli ordini monastico-cavallereschi: Templari, Teutonici e Ospitalieri
- Fallimento della Renovatio Imperii e morte di Ottone III
- Ariberto di Intimiano e l'affermarsi dei comuni nell' alta Italia.
- Progressivo e lentissimo declino del feudalesimo e della vita cortese: si afferma lentamente la politica dei comuni
- Arabi in Spagna e Sicilia
- Con la morte di Basilio II inizia l' ultimo basso Impero, lenta decadenza di Bisanzio.
- Fiorisce in Messico la civiltà dei Toltechi
Personaggi significativi
- Avicenna (980-1037), medico e filosofo arabo, autore del Canone di medicina.
- Guglielmo il Conquistatore (1027 - 9 settembre 1087), duca di Normandia e Re d'Inghilterra.
- Goffredo di Buglione
- Ottone III, Imperatore
- Basilio II, ultimo Imperatore dell'Epopea bizantina
- Zoe, Imperatrice di Bisanzio
- Ariberto di Intimiano, arcivescovo di Milano
- Guglielmo IX d'Aquitania, re e poeta trovatore
Invenzioni, scoperte, innovazioni
- note musicali
- Letteratura: si afferma la poesia provenzale e in Italia vengono composti i primissimi documenti in volgare quali il placito capuano e l' indovinello veronese
- Nasce l'università di Bologna
- Arte: nasce l'arte romanica e in Sicilia si afferma l'arte arabo-normanna
Categoria:XI secolo
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th:คริสต์ศตวรรษที่ 11
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Eventi
- Inizia il pontificato di Papa Urbano II
- Vittoriosa spedizione pisana contro la città tunisina di El Mehedia
- Data convenzionale della fondazione dell'Università di Bologna, la prima del mondo occidentale
Nati
Morti
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Facoltà universitariaLe facoltà sono le strutture che, nella maggior parte delle università italiane, coordinano, per lo più sotto il profilo amministrativo, corsi di studio di pari o diverso livello, generalmente afferenti ad aree disciplinari affini.
Attualmente tutte le università italiane sono suddivise in facoltà, ad eccezione dell'Università della Valle d'Aosta.
Nel linguaggio parlato spesso la facoltà viene confusa con il corso di studi: in realtà gli studenti afferiscono non direttamente alle facoltà, ma ai corsi di laurea, di laurea specialistica e altri. La facoltà di afferenza dei corsi non ha alcun effetto sul valore legale dei titoli rilasciati, neanche per quanto attiene ai corsi di studio di ordinamento previgente all'entrata in vigore dei regolamenti attuativi dell'art. 17, c. 95 della legge 127/1997 (c.d. riforma Berlinguer - Zecchino), anche se con i previgenti ordinamenti i corsi erano strettamente legati a specifiche facoltà in quanto regolati a livello centrale (legislativo o ministeriale).
Le segreterie amministrative, che gestiscono le carriere degli studenti, sono organizzate per facoltà o gruppi di facoltà, salvo alcuni atenei che hanno segreterie uniche centralizzate.
Negli ordinamenti universitari di altri paesi di lingua italiana, la facoltà non è una struttura di coordinamento o raccordo, bensì l'unità didattica minima. È il caso dello Stato della Città del Vaticano e della Repubblica e cantone Ticino (aderente alla Confederazione elvetica), sebbene gli ordinamenti universitari di questi stati siano basati per lo più sulla consuetudine, in virtù della quale le singole università godono di una tradizionale autonomia regolamentare che rende anche piuttosto diversa la situazione tra un ateneo e un altro (le università pontificie situate in paesi diversi dall'Italia, ad esempio, per quanto, qualora non accreditate o riconosciute, rilascino titoli di diritto vaticano, applicano sistemi più simili a quelli del paese in cui si trovano che alle università pontificie di Roma). In linea generale, le università vaticane e ticinesi sono suddivise in facoltà, a capo delle quali è posto un decano (corrispondente al preside italiano), la cui didattica è articolata per cicli. Al termine del primo ciclo le università pontificie rilasciano il grado di baccellierato, mentre quelle ticinesi quello di bachelor. Al termine del secondo ciclo le università pontificie rilasciano il grado di licenza, quelle ticinesi il master. Al termine del terzo ciclo quelle vaticane rilasciano il dottorato, quelle ticinesi il PhD. Il primo ciclo dura tre anni (ad esclusione che nelle università pontificie che non hanno ancóra adeguato i propri programmi al modello del processo di Bologna, dove dura due anni, compreso quello della facoltà di Teologia, al quale è possibile però accedere solo se già baccalaureati in Filosofia), il secondo e il terzo rispettivamente due anni. I tre cicli rilasciano titoli aventi identica denominazione (per esempio baccellierato in Lettere cristiane classiche, licenza in Lettere cristiane classiche, dottorato in Lettere cristiane classiche), salvo che la facoltà sia articolata in curricoli (università vaticane) o majors (università ticinesi).
Voci correlate
- Classi di laurea
- Laurea
- Laurea triennale
- Laurea specialistica
- Laurea magistrale
- Master universitario
- Dottorato di ricerca
- Università
- Lista di università
Categoria:Università
Reggio nell'Emilia
Reggio nell'Emilia (comunemente chiamato Reggio Emilia), è un comune con 140 mila abitanti, situato lungo la via Emilia e capoluogo dell'omonima provincia. In età romana era chiamata Regium Lepidi derivando il nome da Marco Emilio Lepido, fondatore della città e della via che dà il nome alla regione. Prima dell'unità d'Italia la città era chiamata semplicemente Reggio, o talvolta Reggio di Lombardia.
Il territorio comunale è interamente pianeggiante, situato nella pianura padana ed è attraversato dal torrente Crostolo. La città ha subito un notevole incremento urbanistico e demografico a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, accentuatosi negli ultimi decenni.
Il centro storico
torrente Crostolo
torrente Crostolo
torrente Crostolo
torrente Crostolo
Il centro storico attuale della città ha forma di esagono allungato, attraversato dalla via Emilia, ed ha un'impronta prevalentemente cinque - settecentesca. I principali monumenti sono il teatro municipale neoclassico, le basiliche rinascimentali e barocche di San Prospero e della Beata Vergine della Ghiara, il duomo e molti palazzi.
Particolarmente interessanti sono le piazze della città, collegate fra loro da strade porticate (Piazza del duomo, piazza del Monte, Piazza San Prospero e Piazza Fontanesi), la via Emilia fiancheggiata da palazzi, l'antico Corso della Ghiara, dove un tempo scorreva il fiume Crostolo, deviato in seguito fuori dalle mura, dove sorge anche il palazzo ducale (attualmente sede della Provincia e della prefettura) e i giardini pubblici, un parco ottocentesco con statue e fontane impiantato sull'area dell'antica cittadella militare. Nella sala settecentesca del Municipio, il 7 gennaio 1797, venne adottato il primo tricolore della Repubblica cisalpina da cui deriva l'attuale bandiera della Repubblica italiana.
Monumenti urbani
Piazze e strade
- Via Emilia;
- Corso della Ghiara (ora Corso Garibaldi);
- Piazza del duomo (ora Piazza Prampolini), detta anche Piazza Grande;
- Piazza San Prospero, detta anche Piazza Piccola;
- Piazza del Monte;
- Piazza Fontanesi);
Piazze dei Teatri (Piazza d'Armi, Piazza della Vittoria, Piazza della Libertà)
Edifici religiosi
- Duomo;
- Basilica di San Prospero;
- Tempio della Beata Vergine della Ghiara;
- Oratorio del Cristo ;
- Chiesa di Sant'Agostino
- Chiesa di San Pietro;
- Chiesa di San Giorgio;
- Chiesa di San Francesco
- Sinagoga;
Palazzi
- Palazzo Ducale (ora Palazzo del Governo - Palazzo Allende);
- Municipio e Sala del Tricolore;
- Palazzo del Capitano del Popolo;
- Palazzo Magnani;
Teatri
- Teatro Municipale;
- Teatro Ariosto;
- Teatro Cavallerizza
Musei
- Civici Musei;
- Galleria Parmeggiani;
- Museo del Tricolore;
- Palazzo Magnani (esposizioni temporanee);
Altro
- Parco del Popolo
- Mura e porte urbane
- Cimitero monumentale suburbano
- Strade di Reggio Emilia
Il territorio comunale e le "Ville"
La superficie comunale è formata amministrativamente da 8 circoscrizioni, che raggruppano le antiche "Ville", cioè suddivisioni del territorio rurale con al centro la chiesa parrocchiale. Attualmente alcune di queste sono state inglobate nell'espansione urbana del secondo dopoguerra, in particolare Ospizio, Santa Croce, San Pellegrino, San Prospero Strinati, e tutto o parte del loro territorio può essere considerato come un quartiere periferico della città.
L'elenco completo delle ville comprende le seguenti località:
- Bagno
- Cadè
- Canali
- Castellazzo
- Cavazzoli
- Cella
- Codemondo
- Coviolo
- Fogliano
- Gaida
- Gavassa
- Gavasseto
- Mancasale
- Marmirolo
- Masone
- Massenzatico
- Ospizio
- Pieve Modolena
- Pratofontana
- Rivalta (con le rovine della reggia ducale)
- Roncadella
- Roncocesi
- Sabbione
- San Bartolomeo
- San Maurizio
- San Pellegrino
- San Prospero Strinati
- Santa Croce
- Sesso
Storia
Vedi articolo principale: Storia di Reggio Emilia
La città fu municipio romano. Con la caduta dell'impero romano la città venne quasi spopolata. Divenuta sede vescovile, nel medioevo fu libero comune, ma soggetta a feroci lotte intestine, che portarono alla trasformazione in signoria sotto gli Este, e in seguito a Ducato (vedi Ducato di Reggio per l'estensione territoriale e Ducato di Modena e Reggio per la storia). Nel XIX secolo Reggio aderì alla Repubblica Cisalpina e Cispadana. Venne poi annessa, dopo una parentesi sotto la dinastia Austria-Este, al Regno di Sardegna e quindi al Regno d'Italia. Nel XX secolo, dopo la Seconda Guerra mondiale, Reggio fu governata da una maggioranza assoluta del Partito Comunista Italiano e, dagli anni Novanta, dalla coalizione dell'Ulivo.
Economia
Nel territorio comunale vi è un forte distretto meccanico e una significativa presenza di imprese cooperative in diversi settori.
Istruzione
A Reggio Emilia sono presenti sedi e dipartimenti di due università: l'Università di Modena e Reggio e l'Università di Bologna. La città è al centro dell'esperienza chiamata "Reggio Children" per l'approccio pedagogico nelle scuole dell'infanzia comunali, ispirata alle ricerche del pedagogista reggiano Loris Malaguzzi.
Fotografie
- Immagini di Reggio Emilia
contiene una galleria di alcune immagini già presenti negli articoli dei singoli monumenti
Sport
- A.C. Reggiana, nata nel 1916 e fallita nel 2005. Rinasce dalla serie C-2 sfruttando il Lodo Petrucci.
- Pallacanestro Reggiana
A Reggio Emilia si trova inoltre un importante stadio per il gioco del baseball, usato negli ultimi campionati mondiali svoltisi in Italia e soprannominato coliseum dagli americani per la forma delle tribune che richiama il colosseo di Roma.
Voci correlate
- Provincia di Reggio Emilia
- Elenco dei Duchi di Modena e Reggio
- Ducato di Reggio
- Diocesi di Reggio Emilia
- [http://zerosei.comune.re.it/italiano/reggiochildren.htm Reggio Children]
- [http://www.croceverde.re.it Croce Verde di Reggio Emilia]
Categoria:Comuni della provincia di Reggio Emilia
Categoria:Comuni dell'Emilia-Romagna
Categoria:Comuni italiani
Categoria:Reggio Emilia
ja:レッジョ・エミリア
Romagna
La Romagna è una regione storica dell'Italia settentrionale, che insieme all'Emilia forma la regione dell'Emilia-Romagna.
Limiti
I suoi confini geografici sono: ad ovest il fiume Sillaro, a nord il fiume Reno, a sud-ovest lo spartiacque dell'Appennino tosco-romagnolo, a est il mare Adriatico, a sud-est il promontorio di Punta Focaia, nei pressi di Gabicce. Essa comprende le provincie di Ravenna, Forlì, Rimini e parte della provincia di Bologna (circondario di Imola).
Storia
La storia della Romagna comincia prima dell'epoca romana:
La Romagna preromana
La Romagna fu abitata già in epoca preistorica, come dimostrano vari ritrovamenti: il sito più famoso è quello di Monte Poggiolo, presso Forlì, nel cuore, dunque, della Romagna.
Il Monte Poggiolo è un colle presso la città di Forlì, su cui sorge un interessante castello, purtroppo ancora da restaurare. A poca distanza dal castello, in località detta Ca' Belvedere, sono stati ritrovati, a partire dal 1983, migliaia di reperti litici, manufatti risalenti a circa ottocentomila anni fa, considerati di grande importanza per la conoscenza non solo della storia locale, ma della storia tutta dell'Italia del Paleolitico.
I primi abitanti dell'attuale Romagna di cui abbiamo notizia furono gli Umbri e gli Etruschi. Tuttavia, circa nel 350 AC cedettero il passo e il territorio al popolo che dette la prima impronta alla Romagna: i Celti; senza tuttavia scomparire. Infatti, con ogni probabilità, il grande commediografo di Sarsina (oggi in provincia di Forlì) Tito Maccio Plauto era di origine umbra.
Migrati dal nord, i Celti si stanziarono in Italia nella Gallia Cisalpina, che dalle Alpi scende a sud e comprende Pianura Padana, parte dell'Appennino settentrionale e dell'Italia nord-orientale. Tra le numerose tribù celtiche scese in Italia furono i Senoni, i Lingoni, e i Boi quelle di maggior importanza
L'epoca Celtica
All'ondata celtica, gli Umbri e gli Etruschi resistettero militarmente finché possibile, per poi fatalmente soccombere all'esercito avversario. Sconfitti gli Etruschi sul Ticino, i Boi e i Senoni superarono l'Eridano cacciando gli ultimi gruppi di resistenti. Raggiunta la costa adriatica, i Senoni riuscirono ad occupare un vasto territorio i cui confini, come già Livio racconta, furono subito chiari: penetrarono fino alla costa adriatica e occuparono le terre comprese tra il fiume romagnolo Utis (Montone) e il fiume Esino, che scorre presso l'odierna Pesaro. Così, mentre Lingoni e Boi si stanziarono nella pianura Padana settentrionale, i Senoni popolarono la Romagna meridionale spingendosi fino alle Marche.
Oltre a dimostrare un'invidiabile organizzazione militare, i Celti si rivelarono una stirpe civile e rispettosa: l'occupazione dell'attuale Romagna non fu un bieco sfruttamento ma un fertile e duraturo insediamento, che a distanza di oltre 2000 anni ha tramandato tra le altre cose anche il dialetto romagnolo, derivato dal latino ma con un consistente substrato celtico, come ha rilevato il linguista Giacomo Devoto.
L'avvento dei Romani
La permanenza dei Celti fu subito minacciata dalla nuova, emergente, potenza dei Romani. Un pericolo di cui i Celti si resero conto già prima della realizzazione di quella Via Emilia che, iniziata nel 181 AC, sarà il mezzo di penetrazione romana nei territori. Nonostante tutto, davanti all'imminente pericolo Senoni e Boi rimasero disuniti, probabilmente per contrasti sul controllo dei commerci nell'alto Adriatico.
Nel 390 AC, per risposta all'avanzata romana, i Senoni capitanati da Brenno occuparono Roma con un esercito nel quale furono certamente presenti i romagnoli dell'epoca. Ma è Roma la predestinata: nel 295 AC con la vittoria a Sentino iniziò il tramonto dei Senoni, che pochi anni dopo furono definitivamente sopraffatti.
Molte città della Romagna sono di origine romana: Ariminum (Rimini), Forum Livii (Forlì), Forum Cornelii (Imola), ecc.
Epoca Repubblicana
Nel 192 AC, quando Publio Cornelio Scipione (detto l'africano) cacciò i Celti oltre il Po, sarà la successiva battaglia di Milano a scacciare i Galli oltre le alpi e a chiudere il loro dominio dopo oltre tre secoli di stanziamento in Italia e in Romagna.
Nonostante la conquista romana, l'eredità celtica non fu affatto cancellata. L'occupazione fu infatti rispettosa dei predecessori: Senoni e Lingoni non compromessi con Annibale furono autorizzati a rimanere nei territori e, pare, beneficiarono anche della distribuzione e della messa a cultura delle terre attraverso il sistema di centuriazione romana. Con il processo di romanizzazione lo "strato" celtico dei romagnoli non scomparve, ma si sovrappose alla nuova cultura imperante. Sotto il dominio della potenza Romana e al centro della lotta fra Mario e Silla, la Romagna parteggiò per Mario, al quale si alleò anche Ravenna, che eresse in suo nome una statua nel foro. La scelta fu, però, deleteria, perché intere città andarono distrutte nel corso della guerra civile: toccò, ad esempio, a Forlì nell'88 AC. La città venne, più tardi, ricostruita dal pretore Livio Clodio.
Infatti, proprio a Ravenna si diresse la flotta di Metello, luogotenente di Silla, che vi pose il centro delle sue operazioni. Così, diretto verso la via Emilia, Metello interruppe le comunicazioni mariane e poi sbaragliò a Faenza gli uomini di Carbone e Normanno.
Successivamente arrivò la crisi della repubblica romana e l'avvento di quei "regimi personali" che culminano con Cesare. Proprio Cesare, che ancora ricorda le narrazioni delle grandi invasioni celtiche, vide nella Gallia Cisalpina la chiave per la conquista dell'impero e un territorio con le migliori truppe. Era infatti la Romagna il consolato più ambito.
Il convegno di Lucca del 56 AC assegnò a Cesare (come stabilito fra lui e Pompeo) il consolato della Gallia per il 48 AC: ma quando il Senato fece retromarcia e intimò a Cesare di cedere il governo della Gallia e sciogliere il suo esercito, Cesare reagì da par suo. Il 12 gennaio del 49 AC varcò il Rubicone, al tempo confine invalicabile per un generale in armi ed oggi corso d'acqua della provincia di Forlì-Cesena, diretto verso Rimini e poi su Roma. Da questo gesto incominciò la sua straordinaria avventura che lo porterà alla vittoria su Pompeo nella battaglia di Farsalo del 48 AC e al definitivo dominio di Roma. Anche in questo caso la Romagna dimostrò una sorta di "vocazione" ai grandi appuntamenti della storia.
Epoca Imperiale
Con Augusto e l'epoca imperiale acquistò crescente importanza Ravenna e il porto di Classe. Come ci racconta Plinio nella sua Naturalis historia, l'Italia è geograficamente suddivisa in 11 regioni. La Romagna è compresa nell'ottava regione, detta Gallia Togata Cisalpina e ha per confini l'appennino, il Po e Rimini, o come dice il Rossetti "il Crustumium, che si ritiene rappresentato dal fiume Conca: quindi con ciò ne risulterebbe un terzo spostamento del confine gallico, il quale sarebbe così passato dal Rubicone al Conca".
La ripartizione del territorio italico cambiò con Traiano prima e con Adriano poi: l'Italia era composta da 18 province, suddivisione approvata da Costantino nel 336 e poi ammessa dall'imperatore Giustino. In questa importante divisione la Gallia Cispadana era separata in due province distinte, decima e undecima, chiamate rispettivamente Emilia e Flaminia e aventi Bologna e Ravenna come capitali. Una divisione significativa di due territori che già allora erano sostanzialmente distinti.
Le invasioni barbariche e l'Esarcato
Dopo Cesare e il successivo potere augusteo la storia della Romagna ricalcò quella di un Impero che dopo secoli di indiscusso dominio inizia a scricchiolare, per poi cedere sotto il peso delle continue invasioni barbariche.
Nel 402 Alarico, re dei Visigoti, invase l'Italia e saccheggiò la Flaminia e fece prigioniera Galla Placidia, figlia di Teodosio e sorella di Arcadio e Onorio.
Nel 410 avvenne il Sacco di Roma di Alarico.
Sessantasei anni dopo, nel 476: Odoacre, re degli Eruli, scese in Italia, entrò vittorioso a Ravenna e passò a Roma dove depose Romolo Augustolo. Proprio con la data del 476 gli storici hanno concordato la fine dell'Impero Romano e l'inizio del Medioevo (più precisamente l'Alto Medioevo).
A Odoacre seguì Teodorico, che conservò come Odoacre leggi e costumi romani. Fu in questo periodo che avvenne un fatto di eccezionale importanza per la storia romagnola: la nascita nel 585 dell'Esarcato. Fondato dall'esarca Smaragdo, fu una provincia di dominio bizantino con capitale Ravenna, sulla base delle disposizioni imperiali di Maurizio. Similmente al cesaropapismo orientale (poteri temporali e spirituali in un solo uomo) al vertice dell'Esarcato si trovava l'esarca, con pieni poteri religiosi, politici e militari su un territorio comprendente oltre Ravenna anche gran parte della futura Romagna, che includeva anche le città di Ferrara, Bologna e Adria. Le invasioni in suolo italico continuano e nel 568 è il turno dei Longobardi capitanati da Alboino che l'anno successivo si impossessa di Piacenza, Parma, Reggio e Modena | | |