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Antica Roma

Antica Roma

La storia di Roma è antica e complessa. La parte qui delineata si occupa principalmente delle origini della città, dello sviluppo della Repubblica romana, della nascita e declino dell'Impero romano. =Preistoria= Le prime tracce di insediamenti risalgono alla cultura dell'uomo di Neanderthal.
Seguì un periodo di stasi, che solo nell'età del ferro sfociò in una nuova colonizzazione della regione. Questa non sembra potersi riferire a genti autoctone, ma a migrazioni di genti di stirpe indo-europea, i Latini.
La migrazione del gruppo latino-falisco fu antecedente a quella del gruppo umbro-sabello, di cui facevano parte i sanniti, anch'esso di origine indo-europea; sembra comunque che entrambe furono determinate dal successivo arrivo degli illirici nelle rispettive zone d'origine. =Storia antica=

Insediamenti latino-falisco

I primi stanziamenti della zona del Lazio da parte della popolazione indoeuropea dei Latini risalgono all'età del ferro, una colonizzazione successiva all'arrivo nelle loro zone d'origine delle popolazioni illiriche. All'inizio i Latini occupavano solo una piccola zona, detta "Latius vetus", e vicino vivevano molte popolazioni, di cui la più influente era quella degli Etruschi. I primi accampamenti sorsero sul colle Palatino attorno al X secolo A.C. ma presto si allargarono alle aree circonvicine. La primitiva scelta fu probabilmente dettata dalla più agevole possibilità di guado del fiume Tevere ma, successivamente, essa si rivelò preziosa in funzione della buona posizione lungo le rotte commerciali dell'epoca. Quando iniziò la fase "storica" delle popolazioni stanziate nella penisola, mentre i falisci occupavano la valle del Tevere tra i monti Cimini e i Sabatini, i latini occupavano solo una piccola zona, detta "latius vetus", che andava dalla riva destra della parte finale del Tevere, ai Colli Albani fino alla costa del Mar Tirreno.
Il loro terriotorio confinava con quello di influenza di diverse altre popolazioni, la più importante delle quali era sicuramente quella degli Etruschi la cui zona d'influenza iniziava sin dalla riva settentrionale del Tevere.
I volsci, di origine osca, occupavano la parte meridionale del Lazio e i monti Lepini; gli Aurunci la costa tirrenica a cavallo dell'attuale confine tra Lazio e Campania; a nord, sull'Appennino, si trovavano i sabini; a est gli Equi. Nella valle del Trero, gli ernici controllavano la via commerciale per la Campania e tra Ardea ed Anzio erano stanziati i Rutuli.
I primi accampamenti della futura Roma sorsero sul Palatino (X secolo a.C.) e successivamente sull'Esquilino e sul Quirinale. La località scelta non era certamente la più salubre; la zona era coperta da paludi e stagni, per cui anche se coltivabile per l'ampia disonibilità di acqua, probabilmente fu scelta in forza della sua posizione in prossimità dell'isola Tiberina.
L'isola che era il guado più agevole per traversare il fiume, era diventato il punto di intersezione di due importanti direttrici commerciali; una che andava dalla costa alle zone interne della Sabina utilizzata per il commercio del sale che in antichità rappresentava un'alimento fondamentale per la vita degli uomini ed un'altra che andava dall'Etruria fino alla Campania delle città greche utilizzata per gli scambi commerciali tra queste due popolazioni. Controllare l'isola significava controllare i traffici che vi si svolgevano e molto probabilemente da qui deriva l'importanza di Roma ai suoi albori.

Fondazione della città

Campania Inizia così il periodo della Roma quadrata, così detta per la forma quadrata del Palatino, anche se non si può ancora parlare di una vera e propria città.
Lo sviluppo dell'insediamento inizia con la dominazione etrusca. Si ritiene che Roma sia nata dall'associazione delle tribù della zona (e dall'unione dei villaggi che occupavano le cime dei colli) intorno all'VIII sec. a.C.; la tradizione maggiormente condivisa - e ripresa anche da Marco Terenzio Varrone (che con il suo De lingua latina gettò le basi per lo studio linguistico del popolo latino) - vuole che sia stata fondata da Romolo e Remo il 21 aprile del 753 AC; di parere contrario si dice Quinto Ennio il quale nei suoi Annales colloca la fondazione nell'875, mentre Fabio Pittore (che nel III secolo AC prese parte alla Seconda Guerra Punica), si riavvicina alle posizioni di Varrone individuandola nell'anno 748. 748 A dimostrazione che individuare la data esatta della nascita di Roma non è stato mai compito facile per gli storiografi, va detto poi che Lucio Cincio Alimento (autore di scritti in forma di Annali) e lo storico greco Timeo di Tauromenio (vissuto circa trecento anni prima di Cristo) vedono rispettivamente nel 729 nel 814 la fondazione di quella che sarà la città eterna (per Timeo, quindi, pressoché contemporanea a quella di Cartagine). Tutto quello che storicamente si può dire è che la città fu opera etrusca. Lo stesso nome è etrusco (Ruma), da questo può essere dedotto il nome di chi fortificò unitariamente le alture, dando una salda organizzazione interna alle varie tribù, probabilmente un certo Romulius (che diventerà Romolo), in corrispondenza, forse, di una gens romana, i Romilii. Romolo sarà il primo re di Roma e a lui faranno seguito altri sei monarchi, anch'essi probabilmente di origine Etrusca. Ad ogni sovrano viene generalmente attribuito un particolare contributo nella nascita e nello sviluppo delle istituzioni romane e dello sviluppo socio-politico dell'urbe: Romolo viene ricordato come il fondatore della città, a cui diede le principali istituzioni civili e il Senato, Numa Pompilio creò la principali istituzioni religiose (tra cui il tempio di Giano, il culto delle vestali, la carica di pontefice massimo - pontifex maximus - la suddivisione dell'anno in dodici mesi con, precisamente regolamentate, tutte le feste e le celebrazioni religiose), Tullo Ostilio, sconfiggendo i sabini e conquistando Alba Longa, iniziò l'espansione territoriale nel Lazio, ad Anco Marzio si deve la fondazione del porto di Roma per eccellenza, Ostia, Tarquinio Prisco eresse il Tempio di Giove e costruì la cloaca massima, Servio Tullio divise in cinque classi di censo la popolazione cittadina e costruì la prima cinta muraria (le mura serviane di cui è possibile osservare dei piccoli resti all'interno del Forum Termini); l'ultimo di questi fu Tarquinio il Superbo che, a causa dei suoi atteggiamenti arroganti e del disprezzo verso i suoi concittadini e verso le istituzioni romane, sarà cacciato dal popolo nel 509 AC. La cacciata dell'ultimo re di Roma, coincide con un periodo di forte declino per gli Etruschi: essi infatti, espandendosi a sud, vennero a contatto con i Greci. Dopo un iniziale conflitto con i coloni, cominciò la decadenza. Roma riuscì così, evidentemente, a liberarsi dal giogo etrusco, con la cacciata di Tarquinio il Superbo. In ogni caso, gli Etruschi lasciarono un'influenza durevole su Roma. I romani impararono a costruire templi, e venne introdotto il culto di una triade di dei (Giunone, Minerva e Giove) dagli dei Etruschi: Uni, Menrva e Tinia. Trasformarono Roma da una comunità di pastori in una città. Fecero anche da tramite nel passare elementi presi dalla cultura Greca, come la versione occidentale dell'alfabeto greco.

Organizzazione sociale

Il fulcro dell'organizzazione sociale era costituito dalla famiglia , che non era fondata solo sulle relazioni di sangue, ma anche da un rapporto giuridico di patria potestas. Il capo era il pater familias, cui facevano capo i figli, la moglie, le figlie, i nipoti, le mogli dei figli, gli schiavi, i liberti e i clienti.
Le varie famiglie, in funzione dei vincoli di sangue, costituivano le gentes. Il diritto romano riconosceva solo queste genti come dotati di personalità giuridica. Ben presto Roma si riempi di altre persone, che non erano schiavi e nemmeno appartenevano alle gentes: non erano patrizi e quindi vennero chiamati plebei. I plebei erano uomini liberi, ma giuridicamente non esistevano, quindi non potevano compiere alcun negozio giuridico. Da qui nasce l'istituzione della clientela: il plebeo si raccomandava ad un patrizio ed entrava a far parte della sua famiglia (in senso giuridico), mediante la mediazione del patrizio poteva compiere atti giuridici. Tutto ciò che possedeva, lo doveva alla gens gentilizia, non gli era permesso fondare a sua volta una gens. L'autorità del pater familias all'interno della famiglia stessa era illimitata, sia nel diritto civile che in quello penale. L'autorità del re era circoscritta ai compiti militari, alla politica estera e a dirimere le controversie fra le gentes. La primitiva divisione del popolo di Roma era in tre tribù (Ramnenses, Titientes, Luceres), con lo scopo principe legato al reclutamento militare, con la primitiva divisione centuriata.
I re tentarono di indebolire il potere del patriziato, con lo scopo di riconoscere gentes di origine straniera, le cosiddette genti minori.

Repubblica romana

Dopo il 500 AC, Roma si unì alle altre città latine in una difesa comune contro le incursioni dei Sabini, mentre intanto, entro il 400 AC il potere etrusco veniva limitato ai confini dell'Etruria. Roma cominciava ad emergere come la città dominante del Lazio, ma nel 387 AC (o 390?) venne saccheggiata dagli invasori Galli guidati da Brenno che con successo avevano già invaso l'Etruria. Successivamente, e durante tutta l'età repubblicana Roma, prese l'offensiva e condusse una lunga serie di guerre: conquistò l'Etruria, si impadronì di territori dei Galli a nord, e respinse gli altri latini e le popolazioni sannite a sud. Nel 290 AC più della metà della penisola italiana era controllata da Roma. Nel III secolo AC anche le poleis greche vennero portate sotto il suo controllo. Le guerre contro le diverse popolazioni italiane, contro i galli, i cartaginesi e i macedoni, porteranno a consolidare il dominio sull'Italia e a iniziare l'espansione in Spagna e in Macedonia. Data simbolo di questa espansione nel Mediterraneo è il 146 AC, anno in cui, dopo un assedio durato tre anni e altrettante guerre combattute nell'arco di più di un secolo contro Roma, cade definitivamente Cartagine, la quale viene completamente rasa al suolo e cosparsa di sale dalle truppe romane comandate da Publio Cornelio Scipione Emiliano; viene conquistata e distrutta anche Corinto, città simbolo della resistenza greca alla politica di espansione romana; con queste due grandi vittorie, Roma abbandona il ruolo di potenza regionale nel Mediterraneo Occidentale per assurgere a superpotenza incontrastata di tutto il bacino, il quale d'ora in poi, non a caso, verrà rinominato mare nostrum. Le classi dirigenti si aprono all'influenza della cultura greca e vengono importate opere d'arte e di artigianato artistico in gran numero dalla Grecia e dalle province orientali di cultura ellenistica. I problemi connessi ad una espansione così grande e repentina che la Repubblica dovette affrontare furono enormi e di vario genere: le istituzioni romane erano fino ad allora concepite per amministrare un piccolo stato; adesso le province (paragonabili alle colonie degli stati moderni, da non confondere con le colonie romane propriamente dette, le quali erano stanziamenti di cittadini romani a pieno titolo, cives optimo iure in territori extracittadini soggetti all'amministrazione e organizzazione diretta dello stato romano) si stendevano dall'Iberia, all'Africa, alla Grecia, all'Asia. Le continue guerre in patria e all'estero, inoltre, immisero sul "mercato" una quantità enorme di schiavi, i quali vennero usualmente impiegati nelle aziende agricole dei patrizi romani, con ripercussioni tremende nel tessuto sociale romano. Infatti la piccola proprietà terriera andò rapidamente in crisi a causa della maggior competitività dei latifondi schiavistici (che ovviamente producevano praticamente a costo zero), ciò provocò da una parte la concentrazione dei terreni coltivabili in poche mani e una grande quantità di merci a buon mercato, dall'altra generò la nascita del cosiddetto sottoproletariato urbano: tutte quelle famiglie costrette a lasciare le campagne si rifugiarono nell'urbe, dove non avevano un lavoro, una casa e di che sfamarsi dando origine a pericolose tensioni sociali abilmente sfruttate dai politici più scaltri. Anche la struttura originale della famiglia, delle relazioni sociali e della cultura romana subirono profondi sconvolgimenti : il contatto con la superiore civiltà greca e l'arrivo nella città di moltissimi schiavi ellenici (in molti casi più colti e istruiti dei loro stessi padroni!) generò nel popolo romano, specialmente tra la classe dirigente, sentimenti e passioni ambivalenti: da una parte si desiderava (e alla fine in buona parte ci si riuscirà) a svecchiare, rinnovare "sprovincializzare" i costumi rurali romani -mos maiorum- introducendo usanze e conoscenze provenienti dall'Oriente. Questo comportamento farà sì effettivamente che il livello culturale dei romani, almeno dei patrizi, crebbe significativamente -basta pensare all'introduzione della filosofia, della retorica, della letteratura e scienza greca- ma ciò generò indubbiamente anche una decadenza dei valori morali, testimoniata dalla diffusione di costumi e abitudini perfino oggi moralmente discutibili. Tutto ciò naturalmente non accadde senza provocare una strenua opposizione e resistenza da parte degli ambienti più conservatori, reazionari e anche retrivi della comunità romana. Costoro si scagliarono contro le culture extraromane, tacciate di corruzione dei costumi, di indecenza, di immoralità, di sacrilegio nei confronti delle abitudini religiose romane. Questi due opposti schieramenti furono ben rappresentati da due gruppi di potere di eguale importanza ma di radicalmente opposta visione: il circolo culturale degli Scipioni, che diede a Roma alcuni tra i più dotati comandanti militari della storia (l'Africano su tutti), e il circolo di Catone, il quale lottò accanitamente contro l'ellenizzazione del modo di vivere romano con una tenacia e un vigore che diventarono leggendarie (o famigerate a seconda dei punti di vista), tutto a favore del ripristino del più antico, genuino ed originale mos maiorum, quell'insieme di costumi e usanze tipiche della Roma arcaica che, secondo Catone, avevano permesso al popolo romano di rimanere unito di fronte alle avversità, di sconfiggere ogni sorta di nemico, di piegare il mondo al proprio volere. Questo scontro tra nuovo e antico, come è facile immaginare, non si placò fino alla fine della repubblica, anzi possiamo dire che questo scontro tra "conservatorismo" e "progressismo" (termini da usare, quando si discute di vicende romane, con molta accortezza, infatti parlare di ideologia progressista in senso moderno nella società romana, una società, al di là di ogni romanticismo, basata sullo schiavismo di massa, sulla romanizzazione anche forzata dei popoli, sull'autoritarismo, sulla repressione e su un atteggiamento intollerante e a volte anche feroce su chiunque osasse mettere in discussione il potere romano e le sue leggi, è a dir poco fuorviante) è stato presente in tutta la storia romana, anche nel periodo imperiale, a testimonianza di quale trauma deve essere stato la scoperta, il contatto e il confronto con civiltà al di fuori dei brulli paesaggi laziali. La piccola proprietà terriera messa in crisi dalle aziende agricole patrizie (che sfruttano il lavoro degli schiavi), e le nuove influenze culturali provocano forti tensioni sociali all'interno della società romana. Nel I secolo AC la Repubblica inizia a scricchiolare, si affermano forti poteri personali dei personaggi più influenti che, facendosi interpreti dei bisogni delle masse meno favorite o della necessità di mantenere il controllo nelle mani delle principali e più ricche gentes, porteranno alla guerra civile. La Repubblica dovrà affrontare anche una rivolta degli schiavi capeggiata da Spartaco. Arriveranno altre conquiste, la Gallia e la Britannia da parte di Giulio Cesare, ma i romani arriveranno fino in Siria ed in Armenia.

Il Principato

Armenia]] La tesi secondo cui il dominio di Roma ormai si estenda su un territorio troppo vasto e sia troppo complicato per le strutture della Repubblica gestirlo, provocando la nascita del Principato è ampiamente superata. Le ragioni dell'ascesa di un modello di governo centrale su base sempre più spiccatamente personale si devono ricercare nel declino del governo senatoriale della Repubblica Romana, il cui primo atto va riallacciato alla figura emblematica di Scipione Emiliano. La diffusione di un sempre più marcato senso individualistico a Roma ha sicuramente traccia della diffusione di effigi monetali ritraenti non più solo il più rappresentativo degli antenati del magistrato in carica, ma spesso il magistrato medesimo. Questo processo si manifesta in concomitanza con la penetrazione dei valori della civiltà ellenistica, favorita indubbiamente dalla conquista romana delle pòleis elleniche sulle coste della Magna Grecia (Italia meridionale) e della Sicilia, e sospinta dalla conquista romana della Macedonia, della Grecia moderna e di gran parte del mondo ellenistico, ad eccezione dell'Egitto dominato dalla dinastia Lagide, posto comunque sotto un sempre più pressante protettorato. Il ricorso sempre più assiduo al mandato dittatoriale incominciato con Gaio Mario stravolge la portata costituzionale della magistratura dittatoriale, prevista dall'ordinamento repubblicano, fino all'esito della dittatura sillana, intesa come mandato a restaurare lo Stato romano in senso conservatore-oligarchico (a favore degli optimates) e non pervenuta ad un esito monarchico per l'esclusiva volontà di Silla. La dittatura cesariana (46-44 a.C.) riprende in pieno il modello sillano, seppur partendo da un campo politico opposto (quello dei populares, gli oligarchi più propensi ad usare la demagogia sul popolino, il vulgus, per assumere il potere) e formalizza il rifiuto di un esito monarchico naturale adducendo la ragione del rifiuto culturale della Romanità per l'istituto monarchico ufficiale. L'ascesa di Ottaviano (44-30), attraverso la partecipazione ad un istituto apertamente sovversivo come il "secondo" Triumvirato, si formalizza nel 27 a.C. nella rinuncia ai poteri dittatoriali ormai estesissimi in cambio di un cooptato riconoscimento senatoriale di un "bisogno dello Stato romano" ad una figura di guida e di ispirazione politica del governo: con l'appellativo di Augusto, Ottaviano inaugura quel particolare istituto costituzionale romano noto come Principato (erroneamente talvolta chiamato Impero per la presenza effettiva di imperatori, dimenticando che la carica di "imperator" è appellativo già repubblicano per il generale vittorioso, e che la creazione di un'amministrazione decentrata attraverso la creazione di provinciae risale al 237 a.C., col caso siculo). Per tutto il primo secolo continua l'accrescimento territoriale dell'impero, sotto le dinastie dei Giulio-Claudii, e dei Flavi. Sotto Traiano, con la conquista della Dacia e di nuovi territori in Oriente, l'impero raggiunge la sua massima espansione. Sotto la dinastia degli Antonini si ha un periodo di pace e prosperità, sebbene verso la fine comincia ad essere sempre più pressante il compito di difendere i confini dell'impero dalla pressione dei nemici esterni. La crisi del Principato, avviatasi già alla morte di Marco Aurelio, si concretizza nell'ascesa di Settimio Severo (193-211) e nella riforma dell'istituto del principato, ormai estraneo alle dinamiche dell'ambito senatoriale e dominato da quelle dell'esercito. La monarchia militare severiana (193-235), seppure ripesca talvolta la necessità di una legittimazione senatoria, prelude all'avvento del Dominato (285-641), dopo la fase assai dinamica dell'anarchia militare (235-285). 641] Dopo la dinastia dei Severi, per tutto il III secolo saranno le legioni a proclamare imperatori che spesso regnano solo per brevi periodi e sono perennemente impegnati nelle campagne militari. La crisi economica è anche crisi ideale e si diffonde il Cristianesimo, in parte combattuto ed in parte tollerato. Con la Tetrarchia voluta da Diocleziano inizia la divisione dell'impero e vengono sviluppate profonde riforme nel tentativo di fissare lo status quo. Roma perde il suo ruolo di sede imperiali a favore di metropoli più vicine alle frontiere da difendere. Viene fondata da Costantino sul sito della città di Bisanzio la "Nuova Roma", Costantinopoli. La progressiva adozione della religione cristiana (che di converso si istituzionalizza a contatto con lo Stato romano, assumendone tratti organizzativi e alcuni modelli iconografici) avviata da Costantino (306-337), si conclude, dopo periodi di oscillazione tra scelte protoereticali (Costanzo II,337-361) e tentativi di restaurazione dei culti tradizionali, mediante l'organizzazione di un istituzione ecclesiale parallela a quella cristiana (Giuliano II,361-363), con l'adozione ufficiale del culto cristiano (Teodosio I Magno,379-395). Nel successivo IV secolo il cristianesimo diviene progressivamente l'unica religione e gli imperatori sono costretti ad accettare lo stanziamento dei barbari nei territori dell'impero, cercando di farne degli alleati. Nel V secolo l'impero d'Oriente e quello d'Occidente sono ormai stabilmente divisi. L'impero d'Occidente è ridotto quasi alla sola Italia e Roma subisce il sacco dei Visigoti di Alarico nel 410 e quello dei Vandali di Genserico nel 455. Sono ormai i generali barbari che difendono l'impero ed esercitano un enorme potere, arrivando a creare e deporre imperatori a loro piacimento. Nel 476 il re barbaro Odoacre depone l'imperatore Romolo Augustolo e rimanda le insegne imperiali all'imperatore d'Oriente, segnando anche formalmente la fine dell'Impero romano. = Storia medievale =

Roma sotto il controllo dei Barbari e dei Bizantini

Romolo Augustolo La caduta dell'Impero Romano d'Occidente non cambiò molto le cose per Roma. Odoacre e quindi gli Ostrogoti continuarono, come gli altri imperatori, a governare l'Italia da Ravenna. Nel frattempo, il Senato, sebbene da lungo tempo privato dei poteri che aveva, continuava ad amministrare Roma da solo, e il Papa in genere veniva da una famiglia senatoria. Questa situazione continuò finché l'Impero Romano d'Oriente, sotto Giustiniano I, catturò la città nel 536. Si inacerbì però il confronto tra Ostrogoti e Bizantini, con una serie di guerre che devastarono Roma e i territori circostanti. Nel 546 gli Ostrogoti di Totila ricatturarono e saccheggiarono la città. Il generale bizantino Belisario riprese Roma, ma ancora una volta gli Ostrogoti la ricatturarono, nel 549. Belisario venne rimpiazzato da Narses, che strappò una volta per tutte Roma dalle mani degli Ostrogoti nel 552. Come risultato della costante guerra attorno a Roma tra il 530 e il 550, la città cadde nello sfacelo, diventando abbandonata e desolata. L'imperatore bizantino Giustiniano I (527-565) garantì sussidi a Roma per mantenere le costruzioni pubbliche, gli acquedotti e i ponti. Questi, nello scenario di un'Italia impoverita dalle recenti guerre, non erano sempre sufficienti. Giustiniano si fece anche patrono dei rimanenti studiosi, oratori, fisici e legislatori statali sperando che presto più giovani avrebbero ricercato una migliore educazione. Dopo le guerre, il Senato sulla carta venne ripristinato, ma sotto la supervisione di un prefetto e altri ufficiali appuntati dalle autorità bizantine a Ravenna Comunque, il Papa era diventato una delle principali figure religiose nell'intero Impero Bizantino, ed effettivamente più potente a Roma dei rimanenti senatori, o degli ufficiali bizantini. In pratica, il potere locale di Roma era nelle mani del Papa, e nei successivi decenni, molti dei rimanenti possedimenti dell'aristocrazia senatoriale e dell'amministrazione bizantina vennero assorbiti dalla Chiesa. Il regno del nipote di Giustiniano e suo successore, Giustino II (565 - 578) avrebbe visto le invasioni dei Longobardi guidati da Alboino (568), che catturarono le regioni di Lombardia, Piemonte, Toscana, Spoleto e Benevento, restringendo il potere imperiale a piccoli territori prevalentemente costieri, come quelli di Ravenna, Napoli e Roma. L'unica città dell'entroterra rimasta sotto il controllo bizantino era Perugia, centro dell'ultima esile via di terra che collegava Roma a Ravenna. Nel 578 e nel 580, il Senato, nei suoi ultimi atti registrati, dovette chiedere il supporto di Tiberio II Costantino (578-582), contro i minacciosi vicini, il duca Faroaldo di Spoleto e il duca Zotto di Benevento. Maurizio (582 - 602) diede un nuovo corso al conflitto formando un'alleanza con Childelberto II di Austrasia (579 - 595). Le armate del re franco invasero i territori dei longobardi nel 584, 585, 588 e 590. Intanto Roma soffriva molto per una disastrosa inondazione del Tevere nel 589, seguita da una pestilenza nel 590. E' da notare una leggenda dell'avvistamento di un angelo, mentre l'appena eletto Papa Gregorio I (590 - 604) passava in processione presso la Tomba di Adriano, librarsi sulle costruzioni e sguainare la sua spada fiammeggiante come segno che la pestilenza stava per cessare. Almeno la città fu salva dalla conquista dei barbari. Agilulfo comunque, il nuovo re longobardo (591 - 616) riuscì ad assicurarsi una pace con Childelberto, riorganizzò i suoi territori e riprese le ostilità contro Napoli e Roma dal 592. Con l'imperatore preoccupato da guerre sul confine orientale e i vari e successivi esarchi incapaci di proteggere Roma dalle invasioni, Gregorio prese un'iniziativa personale per cominciare le negoziazioni di un trattato di pace. Venne completato nell'autunno del 598 ma soltanto dopo venne riconosciuto da Maurizio. Ma durò fino alla fine del suo regno. La posizione del Patriarca di Roma si rafforzò ancora sotto il regno dell'usurpatore Foca (602 - 610). Foca riconobbe il suo primato sopra il Patriarca di Costantinopoli e decretò Papa Bonifacio III (607) il "capo di tutte le Chiese". Durante il VII secolo, un afflusso di ufficiali e clericali bizantini da altre parti dell'impero rese le alte posizioni della chiesa in gran parte di lingua greca. Comunque, la forte influenza culturale bizantina non portò sempre all'armonia tra Roma e Costantinopoli. Nella controversia sul Monoteismo i Papi incontravano severe pressioni (a volte costrizioni con la forza) quando non stavano al passo con le posizioni teologiche variabili di Costantinopoli. Nel 653, Papa Martino I venne deportato a Costantinopoli e, dopo un processo, esiliato in Crimea, dove morì. Quindi, nel 663, Roma ebbe la sua prima visita imperiale dopo due secoli, da Costante II. Fu il suo peggiore disastro dall'epoca delle guerre contro i Goti, in quanto l'imperatore provvedette a spogliare Roma da tutto il metallo che possedeva, anche dagli edifici e dalle statue, in quanto serviva agli armamenti da usare contro i Saraceni. Comunque, per il mezzo secolo che seguì, a parte poche tensioni, Roma e il Papato preferirono continuare a seguire il governo Bizantino, in parte perché l'alternativa era il governo Longobardo, e in parte perché il cibo di Roma proveniva per lo più da tenute Papali in altre parti dell'Impero, in particolare dalla Sicilia. Comunque, nel 727, Papa Gregorio II si rifiutò di accettare il decreto dell'imperatore Leone III che stabiliva l'iconoclastia. Leone procedette, senza successo, ad imporre l'iconoclastia a Roma con la forza militare, confiscò le tenute papali in Sicilia e trasferì le aree precedentemente ecclesiastiche all'interno dell'impero al Patriarca di Costantinopoli. In pratica, Roma veniva espulsa dall'Impero Bizantino. Questo lasciò Roma completamente in mano alle sue forze locali nel proteggersi contro le invasioni dei Longobardi, adesso anzi incoraggiati dai Bizantini. Erano necessari nuove protezioni, e finalmente, nel 753, Papa Stefano III indusse Pipino il Breve, re dei Franchi ad attaccare i Longobardi con la benedizione del Papato. Nel IX secolo, Papa Leone IV commissionò la costruzione di un muro attorno ad un area dalla parte opposta del Tevere dei sette colli di Roma, che venne chiamata la Città Leonina.

La Roma papale e rinascimentale

Gli storici parlano di una sorta di scambio fra l'ambiente papalino e quello franco, con la prima che concesse, a Pipino il Breve dapprima e a Carlo Magno poi, il carisma imperiale, che voleva ricollegarsi a quello romano "d'Occidente", in difesa però della Cristianità, ricevendo in contraccambio il riconoscimento di una pretesa "donazione di Costantino" a favore del potere temporale della Chiesa sulla città di Roma e sui territori circonvicini. Il crescente potere del Papa veniva inevitabilmente a scontrarsi con l'Impero Bizantino, infastidito dal ruolo politico sempre più apertamente e autonomamente assunto dalla Chiesa, finché gli scontri culminarono nella controversia sull'iconoclastia, rifiutata da papa Gregorio II. L'imperatore bizantino Leone III, alla fine, escluse Roma dall'Impero, sicché Roma poté a quel punto contare solo sulla sua alleanza con i Franchi, grazie ai quali la città non cadde nelle mani dei numerosi nemici circostanti. È in questo periodo che fu effettivamente costituito lo Stato Pontificio, di cui Roma era capitale, che presto divenne il centro mondiale del Cristianesimo di rito latino. Il potere del Papa non era ancora tale da governare e difendere lo Stato, ma esso presto si accrebbe e le esperienze repubblicane diventarono sempre meno significative, fino a scomparire del tutto. Inoltre, nell'epoca del Rinascimento, Roma divenne anche un importantissimo centro culturale, che disputava a Firenze e Venezia le più significative innovazioni artistiche. Quando Pipino III sconfisse i Longobardi nel 756, Roma divenne la capitale dello Stato Pontificio, un'entità territoriale almeno nominalmente governata dal Papato. In pratica, comunque, il governo della città era disputato tra molte fazioni dlla nobiltà romana, il Papa, il Sacro Romano Imperatore e occasionalmente insurrezioni repubblicane. Dopo la soppressione della repubblica del 1434, il papato piegò il governo di Roma alla burocrazia ecclesiastica. In questo periodo Roma divenne il centro mondiale del Cristianesimo e sviluppò un ruolo politico che la rese una delle città più importanti del vecchio continente. Nell'arte, sebbene Firenze divenne centro dell'umanesimo e del Rinascimento, Roma fu il centro del barocco, la cui architettura influenzò molto la sua area centrale. Nel XVI secolo, un'area nella zona del centro venne delimitata dal Portico di Ottavia, per la creazione del famoso Ghetto Romano, dove vennero costretti a vivere gli Ebrei della città. = Storia contemporanea =

Roma durante l'unificazione d'Italia

Ebrei Alla fine del XVIII e nel XIX secolo, i moti rivoluzionari che caratterizzarono l'epoca non esclusero Roma. Il governo dei Papi venne interrotto dalla breve vita della Repubblica Romana (1798) che fu costruita sul modello della Rivoluzione francese. Un'altra Repubblica Romana sorse nel 1849, nell'intelaiatura delle rivoluzioni del 1848. Due delle più influenti figure dell'unificazione italiana, Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi combatterono per la breve repubblica. In particolare il Papa si scontrò con il processo di unificazione dell'Italia che stava portando a riunire tutta la penisola sotto il controllo dei Savoia. Il ritorno del Papa Pio IX a Roma, con l'aiuto delle truppe francesi, escluse Roma dal processo di unificazione che coinvolse la seconda guerra di indipendenza italiana e la spedizione dei Mille, dopo la quale tutta la penisola italiana, eccetto Roma e Venezia veniva riunita sotto il regno dei Savoia. Nel 1870, cominciò la guerra franco-prussiana, e l'imperatore francese Napoleone III non poteva più proteggere lo Stato Pontificio. L'armata italiana entrò a Roma (presa di Roma) il 20 settembre, dopo tre ore di colpi di cannone, attraverso Porta Pia. Roma ed il Lazio erano annessi al Regno d'Italia. Inizialmente il governo italiano aveva offerto a Pio IX di conservare per sé la Città Leonina, ma il Papa rifiutò l'offerta perché sottoscrivere avrebbe significato accettare il controllo dell'Italia sul suo dominio. Pio IX si dichiarò prigioniero nel Vaticano, anche se non gli era in realtà impedito di entrare e uscire. Ufficialmente, la capitale del regno venne spostata da Firenze a Roma solo nel 1871. La città che i Savoia scelsero per capitale d'Italia era ben lontana, nel 1871, dal possedere le qualità di una capitale europea. Storia, ruderi e pittoresco a volontà - ma nessuna traccia di borghesia liberale, una nobiltà bigotta e ignorante, stuoli di preti e monache che vivevano delle rendite dei beni ecclesiastici, un popolo ignorante e misero (quello stesso a cui il Belli aveva eretto il monumento dei suoi Sonetti) - meno di 250mila abitanti analfabeti al 70%, malaria e briganti che cominciavano subito fuori Porta San Paolo, niente industrie nel senso moderno del termine. In trent'anni, fino al 1900, la popolazione raddoppia, e anche la città costruita. Non si può negare che il nuovo regno d'Italia investa su Roma (non senza speculare, e in questo le classi proprietarie cittadine non sono seconde a nessuno). Ma insomma, l'essere capitale è un'attività produttiva in sè - e Roma entra nella civiltà moderna e torna a crescere.

La città contemporanea

1900 La Roma di oggi riflette le stratificazioni delle epoche della sua lunga storia, ma è anche una grande e moderna metropoli. Il vasto centro storico contiene molti resti dell'antica Roma, poche aree hanno resti medievali, ci sono molti tesori artistici dal Rinascimento, molte chiese e palazzi barocchi, come molti esempi di Art Nouveau, Neoclassico, Modernismo, Razionalismo e altri stili artistici del XIX e XX secolo, la città si può considerare una sorta di enciclopedia vivente degli ultimi 3000 anni di arte occidentale. Il centro storico si identifica con i limiti delle antiche mura imperiali. Alcune aree vennero riorganizzate dopo l'unificazione (1880-1910 Roma Umbertina), e alcune aggiunte e adattamenti furono effettuati durante il periodo fascista, con la creazione di Via dei Fori Imperiali e Via della Conciliazione di fronte al Vaticano (per la costruzione della quale larga parte del Borgo adiacente fu distrutto; e la fondazione di nuovi quartieri (tra i quali Eur (costruito in vista dell'Esposizione Universale del 1942), San Basilio, Garbatella, Cinecittà, Trullo, Quarticciolo, e, sulla costa, la ristrutturazione di Ostia) e l'inclusione di villaggi confinanti (Labaro, Osteria del Curato, Quarto Miglio, Capannelle, Pisana, Torrevecchia, Ottavia, Casalotti). Ciò ha determinato un'estensione verso sud-est, lungo le vie Tiburtina, Prenestina, Casilina, Appia Nuova. La città ha superato il corso dell'Aniene da una parte e dall'altra si è spinta verso il mare, a nord-ovest ha inglobato Monte Mario. Queste espansioni erano necessarie ad affrontare la grande crescita della popolazione dovuta alla centralizzazione dello stato italiano. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Roma ha sofferto dei pesanti bombardamenti (notevolmente a San Lorenzo) e di battaglie (Porta San Paolo, La Storta) e venne considerata una "città aperta". Comunque, a Roma fu risparmiata la completa distruzione accaduta a Berlino o Varsavia. Roma cadde nelle mani degli Alleati il 4 giugno 1944. Fu la prima capitale di una nazione dell'Asse a cadere. Dopo la guerra, Roma continuò ad espandersi a causa della crescente amministrazione e industria italiana, con la creazione di nuovi quartieri e sobborghi. La corrente popolazione è ufficialmente attorno ai 2.8 milioni, ma nei giorni lavorativi si stima che superi i 3.5 milioni. E' una crescita notevole rispetto al passato, in quanto gli abitanti erano 138.000 nel 1825, 244.000 nel 1871, 692.000 nel 1921 e 1.600.000 nel 1961. Tutto attorno alla città si è creata una rete di quartieri periferici in continua espansione, che hanno creato una serie di problemi sociali ed economici. Roma ospitò le Olimpiadi del 1960, usando molti siti antichi come Villa Borghese e le Terme di Caracalla come sedi. Per i giochi olimpici vennero create nuove strutture, come il grande Stadio Olimpico (che in seguito fu ancora rinnovato e allargato per ospitare le qualificazioni e la finale della Coppa del Mondo di calcio del 1990 della FIFA), il Villaggio Olimpico (creato per ospitare gli atleti e trasformato dopo i giochi in un quartiere residenziale). Molti monumenti di Roma vennero ristrutturati dallo stato italiano e dal Vaticano per il Giubileo del 2000. Essendo la capitale dell'Italia, Roma ospita tutte le principali istituzioni della nazione, come la Presidenza della Repubblica, il Governo e i Ministeri, il Parlamento, le principali Corti Giudiziarie, e le delegazioni diplomatiche di tutte le nazioni per gli stati d'Italia e Città del Vaticano (curiosamente, Roma ospita, nella parte italiana del suo territorio, l'ambasciata italiana di Città del Vaticano, unico caso di un'ambasciata entro il confine del suo stesso paese). Molte isituzioni internazionali hanno sede a Roma. Istituzioni culturali, di scienza o umanitarie come ad esempio la FAO. Oggi Roma è una delle più importanti destinazioni turistiche del mondo, a causa del suo immenso patrimonio archeologico e dei tesori artistici, come per le sue tradizioni uniche, e la bellezza delle sue viste e delle ville. Tra le sue risorse più interessanti, ci sono musei in abbondanza (Musei Capitolini, Musei del Vaticano, Galleria Borghese, e molti altri), chiese, costruzioni storiche, monumenti e rovine del Foro Romano e delle Catacombe. Tra le centinaia di Chiese, Roma ospita le cinque principali basiliche della Chiesa Cattolica: San Pietro in Vaticano, San Paolo fuori le mura, Santa Maria Maggiore, San Lorenzo fuori le mura e San Giovanni in Laterano, sede della diocesi di Roma e centro spirituale dell'intera Chiesa Cattolica. Il Vescovo di Roma è il Papa, coadiuvato da un vicario (normalmente un cardinale) per la sua attività pastorale. Roma è probabilmente l'unica città al mondo a contenere al suo interno uno stato: Città del Vaticano

Voci correlate


- Assedio di Roma (536-547)
- Assedio di Roma (1849)
- Stato Pontificio
- Consoli Repubblicani Romani
- Imperatori Romani
- Strade Romane
- Monetazione romana
- Nomi geografici latini
- Cucina nell'antica Roma

Collegamenti esterni


- [http://www.info.roma.it/monumenti_di_roma.asp Sito sulla storia, i monumenti ed i personaggi storici della città, con foto, mappe, documenti]
- [http://www.storiaspqr.it/ Sito sulla storia di Roma antica]
- [http://www.tibursuperbum.it/note/romani/index.htm Notizie e curiosità sull'antica Roma] Categoria:Storia di Roma

Repubblica Romana

Vedi anche Repubblica Romana (XIX secolo). ---- La Repubblica Romana (Res Publica Romana) come governo di Roma e dei suoi territori viene datato a partire dal 509 AC fino alla fondazione dell'Impero Romano nel 44 AC o 27 AC. La città di Roma sorge sul fiume Tevere molto vicino alla costa del Mare Tirreno. Marcava il confine settentrionale del territorio nel quale veniva parlato il latino, e quello meridionale dell'Etruria, il territorio nel quale si parlava la lingua etrusca.

Istituzioni Governative

I Romani osservavano due principi per i loro ufficiali: lannualità ovvero l'osservanza di un mandato di un anno, e la collegialità ovvero l'assegnazione dello stesso incarico ad almeno due persone alla volta. Il supremo ufficio di console, ad esempio, era sempre retto da due uomini contemporaneamente, ognuno dei quali esercitava un potere di mutuo veto sulle azioni dell'altro. Se l'esercito romano scendeva in campo sotto il comando dei due consoli, questi alternavano i giorni di comando. Gran parte degli altri incarichi erano retti da più di due uomini - nella tarda Repubblica c'erano 8 pretori all'anno e 20 questori. I dittatori erano un'eccezione all'annualità e alla collegialità, mentre i censori lo erano solo per l'annualità. In periodi di emergenza (sempre militari) un singolo dittatore veniva eletto con un mandato di 6 mesi in cui aveva da solo la guida dello stato. Su base regolare, ma non annuale, venivano eletti due censori: ogni cinque anni per un termine di 18 mesi. Le legioni formavano l'ossatura della potenza militare Romana.

Storia della Repubblica

La leggendaria fondazione di Roma - 753 AC

I Romani erano convinti che la loro città fosse stata fondata nel 753 AC, da Romolo e Remo. Venne in seguito, come vuole la tradizione governata da Re per diversi secoli.

La fondazione della Repubblica - 509 AC

Già nell'epoca dei re, Roma aveva acquistato nel Lazio una supremazia che le derivava dal fatto di essere il più forte baluardo contro i tentativi d'invasione della valle del Tevere da parte delle popolazioni circostanti: gli Etruschi, gli Equi e i Volsci, che premevano sui confini attratti dalla fertile pianura. Ciò le aveva consentito di organizzare, sotto la sua direzione, una Lega Latina composta da varie cittadine laziali. Tale lega si estese al punto tale da incorporare una dietro l'altra, tutte le zone di confine, arrivando a conquistare così tutta l'Italia. Gli Etruschi riuscirono ad avere per un certo tempo il sopravvento ed a comandare su Roma e sul territorio circostante. La fine di questa dominazione è segnata dal tradizionale racconto della cacciata di Tarquinio il Superbo. La versione di Livio della fondazione della Repubblica sostiene che l'ultimo Re di Roma, Tarquinio il Superbo aveva un figlio particolarmente sgradevole, Sesto Tarquinio, che violentò una nobildonna Romana, Lucrezia. Lucrezia costrinse la sua famiglia a entrare in azione raccogliendo gli uomini, dicendo loro cosa era accaduto e uccidendosi in seguito. Essi erano obbligati a vendicarla, e guidarono una rivolta che fece fuggire la casa reale, i Tarquini, che lasciarono Roma per l'Etruria. La leggenda narra che il sovrano esule si rivolse a Porsenna, re della città etrusca di Chiusi, per averne l'appoggio militare e rientrare, così, a Roma. Porsenna accolse la preghiera del monarca appartenente alla sua stessa stirpe, si mise personalmente alla testa delle truppe e marciò verso la città. Giunto nei pressi, pose l'assedio; ma gli atti di valore dei Romani - Orazio Coclite, Muzio Scevola, Clelia - furono tali che, dopo qualche tempo, il re di Chiusi giudicò più utile abbandonare l'amico e l'impresa. Le ostilità con gli Etruschi si protrassero poi per lunghi anni, specialmente per la conquista della città di Veio, il cui assedio rimase memorabile come quello di Troia. Esso durò dieci anni e per la prima volta i soldati romani ricevettero uno stipendio a compenso del prolungato abbandono dei campi e della conseguente perdita dei raccolti. Il marito di Lucrezia, Lucio Tarquinio Collatino e Lucio Giunio Bruto vinsero le elezioni come primi due Consoli, i supremi magistrati della Repubblica, entrambi Capi dello Stato Romano. (Il Bruto che assassinò Giulio Cesare sosteneva di discendere dal primo Bruto ma si mormorava fosse un figlio illegittimo dello stesso Cesare). I primi Consoli assunsero il ruolo del Re con l'eccezione dell'alto sacerdozio nell'adorazione di Jupiter Optimus Maximus nel grande tempio sul colle Capitolino. Per quel compito i Romani elessero un
Rex sacrorum o "Re delle cose sacre". Fino alla fine della Repubblica l'accusa che un uomo potente volesse dichiararsi Re rimase una di quelle che rovinavano una carriera. (Gli assassini di Giulio Cesare sostennero di aver agito in quel modo per prevenire che venisse ristabilita una monarchia esplicita).

Patrizi e Plebei

La popolazione di Roma era divisa in patrizi e plebei. Queste parole hanno preso una tale differente connotazione di benessere e ordinarietà, nella nostra lingua, che devono essere esaminate nel loro contesto Romano. Le due classi erano ancestrali ed ereditarie. L'appartenenza ad una classe era fissata dalla nascita piuttosto che dal benessere, e anche se i patrizi, all'inizio della Repubblica, avevano monopolizzato i principali incarichi politici e probabilmente gran parte del benessere, ci sono sempre segni di plebei benestanti nelle registrazioni storiche, e molte famiglie patrizie avevano perso sia il loro benessere che l'influenza politica, durante la tarda Repubblica. Era possibile passare da una classe all'altra tramite l'adozione, come fece il politico Clodio, che fece in modo di farsi adottare in un ramo plebeo della propria famiglia, per scopi politici, nella tarda repubblica, ma questo avveniva raramente. Per il II secolo AC la classificazione aveva un significato predominante delle funzioni religiose - molti sacerdozi erano limitati ai patrizi. Le relazioni tra patrizi e plebei arrivarono talvolta a punti di grande tensione, tali da portare i plebei a secedere dalla città - i plebei se ne andavano letteralmente dalla città, portandosi dietro famiglia e beni mobili, e accampandosi sulle colline fuori dalle mura. Queste secessioni avvennero nel 494 AC, 450 AC, e attorno al 287 AC. Il loro rifiuto di continuare a cooperare con i patrizi portò a cambiamenti sociali in ogni occasione. Nel 494 AC, a circa soli 15 anni dalla fondazione della Repubblica, i plebei per la prima volta elessero due capi, ai quali diedero il titolo di tribuno. La "plebe" fece giuramento di tenere i suoi capi 'sacrosanti' o inviolati, durante il mandato del loro incarico, e che la plebe avrebbe ucciso chiunque avesse fatto loro del male. La seconda secessione portò ad un'ulteriore definizione legale dei loro diritti e doveri e portò il numero di tribuni a 10. L'ultima secessione diede il voto al
Concilium Plebis o "Concilio dei plebei", la forza della legge - quello che oggi chiamiamo "plebiscito".

L'invasione dei Galli

La fortuna di Roma, che in quel periodo era diventata una delle più grandi potenze, fu sul punto di tramontare per sempre nel 387 AC, quando orde di Galli Sénoni oltrepassarono l'Appennino e si diressero sulla città. Invano i Romani cercarono di fermarli; atterriti da quelle barbe selvagge, da quegli elmi muniti di corna, vennero facilmente vinti e i Galli, entrati nella città, la devastarono. Solo pochi guerrieri romani, che si erano ritirati sul Campidoglio (a cui è legata la leggenda delle oche), continuarono a resistere. I Galli erano riusciti ad assediare la città. I difensori cominciarono ben presto a soffrire la fame. Più volte, guardando le oche sacre che vivevano lassù, nel tempio di Giunone, avevano pensato che con quelle avrebbero potuto placare i tormenti del lungo digiuno. Ma le oche erano sacre alla Dea e ucciderle sarebbe stato un sacrilegio. Una notte un valoroso soldato, Marco Manlio, che dormiva presso il tempio di Giunone, sentì risuonare uno strano rumore che lo destò d'improvviso. Prontamente egli afferrò la spada e balzò in piedi. Subito capì che le oche stavano starnazzando. Manlio corse alle mura della rocca, guardò giù... e si trovò faccia a faccia con un Gallo. I nemici tentavano un assalto e in quel momento, appunto, un gruppo di essi si spingeva sopra il parapetto per entrare nella fortezza. In un istante Manlio afferrò il braccio teso del primo Gallo, gli strappò le dita dal parapetto e lo lanciò giù per la rocca. Iniziò a gridare e il clamore delle oche cresceva... cresceva.... In pochi minuti tutti i soldati si destarono ed afferrarono le armi, pronti alla difesa. Gridando, gli eroici difensori della rocca corsero alle mura. La sorpresa dei Galli fallì. In breve, essi furono sconfitti e ricacciati giù. Dopo qualche giorno, tuttavia, costretti dalla fame, i coraggiosi difensori del Campidoglio dovettero venire a patti con i Galli. E furono patti duri: Roma dovette pagare la propria libertà con l'oro: molto, molto oro. Per di più, pesato con le bilance false dei Galli, sulle quali il loro comandante, Brenno, aveva posato la sua spada. Per fortuna, proprio in quel momento, rientrava in Roma Furio Camillo, valoroso generale romano che aveva raccolto e radunato i guerrieri dispersi. Giunto come una furia sulla piazza, si arrestò di fronte a Brenno gridando che avrebbe liberato Roma con il ferro e non con l'oro. Fu il segno della riscossa. I Romani rianimati ripresero la lotta e i Galli furono cacciati dalla città con enormi perdite. Benché quasi totalmente distrutta, Roma era salva. Fu ricostruita più bella per volere di Camillo, chiamato per questo: Secondo fondatore di Roma.

L'età delle conquiste

Alla fine della Seconda Guerra Punica, nel 201 AC, Roma si era liberata dell'unico avversario capace di contenderle il dominio del Mar Mediterraneo. Nel cinquantennio successivo, il potere di Roma si estese rapidamente. Dal 200 AC al 197 AC si svolge la seconda e guerra macedonica: sconfitto a Cinocefale, Filippo V di Macedonia deve rinunciare alla Grecia. Nel 196 AC il console Tito Quinzio Flaminino proclama l'indipendenza della Grecia. Dal 192 AC al 189 AC si svolge la guerra siriaca: Antioco III di Siria è sconfitto a Magnesia. Dal 171 AC al 168 AC si ha invece la terza guerra macedonica, Perseo di Macedonia è sconfitto a Pidna, la Grecia è in mano ai Romani, la ricchissima biblioteca reale e molti uomini di cultura giungono a Roma. Il processo durò fino al 133 AC, quando fu presa Numanzia, ultimo centro di resistenza antiromana in Spagna ma si era emblematicamente concluso nel 146 AC, l'anno in cui gli eserciti romani avevano raso al suolo Cartagine (terza guerra punica 149 AC - 146 AC) e Corinto (alleata di Cartagine ed a capo della lega achea con fini antiromani). La progressiva crescita di Roma da piccola città-stato a potenza egemone dell'Italia e poi dei Paesi mediterranei, modificò profondamente il suo assetto sociale, economico e culturale. Tale processo, non del tutto erroneamente, fu interpretato dalla storiografia come uno snaturamento delle antiche idealità. Il fenomeno fu avvertito con preoccupazione anche dai contemporanei, infatti risale a quest'epoca l'insistenza, destinata a divenire luogo comune, sulla degenerazione dei costumi, sugli effetti corruttori del lusso e della ricchezza e sulla perdita degli antichi valori. La classe dirigente si arricchì enormemente con i proventi delle guerre di conquista, i ceti intermedi accumularono ingenti patrimoni e realizzarono una rapida ascesa sociale, mentre l'antico ceto di piccoli proprietari agricoltori, base dell'espansione romana in Italia, fu vittima della proletarizzazione, soprattutto a causa dell'abbandono dei poderi conseguente alla forzata permanenza all'estero durante le pluriennali campagne militari. Le terre si concentrano in immensi latifondi sottoposti a sfruttamento intensivo mediante l'utilizzo delle immense masse di schiavi che le guerre di conquista avevano reso disponibili sul mercato. Gli antichi proprietari, ormai proletarizzati, o i loro discendenti, incrementarono il proletariato urbano, costituendo un perpetuo fattore di instabilità sociale. L'irrisolta questione agraria divenne una costante della scena politica romana.

La fine della Repubblica - 133-27 AC

Il periodo che va dalle agitazioni graccane alla dominazione di Silla, segnò l'inizio della crisi che, quasi un secolo dopo, portò la repubblica aristocratica al tracollo definitivo.

Dall'età dei Gracchi alla dittatura di Silla (131 AC – 79 AC)

A partire dalla riforma agraria di Tiberio Gracco nel 133 AC, le convulsioni politiche divennero sempre più gravi, producendo una serie di dittature, guerre civili, e temporanee tregue armate, nel corso del secolo successivo. Gran parte delle registrazioni politiche del periodo sono sopravvissute, e siamo quindi in grado di comprenderle in profondità. Gli intenti di Tiberio erano sostanzialmente conservatori. Preoccupato dalla penuria di uomini che aveva notato in varie parti d'Italia e dalla povertà di molti e convinto che in queste condizioni sarebbe stato impossibile mantenere l'ordinamento sociale che era l'ossatura dell'esercito, egli si proponeva, mediante nuove distribuzioni di terre, di dar nuovo vigore al ceto dei piccoli proprietari agricoli. L'aristocrazia senatoria, arroccandosi in una miope difesa dei propri interessi particolari, ostacolò Tiberio fino a provocarne la morte. La riforma di Gracco consisteva semplicemente nel mettere delle terre nelle mani dei veterani, ma malignamente, i suoi avversari al senato risposero alle sue macchinazioni politiche uccidendolo in strada. La vicenda si ripeté nel 123, quando il fratello di Tiberio Gaio Gracco, anch'egli eletto al tribunato, continuò gli sforzi riformatori, promosse l'estensione delle concessioni a tutte le città d'Italia, e stabilì le
equites come una nuova forza della politica Romana. Nonostante il fallimento dei Gracchi, la questione agraria restò al centro della vicenda politica e sociale della tarda repubblica, la soluzione fu imposta assai più tardi dai grandi capi militari, alla testa di milizie di proletari, per i quali l'assegnazione di terre rappresentava la ricompensa di lunghe campagne di guerra (41 AC circa). I successi militari e diplomatici di Roma, attorno al Mediterraneo risultarono in una nuova e inusuale pressione sulle strutture della vecchia città-stato. Mentre la disputa tra fazioni era diventata una parte tradizionale della vita Romana, la posta in gioco era ora molto più alta; un governatore provinciale corrotto poteva arricchirsi più di quanto qualunque dei suoi predecessori potesse avere ritenuto possibile, e un comandante militare di successo aveva bisogno solo delle sue legioni per governare su un vasto territorio. Inoltre, i piccoli proprietari terrieri erano svantaggiati nei confronti delle grandi proprietà mandate avanti dagli schiavi, producendo un grande numero di disoccupati urbani. Una reazione conservatrice restituì potere al Senato, ma questo proseguì la Guerra Giugurtina del 112-105 AC in maniera deludente, oltre alla Guerra degli schiavi in Sicilia, e alle sconfitte da parte delle tribù germaniche, tra le quali i Cimbri, che distrussero le armate consolari ad Arausio nel 105 AC. Roma venne salvata da Gaio Mario, che ottenne diversi incarichi consolari 103-101 AC e sconfisse i Teutoni ad Aquae Sextiae (102) e i Cimbri vicino a Vercellae nell'anno seguente. Il partito democratico, nel 107 AC, portò al consolato Gaio Mario, che estese il reclutamento ai nullatenenti, sia romani, sia italici e provinciali, organizzando un esercito più efficiente, ma la riforma dell'esercito si rivelò deleteria per la stabilità dello Stato, infatti i proletari arruolati, divennero soldati di mestiere, legati più ai loro comandanti che alle istituzioni repubblicane. Mario, valendosi del proprio prestigio di generale e dell'appoggio dei suoi veterani, impose a Roma il proprio potere personale, concretatosi nell'elezione al consolato per sei anni di seguito. Ma le riforme militari di Mario erano risultate in un esercito di volontari proletari senza particolare amore per il Senato, e gli alleati politici di Mario usarono l'esercito per minacciare il Senato e far passare delle leggi che ne riducessero il potere. Mario mise un freno ai suoi alleati e si mise egli stesso in una posizione di inferiorità. Ancora una volta il Senato si rivelò non all'altezza del suo ruolo, e fallì nel gestire il crescente malcontento degli alleati in Italia. Dopo che il riformatore Livio Druso, che aveva proposto di conceder loro la cittadinanza romana venne assassinato nel 91 AC, quasi tutti gli alleati italiani di Roma si ribellarono, in quelle che i romani chiamarono la Guerra Sociale (alleati = Socii,). I Romani furono in grado di porre fine alla guerra solo nell'88 AC garantendo la cittadinanza a tutti gli italiani che vivevano a sud del fiume Po. Delle difficoltà create a Roma da questa guerra approfittò Mitridate VI del Ponto, per suscitare in Oriente una vasta insurrezione antiromana, l'invasione della Bitinia, fu l'ultima di diverse provocazioni che, questa volta, costrinsero Roma ad agire. La rivolta fu repressa da Silla, esponente del partito oligarchico senatoriale. Mario e Silla si contesero il comando dell'esercito, finendo con Silla che marciava su Roma con numerose legioni, mettendo fuori legge i suoi avversari e facendo passare leggi che favorivano il Senato. Silla andò quindi in Grecia, sconfisse Mitridate a Chaeronea nell'86 AC, e tornò nell'83 AC per rovesciare l'alleato di Mario, Cinna. Mentre Silla era in Oriente, i democratici avevano ripreso il sopravvento in Italia, ma il generale, sconfitto Mitridate, rientrò, scatenando la guerra civile, al termine della quale (82 AC, battaglia di Porta Collina) Silla si fece nominare dittatore, eliminò gli avversari e attuò una riforma dello Stato volta a garantire l'autorità del senato e ridurre il potere dei tribuni e dell'esercito, (82 AC79 AC). Ritiratosi a vita privata, il dittatore morì nel 78 AC. I suoi cambiamenti non sopravvissero di molto al suo ritiro volontario. Mentre Mitridate si preparava a riprendere le ostilità contro Roma e nella penisola iberica la rivolta dei Lusitani trovava in Sertorio un capo prestigioso, in Italia divampava il malcontento di chi aveva subito le persecuzioni di Silla.

La rivolta spartachista: 73-71 AC

L'agricoltura su vasta scala nella penisola italiana iniziò a dipendere sulla schiavitù con il sistema dei
latifundia, e venne minacciata da una grave rivolta degli schiavi, guidata da Spartaco che durò dal 73 AC al 71 AC. Allo stesso tempo Pompeo tentava di domare l'insurrezione iberica. Spartaco era uno schiavo della Tracia, e venne addestrato come gladiatore. Nel 73 AC, assieme ad alcuni compagni, si ribellò a Capua e fuggì verso il Vesuvio. Il numero di ribelli crebbe rapidamente fino a 70.000, composti principalmente di schiavi Traci, Galli e Germanici. Inizialmente, Spartaco e il suo secondo in comando Crixus riuscirono a sconfiggere diverse legioni inviate contro di loro. Una volta che venne stabilito un comando unificato sotto Licinio Crasso, che aveva sei legioni, la ribellione venne schiacciata nel 71 AC. Circa 10.000 schiavi fuggirono dal campo di battaglia. Gli schiavi in fuga vennero intercettati da Pompeo, che stava ritornando dalla Spagna, e 6.000 vennero crocifissi lungo la Via Appia, da Capua a Roma. Anche se Crasso svolse gran parte della lotta contro i ribelli, Pompeo reclamò la vittoria. Questa divenne una fonte di tensione tra i due uomini. Grazie all'appoggio dei loro eserciti, Pompeo e Crasso, ristabilito l'ordine in Spagna e in Italia, si fecero eleggere al consolato e nel 70 abrogarono la costituzione sillana, della quale erano stati dieci anni prima fautori convinti. In ultima analisi, una volta che i Romani trovarono la giusta guida, i ribelli vennero sconfitti rapidamente. Questo non toglie nulla alle conquiste di Spartaco, che fu in grado di unire una banda di schiavi in una forza combattente in grado di sconfiggere diverse legioni. L'intero incidente mostrò la debolezza del Senato e del regime della tarda Repubblica Romana.

La fine della Repubblica 66-27 AC

Nel 66 AC, amplissimi poteri furono concessi a Pompeo perché concludesse la guerra contro Mitridate (Cicerone:
pro Lege Manilia). Nel 62 AC, Pompeo tornò a Roma, dove, nel 63 AC, Cicerone aveva sventato la congiura di Catilina contro l'oligarchia senatoriale. Nell'estate del 60 AC, Pompeo formò con Cesare e Crasso il Primo Triumvirato (accordo privato) che decise le sorti della repubblica senza alcun riguardo per le leggi e le istituzioni. Grazie agli accordi triumvirali, Cesare, fattosi assegnare il proconsolato della Gallia Cisalpina e della Provincia, conquistò in pochi anni la Gallia ancora indipendente procurandosi il prestigio, il danaro e le forze militari necessarie per imporre il proprio potere personale. Il senato temeva sia Cesare sia Pompeo, che però era più incline al compromesso, pertanto questi, nel 52 AC, in occasione di violenti tumulti tra fazioni, fu nominato console senza collega (contraddizione in quanto il consolato era magistratura collegiale) e si alleò con il senato per ostacolare l'ascesa di Cesare. Nel 49 AC, all'intimazione del senato di sciogliere le legioni, Cesare rispose varcando il Rubicone che, secondo la costituzione sillana, doveva essere il confine della repubblica entro il quale era vietato ai generali di entrare con le proprie milizie. La guerra civile fu inevitabile. Sconfitto Pompeo nel 48 AC a Farsàlo e battuti gli eserciti dei suoi alleati Cesare, nel 45 AC, ormai padrone di Roma, conservò formalmente le istituzioni repubblicane, ma in realtà le sostituì con un regime assolutistico. Dal punto di vista giuridico, il potere di Cesare originava dal concentrarsi nella sua persona delle principali magistrature repubblicane, ma in realtà, esso si fondava sull'appoggio degli eserciti, dei veterani e della plebe di Roma. La riforma dello Stato attuata da Cesare fu caratterizzata da una politica più equa nei confronti delle province, dal ridimensionamento del potere del senato, che fu rinnovato con l'immissione di nuovi membri, ma fu ridotto a funzioni prevalentemente consultive, e dallo scarso peso attribuito ai comizi tributi, utilizzati solo per ratificare provvedimenti già decisi dal dittatore. Nel 44 AC Bruto e Cassio, capi di una congiura senatoria, assassinarono Cesare. Marco Antonio e Lepido tentarono di continuarne la linea politica, mentre il senato puntava sulla restaurazione della repubblica e in un primo tempo riuscì a servirsi di Ottaviano, nipote, erede e figlio adottivo di Cesare, per combattere contro Antonio. In un secondo tempo, però, il senato per liberarsi di Ottaviano si schierò con Bruto e Cassio che, in Oriente, reclutavano truppe e preparavano la rivalsa del partito repubblicano oligarchico. Il comportamento ambiguo del senato indusse Ottaviano ad accordarsi con Antonio e Lepido e a costituire con loro il secondo triumvirato: una dittatura a tre, imposta con la forza ma formalmente ratificata dai comizi tributi. Il nuovo regime, sterminati gli avversari con le liste di proscrizione, batté a Filippi (42 AC) gli eserciti dei cesaricidi, stroncando ogni velleità di restaurazione repubblicana, ma la rivalità fra Ottaviano e Antonio, ormai legato alla regina egiziana Cleopatra, portò ad una nuova guerra civile. Sconfitto Antonio ad Azio nel 31 AC, Ottaviano restò padrone dello Stato, nel 27 AC, il potere era ormai concentrato nelle sue mani e la repubblica era stata sostituita dall'Impero Romano, anche se le istituzioni romane, formalmente, esistevano ancora.

Corpi politici della Repubblica

:Senato romano :altre Assemblee Romane

Istituzioni politiche della Repubblica

:Dittatore :Console :Pretore :Edile :Questore :Tribuno :Censore :Pontefice massimo :Princeps Senatus :Lictor :Cursus honorum

Personaggi della Repubblica

Periodo iniziale della Repubblica

::Lucrezia ::Lucio Iunio Bruto ::Cincinnato ::Appio Claudio il Censore ::Guerre sannite 327-290 AC ::Guerre puniche ::Annibale - vedi Cartagine ::Scipione l'Africano ::Scipione Emiliano ::Catone il Censore

Tarda Repubblica

::gli Ahenobarbi ::Giulio Cesare ::Tiberio Sempronio Gracco ::Gaio Sempronio Gracco ::Gaio Mario ::Lucio Cornelio Silla ::Pompeo Magno ::Marco Licinio Crasso ::Marco Tullio Cicerone ::Spartaco

Letteratura latina del periodo della Repubblica

::Catullo ::Cicerone ::Ennio ::Fabio Pittore ::Lucrezio ::Nevio ::Plauto ::Terenzio

Bibliografia


- Giannelli, G.
La repubblica romana, Milano 1955.
- Mazzarino, S.
Dalla monarchia allo Stato Repubblicano, Catania, 1945.
- Piganiol, A.
Le conquiste dei Romani, Milano, 1989.
- Vogt, J.
La repubblica romana, Roma-Bari, 1987. Categoria:Roma antica ja:共和政ローマ

Uomo di Neanderthal


Homo sapiens neanderthalensis
Il periodo detto paleolitico medio, compreso tra i 200.000 mila e i 40.000 mila anni fa, vide l’ascesa e il declino dell'Homo neanderthalensis (Uomo di Neandertal o, nei testi meno recenti Uomo di Neanderthal). Documentata fra 250.000 (?, per le forme primitive) e 30.000 anni fa in Europa, Africa e Asia, questa specie si è presumibilmente evoluta da Homo heidelbergensis. I resti che diedero il nome alla specie furono scoperti da Johann Fuhlrott nel 1856 in una cava di Feldhofer nella valle di Neander in Germania, la scoperta consisteva nella parte superiore del cranio, alcune ossa, parte dell’osso pelvico, alcune costole, e ossa del braccio e della spalla. In precedenza erano stati scoperti altri fossili, infatti già nel 1829 nel Belgio venne trovato parte di un cranio di un bambino di due anni e mezzo. Questi, però, venne riconosciuto come arcaico soltanto nel 1836. Nel 1848 a Gibilterra venne trovato un cranio adulto, ma la sua esistenza rimase sconosciuta fino al 1864, quando venne riconosciuto come appartenente agli uomini di Neandertal. Altri due scheletri di Homo neanderthalensis, risalenti ad almeno 60 mila anni, vennero trovati in Belgio nel 1886 da Marcel de Puydt e Max Lohest. Altri rinvenimenti importanti vennero fatti in Croazia nel 1899 da Dragutin Gorjanovic-Kramberger e nel 1908 in Francia a La-Chapelle-aux-Saints da Jean Bouyssonie che rinvenne lo scheletro di un uomo anziano, risalente a 50 mila anni, in possesso di un cranio di 1620 centimetri cubi. Nel secondo dopo guerra emersero ancora altri resti importanti, tra il 1953 e il 1960 nella cava di Shanidar in Iraq vennero scoperti 9 scheletri di uomini di Neandertal, risalenti ad un periodo compreso tra i 70 e i 40 mila anni fa, e nel 1979 nel villaggio di Saint-Cesaire in Francia uno scheletro completo risalente a 35 mila anni fa. Nel 1868 a Cro-Magnon in Francia vennero trovati da alcuni operai i resti di un uomo risalenti a 28 mila anni fa, era venuto alla luce il più antico progenitore della nostra razza (Homo sapiens). Era un rappresentante di una nuova specie di uomini provenienti dall’Africa che stavano insediandosi in Europa, scacciando verso la penisola iberica gli ultimi Neandertal.

La scomparsa di Neandertal

Nel 2005 sul Journal of Economic Behaviour and Organization Jason Shogren, economista dell'Università del Wyoming di Laramie, pubblica un articolo con i suoi collaboratori in cui avanza una teoria sulla scomparsa dell'uomo di Neandertal. Lo studioso, infatti, avanza l'ipotesi che H. neanderthalensis si sia dovuto scontrare con la particolare cultura dellH. sapiens: questa cultura si basava su tecniche avanzate di commercio, cosa che portava più tempo libero rispetto ad una cultura basata sulla caccia. Il tempo libero ottenuto avrebbe permesso lo sviluppo di specializzazioni non strettamente legate alla sussistenza, come costruire utensili sempre più complessi o dedicarsi all'arte. La complessità e la versatilità di una tale cultura avrebbe avuto esito fatale per la più "tradizionale" cultura dei Neandertal.

Paleosottospecie di Homo sapiens?

Nel corso della seconda metà del XX secolo si è assai dibattuto in ambito accademico se l'uomo di Neandertal sia da considerare una paleosottospecie di
Homo sapiens (denominata Homo sapiens neanderthalensis) oppure se sia una specie autonoma (Homo neanderthalensis). Recenti risultati di indagini genetiche hanno mostrato che i due tipi umani parzialmente contemporanei apparterrebero a due diverse specie.

Voci correlate


- Paleoantropologia
- Preistoria categoria:paleoantropologia als:Neandertaler ja:ネアンデルタール人


Latini

I Latini sono una popolazione di origine indo-europea, la cui discesa in Italia, se non contemporanea, è stata quantomeno vicina a quella dei Falisci.
Le teoria generalmente accettata sostiene che questo popolo abbia seguito la costa tirrenica lungo la sua discesa verso il sud Italia insediandosi lungo la fascia costiera dal Lazio fino in Calabria.
I gruppi di popolazione Latina stabilitisi nei terriori meridionali sarebbero poi stati prima assorbiti dalle popolazioni di origine greca, poi da quelle di origine Osco-Sannita arrivate successivamente in Campania; quindi dalle iniziali zone d'insediamento i Latini sarebbero arretrati fino a controllare unicamente la zona del Latius Vetus, che grosso modo era delimitato dal Tevere a nord-est, dai Colli Albani a sud e dal mare ad occidente.

Collegamenti esterni


- [http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Italici/Latini.html Schede sui Latini e sulle città latine] categoria:Popoli antichi Categoria:Popoli dell'Italia antica

Lazio

Il Lazio è una regione amministrativa dell'Italia centrale di 5 milioni di abitanti, con capoluogo Roma. Confina a nord con la Toscana e l'Umbria, ad est con le Marche, l'Abruzzo ed il Molise, a sud con la Campania ed ad ovest con il Mar Tirreno.

Il Nome

Il nome della regione richiama l'antico nome dato alla regione dai Latini, progenitori degli antichi romani ed a loro volta così chiamati perché stabilitisi su di un territorio largo ("latus" in latino).

Il simbolo

Il simbolo della regione è rappresentato da un ottagono con inscritti i cinque stemmi delle province laziali.

Divisione Amministrativa


- Comuni della provincia di Frosinone (91)
- Comuni della provincia di Latina (33)
- Comuni della provincia di Rieti (73)
- Comuni della provincia di Roma (121)
- Comuni della provincia di Viterbo (60)

La Giunta regionale

Presidente

Piero Marrazzo

Vice Presidente

Massimo Pompili

Assessori


- Regino Brachetti - Affari Istituzionali
- Daniela Valentini - Agricoltura
- Angelo Bonelli - Ambiente e cooperazione tra i popoli
- Luigi Neri - Bilancio, programmazione economico - finanziaria e partecipazione
- Giulia Rodano - Cultura, spettacolo e Sport
- Bruno Astorre - Lavori pubblici e politica della casa
- Alessandra Tibaldi - Lavoro, Pari Opportunità e Politiche giovanili
- Francesco De Angelis - Piccola e Media Impresa, Commercio e Artigianato
- Alessandra Mandarelli - Politiche Sociali
- Marco Di Stefano - Risorse Umane, Demanio e Patrimonio
- Augusto Battaglia - Sanità
- Silvia Costa - Scuola, Diritto allo studio e Formazione Professionale
- Raffaele Ranucci - Sviluppo economico, ricerca, innovazione e turismo
- Fabio Ciani - Trasporti
- Mario Michelangeli - Tutela Consumatori e Semplificazione amministrativa
- Massimo Pompili -
Urbanistica

Trasporti e mobilità

Sport

Natura

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Cultura

Il Lazio è importante nella cultura italiana ed europea per i suoi contenuti storici, artistici, archeologici, architettonici, religiosi e genericamente culturali. L'immenso patrimonio ospitato nella città di Roma, benché forse il meglio noto, è solo uno fra i numerosi giacimenti delle centinaia di città, paesi, chiese, monasteri, monumenti, ed altri siti della regione.

Voci correlate


- Elenco dei Presidenti del Lazio Categoria:Regione Lazio ja:ラツィオ州


Latini

I Latini sono una popolazione di origine indo-europea, la cui discesa in Italia, se non contemporanea, è stata quantomeno vicina a quella dei Falisci.
Le teoria generalmente accettata sostiene che questo popolo abbia seguito la costa tirrenica lungo la sua discesa verso il sud Italia insediandosi lungo la fascia costiera dal Lazio fino in Calabria.
I gruppi di popolazione Latina stabilitisi nei terriori meridionali sarebbero poi stati prima assorbiti dalle popolazioni di origine greca, poi da quelle di origine Osco-Sannita arrivate successivamente in Campania; quindi dalle iniziali zone d'insediamento i Latini sarebbero arretrati fino a controllare unicamente la zona del Latius Vetus, che grosso modo era delimitato dal Tevere a nord-est, dai Colli Albani a sud e dal mare ad occidente.

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Etruschi

Gli Etruschi sono un popolo dell'Italia antica affermatosi, in un'area denominata Etruria corrispondente alla Toscana, all'Umbria fino al fiume Tevere e al Lazio settentrionale, con propaggini in Campania e nella zona padana, a partire dall'VIII secolo AC. Nella loro lingua si chiamavano Rasena o Rasne, in greco Tyrsenoi (ionico ed attico antico: Τυρσηνοί, Tiursenòi; dorico: Τυρσανοί, Tiursanòi, entrambi col significato di "Tirreni" e poi "Etruschi", abitanti della Τυρσηνίη, Tiursenìe, "Etruria").

Origini

VIII secolo AC Sulla loro origine e provenienza non ci sono notizie sicure. Secondo il racconto di Erodoto, sarebbero emigrati in Toscana dall'Asia Minore (Lidia) a causa di una carestia. Questa tradizione sembra avvalorata da una possibile identificazione dei Tereš o Turša, citati tra i popoli del mare nei documenti egiziani con i Tirsenoi o "Tirreni". Secondo il resoconto di Livio, sarebbero invece arrivati dal nord e secondo una terza tradizione, appoggiata dallo storico Dionigi di Alicarnasso, sarebbero invece autoctoni. Gli studiosi hanno valorizzato l'una o l'altra tradizione. Probabilmente c'è del vero in ognuna, nel senso che dall'Asia Minore si effettuò un'immigrazione in Toscana di gruppi isolati, apportatori di una civiltà evoluta, attratti dalle ricche miniere della regione. Questo spiegherebbe l'improvviso esplodere della civiltà etrusca tra l'VIII e il VII secolo AC, e le molte affinità che si rilevano nei costumi, nella lingua, nell'arte e nella religione degli Etruschi con il mondo egeo-anatolico, mentre molto diverso era il costume nei rapporti col mondo femminile: si sa infatti che presso gli Etruschi le donne partecipavano ai banchetti con gli uomini. In Toscana tali gruppi si sovrapposero agli elementi villanoviani, che, conoscitori del ferro, vi erano giunti dal nord, o dall'opposta sponda adriatica, all'alba del 1000 AC ca., sovrapponendosi a loro volta agli abitanti insediati nella regione fin dall'età neolitica. In altre parole, gli Etruschi possono essere risultati dalla fusione di tre componenti etniche, quella orientale, quella nordica e quella autoctona, fino a costituire un popolo del tutto nuovo, che però non arrivò mai a formare un'unità politica compatta.

Insediamenti

età neolitica Numerose erano le città etrusche, tra le quali erano importanti, nella zona meridionale, Cere, Tarquinia (all'epoca chiamata Tarchna), Vulci, Veio, Volsini; in quella centrale Chiusi, Cortona, Arezzo, Perugia, Roselle, Vetulonia, Populonia; in quella settentrionale Pisa, Fiesole, Volterra, governate prima da re, poi da oligarchie. Tali città si raggruppavano talora in confederazioni o leghe di natura religiosa. Arricchendosi poi col tempo grazie ai prodotti delle terre circostanti, coltivate specialmente a frumento e ai fiorenti allevamenti animali, e sfruttando le miniere e i traffici, riuscirono ad affermarsi rapidamente, espandendosi, tra il VII e il V secolo AC, a nord nella valle Padana, dove si affermarono specialmente le città di Felsina (Bologna) e Marzabotto, collegate, verso l'Adriatico, con Spina, mediatrice degli influssi del mondo greco, e propizianti da nord il ricco commercio dell'ambra e dello stagno; a sud nel Lazio e con una forte presenza in Campania; sul mare, invece, serrata fu la competizione con le marinerie cartaginesi e greche. Anche se Roma non fu mai in stabile dominio etrusco, tuttavia la dinastia dei Tarquini, re di provenienza etrusca, riflette il prestigio e l'importanza delle città etrusche meridionali, con numerose tracce incancellabili lasciate nella religione, negli usi, in istituti ed edifici di Roma, largamente confermate anche dall'archeologia.

Espansione e declino

Roma Il massimo di prosperità e di espansione fu raggiunto dagli Etruschi verso la metà del VI secolo AC, tanto che, nel 535 AC, alleati dei Cartaginesi, sconfissero, nella battaglia di Alalia, davanti la Corsica, i Focesi di Marsiglia, potentissimi sul mare. L'arresto della loro espansione cominciò invece sul finire del secolo e fu seguito da declino nel V secolo AC. Prima fu Roma a liberarsi dalla loro supremazia con la cacciata, verso il 510 AC, dei Tarquini; poi se ne liberarono i Latini, che, sostenuti da Aristodemo di Cuma, ad Aricia, nel 506 AC, li sconfissero in battaglia. In questo modo, gli avamposti degli Etruschi in Campania rimasero isolati e si indebolirono dopo la sconfitta navale che essi subirono a Cuma nel 474 AC, andando del tutto perduti nel 423 AC con la conquista di Capua da parte dei Sanniti. Al nord la discesa dei Galli travolse i centri etruschi della pianura Padana all'inizio del V secolo AC. Nel 396 AC Roma conquistava Veio estendendo la sua influenza su tutta l'Etruria meridionale. Per più di due secoli gli Etruschi, su iniziativa dell'una e dell'altra città, ostacolarono l'ulteriore espansione romana. Nel 295 AC, coalizzati con gli Umbri, i Galli e i Sanniti, furono sconfitti dai Romani nella battaglia di Sentino: nel giro di qualche decennio furono completamente assoggettati da Roma che li incluse, mediante trattati particolari, nella serie dei suoi alleati nella penisola, finché non concesse loro la cittadinanza romana dopo la Guerra Sociale del 90 AC, mediante la lex Julia dell'89 a.C.

Aspetti culturali

La famiglia ed il ruolo della donna

90 AC La famiglia etrusca era composta da un padre, una madre, i figli e i nipoti. La donna etrusca, al contrario di quella greca o romana, non era tenuta in disparte della vita sociale, ma vi partecipava attivamente prendendo parte ai banchetti, ai giochi ginnici e alle danze. La donna inoltre aveva una posizione di rilievo tra gli aristocratici etruschi poiché quest'ultimi erano pochi e spesso impegnati in guerra: per questo gli uomini scarseggiavano. Spettava alla donna, in caso di morte dell'uomo, il compito di assicurare la conservazione delle ricchezze e la continuità della famiglia: attraverso di lei avveniva anche la trasmissione dell'eredità.

L'alimentazione di base

L'ingrediente base per l'alimentazione etrusca fu per molto tempo la farina di farro, un tipo di grano facilmente coltivabile. Prima di essere usati come cibo, i chicchi di farro dovevano essere torrefatti, per togliere loro la gluma (una specie di pellicina che li ricopre) ed eleminare l'umidità. Con la farina di farro venivano preparate pappe e farinate, bollite con acqua e latte. L'alimentazione degli Etruschi prevedeva, oltre ai cereali, anche varie specie di legumi, come lenticchie, ceci e fave. Un'alimentazione basata soltanto su cereali e legumi aveva un valore nutritivo molto ridotto e doveva perciò essere integrata con cibi con maggiori calorie, come la carne di maiale, la selvaggina, il cinghiale, la carne di pecora e tutti i prodotti derivati dal latte. Molto apprezzato era anche il pesce, in particolar modo presso Populonia e Porto Ercole. Una curiosità: gli etruschi conoscevano la forchetta, ne sono state rinvenute identiche a quelle odierne, cioè con i 4 denti incurvati ma con un fusto sottile cilindrico e una pallina in cima. Si suppone però che l'uso non fosse individuale bensì servisse a fermare la carne per tagliarla nel piatto di portata.

L'abbigliamento

Nell'abbigliamento etrusco, i principali tessuti erano la lana, generalmente molto colorata, e il lino, usato nel suo colore naturale. Gli Etruschi usavano abiti unisex accanto ad altri tagliati espressamente per uomo o per donna. Un indumento solamente maschile era il perizoma, simile a dei calzoncini, mentre sia uomini che donne, specialmente se avanti negli anni, indossavano indifferentemente lunghe tuniche, talvolta abbinate ad un cappello. Gli etruschi inoltre mostravano particolare interesse per le calzature, realizzate in cuoio o in stoffa ricamata. Molto eleganti erano dei sandali con la punta all'insù dall'aspetto orientale. Il sandalo con base in legno aveva una snodatura al centro che permetteva di piegare il piede. L'eleganza degli etruschi era proverbiale, il motto "vestire all'etrusca" fu in voga fra i romani per indicare grande raffinatezza. Dai rinvenimenti si sa che ricamassero tessuti a filo d'oro. Le donne, ma anche gli uomini, impreziosivano l'acconciatura e l'abito con gioielli di raffinata fattura (diademi, orecchini, braccialetti, anelli e fibule). I gioielli erano di bronzo, d'argento, d'elettro e d'oro. L'elettro era una lega molto usata d'argento e oro.

Eredità

Nonostante la perdita dell'autonomia politica, gli Etruschi continuarono però a esercitare anche in seguito una grande influenza in Italia, sul piano culturale, religioso e artistico. Roma, che sotto Augusto aveva fatto dell'Etruria la settima regione d'Italia, subì fortemente la loro influenza, che si fece sentire nelle istituzioni, nei modi di vita, nella lingua, nei gusti, nell'amore per il lusso e per i banchetti, le danze e la musica, come si trova attestato nelle pitture tombali. Lo spirito creativo del popolo etrusco (l'abile artigianato, la tecnica approfondita) riemergerà dopo molti secoli nella Toscana dell'età rinascimentale. I romani si valsero della cultura etrusca soprattutto per gli auruspici, i sacerdoti capaci di interpretare il destino attraverso la lettura delle viscere degli animali, del volo degli uccelli, e dei fulmini. Inoltre i maestri degli alunni romani furono etruschi e greci, considerati i più colti.

Bibliografia


- Banti, Luisa, Il mondo degli Etruschi, Roma 1969.
- Camporeale, Giovannangelo, Gli Etruschi. Storia e civiltà, Torino 2000.
- Cristofani, Mauro, Etruschi. Cultura e società, Novara 1978.
- Heurgon, Jacques, Vita quotidiana degli Etruschi, Milano 1973.
- Pallottino, Massimo, Etruscologia, Milano 1984.
- Staccioli, Romolo, Gli Etruschi. Mito e realtà, Roma 1980.
- Torelli, Mario, Storia degli