Ares
Ares è una figura della mitologia greca, figlio di Zeus e di Era.
Era un dio poco amato dei greci, più che il dio della guerra (come l'equivalente romano Marte), era lo spirito della battaglia.
Era considerato un "dio senza misericordia", era venerato da popoli più lontani, quali i troiani e le amazzoni.
Nell'Iliade (libro V), Omero scrive esplicitamente, che Zeus odiava il figlio a causa della sua violenza e aggressività.
Omero
Nel libro XIII, viene descritto Deifobo, figlio di Priamo, che uccide accidentalmente il figlio di Ares, Ascalafo. Non appena Ares viene a sapere della morte del figlio, vorrebbe distruggere l'intera flotta degli achei. Ma interviene Atena, per fargli comprendere che il suo gesto avrebbe potuto avere terribili conseguenze, a causa dello sdegno del proprio padre. Ares desiste, ma decide che combatterà dalla parte dei troiani, aiutando Ettore ad infliggere gravi perdite tra gli achei. Di nuovo interviene Atena, che si schiererà con gli achei, combattendo il fratello e ferendolo in maniera tanto grave, da costringerlo ad abbandonare il campo di battaglia, lanciando urla terribili che terrorizzano i contendenti.
La leggenda mostra Ares come prima causa dell'istituzione del primo tribunale dell'Olimpo. Ares aveva visto il figlio di Poseidone, Alirrozio, tentare di abusare di sua figlia Alcippe. Ares, furente, lo uccise; Poseidone chiese giustizia. Davanti a tutto l'Olimpo riunito, Ares perorò la sua causa e fu assolto.
Il processo si svolse proprio ai piedi della collina ove si compì il delitto, che fu chiamata collina di Ares o Areopago.
Categoria:Divinità greche dell'Olimpo
Categoria:Comuni della provincia di La Coruña
ja:アレス
ko:아레스
Mitologia grecaLa mitologia greca raccoglie le leggende delle divinità e degli eroi della Grecia antica. Tutti questi personaggi sono stati creati e diffusi dalla tradizione orale e poetica, arrivando a mescolarsi o sostituirsi con la storia della Grecia classica.
In tutte le leggende, le divinità greche vengono descritte con un aspetto umano, ma immortali e con poteri sovrannaturali. Ognuno di essi aveva capacità peculiari ed aveva una propria genealogia.
La genesi del mondo greco
All'inizio esisteva solo il Caos, da esso si separarono tutti gli elementi.
Nacquero Gea la Terra, Eros l'amore, il Tartaro (l'inferno), l'Erebo (la tenebra) e Nyx(la Notte).
Da Erebo e Nyx (la Notte)nacquero l'Etere (il Giorno) ed Emera (la Luce), mentre da Gea nacquero Urano (il cielo) e Ponto (il mare).
Urano e Gea furono i primi veri genitori del mondo mitologico greco, da loro nacquero gli Ecatonchiri, esseri soprannaturali con 50 teste e 100 braccia. A loro seguirono i Ciclopi, talmente disgustosi, che il padre decise di nasconderli nelle viscere della Terra. Per ultimi nacquero i Titani.
Gea era indignata col suo sposo per aver nascosto i propri figli sotto terra e chiese l'aiuto dei Titani per punirlo. Il primo a rispondere fu Crono, che aggredì Urano mentre dormiva. Con un falcetto gli tagliò i testicoli, dal sangue che cadde sulla terra e sul mare, nacquero i Giganti, le Erinni e Afrodite naque dalla spuma del mare.
Zeus e gli dei dell'Olimpo
Crono sposò la sorella Rea, ma, per evitare di essere detronizzato da uno dei suoi figli come indicato da una predizione, li divorava tutti.Rea scoperto di dover partorire il suo sesto figlio si ritirò in Arcadia, dove nacque Zeus.
Crono scoperta la nascita andò su tutte le furie e ordinò di cercare il bimbo. Rea per proteggere Zeus, diede una pietra avvolta in fasce e Crono ingoiò la pietra.
Una volta cresciuto, Zeus si vendicò del padre, aiutato dai Titani e dagli Ecatonchiri, costrinse il padre, tramite una pozione versata nel calice, a restituire tutti i figli ingoiati. Iniziò così la guerra tra vecchi e nuovi dei. I Titani fedeli a Crono, guidati da Atlante sfidarono Zeus e i suoi fratelli con i Titani ribelli. Zeus, per vincere la guerra si rivolse ai Ciclopi, liberandoli dalla loro prigionia imposta da Crono. I Ciclopi così donarono a Zeus, un fulmine, a Poseidone, un tridente e ad Ade un elmo che lo rendeva invisibile.
Così armati riuscirono a colpire Crono e a ucciderlo mentre i Ciclopi sconfiggevano i Titani.
Animali
- Aello
- Amaltea
- Arione
- Arpie
- Celeno
- Cerbero
- Cinghiale di Calidone
- Cinghiale di Erimanto
- Echidna
- Idra di Lerna
- Minotauro
- Ocipete
- Pegaso
- Pitone
- Scilla
- Sfinge
- Sirena
Dei
Si veda: Lista degli dei greci
Genealogia degli dei dell'Olimpo
La genealogia degli dei dell'Olimpo è molto controversa, ogni autore ha la propria.
Nell'immagine qui sotto riportata viene indicata quella riportataci da Omero.
Omero
Festività
- Carneia
- Cronia
- Purificazione
Leggende
- Giudizio di Paride
- I sette contro Tebe
- Le dodici fatiche di Eracle
- Teogonia
- Vello d'oro
Località
- Acheronte
- Acropoli
- Alfeo
- Areopago
- Argo
- Atene
- Campi Elisi
- Caos
- Cinzio
- Colchide
- Creta
- Delfi
- Ditte
- Dodona
- Elicona
- Eleusi
- Eretteo
- Giardino delle Esperidi
- Ida
- Isole dei beati
- Labirinto di Cnosso
- Lete
- Micene
- Olimpo
- Oracolo di Delfi
- Oracolo di Dodona
- Parnaso
- Stige
- Stinfalia (lago)
- Tartaro
- Tebe
- Tiro
- Troia
Oggetti
- Abadir
- Ambrosia
Personaggi ed eroi
- Abante, centauro
- Abante, figlio di Ippotoone
- Abante, figlio di Linceo
- Abante, figlio di Melampo
- Abante, figlio di Poseidone
- Achille, figlio di Peleo
- Acrisio
- Admeto
- Adone
- Adrasto
- Aedone
- Afareo
- Agamennone
- Agave
- Agenore
- Agraulo
- Aiace il grande
- Aiace di Locride
- Alcesti
- Alcinoo
- Alcione
- Alcippe
- Alcmena
- Alcmeone
- Alirrozio
- Aloadi
- Altea
- Altemene
- Amico
- Amimone
- Amintore
- Anceo figlio di Licurgo
- Anceo figlio di Poseidone
- Anchise
- Androgeo
- Andromaca
- Andromeda
- Anfiarao
- Anfimaro
- Anfione
- Anfitrione
- Anfitrite
- Anfizione
- Antenore
- Anteo
- Anticlea
- Antigone
- Antinoo
- Antiope figlia di Nitteo
- Antiope regina delle Amazzoni
- Apsirto
- Aracne
- Aretusa
- Arge
- Argo
- Argonauti
- Arianna
- Aristeo
- Ascalafo, figlio di Ares
- Ascalafo, figlio di Acheronte
- Ascanio
- Assaraco
- Asterione
- Astianatte
- Atalanta
- Atamante
- Atreo
- Atteone
- Attore
- Augia
- Autolico
- Autonoe
- Bauci
- Bellerofonte
- Belo
- Briareo
- Briseide
- Busiris
- Cadmo
- Calais
- Calamo
- Calcante
- Calciope
- Calcodonte
- Calipso
- Calliope
- Callisto
- Caronte
- Carpo, figlio di Clori
- Cassandra
- Cassiopea
- Castalia
- Castore
- Catreo
- Cecrope
- Cefalo
- Cefeo
- Celeo
- Cenis
- Centauro
- Cercopi
- Chione
- Chirone
- Ciclope
- Circe
- Cisseo
- Clio
- Clitennestra
- Cometo
- Coronide
- Cranao
- Creonte
- Creusa, figlia di Eretteo
- Creusa, figlia di Priamo
- Criseide
- Cureti
- Dafne
- Dafni
- Danaidi
- Danao
- Dardano
- Dedalione
- Dedalo
- Deianira
- Deidamia
- Deifobo
- Deioneo
- Deipile
- Demofoonte
- Deucalione, figlio di Minosse
- Deucalione, figlio di Prometeo
- Diomede figlio di Ares
- Diomede figlio di Tideo
- Diomedea
- Dioscuri
- Dirce
- Doro
- Eaco
- Ecatonchiri
- Echione, uno degli Sparti
- Echione, figlio di Ermes
- Eco
- Ecuba
- Edipo
- Eete
- Eezione
- Efialte
- Egeo
- Egialeo
- Egina
- Egisto
- Egitto
- Eidomene
- Elefenore
- Elena
- Eleno
- Elettra figlia di Agamennone
- Elettra figlia di Atlante, una delle Perseidi
- Elettrione
- Eliadi
- Elle
- Elleno
- Endimione
- Enea
- Eolo
- Epigoni
- Epimeteo
- Eracle
- Eraclidi
- Erato
- Erebo
- Eretteo
- Erittonio
- Ermione
- Ero
- Eteocle
- Etra
- Ettore
- Eufemo
- Eumeo
- Eumolpo
- Eurialo
- Euridice, ninfa moglie di Orfeo
- Euridice, madre di Alcmena
- Euridice, madre di Danae
- Euridice, madre di Laomedonte
- Euriloco
- Euristeo
- Eurito
- Europa, figlia di Agenore
- Europa, figlia di Oceano
- Europa, figlia di Tizio
- Febe, figlia di Leucippo
- Fedra
- Fenice, figlio di Agenore
- Fenice, figlio di Amintore
- Fetonte
- Filammone
- Filemone
- Filomela
- Filottete
- Fineo, figlio di Agenore
- Fineo, figlio di Belo
- Folo
- Frisso
- Galatea
- Ganimede
- Gerione
- Giacinto
- Giasone
- Giganti
- Giocasta
- Glauco figlio di Bellerofonte
- Glauco figlio di Minosse.
- Glauco figlio di Poseidone
- Glauco figlio di Sisifo.
- Gordio
- Gorgoni
- Graie
- Icario
- Icaro
- Idas
- Idomenea
- Idomeneo
- Ificlo
- Ifigenia
- Ifito
- Illo
- Ismeme, figlia di Edipo
- Ino
- Io
- Ione
- Ipermnestra
- Ippodamia, figlia di Adrasto
- Ippodamia, figlia di Enomao
- Ippolita
- Ippolito
- Ippomene
- Ippotoone
- Ismene
- Issione
- Laerte
- Laio
- Laocoonte
- Laomedonte
- Leandro
- Learco
- Leda
- Leto
- Leucippo, figlio di Enomao
- Leucippo, re di Messenia
- Libia
- Licaone, figlio di Ares
- Licaone, figlio di Pelasgo
- Licaone, figlio di Priamo
- Lico
- Licomede
- Licurgo
- Linceo
- Lino, figlio di Apollo
- Lino, personaggio dell'Iliade
- Lino, figlio di Ismeno
- Lino, figlio di Urania
- Lisimaca
- Litierse
- Marsia
- Mechisteo
- Medea
- Medusa
- Meganira
- Megara
- Melampo
- Melanione
- Meleagro
- Melicerte
- Memnone
- Menelao
- Menezio, figlio di Attore
- Menezio, figlio di Giapeto
- Metanira
- Mida
- Minosse
- Mirmidone
- Momo
- Mopso indovino degli Argonauti
- Mopso figlio di Manto
- Narciso
- Nauplio
- Nausicaa
- Neleo
- Neottolemo
- Nesso
- Nestore
- Niobe
- Nitteo
- Oineo
- Onfale
- Oreste
- Orfeo
- Orione
- Oritia
- Oto
- Palamede
- Pallante gigante
- Pallante titano
- Pallante eroe attico
- Pandora
- Paride
- Partenopeo
- Pasifae
- Patroclo
- Pelia
- Pelope
- Pelopia
- Penelope ninfa
- Penelope moglie di Ulisse
- Penteo
- Pentesilea
- Peribea
- Pericle
- Perseo
- Pigmalione
- Piritoo
- Pirra
- Pitteo
- Polinice
- Polissena
- Polluce
- Preto
- Priamo
- Procri
- Promaco
- Prometeo
- Protesilao
- Pterelao
- Radamante
- Reso
- Salmoneo
- Sarpedonte
- Semele
- Sibilla
- Sisifo
- Sparti
- Stelèo
- Stenelo
- Talo
- Tamiri
- Tantalo
- Telamone
- Telefassa
- Telefo
- Telegono
- Temisto
- Tersandro
- Teseo
- Teucro, figlio di Scamandro
- Teucro, figlio di Telamone
- Tideo
- Tieste
- Tindaro
- Tiresia
- Tiro
- Tisameno
- Titone
- Tizio
- Troilo
- Ulisse
- Urania
- Xuto
- Zete
- Zeto
Popoli
- Abanti
- Achei
- Amazzoni
- Cimmeri
- Dori
- Feaci
- Iperborei
- Lapiti
- Mirmidoni
- Tafi
Bibliografia
[http://www.adelphi.it/catalogo/schedaLibro.asp?id=2400&isbn=8845918920&v=s&metaTitolo=Le%20nozze%20di%20Cadmo%20e%20Armonia%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20&metaAutore=Roberto%20Calasso| Le Nozze di Cadmo e Armonia] di Roberto Calasso
Collegamenti esterni
Voci correlate
- Religione greca
- Mitologia
- Mitologia romana
- Lista di divinità
Categoria:Mitologia greca
ja:ギリシア神話
ko:그리스 신화
Era (mitologia)
Era è una figura della mitologia greca, era la regina degli dei dell'Olimpo.
Figlia di Crono e di Rea, sorella ed anche sposa di Zeus.
Generò Ares, Ebe, Efesto e Ilizia.
La sua origine è molto antica: era venerata prima dell'epoca delle migrazioni, ma come divinità autonoma, senza marito.
Nella religione olimpica, era la protettrice del matrimonio, presiedeva a tutte le attività delle donne e vegliava sui bambini.
Era non è un vero nome (rimasto sconosciuto), ma un titolo, "la Signora".
Sembra che il culto originale fosse così importante, da costringere gli invasori venuti dal nord ad inserirlo nella loro religione nel rango più elevato: fu così che Era divenne sposa di Zeus.
La mitologia ci racconta di un matrimonio non felice. Era non dimostrò il minimo affetto per i figli, tutte le leggende la mostrano come sposa bisbetica ed infelice, in continuo contrasto con un marito che non ha scelto, resa continuamente gelosa dalle continue infedeltà di Zeus, persecutrice crudele delle rivali e dei loro figli.
Un giorno Zeus incontrò Era e se ne innamorò. Per sedurla si trasformò in cuculo, si lasciò infradiciare da un temporale da lui stesso scatenato sulle pendici della montagna in cui Era amava passeggiare.
Dopo la pioggia, la dea uscì per la sua passeggiata e si sedette ai piedi di un albero. Un uccellino tutto bagnato andò a posarsi sulle sue ginocchia, la dea lo raccolse tra le mani per riscaldarlo.
Fu a quel punto che Zeus riassunse la sua forma normale e la sedusse, promettendole di sposarla.
Una volta sposati, le liti si susseguirono senza fine. LIliade ci mostra i due coniugi schierati sui fronti opposti della guerra di Troia.
Era sostiene apertamente gli achei in quanto Elena e Paride le hanno recato offesa. Zeus cerca di rimanere neutrale, pur avendo degli obblighi nei confronti della madre di Achille, Teti. Questo suo atteggiamento è considerato da Era come ostile.
I santuari dedicati ad Era di epoca storica si trovano ad Argo e sull'isola di Samo. L'isola rivendicava a se l'onore di aver dato i natali alla dea e di essere stata testimone dell'idillio con Zeus (come indicato da Omero nellIliade, libro XIV).
Anche Argo rivendicava il ruolo di città natale della dea, giustificandola con la presenza dell'antico santuario a lei dedicato, lo Heraion, che si ergeva a circa 10 km dalla città.
La festa a lei dedicata era detta Heraia, si svolgeva ad Argo ed era accompagnata da giochi atletici.
Categoria:Divinità greche dell'Olimpo
ja:ヘラ
ko:헤라
Troiani
Troiani può riferirsi a:
- Troiani (popolo), gli abitanti dell'antica Troia.
- Asteroidi Troiani, un gruppo di asteroidi posto nell'orbita di Giove.
- Trojans, detti in italiano Troiani, una categoria di programmi progettata per passare attraverso le difese informatiche.
AmazzoniLe Amazzoni sono un popolo mitologico di donne-guerriero il cui nome in greco significa "coloro che non hanno seno". Il nome viene fatto derivare dalla leggenda secondo cui esse usavano amputarsi la mammella destra per non essere impedite nell'uso dell'arco e del giavellotto. In certi periodi si accoppiavano con uomini stranieri al solo fine di avere dei figli: i maschi divenivano schiavi e fin da bambini educati a servire le donne.
Le femmine venivano istruite esclusivamente all'arte della guerra.
giavellotto
Le Amazzoni, in genere, combattevano a cavallo.
Le amazzoni compaiono frequentemente nella mitologia e sono menzionate due volte nell'Iliade (libri III e VI).
La partecipazione della loro regina Pentesilea all'assedio di Troia accanto a Priamo e la sua morte provocata da Achille appartengono ad una versione di epoca posteriore.
Il mito più noto è quello legata alla nona fatica di Eracle, incaricato di prendere il cinto della regina delle Amazzoni, Ippolita. Teseo, compagno di Eracle, fu vittima della loro collera: un esercito di amazzoni invase l'Attica e assediò Atene. Teseo vinse, facendo prigioniera Ippolita, che divenne anche sua prima sposa.
La vergine guerriera Camilla, descritta nell'Eneide, non ha rapporti con la mitologia greca.
Le Amazzoni nell'arte
- Battaglia delle Amazzoni dipinto di Pieter Paul Rubens (1615 circa).
Categoria:Popoli dell'antica Grecia
Iliade (Omero)L'Iliade è - ugualmente all'Odissea - un poema attribuito ad Omero. Si compone di ventiquattro libri o canti. Opera ciclopica e complessa, è ritenuta un caposaldo della letteratura greca. Tratta di un periodo breve della storia della guerra di Troia: l'ira di Achille, di fatto protagonista assoluto del poema.
Datazione
L'opera, insiema allOdissea, viene composta nella Ionia d'Asia intorno al IX secolo a.C., anche se alcuni autori ne pospongono la nascita intorno al 720 a.C.. L'originale più antico dell'opera risale al VII secolo a.C., ed è questo che il tiranno ateniese Pisistrato usa quando, nel VI secolo a.C., decide di uniformare e dare forma scritta ad un poema che fino ad allora si era tramandato quasi esclusivamente per forma orale. Quest'ultima forma, però, continuerà fino al III secolo d.C. in Egitto, con tutti i cambiamenti e le mutazioni inevitabili nella forma orale.
Varie edizioni
L'edizione pisistratea, comunque, non rappresenta un canone fisso. In seguito, infatti, convive con le successive edizioni scritte delle città greche di Massalia (odierna Marsiglia), Creta, Cipro, Argo e Sinope. Queste edizioni vengono dette "politiche" (dal greco κατά πόλεις, catà pòleis), nel senso di appartenenti alle poleis, alle città.
Esiste un'edizione pre-ellenistica di origine ignota, chiamata πολύστιχος (polýstichos, letteralmente "con molte linee"), e che presenta un maggior numero di versi rispetto alla versione pisistratea: gli studiosi tendono a considerarla una versione "annacquata" da interventi operati da chi la tramandava oralmente.
Esistono poi delle edizioni di cui si sa molto poco dette "personali" (dal greco κατ' άνδρα, cat'àndra), nel senso che appartenevano a uomini (àndra) illustri, come Antimaco di Colofone o Euripide (figlio del più famoso drammaturgo). Sembra non confermato il fatto che anche il filosofo Aristotele avesse un'edizione personale delle opere di Omero.
Premessa all'opera
(Nota: per un'informazione dettagliata sui libri che compongono l'opera nel suo insieme vedi articolo Iliade (trama); per una analisi delle numerose traduzioni che sono state fatte di questa opera vedi la voce Iliade (traduzioni)
Elena, figlia di Tindaro, re d'Amiclea (Sparta), è data in sposa a Menelao, fratello del potente Agamennone (re di Micene); è, soprattutto, è la donna più bella del mondo. Paride (principe di Troia) si innamora di lei e, con l'aiuto di Afrodite, la porta con sé a Troia. Menelao ed Agamennone, insieme ad altri re e condottieri, fra cui Achille, si riuniscono in un grande esercito e - per recuperare Elena - muovono guerra a Troia.
Analisi critica
Parlando dellIliade, a chiunque viene immediatamente il ricordo di fatti straordinari, "eroici", e tutti sanno che l'"eroico" è l'accento fondamentale di questo poema.
Ma, dicendo "eroico", dovremmo rimanere scontenti per l'accezione che definisce eroico qualcosa di superiore, di una superiorità particolare. Nessuno chiamerebbe eroico qualcuno che mangia terga di buoi o beve otri di vino, ma, in Omero, anche questo è eroico.
NellIliade è eroico ciò che è al di sopra della norma, in qualunque modo, sia nel bene che nel male, nella gagliardia del corpo o dell'animo, nelle armi, nei carri, nel gridare o nel tacere, nella ferocia o nella generosità, nella volontà o nel capriccio.
In questo colpisce dell'eroe dal di fuori, la natura, il destino, la morte, tutte le forze che si eroicizzano esse stesse, uscendo dalla norma per eroicizzare l'eroe.
Si pensi alla grandezza fisica, alla monumentalità dell'eroe omerico: Aiace mentre difende il campo acheo dall'impeto trionfante di Ettore, Achille in lotta con le onde vorticose dello Scamandro e del Simoenta.
Si pensi alle armi: il semplice scudo d'Aiace che sembra torre o scoglio, all'asta di Achille che nessuno sapeva maneggiare, tanto da essere abbandonata da Patroclo, dopo aver preso possesso delle armi di Achille.
Queste grandezze e questa eroicità non sono descritte con occhio stupito o sorriso di meraviglia, che sono modi e forme della poesia cavalleresca. Il poeta, non sa di raccontare cose meravigliose, perché non ha altra stregua a cui avvicinarle o compararle; il poeta stesso è all'interno di questo meraviglioso, in quanto il suo mondo naturale, quello che vede e che descrive e narra è la sua schietta realtà.
Non racconta dal basso, non guarda in su, misurando la distanza. Anche chi legge non guarda in su, ma è dentro alla scena eroica, in questo mondo, straordinario, smisurato, meraviglioso. L'eroico è sentito come natura, come normalità.
Proviamo a proiettare come su uno schermo alcuni episodi del poema. Nel primo libro, troviamo il dispetto (o il capriccio?) di Achille che non vuole più combattere perché gli hanno tolto Briseide, è la grande μηνις (mênis), la collera tremenda. Nel XVII e XXIII libro, la
collera vendicatrice di Achille, ha impeti ferini: strage di nemici, fiumi di sangue strazio e scempio anche dei cadaveri, Ettore ormai morto, legato per i piedi e trascinato dalla biga dell'uccisore, con la testa nella polvere, attorno alla tomba di Patroclo. Nell'ultimo canto, lo scoppio della pietà, di fronte a Priamo, che gli ricorda Peleo, Achille piange e rende il cadavere alla famiglia.
L'opera non tratta, come parrebbe dal titolo, la guerra di Ilio (Troia), ma un episodio di questa guerra, l'ira di Achille, con un'azione che si svolge in un periodo brevissimo, se paragonato alla durata della guerra: 51 giorni. In vero, le ire sono due, e non una, e il passaggio dall'una all'altra, divide il poema in due parti: nella prima Achille non vuole più combattere, nella seconda si immerge nella battaglia straziando il nemico.
Non vi sono dubbi sull'unità di questo grande blocco di poesia. L'attribuzione ad Omero è ormai vecchia di tremila anni, fin dal VII secolo a.C.. Ogni tentativo di rifiutarla appare un cavillo artificioso, anziché una ragione ragionata.
Anche la divisione in 24 libri, tipica degli scritti alessandrini, non è che una restaurazione di più antiche divisioni rapsodiche.
Quando Aristotele lodò Omero nella Poetica, per aver saputo scegliere, tra il numeroso materiale mitico-storico della guerra di Troia, un episodio particolare, rendendolo centro vitale del poema, egli enunciò, a corollario della sua affermazione, che la poesia non è storia ma una fecondissima verità teoretica ed anche una verità di fatto.
Hanno detto di Omero e dell'Iliade
- Omero è il massimo dei poeti e il primo dei compositori di tragedie. Platone
- Nessuno lo potrà superare per sublimità nelle cose grandi, per proprietà nelle piccole. Egli è vasto e insieme serrato, grazioso e grave, ammirabile ugualmente per copia e per brevità, e oltre a quelle addicentesi a un poeta possiede le doti più eminenti di un oratore. Quintiliano
- Se un'intelligenza superiore volesse ragguagliare gli abitanti dei cieli sugli avvenimenti degli uomini e darne loro un'immagine esatta, userebbe il linguaggio di Omero. Joubert
- Tutto si è perfezionato da Omero in poi, ma non la poesia. Leopardi
- NellIliade Omero ha conferito all'ordinamento della vita terrestre e spirituale del mondo antico una struttura altrettanto possente quanto Cristo al mondo moderno. Dostoevskij
- L'influsso d'Omero non è niente affatto limitato, almeno per quel che riguarda la poesia greca, all'epos eroico. G. Pasquali
Bibliografia
- Raffaele Cantarella e Giuseppe Scarpat, Breve introduzione ad Omero, Dante Alighieri Editore, 1989
Voci correlate
- Iliade (trama)
- Iliade (traduzioni)
Collegamenti esterni
- [http://wiredforbooks.org/iliad/ Testo integrale in greco] in formato Real Player
categoria:Classici della letteratura
Categoria:Letteratura greca
ja:イリアス
ko:일리아스
ms:Iliad
Omero
Omero (pronuncia: o-mé-ro) - Con questo nome viene tradizionalmente identificato l'autore di due capisaldi della letteratura di ogni tempo, l'Odissea e l'Iliade. Le più antiche notizie che si hanno su di lui lo indicano come nato a Chio. E di Chio lo riteneva il poeta Semonide di Amorgo, tenendo conto che Pindaro menziona Chio accanto a Smirne.
La nascita
Non è improbabile che l'indicazione di questa patria tradizionale, si fondi sull'attribuzione che gli antichi fecero ad Omero di un inno ad Apollo Delio ("Inni omerici"), nel quale l'autore, senza indicare il proprio nome, si descriveva come cieco e vivente nella rocciosa Chio. Inoltre, in Chio, si trovava una società di poeti chiamata Omerici, che si vantava di discendere da lui. Ma ben presto altre città si contesero l'onore di paese natale del poeta: Colofone, Cuma, Pilo, Itaca, Argo e Atene; furono comunque tutte attribuzioni arbitrarie.
Sono giunte ai nostri giorni ben sette "Vite" di Omero, tutte romanzate e fantastiche.
Biografia attribuita a Erodoto
La più antica e particolareggiata, falsamente attribuita dagli antichi ad Erodoto, risale al V secolo a.C. In essa si racconta che Creteide, un'orfana di Cuma eolica, fu sedotta ed abbandonata, ed il suo tutore per sfuggire alla vergogna la condusse a Smirne. Creteide si recò ad una festa sacra alla foce del fiume Meles e qui partorì un bambino che chiamò Melesigene (dal nome del fiume).
Un maestro elementare, Femio, prese a servizio Creteide, vivendo con lei e crescendo il bambino, che, col passare degli anni, dimostrò le proprie attitudine artistiche.
I viaggi
Ben presto Melesigene divenne oggetto di ammirazione, oltre che per i cittadini di Smirne, per tutti i frequentatori stranieri della città; fra gli altri un armatore, un certo Mente, lo prese in viva simpatia, dimostrandogli quanto gli sarebbe stato utile viaggiare e conoscere nuovi paesi e nuove genti. Il poeta si lasciò convincere ed andò in giro per il mondo. Ovunque andasse, osservava, interrogava, s'informava su tutto, prendendo appunti.
Arrivò ad Itaca, di ritorno dall'Iberia e dall'Italia, e si ammalò agli occhi e Mente, costretto dagli affari a proseguire il viaggio, lo affidò ad un amico, Mentore, uomo ricco ed ospitale. Qui apprese molti particolari che riguardavano le avventure di Odisseo e ne fece tesoro. Guarito dalla malattia, si riunì a Mente, continuando il suo girovagare, finché a Colofone, si ammalò nuovamente perdendo la vista.
La cecità
Fu costretto quindi a rinunciare ai viaggi e si stabilì a Smirne, dedicandosi alla poesia. Non riusciva però ad guadagnare abbastanza per vivere e dovette trasferirsi a Cuma. Durante il viaggio, presso la bottega di un calzolaio a Neotico, improvvisò i versi «Abbiate riguardo per chi ha bisogno di ospitalità, voi che abitate l'eccelsa città, figlia di Cuma dai begli occhi, all'estremo piede di Sedene pieno di selve, voi che bevete l'ambrosia acqua del fiume divino, dell'Ermo vorticoso, di cui fu padre Zeus immortale». Tichio, il calzolaio, fu mosso da pietà ed ospito il poeta, che compose altre opere, "La spedizione di Amfiarao contro Tebe" ed altri inni agli dei.
Cuma
Melesigene si accorse che i guadagni diminuivano, si spostò a Cuma e compose il famoso epigramma per Mida: «Finché l'acqua fluisca e fioriscano i grandi alberi e il sole sorgendo risplenda e la fulgida luna, io qui restando sul lacrimato sepolcro annunzierò ai passanti che questa è la tomba di Mida».
A Cuma ottenne grande successo quindi chiese di essere mantenuto dalla città, per renderla gloriosa con la sua poesia; perorò la sua causa all'assemblea, ma un principe si oppose, rilevando che se la città si fosse data a mantenere tutti i ciechi, avrebbe attirato su di sé tutti i disutili dei dintorni.
Il nome Omero
Ecco nascere il nome che lo renderà famoso per sempre: in lingua cumana "cieco" si diceva ομηρος. Ho mè Orôn, infatti, significa "Il non vedente".
Altri studiosi attribuiscono alla parola ομηρος il senso di "ostaggio".
Da quel giorno, non fu più chiamato Melesigene ma Omero.
Omero abbandonò Cuma e riprese la sua vita errante, incontrando a Focea un maestro di scuola, Testoride, che si offrì di mantenerlo a sue spese purché Omero gli concedesse una copia di tutto ciò che aveva composto e che avrebbe composto in futuro.
L'Odissea
Omero accettò, componendo subito "La piccola Iliade" e la "Focide". Ma Testoride lo abbandonò, trasferendosi a Chio, dove si affermò con le poesie di Omero. Il poeta, informato dell'indegno comportamento, si recò immediatamente a Chio. Il viaggio fu avventuroso e dopo varia peripezie, riuscì a sbarcare nei pressi della città, a Bolisso, dove fu ospitato dal pastore Glauco. Glauco parlò di lui al suo padrone, che gli affidò l'educazione dei figli.
Finalmente Omero riuscì a trascorrere un periodo di vita sereno, accumulando anche una certa sostanza, sposandosi, ed avendo due figlie.
È questo il periodo in cui compose lOdissea.
La morte
Intanto, non appena a Chio arrivarono le opere di Omero che lo resero famoso, Testoride decise di allontanarsi dalla città.
Da tutta la Grecia accorreva gente per vedere Omero. Decise così di trasferirsi sul continente, trascorse l'inverno a Samo, quindi partì per Atene, ma a Ios si ammalò e morì.
Le altre biografie
Le altre "Vite", attribuite a Plutarco, a Proclo o anonime, non aggiungono molto di più e non meritano di maggiore fede.
Neanche il "Certame di Omero e di Esiodo" ci dà ulteriori particolari, giunto a noi in una redazione di età adrianea, ma avente un nucleo molto più antico. In quest'opera si immagina che i due poeti si siano incontrati per caso per onorare le esequie di Anfidamante, re dell'Eubea, dando luogo ad una competizione poetica vinta da Esiodo, premiato dal re in quanto esaltatore di agricoltura e pace in contrasto di chi aveva cantato di guerre e stragi.
Le vere notizie biografiche
In realtà, tutto il contenuto delle vite è leggendario. Del poeta sappiamo con certezza soltanto il nome, Omero, che può significare "cieco", "schiavo", od "ostaggio". Quale sia la sua reale valenza, però, è del tutto ignoto.
Tutti gli storici moderni sono concordi, inoltre, nel giudicare assai incerto il luogo di nascita; la maggioranza propende per Chio o Smirne.
Un dato della leggenda è verosimile, ovvero la sua vita errabonda. Le sue opere dimostrano la conoscenza di paesi e popoli che non può non essere diretta.
Povertà, cecità e ambiente plebeo, sono elementi della sua vita che molti critici rifiutano, in quanto vedono, specialmente nell'Iliade, opere cortigiane.
Il passo dell'Iliade in cui si presagisce che la discendenza di Enea regnerà un giorno sui troiani, sembra essere profezia ex eventu, dimostrando come Omero vivesse nella Troade nella corte di una dinastia che vantasse Enea come proprio iniziatore.
L'età in cui visse il poeta, per gli antichi non è chiara, Erodoto riteneva che fosse vissuto prima di lui di almeno quattro secoli (IX secolo a.C.).
La questione omerica
La paternità della "questione omerica" viene attribuita a François Hédelin abate d'Aubignac (1604-1676), a Giambattista Vico (1668-1744) e a Friedrich August Wolf (1759-1824).
Hédelin, è in alcune "Congetture accademiche sull'«Iliade»" (pubblicate postume nel 1715), dava un giudizio negativo della poesia dell'Iliade e riteneva che il poema fosse un centone (richiamando l'etimologia corrente della rapsodia "canti cuciti insieme"): un esprit ingénieux, tra l'enorme mole di canti eseguiti nelle feste e nelle corti principesche, ne avrebbe raccolto una quarantina, apportandovi tagli, aggiunte, adattamenti e correzioni, spiegando così le ineguaglianze e le contraddizioni contenute.
Vico, che non conosceva l'opera di Hédelin, scrisse nella seconda edizione della "Scienza nuova" (1730) la sua convinzione che i poemi omerici fossero « per più mani lavorati e condotti » e mettendo in dubbio l'esistenza di Omero, lo presentava come un simbolo.
Nei "Prolegomena ad Homerum", Wolf si ispira a Hédelin, ma con un'indagine più profonda ed un maggiore rigore critico, sosteneva che all'epoca di Omero non si conoscesse la scrittura e che quindi un solo poeta non avrebbe potuto comporre e tramandare a memoria tante migliaia di versi: i poemi omerici erano una raccolta di poemetti popolari, raccolti in un secondo tempo, per un'opera commissionata da Atene (forse Pisistrato) nel VI secolo. Le prime due teorie rimasero quasi sconosciute, mentre quella di Wolf fece scalpore e segnò l'inizio della "questione omerica", iniziando una serie enorme di studi sull'opera di Omero.
Nonostante una delle teorie di Wolf si dimostrò infondata (ricerche archeologiche dimostrarono l'esistenza della scrittura già alcuni secoli prima di Omero), la tesi di Omero simbolo fu ancora sostenuta.
Le ipotesi di Lachmann trovano una certa analogia con quelle di Hédelin, secondo lui l'Iliade sarebbe composta da 16 canti popolari riuniti e poi trascritti per ordine di Pisistrato (Kleinliedertheorie). Opposta la tesi di Herrmann: i due poemi omerici deriverebbero da due nuclei originali ("Ur-Ilias" e "Ur-Odyssee"), a cui sarebbero state fatte aggiunte ed ampliamenti.
La questione omerica è lontana dall'essere risolta, perché in realtà è insolubile.
I dati che si possono considerare assodati sono:
- Iliade ed Odissea non sono opera dello stesso autore, rispecchiano civiltà, usi e costumi assai diversi
- uno fu il poeta autore dell'Iliade o, meglio, della gran parte dell'opera, che ebbe in seguito degli ampliamenti e l'aggiunta di qualche canto (sono sicuramente posteriori il catalogo delle navi nel libro II e il libro X)
- nessun motivo impedisce di pensare che l'autore di questa si chiamasse Omero, il quale forse fu di Smirne e visse nella Troade alla corte di un principe.
I poemi omerici presuppongono la preesistenza di brevi poemi epici esametrci, preceduti da canzoni (probabilmente eoliche) composte in strofe di brevi versi, talvolta anche con la rima.
categoria:biografie
categoria:poeti greci
ja:ホメロス
ko:호메로스
ms:Homer
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DeifoboDeifobo è una figura della mitologia greca, era figlio di Priamo e di Ecuba.
Compare spesso nell'Iliade e nelle narrazioni più tarde sulla guerra di Troia.
Dopo la morte del padre, Deifobo e il fratello Eleno si contesero la mano della bella Elena. Tra i due, ebbe la meglio Deifobo, seppure fosse il più giovane.
Quando la città di Troia cadde, Menelao e Ulisse si precipitarono alla sua casa per ucciderlo. Altre versioni lo danno ucciso per mano di Elena.
Categoria:Partecipanti alla guerra di Troia
Ascalafo (Ares)Ascalafo è una figura della mitologia greca, era figlio di Ares e di Astioche.
Fu tra i pretendenti di Elena e partecipò alla guerra di Troia, comandando l'esercito a cui appartenevano Aspledonte e Orcomeno.
Fu ucciso accidentalmente da Deifobo e per questo motivo il padre, Ares, combatté a fianco dei troiani.
Categoria:Partecipanti alla guerra di Troia
AcheiNell'Iliade con il nome Achei (in greco Αχαιοί) vengono indicati i popoli greci che presero parte alla Guerra di Troia, chiamati da Omero anche Argivi o Danai, i discendenti di Danao.
In età storica sono detti Achei gli abitanti dell'Acaia Ftiotide, nella Tessaglia meridionale, e dell'Acaia Egialea, corrispondente al Peloponneso settentrionale.
Per quanto riguarda la penetrazione di questo popolo nel continente greco si ritiene generalmente che queste genti di origine indoeuropea, attraverso i Balcani, occuparono dopo il 2000 AC il Peloponneso.
La coesione con l'elemento pre-greco e l'influsso della vicina civiltà minoica portarono allo sviluppo della civiltà micenea.
L'importanza di questo popolo sarebbe attestata dalla presenza del vocabolo Achei in documenti ittiti (Ahhiyava) ed egiziani (Aqaivasa) della seconda metà II millennio AC.
Secondo la tradizione l'invasione dorica del XII secolo AC avrebbe dato inizio alla decadenza della loro civiltà.
Alcuni studiosi moderni ritengono, invece, che la realtà storica della invasione dorica sia da escludere o, retrodatandola alla metà del II millennio, sia da far coincidere con la migrazione achea, identificando le due stirpi.
Categoria:Popoli dell'antica Grecia
Categoria:Guerra di Troia
Poseidone. Una allegoria del condottiero di Genova e padrone del Mar Tirreno]]
Poseidone (o Posidone) è una figura della mitologia greca, era figlio di Crono e di Rea.
Era la divinità dell'acqua (in special modo del mare) e dei terremoti. Era anche il signore dei cavalli sotto il nome di Poseidone Hippios.
Come tutti i suoi fratelli, fu ingoiato dal padre Crono. Liberato dalla rivolta di Zeus, ebbe in sorte il regno del mare.
Sposò la nereide Anfitrite, dalla quale ebbe Tritone.
Poseidone si innamorò di Demetra, per sfuggirgli la dea si trasformo in una giumenta, anche Poseidone si traformò in un cavallo, la sedusse e dall'unione nacque Arione, il cavallo che aveva il dono della parola.
Ebbe numerose amanti, da cui ebbe come figli: Anteo, Pegaso, Polifemo, Taras.
Partecipò con Apollo ed Eaco alla costruzione delle mura di Troia per il re Laomedonte; non avendo ricevuto il compenso pattuito, favorirà gli achei nella guerra di Troia.
Versioni più recenti gli attribuiscono l'isola di Atlantide, dove avrebbe regnato con la ninfa Clito, dimenticando la moglie.
Perseguitò Ulisse nel suo ritorno in patria per vendicare l'accecamento del figlio, Polifemo.
Nella poesia epica appare come il dio che placa le onde e favorisce la navigazione, ma che solleva la burrasca e fa affondare le navi.
In suo onore venivano celebrati i giochi Istmici.
Era oggetto di culto in tutta la Grecia, soprattutto lungo le coste e nelle isole. Molte le famiglie nobili che vantavano di essere sue discendenti.
I suoi attributi iconografici sono il cavallo, il tridente e il delfino.
Poseidone e la guerra di Troia
Alcuni sostengono che, durante la Guerra di Troia, si scatenò un violento terremoto che distrusse le mura della città assediata e così permise agli Argivi di conquistarla. In seguito, decisero di offrire un dono al dio dei terremoti per il favore concesso, e, siccome il dio dei terremoti era Poseidone, e siccome questi veniva raffigurato come un cavallo, costruirono un enorme cavallo di legno. Trascorsi gli anni, il cavallo sarebbe diventato il mezzo della vittoria.
Nell'arte
Poseidone viene raffigurato nel frontone ovest del Partenone.
Dell'età ellenistica è la grande scultura Posidone di Milo, databile tra il III e il II sec. a.C., conservato presso il Museo archeologico nazionale di Atene.
Categoria:Divinità greche dell'Olimpo
ja:ポセイドン
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AlirrozioAlirrozio è una figura della mitologia greca, era figlio di Poseidone e di Eurite.
Fu protagonista di due diverse leggende, fra loro contrastanti.
Nella prima tentò di violentare Alcippe, figlia di Ares e il dio lo uccise. Ares fu quindi chiamata da Poseidone al primo giudizio mai avvenuto sull'Olimpo, dinanzi all'Areopago, ma venne assolto dagli dei in consiglio.
Nella seconda si adirò contro Atena, in quanto ottenne l'Attica che a suo parere doveva essere destinata al padre. In sfregio alla dea, cercò di taglia l'ulivo che la dea aveva donato alla regione, ma l'ascia gli sfuggì di mano, recidendogli la testa.
Categoria:Personaggi della mitologia greca
AreopagoL'Areòpago è una delle colline di Atene (Grecia).
Il suo nome ("collina di Ares") deriva dal processo nel quale Ares venne accusato dell'omicidio di Alirrozio, figlio di Poseidone.
L'Areopago divenne il luogo del tribunale supremo degli ateniesi.
Categoria:Grecia
Categoria:Luoghi della mitologia greca
Categoria:Divinità greche dell'Olimpo Divinità greche dell'Olimpo
Categoria:Comuni della provincia di La CoruñaLa Coruña
Bagley, ShrewsburyBagley is an area of Shrewsbury, Shropshire. It is part urban, part rural and extends out from the town centre in a northwest direction. It includes Coton Hill.
Currently it is a Shrewsbury and Atcham borough ward and a Shropshire county electoral district.
It is named so because of the Bagley Brook which once flowed into the River Severn in the area, between where Coton Hill and the town centre now meet, on Chester Street.
Category:Suburbs of Shrewsbury
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