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Arione

Arione

] Arione è una figura della mitologia greca, era il più veloce di tutti i cavalli. Figlio di Demetra (trasformata in giumenta) e di Poseidone (trasformato in cavallo).
Compare nei miti di Eracle, di Poseidone e di Adrasto. Categoria:Animali della mitologia greca

Cavallo

Equus caballus Categoria:Perissodattili

Poseidone

. Una allegoria del condottiero di Genova e padrone del Mar Tirreno]] Poseidone (o Posidone) è una figura della mitologia greca, era figlio di Crono e di Rea. Era la divinità dell'acqua (in special modo del mare) e dei terremoti. Era anche il signore dei cavalli sotto il nome di Poseidone Hippios.
Come tutti i suoi fratelli, fu ingoiato dal padre Crono. Liberato dalla rivolta di Zeus, ebbe in sorte il regno del mare.
Sposò la nereide Anfitrite, dalla quale ebbe Tritone.
Poseidone si innamorò di Demetra, per sfuggirgli la dea si trasformo in una giumenta, anche Poseidone si traformò in un cavallo, la sedusse e dall'unione nacque Arione, il cavallo che aveva il dono della parola.
Ebbe numerose amanti, da cui ebbe come figli: Anteo, Pegaso, Polifemo, Taras.
Partecipò con Apollo ed Eaco alla costruzione delle mura di Troia per il re Laomedonte; non avendo ricevuto il compenso pattuito, favorirà gli achei nella guerra di Troia.
Versioni più recenti gli attribuiscono l'isola di Atlantide, dove avrebbe regnato con la ninfa Clito, dimenticando la moglie.
Perseguitò Ulisse nel suo ritorno in patria per vendicare l'accecamento del figlio, Polifemo. Nella poesia epica appare come il dio che placa le onde e favorisce la navigazione, ma che solleva la burrasca e fa affondare le navi.
In suo onore venivano celebrati i giochi Istmici.
Era oggetto di culto in tutta la Grecia, soprattutto lungo le coste e nelle isole. Molte le famiglie nobili che vantavano di essere sue discendenti. I suoi attributi iconografici sono il cavallo, il tridente e il delfino.

Poseidone e la guerra di Troia

Alcuni sostengono che, durante la Guerra di Troia, si scatenò un violento terremoto che distrusse le mura della città assediata e così permise agli Argivi di conquistarla. In seguito, decisero di offrire un dono al dio dei terremoti per il favore concesso, e, siccome il dio dei terremoti era Poseidone, e siccome questi veniva raffigurato come un cavallo, costruirono un enorme cavallo di legno. Trascorsi gli anni, il cavallo sarebbe diventato il mezzo della vittoria.

Nell'arte

Poseidone viene raffigurato nel frontone ovest del Partenone.
Dell'età ellenistica è la grande scultura Posidone di Milo, databile tra il III e il II sec. a.C., conservato presso il Museo archeologico nazionale di Atene. Categoria:Divinità greche dell'Olimpo ja:ポセイドン ko:포세이돈

Eracle

Eracle (Ercole per i romani) è una figura della mitologia greca, era un eroe greco dotato di forza straordinaria, figlio di Alcmena (sposa di Anfitrione) e di Zeus. Le sue avventure rispecchiano quelle di un eroe dei tempi antichi. La sua nascita è contesa tra Argo e Tebe.
Il mito più noto legato alla sua nascita riguarda Tebe, ma sembra quasi certo che la sua città natale fosse stata Argo.
Non esiste una leggenda ininterrotta che lo racconti dall'inizio alla fine, ma sono giunte a noi una serie di racconti che si incastrano tra loro quasi come un mosaico, senza per questo togliere fascino alla sua figura.

Nascita

Mentre Anfitrione stava combattendo, Zeus si presentò ad Alcmena sotto le sembianze del marito e si congiunse con lei nel corso di una notte che durò lo spazio di tre giorni, dalla loro unione, fu generato Eracle.
Zeus ripartì e Anfitrione ritornò dalla guerra da vincitore, generò anch'egli un figlio. Alcmena mise al mondo due gemelli: Eracle e Ificlo.
Come per tutti i figli illegittimi di Zeus, Eracle attirò l'odio di Era, un odio tanto forte da mettere a repentaglio la sua vita. Zeus lo fece portare sull'Olimpo da Ermes. Fece quindi addormentare Era, mettendogli il bambino al seno.
Quando Era si svegliò, respinse il bambino con ira, tanto che il suo latte si sparse nel cielo, formando la Via Lattea. Ma ormai era tardi: il latte di una dea che Eracle aveva bevuto lo resero immortale. Zeus poté così riportare il bambino ad Alcmena.

La prova

Via Lattea] Dopo qualche mese, Era manifestò nuovamente il suo odio, mettendo due serpenti nella camera in cui dormivano i due gemelli. I rettili si erano avvolti attorno ai due bambini, Ificlo, piangendo, diede l'allarme ai due genitori, che arrivarono nel momento in cui Eracle li stava strangolando, uno per mano.
Una seconda versione indica come i due serpenti, inoffensivi, fossero stati messi nella culla da Anfitrione, per sapere quale dei due gemelli fosse figlio di Zeus. Anfitrione, insospettito dal racconto della moglie che diceva di averlo visto il giorno prima del suo ritorno, aveva consultato Tiresia, che gli raccontò tutti gli avvenimenti. Eracle fu allevato con la massima cura, Anfitrione gli mise a disposizione i migliori maestri. Ma Eracle era ancora piccolo e non si rendeva conto della propria forza, tanto che un giorno uccise Lino che gli insegnava l'arte della musica, colpendolo con la sua lira.
Per creare un diversivo a questa sua immensa forza, venne mandato in una fattoria, dove rimase fino a diciotto anni. Divenne sempre più forte e grande, raggiungendo, secondo alcuni autori, la statura di 4 cubiti e 1 piede (2,33 m). Ma altri autori lo descrivono come un uomo di altezza normale ed è così che viene raffigurato dagli artisti greci.

Prima impresa di Eracle

La prima impresa di Eracle fu l'uccisione del leone del monte Citerone, che massacrava le greggi di Anfitrione. Dopo averlo ucciso, lo scuoiò e se ne mise addosso la pelle, usando la testa come elmo. Durante la sua fanciullezza, Tebe venne sconfitta dall'esercito di Orcomeno. Al suo ritorno, Eracle vide la sua città disarmata e costretta a pagare un tributo. Eracle prese in mano la situazione, si impadronì dei trofei che ornavano i templi armando tutti gli uomini in grado di combattere. Atena rimase ammirata nel vedere la sua risoluzione, gli sarà un'alleata preziosa. Le ostilità ripresero e l'esercito tebano si prese la rivincita su Orcomeno. Eracle arginò le acque del fiume Cefiso, facendole straripare ed allagando i campi coltivati dei nemici. Ma dopo la vittoria, decise di abbattere la diga, sebbene Anfitrione fosse stato ucciso in battaglia.

Matrimonio con Megara

Creonte, re di Tebe, colmò Eracle di onori elevandolo al rango di protettore delle città. Gli diede anche la figlia in sposa, Megara, mentre la sorella minore andò in sposa a Ificlo. I due fratelli ebbero numerosi figli (quelli di Eracle furono 8).

La pazzia e l'uccisione dei figli

Era, non ancora soddisfatta, prese di mira Eracle, facendolo impazzire. Eracle si gettò addosso a Iolao, il maggiore dei suoi nipoti e l'avrebbe ucciso se non fosse riuscito a sfuggirgli.
Eracle afferro quindi l'arco per uccidere dei nemici immaginari e, prima che potesse recuperare le sue facoltà mentali, aveva ormai ucciso due dei suoi figli e due figli di Iolao.
Quando Eracle vide le conseguenze della sua follia, decise di estraniarsi dal mondo, chiudendosi in un rifugio sotterraneo e rifiutando di vedere chiunque, piangendo la morte dei poveri bambini.
Solo il re di Tespia riuscì a fargli visita, compiendo su di lui i riti di purificazione. Eracle poté così andare presso l'oracolo di Delfi, per chiedere come potesse espiare le sue colpe.

Le dodici fatiche presso Euristeo

L'oracolo gli ingiunse di servire il re di Argo Euristeo: fu per lui che compì le famose dodici fatiche, a cui ne seguirono molte altre.
Finito il suo servizio presso Euristeo, ritornò a Tebe, si separò dalla moglie Megara (che andò in seconde nozze a Iolao) e cercò per sé una nuova sposa.

Eurito e la figlia Iole

Eracle venne a sapere che Eurito, figlio del re di Ecalia, voleva maritare la propria figlia, Iole. Eurito era un bravissimo arciere e promise la figlia a chiunque avesse dimostrato di saper usare l'arco meglio di lui.
Eracle lo sconfisse, ma Eurito lo accusò di aver usato frecce magiche, trattandolo come uno schiavo. Eracle abbandonò la città senza replicare, nonostante il suo desiderio di vendicarsi.
Intanto Eurito scoprì che dalle scuderie mancavano dodici giumente ed accusò Eracle di averle rubate, in cambio della mancata promessa di matrimonio. Affidò quindi al figlio Ifito di recuperare gli animali.
Ifito non credeva alla colpevolezza di Eracle e si mise alla ricerca degli animali perduti. Le giumente erano state rubate da Autolico, il principe dei ladri, che le aveva rivendute ad Eracle, senza che l'eroe ne potesse sospettare la provenienza.
Durante le sue ricerche, Ifito arrivò a Tirinto, la dimora di Eracle, al quale raccontò i fatti accaduti. Eracle promise di aiutarlo e lo ospitò nella sua casa.
Ifito vide le giumente del padre e tradì i suoi sospetti, in un eccesso d'ira, Eracle gettò giù dal tetto della propria casa Ifito, uccidendolo.

La profanazione del santuario

Il delitto era imperdonabile, in quanto commesso nella propria casa ai danni di un ospite.
Eracle doveva sottoporsi nuovamente al rito della purificazione, ma i suoi amici rifiutarono di compierli, l'unico a venirgli in aiuto fu Deifobo di Amicle, ma Eracle era così ossessionato dal delitto commesso, che decise di recarsi a Delfi per l'assoluzione. Ma non vi trovò conforto.
La pitonessa rifiutò di interrogare l'oracolo, dichiarando che non avrebbe mai risposto ad un essere come lui.
Eracle divenne furente, creando confusione nel santuario e impadronendosi del tripode sacro, gridando che si sarebbe fatto da solo il suo oracolo. Pizia invocò Apollo, il dio arrivò a Delfi ed affrontò Eracle, che gli si gettò incontro.
I due si batterono con grande furia, tanto da obbligare l'intervento di Zeus per separare i suoi due figli. Lascio alla Pizia il compito di scegliere la pena per la morte di Ifito e per la profanazione del santuario.

La schiavitù presso Onfale

Eracle fu nuovamente reso schiavo e fu acquistato per un anno da Onfale, regina di Lidia, ed il denaro andò ai figli di Ifito.
Numerose furono le imprese di Eracle per la sua padrona, ma questa volta la sua schiavitù non fu penosa. Onfale si innamorò di lui e, secondo alcune versioni, lo sposò ed ebbero tre figli.

Il mostro di Poseidone e la guerra contro Laomedonte

Eracle ritornò a Tirinto, pronto per nuovo avventure. Laomedonte era incorso nell'ira di Poseidone, che gli aveva mandato un mostro che devastava i campi e maltrattava la popolazione. Il re di Troia consultò l'oracolo di Zeus, che gli suggerì di sacrificare sua figlia Esione, questo era l'unico modo per liberare la città dal mostro.
Mentre Eracle passava da quelle parti, vide Esione incatenata ad una roccia in riva al mare, la liberò e la riportò alla sua famiglia. Propose quindi a Laomedonte di liberarlo dal mostro in cambio dei cavalli divini di Zeus, ricevuti come ricompensa per il rapimento del figlio di Ganimede. Laomedonte accettò.
Atena gli venne in aiuto e suggerì ai troiani di costruire un terrapieno lungo la riva. Eracle vi si nascose, attendendo l'arrivo del mostro. Da lì Eracle uccise il mostro, non appena emerse dalle acque. Passato il pericolo, Laomedonte ingannò Eracle, dandogli due cavalli normali. Eracle scoprì l'inganno e lascio la città furente, maledicendo Laomedonte.
Tornò a Tirinto per reclutare dei guerrieri, tra questi Iolao, Oicleo di Argo, Peleo e Telamone.
La guerra fu vinta da Eracle e Laomendonte fu ucciso con tutta la sua famiglia, eccetto Podarce e Esione. Podarce fu salvato dalla sua onestà, in quanto cerco di contrastare l'imbroglio del padre, mentre Esione riscattò dalla schiavitù il fratello e sposò Telamone.
Podarce ereditò il regno di Troia e, in ricordo del riscatto della sorella, cambiò il suo nome in Priamo (che significa "riscatto").

La guerra nell'Elide

Le avventure troiane diedero ad Eracle il piacere del combattimento, tanto da attaccare il regno dell'Elide, per vendicarsi di Augia che gli aveva rifiutato il compenso stabilito per avergli pulito le stalle.
Eracle vinse e continuò il suo cammino verso Pilo, dopo averlo conquistato, diede il trono a Nestore figlio di Peleo. Gli episodi di questa guerra verranno raccontati da Nestore durante la guerra di Troia (Iliade, libro XXIII).

Matrimonio con Deianira

Infine Eracle si stabilì in Etolia, chiese la mano di Deianira figlia di Oineo, re di Calidone. Per ottenerla dovette combattere contro il dio fluviale Acheloo, che sconfisse.
Il matrimonio fu felice, ma fu interrotto da un altro evento drammatico: l'uccisione di un parente di Oineo. Questi fungeva da coppiere ed ebbe la sfortuna di sporcare Eracle mentre gli versava l'acqua sulle mani per lavarsi dopo il pasto; furente, Eralce lo spinse via con tanta forza da ucciderlo.

L'uccisione di Nesso

Eracle e Deianira decisero quindi di stabilirsi a Trachis, in Tessaglia. Durante il viaggio arrivarono ad un fiume, dove incontrano il centauro Nesso, che si offri di farli attraversare senza pericolo. Appena arrivato sull'altra riva, Nesso afferrò Deianira e fuggì con lei al galoppo.
Eracle prese l'arco ed uccise il centauro, vicino alla morte, Nesso disse a Deianira di raccogliere il sangue che sgorgava dalla sua ferita, in quanto quel sangue gli avrebbe assicurato l'amore eterno di Eracle, la donna prese un'ampolla che aveva con se e la riempì, pensando di poterla utilizzare in futuro.

La guerra contro Eurito e la morte di Eracle

Giunti a Trachis, Eracle volle prendersi la rivincita su Eurito, che lo insultò accusandolo di slealtà nella prova per ottenere la mano della figlia. Ma prima di dichiarare guerra, consultò l'oracolo di Dodona, ripetendo a Deianira il responso del dio Zeus: questa guerra avrebbe potuto essere la sua ultima impresa seguita da una vita tranquilla o dalla sua morte.
Eracle sconfisse Eurito, uccidendolo con tutta la sua famiglia ad esclusione di Iole, che mandò a Trachis presso Deianira.
Deianira accolse la principessa con molti dubbi. Ormai la guerra era vinta, perché risparmiare Iole? Eracle mandò un araldo a Deianira, affinché gli facesse avere dei vesti nuovi. La donna si ricordo del sangue del centauro e ne fece un unguento da spalmare sui vestiti.
La vendetta di Nesso era compiuta, nel suo sangue era presente il veleno dell'idra di Lerna, in cui Eracle aveva intinto la punta delle sue frecce e che quindi era passato nel suo sangue.
Non appena Eracle indossò i vestiti, si senti bruciare la pelle. Il veleno lo faceva soffrire crudelmente, tanto da sentire la morte vicina. Chiese al figlio Illo di preparargli un rogo in cima al monte Eta e gli promise anche che avrebbe sposato Iole.
Quando il rogo fu pronto, Illo e Iolao vi portarono Eracle, ma nessuno dei due ebbe il coraggio di appiccarvi il fuoco. Fu quindi Eracle a chiamare un pastore che di li passava, ordinandogli di accendere il rogo. Il pastore ubbidì, ed Eracle, riconoscente, gli donò le sue armi: arco, faretra e frecce. Quindi salì sul rogo, coprendosi con la sua pelle di leone.
Iolao, Illo e il giovane pastore, Filottete, iniziarono i loro lamenti funebri.
Mentre si alzano le fiamme del rogo, si senti il rombo di un tuono e prima di morire, Eracle fu portato dal padre Zeus sull'Olimpo.
Iolao fondo un santuario in onore del padre e Illo sposo Iole; Deianira, saputo di aver provocato involontariamente la morte del marito, si uccise.
Sull'Olimpo Eracle fu accolto calorosamente, Era si riconciliò con lui e lo adottò come figlio; qui Eracle sposò Ebe.

La figura di Eracle

Il nome di Eracle significa "la gloria di Era" facendo pensare ad una sua origine in terre in cui Era veniva venerata.
Eroe atletico, Eracle era considerato il leggendario fondatore delle Olimpiadi; Pindaro dedicò a questo tema versi grandiosi.
Era considerato il protettore degli essere umani e veniva invocato in caso di pericolo o di epidemie. Gli venivano anche attribuiti poteri medici e parecchie fonti termali gli erano consacrate. Il personaggio di Eracle ha molti corrispondenti in altre mitologie: Malqart tra i fenici, Ogmios nella trazione celtica, Vejrapani in India.
I romani lo chiamavano Ercole. Categoria:Personaggi della mitologia greca ja:ヘラクレス

Poseidone

. Una allegoria del condottiero di Genova e padrone del Mar Tirreno]] Poseidone (o Posidone) è una figura della mitologia greca, era figlio di Crono e di Rea. Era la divinità dell'acqua (in special modo del mare) e dei terremoti. Era anche il signore dei cavalli sotto il nome di Poseidone Hippios.
Come tutti i suoi fratelli, fu ingoiato dal padre Crono. Liberato dalla rivolta di Zeus, ebbe in sorte il regno del mare.
Sposò la nereide Anfitrite, dalla quale ebbe Tritone.
Poseidone si innamorò di Demetra, per sfuggirgli la dea si trasformo in una giumenta, anche Poseidone si traformò in un cavallo, la sedusse e dall'unione nacque Arione, il cavallo che aveva il dono della parola.
Ebbe numerose amanti, da cui ebbe come figli: Anteo, Pegaso, Polifemo, Taras.
Partecipò con Apollo ed Eaco alla costruzione delle mura di Troia per il re Laomedonte; non avendo ricevuto il compenso pattuito, favorirà gli achei nella guerra di Troia.
Versioni più recenti gli attribuiscono l'isola di Atlantide, dove avrebbe regnato con la ninfa Clito, dimenticando la moglie.
Perseguitò Ulisse nel suo ritorno in patria per vendicare l'accecamento del figlio, Polifemo. Nella poesia epica appare come il dio che placa le onde e favorisce la navigazione, ma che solleva la burrasca e fa affondare le navi.
In suo onore venivano celebrati i giochi Istmici.
Era oggetto di culto in tutta la Grecia, soprattutto lungo le coste e nelle isole. Molte le famiglie nobili che vantavano di essere sue discendenti. I suoi attributi iconografici sono il cavallo, il tridente e il delfino.

Poseidone e la guerra di Troia

Alcuni sostengono che, durante la Guerra di Troia, si scatenò un violento terremoto che distrusse le mura della città assediata e così permise agli Argivi di conquistarla. In seguito, decisero di offrire un dono al dio dei terremoti per il favore concesso, e, siccome il dio dei terremoti era Poseidone, e siccome questi veniva raffigurato come un cavallo, costruirono un enorme cavallo di legno. Trascorsi gli anni, il cavallo sarebbe diventato il mezzo della vittoria.

Nell'arte

Poseidone viene raffigurato nel frontone ovest del Partenone.
Dell'età ellenistica è la grande scultura Posidone di Milo, databile tra il III e il II sec. a.C., conservato presso il Museo archeologico nazionale di Atene. Categoria:Divinità greche dell'Olimpo ja:ポセイドン ko:포세이돈

Adrasto

Adrasto fu un antico re di Argo, facente parte della mitologia greca. Figlio di Talao, fu vittima delle rivalità dinastiche e per salvarsi, fu costretto a fuggire a Corinto (secondo un'altra versione a Sicione), dove regnava Polibio, suo nonno materno.
Divenne re di Sicione, sposando l'erede al trono.
Alla morte del padre, divenne re di Argo, grazie all'aiuto del cognato Anfiarao, che aveva il dono di prevedere il futuro. Adrasto ebbe due figlie, Argia e Deipile, i cui pretendenti erano così numerosi, che Adrasto si rivolse all'oracolo di Delfi, per farsi dire chi scegliere quale loro sposo.
L'oracolo gli disse di dare le figlie in spose «al leone e al cinghiale che combattono nella tua casa».
Un giorno, alla sua casa arrivarono due eroi esiliati: Polinice di Tebe (detronizzato dal fratello Eteocle) e Tideo di Calidone.
Una notte nel palazzo risuonarono le grida di una lite, così violenta, da svegliare Adrasto e farlo accorrere sul luogo.
I due ospiti sembravano sul punto di uccidersi a vicenda; il re capì che si stavano avverando le parole dell'oracolo: l'emblema di Tebe era un leone, quello di Calidone un cinghiale.
Separò i due contendenti, offrendo loro la mano delle sue figlie ed il suo aiuto per riconquistare i loro rispettivi regni.
Cominciò con l'aiutare Polinice, invadendo Tebe per rovesciare Eteocle. Adrasto, Polinice, Tideo ed altri tre eroi si misero alla testa dell'esercito, mancava però un altro capo, in quanto le porte della città di Tebe erano sette.
Adrasto offrì il comando al cognato Anfiarao, ma le sue facoltà precognitive, gli fecero rifiutare l'offerta.
Gli altri principi non si resero conto del significato evidente del suo rifiuto; Polinice cercò di farlo recedere, ricordando ad Erifile, sposa di Anfiarao, il giuramento che aveva fatto prestare al fratello e al marito, di prenderla come arbitro in caso di controversie.
Polinice promise a Erifile il più prezioso dei gioielli di Tebe, nel caso fosse riuscita a fra cambiare idea al marito: la collana che Afrodite donò ad Armonia e che assicurava bellezza eterna a chi la portava.
Erifile persuase il marito, si compose così l'epica spedizione dei Sette contro Tebe.
Ma come previsto da Anfiarao, l'impresa fu un fallimento.
Sulla strada per Tebe, l'esercito fece sosta a Nemea per dissetarsi, chiedendo indicazioni per l'acqua ad una donna con un bimbo in braccio, Ipsipile. La donna appoggio il piccolo a terra, accompagnandoli alla fonte. Quando tornò, il bambino era morto, ucciso da un serpente: il bambino era figlio del re di Nemea.
Anfiarao supplicò i suoi compagni di non trascurare il cattivo presagio, ma essi riuscirono a salvare Ipsipile dalla collera del re, istituendo i giochi nemei come offerta funebre alla memoria del giovane. L'attacco contro Tebe fu un disastro, l'unico a sopravvivere dei sette fu Adrasto, che riuscì a fuggire grazie al suo cavallo magico, Arione. Adrasto lanciò una nuova offensiva contro Tebe, quando i figli dei sette capi furono in grado di prendere le armi, questi furono chiamati gli Epigoni.
Questa volta la città fu conquistata, ma la vittoria costò la vita a Egialeo, unico figlio di Adrasto, che ne morì di dolore. Dal tentativo di conquista di Tebe da parte di Adrasto, presero ispirazione parecchi autori per le loro opere, tra gli altri:
- "I sette contro Tebe" di Eschilo
- "Le fenicie" di Euripide
- "La Tebaide" di Jean Racine Categoria:Re di Argo Categoria:Sette contro Tebe

Categoria:Animali della mitologia greca

Animali della mitologia greca

Feins-en-Gâtinais

Feins-en-Gâtinais è un comune francese di 59 abitanti situato nel dipartimento del Loiret nella regione del Centro. Feins-en-Gatinais Feins-en-Gatinais

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Historia

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