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| Arpie |
ArpieLe Arpie (le "rapitrici") sono figure della mitologia greca, creature alate soprannaturali, con il viso da fanciulle ed il corpo d'uccello.
In origine erano dei venti, talmente forti, da poter sollevare gli uomini e portarli via.
L'idea dell'alleanza tra venti e spiriti era molto diffusa nei tempi antichi, fu quindi inevitabile arrivare a credere all'esistenza di un cattivo genio del vento.
Esiodo parla di due Arpie, figlie di Taumante ed Elettra, Aello e Ocipete, descrivendo la loro magnifica capigliatura e il loro potente volo. Da esse discendono Gea e Oceano.
Virgilio, nell'Eneide (libro III), fa il nome di una terza arpia, Celeno.
Nell'Odissea (libro XX), Penelope ne parla come di procelle, quando rivolge una preghiera alla dea Artemide e le ricorda che rapirono le figlie di Pandareo per farne ancelle delle Furie.
Le Arpie appaiono anche ne "Le Argonautiche" (libro III), dove perseguitano il re Fineo.
Le Arpie erano la personificazione delle avversità che periodicamente colpivano le popolazioni del mondo antico: guerre, carestie, epidemie e cataclismi di ogni genere.
Voci correlate
- Elenco di creature leggendarie
Categoria:Animali della mitologia greca
categoria:Creature leggendarie
Categoria:Odissea
ja:ハーピー
Mitologia grecaLa mitologia greca raccoglie le leggende delle divinità e degli eroi della Grecia antica. Tutti questi personaggi sono stati creati e diffusi dalla tradizione orale e poetica, arrivando a mescolarsi o sostituirsi con la storia della Grecia classica.
In tutte le leggende, le divinità greche vengono descritte con un aspetto umano, ma immortali e con poteri sovrannaturali. Ognuno di essi aveva capacità peculiari ed aveva una propria genealogia.
La genesi del mondo greco
All'inizio esisteva solo il Caos, da esso si separarono tutti gli elementi.
Nacquero Gea la Terra, Eros l'amore, il Tartaro (l'inferno), l'Erebo (la tenebra) e Nyx(la Notte).
Da Erebo e Nyx (la Notte)nacquero l'Etere (il Giorno) ed Emera (la Luce), mentre da Gea nacquero Urano (il cielo) e Ponto (il mare).
Urano e Gea furono i primi veri genitori del mondo mitologico greco, da loro nacquero gli Ecatonchiri, esseri soprannaturali con 50 teste e 100 braccia. A loro seguirono i Ciclopi, talmente disgustosi, che il padre decise di nasconderli nelle viscere della Terra. Per ultimi nacquero i Titani.
Gea era indignata col suo sposo per aver nascosto i propri figli sotto terra e chiese l'aiuto dei Titani per punirlo. Il primo a rispondere fu Crono, che aggredì Urano mentre dormiva. Con un falcetto gli tagliò i testicoli, dal sangue che cadde sulla terra e sul mare, nacquero i Giganti, le Erinni e Afrodite naque dalla spuma del mare.
Zeus e gli dei dell'Olimpo
Crono sposò la sorella Rea, ma, per evitare di essere detronizzato da uno dei suoi figli come indicato da una predizione, li divorava tutti.Rea scoperto di dover partorire il suo sesto figlio si ritirò in Arcadia, dove nacque Zeus.
Crono scoperta la nascita andò su tutte le furie e ordinò di cercare il bimbo. Rea per proteggere Zeus, diede una pietra avvolta in fasce e Crono ingoiò la pietra.
Una volta cresciuto, Zeus si vendicò del padre, aiutato dai Titani e dagli Ecatonchiri, costrinse il padre, tramite una pozione versata nel calice, a restituire tutti i figli ingoiati. Iniziò così la guerra tra vecchi e nuovi dei. I Titani fedeli a Crono, guidati da Atlante sfidarono Zeus e i suoi fratelli con i Titani ribelli. Zeus, per vincere la guerra si rivolse ai Ciclopi, liberandoli dalla loro prigionia imposta da Crono. I Ciclopi così donarono a Zeus, un fulmine, a Poseidone, un tridente e ad Ade un elmo che lo rendeva invisibile.
Così armati riuscirono a colpire Crono e a ucciderlo mentre i Ciclopi sconfiggevano i Titani.
Animali
- Aello
- Amaltea
- Arione
- Arpie
- Celeno
- Cerbero
- Cinghiale di Calidone
- Cinghiale di Erimanto
- Echidna
- Idra di Lerna
- Minotauro
- Ocipete
- Pegaso
- Pitone
- Scilla
- Sfinge
- Sirena
Dei
Si veda: Lista degli dei greci
Genealogia degli dei dell'Olimpo
La genealogia degli dei dell'Olimpo è molto controversa, ogni autore ha la propria.
Nell'immagine qui sotto riportata viene indicata quella riportataci da Omero.
Omero
Festività
- Carneia
- Cronia
- Purificazione
Leggende
- Giudizio di Paride
- I sette contro Tebe
- Le dodici fatiche di Eracle
- Teogonia
- Vello d'oro
Località
- Acheronte
- Acropoli
- Alfeo
- Areopago
- Argo
- Atene
- Campi Elisi
- Caos
- Cinzio
- Colchide
- Creta
- Delfi
- Ditte
- Dodona
- Elicona
- Eleusi
- Eretteo
- Giardino delle Esperidi
- Ida
- Isole dei beati
- Labirinto di Cnosso
- Lete
- Micene
- Olimpo
- Oracolo di Delfi
- Oracolo di Dodona
- Parnaso
- Stige
- Stinfalia (lago)
- Tartaro
- Tebe
- Tiro
- Troia
Oggetti
- Abadir
- Ambrosia
Personaggi ed eroi
- Abante, centauro
- Abante, figlio di Ippotoone
- Abante, figlio di Linceo
- Abante, figlio di Melampo
- Abante, figlio di Poseidone
- Achille, figlio di Peleo
- Acrisio
- Admeto
- Adone
- Adrasto
- Aedone
- Afareo
- Agamennone
- Agave
- Agenore
- Agraulo
- Aiace il grande
- Aiace di Locride
- Alcesti
- Alcinoo
- Alcione
- Alcippe
- Alcmena
- Alcmeone
- Alirrozio
- Aloadi
- Altea
- Altemene
- Amico
- Amimone
- Amintore
- Anceo figlio di Licurgo
- Anceo figlio di Poseidone
- Anchise
- Androgeo
- Andromaca
- Andromeda
- Anfiarao
- Anfimaro
- Anfione
- Anfitrione
- Anfitrite
- Anfizione
- Antenore
- Anteo
- Anticlea
- Antigone
- Antinoo
- Antiope figlia di Nitteo
- Antiope regina delle Amazzoni
- Apsirto
- Aracne
- Aretusa
- Arge
- Argo
- Argonauti
- Arianna
- Aristeo
- Ascalafo, figlio di Ares
- Ascalafo, figlio di Acheronte
- Ascanio
- Assaraco
- Asterione
- Astianatte
- Atalanta
- Atamante
- Atreo
- Atteone
- Attore
- Augia
- Autolico
- Autonoe
- Bauci
- Bellerofonte
- Belo
- Briareo
- Briseide
- Busiris
- Cadmo
- Calais
- Calamo
- Calcante
- Calciope
- Calcodonte
- Calipso
- Calliope
- Callisto
- Caronte
- Carpo, figlio di Clori
- Cassandra
- Cassiopea
- Castalia
- Castore
- Catreo
- Cecrope
- Cefalo
- Cefeo
- Celeo
- Cenis
- Centauro
- Cercopi
- Chione
- Chirone
- Ciclope
- Circe
- Cisseo
- Clio
- Clitennestra
- Cometo
- Coronide
- Cranao
- Creonte
- Creusa, figlia di Eretteo
- Creusa, figlia di Priamo
- Criseide
- Cureti
- Dafne
- Dafni
- Danaidi
- Danao
- Dardano
- Dedalione
- Dedalo
- Deianira
- Deidamia
- Deifobo
- Deioneo
- Deipile
- Demofoonte
- Deucalione, figlio di Minosse
- Deucalione, figlio di Prometeo
- Diomede figlio di Ares
- Diomede figlio di Tideo
- Diomedea
- Dioscuri
- Dirce
- Doro
- Eaco
- Ecatonchiri
- Echione, uno degli Sparti
- Echione, figlio di Ermes
- Eco
- Ecuba
- Edipo
- Eete
- Eezione
- Efialte
- Egeo
- Egialeo
- Egina
- Egisto
- Egitto
- Eidomene
- Elefenore
- Elena
- Eleno
- Elettra figlia di Agamennone
- Elettra figlia di Atlante, una delle Perseidi
- Elettrione
- Eliadi
- Elle
- Elleno
- Endimione
- Enea
- Eolo
- Epigoni
- Epimeteo
- Eracle
- Eraclidi
- Erato
- Erebo
- Eretteo
- Erittonio
- Ermione
- Ero
- Eteocle
- Etra
- Ettore
- Eufemo
- Eumeo
- Eumolpo
- Eurialo
- Euridice, ninfa moglie di Orfeo
- Euridice, madre di Alcmena
- Euridice, madre di Danae
- Euridice, madre di Laomedonte
- Euriloco
- Euristeo
- Eurito
- Europa, figlia di Agenore
- Europa, figlia di Oceano
- Europa, figlia di Tizio
- Febe, figlia di Leucippo
- Fedra
- Fenice, figlio di Agenore
- Fenice, figlio di Amintore
- Fetonte
- Filammone
- Filemone
- Filomela
- Filottete
- Fineo, figlio di Agenore
- Fineo, figlio di Belo
- Folo
- Frisso
- Galatea
- Ganimede
- Gerione
- Giacinto
- Giasone
- Giganti
- Giocasta
- Glauco figlio di Bellerofonte
- Glauco figlio di Minosse.
- Glauco figlio di Poseidone
- Glauco figlio di Sisifo.
- Gordio
- Gorgoni
- Graie
- Icario
- Icaro
- Idas
- Idomenea
- Idomeneo
- Ificlo
- Ifigenia
- Ifito
- Illo
- Ismeme, figlia di Edipo
- Ino
- Io
- Ione
- Ipermnestra
- Ippodamia, figlia di Adrasto
- Ippodamia, figlia di Enomao
- Ippolita
- Ippolito
- Ippomene
- Ippotoone
- Ismene
- Issione
- Laerte
- Laio
- Laocoonte
- Laomedonte
- Leandro
- Learco
- Leda
- Leto
- Leucippo, figlio di Enomao
- Leucippo, re di Messenia
- Libia
- Licaone, figlio di Ares
- Licaone, figlio di Pelasgo
- Licaone, figlio di Priamo
- Lico
- Licomede
- Licurgo
- Linceo
- Lino, figlio di Apollo
- Lino, personaggio dell'Iliade
- Lino, figlio di Ismeno
- Lino, figlio di Urania
- Lisimaca
- Litierse
- Marsia
- Mechisteo
- Medea
- Medusa
- Meganira
- Megara
- Melampo
- Melanione
- Meleagro
- Melicerte
- Memnone
- Menelao
- Menezio, figlio di Attore
- Menezio, figlio di Giapeto
- Metanira
- Mida
- Minosse
- Mirmidone
- Momo
- Mopso indovino degli Argonauti
- Mopso figlio di Manto
- Narciso
- Nauplio
- Nausicaa
- Neleo
- Neottolemo
- Nesso
- Nestore
- Niobe
- Nitteo
- Oineo
- Onfale
- Oreste
- Orfeo
- Orione
- Oritia
- Oto
- Palamede
- Pallante gigante
- Pallante titano
- Pallante eroe attico
- Pandora
- Paride
- Partenopeo
- Pasifae
- Patroclo
- Pelia
- Pelope
- Pelopia
- Penelope ninfa
- Penelope moglie di Ulisse
- Penteo
- Pentesilea
- Peribea
- Pericle
- Perseo
- Pigmalione
- Piritoo
- Pirra
- Pitteo
- Polinice
- Polissena
- Polluce
- Preto
- Priamo
- Procri
- Promaco
- Prometeo
- Protesilao
- Pterelao
- Radamante
- Reso
- Salmoneo
- Sarpedonte
- Semele
- Sibilla
- Sisifo
- Sparti
- Stelèo
- Stenelo
- Talo
- Tamiri
- Tantalo
- Telamone
- Telefassa
- Telefo
- Telegono
- Temisto
- Tersandro
- Teseo
- Teucro, figlio di Scamandro
- Teucro, figlio di Telamone
- Tideo
- Tieste
- Tindaro
- Tiresia
- Tiro
- Tisameno
- Titone
- Tizio
- Troilo
- Ulisse
- Urania
- Xuto
- Zete
- Zeto
Popoli
- Abanti
- Achei
- Amazzoni
- Cimmeri
- Dori
- Feaci
- Iperborei
- Lapiti
- Mirmidoni
- Tafi
Bibliografia
[http://www.adelphi.it/catalogo/schedaLibro.asp?id=2400&isbn=8845918920&v=s&metaTitolo=Le%20nozze%20di%20Cadmo%20e%20Armonia%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20&metaAutore=Roberto%20Calasso| Le Nozze di Cadmo e Armonia] di Roberto Calasso
Collegamenti esterni
Voci correlate
- Religione greca
- Mitologia
- Mitologia romana
- Lista di divinità
Categoria:Mitologia greca
ja:ギリシア神話
ko:그리스 신화
AelloAello è una figura della mitologia greca, era una delle Arpie, figlie di Taumante e di Elettra.
Era l'apportatrice della tempesta.
Categoria:Animali della mitologia greca
OcipeteOcipete è una figura della mitologia greca, era una delle Arpie, figlie di Taumante e di Elettra.
È "colei che vola rapida".
Categoria:Animali della mitologia greca
Oceano (mitologia)Oceano è una figura della mitologia greca, era un titano figlio di Urano e di Gea.
Era il più antico dei titani, ma le sue apparizioni in leggende sono poche e molto brevi.
Era lo sposo di Teti, il padre delle Oceanine, di Stige e di Asopo il dio fluviale.
Secondo Omero, Oceano era il fiume che circondava tutto il mondo, la sorgente di tutte le acque, comprese quelle dell'Ade.
Categoria:Titani
ja:オケアノス
Celeno (Arpia)Celeno è una figura della mitologia greca, era una delle Arpie.
Virgilio la cita nell'Eneide (libro III), quando Enea, con il suo seguito, approdò alle isole delle Strofadi. Stavano per far baldoria, quando vennero assaliti dalle arpie; i troiani cercarono di difendersi, ma le loro lance non riuscivano nemmeno a scalfirle. Dall'alto di una roccia, Celeno disse ad Enea che non aveva alcun diritto a stabilirsi nell'isola e che venivano puniti per la loro intrusione, e che quindi doveva riprendere il suo viaggio verso l'Italia. Dichiarò anche che, mai i troiani avrebbero potuto fondare una città prima di essere stati a costretti a mangiare persino i tavoli su cui poggiavano le loro vivande.
Categoria:Animali della mitologia greca
Odissea (Omero)
Odissea (Ὀδυσσεία) è un poema epico attribuito al poeta greco Omero; si compone di ventiquattro libri, per un totale di 12.007 esametri. L'opera narra le avventure di Ulisse (od Odisseo) dalla caduta di Troia fino al suo ritorno in patria ad Itaca.
L'azione dellOdissea copre un arco di tempo molto breve, che non supera le sei settimane, ma in questo arco di tempo vengono raccontate le avventure intercorse in dieci anni. Quando Ulisse ritroverà Itaca, ne sarà stato lontano complessivamente diciannove anni, avrà una quarantina d'anni e i capelli castani.
La prima traduzione in latino fu quella di Livio Andronico. Seguirono traduzioni in italiano di Bacelli, Pindemonte, Romagnoli, Vitali e Pascoli.
Datazione
L'opera, insieme allIliade, viene composta nella Ionia d'Asia intorno al IX secolo a.C., anche se alcuni autori ne pospongono la nascita intorno al 720 a.C.. L'originale più antico dell'opera risale al VII secolo a.C., ed è questo che il tiranno ateniese Pisistrato usa quando, nel VI secolo a.C., decide di uniformare e dare forma scritta ad un poema che fino ad allora si era tramandato quasi esclusivamente per forma orale. Quest'ultima forma, però, continuerà fino al III secolo d.C. in Egitto, con tutti i cambiamenti e le mutazioni inevitabili nella forma orale.
Varie edizioni
L'edizione pisistratea, comunque, non rappresenta un canone fisso. In seguito, infatti, convive con le successive edizioni scritte delle città greche di Massalia (odierna Marsiglia), Creta, Cipro, Argo e Sinope. Queste edizioni vengono dette "politiche" (dal greco κατά πόλεις, katà póleis), nel senso di appartenenti alle poleis, alle città.
Esiste un'edizione pre-ellenistica di origine ignota, chiamata πολύστιχος (poliùsticos, letteralmente "con molte linee"), e che presenta un maggior numero di versi rispetto alla versione pisistratea: gli studiosi tendono a considerarla una versione "annacquata" da interventi operati da chi la tramandava oralmente.
Esistono poi delle edizioni di cui si sa molto poco dette "personali" (dal greco κατ' άνδρα, cat'àndra), nel senso che appartenevano a uomini (àndra) illustri, come Antimaco di Colofone o Euripide (figlio del più famoso drammaturgo). Sembra non confermato il fatto che anche il filosofo Aristotele avesse un'edizione personale delle opere di Omero.
L'opera
(Nota: per una sinossi dettagliata dell'opera vedi Odissea (trama); per le traduzioni che dellOdissea sono state fatte vedi Odissea (traduzioni))
L'opera è la storia dell'uomo che vuole vedere e che vuole conoscere. Quando i compagni consigliano Ulisse di abbandonare la grotta di Polifemo, lui vuole rimanere, per sapere chi la abitava. E quando deve passare vicino alle sirene, vuole sentire e provare la sensazione della loro forza ammaliatrice. Cosa si cela in quel palazzo che egli vede da lontano sull'isola di Eea?
Persino Penelope vuole sapere e vedere, quando Ulisse si fa riconoscere.
L'Odissea è il poema del ritorno di "Odisseo", come nellIliade, ha una durata in tempo di pochi giorni (40), ma vi è condensata una storia di 10 anni.
L'opera può essere divisa in due parti: prima del ritorno (libri I-XII) e il ritorno e il dopo-ritorno (lezione XIII-XXIV).
Successivamente anche la prima parte può essere divisa in due: la "Telemachia" (libri I-IV) e gli errori di Ulisse (libri V-XII).
La Telemachia rappresenta lo stato della casa di Ulisse durante la sua assenza. Soprattutto celebra la efebia di Telemaco, che ha ormai raggiunto l'età per assumere direttamente il governo della casa.
Così l'Odissea ruota su tre nuclei detti: efebia di Telemaco, errori di Ulisse, ritorno e vendetta. Questi tre nuclei, ruotano tutti intorno al nodo centrale: le malversazioni dei proci.
La poesia dellOdissea scorre lungo due temi o motivi fondamentali, il tema del ritorno e quello della vendetta. Questi talvolta confluiscono uno nell'altro, si arricchiscono di motivi minori, che concorrono a questo confluire o, ancor meglio, producono fusione o unità.
Dominano anche parti distinte, come il sentimento nostalgico della patria lontana, il ricordo degli affetti e dell'amore.
La sua unità e coerenza poetica non è dubitabile, a riprova le innumerevoli rispondenze di tono. Anche la suddivisione in ventiquattro libri, che è tipica dei grammatici alessandrini, è una restaurazione di divisioni rapsodiche e aediche di tempi più antichi.
Citazioni
- Se un'intelligenza superiore volesse ragguagliare gli abitanti dei cieli sugli avvenimenti degli uomini e darne loro un'immagine esatta, userebbe il linguaggio di Omero. Joubert
- Omero è il padre e il perpetuo principe di tutti i poeti del mondo. Leopardi
- Omero fu uno storico, a quei tempi che le storie non si solevano né sapevano ancora narrare in prosa. Courier
- Rimane un prodigio inspiegabile come tutte le forze e le tendenze caratteristiche della grecità si presentino già chiaramente preformate in Omero. W. Jaeger
- Omero è tragico e non pessimista e desolato e disperato, perché quel che sempre sormonta nel suo sentire e lo conclude è l'idea della volontà eroica. B. Croce
- LIliade e lOdissea sono rimasti esemplari per tutta l'epopea occidentale, sino ai tempi più recenti, sino al Goethe e al Pascoli. G. Pasquali
Bibliografia
- Breve introduzione ad Omero (1989), di Raffaele Cantarella e Giuseppe Scarpat, Società Editrice Dante Alighieri
Voci correlate
- Odissea (trama)
- Odissea (traduzioni)
- Ulisse (o Odisseo)
Categoria:Classici della letteratura
Categoria:Letteratura greca
ja:オデュッセイア
ko:오디세이아
ms:Odyssey
Penelope (mitologia)Penelope è una figura della mitologia greca, era figlia di Icario e di Peribea.
Era la moglie di Ulisse e madre di Telemaco.
Attese il marito per vent'anni dopo la caduta di Troia, nonostante i numerosi pretendenti (i Proci) che la insidiavano per ottenere il trono di Itaca.
Categoria:Personaggi della mitologia greca
Categoria:Odissea
ja:ペネロペ
ko:페넬로페
Artemide
Artemide è una figura della mitologia greca, figlia di Zeus e di Leto e sorella di Apollo.
È l'equivalente di Diana, riconosciuta dalla mitologia romana. Talvolta è chiamata anche Cinzia, secondo la leggenda mitologica che la vorrebbe nata sulle pendici del monte Cinzio (o Cinto), nell'isola di Delo.
Esiodo racconta che Artemide era figlia di Zeus e Leto, a sua volta figlia di Ceo e Febe (ma alcune fonti la vogliono figlia di Demetra. Stando ad Esiodo, comunque, Leto fu vittima della gelosia di Era e nessun luogo poteva dirsi sicuro per far nascere i propri figli. Finalmente le fu offerto rifugio nell'isola galleggiante di Ortigia, fino a quel momento incolta. Quando Artemide e Apollo nacquero, l'isola si fissò al fondo del mare. Fin dalla nascita, Artemide poté aiutare la madre nel mettere al mondo Apollo; in suo onore l'isola prese il nome di Delo (la brillante).
Omero definisce Artemide come "Signora delle bestie selvagge", "Sovrana degli animali" e "Leone fra le donne". Viene ricordata anche come Eileithya, "colei che soprintende ai parti felici".
Questa sua varietà di attribuzione, rende la sua origine più antichi, a tempi pre-ellenici, un'epoca in cui sulle sponde del Mediterraneo orientale una unica divinità incarnava tutte le funzioni delle maternità e della fertilità, suddivise in seguito tra diverse dee.
Nella Ionia il culto di Artemide combaciava in alcuni punti con quello della Grande Madre, di cui prende l'eredità.
Il suo santuario più famoso si trovava nel porto di Efeso e il suo tempio era così magnifico da essere annoverato tra le sette meraviglie del mondo. Qui Artemide era venerata come dea della fertilità e la sua immagine efesina con molte mammelle, risulta molto diversa dalla sua raffigurazione di vergine cacciatrice.
I greci della Focide, portarono il suo culto a Massilia (oggi Marsiglia), da lì arrivò a Roma, dove assorbi rapidamente quello della Diana italica.
Delle sue antiche origini, venne conservato un antico culto, nel corso del quale i suoi adoratori si travestivano da orso (la trasformazione in orsi si ritrova nel mito di Callisto). Il centro principale di questo culto era a Braurone, nell'Attica e sull'Acropoli si ergeva un recinto sacro dedicato ad Artemide Brauronia.
Artemide appare nell'Iliade (libro XXI) in modo poco glorioso, quando Era, offesa da un suo scherzo fuori luogo, le ribatte che finché si limita ad uccidere animali feroci va bene, ma quando tenta di togliere potere ai suoi superiori, merita soltanto una buona lezione. Detto ciò, prende la faretra di Artemide e gliela dà sulla testa.
Artemide era molto venerata dalle donne, in particolari dalle madri di famiglia, che la onoravano sotto la sua forma originale.
Categoria:Divinità greche dell'Olimpo
ja:アルテミス
ko:아르테미스
Le Argonautiche (Apollonio Rodio)"Le Argonautiche" è un poema epico di Apollonio Rodio.
L'opera
L'opera è suddivisa in quattro canti in 5835 esametri.
Fu pubblicata in due diverse edizioni, la prima ad Alessandria d'Egitto e la seconda a Rodi.
L'argomento del poema è la spedizione di Giasone e degli Argonauti alla conquista del vello d'oro, custodito da un terribile mostro, che non chiudeva mai occhio.
Esone, padre di Giasone, regnava a Iolco, ma era stato detronizzato dal fratellastro Pelia. Riuscì comunque a fuggire in compagnia della moglie Alcimede e del figlio, sotto la minaccia della morte.
Un oracolo predice a Pelia che sarebbe morto per mano di un uomo calzato a un solo piede.
In un giorno in cui il re sta offrendo un sacrificio agli dei, appare un uomo con ai piedi un solo sandalo.
È Giasone, che ha perso una calzatura attraversando un fiume: egli rivendica il trono per sé, ma accetta di superare una prova, recuperare il vello d'oro.
Pelia spera che Giasone non torni vivo, ma egli, già protetto da Atena, si vede accordare anche la protezione di Era, offesa da Pelia.
Trama
Libro I
Riuniti nel porto di Pagase in Tessaglia, gli Argonauti salgono a bordo della nave " Argo" per accompagnare nella Colchide Giasone, alla ricerca del vello d'oro.
Il vello è la pelle di un montone alato, grazie al quale Frisso era riuscito a sfuggire alla morte. Il vello si trovava in un bosco consacrato ad Ares, appeso ad una quercia, ed era custodito da un drago mostruoso.
Fra i partecipanti alla spedizione vi sono Orfeo, Eracle, Admeto, l'indovino Mopso, Telamone, Peleo, Ila, Nauplio, Castore, Polluce, Idas, Linceo, Meleagro, Zete, Calais, Acasto e Argo che ha costruito la nave.
Come polena della nave, viene messa un pezzo della quercia sacra di Zeus a Dodone, conferendo alla nave il dono della parola.
Il popolo si raduna sulla riva per assistere al varo mentre le donne fanno gli auguri ai genitori di Giasone, Esone e Alcimede.
L'Argo viene varata con successo, gli eroi offrono un sacrificio ad Apollo e s'imbarcano.
Eracle cede il comando a Giasone e la nave parte verso l'isola di Lemno, sospinta da un vento favorevole.
Sull'isola non c'erano più maschi. Le donne dell'isola avevano trascurato il culto di Afrodite e la dea si vendicò dotandole di un odore ripugnante; i loro uomini quindi le trascuravano, dedicandosi alle schiave venute dalla Tracia.
Le donne di Lemno, decisero quindi di uccidere i loro mariti infedeli e le chiave rivali.
Quando gli Argonauti arrivano all'isola, le donne si armano, temendo un'invasione di traci. Ma una volta sentito l'araldo di Giasone, si mostrano ospitali accogliendoli tutti nell'isola, tranne Eracle e pochi altri.
Il loro soggiorno è talmente felice da far dimenticare loro il motivo del loro viaggio ed Eracle li deve richiamare alla ragione; alla fine le donne di Lemno, acconsentono alla loro partenza.
Successivamente arrivano all'isola di Samotracia, dove Orfeo spera di approdare per iniziarsi ai riti dei Cabiri, seguaci di Persefone e protettori dei marinai.
Rasserenati da questo scalo, gli argonauti attraversano senza fatica l'Ellesponto e il Propontide (il Mar di Marmara), approdando nel paese dei dolioni, nell'isola di Cizico.
Il re li accoglie e li invita a gettare l'ancora nel porto di Cito.
Cizico si è appena sposato ed è preoccupato da una profezia che gli indica di non usare mai la violenza nei confronti di nobili navigatori che approdassero alla sua isola.
Li accoglie quindi con benevolenza, organizzando per loro un banchetto. Risponde a tutte le loro domande sul Propontide, ma confessa di non sapere niente sui paesi che si estendo ad est, al di la' del mare.
Mentre si preparano per la partenza, dalle montagne scendono dei mostri con sei braccia, che attaccano la nave e che cercano di impedirne la partenza, accatastando grandi rocce all'imbocco del porto.
Gli Argonauti sconfiggono i mostri e ben presto possono ripartire. Venti contrari impediscono di proseguire e così gli Argonauti sono costretti a tornare all'isola, sbarcandovi di notte.
Re Cizico crede di essere stato attaccato da pirati e non riconoscendo gli ospiti del giorno prima, prende le armi e alla testa dei suoi soldati attacca gli invasori, rimanendo ucciso nel corso della battaglia, compiendo la profezia dell'oracolo.
Gli argonauti rimangono nell'isola per dodici giorni, facendo celebrare con solennità le esequie del re e attendendo venti favorevoli.
Mopso vede un martin pescatore svolazzare intorno alla nave, l'uccello rimane per pochi istanti sulla testa di Giasone e quindi si posa a prua. Mopso, che ne capisce il linguaggio, ascolta il cinguettio dell'uccello.
Mopso racconta a Giasone che occorre un sacrificio per la dea Rea, madre di Zeus e sovrana della terra, dei venti e dei mari.
Gli argonauti ritornano in Tracia, dove si trova il monte Didimo, con il santuario consacrato alla dea.
Salendo verso il tempio, Argo scorge un tralcio di vite secco e lo utilizza per fare una statua della dea.
Il sacrificio viene effettuato e la statua deposta nel santuario: Rea dimostra la sua soddisfazione facendo sgorgare una fonte dal fianco della montagna, a cui verra' dato il nome di "fonte di Giasone".
Tornati a Cizico, i venti sono cambiati e possono riprendere il viaggio immediatamente.
Arrivati alla foce del Rindaco, il remo di Eracle si spezza, che scende a terra per cercare un albero con cui farne uno nuovo, mentre il suo scudiero Ila, va alla ricerca di una sorgente di acqua dolce.
Entrambi trovano quello che cercano: Eracle un pino e Ila una fonte nei boschi di Pegea.
La ninfa della fonte trova io giovane molto bello, quanto Ila si china per raccogliere l'acqua, la ninfa lo trascina nel suo regno.
Il giorno successivo si alza una brezza e Tifi, pilota della nave, sollecita i compagna ad imbarcarsi.
La nave è già in alto mare, quando il gruppo si accorge della mancanza a bordo di Eracle e Ila. Telamone accusa Giasone e Tifi di aver abbandonato volontariamente i due, per gelosia nei confronti di Eracle.
Glauco, portavoce di Poseidone, esce dai flutti e annuncia che Eracle sarebbe rimasto a terra alla ricerca di Ila e che quindi la nave poteva continuare sulla sua rotta.
Libro II
L'Argo arriva nel paese dei berici in Bitinia .
Polluce entra in contesa con il re Amico e l'uccide, ne segue una battaglia tra gli argonauti e i berici che, sconfitti, fuggono.
Gli argonauti si impadroniscono del bottino ed ascoltano Orfeo cantare le lodi di Polluce.
Il giorno successivo si inoltrano nel Bosforo, attraversandolo senza problemi grazie all'abilità di Tifi.
Fanno scalo nel regno di Fineo, il re cieco che regna sulla riva occidentale del Bosforo.
Fineo ha il dono della profezia, ma ha avuto l'impudenza di rivelare i segreti degli dei e Zeus l'ha punito.
Ogni volta che si appresta a mangiare, due Arpie si precipitano sul cibo, glielo strappano di mano, insudiciandolo: il re sta così morendo di fame.
Fineo spiega agli argonauti che potrà essere liberato da questa maledizione dai figli del vento di settentrione e chiede aiuto a Zete e Calais. I figli di Borea cacciano le Arpie, permettendo al re di nutrirsi.
L'indovino svela loro i pericoli che li minacciano e li consiglia di portarsi dietro una colomba, per poter attraversare le Simplegadi, scogli tra i quali le navi vanno a sfracellarsi.
Seguendo il volo della colomba, la nave riesce a superare gli scogli, grazie anche all'abilità di Tifi e alla vigilanza di Atena.
L'Argo prosegue nel Mar Nero, lungo la rotta indicata da Fineo, arrivando all'isola di Tinia.
Qui incontrano il dio Apollo in viaggio nel paese degli iperborei. Gli argonauti gli costruiscono un tempio ed Orfeo canta un inno in suo onore.
Riprendono quindi il viaggio, arrivando al paese dei mariandini, dove li accoglie il re Lico. Il re ringrazia gli argonauti, che lo hanno liberato dalle continue irruzioni nel suo paese da parte di Amico.
La felicità di questi momenti è offuscata dalla morte improvvisa di due argonauti: Idmone, ucciso da un cinghiale, e Tifi, colpito da una malattia fulminante.
Anceo, sostituisce Tifi al timone, e l'Argo riparte alla volta di Sinope, dove si uniranno a loro tre nuovi compagni: i tre figli di Deimaco, che avevano preso parte alla spedizione di Eracle con le amazzoni ma che non furono in grado di tornare con lui.
Proseguendo il viaggio arrivano ad Aria, l'isola di Ares, dove gli avvoltoi, gli uccelli del dio con le piume di bronzo, assalgono gli argonauti.
Usciti da questa avventura, hanno appena il tempo di piantare le tende, che si scatena una violenta tempesta. Quattro naufraghi vengono gettati dalle onde sulla spiaggia e vengono subito soccorsi da Giasone e dai suoi amici: sono Argo, Frontide, Melante e Citissoro (figli di Frisso e Calciope).
Essi stavano tornando a Orcomeno, patria del loro padre, appena morto. I quattro, seppure esitanti, decidono di unirsi al gruppo e di affrontare Eete .
Due giorni dopo raggiungono la Colchide, chiudono le vele e al crepuscolo risalgono a remi il fiume Fasi: a destra si estende il bosco sacro di Ares, mentre a sinistra si trova la città di Eea e i monti del Caucaso.
Su consiglio di Argo, la nave viene ancorata fra le canne di una palude.
Libro III
Atena ed Era che hanno seguito tutte le fasi del viaggio, si concertano per trovare il modo di aiutare Giasone. Chiedono consiglio anche ad Afrodite, che invia Eros ad ispirare amore per Giasone in Medea, figlia del re Eete.
Giasone decide di presentarsi ad Eete, chiedendogli di consegnarli il vello d'oro, lo accompagnano Frisso, Telamone e Augia.
Gli argonauti vengono accolti dal re Eete, da sua moglie Idia e dai figli Apsirto e Calciope. Calciope corre incontro ai figli, piena di gioia nel vederli tornare.
A loro si unisce, in un secondo momento, la figlia minore del re, Medea. Appena vede Giasone, infiammata da Eros, se ne innamora.
Come portavoce è stato scelto Argo, figlio di Frisso, che spiega ad Eete la richiesta e le ragioni di Giasone.
Poiché la spedizione è stata ordinata da un oracolo, in cambio del vello d'oro, Giasone conquisterà per Eete, le terre dei sarmati, i suoi bellicosi vicini.
Il re si infuria, li insulta in quanto abusano della sua ospitalità: loro non voglio altro che il suo regno.
Giasone lo rassicura, dicendo che È sua volontà, come gli ha appena detto, di ingrandirglielo. Eete quindi decide di mettere alla prova Giasone.
Nella piana di Ares, ci sono due tori mostruosi, con zoccoli di bronzo e che sbuffano fuoco dalle narici: Giasone dovra' aggiogarli ed attaccarli ad un aratro. Fatto questo dovra' arare un campo e seminarvi dei denti di drago. Da questi semi nasceranno degli uomini armati, che dovra' uccidere prima che si faccia notte.
Giasone accetta e Medea si ritira, tremando di paura al pensiero della dura prova che il suo amato dovra' affrontare.
Giasone ritorna sulla nave ed informa i suoi compagni della prova, Argo (figlio di Frisso) lo informa che in suo aiuto potrebbe venire Medea, sacerdotessa di Ecate.
Argo ritorna al palazzo, Medea gli rivela che un sogno l'ha avvertita che il padre non ha intenzione di mantenere la parola; Argo va dalla madre, che temendo per la vita dei figli, va da Medea e la trova disposta ad aiutare Giasone.
Medea si dirige al santuario di Ecate, Giasone, accompagnato da Mopso, si fa condurre al tempio da Argo.
Nella pianura avanza da solo incontra a Medea, anch'essa sola, la giovane suggerisce a Giasone il sacrificio da offrire alla dea Ecate nella notte, gli consegna anche un balsamo da spalmarsi sul corpo prima di affrontare i tori che sbuffano fuoco, infine gli chiede di non dimenticarsi di le quando lascerà la Colchide.
Giasone le risponde che non la dimenticherà mai e che, se lei si unirà agli argonauti alla loro partenza, lui la sposerà.
L'indomani Giasone supera la prova. Il re Eete è testimone del suo trionfo.
L'amarezza gli riempie il cuore e decide di far massacrare gli argonauti con il favore della notte.
Libro IV
Medea si rende conto dell'impossibilità di rimanere nella Colchide ed esce dal palazzo correndo al porto. Rivela agli Argonauti che il re Eete ha scoperto tutto e che se Giasone terrà fede alla promessa sarà lei ad andare a prendere il vello d'oro. Giasone rinnova il giuramento e Medea lo conduce al bosco sacro di Ares .
L'altare È posto ai piedi di una quercia sacra sulla quale pende il vello d'oro. Al loro avvicinarsi il drago si lanciò su di essi; Medea invoca il Dio del sonno e la luna vagabonda, così il drago, vinto dai suoi sortilegi, si addormenta.
Giasone si impossessa del vello d'oro mentre Medea spalma sulla testa del drago un unguento che ne prolungherà il sonno, quindi tutti e due fuggono verso l'Argo.
Gli argonauti issano le vele, armati e pronti a fronteggiare i prossimi pericoli. Era manda una brezza favorevole, che li fa ridiscendere verso il mare, con Giasone e Medea accanto al timoniere.
Al palazzo viene notata l'assenza di Medea, Eete raduna il suo esercito e sale sul suo carro, guidato dal figlio Apsirto, precipitandosi verso la riva per impedire che la nave prenda il largo.
La nave è ormai lontana ed il re ordina a tutte le imbarcazioni del suo regno, che si lancino all'inseguimento della nave sulla quale si trova la figlia infedele.
L'indovino Fideo consiglia agli Argonauti di seguire una rotta diversa per tornare in Grecia.
Argo propone di seguire il fiume Istro (odierno Danubio) e poi, attraverso i suoi affluenti, arrivare al Mar Ionio ed effettuare il periplo della Grecia per arrivare ad Iolco.
Giunti alla foce si accorgono che il fratello di Medea, Apsirto, li ha preceduti, impedendogli di entrare nel Ponto Eusino (il Mar Nero).
Gli Argonauti cercano di parlamentare, Apsirto riconosce il merito di Giasone ma Medea deve ritornare nella Colchide.Gli Argonauti propongono che Medea si ritiri nel santuario di Artemide affich‚ la sua sorte venga discussa con imparzialità.
Medea irritata minaccia di dare fuoco alla nave se Giasone si azzarderà ad accettare queste condizioni. Niente al mondo la farà ritornare sui suoi passi e per nessun motivo al mondo lo abbandonerà.
Medea dichiara anche che provvederà personalmente ad Apsirto, permettendo agli Argonauti di battere facilmente un esercito privo di capo: spaventato da questa violenza, Giasone acconsente.
Approfittando della tregua Medea da appuntamento al fratello, il giovane accetta ma ad aspettarlo c’è Giasone, che lo uccide.
Ripartiti, ne dilaniano il corpo, gettando le membra una dopo l'altra in mare costringendo Eete a rallentare per raccogliere i resti del figlio: grazie a questo rivoltante stratagemma Giasone e Medea riescono a sfuggirgli.
La morte di Apsirto chiede vendetta agli dei, l'Argo procede a forza di remi quando si sente la voce dell'oracolo di Zeus.
Dall'alto della polena dice che il sangue di Apsirto macchia le mani di Giasone e Medea: se non si purificheranno nessuno di loro, Argonauti compresi, riuscirà a rimettere piede in Grecia.
Castore e Polluce invocano gli dei dell'Olimpo che scatenano un uragano che spingerà l'Argo sull'Eridano (odierno Po).
La nave segue poi il corso del Rodano per riguadagnare il Mediterraneo, rifugiandosi nell'isola di Eea lungo la costa orientale dell'Italia .
Questo È il regno della maga Circe, sorella di Eete e zia di Medea. La maga purifica Giasone e Medea ma si rifiuta di dar loro ospitalità.
Col cuore tremante gli Argonauti risalgono a bordo e si preparano ad affrontare le sirene oltre ai terribili pericoli di Scilla e Cariddi .
Orfeo salva gli Argonauti dal canto delle sirene traendo dalla sua lira una musica ancora più sinuosa della loro.
Nello stretto di Messina si trovava il vortice di Cariddi davanti al quale era posto uno scoglio temibile, sorvegliato da un mostro. I marinai che si trovavano in quel luogo spesso evitavano il primo e, credendo di essere in salvo, si facevano divorare dal secondo. Ma in loro aiuto, Era, Teti e le Nereidi guidano la nave per farle attraversare lo stretto senza danni.
Gli Argonauti approdano all'isola di Corcira (Corfù), accolti calorosamente dal re Alcinoo. Non fanno in tempo a sbarcare, che anche un contingente di soldati della Colchide arriva all'isola, chiedendo ad Alcinoo di consegnare loro Medea, in caso di rifiuto distruggeranno Corcida.
Alcinoo temporeggia e Medea ricorda agli Argonauti i suoi servigi, quindi si reca dalla regina Arete, pregandola di intervenire in suo favore.
Alcinoo prende la decisione di rendere Medea ai colchidi in quanto non sposata a Giasone; Arete esce da palazzo e si reca al campo degli Argonauti, consigliando Giasone e Medea di sposarsi immediatamente.
I due si sposano, nonostante il loro desiderio di celebrare le nozze nel regno di Giasone.
Alcinoo rende noto ai colchici che Medea È sposa di Giasone e che quindi non può consegnarla a loro, anche se con frasi minacciose i colchici si arrendono alle ragioni del re, ma lo supplicano di lasciare che si stabiliscano nell'isola, sicuri che Eete li ucciderebbe se ritornassero in patria senza sua figlia.
Alcinoo accetta e gli Argonauti riprendono il mare.
Mentre stanno per doppiare il Peloponneso una tempesta li fa deviare dalla rotta. La tempesta dura nove giorni e li porta fino in Libia, sulla riva delle Sirti. La nave si incaglia nella sabbia ed il mare, ritirandosi, li lascia in mezzo ad un arido deserto, senza speranze e senza forze. In molti perdono la vita, tra gli altri Mopso.
Le ninfe della riva libica e le Espiree vengono in aiuto degli eroi, dando loro cibo e raccontando ad essi di come Eracle abbia rubato i pomi d'oro del loro giardino.
Addolorati per la perdita dei compagni, gli Argonauti tirano la loro barca fino al mare con l'alzaia, ma ignorano la loro posizione. Orfeo ricorda a Giasone che egli possiede uno dei tripodi dell'oracolo di Delfi consegnatoli da Apollo. Arrivati alla riva gli Argonauti vi depongono il tripode: subito appare Tritone che indica loro la rotta da seguire.
Giasone gli offre il tripode sacro ed in suo onore sacrifica anche un montone, in ringraziamento, Tritone rimorchia l'Argo fino in mare aperto.
Giasone si dirige verso Creta dove li attendono altri pericoli.
Creta È custodita da Talo un gigante di bronzo creato da Efesto. La sua vita è legata ad un'unica vena che dalla testa arriva al tallone.
Il gigante cerca di staccare delle rocce da scagliare sull'Argo, ma in quel momento Medea gli manda visioni malefiche, che gli fanno perdere l'equilibrio, scalfendosi la caviglia: la vena si rompe ed il sangue gli sgorga a fiotti. Talo si abbatte morto sulla riva.
Apollo concede loro una luce affinché non si perdano nella notte, conducendoli in mezzo alle isole del Mare Egeo. Giasone ed i suoi compagni ritornano infine a Iolco, con il vello d'oro.
Significato e critica dell'opera
Con questa pubblicazione, il poeta prende posizione, in una discussione ancora accesa ai suoi tempi: se un poema epico potesse soddisfare o meno l'esigenza dei tempi.
Apollonio vuole fondere la poesia prettamente epica con quella dei suoi tempi, prevalentemente lirica e amante del raffinato.
Purtroppo non riesce a fondere in una unita' organica i disparati elementi di cui consta il suo poema: epica di imitazione omerica, lirica amorosa e minuta analisi psicologica, descrizione fantastica ed insieme minuziosa di viaggi e avventure.
I primi due libri sono più strettamente legati fra loro e, dopo una invocazione a Febo e una lunga e monotona rassegna dei partecipanti alla spedizione, tratta la partenza e parte del viaggio.
Il terzo libro inizia con un'altra invocazione, alla musa Erato, e narra con calore di ispirazione e finezza ed evidenza di rappresentazione psicologica l'accendersi della passione tra Medea e Giasone.
La figura di Medea è sicuramente quella meglio rappresentata di tutto il poema, ammiratissima nell'antichità, è stata in parte anche ispiratrice della "Didone" Didone.
Nel quarto libro, Apollonio indulse all'amore per l'avventuroso e il fantastico, raccontando del viaggio di ritorno degli Argonauti.
Per questa parte studiò approfonditamente e trasse notevole materiale tra ciò che era stato messo a sua disposizione da parte di geografi, mitografi e storici dell'epoca.
Questo sforzo di approfondimento di Apollo, è evidente anche in tutto il resto dell'opera, tanto che l'erudizione e lo studio prevalgono sull'ispirazione.
L'interesse per la tradizione mitologica, l'esattezza di ogni particolare nel riprodurla, sono le preoccupazioni principali del poeta e soverchiano la vera azione epica che è assai poco sviluppata.
I caratteri degli eroi, anche se talvolta tratteggiati con tocchi efficaci, sono lontani dalla plastica dei caratteri omerici.
L'intervento continuo degli dei, che non hanno comunque alcun rilievo particolare, toglie ogni importanza all'azione del protagonista, Giasone.
Quando la poesia scende dall'altezza eroica dell'epopea per arrivare all'idillio e all'elegia, essa riacquista sentimento e calore, fornendoci la vera espressione lirica dell'età alessandrina, mostrandoci come a questa Apollonio sia profondamente legato, pur nella scelta di un poema epico.
È qui che abbiamo tratti veramente belli e sentiti, che mostrano un animo appassionato e sensibile, come nella descrizione dell'amore di Medea o nella celebre descrizione della notte, oppure nel saluto di Giasone alla madre e il varo della nave.
La lingua e le comparazioni di Apollonio sono in gran parte tratte da Omero, ma le comparazioni hanno spesso una nuova veste romantica, che Apollonio ricava anche dall'imitazione della lirica eolica.
Opera che non è da sprezzarsi, di una mediocrità in certo qual modo costante. (Quintiliano)
Storia
Le Argonautiche furono molto ammirate nell'antichità e trovarono numerosi commentatori fra i greci ed imitatori, specialmente tra i latini.
Publio Terenzio Varrone la tradusse in latino, Virgilio le tenni presenti nella composizione del IV libro dell'"Eneide".
Gaio Valerio Flacco le prese a modello per il suo omonimo poema.
Vedi anche
- Medea (Euripide)
- Letteratura greca
Argonautiche (Apollonio Rodio)
Fineo (Agenore)Fineo è una figura della mitologia greca, figlio di Agenore e di Cassiopea.
Sposò Cleopatra, da cui ebbe due figli, che fece accecare. Venna anche lui accecato, punito dal padre della moglie Borea.
Diede ospitalità ad Enea, così Era e Poseidone lo punirono inviandogli le Arpie che gli contaminavano il pasto.
Fu liberato dalla punizione da due argonauti: Colai e Zete.
Categoria:Personaggi della mitologia greca
Elenco di creature leggendarie
Elenco di popolari creature leggendarie e animali fantastici, presenti nei miti e leggende dei diversi popoli e culture del mondo, in ordine alfabetico.
ordine alfabetico
A
- Abominevole uomo delle nevi o Yeti
- Agnello vegetale
- Albero del veleno
- Anfesibena
- Angelo
- Araba Fenice o Fenice
- Arpia
B
- Banshee
- Basilisco
- Bestia di Busco
- Bigfoot o Sasquatch
- Biliku
- Boogeyman o Bogeyman
C
- Canguro fantasma
- Caradrio o Caladrius
- Catoplebas
- Centauro
- Cerbero
- Champ
- Chimera
- Chupacabra
- Ciclope
- Coboldo
Coboldo (dettaglio)]]
D
- Dio-scimmia
- Djinn o Genio o Efreeti
- Drago
- Driade
E
- Eale o Yale
- Ecatonchiri
- Echidna
- Elementale
- Efreeti o Genio o Djinn
- Elfo
F
- Fantasma o spettro
- Fata
- Fairy
- Fenice o Araba Fenice
- Folletto
- Fomoriano
G
Fomoriano
- Gargolla o Gargoyle
- Genio o Djinn o Efreeti
- Ghoul
- Gigante
- Gnomo
- Goblin
- Golem
- Gorgone
- Gremlin
- Grendel
- Grifone
- Grigi
- Gulon
I
- Iaculo
- Idra
- Iemisch
- Incubo o Incubus
- Ippogrifo
J
K
Ippogrifo
- Karkadann
- Kappa
- Kraken
L
- Lakyan
- Lamia
- Leprecano
- Leucrotta
- Leviatano
- Licantropo o uomo-lupo o lupo mannaro
- Liocorno
- Lorelei
- Lupo mannaro o Licantropo o uomo-lupo
M
- Mandragora
- Manipogo
- Manticora
- Mermelicon
- Minollo
- Minotauro
- Mokele Mbembe
- Mostro di Loch Ness
- Morto vivente o non-morto
- Mummia
N
- Nano
- Naga
- Nereidi
- Ninfa
- Non-morto o morto vivente
O
- Ogopogo
- Omini verdi
- Oni
- Orco
P
- Parca
- Pegaso
- Periton
- Piccolo popolo
Q
R
- Revenant
- Rinogrado
- Roc o Rok
- Rusalki
S
- Salaawa
- Salamandra
- Samca
- Sasquatch o Bigfoot
- Satiro
- Sirena
- Sfinge
- Shaddavar
- Shamir
- Simurgo
- Spettro o fantasma
- Strzyga
T
- Tengu
- Tifone
- Titani
- Troll
- Treant
U
- Uccello dalle ali di fuoco
- Uccello del tuono
- Uccello elefante
- Uccelli stigei
- Unicorno
- Uomo-cane delle isole Andaman
- Uomo-lupo o lupo mannaro o licantropo
- Uomo nero
V
- Vampiro
- Viverna
W
- Wight
- Wij
- Wraith
X
Y
- Yale o Eale
- Yeti o Abominevole uomo delle nevi
Z
- Zombi o Zombie
- Zmaj
Bibliografia
- Jorge Luis Borges, Margarita Guerrero, Manuale di Zoologia Fantastica, Ed. Einaudi, Torino 1998, [ISBN 8806148699]
- AAVV, Magic beasts, Time-Life 1985
- Gerolf Steiner, I rinogradi di Harald Stümpke e la zoologia fantastica, Franco Muzzio Editore 1992, [ISBN 8870214850]
- Scamandro Newt (alias Joanne Kathleen Rowling), Gli animali fantastici: dove trovarli, Salani 2002, [ISBN 888451150X]
Voci correlate
- Criptozoologia
- Esobiologia
- Luoghi mitici e leggendari
- Mitologia
- Leggenda
- Paleozoologia
- Zoologia fantastica
Risorse esterne
- [http://www.mondimedievali.net/Immaginario/indice.htm L'immaginario medievale]
- [http://www.geagea.com/02indi/02_08.htm La salvaguardia degli animali immaginari]
categoria:Creature leggendarie
Creature leggendarie
categoria:personaggi della mitologia
ja:伝説の生物一覧
Categoria:Animali della mitologia greca Animali della mitologia greca
Categoria:Creature leggendarieQuesta categoria raccoglie le creature leggendarie e gli animali fantastici presenti nei miti e leggende di vari popoli e culture.
Vedi anche l'Elenco di creature leggendarie e la voce Mitologia.
Categoria:Personaggi dell'immaginario
Categoria:miti e leggende
ja:Category:伝説の生物
EngrishEngrish ist die leicht humoristische Bezeichnung für insbesondere von Asiaten gesprochenes/geschriebenes fehlerhaftes Englisch. Häufig bezieht sich der Begriff Engrish auf syntaktisch und/oder orthographisch nicht korrekte englischsprachige Schlagwörter oder Sätze. Nicht selten werden besonders in Japan englischsprachige Sätze (und zunehmend auch die wohl noch exotischer wirkenden griechischen Buchstaben) z.B. in der Werbung und Populärkultur als Designelement benutzt und oft unverstanden falsch niedergeschrieben. Die Entstehung von lautmalerischen Fehlern ist durch die von dem lateinischen Alphabet unterschiedlichen Schriftsysteme begünstigt. Ein anderes Beispiel sind Hong-Kong-Raubkopien japanischer Zeichentrickfilme (Animes), die dort oft sehr schlechte, nur entfernt an Englisch erinnernde Untertitel erhalten haben, weil jemand mit guten Japanisch-, aber schlechten Englischkenntnissen hastig übersetzt hat. Eine Herausforderung, die wiederum zum Reiz beiträgt (Trashfaktor).
Das Wort Engrisch selbst spielt auf den Umstand an, dass Menschen aus Ostasien beim Umgang mit der englischen Sprache in Wort und Schrift häufig die Buchstaben R und L, die phonetisch sehr nahe beeinander liegen, verwechseln: in einer Reihe ostasiatischer Sprachen, wie der japanischen, einigen chinesischen und regional der thailändischen, gibt es die Buchstaben R und L als solche nicht. Es gibt in diesen Sprachen jeweils nur einen Laut aus diesem Phonem-Raum (dieser Laut ist allerdings in den betreffenden Sprachen nicht notwendigerweise der gleiche). Weil Sprecher solcher Sprachen daher normalerweise keinen Umgang mit den Phonemen R und L haben, ist es für sie meist nicht nötig und daher in Folge mangelnder Übung auch nicht möglich, sie auseinander zu hören oder den betreffenden Laut westlicher Sprachen korrekt auszusprechen.
Vor diesem Hintergrund kommt es häufig zur fehlerhaften Niederschrift von englischen Wörtern, wobei eine Verwechslung von R und L für sich genommen der häufigste, aber keineswegs der einzige Fehler ist. Andere Beispiele sind konzeptueller Art, wie bei Wörtern, die in jeweils einer Bedeutung Eins-zu-eins-Übersetzungen sind, im gewählten Kontext aber zu krassen und komischen Bedeutungsverschiebungen führen. Ein Beispiel für einen bekannt gewordenen engrishen Satz ist etwa: "All your base are belong to us".
Engrische Wörter werden gerne von englischsprachigen Asien-Touristen und Expats untereinander ausgetauscht, mitunter auch spaßeshalber absichtlich benutzt. Ein Hinweis auf die betreffenden Fehler gegenüber den "Engrish sprechenden" Asiaten führt dagegen fast immer zu einer unverzüglichen Korrektur.
Siehe auch
- Englische Sprache in anderen Sprachen
Weblinks
- http://www.engrish.com
Kategorie:Englische Sprache
Kategorie:Japanische Sprache
Kategorie:Mischsprache
Kategorie:Englischvariante
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Fotogrametría
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