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| Atamante |
AtamanteAtamante è una figura della mitologia greca, figlio di Eolo re di Orcomeno.
Atamante compare all'inizio del ciclo leggendario del vello d'oro.
Sposò la dea Nefele e ne ebbe un figlio (Frisso) e una figlia (Elle).
Sposo in seconde nozze Ino, figlia di Cadmo, dalla quale ebbe Learco e Malicerte. Ino odiava i suoi figliastri e decise di farli morire.
Persuase le donne della Beozia, di far seccare i campi di grano e quindi consigliò Atamante di consultare l'oracolo di Delfi. Gli emissari inviati furono da le corrotti e dissero al re che, per placare gli dei, doveva sacrificare i suoi due figli.
Nefele si rivolse ad Era che le inviò Ermes con un ariete alato dal vello d'oro.
Nefele raccontò ad Ermes che il luogo del sacrificio era il monte Lafistio. L'ariete arrivo sul luogo del sacrificio proprio mentre Atamante stava per uccidere i bambini. L'animale li fece salire sulla sua groppa e li condusse nella Colchide.
Ma Era doveva ancora vendicarsi, e lo fece sui figli che Ino aveva dato ad Atamante: Learco e Melicerte. La dea fece impazzire Atamante, che vide nel figlio Learco un cervo bianco, lo uccise con una freccia e lo divorò. Ino fuggì con Melicerte, mentre gli abitanti di Orcomeno, bandirono Atamante dal suo regno.
La leggenda di Atamante è alquanto confusa, si parla anche di una terza moglie, Temisto, che, in funzione degli autori, diviene la sua seconda moglie, dopo Nefele e prima di Ino, oppure l'ultima.
Un'altra leggenda indica di come Zeus avesse affidato ad Atamante il proprio figlio Dioniso, per salvarlo dalla gelosia di Era.
Categoria:Personaggi della mitologia greca
Mitologia grecaLa mitologia greca raccoglie le leggende delle divinità e degli eroi della Grecia antica. Tutti questi personaggi sono stati creati e diffusi dalla tradizione orale e poetica, arrivando a mescolarsi o sostituirsi con la storia della Grecia classica.
In tutte le leggende, le divinità greche vengono descritte con un aspetto umano, ma immortali e con poteri sovrannaturali. Ognuno di essi aveva capacità peculiari ed aveva una propria genealogia.
La genesi del mondo greco
All'inizio esisteva solo il Caos, da esso si separarono tutti gli elementi.
Nacquero Gea la Terra, Eros l'amore, il Tartaro (l'inferno), l'Erebo (la tenebra) e Nyx(la Notte).
Da Erebo e Nyx (la Notte)nacquero l'Etere (il Giorno) ed Emera (la Luce), mentre da Gea nacquero Urano (il cielo) e Ponto (il mare).
Urano e Gea furono i primi veri genitori del mondo mitologico greco, da loro nacquero gli Ecatonchiri, esseri soprannaturali con 50 teste e 100 braccia. A loro seguirono i Ciclopi, talmente disgustosi, che il padre decise di nasconderli nelle viscere della Terra. Per ultimi nacquero i Titani.
Gea era indignata col suo sposo per aver nascosto i propri figli sotto terra e chiese l'aiuto dei Titani per punirlo. Il primo a rispondere fu Crono, che aggredì Urano mentre dormiva. Con un falcetto gli tagliò i testicoli, dal sangue che cadde sulla terra e sul mare, nacquero i Giganti, le Erinni e Afrodite naque dalla spuma del mare.
Zeus e gli dei dell'Olimpo
Crono sposò la sorella Rea, ma, per evitare di essere detronizzato da uno dei suoi figli come indicato da una predizione, li divorava tutti.Rea scoperto di dover partorire il suo sesto figlio si ritirò in Arcadia, dove nacque Zeus.
Crono scoperta la nascita andò su tutte le furie e ordinò di cercare il bimbo. Rea per proteggere Zeus, diede una pietra avvolta in fasce e Crono ingoiò la pietra.
Una volta cresciuto, Zeus si vendicò del padre, aiutato dai Titani e dagli Ecatonchiri, costrinse il padre, tramite una pozione versata nel calice, a restituire tutti i figli ingoiati. Iniziò così la guerra tra vecchi e nuovi dei. I Titani fedeli a Crono, guidati da Atlante sfidarono Zeus e i suoi fratelli con i Titani ribelli. Zeus, per vincere la guerra si rivolse ai Ciclopi, liberandoli dalla loro prigionia imposta da Crono. I Ciclopi così donarono a Zeus, un fulmine, a Poseidone, un tridente e ad Ade un elmo che lo rendeva invisibile.
Così armati riuscirono a colpire Crono e a ucciderlo mentre i Ciclopi sconfiggevano i Titani.
Animali
- Aello
- Amaltea
- Arione
- Arpie
- Celeno
- Cerbero
- Cinghiale di Calidone
- Cinghiale di Erimanto
- Echidna
- Idra di Lerna
- Minotauro
- Ocipete
- Pegaso
- Pitone
- Scilla
- Sfinge
- Sirena
Dei
Si veda: Lista degli dei greci
Genealogia degli dei dell'Olimpo
La genealogia degli dei dell'Olimpo è molto controversa, ogni autore ha la propria.
Nell'immagine qui sotto riportata viene indicata quella riportataci da Omero.
Omero
Festività
- Carneia
- Cronia
- Purificazione
Leggende
- Giudizio di Paride
- I sette contro Tebe
- Le dodici fatiche di Eracle
- Teogonia
- Vello d'oro
Località
- Acheronte
- Acropoli
- Alfeo
- Areopago
- Argo
- Atene
- Campi Elisi
- Caos
- Cinzio
- Colchide
- Creta
- Delfi
- Ditte
- Dodona
- Elicona
- Eleusi
- Eretteo
- Giardino delle Esperidi
- Ida
- Isole dei beati
- Labirinto di Cnosso
- Lete
- Micene
- Olimpo
- Oracolo di Delfi
- Oracolo di Dodona
- Parnaso
- Stige
- Stinfalia (lago)
- Tartaro
- Tebe
- Tiro
- Troia
Oggetti
- Abadir
- Ambrosia
Personaggi ed eroi
- Abante, centauro
- Abante, figlio di Ippotoone
- Abante, figlio di Linceo
- Abante, figlio di Melampo
- Abante, figlio di Poseidone
- Achille, figlio di Peleo
- Acrisio
- Admeto
- Adone
- Adrasto
- Aedone
- Afareo
- Agamennone
- Agave
- Agenore
- Agraulo
- Aiace il grande
- Aiace di Locride
- Alcesti
- Alcinoo
- Alcione
- Alcippe
- Alcmena
- Alcmeone
- Alirrozio
- Aloadi
- Altea
- Altemene
- Amico
- Amimone
- Amintore
- Anceo figlio di Licurgo
- Anceo figlio di Poseidone
- Anchise
- Androgeo
- Andromaca
- Andromeda
- Anfiarao
- Anfimaro
- Anfione
- Anfitrione
- Anfitrite
- Anfizione
- Antenore
- Anteo
- Anticlea
- Antigone
- Antinoo
- Antiope figlia di Nitteo
- Antiope regina delle Amazzoni
- Apsirto
- Aracne
- Aretusa
- Arge
- Argo
- Argonauti
- Arianna
- Aristeo
- Ascalafo, figlio di Ares
- Ascalafo, figlio di Acheronte
- Ascanio
- Assaraco
- Asterione
- Astianatte
- Atalanta
- Atamante
- Atreo
- Atteone
- Attore
- Augia
- Autolico
- Autonoe
- Bauci
- Bellerofonte
- Belo
- Briareo
- Briseide
- Busiris
- Cadmo
- Calais
- Calamo
- Calcante
- Calciope
- Calcodonte
- Calipso
- Calliope
- Callisto
- Caronte
- Carpo, figlio di Clori
- Cassandra
- Cassiopea
- Castalia
- Castore
- Catreo
- Cecrope
- Cefalo
- Cefeo
- Celeo
- Cenis
- Centauro
- Cercopi
- Chione
- Chirone
- Ciclope
- Circe
- Cisseo
- Clio
- Clitennestra
- Cometo
- Coronide
- Cranao
- Creonte
- Creusa, figlia di Eretteo
- Creusa, figlia di Priamo
- Criseide
- Cureti
- Dafne
- Dafni
- Danaidi
- Danao
- Dardano
- Dedalione
- Dedalo
- Deianira
- Deidamia
- Deifobo
- Deioneo
- Deipile
- Demofoonte
- Deucalione, figlio di Minosse
- Deucalione, figlio di Prometeo
- Diomede figlio di Ares
- Diomede figlio di Tideo
- Diomedea
- Dioscuri
- Dirce
- Doro
- Eaco
- Ecatonchiri
- Echione, uno degli Sparti
- Echione, figlio di Ermes
- Eco
- Ecuba
- Edipo
- Eete
- Eezione
- Efialte
- Egeo
- Egialeo
- Egina
- Egisto
- Egitto
- Eidomene
- Elefenore
- Elena
- Eleno
- Elettra figlia di Agamennone
- Elettra figlia di Atlante, una delle Perseidi
- Elettrione
- Eliadi
- Elle
- Elleno
- Endimione
- Enea
- Eolo
- Epigoni
- Epimeteo
- Eracle
- Eraclidi
- Erato
- Erebo
- Eretteo
- Erittonio
- Ermione
- Ero
- Eteocle
- Etra
- Ettore
- Eufemo
- Eumeo
- Eumolpo
- Eurialo
- Euridice, ninfa moglie di Orfeo
- Euridice, madre di Alcmena
- Euridice, madre di Danae
- Euridice, madre di Laomedonte
- Euriloco
- Euristeo
- Eurito
- Europa, figlia di Agenore
- Europa, figlia di Oceano
- Europa, figlia di Tizio
- Febe, figlia di Leucippo
- Fedra
- Fenice, figlio di Agenore
- Fenice, figlio di Amintore
- Fetonte
- Filammone
- Filemone
- Filomela
- Filottete
- Fineo, figlio di Agenore
- Fineo, figlio di Belo
- Folo
- Frisso
- Galatea
- Ganimede
- Gerione
- Giacinto
- Giasone
- Giganti
- Giocasta
- Glauco figlio di Bellerofonte
- Glauco figlio di Minosse.
- Glauco figlio di Poseidone
- Glauco figlio di Sisifo.
- Gordio
- Gorgoni
- Graie
- Icario
- Icaro
- Idas
- Idomenea
- Idomeneo
- Ificlo
- Ifigenia
- Ifito
- Illo
- Ismeme, figlia di Edipo
- Ino
- Io
- Ione
- Ipermnestra
- Ippodamia, figlia di Adrasto
- Ippodamia, figlia di Enomao
- Ippolita
- Ippolito
- Ippomene
- Ippotoone
- Ismene
- Issione
- Laerte
- Laio
- Laocoonte
- Laomedonte
- Leandro
- Learco
- Leda
- Leto
- Leucippo, figlio di Enomao
- Leucippo, re di Messenia
- Libia
- Licaone, figlio di Ares
- Licaone, figlio di Pelasgo
- Licaone, figlio di Priamo
- Lico
- Licomede
- Licurgo
- Linceo
- Lino, figlio di Apollo
- Lino, personaggio dell'Iliade
- Lino, figlio di Ismeno
- Lino, figlio di Urania
- Lisimaca
- Litierse
- Marsia
- Mechisteo
- Medea
- Medusa
- Meganira
- Megara
- Melampo
- Melanione
- Meleagro
- Melicerte
- Memnone
- Menelao
- Menezio, figlio di Attore
- Menezio, figlio di Giapeto
- Metanira
- Mida
- Minosse
- Mirmidone
- Momo
- Mopso indovino degli Argonauti
- Mopso figlio di Manto
- Narciso
- Nauplio
- Nausicaa
- Neleo
- Neottolemo
- Nesso
- Nestore
- Niobe
- Nitteo
- Oineo
- Onfale
- Oreste
- Orfeo
- Orione
- Oritia
- Oto
- Palamede
- Pallante gigante
- Pallante titano
- Pallante eroe attico
- Pandora
- Paride
- Partenopeo
- Pasifae
- Patroclo
- Pelia
- Pelope
- Pelopia
- Penelope ninfa
- Penelope moglie di Ulisse
- Penteo
- Pentesilea
- Peribea
- Pericle
- Perseo
- Pigmalione
- Piritoo
- Pirra
- Pitteo
- Polinice
- Polissena
- Polluce
- Preto
- Priamo
- Procri
- Promaco
- Prometeo
- Protesilao
- Pterelao
- Radamante
- Reso
- Salmoneo
- Sarpedonte
- Semele
- Sibilla
- Sisifo
- Sparti
- Stelèo
- Stenelo
- Talo
- Tamiri
- Tantalo
- Telamone
- Telefassa
- Telefo
- Telegono
- Temisto
- Tersandro
- Teseo
- Teucro, figlio di Scamandro
- Teucro, figlio di Telamone
- Tideo
- Tieste
- Tindaro
- Tiresia
- Tiro
- Tisameno
- Titone
- Tizio
- Troilo
- Ulisse
- Urania
- Xuto
- Zete
- Zeto
Popoli
- Abanti
- Achei
- Amazzoni
- Cimmeri
- Dori
- Feaci
- Iperborei
- Lapiti
- Mirmidoni
- Tafi
Bibliografia
[http://www.adelphi.it/catalogo/schedaLibro.asp?id=2400&isbn=8845918920&v=s&metaTitolo=Le%20nozze%20di%20Cadmo%20e%20Armonia%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20&metaAutore=Roberto%20Calasso| Le Nozze di Cadmo e Armonia] di Roberto Calasso
Collegamenti esterni
Voci correlate
- Religione greca
- Mitologia
- Mitologia romana
- Lista di divinità
Categoria:Mitologia greca
ja:ギリシア神話
ko:그리스 신화
NefeleNefele è una figura della mitologia greca, era la dea delle nuvole.
Amò Atamante, dal quale ebbe due figli: Frisso e Elle.
La moglie mortale di Atamante, Ino, figlia di Cadmo, odiava i suoi figliastri e decise di farli morire.
Nefele si rivolse ad Era che le inviò Ermes con un ariete alato dal vello d'oro.
Nefele raccontò ad Ermes che il luogo del sacrificio era il monte Lafistio. L'ariete arrivo sul luogo del sacrificio proprio mentre Atamante stava per uccidere i bambini. L'animale li fece salire sulla sua groppa e li condusse nella Colchide, ma mentre attraversavano lo stretto di mare, Elle cadde ed annegò.
Categoria:Divinità greche
ja:ネペレ
FrissoFrisso è una figura della mitologia greca, era figlio di Atamante re di Beozia e di Nefele.
Fu vittima dell'odio della matrigna Ino, che provocò una carestia nel regno e convinse Atamante a sacrificarlo, insieme alla sorella Elle, per placare gli dei.
I due giovani erano già pronti sull'altare sacrificale, quando giunse un montone dal vello d'oro, mandato dalla loro madre Nefele. Questo li salvò, prendendoli in groppa e fuggendo nel cielo.
Frisso fu portato nella Colchide, presso il re Eete, che gli offrì in sposa la figlia Calciope. Frisso, riconoscente, gli fece dono del vello d'oro.
Categoria:Personaggi della mitologia greca
ElleElle è una figura della mitologia greca, era figlia di Atamante re di Beozia e di Nefele, era anche sorella di Frisso.
Elle, insieme al fratello, stava per essere sacrificata da Ino, nuova sposa di Atamante. Nefele invocò Ermes, che mandò un montone dal vello d'oro, che portò in aria in fanciulli fino alla Colchide. Mentre superavano lo stretto tra Europa e Asia, Elle cadde nel mare, che da quel momento prese il suo nome, Ellesponto (Mare di Elle).
Categoria:Personaggi della mitologia greca
ja:ヘレ
Ino
Ino è una figura della mitologia greca, era figlia di Cadmo e di Armonia.
Insieme a Agave e Autonoe uccide Penteo, confondendolo con una belva feroce.
Sposò Atamante, che aveva due figli dal precedente matrimonio con Nefele: Frisso e Elle.
Ino s'innamorò di Frisso ma visto che lui non ricambiava lo incolpò davanti al pedre di averla sedotta.br/>
Persuase le donne della Beozia, di far seccare i campi di grano e quindi consigliò Atamante di consultare l'oracolo di Delfi. Gli emissari inviati furono da lei corrotti e dissero al re che, per placare gli dei, doveva sacrificare i suoi due figli.
Nefele si rivolse ad Era che le inviò Ermes con un ariete alato dal vello d'oro.
Nefele raccontò ad Ermes che il luogo del sacrificio era il monte Lafistio. L'ariete arrivo sul luogo del sacrificio proprio mentre Atamante stava per uccidere i bambini. L'animale li fece salire sulla sua groppa e li condusse nella Colchide.
Ma Era doveva ancora vendicarsi, e lo fece sui figli che Ino aveva dato ad Atamante: Learco e Melicerte. La dea fece impazzire Atamante, che vide nel figlio Learco un cervo bianco, lo uccise con una freccia e lo divorò. Ino fuggì con Melicerte, mentre gli abitanti di Orcomeno, bandirono Atamante dal suo regno.
Secondo una versione successiva, Era rende pazza Ino e le fa uccidere Melicerte. Non appena si rende conto del gesto compiuto, si suicida gettandosi in mare con le spoglie del figlio tra le braccia.
Viene trasformata in una divinità marina: Leucotea (dea bianca).
Categoria:Personaggi della mitologia greca
Learco
Learco è una figura della mitologia greca, era figlio di Atamante e di Ino.
Fu ucciso dal padre, in un momento di pazzia causata per volere di Era, che lo cacciava ritenendolo un cervo.
Categoria:Personaggi della mitologia greca
Beozia
La Beozia è una regione storica dell'antica Grecia e un nomoi della nazione moderna ellenica (3.211 km², 131,129 abitanti nel 2001).
La regione confina ad ovest e a nord con la Focide, a sud con il golfo di Corinto, ad est con il mar Egeo.
Le principali risorse economiche sono legate all'agricoltura e all'allevamento. Importante anche l'estrazione di marmo.
Storia
marmo
I primi popoli della regione furono gli Ecteni, seguiti dagli Ianti e dagli Aoni, Questi ultimi furono cacciati da Cadmo.
Durante la civiltà micenea, vi fiorino numerosi centri, come Tebe e Orcomeno. Erano città ricche ed opulente la cui economia si basava soprattutto sulla coltura del grano e sull'allevamento dei cavalli.
L'importanza di Tebe crebbe a tal punto, che la storia della Beozia si identificò con quella della città.
Durante l'epoca classica una grande parte della pianura del nord dove sorgeva Orcomeno era ricoperta dal un lago poco profondo, celebre per le sue anguille, alimentato dalle acque del Cefiso.
La Beozia ha avuto un ruolo importante durante le Guerre persiane. Ma nel V secolo AC fu invasa da Atene che costrinse tutte le città, tranne Tebe, a riconoscere la sua supremazia. Tuttavia dieci anni più tardi la Beozia riconquistò la sua indipendenza quando Atene fu battuta a Coronea (447 AC). Una successiva disfatta ateniese alla Battaglia di Delo nel 424 AC mise fine alle speranze di Atene di predominare sulla Beozia.
Il IV secolo AC fu un momento di egemonia per Tebe sul resto della Grecia, sotto il comando militare di Epaminonda e di Pelopida che arrivarono persino all'interno della città di Sparta, mai, fino ad allora violata.
Categoria:Grecia
Oracolo di DelfiL'oracolo di Delfi è un santuario dedicato al dio Apollo proprio della mitologia greca.
Fu Zeus a scegliere la sua localizzazione a Delfi: egli fece volare due aquile attorno alla terra in direzioni opposte, il punto in cui si incontrarono fu Delfi, "il centro del mondo".
Vicino alla fenditura della roccia dalla quale usciva la voce dell'oracolo, si trovava una pietra incava a forma di ombelico (omphalos). In epoca classica l'oracolo viveva in una caverna (Adyton) sotterranea situata sotto il tempio di Apollo.
Prima della decisione di Apollo di fondarvi il suo santuario, sul luogo ne esisteva già un altro consacrato alla Madre Terra (Gea) e custodito da un serpente, secondo altri da un drago.
Nella seconda versione, fu proprio il drago, Pitone, a dare il nome al luogo e Apollo fu costretto ad ucciderlo, per vendicare Leto (sua madre), che il drago aveva tentato di far morire. Da quel momento Apollo assunse anche il nome di Pitio.
Un'altra versione al drago la custodia della fonte di Delfine, un vecchio oracolo, spiegando l'etimologia della parola Delfi, da delphys che significa viscere della terra.
L'oracolo veniva reso da una sacerdotessa di Apollo, Pitia o Pizia, che sedeva su un tripode, simbolo del dio. La sacerdotessa rimaneva in stato ipnotico, ma non si sa a cosa fosse dovuto, forse a vapori provenienti dalla terra. Alcuni racconti la indicano mentre mangia foglie di alloro, la pianta preferita del dio Apollo.
Il motivo del suo stato non è comunque importante, l'unica cosa certa è che le sue parole erano ascoltate col più profondo rispetto e accettate da chiunque vi si recasse.
Le domande da porre all'oracolo venivano consegnate ad un sacerdote, che le portava alla Pitia. La sua risposta veniva trascritta da un altro sacerdote e comunicata a chi aveva posto la domanda. Spesso le sue risposte erano ambigue, come nel caso di quella a Creso, ricco e potente re della Lidia, che volle sapere se doveva o meno fare guerra ai persi.
L'oracolo rispose che se fosse partito per la guerra avrebbe distrutto un grande regno. Creso partì fiducioso, ma venne sconfitto provocando la rovina del proprio regno. Nella maggior parte dei casi l'oracolo esprimeva il punto di vista dell'ordine.
È da notare che l'oracolo riconobbe ufficialmente Dioniso, accogliendolo favorevolmente proprio a Delfi, riconoscendo che la religione di Dioniso era altrettanto necessaria come le altre già esistenti.
Talora le risposte erano categoriche. Quando Cerefone chiese se esistesse un uomo più saggio del suo amico Socrate, la risposta fu «No».
Anche Eracle si accostò all'oracolo per avere risposta che, sollecitata invano, lo rese furente, tanto da spingerlo ad impadronirsi del tripode sacro della Pitia. Occorse l'intervento di Zeus per porre fine alla disputa tra lui e il dio Apollo stesso.
Il declino di Delfi e dell'oracolo quale centro di valori morali e di ricerca dell'integrità, avvenne parallelamente alla decadenza storica della Grecia antica stessa. Lo scontro con la supremazia macedone, l'annientamento delle città greche, l'invasione romana, accompagnata dal saccheggio del santuario nell'86 ad opera di Silla, nonché la moda dell'astrologia, contribuirono alla morte della religione apollinea.
Tanto che nel 360 quando Giuliano, ultimo degli imperatori romani che aderì al paganesimo, volle avere un responso dall'oracolo gli fu data questa risposta:
"Dite al re che sono crollate le corti sfarzose, Febo non abita più qui, non ha più lauro oracolare né sorgente che favella; l'acqua parlante si è ammutolita".
Pochi anni dopo l'imperatore Teodosio I, nell'anno 391 d.C., con un editto decretò la fine dei culti pagani e nel 394 d.C., la chiusura definitiva del santuario.
Collegamenti esterni
- [http://www.igg.cnr.it/Geologia_e/GeologiaeMitoText.htm#delfi I luoghi del mito: l'oracolo di Delfi]
Categoria:luoghi della mitologia greca
Ermes
Ermes (o Hermes) è una figura della mitologia greca, era figlio di Zeus e di Maia. Era il dio dei viaggi e dei viaggiatori, dei pastori, degli oratori, dei poeti, della letteratura, dell'atletica, dei pesi e delle misure, dei ladri, nonché il messaggero degli dei verso gli uomini.
Ermes nacque in una grotta sul monte Cillene, in Arcadia. Il giorno stesso della nascita, si liberò dalle fasce e iniziò a camminare. I suoi primi passi lo portarono in Tessaglia, dove incontrò il fratello Apollo che serviva come pastore presso il re Admeto.
Ermes gli rubò il gregge e per non farsi scoprire, foggiò delle calzature che imprimevano un'orma in senso contrario e fece camminare gli animali all'indietro.
Portò il gregge attraverso la Grecia, quindi tornò in Arcadia. Fece un sacrificio con due degli animali rubati e nascose il resto in una grotta del monte Menale.
All'interno della grotta trovò una tartaruga. La uccise e la aprì, fisso al guscio due canne e nella parte superiore fece un aggancio. Vi tese quindi sette corde fatte di budello di pecora: aveva costituito la prima lira.
Un vecchio che abitava li vicino, vide i movimenti della mandria, ed avvisò Apollo. Il dio si precipitò sul monte Cillene, dove Ermes dormiva nella culla. Nonostante le proteste di Maia, svegliò il neonato e gli chiese di restituirgli il bestiame. Non ottenendo risposta, si rivolse a Zeus.
Zeus ingiunse la restituzione della mandria ed Ermes fu costretto ad accettare. Apollo, sentito il suono della lira, si accontentò di ottenere, in cambio della parte rimanente della mandria, questo nuovo strumento dal suono melodioso.
Divertito e ammirato dall'impudenza di Ermes, Zeus ne fece il proprio messaggero ed ambasciatore, dandogli il compito di vegliare sui viandanti, i commercianti e i ladri.
Apollo gli diede la propria verga d'oro, intrecciata con due serpenti (simboli dell'astuzia) e sormontata da due ali, a simboleggiare la sua instancabile attività. Questa divenne il caduceo, emblema di Ermes, mentre il copricapo e i sandali alati sono il simbolo della sua rapidità.
Ebbe numerosi figli, tra cui: Autolico il re dei ladri (da Chione), il poeta Dafni (da una ninfa siciliana), Ermafrodito (da Afrodite).
Alcune versioni, gli attribuiscono anche la paternità di Pan, che ebbe dall'unione con Penelope. Fu proprio Pan ad insegnarli a suonare il flauto.
Ermes era messaggero anche per gli altri dei, particolarmente per Ade. Era Ermes a condurre i morti nel mondo sotterraneo, dopo aver posato sui loro occhi il caduceo; in questa sua veste assumeva il nome di Psicopompo, ovvero accompagnatore delle anime.
Pur essendo in un certo senso un dio minore era essenziale per la vita nell'Olimpo: liberò il dio Ares che era stato tenuto prigioniero per tredici mesi da due giganti, andò a prendere Persefone, che era stata rapita, nell'Ade, per riportarla da sua madre Demetra, cucì Dioniso, ancora feto, nella coscia di Zeus affinchè potesse completare la sua crescita, dopo che la madre Semele era morta.
Ermes era originariamente una divinità pastorale, veniva spesso raffigurato con un agnello sulle spalle e veniva chiamato "Crioforo".
I busti di Ermes vengono detti Erme.
Il termine "ermeneutica" deriva da Ermes e significa, "interpretazione". Inoltre i Greci dicono; "C'è Ermes!" quando cala il silenzio o c'è un soffio di vento, perché le anime per i Greci sono simili ad aria, data la loro densità. Ed in Grecia tutti gli uffici postali recano la sua effige. Buca delle lettere compresa.
Immagine:Ermes.png|Ermes
Immagine:Hermes_ingenui_(Museo_Pio_Clementino)_Roma.jpg|Hermes ingenui, Museo Pio Clementino di Roma
Image:Hermes by Praxiteles.jpg|Ermes di Prassitele
Categoria:Divinità greche dell'Olimpo
ja:ヘルメス
Vello d'oroIl vello d'oro era il vello dell'ariete donato da Ermes a Nefele.
Nefele sposò Atamante ed ebbe due figli, Elle e Frisso, ma venne successivamente ripudiata dal marito, che sposò Ino. Questa odiava i due figli di Atamante, in quanto desiderosa che suo figlio salisse al trono, e cercò di ucciderli.
Nefele chiese l'aiuto di Ermes, che le mandò un ariete dal vello d'oro, che si caricò in groppia i due li trasportò in volo, sullo stretto tra Europa e Asia. Ma Elle cadde in mare ed annegò. Frisso invece giunse in Colchide, dove venne ospitato da Eete.
Frisso sacrificò l'ariete agli dei e donò il vello ad Eete.
Il re mise il vello d'oro in un bosco, ponendovi a guardia un drago.
Il vello venne rubato da Giasone e dai suoi Argonauti, con l'aiuto della figlia di Eeto, Medea.
Il mito sembrerebbe rifarsi ai primi viaggi dei mercanti-marinai proto-greci alla ricerca di oro, di cui la penisola greca è assai scarsa. Da notare che tutt'ora nelle zone montuose della Colchide e delle zone limitrofe, vivono pastori-cercatori d'oro seminomadi che utilizzano un setaccio ricavato principalmente dal vello di ariete, tra le cui fibre si incastrano le pagliuzze di oro.
Categoria:Mitologia greca
Colchide
La Colchide era un'antica regione, affacciata sul Mar Nero. Attualmente fa parte della Georgia.
La leggenda racconta che in questa regione era custodito il vello d'oro, recuperato da Giasone e dai suoi Argonauti.
Categoria:Luoghi della mitologia greca
Learco
Learco è una figura della mitologia greca, era figlio di Atamante e di Ino.
Fu ucciso dal padre, in un momento di pazzia causata per volere di Era, che lo cacciava ritenendolo un cervo.
Categoria:Personaggi della mitologia greca
Melicerte
Melicerte è una figura della mitologia greca, era figlio di Atamante e di Ino.
Fuggì da Orcomeno insieme alla madre, dopo la morte del fratello Laerte, ucciso da Atamante.
Categoria:Personaggi della mitologia greca
Ino
Ino è una figura della mitologia greca, era figlia di Cadmo e di Armonia.
Insieme a Agave e Autonoe uccide Penteo, confondendolo con una belva feroce.
Sposò Atamante, che aveva due figli dal precedente matrimonio con Nefele: Frisso e Elle.
Ino s'innamorò di Frisso ma visto che lui non ricambiava lo incolpò davanti al pedre di averla sedotta.br/>
Persuase le donne della Beozia, di far seccare i campi di grano e quindi consigliò Atamante di consultare l'oracolo di Delfi. Gli emissari inviati furono da lei corrotti e dissero al re che, per placare gli dei, doveva sacrificare i suoi due figli.
Nefele si rivolse ad Era che le inviò Ermes con un ariete alato dal vello d'oro.
Nefele raccontò ad Ermes che il luogo del sacrificio era il monte Lafistio. L'ariete arrivo sul luogo del sacrificio proprio mentre Atamante stava per uccidere i bambini. L'animale li fece salire sulla sua groppa e li condusse nella Colchide.
Ma Era doveva ancora vendicarsi, e lo fece sui figli che Ino aveva dato ad Atamante: Learco e Melicerte. La dea fece impazzire Atamante, che vide nel figlio Learco un cervo bianco, lo uccise con una freccia e lo divorò. Ino fuggì con Melicerte, mentre gli abitanti di Orcomeno, bandirono Atamante dal suo regno.
Secondo una versione successiva, Era rende pazza Ino e le fa uccidere Melicerte. Non appena si rende conto del gesto compiuto, si suicida gettandosi in mare con le spoglie del figlio tra le braccia.
Viene trasformata in una divinità marina: Leucotea (dea bianca).
Categoria:Personaggi della mitologia greca
Dioniso]]
Dioniso è una figura della mitologia greca, figlio di Zeus e di Semele.
Secondo la versione di Esiodo, Zeus si innamorò di Semele e le si presento sotto le spoglie di un mortale. Quando Era venne a sapere che Semele avrebbe avuto un figlio, si travestì da vecchia, si presentò a Semele e le consigliò di farsi rivelare l'identità del suo amante. Quindi se ne andò tranquilla, sicura che la curiosità di Semele avrebbe fatto il resto.
Quando Zeus torno da lei, gli strappò la promessa di accontentarla in una sua richiesta e il dio accettò. Semele gli fece la domanda suggeritale da Era, ma Zeus si rese conto che ciò avrebbe dato la morte alla ragazza, in quanto nessun mortale poteva rimanere vivo alla presenza del dio della folgore. La ragazza insistette e il dio dovette cedere: Semele poté così ammirarlo in tutta la sua gloria, morendo consumata dal fuoco divino. Ma lo stesso fuoco diede l'immortalità al figlio non ancora nato. Zeus lo tolse dal corpo della ragazza e lo nascose nella sua coscia, affinché potesse venire al mondo nel momento giusto.
Quando il bambino nacque, Zeus lo affidò a Ino, sorella di Semele, ed al suo sposo Atamante. Ma Era continuava ad essere gelosa e fece impazzire i genitori adottivi, ma senza che ciò comportasse problemi a Dioniso.
Zeus lo affidò quindi ad Ermes, per portarlo alle ninfe del Nisa, un monte nella Beozia. Secondo alcune versioni, per evitare pericoli, Ermes trasformò il bambino in un capretto (o un agnello). Dioniso arrivò sano e salvo al monte, dove visse fino a che non divenne adulto.
Divenuto adulto, Dioniso non fu onorato come dio, ma fu addirittura perseguitato da molti increduli, che rifiutavano la sua natura divina.
Dioniso lasciò la Grecia e viaggiò in Asia, dove non era conosciuto e imparò ad esercitare i suoi poteri.
Dovunque passasse ispirava devozione e suscitava una grande ammirazione, folle di uomini e di donne lo seguivano. Fu allora che decise di tornare in Grecia in tutta la sua gloria divina, come figlio di Zeus.
Apollo divise con lui il suo santuario, permettendo a Dioniso di entrare nell'Olimpo.
Nei tempi antichi esisteva in Tracia e in Macedonia un forte culto della natura e della fertilità, che portava a sacrifici umani, all'adorazione delle forze della natura e si manifestava con riti orgiastici. Il culto esisteva ancor prima della discesa dei dori lungo la penisola. I nuovi venuti portarono le loro divinità, ma gli dei antichi conservavano la loro influenza e il popolo continuava ad adorarli. Col passare del tempo i nuovi culti si fusero con quelli antichi, come dimostrato dall'accettazione del nuovo dio Dioniso nell'Olimpo.
Alcuni studiosi ritengo che questo culto fosse effettivamente nato nelle regioni orientali, grazie a ritrovamenti di resti archeologici in Frigia.
Il culto si diffuse in Grecia verso il 1000 a.C. e il suo carattere estatico gli valse un successo impressionante. Il centro del Culto era costituito da Dioniso, rappresentante della forza vitale di tutto il mondo vegetale e animale. Per questa vitalità fu considerato il dio del vino, ma i primi fedeli - per la maggior parte donne, custodi della fertilità - non avevano bisogno di ricorrere al vino: la loro frenesia era spontanea e irrefrenabile.
L'incontro con un gruppo di donne in preda al delirio dionisiaco, poteva risultare pericoloso, erano infatti capaci di sbranare animali e persino bambini, credendo di assimilare una parte del dio stesso, contenuta nel corpo dell'animale.
Le "menadi" (invasate) erano le sacerdotesse di Dioniso, parola che descrive ampiamente il loro stato durante le processioni, si coprivano il volto con una maschera e portavano il "tirso", un bastone ricoperto da pelle di animale, che in cima portava una maschera umana, coronata di edera e di pampini.
Le prime forme elementari di rappresentazione, divennero sempre più complesse, perfezionandosi tanto da divenire vere e proprie manifestazioni dell'arte drammatica.
L'ammissione del dio al santuario di Apollo di Delfi dimostra il riconoscimento ufficiale del nuovo dio. A partire dal 5 secolo a.C., l'importanza delle rappresentazioni drammatiche in onore del dio, fu tale da divenire manifestazione essenziale della cultura greca.
I seguaci del dio venivano chiamati diversamente: gli uomini erano i sileni o i satiri, le donne venivano dette bassaridi o molto più spesso baccanti (dall'equivalente latino del dio, Bacco).
Voci correlate
- Le Baccanti - Tragedia di Euripide
- Le Baccanti - Dramma di Erik Johann Stagnelius
Categoria:Divinità greche dell'Olimpo
ja:ディオニュソス
ko:디오니소스
Categoria:Personaggi della mitologia greca Personaggi della mitologia greca
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