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Atena

Atena

, Parigi]] Atena (Αθηνά) è una figura della mitologia greca, figlia di Zeus e della prima sposa Metide. Era la dea della guerra, della sapienza, delle città e dei mestieri, fra cui sopratutto le arti tessili. Gea e Urano rivelarono a Zeus che se Metide gli avesse dato dei figli, questi avrebbero superato il loro padre, pregiudicando il suo dominio sugli dei. Zeus, che aveva già compiuto un tale atto contro il padre, non esitò ad inghiottire la moglie incinta tutta intera.
Giunto il momento della sua nascita, Zeus chiamò Efesto, gli ordinò di spaccargli la testa con un'ascia. Atena usci dal suo cranio con armi e scudo, lanciando grida così forti da squarciare il cielo. La tradizione vuole che questa nascita sia avvenuta sulle sponde del lago (o del fiume) Tritonis, in Libia.
Sin da principio Atena fu una dea guerriera, era armata con scudo e lancia, in testa aveva un elmo con un occhio e sul petto l'egida con la testa di Medusa al centro e i serpenti sull'orlo.
Protesse numerosi eroi guerrieri, come Achille, Ulisse, Diomede , Giasone, Eracle e Bellerofonte. Atena era una dea con molte attribuzioni, ad Atene, ma anche in molte altre città, era considerata la dea della pace; era protettrice degli artigiani e Arganè, l'industriosa. Proteggeva le filatrici e le ricamatrici; i vasai di Samo la veneravano in quanto creatrice della loro arte. Si narra a proposito della sua conoscenza delle arti tessili che una volta Atena punì la fanciulla lidia Aracne, che aveva osato sfidarla in una gara di tessitura. La dea la punì trasformandola in ragno (in greco Arachne) Atena rimase vergine (fatto ricordato dal Partenone, tempio dedicato ad Atena Parthenos), ciò nonostante ebbe un figlio da Efesto, Erittonio, che fu uno dei primi re di Atene.
La madre lo affidò alle figlie di Cecrope e fu lui ad istituirne il culto nella città che porta il nome della dea. Atena personifica altre virtù, come la saggezza dello spirito e la ragione da cui nasce il coraggio. Gli uccelli preferiti dalla dea erano le civette e le aquile, probabilmente retaggio delle sue origini cretesi. L'epiteto Pallade posto davanti al suo nome, non ha una chiara origine, forse apparteneva ad un'altra divinità, in seguito identificata con Atena. Altri epiteti celebri della dea erano Parthenos (la vergine), Poliade (come protettrice delle città), Tritogenia (in riferimento al suo presunto luogo di nascita, il lago Tritonide, in Libia, e Glaucopide, di dubbia interpretazione, che potrebbe significare "dagli occhi azzurri" o "dagli occhi grigi" o "dagli occhi verdi".

Immagini

Immagine:Atena_Museo_Pio_Clementino.jpg|Busto di Atena (Museo Pio Clementino, Vaticano) image:Athena ciste.jpg|Atena con elmo che tiene il serpente Erichthonios in una cista. Capolavoro romano di periodo imperiale (I-II secolo d.C., marmo. Louvre, Parigi) image:Athena type Velletri.jpg|Atena elmata del tipo «Athena di Velletri», opera romana (I secolo d.C., Louvre, Parigi) Categoria:Divinità greche dell'Olimpo ja:アテナ ko:아테나

Mitologia greca

La mitologia greca raccoglie le leggende delle divinità e degli eroi della Grecia antica. Tutti questi personaggi sono stati creati e diffusi dalla tradizione orale e poetica, arrivando a mescolarsi o sostituirsi con la storia della Grecia classica. In tutte le leggende, le divinità greche vengono descritte con un aspetto umano, ma immortali e con poteri sovrannaturali. Ognuno di essi aveva capacità peculiari ed aveva una propria genealogia.

La genesi del mondo greco

All'inizio esisteva solo il Caos, da esso si separarono tutti gli elementi.
Nacquero Gea la Terra, Eros l'amore, il Tartaro (l'inferno), l'Erebo (la tenebra) e Nyx(la Notte).
Da Erebo e Nyx (la Notte)nacquero l'Etere (il Giorno) ed Emera (la Luce), mentre da Gea nacquero Urano (il cielo) e Ponto (il mare). Urano e Gea furono i primi veri genitori del mondo mitologico greco, da loro nacquero gli Ecatonchiri, esseri soprannaturali con 50 teste e 100 braccia. A loro seguirono i Ciclopi, talmente disgustosi, che il padre decise di nasconderli nelle viscere della Terra. Per ultimi nacquero i Titani. Gea era indignata col suo sposo per aver nascosto i propri figli sotto terra e chiese l'aiuto dei Titani per punirlo. Il primo a rispondere fu Crono, che aggredì Urano mentre dormiva. Con un falcetto gli tagliò i testicoli, dal sangue che cadde sulla terra e sul mare, nacquero i Giganti, le Erinni e Afrodite naque dalla spuma del mare.

Zeus e gli dei dell'Olimpo

Crono sposò la sorella Rea, ma, per evitare di essere detronizzato da uno dei suoi figli come indicato da una predizione, li divorava tutti.Rea scoperto di dover partorire il suo sesto figlio si ritirò in Arcadia, dove nacque Zeus.
Crono scoperta la nascita andò su tutte le furie e ordinò di cercare il bimbo. Rea per proteggere Zeus, diede una pietra avvolta in fasce e Crono ingoiò la pietra. Una volta cresciuto, Zeus si vendicò del padre, aiutato dai Titani e dagli Ecatonchiri, costrinse il padre, tramite una pozione versata nel calice, a restituire tutti i figli ingoiati. Iniziò così la guerra tra vecchi e nuovi dei. I Titani fedeli a Crono, guidati da Atlante sfidarono Zeus e i suoi fratelli con i Titani ribelli. Zeus, per vincere la guerra si rivolse ai Ciclopi, liberandoli dalla loro prigionia imposta da Crono. I Ciclopi così donarono a Zeus, un fulmine, a Poseidone, un tridente e ad Ade un elmo che lo rendeva invisibile. Così armati riuscirono a colpire Crono e a ucciderlo mentre i Ciclopi sconfiggevano i Titani.

Animali


- Aello
- Amaltea
- Arione
- Arpie
- Celeno
- Cerbero
- Cinghiale di Calidone
- Cinghiale di Erimanto
- Echidna
- Idra di Lerna
- Minotauro
- Ocipete
- Pegaso
- Pitone
- Scilla
- Sfinge
- Sirena

Dei

Si veda: Lista degli dei greci

Genealogia degli dei dell'Olimpo

La genealogia degli dei dell'Olimpo è molto controversa, ogni autore ha la propria.
Nell'immagine qui sotto riportata viene indicata quella riportataci da Omero. Omero

Festività


- Carneia
- Cronia
- Purificazione

Leggende


- Giudizio di Paride
- I sette contro Tebe
- Le dodici fatiche di Eracle
- Teogonia
- Vello d'oro

Località


- Acheronte
- Acropoli
- Alfeo
- Areopago
- Argo
- Atene
- Campi Elisi
- Caos
- Cinzio
- Colchide
- Creta
- Delfi
- Ditte
- Dodona
- Elicona
- Eleusi
- Eretteo
- Giardino delle Esperidi
- Ida
- Isole dei beati
- Labirinto di Cnosso
- Lete
- Micene
- Olimpo
- Oracolo di Delfi
- Oracolo di Dodona
- Parnaso
- Stige
- Stinfalia (lago)
- Tartaro
- Tebe
- Tiro
- Troia

Oggetti


- Abadir
- Ambrosia

Personaggi ed eroi


- Abante, centauro
- Abante, figlio di Ippotoone
- Abante, figlio di Linceo
- Abante, figlio di Melampo
- Abante, figlio di Poseidone
- Achille, figlio di Peleo
- Acrisio
- Admeto
- Adone
- Adrasto
- Aedone
- Afareo
- Agamennone
- Agave
- Agenore
- Agraulo
- Aiace il grande
- Aiace di Locride
- Alcesti
- Alcinoo
- Alcione
- Alcippe
- Alcmena
- Alcmeone
- Alirrozio
- Aloadi
- Altea
- Altemene
- Amico
- Amimone
- Amintore
- Anceo figlio di Licurgo
- Anceo figlio di Poseidone
- Anchise
- Androgeo
- Andromaca
- Andromeda
- Anfiarao
- Anfimaro
- Anfione
- Anfitrione
- Anfitrite
- Anfizione
- Antenore
- Anteo
- Anticlea
- Antigone
- Antinoo
- Antiope figlia di Nitteo
- Antiope regina delle Amazzoni
- Apsirto
- Aracne
- Aretusa
- Arge
- Argo
- Argonauti
- Arianna
- Aristeo
- Ascalafo, figlio di Ares
- Ascalafo, figlio di Acheronte
- Ascanio
- Assaraco
- Asterione
- Astianatte
- Atalanta
- Atamante
- Atreo
- Atteone
- Attore
- Augia
- Autolico
- Autonoe
- Bauci
- Bellerofonte
- Belo
- Briareo
- Briseide
- Busiris
- Cadmo
- Calais
- Calamo
- Calcante
- Calciope
- Calcodonte
- Calipso
- Calliope
- Callisto
- Caronte
- Carpo, figlio di Clori
- Cassandra
- Cassiopea
- Castalia
- Castore
- Catreo
- Cecrope
- Cefalo
- Cefeo
- Celeo
- Cenis
- Centauro
- Cercopi
- Chione
- Chirone
- Ciclope
- Circe
- Cisseo
- Clio
- Clitennestra
- Cometo
- Coronide
- Cranao
- Creonte
- Creusa, figlia di Eretteo
- Creusa, figlia di Priamo
- Criseide
- Cureti
- Dafne
- Dafni
- Danaidi
- Danao
- Dardano
- Dedalione
- Dedalo
- Deianira
- Deidamia
- Deifobo
- Deioneo
- Deipile
- Demofoonte
- Deucalione, figlio di Minosse
- Deucalione, figlio di Prometeo
- Diomede figlio di Ares
- Diomede figlio di Tideo
- Diomedea
- Dioscuri
- Dirce
- Doro
- Eaco
- Ecatonchiri
- Echione, uno degli Sparti
- Echione, figlio di Ermes
- Eco
- Ecuba
- Edipo
- Eete
- Eezione
- Efialte
- Egeo
- Egialeo
- Egina
- Egisto
- Egitto
- Eidomene
- Elefenore
- Elena
- Eleno
- Elettra figlia di Agamennone
- Elettra figlia di Atlante, una delle Perseidi
- Elettrione
- Eliadi
- Elle
- Elleno
- Endimione
- Enea
- Eolo
- Epigoni
- Epimeteo
- Eracle
- Eraclidi
- Erato
- Erebo
- Eretteo
- Erittonio
- Ermione
- Ero
- Eteocle
- Etra
- Ettore
- Eufemo
- Eumeo
- Eumolpo
- Eurialo
- Euridice, ninfa moglie di Orfeo
- Euridice, madre di Alcmena
- Euridice, madre di Danae
- Euridice, madre di Laomedonte
- Euriloco
- Euristeo
- Eurito
- Europa, figlia di Agenore
- Europa, figlia di Oceano
- Europa, figlia di Tizio
- Febe, figlia di Leucippo
- Fedra
- Fenice, figlio di Agenore
- Fenice, figlio di Amintore
- Fetonte
- Filammone
- Filemone
- Filomela
- Filottete
- Fineo, figlio di Agenore
- Fineo, figlio di Belo
- Folo
- Frisso
- Galatea
- Ganimede
- Gerione
- Giacinto
- Giasone
- Giganti
- Giocasta
- Glauco figlio di Bellerofonte
- Glauco figlio di Minosse.
- Glauco figlio di Poseidone
- Glauco figlio di Sisifo.
- Gordio
- Gorgoni
- Graie
- Icario
- Icaro
- Idas
- Idomenea
- Idomeneo
- Ificlo
- Ifigenia
- Ifito
- Illo
- Ismeme, figlia di Edipo
- Ino
- Io
- Ione
- Ipermnestra
- Ippodamia, figlia di Adrasto
- Ippodamia, figlia di Enomao
- Ippolita
- Ippolito
- Ippomene
- Ippotoone
- Ismene
- Issione
- Laerte
- Laio
- Laocoonte
- Laomedonte
- Leandro
- Learco
- Leda
- Leto
- Leucippo, figlio di Enomao
- Leucippo, re di Messenia
- Libia
- Licaone, figlio di Ares
- Licaone, figlio di Pelasgo
- Licaone, figlio di Priamo
- Lico
- Licomede
- Licurgo
- Linceo
- Lino, figlio di Apollo
- Lino, personaggio dell'Iliade
- Lino, figlio di Ismeno
- Lino, figlio di Urania
- Lisimaca
- Litierse
- Marsia
- Mechisteo
- Medea
- Medusa
- Meganira
- Megara
- Melampo
- Melanione
- Meleagro
- Melicerte
- Memnone
- Menelao
- Menezio, figlio di Attore
- Menezio, figlio di Giapeto
- Metanira
- Mida
- Minosse
- Mirmidone
- Momo
- Mopso indovino degli Argonauti
- Mopso figlio di Manto
- Narciso
- Nauplio
- Nausicaa
- Neleo
- Neottolemo
- Nesso
- Nestore
- Niobe
- Nitteo
- Oineo
- Onfale
- Oreste
- Orfeo
- Orione
- Oritia
- Oto
- Palamede
- Pallante gigante
- Pallante titano
- Pallante eroe attico
- Pandora
- Paride
- Partenopeo
- Pasifae
- Patroclo
- Pelia
- Pelope
- Pelopia
- Penelope ninfa
- Penelope moglie di Ulisse
- Penteo
- Pentesilea
- Peribea
- Pericle
- Perseo
- Pigmalione
- Piritoo
- Pirra
- Pitteo
- Polinice
- Polissena
- Polluce
- Preto
- Priamo
- Procri
- Promaco
- Prometeo
- Protesilao
- Pterelao
- Radamante
- Reso
- Salmoneo
- Sarpedonte
- Semele
- Sibilla
- Sisifo
- Sparti
- Stelèo
- Stenelo
- Talo
- Tamiri
- Tantalo
- Telamone
- Telefassa
- Telefo
- Telegono
- Temisto
- Tersandro
- Teseo
- Teucro, figlio di Scamandro
- Teucro, figlio di Telamone
- Tideo
- Tieste
- Tindaro
- Tiresia
- Tiro
- Tisameno
- Titone
- Tizio
- Troilo
- Ulisse
- Urania
- Xuto
- Zete
- Zeto

Popoli


- Abanti
- Achei
- Amazzoni
- Cimmeri
- Dori
- Feaci
- Iperborei
- Lapiti
- Mirmidoni
- Tafi

Bibliografia

[http://www.adelphi.it/catalogo/schedaLibro.asp?id=2400&isbn=8845918920&v=s&metaTitolo=Le%20nozze%20di%20Cadmo%20e%20Armonia%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20&metaAutore=Roberto%20Calasso| Le Nozze di Cadmo e Armonia] di Roberto Calasso

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Voci correlate


- Religione greca
- Mitologia
- Mitologia romana
- Lista di divinità Categoria:Mitologia greca ja:ギリシア神話 ko:그리스 신화

Zeus

Zeus (in greco Ζεύς) è una figura della mitologia greca, era figlio di Crono e di Rea Il suo nome deriva dalla radice indoeuropea dieu (splendere), ricollegato al culto naturalistico solare dei primitivi.
Zeus nacque a Creta, secondo Omero era il figlio primogenito, mentre Esiodo lo indica come terzogenito; venne nascosto dalla madre in una grotta del monte Ditte, in quanto Crono era solito mangiare i propri figli, per evitare l'avverarsi della profezia che lo voleva destituito da un proprio figlio.
Versioni posteriori indicano la sua nascita in Arcadia, quindi trasferito a Creta e nascosto sul monte Ida. Fu nutrito dalla capra Amaltea e custodito dai Cureti, che fecero in modo che i suoi vagiti non potessero essere uditi.
Divenuto adulto, detronizzò il padre, con l'aiuto della madre Rea, nel corso di una guerra durata dieci anni. A lui si allearono i Giganti e gli Ecatonchiri. Divise in sorte il regno del padre tra i fratelli: Ade ottenne il mondo sotterraneo, Poseidone le acque interne e del mare, mentre Zeus ebbe il potere sul cielo. Tutti e tre erano interessati alla Terra e all'Olimpo. La prima sposa di Zeus fu Metide, la prudenza (secondo Esiodo). Appena rimase incinta, Urano e Gea avvisarono Zeus che, se fosse nato un maschio, questo avrebbe detronizzato il padre. Zeus ingoiò immediatamente Metide, ma il figlio di lei nacque comunque: fu la dea Atena.
La seconda sposa fu Temi, la legge, che gli diede le Moire e le Ore. La terza moglie fu Eurinome, madre delle Grazie. Successivamente Zeus si unì a sua sorella, Demetra, che diede al mondo Persefone. Quindi fu la volta di Mnemosine, che diede alla luce le Muse, quindi toccò a Leto, da cui nacquero Apollo e Artemide. Alla fine fu Era a divenire moglie di Zeus. Questo è l'ordine dei matrimoni di Zeus, o almeno quello che ci è stato tramandato da Esiodo. Omero, invece, indica Era come prima moglie di Zeus, aggiungendo alla lista anche Dione, che generò Afrodite. Altre tradizioni aggiungono alla liste delle spose di Zeus, Maia, che fu la madre di Ermes.
I figli di Zeus ed Era furono: Ares, Ebe e Ilizia. In origine Zeus era il dio dei fenomeni atmosferici, che ripuliva il cielo o che lo copriva di nuvole, dispensava la pioggia e scagliava i fulmini. In una regione come la Grecia, prevalentemente agricola, questo potere aveva una importanza di primissimo piano: Zeus acquistò pian piano la sua personalità, imponendosi come il primo degli dei e il signore supremo dei mortali. Zeus non era un dio creatore, ma un dio padre (pater familias), capo e protettore della famiglia degli uomini. Nella Grecia antica, divenne lo sposo di dee autoctone, affinché in Grecia si creasse l'ordine, dando alla famiglia il ruolo primario. Grecia] Il nome di Zeus era associato a molti attributi:
- Zeus Soter, padre e salvatore dell'umanità
- Zeus Herkeios, protettore della casa
- Zeus Xenios, custode delle leggi dell'ospitalità
- Zeus Ktesios, custode della proprietà
- Zeus Hamelios, protettore del matrimonio
- Zeus Chtonios, dio della terra e della fertilità
- Zeus Meilichios, venerato sotto forma di serpente
- Zeus Eleutherios, custode della libertà
- Zeus Poleios, la suprema divinità civica
- Zeus Bulaios, protettore dello stato e delle adunanze
- Zeus Efestios, difensore del focolare domestico
- Zeus Nephelegeretes, "colui che raduna le nuvola", signore del bello e del brutto tempo. Il culto più antico era quello tributatogli a Dodona, dove era presente anche un suo famoso oracolo. Da Dodona il culto passò ad Egina e da qui a tutta la Grecia.
La festa di Zeus, si celebrava con i Giochi olimpici. In Olimpia era presente il tempio più sontuoso, dove era custodita la gigantesca statua del dio opera di Fidia, in avorio e oro (Statua di Zeus a Olimpia). La figura di Zeus si identifica in molte altre mitologie: Giove presso i romani, il Dyaus Pitar degli ariani che scesero nell'India, il Thor germanico, il Deypatyros degli illirici. ::Zeus, signore del fulmine, inizio e principio, è la forza e il signore di tutto. È l'unico corpo regale in cui si muove l'universo, il fuoco, la terra, l'acqua, la paura ancestrale e l'amore dai cento piaceri ... ::::(Inno orfico)

Collegamenti esterni

categoria:Divinità greche dell'Olimpo ja:ゼウス ko:제우스

Gea

Gea o Gaia è una figura della mitologia greca; era la dea che personificava la Terra, madre di tutti gli esseri. Esiodo la indica come sorta dal Caos, dando vita alle forze naturali del mondo: mari, montagne e cielo (Urano).
Unendosi a Urano generò sei Titani e sei Titanidi, seguiti dai Ciclopi e dagli Ecatonchiri.
Con il fratello, Tartaro, diede vita all'orrenda figura di Tifone. Crono si rivoltò contro il padre e si alleò con Gea, infliggendogli la mutilazione dei genitali. Dal sangue che ne sgorgò, nacque una nuova generazione di mostri: i Giganti e le Erinni.
Gea e i suoi figli non si opposero solo ad Urano, ma anche agli Dei, simboleggiando l'ira della Terra per le offese compiute contro di essa. L'antica Grecia traeva il suo sostentamento dall'agricoltura, ogni appezzamento di terra coltivata e resa fertile si vedeva attribuire un potere magico, da cui derivava il culto per la Madre Terra.
Per questo motivo, Gea fu la prima dispensatrice di oracoli. Quando Apollo volle costituire il proprio oracolo a Delfi, fu costretto ad uccidere l'emblema di Gea, il serpente, che egli voleva soppiantare.
Nelle opere omeriche, Gea viene presa a testimone dei giuramenti: a lei non può sfuggire nulla di quanto accada sulla terra. Categoria:Divinità greche ja:ガイア

Urano (mitologia)

Urano è una figura della mitologia greca, era figlio di Gea. Era la rappresentazione del cielo stellato. Nacque nel momento in cui Gea sorse dal Caos.
Urano sposò la madre: la pioggia del cielo rese fertile la terra e le fece dare molti frutti.
Gea e Urano generarono i Titani, i Ciclopi e gli Ecatonchiri.
Urano era geloso dei figli, li rinchiuse quindi al centro della terra. Gea non sopportava la situazione e si alleo col più coraggioso di loro, Crono.
Crono mutilò i genitali di Urano e ne prese il trono. Il sangue di Urano che cadde sulla terra diede vita ai Giganti e alle Erinni, quello caduto in mare ad Afrodite. La versione romana di Urano è Caelus. Categoria:Divinità greche ja:ウラノス

Efesto

Efesto è una figura della mitologia greca, era il dio del fuoco e della metallurgia e fabbro divino. Era il protettore degli artigiani ed i suoi santuari erano più frequenti nelle regioni in cui si forgiavano metalli o in vicinanze di vulcani. Era un culto proveniente dall'Asia, dove i metalli erano abilmente lavorati. Omero lo descrive come il figlio zoppo di Zeus e di Era. Nell'Iliade vengono riportate due possibili spiegazioni a questa sua infermità. Nel libro I, Efesto prese le parti della madre in una discussione con il padre, e fu scaraventato da Zeus, giù dall'Olimpo. Cadde sull'isola di Lemno, dove fu raccolto e soccorso da Teti e da Eurinomo. Nel libro XVIII è lui stesso a raccontare, come la madre lo avesse gettato dall'Olimpo, non appena nacque, disgustata dalla sua deformità. Comunque sia non e da imputare ai genitori la sua disgrazia, in quanto, fatto importante nella sua leggenda, era nato zoppo. Nonostante questa infermità, un artigiano abile era molto apprezzato da una comunità di guerrieri. Tutte le armi che forgiava erano dotate di poteri magici. In numerose altre mitologie si riscontra la figura del fabbro magico. Nei racconti di Esiodo, viene indicato semplicemente come figlio di Era, senza riferimento al padre. La regina dell'Olimpo concepì Efesto di sua volontà, gelosa di Atena che Zeus mise al mondo da solo. Esiodo non attribuisce spose ad Efesto, mentre Omero lo indica sposato a Afrodite. Efesto aveva le sue fucine nelle viscere dell'Etna e nelle isole Eolie, a Vulcano e Lipari. I suoi aiutanti erano i Ciclopi monocoli. Categoria:Divinità greche dell'Olimpo ja:ヘパイストス ko:헤파이스토스

Cranio

Il cranio è una parte anatomica ossea di uomini e altri vertebrati posta nella testa.

Anatomia

Descrizione

Il cranio, è un contenitore atto ad accogliere e proteggere l'encefalo ed altri importanti apparati di senso quali quello visivo, olfattivo e auditivo, costituisce una struttura di supporto per l'apparato respiratorio e masticatorio. testa testa Da considerarsi come due entita in continuità fra loro:
- la scatola cranica (o neurocranio) - costituito da elementi articolati fra loro a formare una teca protettiva per l'encefalo e i più importanti organi di senso
- il massiccio frontale (o splancnocranio o branchiocranio) - organizzati a fornire sostegno e protezione alla bocca e all'apparato branchiale. Nel corso della filogenesi si stabiliscono relazioni sempre più strette fra neurocranio e splancnocranio tramite articolazioni più o meno ampie chiamate sospensioni:
- sospensione anfi-stilica
  - è la più antica, dove, sia il palato-quadrato sia l'io-mandibolare, si articolano con il neurocranio (alcuni Condritti)
- sospensione io-stilica
  - soltanto l'io-mandibolare si articola con il neurocranio (maggior parte dei Pesci: Squalo, Osteitti, Acipenser)
- sospensione auto-stilica
  - neurocranio e splancnocranio tendono a fondersi estesamente (nei Tetrapodi: Cheloni, Loricati, Falconiformi, Carnivori, Artiodattili, Sdentati) Tra le modificazioni riguardanti lo splancnocranio va ricordata quella relativa al I e al II arco viscerale.
L' osso io-mandibolare ( = porzione dorsale del II arco viscerale), nei Pesci partecipa alla sospensione io-stilica, dagli Anfibi si trasforma nel primo dei tre ossicini dell'orecchio medio ovvero la staffa (o columella), mentre il I arco viscerale mantiene la sua funzione di sostegno dell'apertura buccale; tale rimane in Rettili e Uccelli; nei Mammiferi l'articolare e il quadrato (I arco viscerale) si trasformano rispettivamente nel martello e nell'incudine, completando così la catena degli ossicini dell'orecchio medio. Nei Mammiferi l'articolazione maxillo-mandibolare si forma ex novo (fra il dentale e la squama del temporale) (es. cranio di Carnivoro).
Da ricordare che, nei Rettili e nei Mammiferi, le coane (o narici interne) arretrano progressivamente nella volta della bocca per la formazione del palato secondario, setto osseo orizzontale che separa le vie respiratorie dalla via alimentare.
Il palato secondario tende a scomparire negli Uccelli, probabilmente a cause della mancanza di denti e per l'esistenza del becco.

Muscoli del cranio

I muscoli del cranio si distinguono in:
- estrinseci - si inseriscono nel cranio ma originano da altri punti (soprattutto colonna vertebrale)
- intrinseci - si inseriscono e si originano nel cranio La loro funzionalita riguarda lo splancnocranio e la mobilità della testa. Accanto a questi si inseriscono i muscoli pellicciai che determinano le espressioni facciali.

Punti craniometrici cranio umano

Mediani

Dal davanti all'indietro:
- gnathion = sinfisi mentoniera
- prosthion = margine alveolare superiore
- naso-spinale = spina nasale anteriore
- nasion = radice del naso
- glabella = bozza frontale anteriore
- ophryon = sopra la glabella
- bregma = vertice della testa
- obelion = all'altezza dei fori parietali
- lambda = unione delle suture sagittale e lambdoidea
- inion = protuberanza occipitale esterna
- opisthion = margine posteriore del foro occipitale
- basion = margine anteriore del foro occipitale.

Laterali


- Dacryon = angolo antero-superiore dell'osso lacrimale
- zigomatico pterion = sutura pterica
- stefanion = incroscio tra la sutura coronale e la linea curva temporale superiore
- gonion = angolo della mandibola
- eurion = bozza parietale
- asterion = unione del parietale, temporale e occipite.

Modellazione del cranio

La modellazione del cranio era una antica usanza conosciuta da molte popolazioni, praticata tra regnanti e aristocratici (Antico Egitto, Cina, alcuni popoli di Africa e Malesia, nativi americani come Chinook e Kwakiutl, popolazioni pre-incaiche come gli Aymara e i Paracas e incaiche) Durante i primi mesi di vita il cranio dei bambini veniva modificato artificialmente, utilizzando mezzi diversi per raggiungere lo scopo. L'allugamento verso l'alto o verso la nuca, oltre a elevare il rango sociale del bambino, era considerato segno di saggezza e di intelligenza superiori. Le popolazioni sudamericane utilizzavano bende deformanti per creare crani allungati, dando un risultato estetico di riduzione della faccia ed innalzamento della testa, probabilmente reso più naturale da abbigliamenti particolari.

Trapanazione del cranio

In tempi storici era diffusa la trapanazione del cranio, non solo come metodo curativo, ma anche con funzioni spirituali-religiose. Categoria:Anatomia

Libia

La Grande Jamahiriya Araba Socialista del Popolo Libico o Libia (in Arabo: ليبيا) è uno stato dell'Africa settentrionale confinante con il Mar Mediterraneo e compreso tra l'Egitto ad est, il Sudan a sudest, il Ciad e la Nigeria a sud e l'Algeria e la Tunisia ad ovest. La sua capitale è Tripoli.

Storia

Le prime tracce nella storia libica vengono lasciate da una serie di insediamenti Fenici, poi assorbiti da Cartagine nel VI secolo avanti Cristo insieme a tutta la fascia costiera: l'interno, desertico e praticamente privo di risorse, viene lasciato a se stesso dai cartaginesi e un secolo dopo (V secolo A.C.) sorge nel Fezzan l'impero Garamanti. Dopo la definitiva conquista (e distruzione) romana di Cartagine nel 107 A.C., la Libia nord-occidentale entra a far parte del dominio romano, e poco più tardi viene costituita come provincia col nome di Tripolitania. Circa trent'anni dopo, nel 74 A.C., le legioni romane conquistano la Cirenaica ma la loro avanzata verso Sud viene fermata dai Garamanti. Dopo la caduta dell'impero romano i Vandali provenienti dalla Spagna occupano la Libia nel 455, per venirne scacciati due secoli dopo dagli arabi del nascente impero musulmano. La dominazione musulmana dura fino al 1146 quando la Libia viene conquistata dai Normanni di Sicilia. LA dominazione normanna dura fino al 1521, quando l'impero ottomano arriva a lambire la Libia nordorientale che vi si sottomette, sia pure solo nominalmente: ma trent'anni dopo la sottomissione formale è diventata annessione per tutta la Libia. Nel 1711 sorge a Tripoli la dinastia dei Karamanli, plenipotenziari del Sultano, che prosperano proteggendo le attività dei pirati che facevano base nel porto di tripoli, e favorendo attivamente il commercio degli schiavi destinati alle colonie americane. Ma l'attività corsara nel Mediterraneo irrita sempre di più le potenze europee, ed alla fine le pressioni sull'impero ottomano perché abolisca il commercio di schiavi e combatta la pirateria hanno effetto: nel 1835 il Sultano della Sublime Porta rimuove i Karamanli dall'incarico di suoi rappresentanti. Pochi anni dopo, nel 1843 Mohammed Ibn Ali s-Sanussiy, capo di un importante movimento religioso, si stabilisce in Cirenaica e fa proseliti in tutta la Libia. È contro questo movimento che nel 1911, dopo la vittoriosa Guerra Italo-Turca, si scontra la colonizzazione italiana della Libia, che per vent'anni deve combattere la resistenza organizzata dai Sanussiys. Il regno italiano sulla Libia dura fino alla caduta del paese in mani alleate nel 1943. Divenuta indipendente come monarchia parlamentare nel 1951, sotto re Idris, la Libia entra nella Lega Araba nel 1953 e nell'ONU nel 1955. Sei anni dopo (1961) inizia l'estrazione del petrolio libico. Nel 1969 un colpo di stato contro il Re Idris, ordito da giovani ufficiali, ha successo: il governo provvisorio è presieduto da Muammar Gheddafi che resterà a capo del paese da quel momento in poi fino ad oggi; il nuovo governo nazionalizza tutte le imprese di estrazione petrolifera, nonché tutti i possedimenti italiani in Libia.

Geografia

Circa il 90% del territorio libico è desertico o semidesertico: le uniche estensioni verdi sono lungo la fascia costiera, dove il clima è mediterraneo. I rilievi della catena dell'Atlante separano la linea di territorio verde dall'interno desertico del paese, che altrimenti è essenzialmente pianeggiante, con dune di sabbia, depressioni e occasionali zone rocciose. ja:リビア ko:리비아 ms:Libya th:ประเทศลิเบีย zh-min-nan:Libya

Scudo

Il termine scudo può significare:
- Lo scudo è uno strumento di difesa. Generalmente il termine fa riferimento a uno strumento che si regge con una mano.
- Scudo è un termine usato in Araldica per indicare la parte principale dello stemma.
- Lo scudo era il nome di una moneta.
- Lo scudetto assegnato nello sport italiano.

Elmo

Per elmo si intende una protezione, utilizzata in ambito bellico, per difendere la testa. La parte frontale dell'elmo è detta visiera e in taluni modelli è mobile, può cioè essere alzata per consentire una migliore visione e/o aerazione dell'armatura. L'elmo nella sua lunga storia è stato spesso oggetto di decorazioni artistiche Il termine oggi normalmente utilizzato per le protezioni moderne è elmetto.

Araldica

Nell’araldica militare italiana:
- l’ elmo gallico, posto sui colori nazionali francesi, è il simbolo concesso alle unità che hanno combattuto in Francia durante la prima guerra mondiale. prima guerra mondiale
- l’ elmo di Scanderberg d’oro, posto sui colori tradizionali albanesi, nero e rosso, è il simbolo concesso alle unità che hanno combattuto nella campagna italo-greca durante la seconda guerra mondiale.

Voci correlate


- Armatura categoria:Araldica categoria:Guerra

Medusa (mitologia)

Medusa è una figura della mitologia greca, era figlia di Forco e di Ceto. Una delle Gorgoni, l'unica delle tre sorelle che fosse mortale. Gorgoni circa)]] Poseidone si innamorò di Medusa e una notte la portò nel tempio di Atena. La dea si offese e tramutò i capelli della ragazza in serpi e diede ai suoi occhi il potere di trasformare chiunque avesse guardato in pietra. Quando Perseo la uccise, tagliandole la testa, dal collo uscirono le due creature generate con Poseidone: Pegaso e Crisaroe. Inoltre, secondo Ovidio, dal suo sangue nacque il corallo. La leggenda afferma che il capo avesse comunque il potere di pietrificare, nonostante fosse stato mozzato. Perseo fece dono della testa alla dea Atena, che la fissò al centro del suo scudo.

Nell'arte


- La Medusa dipinto di Pieter Paul Rubens (1618 circa)
- Medusa dipinto di Caravaggio. Categoria:Personaggi della mitologia greca ja:メデューサ th:เมดูซ่า

Ulisse (Odissea)

Ulisse (od Odisseo, dal greco Ὀδυσσεύς) è una figura della mitologia greca, era figlio di Laerte e di Anticlea.

Il personaggio

Originario di Itaca, è uno degli eroi achei omerici descritti e narrati nell'Iliade e nell'Odissea, il capolavoro della letteratura di ogni tempo che da Odisseo, appunto, prende nome. Al contrario di Achille - che nellIliade è il personaggio principale, che agisce dominato dagli istinti primordiali (l'Ira in particolare) - Ulisse (uomo dal multiforme ingegno) ricorre sovente a stratagemmi e ai suoi molteplici talenti (è in grado di costruirsi una barca sull'isola di Calipso o di fare il cantastorie presso i Feaci, ad esempio).

Il mito

Il matrimonio con Penelope

Ulisse è uno dei pretendenti di Elena ed è ancora lui che dà il suggerimento a Tindaro del giuramento di protezione ed aiuto a chiunque sposerà Elena. Ulisse sposa Penelope, nipote di Tindaro, quindi ritorna ad Itaca, dove nasce Telemaco. Telemaco è ancora bambino, quando Agamennone, Menelao e Palamede si recano da Ulisse, chiedendogli di mantenere fede al giuramento fatto a Tindaro. Ulisse non vuole partire e si finge pazzo. Attacca all'aratro un asino e un bue, ara il campo e vi semina sale. Ma Palemede scopre l'inganno, così Ulisse è costretto a partire.

La guerra di Troia

Arrivato a Troia, dà prova di coraggio ed ingegno. È lui, con Aiace il grande, che difende il corpo di Achille. Riusciti nell'intento, entrambi reclamano le sue armi, forgiate da Efesto.La scelta cade su Ulisse e ciò provoca la pazzia di Aiace. Certe versioni lo indicano come l'ideatore del cavallo di legno che porrà fine a Troia.Infatti si dice che organizza in questo modo la presa della città: fa smontare tutti gli accampamenti greci e spostare le navi in una baia riparata. Poi costruisce con alcuni compagni un enorme cavallo in legno con un'apertura nel ventre ben nascosta dove entrano i guerrieri più feroci. Infine la mattina dopo una sentinella troiana si accorge della scomparsa dei greci e dell'apparizione del cavallo. Quasi tutti pensano sia un omaggio a Plutone per aiutare le navi nel viaggio di ritorno. Così lo portano in città e bevono e festeggiano tutta la notte. Appena i troiani si addormentano, però, dal cavallo spuntano i greci che aprono i portoni ai loro compagni per procedere al massacro dei nemici, ubriachi o addormentati.

Ritorno a Itaca

Distrutta Troia, Ulisse diviene protagonista dellOdissea
, la grandiosa avventura che lo riporterà ad Itaca dopo molto tempo. Ulisse vorrebbe ritornare agli affetti familiari e alla nativa Itaca dopo dieci anni passati a Troia, ma l'odio di un dio avverso, Poseidone, glielo impedisce. Costretto da continui incidenti e peripezie incredibili, dopo altri dieci anni, grazie anche all'aiuto della dea Atena riuscirà a portare a compimento il proprio ritorno a casa. Lì trova i Proci che insidiano il suo regno. Entra in città come mendicante. Con l'aiuto del figlio e due servitori fedeli, uccide tutti i pretendenti e si rivela alla moglie.

Il perdono di Poseidone

Tutte le sue traversie nel viaggio di ritorno, erano dovute alla collera del dio Poseidone. Quindi, come suggerito da Tiresia, offre un sacrifico in suo nome, ma questo deve avvenire lontano dal mare. Ulisse prende un remo e viaggia con questo, finché non incontra un popolo che non riconosce l'attrezzo e lo scambia per un'asta per battere il grano: Ulisse può effettuare il sacrifico e placare Poseidone.

La morte

Tornato ad Itaca, scopre che Telemaco ha lasciato la sua casa. Un oracolo gli ha predetto che Ulisse sarebbe morto per mano del figlio. Telemaco ha così scelto l'esilio volontario nella vicina Cefalonia. Ulisse, senza esserne a conoscenza, ha dato un figlio a Circe, presso la quale aveva soggiornato nel suo lungo viaggio di ritorno da Troia. Questo figlio, Telegono, era alla ricerca del padre. Un giorno giunge ad Itaca. Viene dato l'allarme, degli stranieri sono sbarcati. Ulisse e le sue guardie, scendono alla riva. Ne nasce una battaglia, in cui Ulisse muore per mano di Telegono.

Ulisse nell'arte

Letteratura

Odissea

L'Odissea è uno dei nostoi (o ritorni) che raccontano le avventure degli eroi omerici dopo la guerra, ma tra tutti questi poemi (in principio trasmessi oralmente) è certamente il più famoso. La fama del poema è certamente legata al suo personaggio principale che rappresenta, anche secondo la nozione comune, luomo moderno. Una caratteristica di Ulisse è certamente la tradizionale καλοσκαγαθια eroica, l'essere di bell'aspetto ed eticamente virtuoso, cui aggiunge uno straordinario senso pratico e una grande curiosità.

La commedia dantesca

Ulisse è, per antonomasia, l'uomo affascinato dall'ignoto. Nell' Inferno di Dante viene rovinato dalla sua smania di conoscenza e condannato, appunto, alla tribolazione dell'inferno quando cerca di oltrepassare le colonne d'Ercole, i limiti previsti da Dio (Canto XXVI). Per Dante, il
folle volo rappresenta la volontà di superare i limiti della conoscenza umana; la follia di Ulisse non consiste nella ribellione personale contro un ordine prestabilito, bensì nel tentativo di superare i limiti della finitezza dell'essere umano. Ulisse è sicuramente considerato da Dante un magnanimo: l'eroe non è condannato all'Inferno per aver disubbidito all'avvertimento di non oltrepassare le colonne d'Ercole, ma per i peccati di frode descritti all'inizio del canto. Ma il peccato di Ulisse, oltre essere quello di aver provocato con le sue menzogne dolore e sofferenza, nasce anche dall'aver trasgredito a Dio, portando all'eccesso le sue virtù e volendo farsi simile a Lui; la follia consiste nella dimenticanza di essere una semplice creatura, esaltando la propria intelligenza al punto di trasformare ciò che è positivo (il desiderio di seguire virtute e canoscenza) in un'irragionevole negazione dell'esistenza di ogni limite.

Altre opere

James Joyce prende a modello la sua figura e la sua storia per il suo romanzo, lUlysses
. Ugo Foscolo vide nel proprio destino di esule somiglianze con quello dell'eroe omerico. Guido Gozzano, in piena polemica antidannunziana, lo presenta ironicamente come un moderno "viveur".
- Il ritorno di Ulisse - Dramma di Robert Seymour Bridges.
- L'arco di Ulisse - Opera di Gerhart Hauptmann.
- L'ultimo viaggio di Ulisse - Poemetto di Arturo Graf.
- Le avventure di Ulisse - Composizione in prosa di Charles Lamb.
- Los trabajos de Ulises - Commedia di Luis de Belmonte Bermúdez.
- Ulisse - Romanzo di James Joyce.
- Ulisse - Tragedia di Nicholas Rowe.
- Ulisse - Dramma di François Ponsard.

Musica


- Il ritorno di Ulisse - Opera comica di Stéphane Raoul Pugno.
- Il ritorno di Ulisse in patria - Opera di Claudio Monteverdi.
- Ulisse - Opera musicale di Reinhardt Keiser.
- Ulisse - Musiche di scena di Charles François Gounod.
- Ulisse e Telemaco - Opera musicale di Daniel Gottlieb Treu.
- Ulisse errante - Opera musicale di Francesco Sacrati.
- Tale of Brave Ulysses - album discografico dei Cream.

Pittura


- Ulisse schernisce Polifemo - Di William Turner (1829).

Cinema e televisione

Il cinematografica e la televisione non poteva non interessarsi di una figura affascinante e complessa come quella di Ulisse. La prima trasposizione cinematografica delle gesta dell'eroe greco risale al 1911 per opera di G. De Liguoro. Nel 1954 arriva sul grande schermo l'interpreatzione di Kirk Douglas, con Silvana Mangano nel ruolo di Penelope, sotto la regia di Mario Camerini, ma si tratta di una realizzazione con un estremamente assente rispetto per il testo omerico. Diverso è il caso della produzione RAI del 1969, per la regia di Franco Rossi, con Bekim Femhiu e Irene Papas. La loro Odissea riassume per intero la storia narrata da Omero e, a parte qualche eccezione, in maniera fedele. Un altro esempio di contrasto con l'epopea omerica è invece il film per la tv del 1997 di Andrej Končalovskij, ancora dal titolo L'Odissea, interpretato - fra gli altri - da Armand Assante, nella parte del protagonista, Greta Scacchi e Isabella Rossellini. Categoria:Partecipanti alla guerra di Troia Categoria:Personaggi letterari Categoria:Odissea ja:オデュッセウス ko:오디세우스

Diomede (Tideo)

Diomede è una figura della mitologia greca, figlio di Tideo e di Deipile, uno degli eroi achei della guerra di Troia. Omero racconta di come la dea Atena accorresse in suo aiuto durante la battaglia, con il suo sostegno affrontò ferendo prima Afrodite e poi Ares, costringendolo alla fuga . Insieme ad Ulisse, si impadronì del Palladio, la statua da cui dipendevano le sorti di Troia.
Diomede diede anche prova di lealtà e spirito cavalleresco quando si incontrò con Glauco, principe di Lidia, che si batteva a fianco dei troiani. In rispetto dell'amicizia che univa le due famiglie, evitarono di scontrarsi e si scambiarono le armi. Diomede era anche uno degli Epigoni e, come figlio di Tideo, partecipò alla seconda parte della guerra dei Sette contro Tebe. Assecondò spesso Ulisse, quando si trattò di condurre trattative delicate, sia presso Agamennone che presso Achille.
Era un uomo abile anche nel parlare, di cui si sollecitava e si seguiva il parere. Dopo la caduta di Troia, tornò ad Argo, ma sua moglie Egilea non ne desiderava il ritorno e gli tese molti agguati, senza successo.
L'infedeltà della moglie era forse stata ispirata da Afrodite, per vendicarsi della sconfitta subita davanti ai troiani.
Diomede capì che il suo ritorno non era gradito e decise di abbandonare la città, imbarcandosi per l'Italia, dove la tradizione vuole abbia fondato molte città, tra cui Brindisi. Categoria:Partecipanti alla guerra di Troia Categoria:Epigoni Categoria:Re di Argo ko:트로이의 디오메데스

Giasone (mitologia)

Giasone è una figura della mitologia greca conosciuto anche nella mitologia etrusca con il nome di Easun, era figlio di Esone re di Iolco.
Giasone è il mitico eroe conquistatore del vello d'oro, tramandatoci da Apollonio Rodio, anche se la sua storia è molto più antica, tanto da essere citata anche nellOdissea di Omero.

La nascita e l'infanzia

Omero (1865), Musée d'Orsay di Parigi]] Pelia, fratellastro di Esone, gli usurpò il trono, con l'intenzione di uccidere tutti i rappresentanti della casa reale: un oracolo gli aveva predetto che sarebbe morto per mano di un discendente di Eolo, fondatore del regno.
Ma Pelia cedette alle suppliche della madre Alcimede e risparmiò Esone, imprigionandolo. La madre nascose il piccolo Giasone, affidandolo alle cure del centauro Chirone.
Giasone divenne adulto, mentre Pelia regnava sicuro, finché un oracolo gli predisse di guardarsi dall'uomo che calzava un solo sandalo.

Il ritorno a Iolco

Proprio in quel tempo, Giasone tornava a Iolco per riconquistare il suo trono. Il fiume Anauro era in piena e lui doveva attraversarlo, sulla riva c'era una vecchia che gli chiese di aiutarla ad attraversare. Giasone acconsentì, ma nell'attraversare il corso d'acqua, perse un sandalo. La vecchia celava in realtà Era, la dea protettrice di Giasone.
Pelia lo vide arrivare e riconobbe in lui il nemico preannunciato dall'oracolo. Giasone rivendicò il suo trono, ma Pelia lo mandò alla ricerca del vello d'oro.

Le Argonautiche

Partenza

Giasone raggruppa attorno a se un manipolo di uomini, gli Argonauti e parte con la nave " Argo" per la Colchide, alla ricerca del vello d'oro.
Il vello è la pelle di un montone alato, grazie al quale Frisso era riuscito a sfuggire alla morte. Il vello si trovava in un bosco consacrato ad Ares, appeso ad una quercia, ed era custodito da un drago mostruoso.

Isola di Lemno

La nave parte verso l'isola di Lemno, sospinta da un vento favorevole.
Quando gli Argonauti arrivano all'isola, le donne si armano, temendo un'invasione di traci. Ma una volta sentito l'araldo di Giasone, si mostrano ospitali accogliendoli tutti nell'isola, tranne Eracle e pochi altri. Il loro soggiorno è talmente felice da far dimenticare loro il motivo del loro viaggio ed Eracle li deve richiamare alla ragione; alla fine le donne di Lemno, acconsentono alla loro partenza.

Cizico

Gli argonauti attraversano senza fatica l'Ellesponto e il Propontide (il Mar di Marmara), approdando nel paese dei dolioni, nell'isola di Cizico.
Il re li accoglie e li invita a gettare l'ancora nel porto di Cito.
Cizico si è appena sposato ed è preoccupato da una profezia che gli indica di non usare mai la violenza nei confronti di nobili navigatori che approdassero alla sua isola.
Li accoglie quindi con benevolenza, organizzando per loro un banchetto. Risponde a tutte le loro domande sul Propontide, ma confessa di non sapere niente sui paesi che si estendo ad est, al di la' del mare.
Mentre si preparano per la partenza, dalle montagne scendono dei mostri con sei braccia, che attaccano la nave e che cercano di impedirne la partenza, accatastando grandi rocce all'imbocco del porto.
Gli Argonauti sconfiggono i mostri e ben presto possono ripartire. Venti contrari impediscono di proseguire e così gli Argonauti sono costretti a tornare all'isola, sbarcandovi di notte.
Re Cizico crede di essere stato attaccato da pirati e non riconoscendo gli ospiti del giorno prima, prende le armi e alla testa dei suoi soldati attacca gli invasori, rimanendo ucciso nel corso della battaglia, compiendo la profezia dell'oracolo.

Ritorno in Tracia

Gli argonauti rimangono nell'isola per dodici giorni, facendo celebrare con solennità le esequie del re e attendendo venti favorevoli.
Mopso vede un martin pescatore svolazzare intorno alla nave, l'uccello rimane per pochi istanti sulla testa di Giasone e quindi si posa a prua. Mopso, che ne capisce il linguaggio, ascolta il cinguettio dell'uccello.
Mopso racconta a Giasone che occorre un sacrificio per la dea Rea, madre di Zeus e sovrana della terra, dei venti e dei mari.
Gli argonauti ritornano in Tracia, dove si trova il monte Didimo, con il santuario consacrato alla dea. Salendo verso il tempio, Argo scorge un tralcio di vite secco e lo utilizza per fare una statua della dea.
Il sacrificio viene effettuato e la statua deposta nel santuario: Rea dimostra la sua soddisfazione facendo sgorgare una fonte dal fianco della montagna, a cui verra' dato il nome di "fonte di Giasone".

Boschi di Pagea

Tornati a Cizico, i venti sono cambiati e possono riprendere il viaggio immediatamente.
Arrivati alla foce del Rindaco, il remo di Eracle si spezza, che scende a terra per cercare un albero con cui farne uno nuovo, mentre il suo scudiero Ila, va alla ricerca di una sorgente di acqua dolce.
Entrambi trovano quello che cercano: Eracle un pino e Ila una fonte nei boschi di Pegea.
La ninfa della fonte trova io giovane molto bello, quanto Ila si china per raccogliere l'acqua, la ninfa lo trascina nel suo regno.
Il giorno successivo si alza una brezza e Tifi, pilota della nave, sollecita i compagna ad imbarcarsi.

Abbandono di Eracle

La nave è già in alto mare, quando il gruppo si accorge della mancanza a bordo di Eracle e Ila. Telamone accusa Giasone e Tifi di aver abbandonato volontariamente i due, per gelosia nei confronti di Eracle.
Glauco, portavoce di Poseidone, esce dai flutti e annuncia che Eracle sarebbe rimasto a terra alla ricerca di Ila e che quindi la nave poteva continuare sulla sua rotta.

Bitinia

L'Argo arriva nel paese dei berici in Bitinia .
Polluce entra in contesa con il re Amico e l'uccide, ne segue una battaglia tra gli argonauti e i berici che, sconfitti, fuggono.
Gli argonauti si impadroniscono del bottino ed ascoltano Orfeo cantare le lodi di Polluce.
Il giorno successivo si inoltrano nel Bosforo, attraversandolo senza problemi grazie all'abilità di Tifi.
Fanno scalo nel regno di Fineo, il re cieco che regna sulla riva occidentale del Bosforo.
Fineo ha il dono della profezia, ma ha avuto l'impudenza di rivelare i segreti degli dei e Zeus l'ha punito.
Ogni volta che si appresta a mangiare, due Arpie si precipitano sul cibo, glielo strappano di mano, insudiciandolo: il re sta così morendo di fame.
Fineo spiega agli argonauti che potrà essere liberato da questa maledizione dai figli del vento di settentrione e chiede aiuto a Zete e Calais. I figli di Borea cacciano le Arpie, permettendo al re di nutrirsi.
L'indovino svela loro i pericoli che li minacciano e li consiglia di portarsi dietro una colomba, per poter attraversare le Simplegadi, scogli tra i quali le navi vanno a sfracellarsi.
Seguendo il volo della colomba, la nave riesce a superare gli scogli, grazie anche all'abilità di Tifi e alla vigilanza di Atena.

Nel Mar Nero

L'Argo prosegue nel Mar Nero, lungo la rotta indicata da Fineo, arrivando all'isola di Tinia.
Qui incontrano il dio Apollo in viaggio nel paese degli iperborei. Gli argonauti gli costruiscono un tempio ed Orfeo canta un inno in suo onore.
Riprendono quindi il viaggio, arrivando al paese dei mariandini, dove li accoglie il re Lico. Il re ringrazia gli argonauti, che lo hanno liberato dalle continue irruzioni nel suo paese da parte di Amico.
La felicità di questi momenti è offuscata dalla morte improvvisa di due argonauti: Idmone, ucciso da un cinghiale, e Tifi, colpito da una malattia fulminante.
Anceo, sostituisce Tifi al timone, e l'Argo riparte alla volta di Sinope, dove si uniranno a loro tre nuovi compagni: i tre figli di Deimaco, che avevano preso parte alla spedizione di Eracle con le amazzoni ma che non furono in grado di tornare con lui.

Aria, l'isola di Ares

Proseguendo il viaggio arrivano ad Aria, l'isola di Ares, dove gli avvoltoi, gli uccelli del dio con le piume di bronzo, assalgono gli argonauti.
Usciti da questa avventura, hanno appena il tempo di piantare le tende, che si scatena una violenta tempesta. Quattro naufraghi vengono gettati dalle onde sulla spiaggia e vengono subito soccorsi da Giasone e dai suoi amici: sono Argo, Frontide, Melante e Citissoro (figli di Frisso e Calciope).
Essi stavano tornando a Orcomeno, patria del loro padre, appena morto. I quattro, seppure esitanti, decidono di unirsi al gruppo e di affrontare Eete .

Arrivati in Colchide

Due giorni dopo raggiungono la Colchide, chiudono le vele e al crepuscolo risalgono a remi il fiume Fasi: a destra si estende il bosco sacro di Ares, mentre a sinistra si trova la città di Eea e i monti del Caucaso.
Su consiglio di Argo, la nave viene ancorata fra le canne di una palude. Atena ed Era che hanno seguito tutte le fasi del viaggio, si concertano per trovare il modo di aiutare Giasone. Chiedono consiglio anche ad Afrodite, che invia Eros ad ispirare amore per Giasone in Medea, figlia del re Eete.
Giasone decide di presentarsi ad Eete, chiedendogli di consegnarli il vello d'oro, lo accompagnano Frisso, Telamone e Augia.

Accoglienza di Eete

Gli argonauti vengono accolti dal re Eete, da sua moglie Idia e dai figli Apsirto e Calciope. Calciope corre incontro ai figli, piena di gioia nel vederli tornare.
A loro si unisce, in un secondo momento, la figlia minore del re, Medea. Appena vede Giasone, infiammata da Eros, se ne innamora.
Come portavoce è stato scelto Argo, figlio di Frisso, che spiega ad Eete la richiesta e le ragioni di Giasone.
Poiché la spedizione è stata ordinata da un oracolo, in cambio del vello d'oro, Giasone conquisterà per Eete, le terre dei sarmati, i suoi bellicosi vicini.
Il re si infuria, li insulta in quanto abusano della sua ospitalità: loro non voglio altro che il suo regno.
Giasone lo rassicura, dicendo che È sua volontà, come gli ha appena detto, di ingrandirglielo. Eete quindi decide di mettere alla prova Giasone.

Eete mette alla prova Giasone

Nella piana di Ares, ci sono due tori mostruosi, con zoccoli di bronzo e che sbuffano fuoco dalle narici: Giasone dovra' aggiogarli ed attaccarli ad un aratro. Fatto questo dovra' arare un campo e seminarvi dei denti di drago. Da questi semi nasceranno degli uomini armati, che dovra' uccidere prima che si faccia notte.
Giasone accetta e Medea si ritira, tremando di paura al pensiero della dura prova che il suo amato dovra' affrontare.
Giasone ritorna sulla nave ed informa i suoi compagni della prova, Argo (figlio di Frisso) lo informa che in suo aiuto potrebbe venire Medea, sacerdotessa di Ecate.
Argo ritorna al palazzo, Medea gli rivela che un sogno l'ha avvertita che il padre non ha intenzione di mantenere la parola; Argo va dalla madre, che temendo per la vita dei figli, va da Medea e la trova disposta ad aiutare Giasone.

Il tradimento di Eete

Medea si dirige al santuario di Ecate, Giasone, accompagnato da Mopso, si fa condurre al tempio da Argo.
Nella pianura avanza da solo incontra a Medea, anch'essa sola, la giovane suggerisce a Giasone il sacrificio da offrire alla dea Ecate nella notte, gli consegna anche un balsamo da spalmarsi sul corpo prima di affrontare i tori che sbuffano fuoco, infine gli chiede di non dimenticarsi di le quando lascerà la Colchide.
Giasone le risponde che non la dimenticherà mai e che, se lei si unirà agli argonauti alla loro partenza, lui la sposerà. L'indomani Giasone supera la prova. Il re Eete è testimone del suo trionfo.
L'amarezza gli riempie il cuore e decide di far massacrare gli argonauti con il favore della notte.

Medea aiuta Giasone

Medea si rende conto dell'impossibilità di rimanere nella Colchide ed esce dal palazzo correndo al porto. Rivela agli Argonauti che il re Eete ha scoperto tutto e che se Giasone terrà fede alla promessa sarà lei ad andare a prendere il vello d'oro. Giasone rinnova il giuramento e Medea lo conduce al bosco sacro di Ares .
L'altare È posto ai piedi di una quercia sacra sulla quale pende il vello d'oro. Al loro avvicinarsi il drago si lanciò su di essi; Medea invoca il Dio del sonno e la luna vagabonda, così il drago, vinto dai suoi sortilegi, si addormenta.
Giasone si impossessa del vello d'oro mentre Medea spalma sulla testa del drago un unguento che ne prolungherà il sonno, quindi tutti e due fuggono verso l'Argo.

Gli Argonauti lasciano la Colchide

Gli argonauti issano le vele, armati e pronti a fronteggiare i prossimi pericoli. Era manda una brezza favorevole, che li fa ridiscendere verso il mare, con Giasone e Medea accanto al timoniere.
Al palazzo viene notata l'assenza di Medea, Eete raduna il suo esercito e sale sul suo carro, guidato dal figlio Apsirto, precipitandosi verso la riva per impedire che la nave prenda il largo.
La nave è ormai lontana ed il re ordina a tutte le imbarcazioni del suo regno, che si lancino all'inseguimento della nave sulla quale si trova la figlia infedele.
L'indovino Fideo consiglia agli Argonauti di seguire una rotta diversa per tornare in Grecia.
Argo propone di seguire il fiume Istro (odierno Danubio) e poi, attraverso i suoi affluenti, arrivare al Mar Ionio ed effettuare il periplo della Grecia per arrivare ad Iolco.

Apsirto impedisce la fuga a Giasone

Giunti alla foce si accorgono che il fratello di Medea, Apsirto, li ha preceduti, impedendogli di entrare nel Ponto Eusino (il Mar Nero).
Gli Argonauti cercano di parlamentare, Apsirto riconosce il merito di Giasone ma Medea deve ritornare nella Colchide.Gli Argonauti propongono che Medea si ritiri nel santuario di Artemide affich‚ la sua sorte venga discussa con imparzialità.
Medea irritata minaccia di dare fuoco alla nave se Giasone si azzarderà ad accettare queste condizioni. Niente al mondo la farà ritornare sui suoi passi e per nessun motivo al mondo lo abbandonerà.
Medea dichiara anche che provvederà personalmente ad Apsirto, permettendo agli Argonauti di battere facilmente un esercito privo di capo: spaventato da questa violenza, Giasone acconsente.

Giasone uccide Apsirto

Approfittando della tregua Medea da appuntamento al fratello, il giovane accetta ma ad aspettarlo c’è Giasone, che lo uccide.
Ripartiti, ne dilaniano il corpo, gettando le membra una dopo l'altra in mare costringendo Eete a rallentare per raccogliere i resti del figlio: grazie a questo rivoltante stratagemma Giasone e Medea riescono a sfuggirgli.

Gli dei chiedono la purificazione di Giasone

La morte di Apsirto chiede vendetta agli dei, l'Argo procede a forza di remi quando si sente la voce dell'oracolo di Zeus.
Dall'alto della polena dice che il sangue di Apsirto macchia le mani di Giasone e Medea: se non si purificheranno nessuno di loro, Argonauti compresi, riuscirà a rimettere piede in Grecia.
Castore e Polluce invocano gli dei dell'Olimpo che scatenano un uragano che spingerà l'Argo sull'Eridano (odierno Po).
La nave segue poi il corso del Rodano per riguadagnare il Mediterraneo, rifugiandosi nell'isola di Eea lungo la costa orientale dell'Italia .
Questo È il regno della maga Circe, sorella di Eete e zia di Medea. La maga purifica Giasone e Medea ma si rifiuta di dar loro ospitalità.

Scilla e Cariddi

Col cuore tremante gli Argonauti risalgono a bordo e si preparano ad affrontare le sirene oltre ai terribili pericoli di Scilla e Cariddi .
Orfeo salva gli Argonauti dal canto delle sirene traendo dalla sua lira una musica ancora più sinuosa della loro.
Nello stretto di Messina si trovava il vortice di Cariddi davanti al quale era posto uno scoglio temibile, sorvegliato da un mostro. I marinai che si trovavano in quel luogo spesso evitavano il primo e, credendo di essere in salvo, si facevano divorare dal secondo. Ma in loro aiuto, Era, Teti e le Nereidi guidano la nave per farle attraversare lo stretto senza danni.

Gli argonauti arrivano a Corfù

Gli Argonauti approdano all'isola di Corcira (Corfù), accolti calorosamente dal re Alcinoo. Non fanno in tempo a sbarcare, che anche un contingente di soldati della Colchide arriva all'isola, chiedendo ad Alcinoo di consegnare loro Medea, in caso di rifiuto distruggeranno Corcida.
Alcinoo temporeggia e Medea ricorda agli Argonauti i suoi servigi, quindi si reca dalla regina Arete, pregandola di intervenire in suo favore.
Alcinoo prende la decisione di rendere Medea ai colchidi in quanto non sposata a Giasone; Arete esce da palazzo e si reca al campo degli Argonauti, consigliando Giasone e Medea di sposarsi immediatamente.

Matrimonio tra Medea e Giasone

I due si sposano, nonostante il loro desiderio di celebrare le nozze nel regno di Giasone.
Alcinoo rende noto ai colchici che Medea È sposa di Giasone e che quindi non può consegnarla a loro, anche se con frasi minacciose i colchici si arrendono alle ragioni del re, ma lo supplicano di lasciare che si stabiliscano nell'isola, sicuri che Eete li ucciderebbe se ritornassero in patria senza sua figlia.
Alcinoo accetta e gli Argonauti riprendono il mare.

La Libia

Mentre stanno per doppiare il Peloponneso una tempesta li fa deviare dalla rotta. La tempesta dura nove giorni e li porta fino in Libia, sulla riva delle Sirti. La nave si incaglia nella sabbia ed il mare, ritirandosi, li lascia in mezzo ad un arido deserto, senza speranze e senza forze. In molti perdono la vita, tra gli altri Mopso.
Le ninfe della riva libica e le Espiree vengono in aiuto degli eroi, dando loro cibo e raccontando ad essi di come Eracle abbia rubato i pomi d'oro del loro giardino.
Addolorati per la perdita dei compagni, gli Argonauti tirano la loro barca fino al mare con l'alzaia, ma ignorano la loro posizione. Orfeo ricorda a Giasone che egli possiede uno dei tripodi dell'oracolo di Delfi consegnatoli da Apollo. Arrivati alla riva gli Argonauti vi depongono il tripode: subito appare Tritone che indica loro la rotta da seguire.
Giasone gli offre il tripode sacro ed in suo onore sacrifica anche un montone, in ringraziamento, Tritone rimorchia l'Argo fino in mare aperto.
Giasone si dirige verso Creta dove li attendono altri pericoli.

Creta e il gigante Talo

Creta È custodita da Talo un gigante di bronzo creato da Efesto. La sua vita è legata ad un'unica vena che dalla testa arriva al tallone.
Il gigante cerca di staccare delle rocce da scagliare sull'Argo, ma in quel momento Medea gli manda visioni malefiche, che gli fanno perdere l'equilibrio, scalfendosi la caviglia: la vena si rompe ed il sangue gli sgorga a fiotti. Talo si abbatte morto sulla riva.

Apollo li aiuta a tornare a Iolco

Apollo concede loro una luce affinché non si perdano nella notte, conducendoli in mezzo alle isole del Mare Egeo. Giasone ed i suoi compagni ritornano infine a Iolco, con il vello d'oro.

Morte di Pelia

Tornati a Iolco, la moglie Medea pensò di uccidere l'usurpatore Pelia. Medea mostro alle figlie del re un metodo per poter ridare la giovinezza, taglio un montone in tredici parti e lo mise a bollire in un pentolone con delle erbe magiche: ne uscì un agnello.
Le principesse impressionate, vollero fare lo stesso con il padre, lo tagliarono a pezzi e lo misero a bollire, ma le erbe di Medea non erano le stesse e il padre non tornò in vita.
Questo delitto sconvolse il popolo e soprattutto il figlio di Pelia, Acasto, che ebbe modo di far bandire dalla città Giasone e la moglie.

La fuga da Iolco

La coppia si diresse verso Efira, nelle vicinanze di Corinto, dove Giasone fece incagliare la nave Argo, offrendola a Poseidone. Il vello d'oro venne appeso nel tempio di Zeus a Orcomeno.
Per un certo tempo i due vissero a Corinto, con i loro due figli.
Giasone non poteva più sopportare di essere un proscritto e si decise ad abbandonare la moglie, per sposare la principessa corinzia Glauce. Quando Medea lo seppe, cercò di convincere Giasone a non abbandonarla, ma vedendosi respinta senza pietà, uccise i suoi due figli e la principessa Glauce, fuggendo ad Atene, sotto la protezione di re Egeo. Categoria:Personaggi della mitologia greca


Pace

] Il termine pace indica, in senso psicologico, la pace interiore, uno stato di quiete o tranquillità dell'animo percepita come assenza di disturbo o agitazione. In ambito strettamente sociologico, indica l'assenza di violenza diretta tra individui o organizzazioni collettive. In questo ultimo senso, la pace fra ed entro le nazioni è un obiettivo di molte persone ed organizzazioni, tra cui l'Organizzazione delle Nazioni Unite. Più specificatamente, la pace viene considerata (o dovrebbe essere considerata, secondo l'opinione corrente) un valore universalmente riconosciuto che sia in grado di passare talvolta anche attraverso l'accettazione dellaltro da sé e comunque sempre indirizzato a superare ogni qualsiasi barriera sociale e/o religiosa ed ogni pregiudizio ideologico, in modo da evitare situazioni di conflitto fra più persone. La nozione di pace imposta (quando vengono cioè soppresse le persone che possono causare violenza), salita alla ribalta internazionale in seguito alle varie operazioni di peace enforcement (Serbia, Afghanistan, Irak), è considerata - dalla maggioranza dei pacifisti - avulsa dal vero significato intrinseco della parola.

La pace nelle opere degli storici e dei filosofi

Tacito

Il seguente brano è tratto dalla
Vita di Agricola e riporta le parole di Calgaco (Calgax) capo dei Britanni nell'ultimo tentativo di questi di opporsi alla conquista romana. Calgaco si sta rivolgendo ai suoi guerrieri prima dello scontro. :Auferre trucidare rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant - Depredano, trucidano, rubano e questo lo chiamano col nome falso di impero; hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace. (traduzione libera) La seconda parte di questa frase divenne famosa durante la Guerra del Vietnam (anni 70) in quanto usata in numerosi manifesti di protesta con riferimento al comportamento delle truppe statunitensi.

Concezione cristiana della pace

La pace nell'Antico Testamento