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| Barcellona |
Barcellona
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Barcellona (in castigliano e catalano Barcelona) è la capitale della Catalogna, una regione autonoma del nord-est della Spagna, oltre che capitale dell'omonima provincia e della comarca d'El Barcèlones.
Con una popolazione di 1.582.738 abitanti in città e 4.667.136 nell' area metropolitana, Barcellona è la seconda città di Spagna per numero di abitanti.
Nel 1992 Barcellona fu sede dei Giochi Olimpici estivi. Nel 2004 ha ospitato un evento internazionale, il Forum universale delle Culture.
È situata al margine del mar Mediterraneo, a circa 160 km a sud dalla catena montuosa dei Pirenei e 180 dal col du Perthus, che segna il confine con la Francia, in una pianura situata tra il mare e la suddetta catena montuosa, tra le foci dei fiumi Besòs e Llobregat. Il comune è delimitato a nord dai comuni di Santa Coloma de Gramenet e Sant Adrià de Besòs, a ovest da Montcada-i-Reixac e da Sant Cugat del Vallès, a sud dalla zona franca con L'Hospitalet e Esplugues de Llobregat, mentre a est rimane solo il mare.
I rilievi della città possono venire divisi in tre sezioni distinte: i monti della Collserola, con il Tibidabo come maggiore cima (512 m) a dominare la città con il suo parco dei divertimenti; la pianura; il delta del Besòs e del Llobregat perpendicolari alla costa. Altre vette minori emergono dalla piana litoranea, la più conosciuta delle quali è il Montjuïc (173 m), vecchio sito olimpico nei pressi del porto.
Il sindaco attuale è Joan Clos.
Luoghi d'interesse turistico
A Barcellona si ha la possibilità, percorrendo a piedi le sue strade, di trovare tracce della sua storia millenaria, dalle rovine romane e dalla città medievale fino ad arrivare ai quartieri del Modernismo catalano, con i suoi edifici caratteristici, i suoi isolati quadrati, i suoi viali alberati e le sue strade larghe.
La città antica è praticamente piana mentre i quartieri più recenti acquisiscono maggiore pendenza man mano che ci si avvicina alla catena montuosa; per questo a volte le strade di Barcellona ricordano quelle di San Francisco.
Tra i posti di maggior attrazione è necessario ricordare Las Ramblas (in spagnolo) o Les Rambles (in catalano), viale situato tra Plaça Catalunya, centro della città, e il porto antico. La strada sia di giorno che di notte è colma di gente lungo il suo marciapiede centrale si possono trovare giornalai, fiorai, venditori di uccelli, artisti di strada, caffetterie, ristoranti e negozi.
In prossimità del porto è solito incontrare mercatini dentri quali si esercitano e lavorano pittori e disegnatori. Passeggiando lungo Les Rambles si possono ammirare vari edifici di interesse come il palazzo della Virreina, il colorato mercato della Boquería e il famoso teatro, El Liceu, in cui vengono rappresentati opere e balletti. Anche le strade laterali sono caratteristiche; una di queste, di solo metri di longitudine, conduce alla Plaça Reial, una piazza con palme e edifici laterali i cui portici ospitano birrerie e ristoranti e nella quale durante il fine settimana si riuniscono i collezionisti di francobolli e di monete.
La Rambla termina arrivando al porto antico dove si trova la statua di Cristoforo Colombo che con il dito puntato indica il mare. A pochi passi da lì si incontra il Museo Marittimo dedicato soprattutto alla storia navale del Mediterraneo, nel quale si può ammirare la riproduzione a scala reale di una galera da combattimento. Il museo è situato nei centri navali del Medioevo dove venivano costruite le barche che navigavano per il Mediterraneo.
Il porto antico offre altre attrazioni come un centro con negozi, ristoranti, cinema e il maggior acquario della fauna marina mediterranea.
Barcellona fu la città dove ha vissuto e lavorato Antoni Gaudí il quale, con le sue opere che attraggono ogni anno molti turisti da tutto il mondo, ha saputo dare un'impronta alla città.
La più rappresentativa è la Sagrada Familia che Gaudí lasciò interminata e che viene tuttora costruita allo stesso modo in cui venivano costruite le cattedrali nel Medioevo. In base ai moderni mezzi di costruzione la cattedrale verrà ultimata intorno al 2020.
Tra le altre opere di Antoni Gaudí le più famose e importani sono il Parc Güell, la Casa Milà, meglio conosciuta con il nome di "La Pedrera", e Casa Batlló.
Tra i musei dell'arte di Barcellona rivestono un grandissimo interesse quello della Fundació Joan Miró, dove si possono ammirare alcune opere del pittore mallorchino e dove vengono realizzate esposizioni itineranti provenienti da tutti i musei del mondo, Il Museu Picasso, contenente una importante collezione di opere poco conosciute del famoso pittore che risalgono al suo primo periodo. Nel Museo Nazionale dell'Arte catalana si trova una delle più grandi collezioni di arte romanica del mondo. Tra questi di speciale interesse sono gli affreschi romanici trasferiti al museo direttamente da cappelle e chiese di tutta la Catalogna.
L'arte dell'epoca attuale si espone nel recentemente costruito Museo dell'Arte Contemporanea di Barcellona il cui edificio fu costruito dall'architetto statunitense Richard Meier.
Barcellona è anche una città per fare compere. Nei quartieri moderni ci sono diverse strade e viali come il Paseig de Gracia o Paseo de Gracia, la Rambla de Catalunya e la Avinguda Diagonal o Avenida Diagonal, in cui sono presenti le marche internazionali più conosciute e dove ci sono negozi di famose case di moda, articoli in pelle, gioiellerie e altro.
Per godere di uno splendido panorama di tutta la città si può salire a Montjuïc, il piccolo monte situato vicino al porto, sulla cima del quale si trova una antica fortezza militare che servì per vigilare l'entrata a Barcellona dal mare.
Su questo ponte si trovano anche impianti olimpici come lo stadio Olimpic Lluís Companys, il palazzo dello sport, disegnato da Arata Isozaki e le piscine. Sempre a Montjuïc si trova il giardino botanico che dispone di una collezione unica di cactus.
Un altro posto da cui si può godere la vista di Barcellona è la montagna del Tibidabo nella parte più alta della città.
Si può salire con l'automobile, autobus, tram e funiculare. Nel Tibidabo si trovano un parco d'attrazione e l'antenna delle telecomunicazioni disegnata da Norman Foster.
Nel Parco della Cittadella (Parc de la Ciutadella)si trova il giardino zoologico famoso per aver ospitato il gorilla albino Fiocco di Neve (Copito de Nieve in spagnolo o Floquet de Neu in catalano).
Vita notturna
Barcellona si è convertita in un centro turistico di prima categoria in parte grazie anche alla sua vita notturna. La zona principale è quella antica, diviso tra il quartiere Raval, a un lato della Rambla, e il quartiere Gotico (Barrio Gotico o Barri Gòtic), all'altro lato. Lì si possono trovare molti bar sia per turisti che per barcellonesi.
Le due zone del pubblico alternativo e autoctono di bar e discoteche di Barcellona si divide tra il quartiere de Gràcia, nella parte alta della città con un ambiente molto politicizzato, e il quartiere di Poble Nou, nella antica zona industriale di Barcellona, al nord della zona olimpica, con un pubblico abbastanza giovane e alcuni dei club più grandi della città.
Le zone più commerciali si trovano nel Poble Espanyol che si trova a Montjuïc, nel complesso del Maremàgnum, posto al finale della Rambla, nel Port Olímpic. Queste zone sono quasi obbligatorie per i turisti stranieri e spagnoli.
Storia
Secondo la leggenda, a fondare barcino fu il cartaginese Amilcare, padre di Annibale. Successivamente i Romani riorganizzarono la città come un castrum (un campo militare romano), situato a Mons Taber, una collina dove oggi sorgono da una parte il municipio e dall'altra la sede della Generalitad (regione) (Plaça de Sant Jaume). Questa sistemazione è ancora visibile nelle cartine del centro storico e dalle mura romane rimaste in piedi. La città fu poi conquistata dai visigoti nel V secolo, dai mori nel VIII secolo, dai franchi nel 801, e saccheggiata da Al-Mansur nel 985.
Galleria Fotografica
Image:Barcellona plaza del rey.jpg|Piazza del Re.
Image:Barcellona_picasso_graffiti.jpg|Graffiti di Picasso.
Image:Barcellona ramblas 2004 09.jpg|Ramblas.
Image:Barcellona parc guell detail.jpg|Parc Güell.
Image:Barcellona mercede celebration.jpg|Festa della Mercede.
Image:Barcellona sardana dance.jpg |Ballo della Sardana.
Image:Barcellona sagrada familia front.jpg|Sagrada Familia.
Voci correlate
- Provincia di Barcellona
- Fútbol Club Barcelona
Collegamenti esterni
- [http://bcn.es/ Sito del comune di Barcellona]
- [http://www.xbarcelona.com www.xbarcelona.com] Multilingual non-profit & non-commercial website about "living & working in Barcelona"
- [http://spain.archiseek.com/catalunya/barcelona/index.html Architettura di Barcellona]
Categoria:Città della Spagna
Categoria:Comuni della comunità della Catalogna
Categoria:Comuni della provincia di Barcellona
ja:バルセロナ
ko:바르셀로나
simple:Barcelona
Lingua spagnola
Il castigliano più comunemente detto spagnolo, è una lingua appartenente al gruppo delle lingue romanze della famiglia delle lingue indoeuropee. È la seconda lingua (la quarta secondo un’altra classificazione) più parlata al mondo dopo il cinese (mandarino).
L’importanza dello spagnolo è cresciuta notevolmente negli ultimi anni. Ciò grazie all’alto tasso di natalità di molti paesi in cui è parlato, allo sviluppo economico di vari stati latino-americani, alla crescita della comunità ispanofona negli Stati Uniti e, da ultimo, all’espansione del mercato musicale in tale lingua.
Si usa il termine castigliano per mettere in evidenza che è la lingua della Castiglia e che in Spagna si parlano altre lingue (le maggiori sono il catalano, il basco e il galiziano).
"Spagnolo" o "Castigliano"
Gli spagnoli sono soliti chiamare la loro lingua español quando questa viene citata insieme a lingue di altri stati (per esempio in un elenco dove figurino anche il francese o l'inglese) ma si preferisce utilizzare il termine castellano quando si citano anche le altre lingue della Spagna (come il galiziano, il catalano e il basco). Per quanto riguarda il resto del mondo ispanofono, in molte aree si preferisce il termine español, mentre castellano prevale in Argentina, Cile, Peru e Uruguay .
Storia
Lo spagnolo si è evoluto dal latino "volgare" e ha poi subito, nel nord del paese, l'influenza del celtiberico, del basco e dell'arabo. Caratteristiche tipiche della fonologia diacronica spagnola sono la lenizione (latino vita, spagnolo vida), la palatilizzazione (latino annum, spagnolo año), la trasformazione in dittonghi delle vocali latine brevi e/o (latino terra, spagnolo tierra; latino novus, spagnolo nuevo). Fenomeni simili si possono trovare anche nelle altre lingue romanze, benché lo spagnolo presenti una influenza celtica più forte del francese e dell'italiano, specie nella lenizione.
Con la Riconquista il dialetto del nord si diffuse anche nelle regioni meridionali.
Il primo dizionario dal latino allo spagnolo (Gramática de la Lengua Castellana) fu realizzato a Salamanca nel 1492 da Elio Antonio de Nebrija. Quando tale lavoro fu presentato a Isabella I di Castiglia, la regina chiese ¿Para qué quiero una obra como ésta si ya conozco el idioma? (Per quale motivo dovrei volere un'opera come questa, se già conosco la lingua?), al che l'autore rispose Señora, la lengua es el instrumento del Imperio (Signora, la lingua è lo strumento dell'Impero).
A partire dal XVI secolo lo spagnolo fu introdotto in America, Micronesia, Guam, Isole Marianne, Palau e Filippine (anche se in tutte queste isole ben poco è rimasto di tale colonizzazione, se non alcuni pidgin).
Nel XX secolo il castigliano si diffuse anche nelle colonie africane della Guinea Equatoriale e del Sahara occidentale (all'epoca noto come Río de Oro).
Fonologia
Entro il XVI secolo il Castigliano subì delle trasformazioni nell'uso delle consonanti che determinarono la definitiva differenziazione rispetto alle lingue neolatine confinanti, quali il portoghese e il catalano. Per esempio la /f/ a inizio di molte parole fu trasformata in /h/.
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Variante latinoamericana
Nei paesi latinoamericani si parla lo spagnolo, ma con inflessioni linguistiche particolari:
- Non esiste la seconda persona plurale: il vosotros è sostituito con dallustedes, e i verbi si pongono alla terza persona plurale; questo implica che il pronome personal ustedes deve essere usato più frequentemente che nello spagnolo di Spagna, per evitare ambiguità.
- A livello fonetico assume varie caratteristiche che si incontrano anche nel sud della Spagna (Andalusia):
- Ha il fenomeno del seseo: il suono interdentale (c seguita da e o i, e z) diventa sempre il suono s aspro.
- Ugualmente presenta il fenomeno del yeismo, per il quale il suono della ll palatale si confonde con quello della y.
- Mantengono arcaismi.
Particolarmente diversa ed arcaica, anche nel vocabolario, risulta essere la versione argentina in cui:
- valgono le regole di cui sopra per gli altri paesi latinoamericani anche se il suono risulta molto più pulito e cantilenato
- è stato mantenuto, al posto del tú, il vos, e conseguentemente la relativa forma verbale in seconda persona singolare è stata mantenuta nella forma arcaica; nel castigliano di Spagna lo troviamo in Cervantes.
- i suoni di ll e y si interconfondono e suonano come lo sc italiano di sci tranne che nelle zone della Provincia di Corrientes.
Distribuzione geografica
Lo spagnolo è una delle lingue ufficiali delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e dell’Unione Africana. Gran parte dei parlanti risiede nell’emisfero occidentale (Europa, America centrale e meridionale, territori spagnoli in Africa).
Con circa 106 milioni di parlanti (sia come prima che come seconda lingua), il Messico è lo stato con la più numerosa popolazione ispanofona del mondo. Seguono poi la Colombia e la Spagna (entrambe con 44 milioni), l’Argentina (39 milioni) e gli Stati Uniti (30 milioni, paese dove lo spagnolo non è lingua ufficiale ma è usato da una folta comunità di immigrati).
Lo spagnolo è la lingua ufficiale di più di 20 paesi:
#Argentina
#Bolivia (insieme al quechua e all’aymará)
#Cile
#Colombia
#Costa Rica
#Cuba
#Ecuador
#El Salvador
#Guatemala
#Guinea Equatoriale (insieme al francese)
#Honduras
#Messico
#Nicaragua
#Panamá
#Paraguay (insieme al guaraní)
#Porto Rico
#Perù (insieme al quechua e all’aymará)
#Repubblica Dominicana: caratteristiche proprie
#Sahara occidentale (insieme all’arabo)
#Spagna (insieme al catalano, al basco e al galiziano)
#Uruguay
#Venezuela
Lo spagnolo riveste inoltre una certa importanza nei seguenti paesi:
#Andorra
#Belize, dove l'inglese rappresenta la lingua ufficiale, con lo spagnolo che però è largamente diffuso per ragioni storiche e geografiche
#Brasile (lingua di studio)
#Filippine (ormai lingua di cultura in disuso)
#Gibilterra
#Israele e Marocco (in questi due paesi sono presenti importanti comunità di ebrei sefarditi che parlano sia lo spagnolo che il ladino).
#Stati Uniti, dove rappresenta la seconda lingua più diffusa dopo l'inglese
#Trinidad and Tobago (per ragioni storiche e geografiche)
Nel territorio britannico di Gibilterra, rivendicato dalla Spagna, l’inglese rimane l’unica lingua ufficiale. Lo spagnolo, tuttavia, rappresenta la lingua madre di quasi tutti i residenti. Nella zona si parla inoltre lo yanito, misto di inglese e spagnolo.
Negli Stati Uniti lo spagnolo è parlato da circa ¾ della popolazione ispanica. Sta inoltre diventando un’importante lingua di studio, con un numero sempre più grande di non-ispanici che lo apprendono per ragioni commerciali, politiche o turistiche. Il castigliano è la lingua ufficiale del New Mexico (insieme all’inglese) e del territorio americano di Porto Rico.
In Brasile, dove il portoghese è lingua ufficiale, lo spagnolo sta diventando sempre più lingua di studio. Ciò è dovuto a diversi fattori. Innanzitutto, il fatto che il Brasile negli ultimi anni ha visto diminuire i suoi scambi commerciali con Stati Uniti ed Europa e aumentare invece quelli con i vicini paesi ispanofoni (in particolar modo quelli del Mercosur). A ciò si aggiungono i continui scambi culturali con molti paesi dove il castigliano è lingua ufficiale e la forte somiglianza tra i due idiomi (cosa che, ovviamente, facilita l’apprendimento).
Per tutta questa serie di ragioni il Congresso Nazionale del Brasile, il 17 luglio 2005, ha approvato un provvedimento con cui lo spagnolo diventa la seconda lingua delle scuole primarie sia pubbliche che private.
In Brasile esiste inoltre una piccola comunità di madre lingua spagnola: si tratta di ebrei sefarditi (parlanti sia il castigliano standard che il ladino) sia di immigrati da altri paesi sudamericani.
Infine, in molti centri lungo i confini (soprattutto con l’Uruguay) si parla un misto di spagnolo e portoghese noto come portuñol.
In Europa, al di fuori di Spagna e Andorra, lo spagnolo viene parlato da comunità di immigrati in Italia (soprattutto nelle grandi città, dove le comunità sudamericane sono in continuo aumento), Francia, Paesi Bassi, Germania e Regno Unito (con un’importante comunità a Londra).
In Asia l’uso della lingua spagnola è invece in costante declino. Dal 1987 lo spagnolo non è più lingua ufficiale nelle Filippine e, ormai, è usato quotidianamente solo dallo 0,01% della popolazione (2.658 persone stando al censimento del 1990). Tuttavia, lo 0,4% dei filippini usa un creolo-spagnolo noto come chabacano (292.630 persone nel 1990); a ciò si aggiungono i numerosi prestiti presenti nelle varie lingue filippine e l’importanza storica del castigliano (basti pensare che gran parte della letteratura e dei documenti storici del paese fino agli inizi del Novecento furono redatti in questa lingua).
Esistono poi piccolissime comunità di “ex-immigrati” in vari paesi asiatici che possono vantare una certa conoscenza della lingua: si tratta di cinesi nati in Messico e poi deportati in Cina e di giapponesi di terza o quarta generazioni nati in Perù e ritornati in Giappone.
Anche in Oceania lo spagnolo non riveste grande importanza. E’ parlato da circa 3.000 persone nelle Isole Orientali (un possedimento territoriale cileno) ed è la settima lingua più diffusa in Australia (97.000 parlanti stando al censimento del 2001). A Guam, Palau, nelle Marianne, nelle Isole Marshall e negli Stati Federati di Micronesia, un tempo possedimenti spagnoli, il castigliano è ormai estinto e la sua influenza si limita ad alcuni pidgin e prestiti nelle lingue locali.
In Antartide, lo spagnolo è usato nelle stazioni scientifiche di Argentina, Cile, Perù e Spagna.
Voci correlate
- Ortografia spagnola
Spagnola, lingua
Spagnola, lingua
Spagnola, lingua
ja:スペイン語
simple:Spanish
Lingua catalana
La lingua catalana (detta anche catalano o valenciano) è una lingua romanza parlata per milioni di persone: copre parti della Spagna, Francia, Andorra e Italia (in Sardegna).
Nei secoli passati era la lingua della corte di Aragona, i primi spagnoli che arrivarono in Sardegna parlavano infatti catalano. Dopo secoli di produzione letteraria (famoso nel 1200 il trattato filosofico-religioso di Raimon Llull), iniziò un periodo di decadenza intorno al 1600 in cui acquisí maggior prestigio il castigliano (per gli italiani, spagnolo).
Nei primi dell'800 vi furono vari tentativi di recuperare e promuovere l'uso del catalano, dai più considerato ormai un dialetto. Nei primi del '900 Pompeu Fabra portò a termine l'unificazione della grafia (normalizzazione) in modo da rappresentare le diverse varianti con un ortografia unica. Questo diede un forte impulso alla produzione libraria, teatrale, di giornali e quindi al riconoscimento del catalano come lingua. Durante la dittatura franchista l'uso del catalano tornò ad essere proibito e si propagandò la visione del catalano come dialetto (cioè variante) dello spagnolo.
Dal 1980, esso è riconosciuto come lingua all'interno della regione catalana (Generalitat de Catalunya) e ne viene promosso l'uso ufficiale e l'insegnamento presso le scuole.
Dal 2005 è stato anche riconosciuto come lingua coufficiale dell'Unione Europea in Catalogna e nelle Baleari.
Approssimativamente si può dire che la normalizzazione ha portato ad una scrittura basata sulle varianti occidentali València, Lleida) pronunciata secondo le varianti centrali-orientali (Barcellona).
Le principali caratteristiche sono:
- la pronuncia di "e/a" non accentate come vocale neutra (ma nell'ortografia vengono scritte "e/a" secondo le varianti occidentali)
- la pronuncia di "o" non accentata come "u" (ma viene comunque scritta "o" secondo le varianti occidentali)
- la presenza di s-sonora (assente in castigliano)
- perdita delle nasale finale, che ha portato a parole tronche: capità (=capitan[o]) , llatí (=latin[o]) , serè (=seren[o])
- R finale non pronunciata a oriente (ma comunque scritta secondo l'uso occidentale)
- il suono "sh" rappresentato con la grafia «ix»
- numerosi gruppi «tj, tx, ig»
- il gruppo «ll» pronunciato «gli»
- il gruppo «l·l» che rappresenta la doppia L
I plurali femminili in -es: les bones amigues (spagn. las buenas amigas)
I plurali maschili in -s: els bons amics (spagn. los buenos amigos)
Il passato remoto composto: jo vaig cantar (=io cantai)
Il passato semplice continua invece a València : jo cantí
L'uso di tre forme (base, debole, rinforzata) per ogni pronome personale:
- parlar-ME ; parla'M / M'has parlat ; EM parles
- veient-LO ; L'he vist ; EL veig
Pronome neutro (manca in spagnolo/castigliano):
- veient-lo (=vedendolo, lui) ma veient-HO (=vedendolo, ciò)
Mancanza di molti vocaboli arabi (presenti in spagnolo) e sopravvivenza invece di molte parole collegate col francese e l'occitano provenzale (notevoli in questo caso i verbi in -C: jo crec, jo puc, jo entenc...)
Curiosamente alcuni vocaboli del catalano si ritrovano nel veneto: el got (=el goto), pare (pare), mare (mare), massa (masa)
Collegamenti esterni
- [http://www.iec.es/ Institut d'Estudis Catalans]
- [http://dcvb.iecat.net/ Diccionari català-valencià-balear Alcover-Moll]. Dizionario catalano-valenciano-balear
- [http://www.dilc.org/ Diccionari Invers de la Llengua Catalana]
- [http://www.freelang.net/espanol/diccionario/catalan.html Diccionario Freelang] - Dizionario catalano-spagnolo/spagnolo-catalano
- [http://www.ethnologue.com/show_language.asp?code=cat Il Catalano su Ethnologue]
- [http://www.limbasarda.org/LIMBASARDA/DOCUMENTOS/CartaEUR.html Carta europea delle lingue regionali o minoritarie]
Catalana
Catalana
ja:カタルーニャ語
ko:카탈루냐어
simple:Catalan language
Catalogna
La Catalogna (Catalano: Catalunya, Spagnolo: Cataluña) è la regione centrale dell'area in cui si parla il Catalano, ed è una delle diciassette comunità autonome della Spagna, nella parte nord-orientale della nazione. Copre un'area di 32.114 km², con una popolazione di 6,5 milioni di abitanti, ed ha coma capitale Barcellona.
La Catalogna costituisce il nucleo originale e la parte di territorio più importante ed estesa dove è presente la lingua e la cultura catalana. La regione storica della Catalogna comprende anche la Catalogna settentrionale (Catalano: Catalunya Nord), una provincia della Francia fin dal 1659. La confinante regione di Valencia (Catalano: València), le Isole Baleari (Catalano: Illes Balears), Andorra, e un'area confinante dell'Aragona (informalmente detta la Franja de Ponent) sono strettamente associate con la Catalogna, storicamente e linguisticamente. L'intera area viene normalmente indicata come Paesi Catalani (Catalano: "Països Catalans").
Il termine Catalogna comunque, è talvolta usato dai catalani per indicare tutta l'area in cui si parla il Catalano. In questo caso la Catalogna viene di solito chiamata Il principato (Catalano: "el Principat") o Catalogna Propria (Catalano: "la Catalunya estricta"). Questa terminologia, comunque, è usata solo marginalmente.
Il nome ufficiale del Governo di Catalogna (incluso il Consiglio, il Parlamento e il Presidente) è Generalitat de Catalunya in Catalano o Generalidad de Cataluña in Castigliano (anche se in pratica questa forma è rara, la tendenza è di usare il nome Catalano anche in Spagnolo). Alcuni applicano scorrettamente questo nome solo al Consiglio, come se fosse la stessa cosa del Gabinetto. Comunque, la Generalitat è il sistema (autonomo) di governo all'interno dello stato spagnolo, che non è sotto l'autorità diretta del governo centrale di Madrid.
La regione gode in un'autonomia estesa e, per esempio, ha la sua forza di polizia (Mossos d'Esquadra), che coesiste con la Guardia Civil e la Policia Nacional, dirette dal governo spagnolo.
Contrariamente alle comunità autonome di Navarra e Paesi Baschi, manca di un proprio sistema fiscale, quindi il sostentamento economico dell'amministrazione regionale dipende quasi completamente dal bilancio del governo spagnolo.
Vedi Lista delle municipalità della Catalogna per le suddivisioni amministrative (comarques).
La divisione amministrativa spagnola comprende quattro province: Barcellona, Girona, Lleida, Tarragona.
Vedi anche: Storia della Catalogna, Paesi Catalani
Politica della Catalogna
Un movimento nazionalista catalano sorse nel XIX secolo, e, quando venne dichiarata la Repubblica Spagnola, nel 1931, la Catalogna divenne una regione autonoma. Nel 1939, Francisco Franco prese il potere e soppresse l'autonomia catalana, così come cercò di sopprimere la lingua e la cultura catalane. Durante l'ultima decade del regime di Franco, sorse in Catalogna un rinnovato sentimento nazionalista.
Nel 1975 Franco morì e la democrazia venne ripristinata poco dopo. Ancora una volta la Catalogna divenne una regione autonoma all'interno della Spagna. Il leader nazionalista catalano Jordi Pujol salì al potere nelle prime elezioni regionali del 1980, e il suo partito, Convergenza e Unità (Convergència i Unió o CiU), tenne il potere per 23 anni.
Nonostante il suo retroterra radicale, Pujol divenne sempre più conservatore, e appoggiò il governo del Partito Popolare Spagnolo di Jose Maria Aznar a Madrid. I sentimenti nazionalisti divennero sempre più insoddisfatti da questo governo, in particolare ERC. Allo stesso tempo, il Partito Socialista Catalano (Partit dels Socialistes de Catalunya, PSC-PSOE), basato nella area industriale attorno a Barcellona, si rafforzò.
Una delle chiavi della politica catalana è il fatto che Barcellona, poiché attrae immigranti da tutta la Spagna e l'America Latina, è una città con maggioranza di lingua spagnola nelle zone abitate dalla classe operaia, mentre le regioni rurali e le classi alte rimangono solidamente di lingua catalana. I Socialisti sono diventati il partito di coloro che si risentono della predominanza della classe media nazionalista catalana su Barcellona. In ogni caso, mentre il Catalano sta sperimentando uno spettacolare revival, la presenza dominante della popolazione di lingua Castigliana a Barcellona, continuerà a rendere improbabile l'uso universale del Catalano.
Alle elezioni regionali tenute il 16 novembre 2003, nelle quali Pujol si ritirò, i partiti coalizzati della sinistra sconfissero la CiU per la prima volta, e Pasqual Maragall i Mira divenne Presidente della Generalitat. I Socialisti di Maragall, comunque, persero dei seggi: i grandi vincitori furono la Sinistra Repubblicana di Catalogna (Esquerra Republicana de Catalunya o ERC), che auspica una piena indipendenza catalana, e i Verdi. Mentre il PSC mantiene il posto di Presidente della Generalidad (Maragall), l'ERC nomina il "conseller primer" (primo ministro) - attualmente, Bargalló.
Il governo di Maragall è quindi una scomoda alleanza tra PSC ed ERC, poiché l'ERC favorisce politiche più di sinistra e il progresso verso l'indipendenza catalana, che sono invece opposte dal PSC.
Partiti
- CiU - Convergència i Unió (Convergenza e Unione) - coalizione
- CDC - Convergència Democràtica de Catalunya (Convergenza Democratica di Catalogna)
- UDC - Unió Democràtica de Catalunya (Unione Democratica di Catalogna)
- ERC - Esquerra Republicana de Catalunya (Sinistra Repubblicana di Catalogna)
- IV-EUA - Iniciativa Verds-Esquerra Unida i Alternativa (Iniziativa Verde-Alternativa si Sinistra)
- PP - Partit Popular (Partito Popolare)
- PSC - Partit dels Socialistes de Catalunya (Partito Socialista Catalano)
Riassunto di voti e seggi
Voti e seggi sono confrontati con quelli delle elezioni del 1999.
Aventi diritto al voto: 5,307,837
Votanti: 3,319,276 62.5%
Voti nulli: 8,793 00.3%
Voti validi: 3,310,483 99.7%
-----------------------------------------------------------------------------
Partito Voti % Seggi
-----------------------------------------------------------------------------
Convergència i Unió 1,024,425 30.9 (-06.8) 46 (-10)
Esquerra Republicana de Catalunya 544,324 16.4 (+07.7) 23 (+11)
Iniciativa Verds-Esquerra Alternativa 241,163 07.3 (+04.8) 9 (+06)
Partit Popular 393,499 11.9 (+02.4) 15 (+03)
Partit Socialista de Catalunya 1,031,454 31.2 (-06.6) 42 (-10)
Altri 75,618 02.3 -
-----------------------------------------------------------------------------
Totale 3,310,483 135
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Geografia
La comunità autonoma di Catalogna confina con la Comunità Valenciana a sud, l'Aragona a ovest, la Francia (Midi-Pirenei e Linguadoca-Rossiglione) e Andorra a nord e il Mar Mediterraneo ad est e sud-est.
Montagne:
- Pirenei Catalani: Val d'Aran sul versante nord, Pica d'Estats 3.141 m, Puigmal 2.911 m, depressione di Cerdanya, Passo del Perthus (vicino all'antica strada romana).
- Montagne del Litorale Catalano: Montseny, Montserrat, Montnegre, Montsant.
- Sistema Iberico: Maestrat.
Fiumi principali:
- Fluvià
- Ter
- Llobregat
- Foix
- Francolí
- Gaià
- Ebre e i suoi tributari: Noguera, Segre, Valira.
- Insieme archeologico di Tarraco, Tarragona
- Chiese catalane romaniche della Vall de Boí
- Parc Güell, Barcellona
- Palau Güell, Barcellona
- Casa Milà, Barcellona
- Monestir de Poblet, Poblet, provincia di Tarragona
- Palau de la Música Catalana, Barcellona
- Hospital de Sant Pau, Barcellona
Vedi anche:
- Catalani famosi
- Cucina catalana
Tradizioni
I festival e le tradizioni della Catalogna, uniscono la società catalana e aiutano a darle il suo carattere particolare. Tra gli eventi più impressionanti troviamo i correfocs, nei quali i "diavoli" giocano con il fuoco e con la gente. Questi diavoli non sono l'incarnazione del male; sono vivaci e festosi, ballano al suono dei tamburelli e del tradizionale oboe, mentre preparano i loro fuochi d'artificio.
Ma forse le più spettacolari delle feste catalane sono quelle dei colles castelleres, gruppi di entusiasti che formano impressionanti torri umane (fino a nove strati). Questa è una vecchia tradizione della regione di Tarragona, che si è ora diffusa in molte parti della Catalogna, ed è diventata un vero spettacolo, o sport, che attrae migliaia di catalani. Tra le altre feste importanti citiamo il carnevale di Vilanova i la Geltrú e il Patum di Berga.
Quindi, c'è la musica molto speciale delle "cobles", le bande di fiati che suonano le sardanes. La sardana è una danza popolare che si balla in cerchio che ha origine nella regione di Empordà (nella parte nord, tra Pirenei e Mediterraneo), e viene oggi ballata in molte strade e piazze. Chiunque vi si può unire.
Come in altre nazioni esiste la tradizione di Babbo Natale, in Catalogna è molto popolare la figura di Tió de Nadal.
L'inno della Catalogna è "Els Segadors" (I mietitori).
Festa nazionale è l'11 settembre, data della sconfitta e resa di Barcellona all'esercito Franco-Castigliano di Filippo V di Spagna.
Categoria:Comunità autonome spagnole
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ja:カタルーニャ州
zh-min-nan:Catalunya
Spagna
La Spagna (Reino de España) è una monarchia nel sudovest dell'Europa.
Assieme al Portogallo forma la penisola iberica.
Nel nordest confina, separata dai Pirenei, con la Francia e
il ministato Andorra.
- La Spagna ha una superficie di 505.782 km² e conta circa 43.197.684 abitanti (2004).
- Fin dal 1591 la capitale è Madrid.
- Dal primo gennaio 1986 è membro dell'Unione Europea.
- Dal 1982 fa parte della NATO
- La lingua ufficiale del paese è lo spagnolo (ovvero il castigliano), si parla inoltre catalano, basco, galiziano e occitano che sono lingue ufficiali nelle rispettive regioni autonome.
- Le principali città sono (2003):
- Madrid 3.092.759
- Barcellona 1.582.738
- Valencia 780.653
- Siviglia 709.975
- Saragozza 626.081
- Malaga 547.105
- Murcia 391.146
- Las Palmas de Gran Canaria 377.600
- Palma de Mallorca 367.277
- Bilbao 353.567
- Valladolid 321.143
- Cordova 318.628
- Alicante 305.911
- I principali fiumi sono: Ebro, Duero, Tago, Guadiana, Guadalquivir, Jucar, Segura, Turia, Miño.
Geografia
Regioni
La Spagna è suddivisa in 17 regioni autonome (comunidad autónoma, al plurale: comunidades autónomas) che sono ulteriormente suddivise in 50 province, più due città autonome (Ceuta e Melilla).
Le regioni autonome sono:
- Andalusia (Andalucia)
- Aragona (Aragon)
- Asturie (Principado de Asturias)
- Baleari (Illes Balears)
- Canarie (Islas Canarias)
- Cantabria
- Castiglia e Leon (Castilla y León)
- Castiglia-La Mancia (Castilla-La Mancha)
- Catalogna (Catalunya)
- Comunità Valenciana (Comunitat Valenciana)
- Estremadura (Extremadura)
- Galizia (Galicia)
- La Rioja
- Madrid (Comunidad de Madrid)
- Murcia (Región de Murcia)
- Navarra (Comunidad Foral de Navarra)
- Paesi baschi (Pais vasco - Euskadi)
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Storia
Turismo
Voci correlate
- Comunità autonome della Spagna
- Province spagnole
- Targhe automobilistiche spagnole
fiu-vro:Hispaania
ja:スペイン
ko:에스파냐
ms:Sepanyol
simple:Spain
th:ประเทศสเปน
zh-min-nan:Se-pan-gâ
CittàQuesto articolo tratta la città nel senso dell'urbanistica; per altri significati del termine città vedi Città (disambigua)
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Una città è un'insediamento umano esteso e stabile, un'area urbana che si differenzia da un paese o un villaggio per dimensione, densità di popolazione, importanza o stato legale. Il termine italiano città deriva dall'analogo latino civitas, e deriva dalla stessa etimologia di civiltà.
Introduzione
In genere una città consiste di aree residenziali, industriali e commerciali nonché di funzioni amministrative che possono anche interessare una più ampia area geografica. La maggior parte dell'area di una città è occupata dal tessuto urbano (case, vie, strade); laghi, fiumi ed aree verdi sono spesso minoritarie.
In Italia, il termine città è assegnato ad un comune con un decreto del Presidente della Repubblica. Un'unica definizione generale di città, nel mondo, non esiste. Il termine può essere usato per una località urbana la cui popolazione è superiore ad un dato limite o per una località urbana dominante su altre nella stessa area in termini economici, politici o culturali. Benché città sia adatto ad una realtà comprendente aree suburbane e satellite, il termine non è adatto per indicare un agglomerato urbano di entità distinte né per indicare una più vasta "area metropolitana" composta da più città, in cui ognuna funge da centro per la propria parte.
Nel Regno Unito ad esempio, una city è un comune che è noto come città da "tempo immemore", o che ha ricevuto lo status di città tramite statuto reale — il quale viene normalmente concesso in base alle dimensioni, all'importanza o a connessioni con la monarchia (indicatori tradizionali sono la presenza di una cattedrale o di una università). Alcune città sedi di Cattedrale, ad esempio St. David's nel Galles, sono abbastanza piccole, e non sono conosciute come città. Un sistema simile esisteva nei Paesi Bassi del medioevo, dove un signore concedeva a degli insediamenti certi diritti (diritti cittadini) che altri invece non possedevano. Questi comprendevano il diritto di innalzare fortificazioni, tenere mercati o darsi una corte di giustizia.
Un fenomeno interessante è quello statunitense, nel quale il termine "città" viene applicato in generale a tutti gli insediamenti. Una ragione possibile è che, quando l'America venne colonizzata, i nuovi abitanti diedero entusiasticamente il nome di "città" ai loro nuovi insediamenti, predicendo (giusto o sbagliato che fosse) che questi sarebbero un giorno diventati molto grandi. Ad esempio, Salt Lake City era un villaggio di 148 anime, che immediatamente pianificò un sistema stradale e fondò Great Salt Lake City. Un secolo e mezzo dopo, il villaggio ha raggiunto in effetti le dimensioni di cuna città.
La stessa prassi di attribuire il titolo di città anche ad insediamenti piuttosto piccoli è giustificata in maniera generale da alcuni filoni di pensiero dell'urbanistica e della sociologia urbana secondo cui il titolo di città è subordinato non alle dimensioni dell'abitato o al numero di abitanti, bensì al verificarsi del cosidetto "problema-città", ovvero al manifestarsi di un'esigenza o di un'opportunità di vita sociale comune, e di conseguenza al costituirsi di una comunità socialmente coesa. In tale senso sono da considerarsi città anche tutti i centri rurali, tutte le frazioni, tutti i paesi montani che possano dimostrare l'esistenza di una comunità radicata nel territorio che identifica il piccolo centro abitato come centro della vita sociale. Sono quindi città in questo senso anche tutti i centri di fondazione, anche se (inizialmente o definitivamente) caratterizzati da un perimetro urbano minimo e da una popolazione ridotta.
Il titolo di città attribuito con questo criterio è evidentiemente non insindacabile.
Geografia
centri di fondazione
Le città hanno geografie diverse. Spesso sono sulla costa e hanno un porto, o sono situate nei pressi di un fiume, ottenendone un vantaggio economico. I trasporti mercantili su fiumi e mari erano (e in molti casi sono ancora) più economici e più efficenti del trasporto su strada su lunghe distanze.
I nuclei delle vecchie città europee, che non sono stati massicciamente ricostruiti, tendono ad avere centri cittadini dove le strade sono disposte in ordine sparso, senza un apparente piano strutturale. Questa è un'eredità di sviluppi organici e non pianificati. Oggi questa struttura viene tipicamente percepita dai turisti come curiosa e pittoresca.
La pianificazione delle città moderne ha visto molti schemi differenti su come l'agglomerato urbano debba apparire. La struttura più comune è quella a griglia, quasi una regola in parti degli Stati Uniti, ed utilizzata per centinaia di anni in Cina. Altre forme possono includere una struttura radiale, nella quale molte strade convergono in un punto centrale, spesso effetto di crescite successive su un lungo periodo di tempo, con tracce concentriche di mura cittadine e cittadelle, a cui recentemente si sono aggiunte tangenziali che portano il traffico al di fuori del centro urbano. Molte città olandesi sono struttuate in questo modo: una piazza centrale circondata da canali concentrici. Ogni espansione della città implica una nuova cerchia (canali e mura cittadine). In città come Amsterdam e Haarlem questa struttura è ancora chiaramente visibile.
Storia delle città
Città e cittadine hanno una lunga storia, sebbene ci siano diverse opinioni riguardo ai casi in cui un certo particolare insediamento antico possa essere considerato una città. Le prime vere città sono a volte indicate come grandi insediamenti nei quali gli abitanti non si limitavano a coltivare le terre circostanti, ma cominciavano ad avere occupazioni specializzate, e nelle quali il commercio, l'immagazzinamento dei cibi ed il potere erano centralizzati. Le società basate sulla vita nelle città vengono spesso chiamate civiltà.
Secondo questa definizione, le prime città di cui abbiamo notizia erano situate in Mesopotamia, come Uruk e Ur, o lungo il Nilo, la vallata dell'Indo e la Cina. Prima di queste sono rari gli insediamenti che raggiungessero dimensioni significative, sebbene ci siano eccezioni come Gerico, Çatalhöyük e Mehrgarh.
La crescita degli imperi antichi e medioevali condusse a città capitali o sedi delle amministrazioni provinciali ancora più grandi: Roma, la sua emula orientale, Costantinopoli e le successive capitali cinesi e indiane si avvicinarono al mezzo milione di abitanti o lo superarono. Allo stesso modo, anche in altre aree emersero grandi centri amministrativi e cerimoniali, sebbene a scala minore.
Durante il Medioevo europeo, una città era tanto un entità politica quanto una raccolta di case. La residenza cittadina portava alla libertà dai tradizionali doveri rurali verso il signore e verso la comunità: "Stadtluft macht frei" ("L'aria di città ti rende libero"), in Germania era un detto. Nell'Europa continentale non erano infrequenti le città con una loro propria legislazione, con le leggi cittadine che costituivano un codice separato da quello per le campagne, e il signore cittadino spesso differiva da quello del territorio circostante. Nel Sacro Romano Impero, cioè la Germania medioevale e l'Italia, alcune città non avevano altro signore che l'imperatore.
In casi eccezionali, come quelli di Venezia, Genova o Lubecca, le città stesse divennero stati potenti, che a volte prendevano sotto il loro controllo le aree circostanti, oppure stabilivano estesi imperi marittimi, sebbene questo possa aver talvolta impedito il successivo sviluppo di un ampio stato nazionale con la sua economia. Simili fenomeni si ripeterono anche altrove, come è il caso di Sakai, che godette di una considerevole autonomia nel Giappone tardo medioevale.
La maggior parte delle città erano di gran lunga più piccole, tanto che nel 1500 solo circa due dozzine di località nel mondo ospitavano più di 100.000 abitanti: ancora nel 1700 ce n'erano meno di cinquanta, una quota che sarebbe poi salita a 300 nel 1900. Una piccola città del primo periodo moderno poteva ospitare solo 10.000 abitanti e le cittadine ancora di meno.
Mentre le città-stato del Mediterraneo o del Mar Baltico andavano languendo a partire dal XVI secolo, le maggiori capitali d'Europa beneficiavano della crescita del commercio che era seguita all'emergere di un'economia atlantica, alimentata dall'argento del Perù, Nel XVIII secolo, Londra e Parigi rivaleggiavano con le ben sviluppate tradizionali capitali regionali di Baghdad, Pechino, Istanbul e Kyoto.
Lo sviluppo della moderna industria a partire dalla fine del XVIII secolo produsse massicce urbanizzazioni e portò alla crescita di nuove grandi città, prima in Europa e poi nel resto del Mondo: le nuove opportunità producevano infatti un alto numero di immigranti dalle comunità rurali nelle aree urbane. Oggi la popolazione mondiale è urbana per circa metà, con milioni di persone che ogni anno continuano a riversarsi nelle città in crescita dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina.
Concezioni moderne
Approccio tradizionale
Per lungo tempo è stata accettata ed adottata una definizione lineare universale delle città; ma dato che questo approccio ha difficoltà nello spiegare una serie di aspetti della vita urbana, tra cui la diversità tra le città, sono state cercate nuove vie. Nacque così una nuova definizione, influenzata dal pensiero post-strutturalista: l'uso del concetto di spazio è possibile non solo per colmare le lacune della vecchia definizione, ma per rimpiazzarla completamente.
Tre caratteristiche sono state identificate per definire una città: il numero di abitanti nell'area considerata (densità di popolazione), la rete di collegamenti, oltre ad un particolare stile di vita. Nessuno di questi aspetti da solo può fare di un luogo una città.
Fino a poco tempo fa le città venivano analizzate quasi esclusivamente come fossero parti a se stanti in progressione lineare. A cominciare dalle città-stato in Grecia, questo approccio veniva applicato su ogni città in ogni luogo e si credeva fosse solo una questione di tempo prima di arrivare allo stadio successivo lungo il percorso di sviluppo predefinito. Per ogni stadio si identificava un luogo esemplare. Passo dopo passo, da Atene a Venezia, poi a Londra fino a Los Angeles, definita come l'ultimo stadio della città postmoderna. Ma un simile approccio vede ogni urbe come una singola entità statica, e può studiarne gli aspetti svincolati dallo spazio e dal tempo. Ciò conduce a un costrutto teorico con ben poche connessioni all'aspetto reale della questione, che viene considerato semplicemente come fonte di esempi poco limpidi. A dispetto delle evidenti controindicazioni questo metodo è ancora comune tra studiosi e scrittori.
Difetti del metodo
Nonostante la sua diffusa accettazione, questo approccio tradizionale alle città possiede seri difetti. In primo luogo, non considerandone l'ultimo stadio, era completamente eurocentrico. Si pensava che ogni città del mondo potesse essere paragonata a uno degli stadi passati di una città europea. In secondo luogo non esisteva una spiegazione concreta di come e quando avvenissero i cambiamenti, di come si raggiungesse uno stadio successivo nella linea evolutiva. Sembrava non fosse necessario seguire i cambiamenti di una città, bastava rivolgere l'attenzione su di un altro esemplare. In terzo luogo, la visione svincolata delle città pone dei problemi. Implica che la storia, la cultura e i collegamenti di un luogo non lo influenzino, il che è quantomeno discutibile. Alcuni pensatori sostengono che una storia che ignori i collegamenti è necessariamente incompleta. Quarto, l'approccio tradizionale non definisce cosa costituisce una città. Non è chiaro perché un luogo venga definito città mentre un altro no. Lewis Mumford nel 1937 sostenne una dimensione sociale, descrivendo le città come plessi geografici. Infine, vedere le città come corpi singoli non coglie la moderna concezione, che sostiene che esiste più di una storia per un luogo. La città di un aristocratico differirà certamente da quella di uno schiavo. Questo riflette altresì lo spostamento dalla singola storia della élite dei potenti a una percezione multidimensionale della storia. La nozione dei ritmi cittadini è stata introdotta per evidenziare i diversi aspetti della vita cittadina.
Un approccio moderno
Come approccio moderno alle città, l'attuale pensiero urbano si ripromette di soddisfare queste esigenze.
La nuova percezione della città è dovuta soprattutto ad una maggiore attenzione alle connessioni del sistema-città e alle sue divisioni interne. Usando questo nuovo pensiero spaziale si può comprendere come molteplici aspetti del pensiero tradizionale manchino di una spiegazione soddisfacente.
Un aspetto decisivo del pensiero spaziale riguarda le connessioni della città. Ciò permette di spiegare il carattere unico di un determinato luogo. I siti vengono visti in interconnessione con una rete culturale, economica, commerciale o storica, e non trattano allo stesso modo tutti gli agglomerati urbani. Quindi, mentre Londra e Tokyo sono collegate da un punto di vista economico attraverso la borsa, Stoccolma e Graz lo sono attraverso il legame culturale di Capitale Europea della Cultura.
Queste reti si sovrappongono e si concentrano nelle città. Presumibilmente tale concentrazione di reti crea un feeling unico in un luogo. Le suddette reti, comunque, non collegano solo le città fra di loro, ma anche con i loro dintorni. La nozione di "impronta cittadina" riflette l'idea che la città da sola non sia sostenibile: dipende dai prodotti dei dintorni, necessita di collegamenti commerciali e connessioni per la viabilità economica. Osservando le reti diviene possibile spiegare l'ascesa e la caduta delle città. Questo ha a che fare con l'importanza delle connessioni, e può essere ben illustrato con l'arrivo dei colonizzatori spagnoli nelle Americhe. In breve tempo le connessioni con Madrid divennero più importanti di quelle con l'antica capitale Tenochtitlán.
La concentrazione delle reti nelle città può essere usata come spiegazione per l'urbanizzazione. È l'accesso a determinate reti che attrae le persone. Così come varie reti si uniscono spazialmente in un'area delimitata, la popolazione si riunisce nelle città. Allo stesso tempo questa concentrazione di persone implica l'introduzione di nuove reti, come i collegamenti sociali, ed aumenta la creazione di nuove possibilità all'interno delle città. I movimenti sociali urbani sono uno dei diretti risultati di questa possibilità di creazione di nuove connessioni. È l'apertura verso nuove connessioni a rendere le città sia attraenti che - fino ad un certo punto - imprevedibili.
Un altro aspetto importante del pensiero urbano moderno è l'osservazione delle divisioni interne alla città. Questa differenziazione interna è collegata alle connessioni esterne della città. Essendo luoghi di incontro della storia, le città sono ibride ed eterogenee. Sono ibride perché le connessioni che uniscono i luoghi sono bilaterali, e implicano un dare e ricevere in ambedue le direzioni. Sono eterogenee per il dinamismo delle città. I nuovi incontri sono processi in divenire, in cui le relazioni sociali e le differenze vengono costantemente negoziate e delineate, riflettendo il potere disuguale coinvolto.
Né le differenziazioni interne né le connessioni e le reti di un luogo definiscono da sole una città. Le divisioni interne sono causate da collegamenti esterni, ma allo stesso tempo i collegamenti verso l'esterno aprono la possibilità di nuove divisioni sociali. Divisioni e connessioni sono intrecciati in ogni città, e si può approcciare la complessità delle città solo considerando ambedue gli aspetti del pensiero spaziale. L'immigrazione illustra efficacemente questa interconnessione delle reti esterne e delle divisioni interne. Le reti concentrate nel cuore della città attraggono gli immigranti. Al suo arrivo il nuovo venuto porta con sé le sue storie, estendendo nuove reti e rafforzando quelle esistenti. Allo stesso tempo la sua storia offre opportunità per identificarsi o similmente per escluderlo. Divisione e collegamento viaggiano mano nella mano. Il pensiero urbano moderno, influenzato dal pensiero post-strutturalista, piuttosto che eradicare queste tensioni e contraddizioni dal costrutto teorico, spiega ambedue gli aspetti. I corpi statici universali sono soppiantati da reti multidimensionali, che consentono fluidità e dinamismo.
Le città globali
Le città globali sono il centro di snodo per commerci, finanza, attività bancarie, innovazioni e sbocchi economici. Il termine "città globale", che differisce da "megalopoli", fu coniato da Saskia Sassen in un seminario di lavoro del 1991. Se "megalopoli" si riferisce a città di enormi dimensioni, una "città globale" è invece una metropoli di gran potere o influenza. Le città globali, secondo la Sassen, hanno molto più in comune le une con le altre che con le città coesistenti nella medesima nazione. New York, Tokyo, Parigi, Londra, Seul, Pechino, Shangai e Bruxelles sono normalmente considerate come città globali, ma il termine viene applicato anche ad altre metropoli.
La nozione riguarda il potere della città creato al suo interno. È vista come un vero e proprio contenitore dove vengono concentrate abilità e risorse e la città con più successo è proprio quella che riesce ad incanalarne una gran parte. Questo la rende più potente in termini di influenza su quel che avviene nel mondo. Seguendo quest'ottica è possibile suddividere le metropoli del mondo gerarchicamente (John Friedmann and Goetz Wolff, "World City Formation: An Agenda for Research and Action", International Journal of Urban and Regional Research 6, no. 3 (1982): 319.).
Chi critica tale considerazione punta sulla differenza di ambiti del potere. Il termine "città globale" si focalizza sull'economia. Città come Roma invece sono potenti da un punto di vista religioso. Inoltre, c'è chi ha avuto da ridire sul fatto che una città in se potesse esser vista quasi come fosse un attore.
Nel 1995 Kanter introdusse una nuova teoria, ovvero che le città di successo possono essere identificate da tre fattori. Una città deve essere un'abile pensatrice (idee), buona creatrice (competenza) o un'abile commerciante (rete di mercati). L'interscambio tra questi tre elementi dimostra che le buone città non sono progettate ma gestite.
Effetti sull'ambiente
È noto che le città moderne creano un proprio microclima. La causa di ciò è la diffusione nelle stesse di ampie superfici rigide che si scaldano al sole e che incanalano l'acqua piovana in condotti sotterranei. Per questo il clima è spesso più ventoso e più nuvoloso di quanto non sia nella campagna circostante. D'altro canto, poiché tali fenomeni tendono a riscaldare le città rispetto alle campagne (formando il cosiddetto scudo termico cittadino, o isola termica cittadina), i tornado aggirano spesso gli agglomerati urbani. Inoltre i paesi o le cittadine possono causare effetti meteorologici di un certo rilievo legati alle correnti d'aria.
I rifiuti e le fognature sono due problemi rilevanti per le città, così come l'inquinamento dell'aria proveniente dai motori a combustione interna (v. anche trasporto pubblico). L'impatto delle città su altri luoghi, siano questi l'hinterland o luoghi più remoti, viene considerato nel concetto di impronta ecologica della città.
La "città interna"
Articolo specifico in inglese: Inner city
Negli USA e in Gran Bretagna il termine "città interna" viene usato in alcuni contesti per definire un'area, quasi un ghetto, in cui gli abitanti sono meno eruditi e benestanti e dove il tasso di criminalità è più elevato. Tali connotazioni sono meno comuni negli altri Paesi occidentali, dove aree depresse si riscontrano in parti diverse degli agglomerati urbani. E in effetti si può assistere al fenomeno inverso, con l'afflusso di popolazione alto-borghese in aree centrali della città, originariamente di basso livello (questo fenomeno in inglese viene definito gentrification - ad esempio in Australia la denominazione suburbano esterno si riferisce a persona poco sofisticata nei modi e nel livello culturale. A Parigi il centro città è la parte più ricca dell'area metropolitana, dove le abitazioni sono più care e dove vive la popolazione a più elevato reddito.
In particolar modo negli USA è diffusa una cultura di anti-urbanizzazione, che alcuni fanno risalire a Thomas Jefferson, che scrisse che "Le folle delle grandi città contribuiscono al supporto del puro governo come le piaghe aiutano la forza di un corpo umano". Parlando degli uomini d'affari che portavano le industrie manufatturiere nelle città, incrementando quindi la densità di popolazione necessaria per fornire forza lavoro, scrisse "i produttori delle grandi città ... hanno generato una tale depravazione nella morale, una tale dipendenza e corruzione che li rendono un'aggiunta indesiderabile ad un Paese la cui morale è solida". L'attitudine anti-urbana moderna si ritrova negli Stati Uniti sotto forma di una pianificazione che continua a impegnare aree suburbane a bassa densità di popolazione, nelle quali l'accesso alle attività per il tempo libero, al lavoro e agli acquisti viene fornito qualsi esclusivamente attraverso l'uso dell'auto, e non a piedi.
Esiste comunque un movimento crescente nel Nordamerica chiamato "Nuovo Urbanismo", che sostiene un ritorno ai metodi tradizionali di pianificazione urbana, nei quali una gestione a zone di tipo misto consenta agli abitanti di accedere camminando da un tipo di uso dello spazio ad un altro. L'idea di fondo è che gli spazi abitativi, dedicate agli acquisti, agli uffici e alle attività ricreative siano disponibili a breve distanza, riducendo la richiesta di strade carrozzabili e quindi aumentando l'efficienza e la funzionalità del trasporto pubblico.
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Il contributo iniziale per la stesura di questo articolo è stato fornito dalla traduzione di City da Wikipedia in Inglese
Voci correlate
Saggi
- La città (The City), saggio di sociologia di Max Weber
- Città Sostenibile
Narrativa e media
- Anni senza fine (City), romanzo di fantascienza di Clifford D. Simak
- The City (film)
- The City (serie tv)
Liste
- Città del Mondo
Voci correlate
- Infrastruttura
- Patrimoni dell'umanità
Collegamenti esterni
- [http://www.populationdata.net/palmaresvilles.html All 1M+ major urban areas]
- [http://www.p.lodz.pl/I35/personal/jw37/EUROPE/europe.html Place Names of Europe]
- [http://www.nationmaster.com/graph-T/geo_lar_cit&int=-1&b_ac=1 Most populous city of each country]
- [http://www.nationmaster.com/graph-T/geo_lar_cit_pop_cap&int=-1 For each country, part of its population that lives in its most populous city] (with some odd figures due to the comparison of data of different years)
- [http://www.nlc.org/nlc_org/site/ The National League of Cities] (United States)
- [http://etext.lib.virginia.edu/cgi-local/DHI/dhi.cgi?id=dv1-52 Dictionary of the History of ideas:] The City
Categoria:Città
Categoria:Urbanistica
ja:都市 simple:city tokipona:ma tomo zh-tw:市(繁) zh-cn:市
XXV Olimpiade
! colspan=4 | Medagliere
|-
! align=left|Nazione
!width=80px bgcolor="#F7F6A8"| Oro
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!width=80px bgcolor="#FFDAB9"| Bronzo
|-
|Squadra Unificata (ex URSS)
|45
|38
|29
|-
|Stati Uniti d'America
|37
|34
|37
|-
|Germania
|33
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|-
|Cina
|16
|22
|16
|-
|Cuba
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|-
|Spagna
|13
|7
|2
|-
|Corea del Sud
|12
|5
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|-
|Ungheria
|11
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|7
|-
|Francia
|8
|5
|16
|-
|Australia
|7
|9
|11
|-
|Canada
|7
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|7
|-
|Italia
|6
|5
|8
|-
|Gran Bretagna
|5
|3
|12
|-
|Romania
|4
|6
|8
|-
|Cecoslovacchia
|4
|2
|1
|-
|Corea del Nord
|4
|0
|5
|-
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|3
|8
|11
|-
|Bulgaria
|3
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|6
|-
|Polonia
|3
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|10
|-
|Paesi Bassi
|2
|6
|7
|-
|Kenia
|2
|4
|2
|-
|Norvegia
|2
|4
|1
|-
|Turchia
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|2
|-
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|1
|-
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|1
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|-
|Grecia
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|0
|0
|-
|Svezia
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|-
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|1
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|5
|-
|Finlandia
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|2
|-
|Danimarca
|1
|1
|4
|-
|Marocco
|1
|1
|1
|-
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|1
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|-
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|-
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|-
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|{
Mar Mediterraneo
Il Mar Mediterraneo è un mare intercontinentale che si trova tra Europa, Africa e Asia. La sua superficie approssimativa è di 2,5 milioni di km² ed ha una larghezza di circa 6000 km.
Il Mediterraneo è collegato ad ovest all'Oceano Atlantico, attraverso lo Stretto di Gibilterra. Ad est raggiunge il Mar di Marmara e il Mar Nero, tramite i Dardanelli e il Bosforo. Il Mar di Marmara è spesso considerato parte del Mediterraneo, mentre il Mar Nero viene generalmente distinto. Il Canale di Suez a sud-est collega il Mediterraneo al Mar Rosso.
Le maree sono molto limitate a causa dello scarso collegamento con l'oceano.
Il clima mediterraneo è generalmente caratterizzato da inverni umidi ed estati calde e secche. Coltivazioni caratteristiche della regione sono: olivo, vite, agrumi, e quercia da sughero. La regione del Mediterraneo ha una lunga storia di civiltà.
Il nome
Il termine Mediterraneo deriva dalla parola latina Mediterraneus, che significa in mezzo alle terre. Il Mar Mediterraneo attraverso la storia dell'umanità è stato conosciuto con diversi nomi. Gli antichi Romani lo chiamavano, ad esempio, "Mare Nostrum" (latino per "Mare Nostro"). Attualmente, "The Med" è una contrazione in lingua inglese per indicare il Mar Mediterraneo.
Morfologia
Per quanto riguarda la topografia del fondale il Mediterraneo è diviso in due bacini principali che si possono considerare semichiusi. Il primo è quello del Mediterraneo occidentale, delimitato dal canale di Sicilia e caratterizzato da ampie piane abissali, il secondo, il Mediterraneo orientale, è molto più accidentato e dominato dal sistema della dorsale Mediterranea.
Il bacino occidentale
Il bacino occidentale comprende il Mare di Alboran, il bacino Algero-Provenzale o balearico e il bacino Tirrenico.
Mare di Alboran
È la parte più occidentale del Mar Mediterraneo, delimitato a occidente dallo stretto di Gibilterra e a oriente dalla linea che congiunge Cabo de Gata in Spagna con Capo Fegalo in Algeria. Occupa una supeficie di circa 54.000 km² e la profondità massima è di 1500 m nella parte occidentale e 1200 m in quella orientale. La piattaforma continentale si estende per una larghezza compresa fra i 2 e 10 km lungo la costa spagnola e per un massimo di 18 km lungo la costa nordafricana. Al centro del Mare di Alboran si trova l'isola omonima.
Bacino algero-provenzale
Comprende un area più o meno triangolare che si estende dal Golfo di Valencia, il Mar Ligure e il Mare di Alboran. Ha una superficie di circa 240.000 km² e una profondità massima di circa 2800 m. In alcuni tratti costieri, tipicamente alle foci dell'Ebro e del Rodano la piattaforma continentale raggiunge anche i 60 km di larghezza, con un massimo di 72 km presso il Golfo del Leone. La larghezza minima si ha invece tra Genova e Tolone, dove il fondale è caratterizzato da ampi e profondi canyon.
Le isole di Maiorca e Minorca hanno una piattaforma comune mentre Ibiza è separata da un braccio di mare profondo 800 m. Al centro del bacino si trova la piana abissale delle Baleari, profonda dai 2600 a i 2800 metri.
Bacino tirrenico
Il bacino tirrenico è la parte più profonda del Mediterraneo Occidentale, raggiunge infatti i 3800 m di profondità. Il fondale è caratterizzato dalla presenza di numerose dorsali e di rilievi di tipo vulcanico. Vi sono elevate montagne sottomarine che in alcuni casi si elevano fino a -500 m come il Monte Marsili e il Monte Valivov. Poche e di modeste dimensioni sono le piane abissali fra le quali si trovano la piana di Corsica, la piana di Orosei, la piana di Olbia, la piana abissale tirrenica e il rialzo pliniano. Il bacino è praticamente chiuso, è messo in comunicazione con i bacini adiacenti da pochi stretti passaggi. A nord un canale profondo circa 3/400 m lo mette in comunicazione con il Mar Ligure, lo stretto di Bonifacio, profondo non oltre i 50 m, lo mette in comunicazione con il bacino algerino così come il profondo canale, caratterizzato dalla presenza della fossa algero-tirrenica, mette in comunicazione i due bacini a sud della Sardegna. Il canale di Sicilia, dal fondale basso e caratterizzato dalla presenza di banchi che possono ridurre la profondità a poche decine di metri lo mette in comunicazione con il Mediterraneo Orientale.
Il bacino orientale
Fanno parte del Mediterraneo orientale il Mare Adriatico, il Mar Ionio, il Mar Egeo e il Mar di Levante.
Mar Adriatico
Il Mare Adriatico ha una superficie di circa 135.000 km² e una profondità massima di 1230 m. Da un punto di vista morfologico può essere diviso in tre aree: la parte settentrionale completamente dominata dal delta del Po è un lento declivio nel quale la profondità non supera i 75 m, la parte centrale, tra Ancona e il Gargano è caratterizzata dalla presenza di una depressione detta "fossa del medio Adriatico" (266 m) mentre la zona meridionale ha una piattaforma continentale che si restringe in corrispondenza della Puglia fino a circa 20 km, fra la Puglia e l'Albania si trova la piana adriatica con una profondità media di circa 1000 m e la massima di 1200 m. Da qui la profondità risale a circa 800 m in corrispondenza del canale d'Otranto che separa l'Adriatico dalla Ionio.
Mar Ionio
Il Mar Ionio si estende su una superficie di circa 616.000 km² dalle coste della Libia e della Tunisia fino alla Grecia e all'Italia meridionale. Raggiunge la massima profondità (5.093 m) nella Fossa ellenica. Nello Ionio si trova la piana abissale più estesa del Mediterraneo.
Mar Egeo
Ha una superficie di circa 80.000 km² e oltre 200 isole. Lo collega allo Ionio il Golfo di Corinto (56 m) e numerosi canali profondi fra i 300 m e gli 800 m fra le isole di Rodi e Creta. Raggiunge la massima profondità (2.500 m) in corrispondenza della fossa di Creta che si estende dal Golfo di Argolide a Rodi.
Mar di Levante
Il Mar di Levante è la parte più orientale del Mediterraneo, ha una superficie di circa 320.000 km² ed è delimitato a ovest dalla linea che congiunge Capo Ra's al Hilal, in Libia con l'isola di Gavdos presso Creta. La piattaforma continentale è molto estesa sia presso il delta del Nilo sia nel golfo di Iskenderun. La massima profondità è di 4384 m in corrispondenza della fossa di Plinio.
Caratteristiche fisiche
Il Mar Mediterrano è un bacino semichiuso con con una forte evaporazione e un ridotto apporto di acque dolci fluviali, apporto infuenzato da attività umane (dighe e sbarramenti).
Nei mesi estivi l'evaporazione è relativamente ridotta a causa dei ventinon eccessivamente frequenti e dell'elevata umidità, al contrario nei mesi invernali l'evaporazione è molto elevata a causa dell'aria fredda e della prevalenza di venti secchi di origine continentale (Bora, Maestrale, Vardarac, Scirocco e Meltemi).
Evaporazione e ridotto apporto di acque fluviali fanno sì che il Mediterraneo sia in costante deficit idrico. Questo viene compensato dall'Oceano Atlantico che annualmente riversa nel Mediterraneo, attraverso lo Stretto di Gibilterra, tra i 36.000 e i 38.000 km³ d'acqua. Questo apporto di grandi quantità d'acqua, provoca forti correnti durante tutto l'anno, favorendo la pulizia dei bassi fondali dello Stretto che, diversamente, nel corso dei millenni si sarebbe inevitabilmente chiuso.
Le correnti superficiali
Le correnti superficiali mediterranee originano tutte dall'afflusso di acqua atlantica e seguono in prevalenza degli andamenti di tipo ciclonico, cioè antiorario. L'acqua atlantica, più fredda ma meno salata (motivo per cui rimane in superificie) entra nel Mediterraneo dopo aver lambito le coste del Marocco.
Una volta varcato lo stretto di Gibilterra viene spinta a sud dalla forza di Coriolis e segue prevalentemente la costa nordafricana dando origine alla corrente algerina, una parte della massa d'acqua, scontrandosi con la corrente anticiclonica del mare di Alboran, si biforca verso nord in direzione delle isole Baleari.
La corrente algerina, nel prosieguo del suo corso, si biforca nuovamente: una parte prosegue verso il canale di Sicilia, un'altra invece risale verso la Corsica e unendosi alla parte che fin dall'inizio si era diretta verso le Baleari dà origine alla corrente ligure provenzale catalana che scorre verso ovest lambendo le coste liguri, francesi e catalane e attraversando il Golfo del Leone.
I bassi fondali del canale di Sicilia fanno sì che la corrente algerina si biforchi nuovamente, una parte risale infatti verso il Tirreno dando origine ad una corrente ciclonica che in parte lambisce le coste liguri e si riunisce con la corrente ligure-provenzale catalana.
La parte di corrente algerina che riesce a valicare il canale di Sicilia attraversa dapprima un'area prospicente le coste della Tunisia e della Libia caratterizzata da correnti anticloniche (il Golfo della Sirte) e poi forma la corrente africana che scorre lungo il mare di Levante dando origine alla corrente dell'Asia Minore che lambisce la costa Turca fino a Rodi.
Nell'Adriatico, nello Ionio e nell'Egeo vi sono altre correnti minori di tipo ciclonico.
Oltre alle citate correnti costiere vi è la corrente centro mediterranea che scorre sopra la dorsale merditerranea in direzione Creta e Cipro.
Le corrente intermedia
Rodi
Lo strato d'acqua compreso fra i 200 e i 600 metri è interessato da un movimento in senso opposto a quello delle correnti di superficie. Origina infatti dal Mar di Levante, il tratto di Mediterraneo con i più elevati valori di salinità, (si raggiunge qui il 39,1 per mille di salinità). D'inverno, con il calo della temperatura si ha un aumento della densità dello strato superficiale che "comprime" lo strato d'acqua inferiore dando origine alla corrente intermedia.
Questa corrente è divisa in un ramo principale che percorre l'intero Mediterraneo e due rami secondari che attraversano l'uno il Golfo della Sirte e l'altro, più cospicuo, lo Ionio fino a entrare nell'Adriatico dove incontra le fredde acque invernali per poi uscire nuovamente dallo stretto di Otranto.
Il ramo principale si dirige invece verso il canale di Sicilia dove, a causa dei fondali bassi e della portata della corrente di superficie, deve dividersi in due stretti passaggi laterali situati a quote diverse. L'acqua proveniente dal più settentrionale si dirige verso il Tirreno dove fa un lungo giro antiorario e in gran parte esce per ricongiungersi col ramo secondario e risalire verso la Sardegna per poi seguire la costa francese e spagnola e uscire dallo Stretto di Gibilterra.
Dalle analisi degli oceanografi pare che una goccia d'acqua entrata dallo stretto di Gibilterra impieghi circa 150 anni per compiere tutto il "giro" e ritornare, profondamente modificata nella composizione, all'Oceano Atlantico.
La circolazione profonda
Le correnti di profondità interessano due aree del Mediterraneo, il bacino ligure provenzale e lo Ionio. In entrambi i casi le correnti originano nella stagione invernale in seguito ad un rapido raffreddamento delle acque provocato dal vento.
Nel primo caso il Mistral raffredda rapidamente le acque al centro del Golfo del Leone. In seguito all'aumento di densità l'acqua si dirige verso il fondo, sino ai 2000 metri di profondità, contribuendo al lento ricambio delle acque profonde.
Nel bacino orientale è la Bora che abbassando la temperatura delle acque nel Mare Adriatico origina una corrente diretta verso sud che si inabissa oltre il canale di Otranto e contribuisce al ricambio delle acque profonde dello Ionio.
Isole principali
Le isole principali sono:
- Cipro, Creta, e Rodi ad est
- Sardegna, Sicilia, Corsica, e Malta nella parte centrale
- Maiorca e Minorca a ovest
Stati affacciati sul Mediterraneo
Gli stati che vi si affacciano sono:
- Spagna, Francia, Italia, Principato di Monaco, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia-Montenegro, Albania, Cipro, Malta, Grecia e Turchia sulla costa settentrionale
- Libano, Territori Autonomi Palestinesi, Siria e Israele ad est
- Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Marocco sulla costa meridionale
Mari interni
Il Mar Mediterraneo contiene al suo interno anche i seguenti mari:
- Mar Adriatico
- Mar Ionio
- Mar Ligure
- Mar Tirreno
- Mar Egeo
- Mar Nero
- Mar d'Azov
- Golfo della Sirte
- Mar di Marmara
Voci correlate
- Isole e golfi italiani
- Canale di Sicilia, Stretto di Messina
- Mare, Costa
Mediterraneo
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Pirenei
I Pirenei (in spagnolo Pirineos, francese Pyrénées, catalano Pirineus, basco Auñamendi) sono una catena montuosa che forma il confine fra la Francia e la Spagna. Separano la penisola iberica dalla Francia e si estendono per circa 430 km dal golfo di Biscaglia nell'Oceano Atlantico fino a Cap de Creus nel Mar Mediterrano.
La vetta più alta dei Pirenei è il Picco d'Aneto (3.404 m. s.l.m.), situato sul versante spagnolo.
Geografia
Picco d'Aneto
I Pirenei fanno parte dei seguenti dipartimenti francesi, da ovest a est: Pirenei Atlantici, Hautes-Pyrénées, Haute-Garonne, Ariège, Pirenei-Orientali, Aude.
I Pirenei sono suddivisi in tre sezioni: centrale, atlantica o occidentale e orientale.
I Pirenei centrali si estendono verso est da Port de Canfranc fino alla Val d'Aran e includono le cime più elevate della catena:
- Pico de Aneto o Pic de Néthou (3.404 m) nella cresta di Maladeta,
- Mont Posets (3.375 m),
- Mont Perdu o Monte Perdido o Mont Perdut (3.355 m).
I Pirenei atlantici sono meno elevati e le altezze diminuiscono gradualmente da est-ovest.
Nei Pirenei orientali, l'altezza media è abbastanza uniforme fino al declivio improvviso che si ha nella parte della catena nota come Albères.
Geologia
I Pirenei sono più vecchi delle Alpi, i sedimenti che li compongono furono inizialmente depositati in bacini litoranei durante le ere paleozoica e mesozoica. Nel periodo cretaceo inferiore, il fondale marino sotto il Golfo di Biscaglia si è alzato spingendo la Spagna contro la Francia e ponendo gli strati di sedimento in una sorta di stretta. La pressione e il sollevamento della crosta terrestre in primo luogo hanno interessato la parte orientale ed hanno influenzato progressivamente l'intera catena, con un culmine nell'eocene. La parte orientale dei Pirenei è costituita in gran parte da granito e da rocce di gneiss, mentre nella parte occidentale le cime composte da granito sono fiancheggiate da strati di calcare. L'aspetto voluminoso e "nuovo" della catena viene dalla relativa abbondanza di granito, che è particolarmente resistente all'erosione, così come un'evoluzione glaciale scarsa.
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Categoria:Spagna
Categoria:Catene montuose
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Francia
La Francia o Repubblica francese (in francese, France o République française) è una nazione dell'Europa Occidentale, confinante con Belgio, Lussemburgo, Germania, Svizzera, Italia, Monaco, Andorra, e Spagna.
È uno dei membri fondatori dell'Unione Europea.
Storia
I confini della Francia moderna coincidono molto con quelli dell'antico territorio della Gallia, abitata dai Galli, una popolazione celtica. I Galli vennero sottomessi nel I secolo AC dai Romani, con i quali si fusero adottandone linguaggio e cultura. Anche il Cristianesimo mise radici, nel II e III secolo DC. Le frontiere orientali della Gallia, lungo il Reno, vennero invase dalle tribú germaniche nel IV secolo, principalmente dai Franchi, dai quali deriva l'antico nome di "Francie", il nome moderno, "Francia" deriva dal nome del dominio feudale dei Re Capetingi di Francia, attorno a Parigi (vedi Île-de-France).
Anche se la monarchia francese viene spesso datata al V secolo, l'esistenza continua della Francia come entità a se stante inizia con il IX secolo e la divisione dell'Impero Franco di Carlomagno in una parte orientale e una occidentale. La parte orientale può essere vista come l'inizio di quella che oggi è la Germania, quella occidentale come la Francia.
I discendenti di Carlomagno governarono la Francia fino al 987, quando Ugo Capeto, Duca di Francia e Conte di Parigi, venne incoronato Re di Francia. I suoi discendenti iniziarono la dinastia dei Capetingi, che governò la Francia fino al 1792, quando la rivoluzione Francese fondò una Repubblica, in un periodo di cambiamenti sempre piú radicali che iniziò nel 1789.
Napoleone Bonaparte prese il controllo della Repubblica nel 1799, autoproclamandosi Imperatore. Le sue armate si impegnarono in diverse guerre attraverso l'Europa, conquistarono molte nazioni e fondarono nuovi regni, guidati dai familiari di Napoleone. A seguito della sua sconfitta nel 1815, la monarchia venne restaurata in Francia, per essere successivamente abolita legislativamente e sostituita dalla Seconda Repubblica francese. La Seconda Repubblica finí quando il nipote del primo Imperatore, Luigi Napoleone Bonaparte, venne eletto Presidente e proclamò un Secondo Impero. Meno ambizioso dello zio, il secondo Napoleone venne anch'egli spodestato, e la Repubblica tornò per la terza volta.
Anche se vincitrice nella prima e nella seconda guerra mondiale, la Francia soffrí gravi perdite in termini di vite, impero, benessere, forza lavoro e grado di nazione dominante. Dal 1958, ha costruito una democrazia presidenziale (nota come Quinta Repubblica) che non ha ceduto alle instabilità sperimentate nei precedenti regimi parlamentari.
Negli ultimi decenni, la riconciliazione e la cooperazione della Francia con la Germania si è rivelata centrale per l'integrazione economica dell'Europa, compresa l'introduzione dell'Euro nel gennaio 1999.
Oggi, la Francia è in prima fila tra gli stati europei che cercano di sfruttare lo slancio dato dall'unione monetaria per portare avanti la creazione d'un apparato politico, di difesa e di sicurezza europeo piú unificato ed efficace.
La Francia è anche uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Politica
La costituzione della Quinta Repubblica venne approvata tramite referendum il 28 settembre 1958. Essa rafforzava fortemente l'autorità dell'esecutivo in relazione al Parlamento. In base alla costituzione, il Presidente viene eletto direttamente per un mandato di 5 anni | | |