:: wikimiki.org ::
| Bergamo |
Bergamo
Bergamo è un comune, capoluogo della provincia omonima, delimitato da colli sul lato settentrionale. La città si divide in due parti distinte, la "città bassa" e la "città alta".
Panoramica
provincia omonima
Bergamo alta
provincia omonima
provincia omonima
Bergamo alta (detta anche "città alta" o, in passato, "la città", in contrapposizione ai "borghi") è una città medioevale, circondata da mura erette nel XVII secolo, durante la dominazione veneziana.
La parte più conosciuta e frequentata di Bergamo alta è Piazza Vecchia, con una fontana del Contarini, il Palazzo della Ragione, la Torre Civica (detta il Campanone), che ancora oggi alle ore 22 scocca 130 colpi - quelli che in passato annunciavano la chiusura notturna dei portoni delle mura - e altri palazzi che la circondano su tutti i lati. Imponente, sul lato opposto al Palazzo della Ragione, il grande edificio bianco della Biblioteca storica "Angelo Mai".
Sul lato sud di Piazza Vecchia si trovano il Duomo, la Cappella Colleoni dell'architetto Giovanni Antonio Amadeo con il monumento funebre al condottiero Bartolomeo Colleoni, il Battistero e la chiesa di Santa Maria Maggiore. Quest'ultima chiesa cittadina, non della diocesi, all'interno reca i segni architettonici dei vari periodi che si sono susseguiti nella storia cittadina dall'epoca della sua costruzione. Degni di nota gli intarsi raffiguranti scene bibliche realizzate in legni di vari colori, i cui disegni sono attribuiti a Lorenzo Lotto, e un imponente confessionale barocco scolpito da Andrea Fantoni. La chiesa ospita la tomba del musicista Gaetano Donizetti.
Via Colleoni collega Piazza Vecchia a Piazza della Cittadella ed è il cuore commerciale di città alta.
In Piazza della Cittadella si trovano il museo civico archeologico ed il museo "Enrico Caffi" di scienze naturali.
Città alta ospita anche un giardino botanico, in via Colle Aperto.
Città alta si può raggiungere a piedi attraverso gli scorlazzini (scalinate che da più punti la collegano alla parte bassa della città), in automobile (anche se in certi periodi dell'anno è vietato durante i fine settimana), con la funicolare o con l'autobus.
Bergamo bassa
Gaetano Donizetti
Bergamo bassa (in passato, detta anche "i borghi") è sede del Comune, della Prefettura e della Provincia. Il suo centro è la zona compresa tra Porta Nuova ed il Sentierone - viale pavimentato che nei secoli scorsi era la stazione delle carrozze trainate da cavalli.
L'arteria principale di Bergamo bassa è viale Papa Giovanni XXIII, che va dalla stazione ferroviaria a Porta Nuova.
Sul Sentierone si affaccia il principale teatro cittadino, intitolato a Gaetano Donizetti. Degno di nota, nella zona, è il monumento al partigiano di Giacomo Manzù.
Nella zona settentrionale della città bassa si trova l'Accademia Carrara (fondata dal conte Giacomo Carrara nel 1796), sede di esposizioni artistiche. Una delle ultime ad aver avuto risonanza nazionale è stata quella dedicata alle opere di Lorenzo Lotto.
Bergamo ospita uno stadio comunale, base della locale squadra di calcio, l'Atalanta Bergamasca Calcio, un palazzetto dello sport ed un impianto di piscine comunali.
Oltre al centro cittadino, nella parte bassa si trovano i quartieri di Redona, Borgo Santa Caterina, Valtesse, Borgo Palazzo, Loreto, Longuelo, Malpensata, Boccaleone, Colognola, Campagnola e Grumellina. Molti di questi erano frazioni distinte prima che l'espansione urbana degli anni '60 e '70 li inglobasse nella città.
Bergamo è circondata su tre lati (ovest, sud e - non ancora completamente realizzato, est) da un sistema di strade tangenziali da cui partono le strade provinciali e statali dirette verso le valli e verso i capoluoghi delle provincie confinanti.
Dalla stazione ferroviaria partono treni per Milano, via Treviglio e via Carnate, per Brescia, per Lecco e per Cremona. Accanto ad essa, una stazione di autolinee è punto di partenza e arrivo per gli autobus che collegano il capoluogo alle diverse località della provincia.
Per quanto riguarda il traffico urbano, esiste una rete di autobus che collega i diversi quartieri della città ed i comuni vicini. Due linee di funicolare collegano infine città bassa (viale Vittorio Emanuele II) a città alta (piazza Mercato delle Scarpe) e città alta (porta S. Alessandro) con il colle di S. Vigilio.
Infine, Bergamo è servita dall'aeroporto di Orio al Serio, da cui partono frequenti collegamenti con numerose città d'Italia e d'Europa.
Cenni storici
Orio al Serio
Orio al Serio
Età antica e alto medioevo
Le origini di Bergamo risalgono al XII secolo AC, quando una tribù di liguri fondò il vilaggio di Barra sull'area corrispondente all'odierna Fara. Nel VI secolo AC la zona fu occupata prima dagli Etruschi e quindi dai Galli, che ne cambiarono il nome in Bérghem, derivandolo da berg (montagna) e hem (abitazione). Tale nome si conserva ancora oggi nel dialetto locale.
Circa un secolo dopo la città iniziò ad essere contesa tra Galli e Romani, che la conquistarono definitivamente nel II secolo AC, ribattezzandola Bergomum. Insieme a tutti gli abitanti dei territori transpadani, gli abitanti di Bergomum divennero cittadini romani nel 49 AC, in seguito ad un editto di Giulio Cesare.
Tutto il V secolo vide susseguirsi diverse invasioni barbariche: i Goti di Alarico, gli Unni di Attila, i Vandali, gli Alani. Nel VI secolo i Longobardi trovano una città quasi deserta e vi si insediano. Sotto il regno di Teodolinda la città conosce un periodo di relativa calma.
Nel IX secolo la città ed il territorio circostante sono un feudo dell'impero Carolingio. Il potere è esercitato dal locale vescovo.
Libero comune
Con l'inizio del periodo dei Comuni, nell'XI secolo, l'amministrazione della città viene tolta all'episcopato e passa nelle mani delle autorità cittadine ed iniziano le ostilità con la vicina Brescia.
Nel 1165, nonostante le posizioni pro-imperiali della chiesa locale, i bergamaschi partecipano alla sollevazione contro Federico I, il Barbarossa, facendosi promotori della Lega Lombarda, l'unione anti-imperiale di 16 città, costituitasi col giuramento di Pontida (dal nome della località, Pontida, in cui appunto si tenne).
Nel 1184, meno di vent'anni dopo, il Barbarossa farà il suo ingresso a Bergamo salutato, secondo le cronache dell'epoca, da manifestazioni di entusiasmo.
Verso la fine del XII secolo viene costruito il Palazzo della Ragione e la città comincia ad espandersi fuori dalle mura, gettando le basi dell'odierna "città bassa". Anche Bergamo ed il suo territorio vengono attraversati dalla lotta tra Guelfi e Ghibellini; tra le famiglie più illustri della città, i Colleoni si schierano coi primi ed i Suardi coi secondi. Questi ultimi riescono, nel 1295 a scacciare i Colleoni con l'aiuto dei Visconti di Milano, ma questa sarà solo la prima di una serie di conquiste e riconquiste da parte di una fazione contro l'altra, facendo dei decenni seguenti uno dei periodi più bui della storia cittadina per povertà ed oppressione. Nel 1335 viene completata la fortificazione del castello di San Vigilio.
Nel XIV secolo Raimondo da Bergamo traduce in volgare bergamasco il Trésor di Brunetto Latini.
Signoria e Repubblica di Venezia
La città viene conquistata dai Malatesta nel 1407, cui dodici anni dopo segue una rivolta Ghibellina capitanata da Filippo Maria Visconti.
Bergamo diviene infine parte della Serenissima repubblica di Venezia nel 1428, che fa completare la fortificazione della città bassa (le Muraine). Nel 1437 subisce un attacco da parte di Filippo Maria Visconti, ma la città viene presto riconsegnata a Venezia da Bartolomeo Colleoni.
All'inizio del XVI secolo la città subisce due invasioni francesi e sette spagnole, alternate alla riconquista veneziana. È Venezia, nel 1561 che dà inizio alla costruzione delle mura di città alta.
La carestia prima e l'epidemia di peste poi (quella descritta da Alessandro Manzoni ne I promessi sposi) mietono circa diecimila vittime a Bergamo nel 1630.
Da Napoleone all'unità d'Italia
Sono della fine del XVIII secolo la posa del Sentierone in città bassa e della fontana del Contarini nella Piazza Vecchia di città alta. Nel 1796 le truppe rivoluzionarie francesi entrano in città ponendo fine al lungo dominio veneziano e fondando la Repubblica Bergamasca, la cui breve vita si conclude col trattato di Campoformio e la sua inclusione nel regno d'Italia di Napoleone, nel 1805. Il Congresso di Vienna, nel 1815 fa di Bergamo una colonia austriaca.
Nel 1837 viene aperta Porta Nuova e pochi anni dopo la via Ferdinandea, oggi viale Vittorio Emanuele II, principale via di collegamento tra le due parti della città. Nel 1848 Bergamo manda aiuti a Milano, impegnata nelle sue "cinque giornate" di rivolta anti-austriaca. La ferrovia arriva a Bergamo nel 1857.
L'8 giugno 1859 Giuseppe Garibaldi fa il suo ingresso nella città, ponendo fine al dominio austriaco. Porta San Lorenzo, da cui passò, venne ribattezzata Porta Garibaldi. L'anno successivo 178 bergamaschi partirono con Garibaldi nella "spedizione dei Mille". Le cronache dell'epoca raccontano che i preti delle valli dissuasero molti altri giovani dal partire con le camicie rosse di Garibaldi.
Nel 1872 la sede del comune viene trasferita nella città bassa, ormai diventata un centro urbano; nel 1887 entra in funzione il servizio di funicolare tra la città bassa e la città alta. Nel 1901 vengono demolite le Muraine, che svolgevano la funzione di dogana fino a pochi anni prima.
XX secolo
Negli anni della prima guerra mondiale sono molti i bergamaschi arruolati tra le truppe alpine ed impegnati al fronte.
La città fu risparmiata da devastazioni durante la seconda guerra mondiale; ebbe la fortuna di non subire alcun bombardamento.
Nel 1958 il cardinale Angelo Giuseppe Roncalli fu nominato Papa Giovanni XXIII.
È del 1972 l'apertura dell'aeroporto civile di Orio al Serio e del 1985 il primo trapianto di cuore, eseguito presso gli Ospedali Riuniti.
Amministrazione comunale
Categoria:Comuni della provincia di Bergamo
Categoria:Comuni della Lombardia
Categoria:Comuni italiani
ja:ベルガモ
Provincia di Bergamo
La provincia di Bergamo è una delle undici province lombarde. Confina a N con la Provincia di Sondrio, a W con la Provincia di Lecco e la Provincia di Milano, a S con la Provincia di Cremona, a E con la Provincia di Brescia.
Geografia
La provincia di Bergamo è situata nella parte centro-orientale della Lombardia. Il confine occidentale è segnato dallo spartiacque tra i bacini del Brembo e del Lago di Como a nord e dal fiume Adda a sud. Il confine settentrionale segue lo spartiacque principale delle Alpi Orobie. Il confine orientale segue prima lo spartiacque tra la Val di Scalve e la Val Camonica, quindi il Lago d'Iseo ed il fiume Oglio. Il confine meridionale è sostanzialmente convenzionale.
La parte settentrionale della provincia è essenzialmente montuosa e qui si trovano le principali valli valli bergamasche: la Val Brembana (attraversata dal Brembo), la Val Seriana (Serio) e la Val Cavallina (Cherio). Altre valli più piccole sono la Valle Imagna e la Valle di Scalve. Andando verso sud si trova una fascia collinare, comprendente la Val San Martino, i Colli di Bergamo e la Valcalepio, zona di produzione vinicola. La parte meridionale della provincia è compresa nella Pianura Padana.
Idrografia
Il territorio della provincia è interamente compreso nel bacino idrografico del fiume Po e vi tributa per mezzo dei suoi affluenti Adda e Oglio. Appartengono al bacino dell'Adda il Brembo con i suoi affluenti Imagna ed Enna ed il Serio; al bacino dell'Oglio tributano il Cherio, il Borlezza ed il Dezzo (che scorre nella Val di Scalve. I laghi principali sono il Lago d'Iseo (sul confine con la provincia di Brescia) e il Lago di Endine, in Val Cavallina.
Orografia
Le vette più alte della provincia sono situate nelle Alpi Orobie, sul confine con la provincia di Sondrio. Le principali sono il Pizzo di Coca (3.052 m),il Pizzo del Diavolo (2.914 m) e il monte Torena (2.911 m). Gran parte delle Orobie è attraversata dal Sentiero delle Orobie.
Comunicazioni
La provincia è attraversata da ovest a est dall'autostrada A4 Milano-Brescia-Venezia con uscite a Capriate, Dalmine, Bergamo, Seriate, Grumello-Telgate e Ponte Oglio. Il principale nodo ferroviario è il capoluogo, collegato con Lecco, Carnate-Seregno, Milano (via Carnate e via Treviglio), Cremona e Brescia. Treviglio è situata sulla linea Milano-Verona-Venezia ed è servita da treni regionali ed interregionali. Nella provincia si trova anche l'aeroporto di Orio al Serio, che serve destinanzioni italiane ed europee.
Amministrazioni
La provincia di Bergamo, come molte province lombarde, è caratterizzata da un numero elevatissimo di comuni (244) e di conseguenza da un alto frazionamento amministrativo. Agli inizi degli anni 1990 sei suoi comuni sono passati alla nuova provincia di Lecco
(Calolziocorte, Carenno, Erve, Monte Marenzo, Torre de' Busi, Vercurago)
Categoria:Provincia di Bergamo
ja:ベルガモ県
XVII secoloI millennio | II millennio | III millennio
XIV secolo | XV secolo | XVI secolo | XVII secolo | XVIII secolo | XIX secolo | XX secolo
Anni 1600 | Anni 1610 | Anni 1620 | Anni 1630 | Anni 1640
Anni 1650 | Anni 1660 | Anni 1670 | Anni 1680 | Anni 1690
----
Avvenimenti
Asia
- Arrivo dei missionnari cattolici in Asia.
Europa
Personaggi significativi
- René Descartes (Cartesio) (La Sibyllière, Indre-et-Loire, 1596 - Stoccolma, 1650), filosofo francese.
- Galileo Galilei (Pisa, 1564 - Arcetri, 1642), fisico ed astronomo italiano, fondatore della fisica moderna.
- Marcello Malpighi (Crevalcore, 1628 - Roma, 1694) medico, inventore dell'istologia
- Molière (Parigi, 1622 - id., 1673) (Jean-Baptiste Poquelin dit Molière), autore drammatico e commediografo francese.
- Isaac Newton (Woolsthorpe, Lincolnshire, 1642 - Londra, 1727), matematico, fisico ed astronomo inglese, autore del Philosophiæ naturalis principia mathematica, che espone la teoria della gravitazione universale.
- Blaise Pascal (Clermont-Ferrand, 1623 - Parigi, 1662), filosofo, matematico e fisico francese.
- Il Cardinale di Richelieu (Parigi, 1585 - id., 1642) (Armand Jean du Plessis, detto Richelieu), uomo di stato francese.
- Jan Vermeer, pittore olandese (Delft, 1632-1675)
Invenzioni, scoperte, innovazioni
- 1609 : Invenzione del telescopio da parte di Galileo Galilei.
- 1642 : invenzione del calcolatore meccanico da parte di Blaise Pascal.
- 1647 : Invenzione del barometro da parte di Evangelista Torricelli.
Categoria:XVII secolo
ja:17世紀
ko:17세기
th:คริสต์ศตวรรษที่ 17
Angelo Mai
Angelo Mai (7 marzo 1782, Schilpario, Bergamo - 8 settembre 1854), filologo e cardinale italiano.
È famoso per aver scoperto, nel dicembre del 1819, una delle più importanti opere politiche di Marco Tullio Cicerone: il De Re Pubblica. La scoperta avvenne in un palinsesto vaticano che riportava un'edizione dei Commenti ai Salmi di Sant'Agostino (opera del VII sec.). Mai si aiutò con dei reagenti chimici che gli permisero di portare alla luce ampie parti dell'opera ciceroniana (I-V libro). Giacomo Leopardi gli volle dedicare un'ode AD ANGELO MAI QUAND'EBBE TROVATO I LIBRI DI CICERONE "DELLA REPUBBLICA" nel Gennaio del 1820. A seguito di questa scoperta e grazie al suo impegno filologico fu nominato cardinale. Ad oggi la biblioteca civica di Bergamo ne porta il nome.
Mai, Angelo
Mai, Angelo
Mai, Angelo
Bartolomeo Colleoni
Bartolomeo Colleoni nacque a Solza, piccolo villaggio della sponda bergamasca dell'Adda, attorno al 1395/1400.Sulla sua data di nascita non vi è certezza, anche se in una targa bronzea rinvenuta nel suo sepolcro il 21 novembre 1969 è indicata assieme alla data della morte, 3 novembre 1475, l'età di ottant'anni, da ciò deriverebbe che l'anno di nascita sia il 1395.
Contro questa indicazione vi è la biografia, che potremmo dire ufficiale, in quanto ispirata dalla stesso Colleoni che l'ha commissionata, redatta dal contemporaneo Antonio Cornazzano.
Il Cornazzano indica quale data di nascita l'anno 1400 in contraddizione con la predetta targa. Si potrebbe pensare che il Colleoni abbia voluto ringiovanirsi ma se si considera che l'anno 1400 era ritenuto erroneamente, un anno giubilare, quindi particolarmente importante per la cristianità tanto da rimanere impresso nelle coscienze dei fedeli, e che nello stesso anno assunse una grande rinomanza il movimento devozionale dei Bianchi, non meraviglia che il Colleoni volesse collocata la propria nascita in un anno da tutti sentito, quasi con fede Millenarista, come l'inizio di un cambiamento rinnovatore.
Il 1400 è considerato un anno eccezionale, carico di valori simbolici, che bene si addice alla biografia eroica di un grande condottiero.
Non mancano, d'altra parte, testimonianze contemporanee che indirettamente collocano la sua nascita precedentemente al 1400 come quella di un informatore di Borso d'Este che nel 1470 irride la bellicosità e la virilità del nostro scrivendo ch'el capitano ha 84 anni et ch'el va drio a le pute.
La Famiglia
Di stirpe longobarda, è figlio di Paolo e Ricadonna Saiguini de' Valvassori di Medolago. Appartiene alla nobiltà cittadina come indica la sua arma araldica che è del genere delle armi parlanti cioè quelle che rappresentano graficamente il cognome. Si hanno notizie storiche della sua famiglia fin dalla seconda metà dello XI secolo con un Gisalbertus Attonis, figlio di un Attone, appartenente a quella che sarebbe stata la gens nova, che incomincia ad imporsi sulla declinante società feudale.
Sono giudici e notai, di sicura fede ghibellina per quasi tutto il '200 mentre successivamente diventa incerta la loro appartenenza politica in quanto sono sempre più attenti a fare partito per sé stessi.Questo Gisalberto, che può essere considerato il capostipite della famiglia Colleoni, viene indicato per la prima volta con l'appellativo che sarà proprio della famiglia: Colione.Bergamo, come tutte le comunità dell'epoca, partecipa, tra il XI ed il XII secolo, a quel movimento sociopolitico che vede il prevalere del comune sul feudo, il prevalere della nuova società, la borghesia, sulla società feudale.
Bergamo
Fino alla prima metà del XII secolo Bergamo è governata dai Conti Ghisalbertini in un regime del tutto feudale, ma la nuova gente scalpita e nel 1168 il Comune bandisce i Conti che sono, così, costretti ad allontanarsi portandosi dietro quel mondo che ormai sta per sparire. Nella nuova situazione si evidenziano due famiglie, peraltro imparentate tra di loro, quella dei Suardi e quella dei Colleoni, esse ricopriranno incarichi pubblici e dignità ecclesiastiche ma la loro azione rimarrà nell'ambito bergamasco. Solo con il nostro Bartolomeo la famiglia Colleoni assumerà rilevanza italiana ed internazionale.
I Suardi ed i Colleoni si impongono ben presto parteggiando, anche in contrasto tra di loro, per opposte fazioni.
La politica del momento vede queste due famiglie spesso su fronti opposti, alternando periodi di pace a periodi di scontri, ma accrescendo sempre ricchezza e potere.
Alla fine sarà Bartolomeo Colleoni ad oscurare gli altri e ad imporsi, forte della gloria e della ricchezza accumulata sui campi di battaglia come condottiero di Venezia prima, di Milano poi ed infine ancora di Venezia, al cui servizio termina la propria carriera.
Gisalberto
Gisalberto, che consideriamo il capostipite, è attivo nel campo delle acquisizioni di terreni, anche per brachania (prestito su pegno) e ciò lo fa rientrare nel ceto dei negotiatores; è attivo anche nel campo pubblico, infatti nel 1117 è Console di Bergamo.
È certo che i Colleoni hanno acquisito un'ingente patrimonio immobiliare che spazia dalla Valle Brembana all'Isola Bergamasca e che comprende fra l'altro l'importante posizione strategica del Castrum di Baccanello di Calusco, distrutto nel 1298 dai Ghibellini quando apparteneva ancora ai Colleoni.
I rapporti con la chiesa di Bergamo sono molto solidi e di lunga data, se ne ha notizia certa fin dal 1126 quando Gisalberto Coglione (sic) e Pietro del Brolo, prevosto di Sant'Alessandro, comperano dei terreni.
Questi rapporti vengono coltivati assiduamente da Gisalberto, come dimostrano diversi atti di compravendita e di scambi di terreni, e dai suoi discendenti che avranno con la Chiesa un rapporto privilegiato. Godono anche di privilegi imperiali quale quello di appello concesso da Federico II ad un Colleoni: D'uno de' quali il più antico hassi la confermazione di Federico II negli anni 1224. Ove a Sozzon de' Coglioni, ed a' suoi discendenti, egli si vede concesso in feudo legale la cognizione delle appellazioni di tutte le cause della Città di Bergamo, e del suo territorio (Spino P. - Istoria della vita, e fatti dell'accellentissimo capitano di guerra Bartolomeo Colleoni).
Il patrimonio familiare
Il patrimonio immobiliare dei Colleoni si consolida specialmente nell'Isola Bergamasca, cioè quella parte del territorio inclusa tra il fiume Brembo ed il fiume Adda, la cui posizione strategica ne aumenta l'importanza e la funzione politica. Partendo da questo territorio il padre di Bartolomeo, con dei parenti, occupa, in maniera fortunosa, il castello di Trezzo sull'Adda impadronendosene il 23 ottobre 1404 e facendone una base per scorrerie nei territori circostanti. Questo territorio costituisce, di fatto, un piccolo Stato indipendente che fronteggia per parecchi anni e con fortuna i Duchi di Milano e la nuova signoria di Pandolfo Malatesta. Il Castello di Trezzo, situato sulla sponda milanese dell'Adda e vicino alla sua confluenza con il Brembo, che era stato costruito da Bernabò Visconti, ha una grande importanza strategica in quanto controlla una delle vie di accesso al ducato di Milano. E' lo stesso castello possente e maestoso dove Bernabò Visconti sarà imprigionato, ad opera del nipote Gian Galeazzo Viscont, che con l'aiuto di Jacopo dal Verme lo farà prigioniero in una vera e propria congiura ed imboscata, e dove morirà il 18 dicembre 1985, forse ucciso per ordine del nipote stesso.
La guerra familiare
La conquista del Castello di Trezzo segna l'infanzia del nostro Bartolomeo in quanto il padre Paolo, che vi prese parte e che, per liberalità, avrebbe associato al potere i parenti che parteciparono all'impresa, sarebbe poi stato ucciso da questi ultimi. Qui il racconto si intreccia con la leggenda, costruita a maggior gloria di Bartolomeo. E' chiaro il tentativo dei suoi apologeti, e particolarmente del Cornazzano, di rendere da un lato più importante il contributo del padre nell'azione di conquista nonché la sua munificenza per avere associato al potere dei parenti ed al contempo la perfidia e l'ingratitudine di questi che non solo lo uccidono, per usurparne il potere, ma ne imprigionano la moglie gettando in grosse difficoltà il giovinetto Bartolomeo: quanta maggiore è la gloria se le basi di partenza per la sua conquista sono molto basse. La conquista del Castello di Trezzo è avvenuta ad opera dei cugini Colleoni ma non vi è certezza del ruolo svolto da Paolo, padre di Bartolomeo. Vi fu compartecipazione nella gestione del potere ma essa va fatta risalire, più propriamente, al tradizionale organamento agnatizio piuttosto che alla generosità del Paolo. Due sono, quindi, i rami colleoneschi che reggono Trezzo e fra essi assumono la preminenza i cugini Giovanni, figlio di Guardinus de' Collionibus ed il cugino Paolo figlio di Guidotus de' Collionibus. Si deve, tuttavia, rilevare una certa preminenza di Giovanni dal fatto che, nei documenti in cui è presente, la sua firma precede quella degli altri ivi compreso lo stesso Paolo.
E' verosimile che tra i due rami siano nate delle rivalità e che in questi soccombesse il Paolo, ma non è altrettanto vero che sua moglie ed il figlio Bartolomeo fossero gettati in miseria o difficoltà economiche. Esistono, infatti, diversi atti di disposizioni patrimoniali che provano il contrario. L'affermazione del Corio : la famiglia de' Coglioni presino il castello di Trezzo, ma finalmente si ocisono tra loro va presa in senso ampio e d'altra parte altri documenti fanno dubitare della stessa uccisione di Paolo. Un contributo alle incertezze è dato dal fatto che la fama raggiunta da Bartolomeo Colleoni fu abbastanza tarda, così degli avvenimenti narrati dai suoi biografi non vi era un ricordo certo, il che faceva aggio al desiderio di magnificare il condottiero, di esaltarne le origini e le conseguenti virtù circondandole di quell'aureola di mito che la leggenda e la compiacenza esigono. Il periodo della conquista di Trezzo è quello della reggenza del ducato di Milano da parte di Caterina Visconti e del ducato di Giovanni Maria Visconti caratterizzato da torbidi politici e dalla debolezza del potere locale e di questi seppero approfittare il Colleoni al pari di altri.
Il Cornazzano nella sua opera cerca di sottrarre i Colleoni dal numero di coloro che si gettarono come iene sul cadavere del Ducato, lacerandolo a brani e soprattutto di sottolineare la vocazione antiviscontea e antitirannica, quasi un'eredità morale, della diretta ascendenza di Bartolomeo (Crevatin G. - Vita di Bartolomeo Colleoini). I Colleoni, che avevano resistito con successo a Facino Cane e a Jacopo dal Verme, perdono il ]]Castello di Trezzo]] ad opera del Carmagnola il 2 gennaio 1417 ottenendo peraltro condizioni onorevoli ed una considerevole somma di denaro.
Questo è il contesto da cui parte il giovane Bartolomeo Colleoni per quell'avventura che, seppure tardi, lo porterà all'apice di quella carriera militare che, tra luci ed ombre, gli darà grande fama e ricchezza anche se non una Signoria personale.
La sua ambizione è il comando generale dell'esercito di Venezia e questo gli verrà affidato il 2 giugno 1455, solo alla fine della sua carriera.
Il Nome
E' appena il caso di accennare, e senza intenti irriverenti, all'orgoglio che Bartolomeo dimostrava nell'uso del proprio patronimico, Coglione. Solo alcuni suoi apologeti, più tardi, cercheranno di dargli un significato diverso da quello letterale, ipotizzando, con molta fantasia è il caso di dire, una derivazione mitologica del tipo cum lione o caput leonis, da cui per sintesi fonetica si arriverebbe a Colleoni, smentendo così tutti i documenti ufficiali dove sempre è usato il termine Coleus vale a dire Coglione. Il condottiero è talmente orgoglioso del proprio cognome da farne il temuto grido di guerra Coglia, Coglia cioè Coglioni, Coglioni e da continuare a rappresentarli, con turgido realismo, nel suo stemma anche quando vi aggiungerà i gigli d'oro d'Andegavia e le fasce di Borgogna. E' il Condottiero stesso che precisa in un atto pubblico che la sua arma gentilizia è quella che esibisce duos colionos albos in campo rubeo de supra et unum colionum rubeum in campo albo infra ipsum campum rubeum che, araldicamente vuol dire Arma: troncato d'argento e di rosso a tre paia di coglioni, dall'uno all'altro. Il Condottiero usava il proprio nome ed il proprio stemma con naturalezza ed orgoglio, senza quella pruderie di certe gentili donzelle sue discendenti che, pudicamente, faranno disegnare nello stemma i tre Coglioni capovolti in modo da farne tre Cuori, dimenticando così il grido di guerra dell'illustre avo.
Il Condottiero
Bartolomeo Colleoni inizia la sua carriera militare, come scudiero, all'età di 14/15 anni presso Filippo Arcelli signore di Piacenza. Nel 1424 è, al servizio del condottiero Jacopo Caldora, al comando di una squadra di 20 cavalli. Con il Caldora entra nella corte di Giovanna II di Napoli; partecipa alla battaglia dell'Aquila, 1424, contro Braccio da Montone, che viene sconfitto e rimane ucciso.Si distingue nell'assedio di Bologna, 1425, sotto le insegne del Caldora e per il Papa. Nel 1431 è al servizio di Venezia sotto il comando del Carmagnola, di cui è luogotenente: inizia il suo rapporto con Venezia che alla fine coronerà con il comando generale e lo renderà ricchissimo.
Venezia
Nel 1437 sotto il comando di Gianfranco Gonzaga partecipa alla guerra fra Venezia e Milano, dalla parte della Serenissima.
Nel 1441 firma con Venezia una condotta particolarmente vantaggiosa e ricca con cui ottiene, fra l'altro, i feudi di Romano, Covo ed Antegnate. In questa guerra, i cui attori sono Filippo Maria Visconti e Venezia, si mette in mostra, in uno scenario militare che vede coprotagonisti il Piccinino e Francesco Sforza.
Visconti
Con la Pace di Cavriana, voluta dal Visconti, i rapporti con Venezia entrano in crisi ed alla scadenza della condotta il Colleoni passa al servizio del Visconti che gli offre un castello a Milano, il comando di 1500 lance e dona a sua moglie Tisbe il Castello di Adorno assieme a numerosi gioielli. Il servizio presso il Visconti, tuttavia, è travagliato per i suoi rapporti col Piccinino, di cui è il vice; viene accusato di connivenza con il nemico ed imprigionato per un anno ai Forni di Monza.
Fugge dal carcere dopo la morte del Visconti passando alla neonata Repubblica Ambrosiana chiamato da Francesco Sforza, al momento Capitano Generale della Repubblica stessa.
In questo periodo, 1447/49, Bartolomeo Colleoni compie una azione militare importantissima durante l'assedio del castello di Bosco Marengo operato dalle truppe francesi del duca di Orléans.
Con una azione fulminea e micidiale stermina, dopo averla aggirata, la cavalleria di Rinaldo di Dressey. Si conteranno 1.500 morti e moltissimi prigionieri francesi, tra cui lo stesso Rinaldo, che gli renderanno un riscatto di 14.000 corone. Ripeterà l'azione nel 1449 a Romagnano Sesia contro le truppe del Duca di Savoia riportando una vittoria completa.
La battaglia di Bosco Marenco gli da una grande fama internazionale: ormai fa parte dell'empireo dei più grandi condottieri, tanto che Carlo il Temerario di Borgogna cercherà di assicurarsene il servizio.
Gentile da Leonessa. Francesco Sforza
Il 15 giugno 1448 passa al servizio di Venezia, firmando una condotta di 500 lance e 400 fanti.
In questo periodo si copre di gloria, ammassando al contempo una enorme ricchezza, ma per gli intrighi di Gentile da Leonessa deve fuggire per evitare l'arresto ordinato dal Doge e riparare presso Francesco Sforza, ormai diventato signore di Milano, rimandovi al servizio, 1452/53.Il 15 febbraio 1453, con una lettera, annuncia allo Sforza le proprie dimissioni allo scadere del contratto ed il 12 aprile firma il contratto di condotta con Venezia con cui i rapporti, tenuti tramite la moglie, non si erano del tutto interrotti.
Ritorno a Venezia
Questo ritorno a Veneza fa gridare i milanesi, e non senza ragione, al tradimento. Il nuovo contratto è ricchissimo, prevede la massima autonomia e l'enorme somma di 100.000 ducati.
D'ora in avanti Bartolomeo Colleoni sarà legato a Venezia fino alla morte, che avviene il 2 novembre 1475, consegnandolo alla leggenda.
Del Colleoni rimangono, tra l'altro, il monumento equestre del Verrocchio a Venezia e la Cappella Colleoni edificata a Bergamo Alta a ridosso di Santa Maria Maggiore con cui forma un complesso monumentale di grande bellezza, capolavoro architettonico di Giovanni Antonio Amadeo.
Bibiografia
- Belotti Bortolo : La vita di Bartolomeo Colleoni. - Bergamo : Ist. ital. d'arti grafiche, 1923.
- Cornazzano Anonio : De vita et gestis Bartholomei Colei.
- Burke Peter : Cultura e società nell'Italia del Rinascimento. - Torino, 1984.
- Burke Peter : Il Rinascimento.
- Corio B. : Storia di Milano - 1856.
- Crevatin G. : Vita di Bartolomeo Colleoni.
- Finazzi G. : I Guelfi e Ghibellini a Bergamo, la Cronaca di Castello Castelli.
- Garin E. : Medioevo e Rinascimento.
- Huizinga J. : L'autunno del Medioevo.
- Mallet M. E. : Colleoni Bartolomeo.
- Ragioneri A., Martinelli A. : Bartolomeo Colleoni dall'Isola all'Europa
- Spino P. : Istoria della vita e fatti dell'eccellentissimo capitano di guerra Bartholomeo Coglione - 1732.
-
Colleoni, Bartolomeo
Colleoni, Bartolomeo
Gaetano Donizetti
Gaetano Donizetti (Bergamo, 29 novembre 1797 - 8 aprile 1848), compositore italiano, autore di 69 melodrammi, alcuni dei quali ancora oggi rappresentate nei maggiori teatri del mondo.
Biografia artistica
Nato a Bergamo da una famiglia di umile condizione, fu ammesso alle lezioni caritatevoli di musica tenute da Giovanni Simone Mayr (o Johann Simon Mayr) e dimostrò ben presto un talento notevole, riuscendo a rimediare alla scarsa qualità della voce (era necessario svolgere egregiamente il servizio di cantore per poter proseguire i corsi gratuiti) con i progressi nello studio della musica.
Esordio
Fu proprio Mayr ad aprire all'allievo prediletto le possibilità di successo curandone prima la formazione ed affidandolo poi alle cure di Stanislao Mattei. A Bologna, dove proseguiva gli studi musicali, Donizetti scrisse la sua prima opera teatrale, Il Pigmalione, che sarà rappresentata postuma, e interessanti composizioni strumentali.
Ancora il maestro Mayr, insieme all'amico Bartolomeo Merelli, gli procurò la prima scrittura per un'opera al Teatro S. Luca di Venezia: andrà in scena Enrico di Borgogna il 19 novembre 1818.
Conclusa l'esperienza veneziana, il compositore fu a Roma, presso l'impresario Paterni, come sostituto di Mayr. Sul libretto poco felice del Merelli (Donizetti lo avrebbe definito "una gran cagnara"), scrisse Zoraida di Granata, che sarebbe comunque stata revisionata due anni dopo, con l'aiuto del Ferretti. Al termine dell'opera si recò a Napoli per supervisionare l'esecuzione di Atalia di Mayr, oratorio diretto da Gioachino Rossini.
In seguito alla fuga del direttore con la Colbran, l'impresario Barbaja assunse Donizetti, che debuttò il 12 maggio del 1822 con La zingara, opera semiseria su libretto del Tottola. In sala era presente Vincenzo Bellini, che rimase ammirato dalla scrittura orchestrale, ma che in seguito non ricambiò la stima profonda che Donizetti aveva per lui.
"Convenienze e inconvenienze teatrali"
Questo periodo fu caratterizzato dalle numerose farse. La lettera anonima, andata in scena nel giugno del 1922 al Teatro del Fondo, attirò l'attenzione della critica, che apprezzò la padronanza con cui Donizetti affrontò il genere buffo napoletano.
Il contratto con Barbaja lo impegnò per quattro opere l'anno. Subito dopo la rappresentazione di Alfredo il Grande, egli mise mano al Fortunato inganno, satira teatrale ispirata ai precedenti di Benedetto Marcello (Il Teatro alla moda, 1720) e di Carlo Goldoni (Il teatro comico, 1750) e che fu per Donizetti un esercizio preparatorio per Le convenienze e le inconvenienze teatrali, del 1827, in parte già accennato anche nel personaggio di Flagiolet della Lettera.
Il libretto di quest'opera fu il primo che Donizetti scrisse da sé. Il compositore aveva avuto un periodo di crisi che superò grazie alla collaborazione di Jacopo Ferretti, il quale lo aiutò a delineare uno stile personale. L'amicizia e la collaborazione professionale con Ferretti durarono a lungo, destando in lui il gusto per la parola e rassicurandolo sulla possibilità di scrivere libretti anche da solo.
Negli stessi anni dovette preoccuparsi del mantenimento della moglie Virginia, sposata nel 1828, ed ebbe il dolore della perdita del figlio primogenito. La produzione fu spesso di routine.
"Anna Bolena" ed "Elisir d'amore"
Fu nel 1830, con Anna Bolena, scritta in soli trenta giorni per il Teatro Carcano di Milano, che Donizetti ebbe il primo grande successo internazionale, mostrando una piena maturità artistica. Particolare curioso: dopo il successo di Anna Bolena, Mayr gli si rivolse chiamandolo Maestro. Il rapporto di affetto e stima tra i due compositori rimase saldo fino alla morte di entrambi.
Di qui in poi, la vita professionale di Donizetti proseguì a gonfie vele, anche se non mancarono i fiaschi, intrecciati a vicende familiare che non gli risparmiarono alcun dolore, spesso nei momenti di maggior gloria.
Nel 1832, dopo l'insuccesso di Ugo, conte di Parigi, il pubblico milanese applaudì L'elisir d'amore, su libretto di Felice Romani da una commedia di Eugène Scribe. L'anno successivo, sempre a Milano, fu presentata con successo Lucrezia Borgia, per la quale Donizetti previde una nuova disposizione dell'orchestra: quella utilizzata a tutt'oggi, con gli archi disposti a semicerchio davanti al podio.
Ricevette poi l'invito di Rossini a scrivere un'opera per il Théâtre des Italiens di Parigi: nacque il Marin Faliero, su libretto di Bidera (da Byron), risistemato da Ruffini, che andò in scena il 12 marzo 1835 senza successo.
"Lucia di Lammermoor"
Erano passati due mesi dalla rappresentazione de I Puritani di Vincenzo Bellini, quando l'andata in scena Lucia di Lammermoor ripropose la competizione milanese del 1832 fra Fausta e Norma. La stima fra Bellini e Donizetti non fu affatto reciproca: il primo non risparmiò critiche feroci al secondo, che invece rimase sempre ammirato dalla musica del catanese (Bellini morì in quell'anno e Donizetti scrisse per lui una Messa da Requiem).
Al Teatro San Carlo di Napoli la prima di Lucia di Lammermoor, su versi di Salvatore Cammarano, fu un trionfo. L'opera è considerata un capolavoro, come al solito scritto in tempi ristrettissimi (trentasei giorni). L'anno seguente il Belisario fu applaudito alla Fenice, ma l'anno fu funestato dalla morte del padre, della madre e della seconda figlia. Due anni dopo sarebbero mancate anche la terza figlia e la moglie.
Furono momenti di sconforto totale: "Senza padre, senza madre, senza moglie senza figli... per chi lavoro dunque ? ... Tutto, tutto ho perduto". Ma poi ritornò al lavoro con Roberto Devereux e Maria di Rudenz, due opere che portavano il segno della disperazione di quegli anni.
"Poliuto" e "La figlia del reggimento"
Presto Donizetti si decise a lasciare Napoli: i problemi con la censura per il Poliuto (che alla fine non andò in scena) e la mancata nomina a direttore del Conservatorio sicuramente lo rinsaldarono nei suoi propositi, e in ottobre era già a Parigi. Qui era ad accoglierlo l'amico Michele Accursi, spia pontificia, che aveva anche lavorato per favorirne la venuta.
In quegli anni le sue opere furono rappresentate ovunque, sia in traduzione che in lingua originale presso il Théâtre des Italiens. Scrisse La fille du régiment, che debuttò all'Opéra-Comique nel febbraio del 1840, e preparò una versione francese del Poliuto, intitolata Les martyrs.
"La favorita" e "Don Pasquale"
L'anno seguente scrisse La favorita, riciclando pagine di un'opera mai conclusa: L'ange du Nisida. Ricevette anche l'importante nomina a cavaliere dell'Ordine di S. Silvestro da parte di papa Gregorio XVI, ma fu l'invito di Rossini a dirigere l'esecuzione dello Stabat Mater a Bologna l'avvenimento più significativo. Quindi, grazie ad una raccomandazione per Metternich vergata da Rossini stesso, Donizetti partì alla volta di Vienna, dove il 19 maggio presentò Linda di Chamounix.
Si era ormai giunti al 1843, anno di composizione del Don Pasquale. Il libretto, preparato da Ruffini sulla base del Ser Marcantonio di Anelli, fu pesantemente rimaneggiato da Donizetti, al punto che l'autore ritirò la firma: l'opera uscì quindi siglata dall'amico Michele Accursio. Nel frattempo si occupò della rappresentazione francese della Linda di Chamounix e terminò Maria di Rohan: furono gli ultimi momenti di grande fervore creativo, poi la malattia ebbe il sopravvento.
Dalla penna del Maestro uscirono ancora Dom Sebastien, che ottenne grande successo a Parigi, e Caterina Cornaro, che fu fischiata, con gran delusione di Donizetti, a Napoli. Poi la pazzia, provocata dalla Sifilide, lo fece rinchiudere nel manicomio di Ivry, da cui uscì solo qualche mese prima della morte.
Elenco delle opere
- Il Pigmalione (1816; 13.10.1960 Teatro Donizetti, Bergamo)
- Enrico di Borgogna (14.11.1818 Teatro San Luca, Venezia)
- Una follia (17.12.1818 Teatro San Luca, Venice) (andata perduta)
- Le nozze in villa (1821? Teatro Vecchio, Mantova)
- Il falegname di Livonia, ossia Pietro il grande (26.12.1819 Teatro San Samuele, Venezia)
- Zoraida di Granata (28.1.1822 Teatro Argentina, Roma)
- La zingara (12.5.1822 Teatro Nuovo, Napoli)
- La lettera anonima (29.6.1822 Teatro del Fondo, Napoli)
- Chiara e Serafina, ossia I pirati (26.10.1822 Teatro alla Scala, Milano)
- Alfredo il grande (2.7.1823 Teatro San Carlo, Napoli)
- Il fortunato inganno (3.9.1823 Teatro Nuovo, Napoli)
- Zoraïda di Granata [rev] (7.1.1824 Teatro Argentina, Roma)
- L'ajo nell'imbarazzo (4.2.1824 Teatro Valle, Roma)
- Emilia di Liverpool (28.7.1824 Teatro Nuovo, Napoli) (anche come L'eremitaggio di Liverpool)
- Alahor in Granata (7.1.1826 Teatro Carolino, Palermo)
- Don Gregorio [rev de L'ajo nell'imbarazzo] (11.6.1826 Teatro Nuovo, Napoli)
- Elvida (6.7.1826 Teatro San Carlo, Napoli)
- Gabriella di Vergy (1826; 29.11.1869 Teatro San Carlo, Napoli) (anche come Gabriella)
- Olivo e Pasquale (7.1.1827 Teatro Valle, Roma)
- Olivo e Pasquale [rev] (1.9.1827 Teatro Nuovo, Napoli)
- Otto mesi in due ore (13.5.1827 Teatro Nuovo, Napoli) (anche come Gli esiliati in Siberia)
- Il borgomastro di Saardam (19.8.1827 Teatro del Fondo, Napoli)
- Le convenienze teatrali (21.11.1827 Teatro Nuovo, Napoli)
- L'esule di Roma, ossia Il proscritto (1.1.1828 Teatro San Carlo, Napoli)
- Emilia di Liverpool [rev] (8.3.1828 Teatro Nuovo, Napoli)
- Alina, regina di Golconda (12.5.1828 Teatro Carlo Felice, Genova)
- Gianni di Calais (2.8.1828 Teatro del Fondo, Napoli)
- Il paria (12.1.1829 Teatro San Carlo, Napoli)
- Il giovedi grasso (26.2.1829? Teatro del Fondo, Napoli) (come Il nuovo Pourceaugnac)
- Il castello di Kenilworth (6.7.1829 Teatro San Carlo, Napoli)
- Alina, regina di Golconda [rev] (10.10.1829 Teatro Valle, Roma)
- I pazzi per progetto (6.2.1830 Teatro San Carlo, Napoli)
- Il diluvio universale (28.2.1830 Teatro San Carlo, Napoli)
- Imelda de Lambertazzi (5.9.1830 Teatro San Carlo, Napoli)
- Anna Bolena (26.12.1830 Teatro Carcano, Milano)
- Le convenienze ed inconvenienze teatrali [rev de Le convenienze teatrali] (20.4.1831 Teatro Canobbiana, Milano)
- Gianni di Parigi (1831; 10.9.1839 Teatro alla Scala Milano)
- Francesca di Foix (30.5.1831 Teatro San Carlo, Napoli)
- La romanziera e l'uomo nero (18.6.1831 Teatro del Fondo, Napoli) (libretto andato perduto)
- Fausta (12.1.1832 Teatro San Carlo, Napoli)
- Ugo, conte di Parigi (13.3.1832 Teatro alla Scala, Milano)
- L'elisir d'amore (12.5.1832 Teatro Canobbiana, Milano)
- Sancia di Castiglia (4.11.1832 Teatro San Carlo, Napoli)
- Il furioso all'isola di San Domingo (2.1.1833 Teatro Valle, Roma)
- Otto mesi in due ore [rev] (1833, Livorno)
- Parisina (17.3.1833 Teatro della Pergola, Firenze)
- Torquato Tasso (9.9.1833 Teatro Valle, Roma)
- Lucrezia Borgia (26.12.1833 Teatro alla Scala, Milano)
- Il diluvio universale [rev] (17.1.1834 Teatro Carlo Felice, Genova)
- Rosmonda d'Inghilterra (27.2.1834 Teatro della Pergola, Firenze)
- Maria Stuarda [rev] (18.10.1834 Teatro San Carlo, Naples) (Buondelmonte)
- Gemma di Vergy (26.10.1834 Teatro alla Scala, Milano)
- Maria Stuarda (30.12.1835 Teatro alla Scala, Milano)
- Marin Faliero (12.3.1835 Théâtre-Italien, Parigi)
- Lucia di Lammermoor (26.9.1835 Teatro San Carlo, Napoli)
- Belisario (4.2.1836 Teatro La Fenice, Venezia)
- Il campanello di notte (1.6.1836 Teatro Nuovo, Napoli)
- Betly, o La capanna svizzera (21.8.1836 Teatro Nuovo, Napoli)
- L'assedio di Calais (19.11.1836 Teatro San Carlo, Napoli)
- Pia de' Tolomei (18.2.1837 Teatro Apollo, Venezia)
- Pia de' Tolomei [rev] (31.7.1837, Sinigaglia)
- Betly [rev] ((?) 29.9.1837 Teatro del Fondo, Napoli)
- Roberto Devereux (28.10.1837 Teatro San Carlo, Napoli)
- Maria de Rudenz (30.1.1838 Teatro La Fenice, Venezia)
- Gabriella di Vergy [rev] (1838); agosto 1978 Londra)
- Poliuto (1838; 30.11.1848 Teatro San Carlo, Napoli)
- Pia de' Tolomei [rev 2] (30.9.1838 Teatro San Carlo, Napoli)
- Lucie de Lammermoor [rev of Lucia di Lammermoor] (6.8.1839 Théâtre de la Rennaisance, Parigi)
- Le duc d'Albe (1839, incompiuta; 22.3.1882 Teatro Apollo, Roma, come Il duca d'Alba)
- Lucrezia Borgia [rev] (11.1.1840 Teatro alla Scala, Milano)
- Poliuto [rev] (10.4.1840 Opéra, Paris) (come Les martyrs)
- La fille du régiment (11.2.1840 Opéra-Comique, Parigi)
- L'ange de Nisida (1839; ?)
- Lucrezia Borgia [rev 2] (31.10.1840 Théâtre-Italien, Parigi)
- La favorite [rev of L'ange de Nisida] (2.12.1840 Opéra, Parigi)
- Adelia (11.2.1841 Teatro Apollo, Roma)
- Rita, ou Le mari battu (1841; 7.5.1860 Opéra-Comique, Paris) (Deux hommes et une femme)
- Maria Padilla (26.12.1841 Teatro alla Scala, Milano)
- Linda di Chamounix (19.5.1842 Kärntnertortheater, Vienna)
- Linda di Chamounix [rev] (17.11.1842 Théâtre-Italien, Parigi)
- Caterina Cornaro (18.1.1844 Teatro San Carlo, Napoli)
- Don Pasquale (3.1.1843 Théâtre-Italien, Parigi)
- Maria di Rohan (5.6.1843 Kärntnertortheater, Vienna)
- Dom Sébastien (13.11.1843 Opéra, Parigi)
- Dom Sébastien [rev] (6.2.1845 Kärntnertortheater, Vienna)
Voci correlate
- Opera lirica
- Compositori di opere liriche
Collegamenti esterni
- [http://www.gaetanodonizetti.net/home.asp Sito ufficiale]
Donizetti Gaetano Donizetti Gaetano
ja:ガエターノ・ドニゼッティ
Papa Giovanni XXIII
Giovanni XXIII, al secolo Angelo Giuseppe Roncalli (Brusicco, frazione di Sotto il Monte, Bergamo, 25 novembre 1881 - Città del Vaticano, 3 giugno 1963), fu Papa dal 1958 al 1963. È ricordato con l'affettuoso appellativo di "Papa buono".
Biografia
Nato da Giovanni Battista Roncalli e di Mariana Mazzola, quarto di quattordici fratelli, veniva - a differenza del suo predecessore, Eugenio Pacelli, che era di stirpe nobile - da una famiglia di umili origini: i suoi parenti lavoravano infatti come mezzadri. Questo non gli impedì di studiare presso il seminario minore di Bergamo, per poi vincere una borsa di studio e trasferirsi al Seminario dell'Apollinare di Roma, ove completò brillantemente gli studi e fu ordinato prete nella chiesa di Santa Maria in Monte Santo, in Piazza del Popolo, nel 1905.
Nel 1901 il futuro papa era stato coscritto ed arruolato nel settantatreesimo reggimento fanteria, brigata Lombardia, di stanza a Bergamo, come cappellano militare. Fu richiamato nel 1915, a guerra iniziata, nella sanità militare e ne fu poi congedato col grado di tenente cappellano.
Nel 1921 Papa Benedetto XV lo nominò prelato domestico (che gli valeva l'appellativo di monsignore) e presidente italiano della Società per la Propagazione della Fede.
Nel 1925 Papa Pio XI lo nominò Visitatore Apostolico in Bulgaria, elevandolo al grado di vescovo e affidandogli il titolo della diocesi di Aeropolis. Si trattava di una diocesi antica originariamente riferita alla Palestina, senza operatività ordinaria poiché nel tempo la comunità si era disciolta o era stata ricompresa sotto altra diocesi. Era dunque semplicemente un titolo disponibile per attribuire il rango di vescovo. Roncalli, che di fatto per incarico del Papa avrebbe viaggiato, e molto, scelse come motto episcopale Oboedientia et Pax, frase che divenne il simbolo del suo operato.
Nel 1935 fu nominato Delegato Apostolico in Turchia e Grecia. Nel 1944, Papa Pio XII lo nominò Nunzio Apostolico a Parigi. Quando in seguito divenne Cardinale, il presidente francese reclamò un antico privilegio riservato ai monarchi francesi e gli consegnò personalmente la berretta Cardinalizia durante una cerimonia al Palazzo dell'Eliseo.
Nel 1953, oltre a essere nominato Cardinale, fu chiamato al soglio di San Marco, come Patriarca di Venezia.
L'elezione
A seguito della morte di Papa Pio XII, Roncalli, con sua grande sorpresa, fu eletto Papa il 28 ottobre 1958.
Secondo alcuni analisti sarebbe stato scelto principalmente per un unica ragione: la sua età. Dopo il lungo pontificato del suo predecessore, i cardinali avrebbero perciò scelto un uomo che presumevano, per via della sua età avanzata e della modestia personale, sarebbe stato un Papa di "transizione". Ciò che giunse inaspettato era il fatto che il calore umano, il buon umore e la gentilezza di Giovanni XXIII, oltre alla sua esperienza diplomatica, avrebbero conquistato l'affetto di tutto il mondo, in un modo che i suoi predecessori non avevano mai ottenuto.
Il regno
Il suo Pontificato fu segnato da episodi indelebilmente registrati dalla memoria popolare, oltre che da un'aneddotica celeberrima e vastissima. I suoi "fuori programma", talvolta strepitosamente coinvolgenti, riempirono quel vuoto di contatto col popolo che le precedenti figure pontificie avevano accuratamente preservato come modo di comunicazione distante e immanentistica del "Dio in Terra", qual era il ruolo dogmatico del Pontefice.
Visitò i carcerati nella prigione romana di Regina Coeli, dicendo loro: "Non potete venire da me, così io vengo da voi". Memorabilmente, accarezzò il capo dell'omicida che, disperato, inaspettatamente gli si buttò ai piedi domandandogli se vi fosse per lui speranza.
E visitò per le feste natalizie i bambini malati di un ospedale romano, ove con intima e contagiosa dolcezza benedisse la bambina che lo aveva scambiato per Babbo Natale.
Quando la First Lady degli Stati Uniti, Jacqueline Kennedy, arrivò in Vaticano per incontrarlo, egli iniziò a provare nervosamente le due formule di benvenuto che gli era stato consigliato di usare: "Mrs Kennedy, Madame" o "Madame, Mrs Kennedy". Quando la First Lady arrivò, comunque, per il divertimento della stampa, abbandonò entrambe e le corse incontro appellandola semplicemente, "Jackie!".
Il radicalismo di Papa Giovanni XXIII non si fermava all'informalità. Per lo stupore dei suoi consiglieri e vincendo le remore e le resistenze della cospicua parte conservatrice della Curia, indisse un concilio ecumenico, meno di novant'anni dopo il controverso Concilio Vaticano.
Mentre i suoi aiutanti stimavano di dover impiegare almeno un decennio per i preparativi, Giovanni XXIII progettò di tenerlo nel giro di mesi.
Dal Secondo Concilio Vaticano, o Vaticano II, che Giovanni XXIII non vide terminare poiché la morte lo colse il 3 giugno 1963, si produssero fondamentali cambiamenti che avrebbero dato nuova connotazione al cattolicesimo moderno; gli effetti più immediatamente visibili consistettero in una nuova Messa, il definitivo abbandono della Messa in Latino, un nuovo ecumenismo e un nuovo approccio al mondo.
Giovanni XXIII incontrò al Vaticano il Reverendissimo Geoffrey Francis Fisher, Arcivescovo di Canterbury, per circa un'ora il 2 dicembre 1960. Fu la prima volta in oltre 500 anni che un capo della Chiesa Anglicana visitava il Papa.
Papa Giovanni XXIII scomunicò Fidel Castro il 3 gennaio 1962 in linea con un decreto del 1949 di Pio XII, che vietava ai cattolici di appoggiare governi comunisti.
Chiamato affettuosamente da molti il "Papa buono", Giovanni XXIII venne dichiarato Beato da Papa Giovanni Paolo II, il primo passo verso la strada della santità.
Pacem in terris
Papa Giovanni Paolo II
L'enciclica di Giovanni Vigesimo Terzo resta tuttora un brano fondamentale della teologia cattolica sul versante della socialità e della vita civile. Ed è per altro verso comunque un brano fondamentale anche per la cultura sociale occidentale (anche laica) del Novecento, un testo la cui lettura (peraltro discretamente agevole) è necessaria per la comprensione di alcune tracce della politica vaticana e di quella occidentale.
[http://www.vatican.va/holy_father/john_xxiii/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem_it.html Letta nelle titolazioni dei suoi capoversi], parrebbe un documento pressoché statutario, costituzionale, di organica classificazione di diritti e doveri. Letta storicamente, invece, contiene in sé elementi che valsero di "force de frappe" per superare l'immobilismo nei rapporti idealistici fra Chiesa e Stati, allora praticamente stagnante.
Il richiamo alle necessità dello stato sociale, mentre nel mondo occidentale cominciavano ad essere proposti schemi di capitalismo oltranzista sullo stile statunitense, giungeva in piena guerra fredda, con nazioni europee intente a pagare anche politicamente ed amministrativamente i tributi della disfatta e per questo più inclini a considerare (ciò che sarebbe stato anche strumento di facilitazione gestionale per i governi) riduzioni delle spese pubbliche per assistenza.
Per contro, l'enciclica non andava certo verso proposte di stato che da sociale potesse divenire socialista, e ristorava il ruolo di centralità dell'uomo, di libero pensiero e intendimento, ragione e motore delle scelte ideali ed obiettivo della socialità. Vale la pena di riportare il punto 5:
:"In una convivenza ordinata e feconda va posto come fondamento il principio che ogni essere umano è persona cioè una natura dotata di intelligenza e di volontà libera; e quindi è soggetto di diritti e di doveri che scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa natura: diritti e doveri che sono perciò universali, inviolabili, inalienabili."
La pace, oggetto fondamentale e dichiarato dell'enciclica, può sorgere solo dalla riconsiderazione, in senso forse "particulare" o forse meglio umanistico, del valore dell'uomo "singolo individuo" che non può annientarsi al cospetto dei sistemi, siano essi capitalistici o socialisti. È la poco ricordata "terza via", anche detta "via del buon senso", oggi riscoperta da sempre più persone e gruppi, ma già al tempo ben definita.
Il discorso della Luna, date una carezza...
Uno dei più celebri discorsi di Papa Giovanni, forse una delle allocuzioni in assoluto più celebri della storia della Chiesa, è quello che ormai si conosce come "il discorso della Luna".
La sera dell'apertura del Concilio, la piazza San Pietro era gremita di fedeli che, se pur non comprendendo a fondo il valore teologico dell'avvenimento, ne percepivano la storicità, la fondamentalità, la difficoltà, ed erano nel luogo che simboleggia il Cattolicesimo, la piazza appunto. A gran voce chiamato ad affacciarsi, ciò che non si sarebbe mai immaginato possibile richiedere al papa precedente, Roncalli davvero si sporse, a condividere con la piazza la soddisfazione per il raggiungimento del primo traguardo: si era arrivati ad aprirlo, il Concilio.
Il discorso a braccio fu poetico, dolce, semplice, e pur tuttavia conteneva elementi del tutto innovativi.
Nel momento che avrebbe dato un nuovo corso alla religione cattolica, con un richiamo straordinario salutò la Luna "Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera… Osservatela, in alto, a guardare questo spettacolo…", salutò i fedeli della sua diocesi (il papa è anche il vescovo di Roma), e si produsse in un atto di umiltà forse senza precedenti. E, sulla linea dell'umiltà, impartì un ordine da pontefice con il parlare di un curato: "Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: "Questa è la carezza del Papa". Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto."
Il papa ora viveva con la piazza dei fedeli, ne condivideva la serata di fine estate, ne partecipava la sofferenza e la "maraviglia" per quella Luna inattesa; la Chiesa era davvero molto più comunitaria di quanto non fosse mai stata in passato. I fedeli avevano il Papa fra loro, con loro. Proprio ciò per cui il Concilio era stato voluto.
Collegamenti esterni
- [http://www.vatican.va/holy_father/john_xxiii/index_it.htm Papa Giovanni XXIII]
- [http://www.prolocosottoilmonte.it Sul paese natale e i luoghi legati al futuro Papa]
Giovanni 23
ja:ヨハネ23世 (ローマ教皇)
ko:교황 요한 23세
Stazione ferroviaria
Una stazione ferroviaria è un impianto ferroviario per l'accesso dei viaggiatori e delle merci alla ferrovia. Una stazione ferroviaria possiede almeno due binari ed uno scambio, con la possibilità di comporre e scomporre i convogli ferroviari. Altri punti di accesso dei viaggiatori alla ferrovia, senza scambi, sono detti fermate.
In base alla costruzione, si distinguono due tipi di stazioni ferroviarie
- stazioni (intermedie o nodali) di passaggio, che costituiscono la maggioranza delle stazioni;
- stazioni di testa
ferrovia
In base alla funzione, si distinguono inoltre questi tipi di stazioni ferroviarie
- per il trasporto dei viaggiatori:
- stazione viaggiatori
- appartenenti alle grandi stazioni viaggiatori: rimessa delle carrozze viaggiatori
- per il trasporto delle merci:
- scalo merci
- scalo industriale (nei grandi stabilimenti industriali)
- scalo portuale o stazione marittima
- scalo di smistamento o stazione di smistamento (per la scomposizione e composizione dei treni merci)
- per l'esercizio ferroviario:
- impianto dove si effettuano incroci e precedenze (cfr. Regolamento Circolazione Treni - FS)
- stazione di confine (anche stazioni viaggiatori e/o scali merci o di smistamento).
Spesso in un'unica stazione sono presenti più funzioni tra queste, per esempio nelle stazioni nodali di Piacenza o Foggia lo scalo merci è situato accanto della stazione viaggiatori.
I più gradi nodi ferroviari, invece, possiedono generalmente stazioni separate, ciascuna dedicata ad una propria funzione. Un esempio è Milano:
- Milano Centrale (stazione viaggiatori di testa, la più importante del nodo ferroviario milanese),
- Milano Porta Garibaldi e Milano Lambrate (principali stazioni viaggiatori di passaggio),
- Milano Smistamento (scalo di smistamento, situato nel est della città accanto della linea ferroviaria per Venezia),
nonché altre stazioni viaggiatori, scali merci e parchi di materiale rotabile.
categoria:ferrovie
ja:鉄道駅
Gaetano Donizetti
Gaetano Donizetti (Bergamo, 29 novembre 1797 - 8 aprile 1848), compositore italiano, autore di 69 melodrammi, alcuni dei quali ancora oggi rappresentate nei maggiori teatri del mondo.
Biografia artistica
Nato a Bergamo da una famiglia di umile condizione, fu ammesso alle lezioni caritatevoli di musica tenute da Giovanni Simone Mayr (o Johann Simon Mayr) e dimostrò ben presto un talento notevole, riuscendo a rimediare alla scarsa qualità della voce (era necessario svolgere egregiamente il servizio di cantore per poter proseguire i corsi gratuiti) con i progressi nello studio della musica.
Esordio
Fu proprio Mayr ad aprire all'allievo prediletto le possibilità di successo curandone prima la formazione ed affidandolo poi alle cure di Stanislao Mattei. A Bologna, dove proseguiva gli studi musicali, Donizetti scrisse la sua prima opera teatrale, Il Pigmalione, che sarà rappresentata postuma, e interessanti composizioni strumentali.
Ancora il maestro Mayr, insieme all'amico Bartolomeo Merelli, gli procurò la prima scrittura per un'opera al Teatro S. Luca di Venezia: andrà in scena Enrico di Borgogna il 19 novembre 1818.
Conclusa l'esperienza veneziana, il compositore fu a Roma, presso l'impresario Paterni, come sostituto di Mayr. Sul libretto poco felice del Merelli (Donizetti lo avrebbe definito "una gran cagnara"), scrisse Zoraida di Granata, che sarebbe comunque stata revisionata due anni dopo, con l'aiuto del Ferretti. Al termine dell'opera si recò a Napoli per supervisionare l'esecuzione di Atalia di Mayr, oratorio diretto da Gioachino Rossini.
In seguito alla fuga del direttore con la Colbran, l'impresario Barbaja assunse Donizetti, che debuttò il 12 maggio del 1822 con La zingara, opera semiseria su libretto del Tottola. In sala era presente Vincenzo Bellini, che rimase ammirato dalla scrittura orchestrale, ma che in seguito non ricambiò la stima profonda che Donizetti aveva per lui.
"Convenienze e inconvenienze teatrali"
Questo periodo fu caratterizzato dalle numerose farse. La lettera anonima, andata in scena nel giugno del 1922 al Teatro del Fondo, attirò l'attenzione della critica, che apprezzò la padronanza con cui Donizetti affrontò il genere buffo napoletano.
Il contratto con Barbaja lo impegnò per quattro opere l'anno. Subito dopo la rappresentazione di Alfredo il Grande, egli mise mano al Fortunato inganno, satira teatrale ispirata ai precedenti di Benedetto Marcello (Il Teatro alla moda, 1720) e di Carlo Goldoni (Il teatro comico, 1750) e che fu per Donizetti un esercizio preparatorio per Le convenienze e le inconvenienze teatrali, del 1827, in parte già accennato anche nel personaggio di Flagiolet della Lettera.
Il libretto di quest'opera fu il primo che Donizetti scrisse da sé. Il compositore aveva avuto un periodo di crisi che superò grazie alla collaborazione di Jacopo Ferretti, il quale lo aiutò a delineare uno stile personale. L'amicizia e la collaborazione professionale con Ferretti durarono a lungo, destando in lui il gusto per la parola e rassicurandolo sulla possibilità di scrivere libretti anche da solo.
Negli stessi anni dovette preoccuparsi del mantenimento della moglie Virginia, sposata nel 1828, ed ebbe il dolore della perdita del figlio primogenito. La produzione fu spesso di routine.
"Anna Bolena" ed "Elisir d'amore"
Fu nel 1830, con Anna Bolena, scritta in soli trenta giorni per il Teatro Carcano di Milano, che Donizetti ebbe il primo grande successo internazionale, mostrando una piena maturità artistica. Particolare curioso: dopo il successo di Anna Bolena, Mayr gli si rivolse chiamandolo Maestro. Il rapporto di affetto e stima tra i due compositori rimase saldo fino alla morte di entrambi.
Di qui in poi, la vita professionale di Donizetti proseguì a gonfie vele, anche se non mancarono i fiaschi, intrecciati a vicende familiare che non gli risparmiarono alcun dolore, spesso nei momenti di maggior gloria.
Nel 1832, dopo l'insuccesso di Ugo, conte di Parigi, il pubblico milanese applaudì L'elisir d'amore, su libretto di Felice Romani da una commedia di Eugène Scribe. L'anno successivo, sempre a Milano, fu presentata con successo Lucrezia Borgia, per la quale Donizetti previde una nuova disposizione dell'orchestra: quella utilizzata a tutt'oggi, con gli archi disposti a semicerchio davanti al podio.
Ricevette poi l'invito di Rossini a scrivere un'opera per il Théâtre des Italiens di Parigi: nacque il Marin Faliero, su libretto di Bidera (da Byron), risistemato da Ruffini, che andò in scena il 12 marzo 1835 senza successo.
"Lucia di Lammermoor"
Erano passati due mesi dalla rappresentazione de I Puritani di Vincenzo Bellini, quando l'andata in scena Lucia di Lammermoor ripropose la competizione milanese del 1832 fra Fausta e Norma. La stima fra Bellini e Donizetti non fu affatto reciproca: il primo non risparmiò critiche feroci al secondo, che invece rimase sempre ammirato dalla musica del catanese (Bellini morì in quell'anno e Donizetti scrisse per lui una Messa da Requiem).
Al Teatro San Carlo di Napoli la prima di Lucia di Lammermoor, su versi di Salvatore Cammarano, fu un trionfo. L'opera è considerata un capolavoro, come al solito scritto in tempi ristrettissimi (trentasei giorni). L'anno seguente il Belisario fu applaudito alla Fenice, ma l'anno fu funestato dalla morte del padre, della madre e della seconda figlia. Due anni dopo sarebbero mancate anche la terza figlia e la moglie.
Furono momenti di sconforto totale: "Senza padre, senza madre, senza moglie senza figli... per chi lavoro dunque ? ... Tutto, tutto ho perduto". Ma poi ritornò al lavoro con Roberto Devereux e Maria di Rudenz, due opere che portavano il segno della disperazione di quegli anni.
"Poliuto" e "La figlia del reggimento"
Presto Donizetti si decise a lasciare Napoli: i problemi con la censura per il Poliuto (che alla fine non andò in scena) e la mancata nomina a direttore del Conservatorio sicuramente lo rinsaldarono nei suoi propositi, e in ottobre era già a Parigi. Qui era ad accoglierlo l'amico Michele Accursi, spia pontificia, che aveva anche lavorato per favorirne la venuta.
In quegli anni le sue opere furono rappresentate ovunque, sia in traduzione che in lingua originale presso il Théâtre des Italiens. Scrisse La fille du régiment, che debuttò all'Opéra-Comique nel febbraio del 1840, e preparò una versione francese del Poliuto, intitolata Les martyrs.
"La favorita" e "Don Pasquale"
L'anno seguente scrisse La favorita, riciclando pagine di un'opera mai conclusa: L'ange du Nisida. Ricevette anche l'importante nomina a cavaliere dell'Ordine di S. Silvestro da parte di papa Gregorio XVI, ma fu l'invito di Rossini a dirigere l'esecuzione dello Stabat Mater a Bologna l'avvenimento più significativo. Quindi, grazie ad una raccomandazione per Metternich vergata da Rossini stesso, Donizetti partì alla volta di Vienna, dove il 19 maggio presentò Linda di Chamounix.
Si era ormai giunti al 1843, anno di composizione del Don Pasquale. Il libretto, preparato da Ruffini sulla base del Ser Marcantonio di Anelli, fu pesantemente rimaneggiato da Donizetti, al punto che l'autore ritirò la firma: l'opera uscì quindi siglata dall'amico Michele Accursio. Nel frattempo si occupò della rappresentazione francese della Linda di Chamounix e terminò Maria di Rohan: furono gli ultimi momenti di grande fervore creativo, poi la malattia ebbe il sopravvento.
Dalla penna del Maestro uscirono ancora Dom Sebastien, che ottenne grande successo a Parigi, e Caterina Cornaro, che fu fischiata, con gran delusione di Donizetti, a Napoli. Poi la pazzia, provocata dalla Sifilide, lo fece rinchiudere nel manicomio di Ivry, da cui uscì solo qualche mese prima della morte.
Elenco delle opere
- Il Pigmalione (1816; 13.10.1960 Teatro Donizetti, Bergamo)
- Enrico di Borgogna (14.11.1818 Teatro San Luca, Venezia)
- Una follia (17.12.1818 Teatro San Luca, Venice) (andata perduta)
- Le nozze in villa (1821? Teatro Vecchio, Mantova)
- Il falegname di Livonia, ossia Pietro il grande (26.12.1819 Teatro San Samuele, Venezia)
- Zoraida di Granata (28.1.1822 Teatro Argentina, Roma)
- La zingara (12.5.1822 Teatro Nuovo, Napoli)
- La lettera anonima (29.6.1822 Teatro del Fondo, Napoli)
- Chiara e Serafina, ossia I pirati (26.10.1822 Teatro alla Scala, Milano)
- Alfredo il grande (2.7.1823 Teatro San Carlo, Napoli)
- Il fortunato inganno (3.9.1823 Teatro Nuovo, Napoli)
- Zoraïda di Granata [rev] (7.1.1824 Teatro Argentina, Roma)
- L'ajo nell'imbarazzo (4.2.1824 Teatro Valle, Roma)
- Emilia di Liverpool (28.7.1824 Teatro Nuovo, Napoli) (anche come L'eremitaggio di Liverpool)
- Alahor in Granata (7.1.1826 Teatro Carolino, Palermo)
- Don Gregorio [rev de L'ajo nell'imbarazzo] (11.6.1826 Teatro Nuovo, Napoli)
- Elvida (6.7.1826 Teatro San Carlo, Napoli)
- Gabriella di Vergy (1826; 29.11.1869 Teatro San Carlo, Napoli) (anche come Gabriella)
- Olivo e Pasquale (7.1.1827 Teatro Valle, Roma)
- Olivo e Pasquale [rev] (1.9.1827 Teatro Nuovo, Napoli)
- Otto mesi in due ore (13.5.1827 Teatro Nuovo, Napoli) (anche come Gli esiliati in Siberia)
- Il borgomastro di Saardam (19.8.1827 Teatro del Fondo, Napoli)
- Le convenienze teatrali (21.11.1827 Teatro Nuovo, Napoli)
- L'esule di Roma, ossia Il proscritto (1.1.1828 Teatro San Carlo, Napoli)
- Emilia di Liverpool [rev] (8.3.1828 Teatro Nuovo, Napoli)
- Alina, regina di Golconda (12.5.1828 Teatro Carlo Felice, Genova)
- Gianni di Calais (2.8.1828 Teatro del Fondo, Napoli)
- Il paria (12.1.1829 Teatro San Carlo, Napoli)
- Il giovedi grasso (26.2.1829? Teatro del Fondo, Napoli) (come Il nuovo Pourceaugnac)
- Il castello di Kenilworth (6.7.1829 Teatro San Carlo, Napoli)
- Alina, regina di Golconda [rev] (10.10.1829 Teatro Valle, Roma)
- I pazzi per progetto (6.2.1830 Teatro San Carlo, Napoli)
- Il diluvio universale (28.2.1830 Teatro San Carlo, Napoli)
- Imelda de Lambertazzi (5.9.1830 Teatro San Carlo, Napoli)
- Anna Bolena (26.12.1830 Teatro Carcano, Milano)
- Le convenienze ed inconvenienze teatrali [rev de Le convenienze teatrali] (20.4.1831 Teatro Canobbiana, Milano)
- Gianni di Parigi (1831; 10.9.1839 Teatro alla Scala Milano)
- Francesca di Foix (30.5.1831 Teatro San Carlo, Napoli)
- La romanziera e l'uomo nero (18.6.1831 Teatro del Fondo, Napoli) (libretto andato perduto)
- Fausta (12.1.1832 Teatro San Carlo, Napoli)
- Ugo, conte di Parigi (13.3.1832 Teatro alla Scala, Milano)
- L'elisir d'amore (12.5.1832 Teatro Canobbiana, Milano)
- Sancia di Castiglia (4.11.1832 Teatro San Carlo, Napoli)
- Il furioso all'isola di San Domingo (2.1.1833 Teatro Valle, Roma)
- Otto mesi in due ore [rev] (1833, Livorno)
- Parisina (17.3.1833 Teatro della Pergola, Firenze)
- Torquato Tasso (9.9.1833 Teatro Valle, Roma)
- Lucrezia Borgia (26.12.1833 Teatro alla Scala, Milano)
- Il diluvio universale [rev] (17.1.1834 Teatro Carlo Felice, Genova)
- Rosmonda d'Inghilterra (27.2.1834 Teatro della Pergola, Firenze)
- Maria Stuarda [rev] (18.10.1834 Teatro San Carlo, Naples) (Buondelmonte)
- Gemma di Vergy (26.10.1834 Teatro alla Scala, Milano)
- Maria Stuarda (30.12.1835 Teatro alla Scala, Milano)
- Marin Faliero (12.3.1835 Théâtre-Italien, Parigi)
- Lucia di Lammermoor (26.9.1835 Teatro San Carlo, Napoli)
- Belisario (4.2.1836 Teatro La Fenice, Venezia)
- Il campanello di notte (1.6.1836 Teatro Nuovo, Napoli)
- Betly, o La capanna svizzera (21.8.1836 Teatro Nuovo, Napoli)
- L'assedio di Calais (19.11.1836 Teatro San Carlo, Napoli)
- Pia de' Tolomei (18.2.1837 Teatro Apollo, Venezia)
- Pia de' Tolomei [rev] (31.7.1837, Sinigaglia)
- Betly [rev] ((?) 29.9.1837 Teatro del Fondo, Napoli)
- Roberto Devereux (28.10.1837 Teatro San Carlo, Napoli)
- Maria de Rudenz (30.1.1838 Teatro La Fenice, Venezia)
- Gabriella di Vergy [rev] (1838); agosto 1978 Londra)
- Poliuto (1838; 30.11.1848 Teatro San Carlo, Napoli)
- Pia de' Tolomei [rev 2] (30.9.1838 Teatro San Carlo, Napoli)
- Lucie de Lammermoor [rev of Lucia di Lammermoor] (6.8.1839 Théâtre de la Rennaisance, Parigi)
- Le duc d'Albe (1839, incompiuta; 22.3.1882 Teatro Apollo, Roma, come Il duca d'Alba)
- Lucrezia Borgia [rev] (11.1.1840 Teatro alla Scala, Milano)
- Poliuto [rev] (10.4.1840 Opéra, Paris) (come Les martyrs)
- La fille du régiment (11.2.1840 Opéra-Comique, Parigi)
- L'ange de Nisida (1839; ?)
- Lucrezia Borgia [rev 2] (31.10.1840 Théâtre-Italien, Parigi)
- La favorite [rev of L'ange de Nisida] (2.12.1840 Opéra, Parigi)
- Adelia (11.2.1841 Teatro Apollo, Roma)
- Rita, ou Le mari battu (1841; 7.5.1860 Opéra-Comique, Paris) (Deux hommes et une femme)
- Maria Padilla (26.12.1841 Teatro alla Scala, Milano)
- Linda di Chamounix (19.5.1842 Kärntnertortheater, Vienna)
- Linda di Chamounix [rev] (17.11.1842 Théâtre-Italien, Parigi)
- Caterina Cornaro (18.1.1844 Teatro San Carlo, Napoli)
- Don Pasquale (3.1.1843 Théâtre-Italien, Parigi)
- Maria di Rohan (5.6.1843 Kärntnertortheater, Vienna)
- Dom Sébastien (13.11.1843 Opéra, Parigi)
- Dom Sébastien [rev] (6.2.1845 Kärntnertortheater, Vienna)
Voci correlate
- Opera lirica
- Compositori di opere liriche
Collegamenti esterni
- [http://www.gaetanodonizetti.net/home.asp Sito ufficiale]
Donizetti Gaetano Donizetti Gaetano
ja:ガエターノ・ドニゼッティ
1796
Eventi
Nati
- 26 luglio - Jean-Baptiste-Camille Corot, pittore francese († 1875)
- 28 agosto - Irenée-Jules Bienaymé, statistico francese († 1878)
Morti
- 7 ottobre - Thomas Reid - filosofo scozzese
096
ko:1796년
ms:1796
simple:1796
th:พ.ศ. 2339
Lorenzo Lotto
Lorenzo Lotto (Venezia, ca 1480 - Loreto, Ancona, 1556) è uno dei maggiori pittori italiani
I quali ultimi anni della sua vita provò egli felicissimi e pieni di tranquillità d'animo e, che è più, gli fecero, per quello che si crede, far acquisto dei beni di vita eterna. Il che non gli sarebbe forse avenuto se fusse stato, nel fine della sua vita, oltre modo inviluppato nelle cose del mondo, le quali, come troppo gravi a chi pone in loro il suo fine, non lasciano mai levar la mente ai veri beni dell'altra vita et alla somma beatitudine e felicità.
:Vasari, Vita di Lorenzo Lotto, 1558
Biografia
Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Venezia dove avviene la sua formazione artistica, allievo di Giovanni Bellini per alcuni, tra cui il Vasari, per il quale il Lotto, avendo imitato un tempo la maniera de' Bellini, s'appiccò poi a quella di Giorgione, ma per i più potrebbe essere stato allievo di Alvise Vivarini, in considerazione della severa monumentalità delle sue prime opere.
Tra il 1503 e il 1504 è documentato per la prima volta come pittore a Treviso, dove esegue, nel 1505, il Ritratto del vescovo Bernardo de’ Rossi, un protagonista della vita culturale cittadina. L’austera opera, al Museo napoletano di Capodimonte, di saldo impianto plastico e acuta definizione psicologica, denuncia la derivazione antonelliana e dall'arte nordica, mostrando al contempo una personalità stilistica già formata. Coperto, cioè pannello protettivo del ritratto, è lAllegoria del Vizio e della Virtù, ora nella National Gallery di Washington.
antonelliana
In essa Lotto realizza un'immagine criptica attraverso un'originale elaborazione di motivi allegorici; analogamente, lAllegoria della Castità del 1505 circa, altra coperta di un ritratto non identificato, presenta al centro una figura femminile in atto di vegliare, mentre un angelo o un genio alato sparge su di lei petali di fiori; sulla sinistra una satiresca si sporge dietro un tronco mentre a destra giace un satiro intento a libagioni; nella donna la Voluptas, l'inclinazione al piacere, è attenuata dalla Quies, uno stato sospeso di visione purificatrice che è il contrario dell'abbandono incosciente al sonno.
Successiva è la grande pala della chiesa di Santa Cristina al Tiverone, una solenne Sacra Conversazione del 1505, che, riprendendo come modello la pala belliniana di San Zaccaria, mostra un ritmo compositivo più serrato, sottolineato dell'intrecciarsi degli sguardi e dalle attitudini variate dei personaggi sacri, immersi in una luce fredda e trascorrente, molto distante dalla coeva pittura veneta, il Lotto in questa e nella successiva pittura guarderà maggiormente al Dürer e all'arte nordica, sopratutto nel realismo dei particolari, nel patetismo e nella visione di una natura misteriosa e inquietante.
Con l’Assunta del Duomo di Asolo e il Ritratto di giovane con lucerna, del Kunsthistorisches Museum di Vienna, entrambe del 1506, si conclude l’esperienza trevigiana. Di quest'ultimo si è scoperta l'identità: Broccardo Malchiostro, giovane ecclesiastico, segretario del vescovo Bernardo de' Rossil, dai fiori di carciofo ricamamti sulla tenda di broccato, presenti nello stemma dell'effigiato, e dal gioco di parole dato da BROCCATO-CARDO=BROCCARDO. Anche la lucerna che si intravede in alto a destra, posta in un ambiente scuro oltre la tenda, allude alla fallita congiura ordita nel 1503 contro di lui e il vescovo.
Acquistata in così pochi anni una notevole fama, il pittore è invitato nel 1506 nelle Marche dai domenicani di Recanati, con i quali manterrà ottimi rapporti per tutta la vita. Nel 1508 termina il grande Polittico per la chiesa di San Domenico, ora conservato nella Pinacoteca comunale. In una architettura tradizionale inserisce figure monumentali e inquiete, immerse in una penombra percorsa da una luce che crea forti contrasti. L’opera chiude il ciclo giovanile dell’attività del Lotto, ormai pittore maturo e consapevole dei propri mezzi.
Dopo un breve ritorno a Treviso, nel 1509 è a Roma, chiamato dal papa Giulio II per partecipare alla decorazione dei suoi appartamenti nei Palazzi vaticani.
Giulio II
Del 1509 circa è il San Gerolamo penitente, ora a Castel Sant'Angelo, tema già trattato nel 1506. In questa versione, a contatto con l'ambiente culturale romano, schiarische la tavolozza, immergendo il santo in un paesaggio meno nordico e più solare, ma non meno inquietante per il carattere antropomorfo di elementi naturali, quali il tronco nodoso vicino al leone o le radici, in forma di mano artigliata, dell'albero che si abbarbica sopra lo sperone di roccia, dietro il santo.
Si dice che l’impatto con la corte pontificia e la grande officina romana, dove lavorano i lombardi Bramante, Bramantino e Cesare da Sesto, i senesi Sodoma e Domenico Beccafumi, Michelangelo e soprattutto Raffaello con i suoi allievi, a fianco del quale dovrebbe lavorare, sia stata sconvolgente per il talentoso ma schivo Lorenzo: lascia Roma nel 1510, e non ne farà più ritorno, iniziando l'inquieto vagabondare che lo porterà in una condizone di emarginazione, tanto provocata che subita.
Tornato nelle Marche, vi è documentato per il contratto firmato il 18 ottobre 1511 con la Confraternita del Buon Gesù di Jesi per una Deposizione per la chiesa di San Floriano, ma ora nella locale Pinacoteca e a Recanati, dove dipinge la Trasfigurazione per la chiesa di Santa Maria di Castelnuovo, ora nella Pinacoteca, impostata su modelli raffaelleschi a cui però reagisce mostrando repentini scatti espressionistici e schemi compositivi complessi, con figure in pose macchinose. Il trionfante classicismo romano ha certamente turbato le certezze veneziane e nordiche di Lorenzo ma non lo ha mai convinto ed egli lo sperimenta quasi ad avere la conferma della sua inefficacia.
I capolavori di Bergamo
Con il trasferimento a Bergamo, una realtà culturale ai margini del dibattito intelletuale dei centri maggiori, le inquietudini maturate a Roma, ed espresse nei dipinti marchigiani, si acquietano, lasciando libero il Lotto di esprimersi in quella che potremo definire un'arte "provinciale", un'alternativa che si dimostrerà perdente di fronte al grande movimento romano. L'artista, stimolato anche dalla commitenza locale, tenta una sintesi tra la rinnovata arte veneta e la tradizione lombarda, venendo in contatto al contempo con l'opera di Gaudenzio Ferrari e forse del Correggio, sicuramente approfondendo la conoscenza dell'arte nordica, attraverso le stampe e probabilmente entrando in rapporto con Hans Holbein.
Termina la grande Pala Martinengo solo nel 1516, forse a causa dell'assedio imperiale subito da Bergamo, commissionata nel 1513 per la chiesa dei Santi Stefano e Domenico – poi demolita; la pala, priva di cornice, pilastri laterali, cimasa e predella è conservata nella chiesa di San Bartolomeo. Il Lotto inserisce le figure, contrariamente al solito, verso la fuga di colonne della navata, e non sullo sfondo dell'abside, al limite fra l’ombra e la luce, in una struttura architettonica classica ma adorna di drappi e aperta nella cupola verso il cielo, da dove piove la luce e si affacciano due angeli; i simboli recati da questi, alternati a cartigli che recano la scritta DIVINA IUSTITIA SUAVE IOGUM.
1513
Diventa il protagonista della cultura pittorica bergamasca dipingendo intensamente: del 1517 è la Susanna e i vecchioni, ora agli Uffizi e del 1521 l’Addio di Cristo alla Madre di Berlino, dove apre ancora l’architettura alla luce di un ampio giardino e le figure monumentali richiamano, nel patetismo espressivo e popolaresco, le statue di Gaudenzio Ferrari al Sacro Monte di Varallo.
Sacro Monte di Varallo
Si libera dell’apparato architettonico nella Pala di San Bernardino, del 1521, inserendo la scena in aperta campagna con la Madonna col Bambino in una zona d'ombra data da un tendone scivolante dai gradini del trono, teso da quattro angeli potentemente scorciati, con ai lati i santi Giuseppe, Bernardino, Giovanni Battista e Antonio a colloquio.
"Sotto lo schermo leggero...la sacra conversazione perde ogni ritualità, diventa amabile e confidenziale: con un gesto dimostrativo, quasi da popolana, la Madonna sembra dichiarare (e l’angelo in basso scrive) che tutta la verità è lì, nel Cristo bambino e benedicente, e non c’è problema" (Argan).
E lo sguardo penetrante che l’angelo ai piedi del trono rivolge allo spettatore vuole stabilire un legame, coinvolgerlo in una conversazione a cui tutti possono partecipare.
Contemporanea è la Pala di Santo Spirito, nell’omonima chiesa bergamasca, e di analogo impianto, anche se con una rappresentazione meno popolaresca; nel San Giovannino si può vedere un riferimento a Leonardo mentre in aperto confronto con Correggio sono gli angeli che fanno corona alla Madonna.
Nel 1524 Lotto riceve dal conte Giovan Battista Suardi, appartenente ad una famiglia in odore di simpatie protestanti, la commissione di decorare l’oratorio privato annesso alla villa di famiglia a Trescore Balneario.
Trescore Balneario
La decorazione, eseguita nel corso dell'estate 1524, comprendeva il soffitto, affrescato con un finto pergolato, tra cui giocano putti, la controfacciata con Storie di santa Caterina e Maddalena e le due pareti laterali con da una pate le Storie di santa Brigida e nell'altra le Storie di santa Barbara; nel suo complesso il programma iconografico è la celebrazione della vittoria di Cristo sul male, annunciato dai profeti e dalle sibille, garantita e confermata dalla vita dai santi.
Le Storie di Santa Brigida sono rese discontinue dall'intrusione dell’ingresso e di due finestre dell'Oratorio; il Lotto realizza tre scene distinte, ognuna delle quali contiene diversi episodi della vita della santa, unite da un finto muro continuo sul quale si aprono tondi da cui si affacciano profeti e sibille. Nella scena con La vestizione di santa Brigida, dove è ritratta anche la famiglia del committente, la scena pricipale si svolge davanti un abside di chiesa; sull'altare è un natura morta composta di oggetti sacri - forse un ricordo della Messa di Bolsena di Raffaello - il muro sulla destra della chiesa è crollato e si apre su una veduta di campagna dov'è la scena con L'elemosina di santa Brigida.
Le Storie di Santa Barbara, alle spalle di una grande figura di Cristo - vite, con le dita che si prolungano in tralci verso medaglioni entro i quali sono rappresentati santi che respingono gli eretici che, muniti di scala e roncole, tentano di tagliare i tralci della vite; in secondo piano, si inseriscono figure più piccole lungo una serie di edifici e di squarci paesaggistici, in una serie di piccoli e brillanti episodi, che sfociano in una scena di mercato; Lotto crea una storia senza eroi, svolta per aneddoti, e perciò prossima alle rappresentazioni del nord Europa, che non può che essere antiretorica e perciò anticlassica, come mostrano anche gli accordi inconsueti dei timbri dei colori, il giallo col viola, il rosa col verde, il bianco col bruno.
L'ostilità veneziana
Europa
Nel 1527 Lotto ritorna a Venezia, proprio quando il Sacco di Roma ha disperso gli artisti da Roma e Tiziano è il principe dei pittori italiani, ma mantiene commissioni a Bergamo e nelle Marche.
Nell’Annunciazione dipinta per la chiesa di Santa Maria sopra Mercanti a Recanati, ora nella Pinacoteca, il Lotto rovescia l’interpretazione del tema svolta da Tiziano nell’Annunciazione di Treviso: "la Vergine di Tiziano è una regina in preghiera che si volge nobilmente a ricevere nel suo palazzo il messaggero divino. La Vergine del Lotto è una brava ragazza; il messaggio la coglie di sorpresa mentre prega nella sua stanza; non osa neppure volgere il capo; il suo gesto, quasi di difesa, è quello di che si sente colpito alle spalle da un richiamo improvviso. Il miracolo è ancora un fatto della vita, così concreto che lo vede anche il gatto e scappa. Perché si veda che è un miracolo bisogna mettere in scena anche il Padreterno che impartisce l’ordine, e fare entrare l’angelo con un fiotto di luce che non si sa se sia naturale o celeste. Abbiamo già veduto qualcosa di simile: nel Sogno di Sant’Orsola del Carpaccio. Non altrimenti si spiega il senso di questo interno in penombra contrapposto al giardino luminoso, quasi quattrocentesco nelle | | |