Home About us Products Services Contact us Bookmark
:: wikimiki.org ::
Bibbia

Bibbia

La Bibbia (dal greco βιβλία, o biblìa, che significa libri) è il libro sacro della religione ebraica e di quella cristiana. È un testo formato da diversi libri differenti per origine e composizione, scritti in un lungo periodo di tempo. Il canone, cioè l'elenco dei libri da considerare ispirati, è stato oggetto di discussione nei secoli passati e ha portato a risultati diversi a seconda delle comunità religiose. L'insieme dei libri che compongono la Bibbia è conosciuto anche con il termine di Sacre Scritture.

Bibbia ebraica e samaritana

Vedi l'articolo principale Tanach La Bibbia ebraica, in ebraico Tanach, è divisa in 3 grandi parti:
- Torah
- Neviim (Profeti) a loro volta divisi in profeti anteriori e posteriori
- Ketuvim (Agiografi) Tutti i libri sono stati scritti principalmente in ebraico con alcune piccole parti in aramaico. Nell'ambito dell'ebraismo antico alcune correnti consideravano come sacra la sola Torah, e dall'antichità i samaritani hanno mantenuto una posizione simile, considerando canonici solo il pentateuco e il libro di Giosuè. Le comunità ebraiche di lingua greca seguivano invece un canone più ampio dell'attuale, il cosiddetto canone alessandrino, derivato dalla versione dei Settanta della Bibbia. Nel I secolo d. C. per l'ebraismo venne considerato come definitivo il canone palestinese, più ristretto di quello alessandrino, privilegiando come testo di riferimento il testo masoretico, cioè quello ebraico annotato dai rabbini in un processo continuato per diversi secoli.

Bibbia cristiana

La Bibbia cristiana comprende l'Antico Testamento, che corrisponde alla Bibbia Ebraica, ed il Nuovo Testamento, cioè la parte relativa a Gesù Cristo e alla Chiesa apostolica. La maggior parte delle chiese protestanti, seppure con differenze a seconda dei periodi, segue per l'Antico Testamento il canone ebraico. La chiesa cattolica e quelle ortodosse seguono invece il canone alessandrino (con qualche differenza). I libri che non appartengono al canone della Bibbia ebraica sono detti deuterocanonici dai cattolici e apocrifi dai protestanti, i quali il più delle volte li inserivano a parte fra i due testamenti. L'ordine e i titoli dei libri per tutte le confessioni cristiane sono tradizionalmente quelli della versione greca, mentre in ebraico i libri vengono chiamati con le parole iniziali e l'ordine è differente, ma è comune anche chiamarli con i nomi di origine greca. Anche per il Nuovo Testamento, in età antica, vi erano state differenze fra le varie chiese sul numero dei libri da recepire come ispirati. In particolare erano sorti dubbi sulle epistole non attribuite a Paolo di Tarso e sull'Apocalisse. Alcuni libri controversi non compresi nel canone furono chiamati antilegomena.

Contenuto

La Bibbia contiene generi letterari diversi fra loro. Non è casuale che la parola di origine (biblia) sia un plurale per indicare questa varietà di generi letterari. La scrittura del testo cominciò al tempo della prima deportazione babilonese degli Ebrei, quando la trasmissione fino ad allora orale rischiava di disperdersi. In particolare si intrecciano insieme due tradizioni orali, quelle del Nord e del Sud della Palestina; non è trascurabile neanche l'influenza delle culture orientali con cui vennero a contatto i primi scrittori in terra babilonese.

Antico Testamento

Vedi l'articolo principale Antico Testamento. L'Antico Testamento è la raccolta degli scritti epici del popolo ebraico. comprende al suo interno diversi generi letterari, con il racconto della creazione del mondo, le vicende dei patriarchi e del popolo ebraico, la legislazione mosaica, la predicazione dei profeti, i libri sapienziali e i salmi. Una possibile suddivisione in base al contenuto può essere quella in quattro parti, cioè il Pentateuco, i Libri Storici, i Libri Sapienziali e i Libri Profetici.

Nuovo Testamento

Vedi l'articolo principale Nuovo Testamento. Il Nuovo Testamento, facente parte della sola bibbia cristiana, redatto originariamente in greco, è composto dei quattro Vangeli, delle lettere dell'apostolo Paolo delle Lettere cattoliche, degli Atti degli Apostoli e dell'Apocalisse di San Giovanni apostolo ed evangelista, per un totale di ventisette scritti.

Lettura e interpretazione

L'interpretazione della Bibbia ha dato luogo a diverse scuole esegetiche, talvolta note a seconda delle regioni geografiche in cui sono sorte o delle lingue con cui venivano scritti i commenti.

Esegesi antica

ESEGESI EBRAICA
- Alessandrina: la scuola esegetica alessandrina rappresenta un punto di contatto del mondo ebraico con quello greco. Il tipo di lettura predominante era quello allegorico, con il quale veniva dato un significato etico e psicologico a molte parti della scrittura, come ad esempio alle leggi rituali ecc. Il maggiore esponente di questa scuola fu Filone di Alessandria, il quale a sua volta venne ripreso da teologi cristiani alessandrini dei secoli successivi.
- Le diverse scuole talmudiche (halakah e haggadah) vedi testi sacri ebraici. Esse hanno un forte interesse prevalentemente per la Toràh, dato il suo ruolo primario nell'ebraismo, e quindi privilegiano una lettura halakhika (legalista). ESEGESI CRISTIANA
- Scuola cristiana di Alessandria: il maggior esponente di questa scuola fu Origene. Come per l'omonima scuola giudaica ebbe un grande rilievo l'allegorismo e veniva data una lettura tipologica dell'Antico Testamento rispetto al Nuovo, cioè gli avvenimenti e i personaggi della Bibbia ebraica erano una figura e una prefigurazione del Nuovo Testamento.
- Scuola di Antiochia e Sira: in opposizione a quella alessandrina, veniva dato grande rilievo al senso letterale e storico, mantenendo un metodo esegetico sobrio e rigoroso. I maggiori esponenti di questa scuola furono Teodoro di Mopsuetia, Teodoreto di Ciro, Giovanni Crisostomo, che divenne patriarca di Costantinopoli, Diodoro di Tarso, Efrem Siro.
- Scuola Latina: fra coloro che scrivevano in latino sono da annoverare, tra i maggiori commentatori della Bibbia, Ambrogio, Agostino di Ippona, Girolamo, quest'ultimo autore anche della famosa traduzione latina della Vulgata.

Medioevo

Esegesi ebraica


- Salomone Rashi
- Moshe ben Maimonide

Esegesi cristiana


- Scolastica: nell'interpretazione più diffusa del medioevo alla Scrittura vengono dati solitamente quattro sensi: letterale, allegorico, morale e anagogico. Per la Chiesa cattolica l'organicità della ispirazione divina è sancita dalla tradizione (vedi anche enciclica Dei Verbum).

Fonti e versioni

Le versioni della Bibbia possono essere suddivise in due categorie: quelle antiche, importanti soprattutto per la critica testuale, e quelle moderne, che spesso hanno avuto un influsso considerevole nella letteratura e nella lingua in cui furono tradotte. Qui di seguito sono elencate le principali versioni (abbreviazioni: BE Bibbia ebraica, DC Deuterocanonici, NT Nuovo Testamento):

versioni antiche


- Rotoli del Mar Morto (BE +DC) È la versione più antica in ebraico dell'Antico Testamento, ritrovata nel XX secolo, e non presenta grosse differenze col Testo masoretico
- Testo masoretico (BE) Tra l'800 e il 1400 studenti ebrei di scuole rabbiniche, detti Masoreti, fecero l'enorme sforzo di comparare i testi di tutti i manoscritti biblici conosciuti allo scopo di creare un testo unico, la versione che nacque dal loro lavoro è detta testo masoretico. I masoreti inserirono anche vocali al testo, visto che i testi originali erano formati soltanto di consonanti, queste aggiunte hanno implicato a volte anche l'interpretazione di quanto era scritto, in quanto alcune parole avevano significati differenti a seconda della vocale usata.
- Pentateuco samaritano (Torah e Giosuè)
- Versione dei Settanta (o Septuaginta, o LXX) (BE+DC) È l'antica versione greca, scritta ad Alessandria d'Egitto ed usata dagli ebrei di lingua greca.
- Peshitta
- Vetus latina (BE+DC+NT) La più antica versione della Bibbia in latino è detta Vetus latina ed è la traduzione della versione dei Settanta, il traduttore non è noto ma si ipotizza che non sia opera di una sola persona e che sia stata scritta in diversi periodi di tempo.
- Vulgata (BE+DC+NT) San Girolamo fece una traduzione in latino, detta Vulgata a partire dai testi in lingua ebraica, in quanto aveva dei dubbi sulla versione dei Settanta, comunque per volere della Chiesa del tempo inserì anche i testi deuterocanonici mantenendo per questi la versione della Vetus latina.
- Gotica di Ulfila

Versioni moderne

La Bibbia è stata tradotta in quasi 400 lingue. Di seguito si riportano le versioni moderne più importanti in alcune lingue europee.

Italiano

Le traduzioni in italiano più antiche, manoscritte e parziali, risalgono al XIII secolo. Si segnalano di seguito solo quelle a stampa:
- Bibbia del Malermi (1471).
- Bibbia di Antonio Brucioli (1530).
- Bibbia di Giovanni Diodati (1641) realizzata sia sulla Vulgata che sui testi originali. Questa traduzione e le successive versioni rivedute sono il testo tradizionale del protestantesimo italiano.
- Bibbia di A. Martini (1778) (BE+DC+NT), dalla vulgata. Tra le traduzioni recenti, che a differenza delle precedenti e di quasi tutte le anteriori sono fatte sui testi originali, segnaliamo:
- Bibbia in 3 volumi, Marietti editore, a cura di Salvatore Garofalo.
- La Bibbia Concordata: 1968 Mondadori, curata da un gruppo di biblisti ebrei, cattolici, ortodossi e protestante che hanno 'concordato' il testo.
- Bibbia CEI (1971): viene usata nella liturgia cattolica.
- Nuovissima versione della Bibbia, Edizioni Paoline, curata da un gruppo di biblisti (1980).
- Bibbia in lingua corrente (1985), frutto di un lavoro di collaborazione interconfessionale tra cattolici e protestanti.
- Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture (versione dei testimoni di Geova).
- I libri di Dio, Oscar Mondadori, 2000. Divisa in sei volumi, è caratterizzata dall'assenza di note al testo, alla quale però si contrappone la presenza di ampi apparati introduttivi e brevi introduzioni esplicative ai vari brani. È opera di un gruppo di giovani docenti e ricercatori di varie università pontificie, che ha tradotto in un italiano moderno i testi originali.

Francese

La più famosa è la Bible de Jérusalem (1973), realizzata dalla celebre École Biblique de Jérusalem. È rinomata soprattutto per le sue introduzioni, per le dotte note a fondo pagina, e per la ricchezza di rimandi a margine. È stata tradotta, con il testo biblico o solo nella parte di commento e introduzione, in molte altre lingue. L'edizione italiana traduce tutto il materiale, a eccezione del testo biblico, per il quale adotta la traduzione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana del 1974, approvata per l'uso liturgico.

Tedesco


- Bibbia di Lutero (1545).

Prescrizioni alimentari

Tra i molti precetti contenuti nell'Antico Testamento si trovano anche precetti che difficilmente sono ritenuti comprensibili oggi per chi non è ebreo o non sa nulla della religione ebraica, come la proibizione di mangiare tutti quegli animali acquatici che non hanno pinne né squame (Levitico, 11, 9-12). Considerando tali proibizioni alla lettera, nell'ebraismo ortodosso vige come conseguenza il divieto di mangiare aragoste, polpi, e calamari.

Voci correlate


- Antico Testamento
- Canone della Bibbia
- Libri deuterocanonici
- Nuovo Testamento
- Testi sacri ebraici
- Vangeli
- Vangeli apocrifi
- Vangeli gnostici

Collegamenti esterni


- [http://www.vatican.va/archive/bible/index_it.htm La bibbia ufficiale della Chiesa Cattolica in inglese, italiano e latino]
- [http://www.laparola.net La bibbia online]
- [http://www.watchtower.org/languages/italian/bibbia/index.htm La bibbia dei Testimoni di Geova.]
- [http://camcris.altervista.org/contrad.html Il cammino cristiano] - Esistono contraddizioni nella Bibbia?
- [http://www.mchiarello.homepage.t-online.de/chiarello Cronologia biblica] ja:聖書 ko:성서 ms:Bible simple:Bible zh-min-nan:Sèng-keng

Religione ebraica

L'Ebraismo è il complesso di credenze religiose, scritte ed orali, e l'insieme di tradizioni culturali, etniche e rituali proprie del popolo ebraico.

Religione ebraica

Sacre Scritture e monoteismo

Il testo sacro per antonomasia, ma non l'unico nell'Ebraismo, è la Torah, scritto in ebraico, corrispondente ai 5 libri del Pentateuco e forse redatto in maniera definitiva tra il VII ed il VI secolo AC a testimonianza della scelta del Popolo di Israele, da parte di Dio, quale suo sacerdozio e del patto stretto da Questi con gli Ebrei. Il Canone ebraico delle Sacre Scritture venne definito nel I secolo d.C. Il fulcro della fede israelitica è la confessione monoteistica (Dt. 6,4: Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno...), la quale, malgrado i precedenti tentativi compiuti in Egitto dal faraone Amenofi IV (XIV secolo AC), solo nell'Ebraismo trova la sua più compiuta affermazione. A sua volta, la fede monoteistica si incentra nella definizione che Dio medesimo offre di sé in Es. 3,14: Io sono l'Essenza dell'Essere. Se ci atteniamo alla lettera al testo biblico, questa affermazione (in ebraico Ehyèh ashèr èhyèh) è di fatto, intraducibile, poiché si dovrebbe disporre di un tempo verbale in grado di rendere, contemporaneamente, il presente, il passato ed il futuro. Infatti, Dio è Colui che, pur non mutando nella Sua essenza, accompagna il popolo ebraico in tutte le vicissitudini storiche. In questo senso, Dio è legato all'uomo nel passato, nel presente e nel futuro. La principale conseguenza di questa consapevolezza monoteistica è, in primo luogo, l'idea della signoria di Dio sul mondo e sulla storia, anche se ciò non significa che la realtà terrena non goda di una sua autonomia espressa dal libero arbitrio. Visto però lo stretto legame fra immanenza e trascendenza, in ambito ebraico non si conosce il dualismo ontologico, proprio invece del Cristianesimo, che separa il mondo da Dio; Cristo dice: Sono venuto in questo mondo, ma il mio regno non è di questo mondo). L'uomo non può percepire la reale essenza della Divinità, come viene detto nell'Esodo 33:20 "Un uomo non può vedermi e vivere"; Dio è conoscibile soltanto dalle Sue opere e dai suoi attributi, le Sue middòt.

Etica

L'Ebraismo presenta una concezione dualistica solo in ambito etico, in cui vengono distinte le vie del Bene dalle vie del Male. Proprio a partire da questa dottrina morale, l'Ebraismo sviluppa sia l'idea della creazione, quale creatio ex nihilo (creazione dal nulla, fino ad allora sconosciuta), sia l'idea di uno sviluppo lineare e non ciclico della storia. Percepito dagli uomini nella sua limitatezza, il tempo viene considerato come l'insieme di quelle irripetibili occasioni, offerte all'uomo, per manifestare la sua libertà all'interno della creazione (decidersi per il Bene o per il Male, per la vita o per la morte). Un'altra caratteristica propria dell'Ebraismo è l'idea di un legame con Dio, che non ha nulla di mistico o di ascetico. Questo legame si instaura nella comunione dell'alleanza, in cui il Creatore e la creatura mantengono separate le rispettive identità. È esattamente la categoria teologica dell'Alleanza ad essere costitutiva dell'Ebraismo: essa rappresenta il reciproco impegno, per cui all'elezione e alla benevolenza di Dio deve corrispondere, da parte di Israele, l'osservanza delle 613 mitzvòt i precetti che abbracciano ogni aspetto della vita dell'uomo. Per questo motivo, gli studiosi parlano spesso di nomismo dell'Alleanza, essendo la religione di Israele fondata sulla Legge. In effetti, però, il termine Torah (il Pentateuco) non significa nómos ("Legge"), bensì insegnamento, ecco perché, riguardo all'Ebraismo, si può parlare più correttamente di ortoprassia piuttosto che di ortodossia. Va tenuto presente, però, che, malgrado la signoria della Santa Torah su ogni aspetto della vita umana, nell'Ebraismo la teocrazia si combina con una particolare concezione dell'autonomia creaturale, che rappresenta una sorta di premessa teorica della laicità.

Mosè e i profeti

Nell'elaborazione teologica dell'Ebraismo, è di notevole importanza il ruolo che viene attribuito a Mosè, il quale è considerato il più grande dei profeti non perché la sua speculazione su Dio sia superiore a quella di Isaia o di Ezechiele, quanto piuttosto perché è stato l'unico uomo ad abbattere, per usare le parole del Rambam (Moshe ben Maimonide), tutte le barriere che impediscono di contemplare la visione del Santo Benedetto, tutte tranne che quella dell'intelletto umano (cfr. Moshe Maimonide, "Gli Otto Capitoli, La dottrina etica" cap. VII); in altre parole Mosè secondo la Tradizione Rabbinica è stato l'unico uomo a raggiungere il massimo grado dello spirito profetico, ed è in ciò che sta la sua grandezza. A Mosè è stata consegnata la Torah e a lui è stato affidato il compito di condurre il Popolo Ebraico attraverso il deserto, fino in Eretz Isra'el, solo ad un uomo di così alte virtù profetiche poteva essere affidato un così grande compito. Naturalmente, una funzione importantissima svolgono anche gli altri profeti, i quali richiamano all'essenzialità e allo scopo ultimo della Torah, così come i "Libri Sapienziali" approfondiscono il significato dei precetti morali contenuti nella Torah. Il valore attribuito alla Parola divina e all'elemento escatologico esercita una grande influenza sul Cristianesimo primitivo (basti pensare al prologo del Vangelo giovanneo che da questa trae la propria elaborazione teologica sul Logos), ma anche sulla prima speculazione dell'età giudeo-ellenistica di (Filone d'Alessandria, che è il primo pensatore a tentare una conciliazione fra le categorie filosofiche greche e la fede ebraica). Anche lo sviluppo dell'apocalittica cristiana risente molto dell'influsso ebraico e, in particolare, del Libro di Daniele.

Commenti della bibbia

In epoca rabbinica, il problema fondamentale dell'Ebraismo diviene quello di preservare la propria identità all'interno di un mondo ostile, che, al massimo, concepisce l'Ebraismo come una dottrina propedeutica alla comprensione del Cristianesimo. Pertanto, i rabbini si preoccupano di preservare e di attualizzare il patrimonio della Torah, preoccupazione che inizia a trovare una sua prima concreta applicazione già nella stesura della Mishna e del Talmud (babilonese e gerosolomitano). In questo periodo, si assiste anche alla compilazione della Halakhah, che interpreta i precetti della Legge, pur considerando misteriosa, in ultima istanza, la volontà di Dio, e della Haggadhah, ossia la tradizione esegetica ed omiletica, che si esprime per mezzo di leggende, basate sul testo biblico, e aventi il compito di illuminarne i significati più reconditi. Il Midrash o "Commento Biblico" racchiude ed interpreta sia la Halakhah che la Haggadhah.

Filosofia e mistica

L'Ebraismo ha prodotto anche una filosofia vera e propria, la quale passa attraverso l'influenza stoica, neoplatonica ed aristotelica, quest'ultima mediata dai pensatori arabi (Avicenna e Averroè in particolare). Per quanto riguarda l'apporto filosofico, si ricordano, nel Medioevo ebraico, le figure di Yehudah ha-Lewi e di Moshe ben Maimonide. L'Ebraismo sefardita si distingue per i suoi studi di natura filosofico-teologica, mentre l'Ebraismo ashkenazita si caratterizza per una maggiore concentrazione sugli studi talmudici e sulla mistica, la quale sfocerà nel movimento chassidico dell'Europa orientale. Il misticismo ebraico si radica nell'esperienza profetica e, soprattutto, nelle interpretazioni della Ma’asè Merkava (l'"opera del carro") con cui si apre il Libro di Ezechiele. Gli studi mistici danno vita alla Kabalah, che nasce nel XIII secolo in Provenza ad opera di Abraham Abulafia e che viene poi approfondita, nel XVI secolo, dalla scuola di Safed, di cui Isaac Luria è l'esponente di spicco. In epoca moderna un grande studioso e riscopritore della Kabalah e della mistica ebraica in genere è stato ilScholem che le ha rivalutate da secoli di relegamento nella pseudo-magia. Il movimento pseudomessianico del sabbatianismo prima, e poi del chassidismo polacco (seconda metà del XVIII secolo) rappresentano i momenti più significativi nello sviluppo del misticismo ebraico, misticismo che ha molto influenzato anche la dottrina ascetica cristiana. È interessante notare la costante tensione, in seno all'Ebraismo, fra misticismo e filosofia, poiché, malgrado la diversa prospettiva, i problemi di fondo sono comuni: il rapporto fra Creatore e creatura, il legame fra finito ed infinito, la realtà del Male. In età moderna, Moses Mendelssohn è il filosofo che, cerca di conciliare la haskalah o Illuminismo ebraico con la stessa modernità occidentale, mostrando come l'Ebraismo si armonizzi con le esigenze della ragione. Strade simili hanno percorso, più avanti, Hermann Cohen, Franz Rosenzweig e Martin Buber.

Sviluppi recenti

In tempi più recenti, si è assistito alla nascita dell'Ebraismo riformato, il quale, sorto in Germania, si è ben presto diffuso negli Stati Uniti. L'Ebraismo riformato cerca di ridurre e relativizzare l'imponente complesso delle mitzvòt della Torah, che separano di fatto il popolo di Israele dal resto del mondo. Naturalmente, grandi modifiche sono subentrate nel pensiero filosofico e religioso ebraico a seguito della fondazione, nel 1948, dello Stato di Israele.

Oggetti liturgici

Tra gli oggetti liturgici e culturali più importanti nella religione ebraica vi sono:
- Menorah, candelabro 'a sette bracci', simbolo ebraico presente in tutte le residenze degli Ebrei e in tutte le sinagoghe;
- Mezuzzah, piccolo contenitore dello Shemà (preghiera fondamentale dell'ebraismo, da recitare ogni giorno al mattino e alla sera), affisso agli stipiti della propria casa;
- Tefillin, conosciuti come filattèri, sono le cinghie di cuoio indossate sulle mani e intorno alla fronte, legate a piccole scatole nere contenenti preghiere;
- Kippah, il copricapo indossato in sinagoga dagli Ebrei maschi in mancanza di altre coperture;
- Talled, scialle da preghiera in tessuto bianco con fasce, spesso di colore scuro, caratterizzato da lunghe sfrangiature di tessuto alle estremità;
- Maghen David (traduz. Scudo di Davide), stella a sei punte presente nella bandiera dello Stato di Israele insieme alle fasce blu del Talled, è diventato il simbolo del Sionismo dopo l'uso che ne venne fatto dai nazisti durante la Shoah;
- Hannukiah, plurale Hannukkioth, candelabro ad 'otto bracci' utilizzato per accendere i lumi durante la celebrazione della festa di Hannukkah (Festa delle luci)

Collegamenti esterni

;Siti istituzionali: In rete si trovano centinaia di siti sull'ebraismo che possono anche essere inattendibili, per completezza qui vengono riportati quelli istituzionali nazionali in ordine alfabetico:
- http://www.chabad.it/ (Ebraismo Lubavitch in Italia)
- http://www.cdec.it/ (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea)
- http://www.e-brei.net/ (Ebraismo in rete - Newsgroup it.cultura.ebraica)
- http://www.levchadash.it/ (Ebraismo Liberale in Italia)
- http://www.ucei.it/ (Unione delle Comunità ebraiche italiane)
- http://www.ugei.it/ (Unione Giovani Ebrei d'Italia) ---- Si ringrazia Paolo Pastore per la gentile concessione alla pubblicazione. categoria:ebraismo ja:ユダヤ教 ko:유대교 ms:Yahudi simple:Judaism th:ยูได zh-min-nan:Iu-thài-kàu

Canone della Bibbia

Il canone della Bibbia è l'elenco dei libri considerati ispirati dagli ebrei e dai cristiani. La Bibbia ebraica, detta in ebraico Tanach, non considera ovviamente il Nuovo Testamento e, per quanto riguarda l'Antico Testamento, accoglie solo i libri stabiliti nel cosiddetto Concilio di Jamnia, in cui vennero respinti alcuni libri già presenti nella versione detta dei LXX, in uso presso le comunità ebraiche di lingua greca, adottando come versione normativa il Testo masoretico. La versione in lingua greca fu invece quella più usata dalle prime comunità cristiane, che pertanto hanno seguito un canone più ampio. I libri non presenti nel canone ebraico sono attualmente chiamati deuterocanonici. In ambito cristiano la questione fu riaperta durante la Riforma protestante. Molti protestanti ritennero che i deuterocanonici (da loro chiamati apocrifi) avessero valore come letture edificanti ma non come testi dottrinali, pertanto venivano inseriti a parte fra l'Antico e il Nuovo Testamento. Alcune chiese, a partire dal XIX secolo, li hanno eliminati del tutto. Anche per il Nuovo Testamento cristiano esiste una questione deuterocanonica. Un certo numero di libri non venne accolto nei primi canoni neotestamentari. Il canone attuale venne approvato dalle chiese orientali e occidentali in diversi sinodi alla fine del IV secolo. Di seguito è indicato l'elenco completo dei libri canonici secondo le diverse comunità religiose:

Canone ebraico


- Pentateuco:
  - Genesi
  - Esodo
  - Levitico
  - Numeri
  - Deuteronomio
- Libri Storici:
  - Giosuè
  - Giudici
  - Rut
  - Primo libro di Samuele
  - Secondo libro di Samuele
  - Primo libro dei Re
  - Secondo libro dei Re
  - Primo libro delle Cronache
  - Secondo libro delle Cronache
  - Esdra
  - Neemia
  - Ester
- Libri sapienziali:
  - Giobbe
  - Salmi
  - Proverbi
  - Qoelet detto anche Ecclesiaste
  - Cantico dei cantici
- Libri profetici:
  - Isaia
  - Geremia
  - Lamentazioni
  - Ezechiele
  - Daniele
  - Osea
  - Gioele
  - Amos
  - Abdia
  - Giona
  - Michea
  - Naum
  - Abacuc
  - Sofonia
  - Aggeo
  - Zaccaria
  - Malachia

Canone cristiano

Comprende l'Antico Testamento e il Nuovo Testamento. Per quanto riguarda l'Antico Testamento vi sono le seguenti differenze a seconda delle chiese:

Antico Testamento cattolico

Tutti i libri del canone ebraico con aggiunti i seguenti libri:
- Libri sapienziali
  - Sapienza
  - Siracide detto anche Ecclesiastico
- Libri Storici
  - Tobia
  - Giuditta
  - 1 Maccabei
  - 2 Maccabei
- Libri profetici
  - Baruc Questi testi più alcuni passi dei libri di Daniele ed Ester fanno parte dei libri deuterocanonici.

Antico Testamento Ortodosso

Al canone cattolico vanno aggiunti:
- Libri Storici:
  - primo libro di Esdra
  - 3 Maccabei
  - 4 Maccabei

Antico Testamento protestante

Solitamente è lo stesso di quello ebraico, sebbene le traduzioni storiche della Bibbia compiute dai riformatori comprendessero anche gli apocrifi/deuterocanonici. A titolo di esempio, il VI articolo di religione della Chiesa d'Inghilterra del 1571 elenca i libri del canone ebraico come canonici, mentre degli altri libri rimanenti del canone cattolico si afferma che "la Chiesa, come disse san Girolamo, li legge come esempi di vita e istruzione di comportamenti, ma non li utilizza per basarvi alcuna dottrina". Nondimeno sono inseriti nel Lezionario anglicano.

Nuovo Testamento

Per quanto riguarda il canone del Nuovo Testamento, esso è accettato da tutte le Chiese, sebbene non siano mancate in età antica controversie su alcuni scritti.
- Vangeli
  - Vangelo secondo Matteo
  - Vangelo secondo Marco
  - Vangelo secondo Luca
  - Vangelo secondo Giovanni
- Atti degli Apostoli e lettere di San Paolo
  - Atti degli Apostoli
  - Lettera ai Romani
  - Prima lettera ai Corinzi
  - Seconda lettera ai Corinzi
  - Lettera ai Galati
  - Lettera agli Efesini
  - Lettera ai Filippesi
  - Lettera ai Colossesi
  - Prima lettera ai Tessalonicesi
  - Seconda lettera ai Tessalonicesi
  - Prima lettera a Timoteo
  - Seconda lettera a Timoteo
  - Lettera a Tito
  - Lettera a Filemone
  - Lettera agli Ebrei
- Lettere cattoliche e Apocalisse
  - Lettera di Giacomo
  - Prima lettera di Pietro
  - Seconda lettera di Pietro
  - Prima lettera di Giovanni
  - Seconda lettera di Giovanni
  - Terza lettera di Giovanni
  - Lettera di Giuda
  - Apocalisse di San Giovanni

Canoni antichi del Nuovo Testamento

Il canone del Nuovo Testamento fu definito piuttosto tardi. Fino alla prima metà del II secolo nel cristianesimo non esisteva alcun canone tranne i libri sacri dell'ebraismo poichè, diversamente dai fondatori di altre religioni, Gesù non dettò ne scrisse mai nulla. In seguito le diverse Chiese cristiane selezionarono alcuni testi da loro ritenuti più autorevoli e congruenti con ciò che ritenevano la tradizione apostolica. Si ebbero notevoli differenze fra le chiese. Ad esempio il Canone muratoriano, chiamato così dal nome dello scopritore Ludovico Antonio Muratori, elenca i libri canonici presso la Chiesa di Roma verso la fine del II secolo, e fra questi mancano la lettera agli ebrei e la lettera di Giacomo. In Oriente, sempre nel II secolo, Clemente Alessandrino elenca un canone più ampio di quello attuale, comprendente la Didachè, la lettera di Barnaba il Pastore di Erma, l' Apocalisse di Pietro. Nel sinodo di Laodicea del 363 appare un elenco dei libri canonici simile all'attuale tranne che per l' Apocalisse di Giovanni. Tale libro viene spesso omesso negli elenchi più antichi di libri canonici. Dopo varie controversie il canone attuale del Nuovo Testamento fu sanzionato nella Chiesa latina nel 393 con il Sinodo di Ippona e nel 397 con il Sinodo di Cartagine. In oriente esso viene definito qualche anno prima da Atanasio, patriarca di Alessandria, nel 367.

Link esterni


- [http://www.ntcanon.org/ Lo sviluppo del canone del nuovo Testamento (in inglese)] Categoria:Bibbia ebraica Categoria:Bibbia cristiana Categoria:cristianesimo ortodosso

Tanach

Tanách (raramente: Tenách) (תנך , TNK) è l'acronimo cui si designano i testi sacri della Religione ebraica, la cosiddetta "Bibbia ebraica", parte dell'Antico Testamento cristiano. Le tre lettere TNK sono infatti le iniziali dell'espressione Torah, Neviim, Ketuvim (Torah, Profeti, Agiografi), le tre parti della Scrittura. TNK, secondo le regole fonetiche dell'ebraico si può pronunciare sia tanach sia (più di rado) tenách (con la prima e come la prima e del francese premier). È interessante notare che la parola "Bibbia" non ha un equivalente in ebraico, anche se nell'espressione "i rotoli delle Scritture" si può notare una certa comunanza di significato. Tutti i libri sono stati scritti in ebraico con alcune piccole parti in aramaico. È comunque da ricordare in proposito che il canone ebraico accetta solo il testo ebraico, il c.d. testo masoretico.

Le tre parti della Scrittura

I tre libri in cui è diviso il canone biblico, suddivisi a loro volta in altri libri per un totale di ventiquattro. Al tempo del Santuario di Gerusalemme, spettava al Sinedrio valutare se un testo dovesse far parte del Tanàch. La decisione veniva presa in base a vari criteri, tra cui che il libro in questione fosse stato scritto con spirito profetico. Nella tradizione ebraica si chiama Torah Scritta quella contenuta nei ventiquattro libri, e Torah Orale (cioè Talmud) quella che cita le discussioni rabbiniche che avevano luogo al tempo del Santuario di Gerusalemme con tutte le codificazioni ad esso posteriori. Il Tanach è composto da 24 libri:
- Torah (Pentateuco): Genesi - Esodo - Levitico - Numeri - Deuteronomio
- Neviim (Profeti): Giosuè - Giudici - Samuele I - Samuele II - Re I - Re II - Isaia - Geremia - Ezechiele - 12 Profeti Minori
- Ketuvim (Agiografi) Salmi di Davide - 5 Meghillot - Giobbe - Proverbi - Cronache I - Cronache II (Per un approfondimento sul numero dei libri canonici vedi Canone della Bibbia)

Voci correlate


- Bibbia
- Canone della Bibbia Categoria:Bibbia ebraica Categoria:Antico Testamento Categoria:Testi sacri



Agiografi

La raccolta del Ketuvìm (in italiano Agiografi o, raramente, Scritti), è composta da 13 Libri sapienziali. Comprendono scritti di varie categorie: salmi, libri di saggezza, annali storici.
Li elenchiamo qui di seguito usando i nomi ebraici con relativa traduzione italiana.

Tehillim - Salmi

Il significato del nome del libro è "lodi". I Tehillim sono una raccolta di 150 canti liturgici, composti in epoche diverse da ben dieci autori fra cui Mosè, Avraham, i figli di Korach e, ovviamente, David e Shlomò.
Il libro, come la Torà, è suddiviso in cinque sezioni composte da una grande varietà di salmi: lodi (capp. 8, 19, 33, 100, 111-114), suppliche (capp. 3, 5, 21, 130), ringraziamenti (capp. 18, 30, 32, 129), testi in ordine alfabetico (capp. 25, 111, 119), brani riguardanti la saggezza e la morale, salmi storici (cap. 78).

Mishle - Proverbi

Questo libro, opera di re Shlomò, appartiene a quella che viene comunemente chiamata letteratura sapienziale.
Si tratta di una raccolta di sentenze e consigli che incitano ad adottare una condotta virtuosa e a respingere il male. La saggezza poggia sulla fiducia in Dio; consiste nell'amare la Torà, nella pratica della giustizia e dell'elemosina, nell'osservanza della fedeltà coniugale e nell'evitare vizi quali l'orgoglio, l'avarizia e la pigrizia. La Saggezza è personificata nell'immagine di una donna (I, capp. 1. 8. 31) che si rivolge all'umanità.
Il libro si conclude con una poesia di considerevole bellezza, "Elogio alla Donna Virtuosa" (capp. 31, 10, 31), che fa parte integrante della liturgia domestica ebraica del venerdì sera.

Iyov - Giobbe

È un'opera molto complessa, scritta in uno stile magnifico, consacrata alla tematica del Male e, più particolarmente, della sofferenza di un giusto paragonata alla serenità di un malvagio. Iyov è un uomo ricco e virtuoso, ma Dio concede al Satan la possibilità di metterlo alla prova per accertarsi che la sua virtù e il suo comportamento siano del tutto disinteressati (capp. 1-2). Inizia allora una serie di poemi: tre amici di Iyov intervengono in difesa della tesi tradizionale sui rapporti tra bene e benessere, tra male e disgrazia. Secondo loro, se Iyov soffre è perché ha peccato e deve quindi pentirsi. Iyov protesta vivacemente e si ostina a dichiarare la sua innocenza (capp. 4-31). Compare allora Eliahu, che critica i discorsi di Iyov e dei suoi amici sostenendo che liturgico, durante certe festività. Il significato del termine Meghillà è "rotolo" per indicare il rotolo di pergamena su cui viene scritta.

Shir Hashirim - Cantico dei Cantici

Il nome ebraico è un superlativo: è il canto per eccellenza. L'autore è re Shlomò. Si tratta di un testo puramente simbolico poiché, se in apparenza può essere inteso come una poesia d'amore fra l'amato e la sua fidanzata, descrive invece il fortissimo sentimento che lega la nazione d'Israel a Dio.
Viene letto in sinagoga l'ottavo giorno della festa di Péssach e, in alcune comunità sefardite, tutti i venerdì sera.

Rut - Rut

Si tratta di un breve testo, le cui vicende si situano all'epoca dei Shoftim.
Alla morte del marito Rut, una moabita, insiste nel voler restare al fianco della suocera Naomi quando questa decide di tornare a Betlechem (cap. 1). Rut finisce per sposare Boaz, un parente di Naomi.
Questo rotolo viene letto durante la festa di Shavuot, giorno della nascita di re David di cui Rut era la bisnonna.

Echa - Lamentazioni

È una serie di cinque poemi che costituiscono una lamentela funebre sulla caduta di Yerushalayim e la distruzione del Bet Hamikdash (il Santuario). L'autore è il profeta Geremia il quale, attraverso le sbarre della prigione a cui l'avevano costretto gli invasori babilonesi, detta questo triste canto al suo discepolo Baruch ben Neriyà.
Tutti i poemi (tranne il quinto) sono acrostici, ossia si presentano come una serie di strofe in ordine alfabetico.
Nel primo poema viene evocata la decadenza di Gerusalemme, che prende la parola per implorare il perdono divino. Dopo aver descritto il modo in cui la collera divina si è abbattuta sulla città (cap. 2), il poeta esprime la sua fiducia e la sua speranza (cap. 3). Il quarto capitolo tratta della punizione che incomberà sui sacerdoti e sui falsi profeti. Il quinto capitolo è un vibrante appello alla pietà di Dio.
Il libro viene letto il nove di Av.

Qohelet - Ecclesiaste

Il testo presenta le riflessioni di un Saggio, che potrebbero essere riassunte con due parole della prima frase: hevel havalim, "vanità delle vanità". L'autore, che secondo la tradizione viene identificato nella persona di [Shlomò]], fa un bilancio della vita umana. Accanto a un apparente pessimismo profondo, viene riaffermata la fede in Dio come unica salvezza dell'uomo.
Il libro è letto durante la festa di Sukkot.

Ester - Ester

La storia si svolge a Susa, nell'antica Persia, sotto il regno di Achashverosh (Assuero).
Il re che, in stato di ubriachezza, aveva ordinato l'uccisione di sua moglie Vashti, prende in sposa Ester - bellissima donna ebrea educata e accudita dallo zio Mordechai - la quale, durante la sua permanenza al palazzo reale, non rivela mai le proprie origini.
Haman viene scelto come primo ministro e, con il consenso del re, emana un decreto di sterminio di tutti gli ebrei dell'impero.
Spinta da Mordechai, Ester ottiene l'annullamento del decreto. Haman viene impiccato e Mordechai, che un giorno aveva salvato la vita del re rivelandogli un complotto ordito contro di lui, gli succede nella carica.
L'ultimo capitolo descrive la felicità degli ebrei e fornisce alcuni dettagli della festa di Purim, durante la quale viene letto questo rotolo.

Daniel - Daniele

Il libro ha la particolarità di essere parzialmente scritto in aramaico. Si tratta di uno scritto profetico ma, poiché composto dopo la chiusura dell'insieme dei Neviìm, non potè esservi integrato.
Daniel, giovane nobile ebreo esiliato in Babilonia, interpreta un sogno di Nevuchadnetzar (il sogno del "colosso dai piedi d'argilla"). I suoi compagni vengono gettati in una fornace per aver rifiutato di commettere un atto di idolatria. Riescono a uscirne indenni grazie alla protezione di Dio, del quale Nevuchadnetzar riconosce l'onnipotenza. Nel quinto capitolo, il profeta spiega a Belshatzar il significato di un enigma apparso miracolosamente su un muro durante un banchetto. Nel sesto capitolo, Daniel, gettato in una fossa di leoni, ne esce incolume grazie alla protezione di Dio. Successivamente, compare uno dei vari espliciti riferimenti a un'era apocalittica (cap. 12).

Ezra e Nechemya - Esdra e Neemia

Originariamente formavano un solo libro ma oggi vengono letti separatamente. Si tratta di due testi che raccontano il ritorno degli ebrei a Gerusalemme dopo l'editto di Ciro e la loro opera di restaurazione: la ricostruzione del Beth Hamikdash (il Santuario) e la riorganizzazione spirituale. Nechemyà arriva a Gerusalemme in un secondo tempo rispetto a ‘Ezra, prendendo su di sé il compito di ricostruire le mura della città.

Divré Hayamim I e II - Cronache I e II

Questi due libri, che originariamente ne formavano uno solo, consistono in una sintesi della storia ebraica da Adam fino all'esilio. categoria:Bibbia ebraica

Aramaico

L'aramaico è una lingua semitica che vanta circa 3.000 anni di storia. In passato, fu lingua di culto religioso e lingua amministrativa di imperi. E' inoltre la lingua in cui furono in origine scritti il Talmud e gran parte dei libri biblici di Daniele e di Ezra. Si ritiene inoltre che fosse l'idioma parlato da Gesù. Attualmente, l'aramaico è utilizzato da alcune comunità sparse nel Medioriente e nel resto del mondo. L'aramaico appartiene alla famiglia delle lingue afro-asiatiche e alla sottofamiglia delle lingue semitiche (più precisamente, il gruppo nordoccidentale di cui fanno parte le lingue cananee, tra cui l'ebraico).

Distribuzione geografica

Durante il XII secolo a.C., gli Aramei, gli originari parlanti dell'aramaico, incominciarono a stabilirsi nelle terre che oggi fanno parte degli attuali Iraq, Siria e Turchia. L'aramaico giunse così ad essere parlato in un'area compresa tra le coste orientali del Mediterraneo e il fiume Tigri. Gli ebrei della diaspora portarono la lingua in Nordafrica ed Europa, mentre i missionari cristiani la utilizzarono predicando in Persia, India e persino Cina. Dal VII secolo tuttavia, l'arabo subentrò all'aramaico quale lingua franca del Medioriente. Ciononostante, l'aramaico rimase la lingua liturgica e letteraria di ebrei, Mandei e alcune confessioni cristiane. Oggigiorno, l'aramaico è ancora utilizzato da sparute comunità sparse nel suo antico areale di espansione. Gli sconvolgimenti degli ultimi due secoli (fra cui soprattutto le persecuzioni di cristiani ad opera dei musulmani turchi e arabi) ha portato molti parlanti dell'aramaico a cercare rifugio in vari paesi del mondo.

Dialetti e lingue dell'aramaico

L'aramaico costituisce più un gruppo di lingue imparentate piuttosto che una lingua con vari dialetti. La lunga storia dell'aramaico, la ricchezza della sua letteratura e il suo utilizzo da parte di diverse comunità religiose sono tutti fattori che hanno contribuito alla sua diversificazione (tant'è che solo alcuni "dialetti" sono mutualmente intellegibili). Alcune lingue aramaiche sono conosciute con diversi nomi: per esempio, il termine "siriaco" è usato per designare l'aramaico utilizzato da varie comunità cristiane del Medioriente. I dialetti si possono dividere tra occidentali e orientali, con l'Eufrate (o poco più ad ovest di esso) a fare da linea di confine. Inoltre è utile distinguere fra le lingue aramaiche ancora in uso (spesso definite come "neo-aramaico"), quelle utilizzate solo in ambito liturgico e letterario e quelle che sono estinte (definite rispettivamente, malgrado alcune eccezioni, come aramaico "moderno", medio" e "antico").

Sistema di scrittura

Eufrate]] Il primo alfabeto aramaico era basato sulla scrittura fenicia, ma col tempo sviluppò un proprio stile "squadrato". Gli antichi Israeliti e altri popoli di Canaan adottarono questo alfabeto per le proprie lingue, così al giorno d'oggi è più noto come alfabeto ebraico. Questo è il sistema di scrittura usato per l'aramaico biblico e per altri scritti ebraici in aramaico. L'altro principale sistema di scrittura per questa lingua fu sviluppato dalle comunità cristiane: uno stile corsivo chiamato alfabeto siriaco (le pagine a sinistra sono scritte in Serto, una delle derivazioni di questo alfabeto). Una forma molto modificata dell'alfabeto aramaico, l'alfabeto mandaico, è usata dai Mandei. In aggiunta a questi sistemi di scrittura, alcune versioni dell'alfabeto aramaico furono usate nell'antichità da alcuni popoli: i Nabatei di Petra, o nel Regno di Palmira. In tempi moderni, il Turoyo (vedi sotto) è stato scritto con un adattamento dell'alfabeto latino.

Storia

Segue una storia dell'Aramaico divisa in tre periodi maggiori:
- Aramaico antico (1100 AC200), include:
  - L'Aramaico biblico della Bibbia ebraica.
  - L'Aramaico di Gesù.
  - L'Aramaico dei Targum.
- Aramaico medio (2001200), include:
  - La lingua lettararia siriaca.
  - L'Aramaico dei Talmud e Midrashim.
- Aramaico moderno (1200–present), include:
  - Vari vernacoli moderni. Questa classificazione è basata su quella usata da Klaus Beyer.

Aramaico antico

Questa fase copre tredici secoli di storia della lingua, e comprende tutte le varietà della stessa che non sono più parlate. La svolta dell'Aramaico antico avvenne attorno al 500 AC, quando l'Aramaico arcaico (la lingua degli Aramei) divenne l'Aramaico imperiale (la lingua di potenti imperi). I vari dialetti di Aramaico acquistano importanza quando il Greco rimpiazza questo nelle sale del trono locali.

Aramaico arcaico

Col termine "Aramaico arcaico" ci si riferisce all'Aramaico degli Aramei dalle sue origini fino a quando divenne la "lingua franca" della Mezzaluna fertile. Fu la lingua di Damasco, Hamath e Arpad.

Primo Aramaico arcaico

Varie iscrizioni testimoniano l'uso delle prime forme di Aramaico fin dal X secolo AC. La maggior parte di queste sono messaggi diplomatici scambiati tra le città-stato degli Aramei. L'ortografia di quel periodo sembra basarsi su quella fenicia, e la scrittura è unita. Sembra che una nuova ortografia, più adatta alla lingua, si sia sviluppata a partire da questa nelle regioni orientali di Aram. Strano a dirsi, la conquista di Aram da parte dell'Imperatore assiro Tiglatpileser III alla metà dell'VIII secolo AC impose l'Aramaico come "lingua franca" in tutto il Medio Oriente.

Tardo Aramaico arcaico

A partire dal 700 AC circa, la lingua aramaica cominciò a diffondersi in tutte le direzioni, ma perse la sua omogeneità. Cominciarono a differenziarsi dialetti in Mesopotamia, a Babilonia, nel Medio Oriente e in Egitto. Col tempo si impose l'Aramaico (con influenze accadiche parlato in Assiria e a Babilonia. Come descritto in 2Re 18:26 Ezechia, Re di Giuda, conduce i negoziati cogli ambasciatori assiri in Aramaico, affinchè la gente comune non possa capire. Attorno al 600 AC Adone, un Re Canaanita, usa questa lingua per scrivere al Faraone egizio. L'Aramaico parlato sotto la dinastia Caldea di Babilonia veniva chiamato col termine "Caldeo" o "Aramaico Caldeo", termine usato anche per l'Aramaico della Bibbia, appartenente comunque ad uno stile più tardo. Non deve essere confuso col moderno Neo-Aramaico Caldeo.

Aramaico Imperiale

Intorno al 500 AC Dario I rese l'Aramaico lingua ufficiale della metà occidentale dell'Impero persiano Achemenide. I burocrati di Babilonia usavano già questa lingua in gran parte dei loro atti, ma l'editto di Dario diede stabilità a questa. Il nuovo "Aramaico Imperiale" era altamente standardizzato: la sua ortografia si basava più su basi storiche che su un qualche dialetto effettivamente parlato, e l'influenza del Persiano gli diede una nuova chiarezza e flessibilità. L'Aramaico Imperiale è a volte chiamato "Aramaico ufficiale" o "Aramaico biblico". Esso rimase, nella forma prescritta da Dario o in una abbastanza vicina da essere riconoscibile, la lingua principale della regione per secoli dopo la caduta dell'Impero Achemenide (331 AC). L'"Aramaico Achemenide" è quello usato dall'editto di Dario (500 AC circa) ad un secolo dopo la caduta dell'Impero (331 AC). Molte delle testimonianze scritte rimaste di questa lingua vengono dall'Egitto, e in particolare da Elefantina. Di queste la più significativa è la "Saggezza di Ahiqar", un libro di aforismi simile al Libro dei Proverbi presente nella Bibbia. L'Aramaico Achemenide è così omogeneo che è spesso difficile dedurre la provenienza di un'opera basandosi solo sul testo: solo un'analisi accurata rivela qualche parola derivata dal linguaggio locale.

Aramaico post-Achemenide

La conquista da parte di Alessandro Magno non distrusse immediatamente la compattezza della lingua e della letteratura aramaica. Un linguaggio relativamente simile a quello del V secolo AC può essere trovato fino all'inizio del II secolo AC. I Seleucidi imposero il Greco in Mesopotamia e in Siria fin dall'inizio del loro dominio. Nel III secolo AC il Greco sostituì l'Aramaico come lingua volgare in Egitto e Palestina del nord. Un Aramaico post-Achemenide continuò comunque a fiorire dalla Giudea all'Arabia e alla terra dei Parti, attraverso il deserto Siriano. Il mantenimento di questa lingua rappresentava un deciso gesto di indipendenza anti-ellenista. L'Aramaico biblico è l'Aramaico che si può trovare in quattro diverse sezioni della Bibbia ebraica:
- Ezra 4:8-6:18 e 7:12-26 — documenti del periodo Achemenide (IV secolo AC) riguardo la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme;
- Daniele 2:4b-7:28 — cinque racconti sovversivi e una visione apocalittica;
- Geremia 10:11 — una singola frase nel mezzo di un testo ebraico che denuncia l'idolatria;
- Genesi 31:47 — traduzione del nome ebraico di un luogo. L'Aramaico biblico è una specie di dialetto ibrido: una parte del materiale deve essere stata prodotta sia in Giudea che a Babilonia, prima della caduta della dinastia Achemenide. Durante il regno dei Seleucidi, la propaganda ribelle ebraica modificò il materiale in Aramaico su Daniele. A quel tempo queste storie esistevano probabilmente nella prima forma di racconti orali. Questa potrebbe essere la principale motivazione delle differenze riscontrabili tra le citazioni di Daniele nei Septuaginta greci e nel Testo masoretico, che presenta un Aramaico leggermente influenzato dall'ebraico. Rientra nella categoria di "post-Achemenide" l'Aramaico Maccabeo, la lingua ufficiale della Giudea Maccabea (142 AC-37 AC). Esso influenzò l'Aramaico biblico dei testi di Qumran, ed era la lingua principale dei testi teologici non biblici di quella comunità. I Targum maggiori, traduzioni della Bibbia ebraica in Aramaico, furono originalmente scritte in Maccabeo. Questo appare inoltre nelle citazioni della Mishnah e della Tosefta, anche se attenuato nel contesto più recente. Il Maccabeo presenta molte differenze con l'Achemenide: viene posta più attenzione all'evidenziare la pronuncia delle parole che all'uso di forme etimologiche. L'Aramaico dei Targum di Babilonia è l'ultimo dialetto post-Achemenide trovato neli Targum Onkelos e nel Targum Jonathan, i Targum "ufficiali". Il Targum Maccabeo originale aveva raggiunto Babilonia nel II o III secolo, e lì furono rielaborati con l'influenza della lingua locale per formare la lingua dei Targum di riferimento. Questa fu la base della letteratura ebraica di Babilonia per i secoli a venire. III secolo]] La lingua dei Targum della Galilea è simile a quella dei Targum di Babilonia: è un ibrido tra il Maccabeo letterario e il dialetto della Galilea. Il Targum Maccabeo raggiunse la Galilea nel II secolo, e fu tradotto in questo dialetto per la popolazione locale. Il Targum della Galilea non fu mai considerato un'opera autorevole, e i documenti rivelano che il testo fu riadattato ogni volta che si rese necessario un "ritocco". A partire dall'XI secolo il Targum di Babilonia divenne la versione ufficiale, e quello di Galilea ne fu pesantemente influenzato. L'Aramaico documentario babilonese è un dialetto in uso a Babilonia a partire dal III secolo nei documenti privati e, a partire dal XII secolo, in tutti i documenti privati ebraici scritti in Aramaico. Questo dialetto si basa sul Maccabeo con pochissimi cambiamenti; questo forse perché veniva usato in documenti legali, che dovevano essere compresi in tutta la comunità ebraica fin dall'inizio, e il Maccabeo era l'antico standard. L'Aramaico Nabateo fu il linguaggio usato nel regno arabo di Petra (c. 200 AC-106), che si estendeva sulla riva destra del Giordano, sulla penisola del Sinai e sull'Arabia settentrionale. Forse a causa dell'importanza della rotta commerciale, nel regno l'Arabo settentrionale antico fu sostituito dall'Aramaico, in una forma basata su quello Achemenide ma influenzata dall'Arabo: la "l" è spesso cambiata in "n" e sono presenti alcune parole derivate da questa lingua. Questa lingua fu usata in alcune iscrizioni fin dai primi giorni del regno, ma la maggior parte risalgono ai primi quattro secoli DC. Viene usato uno stile corsivo, precursore del futuro alfabeto arabo. Il numero di parole derivanti dall'Arabo aumentò finchè il Nabateo non sembrò confluire completamente in esso nel IV secolo. L'Aramaico di Palmira è il dialetto usato nella città del deserto siriano di Palmira dal 44 al 274. Esso veniva scritto in uno stile arrotondato, che avrebbe dato origine al corsivo Estrangela. Come il Nabateo fu influenzato dall'Arabo, ma in misura minore. L'Aramaico Arsacide era la lingua ufficiale dell'Impero dei Parti (247 AC-224 DC). Questa forma derivava dalla tradizione di Dario nel modo più diretto tra tutti i dialetti post-Achemenidi. Ma in seguito fu influenzato dall'Aramaico parlato contemporaneo, dal Georgiano e dal Persiano. Dopo la conquista dei Parti da parte dei Sassanidi, l'Arsacide esercitò una forte influenza sulla nuova lingua ufficiale.

Tardo Aramaico Orientale Antico

Sassanidi] I dialetti trattati nel paragrafo precedente discendevano tutti dall'Aramaico Imperiale Achemenide, ma i vari dialetti regionali di Tardo Aramaico Antico continuarono ad esistere parallelamente a questi, spesso come semplici lingue volgari. Le prime prove dell'esistenza di questi dialetti parlati ci giungono solo attraverso la loro influenza sui nomi geografici usati all'interno di dialetti ufficiali, ma questi divennero lingue scritte attorno al II secolo AC. Questi dialetti testimoniano la presenza di un Aramaico indipendente da quello imperiale, creando una netta divisione tra oriente (Babionia e la Mesopotamia) e occidente (la Palestina). Ad oriente il dialetto di Palmira e l'Aramaico Arsacide si unirono alle lingue regionali, creando degli ibridi. Molto più tardi l'Arsacide sarebbe diventato la lingua liturgica dei Mandei, il Mandaico. Nel Regno di Osroene, fondato nel 132 AC, la cui capitale era Edessa, il dialetto regionale divenne la lingua ufficiale: il Siriaco Antico. Sull'alto corso del Tigri L'Aramaico della Mesopotamia orientale fiorì, come è provato da Hatra, Assur e dal Tur Abdin. Taziano, autore del Canto dell'Armonia, il Diatessaron, proveniva dall'Assiria, e forse scrisse la propria opera (172) in Mesopotamico Orientale più probabilmente che in Siriaco o Greco. A Babilonia il dialetto era usato dalla comunità ebraica, il Babilonese Ebraico Antico (a partire dal 70). Questo linguaggio quotidiano risentì sempre più dell'influenza dell'Aramaico Biblico e del Babilonese dei Targum.

Tardo Aramaico Occidentale Antico

Le varietà regionali occidentali di Aramaico ebbero un destino analogo a quelle orientali. Esse si differenziano marcatamente dall'Aramaico Imperiale e da quello regionale orientale. Le lingue semitiche della Palestina caddero in disuso a favore di questo nel IV secolo AC; il Fenicio sopravvisse comunque fino al I secolo AC. Il dialetto parlato dalla comunità ebraica della Palestina è quello documentato in maniera migliore, e viene chiamato Palestinese Antico Ebraico. La sua forma più antica è il Giordano Orientale Antico, che si sviluppò probabilmente nella Cesarea di Filippo. Questa è la forma utilizzata nei manoscritti più antichi di Enoch (circa 170 AC). Il successivo stadio del linguaggio è chiamato Giudaico Antico (II secolo). Il Giudaico Antico può essere trovato in numerose iscrizioni, lettere personali, citazioni all'interno del Talmud e prese dai Qumran. La prima edizione delle Guerre Giudaiche di Giuseppe Flavio fu scritta in questa lingua. Il Giordano Orientale Antico continuò ad essere usato fino al I secolo dalle comunità pagane che vivevano ad est del Giordano. Questo dialetto viene perciò chiamato anche Palestinese Pagano Antico, e veniva scritto in uno stile corsivo simile al Siriaco Antico. Un Palestinese Cristiano Antico potrebbe essere derivato da quello, e questo dialetto potrebbe essere la causa delle tendenze occidentali trovate nelle opere in Siriaco Antico, altrimenti del tutto orientali (es. Peshitta).

I dialetti parlati nell'epoca di Gesù

: Per maggiori informazioni vedere l'articolo L'Aramaico di Gesù All'epoca di Gesù venivano parlati sette diversi dialetti occidentali di Aramaico, probabilmente distinti ma reciprocamente intelligibili. Il Giudaico Antico era il dialetto principale di Gerusalemme e della Giudea. Nella regione di Engedi si parlava il Giudaico sud-orientale; in Samaria il singolare Aramaico Samaritano, in cui he, heth e `ayin venivano tutte pronunciate come aleph. L'Aramaico di Galilea, proprio della regione di Gesù, è conosciuto solo attraverso i nomi di alcuni luoghi, le influenze sull'Aramaico dei Targum, alcuna della letteratura rabbinica e poche lettere private. Sembra avere alcune caratteristiche particolari: i dittonghi non sono mai semplificati in monottonghi. Ad est del Giordano erano parlati i vari dialetti del Giordano Orientale. Nella regione di Damasco e dell'Antilibano l'Aramaico di Damasco (derivato soprattutto dall'Aramaico Occidentale Moderno). Infine, nella regione settentrionale di Aleppo, si parlava l'Aramaico dell'Oronte. Oltre a questi dialetti di Aramaico, nei centri urbani era diffuso l'uso del Greco. Ci arrivano poche testimonianze dell'uso dell'ebraico in questo periodo; alcune parole rimasero a far parte del vocabolario dell'Aramaico ebraico (soprattutto termini tecnici religiosi, ma anche alcune parole quotidiane, come `ēṣ, "albero"), e la lingua scritta del Tanach veniva letta e compresa dai ceti colti. Tuttavia l'Ebraico uscì dall'uso comune. Anche le parole non tradotte all'interno del Nuovo Testamento scritto in Greco erano in Aramaico, piuttosto che in Ebraico. Da quello che si può capire, questo non era Aramaico della Galilea ma Giudaico Antico: questo suggerisce che le sue parole furono tramandate col dialetto di Gerusalemme invece che col suo. Il film del 2004 intitolato La Passione di Cristo è degno di nota per il largo uso di dialoghi in Aramaico, ricostruiti da un unico studioso, William Fulco. I parlatori di Aramaico Moderno hanno comunque trovato questa forma poco familiare.

Medio Aramaico

Il III secolo viene considerato il limite tra Antico e Medio Aramaico. Nel corso di quel secolo la natura della lingua e dei vari dialetti comincia a cambiare. I derivati dell'Aramaico Imperiale cadono in disuso e i dialetti regionali danno vita a nuove fiorenti letterature. A differenza di molti dei dialetti dell'Aramaico Antico, abbiamo molte informazioni sul vocabolario e la grammatica del Medio Aramaico.

Medio Aramaico Orientale

Solo due dei dialetti dell'Aramaico Orientale Antico continuarono ad essere usati in questo periodo. Nel nord il Siriaco Antico si trasformò in Medio Siriaco; a sud il Babilonese Ebraico Antico divenne il Babilonese Ebraico Medio. Il dialetto post-Achemenide Arsacide diede origine alla nuova lingua mandaica.

Medio Siriaco

: Per maggiori informazioni vedere l'articolo lingua siriaca Il Medio Siriaco è ad oggi la lingua classica, letteraria e liturgica dei Cristiani Siriaci. Ebbe il suo apice tra il IV e il VI secolo, con la traduzione della Bibbia (Peshitta) e con la poesia e la prosa di Efraim il Siriano. Questa lingua, a differenza da quella da cui deriva, fu usata soprattutto in ambiente cristiano, anche se nel tempo divenne la lingua di chi si opponeva alla guida bizantina della Chiesa orientale, e fu diffusa dai missionari in Persia, India e Cina.

Aramaico Ebraico Medio Babilonese

Questo è il dialetto del Talmud di Babilonia, che fu completato nel VII secolo. Nonostante sia la lingua principale del testo sacro, molte opere in Ebraico (ricostruito) e nei primi dialetti di Aramaico sono accuratamente disposte. Questo dialetto è anche quello che ha dato origine al sistema di scrittura delle vocali (con segni all'interno di un testo altrimenti interamente consonantico) della Bibbia ebraica e del Targum.

Mandaico

: Per maggiori informazioni vedi lingua mandaica. Il Mandaico è essenzialmente il Babilonese Medio scritto in un altro sistema. La prima letteratura mandaica è in Aramaico Arsacide. Gli scritti cominciano ad essere stesi sempre più in Babilonese Medio o Mandaico, più colloquiali, a partire dal 224.

Medio Aramaico occidentale

I dialetti dell'Aramaico occidentale antico continuarono col Palestinese Ebraico Medio (in ebraico "scrittura squadrata"), l'Aramaico Samaritano (nella scrittura ebraica antica), e il Palestinese Cristiano (nella scrittura siriaca corsiva). Di queste tre solo il Palestinese Ebraico Medio continuò ad esistere come una lingua scritta.

Medio Aramaico Ebraico Palestinese

Nel 135, dopo la rivolta di Bar-Kokhba, molti sovrani ebrei, espulsi da Gerusalemme, si spostarono in Galilea. Il dialetto di questa regione passò quindi dall'oblio ad una diffusione come standard per tutti gli Ebrei occidentali; non era parlato solo nella regione, ma anche nei dintorni. Fu adottato per il Talmud di Gerusalemme (completato nel V secolo) e per i midrash (commentari della Bibbia e insegnamenti). Il sistema moderno di scrittura delle vocali per la Bibbia ebraica, il sistema Tiberiense (X secolo) era molto probabilmente basato sulla pronuncia tipica di questa variante della lingua aramaica. Le iscrizioni sulla sinagoga di Dura Europos sono o in Giordano Medio Orientale o in Giudaico Medio. Il Giudaico Medio, discendente diretto del Giudaico Antico, non è più il dialetto principale, ed era usato solo nella Giudea meridionale (l'Engedi continuò ad essere usato anche durante questo periodo). Similmente, il Giordano Medio Orientale derivò come un dialetto minore dal Giordano Antico Orientale.

Aramaico Samaritano

Il dialetto Aramaico della comunità samaritana ha le sue prime testimonianze ad una tradizione documentaria che risale al IV secolo. La sua pronuncia moderna si basa sul sistema usato nel X secolo.

Aramaico Cristiano Palestinese

L'esistenza di un dialetto dei Cristiani di lingua Aramaica Occidentale può essere provata a partire dal VI secolo, ma probabilmente esisteva già due secoli prima. Esso deriva dal Palestinese Antico Cristiano, ma il sistema di scrittura fu basato sul Medio Siriaco, e fu pesantemente influenzato dal Greco. Il nome Gesù, mentre è scritto Yešû` in Aramaico, si scrive Yesûs in Palestinese Cristiano.

Aramaico moderno

Attualmente, circa 400.000 persone parlano l'aramaico. Si tratta di cristiani, ebrei, musulmani e mandei che vivono in aree remote ma che preservano sempre di più la loro tradizione linguistica con i moderni mezzi di comunicazione. Oggigiorno, le lingue aramaiche moderne hanno raggiunto uno stadio di diversificazione (con relative difficoltà nella mutua comprensione) mai raggiunto nel passato. Gli ultimi due secoli sono stati piuttosto infausti per l'aramaico. La crescente instabilità del Medioriente ha portato molti parlanti a spargersi in varie aree del mondo. In particolare, il 1915, (anno noto come Shaypā o "La spada") ha una fama negativa in tal senso per i cristiani parlanti l'aramaico: molti di essi, infatti, furono barbaramente trucidati durante le persecuzioni che sconvolsero le zone orientali dell'attuale Turchia negli ultimi anni di esistenza dell'impero ottomano. Il 1950 è invece un anno significativo per gli ebrei che utilizzavano l'aramico come prima lingua, visto che molti di essi decisero di stabilirsi nel neonato stato di Israele: come risultato, numerosi dialetti aramaici utilizzati dalle varie comunità ebraiche rischiano l'estinzione a causa dell'affermazione dell'ebraico moderno.

Aramaico Orientale moderno

L'Aramaico Orientale Moderno comprende una vasta gamma di dialetti e lingue locali, con una forte differenza tra i ceppi parlati da Ebrei, Cristiani e Mandei. Le lingue parlate dai Cristiani sono spesso chiamate "Siriaco moderno" (o "Neosiriaco", specialmente in ambito letterario), a causa della grande influenza su di esse del Medio Siriaco liturgico e letterario, ma affondano le loro radici anche in molti dialetti prima non scritti di Aramaico, e non discendono direttamente dalla lingua usata da Efrem il Siriano. Il Siriaco Occidentale Moderno (chiamato anche "Neoaramaico Centrale" perché parlato, in senso geografico, tra il Neoaramaico Occidentale e il Neosiriaco Orientale) è generalmente rappresentato dal Turoyo, la lingua del Tur Abdin; una lingua vicina, il Mlahsö, si è recentemente estinta. Le lingue cristiane orientali (Siriaco moderno orientale o Neoaramaico orientale) sono spesso chiamate Sureth o Suret; a volte Assiro o Caldeo, ma queste denominazioni non sono accettate da tutti i parlanti quella lingua. Questi dialetti non sono reciprocamente comprensibili. Le comunità siriache orientali vengono chiamate comunemente Cattolici Caldei o Assiri. Le lingue aramaiche ebraiche moderne sono attualmente parlate soprattutto in Israele, e per la maggior parte sono a rischio d'estinzione (i parlanti più anziani non passano la conoscenza della lingua alle nuove generazioni). Tra i dialetti ebraici introdotti dalle comunità provenienti dalla zona tra il Lago Urmia e Mosul non c'è nessuna possibilità di comprensione reciproca. In alcune località, come Urmia, Cristiani ed Ebrei parlano entrambi dialetti di Aramaico Orientale Moderno fianco a fianco, senza comprendersi tra loro. Altrove, come nella piana di Mosul, le varietà di linguaggio sono abbastanza simili da permettere la conversazione. Pochi Mandei residenti nella provincia iraniana di Khuzestan parlano il Mandaico Moderno, piuttosto differente da ogni altro dialetto di Aramaico.

Aramaico Occidentale moderno

: Per maggiori informazioni vedi Neoaramaico occidentale. L'Aramaico Occidentale è ad oggi prossimo all'estinzione. Lo si parla ancora nel villaggio cristiano di Ma'loula in Siria e nei villaggi musulmani di Bakh`a e Jubb`adin nell'Antilibano siriano, e in città più grandi da emigranti provenienti dai villaggi suddetti. L'arabo è comunque molto conosciuto da tutti i parlanti Aramaico Occidentale, ed è la loro lingua principale.

Suoni

Ogni dialetto di Aramaico è caratterizzato da un proprio sistema di pronuncia, e non sarebbe possibile trattare tutte queste particolarità. L'Aramaico possiede un insieme di 25/40 fonemi distinti. In generale, il numero di questi si è ridotto col tempo. In particolare, alcuni dialetti ebraici moderni non possiedono la serie delle consonanti "enfatiche". Altri dialetti hanno aggiunto suoni presi da altre lingue, soprattutto l'Arabo, l'Azero, il Curdo, il Persiano e il Turco.

Vocali

Come per la maggior parte delle lingue semitiche, si può dire che l'Aramaico possiede tre serie di vocali:
- aperte (a);
- chiuse anteriormente (i);
- chiuse posteriormente (u). Questi gruppi di vocali sono piuttosto stabili, ma l'esatta articolazione di ciascuna dipende dalla consonante precedente. La vocale aperta cardinale è una vocale aperta anteriore non arrotondata (una 'a' corta, come la prima vocale nella parola inglese batter, IPA:/a/). Essa solitamente ha un rispettivo posteriore (una 'a' lunga, come in father, IPA:/ɑ/; o anche tendente al suono di caught, IPA:/ɔ/) ed uno anteriore (una 'e' corta, come in head, IPA:/ɛ/). Tra i vari dialetti si trovano molte corrispondenze per quanto riguarda queste vocali. Si può provare che i dialetti babilonesi medi non distinguevano tra 'a' corta e 'e' corta. Nei dialetti siriaci occidentali la 'a' lunga si trasformò in 'o'. La 'e' aperta e la 'a' posteriore sono spesso scritte con la 'alef' o 'hey'. La vocale cardinale anteriore chiusa è una 'i' lunga (come quella nell'inglese need, IPA:/i/); possiede una controparte leggermente più aperta, una 'e' lunga (come quella di 'café', IPA:/e/). Entrambe hanno varianti più corte, che tendono ad essere pronunciate più aperte; in alcuni dialetti la 'e' corta chiusa va a coincidere con quella aperta. Le vocali chiuse anteriori usano la lettera y come mater lectionis. La vocale chiusa cardinale posteriore è una 'u' lunga (come nell'inglese school, IPA:/u/), cui corrisponde una variante più aperta, la 'o' lunga (come il suono nell'inglese low, IPA:/o/). Ad entrambe corrispondonono controparti più aperte: a volte la 'o' chiusa corta corrisponde alla 'a' lunga aperta. Le vocali chiuse posteriori usano spesso la consonante 'w' per indicare la propria qualità. Esistono due dittonghi di base: una vocale aperta seguita da una 'y' (ay), ed una vocale aperta seguita da una 'w' (aw). Originariamente questi dittonghi venivano pronunciati completamente, ma in molti dialetti si ridussero a 'e' e 'o'. Le cosiddette "consonanti enfatiche" (nella prossima sezione) provocano una pronuncia accentrata di qualsiasi vocale seguente.

Consonanti

I vari alfabeti adoperati per le lingue aramaiche sono composti di 22 lettere (tutte consonanti); alcune di queste lettere possono però rappresentare due o tre suoni (solitamente un'esplosiva ed una fricativa articolate allo stesso modo). L'Aramaico classico distingue debolmente una serie di esplosive ed una di fricative:
- labiali: p/f e b/v;
- dentali: t/θ e d/ð;
- palatali: k/x e g/ɣ. Ogni membro della stessa serie è scritto con la stessa lettera dell'alfabeto nella maggior parte dei sistemi di scrittura (esempio: f e v sono scritte con la stessa lettera), e sono quasi allofoni. Una caratteristica distintiva della fonologia aramaica (e delle lingue semitiche in generale) è la presenza di "consonanti enfatiche", ovvero consonanti pronunciate ritraendo la radice della lingua, con vari gradi di faringealizzazione e di velarizzazione. I nomi alfabetici di queste lettere sono:
- "Heth", una fricativa faringeale muta, IPA:/ħ/;
- "Teth", una 't' faringealizzata, IPA:/tˁ/;
- "Ayn", una interruzione fonetica (glottal stop), a volte considerata una fricativa faringeale sonora, IPA:/ʕ/ o /ʔˁ/;
- "Sadhe", una 's' faringealizzata, IPA:/sˁ/;
- "Qoph", una 'k' uvulare (una esplosiva uvulare muta), IPA:/q/. L'Aramaico Antico potrebbe aver posseduto un insieme più grande di consonanti enfatiche. Non tutti i dialetti danno loro il loro valore storico. In sovrapposizione alle consonanti enfatiche, esiste l'insieme delle consonanti gutturali: oltre alla "Heth" e all'"Ayn" delle enfatiche, esse comprendono "Alaph" (un'interruzione) e "He", equivalente alla "h" inglese. L'Aramaico possiede in genere quattro sibilanti (quello antico potrebbe averne avute sei):
- una 's' sorda (come nell'italiano "sera") (as in English 'sea'),
- una 'z' (come quella italiana),
- una /ʃ/ (col suono di 'sc' in italiano, come in "scendere"),
- /sˁ/ (la "Sadhe" enfatica citata in precedenza). Infine, l'Aramaico possiede le consonanti nasali 'n' ed 'm', le approssimanti 'r', 'l', 'y' e 'w'.

Cambiamenti storici di suono

Sei principali tipologie di cambiamenti di suono possono essere usate per differenziare i vari dialetti tra loro: #cambio di vocale: questo fenomeno è troppo diffuso e ricorrente per essere documentato pienamente, ma è un aspetto importante per catalogare i dialetti; #riduzione delle coppie esplosiva/fricativa: originalmente l'Aramaico, come l'Ebraico di Tiberiade aveva le fricative come allofono condizionato per ogni esplosiva. Col cambio di vocale, la distinzione divenne in effetti relativa al fonema; ancora in seguito venne spesso persa in certi dialetti. Per esempio il Turoyo ha perso l'uso della /p/, sostituita dalla /f/. Altri dialetti, come il Neo-Aramaico Assiro, hanno perso la /θ/ e la /ð/, sostituendole con /t/ e /d/. Nella maggior parte del Siriaco Moderno, la /f/ e la /v/ diventano /w/ dopo una vocale; #perdita delle enfatiche: alcuni dialetti hanno rimpiazzato le consonanti enfatiche con le corrispondenti non enfatiche, mentre quelli parlati nelle zone del Caucaso le hanno spesso glottalizzate più che faringealizzate; #assimilazione gutturale: questa è la caratteristica principale della pronuncia samaritana, che si può riscontrare anche nell'Ebraico Samaritano: tutte le gutturali sono ridotte a semplici interruzioni. Alcuni dialetti aramaici moderni non pronunciano la 'h' in nessuna parola (il pronome personale di terza persona maschile hu diventa ow); #i suoni Proto-Semitici
- /θ/ e
- /ð/ diventano in Aramaico
- /t/ e
- /d/, mentre diventano sibilanti in Ebraico (il numero "tre" è in ebraico "shalosh", ma è "tlath" in Aramaico). Cambi tra dentali e sibilanti avvengono ancora oggi nelle lingue aramaiche moderne; #nuovo insieme di suoni: le lingue aramaiche hanno assimilato suoni dalle lingue vicine dominanti. Generalmente si hanno /ʒ/ (come la prima consonante nell'inglese azure), /ʤ/ (come in "già") e /ʧ/ (come nell'inglese church). L'alfabeto siriaco è stato adattato per rappresentare questi nuovi suoni.

Grammatica

Come per tutte le altre lingue semitiche, la morfologia è basata su una radice costituita da uno scheletro consonantico (nella maggioranza dei casi di tre fonemi), dalla quale si ottengono, con l'aggiunta di suffissi e prefissi, la variazione del tono e della quantità delle vocali e l'allungamento delle consonanti, si ottengono le varie forme. Ogni radice ha un significato proprio (ad esempio, k-t-b significa "scrivere"), e le altre forme hanno significati derivati da questo:
- Kthâvâ, manoscritto, iscrizione, testo, libro;
- Kthâvê, le Scritture;
- Kâthûvâ, segretario, scriba;
- Kthâveth, io ho scritto;
- Ekhtûv, io scriverò. L'Aramaico possiede due generi grammaticali: maschile e femminile. I sostantivi possono essere singolari o plurali, ma esiste un numero "duale" per i sostantivi che generalmente vengono usati per coppie. Il duale è gradualmente scomparso e attualmente è poco presente nell'Aramaico moderno. Lo "stato" dei sostantivi e degli aggettivi aramaici svolge la funzione assolta in altre lingue dal "caso". Lo stato "assoluto" è la forma basilare di un sostantivo (per esempio kthâvâ, "manoscritto"); lo stato "costrutto" è una forma troncata usata per creare relazioni possessive (kthâvath malkthâ, "il manoscritto della regina"); lo stato "enfatico" o "determinato" è una forma estesa del nome che funge quasi come un articolo determinativo, del quale l'Aramaico è privo (kthâvtâ, "il manoscritto"). Col tempo lo stato costrutto è stato sostituito da costruzioni possessive, è lo stato enfatico è diventato lo standard, e attualmente l'unico stato in uso, nella maggior parte dei dialetti. Le costruzioni possessive possibili per "il manoscritto della regina" sono: #Kthâvath malkthâ — La costruzione più antica: l'oggetto posseduto è nello stato costrutto. #Kthâvtâ d(î)-malkthâ — Entrambe le parole sono nello stato enfatico e la particella d(î)- è usata per indicare la relazione. #Kthâvtâh d(î)-malkthâ — Entrambe le parole sono nello stato enfatico e la particella d(î)- è usata, ma si dà al posseduto una terminazione pronominale prolettica (letteralmente, "il suo scritto, quello (della) regina"). L'ultima costruzione è quella attualmente di gran lunga più diffusa, mentre era assente nell'Aramaico bibico. Il verbo aramaico ha tre "coniugazioni": alterazioni della radice verbale che indicano la forma passiva (ethkthev, "fu scritto"), intensiva (kattev, "egli decretò (nello scrivere)"), estensiva (akhtev, "egli creò"), o una combinazione di queste. L'Aramaico possiede anche due tempi verbali: il perfetto e l'imperfetto. Nell'Aramaico Imperiale si cominciò ad usare il participio come presente storico. Forse per l'influenza di altre lingue, il Medio Aramaico sviluppò un sistema di tempi composti (combinazioni di forme verbali con pronomi o un verbo ausiliare), permettendo una migliore espressività. La sintassi dell'Aramaico segue generalmente la struttura VSO (verbo-soggetto-oggetto).

Appendice

Argomenti correlati

Origini


- lingue Afro-Asiatiche
- lingue Semitiche
- Aram
- Arameno

Sistemi di scrittura


- alfabeto Aramaico
- alfabeto Ebraico
- alfabeto Mandaico
- alfabeto Fenicio
- alfabeto Siriaco

Forme storiche


- Aramaico biblico
- Aramaico di Gesù
- lingua siriaca
- lingua mandaica

Letteratura


- Libro di Ezra
- Libro di Daniele
- Targum
- Midrash
- Talmud
- Peshitta
- Ephrem il Siriano

Lingue Aramaiche moderne

Bibliografia


- Beyer, Klaus (1986). The Aramaic language: its distribution and subdivisions. Göttingen: Vandenhoeck und Ruprecht. ISBN 3-525-53573-2.
- Casey, Maurice (1998). Aramaic sources of Mark's Gospel. Cambridge University Press. ISBN 0-521-633141-1.
- Frank, Yitzchak (2003). Grammar for Gemara & Targum Onkelos. Feldheim Publishers / Ariel Institute. ISBN 1-58330-606-4.
- Heinrichs, Wolfhart (ed.) (1990). Studies in Neo-Aramaic. Atlanta, Georgia: Scholars Press. ISBN 1-55540-430-8.
- Rosenthal, Franz (1961). A grammar of Biblical Aramaic. Otto Harrassowitz, Wiesbaden.
- Stevenson, William B. (1962). Grammar of Palestinian Jewish Aramaic (2nd ed.). Clarendon Press. ISBN 0-19-815419-4.

Collegamenti esterni


- [http://www.ethnologue.org/show_family.asp?subid=950 Documento etnologico sull'Aramaico]
- [http://semarch.uni-hd.de/dokumentgruppen.php4?ST_ID=5 Semitisches Tonarchiv: Dokumentgruppe "Aramäisch"] — documenti testimonianza del moderno Aramaico
- [http://cal1.cn.huc.edu/index.html Comprehensive Aramaic Lexicon] — all'Hebrew Union College, Cincinnati
- [http://www.jewish-languages.org/jewish-aramaic.html Sito di ricerca ebraico]
- [http://www.jpost.com/servlet/Satellite?pagename=JPost/JPArticle/ShowFull&cid=1113445107861 Articolo del Jerusalem Post sull'uso dell'Aramaico in Israele] Aramaica, lingua ja:アラム語 ko:아람어

Samaritani

Membri di una setta ebraica in Terrasanta che ebbe origine vicino all'antica Samaria, da cui il loro nome. I Samaritani pretendevano di discendere dalle tribù del regno settentrionale di Israele, ma secondo la Bibbia essi erano i discendenti di quegli stranieri che erano stati portati sul posto nel 721 AC, dopo l'esilio del regno settentrionale. Lo status di ebrei di questi stranieri era considerato incerto da alcuni rabbini del periodo talmudico, che li accusavano di adorare le colombe, e il matrimonio tra ebrei e samaritani era proibito. Dopo il ritorno dall'esilio, i Samaritani tentarono di opporsi alla ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, e sotto Antioco IV si allearono con i pagani contro i giudei. Al tempo di Gesù, l'ostilità fra giudei e Samaritani è ancora viva. Non a caso Gesù sceglie un samaritano come esempio per spiegare l'attenzione che bisogna avere verso il prossimo. Oggi una piccola comunità di un migliaio di samaritani, ancora guidata da una gerarchia sacerdotale, sacrifica l'agnello pasquale sul monte Garizim, luogo santo samaritano vicino a Nablus. I Samaritani possiedono una loro versione del Pentateuco, che interpretano letteralmente, e anche se non considerano i Profeti e gli Agiografi come testi sacri, credono nel messia e nella resurrezione. Come altri settari posteriori, quali i Sadducei e i Caraiti, possiedono un loro calendario. categoria:ebraismo ja:サマリア人

Versione dei Settanta

La versione dei Settanta (Septuaginta in latino, abbreviata LXX) è una versione della Bibbia in lingua greca, che la tradizione vuole tradotta dall'ebraico da 70 saggi ad Alessandria d'Egitto, dove esisteva una importante comunità ebraica. È l'unica versione diversa dall'ebraico realizzata prima del Cristianesimo. L'intera versione della Septuaginta costituisce il canone dei libri dell'Antico Testamento per le chiese ortodosse orientali.

Origine del nome

La leggenda vuole che settantadue eruditi ebrei (sei scribi per ciascuna delle dodici tribù di Israele) traducessero separatamente l'intero testo della Bibbia nel III secolo AC affinché venisse archiviato nella biblioteca di Alessandria e, al termine del lavoro, dopo settantadue giorni, comparando fra loro le versioni, si accorsero con meraviglia che le settatadue traduzioni erano identiche. Questa leggenda improbabile mostra però l'alta considerazione che questa versione godeva presso l'ebraismo antico. Un precetto talmudico, da tempo abbandonato, affermava che la Bibbia poteva essere letta solo nel testo originale ebraico o nella sua versione greca.

Epoca della traduzione

Il Pentateuco fu tradotto ad Alessandria d'Egitto sotto Tolomeo Filadelfo (285 AC - 246 AC) e l'opera si protrasse per due o tre secoli. Successivamente una scuola di traduttori si occupò del salterio, sempre ad Alessandria, verso il 185 AC; in seguito tradussero Ezechiele, i "Dodici profeti minori" e Geremia. Dopodiché vennero fatte le versioni dei libri storici (Giosuè, Giudici, Re), e infine Isaia. Gli altri libri, Daniele, Giobbe e Siracide furono tradotti verso il 150 AC. Ci sono incertezze sulla località in cui vennero tradotti. Si situa invece in Palestina, nel primo secolo della nostra era, la versione del Cantico dei Cantici, delle Lamentazioni, di Rut e Ester, poi quella dell'Ecclesiaste, probabilmente di Aquila. I testi ebraici a disposizione dei primi traduttori greci erano solo consonantici, e ciò spiega le differenze fra il testo ebraico accettato e il fatto che presto, in ambiente ebraico, ci si fosse preoccupati di correggere questa versione alessandrina per allinearla al testo ebraico.

Differenza col Testo masoretico

Nella Versione dei Settanta troviamo anche dei libri non presenti nel canone ebraico definito nel I secolo d.C. e quindi col Testo masoretico, la versione più in uso presso gli ebrei. I seguenti libri sono invece entrati nel canone cattolico e quindi riportati nelle versioni latine successive. Essi sono detti deuterocanonici dai cattolici e apocrifi dai protestanti, che per l'Antico Testamento seguono il canone ebraico palestinese.
- Giuditta
- Tobia (conservato nella Bibbia latina ma riscritto da Girolamo)
- Primo e secondo libro dei Maccabei, Sapienza di Salomone
- Sapienza di Siracide (Siracide o Ecclesiastico)
- Baruch
- lettera di Geremia (conservato nella Bibbia latina come parte del libro di Baruch)
- Susanna (Daniele 13)
- Bel e il Dragone (Daniele 14) I seguenti libri invece non sono entrati nel canone cattolico e non sono pertanto presenti nelle versioni latine successive.
- Primo libro di Esdra
- Terzo e Quarto libro dei Maccabei
- Salmi di Salomone

Manoscritti antichi

I più antichi manoscritti della LXX comprendono frammenti del Levitico e del Deuteronomio risalenti al II secolo a.C. (Rahlfs nos 801, 819, and 957) e frammenti del I secolo a.C. della Genesi, levitico, Numeri e Deuteronomio e dei profeti minori (Rahlfs n. 802, 803, 805, 848, 942, e 943). Manoscritti relativamente completi della LXX sono il Codex Vaticanus e il Codex Sinaiticus del IV secolo d.C. e il Codex Alexandrinus del V secolo. Questi peraltro sono i manoscri