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Castel del Rio
Castel del Rio è un comune di 1.820 abitanti della provincia di Bologna.
Storia
Durante il secondo conflitto mondiale la zona subì disagi e distruzioni, e l'occupazione tedesca provocò morti e deportati. Gli abitanti contribuirono alla Resistenza e alla guerra di liberazione dal settembre del 1944.
Amministrazione
- Sindaco: Giorgio Chiari, dal 06/2004.
- Comune: Centralino 051 91.41.03
- Classificazione climatica: zona F, 3300 GR/G
Categoria:Comuni della provincia di Bologna
Categoria:Comuni dell'Emilia-Romagna
Categoria:Comuni italiani
Provincia di Bologna
Geografia
La provincia di Bologna comprende l'Emilia sud-orientale e sei comuni il cui territorio è in parte o interamente ricompreso nella regione storico-geografica della Romagna: Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Dozza, Fontanelice, Imola.
Confina a nord con la Provincia di Ferrara, a est con la Provincia di Ravenna, a sud con la Toscana (Provincia di Firenze, Provincia di Prato e Provincia di Pistoia) e a ovest con la Provincia di Modena.
Il territorio provinciale si estende principalmente in pianura e in collina (la montagna occupa il 21,3% della provincia, contro una media regionale del 25%).
I fiumi che maggiormente interessano il territorio provinciale sono il Reno, il Samoggia, il Setta, il Savena, l'Idice, il Sillaro e il Santerno.
Nell'esteso sistema collinare spiccano due dorsali che si pongono trasversalmente alle valli principali: il Contrafforte pliocenico e la Vena del gesso.
Natura
Economia
I settori trainanti dell'economia regionale sono: l'agricoltura (ortaggi e cereali), l'allevamento (suini e bovini) e la piccola e media industria nei settori alimentari, meccanici, della ceramica e dell'elettronica.
Di rilievo l'attività della Fiera di Bologna e l'infrastruttura dell'Iterporto per il carico e lo scarico delle merci provenienti in containers dal porto di Ravenna.
Collegamenti esterni
- [http://www.provincia.bologna.it/piano/capitolo1.html Generalità sulla Provincia di Bologna]
Categoria:Provincia di Bologna
ja:ボローニャ県
Resistenza italiana
Con la locuzione Resistenza italiana si indica l'insieme di partiti e movimenti politici di opposizione alle forze nazifasciste che occuparono parte dell'Italia dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943.
Alla Resistenza presero infatti parte gruppi organizzati e spontanei di diverse estrazioni poliche, uniti nel comune intento di opporsi militarmente e politicamente alle scelte della Repubblica Sociale Italiana (RSI) e dei militari nazisti. Ne scaturì la lotta di liberazione, conclusasi il 25 aprile 1945, quando l'insurrezione armata partigiana proclamata dal Comitato di liberazione nazionale per l'Alta Italia (CLNAI) portò alla liberazione di quasi tutte le città del nord del paese.
Era l'ultima parte di territorio ancora occupata dalle truppe tedesche in ritirata verso la Germania e soggetta all'azione repressiva delle formazioni repubblichine della Repubblica Sociale Italiana cui il movimento partigiano opponeva la propria resistenza. La resa incondizionata dell'esercito tedesco si ebbe il 29 aprile.
Per estensione, viene da taluni chiamato Resistenza anche il periodo che va dagli anni '30 (in cui presero vita i primi movimenti) alla fine della guerra, inglobando nel concetto di resistenza ogni forma di opposizione alla dittatura di Benito Mussolini.
Le opposizioni al regime
anni '30
Dopo l'omicidio del deputato socialista Giacomo Matteotti e la decisa assunzione di responsabilità da parte di Mussolini, l'Italia si incammina verso un regime dittatoriale. Il sempre maggiore controllo e le persecuzioni degli oppositori, a rischio di carcerazione e di confino, spinge l'opposizione ad organizzarsi in clandestinità in Italia e all'estero, creando una rudimentale rete di collegamenti e gettando le basi per una struttura operativa potenzialmente armabile.
Tuttavia le attività clandestine non producono risultati di rilievo, restando frammentate in piccoli gruppi non coordinati, incapaci di attaccare o almeno di minacciare il regime. La loro attività si limitava al versante ideologico: era copiosa la produzione di scritti e libelli che però non raggiugevano le masse, che del resto rimanevano stabili nel consenso al regime.
Solo la guerra, e in particolare lo sfascio dello Stato innescato dai fatti dell'estate del 1943, offre ai clandestini l'occasione di entrare in contatto (magari mediato) fra loro, in ciò aiutati dalle forze anglo-americane che ne compresero la strategica importanza per le sorti del conflitto e che provvidero ad armarle e aiutarle anche per gli aspetti logistici. Gli esponenti della Resistenza comprendevano allora gli anarchici, i militanti dei partiti di sinistra e i liberali e cattolici che erano stati defenestrati dal fascismo nel '22.
Il CLN
Il movimento partigiano, prima raggruppato in bande autonome, fu successivamente organizzato dal Comitato di liberazione nazionale (CLN) in brigate e divisioni, quali le Brigate Garibaldi, costituite su iniziativa del partito comunista, le Brigate Matteotti, legate al partito socialista, le Brigate Giustizia e Libertà, legate al Partito d'Azione, i cosidetti "badogliani" (principalmente ex-militari) di tendenza monarchica.
Specialmente nel periodo 8 settembre 1943 (data dell'armistizio di Cassibile)-25 aprile 1945 l'italia visse una vera e propria guerra civile. L'azione della Resistenza italiana intendeva essere una guerra patriottica di liberazione dall'occupazione tedesca, ma di fatto ebbe anche l'effetto di scatenare una guerra civile contro i fascisti e gli aderenti alla Repubblica di Salò, nelle cui fila vi erano anche gruppi di giovani che consideravano l'armistizio con gli alleati anglo-americani un tradimento nei confronti dell'alleato tedesco.
Le analisi
I significati che vengono assegnati al fenomeno resistenziale sono molteplici, perché molteplici sono state le esperienze individuali, i percorsi attraverso i quali uomini e donne che avevano conosciuto una dittatura ventennale, e spesso erano nati e cresciuti sotto tale regime, hanno deciso di combattere i nazisti e la Repubblica di Salò.
La presa di consapevolezza della possibilità di mettere fine alla dittatura e di far nascere una democrazia, il rifiuto dell'obbligo di far parte dell'esercito repubblichino, la speranza di vedere la fine della guerra e delle sofferenze di un popolo, il desiderio di riscatto sociale, la difesa dell'Italia dall'aggressione tedesca dopo la caduta del regime fascista, sono solo alcune delle ragioni che hanno spinto migliaia di italiani a trasformarsi in resistenti.
Ad essere coinvolti in quella che viene anche chiamata guerra partigiana, si calcola siano stati circa 310.000 uomini armati che, specialmente nelle zone montagnose del centro-nord italia, svolsero attività di guerriglia e controllo del territorio che via via veniva liberato dai nazifascisti.
Nell'Italia centro-meridionale il movimento partigiano non ebbe altrettanta crucialità militare, sebbene nelle aree restituite al controllo del Re (di fatto, degli Alleati) si riunissero i principali esponenti politici che da lontano coordinavano le azioni militari partigiane, anche insieme alle armate alleate. Infatti l'esercito anglo-americano aveva sospinto sulla linea Gustav già dal 12 ottobre '43 le forze tedesche che risalivano verso il nord.
Con mezza penisola liberata e la restante parte ancora da liberare, con violente tensioni sociali ed importanti scioperi operai che già nella primavera del '44 avevano paralizzato le maggiori città industriali (Milano, Torino e Genova), le popolazioni del nord Italia si preparavano a trascorrere l'inverno più lungo e più duro, quello del '45. Sulle montagne della Valsesia, sulle colline delle Langhe e sulle asperità dell'Appennino ligure le formazioni partigiane erano ormai pronte a combattere.
I GAP e le SAP
Nelle città cominciarono a costituirsi nuclei partigiani clandestini denominati GAP (Gruppi di azione patriottica) formati ognuno da pochi elementi pronti a svolgere azioni di sabotaggio e di guerriglia nonché di propaganda politica. Accanto ad essi, nei principali centri urbani sorsero all'interno delle fabbriche le SAP (Squadre di azione patriottica), ampi gruppi di sostegno alle formazioni partigiane belligeranti, con l'obiettivo specifico di rendere più ampia possibile la partecipazione popolare al momento insurrezionale. Attriti sorsero, però, a questo punto su quale sarebbe stato per il movimento partigiano l'interlocutore privilegiato, politico o militare che fosse, italiano oppure alleato.
E sotto questo aspetto a poco era servita la militarizzazione "ufficiale" dei partigiani, avvenuta nel giugno '44 con l'istituzione - riconosciuta sia dai comandi militari alleati che dal governo nazionale - del Corpo volontari della libertà (o Corpo italiano di liberazione, CIL). A capo dei circa 200 mila combattenti che formavano il nuovo esercito italiano era stato posto il generale Raffaele Cadorna, con vicecomandanti l'esponente del PCI Luigi Longo e quello del Partito d'Azione Ferruccio Parri).
Ferruccio Parri
Mentre si cominciava comunque a guardare al futuro, un altro punto di contrasto era costituito, appunto, da quello che sarebbe accaduto nel dopoguerra, che veniva avvertito ormai come prossimo. Se da un lato la guerra di liberazione accomunava diverse forze politiche, sia pure nella clandestinità e nella diversità ideologica, l'obiettivo successivo - la nuova Italia - era fonte di divergenza: i partiti della sinistra - peraltro divisi al loro interno - paventavano particolarmente un ripristino dello stato liberale prefascista; dal canto suo, il Partito d'Azione sosteneva la necessità che alle organizzazioni partigiane venisse attribuito un ruolo di rilievo nell'edificazione di una nuova democrazia in grado di sovvertire il vecchio ordinamento monarchico. La monarchia, del resto, continuava ad essere sostenuta anche dai gruppi partigiani che si riconoscevano nell'ala democratico-cristiana, liberale ed autonoma, oltre che dai soldati dell'esercito che non avevano aderito alla RSI (Repubblica Sociale Italiana).
Resa incondizionata
La resistenza italiana ebbe formalmente termine, come si è detto, il 29 aprile, con la resa incondizionata dell'esercito tedesco. Ma prima vi era stata la cattura e l'esecuzione di Benito Mussolini: il 27 aprile del 1945, il duce del fascismo, avvolto nel pastrano di un soldato tedesco, fu catturato a Dongo, in prossimità del confine con la Svizzera, mentre tentava di espatriare assieme alla compagna Claretta Petacci. Riconosciuto dai partigiani, fu fatto prigioniero e giustiziato il giorno successivo 28 aprile a Giulino di Mezzegra, sul lago di Como; il suo cadavere venne esposto impiccato a testa in giù, accanto a quelli della stessa Petacci e di altri gerarchi, in piazzale Loreto a Milano, ove fu lasciato alla disponibilità della folla. In quello stesso luogo otto mesi prima i nazifascisti avevano esposto, quale monito alla Resistenza italiana, i corpi di quindici partigiani uccisi.
Il 30 aprile 1945 il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia ebbe a commentare che "la fucilazione di Mussolini e dei suoi complici è la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro paese ancora coperto di macerie materiali e morali".
Alcune cifre sulla Resistenza
Si calcola che i caduti per la Resistenza italiana (in combattimento o uccisi a seguito di cattura) siano stati complessivamente circa 44.700; altri 21.200 rimasero mutilati ed invalidi; tra partigiani e soldati italiani caddero combattendo almeno 40.000 (10.260 della sola Divisione Acqui impegnata a Cefalonia e a Corfù); 40.000 soldati morirono nei lager nazisti.
Le donne partigiane combattenti furono 35 mila, mentre 70 mila fecero parte dei Gruppi di difesa della donna; 4.653 di loro furono arrestate e torturate. 2.750 furono deportate in Germania, 2.812 fucilate o impiccate; 1.070 caddero in combattimento; 15 vennero decorate con la medaglia d'oro al valor militare.
Le vittime civili di rappresaglie nazifasciste durante la resistenza furono oltre 10 mila; gli ebrei deportati nei lager più di 10.000. Dei 2.000 deportati dal ghetto di Roma il 16 ottobre '43 ne tornarono vivi solo quindici.
Medaglie d'oro al Valor Militare
- Comune di Alba (Cuneo)
- Provincia di Alessandria
- Provincia di Aosta per la Valle d'Aosta
- Provincia di Arezzo
- Provincia di Ascoli Piceno
- Provincia di Asti
- Città di Barletta
- Città di Bassano del Grappa (Vicenza)
- Città di Belluno
- Città di Biella
- Città di Bologna
- Comune di Borgo Val di Taro (Parma)
- Comune di Boves (Cuneo)
- Città di Cassino (Frosinone)
- Città di Cuneo
- Comune di Domodossola per la Valle dell'Ossola (Novara)
- Città di Firenze
- Città di Genova
- Città di Gorizia
- Comune di Imola (Bologna)
- Provincia di Imperia
- Città di Lanciano (Chieti)
- Provincia di La Spezia
- Comune di Marzabotto (Bologna)
- Provincia di Massa-Carrara
- Città di Milano
- Città di Modena
- Comune di Montefiorino (Modena)
- Città di Napoli
- Città di Parma
- Pietransieri frazione del Comune di Roccaraso (L'Aquila)
- Città di Piombino (Livorno)
- Provincia di Pordenone
- Città di Ravenna
- Città di Reggio nell'Emilia
- Città di Roma
- Comune di Savona
- Comune di Sesto San Giovanni
- Comune di Stazzema (Lucca) per la Versilia
- Provincia di Teramo - 15-09-2005 Il Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi conferisce alla Provincia di Teramo la Medaglia d'Oro al Valore Civile per l'eroica battaglia di Bosco Martese, fulgido esempio della Resistenza Italiana ([http://www.ResistenzaTeramana.it/ www.ResistenzaTeramana.it])
- Città di Torino
- Comune di Trento per il Trentino
- Città di Treviso
- Città di Trieste
- Al Friuli e per esso la città di Udine
- Comune di Varallo Sesia per la Valsesia (Vercelli)
- Città di Verona
- Città di Vicenza
- Città di Vittorio Veneto (Treviso)
- Università di Padova
Letteratura della Resistenza
Ampia e variegata è la letteratura sulla Resistenza: romanzi e saggi che analizzano un periodo di intenso coinvolgimento dei letterati. Alcuni testi fondamentali:
- Giorgio Bassani - Il giardino dei Finzi Contini
- Italo Calvino - Il sentiero dei nidi di ragno
- Carlo Cassola - La ragazza di Bube
- Beppe Fenoglio - Il partigiano Johnny
- Gianpaolo Pansa - Il sangue dei vinti
- Cesare Pavese - La casa in collina
- Renata Viganò - L'Agnese va a morire
- Elio Vittorini - Uomini e no
Voci correlate
- Personaggi della Resistenza italiana
Collegamenti esterni
- [http://www.anpi.it/ Associazione Nazionale Partigiani d'Italia] Sul sito è reperibile un elenco completo delle città che hanno ricevuto la Croce di guerra o la Medaglia d'argento o di bronzo al Valor Militare.
- [http://www.resistenzatoscana.it Il sito ufficiale della Federazione Regionale Toscana Associazioni Antifasciste e della Resistenza] Numerose pagine su fatti sia famosi che minori sulla Resistenza in Toscana.
- [http://www.radiopopolare.it/html/iniziative/stragi1944/index.htm Il prezzo della libertà - 1944, memorie dagli eccidi].
- [http://www.partigiani-piacentini.net/ Partigiani Piacentini] - Sito dell'A.N.P.I. Provinciale di Piacenza.
- [http://www.ResistenzaTeramana.it/ La Resistenza Teramana e Bosco Martese] - Conferimento della Medaglia d'Oro al Merito Civile al Gonfalone della Provincia di Teramo. Portale dedicato alla Resistenza Teramana. Racconto dei fatti di Bosco Martese, prima battaglia della Resistenza Italiana.
- [http://bongat.altervista.org/ Libri resistenti ] - di Attilio Bongiorni - Citazione di libri sulla resistenza - testo integrale "Memorie del partigiano Gino Bongiorni".
- [http://www.romacivica.net/anpiroma/cronologia/cronoresit/cronoresit.html Cronologia della Resistenza italiana] - con integrazioni per Roma e il Lazio
Classificazione climaticaLa Classificazione climatica dei comuni italiani è stata introdotta dal D.P.R. n. 412 del 26 agosto 1993, tabella A e successive mod. e integrazioni: Regolamento recante norme per la progettazione, l'installazione, l'esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia, in attuazione dell'art. 4, comma 4, della L. 9 gennaio 1991, n. 10.
In poche parole gli oltre 8.000 comuni sono stati suddivisi in sei zone climatiche, per mezzo della tabella A allegata al Decreto.
Sono stati forniti inoltre, per ciascun comune, le indicazioni sulla somma, estesa a tutti i giorni di un periodo annuale convenzionale di riscaldamento, delle sole differenze positive giornaliere tra la temperatura dell'ambiente, convenzionalmente fissata a 20 °C, e la temperatura media esterna giornaliera; l'unità di misura utilizzata è il grado-giorno (GG).
La zona climatica di appartenenza indica in quale periodo e per quante ore è possibile accendere il riscaldamento negli edifici.
I Sindaci dei Comuni possono ampliare, a fronte di comprovate esigenze, i periodi annuali di esercizio e la durata giornaliera di accensione dei riscaldamenti, dandone immediata notizia alla popolazione.
Al di fuori di tali periodi, gli impianti termici possono essere attivati solo in presenza di situazioni climatiche che ne giustifichino l'esercizio e, comunque, con durata giornaliera non superiore alla metà di quella prevista a pieno regime
Collegamenti esterni
[http://www.tutela-aria.it/energia/normativa/DPR412del1993.txt Testo della legge], contiene la tabella con la classificazione.
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- Un elenco dei 341 comuni della regione Emilia-Romagna.
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Emilia-Romagna
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- Un elenco completo, in ordine alfabetico, di tutti i 8.102 comuni italiani.
- Vedi anche: :categoria:frazioni comunali italiane
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Jésuites ChineLes Jésuites sont arrivés pour la première fois en Chine en 1582. Ils ont initié l'Europe à la connaissance de la Chine, et sont les créateurs, en quelque sorte, de la sinologie. Ils ont aussi permis la circulation d'idées et la découverte d'un autre monde. En avance sur les positions du Vatican, ils défendaient par exemple la célébration de la messe en chinois classique ou des adaptations à la culture locale.
Chine
Une première mission franciscaine est présente en Chine entre le et le , durant la dynastie mongole des Yuan. Ceux-là ont dû partir lorsque la dynastie a été renversée. Le christianisme prêché alors était sans nuance, ni adaptation. Il y aussi des traces plus anciennes avec la présence de chrétiens nestoriens au , attestée par une stèle retrouvée en 1625 à Chang'an (XiAn).
Les Jésuites sont les membres de la Société de Jésus, fondée en 1534 par Ignace de Loyola. Le pape leur donne le « droit religieux » sur les nouveaux territoires atteints vers l'Est. Ils suivent le parcours des marchands portugais. Vers le milieu du , parallèlement à ces derniers, très présents dans les mers du sud est asiatique, ils atteignent les ports de Goa, Malacca, Macao ou encore le Japon. Cette présence précoce permet aux Jésuites de fonder dès 1542 une mission à Goa, elle sera le point de départ et de contrôle pour les explorations plus lointaines.
En 1582, Michele Ruggieri et Matteo Ricci sont les premiers Jésuites à obtenir la permission d'entrer en Chine. Et en 1601, ils s'installent à Pékin et commencent leur travail auprès des lettrés de la cour.
Matteo Ricci, grâce à ses connaissances en sciences et surtout en langue chinoise, se fait assez vite connaître dans les cercles de lettrés. Il écrit de nombreux ouvrages pour promouvoir et présenter la religion chrétienne à ces derniers. Il est aussi l'initiateur du premier projet de dictionnaire de traduction chinois.
Première mission jésuite en Chine
On peut diviser la période de la première mission jésuite en Chine (1582 à 1773) en trois périodes. La première, de 1582 à 1610, correspond à l'arrivée en Chine, et la mise en place de la méthode Ricci. Elle va jusqu'à la mort de ce dernier. C'est la rencontre avec la civilisation et la culture chinoise. C'est aussi à ce moment que sont convertis les premiers lettrés. Il y a aussi beaucoup d'effort de publication et de traduction de livres occidentaux.
Ensuite de 1610 à 1705, le christianisme progresse lentement et les éléments qui conduiront à la Querelle des Rites se mettent en place. En 1705, un incident avec l'empereur chinois conduira à la fin de l'expansion du christianisme en Chine.
Ensuite la dernière période, qui va de 1705 à 1773, est un déclin de la présence des Jésuites. Plusieurs vagues de persécutions frappent les missionnaires et les convertis, le christianisme est classé parmi les « sectes perverses et dangereuses ». Cette période se termine par la dissolution de l'ordre.
La Mission Jésuite est organisée en provinces, dirigées par un Provincial. Au début tout l'Orient dépendra de celui de Goa. Sous cette « province » se trouvent les missions nationales, dirigées elles-mêmes par un Supérieur. Ensuite on trouve des évêchés et des diocèses. L'organisation évolue avec l'agrandissement et l'extension des territoires couverts. Pour la Chine le point d'entrée, et la base de repli en cas de persécutions, sera le territoire portugais de Macao. À noter que les Jésuites de Macao ne suivent pas forcement les mêmes idées que ceux de Chine.
Les provinces lointaines ne sont pas laissées sans contrôle. Un système d'inspection des missions existe. De plus, les missionnaires sont tenus d'écrire des rapports et des lettres annuelles. Ces dernières sont utilisées en interne et aussi compilées pour la publication au public. Des correspondances se créent aussi avec les scientifiques et les intellectuels européens. Les missionnaires servent de fenêtre sur l'Orient pour l'Europe.
La période de présence des Jésuites voit se succéder plusieurs empereurs et surtout l'installation d'une dynastie mandchoue à la tête de la Chine. Les Ming se voient repoussés vers le sud et sont finalement définitivement vaincus en 1661. Dès 1644, la dynastie mandchoue Qing prend pied en Chine. L'attitude des différents empereurs varie. Les périodes de tolérance et de persécution s'alternent. La position n'est pas non plus la même face aux Jésuites de la cour, aux chinois convertis ou aux autres missionnaires dans les campagnes.
Lorsque les Jésuites arrivent à Pékin en 1601, la dynastie Ming touche à sa fin. L'empire est attaqué à ses frontières en Mongolie et, en même temps, il doit aider la Corée à repousser les attaques japonaises. De plus, parmi les Mandchous, il y a des signes d'agitation.
Les Jésuites ont gagné en prestige grâce à leur rôle dans la négociation diplomatique pour le traité de Nerchinski en tant que traducteurs. Ce nouveau prestige se combine à celui, sur le plan des sciences, des Jésuites du Bureau d'Astronomie de la cour impériale. Ces éléments permettent la création en 1692 de l'Edit de tolérance religieuse de Kangxi, second empereur de la dynastie Qing. il est aussi réputé pour son ouverture d'esprit et pour son soutien aux intellectuels. Cet édit autorise les conversions au christianisme, annule les lois précédentes contre les missionnaires, et octroie le droit de bâtir des églises et de prêcher publiquement. Le Tribunal des Rites reconnaît aux Européens leur mérite dans leur travail et dévouement. Ainsi il n'agitent plus le peuple contre une doctrine considérée par le passé comme dangereuse. Cependant cet édit n'a pas permit une conversion en masse.
Cette période marque aussi le début de la Querelle des Rites. Plusieurs points de discorde existent concernant les activités des Jésuites en Chine, tels que les traductions, les usages et coutumes et ce qui lui donnera son nom : la place des rites confucéens, notamment ceux concernant les anciens très vénérés. Sont-ils des coutumes ou des superstitions voir des croyances religieuses ?
La visite de l'évêque Tournon, envoyé du Pape, ne plaît pas à Kangxi qui voit comme une menace la prérogative du Pape sur les esprits chrétiens. Il annule les édits précédents en faveur des Jésuites. Et l'empereur leur demande d'accepter son interprétation de la bonne manière de comprendre les rites et cérémonies. Le résultat de la visite est pour les Jésuites d'avoir à signer un billet, piao. Il signifie la reconnaissance du point de vue de l'empereur sur les rites, si le missionnaire refuse il est expulsé de Chine. Mais l'Eglise menace d'excommunication les missionaires reconnaissant une compatibilité entre le dogme catholique et les rîtes confucéens. La plupart des Jésuites l'acceptent pour rester. Cette confrontation renforce le point de vue chinois selon lequel les étrangers doivent rester sous le contrôle strict de l'empereur.
Après cet épisode, le contrôle sur les Jésuites augmente considérablement. À l'empereur Kangxi succède Yongzheng et ensuite Qianlong, qui règne de 1736 à 1796. Il étend les frontières de l'Empire chinois mais est beaucoup plus ferme envers les occidentaux, comme le montre l'épisode avec l'ambassadeur Mac Cartney. Il continue également les persécutions contre les chrétiens.
Suite à la Querelle des Rites les Jésuites sont très mal perçus en Occident, ils ont osé violer un ordre papal et compromettre le dogme officiel. Les pays d'Europe interdisent peu à peu les Jésuites pour cette héresie, les missions à l'étranger sont peu à peu abandonnées, notamment celles en Chine où il fallait financer un niveau de vie élevé. Finalement le Pape Clément XIV décrète la fin des missions jésuites avec le Bref Dominus ac Redemptor en 1773. Les Jésuites et les autres missionnaires commencent aussi à laisser place aux marchands et aux ambassades, qui s'intéressent à autre chose qu'à la salut de l'âme des Chinois. Ceux-là seront eux-même suivis par de nouvelles vagues de missionnaires.
Méthode de conversion des Jésuites
Dès le début de la mission chinoise, les Jésuites tentent d'appliquer les enseignements tirés de l'expérience de christianisation au Japon. Les conclusions principales sont qu'il est essentiel de s'adapter aux coutumes et usages locaux ou encore de rester neutre vis-à-vis de l'autorité. L'importance d'une bonne connaissance de la langue est aussi mise en avant. Les Jésuites adoptent aussi des noms chinois (alors que les baptisés chinois reçoivent un nom chrétien). La priorité est donnée à la compréhension et à la traduction. Les Jésuites passent aussi du temps à décrire la situation. Il remarquent assez vite les trois « sectes » déjà présentes. De plus, le confucianisme leur semble être la doctrine chinoise la plus proche de la Vérité.
Costume
Lors de leur arrivée en Chine les Jésuites portent le costume des bonzes, selon le modèle de ce qui se fait au Japon. Assez vite, vers 1594, Matteo Ricci demande l'autorisation de passer au costume de lettré. Ce dernier serait plus apte selon lui pour la conversion et éviterait les confusions. Ce choix est motivé par plusieurs facteurs. Tout d'abord, le statut des bonzes en Chine n'était pas aussi bon qu'au Japon et l'église bouddhique est contrôlée par l'État chinois (tout comme les autres religions officielles). Ensuite, il veut éviter toute confusion avec une quelconque secte bouddhique. Il est à remarquer que ce changement de costume se fait aussi au moment où Ricci traduit les Classiques en latin. Il lui semble alors que le rôle de lettré soit un meilleur vecteur. Il semblait aussi important de gagner l'estime populaire et des classes dirigeantes et donc montrer un rang social important, ce qui implique l'utilisation de beaux vêtements en soie, de palanquin etc. Mais ces comportements sont perçus en Europe comme une offense à l'humilité par certains.
La langue vecteur de conversion problématique
En addition aux questions de coutumes et culture, se pose très vite le problème de la traduction des termes. Si l'on ne prend que l'exemple le plus direct, comment les Jésuites peuvent-ils traduire Dieu en chinois ? Comment trouver un terme qui ne peut être confondu avec des concepts ou superstitions locales ? Au Japon, il existe des syllabaires et l'on peut créer des mots nouveaux. Mais pour le chinois, comment ajouter un nouveau mots, en évitant de récupérer un concept différent ? Ce même problème se retrouve pour tous les mots avec des significations abstraites, mais bien précises. Des significations proches existent mais elles proviennent souvent soit du confucianisme, soit du bouddhisme, ce qui leur donne des connotations bien particulières. Ces problèmes sont d'ailleurs une des facettes de la Querelle des Rites.
Conversion par le haut
Les Jésuites comptent convertir la Chine en passant par la conversion des lettrés et des élites plutôt que par celle de milliers de paysans. En effet, ils pensent qu'en convertissant les dirigeants, c'est le peuple entier qui suivra. Tous leurs efforts vont donc s'orienter vers les classes dirigeantes à tous les niveaux, de l'empereur aux cercles de lettrés. Une méthode longue à mettre en place et dont les résultats ne sont pas visibles rapidement. De plus dans la durée et face à plusieurs souverains, de personnalité assez forte (début de la dynastie mandchoue), l'effort est à recommencer sans cesse. Cette méthode s'oppose à celle d'autres ordres qui tentent de convertir directement le peuple, et qui obtiennent de bons résultats au niveau du nombre de convertis. Cette deuxième approche crée des réactions du gouvernement chinois, qui ne voit pas d'un bon œil la prédication au peuple. Cette différence sera aussi la source de conflits entre les différentes ordres missionnaires.
La science au service de la christianisation
Un autre stratagème utilisé par les Jésuites est de mettre en avant leur connaissances scientifiques. Ce n'est d'ailleurs pour eux qu'un simple moyen pour montrer la supériorité et la puissance du Dieu chrétien. Les « sciences célestes » produisent chez les Chinois une certaine confusion entre l'essentiel et l'accessoire. Les Jésuites n'introduisent les chinois aux sciences occidentales que par ce qu'ils espèrent les utiliser comme un moyen pour convertir plus facilement l'élitesr. Alors que les Chinois groupent les deux volets des enseignements (religion et science), en donnant un poids égal aux deux approches.
Mais ces sciences doivent rester dans les limites de ce qui est compatible avec la vision chrétienne du monde. Cet aspect peut se retrouver dans l'astronomie lorsque les Jésuites ont défendu longtemps le géocentrisme, car la théorie copernicienne contredisait les connaissances précédentes et les conceptions religieuses. On peut se demander quel effet a eu cette injection de connaissances nouvelles. En général, le niveau de connaissances était assez similaire. Et avec les limites de la promotion des vraies innovations on peut se demander si cet apport de connaissances a accéléré ou ralenti la science chinoise.
Les missionnaires dans les Académies lettrées
Les Académies lettrées, shuyuan, sont des sortes de forums privés, où les lettrés se retrouvent pour des discussions de portée philosophique ou politique. Elles sont indépendantes et représentent différentes tendances. Pour Matteo Ricci, ces Académies semblent être le lieu idéal pour atteindre les lettrés et les introduire à la religion chrétienne. La connaissance des Classiques y est une sorte de prérequis, et Ricci a le bagage suffisant. Il entre dans le jeux du débat d'idées. Les Jésuites sont alors perçus comme des lettrés, et non des missionnaires. On peut aussi noter que cela crée de la confusion car des Chinois pensent que la doctrine présentée a été créée par eux-même. De plus, ils se retrouvent dans un contexte de débats d'idées, où on ne s'attend pas à ce qu'une Vérité soit présentée telle quelle. De par ses connaissances, Ricci sait utiliser les textes classiques pour présenter et justifier la doctrine chrétienne. Ce qui permet des échanges mutuels d'arguments subtils. Il partage ainsi (en surface du moins), les mêmes repères. Il joue avec le contenu des Classiques et met en avant les passages qui l'avantagent et ignore discrètement les autres. Il tente de trouver des liens avec le christianisme, d'autres Jésuites après lui en feront même leur principal argument: le Confucianisme et les Classiques ne sont qu'une mauvaise interprétation du christianisme puisque l'on peut retrouver des symboles chrétiens dans la civilisation chinoise. Ce courant de pensée et de recherches sera appelé figuriste.
Comme les Jésuites remarquent très vite qu'il leur est indispensable de rester discret en Chine, ils cachent leur but d'évangélisation. Cette attitude leur sera reprochée plus tard. D'ailleurs les détails de la religion ne sont communiqués qu'aux gens déjà en bonne voie d'être convertis, ce qui ajoute un aspect ésotérique supplémentaire. Les Jésuites sont accusé de duplicité et d'avoir caché leur but réel.
Les lettrés qu'ils rencontrent comprennent-ils le but réel des Jésuites ? Certains en tout cas dénoncent ce qu'ils appellent une doctrine vicieuse. Il existe par exemple un recueil d'écrits anti-chrétiens de huit volumes, daté de l'année 1639.
Chronologie de la présence jésuite en Chine
- 1552 : Saint François Xavier meurt aux environs de Canton
- 1579 : Le Franciscain Pedro de Alfaro célèbre la première messe à Canton
- 1582 : Ruggieri et Ricci entrent en Chine
- 1594 : Les Jésuites passent à l'habit de lettrés, Ricci termine la traduction des Quatre Livres
- 1597 : Ricci est nommé supérieur de la Mission de Chine
- 1601 : Prescrit impérial de Wanli ordonnant à Matteo Ricci de se présenter en personne avec des cadeaux
- 1603 : Baptême de Xu Guanqi (Paul)
- 1604 : La Mission de Chine devient indépendante de celle de Macao
- 1610 : Baptême de Li Zhizao, Ricci meurt, Longobardo lui succède comme supérieur, 2500 chrétiens en Chine
- 1615 : Autorisation d'utiliser le chinois classique pour les célébrations
- 1616 : Rapport du vice-ministre des Rites de Nankin, Shen Que – première persécution du Christianisme en Chine
- 1617 : Suite au rapport, procès de Nankin
- 1626 : Découverte de la stèle Nestorienne
- 1633 : Les Dominicains lancent l'offensive contre les Jésuites, ces derniers permettraient à leur convertis les rites des ancêtres et à Confucius
- 1642 : Les Jésuites construisent une église à Chongqing
- 1664 : Oboi, le régent de Kangxi, fait emprisonné Adam Schall et les astronomes chrétiens pour incompétence et trahison
- 1668 : Kangxi demande à Verbiest de vérifier les calendriers, ce dernier trouve des erreurs. Il prend le poste de directeur du Bureau de l'Astronomie
- 1670 : En Europe, publication de La Chine Illustrée de P. Kircher
- 1687 : Cinq Jésuites français astronomes supplémentaires arrivent à Pékin
- 1689 : Les négociation de Nerchinsk font appel aux Jésuites comme interprètes
- 1690 : L'Evêché de Pékin est créé
- 1692 : Edit de Tolérance de Kangxi
- 1698 : Plus de quatre nouveaux Jésuites français arrivent à Pékin
- 1700 : Condamnation contre P. Le Compte (i.e. Contre le point de vue et méthode Jésuite)
- 1701 : 8 missionnaires de plus arrivent à Pékin
- 1705 : Arrivée de l'émissaire du Pape Clément XI, l'Evêque de Tournon en Chine pour évaluer la situation – dispute avec Kangxi qui n'apprécie pas les revendications universelles du droit du pape.
- 1720 : Deuxième envoyé papal, Mezzabarba, pour tenter de rediscuter avec l'empereur
- 1724 : Le gouvernement Qing rend le christianisme illégal et le déclare dans la catégorie « secte perverse et doctrine sinistre »
- 1735 : Publication de La Description de la Chine et Tartarie de du Halle
- 1735 : Qianlong devient empereur – attitude changeant envers les chrétiens
- 1746 & 1755 : Persécution contre les catholiques
- 1773 : Dominus ac Redemptor, dissolution de l'ordre de Jésus
Voir aussi
Articles connexes
- Religions en Chine | Histoire de la Chine
- Missions catholiques aux XVIe et XVIIe siècles
Liens externes
- [http://www.jesuites.com/histoire/chine/ Les jésuites en Chine sur le site officiel des jésuites de France]
- [http://www.hku.hk/french/dcmScreen/lang3022/lang3022_lettres_edifiantes.htm Lettres édifiantes et curieuses des jésuites en Chine]
- [http://www.crlv.org/outils/encyclopedie/afficher.php?encyclopedie_id=245 Les Voyageurs européens en Chine : Images et réalités]
Bibliographie
- Jean-Pierre Duteil, Le Mandat du ciel, le rôle des jésuites en Chine, Paris, Editions Arguments, 1994.
- Charles E. Ronan, Bonnie B.C. Oh, East meets west, The Jesuits in China, 1582-1773, Chicago, Loyola Univesity Press, 1988.
- Jacques Gernet, Chine et christianisme – Action et réaction, Paris, Nrf Edition Gallimard, 1982.
Chine
Jésuites en Chine
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Catégorie:Religion en Chine
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