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| Categoria:Comuni Della Provincia Di Perugia |
Categoria:Comuni della provincia di PerugiaQuesta categoria contiene:
- Un elenco dei 59 comuni della provincia di Perugia.
Categoria:Provincia di Perugia
Perugia
Comune
Il comune è l'ente locale fondamentale, autonomo e sovrano secondo i princìpi consolidatisi nel Medioevo e sanciti dalla rivoluzione francese, previsto dall'art. 114 della Costituzione della Repubblica italiana.
Il comune nella suddivisione amministrativa
In Italia ogni comune appartiene a una provincia, ma la Provincia non fa da tramite nei rapporti con la Regione e questa in quelli con lo Stato a livello gerarchico, poiché esso, essendo dotato di personalità giuridica, può avere rapporti diretti con la Regione e con lo Stato e anzi, essendo le competenze di una regione molto più ampie di quelle di una provincia, un comune detiene generalmente più rapporti con la prima che con la seconda.
I Comuni possono ripartire il proprio territorio in circoscrizioni al fine di assicurare alla popolazione una più diretta partecipazione all'amministrazione. Alla circoscrizione sono delegati poteri che vanno al di là della mera funzione consultiva (per la quale possono essere previsti nello statuto del Comune, previsto ai sensi della legge Bassanini, appositi comitati o consulte di quartiere). La suddivisione in circoscrizioni è obbligatoria per i comuni che superano i 100mila abitanti.
L'Italia ha attualmente 8101 comuni (dato ISTAT 2001), più il comune di Baranzate e il comune di Cavallino-Treporti, istituiti successivamente. Di questi, un centinaio superano i 50mila abitanti, tra cui gli 80 capoluoghi di provincia.
Il comune ha come organi il consiglio comunale, la giunta comunale e il sindaco.
Le città
I comuni si possono fregiare del titolo di "città" se esso viene loro conferito con specifico provvedimento avente forza di legge (decreto) varato dal capo dello Stato, di iniziativa autonoma o su proposta del Governo o del comune interessato.
Ai comuni dotati del titolo di città spetta uno stemma particolare. Gli stemmi sono assegnati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) su proposta del dipartimento del Cerimoniale dello Stato - ufficio Onorificenze e Araldica pubblica (ripartizione della Presidenza del Consiglio nata dalla trasformazione della Consulta araldica, soppressa ai sensi delle disposizioni transitorie della costituzione repubblicana).
Nelle regioni bi-trilingue
Ai comuni della provincia autonoma di Bolzano spetta doppia denominazione, in lingua tedesca e in lingua italiana, che si affianca a quella di lingua ladina per i comuni per i quali è prevista. La traduzione di comune in ladino dolomitico è "chemun" o "comun", mentre in tedesco è:
- "Gemeinde", per i comuni a cui non sia stato conferito il titolo di città;
- "Stadtgemeinde", per i comuni a cui sia stato conferito il titolo di città;
- "Marktgemeinde", riservata ai comuni che già godevano del titolo di "Markt" nell'impero austro-ungarico, prima dell'annessione dell'Alto Adige al Regno d'Italia avvenuta a seguito della guerra del '15-'18. Ora la giunta regionale può conferire questo titolo, nel caso un comune abbia raggiunto i 5.000 abitanti e la sua traduzione italiana sarebbe ufficialmente "borgata". Per ora se ne contano 16, mentre le città sono 8 e i comuni in totale 116.
I comuni della Regione autonoma della Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste hanno un'unica denominazione in lingua francese (sebbene durante il regime fascista i nomi fossero stati tradotti in italiano, come testimoniato dalla frazione di Valtournenche Breuil-Cervinia), anche negli atti ufficiali in lingua italiana, nei quali però sono indicati come "comune di" e "città di" e non come "commune de" o "ville de". Fa eccezione il Comune di Aosta, che gode di doppia denominazione: "Città di Aosta" - "Ville d'Aoste". Anche alcuni comuni del Piemonte, afferenti alle province di Torino e Cuneo, hanno un nome francese.
Corrispettivi europei
In Europa gli enti locali corrispondenti sono:
- in Austria "Gemeinden", "Marktgemeinden", "Stadtgemeinden";
- in Belgio "gemeenten" (neerlandese) / "communes" (francese);
- in Danimarca "kommuner";
- in Finlandia "kunnat" (finnico), "kommuner" (svedese);
- in Francia e nel Lussemburgo "communes";
- in Germania "Gemeinden" o "Kommunen";
- in Grecia "demoi" o "koinotits",
- in Irlanda "county boroughs";
- in Romania e in Moldavia "comune";
- in Olanda "gemeenten";
- in Portogallo "freguesia" o "concelhos";
- nel Principato di Monaco "commune" (ce n'è uno solo);
- nel Regno Unito "county wards" e "cities";
- nella Repubblica di San Marino "castelli";
- In Slovenia "občine";
- in Spagna "municipios" o "comunas";
- in Svezia kommuner;
- in Svizzera "comuni" (italiano) / "Gemeinden" (tedesco) / "communes" (francese) / "chemuns" (romancio).
Mentre in tutti gli altri paesi europei il comune è ente territoriale autonomo e sovrano, in accordo con i princìpi sanciti dalla rivoluzione francese sulla base dei diritti rivendicati dalle città nel Medioevo (età comunale), in Svizzera la sovranità dei comuni solo agli inizi del XXI secolo è stata riconosciuta a livello federale, norma peraltro non ancora recepita da tutti i cantoni, mentre nella Repubblica di San Marino l'ente territoriale non è ente autonomo e sovrano e nel Regno Unito solo le città dotate di una cattedrale (dette cities) godono dell'autonomia, mentre tutte le altre hanno solo un distretto della contea di appartenenza (county ward). La città di Londra, essendo sede di due cattedrali (Saint Paul e Westminster), è amministrata da due distinte cities: la city of London, corrispondente alla città romana, centro degli affari economici e sociali, e la city of Westminster. La sua area metropolitana (la greater London) è suddivisa in boroughs. Entrambe le cities e tutti i boroughs condividono un unico sindaco, detto lord mayor.
Voci correlate
- Primi 100 comuni italiani per abitanti
- Ultimi 100 comuni italiani per abitanti
- Primi 100 comuni italiani per superficie
Categoria:Diritto amministrativoCategoria:Diritto costituzionale
Categoria:Comuni italiani suddivisi per regione
Categoria:Comuni italiani suddivisi per provincia
ja:コムーネ
Categoria:Provincia di PerugiaLa provincia di Perugia è una delle 2 province dell' Umbria.
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Tachyarrhythmia absoluta
Vorhofflimmern ist eine vorübergehende (paroxysmale) oder dauerhafte (permanente) Herzrhythmusstörung mit ungeordneter Tätigkeit der Herzvorhöfe. Gebräuchliche Abkürzungen sind AF, Vfli, VoFli und VHF.
Vorhofflimmern ist die häufigste bedeutsame Herzrhythmusstörung, allein in Deutschland leiden darunter etwa eine Million Menschen. Im Unterschied zum Kammerflimmern ist Vorhofflimmern nicht unmittelbar lebensbedrohlich, führt aber bei etwa 85 Prozent der Betroffenen zu Symptomen wie Herzrasen, Unruhegefühl oder Leistungsschwäche. Darüber hinaus bedeutet Vorhofflimmern bei vielen Patienten ein erhöhtes Schlaganfallrisiko. Heutzutage kann den allermeisten Patienten eine medikamentöse oder invasive Behandlung angeboten werden, die eine normale oder fast normale Lebensweise ermöglicht.
Einteilung
Dem international anerkannten Datenstandard der American Heart Association (AHA) und des American College of Cardiology (ACC) folgend, wird Vorhofflimmern in
# erstmals entdecktes Vorhofflimmern,
# paroxysmales Vorhofflimmern,
# persistierendes Vorhofflimmern und
# permanentes Vorhofflimmern
eingeteilt. Danach gilt Vorhofflimmern als paroxysmal, wenn es innerhalb von 7 Tagen nach vermutetem Beginn spontan endet. Als persistierend wird es bezeichnet, wenn es länger als 7 Tage anhält oder durch medikamentöse oder elektrische Kardioversion beendet wird. Als permanent wird Vorhofflimmern klassifiziert, wenn eine Kardioversion erfolglos blieb oder nicht versucht wurde.
Je nach Pulsfrequenz wird Vorhofflimmern gelegentlich auch in Bradyarrhythmia absoluta (Puls unter 50 Schläge pro Minute), normfrequente absolute Arrhythmie (Puls 50 bis 100 Schläge pro Minzte) und Tachyarrhythmia absoluta (Puls über 100 Schläge pro Minute) eingeteilt.
Wenn der Zeitpunkt bekannt ist, an dem das Vorhofflimmern begann, kann auch zwischen vagal (meist während der Nacht) und sympathoton (oft bei Stress, körperlicher Anstrengung oder morgens nach dem Aufstehen) ausgelöstem Vorhofflimmern unterschieden werden.
Pathophysiologie
Im Normalzustand werden die Vorhöfe und Kammern des Herzens unmittelbar nacheinander etwa 70 mal pro Minute stimuliert (vgl. Aufbau und Erregungsleitungssystem des Herzens). Die Muskelkontraktion der Vorhöfe führt zu einer zusätzlichen Blutfüllung der Kammern, die etwa 150 Millisekunden später ebenfalls kontrahieren. Diese Funktion der Vorhöfe ist mit der einer Einspritzpumpe beim Motor vergleichbar und erhöht das Schlagvolumen der Herzkammern um ca. 15%.
Beim Vorhofflimmern hingegen werden die Vorhöfe mit einer Frequenz von 350 bis 600 pro Minute stimuliert. Dies führt zu sehr schnellen und ungeordneten, manchmal kaum wahrnehmbaren Bewegungen ihrer Wände, dem Flimmern.
Wesentliche Folgen des Vorhofflimmerns sind:
- Unregelmäßiger Puls (absolute Arrhythmie oder Arrhythmia absoluta). Die Brems- und Filterfunktion des AV-Knotens leitet pro Minute von den 350-600 Vorhofimpulsen in unregelmäßigen Abständen nur etwa 100 bis 160 zu den Kammern über.
- Zu schneller Puls (Tachykardie) im unbehandelten Zustand. Zwar schützt der AV-Knotens die Herzkammern in der Regel vor Pulsfrequenzen über 200 pro Minute, aber auch die dann typischen Frequenzen von 100 bis 160 pro Minute sind für das Herz auf Dauer nicht ökonomisch und können über Wochen zu einer Herzinsuffizienz führen.
- Leichte Einschränkung der Pumpleistung des Herzens durch den Verlust der geordneten Vorhofkontraktion. Dies kann zu einer meist nur leichten Verschlechterung der Belastbarkeit, bei vorgeschädigten Herzen aber ebenfalls zu einer relevanten Herzinsuffizienz führen.
- Erhöhtes Risiko für Embolien. In den Vorhöfen können sich (bevorzugt im linken Herzohr) auf Grund des veränderten Blutflusses leichter Blutgerinnsel (Thromben) bilden. Diese Thromben wiederum können sich lösen und dann im Körper zu embolischen Gefäßverschlüssen führen. Besonders gefürchtet sind Schlaganfälle durch Hirnembolien.
Ursachen
Vorhofflimmern kann ohne erkennbare Ursache (idiopathisch) bzw. ohne erkennbare Grundkrankheit (lone atrial fibrillation) auftreten. Dies ist bei etwa einem Drittel der Patienten der Fall, häufiger bei paroxysmalem (ca. 45%) als bei permanentem Vorhofflimmern (ca. 25%). Etwa 20-30% der Patienten leiden an einer koronaren Herzkrankheit, ebenfalls etwa 20-30% an einem Bluthochdruck, knapp 20% an einem Herzklappenfehler und ca. 15% an einer Herzmuskelerkrankung. Die häufigste extrakardiale Ursache von Vorhofflimmern (etwa 0,5-3% der Patienten) ist eine manifeste oder auch nur latente Überfunktion der Schilddrüse (Hyperthyreose) mit einem 5- bis 6-fach erhöhten Risiko für Vorhofflimmern.
Elektrophysiologisch werden im Wesentlichen zwei Mechanismen für das Vorhofflimmern verantwortlich gemacht:
- Sogenannte Triggerarrhythmien (atriale Extrasystolen und hochfrequente fokale atriale Tachykardien) als Auslöser, die ihren Ursprung oft in einer der Lungenvenen haben und
- Reentry-Kreise auf der Basis anatomischer und elektrophysiologischer Eigenschaften der Vorhöfe, die die Entstehung und Aufrechterhaltung von Vorhofflimmern begünstigen.
Daneben können auch Vorhofflattern, andere supraventrikuläre Arrhythmien und die Beeinflussung der Herzfrequenz durch das autonome Nervensystem zu Vorhofflimmern führen. Interessanterweise führt das Vorhofflimmern selbst hauptsächlich durch eine Verkürzung der atrialen Refraktärzeit und eine Verlangsamung der atrialen Erregungsleitung zu „Anpassungsvorgängen“ der Vorhöfe (atrial remodeling), die ihrerseits Vorhofflimmern aufrecht erhalten können („Vorhofflimmern unterhält Vorhofflimmern“).
Epidemiologie und Prognose
Angaben zur Häufigkeit von Vorhofflimmern in Westeuropa sind bis heute spärlich und uneinheitlich, die verfügbaren Angaben sind überwiegend aus US-amerikanischen Daten abgeleitet oder stammen aus Studien mit bereits erkrankten Patienten. Sicher ist, dass Vorhofflimmern die häufigste anhaltende Herzrhythmusstörung ist und insgesamt bei 0,4-2% der Gesamtbevölkerung beobachtet wird. Die Prävalenz steigt altersabhängig von weniger als 1% bei unter 60jährigen auf etwa 6% bei über 65jährigen und 8-10% bei über 75jährigen an. Vorhofflimmern ist bei Männern etwas häufiger als bei gleichaltrigen Frauen.
Das Risiko für Vorhofflimmern steigt mit dem Schweregrad bestehender Herzerkrankungen beträchtlich. So fand man bei der Herzinsuffizienz im Stadium NYHA I eine Prävalenz von 4%, in den Stadien NYHA II und III von ca. 25% und im Stadium NYHA IV eine von 50%.
Die Mortalität ist bei Vorhofflimmern etwa doppelt so hoch wie bei Gleichaltrigen mit normalem Herzrhythmus, was allerdings überwiegend oder ausschließlich auf die häufigeren Herzerkrankungen zurückzuführen ist. Im Durchschnitt erleiden jährlich ca. 6% der Patienten mit Vorhofflimmern einen Schlaganfall, 15-20% aller Schlaganfälle ereignen sich bei Vorhofflimmern.
Diagnostik
Wenn Vorhofflimmern festgestellt oder vermutet wird, ist die Krankengeschichte (Anamnese) für die weitere Behandlung von großer Bedeutung. Wichtig sind
- die bisherige Dauer des Vorhofflimmerns,
- die Dauer und Häufigkeit vorheriger Episoden,
- evtl. auslösende Faktoren wie Alkoholgenuss, Schlafdefizit oder Operationen,
- bekannte Herz- oder Schilddrüsenerkrankungen,
- die aktuellen Beschwerden während der Rhythmusstörung und
- bereits erfolgte Therapien oder Therapieversuche.
Die weitere Diagnostik beim Vorhofflimmern soll dann klären,
- ob tatsächlich Vorhofflimmern besteht,
- ob Komplikationen eingetreten oder zu erwarten sind,
- ob eine wesentliche Grund- oder Begleiterkrankung vorliegt,
- welche Behandlungsstrategie sinnvoll ist und
- ob und welche Form der „Blutverdünnung“ (Antikoagulation) notwendig ist.
Vorhofflimmern diagnostizieren
Unregelmäßiger und meist zu schneller Puls ist das Leitsymptom des Vorhofflimmerns und wird fast immer bereits bei der Palpation und Auskultation im Rahmen der klinischen Untersuchung festgestellt.
Im EKG fehlen die „Vorhofwellen“ (P-Wellen), statt dessen besteht oft ein unregelmäßiges „Flimmern“ der Grundlinie. Unregelmäßig auftretende „Kammerzacken“ (QRS-Komplexe) lassen Vorhofflimmern manchmal besser erkennen als diese Flimmerwellen. Selten kann auch bei Vorhofflimmern eine regelmäßige Kammeraktion bestehen, etwa beim AV-Block III°, bei manchen Schrittmacherpatienten oder während einer Kammertachykardie.
Paroxysmales Vorhofflimmern kann oft erst im Langzeit-EKG (meist über 24 Stunden), mittels Event-recording (über mehrere Tage oder Monate) oder durch einen implantierten Event-recorder (über Jahre) diagnostiziert werden, da zwischenzeitlich immer wieder Phasen eines normalen regelmäßigen Pulsschlages (Sinusrhythmus) mit normalem EKG bestehen.
Komplikationen und Begleiterkrankungen erkennen
Eine Herzinsuffizienz als wichtigste Komplikation des Vorhofflimmerns wird bei der Auskultation der Lungen und auf der Röntgenaufnahme der Brustorgane erkannt. Die Ultraschalluntersuchung des Herzens (Echokardiografie) lässt eine Herzmuskelschwäche bereits erkennen, bevor Symptome auftreten.
Gleichzeitig können bei der Echokardiografie ein Herzklappenfehler (insbesondere der Mitralklappe), ein anderer Herzfehler oder ein Herzinfarkt als mögliche Ursachen von Vorhofflimmern identifiziert werden.
Eine evtl. Überfunktion der Schilddrüse oder Elektrolytstörung wird anhand einer Blutuntersuchung festgestellt.
Therapie
Prinzipiell sind drei Therapiemöglichkeiten gegeben:
1. Frequenzkontrolle: Dabei belässt man das Vorhofflimmern, d. h. es wird keine elektrische oder medikamentöse Kardioversion vorgenommen. Wichtig dabei ist aber eine gute Frequenzeinstellung welche hauptsächlich durch eine Anpassung der medikamentösen Therapie mit einem Beta-Blocker erfolgt. Digitalis, Diltiazem oder Verapamil sind als Therapie auch möglich. Allerdings sind diese Stoffe in ihrer prognostischen Wirksamkeit ungesichert und teilweise mit mehr Nebenwirkungen als Betablocker belastet.
2. Rhythmuskontrolle: Dabei wird versucht wieder den normalen Sinusrhythmus herzustellen. Dies gelingt durch elektrische oder medikamentöse Kardioversion. Als Rezidivprophylaxe werden meist Antiarrhythmika (z. B. Amiodaron, Flecainid) oder Betablocker (z.B. Sotalol) eingesetzt. Einen Vorteil der Rhythmuskontrolle gegenüber der Frequenzkontrolle ist nicht gesichtert. Es scheint jedoch insbesondere bei jüngeren und symptomatische Pat. (also diejenigen die unter dem VHF leiden) eher eine Rhythmuskontrolle angezeigt zu sein.
3. Vorhofflimmerablation: Dabei werden mit einem Katheter, der über ein Leistengefäß eingeführt und bis zum Herzen vorgeschoben wird, Teile der Herzinnenhaut verschorft. Nach einer eingehenden elektrophysiologischen Untersuchung geschieht die Verödung mit einem Katheter welcher an der Spitze erhitzt wird. Dieses Verfahren wird nur an den großen Zentren weltweit durchgeführt. Die Erfolgsaussichten für eine dauerhafte Heilung liegen bei etwa 50-70%. Leider kann es bei dem Eingriff zu schweren Komplikationen (z. B. Schlaganfall usw.) kommen.
Literatur:
- Heart. 2005 Aug 23;
- Catheter ablation of permanent atrial fibrillation: medium term results.
- Earley MJ, Abrams DJ, Staniforth AD, Sporton SC, Schilling RJ.
- Zitat: Die Katherablation ist eine Möglichkeit längeranhaltendes dauerhaftes Vorhofflimmern zu beseitigen, allerdings ist die Methode durch eine erhebliche Komplikationsrate belastet. Ob die erfolfreiche Umwandlung in den Sinusrhythmus eine prognostische Verbesserung bringt, ist bisher unbekannt. Viele Patienten brauchen mehr als einen Eingriff, um sie erfolgreich in den Sinusrhythmus zu bringen.
Ergänzend erfolgt natürlich eine Behandlung der Grundkrankheit, zum Beispiel des Blutdrucks, der koronaren Herzerkrankung oder der Schilddrüsenüber- oder -unterfunktion.
Antikoagulation (Blutverdünnung)
Auch bei erfolgreicher Kardioversion sollte die Notwendigkeit einer effektiven Antikoagulation abgewogen werden. So befindet sich der Vorhof nach einer Kardioversion in einem sog. "stunning" mit herabgesetzter Kontraktion, so dass sich auch im Sinusrhythmus Vorhofthromben bilden können. In der Regel bildet sich dieses stunning nach wenigen Wochen zurück, so dass bei Sinusrhythmus nach wenigen Monaten auf eine effektive Antikoagulation verzichtet werden kann. Der Patient muss eine individuelle Dosis einnehmen und regelmäßige Gerinnungskontrollen durchführen lassen.
Bei Menschen mit dauerhaftem Vorhofflimmern und anderen Risikofaktoren für einen Schlaganfall, beispielsweise einem vergrößerten linken Vorhof, sollte eine dauerhafte Blutverdünnung erfolgen, da so das Schlaganfallsrisiko auf etwa die Hälfte gesenkt werden kann.
Literatur
- V. Fuster et al.: ACC/AHA/ESC guidelines for the management of patients with atrial fibrillation. Eur Heart J (2001) 22:1852–1923.
- A. Schuchert et al.: Kommentar zu den ACC/AHA/ESC-Leitlinien 2001 zur Prävention arterieller Thromboembolien bei Patienten mit Vorhofflimmern. Z Kardiol (2003) 92:694–703.
- R.L. McNamara et al.: ACC/AHA key data elements and definitions for measuring the clinical management and outcomes of patients with atrial fibrillation: reference guide: a report of the ACC/AHA Task Force on Clinical Data Standards (Atrial Fibrillation Clinical Data Standards Writing Committee). American College of Cardiology Web Site (2004) [http://www.acc.org/clinical/data_standards/atrial/pdf/refguide.pdf]
- E. Hoffmann et al.: Auslösemechanismen von Vorhofflimmern. Z Kardiol (2002) 91:24–32.
Weblinks
- [http://www.escardio.org/NR/rdonlyres/A3DC9139-3ECF-4F8B-8FE3-C83C7989DA28/0/atrialfibrillation.pdf Eur. Society of Cardiology] ACC/AHA/ESC guidelines (engl.)
- [http://www.dgk.org/leitlinien/3920694.PDF Dt. Gesellschaft für Kardiologie] Kommentar zu den ACC/AHA/ESC-Leitlinien 2001
- http://www.kompetenznetz-vorhofflimmern.de/ - Broschüre zum download, Klinik- und Praxenliste
- http://www.gesundheit.de/roche/ro40000/r41332.html - mit Abbildung
- http://www.m-ww.de/krankheiten/herz_kreislauf_erkrankungen/vorhofflimmern.html - ausführliche Beschreibung
- http://home.t-online.de/home/0926161717-0004/vorhfli.htm - stichpunktartige Zusammenfassung
- http://www.pflaum.de/hk.dir/1998/a_11-98.html - Epidemiologie
Kategorie:Kardiologie
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