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Categoria:LGBT

Categoria:LGBT

La categoria LGBT contiene articoli che si riferiscono a personaggi e tematiche strettamente legate all'omosessualità (in particolare a lesbismo, gay, bisessualità, transgender).
Per il coordinamento delle pagine da inserire in questa categoria si veda il: "progetto omosessualità" Categoria:Sessualità

LGBT

LGBT (o GLBT) è un acronimo utilizzato come termine collettivo per riferirsi a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, e Transgender. È considerato meno controverso del termine queer o lesbogay. Fino alla rivoluzione sessuale degli anni '60 non c'erano termini generalmente conosciuti per descrivere gli appartenenti a questi gruppi oltre che al termine vagamente denigratorio usato dalla comunità eterosessuale. Con l'organizzazione delle persone per i propri diritti sessuali si è avuto bisogno di un termine che esprimesse chi fossero in un modo positivo. Il primo termine utilizzato, omosessuale, che venne inteso con un'accezione troppo negativa e fu sostituito da "Gay". Quando le lesbiche hanno forgiato la loro propria identità, i termini Gay e Lesbica sono diventati più comuni. Esistono molte varianti, incluse variazioni che hanno un ordine diverso delle lettere, ma LGBT è l'acronimo più comune ed è uno dei più accettati nell'uso corrente. Quando i transgender non sono inclusi nel riferimento il termine viene abbreviato in LGB. Si potrebbe, inoltre, anche aggiungere due Q per queer e questioning (qualche volta abbreviato con un punto interrogativo) (LGBTQ, LGBTQQ); altre varianti sono diventate LGBU, dove U sta per "unsure" (insicuro), e I per intersex (LGBTI), un'altra variante è T per transessuale (LGBTT), un'altra è T (o TS o il numero 2) per persone con Two-Spirit (due spiriti), e una A per straight allies (LGBTA). Una sua forma completa è LGBTTTIQQA, sebbene sia molto raro. La rivista Anything That Moves ha coniato l'acronimo FABGLITTER (da Fetish, Allies, Bisessuale, Gay, Lesbica, Intersex, Transgender, Transexual Engendering Revolution (rivoluzione del genere transessuale). Il termine non è entrato, comunque, nell'uso comune. I termini transessuale e intersex sono stati considerati da un certo numero di persone unificabili tramite la descrizione del termine transgender, anche se molti transessuali e intersex obbiettano (entrambi per diverse ragioni). Le organizzazioni Gay-Straight Alliance (GSA) utilizzano spesso l'acronimo LGBTQA per LGBT—questioning e allies. Il termine è divenuto sempre più comune dalla metà degli anni '90 sino ad oggi, LGBT è divenuto così tradizionale che è stato adottato dalla maggior parte dei centri di communità per lesbiche, gay, bisessuali, e transgender e dalla stampa gay nella maggior parte delle nazioni dove si parla inglese. Nell'ottobre 2004, la compagnia mass media PlanetOut Inc., che possiede i domini PlanetOut.com e Gay.com, ha scelto LGBT come suo ticker symbol quando è stato elencato sullo scambio del NASDAQ dopo un IPO di successo. Fin qui è rimasto principalmente un termine scritto, piuttosto che un termine di conversazione. In ogni modo, LGBT non è un termine non-controverso. Per esempio, alcuni transgender e transessuali non gradiscono il termine LGBT perché essi non credono che la loro causa sia la stessa degli LGB; essi possono anche obbiettare quando un'organizzazione aggiunge una T al loro acronimo quando il livello di servizio, che essi attualmente offrono per la gente trans è discutibile. Ci sono anche persone LGB che non gradiscono la T per le stesse o simili ragioni. In modo simile, alcuni intersex vogliono essere inclusi nei gruppi degli LGBT e preferirebbero l'acronimo LGBTI; altri, piuttosto, insistono che non sono una parte della comunità LGBT e non vorrebbero che vengano inclusi nell'acronimo. Molti transessuali, transgender, e intersex credono che una distinzione dovrebbe essere fatta tra l'orientamento sessuale e l'identità del genere sessuale. GLB riguarda la prima, TTI la seconda. Molte persone hanno cercato un termine generico per sostituire l'acronimo. Sono state provate parole come "queer" e "rainbow" (arcobaleno) ma non sono state adottate dalla maggior parte. "Queer" per la gente non-giovane ha molte connotazioni negative, essi ricordano la parola come un insulto e una derisione. "Rainbow" ha connotazioni che richiamano gli hippy, movimenti New Age e politici (Rainbow Coalition di Jesse Jackson.)

Voci correlate


- genere
- transgender
- comunità gay
- Omosessualità
- queer
- Teoria queer
- gay
- lesbismo

Collegamenti esterni


- [http://www.planetoutinc.com/ PlanetOut Inc.] Categoria:acronimi Categoria:LGBT simple:LGBT

Omosessualità

La parola omosessualità definisce l'attrazione e quindi la preferenza sessuale di alcuni verso individui dello stesso sesso; si differenzia dalla eterosessualità, che vede l'attrazione verso persone dell'altro sesso, e dalla bisessualità, che indica l'attrazione per individui di ambedue i sessi.

Chiarimento terminologico

Il termine omosessualità è la traduzione italiana della parola tedesca Homosexualität (creata fondendo il termine greco "omoios", che vuol dire "stesso", e il termine latino "sexus"), dalla quale poi sono derivate le traduzioni in tutte le altre lingue. Fu coniato nel 1869 dal letterato ungherese di lingua tedesca Károly Mária Kertbeny (1824-1882) (nato Karl-Maria Benkert) che lo usò in un pamphlet anonimo contro la proposta d'introduzione di una legge per il Reich tedesco per criminalizzare gli atti sessuali fra due persone di sesso maschile. Il termine simmetrico Heterosexualität (eterosessualità), sempre creato da Benkert, apparve nel 1880. Benkert non era un medico né uno scienziato, bensì un letterato e soprattutto quel che oggi definiremmo un "militante" omosessuale. La sua creazione di questo termine fu dunque non un tentativo di medicalizzare il comportamento omosessuale (come spesso, e a torto, si legge), ma più semplicemente il tentativo di creare un termine moralmente neutro che sostituisse quelli in uso all'epoca, soprattutto "pederastia" e "sodomia". Del resto, negli stessi anni anche Karl Heinrich Ulrichs (1825-1895), un altro militante, aveva coniato allo stesso scopo i termini Uranismo e Urningo, che inizialmente ebbero maggiore successo. Uranismo Nel 1880 il termine "omosessualità" fu ripreso in un'opera scientifica di Gustav Jäger, Die Entdeckung der Seele, dal quale penetrò nella letteratura scientifica, che lo impose al grande pubblico, soprattutto attraverso la celeberrima Psychopathia sexualis di Richard von Krafft-Ebing, nella quale apparve a partire dall'edizione del 1887. In italiano il termine apparve a stampa nel 1894; ma omosessuale, come aggettivo, era già apparso due anni prima. Nel corso degli anni il termine "omosessualità" ha assunto connotati sempre più neutri, anche se il concetto in sé rimane un tabù per la quasi totalità delle culture. Negli anni Cinquanta e Sessanta una parte del movimento di liberazione omosessuale ha cercato di sviare l'attenzione dal concetto di "sessualità", contenuto in questa parola, sostituendola con omofilia (dal greco omoios e filìa "affetto fraterno"). "Omofilìa" è però caduto in disuso, ed è oggi usato solo o da persone anziane, o per riferirsi specificamente a quel periodo storico ("il movimento omofilo degli anni Cinquanta"). In particolare la parola omosessualità ha sostituito, secondo le intenzioni del suo creatore, termini usati nel passato come l'antico "sodomia", il cinquecentesco "vitio nefando", "inversione sessuale" (coniato nel 1870 da Arrigo Tamassìa) e altri che avevano connotazioni moralmente negative o indicavano deviazioni patologiche della sfera sessuale. Ha inoltre dato al linguaggio corrente un'alternativa ai termini dialettali, che hanno sempre in sé un significato denigratorio o spregiativo. Nel caso di omosessualità fra donne, si parla di lesbismo (il termine deriva dall'isola di Lesbo, che fu patria della poetessa Saffo), termine preferito dal movimento lesbico-femminista; totalmente in disuso ed anzi offensivo il termine antico tribadismo (dal greco "tribàzo", mi sfrego"). La nascita del movimento di liberazione omosessuale ha imposto in tutto il mondo il termine nato dal gergo omosessuale statunitense gay, inizialmente usato soprattutto per gli uomini omosessuali, ma da qualche anno usato frequentemente anche per parlare di donne lesbiche. Un'ala del movimento di liberazione omosessuale (o "movimento LGBT") si autodefinisce inoltre provocatoriamente queer.

Definizione dell'omosessualità

Definire chi sia la persona omosessuale è, di per sé, oggetto di polemiche anche aspre. L'omofobia, del resto, contribuisce a generare una situazione sociale in cui le stesse persone omosessuali rifiutano per prime, almeno in pubblico, la definizione di "omosessuale". Oltre a ciò, la questione è ulteriormente ingarbugliata dal fatto che il confine fra eterosessualità ed omosessualità non è affatto netto quanto auspicherebbero sia coloro che vorrebbero combattere l'omosessualità, sia coloro che al contrario vorrebbero affermarla: vaste aree del comportamento umano sfuggono a una definizione netta, ad esempio nel caso delle persone bisessuali. Si tratta dei casi dei:
- comportamenti omosessuali indotti dall'assenza di altre possibilità di sfogo sessuale ("omosessualità situazionale", per esempio quella che si verifica nelle comunità di persone di un solo sesso, come le carceri o le caserme. Essa è detta anche "omosessualità di compensazione" o, nei testi più antichi, pseudo-omosessualità -- questa ultima definizione è ormai in disuso);
- comportamenti omosessuali infantili e adolescenziali (o "giochi" sessuali), presenti soprattutto nelle società in cui i rapporti sessuali con persone del sesso opposto sono strettamente riservati agli adulti, tramite matrimonio o ricorso alla prostituzione ("omosessualità adolescenziale" o "transitoria");
- comportamenti (anche) omosessuali da parte di persone affette da alcune patologie mentali, tali da rendere indifferenziato l'oggetto delle loro pulsioni erotiche;
- comportamenti omosessuali motivati da ragioni estranee alla tendenza sessuale personale, come per esempio nel caso della prostituzione, nella quale il bisogno economico può indurre a rapporti sessuali con persone del proprio sesso anche persone che non sono omosessuali esse stesse. Normalmente, quando si parla di "omosessuali", non si intendono le persone coinvolte nelle situazioni sopra elencate, bensì le persone che provano attrazione in modo preponderante o esclusivo per persone del loro sesso anche quando siano al di fuori da tali situazioni. Tali persone ricercano rapporti affettivi e sessuali con persone del loro sesso in base a una libera scelta personale, e non in base a una scelta indotta dall'ambiente o dalle circostanze. Le definizioni dei singoli studiosi possono comunque discostarsi anche molto a quella appena riferita, variando anche in base alla loro appartenenza politica, religiosa o geografica.

Quante sono le persone omosessuali?

Le valutazioni sulla consistenza numerica delle persone prevalentemente o esclusivamente omosessuali sono, fra tutte quelle legate all'omosessualità, le più soggette a contestazioni e polemiche, anche aspre. Questo accade perché la condizione omosessuale è vissuta prevalentemente nella clandestinità, al punto che molte persone, pur avendo esclusivamente rapporti omosessuali, rifiutano egualmente di considerarsi tali, per un fenomeno di dissonanza cognitiva. Ne consegue che due ricerche, condotte sullo stesso campione, otterranno cifre molto diverse a seconda del fatto di aver contato le persone che si comportano da omosessuali oppure le persone che si definiscono tali. Nel secondo caso le cifre possono essere molto più basse che nel primo, e possono addirittura corrispondere allo zero, per esempio interrogando popolazioni fra le quali il comportamento omosessuale sia considerato gravemente infamante, o sia addirittura punito per legge. In genere, le stime dei gruppi ostili al movimento gay tendono a minimizzare la consistenza della minoranza omosessuale, e tendono quindi a contare solo le persone che si definiscono espressamente tali. In questo modo si può arrivare a stime anche inferiori all'1%. Viceversa, le stime di persone legate al mondo omosessuale possono ampliare la consistenza numerica della realtà omosessuale comprendendovi per così dire "d'ufficio" anche le persone bisessuali il cui comportamento sia prevalentemente omosessuale. In questo modo si può arrivare anche a stime vicine al 10%.

Le prime stime (sec. XIX)

Le prime stime, opera di militanti omosessuali come Karl Heinrich Ulrichs, nel XIX secolo, valutavano la consistenza degli "uranisti" nell'ordine di una persona ogni diecimila, cifra che fu allora giudicata esagerata. All'inizio del secolo XX il sessuologo e militante omosessuale Magnus Hirschfeld scoprì, in un questionario fatto circolare fra studenti di sesso maschile, una percentuale di omosessuali di circa una persona ogni cento. Anche questo dato fu considerato eccessivo ed Hirschfeld fu accusato dai suoi avversari di manipolazione deliberata dei dati per "gonfiarli".

Il "Rapporto Kinsey" e la stima del 5%

La sua rimase comunque l'unica stima scientifica disponibile fino al 1947, quando uscì il primo dei due volumi del celebre Rapporto Kinsey, dedicato al comportamento sessuale maschile. Le statistiche fornite da questo Rapporto ebbero un effetto dirompente, suscitando un'infinità di polemiche. Alfred Kinsey era un biologo e non uno psichiatra, ed ebbe l'idea di applicare anche alla razza umana il metodo usato nelle ricerche scientifiche, catalogando i soggetti in base non a ciò che dichiaravano di essere, ma in base a quello che dichiaravano di avere fatto. Grazie a tale metodo emerse da un lato che la maggior parte dei soggetti studiati aveva avuto contatti sessuali protratti fino all'orgasmo con una persona dello stesso sesso almeno una volta nella vita. Inoltre, il 5% (una su venti) fra le persone studiate aveva avuto esclusivamente rapporti omosessuali nel corso della sua vita dopo l'adolescenza, e un ulteriore 5%, pur avendo avuto rapporti con entrambi i sessi, ne aveva avuti in prevalenza col proprio sesso. I dati relativi alle donne, editi nel secondo volume, nel 1953, fornivano percentuali inferiori, ma confermavano che gli atti sessuali fra donne erano enormemente più comuni di quanto si fosse ritenuto fin lì. Questi dati furono contestati con estrema violenza, soprattutto da coloro che giudicando l'omosessualità un comportamento estraneo alla natura umana e che quindi ritenevano poco credibile che la maggior parte degli esseri umani l'avesse sperimentata almeno una volta nella vita. Per screditare l'attendibilità dei suoi studi, Kinsey fu attaccato a livello personale come pornografo, omosessuale e pedofilo. Kinsey cercò di ribattere alle critiche con un ulteriore volume della sua ricerca, che avrebbe dovuto essere il terzo, dedicato esclusivamente al comportamento omosessuale, ma la Fondazione Rockfeller, che lo aveva sin lì finanziato, poco soddisfatta delle polemiche innescate dalla ricerca e soggetta a forti pressioni da più parti, gli negò ulteriori fondi. La ricerca di Kinsey sugli omosessuali, pertanto, abortì, e da allora le ricerche sulla percentuale di omosessuali sono compiute con estrema timidezza, su campioni limitati, spesso traendo conclusioni in base al modo in cui gli intervistati si definiscono anziché in base al loro comportamento effettivo. Per questo motivo la stima dell"'uno su venti" (cioè del 5%) continua ad essere considerata come la più attendibile da un punto di vista scientifico, al punto da essere adottata ufficialmente dall'OMS per valutare l'incidenza dell'omosessualità esclusiva all'interno della popolazione umana.

Bibliografia


- Cesar Tripp, La questione omosessuale, Rizzoli, Milano 1977. (Tripp, già collaboratore di Kinsey, racconta in dettaglio le reazioni causate dalla scoperta di una consistenza "eccessiva" di persone omosessuali, fino al taglio dei fondi).

Cause dell'omosessualità

La domanda sulla causa dell'omosessualità ha suscitato, e non solo in tempi recenti, innumerevoli ipotesi e spiegazioni.
Le ipotesi si dividono grosso modo in tre categorie:
- Spiegazione innatistica ("omosessuali si nasce"). L'omosessualità è in qualche modo innata: # vuoi per ragioni naturali, simili a quelle che portano naturalmente una certa percentuale della razza umana ad essere mancina anziché destrimane (cause cromosomiche; conformazione particolare del sistema nervoso o di una parte del cervello - specie l'ipotalamo...). L'OMS definisce l'omosessualità "una variante naturale del comportamento umano", ma non ha preso posizione rispetto alla possibile causa di tale variabilità; # vuoi per conseguenza di un vero e proprio difetto fisico (squilibri ormonali - anche durante la gravidanza; conformazione anomala delle terminazioni nervose...), # vuoi per altri motivi ancora (ad esempio alcuni autori greci parlano dell'influsso astrologico quale causa della determinazione della preferenza per le persone dello stesso sesso).
- Spiegazione psicologica ("omosessuali si diventa"). L'omosessualità è l'effetto di uno scorretto sviluppo della psiche, in genere maturato da bambini o da adolescenti (così la pensavano in passato molte - se non la maggior parte delle - branche della psicoanalisi, della psichiatria e della psicologia). Oggi questa spiegazione ha perso consensi rispetto al passato, specie rispetto al secondo dopoguerra, quando era quella prevalente nel mondo scientifico.
- Spiegazione volontaristica ("non esistono persone omosessuali, ma solo atti omosessuali'"). L'omosessualità non ha "cause". Si tratta di un comportamento appreso ed acquisito, frutto della volontà del singolo individuo. Fra coloro che sostengono questa tesi, però, le valutazioni divergono ulteriormente: # per una parte dei sostenitori di questa spiegazione, quello omosessuale è un comportamento moralmente deviato, causato sostanzialmente dal vizio (la pensa così il pensiero di molte religioni, non solo [http://it.wikipedia.org/wiki/Omosessualità_e_religione_cattolica cristiane]), # per un'altra parte, invece (il pensiero postmoderno e la teoria queer) è l'effetto della "educastrazione", che ha indotto dall'esterno le persone a rinunciare, in un senso o nell'altro, alla naturale bisessualità che caratterizzerebbe per natura l'essere umano.
È importante notare che nessuna delle teorie eziologiche (cioè, relative alle cause) sopra elencate è fino ad oggi riuscita a raggiungere un grado di affidabilità scientifica tale da potere escludere tutte le altre, e quindi tale da potere mettere d'accordo almeno la maggior parte degli studiosi.
Per questo motivo, da un punto di vista scientifico la questione delle cause dell'omosessualità è da considerare ancora una questione aperta, sulla quale nessuna risposta può per ora pretendere di essere definitiva.

Omosessualità nella storia

Nella storia umana, l'omosessualità ha ricevuto valutazioni molto diverse, che vanno da una blanda accettazione e integrazione fra i comportamenti socialmente accettati, fino alla condanna a morte.
La storia dell'omosessualità è quindi anche una storia degli atteggiamenti sociali possibili verso un comportamento percepito come "deviante", ed ha interesse anche da un punto di vista sociologico, antropologico, politico e in qualche misura filosofico. Per questo motivo esiste una branca della storiografia che si occupa espressamente di storia LGBT. L'atteggiamento sociale verso i comportamenti omosessuali ha conosciuto momenti di relativa tolleranza, durante i quali la società ammetteva un certo grado di discussione ed esibizione pubblica del tema, anche attraverso l'arte e le produzioni culturali (come è avvenuto per esempio nell'Atene classica), nella Toscana del Rinascimento, o a Berlino e a Parigi nell'anteguerra) alternandoli però a momenti di repressione durissima, come nell'italia del Trecento, o nell'Europa della Riforma e Controriforma o ancora nel periodo a cavallo della Seconda guerra mondiale, durante il quale persero la vita nelle persecuzioni antiomosessuali diverse decine di migliaia di persone.
Dalla seconda guerra mondiale in poi l'atteggiamento sociale nei confronti delle persone omosessuali è andato migliorando, anche a seguito delle battaglie condotte a questo scopo dal movimento di liberazione omosessuale.

Omosessualità e legge

In Italia

Il codice penale italiano

Nel 1860 il Regno di Sardegna raccolse nel neonato Regno d'Italia una serie di Stati [http://digilander.libero.it/giovannidallorto/saggistoria/tollera/codici.html che avevano tutti (meno due) abolito], per effetto del Codice Napoleonico, la punizione degli atti omosessuali fra maschi, purché commessi fra adulti consenzienti e in privato. Purtroppo uno dei due Stati che conservavano questo tipo di leggi era proprio il Regno di Sardegna, che prevedeva punizioni [http://digilander.libero.it/giovannidallorto/testi/leggi/sardo1859/sardo1859.html agli articoli 420-425] per gli atti omosessuali fra due maschi (il lesbismo non era invece contemplato) nel codice penale promulgato il 20 novembre 1859 da Vittorio Emanuele II. Tali leggi furono estese, assieme al resto del codice penale del Regno di Sardegna, alle altre regioni d'Italia, con però una soprendente eccezione: per via di un presunto "carattere particolare delle popolazioni meridionali" questi articoli di legge (oltre a quelli relativi all'incesto) non vennero estesi all'ex Regno delle due Sicilie. Questa bizzarra situazione, per cui era illegale in una parte del regno ciò che era legale nell'altra, fu sanata solo nel 1887, con la promulgazione del Codice Zanardelli, che [http://digilander.libero.it/giovannidallorto/testi/leggi/italia1887/italia1887.html aboliva ogni differenza di trattamento] fra atti omo ed eterosessuali in tutto il territorio del Regno d'Italia. Questa situazione non fu modificata dal fascismo in occasione della promulgazione il 19 ottobre 1930 del Codice Rocco, con l'espressa motivazione che non si volevano creare scandali su un argomento la cui repressione era compito della Chiesa cattolica, non dello Stato, e che dopo tutto non riguardava molto gli italiani ma soprattutto i popoli stranieri, meno "sani" e "virili". Ciò non impedì al fascismo di colpire i comportamenti omosessuali maschili con punizioni amministrative, come l'ammonizione e il confino. La situazione del Codice Rocco, che resta il codice penale tuttora in vigore, non è stata modificata dai decenni successivi. I legislatori hanno continuato a rifiutare l'emanazione di leggi che toccassero il tema dell'omosessualità, sia in senso protettivo sia, addirittura, in senso repressivo, trattandola così come questione estranea allo Stato, e riconducibile semmai al campo della morale e della religione. Paradossalmente, questo atteggiamento ha impedito che nel dopoguerra venissero approvate anche in Italia, come invece avvenne in altre nazioni occidentali, leggi che criminalizzassero l'omosessualità, [http://digilander.libero.it/giovannidallorto/testi/bellotti/romano.html nonostante ci siano stati almeno tre tentativi] d'introdurle. Particolare di estremo interesse: a bloccare questi tentativi fu soprattutto la contrarietà della Democrazia Cristiana. Questo atteggiamento tradizionale della classe politica italiana non è venuto meno neppure con il governo italiano di Centrosinistra durante la XIII legislatura, 1996-2001, che non a caso ha rifiutato per cinque anni di discutere del tema delle cosiddette "unioni civili" (oggi Pacs, vedi oltre) nonché, su richiesta esplicita della componente cattolica dell'alleanza politica al governo, di comprendere l'omosessualità nella legge contro i crimini motivati dall'odio. Una rottura rispetto a tale tradizione si è avuta, finalmente, solo nella successiva XIV legislatura (2001-2006), sia pure con l'emanazione (per la prima volta dal 1859) di leggi espressamente mirate a discriminare in base all'orientamento sessuale. In particolare, la legge europea contro le discriminazioni in base all'orientamento sessuale è stata recepita dalla legislazione italiana, ribaltandone il senso, con clausole che sanciscono per la prima volta i casi in cui è lecito discriminare un cittadino in base al suo orientamento sessuale. Anche la legge sulla procreazione assistita esclude espressamente dall'inseminazione assistita le donne lesbiche. Per quanto tale cambiamento non vada certamente nel senso auspicato dal movimento di liberazione omosessuale, è comunque innegabile che l'omosessualità sia stata in questo modo, per la prima volta, nominata nelle leggi italiane.

La questione dei Pacs

movimento di liberazione omosessuale Ad oggi l'Italia non permette alle coppie dello stesso sesso di contrarre matrimonio e, non prevedendo alcuna forma di riconoscimento giuridico per le coppie di fatto, non le riconosce neanche in quanto conviventi. Varie associazioni e partiti politici di sinistra stanno presentando suggerimenti per colmare queste mancanze. Tra le proposte minime c'è l'istituzione del PACS (Patto Civile di Solidarietà), che attribuirebbe ad una coppia che sottoscrive il patto, eterosessuale o omosessuale, una serie di diritti economici di solidarietà e alcuni diritti civili minori (per esempio il diritto all'eredità in caso di morte del partner, il diritto alla reversibilità della pensione, il diritto al subentro nel contratto d'affitto, il diritto di estensione della cittadinanza o di concessione del permesso di soggiorno in caso un membro della coppia sia straniero, agevolazioni fiscali varie, ma non è previsto il diritto all'adozione di figli). Dunque attualmente le coppie dello stesso sesso, in Italia, non godono di alcun riconoscimento giuridico: per lo Stato è come se non esistessero.
Nell'Unione Europea hanno legislazioni simili Grecia e Irlanda, mentre tutti gli altri Paesi prevedono un riconoscimento giuridico; come è ormai noto in alcuni casi si è anche aperto il matrimonio.

Leggi antidiscriminazione

La legislazione italiana non prevede, a differenza di molti altri Paesi occidentali, alcuna legge contro le "discriminazioni basate su orientamento sessuale o identità di genere sul lavoro".

Bibliografia


- avv. Ezio Menzione, Manuale dei diritti degli omosessuali, Babilonia, Milano 1996, pp. 120.
- Fabio Omero, I diritti degli omosessuali. Pietro e Giovanni: cronaca di un amore, Marsilio, Venezia 1996, pp. 140.

Collegamenti esterni


- Corte di Cassazione, [http://www.oliari.com/leggi/cassazione1.html Nullità del matrimonio concordatario per incapacità psichica derivante da omosessualità] 7 aprile 2000. Il matrimonio concordatario eterosessuale contratto da una persona omosessuale è nullo e come mai avvenuto.
- [http://www.grillini.it/show.php?1685 Regione Toscana, Norme contro le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere] 10 novembre 2004. Il testo è stato impugnato dal governo, ed è attualmente al vaglio del Tar.
- [http://www.lavoroprevidenza.com/index.php?iddoc=356 Giudice di Pace di Torino, L’omosessualità può integrare una condizione di inespellibilità dell'immigrato], sentenza del 21 dicembre 2004.

Nell'Unione Europea

Bibliografia


- AA.VV., Europa, diritti e storti, Omnimedia, 2001.
- AA.VV., Egaux en droits. Les homosexuel/les dans le dialogue civil et social, ILGA Europe, Bruxelles 1998, pp. 113.
- Flora Leroy-Forgeot, Histoire juridique de l'homosexualité en Europe, Puf, Paris 1997, pp. 127.

Collegamenti esterni


- :en:Section_28, sulla controversa legge inglese contro la "promozione dell'omosessualità".
- [http://www.alleanzacattolica.org/temi/bioetica/cdf_omosessualita_a.htm Congregazione per la Dottrina della Fede], Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, 24 luglio 1992. Documento che esprime la contrarietà ufficiale della Chiesa cattolica all'approvazione di leggi che proteggano dalla discriminazione le persone omosessuali.
- Parlamento Europeo, [http://www.dirittoefamiglia.it/Docs/Giuridici/dottrina/Ballerisol.html Risoluzione dell'8 febbraio 1994 sulla parità di diritti per gli omosessuali nella Comunità], 8 febbraio 1994. Come da titolo. Relatrice: Claudia Roth.
- Parlamento Europeo, [http://www.radicalparty.org/sessualita/romania_it.htm Risoluzione sull'inasprimento delle pene contro gli omosessuali in Romania], 20 settembre 1996]. La Romania ha infine dovuto abolire le sue leggi antiomosessuali a seguito di questa presa di posizione.

Nel resto del mondo

1996 Sulla legislazione relativa all'omosessualità nel mondo si può vedere anche la categoria [http://en.wikipedia.org/wiki/Category:LGBT-related_legislation "LGBT-related legislation"] sulla versione inglese di Wikipedia, e in particolare gli articoli :en:Homosexuality_laws_of_the_world e :en:Sodomy_law.

Bibliografia


- Amnesty International, Identità negata. La discriminazione sessuale nel mondo, EGA, Torino 2003, pp. 32.
- Nielsen J. Wittenkamp, H. Madsen, M. Klug, M. Krawczyk H., Ought sexual minorities to be recognized as prisoners of conscience?, 1978, pp. 42. Sul dibattito che ha portato Amnesty International a riconoscere come "prigionieri di coscienza" le persone condannate per omosessualità fra adulti consenzienti.

Collegamenti esterni


- [http://www.sodomylaws.org/ SodomyLaws.Org]. Sito, molto professionale, dedicato specificamente alle leggi antiomosessuali nel mondo, e alle battaglie per abolirle, costantemente aggiornato. Propone anche una rassegna stampa sul tema.
- [http://www.ilga.org/ ILGA]. Il sito dell'International Lesbian and Gay Association, fornisce informazioni sulle battaglie contro le leggi antiomosessuali nel mondo.
- [http://www.law.umkc.edu/faculty/projects/ftrials/conlaw/boyscouts.html U.S.A. Supreme Court], Sentenza Boy Scouts of America vs Dale, 28 giugno 2000. La sentenza con cui la Corte Suprema degli Usa ha stabilito che i Boy scouts hanno il diritto di discriminare ed escludere le persone omosessuali.
- [http://www.supremecourtus.gov/opinions/02pdf/02-102.pdf Supreme Court of the United States], Lawrence et al. vs. Texas, 26 giugno 2003. La sentenza che ha dichiarato incostituzionali negli Usa tutte le leggi contro la sodomia.

Omosessualità e società oggi

La presenza omosessuale in Italia oggi

Omofobia

Con il termine omofobia si indica la paura irrazionale e l'odio violento nei confronti delle persone omosessuali, o le azioni che da esso derivano o che ad esso sono riconducibili. L'omofobia può arrivare alla violenza fisica e all'omicidio, motivati dalla pura e semplice omosessualità della vittima. Il semplice dissenso nei confronti dello stile di vita omosessuale, quando non manifesti questi livelli di violenza, non costituisce in quanto tale omofobia, trattandosi di una semplice espressione di un libero pensiero; può tuttavia scadere nell'omofobia nel momento in cui giustifichi, condoni o scusi atti di discriminazione, marginalizzazione, persecuzione e violenza perpetrati in base al solo dato dell'omosessualità e in assenza di altri motivi. Intesa nel senso di "paura fobica e irrazionale", l'omofobia non è legata a una credenza politica o a un livello culturale, ma piuttosto al livello di equilibrio del singolo individuo. È stato infatti riscontrato da decenni il fatto che tendono all'omofobia le "personalità autoritarie", rigide, insicure, che si sentono minacciate dal "diverso da sé" (ovviamente non solo omosessuale). Alti livelli di omofobia sono stati riscontrati anche in persone in lotta con una forte omosessualità latente o repressa. Intesa nel senso di atteggiamento culturale, invece, l'omofobia cambia moltissimo a seconda della cultura di appartenenza. Alcune culture ritengono infatti sana e scontata l'espressione di disgusto o scherno verso gli atti e le persone omosessuali e, "se necessaria", la violenza per impedire le "spudorate" manifestazione dei comportamenti omosessuali. In questo secondo senso l'omofobia può trarre (e normalmente trae) nutrimento e soprattutto legittimazione da condanne religiose (vedere Omosessualità e religione cattolica), ideologiche o politiche. In genere gli atti più gravi di violenza contro le persone omosessuali vengono compiuti in nome di credenze religiose, ma sarebbe scorretto identificare la religione con la causa dell'omofobia. Le credenze religiose, specie se di tipo fortemente dogmatico, possono rafforzare sì l'omofobia, ma l'omofobia in quanto è un fenomeno indipendente dalla religione. Non solo si sono avuti, e si hanno, innumerevoli esempi d'ideologie non religiose o addirittura antireligiose che hanno perseguitato ferocemente le minoranze omosessuali (non da ultimo il comunismo dell'Urss e quello della Cina), ma si osserva spesso, anche in Italia, come la condanna religiosa serva solo da pretesto per dare una facciata socialmente accettabile all'omofobia di persone la cui fede religiosa è come minimo dubbia. In altre parole, l'omofobia è un fenomeno indipendente dalla condanna religiosa: spesso le preesiste e addirittura la sollecita per ottenere una legittimazione "a posteriori" alle proprie idee.

Omosessualità e religioni

Il tema dell'omosessualità sollecita da millenni l'interesse delle religioni. La posizione tradizionale di buona parte delle grandi religioni monoteiste (cristianesimo, islamismo, ebraismo) è in generale di ferma condanna degli atti omosessuali, rienuti contrari al disegno divino e/o alla moralità. Tuttavia, il dibattito in corso su questo tema ha prodotto e sta producendo posizioni maggiormente sfumate, sia pure sempre nel quadro della condanna tradizionale. Per un esame dettagliato delle posizioni del Magistero cattolico 'si veda Omosessualità e religione cattolica.
Per un esame delle posizioni dei Testimoni di Geova si veda Omosessualità e Testimoni di Geova.

Bibliografia


- Wayne Dynes (a cura di), Encyclopedia of homosexuality, Garland, New York 1990.
- Salvatore Polito, Impronte. Percorsi storici e sociali dell'omosessualità maschile, Prospettiva, Civitavecchia 2005.

Voci correlate


- Bisessualità
- Comunità ursina
- Eterosessualità
- Gay
- Lesbismo
- Matrimonio omosessuale
- Movimento di liberazione omosessuale
- LGBT
- Omofobia
- Omosessualità (cause)
- Omosessualità e religione cattolica
- Omosessualità e Testimoni di Geova
- Omosessualità in Cina
- Omosessualità nei fumetti
- Omosessualità nel cinema
- Omosessualità nella storia
- Teoria queer
- Transessualismo
- Unione civile
- Uranismo

Collegamenti esterni


- [http://www.culturagay.it CulturaGay.it]. Archivio collettivo di consultazione e approfondimento utile a tutti coloro che siano interessati alla cultura gay.
- [http://www.oliari.com/ Enrico Oliari]. Attualità, cultura e storia, dal punto di vista di un gay di destra.
- [http://www.gaynews.it. Gay news]. Notiziario e rassegna stampa quotidiana sui temi legati all'omosessualità.
- [http://www.glbtq.com/ Glbtq encyclopedia]. Una vera enciclopedia gay, costantemente accresciuta da nuove voci.
- [http://http://www.guado.org/ Gruppo del Guado]. Omosessuali cristiani di Milano.
- [http://www.giovannidallorto.com La gaya scienza]. Storia e cultura dell'omosessualità.
- [http://www.benessere.com/sessuologia/omose.htm]. Omosessualità e sessuologia.
- [http://www.stefanobolognini.it/ Omosofia]. Cultura e attualità omosessuale.
- [http://meta.wikimedia.org/wiki/Queer_Wikipedians Queer wikipedians]. Wikipediani GLBTQ.
- [http://www.narth.com/menus/translations.html Narth.] Sito di associazione cristiana anti-gay. Sostiene che non si nasce omosessuali e che si può guarire dall'omosessualità. Categoria:Sessualità Categoria:LGBT ja:性的指向 simple:Homosexuality

Lesbismo

Lesbismo è il termine con cui si indica una attrazione di natura omosessuale tra donne. Il sostantivo lesbica indica una donna che esprime consapevolmente la propria sessualità e affettività nei confronti di altre donne. Di questo vocabolo, spesso utilizzato in modo dispregiativo, le lesbiche si sono riappropriate in termini di rivendicazione e di orgoglio. Deriva dal nome dell'isola di Lesbo ove visse la poetessa Saffo nel VII secolo AC, che nei suoi versi esaltò la bellezza della femminilità e dell'eros tra donne. Uraniste, tribadi, saffiche, urninghe... dal 1886, anno di pubblicazione della Psycopathia Sexualis di Richard von Krafft-Ebing, i nomi che definiscono le lesbiche si sono moltiplicati e, per certi versi, sprecati. Dobbiamo a Charlotte Wolff, una psichiatra di origine tedesca, che nel 1971 pubblica Amore tra donne, il primo studio del lesbismo che utilizzi come oggetto della ricerca donne normali e non portatrici di patologie psichiatriche varie, lo sdoganamento del termine lesbismo per definire quelle donne che preferiscono a livello emozionale, affettivo e sessuale le relazioni con altre donne. Alcuni definiscono il lesbismo come omosessualità femminile. Questa definizione incontra molte resistenze ad essere utilizzata da parte delle donne che la trovano indicativa di una qual sudditanza dell'esperienza lesbica, che ha connotati e specificità proprie, rispetto all'omosessualità maschile. La cultura lesbica comincia a svilupparsi nei primi decenni del 1900 soprattutto attraverso la produzione letteraria di alcune scrittrici e intellettuali lesbiche. A partire dagli anni '70 le lesbiche all'interno del movimento femminista hanno sviluppato momenti di aggregazione che successivamente hanno trovato forme di espressione politica autonoma.

Voci correlate


- Aggregazione lesbica
- Cultura lesbica
- Fotografia lesbica
- LGBT
- Movimento lesbico
- Omosessualità
- Politica lesbica
- Sessualità lesbica

Collegamenti esterni


- [http://www.arcilesbica.it/ Arcilesbica] - Associazione nazionale.
- [http://www.ellexelle.com/ Ellexelle] - "Il sito della comunità lesbica italiana".
- [http://www.fuorispazio.net/default.php Fuorispazio.net] - "Cronache dal pianeta Futuria", gestito da Delia Vaccarello.
- [http://orlando.women.it/les/dizionario/diz0.htm Le parole per dirlo]: tutti i modi per dire lesbica in italiano.
- [http://www.librilesbici.it/ Librilesbici] - Letteratura a tema lesbico.
- [http://www.listalesbica.it/content/index.php Lista lesbica italiana (LLI)] - "La prima comunità lesbica italiana online".
- [http://www.culturagay.it/cg/ricercaRapida.php?rap=lesbismo Ricerca per Lesbismo] in www.culturagay.it. Categoria:LGBT ko:레즈비언 simple:Lesbian

Bisessualità

La parola bisessualità definisce l'attrazione e quindi la preferenza sessuale di alcuni verso individui di entrambi i sessi. Si differenzia dalla eterosessualità, che vede l'attrazione verso persone del sesso opposto, e dalla omosessualità, che indica l'attrazione per individui dello stesso sesso.

Storia

La bisessualità ha avuto nel passato grande risalto, anche se in un contesto sociale diverso dai nostri giorni.

Antichità greca e romana

Contrariamente a quanto pensano in molti la bisessualità era permessa e praticata nell'antichità sia greca che romana, esistevano delle regole non scritte che ne limitavano la libertà ma, all'interno di queste, poteva esistere senza subire il giudizio negativo dei contemporanei. "La bisessualità femminile", come oggi, era sicuramente più accettata ed incontrava meno regole e opposizioni sia considerando il ruolo della donna nella società del tempo, sia perché gli incontri rientravano in una consuetudine non trasgressiva. Al contrario quella maschile non godeva della stessa tolleranza ed esisteva una precisa differenziazione per età e ruolo. La bisessualità maschile attiva non poneva problemi nei rapporti sociali, quella passiva era tollerata nei giovani o in persone di ceto inferiore. Nella Grecia, le regole non scritte confinavano il ruolo passivo ai giovani in età adolescenziale che avevano rapporti con adulti nel ruolo attivo, dando a questi incontri non solo una valenza sessuale ma anche educativa, di sottomissione al potere. La scelta di partner di età inferiore agli 11/12 anni non era tollerata ed era considerata una colpa. Per gli uomini era possibile, superata l'adolescenza e anche dopo il matrimonio, avere rapporti con giovani, ma sempre con un ruolo attivo, la fedeltà era un obbligo solo per le donne. Nella Roma antica, con alcune diversità a seconda del periodo storico e politico, la bisessualità maschile attiva era legata maggiormente all'esercizio del potere e del predominio sociale. Era prerogativa del maschio dimostrare la sua virilità in ogni modo, considerando che aveva a sua disposizione moglie, prostitute, schiave e schiavi su cui dimostrare la sua dominanza guerriera e di casta. In linea con questa visione era per contro osteggiata e condannata la bisessualità maschile passiva, come cosa non degna, e anche quella attiva se rivolta verso un cittadino romano.

Bibliografia

;Generale
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Collegamenti esterni


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Transgender

Il termine transgender ha assunto nella lingua italiana diversi significati a seconda degli ambiti in cui è usato. La sua origine è da identificarsi all'interno del movimento LGBT, negli Usa intorno ai primi anni '80 per indicare un movimento politico che contesta la logica eterosessista e genderista secondo la quale i sessi nell'uomo sono solo due, che l'identità di genere di una persona debba necessariamente combaciare con il sesso biologico e che il tutto debba restare immodificabile dall'uomo.
Il termine transgender quindi nasce come termine "ombrello" dentro cui si possono identificare tutte le persone che non si sentono racchiuse dentro lo "stereotipo di genere" normalmente identificato come "maschile" e "femminile".

Il transgenderismo

Il transgenderismo sostiene che l'identità di genere di una persona non è una realtà duale "maschio/femmina", ma un continuum di identità ai cui estremi vi sono i concetti di "maschio" e "femmina".
In questo senso il transgenderismo è da considerarsi come un movimento politico/culturale che propone una visione dei sessi e dei generi fluida e che rivendica il diritto di ogni persona di situarsi in qualsiasi posizione intermedia fra gli estremi "maschio/femmina" stereotipati senza per questo dover subire stigma sociale o discriminazione.
Da questo punto di vista sotto il termine "ombrello" di "transgender" possono identificarsi:
- la persona transessuale operata
- la persona transessuale non operata (ovvero che lascia integri i genitali di origine)
- la persona crossdresser (termine che tende a sostituirsi sempre più alla dicitura "travestito" perché associato alla perversione sessuale. In questo senso il crossdresser è persona che si traveste anche pubblicamente senza implicazioni di eccitazione sessuale)
- la persona omosessuale maschile (gay) con comportamenti e atteggiamenti femminei
- la persona omosessuale femminile (lesbica) con comportamenti e atteggiamenti mascolini
- la persona eterosessuale, sia uomo, sia donna, che rifiuta lo stereotipo di genere che la società, la cultura locale impone ai due sessi. In questo senso e in questa accezione del termine che però è la meno conosciuta in Italia, alcuni ritengono che transgender e "queer" siano termini fra loro sovrapponibili. Nel tempo e nella trasposizione del termine nella cultura italiana la parola transgender ha assunto diversi ed altri significati che poco hanno a che vedere con l'origine del termine inteso come "movimento politico culturale". Questa seconda accezione è ormai diventata più popolare di quella originale.
La traduzione italiana di transgender sarebbe transgenere, ma questo termine non si è radicato nell'uso comune nella nostra lingua e quindi un termine "importato" dall'inglese e lasciato in prevalenza immutato.

Nell'uso psicologico, psichiatrico, endocrinologico e legale

Nella terminologia psicologica, psichiatrica, endocrinologica e legale il termine "transgender" viene utilizzato in termini semplificativi per indicare una persona transessuale non operata ai genitali. Secondo questa accezione del termine quindi, transgender diventa un termine per indicare solamente una sottocategoria delle persone transessuali, e per separare il/la transessuale operato/a (ai genitali) da quello/a non operato/a.
Così come per il transessualismo anche per il termine "transgender" vi è una totale e netta differenziazione sulla coniugazione al maschile o al femminile fra mondo accademico e movimento transgender/transessuale.
Analogamente al transessualismo, i testi medici e legali coniugano (salvo rarissime eccezioni)il termine al maschile per le persone che effettuano una transizione da maschio a femmina (androginoide) e al femminile per le persone che effettuano una transizione da femmina a maschio (ginoandroide).
In questo modo dando la prevalenza alla genetica rispetto all' identità di genere della persona.
Tale utilizzo della coniugazione è fortemente contestato dal movimento trangender e transessuale (e dal movimento GLBT o LGBT più in generale)in quanto ritiene che sia da far prevalere l' identità di genere della persona sul mero dato biologico di nascita.
Semplificando: la persona nata maschio che assume l'identità femminile e di conseguenza anche un nome femminile (poniamo ad esempio "Anna") per la cultura scientifica è "il" transgender Anna, per il movimento è invece "la" transgender Anna.

Utilizzo accademico

L'utilizzo accademico della coniugazione del termine peraltro spesso fatto proprio dal giornalismo e dai media ha la controindicazione di determinare veri e propri "salti mortali" nella lingua italiana. Esemplificando: "IL" transgender Anna è andato o è andata a fare la spesa"? Il nome Anna si coniuga in genere al femminile, ma per una persona transessuale o transgender lo si coniuga al maschile con ciò determinando una sorta di discrimine fra la "Anna" donna genetica e la "Anna" transessuale o transgender.
Ed è proprio per questo fatto che la declinazione utilizzata dal mondo accademico viene contestata dal movimento transgender e transessuale in tutto il mondo ed anche in Italia.

Come sostituzione di transessuale

Una terza accezione del termine "transgender" è quella di andare a sostituire il termine "transessuale" , sovrapponendosi ad esso.
La motivazione, anch'essa nata all'interno del movimento LGBT o GLBT è da trovarsi nel fatto che il termine "transessuale" è di per sé impreciso, se non errato dal punto di vista clinico. In realtà qualsiasi persona operi una transizione sessuale , agisce sul "gender", sul genere sessuale e non sul sesso che, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, è e resta immutabile.
Quindi transgender può anche essere usato al posto di transessuale, peraltro cancellando la dicotomia fra "operati" e non operati che poco interessa il "gender" ma molto invece interessa il "sesso" di una persona.

Voci correlate


- Androgino
- Ermafroditismo
- Genere (sociologia)
- LGBT
- Omosessualità
- Queer studies
- Studi di genere
- Teoria queer
- Terzo sesso
- Transessuale
- Uranismo

Bibliografia

Collegamenti esterni


- [http://www.symposion.com/ijt/index.htm The internationa journal of transgenderism]. Categoria:LGBT simple:Transgender

Categoria:Sessualità

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