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| Celeno (Arpia) |
Celeno (Arpia)Celeno è una figura della mitologia greca, era una delle Arpie.
Virgilio la cita nell'Eneide (libro III), quando Enea, con il suo seguito, approdò alle isole delle Strofadi. Stavano per far baldoria, quando vennero assaliti dalle arpie; i troiani cercarono di difendersi, ma le loro lance non riuscivano nemmeno a scalfirle. Dall'alto di una roccia, Celeno disse ad Enea che non aveva alcun diritto a stabilirsi nell'isola e che venivano puniti per la loro intrusione, e che quindi doveva riprendere il suo viaggio verso l'Italia. Dichiarò anche che, mai i troiani avrebbero potuto fondare una città prima di essere stati a costretti a mangiare persino i tavoli su cui poggiavano le loro vivande.
Categoria:Animali della mitologia greca
Mitologia grecaLa mitologia greca raccoglie le leggende delle divinità e degli eroi della Grecia antica. Tutti questi personaggi sono stati creati e diffusi dalla tradizione orale e poetica, arrivando a mescolarsi o sostituirsi con la storia della Grecia classica.
In tutte le leggende, le divinità greche vengono descritte con un aspetto umano, ma immortali e con poteri sovrannaturali. Ognuno di essi aveva capacità peculiari ed aveva una propria genealogia.
La genesi del mondo greco
All'inizio esisteva solo il Caos, da esso si separarono tutti gli elementi.
Nacquero Gea la Terra, Eros l'amore, il Tartaro (l'inferno), l'Erebo (la tenebra) e Nyx(la Notte).
Da Erebo e Nyx (la Notte)nacquero l'Etere (il Giorno) ed Emera (la Luce), mentre da Gea nacquero Urano (il cielo) e Ponto (il mare).
Urano e Gea furono i primi veri genitori del mondo mitologico greco, da loro nacquero gli Ecatonchiri, esseri soprannaturali con 50 teste e 100 braccia. A loro seguirono i Ciclopi, talmente disgustosi, che il padre decise di nasconderli nelle viscere della Terra. Per ultimi nacquero i Titani.
Gea era indignata col suo sposo per aver nascosto i propri figli sotto terra e chiese l'aiuto dei Titani per punirlo. Il primo a rispondere fu Crono, che aggredì Urano mentre dormiva. Con un falcetto gli tagliò i testicoli, dal sangue che cadde sulla terra e sul mare, nacquero i Giganti, le Erinni e Afrodite naque dalla spuma del mare.
Zeus e gli dei dell'Olimpo
Crono sposò la sorella Rea, ma, per evitare di essere detronizzato da uno dei suoi figli come indicato da una predizione, li divorava tutti.Rea scoperto di dover partorire il suo sesto figlio si ritirò in Arcadia, dove nacque Zeus.
Crono scoperta la nascita andò su tutte le furie e ordinò di cercare il bimbo. Rea per proteggere Zeus, diede una pietra avvolta in fasce e Crono ingoiò la pietra.
Una volta cresciuto, Zeus si vendicò del padre, aiutato dai Titani e dagli Ecatonchiri, costrinse il padre, tramite una pozione versata nel calice, a restituire tutti i figli ingoiati. Iniziò così la guerra tra vecchi e nuovi dei. I Titani fedeli a Crono, guidati da Atlante sfidarono Zeus e i suoi fratelli con i Titani ribelli. Zeus, per vincere la guerra si rivolse ai Ciclopi, liberandoli dalla loro prigionia imposta da Crono. I Ciclopi così donarono a Zeus, un fulmine, a Poseidone, un tridente e ad Ade un elmo che lo rendeva invisibile.
Così armati riuscirono a colpire Crono e a ucciderlo mentre i Ciclopi sconfiggevano i Titani.
Animali
- Aello
- Amaltea
- Arione
- Arpie
- Celeno
- Cerbero
- Cinghiale di Calidone
- Cinghiale di Erimanto
- Echidna
- Idra di Lerna
- Minotauro
- Ocipete
- Pegaso
- Pitone
- Scilla
- Sfinge
- Sirena
Dei
Si veda: Lista degli dei greci
Genealogia degli dei dell'Olimpo
La genealogia degli dei dell'Olimpo è molto controversa, ogni autore ha la propria.
Nell'immagine qui sotto riportata viene indicata quella riportataci da Omero.
Omero
Festività
- Carneia
- Cronia
- Purificazione
Leggende
- Giudizio di Paride
- I sette contro Tebe
- Le dodici fatiche di Eracle
- Teogonia
- Vello d'oro
Località
- Acheronte
- Acropoli
- Alfeo
- Areopago
- Argo
- Atene
- Campi Elisi
- Caos
- Cinzio
- Colchide
- Creta
- Delfi
- Ditte
- Dodona
- Elicona
- Eleusi
- Eretteo
- Giardino delle Esperidi
- Ida
- Isole dei beati
- Labirinto di Cnosso
- Lete
- Micene
- Olimpo
- Oracolo di Delfi
- Oracolo di Dodona
- Parnaso
- Stige
- Stinfalia (lago)
- Tartaro
- Tebe
- Tiro
- Troia
Oggetti
- Abadir
- Ambrosia
Personaggi ed eroi
- Abante, centauro
- Abante, figlio di Ippotoone
- Abante, figlio di Linceo
- Abante, figlio di Melampo
- Abante, figlio di Poseidone
- Achille, figlio di Peleo
- Acrisio
- Admeto
- Adone
- Adrasto
- Aedone
- Afareo
- Agamennone
- Agave
- Agenore
- Agraulo
- Aiace il grande
- Aiace di Locride
- Alcesti
- Alcinoo
- Alcione
- Alcippe
- Alcmena
- Alcmeone
- Alirrozio
- Aloadi
- Altea
- Altemene
- Amico
- Amimone
- Amintore
- Anceo figlio di Licurgo
- Anceo figlio di Poseidone
- Anchise
- Androgeo
- Andromaca
- Andromeda
- Anfiarao
- Anfimaro
- Anfione
- Anfitrione
- Anfitrite
- Anfizione
- Antenore
- Anteo
- Anticlea
- Antigone
- Antinoo
- Antiope figlia di Nitteo
- Antiope regina delle Amazzoni
- Apsirto
- Aracne
- Aretusa
- Arge
- Argo
- Argonauti
- Arianna
- Aristeo
- Ascalafo, figlio di Ares
- Ascalafo, figlio di Acheronte
- Ascanio
- Assaraco
- Asterione
- Astianatte
- Atalanta
- Atamante
- Atreo
- Atteone
- Attore
- Augia
- Autolico
- Autonoe
- Bauci
- Bellerofonte
- Belo
- Briareo
- Briseide
- Busiris
- Cadmo
- Calais
- Calamo
- Calcante
- Calciope
- Calcodonte
- Calipso
- Calliope
- Callisto
- Caronte
- Carpo, figlio di Clori
- Cassandra
- Cassiopea
- Castalia
- Castore
- Catreo
- Cecrope
- Cefalo
- Cefeo
- Celeo
- Cenis
- Centauro
- Cercopi
- Chione
- Chirone
- Ciclope
- Circe
- Cisseo
- Clio
- Clitennestra
- Cometo
- Coronide
- Cranao
- Creonte
- Creusa, figlia di Eretteo
- Creusa, figlia di Priamo
- Criseide
- Cureti
- Dafne
- Dafni
- Danaidi
- Danao
- Dardano
- Dedalione
- Dedalo
- Deianira
- Deidamia
- Deifobo
- Deioneo
- Deipile
- Demofoonte
- Deucalione, figlio di Minosse
- Deucalione, figlio di Prometeo
- Diomede figlio di Ares
- Diomede figlio di Tideo
- Diomedea
- Dioscuri
- Dirce
- Doro
- Eaco
- Ecatonchiri
- Echione, uno degli Sparti
- Echione, figlio di Ermes
- Eco
- Ecuba
- Edipo
- Eete
- Eezione
- Efialte
- Egeo
- Egialeo
- Egina
- Egisto
- Egitto
- Eidomene
- Elefenore
- Elena
- Eleno
- Elettra figlia di Agamennone
- Elettra figlia di Atlante, una delle Perseidi
- Elettrione
- Eliadi
- Elle
- Elleno
- Endimione
- Enea
- Eolo
- Epigoni
- Epimeteo
- Eracle
- Eraclidi
- Erato
- Erebo
- Eretteo
- Erittonio
- Ermione
- Ero
- Eteocle
- Etra
- Ettore
- Eufemo
- Eumeo
- Eumolpo
- Eurialo
- Euridice, ninfa moglie di Orfeo
- Euridice, madre di Alcmena
- Euridice, madre di Danae
- Euridice, madre di Laomedonte
- Euriloco
- Euristeo
- Eurito
- Europa, figlia di Agenore
- Europa, figlia di Oceano
- Europa, figlia di Tizio
- Febe, figlia di Leucippo
- Fedra
- Fenice, figlio di Agenore
- Fenice, figlio di Amintore
- Fetonte
- Filammone
- Filemone
- Filomela
- Filottete
- Fineo, figlio di Agenore
- Fineo, figlio di Belo
- Folo
- Frisso
- Galatea
- Ganimede
- Gerione
- Giacinto
- Giasone
- Giganti
- Giocasta
- Glauco figlio di Bellerofonte
- Glauco figlio di Minosse.
- Glauco figlio di Poseidone
- Glauco figlio di Sisifo.
- Gordio
- Gorgoni
- Graie
- Icario
- Icaro
- Idas
- Idomenea
- Idomeneo
- Ificlo
- Ifigenia
- Ifito
- Illo
- Ismeme, figlia di Edipo
- Ino
- Io
- Ione
- Ipermnestra
- Ippodamia, figlia di Adrasto
- Ippodamia, figlia di Enomao
- Ippolita
- Ippolito
- Ippomene
- Ippotoone
- Ismene
- Issione
- Laerte
- Laio
- Laocoonte
- Laomedonte
- Leandro
- Learco
- Leda
- Leto
- Leucippo, figlio di Enomao
- Leucippo, re di Messenia
- Libia
- Licaone, figlio di Ares
- Licaone, figlio di Pelasgo
- Licaone, figlio di Priamo
- Lico
- Licomede
- Licurgo
- Linceo
- Lino, figlio di Apollo
- Lino, personaggio dell'Iliade
- Lino, figlio di Ismeno
- Lino, figlio di Urania
- Lisimaca
- Litierse
- Marsia
- Mechisteo
- Medea
- Medusa
- Meganira
- Megara
- Melampo
- Melanione
- Meleagro
- Melicerte
- Memnone
- Menelao
- Menezio, figlio di Attore
- Menezio, figlio di Giapeto
- Metanira
- Mida
- Minosse
- Mirmidone
- Momo
- Mopso indovino degli Argonauti
- Mopso figlio di Manto
- Narciso
- Nauplio
- Nausicaa
- Neleo
- Neottolemo
- Nesso
- Nestore
- Niobe
- Nitteo
- Oineo
- Onfale
- Oreste
- Orfeo
- Orione
- Oritia
- Oto
- Palamede
- Pallante gigante
- Pallante titano
- Pallante eroe attico
- Pandora
- Paride
- Partenopeo
- Pasifae
- Patroclo
- Pelia
- Pelope
- Pelopia
- Penelope ninfa
- Penelope moglie di Ulisse
- Penteo
- Pentesilea
- Peribea
- Pericle
- Perseo
- Pigmalione
- Piritoo
- Pirra
- Pitteo
- Polinice
- Polissena
- Polluce
- Preto
- Priamo
- Procri
- Promaco
- Prometeo
- Protesilao
- Pterelao
- Radamante
- Reso
- Salmoneo
- Sarpedonte
- Semele
- Sibilla
- Sisifo
- Sparti
- Stelèo
- Stenelo
- Talo
- Tamiri
- Tantalo
- Telamone
- Telefassa
- Telefo
- Telegono
- Temisto
- Tersandro
- Teseo
- Teucro, figlio di Scamandro
- Teucro, figlio di Telamone
- Tideo
- Tieste
- Tindaro
- Tiresia
- Tiro
- Tisameno
- Titone
- Tizio
- Troilo
- Ulisse
- Urania
- Xuto
- Zete
- Zeto
Popoli
- Abanti
- Achei
- Amazzoni
- Cimmeri
- Dori
- Feaci
- Iperborei
- Lapiti
- Mirmidoni
- Tafi
Bibliografia
[http://www.adelphi.it/catalogo/schedaLibro.asp?id=2400&isbn=8845918920&v=s&metaTitolo=Le%20nozze%20di%20Cadmo%20e%20Armonia%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20&metaAutore=Roberto%20Calasso| Le Nozze di Cadmo e Armonia] di Roberto Calasso
Collegamenti esterni
Voci correlate
- Religione greca
- Mitologia
- Mitologia romana
- Lista di divinità
Categoria:Mitologia greca
ja:ギリシア神話
ko:그리스 신화
ArpieLe Arpie (le "rapitrici") sono figure della mitologia greca, creature alate soprannaturali, con il viso da fanciulle ed il corpo d'uccello.
In origine erano dei venti, talmente forti, da poter sollevare gli uomini e portarli via.
L'idea dell'alleanza tra venti e spiriti era molto diffusa nei tempi antichi, fu quindi inevitabile arrivare a credere all'esistenza di un cattivo genio del vento.
Esiodo parla di due Arpie, figlie di Taumante ed Elettra, Aello e Ocipete, descrivendo la loro magnifica capigliatura e il loro potente volo. Da esse discendono Gea e Oceano.
Virgilio, nell'Eneide (libro III), fa il nome di una terza arpia, Celeno.
Nell'Odissea (libro XX), Penelope ne parla come di procelle, quando rivolge una preghiera alla dea Artemide e le ricorda che rapirono le figlie di Pandareo per farne ancelle delle Furie.
Le Arpie appaiono anche ne "Le Argonautiche" (libro III), dove perseguitano il re Fineo.
Le Arpie erano la personificazione delle avversità che periodicamente colpivano le popolazioni del mondo antico: guerre, carestie, epidemie e cataclismi di ogni genere.
Voci correlate
- Elenco di creature leggendarie
Categoria:Animali della mitologia greca
categoria:Creature leggendarie
Categoria:Odissea
ja:ハーピー
Publio Virgilio Marone
Publio Virgilio Marone (Publius Vergilius Maro), o semplicemente Virgilio, (70 a.C. - 19 a.C.) poeta latino.
Poeta nato e cresciuto nell'età augustea I secolo A.C.
Biografia
I primi anni
Nacque a Andes, un villaggio nei pressi di Mantova (nell'allora Gallia Cisalpina), corrispondente secondo la tradizione all'odierna Pietole, probabilmente in una ricca famiglia di agricoltori.
Ebbe dal padre un'educazione, che lo portò studiare grammatica a Cremona e retorica a Milano, poi a Roma (53 a.C) e a Napoli, dove forse frequentò la scuola del filosofo epicureo Sirone epicureo.
Non fece molti progressi nell'oratoria a causa del carattere e di difetti nella pronuncia, si dedicò quindi alla filosofia, alla medicina e alla matematica.
Aderì alla corrente poetica dei Poetae novi. Ma gli orizzonti gli furono aperti dalla lettura del De rerum natura di Lucrezio: Virgilio vi trova il suo grande modello, pur non accettando la concezione intesa a negare l'immortalità dell'anima.
Conobbe Mecenate ed entrò a far parte del suo circolo, che raccoglieva molti letterati famosi dell'epoca. Ebbe parecchi contatti con Augusto. Viene considerato il maggiore poeta di Roma e dell'impero.
Dalle Bucoliche all'Eneide
Le Bucoliche (o, ma meno correttamente, Egloghe) sono il primo testo che Virgilio ha sicuramente composto e rivelano frequentazioni epicuree. Le compose dopo il ritorno nella casa paterna (44 a.C.) fra il 42 a.C. e il 39 a.C.: in quest'opera, Virgilio allude più volte ai gravi avvenimenti del 41 a.C., quando nelle campagne del Mantovano ci furono confische di terreni, destinati a ricompensare i veterani della battaglia di Filippi.
Il periodo fu turbato da gravi disordini e Virgilio rievoca il dramma dei contadini espropriati. Pare che Virgilio stesso avesse perso nelle confische il podere di famiglia e l'avesse poi riacquistato per intervento di Ottaviano in persona, o di alcuni personaggi citati nelle Bucoliche e tutti coinvolti nell'amministrazione del territorio transpadano (due sono ben noti uomini di cultura: Asinio Pollione e Cornelio Gallo).
Le Bucoliche non recano alcuna traccia del grande amico e protettore di Virgilio, Mecenate - l'ispiratore delle Georgiche - mentre vi ha notevole rilievo Pollione, destinato, però, a scomparire del tutto dall'opera di Virgilio. Subito dopo la pubblicazione delle Bucoliche, Virgilio entrò nella cerchia di Mecenate e quindi anche di Ottaviano.
Negli anni d'incertezza e di lotta politica che precedettero la battaglia di Azio (31 AC), Virgilio lavorò all'elaborazione del poema georgico. Nel 29 AC, Ottaviano, di ritorno dall'Oriente, si fermò ad Atella, in Campania, dove Virgilio gli lesse le Georgiche che erano state da poco terminate. L'opera era composta da quattro libri e raccontavano la vita dei campi. Entrava nel disegno politico di Augusto che voleva riportare nella civiltà lo splendore etico dei mores maiorum e ricondurre il popolo all'agricoltura, in quanto troppo incline all'ozio e alla corruzione.
Su commissione dell'imperatore scrisse il poema epico Eneide.
Attività e riconoscimenti
Fu l'unico scrittore classico sempre accettato dalla Chiesa e per questo ebbe un grande successo anche durante il medioevo. Ciò permise alle sue opere di essere tramandate completamente.
La sua Eneide fu studiata nelle scuole e ha continuato ad esserlo per tutta l'era cristiana. La pietà naturale del poeta era evidente, al di sopra di ogni religione.
Gli si attribuì infatti un ruolo di profeta mancato del cristianesimo, basandosi su un suo brano (IV Egloga) che parla della venuta di un bambino che avrebbe riportato l'età d'oro. Oggi gli studiosi sono più propensi a pensare che il bambino cui si riferisce Virgilio fosse in realtà l'allora giovane Ottaviano e non, come si credeva nel medioevo, Cristo.
Ancor più sorprendenti gli ultimi versi del libro VI dellEneide, un presagio del nuovo destino di Roma.
La Sibilla descritta da Virgilio (Eneide, libro IV) sostenne, nella letteratura cristiana primitiva, un ruolo simile a quello dei profeti dell'Antico Testamento.
Opere
- Bucoliche, dieci brevi componimenti in esametri, detti anche egloghe e composti fra il 42 AC e il 39 AC.
- Georgiche, poema didascalico in quattro libri in esametri, completato nel 29 AC;
- Eneide (Aenéis), poema epico in dodici libri, in esametri. Opera non portata a termine, i cui segni d'incompiutezza si ritrivano in qualche incongruenza, qualche ripetizione compositiva ed alcuni versi incompleti che Virgilio stesso chiamava tibicines, "puntelli".
I testi poetici noti come Appendix Vergiliana sono in gran parte spuri: solo un paio di brevi componimenti potrebbero essere autentici e appartenere alla produzione giovanile.
Storia della letteratura
L'Eneide fu ben presto adottata come libro di scuola, mentre i detrattori si dedicarono a cercare frasi e concetti "rubati" ai predecessori tanto greci che latini. Queste ricerche ebbero un benefico effetto sullo sviluppo della filologia latina. Liste di "fonti" di Virgilio sono confluite fino ad autori tardi, come il famoso Grammatico del IV secolo Servio per i e costituiscono una vasta riserva di informazioni. Una pleiade di poeti minori imitò la tecnica virgiliana, e una parte di questo lavoro confluì, nel corso del I secolo DC, nella cosiddetta Appendix Vergiliana.
La cultura cristiana nello sforzo di assimilare la letteratura pagana trovò in Virgilio il suo migliore punto di attacco. Tra i più vistosi fenomeni di assimilazione vi fu l'interpretazione cristiana della IV egloga, riletta come un simbolico annuncio dell'avvento del Redentore sulla terra. La cultura medioevale trasformò Virgilio in un sapiente, un mago, un profeta, trovando alimento in nuove letture condotte secondo il filtro dell'allegoria.
L'Umanesimo cinquecentesco fece dell'opera di Virgilio uno stabile canone di riferimento. La riscoperta di Omero attualizzò il confronto Omero-Virgilio, che già era stato in auge nella cultura romana di età classica. I commenti virgiliani del Cinque-Seicento volsero il confronto a tutto detrimento di Omero.
Il romanticismo capovolse tale giudizio, esaltando una poesia "spontanea" e nazionale, mentre in epoca totalitaria i regimi colsero in Virgilio un culto autoritario e bellicoso della romanità, ma con il mutato clima politico si riscoprì il "Virgilio poeta della pace".
Voci correlate
- Appendix Vergiliana
Collegamenti esterni
- [http://www.thelatinlibrary.com/verg.html The Latin Library lavori completi di Virgilio]
- [http://www.virgilmurder.org La dottrina della "doppia scrittura" virgiliana secondo Jean-Yves Maleuvre]
- [http://www.queendido.org Sito tematico sulla Didone di Virgilio: esegesi filologica e confutazione del noto suicidio in visione soggettiva di Enea e "comites"]
Virgilio e l’Eneide
Enea la controfigura di Augusto
Enea è un personaggio molto complesso. Infatti inizialmente non vorrebbe intraprendere i suoi viaggi, ma pian piano si costruisce la rassegnazione(per esempio dopo aver incontrato Creusa la quale gli dice che non è morta, ma non potrà più tornare da lui per il volere degli dei). È un personaggio dinamico che si lascia scappare spesso i sentimenti: quando muore Priamo oppure quando incontra Creusa e Didone. Enea risponde a una mentalità più complessa rispetto agli eroi omerici. È più vero, infatti fatica per non esternare i sentimenti poiché per un romano è più importante la dimensione pubblica rispetto a quella familiare (ha infatti degli affetti che non vengono dimostrati). Enea compie le azioni assumendosi le sua responsabilità e realizza il suo destino senza che gli dei intervengano in suo aiuto. Ricalca la figura di Augusto, del capo di stato che sacrifica la sua vita, per la patria.
Virgilio Marone
Virgilio Marone
Virgilio Marone
ja:ウェルギリウス
ko:베르길리우스
ms:Virgil
simple:Virgil
Enea
Enea è una figura della mitologia greca e di quella romana, era figlio del mortale Anchise e della dea Afrodite.
Era il nipote di Priamo, re di Troia.
La leggenda
Troia, Roma]]
Appare nellIliade, dove prende parte alla battaglia, affrontando Diomede, Achille e Idomeneo. Nel poema omerico è un eroe protetto dagli dei, soprattutto durante lo scontro con Achille, dove Poseidone gli salva la vita. Nonostante la caduta di Troia, Enea sopravvive.
Guidato dalla madre divina Afrodite, salvando il vecchio padre Anchise e il figlioletto Ascanio (conosciuto anche col nome di "Julo"), fuggì dalla città in fiamme. Durante la fuga recuperò gli dei Penati e le sacre funzioni, ma perse la moglie Creusa nell'incendio.
Il viaggio verso l'Italia non fu semplice: affrontò le Arpie, udendo i faticosi destini dalle fauci di Celeno; dovette poi rifugiarsi presso le coste dell'Epiro, ospite di Eleno il profeta e di Andromaca; muore Anchise presso le coste di Segesta, le donne stanche bruciarono le navi; a causa di un forte fortunale nel mezzo del Canale di Sicilia dovette approdare forzatamente sulle coste della Libia, fu ospite forzato di Didone regina di Cartagine.
Se non fosse stato per l'intervento di Afrodite, che scatenò il fuoco fatuo tra i capelli di Ascanio, Enea sarebbe rimasto a Cartagine disobbedendo al suo fato. Giunto alle coste italiche perse due persone a lui care il timoniere Palinuro e la nutrice Caieta. Ma approdò anche a capo Miseno dove incontrò la Sibilla che l'accompagnò nella discesa negli Inferi attraverso una grotta del lago Averno: qui vide le grandi anime che segneranno il destino di Roma.
Giunto alle coste presso l'attuale Lavinio vide l'avverarsi della profezia di Celeno, i compagni di Enea e persino Julo svuotarono la stiva e colti dalla fame divorarono pure le mense fatte di pane nero duro.
Ma non poterono riposarsi a lungo: Turno, re dei locali Rutuli, non potè tollerare l'arrivo degli stranieri. Enea dovette così stringere patti con re locale, Latino, che promise sua figlia ad Enea per la nuova stirpe, d'accordo con alcuni lucumoni etruschi e con il re di origine arcadica Evandro che stava in un villaggio sul colle Palatino. La furia Aletto innescò la guerra facendo uccidere la Cerva Sacra dei Rutuli da Pallante e Iulo. La guerra italica si scatenò falciando innumerevoli persone ed eroi: Camilla, Pallante, Eurialo, Niso e Mesenzio trovarono l'Ade nei campi di battaglia. Il duello tra Enea e Turno sigillò la guerra con la vittoria del primo.
Ascanio fondò Albalonga. Da Numitore discesero Romolo e Remo. Romolo cingendo l'area sacra del colle Palatino con l'aratro fondò Roma. Era, secondo la tradizione, il 21 aprile del 753 AC.
La critica storica
Le prime versioni del mito di Enea sono antiche, tanto che sono già note in Etruria prima del VI secolo AC e in Grecia nel V secolo AC e farebbero derivare il nome di "Roma" da quello di una donna troiana con il significato di "forza".
Enea è re dei Dardani, alle falde del monte Ida nella Troade, e partecipa solo alla fase finale della guerra di Troia in aiuto di Priamo, con il quale è imparentato avendone sposato la figlia Creusa. Non essendo un troiano, Enea piace ai Romani quale capostipite perché gli permette di affondare le radici in una civiltà dal passato fulgido pur distinguendosi dai Greci. Allo stesso tempo questa "soluzione" non fa dei Romani i più fieri antagonisti dei Greci e verrebbe oggi chiamata "politically correct".
Anche la leggenda di Romolo e Remo, all'inizio separata da quella di Enea, viene successivamente integrata nel suo mito. In un primo momento i due gemelli vengono indicati come suoi figli o nipoti.
Eratostene di Cirene si accorge tuttavia che, essendo la data della caduta di Troia all'incirca il 1184 AC, né Enea né i suoi più diretti discendenti potevano aver fondato Roma nel 754 AC.
Catone il Censore rende plausibile la storia. Secondo la sua versione, accettata poi come definitiva, Enea fugge da Troia e giunge nel Lazio. Qui, dopo aver sposato Lavinia, fonda Lavinio (Lavinium). Ascanio è invece il fondatore di Alba Longa e i suoi successori danno origine alla dinastia dalla quale, dopo varie generazioni, Rea Silvia darà alla luce Romolo e Remo e in seguito la gens Julia, con Giulio Cesare e il primo imperatore Augusto.
Secondo la leggenda, dopo quattro anni di regno, Enea sarebbe stato assunto in cielo tra lampi e tuoni durante una battaglia contro gli Etruschi nelle vicinanze del fiume Numicio e ricevuto nell'Olimpo insieme agli dei. È interessante notare che anche a Romolo viene decretata la stessa fine, permettendo successivamente di deificare anche Giulio Cesare e Augusto, suoi lontani discendenti. Le origini divine dei fondatori di Roma sarebbero quindi incontrovertibili. Accettando Enea quale capostipite, si trovano Venere e Marte come antenati.
Nelle leggende più arcaiche, Romolo non ha un gemello ed è figlio di Zeus; le successive elaborazioni sono analoghe, ponendo Romolo e Remo come figli di Marte e Rea Silvia, e perciò di discendenza divina.
Un'ulteriore versione della leggenda, indica Rea Silvia come figlia di Enea e un suo nome aggiuntivo sarebbe Ilia, per ricordare il collegamento di Roma con Troia ("Ilio" in greco).
Enea nella letteratura
Il poeta greco Ellanico ne descrive il suo arrivo nel Lazio, la provincia italica che vedrà gli inizi dell'impero romano, mentre Virgilio ne narra la leggenda nella sua Eneide.
Categoria:Personaggi della mitologia greca
Categoria:Personaggi della mitologia romana
ja:アイネイアス
ko:아이네아스
ArpieLe Arpie (le "rapitrici") sono figure della mitologia greca, creature alate soprannaturali, con il viso da fanciulle ed il corpo d'uccello.
In origine erano dei venti, talmente forti, da poter sollevare gli uomini e portarli via.
L'idea dell'alleanza tra venti e spiriti era molto diffusa nei tempi antichi, fu quindi inevitabile arrivare a credere all'esistenza di un cattivo genio del vento.
Esiodo parla di due Arpie, figlie di Taumante ed Elettra, Aello e Ocipete, descrivendo la loro magnifica capigliatura e il loro potente volo. Da esse discendono Gea e Oceano.
Virgilio, nell'Eneide (libro III), fa il nome di una terza arpia, Celeno.
Nell'Odissea (libro XX), Penelope ne parla come di procelle, quando rivolge una preghiera alla dea Artemide e le ricorda che rapirono le figlie di Pandareo per farne ancelle delle Furie.
Le Arpie appaiono anche ne "Le Argonautiche" (libro III), dove perseguitano il re Fineo.
Le Arpie erano la personificazione delle avversità che periodicamente colpivano le popolazioni del mondo antico: guerre, carestie, epidemie e cataclismi di ogni genere.
Voci correlate
- Elenco di creature leggendarie
Categoria:Animali della mitologia greca
categoria:Creature leggendarie
Categoria:Odissea
ja:ハーピー
Celeno (Arpia)Celeno è una figura della mitologia greca, era una delle Arpie.
Virgilio la cita nell'Eneide (libro III), quando Enea, con il suo seguito, approdò alle isole delle Strofadi. Stavano per far baldoria, quando vennero assaliti dalle arpie; i troiani cercarono di difendersi, ma le loro lance non riuscivano nemmeno a scalfirle. Dall'alto di una roccia, Celeno disse ad Enea che non aveva alcun diritto a stabilirsi nell'isola e che venivano puniti per la loro intrusione, e che quindi doveva riprendere il suo viaggio verso l'Italia. Dichiarò anche che, mai i troiani avrebbero potuto fondare una città prima di essere stati a costretti a mangiare persino i tavoli su cui poggiavano le loro vivande.
Categoria:Animali della mitologia greca
Categoria:Animali della mitologia greca Animali della mitologia greca
Winthrop, MaineWinthrop is a town located in Kennebec County, Maine. As of the 2000 census, the town had a total population of 6,232.
Geography
According to the United States Census Bureau, the town has a total area of 98.3 km² (38.0 mi²). 80.9 km² (31.2 mi²) of it is land and 17.4 km² (6.7 mi²) of it is water. The total area is 17.68% water.
Demographics
As of the census2 of 2000, there are 6,232 people, 2,495 households, and 1,739 families residing in the town. The population density is 77.0/km² (199.5/mi²). There are 3,053 housing units at an average density of 37.7/km² (97.7/mi²). The racial makeup of the town is 98.43% White, 0.32% Black or African American, 0.32% Native American, 0.40% Asian, 0.03% Pacific Islander, 0.06% from other races, and 0.43% from two or more races. 0.53% of the population are Hispanic or Latino of any race.
There are 2,495 households out of which 30.7% have children under the age of 18 living with them, 56.0% are married couples living together, 10.3% have a female householder with no husband present, and 30.3% are non-families. 23.5% of all households are made up of individuals and 9.1% have someone living alone who is 65 years of age or older. The average household size is 2.42 and the average family size is 2.85.
In the town the population is spread out with 22.6% under the age of 18, 6.6% from 18 to 24, 27.0% from 25 to 44, 26.7% from 45 to 64, and 17.0% who are 65 years of age or older. The median age is 42 years. For every 100 females there are 98.0 males. For every 100 females age 18 and over, there are 94.2 males.
The median income for a household in the town is $41,733, and the median income for a family is $47,533. Males have a median income of $33,156 versus $26,667 for females. The per capita income for the town is $19,447. 9.3% of the population and 8.7% of families are below the poverty line. Out of the total population, 9.6% of those under the age of 18 and 14.0% of those 65 and older are living below the poverty line.
See also: Winthrop (CDP), Maine
Category:Kennebec County, Maine
Category:Towns in Maine
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Taipei County
Taipei County
臺北縣
Image:Taipei_County_emblem.png October 9, 1864 – July 23, 1927) was a British Indian Army officer.
Under his command, 150 British troops killed 400 unarmed Indians and injured 1200 (though many Indians claim a death toll in the thousands) in the Amritsar Massacre of third-party AOL Instant Messenger clients, and several clients AOL produced but has abandoned. Sometime near August 19 2005 AOL discontinued support for the protocol and no longer uses the it in any of the IM clients it actively maintains, such as its Windows and M
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Third party has these meanings:
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