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Colpo Di Stato

Colpo di stato

Un colpo di stato (detto anche golpe o putsch nel linguaggio internazionale) consiste nella presa del potere politico in una nazione con mezzi non democratici o comunque illegali, da parte di alcuni individui. Lo scopo è di unificare nelle mani delle forze golpiste i poteri di uno stato, per meglio realizzare l'interesse dei golpisti o per impedire la realizzazione di altrui interessi. Il colpo di stato avviene solitamente in modo violento, con la conquista attraverso l'uso o la minaccia dell'uso delle armi dei centri di potere di uno stato: la sede del governo e delle sue rappresentanze territoriali, il parlamento, le sedi dei principali organi di giustizia, dei mezzi di informazione e dei centri di potere militare ed economico. In tal modo i golpisti vogliono da un lato impedire ad eventuali oppositori di reagire militarmente e dall'altro occupano gli organismi che possono assicurare loro il controllo di ogni forma di potere. Così il colpo di stato prevede sempre la sostituzione del governo in carica con un nuovo governo, scelto dai golpisti, che puntano anzitutto a porre sotto il proprio controllo il potere esecutivo. Non è invece necessario stravolgere la struttura degli altri poteri, il potere legislativo, il potere giudiziario, i mezzi di informazione, i partiti politici e i sindacati. Essi possono continuare ad esistere, sia pur sottoposti a forti limitazioni, al fine di togliere agli oppositori ogni residuale strumento di potere e di resistenza al colpo di stato, oppure possono essere sottoposti a un controllo rigoroso e allo scioglimento coatto. Il parlamento può quindi essere sciolto o i suoi membri possono essere sostituiti da individui scelti dai golpisti o ancora può essere eletto dal popolo obbligato a scegliere tra persone gradite all'esecutivo. Allo stesso modo sono possibili diversi sistemi di controllo del potere giudiziario: i giudici possono essere sostituiti o si possono affidare alcune materie ai tribunali speciali sotto il diretto controllo dell'esecutivo, oppure ancora l'esecutivo può ricorrere all'emanazione di leggi o nominare responsabili di uffici giudiziari che di fatto neutralizzino ogni libertà di azione dei giudici non asserviti al nuovo esecutivo. I mezzi di comunicazione e di espressione possono a loro volta essere soggetti a differenti forme di controllo, che vanno dalla chiusura dei mezzi di informazione di opposizione a forme di censura e a forme di boicottaggio. I singoli individui vengono arrestati o uccisi in base al loro grado di pericolosità per i golpisti e per il colpo di stato. Vengono inoltre vietate le attività associative degli oppositori (talvolta tutte le attività associative che non siano sotto il controllo dei golpisti). In alcuni casi il colpo di stato non comporta l'uso della violenza. La minaccia di golpe può indurre il potere esecutivo e il potere legislativo a prendere provvedimenti che soddisfano le richieste dei potenziali golpisti, magari violando le regole costituzionali o le leggi. Anche la nomina o la sostituzione di un governo può essere realizzata in violazione delle norme costituzionali o delle consuetudini di un paese, producendo gli stessi effetti del colpo di stato.

Colpi di stato

Elenco di alcuni colpi di stato (non esaustivo):
- Golpe cileno del 1973
- Colpo di stato in Spagna del 1981
- Golpe Borghese (Italia, tentato)

Bibliografia


- Curzio Malaparte, "Tecnica del colpo di stato", 1948 (prima edizione in francese del 1931)
- Edward Luttwak, "Strategia del colpo di stato", Rizzoli, 1983 (la prima edizione italiana dovrebbe essere del 1967), pp. 184, ISBN 8817534374

Cinema

Film sull'argomento:
- Colpo di stato (1966)
- Colpo di stato (1969)
- Colpo di stato (1988)

Voci correlate


- Dittatura
- Dittatore Categoria:Politica ja:クーデター ko:쿠데타

Potere

Si potrebbe affermare che il potere è la capacità, la facoltà ovvero l'autorità di agire, esercitato per fini personali o collettivi. In diritto, il termine potere designa una possibilità spettante ad un soggetto di produrre determinati effetti giuridici. La fonte del potere può essere la legge o la volontà del titolare di un diritto (si pensi ad esempio al potere di rappresentanza). I poteri possono esse conferiti al soggetto nel suo interesse o nell'interesse altrui. Quando il potere viene conferito nell'interesse altrui dalla legge o dalla volontà dei privati prende il nome di ufficio. In questo l'esercizio del potere costituisce al tempo stesso l'adempimento di un obbligo, ragion per cui in dottrina si usa riferirsi a questi poteri con il termine di poteri-doveri (si pensi ad esempio alla patria potestà). Quando invece viene concesso ad un soggetto il potere di modificare la sfera giuridica altrui nel suo interesse, il potere prende il nome di diritto potestativo.

Bibliografia

Santi Romano, Poteri e potestà, in Frammenti di un dizionario giuridico, Milano, 1953 Categoria:Diritto

Politica

Secondo un'antica definizione scolastica, la politica è l'Arte di governare le società. Il termine, di derivazione greca (da polis "Πολις", città), si applica tanto alla attività di coloro che si trovano a governare (per scelta popolare in democrazia, o per altre ragioni in altri sistemi), quanto al confronto ideale finalizzato all'accesso all'attività di governo.

Definizione

Volendo tentare una definizione potremmo dire che la politica è quell'attività umana, che si esplica in una collettività, il cui fine ultimo - da attuarsi mediante la conquista e il mantenimento del potere - è incidere sulla distribuzione delle risorse materiali e immateriali.

Storia

Età classica

In Grecia erano note tre forme di governo e le relative degenerazioni (la suddivisione appartiene ad Aristotele):
- Politeia - simile alla democrazia del linguaggio attuale (la sua corruzione:Democrazia - nel linguaggio corrente demagogia): il governo in cui a comandare è la massa.
- Aristocrazia (Oligarchia): Dal greco Aristos (i migliori) si intende il governo dei più adatti a governare in contrapposizione alla sua corruzione Oligarchia (Da Oligos pochi) ovvero il governo di alcuni, non necessariamente i migliori. Il termine aristocrazia è passato a indicare il ceto dei nobili anziché la forma di governo.
- Monarchia (Tirannide): da Monos (solo) indica il governo di un sol uomo. Il termine Tiranno indicava colui che si impossessava illegalmente del potere. Nell'antica grecia non aveva il significato spregiativo attuale ma indicava solamente l'"illegalita" del potere. Da notare che nel mondo ellenico era conosciuta anche la Diarchia ovvero il governo di due uomini come accadeva a Sparta.

Età moderna

Nel 1500 il termine politica viene rivisto anche da Machiavelli che con il suo trattato Il principe, la analizza e ne identifica una nuova definizione distinguendo da un'etica civile, un'etica diversa, concependo quindi un'etica dello stato come attore superiore all'uomo. Crea quindi il termine "Ragion di stato" che manterrà sempre ben separato dal termine politica la cui accezione per Machiavelli rimarrà in assoluto positiva, (la frase "il fine giustifica i mezzi" è stata attribuita falsamente al Machiavelli). Machiavelli intendeva dare alla politica un'autonomia che il Clero dell'epoca non era disposto a concedere. Verrà censurato dai suoi contemporanei e criticato in tutta Europa per le sue dichiarazioni. Stessa sorte toccherà un secolo dopo a Thomas Hobbes che pur avendo riconosciuto la migliore forma di governo nel Sovrano assoluto considerava la sua funzione derivante non dalla volontà divina (come stabiliva la tradizione) ma da un patto originario tra uomini liberi. Al contrario di Hobbes, John Locke non solo non vedeva nell'attribuzione al sovrano di tutti i poteri la soluzione alla conflittualità della società ma anzi formulò l'idea che il sovrano doveva rispettare i diritti fondamentali come la proprietà privata. Fondamentale è nella storia del pensiero politico l'opera di Montesquieu "L'ésprit des lois" (Lo spirito delle leggi) dove viene formulata la distinzione dei poteri come principio base per evitare la tirannide.

Età contemporanea

Nell'Ottocento Karl Marx formulò la dottrina del materialismo storico:la storia dei sistemi sociali e istituzionali è determinata da una struttura che deriva la sua "forma" dai rapporti economici in essere. L'economia rappresenta la base della società, che viene ad essere modellata e influenzata dai rapporti economici (la struttura), la quale, proprio perché alla base dell`organizzazione sociale, concorre in maniera basilare a determinarne i vari assetti sociali, culturali ed ideologici (sovrastuttura). Marx sottolineò che tuttavia il rapporto non è da considerarsi in maniera semplicemente deterministica. Nel Novecento, l'arte della politica è diventata anche laboratorio pratico delle teorie politiche. Si sono sviluppati, infatti, una moltitudine di sistemi diversi di gestire la cosa pubblica. Accanto alle monarchie di inizio secolo si svilupparono le prime democrazie borghesi, e contemporaneamente i primi esperimenti di applicazione pratica del socialismo, la maggior parte dei quali sfociati in sistemi oppressivi. Nella prima metà del secolo a queste forme si affiancarono i totalitarismi ed autoritarismi di destra, derivanti dalla crisi delle fragili democrazie. Negli ultimi anni la politica è andata via via trasformandosi, includendo come soggetto la cosidetta società civile, fatta di movimenti di opinione che cercano di sottrarla all'astrazione in cui è stata sempre confinata: la politica si fa globale e nella coscienza di molti si delinea come stato in costante divenire delle relazioni sociali ed economiche.

Voci correlate


- Centrismo
- Cristianesimo democratico
- Liberalismo
- Mazzinianesimo
- Nazionalismo
- Socialismo
- Pace
- Parlamento
- Partito politico
- Politici italiani
- Partecipazione politica Categoria:Politica ja:政治 ko:정치 ms:Politik simple:Politics th:การเมือง

Stato

Nella legge e nelle relazioni internazionali, uno stato è un'entità politicamente dotata di sovranità, cioè non soggetta a nessun'altra autorità politica. Lo stato può essere definito come l'ente sociale che si forma quando, su un territorio determinato, un popolo si organizza giuridicamente e si sottopone ad una autorità centrale. La definizione di stato col significato di ulteriore suddivisione politica di una confederazione di stati, è in relazione al possesso di particolari poteri indipendenti dal governo federale. Spesso questi stati esistevano prima della creazione di un statuto federale.

Concezione cristiana dello Stato

Per la Dottrina sociale cristiana, lasciati ai cittadini la responsabilità ed il compito di determinare, a seconda delle mutevoli esigenze, l'organizzazione politica, tecnica ed istituzionale dello Stato, questo deve rispondere, sempre e comunque, ad alcuni requisiti: # favorire la convivenza civile # garantire la giustizia #perseguire il bene comunie, dell'intera comunità e non di un gruppo a detrimento delle legittime esigenze degli altri # garantire ed assicurare le giuste libertà individuali e sociali # rispettare la libertà religiosa ed i diritti della Chiesa. Oggi lo Stato che maggiormente si avvicina al concetto ideale di Stato della dottrina sociale cristiana è senza dubbio lo Stato democratico.

Concezione comunista dello Stato

Per la teoria marx-leninista lo Stato è destinato a scomparire, anche se non si sa quando. Intanto, lo Stato è un'organizzazione che non tanto degenera garantendo i privilegi di pochi, quanto che non può mai, per la sua natura, perseguire il bene comune. Lo Stato, cioé, é per il comunismo, sempre classista e si fonda, per sua natura, sulla costrizione e la violenza. Diceva Lenin: Lo Stato é il prodotto e la manifestazione dell'antagonismo inconciliabile delle classi...
Per Engels, inoltre: Lo Stato è, per principio, lo Stato della classe più potente, della classe economicamente e politicamente dominante... Da ciò deriva, secondo il comunismo, la inevitabilità di annientare e conquistare lo Stato borghese con la violenza (sempre Lenin affermava: Lo Stato borghese non muore, ma è annientato dal proletariato nel corso della rivoluzione...) e la necessità della dittatura del proletariato e di uno Stato ancora più forte per annientare la borghesia (...tra la Società capitalistica e la Società comunista, si pone il periodo rivoluzionario di trasformazione dalla prima nella seconda, cui corrisponde un periodo di transizione nel quale lo Stato non potrebbe essere altro se non la dittatura rivoluzionaria del proletariato di Karl Marx). Circa la natura del nuovo stato proletario, ecco cosa ha scritto Lenin: ...esso sarà al tempo stesso democratico e dittatoriale; è, anzi, lo Stato più tirannico che la storia abbia conosciuto. Quesa concezione spiega, al di là dei crimini commessi, quanto è accaduto nei paesi del comunismo reale per buona parte del XX secolo.

Voci correlate


- Nazione
- Paese
- Potere centrale
- Stati del mondo
- Governo
- Forme di stato e forme di governo (Approfondimento di Diritto Costituzionale)
- Stato federale Categoria:Diritto costituzionale ja:国家 simple:State th:รัฐ

Arma

Nota: questo articolo tratta unicamente dell'arma come strumento di difesa o di offesa in senso stretto. Con Arma (iniziale maiuscola) ci si riferisce abitualmente anche ad una milizia o, più propriamente ancora, ad una parte dell'esercito specializzata in particolari impieghi. In Italia ha solide tradizioni l'Arma dei Carabinieri. Un altro significato di arma è quella relativo al Servizio di leva o Servizio militare (essere sotto le armi) ---- Un'arma è uno strumento con cui una persona può offenderne un'altra o difendersi in caso di aggressione. In linea puramente teorica, quasi ogni oggetto può essere usato come arma, anche se chiaramente alcuni oggetti sono più efficaci di altri: giuridicamente si distingue perciò fra armi proprie ed armi improprie, cioè fra oggetti progettati e creati appositamente per essere usati come armi ed oggetti originariamente destinati invece a tutt'altra funzione, che in un determinato frangente vengono usati come armi. In Italia la detenzione e l'uso delle armi (proprie) sono regolati per legge mediante il rilascio di un'apposita licenza chiamata porto d'armi. Tale licenza è obbligatoria sempre e comunque, anche per l'esercizio della caccia o per il collezionismo. Sia la difesa (personale, dei propri beni e del proprio territorio) che l'offesa (per guadagnare beni e territori) sono sempre state una preoccupazione chiave nella storia dell'umanità, portando sempre a sfruttare, per la costruzione di armi e difese, le migliori tecnologie e i migliori materiali disponibili: nel bene e nel male, il livello tecnologico di una civiltà si può ben misurare dalla qualità e dal tipo di armi che crea.

Classi di armi

Storicamente, sin dalle origini dell'umanità, l'evoluzione delle armi ha seguito di pari passo quella dell'uomo, fino a giungere ai più moderni mezzi d'offesa e difesa che caratterizzano, nei fatti, il grado di civiltà e di cultura di una nazione o di un gruppo di nazioni o di una etnia.

Armi bianche

Sono armi bianche gli oggetti che provocano danni al bersaglio impugnati e azionati dall'uomo con la sola forza fisica. Possono essere oggetti contundenti (bastoni, martelli, mazze, clave), oppure lame (spade, pugnali) o armi da punta (lance, picche, baionette)

Armi da lancio

Vengono definite da lancio quelle armi che, sempre grazie alla forza fisica dell'uomo e in abbinamento a dispositivi meccanici (ma sempre caricati dalla forza del lanciatore) servono per lanciare - anche a distanze considerevoli - proiettili di vario tipo come pietre, frecce, quadrella (arco, balestra, catapulta, fionda).

Armi da fuoco

Una prima grande svolta nella fabbricazione e nell'uso delle armi si ebbe nel XIV secolo con la scoperta della polvere da sparo e l'invenzione delle prime armi da fuoco (colubrine, archibugi, moschetti, spingarde, pistole); uguale influsso ebbero gli approfondimenti degli studi sulla balistica. Le armi da fuoco si possono dividere, anche in rapporto alle loro dimensioni, in armi portatili (pistola, fucile) e armi di artiglieria (cannone, mortaio, ecc.). Nella categoria armi da fuoco rientrano le bombe, le mine e le armi che esplodono proiettili contenenti in sé energia propulsiva (bazooka, lanciarazzi, ecc.).

Bombe, razzi e missili

Questa particolare categoria di armi da fuoco non nasce per uso personale ma per danneggiare bersagli molto estesi o molto grandi, come edifici, macchinari, automezzi, mezzi corazzati, navi eccetera: non vengono usate da singoli uomini (ci sono eccezioni, come le bombe a mano e i lanciarazzi SAM) ma lanciate da cannoni o sganciate da aerei o navi, o da appositi veicoli di terra.

Armi di distruzione di massa

Con le scoperte scientifiche del XIX secolo e del XX secolo, alle cosiddette armi convenzionali si sono via via aggiunte o sostituite armi più sofisticate che fanno ricorso a tecnologie avanzate basate sull'uso della chimica (armi chimiche, con veleni o tossine), della biologia (armi batteriologiche, con ceppi di batteri o di virus letali), dell'energia nucleare (armi nucleari come la bomba atomica, la bomba H e altre). In italiano è d'uso la dizione armi NBC e maschere anti-NBC, dalle iniziali Nucleari, Batteriologiche, Chimiche. In inglese l'acronimo usato è WMD, Weapon of Mass Destruction. Lo scopo di queste armi non è tanto quello di colpire un obiettivo preciso quanto di distruggere quanti più edifici e mezzi e/o uccidere quante più persone possibile, indiscriminatamente e senza alcuna distinzione fra militari e civili: l'area colpita da esse è infatti tanto vasta, e gli effetti tanto duraturi nel tempo, da impedire il ritorno ad una vita normale nell'area colpita per anni o per decenni, da parte di chiunque. Vengono anche definite armi della fine del mondo, perché un loro uso massiccio su vasta scala, per esempio in una ipotetica terza guerra mondiale, avrebbe una buona probabilità di provocare l'estinzione della specie umana e di buona parte delle piante e degli animali superiori del pianeta.

Armi improprie

Come detto, sono considerati armi improprie oggetti costruiti con uno scopo utilitario, quando usati per praticare violenza. La vita moderna è piena di oggetti che posseggono un potenziale offensivo, e che quindi si prestano a diventare armi improprie. Si possono citare coltelli e altri arnesi da cucina, sostanze chimiche velenose, di sintesi o naturali, utilizzate per i motivi più vari, che possono essere usate per nuocere ad una persona, automobili e altri mezzi di trasporto, con i quali è possibile provocare volontariamente incidenti, elettrodomestici, l'energia elettrica domestica.

Voci correlate


- Elenco di armi
- Lista dei missili
- Munizioni

Collegamenti esterni


- [http://world.guns.ru (in inglese ed in russo) Enciclopedia delle armi da fuoco moderne] categoria:armi ja:武器 ko:무기 ms:Senjata simple:Weapon th:อาวุธ

Parlamento

Un Parlamento è un corpo legislativo dello stato, cioè una riunione, un'assemblea, un congresso, con il potere di deliberare leggi. Il nome deriva dalla parola francese parlement, riferita all'azione di parlare: un parlamento è quindi anche una conversazione, una discussione, un dibattito intorno ad un argomento. La parola Parlamento viene impiegata, per la prima volta, nella Chanson de Roland, sebbene il concetto da essa indicato - ossia, una istituzione collegiale intermedia tra l'intero popolo costitutivo di una comunità e coloro i quali di questa comunità hanno la direzione - sia un dato comune di antropologia culturale, come testimoniato dalle assemblee, variamente denominate, delle poleis greche, così come dal Senato romano. In una accezione molto più simile a quella moderna, il termine "Parlamento" compare, in Inghilterra, nel 1248, per designare un'assemblea formata da due bracci, uno ecclesiastico (vescovi e abati con il grado di barone) e uno laico (baroni diretti della Corona); assemblea cui nel 1254 si assicura una stabile struttura, all'interno della quale entrano anche i rappresentanti elettivi delle contee. Nel 1297, infine, con lo Statuto de tallagio non concedendo, si conferma il principio per cui ogni contribuzione poteva essere imposta solo dietro assenso comune degli «arcivescovi, vescovi ed altri prelati, conti, sovrani, uomini d'arme, borghesi, ed altri uomini liberi del regno nostro», nonché il diritto dell'assemblea elettiva a controllare la validità delle elezioni, sottraendo quindi agli agenti del Re tale privilegio. Come ben si vede, si presentano in nuce i moderni principi della (pur contestata) sovranità e della indipendenza del Parlamento. Abbandonando questa prospettiva di comparazione diacronica, si può affermare che il Parlamento costituisca una diretta conseguenza del principio di sovranità popolare (sancito, nella nostra Costituzione, dall'art. 1: «la sovranità appartiene al popolo»), ben potendo essere descritto con le efficaci parole di Hegel: porticato tra «società civile e Stato». Nato come organo in cui viene espresso il consenso all'attività impositiva del sovrano (ed è significativo che il moderno parlamento nasca proprio in Inghilterra: per il diritto germanico, infatti, è attributo dell'uomo libero l'esenzione da ogni tributo, il quale quindi deve essere da questi - o dai suoi rappresentanti - autorizzato), esso estende le sue competenze, svolgendo oggi funzioni di indirizzo politico, legislative, di coordinamento, di controllo e di garanzia costituzionale. Quanto alla sua struttura e alla sua composizione, può essere bicamerale o monocamerale, a seconda che sia composto da una o due assemblee (nell'era moderna i casi di multicameralismo sono molto rari); quando bicamerale, le Camere saranno distinte in base alla loro rappresentatività (elettiva e di nomina regia; nazionale e statale/regionale) o alle loro funzioni (o a entrambi questi criteri). Forse unico caso di bicameralismo eguale e perfetto (stessa rappresentatività, stesse funzioni) è dato dal Parlamento Italiano.

Voci correlate


- Parlamento europeo
- Parlamento italiano
- Lista dei parlamenti nazionali Categoria:Stato Categoria:Diritto costituzionale ja:議会 ko:국회

Mass media

Con il termine mass media si intendono i mezzi di comunicazione di massa, ossia mezzi attraverso i quali è possibile diffondere informazione e conoscenza. Il termine mass media, ormai adottato anche nella lingua italiana, proviene dall'inglese, che a sua volta ha preso la parola media dal latino, dove media è il plurale di medium (cioé mezzo). Tra i media utili per comunicare alcuni vengono spesso definiti - per la universalità della loro funzione e per la diffusione su scala planetaria che hanno raggiunto - mezzi di comunicazione di massa. Fra questi si elencano qui i seguenti:
- Televisione
- Cinema
- Radio
- Stampa
- Internet

Cenni storici

Per alcuni, i primi mass media sono i libri di testo scolastici, che esistono da lungo tempo, o addirittura i libri di storia. Però normalmente la diffusione dei mass media si fa risalire al secolo scorso. In tale periodo prese piede l'idea che la diffusione dell'informazione da parte dei media dovesse essere in tempo reale, cioè che ci dovesse essere un intervallo di tempo limitato tra l'emissione del messaggio e la sua ricezione. Ciò consentì misure sulla ricezione dei messaggi e diede origine a parecchi studi (teoria della comunicazione). Nel corso del XX secolo lo sviluppo e l'espansione capillare dei mass media seguirono il progresso scientifico e tecnologico; infatti i media, oltre ad essere mezzi per veicolare le informazioni, sono anche oggetti tecnologici con i quali l'utente interagisce. La spinta della tecnologia consentì la riproduzione in gran quantità di materiali informativi a basso costo. Le tecnologie di riproduzione fisica, come la stampa, l'incisione di dischi musicali e la riproduzione di pellicole cinematografiche consentirono la riproduzione di libri, giornali e film a basso prezzo per un ampio pubblico. Per la prima volta la televisione e la radio consentirono la riproduzione elettronica di informazione. I mass media erano (almeno alle origini) basati sull'economia della replicazione lineare: in tale modello un'opera procura denaro in modo proporzionale al numero di copie vendute, mentre al crescere del volume di produzione, i costi unitari decrescono, incrementando ulteriormente i margini di profitto. Grandi fortune sono dovute ai mass media. Se inizialmente con mass media si faceva sostanzialmente riferimento a giornali, radio e televisione, alla fine del XX secolo anche internet è entrata di prepotenza nel settore. Per alcuni ormai anche i telefoni cellulari sono da considerare mass media.

I media e la democrazia

Nel corso del tempo si è diffusa l'idea che in una società democratica, affinché la democrazia possa dirsi completa, debbano essere presenti dei mezzi di informazione indipendenti che possano informare i cittadini su argomenti riguardanti i governi e le entità aziendali; questo perché i cittadini, pur disponendo del diritto di voto, non sarebbero altrimenti in grado di esercitarlo con una scelta informata che rispecchi i loro reali interessi ed opinioni. Secondo quest'ottica, nell'ambito del principio fondante delle democrazie liberali, ovvero la separazione dei poteri, oltre all'esecutivo, al giuridico e al legislativo, il ruolo dei media di fonti di informazione per i cittadini andrebbe considerato come un quarto potere da rendere autonomo rispetto agli altri. Per questi motivi alcuni credono che il più grande rischio per la democrazia sia la concentrazione della proprietà dei media. In particolare al giorno d'oggi sono le televisioni la principale fonte informativa, perché solo una ridotta minoranza di persone legge libri e giornali o si informa tramite internet. Quindi alle TV va posta particolare attenzione. Alcuni paesi, come la Spagna nel 2005, hanno avviato riforme rivolte a rendere indipendenti le televisioni pubbliche dai controlli politici, mentre altri, come l'Italia, hanno una tv pubblica che è fortemente condizionata dalle maggioranze politiche che di volta in volta si affermano alle elezioni; Silvio Berlusconi ne è l'esempio.

Internet ed i mass media

Nell'ultimo decennio del XX secolo l'avvento del World wide web ha segnato l'inizio di un'era in cui ogni individuo ha la possibilità di esporre il suo pensiero con una scala paragonabile a quella dei mass media. Per la prima volta chiunque abbia un sito web può indirizzare un pubblico globale, sebbene il costo associato ad alti livelli di traffico sia ancora alto. E’ possibile che l'emergere di tecnologie peer-to-peer cominci a rendere più accessibile il costo della banda. Sebbene venga resa disponibile una gran quantità di di informazioni, immagini e commenti (cioè "contenuti"), spesso è difficile determinare l'autenticità e l'affidabilità dell'informazione contenuta nelle pagine web (che spesso sono auto pubblicate). Alcuni sostengono però che internet rispecchi la contradditorietà del mondo reale e che l'apparente maggiore affidabilità dell'informazione televisiva e giornalistica sia dovuta al ristretto numero di canali informativi ed alla tendenza ad omologare l'informazione tradizionale su modelli comuni. L'invenzione di internet ha inoltre consentito alle notizie di particolare importanza di diffondersi in pochi minuti in tutto il globo. Questo rapido sviluppo di comunicazione istantanea e decentrata porterà probabilmente a cambiamenti significativi nella struttura dei mass media e nel loro rapporto con la società.

Problematiche dei mass media

Nel corso degli anni è stata prodotta un'enorme quantità di studi e ricerche sugli effetti causati dai media e ancora oggi gli esperti si dividono, secondo una famosa definizione di Umberto Eco, fra "apocalittici" (per i quali i media hanno una portata sostanzialmente distruttiva rispetto alla socializzazione ordinaria) e "integrati" (propensi piuttosto a considerare gli esiti positivi e controllabili della socializzazione tramite media). Occorre tuttavia ricordare anche che i media, per la loro stessa struttura comunicativa, modificano profondamente la nostra percezione della realtà e della cultura, secondo il principio di Marshall McLuhan per cui "il medium è il messaggio". Infine, poiché un aspetto molto importante della comunicazione di massa è la produzione in serie di messaggi come "merce", diventa molto importante lo studio delle strategie con cui vengono prodotti e diffusi i messaggi, specialmente quando lo scopo di questi messaggi è quello di influenzare le idee ed i comportamenti dei destinatari, come accade nella comunicazione politica o nella pubblicità.

I media come agenti di socializzazione

La socializzazione corrisponde all'apprendimento di valori, norme, modelli culturali da parte dei membri di una collettività. Essi non vengono solo conosciuti, ma anche interiorizzati, così che la maggior parte dei desideri, delle aspettative e dei bisogni vi si conformano e gli individui percepiscono come "naturale" adottare certe scelte piuttosto che altre. Un tempo i due tradizionali enti di socializzazione erano la famiglia e la scuola, non dimenticando il gruppo dei pari, cioè un insieme di persone che interagiscono in modo ordinato grazie a comuni aspettative riguardanti il comportamento reciproco. Ma - come abbiamo appena visto - nella nostra società non si può ignorare l'importanza sempre maggiore che acquisiscono le comunicazioni di massa nella socializzazione di tutte le generazioni. La socializzazione svolta dai mass-media dipende sia da strategie intenzionali (per cui, ad esempio, esistono libri, articoli, trasmissioni, siti internet educativi o informativi) sia da effetti indiretti, come la socializzazione ai consumi che scaturisce dalla pubblicità. Ad esempio, una serie di telefilm può contenere messaggi relativi a valori, modelli di vita, comportamenti tipici di un certo contesto storico-sociale, che hanno un potente effetto di socializzazione anche su di un pubblico che vive in realtà molto diverse. La socializzazione prodotta dai media agisce su due livelli: per un certo verso essi sono un potente mezzo di socializzazione primaria, in quanto forniscono ai bambini una serie di valori, ruoli, atteggiamenti, competenze e modelli precedentemente forniti esclusivamente dalla famiglia, dalla comunità o dalla scuola. Essi sono dunque degli agenti paralleli di socializzazione. Vi è anche nei media una socializzazione secondaria: essi forniscono informazione e intrattenimento attraverso i quali le persone accrescono la propria consapevolezza sulla realtà sociale, allargano la sfera delle conoscenze che possono essere utilizzate negli scambi sociali, ricevono delle strutture interpretative.

La televisione è una cattiva maestra (Pasolini e Popper)

Pier Paolo Pasolini aveva già intuito i cambiamenti sociali e culturali prodotti dalla massificazione televisiva. Iniziò ad accorgersi che tutti i giovani di borgata avevano iniziato a vestire, comportarsi, pensare in modo analogo. Se prima di allora per Pasolini si poteva distinguere un proletario da un borghese, oppure un comunista da un fascista, già agli inizi degli anni '70 non era più possibile: la società italiana si stava già omologando a macchia d'olio. Pasolini chiamò questi fenomeni mutazione antropologica, prendendo a prestito il termine dalla biologia. In biologia la mutazione genetica è determinata prima dalla variazione e poi dalla fissazione. Nel caso della "mutazione antropologica" la variazione delle mode e dei desideri della collettività è decisa prima nei consigli d'amministrazione delle reti televisive nazionali e poi viene fissata nelle menti dei telespettatori tramite messaggi subliminali e pubblicità. Alcuni pensano che il più grave problema causato dalla televisione moderna sia la violenza che essa propina ai bambini. Karl Popper in "cattiva maestra televisione", analizzando i contenuti dei programmi e gli effetti sugli spettatori televisivi, giunge alla conclusione che il piccolo schermo sia diventato ormai un potere incontrollato, capace di immettere nella società ingenti dosi di violenza. Per il filosofo austriaco occorre quindi una censura attenta e lungimirante da parte di garanti ed organismi di controllo, così come occorre una patente per fare televisione. Se non si attuano questi provvedimenti, il rischio in cui si incorre - secondo Popper - è quello di avere giovani sempre più disumanizzati, violenti ed indifferenti. Non va dimenticato infatti che la famiglia patriarcale è scomparsa ed è stata sostituita dalla famiglia moderna, composta nella maggior parte da padre, madre e figlio. Il problema è che le madri lavorano e spesso è proprio la televisione a fare da baby-sitter sadica ai bambini. In queste condizioni il tempo trascorso dai bambini davanti allo schermo è di circa 40 ore settimanali. Secondo la psicologia moderna, assistere continuamente a spettacoli violenti causa quattro effetti in una mente ancora in fase di formazione come quella del bambino: #una permanente difficoltà di distinguere la realtà dalla finzione (visto che spesso nessun adulto è presente per fare da mediatore e chiarificatore); #la disumanizzazione orientata sul soggetto: di fronte a tanta violenza il bambino può acquisire una vera mancanza di empatia nella sofferenza altrui. #la disumanizzazione orientata sull'oggetto: il bambino può iniziare a ritenere che in fondo gli altri siano oggetti, reificando quindi il prossimo, che diventa ai suoi occhi una cosa e non una persona; #di conseguenza la televisione violenta potrebbe diventare istigatrice di azioni aggressive. Per gli adulti capaci di intendere e di volere invece assistere a spettacoli violenti potrebbe non determinare alcun effetto negativo. I bambini da soli di fronte alla televisione non sono ancora capaci di distinguere la realtà dalla finzione. Se i direttori dei palinsesti ed i consiglieri delle reti televisive ritengono di poter continuare a trasmettere programmi ad alto tasso di violenza ed a basso contenuto pedagogico ed informativo, con la scusa di dare alla gente quello che vuole, essi dimenticano che dovrebbero mettere da parte la logica dellaudience e far valere i principi della democrazia. Infatti in democrazia tutti dovrebbero avere uguali possibilità di sviluppo della propria unicità e diversità. La cattiva televisione rischia invece di provocare uno scadimento collettivo delle coscienze critiche di un paese: come si sa poi il sonno della ragione genera mostri.

De Kerckhove e le "psicotecnologie"

Popper si inserisce nella lunga serie degli studi che evidenziano effetti disastrosi, considerando la Tv come un mezzo prevalentemente unidirezionale, con contenuti statici, somministrati ad un pubblico passivo, ma altri considerano i media soprattutto come una straordinaria opportunità. Questo è il caso di Derrick de Kerckhove, che così si esprime sull'argomento tanto discusso: "L'accelerazione delle tecnologie e delle comunicazioni riconsentirà di rallentare i nostri ritmi e di scoprire la vera quiete. Quiete che può fornire lo scenario per una necessaria trasformazione psicologica, dato che, in ultima analisi, il potere cybertecnologico comporterà anche un impegno volto ad una maggiore conoscenza di sé." De Kerckhove è allievo e successore di Marshall McLuhan – sociologo canadese dei mass-media, il quale negli anni Sessanta parlava di
epoca elettrica che si sostituiva alla passata epoca meccanica, e di come in questa nuova realtà sarebbe potuto emergere un "villaggio globale". Nel villaggio globale di McLuhan abbiamo ancora l'influenza di entrambe le tecnologie e la conseguente compresenza di due modi di pensare ed agire. Secondo de Kerckhove, invece, il "villaggio globale" di McLuhan è superato: siamo diventati tutti individui globali, grazie alle nuove possibilità di accesso alle comunicazioni satellitari e alle nostre infinite connessioni globali via internet. La globalizzazione non è un fenomeno riguardante la finanza e l'economia, ma la psicologia, lo stato mentale e la percezione. Per questo è interessante studiare i punti di intersezione tra i vari media. La globalizzazione di cui tanto si parla è prima di tutto un argomento che riguarda la psicologia." (tratto da un'intervista pubblicata su internet). In "La pelle della cultura" - libro elaborato nel corso di molti anni di ricerca e riflessione, de Kerckhove illustra come i media elettronici abbiano esteso non solo il nostro sistema nervoso e i nostri corpi, ma anche e soprattutto la nostra psicologia. Sottolineando il ruolo cruciale della psicologia nella comprensione dei nuovi fenomeni comunicativi, de Kerckhove per primo introduce il termine Psicotecnologia: "qualunque tecnologia emuli, estenda o amplifichi il potere della nostra mente." Per de Kerckhove la televisione è una psicotecnologia per eccellenza: essa viene intesa come un organo collettivo di teledemocrazia, che utilizza indagini di mercato e sondaggi per "scrutare il corpo sociale come ai raggi X". Ciò avviene perché la televisione è niente di meno che la proiezione del nostro "inconscio emotivo" ed allo stesso tempo una esteriorizzazione collettiva della psicologia del pubblico.

Voci correlate


- Modello di propaganda, studio di Noam Chomsky sulla faziosità dei media
- Independent Media Center
- Giornalismo
- Glocalizzazione editoriale
- Multimedialità

Bibliografia


- Umberto Eco,
Apocalittici e integrati (1964), Bompiani, Milano (edizione modificata, 1977).
- Karl Popper e J. Condry,
Cattiva maestra televisione,1994, Reset.
- Derrick de Kerckhove,
The Skin of Culture: Investigating the New Electronic Reality, 1995, traduzione italiana La pelle della cultura: un'indagine sulla nuova realtà elettronica, 1996, Costa & Nolan, Genova. Categoria:Società Categoria:Media ja:マスメディア simple:Medium

Esercito

L'esercito è una organizzazione (forza armata) espressa spontaneamente da un popolo o creata da uno stato per fare fronte alla guerra. Ci sono e ci sono stati molti tipi diversi di esercito, in tempi e in luoghi diversi: in tutti però si possono ritrovare alcune costanti fondamentali. # La struttura gerarchica, piramidale: la massa delle truppe è divisa in unità e in sottounità, con un comandante che comanda ciascuna unità e i comandanti delle unità componenti la sua, fino ad un comandante in capo di tutto l'esercito. # La disciplina e l'obbedienza agli ordini come valori fondamentali. Salvo casi particolari, le operazioni dell'esercito hanno luogo sulla terraferma: le operazioni sul mare e nel cielo vengono delegate alle altre forze armate, la Marina militare e l'Aeronautica militare, coordinando le azioni delle tre strutture (cooperazione interforze). Questa divisione non è netta: ognuna di queste tre forze ha, di solito, unità minori in grado di svolgere limitate operazioni al di fuori del suo campo d'azione principale. Per esempio la marina militare ha spesso delle unità di fanteria (come i marines americani), l'esercito ha in genere delle unità di aviazione leggera eccetera.

Storia ed evoluzione

Le prime forme di esercito furono spontanee alleanze fra più città o villaggi per difendersi da minacce esterne: questi primi eserciti non avevano base stabile ma erano composti da artigiani e contadini che prendevano le armi quando era necessario, per poi tornare alle loro occupazioni una volta cessato il pericolo. Questo tipo di organizzazione però non permetteva ai "soldati" di sviluppare abilità di combattimento o di mantenere un livello di disciplina elevato: questa debolezza rese possibile, ai paesi come l'antico egitto, l'assiria e la mesopotamia in cui la produzione agricola era tanto abbondante da permettere di mantenere improduttivi un cospicuo numero di uomini, di conquistare i territori limitrofi con relativa facilità grazie alla nascita di un esercito statale permanente di militari professionisti, molto più addestrato e disciplinato degli altri e in grado di combattere anche quando gli altri non potevano farlo, come nel periodo del raccolto agricolo.

Esercito professionale

Gli eserciti professionali si diffusero rapidamente, e in breve segnarono la differenza fra protagonisti e comprimari della politica dell'antichità. A seconda del tipo di società e di civiltà, il servizio militare era svolto o soltanto da alcuni cittadini (caste guerriere) o da tutti i cittadini, che prestavano servizio militare per un tempo ben definito. A seconda del censo e/o delle possibilità economiche, e quindi delle armi che potevano procurarsi, i soldati venivano suddivisi nelle varie armi, fanti leggeri o pesanti, arcieri, frombolieri o cavalieri: quest'ultima arma era destinata ai più ricchi, che potevano permettersi di comprare e mantenere un cavallo. Le unità più potenti degli eserciti dell'epoca erano quelle di fanteria pesante, come la falange macedone e la legione romana.

Esercito nobiliare

Durante il periodo feudale, l'esercito si trasforma di nuovo: chi presta servizio militare sono i nobili e i loro figli, che in genere combattono a cavallo (essendo gli unici a poterselo permettere), accompagnati da fanteria reclutata fra i servi della gleba del feudo, truppe raccogliticce e poco motivate. La cavalleria assume ora un ruolo di primo piano, componendosi di cavalieri con armature in ferro, indossate spesso anche dai cavalli. Le nuove formazioni di cavalleria pesante si dimostrano di una potenza devastante, molto superiori alle formazioni di fanteria dell'epoca: per tutto il medioevo e ancora per buona parte dell'evo moderno fin quasi alla rivoluzione francese, l'esito delle battaglie fu deciso dalle cariche delle unità di cavalleria.

Esercito di leva

Il principale punto debole dell'esercito nobiliare era, come scoprirono a loro spese le monarchie europee che combatterono contro Napoleone, la difficoltà di reintegrare le perdite subite. Davanti ad un esercito di popolo non professionale, male addestrato, male equipaggiato ma estremamente numeroso e continuamente rinforzato da nuovi effettivi come quello francese rivoluzionario, gli eserciti nobiliari europei dovettero ricorrere anche loro all'adozione delle chiamate di leva, ristrutturando l'esercito basandolo principalmente su unità di fanteria e di artiglieria e creando, loro malgrado, un esercito di popolo come quello francese

Struttura degli eserciti moderni

Esistono molti compiti da svolgere in un combattimento moderno: ed inoltre, per la sua stessa estensione un esercito pone dei problemi logistici e gestionali di tutto rispetto, tanto che lo studio dei problemi organizzativi dell'esercito americano durante la II guerra mondiale diede vita ad una scienza interamente nuova, la ricerca operativa. Un esercito ha bisogno di diversi tipi di armi, cioè di combattenti addetti a diverse classi di armamento, e di diversi tipi di corpi, cioè di addetti a mansioni logistiche, organizzative e di supporto ai combattenti.

Armi

L'arma più antica (e la pietra angolare di ogni esercito) è la Fanteria, composta da soldati con armi e artiglieria leggere (fucili mitragliatori e mortai): segue la Cavalleria, che oggigiorno ha abbandonato i cavalli a favore dei carri armati, l'Artiglieria per il supporto al combattimento delle due forze precedenti con cannoni e obici. Oltre a queste forze strettamente impegnate nel combattimento, ci sono il Genio per costruire ponti e strade di fortuna, togliere reticolati e campi minati, demolire strutture eccetera, e le Trasmissioni che si occupa del cosiddetto C3I, cioè le funzioni di Comunicazione, Comando, Controllo e Informazione, vitali per un esercito moderno. Ultima viene l'arma dei Trasporti, che fornisce i mezzi e i materiali per lo spostamento e il dispiegamento delle unità. Nell'esercito italiano il compito di polizia militare è assolto da un'arma a parte, l'Arma dei Carabinieri, che viene usata anche per compiti di ordine pubblico insieme alla polizia di stato

Corpi

Gli aspetti burocratici della macchina militare sono curati dal Corpo amministrativo, mentre il Corpo sanitario (che comprende anche eventuali sezioni veterinarie) si occupa delle cure mediche e delle misure sanitarie. Il Corpo degli ingegneri invece è deputato a sperimentare e mettere alla prova procedure, armi ed equipaggiamenti allo scopo di trovare carenze e proporre rimedi e nuove soluzioni ad esse, nonché di modificare le procedure inadatte o inefficaci.

Gerarchia, unità e gradi militari

Gli uomini e i mezzi di qualunque esercito sono suddivisi in unità, comandate da un ufficiale che ne è il comandante e ne ha la responsabilità; a sua volta ogni unità è divisa in più sottounità comandate da ufficiali di grado via via inferiore. L'unità più grande è il corpo d'armata o armata che è comandato da un generale di corpo d'armata e comprende tre o quattro divisioni, per un totale di circa 100.000 uomini, mentre la più piccola è il plotone, composto di una cinquantina di soldati comandati da un maresciallo. Nelle varie unità, a seconda della grandezza e dello scopo, si possono ritrovare sottounità appartenenti ad armi e corpi diversi (fanteria, artiglieria ecc.): più una unità è grande e più armi e corpi diversi saranno presenti al suo interno, rendendola sempre più versatile ed autonoma. Al livello più alto, la divisione è l'unità che contiene sottounità di tutte le armi e di tutti i corpi ed è perciò completamente autonoma sia per il combattimento che per l'amministrazione e la logistica. La divisione è perciò, organizzativamente, la misura di un esercito completo: cioè il numero di effettivi (soldati, ufficiali ecc.) di una divisione segna la dimensione minima al di sotto della quale, in linea di principio, un esercito non può ridursi senza dover rinunciare a qualche funzione.

Unità moderne e loro comandanti

Vediamo ora le varie unità e i gradi dei loro comandanti. La composizione esatta delle unità è molto variabile a seconda del tipo di unità, dell'esercito considerato e del periodo storico: quindi i dati forniti qui sotto sono, per forza di cose, solo indicativi.
- Corpo d'armata (Generale di corpo d'armata): 50.000-100.000 uomini, tre o quattro divisioni.
- Divisione (Generale di divisione): 8.000-15.000 uomini, da due a quattro brigate.
- Brigata (Generale di brigata): 3.000-8.000 uomini, due o tre reggimenti.
- Reggimento (Colonnello): circa 1.500 uomini, tre battaglioni.
- Battaglione (Maggiore): circa 500 uomini, due o tre compagnie.
- Compagnia (Capitano): 100-150 uomini, due o tre plotoni.
- Plotone (Maresciallo): circa 50 soldati.
- Squadra (Sergente): da 5 a 10 soldati. Inoltre, e questo vale soprattutto per le unità più grandi, alle sottounità componenti possono essere aggiunte sottounità di livello gerarchico più basso, ma allo stesso livello delle sottounità maggiori: una divisione può avere, al primo livello di sottounità, sia le brigate che una compagnia del corpo sanitario e una di polizia militare, per esempio. Categoria:Guerra categoria:Forze armate

Voci correlate


- Antimilitarismo ja:陸軍 simple:Army

Economia

L'economia è stata definita da alcuni come la scienza che studia le modalità di allocazione delle risorse scarse, tra usi alternativi, ai fini di massimizzare la propria soddisfazione ovvero la scienza che studia cosa si produce, come si distribuisce e si consuma. Nell'ambito delle teorie economiche la distinzione più nota è quella tra microeconomia e macroeconomia. Nella visione che interpreta l'economia come la scienza della soddisfazione del fabbisogno attraverso lo scambio, tale studio dovrebbe essere nato con l'uomo e con ogni altro essere capace di scelte consapevoli di scambio a seguito di ragionamento.

Origini e storia

È indubbio che le prime riflessioni economiche risalgono alla primordiale forma del baratto, così come nessuno dubita che, dai commerci dell'ossidiana al colonialismo del Seicento, tutto il progresso dell'uomo sia stato seguito da una parallela evoluzione degli studi economici; ma per narrare correttamente di quanto oggi comunemente si intende per scienza economica, si assumerà per questa quello stato evolutivo delle teorizzazioni che più direttamente conduce all'attualmente applicata disciplina. La scienza economica, in senso moderno, nacque dunque con la Rivoluzione Industriale. Il fondatore dell'economia moderna è considerato Adam Smith, che viene spesso erroneamente indicato come il padre del liberismo. Nei due secoli successivi molti economisti esposero le loro idee. Tra questi David Ricardo, J.S.Mill, Leon Walras, Karl Marx, e lo studio dell'economia ha riguardato settori sempre più specifici. Il pensiero economico del Novecento è stato influenzato in modo rilevante dalle opere di John Maynard Keynes e dei numerosi interpreti del suo pensiero, tra i quali l'italiano Franco Modigliani. Come reazione alle idee keynesiane si è assistito, a partire dagli anni settanta, alla ripresa di vigore di teorie liberiste, ispirate dalla scuola di Chicago guidata dall'americano Milton Friedman. Un filone di studio di moda negli ultimi anni si basa però sulla teoria dei giochi, sviluppata nel 1944 da John von Neumann e Oskar Morgenstern (giochi cooperativi a somma zero) e ampliata da John F. Nash (giochi non cooperativi e a somma non zero). Esponenti di rilievo in questa nuova concezione dell'economia sono Kenneth Arrow, e Amartya Sen, Premi Nobel per l'economia, ed Herbert Scarf, il quale nel 1962, con il saggio "An Analysis of Markets with a Large Number of Participants" (Analisi dei mercati con un vasto numero di partecipanti) ha dimostrato che il principio della Mano Invisibile di Adam Smith, alla base del libero mercato, non vale per i mercati reali. Uno dei successi maggiori di questa nuova interpretazione è stata l'assegnazione delle licenze di telecomunicazione tramite gara d'appalto negli USA: dopo anni di politiche di scarso successo, l'applicazione della teoria dei giochi ha permesso di incassare al governo oltre 10 miliardi di dollari, evitando al contempo le speculazioni delle precedenti assegnazioni. In Italia, dove per l'assegnazione delle licenze UMTS si è seguito il metodo classico della gara in busta chiusa, il governo ha incassato molto meno di quanto si attendeva, a causa del ritiro di uno dei contendenti (Blu), che poi è stato smembrato ed acquisito da tre degli altri (Wind, Telecom e Vodafone).

Branche dell'Economia

Occorre distinguere in particolare tra Economia politica, intesa come scienza economica (in inglese [http://en.wikipedia.org/wiki/Economics Economics]) e l'economia aziendale in inglese Business Administration, che mette al centro degli studi l'impresa. All'interno della scienza dell'Economia possiamo distinguere:
- Econometria
- Economia e politica agraria
- Economia aziendale
- Economia bancaria
- Economia della conoscenza
- Economia dell'informazione
- Economia finanziaria
- Economia dei media
- Economia dei settori
- Economia del lavoro
- Economia dello sviluppo
- Economia ecologia / economia ambientale
- Economia urbana / economia regionale / economia del territorio
- Economia industriale
- Economia internazionale
- Economia monetaria
- Economia politica
- Finanza
- Macroeconomia
- Microeconomia
- Scienza delle finanze
- Politica economica
- Storia economica
- Storia delle dottrine economiche All'interno dell'economia aziendale possiamo distinguere molteplici indirizzi di studio, ed in particolare:
- Corporate governance
- Finanza d'impresa
- Gestione delle risorse umane
- Management
- Marketing
- Organizzazione aziendale
- Supply Chain Management
- le Aziende All'interno del marketing possiamo distinguere ulteriori sottosistemi, in particolare:
- Marketing analitico
- Marketing strategico
- Marketing operativo
- Marketing territoriale
- Comarketing
- Marketing sociale
- Marketing etico
- Marketing interculturale
- Welcome marketing

Teorie economiche


- Capitalismo
- Comunismo
- Mercantilismo
- Liberismo
- Teoria dei giochi
- Supply side economics
- Hallesismo
- Bioeconomia
- keynesismo
- teoria dell'informazione asimmetrica

Voci correlate

Si veda la :Categoria:Economia.
- Premio Nobel per l'economia
- Commercio
  - Commercio equo-solidale
  - Commercio alternativo
- Contabilità Nazionale
- Inflazione
- Lavoro
- Innovazione tecnologica
- Libero mercato
- Popolazione attiva
- Signoraggio
- Statistica economica
- Training aziendale
- Valore aggiunto
- WTO, Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale
- Sviluppo sostenibile

Bibliografia


- Arrow, K., Social Choice and Individual Values, 1951, ISBN 0300013647
  - Ed. Italiana: "Scelte sociali e valori individuali", Etas, 2003, ISBN 8845312224
- Enzo Mario Napolitano, "Il Marketing interculturale", Franco Angeli, 2002
- Enzo Mario Napolitano, "Il Welcome Marketing", www.etnica.biz, copyleft, 2005
- Sen, A. K. "The Impossibility of a Paretian Liberal", Journal of Political Economy, n. 78, 1970, pp 152-157.
- Scarf, H. E., [http://cowles.econ.yale.edu/~hes/pub/analysis.pdf An analysis of markets with a large number of participants], 1962, Princeton University Conference Paper. Presente in Recent Advances in Game Theory, Philadelphia, The Ivy Curtis Press, 1962. categoria:economia ja:経済学 ko:경제학 simple:Economics th:เศรษฐศาสตร์

Opposizione

Per opposizione si intende in generale l'assunzione di una posizione contraria, negatoria, antitetica o comunque non favorevole a quella di altri.

Politica

In politica, l'opposizione è la condizione di chi, in un sistema decisionale, non è d'accordo con le tesi della maggioranza dei decisori. Il termine viene usato in ambito politico per indicare le forze politiche che non esercitano il potere esecutivo, ma alle decisioni di questo generalmente si oppongono. Nell'ambito delle organizzazioni non prettamente politiche, l'opposizione indica l'insieme di chi esprime una opinione condivisa solo da una parte minoritaria.

Diritto

In giurisprudenza ed in diritto, l'opposizione è un atto di resistenza avverso un provvedimento, una determinazione, una sentenza, o in genere avverso un qualsiasi atto o fatto di rilevanza giuridica contrario agli interessi di chi la proponga.

Voci correlate


- Opposizione a decreto ingiuntivo categoria:politica categoria:società

Potere giudiziario

L'espressione potere giudiziario è una formula polisensa. In senso soggettivo/nominalistico, con essa si vuole indicare il complesso degli organi dell'autorità giudiziaria, cioè della magistratura, che a sua volta comprende sia i giudici che i pubblici ministeri. In senso filosofico, detta espressione rimanda alla nota teoria della separazione dei poteri elaborata da Montesquieu, secondo cui in ogni forma di Stato esisterebbero tre poteri principali: legislativo, esecutivo, e giudiziario, quest'ultimo rappresentato, appunto, dalla magistratura. In una terza accezione, l'espressione in esame sottolinea il momento autoritativo che connota lo svolgimento della funzione giudiziaria (vedi voce giurisdizione), che si compendia nel potere di dare attuazione al comando legislativo. Al riguardo, va peraltro detto che, con riferimento allo svolgimento dell'attività giudiziaria, oggi si tende a valorizzare, in omaggio ai valori democratici che improntano la Costituzione repubblicana, i profili connessi allo svolgimento di un servizio nei confronti della collettività, piuttosto che il mero esercizio di poteri autoritativi.

Voci correlate


- Separazione dei poteri
- Potere legislativo
- Potere esecutivo Categoria:Diritto pubblico Categoria:Politica Categoria:Stato ja:司法 ms:Kehakiman

Tribunale

Il tribunale è un ufficio giudiziario collegiale costituito da tre magistrati togati (vale a dire di carriera) che, nell'ambito di una circosrizione territoriale detta circondario, in materia civile funge da organo giurisdizionale di primo grado per le cause di maggior valore nonchè da giudice di appello rispetto alle sentenze del pretore, e in materia penale opera come organo di primo grado (per i reati non riservati alla competenza della corte d'assise e del pretore) e come organo di appello rispetto al pretore. Tanto in materia civile quanto in materia penale le decisioni del tribunale come giudice di primo grado sono impugnabili davanti alla corte d'appello. In ogni distretto di corte d'appello è costituito un tribunale per i minorenni, composto di due magistrati togati, uno dei quali lo presiede, e di due magistrati onorari, un uomo e una donna, nominati per un triennio tra gli esperti di scienze criminologiche ed educative, il quale ha competenza nei confronti dei minori di diciotto anni. In ogni regione è costituito almeno un Tribunale Amministrativo Regionale. L'ordinamento giudiziario militare prevede l'esistenza di tribunali militari. Presso otto corti d'appello esiste una sezione specializzata, che è composta di due consiglieri e di un funzionario del genio civile e che è chiamata tribunale delle acque pubbliche, la quale decide di controversie in tema di demanialità delle acque con sentenze appellabili al tribunale superiore delle acque pubbliche, unico per tutto il territorio della repubblica e composto da sette giudici. Categoria:Diritto processuale civile Categoria:Diritto processuale penale

Censura

Per informazioni sulla censura come magistratura, vedi censore. ---- Per censura si intende il controllo della comunicazione verbale o di altre forme di espressione da parte di una autorità generalmente associata al potere politico. Nella maggior parte dei casi si intende che tale controllo sia applicato all'ambito della comunicazione pubblica, per esempio quella per mezzo della stampa o dei mass media; ma si può anche riferire al controllo dell'espressione dei singoli. Fra i significati specifici che il termine censura può assumere in contesti particolari si possono citare i seguenti:

Censura militare

La censura militare impedisce ai singoli soldati di esprimere opinioni e divulgare informazioni che possono mettere in cattiva luce l'istituzione militare o possono comprometterne la sicurezza.

Censura politica

Nei regimi autoritari la censura politica impedisce a individui, associazioni, partiti e mezzi di informazione di divulgare informazioni ed esprimere opinioni contrarie alle opinioni del potere esecutivo. Tale censura si realizza attraverso il divieto di toccare taluni argomenti o attraverso il controllo preventivo dei contenuti divulgati dai mezzi di informazione.

Censura nelle carceri

Nei sistemi carcerari la censura serve a impedire che persone sottoposte a restrizione della libertà possano, attraverso i mezzi di comunicazione loro solitamente concessi (telefono, corrispondenza, colloqui con i famigliari), continuare a delinquere.

Censura morale ed estetica

La censura morale ha lo scopo di impedire che messaggi ritenuti moralmente scorretti, offensivi, volgari o altrimenti sconvenienti possano raggiungere il pubblico o farlo in modo indiscriminato. Un esempio è la censura applicata alla pornografia o alle rappresentazioni esplicite di violenza, che ne limita solitamente l'accessibilità da parte di minori.

Autocensura

Si parla invece di autocensura quando la censura è realizzata dal soggetto che è chiamato a esprimere opinioni e a divulgare informazioni, allo scopo di evitare di divulgare contenuti sgraditi a terzi o allo scopo di non incorrere in censura.

Voci correlate


- Il Modello di propaganda di Noam Chomsky
- Quarto potere (diritto)
- L'episodio del "Diktat bulgaro" con cui Silvio Berlusconi da presidente del consiglio auspicò l'allontanamento dalla tv pubblica di tre conduttori "scomodi". Categoria:Società ja:検閲

Costituzione

La costituzione di un'organizzazione definisce la sua forma, struttura, attività, carattere e regole fondamentali. Il termine deriva dal latino constitutio, che faceva riferimento ad una legge di particolare importanza, solitamente emessa dall'imperatore e fu usato ampiamente nel diritto canonico per indicare decisioni rilevanti prese da parte del papa. Nel seguito il termine viene usato con riferimento solo alle organizzazioni statali ed assimilabili. Quello di costituzione è termine ricco di significati, sia descrittivi che assiologici. Da un punto di vista descrittivo, si può in linea generale (e con una certa approssimazione) affermare che la costituzione è la legge fondamentale di un ordinamento giuridico, la fonte principale, o superprimaria, da cui deriva la legalità di tutte le altre fonti. Da un punto di vista assiologico, invece, diffuso soprattutto dall'illuminismo e dalla rivoluzione francese, con il termine costituzione si indica una determinata legge fondamentale, e in particolare la legge fondamentale che fonda un sistema di separazione dei poteri.

Tipi di Costituzione (Alcune classificazioni)

Si intende come costituzione vera e propria (in senso stretto) un corpo di leggi fondamentali prodotte dalla sovranità del popolo, di solito per il tramite di una assemblea costituente. Se la costituzione è invece il risultato di una cessione di autorità da parte di un monarca si parla più propriamente di statuto (es. Statuto albertino del 1848) o di carta costituzionale. Alcuni stati hanno alla base del loro ordinamento delle Costituzioni scritte esplicitamente (es. Italia), mentre altri - solitamente di lunga tradizione democratica - non hanno una costituzione esplicita, ma alcune leggi di riferimento e delle consuetudini, che nel loro complesso possono essere considerate una costituzione materiale (es. Regno Unito e leggi come Habeas corpus oppure Magna Charta).

Costituzioni rigide e flessibili

Alcune costituzioni sono protette contro modifiche, nel senso che per la loro modifica richiedono un procedimento legislativo gravato da maggiori oneri procedurali rispetto alla leggi ordinarie. Un esempio è l'Italia, dove servono due passaggi in Parlamento ed una maggioranza qualificata per le modifiche costituzionali. Le costituzioni si dicono rigide quando sono protette contro modifiche rispetto alle leggi normali (caso della costituzione italiana). Sono invece flessibili negli altri casi, quando cioè la costituzione, dal punto di vista della modificabilità, è analoga ad una legge normale. Le procedure di aggravamento dell'iter legislativo per la modifica della costituzione sono volte ad ottenere il maggior consenso possibile da parte della collettività. Per questo per l'approvazione di tali leggi è spesso richiesta una maggioranza parlamentare qualificata, molte costituzioni richiedono l'approvazione popolare dell'emendamento tramite referendum oppure l'approvazione degli stati membri per gli stati federali (es. USA).

Costituzione materiale

Le definizioni più comuni della costituzione fanno riferimento ad essa come sorgente del diritto, da cui discendono le altre leggi. Tale approccio ha però senso in una visione statica o almeno in una prospettiva di tipo storico. Una visione dinamica di costituzione non può fare a meno di vedere come essa sia una rappresentazione formalizzata (quasi una fotografia) dei rapporti di potere tra le varie classi sociali. Chi non ama il concetto di classe sociale può considerare termini come lobby o gruppo d'interesse. L'evoluzione dei rapporti di potere porta gradatamente ad uno scollamento tra la legge scritta e quella applicata. Il progressivo scollamento tra la costituzione scritta e quella applicata può portare a situazioni traumatiche (o rivoluzionarie, o catastrofiche) in cui i poteri cambiano ed i nuovi rapporti di potere vengono sanciti in una versione rivista della carta costituzionale. È forse il caso di dire che spesso alcune leggi di dettaglio che sanciscono i nuovi rapporti di potere possono comparire prima della modifica costituzionale. Nello stesso tempo ci può essere un contributo della giurisprudenza ad interpretare le leggi esistenti secondo i nuovi rapporti di potere che si vanno configurando. A ciò si possono sommare atti dell'esecutivo (del governo) non in aderenza con la Costituzione scritta. L'assieme di nuove leggi, di nuova giurisprudenza, di atti dell'esecutivo, si possono configurare come una organizzazione di fatto dello stato, cioè una costituzione materiale, diversa da quella scritta. Andrebbero forse aggiunte agli interpreti della costituzione materiale anche le parti sociali coinvolte, che percepiscono i cambiamenti del potere reale e si adeguano ad esso (esempio: sindacati). In questo approccio evolutivo, forse crudo ma abbastanza realistico, la Costituzione non è tanto la madre di tutte le leggi ma quasi la figlia dello stato di fatto che ha prodotto un cambiamento della costituzione materiale, mentre le classi sociali o i gruppi d'interesse che erano meglio rappresentati dalla costituzione scritta restavano incapaci di difendere la loro costituzione. I primi studi sulla Costituzione materiale risalgono al 1940 con Costantino Mortati ( 1891-1985 ). Tali studi sono stati riscoperti alla fine del XX secolo.

Costituzione formale

È la costituzione scritta, quindi un atto normativo, che può coincidere o meno con la costituzione materiale.

Voci correlate


- Legge
- Gerarchia delle fonti di diritto
- Costituzione della Repubblica italiana
- Costituzione della Repubblica federale di Germania
- Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa
- Costituzione degli Stati Uniti d'America
- Costituzione Francese
- Costituzione Spagnola
- Costituzione Portoghese
- Costituzione Cinese
- Costituzione Giapponese
- Costituzione Austriaca
- Costituzione della Confederazione Elvetica
- Costituzione della Danimarca Categoria:Diritto costituzionale Categoria:Stato ja:憲法 ko:헌법 simple:Constitution zh-min-nan:Hiàn-hoat

Golpe cileno del 1973

Il golpe cileno dell'11 settembre 1973 fu un evento fondamentale della storia del Cile e della Guerra Fredda. Gli storici come i partigiani hanno discusso circa le sue implicazioni sin da allora. Nelle elezioni presidenziali cilene del 1970, in accordo con la costituzione, il Congresso risolse la situazione creatasi con il risultato del voto — tra Salvador Allende (con il 36,3%), il conservatore (ed ex presidente) Jorge Alessandri Rodríguez (35,8%), e il cristiano-democratico Radomiro Tomic (27,9%) — votando per l'approvazione della maggioranza relativa ottenuta da Allende. Diversi settori della società cilena continuavano ad opporsi alla sua presidenza, così come gli Stati Uniti, che esercitarono una pressione diplomatica ed economica sul governo. L'11 settembre 1973 le forze armate cilene rovesciarono Allende, che morì durante il colpo di stato. Una junta guidata da Augusto Pinochet prese il potere.

La situazione prima del colpo di stato

Quando Allende salì al potere nel 1970, la società cilena era già afflitta da difficoltà economiche. Problemi come la lenta crescita, l'inflazione, la cattiva distribuzione delle entrate, e la concentrazione dei poteri economici rimanevano ostinati e intrattabili. La maggioranza della popolazione cilena era posta sul gradino più basso della scala socio-economica ed era ormai stanca dei problemi perenni che affliggevano la nazione.

Allende diventa presidente

Articolo principale: elezioni presidenziali cilene del 1970 Esistono essenzialmente due visioni del voto del 1970. Gli oppositori di Salvador Allende rilevano che ottenne solo una maggioranza relativa del 36,3% del voto. Chi lo appoggiava invece faceva notare il fatto che le forze di sinistra avevano ottenuto chiaramente la maggioranza assoluta: in aggiunta ad Allende, candidato della coalizione Unidad Popular (UP, Unità Popolare), il cristiano-democratico Radomiro Tomic ottenne il 27,9% dei voti con una piattaforma molto simile a quella di Allende. L'ex presidente conservatore Jorge Alessandri ricevette poco meno del 35,8% dei voti. In base alla costituzione, il Congresso doveva scegliere tra i due candidati che avevano ricevuto più voti. Il precedente, basato sulle tre occasioni dal 1932 in cui era sorta questa situazione, prevedeva che il Congresso scegliesse semplicemente il candidato che aveva ottenuto il più alto numero di voti; tanto è vero che l'ex presidente Alessandri era stato eletto nel 1958 con il 31,6% del voto popolare. In questo caso, comunque, esisteva un'attiva campagna contro la conferma di Allende da parte del Congresso, e la sua presidenza venne ratificata solo dopo che ebbe firmato uno "Statuto di garanzie costituzionali". Si è sostenuto che dato che meno della maggioranza degli elettori votò per lui, Allende non avesse un chiaro "mandato" per imbarcarsi nell'ampio programma di riforme che voleva attuare. Ma la legalità dell'elezione in sé non è in discussione.

Gli anni di Allende

Articolo principale: Il Cile di Allende Durante il suo ufficio, Allende perseguì una politica che egli chiamava "La vía cilena al socialismo". Questa comprendeva la nazionalizzazione di determinate grandi imprese (soprattutto quella del rame), la riforma del sistema sanitario, una continuazione delle riforme del suo predecessore Eduardo Frei Montalva riguardanti il sistema scolastico, un programma per la distribuzione di latte gratis per i bambini, e un tentativo di riforma agraria[http://icarito.latercera.cl/icarito/2003/912/pag1a.htm]. Il precedente governo di Eduardo Frei aveva già parzialmente nazionalizzato il rame, acquisendo il 51 percento delle miniere di proprietà straniera. Allende espropriò la percentuale restante senza ricompensare le compagnie statunitensi che possedevano le miniere. I presidenti cileni avevano un mandato massimo di 6 anni, il che può spiegare la fretta di Allende nel ristrutturare l'economia. Non solo Allende aveva organizzato un significativo programma di riforme, ma questo doveva anche essere un successo perche venisse eletto un successore ad Allende. Gli sforzi del governo nel portare avanti queste riforme condussero ad una forte opposizione da parte dei proprietari terrieri, di alcuni settori del ceto medio, della destra rappresentata dal Partito Nazionale, della Chiesa Cattolica Romana (che era scontenta della direzione cui puntava la riforma scolastica [http://www.iglesia.cl/iglesiachile/2003/1973/aplenenu.html]), ed eventualmente dei cristiano democratici. La riforma della terra che Allende evidenziò come una delle politche centrali del suo governo aveva già avuto inizio con il suo predecessore Eduardo Frei Montalva, che aveva espropriato tra un quinto ed un quarto di tutte le proprietà soggette ad esproprio [Collier & Sater, 1996]. L'intenzione del governo Allende era di prendere tutte le proprietà di più di ottanta ettari irrigati [Faundez, 1988]. Allende intendeva inoltre migliorare il benessere socio-economico dei cileni più poveri. Un elemento chiave era quello di fornire occupazione, sia tramite le nuove imprese nazionalizzate, che con progetti di lavori pubblici. Nel primo anno del mandato di Allende, i risultati a breve termine dell'impressionante politica monetaria del Ministro dell'Economia Pedro Vuskovic, furono senza ombra di dubbio favorevoli: 12% di crescita industriale e 8,6% di incremento del PIL, accompagnati da un considerevole declino dell'inflazione (in discesa dal 34,9% al 22,1%) e della disoccupazione (scesa al 3,8%). Comunque, questi risultati non vennero mantenuti e nel 1972 lescudo cileno aveva un inflazione galoppante al 140%. La combinazione di inflazione e calmieramento dei prezzi ordinato dal governo, diede vita al mercato nero di riso, fagioli, zucchero e farina, e alla "scomparsa" di questi beni di prima necessità dagli scaffali dei supermercati [http://icarito.latercera.cl/icarito/2003/912/pag1b.htm]. Verso la fine del 1971, Fidel Castro girò il Cile in lungo e in largo nel corso di una visita di quattro settimane [http://www1.lanic.utexas.edu/project/castro/1971/]. Questo diede credito al convincimento della destra che la "Via cilena al socialismo" era un tentativo di mettere il Cile sullo stesso binario di Cuba. L'ottobre del 1972 vide la prima di quella che sarebbe stata un'ondata di scioperi da parte di alcuni dei settori più agiati della società cilena. Ad uno sciopero dei camionisti si aggiunsero quelli dei piccoli imprenditori, di alcuni sindacati (principalmente di professionisti), e di alcuni gruppi studenteschi. Oltre all'inevitabile danno all'economia, l'effetto principale dello sciopero di 24 ore fu di portare il capo dell'esercito, generale Carlos Prats, all'interno dell'esecutivo come Ministro degli Interni [http://icarito.latercera.cl/icarito/2003/912/pag1b.htm]. In aggiunta alle condizioni per favorire l'impiego discusse in precedenza, Allende alzò i salari in diverse occasioni durante il 1970 e il 1971. Questi aumenti venivano annullati dai continui rialzi nel prezzo degli alimentari. Anche se la crescita dei prezzi aveva avuto inizio sotto Frei (27% all'anno tra il 1967 e il 1970), un paniere base di beni di consumo crebbe del 120%, da 190 a 421 escudos, in un solo mese, nell'agosto 1972. Nel periodo 1970-72, mentre Allende era al governo, le esportazioni calarono del 24% e le importazioni crebbero del 26%, con l'importazione di alimentari stimata in crescita del 149% [le cifre sono tratte da Nove, 1986, pp4-12, tabelle 1.1 & 1.7]. Anche se i salari nominali crescevano, gli aumenti non corrispondevano ad un commisurato aumento nello standard di vita della popolazione cilena. Il crollo delle esportazioni era dovuto principalmente al crollo del prezzo del rame. Il Cile era alla mercè delle fluttuazioni nel valore del suo più importante prodotto da esportazione. Come per quasi la metà dei paesi in via di sviluppo, più del 50 percento degli introiti delle esportazioni del Cile derivava da una singola materia prima [Hoogvelt, 1997]. Le fluttuazioni avverse nel prezzo internazionale del rame ebbero un'influenza negativa sull'economia cilena durante il 1971-2. Il prezzo del rame cadde da un massimo di 66$ a tonnellata nel 1970 a solo 48-9$ nel 1971 e 1972 [Nove, 1986]. Questo crollo nel valore del rame si sarebbe combinato ad una mancanza di aiuto economico, per creare le condizioni economiche che avrebbero in seguito portato agli eventi del 1973. Nonostante gli indicatori economici in declino, la coalizione "Unità Popolare" di Allende aumentò leggermente i suoi voti (al 43 percento) nelle elezioni parlamentari di inizio 1973. Comunque, a questo punto, quella che era iniziata come un'alleanza informale con i Cristiano-Democratici [http://countrystudies.us/chile/85.htm] era ormai scomparsa: I Cristiano-Democratici ora si schieravano con la destra rappresentata dal Partito Nazionale per opporsi al governo Allende: i due partiti si fecero chiamare Confederación Democrática (CODE). Il conflitto tra esecutivo e legislatura paralizzò le iniziative di entrambe le parti [http://icarito.latercera.cl/icarito/2003/912/pag1c.htm]. Il 29 giugno 1973, un reggimento corazzato al comando del colonnello Roberto Souper circondò il palazzo presidenziale (la Moneda) in un violento ma infruttuoso tentativo di golpe [http://literature.rebelyouth.ca/educhile_1970s/tanquetazo.html]. Quel colpo fallito venne seguito da un ulteriore attacco alla fine di luglio, cui questa volta si aggiunsero anche i minatori di rame di El Teniente. Il 9 agosto, il generale Prats venne nominato Ministro della Difesa, ma questa decisione si rivelò così impopolare presso i militari che il 22 agosto fu costretto a dimettersi, non solo da quell'incarico, ma anche da quello di comandante in capo dell'esercito; venne sostituito in quest'ultimo ruolo da Pinochet[http://icarito.latercera.cl/icarito/2003/912/pag1c.htm]. Ormai da alcuni mesi il governo temeva il dover mobilitare la polizia nazionale, nota come carabineros, per paura della sua mancanza di lealtà. Nell'agosto 1973, una crisi costituzionale era chiaramente alle porte: la Corte Suprema si lamentò pubblicamente dell'incapacità del governo di far rispettare la legge e il 22 agosto la Camera dei Deputati (con i Cristiano-Democratici ora fermamente uniti al Partito Nazionale) accusò il governo Allende di atti incostituzionali e fece appello ai ministri militari per assicurare l'ordine costituzionale [http://icarito.latercera.cl/icarito/2003/912/pag1c.htm]. All'inizio di settembre del 1973, Allende ventilò l'ipotesi di risolvere la crisi con un plebiscito.

La Camera dei deputati si appella ai militari

Come menzionato, il 22 agosto 1973 i membri Cristiano-Democratici e del Partito Nazionale, della Camera dei Deputati si appellarono ai militari per "porre fine immediata" a quello che descrivevano come "infrangimento della Costituzione... con lo scopo di reindirizzare l'attività del governo sul percorso della Legge ed assicurare l'ordine costituzionale della nostra Nazione e le basi essenziali della coesistenza democratica tra i cileni." Anche se questo documento venne invocato per giustificare il colpo dell'11 settembre, è chiaro che il programma del colpo era qualcosa di differente dal ripristino dell'ordine costituzionale. Il documento [http://www.josepinera.com/pag/pag_tex_quiebredemoc_en.htm] accusava il governo Allende di cercare "...di conquistare il potere con l'ovvio scopo di assoggettare tutti i cittadini al più stretto controllo politico ed economico da parte dello stato... [con] lo scopo di stabilire un sistema totalitario," e sosteneva che avesse compiuto "violazioni della Costituzione" come "sistema permanente di condotta". Molte delle accuse si abbassarono fino all'ignorare la separazione dei poteri e all'arrogarsi le prerogative legislative e giudiziarie all'interno dell'esecutivo. Tra gli altri particolari il governo venne accusato di:
- governare per decreto, impedendo così il funzionamento del normale sistema legislativo.
- rifiutarsi di attuare le decisioni giudiziarie contro i suoi sostenitori e "non eseguire le sentenze e le risoluzioni giudiziarie che contravvengono ai suoi obbiettivi."
- ignorare i decreti dell'indipendente Ufficio del Controllore Generale.
- varie offese riferite ai media, tra cui usurpare il controllo della rete televisiva nazionale e "applicare... pressioni economiche contro quegli organi di informazione che non appoggiano incondizionatamente il governo..."
- permettere ai suoi sostenitori di radunarsi anche quando armati, impendendo al tempo stesso i raduni legali dei suoi oppositori.
- "...aver appoggiato più di 1.500 'espropri' illegali di fattorie..."
- repressione illegale dello sciopero di El Teniente.
- limitazione illegale dell'emigrazione. Ultimo, ma non meno importante, il governo venne accusato di un "crollo delle regole della Legge per mezzo della creazione e dello sviluppo di gruppi armati protetti dal governo i quali... sono guidati verso il confronto con le forze armate." Gli sforzi di Allende di riorganizzare l'esercito e la polizia (i quali aveva chiaramente ragione di temere nella loro forma attuale) furono cartterizzati come "espliciti tentativi di usare le forze armate e di polizia per fini di parte, distruggendo la loro gerarchia istituzionale, e infiltrando politicamente le loro fila."

La risposta di Allende

Due giorni dopo (24 agosto 1973), Allende rispose [http://www.josepinera.com/pag/pag_tex_respallende.htm], (testo inglese), dipingendo la dichiarazione del Congresso come "destinata a danneggiare il prestigio della nazione all'estero e a creare confusione interna", e predicendo che "Faciliterà le intenzioni sediziose di certi settori". Egli puntualizzò che la dichiarazione non era riuscita ad ottenere la maggioranza dei due terzi richiesta dalla costituzione per muovere le accuse contro il presidente: essenzialmente il congresso stava "invocando l'intervento delle forze armate e dell'ordine contro un governo democraticamente eletto" e "subordinando la rappresentazione politica della sovranità nazionale alle istituzioni armate, che non possono né devono assumere le funzioni politiche o la rappresentanza della volontà popolare." Allende sostenne di aver seguito mezzi costituzionali nel portare membri dell'esercito nel gabinetto "al servizio della pace civica e della sicurezza nazionale, difendendo le istituzioni repubblicane contro l'insurrezione e il terrorismo." Per contro, egli disse che il Congresso stava promuovendo un colpo di stato e una guerra civile, usando una dichiarazione "piena di affermazioni che sono state già confutate in precedenza" e che, nella sostanza e nei fatti (consegnandola direttamente a diversi ministri invece che presentarla al presidente) violava una dozzina di articoli della costituzione in vigore. Inoltre sostenne anche che la legislatura stava cercando di usurpare il ruolo dell'esecutivo. "La democrazia cilena," scrisse, "è una conquista di tutto il popolo. Non è né l'opera né il dono delle classi sfruttatrici, e verrà difesa da coloro i quali, coi sacrifici accumulati nelle generazioni, l'hanno imposta... Con una coscienza tranquilla... Io sostengo che mai prima d'ora il Cile ha avuto un governo più democratico di quello che io ho l'onore di presiedere... Reitero solennemente la mia decisione di sviluppare la democrazia e lo stato di diritto fino alle conseguenze ultime... Il Parlamento si è fatto bastione contro i cambiamenti... e ha fatto tutto ciò che poteva per perturbare il funzionamento delle finanze e delle istituzioni, rendendo sterili tutte le iniziative creative." Allende continuò sostenendo che i parlamentari usavano l'espressione
"Estado de Derecho" ("stato di diritto", ma anche "stato di giustezza") per riferirsi ad "una situazione che presuppone l'ingiustizia economica e sociale... che il nostro popolo ha rigettato." Forti mezzi economici e politici, disse, sarebbero necessari per portare la nazione fuori dalla sua attuale crisi, e il Congresso stava ostacolando questi mezzi; avendo già "paralizzato" lo stato, stavano ora cercando di "distruggerlo". Allende concluse appellandosi "ai lavoratori, a tutti i democratici e i patrioti" perché si unissero a lui nella difesa della costituzione e del "processo rivoluzionario".

Il colpo di stato militare del 1973

Il generale Pinochet prese il potere con un colpo di stato, l'11 settembre 1973, nel quale i golpisti bombardarono il Palazzo Presidenziale con dei caccia Hawker Hunter di fabbricazione britannica. Durante questo golpe Allende morì. Le cause della sua morte sono incerte. Il suo medico personale disse che si suicidò con un fucile mitragliatore (si presume in genere che sia quello che gli era stato regalato da Fidel Castro), ed un'autopsia etichettò il suo decesso come suicidio, mentre altri sostengono che venne assassinato dalle truppe di Pinochet mentre stava difendendo il palazzo [http://wais.stanford.edu/Chile/chile_conflict.html], [http://www.rrojasdatabank.org/murder10.htm], [http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/september/11/newsid_3199000/3199155.stm]. Inizialmente la
junta che prese il potere era formata da quattro capi: oltre a Pinochet della fanteria, c'erano Gustavo Leigh Guzmán dell'aviazione, José Toribio Merino Castro della marina, e César Mendoza Durán della gendarmeria. I capi del golpe si accordarono subito per una presidenza a rotazione e nominarono Pinochet capo permanente della giunta. Pinochet si mosse per consolidare il suo controllo contro ogni opposizione. Il 13 settembre, la giunta sciolse il Congresso. Lo Stadio Nazionale venne temporaneamente converito in una immensa prigione. Approssimativamente 130.000 individui vennero arrestati in un periodo di tre anni, con il numero di "scomparsi" che raggiunse le migliaia nel giro di pochi mesi. Gran parte delle persone prese di mira erano stati sostenitori di Allende; il "decreto del 13 settembre", tra le altre cose, mise fuori legge i partiti che avevano fatto parte di Unità Popolare. Nelle sue memorie, Pinochet afferma che fu l'organizzatore principale del golpe ed usò la sua posizione di comandante dell'esercito per coordinare un piano estensivo, che era stato concordato con altri settori militari. Negli anni recenti, comunque, alti gradi delle forze armate dell'epoca hanno dichiarato che Pinochet si fece coinvolgere con riluttanza nel colpo di stato, pochi giorni prima della data stabilita. Quando la giunta fu al potere, Pinochet ne consolidò ben presto il controllo, prima mantenendo la guida solitaria della giunta (che in base agli accordi originali doveva ruotare tra i membri), e poi venendo proclamato Presidente della Repubblica.

Ruolo statunitense nel colpo di stato del 1973

13 settembre
Articolo principale: Intervento statunitense in Cile. I contenuti di questo paragrafo sono desunti (o trovano conferma) dal testo del "Rapporto Hinchey" sulle attività della CIA in Cile, recentemente pubblicato dal Dipartimento di Stato americano e reperibile al [http://foia.state.gov/Reports/HincheyReport.asp seguente indirizzo web] Mentre l'ostilità del governo statunitense nei confronti del governo Allende non è messa in discussione, il ruolo degli USA nel colpo di stato rimane una questione controversa. Documenti declassificati durante l'amministrazione Clinton mostrano che il governo degli Stati Uniti e la CIA avevano cercato di rovesciare Allende nel 1970, immediatamente dopo la sua elezione ("Progetto FUBELT"; gli sforzi statunitensi per impedire l'elezione di Allende sono discussi in elezioni presidenziali cilene del 1970), ma le pretese del loro coinvolgimento diretto nel colpo di stato non sono né dimostrate né contraddette dalle prove documentali disponibili al pubblico; molti documenti potenzialmente rilevanti rimangono tuttora coperti da segreto. Riguardo all'ascesa al potere di Pinochet, la CIA intraprese un'analisi esaustiva delle sue registrazioni e delle memorie individuali, oltre a condurre interviste di ex agenti, e concluse in un rapporto del 2000 che la CIA "non assistette Pinochet nell'assumere la presidenza" [http://www.cia.gov/cia/reports/chile/]. La CIA venne avvisata da suoi informatori dell'imminente colpo di Pinochet con due giorni di anticipo, ma sostiene di "non aver giocato alcun ruolo diretto" nel golpe. Dopo che Pinochet prese il potere, il Consigliere Nazionale per la Sicurezza Henry Kissinger disse al presidente Richard Nixon che gli Stati Uniti "non lo avevano fatto" (riferendosi al colpo di stato), ma ne avevano "creato le condizioni il più possibile" [http://www.gwu.edu/~nsarchiv/NSAEBB/NSAEBB123/index.htm#chile]. Immediatamente dopo l'insediamento del governo Allende, gli USA cercarono di applicare una pressione economica sul Cile. Documenti del Consiglio Nazionale per la Sicurezza, in seguito declassificati dalla presidenza Clinton [http://cbsnews.cbs.com/stories/2000/09/11/world/main232452.shtml], comprendono il "decision memorandum no. 93", datato 9 novembre 1970, scritto da Kissinger ed indirizzato ai capi della diplomazia, della difesa e dell'intelligence. Questo documento dichiarava che la pressione doveva essere posta sul governo Allende per impedirne il consolidamento e limitarne la capacità di implementare politiche avverse agli USA e ai suoi interessi nell'emisfero, come la completa nazionalizzazione da parte di Allende di diverse imprese straniere e dell'industria del rame. Nello specifico, Nixon indicò che nessun nuovo aiuto economico bilaterale doveva essere intrapreso con il governo del Cile [Kissinger, 1970]. Tra il 1964 e il 1970 (sotto il governo Frei), oltre un miliardo di dollari in assistenza economica fluì verso il Cile; durante il governo Allende (1970-73) gli esborsi furono inesistenti o trascurabili [Petras & Morley, 1974]. La riduzione negli aiuti, combinata alla caduta del valore del rame da un massimo nel 1970 di 66$ a tonnellata ad un minimo di 48$, minò la ristrutturazione dell'economia cilena proposta da Allende. Essendo il programma dipendente dalle spese governative, questo causò un declino delle condizioni socio-economiche dei cittadini cileni più poveri. Esponenti del governo statunitense ordinarono misure che arrivavano fino a comprendere il supporto ad un potenziale colpo di stato per impedire ad Allende di insediarsi alla presidenza, anche se ci sono opinioni contrastanti sul fatto se gli USA si ritirarono successivamente da tale posizione. Che gli USA pianificassero un potenziale colpo di stato risulta evidente da una comunicazione segreta inviata da Thomas Karamessines, il Vice Direttore delle Operazioni della CIA, alla stazione della CIA di Santiago, datata 16 ottobre 1970, dopo le elezioni ma prima dell'insediamento di Allende. "È politica ferma e in atto che Allende venga rovesciato da un golpe ... è imperativo che queste operazioni vengano intraprese clandestinamente e in sicurezza, in modo tale che la mano americana e dell'USG [Governo degli Stati Uniti] rimanga ben nascosta" [Karamessines, 1970]. Una volta diventato chiaro che Allende aveva vinto con la maggioranza relativa dei voti nel 1970, la CIA propose due piani. Track I era pensato per persuadere il Congresso cileno, attraverso il presidente Cristiano-Democratico uscente Eduardo Frei, a confermare il candidato conservatore Jorge Alessandri come presidente. Alessandri si sarebbe dovuto dimettere poco dopo, rendendo Frei eleggibile per sfidare Allende in nuove votazioni. Comunque, il Track I venne scartato, poiché Frei, nonostante fosse fermamente contro Allende, era anche chiaramente contrario a mettersi contro la lunga tradizione democratica del Cile. La CIA aveva anche previsto un secondo piano, Track II, nel caso il Track I fosse fallito. L'agenzia avrebbe cercato generali desiderosi di impedire ad Allende di assumere la presidenza, per fornirgli supporto per un golpe. Si presumeva che una giunta militare provvisoria avrebbe potuto indire nuove elezioni nelle quali Allende poteva essere sconfitto. La CIA venne in contatto con il generale Roberto Viaux, che stava progettando un golpe assieme ad ufficiali a lui fedeli. Una parte importante del piano di Viaux era il rapimento del Capo di Stato Maggiore dell'esercito, generale René Schneider, il quale, da costituzionalista, si opponeva all'idea di un colpo condotto da una classe militare storicamente apolitica. La CIA mantenne i contatti con Viaux, ma alla fine decise di non appoggiare il suo piano, cercando invece altri generali disposti a prendere parte ad un colpo. Circa la situazione di Viaux, Kissinger disse a Nixon, il 15 ottobre 1970, "Questa sembra senza speranza. L'ho abbandonata. Niente sarebbe peggio di un colpo fallito." Comunque, il 22 ottobre, Viaux andò avanti con il suo piano, che venne eseguito con incompetenza. Il generale Schneider estrasse una rivoltella per difendersi dagli assalitori, che a loro volta estrassero le loro armi colpendolo in quattro punti vitali; venne dichiarato morto all'ospedale militare di Santiago del Cile. L'evento provocò un'ondata di sdegno nazionale. Per quanto riguarda il coinvolgimento statunitense, il Comitato Church, che investigò il coinvolgimento USA in Cile in quel periodo, determinò che le armi usate in quella debacle "erano, con tutta probabilità, diverse da quelle fornite dalla