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Emilia
Toponimi
- Emilia - regione storica dell'Italia settentrionale, il cui nome deriva dalla strada di fondazione romana Via Emilia. L'Emilia è ora amministrativamente unita alla Romagna per formare la regione Emilia-Romagna.
- Via Emilia - Strada fatta costruire dal console romano Marco Emilio Lepido che collega in linea retta Piacenza a Rimini.
Antroponimi
- Emilia, Emilio - nomi propri.
Categoria:Regione Emilia-Romagna
Categoria:Territori italiani
Italia
L'Italia è una repubblica dell'Europa meridionale, che si distende a sud delle Alpi, lungo una penisola tradizionalmente chiamata stivale per la sua forma, e con due isole principali: Sicilia (che costituisce un'estensione peninsulare con la Calabria) e Sardegna.
La capitale della Repubblica italiana è Roma, che divenne tale nel 1870, durante il Regno d'Italia; le precedenti capitali furono Torino (dal 1861 al 1865), e Firenze (dal 1865 al 1870). L'Italia conta circa 58 milioni di abitanti (stime ISTAT del 2005), con due milioni in più di donne, per una densità di quasi 196 abitanti per km2.
L'Italia è amministrativamente suddivisa in 20 regioni (di cui 5 a statuto speciale) e 110 province (una senza ente associato), alcune delle quali in fase di creazione.
Storia
La storia dell'Italia ha pesantemente influenzato la cultura e lo sviluppo sociale in Europa e nel resto del mondo. In Italia sono stati trovati importanti resti archeologici di attività umane risalenti alla preistoria. Molte civiltà sono nate in Italia: in particolare è importante lo sviluppo che si è avuto nelle zone del Lazio, della Toscana, della Basilicata e delle zone definite Magna Grecia. La civiltà più importante che è nata e si è sviluppata in Italia è ovviamente la civiltà Romana che con il suo Impero ha conquistato gran parte dell'Europa e del nord Africa e tutte le regioni che si affacciavano sul Mare Mediterraneo. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, in Italia si assistette a un lungo interregno dove moltissime forze locali si combatterono per centinaia d'anni per cercare di ottenere la supremazia. Durante questo periodo si formarono le signorie e i vari stati che costellavano il suolo italiano. Sotto le signorie ebbe inizio il Rinascimento, un periodo storico costellato da relativa pace tra i vari stati e da un'esplosione delle arti che permisero ad artisti come Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Palladio, ecc. di realizzare dei capolavori per abbellire le corti dei principi.
L'Italia moderna nacque come stato quando il 17 marzo 1861 la maggior parte degli stati della penisola e le due isole principali vennero unite sotto il re Vittorio Emanuele II della dinastia dei Savoia. Architetto dell'unificazione dell'Italia è il primo ministro del Re, Camillo Benso Conte di Cavour che dando mezzi e supporto (seppur non riconoscendolo direttamente) a Giuseppe Garibaldi consentì l'annessione del regno delle Due Sicilie all'Italia. Dall'unificazione rimaneva esclusa Roma e i territori limitrofi, che erano sotto il controllo del Papa; ma grazie a una rapida guerra il 20 settembre 1870 anche Roma venne annessa all'Italia. In seguito, con i Patti lateranensi del 1929, il Papa ottenne il possedimento di un'enclave dentro Roma che divenne lo Stato del Vaticano. Un'altra entità autonoma all'interno dei confini italiani è la citta di San Marino.
Dopo la prima guerra mondiale si affermò in Italia il partito Fascista che con l'appoggio delle classi agiate e con intimidazioni e colpi di mano prese il governo della nazione. Dopo la fine della seconda guerra mondiale il 2 giugno 1946 un referendum stabilì l'abbandono della monarchia come forma di governo e l'adozione della Repubblica parlamentare. La nuova costituzione venne resa operativa il 1 gennaio 1948.
L'Italia è un membro fondatore della NATO e dell'Unione Europea e ha partecipato a tutti i principali trattati di unificazione europea compreso l'ingresso dell'Euro nel 1999.
L'Italia è l'unica regione geografica che nonostante i cambiamenti apportati dalle varie rivoluzioni che si sono svolte nei millenni di storia abbia sempre mantenuto lo stesso nome: fin dal tempo dei Romani questa regione veniva chiamata Penisola Italica.
Geografia
L'Italia è una vasta penisola che si estende nel Mare Mediterraneo. Il suo territorio comprende anche la Sardegna e la Sicilia, due isole di grandi dimensioni, oltre a una serie di isole minori. Il mare che si trova a est della penisola è il mar Adriatico, a sud-est si estende il mar Ionio, a ovest, lungo tutta la penisola, si trova il mar Tirreno mentre a nord-ovest della penisola si estende il mar Ligure.
Le catene montuose coprono buona parte della nazione. Del sistema alpino appartiene all'Italia tutto il versante meridionale per una lunghezza di circa 1.000 km. Le vette più elevate si trovano nelle Alpi Occidentali, dove numerose sono le cime che superano i 4.000 m tra cui il Monte Rosa (4.637 m.), il Cervino (4.476 m.) e il Monte Bianco che con i suoi 4.810 m è la montagna più alta d'Italia. A sud delle Alpi si trova la Pianura Padana, una grande distesa alluvionale formata dal Po e dai suoi affluenti. La catena degli Appennini percorre tutta la lunghezza della penisola, dalla Liguria alla Sicilia, fino a concludersi nelle Madonie in quest'ultima regione, raggiungendo l'altezza massima con il Gran Sasso (2.912 m). L'Italia è famosa anche per la presenza di numerosi vulcani: i più famosi sono il Vesuvio vicino a Napoli, l'Etna vicino Catania che con i suoi 3.323 m. è il vulcano più alto d'Europa, e lo Stromboli.
Regioni italiane
L'Italia è suddivisa in venti regioni, cinque di queste (con asterisco) sono a statuto speciale.
regioni
- Valle d'Aosta / Vallée d'Aoste -
- Piemonte
- Liguria
- Lombardia
- Trentino - Alto Adige / Trentino-Südtirol -
- Veneto
- Friuli-Venezia Giulia -
- Emilia-Romagna
- Toscana
- Umbria
- Marche
- Lazio
- Abruzzo
- Molise
- Campania
- Puglia
- Basilicata
- Calabria
- Sicilia -
- Sardegna -
Clima
La regione italiana (compresa tra il 47° ed il 36° parallelo nord) si trova quasi al centro della zona temperata dell'emisfero boreale.
Da punto di vista climatico è, inoltre, favorita dalla grande massa d'acqua dei mari mediterranei che la circondano quasi da ogni lato. Tali mari costituiscono soprattutto per la nostra penisola (meno per quelle ellenica, iberica ed anatolica) un benefico serbatoio di calore e di umidità. Determinano infatti, nell'ambito della zona temperata, un clima particolare detto temperato mediterraneo.
Montagne
In quanto stretta tra la placca africana e la placca euroasiatica, l'Italia è territorio soggetto a terremoti. La pressione delle due placche ha provocato con il trascorrere dei millenni le formazioni rocciose che attraversano tutto il territorio Italiano. Per fare un esempio, le rocce che formano le Dolomiti in realtà sono dei minuscoli molluschi che per millenni hanno vissuto sul fondo del mare; la pressione della placca africana ne ha prodotto il sollevamento del fondo del mare.
Pianure
Solo 1/4 della superficie della regione italiana è occupato da pianure vere e proprie: tali infatti non possono essere considerate le conche appenniniche dell'Italia centrale, le strisce costiere dei golfi del mar Tirreno, le maremme, o le foci pianeggianti dei fiumi appenninici lungo l'Adriatico.
Le vere e proprie pianure italiane sono:
# la Pianura padana
# la Pianura pisana (val d'Arno inferiore)
# la Campagna romana (che si prolunga in direzione sud est nella bonifica pontina)
# la Pianura campana che si estende dal Golfo di Gaeta fino a sud del Vesuvio, verso Nocera e Torre Annunziata
# il Tavoliere delle Puglie retrostante al Golfo di Manfredonia
# la Piana di Catania in Sicilia, a sud dell'Etna
# il Campidano (Sardegna, che si estende dal Golfo di Cagliari a quello di Oristano)
Mari e arcipelaghi
quello di Oristano]]
Mar Mediterraneo
- Mar Adriatico
- Canale d'Otranto
- Mar Ionio (Stretto di Messina)
- Canale di Malta
- Stretto di Sicilia
- Mar Tirreno (Stretto di Messina), (Bocche di Bonifacio)
- Mar di Sardegna (Bocche di Bonifacio)
- Mar Ligure
- Isole maggiori
- Sicilia
- Sardegna
- Arcipelago Toscano
- Gorgona, Capraia, Isola d'Elba, Pianosa, Isola di Montecristo, Isola del Giglio, Giannutri
- Isole Ponziane (o Pontine)
- Ponza, Palmarola, Ventotene
- Isole Flegree
- Ischia, Procida
- Capri
- Isole Eolie (o Lipari)
- Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Panarea, Alicudi, Filicudi
- Ustica
- Isole Egadi
- Levanzo, Favignana, Marettimo
- Pantelleria
- Isole Pelagie
- Lampedusa, Linosa (v.a. Malta)
- Isole Tremiti
- Caprara, Cretaccio, Pianosa, San Domino, San Nicola
- Arcipelago della Maddalena
- Sant'Antioco, San Pietro, Asinara, La Maddalena, Caprera, Tavolara
Fiumi
Tavolara
La conformazione fisica dell'Italia, con un elevato numero di montagne, fa sì che sia attraversata da molti fiumi, anche se nessuno di essi è estremamente lungo. Il maggiore come lunghezza e portata è il Po. Il Po attraversa la pianura padana e con i suoi affluenti l'ha creata, essendo la pianura padana di origine alluvionale (cioè prodotta dai detriti trascinati a valle dai fiumi). Come si può notare dalla cartina a destra la maggior parte delle montagne dotate di ghiacciai si concentrano nel nord del paese. Infatti la parte centrale del paese è attraversata dagli Appennini, montagne relativamente basse e quindi di norma dotate di fiumi dalla ridotta portata, tanto che nelle regioni meridionali spesso durante le estati si assiste in molte zone a una parziale mancanza d'acqua che crea notevoli disagi alla popolazione e alle coltivazioni.
Laghi e Lagune
- Laghi alpini e prealpini: Lago d'Orta (Cusio), Lago Maggiore (Verbano), Lago di Como (Lario), Lago di Lugano (Ceresio), Lago d'Iseo (Sebino), Lago d'Idro (Eridio), Lago di Garda (Benaco)
- Laghi dell'Italia centrale: Lago Trasimeno, Lago di Bolsena, Lago di Vico, Lago di Bracciano, Lago Albano, Lago di Nemi
- Laghi della penisola flegrea e del litorale domitio: Averno, Fusaro, Lucrino, Miseno, Patria
- Lagune e laghi costieri: Laguna di Grado, Laguna di Marano, Laguna di Venezia, Valli di Comacchio, Lago di Lesina, Lago di Varano Mare Piccolo di Taranto, Mare Grande di Taranto, Laguna di Sabaudia, Laguna di Orbetello, Stagno di Cagliari, Stagno di Marceddi, Stagno di Santa Giusta
Vulcani
Il numero dei vulcani, sia attivi che spenti, è una caratteristica della regione italiana.
I principali vulcani tuttora attivi sono almeno quattro:
# il maggiore è l'Etna, che domina la Sicilia nord-orientale con il suocratere principale (3279m). Esso mantiene attivi pure altri crateri secondari, i quali si aprono sul lento declivio delle sue pendici.
# il Vesuvio (1277m) domina la città di Napoli ed il golfo omonimo, di cui costituisce un elemento paesaggistico noto in tutto il mondo. Famosa è la sua erezione avvenuta nel 79 a.C., quando venne completametne sepolta sotto la lava e le ceneri la regione di Ercolano e Pompei.
# Lo Stromboli eleva direttamente dal mare il suo cono eruttivo e fa parte delle isole Eolie. Nel medesimo arcipelago vi è pure Vulcano, oggi mediocramente attivo, dal quale hanno preso nome tutti i vulcani del genere.
Più numerosi, anche se meno grandiosi, sono invece i vulcani spenti ormai da molti secoli.
Sono specialmente disseminati in tutta la fascia dell'antiappennino toscano, dove le numerose sorgenti termali ed i famosi soffioni boraciferi (Larderello) non sono che le postume manifestazioni del vulcanesimo locale.
I Monti Amiata, nelle cui viscere abbondano i minerali, i monti Vulsini, Cimini e Sabatini situati sulla destra del fiume Tevere, ed i colli Albani, sulla sinistra del medesimo, sono anchessi residui di grandi vulcani, che hanno un tempo largamente profuso intorno le loro lave; attualmente perciò hanno pendici molto fertili.In cima a questi colli, entro gli antichi crateri, si trovano i maggiori laghi della penisola: lago di bolsena, (monti Vulsini), Lago di Vico (monti Cimini), lago di Bracciano (monti Sabatini), lago di Albano e lago di Nemi (colli Albani).
Nell'Antiappennino Campano, oltre al Vesuvio, una manifestazione postuma di attività vulcanica si incontra nei Campi Flegrei, situati poco a nord di Napoli; tali sono anche le solfatare di Pozzuali e di Agnano.
I monti di Roccamorfina (tra il Volturno ed il Liri), l'Epomeo nell'isola d'Ischia e gli isolotti vicini dell'arcipelago campano hanno pure origine vulcanica; cosìdicasi del monte Vulture, sulla destra dell'Ofanto in Basilicata, ed in parte dei colli Euganei e dei colli Berici della pianura veneta tra Verona e Padova.
Terremoti
I fenomeni sismici costituiscono, purtroppo, un primato italiano in Europa. Essi sono per lo più connessi a fenomeni vulcanici. Non tutte le regioni italiane vanno però egualmente soggette ai moti sismici; ma anche là dove il fenomeno si manifesta più volte in un anno, i danni non sono in genere gravi.
La regione alpina è quella che meno ne va soggetta, eccettuate le zone di Belluno, della Carnia e delle Alpi Marittime.
Dovuti spesso a a movimenti rapidi di enormi masse rocciose situate in profondità sotto la superficie terrestre, sono invece i frequenti e spesso disastrosi terremoti che avvengono nella zona degli Appennini.
Fra i più rovinosi terremoti si ricordano:
- 1908: terremoto di Messina
- 1915: Terremoto di Avezzano
- 1930: terremoto di Bologna
- 1932: terremoto dell'Abruzzo
- 1976: terremoto del Friuli
- 1980: terremoto dell'Irpinia
- 1997: terremoto in Umbria e Marche
- 2002: Terremoto di San Giuliano di Puglia
Ambiente
Protezione e Preservazione
Trasporti
Economia
L'Italia ha un'economia industriale, con una diversificazione comparabile a quella della Francia o del Regno Unito. La maggior parte delle grandi aziende sono concentrate nel nord e nel centro del paese, mentre la parte meridionale del paese risulta più orientata verso una produzione di tipo agricolo e turistica: i tentativi di industrializzazione del meridione hanno generalmente avuto scarsi risultati. Queste attività comunque non riescono a impiegare la totalità della forza lavoro. La disoccupazione nel sud Italia è mediamente del 20%, mentre nel nord Italia esistono zone con disoccupazione al 4%.
L'economia italiana è prevalentemente formata da piccole e piccolissime imprese: le poche grandi imprese sono gestite quasi sempre dalle famiglie dei fondatori o da gruppi stranieri, e il modello di public company non ha mai attecchito. Anche in campo finanziario, nonostante una tendenza alla concentrazione, le banche hanno dimensioni modeste rispetto ai grandi gruppi europei.
La maggior parte delle materie prime e il 75% dell'energia deve essere importato, dato che l'Italia non dispone di elevati giacimenti di materie prime.
Negli ultimi anni l'Italia è stata spesso invitata dall'Unione Europea a prendere misure incisive per ridurre il suo debito pubblico (uno dei più elevati in Europa) e le sue spese previdenziali. L'economia italiana attualmente affronta un periodo di recessione. Le azioni intraprese, basate soprattutto sul reperimento di risorse una tantum e sulla riduzione delle imposte per i contribuenti più ricchi, non hanno prodotto i risultati di rilancio dell'economia sperati.
- Lista dell'Imprese Italiane
Politica
Demografia
Lista dell'Imprese Italiane
Cultura
L'Italia è conosciuta nel mondo per l'arte la cultura e i monumenti che abbelliscono l'intera nazione. La torre di Pisa, il Colosseo, le città di Venezia e Firenze sono simboli Italiani conosciuti in tutto il mondo. L'Italia è famosa in tutto il mondo anche per cucina (pasta, pizza, ecc...) il vino, lo stile di vita, l'eleganza, il design, il teatro, la letteratura, la poesia, la musica (l'Opera in particolare), le sue caratteristiche feste e più in generale per il gusto.
Il rinascimento europeo nacque in Italia tra il XIV e il XV secolo. La letteratura fiorì e poeti come Dante, Petrarca, Torquato Tasso, Ludovico Ariosto, Giovanni Boccaccio e altri produssero capolavori di tale bellezza che influenzarono la cultura europea. Non solo la letteratura si sviluppò, ma grazie alla generosità dei principi (smaniosi di aumentare la loro influenza tramite l'arte) in quel periodo tutte le arti ebbero uno sviluppo notevole. Artisti come Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Botticelli, ecc... permisero alla scultura, alla pittura e all'architettura di toccare nuove vette di bellezza e eleganza.
L'influenza di compositori italiani come Palestrina, Corelli, Monteverdi e Vivaldi fu epocale. Nel XIX secolo compositori come Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini fecero fiorire l'Opera romantica. L'Italia continua a contribuire alla cultura occidentale con artisti, scrittori, registri, architetti, compositori e designer.
Il calcio è indubbiamente lo sport nazionale e gli Italiani sono famosi per la loro passione per questo sport. La nazionale Italiana ha vinto 3 Campionati mondiali di calcio, il primo nel 1934, il secondo nel 1938 e l'ultimo nel 1982.
:Per le arti vedi anche: Cinema italiano, Musica italiana
Lingue
Religioni
Festività
Voci correlate
- Repubblica Italiana
- Nascita della Repubblica Italiana
- Costituzione della Repubblica Italiana
- Parlamento Italiano
- Stati italiani preunitari (elenco degli stati italiani prima dell'unificazione)
- Italiani celebri
- Regioni d'Italia (da questa pagina si giunge agli elenchi dei comuni, suddivisi per provincia)
- Lista delle province italiane
- Made in Italy
- Targhe automobilistiche italiane
- Coste italiane
Collegamenti esterni
- [http://www.governo.it Governo Italiano]
- [http://www.parlamento.it Parlamento]
- [http://www.senato.it Senato]
- [http://www.enit.it Ente Nazionale per il Turismo Italiano]
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als:Italien
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Via Emilia
La via Emilia è una strada romana fatta costruire dal console romano Marco Emilio Lepido e collega in linea retta Piacenza a Rimini attraversando molte città dell'Emilia Romagna, regione a cui ha dato il nome.
Le maggiori città attraversate, di fondazione romana o rifondate dai romani, sono: Piacenza (Placentia), Fidenza (Fidentia), Parma, Reggio (Regium Lepidi), Modena (Mutina), Bologna (Bononia), Imola (Forum Cornelii), Faenza (Faventia), Forlì (Forum Livii), Cesena (Caesena), Rimini (Ariminum).
La via Emilia collegava due importanti strade romane: la via Flaminia, strada consolare che partiva dalla Roma caput mundi e terminava proprio a Rimini, colonia augustea; e la via Postumia, che da Piacenza giungeva ad Aquileia, ultimo centro importante del Veneto prima dei confini della provincia italica, cioè la penisola italiana, sottoposta direttamente al potere romano.
Attualmente è classificata come Strada Statale n° 9 - via Emilia.
Parallelamente al suo tracciato sono state costruite l'Autostrada del Sole e le ferrovie Milano - Bologna e la Direttrice adriatica che parte da Bologna e attraversa la Romagna fino a Rimini.
Voci correlate
- Via Appia
- Via Aurelia
- Via Cassia
- Via Capua-Rhegium
- Via Clodia
- Via Flaminia
- Via Latina
- Via Postumia
- Via Tiburtina-Valeria
- Via Traiana
- Via Salaria
- Via Egnatia
Emilia
ja:エミリア街道
Romagna
La Romagna è una regione storica dell'Italia settentrionale, che insieme all'Emilia forma la regione dell'Emilia-Romagna.
Limiti
I suoi confini geografici sono: ad ovest il fiume Sillaro, a nord il fiume Reno, a sud-ovest lo spartiacque dell'Appennino tosco-romagnolo, a est il mare Adriatico, a sud-est il promontorio di Punta Focaia, nei pressi di Gabicce. Essa comprende le provincie di Ravenna, Forlì, Rimini e parte della provincia di Bologna (circondario di Imola).
Storia
La storia della Romagna comincia prima dell'epoca romana:
La Romagna preromana
La Romagna fu abitata già in epoca preistorica, come dimostrano vari ritrovamenti: il sito più famoso è quello di Monte Poggiolo, presso Forlì, nel cuore, dunque, della Romagna.
Il Monte Poggiolo è un colle presso la città di Forlì, su cui sorge un interessante castello, purtroppo ancora da restaurare. A poca distanza dal castello, in località detta Ca' Belvedere, sono stati ritrovati, a partire dal 1983, migliaia di reperti litici, manufatti risalenti a circa ottocentomila anni fa, considerati di grande importanza per la conoscenza non solo della storia locale, ma della storia tutta dell'Italia del Paleolitico.
I primi abitanti dell'attuale Romagna di cui abbiamo notizia furono gli Umbri e gli Etruschi. Tuttavia, circa nel 350 AC cedettero il passo e il territorio al popolo che dette la prima impronta alla Romagna: i Celti; senza tuttavia scomparire. Infatti, con ogni probabilità, il grande commediografo di Sarsina (oggi in provincia di Forlì) Tito Maccio Plauto era di origine umbra.
Migrati dal nord, i Celti si stanziarono in Italia nella Gallia Cisalpina, che dalle Alpi scende a sud e comprende Pianura Padana, parte dell'Appennino settentrionale e dell'Italia nord-orientale. Tra le numerose tribù celtiche scese in Italia furono i Senoni, i Lingoni, e i Boi quelle di maggior importanza
L'epoca Celtica
All'ondata celtica, gli Umbri e gli Etruschi resistettero militarmente finché possibile, per poi fatalmente soccombere all'esercito avversario. Sconfitti gli Etruschi sul Ticino, i Boi e i Senoni superarono l'Eridano cacciando gli ultimi gruppi di resistenti. Raggiunta la costa adriatica, i Senoni riuscirono ad occupare un vasto territorio i cui confini, come già Livio racconta, furono subito chiari: penetrarono fino alla costa adriatica e occuparono le terre comprese tra il fiume romagnolo Utis (Montone) e il fiume Esino, che scorre presso l'odierna Pesaro. Così, mentre Lingoni e Boi si stanziarono nella pianura Padana settentrionale, i Senoni popolarono la Romagna meridionale spingendosi fino alle Marche.
Oltre a dimostrare un'invidiabile organizzazione militare, i Celti si rivelarono una stirpe civile e rispettosa: l'occupazione dell'attuale Romagna non fu un bieco sfruttamento ma un fertile e duraturo insediamento, che a distanza di oltre 2000 anni ha tramandato tra le altre cose anche il dialetto romagnolo, derivato dal latino ma con un consistente substrato celtico, come ha rilevato il linguista Giacomo Devoto.
L'avvento dei Romani
La permanenza dei Celti fu subito minacciata dalla nuova, emergente, potenza dei Romani. Un pericolo di cui i Celti si resero conto già prima della realizzazione di quella Via Emilia che, iniziata nel 181 AC, sarà il mezzo di penetrazione romana nei territori. Nonostante tutto, davanti all'imminente pericolo Senoni e Boi rimasero disuniti, probabilmente per contrasti sul controllo dei commerci nell'alto Adriatico.
Nel 390 AC, per risposta all'avanzata romana, i Senoni capitanati da Brenno occuparono Roma con un esercito nel quale furono certamente presenti i romagnoli dell'epoca. Ma è Roma la predestinata: nel 295 AC con la vittoria a Sentino iniziò il tramonto dei Senoni, che pochi anni dopo furono definitivamente sopraffatti.
Molte città della Romagna sono di origine romana: Ariminum (Rimini), Forum Livii (Forlì), Forum Cornelii (Imola), ecc.
Epoca Repubblicana
Nel 192 AC, quando Publio Cornelio Scipione (detto l'africano) cacciò i Celti oltre il Po, sarà la successiva battaglia di Milano a scacciare i Galli oltre le alpi e a chiudere il loro dominio dopo oltre tre secoli di stanziamento in Italia e in Romagna.
Nonostante la conquista romana, l'eredità celtica non fu affatto cancellata. L'occupazione fu infatti rispettosa dei predecessori: Senoni e Lingoni non compromessi con Annibale furono autorizzati a rimanere nei territori e, pare, beneficiarono anche della distribuzione e della messa a cultura delle terre attraverso il sistema di centuriazione romana. Con il processo di romanizzazione lo "strato" celtico dei romagnoli non scomparve, ma si sovrappose alla nuova cultura imperante. Sotto il dominio della potenza Romana e al centro della lotta fra Mario e Silla, la Romagna parteggiò per Mario, al quale si alleò anche Ravenna, che eresse in suo nome una statua nel foro. La scelta fu, però, deleteria, perché intere città andarono distrutte nel corso della guerra civile: toccò, ad esempio, a Forlì nell'88 AC. La città venne, più tardi, ricostruita dal pretore Livio Clodio.
Infatti, proprio a Ravenna si diresse la flotta di Metello, luogotenente di Silla, che vi pose il centro delle sue operazioni. Così, diretto verso la via Emilia, Metello interruppe le comunicazioni mariane e poi sbaragliò a Faenza gli uomini di Carbone e Normanno.
Successivamente arrivò la crisi della repubblica romana e l'avvento di quei "regimi personali" che culminano con Cesare. Proprio Cesare, che ancora ricorda le narrazioni delle grandi invasioni celtiche, vide nella Gallia Cisalpina la chiave per la conquista dell'impero e un territorio con le migliori truppe. Era infatti la Romagna il consolato più ambito.
Il convegno di Lucca del 56 AC assegnò a Cesare (come stabilito fra lui e Pompeo) il consolato della Gallia per il 48 AC: ma quando il Senato fece retromarcia e intimò a Cesare di cedere il governo della Gallia e sciogliere il suo esercito, Cesare reagì da par suo. Il 12 gennaio del 49 AC varcò il Rubicone, al tempo confine invalicabile per un generale in armi ed oggi corso d'acqua della provincia di Forlì-Cesena, diretto verso Rimini e poi su Roma. Da questo gesto incominciò la sua straordinaria avventura che lo porterà alla vittoria su Pompeo nella battaglia di Farsalo del 48 AC e al definitivo dominio di Roma. Anche in questo caso la Romagna dimostrò una sorta di "vocazione" ai grandi appuntamenti della storia.
Epoca Imperiale
Con Augusto e l'epoca imperiale acquistò crescente importanza Ravenna e il porto di Classe. Come ci racconta Plinio nella sua Naturalis historia, l'Italia è geograficamente suddivisa in 11 regioni. La Romagna è compresa nell'ottava regione, detta Gallia Togata Cisalpina e ha per confini l'appennino, il Po e Rimini, o come dice il Rossetti "il Crustumium, che si ritiene rappresentato dal fiume Conca: quindi con ciò ne risulterebbe un terzo spostamento del confine gallico, il quale sarebbe così passato dal Rubicone al Conca".
La ripartizione del territorio italico cambiò con Traiano prima e con Adriano poi: l'Italia era composta da 18 province, suddivisione approvata da Costantino nel 336 e poi ammessa dall'imperatore Giustino. In questa importante divisione la Gallia Cispadana era separata in due province distinte, decima e undecima, chiamate rispettivamente Emilia e Flaminia e aventi Bologna e Ravenna come capitali. Una divisione significativa di due territori che già allora erano sostanzialmente distinti.
Le invasioni barbariche e l'Esarcato
Dopo Cesare e il successivo potere augusteo la storia della Romagna ricalcò quella di un Impero che dopo secoli di indiscusso dominio inizia a scricchiolare, per poi cedere sotto il peso delle continue invasioni barbariche.
Nel 402 Alarico, re dei Visigoti, invase l'Italia e saccheggiò la Flaminia e fece prigioniera Galla Placidia, figlia di Teodosio e sorella di Arcadio e Onorio.
Nel 410 avvenne il Sacco di Roma di Alarico.
Sessantasei anni dopo, nel 476: Odoacre, re degli Eruli, scese in Italia, entrò vittorioso a Ravenna e passò a Roma dove depose Romolo Augustolo. Proprio con la data del 476 gli storici hanno concordato la fine dell'Impero Romano e l'inizio del Medioevo (più precisamente l'Alto Medioevo).
A Odoacre seguì Teodorico, che conservò come Odoacre leggi e costumi romani. Fu in questo periodo che avvenne un fatto di eccezionale importanza per la storia romagnola: la nascita nel 585 dell'Esarcato. Fondato dall'esarca Smaragdo, fu una provincia di dominio bizantino con capitale Ravenna, sulla base delle disposizioni imperiali di Maurizio. Similmente al cesaropapismo orientale (poteri temporali e spirituali in un solo uomo) al vertice dell'Esarcato si trovava l'esarca, con pieni poteri religiosi, politici e militari su un territorio comprendente oltre Ravenna anche gran parte della futura Romagna, che includeva anche le città di Ferrara, Bologna e Adria. Le invasioni in suolo italico continuano e nel 568 è il turno dei Longobardi capitanati da Alboino che l'anno successivo si impossessa di Piacenza, Parma, Reggio e Modena. Ma la potenza Longobarda trova proprio nell'Esarcato Ravennate un grande ostacolo.
La Romagna
Nonostante le continue invasioni l'Esarcato (favorito dalla sua ottima collocazione geografica resistette ai longobardi, che non riuscirono a penetrare nel territorio compreso tra il fiume Sillaro e il Reno: l'"insula esarcale" (così venica chiamata) rimase l'unico punto della penisola retto da leggi, costumi e sistema alimentare di derivazione romana.
È in questa circostanza che sorse il termine Romagna: mentre il territorio sottoposto ai longobardi venne denominato Longobardia (poi Lombardia), l'insula esarcale divenne per contrapposizione "Romandiola", "Romania" e poi "Romagna" Furono secoli decisivi per la caratterizzazione culturale, giuridica, folklorica e produttiva del territorio, ma soprattutto di differenziazione con Bologna che, anche grazie all'apporto longobardo alla sua università degli studi, assorbì fortemente la cultura degli occupanti. Lo dimostra in modo inconfutabile la calata in Italia di Federico Barbarossa contro i longobardi: mentre Bologna partecipò alla battaglia del Carroccio (Legnano) nel 1176 e fece dello stendardo il simbolo del suo emblema municipale, le città romagnole rimasero indifferenti. Forlì, in particolare, desiderosa di conquistare spazi di autonomia dal potere papale i più ampi possibili, cominiò ben presto a coltivare le sue caratteristiche tendenze ghibelline.
La "romanità" di queste zone ha avuto, pare, influenza non piccola anche in campo artistico: secondo Henri Focillon, infatti, l'arte romanica, soprattutto in architettura, deriva dall'adattamento dell'arte imperiale bizantina, ben presente a Ravenna, ad altri ambienti, come quelli rurali, ad esempio. Pertanto, già verso la metà del primo millennio dell'era cristiana, nelle pievi delle campagne tra Ravenna e Forlì il romanico aveva compiutamente assunto quelli che saranno per secoli i suoi caratteri definitivi. Stiamo parlando dell'area allora chiamata "Romània" (da cui l'odierno "Romagna"), cosa che giustificherebbe lo stesso aggettivo "romanico": si tratterebbe appunto dello stile "della Romania".
Diversità storiche fra la Romagna e l'area oggi detta emiliana si riscontrarono in differenti settori della vita economica e produttiva: nelle campagne della Longobardia il ruolo centrale che le città avevano giocato in età romana venne assunto da nuove realtà di stampo rurale come le corti i villaggi o i potenti monasteri di campagna. Al contrario, nella Romania la città continuò a rappresentare - secondo il modello romano - il perno della vita civile, amministrativa, religiosa ed economica.
La valorosa storia dell'Esarcato terminò nel 751, dopo un secolo e mezzo di gloriose vicende, con la conquista da parte del re longobardo Astolfo. Alla conquista longobarda seguì quella Franca: nel 756 Pipino re dei franchi cedette la Romagna al Pontefice Stefano II. Così, dopo una fase di alterne vicende nel controllo politico della Romagna tra i longobardi e l'arcivescovo di Ravenna, l'intervento dei Franchi è decisivo per la soluzione del conflitto in favore della Chiesa.
Tra la donazione di Pipino e l'epoca dei Comuni e delle Signorie la Romagna fu oggetto di contesa fra Papato ed Impero. Solo nel 1278, Rodolfo d'Asburgo, per ottenere l'icoronazione imperiale, accettò di cederla al Pontefice. In realtà, neanche questo gesto placò le acque: anzi, parte della popolazione e dei signori della Romagna, come è il caso, in primo luogo, di Forlì e degli Ordelaffi, accentuò le proprie simpatie ghibelline appunto in nome della lotta per l'autonomia e l'autogoverno. Insomma, la Romagna tardomedioevale, lungi dall'obbedire compatta al potere temporale della Chiesa, si caratterizzò, come ci racconta Dante, per spirito di indipendenza e per grande rissosità. Come già afferma Vochting: "La storia della Romagna nel passaggio dal Medioevo al Rinascimento, ha caratteri affini alla storia delle altre parti dell'Italia settentrionale e centrale". In Romagna dai Comuni si svilupparono piccole Signorie che, protette alle spalle dall'Appennino ai fianchi e di fronte dal mare, fiumi e paludi, poterono giocare abbastanza a lungo la loro autonomia con gli stati cresciuti intorno. Poi l'azione dello Stato Pontificio, avviata da Cesare Borgia, pose fine a quella situazione e da allora la Romagna condivise per 350 anni il destino politico del potere temporale dei Papi.
Per quanto riguarda l'organizzazione produttiva, non mancarono nel Medioevo romagnolo piccoli proprietari che lavorarono la propria terra, ma fu un modello molto meno diffuso di quello che prevedeva la distinzione fra proprietà e lavoro, nella quale la prima era dei nobili. Se il romagnolo (l'Esarcato docet) era mal disposto al sopruso, nell'epoca dei signori locali (Malatesta, Da Polenta, Ordelaffi, ecc.) gli antenati dei moderni romagnoli rifiutarono un ruolo passivo nel gioco di equilibri tra papa e imperatore.
Nel 1500 il duca Valentino, su mandato del papa Alessandro VI (che era un Borgia), realizza il Ducato di Romagna sconfiggendo le varie signorie locali e ricalcando sostanzialmente i confini della Romandiola di epoca longobarda. Nel XVI secolo, con la caduta di Cesare Borgia le maggiori famiglie romagnole sono coinvolte nella lotta per il potere locale, una lotta che impedisce l'unificazione della regione, luogo di conquista di potenze esterne come i Visconti, Venezia e il Papato.
Nel 1559 la pace di Cateau-Cambrésis divide l'Emilia-Romagna tra Farnese (duchi di Parma e Piacenza), Estensi (duchi di Ferrara, Modena e Reggio) e Stato Pontificio (Romagna). È un assetto stabile, che resterà immutato per circa tre secoli.
Nel 1796 arrivarono in Romagna i francesi di Napoleone. Pur nella presenza di alcuni fatti tragici (sacco di Lugo, spogliazioni, pesanti contribuzioni),si puà affermare senza dubbio che la calata napoleonica abbia portato una ventata di novità che infiammarono l'animo dei giovani romagnoli. Sorsero nuovi ideali e proprio ora si iniziò a parlare di unità nazionale. È proprio con Napoleone che al territorio romagnolo venne conferito ufficiale riconoscimento con la nascita della provincia del Pino (Ravenna) e del Rubicone (Forlì).
Purtroppo, Napoleone significò anche sommi torti: nel 1800 il Bonaparte chiuse la gloriosa università di Cesena (vecchia di 5 secoli) in parte per non dare concorrenti a Bologna e in parte per fare uno sgarbo a Pio VI, irriducibile avversario cesenate. Quando nel 1815 il Congresso di Vienna ripristinò lo status quo ante i romagnoli non ci stettero: contro il ripristinato potere papale fioriscono società segrete (di matrice anche massonica) e prendono vita rivolte che culminano nei moti del 1820, 1830-31 e 1848.
1848
Col tempo, l'opposizione si rinvigorì con la predicazione mazziniana e l'azione garibaldina, che trovarono in Romagna un terreno favorevole al loro diffondersi. L'élite romagnola si adoperò nel risorgimento soprattutto sul versante repubblicano, nonostante la compresenza di patrioti di stampo sabaudo. Ma i romagnoli pagarono un prezzo alto per il loro vigore: dopo la costituzione del Regno d'Italia, la monarchia negò la realizzazione di qualsiasi istituzione autonoma romagnola temendo un eroico furore destabilizzante. Era troppo fresco il ricordo di figure quali Felice Orsini, Piero Maroncelli e Aurelio Saffi. Storiche, politiche, etniche: tutte le oggettive ragioni pro-romagna non superano la pregiudiziale antiromagnola della monarchia.
Nel 1864 cadde definitivamente l'ipotesi, auspicata da Vincenzo Gioberti e Carlo Cattaneo, di organizzare il Regno d'Italia in termini regionalistici e ci si incamminò verso uno Stato accentrato di matrice napoleonica. Le presunte regioni divennero "Circoscrizioni di decentramento statistico-amministrative" senza peso politico, semplici strumenti operativi del potere. Tutto questo nonostante nel 1860 la Commissione istituita a Torino nel 1860 presso il Consiglio di Stato espresse pieno assenso per un'impostazione regionalistica.
Intanto la parola d'ordine rimase sempre "stemperare nel moderatismo degli ex-ducati il rivoluzionarismo romagnolo". Fu questa la ratio che portò Farini a consegnare alla monarchia una regione nata disseppellendo il termine "Emilia", esistito soltanto all'epoca augustea, per la durata di un secolo e per un territorio assai diverso dall'attuale e con la sottrazione di Imola (città in cui Andrea Costa, tra i grandi fautori di quel cooperativismo che tanto darà alla Romagna, fonderà il Partito Socialista Rivoluzionario Romagnolo) alla provincia ravennate a favore di Bologna. Tra le proteste, spicca quella di Carlo Cattaneo.
Guardando la storia, le divergenze tra Emilia e Romagna sono profonde. Bologna è il capoluogo della Romagna quando le città guida sono state Forlì e Ravenna. Bologna non fu sotto i Senoni, si integrò coi longobardi, fu estranea al Ducato di Romagna, ebbe Signorie che mai misero piede in territorio romagnolo. Infine, Bologna provò un trattamento autonomo da parte di Napoleone e la sua importanza nel Risorgimento è sempre stata sul versante liberale.
Il discorso regionalistico che non si afferma con l'Unità di Italia torna all'ordine del giorno dopo il 2 giugno 1946, entrando nei lavori dell'Assemblea Costituente.
A sostenere l'autonomia romagnola sono personaggi come Aldo Spallicci, Giuseppe Fuschini, Emilio Lussu.
La richiesta fu avanzata anche da Molise, Salento, Emilia lunense (ex ducato di Parma) Se la pregiudiziale antimonarchica scompare, l'urgenza di stabilire le regioni nel più breve tempo possibile lascia tutto immutato, eccezion fatta per uno spiraglio democratico: è concesso di rimandare a tempi migliori la questione. Come dirà Palmiro Togliatti:"Noi vogliamo le Regioni nel più breve tempo possibile. Senza porre ostacoli che ci impediscano di arrivare a questo risultato, lasciamo aperta una possibilità automatica di correzioni. Vi è un articolo che lo prevede: applichiamo quell'articolo. Questa è la giusta linea democratica." Rimane ancora aperto il discorso regionalistico. Non sanata dalla costituente, l'ambizione della Romagna di divenire regione autonoma distinta dall'Emilia è sfociata dall'inizio degli anni "90 nell'attività del MAR (Movimento per l'Autonomia della Romagna), fondato dall'onorevole socialista Stefano Servadei, dal senatore democristiano Lorenzo Cappelli e da altri, che tutt'ora si batte per ottenere la regione Romagna, dopo aver raccolto oltre 90.000 aderenti. La norma che potrebbe consentire ai romagnoli di esprimersi con un referendum sulla nascita della nuova regione, aggirando gli ostacoli politico-burocratici che attualmente rendono impossibile lo svolgersi del referendum, è contenuta come disposizione transitoria nel progetto di riforma federalista dello Stato voluto in particolare dalla Lega Nord con il nome di Devolution.
Gastronomia
I caratteri della cucina romagnola sono eminentemente contadini; l'apporto della cultura marinara è di scarso peso e non si estende oltre la costa. Il numero dei piatti è modesto; altrettanto modesta è la tradizione salumiera e casearia. Questa povertà ha indotto Max David a concludere sconsolatamente che «noi romagnoli non abbiamo una vera cucina romagnola». Di certo non si può spacciare il ricettario dell'Artusi, benché nativo di Forlimpopoli, presso Forlì, per lo specchio della cucina tradizionale della Romagna, quando si tratta invece di una brillante e spregiudicata sintesi degli usi alimentari e gastronomici medio e alto-borghesi di tutta l'Italia centro-settentrionale, largamente indebitati con la cucina francese.
È, però, vero che l'opera dell'Artusi largamente attinge alle tradizioni della cucina della sua Romagna: quindi, è molto indicativa per una prima ricerca sui piatti romagnoli, come testimonia la formula "all'uso di Romagna", che spesso vi appare nella presentazione delle ricette.
Enologia
In Romagna sono presenti diversi vini:
- Albana di Romagna
- Albana di Romagna spumante
- Albana di Romagna
- Albana di Romagna amabile
- Albana di Romagna dolce
- Albana di Romagna passito
- Albana di Romagna passito riserva
- Albana di Romagna secco
- Bosco Eliceo Fortana
- Bosco Eliceo Merlot
- Bosco Eliceo Sauvignon
- Bosco Eliceo bianco
- Cagnina di Romagna
- Colli di Faenza Pinot Bianco
- Colli di Faenza Sangiovese
- Colli di Faenza Sangiovese riserva
- Colli di Faenza Trebbiano
- Colli di Faenza bianco
- Colli di Faenza rosso
- Colli di Faenza rosso riserva
- Colli di Rimini Biancame
- Colli di Rimini Cabernet Sauvignon
- Colli di Rimini Cabernet Sauvignon riserva
- Colli di Rimini Rebola amabile
- Colli di Rimini Rebola dolce
- Colli di Rimini Rebola passito
- Colli di Rimini Rebola secco
- Colli di Rimini bianco
- Colli di Rimini rosso
- Pagadebit di Romagna Bertinoro amabile
- Pagadebit di Romagna Bertinoro secco
- Pagadebit di Romagna amabile
- Pagadebit di Romagna secco
- Romagna Albana spumante
- Sangiovese di Romagna
- Sangiovese di Romagna novello
- Sangiovese di Romagna riserva
- Sangiovese di Romagna superiore
- Trebbiano di Romagna
- Trebbiano di Romagna frizzante
- Trebbiano di Romagna spumante
Sagre e feste popolari
- Dal 3 al 6 marzo a Cotignola (Ravenna): Festa della segavecchia.
- Il 28 marzo e il 10 aprile a Gambettola (Forlì-Cesena): Carnevale di Primavera.
- Il 3 aprile e il 1 maggio a Villanova (Ravenna): La soffitta in piazza.
- Dal 22 al 25 aprile a Pieve Corleto (Ravenna): Sagra di Primavera.
- Dal 23 al 25 aprile a San Mauro Pascoli (Forlì-Cesena): Comepergioco.
- Dal 23 al 25 aprile a Saludecio (Rimini): Salus erbe.
- Il 24 aprile a Oriolo - Faenza (Ravenna): Sagra dei vini.
- Dal 28 aprile al 2 maggio a Pieve Cesato (Ravenna): Sagra della campagna.
- Dal 5 al 9 maggio a Solarolo (Ravenna): Festa dell'ascensione
- Dal 6 all'8 maggio a Borghi (FC): Sagra de bustrengh.
- Dal 6 all'8 maggio a Zattaglia (Ravenna): Festa del cinghiale.
- Dall'11 al 16 maggio a Castelbolognese (Ravenna): Sagra di Pentecoste.
- Dal 13 al 16 maggio a Fossolo (Ravenna): Raduno d'estate e sagra del castrato.
- Dal 13 al 15 maggio a Lavezzola (Ravenna): Sagra della porchetta e del tortellino.
- Il 15 maggio a Cesena: Festa della fragola biologica.
- Il 21 e 22 maggio a Rocca delle Caminate (FC): Otto castelli per un palio.
- Il 22 maggio a Sant'Agata Feltria (Pesaro-Urbino): Floralia.
- Il 22 maggio a Cesenatico (FC): Sagra della fragola.
- Dal 26 al 29 maggio a Alfonsine (RA): Sagra delle Alfonsine.
- Dal 27 al 30 maggio a Barbiano (RA): Palio di Alberico.
- Il 28 maggio a Cesena (FC): Festa del Gruppo Macro e della Coop Sesamo.
- Il 28 e 29 maggio a Pietracuta (PU): Sagra delle ciliegie.
- Il 29 maggio a Miratoio (PU): Sagra del prugnolo.
- Dal 1 al 6 giugno a Santo Stefano (RA): La sagra della fragola.
- Dal 1 al 6 giugno a Prada (Ra): La Festa dla fameja.
- Il 4 giugno a Bertinoro (FC): Vini e sapori in strada.
- Il 10 e 11 agosto a Oriolo - Faenza (Ravenna): Calici di Stelle.
- Dal 12 al 15 agosto a Gemmano (Rimini): Sagra della Pappardella al cinghiale.
- Dal 17 al 22 agosto a Reda - Faenza (Ravenna): Sagra del buongustaio.
- Dal 18 al 21 agosto a Mondaino (Rimini): Palio del daino.
- Il 20 agosto a Cervia (Ravenna): La smielatura.
Voci correlate
- card. Egidio Albornoz
- esarca Smaragdo
- Esarcato di Ravenna
- Imperatore Maurizio I di Bisanzio
Collegamenti esterni
- [http://www.altraromagna.net/ Altra Romagna]: Sito istituzionale del Gruppo di azione locale dell'Area romagnola (Unione Europea e Regione Emilia Romagna).
- [http://www.romagnaoggi.it/ RomagnaOggi.it - Quotidiano on-line della Romagna aggiornato in tempo reale tutti i giorni].
- [http://www.laromagna.org/ la Romagna] (giornale on line con pagine sulla storia della Romagna).
- Musei accessibili in Romagna sul sito Superabile: [http://www.superabile.it/Superabile/Tempo+Libero/musei+romagna.htm da Forlì a Rimini] e [http://www.superabile.it/Superabile/Tempo+Libero/ferrara+e+ravenna+musei.htm Ravenna e Ferrara].
- [http://195.62.167.36/SebinaOpac/Opac La rete bibliotecaria della Romagna]. (sito inaccessibile?)
- [http://www.corriereromagna.it Corriere Romagna] (giornale locale on line)
- [http://www.sagreinromagna.it/ Sagre e feste].
Categoria:Regione Emilia-Romagna
categoria:Territori italiani
categoria:Province pontificie
Emilia-Romagna
L'Emilia-Romagna è una regione dell'Italia settentrionale di 4 milioni di abitanti, con capoluogo Bologna.
Confina a est con il Mar Adriatico,
a nord con il Veneto e la Lombardia,
a ovest con il Piemonte e la Liguria,
a sud con la Toscana, le Marche nonché la repubblica di San Marino. Essa è composta dall'unione di due regioni storiche, l'Emilia, che comprende le provincie di Piacenza, Parma, Reggio, Modena e parte della provincia di Bologna con il capoluogo, e la Romagna con le rimanenti provincie di Ravenna, Rimini, Forli - Cesena e la parte orientale della provincia di Bologna. La Romagna storica comprende peraltro territori nelle Marche e in Toscana.
Le aree che costituiscono la regione attuale sono popolate fin da tempi remotissimi, come ci indicano vari ritrovamenti: il caso più famoso è quello del sito di Monte Poggiolo, presso Forlì, dove sono stati rinvenuti migliaia di reperti datati a circa 800.000 anni fa, a dimostrazione che la zona era già abitata nel Paleolitico.
Cultura
Storia
L'Emilia-Romagna non ha in età moderna una storia unitaria. A partire dal XVI secolo le più grosse entità statali della regione sono, in Emilia, il Ducato di Parma e Piacenza e il Ducato di Modena e Reggio, mentre Bologna e la Romagna erano parte dello Stato della Chiesa.
Agricoltura
Amministrazioni
- Comuni della provincia di Bologna (60)
- Comuni della provincia di Ferrara (26)
- Comuni della provincia di Forlì-Cesena (30)
- Comuni della provincia di Modena (47)
- Comuni della provincia di Parma (47)
- Comuni della provincia di Piacenza (48)
- Comuni della provincia di Ravenna (18)
- Comuni della provincia di Reggio nell'Emilia (45)
- Comuni della provincia di Rimini (20)
Infrastrutture
Aeroporti civili
- Bologna-Borgo Panigale
- Aeroporto di Forlì-Ridolfi
- Aeroporto di Parma-Verdi
- Aeroporto di Rimini-Miramare/San Marino
Aeroporti militari
- Aeroporto di Piacenza-San Damiano, nel comune di San Giorgio Piacentino (PC), sede del 50° Stormo dell'Areonautica Militare Italiana.
Porti
Marittimi
- Ravenna
Fluviali
- Boretto
- Ferrara
- Porto di Piacenza (in fase di realizzazione)
Nodi logistici
- Interporto di Bologna
- Interporto di Parma
Voci correlate
- Elenco dei Presidenti dell'Emilia-Romagna
- Cucina emiliana
- Cucina romagnola
- Dialetto emiliano
- Dialetto romagnolo
Collegamenti esterni
- [http://www.culturadeuropa.it/ La Cultura dell'Emilia Romagna]
Categoria:Regione Emilia-Romagna
ja:エミリア=ロマーニャ州
Marco Emilio Lepido (console 187 AC)
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Marco Emilio Lepido, in latino Marcus Aemilius Lepidus (187 AC - 153 AC), è stato un esponente dei Lepidi, un ramo della Gens Aemilia.
Fu console romano nel 187 e nel 175 AC, pontefice massimo e censore nel 179 AC. Riportò la vittoria sui Liguri ed è noto per aver dato il nome alla Via Emilia, fatta da lui costruire per collegare Piacenza con Rimini.
La città di Reggio Emilia si chiamava in età romana Regium Lepidi in suo onore.
Voci correlate
- Storia di Roma
- Consoli Repubblicani Romani
Emilio Lepido
Categoria:Reggio Emilia
Piacenza
Piacenza (Piasëinsa in piacentino) è un comune di 95.132 abitanti della provincia di Piacenza.
Posta fra Emilia e Lombardia, la città e la sua provincia risentono in maniera assai notevole dell'influenza di Milano, alla cui regione economica appartengono per molti aspetti e alla quale hanno spesso legato i propri destini.
Geografia
Piacenza è situata nella Pianura Padana ad un'altitudine di 61 metri s.l.m. e sorge sulla riva destra del Po, dove in esso confluiscono il fiume Trebbia a ovest e il torrente Nure ad est della città. Ad una quindicina di chilometri in direzione sud, compaiono i declivi dei Colli Piacentini, prime propaggini dell'Appennino Ligure.
La posizione geografica ne ha da sempre determinato le sorti strategico-militari e ne ha fatto un importante nodo autostradale e ferroviario.
Storia
Antichità
Prima dell'arrivo dei romani, nelle zone limitrofe all'odierna città di Piacenza vivevano tribù appartenenti ai popoli dei liguri e dei celti.
La città fu fondata dai romani sulle rive del fume Po nel 218 a.C. (secondo la tradizione il 31 maggio). Si trattava della prima colonia di Roma. Nello stesso anno fondarono la vicina Cremona. I romani scelsero per la fondazione un territorio pianeggiante e fertile, vicino al fiume Po e ad altri corsi d'acqua, in prossimità delle colline e soprattutto con l'accesso al Mar Ligure: per questo la città venne chiamata Placentia (ovvero "che piace") dal verbo "placeo". Essendo la zona popolata dai Celti (Galli Boi, Insubri e Veneti Cenomani), entrambe le città nacquero come avamposto per consolidare le conquiste in territorio gallico e per tenere a bada le genti celtiche.
Sia a Piacenza che a Cremona vennero inviati 6.000 coloni latini, specialmente selezionati fra i cavalieri romani. La scelta fu dovuta particolarmente all'incombente minaccia di una seconda guerra punica con Annibale che, alla guida dell'esercito cartaginese, aveva appena vinto la battaglia del Ticino e si preparava alla conquista di queste zone. Dopo aver espugnato Casteggio (PV), Annibale vinse anche la battaglia della Trebbia (forse la più cruenta mai combattuta nel Piacentino) nel corso della quale caddero circa 20.000 soldati romani. Placentia seppe resistere: il territorio paludoso fu bonificato, la produzione di grano, orzo e miglio fu incrementata, si iniziò anche la tessitura della lana, quindi divenne un importante Municipio Romano con un attivo porto lungo il fiume Po durante la Repubblica e l'Impero. Il fiume e la via Emilia, che la congiungeva con Ariminum o Rimini, già allora caratterizzavano la vocazione logistica della città. Lo schema viario romano con "cardo" e "decumano" (via Emilia) è ancora ben visibile nel centro storico. Essendo città di frontiera, subisce vari saccheggi e distruzioni (che si verificheranno in tutta la sua storia), ma sempre si risolleva e durante l'epoca di Augusto era una città rinomata. Procopio la definisce "Urbs Aemiliae Princeps", Cornelio Tacito la definisce "colonia potente per forze e per ricchezze" e secondo Strabone era, insieme alla vicina Cremona, una delle città più celebri dell'area padana.
In era cristiana i cittadini di Placentia costruiscono piccoli sacelli dedicati ai martiri del luogo, tra cui Antonino. Centurione romano della legione Tebea, cristianizzò la popolazione della zona all'inizio del IV secolo e fu martirizzato sotto Diocleziano. Divenne patrono della città che lo onorò con la costruzione di una basilica che porta il suo nome.
Medio Evo
Caduto l'Impero Romano, la città fu saccheggiata e ricostruita in seguito alle invasioni barbariche. Si ritrovò al centro della guerra tra i Goti e le truppe dell'Impero Romano d'Oriente. Le sorti cittadine si risollevarono quando divenne sede comitale longobarda (fu cioè stabilita qui la sede di un ducato longobardo), ma solo con la dominazione dei Franchi (dal IX secolo) si ha una consistente rinascita. Importanza sempre maggiore ebbe intorno all'anno Mille, quando si registrò anche una crescita demografica ed economica, essendo posta lungo la via Francigena che portava in città numerosi pellegrini e mercanti.
Con l'affermazione dell'Impero Romano Germanico, del feudalesimo e dei vescovi-conti, sorgono nuove classi sociali, tra le quali un intraprendente ceto mercantile e artigianale, ma anche feudatari rurali che si uniscono al governo della città.
Nel 1095 papa Urbano II indice da Piacenza, dove era tornato in auge un sentimento filopapale, la Prima Crociata per la liberazione della Terra Santa.
Fu un importante libero Comune (dal 1126) aderente alla Lega Lombarda e nell'XI secolo partecipò alla guerra contro l'imperatore Federico Barbarossa, scendendo in campo con gli altri comuni della Lega Lombarda nel 1176 in occasione della battaglia di Legnano. Combattè con successo contro i comuni confinanti di Cremona, Pavia e Parma, riuscendo ad allargare i suoi domini al contado e strappando ai Malaspina e al vescovo di Bobbio il controllo delle vie commerciali per Genova, dove già erano insediati i primi banchieri piacentini. In questo secolo, nonostante le poco fruttuose lotte contro l'imperatore Federico II, conquistò qualche caposaldo sulla sponda lombarda del Po.
Nella chiesa di Sant'Antonino furono firmati i preliminari della Pace di Costanza nel 1183.
Le attività mercantili e agricole assai fruttose nei secoli XII e XIII, portarono ad un notevole arricchimento urbanistico della città.
Dalla seconda metà del XIII secolo furono frequenti le lotte intestine per il potere e l'amministrazione e quindi si susseguirono alla guida del territorio di Piacenza e del circondario gli Scotti, i Pallavicino e Alberto Scoto (1290-1313), mercante e potente banchiere.
Sotto quest'ultimo governante, nel 1313, fu assediata e cedette al dominio dei Visconti di Milano fino al 1447. Il duca Gian Galeazzo riformò lo statuto cittadino e trasferì a Piacenza l'Università di Pavia. Passerà poi agli Sforza fino al 1499.
Evo Moderno
Su una moneta del XVI secolo è impresso il motto: "Placentia floret" poiché la città stava nuovamente sbocciando grazie al lavoro delle campagne circostanti. Sempre nel corso del Cinquecento vennero ricostruite le mura cittadine. Fu governata dalla monarchia francese fino al 1521, poiché il re Luigi XII rivendicava il possesso del Milanese di cui aveva fatto parte anche il Piacentino sotto le dominazioni delle due famiglie lombarde. Andrà allo Stato Pontificio poco più di un secolo dopo (sotto la reggenza di papa Leone X), rimanendoci per un breve periodo in quanto nel 1545 divenne parte del Ducato di Parma e Piacenza sotto la famiglia Farnese.
A fondare il ducato fu papa Paolo III e il primo duca fu suo figlio Pierluigi Farnese che morirà due anni più tardi assassinato in seguito alla congiura di alcuni nobili. Si avvicendarono alla guida del Ducato altri sette duchi, tra i quali spiccano Ottaviano (seppellito nella chiesa di San Sisto), Alessandro, Ranuccio. Ottaviano spostò la capitale a Parma, impossessandosi di Borgo Val di Taro (PR) e dello Stato Pallavicino (territorio della pianura lungo il Po, al confine tra le attuali province di Piacenza e Parma); introdusse l'industria della seta e del velluto oltre a rinnovare i catasti. Alessandro, che aveva partecipato alla battaglia di Lepanto nel 1571, riconquistò le Fiandre.
Sotto Ranuccio I vennero promulgate le costituzioni e fu nominato il governatore. Tempi duri invece si ebbero sotto di Odoardo, quando su trentamila piacentini, seimila morirono di fame e tredicimila perirono colpiti dalla peste. Ci furono avanzate di soldati francesi nel territorio ducale che spadroneggiavano in città e nel contado; la popolazione era in preda a scorribande di banditi. Nel 1682 Ranuccio II annesse al proprio ducato il feudo di Bardi e Compiano comprati dai Doria. L'importante cardinale Giulio Alberoni divenne primo ministro spagnolo dopo aver favorito le nozze tra Elisabetta Farnese e Filippo V di Spagna e da questo momento la città e il resto del ducato andarono ai Borbone. Dal 1732 al 1859 vi fu il dominio borbonico, dapprima con Carlo (figlio di Elisabetta Farnese), poi con Filippo e Ferdinando. Nel corso del XVIII secolo, mancando in città la corte ducale, vennero edificati numerosi palazzi che le altrettanto famiglie nobili (come gli Scotti, i Landi e i Fogliani) costruirono per ostentare le proprie ricchezze ed il proprio potere. Nel 1746 il vicino fiume Trebbia fu teatro di un'altra violenta battaglia, quella tra le truppe austro-sarde e quelle francesi. Il ministro Du Tuillot fu ricordato per l'impulso riformista che permeò la sua attività politica. Nel 1802 la città fu annessa all'Impero Francese di Napoleone che, con la coscrizione obbligatoria, inviò i giovani piacentini a combattere le battaglie di Russia, Spagna e Germania. Napoleone e le sue truppe saccheggiarono abbondantemente Piacenza, spogliandola di tantissime opere che tuttora sono esposte nei musei francesi. Il governo di Maria Luigia d'Austria (1816-1847) fu una sorta di regno illuminato per i piacentini di città e del contado che la ricordarono a lungo. La duchessa bonificò ampi territori, fece costruire ponti lungo la Trebbia e il torrente Nure, avviò iniziative scolastiche ed artistiche.
L'unione con l'Italia
Allontanate le truppe austriache dalla città tra la popolazione e le milizie croate (appartenenti all'esercito austriaco), con un plebiscito del 10 maggio 1848 Piacenza chiese l'annessione al nascente Regno d'Italia, allora ancora Regno di Sardegna (su 37.585 votanti, ben 37.089 vollero seguire le sorti del Piemonte e dei Savoia). Per questo episodio è ricordata come "Primogenita d'Italia". Il 14 maggio una delegazione composta da illustri cittadini, portava al re Carlo Alberto, accampato nei pressi di Verona, i risultati del plebiscito. Il monarca proclamava così Piacenza Primogenita dell'Unità d'Italia. Il massiccio arruolamento dei piacentini fra le truppe volontarie guidate da Giuseppe Garibaldi rappresentano la continuazione dell'impegno a favore dell'indipendenza.
Il 3 giugno 1865 fu inaugurato il primo ponte ferroviario. Nel 1891 l'atto costitutivo della prima Camera del Lavoro italiana fu firmato proprio a Piacenza come tentativo di tutela dei lavoratori.
Le due guerre mondiali interessarono la città e la provincia, vista anche la notevole partecipazione dei piacentini nell'esercito.
Piacenza contemporanea
Durante la Seconda Guerra Mondiale la città fu pesantemente colpita dai bombardamenti aerei che fecero crollare anche l'importante ponte ferroviario sul Po, la stazione e l'arsenale oltre al centro storico. Fuori città, in collina e sull'Appennino, erano attivi diversi nuclei di partigiani che combattevano l'esercito nazista. Nel 1996, l'allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, ha insignito Piacenza della medaglia d'oro al valor militare.
Nella seconda metà del XIX secolo e nella prima del XX nuove iniziative imprenditoriali diedero un notevole impulso allo sviluppo economico ed industriale, ma anche alla modernizzazione delle aziende agricole. Per questa vocazione agricola e considerata anche la forte tradizione cattolica, l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano inaugurò in città la prima facoltà negli anni Sessanta, quella di Agraria, nel distaccamento piacentino dell'ateneo. La posizione centrale, l'importante nodo ferroviario, il passaggio di due importanti autostrade, continuano a favorire lo sviluppo economico ed industriale di Piacenza e dei dintorni fino ai giorni nostri in cui sta nascendo un polo logistico nella periferia cittadina. Ottenuto negli utlimi anni il titolo di "città d'arte" (come i comuni di Bobbio, Cortemaggiore e Castell'Arquato), Piacenza ha visto aumentare la presenza turistica.
La città attualmente si distingue per l'impegno a favore dell'UNICEF.
Luoghi d'interesse e cultura
Castell'Arquato
È una città d'arte che dispone di un ragguardevole patrimonio artistico, frutto di una storia secolare.
Palazzi
Numerosi sono i palazzi nobiliari di notevole valore caratterizzati da bellissimi giardini. Piacenza risulta appunto "città di palazzi" come nessun altro centro della Val Padana. Mancando una corte fissa (il Palazzo Farnese non fu sempre sede della famiglia che preferiva la vicina Parma ), i nobili ebbero la possibilità di ostentare il proprio rango con lussuose opere architettoniche. Tra i vari, si ricordano Palazzo Mulazzani, Palazzo Scotti (ora Collegio Morigi), Palazzo Landi (sede del Tribunale), Palazzo Costa e Palazzo Somaglia.
Splendidi sono i giardini privati del centro storico, racchiusi fra i palazzi ai quali donano ulteriore bellezza, quasi nascosti alla vista dei passanti.
Palazzo Farnese è poi un altro importante edificio, la cui costruzione venne iniziata nel 1568, su desiderio di Ottavio Farnese (secondo duca di Parma e Piacenza) e di sua moglie, Margherita d'Austria, figlia di Carlo V di Spagna.
Il progetto iniziale venne elaborato da Francesco Paciotto da Urbino e il cantiere fu affidato ai maestri murari Giovanni Bernardo Dalla Valle, Giovanni Lavezzari e Bernardo Panizzari detto il Caramosino.
Il progetto venne poi modificato nel 1589, quando l'architetto Jacopo Barozzi detto Il Vignola, ne prese parte, modificandone l'alzata. Purtroppo il palazzo non venne terminato infatti i lavori subirono una lunga pausa nel 1568 per mancanza di fondi e per assenza di una direzione competente ma anche per il disinteressamento di Margherita d'Austria.
Soltanto nel 1588 riaprirono i cantieri su interesse di Alessandro Farnese e dei figli Ranuccio I Farnese (1670), e Ranuccio II Farnese (1690) che si adoperarono ad ornare sale con splendide decorazioni e arredamenti preziosi.
Purtroppo dal 1731, anno di decesso dell'ultimo duca della dinastia Farnese, inizia un lungo periodo di decadenza che terminò solo nel 1909 quando iniziarono le prime opere di restauro.
Al giorno d'oggi ospita varie rassegne culturali ed è sede del Museo Civico.
Piazza Cavalli è considerata il centro della città e, su di essa, si affacciano diversi edifici storici come il Palazzo Gotico e il seicentesco Palazzo dei Mercanti, sede del comune. La piazza prende il nome dalle due statue equestri raffiguranti Ranuccio e Alessandro Farnese, realizzate da Francesco Mochi tra il 1612 e il 1628.
La piazza è dominata dal Palazzo Comunale, abitualmente chiamato Palazzo Gotico, del XIII secolo, che fu realizzato su base romanica e solo in seguito venne rielaborato in stile gotico. Poco distante si trova anche il Palazzo del Governatore del XVIII secolo, in stile neoclassico.
Chiese
- Il Duomo, edificato tra il 1122 e il 1233, è un esempio importantissimo di architettura romanica. I lavori furono iniziati nel 1122 e si conclusero nel 1233 e furono sostenuti dall'intera cittadinanza. Sulla facciata di marmo rosa e arenaria sono presenti due contrafforti e alcune gallerie cieche con sottili colonnine. I portali sono tre, sormontati da protiri e ornati da capitelli, architravi, formelle e cariatidi. L'interno è decorato da sontuosi affreschi, realizzati tra i secoli XIV e XVI, da Camillo Procaccini e da Ludovico Carracci. Quelli seicenteschi che impreziosiscono la cupola sono opera di di Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone e di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino. Il presbiterio ospita una scultura in legno del 1479, un coro ligneo di Giangiacomo da Genova (1471) e statue di scuola lombarda del sec. XV. La cripta ha la forma a croce greca con 108 colonnine romaniche e raccoglie le di Santa Giustina, santa alla quale era dedicata la prima cattedrale cittadina, crollata in seguito ad un terremoto nel 1117. Il duomo fu proprio costruito sulle macerie del preesistente luogo di culto.
- La chiesa di San Francesco si trova in Piazza Cavalli all'incrocio con Via XX Settembre. E' realizzata in stile gotico lombardo del XII secolo (1278-1373). Sulla facciata sono visibili due contrafforti, un rosone, una cuspide e alcune guglie, mentre archi rampanti sono presenti sui lati; su quello destro è ancora esistente parte dei chiostri di cui rimaneun porticato. Al suo interno, ornato di affreschi del XV e XVI secolo, venne proclamata l'annessione della città al Regno del Piemonte nel 1848.
- La basilica di Sant'Antonino, patrono della città, è un altro esempio di romanico ed è caratterizzata da una grossa torre ottagonale. Fu voluta da San vittore, il primo vescovo dela città, intorno al 350 e fu ultimata nel 375. Ebbe il ruolo di cattedrale tra il IV e il IX secolo e tuttora conserva le reliquie di Antonino, martire cristiano ucciso presso Travo, in Val Trebbia. Fu sottoposta a varie opere di ristrutturazione in seguito ai danneggiamenti delle popolazioni barbariche calate nel Nord Italia. A lato vi è un chiostro edificato nel tardo Quattrocento. Tra i dipinti e gli affreschi, sono da menzionare quelli di Camillo Gervasetti del 1622. Nel 1183 ospitò i delegati della Lega Lombarda e l'imperatore Federico Barbarossa che vi si riunirono per firmare i preliminari della pace di Costanza.
- La basilica di San Savino, dedicata al secondo vescovo cittadino dopo San Vittore le cui spoglie sono raccolte nella cripta, fu consacrata nel 1107. Fu edificata nel 903, ma subì alcune distruzioni dopo l'invasione degli Ungari, per cui venne ricostruita. Il prospetto ed il portico sono infatti risalenti sai ecoli XVII-XVIII. Nel presbiterio si trova un mosaico policromo del XII secolo, mentre un altro della stessa epoca è presente nella cripta. Lo stile romanico lombardo caratterizza gli interni ornati da raffianti capitelli antropomorfi. Sopra l'altare è collocato un crocefisso ligneo del XII secolo, il sui autore è ignoto.
- San Giovanni in Canale è un tempio fondato nel 1220 dai Domenicani. Tre campate ampliarono a metà del secolo XVI gli interni gotici di questo complesso; nella stessa epoca venne anche ampliato il coro. Tra i vari momumenti sepolcrali che vi si conservano vi è una tomba dipinta, unica a Piacenza.
Federico Barbarossa
- La rinascimentale Santa Maria di Campagna si trova in Piazzale delle Crociate, così chiamato perchè in questo luogo il Papa Urbano II bandì la prima crociata nel 1095. Fu edificata tra il il 1522 e il 1528 per poter conservare più degnamente una Madonna lignea policroma, detta "della Campagnola" venerata come miracolosa. La pianta aveva inizialemtne forma greca, ma in seguito assunse una forma a croce latina rovesciata in seguito all'allungamento del presbiterio. La chiesa è facilmente riconoscibile grazie all'imponente tiburio ottagonale e alla lanterna. Splendidi gli affreschi opera del Pordenone (Giovanni Antonio Sacchi) che abbelliscono la cupola e due cappelle poste sul lato sinistro. Altre opere sono di Galeazzo, Antonio, Giulio e Bernardino Campi, Camillo Procaccini, Guercino, Malosso, De Longe, Bibiena, Stern, e Avanzini. La chiesa rappresenta forse il maggior capolavoro raggiunto dall'architetto piacentino Alessio Tramello
- San Sisto è un'altra opera rinascimentale che vanta un prezioso coro. I lavori vennero iniziati nel XIV secolo dove antecedentemente si trovava un tempio edificato nell'874 per volere dell'imperatrice Angilberga. E' la prima opera religiosa dell'architetto Alessio Tramello nella sua maturità.
- San Sepolcro, è un altro importante tempio realizzato da Alessio Tramello tra il XV e il XVI secolo. La verticalità della facciata è accentuata dalla presenza di contrafforti, mentre un portale barocco contribuisce ad arricchirla. il nome forse deriva da un pellegrino piacentino che, tornato dalla visita del Santo Sepolcro a Gerusalemme, nel 938 fece edificare un luogo di culto che poi andò distrutto. In epoca napoleonica fu riadattata come ospedale militare e solo nel 1903 fu nuovemente riconsacrata alla preghiera.
- Del XVI secolo è la chiesa di Sant'Agostino, sconsacrata che ora ospita varie mostre. La facciata granitica è in sitle neoclassico, realizzata da Camillo Morigi. E' l'unica chiesa della città i cui interni, ampi ed armoniosi, presentano cinque navate. Frammenti di affreschi del Malosso sono visibili sulle pareti del transetto.
Teatri, musei e università
Fino al 1798 esisteva il Teato della Cittadella che venne distrutto da un incendio e fu successivamente sostituito con il Teatro Municipale, dedicato a Giuseppe Verdi, inaugurato nel 1804. Progettato dall'architetto Lotario Tomba, ha una facciata ispirata a quella del Teatro della Scala di Milano. Alessandro Sanquirico, scenografo presso il teatro milanese, fu appunto il decoratore degli interni. I lavori di ristrutturazione degli ultimi decenni hanno portato alla creazione della Sala degli Scenografi nella parte superiore.
La dimora dei Farnese oggi ospita i Musei Civici di Palazzo Farnese, divisi in sezioni dedicate al Medio Evo, al Rinascimento, ai Fasti Farnesiani, ai Vetri e alle Ceramiche, oltre alla Pinacoteca, all'Armeria, al Museo delle Carrozze, al Museo Archologico e al Museo del Risorgimento.
Il Museo di Storia Naturale ha sede presso Palazzo Scotti ed è suddiviso nelle sezioni Botanica, Zoologia e Scienze della Terra. Importanti sono l'erbario ottocentesco e la collezione ornitologica.
In città è presente anche la Galleria d'Arte Moderna "Ricci Oddi", una delle principali d'Italia. Raccoglie più di settecento opere dall'Ottocento ai giorni nostri.
Importanti sono anche la biblioteca comunale Passerini-Landi e soprattuto il Collegio Alberoni. Quest'ultimo, un vasto complesso architettonico, è dotato di una Pinacoteca, un Osservatorio Astronomico, Un Museo di Scienze Naturali, una biblioteca e la chiesa di San Lazzaro.
In città si trova una sede dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con cinque facoltà (Agraria, Giurisprudenza, Economia e Commercio, Scienze della Formazi | | |