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Emilia-Romagna
L'Emilia-Romagna è una regione dell'Italia settentrionale di 4 milioni di abitanti, con capoluogo Bologna.
Confina a est con il Mar Adriatico,
a nord con il Veneto e la Lombardia,
a ovest con il Piemonte e la Liguria,
a sud con la Toscana, le Marche nonché la repubblica di San Marino. Essa è composta dall'unione di due regioni storiche, l'Emilia, che comprende le provincie di Piacenza, Parma, Reggio, Modena e parte della provincia di Bologna con il capoluogo, e la Romagna con le rimanenti provincie di Ravenna, Rimini, Forli - Cesena e la parte orientale della provincia di Bologna. La Romagna storica comprende peraltro territori nelle Marche e in Toscana.
Le aree che costituiscono la regione attuale sono popolate fin da tempi remotissimi, come ci indicano vari ritrovamenti: il caso più famoso è quello del sito di Monte Poggiolo, presso Forlì, dove sono stati rinvenuti migliaia di reperti datati a circa 800.000 anni fa, a dimostrazione che la zona era già abitata nel Paleolitico.
Cultura
Storia
L'Emilia-Romagna non ha in età moderna una storia unitaria. A partire dal XVI secolo le più grosse entità statali della regione sono, in Emilia, il Ducato di Parma e Piacenza e il Ducato di Modena e Reggio, mentre Bologna e la Romagna erano parte dello Stato della Chiesa.
Agricoltura
Amministrazioni
- Comuni della provincia di Bologna (60)
- Comuni della provincia di Ferrara (26)
- Comuni della provincia di Forlì-Cesena (30)
- Comuni della provincia di Modena (47)
- Comuni della provincia di Parma (47)
- Comuni della provincia di Piacenza (48)
- Comuni della provincia di Ravenna (18)
- Comuni della provincia di Reggio nell'Emilia (45)
- Comuni della provincia di Rimini (20)
Infrastrutture
Aeroporti civili
- Bologna-Borgo Panigale
- Aeroporto di Forlì-Ridolfi
- Aeroporto di Parma-Verdi
- Aeroporto di Rimini-Miramare/San Marino
Aeroporti militari
- Aeroporto di Piacenza-San Damiano, nel comune di San Giorgio Piacentino (PC), sede del 50° Stormo dell'Areonautica Militare Italiana.
Porti
Marittimi
- Ravenna
Fluviali
- Boretto
- Ferrara
- Porto di Piacenza (in fase di realizzazione)
Nodi logistici
- Interporto di Bologna
- Interporto di Parma
Voci correlate
- Elenco dei Presidenti dell'Emilia-Romagna
- Cucina emiliana
- Cucina romagnola
- Dialetto emiliano
- Dialetto romagnolo
Collegamenti esterni
- [http://www.culturadeuropa.it/ La Cultura dell'Emilia Romagna]
Categoria:Regione Emilia-Romagna
ja:エミリア=ロマーニャ州
Regioni d'Italia
L'Italia è suddivisa in 20 regioni, le quali sono qui raggruppate per grandi zone geografiche (tra parentesi il capoluogo di regione):
- Italia nord-occidentale
- Valle d'Aosta (Aosta)
- Piemonte (Torino)
- Lombardia (Milano)
- Liguria (Genova)
- Italia nord-orientale
- Trentino-Alto Adige (Trento)
- Veneto (Venezia)
- Friuli-Venezia Giulia (Trieste)
- Emilia-Romagna (Bologna)
- Italia centrale
- Toscana (Firenze)
- Umbria (Perugia)
- Marche (Ancona)
- Lazio (Roma)
- Abruzzo (L'Aquila)
- Molise (Campobasso)
- Italia meridionale
- Campania (Napoli)
- Puglia (Bari)
- Basilicata (Potenza)
- Calabria (Catanzaro)
- Italia insulare
- Sicilia (Palermo)
- Sardegna (Cagliari)
Regioni in dati
Di seguito una tabella contenente i dati di popolazione, superficie e densità abitativa, capoluogo, numero di comuni e province appartenenti alle 20 regioni italiane. Gli enti sono ordinati per popolazione.
- Province istituite e in corso di attivazione.
- Dati ISTAT - Censimento Generale della Popolazione Italiana (anno 2001)
Sigle
Voci correlate
- Costituzione della Repubblica italiana/Art.114 e Art.131
- Elenco dei Presidenti delle Regioni Italiane
- Regione autonoma a statuto speciale
- Lista delle province italiane
- Comuni d'Italia
- Province
- Regioni
Categoria:Liste
ja:イタリアの地方行政区画
ko:이탈리아의 행정 구역
simple:Regions of Italy
Mar Adriatico
Il Mare Adriatico è una articolazione del Mar Mediterraneo,
situato tra la penisola italiana e le coste slovena,
croata, montenegrina e albanese.
È lungo circa 800km e largo mediamente 150 km, ricoprendo una superficie
di 132mila km².
È collegato al Mar Ionio con il Canale d'Otranto
(tra la provincia di Lecce e l'Albania).
I corsi d'acqua principali che si gettano nel Mar Adriatico sono i fiumi italiani Po e Adige.
L'origine del nome deriverebbe dalla antichissima città abruzzese di Hadria (attuale Atri) o dalla città veneta di Adria.
Il Mar Adriatico è articolato in
- Golfo di Venezia
- Golfo di Trieste
- Baia di Muggia (tra Muggia e Trieste)
- Golfo di Panzano (davanti Monfalcone e Duino-Aurisina)
- Laguna di Grado (dietro Grado)
- Laguna di Marano (dietro Lignano Sabbiadoro e davanti Marano Lagunare)
- Laguna Veneta (Venezia, Chioggia)
- Golfo di Manfredonia (davanti Manfredonia)
Si affacciano sul Mar Adriatico le seguenti regioni e località italiane:
- Friuli-Venezia Giulia: Lignano Sabbiadoro, Grado, Trieste, Muggia.
- Veneto: Venezia, Chioggia, Jesolo.
- Emilia-Romagna: Rimini.
- Marche: Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona, San Benedetto del Tronto.
- Abruzzo: Pescara.
- Molise: Termoli.
- Puglia: Manfredonia, Barletta, Trani, Bisceglie, Molfetta, Bari, Brindisi.
Sulla costa orientale i seguenti stati e località:
- Slovenia: Capodistria (Koper), Isola d'Istria (Izola), Pirano (Piran).
- Croazia: Pola (Pula), Fiume (Rijeka), Zara (Zadar), Sebenico (Šibenik), Spalato (Split), Ragusa (Dubrovnik).
- Bosnia-Erzegovina: Neum
- Serbia e Montenegro: Kotor (Cattaro), Kumbor, Bar (Antivari).
- Albania: Durrës (Durazzo), Vlorë (Valona).
Adriatico
ja:アドリア海
ko:아드리아 해
Lombardia
La Lombardia è una regione amministrativa dell'Italia nord-occidentale. È la più popolosa d'Italia: conta circa nove milioni di abitanti. Il suo capoluogo è Milano. La Lombardia confina a nord con la Svizzera (Canton Ticino e Grigioni), a ovest con il Piemonte, a est con il Veneto e con il Trentino-Alto Adige, ed a sud con l'Emilia-Romagna.
La sede principale della regione è il Grattacielo Pirelli, a Milano.
Il nome
Il toponimo Lombardia è derivante dalla parola germanica-longobarda, Langbardland o Langbardaland, per successive traduzioni, latinizzazioni, e italianizzazioni s'è trasformata dapprima in Langbard, poi in Longobardia o Langobardia ed infine in Lombardia, il cui significato è "Terra dei Longobardi"
toponimo
Il simbolo
Il simbolo ufficiale della regione è composto da una rosa camuna bianca in campo verde. Il fiore stilizzato rappresenta un segno ritrovato sulle rocce della Valcamonica, inciso dalla civiltà a cui si fa risalire l'inizio della storia lombarda: i Camuni. L'utilizzo del simbolo e del logo "Regione Lombardia" è regolamentato da un'apposita legge, che ne stabilisce le caratteristiche e i vari utilizzi.
Camuni
Camuni
Il motto
Il motto ufficiale della Lombardia è: "Una regione per fare".
Divisione Amministrativa
La Regione Lombardia è suddivisa amministrativamente in 12 province:
- Provincia di Bergamo (244 comuni)
- Provincia di Brescia (206 comuni)
- Provincia di Como (162 comuni)
- Provincia di Cremona (115 comuni)
- Provincia di Lecco (90 comuni)
- Provincia di Lodi (61 comuni)
- Provincia di Mantova (70 comuni)
- Provincia di Monza e Brianza (50 comuni)
- Provincia di Milano (189 comuni)
- Provincia di Pavia (190 comuni)
- Provincia di Sondrio (78 comuni)
- Provincia di Varese (141 comuni)
Presidente
- Roberto Formigoni
Sottosegretari alla Presidenza
- Raffaele Cattaneo - Attuazione del programma, relazioni esterne e internazionali
- Adriano De Maio - Alta formazione, ricerca e innovazione
- Antonella Maiolo - Diritti del cittadino e pari opportunita
Assessori
- Viviana Beccalossi - Vicepresidente - Agricoltura
- Romano Colozzi - Risorse, Finanze e Rapporti istituzionali
- Gianpietro Borghini - Opere pubbliche, Politiche per la casa ed Edilizia residenziale pubblica
- Franco Nicoli Cristiani - Commercio, Fiere e Mercati
- Ettore Adalberto Albertoni - Culture, Identità ed Autonomie della Lombardia
- Giancarlo Abelli - Famiglia e Solidarietà sociale
- Massimo Corsaro - Industria, Piccola-Media Impresa e Cooperazione
- Alessandro Moneta - Infrastrutture e Mobilità
- Alberto Guglielmo - Istruzione, Formazione e Lavoro
- Massimo Buscemi - Polizia Locale, Prevenzione e Protezione Civile
- Domenico Zambetti - Qualità dell'ambiente
- Maurizio Bernardo - Reti e Servizi di Pubblica Utilità
- Alessandro Cè - Sanità
- Davide Boni - Territorio e Urbanistica
- Pier Gianni Prosperini - Giovani, Sport e Turismo
- Lionello Marco Pagnoncelli - Artigianato e Servizi
Trasporti e mobilità
Aeroporti
La Lombardia è servita dal grande hub intercontinentale di Milano Malpensa (MXP), situato nella provincia di Varese e collegato al centro di Milano con il servizio ferroviario Malpensa Express e con diverse linee di bus. L’Aeroporto di Linate (LIN), invece, che ospita esclusivamente il traffico nazionale, europeo e low-cost, si trova ad est di Milano. A Bergamo poi si trova l'Aeroporto internazionale di Orio al Serio (BGY), che è utilizzato principalmente per voli low-cost, charter e cargo.
Infine, a Brescia, si trova il piccolo Aeroporto di Montichiari, dedicato al traffico continentale.
Complessivamente i quattro aeroporti gestiscono ogni anno un traffico che supera i 30 milioni di passeggeri e rappresentano il sistema aeroportuale più importante d'Italia (nella zona lombarda si concentra la maggior parte del traffico aereo italiano).
Servizi ferroviari
Brescia
Il Servizio Ferroviario Suburbano (Linee "S"), composto complessivamente da 8 linee suburbane (10 dal 2008), collega gran parte dell'area metropolitana milanese (Grande Milano), ed altre importanti città vicine (Saronno, Varese, Novara, ecc.). Il servizio è gestito da Trenitalia e FNM. Le 8 linee S garantiscono un treno ogni mezz'ora dalle 6.00 alle 00.30, tutti i giorni dell'anno per un servizio simile alla metropolitana (corrisponde alla RER parigina ed alla tedesca S-Bahn). I treni transitano sempre allo stesso minuto di ogni ora (orario cadenzato) ed effettuano tutte le fermate lungo la tratta.
A Milano si viaggia con biglietto a tariffa urbana.
Il Servizio Ferroviario Regionale ("R"), invece, collega tutte le principali città della Lombardia e connette la regione con la rete ferroviaria nazionale.
Le diverse reti di trasporto sono ben distinte e sono riconoscibili all’esterno delle stazioni e delle varie fermate grazie a specifici cartelli luminosi che indicano S o R, facilitando così notevolmente l'interscambio fra i sistemi.
Sport
La Regione, insieme alla città di Milano, è stata candidata da un comitato apposito ad ospitare i XXXI Giochi Olimpici estivi (Milano-Lombardia 2016). Questo costituisce, secondo i promotori del progetto, un fatto eccezionale in quanto mai prima d'ora una città era stata candidata insieme alla regione di cui fa parte.
Note turistiche
Cucina e Gastronomia
- Risotto alla Milanese
- Cotoletta alla Milanese
- Osso buco
- Cassoeula
- Panettone
- Missoltini
- Polenta
- Torrone
- Bresaola
- Mariconde
- Spiedo
- Tinca ripiena
- Casoncelli
- Uccelli scappati
- Sardine di lago
- Bossolà
- Pizzoccheri valtellinesi
- Pizzoccheri bianchi della Valchiavenna
- Polenta taragna
- Berna
- Tone
- Strinù
- Rane e bòse
- Torta sbrisolona
- Stracotto d'asino
- Bigoli al torchio
- Slinzega
- Zuppa pavese
- Salame d'oca
Voci collegate
- Elenco dei Presidenti della Lombardia
- Provincia di Bergamo
- Provincia di Brescia
- Provincia di Como
- Provincia di Cremona
- Provincia di Lecco
- Provincia di Lodi
- Provincia di Mantova
- Provincia di Milano
- Provincia di Monza e Brianza
- Provincia di Pavia
- Provincia di Varese
- Provincia di Sondrio
Collegamenti esterni
Informazioni generali
- [http://www.regione.lombardia.it Regione Lombardia] - Sito ufficiale
- [http://www.sanita.regione.lombardia.it Assessorato Sanità]
- [http://www.trasporti.regione.lombardia.it Assessorato Mobilità e trasporti]
Università
- [http://www.polimi.it/ Politecnico di Milano]
- [http://www.unibocconi.it/ Università Bocconi] (Milano)
- [http://www.unicatt.it/ Università Cattolica del Sacro Cuore] (Milano)
- [http://www.unimi.it/ Università degli Studi di Milano]
- [http://www.unimib.it/ Università degli Studi Milano Bicocca] (Milano-Monza)
- [http://www.unibg.it/ Università degli Studi di Bergamo]
- [http://www.unibs.it/ Università degli Studi di Brescia]
- [http://www.unimn.it/ Università degli Studi di Mantova]
- [http://www.unipv.it/ Università degli Studi di Pavia]
- [http://www.uninsubria.it/ Università degli Studi dell'Insubria] (Varese-Como)
ja:ロンバルディア州
simple:Lombardy
Piemonte
Il Piemonte è una regione italiana dell'Italia Nord-Occidentale di 4,3 milioni di abitanti con capoluogo Torino. Confina a ovest con la Francia (regioni Rodano-Alpi e Provenza-Alpi-Costa Azzurra), a nord-ovest con la Valle d'Aosta, a nord con la Svizzera (cantoni Vallese e Ticino), a est con la Lombardia a sud-est con l'Emilia-Romagna e a sud con la Liguria.
Storia
(sezione da sviluppare)
Prima dell'Unità d'Italia (1861) Il Piemonte è stato il centro del Regno di Sardegna dei Savoia.
1. Protostoria
Cercare le radici della civiltà porta inevitabilmente a confrontarsi con le caratteristiche geografiche della terra su cui si sviluppano. Gli antichi abitanti del Piemonte dovettero confrontarsi con paesaggi assai diversi, adattandosi con l'evolversi della civiltà stessa. Prima cacciatori dell'antica età della pietra, poi contadini sedentari del Neolitico, infine grandi tribù durante l'età dei metalli.
Le colline del centro-sud, ricche di aree boscose, furono sede dei primi insediamenti documentati: cacciatori di 150-100.000 anni fa, nell'Astigiano e nella zona di Trino, quando ancora il Po non c'era.
Questi primi abitanti furono soppiantati, attorno al 5000 a.C., da gruppi di contadini, nascono villaggi (Alba) e iniziano i primi commerci.
Il Piemonte, simile a quello odierno, affonda le sue radici attorno al 1000 a.C., quando le diverse zone e tribù vengono in contatto stabilmente e attraverso la regione iniziano a transitare le merci tra nord e sud Europa.
Fino al V secolo a.C. nella regione vivono etnie ben differenziate: a nord gli Insubri di lingua celtica, nella zona del Canavese i Salassi, i Taurini di tradizione Franco-Alpina nel Torinese , gli Statelli e i Langates di tradizione Liguro-Provenzale nel Monferrato, nel Cuneese i Bagienni. Solo l'espansione gallica del secolo successivo conferisce al Piemonte una maggiore omogeneità.
2. Età Romana
L'espansione romana vera e propria dell'area alpina occidentale fu preceduta da accordi di tipo federativo con alcune delle tribù presenti sul territorio. Il primo nucleo abitativo romano si sviluppò tra il 173 e il 125 a.C., nella zona fra il Po, il Tanaro e la Stura (Pollentia = Pollenzo). Pochi decenni dopo fu fondata Dertona (l'attuale Tortona, in provincia di Alessandria), come guardia alla via Aemilia Scauri, con il conseguente sorgere di grandi aziende agricole nel Monferrato. Nel 100 a.C. fu costruita la colonia di Eporedia (l'odierna Ivrea, in provincia di Torino), allo scopo di difendere il territorio dalle incursioni delle tribù celtiche della Valla d'Aosta.
Il I secolo a.C. rappresenta un periodo di intensa romanizzazione: le mire di espansione coloniale oltre le Alpi obbligarono i Romani ad estendere il controllo su tutto il Piemonte e in quest'ottica si inserì la concessione della cittadinanza latina alla Cispadania nell'89 a.C. (di cui beneficiarono città come Alba e Acqui Terme).
Un ulteriore impulso venne dal piano augusteo di conquista e organizzazione dell'intero arco alpino: furono fondate nuove colonie (Augusta Taurinorum = Torino, Augusta Praetoria = Aosta, Vercellae = Vercelli e Novaria = Novara), riorganizzate le via commerciali e l'assetto amministrativo.
La situazione rimase invariata fino al III-IV secolo d.C., per poi mutare radicalmente con le invasioni barbariche e la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nei secoli successivi.
3. Alto Medioevo
Fra il V e VI secolo tre popolazioni non autoctone combatterono per il controllo del Piemonte: Bizantini, Burgundi e Goti.
Dopo il 568 il Piemonte, occupato dai Longobardi venne diviso in quattro ducati: Torino, Asti, Ivrea e S. Giulio d'Orta.
Carlo Magno invase l'Italia attraverso la Valle di Susa nel 773: i Franchi si imposero come ceto dominante, sovrapponendosi alle etnie locali e organizzando un ordinamento provinciale, che sopravvisse alla crisi dell'Impero Franco nell'888.
Alla fine del nono secolo il Piemonte risultava governato dall'unica marca d'Ivrea, affidata alla famiglia degli Anscari. Intorno al 950 questa marca si articolò in quattro nuove marche: una con centro a Torino, detta "arduinica"; due a sud-est, una "aleramica" e una "obertenga"; una ridotta marca d'Ivrea.
Il famoso marchese d'Ivrea Arduino fu l'ultimo re italico, prima dell'unione delle corone d'Italia e di Germania. Dopo la sua morte nel 1050, in quasi tutto il Piemonte aumentò il potere dei vescovi e iniziarono a diventare potenti alcune nuove casate: i marchesi di Saluzzo a sud e i conti di Savoia in Val di Susa.
4. Basso Medioevo
In seguito al disgregamento dell'ordine stabilito con l'Impero Carolingio, le comunità cittadine si organizzano in liberi comuni, che, all'avvento di Federico Barbarossa (metà del XII secolo), lotteranno uniti nella Lega Lombarda. Proprio durante la lotta contro l'imperatore la Lega edificò la "città nuova" di Alessandria.
Nel corso del XIV secolo perdono di importanza i comuni cittadini, sottomettendosi alle dinastie presenti sul territorio: i conti di Savoia controllano ora le valli di Susa e di Lanzo, Ivrea e il Canavese, poi Cuneo; i principi d'Acaia dominano sul Pinerolese, su Torino e nelle zone limitrofe verso sud; i marchesi di Saluzzo possiedono il territorio del Saluzzese e delle valli del Piemonte meridionale. Il Piemonte sud-orientale (Novara, Vercelli, Asti e Alessandria) è sottomesso alla casata dei Visconti di Milano.
Nonostante l'articolata composizione politica, in questo secolo il Piemonte inizia ad essere individuato come entità geografica.
5. Prima età moderna
Tra il Quattro e il Cinquecento si allarga il controllo sabaudo sulla regione: il duca Amedeo VIII subentra nel territorio dei principi d'Acaia, poi ottiene Vercelli dai Visconti. In seguito, nel 1531, l'imperatore Carlo V concede alla cognata Beatrice, moglie di Carlo II di Savoia, la contea di Asti e il marchesato di Ceva.
Ciò nonostante il Piemonte in questo periodo è spesso teatro di scontri e di occupazioni militari provocati dalla guerra tra Francia e Spagna. Solo nel 1559 con il trattato di Cateau-Cambrésis, Emanuele Filiberto di Savoia otterrà il controllo dei suoi territori.
I territori, i gruppi sociali e religiosi che entrano a far parte dello stato sabaudo a partire da metà Cinquecento non sono omogenei: con la maggioranza cattolica convivono piccoli nuclei ebraici e gruppi di protestanti nelle città e nelle valli. Permangono forti tradizioni istituzionali locali, la stessa giustizia a volte si sottrae al controllo di Torino; le varie regioni non seguono una politica comune dividendosi tra filospagnoli e filofrancesi.
Anche le risorse economiche sono molto differenti da zona a zona; solo una serie di nuove attività integrative attenua i contrasti economici. In particolar modo si sviluppa l'allevamento e la tessitura domestica della seta e verso la fine del Seicento, con l'introduzione del mulino da seta, nasce una precoce economia industriale.
Il Seicento rappresentò il secolo di formazione vera e propria dello stato sabaudo: vi furono tentavi prolungati di impadronirsi e addomesticare territori tanto diversi. Tentativi che si concretizzarono nella formazione di un apparato statale fortemente centralizzato, con nuove leggi e imposte a volte inique, per fronteggiare nuove guerre. Anche in questo senso si può interpretare la costruzione delle regge sabaude su quasi tutto il territorio piemontese.
Protagonista dell'ultima parte del secolo fu Vittorio Amedeo II di Savoia che sale al trono con un piccolo colpo di Stato destituendo la madre, Giovanna Battista di Savoia-Nemours, il 16 febbraio 1686 e subito si trova a dover sottostare al volere dell'ingombrante vicino, il Re Sole. Il Duca di Savoia è praticamente vassallo del Re di Francia, grazie alla politica filo francese fin'ora svolta dalla madre reggente in sua vece, francese essa stessa, legata da stretta parentela a Luigi XIV, ed al matrimonio da lui contratto con Anna d'Orléans, nipote del Re.
Ecco quindi che decide di stringere alleanza con l'Impero, andando a bussare alle porte di Vienna: "Da lungo tempo mi trattavano come vassallo, ora mi trattano come paggio; è venuto il tempo di mostrarmi principe libero ed onorato". A Vienna, inoltre, risiede il cugino, Principe Eugenio di Savoia-Carignano-Soissons, anch'egli fuggito dall'asfissiante corte di Versailles, inizialmente avviato alla carriera ecclesiastica ed ora grandissimo condottiero venerato dalla corte imperiale, prossimo a debellare per sempre l'incubo Turco dall'Europa nella battaglia di Zenta (1697). Entra così a far parte della Lega di Augusta, voluta da Guglielmo d'Orange, Re d'Inghilterra. Riuniva tutte le potenze antifrancesi dell'epoca, in gran parte protestanti: Gran Bretagna, Olanda, i Principati di Hannover, Sassonia, Baviera e Brandeburgo, Spagna, Svezia ed Impero Germanico.
Lo scontro con la Francia sfocia nella famosa battaglia della Marsaglia (1693).
6. Il Settecento
Nel XVIII secolo Vittorio Amedeo attua una profonda riorganizzazione amministrativa, la "perequazione dei tributi": un lungo processo di verifica delle immunità fiscali ecclesiastiche e nobiliari, dei titoli di proprietà e della qualità della terra. La formazione di una burocrazia e di un esercito efficiente, lo sviluppo dell'istruzione, attira sempre più gente dalle campagne; in particolare verso Torino grazie anche all'allargarsi della corte sabauda.
Sotto Carlo Emanuele III, il ducato sabaudo, in seguito ad una cruenta fase di riassetto dinastico del Sacro Romano Impero, fu protagonista di una nuova fase espansionistica che portò i confini dello stato fino al Lago Maggiore e al Ticino. Di questo periodo si ricorda la Battaglia dell'Assietta (17 luglio 1747) e la valorosa resistenza delle truppe Piemontesi, che riuscirono a sconfiggere l'esercito francese.
Nella seconda metà del secolo, le crisi economiche diventano più frequenti: nelle città e nella capitale sono le istituzioni assistenziali, soprattutto religiose, ad aiutare la popolazione impoverita.
L'ondata rinnovatrice dell'Illuminismo non riesce a far breccia nell'edificio assolutistico sabaudo, se non con l'arrivo delle armate francesi comandate da Napoleone nel 1796.
7. L'Ottocento
Il secolo XIX si apre sotto le insegne del dominio napoleonico: nel giugno del 1800 l'imperatore riporta a Marengo, in provincia di Alessandria, una delle sue più famose vittorie.
Terminato il periodo napoleonico, il Piemonte poteva vantare, all'indomani della Restaurazione, una identità relativamente omogenea oltre ad un senso spiccato della propria individualità.
Il periodo risorgimentale portò gli influssi del liberalismo europeo e i fermenti politici e ideali provenienti dai numerosi esuli, rifugiatisi a Torino da ogni parte della penisola. La parte centrale del secolo vide la regione e in particolare la monarchia sabauda impegnate nell' unificazione dell'Italia, iniziata con i primi moti nel 1821, proseguita con le guerre d'indipendenza (battaglia di Novara - 1849) e portata a termine, con l'esclusione di Roma, nel 1861.
Le riforme cavouriane produssero, a loro volta, sensibili mutamenti nell'assetto economico e sociale della regione, ancora molto antiquato rispetto ai moderni stati europei. Si avviarono le prime manifatture su scala industriale e si avviò una conduzione più capitalistica delle campagne, basata sullo sviluppo degli investimenti fondiari e sul rinnovamento delle colture.
Dopo l'unificazione il Piemonte si trovò ad affrontare, a seguito del trasferimento nel 1864 della capitale del nuovo Regno d'Italia da Torino a Firenze, una travagliata fase di transizione. L'economia agricola venne messa a dura prova dalla recessione che imperversò per oltre due decenni in Europa e dalla guerra doganale con la Francia. Torino, perso il primato politico subì anche una serie di tracolli finanziari delle principali banche, coinvolte nella speculazione edilizia a Roma, nel frattempo diventata ultima e definitiva capitale dello Stato Italiano. Solo all'inizio del nuovo secolo la regione superò la crisi, in coincidenza con la svolta liberale della politica di Giolitti, quando finì anche la lunga recessione dell'economia italiana.
8. Il Novecento
Nel corso del Novecento il Piemonte è stato protagonista di importanti movimenti sotto ogni profilo. A Torino il liberalismo ha annoverato esponenti illustri come Giolitti, Ruffini, Luigi Einaudi, Piero Gobetti; nelle fabbriche il movimento operaio e socialista ha compiuto le sue prime esperienze di sindacato; nella capitale subalpina è nato il partito comunista di Gramsci e Togliatti; contemporaneamente il capitalismo italiano ha conosciuto alcune delle sue stagioni più significative con la Fiat di Agnelli o l'Olivetti.
Nel capoluogo piemontese hanno fatto i primi passi il cinema, il telefono, la radio, la televisione, la moda, il calcio.
Torino, in seguito alla forte espansione industriale, divenne la meta di un esodo quasi biblico della gente proveniente dal Sud Italia, in cerca di lavoro; un fenomeno sociale senza pari nella storia del nostro paese, che portò anche forti tensioni sociali tra persone provenienti da diverse culture.
La città resta comunque specchio esemplare dell'universo piemontese, dei suoi retaggi tradizionali e delle sue spinte più innovative.
Il Piemonte è la regione dove si concentra una delle più alte quote di piccoli proprietari contadini e il maggior numero di borghi e villaggi. Ma è anche la regione che , accanto a questi segni di continuità con il passato, ha saputo rinnovarsi nell'ottica della modernità. Il Torinese e il Biellese hanno accentuato la loro vocazione industriale; il Canavese e le Langhe hanno saputo creare una fiorente industria integrata con il territorio, così come i territori tradizionalmente più poveri dell'Astigiano, dell'Alessandrino, del Novarese e del Vercellese, rimasti avvolti in un lungo letargo.
Verso il nuovo secolo, il Piemonte torna ad essere una società di frontiera, proiettata verso l'Europa, dove avranno sempre più importanza il sapere scientifico, la capacità di progettazione e la trasmissione di nuove conoscenze, legate però ad un profondo senso di appartenenza al territorio.
Informazioni tratte da "Il Piemonte e la sua storia", opuscolo abbinato all'omonima mostra itinerante
Luoghi di interesse storico e culturale
- Abbazia di Fruttuaria
- Sacri Monti del Piemonte
Geografia
(sezione da sviluppare)
A ovest e a nord il Piemonte è circondato dalle Alpi, a sud dall'Appennino, a est dalla pianura padana. È attraversato dal fiume Po.
A ovest il Piemonte confina con la Francia, a nord con la Valle d'Aosta, e con la Svizzera (in corrispondenza delle province di Vercelli e di Verbania), a est con Lombardia ed Emilia Romagna, a sud con la Liguria.
Il Piemonte è la seconda regione italiana per estensione, dopo la Sicilia.
Altri importanti fiumi sono:
- alla sinistra orografica del Po: Sesia, Dora Baltea, Dora Riparia, Ticino
- alla destra orografica del Po: Tanaro, Bormida
Natura
Nella regione ci sono 193.000 ettari di aree protette, pari al 7,6% della superficie totale, per un totale di 56 parchi e riserve regionali, due parchi nazionali Gran Paradiso e Val Grande, il Parco Regionale dei Laghi di Avigliana ed un parco provinciale del lago di Candia.
Particolarmente rilevante l'impegno ambientale profuso nella tutela della fascia fluviale del Po che è stato il primo ad essere realizzato.
Demografia
(sezione da sviluppare)
[http://www.regione.piemonte.it/stat/bdde/index.htm Banca dati regionale (pubblico accesso)]
Economia
La Regione Piemonte è uno dei membri del consorzio TOP-IX.
Cultura
(sezione da sviluppare)
- [http://www.e-opinion.info rivista] (in piemontese)
- [http://www.piemont.org/main.html informazioni sul Piemonte] (in piemontese)
- [http://www.paolocastellina.net/piemonte/ informazioni sul Piemonte] (in piemontese)
Amministrazioni
- Comuni della provincia di Alessandria (190)
- Comuni della provincia di Asti (118)
- Comuni della provincia di Biella (82)
- Comuni della provincia di Cuneo (250)
- Comuni della provincia di Novara (88)
- Comuni della provincia di Torino (315)
- Comuni della provincia del Verbano Cusio Ossola (77)
- Comuni della provincia di Vercelli (86)
Voci correlate
- Elenco dei Presidenti del Piemonte
Categoria:Regione Piemonte
ja:ピエモンテ州
simple:Piedmont
Toscana
La Toscana è una delle maggiori regioni italiane per partimonio culturale e paesaggistico, il capoluogo regionale è Firenze.
Posta nell'Italia centrale, confina a nord-ovest con la Liguria, a nord con l'Emilia-Romagna, a est con le Marche e l'Umbria, a sud con il Lazio. Ad Ovest i suoi 320 km di costa sono bagnati dal Mar Ligure e dal Mar Tirreno. La Toscana amministra anche le isole dell'Arcipelago Toscano, fra cui la principale è Isola d'Elba.
Geografia
Il territorio toscano comprende vaste pianure e importanti massicci montuosi. Sia a nord che a est la Toscana è circondata dagli Appennini, ma il territorio è prevalentemente collinare. Gli altri rilievi importanti della regione sono le Colline del Chianti, che addolciscono le campagne tra Siena e Firenze, le Colline Metallifere, che separano l'entroterra meridionale pisano dalla Maremma, i Monti Pisani tra Pisa e Lucca, il Monte Amiata, antico vulcano ormai spento che svetta tra le province di Siena e Grosseto, e il Pratomagno, che è quasi completamente circondato dall'Arno e divide la parte appenninica dell'aretino, il Casentino, dal Valdarno superiore fiorentino.
Il fiume principale è l'Arno.
- Monti principali: Monte Prado 2050 m, Monte Pisanino 1946 m, Corno alle Scale 1945 m
- Fiumi principali: Arno 241 km, Ombrone 161 km, Serchio 111 km
- Laghi principali: Laguna di Orbetello 26,2 km², Lago di Massaciuccoli 6,9 km², Lago di Chiusi 3,9 km², Lago di Montepulciano 1,9 km²
- Isole: Isola d'Elba 223,5 km², Isola del Giglio 21,2 km², Isola di Capraia 19,3 km², Isola di Montecristo 10,4 km², Isola di Pianosa 10,3 km²
Storia
Vedi la Categoria:Storia della Toscana.
Antichità
Città-stato
Durante il XV secolo, importanti città toscane vennero conquistate dalla repubblica fiorentina.
Granducato di Toscana
Toscana sotto l'Italia
Nel 1860 un plebiscito svoltosi l'11 e il 12 marzo fa sí che la Toscana faccia parte del nascente Regno d'Italia.
Cultura, arte e scienza
Personalità del mondo dell'arte, della cultura, della politica e della scienza di origine toscana (in ordine alfabetico)
- Aldo Palazzeschi
- Amedeo Modigliani
- Amerigo Vespucci
- Andrea del Verrocchio
- Andrea della Robbia
- Antonio Meucci
- Baccio D'Agnolo
- Beato Angelico
- Benvenuto Cellini
- Bernardino da Siena
- Carlo Azeglio Ciampi
- Carlo Collodi
- Cecco Angiolieri
- Curzio Malaparte
- Dante Alighieri
- Donatello
- Duccio di Buoninsegna
- Filippo Brunelleschi
- Francesco Datini
- Francesco Guicciardini
- Francesco Petrarca
- Galileo Galilei
- Giacomo Puccini
- Gian Lorenzo Bernini
- Giorgio Vasari
- Giosuè Carducci
- Giotto
- Giovanni Boccaccio
- Giovanni Gronchi
- Girolamo Savonarola
- Giuseppe Ungaretti
- Jury Chechi
- Leonardo da Vinci
- Leon Battista Alberti
- Lorenzo de Medici
- Lorenzo Ghiberti
- Luca della Robbia
- Mario Monicelli
- Marsilio Ficino
- Masaccio
- Michelangelo
- Niccolò Machiavelli
- Niccolò Pisano
- Oreste Del Buono
- Piero della Francesca
- Pietro Mascagni
- Pontormo
- Roberto Benigni
- Rosso Fiorentino
- Sandro Botticelli
- Santa Caterina da Siena
- Vasco Pratolini
Cucina
- Bistecca alla Fiorentina
- Cacciucco
- Ciambellino
- Cantuccino
- Ribollita
Economia
La regione è conosciuta nel mondo grazie alle molte opere d'arte e al Chianti, uno dei vini più famosi d' Italia. Da non dimenticare i numerosi allevamenti di bovini e la produzione d'olio d'oliva.
Il turismo si riversa soprattutto nelle città d'arte, sulla costa e nelle isole.
Importanti sono anche le cave di marmo in Versilia, Garfagnana e nelle Alpi Apuane.
Amministrazioni
- Comuni della provincia di Arezzo (39)
- Comuni della provincia di Grosseto (28)
- Comuni della provincia di Firenze (44)
- Comuni della provincia di Livorno (20)
- Comuni della provincia di Lucca (35)
- Comuni della provincia di Massa-Carrara (17)
- Comuni della provincia di Pisa (39)
- Comuni della provincia di Pistoia (22)
- Comuni della provincia di Prato (7)
- Comuni della provincia di Siena (36)
Questo è l'ordine dei capoluoghi di provincia secondo il numero di abitanti: Firenze (352.000 ab.); Prato (181.892 ab.); Livorno (161.300 ab.); Arezzo (92.300 ab.); Pisa (92.000 ab.); Pistoia (85.900 ab.); Lucca (85.500 ab.); Grosseto (72.600 ab.); Massa (68.100 ab.); Siena (54.400 ab.).
Il Parlamento regionale degli studenti è un organo creato nel 2001 dalla Regione Toscana in collaborazione con la IRRE Toscana e il ministero della Pubblica Istruzione, Università e Ricerca. È formato da 60 studenti provenienti da tutte le province toscane ed ha come compito quello di garantire i diritti agli studenti avendo come interfaccia il Consiglio regionale toscano.
Voci correlate
- Elenco dei Presidenti della Toscana
- Ducato di Tuscia
- Elenco dei Signori di Toscana
- Tuscia
Collegamenti esterni
- [http://www.archeogr.unisi.it/repetti/index.html Emanuele Repetti, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana] (1835)
ja:トスカーナ州
ko:토스카나 주
Marche
Le Marche sono una regione italiana dell'Italia Centrale di 1,4 milioni di abitanti, con capoluogo Ancona. Confinano con l'Emilia-Romagna, la Toscana, l'Umbria, l'Abruzzo, il Lazio, ed il Mar Adriatico.
Geografia
Le Marche, regione del centro Italia, si colloca sul versante medio Adriatico e occupa 9.692 kilometri quadrati di territorio italiano. Presenta una forma caratteristica di un pentagono irregolare e si sviluppa perlopiu' in verticale da nord a sud.
La sponda del litorale possiede ampie spiagge sabbiose, ad eccezione del Monte Conero, punto piu' alto del versante marittimo. Gli altri due rilievi della costa sono i due colli che delimitano la citta' di Pesaro: il colle San Bartolo e il colle dell'Ardizio.
Man mano ch si procede verso l'interno si delinea la zona collinosa, un'area che si estende per 200 kilometri da nord a sud. La dolcezza e la grazia sono i due aggettivi che denotano la magnificenza di questo paesaggio, che l'occhio umano non puo' certo dimenticare.
Nella zona appenninica non si notano cime elevatissime, il gruppo montuoso piu- elevato e' la pittoresca catena dei Sibillini, in provincia di Ascoli Piceno, di cui il Monte Vettore(2478 m.) padroneggia. Altri monti importanti della regione sono: Monte Nerone (m.1526), Monte Catria (m.1702), Monte Pennino (m.1570), Monte Rotondo (m.2103), Monte Fema (m.1575), Monte Priore (m.2334), Monte Bove(m.2143), Monte Sibilla (m.2175), Monte Vallelunga (m.2221), Monte Porche (m.2335), Monte Argentella (m.2201).
Il clima e' mite con lievi sbalzi di temperatura da stagione a stagione: estati calde, ma rinfrescate dalla benevole brezza marina, inverni con regolari piogge di stagione. Nelle zone montuose estati fresche e inverni freddi con ampia possibilita' di neve.
Economia
L'economia marchigiana e' costituita maggiormente da una fiorente piccola-media industria distribuita equamente in tutto il suo territorio. Tra i settori di spicco possiamo trovare: l'industria delle calzature, in numerosi centri delle province di Macerata e Ascoli, l'industria mobiliera e meccanica pesarese, quelle vitivinicole dei Castelli di Jesi, patria del verdicchio; la grande industria navale di Fano e Ancona e poi quella turistica, ogni anno sempre piu' florida grazie ai tanti centri balneari e artistici, i quali attirano tanti turisti dall'Italia e dall'Europa.
Amministrazioni
- Comuni della provincia di Ancona (49)
- Comuni della provincia di Ascoli Piceno (73)
- Comuni della provincia di Macerata (57)
- Comuni della provincia di Pesaro e Urbino (67)
Voci correlate
- Elenco dei Presidenti delle Marche
Categoria:Regione Marche
ja:マルケ州
San Marino
(Nota: Se cercavi informazioni sul santo di nome Marino vedi San Marino martire)
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La Serenissima Repubblica di San Marino è un piccolo Stato (60,5 km², 28.880 abitanti, capitale Città di San Marino) dell’Europa meridionale.
È un’enclave dell'Italia, compresa tra l'Emilia-Romagna a nord (provincia di Rimini) e le Marche a sud (provincia di Pesaro e Urbino).
San Marino è ritenuta la più antica repubblica del mondo: la tradizione ne fa risalire la fondazione al 301 d.C.
La lingua ufficiale è l’italiano.
Storia
La tradizione fissa la fondazione dello Stato il 3 settembre 301 d.C. ad opera del Santo Marino, rifugiatosi sul Monte Titano per fuggire dalle persecuzioni anticrisitane.
La Repubblica è stata sottoposta al vincolo feudale del vescovo di San Leo fino al 1351, quando dopo essere già stata riconosciuta dallo Stato della Chiesa, diviene un libero comune. Già agli inizi del secolo XIV secolo, infatti, San Marino partecipa ad una lega ghibellina insieme alle città di Arezzo, Cagli, Forlì, Osimo, Urbino.
Durante il Medioevo e l’età rinascimentale, San Marino sviluppa peculiari istituzioni di autogoverno, che tuttavia si indeboliscono a partire dal 1700, quando il potere viene sostanzialmente preso dalle famiglie patrizie. Questa situazione perdura fino al 1906.
Durante il Risorgimento, San Marino costituì un rifugio sicuro per molti dei personaggi che parteciparono ai moti di quegli anni. L’appoggio fornito a Garibaldi permise di negoziare e ottenere la garanzia dell’indipendenza dall’Italia. Subito dopo l’Unità il riconoscimento della sovranità venne sancito un trattato di amicizia.
San Marino conobbe un regime fascista, che ispirandosi a quello italiano si pose a tutela degli interessi della classe borghese e patrizia.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, San Marino rimase neutrale. Ciò consentì di accogliere oltre 100.000 rifugiati. Tuttavia, la neutralità non impedì al Paese di essere bombardato e invaso.
Nel dopoguerra si alternano governi di sinistra, con la presenza del Partito Comunista, e di centro, supportati dal Partito Democratico Cristiano.
Nel 1960 venne riconosciuto il voto alle donne.
Dal 1992 San Marino è membro effettivo dell’ONU.
Geografia
San Marino () è il terzo Paese più piccolo d’Europa.
Lo Stato sorge sull’Appennino_tosco-emiliano: il Monte Titano è il punto più alto del Paese.
Il clima è mediterraneo, con estati calde e inverni miti.
Il territorio dello Stato è suddiviso in 9 municipalità dette Castelli.
La popolazione di 28.880 abitanti (2005, stima) è composta in prevalenza da cittadini sammarinesi e italiani.
La religione prevalente è quella cattolica, la lingua è l’italiano.
L’economia è fondata sul turismo, le altre principali attività sono l’intermediazione finanziaria, l’industria leggera, l’emissione di francobolli e di monete da collezione. La Repubblica può contare su un costante avanzo di bilancio e non ha debito pubblico.
Politica
San Marino è una repubblica parlamentare.
Gli organi costituzionali della Repubblica sono:
- il Consiglio Grande e Generale, il parlamento monocamerale di 60 membri eletti con sistema proporzionale
- il Congresso di Stato, l’organo esecutivo formato da 10 Segretari di Stato
- i Capitani Reggenti, i due Capi di Stato che esercitano collegialmente funzioni prevalentemente simboliche
- il Consiglio dei XII, organo giudiziario
- le Giunte di Castello
La maggioranza al governo è composta dal 2003 da Partito Democratico Cristiano, Partito Socialista e Partito dei Democratici.
Il sistema giudiziario è di diritto civile, che risente dell’influenza del diritto italiano; è previsto che i giudici ordinari siano stranieri.
La Repubblica di San Marino detiene un primato nel mondo. E' infatti la Nazione che ha il più breve periodo di permanenza in carica del suo capo dello Stato. I due capi dello Stato - i Capitani Reggenti - durano in carica solo sei mesi. Ogni aprile e ogni ottobre vengono eletti i nuovi Capitani. In Europa, solo la Svizzera (altro Paese confinante con l'Italia) ha una breve durata del capo dello Stato: un anno.
Viabilità
Le norme per la guida e la circolazione sono sostanzialmente analoghe a quelle previste per l'Italia.
Voci correlate
2003
2003
- Difesa a San Marino
- Cultura di San Marino
- Comunicazioni a San Marino
- Trasporti a San Marino
- Chiesa cattolica di San Marino
Collegamenti esterni
- [http://www.sanmarinonotizie.com Tutte le notizie dalla Repubblica]
- [http://www.omniway.sm Il Portale di San Marino]
- [http://www.sanmarinosite.com Il Portale della Repubblica di San Marino]
- [http://www.elezioni.sm/src/elezioni La Pagina dedicata alle elezioni]
- [http://www.sanmarinortv.sm RTV San Marino]
- [http://www.educazione.sm/scuola/servizi/CD_virtuali/lavori_scuole/sanmarino/fascismo.htm Il Fascismo a San Marino]
- [http://www.consigliograndeegenerale.sm Consiglio Grande e Generale]
- [http://www.fsgc.sm/ FGCS]
- [http://www.cia.gov/cia/publications/factbook/geos/sm.html]
- [http://www.bandaserravalle.sm La secolare Banda di Serravalle]
- [http://www.sanmarinoconcertband.sm San Marino Concert Band]
- [http://www.rsm.splinder.com Il blog di informazione e cultura sammarinese]
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Romagna
La Romagna è una regione storica dell'Italia settentrionale, che insieme all'Emilia forma la regione dell'Emilia-Romagna.
Limiti
I suoi confini geografici sono: ad ovest il fiume Sillaro, a nord il fiume Reno, a sud-ovest lo spartiacque dell'Appennino tosco-romagnolo, a est il mare Adriatico, a sud-est il promontorio di Punta Focaia, nei pressi di Gabicce. Essa comprende le provincie di Ravenna, Forlì, Rimini e parte della provincia di Bologna (circondario di Imola).
Storia
La storia della Romagna comincia prima dell'epoca romana:
La Romagna preromana
La Romagna fu abitata già in epoca preistorica, come dimostrano vari ritrovamenti: il sito più famoso è quello di Monte Poggiolo, presso Forlì, nel cuore, dunque, della Romagna.
Il Monte Poggiolo è un colle presso la città di Forlì, su cui sorge un interessante castello, purtroppo ancora da restaurare. A poca distanza dal castello, in località detta Ca' Belvedere, sono stati ritrovati, a partire dal 1983, migliaia di reperti litici, manufatti risalenti a circa ottocentomila anni fa, considerati di grande importanza per la conoscenza non solo della storia locale, ma della storia tutta dell'Italia del Paleolitico.
I primi abitanti dell'attuale Romagna di cui abbiamo notizia furono gli Umbri e gli Etruschi. Tuttavia, circa nel 350 AC cedettero il passo e il territorio al popolo che dette la prima impronta alla Romagna: i Celti; senza tuttavia scomparire. Infatti, con ogni probabilità, il grande commediografo di Sarsina (oggi in provincia di Forlì) Tito Maccio Plauto era di origine umbra.
Migrati dal nord, i Celti si stanziarono in Italia nella Gallia Cisalpina, che dalle Alpi scende a sud e comprende Pianura Padana, parte dell'Appennino settentrionale e dell'Italia nord-orientale. Tra le numerose tribù celtiche scese in Italia furono i Senoni, i Lingoni, e i Boi quelle di maggior importanza
L'epoca Celtica
All'ondata celtica, gli Umbri e gli Etruschi resistettero militarmente finché possibile, per poi fatalmente soccombere all'esercito avversario. Sconfitti gli Etruschi sul Ticino, i Boi e i Senoni superarono l'Eridano cacciando gli ultimi gruppi di resistenti. Raggiunta la costa adriatica, i Senoni riuscirono ad occupare un vasto territorio i cui confini, come già Livio racconta, furono subito chiari: penetrarono fino alla costa adriatica e occuparono le terre comprese tra il fiume romagnolo Utis (Montone) e il fiume Esino, che scorre presso l'odierna Pesaro. Così, mentre Lingoni e Boi si stanziarono nella pianura Padana settentrionale, i Senoni popolarono la Romagna meridionale spingendosi fino alle Marche.
Oltre a dimostrare un'invidiabile organizzazione militare, i Celti si rivelarono una stirpe civile e rispettosa: l'occupazione dell'attuale Romagna non fu un bieco sfruttamento ma un fertile e duraturo insediamento, che a distanza di oltre 2000 anni ha tramandato tra le altre cose anche il dialetto romagnolo, derivato dal latino ma con un consistente substrato celtico, come ha rilevato il linguista Giacomo Devoto.
L'avvento dei Romani
La permanenza dei Celti fu subito minacciata dalla nuova, emergente, potenza dei Romani. Un pericolo di cui i Celti si resero conto già prima della realizzazione di quella Via Emilia che, iniziata nel 181 AC, sarà il mezzo di penetrazione romana nei territori. Nonostante tutto, davanti all'imminente pericolo Senoni e Boi rimasero disuniti, probabilmente per contrasti sul controllo dei commerci nell'alto Adriatico.
Nel 390 AC, per risposta all'avanzata romana, i Senoni capitanati da Brenno occuparono Roma con un esercito nel quale furono certamente presenti i romagnoli dell'epoca. Ma è Roma la predestinata: nel 295 AC con la vittoria a Sentino iniziò il tramonto dei Senoni, che pochi anni dopo furono definitivamente sopraffatti.
Molte città della Romagna sono di origine romana: Ariminum (Rimini), Forum Livii (Forlì), Forum Cornelii (Imola), ecc.
Epoca Repubblicana
Nel 192 AC, quando Publio Cornelio Scipione (detto l'africano) cacciò i Celti oltre il Po, sarà la successiva battaglia di Milano a scacciare i Galli oltre le alpi e a chiudere il loro dominio dopo oltre tre secoli di stanziamento in Italia e in Romagna.
Nonostante la conquista romana, l'eredità celtica non fu affatto cancellata. L'occupazione fu infatti rispettosa dei predecessori: Senoni e Lingoni non compromessi con Annibale furono autorizzati a rimanere nei territori e, pare, beneficiarono anche della distribuzione e della messa a cultura delle terre attraverso il sistema di centuriazione romana. Con il processo di romanizzazione lo "strato" celtico dei romagnoli non scomparve, ma si sovrappose alla nuova cultura imperante. Sotto il dominio della potenza Romana e al centro della lotta fra Mario e Silla, la Romagna parteggiò per Mario, al quale si alleò anche Ravenna, che eresse in suo nome una statua nel foro. La scelta fu, però, deleteria, perché intere città andarono distrutte nel corso della guerra civile: toccò, ad esempio, a Forlì nell'88 AC. La città venne, più tardi, ricostruita dal pretore Livio Clodio.
Infatti, proprio a Ravenna si diresse la flotta di Metello, luogotenente di Silla, che vi pose il centro delle sue operazioni. Così, diretto verso la via Emilia, Metello interruppe le comunicazioni mariane e poi sbaragliò a Faenza gli uomini di Carbone e Normanno.
Successivamente arrivò la crisi della repubblica romana e l'avvento di quei "regimi personali" che culminano con Cesare. Proprio Cesare, che ancora ricorda le narrazioni delle grandi invasioni celtiche, vide nella Gallia Cisalpina la chiave per la conquista dell'impero e un territorio con le migliori truppe. Era infatti la Romagna il consolato più ambito.
Il convegno di Lucca del 56 AC assegnò a Cesare (come stabilito fra lui e Pompeo) il consolato della Gallia per il 48 AC: ma quando il Senato fece retromarcia e intimò a Cesare di cedere il governo della Gallia e sciogliere il suo esercito, Cesare reagì da par suo. Il 12 gennaio del 49 AC varcò il Rubicone, al tempo confine invalicabile per un generale in armi ed oggi corso d'acqua della provincia di Forlì-Cesena, diretto verso Rimini e poi su Roma. Da questo gesto incominciò la sua straordinaria avventura che lo porterà alla vittoria su Pompeo nella battaglia di Farsalo del 48 AC e al definitivo dominio di Roma. Anche in questo caso la Romagna dimostrò una sorta di "vocazione" ai grandi appuntamenti della storia.
Epoca Imperiale
Con Augusto e l'epoca imperiale acquistò crescente importanza Ravenna e il porto di Classe. Come ci racconta Plinio nella sua Naturalis historia, l'Italia è geograficamente suddivisa in 11 regioni. La Romagna è compresa nell'ottava regione, detta Gallia Togata Cisalpina e ha per confini l'appennino, il Po e Rimini, o come dice il Rossetti "il Crustumium, che si ritiene rappresentato dal fiume Conca: quindi con ciò ne risulterebbe un terzo spostamento del confine gallico, il quale sarebbe così passato dal Rubicone al Conca".
La ripartizione del territorio italico cambiò con Traiano prima e con Adriano poi: l'Italia era composta da 18 province, suddivisione approvata da Costantino nel 336 e poi ammessa dall'imperatore Giustino. In questa importante divisione la Gallia Cispadana era separata in due province distinte, decima e undecima, chiamate rispettivamente Emilia e Flaminia e aventi Bologna e Ravenna come capitali. Una divisione significativa di due territori che già allora erano sostanzialmente distinti.
Le invasioni barbariche e l'Esarcato
Dopo Cesare e il successivo potere augusteo la storia della Romagna ricalcò quella di un Impero che dopo secoli di indiscusso dominio inizia a scricchiolare, per poi cedere sotto il peso delle continue invasioni barbariche.
Nel 402 Alarico, re dei Visigoti, invase l'Italia e saccheggiò la Flaminia e fece prigioniera Galla Placidia, figlia di Teodosio e sorella di Arcadio e Onorio.
Nel 410 avvenne il Sacco di Roma di Alarico.
Sessantasei anni dopo, nel 476: Odoacre, re degli Eruli, scese in Italia, entrò vittorioso a Ravenna e passò a Roma dove depose Romolo Augustolo. Proprio con la data del 476 gli storici hanno concordato la fine dell'Impero Romano e l'inizio del Medioevo (più precisamente l'Alto Medioevo).
A Odoacre seguì Teodorico, che conservò come Odoacre leggi e costumi romani. Fu in questo periodo che avvenne un fatto di eccezionale importanza per la storia romagnola: la nascita nel 585 dell'Esarcato. Fondato dall'esarca Smaragdo, fu una provincia di dominio bizantino con capitale Ravenna, sulla base delle disposizioni imperiali di Maurizio. Similmente al cesaropapismo orientale (poteri temporali e spirituali in un solo uomo) al vertice dell'Esarcato si trovava l'esarca, con pieni poteri religiosi, politici e militari su un territorio comprendente oltre Ravenna anche gran parte della futura Romagna, che includeva anche le città di Ferrara, Bologna e Adria. Le invasioni in suolo italico continuano e nel 568 è il turno dei Longobardi capitanati da Alboino che l'anno successivo si impossessa di Piacenza, Parma, Reggio e Modena. Ma la potenza Longobarda trova proprio nell'Esarcato Ravennate un grande ostacolo.
La Romagna
Nonostante le continue invasioni l'Esarcato (favorito dalla sua ottima collocazione geografica resistette ai longobardi, che non riuscirono a penetrare nel territorio compreso tra il fiume Sillaro e il Reno: l'"insula esarcale" (così venica chiamata) rimase l'unico punto della penisola retto da leggi, costumi e sistema alimentare di derivazione romana.
È in questa circostanza che sorse il termine Romagna: mentre il territorio sottoposto ai longobardi venne denominato Longobardia (poi Lombardia), l'insula esarcale divenne per contrapposizione "Romandiola", "Romania" e poi "Romagna" Furono secoli decisivi per la caratterizzazione culturale, giuridica, folklorica e produttiva del territorio, ma soprattutto di differenziazione con Bologna che, anche grazie all'apporto longobardo alla sua università degli studi, assorbì fortemente la cultura degli occupanti. Lo dimostra in modo inconfutabile la calata in Italia di Federico Barbarossa contro i longobardi: mentre Bologna partecipò alla battaglia del Carroccio (Legnano) nel 1176 e fece dello stendardo il simbolo del suo emblema municipale, le città romagnole rimasero indifferenti. Forlì, in particolare, desiderosa di conquistare spazi di autonomia dal potere papale i più ampi possibili, cominiò ben presto a coltivare le sue caratteristiche tendenze ghibelline.
La "romanità" di queste zone ha avuto, pare, influenza non piccola anche in campo artistico: secondo Henri Focillon, infatti, l'arte romanica, soprattutto in architettura, deriva dall'adattamento dell'arte imperiale bizantina, ben presente a Ravenna, ad altri ambienti, come quelli rurali, ad esempio. Pertanto, già verso la metà del primo millennio dell'era cristiana, nelle pievi delle campagne tra Ravenna e Forlì il romanico aveva compiutamente assunto quelli che saranno per secoli i suoi caratteri definitivi. Stiamo parlando dell'area allora chiamata "Romània" (da cui l'odierno "Romagna"), cosa che giustificherebbe lo stesso aggettivo "romanico": si tratterebbe appunto dello stile "della Romania".
Diversità storiche fra la Romagna e l'area oggi detta emiliana si riscontrarono in differenti settori della vita economica e produttiva: nelle campagne della Longobardia il ruolo centrale che le città avevano giocato in età romana venne assunto da nuove realtà di stampo rurale come le corti i villaggi o i potenti monasteri di campagna. Al contrario, nella Romania la città continuò a rappresentare - secondo il modello romano - il perno della vita civile, amministrativa, religiosa ed economica.
La valorosa storia dell'Esarcato terminò nel 751, dopo un secolo e mezzo di gloriose vicende, con la conquista da parte del re longobardo Astolfo. Alla conquista longobarda seguì quella Franca: nel 756 Pipino re dei franchi cedette la Romagna al Pontefice Stefano II. Così, dopo una fase di alterne vicende nel controllo politico della Romagna tra i longobardi e l'arcivescovo di Ravenna, l'intervento dei Franchi è decisivo per la soluzione del conflitto in favore della Chiesa.
Tra la donazione di Pipino e l'epoca dei Comuni e delle Signorie la Romagna fu oggetto di contesa fra Papato ed Impero. Solo nel 1278, Rodolfo d'Asburgo, per ottenere l'icoronazione imperiale, accettò di cederla al Pontefice. In realtà, neanche questo gesto placò le acque: anzi, parte della popolazione e dei signori della Romagna, come è il caso, in primo luogo, di Forlì e degli Ordelaffi, accentuò le proprie simpatie ghibelline appunto in nome della lotta per l'autonomia e l'autogoverno. Insomma, la Romagna tardomedioevale, lungi dall'obbedire compatta al potere temporale della Chiesa, si caratterizzò, come ci racconta Dante, per spirito di indipendenza e per grande rissosità. Come già afferma Vochting: "La storia della Romagna nel passaggio dal Medioevo al Rinascimento, ha caratteri affini alla storia delle altre parti dell'Italia settentrionale e centrale". In Romagna dai Comuni si svilupparono piccole Signorie che, protette alle spalle dall'Appennino ai fianchi e di fronte dal mare, fiumi e paludi, poterono giocare abbastanza a lungo la loro autonomia con gli stati cresciuti intorno. Poi l'azione dello Stato Pontificio, avviata da Cesare Borgia, pose fine a quella situazione e da allora la Romagna condivise per 350 anni il destino politico del potere temporale dei Papi.
Per quanto riguarda l'organizzazione produttiva, non mancarono nel Medioevo romagnolo piccoli proprietari che lavorarono la propria terra, ma fu un modello molto meno diffuso di quello che prevedeva la distinzione fra proprietà e lavoro, nella quale la prima era dei nobili. Se il romagnolo (l'Esarcato docet) era mal disposto al sopruso, nell'epoca dei signori locali (Malatesta, Da Polenta, Ordelaffi, ecc.) gli antenati dei moderni romagnoli rifiutarono un ruolo passivo nel gioco di equilibri tra papa e imperatore.
Nel 1500 il duca Valentino, su mandato del papa Alessandro VI (che era un Borgia), realizza il Ducato di Romagna sconfiggendo le varie signorie locali e ricalcando sostanzialmente i confini della Romandiola di epoca longobarda. Nel XVI secolo, con la caduta di Cesare Borgia le maggiori famiglie romagnole sono coinvolte nella lotta per il potere locale, una lotta che impedisce l'unificazione della regione, luogo di conquista di potenze esterne come i Visconti, Venezia e il Papato.
Nel 1559 la pace di Cateau-Cambrésis divide l'Emilia-Romagna tra Farnese (duchi di Parma e Piacenza), Estensi (duchi di Ferrara, Modena e Reggio) e Stato Pontificio (Romagna). È un assetto stabile, che resterà immutato per circa tre secoli.
Nel 1796 arrivarono in Romagna i francesi di Napoleone. Pur nella presenza di alcuni fatti tragici (sacco di Lugo, spogliazioni, pesanti contribuzioni),si puà affermare senza dubbio che la calata napoleonica abbia portato una ventata di novità che infiammarono l'animo dei giovani romagnoli. Sorsero nuovi ideali e proprio ora si iniziò a parlare di unità nazionale. È proprio con Napoleone che al territorio romagnolo venne conferito ufficiale riconoscimento con la nascita della provincia del Pino (Ravenna) e del Rubicone (Forlì).
Purtroppo, Napoleone significò anche sommi torti: nel 1800 il Bonaparte chiuse la gloriosa università di Cesena (vecchia di 5 secoli) in parte per non dare concorrenti a Bologna e in parte per fare uno sgarbo a Pio VI, irriducibile avversario cesenate. Quando nel 1815 il Congresso di Vienna ripristinò lo status quo ante i romagnoli non ci stettero: contro il ripristinato potere papale fioriscono società segrete (di matrice anche massonica) e prendono vita rivolte che culminano nei moti del 1820, 1830-31 e 1848.
1848
Col tempo, l'opposizione si rinvigorì con la predicazione mazziniana e l'azione garibaldina, che trovarono in Romagna un terreno favorevole al loro diffondersi. L'élite romagnola si adoperò nel risorgimento soprattutto sul versante repubblicano, nonostante la compresenza di patrioti di stampo sabaudo. Ma i romagnoli pagarono un prezzo alto per il loro vigore: dopo la costituzione del Regno d'Italia, la monarchia negò la realizzazione di qualsiasi istituzione autonoma romagnola temendo un eroico furore destabilizzante. Era troppo fresco il ricordo di figure quali Felice Orsini, Piero Maroncelli e Aurelio Saffi. Storiche, politiche, etniche: tutte le oggettive ragioni pro-romagna non superano la pregiudiziale antiromagnola della monarchia.
Nel 1864 cadde definitivamente l'ipotesi, auspicata da Vincenzo Gioberti e Carlo Cattaneo, di organizzare il Regno d'Italia in termini regionalistici e ci si incamminò verso uno Stato accentrato di matrice napoleonica. Le presunte regioni divennero "Circoscrizioni di decentramento statistico-amministrative" senza peso politico, semplici strumenti operativi del potere. Tutto questo nonostante nel 1860 la Commissione istituita a Torino nel 1860 presso il Consiglio di Stato espresse pieno assenso per un'impostazione regionalistica.
Intanto la parola d'ordine rimase sempre "stemperare nel moderatismo degli ex-ducati il rivoluzionarismo romagnolo". Fu questa la ratio che portò Farini a consegnare alla monarchia una regione nata disseppellendo il termine "Emilia", esistito soltanto all'epoca augustea, per la durata di un secolo e per un territorio assai diverso dall'attuale e con la sottrazione di Imola (città in cui Andrea Costa, tra i grandi fautori di quel cooperativismo che tanto darà alla Romagna, fonderà il Partito Socialista Rivoluzionario Romagnolo) alla provincia ravennate a favore di Bologna. Tra le proteste, spicca quella di Carlo Cattaneo.
Guardando la storia, le divergenze tra Emilia e Romagna sono profonde. Bologna è il capoluogo della Romagna quando le città guida sono state Forlì e Ravenna. Bologna non fu sotto i Senoni, si integrò coi longobardi, fu estranea al Ducato di Romagna, ebbe Signorie che mai misero piede in territorio romagnolo. Infine, Bologna provò un trattamento autonomo da parte di Napoleone e la sua importanza nel Risorgimento è sempre stata sul versante liberale.
Il discorso regionalistico che non si afferma con l'Unità di Italia torna all'ordine del giorno dopo il 2 giugno 1946, entrando nei lavori dell'Assemblea Costituente.
A sostenere l'autonomia romagnola sono personaggi come Aldo Spallicci, Giuseppe Fuschini, Emilio Lussu.
La richiesta fu avanzata anche da Molise, Salento, Emilia lunense (ex ducato di Parma) Se la pregiudiziale antimonarchica scompare, l'urgenza di stabilire le regioni nel più breve tempo possibile lascia tutto immutato, eccezion fatta per uno spiraglio democratico: è concesso di rimandare a tempi migliori la questione. Come dirà Palmiro Togliatti:"Noi vogliamo le Regioni nel più breve tempo possibile. Senza porre ostacoli che ci impediscano di arrivare a questo risultato, lasciamo aperta una possibilità automatica di correzioni. Vi è un articolo che lo prevede: applichiamo quell'articolo. Questa è la giusta linea democratica." Rimane ancora aperto il discorso regionalistico. Non sanata dalla costituente, l'ambizione della Romagna di divenire regione autonoma distinta dall'Emilia è sfociata dall'inizio degli anni "90 nell'attività del MAR (Movimento per l'Autonomia della Romagna), fondato dall'onorevole socialista Stefano Servadei, dal senatore democristiano Lorenzo Cappelli e da altri, che tutt'ora si batte per ottenere la regione Romagna, dopo aver raccolto oltre 90.000 aderenti. La norma che potrebbe consentire ai romagnoli di esprimersi con un referendum sulla nascita della nuova regione, aggirando gli ostacoli politico-burocratici che attualmente rendono impossibile lo svolgersi del referendum, è contenuta come disposizione transitoria nel progetto di riforma federalista dello Stato voluto in particolare dalla Lega Nord con il nome di Devolution.
Gastronomia
I caratteri della cucina romagnola sono eminentemente contadini; l'apporto della cultura marinara è di scarso peso e non si estende oltre la costa. Il numero dei piatti è modesto; altrettanto modesta è la tradizione salumiera e casearia. Questa povertà ha indotto Max David a concludere sconsolatamente che «noi romagnoli non abbiamo una vera cucina romagnola». Di certo non si può spacciare il ricettario dell'Artusi, benché nativo di Forlimpopoli, presso Forlì, per lo specchio della cucina tradizionale della Romagna, quando si tratta invece di una brillante e spregiudicata sintesi degli usi alimentari e gastronomici medio e alto-borghesi di tutta l'Italia centro-settentrionale, largamente indebitati con la cucina francese.
È, però, vero che l'opera dell'Artusi largamente attinge alle tradizioni della cucina della sua Romagna: quindi, è molto indicativa per una prima ricerca sui piatti romagnoli, come testimonia la formula "all'uso di Romagna", che spesso vi appare nella presentazione delle ricette.
Enologia
In Romagna sono presenti diversi vini:
- Albana di Romagna
- Albana di Romagna spumante
- Albana di Romagna
- Albana di Romagna amabile
- Albana di Romagna dolce
- Albana di Romagna passito
- Albana di Romagna passito riserva
- Albana di Romagna secco
- Bosco Eliceo Fortana
- Bosco Eliceo Merlot
- Bosco Eliceo Sauvignon
- Bosco Eliceo bianco
- Cagnina di Romagna
- Colli di Faenza Pinot Bianco
- Colli di Faenza Sangiovese
- Colli di Faenza Sangiovese riserva
- Colli di Faenza Trebbiano
- Colli di Faenza bianco
- Colli di Faenza rosso
- Colli di Faenza rosso riserva
- Colli di Rimini Biancame
- Colli di Rimini Cabernet Sauvignon
- Colli di Rimini Cabernet Sauvignon riserva
- Colli di Rimini Rebola amabile
- Colli di Rimini Rebola dolce
- Colli di Rimini Rebola passito
- Colli di Rimini Rebola secco
- Colli di Rimini bianco
- Colli di Rimini rosso
- Pagadebit di Romagna Bertinoro amabile
- Pagadebit di Romagna Bertinoro secco
- Pagadebit di Romagna amabile
- Pagadebit di Romagna secco
- Romagna Albana spumante
- Sangiovese di Romagna
- Sangiovese di Romagna novello
- Sangiovese di Romagna riserva
- Sangiovese di Romagna superiore
- Trebbiano di Romagna
- Trebbiano di Romagna frizzante
- Trebbiano di Romagna spumante
Sagre e feste popolari
- Dal 3 al 6 marzo a Cotignola (Ravenna): Festa della segavecchia.
- Il 28 marzo e il 10 aprile a Gambettola (Forlì-Cesena): Carnevale di Primavera.
- Il 3 aprile e il 1 maggio a Villanova (Ravenna): La soffitta in piazza.
- Dal 22 al 25 aprile a Pieve Corleto (Ravenna): Sagra di Primavera.
- Dal 23 al 25 aprile a San Mauro Pascoli (Forlì-Cesena): Comepergioco.
- Dal 23 al 25 aprile a Saludecio (Rimini): Salus erbe.
- Il 24 aprile a Oriolo - Faenza (Ravenna): Sagra dei vini.
- Dal 28 aprile al 2 maggio a Pieve Cesato (Ravenna): Sagra della campagna.
- Dal 5 al 9 maggio a Solarolo (Ravenna): Festa dell'ascensione
- Dal 6 all'8 maggio a Borghi (FC): Sagra de bustrengh.
- Dal 6 all'8 maggio a Zattaglia (Ravenna): Festa del cinghiale.
- Dall'11 al 16 maggio a Castelbolognese (Ravenna): Sagra di Pentecoste.
- Dal 13 al 16 maggio a Fossolo (Ravenna): Raduno d'estate e sagra del castrato.
- Dal 13 al 15 maggio a Lavezzola (Ravenna): Sagra della porchetta e del tortellino.
- Il 15 maggio a Cesena: Festa della fragola biologica.
- Il 21 e 22 maggio a Rocca delle Caminate (FC): Otto castelli per un palio.
- Il 22 maggio a Sant'Agata Feltria (Pesaro-Urbino): Floralia.
- Il 22 maggio a Cesenatico (FC): Sagra della fragola.
- Dal 26 al 29 maggio a Alfonsine (RA): Sagra delle Alfonsine.
- Dal 27 al 30 maggio a Barbiano (RA): Palio di Alberico.
- Il 28 maggio a Cesena (FC): Festa del Gruppo Macro e della Coop Sesamo.
- Il 28 e 29 maggio a Pietracuta (PU): Sagra delle ciliegie.
- Il 29 maggio a Miratoio (PU): Sagra del prugnolo.
- Dal 1 al 6 giugno a Santo Stefano (RA): La sagra della fragola.
- Dal 1 al 6 giugno a Prada (Ra): La Festa dla fameja.
- Il 4 giugno a Bertinoro (FC): Vini e sapori in strada.
- Il 10 e 11 agosto a Oriolo - Faenza (Ravenna): Calici di Stelle.
- Dal 12 al 15 agosto a Gemmano (Rimini): Sagra della Pappardella al cinghiale.
- Dal 17 al 22 agosto a Reda - Faenza (Ravenna): Sagra del buongustaio.
- Dal 18 al 21 agosto a Mondaino (Rimini): Palio del daino.
- Il 20 agosto a Cervia (Ravenna): La smielatura.
Voci correlate
- card. Egidio Albornoz
- esarca Smaragdo
- Esarcato di Ravenna
- Imperatore Maurizio I di Bisanzio
Collegamenti esterni
- [http://www.altraromagna.net/ Altra Romagna]: Sito istituzionale del Gruppo di azione locale dell'Area romagnola (Unione Europea e Regione Emilia Romagna).
- [http://www.romagnaoggi.it/ RomagnaOggi.it - Quotidiano on-line della Romagna aggiornato in tempo reale tutti i giorni].
- [http://www.laromagna.org/ la Romagna] (giornale on line con pagine sulla storia della Romagna).
- Musei accessibili in Romagna sul sito Superabile: [http://www.superabile.it/Superabile/Tempo+Libero/musei+romagna.htm da Forlì a Rimini] e [http://www.superabile.it/Superabile/Tempo+Libero/ferrara+e+ravenna+musei.htm Ravenna e Ferrara].
- [http://195.62.167.36/SebinaOpac/Opac La rete bibliotecaria della Romagna]. (sito inaccessibile?)
- [http://www.corriereromagna.it Corriere Romagna] (giornale locale on line)
- [http://www.sagreinromagna.it/ Sagre e feste].
Categoria:Regione Emilia-Romagna
categoria:Territori italiani
categoria:Province pontificie
Forlì
Forlì, in dialetto forlivese "Furlè", è un comune di 110.209 abitanti della provincia di Forlì-Cesena,
capoluogo della provincia di Forlì e Cesena, già capoluogo, per quasi tutto il XX secolo, della provincia di Forlì, nome sotto il quale era compreso anche il territorio ora facente parte della provincia di Rimini.
Forlì è una città Emiliano-Romagnola ed in particolare si trova in Romagna, di cui è, come dice Dante nel De Vulgari eloquentia, "meditullium", cioè l'area centrale. Questo primato è anche inguistico anche se in questo caso il forlivese deve spartire questa centralità con il faentino costituendo assieme a quest'ultimo il | | |