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Eros (mitologia)

Eros (mitologia)

]] Eros è una figura della mitologia greca, era il dio dell'amore. In origine non rappresentava un dio, ma una forza ed un'attrazione: con Omero rappresenta l'attrazione irresistibile che due esseri sentono uno per l'altro e che può arrivare a privarli della ragione o addirittura a distruggerli.
Con Esiodo, Eros si trasforma in un dio, ma non è il classico fanciullo paffuto, che vola qua e la scoccando frecce d'amore, ma una divinità primordiale, antica come Gea (la Terra) stessa. Non è figlio di Afrodite, ma il suo compagno di ogni momento.
La sua potenza era terribile, poteva causare danni a cui nessuno avrebbe potuto porre rimedio, né uomini né dei.
Da questa concezione, la figura del dio si trasformò in una divinità dell'amore, ma il pericolo che rappresentava era riconosciuto anche ai tempi di Euripide, che lo cita in un coro di Ifigenia in Aulide rievocando le sue frecce in senso figurato.
Il potere di Eros non aveva limiti, egli era l'elemento attivo dei primordi dell'universo. Per questo era adorato a Tespi sotto forma di una pietra grezza.
Vi sono diverse versioni della sua genealogia. A volte viene considerato figlio di Ermes ed Afrodite e, per personificare le diverse forme che può assumere, gli vengono attribuiti a volte dei fratelli.

Eros nell'arte

Letteratura

In quanto dio dell'amore, Eros ha un ruolo determinante nella produzione poetica greca, dove viene spesso invocato per descrivere la passione del poeta. ...
in me Eros,
che mai alcuna età mi rasserena,
come il vento del nord rosso di fulmini,
rapido muove: così, torbido
spietato arso di demenza,
custodisce tenace nella mente
tutte le voglie che avevo da ragazzo. Ibico (traduzione di Salvatore Quasimodo)

Pittura


- Venere e Amore spiati da un satiro di Correggio (1528 circa). Categoria:Divinità greche ja:エロス

Mitologia greca

La mitologia greca raccoglie le leggende delle divinità e degli eroi della Grecia antica. Tutti questi personaggi sono stati creati e diffusi dalla tradizione orale e poetica, arrivando a mescolarsi o sostituirsi con la storia della Grecia classica. In tutte le leggende, le divinità greche vengono descritte con un aspetto umano, ma immortali e con poteri sovrannaturali. Ognuno di essi aveva capacità peculiari ed aveva una propria genealogia.

La genesi del mondo greco

All'inizio esisteva solo il Caos, da esso si separarono tutti gli elementi.
Nacquero Gea la Terra, Eros l'amore, il Tartaro (l'inferno), l'Erebo (la tenebra) e Nyx(la Notte).
Da Erebo e Nyx (la Notte)nacquero l'Etere (il Giorno) ed Emera (la Luce), mentre da Gea nacquero Urano (il cielo) e Ponto (il mare). Urano e Gea furono i primi veri genitori del mondo mitologico greco, da loro nacquero gli Ecatonchiri, esseri soprannaturali con 50 teste e 100 braccia. A loro seguirono i Ciclopi, talmente disgustosi, che il padre decise di nasconderli nelle viscere della Terra. Per ultimi nacquero i Titani. Gea era indignata col suo sposo per aver nascosto i propri figli sotto terra e chiese l'aiuto dei Titani per punirlo. Il primo a rispondere fu Crono, che aggredì Urano mentre dormiva. Con un falcetto gli tagliò i testicoli, dal sangue che cadde sulla terra e sul mare, nacquero i Giganti, le Erinni e Afrodite naque dalla spuma del mare.

Zeus e gli dei dell'Olimpo

Crono sposò la sorella Rea, ma, per evitare di essere detronizzato da uno dei suoi figli come indicato da una predizione, li divorava tutti.Rea scoperto di dover partorire il suo sesto figlio si ritirò in Arcadia, dove nacque Zeus.
Crono scoperta la nascita andò su tutte le furie e ordinò di cercare il bimbo. Rea per proteggere Zeus, diede una pietra avvolta in fasce e Crono ingoiò la pietra. Una volta cresciuto, Zeus si vendicò del padre, aiutato dai Titani e dagli Ecatonchiri, costrinse il padre, tramite una pozione versata nel calice, a restituire tutti i figli ingoiati. Iniziò così la guerra tra vecchi e nuovi dei. I Titani fedeli a Crono, guidati da Atlante sfidarono Zeus e i suoi fratelli con i Titani ribelli. Zeus, per vincere la guerra si rivolse ai Ciclopi, liberandoli dalla loro prigionia imposta da Crono. I Ciclopi così donarono a Zeus, un fulmine, a Poseidone, un tridente e ad Ade un elmo che lo rendeva invisibile. Così armati riuscirono a colpire Crono e a ucciderlo mentre i Ciclopi sconfiggevano i Titani.

Animali


- Aello
- Amaltea
- Arione
- Arpie
- Celeno
- Cerbero
- Cinghiale di Calidone
- Cinghiale di Erimanto
- Echidna
- Idra di Lerna
- Minotauro
- Ocipete
- Pegaso
- Pitone
- Scilla
- Sfinge
- Sirena

Dei

Si veda: Lista degli dei greci

Genealogia degli dei dell'Olimpo

La genealogia degli dei dell'Olimpo è molto controversa, ogni autore ha la propria.
Nell'immagine qui sotto riportata viene indicata quella riportataci da Omero. Omero

Festività


- Carneia
- Cronia
- Purificazione

Leggende


- Giudizio di Paride
- I sette contro Tebe
- Le dodici fatiche di Eracle
- Teogonia
- Vello d'oro

Località


- Acheronte
- Acropoli
- Alfeo
- Areopago
- Argo
- Atene
- Campi Elisi
- Caos
- Cinzio
- Colchide
- Creta
- Delfi
- Ditte
- Dodona
- Elicona
- Eleusi
- Eretteo
- Giardino delle Esperidi
- Ida
- Isole dei beati
- Labirinto di Cnosso
- Lete
- Micene
- Olimpo
- Oracolo di Delfi
- Oracolo di Dodona
- Parnaso
- Stige
- Stinfalia (lago)
- Tartaro
- Tebe
- Tiro
- Troia

Oggetti


- Abadir
- Ambrosia

Personaggi ed eroi


- Abante, centauro
- Abante, figlio di Ippotoone
- Abante, figlio di Linceo
- Abante, figlio di Melampo
- Abante, figlio di Poseidone
- Achille, figlio di Peleo
- Acrisio
- Admeto
- Adone
- Adrasto
- Aedone
- Afareo
- Agamennone
- Agave
- Agenore
- Agraulo
- Aiace il grande
- Aiace di Locride
- Alcesti
- Alcinoo
- Alcione
- Alcippe
- Alcmena
- Alcmeone
- Alirrozio
- Aloadi
- Altea
- Altemene
- Amico
- Amimone
- Amintore
- Anceo figlio di Licurgo
- Anceo figlio di Poseidone
- Anchise
- Androgeo
- Andromaca
- Andromeda
- Anfiarao
- Anfimaro
- Anfione
- Anfitrione
- Anfitrite
- Anfizione
- Antenore
- Anteo
- Anticlea
- Antigone
- Antinoo
- Antiope figlia di Nitteo
- Antiope regina delle Amazzoni
- Apsirto
- Aracne
- Aretusa
- Arge
- Argo
- Argonauti
- Arianna
- Aristeo
- Ascalafo, figlio di Ares
- Ascalafo, figlio di Acheronte
- Ascanio
- Assaraco
- Asterione
- Astianatte
- Atalanta
- Atamante
- Atreo
- Atteone
- Attore
- Augia
- Autolico
- Autonoe
- Bauci
- Bellerofonte
- Belo
- Briareo
- Briseide
- Busiris
- Cadmo
- Calais
- Calamo
- Calcante
- Calciope
- Calcodonte
- Calipso
- Calliope
- Callisto
- Caronte
- Carpo, figlio di Clori
- Cassandra
- Cassiopea
- Castalia
- Castore
- Catreo
- Cecrope
- Cefalo
- Cefeo
- Celeo
- Cenis
- Centauro
- Cercopi
- Chione
- Chirone
- Ciclope
- Circe
- Cisseo
- Clio
- Clitennestra
- Cometo
- Coronide
- Cranao
- Creonte
- Creusa, figlia di Eretteo
- Creusa, figlia di Priamo
- Criseide
- Cureti
- Dafne
- Dafni
- Danaidi
- Danao
- Dardano
- Dedalione
- Dedalo
- Deianira
- Deidamia
- Deifobo
- Deioneo
- Deipile
- Demofoonte
- Deucalione, figlio di Minosse
- Deucalione, figlio di Prometeo
- Diomede figlio di Ares
- Diomede figlio di Tideo
- Diomedea
- Dioscuri
- Dirce
- Doro
- Eaco
- Ecatonchiri
- Echione, uno degli Sparti
- Echione, figlio di Ermes
- Eco
- Ecuba
- Edipo
- Eete
- Eezione
- Efialte
- Egeo
- Egialeo
- Egina
- Egisto
- Egitto
- Eidomene
- Elefenore
- Elena
- Eleno
- Elettra figlia di Agamennone
- Elettra figlia di Atlante, una delle Perseidi
- Elettrione
- Eliadi
- Elle
- Elleno
- Endimione
- Enea
- Eolo
- Epigoni
- Epimeteo
- Eracle
- Eraclidi
- Erato
- Erebo
- Eretteo
- Erittonio
- Ermione
- Ero
- Eteocle
- Etra
- Ettore
- Eufemo
- Eumeo
- Eumolpo
- Eurialo
- Euridice, ninfa moglie di Orfeo
- Euridice, madre di Alcmena
- Euridice, madre di Danae
- Euridice, madre di Laomedonte
- Euriloco
- Euristeo
- Eurito
- Europa, figlia di Agenore
- Europa, figlia di Oceano
- Europa, figlia di Tizio
- Febe, figlia di Leucippo
- Fedra
- Fenice, figlio di Agenore
- Fenice, figlio di Amintore
- Fetonte
- Filammone
- Filemone
- Filomela
- Filottete
- Fineo, figlio di Agenore
- Fineo, figlio di Belo
- Folo
- Frisso
- Galatea
- Ganimede
- Gerione
- Giacinto
- Giasone
- Giganti
- Giocasta
- Glauco figlio di Bellerofonte
- Glauco figlio di Minosse.
- Glauco figlio di Poseidone
- Glauco figlio di Sisifo.
- Gordio
- Gorgoni
- Graie
- Icario
- Icaro
- Idas
- Idomenea
- Idomeneo
- Ificlo
- Ifigenia
- Ifito
- Illo
- Ismeme, figlia di Edipo
- Ino
- Io
- Ione
- Ipermnestra
- Ippodamia, figlia di Adrasto
- Ippodamia, figlia di Enomao
- Ippolita
- Ippolito
- Ippomene
- Ippotoone
- Ismene
- Issione
- Laerte
- Laio
- Laocoonte
- Laomedonte
- Leandro
- Learco
- Leda
- Leto
- Leucippo, figlio di Enomao
- Leucippo, re di Messenia
- Libia
- Licaone, figlio di Ares
- Licaone, figlio di Pelasgo
- Licaone, figlio di Priamo
- Lico
- Licomede
- Licurgo
- Linceo
- Lino, figlio di Apollo
- Lino, personaggio dell'Iliade
- Lino, figlio di Ismeno
- Lino, figlio di Urania
- Lisimaca
- Litierse
- Marsia
- Mechisteo
- Medea
- Medusa
- Meganira
- Megara
- Melampo
- Melanione
- Meleagro
- Melicerte
- Memnone
- Menelao
- Menezio, figlio di Attore
- Menezio, figlio di Giapeto
- Metanira
- Mida
- Minosse
- Mirmidone
- Momo
- Mopso indovino degli Argonauti
- Mopso figlio di Manto
- Narciso
- Nauplio
- Nausicaa
- Neleo
- Neottolemo
- Nesso
- Nestore
- Niobe
- Nitteo
- Oineo
- Onfale
- Oreste
- Orfeo
- Orione
- Oritia
- Oto
- Palamede
- Pallante gigante
- Pallante titano
- Pallante eroe attico
- Pandora
- Paride
- Partenopeo
- Pasifae
- Patroclo
- Pelia
- Pelope
- Pelopia
- Penelope ninfa
- Penelope moglie di Ulisse
- Penteo
- Pentesilea
- Peribea
- Pericle
- Perseo
- Pigmalione
- Piritoo
- Pirra
- Pitteo
- Polinice
- Polissena
- Polluce
- Preto
- Priamo
- Procri
- Promaco
- Prometeo
- Protesilao
- Pterelao
- Radamante
- Reso
- Salmoneo
- Sarpedonte
- Semele
- Sibilla
- Sisifo
- Sparti
- Stelèo
- Stenelo
- Talo
- Tamiri
- Tantalo
- Telamone
- Telefassa
- Telefo
- Telegono
- Temisto
- Tersandro
- Teseo
- Teucro, figlio di Scamandro
- Teucro, figlio di Telamone
- Tideo
- Tieste
- Tindaro
- Tiresia
- Tiro
- Tisameno
- Titone
- Tizio
- Troilo
- Ulisse
- Urania
- Xuto
- Zete
- Zeto

Popoli


- Abanti
- Achei
- Amazzoni
- Cimmeri
- Dori
- Feaci
- Iperborei
- Lapiti
- Mirmidoni
- Tafi

Bibliografia

[http://www.adelphi.it/catalogo/schedaLibro.asp?id=2400&isbn=8845918920&v=s&metaTitolo=Le%20nozze%20di%20Cadmo%20e%20Armonia%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20&metaAutore=Roberto%20Calasso| Le Nozze di Cadmo e Armonia] di Roberto Calasso

Collegamenti esterni

Voci correlate


- Religione greca
- Mitologia
- Mitologia romana
- Lista di divinità Categoria:Mitologia greca ja:ギリシア神話 ko:그리스 신화

Omero

Omero (pronuncia: o-mé-ro) - Con questo nome viene tradizionalmente identificato l'autore di due capisaldi della letteratura di ogni tempo, l'Odissea e l'Iliade. Le più antiche notizie che si hanno su di lui lo indicano come nato a Chio. E di Chio lo riteneva il poeta Semonide di Amorgo, tenendo conto che Pindaro menziona Chio accanto a Smirne.

La nascita

Non è improbabile che l'indicazione di questa patria tradizionale, si fondi sull'attribuzione che gli antichi fecero ad Omero di un inno ad Apollo Delio ("Inni omerici"), nel quale l'autore, senza indicare il proprio nome, si descriveva come cieco e vivente nella rocciosa Chio. Inoltre, in Chio, si trovava una società di poeti chiamata Omerici, che si vantava di discendere da lui. Ma ben presto altre città si contesero l'onore di paese natale del poeta: Colofone, Cuma, Pilo, Itaca, Argo e Atene; furono comunque tutte attribuzioni arbitrarie. Sono giunte ai nostri giorni ben sette "Vite" di Omero, tutte romanzate e fantastiche.

Biografia attribuita a Erodoto

La più antica e particolareggiata, falsamente attribuita dagli antichi ad Erodoto, risale al V secolo a.C. In essa si racconta che Creteide, un'orfana di Cuma eolica, fu sedotta ed abbandonata, ed il suo tutore per sfuggire alla vergogna la condusse a Smirne. Creteide si recò ad una festa sacra alla foce del fiume Meles e qui partorì un bambino che chiamò Melesigene (dal nome del fiume). Un maestro elementare, Femio, prese a servizio Creteide, vivendo con lei e crescendo il bambino, che, col passare degli anni, dimostrò le proprie attitudine artistiche.

I viaggi

Ben presto Melesigene divenne oggetto di ammirazione, oltre che per i cittadini di Smirne, per tutti i frequentatori stranieri della città; fra gli altri un armatore, un certo Mente, lo prese in viva simpatia, dimostrandogli quanto gli sarebbe stato utile viaggiare e conoscere nuovi paesi e nuove genti. Il poeta si lasciò convincere ed andò in giro per il mondo. Ovunque andasse, osservava, interrogava, s'informava su tutto, prendendo appunti. Arrivò ad Itaca, di ritorno dall'Iberia e dall'Italia, e si ammalò agli occhi e Mente, costretto dagli affari a proseguire il viaggio, lo affidò ad un amico, Mentore, uomo ricco ed ospitale. Qui apprese molti particolari che riguardavano le avventure di Odisseo e ne fece tesoro. Guarito dalla malattia, si riunì a Mente, continuando il suo girovagare, finché a Colofone, si ammalò nuovamente perdendo la vista.

La cecità

Fu costretto quindi a rinunciare ai viaggi e si stabilì a Smirne, dedicandosi alla poesia. Non riusciva però ad guadagnare abbastanza per vivere e dovette trasferirsi a Cuma. Durante il viaggio, presso la bottega di un calzolaio a Neotico, improvvisò i versi «Abbiate riguardo per chi ha bisogno di ospitalità, voi che abitate l'eccelsa città, figlia di Cuma dai begli occhi, all'estremo piede di Sedene pieno di selve, voi che bevete l'ambrosia acqua del fiume divino, dell'Ermo vorticoso, di cui fu padre Zeus immortale». Tichio, il calzolaio, fu mosso da pietà ed ospito il poeta, che compose altre opere, "La spedizione di Amfiarao contro Tebe" ed altri inni agli dei.

Cuma

Melesigene si accorse che i guadagni diminuivano, si spostò a Cuma e compose il famoso epigramma per Mida: «Finché l'acqua fluisca e fioriscano i grandi alberi e il sole sorgendo risplenda e la fulgida luna, io qui restando sul lacrimato sepolcro annunzierò ai passanti che questa è la tomba di Mida». A Cuma ottenne grande successo quindi chiese di essere mantenuto dalla città, per renderla gloriosa con la sua poesia; perorò la sua causa all'assemblea, ma un principe si oppose, rilevando che se la città si fosse data a mantenere tutti i ciechi, avrebbe attirato su di sé tutti i disutili dei dintorni.

Il nome Omero

Ecco nascere il nome che lo renderà famoso per sempre: in lingua cumana "cieco" si diceva ομηρος. Ho mè Orôn, infatti, significa "Il non vedente". Altri studiosi attribuiscono alla parola ομηρος il senso di "ostaggio". Da quel giorno, non fu più chiamato Melesigene ma Omero. Omero abbandonò Cuma e riprese la sua vita errante, incontrando a Focea un maestro di scuola, Testoride, che si offrì di mantenerlo a sue spese purché Omero gli concedesse una copia di tutto ciò che aveva composto e che avrebbe composto in futuro.

L'Odissea

Omero accettò, componendo subito "La piccola Iliade" e la "Focide". Ma Testoride lo abbandonò, trasferendosi a Chio, dove si affermò con le poesie di Omero. Il poeta, informato dell'indegno comportamento, si recò immediatamente a Chio. Il viaggio fu avventuroso e dopo varia peripezie, riuscì a sbarcare nei pressi della città, a Bolisso, dove fu ospitato dal pastore Glauco. Glauco parlò di lui al suo padrone, che gli affidò l'educazione dei figli. Finalmente Omero riuscì a trascorrere un periodo di vita sereno, accumulando anche una certa sostanza, sposandosi, ed avendo due figlie. È questo il periodo in cui compose lOdissea.

La morte

Intanto, non appena a Chio arrivarono le opere di Omero che lo resero famoso, Testoride decise di allontanarsi dalla città.
Da tutta la Grecia accorreva gente per vedere Omero. Decise così di trasferirsi sul continente, trascorse l'inverno a Samo, quindi partì per Atene, ma a Ios si ammalò e morì.

Le altre biografie

Le altre "Vite", attribuite a Plutarco, a Proclo o anonime, non aggiungono molto di più e non meritano di maggiore fede.
Neanche il "Certame di Omero e di Esiodo" ci dà ulteriori particolari, giunto a noi in una redazione di età adrianea, ma avente un nucleo molto più antico. In quest'opera si immagina che i due poeti si siano incontrati per caso per onorare le esequie di Anfidamante, re dell'Eubea, dando luogo ad una competizione poetica vinta da Esiodo, premiato dal re in quanto esaltatore di agricoltura e pace in contrasto di chi aveva cantato di guerre e stragi.

Le vere notizie biografiche

In realtà, tutto il contenuto delle vite è leggendario. Del poeta sappiamo con certezza soltanto il nome, Omero, che può significare "cieco", "schiavo", od "ostaggio". Quale sia la sua reale valenza, però, è del tutto ignoto. Tutti gli storici moderni sono concordi, inoltre, nel giudicare assai incerto il luogo di nascita; la maggioranza propende per Chio o Smirne. Un dato della leggenda è verosimile, ovvero la sua vita errabonda. Le sue opere dimostrano la conoscenza di paesi e popoli che non può non essere diretta.
Povertà, cecità e ambiente plebeo, sono elementi della sua vita che molti critici rifiutano, in quanto vedono, specialmente nell'Iliade, opere cortigiane. Il passo dell'Iliade in cui si presagisce che la discendenza di Enea regnerà un giorno sui troiani, sembra essere profezia
ex eventu, dimostrando come Omero vivesse nella Troade nella corte di una dinastia che vantasse Enea come proprio iniziatore. L'età in cui visse il poeta, per gli antichi non è chiara, Erodoto riteneva che fosse vissuto prima di lui di almeno quattro secoli (IX secolo a.C.).

La questione omerica

La paternità della "questione omerica" viene attribuita a François Hédelin abate d'Aubignac (1604-1676), a Giambattista Vico (1668-1744) e a Friedrich August Wolf (1759-1824). Hédelin, è in alcune "Congetture accademiche sull'«Iliade»" (pubblicate postume nel 1715), dava un giudizio negativo della poesia dell'Iliade e riteneva che il poema fosse un centone (richiamando l'etimologia corrente della rapsodia "canti cuciti insieme"): un
esprit ingénieux, tra l'enorme mole di canti eseguiti nelle feste e nelle corti principesche, ne avrebbe raccolto una quarantina, apportandovi tagli, aggiunte, adattamenti e correzioni, spiegando così le ineguaglianze e le contraddizioni contenute. Vico, che non conosceva l'opera di Hédelin, scrisse nella seconda edizione della "Scienza nuova" (1730) la sua convinzione che i poemi omerici fossero « per più mani lavorati e condotti » e mettendo in dubbio l'esistenza di Omero, lo presentava come un simbolo. Nei "Prolegomena ad Homerum", Wolf si ispira a Hédelin, ma con un'indagine più profonda ed un maggiore rigore critico, sosteneva che all'epoca di Omero non si conoscesse la scrittura e che quindi un solo poeta non avrebbe potuto comporre e tramandare a memoria tante migliaia di versi: i poemi omerici erano una raccolta di poemetti popolari, raccolti in un secondo tempo, per un'opera commissionata da Atene (forse Pisistrato) nel VI secolo. Le prime due teorie rimasero quasi sconosciute, mentre quella di Wolf fece scalpore e segnò l'inizio della "questione omerica", iniziando una serie enorme di studi sull'opera di Omero. Nonostante una delle teorie di Wolf si dimostrò infondata (ricerche archeologiche dimostrarono l'esistenza della scrittura già alcuni secoli prima di Omero), la tesi di Omero simbolo fu ancora sostenuta. Le ipotesi di Lachmann trovano una certa analogia con quelle di Hédelin, secondo lui l'Iliade sarebbe composta da 16 canti popolari riuniti e poi trascritti per ordine di Pisistrato (Kleinliedertheorie). Opposta la tesi di Herrmann: i due poemi omerici deriverebbero da due nuclei originali ("Ur-Ilias" e "Ur-Odyssee"), a cui sarebbero state fatte aggiunte ed ampliamenti. La questione omerica è lontana dall'essere risolta, perché in realtà è insolubile. I dati che si possono considerare assodati sono:
- Iliade ed Odissea non sono opera dello stesso autore, rispecchiano civiltà, usi e costumi assai diversi
- uno fu il poeta autore dell'Iliade o, meglio, della gran parte dell'opera, che ebbe in seguito degli ampliamenti e l'aggiunta di qualche canto (sono sicuramente posteriori il catalogo delle navi nel libro II e il libro X)
- nessun motivo impedisce di pensare che l'autore di questa si chiamasse Omero, il quale forse fu di Smirne e visse nella Troade alla corte di un principe. I poemi omerici presuppongono la preesistenza di brevi poemi epici esametrci, preceduti da canzoni (probabilmente eoliche) composte in strofe di brevi versi, talvolta anche con la rima. categoria:biografie categoria:poeti greci ja:ホメロス ko:호메로스 ms:Homer simple:Homer th:โฮเมอร์


Esiodo

Esiodo è un poeta greco, le sue opere risalgono al periodo tra la fine dell'VIII secolo e l'inizio del VII secolo a.C..
La sua opera è quindi nettamente posteriore a quella di Omero.

Biografia

Nacque ad Ascra, in Beozia, figlio di un commerciante, originario di Cuma eolica, costretto a trasformarsi in agricoltore a causa della povertà.
Sulle orme del padre, divenne anche lui agricoltore, tanto che la sua Opere e giorni, dà una dettagliata descrizione della vita contadina del tempo.
Plutarco ci riporta della sua morte violenta, ucciso dai fratelli di una donna che sedusse o tentò di sedurre.

Attività

Esiodo -si narra- vinse il primo premio agli agoni poetici di Calcide in Eubea, superando lo stesso Omero.
Oltre alle Opere e giorni, Esiodo è sicuramente anche autore della Teogonia, il primo poema religioso greco. Quest'opera contiene numerose informazioni sulle origini dell'universo e sugli dei che contribuirono alla sua formazione.

Opere


- Le opere e i giorni
- Teogonia Categoria:Biografie Categoria:Poeti greci ja:ヘシオドス ko:헤시오도스

Afrodite

]] Afrodite è una figura della mitologia greca, era la dea della bellezza, dell’amore e della fecondità. Ha un’origine molto antica, i primi culti che le vennero resi furono a Pafo (isola di Cipro).
Afrodite era familiare ai Greci dell’Egeo perché rappresentava l’aspetto della divinità femminile comune a tutte le civiltà del bacino mediterraneo e del vicino oriente.
La storia del suo amore per Adone (Tamuz), non è greca ma fenicia.
Alcuni popoli semitici la adoravano col nome di Astarte o Ishtar. Il suo nome è legato alla sua nascita, così come viene riportata da Esiodo.
Crono, per detronizzare il padre Urano, lo ferì a morte tagliandogli i genitali con un falcetto, facendo cadere in mare alcune gocce del suo sangue: da queste gocce si formò una schiuma bianca (afros in greco) da cui nacque la dea, che uscì dalle onde a Pafo. Secondo Omero la dea era figlia di Zeus e di Dione di Dodona: nell’Iliade (libro V) Dione è la madre di Afrodite. Sempre secondo Omero, era moglie di Efesto, il fabbro divino, figlio di Zeus e di Era.
Efesto era zoppo e deforme, così Afrodite si consolò con Ares, il dio della guerra, al quale diede tre figli: Deimos (il Terrore), Phobos (il Timore) e Armonia (la Concordia).
Un giorno Elio, il sole, sorprese Ares e Afrodite, riferendo tutto ad Efesto, che si ritirò nella sua fucina per cercare un modo di vendicarsi su entrambi. Costruì una rete di bronzo, forte e resistente, ma con maglie così sottili da risultare invisibile. La dispose sopra il suo letto, annunziando alla moglie che partiva pell’isola di Lemno.
Appena il marito l’ebbe lasciata, Afrodite chiamò Ares. Tornato a casa, Efesto colse Afrodite in flagrante adulterio sul proprio letto, i due non ebbero modo di rialzarsi in quanto imprigionati dalla rete.
Efesto chiamò a raccolta tutti gli dèi dell’Olimpo, facendo loro contemplare lo spettacolo offerto dalla moglie e dal dio della guerra.
Gli abitanti dell’Olimpo furono presi da un riso irrefrenabile, e, quando Efesto li liberò, Ares fuggì, umiliato.
Afrodite si rifugiò a Pafo, dove le Grazie, sue ancelle, la calmarono. riso Gli amori di Ares e Afrodite sono narrati nell’Odissea (libro V), mentre nell’Iliade, viene descritta la dea che protegge il campo troiano.
Afrodite amava infatti il principe di Troia, Anchise, di cui si era invaghita vedendolo pascolare le sue greggi sul monte Ida.
Dall’unione tra i due, nacque Enea; la dea si fece promettere di non rivelare mai l’identità della madre.
Ma un giorno Anchise si vantò di essere stato amato da Afrodite. Furente Zeus lanciò su di lui un fulmine, che Afrodite riuscì ad attutire, senza però impedire che Anchise riportasse una ferita, tanto grave, da renderlo zoppo per sempre. Afrodite amò anche Ermes, dal quale ebbe un figlio, Ermafrodito, la cui natura era nel contempo maschile e femminile.
Afrodite riveste aspetti diversi, che l’apparentano all’antica Madre Terra (o Terra Nutrice).
Più familiarmente è Anadiomene, colei che nasce dal mare, Afrodite Urania (figlia del cielo) o Afrodite Pandemia (Afrodite popolare).
I suoi legami cogli altri dèi dell’Olimpo, per quanto tenui, sono sempre essenziali a tutti i miti. Rappresenta la forza primordiale della natura, riassumendo in sé altre divinità anteriori. Nella mitologia romana viene associata a Venere. Categoria:Divinità greche dell'Olimpo ja:アプロディテ ko:아프로디테 simple:Aphrodite

Ifigenia in Aulide (Euripide)

Ifigenia in Aulide è una tragedia di Euripide, rappresentata per la prima volta nel 406 a.C.. La tragedia fu, molto probabilmente, lasciata incompiuta e rappresentata postuma con qualche completamento. I versi dell'ultima parte (vv. 1540-1629) non sono euripidei.
L'opera mette in scena il leggendario sacrificio di Ifigenia a favore vittoria achea nella guerra di Troia.

Trama

Prologo

La tragedia si apre mostrando la tenda di Agamennone, che si trova in Aulide. La flotta deve partire per Troia, ma è immobilizzata nel porto per mancanza dei venti favorevoli.
Agamennone racconta al suo schiavo gli avvenimenti che hanno portato alla guerra e di come sia stato nominato capo dell'esercito.
Si augura che qualcun altro si prenda carico della guida dei guerrieri, perché se così non fosse, sarà costretto a sacrificare la propria figlia Ifigenia alla dea Artemide, affinché permetta la partenza della flotta.
Calcante ha consultato l'oracolo e non vi è altro modo per ottenere i venti favorevoli; Menelao e gli altri re insistono affinché si faccio ciò che è dovuto agli dei.

Agamennone chiama Ifigenia in Aulide

Agamennone, cedendo alle loro istanze, ha fatto venire la figlia in Aulide, accompagnata dalla madre, Clitennestra. Il pretesto è quello di farla maritare con Achille: solo Calcante, Ulisse e Menelao conoscono la verità.
Ma Agamennone cambia parere, invia uno schiavo affinché avverta la regina Clitennestra, nel caso fosse già partita, di tornare ad Argo. Menelao non si fida e sorveglia la via di Argo, vede lo schiavo e ne ottiene il messaggio.
Scoppia una discussione tra Menelao ed Agamennone, ma questi non intende cambiare i suoi ordini. Menelao ricorda al fratello che la guerra è scoppiata proprio per l'oltraggio che gli è stato fatto. Lo scontro tra i due viene interrotto dall'annuncio dell'arrivo di Clitennestra e Ifigenia, accompagnate da Oreste. La disperazione di Agamennone commuove Menelao, egli ammette che il tentativo di salvare la figlia è giusto.

Ifigenia in Aulide

Agamennone ritiene che ormai sia tardi, la sua famiglia è arrivata e se lui rifiuterà il sacrificio, Calcante rivelerà a tutto l'esercito le parole dell'oracolo.
Menelao propone di ucciderlo, ma anche Ulisse è al corrente della profezia.
Agamennone non riesce a confessare alla moglie il vero motivo per cui le ha chiamate, la lascia parlare del matrimonio e le consiglia di tornare ad Argo, per badare agli altri figli, lasciando Ifigenia con lui. Clitennestra rifiuta, si sposa sua figlia e lei vuole essere presente.

Clitennestra scopre la verità

Clitennestra incontra Achille, il quale non sa nulla del matrimonio. Il vecchio schiavo di Agamennone, sentito il colloquio tra i due, racconta i fatti e la verità sull'arrivo di Ifigenia in Aulide. Achille è infuriato. Egli ama Ifigenia e non vuole che venga sacrificata, ma non gradisce anche il tentativo di servirsi di lui per attirarla in Aulide con l'inganno.
Agamennone ritorna in scena, con Clitennestra e la figlia, nel dialogo che segue, appare il germe del motivo del suo futuro assassinio. Ora Clitennestra e Ifigenia conoscono la verità. Agamennone viene messo alle strette, mostrando l'indecisione del suo carattere.
Dichiara che l'esercito gli sfuggirà di mano, se scoprisse che ha cambiato parere. Quindi lascia moglie e figlia, dirigendosi verso i suoi guerrieri.
Ritorna Achille; tutto l'esercito si leva contro di lui, compresi i suoi mirmidoni. La folla di soldati, guidata da Ulisse, viene verso di lui, l'eroe indossa l'armatura, pronto a difendere Ifigenia.

Ifigenia accetta il sacrificio

Ifigenia prende la sua decisione, accetta il sacrificio avendo valutato l'interesse della comunità: questa guerra è giusta e lei non vuole mettere a repentaglio tante vite umane.
Achille risponde che l'aspetterà ai piedi dell'altare e che se cambiasse idea sarà pronto a salvarla.
Nella scena successiva, un messaggero arriva a Clitennestra, raccontando quanto successo all'altare del sacrificio. Ifigenia era vicina a Calcante, davanti a tutto l'esercito. Tutti tenevano lo sguardo abbassato, poi fu silenzio. Quando infine osarono guardare verso l'altare, Ifigenia era scomparsa. Davanti a loro agonizzava una cerva: la dea Artemide aveva portato via Ifigenia, salvandole la vita e sostituendola con l'animale.
Si alza un vento favorevole e la flotta può prendere il largo.

L'opera

"Di Euripide si potrebbe dire che la straordinaria ricchezza del suo talento critico, ha, se non creato, tuttavia continuamente fecondato un istinto accessorio artistico". Nietzsche
All'inizio dell'opera, ritroviamo la novità dell'angoscia e dello scoramento di Agamennone, che in tragedie di predecessori (ad esempio con Agamennone di Eschilo), era soltanto supposta o accennata.
Tipica della maniera euripidea, è anche il diverbio tra Agamennone e Menelao, quando quest'ultimo scopre il tentativo di fermare Clitennestra e Ifigenia sulla strada per l'Aulide.
L'apice dell'opera, la parte più poetica e più discussa, la incontriamo nel momento in cui Ifigenia senta l'ineluttabilità del suo destino e per il bene di tutti, si afferma pronta a morire, liberamente e nobilmente. In quest'opera, Euripide è riuscito quasi del tutto a rivivere lo spirito barbarico del sacrificio umano con modalità nuove. Penetrare nel mistero del volere divino non è più per lui il problema, non gli importa indicare se e come la divinità possa desiderare crudeltà così empie. Il problema lo ha già risolto, con sottintesi e pensieri che indicano come tali riti sanguinosi sono resi possibili solo dalle superstizioni umane unite a brutali egoismi.
Ma, accettata la miseria e la malvagità umana, quale sarà, rispetto a queste, la reazione della sensibilità umana?
È questo il problema euripideo e si risolve con la creazione di personaggi ben individuati e vivi: Menelao, Agamennone, Clitennestra, Achille e, soprattutto, Ifigenia. In questa azione troviamo il motivo preferito di Euripide: l'eroismo giovanile che contrasta un mondo di debolezza e di viltà. Proprio questo motivo, diviene poesia vera e profonda.
In quest'ultima tragedia, Euripide ritrova l'ispirazione genuina di quella che per noi, fu la sua tragedia più antica, con la figura dell'Alcesti. categoria:letteratura greca categoria:opere letterarie

Genealogia

La genealogia è la disciplina che si occupa di ricostruire e tramandare le origini familiari, le discendenze e i legami di parentela. La ricerca genealogica si avvale di conoscenze come l'onomastica e di strumenti come l'albero genealogico: un elenco degli antenati, o più specificamente, un grafico utilizzato nella genealogia per mostrare i rapporti familiari tra individui.

Storia

La pratica della genealogia ha radici molto profonde, la Bibbia, ad esempio, contiene le genealogie dei patriarchi e dei re d’Israele, anche i sacerdoti tenevano una genealogia per garantire il sacerdozio concesso solo ai figli di Levi. Gli ebrei non erano i soli a registrare le genealogie, troviamo tracce di questa pratica tra gli antichi egizi, i greci e romani. I re, i principi e nobili di ogni nazione e cultura garantivano le eredità e i domini ai propri discendenti tenendo un albero genealogico. Nel medioevo, tra le famiglie nobili nasce la necessità di creare uno stemma di riconoscimento, anche chiamato blasone della propria famiglia, nasce così l’araldica, materia con regole precise per indicare poteri e podestà. La genealogia è praticata ancora in molte nazioni. In Italia, con l’istituzione della Repubblica Italiana, lo stato disconosce i titoli nobiliari e non garantisce più le regole dell’araldica. La genealogia subisce un duro colpo e diventa un “amarcord” per nobili nostalgici. Le scuole di genealogia e di araldica restano in vita grazie agli sforzi dei privati nei circoli culturali e nobiliari. Non è così in altre nazioni: nello stato dello Utah, presso la Brigham Young University è possibile ottenere un dottorato in genealogia. Dopo vari anni di discussione fra quelle che oggi sono indiscutibilmente considerate le più complete ed importanti scuole del mondo, finalmente a San Marino durante il II colloquio internazionale di genealogia con il patrocinio dell’Academie internationale de généalogie, è stato siglato un accordo storico: è stata costituita la Federazione internazionale delle scuole di storia di famiglia (International federation of schools of family history), una organizzazione scientifica senza scopo di lucro che ha l’intento primario di mantenere ed incoraggiare il più elevato livello scientifico degli studi genealogici così come insegnato nelle diverse scuole che formano parte della federazione, per offrire reciproci standard educativi. In tal modo le qualifiche acquisite nelle diverse scuole possono essere considerate equivalenti accrescendo il livello professionale della ricerca genealogica in generale e tutelandone l’immagine nel mondo.

Risorse

Tra gli archivi consultati per una ricerca genealogica:
- Archivio di stato
- Anagrafe
- Diocesi
- Archivi militari
- Registri privati
- Centri genealogici In cui si possono trovare documenti come:
- Certificato di nascita
- Certificato di matrimonio
- Certificato di morte
- Atti notarili
- Congedo militare
- Certificato di diploma
- Attestati

Bibliografia


- Dizionario dei cognomi italiani, Emidio De Felice, Mondadori 1978
- Il grande libro dei cognomi, Mario Sala - Elena Moiraghi, Piemme 1995
- Enciclopedia Storico-Nobiliare, V. Spreti e collaboratori, Milano 1928

Software free o shareware


- [http://www.genealogica.it/genealog.htm Genealogia] Si chiama "Genealogia", il primo programma in italiano per creare un albero genealogico.
- [ftp://63.83.37.42/PAF5EnglishSetup.exe P.A.F] Personal Ancestral File, un programma multimediale molto usato dai Mormoni.
- [http://www.genealogica.it/certosa.htm Certosa] Certosa è il primo programma per la trascrizione degli archivi parrocchiali antichi.

Collegamenti esterni


- [http://www.iagi.info/ IAGI] Istituto Araldico Genealogico Italiano
- [http://www.genealogiaitalia.com/ Centro Genealogico Virtuale] Sito web non-profit.
- [http://www.familysearch.org/ The Family Search] Il più grande archivio genealogico on line.
- [http://members.aol.com/geneaita/indexit.html Come ricercare i propri antenati] Directory con informazioni utili. Categoria:Società

Afrodite

]] Afrodite è una figura della mitologia greca, era la dea della bellezza, dell’amore e della fecondità. Ha un’origine molto antica, i primi culti che le vennero resi furono a Pafo (isola di Cipro).
Afrodite era familiare ai Greci dell’Egeo perché rappresentava l’aspetto della divinità femminile comune a tutte le civiltà del bacino mediterraneo e del vicino oriente.
La storia del suo amore per Adone (Tamuz), non è greca ma fenicia.
Alcuni popoli semitici la adoravano col nome di Astarte o Ishtar. Il suo nome è legato alla sua nascita, così come viene riportata da Esiodo.
Crono, per detronizzare il padre Urano, lo ferì a morte tagliandogli i genitali con un falcetto, facendo cadere in mare alcune gocce del suo sangue: da queste gocce si formò una schiuma bianca (afros in greco) da cui nacque la dea, che uscì dalle onde a Pafo. Secondo Omero la dea era figlia di Zeus e di Dione di Dodona: nell’Iliade (libro V) Dione è la madre di Afrodite. Sempre secondo Omero, era moglie di Efesto, il fabbro divino, figlio di Zeus e di Era.
Efesto era zoppo e deforme, così Afrodite si consolò con Ares, il dio della guerra, al quale diede tre figli: Deimos (il Terrore), Phobos (il Timore) e Armonia (la Concordia).
Un giorno Elio, il sole, sorprese Ares e Afrodite, riferendo tutto ad Efesto, che si ritirò nella sua fucina per cercare un modo di vendicarsi su entrambi. Costruì una rete di bronzo, forte e resistente, ma con maglie così sottili da risultare invisibile. La dispose sopra il suo letto, annunziando alla moglie che partiva pell’isola di Lemno.
Appena il marito l’ebbe lasciata, Afrodite chiamò Ares. Tornato a casa, Efesto colse Afrodite in flagrante adulterio sul proprio letto, i due non ebbero modo di rialzarsi in quanto imprigionati dalla rete.
Efesto chiamò a raccolta tutti gli dèi dell’Olimpo, facendo loro contemplare lo spettacolo offerto dalla moglie e dal dio della guerra.
Gli abitanti dell’Olimpo furono presi da un riso irrefrenabile, e, quando Efesto li liberò, Ares fuggì, umiliato.
Afrodite si rifugiò a Pafo, dove le Grazie, sue ancelle, la calmarono. riso Gli amori di Ares e Afrodite sono narrati nell’Odissea (libro V), mentre nell’Iliade, viene descritta la dea che protegge il campo troiano.
Afrodite amava infatti il principe di Troia, Anchise, di cui si era invaghita vedendolo pascolare le sue greggi sul monte Ida.
Dall’unione tra i due, nacque Enea; la dea si fece promettere di non rivelare mai l’identità della madre.
Ma un giorno Anchise si vantò di essere stato amato da Afrodite. Furente Zeus lanciò su di lui un fulmine, che Afrodite riuscì ad attutire, senza però impedire che Anchise riportasse una ferita, tanto grave, da renderlo zoppo per sempre. Afrodite amò anche Ermes, dal quale ebbe un figlio, Ermafrodito, la cui natura era nel contempo maschile e femminile.
Afrodite riveste aspetti diversi, che l’apparentano all’antica Madre Terra (o Terra Nutrice).
Più familiarmente è Anadiomene, colei che nasce dal mare, Afrodite Urania (figlia del cielo) o Afrodite Pandemia (Afrodite popolare).
I suoi legami cogli altri dèi dell’Olimpo, per quanto tenui, sono sempre essenziali a tutti i miti. Rappresenta la forza primordiale della natura, riassumendo in sé altre divinità anteriori. Nella mitologia romana viene associata a Venere. Categoria:Divinità greche dell'Olimpo ja:アプロディテ ko:아프로디테 simple:Aphrodite

Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 - Amalfi, 14 giugno 1968), poeta italiano. Quasimodo, nato a Modica, in provincia di Ragusa, nel 1901, vi rimase fino al 1921, quando, interrotti gli studi tecnici a causa di difficoltà economiche, si trasferì a Roma, dove iniziò lo studio del greco e del latino, dedicandosi ai classici destinati a divenire per lui fonte di schietta ispirazione. Per dieci anni fu funzionario del genio civile e svolse le sue mansioni in Calabria, Liguria, Sardegna, Lombardia. Stabilitosi a Milano, Quasimodo si dedicò completamente alla letteratura ed alla poesia, collaborò a riviste ed ottenne la cattedra di letteratura italiana presso il conservatorio Giuseppe Verdi.
La sua poesia ottenne vari riconoscimenti tra cui il Nobel nel 1959. Le prime esperienze di Quasimodo (Acque e terre1930, Oboe sommerso1932, Odore di eucalyptus ed altri versi1933, Erato e Apollion - 1936 (Erato musa della poesia d'amore), Poesie1938) si svolgono nell'ambito di un assoluto ermetismo, teso a ricercare la purezza della parola e la rarefazione dell'immagine. La ricerca ermetica di Quasimodo va di là della parola, tentando di reinterpretare la lezione classica di lirica limpidezza. La sua poesia è fatta di stilizzati paesaggi siciliani e di misura nello sfiorare i toni tragici.
Del 1940 sono le traduzioni dei lirici greci che rendono perfettamente le antiche voci poetiche in un linguaggio moderno, riproponendo alla sensibilità contemporanea la lirica classica. Dopo la traduzione delle Georgiche (1942) Quasimodo pubblica Ed è subito sera (1942) antologia di poesie tratta dalle precedenti raccolte ed integrata con nuove liriche in cui l'ermetismo è ormai evoluto in un aperto canto di contemplazione della natura e di accurata meditazione umana. Con la raccolta Il piede straniero sopra il cuore (1946), riedita nel 1947 con il titolo Giorno dopo giorno sono approfonditi i temi del dolore e del compianto per gli uomini e per le loro sofferenze, per il sentimento ed il canto soffocati dalla guerra e dall'invasione straniera. Nei versi di Quasimodo la realtà tende a divenire mito, il verso diviene esempio, messaggio, passione e dolore delle cose, il sentimento non è più fatto individuale, bensì esperienza corale, partecipazione alla sofferenza. Tale mirabile equilibrio non è stato eguagliato dalle successive raccolte (La vita non è un sogno - 1949, Il falso ed il vero verde - 1955, La terre impareggiabile1958). Tra il primo volume (Acque e terre – 1930) ed il secondo (Ed è subito sera - 1942) è compreso il più fecondo periodo di Quasimodo. Per ragioni di età Quasimodo dovrebbe essere considerato contemporaneo di Ungaretti e Montale, invece questi furono i "maestri", mentre Quasimodo appartiene alla seconda generazione dei poeti della "poesia nuova".
Quando dopo la guerra, pubblica Giorno dopo giorno (1947) Quasimodo riprende il discorso della raccolta precedente e la confronta con la nuova realtà. Al lavoro di creazione si affianca quello di traduttore, il suo capolavoro d'interpretazione è Lirici greci (1940). Con tale libro il poeta inizia una splendida carriera di traduttore che fu per lui anche mezzo per vivere (da Shakespeare a Neruda). Nel 1959, il premio Nobel giunse a sorpresa sconcertando critica e mondo letterario che non seppero vedere il nuovo della poesia di Quasimodo e che accantonarono il poeta dopo la fama attinta negli anni Quaranta. La prima ragione di tale atteggiamento è nella stessa poesia di Quasimodo, nella sua diversità, nel suo classicismo: il Quasimodo traduttore svela il poeta, poiché il suo mondo interiore ha una filosofia della bellezza che non è attuale, bensì classica, tuttavia egli non tralascia i grandi eventi contemporanei (La terre impareggiabile – 1958, poesia per la ricerca spaziale etc.) poiché questo era il suo modo di rendere omaggio all'uomo. Quando abbandonata la Sicilia, dove tornò con rinnovata nostalgia ma dove non avrebbe più saputo vivere, approdò a Milano e ritrovò la sua seconda condizione di vita (senza dimenticare le proprie origini) trovò anche un equilibrio fra le differenti sollecitazioni culturali (ecco perché in Quasimodo manca la disposizione drammatica).
Dopo le incertezze iniziali il poeta trovò un dettato basato su pochissime parole essenziali e sul gusto dell'esclamazione che nel tempo non modificò in maniera sostanziale, limitandosi ad approfondirli ed a introdurre nuovi significati, più umani, concreti, attuali, tutt’altro che accademici. L'esperienza della guerra gli portò la coscienza di nuove responsabilità sociali e politiche, della necessità di una riforma morale, ma non per questo modificò i modi del suo discorso. Dopo il 1945, Quasimodo aggiunge ai propri motivi poetici una valutazione positiva del lavoro umano. Tale seconda stagione è la più ricca, quella in cui il poeta trova un tono più deciso e meno incline alle speculazioni sentimentali: meno confidenza rievocativa, maggior difficoltà di espressione lirica, ma estrema aderenza all'uomo, d'altra parte certi toni alti ed un certo vigore lirico dell'ultimo Quasimodo non si sarebbero ottenuti senza la pazienza del traduttore, anzi dell'interprete o del ricostruttore. Infatti il tradurre non è stato per Quasimodo un mero divertimento o un mezzo per vivere, poiché tradurre per lui voleva dire scegliere e sperimentare.
Tale attività porta dalla fioritura ermetica di Ed è subito sera alla maggior aderenza ai temi della storia, alla poesia civile. Nell'arco della sua poesia passa dalle interrogazioni e dal compiacimento delle prime poesie all'affermazione ed all'assunzione delle proprie responsabilità.
È emblematico il titolo dell'esile raccolta del 1966 Dare e avere il tempo della speculazione, del poeta "estraneo alla vita" osservatore del cosmo, è sostituito dalla ragione civile e quella svolta che spesso segna per uno scrittore una battuta di arresto, è per Quasimodo una nuova condizione che gli consente di uscire dalla dilettazione letteraria. L'esile libro di Quasimodo riporta l'esistenza, i colori, le esaltazioni di un'epoca ed identificano l'uomo moderno.

Poetica

Nella prima raccolta (Acque e terre - 1930) sono ben ravvisabili i legami con la tradizione (Pascoli, D'Annunzio). Le immagini hanno una fissità ed un nitore classici che le colloca in un'atmosfera tersa, lontana, atemporale, eppure realistica. La lezione di Ungaretti e Montale lo porta alla rivalutazione della parola, all'uso di forme ellittiche, all'analogia, con Oboe sommerso ed Erato e Apollion il poeta si adegua esteriormente all'ermetismo portandone all'estremo i caratteri salienti, ma in Nuove poesie (1936 - 1942) ritrova il felice equilibrio della prima raccolta. La traduzione che è un ricreare, costringe il poeta ad una disciplina che lo affina nella ricerca del tono e della parola esatta, tersa, allontanandolo dal gratuito gioco delle allusioni troppo frequenti. Il vagheggiamento della Sicilia supera l'esperienza biografica, l'isola, mitizzata dall'evocazione, assume la valenza di un paradiso perduto, di un tempo trascorso irrimediabilmente. La Sicilia mitica è un'alternativa al male di vivere, alla monotonia dei giorni sempre uguali. Quasimodo ritrova le forme metriche tradizionali e cerca di conciliare la visione onirica, i vagheggiamenti della memoria con il rigore espressivo,l'essenzialità la nitida rappresentazione che è frutto della lezione degli antichi e dei moderni poeti. Nell'immediato dopoguerra (Giorno dopo giorno - 1947, La vita non è un sogno - 1949) si verifica una frattura rispetto alla poesia precedente e nei versi del poeta irrompe la tragedia, ma anche la speranza. La meditazione sul dolore si inserisce nella realtà storica della guerra, ricorre il tema dell'esilio dai luoghi e dai miti familiari come simbolo della dolorosa condizione esistenziale dell'uomo e ne scaturisce una maggiore apertura al dolore del mondo. Quasimodo Salvatore Quasimodo Salvatore Quasimodo, Salvatore

Correggio


- Correggio, comune della provincia di Reggio Emilia
- Correggio, pittore italiano natio dell'omonima cittadina da cui prese il soprannome (vero nome Antonio Allegri)

L'eau liquide une singularité de la Terre

L'eau (que l'on peut aussi appeler oxyde de dihydrogène, hydroxide d'hydrogène ou acide hydroxique) est un composé chimique simple. Sa formule chimique est H2O, c'est-à-dire que chaque molécule d'eau se compose d'un atome d'oxygène entre deux atomes d'hydrogène. L'eau lourde est un composé formé d'un atome d'oxygène et de deux atomes de deutérium, qui est un isotope de l'hydrogène (oxyde de deutérium, D2O). À pression ambiante, l'eau est gazeuse au-dessus de 100 °C, solide en dessous de 0 °C, et liquide dans les conditions ambiantes de température et de pression. C'est là une particularité essentielle : les autres composés proches ou apparentés, (sulfure d'hydrogène, ammoniac, et méthane par exemple), sont tous gazeux à des températures bien plus basses. L'eau se trouve presque partout sur la Terre et est un composé essentiel pour tous les organismes vivants connus. Ainsi, et par construction des êtres vivants, l'eau est pour eux (sauf exception très notable) incolore, insipide, inodore, etc. Près de 70 % de la surface de la Terre est recouverte d'eau, essentiellement sous forme d'océans. Une étendue d'eau peut être un océan, une mer, un lac, un étang, un fleuve, une rivière, un ruisseau, un canal (voir Les ressources en eau sur Terre pour plus de détails). La circulation de l'eau au sein des différents compartiments terrestres est décrite par son cycle biogéochimique.

Étymologie

Du latin aqua ([http://hera.crdp.ac-aix-marseille.fr/journal/mediter1/etymol.htm plus de détails...]).

Origine de l'eau

Articles détaillés : Origine de l'eau sur la Terre et Origine de la molécule d'eau. Selon la conception actuelle,
- L'hydrogène est produit très tôt dans l'histoire de l'univers, c'est le premier atome formé (Cf. big bang)
- L'oxygène est le produit un peu plus tardif de réaction de fusion thermonucléaire au sein de certaines étoiles.
- Ces deux atomes se combinent assez facilement pour former l'eau.
- Lorsque la terre s'est formée, l'eau était une des molécules présente en quantité importante (comme dans les météorites)

Physique de l'eau

météorite L'état solide de l'eau est la glace ; l'état gazeux est la vapeur (d'eau). L'état de l'eau dépend des conditions de pression P et de température T. Il existe une situation unique (P,T) dans laquelle l'eau coexiste sous les trois formes solide, liquide, et gazeux ; cette situation est appelée « point triple de l'eau », elle a lieu lorsque
- la température vaut 273,16 K (0,01 °C) et
- la pression 611,2 Pa. Les unités de température (anciennement les degrés Celsius, maintenant les kelvins) sont définis grâce à ce point triple de l'eau. La vélocité du son dans l'eau est de 1 500 m/s dans les conditions ambiantes de température et de pression. La masse de 1 cm³ d'eau à la température de 4 °C est sensiblement de 1 g. Par approximation, on prend pour masse volumique de l'eau dans les conditions normales la valeur de 1 000 kg/m³, une tonne par mètre cube soit un kilogramme par litre. La chaleur massique de l'eau est de 4186 J/(kg·K) dans les conditions ambiantes de température et de pression. L'eau était utilisée comme étalon de chaleur dans d'anciens systèmes d'unité : la calorie (et la frigorie) quantifiait la chaleur à apporter (resp. soustraire) pour augmenter (resp. réduire) d'un degré Celsius la température d'un gramme d'eau : soit 4,185 joules. Les chimistes se réfèrent parfois en blaguant à l'eau avec un nom savant (et justifié) comme du monoxyde de dihydrogène dans des parodies de recherche scientifique sérieuse qui présentent ce produit comme mortellement dangereux et à bannir. Tableau 1:

Chimie de l'eau

La nature dipolaire de l'eau

parodie Une propriété très importante de l'eau est sa nature polaire. La molécule d'eau forme un angle au niveau de l'atome d'oxygène entre les deux atomes d'hydrogène. Puisque l'oxygène a une électronégativité plus forte que l'hydrogène, le côté de la molécule d'eau où se trouve l'atome d'oxygène est chargé négativement, par comparaison avec le côté hydrogène. Une molécule avec une telle différence de charge est appelée un dipôle (molécule polaire). Cette différence de charge fait que les molécules d'eau s'attirent les unes les autres, le côté positif de l'une attirant le côté négatif d'une autre. Un tel lien électrique entre deux molécules s'appelle un pont hydrogène ou liaison hydrogène. Cette force d'attraction, relativement faible par rapport aux liaisons chimiques covalentes de la molécule elle-même, est à la source de propriétés comme un point d'ébullition élevé (quantité d'énergie calorifique nécessaire pour briser les ponts hydrogènes), ainsi qu'une chaleur spécifique élevée. Du fait des ponts hydrogènes également, la densité de l'eau liquide est supérieure à la densité de la glace (état où l'eau est cristallisée). De ce fait, en hiver la glace qui se forme à la surface d'un étang y reste et protège du gel l'eau située plus bas, ce qui permet aux poissons et autres êtres vivants d'y survivre. L'eau atteint sa plus haute densité à la température de 4 °C, qui est ainsi la température qu'on trouve typiquement au fond d'un étang gelé. Un autre conséquence est que la glace fond quand suffisamment de pression lui est appliquée.

Équilibre acide/base

L'eau se dissocie naturellement en ion oxonium (ou hydronium) H3O+ et ion hydroxyde OH- :2H2O = H3O+ + OH-. Du fait de l'équilibre, à une température donnée, le produit entre des concentrations de ces ions, ou « produit de dissociation », est constant : à 25 °C, il vaut :[H3O+].[OH-] = 10-14 uSI Les ions oxonium et hydroxyde sont très réactifs, ils peuvent attaquer d'autres matériaux, les dissoudre. On définit l'acidité grâce à la concentration en ion oxonium, par le pH :pH = -log10[H3O+] À 25 °C, le pH de l'eau pure vaut 7, il est dit neutre. L'ajout de certains produits dits « acides » va déplacer l'équilibre de dissociation de l'eau et abaisser le pH (augmentation du nombre d'ions oxonium) ; à l'inverse, l'ajout de certains produits dits « bases » va déséquilibrer la réaction dans l'autre sens, favoriser la présence d'ions hydroxyde et augmenter le pH. On note que l'eau peut capturer un proton ou en libérer un, c'est donc un amphotère, c'est-à-dire à la fois un acide et une base. Cet équilibre acide/base est d'une importante capitale en chimie minérale comme en chimie organique.

L'eau comme solvant

chimie organique Grâce à sa polarité, l'eau est un excellent solvant. Quand un composé ionique ou polaire pénètre dans l'eau, il est entouré de molécules d'eau. La relative petite taille de ces molécules d'eau fait que plusieurs d'entre elles entourent la molécule de soluté. Les dipoles négatifs de l'eau attirent les régions positivement chargées du soluté, et vice versa pour les dipoles positifs. L'eau fait un excellent écran aux interactions électriques (la permittivité électrique εe de l'eau est de 78,5 à 25 °C), il dissocie donc facilement les ions. En général, les substances ioniques et polaires comme les acides, alcools, et sels se dissolvent facilement dans l'eau, et les substances non-polaires comme les huiles et les graisses se dissolvent difficilement. Ces substances non-polaires restent ensemble dans l'eau car il est énergétiquement plus facile pour les molécules d'eau de former des ponts hydrogène entre elles que de s'engager dans des interactions de van der Waals avec les molécules non polaires. Un exemple de soluté ionique est le sel de cuisine alias chlorure de sodium, NaCl, qui se sépare en cations Na+ et anions Cl-, chacun entourés de molécules d'eau. Les ions sont alors facilement transportés loin de leur matrice cristalline. Un exemple de soluté non-ionique est le sucre de table. Les dipoles des molécules d'eau forment des ponts hydrogène avec les régions dipolaire de la molécule de sucre, et celle-ci est ainsi extraite vers l'eau liquide. Cette faculté de solvant de l'eau est vitale en biologie, parce que certaines réactions biochimiques n'ont lieu qu'en solution (par exemple, réactions dans le cytoplasme ou le sang.)

Tension superficielle

Les ponts hydrogène confèrent à l'eau une grande tension superficielle et une grande cohésion. Cela se voit quand de petites quantités d'eau sont posées sur une surface non soluble et que l'eau reste ensemble sous forme de gouttes. Cette propriété est utile dans le transport vertical de l'eau chez les végétaux.

Conductivité

L'eau pure est en réalité un isolant, qui conduit mal l'électricité. Mais puisque l'eau est un si bon solvant, elle contient souvent une bonne quantité de soluté dissous, le plus souvent des sels. Si l'eau contient de telles impuretés, elle peut conduire l'électricité facilement. Le stator des très gros alternateurs est refroidi par circulation d'eau désionisée dans les conducteurs creux de l'enroulement. Malgré les différences de potentiel de plusieurs dizaines de milliers de volts entre le circuit de refroidissement et les conducteurs électriques, il n'y a pas de problèmes de fuite de courant. Voir conductivité électrique(mesure).

Décomposition de l'eau (thermolyse et électrolyse)

La première décomposition de l'eau fût faite par Lavoisier, en faisant passer de la vapeur d'eau sur du fer chauffé au rouge (thermolyse). Ce faisant, il établis que l'eau n'état pas un élément mais un corps chimique composé de plusieurs éléments. La thermolyse de l'eau commence à devenir significative vers 750 °C, et elle est totale vers 3 000 °C. La réaction produit du dioxygène et du dihydrogène : 2H2O ↔ 2H2 + O2 L'autre manière de décomposer l'eau est l'électrolyse. Sous l'effet d'un courant qui la traverse, l'eau peut être divisée en dihydrogène et dioxygène. Les molécules d'eau se dissocient naturellement en ions H3O+ et OH-, qui sont attirés par la cathode et l'anode respectivement. À l'anode, quatre ions OH- se combinent pour former des molécules de dioxygène O2, deux molécules d'eau, et libérer quatre électrons. Les molécules de dioxygène ainsi produites s'échappent sous forment de bulles de gaz vers la surface, où elles peuvent être collectées. À la cathode, il y a une libération de molécule de dihydrogène H2 : 4OH- → O2 + 2H2O + 4e- : 2H3O+ + 2e- → H2 + 2H2O

Indice de réfraction de l'eau

dihydrogène L'indice de réfraction n d'un milieu transparent est une mesure de sa capacité de changer la direction de propagation d'un rayon de lumière le traversant. Si la lumière devait voyager dans l'espace vide puis pénétrer une surface planaire de l'eau, les angles d'incidence mesurés et la réfraction pourraient être substitués dans la loi de Snell-Descartes (voir Réfraction) pour calculer l'indice de réfraction de l'eau relativement au vide. Cet indice ne dépendrait que de l'état physique de l'eau (solide, liquide ou gazeux). Mais, dans la pratique, il est plus simple d'entreprendre des expériences en utilisant une interface ou dioptre air-eau pour obtenir l'indice de réfraction de l'air relatif à l'eau, et puis pour le convertir de l'air en vide en appliquant les corrections appropriées. Le résultat, qui est toujours plus grand que 1, est le rapport de la vitesse de la lumière dans le vide à sa vitesse dans l'eau : la lumière voyage plus lentement dans l'eau que dans un vide (ou dans l'air). Tous les milieux transparents sont dispersifs, ce qui signifie que la vitesse de la lumière change avec sa longueur d'onde λ. Plus précisément, dans la partie visible du spectre électromagnétique (approximativement 400 à 700 nanomètres) l'indice de réfraction est généralement une fonction décroissante de longueur d'onde : la lumière violette est plus déviée que le rouge. En outre, le taux de changement de l'indice de réfraction augmente également tandis que la longueur d'onde diminue. L'indice de réfraction augmente habituellement avec la densité du milieu. L'eau présente toutes ces caractéristiques. Le tableau 1 montre les résultats de quelques mesures (Tilton et Tailor) de l'indice de réfraction de l'eau, n(λ), en ce qui concerne l'air sec ayant la même température T que l'eau et à une pression de une atmosphère (760 mmHg). Tableau 1 : Pour convertir les valeurs sous forme de tableaux relatifs à l'indice du vide , ajoutez 4 à la quatrième position décimale. Notez que le n(λ) augmente pendant que la température de l'eau diminue. Ces résultats sont conformes ax attentes, puisque la densité de l'eau augmente lorsqu'elle se refroidit. Il est intéressant, cependant, que si les mesures sont faites à de plus basses températures l'indice ne montre pas d'extremum à 4 °C, malgré le fait que la densité de l'eau soit maximale à cette température (ce qui explique que les fonds marins soient à cette température de 4 °C). L'eau de mer contient des impuretés dissoutes, principalement sous forme de sels dissociés de sodium, de magnésium, de calcium, et de potassium. Sa densité, et par conséquent n(λ), dépendent donc de sa salinité , d'une quantité habituellement exprimée comme des grammes de sels dissous en kilogramme d'eau de mer (g/kg), ou des parties par mille en poids. Le tableau 2 (pris de Dorsey) montre comment le n(λ) augmente avec la salinité pour les D-lignes de sodium (moyenne : 5 893 angströms = 5 89,3 nm) à 18 °C. Tableau 2 : L'indice de réfraction est également une fonction de la pression de l'eau, mais la dépendance est tout à fait faible en raison de l'incompressibilité relative de l'eau (comme tous les liquides). En fait, sur les gammes normales des températures (0-30 °C), l'augmentation approximative du n(λ) est 0,000016 quand la pression de l'eau augmente d'une atmosphère. Clairement, les facteurs les plus significatifs affectant le n(λ) sont la longueur d'onde de la lumière et la salinité de l'eau. Néanmoins, le n(λ) excède de moins de 1% la gamme indiquée des valeurs de ces variables. ; Références
- L. W. Tilton et J. K. Taylor, stand national de bureau de recherche de J., 20, 419 (RP1085) 1938.
- E. Dorsey, « propriétés d'Eau-Substance ordinaire », (Reinhold Publishing Corporation 1940).

Purification de l'eau

Voir aussi : Épuration des eaux. De l'eau pure ou relativement pure est nécessaire à beaucoup d'applications industrielles et à la consommation humaine. Les humains ont besoin d'eau sans trop de sels et autres impuretés, comme des produits toxiques ou de bactéries pathogènes. pathogène Voici sept méthodes courantes pour purifier l'eau : #Filtration : l'eau est passée à travers un filtre qui intercepte les petites particules. Plus petites sont les mailles du filtre, plus petite doit être une particule pour passer. La filtration n'est pas suffisante, mais est souvent nécessaire comme étape préparatoire, pour empêcher les plus grosses particules d'interférer avec les méthodes de purification plus avancées. On distingue la filtration (quelques micromètres), de la microfiltration (de 1 à 0,1 micromètre) de l'ultrafiltration (jusqu'à 0,0001 micromètre). L'ultrafiltration permet d'obtenir une eau purifiée au niveau particulaire, bactérien et pyrogénique. #Ébullition : l'eau est maintenue à ébullition un temps suffisamment long pour inactiver ou tuer les microorganismes qui vivent dans l'eau à température ambiante. L'ébullition n'élimine pas les solutés qui ont une température d'ébullition supérieure à celle de l'eau, au contraire leur concentration peut augmenter si de l'eau s'évapore. L'autoclave et la Cocotte minute raffine et améliore le procédé en y ajouant une presson élevée, qui évite la fuite de l'eau et augmente sa température avant ébulition. #Filtrage au carbone : le charbon de bois, un composé à haute teneur en carbone, adsorbe beaucoup d'autres composés dont certains toxiques. Le chlore est éliminé par catalyse et les organiques sont dissous par adsorption. L'eau est passée à travers du charbon actif, issu de la noix de coco ou du charbon, pour la purifier de ces composés. Cette méthode est surtout utilisée pour filtrer l'eau des ménages et l'eau des aquariums. Elle permet aussi d'éviter le colmatage par les composés organiques dissous. #Distillation : on fait bouillir l'eau de façon à produire de la vapeur, qui s'élève, et est mise en contact avec une surface refroidie où la vapeur se condense à nouveau en eau et peut être recueillie. Les solutés ne se vaporisent normalement pas et restent ainsi dans la solution mise à bouillir. Cela dit, même la distillation ne purifie pas complètement l'eau, du fait de contaminants ayant à peu près la même température d'ébullition que l'eau, et de gouttelettes d'eau non vaporisée transportées avec la vapeur. #Osmose inverse : une forte pression mécanique (en milliers de d'hectopascals) est appliquée à une solution impure pour forcer l'eau à passer à travers une membrane semi-perméable. On appelle cela l'osmose inverse parce que l'osmose normale verrait l'eau pure se déplacer dans l'autre sens pour diluer les impuretés. L'osmose inverse est en théorie la meilleure méthode pour la purification à grande échelle de l'eau, mais il est difficile de créer de bonnes membranes semi-perméables. Selon le type de membrane, on obtient 85 à 98 % d'élimination des ions inorganiques, 99% des colloïdes, bactéries, pyrogènes et virus, 80 à 98% d'élimination de la silice. Cette méthode est parfois appelée hyperfiltration. #Chromatographie par échange d'ions : dans ce cas, l'eau est passée à travers une colonne chargée de résine qui capte les ions en libérant en échange d'ions hydroxyde (pour les ions négativement chargés : sulfate, carbonates, etc.) ou hydronium (pour les ions positifs : calcium, magnésium, autres métaux, etc.), qui se recombinent pour reformer de l'eau. Dans de nombreux laboratoires, cette méthode de purification a remplacé la distillation car elle procure un grand volume d'eau très pure plus rapidement et en consommant moins d'énergie. L'eau obtenue de cette façon est appelée eau déionisée ou eau déminéralisée. Contrairement à la distillation, la déminéralisation permet une production à la demande. Les résines échangeuses d'ions sont parfois couplées à une post-filtration afin d'éliminer les particules issues de la résine. #Photo-oxydation : l'eau subit un rayonnement ultraviolet de haute intensité. Cela permet de cliver et d'ioniser les composées organiques, qui peuvent ensuite être éliminés dans les colonnes échangeuses d'ions. Cela provoque en outre l'apparition de composés oxydants, capables de détruire les micro-organismes et certaines molécules.

Symbolique, usage et mythologie


- L'eau, élément vital pour l'homme, est la boisson naturelle par excellence.
- L'eau est un des quatre éléments classiques mythiques avec le feu, la terre et l'air (et l'un des cinq éléments chinois avec l'air, le feu, le bois et le métal), et était vue par certains comme l'élément de base de l'univers. Les caractéristiques de l'eau dans ce système sont le froid et l'humidité.
- Dans la théorie des humeurs corporelles, l'eau était associée au phlegme.
- Dans la symbolique occidentale, l'eau symbolise la purification le renouveau, ex.: l'eau bénite du baptème, l'eau coulante d'un fleuve.

L'eau dans l'alimentation


- Eau potable
- Eau de table
- Eau de source
- Eau minérale
- Eau gazeuse
- Eau plate Thalassothérapie

Référence dans le système métrique pour la détermination de la masse

À l'origine, un décimètre cube d'eau définissait une masse de un kilogramme (kg). L'eau avait été ch