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Eucaristia

Eucaristia

L'Eucaristia o Eucarestia (derivato dal greco ευχαριστω, eucharisto, rendimento di grazie) è il sacramento istituito da Gesù nell'imminenza della sua morte, durante l'Ultima Cena. Il Nuovo Testamento narra l'istituzione dell'eucaristia in quattro versioni: Matteo ; Marco ; Luca ; 1Corinzi . Gesù, nell'Ultima Cena, diede ai suoi discepoli il pane ed il vino come suo corpo e suo sangue, perché lo facessero "in memoria di me". Dunque, fin dalla sua origine, l'atto sacramentale dell'eucaristia rappresenta l'azione sacrificale-conviviale che la Chiesa celebra per comando del suo stesso Signore.

Significato dell'Eucaristia

Fin dall'origine, la riflessione sull'eucaristia ha conosciuto grande ricchezza dottrinale. L'eucaristia è strettamente collegata con la Pasqua del Signore, con la morte e risurrezione del Cristo. Il fatto fondamentale che collega i due avvenimenti è l'ultima Cena: fondante l'eucaristia e annunciante la Pasqua. Non è solo il fatto che l'ultima Cena di Cristo si ponga cronologicamente in corrispondenza di essa a porre in relazione la Pasqua ebraica con la Cena stessa e quindi con la Pasqua del Signore, ma si può trovare l'attualizzazione della prima nelle seconde: come l'alleanza con Dio sul monte Sinai è stata suggellata con il sangue di un sacrificio, così Gesù dice: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue. San Paolo scrive: "Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice voi annunziate la morte del Signore finché egli venga". È necessario soffermarsi in modo particolare sulla comprensione dell'eucaristia come memoriale (anamnesi): questo termine nel contesto biblico - quindi con il termine ebraico "zikkaron" - indica azioni rituali riferite ad un evento (salvifico) passato in grado di attualizzarlo, rendendolo presente ai celebranti nelle sue stesse dimensioni salvifiche, e proiettandolo anche verso il futuro. Nella cena pasquale ebraica, consistente in azzimi ed erbe amare, si assiste dunque alla attualizzazione della liberazione dall'Egitto e degli eventi dell'esodo stesso. E nella concezione memoriale le confessioni cristiane trovano consenso nell'affermazione: "L'eucaristia è il memoriale di Cristo crocifisso e risorto, cioè il segno vivo ed efficace del suo sacrificio, compiuto una volta per tutte sulla croce e ancora operante in favore di tutta l'umanità" (Battesimo, eucaristia, ministero, documento ecumenico di Lima, 1982). L'intero complesso della celebrazione eucaristica (e dunque liturgia della parola e liturgia eucaristica) è il memoriale di tutto il mistero di Cristo, centrato nella sua morte e risurrezione; vedremo che la preghiera eucaristica è pervasa dal tema del memoriale, in modo particolare. Strettamente legata alla persistenza dell'opera salvifica del sacrificio del Signore sulla croce è la presenza reale del Signore nelle specie eucaristiche, che si compie per transustanziazione della sostanza del pane e del vino in sostanza del corpo e del sangue di Cristo. La Chiesa cattolica insegna che ogni eucaristia, in quanto memoriale dell'evento sacrificale di Cristo, è attualmente sacrificio: la Chiesa lo prende come dono del Signore e ne fa il suo sacrificio. Per questo i fedeli sono invitati ad offrire se stessi a Dio in ubbidienza e devozione: perché come ancora san Paolo scrive: "chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna". In quanto invocazione dello Spirito Santo, nell'eucaristia la Chiesa si rende disponibile alla sua azione nel mondo per perpetrare nel tempo l'opera evangelica di Gesù. In quanto comunione alla Cena del Signore, nell'eucaristia i fedeli trovano il fondamento, la fonte ed il vincolo dell'unione fra loro e con Cristo.

Il rito

La Celebrazione Eucaristica (Messa) è costituita da due parti, la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica; esse sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto. Nella Messa, infatti, viene imbandita tanto la mensa della parola di Dio quanto la mensa del Corpo di Cristo, e i fedeli ne ricevono istruzione e ristoro. Ci sono inoltre alcuni riti che iniziano e altri che concludono la celebrazione.

I riti introduttivi

I riti che precedono la Liturgia della Parola, cioè l'introito, il saluto, l'atto penitenziale, il Kyrie eleison, il Gloria e l'orazione (o colletta), hanno un carattere di inizio, di introduzione e di preparazione. Scopo di questi riti è che i fedeli, riuniti insieme, formino una comunità, e si dispongano ad ascoltare con fede la parola di Dio e a celebrare degnamente l'Eucaristia.

La liturgia della Parola

Nella Liturgia della Parola, Dio parla al suo popolo per mezzo del suo Figlio, Cristo, Parola vivente. Essa è costituita da brani tratti dalla Sacra Scrittura, dall'omelia del celebrante e dalla preghiera dei fedeli. Nelle due letture bibliche (una, nei giorni feriali) e nel salmo Dio parla al popolo, nell'omelia il celebrante spiega ed attualizza la Parola, nella preghiera dei fedeli tale Parola si converte in invocazioni dei figli di Dio

La presentazione dei doni (offertorio)

Con la presentazione dei doni si entra nella Liturgia eucaristica. Nella narrazione biblica, vediamo che Gesù "prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati»". (Mt ). La liturgia eucaristica sviluppa queste azioni di Gesù in tre momenti: la presentazione del pane e del vino come doni, la preghiera eucaristica e la comunione. Lo stesso posizionamento sull'altare del pane e del vino è un gesto simbolico]: esprime il dono e la partecipazione dell'assemblea dei fedeli nella presentazione del pane–cibo quotidiano, e del vino-bevanda della festa. Il sacerdote a nome del popolo benedice Dio per questi alimenti fondamentali: "Benedetto sei tu, Signore, Dio dell'universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane, frutto della terra e del lavoro dell'uomo; lo presentiamo a te, perché diventi per noi cibo di vita eterna", "Benedetto sei tu, Signore, Dio dell'universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo vino, frutto della vite e del lavoro dell'uomo; lo presentiamo a te, perché diventi per noi bevanda di salvezza" (Preghiera alla presentazione dei doni). Proprio per la loro provenienza, questi alimenti significano il radicamento del culto cristiano nella natura (per l'origine) e nella storia (per il lavoro umano). Tutte le preghiere eucaristiche in uso configurano una unica azione eucaristica-sacrificale, espressa in parole e gesti dal sacerdote; l'assemblea è invitata ad unirsi all'azione del celebrante, in quanto egli dice: "Rendiamo grazie al Signore nostro Dio"; "È cosa buona e giusta" ed attende che essa ratifichi la propria preghiera con l' Amen.

La preghiera eucaristica

Essenzialmente, la preghiera eucaristica è così costituita: il prefazio di rendimento di grazie, che si eleva a Dio Padre per l'azione salvifica compiuta dal Figlio, trova conclusione nel canto del "Santo"; con l' epiclesi si ha l'invocazione dello Spirito Santo, affinché il pane e il vino "diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo, nostro Signore" (Preghiera eucaristica II); segue il racconto della Cena, nel quale sono ripetute le parole che Gesù disse ai suoi discepoli riuniti la sera "prima di morire per noi sulla croce"; il celebrante ora esclama: "Mistero della fede", cui il popolo risponde con l'acclamazione del ricordo della morte e della risurrezione di Gesù, dopodiché la sua preghiera riprende con il memoriale della risurrezione dai morti del Cristo Crocifisso, l'offerta dei doni consacrati a Dio Padre, l'invocazione dello Spirito sui comunicandi, le intercessioni in favore della Chiesa, del papa e del vescovo della comunità locale, il ricordo di tutti i defunti e la richiesta di "aver parte alla vita eterna, insieme con la beata Maria, Vergine e madre di Dio, con gli apostoli e tutti i santi": termina con la dossologia, "per Cristo, con Cristo ed in Cristo", a "Dio Padre onnipotente, nell'unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli", cui l'assemblea si unisce con l' Amen, conclusivo.

I Riti di Comunione

I riti di comunione hanno inizio con la recita o il canto della preghiera del Signore, il Padre nostro. La sua proclamazione è introdotta da una formula, quasi un "prologo", pronunciata dal sacerdote, che richiama l'importanza di questa preghiera, invita a proferirla con devozione, ricorda che è stata istituita dal Signore stesso. Dopo l'embolismo, che spetta al celebrante, l'assemblea conclude con la dossologia finale: "Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli". Subito dopo lo scambio di un segno di pace fra i celebranti e spesso fra tutti, anche nell'assemblea, trova posto l'invocazione dellAgnus Dei: "Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace". Questa invocazione ha una forte dimensione eucaristica, perché pronunciata durante i riti della frazione del pane (visibile a tutti) e dell'immistione (una piccola porzione dell'ostia viene posta nel calice: le specie eucaristiche, prima separate, sono ora unite, a significare l'integra presenza di Cristo in esse) e perché riprende il cibarsi dell'agnello nella cena pasquale ebraica accostandolo alla vera cena dell'Agnello, la comunione eucaristica. Dopo una breve preghiera privata, l'ostensione del pane-corpo di Cristo, e un atto di umiltà, finalmente i fedeli si avviano all'altare, solitamente cantando in raccoglimento, ove ricevono (sulla lingua o sul palmo della mano, per propria scelta) il Corpo di Cristo, cibandosene. In circostanze particolari anche i fedeli possono bere anche al calice, presentato con la formula "il Sangue di Cristo", ma sussistono difficoltà pratiche, che ne riducono la pratica, spesso limitandola a Messe celebrate in piccole comunità di preghiera. La comunione al sangue di Cristo può però avvenire anche per intinzione: l'ostia è immersa dal ministro della comunione nel calice del vino eucaristico e ricevuta dal fedele solo in bocca. Altre modalità per ricevere il Sangue di Cristo sono con la cannuccia o con il cucchiaino, ammessi solo in casi particolari con l'autorizzazione del Vescovo diocesano.

I Riti di Comunione

Nei riti di conclusione il sacerdote, dopo eventuale avvisi, benedice e congeda il popolo, cheesce dalla chiesa per esprimere nella vita il sacramento ricevuto.

L'eucaristia nella Messa - Cristo nell'eucaristia, nella Parola e nell'assemblea

L'eucaristia è celebrata nell'assemblea e presieduta da un ministro ordinato, all'interno della santa Messa: essa consiste nel complesso della liturgia della parola e della liturgia eucaristica, aperto dai riti di ingresso e chiuso nei riti di conclusione. Il Concilio Vaticano II insegna che si può vedere la presenza del Signore nell'assemblea riunita nel suo nome, nel sacerdote che celebra in persona Christi, nella Bibbia proclamata "
giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Scrittura", nel sacrificio della Messa "essendo egli stesso che, offrendosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti, soprattutto nelle specie eucaristiche" (Sacrosanctum concilium). Per questa strada passa il riavvicinamento relativo fra cattolicesimo e protestantesimo: questo infatti aveva contestato le posizioni della Chiesa cattolica che poneva particolare attenzione alla presenza reale del Signore nel pane e nel vino eucaristici; nel documento ecumenico Battesimo, eucaristia, ministero leggiamo: "È in virtù della parola vivente di Cristo e per la potenza dello Spirito che il pane e il vino diventano i segni sacramentali del corpo e del sangue di Cristo. Essi rimangono tali in vista della comunione". La Chiesa Cattolica crede che la presenza reale di Cristo nelle specie eucaristiche permanga sino alla loro consumazione: conserva pertanto nei tabernacoli (o cibori) il Pane-corpo di Cristo in vista della comunione, soprattutto ai malati, adorandolo. Nella Chiesa Cattolica esistono specifici riti sull'adorazione eucaristica, dove il Corpo di Cristo viene esposto nell'ostensorio all'adorazione dei fedeli. Il corpo di Cristo può essere anche utilizzato dal sacerdote per la Benedizione Eucaristica dei fedeli, solitamente conclusione del rito di adorazione.

Il pane del cammino

Giovanni riporta le parole di Gesù: "
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna, ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno" e "dimora in me e io in lui" (Gv ). L'eucaristia è dunque pegno d'immortalità, e sacramento di comunione con il Cristo. Ad ogni eucaristia si rinnova il sacrificio di Cristo per il mondo, e la nuova alleanza di Dio con l'uomo: il Signore dà nuovo nutrimento all'uomo e nuova forza alla Chiesa perché gli siano fedeli testimoni nelle vie del mondo, pronti a seguire con la propria vita la sua vita, donata nel servizio a tutti. Per questo la Chiesa invita i cristiani a partecipare alla Messa ogni domenica e di accostarsi alla comunione sacramentale almeno a Pasqua: la completa partecipazione all'eucaristia non può tralasciare questo suo fondamento che è proprio la comunione al corpo di Cristo, lasciata da Cristo stesso ai cristiani, anche come responsabilità.

Argomenti collegati


- Adoratrici del Sangue di Cristo Categoria:Sacramenti e riti cattolici Categoria:Cristianesimo ja:聖餐

Lingua greca

Questo articolo tratta sia del greco antico che del greco moderno. ---- Per lingua greca (Ελληνικά) si intende la lingua (o le lingue) parlata dalle popolazioni greche, sia nella Grecia propria sia nei vari territori in cui i Greci si insediarono nel corso dei secoli, in un arco di tempo che va almeno dalla metà del II millennio AC al giorno d'oggi. Lingua con 3500 anni di storia, il greco ha conosciuto profonde trasformazioni nel corso dei secoli ed è possibile individuare nel corso della sua ininterrotta evoluzione almeno tre grosse fasi linguistiche: greco antico (dal XIV secolo AC sino al V secolo DC, greco medioevale o bizantino (dal VI secolo al XV secolo e il greco moderno o neogreco (dal XVI secolo fino ad oggi); ognuna di queste fasi, a sua volta, ha conosciuto tanto un'evoluzione storica che una diversificazione geografica, con l'esistenza di una serie di dialetti distinti.

Storia

È possibile suddividere la storia del greco in una serie di fasi:

Protogreco

Con tale nome si indica la fase più remota della lingua greca, conosciuta solo tramite ricostruzione interna, da cui derivano tutti i dialetti greci di età storica, ma già distinto dall'antenato comune protoindoeuropeo. Si ritiene che fosse parlato all'inizio del II millennio AC nella penisola balcanica, ma gli esatti tempi di insediamento dei Greci nella penisola ellenica rimangono discussi.

Miceneo

È il greco conosciuto tramite le tavolette in lineare B, e risale ad un'epoca compresa tra il XIV secolo AC e il XII secolo AC. Tale lingua presenta caratteri propri che rendono impossibile considerarla la comune antenata di tutti i dialetti del I millenio AC, anche se il suo status (dialetto greco effettivamente parlato oppure linguaggio stilizzato della scrittura) e la sua collocazione nella classificazione dei dialetti greci è discussa. In genere, la si ritiene affine all'arcadico-cipriota.

Greco arcaico e classico

La caratteristica di questa fase della storia e della lingua greca è un'estrema frammentazione, con un gran numero di varietà locali. I linguisti raggruppano di solito questi dialetti in cinque grossi gruppi: dialetti nord-occidentali, dorico, eolico, arcadico-cipriota, e ionico, di cui l'attico costituisce una varietà dai tratti peculiari. È da notare che accanto ai dialetti parlati, estremamente diversificati, esistono una serie di "dialetti letterari", forme codificate, di uso panellenico, e legate a specifici generi letterari e non alla lingua parlata dall'autore: così esiste una "lingua omerica" (a base ionica ma con elementi eolici), per la poesia epica, una lingua della lirica corale, basata sul dorico e così via.

greco ellenistico o koiné diálektos ("lingua comune")

Le conquiste di Alessandro Magno e la diffusione della cultura greca in una vastissima area favoriscono lo sviluppo di un linguaggio comune, che superi le divisioni dialettali del greco arcaico e classico. Questa lingua comune, o koiné, si basa sull'attico, depurato dai suoi tratti più caratteristici e con interferenze da parte di altri dialetti (soprattutto lo ionico). Questa lingua rimase in uso per tutta l'età ellenistica e romana, costituendo la lingua franca di tutta la parte orientale dell'Impero Romano.

Greco medioevale o greco bizantino

Il greco bizantino costituisce la naturale evoluzione della koiné sotto l'impero bizantino, generalizzando i mutamenti fonetici e la semplificazione grammaticale iniziata nel periodo precedente. Caratteristico di quest'epoca è anche il divario tra la lingua parlata e la lingua letteraria, rimasta legata ai modelli classici e fortemente arcaizzante.

Neogreco o greco moderno

La dominazione turca riduce drasticamente la produzione scritta in greco, mentre la lingua parlata è pesantemente influenzata dal turco e dalle altre lingue vicine (numerosi anche i prestiti dall'italiano). Un nuovo impulso alla lingua greca è dato solo nel XIX secolo dall'indipendenza, anche se il nuovo Stato crea una barriera tra la lingua parlata (o dhimotikì), con i suoi dialetti, e la lingua ufficiale, la katharevousa (o Katharévussa) , una forma artificiale, "purificata" di greco. La prima era la lingua usata dal popolo, la seconda era invece ricca di parole prese in prestito da altre lingue, ed era una lingua molto simile al greco antico ed era la lingua ufficiale dello stato. Per tale motivo era fatto comune che un oggetto avesse due nomi, uno ufficiale e uno usato comunemente dalla gente. Tale situazione si mantenne sino al 1976, anno in cui, grazie ad una riforma linguistica, la dhimotikí diviene lingua ufficiale. Nel 1982 venne semplificata l'accentazione. Attualmente nel greco post-moderno le parole polisillabiche vengono tutte accentate con l'accento acuto, mentre i monosillabi non vengono accentati (sistema unitonico di accentazione).

Classificazione

Il greco costituisce un ramo autonomo della famiglia indoeuropea, ma la sua esatta posizione nell'albero genealogico rimane oggetto di discussione. Essa infatti appartiene alle lingue centum, ma presenta numerose caratteristiche proprie di una lingua satem. Accanto ad accostamenti con lingue illiriche e della Tracia, troppo poco conosciute per poter trarre conclusioni certe, si è ipotizzata una particolare vicinanza tra il greco e la lingua armena. Tra le tra le lingue indoeuropee è la seconda lingua più antica per attestazione, dopo l'ittita, e quella in assoluto documentata per il più ampio arco di tempo.

Distribuzione geografica

La distribuzione geografica della lingua ha conosciuto profonde variazioni: originariamente parlata nella Grecia propria e nelle isole greche, si espanse con le ondate successive della colonizzazione greca prima sulle coste dell'Asia Minore, e quindi per tutto il bacino del Mediterraneo e penetrando in particolar modo in Sicilia e nell'Italia Meridionale (la Magna Grecia). Sono però le conquiste di Alessandro Magno a sancire la massima diffusione del greco, sia come lingua parlata (le città di fondazione ellenistica come Alessandria d'Egitto, o Antiochia, erano città greche), sia come lingua veicolare, diffusa sino all'India. Se nei territori più orientali dell'ex-impero di Alessandro, a seguito della nascita dell'impero partico, l'uso del greco declina piuttosto rapidamente, la sua funzione di lingua franca nel bacino del Mediterraneo Orientale resta indiscusso anche sotto la dominazione romana. In epoca bizantina, il greco sostituisce completamente il latino come lingua ufficiale, ma le conquiste arabe del VII secolo, e il progressivo declino dell'Impero Bizantino nel corso dei secoli successivi ne riducono progressivamente l'area di influenza e la caduta di Costantinopoli nel 1453 ne costituisce il tracollo. Anche sotto la dominazione turca però il greco resiste come lingua parlata in Grecia e presso le comunità greche sparse per l'Asia Minore; un'ulteriore contrazione dell'area di influenza greca si è avuta con gli eventi successivi alla distruzione di Smirne e allo "scambio di popolazione" tra Grecia e Turchia. Attualmente, il greco moderno è parlato da una popolazione di circa 15 milioni di persone, prevalentemente in Grecia e a Cipro, ma anche in alcune comunità dell'Albania ed è ancora molto diffuso presso le numerose comunità greche di tutto il mondo. Nella stessa Italia meridionale sono presenti alcune isole linguistiche parlanti greco (griko), nel Salento e in Calabria.

Dialetti

Il greco in tutte le sue fasi ha conosciuto ampie diversificazioni dialettali, ed essi vanno considerati in un ambito cronologico preciso. Si distinguono allora due fasi:
- greco antico: in età arcaica e classica la diversificazione dialettale era la norma e gli antichi greci stessi ne avevano piena consapevolezza. I moderni studiosi di dialettologia hanno radunato i dialetti greci antichi in cinque grossi gruppi: i dialetti nord-occidentali, il dorico, l'eolico, l'arcadico-cipriota e lo ionico, di cui l'attico costituisce una variante ampiamente autonoma. :Una serie di tratti condivisi legano i dialetti nord occidentali e il dorico, da una parte, lo ionico e l'arcadico-cipriota dall'altro; l'eolico invece appare di classificazione più problematica, in posizione mediana tra i due gruppi. Questi dialetti declinarono rapidamente in età ellenistica, e furono soppiantati dalla koiné senza lasciare discendenti: sono per il moderno Tsaconico è accertata una ascendenza chiaramente dorica.
- greco medioevale e moderno. Sulle divisioni linguistiche dell'età bizantina siamo meno informati; in epoca moderna è però possibile distinguere una serie di dialetti:
  - la dhimotikí, parlata nello stato greco, che presenta a sua volta una serie di differenziazioni locali (si distingue tra varianti settentrionali e meridionali, a loro volta con ulteriori differenziazioni)
  - il greco cipriota, affine ai dialetti meridionali della dhemotikí.
  - lo tsaconico: parlato in un'area ristretta della Laconia, questo dialetto è l'unico dialetto moderno a discendere direttamente da un dialetto antico, il dorico.
  - il pontico e il cappadocio: originariamente parlati rispettivamente nella zona settentrionale della Turchia e nella Cappadocia, questi dialetti, pur derivando dalla koiné avevano preservato caratteristiche tipicamente ioniche. I parlanti di queste varietà furono costretti a trasferirsi nella Grecia propria con lo "scambio di popolazione" avvenuto negli anni '20 tra Grecia e Turchia.
  - il grico: parlato in due isole linguistiche italiane, nel Salento e in Calabria, la posizione di questo dialetto non è chiara: essi preservano certe caratteristiche degli antichi dialetti italioti, ma la loro derivazione è discussa.

Sistemi di scrittura

La più antica (II millennio AC) forma di scrittura nota per il greco è la lineare B, derivata a sua volta dalla lineare A, usata dai minoici, che si ritiene non parlassero una lingua indoeuropea. Si tratta di un sistema di scrittura prevalentemente sillabico, corredato da una certa quantità di ideogrammi, usato esclusivamente per scopi amministrativi, strutturalmente inadatto per la scrittura di una lingua come il greco: in esso infatti non era possibile distinguere le consonanti occlusive in sorde, sonore e sorde aspirate, che venivano rese tutte con uno stesso segno, e non c'era modo di contrassegnare i gruppi consonantici o le consonanti finali. L'uso di questa forma di scrittura fu abbandonato con il crollo della civiltà micenea. Solo alcuni secoli dopo, nell'VIII secolo AC, dopo un periodo di alcuni secoli in cui mancano testimonianze scritte, i greci svilupparono un nuovo sistema di scrittura, adattando alla propria lingua l'alfabeto fenicio con l'introduzione di simboli distinti per le vocali: nasceva così l'alfabeto greco. Di tale alfabeto esistettero in età arcaica numerose varianti, ma a partire dal V secolo AC l'alfabeto ionico si impose, divenendo in età ellenistica l'unico alfabeto del mondo greco. Questo alfabeto, seppure con piccole modifiche rispetto agli esempi più antichi, è quello tutt'ora usato per il greco moderno.

Influenza sulle altre lingue

La lingua greca classica è alla base della morfologia di molte delle parole moderne delle lingue indoeuropee, soprattutto di quelle romanze. Molte parole composte italiane del lessico scientifico – in medicina quasi tutti i nomi delle patologie (termine stesso coniato dal greco) – sono state coniate da essa. Qualche esempio: astronomia, democrazia, filosofia, antropologia, spinterogeno, metafisica, isterectomia, morfologia. Ma nella lingua italiana sono presenti anche moltissime parole non composte di origine greca, diffusesi spontaneamente e non coniate, poiché alcuni idiomi parlati localmente nella penisola italica, come i dialetti campani, derivano dalla stratificazione di altre lingue (nello specifico latino, castigliano e dialetti franchi) sul greco e a loro volta hanno influenzato il toscano, poi divenuto lingua nazionale. Le stesse parole "patologia" e "dialetto" sono di origine greca.

Greco classico e greco moderno

È tendenza diffusa tra gli studiosi considerare il greco classico e il greco moderno due lingue differenti. In Italia, uno dei pochi paesi europei in cui è diffuso lo studio delle lingue classiche nell'àmbito dell'istruzione secondaria, si tende a chiamare semplicemente "greco" il greco classico e a utilizzare l'aggettivo "moderno" per indicare la lingua oggi ufficiale della Grecia. Non a caso i vocabolari di greco classico si chiamano semplicemente "vocabolari di greco", mentre sulle copertine di quelli di greco moderno viene aggiunto l'aggettivo "moderno". Il greco moderno adotta la pronuncia cosiddetta itacistica, che prende il nome dalla pronuncia del grafema η (che si chiama "ita" e si legge i), mentre la maggior parte dei grecisti ritiene che la pronuncia del greco classico corretta, o quantomeno più vicina a quella originale, sia quella cosiddetta etacistica, in cui appunto il grafema η si chiama "eta" e si legge e.
La pronuncia etacistica è quella utilizzata per lo studio del greco classico ovunque, tranne che nella Grecia stessa, dove la lingua antica viene studiata adoperando la stessa pronuncia di quella moderna, non per una semplice questione convenzionale ma perché in Grecia si ritiene che le due lingue siano molto più simili tra loro rispetto a quanto ritengono i grecisti di fama internazionale, che sono quasi tutti italiani e tedeschi. In effetti è molto difficile risalire alla pronuncia effettivamente in uso in età classica, specie se consideriamo che la lingua greca classica non è altro che un insieme di dialetti (eolico, dorico, ionico e attico oppure eolico, dorico e ionico-attico) unificati da Alessandro Magno con la κοινή διάλεκτος (koinè diálektos, idioma comune).

Voci correlate


- Isola linguistica greca (Lingua grecanica parlata nell´Italia meridionale)
- Alfabeto greco
- Segni diacritici dell'alfabeto greco categoria:Lingua greca als:Griechische Sprache ja:ギリシア語 ko:그리스어 ms:Bahasa Greek simple:Greek language th:ภาษากรีก




Nuovo Testamento

Il Nuovo Testamento è la raccolta di libri canonici che costituiscono la seconda parte della Bibbia cristiana. Il nome stesso Nuovo Testamento compare come una raccolta di scritti che derivano da una redazione del II secolo. Nuovo Testamento o Nuovo Patto è un'espressione utilizzata dai Settanta per indicare il nuovo patto stabilito tra Dio e gli uomini per mezzo di Gesù Cristo.

Contenuto

I quattro Vangeli (di Matteo, Marco, Luca e Giovanni) riportano la vita e i detti di Cristo, esposti in maniera organica e con un preciso stile letterario, secondo punti di vista tra loro complementari. Inoltre l'evangelista Luca scrive gli Atti degli Apostoli dove narra i principali eventi della storia delle prime comunità cristiane sotto la guida di san Pietro e san Paolo. Seguono le Lettere di San Paolo: scritti inviati a varie comunità in risposta a esigenze particolari o a temi generali, assieme a scritti destinati a singoli individui. La Lettera agli Ebrei, comunemente ritenuta un'omelia, è diretta a cristiani di origine ebraica tentati di ritornare alle istituzioni giudaiche. Esiste un forte dubbio sull'identità del suo autore, spesso citato come san Paolo. Le altre lettere sono dette cattoliche, perché indirizzate non alla comunità cristiana di una città particolare, quanto a tutte le chiese. Esse sono le due Lettere di San Pietro, la Lettera di Giacomo, la Lettera di Giuda, le tre Lettere di San Giovanni. L'Apocalisse di San Giovanni chiude il Nuovo Testamento con una visione della storia e del suo compimento alla luce di Cristo Signore.

Storicità

Secondo la Chiesa cattolica il Vangelo secondo Matteo risale al 40-50 d.C. (supponendo una primitiva edizione in aramaico, mai trovata); quello secondo Marco risalirebbe al 65 d.C. circa; quello secondo Luca al 65-70 d.C.; quello secondo Giovanni al 100 d.C. Vengono definiti "sinottici" (dal greco: "visibili simultaneamente") i Vangeli secondo Matteo, Marco e Luca; quello di Giovanni, più discordante rispetto agli altri, non rientra nei sinottici.

Teoria delle due fonti

Secondo la teologia critica di orientamento liberale e protestante, o comunque non dipendente dalla Chiesa cattolica, la teoria più accreditata è quella delle "due fonti" (ovvero, in tedesco, Zwei-Quellen-Theorie). La "prima fonte" sarebbe il Vangelo secondo Marco, che risalirebbe al 70-80 d.C.: da esso sarebbero stati tratti tramite rielaborazioni successive, quelli secondo Matteo e Luca (80-100 d.C.). Quello secondo Giovanni invece, maggiormente influenzato dallo gnosticismo e dalla filosofia ellenistica, sarebbe la "seconda fonte", totalmente indipendente dagli altri tre sia per gli episodi presentati sia per lo stile.

Fonte Q

Il Vangelo di Marco è composto da 661 versetti. Il Vangelo di Matteo è composto da 1068 versetti (di cui 620 sarebbero stati attinti dalla "fonte" Marco). Il Vangelo di Luca è composto da 1149 versetti (di cui 350 sarebbero stati attinti dalla "fonte" Marco). Secondo la teoria più accreditata attualmente, Matteo e Luca non utilizzano solo Marco, ma anche una raccolta di detti di Gesù, la cosiddetta fonte Q (dal tedesco Quelle, ovvero "fonte"). Questa raccolta più antica, non pervenutaci in quanto di probabile tradizione orale, potrebbe essere evinta in maniera approssimativa dai passi in comune tra Matteo e Luca non presenti in Marco (circa 235 versetti). Considerando che questa raccolta è ritenuta una rielaborazione non corrispondente a fatti storici (secondo studiosi come Dibelius), non sono mancati coloro che hanno contestato l'esistenza di questa stessa fonte (come Jeremias).

Canone

vedi approfondimento: Canone della Bibbia Il canone del Nuovo Testamento ebbe una formazione abbastanza complessa. Esso venne infine adottato dalla Chiesa alla fine del IV secolo secondo il seguente elenco:
- i quattro Vangeli:
  - Vangelo secondo Matteo
  - Vangelo secondo Marco
  - Vangelo secondo Luca
  - Vangelo secondo Giovanni
- gli Atti degli Apostoli
- le lettere di San Paolo:
  - Lettera ai Romani
  - Prima lettera ai Corinzi
  - Seconda lettera ai Corinzi
  - Lettera ai Galati
  - Lettera agli Efesini
  - Lettera ai Filippesi
  - Lettera ai Colossesi
  - Prima lettera ai Tessalonicesi
  - Seconda lettera ai Tessalonicesi
  - Prima lettera a Timoteo
  - Seconda lettera a Timoteo
  - Lettera a Tito
  - Lettera a Filemone
  - Lettera agli Ebrei
- le lettere cattoliche:
  - Lettera di Giacomo
  - Prima lettera di Pietro
  - Seconda lettera di Pietro
  - Prima lettera di Giovanni
  - Seconda lettera di Giovanni
  - Terza lettera di Giovanni
  - Lettera di Giuda
- l'Apocalisse di San Giovanni Categoria:Nuovo Testamento Categoria:Cristianesimo ja:新約聖書 zh-min-nan:Sin-iok Sèng-keng th:คำพยากรณ์ในคัมภีร์ไบเบิลใหม่

Discepolo

La parola discepolo dal latino discipulum allievo, che a sua volta deriva da discere, apprendere;
si riferisce a chi studia o si rifà agli insegnamenti di un maestro. Il muratore chiama discepolo (specialmente nelle regioni del sud) il suo aiutante. Le mansioni di quest'ultimo sono: Impastare il calcestruzzo e farlo avere ai Maestri o "Mastri", come anche portare gli strumenti di lavoro nelle loro vicinanze. Paolo o Saulo di Tarso è stato discepolo di uno studioso del suo tempo, di nome Gamaliele; solo in un secondo tempo si è convertito al Cristianesimo. Nella religione cristiana, per discepolo s'intende ciascuno degli apostoli e dei seguaci di Cristo, i cristiani, che predicarono i suoi insegnamenti. Gesù scelse i suoi discepoli con lo scopo di addestrarli per predicare l'evangelo (buona notizia in greco) nel mondo secondo quanto si legge nel vangelo secondo Matteo cap. 28 v v 19,29. Subito dopo la morte e la risurrezione di Gesù, alla Pentecoste, grazie alla predicazione degli apostoli si sono aggiunti altri 3000 discepoli. Categoria:Cristianesimo

Vino

), la frase è pronunciata da Alcibiade nel Simposio di Platone.]] Il Vino è una bevanda alcolica ottenuta esclusivamente dalla fermentazione alcolica (totale o parziale) di uva (frutto della vite) pigiata o no, o di mosto d'uva.
Il termine viene dal Latino vinum (a sua volta influenzato dal Greco οıνος). Il vino si può ottenere da qualità di uve appartenenti alla specie Vitis vinifera o provenienti da un incrocio tra questa specie e altre specie del genere Vitis, come ad esempio la Vitis labrusca, la Vitis rupestris, ecc.; in Italia per la produzione di vino possono essere usate solo uve appartenenti alla specie Vitis vinifera.
La terminologia relativa al vino utilizza molti vocaboli in lingua francese; per alcuni di essi esistono i corrispondenti termini in italiano, mentre per altri è possibile usare solo i termini francesi.

Storia del vino

Il termine "vino" prende origine dalla parola sanscrita vena (amare) da cui derivano anche i termini Venus e Venere. Diversi ritrovamenti archeologici dimostrano che Vitis vinifera cresceva spontanea già 300.000 anni fa. Studi recenti tendono ad associare i primi degustatori di tale bevanda già al neolitico; si pensa che la scoperta fu casuale e dovuta a fermentazione naturale avvenuta in contenitori dove i primi ominidi riponevano l'uva. Le più antiche tracce di coltivazione della vite sono state rinvenute sulle rive del Mar Caspio e nella Turchia orientale. I primi documenti riguardanti la coltivazione della vite risalgono al 1700 AC, ma è solo con la civiltà egizia che si ha lo sviluppo delle coltivazioni e di conseguenza la produzione del vino. L'impero romano dà un ulteriore impulso alla produzione del vino, che passa dall'essere un prodotto elitario a divenire una bevanda di uso quotidiano. In questo periodo le colture della vite si diffondono su gran parte del territorio, e con l'aumentare della produzione crescono anche i consumi. Ad ogni modo il vino prodotto a quei tempi era molto differente dalla sostanza che conosciamo oggi. A causa delle tecniche di conservazione (soprattutto la bollitura), il vino risultava essere una sostanza sciropposa, molto dolce e molto alcolica. Era quindi necessario allungarlo con acqua e aggiungere miele e spezie per ottenere un sapore più gradevole. Con il crollo dell'Impero Romano la viticoltura entra in una crisi dalla quale uscirà solo nel medioevo, grazie soprattutto all'impulso dato dai monaci benedettini e cistercensi. Proprio nel corso del medioevo nasceranno tutte quelle tecniche di coltivazione e produzione che arriveranno praticamente immutate fino al XVIII secolo. Nel Settecento si arriva ad ottenere un prodotto "moderno"; grazie alla stabilizzazione della qualità e del gusto dei vini, nonché all'introduzione delle bottiglie di vetro e dei tappi di sughero. Nel XIX secolo l'oidio e la fillossera, malattie della vite provenienti dall'America, distruggono enormi quantità di vigneti. I coltivatori sono costretti a innestare i vitigni sopravvissuti sopra viti di origine americana (Vitis labrusca), resistenti a questi parassiti, e ad utilizzare regolarmente prodotti fitosanitari come lo zolfo. Nel novecento invece si ha, inizialmente da parte della Francia, l'introduzione di normative che vanno a regolamentare la produzione (origine controllata, definizione dei territori di produzione, ecc.) che porteranno a un incremento qualitativo nella produzione del vino a scapito della quantità.

Enologia

L'enologia è lo studio del vino in generale; essa si occupa della viticoltura, della vinificazione, dell'affinamento (compresa la conservazione in cantina) e della degustazione.
Il nome deriva dal greco "oinos" (vino) e "logos" (studio).

Classificazione dei vini

I vini possono essere classificati sia in funzione del vitigno (varietà di vite utilizzata per la produzione) che in funzione della zona di produzione.
I vitigni più famosi e diffusi nel mondo (i cosiddetti "Vitigni internazionali") sono fra i rossi il Cabernet-Sauvignon, il Cabernet franc, il Merlot, il Pinot noir, lo Zinfandel e il Syrah; tra i bianchi il Sauvignon blanc, lo Chardonnay, il Muscat ed il Riesling.
Le zone di produzione più famose nel mondo sono il Bordeaux, la Borgogna la Champagne e l'Alsazia in Francia, La Rioja in Spagna e la Napa Valley in California.
In Italia i vitigni più diffusi sono tra i rossi il Nebbiolo, il Sangiovese, il Primitivo ed il Montepulciano; tra i bianchi il Trebbiano, il Vermentino, la Vernaccia ed il Moscato.
Le zone di produzione più rinomate in Italia sono il Barolo, il Barbaresco, il Chianti e Montalcino.

Legislazione Comunitaria

Nella Unione Europea la produzione e la classificazione dei vini sono disciplinate da appositi regolamenti comunitari e dalle relative norme nazionali applicative.
La regolamentazione comunitaria divide i vini in due grandi categorie:
- Vini da tavola Sono i vini prodotti nella Comunità Europea utilizzando le uve autorizzate, e che non sono sottoposti ad un particolare disciplinare di produzione.

- Vini di Qualità Prodotti in Regioni Determinate (V.Q.P.R.D.) Sono i vini prodotti nella Comunità Europea nel rispetto di uno specifico "Disciplinare di produzione" che definisce i tipi di uva che si possono utilizzare, la zona di produzione, il grado alcolico, l'invecchiamento ed altri parametri.
I Vini di Qualità Prodotti in Regioni Determinate comprendono inoltre le seguenti sottocategorie:
- Vini Liquorosi di Qualità Prodotti in Regioni Determinate (V.L.Q.P.R.D.)
- Vini Spumanti di Qualità Prodotti in Regioni Determinate (V.S.Q.P.R.D.)
- Vini Frizzanti di Qualità Prodotti in Regioni Determinate (V.F.Q.P.R.D.)

Legislazione Italiana

La normativa italiana (Legge 164/92) divide i vini nelle seguenti categorie:
- Vini da tavola
- Vini ad Indicazione Geografica Tipica (IGT)
- Vini a Denominazione di Origine Controllata (DOC)
- Vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG)

Vini da tavola

Questa categoria identifica i vini prodotti con uve autorizzate, senza dover rispettare particolari disciplinari di produzione; si tratta dei vini da tavola "veri e propri", cioè quelli generici di qualità più modesta, che possono riportare sull'etichetta la sola indicazione "Vino da tavola" ed il nome o la ragione sociale dell'imbottigliatore; facoltativamente possono riportare l'indicazione del colore (Bianco, Rosato, Rosso), ma non il o i vitigni utilizzati e l'anno di produzione

Vini ad Indicazione Geografica Tipica (IGT)

Per indicazione geografica tipica dei vini si intende il nome geografico di una zona utilizzato per designare il prodotto che ne deriva. Questa categoria comprende i vini da tavola prodotti in determinate regioni o aree geografiche (autorizzate per legge), talvolta secondo un generico disciplinare di produzione; essi possono riportare sull'etichetta, oltre all'indicazione del colore, anche l'indicazione del o dei vitigni utilizzati e l'annata di raccolta delle uve.
La menzione IGT può essere sostituita dalla menzione Vin de pays per i vini prodotti in Valle d'Aosta, e dalla menzione Landwein per i vini prodotti nella provincia di Bolzano. Generalmente in questa categoria rientrano i vini da tavola di qualità più elevata. È opportuno precisare inoltre che nelle due categorie sopra descritte si possono trovare anche vini di elevatissima qualità (e costo); la loro collocazione tra i "Vini da tavola" o tra gli IGT è dovuta sia a scelte commerciali, sia all'impossibilità, per la loro composizione (vitigni utilizzati), di rientrare nei disciplinari dei vini di qualità delle zone di produzione.

Vini a Denominazione di Origine Controllata (DOC)

Per denominazione di origine dei vini si intende il nome geografico di una zona viticola particolarmente vocata; esso viene utilizzato per designare un prodotto di qualità e rinomato, le cui caratteristiche sono connesse all'ambiente naturale ed ai fattori umani. La categoria dei vini DOC comprende i vini prodotti in determinate zone geografiche nel rispetto di uno specifico disciplinare di produzione (approvato con Decreto Ministeriale).
Tali vini, prima di essere messi in commercio, devono essere sottoposti in fase di produzione ad una preliminare analisi chimico-fisica e ad un esame organolettico che certifichi il rispetto dei requisiti previsti dal disciplinare; il mancato rispetto dei requisiti ne impedisce la messa in commercio con la dicitura DOC.

Vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG)

La categoria dei vini DOCG comprende i vini prodotti in determinate zone geografiche nel rispetto di uno specifico disciplinare di produzione (approvato con Decreto Ministeriale). Le DOCG sono riservate ai vini già riconosciuti DOC da almeno cinque anni che siano ritenuti di particolare pregio, in relazione alle caratteristiche qualitative intrinseche, rispetto alla media di quelle degli analoghi vini così classificati, per effetto dell'incidenza di tradizionali fattori naturali, umani e storici e che abbiano acquisito rinomanza e valorizzazione commerciale a livello nazionale ed internazionale.
Tali vini, prima di essere messi in commercio, devono essere sottoposti in fase di produzione ad una preliminare analisi chimico-fisica e ad un esame organolettico che certifichi il rispetto dei requisiti previsti dal disciplinare; l'esame organolettico inoltre deve essere ripetuto, partita per partita, anche nella fase dell'imbottigliamento, per i vini DOCG è infine prevista anche un'analisi sensoriale (assaggio) eseguita da un'apposita Commissione; il mancato rispetto dei requisiti ne impedisce la messa in commercio con la dicitura DOCG. Le DOCG e le DOC sono le menzioni specifiche tradizionali utilizzate dall'Italia per designare i VQPRD (vini di qualità prodotti in regioni determinate). Alcuni di tali vini possono anche fregiarsi delle diciture "Classico", "Riserva" o "Superiore".
La specificazione "Classico" indica un vino prodotto in una zona di origine più antica nell'ambito della stessa DOCG o DOC.
La menzione "Riserva" è attribuita ai vini che vengono sottoposti ad un periodo di invecchiamento più lungo rispetto a quello previsto dal disciplinare. La dicitura "Superiore" è attribuita ai vini che hanno una gradazione alcolica più elevata rispetto a quella prevista dal disciplinare.

Tipi di vino

I vini si differenziano tra loro per il sistema di vinificazione (vini normali e speciali) e per le proprietà organolettiche: colore, profumo, gusto e retrogusto; altri parametri concorrono a definire le caratteristiche di un vino: alcol, acidità, sapidità, sensazione di astringenza (dovuta ai tannini).
Inoltre ogni vino è caratterizzato da una temperatura di servizio (temperatura ideale per la consumazione) e da abbinamenti ottimali con determinate pietanze.

Vini normali

Si intendono per vini normali quei vini immessi al consumo dopo aver subito il solo processo di vinificazione (quindi senza interventi tecnici successivi o aggiunte di altri componenti).

Vino bianco

Il vino bianco si presenta all'aspetto di colore giallo in varie tonalità (dal verdolino all'ambrato, passando per il paglierino e il dorato); è generalmente caratterizzato da profumi floreali e fruttati, e va consumato ad una temperatura di servizio compresa fra 8°C e 12°C; al gusto prevalgono le sensazioni di freschezza e acidità, anche se con l'aumentare della temperatura di servizio potrebbero presentarsi sgradevoli sensazioni di amaro.
Gli accoppiamenti ottimali sono con le pietanze a base di pesce, molluschi, crostacei, verdure e carni bianche, ed in generale con piatti di cottura rapida e sughi poco strutturati.

Vino rosato

Il vino rosato si presenta all'aspetto di colore tra il rosa tenue, il cerasuolo e il chiaretto; è generalmente caratterizzato da profumi fruttati, e va consumato ad una temperatura di servizio compresa fra 10°C e 14°C; al gusto prevalgono le sensazioni di leggera acidità, di aromaticità e di lieve corposità.
Gli accoppiamenti ottimali sono con pietanze gustose a base di pesce, paste asciutte con sughi delicati, salumi leggeri.

Vino rosso

Il vino rosso si presenta all'aspetto di colore rosso in varie tonalità (dal porpora al rubino fino al granato e all'aranciato); è generalmente caratterizzato da un'ampia varietà di profumi (fiori, frutta, confettura, erbe, spezie) e da una più o meno elevata sensazione di morbidezza, corposità ed tannicità; va consumato ad una temperatura di servizio compresa fra 14°C e 20°C.
Gli accoppiamenti ottimali sono con le carni rosse, la cacciagione, i formaggi, e tutte le pietanze basate su cotture prolungate e sughi strutturati.

Vino novello

Si ottiene mediante macerazione carbonica. Ha un colore intenso e forti aromi primari.

Vini speciali

Si intendono per vini speciali quelli che dopo il processo di vinificazione e prima di essere immessi al consumo vengono sottoposti ad ulteriori interventi tecnici o all'aggiunta di altri componenti.
I vini speciali sono:
- Vino spumante
- Vino liquoroso
- Vino aromatizzato
- Vino passito (da sviluppare)

Etichetta

L'etichetta costituisce una sorta di Carta d'identità del vino, in quanto contiene tutti gli elementi necessari per identificare il prodotto a cui si riferisce.
Le informazioni che devono essere riportate sull'etichetta sono stabilite sia dalle norme in vigore che dai rispettivi disciplinari di produzione; la quantità di informazioni da riportare sull'etichetta aumenta con l'aumentare del livello qualitativo del vino.

Contenitori


- Bottiglia (con descrizione di vari modelli)
- Ballon
- Balthazar
- Botte e Barrique
- Bigoncia
- Damigiana
- Decanter
- Flûte
- Semprepieno

Produzione

Image:Red_Wine_Glas.jpg|Calice di vino rosso Image:White_Wine_Glas.jpg|Calice di vino bianco
Nel 2003, la produzione mondiale di vino è salita a 269 milioni di ettolitri. I quindici principali produttori sono :

Elenco dei vini italiani

Vini DOCG

In Italia 31 vini, al dicembre 2004, hanno ricevuto la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG).
Inoltre per un vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita è in corso di emanazione il Decreto di approvazione della DOCG.
L'elenco completo si trova nella relativa voce.

Vini DOC

In Italia più di 300 vini hanno ricevuto la Denominazione di Origine Controllata (DOC).
L'elenco completo si trova nella relativa voce.

Vini IGT

In Italia numerosi sono i (IGT). L'elenco completo si trova nella relativa voce.

Le produzioni straniere

America del Sud

America del Nord

Australia

Europa


- Francia
  - Champagne
- Germania
- Grecia
- Portogallo
  - Madeira
  - Porto
- Spagna
- Sud Africa
- Ungheria
  - Tocai o Tokai (da sviluppare)

Voci correlate


- Cantina
- Cucina
- Degustazione
- Enologia
- Gastronomia
- Glossario del vino
- Sommelier
- Storia della cucina
- Viticoltura (Viticoltura in Italia)
- Vigna

Collegamenti esterni


- [http://www.oiv.int/it/accueil/index.php Organisation Internationale de la Vigne et du Vin]
- [http://www.vitignistorici.it/ Vitigni storici a cura dell'Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino]
- [http://www.vinoinrete.it/sommelier/_vitigni.html vinoinrete.it i Vitigni dalla A alla Z]
- [http://europa.eu.int/eur-lex/lex/LexUriServ/site/it/consleg/1999/R/01999R1493-20030901-it.pdf Regolamento del Consiglio europeon n° 1493/1999 del 17 maggio 1999 che organizzano il mercato comune vitivinicolo]
- [http://www.vitis.org/accueil.html vitis.org] categoria:vino categoria:cucina categoria:liste als:Wein ja:ワイン ko:와인 simple:Wine th:ไวน์

Corpo

Corpo è un termine con vari significati:
- Corpo è usato in anatomia
- Corpo in fisica indica un oggetto di un sistema
- Corpo in matematica è una struttura algebrica ----

Sangue

Il sangue è un tessuto fluido contenuto nei vasi sanguigni dei Vertebrati, dalla composizione complessa, può essere considerato come una varietà di tessuto connettivo. È formato da una parte liquida e da una parte corpuscolare, costituita da cellule o frammenti di cellule. La parte liquida si chiama plasma ed è composta in larga parte da acqua; vi si trovano disperse numerose famiglie di proteine, di cui la più rappresentata è l'albumina, che svolgono svariate funzioni: omeostasi osmotica, trasporto di sostanze, regolazione della coagulazione ed altre; inoltre vi sono disciolti ormoni, elettroliti e gas. Le cellule del sangue o ematiche si dividono in:
- eritrociti o globuli rossi o emazie
- leucociti o globuli bianchi, a loro volta distinguibili in
  - granulociti
  - monociti
  - linfociti
- piastrine I globuli rossi servono a trasportare l'ossigeno a tutte le cellule del corpo; i globuli bianchi servono a difendere l'organismo e le piastrine servono a coagulare il sangue. Le cellule del sangue, nell'adulto, sono prodotte dal midollo osseo, dalle linfoghiandole, dalla milza, fra i principali organi del sistema linfatico. Per la loro funzione sono detti organi emopoietici. Vari studi sono orientati alla sintesi di sangue in laboratorio. La complessità della composizione del sangue rende impossibile ottenere un sangue artificiale di eguale qualità. Il caso ideale sarebbe la scoperta di un sangue conservabile per anni, compatibile con tutti i gruppi sanguigni, producibile non solo dall'uomo ma da tutti i mammiferi e al limite riproducibile in vitro per poter disporre di quantità illimitate.

Voci correlate


- AVIS
- FIDAS
- Emocromo
- Pressione del sangue Categoria:Anatomia

ja:血液 ko:혈액 ms:Darah simple:Blood

Sacramento

Il termine Sacramento può assumere diversi significati:
- il Sacramento è un rito cristiano.
- Sacramento è il nome di alcuni luoghi geografici
  - Sacramento, California, USA
  - Sacramento, Colorado, USA
  - Sacramento, Illinois, USA
  - Sacramento, Kentucky, USA
  - Sacramento, Nebraska, USA
  - Sacramento, New Mexico, USA
  - Sacramento, Pennsylvania, USA
  - Fiume Sacramento, California, USA
  - Sacramento, Minas Gerais, Brasile
  - Sacramento, Chihuahua, Messico
  - Sacramento, Coahuila, Messico

Dottrina

In campo giuridico, ci si riferisce alla dottrina come all'insieme del sapere giuridico proveniente dagli studiosi. Per converso, giurisprudenza è invece il "diritto vivo", quello esercitato nelle aule dei tribunali.

Pasqua

Festività religiose


- Pasqua cristiana
- Pasqua ebraica
- Calcolo della Pasqua

Geografia


- Isola di Pasqua Categoria:Disambigua

Morte

Il termine morte si riferisce sia alla cessazione della vita di un organismo vivente, sia allo stato di quell'organismo conseguente a tale evento. Biologicamente, la morte può riguardare un intero organismo o soltanto alcune sue parti; per esempio è possibile che alcuni organi o alcune cellule muoiano ma che l'organismo nel suo complesso continui a vivere, e infatti moltissime cellule degli organismi viventi muoiono e vengono rimpiazzate continuamente: viceversa, le singole cellule possono vivere per un certo tempo dopo la morte dell'organismo cui appartengono, rendendo possibile l'espianto di organi e il loro trapianto. Una caratteristica della morte spesso citata come fondamentale è la sua irreversibilità: non è possibile riportare in vita un organismo morto, e se un organismo è vivo, questo vuol dire che non è mai morto prima, anche se poteva sembrare così. Esistono credenze religiose, tuttavia, che non considerano la morte un fatto irreversibile e contemplano la possibilità di una resurrezione, corporea o spirituale. Alcuni biologi ipotizzano che la funzione della morte sia quella di permettere l'evoluzione, ovvero di consentire l'alimentazione di altri esseri viventi, più spesso di specie diversa, dai quali sono predati in vita (caccia) o dopo la morte (decomposizione).

La morte nell'uomo

Il tipo di morte di gran lunga più importante agli occhi del genere umano è, ovviamente, la morte degli esseri umani.

Accertamento del decesso

Per motivi di intuibile gravità, è molto importante poter stabilire con precisione il momento esatto della morte, sia per poter stilare correttamente il certificato di morte con l'ora esatta del decesso, sia per le conseguenze civili e sociali del decesso, ad esempio per sapere con sicurezza quando (e se) eseguire le volontà testamentarie del defunto. Per molte altre occorrenze è cruciale poter sapere se si è in presenza di una persona viva o di un cadavere e comportarsi di conseguenza. In particolare ai nostri tempi è estremamente importante poter individuare il momento esatto della morte di un potenziale donatore di organi, poiché è fondamentale prelevare gli organi da trapiantare il prima possibile. Storicamente, il momento della morte era in passato identificato con il momento dell'arresto sia del battito cardiaco che della respirazione, ma la nascita delle tecniche di rianimazione cardiopolmonare e dei primi defibrillatori misero in crisi questa definizione: o la definizione non era corretta, oppure - non del tutto freddamente si chiosava - si era in presenza di tecniche capaci di resuscitare i morti. Ovviamente si scelse di considerare scorretta la definizione tradizionale (oggi nota come morte clinica) e si sviluppò il concetto di morte cerebrale o "morte biologica" come nuova definizione: una persona è considerata morta quando cessa definitivamente anche l'attività elettrica nel suo cervello. Si presume infatti che la mancanza di attività elettrica stia a significare la fine della coscienza; alcuni fisiologi sono del parere che solo l'attività elettrica nella neocorteccia sia legata alla coscienza e quindi sostengono che solo tale attività dovrebbe essere presa in considerazione nella diagnosi di morte cerebrale. Tuttavia la diagnosi di morte cerebrale può essere difficoltosa: a volte le apparecchiature elettroencefalografiche possono captare disturbi e mostrare attività elettrica quando invece non c'è; altre volte l'attività cerebrale è tanto debole che l'EEG non riesce a rilevarla. Per questo, in molti ospedali la procedura di diagnosi di morte cerebrale è molto complessa e prevede diversi EEG presi a lunghi intervalli di tempo l'uno dall'altro. Per questo motivo, quasi ovunque nel mondo è stata adottata la definizione più conservativa che prende in considerazione l'attività elettrica dell'intero cervello (per esempio nello Uniform Definition of Death Act negli Stati Uniti).

I sepolti vivi

La storia medica riporta molti aneddoti di persone dichiarate morte dai medici e ritornate in vita ore o giorni dopo, a volte dentro la loro bara o poco prima di essere imbalsamate. Le storie di persone sepolte vive portarono almeno un inventore, ai primi del XX secolo, a brevettare un sistema d'allarme che poteva essere azionato da dentro la bara. Va detto che tali storie si originano al più, non senza un insopprimibile contorno di macabro favolismo, in occasione della riesumazione di salme ritrovate in posture scomposte, senza spesso ricordare gli effetti del rigor. Ma è vero invece che si avevano effettivi risvegli dopo morte apparente, spesso a seguito di coma etilico e non sempre questi risvegli intervenivano prima della sepoltura.

L'incertezza della morte

A causa di queste difficoltà nello stabilire con certezza la morte, quasi tutte le legislazioni del mondo prevedono che debba intercorrere un dato intervallo di tempo di sicurezza (in genere non meno di 24 ore) prima di poter deporre la salma nella bara; per gli stessi motivi un soccorritore, anche se ben addestrato ed esperto nel primo soccorso, non è considerato competente a stabilire la morte di una persona se non quando questa sia assolutamente ovvia, come nel caso di decapitazione, di carbonizzazione o di gravissimi danni al tronco. Vale anche la pena di segnalare che, stante l'incertezza sul concetto stesso di morte, questa potrebbe non avvenire in un momento "istantaneo" esatto, ma essere un processo che si svolge durante un certo lasso di tempo, rendendo il concetto di "momento esatto della morte" privo di significato.

Cosa accade agli esseri umani dopo la morte?

La seconda domanda che ci si pone di fronte alla morte è cosa accada poi, una volta morti, ai singoli defunti, dal momento che notizie scientificamente certe non se ne hanno.

La morte nelle religioni

Le credenze in una vita dopo la morte, di un aldilà, sono molto diffuse e molto antiche. Per molte persone, credere nell'aldilà ed ottenere informazioni su di esso rappresenta una consolazione per la morte dei propri cari e per la non meglio rassicurante prospettiva della propria; d'altra parte, la paura dell'inferno e/o di altre conseguenze negative può aumentare il timore nei confronti della morte. Le meditazioni umane riguardo la morte sono state un fondamento importante nello sviluppo delle religioni organizzate.

Il rispetto della morte

Molti antropologi ritengono che le sepolture di Homo neanderthalensis, con i corpi ornati sepolti in tombe scavate con cura e ornate di fiori siano la testimonianza di una primordiale fede nell'aldilà. Alcuni volgono queste tesi alla considerazione che il rispetto per i defunti e per la morte (più o meno allegorizzata) sia geneticamente istintivo all'uomo, tuttora perpetuatosi presso tutte le genti ed a tutte le latitudini. Per la maggior parte delle persone, l'esistenza o meno di un aldilà è ancora questione di fede, ma esiste una sempre maggior quantità di studi sull'argomento.

Conseguenze pratiche della morte negli esseri umani

Il processo fisiologico della morte

Dopo la morte, nel corpo umano (ormai cadavere) si verificano una serie di trasformazioni: prima l'algor mortis, poi il rigor mortis ed il livor mortis; la decomposizione della salma, in realtà, inizia immediatamente dopo l'arresto della circolazione sanguigna e quindi dell'ossigenazione, sebbene i suoi effetti più evidenti si manifestino per ultimi.

Le procedure sociali conseguenti al decesso

Il corpo del defunto viene generalmente deposto in una bara; nella quasi totalità delle culture, viene celebrata una cerimonia commemorativa detta funerale, durante o poco dopo la quale la bara è inumata in una tomba (che può essere un loculo in un edificio cimiteriale o più tradizionalmente una fossa scavata nel terreno); la salma può anche essere cremata, in questo caso presso taluni popoli se ne conservano le ceneri, mentre presso altri si disperdono in corsi d'acqua o nel mare. Le diverse culture hanno riti e usanze diversi per rendere ossequio ai loro defunti.

La conservazione delle salme

Le tombe si trovano generalmente accorpate in terreni civici destinati a tale scopo, detti cimiteri, ove il necroforo si occupa poi materialmente della sepoltura e delle altre operazioni tecniche e pratiche riguardanti le salme. I cimiteri sono generalmente rispettati come luoghi sacri.

Allegorie della morte

La morte è anche una figura mitologica molto popolare, che esiste ed è sempre esistita in una forma o nell'altra in tutte le culture umane fin dall'inizio della tradizione orale. L'immagine simbolica occidentale della morte è in genere un sinistro mietitore (di presunto sesso femminile): uno scheletro vestito di un saio nero, che impugna una falce. Come tale, è ritratta anche in una carta dei tarocchi e similmente appare in molti film e serie televisive. Categoria: Biologia

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- Danza macabra ja:死 ms:Ajal simple:Death

Risurrezione

Nella concezione di alcune religioni, la resurrezione o risurrezione è il ritorno alla vita dopo la morte. Secondo molti credi religiosi, è possibile ritornare in vita dopo la morte; le principali religioni formulano divergenti previsioni di modalità differenziate a seconda che la nuova vita faccia rifiorire le medesime spoglie terrene del defunto, che lo spirito del defunto ritrovi la vita terrena nel corpo di un altro essere vivente (reincarnazione - per lo più con riferimento alla rinascita nelle carni di un essere di specie o genere differente), o che lo spirito del defunto sia dopo la morte ammesso a vivere una vita di puro spirito (vita eterna). In quest'ultimo senso la resurrezione viene indicata come il passaggio dal tempo finito, proprio dell'esperienza umana, all'eternità spirituale. Ciò che pare comune a tutte le religioni che la prevedono, è quantomeno la reviviscenza o la non-estinzione dell'anima del defunto, del complesso della sua spiritualità. La "rinascita", il ri-sorgere" da cui deriva il termine, presuppongono il momento della fine della vita terrena, dopo il quale la persona può o meno riappropriarsi di un corpo, ma comunque inizia un'esperienza nuova, nascendo di nuovo. L'Antico Testamento suppone la fede nella risurrezione. Nel libro di Giobbe che la tradizione vuole scritto da Mosè nel Capitolo Giobbe esprime la sua fede nella risurrezione. Inoltre nell'antico testamento ci sono alcuni episodi in cui alcuni profeti come Elia e Eliseo compiono risurrezioni che sono simili a quelle che poi nel Nuovo Testamento compirà Gesù di Nazareth. Vedi ad esempio 1 Re , 2 Re e 2 Re Nel 2 Mac , che viene chiamato Deuterocanonico in quanto non accettato dagli ebrei nel loro canone, riporta il lungo racconto del martirio dei sette fratelli, sorretti moralmente e spiritualmente dalla fede della madre. Nelle parole dei giovani e della madre si scorge chiaramente la dottrina della risurrezione, che sarà per la vita o per il tormento secondo le opere di ciascuno. Nel Cristianesimo, sono considerate due modalità di resurrezione: oltre alla vita eterna, cui saranno ammessi i fedeli, si ha il dogma della resurrezione terrena di Gesù, il Cristo già morto sulla Croce (lo stesso Gesù che secondo le sacre scritture ridette la vita terrena a Lazzaro). Il termine resurrezione traduce il greco Anàstasis, significa letteralmente “far alzare” o “alzarsi” e si riferisce al rialzarsi dalla morte. L'espressione "resurrezione dai(dei) morti è usata ripetutamente nel nuovo testamento. In alcune religioni orientali, invece, la resurrezione prende tipicamente la forma della reincarnazione, talché i relativi dogmi identificano in ogni essere vivente (dalla formica all'elefante, tanto per citare esempi confortati da nota letteratura) il portatore dello spirito o dell'anima di un trapassato. Il concetto di resurrezione è proprio anche di dottrine e culti non tradizionalmente considerati religiosi (ad esempio nello spiritismo, di controversa accostabilità) o non peculiarmente legati ad una religione, ed è nei suoi rudimenti molto antico, quasi primordiale, intimamente connesso alla commemorazione o al vero e proprio culto dei morti, che sono in qualche forma presenti in tutte le civilizzazioni arcaiche e che comunque sottendono una credenza di persistenza, o meglio di sopravvivenza degli spiriti. Categoria:Religione

Sinai

(est) dallo Space Shuttle STS-40]] La Penisola del Sinai (in arabo, Shibh Jazirat Sina, شبه جزيرة سيناء) è una penisola di forma triangolare del Medio Oriente che fa parte dell'Egitto nord-orientale ed è zona di congiunzione tra i continenti africano e asiatico. È delimitata a est dal deserto israeliano del Negev e dal golfo di Aqaba, a nord dal mare Mediterraneo, a ovest dal golfo e dal canale di Suez e a sud dal Mar Rosso. Il Sinai è un territorio quasi interamente desertico, ma è abitato lungo la costa di Sabah e di Taba (vicino la città israeliana di Eilat), dove si trovano un hotel ed un casinò. Muovendosi verso sud lungo la costa, si trovano Nuweiba, Dahab e Sharm el-Sheikh. Il Sinai è anche abitato sulla costa a nord, vicino alla Striscia di Gaza a El-Arish. Sul monte Monte Sinai (che in arabo viene chiamato Jabal-Mûsa) secondo l'Antico Testamento Mosè ricevette da Dio le Tavole della legge, ovvero i Dieci comandamenti. La zona orientale della penisola è conosciuta come la Great Rift Valley, e si tratta di una fossa geologica che si estende dalla valle del fiume Giordano verso sud, attraverso, il Mar Rosso fin dentro l'Africa.

Collegamenti esterni


- [http://ancientneareast.tripod.com/Sinai_Peninsula.html La storia dell'antico Vicino Oriente]
- [http://www.geographia.com/egypt/sinai/ Geografia: mappa storica del Sinai, i beduini] categoria:Medioriente categoria:Egitto ja:シナイ半島 ko:시나이 반도

Memoriale

Memoriale indica, nella liturgia ebraica e cristiana, l'atto liturgico di far memoria di un avvenimento importante della storia della salvezza. Tale memoria è ritenuta attualizzante: il fatto ricordato è reso presente, e i suoi frutti resi disponibili per i partecipanti al rito.

Nell'ebraismo

Il concetto nasce nell'ebraismo: in esso la celebrazione della pasqua, nella quale si ricorda la liberazione del popolo d'Israele dalla schiavitù d'Egitto attraverso il rito dell'agnello pasquale, è Zikkaron (זִכָּרוֹן ), "memoriale" di quella prima liberazione e promessa della liberazione futura. : Esodo 12,14: Questo giorno sarà per voi un memoriale (ebr. zikkaron); lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne.

Nel cristianesimo

La chiesa cattolica crede che tutta la liturgia è memoriale del mistero della salvezza, cioè dell'opera che Dio Padre ha realizzato attraverso suo Figlio Gesù Cristo, fatto uomo per gli uomini, morto e risorto per la nostra salvezza. Il memoriale per eccellenza che la chiesa cattolica celebra è l'Eucaristia, nella quale la chiesa crede che ri-attualizza la passione, morte e risurrezione di Gesù.

Collegamenti esterni


- [http://www.bringyou.to/apologetics/p39.htm Zikkaron: Liturgical Remembrance and Sacred History] Categoria:Sacramenti e riti cattolici Categoria:Ebraismo

Esodo

L' Esodo (Shemoth), è il secondo libro della Torah ebraica e della Bibbia cristiana. Essendo parte del Pentateuco si ritrova nell'Antico Testamento secondo tutte le confessioni religiose

Introduzione

Datazione e storia

L'esodo biblico può essere collocato durante il regno del faraone Meremptah tra il 1232 a.C. e il 1220 a.C. . In questo periodo storico l'Egitto subì invasioni di Popoli del mare. Sicuramente questi eventi comportarono un atteggiamento restrittivo sulle enclavi di stranieri, e forse un gruppo di semiti residenti nel delta del Nilo preferirono abbandonare l'Egitto piuttosto che subire l'oppressione. La storia del pellegrinaggio per adorare il Dio del Monte Sinai può essere un motivo credibile per aggregare un grande numero di persone non dedite al nomadismo. Sul monte Sinai si adorava il dio luna dal nome Sin (da cui il nome Sinai dato a tutta la regione), a cui erano dedicati altari con pietre a forma di mezzaluna, ancora oggi visibili sul monte Har Karkom nel deserto del Negev in Israele, questo monte e stato identificato recentemente col vero Sinai dell'Esodo. Alla Luna venivano anche eretti nell'antichità altari con agli angoli delle punte a forma di corna, che si rinvengono nell'altare dell'incenso descritto nell'Esodo. Sembra quindi probabile che il pellegrinaggio sul monte Sinai fosse organizzato per adorare il dio luna Sin, che era rappresentato come un vecchio con una lunga barba bianca insieme al simbolo della mezzaluna. Ma la successiva adorazione degli ebrei per il vitello d'oro (animale sacro a Sin), e la conseguente ribellione degli ebrei ai suoi comandi, spinse Mosè a sostituire il culto popolare di Sin col uno più esoterico basato sul suo nome segreto di Iahu o Yaho, che in ligua sumerica significa 'divina colomba', e racchiude sia l'aspetto del patto di allenza ricordato nel mito di Noé, sia l'aspetto di dio creatore di tutte le cose con cui era conosciuto fino in mesopotamia. Da ciò nasce il Dio biblico. Il nome Mosè è un nome comune dell'Egitto in quell'epoca e significa "figlio di", ad esempio il nome del faraone Ramses deriva da Ra-Mose : figlio del dio Ra ; nell'ebraico il nome Mosè perse le sue origini egiziane e per assonanza fonetica prese il significato di "salvato" che per Mosè significa "salvato dalle acque" in riferimento al suo abbandono in culla nelle acque del Nilo. Una volta usciti dall'Egitto i profughi non poterono più tornare indietro, e non avendo la forza militare per conquistare nuove terre rimasero a vagare per 40 anni nel deserto del Sinai, durante questo periodo l'aggregazione religiosa rimase il fondamento di quella comunità. La fine dell'esodo coincise con l'invasione della Palestina da parte dei Filistei durante il regno del faraone Ramses III verso il 1170 a.C., che provocò un indebolimento delle città-stato cananee sufficiente per garantire la vittoria degli israeliti, che venivano chiamati Ebrei dai cananei col significato di invasori. Alcuni ritengono che la non esistenza di documenti storici possa significare che l'esodo non fu ordinato dal faraone e che la storia della contesa tra Mosè e il faraone con l'invio delle sette piaghe all'Egitto è pura invenzione. L'unico documento storico dell'Esodo è la stele di Israele in cui si nomina per la prima volta la nazione degli ebrei ; la stele celebra le vittorie del faraone Meremptah sui popoli della Siria, e cita testualmente : "Israele è rimasto senza seme", è quasi l'immagine fotografica della condizione del popolo ebreo profugo nel deserto del Sinai, a causa della sua disobbedienaza agli ordine del faraone, rimasto senza semi di granaglie per mangiare o terra fertile da coltivare. Il nome Is.ra.el può racchiudere la forma fonetica di nomi di divinità egiziane, IS per Iside, RA per Ra, EL per Elohim. I nomi di dei venivano usati all'epoca per indicare reparti dell'esercito egiziano, e forse tre reparti dell'esercito egiziano, coi nomi Iside, Ra e Elohim, di stanza nel Sinai si ribellarono all'ordine del faraone di sterminare i profughi semiti, e si unirono ad essi formando una nazione.

Autori

Gli autori sono certamente scribi Leviti, che sotto la dettatura di Mosè hanno narrato gli eventi che portarono i profughi ebrei a vagare nel deserto del Sinai. Il tipo di scrittura poteva essere un alfabeto di tipo presinaitico, che fu l'antenato diretto del fenicio, e che all'epoca veniva usato in diverse città della Palestina per scrivere la lingua dei popoli semiti cananei. L'alfabeto presinaitico risale almeno al 1900 a.C. e deriva dall'uso di alcuni geroglifici egiziani per simbolizzare la lettera fonetica iniziale di alcuni oggetti di uso comune.

Temi principale

categoria:Antico Testamento categoria:Bibbia ebraica

Ecumenismo

Il termine Ecumenismo indica il movimento che tende a riavvicinare e a riunire i fedeli delle diverse Chiese e comunità ecclesiali cristiane. La parola deriva dal termine greco oikuoméne che indica la parte abitata della Terra, vista anche come una sorta di pratico indirizzo alla ricerca di una sempre più stretta collaborazione e comunione tra le varie chiese cristiane. Le fratture più profonde in venti secoli di storia di chiesa cristiana sono state quella tra chiesa di oriente e chiesa latina nel 1054 e quella verificatasi tra Cattolicesimo e Protestantesimo, che per secoli si sono fronteggiati e talvolta scontrati. Ovviamente, vi sono parecchi punti d'incontro come il battesimo o la fede nel Dio che si è rivelato in Israele che le Chiese riconoscono e confessano nell'unità e Trinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Altri elementi coincidono nello studio delle chiese cristiane. Papa Giovanni Paolo II riteneva di grande importanza lo sforzo per unire e collaborare con tutte le chiese affinchè i popoli potessero vivere nella pace e Papa Benedetto XVI lo ha dichiarato tra i fini principali del suo pontificato Categoria:Religione

1982

Eventi


- 30 gennaio - Italia: Alla 32° edizione del Festival di Sanremo vince Riccardo Fogli con Storie di tutti i giorni, seguito da Al Bano e Romina Power con Felicità, terzo Drupi con Soli.
- 23 marzo - Golpe militare in Bangladesh
- 2 aprile - Falkland: l'esercito argentino occupa le isole
- 16 aprile - Ad Erlangen (Germania Ovest) nasce il primo bambino in provetta
- 6 giugno - Le forze armate israeliane invadono il Libano meridionale. Beirut diventa teatro di regolamenti di conti casa per casa. La situazione si normalizza il 19 agosto.
- 12 giugno - 750.000 persone manifestano contro le armi nucleari a New York
- 14 giugno - Finisce la guerra delle Falkland
- 11 luglio - L'Italia vince i campionati mondiali di calcio in Spagna
- 12 agosto - Un aereo della Japan Airlines precipita vicino a Tokyo: 520 morti
- 19 agosto - Libano: l'arrivo di contingenti d'interposizione degli eserciti statunitense, francese e italiano pone fine alla guerra civile a Beirut.
- 23 agosto - Norvegia: nella baia di Radoy il pescatore Rune Ystebo arpiona un esemplare di calamaro gigante (Architeuthis) in un fondale di soli 5 metri di profondità.
- 3 settembre - In un agguato mafioso vengono uccisi il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa e la moglie
- 13 settembre - Va in onda la prima puntata di Il pranzo è servito
- 14 settembre
  - In un attentato rimane ucciso il presidente libanese Bashir Gemayel
  - Muore in un incidente stradale la principessa di Monaco Grace Kelly.
- 16 settembre - Libano: il massacro di Sabra e Chatila.
- 29 novembre - Primo scontro aeronavale sul Golfo della Sirte tra Flotta americana e forze libiche.
- Film di maggior successo: Conan il barbaro con Arnold Schwarzenegger, Rocky III e Rambo con Sylvester Stallone, E.T. l'extra terrestre di Steven Spielberg, Blade Runner di Ridley Scott con Harrison Ford

Nati


- 1 gennaio - David Nalbandian, tennista argentino
- 5 gennaio - Janica Kostelic, sciatrice croata
- 13 gennaio - Guillermo Coria, tennista argentino
- 1 febbraio - Gavin Henson, rugbysta gallese
- 2 febbraio - Filippo Magnini, nuotatore italiano
- 17 febbraio - Adriano Leite Ribeiro, calciatore brasiliano
- 1 aprile - Andreas Thorkildsen, giavellottista norvegese
- 22 aprile - Kakà (Ricardo Izecson Dos Santos Leite), calciatore brasiliano
- 30 aprile - Kirsten Dunst, attrice statunitense
- 17 maggio - Tony Parker, cestista francese
- 1 giugno - Justine Henin-Hardenne, tennista belga
- 8 giugno
  - Matteo Barbini, giocatore di rugby italiano
  - Nadia Petrova, tennista russa
- 13 giugno - Chris Cusiter, rugbysta scozzese
- 21 giugno - Principe William di Galles
- 5 luglio - Alberto Gilardino, calciatore italiano
- 12 luglio - Antonio Cassano, calciatore italiano
- 7 agosto - Marco Melandri, pilota italiano di moto mondiale
- 30 agosto - Andy Roddick, tennista statunitense
- 13 ottobre - Ian Thorpe, nuotatore australiano
- 26 ottobre - Dario Dentale, canottiere italiano
- 8 novembre - Mika Kallio, motociclista finlandese
- 11 novembre - Gonzalo Canale, rugbista
- 26 dicembre - Aksel Lund Svindal, sciatore alpino norvegese

Morti


- 17 febbraio - Thelonious Monk, jazzista statunitense
- 20 febbraio - Gerschom Scholem, rabbino tedesco
- 25 febbraio - Christian Schad, pittore tedesco (n. 1894)
- 2 marzo - Philip K. Dick, scrittore di fantascienza statunitense
- 3 marzo
  - Georges Perec, scrittore francese
  - Sepp Bradl, saltatore con gli sci austriaco
- 5 marzo - John Belushi, attore statunitense
- 19 marzo - Randy Rhoads, musicista statunitense
- 8 aprile - Katherine Rawls, nuotatrice, tuffatrice e aviatrice statunitense
- 30 aprile - Taisen Deshimaru, maestro Zen
- 8 maggio - Gilles Villeneuve, pilota di Formula Uno canadese
- 29 maggio - Romy Schneider, attrice austriaca
- 9 giugno - Nicola Diulgheroff, pittore e architetto (n. 1901)
- 10 giugno - Rainer Werner Fassbinder, regista cinematografico tedesco
- 13 giugno - Riccardo Paletti, pilota di Formula Uno italiano
- 8 luglio - Isa Miranda, attrice italiana
- 24 agosto - Giorgio Abetti, astrofisico italiano
- 29 agosto - Ingrid Bergman, attrice svedese
- 3 settembre - Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale dei carabinieri
- 14 settembre - Grace Kelly, attrice statunitense moglie del principe Ranieri III di Monaco
- 4 ottobre - Glenn Gould, pianista canadese
- 16 ottobre - Mario Del Monaco, tenore italiano
- 2 dicembre - Marty Feldman, comico, attore, regista e sceneggiatore britannico
- 20 dicembre - Artur Rubinstein, pianista e direttore d'orchestra polacco (n. 1887)

Premi Nobel


- per la Pace: Alva Myrdal, Alfonso Garcia Robles
- per la Letteratura: Gabriel García Márquez
- per la Medicina: Sune K. Bergstroem, Bengt I. Samuelsson, John R. Vane
- per la Fisica: Kenneth G. Wilson
- per la Chimica: Aaron Klug
- per l'Economia: George J. Stigler 082 als:1982 ja:1982年 ko:1982년 simple:1982 th:พ.ศ. 2525

Transustanziazione

(Nota: Questo articolo contiene informazioni sulla tradizione cattolica, intesa come un insieme di dottrine e pratiche condivise da molte chiese non necessariamente unite fra loro. Non è quindi considerato come sinonimo di Chiesa Cattolica, sebbene questa sia considerata la più ampia comunità religiosa cattolica. Tradizione cattolica non è neppure inteso, in questo articolo, come Tradizionalismo cattolico) Sull'argomento vedere anche le voci Cristianesimo ortodosso, Ortodossia Orientale e Chiesa Ortodossa Greca oppure Protestantesimo. La tradizione cattolica può essere studiata in contesti che comprendono la teologia la filosofia e la Storia.) ---- Secondo il Compendio al catechi