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Euripide
Euripide (forse 486 a.C. - 406 a.C.) è un poeta tragico greco.
Biografia
Nacque nella regione o nell'isola di Salamina, sembra avesse origine modesta, ma ciò non gli impedì di guadagnarsi l'ammirazione di Socrate.
Pur essendo un uomo riservato, esercitò per un certo tempo la funzione di sacerdote di Zeus a Fila e fece parte anche di un'ambasciata ateniese inviata a Siracusa.
Quasi alla fine della sua vita, abbandonò Atene; rimase per qualche anno a Magnesia, in Tessaglia, quindi presso la corte del re Archelao di Macedonia.
Qui, ad ottant'anni morì, dopo aver scritto alcune tragedie. Ebbe tre figli, uno dei quali, anche egli di nome Euripide, si prese carico della rappresentazione postuma di alcune opere del padre.
Attività
La letteratura di Euripide è molto diversa da quella di Eschilo e di Sofocle. Questi ultimi scrivevano secondo i dogmi stabiliti, mentre Euripide li contestava, trovandoli privi di senso.
La curiosità scientifica lo spingeva alla ricerca di cause naturali a fenomeni considerati soprannaturali. Lo scetticismo di Euripide non poteva ammettere a lungo l'idea che gli dei mantenessero l'ordine nell'universo. Ma se anche fosse stato così, non c'era certo da rallegrarsi.
Le credenze che gli ateniesi accettavano senza discussione, non erano accettate da Euripide, egli riteneva che gli dei dell'Olimpo si mostrassero, crudeli e mossi da desideri che in un essere umano sarebbero stati vergognosi.
A suo parere gli dei erano meno nobili di un uomo o di una donna di qualità. Metteva in scena nei suoi dramma la crudezza devastatrice, come nelle Le Baccanti, o la utilizzava per porre fine a situazioni inestricabili, come nellElettra.
O come nellIppolito, dove li presenta come forze contrastanti che personificano i moventi e gli impulsi dei personaggi.
Proprio nei personaggi, troviamo tutta la grandezza dell'opera di Euripide.
L'interesse continuo per l'umanità e per i suoi comportamenti conferisce alle sue tragedie una forza che sfida l'usura del tempo.
Euripide visse nell'epoca della Guerra del Peloponneso e, come Aristofane, odiava quella guerra e i danni che provocava. La sua requisitoria contro i guerrieri nelle Le Troiane è incompleta, dà solo una successione di scene tragiche su un tema unico. Ma la sua perorazione non perde di vigore, ed è per questo che Euripide avrà sempre i suoi lettori.
Opere
Delle 92 tragedie da lui scritte, ce ne sono giunte solo 17, tra cui:
- Alcesti
- Elettra
- Ippolito
- Ipsipile (ne sono pervenuti solo dei frammenti)
- Le Baccanti
- Medea
- Reso
- Le Troiane
- Elena
Categoria:Letteratura greca
Categoria:Poeti greci
ja:エウリピデス
ko:에우리피데스
406 AC
Eventi
Nati
Morti
095
Socrate
Socrate (470 a.C. - 399 a.C.) fu un filosofo greco di Atene ed uno dei più importanti esponenti della tradizione filosofica occidentale.
Il contributo più importante al pensiero occidentale è il suo metodo d'indagine, conosciuto come elenchos, che applicò prevalentemente all'esame critico di concetti morali fondamentali. Per questo Socrate è riconosciuto come padre fondatore dell'etica o filosofia morale e della filosofia in generale.
Il pensiero socratico
Il metodo socratico dellelenchos consiste in domande e risposte riguardo le definizioni o logoi (singolare logos), cercando di determinare le caratteristiche generali condivise da varie istanze particolari. Visto che questo metodo è mirato a estrarre le definizioni implicite nelle idee e convinzioni dell'interlocutore, o ad aiutarlo a migliorarne la sua comprensione, fu chiamato metodo della maieutica.
Aristotele attribuì a Socrate la scoperta del metodo della definizione e induzione, che considerava l'essenza del metodo scientifico. Stranamente però, Aristotele affermò pure che tale metodo non fosse adatto all'etica. Socrate applicò il suo metodo all'esame dei concetti morali fondamentali del tempo, come ad esempio le virtù di pietà, saggezza, temperanza, coraggio, e giustizia.
Tale esame sfidò le assunzioni implicite nelle convinzioni morali degli interlocutori, portandone alle luce le contraddizioni e inadeguatezze, e normalmente generando in loro lo stupore e smarrimento consociuto come aporia. Riguardo a tali inadeguatezze, Socrate sempre professò la propria ignoranza, mentre altri continuarono a sostenere di essere sapienti. Socrate rispose che, essendo conscio della propria ignoranza, esso fosse più saggio di coloro che, essendo ignoranti, continuavano a professare la propria sapienza (teoria della dotta ignoranza). La consapevolezza del sapere di non sapere è una coscienza e una verità evidente e innegabile, che dimostra intanto che la verità e la coscienza esistono e sono possibili (essendovene una). Socrate pose il sapere di non sapere a fondamento di qualunque altra verità e conoscenza.
Questa paradossale affermazione fu trasmessa nell'aneddoto dell'oracolo di Delfi che dichiarò che Socrate fosse il piú sapiente di tutti gli uomini.
Socrate utilizzò questa dichiarazione come base per le proprie esortazioni morali. Socrate sosteneva che la principale virtù fosse la cura della propria anima tramite verità e conoscenza, che ricchezza non porta virtù, ma virtù porta ricchezza e ogni altra benedizione, sia all'individuo che allo stato e che una vita senza esame non valesse la pena di essere vissuta. Socrate pure mantenne che subire un'ingiustizia è meglio che commetterla.
Il tema dell'ignoranza
Tutto il pensiero socratico nasce dal tema dell'ignoranza. La figura del filosofo secondo Socrate è completamente opposta a quella del saccente.
L'origine della filosofia socratica si può far risalire ad una frase pronunciata dalla Pizia (sacerdotessa dell'oracolo di Delfi): "Socrate è l'uomo più saggio perché è colui che sa di non sapere".
È proprio questa frase che pone Socrate nella situazione di porgersi e porgere agli altri (quelli che pensavano di sapere le verità) continue domande sul come e sul perché di tutto. Si potrebbe a questo punto paragonare Socrate ad un bambino.
Il Daimon socratico
Socrate si diceva tormentato da una voce interiore che gli diceva come pensare e agire. Kant, paragonò tale voce all'imperativo categorico che, sarebbe la coscienza morale dell'uomo. Essa, nulla ha a che vedere con un demone tentatore (nonostante la somiglianza di parola).
L'intellettualismo etico
Socrate sosteneva che la causa del male è soltanto l'ignoranza: chi commette il male, se sapesse non lo farebbe. Questo collega l'etica al problema della ricerca della verità: una scienza del bene e del male per eliminare il male ed avere un comportamento perfettamente etico, richiedono prima di dimostrare che esiste la verità, ossia che non si perde tempo a ricercare qualcosa che non esiste, e possibilmente di definire un metodo per trovare qualunque verità, anche non etica.
Perciò, non riconosce nel comportamento acivico dei sofisti e di quanti lo condannarono a morte una colpa, ma un'ignoranza di fondo (della propria ignoranza, dell'esistenza) che davanti alle loro coscienze li legittimava ad agire per l'utile, anche uccidendo un uomo.
Socrate era abile oratore e uomo colto, amante dell'arte e delle scienze come il discepolo Platone, e con la maieutica aspirava ad un metodo per conoscere verità di qualunque tipo. Come filosofo e cittadino greco, a Socrate premeva la verità etica, davanti alla crisi morale del suo tempo in cui la sofistica minacciava i fondamenti stessi della democrazia ateniese, anche a livello teorico con la fondazione di fatto di una nuova etica (Protagora: se la verità non esiste, siamo legittimati a scegliere e difendere quella più utile per noi).
Il filosofo diversamente dai sofisti utilizzava la sua abilità di oratore (superiore ai sofisti stessi) non per utile personale, ma per cercare con gli altri di trovare la verità, dimostrando il più delle volte l'erroneità dei convincimenti altrui e convincendosi della propria ignoranza.
È appunto stato notato che il limite dei dialoghi era di non essere propositivi, generatori di verità, ma di concludersi nel dubbio e nella consapevolezza della propria ignoranza.
Ciò non nega la validità dello strumento dialogico che nel produrre il dubbio crea la consapevolezza della propria ignoranza e che esiste una verità da cercare: chi segue la maieutica ha appreso lo strumento (la maieutica) con cui trovare ogni altra verità e nel sapere di non sapere la verità iniziale su cui costruire. Diversamente dai sofisti, per Socrate, l'ignoranza e il relativismo morale non sono dati per sempre da un'impossibilità interna alla verità di esistere o conoscerla, ma sono una condizione temporanea da superare.
La definizione di felicità
Secondo il filosofo, con una delle definizione più complete di felicità mai date, "quella che sul piano soggettivo è la felicità, sul piano oggettivo coincide con la realizzazione della propria essenza"..., "felicità è fare quello per cui ciascuno di noi è stato programmato di fare". Il concetto è riassunto nella parola greca "aretè" da non tradursi con virtù, ma con essenza, nonostante la riflessione di Socrate è orientata all'etica come priorità del suo tempo: essa è appunto l'idea che ciascuno nasca per fare il filosofo, l'artista,etc. con un'aspirazione che è necessario realizzare.
In questo modo la ricerca della verità e il metodo maieutico per raggiungerla restano attuali anche raggiunta una verità etica: anche quando sia stato eliminato il male, vi sarebbe ancora da trovare l'essenza di ciascuno per realizzarne la felicità (in maniera individuale, lasciando l'etica al piano collettivo come farà Epicuro, o sempre attraverso il dialogo, facendo di ogni soggetto un oggetto della ricerca della verità).
Rimane il problema che rileverà anche Platone che l'individulità è qualcosa di sfuggente alla filosofia, per cui si conoscono le essenze ma non quale essenza sia calata in un individuo e questo debba realizzare per essere felice.
Socrate però non afferma che la filosofia è essenza di pochi, che pochi devono praticare per essere felici, ma che la contemplazione della verità è l'essenza di ogni uomo che naturalmente aspira a conoscere il vero e ne ha il diritto. Perciò, non disdegnava di dialogare con nessuno, nemmeno con il proprio schiavo.
Come era costume nell'Atene democratica del quinto secolo a.C. ,il filosofo fermava per strada i concittadini a discutere del bello, del bene e dell'utile. Spesso ne uscivano offesi per i loro convincimenti che si erano dimostrati erronei e questo gli procurò molti nemici, come ci racconta Platone, i quali furono favorevoli alla sua condanna a morte.
Il filosofo Nietzsche ne "La Morte di Socrate" vi riconoscerà il primo martire del pensiero occidentale.
Putroppo Socrate non lasciò scritti; riferimenti al suo servizio militare si trovano in Tucidide ( Storia della Guerra del Pelopponeso). Socrate fu protagonista di varie commedie di Aristofane, tra cui Le nuvole, scritta quando Socrate aveva sui quarant'anni. Apparse anche in altre commedie di Callia, Eupoli e Telecleide, in cui Socrate e i Sofisti furono criticati per i pericoli morali presenti nel pensiero e nella letteratura dell'epoca. La principale fonte riguardo alla figura storica di Socrate, comunque, sono gli scritti dei suoi discepoli Senofonte e Platone. Un'altra importante fonte sono vari riferimenti nelle opere di Aristotele.
Vita
Il padre di Socrate fu Sofronisco, uno scultore, e sua madre Fenarete, una levatrice. Socrate fu sposato con Santippe, che gli diede tre figli. Rispetto alla cultura dominante del tempo, essa era considerata una bisbetica. Socrate stesso attestò che avendo imparato a vivere con lei fosse capace di adattarsi a qualsiasi altro essere umano, esattamente come un domatore che avesse imparato a domare cavalli selvaggi. A Socrate piaceva frequentare simposi, riunioni in cui si beveva e si discuteva. Fu un bevitore leggendario, rimanendo sobrio perfino quando il resto della compagnia era completamente ubriaco.
Combattè nella battaglia di Potidaea, la battaglia di Delio e la battaglia di Anfipoli. Sappiamo dal Simposio di Platone che Socrate fu decorato per il suo coraggio. In un caso rimase a fianco di Alcibiade quando era ferito, salvandogli probabilmente la vita. Durante queste campagne dimostrò di essere straordinariamente resistente, marciando in inverno senza scarpe né mantello.
Socrate visse durante un periodo di transizione, dall'apice del potere di Atene fino alla sua sconfitta per mano di Sparta e alla sua coalizione nella guerra del Pelopponneso. Nel momento in cui Atene cercava di riprendersi dalla sua umiliante sconfitta, su istigazione di tre figure prominenti del tempo (Anito, Meleto e Licone), il tribunale degli ateniesi processò Socrate per empietà e corruzione dei giovani, e lo condannò a morte, ordinandogli di bere la cicuta (vedi anche: processo a Socrate).
Il processo a Socrate generò molti dibattiti e diede vita ad un intero genere letterario, nell'ambito del quale si annoverano i "logoi Socratici" e le "apologie(=discorsi di difesa) di Socrate ". Generalmente si crede che, benché Socrate fosse uno degli uomini più nobili mai vissuti, gli Ateniesi non fossero completamente ingiustificati nel condannarlo. Il metodo Socratico dell' elenchos fu malvisto da molti individui potenti del tempo, la cui reputazione di saggi e virtuosi fu danneggiata dalle sue domande. Il fastidioso metodo gli valse il soprannome di "zanzara d'Atene".
Il metodo Socratico fu imitato da molti giovani ateniesi, il che mise in subbuglio lo status quo morale e sociale. Inoltre ci furono anche motivi politici per eliminare Socrate, nonostante tre anni prima del processo ci fosse stata un'amnistia generale sui crimini politici. Infatti, pur avendo Socrate combattuto per Atene e sostenendo l'obbedienza alla legge, allo stesso tempo criticava la democrazia, in particolare la pratica Ateniese dell'estrazione a sorte delle cariche pubbliche, ridicolizzandola e dicendo che in nessun altro campo un artigiano o esperto veniva scelto con questo metodo.
Tali critiche generarono un forte sospetto e avversità nei democratici, specialmente quando i suoi intimi erano nemici della democrazia. Alcibiade, risaputo amante di Socrate, tradì Atene per Sparta, e Crizia, suo discepolo occasionale, fu il capo dei trenta tiranni (l'oligarchia pro-Spartana che governò Atene per alcuni anni dopo la sconfitta).
Oltre a ciò, Socrate aveva opinioni alquanto particolari riguardanti la religione. Fece vari riferimenti al suo "demone" , descrivendolo come uno spirito personale che lo avvisava e consigliava. Molti dei suoi contemporanei ritenevano che questo atteggiamento fosse un rigetto della religione tradizionale della città. Generalmente si considera il "demone" Socratico una specie di intuizione. Inoltre Socrate affermò che il concetto di bene, invece di essere determinato dal volere degli dei (qualcosa è bene perché lo vogliono gli dei), lo precedesse (gli dei lo vogliono perché è bene).
Bibliografia
- I Dialoghi di Platone
- Gli scritti di Senofonte, quali i Memorablia e gli Hellenica
Voci correlate
- Paideia
- Maieutica
- Ironia socratica
- Metodo socratico
- Platone
Collegamenti esterni
Socrate
Socrate
ja:ソクラテス
ko:소크라테스
ms:Socrates
ZeusZeus (in greco Ζεύς) è una figura della mitologia greca, era figlio di Crono e di Rea
Il suo nome deriva dalla radice indoeuropea dieu (splendere), ricollegato al culto naturalistico solare dei primitivi.
Zeus nacque a Creta, secondo Omero era il figlio primogenito, mentre Esiodo lo indica come terzogenito; venne nascosto dalla madre in una grotta del monte Ditte, in quanto Crono era solito mangiare i propri figli, per evitare l'avverarsi della profezia che lo voleva destituito da un proprio figlio.
Versioni posteriori indicano la sua nascita in Arcadia, quindi trasferito a Creta e nascosto sul monte Ida.
Fu nutrito dalla capra Amaltea e custodito dai Cureti, che fecero in modo che i suoi vagiti non potessero essere uditi.
Divenuto adulto, detronizzò il padre, con l'aiuto della madre Rea, nel corso di una guerra durata dieci anni. A lui si allearono i Giganti e gli Ecatonchiri. Divise in sorte il regno del padre tra i fratelli: Ade ottenne il mondo sotterraneo, Poseidone le acque interne e del mare, mentre Zeus ebbe il potere sul cielo. Tutti e tre erano interessati alla Terra e all'Olimpo.
La prima sposa di Zeus fu Metide, la prudenza (secondo Esiodo). Appena rimase incinta, Urano e Gea avvisarono Zeus che, se fosse nato un maschio, questo avrebbe detronizzato il padre.
Zeus ingoiò immediatamente Metide, ma il figlio di lei nacque comunque: fu la dea Atena.
La seconda sposa fu Temi, la legge, che gli diede le Moire e le Ore.
La terza moglie fu Eurinome, madre delle Grazie. Successivamente Zeus si unì a sua sorella, Demetra, che diede al mondo Persefone.
Quindi fu la volta di Mnemosine, che diede alla luce le Muse, quindi toccò a Leto, da cui nacquero Apollo e Artemide.
Alla fine fu Era a divenire moglie di Zeus. Questo è l'ordine dei matrimoni di Zeus, o almeno quello che ci è stato tramandato da Esiodo.
Omero, invece, indica Era come prima moglie di Zeus, aggiungendo alla lista anche Dione, che generò Afrodite.
Altre tradizioni aggiungono alla liste delle spose di Zeus, Maia, che fu la madre di Ermes.
I figli di Zeus ed Era furono: Ares, Ebe e Ilizia.
In origine Zeus era il dio dei fenomeni atmosferici, che ripuliva il cielo o che lo copriva di nuvole, dispensava la pioggia e scagliava i fulmini.
In una regione come la Grecia, prevalentemente agricola, questo potere aveva una importanza di primissimo piano: Zeus acquistò pian piano la sua personalità, imponendosi come il primo degli dei e il signore supremo dei mortali.
Zeus non era un dio creatore, ma un dio padre (pater familias), capo e protettore della famiglia degli uomini.
Nella Grecia antica, divenne lo sposo di dee autoctone, affinché in Grecia si creasse l'ordine, dando alla famiglia il ruolo primario.
Grecia]
Il nome di Zeus era associato a molti attributi:
- Zeus Soter, padre e salvatore dell'umanità
- Zeus Herkeios, protettore della casa
- Zeus Xenios, custode delle leggi dell'ospitalità
- Zeus Ktesios, custode della proprietà
- Zeus Hamelios, protettore del matrimonio
- Zeus Chtonios, dio della terra e della fertilità
- Zeus Meilichios, venerato sotto forma di serpente
- Zeus Eleutherios, custode della libertà
- Zeus Poleios, la suprema divinità civica
- Zeus Bulaios, protettore dello stato e delle adunanze
- Zeus Efestios, difensore del focolare domestico
- Zeus Nephelegeretes, "colui che raduna le nuvola", signore del bello e del brutto tempo.
Il culto più antico era quello tributatogli a Dodona, dove era presente anche un suo famoso oracolo. Da Dodona il culto passò ad Egina e da qui a tutta la Grecia.
La festa di Zeus, si celebrava con i Giochi olimpici. In Olimpia era presente il tempio più sontuoso, dove era custodita la gigantesca statua del dio opera di Fidia, in avorio e oro (Statua di Zeus a Olimpia).
La figura di Zeus si identifica in molte altre mitologie: Giove presso i romani, il Dyaus Pitar degli ariani che scesero nell'India, il Thor germanico, il Deypatyros degli illirici.
::Zeus, signore del fulmine, inizio e principio, è la forza e il signore di tutto. È l'unico corpo regale in cui si muove l'universo, il fuoco, la terra, l'acqua, la paura ancestrale e l'amore dai cento piaceri ...
::::(Inno orfico)
Collegamenti esterni
categoria:Divinità greche dell'Olimpo
ja:ゼウス
ko:제우스
Siracusa
Siracusa è un comune di 121.000 abitanti, capoluogo della omonima provincia.
Storia
Siracusa è stata fondata nel 734 AC.
Tiranni
- Ierone I (478 AC - 467/466 AC)
- Dionisio I (405 AC - 367 AC)
- Dionisio II (367 AC - 357 AC e 347 AC - 344 AC)
- Dione (357 AC - 347 AC)
- Timoleone (344 AC - 337 AC)
- Agatocle (316 AC - 289 AC)
- Ierone II (275 AC - 215 AC)
Cultura
L'aspetto più caratterizzante della città di Siracusa è dato dalle testimonianze di epoca classica della città. I grandiosi monumenti, realizzati prevalentemente a partire dal sec. VI -V a.C., il periodo di maggiore fulgore della città, fino all'età imperiale romana, costituiscono un insieme di straordinario valore storico-artistico, cui dà ulteriore rilievo e documentazione il ricchissimo Museo archeologico regionale. Attorno a questi episodi monumentali si è andata conformando, a partire soprattutto dal sec. XIX, la città moderna, che, ricalcando quasi le orme delle precedenti espansioni di epoca classica, ha ormai colmato gli spazi fra l'antico insediamento dell'isola di Ortigia e gli estremi limiti urbani della città greca.
I monumenti
215 AC
- Cattedrale
- Chiesa S. Giovanni alle catacombe,
- Chiesa dell'Immacolata,
- Chiesa di S. Lucia alla badia,
- Chiesa di S. Maria dei Miracoli,
- Chiesa Parrocchiale di S. Martino,
- Arcivescovado,
- Chiesa di S. Filippo Neri,
- Chiesa di S. Pietro del Carmine
- Chiesa di S. Maria
- Chiesa del Collegio
- Chiesa di S. Benedetto,
- Chiesa di S. Lucia al Sepolcro
- Chiesa del Carmine
- Chiesa di S. Tommaso
- Chiesa dei S. Leonardo e Biagio
- Chiesa di S. Francesco D'Assisi
- Chiesa di S. Anna
- Chiesa di S. martino
- Chiesa dello Spirito Santo
- Chiesa del S. Cristoforo
- Chiesa di S. Paolo
- Chiesa di S. Nicolò ai Cordari
- Fonte Aretusa
- Fontana degli Schiavi
- Convento del Carmine
- Convento del Ritiro
- Monastero di S. Benedetto
- Chiesa Ex Convento di S. Maria Montevergine
- Chiesa di S. Giovannello
- Chiesa di S. Giovanni Battista alle Catacombe
- Chiesa di S. Giuseppe
- Chiesa di S. Lucia al Sepolcro
- Chiesa di S. Maria alla Concezione
- Ex Chiesa del Ritiro
- Chiesa di S. Filippo Neri
- ruderi Chiesa dei Santi Quattro Coronati
- Ex Chiesa del SS. Salvatore
- Chiesa di S. Maria delle Monache
- Chiesa di S. Filippo Apostolo
- Chiesa di S. Nicolò ai Cordari
- Chiesa delle Giuseppine
- Chiesa dei Cappuccini
- Chiesa Rupestre della Grotta Santa
- Palazzo Bellomo
- Teatro Greco
- Anfiteatro Romano
- Orecchio di Dionigi
- Latomie dei Cappuccini
- Catacombe di Vigna Cassia
Amministrazione comunale
Il sindaco è stato eletto in una lista di centro destra.
Voci correlate
- Archimede
Categoria:Comuni della provincia di Siracusa
Categoria:Comuni della Sicilia
Categoria:Comuni italiani
!Siracusa
Categoria:Patrimoni dell'umanità in Italia
ja:シラクサ
ko:시라쿠사
Tessaglia
La Tessaglia è una regione (14.037 km², 731.000 ab.) della Grecia.
La regione è situata fra il Pindo (ovest), l'Olimpo (nord), il Pelio (sud) e il Mare Egeo (est).
L'economia si basa sull'agricoltura (cotone, tabacco, agrumi, olive) e sull'estrazione di minerali (giacimenti di cromite).
Storia
Re di Tessaglia (Tagi):
- Euriloco di Larissa (590a.C.-560 a.C.)
- Scopa di Crannone (560 a.C.-540 a.C.)
- Lattamia (540 a.C.-530 a.C.)
- Echecratida di Farsàlo ? (530 a.C.-515 a.C.)
- Antioco di Farsàlo (515 a.C.-511 a.C.)
- Cinea Conieo (511 a.C.-500 a.C.)
- Thorax di Larissa (500 a.C.-476 a.C.)
- Echecratida di Farsàlo (476 a.C.-460 a.C.)
- Daoco di Farsàlo (432 a.C.-405 a.C.)
- assenza di Tagi (atagia) (405 a.C.-371 a.C.)
- Giasone di Fere (371 a.C.-370 a.C.)
- Polidoro di Fere (370 a.C.)
- Polifrone di Fere (370 a.C.-369 a.C.)
- Alessandro di Fere (369 a.C.-358 a.C.)
- Agelao di Farsàlo, arconte (361 a.C. circa)
- Eudico di Larissa, arconte (352 a.C.-344 a.C.)
- Filippo II di Macedonia (344 a.C.-336 a.C.)
- Alessandro di Macedonia (Magno) (336 a.C.-323 a.C.)
Categoria:Grecia
ja:テッサリア
Sofocle
Sofocle (Colono 497 AC - Atene 406 AC) fu uno dei più celebri poeti tragici greci.
Biografia
Nacque ad Colono (Atene), figlio di un ricco fabbricante d'armi, ricevette la migliore formazione culturale e sportiva. Visse nel periodo dell'egemonia ateniese e in quello delle guerre del Peloponneso. Ricoprì importanti cariche pubbliche, militari e religiose.
Riuscì vittorioso negli agoni drammatici del 468 AC alla sua prima partecipazione. Inoltre, le ventiquattro vittorie che ottenne negli importanti concorsi rimangono a testimonianza del favore degli ateniesi per lui.
Amico di Pericle ed impegnato nella vita politica, fu stratego insieme a quest’ultimo nella guerra contro Samo (441-440 AC). Inoltre ricoprì un'importante carica finanziaria nel 443-442 AC, e quando il simulacro del dio Asclepio venne trasferito da Epidauro ad Atene, Sofocle fu designato ad ospitarlo nella sua casa fino a quando non fosse stato pronto il santuario destinato al dio. Questi fatti testimoniano ulteriormente la grande stima che il poeta greco godeva presso i suoi concittadini.
Nel 433 a.C. fu amministratore del tesoro della Confederazione Attica.
Nelle sue funzioni pubbliche, contribuì all'elaborazione della costituzione dei Quattrocento. Il suo contributo originale allo sviluppo della tragedia greca fu rappresentato dall'accentuazione dell'importanza del personaggio protagonista umano, che non appariva mai schiacciato dal fato, ma che proprio dalla sua vana lotta con questo, riceveva una piena dimensione umana, portatore di un destino che fosse la sua dannazione e, contemporaneamente, la sua gloria.
Sofocle, inoltre, sciolse i legame delle trilogie presentando le tragedie in modo indipendente fra loro e concluse in se stesse, introdusse nella tragedia il terzo attore e portò da dodici a quindici i coreuti. L'introduzione del terzo attore, da cui risultava superata la rigida contrapposizione di due posizioni antitetiche, avrebbe avuto per conseguenza una maggiore articolazione dei rapporti interpersonali ed una nuova scioltezza dinamica del ritmo teatrale. L'aumento del numero dei coreuti da dodici a quindici infatti avrebbe consentito di accentuare la funzione del corifeo.
Sofocle scrisse, secondo la tradizione, ben centoventitre tragedie, di cui restano solo sette: Antigone (442 AC), Aiace, Edipo re, Elettra, Filottete (409 AC), Le Trachinie ed Edipo a Colono (406 AC). Delle altre opere restano solo frammenti o titoli.
I suoi eroi erano immersi in un mondo di contraddizioni insanabili, di conflitti con forze inevitabilmente destinate a travolgerli.
Nel 1912 fu pubblicato un papiro scoperto in Egitto contenente circa 400 versi di un dramma satirico, I cercatori di tracce (o I seguci).
Visse fino a novant'anni, mantenendo fino all'ultimo intatta la propria energia creatrice.
::Molte sono le meraviglie del mondo, ma la più grande delle meraviglie resta sempre l'uomo.
::::Sofocle
Attività e riconoscimenti
La tragedia di Sofocle rivelava la responsabilità che gli dei avevano del male dell'esistenza. Egli non concluse nell'ateismo, ma nell'accettazione del mistero dell'esistenza, in cui l'uomo avrebbe potuto trovare la ragione ultima della sua grandezza. La lingua di Sofocle è considerata un modello di eleganza, di equilibrio e di chiarezza, espressione di un pensiero razionale capace di dominare le vicende, i drammi e la desolazione del mondo. Sotto l'aspetto della fede, occupa una posizione intermedia tra Eschilo, pervaso dalla fede, e Euripide, scettico razionalista.
Le opere di Sofocle sono fortemente unitarie, accentrate intorno a personaggi vigorosi, nei quali consiste esclusivamente la poesia altissima dei singoli drammi.
Gli eroi delle sue opere sono magnanimi e sventurati, incolpevoli e nobilissimi; è un poeta religioso e la fede gli strappa accenti di sincera pietà, ma la sofferenza dell'uomo gli appare troppo vasta e sicuramente immeritata, il mistero della giustizia gli rimane quasi sempre insoluto.
L'impostazione eroica delle tragedie più antiche è dovuto all'influsso di Eschilo, mentre le innovazioni metriche e strutturali dei drammi più tardivi, si devo ad Euripide.
Le tragedie Antigone, Edipo re ed Edipo a Colono sono ritenute capolavori della tragedia greca e della letteratura mondiale.
Sofocle ricevette dagli ateniesi il culto riservato agli eroi.
Opere
- Antigone (442 a.C)
- Aiace
- Edipo re
- Elettra
- Filottete (409 a.C)
- Trachinie
- Edipo a Colono (406 a.C)
- I cercatori di tracce
Sofocle
Sofocle
Sofocle
ja:ソポクレス
ko:소포클레스
Elettra (Euripide)Elettra è una tragedia di Euripide, composta nella primavera del 413 a.C..
L'episodio del ritorno in patria di Oreste e del suo matricidio, viene dato in una tonalità familiare: è il razionalista che contraddice il diritto alla leggenda.
Trama
Prologo
Dopo la morte di Agamennone, Elettra giunge in età da marito e viene data dalla madre Clitennestra e dal suo sposo Egisto come moglie ad un povero contadino, tutto per impedire cha da lei nascano figli nobili, in grado di vendicare Agamennone.
Il vendicatore ed erede naturale di Agamennone, Oreste, è stato sottratto alla morte dal suo pedagogo ed ora è esule presso Strofio re della Focide. Egisto lo voleva morto, ma non ha comunque desistito dai suoi propositi, proponendo un premio per chi lo avesse ucciso.
Intanto Elettra vive come una contadina, l'uomo a cui è stata data è un modello di delicatezza e di senno ed ha rispettato la sua purezza.
Tutto il racconto viene fatto dal contadino stesso, di fronte alla sua casa.
Il ritorno di Oreste
Il marito parla ad Elettra con parole di conforto, mentre si lamenta e si appresta ad attingere l'acqua dal pozzo.
Partiti i due, arrivano Oreste e Pilade: Apollo ha ordinato ad Oreste di vendicare il padre. Per ora rimarrà in quel luogo, che gli permette una rapida fuga nel caso venisse scoperto.
Quando torna Elettra, il fratello la crede una schiava e quindi si nasconde e rimane ad osservare. Elettra canta una lamentazione sulla morte del padre e sul suo stato, proseguendola all'arrivo del coro, composto da fanciulle dell'Argolide.
È la festa di Era in Argo e le ragazze vorrebbero che venisse con loro, la ragazza rifiuta, non c'è posto per la gioia e la festa per lei.
Oreste e Pilade si mostrano, dicendo alla ragazza che è arrivato da lei portando notizie del fratello. Le notizie sul fratello riempiono di gioia Elettra, che narra della sua vita, delle nozze umilianti e della generosità del contadino. Esprime anche il suo odio verso la madre e la sua volontà che muoia, potendo, la ucciderebbe lei stessa. Chiede quindi allo straniero di riportare il suo messaggio ad Oreste: la sorella lo attende come esecutore della vendetta.
Pregato dal contadino, Oreste accetta la sua ospitalità. Per accogliere meglio gli ospiti, manda a chiamare il vecchio servo che pose in salvo Oreste, chiedendogli di portare qualche provvista e di venire a sentire le notizie su Oreste che lo straniero ha portato.
In uno stasimo il coro canta di Agamennone, della sua gloria e della sua sventura. Intanto giunge il vecchio pedagogo, è stanco e cadente, ma è venuto volentieri a portare quel poco che ha. Nel passare davanti alla tomba di Agamennone, ha visto tracce di un sacrificio recente e un ricciolo di capelli biondi deposto sul tumulo: egli è convinto che Oreste sia tornato.
Cerca di convincere Elettra, ma la ragazza rifiuta di credere alle sue argomentazioni (artificio di tendenza polemica schiettamente euripideo). Ma se i suoi argomenti non hanno effetto, la sua presenza è l'elemento di riconoscimento dello straniero. Il vecchio lo guarda attentamente e nota in lui una cicatrice che Oreste si era procurato cadendo da bambino.
Ora anche Elettra è convinta e i due fratelli si abbracciano, tesi in un unico pensiero: la vendetta.
Qualche parola di gioia del coro, e i due fratelli si accordano e stabiliscono un piano, suggerito dal vecchio.
La vendetta
Ha visto Egisto prepararsi poco lontano per un sacrificio alle ninfe, Oreste deve presentarsi a lui, sarà sicuramente invitato al sacrifico e dovrà ucciderlo nel momento più propizio,
Elettra dovrà attirare la madre alla sua casa, annunciando un suo falso parto.
Dopo una preghiera per il padre e alle potenze infernali affinché assistano la vendetta, Oreste esce di scena.
In lontananza si sentono grida e gemiti. Elettra è trepidante, ma un messo arriva narrando la vittoria di Oreste. Come previsto, Egisto lo ha invitato al sacrifico, gli ha offerto un'arma per il sacrificio e proprio con quell'arma Oreste lo ha ucciso.
Tra la gioia del coro e di Elettra, giunge Oreste portando il corpo di Egisto. Elettra gli rivolge una serie di rimproveri e di insulti, quindi lo fa portare all'interno della capanna.
Arriva un cocchio, con Clitennestra, Oreste, di fronte al matricidio è esitante. Elettra lo rincuora ed entra nella capanna in attesa della madre.
Clitennestra arriva, ignara della morte del marito. Segue un dialogo tra madre e figlia, Clitennestra si difende dalle accuse, ma Elettra le ribadisce; il suo comportamento sembra meno implacabile e quindi la madre accetta di entrare in casa per effettuare il sacrificio di purificazione necessario dopo una nascita.
Dall'interno della casa si sentono grida disperate, i due fratelli sono imbrattati di sangue. Dalla loro vendetta non hanno neppure un attimo di gioia, ma si effondono in pianti. tormentati dal rimorso.
Al dramma viene posto fine con l'arrivo dei Dioscuri, fratelli di Elena e Clitennestra, anche se l'unico a parlare è Castore. Ordinano a Oreste di rifugiarsi ad Atene e di chiedere purificazione alla dea Atena, lasciando Elettra che andrà in sposa a Pilade.
Su Oreste sopraggiungono le Furie (che si allontaneranno da lui solo dopo la sentenza) ed Oreste fugge piangendo ed agitato da queste.
L'opera
Euripide fa di Oreste una vittima della superstizione, alla quale egli, in maniera quasi esplicita, non crede.
Il suo dramma è quasi completamente impostato su questo atteggiamento polemico, che non gli ha consentito di raggiungere l'arte pura e grande, nonostante l'abile struttura scenica e i molti pregi poetici.
I motivi religiosi che possono dar vita ad un matricidio o un parricidio, come non hanno vita nell'autore, non possono aver vita nei suoi personaggi; rimangono sempre e comunque ingiustificati, nel loro odio e nei loro propositi.
Più ingiustificata di tutte, è proprio la figura di quella che dovrebbe essere l'eroina della tragedia, Elettra. Così ardente contro la madre per ragioni umane e meschine, inadeguate alla mostruosità del gesto, tanto da piombare nel rimorso ad atto compiuto.
Ma è proprio a questo rifiuto della religione apollinea del sangue, che si deve la parte più poetica: la rievocazione piena di strazio del delitto appena commesso.
Categoria:Letteratura greca
categoria:opere letterarie
Peloponneso
Il Peloponneso (Moréa) è una regione storica e geografica (21.379 km²) della Grecia meridionale, che forma una penisola tra il Mar Ionio e il Mare Egeo.
La penisola è unita al continente dall'istmo di Corinto, che è stato tagliato nel 1893 da un canale lungo 6,3 km.
Il clima è molto arido e permette un utilizzo agricolo proficuo del terreno solo nelle pianure irrigue costiere. All'interno prevale l'allevamento degli ovini.
Città principali: Argo, Calamata, Patrasso, Pirgo.
Nella parte nord-orientale si trovano i siti archeologici di Epidauro, Corinto e Micene, raggiungibili da Nauplia.
Storia
La regione era abitata fin dal Neolitico. Nel 2000 a.C. circa fu invaso da popolazioni ariane.
Fuono seguiti dai Dori all'incirca otto secoli dopo.
Tra il X secolo a.C. e l'VIII secolo a.C., la città di Sparta unificò la regione, che perdurò fino alla penetrazione macedone (366 a.C circa).
I romani presero possesso della regione nel 140 a.C..
Voci correlate
- Guerra del Peloponneso
Categoria:Grecia
ja:ペロポネソス半島
ko:펠로폰네소스 반도
simple:Peloponnese
Le TroianeLe Troiane (o Le Tròadi) è una tragedia di Euripide. Fu rappresentata del 415 AC e faceva parte di una trilogia:
- Alessandro e Pelamede
- Le Troiane (o Le Tròadi)
- Sisifo
Le tre tragedie avevano un unico argomento: la guerra di Troia.
Le Troiane rappresenta il momento estremo dell'immensa tragedia.
Morti tutti gli uomini le donne di Troia costituiscono il coro dell'opera, aspettano il loro destino nel campo dei vincitori.
Trama
Il dio Poseidone contempla le rovine di Troia, di cui un tempo aveva contribuito a costruire le mura.
Atena chiede a Poseidone di aiutarla ad uccidere i vincitori, che hanno disonorato il suo santuario strappando dal tempio Cassandra, nonostante tutti i favori che ha loro elargito.
Poseidone le promette che il loro ritorno non sarà certamente agevole e che scatenerà contro di loro violente tempeste.
I due escono di scena ed appare Ecuba, vedova di Priamo, pronta ad affrontare il peggio. Quale sorte l'attende?
La regina piange la morte dei figli e maledice Elena, la causa della guerra. Ecuba si domanda anche cosa sarà delle sue figlie. Le donne di Troia (divise in due semicori), private delle loro case, dei loro mariti e dei loro figli, si raccolgono intorno a lei.
La tragedia si divide in episodi, nel corso dei quali, Ecuba e le troiane, rimangono sempre in scena, mentre l'araldo Taltibio appare ogni tanto per annunciare la sorte che le attende.
Comincia con l'annunciare la sorte di Cassandra. Pur essendo sacerdotessa consacrata, Agamennone la vuole per se'.
Andromaca, vedova di Ettore, sarà assegnata a Neottolemo (figlio di Achille). Il giovane si è comportato da eroe e merita un premio di lusso.
Ecuba domanda di Polissena, quale sarà la sua fine? Taltibio, imbarazzato, risponde che dovrà andare sulla tomba di Achille. Ecuba, diverrà schiava di Ulisse.
Cassandra ascolta l'araldo, l'avvenire non le è ignoto: Agamennone non godrà a lungo della vittoria.
Andromaca, col figlio Astianatte in braccio, rivela la sorte di Polissena: sarà immolata sulla tomba di Achille.
Soffocando il dolore, Ecuba conforta Andromaca, in Neottolemo troverà un buon marito e forse riuscirà a farsi amare da lui.
Torna Taltibio. Balbettando parla ad Andromaca, il bambino che ha in braccio e figlio di Ettore e gli achei non vogliono che resti in vita. La stirpe di Troia deve estinguersi. Toltole il bambino, le promette che le riporterà il corpo, affinche possa seppellirlo.
Arriva Menelao, sta cercando la sua sposa tra le troiane. I soldati la trovano e la riportano al marito, Elena è calma e non aveva perso la sua bellezza.
Elena è pronta a chiedere perdono a Menelao, ma rifiuta di presentargli le proprie scuse. Menelao le ordina di salire sulla nave, promettendo ad Ecuba che sarà fatta giustizia, ma è facile prevedere che sarà Elena a vincere.
Taltibio ritorna con il corpo di Astianatte, trasportato sullo scudo del padre. Taltibio ha mantenuto la promessa, se ha impiegato più del necessario, lo ha fatto per ripulire il corpo.
Le troiane si spogliano dei loro ultimi ornamenti, per permettere che il corpo del principe possa finire in un sudario degno del suo rango. Lo sotterrano insieme allo scudo del padre.
Taltibio giunge per l'ultima volta, annuncia la fine del dramma. Le fiamme si alzano dai palazzi e dalle case di Troia.
L'opera
La struttura del dramma è geniale nella sua semplicità. Alcuni degli episodi raggiungono una grande poesia.
In tutto il dramma, la presenza viva ed acuta del dolore, si congiunge con la convinzione dell'eroicità e della bellezza della sventura di fronte all'apparente vittoria dei distruttori.
Storia della letteratura
La Troades di Lucio Anneo Seneca, segue l'intreccio dell'opera di Euripide.
Più recentemente, il motivo è stato ripreso da Franz Werfel ne L'uomo nello specchio (1913).
Traduzioni
Esistono traduzioni in italiano di Felice Bellotti (Firenze, 1875) e di Ettore Romagnoli (Bologna, 1928).
Collegamenti esterni
- [http://www.filosofico.net/euripidetroadi42.htm Il testo nella traduzione di Ettore Romagnoli]
- [http://volta.valdelsa.net/thiasos/troiane/troiane.htm Il testo per il teatro]
Troiane
Troiane
Troiane
Alcesti (tragedia)
Alcesti è una tragedia di Euripide del 438 a.C..
Il tema è il sacrificio di Alcesti, che accetta di morire per salvare il suo sposo.
L'opera si apre con un dialogo tra Apollo e Tanato (la morte).
Tanato si è recato al palazzo di Fere in lutto per la morte imminente di Alcesti.
Qui incontra Apollo, che lo prega di prolungare la vita della regina, ma Tanato non rinuncia alla sua missione. Apollo gli annuncia che qualcuno riuscirà lo stesso a strappare Alcesti alla morte.
Tanato ride a queste parole ed entra nel palazzo; la regina muore.
In quello stesso giorno Eracle, diretto in Tracia, si ferma a Fere e vi chiede ospitalità.
Saputo del dolore che regna a palazzo, decide di non volerlo turbare e va chiedere asilo altrove.
Admeto però insiste: il suo dispiacere non gli farà dimenticare i suoi doveri nei confronti di un viandante.
Un servitore rivela ad Eracle le circostanze della morte della sua regina, ed egli, in segno di amicizia nei confronti di Admeto, va alla tomba di Alcesti e lotta con Tanato per riportare la donna in vita.
Vincitore, riconduce Alcesti al marito.
categoria:letteratura greca
Ippolito
- Ippolito - Figura della mitologia greca, figlio di Teseo e di Ippolita.
- Ippolito - Tragedia di Euripide
- Ippolito - Tragedia di Robert Garnier
- Ippolito è anche un nome proprio
Voci correlate
Letteratura
- Fedra e Ippolito - Tragedia di Nicolas Prandon
- Ippolito e Aricia - Tragedia lirica di Simon-Joseph Pellegrin
- Ippolito coronifero - Tragedia di Euripide
- Ippolito velato - Tragedia di Euripide
Musica
- Ippolito e Aricia - Opera musicale di Tommaso Traetta
- Ippolito e Aricia - Opera musicale di Rudolf Zumsteeg
ja:ヒッポリュトス
ko:히폴리토스
Le Baccanti (Euripide)Le Baccanti è una tragedia di Euripide, rappresentata postuma nel 405 a.C..
La tragedia appartiene, come Ifigenia in Aulide, all'ultimo anno della sua vita.
Fu scritta presso la corte di Archelao, re di Macedonia.
Trama
Prologo
L'azione si svolge nel cortile del palazzo del re di Tebe, Penteo. Qui si trova la tomba di Semele, la madre di Dioniso, ricoperta da viti selvatiche.
Dioniso è solo in scena, tornato alla sua patria, dopo aver vagabondato in terre lontane per sfuggire all'odio di Era.
Dioniso celebra Cadmo, fondatore di Tebe e padre di Semele, che ha onorato la tomba di sua madre.
I benefici che egli potrebbe portare alla Grecia, vengono disprezzati e la sua natura divina contestata.
Dioniso spiega come abbia colpito le donne della casa reale di Tebe di delirio bacchico, facendole abbandonare il palazzo per andare sul monte Citerone, dove vivono in stato ipnotico, sconvolte e selvagge, insieme con le donne che ha condotto dalla Lidia (le Baccanti).
Penteo odia e teme questa libertà brutale delle donne tebane, non la capisce e cerca di annullare l'influenza di questo nuovo dio.
Dioniso annuncia che entrerà in città come uno straniero ed esigerà da tutti gli onori dovuti alla madre e il culto che gli spetta per la sua natura divina. Dopo aver parlato, si allontana per raggiungere le donne sul Citerone.
Il rifiuto del nuovo dio
Il coro delle Baccanti esalta la potenza beatificante e terribile del dio, invitando i tebani a celebrare le orge dionisiache.
Entra nel cortile Tiresia, il vecchio indovino cieco, raggiunto da Cadmo, che da diverso tempo aveva rinunciato a governare la città da lui fondata.
I due, sono tra i pochi adoratori del nuovo dio. Esprimono il piacere che ne provano e dichiarano che non accetteranno le critiche di Penteo e dei giovani. Per quanto possano essere misteriosi, i doni degli dei vanno gustati ed apprezzati.
Il re gli si avvicina, scortato da una guardia, e i due vecchi si mettono nell'ombra per ascoltarlo.
Penteo è irato per l'influenza del nuovo dio, ragazze, madri e spose, disertano il focolare domestico, proclamando di obbedire ad un dio. Quali istinti li spingono a ciò? Per fortuna le componenti del coro delle baccanti sono in prigione e con loro occorrerebbe mettere anche questo straniero.
Cadmo cerca di convincere il giovane, gli offre il tirso di Dioniso (lungo bastone sormontato da una pigna, coronato di edera e di pampini). Penteo lo respinge, ordina alle guardia di trovare lo straniero e di portarglielo.
Il re entra nel palazzo, mentre Tiresia e Cadmio, raggiungono anch'essi il monte Citerone per onorarvi Dioniso, figlio di Zeus.
Ma ecco entrare le guardie, con Dioniso incatenato, che però non si rivela. Il comandante delle guardie è a disagio: lo straniero li stava attendendo, facendosi arrestare senza opporre resistenza, le prigioni sono vuote, i ferri delle prigioniere caduti e le porte della prigione si sono aperte da sole.
Il re avanza verso lo straniero, sicuro di poter ottenere tutte le risposte che si attendeva.
Gli parla brutalmente, beffandosi della sua bellezza. Lo straniero non risponde, ma proclama la sua fede in Dioniso.
Penteo vuole fargli tagliare i capelli, ma Dioniso gli ricorda che la sua capigliatura è sacra. Penteo insiste, esigendo anche il suo tirso. Ma Dioniso gli risponde che non può darglielo e che, se lo vuole, lo prenda. Penteo lo afferra, completando l'offesa. Ordina alle guardie di legarlo e di gettarlo sulla paglia delle scuderie.
Prima di essere portato via, Dioniso ricorda a Penteo che, pur essendo figlio di re, il suo nome significa "sofferenza". Penteo gli volta le spalle, ritornando furente al palazzo.
Il coro biasima Tebe di non voler accogliere il dio che le dovrebbe essere più caro, nato com'è da donna tebana e bagnato, infante, nelle acque del Dirceo.
La potenza di Dioniso
Il cortile si riempie di Baccanti seguaci di Dioniso, hanno visto lo straniero e pensano che sia un sacerdote del nuovo culto, insultato dal re, e chiedono a Dioniso di punirlo.
Una voce potente risponde che il dio è venuto di persona, la terra trema e il palazzo vacilla, dalla tomba di Semele si alzano delle fiamme.
La voce diviene ancora più forte e le donne si gettano a terra. Lo straniero, liberatosi, ritorna nel cortile e le rassicura. Penteo lo segue, rabbioso perché il suo prigioniero è fuggito.
Lo stupore nel vederlo calmo e libero nel cortile non dura a lungo. Il suo furore aumenta nel momento in cui lo straniero dice di essere stato liberato dal dio stesso.
Penteo chiama le guardie in suo aiuto, ma viene interrotto da un messaggero che gli riferisce di strani accadimenti sul monte Citerone. La regina madre Agave e le sue due sorelle, Ino e Autonoe, dormono sulle foglie morte con le altre tebane. Allo spuntare del giorno le donne si svegliano. Alcune nutrono con il proprio latte gli animali selvatici, altre gettano il proprio tirso a terra, facendo scorrere torrenti di vino. Altre fanno sgorgare latte dalla terra o colpiscono le rocce per avere acqua.
I pastori scorgono le donne della casa reale e, sperando ottenere i favori del re, cercano di catturarle, ma queste si nascondono tra le baccanti.
Il messaggero prosegue il suo racconto, dicendo che hanno tentato di prendere Agave, che però ha chiamato a raccolta le baccanti; vistesi minacciate, sono diventate delle furie, e alla fine, hanno dovuto fuggire da loro.
Le baccanti sono scese dalla montagna e, raggiunte le prime case, hanno strappato i bambini dalle braccia dei loro genitori, quindi sono ritornate sul monte, per bagnarsi alle sorgenti e riposarsi.
La punizione di Penteo e della casa reale
Penteo fa radunare tutti gli uomini della città, per circondare le baccanti e catturarle, ma lo straniero cerca di dissuaderlo. Il re risponde solo a insulti, e il dio Dioniso rivela la propria potenza, ordinando al re quello che deve fare, dire e anche pensare. Il re obbedisce.
Lo costringe a vestire gli abiti delle baccanti, per potersi mescolare a loro e vedere la celebrazione del culto: Penteo tenta di resistere, ma la volontà del dio è più forte. Penteo lo segue come inebetito, sotto gli occhi stupefatti della folla. Un servitore li accompagna e Dioniso promette al re che sua madre lo riaccompagnerà a Tebe.
Il cortile del palazzo si riempie, agli abitanti si aggiungono i sostenitori del dio, che implorano la sua benedizione. I loro inni si interrompono quando ritorna lo scudiero del re annunciando che Penteo è morto.
Penteo, il servitore e lo straniero si erano incamminati verso il Citerone ed avevano visto le baccanti che riposavano in una valletta, ma il re diceva di non essere in grado di vedere, quindi lo straniero piegò un pino per permettere a Penteo di sedervisi sopra, quando l'albero torno alla posizione normale, il re fu in grado di osservarle.
Ad un tratto lo straniero scomparve ed una voce risuonò, gridando alle donne <>. Una striscia di fuoco uscì dal sole, si fece silenzio assoluto, non si muoveva una foglia.
Le donne si alzarono in piedi per ascoltare; la voce tuonò nuovamente e le baccanti si precipitarono alla ricerca della loro vittima. Le donne della casa reale guidavano la caccia e fu proprio Agave a scorgere il pino su cui si trovava Penteo. Sradicarono l'albero e, poco prima di morire, il re ritrovò la ragione e implorò la madre di riconoscere il suo stesso figlio. Ma ormai era tardi, le baccanti lo avevano ucciso e disperso le membra all'intorno. Agave reclamò per se la testa. Una sola cosa era certa, il suo dio aveva vinto ed ella tornava a Tebe con la testa mozzata di chi aveva osato sfidarlo.
Terminato il racconto, il servitore esce di scena.
Agave entra nel cortile in uno stato di estasi delirante, coperta di sangue e con la testa del figlio tra le mani. Il coro, inorridito, indietreggia. La regina proclama il proprio trionfo, avendo abbattuto un leone ... o un toro: suo padre, Cadmo, si rallegrerà con lei, Dioniso sarà onorato e suo figlio Penteo farà costruire un santuario per custodire la sua preda. Agave si dirige a Palazzo.
Cadmo intanto ritorna dal monte Citerone alla testa di un triste corteo, alcuni servitori portano la bara con i resti composti di Penteo. Agave chiama il padre e corre verso di lui mostrandogli il suo trofeo. Con un sforzo di volontà, Cadmo la strappa dal suo stato delirante, costringendola a guardare quanto tiene in mano.
La regina non capisce. Chi ha ucciso suo figlio? Che cosa ci faceva, con le sue sorelle, sul monte Citerone? Che cosa facevano le donne di Tebe?
Cadmo le rivela l'accaduto: Dioniso ha fatto pagare un prezzo tremendo alla sua città natale per averlo rinnegato.
Ne nasce il lamento di Agave, che però è perduto nella tradizione manoscritta.
A questo punto Dioniso appare tra loro in tutta la sua gloria: il dio pronuncia la condanna della casa reale di Tebe.
La tragedia finisce: il re è morto senza eredi, Cadmo e Agave non hanno più il loro posto nella città e partono verso l'esilio.
L'opera
Quest'opera di Euripide anziano è un miracolo d'arte. Goethe la considera come la sua opera più bella.
La tragedia è complessa e ricca di motivi ma sempre unitaria nello svolgimento, tutta di un solo respiro, tutta rivolta verso scene indimenticabili di orrore e di pietà.
È la tragedia della debolezza umana di fronte ad una divinità crudele e misteriosa.
Dioniso non è un dio a cui Euripide come uomo e pensatore potesse credere, non c'è alcuna conversione del poeta, come si è un tempo creduto.
Egli rimane favorevole a Penteo, ovvero alla ragione rispetto al mistero barbarico.
Ma questa volta, il poeta sente potentemente, la vita e la forza della parte che egli rifiuta; il fascino dell'estasi dionisiaca in cui si dimentica il dolore infinito della vita, la voluttà della comunione con le forze e le bellezze della natura.
La vita come contrasto tra queste due parti è la ragione essenziale della grandezza del dramma, anche la ragione del lirismo è mirabilmente fuso con lo svolgimento drammatico.
Tradizione letteraria de Le Baccanti
Il misteri bacchici e le figure delle Baccanti partecipano ad una lunga tradizione letteraria, che dalla Grecia si riflette sul Rinascimento in opere di vario titolo e forma.
Tra le più importanti, sono da ricordare lOrfeo di Poliziano e i Baccanali di Giovanni Pindemonte
Opere musicali
Molte sono state le composizioni quali musiche di scena per Le Baccanti di Euripide,
- 1922 - Giuseppe Mulè e Willem Pijper
- 1926 - Ernst Toch
Categoria:Letteratura greca
Elena
- Elena - Nome proprio femminile italiano.
- Elena - Figura della mitologia greca.
- Elena - Satellite naturale di Saturno.
- Elena - Opera di Euripide.
- Elena - Opera di Stesicoro.
- 101 Elena - Asteroide scoperto nel 1868.
Categoria:Letteratura grecaCategoria comprendente gli articoli sulla letteratura greca
Letteratura greca
ja:Category:ギリシア文学
David Colbreth Broderick
David Colbreth Broderick (February 4, 1820 – September 16, 1859) was a United States Senator and an anti-slavery advocate.
He was born in Washington, DC, the son of an Irish stonecutter who had immigrated to the United States in order to work on the United States Capitol. Broderick moved with his parents to New York City in 1823, where he attended public schools.
He was apprenticed to a stonecutter when young. In 1846 he ran for election to the United States House of Representatives, but did not win the election. He moved to California in 1849 and engaged in smelting and assaying gold. Broderick began the minting of gold coins, with less value of gold in them than their face value. His $10 coins, for example, only had $8 worth of gold in them. He used the profits to finance his political aspirations.
He was a member of the California State Senate from 1850–1851, serving as its president in 1851. Broderick was elected as a Democrat to the United States Senate and served there beginning March 4, 1857.
At that time, just prior to the start of the American Civil War, the Democratic Party of California was divided between pro-slavery and "Free Soil" advocates. Broderick represented the Free Soil faction. One of his closest friends was David S. Terry, formerly the Chief Justice of the California State Supreme Court, an advocate of the extension of slavery into California. Terry lost his re-election bid because of his slavery platform, and he blamed Broderick for the loss.
Terry made some inflammatory remarks at a party convention in Sacramento, which Broderick read. He took offense, and sent his former friend, Terry, an equally vitriolic reply. Passions escalated, and on September 13, 1859, Terry and Broderick met outside of the San Francisco city limits at Lake Merced for a duel.
The pistols chosen for the duel had hair triggers, and Broderick's discharged prior to the final "one - two - three" count, firing harmlessly into the ground. Thus disarmed, he was forced to stand as Terry shot him. Terry believed the shot to be only a flesh wound, but in fact, it proved mortal. Broderick died three days later. Some maintain that his death made him a martyr, and the episode represents another small contribution to the spiral towards Civil War.
He is buried under a monument erected by the state in Lone Mountain Cemetery, San Francisco.
Broderick, David Colbreth
Broderick, David Colbreth
Broderick, David C.
Broderick, David C.
Broderick, David C.
Broderick, David Colbreth
Broderick, David C.
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Criollo
Criollo,(del español antiguo: creollo, criollo y este del latín creare -crear- y así: criare -criar-) término utilizado antiguamente para designar al habitante nacido en la América latina colonial, que descendía exclusivamente de padres españoles. Se calificaba también de criollo al individuo nacido de criollos. No suele denominarse así a los inmigrantes recientes de Europa, ni a sus descendientes, excepto en el Cono Sur.
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Actualmente solo se conservan cuatro códices de la cultura maya.
El Códice de Dresde, el Códice de Madrid, el Códice de París, y el Códice de Grolier parecidos en forma y estructura. Están escritos en una sola hoja
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Edme Mariotte ( 1620 - París, 1684), abad y físico francés.
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Parte de la Embriología que estudia la formación y desarrollo del embrión y del feto en la especie humana.
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