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FIAT
La FIAT (acronimo della Fabbrica Italiana Automobili Torino) nasce nel 1899 come casa produttrice italiana di automobili, ad opera di Giovanni Agnelli e di diversi altri soci, per poi svilupparsi in numerosi settori dando vita al più importante gruppo finanziario e industriale privato italiano. Ha da sempre sede a Torino, in Piemonte, nell'Italia nord-occidentale.
Storia e direzione aziendale
Italia
Dopo un primo periodo di difficile sviluppo, segnato da diverse ricapitalizzazioni e da modifiche nella composizione del capitale azionario (non sempre in maniera pacifica ma anche sfociate in processi clamorosi per l'epoca), la proprietà della casa automobilistica viene assunta quasi integralmente da Giovanni Agnelli, che diventerà senatore durante il Fascismo e resterà a capo dell'azienda sino al termine della Seconda Guerra Mondiale.
Dopo aver rischiato di perdere la proprietà dell'azienda per la propria compromissione con il regime fascista, Agnelli passa il comando a Valletta, essendo l'unico figlio maschio, Edoardo, morto in un incidente aereo. Valletta, uomo di qualità non comuni, si occupò di reggere per conto della famiglia Agnelli una delle poche aziende italiane non completamente inginocchiate dalla disfatta, riuscì a farla rialzare e contemporaneamente fornì l'opportuna preparazione al ruolo che appena possibile avrebbe dovuto assumere il giovane discendente "primo in linea dinastica" (definizione attribuita a Montanelli).
Gianni Agnelli, l'erede, divenne presidente della FIAT nel 1966 e lo rimase fino al compimento del 75° compleanno, quando le norme statutarie lo obbligano a cedere la presidenza.
La carica viene assunta prima dall'ex amministratore delegato Cesare Romiti e poi da un manager genovese che per molti anni ha lavorato alla General Electic negli USA, Paolo Fresco.
La crisi del gruppo porta il fratello Umberto alla presidenza e dopo la morte di Umberto è la volta di Luca Cordero di Montezemolo; l'erede designato dalla famiglia Agnelli, John Elkann, è stato nominato vice presidente all'età di 28 anni e altri membri della famiglia fanno parte del consiglio di amministrazione. L'Amministratore Delegato, Giuseppe Morchio, dimissionario, è stato sostituito da Sergio Marchionne, che lo ha sostituito dal 1 giugno 2004.
La gestione di Gianni Agnelli segnò il passaggio dell'(ormai) romantica fabbrichetta ottocentesca dal rango di industria cittadina alla configurazione di azienda multinazionale plurisettoriale. La crescita, certo aiutata anche dal c.d. "boom economico" degli anni '60, fu ineguagliabile in campo nazionale e comunque di rilievo anche nei paragoni con l'estero.
Le attività e le strategie del gruppo, in origine dirette alla sola produzione industriale di autovetture (e poco dopo anche di veicoli industriali e agricoli), con il passare del tempo ed a causa delle mutate condizioni di mercato e del consolidato assetto di gruppo, sono andate verso una diversificazione in molti altri settori. Il gruppo ha al momento attività in una vasta gamma di settori dell'industria e nei servizi finanziari. Si tratta del maggiore gruppo aziendale italiano, che vanta inoltre significative attività anche all'estero, ov'è presente in 61 nazioni con 1063 aziende che impiegano oltre 223.000 persone, 111.000 delle quali al di fuori dell'Italia.
La FIAT iniziò la costruzione del famoso stabilimento produttivo denominato Lingotto nel 1916 e lo fece entrare in funzione nel 1923.
Storia dei modelli Fiat fino al 1945
La prima produzione di autovetture, datata 1900, avvenne con l'utilizzo di 150 operai nello stabilimento in Corso Dante a Torino. Da lì uscirono 24 autoveicoli modello Fiat 3/12hp, di cui una curiosità era la mancanza della retromarcia. Ancora nel 1903 la produzione era limitata a 103 pezzi di auto.
Al 1902 risale anche la prima affermazione della casa nelle competizioni automobilistiche, quando, con alla guida Vincenzo Lancia si aggiudica una gara locale piemontese la Torino Sassi-Superga.
Sempre al primo decennio del XX secolo risalgono le prime diversificazioni della Fiat nel campo dei veicoli commerciali, dei tram, degli autocarri e dei motori marini. La società inizia anche un'attività all'estero con la fondazione della Fiat Automobile Co negli Stati Uniti nel 1908; nel frattempo si amplia anche il numero delle persone occupate, giunte a 2500 unità nel 1906.
Nel 1908 viene messa in produzione la Fiat 1 Fiacre, prima autovettura destinata alla funzione di taxi e di cui vennero esportati numerosi esemplari nelle più importanti città come Parigi, Londra e New York.
Poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale, la società torinese rinnova totalmente la gamma di autovetture in produzione con la presentazione dei modelli 1,2,3,4,5,6; di questi modelli va ricordata la presenza dei primi esempi di batteria e di trasmissione a cardano.
Nel 1911 l'azienda si cimenta nella costruzione di un'autoveicolo specifico per battere il record mondiale di velocità: a tal fine costruisce la Fiat 300 hp Record, un'auto di quasi 29.000 cc e 290 cv di potenza, in grado di sfiorare i 300 kmh.
Sempre prima dello scoppio della guerra l'azienda madre fonda la Fiat lubrificanti, allarga le sue attività estere con l'apertura di una società in Russia e inizia la produzione in serie della Fiat Zero di cui costruirà circa 2000 esemplari, forniti anche di impianto elettrico. Naturalmente la produzione civile viene quasi completamente convertita ad uso bellico durante il conflitto e il modello Fiat 501 viene assemblato soprattutto per il Regio Esercito.
Alla ripresa produttiva post bellica nel 1919 l'azienda torinese presenta la Fiat 501 ad uso civile, di cui riesce a mettere sul mercato quasi 45.000 unità. Nel frattempo prosegue anche la diversificazione nel campo dei veicoli industriale e dell'accessoristica; quest'ultima rappresentata dalla fondazione della Magneti-Marelli.
Dopo la visita del Senatore Agnelli agli stabilimenti della Ford, fondata da Henry Ford nel 1903 negli USA, appare evidente che l'unica via percorribile sia quella di operare in serie, attraverso la catena di montaggio. Le prime manifestazioni del nuovo metodo di costruzione sono evidenti dopo l'inaugurazione del Lingotto, modernissimo stabilimento di 153.000 mq, disposto su 5 piani e con la presenza sul tetto di una pista di prova per i nuovi modelli.
I modelli in produzione negli anni '20 spaziano dall'utilitaria Fiat 509 alla lussuosa berlina Fiat 529 equipaggiata di freni su tutte le 4 ruote e di volante regolabile.
Una innovazione tecnologica importante è quella del 1928 dove la Fiat, prima al mondo, utilizza l'alluminio per la costruzione delle teste dei motori.
alluminio
Il decennio antecedente lo scoppio della seconda guerra mondiale è caratterizzato dalla politica autarchica voluta da Mussolini che impedisce uno sviluppo all'estero dell'azienda, ma che aiuta nell'espansione sul mercato interno. É di questo periodo il debutto della Fiat 508 Balilla, presentata nel 1932, inizialmente fornita di cambio a 3 marce e in un secondo tempo (dal 1934) con uno più moderno a 4, che segna il nuovo record di produzione per la Fiat con oltre 110.000 esemplari. Pochi anni dopo il record verrà sbriciolato con la Fiat 500, conosciuta nella prima versione con il nomignolo di Topolino e che, presentata nel 1936, in un ventennio di produzione riuscì a raggiungere l'invidiabile cifra di oltre 500.000 unità.
Appena prima dello scoppio della guerra viene inaugurato anche il nuovo stabilimento di Mirafiori dove viene iniziata la turnazione del lavoro sull'arco delle 24 ore.
Un modello che non può essere dimenticato é la Fiat 6 cilindri 1500, lanciata alla fine del 1935, che si distingue per una innovativa linea aerodinamica e filante della carrozzeria; questa nuova livrea, molto accattivante, sarà estesa (ovviamente in formato ridotto) dalla Topolino nel 1936 e dalla Fiat Nuova Balilla 1100, la prima Fiat a fregiarsi del titolo di 1100,che sarà immessa sul mercato nel giugno 1937.
L'ultimo prodotto anteguerra - uscito nel 1938 - é l'ammiraglia Fiat 2800 : per ovvie ragioni (la natura stssa della vettura e lo scoppio della seconda guerra mondiale) questo modello, che inaugura, in casa Fiat, una nuova forma del cofano (un muso detto a spartivento) sarà costruito (anche in versione "militare") in soli 621 esemplari sino al 1944.
La seconda guerra mondiale porta ad una drastica riduzione della produzione di autovetture con una conversione delle linee alla costruzione di veicoli commerciali richiesti dalla macchina bellica. Gli impianti subiscono gravissimi danni a causa dei bombardamenti e vengono pressoché fermati.
La produzione Fiat del dopoguerra
La fine del conflitto mondiale lascia un cumulo di macerie degli impianti industriali e si somma, per l'azienda, alla morte del suo co-fondatore e il conseguente passaggio della dirigenza all'Ing. Valletta: solo nel 1948 e grazie agli aiuti stanziati dal Piano Marshall terminano i lavori di ricostruzione degli stabilimenti e riprende la produzione di autovetture, sempre con i modelli progettati nell'anteguerra, come la Topolino.
Solo nel 1950 avviene la presentazione di un modello veramente nuovo, la Fiat 1400; sarà il primo modello con carrozzeria portante e fornito di serie di impianto di riscaldamento. Negli anni immediatamente successivi verranno presentati anche dei veicoli "inusuali" nella produzione dell'azienda fino ad allora: la Fiat Campagnola, mezzo fuoristrada di derivazione della mitica Jeep utilizzata dall'esercito americano durante la guerra e la Fiat 8V, una berlinetta sportiva a 2 posti caratterizzata dalle sospensioni a 4 ruote indipendenti, novità per l'azienda torinese. Altro traguardo importante raggiunto nel 1951 è rappresentato dalla presentazione di un aereo il modello G80, primo jet costruito in Italia.
Nel 1953 l'occupazione negli stabilimenti raggiunge la cifra di 71.000 unità mentre nel campo della tecnica viene prodotta la prima versione della Fiat 1400 con motorizzazione Diesel ripresa da un mezzo commerciale prodotto in precedenza. Dello stesso anno è la commercializzazione del modello Fiat 1100 nella sua nuova edizione a struttura portante denominato e conosciuto come "modello 103" e considerato un pò come l'erede della mitica Balilla.
Fiat 1100
Il 1955 è caratterizzato dalla presentazione della Fiat 600, primo tentativo di motorizzazione di massa degli italiani, seguito dalle Nuova 500 nel 1957, la Fiat 1800/2100 nel 1959 e dalla Fiat 1300/1500 nel 1961.
Nell'arco di pochi anni la società cercò di coprire le varie richieste degli automobilisti spaziando dalle piccole cilindrate alle grandi berline e presentando i vari modelli con allestimenti berlina, giardinetta, coupé e spyder, diventando, in quanto azienda automobilistica più grande, uno dei perni del cosidetto boom economico di quegli anni.
Nel 1964 viene messa in produzione un'altra autovettura destinata ad un notevole successo, la Fiat 850, nella sua classica versione berlina e in quelle, altrettanto di successo, coupé e spyder. Nel 1966, stesso anno in cui avviene il passaggio di consegne tra Valletta e l'Avv. Gianni Agnelli, viene presentata la vettura più sportiva della gamma, la Fiat Dino progettata in parte con la Ferrari che ne presenta un modello omologo.
I primi anni della nuova gestione sono caratterizzati da nuovi modelli che man mano sostituiscono quelli prodotti nel primo dopoguerra, presentando nel 1967 la Fiat 124 che riesce a fregiarsi del titolo di Auto dell'anno e sulla cui meccanica la Pininfarina crea un modello spyder molto apprezzato. Nel 1968 esce la Fiat 125 e contemporaneamente l'azienda intensifica la sua presenza produttiva nel Sud Italia; inoltre acquista parte della Ferrari e la totalità della Lancia.
Il 1969 vede la presentazione della prima autovettura torinese con il motore e la trazione anteriori, la Fiat 128, anch'essa destinata ad un buon successo di vendita e a fregiarsi del titolo di Auto dell'anno. Dello stesso anno è anche la Fiat 130 ammiraglia della casa con il suo motore da 2900 cc.
L'inizio degli anni '70, oltre che rappresentare l'inizio della produzione di autovetture all'estero con l'inaugurazione dello stabilimento in Unione Sovietica, vede la presentazione sui mercati mondiali del modello Fiat 127, erede della Fiat 850 e di cui, nei soli primi 3 anni di produzione, ne verranno costruiti oltre un milione di esemplari.
Fiat 127
Il 1972 porta contemporaneamente nuovi modelli in vari segmenti di mercato, quello delle utilitarie con la sostituzione della Fiat 500 con la nuova Fiat 126, quello delle berline di gamma alta con la Fiat 132 e quello delle autovetture sportive con la Fiat X1/9. Dopo alcuni anni di poche novità significative, dovuto anche alle prime crisi petrolifere, esce nel 1974 la sostituta della Fiat 124, la nuova Fiat 131 assemblata nello stabilimento di Mirafiori con l'uso di nuove tecnologie in parte robotizzate.
Nel 1978 esce in produzione la Fiat Ritmo, autovettura che si distacca notevolmente nelle linee da tutta la produzione precedente e che ha la caratteristica curiosa di dover essere messa sul mercato degli Stati Uniti con un altro nome, Fiat Strada, a causa della presenza sul mercato di un tipo omonimo di profilattici.
In questo stesso anno l'azienda subisce un radicale cambiamento di struttura con la creazione della Fiat Auto Spa sotto cui vengono raggruppate tutte le aziende del gruppo attive nel comparto automobilistico (Fiat, Lancia, Autobianchi, Ferrari e Abarth) scindendo le attività collaterali in nuove ragioni sociali come Fiat Ferroviaria, Fiat Avio e Fiat trattori. Nel frattempo anche tutta la produzione di veicoli industriali aveva perso la denominazione di Fiat per essere inglobata nel marchio Iveco.
In effetti, fino agli anni '70, il marchio Fiat era stato apprezzato anche per la produzione di autocarri, ma ancora di più per la produzione di furgoni come il Fiat 242, il Daily che l'ha sostituito, e per la serie di mezzi il cui nome è stato preso da famose monete del passato come il Marengo, Fiorino (su meccanica della Fiat 127), Talento.
L'inizio degli anni '80 presentano un ulteriore ringiovanimento della gamma con le Fiat Panda del 1980 in sostituzione della Fiat 126, della Fiat Argenta in sostituzione della Fiat 132 nel 1981 e della Fiat Regata che prende il posto della Fiat 131 nel 1983.
1983
Forse un capitolo a parte merita la presentazione, datata 1984 della Fiat Uno, degno successore della Fiat 127, si merita anch'essa il titolo di Auto dell'anno, è la prima autovettura della casa il cui motore è prodotto negli stabilimenti di Termoli ed è a tutt'oggi il modello Fiat che vanta il più grande numero di esemplari costruiti, oltre 3.000.000.
Nel 1985 vede la luce il primo esemplare frutto della collaborazione tra le aziende del gruppo, utilizzando la stessa meccanica, la Fiat presenta la Croma contemporaneamente alla Lancia Thema e alla Alfa Romeo 164.
Nel 1988 esce la Fiat Tipo che va a sostituire, nel campo delle berline di media cilindrata, la Fiat Ritmo, seguita a distanza di 2 anni dalla presentazione della Fiat Tempra, altro progetto di collaborazione con la Alfa Romeo 155 e la Lancia Dedra.
Lancia Dedra
Sempre del 1988 è la presentazione di un altro modello che ha fatto la storia, purtroppo in questo caso negativa, dell'azienda Fiat, la Fiat Duna, un'autovettura che si rivelò un vero fiasco commerciale e ricordata ancora oggi soprattutto per le battute umoristiche nate intorno a questo modello.
Gli anni '90 sono caratterizzati dell' entrata in produzione dei modelli che vediamo circolare ai giorni nostri e che possiamo, in parte, ritrovare ancora nei listini di vendita odierni come la Fiat Cinquecento del 1991, la Punto e la Coupé del 1993, l'Ulysse del 1994, le Fiat Barchetta, Bravo e Brava del 1995, la Fiat Marea del 1996 e la Fiat Palio del 1997, la Fiat Seicento nel 1998.
Questi modelli sono caratterizzati dalla presenza di varie motorizzazioni sia benzina che diesel e in taluni casi anche di motori elettrici o a doppio funzionamento.
Produzione Fiat attuale
Oltre ai modelli Punto e Barchetta che hanno subito dei restyling e al modello Ulysse che rappresenta la presenza della casa nel segmento delle monovolume, la produzione attuale si compone anche di alcuni altri modelli presentati nel nuovo secolo.
La società torinese è presente attualmente nel segmento delle utilitarie con la Nuova Panda, la Idea e la Seicento, tra le medie cilindrate sono presenti la Stilo, la Albea, la Palio, la Nuova Punto (conosciuta come la Grande Punto), la Siena e la Nuova Croma, tra le monovolume la Fiat Multipla e la Ulysse.
In una categoria a se stante si può inserire il Doblò, veicolo utilizzabile sia come trasporto passeggeri che come trasporto merci.
Nel campo dei veicoli commerciali la gamma della Fiat spazia dalle versioni Van delle autovetture Panda, Seicento, Punto e Stilo, sino a dei modelli specificatamente destinati al mondo del trasporto: Scudo e Ducato
Il gruppo Fiat
Il Gruppo FIAT, a partire dalla fine degli anni '60, ha acquistato o si è comunque assicurato il controllo di una vasta gamma di aziende, tra cui:
- Aziende automobilistiche - il lungo elenco comprende anche marchi molto noti come la Ferrari, la Lancia, l'Autobianchi (a suo tempo incorporata dalla Lancia), Alfa Romeo, Maserati e Innocenti (i modelli della quale ultima non sono più in produzione dal 1997). FIAT possiede anche fabbriche di veicoli industriali, tra cui l'ormai non più operante OM e la Iveco, dove vengono prodotti autocarri e mezzi commerciali per uso speciale o per trasporti specifici.
- Mezzi agricoli - Il gruppo FIAT possiede CNH Global, la New Holland e la canadese Flexy-Coils.
- Mezzi per l'edilizia, prodotti dal 2002 da FIAT-Kobelco (fino a questa data FIAT-Hitachi Construction) e New Holland Construction.
- Autobus - prodotti con i marchi FIAT, Iveco e Irisbus.
- Aviazione - aeroplani e relative parti e componenti sono prodotti dalla FIATAvio, che controlla anche EVL, industria aereospaziale.
- Veicoli militari - veicoli speciali espressamente prodotti per particolari esigenze militari o di polizia ed in genere venduti (anche all'estero) con i marchi FIAT e Iveco.
- Parti e componentistica per veicoli - la principale azienda produttrice in Italia, la Magneti-Marelli è di proprietà della FIAT, ed a sua volta possiede gli altri marchi Carello, Automotive Lighting, Siem, Cofap, Jaeger, Solex, Veglia Borletti, Vitaloni, Automotive Lighting e Weber; altri marchi di accessori comprendono Riv-Skf (cuscinetti a sfere) e la brasiliana Cofap.
- Acciaieria e metallurgia - FIAT possiede la Teksid e produce macchine industriali (anche per la produzione di auto) con Comau (ora Comau Systems), che ha comprato l'americana Pico, la Renault Automation e la Sciaky.
- Editoria - È noto che il gruppo FIAT comprende anche importanti marchi editoriali, come la casa editrice "La Stampa" (fondata nel 1926 insieme al famoso quotidiano), Itedi, Italiana Edizioni. Alcuni quotidiani e periodici nazionali e locali sono controllati attraverso altre aziende del gruppo. La rivendita degli spazi pubblicitari è curata dalla Publikompass, con il Consorzio FIAT Media Center.
- Servizi finanziari - Un'importante compagnia assicuratrice, la Toro Assicurazioni, permette a FIAT di controllare una parte rilevante di questo mercato, anche con compagnie più piccole (quali il Lloyd Italico e Augusta Assicurazioni), e le ha consentito di estendere i servizi con la raccolta previdenziale ed in collaborazione con alcune banche associate.
- Costruzioni - Ingest Facility e FIAT Engineering lavorano in alcuni settori delle costruzioni, mentre l'IPI è una compagnia di mediazione e gestione di patrimoni immobiliari.
- Informatica e comunicazioni - La FIAT è attiva anche nel campo dell'informatica e delle telecomunicazioni con l'ICT - Information & Communication Technology, Espin, Global Value, TeleClient e Atlanet. Negli anni 1970 e 1980, l'azienda torinese fu tra le prime a fare uso intensivo di robotica industriale per il montaggio dei motori destinati ai veicoli. Le strutture e gli impianti di produzione FIAT sono tra i più avanzati al mondo da un punto di vista tecnologico.
- Tempo libero - Il gruppo possiede gli impianti sciistici del Sestriere, essendo stato fondamentale il ruolo della famiglia Agnelli nello sviluppo della località alpina; una delle piste oggi è stata rinominata "GA" (Gianni Agnelli). Anche ascrivibile al gruppo, sebbene di interesse più personalistico, è la proprietà della squadra di calcio Juventus F.C..
- Altri servizi - FIAT Gesco, KeyG Consulting, Sadi Customs Services, Easy Drive, RM Risk Management e Servizio Titoli sono compagnie minori che lavorano nel campo dei pubblici servizi, come spedizioniere doganale e nel campo finanziario. Altre attività, come la sicurezza aziendale, vengono svolte da Consorzio Sirio, (FIAT Geva), FIAT Information & Communication Services.
- Ricerca e Sviluppo - Sulla ricerca nel settore automotive, Fiat vanta due grossi centri, uno è l'Elasis con sede a Pomigliano d'Arco (NA), l'altro il CRF (Centro Ricerche Fiat) con sede ad Orbassano (TO).
Orbassano]]
Il gruppo è presente anche in numerosi Paesi non occidentali. In particolare va ricordato che nel dopoguerra la FIAT fu una delle prime compagnie straniere a costruire fabbriche in Unione Sovietica e nei Paesi da questa controllati, con i noti esempi di Kiev, Togliattigrad e Vladivostok, dove formò partnerships e joint-ventures tecnico-strutturali a vario titolo con le aziende locali, come la russa AutoVAZ (più nota come Lada, produttrice della Lada Niva). Altre fabbriche furono aperte o rilevate, o comunque gestite, in Jugoslavia (la Zastava), in Polonia a Tychy (dove nacque la popolarissima Fiat 126), presso la FSM, tuttora in produzione. Con il crollo del muro di Berlino, sono state aperte numerose altre fabbriche per la componentistica anche in altri paesi come la Romania.
Le partecipazioni e le iniziative nei paesi dell'ex "cortina di ferro" furono causa di polemiche politiche ed anche di qualche tensione con gli alleati statunitensi, poiché per taluni non era opportuno fornire strumenti di progresso tecnico a potenziali avversari. Inoltre, aleggiava il pesante sospetto che la FIAT, già da prima della guerra avviatasi sui settori dello strategico-militare, stesse in realtà fornendo altri tipi di assistenza a paesi ostili. Altri analisti invece consideravano che la presenza italiana nel blocco comunista fosse da un lato ben più vantaggiosa del rischio di ottenimento degli stessi risultati con la via dello spionaggio industriale, e dall'altro comunque un ponte diplomatico sempre aperto che poteva essere (ed infatti fu) di gran comodo per le naturali tendenze alla mediazione della politica italiana.
Con lo stato italiano, comunque, dopo di ciò la FIAT si comportò come un interlocutore di pari livello, quasi che si trattasse di un altro stato, interno alla nazione. La politica industriale e quella economica del Paese furono condizionate da questo gruppo al punto che anche durante le gravi crisi economiche degli anni '70, dai governi fu sempre assicurato un valido ausilio per la sopravvivenza del Gruppo. Si giunse sino alla nota ridicolizzazione delle componenti sindacali nazionali (dirette emanazioni di alcuni partiti di governo e di opposizione), alla contestazione del loro leader più rappresentativo (Luciano Lama) ed alla "marcia dei quarantamila", con la quale, anche in assenza di apologhi, i quadri dell'azienda spontaneamente sospesero gli scioperi e ripresero il lavoro.
Vi fu più d'uno che parlò di Agnelli come del nuovo "re d'Italia", senza peraltro suscitare grossa sorpresa, né riprovazione.
La FIAT ha altre fabbriche in Brasile, Turchia, Cina ed India, dove si producono varianti personalizzate per i mercati locali di modelli come la Palio.
La crisi del settore auto aveva indotto Gianni Agnelli a ricercare accordi di partenariato con importanti aziende straniere, fra le quali destò scalpore quella con la casa statunitense General Motors: la centralità economica e sociale della FIAT Auto in Italia era tale da non poter evitare timori di penetrazione di mentalità commerciali ed industriali assai distanti dalle nostre, ed a livello popolare la prospettiva fu vissuta come rischio di appannamento della tradizione automobilistica italiana, oltre che come rischio di perdita degli usi industriali nazionali. In pratica, la morte dell'Avvocato congelò le trattative.
Gli accordi con General Motors sono stati sciolti all'inizio del 2005 con il pagamento da parte dell'azienda americana di circa 1,5 Miliardi di Euro a FIAT.
La FIAT finanzia la Fondazione Giovanni Agnelli (dedicata al fondatore), un ente distintosi per la serietà operativa e presto divenuto di profonda importanza per la ricerca socio-economica. Del gruppo era fino all'inizio del 2005 il celebre Palazzo Grassi di Venezia, sontuosa dimora patrizia oggi convertita in un elegantissimo quanto ampio museo.
Voci correlate
- Case automobilistiche
- Aziende italiane
Collegamenti esterni
- [http://www.fiatgroup.com/ Il Gruppo FIAT]
- [http://www.fiat.com/ The FIAT Auto]
- [http://www.fiatkobelco.com/ FIAT-Kobelco]
- [http://www.fiatclubnsw.com FIAT Club nel New South Wales]
- [http://www.superpanda.de.vu German FIAT Panda Fanclub]
- [http://www.autoturin.com/ Tour delle fabbriche torinesi]
Categoria:Aziende italiane
Categoria:Acronimi
Categoria:Torino
Categoria:Case automobilistiche
Categoria:Gruppo Fiat
ja:フィアット
1899
Eventi
- 11 luglio - Nasce a Torino la Fabbrica Italiana Automobili Torino, meglio conosciuta come FIAT
- 18 dicembre - Viene fondato il Milan Football and cricket club (dal 1939 assume il nome di Associazione Calcio Milan meglio conosciuta solo come Milan)
Nati
- 17 gennaio - Al Capone, mafioso americano
- 23 aprile - Aldo Nadi, schermidore italiano
- 29 aprile - Duke Ellington, compositore e pianista jazz
- 24 maggio - Suzanne Lenglen, tennista francese
- 14 giugno - Yasunari Kawabata, scrittore giapponese
- 24 agosto - Jorge Luis Borges, scrittore argentino († 1986)
- 19 ottobre - Miguel Ángel Asturias, scrittore guatemalteco, Premio Nobel per la letteratura († 1974)
- 18 dicembre - Antonio Ligabue, pittore naif italiano († 1965)
- 23 dicembre - Aldo Capitini, intellettuale nonviolento antifascista
Morti
- 29 gennaio - Alfred Sisley, pittore inglese
- 16 agosto - Robert Bunsen, chimico e fisico tedesco
- 1 settembre - Antonio Cua, matematico italiano
- 16 novembre - Vincas Kudirka, poeta lituano
099
ko:1899년
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Italia
L'Italia è una repubblica dell'Europa meridionale, che si distende a sud delle Alpi, lungo una penisola tradizionalmente chiamata stivale per la sua forma, e con due isole principali: Sicilia (che costituisce un'estensione peninsulare con la Calabria) e Sardegna.
La capitale della Repubblica italiana è Roma, che divenne tale nel 1870, durante il Regno d'Italia; le precedenti capitali furono Torino (dal 1861 al 1865), e Firenze (dal 1865 al 1870). L'Italia conta circa 58 milioni di abitanti (stime ISTAT del 2005), con due milioni in più di donne, per una densità di quasi 196 abitanti per km2.
L'Italia è amministrativamente suddivisa in 20 regioni (di cui 5 a statuto speciale) e 110 province (una senza ente associato), alcune delle quali in fase di creazione.
Storia
La storia dell'Italia ha pesantemente influenzato la cultura e lo sviluppo sociale in Europa e nel resto del mondo. In Italia sono stati trovati importanti resti archeologici di attività umane risalenti alla preistoria. Molte civiltà sono nate in Italia: in particolare è importante lo sviluppo che si è avuto nelle zone del Lazio, della Toscana, della Basilicata e delle zone definite Magna Grecia. La civiltà più importante che è nata e si è sviluppata in Italia è ovviamente la civiltà Romana che con il suo Impero ha conquistato gran parte dell'Europa e del nord Africa e tutte le regioni che si affacciavano sul Mare Mediterraneo. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, in Italia si assistette a un lungo interregno dove moltissime forze locali si combatterono per centinaia d'anni per cercare di ottenere la supremazia. Durante questo periodo si formarono le signorie e i vari stati che costellavano il suolo italiano. Sotto le signorie ebbe inizio il Rinascimento, un periodo storico costellato da relativa pace tra i vari stati e da un'esplosione delle arti che permisero ad artisti come Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Palladio, ecc. di realizzare dei capolavori per abbellire le corti dei principi.
L'Italia moderna nacque come stato quando il 17 marzo 1861 la maggior parte degli stati della penisola e le due isole principali vennero unite sotto il re Vittorio Emanuele II della dinastia dei Savoia. Architetto dell'unificazione dell'Italia è il primo ministro del Re, Camillo Benso Conte di Cavour che dando mezzi e supporto (seppur non riconoscendolo direttamente) a Giuseppe Garibaldi consentì l'annessione del regno delle Due Sicilie all'Italia. Dall'unificazione rimaneva esclusa Roma e i territori limitrofi, che erano sotto il controllo del Papa; ma grazie a una rapida guerra il 20 settembre 1870 anche Roma venne annessa all'Italia. In seguito, con i Patti lateranensi del 1929, il Papa ottenne il possedimento di un'enclave dentro Roma che divenne lo Stato del Vaticano. Un'altra entità autonoma all'interno dei confini italiani è la citta di San Marino.
Dopo la prima guerra mondiale si affermò in Italia il partito Fascista che con l'appoggio delle classi agiate e con intimidazioni e colpi di mano prese il governo della nazione. Dopo la fine della seconda guerra mondiale il 2 giugno 1946 un referendum stabilì l'abbandono della monarchia come forma di governo e l'adozione della Repubblica parlamentare. La nuova costituzione venne resa operativa il 1 gennaio 1948.
L'Italia è un membro fondatore della NATO e dell'Unione Europea e ha partecipato a tutti i principali trattati di unificazione europea compreso l'ingresso dell'Euro nel 1999.
L'Italia è l'unica regione geografica che nonostante i cambiamenti apportati dalle varie rivoluzioni che si sono svolte nei millenni di storia abbia sempre mantenuto lo stesso nome: fin dal tempo dei Romani questa regione veniva chiamata Penisola Italica.
Geografia
L'Italia è una vasta penisola che si estende nel Mare Mediterraneo. Il suo territorio comprende anche la Sardegna e la Sicilia, due isole di grandi dimensioni, oltre a una serie di isole minori. Il mare che si trova a est della penisola è il mar Adriatico, a sud-est si estende il mar Ionio, a ovest, lungo tutta la penisola, si trova il mar Tirreno mentre a nord-ovest della penisola si estende il mar Ligure.
Le catene montuose coprono buona parte della nazione. Del sistema alpino appartiene all'Italia tutto il versante meridionale per una lunghezza di circa 1.000 km. Le vette più elevate si trovano nelle Alpi Occidentali, dove numerose sono le cime che superano i 4.000 m tra cui il Monte Rosa (4.637 m.), il Cervino (4.476 m.) e il Monte Bianco che con i suoi 4.810 m è la montagna più alta d'Italia. A sud delle Alpi si trova la Pianura Padana, una grande distesa alluvionale formata dal Po e dai suoi affluenti. La catena degli Appennini percorre tutta la lunghezza della penisola, dalla Liguria alla Sicilia, fino a concludersi nelle Madonie in quest'ultima regione, raggiungendo l'altezza massima con il Gran Sasso (2.912 m). L'Italia è famosa anche per la presenza di numerosi vulcani: i più famosi sono il Vesuvio vicino a Napoli, l'Etna vicino Catania che con i suoi 3.323 m. è il vulcano più alto d'Europa, e lo Stromboli.
Regioni italiane
L'Italia è suddivisa in venti regioni, cinque di queste (con asterisco) sono a statuto speciale.
regioni
- Valle d'Aosta / Vallée d'Aoste -
- Piemonte
- Liguria
- Lombardia
- Trentino - Alto Adige / Trentino-Südtirol -
- Veneto
- Friuli-Venezia Giulia -
- Emilia-Romagna
- Toscana
- Umbria
- Marche
- Lazio
- Abruzzo
- Molise
- Campania
- Puglia
- Basilicata
- Calabria
- Sicilia -
- Sardegna -
Clima
La regione italiana (compresa tra il 47° ed il 36° parallelo nord) si trova quasi al centro della zona temperata dell'emisfero boreale.
Da punto di vista climatico è, inoltre, favorita dalla grande massa d'acqua dei mari mediterranei che la circondano quasi da ogni lato. Tali mari costituiscono soprattutto per la nostra penisola (meno per quelle ellenica, iberica ed anatolica) un benefico serbatoio di calore e di umidità. Determinano infatti, nell'ambito della zona temperata, un clima particolare detto temperato mediterraneo.
Montagne
In quanto stretta tra la placca africana e la placca euroasiatica, l'Italia è territorio soggetto a terremoti. La pressione delle due placche ha provocato con il trascorrere dei millenni le formazioni rocciose che attraversano tutto il territorio Italiano. Per fare un esempio, le rocce che formano le Dolomiti in realtà sono dei minuscoli molluschi che per millenni hanno vissuto sul fondo del mare; la pressione della placca africana ne ha prodotto il sollevamento del fondo del mare.
Pianure
Solo 1/4 della superficie della regione italiana è occupato da pianure vere e proprie: tali infatti non possono essere considerate le conche appenniniche dell'Italia centrale, le strisce costiere dei golfi del mar Tirreno, le maremme, o le foci pianeggianti dei fiumi appenninici lungo l'Adriatico.
Le vere e proprie pianure italiane sono:
# la Pianura padana
# la Pianura pisana (val d'Arno inferiore)
# la Campagna romana (che si prolunga in direzione sud est nella bonifica pontina)
# la Pianura campana che si estende dal Golfo di Gaeta fino a sud del Vesuvio, verso Nocera e Torre Annunziata
# il Tavoliere delle Puglie retrostante al Golfo di Manfredonia
# la Piana di Catania in Sicilia, a sud dell'Etna
# il Campidano (Sardegna, che si estende dal Golfo di Cagliari a quello di Oristano)
Mari e arcipelaghi
quello di Oristano]]
Mar Mediterraneo
- Mar Adriatico
- Canale d'Otranto
- Mar Ionio (Stretto di Messina)
- Canale di Malta
- Stretto di Sicilia
- Mar Tirreno (Stretto di Messina), (Bocche di Bonifacio)
- Mar di Sardegna (Bocche di Bonifacio)
- Mar Ligure
- Isole maggiori
- Sicilia
- Sardegna
- Arcipelago Toscano
- Gorgona, Capraia, Isola d'Elba, Pianosa, Isola di Montecristo, Isola del Giglio, Giannutri
- Isole Ponziane (o Pontine)
- Ponza, Palmarola, Ventotene
- Isole Flegree
- Ischia, Procida
- Capri
- Isole Eolie (o Lipari)
- Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Panarea, Alicudi, Filicudi
- Ustica
- Isole Egadi
- Levanzo, Favignana, Marettimo
- Pantelleria
- Isole Pelagie
- Lampedusa, Linosa (v.a. Malta)
- Isole Tremiti
- Caprara, Cretaccio, Pianosa, San Domino, San Nicola
- Arcipelago della Maddalena
- Sant'Antioco, San Pietro, Asinara, La Maddalena, Caprera, Tavolara
Fiumi
Tavolara
La conformazione fisica dell'Italia, con un elevato numero di montagne, fa sì che sia attraversata da molti fiumi, anche se nessuno di essi è estremamente lungo. Il maggiore come lunghezza e portata è il Po. Il Po attraversa la pianura padana e con i suoi affluenti l'ha creata, essendo la pianura padana di origine alluvionale (cioè prodotta dai detriti trascinati a valle dai fiumi). Come si può notare dalla cartina a destra la maggior parte delle montagne dotate di ghiacciai si concentrano nel nord del paese. Infatti la parte centrale del paese è attraversata dagli Appennini, montagne relativamente basse e quindi di norma dotate di fiumi dalla ridotta portata, tanto che nelle regioni meridionali spesso durante le estati si assiste in molte zone a una parziale mancanza d'acqua che crea notevoli disagi alla popolazione e alle coltivazioni.
Laghi e Lagune
- Laghi alpini e prealpini: Lago d'Orta (Cusio), Lago Maggiore (Verbano), Lago di Como (Lario), Lago di Lugano (Ceresio), Lago d'Iseo (Sebino), Lago d'Idro (Eridio), Lago di Garda (Benaco)
- Laghi dell'Italia centrale: Lago Trasimeno, Lago di Bolsena, Lago di Vico, Lago di Bracciano, Lago Albano, Lago di Nemi
- Laghi della penisola flegrea e del litorale domitio: Averno, Fusaro, Lucrino, Miseno, Patria
- Lagune e laghi costieri: Laguna di Grado, Laguna di Marano, Laguna di Venezia, Valli di Comacchio, Lago di Lesina, Lago di Varano Mare Piccolo di Taranto, Mare Grande di Taranto, Laguna di Sabaudia, Laguna di Orbetello, Stagno di Cagliari, Stagno di Marceddi, Stagno di Santa Giusta
Vulcani
Il numero dei vulcani, sia attivi che spenti, è una caratteristica della regione italiana.
I principali vulcani tuttora attivi sono almeno quattro:
# il maggiore è l'Etna, che domina la Sicilia nord-orientale con il suocratere principale (3279m). Esso mantiene attivi pure altri crateri secondari, i quali si aprono sul lento declivio delle sue pendici.
# il Vesuvio (1277m) domina la città di Napoli ed il golfo omonimo, di cui costituisce un elemento paesaggistico noto in tutto il mondo. Famosa è la sua erezione avvenuta nel 79 a.C., quando venne completametne sepolta sotto la lava e le ceneri la regione di Ercolano e Pompei.
# Lo Stromboli eleva direttamente dal mare il suo cono eruttivo e fa parte delle isole Eolie. Nel medesimo arcipelago vi è pure Vulcano, oggi mediocramente attivo, dal quale hanno preso nome tutti i vulcani del genere.
Più numerosi, anche se meno grandiosi, sono invece i vulcani spenti ormai da molti secoli.
Sono specialmente disseminati in tutta la fascia dell'antiappennino toscano, dove le numerose sorgenti termali ed i famosi soffioni boraciferi (Larderello) non sono che le postume manifestazioni del vulcanesimo locale.
I Monti Amiata, nelle cui viscere abbondano i minerali, i monti Vulsini, Cimini e Sabatini situati sulla destra del fiume Tevere, ed i colli Albani, sulla sinistra del medesimo, sono anchessi residui di grandi vulcani, che hanno un tempo largamente profuso intorno le loro lave; attualmente perciò hanno pendici molto fertili.In cima a questi colli, entro gli antichi crateri, si trovano i maggiori laghi della penisola: lago di bolsena, (monti Vulsini), Lago di Vico (monti Cimini), lago di Bracciano (monti Sabatini), lago di Albano e lago di Nemi (colli Albani).
Nell'Antiappennino Campano, oltre al Vesuvio, una manifestazione postuma di attività vulcanica si incontra nei Campi Flegrei, situati poco a nord di Napoli; tali sono anche le solfatare di Pozzuali e di Agnano.
I monti di Roccamorfina (tra il Volturno ed il Liri), l'Epomeo nell'isola d'Ischia e gli isolotti vicini dell'arcipelago campano hanno pure origine vulcanica; cosìdicasi del monte Vulture, sulla destra dell'Ofanto in Basilicata, ed in parte dei colli Euganei e dei colli Berici della pianura veneta tra Verona e Padova.
Terremoti
I fenomeni sismici costituiscono, purtroppo, un primato italiano in Europa. Essi sono per lo più connessi a fenomeni vulcanici. Non tutte le regioni italiane vanno però egualmente soggette ai moti sismici; ma anche là dove il fenomeno si manifesta più volte in un anno, i danni non sono in genere gravi.
La regione alpina è quella che meno ne va soggetta, eccettuate le zone di Belluno, della Carnia e delle Alpi Marittime.
Dovuti spesso a a movimenti rapidi di enormi masse rocciose situate in profondità sotto la superficie terrestre, sono invece i frequenti e spesso disastrosi terremoti che avvengono nella zona degli Appennini.
Fra i più rovinosi terremoti si ricordano:
- 1908: terremoto di Messina
- 1915: Terremoto di Avezzano
- 1930: terremoto di Bologna
- 1932: terremoto dell'Abruzzo
- 1976: terremoto del Friuli
- 1980: terremoto dell'Irpinia
- 1997: terremoto in Umbria e Marche
- 2002: Terremoto di San Giuliano di Puglia
Ambiente
Protezione e Preservazione
Trasporti
Economia
L'Italia ha un'economia industriale, con una diversificazione comparabile a quella della Francia o del Regno Unito. La maggior parte delle grandi aziende sono concentrate nel nord e nel centro del paese, mentre la parte meridionale del paese risulta più orientata verso una produzione di tipo agricolo e turistica: i tentativi di industrializzazione del meridione hanno generalmente avuto scarsi risultati. Queste attività comunque non riescono a impiegare la totalità della forza lavoro. La disoccupazione nel sud Italia è mediamente del 20%, mentre nel nord Italia esistono zone con disoccupazione al 4%.
L'economia italiana è prevalentemente formata da piccole e piccolissime imprese: le poche grandi imprese sono gestite quasi sempre dalle famiglie dei fondatori o da gruppi stranieri, e il modello di public company non ha mai attecchito. Anche in campo finanziario, nonostante una tendenza alla concentrazione, le banche hanno dimensioni modeste rispetto ai grandi gruppi europei.
La maggior parte delle materie prime e il 75% dell'energia deve essere importato, dato che l'Italia non dispone di elevati giacimenti di materie prime.
Negli ultimi anni l'Italia è stata spesso invitata dall'Unione Europea a prendere misure incisive per ridurre il suo debito pubblico (uno dei più elevati in Europa) e le sue spese previdenziali. L'economia italiana attualmente affronta un periodo di recessione. Le azioni intraprese, basate soprattutto sul reperimento di risorse una tantum e sulla riduzione delle imposte per i contribuenti più ricchi, non hanno prodotto i risultati di rilancio dell'economia sperati.
- Lista dell'Imprese Italiane
Politica
Demografia
Lista dell'Imprese Italiane
Cultura
L'Italia è conosciuta nel mondo per l'arte la cultura e i monumenti che abbelliscono l'intera nazione. La torre di Pisa, il Colosseo, le città di Venezia e Firenze sono simboli Italiani conosciuti in tutto il mondo. L'Italia è famosa in tutto il mondo anche per cucina (pasta, pizza, ecc...) il vino, lo stile di vita, l'eleganza, il design, il teatro, la letteratura, la poesia, la musica (l'Opera in particolare), le sue caratteristiche feste e più in generale per il gusto.
Il rinascimento europeo nacque in Italia tra il XIV e il XV secolo. La letteratura fiorì e poeti come Dante, Petrarca, Torquato Tasso, Ludovico Ariosto, Giovanni Boccaccio e altri produssero capolavori di tale bellezza che influenzarono la cultura europea. Non solo la letteratura si sviluppò, ma grazie alla generosità dei principi (smaniosi di aumentare la loro influenza tramite l'arte) in quel periodo tutte le arti ebbero uno sviluppo notevole. Artisti come Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Botticelli, ecc... permisero alla scultura, alla pittura e all'architettura di toccare nuove vette di bellezza e eleganza.
L'influenza di compositori italiani come Palestrina, Corelli, Monteverdi e Vivaldi fu epocale. Nel XIX secolo compositori come Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini fecero fiorire l'Opera romantica. L'Italia continua a contribuire alla cultura occidentale con artisti, scrittori, registri, architetti, compositori e designer.
Il calcio è indubbiamente lo sport nazionale e gli Italiani sono famosi per la loro passione per questo sport. La nazionale Italiana ha vinto 3 Campionati mondiali di calcio, il primo nel 1934, il secondo nel 1938 e l'ultimo nel 1982.
:Per le arti vedi anche: Cinema italiano, Musica italiana
Lingue
Religioni
Festività
Voci correlate
- Repubblica Italiana
- Nascita della Repubblica Italiana
- Costituzione della Repubblica Italiana
- Parlamento Italiano
- Stati italiani preunitari (elenco degli stati italiani prima dell'unificazione)
- Italiani celebri
- Regioni d'Italia (da questa pagina si giunge agli elenchi dei comuni, suddivisi per provincia)
- Lista delle province italiane
- Made in Italy
- Targhe automobilistiche italiane
- Coste italiane
Collegamenti esterni
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Giovanni Agnelli (senior)Giovanni Agnelli (Villar Perosa, Torino, 13 agosto 1866 - Torino 16 dicembre 1945) fu il capostipite della famiglia imprenditoriale torinese Agnelli. Nonno di Gianni e Umberto Agnelli, proprietario terriero, fu ufficiale di cavalleria e senatore del Regno. Fondò la casa automobilistica FIAT nel 1899, e ne fu amministratore delegato e presidente.
Biografia
Iniziò gli studi al collegio San Giuseppe, poi venne avviato alla carriera militare presso l'accademia militare di Modena presso cui conseguì il grado di ufficiale. In seguito frequentò la scuola d'applicazione di Pinerolo iniziando la sua carriera nel Savoia cavalleria. Nel 1889 sposò Clara Boselli dalla quale nacquero Edoardo e Aniceta. Sviluppò un interesse per la meccanica che lo portò, senza grossi risultati, ad alcuni tentativi imprenditoriali nel campo. Nel 1893 lasciò l'esercito per tornare a Villar Perosa con l'intenzione di dedicarsi all'attività di famiglia, l'agricoltura. Intraprese il commercio di legnami e sementi. Fu nominato sindaco di Villar Perosa nel 1895 e restò in carica per mezzo secolo.
A Torino, dove si trasferì, frequentò il caffè Burello dove conobbe alcuni aristocratici appassionati di meccanica e di automobilismo. Assieme ad alcuni di loro, con il capitale ricavato dalle attività agricole, nel 1899 fondò la Fabbrica Italiana Automobili Torino (conosciuta poi come FIAT). Finanziò la sperimentazione di tricicli a motore e ottenne dalla francese Prunelle l'esclusiva per produrre i suoi motocicli, riscuotendo subito buoni risultati. Nel 1906, con il costruttore di biciclette ingegner Incerti, fonda la "Roberto Incerti & C. Villar Perosa" (RIV) per produrre cuscinetti a sfera. Sembra che a spingerlo in quest'attività sia stato il regolamento di una corsa automobilistica che imponeva che tutti i componenti fossero di costruzione italiana. La nuova azienda portò ad un notevole sviluppo del paese.
Agnelli vide un grande futuro nello sci, sport allora nato da poco. Fra il 1928 e il 1931 si fece cedere dei terreni al colle del Sestriere in alta Val Chisone dove costruì la prima stazione sciistica italiana.
Il successo negli affari di Agnelli fu purtroppo funestato dalla morte dei figli, Aniceta nel 1928 ed Edoardo nel 1935 (vittima di un incidente aereo all'idroscalo di Genova). Edoardo, dal 1920 presidente della RIV, era avviato alla carriera del padre. Lo sconforto spinse Giovanni Agnelli ad abbandonare l'attività impenditoriali ma il parroco del paese lo convinse a cambiare idea.
Gli anni successivi fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale registrarono un notevole sviluppo delle imprese familiari e il nipote Gianni, figlio di Edoardo, venne designato successore di Agnelli alla guida delle aziende. Dopo la guerra Agnelli venne accusato di compromissione col regime fascista e privato temporaneamente della proprietà delle sue imprese. Poco tempo dopo morì.
Agnelli, Gianni
Agnelli, Gianni
Agnelli, Giovanni
Piemonte
Il Piemonte è una regione italiana dell'Italia Nord-Occidentale di 4,3 milioni di abitanti con capoluogo Torino. Confina a ovest con la Francia (regioni Rodano-Alpi e Provenza-Alpi-Costa Azzurra), a nord-ovest con la Valle d'Aosta, a nord con la Svizzera (cantoni Vallese e Ticino), a est con la Lombardia a sud-est con l'Emilia-Romagna e a sud con la Liguria.
Storia
(sezione da sviluppare)
Prima dell'Unità d'Italia (1861) Il Piemonte è stato il centro del Regno di Sardegna dei Savoia.
1. Protostoria
Cercare le radici della civiltà porta inevitabilmente a confrontarsi con le caratteristiche geografiche della terra su cui si sviluppano. Gli antichi abitanti del Piemonte dovettero confrontarsi con paesaggi assai diversi, adattandosi con l'evolversi della civiltà stessa. Prima cacciatori dell'antica età della pietra, poi contadini sedentari del Neolitico, infine grandi tribù durante l'età dei metalli.
Le colline del centro-sud, ricche di aree boscose, furono sede dei primi insediamenti documentati: cacciatori di 150-100.000 anni fa, nell'Astigiano e nella zona di Trino, quando ancora il Po non c'era.
Questi primi abitanti furono soppiantati, attorno al 5000 a.C., da gruppi di contadini, nascono villaggi (Alba) e iniziano i primi commerci.
Il Piemonte, simile a quello odierno, affonda le sue radici attorno al 1000 a.C., quando le diverse zone e tribù vengono in contatto stabilmente e attraverso la regione iniziano a transitare le merci tra nord e sud Europa.
Fino al V secolo a.C. nella regione vivono etnie ben differenziate: a nord gli Insubri di lingua celtica, nella zona del Canavese i Salassi, i Taurini di tradizione Franco-Alpina nel Torinese , gli Statelli e i Langates di tradizione Liguro-Provenzale nel Monferrato, nel Cuneese i Bagienni. Solo l'espansione gallica del secolo successivo conferisce al Piemonte una maggiore omogeneità.
2. Età Romana
L'espansione romana vera e propria dell'area alpina occidentale fu preceduta da accordi di tipo federativo con alcune delle tribù presenti sul territorio. Il primo nucleo abitativo romano si sviluppò tra il 173 e il 125 a.C., nella zona fra il Po, il Tanaro e la Stura (Pollentia = Pollenzo). Pochi decenni dopo fu fondata Dertona (l'attuale Tortona, in provincia di Alessandria), come guardia alla via Aemilia Scauri, con il conseguente sorgere di grandi aziende agricole nel Monferrato. Nel 100 a.C. fu costruita la colonia di Eporedia (l'odierna Ivrea, in provincia di Torino), allo scopo di difendere il territorio dalle incursioni delle tribù celtiche della Valla d'Aosta.
Il I secolo a.C. rappresenta un periodo di intensa romanizzazione: le mire di espansione coloniale oltre le Alpi obbligarono i Romani ad estendere il controllo su tutto il Piemonte e in quest'ottica si inserì la concessione della cittadinanza latina alla Cispadania nell'89 a.C. (di cui beneficiarono città come Alba e Acqui Terme).
Un ulteriore impulso venne dal piano augusteo di conquista e organizzazione dell'intero arco alpino: furono fondate nuove colonie (Augusta Taurinorum = Torino, Augusta Praetoria = Aosta, Vercellae = Vercelli e Novaria = Novara), riorganizzate le via commerciali e l'assetto amministrativo.
La situazione rimase invariata fino al III-IV secolo d.C., per poi mutare radicalmente con le invasioni barbariche e la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nei secoli successivi.
3. Alto Medioevo
Fra il V e VI secolo tre popolazioni non autoctone combatterono per il controllo del Piemonte: Bizantini, Burgundi e Goti.
Dopo il 568 il Piemonte, occupato dai Longobardi venne diviso in quattro ducati: Torino, Asti, Ivrea e S. Giulio d'Orta.
Carlo Magno invase l'Italia attraverso la Valle di Susa nel 773: i Franchi si imposero come ceto dominante, sovrapponendosi alle etnie locali e organizzando un ordinamento provinciale, che sopravvisse alla crisi dell'Impero Franco nell'888.
Alla fine del nono secolo il Piemonte risultava governato dall'unica marca d'Ivrea, affidata alla famiglia degli Anscari. Intorno al 950 questa marca si articolò in quattro nuove marche: una con centro a Torino, detta "arduinica"; due a sud-est, una "aleramica" e una "obertenga"; una ridotta marca d'Ivrea.
Il famoso marchese d'Ivrea Arduino fu l'ultimo re italico, prima dell'unione delle corone d'Italia e di Germania. Dopo la sua morte nel 1050, in quasi tutto il Piemonte aumentò il potere dei vescovi e iniziarono a diventare potenti alcune nuove casate: i marchesi di Saluzzo a sud e i conti di Savoia in Val di Susa.
4. Basso Medioevo
In seguito al disgregamento dell'ordine stabilito con l'Impero Carolingio, le comunità cittadine si organizzano in liberi comuni, che, all'avvento di Federico Barbarossa (metà del XII secolo), lotteranno uniti nella Lega Lombarda. Proprio durante la lotta contro l'imperatore la Lega edificò la "città nuova" di Alessandria.
Nel corso del XIV secolo perdono di importanza i comuni cittadini, sottomettendosi alle dinastie presenti sul territorio: i conti di Savoia controllano ora le valli di Susa e di Lanzo, Ivrea e il Canavese, poi Cuneo; i principi d'Acaia dominano sul Pinerolese, su Torino e nelle zone limitrofe verso sud; i marchesi di Saluzzo possiedono il territorio del Saluzzese e delle valli del Piemonte meridionale. Il Piemonte sud-orientale (Novara, Vercelli, Asti e Alessandria) è sottomesso alla casata dei Visconti di Milano.
Nonostante l'articolata composizione politica, in questo secolo il Piemonte inizia ad essere individuato come entità geografica.
5. Prima età moderna
Tra il Quattro e il Cinquecento si allarga il controllo sabaudo sulla regione: il duca Amedeo VIII subentra nel territorio dei principi d'Acaia, poi ottiene Vercelli dai Visconti. In seguito, nel 1531, l'imperatore Carlo V concede alla cognata Beatrice, moglie di Carlo II di Savoia, la contea di Asti e il marchesato di Ceva.
Ciò nonostante il Piemonte in questo periodo è spesso teatro di scontri e di occupazioni militari provocati dalla guerra tra Francia e Spagna. Solo nel 1559 con il trattato di Cateau-Cambrésis, Emanuele Filiberto di Savoia otterrà il controllo dei suoi territori.
I territori, i gruppi sociali e religiosi che entrano a far parte dello stato sabaudo a partire da metà Cinquecento non sono omogenei: con la maggioranza cattolica convivono piccoli nuclei ebraici e gruppi di protestanti nelle città e nelle valli. Permangono forti tradizioni istituzionali locali, la stessa giustizia a volte si sottrae al controllo di Torino; le varie regioni non seguono una politica comune dividendosi tra filospagnoli e filofrancesi.
Anche le risorse economiche sono molto differenti da zona a zona; solo una serie di nuove attività integrative attenua i contrasti economici. In particolar modo si sviluppa l'allevamento e la tessitura domestica della seta e verso la fine del Seicento, con l'introduzione del mulino da seta, nasce una precoce economia industriale.
Il Seicento rappresentò il secolo di formazione vera e propria dello stato sabaudo: vi furono tentavi prolungati di impadronirsi e addomesticare territori tanto diversi. Tentativi che si concretizzarono nella formazione di un apparato statale fortemente centralizzato, con nuove leggi e imposte a volte inique, per fronteggiare nuove guerre. Anche in questo senso si può interpretare la costruzione delle regge sabaude su quasi tutto il territorio piemontese.
Protagonista dell'ultima parte del secolo fu Vittorio Amedeo II di Savoia che sale al trono con un piccolo colpo di Stato destituendo la madre, Giovanna Battista di Savoia-Nemours, il 16 febbraio 1686 e subito si trova a dover sottostare al volere dell'ingombrante vicino, il Re Sole. Il Duca di Savoia è praticamente vassallo del Re di Francia, grazie alla politica filo francese fin'ora svolta dalla madre reggente in sua vece, francese essa stessa, legata da stretta parentela a Luigi XIV, ed al matrimonio da lui contratto con Anna d'Orléans, nipote del Re.
Ecco quindi che decide di stringere alleanza con l'Impero, andando a bussare alle porte di Vienna: "Da lungo tempo mi trattavano come vassallo, ora mi trattano come paggio; è venuto il tempo di mostrarmi principe libero ed onorato". A Vienna, inoltre, risiede il cugino, Principe Eugenio di Savoia-Carignano-Soissons, anch'egli fuggito dall'asfissiante corte di Versailles, inizialmente avviato alla carriera ecclesiastica ed ora grandissimo condottiero venerato dalla corte imperiale, prossimo a debellare per sempre l'incubo Turco dall'Europa nella battaglia di Zenta (1697). Entra così a far parte della Lega di Augusta, voluta da Guglielmo d'Orange, Re d'Inghilterra. Riuniva tutte le potenze antifrancesi dell'epoca, in gran parte protestanti: Gran Bretagna, Olanda, i Principati di Hannover, Sassonia, Baviera e Brandeburgo, Spagna, Svezia ed Impero Germanico.
Lo scontro con la Francia sfocia nella famosa battaglia della Marsaglia (1693).
6. Il Settecento
Nel XVIII secolo Vittorio Amedeo attua una profonda riorganizzazione amministrativa, la "perequazione dei tributi": un lungo processo di verifica delle immunità fiscali ecclesiastiche e nobiliari, dei titoli di proprietà e della qualità della terra. La formazione di una burocrazia e di un esercito efficiente, lo sviluppo dell'istruzione, attira sempre più gente dalle campagne; in particolare verso Torino grazie anche all'allargarsi della corte sabauda.
Sotto Carlo Emanuele III, il ducato sabaudo, in seguito ad una cruenta fase di riassetto dinastico del Sacro Romano Impero, fu protagonista di una nuova fase espansionistica che portò i confini dello stato fino al Lago Maggiore e al Ticino. Di questo periodo si ricorda la Battaglia dell'Assietta (17 luglio 1747) e la valorosa resistenza delle truppe Piemontesi, che riuscirono a sconfiggere l'esercito francese.
Nella seconda metà del secolo, le crisi economiche diventano più frequenti: nelle città e nella capitale sono le istituzioni assistenziali, soprattutto religiose, ad aiutare la popolazione impoverita.
L'ondata rinnovatrice dell'Illuminismo non riesce a far breccia nell'edificio assolutistico sabaudo, se non con l'arrivo delle armate francesi comandate da Napoleone nel 1796.
7. L'Ottocento
Il secolo XIX si apre sotto le insegne del dominio napoleonico: nel giugno del 1800 l'imperatore riporta a Marengo, in provincia di Alessandria, una delle sue più famose vittorie.
Terminato il periodo napoleonico, il Piemonte poteva vantare, all'indomani della Restaurazione, una identità relativamente omogenea oltre ad un senso spiccato della propria individualità.
Il periodo risorgimentale portò gli influssi del liberalismo europeo e i fermenti politici e ideali provenienti dai numerosi esuli, rifugiatisi a Torino da ogni parte della penisola. La parte centrale del secolo vide la regione e in particolare la monarchia sabauda impegnate nell' unificazione dell'Italia, iniziata con i primi moti nel 1821, proseguita con le guerre d'indipendenza (battaglia di Novara - 1849) e portata a termine, con l'esclusione di Roma, nel 1861.
Le riforme cavouriane produssero, a loro volta, sensibili mutamenti nell'assetto economico e sociale della regione, ancora molto antiquato rispetto ai moderni stati europei. Si avviarono le prime manifatture su scala industriale e si avviò una conduzione più capitalistica delle campagne, basata sullo sviluppo degli investimenti fondiari e sul rinnovamento delle colture.
Dopo l'unificazione il Piemonte si trovò ad affrontare, a seguito del trasferimento nel 1864 della capitale del nuovo Regno d'Italia da Torino a Firenze, una travagliata fase di transizione. L'economia agricola venne messa a dura prova dalla recessione che imperversò per oltre due decenni in Europa e dalla guerra doganale con la Francia. Torino, perso il primato politico subì anche una serie di tracolli finanziari delle principali banche, coinvolte nella speculazione edilizia a Roma, nel frattempo diventata ultima e definitiva capitale dello Stato Italiano. Solo all'inizio del nuovo secolo la regione superò la crisi, in coincidenza con la svolta liberale della politica di Giolitti, quando finì anche la lunga recessione dell'economia italiana.
8. Il Novecento
Nel corso del Novecento il Piemonte è stato protagonista di importanti movimenti sotto ogni profilo. A Torino il liberalismo ha annoverato esponenti illustri come Giolitti, Ruffini, Luigi Einaudi, Piero Gobetti; nelle fabbriche il movimento operaio e socialista ha compiuto le sue prime esperienze di sindacato; nella capitale subalpina è nato il partito comunista di Gramsci e Togliatti; contemporaneamente il capitalismo italiano ha conosciuto alcune delle sue stagioni più significative con la Fiat di Agnelli o l'Olivetti.
Nel capoluogo piemontese hanno fatto i primi passi il cinema, il telefono, la radio, la televisione, la moda, il calcio.
Torino, in seguito alla forte espansione industriale, divenne la meta di un esodo quasi biblico della gente proveniente dal Sud Italia, in cerca di lavoro; un fenomeno sociale senza pari nella storia del nostro paese, che portò anche forti tensioni sociali tra persone provenienti da diverse culture.
La città resta comunque specchio esemplare dell'universo piemontese, dei suoi retaggi tradizionali e delle sue spinte più innovative.
Il Piemonte è la regione dove si concentra una delle più alte quote di piccoli proprietari contadini e il maggior numero di borghi e villaggi. Ma è anche la regione che , accanto a questi segni di continuità con il passato, ha saputo rinnovarsi nell'ottica della modernità. Il Torinese e il Biellese hanno accentuato la loro vocazione industriale; il Canavese e le Langhe hanno saputo creare una fiorente industria integrata con il territorio, così come i territori tradizionalmente più poveri dell'Astigiano, dell'Alessandrino, del Novarese e del Vercellese, rimasti avvolti in un lungo letargo.
Verso il nuovo secolo, il Piemonte torna ad essere una società di frontiera, proiettata verso l'Europa, dove avranno sempre più importanza il sapere scientifico, la capacità di progettazione e la trasmissione di nuove conoscenze, legate però ad un profondo senso di appartenenza al territorio.
Informazioni tratte da "Il Piemonte e la sua storia", opuscolo abbinato all'omonima mostra itinerante
Luoghi di interesse storico e culturale
- Abbazia di Fruttuaria
- Sacri Monti del Piemonte
Geografia
(sezione da sviluppare)
A ovest e a nord il Piemonte è circondato dalle Alpi, a sud dall'Appennino, a est dalla pianura padana. È attraversato dal fiume Po.
A ovest il Piemonte confina con la Francia, a nord con la Valle d'Aosta, e con la Svizzera (in corrispondenza delle province di Vercelli e di Verbania), a est con Lombardia ed Emilia Romagna, a sud con la Liguria.
Il Piemonte è la seconda regione italiana per estensione, dopo la Sicilia.
Altri importanti fiumi sono:
- alla sinistra orografica del Po: Sesia, Dora Baltea, Dora Riparia, Ticino
- alla destra orografica del Po: Tanaro, Bormida
Natura
Nella regione ci sono 193.000 ettari di aree protette, pari al 7,6% della superficie totale, per un totale di 56 parchi e riserve regionali, due parchi nazionali Gran Paradiso e Val Grande, il Parco Regionale dei Laghi di Avigliana ed un parco provinciale del lago di Candia.
Particolarmente rilevante l'impegno ambientale profuso nella tutela della fascia fluviale del Po che è stato il primo ad essere realizzato.
Demografia
(sezione da sviluppare)
[http://www.regione.piemonte.it/stat/bdde/index.htm Banca dati regionale (pubblico accesso)]
Economia
La Regione Piemonte è uno dei membri del consorzio TOP-IX.
Cultura
(sezione da sviluppare)
- [http://www.e-opinion.info rivista] (in piemontese)
- [http://www.piemont.org/main.html informazioni sul Piemonte] (in piemontese)
- [http://www.paolocastellina.net/piemonte/ informazioni sul Piemonte] (in piemontese)
Amministrazioni
- Comuni della provincia di Alessandria (190)
- Comuni della provincia di Asti (118)
- Comuni della provincia di Biella (82)
- Comuni della provincia di Cuneo (250)
- Comuni della provincia di Novara (88)
- Comuni della provincia di Torino (315)
- Comuni della provincia del Verbano Cusio Ossola (77)
- Comuni della provincia di Vercelli (86)
Voci correlate
- Elenco dei Presidenti del Piemonte
Categoria:Regione Piemonte
ja:ピエモンテ州
simple:Piedmont
Fascismo
Il fascismo fu un movimento politico del XX secolo che sorse in Italia a partire dalla fine della prima guerra mondiale, in parte come reazione alla Rivoluzione Bolscevica del 1917 e alle prime lotte sindacali operaie, in parte in polemica con la società liberal-democratica uscita lacerata dall’esperienza della guerra. Il nome deriva dalla parola fascio (lat.: fascis) e fa riferimento ai fasci usati dagli antichi littori come simbolo di unione. L’ascia presente nel fascio simbolizzava il loro potere, in particolare il loro potere giurisdizionale.
Fondatore ed ispiratore del movimento fascista fu Benito Mussolini, che il 23 marzo 1919 dette vita a Milano ad un piccolo gruppo denominato Fasci italiani di combattimento. Il fascismo fu uno dei grandi movimenti nazionalisti diffusisi rapidamente in Europa negli anni venti e trenta del secolo scorso in molti paesi europei, accomunati da una matrice comune di conservatorismo, nazionalismo, razzismo, autoritarismo e culto della personalità del capo: il nazismo in Germania, le guardie di ferro in Romania, il franchismo in Spagna.
Il fascismo tendeva ad imporre una preminenza del partito fascista, identificato con lo Stato, in ogni aspetto della vita politica e sociale. Pur combattendo il comunismo e il socialismo come nemici della patria e della società (col diretto appoggio, in questo, della grande industria e dei capitalisti privati, spaventati dalle rivendicazioni sindacali, con cui il fascismo ebbe sempre un rapporto privilegiato) Mussolini mutuò dalla dottrina socialista molte idee, creando uno stato fortemente centralizzato ed efficiente e strutturando l’economia in un modello molto simile al socialismo corporativista.
Le radici del fascismo, come degli altri regimi totalitari europei “cugini” del periodo, vanno individuate nella profonda crisi della società italiana del primo dopoguerra e nelle deboli radici della sua democrazia liberale. L’ideologia del fascismo fu elaborata negli anni '20 da Sergio Panunzio e successivamente stilata in un articolo scritto da Giovanni Gentile durante il suo incarico di ministro dell’Istruzione e poi siglato da Mussolini, ma non venne mai veramente applicata, restando un documento privo di seguito. Il fascismo visse soprattutto della volontà di Mussolini e si limitò a seguire alcuni principî di massima da lui indicati di volta in volta e ad alimentare il culto della personalità, adoperando i mezzi di comunicazione di massa per trasmettere un ideale di uomo forte, deciso e risoluto.
Di certo il fascismo si riallaccia a correnti di pensiero ultraconservatrici, che risalgono al XIX secolo, in generale contraddistinte dalla critica contro il preteso materialismo e l’idea di progresso delle società capitaliste borghesi, ritenute distruttrici dei valori più profondi della civiltà europea. Tali scuole di pensiero tendono a rievocare un’idea romantica, e secondo molti storicamente inesatta, di una mitica società premoderna, armonica ed ordinata, in cui i diversi ceti della società, ciascuno nel suo ambito, collaborano per il bene comune. Da questo promana la critica alla democrazia liberale e alla società di massa che avvilisce l’uomo (il numero contro la qualità), fino a giungere a pensatori che sul finire del XIX secolo e l’inizio del XX secolo ritenevano esaurita la funzione della civiltà occidentale (Alfred Rosenberg Il mito del XX secolo, Oswald Spengler, Il tramonto dell’Occidente).
Storia del Fascismo
In Italia il fascismo trovò i suoi precursori, negli anni precedenti alla prima guerra mondiale, nel movimento artistico del futurismo (il cui ispiratore, Filippo Tommaso Marinetti, aderì successivamente al movimento di Mussolini), nel decadentismo e nell’arditismo di Gabriele D%27Annunzio e in numerosi altri pensatori ed azionisti politici nazionalisti che si ritrovarono nella rivista Il Regno (Giuseppe Prezzolini, Luigi Federzoni, Giovanni Papini), molti dei quali militarono in seguito nelle fila fasciste.
Fu l’indiscutibile abilità di politico di Benito Mussolini, ex leader massimalista del Partito Socialista Italiano, convertito alla causa del nazionalismo e della Grande Guerra, a fondere la confusa congerie di idee, aspirazioni, frustrazioni degli ex combattenti reduci dalla dura esperienza della guerra di trincea, in un movimento politico che all’inizio ebbe una chiara ispirazione socialista e rivoluzionaria (vedi il programma dei fasci di combattimento del marzo 1919) e che si contraddistinse fin da subito per la violenza dei metodi impiegati contro gli oppositori.
La crisi economica del dopoguerra, la disoccupazione e l’inflazione crescenti, la smobilitazione dell’esercito (che restituì alla vita civile migliaia di persone), i conflitti sociali e gli scioperi nelle fabbriche del nord, l’avanzata del partito socialista divenuto il primo partito alle elezioni del 1919, crearono, negli anni 1919-1922, le condizioni per un grave indebolimento delle strutture statali e per un crescente timore da parte dei ceti agrari e industriali di una rivoluzione comunista in Italia sul modello di quella in corso in Russia.
In questa situazione fluida, Mussolini colse l’occasione e, abbandonando rapidamente il programma socialista e repubblicano, si pose al servizio della causa antisocialista; le milizie fasciste, appoggiate dai ceti possidenti e da buona parte dell’apparato statale che vedeva in lui il restauratore dell’ordine, lanciarono una violenta offensiva contro i sindacati e i partiti di ispirazione socialista (ma anche cattolici), in particolar modo nel nord d’Italia (Emilia Romagna, Toscana in particolar modo), causando numerose vittime nella sostanziale indifferenza delle forze dell’ordine. Le violenze furono nella gran parte dei casi provocate dagli squadristi fascisti, che sempre più apertamente furono appoggiati da Dino Grandi, l’unico reale competitore di Mussolini per la leadership all’interno del partito, che nel congresso di Roma del 1921 si fece da parte e diede via libera al futuro Duce.
Dino Grandi i fascisti incendiarono la Narodni Dom (Casa Nazionale), centro culturale degli Sloveni]]
La violenza crebbe considerevolmente negli anni 1920-22 fino alla Marcia su Roma (28 ottobre 1922). Di fronte all’avanzata di milizie fasciste mal armate e guidate su Roma, il Re Vittorio Emanuele III di Savoia, preferendo evitare ogni spargimento di sangue decise di affidare l’incarico di Presidente del Consiglio a Mussolini, che in quel momento aveva in Parlamento non più di 22 deputati. Vittorio Emanuele mantenne sempre il controllo dell’esercito: se avesse voluto, avrebbe potuto senza problemi cacciare da Roma Mussolini e le forze fasciste, inferiori in tutto alle guarnigioni di stanza nella capitale; quindi non si può parlare, a rigor di termini, di colpo di stato in quanto Mussolini ottenne il governo legalmente, con un incarico (quantunque oggetto di molte e profonde critiche) del sovrano.
Da primo ministro, i primi anni di Mussolini (1922-1925) furono caratterizzati da un governo di coalizione, composto da nazionalisti, liberali e popolari, che non assunse fino al delitto Matteotti connotati dittatoriali. In politica interna Mussolini favorì la completa restaurazione dell’autorità statale, con l’inserimento dei fasci di combattimento nell’interno dell’esercito (fondazione nel gennaio 1923 della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale) e la progressiva identificazione del Partito in Stato. In politica economica e sociale vennero emanati provvedimenti che favorivano i ceti industriali e agrari (privatizzazioni, liberalizzazione degli affitti, smantellamento dei sindacati).
Nel luglio 1923 venne approvata una nuova legge elettorale maggioritaria, che assegnava due terzi dei seggi alla coalizione che avesse ottenuto almeno il 25% dei suffragi, regola puntualmente applicata nelle elezioni del 6 aprile 1924, nelle quali il “listone fascista” ottenne uno straordinario successo, agevolato anche dai brogli, dalle violenze e dalle intimidazioni contro gli oppositori.
L’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, che aveva chiesto l’annullamento delle elezioni per le irregolarità commesse, provocò una momentanea crisi del governo Mussolini. La debole risposta delle opposizioni (secessione dell’Aventino), incapaci di trasformare il loro gesto in un’azione antifascista di massa, non fu sufficiente ad allontanare le classi dirigenti e la Monarchia da Mussolini che, il 3 gennaio 1925, ruppe gli indugi e, con un noto discorso nel quale assumeva su di sé l’intera responsabilità del delitto Matteotti e delle altre violenze squadriste, di fatto proclamò la dittatura, sopprimendo ogni residua libertà e completando l’identificazione assoluta del Partito Nazionale Fascista con lo Stato.
Dal 1925 fino alla metà degli anni trenta il fascismo non conobbe che pochi ed isolati oppositori, seppur memorabili (in buona parte comunisti come Antonio Gramsci, socialisti come Pietro Nenni, demo-liberali come Giovanni Amendola, liberali come Piero Gobetti), molti dei quali pagarono con la vita, l’esilio, pene detentive o il confino il loro rifiuto del fascismo. La stragrande maggioranza degli italiani, anche quella vicina al partito popolare, trovò un modus vivendi con la nuova situazione, vedendo forse in Mussolini un baluardo contro il materialismo e il socialismo e soprattutto contro il disordine economico successivo alla guerra '15-18: da parte sua, il fascismo italiano non esercitò mai una grande opera di indottrinamento della popolazione come quella intrapresa dal nazismo in Germania, ma piuttosto, come il franchismo spagnolo, si limitò nella maggior parte dei casi ad esigere solo una partecipazione di facciata.
Tale situazione venne favorita dal riavvicinamento con la Chiesa Cattolica, che culminò nel Concordato dell’11 febbraio 1929, con cui si chiudeva l’annosa questione dei rapporti tra Stato e Chiesa aperta nel 1870 dalla breccia di Porta Pia e che restituiva al cattolicesimo il ruolo di religione di Stato.
Inoltre è proprio a questo periodo che risalgono i notevoli risultati del regime nel campo dei lavori pubblici e delle politiche sociali, che giovarono al regime stesso altissimi consensi: sono gli anni, infatti, della bonifica delle paludi pontine e dell'appoderamento delle vaste aree del latifondo paludoso-malarico a favore delle famiglie degli strati più indigenti tra gli ex combattenti del primo conflitto mondiale, gli anni che danno inizio alla politica delle bonificazioni e delle fondazioni delle "città nuove" rurali che, oltre al consenso popolare, donarono un'ampia visibilità internazionale al regime.
In politica estera Mussolini, dopo l’incidente di Corfù del 1923, per un lungo periodo non si discostò dall’obiettivo del mantenimento dello status quo in Europa con una politica prudente e scevra da avventure militari, nonostante la retorica nazionalista. L’Italia mantenne ottime relazioni con Francia e Inghilterra, collaborò al ritorno della Germania nel sistema delle potenze europee pur nei limiti del Trattato di Versailles, tentando altresì di estendere la sua influenza verso i Paesi sorti dallo sfacelo dell’Impero austro-ungarico (Austria e Ungheria) e nei Balcani (Albania, Grecia) in funzione anti-jugoslava. L’Italia fu inoltre uno dei primi paesi europei a stabilire nel 1929 relazioni diplomatiche con l’Unione Sovietica. Nel 1934 Mussolini si erse a difensore dell’indipendenza dell’Austria contro le mire annessionistiche della Germania hitleriana, sebbene l’avvicinamento italiano col Paese confinante, che il Duce portò sino alla personale amicizia col cancelliere Dolfuss (ucciso appunto dai tedeschi), non avesse secondo alcuni obiettivi tanto differenti.
L’affermazione del nazismo in Germania ed il successo di Hitler negli anni 1934-36, di fronte alla sostanziale inazione delle democrazie occidentali, convinsero Mussolini che vi fosse per l’Italia l’opportunità di espandere ulteriormente il suo prestigio e le sue conquiste territoriali, pur con un apparato industriale gracile e provato dalla crisi economica del 1929 e con un esercito arretrato e mal equipaggiato. Nel 1935 l’Italia, con un pretesto l’invaseEtiopia, che venne rapidamente conquistata (maggio 1936: proclamazione dell’Impero) pur con atrocità quali l’impiego di gas e stragi indiscriminate contro l’opposizione della popolazione locale.
Pochi mesi dopo l’Italia fascista si schierò coi franchisti nella guerra civile spagnola, inviando anche un corpo di spedizione di 20'000 uomini. Lungi dal rafforzare economicamente il paese, queste imprese indebolirono il consenso al regime gettando i primi semi del risentimento popolare, e in politica estera lo allontanarono da Francia e Inghilterra spingendolo ad allinearsi in maniera crescente con la Germania nazista (1936: Asse Roma-Berlino, 1937: Patto Anticomintern comprendente anche l'Impero giapponese; 1938: acquiescenza di Mussolini all’annessione dell’Austria; 1939: Patto d'Acciaio in funzione offensiva). Nel 1938 Mussolini fece promulgare dal Re le leggi razziali antisemite, che non avevano precedenti in Italia e che furono applicate senza entusiasmo. Nel marzo 1939, senza alcuna vera ragione, ordinò l’occupazione dell’Albania già saldamente nella sfera d’influenza italiana, ponendovi come governatore (viceré) il genero Galeazzo Ciano.
Nonostante le clausole del Patto d’Acciaio (assistenza automatica in caso di guerra), nel settembre 1939 Mussolini si dichiarò non belligerante, ma nel giugno 1940, contro la volontà di gran parte delle gerarchie fasciste, entrò in guerra contro Francia ed Inghilterra, fidando nella rapida vittoria tedesca. L’impreparazione dell’esercito e l’incapacità dei suoi comandanti condussero a terribili sconfitte su tutti i fronti (Grecia 1940) e alla rapida perdita delle colonie dell’Africa Orientale (1941) e della Libia (1943), creando un indebolimento delle difese che aprì le porte all’invasione della Sicilia.
Il 25 luglio 1943 una manovra ordita da parte di alcuni importanti gerarchi (Grandi, Bottai e Ciano) con l’appoggio del Re, si tradusse in un famoso Ordine del giorno presentato al Gran Consiglio del Fascismo col quale si chiedeva al Re di riprendere il potere, e portò all’arresto di Mussolini e all’improvviso crollo del fascismo, che si dissolse tra il giubilo della popolazione; ma la caduta di Mussolini non preludeva alla conclusione della guerra, che si protrasse per alcune settimane nella crescente ambiguità del nuovo governo Badoglio. Con l’ | | |