Home About us Products Services Contact us Bookmark
:: wikimiki.org ::
Fascismo

Fascismo

Il fascismo fu un movimento politico del XX secolo che sorse in Italia a partire dalla fine della prima guerra mondiale, in parte come reazione alla Rivoluzione Bolscevica del 1917 e alle prime lotte sindacali operaie, in parte in polemica con la società liberal-democratica uscita lacerata dall’esperienza della guerra. Il nome deriva dalla parola fascio (lat.: fascis) e fa riferimento ai fasci usati dagli antichi littori come simbolo di unione. L’ascia presente nel fascio simbolizzava il loro potere, in particolare il loro potere giurisdizionale. Fondatore ed ispiratore del movimento fascista fu Benito Mussolini, che il 23 marzo 1919 dette vita a Milano ad un piccolo gruppo denominato Fasci italiani di combattimento. Il fascismo fu uno dei grandi movimenti nazionalisti diffusisi rapidamente in Europa negli anni venti e trenta del secolo scorso in molti paesi europei, accomunati da una matrice comune di conservatorismo, nazionalismo, razzismo, autoritarismo e culto della personalità del capo: il nazismo in Germania, le guardie di ferro in Romania, il franchismo in Spagna. Il fascismo tendeva ad imporre una preminenza del partito fascista, identificato con lo Stato, in ogni aspetto della vita politica e sociale. Pur combattendo il comunismo e il socialismo come nemici della patria e della società (col diretto appoggio, in questo, della grande industria e dei capitalisti privati, spaventati dalle rivendicazioni sindacali, con cui il fascismo ebbe sempre un rapporto privilegiato) Mussolini mutuò dalla dottrina socialista molte idee, creando uno stato fortemente centralizzato ed efficiente e strutturando l’economia in un modello molto simile al socialismo corporativista. Le radici del fascismo, come degli altri regimi totalitari europei “cugini” del periodo, vanno individuate nella profonda crisi della società italiana del primo dopoguerra e nelle deboli radici della sua democrazia liberale. L’ideologia del fascismo fu elaborata negli anni '20 da Sergio Panunzio e successivamente stilata in un articolo scritto da Giovanni Gentile durante il suo incarico di ministro dell’Istruzione e poi siglato da Mussolini, ma non venne mai veramente applicata, restando un documento privo di seguito. Il fascismo visse soprattutto della volontà di Mussolini e si limitò a seguire alcuni principî di massima da lui indicati di volta in volta e ad alimentare il culto della personalità, adoperando i mezzi di comunicazione di massa per trasmettere un ideale di uomo forte, deciso e risoluto. Di certo il fascismo si riallaccia a correnti di pensiero ultraconservatrici, che risalgono al XIX secolo, in generale contraddistinte dalla critica contro il preteso materialismo e l’idea di progresso delle società capitaliste borghesi, ritenute distruttrici dei valori più profondi della civiltà europea. Tali scuole di pensiero tendono a rievocare un’idea romantica, e secondo molti storicamente inesatta, di una mitica società premoderna, armonica ed ordinata, in cui i diversi ceti della società, ciascuno nel suo ambito, collaborano per il bene comune. Da questo promana la critica alla democrazia liberale e alla società di massa che avvilisce l’uomo (il numero contro la qualità), fino a giungere a pensatori che sul finire del XIX secolo e l’inizio del XX secolo ritenevano esaurita la funzione della civiltà occidentale (Alfred Rosenberg Il mito del XX secolo, Oswald Spengler, Il tramonto dell’Occidente).

Storia del Fascismo

In Italia il fascismo trovò i suoi precursori, negli anni precedenti alla prima guerra mondiale, nel movimento artistico del futurismo (il cui ispiratore, Filippo Tommaso Marinetti, aderì successivamente al movimento di Mussolini), nel decadentismo e nell’arditismo di Gabriele D%27Annunzio e in numerosi altri pensatori ed azionisti politici nazionalisti che si ritrovarono nella rivista Il Regno (Giuseppe Prezzolini, Luigi Federzoni, Giovanni Papini), molti dei quali militarono in seguito nelle fila fasciste. Fu l’indiscutibile abilità di politico di Benito Mussolini, ex leader massimalista del Partito Socialista Italiano, convertito alla causa del nazionalismo e della Grande Guerra, a fondere la confusa congerie di idee, aspirazioni, frustrazioni degli ex combattenti reduci dalla dura esperienza della guerra di trincea, in un movimento politico che all’inizio ebbe una chiara ispirazione socialista e rivoluzionaria (vedi il programma dei fasci di combattimento del marzo 1919) e che si contraddistinse fin da subito per la violenza dei metodi impiegati contro gli oppositori. La crisi economica del dopoguerra, la disoccupazione e l’inflazione crescenti, la smobilitazione dell’esercito (che restituì alla vita civile migliaia di persone), i conflitti sociali e gli scioperi nelle fabbriche del nord, l’avanzata del partito socialista divenuto il primo partito alle elezioni del 1919, crearono, negli anni 1919-1922, le condizioni per un grave indebolimento delle strutture statali e per un crescente timore da parte dei ceti agrari e industriali di una rivoluzione comunista in Italia sul modello di quella in corso in Russia. In questa situazione fluida, Mussolini colse l’occasione e, abbandonando rapidamente il programma socialista e repubblicano, si pose al servizio della causa antisocialista; le milizie fasciste, appoggiate dai ceti possidenti e da buona parte dell’apparato statale che vedeva in lui il restauratore dell’ordine, lanciarono una violenta offensiva contro i sindacati e i partiti di ispirazione socialista (ma anche cattolici), in particolar modo nel nord d’Italia (Emilia Romagna, Toscana in particolar modo), causando numerose vittime nella sostanziale indifferenza delle forze dell’ordine. Le violenze furono nella gran parte dei casi provocate dagli squadristi fascisti, che sempre più apertamente furono appoggiati da Dino Grandi, l’unico reale competitore di Mussolini per la leadership all’interno del partito, che nel congresso di Roma del 1921 si fece da parte e diede via libera al futuro Duce. Dino Grandi i fascisti incendiarono la Narodni Dom (Casa Nazionale), centro culturale degli Sloveni]] La violenza crebbe considerevolmente negli anni 1920-22 fino alla Marcia su Roma (28 ottobre 1922). Di fronte all’avanzata di milizie fasciste mal armate e guidate su Roma, il Re Vittorio Emanuele III di Savoia, preferendo evitare ogni spargimento di sangue decise di affidare l’incarico di Presidente del Consiglio a Mussolini, che in quel momento aveva in Parlamento non più di 22 deputati. Vittorio Emanuele mantenne sempre il controllo dell’esercito: se avesse voluto, avrebbe potuto senza problemi cacciare da Roma Mussolini e le forze fasciste, inferiori in tutto alle guarnigioni di stanza nella capitale; quindi non si può parlare, a rigor di termini, di colpo di stato in quanto Mussolini ottenne il governo legalmente, con un incarico (quantunque oggetto di molte e profonde critiche) del sovrano. Da primo ministro, i primi anni di Mussolini (1922-1925) furono caratterizzati da un governo di coalizione, composto da nazionalisti, liberali e popolari, che non assunse fino al delitto Matteotti connotati dittatoriali. In politica interna Mussolini favorì la completa restaurazione dell’autorità statale, con l’inserimento dei fasci di combattimento nell’interno dell’esercito (fondazione nel gennaio 1923 della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale) e la progressiva identificazione del Partito in Stato. In politica economica e sociale vennero emanati provvedimenti che favorivano i ceti industriali e agrari (privatizzazioni, liberalizzazione degli affitti, smantellamento dei sindacati). Nel luglio 1923 venne approvata una nuova legge elettorale maggioritaria, che assegnava due terzi dei seggi alla coalizione che avesse ottenuto almeno il 25% dei suffragi, regola puntualmente applicata nelle elezioni del 6 aprile 1924, nelle quali il “listone fascista” ottenne uno straordinario successo, agevolato anche dai brogli, dalle violenze e dalle intimidazioni contro gli oppositori. L’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, che aveva chiesto l’annullamento delle elezioni per le irregolarità commesse, provocò una momentanea crisi del governo Mussolini. La debole risposta delle opposizioni (secessione dell’Aventino), incapaci di trasformare il loro gesto in un’azione antifascista di massa, non fu sufficiente ad allontanare le classi dirigenti e la Monarchia da Mussolini che, il 3 gennaio 1925, ruppe gli indugi e, con un noto discorso nel quale assumeva su di sé l’intera responsabilità del delitto Matteotti e delle altre violenze squadriste, di fatto proclamò la dittatura, sopprimendo ogni residua libertà e completando l’identificazione assoluta del Partito Nazionale Fascista con lo Stato. Dal 1925 fino alla metà degli anni trenta il fascismo non conobbe che pochi ed isolati oppositori, seppur memorabili (in buona parte comunisti come Antonio Gramsci, socialisti come Pietro Nenni, demo-liberali come Giovanni Amendola, liberali come Piero Gobetti), molti dei quali pagarono con la vita, l’esilio, pene detentive o il confino il loro rifiuto del fascismo. La stragrande maggioranza degli italiani, anche quella vicina al partito popolare, trovò un modus vivendi con la nuova situazione, vedendo forse in Mussolini un baluardo contro il materialismo e il socialismo e soprattutto contro il disordine economico successivo alla guerra '15-18: da parte sua, il fascismo italiano non esercitò mai una grande opera di indottrinamento della popolazione come quella intrapresa dal nazismo in Germania, ma piuttosto, come il franchismo spagnolo, si limitò nella maggior parte dei casi ad esigere solo una partecipazione di facciata. Tale situazione venne favorita dal riavvicinamento con la Chiesa Cattolica, che culminò nel Concordato dell’11 febbraio 1929, con cui si chiudeva l’annosa questione dei rapporti tra Stato e Chiesa aperta nel 1870 dalla breccia di Porta Pia e che restituiva al cattolicesimo il ruolo di religione di Stato. Inoltre è proprio a questo periodo che risalgono i notevoli risultati del regime nel campo dei lavori pubblici e delle politiche sociali, che giovarono al regime stesso altissimi consensi: sono gli anni, infatti, della bonifica delle paludi pontine e dell'appoderamento delle vaste aree del latifondo paludoso-malarico a favore delle famiglie degli strati più indigenti tra gli ex combattenti del primo conflitto mondiale, gli anni che danno inizio alla politica delle bonificazioni e delle fondazioni delle "città nuove" rurali che, oltre al consenso popolare, donarono un'ampia visibilità internazionale al regime. In politica estera Mussolini, dopo l’incidente di Corfù del 1923, per un lungo periodo non si discostò dall’obiettivo del mantenimento dello status quo in Europa con una politica prudente e scevra da avventure militari, nonostante la retorica nazionalista. L’Italia mantenne ottime relazioni con Francia e Inghilterra, collaborò al ritorno della Germania nel sistema delle potenze europee pur nei limiti del Trattato di Versailles, tentando altresì di estendere la sua influenza verso i Paesi sorti dallo sfacelo dell’Impero austro-ungarico (Austria e Ungheria) e nei Balcani (Albania, Grecia) in funzione anti-jugoslava. L’Italia fu inoltre uno dei primi paesi europei a stabilire nel 1929 relazioni diplomatiche con l’Unione Sovietica. Nel 1934 Mussolini si erse a difensore dell’indipendenza dell’Austria contro le mire annessionistiche della Germania hitleriana, sebbene l’avvicinamento italiano col Paese confinante, che il Duce portò sino alla personale amicizia col cancelliere Dolfuss (ucciso appunto dai tedeschi), non avesse secondo alcuni obiettivi tanto differenti. L’affermazione del nazismo in Germania ed il successo di Hitler negli anni 1934-36, di fronte alla sostanziale inazione delle democrazie occidentali, convinsero Mussolini che vi fosse per l’Italia l’opportunità di espandere ulteriormente il suo prestigio e le sue conquiste territoriali, pur con un apparato industriale gracile e provato dalla crisi economica del 1929 e con un esercito arretrato e mal equipaggiato. Nel 1935 l’Italia, con un pretesto l’invaseEtiopia, che venne rapidamente conquistata (maggio 1936: proclamazione dell’Impero) pur con atrocità quali l’impiego di gas e stragi indiscriminate contro l’opposizione della popolazione locale. Pochi mesi dopo l’Italia fascista si schierò coi franchisti nella guerra civile spagnola, inviando anche un corpo di spedizione di 20'000 uomini. Lungi dal rafforzare economicamente il paese, queste imprese indebolirono il consenso al regime gettando i primi semi del risentimento popolare, e in politica estera lo allontanarono da Francia e Inghilterra spingendolo ad allinearsi in maniera crescente con la Germania nazista (1936: Asse Roma-Berlino, 1937: Patto Anticomintern comprendente anche l'Impero giapponese; 1938: acquiescenza di Mussolini all’annessione dell’Austria; 1939: Patto d'Acciaio in funzione offensiva). Nel 1938 Mussolini fece promulgare dal Re le leggi razziali antisemite, che non avevano precedenti in Italia e che furono applicate senza entusiasmo. Nel marzo 1939, senza alcuna vera ragione, ordinò l’occupazione dell’Albania già saldamente nella sfera d’influenza italiana, ponendovi come governatore (viceré) il genero Galeazzo Ciano. Nonostante le clausole del Patto d’Acciaio (assistenza automatica in caso di guerra), nel settembre 1939 Mussolini si dichiarò non belligerante, ma nel giugno 1940, contro la volontà di gran parte delle gerarchie fasciste, entrò in guerra contro Francia ed Inghilterra, fidando nella rapida vittoria tedesca. L’impreparazione dell’esercito e l’incapacità dei suoi comandanti condussero a terribili sconfitte su tutti i fronti (Grecia 1940) e alla rapida perdita delle colonie dell’Africa Orientale (1941) e della Libia (1943), creando un indebolimento delle difese che aprì le porte all’invasione della Sicilia. Il 25 luglio 1943 una manovra ordita da parte di alcuni importanti gerarchi (Grandi, Bottai e Ciano) con l’appoggio del Re, si tradusse in un famoso Ordine del giorno presentato al Gran Consiglio del Fascismo col quale si chiedeva al Re di riprendere il potere, e portò all’arresto di Mussolini e all’improvviso crollo del fascismo, che si dissolse tra il giubilo della popolazione; ma la caduta di Mussolini non preludeva alla conclusione della guerra, che si protrasse per alcune settimane nella crescente ambiguità del nuovo governo Badoglio. Con l’8 settembre iniziò l’ultima fase del fascismo, che ritornò alle sue origini repubblicane e socialisteggianti con la fondazione della Repubblica Sociale Italiana (RSI, detta anche Repubblica di Salò dalla località in cui ebbe sede), con a capo uno sfiduciato e ormai spento Mussolini. La RSI, ultimo governo fascista in Italia che governò sui territori settentrionali non ancora occupati dalle forze alleate, vide anche la partecipazione di alcuni effettivi dell’esercito, ormai sbandato, ed altri elementi non appartenenti al fascismo. L’adesione alla RSI, soprattutto nell’ottica di questi ultimi, fu un tentativo di riscattare qualcosa dell’onore italiano perduto l’8 settembre con l’improvviso cambio di alleanza a favore degli Alleati, fatto ritenuto vergognoso anche per le modalità con cui avvenne e per il comportamento, ritenuto inqualificabile, tenuto dal maresciallo Badoglio, dal Re Vittorio Emanuele III e dallo stato maggiore dell’esercito italiano. Come la Repubblica di Vichy in Francia, anche quella di Salò fu sostanzialmente uno stato satellite della Germania Nazista, seppur con un minimo di autonomia in più dovuto alla stima che Hitler ancora nutriva per Mussolini, e le forze repubblichine furono soprattutto impegnate nel controllo del territorio e nella repressione dei movimenti partigiani. Il 25 aprile 1945 la liberazione del nord Italia e la fucilazione di Mussolini segnarono la fine della guerra e del fascismo in Italia, che almeno per nostalgia sopravvisse, nonostante il divieto della Costituzione Repubblicana, nei partitini monarchici e soprattutto nel Movimento Sociale Italiano di Arturo Michelini: molti ex-ministri fascisti e notabili del partito si riciclarono poi nella neonata Democrazia Cristiana, che vinse le elezioni del 1948 con una maggioranza schiacciante e governò l’Italia del dopoguerra per decenni. L’MSI ridusse nel 1994 i legami col movimento mussoliniano e si trasformò in Alleanza Nazionale.

Il Fascismo nel mondo

Voci correlate


- Fascismo giapponese
- Movimenti fascisti
- Neofascismo
- Repubblica Sociale Italiana

Collegamenti esterni


- [http://digilander.libero.it/storiafascismo/ Storia del fascismo 1]
- [http://www.fascismo.too.it/ Storia del fascismo 2] Categoria:Forme di governo Categoria:Dittature Categoria:Fascismo Categoria:Antisemitismo Categoria:Ideologie politiche ja:ファシズム

XX secolo

I millennio | II millennio | III millennio

XVII secolo | XVIII secolo | XIX secolo | XX secolo | XXI secolo | XXII secolo | XXIII secolo

Anni 1900 | Anni 1910 | Anni 1920 | Anni 1930 | Anni 1940
Anni 1950 | Anni 1960 | Anni 1970 | Anni 1980 | Anni 1990
----

Avvenimenti


- La rivoluzione Russa
- Guerre:
  - Guerra Boera
  - Prima guerra mondiale : (1914-1918)
  - Guerra civile spagnola, Guerra cino-giapponese
  - Seconda guerra mondiale : (1939-1945)
  - Guerra di Corea, Guerra del Vietnam
  - Guerra Iran-Irak : (1979-1988)
  - Guerra fredda,
- Decolonizzazione
- Conquista dello spazio

Personaggi Significativi


- Albert Einstein, Kurt Gödel, Jean-Paul Sartre, John von Neumann, Niels Bohr
- Gandhi, Nasser, Winston Churchill, Charles de Gaulle, Franklin Delano Roosevelt, Mikhaïl Gorbatchev, Adolf Hitler, Pol Pot, Stalin, Lenin, Mao Zedong, Che Guevara
- John Maynard Keynes, Henry Ford
- Pablo Picasso, Franz Kafka, James Joyce, William Faulkner, Marcel Proust, Charlie Chaplin, Federico Fellini, Walt Disney, Samuel Beckett, Agatha Christie, Igor Stravinsky, Béla Bartók, Frank Sinatra
- Papa Giovanni Paolo II

Invenzioni, scoperte, innovazioni


- L'automobile
- La bomba atomica
- Il cinema
- Il computer
- Il transistor
- Il laser
- Il DNA
- I limiti della ragione: c e il limite della velocità di propagazione delle informazioni, il principio di indeterminazione di Heisenberg, il teorema di incompletezza dei sistemi logici, la teoria del caos, i problemi di decidibilità e calcolabilità.
- L'aereo Categoria:XX secolo ja:20世紀 ko:20세기 simple:20th century

Prima guerra mondiale

Con l'espressione prima guerra mondiale (per i contemporanei Grande guerra) si intende il conflitto cominciato il 4 agosto 1914 a seguito dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero austro-ungarico, compiuto a Sarajevo (Bosnia) il 28 giugno 1914 da parte del nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip. La guerra vide inizialmente lo scontro degli Imperi Centrali: Germania e Impero Austro-Ungarico contro le nazioni dell'Intesa: Francia Gran Bretagna e Russia. Con lo svolgersi del conflitto, a seguito di varie alleanze altre nazioni vi presero parte. Tra queste: Italia, Impero Ottomano, Belgio, Canada, Australia, Stati Uniti, Serbia, Romania, Sud Africa e Nuova Zelanda. Il numero dei continenti coinvolti fu tale da poter definire la Guerra come Mondiale, prima nella storia dell'umanità. L'Italia decise di intervenire nel conflitto il 24 maggio 1915, dichiarando guerra all'Impero Austro-Ungarico. La decisione di intervenire fu presa dal parlamento dopo che il ministro degli esteri Sidney Sonnino ebbe stipulato con la Triplice Intesa il 26 aprile un patto segreto, detto Patto di Londra, nel quale l'Italia si impegnava ad entrare in guerra entro un mese in cambio di alcune conquiste territoriali che avrebbe ottenuto dopo la guerra: il Trentino, il Tirolo meridionale, Trieste, Gorizia, l'Istria (a eccezione della città di Fiume) e parte della Dalmazia. La guerra si concluse l'11 novembre 1918, quando la Germania firmò l'armistizio con le forze dell'Intesa. Il numero di morti della Prima Guerra Mondiale è stato di oltre quindici milioni.

Paesi coinvolti:


- Imperi Centrali e loro alleati:
  - Germania
  - Impero Austro-Ungarico
  - Impero Ottomano
  - Bulgaria
- Triplice Intesa e loro alleati:
  - Gran Bretagna
  - Francia
  - Russia
  - Belgio
  - Italia (24 maggio 1915 fino 4 novembre 1918)
  - Stati Uniti d'America
  - Serbia
  - Romania
  - Giappone
  - Canada
  - Australia
  - Sud Africa
  - Cina

Origini diplomatiche

Lo scoppio della guerra è storicamente associato all'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria il 28 giugno 1914, ma le origini della guerra giacciono in realtà nel complesso delle relazioni tra le potenze europee tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, e soprattutto nelle politiche di colonizzazione promosse dalle varie nazioni. La Guerra Franco-Prussiana del 1870-71 aveva portato non solo alla fondazione di un potente e dinamico Impero Germanico, ma anche ad un'eredità di animosità tra la Francia e la Germania, a seguito dell'annessione a quest'ultima dei territori francesi di Alsazia e Lorena (di questi territori si parlerà per decenni). Sotto la guida politica del suo primo Cancelliere, Otto von Bismarck, la Germania assicurò la sua nuova posizione in Europa tramite l'alleanza con l'Impero Austro-Ungarico e ad un'intesa diplomatica con la Russia. L'ascesa al trono (1888) dell'Imperatore Guglielmo II portò sul trono tedesco un giovane governante determinato a dirigere da sé la politica, nonostante i suoi dirompenti giudizi diplomatici. Dopo le elezioni del 1890, nelle quali i partiti del centro e della sinistra ottennero un grosso successo, ed in parte a causa della disaffezione nei confronti del Cancelliere che aveva guidato suo nonno per gran parte della sua carriera, Guglielmo II fece in modo di ottenere le dimissioni di Bismarck. Gran parte del lavoro dell'ex-cancelliere venne disfatto nei decenni seguenti, quando Guglielmo II fallì nel rinnovare gli accordi con la Russia, permettendo alla Francia repubblicana l'opportunità di concludere (1891-94) una completa alleanza con l'Impero Russo. Ma il peggio doveva ancora venire: Guglielmo intraprese (1897-1900) la creazione di una Marina militare in grado di minacciare il secolare predominio navale britannico, favorendo lEntente Cordiale Anglo-Francese del 1904 e la sua espansione (1907), che portò all'inclusione della Russia. La rivalità tra le potenze venne esacerbata negli anni '80 (1880) dalla corsa alle colonie, che portò gran parte dell'Africa e dell'Asia sotto la dominazione europea nel successivo quarto di secolo. Anche Bismarck, un tempo esitante sull'imperialismo, divenne un sostenitore dell'Impero d'oltremare, aggiungendo alla tensione Anglo-Tedesca le acquisizioni della Germania in Africa e nel Pacifico, che minacciavano di interferire con gli interessi strategici e commerciali britannici. Il supporto di Guglielmo all'indipendenza del Marocco dalla Francia, il nuovo partner strategico della Gran Bretagna, provocò la Crisi di Tangeri del 1905. Durante la seconda crisi marocchina (o Crisi di Agadir 1911), la presenza navale tedesca in Marocco mise di nuovo alla prova la coalizione Anglo-Francese. Un ingrediente chiave dell'emergente polveriera diplomatica, fu la crescita delle forti aspirazioni nazionalistiche degli stati balcanici: ognuno dei quali guardava a Germania, Austria-Ungheria o Russia per ottenere supporto. La nascita di circoli anti-austriaci in Serbia, contribuì a un ulteriore crisi nel 1908 riguardante l'annessione unilaterale della Bosnia ed Erzegovina da parte dell'Austria, oltre alla pressione tedesca per forzare un umiliante declino da parte della Russia, indebolita dalla sconfitta del 1905 contro il Giappone e dai susseguenti disordini rivoluzionari. L'allarme per l'inaspettatamente rapido recupero della Russia dopo il 1909, alimentò i sentimenti dei circoli di governo tedeschi a favore di una guerra preventiva che spezzasse il presunto accerchiamento da parte dell'Intesa, prima che il riarmo russo potesse far pendere la bilancia strategica contro la Germania e l'Austria-Ungheria. Per il 1913 sia la Francia sia la Germania stavano pianificando di estendere il servizio militare, mentre la Gran Bretagna era entrata in una convenzione navale e in colloqui militari con la Francia, negli anni precedenti. Questo scenario di tensioni internazionali alimentò le ragioni della guerra, c'era solo bisogno di un valido espediente per manifestarle. L'omicidio dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria per mano del rivoluzionario serbo Gavrilo Princip fu probabilmente la scintilla migliore, e la polveriera scoppiò.

Lo scoppio della guerra

La preoccupazione sulla sicurezza regionale dell'Austria, crebbero con il quasi raddoppio del territorio della vicina Serbia, che risultò dalle Guerre Balcaniche del 1912-1913. Molti nella
leadership austriaca, non ultimo l'Imperatore Francesco Giuseppe, e Conrad von Hötzendorf, erano preoccupati dal nazionalismo serbo e dai suoi agitatori nelle province meridionali dell'impero; anche perché tormentati dal ricordo delle campagne Piemontesi contro le province italiane dell'Austria, che culminarono nella Battaglia di Solferino, erano inoltre preoccupati che la Russia avrebbe appoggiato la Serbia nell'annessione delle aree slave dell'Austria. Il sentimento predominante era quello che fosse meglio distruggere la Serbia prima che le venisse data l'opportunità di lanciare una tale campagna. Alcuni membri del governo austriaco pensavano inoltre che la campagna contro la Serbia sarebbe stata il rimedio perfetto ai problemi politici interni dell'impero. Molti erano frustrati dal potere del governo Ungherese. Nel 1914 il governo dell'Impero Austro-Ungarico aveva una struttura "dualistica". Austria e Ungheria avevano essenzialmente due governi separati sotto lo stesso monarca. Il governo austriaco manteneva il controllo sulla politica estera, ma era dipendente da quello ungherese per questioni come l'approvazione del bilancio. Spesso la leadership ungherese, sotto István Tisza rifiutò le richieste austriache per questioni tipo l'incremento delle spese militari. Nella speranza di terminare il blocco politico che ciò comportava, molti si auguravano la formazione di una federazione, o almeno una monarchia trialistica. La soluzione veniva vista nell'incremento del numero di Slavi all'interno dell'impero. L'assassinio di Francesco Ferdinando, nel giugno del 1914 creò l'opportunità tanto cercata da alcuni leader austriaci di poter contare su un piccolo regno slavo. I cospiratori di Sarajevo vennero accusati dalle autorità Austro-Ungariche di essere stati armati dalla fantomatica Mano Nera, un raggruppamento nazionalista pan-serbo collegato ai circoli di governo della Serbia. Con il supporto della Germania, l'Austria-Ungheria, che agì principalmente sotto l'influenza del Ministro degli Esteri Leopold von Berchtold, inviò un ultimatum in 15 punti, praticamente irrealizzabile, alla Serbia, il 23 luglio 1914, che doveva essere accettato nel giro di 48 ore.. Il governo Serbo accettò tutte le richieste meno una. L'Austria-Ungheria nondimeno ruppe le relazioni diplomatiche il 25 luglio e dichiarò guerra il 28, tramite telegramma inviato al governo serbo. Il governo Russo, che nel 1909 si era impegnato a sostenere l'indipendenza serba in cambio dell'accettazione serba dell'annessione della Bosnia all'Austria, mobilizzò le sue riserve militari il 30 luglio a seguito dell'interruzione nelle cruciali comunicazioni telegrafiche tra Guglielmo II e Nicola II di Russia, che era sotto pressione da parte del suo staff per prepararsi alla guerra. La Germania, richiese il 31 luglio, che la Russia ritirasse le sue forze, ma il governo russo persistette, in quanto la demobilitazione avrebbe reso impossibile riattivare la pianificazione militare in tempi brevi. La Germania dichiarò guerra alla Russia il 1 agosto e due giorni dopo contro il suo alleato, la Francia. Lo scoppio del conflitto è spesso attribuito alle alleanze stipulate nei decenni precedenti: Germania-Austria-Italia contro Francia-Russia; con Gran Bretagna e Serbia allineate a queste ultime. In effetti nessuna delle alleanze venne attivata all'inizio, anche se la mobilitazione generale russa e la dicharazione di guerra tedesca contro la Francia furono motivate dalla paura che l'alleanza avversa venisse posta in gioco. La dichiarazione di guerra britannica contro la Germania (4 agosto) non fu ufficialmente il risultato dei suoi intendimenti con Russia e Francia (fondamentalmente non era alleata a nessuna delle due), ma fu causata dall'invasione tedesca del Belgio, la cui indipendenza la Gran Bretagna aveva garantito di sostenere (1839), il quale si trovava sul percorso pianificato dai tedeschi per l'invasione della Francia.

Le prime Battaglie

Il piano tedesco (denominato Piano Schlieffen) per affrontare l'alleanza Franco-Russa prevedeva lo sferrare un colpo mortale alla Francia, per poi rivolgersi contro il più lentamente mobilizzato esercito russo. Invece di attaccare la Francia direttamente, fu ritenuto prudente attaccarla da nord. Per fare questo l'esercito tedesco dovette marciare attraverso il Belgio. La Germania chiese al governo belga il libero passaggio, promettendogli in cambio che sarebbe stato considerato un suo alleato. Quando il Belgio rifiutò, la Germania lo invase e iniziò a marciare attraverso di esso in ogni caso, dopo aver prima invaso e assicurato il piccolo Lussemburgo. Incontrò subito la resistenza davanti ai forti della città belga di Liegi. La Gran Bretagna inviò un'armata in Francia, che avanzò nel Belgio. I ritardi portati dalla resistenza dei Belgi, dalle forze francesi e britanniche, e dalla inaspettatamente rapida mobilitazione della Russia, sconvolsero i piani tedeschi. La Russia attaccò la Prussia Orientale, deviando così forze tedesche previste per il fronte occidentale. La Germania sconfisse la Russia in una serie di battaglie collettivamente conosciute come Battaglia di Tannenburg, ma questa diversione, permise alle forze francesi e britanniche di fermare l'avanzata tedesca su Parigi nella Prima battaglia della Marna (Settembre 1914), mentre gli Imperi Centrali (l'Impero Germanico e quello Austro-Ungarico) furono costretti a combattere una guerra su due fronti. La prima occupazione alleata del territorio nemico non fu in Europa, ma in Africa: le forze britanniche attaccarono e catturarono la sede amministrativa tedesca dell'odierna Namibia, al tempo colonia tedesca

L'allargamento del conflitto

1914


- 28 luglio - L'Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia;
- 1 agosto - La Germania dichiara guerra alla Russia;
- 2 agosto - Le truppe tedesche occupano il Lussemburgo;
- 3 agosto - La Germania dichiara guerra alla Francia;
- 4 agosto - La Germania invade il neutrale Belgio;
- 4 agosto - Il Regno Unito dichiara guerra alla Germania dopo che questa non rispetta la neutralità belga;
- 20 agosto - Le forze tedesche occupano Bruxelles.
- 23 agosto - Il Giappone dichiara guerra alla Germania;
- Settembre 1914 - un patto di unità viene firmato da Francia, Gran Bretagna e Russia;
- 9 ottobre - Assedio di Anversa - Anversa, in Belgio cede alle truppe tedesche.
- novembre 1-5 - L'Impero Ottomano entra in guerra dalla parte della Germania e dell'Austria-Ungheria.

1915


- 23 maggio - L'Italia dichiara guerra all'Austria-Ungheria;
- Ottobre - La Bulgaria entra in guerra dalla parte della Germania e dell'Austria-Ungheria;

1916


- 27 agosto - La Romania dichiara guerra all'Austria-Ungheria;
- 28 agosto - L'Italia dichiara guerra alla Germania;

1917


- 24 febbraio - All'ambasciatore degli Stati Uniti nel Regno Unito, Walter H. Page, viene consegnato il Telegramma Zimmermann, Nel quale l'Impero Germanico offre la restituzione del Sudovest Americano al Messico se questo dichiarerà guerra agli Stati Uniti;
- 6 aprile, gli Stati Uniti dichiarano guerra alla Germania;
- 14 agosto, la Cina dichiara guerra alla Germania.

Partecipazione Italiana

Dalla Neutralità all'entrata in guerra

L'Ambasciatore Austro-Ungarico a Roma, von Merey, al Conte Berchtold
Roma, 30 luglio 1914
Telegramma: Il Ministro degli Affari Esteri ha spontanemente introdotto oggi la questione dell'atteggiamento italiano nell'eventualità di una guerra europea.
Dato che il carattere della Triplice Allenza è puramente difensivo; dato che le nostre misure contro la Serbia possono precipitare una conflagrazione europea; e infine, dato che non abbiamo preventivamente consultato questo governo, l'Italia non sarebbe stata obbligata a unirsi a noi nella guerra. Questo, tuttavia, non preclude l'alternativa che l'Italia possa, nell'eventualità, dover decidere per se stessa se i suoi interessi fossero serviti meglio alleandosi con noi in una operazione militare o rimanendo neutrale. Personalemente si sente più incline a favore della prima soluzione, che gli appare la più probabile, purché gli interessi italiani nella Penisola Balcanica siano salvaguardati e purché noi non cerchiamo cambiamenti che probabilmentre ci daranno un predominio dannoso agli interessi italiani nei Balcani.
L'Italia, dal 1882 nominalmene alleata della Germania e dell'Austria-Ungheria nella Triplice Alleanza, ma con dei piani propri nei confronti dei territori austriaci di Sudtirolo, Istria e Dalmazia, e un accordo segreto del 1902 con la Francia, che in pratica annullava i suoi impegni di alleanza, restò inizialmente neutrale. La decisione fu presa sulla base del fatto che, considerando l'azione austriaca contro la Serbia come un puro atto di aggressione, non era vincolata dalla natura difensiva del trattato della Triplice Alleanza ad intervenire a fianco degli "alleati". L'opinione pubblica italiana invece si divise tra coloro i quali erano favorevoli all'intervento in guerra dell'Italia (Interventisti) e quelli che volevano che la nazione restasse neutrale. Tra gli interventisti il dibattito era incentrato sulla parte da prendere nel caso si fosse entrati in guerra, ovvero su quale parte avrebbe garantito meglio gli interessi dell'Italia. Il primo ministro italiano Antonio Salandra (sotto il governo di Giovanni Giolitti), iniziò - segretamente - a contrattare con ambedue le parti le condizioni dell'intervento, e gli eventuali premi all'Italia in caso di vittoria. La necessità di "prendere tempo" e le due fazioni, interventista e neutrale, sospinsero la neutralità dell’Italia, che venne dichiarata ufficialmente il 2 agosto dal ministro degli esteri San Giuliano, appellandosi al succitato carattere esclusivamente difensivo della Triplice Alleanza. La maggioranza del parlamento era contraria all’intervento, ma importante era anche la componente interventista, che raccoglieva ampi consensi nell’opinione pubblica, in particolare tra gli intellettuali. Con il passare del tempo il numero di interventisti crebbe sempre più, tra i tanti un certo Benito Mussolini (allora direttore dell'"Avanti!", piccolo ma pungente giornale del partito socialista, e in seguito del "Popolo d'Italia"), che, partito da posizioni fermamente neutrali, si schierò poi apertamente per l'intervento in guerra. Il governo italiano, intanto, continuava a trattare con entrambe le parti l'ingresso nel conflitto. Nell'aprile del 1915, al termine di una ardua trattativa, l'accordo con l'Intesa si concretizzò nel Patto di Londra, firmato il 26 aprile dal ministro degli esteri Sonnino all'insaputa del parlamento italiano. Con il Patto di Londra l'Italia ricevette la promessa di ottenere, in caso di vittoria, il Trentino e il territorio attiguo fino al Brennero, Gorizia, Trieste, Gradisca, l'Istria fino al Quarnaro e parte della Dalmazia, la sovranità su Valona, la zona di Adalia in Turchia, e parte delle colonie tedesche. Il 4 maggio l'Italia disdice la Triplice Alleanza. Nei giorni seguenti Giolitti e il parlamento (in maggioranza neutralista) combattono l'ultima battaglia per tenere l'Italia fuori dalla guerra. Il 13 maggio Salandra presenta al Re le dimissioni. Giolitti, nel timore di approfondire una frattura istituzionale, rinuncia alla successione, e si dimette. L'Italia entra perciò in guerra, per volontà di un gruppo di relativa minoranza, chiamando a combattere i militari italiani lungo più di 650 chilometri di fronte. Va inoltre considerato il fatto che l'Austria-Ungheria era la potenza contro la quale si era combattuto durante le guerre d'indipendenza e che entrare in guerra al suo fianco avrebbe smentito tutta la tradizione risorgimentale, sulla quale si fondavano in gran parte le motivazioni degli interventisti.

Interventisti e neutralisti in Italia

Alla vigilia della guerra, l'opinione pubblica italiana era così spaccata:
- Interventisti
  - I
liberal-conservatori, che speravano in un rafforzamento delle istituzioni in senso autoritario. (Salandra e Sonnino)
  - Gli
irredentisti, che vedevano la guerra come una prosecuzione del Risorgimento, una occasione per liberare le terre rimaste in mano austriaca.
  - I
socialisti rivoluzionari, che speravano che la guerra avrebbe accelerato il compimento della rivoluzione socialista. (Benito Mussolini)
  - I
nazionalisti, che esaltavano la guerra come strumento per dare potenza e prestigio alla Nazione.
  - Gli industriali dellindustria pesante
, che avrebbero fatto ingenti guadagni attraverso la produzione bellica.
  - I letterati come D'Annunzio e Corradini
- Neutralisti
  - I cattolici, sia per i principi evangelici sia per non andare contro la cattolicissima Austria.
  - I socialisti, che vedevano la guerra come una inutile strage.
  - Giolitti e i giolittiani, che ritenevano di poter ottenere le terre irredente in cambio della neutralità italiana.
  - Gli industriali che producevano per l'esportazione, che speravano di poter sostituire sui mercati internazionali la Germania impegnata nella guerra.

L'Italia entra in Guerra

Germania L'Italia dichiarò guerra all'Austria-Ungheria il 23 maggio 1915, e alla Germania quindici mesi più tardi, all'alba del 24 maggio l'esercito Italiano spara la prima salva di cannone contro le postazioni austriache asseragliate a Cervignano del Friuli che poche ore più tardi diverrà la prima città liberata. Il comando delle forze armate italiane viene affidato al generale Luigi Cadorna. Il nuovo fronte aperto dall'Italia ebbe come teatro l'arco alpino dallo Stelvio al mare Adriatico, lo sforzo principale tendente allo sfondamento del fronte fu attuato nella regione della valli isontine in direzione di Lubiana. Anche qui, dopo un'iniziale avanzata italiana gli austriaci ricevettero l'ordine di trincerarsi e resitere e si verificò la stessa guerra di trincea che si svolgeva sul fonte occidentale. L'unica differenza è che mentre sul fronte occidentale le trincee erano scavate nel fango, sul fronte italiano erano scavate nelle rocce e nei ghiacciai delle Alpi, anche ed oltre ai 3.000 metri di altitudine. Nei primi mesi di guerra l'Italia sferrò quattro offensive contro gli austriaci ad est, queste furono:
- Prima battaglia dell'Isonzo: 23 giugno-7 luglio 1915
- Seconda battaglia dell'Isonzo: 18 luglio-4 agosto 1915
- Terza battaglia dell'Isonzo: 18 ottobre-4 novembre 1915
- Quarta battaglia dell'Isonzo: 10 novembre- 1915 In queste prime quattro battaglie le perdite italiane ammonteranno a oltre 60.000 morti e più di 150.000 feriti, il che equivaleva a circa un quarto delle forze mobilitate. Degna di menzione è l'offensiva nell'alto Cadore sul Col di Lana tendente a tagliare una delle principali vie di rifornimento al settore Trentino attraverso la Val Pusteria. Questo teatro di operazioni fu secondario rispetto alla spinta ad est tuttavia ebbe in seguito il merito di bloccare contingenti austroungarici in quanto la zona di operazioni si avvicinava più di ogni altro settore del fronte a vie di comunicazione strategiche per l'aprovvigionamento del fronte tirolese e trentino ( val Pusteria Valle dell'Isarco ).

Tanti caduti, pochi risultati

Si arriva così all'inizio del 1916. Mentre in febbraio gli austriaci ammassano truppe in Trentino, l'11 marzo, per otto giorni, si svolge la Quinta battaglia dell'Isonzo, che non porterà ad alcun risultato. A metà maggio gli austriaci sfondano in Trentino arrivando ad occupare tutto l'altipiano di Asiago, l'esercito italiano riuscì comunque a contenere l'offensiva e gli austriaci si ritirarono tornando a rinforzare le loro posizioni sul Carso. Il 4 agosto inizia la Sesta battaglia dell'Isonzo che porterà il 9 alla conquista di Gorizia che pur non essendo di importanza strategica verrà presa ad un prezzo altissimo (20.000 morti e 50.000 feriti). L'anno si conclude con altre tre offensive:
- Settima battaglia dell'Isonzo: 14 settembre-16 settembre 1916
- Ottava battaglia dell'Isonzo: 1 novembre- 1916
- Nona battaglia dell'Isonzo: 4 novembre- 1916 Anche queste senza risultati apprezzabili ma con 37.000 morti e 88.000 feriti. Nell'ultima parte dell'anno gli italiani riescono ad avanzare un poco in Trentino ma per tutto l'inverno del 1916-17, sul fronte dell'Isonzo, tra il Carso e Monfalcone, la situazione è stazionaria. Il più grande merito dell'Italia fino a questo momento fu quello di aver inchiodato su questo fronte grandi quantitativi di truppe nemiche che altrimenti si sarebbero concentrate sul fronte occidentale e contro la Russia. La ripresa delle operazioni arrivò in maggio. Dal 12 al 28 si svolse la Decima battaglia dell'Isonzo. Dal 10 al 25 giugno si svolse invece la Battaglia del Monte Ortigara voluta da Cadorna per riconquistare alcuni territori del Trentino rimasti in mano austriaca. Il 18 agosto ebbe inizio la più imponente delle offensive italiane l'Undicesima battaglia dell'Isonzo, anche questa non sara decisiva e verrà pagata a caro prezzo, sia come perdite che come conseguenze.

La disfatta di Caporetto

Visti gli esiti dell'ultima offensiva italiana austriaci e tedeschi decisero di contrattaccare. Il 24 ottobre gli Austro-Tedeschi sfondarono il fronte dell'Isonzo a nord convergendo su Caporetto e accerchiando la Seconda Armata Italiana, in particolare il Quarto corpo d'Armata ed il Ventisettesimo Corpo d'Armata comandato dal generale Badoglio che poi cercò in tutti i modi di mettere a tacere il suo operato durante lo svolgimento della battaglia. Da lì avanzeranno per 150 km in direzione sud ovest raggiungendo Udine in quattro giorni. La Disfatta di Caporetto provocò il crollo del fronte italiano sull'Isonzo con la conseguente ritirata delle armate schierate dall'Adriatico fino alla Valsugana, oltre alle perdite umane e di materiale, 350.000 soldati si diedero a una ritirata scomposta assieme a 400.000 civili che scappavano dalle zone invase. La ritirata si fermerà solo sulla Linea del Piave, l'11 novembre 1917. A seguito della disfatta il Generale Cadorna verrà sostituito dal Generale Armando Diaz.

Da Caporetto alla fine della Guerra

Gli Austro-Tedeschi chiudono l'anno 1917 con le offensive sul Piave, sull'Altipiano di Asiago e sul Monte Grappa. Gli italiani sono costretti per riempire i vuoti d'organico ad impiegare i Ragazzi del '99, mentre si decide di conservare la classe 1900 per il presunto sforzo finale del 1919. La ritirata sul fronte del Grappa-Piave consente all'esercito italiano di concentrare le sue forze su di un fronte più breve, meglio difendibile, e soprattutto il mutato atteggiamento tattico, impostato alla difesa del territorio nazionale, ricopre di un nuovo significato morale la guerra degli Italiani, e consente il compattamento delle truppe e della nazione, presupposto per la cosiddetta "Vittoria finale" Gli austriaci si fermano in attesa della primavera del 1918, preparando un altro grosso attacco che li dovrebbe portare a occupare la pianura veneta. Arriva il 15 giugno e gli Austro-Ungarici attaccano con 66 divisioni. La Battaglia del Solstizio (15-23 giugno 1918) vedrà gli italiani resistere all'assalto e gli austriaci veder sfumare le loro speranze. Si tratta dell'ultimo sforzo offensivo per un paese sull'orlo del crollo, assillato dall'impossibilità di continuare a sostenere lo sforzo bellico sul piano economico e soprattutto su quello morale, data l'incapacità della monarchia di farsi garante dell'integrità dello stato multinazionale asburgico A questo punto è il turno dell'Italia nel portare un'offensiva, si discute se portarla ad ottobre o aspettare la primavera del 1919. Agli inizi di ottobre si decide di attaccare subito, anche per impegnare le riserve austro-ungariche ed impedire loro la prosecuzione dell'offensiva sul fronte francese. Il 23 ottobre parte l'offensiva, con condizioni climatiche pessime. Gli italiani avanzano in Veneto,Friuli ed in Cadore. Il 29 ottobre l'Austria chiede l'armistizio e il 3 novembre i soldati italiani entrano a Trento mentre i bersaglieri sbarcano a Trieste, il giorno seguente con la firma degli austriaci la guerra dell'Italia giunge a termine...

Teatri meridionali

Ingresso dell'Impero Ottomano

L'Impero Ottomano si unisce agli Imperi Centrali nell'ottobre-novembre del 1914, minacciando i territori russi del Caucaso e le comunicazioni britanniche con l'India e l'Oriente tramite il Canale di Suez. L'azione britannica apre un altro fronte a sud con le campagne di Gallipoli (1915) e della Mesopotamia, nonostante i turchi avessero inizialmente successo nel respingere le incursioni nemiche. Ma in Mesopotamia, dopo il disastro dell'Assedio di Kut (1915-16), i britannici si riorganizzano e catturano Baghdad nel marzo 1917. Più a ovest, in Palestina, gli iniziali fallimenti britannici vennero ribaltati con la cattura di Gerusalemme nel dicembre 1917 e la Forza di spedizione egiziana guidata da Edmund Allenby che sconfisse le forze ottomane nella Battaglia di Megiddo (settembre 1918).

La caduta della Serbia

Dopo aver respinto tre invasioni austriache nell'agosto-dicembre 1914, la Serbia cedette all'invasione combinata di Germania, Austria e Bulgaria dell'ottobre 1915. Le truppe serbe continuarono a resistere in Albania e Grecia, dove una forza Franco-Britannica era sbarcata per offrire assistenza e per spingere il governo greco in guerra contro gli Imperi Centrali.

Prime fasi: dal romanticismo alle trincee

La percezione della guerra nel 1914 era quasi romantica, e la sua dichiarazione venne accolta con grande entusiasmo da molte persone. La visione comune era che sarebbe stata una breve guerra di manovre, con poche azioni pungenti (per "impartire una lezione al nemico"") e sarebbe finita con un vittorioso ingresso nella capitale (ovviamente quella nemica), seguita da una o due parate celebrative a casa, per poter poi tornare alla vita normale. C'erano alcuni pessimisti (come Lord Kitchener) che predissero che la guerra sarebbe durata a lungo, ma "tutti sapevano" che la guerra sarebbe "finita per Natale....". Arruolamento nell'esercito britannico durante la prima guerra mondiale

Inizia il trinceramento

Dopo l'iniziale successo nella Prima battaglia della Marna, le forze tedesche e dell'Intesa iniziarono una serie di snervanti manovre per cercare di costringere gli avversari alla ritirata, nella cosidetta Corsa verso il mare. Francia e Gran Bretagna si trovarono ben presto ad affrontare le posizioni tedesche trincerate, dalla Lorena fino alle coste belghe nelle Fiandre. Entrambi gli schieramenti presero posizione, i francesi e i britannici cercando di andare all'attacco, mentre i tedeschi cercavano di difendere il territorio da loro occupato. Una delle conseguenze fu che le trincee tedesche erano molto meglio costruite di quelle dei loro nemici: le trincee Anglo-Francesi erano pensate solo per essere "temporanee", prima che le loro forze spezzassero le difese tedesche. Nessuno dei due schieramenti si dimostrò in grado di assestare un colpo decisivo nei quattro anni seguenti, per quanto la protratta azione tedesca nella Battaglia di Verdun (1916) e il fallimento alleato della primavera successiva, portarono l'esercito francese sull'orlo del collasso, mentre le diserzioni di massa minavano la linea del fronte. Circa 800.000 soldati dalla Gran Bretagna e dall'Impero Britannico si trovavano contemporaneamente sul fronte occidentale, 1.000 battaglioni, ognuno occupante un settore del fronte, dal Belgio fino all'Arne, che operavano su in sistema mensile a quattro stadi, a meno che non ci fosse un offensiva in corso. Il fronte conteneva quasi 10.000 chilometri di trincee. Ogni battaglione teneva il suo settore per quattro settimane prima di tornare nelle retrovie, quindi nella riserva e infine per una settimana in licenza, spesso nella zona di Poperinge o di Amiens.

Le Somme e Passchendaele

Sia la Battaglia della Somme (1916), che la Battaglia di Passchendaele (1917), sempre sul fronte occidentale, risultarono in enormi perdite di vite da entrambe le parti, ma in minimi progressi nella situazione della guerra. È interessante notare che, quando i britannici attaccarono nel primo giorno della battaglia della Somme, e persero un enorme numero di uomini sotto le continue raffiche delle mitragliatrici tedesche, riuscirono comunque a guadagnare del terreno. Ciò fece sì che il comando tedesco ordinò ai suoi soldati di riprendersi il terreno perso, con risultati molto simili dal punto di vista delle perdite. Quindi, invece di un combattimento sbilanciato, con i soli britannici all'attacco, che avrebbe causato enormi perdite solo dalla loro parte, il volume degli attacchi fu equamente distribuito, così come le perdite sofferte.

Gas tossici e nuove armi

Come in ogni conflitto il settore di ricerca maggiormente sviluppato fu quello bellico, che raggiunse livelli impensabili nel giro di pochi anni. Le nuove armi furono numerose, tutte ugualmente letali. - I gas tossici (principalmente yprite, fosgene, cloropicrina) furono utilizzati per la prima volta dai tedeschi contro i soldati russi, senza molto successo, nella Battaglia di Bolimow del 1 gennaio 1915, ma divennero celebri a partire dal 22 aprile 1915, in una battaglia a Ypres in cui per la prima volta si fece uso di gas asfissianti al cloro, che provocarono il terrore tra le truppe nemiche, i cui uomini morivano accecati e soffocati, con i polmoni e gli occhi bruciati, tra indicibili sofferenze. Il primo rudimentale rimedio agli attacchi chimici fu costituito da fazzoletti bagnati con acqua e/o urina. In seguito sarebbero state sperimentate le prime maschere anti-gas (distribuite in massa tra i soldati). Nel corso della guerra i gas al cloro sarebbero stati poi sostituiti da un tipo di gas più evoluto, sparato da proiettili, denominato "iprite" (dal nome della città Ypres). - I lanciafiamme, introdotti dai tedeschi a Hooge il 30 luglio 1915. - I carri armati (utilizzati inizalmente dai britannici nella Somme il 15 settembre 1916), che suscitarono lo stesso stupore e terrore provocato dal gas a Ypres, pur non essendo usati per lo sfondamento delle linee nemiche (come avverrà poi nella seconda guerra mondiale), ma solo per il semplice supporto alla fanteria. Ognuna di queste nuove armi produsse inizialmente panico e sconcerto tra i nemici, ma non riuscì a produrre un vantaggio sostanziale e duraturo. Uso dei gas nella prima guerra mondiale

Aeroplani e U-Boot

L'aviazione militare ottenne rapidi progressi, dallo sviluppo delle (inizialmente primitive) mitragliatrici sincronizzate per poter sparare in avanti, introdotte dall'aviazione tedesca nell'autunno del 1915, allo sviluppo dei bombardieri usati contro Londra (luglio 1917): ancor più drammatico, almento per i britannici, fu l'uso dei sottomarini tedeschi (U-Boot, dal tedesco Unterseeboote) contro i mercantili alleati in acque internazionali dal febbraio 1915. La decisione tedesca di togliere le restrizioni all'attività sottomarina (1 febbraio 1917) fu strumentale all'entrata in guerra degli Stati Uniti dalla parte degli alleati (6 aprile). L'affondamento del transatlantico Lusitania fu un successo controverso per gli U-Boot.

Il fronte orientale e la Russia

Mentre sul fronte occidentale si era raggiunto lo stallo nelle trincee, la guerra continuò ad est.

Vittorie tedesche ad est

I piani di guerra iniziali dei russi prevedevano l'invasione simultanea della Galizia austriaca e della Prussia Orientale tedesca. Anche se l'iniziale avanzata in Galizia fu di ampio successo, i russi vennero respinti dalla Prussia Orientale, dalle vittorie dei generali tedeschi Hindenburg e Ludendorff a Tannenberg e ai Laghi Masuriani nell'agosto e settembre del 1914. L'organizzazione militare ed economica russe, meno sviluppate, si rivelarono presto insufficienti davanti alle forze combinate di Germania e Austria-Ungheria. Nella primavera del 1915 i russi vennero respinti in Galizia, e in maggio gli Imperi Centrali ottennero un importante sfondamento ai confini meridionali della Polonia, catturando Varsavia il 5 agosto e costringendo i russi a ritirarsi dalla Polonia.

Russia in subbuglio

L'insoddisfazione nei confronti della condotta di guerra del governo russo crebbe, nonostante i successi del giugno 1916, Offensiva Brusilov, nella Galiza Orientale, contro gli austriaci, quando i successi russi furono minati dalla riluttanza degli altri generali di impegnare le loro forze a supporto del comandante vittorioso. Le fortune alleate si ravvivarono solo temporaneamente con l'ingresso in guerra della Romania, il 27 agosto. Le forze tedesche arrivarono in aiuto delle unità austriache impegnate in Transilvania, e Bucarest cadde ai piedi degli Imperi Centrali il 6 dicembre. Nel frattempo, l'instabilità interna crebbe in Russia, e lo Zar rimase isolato al fronte, mentre il sempre più incompentente governo delll'Imperatrice provocò proteste da tutti i segmenti della vita politica russa, risultando nell'assassinio del favorito di Alessandra, Rasputin, da parte di nobili conservatori alla fine del 1916.

La Rivoluzione Russa

Nel marzo 1917 (febbraio per il calendario russo che mai ha accettato la riforma gregoriana), le dimostrazioni di San Pietroburgo culminarono nell'abdicazione dello Zar Nicola II e alla nomina di un debole Governo provvisorio centrista, che condivise il potere con i socialisti del Soviet di Pietrogrado. Questa divisione dei poteri portò alla confusione e al caos, sia al fronte che a casa, e l'esercito divenne sempre meno capace di resistere efficacemente alla Germania. Nel frattempo, la guerra e il governo, divennero sempre più impopolari, e il malcontento venne usato strategicamente dal Partito Bolscevico, guidato da Vladimir Lenin, allo scopo di prendere il potere. Il trionfo dei Bolscevichi, in novembre (ottobre per il calendario russo), fu seguito in dicembre da un armistizio e da negoziati con la Germania. All'inizio, i Bolscevichi rifiutarono i duri termini imposti dalla Germania, ma quando questa riprese la guerra e cominciò a marciare impunita attraverso l'Ucraina, il nuovo governo accettò il Trattato di Brest-Litovsk il 3 marzo 1918, che portò la Russia fuori dalla guerra dietro cessione agli Imperi Centrali di vasti territori comprendenti la Finlandia, le Province Baltiche, la Polonia e l'Ucraina.

Rovesciamento delle sorti

Il 1917 vide l'ingresso in guerra degli Stati Uniti. Mentre con la sconfitta russa sul fronte orientale, la Germania era libera di spostare truppe a ovest. Con i rinforzi tedeschi e le truppe americane che piombavano sul fronte occidentale, l'esito finale della guerra si sarebbe deciso su questo fronte.

Ingresso degli Stati Uniti

All'inizio del 1917 la Germania riprese la sua politica di guerra sottomarina indiscriminata. Questo, combinato con l'indignazione pubblica circa il Telegramma Zimmermann, portò alla finale rottura delle relazioni tra Stati Uniti e Imperi Centrali. Il presidente Woodrow Wilson richiese al congresso degli Stati Uniti di dichiarare guerra, il che avvenne il 6 aprile 1917. (Solo un membro del Congresso, Jeanette Rankin del Montana, votò contro). L'esercito statunitense e la Guardia Nazionale erano stati mobilizzati nel 1916 per dare la caccia al rivoluzionario messicano Pancho Villa, il che rese la mobilitazione più veloce. La Marina statunitense, fu in grado di inviare un gruppo di navi da guerra a Scapa Flow per unirsi alla flotta britannica, e un gruppo di incrociatori a Queenstown, in Irlanda, per aiutare a scortare i convogli. Comunque, occorse del tempo prima che le forze statunitensi fossero in grado di contribuire significativamente sul fronte occidentale e su quello italiano. Britannici e francesi insistettero sull'invio di fanteria statunitense per rinforzare le linee. Durante la guerra, le forze americane furono a corto di una propria artiglieria, aviazione e di unità del genio. Comunque il Generale John J. Pershing, comandante della forza di spedizione americana, resistette al disgregamento delle unità americane per utilizzarle come rinforzo di quelle francesi e britanniche, come suggerito dagli alleati.

Offensiva tedesca del 1918

L'entrata degli USA in guerra nell'anno precedente, aveva reso certo l'eventuale arrivo delle truppe americane, mentre il ritiro della Russia e la disfatta italiana di Caporetto aveva permesso il trasporto di truppe tedesche ad ovest. Quattro successive offensive tedesche seguirono quella del 27 maggio, portando a guadagni in direzione di Parigi, comparabili a quelli della prima avanzata. Il 21 marzo 1918 la Germania lanciò una grossa offensiva, l'"Operazione Michael", contro le truppe britanniche e del Commonwealth. L'esercito tedesco aveva sviluppato una nuova tattica che prevedeva l'utilizzo di incursori addestrati ad infiltrarsi nelle trincee e catturarle. Gli alleati reagirono incaricando il Maresciallo di campo francese Ferdinand Foch di coordinare le attività alleate in Francia, e in seguito nominandolo comandante supremo di tutte le forze alleate. L'offensiva tedesca si mosse in avanti di 60 km e premette talmente le truppe della Forza di spedizione britannica (BEF), che il loro comandante, il Maresciallo di campo Sir Douglas Haig, emise un Ordine Generale l'11 aprile che dichiarava: "Con le spalle al muro, e credendo nella giustezza della nostra causa, ognuno di noi deve combattere fino alla fine". Comunque, per quel momento, l'offensiva tedesca si era fermata, a causa di problemi logistici. I contrattacchi dei canadesi e delle forze dell'ANZAC spinsero indietro i tedeschi.

Vittoria alleata

11 aprile La Forza di spedizione americana, comandata dal Generale John J. Pershing, entrò in battaglia in numeri significativi nell'aprile 1918. Nella Battaglia di Bosco Belleau, dal 1 giugno al 30 giugno 1918, la seconda divisione, comprendente il Corpo dei Marines, aiutò ad annullare l'offensiva tedesca che minacciava Parigi. Il 18 luglio 1918, alla Battaglia di Chateau-Thierry, le forze francesi e americane andarono all'offensiva. L'esercito britannico, usando un grosso numero di carri armati, attaccò ad Amiens l'8 agosto causando tale sorpresa e confusione che il comandante in capo tedesco, Generale Ludendorff, disse che fu "il giorno più nero dell'esercito tedesco". Il 12 settembre la Prima Armata Statunitense, che era stata recentemente costituita dalla Forza di spedizione americana, andò all'attacco del saliente di Saint-Mihiel, che la Germania occupava dal 1914. Questo saliente minacciava la linea ferroviaria Parigi-Nancy. Le forze americane erano carenti di supporto dell'artiglieria, che veniva fornito da francesi e britannici. Questa fu anche la prima occasione in cui vennero usati i carri armati americani, guidati dal tenente Colonnello George S. Patton. Quattro giorni dopo il saliente era stato ripulito. Il 26 settembre le forze americane iniziavano l'Offensiva Mosa-Argonne, che continuò fino alla fine della guerra. Un posto di osservazione chiave dei tedeschi, sulla quota 305 a Montfaucon d'Argonne venne catturato il 27 settembre. Circa 18.000 americani caddero durante l'offensiva. Fu la prima condotta dagli Stati Uniti come esercito indipendente. Il Generale Pershing puntava al fiume Reno, che si aspettava di oltrepassare all'inizio del 1919. Il 24 ottobre l'esercito italiano, con un limitato supporto americano, inizio l'offensiva di Vittorio Veneto contro l'Impero Austro-Ungarico, che durò fino al 4 novembre.

Fine della Guerra

La Bulgaria fu il primo tra gli Imperi Centrali a firmare l'armistizio (29 settembre 1918), seguito dalla Turchia (30 ottobre) La Germania richiese un cessate il fuoco il 3 ottobre 1918, seguita dall'Austria-Ungheria. I combattimenti terminarono con l'armistizio concordato l'11 novembre a Compiègne. Austria e Ungheria firmarono due armistizi separati a seguito del rovesciamento della monarchia asburgica. Il maggiore Harry S.Truman fece sparare i cannoni al suo battaglione fino agli ultimi secondi. Circa trent'anni dopo, il maggiore era diventato presidente degli U.S.A. Fu lui a ordinare il lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, che pose fine alla seconda guerra mondiale. Si può dire che Truman fece terminare entrambe le guerre mondiali. Quando Guglielmo II ordinò alla Flotta d'alto mare tedesca una sortita contro le navi alleate, questa si ammutinò a Wilhelmshaven il 29 ottobre 1918. Il 9 novembre, venne proclamata la repubblica, segnando la fine dell'Impero Germanico del 1871. Il Kaiser volò il giorno seguente nei Paesi Bassi, che gli garantirono asilo politico. Si veda Repubblica di Weimar per i dettagli.

Caratteristiche distintive della guerra

La Prima Guerra mondiale è considerata come la prima guerra moderna su larga scala. In realtà si presentava come una



Prima guerra mondiale

Con l'espressione prima guerra mondiale (per i contemporanei Grande guerra) si intende il conflitto cominciato il 4 agosto 1914 a seguito dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero austro-ungarico, compiuto a Sarajevo (Bosnia) il 28 giugno 1914 da parte del nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip. La guerra vide inizialmente lo scontro degli Imperi Centrali: Germania e Impero Austro-Ungarico contro le nazioni dell'Intesa: Francia Gran Bretagna e Russia. Con lo svolgersi del conflitto, a seguito di varie alleanze altre nazioni vi presero parte. Tra queste: Italia, Impero Ottomano, Belgio, Canada, Australia, Stati Uniti, Serbia, Romania, Sud Africa e Nuova Zelanda. Il numero dei continenti coinvolti fu tale da poter definire la Guerra come Mondiale, prima nella storia dell'umanità. L'Italia decise di intervenire nel conflitto il 24 maggio 1915, dichiarando guerra all'Impero Austro-Ungarico. La decisione di intervenire fu presa dal parlamento dopo che il ministro degli esteri Sidney Sonnino ebbe stipulato con la Triplice Intesa il 26 aprile un patto segreto, detto Patto di Londra, nel quale l'Italia si impegnava ad entrare in guerra entro un mese in cambio di alcune conquiste territoriali che avrebbe ottenuto dopo la guerra: il Trentino, il Tirolo meridionale, Trieste, Gorizia, l'Istria (a eccezione della città di Fiume) e parte della Dalmazia. La guerra si concluse l'11 novembre 1918, quando la Germania firmò l'armistizio con le forze dell'Intesa. Il numero di morti della Prima Guerra Mondiale è stato di oltre quindici milioni.

Paesi coinvolti:


- Imperi Centrali e loro alleati:
  - Germania
  - Impero Austro-Ungarico
  - Impero Ottomano
  - Bulgaria
- Triplice Intesa e loro alleati:
  - Gran Bretagna
  - Francia
  - Russia
  - Belgio
  - Italia (24 maggio 1915 fino 4 novembre 1918)
  - Stati Uniti d'America
  - Serbia
  - Romania
  - Giappone
  - Canada
  - Australia
  - Sud Africa
  - Cina

Origini diplomatiche

Lo scoppio della guerra è storicamente associato all'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria il 28 giugno 1914, ma le origini della guerra giacciono in realtà nel complesso delle relazioni tra le potenze europee tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, e soprattutto nelle politiche di colonizzazione promosse dalle varie nazioni. La Guerra Franco-Prussiana del 1870-71 aveva portato non solo alla fondazione di un potente e dinamico Impero Germanico, ma anche ad un'eredità di animosità tra la Francia e la Germania, a seguito dell'annessione a quest'ultima dei territori francesi di Alsazia e Lorena (di questi territori si parlerà per decenni). Sotto la guida politica del suo primo Cancelliere, Otto von Bismarck, la Germania assicurò la sua nuova posizione in Europa tramite l'alleanza con l'Impero Austro-Ungarico e ad un'intesa diplomatica con la Russia. L'ascesa al trono (1888) dell'Imperatore Guglielmo II portò sul trono tedesco un giovane governante determinato a dirigere da sé la politica, nonostante i suoi dirompenti giudizi diplomatici. Dopo le elezioni del 1890, nelle quali i partiti del centro e della sinistra ottennero un grosso successo, ed in parte a causa della disaffezione nei confronti del Cancelliere che aveva guidato suo nonno per gran parte della sua carriera, Guglielmo II fece in modo di ottenere le dimissioni di Bismarck. Gran parte del lavoro dell'ex-cancelliere venne disfatto nei decenni seguenti, quando Guglielmo II fallì nel rinnovare gli accordi con la Russia, permettendo alla Francia repubblicana l'opportunità di concludere (1891-94) una completa alleanza con l'Impero Russo. Ma il peggio doveva ancora venire: Guglielmo intraprese (1897-1900) la creazione di una Marina militare in grado di minacciare il secolare predominio navale britannico, favorendo lEntente Cordiale Anglo-Francese del 1904 e la sua espansione (1907), che portò all'inclusione della Russia. La rivalità tra le potenze venne esacerbata negli anni '80 (1880) dalla corsa alle colonie, che portò gran parte dell'Africa e dell'Asia sotto la dominazione europea nel successivo quarto di secolo. Anche Bismarck, un tempo esitante sull'imperialismo, divenne un sostenitore dell'Impero d'oltremare, aggiungendo alla tensione Anglo-Tedesca le acquisizioni della Germania in Africa e nel Pacifico, che minacciavano di interferire con gli interessi strategici e commerciali britannici. Il supporto di Guglielmo all'indipendenza del Marocco dalla Francia, il nuovo partner strategico della Gran Bretagna, provocò la Crisi di Tangeri del 1905. Durante la seconda crisi marocchina (o Crisi di Agadir 1911), la presenza navale tedesca in Marocco mise di nuovo alla prova la coalizione Anglo-Francese. Un ingrediente chiave dell'emergente polveriera diplomatica, fu la crescita delle forti aspirazioni nazionalistiche degli stati balcanici: ognuno dei quali guardava a Germania, Austria-Ungheria o Russia per ottenere supporto. La nascita di circoli anti-austriaci in Serbia, contribuì a un ulteriore crisi nel 1908 riguardante l'annessione unilaterale della Bosnia ed Erzegovina da parte dell'Austria, oltre alla pressione tedesca per forzare un umiliante declino da parte della Russia, indebolita dalla sconfitta del 1905 contro il Giappone e dai susseguenti disordini rivoluzionari. L'allarme per l'inaspettatamente rapido recupero della Russia dopo il 1909, alimentò i sentimenti dei circoli di governo tedeschi a favore di una guerra preventiva che spezzasse il presunto accerchiamento da parte dell'Intesa, prima che il riarmo russo potesse far pendere la bilancia strategica contro la Germania e l'Austria-Ungheria. Per il 1913 sia la Francia sia la Germania stavano pianificando di estendere il servizio militare, mentre la Gran Bretagna era entrata in una convenzione navale e in colloqui militari con la Francia, negli anni precedenti. Questo scenario di tensioni internazionali alimentò le ragioni della guerra, c'era solo bisogno di un valido espediente per manifestarle. L'omicidio dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria per mano del rivoluzionario serbo Gavrilo Princip fu probabilmente la scintilla migliore, e la polveriera scoppiò.

Lo scoppio della guerra

La preoccupazione sulla sicurezza regionale dell'Austria, crebbero con il quasi raddoppio del territorio della vicina Serbia, che risultò dalle Guerre Balcaniche del 1912-1913. Molti nella
leadership austriaca, non ultimo l'Imperatore Francesco Giuseppe, e Conrad von Hötzendorf, erano preoccupati dal nazionalismo serbo e dai suoi agitatori nelle province meridionali dell'impero; anche perché tormentati dal ricordo delle campagne Piemontesi contro le province italiane dell'Austria, che culminarono nella Battaglia di Solferino, erano inoltre preoccupati che la Russia avrebbe appoggiato la Serbia nell'annessione delle aree slave dell'Austria. Il sentimento predominante era quello che fosse meglio distruggere la Serbia prima che le venisse data l'opportunità di lanciare una tale campagna. Alcuni membri del governo austriaco pensavano inoltre che la campagna contro la Serbia sarebbe stata il rimedio perfetto ai problemi politici interni dell'impero. Molti erano frustrati dal potere del governo Ungherese. Nel 1914 il governo dell'Impero Austro-Ungarico aveva una struttura "dualistica". Austria e Ungheria avevano essenzialmente due governi separati sotto lo stesso monarca. Il governo austriaco manteneva il controllo sulla politica estera, ma era dipendente da quello ungherese per questioni come l'approvazione del bilancio. Spesso la leadership ungherese, sotto István Tisza rifiutò le richieste austriache per questioni tipo l'incremento delle spese militari. Nella speranza di terminare il blocco politico che ciò comportava, molti si auguravano la formazione di una federazione, o almeno una monarchia trialistica. La soluzione veniva vista nell'incremento del numero di Slavi all'interno dell'impero. L'assassinio di Francesco Ferdinando, nel giugno del 1914 creò l'opportunità tanto cercata da alcuni leader austriaci di poter contare su un piccolo regno slavo. I cospiratori di Sarajevo vennero accusati dalle autorità Austro-Ungariche di essere stati armati dalla fantomatica Mano Nera, un raggruppamento nazionalista pan-serbo collegato ai circoli di governo della Serbia. Con il supporto della Germania, l'Austria-Ungheria, che agì principalmente sotto l'influenza del Ministro degli Esteri Leopold von Berchtold, inviò un ultimatum in 15 punti, praticamente irrealizzabile, alla Serbia, il 23 luglio 1914, che doveva essere accettato nel giro di 48 ore.. Il governo Serbo accettò tutte le richieste meno una. L'Austria-Ungheria nondimeno ruppe le relazioni diplomatiche il 25 luglio e dichiarò guerra il 28, tramite telegramma inviato al governo serbo. Il governo Russo, che nel 1909 si era impegnato a sostenere l'indipendenza serba in cambio dell'accettazione serba dell'annessione della Bosnia all'Austria, mobilizzò le sue riserve militari il 30 luglio a seguito dell'interruzione nelle cruciali comunicazioni telegrafiche tra Guglielmo II e Nicola II di Russia, che era sotto pressione da parte del suo staff per prepararsi alla guerra. La Germania, richiese il 31 luglio, che la Russia ritirasse le sue forze, ma il governo russo persistette, in quanto la demobilitazione avrebbe reso impossibile riattivare la pianificazione militare in tempi brevi. La Germania dichiarò guerra alla Russia il 1 agosto e due giorni dopo contro il suo alleato, la Francia. Lo scoppio del conflitto è spesso attribuito alle alleanze stipulate nei decenni precedenti: Germania-Austria-Italia contro Francia-Russia; con Gran Bretagna e Serbia allineate a queste ultime. In effetti nessuna delle alleanze venne attivata all'inizio, anche se la mobilitazione generale russa e la dicharazione di guerra tedesca contro la Francia furono motivate dalla paura che l'alleanza avversa venisse posta in gioco. La dichiarazione di guerra britannica contro la Germania (4 agosto) non fu ufficialmente il risultato dei suoi intendimenti con Russia e Francia (fondamentalmente non era alleata a nessuna delle due), ma fu causata dall'invasione tedesca del Belgio, la cui indipendenza la Gran Bretagna aveva garantito di sostenere (1839), il quale si trovava sul percorso pianificato dai tedeschi per l'invasione della Francia.

Le prime Battaglie

Il piano tedesco (denominato Piano Schlieffen) per affrontare l'alleanza Franco-Russa prevedeva lo sferrare un colpo mortale alla Francia, per poi rivolgersi contro il più lentamente mobilizzato esercito russo. Invece di attaccare la Francia direttamente, fu ritenuto prudente attaccarla da nord. Per fare questo l'esercito tedesco dovette marciare attraverso il Belgio. La Germania chiese al governo belga il libero passaggio, promettendogli in cambio che sarebbe stato considerato un suo alleato. Quando il Belgio rifiutò, la Germania lo invase e iniziò a marciare attraverso di esso in ogni caso, dopo aver prima invaso e assicurato il piccolo Lussemburgo. Incontrò subito la resistenza davanti ai forti della città belga di Liegi. La Gran Bretagna inviò un'armata in Francia, che avanzò nel Belgio. I ritardi portati dalla resistenza dei Belgi, dalle forze francesi e britanniche, e dalla inaspettatamente rapida mobilitazione della Russia, sconvolsero i piani tedeschi. La Russia attaccò la Prussia Orientale, deviando così forze tedesche previste per il fronte occidentale. La Germania sconfisse la Russia in una serie di battaglie collettivamente conosciute come Battaglia di Tannenburg, ma questa diversione, permise alle forze francesi e britanniche di fermare l'avanzata tedesca su Parigi nella Prima battaglia della Marna (Settembre 1914), mentre gli Imperi Centrali (l'Impero Germanico e quello Austro-Ungarico) furono costretti a combattere una guerra su due fronti. La prima occupazione alleata del territorio nemico non fu in Europa, ma in Africa: le forze britanniche attaccarono e catturarono la sede amministrativa tedesca dell'odierna Namibia, al tempo colonia tedesca

L'allargamento del conflitto

1914


- 28 luglio - L'Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia;
- 1 agosto - La Germania dichiara guerra alla Russia;
- 2 agosto - Le truppe tedesche occupano il Lussemburgo;
- 3 agosto - La Germania dichiara guerra alla Francia;
- 4 agosto - La Germania invade il neutrale Belgio;
- 4 agosto - Il Regno Unito dichiara guerra alla Germania dopo che questa non rispetta la neutralità belga;
- 20 agosto - Le forze tedesche occupano Bruxelles.
- 23 agosto - Il Giappone dichiara guerra alla Germania;
- Settembre 1914 - un patto di unità viene firmato da Francia, Gran Bretagna e Russia;
- 9 ottobre - Assedio di Anversa - Anversa, in Belgio cede alle truppe tedesche.
- novembre 1-5 - L'Impero Ottomano entra in guerra dalla parte della Germania e dell'Austria-Ungheria.

1915


- 23 maggio - L'Italia dichiara guerra all'Austria-Ungheria;
- Ottobre - La Bulgaria entra in guerra dalla parte della Germania e dell'Austria-Ungheria;

1916


- 27 agosto - La Romania dichiara guerra all'Austria-Ungheria;
- 28 agosto - L'Italia dichiara guerra alla Germania;

1917


- 24 febbraio - All'ambasciatore degli Stati Uniti nel Regno Unito, Walter H. Page, viene consegnato il Telegramma Zimmermann, Nel quale l'Impero Germanico offre la restituzione del Sudovest Americano al Messico se questo dichiarerà guerra agli Stati Uniti;
- 6 aprile, gli Stati Uniti dichiarano guerra alla Germania;
- 14 agosto, la Cina dichiara guerra alla Germania.

Partecipazione Italiana

Dalla Neutralità all'entrata in guerra

L'Ambasciatore Austro-Ungarico a Roma, von Merey, al Conte Berchtold
Roma, 30 luglio 1914
Telegramma: Il Ministro degli Affari Esteri ha spontanemente introdotto oggi la questione dell'atteggiamento italiano nell'eventualità di una guerra europea.
Dato che il carattere della Triplice Allenza è puramente difensivo; dato che le nostre misure contro la Serbia possono precipitare una conflagrazione europea; e infine, dato che non abbiamo preventivamente consultato questo governo, l'Italia non sarebbe stata obbligata a unirsi a noi nella guerra. Questo, tuttavia, non preclude l'alternativa che l'Italia possa, nell'eventualità, dover decidere per se stessa se i suoi interessi fossero serviti meglio alleandosi con noi in una operazione militare o rimanendo neutrale. Personalemente si sente più incline a favore della prima soluzione, che gli appare la più probabile, purché gli interessi italiani nella Penisola Balcanica siano salvaguardati e purché noi non cerchiamo cambiamenti che probabilmentre ci daranno un predominio dannoso agli interessi italiani nei Balcani.
L'Italia, dal 1882 nominalmene alleata della Germania e dell'Austria-Ungheria nella Triplice Alleanza, ma con dei piani propri nei confronti dei territori austriaci di Sudtirolo, Istria e Dalmazia, e un accordo segreto del 1902 con la Francia, che in pratica annullava i suoi impegni di alleanza, restò inizialmente neutrale. La decisione fu presa sulla base del fatto che, considerando l'azione austriaca contro la Serbia come un puro atto di aggressione, non era vincolata dalla natura difensiva del trattato della Triplice Alleanza ad intervenire a fianco degli "alleati". L'opinione pubblica italiana invece si divise tra coloro i quali erano favorevoli all'intervento in guerra dell'Italia (Interventisti) e quelli che volevano che la nazione restasse neutrale. Tra gli interventisti il dibattito era incentrato sulla parte da prendere nel caso si fosse entrati in guerra, ovvero su quale parte avrebbe garantito meglio gli interessi dell'Italia. Il primo ministro italiano Antonio Salandra (sotto il governo di Giovanni Giolitti), iniziò - segretamente - a contrattare con ambedue le parti le condizioni dell'intervento, e gli eventuali premi all'Italia in caso di vittoria. La necessità di "prendere tempo" e le due fazioni, interventista e neutrale, sospinsero la neutralità dell’Italia, che venne dichiarata ufficialmente il 2 agosto dal ministro degli esteri San Giuliano, appellandosi al succitato carattere esclusivamente difensivo della Triplice Alleanza. La maggioranza del parlamento era contraria all’intervento, ma importante era anche la componente interventista, che raccoglieva ampi consensi nell’opinione pubblica, in particolare tra gli intellettuali. Con il passare del tempo il numero di interventisti crebbe sempre più, tra i tanti un certo Benito Mussolini (allora direttore dell'"Avanti!", piccolo ma pungente giornale del partito socialista, e in seguito del "Popolo d'Italia"), che, partito da posizioni fermamente neutrali, si schierò poi apertamente per l'intervento in guerra. Il governo italiano, intanto, continuava a trattare con entrambe le parti l'ingresso nel conflitto. Nell'aprile del 1915, al termine di una ardua trattativa, l'accordo con l'Intesa si concretizzò nel Patto di Londra, firmato il 26 aprile dal ministro degli esteri Sonnino all'insaputa del parlamento italiano. Con il Patto di Londra l'Italia ricevette la promessa di ottenere, in caso di vittoria, il Trentino e il territorio attiguo fino al Brennero, Gorizia, Trieste, Gradisca, l'Istria fino al Quarnaro e parte della Dalmazia, la sovranità su Valona, la zona di Adalia in Turchia, e parte delle colonie tedesche. Il 4 maggio l'Italia disdice la Triplice Alleanza. Nei giorni seguenti Giolitti e il parlamento (in maggioranza neutralista) combattono l'ultima battaglia per tenere l'Italia fuori dalla guerra. Il 13 maggio Salandra presenta al Re le dimissioni. Giolitti, nel timore di approfondire una frattura istituzionale, rinuncia alla successione, e si dimette. L'Italia entra perciò in guerra, per volontà di un gruppo di relativa minoranza, chiamando a combattere i militari italiani lungo più di 650 chilometri di fronte. Va inoltre considerato il fatto che l'Austria-Ungheria era la potenza contro la quale si era combattuto durante le guerre d'indipendenza e che entrare in guerra al suo fianco avrebbe smentito tutta la tradizione risorgimentale, sulla quale si fondavano in gran parte le motivazioni degli interventisti.

Interventisti e neutralisti in Italia

Alla vigilia della guerra, l'opinione pubblica italiana era così spaccata:
- Interventisti
  - I
liberal-conservatori, che speravano in un rafforzamento delle istituzioni in senso autoritario. (Salandra e Sonnino)
  - Gli
irredentisti, che vedevano la guerra come una prosecuzione del