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Ferrari
La Ferrari è una casa produttrice italiana di automobili da corsa e di vetture sportive fondata a Modena come scuderia da Enzo Ferrari nel 1929. Inizialmente, la Scuderia Ferrari sponsorizzava i piloti e realizzava le vetture per le corse utilizzando automobili di marca Alfa Romeo.
L'azienda inizialmente sotto il nome di Auto Avio Costruzioni ha iniziato la propria produzione nel 1940, solamente nel 1946 la Ferrari S.p.A. Società Esercizio Fabbrica Automobili e Corse ha iniziato la produzione in maniera indipendente.
Nel 1975 la Ferrari S.p.A. entra a far parte del gruppo Fiat Successivamente nel 1988, alla scomparsa di Enzo Ferrari il pacchetto azionario passa per oltre l'80% alla FIAT, il restante pacchetto azionario resta al figlio Piero Lardi Ferrari, che rimane anche all'interno del team aziendale. Luca Cordero di Montezemolo, attuale presidente di Confindustria, è il Presidente e Amministratore Delegato del gruppo FERRARI MASERATI e del gruppo FIAT; la sede dell'azienda è attualmente a Maranello, sempre in provincia di Modena.
Quando iniziò l'attività della Scuderia Ferrari nel 1929, il suo fondatore - Ferrari, appunto - non intendeva produrre autovetture: si dedicò piuttosto a sponsorizzare i guidatori amatoriali della sua città, Modena. Preparò e portò in gara con successo numerose vetture Alfa Romeo fino al 1938, quando fu ufficialmente ingaggiato dalla stessa Alfa come direttore del proprio reparto corse.
Storia: dal 1940 ad oggi
Vedi Scuderia Ferrari per approfondimenti sul Ferrari racing team.
Nel 1940, avendo saputo dei piani dell'azienda di assorbire la sua Scuderia per prendere il controllo dei suoi impegni nelle corse, lasciò l'Alfa Romeo. Dal momento che per contratto gli era vietato di partecipare a delle gare automobilistiche per alcuni anni, la Scuderia per un breve tempo divenne Auto Avio Costruzioni, che apparentemente produceva macchinari ed accessori per l'aviazione. Ferrari in effetti produsse un automobile da corsa, la AUTO AVIO Tipo 815 nel periodo nel quale non poteva gareggiare né produrre automobili riportanti il suo nome.
Questa è la prima vera Ferrari, che tuttavia, a causa della seconda guerra mondiale ebbe scarsamente modo di gareggiare. Nel 1943 la fabbrica della Ferrari si trasferì da Modena a Maranello, dove si trova tuttora. La fabbrica fu bombardata nel 1944 e ricostruita nel 1946 con l'aggiunta di una linea di produzione per le autovetture sportive non da corsa.
"Scuderia Ferrari" ha letteralmente il significato di stalla per i cavalli dal momento che l'emblema è il cavallino rampante; l'intera squadra viene frequentemente denominata "Team Ferrari".
La prima vettura da strada prodotta da Ferrari nel 1947 fu il modello 125S, con motore V12 da 1,5 litri; Enzo con riluttanza dovette costruire e vendere le sue automobili per finanziare la Scuderia. Mentre le sue belle e velocissime automobili guadagnavano rapidamente l'eccellente reputazione, Enzo mantenne sempre una certa avversione per i propri clienti, forse perché avvertiva che molti di loro acquistavano le sue macchine solo per una questione di prestigio e non per sfruttarne a fondo le prestazioni.
La autovetture Ferrari, notevoli per lo stile raffinato, opera di illustri progettisti e designer, quali Pininfarina, sono da molto tempo un oggetto di desiderio per ricchi e giovani di tutto il mondo, particolarmente negli Stati Uniti, dove il marchio ha riscosso particolarmente successo, ma anche nei nuovi mercati dell'Est e dell'Oriente. Altri designer e case che hanno lavorato per Ferrari durante gli anni comprendono Scaglietti, Bertone e Vignale.
Vignale
I motori impiegati nelle autovetture Ferrari sono prevalentemente dei piccoli V8 e V12, che fino all'introduzione negli anni '80 dell'iniezione elettronica diretta, erano abbastanza capricciosi e instabili. Una certa reputazione di inaffidabilità e di cattiva realizzazione tecnica veniva comunque descritta come "carattere" dagli appassionati e dagli entusiasti. I possessori di una Ferrari sono famosi per voler difendere a spada tratta, quasi in maniera religiosa, i meriti delle proprie automobili, non di rado criticando gli altri marchi.
Le corse
anni '80
Articolo principale: Scuderia Ferrari
La vera passione di Enzo Ferrari, nonostante gli ottimi affari derivanti dalla vendita di autovetture, è stata sempre la corsa. La sua Scuderia era iniziata come uno sponsor indipendente per piloti di varie macchine, ma divenne presto parte del team corse dell'Alfa Romeo. Dopo l'uscita di Enzo Ferrari dall'Alfa, egli iniziò a progettare e produrre vetture per proprio conto; il team Ferrari apparve per la prima volta sulla scena di gran premi europei dopo la fine della seconda guerra mondiale.
La Scuderia aderì al Campionato del mondo di Formula 1 nel primo anno della sua esistenza, il 1950. José Froilan González diede al team la sua prima vittoria nel Gran Premio di Gran Bretagna del 1951. Alberto Ascari ottenne per la Ferrari il primo titolo di Campione del mondo l'anno successivo.
La Ferrari è ora il team più vecchio del campionato e, soprattutto, quello con il maggior numero di successi: vanta il record di 14 titoli di Campione del mondo piloti, (conseguiti nel 1952, 1953, 1956, 1958, 1961, 1964, 1975, 1977, 1979, e dal 2000 al 2004), e il record di 14 titoli di Campione del mondo costruttori (1961, 1964, 1975, 1976, 1977, 1979, 1982, 1983, e dal 1999 al 2004) e il record di 182 vittorie in un Gran Premio.
Tra i piloti famosi che hanno corso per la "rossa" Tazio Nuvolari, Juan Manuel Fangio, Alberto Ascari, Phil Hill, Mike Hawthorn, John Surtees, Niki Lauda, Jody Scheckter, Gilles Villeneuve, Alain Prost e Michael Schumacher.
Il "Cavallino Rampante"
Michael Schumacher
Il logo Ferrari, famoso in tutto il mondo, è il cavallino rampante su fondo giallo, con in basso le lettere S F per Scuderia Ferrari.
Il 'cavallino' era in origine il simbolo del conte Francesco Baracca, un "asso" leggendario della flotta aerea italiana durante la prima guerra mondiale. Il 17 giugno 1923 Enzo Ferrari vinse una corsa all'autodromo di Savio, vicino Ravenna, ed incontrò là la contessa Paolina, madre di Baracca. La contessa chiese a Ferrari di utilizzare il cavallo sulle sue macchine, sostenendo che avrebbe portato fortuna; tuttavia la prima corsa nella quale l'Alfa permise di utilizzare il cavallo sulle macchine della Scuderia, fu nella 24 ore di Spa nel 1932. La Ferrari vinse.
Ferrari lasciò il cavallo nero così come era stato sull'areoplano di Baracca; si limitò ad aggiungere un fondo giallo, che è il colore che simboleggia il suo luogo natale, Modena.
Il cavallino rampante non è stato utilizzato unicamente dal marchio Ferrari: Fabio Taglioni lo usò sulle sue moto Ducati. Il padre di Taglioni era in effetti nella stessa squadra di Baracca e aveva combattutto con lui nella 91° squadra aerea, in seguito però, dal momento che la fama della Ferrari crebbe in maniera considerevole, Ducati abbandonò il cavallino; è possibile che sia avvenuto un accordo tra le due case.
Il cavallino marcato è un marchio registrato della Ferrari.
Elenco dei modelli
Modelli da strada
marchio registrato
Attuali
8 cilindri:
- 360
- 360 Modena
- 360 Spider
- Challenge Stradale
- F430
12 cilindri:
- 612 Scaglietti
- 575M Maranello
- 575 Superamerica
- Enzo Ferrari
Precedenti
- 125 S (1947)
- 166 Inter (1948)
- 166 MM (1948)
- 166 F2 (1948)
- 166 S (1948)
- 195 S (1950)
- 340 America (1951)
- 212 Export (1951)
- 195 Inter (1951)
- 212 Inter (1951)
- 250 S (1952)
- 250 MM (1952)
- 225 S (1952)
- 342 America (1952)
- 340 Mexico - Mexico Spider (1952)
- 340 MM (1953)
- 735 S (1953)
- 625 TF (1953)
- 250 Europa (1953)
- 500 Mondial (1953)
- 375 MM (1953)
- 375 America (1953)
- 375 Plus (1954)
- 250 GT - GT Spider (1954)
- 750 Monza - 250 Monza (1954)
- 735 LM (1955)
- 410 S (1955)
- 625 LM (1956)
- 290 MM (1956)
- 410 SA (Superamerica) (1956)
- 860 Monza (1956)
- 400 Testa Rossa (1956)
- Dino 156 F2 (1957)
- 335S (1957)
- 315S (1957)
- 250 GT California (1957)
- 412 MI (1958)
- 250 Testa Rossa (1958)
- Dino 196 S - Dino 246 S (1959)
- 250 GT Berlinetta (Short Wheelbase) (1959)
- 250 GT Cabriolet (1959)
- 400 SA (Superamerica) (1960)
- 250 GT 2+2 (1960)
- 246 SP (1961)
- 250 GTO (1962)
- 196 SP (1962)
- 268 SP (1962)
- 250 GT Berlinetta Lusso (1962)
- 250 P (1963)
- 330 LM (1963)
- 330 GT 2+2 (1964)
- 275P - 330P
- 500 Superfast
- 275 GTB-GTS
- 250 LM
- 206 P
- 275 P2
- 330 P2
- 365 P
- Dino 166 P
- 365 California
- 206 S
- 365 P Special
- 275 GTB4
- 330 GTC-GTS
- Dino 206 GT
- Dino 166 F2
- 365 GT 2+2
- 365 GTC-GTS
- 365 GTB4-GTS4
- 246 Tasmania
- Dino 246 GT
- 212 E
- 365 GTC4
- 365 GT4 BB
- 312 P
- 365 GT4 2+2
- Dino 246 GTS
- Dino 308 GT4
- 400i (1976)
- 308 GTB
- 208 GT4
- 400 Automatic - GT
- 512 Berlinetta Boxer
- 308 GTS
- Mondial 8
- 208 GTB-GTS
- 512 i BB
- 208 GTB-GTS Turbo
- 308 GTB-GTS Quattrovalvole
- Mondial Cabriolet
- Testarossa
- 288 GTO
- Mondial 3.2 - 3.2 Cabrio
- 412
- 328 GTB-GTS
- GTB-GTS Turbo
- F40
- 348 TB-TS
- Mondial T - T Cabriolet (1989)
- 512 TR (1991)
- 456 GT - GTA (1992-1998)
- F355 (1994)
- F512M (1994)
- F50 (1995)
- 550 Maranello (1996)
- 456M GT/GTA (1998)
- Ferrari 550 Barchetta (2000)
- Ferrari 360 GT (2002)
- Ferrari Enzo
- Ferrari F430
Modelli da competizione
Attuali
- 360 GTC
- 360 Challenge
- 550 Maranello
- 575 GTC
- 430 GTC (annunciata per il 2006)
Precedenti
- 330 P3 (1966)
- 330 P4 (1967)
- 512 S (1969-70)
- 312 P (1969-70)
- 612 Can-Am (1970)
- 512 M (1971)
- 312 PB (1971-72)
- 712 Can-Am (1972)
- 512 BB LM (1978-1984)
- F40 LM (1992-1996)
- F333 SP (1993/4-2001)
- 550 millennio (2000-2001)
- 550 gto (2000-2001)
Formula 1
Ogni modello può essere seguito da due lettere maiuscole: P se ha vinto il campionato mondiale piloti, M per il mondiale marche.
- Ferrari 312 B3 - 1974
- Ferrari 312 T - 1975-76 PM (nel 1975)
- Ferrari 312 T2 - 1976-77 PM (M nel 1976, PM nel 1977)
- Ferrari 312 T3 - 1978
- Ferrari 312 T4 - 1979 PM
- Ferrari 312 T5 - 1980
- Ferrari 126 CK - 1981
- Ferrari 126 C2 - 1982 M
- Ferrari 126 C3 - 1983 M
- Ferrari 126 C4 - 1984
- Ferrari F399 - 1999 M
- Ferrari F2000 - 2000 PM
- Ferrari F2001 - 2001 PM
- Ferrari F2002 - 2002 PM
- Ferrari F2003GA- 2003 PM
- Ferrari F2004 - 2004 PM
- Ferrari F2005 - 2005
Collegamenti esterni
- [http://www.ferrari.com Il sito ufficiale della Ferrari] (in italiano, inglese e tedesco)
- [http://www.galleriaferrari.com Il sito della Galleria Ferrari] (in italiano e inglese)
- [http://www.f1grandprix.it/f12005/archiviocampioni.asp Campioni Ferrari (by F1Grandprix.it)]
- [http://www.f1grandprix.it/f12005/archiviomonoposto.asp Monoposto Ferrari (by F1Grandprix.it)]
Categoria:Case automobilistiche
Categoria:Aziende italiane
Categoria:Modena
Categoria:Gruppo Fiat
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Automobili
L'autovettura è un autoveicolo progettato e costruito per il trasporto di persone. Una parte rilevante della sua struttura o carrozzeria, di conseguenza, dev'essere dotata di sedili, oltre a quello del conducente.
Per essere classificata come tale, però, l'autovettura non può trasportare più di otto passeggeri e non deve avere una massa complessiva maggiore di 3.500 kg.
Descrizione generale della categoria
Normalmente, le autovetture sono caratterizzate da tre vani, detti anche volumi: l'abitacolo (per il conducente e i passeggeri), la zona destinata ai bagagli (abbastanza contenuta) e il vano del motore. Ciascuna di queste parti può essere o non essere messa in evidenza dal profilo della carrozzeria.
Il numero dei posti totali può variare da un minimo di due a un massimo di nove, compreso il conducente. In alcuni casi i sedili sono permanentemente ancorati alla carrozzeria, mentre in altri casi sono rimovibili. La possibilità di rimuovere i sedili permette di armonizzare più efficacemente il trasporto di persone con l'occasionale necessità di trasportare delle cose.
La morfologia delle autovetture è abbastanza variabile.
Principali tipi di autovetture
Le immagini che seguono illustrano le forme più diffuse delle autovetture, sulla base delle indicazioni delle Norme ISO 3833:1977, a cui le stesse direttive comunitarie fanno tuttora riferimento.
La carrozzeria è un aspetto fondamentale dell'autovettura e ne permette una più facile identificazione. Le case costruttrici, tuttavia, sono costantemente impegnate a creare nuove forme e funzionalità per i propri autoveicoli, tanto che non sempre è facile ricondurli alle tipologie definite dalle norme.
Sotto ogni immagine è stato riportato il codice di carrozzeria corrispondente. Si tratta della sigla con cui, nell'ambito dell'Unione europea, vengono identificate le carrozzerie delle autovetture.
Nelle carte di circolazione italiane (quelle in formato A4), tale codice è annotato nel campo J.2 del secondo quadrante.
Berlina
trasportare delle cose
In questa autovettura l'abitacolo e il bagagliaio non sono comunicanti fra loro: ciascuno di essi ha accessi indipendenti. Di solito, l'autoveicolo presenta due (o più) finestrini su ogni fiancata e quattro portiere. I posti totali sono normalmente 4 o 5, distribuiti su due file.
Questo tipo di carrozzeria è detto anche a 'tre volumi'.
Recentissimo, affermatosi negli ultimi anni del decennio '90, è il tipo di Autovettura, rinominato SUV
(dall'inglese Sport Utility Veichle). Di solito dotato di quattro ruote motrici, altezza elevata da terra e somiglianza ad una vettura familiare lussuosa combinata con linee da "campagnola" tipo esercito.
Motori potenti e misure mastodontiche, con prezzi da elevati a lussuosi si è sempre di più affermato nel mercato mondiale dell'auto, tanto da condurre tutte le maggiori case automobilistiche internazionali a produrne uno, addirittura una nota marca tedesca da sempre conosciuta per le sue creazioni sportive è arrivata a produrne una.
Due volumi
trasportare delle cose
A differenza della precedente, in questa autovettura le portiere possono anche essere due e il vano per i bagagli non è completamente separato dall'abitacolo, ma vi si accede principalmente dal portellone posteriore.
Familiare (o giardinetta o 'station wagon')
trasportare delle cose
La carrozzeria di questa autovettura, di solito, ha un profilo abbastanza allungato, dovuto al fatto che il vano per i bagagli è più ampio di quello che caratterizza la 'due volumi'. Le portiere laterali sono 4 e su ciascuna fiancata possono essere presenti più di 2 finestrini. Nella parte posteriore si trova un portellone.
I posti totali a sedere, in genere, sono 5, ma possono anche arrivare a 7.
Coupé
trasportare delle cose
Caratterizzata da una linea sportiva,slanciata e filante, questa autovettura è spesso concepita per due persone, ma sono sempre più frequenti i modelli con posti a sedere anche posteriori. Può avere una forma a "tre volumi" (berlina) o un profilo più compatto (per esempio, la MCC Smart).
Decappottabile
trasportare delle cose
La caratteristica rilevante delle decappottabili è il tetto in tela o in materiale rigido (hard-top) che, all'occorrenza, può essere ripiegato nella parte posteriore per scoprire l'abitacolo.
Veicolo multiuso (monovolume e "multi purpose vehicle" o MPV)
trasportare delle cose
Le direttive comunitarie lo definiscono come veicolo "destinato al trasporto di passeggeri e dei loro bagagli o merci in un unico vano". Ha un profilo spesso continuo, non spezzato, che delimita senza distinzione i tre vani principali dell'autovettura (abitacolo, bagagliaio e vano del motore). Talvolta, invece, è più simile a quello delle familiari.
Autovetture di questo tipo sono, per esempio, Renault Espace, Ford Galaxy e FIAT Ulysse, ma rientrano nel gruppo anche modelli come FIAT Doblò.
I sedili sono rimovibili e possono perciò essere smontati e reinstallati grazie a pratici sistemi di ancoraggio. Il numero dei posti totali, di solito, va da un minimo di 5 a un massimo di 9.
Consumi
I consumi delle autovetture possono essere molto eterogenei. Si può andare da 1 litro di carburante per 30km a 1 litro per 3 km. Molto importante per contenere i consumi, che diventano poi inquinamento, sono il peso, lo stile di guida, le condizioni del traffico e il percorso.
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Modena
Modena (Mòdna in dialetto modenese) è un comune di 180.110 abitanti
capoluogo dell'omonima provincia.
Geografia
La città si trova circa nel centro della provincia di cui è capoluogo, nella Val Padana. Due fiumi la circondano senza peraltro attraversarla: il Secchia e il Panaro, la cui importanza per la città è testimoniata anche dalla presenza della Fontana dei due fiumi, dello scultore modenese Giuseppe Graziosi, situata in Largo Garibaldi.
Nasce all'interno della città il canale Naviglio, che sfocia nel fiume Panaro all'altezza di Bomporto.
Le prime propaggini dell'appennino modenese si trovano circa 10 km a sud della città, già al di fuori del territorio comunale.
Storia
Antichità
Nell'età del Bronzo fiorisce territorio modenese in regione la "civiltà delle terramare": nei pressi di Modena (Ponte S. Ambrogio) sorge un villaggio di palafitte. Del resto il nome più antico della città, Mutina, (di origine etrusca) allude forse a un antico insediamento terramaricolo (da Mut = "luogo rialzato"). Gli Etruschi colonizzarono la Pianura Padana nel VI secolo AC, per cederla tre secoli più tardi alla pressione dei Galli Boi. La dominazione dei Galli (che ha lasciato un'impronta notevole nel dialetto modenese) termina verso il 200 a.C., quando la regione cade sotto il dominio romano.
Epoca romana
Sappiamo che intorno al 200 a.C. Mutina era già un'importante colonia romana, cinta da mura, nella quale le legioni romane trovarono rifugio durante un'insurrezione dei Galli. Ma la sua importanza è destinata a crescere con la costruzione della Via Emilia, su iniziativa del console Emilio Lepido: la strada romana unisce Modena agli altri grandi centri della regione (Parma, Bologna), favorendo le operazioni militari, ma anche il traffico delle merci. La fortuna della città è indissolubilmente legata a questa strada, che dà il nome alla regione e che è ancora oggi uno degli assi principali del traffico in Italia.
Nei secoli che seguono Modena ha modo di prosperare: nelle Filippiche (44 AC) Cicerone la elogia come Firmissimam et splendidissimam populi Romani coloniam: "fedelissima e floridissima colonia romana". Proprio in quei giorni, all'indomani della morte di Gaio Giulio Cesare, lungo la via Emilia si consuma un episodio destinato a cambiare le sorti di Roma: lo scontro tra Marco Antonio, luogotenente di Cesare, e i consoli della Repubblica. Ma il vero vincitore della contesa è il giovane Ottaviano, nipote di Cesare, futuro primo Imperatore col nome di Augusto.
Modena trascorre placidamente i primi secoli dell'Impero, ma non è indenne dalle guerre che a partire dal III secolo sconvolgono l'Occidente. Nel 387, durante una guerra civile, Sant’Ambrogio, attraversando la via Emilia, parla di Modena, Bologna e Reggio come di "cadaveri di città semidistrutte". Eppure proprio in quegli anni è attivo in città il personaggio destinato a incarnare, nei secoli a venire, la speranza dei modenesi: il vescovo Geminiano, acclamato Santo e patrono della città sin dalla sua morte (nel 397). In un'epoca di frequenti devastazioni, dovute a calamità naturali e alle incursioni barbariche, più volte i modenesi dimostreranno di confidare nell'aiuto del Santo: il caso più celebre è quello dell'invasione degli Unni. La leggenda narra infatti che Attila non poté raggiungere Modena perché San Geminiano la nascose sotto una coltre di nebbia. In realtà non risulta che le orde di Attila transitassero nella zona – il che non impedisce di immaginare un fondo di verità dietro la leggenda: la nebbia autunnale intorno a Modena è davvero impenetrabile, e può aver risparmiato alla città qualche scorreria, se non degli Unni, dei Goti, degli Eruli, dei Longobardi o degli Ungari: tante furono le popolazioni barbariche che per due secoli e più percorsero la penisola saccheggiandola.
Medioevo
Ungari
Tra 500 e 700 d.C. Modena è un avamposto del regno longobardo, al confine con i possedimenti bizantini. È il periodo più buio della città: funestata da periodiche inondazioni dei fiumi Secchia e Panaro, è abbandonata dagli abitanti, trasferitisi in un borgo più a ovest, Cittanova. Solo il vescovo resta fedele all'antica sede: ma il suo prestigio si scontra ormai con quello dell'abbazia benedettina di Nonantola, uno dei massimi centri culturali della regione, fondata nel 753 da Santo Anselmo.
A partire dal IX secolo, con la vittoria di Carlo Magno sui Longobardi, Modena entra nel Sacro Romano Impero. A trarre vantaggio dalla nuova situazione è proprio il vescovado, pronto a occupare il vuoto di potere dell'effimero impero. Nell'892 Leodoino vescovo è investito feudatario imperiale: è in pratica il signore della città, che in quegli anni comincia un lento percorso di ricostruzione.
Intorno all'anno Mille si acuisce il contrasto tra il vescovo di Modena, tradizionalmente filo-imperiale (ghibellino) e il conte di Canossa, filo-papale (guelfo). Modena è fatale all'imperatore Enrico IV, che qui nel 1084 viene sconfitto da Matilde di Canossa nella battaglia di Sorbara. Ma non è soltanto questa vittoria a segnare l'indebolimento del potere vescovile: in realtà la città sta vivendo una fase di crescita economica (che permette di avviare la costruzione del Duomo). Nasce una nuova classe di artigiani e mercanti insofferente nei confronti dei rapporti feudali: si afferma così, progressivamente, la civiltà comunale. Dal 1177 i cittadini modenesi eleggono un loro Potestà, ma solo cinquant’anni dopo il vescovo rinuncerà alla sua giurisdizione sulla Città. In quegli anni Modena adotta il suo stemma, la croce dorata su campo azzurro, simbolo comune alle città italiane aderenti alla Lega Lombarda contro l'imperatore Federico Barbarossa: Modena infatti, in principio alleata dell'imperatore, aderisce poi alla Lega che sconfigge Federico nella battaglia di Legnano.
La storia del libero comune di Modena è estremamente turbolenta: le lotte tra papa, imperatore e comuni si intrecciano alle rivalità mai sopite tra i comuni vicini, in particolare Reggio e Bologna. L'episodio più celebre è quello della battaglia di Fossalta del 1249, quando i guelfi bolognesi impartiscono una sonora sconfitta ai modenesi alleati con re Enzo, figlio di Federico II: per dieci anni Modena passa sotto il controllo bolognese, mentre re Enzo resterà a Bologna prigioniero fino alla sua morte, nel castello che porta il suo nome. Ma più ancora dei nemici esterni saranno le continue lotte intestine tra fazioni a logorare le istituzioni comunali, finché nel 1288 i rappresentanti delle famiglie modenesi più importanti, esasperati, offriranno a Obizzo d'Este, marchese di Ferrara, la signoria su Modena.
Capitale estense
Ferrara
Ferrara
Il governo della casa d'Este, pur contrastato dalle potenze vicine, si protrarrà per ben cinque secoli, fino all'arrivo di Napoleone. Sino a tutto il Cinquecento la città mantiene comunque intatta la sua fisionomia medievale; alcuni miglioramenti si dovettero se mai all'intraprendenza di un amministratore d'eccezione, Francesco Guicciardini, governatore di Modena tra 1516 e 1523, in un periodo in cui Modena era stata sottratta dal Papa agli estensi (che vi rientrano nel 1527). A metà del Cinquecento inizia la costruzione di quelle che saranno le ultime mura della città, il cui territorio in questa occasione viene ampliato verso nord: è l'"addizione erculea", che prende il nome dal duca Ercole. Ma Modena diventa veramente la ‘città estense’ solo dopo il 1598, quando il duca Cesare è costretto a cedere la signoria di Ferrara al Papa, e a trasferire proprio a Modena la capitale del suo ducato. Uno Stato di piccole dimensioni, destinato a barcamenarsi con alterne fortune nelle lotte tra le potenze italiane ed europee, e che malgrado le ripetute occupazioni da parte degli eserciti stranieri (i francesi nel 1702; gli austriaci nel 1742) resisterà fino all'unificazione dell'Italia. Con una sola, rilevantissima interruzione: il periodo napoleonico.
Quando arriva per la prima volta a Modena, nel 1796, Napoleone è soltanto il giovane generale dell'armata francese in Italia, acclamato come liberatore dai cittadini modenesi, che distruggono le statue degli Este e innalzano in piazza Grande l'"albero della Libertà". Presto però l'occupazione si rivela gravosa per i modenesi, costretti più volte a ‘ospitare’ le truppe francesi nel corso delle guerre che vedono Napoleone, ormai Imperatore, battersi contro tutte le potenze europee. Alla sua sconfitta, nel 1815, il ducato di Modena viene ricostituito e assegnato a Francesco IV d'Austria. Non tutti però si rassegnano alla Restaurazione: nel 1831 fallisce un'insurrezione liberale sotto la guida del patriota Ciro Menotti, che viene messo a morte. Solo nel 1859, dopo la Seconda guerra d'Indipendenza, Francesco V è costretto a fuggire, mentre la cittadinanza di Modena vota la sottomissione a Vittorio Emanuele III, futuro re d'Italia.
Il Novecento
Gli anni del Regno sono segnati da tensioni sociali, specie nelle campagne, dove la condizione di mezzadri e braccianti è ancora assai arretrata. È l'epoca dei primi scioperi e del progressivo affermarsi del Partito Socialista, che dopo gli anni difficili della Grande Guerra si insedia nel 1919 al governo della città. Ma nello stesso periodo si stanno già organizzando le squadre dei picchiatori fascisti: in quegli anni l'intera Emilia è caratterizzata dalla tensione tra ‘rossi’ e ‘neri’ che sfocia spesso in rappresaglie armate. Un periodo di violenza che sembra terminare con l'ascesa dei fascisti al potere, ma non è che un'anticipazione di quanto accadrà vent’anni dopo, durante l'occupazione tedesca. La pagina più buia della storia recente di Modena è anche però la più gloriosa. Alle violenze dei nazifascisti infatti la cittadinanza risponde organizzando, sia in città che in provincia, il movimento resistenziale che varrà poi a Modena la medaglia d'oro al Valore Militare della Resistenza.
Negli anni del dopoguerra Modena conosce col boom economico un periodo di benessere senza precedenti. Il successo della città è legato soprattutto all'affermarsi di piccole industrie dai prodotti unici al mondo, come Ferrari o Maserati, e alla valorizzazione dei prodotti tipici della regione.
Monumenti
Il Duomo di Modena e la Piazza Grande sono state dichiarate patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
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Chiesa di San Vincenzo
Eretta nel 1617 su una chiesa precedente di cui si hanno notizie già dal Duecento. Attribuita erroneamente al grande architetto modenese Guarino Guarini… il quale nacque però sette anni più tardi. In realtà l'esecuzione della chiesa fu affidata a Paolo Reggiano e in seguito a Bernardo Castagnini, con cui il giovane Guarini forse collaborò. La chiesa, è impreziosita dagli affreschi di Sigismondo Caula (con architetture dipinte di Sebastiano Sansone), raffiguranti le vite di San Vincenzo e di San Gaetano, fondatore dell'ordine dei Teatini a cui la chiesa era stata affidata (purtroppo la cupola, affrescata dallo stesso Caula e Tommaso Costa, è stata distrutta durante la guerra in un bombardamento).
San Vincenzo è la sede dei monumenti funebri dei duchi estensi.
Chiesa di Santa Maria della Pomposa – Aedes Muratoriana
È una delle chiese più antiche della città (se ne ha notizia dal 1153). Ma l'edificio conserva ben poco della sua struttura originale: nella facciata è possibile distinguere la traccia di una antica porta arcuata poi chiusa, mentre la torre massiccia al fianco dell'edificio (che forse nel medioevo faceva parte di un castello) è mozza a una certa altezza.
Più che per la sua rilevanza monumentale, l'importanza della chiesa è dovuta al fatto di essere stata la sede parrocchiale e la dimora di Ludovico Antonio Muratori, il grande storico modenese, che ne fu "prevosto" (parroco) dal 1716 al 1750. Fu per sua stessa volontà che Muratori, in quegli anni già studioso e scrittore di fama, si fece assegnare "la cura delle anime" di quello che era uno dei quartieri più poveri e malmessi della città. La chiesa stessa, in pessime condizioni, fu ricostruita dalle fondamenta, e Muratori vi fece aggiungere il coro. All'interno si trova un ciclo di dipinti del Seicento e del Settecento su San Sebastiano, opera di Bernardino Cervi e Francesco Vellani.
La chiesa, con annessa canonica (dove Muratori visse attendendo alle sue opere più celebri), costituisce oggi il complesso dellAedes Muratoriana ("Casa del Muratori"), sede della Deputazione di Storia patria e del Museo Muratoriano.
Testimonianza di affetto dei modenesi per uno dei suoi cittadini più illustri è il monumento a L. A. Muratori, che sorge poco lontano, sull'omonimo Largo che si affaccia sulla via Emilia. Scolpito da Adeodato Malatesta, che non volle ricevere compenso, il monumento ritrae lo storico in un atteggiamento pensieroso, ma riesce anche a suggerirne la profonda umanità.
Palazzo dei Musei
Il Piazzale Sant’Agostino, posto a ridosso dell'omonima porta (abbattuta nel secolo scorso), è un esempio di architettura urbanistica del Settecento. Qui i duchi d'Este fecero costruire due grandi edifici con finalità sociali: nel lato settentrionale l'Ospedale (che è tuttora sede di uno degli ospedali modenesi); di fronte l'imponente Albergo dei poveri, inaugurato nel 1771, che un secolo più tardi fu trasformato dal Comune di Modena nell'odierno Palazzo dei Musei.
Il palazzo ospita infatti i più importanti musei della città: oltre al Museo d'arte medievale e moderna, al Museo Civico del Risorgimento, al Museo Lapidario Estense, alla Gipsoteca Graziosi e al Museo Archeologico Etnologico, è possibile visitare la Biblioteca estense e la Galleria estense, le due preziose raccolte che testimoniano la passione per le arti della casa d'Este: entrambe furono trasportate da Ferrara alla fine del Cinquecento, quando Modena divenne la capitale del Ducato.
La Biblioteca Estense è una collezione di manoscritti e antichi libri a stampa tra le più grandi e importanti d'Italia. Tra tutti occorre ricordare i due volumi della Bibbia di Borso d'Este, le cui sgargianti miniature sono considerate uno dei capolavori assoluti dell'arte del Quattrocento.
La Galleria Estense è forse il maggiore tesoro portato dai duchi d'Este a Modena: tanto che alla grande collezione fece ricorso il duca Francesco III, che nel 1746 sanò il dissestato bilancio del ducato vendendo al re di Polonia i cento quadri stimati più importanti. Malgrado la perdita di queste opere (oggi per lo più a Dresda) essa rimane una delle più importanti collezioni pubbliche italiane, ospitando opere di Tintoretto, Paolo Veronese, Guido Reni, Correggio, Cosmé Tura e i fratelli Carracci. Ma le opere più celebri sono i due ritratti del duca Francesco I: il busto in marmo del Bernini e la tela di Diego Velasquez.
Chiesa di Sant'Agostino
Di fianco al palazzo dei Musei si affaccia sul piazzale Sant’Agostino questa chiesa, che sebbene eretta nel Trecento (nel sito di una precedente "chiesa degli agostiniani" fondata nel 1245), ha una spiccata fisionomia seicentesca. Essa fu infatti profondamente modificata nel 1663, quando vi furono celebrati i funerali del duca Alfonso IV: la sobria struttura trecentesca è ornata da una ricca decorazione di stucchi e da un pregevole soffitto a cassettoni, sul quale più artisti dipinsero ritratti di nobili e santi. Spicca invece per intensità drammatica il gruppo scultoreo in terracotta della Deposizione della Croce (1476), capolavoro del modenese Antonio Begarelli (nella prima cappella a destra). Una traccia visibile dell'antica chiesa è l'affresco trecentesco della Madonna della consolazione, di Tommaso da Modena: una Maria ritratta con delicata naturalezza nell'atto di allattare il bambino.
Chiesa di San Giovanni Battista
Posta all'angolo tra Via Emilia e l'odierna Piazza Matteotti, sorta sul luogo di una più antica chiesa dedicata a San Michele, fu ricostruita nel Cinquecento, ma rivela nei decori e nella struttura (la cupola, ellittica e non circolare) le profonde modifiche subite nel Settecento. Notevole l'organo costruito dal grande liutaio Agostino Traeri.
Fino a pochi anni fa la chiesa conteneva il capolavoro dello scultore cinquecentesco modenese Guido Mazzoni, la Deposizione dalla croce (1476), un gruppo di statue in terracotta policrome che si può osservare, dopo l'ultimo restauro (che ha purtroppo eliminato il colore), nella chiesa di Sant’Agostino.
Chiesa di San Francesco
I frati francescani arrivarono a Modena molto presto: si ha notizia di un convento fuori le mura già nel 1221, quando [San Francesco d'Assisi|San Francesco] era ancora vivo. L'attuale chiesa fu costruita molto lentamente, a partire dal 1244, e due secoli dopo non era ancora terminata. Di sobrio stile gotico (che in parte è dovuto a ristrutturazioni ottocentesche), essa ospita uno dei capolavori del Begarelli, la Deposizione del Cristo dalla Croce: un gruppo di tredici statue ‘fotografate’ in un momento intensamente drammatico.
Fronteggia la facciata della chiesa una piacevole fontana con statua di San Francesco, opera di Giuseppe Graziosi (1920).
Chiesa di San Pietro
La tradizione vuole che la Chiesa sorga nel sito di un antichissimo tempio a Giove Capitolino. La chiesa attuale è stata però edificata a partire dal 1476, secondo un progetto dell'architetto Pietro Barabani di Carpi, accanto a un'antica abbazia benedettina fondata fuori le mura della città nel 996. Si tratta perciò di uno dei pochi esempi di architettura rinascimentale a Modena (oltre che di una delle più belle chiese in città), impreziosita all'interno da un organo cinquecentesco, con intagli in legno dorato e portelli dipinti, e soprattutto dalle numerose opere in terracotta realizzate dal Begarelli: i sei santi disposti intorno alla navata centrale, la Pietà e soprattutto il cosiddetto Apogeo Begarelliano, un gruppo raffigurante l'ascensione della Madonna tra i santi Pietro, Paolo, Benedetto e Geminiano.
Il notevole campanile a vela fu eretto nel 1629.
Chiesa di San Giorgio
È conosciuta anche come "Santuario della Beata Vergine Ausiliatrice del Popolo modenese", secondo il nome che le era attribuito fino ad un secolo fa. La Beata Vergine Ausiliatrice è naturalmente l'immagine della Madonna presente sull'altare maggiore. Quest’ultimo fu realizzato in marmi policromi da Antonio Loraghi (1666).
La chiesa è degna di nota per la sua pianta a croce greca (cioè composta di quattro bracci della stessa dimensione). Fu realizzata a partire dal 1647 da un progetto di Gaspare Vigarani e Cristoforo Malagola detto il Galaverna.
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Cultura e folklore
Modena è una città concentrata sul presente, purtroppo poco sensibile alle tradizioni del suo passato, che negli ultimi decenni sono andate progressivamente scomparendo. Lo stesso dialetto locale, a cui già Dante nel lontano Trecento rimproverava gli accenti bruschi e ‘inurbani’, è stato ormai sostituito dall'italiano, anche se ha lasciato tracce caratteristiche nella cadenza un po’ strascicata dei modenesi.
Il carnevale
Questo aspetto del carattere modenese è ben rappresentato dalla maschera della città: il Sandrone ("Sandròun"): e non è certo un caso se tra tante manifestazioni della tradizione il carnevale è quella che conserva a tutt’oggi la maggior visibilità.
Sull'origine di Sandrone vi sono varie teorie. Pare che a ogni carnevale il duca invitasse ai festeggiamenti di corte un contadino per il gusto di metterne in ridicolo la dabbenaggine e la grossolanità. Le cose cambiarono però quando a corte fu chiamato un tale Alessandro Pavironi, di Bosco di Sotto, che alle imbarazzanti domande dei convitati, escogitate proprio per metterlo in ridicolo, rispose con un'arguzia e un buon senso rimaste memorabili. Da allora la figura del "Sandrone" divenne l'emblema della saggezza del mondo contadino, contrapposto alle sofisticherie della città, dei ricchi e dei nobili.
La leggenda è simile a quella di tante fiabe popolari. Di certo vi è soltanto che il personaggio di Sandrone era già popolare nella prima metà del secolo scorso, portato sulle scene da una dinastia di attori e burattinai che si esibirono con successo anche presso la corte estense.
Ancora oggi, secondo la tradizione (tenuta in vita dalla "compagnia del Sandrone"), ogni anno il giovedì grasso Sandrone arriva a Modena. Lo accompagnano la moglie, la robusta Pulonia, e il figlio Sgorghìguelo: insieme la "famiglia Pavironica" sfila dalla stazione fino a Piazza Grande, dove i modenesi si affollano per assistere allo "sproloquio": il discorso dei tre (pronunciato nientemeno che dal balcone del Palazzo Comunale!), ricco di commenti arguti sulla vita cittadina e bonarie critiche all'amministrazione.
Altre ricorrenze tradizionali
- Fiera di Sant’Antonio, il 17 gennaio
- Fiera di San Geminiano, il 31 gennaio
- "Mak P 100" (saggio ginnico degli allievi dell'accademia militare di Modena) (Maggio)
- Settimana Estense (Giugno), una manifestazione promossa da pochi anni che recupera alcuni giochi tradizionali della tradizione medievale e rinascimentale
- Festival Internazionale delle Bande Militari (Luglio)
- Festival della Filosofia (Settembre)
- Festival provinciale dell'Unità (Settembre)
Gastronomia
Modena è al centro di una fortunatissima porzione della Pianura padana in cui si estendono le aree di produzione tipica del prosciutto di Parma e del formaggio Parmigiano-Reggiano. Queste due glorie della gastronomia nazionale illustrano alla perfezione i caratteri della cucina modenese, basata sul formaggio e soprattutto sul maiale, l'animale d'allevamento più diffuso nella zona.
Oltre al prosciutto (a dire il vero quello tipico di Modena è più sapido del parmense), tanti sono gli insaccati di suino che meritano di essere assaggiati: citiamo i salami, la mortadella e i ciccioli. Un piatto tipico delle feste invernali è lo zampone, ottenuto con carne macinata di maiale insaccata nella cotica della zampa anteriore. Ma dal maiale si ottiene anche lo strutto indispensabile per il tipico gnocco fritto: una focaccia quadrata che si accompagna molto bene ai salumi. Originaria dell'Appennino (ma gustata volentieri in tutta la provincia) è invece la crescentina, detta anche tigella, cotta sulla pietra nella caratteristica forma rotonda. Anche in questo caso formaggio e salumi sono l'ideale complemento.
Ma la provincia di Modena è giustamente famosa per altri due prodotti tipici della tradizione: l'aceto balsamico e il vino lambrusco. Il primo si ottiene con l'uva bianca della zona collinare intorno a Spilamberto, e una sapiente lavorazione che prevede una complicata serie di passaggi tra botti diverse. Quanto al lambrusco, è forse il più celebre dei vini rossi frizzanti. Gli intenditori sanno distinguere al primo sorso le differenti varietà: il Lambrusco di Sorbara (prodotto nella pianura) ha un aroma più delicato e un profumo di violetta; il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro (prodotto sulla collina) ha una gradazione più alta e una caratteristica schiuma rossa. Si tratta in entrambi i casi di un vivace vino da pasto che va bevuto rapidamente, prima che svapori: non è un vino d'annata, anzi, esso dà il meglio di sé a un anno dall'imbottigliamento, mentre il novello è un vino ideale per i brindisi e i festeggiamenti. Si dice che il lambrusco ‘soffra’ particolarmente i trasporti: perciò esso dovrebbe essere gustato appieno soltanto nel territorio modenese. Il che non gli ha impedito di essere commercializzato con successo un po’ in tutto il mondo (anche se questa grande diffusione ha significato forse un abbassamento della qualità)
Tra i liquori il più tipico è certo il nocino, un infuso in alcool dei malli verdi delle noci, che si raccomanda per il sapore intenso e le proprietà digestive; tra i dolci va ricordato il bensone, una sorta di pane dolce, cotto al forno e decorato con grani di zucchero: si mangia tagliato a fette e intinto nel vino.
Sport
Le società sportive che si distinguono in un panorama molto ricco e variegato sono il Modena FC nel calcio ed il Cimone Modena nella pallavolo, disciplina della quale, la città e la provincia si possono ritenere "culla" a livello nazionale e non solo.
È quasi inutile ricordare, data la loro notorietà internazionale, la presenza e la nascita in città e nelle zone limitrofe di numerose case automobilistiche (Ferrari, Maserati, Lamborghini, Pagani, De tomaso) che fanno di Modena la capitale mondiale dell'automobilismo sportivo.
Amministrazione
- Sindaco: Giorgio Pighi
- Comune: centralino URP 059/206206
- [http://maps.google.com/maps?ll=44.66,10.93&spn=0.07,0.07&t=k&hl=en Modena vista da satellite via Google]
Media
- [http://www.gazzettadimodena.quotidianiespresso.it Gazzetta di Modena]
- [http://ilnuovo.redaweb.it Il Nuovo Giornale di Modena]
Servizi per le imprese
- [http://www.comune.modena.it/sportellounico Sportello unico delle imprese del Comune di Modena]
- [http://www.mo.camcom.it Camera di Commercio di Modena]
- [http://www.unioneindustriali.mo.it Unione Industriali di Modena]
Voci correlate
- Elenco dei Duchi di Modena
Categoria:Comuni della provincia di Modena
Categoria:Comuni dell'Emilia-Romagna
Categoria:Comuni italiani
Categoria:Patrimoni dell'umanità in Italia
ja:モデナ
Enzo FerrariEnzo Anselmo Ferrari, industriale italiano nato a Modena il 18 febbraio 1898 e morto a Maranello (MO) il 14 agosto 1988, è stato il fondatore della Scuderia Ferrari e dell'industria automobilistica Ferrari SpA.
Dopo la prima guerra mondiale Enzo Ferrari cercò un lavoro presso la FIAT, ottenendo un rifiuto; trovò però un'opportunità in una piccola impresa meccanica, la CMN. Cominciò anche a correre nel 1919, con scarso successo.
Nel 1920 iniziò a correre con l'Alfa Romeo, che all'epoca era un club per gentlemen driver. Correndo a Ravenna, nel 1923, la madre di Francesco Baracca, contessa Paolina Biancoli, gli consegnò il simbolo che il leggendario aviatore portava sulla carlinga: un cavallino rampante. Solo nel 1932 questo simbolo apparirà sulla carrozzeria delle sue vetture.
Nel 1924 Enzo Ferrari vinse la coppa Acerbo a Pescara. Non corse molte altre gare, divenne essenzialmente ciò che oggi si direbbe un team manager con l'Alfa Romeo e la collaborazione si protrasse fino al 1929, anno in cui nacque la Scuderia Ferrari come squadra corse dell'Alfa stessa.
Ferrari gestiva lo sviluppo delle vetture Alfa, e costruì un team di oltre 40 piloti, tra cui Alberto Ascari, Campari e Tazio Nuvolari. Ferrari stesso continuò a correre fino alla nascita, nel 1932, del figlio Alfredo, detto Dino, che morì nel 1956.
La crisi economica nel 1933 portò l'Alfa Romeo a ritirarsi fino al 1937; poco dopo Ferrari si ritirò e creò l'Auto Avio Costruzioni.
La Ferrari, così come la conosciamo oggi, venne fondata nel 1947. La prima gara fu il Gran Premio di Monaco nel 1947 (non esisteva ancora la Formula 1 che nacque nel 1950). La prima vittoria in F1 fu il Gran Premio di Gran Bretagna del 1951. Il primo titolo mondiale di F1 giunse nel 1952.
Nel frattempo la Ferrari vendeva vetture sportive per finanziare la partecipazione alla F1 e a eventi come la Mille Miglia e la 24 Ore di Le Mans (che la Scuderia vinse 14 volte, di cui sei di seguito dal 1960 al 1965).
Negli anni '60 l'azienda fu trasformata in società per azioni. Nel 1969 a fronte di difficoltà finanziarie Ferrari fu costretto a cedere una quota della sua impresa alla FIAT che, inizialmente presente come socio paritario, ne assunse in seguito il controllo. Attualmente la Fiat detiene il 55% della Ferrari, il 35% è in mano a un pool di banche e il 10% in mano a Piero Lardi Ferrari.
Ferrari restò amministratore unico.
Ferrari, Enzo
Ferrari, Enzo
ja:エンツォ・フェラーリ
1929
Eventi
- 5 gennaio - Iugoslavia: con un colpo di stato, il re Alessandro I abroga la Costituzione
- 11 febbraio - Città del Vaticano: Papa Pio XI firma con l'Italia i Patti Lateranensi
- 14 febbraio - Stati Uniti: Strage di San Valentino: Al Capone stermina la banda rivale di Bugsy Moran
- 1 luglio - Stati Uniti: Nasce Popeye, alias Braccio di Ferro per opera del disegnatore di cartoni animati Elzie Segar
- 23 agosto - Palestina: dopo centinaia d'anni di convivenza pacifica, gli arabi massacrano la comunità ebraica di Hebron.
- 26 agosto - Palestina: gli inglesi, che governano la regione su mandato della Società delle Nazioni, decidono di evacuare i sopravvissuti.
- 6 ottobre - In nove città italiane viene giocata la prima giornata del primo Campionato di calcio di Serie A a girone unico.
- 24 ottobre - Stati Uniti: inizia il crollo della Borsa di Wall Street, il cosiddetto 'giovedì nero' di New York, seguito dal 29 ottobre ('martedì nero'), segna l'inizio della grave crisi economica mondiale
- 29 novembre - Antartide: l'esploratore statunitense Richard Byrd, partendo dalla barriera di Ross, sorvola per primo il Polo Sud insieme a tre membri dell'equipaggio
- 30 dicembre - India: a Lahore il Congresso nazionale chiede l'indipendenza del Paese dalla Gran Bretagna
- Tecnologia
- Stati Uniti: Scoperta della Legge di Hubble (e dell'espansione dell'Universo)
- Zworykin dimostra il funzionamento del cinescopio, il primo tubo televisivo moderno.
- Herbert E. Ives, dei Bell Labs, dimostra la possibilità di un sistema televisivo a colori.
- A. Aftel e Lloyd Espenschied realizzano il primo cavo schermato, coassiale.
Nati
- 3 gennaio - Sergio Leone, regista cinematografico italiano
- 15 gennaio - Martin Luther King, attivista diritti civili
- 28 gennaio - Claes Oldenburg, artista svedese
- 17 febbraio - Chaim Potok, scrittore statunitense
- 26 febbraio - Paolo Ferrari, attore teatrale italiano
- 1 aprile - Milan Kundera, poeta, saggista e romanziere ceco
- 4 maggio - Audrey Hepburn, attrice belga († 1993)
- 12 giugno - Anna Frank, vittima del Nazismo, nota per i suoi diari († 1945)
- 18 giugno - Jürgen Habermas, sociologo e filosofo
- 7 luglio - Sergio Romano, storico e diplomatico italiano
- 18 luglio - Franca Rame, attrice di teatro
- 24 luglio - Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice italiana
- 28 luglio - Jacqueline Bouvier Kennedy, moglie dell'ex presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy e successivamente dell'uomo di affari greco Aristoteles Onassis
- 4 agosto - Yasser Arafat, uomo politico e statista palestinese
- 25 settembre - Delia Scala, attrice e soubrette italiana
- 24 ottobre - George Crumb, compositore statunitense di musica contemporanea
- 31 ottobre - Bud Spencer alias Carlo Pedersoli, sportivo ed attore italiano
Morti
- 7 gennaio - Eugenio Tosi, Arcivescovo di Milano dal 7 marzo 1922, Cardinale (nominato nel Concistoro dell'11 novembre 1922 da Papa Pio XI)
- 3 febbraio - Agner Krarup Erlang, matematico e statistico danese
- 14 febbraio - Thomas Burke, atleta statunitense, primo campione olimpico dei 100 m (n.1875)
- 20 marzo - Ferdinand Foch, militare francese
- 24 novembre - Georges Clemenceau statista
- per la Pace: Frank Billings Kellogg
- per la Letteratura: Thomas Mann
- per la Medicina: Christiaan Eijkman, Frederick Gowland Hopkins
- per la Fisica: Louis-Victor Pierre Raymond de Broglie
- per la Chimica: Hans Karl August Simon Von Euler-chelpin, Arthur Harden
029
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th:พ.ศ. 2472
Alfa Romeo
L'Alfa Romeo è un'azienda automobilistica fondata nel 1910 a Milano in via Gattamelata, nella zona denominata "Portello", con il marchio Alfa, (acronimo di Anonima Lombarda Fabbrica Automobili), nome che contemporaneamente richiama la prima lettera dell'alfabeto greco e sembra voler sottolineare l'inizio di un nuovo tipo di attività nelle costruzioni automobilistiche, quello della macchina soprattutto sportiva. Rilevata dalle mani di un imprenditore francese, sempre del ramo automobilistico, Alexandre Darracq, che aveva tentato con scarso successo una avventura industriale in Italia; sin dal primo marchio l'azienda ha voluto ricordare i suoi legami con la città di origine: da un lato il serpente visconteo (il biscione), dall'altro la croce rossa in campo bianco, simbolo di Milano.
La storia del secolo scorso all'Alfa Romeo
1910
Nel 1910 cominciò la produzione del primo modello, il 24 HP da cui vennero subito derivati dei modelli da competizione portati al debutto l'anno successivo, il 1911, alla Targa Florio. Da ciò si capisce come fin dall'inizio della sua storia questa casa si fosse votata alla costruzione di autovetture dal carattere sportivo.
Nel 1915 entrò nel capitale Nicola Romeo, imprenditore originario di Sant'Antimo (NA), da cui la modifica del nome in Alfa Romeo Milano. In quegli anni una parte della produzione si dovette convertire alle necessità dell'industria bellica della prima guerra mondiale e la produzione regolare di autoveicoli riprese nel 1920 con la presentazione della prima auto con il nuovo nome, la Torpedo 20-20 HP.
1920
Nel decennio seguente si ampliò l'attività sportiva della casa milanese, grazie a piloti del calibro di Antonio Ascari, Giuseppe Campari ed Enzo Ferrari; nel 1923 vide la luce anche il simbolo del quadrifoglio verde che da allora ricorrerà in tutte le attività sportive dell'Alfa e nelle versioni più sportive delle sue macchine.
Sempre negli anni '20 ci furono delle vicissitudini nel capitale societario, la cui maggioranza era nel frattempo finita nelle mani della Banca d'Italia; esce dalla società Nicola Romeo e per qualche tempo ci fu anche il timore della chiusura dell'azienda, rientrato grazie alla notorietà già raggiunta in campo internazionale e nel campo delle corse. Nel 1929 nacque all'interno dell'azienda la Scuderia Ferrari, il reparto apposito per le corse.
:Questo nome venne portato in dote all'azienda da Enzo Ferrari che aveva, alcuni anni prima fondato la società sportiva omonima e che, dopo aver lasciato l'Alfa Romeo, fonderà l'azienda Scuderia Ferrari famosissima anche ai giorni nostri.
1930
Il decennio antecedente alla seconda guerra mondiale consolidò la fama mondiale dell'Alfa, sempre grazie soprattutto alle corse e ai suoi piloti: ancora Giuseppe Campari, Tazio Nuvolari, Gastone Brilli-Peri, Mario Borzacchini.
:Questi nomi storici ricorreranno nella fantasia popolare fino ai giorni nostri e ispireranno anche una famosissima canzone di Lucio Dalla.
Per quanto riguarda l'azienda produttiva, nel 1932 venne acquisita dall'IRI che, tra i primi provvedimenti, decise di non proseguire con l'attività delle corse a proprio nome bensì di affidare tutta la gestione alla Scuderia Ferrari, preferendo invece diversificare la produzione anche nei settori degli autobus, degli autocarri e nei motori aerei. Iniziò in questi anni anche la costruzione del nuovo stabilimento di Pomigliano d'Arco.
1940
La seconda guerra mondiale lascerà molti segni anche negli stabilimenti dell'Alfa Romeo, considerati molto importanti per l'approvvigionamento bellico e pertanto più volte bombardati, fino a causare la chiusura dello stabilimento del Portello nel 1944. Sin dalla fine della guerra si cercherà di rimettere in funzione gli impianti danneggiati, dedicandosi inizialmente alla costruzione di motori nautici e avio e addirittura alla costruzione di cucine elettriche e serramenti, ritornando comunque presto alla tradizionale attività di costruttore di automobili sportive.
1950
Gli anni '50 furono probabilmente i più importanti nella storia della casa, che produce due modelli di auto destinati a fare storia, la 1900 e la Giulietta. Si tratta dei primi modelli costruiti in catena di montaggio, e il primo apre la strada anche alla fornitura delle auto della Polizia; è con questo modello che si inaugura la famosissima serie delle Pantere.
Anche nel campo delle corse la casa continua a mietere successi vincendo i due primi Campionati Mondiali di Formula 1 1950 e 1951 grazie rispettivamente a Giuseppe Farina e Juan Manuel Fangio.
1960
Nel 1961 uscì dalle catene di montaggio la 100.000a Giulietta e l'anno successivo venne messa in produzione un'altra delle vetture che hanno fatto la storia di questa casa, la Giulia. Nel campo delle corse nasce nel 1964 l'Autodelta, il reparto specifico per le competizioni, grazie anche all'impegno dell'Ing. Carlo Chiti. Nel frattempo entrò a regime anche il nuovo stabilimento di Arese e continuò la collaborazione con i migliori designers italiani, da Zagato con le famose coupé, a Pininfarina a cui si deve la famosissima spider Duetto, fino a Bertone a cui si deve la Montreal del 1970.
Nel 1968 viene presentato il modello che sostituirà la Giulia, l'Alfa Romeo 1750 che vedrà anche una sorella maggiore pochi anni dopo, la Alfa Romeo 2000.
1970
Nel campo delle corse gli anni '70 videro l'Alfa Romeo impegnata soprattutto nelle corse con auto a ruote coperte e, con il modello 33, vincitrice di alcune delle più importanti gare di durata e di alcuni campionati di Gran Turismo. I piloti più noti che hanno corso in quegli anni per il "biscione" sono Andrea de Adamich, Nino Vaccarella e Ronnie Peterson.
Il 1972 è l'anno dell'inaugurazione dello stabilimento di Pomigliano d'Arco, con l'inizio produzione della piccola Alfa, la Alfasud, prima autovettura della casa a trazione anteriore e con motore di "soli" 1200 cc; se ne riusciranno a produrre nell'arco del decennio circa 1.000.000 di esemplari.
A fronte della prosecuzione delle vittorie sportive gli stessi anni '70 non sono altrettanto fortunati sotto il punto di vista della produzione di serie, anche a causa della crisi petrolifera che colpì pesantemente il comparto dell'auto. Di quegli anni è un modello basilare nella storia dell'Alfa Romeo, l'Alfetta(1972). Elegante e potente l'Alfetta presentava una raffinatezza meccanica superiore e un comportamento su strada ineccepibile. Il motore è inizialmente un 4 cilindri bialbero di 1800 cc, dotato di valvole riportate al sodio e alimentato da due carburatori doppio corpo. Il telaio presenta una sospensione anteriore a quadrilateri e il ponte posteriore De Dion, la trasmissione segue lo schema Transaxle con cambio e frizione al retrotreno per ripartire perfettamente le masse. I freni sono a disco, coi posteriori montati all'uscita del differenziale per ridurre le masse non sospese. Lo schema meccanico dell'alfetta è talmente raffinato che verrà riproposto invariato 13 anni dopo sulla 75, prodotta fino al 1992. Poco dopo il lancio dell'Alfetta ne viene proposta una variante più corta e con uno stile più giovanile: la Nuova Giulietta(1977). La Giulietta riprende il pianale e molte parti della carrozzeria dell'Alfetta, ma si posiziona un poco più in basso, presentandosi sul mercato con due motorizzazioni di 1300 e 1600 cc. Poco più tardi, dopo una gestazione lunghissima esce la Alfa 6 (1979). Dotata di un motore di 2500 cc è dotata di una serie impressionante di gadget rivolti ad assicurare il confort di marcia, ma si rivela un flop commerciale, per via della linea anonima e del clima sociale di quegli anni che consiglia di evitare l'acquisto di beni di lusso. Anni positivi dunque, tuttavia, la produzione di modelli di buon successo non bastò a mantenere in buone condizioni l'azienda e per cercare di risalire la china si provò anche un cambio al vertice aziendale, con l'arrivo di un nuovo manager, nel 1978; l'Ing.Ettore Masaccesi.
1980
È dell'inizio degli anni '80 la presentazione dell'Alfa 33 in sostituzione dell'Alfasud che non aveva riscosso il successo sperato presso gli appassionati. Dopo le lamentele della clientela sulla poca sportività dell'Alfasud stessa, si tentò di riguadagnare con il nuovo modello il prestigio perduto. Nello stesso anno, il 1983, prende vita anche il tentativo di joint-venture con la nipponica Nissan con la messa in produzione della Arna: l'esperimento però non ottenne i frutti sperati poiché gli appassionati alfisti non riconobbero in questo modello i tratti caratteristici della casa del biscione.
Nel 1984 cominciò la commercializzazione dell'Alfa 90, erede delle Alfetta e Alfa 6, ridisegnata dal noto carrozziere Bertone e prodotta nelle varie versioni in poco meno di 50.000 esempleri.
Anche il tentativo di rientrare nella Formula 1 nel 1980 non fu coronato da grandi risultati, ma addirittura funestato dalla morte del pilota Patrick Depailler durante alcune prove in Germania. Corsero per l'Alfa Romeo di quegli anni anche due piloti italiani quali Bruno Giacomelli e Andrea de Cesaris, entrambi senza riuscire a conquistare vittorie significative. Nel 1985 la società festeggiò i 75 anni di vita e per ricordarlo iniziò la produzione del modello Alfa Romeo 75. Dotata della stessa meccanica di Alfetta, Giulietta e Alfa 90, la 75 è l'ultimo modello a trazione posteriore prodotto dall'Alfa Romeo ed è stata molto amata dagli alfisti, tanto che, per molti di loro, la 75 è "l'ultima vera Alfa".
Nel 1986, l'Alfa Romeo venne ceduta alla Fiat dall'allora presidente dell'istituto, Romano Prodi, nel tentativo di ridurre le perdite dell'IRI; l'acquirente decise di accorparla ad un'altra azienda dello stesso gruppo, la Lancia, dando vita alla Alfa-Lancia Industriale spa.
Nel 1987 esce un modello fondamentale per l'Alfa Romeo, la 164, che impiega lo stesso pianale utilizzato per Fiat Croma, Lancia Thema e un modello SAAB, la 9000). L'Alfa 164 tuttavia presenta una caratterizzazione stilistica molto marcata, dovuta al pulito disegno di Pininfarina, a differenza di Croma, Thema e 9000 che invece adottano il medesimo giro-porte.
1990
All'inizio dell'ultimo decennio del secolo scorso escono due modelli importanti per la storia del marchio, il primo è la Alfa 155, che segna l'abbandono della trazione posteriore sui modelli di gamma medio-superiore. La 155 raccoglie l'eredità di un modello molto amato, la 75, ma non riesce a imporsi nel cuore degli alfisti per via di una qualità costruttiva e telaistica non all'altezza delle aspettative. La seconda è l'Alfa 145, che sostituisce l'Alfa 33. La 145 è più pesante e meno brillante della progenitrice, ma colpisce per uno stile molto personale di esterni e interni, raccogliendo un buon apprezzamento complessivo da parte del pubblico. Un successo inferiore arride invece alla versione a due volumi e mezzo della 145, denominata Alfa 146. La 145/146 è anche l'ultima vettura Alfa Romeo a montare il glorioso motore Boxer, sviluppato a suo tempo per l'Alfasud. Il 1998 vede la comparsa sul mercato della Alfa 156, il modello più importante nella storia recente dell'Alfa romeo. La 156 riesce a fregiarsi del titolo di Auto dell'anno per il 1998 e costituisce il modello del rilancio dell'Alfa Romeo. Dotata di una qualità costruttiva all'altezza delle aspettative del mercato europeo la 156 stabilisce nuovi standard per quel che riguarda il comportamento su strada.
Nel compartimento corse, l'Alfa Romeo, dopo l'entrata nel gruppo Fiat, viene destinata a rappresentare il gruppo nelle competizioni Gran Turismo, dove si fa onore anche con piloti italiani come Alessandro Nannini, Nicola Larini, Gabriele Tarquini e Fabrizio Giovanardi. Gli ultimi due citati sono in forze all'attuale team che corre nel WTCC.
La storia del marchio di fabbrica
Fabrizio Giovanardi
L'Alfa Romeo ha tra le sue caratteristiche anche quella di non avere mai modificato radicalmente il proprio marchio distintivo, infatti sin dalla nascita ha scelto un marchio circolare suddiviso verticalmente in due parti, sul lato sinistro la croce rossa in campo bianco, simbolo della città di Milano e sul lato destro il famoso biscione, cioè il serpente simbolo dei Visconti.
Le uniche modifiche riguardano la circonferenza esterna:
- nel 1910 con la scritta ALFA e MILANO divise da due nodi sabaudi in onore del Regno d'Italia.
- nel 1915 con l'inserimento del nome ROMEO.
- nel 1925 con l'inserimento del simbolo in una nuova ulteriore cornice esterna lavorata a corona d'alloro in ricordo della prima vittoria al Campionato Automobilistico del Mondo.
- nel 1946 dopo la vittoria della Repubblica al referendum del 2 giugno con la sostituzione del nodo sabaudo con due linee ondulate.
- nel 1972, con l'apertura dello stabilimento Alfasud di Pomigliano vengono tolte dal marchio l'indicazione MILANO, le linee ondulate e la corona d'alloro, giungendo così al marchio in uso ai giorni nostri.
L'occupazione all'Alfa Romeo
Alla nascita nel 1910 l'azienda Alfa poteva contare su circa 250 dipendenti, cresciuti a 2.200 nel 1919 nella fase di ricostruzione dopo il primo conflitto mondiale e nuovamente ridotti a 1.200 all'inizio degli anni '20 durante la prima crisi economica. Negli anni successivi, con l'ampliamento delle capacità produttive e la diversificazione, il numero dei dipendenti continuò a crescere per superare le 6.000 unità nel 1937 e giungere alla ragguardevole cifra (per l'epoca) di 8.000 durante la seconda guerra mondiale quando la produzione di motori per aereo divenne una parte preponderante delle attività del Portello.
Già pochi anni dopo la quasi completa distruzione dello stabilimento, nel 1950, con l'inaugurazione delle prime catene di montaggio per la costruzione delle Alfa Romeo 1900 la forza lavoro era ritornata oltre le 6.000 persone e continuarono da quel momento a crescere, anche grazie all'aperture dei nuovi stabilimenti di Pomigliano ed Arese, fino a raggiungere nel 1982 circa 30.000 dipendenti (qualche migliaio a Milano Portello, 8.000 a Pomigliano d'Arco e 19.000 a Arese). La profonda crisi iniziata negli anni '80 ha portato ad un continuo ridimensionamento dello stabilimento di Arese, dove non è servito il trasferirvi la produzione della Lancia Y10 per evitare la riduzione della forza produttiva a 16.000 persone nel 1986 e a 9.500 nel 1994, per giungere alla situazione odierna che vede il Portello chiuso, l'area di Arese, da circa 2.000.000 mq, destinata ad essere trasformata in un polo logistico e Pomigliano che ha ancora solo circa 6.000 lavoratori.
L'Alfa Romeo di oggi
Il nuovo millennio inizia per la casa Milanese sotto buoni auspici commerciali, infatti il modello Alfa 147 riesce ad aggiudicarsi nuovamente l'ambito titolo di Auto dell'anno nel 2001.
É dello stesso anno la presentazione al pubblico della versione sportiva della Alfa 156, la GTA, messa poi in vendita nel 2002; con la versione appositamente preparata per le competizioni, la casa milanese corre nei campionati europei turismo, mietendo vari successi soprattuto con il pilota Gabriele Tarquini.
La diretta erede di questo modello è l'Alfa 159 presentata all'inizio del 2005 a Ginevra.
Il 2003 è invece caratterizzato per la casa automobilistica dalla presentazione della nuova versione della grande berlina Alfa 166, in diretta concorrenza soprattutto con le berline tedesche: Audi, Mercedes-Benz e BMW. Sempre dello stesso anno è la presentazione del modello Alfa Romeo Gt.
A breve si attende anche la commercializzazione di un nuovo modello sportivo, presentato anch'esso ad inizio 2005, l'Alfa Romeo Brera, frutto della penna di Giugiaro.
Modelli fino agli Anni 70
- Torpedo 20-30 HP 1920
- RL N/S 1922-1925
- RL Turismo 1926-1927
1927
- 6C 1500 1927-1929
- 6C 1500 Sport SS 1928-1929
- 6C 1750 Super Sport 1929-1930
- 6C 1750 Sport 1929-1933
- 6C 1750 Turismo 1929-1933
- 6C 1750 Gran Turismo 1930-1933
- 6C 1750 Gran Sport 1930-1933
- 6C 1750 Gran Turismo C 1931-1932
- 8C 2300 1932-1934
- 6C 2300 Turismo 1934-1939
- 6C 2300 Gran Turismo 1934-1939
- 6C 2300 Pescara 193-193
- 6C 2300 Mille Miglia 1938-1939
- 8C 2900A 1936
- 8C 2900B 1937-1939
- 6C 2500 Turismo 1939-1945
- 6C 2500 Sport 1939-1945
- 6C 2500 Super Sport 1939-1943
- 6C 2500 Coloniale 1939-1942
- 6C 2500 Turismo 1946-1950
- 6C 2500 Freccia d'Oro 1947-1952
- 6C 2500 SS Villa d'Este 1949-1952
- 6C 2500 SS Cabriolet 1946-1951
- AR 51 "Matta" 1951-1953
- 1900 I serie 1950-1954
- 1900 Sprint I serie 1951-1953
- 1900 Sprint II serie 1953-1954
- 1900 TI 1952-1954
- 1900 TI Super 1954-1957
- 1900 Super 1954-1959
- 1900 Primavera 1955-1957
- 1900 SS 1954-1955
- 1900 SS 1956-1958
- Dauphine 1960-1964
- Giulietta I serie 1955-1959
- Giulietta II serie 1959-1961
- Giulietta III serie 1961-1963
- Giulietta TI I serie 1957-1959
- Giulietta TI II serie 1959-1961
- Giulietta TI III serie 1961-1965
- Giulietta Sprint I serie 1954-1958
- Giulietta Sprint II serie 1958-1959
- Giulietta Sprint III serie 1959-1962
- Giulietta Sprint Veloce I serie 1956-1958
- Giulietta Sprint Veloce II serie 1958-1962
- Alfa Romeo 1300 Sprint 1963-1965
- Giulietta Sprint Speciale 1957-1962
- Giulietta SZ 1958-1961
- Giulietta SZ Coda Tronca 1961-1962
- Giulietta Spider I serie 1956-1958
- Giulietta Spider II serie 1958-1961
- Giulietta Spider III serie 1961-1962
- Giulietta Spider Veloce I serie 1956-1958
- Giulietta Spider Veloce II serie 1958-1961
- Giulietta Spider Veloce III serie 1961-1962
- Giulia 1600 Sprint 1962-1964
- Giulia 1600 Sprint Speciale 1962-1965
- Giulia 1600 Spider 1962-1965
- Giulia 1600 Spider Veloce 1964-1965
- Giulia TZ 1963-1965
- Giulia TZ2 1964-1965
- Giulia TI (tamburo) 1962-1963
- Giulia TI (disco) 1963-1967
- Giulia TI Super 1963-1964
- Giulia 1300 1964-1971
- Giulia 1300 TI 1966-1972
- Giulia 1300 Super 1970-1972
- Giulia Super 1965-1972
- Giulia 1600 S 1968-1970
- Giulia Sprint GT 1963-1966
- Giulia GT Veloce 1966-1968
- Giulia GT 1300 Junior 1966-1971
- Giulia GT 1300 Junior Zagato 1969-1972
- Giulia Super 1.3 1972-1977
- Giulia Super 1.6 1972-1977
- Giulia GT Junior 1.3 1971-1976
- Giulia GT Junior 1.6 1971-1976
- Giulia GT Junior Zagato 1.6 1972-1974
- Giulia GTA 1600 1965-1969
- Giulia GTA 1300 Junior 1968-1972
- Giulia 1600 Sprint GTC 1964-1966
Voci correlate
- :Categoria:Automobili Alfa Romeo
Collegamenti esterni
http://www.alfaromeo.it Sito ufficiale della Alfa Romeo
categoria:Aziende italiane
categoria:Case automobilistiche
Categoria:Gruppo Fiat
ja:アルファ・ロメオ
1946
Eventi
- Gennaio - All'inizio dell'anno 100.000 soldati americani si trovano ancora in Cina, a sostegno delle forze nazionaliste di Chang Kai-shek. Il loro compito è ufficialmente quello di disarmare e rimpatriare i soldati giapponesi dispersi sul territorio cinese, ma molto spesso questi stessi giapponesi combattono a fianco degli americani contro le forze comuniste. Come scrisse il presidente Harry Truman: «Era perfettamente chiaro per tutti noi che se avessimo detto ai giapponesi di deporre immediatamente le armi e di abbandonare le loro postazioni, l'intero paese sarebbe stato conquistato dai comunisti. Per questo dovemmo prendere l'insolita decisione di utilizzare le unità nemiche come forze di guarnigione finché non fummo in grado di trasportare per via aerea le truppe nazionaliste nella Cina meridionale e di inviare i marines a presidiare i porti del paese». [H. Truman, Memorie, Milano-Verona 1956].
- Gennaio - In Italia si tiene il congresso del Partito Comunista Italiano, guidato da Palmiro Togliatti, in netta crescita di consensi.
- 10 gennaio - Londra: prima Assemblea Generale delle Nazioni Unite
- 31 gennaio - La Jugoslavia adotta la nuova costituzione federale, sul modello di quella sovietica: si costituiscono le repubbliche di Bosnia-Erzegovina, Croazia, Macedonia, Montenegro, Serbia e Slovenia.
- 23 febbraio - A Torino, Vittorio Valletta è nominato presidente e amministratore delegato della FIAT, malgrado compaia tra le personalità accusate di collaborazionismo col regime fascista. Vicepresidente è Giovanni Agnelli.
- 2 marzo - Ho Chi Min è eletto presidente del Vietnam del Nord.
- 5 marzo - Winston Churchill, a Fulton, negli Stati Uniti, tiene il celebre discorso della "Cortina di Ferro".
- Aprile - Congresso del Partito Socialista di Unità Proletaria (PSIUP). Spaccatura tra Pietro Nenni e Lelio Basso, favorevoli all'alleanza col PCI, e Giuseppe Saragat, favorevole a un'alleanza con la DC.
- 18 aprile - Viene ufficialmente sciolta la Società delle Nazioni, nata nel 1919. La sua ultima riunione si era svolta nel dicembre 1939, dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale.
- 22 maggio - Nasce il regno di Transgiordania; la corona è affidata all'emiro Abdullah.
- 2 giugno - Italia: Nel referendum prevalgono i voti contro la monarchia (12.717.923 contro 10.719.284)
- 12 giugno - La Lega araba, per porre fine alle divisioni tra i paesi arabi (soprattutto Egitto e il nuovo regno transgiordano) in merito alla questione palestinese, approva la formazione di un Alto Comitato arabo della Palestina, presieduto dal muftì di Gerusalemme Haj Amin al-Husseini, campione di antisionismo e esiliato dai britannici in seguito alla rivolta anti-ebraica di Gerusalemme del 1920. Per la prima volta i paesi arabi riconoscono l'esistenza del problema politico dei Palestinesi.
- 22 giugno - Il nuovo governo provvisorio italiano (ministro della giustizia è Palmiro Togliatti) concede l'amnistia generale per i reati politici. Sono rinviati a giudizio solo i detenuti per gravi reati di sangue.
- 22 luglio - L'Irgun (l'Organizzazione Militare Nazionale del movimento sionista in Palestina) compie un attentato terroristico a Gerusalemme, facendo esplodere una bomba nell'Hotel "King David", quartier generale dell'amministrazione civile e militare inglese; muoiono 90 persone.
- 25 luglio - USA: Dean Martin e Jerry Lewis si esibiscono per la prima volta in coppia
- 22 agosto - In Italia, dal Piemonte a tutto il Nord si allarga la protesta dei gruppi partigiani che non vogliono deporre le armi, in netta opposizione con le decisioni politiche di Roma in merito ai reati politici e al trattamento riservato ai combattenti della Liberazione. Di fronte al rischio di un intervento armato degli Alleati, il PCI e il PSIUP si impegnano a far rientrare la protesta, mentre il governo riconosce alcune richieste.
- 12 ottobre - L'Italia adotta l'Inno di Mameli come inno nazionale
- 8 novembre - Ad Haiphong, nel Vietnam del Sud, scoppia una rivolta contro le truppe francesi. L'incrociatore Suffren apre il fuoco, causando la morte di 6000 persone.
- 22 dicembre - Papa Pio XII, dopo l'affermazione elettorale delle sinistre nella Capitale, si scaglia con esplicita veemenza contro le forze della sinistra e l'Unione Sovietica, "un popolo senza Dio incarnazione dell'Anticristo".
- 26 dicembre - Nasce in Italia, per iniziativa di Giorgio Almirante, il Movimento Sociale Italiano (MSI), che attinge nella sua composizione dai reduci della Repubblica Sociale Italiana di Salò.
Nati
- 5 gennaio - Diane Keaton, attrice statunitense;
- 12 gennaio - George Duke, pianista e tastierista jazz;
- 20 gennaio - David Lynch, regista cinematografico statunitense;
- 22 marzo - Rudy Rucker, matematico, divulgatore e scrittore statunitense;
- 10 aprile - Caterina Caselli cantante italiana;
- 2 maggio - David Suchet, attore britannico
- 5 maggio - Jim Kelly, attore statunitense;
- 22 maggio - George Best - calciatore britannico;
- 31 maggio - Rainer Werner Fassbinder, regista cinematografico tedesco;
- 18 giugno - Fabio Capello, giocatore e allenatore di calcio italiano;
- 6 luglio
- Sylvester Stallone, attore statunitense;
- George W. Bush 43° presidente degli Stati Uniti;
- 21 luglio - John Taylor, giocatore di rugby gallese;
- 19 agosto - Bill Clinton, 42° presidente degli Stati Uniti;
- 29 agosto - Bob Beamon, atleta statunitense;
- 5 settembre - Freddie Mercury, cantante inglese;
- 15 settembre - Oliver Stone, regista statunitense;
- 4 ottobre - Francesco Enrico Speroni, politico italiano
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