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| Forlì |
Forlì
Forlì, in dialetto forlivese "Furlè", è un comune di 110.209 abitanti della provincia di Forlì-Cesena,
capoluogo della provincia di Forlì e Cesena, già capoluogo, per quasi tutto il XX secolo, della provincia di Forlì, nome sotto il quale era compreso anche il territorio ora facente parte della provincia di Rimini.
Forlì è una città Emiliano-Romagnola ed in particolare si trova in Romagna, di cui è, come dice Dante nel De Vulgari eloquentia, "meditullium", cioè l'area centrale. Questo primato è anche inguistico anche se in questo caso il forlivese deve spartire questa centralità con il faentino costituendo assieme a quest'ultimo il dialetto romagnolo tipico (anche se fra i due esistono comunque differenze), visto che il romagnolo tende a perdere questa o quella peculiarità a mano a mano che si avanza verso la periferia della Romagna e che la lingua subisce, per ciò, gli influssi delle zone circostanti.
Storia
Personaggi illustri
Luoghi d'interesse
- Piazza Aurelio Saffi: ai tempi del forum romano era solo un largo spazio ai confini della centuriazione, lungo la via Emilia verso Rimini. Diventa, come a tutt'oggi, luogo centrale della città nel Medioevo e viene conosciuta col nome di piazza Maggiore; dopo l'unificazione viene dedicata a Vittorio Emanuele II, per poi assumere il nome attuale con l'avvento della repubblica. Sul lato a ovest sorge la Residenza comunale, un tempo palazzo degli Ordelaffi, già signori della città; l'edificio è stato notevolmente rimaneggiato nei secoli, la facciata odierna risale ai primi anni dell'Ottocento. Sul lato opposto, a nord-est, sorge l'Abbazia di San Mercuriale: chiesa di architettura romanica, in mattoni, costruita sul primo luogo di culto cristiano a Forlì; il campanile è famoso per essere uno dei più alti d'Italia, in stile romanico. Il chiostro fu aperto al passaggio pubblico durante il Ventennio, quando architetti e urbanisti del regime fascista ridisegnarono ampie parti della città e della piazza stessa, come si può notare dalle costruzioni, verso nord, del Palazzo delle Poste e del Palazzo degli Uffici statali. Sul versante sud, altri due pregevoli palazzine rinascimentali: il palazzo del Podestà e l'adiacente palazzo Albertini.
[http://www.turismoforlivese.it/index.asp?id=5030402&nscheda=0000000101787&lingua=IT Abbazia di San Mercuriale]
- Piazza del Duomo/Piazza Ordelaffi: i due spiazzi contigui sono sovrastati dalla fabbrica del Duomo, già chiesa di S.Croce, la cattedrale cittadina. A nord di piazza Ordelaffi si trova l'imponente palazzo Paolucci-Piazza, antica famiglia nobiliare, ora sede della Prefettura, palazzo del XVII secolo. Al centro di piazza del Duomo si erge la colonna votiva della Madonna del Fuoco, protettrice della città; fu eretta originariamente in piazza Saffi, da dove fu spostata alla fine dell'Ottocento per lasciar posto al monumento commemorativo del patriota forlivese.
- Corso della Repubblica: è la principale strada cittadina. Costituisce il ramo della via Emilia verso est interno al centro storico. Vi sorge la barocca chiesa di Santa Lucia, protettrice della vista e festeggiata il 13 dicembre, nonché la biblioteca e la sede dei principali musei comunali, compresa la pinacoteca nell'imponente palazzo Merenda, già sede dell'antico ospedale cittadino.
- Corso Giuseppe Mazzini: via di porticati e negozi, congiunge piazza Saffi con la via Ravegnana per Ravenna, verso nord, dove un tempo sorgeva la Porta di San Pietro. Importante la chiesa del Carmine, che ospita il convento dei carmelitani: l'ingresso presenta un pregevole fregio in marmo d'Istria, in origine abbellimento dell'entrata del Duomo.
- Corso Giuseppe Garibaldi: il corso più lungo, da piazza Saffi arriva a Porta Schiavonia e costituisce la parte di via Emilia verso ovest e verso Faenza e Bologna. Notevoli palazzi signorili si sono conservati fino a oggi: il Monte di Pietà (quattrocentesco), palazzo Albicini, palazzo Gaddi, con notevoli affreschi di Felice Giani (sede di alcuni musei comunali: etnografico e del teatro), palazzo Reggiani. All'altezza di piazza Melozzo, in corrispondenza della chiesa, già cattedrale, della SS.Trinità - dove sono conservati, oltre all'antica cattedra di S. Mercuriale, i resti del pittore forlivese -, sono state trovate le testimonianze del centro romano: lì sorgeva l'incrocio fra cardum e decumanum maximum. Al termine del corso si arriva a Porta Schiavonia, unico dei quattro ingressi rimasti in piedi: le altre barriere, insieme alle mura medievali, sono state demolite in epoca fascista per permettere lo sviluppo della rete stradale e la costruzione dei viali di circonvallazione del centro storico; l'aspetto attuale della porta risale al Settecento.
- Corso Armando Diaz: da piazza Saffi porta al piazzale di Porta Ravaldino, non più esistente, e al viale dell'Appennino che, verso sud, collega la città a Predappio e Castrocaro Terme. Vicino al centro sorgono il palazzo Orsi Mangelli, ora sede centrale del polo universitario decentrato dell'ateneo di Bologna, e il teatro comunale intitolato al drammaturgo forlivese Diego Fabbri. Il tratto finale affianca la possente Rocca di Ravaldino, cittadella centrale nel sistema difensivo delle mura medievali già ai tempi degli Ordelaffi e centro di governo, in particolare sotto Caterina Sforza: la Rocca fu il principale teatro dello scontro con le truppe frncesi e pontificie di Cesare Borgia.
Altre Chiese di Forlì
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=3681§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: San Tommaso Apostolo]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=3682§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: San Domenico]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=3683§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: San Tommaso Cantuariense]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=3684§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: Santa Maria dei Servi, detta di San Pellegrino]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=5875§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: Santa Maria della Neve]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=12234§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: Sant'Anna]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=20322§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: Chiesa del Carmine]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=21600§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: Chiesa e Monastero del Corpus Domini]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=25390§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: antica Chiesa di San Biagio (sconsacrata)]
Frazioni
Bagnolo, Barisano, Borgo Sisa, Branzolino, Carpena, Carpinello, Casemurate, Caserma, Castiglione, Cava, Collina, Coriano, Durazzanino, Forniolo, Grisignano, Ladino, Magliano, Malmissole, Massa, Para, Pescaccia, Petrignone, Pianta, Pieve Acquedotto, Pievequinta, Poggio, Ponte Vico, Quattro, Ravaldino, Roncadello, Ronco, Rotta, Rovere, San Giorgio, San Leonardo in Schiova, San Lorenzo in Noceto, San Martino in Strada, San Martino in Villafranca, San Tomé, San Varano, Vecchiazzano, Villa Rovere, Villa Selva, Villafranca di Forlì, Villagrappa, Villanova
Amministrazione Comunale
Elezioni del 13/14 giugno 2004
- Sindaco: Nadia Masini ( Membro del partito DS )
- Giunta comunale:
Evangelista Castrucci - vice sindaco, sviluppo economico, commercio e mercati, turismo
Loretta Bertozzi - politiche di welfare
Giovanni Bucci - sport, rapporti internazionali
Lodovico Buffadini - bilancio, finanze, patrimonio, logistica
Palmiro Capacci - ambiente, energia, protezione civile
Elvio Galassi - lavori pubblici, programma opere pubbliche, aeroporto
Loretta Lega - politiche educative e formative
Tiziano Marchi - servizi generali, pubblica amministrazione, servizi informatici e demografici
Gianfranco Marzocchi - cultura, università
Sandra Morelli - mobilità, consumatori, verde, parchi e arredo urbano
Liviana Zanetti - decentramento, politiche giovanili, partecipazione civica, comunicazione e rapporti coi cittadini, pace e diritti umani
Gabriele Zelli - pianificazione territoriale, urbanistica, edilizia
Gemellaggi
- Aveiro (Portogallo)
- Bourges (Francia)
- Chichester (Regno Unito)
- Elektrenai (Lituania)
- Karlsruhe (Germania)
- Peterborough (Regno Unito)
- Plock (Polonia)
- Skövde (Svezia)
- Szolnok (Ungheria)
Galleria
Immagine:Main_square_SAFFI_Forli_Italy_December-2004.jpg|Piazza Aurelio Saffi
Immagine:Piazza_Saffi.jpg|Piazza Aurelio Saffi
Immagine:porta_schiavonia.jpg|Porta Schiavonia
Immagine:rocca_ravaldino.jpg|Rocca di Ravaldino
Immagine:piazzale_vittoria.jpg|Piazzale della Vittoria
Immagine:San_mercuriale.jpg|Abbazia di San Mercuriale
Voci correlate
- Aeroporto di Forlì
- [http://www.comune.forli.fo.it/contenuti/stemma Storia dello stemma]
- [http://www.almanaccodiforli.it/ Sito dell'Almanacco di Forlì, volume che raccoglie un anno di cronaca della città e offre notizie sempre aggiornate su Forlì]
- [http://www.almanaccodiforli.it/forum Il forum di Forlì e dintorni]
- [http://www.romagnaoggi.it Portale di informazione sull'Emilia-Romagna, con tante news anche su Forlì]
- [http://www.atr-online.it/ ATR trasporti pubblici locali]
- [http://www.poloforli.unibo.it/ Alma mater studiorum Università di Bologna - polo didattico-scientifico di Forlì]
- [http://www.legacoopforlicesena.it/ Sito dell'associazione di cooperative Legacoop Forlì-Cesena]
- [http://www.casafc.it/ Sito casafc.it dedicato alla casa in provincia di Forlì-Cesena]
- [http://www.forlibasket.it/ Sito dedicato al basket forlivese]
- [http://www.salastampa.info/ La sala stampa virtuale di Forlì-Cesena
- È sede del Forlì Linux Users Group (LUG) [http://www.folug.org FOLUG]
- [http://www.fluidifikas.it Fluidifikas Basket Forlì]
Categoria:Comuni della provincia di Forlì-Cesena
Categoria:Comuni dell'Emilia-Romagna
Categoria:Comuni italiani
Categoria:Forlì
ja:フォルリ
Provincia di Forlì-Cesena
La Provincia di Forlì-Cesena è una provincia dell'Emilia-Romagna di 350.000 abitanti, con capoluogo Forlì. La Provincia confina a nord con la Provincia di Ravenna, a est con il Mar Adriatico e con la Provincia di Rimini, a S con le Marche (Provincia di Pesaro e Urbino), a sud e a ovest con la Toscana (Provincia di Arezzo e Provincia di Firenze).
Il nome attuale è stato assunto dalla Provincia di Forlì quando alla fine del XX secolo, fu distaccata l'area che ha costituito la Provincia di Rimini.
Amministrazioni
La provincia di Forlì-Cesena ha diviso il suo Territorio in due Circondari, quello di Forlì e quello di Cesena, e comprende tre comunità montane: Acquacheta, Appennino Forlivese e Appennino Cesenate
Voci correlate
- Unità di misura della provincia di Forlì
Categoria:Provincia di Forlì-Cesena
ja:フォルリ=チェゼーナ県
Provincia di Forlì
Nome della provincia che comprendeva, fino al 1992, i territori di due province attuali: quella di Forlì-Cesena, con capoluogo Forlì, e quella di Rimini.
Ne era capoluogo la città di Forlì.
Voci correlate
Unità di misura della provincia di Forlì
Forlì
Forlì, in dialetto forlivese "Furlè", è un comune di 110.209 abitanti della provincia di Forlì-Cesena,
capoluogo della provincia di Forlì e Cesena, già capoluogo, per quasi tutto il XX secolo, della provincia di Forlì, nome sotto il quale era compreso anche il territorio ora facente parte della provincia di Rimini.
Forlì è una città Emiliano-Romagnola ed in particolare si trova in Romagna, di cui è, come dice Dante nel De Vulgari eloquentia, "meditullium", cioè l'area centrale. Questo primato è anche inguistico anche se in questo caso il forlivese deve spartire questa centralità con il faentino costituendo assieme a quest'ultimo il dialetto romagnolo tipico (anche se fra i due esistono comunque differenze), visto che il romagnolo tende a perdere questa o quella peculiarità a mano a mano che si avanza verso la periferia della Romagna e che la lingua subisce, per ciò, gli influssi delle zone circostanti.
Storia
Personaggi illustri
Luoghi d'interesse
- Piazza Aurelio Saffi: ai tempi del forum romano era solo un largo spazio ai confini della centuriazione, lungo la via Emilia verso Rimini. Diventa, come a tutt'oggi, luogo centrale della città nel Medioevo e viene conosciuta col nome di piazza Maggiore; dopo l'unificazione viene dedicata a Vittorio Emanuele II, per poi assumere il nome attuale con l'avvento della repubblica. Sul lato a ovest sorge la Residenza comunale, un tempo palazzo degli Ordelaffi, già signori della città; l'edificio è stato notevolmente rimaneggiato nei secoli, la facciata odierna risale ai primi anni dell'Ottocento. Sul lato opposto, a nord-est, sorge l'Abbazia di San Mercuriale: chiesa di architettura romanica, in mattoni, costruita sul primo luogo di culto cristiano a Forlì; il campanile è famoso per essere uno dei più alti d'Italia, in stile romanico. Il chiostro fu aperto al passaggio pubblico durante il Ventennio, quando architetti e urbanisti del regime fascista ridisegnarono ampie parti della città e della piazza stessa, come si può notare dalle costruzioni, verso nord, del Palazzo delle Poste e del Palazzo degli Uffici statali. Sul versante sud, altri due pregevoli palazzine rinascimentali: il palazzo del Podestà e l'adiacente palazzo Albertini.
[http://www.turismoforlivese.it/index.asp?id=5030402&nscheda=0000000101787&lingua=IT Abbazia di San Mercuriale]
- Piazza del Duomo/Piazza Ordelaffi: i due spiazzi contigui sono sovrastati dalla fabbrica del Duomo, già chiesa di S.Croce, la cattedrale cittadina. A nord di piazza Ordelaffi si trova l'imponente palazzo Paolucci-Piazza, antica famiglia nobiliare, ora sede della Prefettura, palazzo del XVII secolo. Al centro di piazza del Duomo si erge la colonna votiva della Madonna del Fuoco, protettrice della città; fu eretta originariamente in piazza Saffi, da dove fu spostata alla fine dell'Ottocento per lasciar posto al monumento commemorativo del patriota forlivese.
- Corso della Repubblica: è la principale strada cittadina. Costituisce il ramo della via Emilia verso est interno al centro storico. Vi sorge la barocca chiesa di Santa Lucia, protettrice della vista e festeggiata il 13 dicembre, nonché la biblioteca e la sede dei principali musei comunali, compresa la pinacoteca nell'imponente palazzo Merenda, già sede dell'antico ospedale cittadino.
- Corso Giuseppe Mazzini: via di porticati e negozi, congiunge piazza Saffi con la via Ravegnana per Ravenna, verso nord, dove un tempo sorgeva la Porta di San Pietro. Importante la chiesa del Carmine, che ospita il convento dei carmelitani: l'ingresso presenta un pregevole fregio in marmo d'Istria, in origine abbellimento dell'entrata del Duomo.
- Corso Giuseppe Garibaldi: il corso più lungo, da piazza Saffi arriva a Porta Schiavonia e costituisce la parte di via Emilia verso ovest e verso Faenza e Bologna. Notevoli palazzi signorili si sono conservati fino a oggi: il Monte di Pietà (quattrocentesco), palazzo Albicini, palazzo Gaddi, con notevoli affreschi di Felice Giani (sede di alcuni musei comunali: etnografico e del teatro), palazzo Reggiani. All'altezza di piazza Melozzo, in corrispondenza della chiesa, già cattedrale, della SS.Trinità - dove sono conservati, oltre all'antica cattedra di S. Mercuriale, i resti del pittore forlivese -, sono state trovate le testimonianze del centro romano: lì sorgeva l'incrocio fra cardum e decumanum maximum. Al termine del corso si arriva a Porta Schiavonia, unico dei quattro ingressi rimasti in piedi: le altre barriere, insieme alle mura medievali, sono state demolite in epoca fascista per permettere lo sviluppo della rete stradale e la costruzione dei viali di circonvallazione del centro storico; l'aspetto attuale della porta risale al Settecento.
- Corso Armando Diaz: da piazza Saffi porta al piazzale di Porta Ravaldino, non più esistente, e al viale dell'Appennino che, verso sud, collega la città a Predappio e Castrocaro Terme. Vicino al centro sorgono il palazzo Orsi Mangelli, ora sede centrale del polo universitario decentrato dell'ateneo di Bologna, e il teatro comunale intitolato al drammaturgo forlivese Diego Fabbri. Il tratto finale affianca la possente Rocca di Ravaldino, cittadella centrale nel sistema difensivo delle mura medievali già ai tempi degli Ordelaffi e centro di governo, in particolare sotto Caterina Sforza: la Rocca fu il principale teatro dello scontro con le truppe frncesi e pontificie di Cesare Borgia.
Altre Chiese di Forlì
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=3681§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: San Tommaso Apostolo]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=3682§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: San Domenico]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=3683§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: San Tommaso Cantuariense]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=3684§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: Santa Maria dei Servi, detta di San Pellegrino]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=5875§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: Santa Maria della Neve]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=12234§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: Sant'Anna]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=20322§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: Chiesa del Carmine]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=21600§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: Chiesa e Monastero del Corpus Domini]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=25390§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: antica Chiesa di San Biagio (sconsacrata)]
Frazioni
Bagnolo, Barisano, Borgo Sisa, Branzolino, Carpena, Carpinello, Casemurate, Caserma, Castiglione, Cava, Collina, Coriano, Durazzanino, Forniolo, Grisignano, Ladino, Magliano, Malmissole, Massa, Para, Pescaccia, Petrignone, Pianta, Pieve Acquedotto, Pievequinta, Poggio, Ponte Vico, Quattro, Ravaldino, Roncadello, Ronco, Rotta, Rovere, San Giorgio, San Leonardo in Schiova, San Lorenzo in Noceto, San Martino in Strada, San Martino in Villafranca, San Tomé, San Varano, Vecchiazzano, Villa Rovere, Villa Selva, Villafranca di Forlì, Villagrappa, Villanova
Amministrazione Comunale
Elezioni del 13/14 giugno 2004
- Sindaco: Nadia Masini ( Membro del partito DS )
- Giunta comunale:
Evangelista Castrucci - vice sindaco, sviluppo economico, commercio e mercati, turismo
Loretta Bertozzi - politiche di welfare
Giovanni Bucci - sport, rapporti internazionali
Lodovico Buffadini - bilancio, finanze, patrimonio, logistica
Palmiro Capacci - ambiente, energia, protezione civile
Elvio Galassi - lavori pubblici, programma opere pubbliche, aeroporto
Loretta Lega - politiche educative e formative
Tiziano Marchi - servizi generali, pubblica amministrazione, servizi informatici e demografici
Gianfranco Marzocchi - cultura, università
Sandra Morelli - mobilità, consumatori, verde, parchi e arredo urbano
Liviana Zanetti - decentramento, politiche giovanili, partecipazione civica, comunicazione e rapporti coi cittadini, pace e diritti umani
Gabriele Zelli - pianificazione territoriale, urbanistica, edilizia
Gemellaggi
- Aveiro (Portogallo)
- Bourges (Francia)
- Chichester (Regno Unito)
- Elektrenai (Lituania)
- Karlsruhe (Germania)
- Peterborough (Regno Unito)
- Plock (Polonia)
- Skövde (Svezia)
- Szolnok (Ungheria)
Galleria
Immagine:Main_square_SAFFI_Forli_Italy_December-2004.jpg|Piazza Aurelio Saffi
Immagine:Piazza_Saffi.jpg|Piazza Aurelio Saffi
Immagine:porta_schiavonia.jpg|Porta Schiavonia
Immagine:rocca_ravaldino.jpg|Rocca di Ravaldino
Immagine:piazzale_vittoria.jpg|Piazzale della Vittoria
Immagine:San_mercuriale.jpg|Abbazia di San Mercuriale
Voci correlate
- Aeroporto di Forlì
- [http://www.comune.forli.fo.it/contenuti/stemma Storia dello stemma]
- [http://www.almanaccodiforli.it/ Sito dell'Almanacco di Forlì, volume che raccoglie un anno di cronaca della città e offre notizie sempre aggiornate su Forlì]
- [http://www.almanaccodiforli.it/forum Il forum di Forlì e dintorni]
- [http://www.romagnaoggi.it Portale di informazione sull'Emilia-Romagna, con tante news anche su Forlì]
- [http://www.atr-online.it/ ATR trasporti pubblici locali]
- [http://www.poloforli.unibo.it/ Alma mater studiorum Università di Bologna - polo didattico-scientifico di Forlì]
- [http://www.legacoopforlicesena.it/ Sito dell'associazione di cooperative Legacoop Forlì-Cesena]
- [http://www.casafc.it/ Sito casafc.it dedicato alla casa in provincia di Forlì-Cesena]
- [http://www.forlibasket.it/ Sito dedicato al basket forlivese]
- [http://www.salastampa.info/ La sala stampa virtuale di Forlì-Cesena
- È sede del Forlì Linux Users Group (LUG) [http://www.folug.org FOLUG]
- [http://www.fluidifikas.it Fluidifikas Basket Forlì]
Categoria:Comuni della provincia di Forlì-Cesena
Categoria:Comuni dell'Emilia-Romagna
Categoria:Comuni italiani
Categoria:Forlì
ja:フォルリ
Emilia-Romagna
L'Emilia-Romagna è una regione dell'Italia settentrionale di 4 milioni di abitanti, con capoluogo Bologna.
Confina a est con il Mar Adriatico,
a nord con il Veneto e la Lombardia,
a ovest con il Piemonte e la Liguria,
a sud con la Toscana, le Marche nonché la repubblica di San Marino. Essa è composta dall'unione di due regioni storiche, l'Emilia, che comprende le provincie di Piacenza, Parma, Reggio, Modena e parte della provincia di Bologna con il capoluogo, e la Romagna con le rimanenti provincie di Ravenna, Rimini, Forli - Cesena e la parte orientale della provincia di Bologna. La Romagna storica comprende peraltro territori nelle Marche e in Toscana.
Le aree che costituiscono la regione attuale sono popolate fin da tempi remotissimi, come ci indicano vari ritrovamenti: il caso più famoso è quello del sito di Monte Poggiolo, presso Forlì, dove sono stati rinvenuti migliaia di reperti datati a circa 800.000 anni fa, a dimostrazione che la zona era già abitata nel Paleolitico.
Cultura
Storia
L'Emilia-Romagna non ha in età moderna una storia unitaria. A partire dal XVI secolo le più grosse entità statali della regione sono, in Emilia, il Ducato di Parma e Piacenza e il Ducato di Modena e Reggio, mentre Bologna e la Romagna erano parte dello Stato della Chiesa.
Agricoltura
Amministrazioni
- Comuni della provincia di Bologna (60)
- Comuni della provincia di Ferrara (26)
- Comuni della provincia di Forlì-Cesena (30)
- Comuni della provincia di Modena (47)
- Comuni della provincia di Parma (47)
- Comuni della provincia di Piacenza (48)
- Comuni della provincia di Ravenna (18)
- Comuni della provincia di Reggio nell'Emilia (45)
- Comuni della provincia di Rimini (20)
Infrastrutture
Aeroporti civili
- Bologna-Borgo Panigale
- Aeroporto di Forlì-Ridolfi
- Aeroporto di Parma-Verdi
- Aeroporto di Rimini-Miramare/San Marino
Aeroporti militari
- Aeroporto di Piacenza-San Damiano, nel comune di San Giorgio Piacentino (PC), sede del 50° Stormo dell'Areonautica Militare Italiana.
Porti
Marittimi
- Ravenna
Fluviali
- Boretto
- Ferrara
- Porto di Piacenza (in fase di realizzazione)
Nodi logistici
- Interporto di Bologna
- Interporto di Parma
Voci correlate
- Elenco dei Presidenti dell'Emilia-Romagna
- Cucina emiliana
- Cucina romagnola
- Dialetto emiliano
- Dialetto romagnolo
Collegamenti esterni
- [http://www.culturadeuropa.it/ La Cultura dell'Emilia Romagna]
Categoria:Regione Emilia-Romagna
ja:エミリア=ロマーニャ州
Dante Alighieri
Dante Alighieri, (Firenze, 1265 - Ravenna, 14 settembre 1321), è stato un poeta e scrittore e uomo politico fiorentino; è considerato il primo grande poeta della lingua italiana: per questo motivo fu definito il sommo poeta.
Ebbe una vita per molti versi travagliata e morì quando si trovava esiliato dalla sua città natale.
Dante è l'autore della Divina Commedia1, considerato il capolavoro per antonomasia della letteratura di tutti i tempi. Il suo nome è, secondo la testimonianza di Jacopo Alighieri, un ipocorismo per Durante:
:"Durante, olim vocatus Dante".
Nei documenti, al nome di Dante può seguire il patronimico Alagherii o il gentilizio de Alagheriis, mentre la variante Alighieri si afferma solo con l'avvento di Boccaccio.
Biografia
La data di nascita di Dante è sconosciuta, anche se si può cercare di ricavarla con maggiore precisione attraverso alcune allusioni autobiografiche fatte nella Vita Nova, nell'Inferno e nel Purgatorio. Alcuni versi del Paradiso ci dicono poi che egli nacque sotto il segno dei Gemelli, quindi in un periodo compreso fra il 14 maggio e il 13 giugno.
Nacque comunque in una importante famiglia fiorentina (il cui cognome era Alaghieri), con legami alla corrente dei Guelfi, un'alleanza politica coinvolta in una complessa opposizione ai Ghibellini; gli stessi Guelfi erano divisi in Guelfi bianchi e Guelfi neri.
Dante diceva che la sua famiglia discendesse dagli antichi Romani (Inferno, XV, 76), ma il parente più lontano di cui egli fa nome è Cacciaguida degli Elisei (Divina Commedia Paradiso, Canto XV, 135), vissuto intorno al 1100.
Suo padre, Aleghiero o Alaghiero di Bellincione, era un Guelfo bianco, ma non patì vendette dopo che i Ghibellini vinsero la battaglia di Montaperti e questa salvezza rivela un certo prestigio della famiglia o personale.
La madre di Dante era Donna Bella degli Abati; "Bella" corrisponde a Gabriella, ma significa anche "bella d'aspetto" mentre Abati (il nome di una famiglia potente) significa "frati". Ella morì quando Dante aveva 5 o 6 anni ed Alighiero presto si risposò con Lapa di Chiarissimo Cialuffi. (É incerto se realmente l'abbia sposata, poiché i vedovi avevano limitazioni sociali in materia). La donna mise al mondo due bambini: il fratello di Dante, Francesco e sua sorella Tana (Gaetana).
Quando Dante aveva 12 anni, nel 1277, fu concordato il suo matrimonio con Gemma, figlia di Messer Manetto Donati, che successivamente sposò. Contrarre matrimoni in età così precoce era abbastanza comune ed era una cerimonia importante, che richiedeva atti formali sottoscritti davanti ad un notaio.
Dante ebbe parecchi figli con Gemma. Come accade spesso con la gente famosa, molti bambini finsero di essere figli naturali di Dante; tuttavia, è probabile che solo Jacopo, Pietro ed Antonia fossero i suoi reali figli. Antonia divenne una suora con il nome di Sorella Beatrice. Un altro uomo, Giovanni, reclamò la sua figliolanza da Dante e fu in esilio con lui, ma alcuni dubbi sono stati avanzati circa il suo reclamo.
Manetto Donati
Dante amò Beatrice - la nobildonna fiorentina Bice, della famiglia dei Portinari di Portico di Romagna (FO), morta di parto a 25 anni, nel 1290 -, che vide in tre occasioni, senza mai avere l'opportunità di parlarle. Dante la cantò come donna angelicata e simbolo della grazia divina, prima nella Vita Nova e poi nella Divina Commedia. Le opere di Dante rivelano un'erudizione che copre quasi l'intero panorama del sapere del suo tempo, sembra che intorno al 1287 abbia frequentato l'Università di Bologna.
Durante i conflitti politici dell'epoca, il poeta si schierò con i guelfi contro i ghibellini, partecipando nel 1289 ad alcune azioni militari (a Campaldino contro Arezzo e nella presa di Caprona contro Pisa). Alighieri iniziò l'attività politica nel 1295, iscrivendosi alla corporazione dei medici e degli speziali.
Quando la classe dirigente guelfa si spaccò tra Bianchi e Neri (i Neri, legati al papa per interessi economici ne ammettevano l'ingerenza negli affari interni di Firenze, i Bianchi perseguivano l'indipendenza politica e rifiutavano ogni ingerenza papale), Dante si schierò con i Bianchi, ricoprì vari incarichi e, nel 1300, nominato priore (uno dei sei), per mantenere la pace in città, approvò la decisione di esiliare i capi delle due fazioni in lotta.
Fu uno dei tre ambasciatori inviati a Roma per tentare di bloccare l'intervento di papa Bonifacio VIII a Firenze, non era quindi in città quando le truppe angioine consentirono il colpo di stato dei Neri (novembre 1301). Accusato di baratteria (concussione) fu condannato a morte in contumacia (marzo 1302) e costretto all'esilio (nel quale furono coinvolti anche i figli) che durò fino alla morte.
Alla notizia dell'elezione al trono imperiale di Enrico VII di Lussemburgo, sperando nella restaurazione della giustizia entro un ordine universale si avvicinò ai ghibellini, ma la spedizione dell'imperatore in Italia fallì.
Durante l'esilio, Dante fu ospite di varie corti e famiglie dell'Italia centro-settentrionale, fra cui i ghibellini Ordelaffi, signori di Forlì, dove probabilmente si trovava quando Enrico VII entrò in Italia. In particolare, falliti i tentati colpi di mano del 1302, in qualità di capitano dell'esercito degli esuli, organizzò, insieme a Scarpetta degli Ordelaffi, capo del partito ghibellino e signore di Forlì, un nuovo tentativo di rientrare in Firenze. L'impresa, però, fu sfortunata: il podestà di Firenze, un altro forlivese (nemico degli Ordelaffi), Fulcieri da Calboli, riuscì ad avere la meglio nella battaglia di Castel Puliciano.
Dopo ciò, Dante, deluso, anche se tornò a Forlì ancora nel 1310-1311 e nel 1316 (data incerta, quest'ultima), decise di fare "parte per se stesso" e di non contare più sull'appoggio dei ghibellini per rientrare nella sua città.
Nel 1312, quando aveva già concluso il Purgatorio, si recò, insieme ai figli, a Verona presso Cangrande della Scala, dove rimase fino al 1318. Nel 1315 rifiutò di accettare le umilianti condizioni di un'amnistia che gli avrebbe consentito di tornare a Firenze. Da Verona si recò a Ravenna, presso Guido Novello da Polenta, dove riunì un gruppo di allievi tra cui il figlio Iacopo, che si accingeva alla stesura del primo commento dell'Inferno.
Morì il 14 settembre del 1321 a Ravenna, di ritorno da un'ambasceria a Venezia, allora in attrito con Ravenna ed in alleanza con Forlì: gli storici pensano che sia stato scelto Dante per quella missione, in quanto amico degli Ordelaffi, signori di Forlì, e quindi in grado di trovare meglio una via per comporre le divergenze.
Devoto a Virgilio
Forlì
Sconvolgente "Comedia" (poche le vie di fuga)
Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e 'l primo amore.
Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro:
lasciate ogne speranza, voi ch'intrate.
Dante Alighieri,
La Divina Commedia,
Inferno, Canto III
Poco si sa circa gli studi di Dante; si presume che egli abbia studiato in casa. Quasi sicuramente studiò la poesia toscana, nel momento in cui la Scuola poetica siciliana, un gruppo culturale originario della Sicilia, stava cominciando ad essere conosciuta in Toscana.
I suoi interessi lo portarono a scoprire i menestrelli ed i poeti provenzali e la cultura latina. Evidente è la sua devozione particolare per Virgilio (Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore; tu se' solo colui da cu'io tolsi lo bello stilo che m'ha fatto onore, scriverà nella Divina Commedia, Inferno, Canto I)
Dovrebbe essere sottolineato che durante il "Medioevo" (Secolo Oscuro), le rovine dell'Impero Romano decaddero definitivamente, lasciando dozzine di piccoli stati, così la Sicilia era tanto lontana (culturalmente e politicamente) dalla Toscana quanto lo era la Provenza: le regioni non condividevano una lingua, una cultura, o collegamenti facili.
È possibile supporre che Dante fosse per il suo periodo un intellettuale aggiornato, acuto e con interessi, come si direbbe oggi, internazionali.
Lo "stil novo" e Beatrice
A 18 anni, incontrò Guido Cavalcanti, Lapo Gianni, Cino da Pistoia e subito dopo Brunetto Latini; insieme essi divennero i capiscuola del Dolce Stil Novo. Brunetto successivamente fu ricordato nella Divina Commedia (Inferno, XV, 82), per quello che aveva insegnato a Dante.
Altri studi sono segnalati, o sono dedotti dalla Vita Nuova o dalla Divina Commedia, per ciò che riguarda la pittura e la musica. Quando aveva ancora 18 anni incontrò anche Beatrice Portinari, la figlia di Folco Portinari. Si è detto che Dante la vide soltanto una volta e mai le parlò (ma altre versioni sono da ritenersi ugualmente valide).
Folco Portinari
È difficile riuscire a capire in cosa sia consistito questo amore, ma qualcosa di estremamente importante stava accadendo per la cultura italiana: è nel nome di questo amore che Dante ha dato la sua impronta al Dolce stil novo e condurrà i poeti e gli scrittori a scoprire il temi dell'amore, in un modo mai così enfatizzato prima.
L'amore per Beatrice (come in modo differente Francesco Petrarca mostrerà per la sua Laura) sarà apparentemente il motivo per la poesia e per vivere, insieme alle passioni politiche.
Filosofia e politica
Quando Beatrice morì nel 1290, Dante cercò di trovare un rifugio nella letteratura latina. Dal Convivio sappiamo che aveva letto il De consolatione philosophiae di Boezio e il De amicitia di Cicerone. Egli allora si dedicò agli studi filosofici presso le scuole religiose come quella Domenicana in Santa Maria Novella. Prese parte alle dispute che i due principali ordini monastici (Francescani e Domenicani) pubblicamente o indirettamente tennero in Firenze, gli uni spiegando la dottrina dei mistici e di San Bonaventura, gli altri presentando le teorie di San Tommaso D'Aquino. La sua "eccessiva" passione per la filosofia gli sarebbe stata successivamente rimproverata da Beatrice nel Purgatorio.
Dante fu anche soldato, e l'11 giugno1289 combatté nella battaglia di Campaldino che vide contrapposti i cavalieri fiorentini ad Arezzo; successivamente, nel 1294, avrebbe fatto parte della delegazione di cavalieri che scortò Carlo Martello d'Angiò (figlio di Carlo II D'Angiò) quando questi si trovava a Firenze. Dante stesso cita Carlo Martello d'Angiò nella Divina Commedia (Paradiso, Ct. VIII, 31 e Ct. IX, 1 - [http://www.soc-dante-alighieri.it/10-pubblicazioni/hochfeiler/paradiso/person/carlomar.htm vedi])
Opere
Dante è l'ultimo grande esponente della cultura medievale, che nella generazione successiva (Petrarca e Boccaccio) si stempera nell'umanesimo. La spiritualità di Dante è plasmata dal misticismo medievale, secondo il quale la Provvidenza regola le vicende umane, in vista della redenzione. In politica il poeta resta fedele alle tesi universalistiche (l'imperatore come guida politica, il papa come guida spirituale dell'umanità).
Fin dalle prime prove Dante rivela una marcata tendenza alla sperimentazione, cimentandosi con vari registri; ciò risulta da due testi di non sicura attribuzione: il Fiore (così nominato dal primo editore), una parafrasi in 232 sonetti delle parti narrative del Roman de la Rose e il Detto d'amore, poemetto didascalico, di cui restano 280 versi.
La Vita Nuova
Le rime (canzoniere)
Alcune rime giovanili furono escluse dalla Vita Nuova. Un gruppo è costituito dalla "tenzone con Forese Donati" (sei sonetti, tre di Dante e tre di Forese), secondo i modi della lirica comico – realistica. Un altro gruppo è costituito dalle "rime pietrose" (1296), due canzoni e due sestine per una donna chiamata Pietra per la sua insensibilità. Si tratta di una difficile esercitazione. Il registro è differente da quello stilnovistico, la passione è sensuale, l'amore pare travalicare nell'odio ed il lessico e le rime sono aspri, i paesaggi raggelati, la natura ostile. Un terzo gruppo è formato da rime "sottili" che trattano di temi filosofici tra le quali la migliore è la canzone "Tre donne intorno al cor mi son venute". Dante colloquia con tre donne, personificazioni della Giustizia Divina, della Giustizia Umana e della Legge, esuli anch’esse per la loro integrità morale e ritrova nel proprio caso il destino comune all'umanità.
La Divina Commedia
I trattati dottrinali
umanesimo]
Durante i primi anni dell'esilio Dante scrisse due trattati dottrinali rimasti incompiuti.
- Il Convivio (1304-1307 ca.) - è un'opera in volgare di divulgazione dottrinale destinata al ceto politico e sociale emergente nei comuni del tempo, scritta per la formazione di una classe dirigente adeguata ai propri compiti. Il Convivio doveva essere composto di 15 trattati (uno introduttivo e gli altri quattordici a commento ad altrettante canzoni) ma furono portati a termine solo i primi quattro, che avviarono la prosa filosofica in volgare. La scelta del volgare per un trattato era cosa nuova e funzionale alle finalità e ai destinatari dell'opera, infatti per la prima volta era affermata l'idoneità del volgare a sostituire il latino come lingua della cultura; inoltre Dante, per esporre la complessa materia dottrinale, dovette ricorrere ad una prosa ben diversa da quella poetica della Vita Nuova
È la prima delle opere di Dante scritta subito dopo il forzato allontanamento di Firenze. È un prosimetro che tratta dell’amore e del cuor gentile e più generalmente del sapere. È scritta in volgare per essere appunto capita da chi non ha avuto la possibilità in precedenza di conoscere la scienza. L’incipit del convivio fa capire chiaramente che l’autore è un grande conoscitore e seguace di Aristotele, infatti, viene citato con il termine “Lo Filosofo”. L’incipit in questo caso spiega a chi è rivolta quest’opera e a chi non è rivolta. Coloro che non hanno potuto conoscere la scienza sono stati impediti da due tipi di ragioni:
- Interne: MALFORMAZIONI FISICHE e VIZI E MALIZIA,
- Esterne: CURA FAMILIARE E CIVILE e DIFETTO DI LUOGO DI NASCITA
Dante ritiene beati i pochi che possono partecipare alla mensa della scienza, dove si mangia il “pane degli angeli”, e miseri coloro che si accontentano di mangiare il cibo delle pecore. Dante non siede alla mensa, ma è fuggito da coloro che mangiano il pastume e ha raccolto quello che cade dalla mensa degli eletti per crearne un altro banchetto. A questo convivio saranno invitati solo coloro che sono stati impediti da ragioni esterne, perché gli altri non avrebbero la capacità di capire. L’autore allestirà un banchetto e servirà una vivanda (i componimenti in versi) accompagnata dal pane (la prosa) necessario per assimilarne l’essenza. Saranno invitati a sedersi solo coloro che erano stati impediti da cura familiare e civile, mentre i pigri sarebbero stati ai loro piedi per raccogliere le briciole.
- Il De vulgari eloquentia (1303-1305 ca.) è un trattato in latino sull'uso del volgare come "lingua letteraria". Il progetto originario comprendeva almeno quattro libri con l'analisi dei vari livelli stilistici secondo la retorica medievale; ma l'opera si interrompe al XIV capitolo del secondo libro. Il De vulgari eloquentia, tratta secondo un'ottica tipicamente medievale l'origine delle lingue e la loro tipologia storico-geografica, poi affronta la questione di una lingua letteraria unitaria (apre la questione della lingua) offrendo preziose e specifiche indicazioni sulla realtà linguistica del primo Trecento. Dante classifica i dialetti italiani (volgari municipali) e cerca di individuare quello che ha le caratteristiche per imporsi come lingua letteraria.
De vulgari eloquentia è rivolto alla popolazione borghese del 1300, ed espone il problema della lingua: quale volgare è più adatto per essere usato al posto del latino che ormai sta scomparendo? Dante nell’incipit di quest’opera inizia con una metafora che afferma l’uso di altre fonti al fine di comporre quest’opera, infatti, lui userà il suo “ingegno e gli scritti e la cultura di altri” per riempire una coppa così grande e per mescerne un dolcissimo idromele.
Dante considera la lingua volgare quella lingua che il bambino impara dalla balia, a differenza della “grammatica” ovvero la lingua perfetta come quella latina. L’autore afferma che quella più nobile è la lingua volgare perché è stata la prima ad essere pronunciata dal genere umano, quindi una lingua naturale, mentre la grammatica è artificiale perché introdotta dall’uomo. Nel IV capitolo si apre la questione del primo uomo che pronunciò la prima parola, e questo fu Adamo, perché è sconveniente pensare che la prima fu la donna e per lo più parlò con il diavolo. Dante suppone che fu Adamo a parlare, rivolgendosi a Dio e la prima parola fu appunto un’invocazione al creatore. Tra tutti i volgari italiani, l’autore ne cerca uno che sia ILLUSTRE, CARDINALE, AULICO e CURIALE. Illustre perché dovrà portare gloria agli autori, Cardinale perché dovrà essere la base di tutte le parlate cittadine, Aulico e Curiale perché dovrebbe essere degno di essere parlato in una corte, ma non ritiene nessuno dei volgari italiani degni di questo scopo, nonostante abbiano un’antica tradizione letteraria come il toscano, il siciliano e il bolognese, inoltre considera il volgare romano il peggiore.
- Il De Monarchia è un trattato politico, completo e scritto in latino; probabilmente risale al 1312-1313, al tempo della discesa in Italia di Arrigo VII. L'opera confuta il potere temporale della Chiesa e delinea un modello politico basato sull'armonica collaborazione delle autorità universali, la Chiesa e l'Impero, per assicurare la giustizia e una vita ordinata, prefigurazione di quella celeste. L'imperatore dovrebbe provvedere al benessere ed alla guida materiale dei sudditi, il papa dovrebbe essere la loro guida spirituale. Le due autorità derivano direttamente da Dio e sono autonome (nessuna delle due può accampare diritti sull'altra). È un modello utopico ancora tipicamente medievale, mentre la realtà politica andava verso la formazione degli stati nazionali e, in ambito italiano, regionali.
E' diviso in tre libri. Nel primo Dante vuole affermare la superiorità del potere temporale su quello spirituale pontificio, e riconosce l'impero come unica forma di governo capace di garantire unità e pace. Nel secondo riconosce la legittimità del diritto dall'impero da parte dei Romani. Nel terzo libro Dante dimostra che l'autorità del monarca dipende da Dio e non è soggetta all'autorità del pontefice.
Altri trattati hanno avuto origine da occasioni specifiche:
- tredici Epistole, in latino, scritte anche per conto di chi lo ospitava. Di particolare rilievo è l'epistola XIII, scritta tra il 1316 e il 1320, per accompagnare l'invio e la dedica del Paradiso a Cangrande della Scala. Essa contiene le uniche indicazioni offerte da Dante per interpretare la sua opera maggiore e ripropone la teoria (presente nel Convivio) dei diversi livelli su cui si può e si deve intendere la Commedia (come ogni testo letterario).
- due Egloghe, in esametri latini di tipo virgiliano che riconfermano la dignità della poesia in volgare
- la Quaestio de aqua et terra (Discussione sull'acqua e sulla terra), una conferenza scientifico-filosofica (tenuta a Verona nel 1320) su un tema che suscitava grande interesse tra i dotti del tempo, cioè come le terre siano emerse dall'acqua. Dante sostiene che le sfere della terra e dell'acqua non sono concentriche.
Curiosità
- Dante aveva una memoria eccezionale: un signore a lui sconosciuto lo fermò una volta in piazza chiedendogli: «Qual è il cibo più buono del mondo?». «L'uovo», rispose Dante. Un anno dopo, nella stessa piazza, lo stesso signore lo reincontrò e gli domandò «Con che (condimento)?». «Con il sale», fu la conclusione dell'Alighieri.
- Nel 2005 è stato ultimato il restauro di un affresco fiorentino nella sede dell'Arte dei Giudici e dei Notai, vicino al Museo Bargello. Risalente al 1375, è il più antico ritratto di Dante conosciuto e smentisce l'affermazione del Boccaccio. La lunetta restaurata riporta quattro ritratti: Giovanni Boccaccio, Francesco Petrarca, e Zanobi da Strada, oltre a Dante. L'immagine del poeta è quella di un uomo non bello, scuro di carnagione e dal naso lungo, ma non aquilino.
Voci correlate
- Vita Nuova
- Divina Commedia
Collegamenti esterni
- [http://www.liverpoolmuseums.org.uk/picture-of-month/displaypicture.asp?venue=2&id=152 'Dante and Beatrice' (1883) - Henry Holiday]
- [http://www.classicitaliani.it/index042.htm Tutti gli scritti di Dante e altre opere correlate]
- [http://www.liberliber.it/biblioteca/a/alighieri/index.htm E-book di Dante su LiberLiber.it]
- [http://www.fauser.it/biblio/index042.htm Fauser.it - Progetto Dante]
- [http://www.crs4.it/Letteratura/VitaNova/VitaNova.html Vita Nova - testo]
- [http://www.fauser.it/biblio/index083.htm Rime - testo]
- [http://www.danteonline.it Sito su Dante a cura della Società Dantesca Italiana]: contiene estesa bibliografia, l'elenco dei manoscritti esistenti (alcuni dei quali sono visibili on-line).
- [http://www.liberliber.it/biblioteca/p/petrocchi/vita_di_dante/html/testo.htm Biografia di Dante su LiberLiber.it]
- [http://www.italica.rai.it/principali/dante/ Dante su Italica]
Alighieri, Dante
Alighieri Dante
Alighieri Dante
Alighieri
ja:ダンテ・アリギエーリ
ko:단테 알리기에리
simple:Dante Alighieri
Faenza
Faenza è un comune di 53.369 abitanti della provincia di Ravenna.
Posta sulla via Emilia fra Imola e Forlì, praticamente al centro della Romagna, si trova ai piedi delle prime colline preappenniniche. La cittadina gode di una felice posizione paesaggistica e di un ambiente agrario suggestivo: vigneti a monte, coltivati con tracce dell'antica centuriazione romana e fertili orti in pianura.
Nella zona è presente il Parco carsico della grotta Tanaccia e il Parco naturale Carnè, vasta area verde dotata di centro visite e ristoro. Un altro suggestivo percorso, tra boschi e ruderi di fortificazioni medievali, si svolge da Croce S.Daniele a Ca’ Malanca, nell'alta Valle del Sintria.
Cenni Storici
Faenza, cittadina di origine romana (Faventia), è una splendida città d'arte divenuta famosa nel periodo rinascimentale per la produzione di oggetti in ceramica esportati in molti Paesi europei. Il toponimo stesso è diventato sinonimo di ceramica (maiolica) in molte lingue, tra cui il francese (faïance) e l'inglese (faience).
A partire dal I secolo la città fiorì per la produzione agricola, tessile e ceramica. Dopo un periodo di decadenza che dal II secolo si protrasse fino al primo Medioevo ritrovò prosperità a partire dall'VIII secolo per passare poi, attorno al mille, prima al governo dei Vescovi e poi all'età comunale.
In questo periodo, Faenza, guelfa, ebbe spesso a scontrarsi con la ghibellina Forlì. Famoso è, in particolare, l'assedio del 1241, in cui Federico II del Sacro Romano Impero, con l'appoggio dei forlivesi ed in particolare di Teobaldo Ordelaffi, riuscì ad avere ragione dei faentini.
Massima fioritura della città si ebbe con il governo di Carlo II Manfredi, ed in generale con la dinastia dei Manfredi, che portarono ricchezza alla città romagnola ed anche un nuovo piano Urbanistico per il centro della città.
Dopo un breve dominio veneziano, Faenza entrò a far parte dello Stato della Chiesa fino al 1797. L'annessione avvenne durante le campagne di Cesare Borgia in Romagna. Faenza si distinse particolarmente nella lotta per l'indipendenza e resistettè per un'anno intero ai mercenari del Valentino, guidata dal sedicenne Artorgio Manfredi.
Cultura
La città è molto legata alle sue radici culturali romagnole, ed in particolare al suo dialetto tipico. Assieme a Forlì si spartisce la fama di dialetto tipico romagnolo, anche se fra i due vi sono significative differenze diffatti la lingua tende a perdere questa o quella peculiarità a mano a mano che si avanza verso la periferia della Romagna e che la lingua subisce, per ciò, gli influssi delle zone circostanti. In questo territorio perfino fra due frazioni separate da pochi kilometri di strada vi possono essere significative differenze di idiomi e accenti.
Monumenti
I maggiori monumenti della città sono raccolti nelle due piazze contigue cittadine: Piazza del Popolo e Piazza della Libertà. Piazza del popolo accoglie il Palazzo del Podestà e del Municipio, entrambi di origine medievale.
Lungo Piazza della Libertà è presente la splendida Cattedrale, una delle più alte espressioni dell'arte rinascimentale in Romagna, di chiara influenza toscana. La sua costruzione, su progetto di Giuliano da Maiano, fu iniziata nel 1474, e si concluse nel 1511. Il paramento marmoreo della facciata è rimasto incompiuto dando vita all'originale forma che ha tuttora la facciata della cattedrale. L'interno, a tre navate, custodisce numerose opere d'arte del periodo rinascimentale, soprattutto sculture, tra cui le due arche di S. Terenzio e S. Emiliano di scuola toscana del Quattrocento, e l'arca di S. Savinio, forse scolpita a Firenze da Benedetto da Maiano.
Di fronte alla Cattedrale, il loggiato detto Portico degli Orefici e la Fontana monumentale, i cui bronzi risalgono al XVII secolo.
Davanti all'ingresso della Piazza sorge la Torre dell'Orologio, ricostruzione post-bellica di una torre seicentesca posta nell'incrocio tra il cardo e il decumano della Faventia romana. Tra gli altri beni monumentali del centro storico, Palazzo Milzetti, il più ricco e significativo palazzo neoclassico della regione, e il Teatro Masini (1780-1787), uno dei più bei teatri italiani.
Da vedere è anche la Pinacoteca Civica, che contiene capolavori di grandi artisti, quali Marco Palmezzano e Donatello.
Feste, fiere
Importanti sono le Manifestazioni internazionali della ceramica d'arte contemporanea e antica che si svolgono nella cittadina nei mesi di settembre e ottobre richiamando artisti, collezionisti e amatori della maiolica da tutto il mondo.
La quarta domenica di Giugno si disputa il "Palio del Niballo": una Giostra di ispirazione medievale fra i 5 Rioni della città. Questo avvenimento è accompagnato nelle settimane prima dalla Bigorda, una Giostra per cavalieri giovani, e dalla gara delle bandiere e dei musicanti.
La manifestazione Manfreda fà parte della FIGS (Federazione Italiana Giochi Storici) infatti la piazza Faentina ha sfornato molti campioni, sia sbandieratori sia cavalieri, che hanno gareggiato da sempre a livello nazionale.
A fine novembre si svolge il MEI (Meeting Etichette Indipendenti): un evento in cui si radunano case discografiche e musicisti che si definiscono indipendenti dalle major discografiche.
Realtà culturali, sportive e sociali rilevanti
A fine maggio si svolge la "100 km del Passatore". È una gara podistica molto impegnativa che richama partecipanti da tutto il mondo, anche se negli ultimi anni l'importanza e la partecipazione a questa gara è stata minore rispetto agli anni d'oro. La difficoltà non è solo nella distanza (circa 103,5 km) ma anche nel dislivello: la partenza è a Firenze (128 metri slm) e si devono attraversare gli Appennini giungendo alla quota massima sul Passo della Colla (913 m slm) per poi scendere verso Faenza (34 m slm).
Altre importanti manifestazioni sportive sono la Coppa Bartoli, ed in generale le molte corse ciclistiche presenti in questa zona.
Associazione sportiva importante per la città è anche il Team di Formula 1 Minardi, di recente acquistato da un imprenditore australiano.
Molto importante per lo sport agonistico faentino è anche la presenza della squadra di pallacanestro femminile Penta Faenza rimasta quasi ininterrottamente ai vertici della pallacanestro femminile italiana di A1 dalla stagione 1951-52 ad oggi.
Il 20 maggio 2003 la 10a tappa del Giro d'Italia 2003 si è conclusa a Faenza con la vittoria del norvegese Kurt Asle Arvesen.
Personalità legate al comune
- Evangelista Torricelli
- San Pier Damiani
- Pietro Nenni
- Vincenzo Cimatti
Amministrazione comunale
- [http://www.faenzanet.it/ Faenzanet] (notizie)
- [http://www.racine.ra.it/micfaenza/index.htm Museo Internazionale delle Ceramiche]
- [http://www.racine.ra.it/niballo/ Palio del Niballo]
- [http://www.racine.ra.it/manfrediana/ Biblioteca Manfrediana]
- [http://100km.dinamica.it/ La 100 km del Passatore]
- [http://www.racine.ra.it/informagiovanifaenza/ Informagiovani]
- [http://www.racine.ra.it/faenza Sito del Comune di Faenza]
Categoria:Comuni della provincia di Ravenna
Categoria:Comuni dell'Emilia-Romagna
Categoria:Comuni italiani
Romagna
La Romagna è una regione storica dell'Italia settentrionale, che insieme all'Emilia forma la regione dell'Emilia-Romagna.
Limiti
I suoi confini geografici sono: ad ovest il fiume Sillaro, a nord il fiume Reno, a sud-ovest lo spartiacque dell'Appennino tosco-romagnolo, a est il mare Adriatico, a sud-est il promontorio di Punta Focaia, nei pressi di Gabicce. Essa comprende le provincie di Ravenna, Forlì, Rimini e parte della provincia di Bologna (circondario di Imola).
Storia
La storia della Romagna comincia prima dell'epoca romana:
La Romagna preromana
La Romagna fu abitata già in epoca preistorica, come dimostrano vari ritrovamenti: il sito più famoso è quello di Monte Poggiolo, presso Forlì, nel cuore, dunque, della Romagna.
Il Monte Poggiolo è un colle presso la città di Forlì, su cui sorge un interessante castello, purtroppo ancora da restaurare. A poca distanza dal castello, in località detta Ca' Belvedere, sono stati ritrovati, a partire dal 1983, migliaia di reperti litici, manufatti risalenti a circa ottocentomila anni fa, considerati di grande importanza per la conoscenza non solo della storia locale, ma della storia tutta dell'Italia del Paleolitico.
I primi abitanti dell'attuale Romagna di cui abbiamo notizia furono gli Umbri e gli Etruschi. Tuttavia, circa nel 350 AC cedettero il passo e il territorio al popolo che dette la prima impronta alla Romagna: i Celti; senza tuttavia scomparire. Infatti, con ogni probabilità, il grande commediografo di Sarsina (oggi in provincia di Forlì) Tito Maccio Plauto era di origine umbra.
Migrati dal nord, i Celti si stanziarono in Italia nella Gallia Cisalpina, che dalle Alpi scende a sud e comprende Pianura Padana, parte dell'Appennino settentrionale e dell'Italia nord-orientale. Tra le numerose tribù celtiche scese in Italia furono i Senoni, i Lingoni, e i Boi quelle di maggior importanza
L'epoca Celtica
All'ondata celtica, gli Umbri e gli Etruschi resistettero militarmente finché possibile, per poi fatalmente soccombere all'esercito avversario. Sconfitti gli Etruschi sul Ticino, i Boi e i Senoni superarono l'Eridano cacciando gli ultimi gruppi di resistenti. Raggiunta la costa adriatica, i Senoni riuscirono ad occupare un vasto territorio i cui confini, come già Livio racconta, furono subito chiari: penetrarono fino alla costa adriatica e occuparono le terre comprese tra il fiume romagnolo Utis (Montone) e il fiume Esino, che scorre presso l'odierna Pesaro. Così, mentre Lingoni e Boi si stanziarono nella pianura Padana settentrionale, i Senoni popolarono la Romagna meridionale spingendosi fino alle Marche.
Oltre a dimostrare un'invidiabile organizzazione militare, i Celti si rivelarono una stirpe civile e rispettosa: l'occupazione dell'attuale Romagna non fu un bieco sfruttamento ma un fertile e duraturo insediamento, che a distanza di oltre 2000 anni ha tramandato tra le altre cose anche il dialetto romagnolo, derivato dal latino ma con un consistente substrato celtico, come ha rilevato il linguista Giacomo Devoto.
L'avvento dei Romani
La permanenza dei Celti fu subito minacciata dalla nuova, emergente, potenza dei Romani. Un pericolo di cui i Celti si resero conto già prima della realizzazione di quella Via Emilia che, iniziata nel 181 AC, sarà il mezzo di penetrazione romana nei territori. Nonostante tutto, davanti all'imminente pericolo Senoni e Boi rimasero disuniti, probabilmente per contrasti sul controllo dei commerci nell'alto Adriatico.
Nel 390 AC, per risposta all'avanzata romana, i Senoni capitanati da Brenno occuparono Roma con un esercito nel quale furono certamente presenti i romagnoli dell'epoca. Ma è Roma la predestinata: nel 295 AC con la vittoria a Sentino iniziò il tramonto dei Senoni, che pochi anni dopo furono definitivamente sopraffatti.
Molte città della Romagna sono di origine romana: Ariminum (Rimini), Forum Livii (Forlì), Forum Cornelii (Imola), ecc.
Epoca Repubblicana
Nel 192 AC, quando Publio Cornelio Scipione (detto l'africano) cacciò i Celti oltre il Po, sarà la successiva battaglia di Milano a scacciare i Galli oltre le alpi e a chiudere il loro dominio dopo oltre tre secoli di stanziamento in Italia e in Romagna.
Nonostante la conquista romana, l'eredità celtica non fu affatto cancellata. L'occupazione fu infatti rispettosa dei predecessori: Senoni e Lingoni non compromessi con Annibale furono autorizzati a rimanere nei territori e, pare, beneficiarono anche della distribuzione e della messa a cultura delle terre attraverso il sistema di centuriazione romana. Con il processo di romanizzazione lo "strato" celtico dei romagnoli non scomparve, ma si sovrappose alla nuova cultura imperante. Sotto il dominio della potenza Romana e al centro della lotta fra Mario e Silla, la Romagna parteggiò per Mario, al quale si alleò anche Ravenna, che eresse in suo nome una statua nel foro. La scelta fu, però, deleteria, perché intere città andarono distrutte nel corso della guerra civile: toccò, ad esempio, a Forlì nell'88 AC. La città venne, più tardi, ricostruita dal pretore Livio Clodio.
Infatti, proprio a Ravenna si diresse la flotta di Metello, luogotenente di Silla, che vi pose il centro delle sue operazioni. Così, diretto verso la via Emilia, Metello interruppe le comunicazioni mariane e poi sbaragliò a Faenza gli uomini di Carbone e Normanno.
Successivamente arrivò la crisi della repubblica romana e l'avvento di quei "regimi personali" che culminano con Cesare. Proprio Cesare, che ancora ricorda le narrazioni delle grandi invasioni celtiche, vide nella Gallia Cisalpina la chiave per la conquista dell'impero e un territorio con le migliori truppe. Era infatti la Romagna il consolato più ambito.
Il convegno di Lucca del 56 AC assegnò a Cesare (come stabilito fra lui e Pompeo) il consolato della Gallia per il 48 AC: ma quando il Senato fece retromarcia e intimò a Cesare di cedere il governo della Gallia e sciogliere il suo esercito, Cesare reagì da par suo. Il 12 gennaio del 49 AC varcò il Rubicone, al tempo confine invalicabile per un generale in armi ed oggi corso d'acqua della provincia di Forlì-Cesena, diretto verso Rimini e poi su Roma. Da questo gesto incominciò la sua straordinaria avventura che lo porterà alla vittoria su Pompeo nella battaglia di Farsalo del 48 AC e al definitivo dominio di Roma. Anche in questo caso la Romagna dimostrò una sorta di "vocazione" ai grandi appuntamenti della storia.
Epoca Imperiale
Con Augusto e l'epoca imperiale acquistò crescente importanza Ravenna e il porto di Classe. Come ci racconta Plinio nella sua Naturalis historia, l'Italia è geograficamente suddivisa in 11 regioni. La Romagna è compresa nell'ottava regione, detta Gallia Togata Cisalpina e ha per confini l'appennino, il Po e Rimini, o come dice il Rossetti "il Crustumium, che si ritiene rappresentato dal fiume Conca: quindi con ciò ne risulterebbe un terzo spostamento del confine gallico, il quale sarebbe così passato dal Rubicone al Conca".
La ripartizione del territorio italico cambiò con Traiano prima e con Adriano poi: l'Italia era composta da 18 province, suddivisione approvata da Costantino nel 336 e poi ammessa dall'imperatore Giustino. In questa importante divisione la Gallia Cispadana era separata in due province distinte, decima e undecima, chiamate rispettivamente Emilia e Flaminia e aventi Bologna e Ravenna come capitali. Una divisione significativa di due territori che già allora erano sostanzialmente distinti.
Le invasioni barbariche e l'Esarcato
Dopo Cesare e il successivo potere augusteo la storia della Romagna ricalcò quella di un Impero che dopo secoli di indiscusso dominio inizia a scricchiolare, per poi cedere sotto il peso delle continue invasioni barbariche.
Nel 402 Alarico, re dei Visigoti, invase l'Italia e saccheggiò la Flaminia e fece prigioniera Galla Placidia, figlia di Teodosio e sorella di Arcadio e Onorio.
Nel 410 avvenne il Sacco di Roma di Alarico.
Sessantasei anni dopo, nel 476: Odoacre, re degli Eruli, scese in Italia, entrò vittorioso a Ravenna e passò a Roma dove depose Romolo Augustolo. Proprio con la data del 476 gli storici hanno concordato la fine dell'Impero Romano e l'inizio del Medioevo (più precisamente l'Alto Medioevo).
A Odoacre seguì Teodorico, che conservò come Odoacre leggi e costumi romani. Fu in questo periodo che avvenne un fatto di eccezionale importanza per la storia romagnola: la nascita nel 585 dell'Esarcato. Fondato dall'esarca Smaragdo, fu una provincia di dominio bizantino con capitale Ravenna, sulla base delle disposizioni imperiali di Maurizio. Similmente al cesaropapismo orientale (poteri temporali e spirituali in un solo uomo) al vertice dell'Esarcato si trovava l'esarca, con pieni poteri religiosi, politici e militari su un territorio comprendente oltre Ravenna anche gran parte della futura Romagna, che includeva anche le città di Ferrara, Bologna e Adria. Le invasioni in suolo italico continuano e nel 568 è il turno dei Longobardi capitanati da Alboino che l'anno successivo si impossessa di Piacenza, Parma, Reggio e Modena. Ma la potenza Longobarda trova proprio nell'Esarcato Ravennate un grande ostacolo.
La Romagna
Nonostante le continue invasioni l'Esarcato (favorito dalla sua ottima collocazione geografica resistette ai longobardi, che non riuscirono a penetrare nel territorio compreso tra il fiume Sillaro e il Reno: l'"insula esarcale" (così venica chiamata) rimase l'unico punto della penisola retto da leggi, costumi e sistema alimentare di derivazione romana.
È in questa circostanza che sorse il termine Romagna: mentre il territorio sottoposto ai longobardi venne denominato Longobardia (poi Lombardia), l'insula esarcale divenne per contrapposizione "Romandiola", "Romania" e poi "Romagna" Furono secoli decisivi per la caratterizzazione culturale, giuridica, folklorica e produttiva del territorio, ma soprattutto di differenziazione con Bologna che, anche grazie all'apporto longobardo alla sua università degli studi, assorbì fortemente la cultura degli occupanti. Lo dimostra in modo inconfutabile la calata in Italia di Federico Barbarossa contro i longobardi: mentre Bologna partecipò alla battaglia del Carroccio (Legnano) nel 1176 e fece dello stendardo il simbolo del suo emblema municipale, le città romagnole rimasero indifferenti. Forlì, in particolare, desiderosa di conquistare spazi di autonomia dal potere papale i più ampi possibili, cominiò ben presto a coltivare le sue caratteristiche tendenze ghibelline.
La "romanità" di queste zone ha avuto, pare, influenza non piccola anche in campo artistico: secondo Henri Focillon, infatti, l'arte romanica, soprattutto in architettura, deriva dall'adattamento dell'arte imperiale bizantina, ben presente a Ravenna, ad altri ambienti, come quelli rurali, ad esempio. Pertanto, già verso la metà del primo millennio dell'era cristiana, nelle pievi delle campagne tra Ravenna e Forlì il romanico aveva compiutamente assunto quelli che saranno per secoli i suoi caratteri definitivi. Stiamo parlando dell'area allora chiamata "Romània" (da cui l'odierno "Romagna"), cosa che giustificherebbe lo stesso aggettivo "romanico": si tratterebbe appunto dello stile "della Romania".
Diversità storiche fra la Romagna e l'area oggi detta emiliana si riscontrarono in differenti settori della vita economica e produttiva: nelle campagne della Longobardia il ruolo centrale che le città avevano giocato in età romana venne assunto da nuove realtà di stampo rurale come le corti i villaggi o i potenti monasteri di campagna. Al contrario, nella Romania la città continuò a rappresentare - secondo il modello romano - il perno della vita civile, amministrativa, religiosa ed economica.
La valorosa storia dell'Esarcato terminò nel 751, dopo un secolo e mezzo di gloriose vicende, con la conquista da parte del re longobardo Astolfo. Alla conquista longobarda seguì quella Franca: nel 756 Pipino re dei franchi cedette la Romagna al Pontefice Stefano II. Così, dopo una fase di alterne vicende nel controllo politico della Romagna tra i longobardi e l'arcivescovo di Ravenna, l'intervento dei Franchi è decisivo per la soluzione del conflitto in favore della Chiesa.
Tra la donazione di Pipino e l'epoca dei Comuni e delle Signorie la Romagna fu oggetto di contesa fra Papato ed Impero. Solo nel 1278, Rodolfo d'Asburgo, per ottenere l'icoronazione imperiale, accettò di cederla al Pontefice. In realtà, neanche questo gesto placò le acque: anzi, parte della popolazione e dei signori della Romagna, come è il caso, in primo luogo, di Forlì e degli Ordelaffi, accentuò le proprie simpatie ghibelline appunto in nome della lotta per l'autonomia e l'autogoverno. Insomma, la Romagna tardomedioevale, lungi dall'obbedire compatta al potere temporale della Chiesa, si caratterizzò, come ci racconta Dante, per spirito di indipendenza e per grande rissosità. Come già afferma Vochting: "La storia della Romagna nel passaggio dal Medioevo al Rinascimento, ha caratteri affini alla storia delle altre parti dell'Italia settentrionale e centrale". In Romagna dai Comuni si svilupparono piccole Signorie che, protette alle spalle dall'Appennino ai fianchi e di fronte dal mare, fiumi e paludi, poterono giocare abbastanza a lungo la loro autonomia con gli stati cresciuti intorno. Poi l'azione dello Stato Pontificio, avviata da Cesare Borgia, pose fine a quella situazione e da allora la Romagna condivise per 350 anni il destino politico del potere temporale dei Papi.
Per quanto riguarda l'organizzazione produttiva, non mancarono nel Medioevo romagnolo piccoli proprietari che lavorarono la propria terra, ma fu un modello molto meno diffuso di quello che prevedeva la distinzione fra proprietà e lavoro, nella quale la prima era dei nobili. Se il romagnolo (l'Esarcato docet) era mal disposto al sopruso, nell'epoca dei signori locali (Malatesta, Da Polenta, Ordelaffi, ecc.) gli antenati dei moderni romagnoli rifiutarono un ruolo passivo nel gioco di equilibri tra papa e imperatore.
Nel 1500 il duca Valentino, su mandato del papa Alessandro VI (che era un Borgia), realizza il Ducato di Romagna sconfiggendo le varie signorie locali e ricalcando sostanzialmente i confini della Romandiola di epoca longobarda. Nel XVI secolo, con la caduta di Cesare Borgia le maggiori famiglie romagnole sono coinvolte nella lotta per il potere locale, una lotta che impedisce l'unificazione della regione, luogo di conquista di potenze esterne come i Visconti, Venezia e il Papato.
Nel 1559 la pace di Cateau-Cambrésis divide l'Emilia-Romagna tra Farnese (duchi di Parma e Piacenza), Estensi (duchi di Ferrara, Modena e Reggio) e Stato Pontificio (Romagna). È un assetto stabile, che resterà immutato per circa tre secoli.
Nel 1796 arrivarono in Romagna i francesi di Napoleone. Pur nella presenza di alcuni fatti tragici (sacco di Lugo, spogliazioni, pesanti contribuzioni),si puà affermare senza dubbio che la calata napoleonica abbia portato una ventata di novità che infiammarono l'animo dei giovani romagnoli. Sorsero nuovi ideali e proprio ora si iniziò a parlare di unità nazionale. È proprio con Napoleone che al territorio romagnolo venne conferito ufficiale riconoscimento con la nascita della provincia del Pino (Ravenna) e del Rubicone (Forlì).
Purtroppo, Napoleone significò anche sommi torti: nel 1800 il Bonaparte chiuse la gloriosa università di Cesena (vecchia di 5 secoli) in parte per non dare concorrenti a Bologna e in parte per fare uno sgarbo a Pio VI, irriducibile avversario cesenate. Quando nel 1815 il Congresso di Vienna ripristinò lo status quo ante i romagnoli non ci stettero: contro il ripristinato potere papale fioriscono società segrete (di matrice anche massonica) e prendono vita rivolte che culminano nei moti del 1820, 1830-31 e 1848.
1848
Col tempo, l'opposizione si rinvigorì con la predicazione mazziniana e l'azione garibaldina, che trovarono in Romagna un terreno favorevole al loro diffondersi. L'élite romagnola si adoperò nel risorgimento soprattutto sul versante repubblicano, nonostante la compresenza di patrioti di stampo sabaudo. Ma i romagnoli pagarono un prezzo alto per il loro vigore: dopo la costituzione del Regno d'Italia, la monarchia negò la realizzazione di qualsiasi istituzione autonoma romagnola temendo un eroico furore destabilizzante. Era troppo fresco il ricordo di figure quali Felice Orsini, Piero Maroncelli e Aurelio Saffi. Storiche, politiche, etniche: tutte le oggettive ragioni pro-romagna non superano la pregiudiziale antiromagnola della monarchia.
Nel 1864 cadde definitivamente l'ipotesi, auspicata da Vincenzo Gioberti e Carlo Cattaneo, di organizzare il Regno d'Italia in termini regionalistici e ci si incamminò verso uno Stato accentrato di matrice napoleonica. Le presunte regioni divennero "Circoscrizioni di decentramento statistico-amministrative" senza peso politico, semplici strumenti operativi del potere. Tutto questo nonostante nel 1860 la Commissione istituita a Torino nel 1860 presso il Consiglio di Stato espresse pieno assenso per un'impostazione regionalistica.
Intanto la parola d'ordine rimase sempre "stemperare nel moderatismo degli ex-ducati il rivoluzionarismo romagnolo". Fu questa la ratio che portò Farini a consegnare alla monarchia una regione nata disseppellendo il termine "Emilia", esistito soltanto all'epoca augustea, per la durata di un secolo e per un territorio assai diverso dall'attuale e con la sottrazione di Imola (città in cui Andrea Costa, tra i grandi fautori di quel cooperativismo che tanto darà alla Romagna, fonderà il Partito Socialista Rivoluzionario Romagnolo) alla provincia ravennate a favore di Bologna. Tra le proteste, spicca quella di Carlo Cattaneo.
Guardando la storia, le divergenze tra Emilia e Romagna sono profonde. Bologna è il capoluogo della Romagna quando le città guida sono state Forlì e Ravenna. Bologna non fu sotto i Senoni, si integrò coi longobardi, fu estranea al Ducato di Romagna, ebbe Signorie che mai misero piede in territorio romagnolo. Infine, Bologna provò un trattamento autonomo da parte di Napoleone e la sua importanza nel Risorgimento è sempre stata sul versante liberale.
Il discorso regionalistico che non si afferma con l'Unità di Italia torna all'ordine del giorno dopo il 2 giugno 1946, entrando nei lavori dell'Assemblea Costituente.
A sostenere l'autonomia romagnola sono personaggi come Aldo Spallicci, Giuseppe Fuschini, Emilio Lussu.
La richiesta fu avanzata anche da Molise, Salento, Emilia lunense (ex ducato di Parma) Se la pregiudiziale antimonarchica scompare, l'urgenza di stabilire le regioni nel più breve tempo possibile lascia tutto immutato, eccezion fatta per uno spiraglio democratico: è concesso di rimandare a tempi migliori la questione. Come dirà Palmiro Togliatti:"Noi vogliamo le Regioni nel più breve tempo possibile. Senza porre ostacoli che ci impediscano di arrivare a questo risultato, lasciamo aperta una possibilità automatica di correzioni. Vi è un articolo che lo prevede: applichiamo quell'articolo. Questa è la giusta linea democratica." Rimane ancora aperto il discorso regionalistico. Non sanata dalla costituente, l'ambizione della Romagna di divenire regione autonoma distinta dall'Emilia è sfociata dall'inizio degli anni "90 nell'attività del MAR (Movimento per l'Autonomia della Romagna), fondato dall'onorevole socialista Stefano Servadei, dal senatore democristiano Lorenzo Cappelli e da altri, che tutt'ora si batte per ottenere la regione Romagna, dopo aver raccolto oltre 90.000 aderenti. La norma che potrebbe consentire ai romagnoli di esprimersi con un referendum sulla nascita della nuova regione, aggirando gli ostacoli politico-burocratici che attualmente rendono impossibile lo svolgersi del referendum, è contenuta come disposizione transitoria nel progetto di riforma federalista dello Stato voluto in particolare dalla Lega Nord con il nome di Devolution.
Gastronomia
I caratteri della cucina romagnola sono eminentemente contadini; l'apporto della cultura marinara è di scarso peso e non si estende oltre la costa. Il numero dei piatti è modesto; altrettanto modesta è la tradizione salumiera e casearia. Questa povertà ha indotto Max David a concludere sconsolatamente che «noi romagnoli non abbiamo una vera cucina romagnola». Di certo non si può spacciare il ricettario dell'Artusi, benché nativo di Forlimpopoli, presso Forlì, per lo specchio della cucina tradizionale della Romagna, quando si tratta invece di una brillante e spregiudicata sintesi degli usi alimentari e gastronomici medio e alto-borghesi di tutta l'Italia centro-settentrionale, largamente indebitati con la cucina francese.
È, però, vero che l'opera dell'Artusi largamente attinge alle tradizioni della cucina della sua Romagna: quindi, è molto indicativa per una prima ricerca sui piatti romagnoli, come testimonia la formula "all'uso di Romagna", che spesso vi appare nella presentazione delle ricette.
Enologia
In Romagna sono presenti diversi vini:
- Albana di Romagna
- Albana di Romagna spumante
- Albana di Romagna
- Albana di Romagna amabile
- Albana di Romagna dolce
- Albana di Romagna passito
- Albana di Romagna passito riserva
- Albana di Romagna secco
- Bosco Eliceo Fortana
- Bosco Eliceo Merlot
- Bosco Eliceo Sauvignon
- Bosco Eliceo bianco
- Cagnina di Romagna
- Colli di Faenza Pinot Bianco
- Colli di Faenza Sangiovese
- Colli di Faenza Sangiovese riserva
- Colli di Faenza Trebbiano
- Colli di Faenza bianco
- Colli di Faenza rosso
- Colli di Faenza rosso riserva
- Colli di Rimini Biancame
- Colli di Rimini Cabernet Sauvignon
- Colli di Rimini Cabernet Sauvignon riserva
- Colli di Rimini Rebola amabile
- Colli di Rimini Rebola dolce
- Colli di Rimini Rebola passito
- Colli di Rimini Rebola secco
- Colli di Rimini bianco
- Colli di Rimini rosso
- Pagadebit di Romagna Bertinoro amabile
- Pagadebit di Romagna Bertinoro secco
- Pagadebit di Romagna amabile
- Pagadebit di Romagna secco
- Romagna Albana spumante
- Sangiovese di Romagna
- Sangiovese di Romagna novello
- Sangiovese di Romagna riserva
- Sangiovese di Romagna superiore
- Trebbiano di Romagna
- Trebbiano di Romagna frizzante
- Trebbiano di Romagna spumante
Sagre e feste popolari
- Dal 3 al 6 marzo a Cotignola (Ravenna): Festa della segavecchia.
- Il 28 marzo e il 10 aprile a Gambettola (Forlì-Cesena): Carnevale di Primavera.
- Il 3 aprile e il 1 maggio a Villanova (Ravenna): La soffitta in piazza.
- Dal 22 al 25 aprile a Pieve Corleto (Ravenna): Sagra di Primavera.
- Dal 23 al 25 aprile a San Mauro Pascoli (Forlì-Cesena): Comepergioco.
- Dal 23 al 25 aprile a Saludecio (Rimini): Salus erbe.
- Il 24 aprile a Oriolo - Faenza (Ravenna): Sagra dei vini.
- Dal 28 aprile al 2 maggio a Pieve Cesato (Ravenna): Sagra della campagna.
- Dal 5 al 9 maggio a Solarolo (Ravenna): Festa dell'ascensione
- Dal 6 all'8 maggio a Borghi (FC): Sagra de bustrengh.
- Dal 6 all'8 maggio a Zattaglia (Ravenna): Festa del cinghiale.
- Dall'11 al 16 maggio a Castelbolognese (Ravenna): Sagra di Pentecoste.
- Dal 13 al 16 maggio a Fossolo (Ravenna): Raduno d'estate e sagra del castrato.
- Dal 13 al 15 maggio a Lavezzola (Ravenna): Sagra della porchetta e del tortellino.
- Il 15 maggio a Cesena: Festa della fragola biologica.
- Il 21 e 22 maggio a Rocca delle Caminate (FC): Otto castelli per un palio.
- Il 22 maggio a Sant'Agata Feltria (Pesaro-Urbino): Floralia.
- Il 22 maggio a Cesenatico (FC): Sagra della fragola.
- Dal 26 al 29 maggio a Alfonsine (RA): Sagra delle Alfonsine.
- Dal 27 al 30 maggio a Barbiano (RA): Palio di Alberico.
- Il 28 maggio a Cesena (FC): Festa del Gruppo Macro e della Coop Sesamo.
- Il 28 e 29 maggio a Pietracuta (PU): Sagra delle ciliegie.
- Il 29 maggio a Miratoio (PU): Sagra del prugnolo.
- Dal 1 al 6 giugno a Santo Stefano (RA): La sagra della fragola.
- Dal 1 al 6 giugno a Prada (Ra): La Festa dla fameja.
- Il 4 giugno a Bertinoro (FC): Vini e sapori in strada.
- Il 10 e 11 agosto a Oriolo - Faenza (Ravenna): Calici di Stelle.
- Dal 12 al 15 agosto a Gemmano (Rimini): Sagra della Pappardella al cinghiale.
- Dal 17 al 22 agosto a Reda - Faenza (Ravenna): Sagra del buongustaio.
- Dal 18 al 21 agosto a Mondaino (Rimini): Palio del daino.
- Il 20 agosto a Cervia (Ravenna): La smielatura.
Voci correlate
- card. Egidio Albornoz
- esarca Smaragdo
- Esarcato di Ravenna
- Imperatore Maurizio I di Bisanzio
Collegamenti esterni
- [http://www.altraromagna.net/ Altra Romagna]: Sito istituzionale del Gruppo di azione locale dell'Area romagnola (Unione Europea e Regione Emilia Romagna).
- [http://www.romagnaoggi.it/ RomagnaOggi.it - Quotidiano on-line della Romagna aggiornato in tempo reale tutti i giorni].
- [http://www.laromagna.org/ la Romagna] (giornale on line con pagine sulla storia della Romagna).
- Musei accessibili in Romagna sul sito Superabile: [http://www.superabile.it/Superabile/Tempo+Libero/musei+romagna.htm da Forlì a Rimini] e [http://www.superabile.it/Superabile/Tempo+Libero/ferrara+e+ravenna+musei.htm Ravenna e Ferrara].
- [http://195.62.167.36/SebinaOpac/Opac La rete bibliotecaria della Romagna]. (sito inaccessibile?)
- [http://www.corriereromagna.it Corriere Romagna] (giornale locale on line)
- [http://www.sagreinromagna.it/ Sagre e feste].
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Vittorio Emanuele II
Vittorio Emanuele II di Savoia (Torino, 23 marzo 1820 - Roma, 9 gennaio 1878), re di Sardegna (1849), primo re d'Italia (1861).
Biografia
Vittorio Emanuele era il primogenito di Carlo Alberto di Savoia-Carignano e di Maria Teresa d'Asburgo Lorena. Nacque a Torino nel palazzo de | | |