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Gea

Gea

Gea o Gaia è una figura della mitologia greca; era la dea che personificava la Terra, madre di tutti gli esseri. Esiodo la indica come sorta dal Caos, dando vita alle forze naturali del mondo: mari, montagne e cielo (Urano).
Unendosi a Urano generò sei Titani e sei Titanidi, seguiti dai Ciclopi e dagli Ecatonchiri.
Con il fratello, Tartaro, diede vita all'orrenda figura di Tifone. Crono si rivoltò contro il padre e si alleò con Gea, infliggendogli la mutilazione dei genitali. Dal sangue che ne sgorgò, nacque una nuova generazione di mostri: i Giganti e le Erinni.
Gea e i suoi figli non si opposero solo ad Urano, ma anche agli Dei, simboleggiando l'ira della Terra per le offese compiute contro di essa. L'antica Grecia traeva il suo sostentamento dall'agricoltura, ogni appezzamento di terra coltivata e resa fertile si vedeva attribuire un potere magico, da cui derivava il culto per la Madre Terra.
Per questo motivo, Gea fu la prima dispensatrice di oracoli. Quando Apollo volle costituire il proprio oracolo a Delfi, fu costretto ad uccidere l'emblema di Gea, il serpente, che egli voleva soppiantare.
Nelle opere omeriche, Gea viene presa a testimone dei giuramenti: a lei non può sfuggire nulla di quanto accada sulla terra. Categoria:Divinità greche ja:ガイア

Mitologia greca

La mitologia greca raccoglie le leggende delle divinità e degli eroi della Grecia antica. Tutti questi personaggi sono stati creati e diffusi dalla tradizione orale e poetica, arrivando a mescolarsi o sostituirsi con la storia della Grecia classica. In tutte le leggende, le divinità greche vengono descritte con un aspetto umano, ma immortali e con poteri sovrannaturali. Ognuno di essi aveva capacità peculiari ed aveva una propria genealogia.

La genesi del mondo greco

All'inizio esisteva solo il Caos, da esso si separarono tutti gli elementi.
Nacquero Gea la Terra, Eros l'amore, il Tartaro (l'inferno), l'Erebo (la tenebra) e Nyx(la Notte).
Da Erebo e Nyx (la Notte)nacquero l'Etere (il Giorno) ed Emera (la Luce), mentre da Gea nacquero Urano (il cielo) e Ponto (il mare). Urano e Gea furono i primi veri genitori del mondo mitologico greco, da loro nacquero gli Ecatonchiri, esseri soprannaturali con 50 teste e 100 braccia. A loro seguirono i Ciclopi, talmente disgustosi, che il padre decise di nasconderli nelle viscere della Terra. Per ultimi nacquero i Titani. Gea era indignata col suo sposo per aver nascosto i propri figli sotto terra e chiese l'aiuto dei Titani per punirlo. Il primo a rispondere fu Crono, che aggredì Urano mentre dormiva. Con un falcetto gli tagliò i testicoli, dal sangue che cadde sulla terra e sul mare, nacquero i Giganti, le Erinni e Afrodite naque dalla spuma del mare.

Zeus e gli dei dell'Olimpo

Crono sposò la sorella Rea, ma, per evitare di essere detronizzato da uno dei suoi figli come indicato da una predizione, li divorava tutti.Rea scoperto di dover partorire il suo sesto figlio si ritirò in Arcadia, dove nacque Zeus.
Crono scoperta la nascita andò su tutte le furie e ordinò di cercare il bimbo. Rea per proteggere Zeus, diede una pietra avvolta in fasce e Crono ingoiò la pietra. Una volta cresciuto, Zeus si vendicò del padre, aiutato dai Titani e dagli Ecatonchiri, costrinse il padre, tramite una pozione versata nel calice, a restituire tutti i figli ingoiati. Iniziò così la guerra tra vecchi e nuovi dei. I Titani fedeli a Crono, guidati da Atlante sfidarono Zeus e i suoi fratelli con i Titani ribelli. Zeus, per vincere la guerra si rivolse ai Ciclopi, liberandoli dalla loro prigionia imposta da Crono. I Ciclopi così donarono a Zeus, un fulmine, a Poseidone, un tridente e ad Ade un elmo che lo rendeva invisibile. Così armati riuscirono a colpire Crono e a ucciderlo mentre i Ciclopi sconfiggevano i Titani.

Animali


- Aello
- Amaltea
- Arione
- Arpie
- Celeno
- Cerbero
- Cinghiale di Calidone
- Cinghiale di Erimanto
- Echidna
- Idra di Lerna
- Minotauro
- Ocipete
- Pegaso
- Pitone
- Scilla
- Sfinge
- Sirena

Dei

Si veda: Lista degli dei greci

Genealogia degli dei dell'Olimpo

La genealogia degli dei dell'Olimpo è molto controversa, ogni autore ha la propria.
Nell'immagine qui sotto riportata viene indicata quella riportataci da Omero. Omero

Festività


- Carneia
- Cronia
- Purificazione

Leggende


- Giudizio di Paride
- I sette contro Tebe
- Le dodici fatiche di Eracle
- Teogonia
- Vello d'oro

Località


- Acheronte
- Acropoli
- Alfeo
- Areopago
- Argo
- Atene
- Campi Elisi
- Caos
- Cinzio
- Colchide
- Creta
- Delfi
- Ditte
- Dodona
- Elicona
- Eleusi
- Eretteo
- Giardino delle Esperidi
- Ida
- Isole dei beati
- Labirinto di Cnosso
- Lete
- Micene
- Olimpo
- Oracolo di Delfi
- Oracolo di Dodona
- Parnaso
- Stige
- Stinfalia (lago)
- Tartaro
- Tebe
- Tiro
- Troia

Oggetti


- Abadir
- Ambrosia

Personaggi ed eroi


- Abante, centauro
- Abante, figlio di Ippotoone
- Abante, figlio di Linceo
- Abante, figlio di Melampo
- Abante, figlio di Poseidone
- Achille, figlio di Peleo
- Acrisio
- Admeto
- Adone
- Adrasto
- Aedone
- Afareo
- Agamennone
- Agave
- Agenore
- Agraulo
- Aiace il grande
- Aiace di Locride
- Alcesti
- Alcinoo
- Alcione
- Alcippe
- Alcmena
- Alcmeone
- Alirrozio
- Aloadi
- Altea
- Altemene
- Amico
- Amimone
- Amintore
- Anceo figlio di Licurgo
- Anceo figlio di Poseidone
- Anchise
- Androgeo
- Andromaca
- Andromeda
- Anfiarao
- Anfimaro
- Anfione
- Anfitrione
- Anfitrite
- Anfizione
- Antenore
- Anteo
- Anticlea
- Antigone
- Antinoo
- Antiope figlia di Nitteo
- Antiope regina delle Amazzoni
- Apsirto
- Aracne
- Aretusa
- Arge
- Argo
- Argonauti
- Arianna
- Aristeo
- Ascalafo, figlio di Ares
- Ascalafo, figlio di Acheronte
- Ascanio
- Assaraco
- Asterione
- Astianatte
- Atalanta
- Atamante
- Atreo
- Atteone
- Attore
- Augia
- Autolico
- Autonoe
- Bauci
- Bellerofonte
- Belo
- Briareo
- Briseide
- Busiris
- Cadmo
- Calais
- Calamo
- Calcante
- Calciope
- Calcodonte
- Calipso
- Calliope
- Callisto
- Caronte
- Carpo, figlio di Clori
- Cassandra
- Cassiopea
- Castalia
- Castore
- Catreo
- Cecrope
- Cefalo
- Cefeo
- Celeo
- Cenis
- Centauro
- Cercopi
- Chione
- Chirone
- Ciclope
- Circe
- Cisseo
- Clio
- Clitennestra
- Cometo
- Coronide
- Cranao
- Creonte
- Creusa, figlia di Eretteo
- Creusa, figlia di Priamo
- Criseide
- Cureti
- Dafne
- Dafni
- Danaidi
- Danao
- Dardano
- Dedalione
- Dedalo
- Deianira
- Deidamia
- Deifobo
- Deioneo
- Deipile
- Demofoonte
- Deucalione, figlio di Minosse
- Deucalione, figlio di Prometeo
- Diomede figlio di Ares
- Diomede figlio di Tideo
- Diomedea
- Dioscuri
- Dirce
- Doro
- Eaco
- Ecatonchiri
- Echione, uno degli Sparti
- Echione, figlio di Ermes
- Eco
- Ecuba
- Edipo
- Eete
- Eezione
- Efialte
- Egeo
- Egialeo
- Egina
- Egisto
- Egitto
- Eidomene
- Elefenore
- Elena
- Eleno
- Elettra figlia di Agamennone
- Elettra figlia di Atlante, una delle Perseidi
- Elettrione
- Eliadi
- Elle
- Elleno
- Endimione
- Enea
- Eolo
- Epigoni
- Epimeteo
- Eracle
- Eraclidi
- Erato
- Erebo
- Eretteo
- Erittonio
- Ermione
- Ero
- Eteocle
- Etra
- Ettore
- Eufemo
- Eumeo
- Eumolpo
- Eurialo
- Euridice, ninfa moglie di Orfeo
- Euridice, madre di Alcmena
- Euridice, madre di Danae
- Euridice, madre di Laomedonte
- Euriloco
- Euristeo
- Eurito
- Europa, figlia di Agenore
- Europa, figlia di Oceano
- Europa, figlia di Tizio
- Febe, figlia di Leucippo
- Fedra
- Fenice, figlio di Agenore
- Fenice, figlio di Amintore
- Fetonte
- Filammone
- Filemone
- Filomela
- Filottete
- Fineo, figlio di Agenore
- Fineo, figlio di Belo
- Folo
- Frisso
- Galatea
- Ganimede
- Gerione
- Giacinto
- Giasone
- Giganti
- Giocasta
- Glauco figlio di Bellerofonte
- Glauco figlio di Minosse.
- Glauco figlio di Poseidone
- Glauco figlio di Sisifo.
- Gordio
- Gorgoni
- Graie
- Icario
- Icaro
- Idas
- Idomenea
- Idomeneo
- Ificlo
- Ifigenia
- Ifito
- Illo
- Ismeme, figlia di Edipo
- Ino
- Io
- Ione
- Ipermnestra
- Ippodamia, figlia di Adrasto
- Ippodamia, figlia di Enomao
- Ippolita
- Ippolito
- Ippomene
- Ippotoone
- Ismene
- Issione
- Laerte
- Laio
- Laocoonte
- Laomedonte
- Leandro
- Learco
- Leda
- Leto
- Leucippo, figlio di Enomao
- Leucippo, re di Messenia
- Libia
- Licaone, figlio di Ares
- Licaone, figlio di Pelasgo
- Licaone, figlio di Priamo
- Lico
- Licomede
- Licurgo
- Linceo
- Lino, figlio di Apollo
- Lino, personaggio dell'Iliade
- Lino, figlio di Ismeno
- Lino, figlio di Urania
- Lisimaca
- Litierse
- Marsia
- Mechisteo
- Medea
- Medusa
- Meganira
- Megara
- Melampo
- Melanione
- Meleagro
- Melicerte
- Memnone
- Menelao
- Menezio, figlio di Attore
- Menezio, figlio di Giapeto
- Metanira
- Mida
- Minosse
- Mirmidone
- Momo
- Mopso indovino degli Argonauti
- Mopso figlio di Manto
- Narciso
- Nauplio
- Nausicaa
- Neleo
- Neottolemo
- Nesso
- Nestore
- Niobe
- Nitteo
- Oineo
- Onfale
- Oreste
- Orfeo
- Orione
- Oritia
- Oto
- Palamede
- Pallante gigante
- Pallante titano
- Pallante eroe attico
- Pandora
- Paride
- Partenopeo
- Pasifae
- Patroclo
- Pelia
- Pelope
- Pelopia
- Penelope ninfa
- Penelope moglie di Ulisse
- Penteo
- Pentesilea
- Peribea
- Pericle
- Perseo
- Pigmalione
- Piritoo
- Pirra
- Pitteo
- Polinice
- Polissena
- Polluce
- Preto
- Priamo
- Procri
- Promaco
- Prometeo
- Protesilao
- Pterelao
- Radamante
- Reso
- Salmoneo
- Sarpedonte
- Semele
- Sibilla
- Sisifo
- Sparti
- Stelèo
- Stenelo
- Talo
- Tamiri
- Tantalo
- Telamone
- Telefassa
- Telefo
- Telegono
- Temisto
- Tersandro
- Teseo
- Teucro, figlio di Scamandro
- Teucro, figlio di Telamone
- Tideo
- Tieste
- Tindaro
- Tiresia
- Tiro
- Tisameno
- Titone
- Tizio
- Troilo
- Ulisse
- Urania
- Xuto
- Zete
- Zeto

Popoli


- Abanti
- Achei
- Amazzoni
- Cimmeri
- Dori
- Feaci
- Iperborei
- Lapiti
- Mirmidoni
- Tafi

Bibliografia

[http://www.adelphi.it/catalogo/schedaLibro.asp?id=2400&isbn=8845918920&v=s&metaTitolo=Le%20nozze%20di%20Cadmo%20e%20Armonia%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20&metaAutore=Roberto%20Calasso| Le Nozze di Cadmo e Armonia] di Roberto Calasso

Collegamenti esterni

Voci correlate


- Religione greca
- Mitologia
- Mitologia romana
- Lista di divinità Categoria:Mitologia greca ja:ギリシア神話 ko:그리스 신화

Caos

Il Caos (dal greco "chaòs") era il vuoto originale della mitologia greca, spazio incommensurabile dal quale gli elementi, lì mescolati allo stato fuso, si separarono, dando origine inizialmente al cielo e alla terra. Nella descrizione di Esiodo, appare prima la Terra, seguita dal Tartaro (abisso senza sole situato sotto l'Ade) e da Eros, l'amore, dopo di che nacquero gli esseri divini. ---- Caos è anche il nome della contrada di Girgenti (oggi Agrigento) ove nacque Luigi Pirandello. ---- Categoria:Luoghi della mitologia greca ja:カオス

Titani

I Titani e le Titanidi (o titanesse) sono figure della mitologia greca. Il nome Titano indica generalmente gli dèi e gli esseri nati dall'unione di Urano e di Gea, ma nel tempo ha ampliato il suo significato andando ad indicare anche le divinità figlie di Giapeto (Atlante, Prometeo, Epimeteo e Menezio) Secondo Esiodo il nome ha una accezione dispregiativa, poiché furono così chiamati dal loro padre Urano per odio. Nella genealogia degli dèi, costituiscono quindi la seconda generazione divina. Non sembra abbiano mai avuto un culto e regnarono fino alla lotta con Zeus ed i suoi alleati, che li vide soccombere. Furono precipitati da Zeus nel Tartaro ed affidati alla custodia degli Ecatonchiri.

I Titani in Esiodo

Secondo Esiodo facevano parte della categoria sei dèi fratelli
- Ceo
- Crio
- Crono
- Giapeto
- Iperione
- Oceano sei dee sorelle
- Febe
- Mnemosine
- Rea
- Teia o Tia
- Temi
- Teti i tre Ecatonchiri
- Cotto
- Briareo
- Gige i tre Ciclopi
- Bronte
- Sterope
- Arge È tuttavia ancora in dubbio se per Titani si debbano intendere anche tutte le altre creature nate dal contatto del sangue dei genitali di Urano con la terra, e quindi anche Afrodite. Categoria:Titani ja:ティタン ko:티탄 (신화)

Ciclopi

Il ciclope è una figura della mitologia greca e romana.

Il mito

Esseri enormi, caratterizzati dalla presenza di un solo occhio e dalla stazza abominevole. Ne ritroviamo il mito in molti testi della letteratura greca. Secondo Esiodo, Bronte, Sterope e Arge sono figli di Urano e Gea. Erano creature prodigiose, alti conoscitori dell'arte della lavorazione del ferro. La loro attività era fabbricare i fulmini di Zeus. Nella mitologia romana i Ciclopi erano gli aiutanti di Efesto (o Vulcano). Omero ne parla nell'Odissea (libro IX) quando Ulisse incontra in Sicilia i loro figli: i barbari Ciclopi, che, ormai scordata l'arte degli avi che lavoravano come fabbri per Zeus, vivevano dediti alla pastorizia e isolati l'uno dall'altro in caverne. Omero da solo il nome di uno di loro, Polifemo, che fece prigioniero Ulisse e i suoi compagni. :"Qui un uomo aveva tana, un mostro, che greggi
:pasceva, solo, in disparte, e con gli altri
:non si mischiava, ma solo viveva, aveva animo ingiusto.
:Era un mostro gigante; e non somigliava
:a un uomo mangiatore di pane, ma a picco selvoso ..."
:Omero

Realtà storica

Una qualche verità storica riguardo all'esistenza reale della popolazione dei Ciclopi ci viene data da Tucidide nel libro VI delle sue Storie allorquando si accinge a parlare delle popolazoni barbare esistenti in Sicilia prima della colonizzazione greca. Così scrive: :Si dice che i più antichi ad abitare una parte del paese fossero i Lestrigoni e i Ciclopi, dei quali io non saprei dire né la stirpe né donde vennero né dove si ritirarono: basti quello che è stato detto dai poeti e quello che ciascuno in un modo o nell'altro conosce al riguardo.

Voci correlate


- Elenco di creature leggendarie Categoria:Personaggi della mitologia greca Categoria:Creature leggendarie ja:キュクロプス

Tartaro (mitologia)

Il Tartaro era il luogo degli inferi della mitologia greca.

L'inferno

In origine era situato nel mondo sotterraneo, al di sotto degli inferi, da cui era ben distinto in quanto serviva come carcere dei nemici degli dei di prima generazione. Vi furono rinchiusi i Ciclopi, i Titani e i Giganti. Successivamente il Tartaro identificò l'insieme del mondo sotterraneo in cui venivano riuniti i cattivi, in contrapposizione ai Campi Elisi, il luogo dei giusti. Il Tartaro divenne un inferno con effetti "personalizzati", come nel caso del supplizio di Tantalo.

Personificazione

Arrivò ad essere personificato, tanto che dall'unione di Tartaro e Gea nacquero numerosi figli mostruosi, tra cui Tifone ed Echidna. Categoria:Luoghi della mitologia greca ja:タルタロス

Crono

Crono è una figura della mitologia greca, era uno dei titani, figlio di Urano e di Gea. Gea Esistono varie versioni del mito di Crono, la più antica è quella di Esiodo. Urano e Gea ebbero numerosi figli, che il padre relegò nelle viscere della terra. Gea non sopportava questa situazione e sollecitò il più coraggioso di questi, Crono, a mettere fine alle sue sofferenze.
Con un falcetto datelo dalla madre, mutilò dei genitali il padre, mentre questi si accostava a Gea. Da alcune gocce di sangue di Urano cadute sulla terra nacquero le Furie e i Giganti, mentre da quelle che caddero in mare, nacque la dea Afrodite.
Urano sconfitto abbandono la terra ai titani. Crono sposò la sorella Rea ed insieme diventarono i signori del mondo.
Prima di andarsene Urano avvertì Crono, che un giorno avrebbe subito la stessa sorte, detronizzato da un proprio figlio.
Per evitare ogni rischio, Crono divorò ogni figlio, non appena Rea li dava alla luce. Furono così mangiati, nell'ordine: Estia, Demetra, Era, Ade e Poseidone.
Rea chiese consiglio a Gea, che le disse di sostituire al prossimo figlio una pietra e di dare questa da divorare a Crono. Seguendo il consiglio di Gea, il figlio successivo, Zeus, si salvò.
Zeus divenne grande e Rea persuase Crono a dimenticare i suoi timori, facendogli rivomitare i suoi figli. Crono accettò e subito i suoi figli, con a capo Zeus, gli diedero battaglia.
La guerra durò dieci anni: molti titani si batterono con Crono, mentre con i suoi figli si allearono i ciclopi e gli Ecatonchiri (i mostri dalle cento braccia).
Alla fine la vittoria arrise a Zeus, che rinchiuse il padre e i titani nel Tartaro, in fondo agli inferi, potendo così regnare sull'Olimpo. In tempi antichi Crono era sicuramente la divinità del grano. Gli veniva dedicata una festa, detta Cronia.
Il falcetto che Crono porta nelle rare rappresentazioni artistiche può essere stato uno strumento agricolo, usato anche per i sacrifici che gli venivano offerti. Categoria:Titani ja:クロノス

Erinni

, 1862)]] Le Erinni sono figure della mitologia greca, erano dee che perseguitavano chi violava l'ordine morale, vendicavano in modo particolare i delitti di sangue. Nacquero dal sangue di Urano, sgorgato dalla ferita provocata da Crono. Erano tre sorelle abitatrici degli inferi: Aletto, Megera e Tisifone.
La gente, per placarle, le chiamava Eumenidi (le "benevoli").
Venivano rappresentate come geni alati, con i capelli formati da serpenti, con in mano torce o fruste. Erano equivalenti alle Furie romane. Categoria:Divinità greche degli inferi ja:エリニュス

Apollo (mitologia greca)

] Apollo è una figura della mitologia greca, dio della medicina, della musica e della profezia. Apollo è anche l'arciere divino, protettore delle greggi (Nomios), il Brillante (Phoebos), viene associato al culto del sole, mentre più propriamente, deve essere associato a quello della luce.
È eternamente giovane, saggio e giusto.
Possono essere trovati suoi omologhi nella mitologia egizia (Horus) e in quella indiana (Rama).
Prese posto nell'Olimpo relativamente tardi, ma è considerato un dio essenzialmente greco. La sua divinità pastorale, si riallaccia ai culti indoeuropei, che seguirono le migrazioni in Grecia. L'attribuzione di oracolo di Delfi, non è dovuta ad una tradizione prestabilita, ma bensì ad una serie di avvenimenti. Il suo santuario divenne il più importante in tutta la Grecia e l'oracolo di Delfi era considerata l'autorità suprema in ambito religioso e politico. Questo fatto creò un notevole influsso calmierante, aumentando la tolleranza: da una parte furono screditate le dispute familiari, dall'altra fu ammesso il concetto di espiazione dei delitti, a qualunque livello fossero stati commessi. Esiodo racconta che Apollo era figlio di Zeus e Leto, a sua volta figlia di Ceo e Febe.
Leto fu vittima della gelosia di Era e nessun luogo poteva dirsi sicuro per far nascere i propri figli.
Finalmente le fu offerto rifugio nell'isola galleggiante di Ortigia, fino a quel momento incolta. Quando Artemide e Apollo nacquero, l'isola si fisso al fondo del mare. Fin dalla nascita, Artemide poté aiutare la madre nel mettere al mondo Apollo; in suo onere l'isola prese il nome di Delo (la brillante).
Apollo fu nutrito da Temi con i cibi divini, nettare e ambrosia, che gli permisero di divenire adulto in quattro giorni. Temi La prima cosa che fece, fu di ricercare il serpente Pitone, che era stato creato da Era per far soffrire Leto. Riuscì a trovarlo sul monte Parnaso, ma Pitone riuscì a sfuggire alle frecce di Apollo, rifugiandosi al santuario dell'Alma Terra di Delfi.
Apollo lo inseguì e lo uccise, proprio vicino alla fenditura dalla quale usciva la voce dell'oracolo.
In questo modo, Apollo profanò un luogo sacro e di questa offesa, la Terra, gli chiese riparazione. Zeus lo mandò in Tessaglia, nella valle di Tempe, per ottenere la purificazione. Secondo un'altra versione, la sua penitenza, fu assolta presso Admeto, che lo tenne con sé come pastore. Secondo un'altra versione, Apollo venne inviato per punizione a fare da schiavo ad Admeto perchè aveva ucciso i Ciclopi che avevano donato il fulmine a Zeus dopo che Zeus lo aveva usato per fulminare suo figlio AsclepioAsclepio Dopo la purificazione, Apollo organizzò i giochi pitici, anche se non è chiaro se i giochi volessero onorare la morte di Pitone o la sua vittoria sul serpente.
Apollo ritornò a Delfi e si impossessò dell'oracolo. Il ruolo di Apollo come divinità profetica è estremamente antico.
Viene definito Apollo Pitio (in ricordo del serpente), Apollo Delio (dal nome della località in cui nacque) ed anche Apollo Licio (sterminatore dei lupi).
Quest'ultimo nome si aggiunge ai già numerosi indizi del suo arrivo in Grecia, rafforzando il suo legame con gli iperborei.
Gli iperborei erano un popolo che vivevano oltre il confine settentrionale della Grecia, veneravano Apollo e ogni anno mandavano a Delo delle spighe di grano in offerta.
Forse erano primizie, primi frutti di una colonia greca al di là del Danubio.
Erodoto li localizza oltre il paese degli sciti, descrivendo il loro regno come circondato dal mare. Moltissimi gli amori di Apollo, il più famoso è quello con Coronide, la principessa lapita, che gli diede il figlio Asclepio, dio della medicina. Celebre è anche l'amore con Dafne, che per sfuggirgli chiese al padre di essere trasformata in una pianta di alloro. Per questo motivo, Apollo appare spesso adornato da foglie di alloro.

Apollo nell'arte


- Parnaso - Affresco di Raffaello (1511).

Voci correlate

Apollo nella mitologia romana. Categoria:Divinità greche dell'Olimpo ja:アポロン ko:아폴론

Oracolo di Delfi

L'oracolo di Delfi è un santuario dedicato al dio Apollo proprio della mitologia greca. Fu Zeus a scegliere la sua localizzazione a Delfi: egli fece volare due aquile attorno alla terra in direzioni opposte, il punto in cui si incontrarono fu Delfi, "il centro del mondo".
Vicino alla fenditura della roccia dalla quale usciva la voce dell'oracolo, si trovava una pietra incava a forma di ombelico (omphalos). In epoca classica l'oracolo viveva in una caverna (Adyton) sotterranea situata sotto il tempio di Apollo.
Prima della decisione di Apollo di fondarvi il suo santuario, sul luogo ne esisteva già un altro consacrato alla Madre Terra (Gea) e custodito da un serpente, secondo altri da un drago.
Nella seconda versione, fu proprio il drago, Pitone, a dare il nome al luogo e Apollo fu costretto ad ucciderlo, per vendicare Leto (sua madre), che il drago aveva tentato di far morire. Da quel momento Apollo assunse anche il nome di Pitio.
Un'altra versione al drago la custodia della fonte di Delfine, un vecchio oracolo, spiegando l'etimologia della parola Delfi, da delphys che significa viscere della terra. L'oracolo veniva reso da una sacerdotessa di Apollo, Pitia o Pizia, che sedeva su un tripode, simbolo del dio. La sacerdotessa rimaneva in stato ipnotico, ma non si sa a cosa fosse dovuto, forse a vapori provenienti dalla terra. Alcuni racconti la indicano mentre mangia foglie di alloro, la pianta preferita del dio Apollo.
Il motivo del suo stato non è comunque importante, l'unica cosa certa è che le sue parole erano ascoltate col più profondo rispetto e accettate da chiunque vi si recasse.
Le domande da porre all'oracolo venivano consegnate ad un sacerdote, che le portava alla Pitia. La sua risposta veniva trascritta da un altro sacerdote e comunicata a chi aveva posto la domanda. Spesso le sue risposte erano ambigue, come nel caso di quella a Creso, ricco e potente re della Lidia, che volle sapere se doveva o meno fare guerra ai persi.
L'oracolo rispose che se fosse partito per la guerra avrebbe distrutto un grande regno. Creso partì fiducioso, ma venne sconfitto provocando la rovina del proprio regno. Nella maggior parte dei casi l'oracolo esprimeva il punto di vista dell'ordine.
È da notare che l'oracolo riconobbe ufficialmente Dioniso, accogliendolo favorevolmente proprio a Delfi, riconoscendo che la religione di Dioniso era altrettanto necessaria come le altre già esistenti.
Talora le risposte erano categoriche. Quando Cerefone chiese se esistesse un uomo più saggio del suo amico Socrate, la risposta fu «No».
Anche Eracle si accostò all'oracolo per avere risposta che, sollecitata invano, lo rese furente, tanto da spingerlo ad impadronirsi del tripode sacro della Pitia. Occorse l'intervento di Zeus per porre fine alla disputa tra lui e il dio Apollo stesso. Il declino di Delfi e dell'oracolo quale centro di valori morali e di ricerca dell'integrità, avvenne parallelamente alla decadenza storica della Grecia antica stessa. Lo scontro con la supremazia macedone, l'annientamento delle città greche, l'invasione romana, accompagnata dal saccheggio del santuario nell'86 ad opera di Silla, nonché la moda dell'astrologia, contribuirono alla morte della religione apollinea. Tanto che nel 360 quando Giuliano, ultimo degli imperatori romani che aderì al paganesimo, volle avere un responso dall'oracolo gli fu data questa risposta: "Dite al re che sono crollate le corti sfarzose, Febo non abita più qui, non ha più lauro oracolare né sorgente che favella; l'acqua parlante si è ammutolita". Pochi anni dopo l'imperatore Teodosio I, nell'anno 391 d.C., con un editto decretò la fine dei culti pagani e nel 394 d.C., la chiusura definitiva del santuario.

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Omero

Omero (pronuncia: o-mé-ro) - Con questo nome viene tradizionalmente identificato l'autore di due capisaldi della letteratura di ogni tempo, l'Odissea e l'Iliade. Le più antiche notizie che si hanno su di lui lo indicano come nato a Chio. E di Chio lo riteneva il poeta Semonide di Amorgo, tenendo conto che Pindaro menziona Chio accanto a Smirne.

La nascita

Non è improbabile che l'indicazione di questa patria tradizionale, si fondi sull'attribuzione che gli antichi fecero ad Omero di un inno ad Apollo Delio ("Inni omerici"), nel quale l'autore, senza indicare il proprio nome, si descriveva come cieco e vivente nella rocciosa Chio. Inoltre, in Chio, si trovava una società di poeti chiamata Omerici, che si vantava di discendere da lui. Ma ben presto altre città si contesero l'onore di paese natale del poeta: Colofone, Cuma, Pilo, Itaca, Argo e Atene; furono comunque tutte attribuzioni arbitrarie. Sono giunte ai nostri giorni ben sette "Vite" di Omero, tutte romanzate e fantastiche.

Biografia attribuita a Erodoto

La più antica e particolareggiata, falsamente attribuita dagli antichi ad Erodoto, risale al V secolo a.C. In essa si racconta che Creteide, un'orfana di Cuma eolica, fu sedotta ed abbandonata, ed il suo tutore per sfuggire alla vergogna la condusse a Smirne. Creteide si recò ad una festa sacra alla foce del fiume Meles e qui partorì un bambino che chiamò Melesigene (dal nome del fiume). Un maestro elementare, Femio, prese a servizio Creteide, vivendo con lei e crescendo il bambino, che, col passare degli anni, dimostrò le proprie attitudine artistiche.

I viaggi

Ben presto Melesigene divenne oggetto di ammirazione, oltre che per i cittadini di Smirne, per tutti i frequentatori stranieri della città; fra gli altri un armatore, un certo Mente, lo prese in viva simpatia, dimostrandogli quanto gli sarebbe stato utile viaggiare e conoscere nuovi paesi e nuove genti. Il poeta si lasciò convincere ed andò in giro per il mondo. Ovunque andasse, osservava, interrogava, s'informava su tutto, prendendo appunti. Arrivò ad Itaca, di ritorno dall'Iberia e dall'Italia, e si ammalò agli occhi e Mente, costretto dagli affari a proseguire il viaggio, lo affidò ad un amico, Mentore, uomo ricco ed ospitale. Qui apprese molti particolari che riguardavano le avventure di Odisseo e ne fece tesoro. Guarito dalla malattia, si riunì a Mente, continuando il suo girovagare, finché a Colofone, si ammalò nuovamente perdendo la vista.

La cecità

Fu costretto quindi a rinunciare ai viaggi e si stabilì a Smirne, dedicandosi alla poesia. Non riusciva però ad guadagnare abbastanza per vivere e dovette trasferirsi a Cuma. Durante il viaggio, presso la bottega di un calzolaio a Neotico, improvvisò i versi «Abbiate riguardo per chi ha bisogno di ospitalità, voi che abitate l'eccelsa città, figlia di Cuma dai begli occhi, all'estremo piede di Sedene pieno di selve, voi che bevete l'ambrosia acqua del fiume divino, dell'Ermo vorticoso, di cui fu padre Zeus immortale». Tichio, il calzolaio, fu mosso da pietà ed ospito il poeta, che compose altre opere, "La spedizione di Amfiarao contro Tebe" ed altri inni agli dei.

Cuma

Melesigene si accorse che i guadagni diminuivano, si spostò a Cuma e compose il famoso epigramma per Mida: «Finché l'acqua fluisca e fioriscano i grandi alberi e il sole sorgendo risplenda e la fulgida luna, io qui restando sul lacrimato sepolcro annunzierò ai passanti che questa è la tomba di Mida». A Cuma ottenne grande successo quindi chiese di essere mantenuto dalla città, per renderla gloriosa con la sua poesia; perorò la sua causa all'assemblea, ma un principe si oppose, rilevando che se la città si fosse data a mantenere tutti i ciechi, avrebbe attirato su di sé tutti i disutili dei dintorni.

Il nome Omero

Ecco nascere il nome che lo renderà famoso per sempre: in lingua cumana "cieco" si diceva ομηρος. Ho mè Orôn, infatti, significa "Il non vedente". Altri studiosi attribuiscono alla parola ομηρος il senso di "ostaggio". Da quel giorno, non fu più chiamato Melesigene ma Omero. Omero abbandonò Cuma e riprese la sua vita errante, incontrando a Focea un maestro di scuola, Testoride, che si offrì di mantenerlo a sue spese purché Omero gli concedesse una copia di tutto ciò che aveva composto e che avrebbe composto in futuro.

L'Odissea

Omero accettò, componendo subito "La piccola Iliade" e la "Focide". Ma Testoride lo abbandonò, trasferendosi a Chio, dove si affermò con le poesie di Omero. Il poeta, informato dell'indegno comportamento, si recò immediatamente a Chio. Il viaggio fu avventuroso e dopo varia peripezie, riuscì a sbarcare nei pressi della città, a Bolisso, dove fu ospitato dal pastore Glauco. Glauco parlò di lui al suo padrone, che gli affidò l'educazione dei figli. Finalmente Omero riuscì a trascorrere un periodo di vita sereno, accumulando anche una certa sostanza, sposandosi, ed avendo due figlie. È questo il periodo in cui compose lOdissea.

La morte

Intanto, non appena a Chio arrivarono le opere di Omero che lo resero famoso, Testoride decise di allontanarsi dalla città.
Da tutta la Grecia accorreva gente per vedere Omero. Decise così di trasferirsi sul continente, trascorse l'inverno a Samo, quindi partì per Atene, ma a Ios si ammalò e morì.

Le altre biografie

Le altre "Vite", attribuite a Plutarco, a Proclo o anonime, non aggiungono molto di più e non meritano di maggiore fede.
Neanche il "Certame di Omero e di Esiodo" ci dà ulteriori particolari, giunto a noi in una redazione di età adrianea, ma avente un nucleo molto più antico. In quest'opera si immagina che i due poeti si siano incontrati per caso per onorare le esequie di Anfidamante, re dell'Eubea, dando luogo ad una competizione poetica vinta da Esiodo, premiato dal re in quanto esaltatore di agricoltura e pace in contrasto di chi aveva cantato di guerre e stragi.

Le vere notizie biografiche

In realtà, tutto il contenuto delle vite è leggendario. Del poeta sappiamo con certezza soltanto il nome, Omero, che può significare "cieco", "schiavo", od "ostaggio". Quale sia la sua reale valenza, però, è del tutto ignoto. Tutti gli storici moderni sono concordi, inoltre, nel giudicare assai incerto il luogo di nascita; la maggioranza propende per Chio o Smirne. Un dato della leggenda è verosimile, ovvero la sua vita errabonda. Le sue opere dimostrano la conoscenza di paesi e popoli che non può non essere diretta.
Povertà, cecità e ambiente plebeo, sono elementi della sua vita che molti critici rifiutano, in quanto vedono, specialmente nell'Iliade, opere cortigiane. Il passo dell'Iliade in cui si presagisce che la discendenza di Enea regnerà un giorno sui troiani, sembra essere profezia
ex eventu, dimostrando come Omero vivesse nella Troade nella corte di una dinastia che vantasse Enea come proprio iniziatore. L'età in cui visse il poeta, per gli antichi non è chiara, Erodoto riteneva che fosse vissuto prima di lui di almeno quattro secoli (IX secolo a.C.).

La questione omerica

La paternità della "questione omerica" viene attribuita a François Hédelin abate d'Aubignac (1604-1676), a Giambattista Vico (1668-1744) e a Friedrich August Wolf (1759-1824). Hédelin, è in alcune "Congetture accademiche sull'«Iliade»" (pubblicate postume nel 1715), dava un giudizio negativo della poesia dell'Iliade e riteneva che il poema fosse un centone (richiamando l'etimologia corrente della rapsodia "canti cuciti insieme"): un
esprit ingénieux, tra l'enorme mole di canti eseguiti nelle feste e nelle corti principesche, ne avrebbe raccolto una quarantina, apportandovi tagli, aggiunte, adattamenti e correzioni, spiegando così le ineguaglianze e le contraddizioni contenute. Vico, che non conosceva l'opera di Hédelin, scrisse nella seconda edizione della "Scienza nuova" (1730) la sua convinzione che i poemi omerici fossero « per più mani lavorati e condotti » e mettendo in dubbio l'esistenza di Omero, lo presentava come un simbolo. Nei "Prolegomena ad Homerum", Wolf si ispira a Hédelin, ma con un'indagine più profonda ed un maggiore rigore critico, sosteneva che all'epoca di Omero non si conoscesse la scrittura e che quindi un solo poeta non avrebbe potuto comporre e tramandare a memoria tante migliaia di versi: i poemi omerici erano una raccolta di poemetti popolari, raccolti in un secondo tempo, per un'opera commissionata da Atene (forse Pisistrato) nel VI secolo. Le prime due teorie rimasero quasi sconosciute, mentre quella di Wolf fece scalpore e segnò l'inizio della "questione omerica", iniziando una serie enorme di studi sull'opera di Omero. Nonostante una delle teorie di Wolf si dimostrò infondata (ricerche archeologiche dimostrarono l'esistenza della scrittura già alcuni secoli prima di Omero), la tesi di Omero simbolo fu ancora sostenuta. Le ipotesi di Lachmann trovano una certa analogia con quelle di Hédelin, secondo lui l'Iliade sarebbe composta da 16 canti popolari riuniti e poi trascritti per ordine di Pisistrato (Kleinliedertheorie). Opposta la tesi di Herrmann: i due poemi omerici deriverebbero da due nuclei originali ("Ur-Ilias" e "Ur-Odyssee"), a cui sarebbero state fatte aggiunte ed ampliamenti. La questione omerica è lontana dall'essere risolta, perché in realtà è insolubile. I dati che si possono considerare assodati sono:
- Iliade ed Odissea non sono opera dello stesso autore, rispecchiano civiltà, usi e costumi assai diversi
- uno fu il poeta autore dell'Iliade o, meglio, della gran parte dell'opera, che ebbe in seguito degli ampliamenti e l'aggiunta di qualche canto (sono sicuramente posteriori il catalogo delle navi nel libro II e il libro X)
- nessun motivo impedisce di pensare che l'autore di questa si chiamasse Omero, il quale forse fu di Smirne e visse nella Troade alla corte di un principe. I poemi omerici presuppongono la preesistenza di brevi poemi epici esametrci, preceduti da canzoni (probabilmente eoliche) composte in strofe di brevi versi, talvolta anche con la rima. categoria:biografie categoria:poeti greci ja:ホメロス ko:호메로스 ms:Homer simple:Homer th:โฮเมอร์


Categoria:Divinità greche

Categoria che raggruppa le diverse divinità greche. Vedi anche: Equivalenza tra divinità greche e romane. Divinità greche Greche ja:Category:ギリシア神話の神

Functional Drink

Als Funktionsgetränk (engl. Functional Drink) bezeichnet man in Mode gekommene alkoholfreie Getränke, die laut Beschreibung des jeweiligen Herstellers eine oder mehrere Funktionen außer der des Durstlöschens erfüllen sollen. Funktionsgetränke sind beispielsweise probiotische Getränke mit lebenden Bakterien- oder Hefekulturen, welche angeblich die Darmflora verbessern sollen, Wasser mit zugesetztem Sauerstoff (welcher als "Bäuerchen" den Körper analog zur Kohlensäure wieder verläßt) und auch angeblich leistungssteigernde Energy Drinks. Die Frage daran ist, ob die Inhaltsstoffe solcher Getränke wirklich stets eine versprochene Reaktion im Körper auslösen oder nur der Placeboeffekt diese eintreten lässt. siehe auch: Functional Food Kategorie: Ernährung Kategorie: Getränk

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