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Giappone
Il Giappone (in giapponese 日本 Nihon o Nippon), detto anche Paese del Sol Levante come appare nella sua bandiera, è uno stato insulare dell'Asia orientale (377,835 km², 127.214.499 abitanti).
Il Giappone si estende sulla maggior parte dell'arcipelago giapponese, nell'Oceano Pacifico nord-occidentale, al largo delle coste della Cina e della Corea. La sua capitale è Tokyo (antico nome Edo).
Il Giappone rivendica le isole Curili meridionali e ha un contenzioso sull'isola di Takeshima o Tokto, che appartiene alla Corea del Sud.
Storia
Geografia
Geografia fisica
L'arcipelago è costituito da 4 isole principali: Hokkaido, Honshu, Kyushu, Shikoku, formanti un vasto arco aperto verso nord-ovest e accompagnate da un migliaio di isole minori, oltre un gran numero di isolotti e scogli. La morfologia del suolo è complicata dal succedersi di corrugamenti e dislocazioni, dall'intensa attività vulcanica e dall'azione erosiva del glacialismo e dei corsi d'acqua.
Il 75% del terreno è montuoso. I rilievi sono costituiti da una serie di catene che formano l'ossatura longitudinale dell'intero arco insulare; a questa si contrappone, nell'Honshu centrale, la catena delle Alpi Giapponesi, fortemente inclinata rispetto alla direzione precedente e comprende cime di altezza superiore ai 3000m. Isolato a sud-ovest il cono del Fuji (Fuji-san 富士山, 3.776 m), il monte più alto del paese.
Altre montagne degne di nota sono:
- Shirane (2.578 m)
- Asahi-dake 旭岳 (2.290 m)
- Chōkai-san 鳥海山 (2.236 m)
- Horoshiri-dake 幌尻岳 (2.052 m)
- Kiju-san (1.791 m)
Nell'arcipelago sono presenti quattro fasce vulcaniche comprendenti 165 coni, di cui una sessantina ancora attivi, causa di frequentissimi movimenti sismici, spesso disastrosi.
Se si eccettua la vasta depressione nell'Honshu centrale (detta Fossa Magna) tra le baie di Ise e di Wakasa, le sole zone pianeggianti sono rappresentate da strette cimose costiere per la maggior parte formate da depositi alluvionali. La più estesa (Kanto) è quella intorno al corso inferiore del fiume Tone a nord di Tokyo.
Le coste che si estendono per circa 27.000 km, sono prevalentemente a terrazze rocciose e sono accompagnate da isole. Limitate quelle basse e sabbiose, con formazione di lagune e laghi costieri. Quelle prospicienti il Mar del Giappone sono relativamente poco articolate; le altre sono invece caratterizzate da numerosissime frastagliature, che sovente si allargano a formare vaste e profonde insenature, quali la baia di Uchiura (Hokkaido), di Tokyo, Suruga, Ise, Osaka, Hiroshima (Honshu), di Tosa (Shikoku).
Idrografia
Dato l'aspetto della regione, non esistono grandi laghi tranne il Biwa, l'Inawashiro
e il Kussharo e i fiumi, in rapporto alla conformazione delle isole e all'orografia molto frammentata, hanno carattere torrentizio, mancanti di bacini estesi e quindi non navigabili. I fiumi principali si sviluppano nell'Honshu, tributano al Pacifico il Tone, che drena la sezione centrale dell'isola estendendo il suo bacino sulla piana del Kanto, e il Kitami, mentre scende al Mar del Giappone il Shinano.
Diversamente da questi e da pochi altri che sviluppano i loro bacini in valli longitudinali, come l'Ishitaki e il Teshio, nell'Hokkaido, il resto dei fiumi giapponesi hanno corsi più o meno diretti tra lo spartiacque e la costa, verso la quale mantengono una direzione normale. Si capisce come il loro ruolo, nella geografia del Giappone, sia piuttosto modesto. Il loro corso, giovanili nelle zone montagnose
interne, presso la costa si distendono nelle piane alluvionali, diventando elementi di attrazione demografica. Altri fiumi sono: Shikoku, Yoshino, Shinanu.
Hanno un ruolo fondamentale come fonti idriche per l'irrigazione. Gran parte delle risaie irrigue sfruttano le acque fluviali, specie nelle pianure costiere, che rappresentano le principali zone agricole del paese. Ricche e numerose sono in tutto il Giappone le sorgenti, tra cui abbondano quelle termali e termo-minerali, legate alla natura vulcanica delle isole.
Clima
Per il suo notevole sviluppo latitudinale e per la varietà degli influssi, il Giappone presenta un clima molto vario da parte a parte, nonostante la sua marittimità. Anche i mutamenti stagionali del clima sono sensibili e a un'estate di tipo tropicale o subtropicale che investe quasi per intero le isole, succede un inverno freddo e piovoso che si fa sentire anche nella parte sud-orientale, la più tropicale dell'arcipelago.
Il meccanismo degli influssi è piuttosto complesso, essendo collegato ai movimenti delle seguenti masse d'aria: le masse d'aria marittima polare (del Mare di Ohotsk), le masse d'aria continentale siberiana, le masse d'aria marittima tropicale (masse di Bonin), le masse equatoriali e quelle tropicali continentali (dello Chang Jiang).
L'inverno è massimamente soggetto, in tutta la sezione settentrionale, alle masse d'aria di origine siberiana, che portano freddi venti di nord-ovest. Sopra il Mare del Giappone questi venti assorbono molta umidità che scaricano sui rilievi occidentali del Honshu, dove si hanno rilevanti precipitazioni invernali, spesso a carattere nevoso. Agli influssi dell'anticiclone siberiano succede, nella tarda primavera, lo stanziamento dell'anticiclone marittimo polare, con masse d'aria umide e fredde; scontrandosi con le masse d'aria di Bonin, tropicali, formano un fronte depressionario detto di Bai u,
responsabile delle abbondanti precipitazioni estive che si scaricano soprattutto sul Giappone sud-occidentale.
In genere l'estate giapponese è umida e nebulosa, anche se non ovunque necessariamente piovosa, la stagione si chiude in settembre con l'arrivo dei tifoni, che risalgono le coste dell'Asia orientale, determinati dallo scontro di aria umida equatoriale con aria fredda continentale. Essi apportano precipitazioni abbondanti lungo la costa meridionale dell'arcipelago e spesso hanno carattere violento e rovinoso.
Autunno e primavera si configurano come le stagioni più calme e dolci del clima giapponese, i cui contrasti sono indicati dalle differenze tra temperature estive ed invernali.
Le aree più piovose sono il versante interno dell'Honshu (2000 mm annui, in gran parte nevosi) e il versante esterno del Kyushu e del Shikoku (2000 mm). Le precipitazioni diminuiscono verso nord lungo la costa del Pacifico (a Tokyo 1500 mm), che si abbassano ancora nell'Hokkaido (Sapporo 1000 mm).
Nel quadro climatico del Giappone una influenza non trascurabile hanno le correnti marine che lambiscono l'arcipelago: la calda Curoscivo (che ha azione umidificatrice e moderante nelle zone costiere meridionali) e la fredda Ogascivo (che influenza soprattutto l'Hokkaido). All'incontro delle correnti si formano le condizioni adatte alla formazione di plancton, rendendo pescosissimi questi tratti di costa giapponese.
Temperatura e precipitazioni
Ogascivo
Geografia umana
Popolazione
Densità: 334 per km²
Etnie
Giapponesi 99%, altri (coreani, cinesi) 1%.
Urbanesimo
In generale i maggiori insediamenti si hanno nella fascia litoranea e ciò perché l'interno del paese è montagnoso e poco agevole; l'organizzazione territoriale ha i suoi perni nelle metropoli della costa, sviluppatesi in rapporto alle loro attività commerciali e industriali, dove si elaborano quei prodotti che stanno alla base dell'economia giapponese. Questo riversamento sulle coste degli uomini e delle attività vale per tutte le isole, ma in particolar modo per Honshu, la più densamente popolata con 429 abitanti per km². Ciò si deve al grande sviluppo che ha avuto l'urbanesimo, che allinea tutta una serie di metropoli lungo la costa orientale con densità che raggiungono in certe prefetture i 600 abitanti per km² e in qualche caso superandole. Alle forti densità del litorale del Pacifico fanno riscontro i valori relativamente più bassi della costa del Mar del Giappone, dove pochi sono i grandi centri urbani.
Le zone più spopolate sono quelle interne montagnose del Honshu e soprattutto dell'Hokkaido. Le generali elevate densità del Giappone si spiegano con l'alto indice di urbanizzazione del paese, dove ormai il 23% della popolazione è considerata rurale. Questa vive ancor oggi nel baraku, il tipico villaggio nipponico, che conserva in molti casi quegli aspetti tradizionali legati a una precisa e autonoma organizzazione. Il baraku è formato in generale da abitazioni compatte e fa capo al tempio shintoista. Alle epoche di colonizzazioni imposta si devono i numerosi villaggi di strada e i villaggi inquadrati entro la maglia delle divisioni jori del terreno. Le città ospitano oggi il 76,9% della popolazione.
La misura dell'urbanesimo del Giappone può essere data dalla graduatoria delle città (10 con più di 1.000.000 di abitanti e 11 con oltre 500.000). In questo campo il paese conta la città più popolosa della Terra, Tokyo, con un'area metropolitana di 12 milioni di abitanti. La capitale è la più settentrionale delle grandi città che si allineano sulla costa orientale dell'Honshu: Kyoto, Osaka, Kobe, Nagoya, Shizuoka, Kawasaki, Yokohama, ecc.
Nell'ambito del complessivo schieramento urbano si possono individuare delle conurbazioni distinte, tra cui si impongono quella che fa capo al triangolo di Kyoto-Osaka-Kobe, quella di Nagoya-Gifu, quella di Tokyo-Yokohama. Altre concentrazioni si trovano lungo le coste del Kyushu; la principale è quella di Kitakyushu-Fukuoka, cui si associa la città di Shimoneseki, quella di Nagasaki-Sasebo, di Kumamoto-Kagoshima. Relativamente meno sviluppato è l'urbanesimo di Shikoku, dove le città maggiori si allineano sulla costa del Mare Interno. Nel nord dell'Honshu grossi centri sono gli sbocchi portuali di Sendai, Akita e Aomori (quest'ultima funge da collegamento tra Honshu e Hokkaido). Le città dell'Hokkaido sono tutte recenti ma sviluppatissime, come Hakodate e Sapporo, nella più popolosa pianura dell'isola. Le città giapponesi hanno volti e strutture più o meno uguali. Molte di esse sono sorte come sedi feudali e sono dominate dal castello del daimyō, che ne è il centro simbolico, al di fuori del quale non esistono nuclei coordinatori del tessuto urbano. La città è formata da una giustapposizione di quartieri con funzioni diverse, che li qualificano. Alla funzionalità per quartiere si aggiunge quella generale delle città nell'ambito del Paese. In tale quadro Tokyo fa parte a sé per il suo ruolo molteplice, la dimensione mondiale dei suoi interessi culturali, commerciali, industriali, finanziari.
Religione
Shintoisti 76%, buddhisti 16%, altri 8%.
Geografia politica
La struttura amministrativa del paese consta di 44 prefetture (ken), 2 prefetture urbane (fu, Kyoto e Osaka) e una metropoli (to, Tokyo) (vedi anche Prefetture del Giappone)
Economia
Una espansione economica iniziata negli anni 1950 e praticamente ininterrotta ha permesso al Giappone di divenire la seconda potenza mondiale dopo gli Stati Uniti con un prodotto lordo pro capite di 38.160 $ annui.
Punti di forza:
- grande produttore high-tech e automobilistico.
- Impegno in ricerca e sviluppo di lungo termine.
- Capacità di sviluppare idee importate da UE e USA.
- Diffusione globale delle imprese, con stabilimenti anche in UE e USA.
- I keiretsu tengono gli stranieri fuori dal mercato giapponese.
- Grande attenzione alle tematiche della gestione della produzione industriale: sono giapponesi molte delle teorie attualmente utilizzate nelle imprese del "primo mondo", come il "Just in time", le filosofie di miglioramento continuo kaizen, e il Total Quality Management.
Punti di debolezza:
- Pesante dipendenza dal petrolio importato.
- Il surplus di bilancia commerciale è fonte di tensioni internazionali.
- Sistema finanziario bisognoso di riforme, appesantito da un elevato tasso di cattivi debiti e da scarsa trasparenza.
- Il sistema industriale è indebolito dalla presenza di un gran numero di piccole e medie imprese che vivono al riparo di barriere commerciali e con forti protezioni politiche (p.e. costruzioni).
- L'agricoltura condiziona fortemente la vita politica del paese malgrado la sua declinante importanza economica.
Basi dell'economia
Lo sviluppo è stato particolarmente rilevante nel decennio 1961-1970, durante il quale il tasso medio di accrescimento annuo del prodotto nazionale si è aggirato sul 10%, di gran lunga superiore a quello dei grandi paesi altamente industrializzati. L'economia poggia eminentemente sull'industria, che ha raggiunto livelli eccezionali e che ha trasformato radicalmente le strutture produttive di un paese rimasto fondamentalmente agricolo quando già altrove, in Europa e in America, si era da tempo realizzata la rivoluzione industriale. Essenzialmente il formidabile sviluppo giapponese è riconducibile alla felice associazione dell'abbondanza di manodopera e dell'ampia reperibilità di capitali all'interno del paese. Non minor peso hanno avuto da un lato la stabilità politica e la tranquillità del clima sociale, dall'altro l'azione governativa, che ha saputo formulare adeguati programmi operativi e ha concesso opportune agevolazioni fiscali e creditizie alla industrie.
Pur rimanendo fedele al principio dell'economia liberista, il governo ha sempre avuto fin dall'epoca Meiji un ruolo decisivo per orientare i piani di sviluppo. Dopo la guerra questo ruolo di guida si è accentuato. L'industrializzazione, che sin da principio ha riguardato essenzialmente i settori di base (siderurgia, chimica, petrolchimica, metalmeccanica, macchinari e impianti industriali, navi e automobili), è stata facilitata dall'esistenza di aree adatte all'insediamento degli stabilimenti.
Con gli anni settanta lo spettacolare sviluppo produttivo ha registrato un rallentamento del ritmo di crescita e il Giappone è stato investito dalla gravissima crisi dei rincari energetici; tuttavia non solo la recessione economica giapponese non ha mai raggiunto la gravità denunciata in Occidente, ma l'apparato produttivo nel suo complesso rivela una dinamicità e una vitalità che lo distinguono nettamente dagli andamenti delle altre economie altamente industrializzate.
Per combattere il costo sempre crescente delle materie prime e la concorrenza ormai pericolosa presentata da alcuni paesi (Taiwan, Corea del Sud) nel settore della siderurgia, della metalmeccanica e in genere dell'industria pesante, la produzione si è sempre più andata orientando verso settori ad alta tecnologia e a basso contenuto di materie prime e di consumo energetico, principalmente verso l'elettronica, l'informatica, le telecomunicazioni, la meccanica di precisione altamente sofisticata, l'aeronautica, la tecnologia spaziale, la farmaceutica e in genere la chimica fine, ecc., settori nel quale il mercato internazionale è tuttora apertissimo. Contemporaneamente, per alleggerire le attualmente molto elevate importazioni di petrolio, colossali investimenti vengono destinati al settore della ricerca sia per l'ottenimento di maggiori risparmi energetici durante i processi produttivi sia per un migliore sfruttamento delle fonti di energia alternativa privilegiando soprattutto l'energia nucleare.
Agricoltura
Contrariamente agli altri settori economici e nonostante gli sforzi governativi per introdurre sistemi moderni, l'agricoltura (interessa il 12,8% del territorio) non ha certo conseguito sensibili progressi, né ha compiuto trasformazioni di rilievo nelle tecniche produttive. Occupa il 6,4% della popolazione attiva. In seguito alla riforma fondiaria, realizzata negli anni 1947-49 e che ha portato all'abolizione dei preesistenti latifondi, l'attività agricola è svolta essenzialmente da piccoli produttori terrieri. Data la generale limitatezza dei redditi agricoli, molti contadini lavorano anche in vicine aziende manifatturiere o comunque dedicano parte del loro tempo ad altre attività produttive; la polverizzazione fondiaria non consente di ottenere redditi elevati ne di realizzare grandi progressi in campo agricolo, benché sia sensibilmente cresciuto l'impiego tanto di macchine agricole che di fertilizzanti.
latifondi
Nonostante una certa modernizzazione, l'agricoltura è fondamentalmente rimasta con i suoi tipici caratteri asiatici, il che significa netta prevalenza della risicoltura intensiva su gran parte dell'arcipelago; essa però rende possibile due raccolti l'anno. Il riso occupa più di metà dell'arativo e, con una produzione annua di circa 131 milioni di quintali, riesce a coprire il fabbisogno interno, benché sia molto elevato l'impiego del riso per la fabbricazione del sake (liquore nazionale). Dopo varie sperimentazioni, i tecnici giapponesi sono riusciti a creare una varietà di riso che si adatta anche all'ambiente freddo dell'isola di Hokkaido; la maggior parte della produzione proviene però dalle aree irrigue del Shikoku, del Kyushu e del Honshu centro-meridionale. Un certo sviluppo ha assunto la coltivazione del frumento, praticata soprattutto nell'Hokkaido ma anche in altre isole come coltura invernale, che segue quella estiva del riso; la produzione è di 9,5 milioni di quintali e non copre la richiesta interna.
Abbastanza diffuso è anche l'orzo (3,4 milioni di q.), esso pure seminato dopo la raccolta del riso; molto meno rilevanti sono le produzioni degli altri cereali (mais, avena, miglio), mentre ben rappresentate sono le patate (35 milioni di q.) e le patate dolci (15 milioni di q.): tuttavia i consumi alimentari della popolazione sono in via di graduale trasformazione, soprattutto per le mutate richieste di chi vive in città. Così, mentre nel complesso è diminuito il consumo di riso, particolare importanza ha assunto la coltivazione di ortaggi, come pomodori (8 milioni di q.), cipolle (12 milioni di q), cavoli (29 milioni di q), ecc., coltivate sia nelle immediate vicinanze delle città sia in aree lontane ma particolarmente favorite dal clima, come le pianure costiere dell'Oceano Pacifico, influenzate dalla corrente di Curoscivo.
Altre colture. Anche la frutticoltura ha registrato un notevole incremento per l'accresciuta richiesta nazionale e per il rifornimento dell'industria conserviera, largamente al servizio dell'esportazione; si producono annualmente oltre 30 milioni di q. di agrumi (arance, mandarini, mandaranci, ecc.), 10 milioni di q. di mele, quindi, pere, pesche, uva, prugne, ecc. Tra le colture industriali è largamente diffusa quella del tè (1 milione di q.), coltivato sui pendii montuosi del Giappone centrale e meridionale e in gran parte esportato. Tra le colture oleaginose un buon posto occupa la soia (2,2 milioni di q.), quindi colza e arachidi; tra quelle tessili, tutte modeste, prevalgono lino e canapa. Benché la seta non sia più così prestigiosa come un tempo, in Giappone è molto praticata la gelsicoltura per l'allevamento del baco da seta (6.000 tonnellate di seta grezza annui); consistente è anche la produzione del tabacco (740.000 q.), che, con il luppolo, la canna e la barbabietola da zucchero, completa il quadro delle principali coltura industriali.
Elevatissimo è il patrimonio forestale, specie per un paese di cosi antico e fitto popolamento; ben il 67% della superficie nazionale è ricoperto da foreste, con prevalenza di conifere e latifoglie a seconda delle regioni e quindi delle varieta climatiche; le maggiori distese di conifere sono statali e strettamente controllate da un apposito organismo governativo allo scopo di non depauperare eccessivamente le risorse nazionali. La produzione annua di legname, largamente utilizzato come materiale da costruzione e per pasta da carta, si aggira sui 32 milioni di m³ si ricorre quindi in larga misura a legname d'importazione.
Allevamento
Come la maggior parte dei paesi dell'estremo oriente, anche in Giappone il ruolo dell'allevamento è molto limitato; le aree a prato e a pascolo permanente sono appena l'1,7% del territorio nazionale. Tuttavia, in relazione alle trasformazioni indotte dalle richieste urbane nel settore dell'alimentazione, e in particolar modo per la sempre crescente domanda di carni e latticini, il Giappone dispone oggi, soprattutto per bovini (4.7 milioni di capi), di complessi zootecnici moderni e razionali; dipende invece per lo più da piccoli agricoltori il tradizionale allevamento di suini (11,8 milioni) e quello dei volatili da cortili (334 milioni di capi).
Pesca
barbabietola da zucchero
La pesca, nonostante la decisione presa nel 1976 da parte di molti paesi di creare delle zone di pesca esclusiva, resta un settore di grandissima importanza per l'economia giapponese e dà lavoro a oltre 900.000 addetti; circa 11 milioni di tonnellate di pescato. L'attività è organizzata in modo moderno, con tecniche d'avanguardia e sperimentazioni con le quali si cerca di valorizzare tutte le risorse del mare, che per il Giappone è uno spazio vitale. La pesca è praticata sia da numerosissime imprese di piccole dimensioni, che la esercitano lungo le coste (gamberi, sgombri, molluschi, ecc.), sia da imponenti complessi industriali, cui si deve oltre il 70% del pescato totale. Questi complessi sono attrezzatissimi, con potenti flottiglie di battelli che solcano non solo i mari giapponesi, ma spaziano nel Pacifico, specie nella sezione settentrionale e che si spingono anche nell'Atlantico e nei mari antartici. Nei mari giapponesi le zone di pesca migliori sono quelle dove si incontrano le correnti Curoscivo e Ogascivo, ricche insieme di fauna ittica tropicale e di acque fredde; qui si catturano salmoni, merluzzi, aringhe, ecc., mentre nelle altre aree predomina il tonno. I porti di pesca attrezzati sono numerosi lungo le coste del Hokkaido, del Honshu e del Kyushu e ad essi sono annesse grosse industrie conserviere. Molto redditizia è anche la caccia alla balena, benché contraria agli accordi internazionali, definita dal governo giapponese "a scopo scientifico". Altre attività di sfruttamento del mare sono la raccolta di perle naturali e la coltivazione delle ostriche perlifere (a Toba). Questa tecnica fu messa a punto per la prima volta da Kokichi Mikimoto che era nato a Toba. Rilevante anche la raccolta di alghe usate per l'alimentazione.
Risorse minerarie
Le risorse minerarie del Giappone sono limitate, largamente insufficienti per le richieste nazionali. Gli unici minerali metalliferi di cui esistono buoni giacimenti sono quelli di zinco (127.000 t.) e di rame (13.000 t.); di minor rilievo sono quelle di piombo, oro (6100 kg), argento (150.000 kg), stagno, cromo, manganese, tungsteno, mercurio, ecc. Incosistenti sono le risorse di minerali ferrosi. Tra i minerali non metalliferi, buoni sono i giacimenti di zolfo (1,6 milioni di t.). Per quanto riguarda le risorse energetiche, il Giappone dispone quasi esclusivamente di carbone, di scarsa qualità e di difficile estraibilità. I maggiori depositi si trovano nel Kyushu e nel Hokkaido.
Energia
Il potenziale idrico, sfruttato più o meno interamente nei limiti della convenienza, fornisce poco più dell'11% del totale; la principale forma di energia è dunque ormai costituita dalle centrali termiche che operano con petrolio d'importazione e sono dislocate lungo le coste, dove sorgono anche le grandi raffinerie che alimentano i consumi delle aree industrializzate ed urbanizzate. Un notevole contributo proviene anche dalle centrali nucleari, con 50 installazioni attive dislocate in tutto il Paese.
Industria
Nel quadro generale dell'economia giapponese l'industria partecipa per circa il 42% alla formazione del reddito nazionale e occupa il 39% della popolazione attiva. Il Giappone è il secondo produttore di acciaio (115 milioni di t.) e di ghise e ferroleghe (80 milioni di t.). La distribuzione dei complessi siderurgici è piuttosto vasta, comunque le aree più privilegiate restano quelle costiere. Quanto alle lavorazioni metallurgiche, di rilievo quella dell'alluminio, che poggia interamente su bauxite d'importazione.
Potentissimo è il settore cantieristico, legato alle necessita marine del Giappone. I cantieri maggiori sono a Kobe, Nagasaki, Yokohama, Aloi, Osaka, Hiroshima, ecc. In espansione l'industria automobilistica, rappresentate da fabbriche (Toyota, Nissan, ecc.) che riescono ad esportare in tutto il mondo, annualmente si fabbricano oltre 12 milioni di autoveicoli (9,9 milioni di automobili). Molto importante anche l'industria ciclistica e motociclistica.
L'industria di precisione è forse la più peculiare del Giappone ed è il risultato di una oculatissima scelta economica, dato che i prodotti sono molto elaborati e poco ingombranti, mentre la produzione richiede numerosa e qualificata manodopera. Strumenti ottici giapponesi (macchine fotografiche e cinematografiche, binocoli, microscopi, proiettori, strumenti geodetici, ecc.) sono diffusi in tutto il mondo insieme con i prodotti della radiotecnica (radio e televisori) e con gli orologi, con una colossale avanzata sui mercati internazionali. Affermati anche i calcolatori e in generi i prodotti dell'industria elettronica.
Non meno poderosa è l'industria chimica, che dispone di numerosi impianti, dislocati nei pressi dei centri portuali; tra le principali produzioni si trovano l'acido solforico (6,8 milioni di t.), la soda caustica (1,3 milioni di t.), le materie plastiche e le resine (6 milioni di t.), i fertilizzanti azotati (1,3 milioni di t.), quindi coloranti, prodotti farmaceutici, ecc. Anche l'industria della gomma è ben rappresentata, con 3 milioni di t. di caucciù sintetico, utilizzato soprattutto nella produzione di pneumatici (155 milioni annui) e nelle calzature. Altro settore dell'industria di base in enorme sviluppo è quello cementifero (79 milioni di t.).
In espansione è l'industria della carta, si producono annualmente 10 milioni di t. di pasta di legno e 26 milioni di t. di carta. Il Giappone è uno dei massimi fornitori di fibre e tessuti; la tendenza in atto è quella di installare in altri paesi le industrie tessili, utilizzando manodopera a bassi prezzi. Il settore tradizionale è ancora il setificio (96 milioni di m²), ma rilevante anche il settore delle fibre tessili artificiali e sintetiche (rayon); limitato il settore lanificio, mentre sviluppatissimo il cotonificio. Sono molto attive le fabbriche delle ceramiche e quello del vetro, che trovano nel paese la gran parte delle materie prime necessarie. L'industria alimentare comprende zuccherifici, conservifici di pesce, frutta e verdura. Importante il settore delle bevande alcoliche (sake), della birra (62 milioni di hl); fiorente la manifattura del tabacco, che produce 300.000 milioni di sigarette, sigari, tabacco.
Cibi e piatti
I Giapponesi utilizzano come base per le proprie ricette il riso, che viene di norma cotto a vapore utilizzando degli appositi bollitori elettrici. Il riso risulta essere abbastanza colloso in modo da poter essere agilmente preso mediante i bastoncini, mezzo con cui mangiano.
In tavola vengono portati tutti i cibi, slegandosi dal concetto del primo, secondo, contorno, frutta ecc. ecc., e molti piatti sono conviviali, nel senso che vengono cotti oppure si attinge tutti da un piatto centrale.
Oltre al riso vengono utilizzate molte verdure cotte che in bocca risultano essere molto croccanti.
I piatti principali sono :
- Sushi, 寿司: polpettine di riso cotto al vapore quindi trattato con aceto di riso, zucchero e sale, con una guarnizione o ripieno di pesce (generalmente crudo), alghe, vegetali o uova.
- Sashimi 刺身: Fettine di pesce crudo
- Miso 味噌: Zuppa a base di riso e soia, può essere servita con Tofu, oppure verdure, carne
- Tōfu 豆腐: Specie di formaggio derivante dalla soia. Non ha sapore in quanto lo prende dai cibi a cui si accompagna
- Ramen ラーメン: Zuppa con carne, spaghetti di grano, uova e alghe crude
- Soba 蕎麦: spaghetti di grano saraceno serviti freddi
- Yakitori 焼鳥: spiedini di pollo
- Tempura 天麩羅: verdura o pesce in una pastella molto leggera, fritti per immersione
- Katsudon カツ丼: carne di vitello servito in una scodella con sotto una base di riso
- Tendon 天丼: come il katsudon ma con il tenpura al posto della carne
- Onigiri お握り: involtini a base di riso e alghe crude, solitamente di forma triangolare. Possono essere di solo riso oppure ripeni di pesce o carne. Molto diffusa e' la versione con all'interno l'umeboshi 梅干 una tipica prugna giapponese seccata con il sale, dal sapore aspro.
- Okonomiyaki お好み焼: la chiamano anche pizza giapponese, può essere composta da verdure e carne, con uova e salsa di soia, che si cuoce su una piastra direttamente al tavolo
- Yakiniku 焼肉: piccole fettine di carne, tipicamente maiale e vitello, cotte su una griglia direttamente al tavolo.
- Shabu shabu シャブシャブ: fettine di carne di vitello e maiale molto sottili che vengono lessate direttamente al tavolo.
- Sukiyaki 鋤焼: piatto conviviale che consiste in fettine sottili di carne bovina cotte in un largo contenitore, in cui si è lasciato sciogliere del grasso di rognone, insieme con verdure varie come porri, rape ed altro; il commensale preleva dal tegame la carne e le verdure e le immerge nella propria ciotola in cui, a piacere, ha versato salsa di soya ed un uovo crudo
Trasporti
Strade: 11,6 milioni di km.
Autostrade: 6.070 km.
Ferrovie: 20.175 km.
Canali navigabili: 1.770 km.
Tempura
La frammentazione insulare e il notevole sviluppo orografico hanno costituito un forte ostacolo alla realizzazione di una rete di vie di comunicazione; fin dai secoli più lontani la trama delle comunicazioni stradali si articolò lungo le coste, sulle quali ebbe sempre i suoi nodi principali. Il paese è dotato di oggi di un sistema sufficiente organico di vie di comunicazione, anche se non forse all'altezza della sua globale economia. Le ferrovie, in larghissima parte statali, si sviluppano per circa 26.000 km, concentrate sulle aree convergenti sulle città; celebri sono alcuni treni veloci detti Shinkansen, in particolare quello in servizio sulla linea del Tokaido (tra Osaka e Tokyo). Honshu è naturalmente l'isola meglio servita, ma numerosi traghetti e tunnel sottomarini assicurano raccordi ferroviari nell'intero arcipelago; dal 1979 il Giappone può contare sul più lungo tunnel ferroviario, il Daishimizu di oltre 22 km. Anche le strade si snodano soprattutto lungo le coste, allacciando tra loro le città costiere.
Porti. Dimensioni gigantesche e attrezzature tecnologicamente d'avanguardia caratterizzano i porti nazionali, il cui movimento è veramente poderoso; tra i maggiori scali marittimi, sono Chiba, Kobe, Yokohama e Nagoya; di poco inferiore il porto di Kawasaki. Gran parte del traffico marittimo è svolto da navi nazionali; la marina mercantile nazionale dispone di oltre 10.000 navi, con una stazza lorda di 27 milioni di t. Per le comunicazioni aeree internazionali il Giappone si avvale della compagnia Japan Air Lines (JAL), che effettua collegamenti diretti con tutto il mondo, incluse rotte transpolari e transiberiane; numerose le compagnie aeree minori, tra cui la Air Nippon Airways. I maggiori aeroporti sono quelli internazionali di Tokyo (Narita e Haneda) e di Osaka (Kansai).
Turismo
Quanto al turismo, sono oltre 4,2 milioni gli stranieri che annualmente visitano il Giappone, ma assai più alto il numero di Giapponesi che si recano all'estero. Il turismo in Giappone ha radici molto lontane, risale all'epoca di Edo quando l'aristocrazia feudale si recava per determinati periodi alla corte di Kyoto. Oggi il turismo che si sviluppa in Giappone riguarda quello interno e quello verso l'estero mentre è ancora limitato quello proveniente dall'estero.
Le principali mete verso l'estero sono gli Stati Uniti, Hong Kong, Taiwan dove è abbastanza diffusa la lingua giapponese poco conosciuta e parlata altrove. Oltre alle mete già citate abbiamo Cina, Singapore, Thailandia e Indonesia che negli ultimi anni hanno registrato degli aumenti vertiginosi di giapponesi. Con il sud-est asiatico, invece, il Giappone intrattiene rapporti economici e finanziari. L'isola di Bali presenta molte strutture ricettive per giapponesi con personale che sa proporre in modo adeguato gli spettacoli tradizionali. Le mete principali europee sono la Francia ma discreta importanza riveste anche l'Italia dove i giapponesi arrivano per assaporare la cultura occidentale.
Le strutture ricettive giapponesi sono molto sviluppate non in relazione alle entrate dall'estero, che come abbiamo detto sono abbastanza limitate, ma in relazione al turismo interno. Gli alberghi sono ancora divisi in alberghi "per giapponesi" e alberghi "per stranieri". Per quanto riguarda gli alberghi giapponesi presentano le "rykan", stuole di paglia, al posto di materassi, "tatami", locande a gestione familiare e dei villaggi vacanze situati sulle montagne oppure sulle rive dei laghi. Gli alberghi per stranieri, invece, appartengono a moderne catene alberghiere. Molti turisti, però, amano alloggiare nelle locande tradizionali per assaporare ancora meglio la tradizione del Pese.Il motivo del limitato flusso turistico dall'estero è dovuto sia alla difficoltà di raggiungere il territorio per la sua conformazione fisica e sia all'elevato tenore di vita che rende poco competitivi i soggiorni.
Esportazioni
Il commercio estero è forse il più straordinariamente organizzato dell'intero sistema economico giapponese. Elemento non meno straordinario, l'avanzata dei prodotti nazionali pare praticamente inarrestabile anche nei paesi altamente industrializzati, che pure sono, in piena crisi recessiva; sono comunque in forte progresso anche gli scambi con il Medio Oriente, la Cina e i paesi in via di sviluppo.
Usa 28%, Cina 11%, Taiwan 7%, Corea del Sud 6%, altri 48%.
Esporta: ferro e acciaio, autoveicoli, navi, strumenti ottici, apparecchi radio e televisivi, manufatti metallici, motociclette, fertilizzanti, fibre sintetiche, tessuti e prodotti dell'abbigliamento.
Importazioni
USA 22%, Cina 12%, Corea del Sud 4%, Indonesia 4%, Australia 4%, altri 52%.
Importa: petrolio, minerali metalliferi, legname ed altre materie prime, prodotti agricoli.
Cultura
Alfabetizzazione
Tasso di alfabetizzazione: 99%.
Studenti universitari: 3.900.000.
Istruzione
L'analfabetismo in Giappone è pressoché inesistente. La scuola primaria ha la durata di 6 anni, alla fine dei quali è obbligatoria la frequenza della scuola secondaria inferiore di tre anni. La secondaria superiore prevede un ulteriore ciclo di tre anni ad indirizzo generale o tecnico. L'istruzione superiore è affidata alle università, i cui corsi durano per lo più 4 anni, e a college con corsi biennali o triennali. Sia le università che i college sono organizzati per la formazione di docenti, mentre i college ad indirizzo tecnico forniscono tecnici in molti campi dell'ingegneria. Il Giappone occupa il secondo posto nel mondo nella proporzione fra università, scuole superiori e popolazione: ve ne sono circa 400 in tutto il paese. Le università sono statali, privati o dipendenti dalle autorità locali. Sedi di università statali: Chiba (1949), Sapporo (1918), Kobe (1949), Kyoto (1897), Fukuoka (1910), Nagoya (1939), Osaka (1931), Sendai (1907), Tokyo (1877). Sedi di università private a: Yokohama (1949), Osaka (1925), Tokyo (Kokugakuin 1882, Komazawa 1952, Meiji 1903, Nihon 1903, Waseda 1882), ecc. Molte le scuole superiori d'arte, musica, tecnica agraria, ecc.
Arte
1882
La produzione primitiva appartiene al complesso delle culture del Pacifico orientale e solo con l'inizio del Neolitico si fanno risentire gli influssi cinesi. Gli edifici più importanti dell'epoca sono i dolmen per le loro ricche suppellettili e la ceramica, ed i templi shintoisti. L'influsso della civiltà cinese aumenta a partire dal V secolo in concomitanza della diffusione del buddhismo, a cui si deve la ricca scultura in legno e bronzo dell'epoca ed i numerosi templi. Poi nel VII ed VIII secolo si sviluppa una corrente naturalista (affreschi nel Kondo di Nara ed i gruppi scultorei dei custodi delle porte).
L'evoluzione del naturalismo portò ad un arricchimento della decorazione e allo sviluppo della pittura (Koseno Kanaoka ed inoltre dall'affrancamento dall'influsso cinese ed al formarsi di un'arte cortigiana. Nell'epoca Kamakura (1185-1337) si ha una reazione per il ritorno al naturalismo ed a forme più semplici e severe. Ciò principalmente nella scultura ad opera di Kokei e Unkei, mentre per converso l'architettura e la scultura tendono, specie in un secondo tempo, ad appesantirsi.
La pittura ebbe un secondo periodo di splendore con le scuole Sung, accostandosi alla produzione cinese ed adottando la tecnica del bianco e nero. Tokyo fu in epoca Tokugawa (1573-1868) il centro della vita culturale giapponese. Di grande pregio è la produzione delle maschere per il Nō e quella della scultura minuta in lacca ed avorio, e poi la produzione di porcellane. L'ascesa della borghesia determinò un'evoluzione della pittura che tralasciò l'affresco per dedicarsi alla decorazione.
L'ultima scuola giapponese, l'Ukiyo-e si dedicò principalmente con Harunobu e Hiroshige ad una rappresentazione realistica della vita, mentre l'architettura diventò sempre più barocca. Con l'arrivo della civiltà occidentale non si può più parlare di un'arte autonoma, ma l'arte giapponese si inserisce vigorosamente nelle più moderne correnti artistiche, specie architettoniche.
Per quanto riguarda le arti tradizionali giapponesi, che sono tutte permeate dalla filosofia zen, esse hanno costituito per secoli un unicum che non ha corrispondenza in occidente. Sono giunte fino a noi pressoché intatte e sono tuttora vive e vitali. Sono praticate in tutto il mondo da decine di migliaia di persone ed hanno costituito un vettore essenziale della conoscenza all'estero della cultura giapponese. Tutte sono fondate sul principio della "via" (dō) cioè su un cammino interiore da percorrere per giungere all'illuminazione. Ma aldilà della loro valenza filosofica, hanno comunque un contenuto estetico che può essere percepito autonomamente. Queste forme espressive costituiscono il nucleo più autentico della cultura giapponese e ad esse i giapponesi sono stati e sono molto legati. Elemento costante e centrale di esse è la rappresentazione istantanea della bellezza, espressa, il più sinteticamente possibile, col segno, la forma o il gesto. Le più note sono: il cha no yu (o chadō) la via del tè, l'ikebana (o kadō) la via dei fiori, lo shodō la via della calligrafia.
Musica
È di netta derivazione cino-coreana sia per quel che riguarda gli strumenti sia per l'impostazione teorica. La musica ha sempre costituito, per la sua spiccata politonalità, un elemento importantissimo per il Nō. Quella moderna, abbandonata la monofonia, non si distacca molto dalle correnti occidentali.
Strumenti tradizionali sono: gong, tamburi, flauti, shamisen (simili a chitarre).
Letteratura
shamisen
La letteratura nazionale deve molto all'influsso di due civiltà esterne, quella cinese e quella occidentale. Del primo periodo poco è rimasto: solo alcuni componimenti poetici e religiosi inseriti in opere storiche posteriori.
Tuttavia in questo periodo viene a formarsi il substrato su cui sorgerà la grande letteratura giapponese, poiché in questo periodo si va diffondendo nel paese la cultura cinese, con la diffusione della scrittura, dovuta principalmente alla diffusione del buddhismo (552).
L'epoca d'oro della letteratura sono i successivi periodi Nara ed Heian.
Del periodo Nara ci sono rimaste le opere storiche "Kojiki" e "Nihongi", poi documenti burocratici ed un'opera di poesia, il "Man'yōshū".
Poi si sviluppò una tipica letteratura cortigiana che a poco a poco si sottrasse agli influssi cinesi, dando vita a partire dal X secolo ad una produzione tipicamente nazionale, che raggiunse il suo vertice con il Genji Monogatari, scritto da Murasaki Shikibu (ca 978 - ca 1014), il capolavoro della letteratura giapponese e una delle massime opere a livello mondiale. La poesia presenta la raccolta "Kokin-shū", ma è la prosa con i monogatari (racconti) ad avere uno sviluppo notevole.
Non mancano però altri generi di prosa, come i nikki, diari, i sōshi, zibaldoni, ed alcune opere biografico-storiche.
Ma naturalmente i periodi dei torbidi civili susseguenti al 1183 ebbero una vasta ripercussione sulla cultura facendola decadere. Unici centri di cultura rimangono di monasteri buddisti, nei quali si sviluppa una letteratura religiosa ed intima ("Hojoki" ed "Tsure-zure-gusa") e poi una letteratura cavalleresca come "Heiji monogatari".
Unico isolato ma ottimo esempio di lirica è lo "Shin Kokin-Wakashū". Nel frattempo si sviluppa il dramma classico, il Nō, e sorge una letteratura popolare composta principalmente di novelle.
L'ascesa al potere dei Tokugawa segna l'inizio dell'epoca di pace ed insieme di un risveglio delle arti.
Tuttavia la letteratura si divide in due parti.
Da un lato la produzione popolare, con l'invenzione della stampa, assume uno sviluppo prodigioso, con Ihara Saikaku nasce il romanzo di costume, proibito per la sua immoralità nel 1791 e che lascerà il posto al più morale yomi-hon (libro di lettura). Nel XIV secolo si sviluppò anche il romanzo comico con Juppensha Ikku e Shikitei Samba.
La letteratura delle classi colte si riallaccia ancora alle tradizioni cinesi e predomina ancora il Nõ. Però già alla fine del XVIII secolo si andò formando una corrente più nazionalista, con Motoori Norinaga e Hirata Atsutane, che avrà una grande importanza nella resistenza agli stranieri. Contemporaneamente si sviluppò una forma di teatro, il Kabuki, una specie di dramma popolare ma nettamente inferiore a quello occidentale, e che lasciò per un breve periodo il posto al teatro della marionette Bunraku, di cui il maggiore esponente fu Chikamatsu Monzaemon.
Durante i primi decenni seguenti all'apertura delle frontiere il Giappone assorbì tutte le correnti di pensiero europee ed americane. La prima conseguenza fu la nascita del romanzo realista ad opera di Tsubouchi Shōyō.
Ad esso seguì il naturalismo con Tayama Katai.
Poi si sviluppò una letteratura esaltante la pace, rappresentata dal gruppo della Shirakaba e da Ryûnosuke Akutagawa, che venne travolta dalla guerra, al termine della quale si sviluppò una letteratura popolare nettamente apolitica.
La poesia si è adattata ai modelli occidentali con Kitahara Tokoku, ma presto sorse un movimento di reazione in favore della poesia indigena dei coniugi Yosano Tekkan e Yosano Akiko, concretizzatosi con una rivalutazione di vecchi drammi e commedie, anche se non manca un'opera più moderna derivata dallo spirito europeo e di cui principali esponenti sono Osanai Kaoru e Okamoto Kidõ.L'epoca storico-musicale sembra risalire al terzo millennio a.C..
Accanto all'arte aulica e sacra esisteva però un'espressione popolare basata su una scala di 12 suoni cromatici, la cui costruzione risale al 1500 a.C..
Dal sistema dei 12 toni si sviluppa però la possibilità teorica di estendere il numero delle disposizioni variamente trasportate e alternate fino a 84 scale diverse in seguito dal xiv al xvi secolo, la musica strumentale, corale e la danza danno luogo a primitive e popolari rappresentazioni sceniche.Tale presentazione tipicamente giapponese, altrettanto caratteristica quanto rudimentale e ferma, per il senso conservatore della razza gialla, sulle acquisite posizioni secolari, è ancora oggi eseguita con gli strumenti originali trasmessi ai nostri giorni ai tempi più remoti: il KOTO ( simile al salterio), la BINA ( specie di liuto), la SHAMISEN ( chitarra a 3 corde a plettro) oltre agli strumenti a fiato e a percussione.
Per molto tempo i musicisti giapponesi si sono nutriti di elementi prevalentemente germanici; dopo la prima guerra mondiale i favori si sono, invece,volti sempre più verso la musica francese e soprattutto italiana.
Sanità
Sistema sanitario pubblico.
Ambiente
Il 7% del territorio è protetto.
Trattati internazionali ambientali sottoscritti:
- protezione aree umide (Ramsar)
- CITES
- rifiuti tossici (Basilea)
- emissione di CFC (Protocollo di Montreal)
- biodiversità (CBD)
- effetto serra (Protocollo di Kyoto)
Parchi nazionali
- Chichibu Tama
- Fuji-Hakone-Hizu
- Ise-Shima
Flora
Alla divisione dell'arcipelago in diversi domini climatici, uno subtropicale e l'altro temperato, si deve la varietà degli aspetti vegetali del paese.
A tale varietà hanno anche contribuito le oscillazioni climatiche delle epoche passate, cui si deve l'introduzione di specie di domini ancora differenti. La foresta subtropicale è caratterizzata da specie sempreverdi, rappresentate da bambù, querce, alberi della canfora, ecc.
Queste e altre specie formano spesso, nel sud, una sorta di macchia o boscaglia rada (genya), derivata dalla degradazione della foresta primaria e nella quale prevale sovente il bambù nano (sasa) in fitta associazione; le specie subtropicali si spingono verso nord fin sulla costa dell'Honshu centrale.
La foresta temperata è la più estesa ed è rappresentata da latifoglie (pioppi, querce, frassini, castagni, faggi) e da conifere varie, con prevalenza di pino rosso.
Nelle zone elevate e nell'Hokkaido compaiono le conifere d'ambiente boreale (abeti vari) che nell'aree più fredde e a maggiori altitudini lasciano il posto alle praterie (agli stessi livelli si hanno anche macchie arbustive di pini) e alle tundre di ambiente nivale.
In un paese così popolato come il Giappone il manto vegetale naturale è stato largamente alterato dall'uomo; tuttavia, data la montuosità delle isole e il prevalere della popolazione lungo le coste, il manto boschivo è tuttora molto esteso, rappresentando ben il 68% dell'intera superficie dell'arcipelago; nelle zone montagnose interne meno accessibili vi sono estese aree boscose intatte.
Fauna
In Giappone ci sono molte specie di mammiferi, di uccelli, di rettili, di anfibi e pesci. Tra i primati di diffusione, la scimmia è prima in classifica.
Politica
Ordinamento monarchia costituzionale ereditaria (la costituzione è del 3 novembre 1946), la funzione dei poteri statali è conferita alle due camere della Dieta (Camera dei Deputati con 480 membri e durata di 4 anni, Camera dei Consiglieri di 252 membri e durata di 6 anni rinnovabile per meta dopo tre anni). L'imperatore è privo di poteri sostanziali ed è semplicemente simbolo dello stato e dell'unità del popolo. Il diritto di voto è universale per i cittadini con età maggiore di 20 anni.
Imperatore: Akihito.
Politica estera
Bibliografia
Collegamenti esterni
- [http://www.giapponegiappone.it Giappone] - Cultura e società
- [http://www.aignapoli.org Associazione Italo-Giapponese di Napoli]
- [http://www.jfc-to.org Japan Fan Club di Torino]
- [http://www.nipponico.com Nipponico.com]
- [http://spazioinwind.libero.it/culturatradizionalegiapponese/index.htm Un ponte sul Giappone tradizionale]
- [http://www.theforeigner-japan.com/ The Foreigner - Japan]
Voci correlate
- Giapponesi illustri
- Città
- Montagne
- Fiumi
- Laghi
- Mari
- Isole
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simple:Japan
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Lingua giapponese
Il Giapponese (nihongo, 日本語) è la lingua ufficiale del Giappone. È parlata principalmente nell'arcipelago giapponese ma anche da diverse comunità presenti nelle aree di immigrazione giapponese come ad esempio in Brasile e negli Stati Uniti (soprattutto Hawaii e California).
Gli immigrati giapponesi di queste comunità sono chiamati nisei 二世, ovvero "seconda generazione" ma raramente parlano giapponese correntemente.
Classificazione genealogica
Il giapponese viene solitamente fatto rientrare nella classe delle lingue isolate. Nonostante si abbiano abbondanti fonti scritte a partire dal VI sec. d.C., queste non bastano a ricostruirne i rapporti genealogici. Molte sono le somiglianze con il Coreano (anch'esso lingua isolata) da un punto di vista sintattico, così come risulta tuttavia altrettanto marcata la distanza sul piano lessicale (per quanto riguarda il lessico autoctono) e morfologico.
Classificazione tipologica
Il giapponese è una lingua agglutinante del tipo SOV (secondo alcuni linguisti sarebbe però più correttamente definibile come "semi-agglutinante"). Presenta inoltre, così come Cinese e Coreano una struttura tema-commento. Al contrario di quanto però è comunemente ritenuto, il giapponese, prossimo al coreano, è invece radicalmente diverso dal cinese.
Origini della lingua giapponese
Sulle origini della lingua giapponese in ambito asiatico tre sono le teorie prevalenti. In ordine di importanza:
- Teoria Ainu
- Teoria Austronesiana
- Teoria Altaica
Teoria Ainu
Teoria scarsamente accreditata, è tuttavia ancora da esplorare approfonditamente. Giapponese e Ainu presentano caratteristiche molto diverse, e i contatti tra le due lingue sembrano risolversi unicamente in una serie limitata di prestiti linguistici. Tuttavia nell'Ainu sono rinvenibili tratti altaici per certi versi comuni col giapponese. Alcuni studiosi hanno ipotizzato l'esistenza nel passato di un linguaggio comune nella Siberia nord-orientale da cui sarebbero derivati Giapponese, Coreano e Ainu. Quest'ultima sarebbe la lingua rimasta maggiormente vicina all'originale, laddove Giapponese e Coreano avrebbero subito diversi influssi e apporti dalle lingue limitrofe.
Teoria Austronesiana
Teoria che lega il Giapponese alle lingue polinesiane: Giavanese, Samoano, Malese, Tagalog, Indonesiano.
Le somiglianze tra il Giapponese e le lingue polinesiane sarebbero le seguenti:
- Mancanza di genere grammaticale
- Struttura sillabica
- Mancanza di raggruppamenti consonantici a inizio e fine parola
- Mancanza di dittonghi, affricata, e di distinzione tra "l" e "r"
Notevoli tuttavia anche le differenze, specie nella sintassi: ad esempio nelle lingue polinesiane l'attributo segue il sostantivo cui si riferisce, contrariamente al giapponese.
Teoria Altaica
È la teoria ritenuta maggiormente plausibile, che lega il Giapponese alle lingue uralo-altaiche: principalmente il Coreano, quindi Mongolo, Turco, Mancese.
Caratteristiche comuni tra il Giapponese e le lingue uralo-altaiche:
- Mancanza di raggruppamenti consonantici a inizio parola
- Mancanza di genere grammaticale
- Mancanza di articoli definiti o indefiniti
- Agglutinazione
- Attributi posti prima del termine cui si riferiscono
Il sistema fonetico giapponese è tuttavia molto più povero di quello delle lingue uralo-altaiche, molte delle quali, inoltre, non sono sillabiche. L'armonia vocalica, poi, tipica di queste lingue, è assente nel Giapponese, anche se si può ipotizzare esistesse comunque nel Giapponese più antico.
Notevoli restano in ogni caso le similarità sintattiche e grammaticali tra il Giapponese e le lingue uralo-altaiche.
In conclusione, l'ipotesi prevalente oggigiorno definisce il Giapponese come esito di un incontro tra le lingue polinesiane, che ne farebbe il substrato, e quelle uralo-altaiche, a fare da sovrastrato.
La scrittura
Il sistema di scrittura giapponese si basa sui due kana, alfabeti sillabici creati — secondo la tradizione — intorno al IX secolo dal bonzo Kǔkai (Kōbō Daishi), e sui kanji (caratteri di origine cinese), gli ideogrammi. I primi due alfabeti sono composti ciascuno da 45 sillabe (che comprendono le vocali) e da una consonante, la N. Oltre a questi suoni, detti "puri", ci sono 20 suoni "impuri" (ottenuti dalla "nigorizzazione", ovvero dall’aggiunta di due trattini chiamati nigori a destra dei caratteri, che addolcisce le consonanti), 5 suoni "semipuri" (con un pallino a destra dei caratteri) e 36 suoni "contratti", derivati dalla combinazione di alcuni dei precedenti.
Il sillabario Hiragana
わらやまぱばはなだたざさがかあ
り みぴびひにぢちじしぎきい
るゆむぷぶふぬづつずすぐくう
れ めぺべへねでてぜせげけえ
んをろよもぽぼほのどとぞそごこお
Lo hiragana è impiegato specialmente per i prefissi, i suffissi, le particelle (o posposizioni) — parti grammaticali giapponesi che non si rappresentano con i kanji —, e per trascrivere la pronuncia di questi ultimi (prendendo il nome di furigana).
Il sillabario Katakana
ワラヤマパバハナダタザサガカア
リ ミピビヒニヂチジシギキイ
ルユムプブフヌヅツズスグクウ
レ メペベヘネデテゼセゲケエ
ンヲロヨモポボホノドトゾソゴコオ
Il katakana, in alcuni punti simile allo hiragana, ma più rigido e squadrato, è attualmente impiegato soprattutto per trascrivere le parole di origine straniera (adattate naturalmente alla fonotassi giapponese). Inoltre può essere usato quando si vuol dare una maggior enfasi a determinati termini giapponesi all'interno di un testo.
Il rōmaji
Il rōmaji è il sistema di traslitterazione dal giapponese ai caratteri latini. Ci sono più tipologie di rōmaji: i più usati sono l’Hepburn e il Kunrei. Qui viene usato il sistema Hepburn, che si differenzia dal Kunrei solo per qualche sillaba e per la scrittura dei suoni contratti. Il primo si avvicina di più alla pronuncia; il secondo è più schematico (dove l’Hepburn scrive ta, chi, tsu, te, to, il Kunrei scrive ta, ti, tu, te, to). Attenzione: i giapponesi non usano mai il rōmaji per scrivere (anche se da tempo si è diffuso il modo di scrivere orizzontale sinistra-destra, alto-basso, occidentale, al posto del "classico" — e naturalmente tuttora impiegato — sistema di scrittura verticale alto-basso, destra-sinistra).
I kanji
I kanji sono propriamente caratteri di origine cinese. Sono migliaia, ma quelli considerati "principali" ([http://kanji.zinbun.kyoto-u.ac.jp/~yasuoka/kanjibukuro/japan-joyo.html jōyō kanji]) sono 1945. Essi sono formati da uno dei 124 radicali, che può trovarsi a sinistra, sopra, intorno, …, e da altri elementi riconducibili ad altri kanji. I radicali a loro volta sono dei kanji a sé che solitamente non hanno molti tratti. Perché è importante riconoscere i radicali? Perché aiutano nella comprensione dei kanji. Infatti questi hanno un significato preciso (e varie pronunce — di solito da una a tre — a seconda della loro posizione nelle parole. Adottando gli ideogrammi cinesi, i giapponesi hanno importato anche la loro pronuncia — detta on —, modificata secondo la loro fonetica, specialmente per le parole composte, data la brevità di tali pronunce — la lingua cinese è di fatto monosillabica). Esempio: la parola 休み (yasumi) significa "vacanza, riposo"; e il kanji (il secondo è la sillaba mi in hiragana) è composto dal radicale di "uomo" e da "albero". Si forma pertanto l’immagine di un uomo sotto un albero… che riposa.
La pronuncia
lingua cinese
Come è già stato detto, il giapponese si basa sulle sillabe semplici, formate da consonante + vocale. Rimane da dire che queste possono essere raddoppiate (se precedute da una piccola tsu, o, in alcuni casi, da una n), e anche le vocali possono essere allungate (con la ripetizione della stessa o con l’aggiunta di una u o di una i a seconda dei casi). La h è aspirata; non esiste un accento tonico come concepito nelle lingue neolatine.
Altre particolarità della lingua giapponese
- Grande quantità di omofoni;
- Gran numero di voci onomatopeiche;
- Uso dei classificatori (derivati dal cinese), unità di misura che cambiano a seconda dell’oggetto della conta;
- Numero enorme di forestierismi, la maggior parte derivati dal cinese, più recentemente dall'inglese americano;
- Sintassi quasi completamente inversa a quella italiana;
- Suddivisione delle voci verbali per basi;
- Sostantivi, verbi e aggettivi non distinguono tra genere, numero e persona;
- Confine sfumato tra verbi e aggettivi;
- Divisione della lingua in livelli di cortesia, specialmente per i verbi, e di conseguenza gran numero di suffissi e di prefissi onorifici;
- Brevità delle frasi comuni;
- Indicatore del tema o argomento della frase;
- Soggetto quasi sempre sottinteso.
Voci correlate
- Accenti del giapponese
- Letteratura giapponese
Collegamenti esterni
- [http://ftp.monash.edu.au/pub/nihongo/00INDEX.html The Monash Nihongo ftp Archive], un interessante sito molto ricco di collegamenti a risorse utili per gli chi studia il giapponese.
- [http://dictionary.goo.ne.jp/index.html Un dizionario giapponese in linea]
- [http://kanjialive.lib.uchicago.edu/main.php?page=overview&lang=en Kanji Alive], una risorsa per lo studio dei kanji con una semplice applicazione QuickTime, disponibile in linea.
- [http://www.rikai.com/perl/Home.pl Rikai] Digitando l’indirizzo di una pagina web in giapponese, la apre aggiungendo dei tooltip di spiegazione per i kanji.
Categoria:Giappone
Giapponese
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Asia
Il continente dell'Asia si ottiene togliendo l'Europa e l'Africa dalla grande massa dell'Eurafrasia. Il confine tra Asia ed Africa è costituito dal Canale di Suez. Il confine tra Asia ed Europa corre tra i Dardanelli, il Mare di Marmara, il Mar Nero, il Caucaso, il Mar Caspio, il fiume Ural e le montagne degli Urali.
L'Asia può essere ulteriormente suddivisa in cinque regioni, riportate nel seguito con la lista dei paesi e relative capitali:
- Asia centrale
- Afghanistan - Kabul
- Armenia - Jerevan
- Azerbaijan - Baku
- Georgia - Tiblisi
- Kazakistan - Astana
- Kirghizistan - Bishkek
- Tagikistan - Dushanbe
- Turkmenistan - Ashgabat
- Uzbekistan - Taskent
- Estremo oriente
- Giappone - Tokyo
- Corea del Nord - P'yongyang
- Corea del Sud - Seoul
- Mongolia - Ulaanbaatar
- Cina - Pechino
- Taiwan - Taipei
- Sud-Est asiatico
- Brunei - Bandar Seri Begawan
- Cambogia - Phnom Penh
- Indonesia - Giacarta
- Laos - Vientiane
- Malaysia - Kuala Lumpur
- Myanmar - Rangoon
- Filippine - Manila
- Singapore - Singapore
- Thailandia - Bangkok
- Timor Est - Dili
- Vietnam - Hanoi
- Okussi - Okussi
- Subcontinente indiano
- Bangladesh - Dhaka
- Bhutan - Punakha, Thimphu
- India - New Delhi
- Maldive - Male
- Nepal - Katmandu
- Pakistan - Islamabad
- Sri Lanka - Colombo, Sri Jayawardenepura Kotte
- Medio oriente
- Arabia Saudita - Riyadh
- Bahrain - Manama
- Emirati Arabi Uniti - Abu Dhabi
- Giordania - Amman
- Iran - Teheran
- Iraq - Baghdad
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- Libano - Beirut
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Cina
La Cina (中国/中國 Zhōngguó, letteralmente «Paese di Mezzo») è uno stato dell'Asia Orientale (9.596.960 km²,1.350.000.000 abitanti, capitale Pechino).
Confina a nord con Russia, Mongolia, Corea del Nord, a est con il Mar Cinese orientale, il Mar Cinese occidentale ed il Mar del Giappone, a sud con il Vietnam, la Birmania, il Laos, il Bhutan e il Nepal, a ovest con l'India, il Pakistan, il Kazakistan, il Tagikistan e il Khirghizistan.
La lingua ufficiale è il Cinese mandarino, che però presenta vari dialetti importanti, come lo Yue (Canton e provincia), il Wu (Shanghai), il Minbei (Fuzhou), il Minnan (Taiwan): oltre a questi, altri dialetti sono lo Hakka, il Gan, lo Xiang. Sopravvivono anche alcuni linguaggi Miao nelle zone abitate da questa minoranza.
Storia
La Cina è stata abitata dall'uomo fin da tempi antichissimi: si sono trovate prove di insediamenti umani in cina risalenti al Pleistocene medio, circa 500.000 anni fa: i resti umani ritrovati sono stati classificati come specie ominide a sé, il Sinanthropus pekinensis o uomo di Pechino.
Ulteriori studi su altri siti preistorici indicano che intorno a 10.000 anni fa la società cinese era prevalentemente a struttura matriarcale, ma che a partire da circa 5.000 anni prima di Cristo si era già sviluppata una società patriarcale che praticava l'agricoltura e l'artigianato. Di questo periodo non restano documenti scritti, ma solo miti e leggende tramandate oralmente: le tre grandi figure di questi miti sono Huang Di, l'Imperatore Giallo, il primo a unificare la Cina, Lei Zu, sua moglie, che introdusse la coltivazione del baco da seta, e il Grande Yu che introdusse l'uso delle armi di bronzo. Successivamente una serie di dinastie regna sulla Cina, che però è costantemente scossa da lotte intestine: l'unificazione definitiva si ha soltanto nel 221 a.c., con la fondazione della dinastia Qin. Da questo momento in poi la storia della Cina si identifica dapprima con l'impero Han, in seguito con le varie dinastie ufficiali, fino allo scoppio della Guerra dell'oppio fra Cina e Inghilterra, che apre il periodo delle concessioni agli stranieri. Dopo un secolo di rivolte e turbolenze, sedate solo con l'aiuto esterno di potenze straniere europee e poi del Giappone da una autorità imperiale sempre più debole, nel 1949 Mao Zedong proclama la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, unificando nuovamente il paese e dandogli l'assetto geopolitico che, in linea di massima, conserva ancora oggi.
La prima unificazione
La prima dinastia nota di imperatori cinesi è la dinastia Xia夏, in parte leggendaria, fondata dal Grande Yu che lasciò il trono al figlio Qi e ai suoi discendenti, approssimativamente nel 2200 a.c.: l'ultimo Xia fu Jie, che venne detronizzato dai fondatori della successiva dinastia Shang商 nel 1766 a.c. Durante la dinastia Shang (o Yin, dal nome della nuova capitale eretta da Pangeng) nascono i primi pittogrammi, incisioni su dorsi di tartaruga a scopo augurale e divinatorio, che in seguito divennero gli ideogrammi della scrittura cinese: questa venne poi codificata durante il regno della dinastia successiva, gli Zhou周, che regnarono dal 1122 al 770 a.c. In questo periodo l'impero è sempre più diviso e iniziano le prime lotte fra province, una tendenza che si accentua durante il successivo periodo Chunqiu春秋 (delle primavere e degli autunni, 770 - 476 a.c.), che segna l'ingresso della cina nell'età del Ferro: in questo periodo nasce e insegna Confucio. Alla fine la litigiosità dei principi locali smembra l'impero e si apre il periodo Zhanguo战国, o dei Regni Combattenti, in cui la cina è frammentata in una decina di regni continuamente in lotta fra loro.
La Cina imperiale
Confucio
Nel 221 a.c. il principe Qin Shihuangdi秦始皇, che regnava su quella che oggi è la provincia dello Shaanxi unifica definitivamente la Cina e fonda la prima dinastia imperiale moderna, la dinastia Qin秦, che dura solamente undici anni in tutto. In questo periodo inizia la costruzione della Grande Muraglia, vengono unificate in tutto l'impero le unità di misura e la lunghezza dell'asse dei carri. Viene codificata per la prima volta la scrittura cinese, ad opera del primo ministro Li Si, che pubblica il primo catalogo ufficiale con 3.300 caratteri.
Dopo un periodo di turbolenza seguito alla morte di Qin Shihuangdi, si consolida il potere della dinastia Han, che regna per circa quattro secoli, fino al 220 d.c.: sotto gli Han 汉 si apre la via della seta e inizia il commercio con le provincie romane d'oriente. L'impero comincia ad espandersi nell'Asia continentale, mentre il confucianesimo儒家 si afferma come ideologia della classe dirigente cinese. Viene inventata la carta, nel 105 a.c.
Al cadere della dinastia Han, l'impero si spezza di nuovo in tre stati (periodo dei Tre Regni, 220-265)三国: regno Wei魏 a nord, regno Shu 蜀 nell'attuale provincia del Sichuan, regno Wu 吴 a sud. la divisione viene favorita dall'introduzione in Cina del Buddismo.
Segue la dinastia Jin denominata "occidentale" nel periodo tra il 265 e il 316, durante la quale si verifica una riunificazione per un breve periodo, e "orientale" nel periodo tra il 317 e il 420 che vede Nanchino come capitale; dal 420 al 589 circa la Cina resta divisa tra le dinastie del Nord e del Sud, una nuova riunificazione avviene sotto la Dinastia Sui (581 - 618) durante la quale la capitale diventa Xi'an; succede la Dinastia Tang dal 618 al 907; mentre il periodo dal 907 al 960, detto "delle Cinque Dinastie e Dieci Regni", porta alla Dinastia Song dal 960 al 1279.
Il periodo successivo è segnato dall'influenza dell'impero mongolo, sotto la dinastia Yuan dal 1279 al 1366, all'inizio del quale risalgono i viaggi di Marco Polo in Cina, segue la dinastia Ming dal 1368 al 1644 e la Dinastia Qing dal 1644 al 1911.
Geografia
Geografia fisica
1911
La Cina è il terzo paese del mondo per estensione (dopo Russia e Canada); di conseguenza offre una grande varietà di climi e paesaggi. Il territorio è a maggioranza montagnoso, anche se il paese ha 14.500 km di coste, essendo bagnato a sud e a est dall'Oceano_Pacifico.
Ad est, lungo le coste del Mar Giallo e del Mar Cinese Orientale, si estendono vaste piane alluvionali molto densamente popolate; le coste del Mar Cinese Occidentale sono più montagnose e la Cina meridionale è dominata da vallonamenti e catene montuose di scarsa altitudine.
Nel centro-est si trovano i delta dei due fiumi principali della Cina: il fiume Giallo (Huang He) e il fiume Lungo (Chang Jiang o Yangtze).
L'ovest è dominato da importanti catene montuose, in particolare l'Himalaya con la sua vetta pi&ù alta, il monte Everest, ma anche da altipiani dal paesaggio molto arido (deserti del Takla Makan e del Gobi).
Il sud è diviso tra l'altopiano dello Yunnan-Guizhou, con un'altitudine che parte dai 2000 m per arrivare ai 500 m e i bacini dei grandi fiumi che lo attraversano.
Il punto più elevato della Cina è il monte Everest (8850 m).
Il punto più basso è la depressione di Turpan Pendi (-154 m).
Idrografia
La Cina ha un gran numero di fiumi. Più di 1500 di questi hanno un bacino di drenaggio di più di 1.000 km2 ciascuno.
I principali fiumi cinesi sono: il fiume Azzurro (il più lungo fiume dell'Asia: percorre 6300 km dal Tibet al mar Cinese Orientale), il fiume Giallo-Huang He-, lo Xijang, il Mekong, lo Heilung, il fiume delle Perle (Zhujiang).
Circa il 50% dei fiumi della Cina, compresi i tre più lunghi Chang jiang, Huanghe e Xijiang, scorre da ovest a est e sfocia nei mari cinesi aperti all'Oceano Pacifico; circa il 10% sfocia nel Mar Glaciale Artico, mentre il rimanente 40% è privo di sbocco sul mare e quindi si getta negli aridi bacini occidentali e settentrionali, dove le acque filtrano nel sottosuolo formando profonde e importanti riserve d'acqua.
Le piene dei grandi fiumi portano inondazioni che hanno sovente conseguenze disastrose sugli insediamenti umani e sulle coltivazioni.
Clima
Il clima cinese, vista l'estensione e la varietà dei territori, è estremamente differente da luogo a luogo: varia dal clima subartico del nord a quello tropicale di Hong Kong: ci sono deserti caldi, deserti freddi, e zone a clima continentale nell'interno.
Geografia umana
Popolazione
Densità: 135 abitanti per km2, per un totale di 1.300.000.000 persone.
Etnie
La popolazione cinese è composta per il 91,8% da cinesi Han. Il resto è costituito da Mongoli, Manciù, Miao, Tibetani, Uiguri, Coreani, Yi, Hui e Zhuang.
Religione
La Repubblica Popolare di Cina è ufficialmente atea. La popolazione religiosa si suddivide in:
- Taoista e Buddista 95%
- Islamica 1,5%
- Cristiana 3,5%
Geografia politica
La Cina confina:
- a Nord con Mongolia e Russia
- a Ovest con Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan e Pakistan
- a Sud con India, Nepal, Bhutan, Birmania, Laos e Vietnam
- a Est con la Corea del Nord
La suddivisione amministrativa della Cina è basata su tre livelli: provincie, contee e comuni.
Il paese è suddiviso in provincie o regioni autonome.
Una provincia o una regione autonoma è a sua volta suddivisa in prefetture, contee e città.
Una contea è divisa in cittadinanze, comuni e città.
I comuni direttamente sotto il controllo del governo centrale e le grandi città sono suddivise in distretti e contee; le prefetture autonome sono suddivise in contee, contee autonome e città.
La Costituzione permette di creare, quando necessario, una regione amministrativa speciale, direttamente sotto l'autorità del governo centrale.
Attualmente la Cina è divisa in 23 provincie, 5 regioni autonome, 4 municipalità e 2 regioni amministrative speciali (dati del 2004).
suddivisione amministrativa della Cina
Geografia economica
Prodotto Nazionale Lordo (PNL): 1.240.621 milioni di dollari (2002);
PNL pro capite: 970,4 dollari (2002).
Inflazione: 1,5%.
Disoccupazione: 10%.
Punti di forza.
Punti di debolezza.
Cultura
Alfabetizzazione
Tasso di alfabetizzazione: 76,9%.
Studenti universitari: 1,4%; 18 milioni (2003).
Arte
Arte Contemporanea
Architettura
Grande Muraglia
Politica
La Repubblica Popolare Cinese è stato un paese comunista per gran parte del ventesimo secolo, e da molti è ancora considerato tale, ma non tutti sono concordi con questa visione. Tentare di caratterizzare la struttura politica Cinese in una categoria precisa non è molto semplice. Ciò è dovuto alla storia politica cinese: per oltre duemila anni, fino al 1949, il paese è stato governato da una monarchia imperiale centralista, con forti influenze confuciane, che ha lasciato una profonda traccia nelle strutture politiche e sociali cinesi. Questo è stato seguito da una caotica serie di governi estrememente autoritari e nazionalisti, sino alla prima rivoluzione cinese del 1912 (anche detta rivoluzione xinai, da non confondere con la Rivoluzione culturale cinese).
Il regime cinese è stato variamente definito come autoritario, comunista, socialista e varie combinazioni di questi termini. Negli ultimi anni la Cina sta lentamente trasformando il suo sistema politico/economico in un sistema capitalistico. Il governo cinese ha recentemente rilasciato delle dichiarazioni ufficiali, sostenendo che lo stato debba essere governato da strutture democratiche.
Il governo cinese è controllato dal Partito comunista cinese. Viene utilizzata la censura come routine, e il Partito comunista cinese reprime ogni protesta e opposizione che ritiene possa essere o divenire pericolosa, rimane famosa la repressione della protesta di Piazza tianamen. C'è comunque un limite alla repressione che il Partito comunista cinese riesce a sopportare. I media continuano ad evidenziare sempre più i problemi sociali causati dalla corruzione e l'inefficienza degli alti livelli del governo. Il Partito ha tentato inizialmente di controllare l'informazione, ma non sempre ha avuto successo ed è stato quindi, a volte, costretto a ridimensionare le repressioni.
Non vengono inoltre tollerate le organizzazioni che si oppongono al Partito, mentre manifestazioni sono a volte consentite. Hu Jintao, il segretario generale del Partito popolare cinese, viene sempre più spesso accusato di repressione nei confronti di giornalisti e reporters, anche di paesi stranieri.
Politica interna
giornalisti
Forma di governo: repubblica socialista. Tutte le cariche dello stato provengono dal Partito Comunista Cinese
I diritti umani in Cina
La situazione dei diritti umani nella Repubblica Popolare Cinese continua a subire numerose critiche da vari organismi internazionali che riportano abusi ben documentati in violazione delle norme internazionali. Da un lato il governo ammette le deficienze, dall’altro parla della situazione dei diritti umani come la migliore di tutti i tempi. Il sistema legale è stato spesso criticato come arbitrario, corrotto e incapace di fornire la salvaguarda delle libertà e dei diritti fondamentali. Viene fatto largo uso da parte del governo dei cosiddetti campi di rieducazione chiamati Laogai, che in realtà si tratta di campi di concentramento.
Amnesty International ha recentemente rilasciato i seguenti dati: nel 2003 l’84% delle esecuzioni capitali del mondo sono state eseguite in Cina, Iran, Usa e Vietnam. In Cina solo in quell’anno (nonostante i dati limitati e incompleti) vennero eseguite 726 esecuzioni capitali riconosciute, anche se varie fonti parlano di un numero molto più alto (alcuni parlano anche di 10.000 esecuzioni l’anno).
Viene praticata metodicamente la repressione verso minoranze etniche, minoranze religiose, dissidenti politici, non è riconosciuta la libertà di parola ne di movimento.
Città della Cina
- Pechino, capitale
- Aba
- Abag Qi
- Abagnar Qi
- Canton
- Hong Kong
- Kai Feng
- Shanghai
Voci correlate
- Omosessualità in Cina
Collegamenti esterni
- [http://www.tuttocina.it Tuttocina, il portale sulla Cina] (in italiano)
- [http://www.cinaoggi.it Cina Oggi Portale molto completo sulla Cina] (in italiano)
- [http://schiller.dartmouth.edu/chinese/ Collezione di links sulla Cina] (in inglese)
- [http://www.cinaoggi.com/china-map/ Cartina Interattiva della Cina] (in inglese)
- [http://www.hrichina.org/ Human Rights In China] (in inglese) - organizzazione non governativa, con sede a New York e Hong Kong
als:Volksrepublik China
ja:中華人民共和国
ko:중화인민공화국
ms:Republik Rakyat China
simple:People's Republic of China
th:สาธารณรัฐประชาชนจีน
zh-min-nan:Tiong-hoâ Jîn-bîn Kiōng-hô-kok
Tokyo
Tokyo (東京, che significa "capitale orientale", infatti si trova più ad oriente rispetto alla precendente capitale imperiale Kyoto) si trova nella regione del Kanto sull'isola di Honshu in Giappone. Viene considerata come una delle 47 prefetture del Giappone e comunemente indicata come capitale del Giappone, dato che il governo giapponese e l'imperatore del Giappone risiedono nel quartiere di Chiyoda. Con una popolazione superiore ai 12 milioni, pari al 10% degli abitanti del Giappone è di gran lunga la prefettura più popolosa e più densamente popolata. Il centro di Tokyo si trova alle coordinate .
Anche se Tokyo viene considerata come una delle maggiori città del mondo, per la legge giapponese è considerata una "metropoli" (都 -to) piuttosto che una città ed sotto molti aspetti simile alle altre prefetture (県 -ken) giapponesi. Consiste di 23 quartieri speciali (区 -ku) che comprendono quella che in precedenza era la Città di Tokyo suddivisa ora in municipalità che si autogovernano, ed comprende inoltre altre 26 città (市 -shi), 5 paesi (町 -cho o machi) e 8 villaggi (村 -son o mura), ognuno dei quali possiede un governo locale. I confini di Tokyo si estedono fino a lontane isole nell'Oceano Pacifico, alcune distanti fino a 1.000 km. Il Governo Metropolitano di Toyo è condotto da un governatore pubblicamente eletto e da un'assemblea metropolitana con sede nel quartiere di Shinjuku.
Nei 23 quartieri vivono oltre 8 milioni di persone e di giorno la popolazione aumenta di altri 2 milioni e mezzo di persone tra lavoratori e studenti che fanno i pendolari dalle prefetture vicine. La popolazione totale dei tre quartieri centrali di Chiyoda, Chuo e Minato ammonta a meno di 300.000 persone di notte, ma sale ad oltre 2 milioni durante il giorno. Essendo il centro della politica, affari, finanza, educazione, mass media e cultura, Tokyo possiede la più grande concentrazione di quartieri generali di corporazioni, istituzioni finanziarie, università, college, musei, teatri, negozi e luoghi di divertimento. Vanta un sistema di trasporto pubblico altamente sviluppato con numerose linee ferroviarie e metropolitane. Questa concentrazione estrema è sia un vantaggio che uno svantaggio che scatena un continuo dibattito riguardo al trasferire la capitale della nazione in un’altra regione. Esiste anche il timore che un terremoto catastrofico colpisca Tokyo, paralizzando in effetti l’intera nazione. Nonostante ciò Tokyo continua ad attrarre persone da tutto il Giappone e da molti paesi, per cui una percentuale sostanziale della popolazione non è nativa di Tokyo e lo rende un luogo dove incontrare persone provenienti da tutto il paese e dal mondo. Complessivamente gli abitanti della prefettura di Tokyo sono 12.379.928 (dicembre 2003).
Il suo nome precedente era Edo, che significa foce del fiume. È una delle più importanti megalopoli dell'intero pianeta.
Geografia
Tokyo è situata nella regione del Kanto (isola di Honshu) e si affaccia sulla baia omonima nella quale sfociano due fiumi: Tama,Edo-gawa e Sumida.
Storia
Sumida
A Edo un daimyo, Ota Dokan, costruì nel 1457 un castello detto Edo-jō (江戸城 ).
Tokugawa Ieyasu, divenuto il daimyo delle otto province del Kanto edificò una grande città, Edo, che divenne il capoluogo del territorio da lui controllato. Dopo aver fondato lo Shogunato nel 1602, fece di Edo la sua capitale.
Edo divenne la più grande città del Giappone. In conseguenza del sistema del sankin kotai tutti i daimyo dovevano possedere dei palazzi a Tokyo. Di solito un daimyo aveva tre residenze: uno per sè e la propria famiglia, due per il suo seguito. La moglie e il primogenito dovevano abitare a Edo. Ogni daimyo doveva soggiornare a Edo per un periodo ogni due anni. Questa politica contribuì a incrementare la popolazione della capitale. A causa della grande abbondanza di abitanti di Tokyo che non ne erano nativi venne coniato il termine "Edokko" (figlio di Edo), in uso ancora oggi, per distinguere i nativi dai non-nativi.
In conseguenza di ciò la popolazione aumentò rapidamente diventando una delle più grandi città del mondo con oltre 1 milione di abitanti nel 18° secolo. Era la capitale di fatto del Giappone anche se l’Imperatore risiedeva in Kyoto, la capitale Imperiale.
Kyoto
Nel 1867, con la fine Shogunato, fu restaurato il potere dell'imperatore che trasferì la capitale da Kyoto a Edo cambiando il nome della città da Edo a Tokyo (capitale orientale). Nel 1868 l'imperatore si spostò da Kyoto a Tokyo e dal 1869 si stabilì nel castello, dove in precedenza risiedeva lo Shogun, nell'attuale quartiere di Chiyoda. La città si ingrandì sempre più divenendo il centro politico, economico e culturale del Giappone. La prefettura fu suddivisa in quartieri, attualmente in numero di 23.
Nel 1923 un terribile terremoto, che uccise oltre 70.000 persone, causò gravi distruzioni in seguito alle quali la città fu riedificata con notevoli trasformazioni.
Nella seconda guerra mondiale Tokyo subì gravi bombardamenti, il più intenso fu quello del 10 maggio 1945 che fu devastante quasi quanto le bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Vaste aree della città vennero appiattite. Al giorno d’oggi non rimangono praticamente tracce della guerra, anche se molte persone ne portano ancora le cicatrici emotive.
Dopo la guerra Tokyo venne ricostruita con un sistema ferroviario e metropolitano eccellente, che venne esibito al mondo durante le Olimpiadi del 1964. Gli anni 70 portarono un nuovo sviluppo edilizio, nel 1978 venne costruito un nuovo e controverso aeroporto e la popolazione crebbe fino a circa 11 milioni di abitanti. Negli anni 80 il prezzo delle proprietà terriere schizzò alle stelle: molte compagnie e persone si arricchirono rapidamente, ma negli anni 90 la bolla economica scoppiò e molte compagnie, banche ed individui fallirono a causa del crollo del prezzo dei terreni. Ne seguì una recessione che rese gli anni 90 la "decade perduta" del Giappone, recessione che ancora oggi continua.
A Tokyo vengono continuamente proposti piani di svilupppo o rinnovamento urbano. I progetti recenti includono Ebisu Garden Place, Tennozu Isle, Shiodome, Roppongi Hills, Shinagawa (ora anche stazione per gli shinkansen ), e Tokyo Station (sul lato di Marunouchi). I progetti di recupero della terra dal mare sono andati avanti da secoli. Il principale è l'area di Odaiba, ora un grande centro di negozi e di divertimenti.
Quartieri
Musei
- Bridgestone Museum of Art di Tokyo
Categoria: Giappone
Categoria: Capitali di stato
Categoria:Città del Giappone
ja:東京都
ko:도쿄
simple:Tokyo
Edo
Edo (江戸) era una città del Giappone e il vecchio nome di Tōkyō (la capitale del Giappone).
Dapprima Edo era una piccola città costiera. Un daimyō (signore feudale, lett. "grande nome") - Ōta Dōkan 太田道灌 - ne fece una cittadella. Così facendo fondò la nuova capitale del suo territorio (la regione di Tokai).
Ad Edo ogni shōgun (signore della guerra) aveva una sede di rappresentanza, mentre Dokan vi aveva le sue residenze e il suo palazzo: il castello Chiyoda (Chiyoda jō 千代田城). Specialmente nel periodo più tardo, poco prima delle invasioni mongole (la prima nel 1274, la seconda nel 1281) che non riuscirono a prevalere sul Giappone riunificato, divenne la più grande città dell'isola di Honshū, anche se Kyōto rimase capitale fino all'inizio dell'era Meiji (1868).
categoria:Città del Giappone
ja:江戸
Hokkaido
Hokkaido è la più settentrionale delle 4 isole principali dell'arcipelago giapponese e la meno sviluppata. Infatti Hokkaido letteralmente significa regione del nord. Prima veniva chiamata Ezo ed era abitata principalmente dagli indigeni Ainu.
Caratterizzata da una natura selvaggia e da inverni rigidi, l'isola di Hokkaido attira amanti della natura e degli sport invernali nei mesi più freddi, e ciclisti, campeggiatori ed escursionisti da giugno a settembre.
Tutta l'isola è un'unica prefettura.
Parchi naturali
vedi anche Aree naturali protette in Giappone
- Rishiri-Rebun-Sarobetsu National Park
- Shiretoko National Park - [http://en.wikipedia.org/wiki/Shiretoko_National_Park]
- Daisetsuzan National Park -[http://en.wikipedia.org/wiki/Daisetsuzan_National_Park]
- Akan National Park - [http://en.wikipedia.org/wiki/Akan_National_Park]
- Shikotsu-Toya National Park - [http://en.wikipedia.org/wiki/Shikotsu-Toya_National_Park]
Categoria:Giappone
ja:北海道
ko:홋카이도
simple:Hokkaido
th:ฮอกไกโด
Honshu
Honshū (本州) è l'isola più grande del Giappone. Honshū in giapponese vuol dire appunto Provincia principale. Nello Honshū sono ubicate, oltre la capitale Tokyo, alcune fra le città più grandi e famose del paese: Hiroshima, Kawasaki, Kobe, Kyoto, Nagoya, Nara, Osaka, Sendai, Yokohama.
Una catena montuosa altamente vulcanica attraversa l'isola per il lungo. La cima più alta è quella del Monte Fuji (3778m), seguita da alcune cime delle Alpi giapponesi.
Categoria:Giappone
Categoria:Isole
ja:本州
ko:혼슈
Shikoku
Shikoku 四国 è la più piccola e meno popolosa tra le quattro maggiori isole dell'arcipelago giapponese. È situata nella parte meridionale ed è vicina al Kyūshū e allo Honshū.
Shikoku letteralmente significa quattro provincie (shi=quattro, koku=paesi), che nell'antichità erano: Sanuki 讃岐, Awa, 阿波, Iyo 伊予, e Tosa 土佐. Dall'era Meiji (1862) queste sono diventate prefetture. Oggi si chiamano Kagawa 香川, Tokushima 徳島, Ehime 愛媛 e Kōchi 高知.
Il monte Ishizuchi 石鎚, con i suoi 1982 metri, è la cima più elevata dell'isola.
Kōchi
Lo Shikoku è collegato allo Honshū da tre ponti. Sul ponte Seto Ōhashi 瀬戸大橋 ("il grande ponte di Seto"), terminato nel 1988, transita la ferrovia.
Honshū
Honshū
La maggioranza della popolazione (poco più di quattro milioni di abitanti) risiede nei capoluoghi delle quattro prefetture: Kōchi, Matsuyama, Tokushima, Takamatsu.
Kōchi è la città capoluogo della prefettura omonima (320.000 abitanti circa) situata alla foce del fiume Monobe, nella baia di Tosa. Notevole il castello che domina dall'alto.
Matsuyama, capoluogo della prefettura più orientale (Ehime), è anch'essa famosa per il castello e per le fonti termali (Dōgo Onsen 道後温泉) in cui tradizionalmente per secoli si sono bagnati nobili, persone comuni ed anche, in stanze a loro riservate, l'imperatore e i membri della famiglia imperiale.
Lo Shikoku ha moltissimi templi che erano tradizionalmente meta di pellegrinaggi buddhisti. Il pellegrinaggio consisteva nel giro degli 88 templi. Ancor oggi viene compiuto con tutti i mezzi. La tradizione vuole che il pellegrinaggio sia stato istituito da un antico monaco buddhista, Kūkai, originario dello Shikoku. Secondo la leggenda, il monaco apparirebbe ancora oggi ai pellegrini.
Kūkai
Kūkai
Nei pressi di Kotohira 琴平 è interessante la serie di templi, edificati sul monte Konpira 金毘羅. Una lunga e imponente scalinata, fiancheggiata da migliaia di steli, conduce ad un tempio dedicato ai viaggiatori nel quale è possibile vedere numerosi ex-voto di varie epoche.
Lo Shikoku, è sempre stato piuttosto isolato e quindi ha conservato più a lungo le caratteristiche originarie del | | |